Miracoli d’amore


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MIRACOLI D’AMORE

di

Giuseppe Marsili

NOTE DI REGIA

L’azione si svolge in una città del centro Italia subito dopo la fine della guerra. Una persona dei tempi moderni parla con la figlia e rievoca i tempi passati. Un episodio in particolare. Si passa alla scena successiva e si vedono alcuni amici che si sono ritrovati e si apprestano a festeggiare la fine delle ostilità e l’inizio di una nuova vita, fuori dei pericoli e dalle preoccupazioni. L’arredamento è costituito da modesti mobili dell’epoca ed i costumi dovrebbero rispecchiare gli anni 1945/1950.
All’inizio della seconda scena si vedono due persone che apparecchiano la tavola o preparano un modesto rinfresco in un’atmosfera gioiosa d’attesa e di felicità di ritrovarsi dopo tanti patimenti e rinunce.
Si ritrovano quasi tutti, manca soltanto qualcuno che arriverà successivamente.
Si parla anche di alcuni personaggi che non ci sono più, morti sotto i bombardamenti o defunti per le malattie derivate dai patimenti del periodo bellico.
Tali personaggi, quando sono evocati, si alzano dalla platea e si portano sul palcoscenico, partecipando, seppure in spirito, alla conversazione. 
In tutto il lavoro si rievocano momenti drammatici e momenti lieti, mettendo in risalto la stupidità della guerra e l’assurdità dell’”uomo contro l’altro uomo”.
Il lavoro deve presentare i suoi lati drammatici, i suoi lati sentimentali, ma anche i suoi lati allegri e, addirittura, comici.
I personaggi devono rispondere ai requisiti idonei a trasmettere i sentimenti che li caratterizzano.
Nella stesura del testo, i nomi dei personaggi sono provvisori e dovranno essere definiti in sede di stesura definitiva.
Durante la serata si potrebbero eseguire alcune canzoni dell’epoca, tipo “Sotto il cielo di Capri”, “Serenata celeste”, “ Lazzarella” o “Angelitos Negros”. 
Le musiche di sottofondo sono quelle dell’epoca: Glenn Miller, be-bop o boogie-woogie.


Musica di sottofondo con brani di Glen Miller. All’alzarsi del sipario si vede il palcoscenico in ombra. Solo in un angolo, illuminata, una sedia a dondolo con una persona non più giovanissima, intenta a fare la maglia. Entra un nuovo personaggio, giovane, con un album di fotografie in mano. Sono Adele e Giovanna, madre e figlia.

Adele – Giovanna, non ti dimenticare che oggi scade la rata del mutuo. Cerchiamo di non fare come la volta scorsa che abbiamo tardato ed abbiamo dovuto pagare la mora! 

Giovanna – Uffa, mamma, sempre con questi problemi terra-terra, con i problemi economici, il mutuo…,la rata di questo…, la rata di quest’altro…

Adele – Cara mia, tu non ne vorresti sentir parlare, ma anche queste cose fanno parte della vita di oggi. Era tuo padre, quando era ancora tra noi, a pensare e risolvere questi problemi. Ma ora tocca a noi, e dobbiamo darci da fare. Piuttosto, cosa fai con quell’album in mano?

Giovanna – Mi è capitato tra le mani mentre mettevo ordine in camera e non ho saputo resistere alla tentazione di aprirlo e rivivere un po’ della storia della nostra famiglia.

Adele – Già…la storia della nostra famiglia. E’ una storia simile a tante altre. L’unico episodio che la rende diversa dalle altre è quello vissuto dalla mia cara sorella, tua zia, della quale tu porti il nome…Giovanna, ed alla quale tu assomigli come una goccia d’acqua. Fu un episodio di estrema bellezza e di grande sentimento.

Giovanna – Me lo hai accennato, qualche volta, ma mi piacerebbe conoscerlo con tutti i particolari.

Adele – E’ possibile, ma un freddo racconto, forse, non renderebbe l’idea nella sua pienezza. Cercherò, se lo vuoi, di fartelo rivivere con l’aiuto di alcuni amici, riportandoti al tempo in cui la zia Giovanna era giovane, ai tempi in cui conobbe e…riconobbe il suo sposo. Vedi lì, nell’album, le foto di quelle nozze? Furono il coronamento di un meraviglioso miracolo d’amore. A quei tempi, quando tutti vivevamo di stenti, i miracoli d’amore erano veramente meritati.

Giovanna – Dai, mamma, fammi rivivere l’atmosfera in cui visse la zia che porta il mio nome.

Adele – E va bene, ma non ti commuovere troppo!

A questo punto si fa buio sul palcoscenico, scompaiono i due personaggi e compare la scena generale, con Rocco in scena che, sull’onda di una canzone suonata alla radio, canticchia e mette ordine. Entra Anna. 

Anna – Rocco, vuoi abbassare un po’ il volume di quella radio? (Rocco esegue)

Rocco – Allora, vogliamo prendere dalla credenza questi bicchieri? Siamo piuttosto indietro con i preparativi. Tra poco arriveranno gli amici e deve essere tutto pronto!

Anna – Certo, ma stai tranquillo, quando arriveranno gli amici sarà tutto a posto, oppure… (ridendo) ci daranno una mano.

Rocco – Se penso, Anna, a quando la nostra casa fu distrutta con tutta la nostra roba e noi dovemmo sfollare presso quei contadini di tuo padre, che ci accolsero, dobbiamo dire, con grande disponibilità, mi vengono i brividi dalla commozione.

Anna – Mi pare un sogno, aver riconquistato la nostra tranquillità, anche se ancora dovremo fare molti sacrifici. Ma siamo giovani, ci vogliamo bene, e non ci manca il coraggio di andare avanti, anche se la strada è in salita.

Rocco – Già! E se il nuovo lavoro che mi è stato proposto andrà in porto, saranno finiti tutti i nostri guai. 

Anna – Ma non pensiamo al passato. Ora dobbiamo festeggiare con tutti i nostri amici che arriveranno. Ho messo in fresco quel vinello che sei riuscito a trovare, che deve essere veramente buono.

Rocco – Ho proprio voglia di vedere i vecchi amici, compagni di scuola e non, ragazzi e ragazze con i quali ho diviso le gioie ed i dolori, principalmente dolori, conseguenza della mia poca voglia di studiare. 

Suona il campanello. Rocco si muove per andare alla porta ma Anna lo ferma.

Anna – Aspetta, aspetta, vado io. (esce)

Si sentono voci allegre e gioiose di saluto, poi Anna rientra precedendo due personaggi.

Anna – Rocco, guarda chi c’è! Benito e Andrea!

Rocco – Finalmente! (li abbraccia) Eravamo grandi amici ai tempi del liceo, ci eravamo persi di vista ma ora siamo qua a godere di nuovo della reciproca compagnia.

Benito – Roccone! Come stai?…Da quanto tempo non ci vedevamo! Mentre venivamo qua, parlavamo. Io e Andrea di come vi avremmo trovati e non immaginavamo di vedervi così uguali a quando gli eventi ci hanno separati…complimenti!

Andrea – Si, cari miei. Eravamo ansiosi di vedervi e di tornare con voi a ricordare. Ma chi è che ancora deve venire? Sono ansioso di saperlo.

Rocco – Vedrai, vedrai. Non ti immagini neppure chi sono riuscito a trovare ed invitare.

Andrea – Non mi dire che sei riuscito a scovare anche quella discreta ragazza che era con noi in seconda e che poi fu bocciata, la ….la….

Anna – (interrompendo e ammiccando) …la Francesca Del Bufalo, non è così? Si erano accorti tutti che tu le giravi intorno come una trottola, senza mai ottenere niente…

Andrea - Proprio lei! Verrà? Sono ansioso di rivederla!

Anna - Frena le tue ansie, Andrea! Verrà con suo marito, ti ricordi Aldo Antichi?

Andrea – Come? Ha sposato Aldo? Quel ragazzo mi era sempre stato antipatico. Ora poi…

Benito – Quella ragazza piaceva tanto anche a me, ma più che passarle qualche compito in classe non sono riuscito a fare. 

Anna – Non te la prendere, consolati piuttosto con un po’ di caffè che ho preparato proprio ora, anche voi lo volete, vero?

Rocco e Benito – Si, si, lo prendiamo volentieri.

Anna – Non sarà una squisitezza, dato che lo dobbiamo fare con il surrogato, ma servirà a tenerci su.

Benito – Non preoccuparti, Anna, il caffè è buono non per come è fatto, ma per chi te lo offre e con quale animo.

Anna – Allora sarà sicuramente buono.

Benito – Una volta, un mio amico napoletano mi tenne una dotta conferenza su come doveva essere fatto un caffè. Diceva che determinante era l’acqua che si usava. Naturalmente, per lui, nessuna era migliore di quella napoletana. Il caffè andava fatto con la cuccuma…

Rocco – (Interrompendo) …la cuccuma?

Benito – Si, la cuccuma. Ora non mi dirai che non sai che cos’è la cuccuma….E’, per gli ignoranti, quella caffettiera che adoprano a Napoli…per fare il caffè. Ma non voglio perdere tempo con…ignoranti di caffè. Ebbene, il caffè andava fatto con la cuccuma rovesciabile e determinante era quello che lui chiamava il “cuppetiello”: quel piccolo cono di carta da porre sul beccuccio della cuccuma per trattenere quei fumi aromatici che altrimenti si sarebbero persi nell’aria.
Il bello è che quando diceva queste cose sembrava che gustasse quel caffè e, praticamente, lo faceva gustare anche agli altri. Era veramente una cosa fantastica.

Suona di nuovo il campanello. Si crea un’agitazione fra i tre in attesa di vedere chi è arrivato.

Benito – Se permettete vado ad aprire io la porta, sono oltremodo curioso di vedere chi è arrivato! 

Andrea – No, vado io. 

Benito – Tu insisti tanto perché speri che ci sia una persona che tu speri che venga, ma sicuramente sarai deluso. Vado io (Esce)

Si sentono risate e voci di gioia, poi Benito rientra con i nuovi arrivati festanti.

Anna – Finalmente! La compagnia si sta quasi completando. Marisa, Alberto, tutti…siate i benvenuti in casa nostra! Come state? …da quanto non ci vedevamo…, ma vi prego, accomodatevi tutti.

Si salutano tutti festanti.

Marisa – Rocco! Anna! Che gioia vedervi tutti! Abbiamo fatto tanta strada per essere qua ad incontrarvi tutti, ma ne è valsa la pena. Ma, avete invitato anche qualche insegnante? Mi farebbe piacere rivedere anche loro, sia quelli che ho stimato, sia quelli che non potevo vedere.

Anna – Purtroppo molti di loro non sono più tra noi e sarà ben difficile che i superstiti possano essere presenti, seppure invitati.

Alberto – Bei tempi! Ma come si fa a distruggere così un paese bello come il nostro! Siamo ridotti veramente male. E non vedo come potremo risollevare la testa.

Marisa – E dai! Non essere così pessimista. A tutti noi il destino ha riservato qualcosa di diverso, ma siamo giovani e non dobbiamo farsi prendere dallo scoramento.

Anna – Su, su, non ci facciamo prendere dalle malinconie e guardiamo fiduciosi nell’avvenire.

Rocco – Si parlava prima di insegnanti, vi ricordate che tipo singolare era il professor Morsello, venuto dalla Sicilia e, diceva lui, insegnava filosofia, mentre, in effetti, faceva smaccata propaganda politica.

Marisa - Come faceva?…Sai, Anna, Rocco lo sapeva imitare molto bene. Ti prego, Rocco, fallo di nuovo.

Rocco – (imitando il professor Morsello e quindi parlando in dialetto siciliano) Se voi non studiate, mi devo mettere a piangere?…Mi devo cospargere il capo di cenere?…ma non ci penso neanche! Che siete parenti miei, voi?

Anna – Me lo ricordo anch’io. Mi pare, comunque, che il professor Morsello, non sia più tra noi ma sia finito sotto un bombardamento. 

A questo punto, si alza dalla sala un personaggio, il professor Morsello, che si avvia verso il palcoscenico, tra lo stupore dei presenti sulla scena.

Morsello – (dirigendosi verso il palcoscenico e parlando in dialetto siciliano, molto lentamente) Tadini, Marea, ma cosa state confabulando! Non avete mai saputo nulla di filosofia, avete sempre confuso Hegel con Kant e le monadi con chissà che cosa! E ora mi fate l’imitazione e dite che io facevo propaganda politica! Bravi, bravi…

Benito – Professore! Ma non era rimasto sotto le macerie del palazzo comunale? Vidi con i miei occhi estrarre il suo cadavere…

Alberto – Ed io partecipai al suo funerale, celebrato con quei pochi mezzi a disposizione. Addirittura portai a spalla la sua bara fino all’ingresso della chiesa!

Morsello – Verissimo. Io sono defunto, ma quando il mio spirito ha sentito le vostre rievocazioni, non ho potuto trattenermi dal presentarmi a voi, seppure in spirito, come io sono. 

Alberto – Grazie, professore! Non pensavamo proprio che lei avesse per noi tanto affetto, dopo quello che le avevamo combinato a scuola!

Morsello – In effetti, il vostro comportamento nei miei confronti non è stato mai dei più rispettosi, nonostante cercassi di impormi con le maniere forti.

Andrea – Già, le sue maniere forti: tre quattro, due, sembrava lo schema di una partita di calcio.

Morsello – Credete voi che non abbia saputo che il vostro compagno Rovetti aveva composto una canzoncina che aveva intitolato “Morsello cha-cha-cha”? Che, poi, impiegai una settimana per capire cos’era ‘sto “cha-cha-cha”.

Meraviglia dei presenti a tale rivelazione. 

Marisa – E poi, in questa situazione in cui la nostra deferenza nei suoi confronti lascia il posto ad una rispettosa amicizia di cui lei ci onora, mi lasci ricordare le risate che facevamo quando, dopo le interrogazioni…

Benito – (interrompendo) …costantemente drammatiche…

Marisa - …dopo le interrogazioni, dicevo, al momento di segnare il voto sul registro, voto che noi non dovevamo conoscere, lei poneva davanti a sé un foglio di carta assorbente, senza accorgersi che lo teneva davanti agli occhi e non davanti alla penna che scriveva il voto…

Morsello – Certo che eravate dei pazzi! Pazzi e simpatici. Mi dispiace soltanto che della vostra compagnia molti amici si siano persi per strada; mi torna alla mente una ragazza, che era molto “debole” in filosofia, ed anche nel fisico. (Sospensione) Quella che non resse alla malaria e ci lasciò in età ancora verde… Che strazio per i suoi genitori…

Dalla platea si alza una giovane donna che si avvia verso il palcoscenico. 

Giovanna – Eccomi qua! Vi siete ricordati di me e anch’io, come il professor Morsello, non ho saputo resistere alla tentazione di venire a rievocare con voi i tempi felici passati insieme.

Alberto – Giovanna, che piacere rivederti! (Si avvia verso di lei a braccia tese, per abbracciarla.)

Giovanna – (Respingendolo) No, non puoi. Io sono una creatura non più di questa terra…

Anna – Eravamo veramente una bella compagnia. Mi dispiace di averne fatto parte solo negli ultimi anni.

Benito – (Rivolgendosi ad Anna) Non ti preoccupare, ora sei una di noi a tutti gli effetti.

Giovanna – Si, veramente eravamo molto uniti. Per questo ho lasciato il freddo luogo ove ora mi trovo, per venire da voi.

Morsello – Spero vivamente che lei abbia sentito un po’ di rimorso per non aver mai voluto studiare la filosofia! Certo che ora non le serve più…

Rocco – E vero, il professor Morsello era l’unico insegnante che ci dava del lei. La cosa ci sembrava buffa, ma ci dava anche importanza.

Morsello – Bene, mi sembra che, dopo avervi trovati bene e senza problemi, posso tornare tranquillamente nel luogo dal quale sono venuto, non senza avervi rivolto una preghiera: (sospensione) ricordatemi sempre con quell’affetto che mi avete dimostrato oggi. Addio. (Esce)

Andrea – Come mette tristezza, vedere una persona che da noi è sempre stata derisa che si ricorda di noi e con affetto…

Giovanna – Scusate, amici. Anche il mio tempo è scaduto e devo recuperare la posizione che il destino mi ha assegnato. Ricordatemi sempre. Addio. (Esce, lasciando i presenti attoniti e pensierosi).

Anna – Però, visto che stiamo ricordando tutti gli amici comuni, (sospensione) mi piacerebbe ricordarne qualcuno di quelli che ho frequentato prima di conoscere voi. Mi ricordo di Carla…Carla…non mi ricordo proprio il cognome…

Benito – (Interrompendo) …vuoi dire…Viselli?

Anna – Ecco, proprio lei. La conosci?

Benito – (ridendo sotto baffi) Se la conosco? E se ti dicessi che ora è mia moglie?

Alberto – E vai! Un altro che è passato a tutti gli effetti di legge sotto il giogo femminile!

Rocco – Ma non fare il solito disfattista! Tu non sai di quale dolcezza è impastato un rapporto coniugale bene assortito! Guarda me ed Anna, siamo due anime in un nocciolo. Vero Anna?

Anna – Siamo veramente felici. Ma dimmi, Benito, dove si trova ora Carla? Perché non l’hai portata con te?

Benito – Avrei tanto voluto, ma attualmente è in visita ai suoi genitori in alta Italia. Ti ricorderai che i suoi genitori erano originari di Udine. Ora sono tornati là. Non ho ritenuto di farla tornare in questa circostanza, data anche la precarietà delle nostre linee di trasporto, ma non appena possibile torneremo a trovarvi, per fare quattro chiacchiere insieme. 

Rocco – Ora capisco cosa ci facevi continuamente a casa sua! Avevi delle mire! Complimenti.

Marisa - Avete visto? E’ già la seconda persona che noi avevamo perso e che è tornata per incontrarci. Penso che sia veramente un miracolo dell’amore e dell’amicizia.

Andrea – Sono veramente incredulo davanti a questo miracolo! E se provassimo a ricordare anche altri amici che ci hanno lasciato, per vedere se possiamo di nuovo stare un poco con loro?

Alberto – Si, proviamo. Io personalmente ero molto amico di quel barbone che recitava sempre le sue poesie all’angolo di via Roma. Ogni tanto lasciavo qualche moneta nel suo cappello posato a terra e lui mi recitava i suoi ultimi versi. Chi di voi lo conosceva?

Tutti – Io, io, io.

Alberto – Chissà in quali pascoli celesti si troverà adesso…Sarei proprio felice di rivederlo.

Un nuovo personaggio si alza dalla platea e si avvia verso il palcoscenico recitando versi.

Barbone – Quando un amico chiama,
ascolta la sua voce.
Quando tanti amici ti ricordano,
corri da loro,
non farti pregare.
L’amicizia ti esalta, 
ti rende felice,
t’impone il dovere
di non trascurare 
l’affettuoso richiamo.

Tutti applaudono ed accolgono affettuosamente il novo venuto.

Alberto – Che gioia rivederti, vecchio pazzo! Raccontaci qualcosa dei tuoi ultimi tempi sulla terra, non ti vedevamo da un pezzo.

Barbone – Cari amici, mi invitate a nozze a chiedermi degli ultimi tempi della mia vita. Mettevi comodi che ve li racconterò. (tutti si siedono o, comunque si sistemano, accingendosi ad ascoltare con attenzione il racconto del barbone). 
Un giorno piuttosto triste e nuvoloso, mentre con la mia armonica a bocca me ne stavo un po’ sconsolato al mio solito angolo di strada, si avvicinò a me una nuvola. 

(Stupore dei presenti).

Una voce - ….una nuvola??

Barbone - Si proprio una nuvola, dalla quale discese un uomo che, dall’aspetto, era sicuramente un artista. Aveva una gran barba bianca ed era vestito di nero, con abiti dimessi. So che voi direte che mi assomigliava, ma io ero solo un uomo di strada, mentre lui…lui non ho mai capito chi fosse, ma sicuramente aveva dei meriti che io sicuramente non avevo.
Quell’uomo mi guardò negli occhi e mi disse: “Romeo (sapeva anche il mio nome), vieni che ti porto a vedere cose che tu non hai mai visto”.
Con il tremito addosso, lo seguii sulla nuvola con la quale era arrivato e vidi la terra allontanarsi rapidamente. 
Ero convinto di sognare o, forse, di essere già defunto. Ma non era così. Dopo un breve viaggio, l’uomo mi indicò in lontananza una distesa azzurra, piena di sole, dove alcune persone passeggiavano beatamente, e mi disse: “Vedi, un giorno anche tu potrai passeggiare con loro”.
Riprendemmo la via della terra e l’uomo mi rivolse la parola solo quando fummo arrivati, per dirmi: “Ricordati, Romeo, tu hai avuto il privilegio di vedere cose che ai comuni mortali non è dato di vedere. Solo a te, che sei un puro, è stato riservato questo privilegio”.
Gli chiesi chi fosse, ma ormai era sparito, lasciandomi al solito angolo di strada dove sempre mi incontravate.

Perplessità, stupore e commozione dei presenti. 

Alberto – Non sapevo nemmeno io quale fosse il tuo nome, ma dimmi, Romeo, secondo te chi era quel personaggio?

Barbone – Ognuno di voi può dargli il nome che vuole, forse non ha neppure un nome, ma sono convinto che ognuno di voi, ogni tanto, nel recente triste passato, ed anche adesso, avrebbe voluto incontrare una persona così… 

L’atmosfera si è fatta pesante, ma qualcuno pensa a ravvivarla.

Marisa – Romeo, visto che l’abbiamo saputo, ora ti chiamiamo così, prima di andartene, ci fai dono della tua ultima poesia? 

Barbone – Ragazzi, vi ho sempre voluto bene, anche quando mi prendevate in giro all’angolo della strada, e quindi state comodi e ascoltate i miei versi, scritti negli ultimi tempi della mia esistenza terrena. (Recita una poesia).

Vorrei poter sedere 
sulla riva del fiume,
con la testa tra le mani
e pensare.
Vorrei dimenticare
il male di ogni giorno,
per recuperare, 
finalmente,
la serenità.
Rivivendo con dolore
tutti i rimorsi
del tempo passato,
passato in un lampo, 
per tornare a vivere
col sorriso sul volto 
e la gioia nel cuore.
Sorriso sereno,
per tante battaglie
combattute aspramente
senza vittoria
ma con la gioia più grande:
di aver compreso
la verità. 

Ed ora, ragazzi, datemi il vostro saluto. La persona che mi guidò sulla nuvola mi attende per riportarmi in quel luogo che anzitempo mi fece visitare. Addio. (scompare tra la commozione dei presenti) 

Andrea – Amici, amici, non ci facciamo prendere dalla malinconia e viviamo questo momento in allegria. Piuttosto, Alberto, tu che rappresenti l’ottimismo (ironico) …, visto che hai una bella voce, perché non ci canti una canzone? 

Alberto – Ma no. Non me la sento. E poi non sono più in voce come una volta.

Andrea – Su, non fare storie e cantaci uno degli ultimi successi, non fare il prezioso, ti accompagno io. (Prende la chitarra)

Alberto – E va bene…, quando mi portate sul campo della musica, non so mai dire di no. Mi appassiono troppo. Allora, (ironico) a gentile richiesta vi strapazzerò le orecchie con l’ultimo successo.

Andrea – Attenzione tutti: Alberto si esibirà per noi, prego silenzio e attenzione!

Alberto canta una canzone. Alla fine della canzone ci sono scene di giubilo e di allegria, congratulazioni ad Alberto e finisce il primo atto


FINE DEL PRIMO ATTO




















ATTO SECONDO

La scena è quella del primo atto. E’ vuota. Tutti i personaggi del primo atto entrano conversando tra loro.

Anna – Ora che vi abbiamo fatto visitare la nostra casa, possiamo sederci e bere qualcosa insieme, brindando alla ritrovata amicizia ed a ciò che ognuno di noi desidera dal futuro.
Piuttosto, avevamo invitato anche Francesco e Sandra, ma non si sono visti. Avranno avuto qualche difficoltà? Speriamo di no.

Marisa – Strano, avevo parlato con loro pochi giorni fa, mi avevo preannunciato un lieto evento, ma mi avevano assicurato che sarebbero stati presenti…

Suona il campanello ed Anna va ad aprire. 

Anna – (rientrando) C’è il ragazzo del bar di sotto, dice che un signore al telefono chiede di uno di noi, vai tu, Rocco?

Rocco - Va bene, vado io. (esce) 

Marisa – Dobbiamo proprio pensare di organizzare più spesso dei raduni così. Mi piace molto; l’unica difficoltà è la carenza dei mezzi pubblici, ma per una cosa così si può trovare sicuramente qualche rimedio. Piuttosto, avete pensato ad invitare quel ragazzo che tutti prendevamo in giro per le sue trovate…

Anna - …quale, quello che sosteneva che quando si guida la macchina bisogna percorrere le curve alla velocità più alta possibile…

Marisa - …la più alta possibile?

Anna – Sì, la più alta possibile perché la curva è una zona pericolosa e bisogna percorrerla nel minor tempo possibile, per evitare i pericoli ad essa collegati… (Segni generali d’ironia).

Rocco – (rientrando) Era Francesco, che mi spiegava i motivi dell’assenza sua e di Sandra. (ammiccando) La colpa è di…Antonella!

Benito – E chi è Antonella?

Rocco – Gioite! Antonella è la bimba nata ieri, figlia di Francesco e Sandra!

(Giubilo alla notizia.)

Anna – Allora è proprio il momento di fare un brindisi a tutti, ma principalmente ad Antonella, venuta al mondo in questo momento, si spera passeggero, di disordine. Rocco, prendi quella bottiglia e stappa!

Benito – (Guardando l’orologio) Scusate, amici, è l’ora che avevo concordato con Carla per sentirci telefonicamente: Devo andare giù al bar per sentire la sua voce…..

Anna – Va dove ti porta il cuore…

Andrea - …forse, in futuro, qualcuno scriverà un libro o non so che cosa su questo argomento…Se permetti, Benito, eco anch’io con te. Non certo per sentire le tue…paroline dolci a Carla, ma per comprare delle sigarette: Mi hanno detto che in questa zona si trovano ancora le Milit! (Escono entrambi)

Suona di nuovo il campanello ed Anna va ad aprire la porta Entrano due persone, precedute da Anna, che appare turbata, e si mettono a frugare nei mobili, nei cassetti etc. Anna ammicca preoccupata agli altri, che si fermano perplessi e guardano i due. Dopo un po’ di questa azione, i due si guardano tra loro e si rivolgono agli altri.

1° uomo – E’ stata una falsa notizia.

Benito – Quale falsa notizia?

2° uomo – Avevamo avuto una soffiata – come voi vi sarete accorti, siamo della polizia – che in questa casa erano celate merci di contrabbando, ma abbiamo constatato che non era vero.

Sospiro generale di sollievo.

Rocco – Potete dirci chi aveva fatto tale illazione? 

1° uomo – No, non è possibile. Comunque…..attenti agli amici!

Rocco – (Cerca di trattenerli) Rimanete con noi solo un momento, berremo un bicchiere di vino in onore della ritrovata tranquillità e della figlia di due amici, nata appena oggi. Vi prego…

2° uomo – No, non è proprio possibile: Siamo in servizio e non ci è consentito di fermarci, anche se vorremmo. Comunque, vi ringraziamo e facciamo tanti auguri a tutti, particolarmente alla nuova nata. Arrivederci.

1° uomo – Scusateci tanto se abbiamo disturbato mentre stavate festeggiando. Buonasera a tutti. (I due uomini escono).

Si crea un’atmosfera gelida e tutti fanno delle ipotesi su chi possa essere stato a fare tale illazione.

Laura – Eppure, io credo di poter fare un nome…Vi ricordate quel compagno della terza C che non legò mai con nessuno di noi? Come si chiamava…Vincenzo…Vincenzo…

Andrea – Vandelli! Vandelli si chiamava. Aveva legato talmente poco con tutti che Anna e Rocco non si erano ricordati di lui per questa festa, non è così?

Anna – Già. Ma anche se me ne fossi ricordata, non lo avrei invitato. Non era uno di noi.

Benito – E quanti voti negativi ho preso per colpa sua…, meglio che non sia qui con noi.

Andrea – Sto pensando…, sto pensando se gli amici di allora siano stati tutti cercati; amici o altre persone che avevano avuto un buon rapporto con noi.

A questo punto si alza dalla platea un nuovo personaggio che si avvia verso il palcoscenico. 

Teo – Ed io? Non sono forse degno di festeggiare con voi il felice momento?

Rocco – Ma tu chi sei? Non ti riconosco!

Teo – Ma come! Avete dimenticato le sere, per non dire le notti, passate nelle fumose sale da biliardo del bar Fiorella? Quando c’era il solito fuggifuggi al presentarsi di Leone, il giocatore di professione, che voleva sempre mettere in palio dei soldi che voi, regolarmente, non avevate?

Alberto – Tu…tu…non sei mica Teo, il barista del bar Fiorella, teatro di tante, interminabili, partite a boccette? Caro amico, benvenuto tra noi! Ma dimmi, come sei capitato qui? E Leone, che fine ha fatto?

Teo – Purtroppo, Leone, il grande giocatore di boccette, è morto poco tempo fa. Per la sua ambizione di primeggiare sempre e comunque, era riuscito ad avere una grossa moto dagli americani, grossa e luccicante, credo che fosse una Harley Davidson. Quella moto fu il suo destino. Non seppe controllarla e si schiantò contro un palo sul lungomare di Livorno, purtroppo senza alcuna possibilità di sopravvivere.
Per quanto riguarda me, vi ricorderete i furiosi combattimenti che vi furono nel quartiere dove voi abitavate e dove sorgeva il bar Fiorella. Ebbene, durante uno di questi combattimenti, con le pallottole che fischiavano da tutte le parti, vidi in bambino in mezzo alla strada, in serio e certo pericolo. In quel momento il desiderio di fare qualcosa ebbe il sopravvento sul mio istinto di conservazione e mi lanciai verso di lui urlando che si gettasse a terra, ma prima che lo potessi raggiungere, un proiettile raggiunse me e mi stese al suolo.
Comunque sono ugualmente felice, perché il bambino fu raggiunto dalla madre e posto in salvo.
Ed oggi il mio spirito ha sentito la vostra presenza, il vostro ricordare un passato felice, e non ha potuto fare a meno di partecipare, seppure in spirito, ai vostri festeggiamenti. Penso che vi abbia fatto piacere.

Alberto – Certo che ci fa piacere. Un piacere immenso. Ma dimmi, dove ti trovi ora?

Teo – Mi trovo in un luogo meraviglioso, dove tutto è luce e dove spesso incontro altri amici che hanno avuto lo stesso mio sfortunato destino. Ma ora lasciatemi andare, il mio tempo è scaduto e devo tornare là. (esce) 

Alberto – Non ci capisco più niente! Non comprendo più cos’è la vita, la morte…ma sento che sto per fare delle scoperte interessanti.

Anna - Aspettate amici, voglio farvi vedere la cosa forse più bella di tutta la casa: il terrazzo dal quale si domina tutta la città. Venite, venite con me. 

(Tutti escono al seguito di Anna. Mentre tutti sono fuori scena, entra con circospezione il barbone Romeo, che si siede su di una sedia, estrae un libro e comincia a leggere con attenzione: Dopo pochi istanti entrano, sempre con circospezione, il professor Morsello e Giovanna Feroci i quali vedendo il barbone Romeo si compiacciono e, riconoscendolo, cominciano a conversare.)

Morsello – Romeo! Anche tu qui! Caro amico, io e la giovane Giovanna Feroci siamo tornati in questa casa, dove siamo già stati, perché volevamo festeggiare i tempi nuovi non più in spirito ma, come ora siamo, tornati temporaneamente a vivere la nostra vita terrena, come te, del resto!

Romeo – Già! Anch’io volevo essere della partita e sono stato autorizzato a rivestire i miei panni mortali, in onore degli amici.

Teo – (Entrando) E’ permesso?

Romeo – Caro Teo! Non ti meravigli, vero, se ti riconosco pur non avendoti mai visto in vita, ma quando si viene dal nostro luogo comune, la conoscenza è scontata.

Giovanna – Bene, prepariamoci ad accogliere gli amici e ad unirci a loro per fare festa.

Si sentono delle voci e tutti i personaggi che erano usciti rientrano conversando tra loro. Quando si accorgono dei quattro personaggi presenti, si crea un moto di sorpresa). 

Anna – Guarda chi si rivede!

Romeo – Anna, dammi la mano. Voglio che tu e gli altri prendiate atto della nuova natura che ci è stato consentito di riassumere in onore vostro…

(Anche Morsello, Giovanna e Teo salutano tutti gli altri in maniera cordiale, stringendo le mani e sorridendo).

Morsello – Avete compreso, adesso? Noi siamo tornati temporaneamente terreni, abbiamo lasciato la nostra natura eterea e ci è stato concesso di unirci a voi per essere con voi a festeggiare. 

Andrea – Ma io non capisco…Voi quattro siete in spirito o avete un corpo terreno? Spiegatemi, vi prego.

Anna – Sì, anch’io vorrei capire. Diteci la vostra condizione…

Teo – Avete mai sentito parlare di amicizia, di amore, di ritorno alla vita? Sicuramente sì! Ebbene, il vostro ottimismo e la vostra speranza nel futuro ha indotto chi lo poteva fare a farvi questo regalo.

Morsello – (Interrompendolo) Sì, non dovete dimenticare che io ero professore di filosofia e quindi di teorie strane ed astruse ne avevo fatto al mia vita. Però, quando ho sentito rievocare il passato con tanto affetto, tutto in me è cambiato.

Rocco – E come?

Morsello – Voi non lo potete capire. Avete un limite che vi impedisce di comprendere cosa succede al di fuori di voi. Ma non per colpa vostra. Lo capirete a suo tempo.

(Durante queste elucubrazioni del prof. Morsello, si sente un baccano all’esterno ed un suonare concitato di campanello. Rocco va ad aprire. Entra di corsa un personaggio. E’ Vincenzo Vandelli).

Vincenzo – (Affannato) Aiutatemi! Sono inseguito dalla polizia…Nascondetemi, vi prego…vi scongiuro! (Disperato. Si nasconde).

Andrea – Vincenzo, ma cosa hai fatto? Perché la polizia ti insegue?

(Nuovo suono concitato di campanello. Qualcuno va ad aprire ed entra un personaggio. ) 

1° Poliziotto – E’ entrata qui una persona piuttosto concitata, che noi stiamo rincorrendo?

Andrea – Un momento. Chi cercate? Che cosa ha fatto?

2° Poliziotto – Non si preoccupi! Ci indichi il suo nascondiglio, se non vuole essere suo complice.

Alberto – Io, però, vorrei sapere che cosa ha fatto di tanto grave…da… 

(Mentre Andrea tenta di temporeggiare per difenderlo dalla polizia per un filo di amicizia che non merita, Vincenzo entra in scena impugnando un’arma e minacciando il poliziotto)

Andrea – Attento, Vincenzo…Non fare sciocchezze…Non ti mettere in una situazione dalla quale non potresti più tirarti fuori…Ti prego, dammi quella pistola. (Si avvicina a Vincenzo con la mano tesa per disarmarlo).

Vincenzo – (Si mette a piangere e consegna l’arma) Vi prego, amici, comprendetemi. Lo so che ho fatto del male anche a voi, ma la storia per cui questi signori mi cercano è molto più grave complessa. Ascoltatemi, vi prego. Anche voi, agenti, è questione di un momento. So bene che non c’è mai stata una grande stima da parte vostra nei miei confronti, e, forse, ne avevate ragione. Ma la mia vita, credetemi, non è stata certamente un tappeto di rose e fiori. Fin da piccolo, a causa dei drammi che coinvolgevano la mia famiglia, fui chiuso in un tetro collegio, dove i prefetti (così si chiamavano pomposamente i superiori, tutti religiosi) erano gli aguzzini dei poveri ragazzi abbandonati dalle famiglie o vittime di drammi familiari che li rendevano fragili e pronti alla cieca obbedienza. Vissi in quella prigione per alcuni anni, crescendo nel desiderio di una carezza o di un atto di amore, data la freddezza e la bieca cattiveria dei precettori nonché l’assoluta latitanza dei genitori. Quando mi fu concesso di lasciare quel …carcere, perché una vecchia zia, bontà sua, accettò di prendersi cura di me, un desiderio di vendetta e di riversare sugli altri quella cattiveria che per anni avevo dovuto ingoiare, mi sopraffece. E cercai…cercai dove e come potevo sfogarmi. Mi iscrissi al liceo, dove mi avete conosciuto, ma la mia aspirazione era fare del male a qualcuno. Penso che ve sarete accorti.

Rocco – E’ vero, non ti avevamo mai accettato tra noi perché avevamo capito, senza tuttavia comprenderne i motivi, questa tua natura.

Vincenzo – Ma ora, amici, credo di aver raggiunto un punto di non ritorno. Quell’uomo che mi derideva dall’alto della sua ricchezza, fatta, peraltro, in modo molto equivoco, con la “borsa nera”, per intendersi, a causa della mia miseria, della mia necessità di tutto, senza alcun mezzo per soddisfare, a volte persino la fame…sì proprio la fame fisica, travolse quelle poche remore che mi erano rimaste. Presi dalla tasca quella pistola che avevo rubato, perché, sì…ho anche rubato, e più di una volta, a casa di un collega di questi signori (rivolgendosi agli agenti), al quale, a questo punto, voglio chiedere perdono per i guai che per tale mio atto ha dovuto subire, e ho sparato…ho sparato…ho sparato, cercando con i miei colpi il cuore di quell’uomo, con tutta la forza della mia disperazione ed ho smesso solo quando i colpi erano finiti e l’arma non consentiva più di sfogare il mio delirio su quell’uomo che ormai giaceva in un lago di sangue: morto!

(Commozione e agitazione tra gli astanti)

1° Poliziotto – Adesso basta, andiamo via. Il commissario ti aspetta per interrogarti e per contestarti il reato. 

Rocco – Aspetti un momento, agente, ci consenta di cercare di calmare l’amico, ora mi sento di chiamarlo tale. (A Vincenzo) Vuoi bere qualcosa? Anche lei, agente, gradisce un caffè?

Vincenzo – Se fosse sufficiente un caffè, per calmarmi…La mia vita ormai è finita, non ho più nulla da chiederle e il farla finita è ormai la soluzione più ragionevole. (Così dicendo, si getta sulla rivoltella che era stata posata su di un mobile e, con gesto rapido, la arma e se la punta alla tempia. Si crea un certo trambusto fra gli astanti). Lasciatemi fare! E’ l’unica cosa giusta di tutta la mia vita sciagurata…Non avvicinatevi, se non volete che quello che voglio fare sia fatto senza dirvi una cosa.

Rocco – Parla, ma non fare sciocchezze. Chiedici tutto quello che vuoi, ma, ti scongiuro, posa quell’arma!

Vincenzo – Vorrei che tu…tu parlassi con mia madre. Sai, sta sempre all’indirizzo di un tempo. Vorrei che tu le parlassi di me, non nei termini che ora conoscete, ma cercando di farle capire che la mia morte, perché io ora morirò, è dovuta ad altre cause. Vedi te. Parla di una delusione d’amore…o quello che vuoi. Basta che tu difenda con lei la mia memoria e che tu gli dica che l’ultimo pensiero è stato per lei. Ed ora…addio a tutti. (Si spara alla tempia).

(Grande confusione. Qualcuno grida di chiamare un’ambulanza. Un poliziotto chiede di un telefono per avvertire la centrale. Il corpo viene portato via. Rimane un grande sconcerto tra i presenti, che Rocco cerca di ricomporre a fatica). 

Rocco – Calma, amici, cerchiamo di non perdere la testa. Penso di sapere chi sia la persona che ci può togliere dai guai per questa morte che ci ha sconvolto tutti e che ha messo tutti noi in una posizione delicata davanti alla legge.

Anna – Perché, ci saranno conseguenze per noi?

Rocco – Certo, ci è morto tra le mani mentre cercavamo di difenderlo dalla polizia. 

Andrea – E chi è questa persona? Perché non corri a parlarci prima che sia troppo tardi?

Rocco – Tempo fa ho avuto la fortuna di fare la conoscenza del comandante della guarnigione americana rimasta in città: penso che possa senz’altro fare qualcosa per noi. Andrea, ti prego, vai in piazza Grande, al comando americano e cerca, a nome mio, il generale Parson. Chiedigli se ci può ricevere con urgenza.

Andrea – Corro! (Esce). 

(A questo punto, i personaggi trapassati e tornati invita intervengono per esprimere la loro opinione).

Teo – Certo che ci è toccata una bella avventura: tornare sulla terra per vedere un suicidio! Non lo avrei mai pensato! E voi, amici, cosa ne dite?

Morsello – Nulla, nella vita, è prevedibile. Panta rei, come dicevano gli antichi, e può essere che la vita, nel suo scorrere, trovi un ostacolo che la faccia barcollare. L’amico Vincenzo, forse, aveva trovato troppe di tali pietre che non ha saputo scavalcare e ci è caduto sopra… 

Romeo – E ora, visto che ne abbiamo la possibilità, dobbiamo metterci d’accordo per fare del bene a questi giovani, che hanno avuto la fortuna di superare il momento difficile con fermezza d’animo e fiducia nell’avvenire.

Teo – Giusto, ma come facciamo? Voi che siete i saggi della situazione (rivolgendosi a Morsello ed a Romeo) suggerite qualcosa! Vi prego…

Giovanna – Si, professore, li aiuti…

Morsello – Ho una idea: Teo, Giovanna, Romeo, Venite con me.(Escono).

(Rimane un certo trambusto tra gli astanti, ognuno dei quali dice la sua per cercare di ricomporre l’atmosfera festosa che c’era all’inizio: Suona il campanello, entra Andrea seguito da una persona).

Andrea – Amici, amici, state calmi. Rocco, il generale Parson non ha potuto lasciare il suo ufficio, ma ha incaricato il capitano Hunt di vedere in che modo risolvere la situazione. (Hant e Rocco si danno la mano). 

Hunt – (Parlando un italiano storpiato dallo slang). Ecco, signor Marea, la situazione, come me l’ha descritta il suo amico …Andrea, si Andrea, non è delle più semplici, ma non è disperata. Voi siete tutti conosciuti alla polizia italiana ed alla Military Police come persone molto perbene, poi noi degli USA siamo truppe di liberazione ed abbiamo un certo ascendente sulla polizia italiana. Intanto accettate questi chewin gum, serviranno a calmarvi.

Andrea – (Sospettoso) Chewin gum? Ma che roba è? Non sarà mica qualcosa…

Hunt – State tranquilli e…masticate! E’ roba del tutto innocua…

Anna – Rocco, offri qualcosa da bere al capitano.

Rocco – Sì, cosa possiamo offrirvi? Un caffè o…un caffè, visto che in casa non c’è altro…

Hunt – Caffè? Non c’è wisky? Noi americani, senza wisky non siamo capaci di fare niente…

Alberto – Avevo sentito parlare di un vinello che avevate in fresco, non potremmo offrire quello?

Hunt – “Vinello”? Cosa è “vinello”?

Rocco – Caro capitano, è il massimo dell’alcolico che possiamo offrirvi. Lo gradite?

Hunt - …e sentiamo questo “vinello”! (Arriva Anna con la bottiglia ed i bicchieri e versa il vino, Hunt lo assaggia). Buono…, non è come il wisky, non darà le stessa allegria, ma leva sicuramente la sete. Dunque vediamo…Il vostro amico si è suicidiato…suidiciato…come diavolo si dice in italiano? 

Rocco – …suicidato, capitano, suicidato.

Hunt – Bene, suicidiato. Voi non ne avete alcuna colpa: Anche gli agenti italiani presenti mi hanno detto che voi avete fatto di tutto per evitare il…fattaccio, per cui state tranquilli: nulla può essere a voi addebitiato….adde…

Rocco - ….addebitato, capitano, addebitato.

Hunt – Ecco, addebitiato. Quindi, bevuto il “vinello”, regalato il chewing gum, il mio compito è finito. Best wishes to all. (Esce) 

Anna – Cosa ha detto? Bestie?

Andrea – Ma no! Voleva dire: tanti auguri a tutti…Ma non sapete proprio nulla d’inglese…(Andrea esce confabulando con Rocco).

Giovanna – E’ permesso?

Anna – No?! Giovanna!…Entra pure. Ma dove hai lasciato i tuoi compagni?

Giovanna – Li ho lasciati a confabulare tra loro su come darvi una mano a dimenticare tutta la brutta avventura che vi è capitata, sono sicura che ci riusciranno, le loro…conoscenze sono molto in alto!
Anna – Ma dimmi, raccontami di te, dei tuoi ultimi giorni terreni, di quei tempi prima che il morbo ti portasse via da noi.

Giovanna – Cosa vuoi, dopo che ci eravamo persi di vista, la mia vita fu dedicata al bene degli altri. Mi arruolai come crocerossina e fui destinata alla zona di guerra. In uno di quei tristi luoghi che erano gli ospedali da campo, ebbi l’occasione di conoscere un ragazzo che, per la sua dolcezza e per il suo triste destino, fece breccia nel mio cuore. Io per lui non rappresentavo nessuno e dopo un po’ di tempo fui trasferita e lo persi di vista. Successivamente, lo cercai dappertutto, ma le mie ricerche trovarono sempre il vuoto. Quell’incontro, però, aveva lasciato in me una grande e logorante ferita per cui, quando il male assalì anche me, fu quasi la liberazione da una vita che per me, ormai, non rappresentava più nulla. Così me ne andai da tutto quasi felice, ma con il rimpianto di non aver potuto coronare quel sogno che mi ero costruita.

Anna – Dai, non ricordare solo le cose tristi. Ci sarà bene qualcosa che nella vita ti ha gratificato! 

Giovanna – Sì, nella vita mi ha dato molta gioia il fatto di aver fatto del bene a quei poveretti, feriti nel corpo e nell’anima. Adesso poi, in questa nuova dimensione, ho avuto un sussulto ed una gioia che non mi sarei mai aspettata.

Anna – Davvero? Cosa è accaduto…racconta!

Giovanna – Tu non ci crederai, ma ho rivisto quella persona di cui ti parlavo! E questo grazie a voi tutti!

Anna – Mi stai facendo impazzire…ma chi diavolo hai visto?

Giovanna – Te lo dirò quando sarà il momento, ma sappi che è stata una gioia immensa.

(A questo punto rientrano in scena il Barbone, il professor Morsello e Teo che accompagnano Vincenzo) 

Anna – Bentornati, amici. (Vede Vincenzo) Ma…

Morsello – Hai visto chi è con noi? Siamo riusciti, con…procedura d’urgenza, a farlo inserire nel numero dei trapassati ai quali è concesso di tornare sulla terra per far felici quegli amici (forse pochi, nel suo caso) che gli avevano voluto bene. Ma…dove sono gli altri?

(Mentre si svolge questo colloquio, Giovanna si è fatta in disparte, visibilmente commossa e tremante, guardando i nuovi arrivati). 

Anna – Torneranno sicuramente tra poco. Ma tu, Giovanna, ti senti male? Cosa ti è preso?

Giovanna – (Esitante e commossa) E’ che…non posso dirlo.

Romeo – Con il permesso di Giovanna, ti diciamo noi qual è la cosa che la turba, cosa che noi abbiamo saputo guardando le cose dall’alto. E’ lui il ragazzo (indicando Vincenzo) che aveva preso il cuore di Giovanna nell’ospedale di guerra! E’ vero, Giovanna?

Giovanna – Sì, amici, il mio ultimo pensiero era stato per lui, anche se non sapevo nemmeno quale fosse il suo nome. Ma ormai, anche il rivederlo non serve più a niente… 

Morsello – Non è vero! Siete entrambi tornati a vita terrena!

Vincenzo – Posso dire una cosa? Quando fui ricoverato e ricevetti le cure di Giovanna, mi parve che il mondo intorno a me cambiasse di colpo. Le sue cure mi furono di molto giovamento. Dico “cure”, ma era il suo sorriso che mi faceva stare bene. Ero sul punto di esternarle questa mia gratitudine, quando lei se ne andò e non la vidi più. E’ stato l’unico lampo di luce nella mia vita che, come tutti voi avete saputo, è stata tutta più buia del buio. Ma ora, Giovanna, ti ho ritrovata e questo mi sembra il più bel miracolo che l’amore abbia potuto fare. Non ti pare, Giovanna?

Teo – Ragazzi, per l’esperienza che mi deriva dall’aver frequentato…certi ambienti e certe persone (Allude a Morsello ed a Romeo) vi dico di non…andare troppo veloci in certe cose, …ma di correre!

Morsello – Amici miei, credo che la nostra missione tra di voi possa dirsi conclusa. Crediamo di avervi dato quella felicità che tutti meritate, non è così? Amatevi tutti, ma soprattutto amate la vita, che è il più bel dono che abbiate ricevuto! 

Alberto – Mi pare di capire che il miracolo che si è avverato davanti ai nostri ed ai vostri (al pubblico) occhi sia quello che ci riconcilia col mondo e che ci fa dimenticare tutto il male passato.
Evviva!!!

(Scene di gioia e ritorna il buio della prima scena. Si riaccende la luce nell’angolo e riappare Adele seduta sul dondolo).

Adele – Giovanna, ma dove sei! Vieni qua.

Giovanna – (Entrando) Oggi ho avuto il più bel regalo della mia vita. Credo che non potrò mai più vivere una storia così bella e commovente. Grazie, mamma! 

FINE

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