Monologo per un barbone

MONOLOGO PER UN BARBONE

MONOLOGO PER UN BARBONE
ovvero
CANOVACCIO PER UN SOLISTA

di

ALDO LO CASTRO


A mio figlio, Giampaolo Romania 
cui affido questo delirante pretesto teatrale.


BARBONE (una bottiglia in mano alla quale, spesso, sincolla. Un fagotto che poggia terra. Si siede comodo su una sedia e sgranocchiando patatine, guarda il pubblico con linteresse di chi si appresta ad assistere ad uno spettacolo. Aspetta che inizi con pazienza, poi comincia a sbuffare) Mb? E allora? Perch non cominciano? (Scruta meglio nella sala. Lancia un fischio di mera-viglia) Porca miseria, quanta gente! Che strano... Boh? Sar uno di quegli spet-tacoli sperimentali che allinizio non si capiscono e alla fine ti rincoglionisco-no... (Si guarda attorno) e che non ha avuto neanche troppo successo se vero che c un solo spettatore: io. Mah! Cominceranno, prima o poi! (Continua a bere e a sgranocchiare le sue patatine e di quando in quando, batte le mani, spazientito, per sollecitare linizio)
VOCE fuori scena Ma si pu sapere chi c sul palco?
BARBONE (a voce alta) Eh! Un sacco di persone!
VOCE Dov lusciere? Perch fa entrare estranei?
BARBONE (si sistema meglio sulla sedia) Mi sa che lo spettacolo cominciato.
VOCE Mario! Che ci fa quel tizio sul palcoscenico?
BARBONE Uno? Io di tizi ne vedo un bel p!
VOCE Insomma, vuol dirmi chi e come cacchio entrato?
BARBONE Con chi ce lha?
VOCE Con lei!
BARBONE Con me?
VOCE S!
BARBONE E perch dovrei dirle chi sono? Da quando in qua, uno che decide di andare a teatro deve declinare le proprie generalit?
VOCE Ma si d il caso che lei abbia sbagliato! Mica pu entrare dove le pare!
BARBONE Non posso andare a teatro?! Caro signore, mi lasci dire che questa una vergogna! E forse cos che si alimenta linteresse per la cultura? Impeden-do ai cittadini di andare a teatro?!
VOCE Torno a ribadire: lei si trova dalla parte sbasgliata! Lei sta seduto sul palco-scenico! 
BARBONE Sul palcoscenico?! Lei dice?
VOCE Io dico! Ma poi... le avranno pure assegnato un posto, no?
BARBONE No.
VOCE Avr pagato il biglietto...?
BARBONE No.
VOCE E perch?
BARBONE In primis perch non ho un soldo. E poi, in ogni caso, nessuno mi ha chiesto niente. Io ho letto Ingresso riservato agli artisti e sono entrato.
VOCE Appunto. Perch entrato?
BARBONE Perch sono un artista. Mi pare evidente.
VOCE No. Lei un pazzo!
BARBONE Probabile. Tutti i genii sono un p pazzi.
VOCE Senta, genio, esca subito, mi faccia il piacere! Ho altro per la testa, io!
BARBONE E chi non ha preoccupazioni, signore mio? Sono entrato proprio per dimenticarle, le mie preoccupazioni!
VOCE Ascolti. Al momento, sono alle prese con lo sciopero dei miei attori! Dun-que non ho tempo da perdere con uno straccione!
BARBONE Se crede che mi offenda! (Realizza) Ah, ecco. Allora sono in sciopero!
VOCE S! Ha capito, adesso?
BARBONE Ecco perch se ne stanno seduti senza aprire bocca, come tanti ebeti! (Al pubblico) Vergognatevi! Un artista non sciopera mai!
VOCE Le ripeto che i signori non sono degli attori!
BARBONE - ... E soprattutto, non mette in difficolt un povero disgraziato!
VOCE Chi sarebbe il povero disgraziato?
BARBONE Lei. E chi, se no?
VOCE La ringrazio per la solidariet. Comunque, torno a ribadire che lei si trova sul palcoscenico e che i signori ai quali si rivolto sono gli spettatori!
BARBONE Non sono attori?
VOCE Nossignore.
BARBONE Comparse...?
VOCE Neppure. Ma come devo dirglielo? Questa tutta gente che ha pagato il bi-glietto per assistere ad uno spettacolo che, purtroppo, non comincer mai!
BARBONE Ho capito. Ma guarda, alle volte, come ci si pu sbagliare... Oddio, il dubbio mera venuto...
VOCE Che dubbio?
BARBONE Che non fossero attori. Hanno lo sguardo troppo assente, distratto... Aspetto e atteggiamento classici dello spettatore.
VOCE Ma che fa, si mette ad insultarmi il pubblico, adesso?
BARBONE Per carit! Io mi sono semplicemente limitato ad una rapida e generica analitisi sullo spettatore medio.
VOCE Se le tenga per s le sue analisi! E si tolga dai piedi perch ora ho un compi-to ingrato: comunicare a questi signori che lo spettacolo rimandato a data da destinarsi. Ma ci rendiamo conto? Che figura! Vorrei tanto sprofondare, in questo momento!
BARBONE Aspetti a sprofondare, non sia precipitoso.
VOCE Come...?
BARBONE E se gliele togliessi io le castagne dal fuoco?
VOCE Ma di quali castagne parla? Che sta dicendo?
BARBONE Le risolvo il problema.
VOCE Lei?
BARBONE Io.
VOCE Evidentemente, non ha capito.
BARBONE Evidentemente lei che non ha capito.
VOCE Mario! Vuoi buttar fuori questindividuo?
BARBONE E lei butterebbe fuori il suo salvatore?! Colui che le ha appena lanciato un salvagente?
VOCE No. Io butto fuori un mentecatto che ha deciso di farmi perdere le staffe!
BARBONE Mi segua, egregio signore. Le ho detto, mi pare che sono un artista, ve-ro?
VOCE S, va bene, un artista...
BARBONE Non minterrompa e non usi quel tono di sufficienza. Le garantisco che sono un attore. Attualmente caduto in disgrazia, certo ma...
VOCE Talmente in disgrazia che non distingue il palco dalla sala.
BARBONE Quello un problema legato a questa qui. (indica la bottiglia) La colpa sua. Alle volte, mi combina certi scherzetti...! E non stia a sentire quelli che dicono In vino, veritas. Personalmente, quando bevo, sparo di quelle cavola-te...!
VOCE Insomma, vuol levarsi dalle scatole lei e la sua bottiglia?
BARBONE Mi spiace. Io sono come il buon samaritano. Non lascio la gente in dif-ficolt. Se il destino mi ha spinto qui, su questo palco, una ragione c.
VOCE Le assicuro che il destino alquanto capriccioso: lei si trova qui senza nes-suna ragione plausibile!
BARBONE Uomo di poca fede! Le ho gi detto che sono un artista, vero?
VOCE S!
BARBONE Uomo di poca fede ma fortunato! Dunque, ragioni: i suoi attori sono in sciopero, il pubblico gi in sala, le capita fra le mani uno come me... cio uno capace di reggere la scena per due ore, da solo... Eh? Ha realizzato?
VOCE Sta tentando, per caso, di propormi una sua performance in sostituzione dello spettacolo? 
BARBONE Esatto. E non pretendo neppure un centesimo. Sar sufficiente una ce-na e qualche pranzo per i prossimi giorni.
VOCE Sta scherzando, vero?
BARBONE Niente pranzi, allora. Solo la cena.
VOCE No. Io mi riferisco alla sua proposta del cavolo. Che diavolo sarebbe mai capace di fare, lei?
BARBONE Di tutto.
VOCE Sia buono, vada via. Vuole rovinarmi completamente?
BARBONE Ma che ci rimette, scusi? Al limite, potr sempre dire che un pazzo ha occupato il palco a sua insaputa!
VOCE Che lei sia pazzo io lho pensato subito e a prescindere!
BARBONE Si calmi. Se ne stia buono e mi lasci fare.
VOCE Senta, io sono esausto! Faccia un p quello che crede! Tanto, ormai, il ge-store mi licenzier comunque! Me ne vado! Lascio baracca e burattini!
BARBONE Grazie, egregio amico. Non avr da pentirsene. (Si rivolge al pubblico) Voglio confidarvi un segreto ma... acqua in bocca, altrimenti mi sbattono fuori. Io... non sono un attore. E non sono mai salito su un palco. Il che, comunque, secondo me, non ha grande importanza. Ho visto razzolare certi attori sui pal-coscenici...! E ho sentito latrare certi cani...! E allora io dico: se c spazio per loro, perch non per me? Senza considerare che io ho un vantaggio non indiffe-rente sui cosiddetti attori: provengo dalla strada. La strada stata la mia culla, il mio rifugio, la mia prigione ma anche il mio Eden. Tra i cassonetti della spazzatura ho acuito lintuito e lintelligenza... affinato la creativit. E la strada mi ha insegnato ad essere per dirla con Pirandello uno, nessuno e centomi-la. Mica per sofisticate ragioni esistenziali, no, ma per semplici motivi pratici di sopravvivenza. Vi spiego. Poich ritengo che laccattonaggio sia estrema-mente umiliante oltre che improduttivo, per procurarmi da mangiare, ho esco-gitato altri sistemi alternativi. Ovvero, il camuffamento. Che, poi, alla fine, pi divertente e gratificante che stendere la mano per un obolo. E cos, a se-conda delle necessit, mi sono trasformato in un magnate dellindustria, un pre-te, un calciatore brasiliano e perfino in un esorcista. So quello che state pen-sando. Che sono un truffatore. Vi sbagliate. Oddio, vero, frego la gente ma solo per quel nobile e imprescindibile motivo di cui sopra: sbarcare il lunario. Non certo per rubare i miliardi! E poi scusate se poco lo faccio con tanta, tanta classe. Adesso, bando alle chiacchiere e cominciamo. Chiss, pu darsi che stasera lor signori terranno a battesimo la mia nuova e definitiva professio-ne. E se no... beh, torno sulla strada. Non c nessun problema. (Si fruga nelle capienti tasche) Sono organizzato, io. Ho tutto quel che mi serve. Qui, nelle ta-sche, tengo i piccoli attrezzi, il necessario... E in questo fagotto... il mio guar-daroba. (Di spalle, mentre si trasforma... Poi scorge un piccolo tavolo e lo sistema al centro) In fondo, i miei personaggi, io, non li creo dal nulla. Io os-servo, studio, annuso i miei modelli e poi, in un batter docchio, minfilo den-tro i loro abiti. Mincuneo tra le pieghe della loro esistenza. La televisione, per esempio. Vogliamo parlarne? La televisione ci fa esplodere sotto gli occhi una girandola di personaggi eccezionali! Io guardo poco la TV anche perch non ne ho, cos come naturalmente non ho una casa ma qualche volta mi capita di guardarla dietro le vetrine dun negozio o nei supermercati o magari al bar... Beh, confesso che dentro di me si agitano emozioni forti e contrastanti... Come non rimanere sconcertato, annichilito ma anche stupito e affascinato da certi personaggi... ? (Pronto a esibire il primo personaggio, si volta a favore di pub-blico, e si siede al tavolo).
IL MAGO
Pace, serenit e gioia. Buona sera. Il Mago della Felicit, come tutti i martedi, entra nelle vostre case per esaudire i vostri desideri, per sciogliere i vostri dub-bi... Regia, per favore, quando mi presento, voglio un primo piano! E che caz-zo! Tutte le volte la stessa storia! Come vi stavo dicendo, io vengo tra voi per svelarvi il futuro... per donarvi la serenit, la pace e la gioia di vivere. Questa settimana mi avete scritto in tanti e questo non pu che farmi piacere... Ma prima di rispondere ai vostri quesiti, voglio leggervi loroscopo che ho prepara-to esclusivamente per voi. Oroscopo del Mago della Felicit valido per la pros-sima settimana. Ariete: Per tutti i maschi della prima decade, prevedo una set-timana leggermente turbolenta: vostra moglie, se ne avete una... o vostra madre se ne avete una... o vostra sorella la pi piccola se ne avete pi di una, pro-prio quella se ne avete solo una Insomma, una vostra parente di sesso femmi-nile sar colta da un raptus di follia omicida e tenter di sopprimervi con un coltello da cucina, 35 centimetri, puro acciaio inox. Fate sparire, perci, i col-telli da cucina e se non potete, fate sparire vostra moglie, vostra madre o vostra sorella... mi raccomando, per, la pi piccola. Gemelli. Per le femmine della seconda decade vedo una settimana altrettanto turbolenta. Vostro marito, se ne avete uno, vostro padre, se ne avete uno, vostro fratello il pi grande se ne avete pi di uno, proprio quello se ne avete solo uno insomma, un vostro pa-rente di sesso maschile abbastanza prossimo, colto da una forte crisi depressi-va, tenter il suicidio sbattendo ripetutamente la testa sullo spigolo del tavolo della sala da pranzo. Lasciatelo fare, sar meglio. A esequie avvenute, con po-chi soldi, farete sistemare il tavolo danneggiato e nella vostra casa, torner la serenit e la pace. Toro. Ai nati tra il terzo e il quarto giorno del Toro, racco-mando di stare attenti ai colpi di testa. Danneggereste il tavolo della sala da pranzo ma soprattutto, potreste rompervi le corna. Ai nati nel decimo giorno del Cancro, raccomando invece di mantenere la calma. Se, per caso, dallappartamento vicino al vostro sentirete urla disumane e una serie di colpi sordi prodotti verosimilmente da una testa contro un tavolo, non lasciatevi co-involgere. Non intervenite, non impressionatevi e non preoccupatevi. Tanto il tavolo non vostro. Leone. Coloro che sono nati il dieci agosto stiano in guardia dai piccoli raffreddori. Se li sottovaluterete vi porteranno una monta-gna di complicazioni. Se, invece, non li sottovaluterete, la situazione non cam-bia: la polmonite doppia, purtroppo, gi stata scritta nel vostro destino. E al destino, come voi sapete, non ci si pu ribellare. Vergine. Quelli che sono ve-nuti alla luce il 15 settembre tra le 6 e le 7 del mattino, saranno molto in vista nel settore lavorativo. Quindi, inutile nascondersi o imboscarsi: il capoufficio vi scoverebbe comunque. Quelli che invece, sono venuti al buio dello stesso giorno, tra le 22 e le 23, nascondetevi pure. Il capoufficio non vi trover mai. Neanche i pompieri vi troveranno mai pi, dopo il crollo del palazzo che avver-r per una scossa tellurica del decimo grado della Scala Mercalli. E con il se-gno della Vergine, chiudiamo la prima parte di questo nostro incontro con le stelle. Naturalmente, coloro che volessero un oroscopo personalizzato e preci-so, non dovranno fare altro che telefonare al numero che vedete in sovrimpres-sione e prendere un appuntamento col Mago della Felicit. Regia, per favore, quando dico sovrimpressione, fai passare il mio numero telefonico in so-vrimpressione! E che cazzo! E ora, vediamo di rispondere a qualche vostra ri-chiesta. (Pesca una busta fra le altre sparse sul tavolo) Il Mago della Felicit qui solo per donarvi pace, serenit e gioia. Il nostro amico che si firma Macel-lo o Marcello non si capisce bene mi scrive: Caro Mago della Felicit, sono un uomo infelice. Pi volte ho tentato il suicidio senza riuscirci. Che cosa mi consigli? Caro Macello o Marcello... Tu mi scrivi che sei infelice perch non ti riuscito di suicidarti. Questo mi addolora sinceramente. Ma nella tua lettera non mi spieghi quali sistemi hai usato per ammazzarti... Dunque come faccio a consigliarti? A dirti dove hai sbagliato? Perci, caro Macello o Marcello, telefonami dopo la diretta e vedr di aiutarti a trovare la pace, la serenita e la gioia. Apriamo unaltra busta... Caro Mago della Felicit, sei uno stron... Regia, quante volte devo ripetere che le lettere vanno selezionate? E che cazzo! Vediamone unaltra. Caro Mago della Felicit, da circa un anno tradisco mio marito con un uomo pi giovane di me che si chiama... e qui non si capisce bene se Macello o Marcello... Non ho la forza di confessare tutto a mio marito che buono come il pane. Vorrei tanto morire... ecc. ecc.. Cara amica, evidentemente a te il pane non bastava e ti sei messa con Macello o Marcello... Mi scrivi che vorresti morire... Che dirti? Contatta questo Macello o Marcello che pare abbia il tuo stesso desiderio. Telefonatemi dopo la trasmis-sione e vi consiglier sul da farsi, con buona pace di tutti e due... e di tuo mari-to. Vedete, amici telespettatori, quanti e quali problemi assillano lumanit? Quante angosce percorrono la vita di ciascuno di voi? Ma io vi esorto ad avere fede e a contattarmi nel mio studio privato: troverete la pace, la serenit e la gioia. Regia, quando nomino "il mio studio privato", fai scorrere lindirizzo in sovrimpressione. E che cazzo! Come stavo dicendo... contattatemi. Lo dico nel vostro interesse. Il Mago della Felicit risolve tutti dico tutti i vostri pro-blemi. Problemi di lavoro, di salute, di cuore, di fegato... Non ho problemi, vi risolvo ogni problema. Contattatemi e non ve ne pentirete. Solo se avete pro-blemi di soldi, non contattatemi o ve ne pentirete. Adesso, poich il tempo ti-ranno, vi devo salutare e darvi appuntamento a martedi prossimo. Se Dio vuo-le, il Mago della Felicit torner su questa emittente per donarvi la pace, la se-renit e la gioia. Regia, quando dico pace, serenit e gioia mandami in so-vrimpressione leffetto firmamento! E che cazzo...! (Sorride. Allarga le braccia, come farebbe il Papa, in un ampio gesto di saluto). 
(Si prepara al secondo personaggio) 
Sapete qual la differenza fra una persona tranquilla ed una nevrotica? E cer-tamente tranquillo colui che evita con cura di andare dal medico. E, invece, e-stremamente nevrotico chi frequenta il medico con unassiduit degna di scopi migliori. Il medico: figura emblematica di una societ cagionevole e insicura.
IL MEDICO
(Stesso tavolo di prima. Ma si nota, ora, la presenza dun telefono e di una scatola che, verosimilmente, funger da piccolo televisore).
Scusatemi, io sono organizzato, vero, ma la mia attrezzeria limitata per ov-vie ragioni. Per cui, mi permetto di sollecitare e pilotare la vostra fantasia. Questa che vedete, non una comune scatola di cartone... Per voi e per me, rappresenta, dunque, un piccolo e... prezioso televisore. 
(Il medico, del tutto coinvolto, gli occhi sulla TV, segue una partita di calcio)
Ma passala quella palla, coglione! Via! Al centro! Ma che fai? Che fai, ti sgambetti da solo? Stronzo! Va a giocare in parrocchia! Sulla fascia, cretino! Vai sulla fascia destra! Tu sei pi cretino del tuo allenatore! Altro che mezzala! Tu sei mezzo scemo, hai capito?
(Squilla il telefono)
Chi ? Ah, signora Enza, buona sera... (gli occhi incollati sempre alla TV, non perde un solo secondo della partita) S, no, non mi disturba... mi dica. S... s... No! Ma che cazzo mi combina? No, signora, non dicevo a lei... Non mi sarei mai permesso... Parlavo con la mia infermiera, qui... La tratto come merita! Se non sa giocare... cio, se non sa fare il suo lavoro... come vuole che la tratti? Ah, se potessi, guardi, io licenzierei tutta la squadra... la squadra... dei miei col-laboratori. Comunque, torniamo a lei... Che mi diceva? S... s... Bene! Cos! Vai, vai! S, signora... vada, vada avanti... Non si fermi... non si fermi! E vero, mi accaloro... perch la sua salute mi sta a cuore, naturalmente... S... s... ho capito. E allora prenda unaspirina. Una colica renale, ho capito. Prenda unaspirina. La fascia! La fascia destra, subnormale! No, signora, dicevo sem-pre alla mia infermiera... La fascia... Stava per dimenticare di applicare la fa-scia ad un paziente e... Comunque, signora Enza, prenda unaspirina. Le far passare il raffreddore. Cosa? E se non ha nessun sintomo di raffreddore, perch mi ha chiamato? La colica? Che colica? Ah, s, la colica renale. Non si preoc-cupi, stia tranquilla... Passa! Passala!... Passa, signora, passa... stia serena. ... Certo... Certo... No, non prenda niente... al massimo, unaspirina... qualora a-vesse un raffreddore ma nel suo caso, visto che si tratta duna banale colica re-nale, non prenda assolutamente niente. Certo, signora Enza, se ne stia tranquil-la... Non si preoccupi... Cosa vuole che le succeda? Ci mancherebbe! Di niente, signora Enza... e per qualunque problema, mi chiami... Sempre a sua disposi-zione. Si stia bene. (Riattacca)
E dai! Dai!... Arbitro, che fai, dormi? Ma guardatelo... che faccia da coglione! Se questo non un fallo da espulsione, porca la miseria...! Fallo da ultimo uo-mo, imbecille... e cornuto!
(Squilla il telefono)
Pronto! S. Buona sera. Mi dica. Si calmi e mi dica che si sente... S... s... No! Altro che grave! C un rigore! Ma perch sta gridando? No, io non ho gridato. E lei che stava gridando... Rigore? No, dico, di rigore dovrebbe fare la tera-pia completa... ma se non fa la terapia completa... S... s... ho capito, sta male. Prenda unaspirina. Adesso la devo lasciare. Mi chiami pi tardi. Prenda unaspirina. S. s, arrivederci. (Riattacca)
Rigore! Ci mancava anche il rigore! Sbaglialo, sbaglialo, sbaglialo...! Non lha sbagliato. E siamo a due. Due a zero. 
(Suona ancora il telefono) 
Sto cazzo di telefono! Due a zero! Chi ? Il dottore non c. Richiami fra unora. Nellattesa, prenda unaspirina. (Riattacca) Ma va...! 
Due a zero! Vi siete resi conto, incapaci! Giocatori di merda! 
(Riprende a squillare il telefono. Lo lascia squillare per un p, poi fuori di s, afferra la cornetta) Ma se non rispondo, avr pure i miei motivi, no? Pronto! S! S! Non la faccia tanto lunga e mi dica che ha? Ma come si fa a sbagliare in quel modo?! Alloratorio! Col parroco, devi andare a giocare! No, no, non di-cevo a lei... cio, s... nel senso che se lei facesse un p di ginnastica... E perch no? Anche col parroco, se il parroco disponibile... S! Pu giocare anche se il parroco cardiopatico. Ah, lei ad essere cardiopatico... Non c problema: giochi lo stesso. Ho capito. Lei con la scusa che cardiopatico e che ha 70 an-ni, non vuole fare ginnastica. Comunque, se non intende fare un p di ginnasti-ca, sono affari suoi. Io, da medico, gliela consiglio. S... s... s... Aspetti. Mi faccia lelenco con calma: cardiopatico... nervo sciatico infiammato... Otite cronica... Calcolosi al rene e alla cistifellea... Artrosi... Un p di gastrite... C altro? Ah, bronchite cronica. Non dimentica niente? E un p depresso. Come mai? Senta... avrebbe qualche preferenza? Voglio dire, quale malattia vuole cu-rare per prima? Tutte. Benissimo. Ha ragione. E certo. Prenda unaspirina. A-spetti: ne prenda due, dopo i pasti. Non pu mangiare per via della gastrite, ho capito. Allora, ne prenda sempre due ma a prescindere dai pasti. Va bene. Va bene. Ossequi e si stia bene. (Riaggancia)
E vai! Vai! Vai...! Rete! Rete! Finalmente! 2 a 1. Forza che ce la facciamo! Da-tevi la sveglia! Quanto manca? Dieci minuti, pi recupero. Possiamo farcela...! Dai! Dai, corri! Mettiti il peperoncino al culo e corri! S, s! Cos! Bella! Bella! Magnifica giocata! In area! Crossa in area! Cross... testa... rete! Rete! Siete su-perbi, ragazzi! Che partita! Che partita!
(Ancora il telefono)
S! Pronto! Ah, signora Enza, ancora lei? Mi dica. S, s. E stata ricoverata? Perch? Ah, s. Ha fatto bene. Una buona scelta, la sua. Non urli, signora, la sento benissimo... Ho sentito, non stata una scelta... Non urli ch le fa male. Stia tranquilla. Dovrebbe essere contenta, no? Adesso le cureranno tutto: la ga-strite, lotite... No? E allora perch si ricoverata? Ah, la colica renale. Ha a-vuto una colica renale, signora? Perch non me lha detto prima? (Guarda la cornetta, perplesso) Ma scema?! Mha mandato a fare in culo e ha chiuso! A tutte le altre malattie, dovrebbe aggiungere anche la schizofrenia! E mi ha fatto perdere pure gli ultimi minuti della partita... sta stronza! 
(Si prepara al terzo personaggio)
Eh! La televisione! La scatola infernale che ha invasato e manipolato genera-zioni di esseri umani. Ed oggi, siamo tutti come si dice? - teledipendenti. Fin dalla nascita, la droga ci viene offerta subdolamente attraverso il tubo cato-dico, e noi, lucidi imbecilli, stiamo l a ingozzarci gli occhi, il cervello e la co-scienza... stravolti ma felici! Rincoglioniti e gaudenti... fin da bambini. E, fin da bambini, impariamo ad essere dei solitari masturbatori mentali. 
IL BAMBINO
(Guarda verosimilmente la TV che gli sta davanti. Gli occhi fissi e sbarrati, lespressione inebetita e melanconica...)
Io non lo so perch guardo la TV. Forse la guardo perch mi piace. Forse la guardo per abitudine. Forse la guardo perch sempre meglio che fare i compi-ti o leggere un libro. Forse la guardo perch la guardano mio pap, mia mam-ma, mia sorella, i miei nonnini, i miei compagnetti di scuola, la mia maestra... Tutti guardano la TV. Non c scampo. Per i non udenti c la pagina 777. E cos possono leggere sullo schermo quello che dicono i personaggi. Per i non vedenti, c la pagina 888 e cos...- miracolo! - possono vedere sullo schermo quello che fanno i personaggi. Il problema si pone quando un sordo e un cieco stanno insieme davanti alla TV. Come a casa mia. La nonna sorda. Il nonno cieco. La nonna vorrebbe utilizzare la pagina 777. Il nonno la pagina 888. E al-lora, litigano come pazzi fino a quando non arriva mio pap che se ne frega di tutti e due e va a pescare la pagina 999: la pagina per i non capaci che, cos... - miracolo! - possono capire quello che dicono e fanno i personaggi. Mio pap dice sempre che la TV davvero un miracolo. Un miracolo della tecnologia. Quando mio pap era un bambino come me, la tecnologia ha fatto del suo me-glio e ha inventato la TV in bianco e nero: un miracoletto cos cos. Dopo un p, la tecnologia ha fatto le cose in grande e ha inventato la TV a colori che certo un miracolo molto pi bello. Poi arrivato il DVD. La televisione digita-le ad alta, altissima definizione: un miracolo eccezionale. E siccome mio pap molto sensibile ai miracoli della tecnologia, ha comprato un enorme TV, 65 pollici, schermo 4 metri per 3, stereo Dolby, cristalli liquidi, lettore DVD, CD, CD-R, CD-RW... integrato da un ricevitore satellitare e corredato da un sinto-amplificatore Dolby digital DTS con 18 casse acustiche, effetto cinema. Coin-volgente e invasivo. Potenza totale in uscita: 100.000 W. Un miracolo strepito-so. La mamma, quando lha visto, crollata a terra, svenuta. Mia nonna, quan-do ha visto cadere gi la mamma, svenuta pure lei. Mio nonno, invece, es-sendo cieco, non ha visto nulla ma ha inciampato tra le gambe della nonna ed finito a terra: dodici punti di sutura sullarcata dellocchio sinistro. Il medico del pronto soccorso dichiar che il nonno ha rischiato seriamente di perdere locchio. Ma il nonno ha detto che se ne frega, lui, di perdere locchio e che il medico leggermente idiota. Francamente, non so dargli torto. Al nonno, non al medico. 
Comunque, quel giorno quando entrata a casa nostra la TV gigante, stato un giorno indimenticabile. Pap sprizzava gioia da tutti i porri... No, non pori ma porri. S, perch, nel frattempo, per lemozione, mio pap aveva avuto unesplosione di verruche e foruncoli sparsi per l80 per cento del corpo. Uno schifo. Ma non stato quello il solo inconveniente. Per fare alloggiare tutto quel p p di apparecchiatura televisiva, abbiamo dovuto chiamare un architet-to per ridisegnare la casa, abbattere qualche parete, ecc, ecc... e un arredatore perch abbiamo dovuto buttar via i vecchi mobili e comprarne degli altri in stile. In stile con la TV, naturalmente. Ma pap ha detto che ne valsa la pe-na. Certo, dovr pagare 600 euro al mese per ventanni, pari a 144.000 euro e-satti. Ma pap dice che ne valsa la pena. Mio pap dice anche che io sono for-tunato. No, non solo perch godo dei frutti di questo miracolo tecnologico stra-ordinario ma perch potr essere testimone e fruitore di altre strabilianti con-quiste. Secondo pap, infatti, il bello deve ancora arrivare. Lui dice che quando io diventer grande, la TV sar in grado di farci sentire persino gli odori. Io, per, non sono sicuro se, da grande, mi piacer lodore della merda.
(Sveste i panni del Bambino)
Una sera dagosto qualche tempo fa. Me ne stavo sdraiato sulla mia panchi-na, ai giardini pubblici... La mia residenza estiva. Il profumo dei gelsomini mi pizzicava gradevolmente le narici... e una freschissima brezza lambiva la mia fronte ancora arroventata dalla calura del giorno... Sdraiato e col naso allin su, osservavo le cime degli alberi ondeggiare lievemente alla luce discreta dei lampioni... Lanciai uno sguardo affettuoso al lampione che giganteggiava ac-canto alla mia panchina. Quello era il mio lampadario. Gi. La mia pan-china e il mio lampadario. Dentro di me, ringraziai tutta la comunit civile che mi permetteva un giaciglio allaria aperta e mi pagava perfino la bolletta della luce. Poi il mio sguardo affond nelloscurit del cielo... La luna era lati-tante, quella notte... Chiss dovera? In quale lembo di cielo navigava, la pallida signora? Ma cerano le stelle... uninfinit di stelle... ora timide e tre-molanti come bimbe... ora altere e luminose come prime donne... Riconobbi lOrsa Maggiore, il Gran Carro... e pi in l, Sirio, la pi grande e la pi splen-dente... Che spettacolo, ragazzi! E stavolta, i miei ringraziamenti andarono tutti al Padreterno. Stavo quasi per assopirmi quando alcune voci non molto lon-tane si aggrapparono alle mie orecchie. Mi sollevai sul busto e mi sedetti. Dal palazzo di fronte, al primo piano, i due giovani marito e moglie da pochi anni si scambiavano insulti feroci. Il balcone era aperto, le luci della camera da letto accese. Li vedevo muoversi avanti e indietro nervosamente. E le loro urla mi giungevano talmente forti che individuai la causa del litigio: gelosia. Dio mio! Litigavano per gelosia! Che tenerezza! Roba daltri tempi, pensai. Questi due ragazzi, pensai, riescono ancora a comunicare le loro passioni. I loro sen-timenti, le emozioni vibrano ancora energicamente, come corde di violini in un concerto di Mozart! Le pulsazioni del cuore rimbombano poderose sulle tempie come colpi di grancassa! No, non se ne stanno sprofondati in una poltrona, lo-ro... muti, vuoti e fiacchi, luno accanto allaltra, davanti alla TV. Se ne fotto-no, loro, della TV! Loro hanno deciso di vivere! Questi pensieri fluttuavano nella mia mente e non maccorsi che, intanto, i due giovani sposi, si erano riappacificati. Un bacio sul balcone, un abbraccio... Poi sparirono dietro la ten-da della camera da letto e le luci si spensero. Mi sfugg un sorriso di compia-cimento. Istintivamente allargai lo sguardo in una lenta panoramica su quel pa-lazzo che mi stava di fronte. Spiai, attraverso i balconi e le finestre, linterno di quel serraglio umano: dappertutto, televisori sinistramente accesi! Un carosello di film, pubblicit, telenovelas, programmi per aspiranti attori, per aspiranti ballerini, cantanti, imitatori... Nessun programma per aspiranti uomini. E dappertutto, scorgevo corpi curiosamente inerti, sdraiati o seduti ma immobili come morti. Tutti a succhiare TV. Tutti affogati dentro una realt virtuale, estranea e grottesca, che impone emozioni prefabbricate. Avevo una gran vo-glia di gridare! Ehi! Svegliatevi, cazzo! Scuotetevi! Riconquistate la vostra umanit! Sapeste cosa vi state perdendo! Di pensare, di ricordare, di amare vi perdete! Di sorridere, di piangere, di trombare, di vivere, vi perdete! Limpulso di gridare era forte, s, ma mi trattenni. E chiusi gli occhi. E sognai. Di guarda-re la TV.
LA MAESTRA (piuttosto anziana)
Zitti! Bambini, state zitti, per favore! Vedo che oggi siete tutti presenti. Quindi non sar necessario chiamare lappello. Sono contenta. Non perch ci siete tutti ma perch posso evitare di fare lappello che una cosa oltremodo scocciante. Vi comunico subito che ho corretto i vostri temini. Ieri sera, a casa, ho rinun-ciato alla TV e ho lavorato per voi. Spero soltanto che la puntata della teleno-vela di ieri me la replichino oggi pomeriggio, altrimenti sono rovinata. Dunque, andiamo ai vostri compiti. Com mia abitudine, ne leggo qualche brano, qua e l. Il tema, come sapete, era: Parla della trasmissione televisiva che ti ha col-pito maggiormente. Pinuccio, fra le altre cose, ha scritto: La mia famiglia composta da mio pap, mia mamma, mia sorella e da me, pi mio nonno. Ma lui non conta. Essendo, dunque, in quattro pi mio nonno che non conta dovremmo avere in casa quattro televisori. Invece, no. Ne abbiamo solo uno, quello grande che sta nella camera da pranzo. Mio padre dice che la nostra una famiglia molto unita e che perci, dobbiamo guardare la TV tutti insieme. Secondo me, questo un sopruso! Lasciamo perdere mio nonno che non conta, per tutti gli altri hanno le loro esigenze televisive! La sera, quando ceniamo, ognuno di noi aspetta che mio padre si distragga per potergli sottrarre il tele-comando. A turno, di solito, ci riusciamo tutti, tranne il nonno che essendo pi lento di riflessi, si fa sorprendere sempre. Va beh, ma lui non conta. Le cose vanno esattamente in questo modo: io, che sono il pi lesto, lo frego a mio pa-dre. Mia madre lo frega a me. Mia sorella lo frega a mia madre. Alla fine, mio padre riconquista il telecomando e si ricomincia daccapo. Per tutta la serata. Va da s, dunque, che ciascuno di noi vede il proprio programma preferito per cir-ca venti secondi a giro. Il che ci fa accumulare complessivamente non pi di dieci minuti a serata. Come faccio, perci a parlare del mio programma televi-sivo preferito? Mi meraviglio di te, Pinuccio! Questa una stupida scusa. Ai miei tempi, a casa mia, la TV non cera proprio. E allora, io, sai che facevo? Andavo dalla vicina che, invece, ne era fornita, e stavo ore ed ore a guardarme-la in santa pace. Non la vicina, cretino ma la TV! Tu che hai la fortuna di aver-la, la televisione, gdetela di pomeriggio, quando pap non c! Possibile che non ci arrivi da te? Il guaio, ragazzi, che non avete spirito diniziativa. Pas-siamo al tema di Mariella che mi lascia molto perplessa. Dopo un inizio discre-to, dice: Ad essere sincera nessun programma televisivo mi ha colpito partico-larmente. Eppure guardo la TV per almeno 15 ore al giorno. 6 ore da sveglia e 9 mentre dormo. S, perch io mi addormento con la TV accesa e mi sveglio con la TV accesa. Credevo che questo bastasse per farmela entrare nel sangue, per rendermela indispensabile. Ma confesso che non stato cos. Non c una sola trasmissione che mi piaccia. Io lo giuro faccio del mio meglio. Mi sforzo di vedere tutto e contemporaneamente. Infatti, col telecomando, salto frenetica, da un canale allaltro. Il risultato, per, devastante. Non riesco a mettere in ordine le immagini, dentro la mia testa E cos Paperino si scontra con Bin Laden il quale, in dribbling, supera lispettore Derrick che accusa di strage il portiere. Nel frattempo. un agente americano con la faccia di Al Paci-no, segna il gol del due a zero, con grande disappunto di Totti che sferra un po-deroso attacco ai Palestinesi del Sol Levante, difesi da un manipolo di indiani Apaches guidati da Maurizio Costanzo. E cos, Trapattoni esonera il Papa a causa dellestinzione dei delfini, ormai del tutto assenti dal festival di Sanremo che una malattia tropicale da non trascurare, se si considera che, a detta delle ultime statistiche, il 50 per cento della popolazione italiana devota a Robert De Niro... E a quel punto, mi scoppia la testa e mi sento anche male. Laltra se-ra, la mamma mi ha trovata distesa a terra con gli occhi sbarrati, in preda ad al-lucinazioni mistiche e a convulsioni nervose. Solo la pubblicit, devo dire, mi piace un tantino perch quella gi tutta spezzettata per i fatti suoi e, per fortu-na, non ha una trama precisa da seguire. Mariella, figlia mia, che dire? Tu mi preoccupi. Non hai ancora imparato a utilizzare la TV. Questa tua carenza di elasticit mentale patologica. Ti garantisco che tanta gente riesce a seguire con disinvoltura sei o sette programmi contemporaneamente. Non vedo perch tu non possa fare altrettanto. Domani vieni con tuo padre: gli voglio parlare. Qualche seduta dallo psicologo non potr che farti bene. Passiamo allultimo brano che ho tirato fuori dal tema di quel birbantello di Giannetto. Vi leggo so-lo la parte centrale. La mia, per fortuna, una famiglia moderna. Ognuno di noi ha un televisore personale compresa mia sorella che compie otto anni fra due anni e mezzo circa. Questo ci permette una piena e proficua libert televi-siva. A me, la TV piace moltissimo. Io sono contento che labbiano inventata perch come spiega sempre la mia maestra che una persona intelligente essa tiene compagnia ai carcerati che cos si distraggono e non si violentano fra di loro... ai vecchi che cos si alienano da soli senza infastidire gli altri... Aiuta i sofferenti a trovare una ragione per vivere... i guardoni a trovare una ragione per sopravvivere... Gli infermieri, nelle ore notturne, che cos si scordano delle loro preoccupazioni e dei loro malati che urlano nelle corsie... Aiuta tutti, la te-levisione. Ma, soprattutto, aiuta noi bambini a imparare cose nuove. Io, per e-sempio, ho saputo finalmente che non sono i cavoletti a far nascere i bimbi ma i pisellini. La TV, inoltre, stimola la nostra fantasia e la nostra creativit. Io guardo tutti i giorni la TV come ci raccomanda sempre la mia maestra che una persona intelligente ma i programmi che mi piacciono di pi sono quelli che cominciano dopo mezzanotte. Li vedo tutti. Mi aiutano a capire e a cresce-re. E quando, nel mio lettuccio, riesco a capire bene una cosa, sono felice per-ch maccorgo che una piccola parte di me cresce... Giannetto, Giannetto... non posso che elogiarti perch guardi la TV traendo da essa profitto e motivo... di crescita. Ma sono costretta anche a rimproverarti. Un bambino non guarda la TV dopo mezzanotte. Io, per esempio, non la guardo mai. Eppure sono abba-stanza vecchia per poterlo fare, no? Non la guardo perch... perch...(piuttosto contrariata) non riesco a stare sveglia fino a quellora, porca la miseria!
(Sveste i panni della Maestra)
IL SOGNATORE
(Aria svagata, lievemente compiaciuta)
Io sogno sempre. Sogno ad occhi aperti. Sogno ad occhi chiusi. Sempre. Sogno mentre cammino per strada o guido la macchina. Sogno quando dormo. O forse dormo quando sogno... Sogno quando faccio lamore. O, forse, sogno di fare lamore. Non lo so. Probabilmente ho perso i contatti con la realt. Probabil-mente non ho mai avuto alcun contatto con la realt. Mi spiego: probabilmente io non vivo ma sogno di vivere. Cosicch quando mia madre sogn di mettermi al mondo, io sognai di nascere, poi sognai di crescere... ed eccomi qui. Ma, in definitiva: sogno di vivere o vivo di sogni? Lo so, sembra una di quelle do-mande di Marzullo... una di quelle domande profonde che ti fanno sgranare gli occhi, che ti fanno pensare... e per le quali ti chiedi: Che cazzo ha detto sto Marz...iano? Comunque, necessario che io mi dia una ragione di vita... o al-meno unipotesi di vita. E dunque, ipotizzo per comodit, non certo per con-vinzione che io sia soltanto uno dei tanti sognatori. Cos voi ci capirete qual-cosa e, forse, aiuterete anche me a capire. Dunque, come confessavo prima, io sogno sempre. Ma i momenti di maggiore esaltazione della fantasia, di iperat-tivit visionaria, per cos dire, sono quelli che mi colgono mentre guardo la TV. E mentre le immagini scorrono vorticose davanti ai miei occhi e i perso-naggi mi danzano attorno, io sogno di essere dovunque e chiunque. Non ho al-cuna difficolt ad essere Baudo o Bruno Vespa o Lorella Cuccarini e perfino Mara Venier, se mi va. Non faccio alcuna fatica ad essere Sean Connery o Bru-ce Willis. Che ci vuole? Io so essere chiunque, se ne ho voglia. Laltra sera, in un attacco di modestia, sono diventato addirittura un giovane qualunque che partecipava ad uno di quei provini che poi, ti danno il diploma di famoso e il diritto di stare in TV a rompere le scatole...
(Canta, suona, balla... Alla fine dellesibizione...) 
Semplice, no? Che ci vuole? E, naturalmente, il provino lho superato. Avrei potuto fermarmi l e accontentarmi di essere famoso e invece, no. 
(Improvvisamente, mette la classica cuffia dei Telequiz e si concentra... Si sen-te il ticchettio dellorologio che batte il tempo)
E allora... Molire nacque il giovedi 13 o il venerdi 14 gennaio 1622. Il suo ve-ro nome Jean-Baptiste Poquelin, figlio di Jean Poquelin e di Marie Cress. I personaggi dellopera Lo stordito sono, in ordine di apparizione: Lelio, figlio di Pandolfo, Celia, schiava di Truffaldino, Mascarillo, valletto di Lelio, Ippoli-ta, figlia di Anselmo e poi... Anselmo, naturalmente, Truffaldino ovvio Pandolfo, Leandro, Andresio, Ergasto, un corriere e due gruppi di maschere. La scena si svolge a... Messina. La prima battuta del testo di Lelio. La battuta di-ce in francese o in italiano? In italiano, va bene. Dunque, in italiano suona cos: Bene, Leandro, benissimo. Non ci rimane che la lotta. Vedremo chi di noi due la spunter. Qual la cifra che ho vinto fino ad ora? 5 Euro e 50 cen-tesimi. Va bene. Sono pronto alla nona domanda. 
(Al telefono)
Pronto! Sono in diretta? S? Non ci credo! Cammelo! S, Cammelo mi chiamo! No, non Cammello... Cammelo... con la r e con la l. Una, una sola l. Bravo. Da Catenanuova. Catenanuova? Italia, Italia. Per meglio dire, Sicilia. Catenanuova, s. Nuova, nuova. No, il paese vecchio... E la catena che nuova. Era una battuta... lha capita? Provincia? Di Enna. No, non Vienna, Enna. Provincia di Enna! Bravo. Altro che, se sono emozionato! E da venti-cinque anni che provo a telefonare, purtroppo, senza fortuna... e ora non mi pa-re nemmeno vero. Cammelo, s. Da Catenanuova... Italia, Sicilia... Attualmen-te? Ah, attualmente sono pensionato ma quando ho cominciato a telefonare, venticinque anni fa, ero disoccupato. E gi... pazienza, che ci vogliamo fare? No, no, ora... Ora sono pensionato. Venticinque anni fa ero disoccupato. Bravo. S, sono pronto. Cammelo, Cammelo... S, mi dica. Non ho capito. In quale giorno cade... la Pasqua? In che senso, scusi? Ah... Ma senta, giorno della set-timana o giorno... Ah, della settimana. No, no, anche noi ce labbiamo la Pa-squa... S, anche a Catenanuova, arriva. Certo, non che, qui, tutti i giorni Pasqua... Ogni tanto. Per essere esatti, da noi viene una volta allanno. Era una battuta, lha capita? S, mi scusi. Ha ragione, torniamo alla domanda. Dunque... di che giorno cade la Pasqua. Un aiutino me lo potrebbe dare? Avanti, dopo venticinque anni che cerco di parlare con la vostra trasmissione...! Non si pu, ho capito. Allora... mi faccia pensare... No, purtroppo sono solo... Un aiutino piccolo piccolo...? Si tratta di un giorno... festivo, vicino al sabato? Aspetti... aspetti... se la memoria non minganna... Aspetti... Che di domenica, per ca-so? Di domenica, veramente? E giusto? Madonna del Cammelo, ho indovina-to! Sinceramente sono andato un p a casaccio... Non che me lo ricordavo bene... Allora, ho vinto... 300.000 Euro? Mi deve credere, sto per svenire dalla gioia! Grazie! Grazie di cuore! Cammelo, Cammelo mi chiamo... E certamen-te... con tutti questi soldi mi posso permettere quello che voglio! Logico... me ne posso pure fregare di essere disoccupato... No, che centra? Io non sono di-soccupato! No, il lavoro non ce lho! Ma non perch sono disoccupato. Sono pensio... La ringrazio. Io sono pensio... Grazie. Sono pensio... Grazie. Le vole-vo dire che sono pensio... Va a fa nculo! 
(Rimette la cuffia di prima. Si risente il ticchettio dellorologio)
S, lo so, quindicesima domanda. Spero di farcela anche stavolta. S... s... Credo di saperla. Rispondo ad un quesito alla volta. Dunque, si tratta del film A caval donato non si guarda in bocca.Il regista era Ludovico Ludovici. Ini-ziato a girare il 3 marzo del 1947, alle ore 9,35. Finito di girare il 13 luglio del 50 1950 alle ore 12 esatte. I tempi di lavorazione furono lunghi perch... se non ricordo male, perch il primo cavallo protagonista si azzopp. Il secondo fu colpito da una brutta febbre da fieno. Il terzo mor di crepacuore perch si era innamorato perdutamente del regista che, invece, non voleva saperne. Giu-sto? Giusto. Allora... lattore protagonista era Carlo Franzoni. Peso forma 75 chili. Altezza... 1,34. Durante le riprese non mangi mai carne equina. Tutta la troupe, invece, mangi carne equina per due anni consecutivi. Lultimo quesito era... Ah, s, so anche questo. Il regista Ludovici, nel terzultimo giorno di ri-prese, ebbe una gran febbre da cavallo a causa delle complicanze di un brutto ascesso e dovette affidarsi alle cure dellunico medico disponibile nella zona: un veterinario in pensione. Tutto giusto? Allora siamo arrivati a 12 Euro e 45 centesimi. Perfetto. No, no, continuo. Lo so, rischio di perdere tutto ma voglio andare avanti.
(Toglie la cuffia)
Sono fatto cos, io. A volte mi annoia sognare di essere un coglione di succes-so. Per cui, sovente, divento un coglione qualsiasi: mi diverto di pi. S, mi rendo conto di essere uno strano sognatore ma che volete? Sono fatto cos. Ma... sono fatto cos oppure sogno di essere cos? Non lo capir mai! E proba-bilmente, un giorno, quando morir, non sapr se sono davvero morto o se ho solo sognato di essere morto. 
LEX INSONNE
C tanta gente che, per riuscire a dormire qualche ora, assume dei tranquillan-ti. Altri non possono fare a meno dei sonniferi. C chi prende una tisana rilas-sante o una camomilla... Qualcuno, addirittura, si costringe a interminabili e-sercizi Yoga. Un amico mio ha sperimentato ma con risultati non sempre soddisfacenti che quando fa del sesso, poi si addormenta come un bimbo nel-la culla. S, va bene ma... quando non fai sesso? Io, invece, ho scoperto il vero, lunico sistema infallibile che non presenta neppure controindicazioni: la tele-visione. E quando parlo di televisione, non mi riferisco a questo o a quel pro-gramma. Non ho la minima preferenza, io. N particolari simpatie. Program-mino pure quel che vogliono. Per quanto mi riguarda, potrebbero anche rivolu-zionare e sconvolgere tutto il cosiddetto palinsesto. Se il TG della notte, per ipotesi, fosse miscelato con una rubrica di gastronomia e messo in onda alle ot-to del mattino o se un film hard fosse trasmesso allora di pranzo assieme ai Simpson, non mi potrebbe fregar di meno. Io la TV mica la guardo. Io la uso. Come terapia. Punto e basta. Una terapia, a dire il vero, che ha cambiato radi-calmente la mia vita. Tutto cominci dieci anni fa. Ero un uomo distrutto. Le mie notti insonni mi avevano trascinato sullorlo dellesaurimento nervoso. Una notte in bianco dietro laltra. Roba che avrebbe fatto impazzire chiunque. Le sedute dallo psicologo mi svuotarono le tasche e mi fecero vieppi incazza-re. Ero davvero disperato. Ma una sera... avvenne il miracolo. Ore 23, circa. Sprofondato nella poltrona, mi accingevo melanconico, rassegnato e con le lacrime agli occhi a passare lennesima notte insonne. Distrattamente, guar-davo la TV. Una telenovela, seppi poi, una delle tante. Irene mia moglie come ogni sera, mi si par davanti con la solita tazza di camomilla bollente. Un rituale che, ormai, sortiva solo leffetto di angosciarmi maggiormente, distrug-germi le budella e triturarmi le palle. Ma privo di forze e di volont, come ogni sera, non opposi alcuna resistenza e cominciai a sorseggiare disgustato lodiata bevanda... Evidentemente non mi ero accorto che dai miei occhi, fissi nel vuoto dello schermo televisivo, le lacrime scendevano copiose se Irene, fra il com-mosso e il compiaciuto, mi disse: Vedi che questa storia ha finito per coinvol-gere anche te? Spostai lentamente il mio sguardo su di lei: Le mie lacrime, adesso, avevano assunto certamente la forma di grossi punti interrogativi. Questa telenovela continu con dolcezza strappa il cuore, lo so. Ma non preoccuparti perch adesso lui le chiede perdono. La telenovela...?! Lui le chiede perdono?... Ma... Lui, chi? Realizzai, infine, che la mia subnormale met stava pensando seriamente che io piangessi per la telenovela! Se la ca-momilla, in quel momento, non mi avesse ustionato la mano destra e paralizza-to sulla poltrona, oggi sarei prematuramente vedovo. Ma tant. Invece di ferir-la a morte con un corpo contundente indirizzato alla regione occipito-frontale, chiusi gli occhi avvilito e sopportai stoicamente il bruciore alla mano, quelliniqua insinuazione e lidea di non dormire mai pi. Ma il miracolo stava per accadere. Quando fui certo che mia moglie era ben lontana dalla mia porta-ta, riapri gli occhi e istintivamente sprofondai lo sguardo nello schermo televi-sivo. Di l a poco, davanti alla TV, in presenza di quella telenovela che avrei amato per il resto dei miei giorni, mi ad-dor-men-tai! Come un angioletto. L, sulla poltrona, ho dormito per nove ore consecutive! Successivamente, speri-mentai con estrema soddisfazione che non solo le telenovelas ma anche tutti gli altri programmi televisivi mi procuravano gli stessi benefici. Insomma, adesso sono un uomo nuovo: felice e soprattutto... riposato. Una semplice pressione del dito sul telecomando e, nel giro di un paio di minuti, mi rifugio beato tra le braccia di Morfeo. E dormo. Dormo regolarmente, a qualsiasi ora del giorno o della notte io decida. Dio benedica la Televisione!
(Sveste i panni dellex Insonne)
(Beve un lungo sorso di vino) La vita umana costellata di luoghi comuni. C chi dice, per esempio: Bevo per dimenticare. Contraddicendo i luoghi comu-ni, io, invece, bevo per ricordare. Un buon sorso di vino mi aiuta a ordinare i concetti, ad assemblare le immagini, a mettere a fuoco i ricordi, i personaggi... gli odori... La pasta e fagioli! Dio, che godimento! C una trattoria, al centro, dove la pasta e fagioli ti offre un piacere semplicemente sublime al cui con-fronto un orgasmo diventa la soddisfazione dopo uno sternuto. La pasta e fa-gioli non si consuma frettolosamente. La pasta e fagioli si accarezza con lo sguardo... dolcemente, poi si avvolge con tenerezza nel palato e infine in un amplesso voluttuoso la si lascia sciogliere in bocca affinch possa sprigionare interamente la sua divina fragranza e il gusto seducente...
RETORICA CULINARIA
Il pollo. Si fa presto a dire pollo, cari telespettatori. Ma io mi chiedo e vi chiedo: quanti di loro riflettono sulla bont del pollo? E disquisendo di bont, non mi riferisco certo alla mitezza e alla nobilt danimo del pennuto in ogget-to allorch era in vita. No. Intendo ben altro. La bont, ovvero la gradevolezza, la squisitezza, la gustosit della sua carne. Ma cerchiamo di individuare gli e-lementi e le condizioni ideali per le quali un pollo qualunque diventa un buon pollo. Seguiamo il nostro amico pennuto fin dalla sua nascita. Il cucciolo di gallina denominato vezzosamente pulcino allorch sbuca fuori dal guscio duovo, un animaletto felice. Mamma-chioccia lo coccola, i fratellini gli vo-gliono bene, pap si fa i fatti suoi e di tanto in tanto salta addosso a qualche al-tra gallinella... Tutta la famigliola, insomma, zampetta nellaia tranquilla e gioiosa. Col passare del tempo, il pulcino diventa adulto e non ha pi bisogno delle coccole di mamma-chioccia la quale, in ossequio al proverbio gallina vecchia fa buon brodo, passa presto a miglior vita. Il giovane galletto verser qualche lacrima ai piedi della pentola dove la genitrice riposa nel suo brodo e poi in ossequio allaltro detto La vita continua zampetter ancora libero e felice sullaia. Ora, sia chiaro. Dalla felicit del suddetto bipede dipende la no-stra felicit. Proteggiamo il nostro pollo, assicuriamogli una vita felice. Poich tanto pi felicemente egli vivr, quanto pi felicemente raggiunger il nostro piatto. Ammazziamo con sana gioia il nostro bel pollo ruspante e felice! E po-tremo godere pienamente della bont della sua carne succulenta e compatta. Quale e quanta differenza, invece, con un misero pollo da batteria che non tragga in inganno la sua definizione non affatto il componente dun com-plesso di musica rock. N laddetto alla contraerea. Egli solo un infelice ani-male costretto a vivere i pochi giorni della sua vita in una melanconica stia, as-sieme ad altre centinaia di suoi simili. Povere bestie, tutte stipate in gabbia, che non zampetteranno mai alla luce del sole... che ignorano gli affetti della fami-glia... che attendono solo la fine del loro supplizio. In una parola, aspettano la morte come una liberazione. Tutto questo raccapricciante. Un ignobile e inu-tile massacro. Non si ammazza un pollo infelice poich rende infelice anche la nostra tavola. La sua carne flaccida, inerte e insipida non reca nessuna gioia al nostro palato ma tristezza! Personalmente, quellinfelice pollo, lo farei morire di vecchiaia. La vacca. Si fa presto a dire vacca. Ma io mi chiedo e vi chiedo: quanti di loro riflettono sulla bont della vacca? E disquisendo di bont, non mi riferisco certo alla mitezza e alla nobilt danimo della vacca medesima allor-ch era in vita. No. Intendo ben altro. La bont, ovvero la gradevolezza, la squisitezza, la gustosit della sua carne. Ma cerchiamo di individuare gli ele-menti e le condizioni ideali per le quali una vacca qualunque ci regala una nu-triente colazione, prima e una buona bistecca, dopo. Forse non indispensa-bile farla tanto lunga giacch chi ha seguito i miei ragionamenti sul pollo, non tarder a capire che la regola la medesima: anche la vacca, cos come il pollo, deve poter pascolare felice per i prati... zampettare allegramente sullerba fre-sca del mattino... correre festosa assieme ai vitellini... Insomma, la vacca deve essere pazza ma non troppo di gioia! Il porco. Si fa presto, troppo presto, a dire porco o troia. Cos come si fa presto a dire agnello o castrato... In conclusione. Rispettiamo i nostri animali, amiamoli, coccoliamoli e ammaz-ziamoli solo quando raggiungeranno il culmine della felicit. Perch come sono solito dire un animale felice ti aiuta a vivere felice. 
SADOMASO PER FORZA... SADICO PER SCELTA
(Siamo in presenza di unintervista televisiva ad un uomo che non intende far conoscere la sua identit e pertanto, lo vedremo di spalle)
Io ho sempre amato mia moglie. Lho sposata per amore, non per il suo denaro, come molti ancora oggi vanno insinuando. Certo, non posso negare che in que-sti dieci anni di matrimonio, lei che mi ha mantenuto. E chiss per quanto tempo ancora dovr farlo... ma non mica colpa mia se non trovo un lavoro di-rigenziale che mi soddisfi. Io amo, ho sempre amato mia moglie, a prescindere dai suoi soldi. E a prescindere dalla sua bruttezza. S, vero: Luisa proprio brutta, senza mezzi termini. E brutta e basta. Se bella, dentro? Negativo. E brutta anche dentro. Dentro e fuori. Ma io lamo ugualmente. E lamer sem-pre. Mi sono innamorato di lei fin dal primo giorno che la vidi su un giornale finanziario, accanto al padre, un grosso imprenditore di cui, naturalmente, non posso fare il nome. Fu il classico colpo di fulmine. E la sposai. Da quel giorno, la mia vita cambi da cos a cos. Soldi, villa, macchine, domestici... Cambia-rono le mie abitudini: anche quelle sessuali. La prima notte. La ricordo ancora con dolcezza. Lei era bruttissima e affascinante, come non mai. Ricordo che, durante i preliminari, io, per gioco, scappai via. Luisa minsegu, urlante ed ec-citata, per tutta la casa: su e gi per le scale, fin sulla terrazza per tre o quattro volte poi di nuovo gi, in giardino... Ero esausto... Lei, no. Mi raggiunse sul bordo della piscina. E l, mi prese e fui suo. Il giorno dopo, non tentai neppure la fuga. Stremato dallirruenza delle sue avances, per gioco, gli scaraventai con violenza il cuscino sulla faccia e in quel modo inusitato, portai a termine latto sessuale. I nostri giochi erotici, col passare dei tempo, divennero sempre pi singolari... Una sera, Luisa mi confess candidamente che amava le emozioni forti: a quanto pare, laveva scoperto proprio quella volta, quando stava quasi per soffocare sotto il cuscino. Finsi di non sorprendermi e abbozzai un sorriso idiota. Anche lei sorrise mentre si spogliava rapidamente... Poi, sgran gli oc-chi in modo pauroso non dimenticher mai quegli occhi! e mugolando sini-stramente come unindemoniata, mi salt addosso, mafferr per i capelli, mi scaravent sul divano e cominci a schiaffeggiarmi ripetutamente e a mordermi con violenza, dappertutto. Vinto dalla passione, ricambiai quelle effusioni con altrettanta se non maggiore violenza. Le assestai una tale scarica di pugni in pieno muso, da tramortirla. Poi, la lasciai, stordita e appagata sul divano e andai a medicare le mie ferite. E una donna eccezionale, Luisa. Come poche. In amore, il suo entusiasmo esaltato e straripante, non pu non coinvolgere. Non ci siamo mai annoiati, noi. Certo, sarei un bugiardo se dicessi che io ero entusiasta quanto lei... Ma, per amor suo, mi prestavo al gioco senza batter ci-glio, lassecondavo senza un lamento. Anzi, via via, andavo perfezionandomi: gli schiaffi, i pugni e i calci finirono col diventare precisi, puntuali, micidiali. Colpivo duro sempre! mai alla cieca, per. Ed ero io a prendere liniziativa. Quando intuivo che mia moglie aveva voglia di fare del sesso, senza indugio, le appioppavo un primo schiaffone, quindi continuavo a percuoterla con ener-gia: pugni in testa, sulla faccia, nello stomaco, dietro le orecchie... I miei calci, poi rigorosamente scientifici la centravano pi volte e con estrema preci-sione, sul fondo schiena. Senza, tuttavia, disdegnare altre zone erotiche, co-me le spalle, linguine o la nuca. Non usavamo attrezzi strani, noi, come talune coppie bizzarre e capricciose. No. Tutto era affidato alla fantasia, alla forza fi-sica, alla naturalezza: ci piaceva di pi. A dire il vero, non ho mai capito se e quando Luisa raggiungesse lorgasmo. Mi riusciva difficile decifrare e localiz-zare il momento. So solo che, alla fine, quando si abbandonava sul letto, esa-nime, sanguinante e gonfia di ematomi... non mi chiedeva altro. Il che cono-scendo mia moglie stava a significare che era del tutto soddisfatta. E questo mi riempiva di gioia. Praticamente, il mio godimento derivava esclusivamen-te dalla certezza dessere riuscito a far godere lei. E tanto mi bastava. Perch io amo, ho sempre amato mia moglie. Anche adesso... Adesso che si trova mu-ta e paralizzata sulla sedia a rotelle... per via di quel malaugurato calcione che le ha lesionato la spina dorsale e provocato un ictus... Amo mia moglie. Al punto che, nonostante sia immobilizzata sulla sedia senza poter parlare, di tanto in tanto, le assesto un bel paio di schiaffi e qualche pugno in testa: so che lei gode. Lo capisco dal modo come strabuzza gli occhi e china il capo svenuta, vinta dal piacere.
LO JETTATORE
Egregio amico, lei mi chiede di raccontare la storia della mia vita. E come fac-cio? Ci vorrebbero 50 puntate. Comunque, prover ad essere sintetico. Ma sia chiaro: non voglio che la mia presenza in televisione venga travisata o strumen-talizzata. Il mio non uno sfogo ma un monito a quanti, in nome della super-stizione, distruggono la vita di un uomo. Ed anche una testimonianza affinch altre persone che hanno lo stesso problema, trovino, al contrario di me, la forza e il coraggio di reagire. Il 17 gennaio di 35 anni fa, nacqui io. Ovviamente non ne ho memoria ma mio padre mi forn i dettagli di quella sera. Era, dunque, il 17 gennaio. Venerdi. Una notte infernale. No, non invernale che un dato stagionale scontato ma proprio infernale, da incubo. Fin dal tardo pomerig-gio, si era scatenato un tremendo nubifragio, accompagnato da alcune trombe daria che avevano devastato la citt. Alle 23,30, un terremoto settimo grado della Scala Mercalli provoc, oltre al fatale panico generale, alcuni crolli e gravi lesioni alle case. Fu a quellora che, fra le urla delle persone che correva-no per strada, sotto limperversare della pioggia, e tra lululare delle sirene di ambulanze, pompieri e polizia... in mezzo a quel frastuono apocalittico, a mia madre, incinta di sette mesi, si ruppero le acque. Occorreva portarla subito in ospedale. Mio padre tent disperatamente di avviare il motore della macchina che non volle proprio saperne. Allora, prov a telefonare perch accorresse unambulanza. Niente da fare: le linee telefoniche erano, ovviamente, fuori u-so. A quel punto, chiese aiuto ad una vicina, una vecchia signora che, a suo tempo, era stata assistente ostetrica. Per fortuna non so di chi la signora si precipit subito. Nel frattempo, la luce era andata via a causa di un guasto alla centrale elettrica. Ma la vecchia vicina si diede da fare ugualmente e cos, a mezzanotte in punto, io venni alla luce... al buio, per cos dire. E da quel mo-mento cominciarono le mie disgrazie. I parenti, per primi, salutarono la mia na-scita come quella dellanticristo. Solo i miei nonni si limitarono a dire che, in fondo, ero soltanto uno jettatore. (Vinto dallemozione e dalla sofferenza, si asciuga gli occhi, la voce trema) Scusatemi... (Si soffia il naso rumorosamente) I miei genitori, poverini, seppure non trovassero il coraggio di esprimere unopinione, tentavano fiaccamente di contrastare quella che ormai stava per diventare vox populi. La mia fama di portasfiga, perci, crebbe rapidamen-te. Non parlo dei miei primi anni di vita poich i ricordi sono vaghi... So solo che mio nonno costretto, un giorno, a giocare con me mor dinfarto. E che, a causa di una mia innocente spinta, la nonna ruzzol a terra e si ruppe... in cento pezzi: femori, clavicola, caviglie, menisco destro, alcune costole... Ma ero un bambino, io e mai avrei voluto far del male alla nonna! (Si emoziona ancora). Crescendo, la situazione peggior. A scuola, ero stato cautamente i-solato. Anche fisicamente, intendo: tra il mio banco e quello dei compagni pi vicini, era stata predisposta una sorta di zona cuscinetto, disimpegnata da oggetti e presenze e rigorosamente off limits per tutti tranne che per me, chiaro, che dovevo raggiungere il mio posto percorrendo una tratta obbligata, come gli aerei. Allinizio, pensai che fosse un gioco ma non lo era purtroppo... (Altra commozione) Ricordo che la maestra minterrogava dal posto e in modo sbrigativo. Ma io studiavo, sapete? Facevo tutti i compiti. Per, anche quando non studiavo e non facevo i compiti, i miei voti erano alti. Me la sono sempre cavata bene. Non ho mai preso un voto al di sotto della sufficienza. E non sono mai stato bocciato. Ero un bambino modello, io. Ma anche un bambino infeli-ce. Mi addebitavano colpe assurde. Pareva fossi io il responsabile di tutto! Nel-la mia classe, ad esempio, abbiamo avuto due maestre titolari e cinque supplen-ti. Ma era, forse, colpa mia se le maestre, per spiacevole casualit, rimanessero vittime di strani incidenti? Io volevo bene alle mie insegnati. Mi affezionavo. E tutte le volte che mi affezionavo ad una... le succedeva qualcosa: che so, una caduta dalle scale, un tamponamento in autostrada, malattie pi o meno cono-sciute... E allora, ero costretto ad affezionarmi ad unaltra maestra... Poi, andai alle superiori. Identico trattamento da appestato! E allora, trovai la forza per ri-bellarmi! Urlai ai professori, al preside, ai compagni che il loro atteggiamento era incivile e offensivo! Roba da superstizioni medievali! Fu il periodo peggio-re della mia vita. Fini con lodiarla, la scuola, con tutto quello che cera den-tro, bidelli compresi che appena mi scorgevano, vergogna! si toccavano. Per cui, comunicai a miei genitori che a scuola non sarei pi andato e che mi sarei preparato alla Maturit da esterno. E mio padre e mia madre che non se la sono mai sentita di opporsi alle mie decisioni anche quella volta, non fece-ro una piega. Ma la cosa pi mostruosa si verific il giorno dopo, quando croll ledificio scolastico. Non ci credereste. Ebbero la sfrontatezza di attribuirmi persino la responsabilit di quel disastro! Non ho vergogna a confessare che, chiuso nella mia cameretta, piansi a lungo. Perch la gente era cos stupida e cattiva? Ma la gente, purtroppo, continu a dimostrarsi sempre pi stupida e cattiva! I miei parenti, per primi! Un esempio per tutti. Una sera, mio cugino venne a trovarmi a casa. E, con la massima tranquillit, mi propose un affare. Lui, mio cugino, aveva un negozio di abbigliamento. Laffare consisteva in una mia visita una soltanto ad un negozio concorrente, troppo frequentato e troppo vicino al suo. Per questo mio intervento, naturalmente, avrei perce-pito una lauta ricompensa! Pazzesco! Fuori di me, mandai al diavolo mio cugi-no! Anzi, il giorno dopo, per dispetto, volutamente, andai a comprare un paio di pantaloni proprio nel negozio in questione e prima di uscire, augurai ogni fortuna al proprietario. Il mese successivo mi vedo recapitare, per posta, un va-glia di cinque milioni, accompagnato da un sentito grazie. Cosera accaduto? Una semplice, disgraziata coincidenza: il negozio in questione aveva chiuso per fallimento. Unaltra, lennesima coincidenza che contribu non poco ad a-limentare le dicerie della gente. E oggi, a 35 anni, sono gi un uomo finito. Mi chiedo se giusto definirmi jettatore, solo per via di alcune circostanze av-verse. Pensate: ho una regolare laurea in medicina ma il mio studio desolata-mente vuoto, se escludiamo qualche vecchietta arteriosclerotica cui sto simpa-tico. Davvero, non ce la faccio pi. Mi sembra di vivere in un incubo! La sorte continua ad accanirsi contro me. Ultimamente, mi ha inferto un altro duro col-po. I recenti terremoti, leruzione nella zona dellEtna udite, udite! sono stati opera mia! Perch? Perch, un paio di mesi prima, avevo raccomandato al-la mia infermiera di conservare con cura le mascherine, utili per difendersi da uneventuale pioggia di cenere. Tutto qui. Il guaio che sono nato disgraziato. Per fortuna non mi hanno ancora incolpato dellattentato alle torri gemelle di New York! Giuro che in America non ho mai messo piede e che gli americani mi sono anche simpatici. Ma sono certo che se sapessero che qualche giorno prima del disastro, avevo mandato una cartolina dauguri a un mio amico che vive a Manhattan o meglio, viveva perch ormai... S, se lo sapessero, chiss che altro inventerebbero sul mio conto! 
(Sveste i panni dello Jettatore)
Io ho una mia filosofia: credi per tre quarti ad un amico; per due quarti a un bambino; per un quarto ad una donna; non credere affatto ad un personaggio televisivo che "riveli il dramma della sua vita e dia libero sfogo ai propri sen-timenti. E gi, perch negli studi televisivi, la verit viene rigorosamente sacrificata sullaltare del cosiddetto indice di gradimento. O, per meglio dire, la verit subisce una sorta di procedimento chimico attraverso cui viene de-composta, filtrata, manipolata e infine deformata. E se qualche raro pezzo di verit ancora inviolata, lievita a disagio nellaria, allora viene sottoposta ad un rapido processo di esagerazione e di enfatizzazione. E i sentimenti, i buoni sentimenti vengono costruiti in serie e artificialmente nella Fabbrica delle il-lusioni che il Reparto pi importante di ogni televisione che si rispetti. Il ri-sultato? E sotto gli occhi di tutti. Tutti i giorni. E allora, credo che la televisio-ne vada presa, s, ma a piccole dosi e cum grano salis. Direte: come mai un mendicante come te, un vagabondo che vive di espedienti, porti dentro le ta-sche oltre alle cianfrusaglie simili pillole di saggezza? Ma per la sempli-ce ragione che io... penso. E ne ho di tempo per pensare! E poi... prima di di-ventare un libero pensatore, sappiate che anchio appartenevo al consesso ci-vile. Avevo una famiglia anchio, un impiego, una casa, una macchina e perfi-no una TV. Poi, un giorno, accadde uno spiacevole imprevisto e persi tutto: famiglia, impiego, casa, macchina, TV (per la quale non ho mai fatto un dramma) e anche una figlia che adesso vive con sua madre. S, mia moglie, tempo fa, mi abbandon. E io scelsi il modo peggiore per reagire: mi affidai a questa (indica la bottiglia di vino). Ed eccomi qua. A giocare coi miei goffi e patetici personaggi. Ma sapete qual la cosa pi buffa? Mia moglie mi ha la-sciato perch si era innamorata di un presentatore televisivo! Un pessimo pre-sentatore, se posso esprimere un mio giudizio. Intuisco gi quello che state pensando. Ecco perch ce lhai cos tanto con la TV! Spiegata la ragione per cui, lancia in resta, vai affondando i colpi sul mondo televisivo! E umano che lo pensiate. Ed io me laspettavo. Ebbene, signori, io vi posso assicurare, con la massima franchezza e senza ombra dipocrisia, che... avete ragione. S! E pro-prio per questo motivo che odio la TV! Odio la TV e odio quello stronzo! E non perch mi abbia fregato la moglie, no... perch, in definitiva, mi sta benis-simo che se ne sia andata... e neppure perch la causa della mia attuale condi-zione... perch io amo la mia attuale condizione... Odio lo stronzo perch mi ha rubato laffetto di mia figlia. E perch costringe quellinnocente creatura di 16 anni, a vivere a stretto e pericoloso contatto con lambiente della televisione! So gi, infatti, che mia figlia comincia a dare segnali inquietanti di squilibrio mentale: ha deciso di entrare nel mondo del cinema o della TV! La Fabbrica delle illusioni, evidentemente, ha un fascino irresistibile. Perverso e irresistibi-le. E continua a mietere vittime. Non c nulla da fare! Una televisione becera e cialtrona fa pi disastri di una guerra atomica! Beh, adesso me ne vado. A pen-sarci bene, non ho nessuna voglia di fare lattore, posto che ne abbia le capaci-t... No. Torno alla mia strada, alla mia panchina se le condizioni meteorolo-giche me lo consentono o se no, nel vagone siglato KJ 231 delle FF.SS.... la mia essenziale e sobria residenza invernale, ubicata in fondo ad un binario morto della Stazione, e che io divido con un distinto signore: un pentito. Un giornalista televisivo pentito. Insieme ci facciamo compagnia e deliriamo sulla TV. Statemi bene e... scusatemi se ho abusato della vostra pazienza. Buona se-ra. 
(Raccoglie la sua roba ed esce. Buio) 

26 Novembre 2002

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