Minnie la candida

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MASSIMO BONTEMPELLI

MINNIE LA CANDIDA

DRAMMA in 3 atti

a cura di Luigi Lunari

OSCAR Mondadori Milano, 1980

Personaggi

Minnie

Skagerrak

tirreno

adelaide

zio Skagerrak

Astolfo     cameriere

arabella

inquilino  con famiglia

un medico

un portalettere

passanti varii

personaggi muti

ATTO Primo

Terrazza a belvedere. Infondo, lungo tutta la scena, un parapetto:e dilà una grande città. Pomeriggio avanzato, d'estate. In primo piano, a sinistra, l’entrata di un caffè: davanti a essa un gruppo di tavolini con sedie di vimini. Altri tavolini appartati nel fondo a destra, contro il parapetto. Tra questi e i primi si svolge la pub­blica strada, perdendosi tra le quinte a destra e a sinistra. A uno dei tavolini lontani (in fonde a destra) un uomo solo, col cappello sulla nuca e l'aria afflitta, scrive cartelle : ogni tanto ripo­sa, poi ricomincia. A unaltro tavolino, dalla stessa parte, due innamorati si corteggiano: ogni tanto si riposano, poi rico­minciano.

Appoggiato a uno stipite dell'entrata del caffè, Astolfo cameriere, con un tovagliolo e aria contemplativa. Guarda un momento intor­no, poi va a diversi tavolini, accendendo di qualcuno le lampadine, d'altrino, riprovando,ecc., come per ottenere un effetto pittorico.

Quando ha finito torna al suo stipite.

ASTOLFO     La scena è bella. Speriamo che non venga nessuno. Gli uomini guastano, quasi                             sempre. Dio, (guardando la strada nell'interno a sinistra). Un'ignobile famiglia.

                        Se si fermano qui, li avveleno.

            Si mette in posizione di difesa del gruppo principale dei tavo­lini.

            Da sinistra entra l'annunciata famigliola borghese: padre ane­lante, madre arcigna,         figlioletto lamentoso.

IL FIGLIOLETTO    (vedendo il caffè)                    Voglio il gelato

LA MADRE  (afferrandolo per un braccio) Imbecille!

IL PADRE     (sudando con timidezza)         Però, dopo questa salita...

IL FIGLIOLETTO                Si, sì!

ASTOLFO     (interrompe la madre che stava per' esplodere)  Non ci sono che gelati pessimi,                            signora fami­glia. (La famigliola si ferma a bocca aperta. Astolfo incalza)

                        E il luogo è malsano. Tra pochi minuti arriva l'anofele, trasmettitore di malaria.

IL FIGLIOLETTO    Voglio l'anofele.

LA MADRE  (strappandolo via)      Un paio di schiaffi.

Escono tutti tre da destra. Entra da sinistra un giornalaio sa di un furgoncino a pedali.

ASTOLFO     (additandogli, verso l'interno a destra) Metti sotto quei borghesi.  

                        Questa gente con­tamina il pittoresco del luogo.

IL GIORNALAIO    (pedalando)    E io sono abbastanza pittoresco?

ASTOLFO     (adirato)          Si, quando corri.

Anche il furgoncino scompare a destra.

ASTOLFO     (fa un giro per la scena, poi guar­da a sinistra e si indigna) Ah, carabinieri no !

                        (Grida verso l'interno) Non di qua, c'è il passaggio interrotto!... No, vi dico! Ci                           sono i teppi­sti!... Ecco tornano indietro. (Va ad appoggiarsi desolatamen­te al                             suo stipite)  Un caffè non dovrebbe essere un luogo pubblico.

Pausa.

Entra da destra Skagerrak, subito seguito da Minnie.

SKAGERRAK          E’ qui, Minnie. Sediamoci.

MINNIE   (guardandosi intorno)      Uh, questo luogo è tanto moltissimo sublime.  

                                                E tuo amico?

SKAGERRAK          Lo aspettiamo. Non può tardare.

Siedono al tavolino più vicino al proscenio, a sinistra.

MINNIE         (guardando verso l'alto, all'in­terno a destra) Proprio a tua, a nostra casa sotto.

ASTOLFO                 Il signore desidera?

SKAGERRAK          Un po' di calma, Astolfo.

ASTOLFO     La cerchi, signore, nella profondità della sua anima. Quanto alla signorina,                                   poiché forse non avrebbe ove cercarla, rimedierò con qualche tocco di colore.

                        Si avvia all'ingresso del caffè gridando) Una granita di quattro colori.

                        (ed esce dietro la propria voce).

MINNIE                    Quel cameriere deve essere uno intelligente un po' stupido.

SKAGERRAK          Brava Minnie, questa definizione mi piace.

 MINNIE                     Oh, oh! che cosa è « definizione »?  

SKAGERRAK                Non ha importanza, Minnie.

MINNIE                     Ecco,   (con un po' di broncio)     immaginavo questo, io.

            Rientra Astolfo con la granita di quattro colori e la depone davan­ti a Minnie.

MINNIE                     Uno, due, tre, quattro: è stato vero. (Allegrissima)

SKAGERRAK          Cameriere, lei è una persona singolare, e piena d'iniziativa e di                                                      penetrazione.

ASTOLFO                 Non amo che mi si dia del lei. Se faccio il  cameriere, si è per ragioni                                            superiori e teoretiche...          

MINNIE                                Oh! cosa vuol dire?

ASTOLFO                             Non ha importanza, signorina.

MINNIE         (desolata)        Tutti così ugualmente rispondono.

ASTOLFO     (continuando) E  perciò amo che mi si tratti in tutto e per da Cameriere.                                                                 Mi darà del lei quandoinaugureròun corso all'Università.

SKAGERRAK          Sarà presto?

ASTOLFO                 Mai

MINNIE                    Che cosa è la università?

SKAGERRAK          L'università ?

ASTOLFO                 L'università ?

            Pausa.

MINNIE                     Ho capito: una cosa che non ha importanza.

                                    A proposito, Skager, dici ora a me in che città siamo?

ASTOLFO                 Con permesso.  

            S'inchina, e raggiunge lo stipite.

SKAGERRAK          Perché hai detto « a proposito »?

MINNIE                    Non so. Me lo dici?

SKAGERRAK   (guardando a sinistra)     Eccolo, eccolo, è lui.

            Entra da sinistra Tirreno.

            Tirreno e Skagerrak si abbrac­ciano con grande effusione.

TIRRENO                  Sei tu, tu davvero?

SKAGERRAK          Io, io. E questa è Minnie. Tirreno. (Presentandoli).

TIRRENO                  Felicissimo     

MINNIE                    Anch'io felicissimo. Ma più felice sono, se lei mi dice che cosa                                                      è nome che lei ha: Tirreno.

TIRRENO                  Un nome come un altro. Lei di dov'è,signorina Minnie?

MINNIE                     Oh, quanta pazienza è necessaria nella mia esistenza. Tutti uomini

                                    appena mi vede­vano domandano a me: « di dove è, signo­rina »?

                                    A tutte altre persone non doman­dano subito questo. E invece per

                                    me è il più difficile rispondere. Io allora devo dire un racconto molto

                                    lungo. Mi piacerebbe essere come quello che può dire: « sono io

                                   di Parigi » e tutto è fatto, « sono io di Vienna » e tutto è di Vienna.

                                    Io invece...

SKAGERRAK             E nata qua e là.

MINNIE                     Prego, non ero io nata qua e là, io ero nata tutta insieme in un luogo

                                    solo che è in una città di Siberia. Ma se ho detto « sono io di Siberia »,

                                    qualcuno comincia a parlare lingua siberiana, e poi domanda ha veduto                                        questo, ha veduto quello, e io invece niente sapevo perché ero venuta

                                   via molto piccolina. Perché mio padre era stato della India, giù giù, e                                            contrario mia madre era stata dalla parte di Norvegia, su su, ma quasi                                           sempre abitava in Italia, lei. prima, io no: e io con mia madre insieme                                            siamo sempre cambiate di paese finché ella era viva; e Skager conoscevo                                            a Costantinopoli e insie­me siamo partiti, ma io parlo solamente bene                                             linguaggio italiano, come mia madre.

SKAGERRAK          Semplicissimo.

TIRRENO                  E’ chiarissimo, e la ringrazio. Ora sarà bene che si riposi un po'.

MINNIE                    Io non sono stanca, ma posso riposare per farle piacere, ma prima                                                  vorrei   sapere in quale città siamo, ora noi.

TIRRENO                  In quale città?

            Guarda stupito Skagerrak.

SKAGERRAK          In quale città.

MINNIE                    Io e Skager partivamo pochi giorni fa da Co­stantinopoli. Io sempre                                              dormo, mangio, guardo dal finestrino, sentivo in stazioni lingue diverse:                                      ma non sono stata attenta quando Skager prendeva biglietti; poi io                                             dimenticavo contare i giorni e notti tanto più che questo Skager quando                                     sta nel viaggio è molto divertente; io anche ho avuto tanto sonno alla                                           stazione questa mattina quando siamo arrivati, e niente badavo, cosi poi                                      siamo dormiti fino a pochi momenti fa di sopra: e Skager si diverte allora                                     non voler dire dove siamo, ma io credo London, o Parigi, o Svezia, o una                                    di queste città.

TIRRENO                  Ma è una meraviglia. Io sarei felice di non saper dove sono.

MINNI                       No, no. A non sapere, non si è mai felici. Eravamo sempre

                                    infelici per le cose che non sapevamo. A saperle, si diventa

                                    tutti felici.

TIRRENO                  Oh, oh, Io dimostri.

MINNIE                     Io non so dimostrare. Ma poi si vede sempre. Uno non sa

                                    chi è un altro, è infelice. Allora dice a un amico : « presenta

                                    quello a me ». E lui dice: « questo è Tirreno », e io dico

                                    « felicissima ». Anche lei poco fa diceva « fe­licissimo ».

                                    Felicissimo era perché ora sape­va che ero Minnie.

TIRRENO      (a Skagerrak)  La signorina Minnie è incantevole.

MINNIE                     Allora lei è incantato. Quando uno è incantato si fa dire lui tutto quello

                                    che uno vuole, le sonnambule. E allora dica lei che Keittà è questa.

SKAGERRAK          Credi che si possa dirglielo?

TIRRENO                  Si guardi intorno. Non le dice nulla l'atmo­sfera?

MINNIE  (si guarda intorno)  Non c'è nessuno, per capire. Mi ha detto Skager

                questo caffè è luogo molto frequentato. A che ora vengono? A me piacciono

                i luo­ghi  frequentati.

SKAGERRAK          Appunto. Questo è un luogo frequentatis­simo.

MINNIE                     Ma non c'è nessuno.

SKAGERRAK          Perché ora è di moda non andare nei luoghi frequentati. Tutti li sfuggono.                                    Oggi la moda è per la solitudine. Tutti corrono ai luoghi solitari. Sono                                          sempre affollati.

TIRRENO                  Del restonon è vero che non ci sia nessuno. (Addita i due tavolini                                     occupati, in fondo).

SKAGERRAK          Vero: la coppia colpevole, e il suicida.

MINNIE         (spaventata)    Il suicida ?

TIRRENO                  Sicuro. Quello si prepara al suicidio, non vede? Sta scrivendo le sue                                             ultime volontà, saluti, eccetera.

MINNIE                     Ma bisogna stare attenti: fermarlo quando va via.

SKAGERRAK          No, no, ci vien sempre. Io ce l'ho visto l'ultima volta che sono stato qui.                                       Due anni fa.

TIRRENO                  E’ pagato dal locale. Serve per dare un po' di tono.

SKAGERRAK  (sottovoce)  Come gli amanti colpevoli. (addita l'altro tavolino). In questo                                             momento si sono distratti, ma se sapessero che li guardiamo... (tosse)

                                   eh eh  (fa rumore col bicchiere sul vas­soio)  eh eh...

TIRRENO  (aiutandolo)    Eh eh...

            I due amanti colpevoli, che non si guardavano più e avevano l'aria annoiatissima,           si scuotono: vedendosi osservati, immediata­mente si rimettono ad amoreg­giare. si        scuotono: vedendosi osservati, immediata­mente si rimettono ad amoreg­giare.

MINNIE                     Ma è necessario sapere quale è una città cosi interessante.

TIRRENO                  Chiamatela... non so, Londra. Se mai domani cambierete.

MINNIE                     Se è Londra dicono « yes », se è a Parigi dico­no « Oui ». Se è a Berlino                                       dicono « ya ». Ora domando una questione a qualcuno, al cameriere...     

SKAGERRAK          Non vuol dire, questo è un caffè italiano, come ce ne sono dappertutto.

MINNIE                     Ma in Italia non siamo, sono sicura: perché sarebbe una penisola, questo                                       lo so, me lo diceva mia madre sempre.

Tirreno                  Eppure siamo in Italia, signorina, e preci­samente...

Minnie                    Non credo...

Skagerrak         Oh, tu che credi sempre a tutto.

Tirreno  (a Minnie)     È vero?

Minnie                    Non è vero. Io credo le cose che son vere. Oh, il suicida si è                                      addormentato             addosso a sue ultime volontà.

Tirreno  (chiama)   Astolfo!   (gli addita il suicida che dorme).

Astolfo   (scandalizzato)    Oh...

Corre al suicida e lo sveglia. Il suicida si frega gli occhi, dà un'occhiataccia ad Astolfo, e rico­mincia brontolando il suo lavoro.

Minnie                    Vorrei stare tutta la vita in questa città di un suicida e gli amanti                               colpevoli.

Skagerrak         Invece, povera Minnie, appena arrivata, riparte.

Minnie                    Ma anche in quella regione starò tanto bene con te... Dove?

Skagerrak         A New York.

Minnie                    New York.

Tirreno                 Quando ripartite?

Skagerrak         Domani alle sei, per Marsiglia. Dopodoma­ni imbarco, e il 29 siamo a                                New York.

Tirreno                 Due giorni d'Italia sono pochi, signorina Minnie.

Minnie                   E per questo non voglio niente vedere, e questi due giorni passeremo in                                casa (cenno verso l'alto nell'interno a destra come poco prima) nella                                             vecchia garsonnière di Skager che l'aveva tenuta per fare là gli ultimi                                                giorni con Minnie.

Tirreno                 Dove più d'una volta, prima che lui andasse a Costantinopoli, io e lui ci                                siamo... inebriati, signorina.

MINNIE                     E altre persone ancora, perché non c'era Min­nie.

Tirreno                  Ma domani sera cadrà in possesso dei nuo­vi inquilini. Sono io che li ho                                       trovati. Inquilini serissimi. Un professore, con la sua famiglia.

MINNIE                     Domani sera garsonnière allegra di Skager di­venta luogo importante.

TirrenO                  Ma non è una ragione per andarsene così subito a New York.

Skagerrak          Più tardi sarebbe troppo tardi. Mio zio ha I" stabilito tutto. Ha fatto un                                        lavoro stupendo. Al primo del mese prendo là in consegna la fab­brica, e                                       il rimanente dell'eredità. Ventiquattr'ore di ritardo, tutti i cani sarebbero                                               addosso alla preda: la conosci la questione. E Minnie diventa americana.                                      Viva Minnie americana!

Tirreno                  Io invece divento tedesco, lo sapete Min­nie?

Minnie                     Questo è più strano. Perché?

 TIRRENO                 Perché vado a stare a Berlino. Ma prima mi sposo.

MINNIE                    Volete bene a quella fanciulla, che sposate?

TIRRENO                  Sì, moltissimo. Sono felice.

Minnie                     Come si chiama?

Tirreno                  Adelaide.

Minnie                     Oh, sembra un monumento a cavallo. Ma che cosa farete a Berlino voi?

Skagerrak          Quante domande! Guadagnerà molti mar­chi, negli uffici del suo nobile                    suocero e a fianco alla sua giovane moglie.

Tirreno                  Già.

Minnie                     Dite « già », come se fosse questo una cosa triste.

Tirreno                  Sapete perché? Perché tutto questo è stato molto facile. Anche per te,

Skagerrak          È curioso. Abbiamo sempre sentito dire che la giovinezza è l'età degli                       ostacoli da vincere. Quali? Skager ha ventisette anni...

Minnie                     Ventisei e mezzo.

Tirreno                  Ventisei e mezzo, e tra venti giorni è alla testa di uno stabilimento                            portentoso in Ame­rica: non ha che andare a coglierlo così, sulla pianta.                             Io ne ho venticinque...

Minnie                     Venticinque stabilimenti portentosi?

Tirreno                 Venticinque anni, e tutto è fatto. La giovi­nezza, l'epoca delle difficoltà,                           degli amori con­trastati: romanzi, tragedie, vittoria finale dei più tenaci...                            Niente.

Minnie                     Oh, poverino senza romanzo. Ma sarebbe fa­cilissimo.

Tirreno                  Che cosa?

Minnie                     Fare le cose difficili. Voi piantate matrimonio, e marchi e nobile suocero,                         e domani venite con noi nella America.

TIRRENO                  A che fare?

MINNIE                    A fare la cosa difficile, romanzo.

TIRRENO                  La fame.

MINNIE                    La fame è il bellissimo romanzo difficile.

SKAGERRAK          Non ha torto. Ma la fidanzata, poverina?

MINNIE                    Allora sei tu, Skager, che fai il bel romanzo, e pianti America e andiamo                                       a Berlino a fare la fame e guardiamo con allegria il signor Tirreno che                                           sarà malinconico perché la sua cosa è trop­po facile.

TIRRENO                  Ognuno deve prendere la sua vita come la trova. Chi incontra la fortuna,                                      deve affrontarla tal quale come chi incontra gli ostacoli.

MINNIE                    E allora va bene, e basta con i discorsi im­portantissimi.

SKAGERRAK          E beviamo alle nostre fortune. Astolfo, dello spumante.

ASTOLFO     (con una smorfia). A quest'ora, signore, e con quello sfondo (indica il tramonto)                         sarebbe un'or­ribile stonatura. Lasci pensare a me. te (guarda ai tavolini in                         fondo). Quando Skager ini lascia, vado anch'io a fare la suicida che scri­ve ultime                volontà. Chi sa quanto pagano? Vado in caffè a Berlino, a fare la suicida: un                          giorno Tirreno mi vede...

TIRRENO                  Piuttosto veniteci tutti e due a fare gli amanti colpevoli.

SKAGERRAK          Io vorrei inventare un altro tipo.

Astolfo   (rientrando). Questo è vino color di rosa, come piaceva agli antichi. Ma essi lo                          mescola­vano col miele, il che doveva essere una bella porcheria. Poi venne il                                Cristianesimo. (Versa a tutti. )

Tirreno    A Minnie. Skagerrak. A noi tutti.

Minnie       Alla vostra moglie, con il bambino poi.

Tirreno   Alla felicità delle nostre vite.

         Tutti bevono. Pausa.

Skagerrak      Sono le otto. C'è un telefono?

Astolfo                Al primo piano, signore.

Skagerrak        Permettetemi cinque minuti. Fai compa­gnia a Tirreno, Minnie. (Entra                                 nel caffè.)

Minnie   (guardando al tavolino di fondo, sottovoce). Il suicida sbadiglia. Oh, ora mette                                il cappello come un uomo non suicida.

Tirreno   Che abbia cambiato idea?

Minnie      State zitto, e vediamo cosa succederà.

            Il suicida dopo aver finito di sbadigliare, si chi­na a guardare l'orologio al polso della      innamo­rata del tavolo vicino: poi guarda ad Astolfo, e lo chiama     con un piccolissimo    tocco sul tavolino. Astolfo si volta, s'avvicina, guarda l'ora al pro­prio orologio, poi fa   cenno a tutti e tre « andate pure ». La donna s'alza e se ne va in fretta da sinistra. Il     suicida si avvia a destra, aspetta l'in­namorato, che lo raggiunge, ed escono insieme a             braccetto.

Minnie                     Oh, oh, il suicida era un amico dell'amante colpevole.

Tirreno                  Sempre così nella vita.

Astolfo    (guardando a sinistra)    Voi, dove diavolo an­date con quel museo?

Minnie                     Viene un museo?

Tirreno                  Sarà l'ora della passeggiata dei musei.

            Arriva sulla scena, spinto da un uomo, un car­retto, sul quale è una grande vasca: un       paralle­lepipedo di cristallo, pieno d'acqua, e dentro vi nuota una quantità di pesci rossi         e dorati. Si ferma in mezzo alla scena.

L'uomo  (ad Astolfo)    Sono per la vasca del parco nuovo (cenno a destra) ma è dura la                       salita. (Si asciuga il sudore.) Lasciatemi riposare un mo­mento qui.

Astolfo  (dà un'occhiata di approvazione alla massa della vasca e a tutto il quadro). Sì. Là.

            L'uomo lascia il carretto in mezzo alla scena, e siede su una delle sedie appartate.

MINNIE   (è corsa alla vasca)   Oh, cari cari. Dio (giun­ge le mani) quanto sono belli. Ma                         guardate si­gnor Tirreno, questi pesci: sono splendidi.

Tirreno  (la raggiunge, e guarda i pesci con aria di co­noscitore). Sì, sono molto ben                             fatti.

Minnie      Che modo di parlare. « Ben fatti » si dice delle cose che si fanno con le mani,                             come un ta­volino, o i vestiti delle sarte, o i quadri, le poesie...

Tirreno   Potrei farvi osservare che Skagerrak, e forse altri, vi hanno detto chissà quante                            volte (avvol­gendola discretamente in uno sguardo) che voi siete ben fatta,                                 eppure non siete stata fatta con le mani.

Minnie      Ma io non sono un pesce.

Tirreno    Del resto ho detto che quei pesci sono ben fatti, appunto perché sono pesci finti.

         Minnie (spalanca gli occhi in faccia a Tirreno, poi ai pesci, poi ancora a      Tirreno, e di nuovo giunge le mani).    Davvero?

Tirreno (seriissimo).   Finti.

Minnie      Ma come fanno a muoversi?

Tirreno   Sono pieni di elettricità.

Minnie  (torna a guardare i pesci avidamente: si alza in punta di piedi per                              vederli di sopra, vibra, si stringe tutte due le mani sul cuore). Ma come li fanno           così bene? Guardate, quello apre la sua bocca. Il piccolino va in giù: oh, si scosta per      non urtare l'altro che sale. E quei due che gio­cano a rincorrersi. Forse sono fratelli. Oh,             oh un grosso in fondo che manda su tante bollicine d'aria...

Tirreno    Sì, Minnie, sono una maraviglia... No, per carità, non toccate l'acqua: dev'essere                          tutta elet­trizzata.

Minnie   (che era in punta di piedi, spaventatissima si scosta: poi si riavvicina).

                        E quei due, non pare che mi guardino?

         Rientra Skagerrak.

Minnie  (correndo a lui, lo trascina)  Oh, Skager, vie­ni vieni a vedere questi pesci.

TIRRENO              Minnie credeva che fossero veri.

Skagerrak       Che fossero?...

TIRRENO             Non s'era accorta, che sono pesci finti, pesci elettrici.

Skagerrak        Ma certo. Non, ne avevi mai visti? Sono fatti magnificamente. A non                                           saperlo, sembrano veri.

Minnie                   Anche a saperlo... Peccato.

         Perché l'uomo s'è levato, riprende le stanghe ' del carretto e s'avvia. Minnie lo       segue fino al- l'estremità della scena - a destra - poi rimane un poco a       guardare estatica fuori dalla scena.

Skagerrak (a Tirreno). Ho telefonato al tuo professore che venga domani per la                                                consegna, dopo il tocco.

Tirreno      Ma a quell'ora volevo portarvi a colazione con la mia fidanzata, che vuole                                    conoscervi.

Skagerrak          È semplicissimo: venite voi da noi, fa­remo colazione su.

Tirreno                  E il professore?

Skagerrak          Lo riceveremo mangiando.

Minnie   (li aveva raggiunti, e li guardava, impaziente che facessero una pausa). A toccarli,                sono duri o morbidi?

Skagerrak          Che cosa, in nome del cielo?

Minnie                     Ma i pesciolini rossi finti.

Tirreno                  Oh, sono morbidi, come quelli veri.

Minnie                    E a levarli dall'acqua, che cosa accade?

Tirreno                  Come i veri, sempre; sono fatti alla perfe­zione:" boccheggiano, danno                                           due o tre strappi, e poi s'irrigidiscono e non si muovono più. Come se                                           morissero.

Minnie                    E poi?

Tirreno                  E poi si buttano via.

Skagerrak          E dopo qualche giorno fanno come se marcissero.

Minnie                     E a darne uno a un gatto?

Tirreno                  Lo mangia, come se fosse vero.

Minnie                    Dio Dio, voglio rivedere quelli (corre verso destra), ne vorrei uno (corre                                      di nuovo in qua) almeno uno: informatevi, prego... oh cameriere!

            Astolfo lentamente si avvicina.

Skagerrak         No, no, Minnie.

Tirreno                  Via, non è il caso.

ASTOLFO                 Comandano i signori?

Skagerrak          Niente... cioè sì, volevamo pregarla - scu­sa, pregarti - di provvedere,                                             domani verso l'una un'ottima colazione per... uno, due, tre, quattro o                                            cinque, e portarmela in casa.

ASTOLFO                 Dove?

Skagerrak          (accennando l'interno a destra). Vedi quel­la seconda porta...

ASTOLFO                 È indispensabile che io veda l'ambiente, per legioni intuitive di

                                   superiore armonia.

Skagerrak          Andiamo a vedere l'ambiente.

            Skagerrak e Astolfo escono insieme a destra.

Minnie  (a Tirreno) Perché non mi avete lasciato dire?

Tirreno                  Siete troppo imprudente.

                                   Sono faccende de­licate, sono un po' segrete, non bisogna volgarizzarle.

Minnie                    Perché?

Tirreno      Perché... dovete sapere che dopo i pesciolini hanno fatto degli altri animali: degli                        uccel­li che cantano e volano...

Minnie         Oh... Ma perché non bisogna volgarizzare gli uccellini?

Tirreno  (inventando a poco a poco). Perché altrimenti... non è più una cosa rara. E poi,                    ecco qui il segreto: ve lo stavo dicendo ma non mi lasciate parlare. Hanno fatto,                                dunque, qualche altro animale... E poi... ma giurate di non andarlo a raccontare a tutti...

Minnie         Lo giuro.

Tirreno      E poi... hanno fatto degli uomini.

Minnie         Mamma mia.

Tirreno      Ne hanno fatto dodici: sei uomini e sei donne.

Minnie        Per carità. Com'erano?

Tirreno      Precisi, come quei pesci.

Minnie         Uomini come pesci?

Tirreno.     Precisi, vi dico, come voi e come io.

Minnie         Dove sono?

Tirreno      Ah non si sa. Ecco perché questa faccenda deve restare segreta. Dopo pochi        giorni che li avevano fatti, loro sono scappati via dal labora­torio. Li hanno cercati           dappertutto. Inutilmente. Sono in giro... in giro... chi sa dove?

Minnie         Ma erano vestiti?

Tirreno      Certo.

Minnie         Quando è stato?

Tirreno      Oh, sono due o tre anni.

Minnie        Dove?

Tirreno      Qui, qui. Forse qualcuno è partito. Erano perfetti. Impossibile distinguerli dagli   uomini e dalle donne vere. Pensate, Minnie: forse qual­che volta ne abbiamo incontrato   uno, senza sa­perlo. Forse qualche volta un vostro vicino, in trattoria, o in treno, vi ha   guardata...

Minnie         No no, ho paura. Non potrò più uscire di casa. Li debbono, li debbono                                          trovare. Perché non li cercano? Loro lo diranno, lo debbono dire, loro che                                    sono finti.

Tirreno      Loro? Ma non lo sanno, naturalmente. Lo­ro credono di essere veri.

Minnie    (terribilmente colpita). Credono... credono... loro... È terribile.

Tirreno  (meravigliato).    Vi pare?

            Rientrano da destra Skagerrak e Astolfo.

ASTOLFO     E non bisogna dimenticare una macedonia di frutta, che intona con

                        qualunque ambiente.

MINNIE   (piano a Tirreno). Non lo dite a Skager, che so questo.

Tirreno      Perché? No, ascoltate, Minnie...

MINNIE         Zitto.

Skagerrak          Non saremo che quattro, mi pare, con Adelaide. Se mio zio viene

                                   più presto, cinque.

 ASTOLFO                Quattro è il numero pitagorico. Il cinque ci ricollega alla terra. Lo zio

                                   non mangerà.

Skagerrak          Che cos'hai Minnie?

MINNIE                    Perché? Niente.

Tirreno                  Non è vero niente, Minnie, di quello che vi . abbiamo raccontato.

MINNIE                    Che cosa mi avete raccontato?

Tirreno                  Dio, la storiella dei pesci finti... e il resto... era per ridere.

MINNIE                    Oh, non ci pensavo più (mente).

Tirreno  (a Skagerrak, con un cenno verso sinistra). Scendo fino alla piazza a cercare

                                   un taxi.

Skagerrak          Lo accompagniamo, Minnie?

Minnie  (sempre assorta).  Sì... no... va' tu, Skager. Io salgo in casa.

Skagerrak          Sei stanca?

Minnie                     Ecco, appunto, stanca un poco.

Tirreno                  A domani, Minnie.

            Minnie li saluta con un cenno, e un po' traso­gnata s'avvia a destra. Tirreno e Skagerrak esco­no a sinistra parlando.

Minnie  (si è fermata, si volta, si fissa).  Loro natural­mente non lo sanno, di essere fabbricati. (Si guar­da intorno, rabbrividisce: va ad affacciarsi al pa­rapetto in fondo e guarda giù.)           Cameriere!

Astolfo                 Comanda, signorina?

Minnie                     Che cosa è quello?

Astolfo  (guarda)              Non è una cosa, è un uomo.

Minnie                     Dunque un uomo mai non può essere una cosa?

Astolfo                  L'uomo può essere tutto.

Minnie                     Che cosa è quello essere che ha mani e fer­mo fermo in mani

                                   tiene un bastone lungo lungo d'acqua?

Astolf                    Quell'essere è un giardiniere che innaffia le piante con una pompa.

Minnie                    Un uomo vero dunque?

Astolfo                 Un giardiniere è quasi certamente un uomo, signorina.

Minnie                    Perché quasi certamente? Potrebbe essere uno di quelli?

Astolfo                 Sì, potrebbe essere uno di quelli.

Minnie                    Oh, ma voi dunque sapete, voi capite.

Astolfo                 No, signorina. Ma rispondo a tono ugualmen­te: ciò fa parte della

                                   mia professione.

            Pausa.

Minnie (si scosta di là, si guarda intorno con sospetto, si avvia verso destra, ma dopo due o tre passi si ferma). Scusate...

Astolfo                 Desidera?

Minnie   (pausa).     Niente... vado a casa... Ecco, quando signor Skagerrak ripassa qui, gli                              direte, prego...

Astolfo                 Che cosa?

Minnie                    Che... che niente, che sono andata a casa, che non ho niente, niente...

      (fa altri due tre passi verso destra, poi sentendo un rumore dietro di sé si volta   atterrita).      Ah...

            Sbarra gli occhi verso qualche cosa che vede nel- ~~iterno a sinistra e spaventata si        addossa al parapetto.

            Entrano da sinistra sei uomini e sei donne in tenuta di globe-trotter e quasi a passo di      marcia silenziosamente traversano la scena e scompaiono a destra. Minnie si stringe        sempre più al para­petto e appena osa guardare dietro quelli. Si sente la loro marcia   smorzarsi e perdersi nella lontananza.

            Sipario

Atto            secondo

Casa di Skagerrak. Ampio studio con una grandissima vetrata nella parete di fondo: di là dalla vetrata si vede lo stesso sfondo di città che è nel primo atto. La comune è in fondo a sinistra, in angolo: un altro uscio nel mezzo della parete destra. - Una tavola rettangolare - sul davanti della scena, verso sinistra. Un divano alla parete di destra. Poltrone, tavolini, lampade un po’ dappertutto. Bauli e valigie qua e là. - Meriggio.

            Astolfo e la Amante colpevole stanno terminan­do di preparare la tavola: prendono il       neces­sario da una grande cesta.

Astolfo     No no: questa frutta sulla tavola sarebbe ottima per una colazione - passeggio,                             all'aria aperta.  Lei dimentica che questo è un interno. Metta una tovaglia, e tutta                                    la frutta, a fare da natura morta su quel baule (la donna eseguisce) no, non così,                                non copra tutto: si deve vedere, che que­sto è un baule. La tavola un po' di sbieco                                   (eseguiscono) così, affinché sia perfettamente orien­tata verso i punti cardinali:                                uno per ognuno dei convitati. Ecco: con le linee di forza che si spri­gionano da                                   quel timballo di maccheroni (lo addi­ta sulla tavola) e la dinamica suggerita da                                    questo baule (occhiata poderosa all'intorno) questa stan­za diventa un cosino.                               (Occhiata pietosa alla don­na.) Vuol dire un universo. Così.

            Entra Tirreno dalla comune.

Tirreno      Ho trovato aperto. Il signor Skagerrak?

Astolfo     (accenna la camera a destra).È di là.

Tirreno      (va all'uscio)   Skagerrak.

Skagerrak    (di dentro)  Sei tu? Finisco di vestirmi. Vedi se tutto è in ordine.

Tirreno   (guarda la tavola con ammirazione)    Meraviglioso

Astolfo     C'è armonia. E c'è il soffio.

Tirreno  (vedendo l'Amante colpevole)   Ma lei... mi pare di conoscerla.

Astolfo     È la donna della coppia colpevole, giù.

            La donna fa cenno di sì con la testa.

Tirreno      Oh... e ora si è pentita delle sue colpe?

Astolfo     No. Di giorno mi aiuta in cucina: alle cin­que del pomeriggio indossa il costume                           e gli at­teggiamenti dell'amante colpevole, per il pub­blico.

            La donna fa cenno di sì.

tirreno      C'è il soffio.

            Entra da destra Skagerrak.

skagerrak          Eccomi, scusa.

tirreno                  Adelaide arriverà tra poco.

Astolfo     La mia presenza non è più necessaria. La ta­vola è già disposta secondo                             i punti cardinali. Si avverta che le due signore dovranno collocarsi (indicando)                            a est-ovest, secondo i paralleli, linee sottomesse e passive, gli uomini a nord-sud,                         se­condo il meridiano, che è la linea dell'energia, dell'azione. Ho detto.                           

           

            Esce

   

tirreno                  E Minnie?

skagerrak          È uscita. Mi sono svegliato tardi, e lei era già vestita per uscire. Poco fa.                                        Mi ha detto che aveva dormito poco, e che voleva girare qui attorno per                                       prendere un po' d'aria e vedere il pae­saggio.

tirreno                          Non te ne ha parlato più?

skagerrak          Di che cosa?

tirreno                   Della stupida storiella che le abbiamo inven­tata. Da ultimo ci si stava                                             fissando. Ho cercato persuaderla che non era vero. Ha creduto?

skagerrak          Direi che sì. Non me ne ha più parlato.

            Era un po' strana, è vero, questa mattina... ma no, non credo... È scappata                                                via subito... Eccola.

            Entra dalla comune Minnie di corsa, e quasi in fuga, con aria spaventata.

Minnie                    Ci sei? Ci siete? Ah, chiudi, chiudi.

Skagerrak          Che cos'è? Che cos'hai, Minnie?

Tirreno   (è corso a chiudere)   È chiuso, è chiuso. Che è stato?

Minnie     (ansiosissima)     Credo averli visti, tre, giù, lì, camminavano, mi hanno guardata,                            allora scappa­vo, quando sulla porta mi ero voltata cammina­vano essi ancora, a                           quel modo, tutti, a me guar­davano.

Skagerrak          Chi? Dove sono andati? Che ti hanno fat­to? (Con un movimento verso                                         l'uscita.)

Tirreno      Chi erano?

Minnie         Niente fatto niente, solo guardavano, con quegli occhi tutti uguali, di vetro

                        forse: erano certo certo, di quelli là, di quelli finti, gli uomi­ni fabbricati.

                        Si capiva come guardano.

Skagerrak          No no, Minnie, non era vero.

Tirreno                  Ve lo avevo detto subito che non era vero niente.

Skagerrak          Era uno scherzo, lo sai.

Tirreno                  Uno scherzo stupido, perdonatemi.

Minnie                    No no no, non credo scherzo. Adesso dite così perché ho paura, per

                                   farmi stare contenta, siete cari, ma non è vero: quelli sono come i

                                   pic­coli pesci.

Tirreno                  Ma nemmeno dei pesci era vero, era uno scherzo, Minnie.

Skagerrak          Amore mio, ragiona, come vuoi che sia possibile? Pensa un momento... MINNIE            Caro, non posso pensare, se ho paura. reno. Provate, state a sentire...

            Non sa che dirle.

Skagerrak          Ecco qui... Prima di tutto, anche se fosse vero, a me non me ne                                         importerebbe proprio niente.

MINNIE         Oh! (scandalizzatissima) no, no, non ti credo. Non a te importa? Come? Non       essere certo mai che lui mi vede me, che parla anche e mi dice, è una persona vera?       Meglio era morire.

Skagerrak   (risoluto a dominarla)  Insomma, importi o no (imperioso) non è vero. Ecco.               E basta. Non se ne parli più.

MINNIE   (intimorita)     Allora a credere ero stupida mol­to.

TIRRENO        No, Minnie, la colpa...

Skagerrak  (interrompe) Sì, molto stupida. Ma abbia­mo detto basta

MINNIE   (umile).     Perdonatemi.

TIRRENO                  Non c'è da perdonare.

Skagerrak          Ci sono altre cosa da fare. Minnie, le tue valigie sono pronte?

MINNIE                    Ora subito.

Skagerrak          Non ti rendi conto, che se perdiamo il tre­no perdiamo il piroscafo e se                                          perdiamo il piro­scafo perdiamo tutto?

Minnie                    Tutto siamo noi, caro: questo non mai si per­de. E Minnie tu non perdevi                                       anche se perdi tre­ni, piroscafi, e otto aeroplani.

Skagerrak.         Hai tutte le ragioni. C'è un'altra cosa. Ho pensato (a Tirreno) che sarebbe                                     stato assoluta­mente necessario prendere una cameriera qui, per Minnie, e                                     portarsela in America.

Tirreno      Ti ringrazio della fiducia. Ma non saprei dav­vero... Come vuoi trovare una                                   cameriera da por­tare in America, da ora alle sei?

Minnie         Da ora alle sei può accadere tutto il mondo. Volete vedere? (Si rivolge alla          Amante colpevo­le) Volete voi venire in America con noi?

L'Amante colpevole             Sì.

Minnie         Ecco fatto.

Skagerrak   (imbarazzato)      Ma così, senza...

Minnie                    Senza che cosa? (la guarda, la tocca) Niente a lei manca, credo.

Skagerrak          Senza... senza sapere... come si chiama.

Minnie                    Come vi chiamate?

L'Amante colpevole     Come lei vuole.

Minnie         Io leggevo quando sono stata piccola un ro­manzo di una giovane donna che                    andava in Ame­rica senza pensare, era molto buona e faceva as­sai molto fortuna,       diventava regina di tante isole grandi: questa si chiamava Arabella. Medesimi nomi           possono portare a qualcuno medesima for­tuna. Volete voi avere nome Arabella? Arabella                      Sì.

Minnie   (a Skagerrak)    Ecco aggiustato anche questo.

            Bussano. Tirreno si precipita ad aprire. Entra Adelaide con un mazzo di fiori.

Tirreno      Ecco la mia fidanzata. Ecco, Adelaide, Ska­gerrak che va in America.

                        Ecco Minnie che va dove va Skagerrak.

Adelaide  (dando i fiori a Minnie) Lasci che la abbrac­ci. Io sono una donna sincera, una       vera donna, e non ho pregiudizi. Minnie. Non so che cosa è pregiudizi, ma lei è una cosa            molto bella, come questi fiori. Io avevo vi­sto forse in sogno lei quando bambina sono sta­ta, o qualche immagine come lei, forse un an­gelo. Ora voglio sapere se lei molto ama Tir­reno.

            Adelaide rimane alquanto interdetta.

Skagerrak          Prima di tutto mettiamoci a tavola. Là voi due. Noi qui.

            Tutti siedono. Arabella silenziosamente comincia a servire.

Tirreno      Datemi un po' di quella salsa. Non so se Astolfo mi permetterebbe di

            mescolarla con que­ste radici misteriose, ma mi pare che ci stia be­nissimo.

Adelaide               Chi è Astolfo?

Minnie                    Una cosa divertentissima.

Skagerrak          Un cameriere.

Tirreno                  Ma il cameriere unico, il cameriere idea, la metafisica del cameriere.

                                   A farlo fabbricare ap­posta non...

            Si interrompe.

Minnie  (pensa un momento, seria e calma)  No: quel­lo è vero, si capisce subito. Skagerrak     non farmi occhi feroci. E voi (a Tirreno) non fatemi occhi compassionati, e non state         con la forchetta vuota incantata davanti la vostra bocca, ma mangiate maccheroni e date          bere a vostro angelo Ade­laide.

Skagerrak          Un angelo dovrebbe nutrirsi di pura con­templazione, e in caso gli occorra                          della supernu­trizione, di un po' di rugiada.

Minnie         Oh no, angeli in cielo mangiano molti arrosti, perciò sono grassi e tutti contenti.

Tirreno      La contentezza è frutto dei nostri animi: Minnie, voi siete materialista... no, non                          doman­datemi che cosa vuol dire. Io mi sono votato alla malinconia. Versatemi                             un po' di Frascati.

Adelaide   Tirreno mi ha detto che quando sarete in America vi sposerete. Perdonatemi se    sono fran­ca. Perché non vi sposate prima?

Skagerrak    Ottima idea. Ma credo (guardando l'orolo­gio) che da ora alle sei non ci                                  sia tempo.

Adelaide   Prima c'era tempo: ieri, un anno fa.

Minnie         Tempo c'era ma io ho un poco paura di quel­l'uomo con baffi e con sciarpa                                    sopra suo ventre che dice « volete voi essere Minnie di Skagerrak? » e io dico «                                    sì », ma lo sapevamo anche prima che era sì, ma non dice « volete voi Ska­gerrak                        bene a Minnie? » e allora sposare non serve a niente se lui prima non si informa                           di questo: e neanche domanda « vorrete voi sem­pre bene a Minnie? », ma senza                          niente informar­si di queste cose importanti dice « sarete sem­pre sposati », così                                    lui fabbrica con macchina uomini sposati e donne sposate come quello                                          fabbricava pesciolini finti che mangiano come veri e vanno su e giù sempre e a                            levarli dal­l'acqua uno marcisce come se è vero, ma non si vogliono bene perché                                questo non si può fab­bricare, credo.

            Parlando si è quasi alzata, ora risiede sotto il di­verso sguardo dei due uomini.

Adelaide   Quali pesci? Lei parla in un modo strano. Scusi, io sono una donna sincera,                      una vera don­na.

MinNIe    (ride)    Credo tutti siamo una vera donna e un vero uomo senza che si dice... Uh,                uh, penso che uomini fabbricati, non lo sanno, ma però dicono essi molto spesso « io      sono un uomo ve­ro », « io sono una donna vera »... Oh, scusate, io a voi non dico. Forse           vi offende un poco, ma no... angelo di Tirreno siete voi, dunque basta, oh lasciate        toccare vostra mano, vostra mano un poco più è fredda di tutte le mani: vostri occhi        sono molto belli, io non posso capire troppo bebè, soltanto, soltanto... dentro occhio    vero può essere messo uno sguardo fabbricato forse? Dim­mi dimmi Skager oh guarda   guarda come angelo Adelaide guarda me fisso.

            Si alza e arretra. Adelaide s'è alzata, si morde le labbra gemendo e trema senza poter      parlare; Tirreno l'ha presa e la tiene strettamente per una mano.

Tirreno      Minnie, guardatela.

Minnie         Oh, con vostri occhi piangete, no no, sono stupida un poco, perdonate, voi non    sapete le cose. Io ho poco fa veduto in strada quelli - ma non si deve dire - ma altri tanti           altri sono ancora, in giro. Terribili sono. Io ancora non co­nosco tutti i segni, ma penso. Tutti fabbricati sono, i loro pezzi, e anche l'anima e come parla­no. E non lo sanno, per   questo è difficile capire. Però uno un poco si sente. Attenti dobbiamo es­sere, perché       fanno paura, voi capite. Loro (ac­cennando a Tirreno e Skagerrak) dicono che non        gliene importa, ma voi donna siete e capite, ve­dere uno che pare vero e fatto con            macchina è stato, e certo lui non vuole bene a nessuno, e forse un giorno intanto che      parla, o si accarez­za lui, oppure batte le mani, o una cosa qualun­que, ah tutto a un colpo si fermerà... Voi no, ora so. Lasciate asciugo i vostri occhi d'angelo: date un bacio a     vostro Tirreno, dite quanto ama­te lui, e in questo si capisce chi è quello vero.

Skagerrak  (con piglio risoluto). Su su (a Minnie) sgombra quel baule, (ad Arabella) lei    la aiuti: radunate qui tutto (trasporta alcune valigie e le ammucchia)-, queste cose nella             cesta, poi (ad Ara- bella) vanno riportate giù ad Astolfo.

           

            Anche Tirreno li aiuta: tutti, tranne Adelaide, si muovono con esagerazione e con            opportune pa­role a soggetto accompagnano i propri atti.

Minnie   (parla mentre eseguisce)  Ecco tutti lavoriamo per grande partenza importantissima. Skager ca­ro dice « lavora lavora » così lavorando uno non pensa, ma Minnie anche     portando questo bic­chiere dentro questo cesto può con sua piccola testa pensare cose più           importanti che America. Ma questi fiori dell'angelo voglio portare fino in America, e un             poco tu (ne dà a Skagerrak) terrai così tutto il viaggio, e uno anche a Tirreno (glielo     dà) tiene e porta con lui nella Germania: e ogni tanto tutti lo odoriamo, così. Ecco fiori          per­ché veri sono, hanno odore dolce, questo odore è per fiori come per uomini e donne      amore; anche un uomo vero quando più non vuole be­ne è come l'uomo fabbricato e si    butta via e al­lora il gatto può mangiarlo che niente non im­porta, oppure marcisce.

Skagerrak   (come se non la sentisse)   E questa è la valigia vuota Minnie.

Minnie      Subito sarà piena. Tutto è di là pronto (si avvia a destra. Bussano. Con                spavento). Ah, non aprire.

Skagerrak   Che ti piglia? Già lo zio? Faremo tardi!

         Arabella ha aperto. Entra l'inquilino.

Tirreno             Skagerrak, ecco il tuo successore, il nuovo inquilino.

Skagerrak        Fortunatissimo. Ho avuto l'onore di par­larle per telefono.

Inquilino                     Duolmi esser venuto forse troppo presto, cioè all'ora indicatami.

Skagerrak        Siamo noi in ritardo. Tra meno di mez­z'ora lascerò la casa,                                                 consegnandole la chiave. Se vuole accomodarsi...

Inquilino                  Volentieri. Senonchè la mia modesta fami­glia giace sul pianerottolo                                              attendendo.

Skagerrak        Ma li chiamo subito... (Si avvia all'uscio.)

 Inquilino                 No, la prego. La mia famiglia da nessuno altro che da me suo capo                                   accetterebbe essere chiamata. Faccio io. (Va ad affacciarsi all'uscio e                                      chiama.) Su, famiglia mia, venite.

         Entra la famiglia dell'inquilino, composta di mo­glie, fanciullo e balia con un          bambino in braccio.

Minnie      Oh, quanto è cara. Io non mai vedevo una modesta famiglia.

         Esce a destra con Arabella.

Inquilino                     Costà sedete (indica un baule) Io ho alle­vato la mia famiglia                                         spartanamente.

La famiglia si mette in gruppo sul baule.

           

Skagerrak   (a Tirreno) Quanto tarda mio zio. Faccia­mo presto a uscire di qua. Aiutami           a tenerla di­stratta. (Accenna col capo all'uscio onde è uscita Minnie.)

Tirreno   Io faccio il possibile.

         Minnie e Arabella rientrano con sulle braccia biancheria e vestiti e cominciano      a riempire la valigia.

Skagerrak        Scendo a sollecitare i facchini. (Apre e fa per uscire.)

Minnie   (con un grido)    No questo, Skager, ti prego tanto non uscire.

Skagerrak                   Un momento o l'altro dovremo pur uscire.

Minnie         Sì, ma insieme, tu solo no no, ho troppa pau­ra: tu forse li incontrerai.

Tirreno      Minnie, domandate ad Adelaide perché da mezz'ora non ha più aperto bocca.

Adelaide   La apro subito. Buon giorno a tutti, e buon viaggio a chi parte. Noi ce ne                                     andiamo.

            Si avvia accennando a Tirreno di accompagnarla.

Tirreno      No no, aspettiamo loro.

Minnie   (porgendo un fiore).  Oh angelo di Tirreno, ecco anche a voi, un fiore che vostro era                         a voi ritorna, stato con Minnie che vi vuol bene e non vuole voi partite così.

Skagerrak          Minnie, tutti faranno come Adelaide, se tu non sei buona e ti lasci                                                crescere certi grilli nella testolina. Sii buona e calma.

Minnie                     Io sono tanto buona e calma che questa va­ligia un momento prima era                                          vuota, ora è piena, e grilli della testolina ho presi e messi dentro chiusi.

Tirreno                  Per carità, riaprite subito la valigia. Volete portarveli in America, i grilli?

Skagerrak         No, no, lasciateli lì dentro: quando sare­mo sul piroscafo, li getteremo                                           in mare.

Minnie                    Niente sarà da gettare perché grilli non sono più. No, io ho domandato                                         scusa ad angelo, e an­cora ripeto, che io un momento avevo sbagliato per                                      lei. Volete vedere ora capisco tutto e non sbaglio più? Ecco. Pesciolino                                              fabbricato è tutto molto molto perfetto, ma quello vero uno ha la testa un                                        poco grossa, uno cammina un poco stor­to: e così gli uomini debbono                                         essere: uomini e donne, quando sono veri tutti hanno una cosa un po'                                          buffa che non va proprio bene e fa ride­re, chi ne ha una e chi un'altra.                                           Così sposa di Tirreno è come un angelo del cielo, e ha nome Adelaide,                                         che pare un grande cavallo in mezzo a una piazza, e poi dice « io sono                                                una donna sincera » e questo un poco fa ridere, ed è tanto caro: dunque                                                non è fabbricata se no questo lei non era. E quell'Astolfo molto fa ridere                                           quando muove gelati come per leggere l'avvenire di quel­le persone che li                                              mangeranno e poi da lontano li guarda come un pittore guarda suo                                          quadro an­cora bagnato, e questo è buffo. E Skagerrak ogni tanto fa gli                                         occhi cattivi, e dietro a quelli è tut­to buono: ma un uomo buono che fa                                         voce e occhi cattivi è un poco sbagliato, dunque lui è un uomo vero.                                            Tirreno pare malinconico e vuole la cosa difficile, ma contento è, e a lui                                               cose facili piacciono con tanti marchi a Berlino e angelo bello in sua casa                              e in suo letto, e allora la ma­linconia non è tanto bene a suo posto, così si                                     ca­pisce che lui è vero: e in questo modo tutti, anche questo professore                                          simpatico che chiama lui la sua modesta famiglia se no non viene è molto

                                   caro e molto fa ridere e vero è, e vera è la mo­desta famiglia che su quel                                        baule ferma ferma sotto il loro sedere forse piccole radici hanno spuntate                                     e quando viene il facchino porta via tutto insieme e li metteranno sul                                                bastimento. Oh ma forse Arabella piange se anche di lei non dico: ebbene                             se uno grande fabbricatore fabbri­ca una Arabella, non fabbrica Arabella                                                che a dir­le « venite voi in America a ore sei » dice « sì » e tutto è fatto,                                      perché tutti direbbero a lui « que­sto non è bene fabbricato ». Dunque veri                                    siamo noi, così vedete che Minnie non ha nessuni grilli e molto bene                                             capisce ora qui; anche se prima un momento sbagliava perché ancora non                         aveva pen­sato abbastanza: se aveva paura ora è passato, e valigia è                                               chiusa, e bicchieri e piatti sono dentro loro cesto, dunque resta solamente                                       da partire in America, e dire addio a tutti amici, e un poco piangere                                           perché così si fa sempre quando uno parte lontano.

            Tirreno e Skagerrak sono molto commossi. L'inquilino non capisce niente. La famiglia è immobile sul baule. Adelaide in disparte col vol­to duro e chiuso ancora offesa. Arabella           sta pres­so l'uscita attenta a chi viene. Pausa.

Minnie         (va alla vetrata e si sporge a guardare nella strada, poi alla porta tende                                        l'orecchio. Molto se­ria).È ancora presto, ma credo questo sarebbe momento buono                                  per uscire.

Skagerrak          Usciamo allora, subito subito... ma lo zio? non importa. Oppure,

                                    vai avanti tu con lei, Tir­reno, e appena lui arriva vi raggiungiamo.

Minnie                     No, questo no, insieme dobbiamo uscire, ora che il momento è proprio                                          buono.

Tirreno                  Posso rimanere io ad aspettarlo. Mi presen­to, e ve lo accompagno...                                              dove? Alla stazione. È molto presto ma è meglio addirittura là.

Skagerrak          E consegni tu le chiavi all'egregio profes­sore...

Arabella   (di sull'uscio).    Eccolo, credo. (Apre. Entra lo zio di Skagerrak.)

Skagerrak         Zio, ecco Minnie, ed ecco Tirreno, e la sua sposa.

Zio                            Cari, tutti cari. Lasciate che mi renda esatto con­to: questa è la sposa di                                         mio nipote, la mia nipotina dunque. Questo è l'amico diletto di mio                                              nipote, con la sua sposa. Come tutto ciò mi rin­fresca.

Minnie                    Dunque riscaldato lei era?

Skagerrak          Come mai il mio puntualissimo zio si è fat­to tanto aspettare?

Zio                             A che ora dovevo venire?

Skagerrak          Alle quattro. Andiamo?

ZIo                            Un momento. Ecco qui: sono le quattro e sei minuti.

Tirreno                  È vero. Il tempo ci era parso estremamente lungo. Andiamo.

Zio                             È indispensabile che io riposi qui seduto almeno un quarto d'ora. E                                               intanto ci tengo a farvi os­servare che sei minuti di ritardo non intaccano                                       la puntualità. Io aborro dagli eccessi. Mi sono esecrabili coloro che si                                          fanno aspettare un'ora, quanto coloro che vantano la puntualità del

                                   mi­nuto secondo. Costoro cadono nel pedantismo, che è lontano dalla                                           perfezione quanto il disor­dine. Essere completamente virtuosi è un                                               difetto come essere perdutamente viziosi: perché noi siamo fatti di                                             materia e di spirito, di Dio e di diavolo. (Impazienza di Skagerrak,                                       Tirreno e Minnie.) Ma fin che siamo vivi, la perfezione non consiste                                       nell'essere puri spiriti, ma nell'equi- librare l'uno e l'altra, la materia e                                             lo spirito, la virtù e il peccato.

Minnie                    Zio di Skager, io sarei venticinque ore incan­tata ad ascoltare lei quando                                       parla. Ora questa piccola valigia prendiamo, tutto altro con facchi­no                                             mandiamo, e noi potremo correre dietro no­stri bauli, e professore è molto                                   impaziente di es­sere lui padrone subito di tutto questo che qui sta

Zio      (mentre tutti si sono alzati, li trattiene con un cenno, e non si muove). Perché andare?                 Dove? Fidatevi di me, che in tutta la mia vita non ho mai perduto un treno.                                 Coloro che arrivano alla stazione due ore prima, sono ridicoli quanto coloro che                              vediamo arrivare all'ultimo momento con la lingua fuori. Noi possiamo benissimo                       starcene qui tranquilli almeno una mezz'ora a conversare tra noi e conoscerci un poco.    Sono certo che sarà un piacere reciproco. Dico per questi ottimi ospiti, e dico soprattutto             per noi di famiglia, (rassegnazione degli altri; siedono in orlo alle sedie) e            soprattuttissimo a lei, mia cara nipotina imminente. Io sono molto contento di            conoscerla, e la descrizione che di lei mi aveva fatta mio nipote non è per nulla             superiore alla verità. Sono certo ch'egli sarà felice con lei, almeno quel tanto che             occorra essere felici nella vita, perché la troppa felicità è pericolosa e ama­ra quanto...

MINNIE         Oh signor Zio di Skager, dica a me...

Zio    (la interrompe). Questa formula è troppo compli­cata e lunga. Mi chiami semplicemente                           « zio ». E per ora, sì, diamoci ancora del lei, poi in un secondo periodo io darò a                                  lei del tu e lei conti­nuerà a darmi del lei, fin che ci daremo del tu tutti e due.                           Questi, periodi potranno essere bre­vissimi, anche di poche battute di                                          conversazione. Dipende...

Minnie(con un principio di sospetto). Scusi lei, zio, t' alcune cose un poco storte forse in lei                           sono, per esempio cravatta...

ZIO                 Cara Minnie, io aborro dalla troppa esattezza nei particolari del vestire, segno di                          frivolità. La cra­vatta la metto apposta così. Oh difficilmente la mia nipotina                                 troverà in me qualcosa che non sia perfettamente cosciente...

Tirreno                  Credo...

Zio                            ... e coscientemente perfetto.

Skagerrak          Sì, la mezz'ora dev'esser passata e non vor­rei...

Zio                            Non sono passati che dieci minuti: la mia con­versazione è così densa che                                      vi dà l'illusione di una lunga durata mentre essa è breve e intensa­mente                                        concisa. Non è vero, bella Minnie?

Minnie                   Non credo bella, carina si dice. Ma forse brut­ta divento se qui restiamo.

Zio                             No, bella, e questo nelle donne è bene. Nel­l'uomo non andrebbe tanto                                          bene. Il maschio de­v'essere un che di mezzo tra il bello e il brutto, come                                       sono io, per esempio.

Skagerrak          Mio zio è modesto, come noi tutti in fa­miglia.

Tirreno                  Anzi, per nulla modesto.

Zio                           Avete torto tutti e due. Voi vedete in me qual­che cosa di esattamente                                          equilibrato tra la mo­destia e la vanità: situazione ideale, che mi ha aiutato                                    potentemente a fare il cammino che ho fatto nella vita.

Skagerrak          Sei buffo, zio.

Minnie  (con angoscia).   Oh, no niente in lui buffo è, tutto va bene in lui. Ma vi prego, zio,                           niente in vostro cammino della vita è stato forse un po­co sbagliato una volta e                            che non andava tanto bene? Oh vi prego tanto dite a me questo.

Zio                 Mi accorgo che la mia nipotina vorrebbe trovare in me qualche cosa da criticare.              Sarà difficile. Prima per la benignità di Dio, poi soprattutto per la mia potente                            volontà, sono riuscito a fog­giarmi in modo che, sì, oso dire perfetto.

Minnie         Che cosa è « foggiarmi »?

Zio                 Foggiarmi, sì, fabbricarmi, sì, io posso dire di essermi fatto da me.

Minnie  (con un grido).   Dio, può uno anche da sé fabbricarsi? no no, Skager, attenti stiamo,                                     pren­dimi Skager, via portami subito, io non capisco ancora...

Zio                 Che cosa c'è?

Tirreno      Credo sia l'ora...

Skagerrak     Niente, zio, Minnie non capisce ancora molto bene l'italiano e qualche                                    volta prende...

Minnie  (da lontano tendendo verso lo zio le braccia).  Zio, vi prego dite voi una cosa un                                poco stupida, dite una cosa che a suo posto bene non sia, se voi non dite questo                                   io forse subito sono morta e tutti altri anche per la paura, e poi non si può questo                                  sostenere, voi tutto dovete capire. Oppure fate a noi vedere che siete molto bello,                    che questo nell'uomo non va tanto bene: così non importa se in tutto il resto siete                       perfetto.

Zio                 Perfetto. Grazie, Minnie, del vostro riconosci­mento... ma sento che è l'ora in cui                          posso darti del tu. Del tuo riconoscimento, che dimostra in te un ottimo senso.                          Soltanto non capisco perché tu lo dica con una specie di ritegno, che quasi                                 sembra terrore.

Minnie         Oh! voi non mi avete ancora risposto a quel­la questione che io a voi facevo.

Zio                 Rispondi alla mia tu, che è molto più importan­te. A me piace che mi si parli di                             me. Dimmelo dunque, e dicendomelo, sì, via, comincia anche tu a darmi del tu.

MINNIE   (spaventata). Oh no, tu mai a voi non dico... Oh, partiamo se no morirò io, partiamo.

Skagerrak   (impazientissimo).  Sì, è l'ora.

Tirreno      Arabella potrebbe scendere a chiamare un taxi e i facchini... no, ci vado io...

Minnie         Forse zio andrà a prendere taxi.

Zio                 Fermi tutti, miei cari. Pare impossibile che non abbiate ancora capito come                                   sono fatto io...

Minnie.        Dio! come è fatto, Skager?

Zio                 Quanto all'automobile, ci ho già pensato, è qui sotto che ci aspetta tutti.

Minnie         Ma io forse a piedi vengo e Skager anche...

Zio                 E poi vi ho preparato una bellissima sorpresa.

Minnie         Grande paura ho io della sorpresa bellissima.

Skagerrak          Quale sorpresa?

Zio                 Non vi basta guardarmi? Che cosa vedete in me?

            Tutti lo guardano.

Minnie    (con un raggio di speranza).     Avete gambe un poco storte forse?

Zio                 Che c'entra? Ma come? Nessuno capisce? Guar­date.

            Si mette in capo il berretto che teneva in mano. Occhiata intorno. Poi apre una busta di cuoio che similmente teneva, ne estrae una spolverina, la svolge, si alza, se la infila.        Guarda intorno. Non capiscono. Adocchia la valigia di Minnie che era su di un      tavolino, la prende e si mette  atteggiamento di viaggiatore.

            Ecco, miei cari, un viaggiatore, un perfetto viaggiatore.

TIRRENO      Anche lei di partenza? Dove va?

ZIO   (trionfale)   Ma con voi, vengo con voi. Ecco il biglietto.

MINNIE  (grida).      No...

Skagerrak   (quasi contemporaneamente, per soffocare grido di Minnie). Oh ci                                           accompagni a Marsiglia?

MINNIE         No no scongiuro non venite a Marsiglia.

ZIO     (ride)  Ah ah questi nipoti non conoscono ancora loro zio. Che Marsiglia? Vengo con                             voi... in erica.

MINNIE  (esce in un grido straziante. Intanto lo zio si vicina a Skagerrak per abbracciarlo.                      Minnie si getta sul petto di Skagerrak allargando le braccia per fargli scudo di sé).                             No Skager mio salvati.Via lei vada lontano di qua subito vada, fabbricato è, tutto

               perfetto, fatto con macchina finto, via, non voglio toccate Skager mio, non voglio                      andate con lui, via lontano ora se no posso forse io uccidervi subito: non toccare non                toccare: ma voi mandatelo via, non avete capito         che cosa esso  è dunque? io capisco i               segni, cre­di a me.

Zio                            Che affronto è questo? (a Skagerrak) Io mi meraviglio di te.

Skagerrak          Perdonale, capisci... Tu, Minnie...

Tirreno                  Venga qui e senta me...

Zio                            Non sento nessuno, sento che qui mi si fa un affronto inumano, e debbo                                      metter mano a tutta la mia dignità per...

Minnie                    Ma ancora non mandate via lui? Uomo fin­to, assai bene fabbricato tutto,                                     guarda...

Adelaide              Il signore ha perfettamente ragione, e poco fa...

Tirreno                  Adelaide sta' zitta, ora io...

Zio  (più forte di tutti).     Io aspetto da mio nipote una parola e un atto, non c'è bisogno che io                          dica quali. Io conto lentamente fino a dieci. Se in questo frattempo egli non avrà                                fatto il suo do­vere...

Minnie  (si dibatte tra le braccia dì Skagerrak). Al­lora ammazza lui subito.

Inquilino (da lontano).     Posso rendermi utile?

Adelaide   (investe Tirreno). Sei un burattino. Ma legatela. Bella difesa ha in te una donna.

Zio   (ha contato davvero) ... dieci. Bada Skagerrak, io me ne vado e per sempre e non potrai                            con­tare su me e non mi vedrai mai più.

           

            Si avvia all'uscio.

Minnie                    Chiudete subito a lui dietro.

Skagerrak          Una parola, zio.

Zio  (di sull'uscio).    Nessuna. Un atto invece ti conce­de ancora tuo zio, il tuo benefattore.                                           Lascia im­mediatamente quella...

Skagerrak          Taci, non dire.

Zio                             La difendi? Lasciala e vieni con me.

Skagerrak          Questo mai. Tu non hai capito. Zio. Ho capito che tu mi perdi per                                                 sempre. O con lei o con me.

Adelaide               Ben detto: (a Tirreno) o con loro o con me. Vieni.

Tirreno                  Non è possibile, capisci...

Adelaide. Basta. La misura è colma. La prego, (allo zio di Skagerrak) mi accompagni,                                  signore.

Minnie         Finta essa anche davvero era, con lui. Chiu­deteli.

            Gli altri hanno aperto. Lo zio e Adelaide escono. L'inquilino tiene aperto l'uscio.

Inquilino  Permettano, mi viene a mente che ho un importante convegno lontano da qui.                             Famiglia mia, precedetemi con rapidità  (escono).

Arabella chiude l'uscio e si ritira in un angolo. Pausa. Silenzio costernato. Minnie tende l'orecchio.

Skagerrak          Che cosa hai fatto?

Minnie                     Zitto.

            Pausa.

Tirreno      Sentite, Minnie, si può ancora...

Minnie         Zitto... (corre all'uscio e là sbarra e lo tenta) Per il momento salvi siamo...                                   Ma attento...

            Pausa. I due uomini capiscono che per ora non c'è niente da fare.

Minnie  (che girava esplorando la stanza, sebbene lon­tana ha sentito). Sst... No, no niente,     nessuno chiamare. Ora aspettate piano, un poco... Quan­do quelli sono lontani, fuggiamo       via. Forse tor­neranno... Aspettate... Spero il momento per uscire è ancora buono forse... (va alla finestra, si sporge a guardare. Con un grido soffocato subito) Ah, no no, non si        può uscire più. Non quelli. Altri, altri sono venuti: là incontro guar­da, in quella finestra, certo essi sono, si vede... laggiù anche in strada, vedi... oh, quanti quanti vengono da   quella piazza. Dio, stiamo zitti, pia­no, se no forse qui si fermeranno... (guarda in­torno).           Da tutte le parti, da tutte le parti, tutta la città piena. Dappertutto, tutto il mondo. Guar­da            subito su quel tetto lontano quelli due anche loro, forse a guardia li hanno messi. Chiudi   più forte... (corre alla porta, la tenta se è sbarrata) anche quel tavolo qua; (trascina la     tavola verso la porta; i due uomini esterrefatti la aiutano. Ad Arabella, dopo averla                   

            fissata un momento) voi qui sedete (la mette di guardia alla porta bar­ricata) più basso,così: ascoltate bene tutto più piccolissimo rumore.Noi là. (Trascina i due uo­mini presso

            la finestra. Pausa.) Chiudi questa. (Skagerrak chiude la vetrata.) Un poco scuro

            facciamo. (Tirreno tira la tenda, la stanza rimane quasi buia.) Quello che sarà da fare,    poi vedia­mo.Ora zitti, zitti stiamo (ascolta ansimando, guarda intorno tutta la stanza.          Mormora) Noi soli siamo, solo noi. Per un momento siamo salvi, ah io ti ho salvato,      mio. Piùvicino, Skager, qui, a me vicina come se siamo uno solo. Ma più bassi con la     testa giù, ancheTirreno, là sotto state... (tutti stanno rannicchiati. A Skagerrak) Caro,      non avere paura, Minnie sempre ti sta vi­cino e ti salverà... Sst... silenzio... non           muoversi... così.

Sipario.

Atto terzo

La stessa scena del secondo. Ma c'è un senso di ac­campamento, e di decadimento. Si vedono ancora i 'bauli e le valigie del secondo atto. Il divano lungo la parete destra avanti è ridotto a letto e accanto c'è una teletta con oggetti varii e uno specchio a tre spor­ti. Un altro divano-letto è stato aggiunto nel fondo, a destra della vetrata. La tavola grande è mezzo spa­recchiata: si ha l'impressione che qualcuno di quegli avanzi sia di più di un giorno. È sera. Di là della ve­trata si vanno accendendo i primi lumi della città: aumentano continuamente durante l'atto, come sarà descritto.

Skagerrak, in maniche di camicia, seduto in una poltrona sfoglia un libro, lo posa, lo riprende. Tirreno in giacca di pigiama, è seduto sulla sponda del suo letto ; - che è quello di fondo - e si sta fabbricando una si­garetta. Pausa. Bussano all'uscio di sinistra. Skagerrak lentamente e in silenzio va ad aprire l'uscio. Lo apre ' a metà. Scivola dentro Arabella.

Arabella  Dorme?

Skagerrak   (tende l'orecchio verso la camera di destra).   Sì.

Arabella (entra del tutto). Hanno finito? Tirreno (s'è alzato, ha raccolto parte dei piatti,      stovi­glie, ecc., che sono sulla tavola. Arabella corre ad aiutarlo, e con tovaglioli ne    fanno due involti. Accenna a un piatto coperto che ha lasciato sul­la tavola). Questo è di            Minnie. Dormiva già.

Arabella             Non glielo hanno detto alla signorina che mi lasci    venire?Aiuterei anche                        loro. Oh la farei guarire, ne sono certa {implora). Glielo dicano. Perché non mi                                    vuole vedere? Io non l'ho ca­pito. Io non le ho fatto niente. Le sarei tanto                                                affezionata.

Tirreno      Lo sappiamo Arabella.

            Entra dall'uscio rimasto socchiuso, l'inquilino.

Inquilino     Signor Skagerrak.

Arabella     Torno subito a prendere l'altro. (Esce con uno dei due involti di piatti.) Skagerrak   (con dolcezza)  Per piacere, parli piano.

Inquilino   (ancora a voce alta)   Mi pare di aver ra­gione...

Skagerrak   (risoluto)    Tutte le ragioni, pur che parli piano (vede che l'altro è dominato, e             torna dol­ce.)  Ora va bene. Ma so già che cosa lei vuole. Ha ragione.

Inquilino  Ho ragione, ma intanto lei non se ne va... (più forte) non se ne va.

                        (Skagerrak rialza la testa e lo fissa con severità. L'inquilino subito riabbassa la                            voce.) Non se ne va. Che cosa ac­cada qui dentro, da quattro giorni, non lo so, e                         non voglio saperlo. Che male misterioso abbia, e se lo abbia, la signora, o                             signorina, non lo so, e non voglio saperlo...

Tirreno  (volgendosi a lui con desolata dolcezza). Si­gnore, se non sa niente, e non vuol                       sapere nien­te, lei è l'uomo felice.

Inquilino (guarda Tirreno con sospetto, poi torna a volgersi a Skagerrak). Per concludere:              visto che lei non se ne va, e che io ho (con forza conte­nuta) diritto...

            Pausa.

Skagerrak (dolce)          Diritto...

Tirreno         (preciso)          Diritto...

Inquilino   ... che lei se ne vada, e che mandarlo fuo­ri con la forza, per ora...

            Si guarda attorno.

Skagerrak e Tirreno  (insieme, con un tono diverso). ... per ora...

Inquilino   ... non voglio, la avverto: primo, che riceverà regolare citazione di sfratto,                                   domani stesso.

Skagerrak          Va bene.  (Con umiltà.)

Inquilino             Secondo, che domani io, la mia signora, .il primogenito, e la balia col                                            cadetto, ci installere­mo tutti all'albergo.

Tirreno                  Ce ne sono di eccellenti.

Inquilino   (occhiataccia; poi a Skagerrak). ... a sue spese... (a Tirreno) o sue, perché                                   (malignissimo) qui non si sa più chi dei due è il padrone, chi è l'estraneo...

Skagerrak          A mie spese, va bene.

Inquilino             A sue complete spese.

Skagerrak          Va benissimo.

Inquilino  (un po' interdetto)       Ma... non ha niente da dire? ... da contraddire... da                                                proporre?...

Skagerrak         Se le dico che va bene.

           

            Entra un fattorino.

Fattorino  (con un telegramma). Per il signor Skager­rak. Lei? lei...

            Rientra Arabella.

Skagerrak  (prende il telegramma, lo butta senza aprir­lo su un mucchio di altri                                           telegrammi, e lettere, che è su una sedia in vista).   Grazie.

            Il fattorino esce. Pausa.

Inquilino             Prego, sa, se vuol leggere...

Skagerrak          No, grazie. Inquilino. No?

Tirreno                 No, no. Un cittadino sarà padrone di leg­gere o non leggere i telegrammi                          che riceve? E d'essere contento se gli fanno una citazione di sfratto? Non                                  gliene va mai bene una, a lei. Inquilino (guarda un po' l'uno un po'                                   l'altro, poi in fretta). A rivederli, a rivederli.

Esce senza voltarsi.

Arabella             Anch'io ho due lettere, me ne dimenticavo. Erano alla portineria di casa                                       sua (a Tirreno). Ci passo tutti i giorni: il portinaio mi faceva tante                                     domande, ma stia pur certo che io non dico niente. Dove le ho messe?

Le cerca sulla tavola, tra i piatti.

Tirreno      Bisognerà che ci passi: domani...

Skagerrak   (con una specie di terrore). Aspetta. Non andartene ancora. Come faccio? Sei                        stato tanto paziente: povero Tirreno. Minnie ci vuole qui tutti e due, e ha paura             di tutto                       il resto del mon­do. E anch'io, anch'io ho il terrore di trovarmi solo con lei.

Arabella              Le avevo qui nel grembiule. Eccole.

            Le consegna a Tirreno e si mette a radunare altre cose dalla tavola.

Skagerrak          Due sole.

Tirreno (mette le due lettere con le altre, sulla sedia, senza aprirle). Ogni giorno meno.          Ancora due o tre giorni e non ne arriveranno più.

Skagerrak          Dopo la rottura definitiva con mio zio, il resto non importa. Al mondo                             non ho nessuno. Ma tu, Tirreno...

            Tirreno. Sta' zitto.

Arabella             Io vado, vuol chiudere?

Skagerrak   (col piatto)      Vado a vedere se posso farla mangiare ora.

Tirreno                 Deve venire il dottore.

Skagerrak          Infatti... Mi pare che sia lui.

            Via a destra col piatto

Tirreno                  Non è il suo passo (la porta si apre) oh...

            Entra Adelaide.

Adelaide   (dall'uscio)      Senti, Tirreno, io sono una per­sona sincera. Tu lo sai. Lo sanno                  tutti. Io que­sta vita non la posso ammettere più. Le tue scuse non le ho capite. (Rientra          Skagerrak)  Lei, signor Skagerrak, mi pare che non faccia una bella parte.

Skagerrak   (col piatto)    Dorme ancora. Ha ragione, signorina. Va' con lei Tirreno.

Tirreno      No, lo sai...

Adelaide   Ma nemmeno per idea. Com'è vero che mi chiamo Adelaide, non saprei che                    farne. Sono franca, ma non chiedo niente a nessuno. Guai se papà sapesse che sono                venuta qui. Quantun­que l'abbia fatto a fin di bene. Sono venuta a dirti che tutto è

            finito tra noi.

Tirreno      Non hai mica torto.

Adelaide   Capirai che non è per pregiudizio. Io pre­giudizi non ne ho: sono perfino venuta a             quella colazione. Bella colazione. Ricordiamocela tutti. Ma il mondo ha le sue ragioni.   Tu dovevi spo­sarmi, lei doveva partire...

Skagerrak          Me lo ricordo perfettamente.

Adelaide               Ed ecco qui. Il bello è che a casa se la pigliano con me. Tutti gli amici di                          casa dicono che è uno scandalo. Che vita facciate voi, voi tre, chiusi qui, da                            quattro giorni, non lo so, e non voglio saperlo...

TIRRENO      Come il professore?

Adelaide  (a Skagerrak).                         Che cos'ha?

TIRRENO      No, senti, Adelaide...

ADELAIDE   Le tue spiegazioni hai già tentato di dar­mele e persino papà dice che non ci ha     capito niente. Io non volevo rompere con te senza dirtelo.

TIRRENO      (approvando)    Ecco.

ADELAIDE              Del resto sono una persona sincera, ma non ho nessun bisogno di te.

Skagerrak          Ma lui, signorina...

ADELAIDE              E lui non ha nessun bisogno di me. Lo ha dimostrato. Lo sta                                                         dimostrando. Qui ci sono le tue lettere.

TIRRENO                  Ecco, là.

            Indica la sedia.

Adelaide               Non le vuoi nemmeno prendere?

Tirreno                  È vero, è più educato... Le tue le ho a casa mia.

Adelaide              Oh, oh, credevo che casa tua fosse questa, oramai. Non tengo alle mie                              lettere. Pensavo che le avessi distrutte.

Tirreno                  Oh, no, no.

Adelaide   (alfieriana)     Hai distrutto di peggio. Non trattenermi. Non mi dir niente.                                 Addio per sem­pre. Non vi movete.

Ma nessuno parlava né si moveva. Esce. I due non hanno nessuna impressione della cosa. Sono in perfetta apatia. Pausa.

Tirreno  (come concludendo)       Va bene.

Skagerrak         Va bene? Tutto per me, Tirreno.

Tirreno (esplode)  No, no; tutto per colpa mia. Sono stato io l'inventore di questa cosa         infernale, ebete, irrimediabile. E tu sconti: la povera Minnie e tu. Tu mi hai perdonato;       ma io non mi potrò perdonare mai. Che cosa vuoi che m'im­porti (accenna al pacco delle      lettere che ha in mano e all'uscio da cui è uscita la fidanzata) di tutto il resto? (getta le            lettere nel mucchio delle altre, sulla sedia. In un impeto, eccitato). Bru­ciamo tutto? tutto             questo? senza leggere?

Skagerrak          Sì... ma no? Che importa? Un giorno le leggeremo.

Tirreno                  Un giorno... che giorno?

            Si guardano negli occhi. Hanno paura.

Skagerrak          Oh, dicevo così, per fare una cosa qua­lunque... È vero. Che giorno?         

            Pausa. Si accorgono che Arabella non era uscita: s'era seduta umilmente vicino   all'uscio.

Tirreno                  Non eri andata, Arabella?

Arabella             Il medico? Se dovessi andare a prendere qualche cosa?... Eccolo.

            Entra il medico.

Skagerrak        Dorme. Niente di nuovo (con un raggio di speranza). Oggi ha dormito molto. Medico (ruvido)            Che vuole che ci sia di nuovo? Ve l'ho detto. O la portate in una casa di                          salute...

Skagerrak          Glie l'ho già detto: non può uscire di qua. Medico. Ma con la forza.

Tirreno                  Perché? Qui non fa niente di male a nes­suno.

Medico   (si guarda attorno)  A nessuno? Niente di male? Tanto meglio. Certo, qui o là non               c'è niente da fare. O le passerà, o non le passerà. Visto che è impossibile            distrarla, farla             uscire, farle dimenticare l'idea fissa, e un'idea fissa così stramba, che c'entro io? a    che cosa servo? a niente. Lo capite anche voi. A niente. È perfet­tamente             inutile ch'io     venga a fare questi cinque piani. Mi chiamerete se ci sarà qualche cosa di nuovo.

Tirreno  (con un raggio di speranza). Di nuovo? Ci potrebbe essere? Che cosa?

Medico                   Niente.

Skagerrak          Dunque... Va bene.

Medico       Buona notte.   (esce).

Tirreno      Esci anche tu, Arabella, poi chiudi.

            Arabella esce: i due sbarrano l'uscio.

Skagerrak          Abbiamo sigarette?

Tirreno      Sì.

Skagerrak   (si guarda intorno) Voglio mettere un po' d'ordine (rivede il mucchio di           lettere). Hai ra­gione, Tirreno. Bruciamo. Tutto il resto (accen­na all'uscio) se n'è andato in fretta. Restiamo noi: e lei. Questo qui (accenna alle lettere) è un filo col passato. Via.           È meglio, Tutto di qua, tutto verso la follia, chi sa? verso la verità?

            Intanto che parlava ha ammucchiato le lettere sul pavimento, e insieme a lui Tirreno       con i fiammiferi, le hanno accese. Le guardano bru­ciare.

Skagerrak          Soli con la verità. Non c'è più niente. Tirreno. C'è lei.

            Pausa. Entra da destra Minnie: in camicia da notte e una vestaglia appoggiata alle         spalle, so­pra la camicia.

Minnie         Che c'è? Mi pareva... (corre a vedere se l'uscio è sbarrato) mi pareva che forse     qualcuno era entrato. No, mi pareva uno di voi andato via. No, non lo so che cosa mi     pareva. Non andate, non andate via.

Skagerrak          No, no, cara. Quest'oggi hai dormito più del solito. Sei bella, Minnie. Tirreno Stai bene, Minnie. Lo capisci che sei stata un po' malata? Ma ora guarisci, devi                     guarire.

Minnie         No, no, lasciatemi dormire ancora un poco. Lascia dorma io un po' qui sul tuo      letto, Skager. Sai? Sento che penso qualche cosa, che penso una cosa... Non so che cosa. Skagerrak    Allegra allegra, Minnie. È la guarigione che arriva.

Minnie                    No, no... una cosa...

            Non riesce ancora ad afferrarla.

Skagerrak          Sì, mettiti lì. Senti Minnie: sii buona; se Tirreno, io no, solo lui, per                                   un'ora soltanto, lo lasciassimo andare... ha certe cose da fare...

Minnie (spaventata)   No! No! Tirreno esce, non torna più. Incontra gli uomini finti.    Nooh!

Tirreno      No, no, non è vero, non ho da fare niente. Né io né lui, te lo prometto, Minnie.               Dormi ora.

Minnie         Sì. Ho sonno. Devo pensare questa cosa. È dormendo che penso. Sento... poi,      quand'ho capito bene che cos'è, mi sveglio, e a voi la dico.

Skagerrak          Brava: mettiti qui. Così?

            Le accomoda qualche cuscino attorno.

Minnie (s'addormenta subito di un sonno greve e morboso. Ogni tanto geme pianissimo.         Ogni tanto è immobile, apre gli occhi e li richiude).

Skagerrak  (accenna alla vetrata)  Più aperto, si sof­foca. È bella la notte fuori.

            Apre. Appare la città illuminata; si vedono frammenti di pubblicità luminose, alcune si    muo­vono; in lingue diverse; alcune fatte di sillabe senza significato; e durante il            dialogo che segue, nuove se ne aggiungono. È tutto un palpitare di luci sul nero       profondo.

Tirreno   È tutta finta. Non c'è più cielo. Vedi, in alto c'è una nebbia rossiccia, che fa da       cielo, sopra tutta la città.

Skagerrak          Quante scritte! C'è tutta la vita! No, tut­ta no. Ma le cose importanti:                     (additando) al­berghi... tacchi elastici... spumante... un denti­fricio... automobili, il         grammofono... cani di Pe­lano... spumante, automobili... tutti di luce, tut­ta luce. È bello.            Tutto a stelle. Sarà un miliardo di stelle.

Tirreno                  Sono pianeti nuovi, Skager. Una volta non c'erano.

Skagerrak          Ce n'erano degli altri. Queste qui hanno scacciato le vecchie costellazioni                         dal cielo. So­no costellazioni finte: forse sono più belle? Guarda.

Tirreno      Il cielo s'è dato il rossetto.

            Minnie russa. I due tendono l'orecchio.

Skagerrak  (sottovoce)   Che cosa sarà la « cosa nuo­va » che Minnie pensa? che crede di    pensare? (Un raggio di speranza). Forse comincia una cri­si benefica?

            Minnie geme e ulula.

Tirreno      Minnie, non dormire sul cuore, svegliati.

            I due la voltano piano, che non dorma sul cuore.

Minnie  (apre gli occhi e si mette a parlare, come se non avesse mai dormito e continuasse      un di­scorso). Non è venuto ancora. Ma c'è una cosa buffa. Quando uno lo sa, mettiamo           uno di quegli uomini poveri fabbricati lo sa, che lui è così finto, cosa fa? Cosa farebbe?

Skagerrak          Ma niente. Andrebbe a spasso. E se tutto il mondo fosse fabbricato da                 qualcuno? Chi dice che non sia così?

Tirreno      A me non me ne importerebbe proprio nien­te. E neanche a te, non è vero,                         Skagerrak?

Minnie         No, no, non lo dire. Non lo devi neanche im­maginare. Voi no: tu Skager no, e                 neanche tu Tirreno (cinge il collo con un braccio a Skagerrak e prende una mano a    Tirreno) no, no, lo so, si vede. Pochi sanno, lo sanno, lo san...

            D'improvviso s'addormenta come prima. I due l'adagiano, si allontanano. Pausa.            Tornano alla finestra. Pausa.

Tirreno                 Le luci aumentano continuamente.

Skagerrak          Sai quale sarebbe la cosa più terribile?

Tirreno                  Più terribile? No.

Skagerrak          Sarebbe... Dio, Dio: forse è questo che nella sua mente sente venire?         Sarebbe... che un momento o l'altro pensasse che io, o tu, uno di noi due, o tutti e due...      fossimo di quelli... ora pensa tutto il mondo a quel modo.

Tirreno                  No. Lo ha detto. Noi no.

Skagerrak          Ma se un momento...

Tirreno                  Taci taci: non farmi pensare, impazzisco...

Skagerrak          No, buono, no... guarda guarda. Ora là tutte le luci si muovono. Attento                          che viene la bottiglia di spumante, ecco, e la coppa. La bot­tiglia versa spuma, ma                   è tutta luce. La spuma cade nella coppa, la riempie... trabocca dagli orli... ed è                           tutta luce, luce che si muove...

            Tutto questo si vede fuori dalla vetrata, contro il cielo.

Tirreno  ... senza fine, senza fine... E dal bicchiere ca­la giù, sulla città. Ma perché non si        gonfia, non scende davvero, non la invade tutta, non la som­merge, non anneghiamo    tutti, tutto il mondo, in questa luce che diventa matta?...

            Minnie russa. I due tendono l'orecchio. Lei si calma, e d'un tratto pare che non respiri     più. I due corrono a lei. Lei di colpo s'alza a sedere sul letto sbarrando gli occhi.

Skagerrak          Dio, Minnie.

Tirreno                  Che cos'è?

Pausa. Minnie esce in un ululo disumano, opa­co: è breve, si tronca netto. Pausa.

Minnie  (tende le braccia brancolando: pare che non li veda). Un momento... Sei tu? sei tu?

Skagerrak          Sì, Minnie.

Tirreno                  Guardaci.

Minnie                     No, così no... un momento. (Pausa. Gridando) Accendi là. Anche quelli. Molta luce. Più luce che possiamo.

            Tirreno e Skagerrak sono corsi ad accendere tutti i lumi.

Minnie         (s'alza, lasciando la vestaglia sul letto, in ca­micia di velo: afferra dalla toletta lo   specchio, si butta a terra nel punto più illuminato della stanza). Qui quello (accenna a             una lampada por­tatile con un lungo filo che è sulla tavola: i due gliela portano). Voi       non venite. No. Lontani! (li scosta con le braccia) Uuh! (con una specie di russare        come quando dormiva, si guarda avida­mente nello specchio: cerca di tenerlo immobile   e di tenersi immobile: pare che con lo sguardo sfondi e sprema lo specchio: poi          comincia a tre­mare) Ecco è certo. Sì, ora sì, vedo chiaro, sono io, io. Non sono vera, io,         no, no... sono una di loro, quelle povere... fabbricate. Lontano state, lontani... abbiate           paura, abbiate paura di me. E non lo sapevo... Vedere (si fissa ancora, poi il suo             sguardo dallo specchio si trova a mirare come un punto lontano). Ma però, però... io mi ricordo tante cose vecchie. E allora? Sì, mi ricordo, la mia madre ricordo, e mi parlava           della penisola Italia: io ero piccola. Ma, ma, anche ricordare può essere finto. Sì, così:     così hanno messo dentro, dentro, dentro insieme questo ricordare, quelli che m'hanno    fabbricata, per ingannarmi di più.Sivede. Si capisce tutto. E non Io sa­pevo! Oh tante     cose ora capisco, tutto capisco io. Voi non potete sapere. Come fare ora? Come faccio?     Oh tu perdonami, Skager... ah ma no, sai, l'amore mio era vero, sai; quello no, nes­suno            l'ha messo lui fabbricato dentro di me: sono io, quello, l'amore mio, sai? tutto vero    l'amore mio. Il resto no, no: mio piccolo Ska­ger, la donna tua non vera è, cosa fai tu             della tua donna fabbricata tutta, ah... hai paura... E non era colpa mia, Skager, credilo... uuh! (stringe i denti, si stringe tutta in sé come per distruggersi e scomparire. I due le    afferranno per le braccia, lei urla) Noh (imperiosa) abbiate pau­ra! No! Andate via di          qua. Non potete mai...

Skagerrak          No, Minnie: stiamo qui, sempre, vicini a te sempre.

Tirreno  (spegne tutti i lumi meno quello centrale, to­glie e nasconde lo specchio). Con te,      Minnie.

Minnie  (dura)  No! (si irrigidisce, sembra fissarsi, poi avvilupparsi in un pensiero enorme,     che la schiac­cia: d'un tratto una luce maliziosa corre il suo volto) Andate via.

Skagerrak          No no, Minnie.

Minnie  (s'accentua la soddisfazione maliziosa, quasi dispettosa, del suo pensiero: poi da         gran com­mediante tendendo le braccia verso l'uscita, gri­da). Ma sono là, andate, sento          sento, sono per arrivare, in fondo alla scala guardate, correte... ma subito...

Tirreno (con esitazione) No, nessuno c'è, Minnie. Minnie (impaziente). Oh, sì, li sento            (rauca). Subito corri, là abbasso sono, prendeteli, giù.

Skagerrak          Ecco, guarda, andiamo a vedere...

            Skagerrak e Tirreno si voltano, vanno ad aprire. Minnie li scruta alle spalle con uno        sguardo che è giunto all'estremo della malizia. I due escono. Lei corre all'uscio e li         spinge.

Minnie  (di sull'uscio, guardando fuori). Voglio vede­re che arrivate giù, li cacciate via,            chiudete forte abbasso...

            Minnie rientra, rapidamente chiude e sbarra l'uscio, chiude la chiavetta della luce; la      stanza rimane tutta al buio, le luci di fuori appaiono fulgentissime. Minnie corre alla        vetrata, sale sul davanzale. Rimane un momento immobile là, vol­ta verso l'esterno,                 diritta contro il cielo, nel silenzio più pieno. Poi, con un leggero movi­mento a spirale di       tutta la persona, inclina ver­so il vuoto e si abbandona in giù. Scompare. Un altro             silenzio, prima che si chiuda la scena.

F I N E

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