Mio figlio, ecco il guaio

MIO FIGLIO, ECCO IL GUAIO

Commedia in tre atti

di LUIGI ANTONELLI

PERSONAGGI

SANTORO padre

BARBERINA

IL CONTE

SANTORO figlio

PAOLINA

ROSALIA

LA MADRE DI PAOLINA

IL DIRETTORE DALBERGO

IL SIGNORE DEL SOPRABITO

LA CAMERIERA DEL 1 PIANO

1 CAMERIERE

2 CAMERIERE

3 CAMERIERE

4 CAMERIERE

5 CAMERIERE

Commedia formattata da

ATTO PRIMO

Pianterreno di un grande albergo. A sinistra l'ufficio di contabilit, coi suoi vetri opachi e il parapetto di legno. Questo ufficio momentaneamente deserto. A destra sono disposti i mobili che servono da spogliatoio. Pellicce e soprabiti appesi. Cappelli, bastoni, ombrelli. C' anche un paravento, dietro cui si nasconde qualcuno.

Il direttore, seduto sul davanti della scena di fronte al paravento. Quando si apre il velario si capisce ch'egli in animata conversazione con la persona che si nasconde dietro il paravento. S'indovina una donna e, meglio ancora, una bella donna seminuda.

Il direttore molto preoccupato. Ogni tanto ha l'aria di tergersi il sudore. Si alza, si rimette a sedere, mette in movimento campanelli elettrici di tutti i toni. Accorrono i camerieri. Allora egli, come se volesse impedire alla persona che sta dietro al paravento di muoversi, alza il braccio e grida:

Il direttore - Un momento! State ferma! (Si precipitano il primo, secondo e terzo cameriere. Al primo cameriere) Cercate, se qualcuno ha bisogno di prendere il proprio soprabito, di non farlo entrare qui e di servirlo voi stessi. (Al secondo cameriere) Informatevi se il n. 31 ancora in camera. (Al terzo cameriere) Informatevi dal portiere chi era stanotte al 26, se questo 26 partito e per dove. (Man mano che i camerieri ricevono gli ordini, vanno via di corsa. Parlando alla persona del paravento) Ma non si ricorda da che camera venuto fuori?

Voce - (acuta di dietro il paravento) No!

Il direttore - (tocca il bottone di un altro campanello) Non gridate! Non vi ricordate se era al primo piano, al secondo, al terzo...?

La voce - Al primo!

Il direttore - (suona un altro campanello) Oh! Al primo. Cominciamo a capire qualche cosa. E che cosa dichiarate di aver smarrito?

La voce - Tutto.

Il direttore - (prende appunti) Tutto. Abiti?

La voce - Abiti. Gioielli.

Il direttore - Gioielli.

La voce - Due valige. Due cappelliere.

Il direttore - Due valigie, due cappelliere.

La voce - Un baule!

Il direttore - Un baule. E tutto scomparso?

La voce - (di pianto) Tutto!

(Arriva la cameriera del primo piano).

Il direttore - Avete visto una signora in camicia uscire da una stanza e precipitarsi dalle scale?

La cameriera - S, signore. Dalla camera n. 26.

Il direttore - Oh! Sia lodato Iddio! Dalla camera 26. (Arriva il terzo cameriere). Ebbene?

Terzo cameriere - Il 26 era occupato dal commendator Santoro.

Il direttore - (stupefatto) Padre o figlio?

Terzo cameriere - Padre. Ho detto dal commendatore. Il figlio nella camera comunicante col 26, ed chiusa. Il giovanotto dorme fino a tardi, come lei sa.

Il direttore - E il commendator Santoro?

Terzo cameriere - Partito, mezz'ora fa, col nostro autobus.

Il direttore - Ma come si fa a sospettare di lui... Veramente la prima volta che lo vediamo al nostro albergo. Ma un commendatore... Aveva con s valigie?

Secondo cameriere - (entra in fretta, prende un soprabito, aiuta un signore a indossarlo, gli porge il cappello. Via. Questo particolare va ripetuto una sola volta pi tardi, ad libitum del regista).

Terzo cameriere - Tre grosse valigie. Due cappelliere.

Il direttore - Due cappelliere! (Si vedono due braccia alzarsi oltre il paravento e la voce della donna gridare: ce lui! lui! Il mio baule!). Stia buona, signorina, non gridi. (Al cameriere) Col treno di Milano? Voi dite che doveva partire per Milano.

Terzo cameriere - Sissignore.

Il direttore - Il treno non partito. (Si precipita al telefono. Consulta un orario, guarda 'l'orologio). Pronto? Stazione? Servizio di polizia. Allora mi dia il capostazione.

Il sottocapostazione - (Al cameriere) Prima classe?

Terzo cameriere - Sissignore.

Il direttore - Pronto. Scusi se la disturbo, ma una cosa grave, delicata e urgente. Parla col direttore dell'cc Albergo del Golfo... S... In una vettura di prima classe sta per partire, diretto a Milano, il commendator Giovanni Santoro. un signore di una certa et, faccia rasata da attore, sopracciglia folte. Bisogna trarlo in arresto o per lo meno fermarlo... Eh? Ci vuole la denunzia regolare? Ma trovi un mezzo, incarichi qualcuno del servizio di, polizia. Pare che abbia rubato vestiti, gioielli, un baule di roba a una signora nostra cliente... Eh, s, trovi lei un mezzo prima che parta il treno... Com'era vestito? (Lo chiede al terzo cameriere). Di grigio. S, grazie. Mi son dimenticato di dirgli che porta con s due cappelliere... (La Voce emette un gemito). Stia buona, signorina. (Al terzo cameriere) Appena arriva fatelo entrare qui. (Terzo cameriere via).

La voce - Posso un momento uscire da questo paravento? Infine, ho la camicia!

Il direttore - Faccia come crede... (Vedendo arrivare la moglie) Un momento! Non si muova!

La voce - Perch?

Rosalia - (bella signora giovane, abbigliata per uscire, chiede al direttore) Con chi stavi parlando?

Il direttore - Io?

Rosalia - Parlavi. Non parlavi?

Il direttore - Io parlavo? Lasciami stare. Sto sbrigando un brutto affare.

Rosalia - Vediamo questo brutto affare... (Va a guardare dietro il paravento e getta un altissimo grido. Subito accorrono vari camerieri. Il direttore con un gesto li manda via. Intanto cerca di calmare la moglie). Ah! cos? Tu nascondi le donne in camicia dietro il paravento? E poi dici che un brutto affare.

li, direttore - Io?!

Rosalia - Spiegati! Perch quella donna l?

Il direttore - Se lo sapessi! Non ti posso spiegare niente. Non so ancora niente. Ripassa pi tardi e ti potr dire qualche cosa!

Rosalia - Ah, s? Ti burli di me? Tu nascondi le tue sgualdrine...

Il direttore - (vivamente) Rosalia! Come si fa a dare della sgualdrina a una signora che non conosci?

Rosalia - in camicia!

Il direttore - Quando tu sei al mare non hai neanche quella.

Rosalia - Ma non mi metto dietro i paraventi.

Il direttore - Lo vedi? gi molto, gi molto essere dietro un paravento!

Barberina - (si parte risolutamente dal paravento. Va a togliere dall'attaccapanni il primo soprabito da uomo che le capita davanti, se lo infila e si pianta risolutamente dinanzi alla signora del direttore) Da che deduce che io sono una sgualdrina?

Rosalia - (con lieta meraviglia) La signora Cora!

Barberina - Rosalia Santini! (Si abbracciano).

Rosalia - (al marito stupefatto) Ci siamo conosciute ad Abbazia... Ma che ti succede?

Barberina - Niente. Mi hanno rubato vestiti, gioielli, tutto. Mi hanno lasciata come tu mi vedi. Tuo marito sta facendo un'inchiesta...

Rosalia - (presentando) La signora Cora. Mio marito.

Barberina - Molto lieta...

Il direttore - (baciandole la mano) Oh! Cominciamo a raccappezzare qualche cosa.

Barberina - Aspettiamo un signore che stato arrestato alla stazione.

Rosalia - Un signore arrestato...

Barberina - S, una storia complicata. Il signore della stanza 26. (Al direttore) Ma questa stanza 26 era mia? O del signore? Ci deve essere stata confusione. Ieri sera mi hanno fatto bere tanto champagne!

Rosalia - Al solito.

Barberina - Eh, s! Ti ricordi quella sera ad Abbazia?

Rosalia - (ride) Ma non raccontare queste cose dinanzi a mio marito. Chi sa che cosa creder che abbiamo fatto!

Barberina - No. Ho detto: ricordi quella sera? Non ho detto niente.

Rosalia - (guarda l'orologio) Senti. Io ti auguro di ritrovare tutto quello che credi di aver perduto.

Barberina - Speriamo.

Rosalia - In ogni caso metto a tua disposizione il mio guardaroba, quel che ti pu servire per andar fuori a fare acquisti.

Barberina - Non ho soldi. Non ho niente. Anche gli anelli che ho posato sulla toletta della camera da bagno... La collana...

Rosalia - Non importa. Non ti disperare. Sarai mia ospite. Ti prester quel che occorre.

Barberina - (labbraccia) Grazie! Grazie! Ora, se devi andare, va' pure, non fare complimenti.

Rosalia - Devo arrivare di corsa vicino alla stazione. Una commissione urgente. Spero al mio ritorno di trovarti pi calma. A rivederci. A rivederci, Max! (Via).

Primo cameriere - arrivato il commendator Santoro, con due agenti in borghese.

Il direttore - Che entri subito. Pregate gli agenti di rimanere nell'atrio.

Primo cameriere - Sta bene. (Via).

Barberina - (si siede sopra una sedia, sempre avvolta nel soprabito).

Santoro - (entra tutto indignato) Ma una cosa indegna! Una soperchieria! Dov' il direttore? Mi meraviglio di lei che fa fermare un galantuomo che sta per partire pei suoi affari... Io la citer per danni! Lei responsabile del tempo che mi fa perdere, dei miei affari che andranno a monte, del disagio a cui mi ha obbligato e della figura che mi ha fatto fare... C'era un amico, sul treno, che ho incontrato per caso e che ha assistito alla scena, il quale mi ha chiesto se avevo assassinato qualcuno... Ho risposto: Forse! Avr assassinato? . Dov' la vittima? (Barberina si alza. Un po' il soprabito si sbottona. Santoro ha, un piccolo sussulto; guarda ogni tanto la signora e smorza a tratti la sua ira). E chi sa cosa il mio amico avr pensato di me. E dire che qui all'albergo c' mio figlio, c' la sua fidanzata, c' la madre della fidanzata... Se avevate bisogno di schiarimenti, notizie... potevate aspettare che si svegliasse tutta questa gente... No? E lei la vittima? Non dico di no che lei possa aver avuto delle noie... lo deploro, ma io che c'entro? (Guardandola) Se volete c'entrer, sono disposto a tutto, ma di che si tratta?

Il direttore - Guardi, commendatore.

Santoro - Lasci il commendatore. Mi chiami Santoro. State per mandarmi in galera. Non voglio complimenti.

Barberina - Insomma, i miei vestiti? I miei gioielli? I miei bauli? Sapete che sono nuda?

Santoro - (ammirato) Oh!

Barberina - Sotto questo soprabito, che appartiene a un signore qualunque, che io ho preso da quell'attaccapanni, io sono nuda, capite?

Santoro - una bellissima cosa, ma che ci devo far io? Vi ho forse spogliata io? Ma volesse il cielo vi avessi spogliata, che a un certo punto vi avrei pregata di rivestirvi, oppure no... Vi avrei pregata di non farlo troppo in fretta. In ogni caso non me ne sarei andato alla stazione...

Barberina - Avete portato via anche le mie cappelliere!

Santoro - Giusto cielo, le cappelliere di mio figlio, o meglio due cappelliere della fidanzata di mio figlio che ho depositato alla stazione, insieme con le valigie! Tullio mi dice - Tullio mio figlio - Pap, porta queste due cappelliere a casa, che sono di pi. A noi ce ne basta una. Le ritroveremo a casa dopo il nostro viaggio di nozze. Tra le altre cose mi vergognavo a farmi vedere in giro con due cappelliere senza che vicino a me ci fosse l'ombra di una donna. Per fortuna una signora entrata nello scompartimento e a lei mentalmente ho ceduto le cappelliere.

Barberina - Insomma siete uscito dalla mia stanza, dal n. 26.

Santoro - Prego, il n. 26 era la mia stanza. Sono due stanze comunicanti: in una dorme mio figlio... Oh scommetto che dorme ancora. Tra le nostre due stanze c' il bagno. Dunque, nessuna possibilit di errore.

Il direttore - E tuttavia la signora stata vista uscire tutta disperata dalla sua stanza!

Santoro - Ah! Ma allora tutto si spiega! Lei la signora che venuta a dormire nel mio letto?

Il direttore - Dica piano, per favore!

Santoro - (abbassando la voce) Lei la signora che venuta a dormire nel mio letto?

Barberina - (indignata) Signore!

Il direttore - La signora amica di mia moglie. Sappiamo chi . La richiamo al rispetto.

Santoro - Un momento! Non c' nulla, in quello che ho detto e che sto per dire, di poco rispettoso per la signora. Se voi stesso dite che uscita dalla mia stanza...

Il direttore - S!

Santoro - Se voi stesso dite che nella stanza c'ero anch'io... Perch era la mia...

Il direttore - S!

Santoro - Bisogna convenire che prima di uscire per andare alla stazione e prima di uscire lei per andare non so dove...

Il direttore - Per scendere qui.

Santoro - Oh! C' stato un lasso di tempo... si pu dire lasso. C' stato un lasso di tempo in cui siamo stati nella stessa stanza tutti e due. Oh! Qui infatti avvenuto qualcosa d'insolito...

Il direttore - Oh! Dica, dica! Ma lei aveva tutte quelle cose da dire e ha dichiarato di non saper niente. Che cosa avvenuto d'insolito?

Santoro - Un'ora prima di partire... Com' mio costume, perch io sono mattiniero, ho cominciato ad alzarmi e sono andato nel bagno... Ho fatto il mio bagno, poi sono rientrato nella stanza per vestirmi, e chi vedo nel mio letto?

Barberina - Chi vede?

Santoro - Una donna.

Barberina - Io? Mi faccia il piacere!

Santoro - Non lo so! Una cosa che non mi era capitata mai nella vita. Oh, Dio! Che una donna fosse entrata nella mia stanza, niente di straordinario. A tutti sar capitato. D'altra parte, dove dovrebbero entrare? Ma che una donna dalla camicia da notte rosa... Eh, s, siete proprio voi! Che una donna dalla camicia da notte rosa entri nel mio letto per mettersi a dormire... no, non m'era mai capitato! Cos dolcemente l'ho vista dormire! Non voglio dire che russavate un poco, oh no! Le donne non russano... Ma quel respiro forte, proprio di chi riposa... quel respiro greve del sonno duro... e quieto, anche che incute rispetto come tutte le cose naturali espresse con innocenza... Prima di tutto io avevo fretta di partire, ma se anche non avessi avuto fretta avrei rispettato il suo riposo... Quando io sono uscito dalla mia stanza, la donna riposava ancora.

Il direttore - Ma un momento: lei che cosa ha pensato?

Santoro - In un primo momento ho pensato che fosse una cameriera... Scusi tanto!

Barberina - Signore!

Il direttore - Prego, signore! Io ho un personale irreprensibile.

Santoro - Fate torto alla signora facendo supporre che il fatto di essersi messa a dormire nel letto di uno sconosciuto possa essere da voi giudicato reprensibile.

Barberina - Ma i gioielli, i vestiti, il denaro, il baule, le cappelliere...

Santoro - Ma se io ho rispettato il vostro sonno...

Barberina - Appunto per questo. L'avete rispettato perch v'interessava ben altro. E poi come faccio io a credere che avete rispettato il sonno?

Santoro - Oh, Dio! Ve ne sareste accorta, no? ...

Barberina - Spudorato!

Santoro - Io?!

Conte Tavern - (entra, tutto agghindato, cercando qualcuno) Permesso? Dov' il direttore? (Barberina, con un piccolo grido, nasconde il viso nel bavero di pelliccia del soprabito e va a rifugiarsi dietro il paravento). lei? Mi dica una cosa e non si stupisca della mia domanda.

Il direttore - Dica pure. Immagini se posso stupirmi di qualche cosa. Da stamane non sento che cose sorprendenti.

Conte - Sentir questa. Mi sa dire dov' andata a finire la signora che ha dormito con me stanotte? Un momento: che ha dormito nella stanza attigua? Ci sono i suoi vestiti, c' il suo baule, ci sono le sue cappelliere, le sue valigie, ci sono tutti i suoi gioielli... ma di lei nessuna traccia. Noti che la mia fidanzata. Ma dopo teatro s' bevuto molto champagne. Devo aver dormito anch'io come un sasso...

Il direttore - Che numero, scusi?

Conte - Ventinove.

Il direttore - (giubilante) Ah, ecco! La signora ha chiesto il bagno mezz'ora fa e la cameriera da lei, in questo momento. Ieri sera chiese una stanza a parte, il n. 31, che comunica con lo stesso bagno. Non le piaceva pi quella che le era stata assegnata.

Conte - Ma! Chi sa perch? Forse non voleva stare troppo vicino a me. una signora piena di scrupoli. Ah, meno male! Mi levate un pensiero! Dov' il bar?

Il direttore - Da questa parte, conte. Ho il piacere di accompagnarla io stesso.

Conte - Molto gentile!

Il direttore - Da questa parte, da questa parte. (Se ne va premuroso facendo dei segni a Barberina di filare in tutta fretta).

Barberina - (esce dal paravento ed fermata dall'uomo dal soprabito).

L'uomo dal soprabito - (mellifluo) Scusi...

Barberina - Che vuole? L'uomo dal soprabito - Quel soprabito...

Barberina - suo? Prenda... (Se lo leva, glielo porge, sta per prenderne un altro).

L'uomo dal soprabito - (tenendo in mano, estasiato, l'indumento che ebbe la ventura di coprire le nudit di Barberina) No... No... Lo tenga, per favore, se lo metta! Non gli faccia l'affronto di prenderne un altro! Sar entusiasta di lei... Lo tenga ancora finch le serve... (Abbraccia il soprabito, lo porge).

Barberina - (paziente, se lo infila. Nell'andarsene si volge a Santoro sorridendogli) Mi aspetti! Scendo subito! (Lo guarda con ammirazione). Grazie! Sei stato generoso. Sei stato perfetto. Grazie! Ti adoro! (Via).

Santoro - (rimane stupefatto a guardarla).

L'uomo dal soprabito - (senza capire, rimane in estasi anche lui).

Santoro - (ripete mentalmente le parole elettrizzanti di lei, le quali non fanno che accrescere il suo stupore. Alla fine si accorge dell'uomo dal soprabito che lo guarda. Poi gli chiede, leggermente stizzito) Ma, insomma, che vuole da me, lei?

L'uomo dal soprabito - Io, da lei? Non mi sogno neanche di volere qualche cosa.

Cameriera del primo piano- (col soprabito tra le braccia) Scusi, suo questo soprabito?

L'uomo dal soprabito - Ah, s! (tende le braccia).

Cameriera - (gli deposita il soprabito sulle braccia come se fosse una creatura adagiata e se ne va in fretta).

L'uomo dal soprabito - (prende fra le braccia il soprabito come se avesse tra le braccia la donna e se lo porta via estasiato).

Secondo cameriere - (a Santoro) C' suo figlio.

Santoro - Ah, meno male che s' alzato! Venga, venga!

Secondo cameriere - (via).

Tullio - Oh, caro pap! Ti cercavo per mare e per terra.

Santoro - Ma come! Sapevi che ero partito col treno. Che c'entra il mare?

Tullio - S, ma poi ho saputo che t'hanno fermato alla stazione. Oh, povero pap! So tutto...

Santoro - Mi pare che non ci sia niente da rallegrarsi.

Tullio - Io, mi rallegro? No!

Santoro - Pare di s. In questa faccenda spero che tu non entri affatto.

Tullio - S, s, pap!

Santoro - (sobbalzando) Eh? Volevo ben dire!

Tullio - Sta' attento. C' la mia fidanzata con tanto d'occhi cos. La mia futura suocera non ti dico, Qui bisogna che tu mi salvi.

Santoro - Io?

Tullio - Per fortuna le nostre due stanze erano comunicanti. Se no non si uscirebbe.

Santoro - Da dove?

Tullio - Dal pasticcio, dalla trappola.

Fidanzata - Dov' Tullio? Eccolo qua... Ah, buongiorno! (Guarda Santoro ammirata).

Santoro - Ah, buongiorno, signorina! Bene alzata? Come mai cos di buon mattino?...

Tullio - Pap, sono le undici!

Santoro - Di gi? Le undici? E io che avevo a Milano un appuntamento con tanta gente... E non ho ancora telegrafato!

Fidanzata - Sarebbe bene che si riposasse.

Santoro - Io? Signorina, lei scherza. Non sento affatto questo bisogno!

Fidanzata - (ammirata) meraviglioso!...

Santoro - Ma che ho fatto?

Tullio - (gli chiude la bocca).

Fidanzata - Non faccia il modesto!

Tullio - Paolina, va di l... Dove hai lasciato la mamma?

Fidanzata - S, s, fatti raccontare... Poi mi dirai, neh? Caro! Ormai, posso sapere anch'io. Sar sua moglie fra quattro giorni. A proposito, le mie cappelliere?

Santoro - Arrestate anche quelle.

Fidanzata - Ah, ah! (Ride). Sono la sola cosa innocente della vostra avventura.

Santoro - Ma quale avventura?

Fidanzata - (quasi con un grido, che vuole essere uno scoppio di risa se ne va).

Santoro - Ma mi dici in quale nuovo impiccio mi hai messo?

Tullio - Ormai tutti in albergo sanno della tua avventura con la bella bolognese.

Santoro - Ma io l'ho trovata che dormiva tranquillamente...

Tullio - Va bene. Ma nessuno ci crede. Io ho sentito che mi chiamava con un altro nome. Mi sono guardato bene dall'accendere la luce. Osvaldo. Chi Osvaldo?...

Santoro - Sar il conte! Il fidanzato!

Tullio - Ha un fidanzato?

Santoro - S! Quello che se la sposa... Sicch quando lei venuta da me... (Capisce tutto, rimane in atto di stupore).

Tullio - Era gi mattina. Si vede che aveva due stanze comunicanti come le nostre...

Santoro - Ma quella disgraziata sbaglia letti con una semplicit adorabile! Ma mica ne ha sbagliato uno. Due! E tu non ti vergogni di aver profittato dell'errore innocente di una brava creatura che crede di essere tra le braccia quasi legittime del prossimo sposo?

Tullio - Pap, io non ho fatto niente per indurla in errore. E poi mi ha chiamato Osvaldo! Non me l'aspettavo... Mi parsa una cosa cos nuova...

Santoro - Belle scuse! Se basta chiamarti Osvaldo per non farti agire lealmente!

Tullio - E poi ella stessa mi ha mormorato che non si raccapezzava... che aveva troppo bevuto... Ti dico che una donna pi deliziosa non esiste.

Santoro - Ma perch lo racconti a me?

Tullio - Pap, non insistere nella tua...

Santoro - Che cosa?

Tullio - Non insistere nella tua versione della donna addormentata... Se no finiranno per crederti!

Santoro - Ma la verit!

Tullio - Appunto! Finir poi per venir fuori la verit mia!

Santoro - Ma che razza d'uomo sei! Non stai mai fermo!

Tullio - Pap!

Santoro - Complichi l'esistenza... metti me negli impicci. Lei ha dormito effettivamente...

Tullio - Lo credo! Lo credo! Era tanto stanca!

Santoro - (lo guarda corrucciato. Una pausa) Tra le altre cose l'avevo presa per una cameriera.

Tullio - (redarguendolo scherzosamente) Ah, ah, ah! Questo, pap, ti fa torto... Una donna di grande classe...

Santoro - La classe si capisce quando una donna sta in piedi. Oh! Si pu sapere, infine, che vuoi da me?

Tullio - Niente. Te l'ho detto. Non insistere nella tua versione. Non rovinarmi...

Fidanzata - (a Tullio) Tullio, vieni che ti vuole la mamma! Ebbene? Ebbene ti ha detto?

Santoro - Ma che devo dirgli! Signorina, non neanche bello da parte sua!

Fidanzata - L'ho sempre detto che lui un tipo diverso da te! (A Santoro, accennando a Tullio) Lui modesto. borghese. Casalingo, direi. Non cos?

Santoro - Se lei sa tutte queste cose, che vuole che le dica io?

Fidanzata - (a Tullio) Mi piace, vedi? Che tu abbia un padre cos!

Tullio - Lo vedi? Perfino alla mia fidanzata monti la testa!

Santoro - Io? Ma se la monta da se!

Fidanzata - Tuttavia ti voglio bene lo stesso. Ti prendo come sei.

Tullio - Lo vedi? Si acconcia. Ma l'ideale saresti tu.

Santoro - Ve ne volete andare tutti e due?

Madre della fidanzata - Tullio, Paolina, dove siete? (Arriva in fretta. Si ferma di scatto) Ah! (Guarda Santoro con l'occhialino, poi chiede ai ragazzi) Cosa fate qui, voi?

Santoro - Buongiorno, signora.

Madre della fidanzata - (seccamente) Buon giorno. Non si pu dire che sia esemplare quel che fate. Oggi, intanto, si cambia albergo. Non voglio che mia figlia si sposi in un ambiente cos contaminato. Per fortuna vostro figlio serio e non vi somiglia.

Santoro - Infatti! Ma sono io che non somiglio a lui!

Madre della fidanzata - Se non fossi, sicura di questo cambierei albergo e citt. E mia figlia cambierebbe fidanzato.

Tullio - Mamma!

Madre della fidanzata - (lo bacia in fronte. In questo momento sopraggiunge sorridente Barberina, cos bella e cos elegantemente abbigliata da produrre un movimento di stupore in tutti i presenti. Barberina si avvicinata sorridente a Santoro desiderosa di parlargli, ma s trattiene. Momento d'imbarazzo. Quella che sorride compiaciuta la fidanzata. Il giovane figlio di Santoro lancia occhiate furtive, ma abbassa gli occhi dinanzi allo sguardo della futura suocera, ancora pi stizzita dal fatto che non pu dare sfogo alla sua indignazione) Andiamo, Paolina! Andiamo, Tullio! (Via tutti e tre, l'uno dietro l'altro).

Barberina - vostro figlio, quel giovanotto?

Santoro - S. Da che lo avete immaginato?

Barberina - Ha le vostre sopracciglia folte, caratteristiche.

Santoro - Come siete bella!

Barberina - Ah, s? (Sorride. Poi, volgendo lo sguardo intorno, dice misteriosamente) Ancora grazie! Grazie!

Santoro - Ma di che?

Barberina - Della tua storia della donna addormentata. Ah, ah! Sei stato geniale. Se c' uno che non mi ha fatto dormire sei proprio tu, nonostante che fossi tutta languida e pigra e annebbiata... Ma tu hai un certo metodo per svegliare! Come sei stato caro! Come ho sentito il tuo desiderio e la tua passione... Mi conoscevi? S? Ad Abbazia? Tu mi hai vista ad Abbazia! Dimmi la verit! Ma quanti anni hai?

Santoro - E chi lo sa!

Barberina - Senti. Stanotte avevi trent'anni. Io ho conosciuto solo mio marito, e per cos poco! L'anno scorso avevo vent'anni ed ero vedova! E sai chi sei stato tu stanotte? Il mio fidanzato.

Santoro - Io?

Barberina - Il conte mi fa la corte da molto tempo. Mi vuole sposare. veramente il mio fidanzato. Non ho voluto mai concedergli nulla. Stanotte stata la notte dell'oblo. E lo vedi? Mi sono sposata con te!

Santoro - (ha l'aria d'inghiottire qualche cosa d ostico) Cara!

Barberina - (lo guarda, gli sorride) Perch ogni tanto mi mormoravi all'orecchio Tupin?

Santoro - Eh? (Tra s) Vattelo a pescare quel mascalzone...

Barberina - Un tuo vezzeggiativo?

Santoro - Eh, s!

Barberina - Il nomignolo dell'amore?

Santoro - Ecco!

Barberina - Tupin.

Santoro - a Tupin.

Barberina - Senti. Si pu conoscere un uomo, amarlo, stargli vicino con l'anima e infine essere sua, essere felici... Questo nella realt di tutti i giorni, nella possibilit nostra quotidiana, vero? Ma io sono stata tua nel sogno, non ho conosciuta realt, ne prima n dopo. Apro gli occhi adesso... Non mi vorrai abbandonare...

Santoro - Ma no! Come faccio ad abbandonarti?

Barberina - Non importa se sono pi giovine di te. Io non amo i ragazzi. Mio marito aveva vent'anni pi di me... E anche il conte... Oh, che fortuna che io abbia sbagliato stanza I Ho sempre sentito un'oscura diffidenza per Osvaldo...

Santoro - Oh! Osvaldo!

Barberina - Si, quella diffidenza fisica oscura, che in noi, per cui non si riesce mai a essere l'uno dell'altro... Soltanto in sogno possibile quell'affinit della pelle, quella comunione fisica che ancora pi rara di quella dell'anima. Che pensi tu? Che pensi? Bisogna parlare subito al conte.

Santoro - Ma aspetta! Non precipitare!

Barberina - E, prima di tutto, dimmi che mi perdoni...

Santoro - Che cosa?

Barberina - Ti ho fatto quasi arrestare.

Santoro - Giusto! Quasi non ci pensavo pi! Bella cosa hai fatto!

Barberina - Ma senti. Spiegami questa cosa. Come potevi tu, dopo una notte simile, andartene... senza la curiosit di conoscere almeno il colore dei miei occhi.

Santoro - Sono tornato subito! Ti avrei cercato! Non potevo non essere a Milano oggi. E poi, non ti ho conosciuta ad Abbazia?

Barberina - Ah, vero! (Gli sorride. Una pausa). Ti ho fatto perdere qualche grosso affare?

Santoro - S.

Barberina - Mi perdoni? Devi perdonarmi per la gioia che ti ho data...

Santoro - Eh! Se non fosse per questo!

Barberina - Dimmi che stata tanta...

Santoro - Sarebbe impossibile farti capire quanta stata. meglio che non ti dica niente. Io mi auguro di riuscire a non dirtelo mai.

Barberina - Come sei fine e delicato! Santoro - (cerca la maniera di salvarsi) Ma guarda. Sei proprio una bambina vicino a me. Vedendoti mi pare che desiderarti ora, dopo averti vista, debba avere in se qualche cosa...

Barberina - Non vero! Non tirar fuori teorie paterne! Troppo tardi! Ti ho nel sangue. Ecco Osvaldo.

Santoro - Eh?

Barberina - Ho detto: ecco Osvaldo.

Santoro - Dov'?

Barberina - Eccolo l.

Santoro - Ah! Quello che ha domandato: Scusi, dov' la signora che ha dormito con me questa notte?. Poi si corregge e dice: Nella stanza attigua. Deve essere un cretino. E quella stava con mio figlio...

Conte - Oh, Barberina! Finalmente ti rivedo...

Barberina - (si volta, preoccupata di vedere Santoro parlare da solo) Ti presento un amico, un amico di Abbazia, un caro amico di Abbazia, quasi parente nostro, voglio dire mio... (Non conosce il nome e gli fa dei gesti).

Santoro - Santoro. Giovanni Santoro.

Barberina - Il conte Osvaldo Tavern. Ilj nostro Santoro, eh? il nostro Santoro. E peri prima cosa si cambia albergo. vero che si stai male? Tutti al Majestic. Direi di cominciare con l'andar l a fare colazione. Niente da obbiettare! Sai che ci dovevamo sposare? Mia zia se l'era messo in mente. vero?

Santoro - tutto vero quello che dite.

Barberina - (con molta grazia e leggerezza) Invece ora il fidanzato saresti tu. Ma Ora che ho rivisto Santoro...

Conte - Ma come?

Santoro - Un momento. La signora scherza.

Barberina - E la vostra promessa? (Santoro la guarda costernato). La vostra promessa di quel giorno?

Santoro - Ah! Ma ne passato del tempo!

Barberina - Vado a mettermi un soprabito, a chiudere il baule. Tra due minuti sono qua. Con permesso?... (Via).

Conte - Senta...

Santoro - Dica, conte.

Conte - Siamo due uomini. Su per gi abbiamo la stessa et. Possiamo parlarci francamente?

Santoro - Ma da un'ora tutti' i miei sforzi sono rivolti alla possibilit di dire quel che penso, quello che vero, quello che ho nel cuore. Ma sapete che difficile?

Conte - Ebbene, quella donna veramente mi cara. una graziosa creatura. La credo anche una onesta donna. Avevo deciso di sposarla, anche perch ella ha bisogno di assistenza. Sono di fronte a un gentiluomo. Posso chiedere alla sua lealt una parola chiara?

Santoro - Tutto quello che volete.

Conte - C', oltre che una promessa, un legame tra voi?

Santoro - Niente.

Conte - Forse che ad Abbazia...

Santoro - Ad Abbazia niente. In altre parti del mondo niente. Qui niente.

Conte - Soltanto... una vecchia conoscenza?

Santoro - Vecchia... Ci sarebbe anche da discutere sul vecchia. Tuttavia...

Conte - Tuttavia... Come mai quel suo entusiasmo... per lei?

Santoro - La signora ha una grande considerazione di me. Ecco tutto. Sono fissazioni. Chi sa poi perch. Con lei forse che...

Conte - Niente. I nostri rapporti sono innocenti.

Santoro - Come con me.

Conte - Non c' stato che un'amicizia.

Santoro - Con me neanche quella.

Conte - Che dite? Ma sar basata su qualche cosa... questa grande considerazione...

Santoro - Macch! La considerazione di una donna, quando sincera, basata su niente. cos che va avanti l'umanit. Se non fosse cos andrebbero avanti solo gli uomini d'ingegno, e forse sarebbe una calamit da un'altra parte. La mia tutta una fama usurpata. Ma andate a levarglielo dalla testa! Volete un consiglio? Portatevela via stanotte. Sposatela domattina. Ci vuole un atto di forza, capite? Se no vedrete

Conte - Che succede?

Santoro - Senza Fatto di forza da parte vostra? Quella lo compie lei l'atto di forza.

Conte - Su che?

Santoro - Su di me. Quella mi sposa. Quella m'impaccotta, mi porta al Municipio. Poi mi chiude a chiave in un orto. Forse si dimenticher che io la sto ad aspettare tra le insalate e io sar tutto intirizzito. Poi s'impadronir di me. Far quello che crede.

Conte - Ma come! Ha tanto potere su voi?...

Santoro - Non lei. Chi comanda un'altra persona.

Conte - E questa persona si serve di lei?

Santoro - S. E senza che lei lo sappia. Sapete quegli aeroplani che si comandano a distanza con le onde? Immaginate di poter dare, a un tratto, coscienza a quell'aeroplano; quello crede di seguire la sua volont. Invece ilo. La volont un'altra.

Conte - (non capisce troppo) E io non potrei essere vostro alleato per liberarvi?

Santoro - Io far tutto quello che occorre perch sia vostra. Vi esalter. Mi oltragger. Siete capace di secondarmi? Anche se vedrete cose strane, siete capace di non credere a niente, di credere solo a quello che vi dico io?

Conte - Sta bene.

Santoro - Qua la mano. Sar vostra.

Conte - Grazie. (Entra dalla destra, . nato, Tullio).

Santoro - Eccolo qua. Che c' ancora? Quando ti vedo immagino subito una nuova complicazione. Ma mi vuoi lasciare in pace? Che c'? Presto. (Presentando) Mio figlio. Il conte Taverne.

Conte - Oh! Parlate pure liberamente. Io vado a sollecitare la signora. Star chiudendo le valigie e il baule. Vado a vedere. Torno subito. (Stringe la mano a Tullio) Piacere.

Santoro - Avanti, che c' ancora?

Tullio - La futura suocera...

Santoro - Che altro vuole la futura suocera? E tu quando la finisci di mettermi negli impicci?...

Tullio - Pap, la futura suocera impazzita. Seguita a investigare, a fare inchieste. Ora ha saputo dalla signora del direttore che la signora... quella tale...

Santoro - Barberina.

Tullio - Si. una brava signora onorata e irreprensibile. Sono amiche. Si sono conosciute...

Santoro - Ad Abbazia.

Tullio - Come lo sai?

Santoro - Qui tutti ci siamo conosciuti ad Abbazia. Va' avanti.

Tullio - Ma vero!

Santoro - S, verissimo. una brava signora. amica della moglie del direttore. Si sono conosciute ad Abbazia.

Tullio - Quando la suocera ha saputo che si trattava di una signora per bene che tu avresti...

Santoro - Che io avrei... Sbrigati.

Tullio - Che tu avresti compromessa, non stata pi nella propria pelle. diventata una furia. Sai le furie quando sono animate da onesto zelo? disposta anche a mandare per aria il nostro matrimonio se...

Santoro - E sempre la stessa minaccia! Sempre per quella miseria del milione! E rinunziaci al milione! Che io veda un tuo bel gesto nella vita! Uno!

Tullio - Pap...

Santoro - Va bene. Niente! Parla. Che pretende la futura suocera? Che comanda?

Tullio - Vuole che tu ripari esemplarmente al danno recato a quell'onesta signora.

Santoro - Senti... Se non te ne vai... Se non mi lasciate in pace... Quand' che ti sposi?

Tullio - Lo sai: tra quattro giorni.

Santoro - Sta bene. Chiama la suocera. Falla venire qui appena sar scesa la signora. Che io dichiari di sposarla? Ma subito! Finch si tratta di dichiarare!

Tullio - (contento) Oh, pap!

Santoro - Ma quando ti sarai sposato, almeno per tre mesi non ti far vedere da me.

Tullio - S, pap.

Santoro - S, pap!. Non sai dir altro... Ma una al giorno ne inventi per darmi fastidio! Ci sono poi le giornate di gala in cui sei tutta una fontana di invenzioni. E hai quell'aria melensa... con quelle sopracciglia!... vero che sono come le mie... Ma tutti le notano...

Tullio - Pap! Sei tu che me le hai fatte...

Santoro - Ma s! Ti ho fatto tutto! Ma questo non ti autorizza ad abusarne!...

Tullio - Pap, vado... La signora sta per venire...

Santoro - S, va', va'!

Barberina - (precedendo il conte) Amore mio, t'ho fatto aspettare... Siccome cambiamo albergo ho dovuto chiudere tutto... Vogliamo andare?...

(Arrivano Tullio, la fidanzata, la madre della fidanzata, la signora del direttore).

Santoro - Eccomi pronto! Mi pare di averle gi presentato mio figlio...

Barberina - S! S!

Santoro - La fidanzata di mio figlio, la madre della fidanzata di mio figlio, il conte Taverne... La signora Barberina... mia fidanzata...

Barberina - (gettandosi tra le braccia di Santoro) Oh, a-more mio! (Indi ai conte, che rimane trasecolato) Era fatale! (Poi si unisce al gruppo da cui riceve complimenti e felicitazioni).

Santoro - (ha subito preso sottobraccio il conte e gli grida all'orecchio) Niente paura! Lascia che sia la mia fidanzata, lascia che sia mia moglie e tutto quello che vuole la suocera... (Con voce tonante, facendo sobbalzare il conte) Osvaldo! (Tutti si voltano di colpo) Sar tua, te lo giuro! (Subito si unisce al gruppo).

Barberina - (gli presenta la signora Rosalia) La mia amica di Abbazia...

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

Albergo sul lago. Salotto e giardino pensile fra una stanza e l'altra. Grandi alberi contro il cielo infuocato. L'ora del tramonto.

Barberina, in leggiadro abito, viene dalla sinistra infilandosi i guanti, accompagnata da Rosalia, mentre un cameriere viene dal fondo per aggiungere qualche cosa alla tavola elegantemente apparecchiata con quattro coperti.

Barberina - (al cameriere) Tutto pronto? Oh! Avete portato la tavola!

Quarto cameriere - S, signora. La torta, la frutta, lo champagne.

Barberina - Bene. Noi saremo di ritorno tra dieci minuti.

Quarto cameriere - Sta bene, signora.

Barberina - La frutta, mi raccomando.

Quarto cameriere - Guardi.

Barberina - Dov' il conte?

Conte - (dalla sinistra) Presto, mancano cinque minuti all'arrivo del treno.

Rosalia - Andiamo, andiamo. (Via tutti e tre dal fondo, a sinistra).

Quarto cameriere - ( occupato a ordinare la tavola).

Tullio - (appare dalla destra) Ehi, cameriere!

Quarto cameriere - Comandi!

Tullio - (a Paolina) Vieni, vieni Paolina. (Paolina appare). A che ora arriva il treno?

Quarto cameriere - Tra pochi minuti. Loro, arrivano adesso?

Tullio - S, col motoscafo.

Quarto cameriere - Ah!

Tullio - Sentite, caro. Quei signori sono andati incontro a mio padre.

Quarto cameriere - Infatti, sono andati incontro a un signore. Probabilmente sar suo padre.

Tullio - Come probabilmente ! Noi siamo in viaggio di nozze...

Quarto cameriere - Ah! Bene!

Tullio - Mai pi mio padre immagina che noi siamo arrivati qui.

Quarto cameriere - E deve ignorarlo?

Tullio - Altro che! Pap ama di queste improvvisate. Vogliamo fargli una sorpresa. Ma non subito. Forse oggi, forse domani. Insomma lei ci ignora, non ci ha visti; anche se ci vede passare non ci conosce, non si sogner di dire che una coppia di sposi arrivata all'albergo. Basterebbe la frase una coppia di sposi per metterlo in sospetto. Adesso ripeter questo discorso alla cameriera della signora Santini. Al portiere l'abbiamo gi detto. Che altro? (il cameriere, sempre approvando e sorridendo, si un po' allontanato).

Paolina - Baciami.

Tullio - Aspetta. Io dico: Che altro?. E tu: Baciami. Non c' relazione. Che nesso c'? Paolina - Baciami.

Tullio - (la bacia) Dicevo dunque: che altro? Nient'altro. (A un gesto di Paolina, che si avvicina) Adesso basta. Adesso andiamo a parlare alla cameriera...

Paolina - (al cameriere) Lei capisce, per la sorpresa!

Quarto cameriere - Che sorpresa?

Paolina - A mio suocero.

Quarto cameriere - Ah!

Paolina - Basti dire che lui ci immagina ancora a Parigi!

Tullio - E inutile che gli racconti queste cose. A lui non interessano affatto.

Paolina - Baciami.

Tullio - Anche questo. Lui ha capito perfettamente che siamo in viaggio di nozze. Se insisti troppo, anzi, comincer a sospettare che sia un trucco e che noi due stiamo tramando chi sa che cosa.

Paolina - Ma io lo faccio per me. Che m'importa del cameriere?

Tullio - Ah, se lo fai per te, allora giusto! (Lo bacia).

Quarto cameriere - (scuote il capo sorridendo).

Tullio - Cameriere, un'altra domanda.

Quarto cameriere - Dica pure.

Tullio - D che umore il conte?

Quarto cameriere - - Quale conte?... Ah, s! Placido.

Tullio - La sagacia dei camerieri! Tenga. (Gli d una moneta d'argento). Non ha detto: gioioso. Non ha detto: allegro. Non ha detto: sereno. Placido. C' tutto il conte.

Paolina - Dio, come sono contenta! Essere qui dove lui sta per arrivare, in questo ambiente quasi suo, dove egli si muover! Forse tu non ci credi, ma questo mi elettrizza...

Tullio - Ho capito, ho capito...

Poalina - Tuo padre di quegli uomini che con la sola presenza diffondono allegrezza.

(Il cameriere si allontana un momento).

Tullio - Basta, adesso! Non ti montare la testa. A Parigi non facevi che parlarmi di lui. Per disgrazia non abbiamo visto una sola bella donna a fianco di un giovanotto. Parigi il tripudio dei maturi. Tu dici che l'et radiosa.

Paolina - S! L'et estrema!

Tullio - Che vuoi intendere con quell' estrema?

Paolina - L'et in cui l'uomo rifulge di tutto quello che deve abbandonare. Tu ci vedi il fulgore e anche la disperazione.

Tullio - Ma scusa: allora perch non ti sei sposata con mio padre?

Paolina - Perch il fulgore non eterno. Ho vent'anni. Baciami.

Tullio - S, ma non pensare a mio padre. una cosa che mi secca.

Paolina - No. (Lo bacia. Rimane incantata).

(Il cameriere rientra).

Tullio - (la guarda, la scuote) Paolina!

Paolina - (come destandosi) Eh? Andiamo?

Tullio - S, andiamo. (Via entrambi a sinistra).

(Si odono voci gioiose. Barberina, Rosalia e il conte che arrivano insieme con Santoro).

Santoro - (di dentro) Ah! Ma com' bello qui!...

Barberina - (di dentro) Ti piace?

Rosalia - (c. s.) Tutto stato scelto per voi.

Santoro - (entrando con gli altri) Ah, s! Ma nulla impedisce a voi di godervelo egualmente.

Rosalia - Ah, certo!

(Il cameriere s'inchina al nuovo arrivato).

Santoro - Ma come? La tavola apparecchiata?

Conte - Oh, poca cosa! Noi abbiamo gi cenato. E immagino che tu...

Santoro - E io pure.

Conte - Barberina ha pensato che avresti gradito un po' di torta e un po' di frutta. Sar bene accendere la luce. . ,

(Il cameriere accende. Lampade colorate rendono l'ambiente ancora pi intimo e dolce. Il cielo, gi incendiato dal tramonto, si va oscurando).

Santoro - Molto gentili...

Conte - Sai? Ti ho fatto assegnare una bella stanza.

Santoro - S, benissimo.

Conte - (accennando a sinistra) Da quella parte la stanza di Barberina.

Santoro - Ah!

Barberina - (a Rosalia) Vieni di l a posare il cappello nella mia stanza. (Via a sinistra tutte e due).

Santoro - (premurosamente, al conte) Ebbene?

Conte - Niente. Tutto come prima. Lei graziosa, gentile, talvolta piena di capricci, ma sempre deliziosa. Per niente che non sia amicale. Sono come un padrino, capisci? Ora mi vado rassegnando a questo ruolo.

Santoro - Ma non ci pensare neppure. Vedrai che verr la tua volta.

Conte - sempre tutta entusiasta di te. Parlami francamente.

Santoro - Ma vuoi che t'inganni? T'ho detto che non ho fatto nulla per meritarmi questa grande considerazione e ti giuro che non far nulla per accrescerla. Ti ripeto che verr la tua volta. un momento. Lascialo passare. Solo ti consiglio di essere pi di buon umore. Le donne, lo sai, amano chi le fa ridere. Alla nostra et, poi, se non ridi sei un sentimentale triste.! Allora sei buffo. Tu sei pieno di risorse, pieno di spirito, ma non lo fai vedere. Bisogner che io ti aiuti a valorizzare te stesso. Comincer subito a tavola, vedrai. A tavola ti valorizzo. Ma, intanto, tieni conto di quello che t'ho detto. Se non ridi, si vede l'et.

Conte - Ho capito. Ma senti...

Santoro - Dimmi.

Conte - Infine, che cosa t'impedisce di essere quello che lei vuole che tu sia? Il suo innamorato, il suo amante o suo marito? Che cosa anche potrebbe averti impedito di esserlo gi?

Santoro - Immagina una cosa terribile. Immagina, per esempio, che io sia suo padre!

Conte - (spaventato) Di chi? Di Barberina?

Santoro - Di Barberina! Immagina ch'ella non lo sappia, povera... innocente!

Conte - (gli stringe le mani) Ah, Santoro!

Santoro - Non ti rallegrare. Per uscirne bisogna creare qualche cosa.

Conte - S, ma che cosa?

Santoro - Non lo so ancora bene, ma qualche cosa dovr maturare qui... subito... Perch se quella, per esempio, entra nella mia stanza... Intendi questo?

Conte - Eh, se lo intendo!

Santoro - Cosa che io ho, con tutte le mie forze, evitato finora... Tu lo sai...

Conte - Lo so... Me lo hai detto tu...

Santoro - E che vuoi dire? Lo sai benissimo!

Conte - Ma s! Ti credo! Se ci sono quelle ragioni a cui hai accennato...

Santoro - Capisci? Se entra nella mia stanza e il padre si smarrisce...

Conte - Oh, Dio! Tu?

Santoro - Io, s! Se questo succedesse, capisci? E tutto pu succedere... Anche i padri si smarriscono... Allora si creerebbe l'irreparabile da un'altra parte... Mi vedresti correre per tutto il mondo con una valigetta in cerca di oblo... L'oblo sarebbe introvabile... La disperazione sempre chiusa nella valigetta e io sempre pieno di vergogna e di dispetto... Non puoi credere quello che provo quando lei mi abbraccia e mi bacia sulla bocca... Tutti i momenti lo fa... Hai capito, ora?

Conte - S.

Santoro - Mi credi?

Conte - Pienamente.

Santoro - Hai fede in me?

Conte - Ho fede e ti compiango. Che devo dirti?

Santoro - Puoi dirmi quello che ti pare. Abbracciami.

Conte - Volentieri. Sei un leale amico.

Santoro - Oh, almeno sento vicino a me il tuo brutto muso! Sento le tue braccia... un ristoro. Ma lo sai che provo quando lei mi abbraccia?

Conte - Non lo so. So quel che proverei io...

Santoro - Tu che proveresti? Non lo sai. Allora dimmi cosa provi quando vedi che lei mi bacia.

Conte - Invidia.

Santoro - Beato te! Almeno un sentimento chiaro. Mentre io sono negli abissi!

Conte - Che provi?

Santoro - Non si pu dire. troppo complicato. Ho l'impressione di sprofondare. (Quasi trasognato) Delizia, martirio, ma gi... gi...

(Barberina e Rosalia vengono dalla sinistra senza cappello, leggiadrissime, tenendosi per mano. Nello stesso momento il quarto e il quinto cameriere arrivano dal fondo e spostano le sedie della tavola per invitare a sedersi. Il quarto cameriere serve l'antipasto che depone su una specie di consolle, adibita al servizio della tavola).

Barberina - Oh, sediamoci! (A Santoro) A te piace il dolce? (Lo bacia sulla bocca).

Santoro - (in grande imbarazzo, volge un'occhiata significativa al conte con un'aria da vittima) Ah! cos che voi fate per accertarvi che uno ama il dolce?

Barberina - Sicuro!

Santoro - E riescile a capire?

Barberina - Si sente subito.

Santoro - una maniera originale, non dico di no... (Si siedono). Spero che non rivolgerete questa domanda abitualmente a tutti...

Barberina - No! A te solo! Ma perch mi dai del voi ?

Santoro - (al conte) Lo vedi? fatta cos!

(I camerieri, intanto, servono e ogni tanto spariscono in fretta per tornare al momento opportuno).

Rosalia - (a Santoro) Non ci avete detto nulla dei ragazzi.

Santoro - Che ragazzi?

Bosalia - Ma come! Gli sposi! Siete stato dieci giorni fuori per loro, no?

Santoro - Eh! Altro che! Non sono cose che si possono dimenticare. Il da fare che d un matrimonio! Tutto andrebbe liscio se non ci fosse la sposa... no, quella l necessaria, se non ci fossero le altre donne... Non basta mai nulla... Non s finisce mai... La suocera, poi, con la sua aria contrita... Trattarla male non si pu... e bisogna rispondere ai suoi terribili quesiti... Credete che vostro figlio non pretenda questo? Credete che non pretenda quest'altro?... Voi che lo conoscete, credete che abbia degli scatti di collera?. Ma no! Voi che lo conoscete... Io lo conosco? Lo conosco s, diamine, ma come faccio a sapere se avr uno scatto di collera! Sono cose poi, che non riguardano un padre! Basta. Venne il momento della stazione. Questo dolce lo trovo squisito.

Conte - Anch'io.

Rosalia - Merito di Barberina.

Barberina - Non l'ho fatto io. L'ho semplicemente ordinato...

Rosalia - Dunque, viene il momento della stazione...

Santoro - Ah, s! L'invocato momento! Per averlo troppo atteso naturalmente il treno l che non parte mai. I treni sono di una caparbiet inqualificabile. Ma poi siccome tutto arriva... Osvaldo!

Conte - Dimmi!

Santoro - (sottolineando) Siccome tutto arriva a questo mondo, anche il treno si mosse... Addio, addio! Non vi fate vedere per tre mesi, fate il vostro viaggio di nozze lunghissimo! . Ora sono a Parigi. Da Parigi forse s'imbarcheranno per l'India... Fa piacere, in questo momento, pensare che possono essere partiti per l'India. Che siano felici, ma che di questa loro felicit io abbia notizie soltanto epistolari o telegrafiche...

Barberina - (dopo una pausa) Ha sempre quelle sopracciglia folte?

Santoro - Chi? Ah, mio figlio? Gli ho detto: Radile... Non cercare di imitarmi in tutto!. Mi ha risposto: Pap, me le hai fatte tu... Va bene, te l'ho fatte, ma tu ne abusi...

(Barberina e gli altri ridono).

Conte - strana questa specie d intolleranza fisica, questa specie di avversione, si pu dire, del padre contro tutto quello che sfiora la vita sensuale del figlio. Una sorta di pudore offeso, una sorta di opacit tra i due esseri.

Santoro - (estasiato) Come vero! Come vero! (Le signore approvano). Badate che quel che ha detto di una verit e di una profondit straordinaria! Bravo, conte! Io trovo che tu parli poco! Io trovo che tu non esprimi quel che hai dentro, mentre tu vivi una vita spiritualmente vibrante e profonda. Forse, chi sa, sei troppo raffinato per rivelare il tuo vero essere!

Conte - Tu adesso esageri i miei meriti. Ma io ho tante volte riflettuto a quel disagio a cui ho accennato tra padre e figlio. Ho osservato, per esempio...

Santoro - (alle due signore che si mormorano qualche cosa all' orecchio) Zitte, zitte...

Conte - Ho osservato, per esempio, che tra madre e figlio diverso. C' da parte della donna una sorta d'indulgenza.

Santoro - (muovendosi precipitosamente dal suo posto e mettendosi in piedi a fianco del conte) Com' vero! Mi congratulo con te! Sei un osservatore profondo. Vedi, tu mi ti riveli! Se fossi una donna ti abbraccerei. Qui ce ne sono due che non lo fanno e hanno torto.

Barberina e Rosalia - No, no, ammiriamo!

Santoro - (sempre rimanendo in piedi) Oh! Lei ammira. Senti? Ammira. E ha ragione. Ti assicuro che io non credevo che tu vivessi spiritualmente con tanta profondit. E ti rendo un po' umiliato il dovuto omaggio! Dico umiliato perch avrei avuto il dovere di conoscerti meglio e perci di non meravigliarmi adesso. (D un'occhiata a Barberina, poi torna lentamente al suo posto).

Rosalia - S, sta bene. Ma, dico io, dinanzi a un bimbo che disagio pu provare un padre?

Santoro - Che c'entra!

Conte - Che c'entra il bimbo! Si parla di uomini.

Rosalia - Diventeranno uomini anche loro!

Conte - Diventeranno, non dico di no, ma intanto il miracolo di essere fuori della pesantezza umana. Quando hai un bambino in braccio tu non vedi il futuro ministro, il futuro commendatore?

Barberina e Santoro - Ha ragione! Ha ragione!

Conte - Dunque vedete che i bimbi non c'entrano quando si parla di figli!

Santoro - Ah, sentite! Com' vero! Com' vero! Ma perch, scusa, hai l'abitudine di stare zitto? Ma non vedi le cose belle che dici? Barberina! Signora Rosalia!

Barberina e Rosalia - (scuotendosi) Eh?

Santoro - Ma non avete sentito?

Rosalia - Abbiamo sentito!

Santoro - Ma Barberina!

Barberina - Eh, caro! Non mi fare impaurire!

Rosalia - Lei diceva a me (accenna a Barberina) che il lago sempre un po' triste.

Santoro - (seccato che la conversazione sviata) Ma andiamo, via! Che c'entra il lago! Se triste peggio per lui ITI lago dell'umore di chi gli sta vicino. Per me, per esempio, questa sera, allegrissimo.

Rosalia - S! Questa sera di buon umore.

Barberina - Spiritoso.

Santoro - Chi?

Rosalia - Voi.

Santoro - (stizzito) Ma che c'entro io? lui! (Accenna al conte). lui che dice delle cose bellissime. (A Rosalia) E voi dite del lago? Eh? Voi siete di quelli che quando si trovano al lago dicono bene del mare, quando sono al mare elogiano la montagna! Che ne dice il conte? come se io, per esempio, mentre mangio I111 alla vostra tavola questa deliziosa pesca mi mettessi a lodare l'uva. Che ne dice il conte? E che dir la pesca?

Conte - la cattiva educazione contro il paesaggio. Noi siamo ospiti, infine, dei luoghi, dove ci rechiamo, e quasi pretenderemmo che il lago si mettesse a fare il mare.

Santoro - (ride rovesciando un po' il capo sulla spalliera della sedia. Le signore lo imitano. A me quanto diverte quell'uomo!... (Fa di cenni con la mano per esprimere la sua ilarit)!

Conte - Ma se non ti piace un posto, non andarci! proprio una maleducazione! (A Barberina) Volete una sigaretta? (Santoro l'offre alla signora Rosalia).

Barberina - Grazie. Stasera la vostra beneficiata. Avete detto delle cose giuste. Veramente siete un timido, vero Santoro?

Santoro - (quasi arrabbiato) Oh! Altro che timido! (Al conte) Fa impressione per quanto sei timido! La vita non d: essa offre occasione! di prendere. E se non afferri non hai! (Io! guarda).

Conte - (a sua volta imitandolo) Ecco, ecco! Hai detto una cosa vera... (Le signore approvano).

Santoro - (con violenza) Ma fammi il piacere! Ho detto una cosa che sanno tutti! Andiamo, via!

Barberina - Ma perch ti arrabbi?

Santoro - (riprendendosi, sorride) Io? No!

Barberina - (a Rosalia) Prendi il caff?

Rosalia - S.

Santoro - Anch'io. (Al conte) Tu?

Conte - S. (Al cameriere) Quattro.

Cameriere - (via di corsa).

(Si alzano tutti e quattro contemporaneamente).

Barberina - (sporge il viso verso Santoro come se volesse baciarlo).

Santoro - (schernendosi) Vorreste domandarmi ancora se mi piace il dolce. Avete visto quanto ne ho mangiato! (Si siedono. Rosalia a parte, il conte a parte e Barberina e Santoro davanti).

Barberina - Che c'entra? Sei o no il mio fidanzato?

Santoro - Ma s! Ammesso che si possa chiamare fidanzato uno della mia et... Alla mia et si pu commettere la follia di sposare una donna, ma chi la commette non si chiama fidanzato. Si dice un imprudente, un pazzo...

Barberina - Ah, grazie!

Santoro - Non dico per voi. Voi siete una deliziosa donna. Chi sposa voi un uomo avventurato. Ma chiuda gli occhi, si nasconda, non passi per fidanzato neppure un momento! (/ camerieri servono il caff. Santoro, mentre beve il caff) A proposito, come passate la vita qui?

Conte - Passeggiate, gite sul lago. La mattina ci si alza presto.

Rosalia - Al levar del sole!

Barberina - Quasi...

Santoro - Benissimo!

Barberina - Naturalmente, la sera si va .a dormire con le galline.

Santoro - Ecco una cosa che non mi va.

Barberina - Vi piace andare a letto tardi?

Santoro - Sono le galline che non posso soffrire. Andarci a letto, poi, deve essere odioso.

Rosalia - (si alza) Ragazzaccio! Certe volte mi sembrate proprio un ragazzaccio. (A Barberina) Vado a prendere il cappello che ho lasciato nella stanza tua.

Barberina - (si alza anche lei) Vieni, vieni. (Via entrambe a sinistra).,

Santoro - (animatamente) venuta la tua ora!

Conte - (spaventato) Che succede? Hai qualche presentimento?

Santoro - Ma no! Dico che venuta la tua volta!

Conte - Senti. Ti ringrazio degli sforzi che fai. Ma vedi l'effetto...

Santoro - Ma come! Non t'ha detto che sei timido?

Conte - S!

Santoro - lei che te lo rimprovera! Fatti avanti. Scuotiti. Crea qualche cosa. Strappale una promessa.

Conte - Si fa presto a dire!

Santoro - Intanto, io le parlo.

Conte - Ah! Questo piuttosto. Eccola l.

Santoro - Cerca di allontanarti un momento con la signora. Va' a vedere il lago con la luna.

Conte - Non c' luna.

Santoro - Inventala.

Conte - E poi?

Santoro - Portala qua, ma dopo aver aspettato un quarto d'ora.

Conte - Sta bene. (A Rosalia e a Barberina) Non si fa una passeggiatala di dieci minuti?

Rosalia - (c/te ha il suo cappellino in mano) Io si, volentieri. (Guarda Barberina perplessa).

Barberina - Forse verremo anche noi.

Rosalia - Benissimo. (S avvia col conte).

Barberina - Caro, sei stato poco gentile con me, stasera. Devo sempre io rincorrerti, strofinarmi a te!

Santoro - E tu sei stata poco gentile col conte. Un uomo come lui! Sai che un uomo di prim'ordine?

Barberina - S, ma io che ci posso fare?

Santoro - Ti ama. Ti guarda estatico. Assapora le tue parole. Cio le assaporerebbe. Ma tu non gliene dici una buona!

Barberina - Appena torna, per farti piacere, gli dar un bacio.

Santoro - Oh, brava! Ma non uno dei soliti baci fatui, dati all'aria, a destra o a sinistra, fuori le guance o ;n fronte. Non mica tuo zio!

Barberina - Non posso baciarlo come bacio te.

Santoro - Perch?

Barberina - Tu sei il mio amante! Non sei il mio amante?

Santoro - (scuotendo il capo) Ma... s!

Barberina - inutile. Quando mi prendi tra le braccia sei un altro.

Santoro - Lo puoi dire! Quando poi che ti prendo tra le braccia? Quella volta!

Barberina - Quella volta, s! Dieci giorni, fa!

Santoro - S, sempre quella volta. Hai sempre in mente quella volta!

Barberina - Se stata la sola! Come posso aver in mente le altre?

Santoro - S, ma vorrei che la dimenticassi! Allora non ti conoscevo. Buio completo.

Barberina - S! So che ti piace il mistero! Ma perch, dimmi, ti piace non vedermi? Spingesti ancora pi l'imposta da cui entrava un filo di luna.

Santoro - Io?

Barberina - S. E chi? Io?

Santoro - (riprendendosi) S... per il mistero! Quella canaglia... complic le cose.

Barberina - S, fosti veramente una canaglia! (Ride). Ti piace sentirti dare della canaglia?

Santoro - Tanto mi piace che me la do da me!

Barberina - S, ma quando te lo dice una donna che la tua amante...

Santoro - Ascolta, Barberina.

Barberina - Ti ascolto!

Santoro - Io sono il tuo fidanzato, tu dici.

Barberina - S, sei anche il mio fidanzato!

Santoro - Aspetta che inghiottisca questa parola. Non riesco a mandarla gi.

Barberina - Bene. Passaci sopra.

Santoro - Da che mi sento tuo fidanzato, io ti guardo con altri occhi.

Barberina - (impaurita) Non ti far venire in mente l'idea di rispettarmi! Io non voglio essere rispettata!

Santoro - Sta' buona! Figurati se io ti rispetto! Io non ti rispetto affatto. Oh! Mettiamo a posto le cose.

Barberina - Va' pure avanti!

Santoro - Per una fsima di vecchio sentimentale... ti prego: aspettiamo di essere marito e moglie... Non rispetto, ti dico... figurati se io ti rispetto!... un sentimento mio... Vedi: io medito un viaggio... un viaggio lungo... che nessuno sospetta, durante il quale nessuno avr notizie di me...

Barberina - Di noi, vuoi dire.

Santoro - Di noi. Un viaggio durante il quale a nessuno possa venire in mente di raggiungermi.

Barberina - Raggiungerci, vuoi dire.

Santoro - Raggiungerci.

Barberina - Come sar bello, attraverso paesi sconosciuti, stare sempre attaccata a te!

Santoro - Tu sogni questo?

Barberina - S.

Santoro - Ebbene, sogna.

Barberina - Ho capito. Ma che vuoi concludere con questo bel programma? Che io debba essere tua sposa e poi...

Santoro - S.

Barberina - Non per rispetto...

Santoro - Macch!

Barberina - Per sentimento.

Santoro - S.

Barberina - (si alzata. tutta bella davanti a lui) Che t'ho da dire? Fa' come vuoi. Non voglio contrariarti.

Santoro - Adesso perch mi guardi cos?

Barberina - Tu mi ami?

Santoro - Senti. Io ho tale tumulto, io ho tale confusione dentro di me che non mi raccapezzo Perci non domandarmi se ti amo. E non seguitare a guardarmi in quel modo. Vorrei entrare nella tua testa per capire a che stai pensando.

Barberina - Penso che non ti voglio contraddire. Penso che forse una cosa gentile per un uomo considerare la sua futura mogliettina con un sentimento come il tuo. Forse bello, s! Soltanto...

Santoro - Soltanto?

Barberina - Soltanto star a vedere se tu hai la forza, questa sera, di non venire da me, quando sar cos facile per te, se mi ami, essere felice. Girare una maniglia... che cos' girare una maniglia?

Santoro - Eh! So bene che cos'! Pare facile.

Barberina - Come, ce pare ?

Santoro - Pare.

Barberina - Certo che quando si hanno certe fisime in testa... Non ci dobbiamo sposare?

Santoro - Ma s...

Barberina - E allora! Io mi considero tua moglie. La tua mogliettina giovane... Vedrai quanta gente t'invidier! Vedrai i tuoi amici... Ah! Ma guarda quel Santoro!... Guarda che bella mogliettina s' presa!.... E questo ti ringiovanir, sai? dimostrato che quando si sta vicino a una giovane...

Santoro - Dimostrato da chi?

Barberina - Per bacco, dalla scienza!

Santoro - Ah! Allora non c' dubbio.

Barberina - Quando un uomo di una certa et... Posso dire che sei di una certa et?

Santoro - Per bacco! il meno che tu possa dire.

Barberina - ... Sta vicino a una mogliettina giovane ringiovanisce.

Santoro - E siccome tu sei troppo giovine avverr questo: che io torner alla mia infanzia... (Barberina ride). Figurati lo stupore dei miei amici! Mi prenderanno per mio nipote!

Barberina - (ride) Caro! Ebbene, senti. Io non ti dico pi niente. Star in attesa. Chiuder gli occhi, al buio... Veramente non ci sarebbe bisogno di chiuderli...

Santoro - quel che pensavo anch'io...

Barberina - S! Ma hai notato che, nel buio non piacevole tenere gli occhi aperti? Non sii sogna? Non si riposa? A che pensi?

Santoro - A che vuoi che pensi? Alla nostra situazione.

Barberina - Oh, amore mio, credilo! Il tuo sentimento rivela la tua delicatezza... Io ti sono grata... Ma io ti ho parlato sempre a nome dell'amore... La nostra storia senza preludio.

Santoro - Ci siamo inabissati.

Barberina - perci che io non conosco altro linguaggio. Tu non me lo hai insegnato, amore mio... E io prego Dio che la nostra storia non abbia nemmeno epilogo...

Santoro - Scoppier in aria.

Barberina - Preferisco.

Santoro - Per carit, non mi baciare...

Barberina - Hai paura? Scommetto che lai tua preoccupazione il conte. Temi che arrivi, temi che ci veda...

Santoro - Ma che conte! Sono molto lontano I da lui in questo momento! Vedi... se non avessi la visione di quel viaggio... di quel lungo viaggio...

Barberina - Che faremo.

Santoro - Che faremo... Sarebbe da impazzire!

Barberina - Caro! Caro! (Lo bacia. Santoro si dibatte tra la delizia e l'orrore. Siccome ha un tavolinetto davanti a s vi appoggia la fronte e rimane immobile. Barberina, sorridendogli, lo guarda; poi lo scuote, lo chiama) Giovanni!

Santoro - (alza il capo) Chi Giovanni?

Barberina - Non ti chiami Giovanni?

Santoro - Ah, vero! (Riabbassa il capo).

Barberina - Ecco il conte. (Santoro si scuote e si alza). E la signora?

Conte - S' fermata nella sua stanza. Ora viene.

Barberina - (a Santoro) Guarda come mantengo la promessa. (Sorride al conte). Abbiamo parlato di voi.

Conte - Di me? Quando si dice essere a corto d'argomenti!

Barberina - Non bisogna, non bisogna essere troppo timidi, remissivi e modesti.

Conte - Io timido? Sono tutt'altro che timido. Anzi sono intraprendente!

Barberina - (ride sonoramente) Intraprendente lui! Se non mi ha mai dato un bacio!

Conte - S, s! Ho tentato! Altro che!

Barberina - (canzonandolo) Ah! Tentato!

Conte - Non potevo baciarvi per forza!

Barberina - Datemi subito un bacio. (Il conte le afferra prontamente il capo e la bacia). Ecco. (Lo bacia sulla bocca un istante).

Santoro - (tornato di buon umore, approva battendo le mani) Te lo dicevo io che sarebbe venuta la tua volta!

Barberina - Amici miei, non ho sonno, non sono stanca, ma ho voglia di distendermi sul letto. Sono stata tutto il giorno in piedi!

Santoro - (al conte) Hai portato la luna?

Conte - Macch! Non c' stato mezzo di trovarla.

Barberina - Salutatemi Rosalia. Notte fonda.

Santoro - Fonda!

Conte - Che vuol dire?

Santoro - Vuol dire che tu non hai portato la luna. Perci la notte ne subisce le conseguenze.

Barberina - Avete capito? Buona notte!

(Via a sinistra).

Santoro - Ti ha domandato se hai capito.

Conte - Questa volta ho capito.

Santoro - (lo guarda) Un momento. Che cosa hai capito?

Conte - Mi aspetta.

Santoro - (spaventato) No! Ma no!

Conte - (corrucciato) Basta, neh?

Santoro - (stupito) Che cosa basta?

Conte - Basta con la tua tutela. Divento maggiorenne.

Santoro - Come et credevo che tu lo fossi da un pezzo. Come cervello forse ancora prestino. Ma che hai intenzione di fare?

Conte - Perbacco, mi sembra che sia chiaro. Esco di tutela. Opero per mio conto.

Santoro - Spiegati.

Conte - Vado da lei. Vado a salutarla. Non molto tardi.

Santoro - Ma tu impazzisci.

Conte - Ho detto che non accetto pi consigli. Ti ringrazio di quel che hai fatto. Veramente non mi aspettavo da te tanta prova d amicizia. Ma ora, tu lo capisci, sarebbe stupido da parte mia se, con un atto di energia, non provvedessi alla mia felicit. Che ne dici? Tu geloso non sei...

Santoro - Io?

Conte - Se sei suo padre! Sei ancora suo padre?

Santoro - S, ma un momento...

Conte - Sei o non sei?

Santoro - S, ma che vuol dire?

Conte - Mi hai detto che avevo torto a non mettermi in valore?

Santoro - E va bene!

Conte - Adesso devi gioire se, valorizzato da te, ne approfitto.

Santoro - Io mi metto qui di guardia, e una stupidaggine non te la faccio fare. Andare da lei! (Con terrore) Pu credere che sia io...

Conte - Ma che mormori? Di che cosa ti dai pensiero? Vuoi spiegarti?

Santoro - Dico che se non ti comporti lealmente...

Conte - Che c'entra la lealt! M'hai detto che non devo fare il timido!

Santoro - E pensare che sono io che ti ho inventato! Pensare che non eri niente dinanzi a lei!

Conte - Vuole che io la sposi, capisci? Si vede che decisa.

Santoro - Pensare che t'ho inventato io!

Conte - Del resto, s torna come prima. Prima che tu ci venissi tra i piedi, scusa, sai... prima che tu mi avessi inventato, non ero il suo fidanzato? Nulla dunque cambiato. Addio, buona notte.

Santoro - Aspetta! Almeno questo atto di lealt da parte tua!

Conte - Quale atto?

Santoro - Se vai da lei, devi dirle chiaro e tondo chi sei.

Conte - Udr bene la mia voce! Ho gi pensato al discorso che le voglio fare! E poi tu ti preoccupi inutilmente. Siamo due uomini vicino a lei, non vero? E tu, come padre, sei escluso.

Santoro - E dalli con questo padre! Quando ti metti in testa una cosa non la finisci pi!

Conte - Non sei il padre?

Santoro - S, ma una volta sola! Tu lo ripeti troppe volte.

Conte - Non mi hai spinto tu a farmi avanti? E io mi faccio avanti.

Santoro - (smarrito) Oh, Dio, quella crede che sia io! Come si potrebbe fare ad evitarlo?

Conte - Che hai detto?

Santoro - (si avvicina al corridoio) Ma andiamo, Osvaldo! Vuoi proprio disturbare la signora Barberina? Non ti pare di averla gi salutata? tardi, sai! tardi!

Conte - Sta' zitto! No, non la disturbo affatto. Non penso neanche di disturbarla.

Santoro - (deciso) Va', va'! Qui veglio io.

Conte - Veglia, veglia! Ma sarebbe meglio che tu andassi a guardare il lago con Rosalia!

Santoro - Te Io do io il lago.

Conte - Buona notte.

Santoro - Va' al diavolo.

Conte - (a Rosalia, che entra dalla destra) Vi saluto, signora. Vado nella mia stanza.

Rosalia - E Barberina?

Santoro - Anche lei andata a letto. Vi ha lasciato i suoi saluti.

Conte - Vado nella notte fonda.

Santoro - S, a farti cacciar via! (Conte via a sinistra. Santoro, tra se) Macch! Non oser! Sono certo che non oser!

Rosalia - E voi? Rimanete qui? Ahi! ahi!

Santoro - Niente ahi. Sedete voi pure, se non vi dispiace. Cosi non farete cattivi pensieri.

Rosalia - C' tutta una notte per pensar male. Le prime ore possono essere di dolce attesa.

Santoro - Avete sonno?

Rosalia - No.

Santoro - Allora aspettiamo l'alba. Divento vostro prigioniero fino all'alba.

Rosalia - Anche dopo l'alba si pu essere felici.

Santoro - Anche pi in l. Fino al sole.

Rosalia - E poi?

Santoro - Poi prenderemo il caff-latte.

Rosalia - Che strano uomo siete!

Santoro - A vedermi non niente. Bisognerebbe tenermi per un mese. Allora si scoprirebbero in me delle cose... delle cose...

Rosalia - Ci guadagnate a conoscervi bene?

Santoro - Molto.

Rosalia - E Barberina?

Santoro - Tutto rotto.

Rosalia - Badate che io so tutto, perch mi ha raccontato tutto.

Santoro - Un episodio.

Rosalia - S.

Santoro - - Quell'episodio.

Rosalia - S.

Santoro - Ma senza particolari.

Rosalia - No, no. Barberina molto riservata. Vi ama, sapete?

Santoro - Non pi! Quello che amava era un altro. Credete voi che l'uomo che vi ama sia quello che vi sta vicino? Si crede. Ma non . Voi credete che il vostro vero marito sia quel tale direttore d'albergo con cui l'ho a morte perch mi fece fermare alla stazione e fu l'origine dei miei guai? Ma neanche per sogno. Voi, per essere felice, dovete naturalmente sposare un altro, che chi sa dove sta.

Rosalia - Eh!Forse cos!

Santoro - Forse in questo momento il vostro vero marito coltiva il caff nel Venezuela! Forse con un bastone lungo, in questo momento, sta frugando in un nido di termiti, in una foresta vergine del Camerum, mentre a pochi passi di distanza un airone rosato l l per spiccare il volo verso il cielo. Chi lo sa dove si trova, in questo momento, il vostro vero marito!

Rosalia - meglio non indagare.

Santoro - Brava. Avete un eccellente carattere. Oltre le tante altre cose che avete.

Rosalia - Ma se non vi siete neanche accorto di me! Sentiamo: che ho di bello?

Santoro - Eh! Parecchie cose! Non posso dirvelo se no voi le nascondete.

Rosalia - Ma come? Sono tutte esposte?

Santoro - Vi vedo tutta.

Rosalia - Oh, Dio! Bisogna che corra a mettermi sotto le coperte.

Santoro - Facciamo prima una passeggiata. Ma prima della passeggiata lasciate ancora che io rimanga in ascolto... di queste parole nuove, nostre... Sedete qui... La vostra amica non entrata in nessun particolare, raccontando di me? stata discreta? Meno male! Credetelo,! non c' di meglio che stare insieme con una donna che non si aspetta grandi cose... Io, signora mia, sono passato a traverso un dramma che nessuno potr conoscere e apprezzare perch abbiamo avuto tutte facce allegre e burlesche e io poi, per mia natura, propendo pi per il comico che per il tragico.

Rosalia - (stupita) Come? Ma quando avvenuto questo? Qui? Oggi?

Santoro - S, anche oggi...

Rosalia - Io non mi sono accorta di nulla.

Santoro - Eh! Lo credo! Sono agguati tesi nell'ombra. Nessuno se ne accorge, anche a passarvi vicino!... Una mistificazione, chi la vede? La si porta dentro, e tuttavia non c' nulla chef pi ferisca il cuore dell'uomo! (In ascolto) Non avete inteso nulla?

Rosalia - Io no.

Santoro - Neanch'io. Non trovate, voi, ili conte un uomo senza dignit?

Rosalia - Ma come! Questa sera lo avete[ esaltato! Per merito vostro ho avuto quasi l'im-E pressione che fosse un altro! Ce lo avete trasfigurato a tavola.

Santoro - A tavola, s... Ma senza dignitlo stesso!

Rosalia - Eravate voi che gli davate l'anima vostra! Ma veramente non capisco perch voi! cercate di valorizzarlo agli occhi di Barberina, quando l'amante di Barberina siete voi.

Santoro - Lui se la sposa. Io non posso sposarla. Io non sar mai pi il suo amante.

Rosalia - Dite davvero? Chi sa che mistero mi nascondete!

Santoro - Lo credete un timido o un uomo I aggressivo e audace?

Rosalia - Oh, timido, timido...

Santoro - Timido, vero? Un atto audace da lui inutile aspettarselo.

Rosalia - Macch! l'irresolutezza in persona!

Santoro - Ah, come capite bene gli uomini voi!

Rosalia - Credete?

Santoro - Avete una percezione cos sicura!

Rosalia - S, ma non passeremo tutta la notte a occuparci del conte Osvaldo! Mentre avevate cominciato a essere cos gentile con me...

Santoro - Sentiamo. Che cosa avevo detto?

Rosalia - Che io ho parecchie cose belle, ma non volete dirle per paura che io le nasconda. Se io vi promettessi di non nasconderle?

Santoro - Siete proprio una deliziosa donna! Avete ragione: un timido.

Rosalia - Chi?

Santoro - Quello l.

Rosalia - Ma io vedo una nube sulla vostra fronte.

Santoro - Una nube? Io non l'ho chiamata, Si sar messa l per conto suo. Non potete credere quanto mi piacete.

Rosalia - Tutto a un tratto?

Santoro - Perch no? Chi quell'imbecille che ha detto che per avere la grande gioia dell'amore bisogna essersi conosciuti da bambini? Ma che! Nessuno osa confessare che la vera, la grande gioia d'amore una improvvisata della sorte!

Rosalia - Sicch, per voi, l'amore una specie di ardente curiosit?

Santoro - sempre stato.

Rosalia - E qual' la pi bella curiosit dell'amore?

Santoro - Non posso dirlo. Vi conosco da poco tempo.

Rosalia - Ma come! Se avete detto che tutto deve essere improvviso!

Santoro - La pi bella curiosit dell'amore vedere... Vedere che occhi fa la donna nel momento in cui...

Rosalia - E se il momento in cui non arriva?

Santoro - Arriva, arriva! Una donna che non sia un mostro lo fa arrivare.

Rosalia - E se ella non ha quella intenzione?

Santoro - Vuol dire che proprio maleducata.

Rosalia - (ride) Vi piaccio?

Santoro - Infinitamente.

Rosalia - L'eterna storia.

Santoro - colpa nostra se non stato inventato nulla di meglio? Io ho tanto cercato, sapete?, per vedere se avessero per caso inventato qualche cos'altro. Niente. Zitta.

Rosalia - Ma che state ascoltando? Voi parlate con me e la vostra attenzione altrove.

Santoro - Avete ragione. un timido.

Rosalia - Chi? Il conte?

(Si sente girare una chiave).

Santoro - (quasi con un grido) No! (Dopo litui pausa) un mascalzone.

Rosalia - Perci vi dico: non vi occupate pi di lui!

Santoro - Altro che timido! Quello un filone! Un filone! Uno di quelli che aspettano la preda al varco! Non so come avete fatto a giudicarlo un timido. Un audace, volete dire! Un prepotente! Si comporta in modo bestiale!

Rosalia - Il conte? Pu darsi. Vuol dire che mi sono sbagliata.

Santoro - S, va bene, cara. Ma non bello.

Rosalia - Ma che importanza pu avere per voi:

Santoro - (inorridendo) Quella crede che sia io! No... ora egli le parla. Lei lo scaccia. Macch! Non lo scaccia. Questo silenzio terribile. Che rumore vi parso di sentire? Era una maniglia che girava o una chiave che chiudeva?

Rosalia - Una chiave che chiudeva. (Santoro ride con amarezza). Andiamo, via, avete deciso di non abbandonare quella poltrona?

Santoro - Mi ci sono affezionato. Se volete ve la regalo. Ve la faccio mandare in camera!

Rosalia - Santoro! Santoro! Che pena la vostra? (Pausa). Ditelo a me.

Santoro - una pena come tante altre. La vita. Andiamo via. C' la luna? Quello stupido non stato buono a trovarla. Ma la luna si crea dal niente! Si fabbrica sul momento! Io ne avevo una, che tenni per tanto tempo chiusa nella vasca da bagno. Adesso non l'ho pi.

Rosalia - Ve l'hanno rubata?

Santoro - No! Sono cose che non si rubano. L'avevo inventata io! sparita.

Rosalia - Come spariscono le pi belle cose.

Santoro - I sogni! Quando c' chi li contamina! (Irato, volgendosi verso la stanza del conte) Nessuno rispetta nulla! Farabutti!

Rosalia - Ma Santoro! Svegliate la gente!

Santoro - Ah! gente che non dorme. Andiamo, cara. Vi voglio bene. Siete molto graziosa. (Le bacia la mano).

Rosalia - A chi volete bene? A me? Non ci credo. Ma lo stesso.

Santoro - Lo vedete che siete deliziosa?

Rosalia - E non guardate pi da quella parte!

Santoro - Vi siete accorta che guardo sempre l?

Rosalia - S! E sento anche le vostre lacrime!

Santoro - Le mie... (Ride). Ma che dite! Dove stanno?

Rosalia - Qui dentro. (Gli tocca il petto). Non necessario che appaiano negli occhi!

Santoro - Sentite: pi facile che questa sera vediate la luna che le mie lacrime.

Rosalia - Chi sa! Non bisogna vantarsi troppo. Pu capitare a tutti. E adesso dove si va?

Santoro - Dove volete. Datemi la mano.

Rosalia - da mezz'ora che tenete la mia mano stretta nella vostra!

Santoro - Ah! vero. Quante volte si ha nel pugno il proprio bene e non ce ne accorgiamo.

La voce del conte - (discreta) Santoro!

Rosalia - La voce del conte!

La voce del conte - Santoro!

Santoro - (turbato, irritato) E che vuole da me? Perch gli viene in mente di chiamarmi?-Che c'entro io adesso? Zitta. (Tenendo per mano Rosalia fugge a sinistra sospinto dalla voce che ancora chiama: Santoro!).

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

La stessa scena. La mattina dopo.

Sulla tavola apparecchiata c' loccorrente per, la colazione mattutina. Il quarto cameriere mesce il caff e il latte nelle tazze che Santoro e Rosalia hanno davanti. Sono stati i primi a levarsi. Tra di loro quella comunit affettuosa che sorella della tenerezza.

Santoro - Basta il latte.

Rosalia - Basta il caff.

Quarto cameriere - Ancora miele? Pane abbrustolito? Preferiscono altra cosa?

Rosalia - Per me basta.

Santoro - Anche per me. (Cameriere via a destra. Santoro, allegro) Preferite il pane abbrustolito?

Rosalia - Preferisco voi.

Santoro - Al pane abbrustolito?

Rosalia - Anche.

Santoro - molto, sapete. Badate a quel che dite!

Rosalia - So, so. Sono cosciente.

Santoro - Come tardano .a svegliarsi i nostri amici in questo delizioso albergo!

Rosalia - Barberina fa il suo sonno d'oro con la testa reclinata sul cuscino. pallida, chi sa perch.

Santoro - Scende dal letto con gli occhi semichiusi. Schiaccia il naso contro i vetri. Sbadiglia. La camicia s ferma sui fianchi. Lei si stira. Vede il lago come una nube plumbea. Il paesaggio cambiato. Perch cambiato?

Rosalia - il mattino. La nebbia copre il lago. Non lo sapete?

Santoro - (allegro) E a pochi passi da lei che succede? Il vecchio Santoro e la bella Rosalia prendono il caff-latte.

Rosalia - Rosalia pensa che Santoro un uomo amabile, divertente, originale...

Santoro - Santoro pensa che Rosalia una deliziosa donna. Gli occhi un po' pestati la fanno rassomigliare a una bambinona sonnacchiosa, le danno un'aria un po' casalinga. Chi sa poi che voleva da me il conte ieri sera. Avete capito da che parte veniva la voce?

Rosalia - Questo non l'ho capito. La signora adesso va a riparare a tutto questo disordine. Per fortuna mi avete detto che mio marito non mio marito. Con che coraggio mi ripresenterei dinanzi a lui?

Santoro - Pi ci ripenso e pi sono persuaso che vostro marito quello del Camerun.

Rosalia - Quello che fruga con un lungo bastone nel nido delle termiti? Credo anch'io.

Santoro - Deliziosa Rosalia. Cuore saldo. Anima semplice. Niente fisime.

Rosalia - Vado dunque a riparare alle ingiurie del mattino.

Santoro - Non le cancellate tutte. Lasciate in qualche posto il ricordo di me.

Rosalia - Dove?

Santoro - Dove vi pare, purch sia in qualche parte. (Rosalia se ne va a destra dopo averlo guardato e avergli sorriso). Deliziosa! Deliziosa! Deliziosa!

Conte - (dalla sinistra, di pessimo umore, guarda il suo amico fieramente) Chi?

Santoro - (lo guarda male) Oh, eccolo quali Fammi il piacere, non opprimermi con l'espressione verbosa della tua felicit! Fammi il piacere di non dirmi niente. Sono felice anch'io.! Lasciami in pace.

Conte - Che sia felice tu non stento a credere. Ma se poi immagini che io ti debba esprimere la mia contentezza non so da che parte! cominciare.

Santoro - Accidenti! Ma che vuoi di pi?! Non ti contenti mai! L'amavi, la vuoi sposare...!

Conte - Finiscila con la tua ironia. Vi siete! burlati stupidamente di me! Ma non credere,! caro mio, di aver fatto una cosa molto spiritosa. Avete fatto una cosa sleale e inutile.

Santoro - (indignato e stupefatto) Chi? Io?l E chi altri?

Conte - S, voi due! Tu e Barberina... Ti ho chiamato ieri sera... Non speravo che tu mi rispondessi...

Santoro - (ridendo) Ah, s? Ma come? lo e Barberina?... Peccato che non qui la signora Rosalia! Siamo stati insieme a passeggiare fino a tardi. Ah! Ma allora non avvenuto niente? (Allegro) Allora posso dirti che verr la tua volta.

Conte - S. venuta la volta che vi pianto e avr il piacere di non vedervi pi.

Santoro - Ma se ieri sera ho sentito, mentre ero qui a discorrere con la signora Rosalia, ho sentito girare la chiave.

Conte - Avr lei girato la chiave. Si sar chiusa dentro. Questo che vuol dire?

Santoro - (tra s, allegrissimo) Indignata] che io non mi son fatto vedere, la poverina...

Conte - Si pu sapere che cosa mormori? I Non ho conosciuto un uomo pi falso di te. Sei impressionante! Perch lo fai, poi, non si sa. A che miri?

Santoro - Ma lo vuoi capire che Barberina adirata contro di me? Lo vuoi capire che forse, quando mi vedr stamattina, non risponder al mio saluto o finger di non vedermi? Lo sai che ieri sera io le ho detto una quantit di parole spiacevoli? Lo sai che forse, adesso che ripenso al fatto della chiave, lei non mi guarder neanche in faccia?

Conte - Non ci credo!

Santoro - Non ci credi? Non ci credi? Ma sai che comincio a offendermi? (Pausa). Sentiamo che cos' avvenuto! Tu sei andato a girare la maniglia...

Conte - Ma certo! La maniglia anche girata su se stessa, poverina, e si aiutava per quanto poteva, coi fianchi, ma la porta era inesorabilmente chiusa di dentro, lo non ho insistito. Sono troppo discreto, e gi la cosa non mi piaceva...

Santoro - (confuso, arrabbiato) Ebbene, giudicherai del nostro incontro. Vedrai se quella mi guarda in faccia... (Si siede).

Conte - Vedremo, vedremo. Giusto, eccola qui.

Barberina - Buon giorno, conte! (Si avvicina a Santoro e gli dice appassionatamente) Buon giorno, caro! (Lo bacia con violenza sulla bocca, mormorando) Tesoro!... (via subito a destra).

Santoro - (rimane sbalordito. Non sa dire altro che) Ohil... (e si porta le mani alla bocca rimanendo tutto mortificato, deliziato e stupefatto dinanzi al conte).

Conte - (stizzito, amaro) Infatti, non ti ha guardato neanche in faccia! Quello il bacio della gratitudine, il bacio che vuol dire: ce Quanto sei caro!. (Santoro accenna di s). Ah! Ne convieni! (Santoro ancora accenna di s, allungando le braccia). Meno male che ne convieni. Del resto, la cosa troppo evidente. Ti disprezzo!

Santoro - (battendo una mano sulla gamba) inutile! Pi le tratti male, le donne...

Conte - (al colmo dell'ira) Basta, eh? Basta! Impostore! (Via in fretta a destra).

Santoro - Ma no! Ma senti! Ma dove vai!... (Si alzato di scatto e gli corre dietro).

Quarto cameriere - (dalla sinistra) Non c'. Era qui. (Si volge a sinistra da dove arriva Tullio). Suo padre non c'. Vuole che lo cerchi?

Tullio - No. L'aspetto qui. Se lo vedete, anzi, non dite niente.

Quarto cameriere - Vuole che le serva qui la colazione?

Tullio - Eh! Ho gi fatto colazione. M'ha servito l'altro cameriere.

Quarto cameriere - Ah! Ho capito. Posso andare?

Tullio - Vada, vada.

(Quarto cameriere, via a sinistra. Tullio prende da un tavolino una rivista e la guarda., Barberina, dalla destra, attraversa la scena in fretta per, tornare nella sua stanza. Le pare e non le pare che sia il figlio di Santoro. Voltando il capo una seconda volta si ferma incerta. Tullio si alza. Barberina gli si avvicina graziosamente, ma un poco perplessa).

Tullio - La signora Barberina...

Barberina - Il signor Santoro? Ah! Suo padre la credeva a Parigi! venuto a fargli una improvvisata? Ma bravo! Come va il matrimonio?

Tullio - Bene, bene...

Barberina - venuto con la signora, naturalmente.

Tullio - Eh, s! Per forza!

Barberina - Ah! Non si dice per forza...

Tullio - (correggendosi) Si dice: naturalmente...

Barberina - Ah! Ecco!

Tullio - E pap?

Barberina - - Ah! da ieri qui... Sempre delizioso uomo. arrivato ieri sera.

Tullio - Lo so.

Babrerina - Sa che prestissimo ci sposiamo?

Tullio - (preoccupato) Vi sposate? Vi sposate davvero?

Barberina - Ma come! Ci si sposa forse per burla?

Tullio - No. Credevo che...

Barberina - Lui sempre un po' riluttante, a dire il vero: sempre per la storia dell'et. Ma se cos giovane! Lui non lo sa quanto giovane! Pi di lei! (Tullio allarga le braccia assentendo). Credo che alla fine del mese ci sposiamo. Pensi che lei diventer... Che cosa diventer?

Tullio - Niente diventer...

Barberina - Come niente?!

Tullio - Barberina...

Barberina - S! Cominci pure a chiamarmi Barberina.

Tullio - (in preda a vivo orgasmo) Senta...

Barberina - Che mi vuol dire?

Tullio - Barberina, non so come dirle... Non ho il coraggio... Eppure devo! Devo! E devo dirlo subito, anche brutalmente!

Barberina - (spaventata) Eh? Oh, Dio! Che cosa ci pu essere di cos terribile?

Tullio - (guardandosi intorno) Guardi: le dir solo una parola! Una parola che le far capire tutto: Rir!

Barberina - Non capisco...

Tullio - Rir!

Barberina - (con un grido) No!

Tullio - S, s, Barberina! Era necessario chiarire questa cosa... Io...

Barberina - Voi! Che cosa?

Tullio - S, io! Io!

Barberina - (drammatica) Quella volta... all'albergo...

Tullio - S... S...

Barberina - Non possibile...

Tullio - S, s, Barberina!

Barberina - (coprendosi il viso) Vi dico che non pu essere! Non deve essere!

Tullio - Eppure cos!

Barberina - E vostro padre... sa?...

Tullio - S. Glielo dissi io! E perci ha sempre cercato di ribellarsi alle vostre tenerezze... Il povero padre mio l'abbiamo messo alla tortura...

Barberina - Oh, Dio! C' da diventar pazza! E perch suo padre si prese quella responsabilit?...

Tullio - Per non mandare a monte il mio matrimonio. O io o lui dovevamo essere il colpevole e non c'era scampo con quella suocera terribile! S' sacrificato... Tanto per voi...

Barberina - (irata, disperata) Ah! Per me era lo stesso, vero?

Tullio - (confuso) Non volevo dire questo...

Barberina - (non sa riaversi dallo stupore) e proprio da impazzire:

Tullio - Ma egli non sa niente di questa notte...

Barberina - Oh! E io... e io... (Poi, risolutamente, lo guarda con gli occhi spalancati).

Tullio - Gli avete detto qualche cosa stamane?

Barberina - - No, ma il mio contegno... (Sempre lo guarda con ostilit).

Tullio - Non dovete giudicarmi con severit... Dopo quella prima volta... Vi ho vista... Non ho avuto pi pace. Sono pazzo di voi... Non per salvare mio padre dal pericolo di sposarvi... So che non l'avrebbe mai fatto... ma io non potevo... non potevo seguitare a fare il ladro... E tuttavia eccomi qui come un disgraziato che non pu vivere senza di voi...

Barberina - (lo guarda ancora come per leggere dentro di s) Io vi guardo...

Tullio - (tutto pieno di speranza mormora) S, s!...

Barberina - Vi guardo per leggere dentro di me. terribile...

Tullio - (le prende una mano, gliela carezza) Barberina, quello che la mia passione vi ha rivelato senza che io potessi mai parlare... il pericolo terribile in cui mi sono gettato rapinando una felicit che se io avessi chiesta non avrei mai avuto... ha messo in me tale tumulto che impossibile descrivere... Barberina... (Si china a baciarle la mano). Barberina, non mi dite nessuna delle parole cattive che mi merito... perch, infine, ero io quello che per una strana avventura vi avevo avuta tra le braccia, ero io dunque quello che, sia pure nascondendosi, sia pure deludendo la vostra fiducia, avevo il diritto di avvicinarvi...

Barberina - (ritirando bruscamente la mano e guardandolo quasi con ira) Capite? Mi vergogno! Ho voluto ascoltarvi... Mi son lasciata prendere la mano... ho cercato di figurarmi di essere vicino a voi... ho misurato dentro di me il vuoto che mettevano le vostre parole appassionate... e vi dico che mi vergogno, e nient'altro!...

Tullio - Oh, Barberina! possibile? possibile?...

Barberina - Andatevene! Partite! Non voglio vedervi... Avete rovinato... Oh, se sapeste che cosa avete rovinato!...

Tullio - Siete crudele, ecco! Crudele.

Barberina - No. Non voglio neanche essere crudele... Devo a voi una felicit smisurata.., ma che aveva un'altra faccia... Aveva altra malinconia... ed era per me, per me che non sapevo, illuminata da altro sentimento. Ed lai faccia di uno che non pu essere congiunto coni voi senza generare una specie di orrore! Capite! ora perch dovete andarvene?

Tullio - Me ne andr... Ma non so come far a vivere...

Barberina - Oh, vivrete! Non mi date a intendere delle storie! Avete una moglie sposata! da pochi giorni... Avete cominciato a ingannarla prima di essere suo marito... Non sar! io che vi far delle prediche... (Sorride). Me ne manca prima di tutto l'autorit... Ma c' uni pudore anche per la dissolutezza... Ci sono dei limiti che non si possono varcare... Salutate vostro padre e partite. Anch'io partir... Bisognai soffocare tutto e fuggire... fuggire... Lasciatemi, addio... (Gli porge la mano).

(Tullio gliel'afferra. Rimangono cos nel mezzo della scena e si guardano. Lei gli sorride, come se sorridesse a un altro. Poi, nello stesso tempo, rapidamente, Barberina se ne va a sinistra e Tullio a destra. Arriva dal fondo, a sinistra, il signore dal soprabito che indossa lo stesso soprabito del primo atto, quello che serv a coprire Barberina sommariamente vestita).

L'uomo dal soprabito - Cameriere! (Fa dei segni con la mano al quarto cameriere che arriva dalla destra).

Quarto cameriere - Dica, signore.

L'uomo dal soprabito - Senta. (Sta per chiedergli qualche cosa quando arriva, dalla sinistra, molto accigliato, Santoro, il quale d un'occhiata all'Uomo dal soprabito senza riconoscerlo e va a sedersi discorrendo da solo con aria corrucciata. Si vede soltanto la bocca che pronunzia parole che non arrivano allo spettatore. L'Uomo dal soprabito, accennando a Santoro, dice) Anche lui mi sembra di aver visto. Senta, cameriere: il portiere non ha saputo dirmi nulla ma le mie informazioni non possono avermi tratto in inganno. venuta ad alloggiare qui una bella signora piuttosto alta...

Quarto cameriere - Passano qui tante signore...

L'uomo dal soprabito - Bella, molto bella.

Quarto cameriere - Qui sono tutte belle.

L'uomo dal soprabito - Accompagnata da un conte... un conte dall'aspetto magro... sui cinquantanni... Eppure quel signore lo conosco.

Santoro - (che intanto seguitava nel soliloquio, fa cenno al cameriere di dire di no).

Quarto cameriere - No... no... Se non mi dice il nome... Vuol sedersi?... Vuol levarsi il soprabito?

Santoro - (fa un gesto di rabbia).

L'uomo dal soprabito - Io, levarmi il soprabito? Sono tredici giorni che non me lo levo. La notte, quando dormo, mi fa da coltre... Dalla mattina alla sera faccio tutto con questo soprabito.

Quarto cameriere - (smarrito, d un'occhiata a Santoro che gli fa capire coi cenni che quello pazzo) Oh! Bene, bene... un voto che ha fatto...

L'uomo dal soprabito - Un voto, s... alla Bellezza! Ma, dunque, questa signora con questo conte...

Quarto cameriere - Ah! Ho capito. Sono stati qui, infatti... Ma ieri sono partiti per Venezia: se si metter a passeggiare per piazza San Marco li trover certamente.

L'uomo dal soprabito - Ah, grazie! Mi basta! Grazie. Tenga. Buon giorno. (Esce).

Quarto cameriere - Poveretto! Ma pazzo veramente?

Santoro - (distratto) Macch! No. come noi. Io parlo da solo, lui non si leva il soprabito, quell'altro crede che io gli porti via la sua donna. L'unico che ci guadagna siete voi: quanto vi ha regalato?

Quarto cameriere - Dieci lire.

Santoro - Per aver data una informazione falsa che pretendete di pi?

Quarto cameriere - Oh, s, vero! (Via di corsa).

Santoro - (sempre fissato nella sua idea) Se non fosse a Parigi, se non fosse - forse - in viaggio per l'India, direi: Qui c' lo zampino di mio figlio! .

Rosalia - (dalla destra, indossa un delizioso abito da mattina) Con chi parlate?

Santoro - Con nessuno! Parlo con me stesso! E non c' verso d'intenderci! Io non capisco quel che gli capita. Lui meno di me. Ma lo zampino c'.

Rosalia - Che zampino?

Santono - So io!

Rosalia - Ma volete sapere una cosa sbalorditiva?

Santoro - (scattando) No! Per carit! Non voglio pi saperne, di cose sbalorditive. Siate buona! Voi siete una donna cos dolce e riposante! Io vi voglio bene per questo!

Rosalia - Si tratta di Barberina.

Santoro - Che ha detto Barberina?

Rosalia - venuta da me poco fa a farmi le sue confidenze. Mi ha detto che vi adora, che siete l'uomo che riempie la sua vita...

Santoro - (quasi raggiante) Ha detto cos?

Rosalia - Ma sentite ancora... Nessuno meglio di me sa dove voi siete stato questa notte...

Santoro - S... E lei?...

Rosalia - E lei mi ha confidato, con segretezza... che anche questa notte stata con voi. O fissata, o l'amore per voi la fa delirare, o vuole trarmi in inganno per qualche cosa.

Santoro - Il terribile invece che non fissata. Il terribile che stata con me questa notte, e tuttavia voi sapete che non possibile..

Rosalia - Andiamo! Volete burlarvi di me!

Santoro - Allora: Cercare il figlio . Girare il quadro da tutte le parti... Deve essere rincantucciato in qualche parte. Magari nella piega della mia giacca... Sapete quei disegni dove si cerca il cane o la capra? Cercare il cacciatore.

Rosalia - Ma che cosa vi fa supporre?... E, poi, che c'entra?

Santoro - (sempre seguendo la sua idea) Il bacio, il bacio! Il modo come mi ha baciato...

Rosalia - Tacete, eccola qua...

Santoro - Ah, s? (Si alza). State attenta. Vi do la riprova...

Rosalia - Barberina!

Barberina - (confusissima) Ah, sei qui, cara?

Santoro - (le va incontro, l'afferra a se come se volesse baciarla. E la bacia infatti, ma Barberina gli porge con rapido gesto la fronte, come se fosse una sua figliola. Santoro, stupefatto, si volge verso Rosalia come per dire: Non capisco. Senza togliere le mani dalle spalle di Barberina torna a baciarla, ma anche questa volta con rapido gesto Barberina ha abbassata la fronte. Santoro grida fuori di se) Mio figlio! Dov' mio figlio?

Barberina - Non l'avete ancora visto? Era qui. Vi cercava. Con permesso... (Via a occhi bassi, a destra).

Santoro - (dopo aver seguito con la bocca aperta Barberina) Signora Rosalia!

Rosalia - Che volete?

Santoro - Mordetemi in qualche posto.

(Intanto Paolina apparsa. Veniva in fretta, ma la scena a cui assiste la immobilizza, la fa rimanere come estasiata).

Rosalia - Mordervi?

Santoro - S, qui, l'orecchio.

Rosalia - (ridendo) Volete proprio?

Santoro - S. Grazie. Ho sentito. per accertarmi che quello che succede vero. adesso, a noi... (Si accorge di Paolina). Eccola l la sposa! Io l'ho messo al mondo, sta bene. Ma non detto che io lo debba scontare in questo modo!

Paolina - (fa qualche passo avanti) Pap!... (Guarda, pi ammirata che stupita, ora Santoro ora Rosalia).

Santoro - (a Rosalia, allargando le braccia) Pap! (A Paolina) Vieni avanti, vieni!

Rosalia - Buon giorno, signora. Sta bene?

Paolina - (senza smettere il suo contegno) Bene. Grazie. Come sono contenta di rivedere il pap! (Gli si strofina sul petto).

Rosalia - Auguri, signora! Vi lascio alle vostre espansioni! (Via a destra).

Paolina - Pap! Una nuova conquista? Ah! Come sono contenta di avervi sorpreso nell'intimit!

Santoro - Ma che intimit!

Paolina - (sorridendo, deliziata) Vi facevate mordere l'orecchio!

Santoro - Ma no, stupida!

Paolina - S! (Lo guarda con civetteria). E l'altra? La vostra Barberina? Le avete qui tutte e due?

Santoro - Ma che vostra Barberina! Io vi domando piuttosto dov' vostro marito!

Paolina - (sempre in estasi) Vi cercava!

Santoro - Mi cercava! Tutti mi dicono che mi cercava; io non mi sono mosso di qui! Tutti mi trovano e lui no!

Paolina - Eccolo qua.

Tullio - (si fermato a una certa distanza) Pap!

Santoro - (fa gesti di ira come se volesse saltargli addosso. Quello pronto a darsi alla fuga) Io non so se sei impazzito!

Tullio - (va ad abbracciarlo) Pap...

Santoro - Ma quando siete venuti? Ma che volete da me?

Paolina - Ieri sera.

Santoro - Ah! E m'avevate cercato, eh? Inutilmente cercato? (A Tullio) Questo brigantaggio, lo sai? Neanche i pirati cinesi fanno questo che tu fai! Io non li ho mai visti, quei manigoldi, ma non credo che sorpassino le tue piraterie.

Paolina - Volevamo farvi una sorpresa. Tullio ci teneva molto. Io invece non vedevo l'ora di vedervi.

Santoro - Ah! Tullio ci teneva molto? Ma dove lo fai tu il viaggio di nozze? Negli alberghi dove va tuo padre? Non potresti lasciarmi in pace?

Paolina - Lui subisce molto il vostro fascino. Come me!

Santoro - Tu sei pure un'esaltata. Ma c' almeno in te una sorta d'ingenuit... Pazienza. (A Tullio) Tu, per, sei un fior di canaglia!

Paolina - No! Macch! Cerca d'imitarvi, ma non ci riesce. Che! Non vale una vostra unghia!

Santoro - Che ne sai tu, disgraziata! (Al figlio) Ad ogni modo sta' attento: guadagnarsi una cattiva reputazione con una donna qualsiasi pu essere un danno riparabile, ma guadagnarsela con la propria moglie sempre un pericolo!

Paolina - Lui lo sa che sono pazza di voi.

Santoro - Quel che mi tocca sentire! E tu non ti ribelli? Non trovi che una sudiceria questa promiscuit in cui mi stai trascinando,! questa confusione di donne, di sessi, di sensi! non capisci che questo non va?

Tullio - Sono molto colpevole, pap! (Piano) Ho confessato tutto a Barberina.

Santoro - (si alza con uno scatto, traballando va verso il figlio. Poi si volge a Paolina e lei dice) Lasciatemi solo con lui.

Paolina - S, pap! (Guarda estasiata Santoro e se ne va in fretta).

Santoro - Che le hai detto?

Tullio - Le ho confessato tutto. Ti adora, rimasta molto colpita.

Santoro - rimasta molto colpita?

Tullio - Ti adora.

Santoro - (che cerca di sviare la sensazione di giubilo data da quelle parole) Naturalmente,! rimasta indignata.

Tullio - Mi ha imposto di partire. Ti[ adora.

Santoro - (sempre sviando la dolcezza che egli assapora segretamente) E tu?

Tullio - Ti chiedo perdono. Ho creduto al uno scherzo. S' cominciato con una specie di farsa. Tu sai che la vita gioca di questi tiri. Ma poi ho visto che quella donna assai diversa da quella che credevo e forse in principio credevi anche tu. Ho guastato qualche cosa, qualche cosa che forse non nasceva senza di me e a cui io e tu potevamo collaborare. Ad ogni modo un male che ho fatto a te. Ti adora.

Santoro - (estasiato, ma senza mostrarlo) La] vuoi smettere?

Tullio - Non sarebbe nata senza di me, ma poi stata tua, tua forse nell'anima, l'ho capito poco fa, e io mi ci son trovato bestialmente congiunto. Ti adora.

Santoro - Senti, figlio mio. Quando vuoi partire per l'India?

Tullio - Non ho bisogno di denaro. Perci puoi credermi se ti dico che partiamo veramente. Subito. Addio, pap. Ma credilo: un dolore!

Santoro - Tuo?

Tullio - S, pap. Perdonami.

Santoro - (lo squadra da capo a piedi) Se! almeno ti radessi quelle sopracciglia! un fatto che tutti le notano.

Tullio - Non posso. l'unica cosa con cui ti assomiglio!

Santoro - Ma perch, dico io, ti deve piacere tutto quello che piace a me!

Tullio - Perch ho grande ammirazione del tuo buon gusto! Sta di fatto per che tu piaci pi di me!

Santoro - Addio, addio. Non parliamo di queste cose. (Lo bacia. Sono commossi). Addio, vattene.

Tullio - (a Paolina, che si affaccia dal fondo a sinistra) Saluta pap.

Paolina - Ho visto le valigie pronte. Si parte?

Tullio - Subito.

Paolina - (a Santoro) Venite con noi?

Santoro - No.

Paolina - Peccato.

Santoro - Via, via, abbraccia pap.

Paolina - Oh, si! (Lo bacia sulla bocca).

Santoro - (si divincola) Ma, insomma, via! (Al figlio) Senti: questa ci mancava.

Tullio - Anche lei ha una grande considerazione di te. Ma buona, in fondo. una cara ragazza. Mi dedicher a lei.

Santoro - Oh, Dio, ti ringrazio! Che almeno una cosa saggia nasca!

Tullio - Vedrai, pap. (Gli fa addio con la mano. Anche Paolina imita quel gesto mandando anche dei baci).

Santoro - Oh, Dio! Sar vero, poi, che vi imbarcate subito? Sar vero che andrete nell'India? A me che sia l'India non m'importa niente, purch sia un lungo viaggio.

Paolina - Oh, per me, se lui vuole, io lo seguo. Egli padrone del mio corpo, il che mi lascia la libert di pensare a chi voglio.

Santoro - (animatamente) Oh! In India! In India! ...

(Tullio e Paolina se ne vanno).

Rosalia - (dalla destra) Quei cari ragazzi sono partiti?

Santoro - Si! Quei cari ragazzi! Hanno detto che partivano... Avevano l'aria di partire! Ma sar poi vero? E se mi facessi preparare la valigia anch'io?

Rosalia - Anche Barberina va via.

Santoro - Chi ve l'ha detto?

Rosalia - Lei.

Santoro - Sicch tutto si sfascia. Voi li seguite...

Rosalia - Per un po' di tempo. Venite anche voi con noi!

Santoro - Buona idea. Ma se parte per stare lontana da me!

Rosalia - Credete? Ora vado ad aiutarla. Avr bisogno di me.

Santoro - Che faccio io solo?

Rosalia - Se volete, le dico che siete qui solo. Ve la mando?

Santoro - No!

Rosalia - Sembrate un ragazzo. (Santoro accenna di no e rimane a capo chino). Avete paura di parlare con Barberina? (Santoro ancora scuote il capo e non risponde).

Quarto cameriere - (a Santoro) Permette? C' la signora Cora che ha chiesto di lei. Se pu favorire nella sua camera.

Santoro - (accenna di no col capo).

Rosalia - C' anche il conte, di l?

Quarto cameriere - S, signore.

Rosalia - Andate. Adesso penso io.

Quarto cameriere - (via dal fondo, a sinistra).

Barberina - Che ha capito il cameriere?

Rosalia - Che Santoro doveva venire da te!

Barberina - Mi ero immaginato che avesse capito proprio il contrario!

Rosalia - Vado io ad aiutarti per il baule?

Barberina - S, cara, mi fai piacere.

Rosalia - (via a sinistra).

Barberina - Santoro...

Santoro - Eh?

Barberina - Vostro figlio partito?

Santoro - Pare.

Barberina - Oh, s! Io gli ho parlato in modo che non pu essere che partito.

Santoro - (come se volesse confidarle qualche cosa) un disgra... cio, un mascalzone.

Barberina - Mi sono vergognata dinanzi a lui. Mi sarei strappato il cuore. Adesso sento tanta piet di me...

Santoro - Barberina!

Barberina - Siamo stati traditi tutti e due.

Santoro - Come avete ragione! Cerchiamo di ridere di quest'avventura. Ci sono casi terribili nella vita che possono essere risolti solo comicamente. Affrontare il dramma morire.

Barberina - Quel ragazzo pensava che io fossi legata a lui o che stessi per legarmi a lui irremissibilmente. Quando m'ha confessato che cosa egli era stato per me l'ho sentito subito staccato e senza dolore. Io l'avevo amato, s, ma col vostro viso! Talvolta avevo sorpreso dei segni di terrore sul vostro volto, quando vi avvicinavo e vi baciavo. Ora capisco quanto dovete aver patito.

Santoro - Mi avete martirizzato un poco.

Barberina - Ora non c' via d'uscita. Non possiamo ne riparare, n seguitare, ne voltarci indietro.

Santoro - Niente. Finirete con lo sposare il conte.

Barberina - Forse. Quello o un altro non m'interessa pi.

Santoro - Glielo avevo detto che sarebbe venuta la sua volta!

Barberina - Mentre ero di l, sola, ho sentita una rivolta contro di me! Mi sono buttata nel letto a singhiozzare. Se potessi cancellare tutto, essere quella di prima e incontrarmi con voi...

Santoro - (cerca di volgere in ischerzo il tono del dialogo) Ah, ah! Sopra una collina fiorita!

Barberina - S! (Sorride).

Santoro - Oh, eccovi sorridente! Ebbene, non vi accorgereste di me. E se io osassi anche seguirvi con lo sguardo voi pensereste: Chi quel signore attempato che mi guarda cos sfacciatamente? Sar uno dei soliti vecchi libertini... .

Barberina - Oh, no! Adesso vi picchio!

Santoro - Bene, picchiatemi! (Barberina lo picchia nel petto, sui fianchi). Adesso che mi avete picchiato vi dico che se fossi stato un giovanotto e avessi fatto per mio conto quello che ha fatto mio figlio, ci saremmo amati e saremmo stati felici. La vita invece si vendica quando si cerca di deluderla.

Barberina - Chi lo sa!

Santoro - In quella fatale notte in cui beveste troppo champagne e io vi trovai a dormire nel mio letto...

Barberina - Ma la verit, questa?

Santoro - S. Io avevo fretta di partire e, dico la verit, dover andarmene mi dispiacque. Tuttavia vi confesso che la curiosit mi spinse a guardarvi. Avevate un viso da bambina. Con le labbra un po' sinuose e appena truccate mi sembraste quella che siete: bellissima. Allora osai una cosa che non avrei dovuto fare: vi sfiorai il volto con un bacio... qui...

Barberina - Qui.

Santoro - S. Ebbene, in queste giornate infernali in cui mi avete mezzo tramortito con l'espressione della vostra passione, e io sapevo quale ne era la fonte e avevo orrore di me...

Barberina - Povero amico mio!...

Santoro - ...Ebbene... io mi consolavo ricordando il vostro viso posato sul cuscino, con quell'aria di bimba triste. Con quella visione cancellavo tutto: i vostri baci infuocati che mi facevano traballare... cancellavo la rivolta che mi saliva di dentro... l'odio per mio figlio... E io vi porter via cos, com'eravate quella mattina, come voi foste per me solo quella mattina, Barberina! Eravate nel mio letto, l'unica volta che ci siete stata...

Barberina - Caro amore, io porter via il sogno sciupato del nostro amore, e il sogno avr il vostro volto, non dubitate! Solo un favore vi chiedo. Ma non lo giudicate una frivolezza.

Santoro - No, no. Dite pure.

Barberina - Rosalia non sa nulla della nostra tragedia. Non le dite, no, non le dite che non siete stato il mio amante. Ditele che ci siamo tanto amati! In un certo senso la verit! (Piange).

Santoro - Se vi piace cos, lo far... Ma non piangete, via!

Barberina - (col pianto in gola) La vita ci ha traditi.

Santoro - Avete ragione.

Barberina - (piangendo) Sono tanto disperata...

Santoro - Ma no, se volete essere come quella mattina non dovete piangere... Forse che piangevate nel sonno? Niente affatto!

Barberina - (asciugandosi gli occhi) Se tu non vuoi dirmi com'ero!

Santoro - Eravate quieta. Gli occhi non avevano traccia di lacrime...

Barberina - (se li strofina) Cos...

Santoro - N arrossati n gonfi! Se no coni facevate a essere bella?

Barberina - (sorridendo) Ci vorrebbe lai cipria.

Santoro - E neanche c'era la cipria, ve lui garantisco... La sola pelle bianca!

Barberina - Cos come sono... (Si alza, sorride).

Santoro - Ah, bambina! Sei troppo giovine! Non sai che la vita continuamente da aggiustare!

Barberina - Insegnami tu! Vorrei essere peri te come quella mattina!

Santoro - r- Lascia passare un po' di tempo,! Ci rivedremo con altri occhi. Ci guarderemo! col cuore sgombro.

Barberina - Rinnovarsi! Rifarsi!

Santoro - Solo che bisogna avere del tempo! dinanzi a s per aggiustare e rifare. Tu ne hai tanto! Ma io, ormai, che vuoi che aggiusti?

Quarto cameriere - Scusi, commendatori Santoro...

Santoro - Che c'?

Quarto cameriere - Suo figlio...

Santoro - (spaventato) Ah, per Dio!

Quarto cameriere - ...ha telefonato alla Direzione, prima di partire per Chiasso, peri mandarle i suoi saluti.

Santoro - Oh, Dio! (Al cameriere) Voleva farmi prendere un accidente? (Barberina poggia la testa sul petto di lui come a difenderlo). Lo vedi, cara? Mio figlio ha rovinato E tutto. Ma senza di lui non nasceva neanche!? questo nostro dolore che ci portiamo in cuore! tutti e due e a cui nessuno di noi, forse, vorrai mai rinunziare... (Barberina, sempre tenendo il capo sul petto di lui, accenna di no). Anche! se nato da una beffa, un dolore non riesce mai a sporcarsi. Addio, Barberina.

Barberina - (smarrita, lo guarda) Addio...! (Poi se ne va a sinistra, sconvolta, senza voltarsi).

FINE

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