MONZU

Commedia in tre atti

di LUCIO DAMBRA E ALBERTO DONAUDY

PERSONAGGI

MONZU'

IL BARONE LICETI-BARDI

STANO LICETI-BARDI

IL COMMENDATORE CARENGHI

MAX

IL PRINCIPE DI TRIPODI

FLORES

IL DUCA DE PLATO

L'ESATTORE

LA BARONESSA LICETI-BARDI

ROSANNA

NIETTA

EUGENIA

A Napoli Oggi

Commedia formattata da

ATTO PRIMO

Uno di quei salotti rococ che il tradizionalismo napoletano non ha ancora adattati, nelle vecchie case patrizie, alle esigenze moderne, tranne che nel lampadario, dove la luce elettrica ha sostituito U petrolio, ma il globo rimasto. Non manca il vecchio pianoforte a coda, n il puf, n il grande specchio con la giardiniera davanti, e tutto sbiadito, macchiato, deteriorato: dalle tende delle finestre alle stoffe delle poltrone, dai tavolini che traballano alle sedie malsicure. C' ancora qualche oggetto di valore qua e l, come un antico orologio su una consolle; ma i quadri d'autore hanno preso la via dell'antiquario e sono stati sostituiti da copie conformi. Porte in fondo e a sinistra che danno nelle stanze interne; porta a destra che d nell'anticamera. Le prime ore del pomeriggio.

(Seduta al pianoforte, Rosanna suona con un dito solo, ripetendo sempre lo stesso motivo e sbagliando costantemente al medesimo punto).

Stano - (entra da sinistra, mordicchiando un lapis, la fronte pensierosa, l'occhio maniaco, un giornale d'enigmistica in mano). Eh, no! Non lo trovo. Tu, Rosanna... Sapresti dirmi quale sarebbe quell'affluente del Po, di quattro lettere, che comincia con A... Zitta! Ho trovato. L'Arno!

Rosanna - L'Arno un affluente del Po?

Stano - Hai ragione.

Rosanna - Se comincia con A, sar l'Adda.

Stano - Benissimo! L'Adda! Tu sei un tesoro, (e, curvo su un tavolino, scrive col lapis sui quadratini del giornaletto che ha in mano) Adda...

Rosanna - Che fai? Non esci oggi?

Stano - (capovolgendo e agitando, tra indice e pollice, le tasche dei calzoni) Vedi se ne casca un centesimo...

Rosanna - Per comprare quel tuo stupido giornale per, li trovi sempre, i denari!

Stano - Mezza lira. E ti svaghi una settimana...

Rosanna - Se svago pu chiamarsi...

Stano - Ammazzi il tempo, (tornando alle sue parole incrociate, intanto che suona il campanello dell'uscio) Oh! Vediamo adesso... Merletto antichissimo... Trina? No. E' di cinque lettere; ed di sei che dev'essere...

Rosanna - (a Eugenia che entra dalla porta di destra, avviandosi verso quella di fondo) Chi era?

Eugenia - Un altro esattore. Quello del gas, questa volta. E il gas bisogna pagarlo, se no ce lo tagliano. Vado a vedere se Monz... (esce dalla porta di fondo).

Stano - (sempre alle sue parole incrociate) Pizzo? (conta sulle dita). Neanche pizzo va bene...

Nietta - (dalla sinistra, cappello in testa) Ah, no, cari miei! Basta, basta, basta!

Stano - Altre storie?

Nietta - Le solite. Vai da mamm: Quel mascalzone di tuo padre, che mi ha rovinata... Vai da pap: Quell'incosciente di tua madre, che continua a sperperare in vestiti e cappelli quel poco che c' rimasto... . E intanto si deve uscire di casa senza un soldo in tasca! Ti pare una vita questa?

Stano - Mamm dovrebbe ancora averne...

Nietta - Del suo mezzo milione di dote - mi diceva adesso - non le rimasto quasi pi niente, dopo che si lasciata stupidamente convincere a impiegare le sue ultime cinquantamila lire in quella vaccheria-modello che, secondo pap, doveva farci in pochi anni milionari...

Stano - E anche l, a quanto pare, le cose vanno piuttosto male.

Nietta - Cio, per lui vanno benissimo, perch se ne serve per andarvi a letto con le sue...

Stano - Nietta!

Nietta - Credi che non lo sappia? O debbo fare l'ipocrita? Ho gi diciannove anni, alla fin dei conti, e non sono una stupida... (a Rosanna che ha ricominciato a suonare) Rosanna! Che strazio! E' da stamattina che stai li a romperci le scatole!

Rosanna - (richiudendo il pianoforte) Scusa il fastidio.

Stano - (a Nietta) Dove vai cos presto?

Nietta - Prendo un tass e prima vado dai Delli Ponti. Vedremo poi, con Rosetta, dove recarci: se a un cinematografo o a prendere un t.

Stano - Ma non hai detto che...

Nietta - Che sono in bolletta? S. Ma vado prima a vedere se Monz...

Stano - Tempo perso! Niente da fare oggi. Intrattabile.

Nietta - E' vero che con me fa sempre il tirchio, mentre... (guardando con intenzione la sorella) non con tutti cos.

Stano - Oggi per ha ragione: c' stato anche il gas da pagare; e lui, quando ci sono queste spese di ordinaria amministrazione...

Rosanna - (a una nuova scampanellata) Ma cos'hanno quest'oggi che non la smettono pi?

Nietta - Sar un altro esattore... (o Eugenia che ripassa, facendo un gesto come per dire: Santa pazienza! ) Chi ? Il macellaio questa volta? Il padrone di casa?...

Eugenia - (continua a fare il suo gesto e a tacere).

Stano - Eugenia? Nietta ti ha chiesto chi ha suonato.

Eugenia - E io che sto rispondendo?

Stano - Niente. Tu non stai rispondendo affatto. Fai cos col piede, fai cos con la testa, ma questo non significa rispondere...

Eugenia - La sarta.

Nietta - (prendendole la fattura di mano) Fa vedere.

Eugenia - Duemila e trecento.

Nietta - (a Stano) Per guarda... Guarda se c' una lira spesa per me! Duemila per mamm e trecento per Rosanna.

Rosanna - Oh, in quanto a me, dopo due anni, il primo inverno questo...

Nietta - Il primo o l'ultimo, non si dir almeno che sono io la sciupona (esce dalla porta di destra).

Rosanna - (a Stano, con doloroso risentimento) L'hai sentita?

Stano - Ma lasciala direi

Rosanna - Basta vedere come va vestita lei: l'anno scorso la pelliccia, quest'anno due vestiti da ballo... Ed io che sono la maggiore...

Stano - (indicando Eugenia che canterella dimenando la testa) Senti per com' allegra Eugenia quest'oggi!

Eugenia - Insomma, a chi debbo darla?

Stano - La fattura? Lasciala l.

Eugenia - E l'esattore chi lo manda via? Ha detto che questa volta non se ne va, se prima non avr almeno un acconto... (decidendosi) Be'... Sapete che faccio? Io la porto al barone!

Stano - Brava! Non un'idea felicissima, ma sempre un'idea.

Eugenia - Non importa che m'abbia tanto raccomandato di non andarlo mai a disturbare quando lavora...

Stano - Pap lavora?

Eucenia - S' chiuso nel suo studio per questo, mezz'ora fa...

Stano - E tu, che stai qui da trent'anni, non hai imparato ancora a conoscerlo?

Eugenia - Non ha le vacche adesso?

Stano - S... Quelle magre per, perch le grasse chiss dove sono andate a finire... Lo troverai che sta dormendo, vai... Si riposa dalle notturne fatiche! (Uscita Eugenia, a Rosanna) E tu smettila con quel muso, andiamo!

Rosanna - Capirai... Certe cose dispiacciono. Io la sciupona!

Stano - Ma vuoi dare peso e importanza a ci che esce di bocca a quella disgraziata?

Rosanna - Mamm gliene d...

Stano - Logico. Per lei la vera madre, per noi due la matrigna. Come vuoi ch'ella non stia pi dalla parte sua che dalla nostra? L'imbecille stato nostro padre, che prima s' rovinato per lei, quando ella non era che un'attricetta da caff-concerto, e poi, morta nostra madre, ce l'ha anche portata in casa...

Rosanna - A dettare legge...

Stano - E si capisce. Perch ormai la ricca era lei. Non l'hai sentita Nietta poco fa? Quel mezzo milione che s'era messo da parte, togliendolo a lui, ora glielo far pesare per tutta la vita.

Il Barone - (entrando, seguito da Eugenia) Calma, calma, vecchia mia! Tu ti allarmi sempre senza ragione. E cos ti perdi in un bicchiere d'acqua... Dov' questo signore che osa alzare la voce in casa nostra? Che parli con me!

L'Esattore - (entrando) Eccomi, signor barone...

Il Barone - Ah! Voi state anche ad ascoltare dietro le porte?

L'Esattore - Che il signor barone mi scusi, ma non veniva pi nessuno e allora ho un po' teso l'orecchio...

Il Barone - Teso l'orecchio! Dovrei tirarvelo io per insegnarvi come si entra in casa della gente per bene! (A Eugenia) Dammi quella fattura, via...

L'Esattore - (intanto che il barone inforca gli occhiali di tartaruga per esaminarla) Se il signor barone ricorda, l'ultima volta mi promise...

Il Barone - (a Eugenia, che esce) E va a chiamare Monz.

L'Esattore - ...mi promise che, almeno in parte...

Il Barone - (che ha dato un rapido sguardo alla fattura) Come, come? Duemila e trecento?

L'Esattore - Prezzi gi convenuti con la baronessa, per cui...

Il Barone - Non ho domandato per questo. Non mia abitudine defalcare le note. Ma siccome la cifra non indifferente, e oggi non stata una giornata d'incassi per me...

Stano - (sottovoce alla sorella) Vorrei conoscerla, questa giornata...

Il Barone - Non so se mi sar possibile...

L'Esattore - Nemmeno un acconto?

Il Barone - Un acconto forse. Ho mandato Monz poco fa a cambiare un biglietto da mille, per cui... (Sguardo fra Stano e la sorella) ...per cui forse qualche cosa ci sar rimasta per voi.

Monz - (entrando in tenuta da cucina, dall'alto berrettone bianco, seguito da Eugenia) Monsieur le baron m'a appel? .

Il Barone - S, ma non cominciare col tuo francese adesso...

Monz - (con uno schioccare di dita e un piccolo rumore delle labbra, alla francese) Oh, l l! (pronunzia franco-italiana) Che il signor barone mi perdoni. Ma tale l'abitudine presa... E allora?

Il Barone - Dammi il resto... (Monz lo guarda: .Quale resto? ). Avanti, sbrigati! Il resto di quelle mille lire... (Sottovoce) Non capisci mai tu! Insomma, quanto hai addosso?

Monz - Io? Neanche un soldo.

Il Barone - E a casa tua?

Monz - Tutti bene.

Il Barone - Senti, Raffaele. Non il momento delle barzellette questo...

Monz - E' il momento di pagare, oggi, ho finito.

Il Barone - (altezzoso) Oh, ma dico! Che forse ti debbo queste centinaia di migliaia di lire, alla fin dei conti?

Monz - Centinaia e centinaia no, ma cinquantanovemila s...

Il Barone - Che bai gi avute in cambiali.

Monz - (masticando amaro) Sissignore... In cambiali...

Il Barone - (mostrandogli la nota) Del resto, guarda. Duemila sono per la baronessa, va bene. Ma il rimanente...

Rosanna - Per me, vuoi dire? Trecento sole, pap...

Monz - Permettete?

Il Barone - Perch no? (all'esattore, intanto che Monz, rabbonito, esamina la fattura) E va bene. Avrete un acconto di cinquecento lire... Contento?

L'Esattore - Di cinquecento soltanto? Se il signor barone potesse...

Il Barone - Non un soldo di pi!

Monz - (dando all'esattore tre biglietti da cento) A voi.

L'Esattore - E che! Sono diventate trecento adesso?

Monz - E' tutto ci che m' rimasto, barone, delle mille che mi avete date...

Il Barone - Che cosa? Gi settecento volate via? E com' possibile?

Monz - Ma! Chi lo sa?

Il Barone - (all'esattore) Voi capite come sparisce il denaro in casa mia? Poco fa gli ho dato mille lire da cambiare... Voi le avete viste?

L'Esattore - Io no.

Monz - (sottovoce a Eugenia) E io nemmeno.

L'Esattore - (per accomiatarsi) Barone, io mi sono proprio contentato per non dispiacervi...

Il Barone - (cerimonioso, accompagnandolo) Voi siete la gentilezza fatta persona. Da questa parte, guardate...

L'Esattore - Ma no, barone. Volete scomodarvi per me?

(Suoneria al telefono).

Il Barone - Ah, s, s! I creditori, io li accompagno sempre. Perch sempre bene accertarsi che se ne sono andati... (a Stano che aveva gi staccato il ricevitore) E non correre tu sempre al telefono, Stano! Quante volte te lo debbo dire?

Stano - Dio, pap! Come sei insopportabile oggi! (ed esce).

Il Barone - Va tu, Monz. E se un altro seccatore... (all'esattore) Non parlo di voi, si capisce. Ma ci sono di quelle giornate in cui i seccatori sono come le ciliege: uno tira l'altro.

L'Esattore - Sempre non parlando di me...

Il Barone - Sempre non parlando di voi, beninteso... (escono, preceduti da Eugenia).

Rosanna - (a Monz, prima ch'egli risponda al telefono, mettendogli una mano sulla spalla) Le hai date per me, quelle trecento lire. E sai che non voglio...

Monz - (al telefono) All? (Pausa). S, in casa del barone Liceti-Bardi... (Pausa). Eh, no; mi dispiace. Il signor barone partito... (Pausa). Come? (Pausa). Non in viaggio di piacere, no. E' partito con la baronessa... (Pausa). Non credo che torni per oggi... (Pausa). V'ho detto e ripeto che non torna, non torna... Se volete lasciare nome e indirizzo... (Intanto che scrive) Trs bien... . Va benissimo... Prego... (riattacca il ricevitore. Guarda Rosanna) E allora? Perch quel musetto triste?

Rosanna - Niente.

Monz - Niente una parola che dice tutto... Venite qui. Fatevi guardare bene. Un'altra malefatta di quella...

- (si batte una mano sulle labbra) ...di quella cara donna della baronessa? ...S? E' per questo?

Rosanna - Con me sempre la stessa, lo sai. Dura, sgarbata, cattiva... Per lei non c' che Nietta. E' sua figlia, va bene; ma, entrando in casa, lei aveva promesso a pap che mi avrebbe fatto le veci di madre...

Monz - Eh, lo so! Ma oggi che c' stato di nuovo? Avanti... Sentiamo.

Rosanna - Di nuovo niente. Ma quando lei non le fa, le cattiverie, le dice. E allora forse peggio. Perch per me le parole sono peggiori delle cattive azioni. Da queste ci si pu difendere almeno, ma da quelle no... Le parole sono senza piet!

Monz - (sentendo ch'ella sta per piangere) Ma adesso, finiamola, eh? Adesso basta!

Rosanna - Se sapessi come sono infelice!

Monz - E questo non voglio neanche sentirvelo dire... Inghiottiamole dunque, subito subito, quelle lagrimucce che stavano gi per spuntare, e facciamo a Monz uno di quei bei sorrisetti che mi facevate da bambina, quando venivate in cucina a darmi il bacio a pizzichino... (Rosanna gli sorride tra le lacrime). Brava! Cos... Infelice! E io qui, allora, che ci sto a fare?

Rosanna - Questo vero. Se non avessi te... Stano sempre fuori... Pap con la testa ad altro...

Monz - Vi vuole bene per.

Rosanna - A modo suo. Sempre con la paura di dimostrarmelo. Mentre che tu...

Monz - Ve ne voglio anch'io, si capisce. Vi ho vista nascere. E so quanto ve ne voleva lei, povera baronessa - parlo della vera, si capisce, di quella santa donna di vostra madre - che sapeva tutto, che capiva tutto...

Rosanna - Povera mamma!

Monz - Ed era anche certa che quella l, un giorno, sarebbe entrata qui da padrona...

Rosanna - E tu per questo sei tornato!

Monz - Io? Anche per questo, s, non lo nego.

Rosanna - Solo per questo!

Monz - Parigi era bella...

Rosanna - Per me!

Monz - Ma venticinque anni senza vedere pi Napoli sono troppi per un napoletano...

Rosanna - Per me, per me! Lass ti pagavano a peso d'oro, ho saputo.

Monz - Quei pochi denari che ho messi da parte mi bastano e mi soverchiano per la vecchiaia...

Rosanna - M'hanno detto che un giorno il Carlton , per toglierti al Ritz , non so che paga arriv ad offrirti... Da primo ministro.

Monz - Non mi sarei contentato.

Rosanna - Una paga favolosa insomma...

Monz - (cara orgoglio professionale) Ah, questo s! Di Raffaele Pscopo, a Parigi, on parler toujours , credete a me! Perch si dice, vero, la cucina francese. Ma la mano che conta, non la ricetta. E in quanto a mano d'opera, credetemi pure... (con fierezza nazionale) non ci siamo che noi italiani in tutto il mondo, qualunque cosa facciamo...

Il Barone - (rientrando) Chi era?

Monz - Al telefono? Un certo... L'ho scritto qui il nome... Mi ha dato il numero del telefono anche...

Il Barone - Denari?

Monz - Non me l'ha detto, ma insisteva troppo per non essere un creditore... (leggendo) Carenghi.

Il Barone - Ugo Carenghi? Da Milano?

Monz - No, da qui. Dal Grand Hotel .

Il Barone - E tu che gli hai risposto?

Monz - Come sempre: che il barone era partito.

Il Barone - Ma Carenghi quello del lanificio, imbecille! E' una nostra preziosa conoscenza...

Monz - Saperlo.

Il Barone - E tu, Rosanna, devi anche ricordartene... No? Hai ragione. Quell'anno tu e Nietta eravate andate a Sorrento, da zia Clotilde, mentre io e mamm eravamo andati una quindicina di giorni a Vallombrosa... E fu l che conoscemmo questo commendatore Carenghi, persona facoltosissima, proprietario d'uno dei pi grandi lanifici lombardi. Ora per volermi vedere...

Monz - D'urgenza...

Il Barone - Cos t'ha detto?

Monz - E anche perci io l'ho preso per un creditore.

Il Barone - Ora mi domando se si pu essere pi imbecilli di cos!

Monz - Ma scusate... Mi dice Carenghi: nome mai sentito nominare; insiste per vedervi in giornata: insistenza sospettosa; mi domanda quando, all'incirca, potevate tornare...

Il Barone - E che gli hai risposto?

Monz - Non torna, il barone... Non torna....

Il Barone - (con la stessa cantilena) Bello fesso che sei tu! Bello fesso! Dammi qui il numero, via. (e va a girare il disco del telefono) Pronto? Il Grand Hotel ?... Per favore, in camera il commendatore Carenghi? (Pausa). S, grazie. (A Monza) Fortunatamente non ancora uscito...

Monz - Meno male.

Il Barone - (al telefono) Pronto?

Monz - E allora posso andare?

Il Barone - (trattenendolo per un braccio) Pronto?

Monz - Lasciatemi andare, barone. Ho in cucina...

Il Barone - Caro commendatore! Sono io... Il barone Liceti-Bardi... (Pausa). Sono tornato proprio in questo momento, s, da un mio giro d'affari... (Pausa). Eh, gi! Siamo colleghi adesso...

Monz - (sempre trattenuto da lui per un braccio) Io debbo tornare in cucina, barone...

Il Barone - Ma come? Non lo sapete? Ho anch'io, 6, una mia piccola industria: una vaccheria modello... E siccome m'era giunta stamattina dalla Svizzera una magnifica vacca lattifera...

Monz - (sottovoce) Badate che gli ho detto ch'eravate partito con la baronessa...

Il Barone - (ai telefono) ...cos, per installarla bene, io e la vacca... (correggendosi) Io e la baronessa... (tornando a correggersi) Io, la vacca e la baronessa... (A Monz, coprendo con la mano il microfono) Mi combini certi guai tu! (Al telefono) Come? (Pausa). Ma s! Vi aspettiamo con immenso piacere, immaginatevi! (Pausa). Anche in giornata, se volete... Arrivederci, caro commendatore... (riattacca. A Rosanna) Viene subito. E desidera vedere anche tua madre... Va a dirglielo.

Rosanna - Credo che stia per uscire...

Il Barone - Ebbene, che non esca oggi.. O che esca pi tardi... Va, corri.

Monz - (uscita Rosanna) E io? Me ne posso andare?

Il Barone - Tu? E che ci stai a fare ancora qui?

Monz - Oh, bella questa!

Il Barone - . Anzi, chi t'ha mai pregato di stare sempre a sentire tutti i fatti nostri? Tu non fai altro, caro Raffaele, lascia che te lo dica una buona volta; e ti confesso che ci comincia a seccarmi.

Monz - Barone, ma bisogna allora dire che proprio... 'a capa non v'aiuta pi.

Il Barone - Insolente!

Monz - Ma scusate... Se siete stato proprio voi... (imita, afferrandosi un braccio, il gesto fatto dal barone poco prima).

Il Barone - (battendosi sulla fronte) Hai ragione! Quando si hanno tanti pensieri per la testa! Che volevo domandarti?... Ah, ecco! Vieni qui... Ma vieni pi vicino! Possibile che si debba sempre gridare quando si parla con te? (Sottovoce) Volevo domandarti se c'eri poi andato stamattina... (A un cenno affermativo di Monz) S? E che ti ha risposto?

Monz - E' su tutte le furie. E, ad essere giusti, non ha poi tutti i torti.

Il Barone - Non glielo avrai detto, speriamo bene...

Monz - Non gliel'ho detto, ma cos. Se glielo avete promesso, queste famoso collo di pelliccia, dovete pure darglielo...

Il Barone - Bravo! Facile a dirsi. Glielo compri tu? Lo vuole di volpe, capisci?, e di volpe argentata per giunta!

Monz - E voi neanche nichelata glielo darete mai...

Il Barone - . Le hai almeno raccomandato che non ardisca telefonarmi qui?

Monz - Avete ragione. Questo l'ho dimenticato veramente...

Il Barone - La sapevo! E se quella sciagurata telefona?... Ma vedi come sei? E' inutile! Su te non c' da fare mai affidamento!

Monz - Ora io non capisco perch voi, padre di famiglia, alla vostra et, dovete andarvi a mettere ancora in questi pasticci!

Il Barone - Raffaele, lo sai... Io non smetto.

Monz - E finirete col rimetterci anche la salute, vi avverto.

Il Barone - Non smetto! Debbo morire sulla breccia.

Monz - E morirete...

Il Barone - Alla faccia tua!

Monz - Se continuate di questo passo, me ne direte un giorno qualche cosa... Ma possibile che, alla vostra et, non dobbiate avere altro pensiero per la testa?

Il Barone - E torna con l'et! Come se parlasse poi questo giovanottino... Si pu sapere tu quanti anni hai?

Monz - Io? Cinquanta.

Il Barone - Ed io appena quarantasette.

Monz - Che portate malissimo. Vi siete guardato oggi allo specchio?

Il Barone - No. Perch? Ho una brutta faccia?

Monz - Guardatevi. (Mentre il barone si specchia) La faccia del vizio. Perch non tanto l'et che conta quanto il fatto che... Barone, volete propria che ve lo dica? Bello, chiaro e tondo?... E allora datemi retta. Non vi fa bene!

Il Barone - Tu che ne sai?

Monz - Non vi fa bene. (Lo so.

Il Barone - E' arrivato quest'Esculapio, arrivato!...

Monz - Vi vedo sempre dormire, dalla mattina alla sera. Dormite dopa colazione, dormite dopo pranzo, dormite se c' aperta la radio, dormite se vi mettete in mano un giornale... E che diavolo! Volete scommettere che, se io mi sto zitto un momento, voi v'addormentate in piedi come i cavalli?

Il Barone - Non fa bene dormire?

Monz - Continuamente no: un brutto segno... Poi, ogni tanto venite in cucina: Raffaele, un bicchiere d'acqua: oggi m'hanno fatto male i peperoni... , Raffaele, un bicchiere d'acqua: oggi m'ha fatto male il rag... ,

Il Barone - E non bisogna neanche bere?

Monz - S, ma non tutta la giornata. Voi lo chiamate peperoni, lo chiamate rag, e sapete come dovete chiamarlo? (Il barone fa segno di s). Oh! I francesi, che in questo genere di cose sono maestri, dicono sempre: Si te donne faim, sa va bien; si a t'endort, va moins fort; si sa t'altre, plus le faire... .

Il Barone - E perci?

Monz - Scommetto che non avete capito.

Il Barone - i No.

Monz - Ma come? Neanche il francese sapete?

Il Barone - Non fare l'istruito adesso, perch sei stato venticinque anni a Parigi! Traduci.

Monz - Significa: Se ti d fame, va bene....

Il Barone - (mezzo addormentato) Che cosa?

Monz - Oh, Madonna!

Il Barone - Ah s, ho capito... Continua.

Monz - Se ti d fame, va bene; se t'addormenta, va meno bene; se ti d sete, non, va proprio pi!

Il Barone - (allarmato) Non va proprio pi?

Monz - Gi.

Il Barone - E io dormo dodici ore di fila ogni notte, Raffaele...

Monz - Avete visto?

Il Barone - E se sto un momento senza fare niente, hai ragione, piglio subito sonno...

Monz - Pi chiaro di cos?

Il Barone - Ho sete, Raffaele...

Monz - Monsieur le baron, vous tes foutu! .

La Baronessa - (entra dalla porta di fondo, seguita da Rosanna. E' il classico tipo dell'ex-cantante di caff-concerto salita di rango, che ora si d arie di nobilt e involontariamente, imitando Monz, mette anche lei, qua e l, ma a sproposito, qualche parola di francese) Nicola mio bello! Ma come? Tu proponi e disponi della mia persona senza neanche sapere che cosa io faccio, che cosa non faccio?... (Monz esce, strizzando gli occhi a Rosanna).

Il Barone - Io propongo e dispongo?...

La Baronessa - Ma s! M'ha detto Rosanna che non posso uscire perch aspettiamo una visita, e io oggi ho un t dalla contessa Autuori, alle cinque.

Il Barone - Vuol dire che per oggi pigli invece un caff, e resti a casa.

La Baronessa - E' facile dirlo... La contessa m'aspetta... E, poi, alle sette debbo anche andare dalla marchesa Delli Ponti, dove ho dato appuntamento a Nietta. C'est embtant. , capirai...

Il Barone - Non cominciare anche tu col francese adesso!

La Baronessa - Eh, gi! Perch solo Monz...

Il Barone - Monz lo sa parlare e tu no.

La Baronessa - Insomma, non posso certo piantare Nietta cos, capirai... Se la marchesa avesse il telefono, potrei almeno avvisarla...

Il Barone - Manderemo Rosanna dalla marchesa.

Rosanna - Ma s, pap. Vado io. (esce).

Il Barone - Hai visto? A tutto c' rimedio...

La Baronessa - Che cosa dobbiamo poi raccontare a questo signore milanese che abbiamo visto una sola volta in vita nostra, io proprio non lo so.

Il Barone - Per volermi vedere con tanta premura, segno che ha qualche cosa di molto importante da dirmi... Anzi, tu cerca di parlare il meno che puoi, mi raccomando: non fare come al solito...

La Baronessa - S. perch quando parli tu, parla il pozzo della scienza!

Il Barone - Il pozzo della scienza no; ma, quando non so una cosa, io non la dico; e tu invece, meno la sai e pi ci tieni a dirla... Chi aprir la porta?

La Baronessa - Monz. Al quale ho gi detto di mettersi in livrea. Per la prima volta che quel signore viene in casa nostra, non voglio che ci prenda per degli straccioni. E, poi, dalla marchesa Delli Ponti, che come nobilt vale molto meno della nostra, il cameriere sempre in livrea, dalla mattina alla sera.

Il Barone - Il cameriere... Ma siccome noi non l'abbiamo pi...

La Baronessa - Monz ne far le veci. E non ci trovo proprio nulla di straordinario... Che altro volevo dirti? Ah! (Dandogli una lettera che trae dal seno) Tieni. L'ho ricevuta poco fa...

Il Barone - Una lettera d'affari?

La Baronessa - E che affari! Leggi, leggi...

Il Barone - (dopo d'avervi dato una scorsa, con aria scandalizzata) Oh!

La Baronessa - Finisci di leggere...

Il Barone - Ma un'infamia!

La Baronessa - Sicch, sono queste le tue occupazioni, non vero? Sono queste le ore che dici di passare nella tua vaccheria-modello?

Il Barone - Ma una lettera anonima, cara! Che vuoi farci? Non c' come difendersene! E' la pugnalata alle spalle...

La Baronessa - Quella la pugnalata?... Ah, s? E questo? (gli d un ceffone). Questo ch' stato?

Il Barone - Che stato?... 'Nu paccaro .

La Baronessa - E impara una buona volta a parlare italiano!

Il Barone - Lo chiamer ceffone, se preferisci. (Strofinandosi la guancia) Ma mi fa male lo stesso.

Monz - (dalla soglia, in livrea, annunziando) Il commendatore Carenghi.

La Baronessa - Sorbiamoci intanto questa bella scocciatura! (andandogli incontro festosa, intanto che Monz s'inchina e s'allontana) Caro commendatore... Ma che magnifica sorpresa ci avete fatta! Come siamo contenti di rivedervi... Prego... Accomodatevi...

Carenchi - (offrendole un cartoccio, dopo il baciamano) Se permettete...

La Baronessa - Oh, ma che belle! Hai visto, Nicola? Orchidee! Chi sa quanto le avrete pagate!

Il Barone - Nini!

La Baronessa - Ma s! Perch vanno ai cieli di questa stagione. L'altro giorno volevo... (interrompendosi a un'occhiata del barone) E allora? Arrivato quando?

Carenghi - Ieri sera. E riparto domattina. Una visita a volo d'uccello.

La Baronessa - Siete arrivato in areoplana?

Carenghi - No, in treno.

La Baronessa - Avevo sentilo a volo ...

Carenghi - S, ma d'uccello... E' un modo di dire.

Il Barone - E poi non si dice areoplana , Nini...

La Baronessa - Non fare sempre il pedante! E' mascolino, lo so. Areoplano... (A Carenghi) Li ho sempre visti da lontano, capirete, e allora come si fa a distinguerne il sesso?

Il Barone - (tra s, la mano nei capelli) Ah, povero me! Gi comincia!

Carenghi - Per che incantevole citt la vostra! Ogni volta che ci si ritorna, la si ritrova sempre pi bella...

La Baronessa - E allora perch non vi rimanete qualche giorno di pi?

Carenghi - Potessi! Ma ho a Milano un opificio con tremila operai, e siamo in pieno lavoro...

La Baronessa - Sino a dopodomani, via! Cosi verrete da noi a pranzo domani sera. Abbiamo un monz che - modestia a parte - il migliore di quanti ce ne sono a Napoli in questo momento...

Carenghi - Un monz?

Il Barone - Un cuoco. Da noi, nel Mezzogiorno d'Italia, i cucchi li chiamiamo cos...

Carenghi - Ah, capisco. Dal francese monsieur ... (Alzatosi per andare a guardare un quadro da vicino) Questo che cos'? Un Raffaello?

La Baronessa - Nicola, a te domanda. Quel quadro che cos'? (Gesto del barone: Ma che dev'essere!) Un Raffaello, si... Piccolo per... Un Raffaellino...

Il Barone - (per tagliare corto) Sicch, a che dobbiamo, commendatore, il piacere di questa vostra visita?

La Baronessa - (dopo bavere suonato a un campanello) E lasciami prima fare gli onori di casa, Nicola... Che fretta! (o Raffaele che riappare) Il t, Battista. (Raffaele esce).

Carenghi - Oh, ma non disturbatevi per me...

La Baronessa - Il nostro dovere, prego... Una sigaretta?

Carenghi - Dopo, grazie... Dunque voi sapete ch'io a Milano ha un'industria d'una certa importanza...

La Baronessa - Il vostro lanificio? E come volete che non lo sappiamo? Pare che... (fa un gesto di magnificenza, agitando una mano sul viso).

Carenghi i - Vada a rotoli?

La Baronessa - Ma no! (rifacendo il gesto) Il contrario...

Il Barone - Quello un gesto tutto nostro, meridionale, per dire: una cosa grandiosa, una meraviglia...

Carenghi - Una meraviglia no, ma certo uno dei pi importanti della Lombardia... Ora, siccome io ho tre figli da mettere a posto e voglio che tutti lavorino come me, che tutti producano...

La Baronessa - Voi avete tre figli?

Carenghi - Sicuro.

La Baronessa - E come li avete fatti?

Carenghi - Oh Dio, baronessa... Come si fanno sempre.

La Baronessa - Volevo dire: avete un'aria cos giovanile!

Carenghi - Non illudetevi. Guardate quanti capelli bianchi...

La Baronessa - (allusiva) Oh! I capelli bianchi si tingono.

Il Barone - (subito a Carenghi) E allora dicevate?

Carenghi - Siccome ho tre figli da mettere a posto, di cui il maggiore ha gi venticinque anni, cos ho pensato di aprire tre filiali in Italia, in ognuna delle quali metterei a capo uno di loro.

Il Barone - Magnifica idea!

Carenghi - (intanto che Raffaele entra e depone su un tavolino un vassoio con teiera, tazze e dolciumi) Comincerei con la filiale di Napoli, naturalmente, dove contiamo una pi numerosa clientela e dove insedierei il maggiore dei miei ragazzi.

Il Barone - (gi mezz'addormentato) Giovanni...

Carenghi - Quale Giovanni?

Il Barone - Non avete detto che si chiama Giovanni?

Carenghi - Si chiama Filippo. Ho detto che ha venticinque anni.

Il Barone - Ah, gi! Trentacinque...

Carenghi - Venticinque, barone.

La Baronessa - Dio mio, Nicola! Come sei sempre con la testa nella nuvolaglia, tu!

Carenghi - (prendendo la tazza che la baronessa gli porge) Grazie, baronessa...

La Baronessa - Uno di questi ponpons ?...

Monz - (sottovoce al barone) Bonbons...

Il Barone - Lascia correre; andata.

La Baronessa - (risedendosi) Sicch, dicevate?

Carenghi - Dicevo che, per quanto sia buona l'idea, ho per una paura...

Il Barone - Che vostro figlio, ho capito, non s'intenda ancora molto di affari.

Carenghi - Oh, no! In quanto a questo, mio figlio ne sa gi quasi quanto me...

La Baronessa - Eh, gi! I milanesi nascono con la box degli affari...

Monz - (tra s, trattenendosi dal ridere) La box ! Ha detto la box... L'ha preso per un lottatore!

Carenghi - Ma Napoli una citt pericolosa, e venticinque anni sono pi pericolosi ancora...

La Baronessa - Per cui vorreste accasarlo, hacapito (a Raffaele, che s'indugia per stare a sentire) Voi, Battista, potete andare.

Carenghi - Vorrei mettergli accanto s, una fanciulla per bene, appartenente a una famiglia come si deve...

La Baronessa - Saggissima idea! Potete andare, Battista. (Raffaele esce).

Carenghi - Ora siccome, se ben ricordo, quando due anni fa ebbi il piacere di conoscervi a Vallombrosa...

Il Barone - Il piacere fu tutto nostro, commendatore.

Carenghi - Non so chi di voi - il barone, credo - mi mostr un ritrattino d'una vostra figlia, che mi piacque tanto...

La Baronessa - Il ritratto di quale delle due?

Carenghi - Non so... Di quella che mi diceste avesse allora ventidue anni, se ben ricordo...

Il Barone - Il ritratto di Rosanna, ho capito. Ne ha ventiquattro adesso... Il conto torna.

La Baronessa - (mostrando a Carenghi una fotografia in cornice che ha presa da sopra un tavolino) E guardate quest'altra...

Carenghi - Bella anche lei... (La seconda?

La Baronessa - S, Nietta. Bella e intelligentissima questa. (Raffaele rientrato con la scusa di riprendere il vassoio con le tazze). Non fo poi per dire, ma in quanto a virt... una vera casta Susanna.

Carenghi - Insomma, l'una o l'altra, l'importante che io possa imparentarmi con una famiglia rispettabile come la vostra...

Il Barone - Commendatore, voi cos ci lusingate troppo...

Carenghi - In quanto poi a scegliere tra le due ragazze, penser lui... E, siccome egli qui con me, potremmo vederci stasera stessa, se a voi non dispiace...

La Baronessa - (dandogli con la palma della mano un formidabile colpo su una gamba che lo fa trasalire, intanto che Raffaele esce con il suo vassoio) Bravo, commendatore! Voi fate tutto a tambour battant ! E a me cos piacciono gli uomini, non come certe pappe molli (allusiva) ... che noi qui ci vediamo troppo spesso attorno... Attivi, sbrigativi, senza tante chiacchiere, senza tante fisime per la testa... (e, a ogni nuovo elogio, un nuovo colpo sulla gamba di Carenghi).

Il Barone - S, ma tu cos lo rovini, povero commendatore... (a Carenghi) Vogliate scusarla, ma il suo temperamento questo.

Carenghi - Temperamento di meridionale, si capisce, che a me piace tanto.. .

La Baronessa - (al barone) Hai visto? E' solo a te che non piacciono le mie virt! (a Carenghi) Ma allora facciamo cos, commendatore bello... Perch non venite qui da noi a pranzo, con vostro figlio, stasera?

Carenghi - Ma no...

La Baronessa - Ma s! Sono appena le tre... Non posso certo promettervi un pranzo comme il faut , perch il tempo stringe; ma siccome, non fo per vantarmi, abbiamo un cuoco...

Carenghi i - Monz...!

Il Barone - Glielhai gi detto, Nini.

La Baronessa - Ah, vero... E allora?

Carenghi - Come voi volete... A tanta cortesia come si fa a ricusarsi? (guardando l'orologio) Ma io debbo ora scappare, scusatemi...

La Baronessa - Alle otto precise allora, badate. Perch mio marito la puntualit impersonificata!

Carenghi - (salutando) Alle otto, va bene, (al barone che l'accompagna) Ma non v'incomodate per me...

Il Barone - Che dite mai? Prego... (escono).

La Baronessa - (appena sola, va subito a comporre un numero al telefono) Pronto?... C' zia Clotilde?... Da parte della baronessa Liceti-Bardi... (Pausa). Sei tu, Clotilde? Senti un po'... Potresti trattenere da te a pranzo Rosanna stasera? Mi faresti un immenso favore... (Pausa). Grazie. Senza dirle, si capisce, che sono stata io a pregartene... (Pausa). Poi ti dir... E trattienila, se puoi, sino a mezzanotte... (Pausa). Che so io? Conducila a un teatro, a un cinematografo... Insomma, vedi tu... (Pausa). E allora ci posso contare?... Grazie (riattacca il ricevitore).

Il Barone - (rientrando) E' una grande fortuna, sai, che il cielo ci manda! Imparentarsi con i Carenghi di Milano! Sai che colpo d'ala per una firma traballante come la mia?

La Baronessa - Per dev'essere Nietta, bada bene!

Il Barone - Decider il giovanotto...

La Baronessa - Ho gi deciso io.

Il Barone - Ma scusa... Delle due, Rosanna la maggiore...

La Baronessa - (premendo il bottone del campanello) E Nietta mia figlia. Ora capirai che, d'un'occasione simile, non posso permettere che goda una estranea...

Il Barone - Un'estranea? Ma Nini! Rosanna, se non sbaglio...

La Baronessa - Insomma, ho deciso' e basta! (Monz che entra) Sentite, Monz. Stasera, alle otto, abbiamo due persone a pranzo. Il tempo un po' ristretto, lo so...

Monz - Oh, non una difficolt questa per me. In casa della viscontessa de La Motte Poitire una sera...

La Baronessa - Mi direte un'altra volta, Raffaele. Per adesso...

Monz - Per adesso, baronessa, la difficolt maggiore che sto proprio...

La Baronessa - Ho capito. Agli sgoccioli. Quanto vi ha dato stamattina per la spesa il barone?

Monz - Niente.

La Baronessa - E vi siete arrangiato. Dunque arrangiatevi anche per stasera e domani ne parleremo... Intanto, guardate. Uscendo per la spesa, dovreste farmi un piacere... Dovreste andare dalla marchesa Dell Ponti e farvi chiamare Rosanna, che troverete gi l. Le direte che ha telefonato zia Clotilde poco fa, la quale la vuole a pranzo stasera.... Che ci vada assolutamente, perch la zia ha qualche cosa di molto importante da dirle... Capito? Che non manchi per nessuna ragione... (Trilla il telefono). Lasciate. Vado io...

Il Barone - T'assicuro, Nini, che quello che fai...

La Baronessa - (al telefono) Pronto?

Il Barone - ...non giusto, ecco. Quando sei entrata in casa, tu m'hai promesso che avresti considerata Rosanna come una figlia...

La Baronessa - (c. s) Non capisco...

Il Barone - Ora, comportandoti cos...

La Baronessa - (sempre al telefono, mutando gradatamente espressione) Il collo?... Quale collo?

Monz - (dalla soglia della porta di fondo, dove s' indugiato nell'uscire) Oh, Madonna!

La Baronessa - (c. s) Il collo di pelliccia?

Il Barone - Lascia... Sar per me...

La Baronessa - (c. s.) Ah, s? Vi ha promesso un collo?...

Il Barone - Torcicollo... Non puoi capire. Parleranno dalla vaccheria...

La Baronessa - (dandogli il ricevitore) S, infatti, una delle tue... (esitando, per non dirla troppo grossa) delle tue... vaches ! (ed esce).

Monz - Volete che ve lo traduca, barone?

Il Barone - No, grazie. Questo l'ho capito da me.

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

La medesima scena del primo atto. Il pomeriggio.

(Il barone Liceti-Bardi, seduto alla piccola scrivania ch' addossata alla parete destra, occhiali sul naso, rivede con Monz i conti di fine settimana. La baronessa occupata a fare, sopra il tavolino di sinistra, un gioco di cartomanzia, fumando sigarette su sigarette. Nietta sdraiata su una poltrona accanto a lei, sfogliando una rivista illustrata. Con la fronte appoggiate ai cristalli della finestra, Rosanna rumina malinconia. ' Il giovane Stano, in preda a vivissima agitazione, le mani in tasca, passeggia di continuo per l'intero appartamento, entrando da una porta e uscendo dallaltra, prendendo ogni volta una sigaretta dal pacchetto ch' posato accanto alla baronessa e un fiammifero, per accenderla, dalla scatoletta che il barone ha in tasca).

Il Barone - Ma come, Monz? Sei chili di pomodoro in un solo giorno?

Monz - L non c' scritto due?

Il Barone - Qui due... Poi due pi sotto... E in fondo altri due... Il che fa sei, se la matematica non un'opinione.

Monz - Distrazione!

Il Barone - (con un risolino, guardandolo al di sopra delle lenti) Oppure... imbroglione?

Monz - Signor barone!

Il Barone - Ecco, vedi? Cos abbiamo fatto una bella poesia.

La Baronessa - (fra i denti) In cui solo manca minchione...

Monz - Pardon, madame ?

Il Barone - (dandogli a rivedere il conto) Guarda un po' tu, se non ne sei persuaso.

Nietta - (a Stano che entra dalla porta di destra) La porta, Stano, la porta! E' gi la terza volta che entri e la lasci aperta; e qui viene tale una corrente d'aria... (e poich Stano non chiude, s'alza e va a chiudere lei) Santa pazienza!

La Baronessa - (mentre Stano le prende la sigaretta) Ma Stano... Io non sono una tabaccheria, sai? Questa la quarta...

Il Barone - Poi viene qui... Eccolo infatti che arriva! Mi prende i fiammiferi di tasca... Senza chiedermene il permesso, s'intende, perch lui non ha mai saputo dove sta di casa l'educazione... L'accende... E se ne va.

Stano - (uscendo) Che noiosi!

Il Barone - (a Monza) Hai trovato?

Monz - Carciofi, ci sono...

Il Barone - Monz, ti fai vecchio...

Monz - Frutta forse?

Il Barone - E la memoria se ne va... Brutto segno!

Monz - Rifate la somma e vediamo...

La Baronessa - (fra carta e carta) Va tu, Rosanna, ad aiutare tuo padre. Sai ch' cos facile imbrogliarlo, quel gran contabile!

Il Barone - (trattenendo Monz che vorrebbe rispondere) Sta fermo! (alla baronessa) Siamo alle solite, Nini. Se non pungi, se non ferisci, tu non sei mai contenta, (a Monz) Dunque, vieni qui. Troviamo insieme.

La Baronessa - (a Nietta, indicandole Rosanna) Che cosa faccia poi quella stupida, l ferma da un'ora, dietro i vetri di quella finestra, io proprio non arrivo a capirlo...

Nietta - Guarda se viene il postino, mamma.

La Baronessa - Che smanie! Aspetta ogni giorno una lettera?

Nietta - Lei rimasta al tempo delle palafitte. E non sa che gli innamorati moderni scrivono una volta alla settimana, se pure. Anzi, telegrafano.

Rosanna - (finalmente uscendo dalla sua immobilit) Il mio scrive invece ogni giorno. Sar del tempo delle palafitte anche lui, come me...

La Baronessa - Che cos' quest'altra storia adesso? Come parlate difficile, ragazze mie! Si pu sapere che cosa sono queste parafine?

Il Barone - S, paracalli... Palafitte, Nini!

La Baronessa - E che sono? Avanti! Rispondi tu che fai il saccente... (e poich il barone non risponde) Hai visto? Neanche tu lo sai. E comincio a credere che non lo sappiate nessuno!

Rosanna - Per tempo delle palafitte s'intende parlare dei tempi primitivi, mamma, quando gli uomini costruivano con pali ficcati in terra e rivestiti di fango, che il sole prosciugava e solidificava.

Il Barone - (compiaciuto) Non faccio per dire, Monz... Ma che bella cultura ha mia figlia!

Nietta - (a Stano che rientra) Stano! La porta! (e poich Stano non chiude, tornando a chiudere lei) E sono quattro!

La Baronessa - (non riuscendo a salvare in tempo il pacchetto di sigarette) E sono cinque!

Stano - Sei, sette, otto, nove... Perch non prendete un contabile? Beate voi che non avete altro per la testa! (sta ora rovistando inutilmente nelle tasche del barone, che intanto ha cambiato di posto i fiammiferi) Dove diavolo... (ringraziando Monz, che gli ha offerto un cerino acceso) Grazie, Monz.

Monz - (sottovoce) Ma si pu sapere, signorino, che avete oggi? Vi vedo entrare ed uscire senza ragione...

Stano - Ho che... che non ne posso pi, Raffaele!

Monz - Affari di cuore?

Stano - (sempre sottovoce) Ma che cuore! Ho giocato, stanotte... Giocato forte. E ho perduto. Dodicimila. Somma che debbo assolutamente pagare nelle ventiquattr'ore, altrimenti...

Monz - E' l'affissione, lo so.

Stano - Meno male che lo sai! E in un Circolo dove un Liceti-Bardi, mio nonno, fu presidente due volte...

Monz - E vostro padre socio fondatore...

Stano - Dovrei essere io socio affisso?

Monz i - Ognuno fa quel che pu.

Stano - (volgendogli le spalle) Imbecille! (e torna a uscire).

Monz - (accorrendo accanto al barone, che lo ha richiamato a s battendo palma a palma) Eccomi, signor barone!

Il Barone - E che diamine! Mi pianti qui solo come se fossi anch'io una palafitta?

Monz - Il signorino mi diceva...

Il Barone - Ha perduto al gioco, lo so. E bussava a denari. Ma non dargli retta... Dunque?

Monz - Adesso bisogner segnare le spese di fine mese...

Il Barone - E avanti! Sbrigati!

Monz - Rate tasse: settecentocinquanta...

Il Barone - (terminando di scrivere) Cinquanta...

Monz - Stipendio a Eugenia: centoventicinque...

Il Barone - (c.s.) Venticinque...

Nietta - (sempre alle sue riviste sportive) Che volata ha fatto Varzi al circuito di Merano! Hai letto, mamma? A centosettanta: come il fulmine! E guardalo al volante... E' magnifico!

La Baronessa - Non mi distrarre, Nietta. Basta in questo momento sbagliare una carta e tutto va a rotoli.

Nietta - Che stai facendo di cos interessante?

La Baronessa - Si tratta proprio di te, piccola canaglia.

Nietta - Di me? Fammi vedere allora... (sedendole accanto) Io sarei?

La Baronessa - La dama di fiori. Alla quale un solo fante per adesso vicino. Ma non quello ch'io spero per te...

Il Barone - (terminando di tirare la somma) Che disastro! Quattromila e trecento!...

Monz - A chi lo dite, barone? Io sono all'asciutto!

Il Barone - E perci fai la cresta?

Monz - Che c'entra! Un cuoco che si rispetta la cresta deve farla sempre... Anche se non la fa che a s stesso...

Il Barone - Sfacciato!

Monz - Per il momento, si capisce. Non dico che non l'avr pi, il mio denaro. C' un santo per tutti in Paradiso...

Il Barone - Insomma, per te la cresta sulla spesa una specie di malattia professionale, ho capito.

Monz - E' come il crampo dello scrittore. Non sapete che lo scrittore, alle volte, a forza di scrivere, rimane con la mano cos? E il cuoco invece, a furia d'andare al mercato, rimane con la mano cos...

Il Barone - Tutte tu le trovi!

Monz - Il visconte de la Motte Poitire, da cui fui a lavorare per tre anni, mi chiamava alle volte e mi diceva: Raffaele, domani ho un grande pranzo. Tu di che cosa hai bisogno: d'un cappello, d'un paio di calzoni? Te li regalo subito, purch non rubi.... E' inutile - rispondevo io. Sarei un disonesto ad accettare. Voi mi date il cappello, voi mi date il paio di calzoni, e io vi ruber lo stesso... .

La Baronessa - (che ha gi nascosto le sigarette, a Stano che rientra) Tabaccheria chiusa!

Nietta - Tieni. Ne ho una io.

La Baronessa - Fai male a dargliela, Nietta. Fumi meno e le comperi.

Stano - Con le grosse rendite che voi mi date? (a Monza ch' tornato a offrirgli, acceso, un cerino) Grazie. Se tu dessi i biglietti da mille con la stessa facilit con cui dai i cerini... (e stendendo una mano) Monz, dodici... (Monza fa l'atto di mettere la mano nella tasca interna della giacca) Che fai? Me li dai davvero? (Monza gli ha messo in mano qualche cosa) Ma no! Non dodici cerini, imbecille!

Monz - Vedo che anche questi vi mancano...

La Baronessa - (dopo Saver disposto l'ultima carta) Ah, che bellezza!

Nietta - Riuscito bene?

La Baronessa - Anche tu, Nietta, sposerai nell'anno!

Nietta - (con un'alzata di spalle) Oh!

La Baronessa - Non ci credi? Vedrai. Questa disposizione me l'insegn la Contessa Azzurra, che, come cartomante, fu famosa ai suoi tempi... E questa volta, esse parlano chiaro. La dama di picche, guarda, Rosanna, e la dama di fiori, come t'ho detto, sei tu. Ebbene, sposerete tutt'e due dentro l'anno e sposerete due fratelli: il fante di cuori e quello di quadri. Il fante di cuori si sa chi : il primogenito dei Carenghi che, per l'infernale opera di quell'anima nera vestita di bianco (ha indicato Monza), ha conosciuto Rosanna prima di conoscere te, e cos finir per fidanzarsi con lei, se vero che ne tanto innamorato. Io ne ho i miei dubbi... Ma i Carenghi non hanno un figlio solo e il padre ci disse, quella volta che fu qui, che vuole sposarli tutti e tre. Ebbene, tu sposerai il fante di quadri, ch' il secondogenito dei Carenghi, il pi intelligente e il pi bello.

Nietta - Come fai a saperlo, mamma, se non lo conosci ancora?

La Baronessa - Se il destino l'ha assegnato a te, che sei mia figlia, vuol dire che non pu essere che cos, vedrai... (a Stano che rientra) Ma vuoi finirla, Stano, con questo tuo continuo andare e venire?

Stano - Un telegramma.

La Baronessa - Diretto a me?

Stano - A te e a pap. Ma che non si consegna che contro la rimessa di due pacchetti di sigarette e di una scatola di cerini... E qui c' - lo sento dal peso - una grossa notizia.

La Baronessa - Ecco le sigarette, ricattatore!

Stano - (prendendo le sigarette, ma non dando il telegramma) No! E' il genitore che deve aprirlo... Rispettiamo l'et!

Il Barone - Imbecille!

Stano - S, ma qui la scatola di cerini prima di tutto!

Il Barone - (dandogliela di mala voglia) Comprata stamattina...

Stano - (sottovoce a Monz, dopo d'aver consegnato il telegramma) E allora? (e a un cenno negativo di Monz) Monz, mi fai schifo!

Il Barone - (dopo che ha letto) E' Carenghi che arriva!

Rosanna - (con un sobbalzo, staccandosi dalla finestra)

- Filippo?

Il Barone - Padre e figlio. In areoplano. Alle quattro. Per la domanda ufficiale.

Rosanna - (correndo ad abbracciarlo) Ah, babbo!

Il Barone - Eh? Come vedi, quei quindici giorni a Sorrento, con il ragazzo infiammabile - idea mia! non sono stati perduti. Il ragazzo ha preso fuoca e ti sposa.

Rosanna - Mi sposa e io l'adoro!

Monz - Contenta dunque?

Rosanna - Contenta soltanto? Felice!

Monz - Se sapeste come lo sono anch'io! Ma attenta! La baronessa ci guarda! E se potesse incenerirmi... (fa le viste, per rimanere ancora, di riordinare i conti sulla scrivania).

Il Barone - Sempre milanesi per! Gente di parola!

Rosanna - S, ma cos presto chi se l'aspettava? A che ora hai detto che giungeranno?

Il Barone - Alle quattro. Sicch non perdere tempo, va. Sono gi le tra e mezzo...

Rosanna - Corro subito.

La Baronessa - (uscita Rosanna) Nietta? Va a vestirti anche tu.

Nietta - E io che c'entro?

La Baronessa - Va a vestirti e basta! So ben io che cosa c'entri. (Allusiva) Siccome qui comando io, sino a prova contraria, e si fa e si far sempre ci che voglio io, cos ubbidisci e lasciami fare, (e, uscita Nietta) Vedremo, signor barone, chi l'avr vinta!

Il Barone - Chi l'avr vinta? E io che c'entro?

La Baronessa - Parlo all'asino perch m'intenda il padrone...

Il Barone - (sottovoce a Monz) Hai capito?

Monz - Siete voi il padrone...

Il Barone - Ma che! Sempre l'asino sono stato qui dentro!

La Baronessa - E mi pare che ne sia venuto il momento. Siccome voi vi siete fatto mettere sempre nel sacco da tutti, anche da gente che non conta e che non avrebbe mai dovuto contare in casa nostra, cos voglio vedere se questa gente metter nel sacco anche me! Ma non mi ci metter, statene certo. Ha sperato! Ma altro sperare, altro ottenere! Perch, se voi curvate sempre la testa e fate cos, io invece (cenno d'una pedata) alzo il piede e faccio cos!

Monz - (con un inchino, sberrettandosi) Madame la baronne ... (fa per uscire).

La Baronessa - S, s... (rifacendolo) Madame la baronne ... Con una smorfia e un inchino, questo mezzo francese della malora crede d'avere saldato i suoi conti. Ma non v'illudete! Fra me e il barone da una parte...

Il Barone - E mette sempre me di mezzo!

La Baronessa - E voi dall'altra, i conti non sono stati saldati ancora!

Monz - Lo so. (Sguardo al libretto che ha in mano) Io sono in credito, infatti, di sessantasettemila lire.

La Baronessa - (alzando le spalle) Non parlo di queste miserie! Questa piccola contabilit non riguarda che il barone soltanto. Io parlo di ben altri interessi: interessi di famiglia; interessi nei quali voi avete osato introdurvi per spadroneggiare a modo vostro, come se il barone non esistesse, come se io non esistessi, come se non esisteste che voi in questa casa... Ah, che gente! Del resto, non neanche una novit: lo sanno tutti. Domestici, cuochi, camerieri, sciaffr? Tutti gli stessi! Nemici pagati!

Monz - Nemici forse... Pagati no.

La Baronessa - (al barone) Ma lo senti?

Il Barone - E non la verit, cara?

La Baronessa - Ecco! La verit! Lui subito abbassa la testa...

Il Barone - E come posso alzarla, se, appena faccio cos, ci batto sopra? (a Monza, vestendosi d'autorit) Certo, Raffaele, tu dovresti avere un poco pi di rispetto...

La Baronessa - (scoppiando) Ma che rispetto vuoi che abbia questo padrone di casa nostra, questo insopportabile factotum, questo prezzemolo d'ogni minestra, questo intrigante che ci troviamo sempre tra i piedi, come se non si potesse vivere senza di lui? Non vedi che non si pu pi muovere foglia qui dentro, se prima egli non ha detto la sua? Ed eccolo infatti, lampante, uno dei pi bei risultati delle sue intramettenze!

Il Barone - Inframettenze, Nini...

La Baronessa - Non mi scocciare! (In quarta velocit) Due mesi fa, quando venne qui Carenghi la prima volta ed io l'invitai a pranzo per quella stessa sera col figlio, non li invitai certamente per averne questo bel risultato!

Il Barone - E perch allora?

La Baronessa - Perch! Ma lo sai... Te lo dissi allora... Fu lui a cambiarmi le carte in tavola! Io avevo telefonato a zia Clotilde di trovare una scusa per trattenere a pranzo Rosanna per quella sera; e, poich Rosanna era gi andata con Nietta dai Delli Ponti, mi servii di lui, stupidamente, per mandarla ad avvertire. E lui che fece? Con la scusa di aver capito male, avvert Nietta, invece di avvertire Rosanna... Capisci? Mand invece Nietta dalla zia; e qui, a pranzo, a conoscere il ragazzo, fece venire la sua protetta! (Il Barone lo guarda fra meravigliato e contento, intanto che Monz gli strizza locchio, ridendone sotto il naso). Lo vedi? Non nega! Non sente neanche quest'elementare dovere! Sorride anzi... Ne soddisfatto. Se ne infischia. Ma non mi conosce. E non sa che, come non disarmai allora, non disarmo neanche adesso... Allora, sperai che quei quindici giorni che andammo a trascorrere insieme a Sorrento sarebbero bastati ad aprire gli occhi a quel mammalucco e a fargli comprendere che, fra Rosanna e Nietta, non c' neanche da far paragone...

Il Barone - E lui se ne innamor, invece...

La Baronessa - Ma che! Innamorarsi di quella stupida l? Si sar creduto compromesso da quel loro primo incontro e, timido com', non avr saputo farsi pi indietro... Questa la pura e nuda verit! Ecco, infatti, che, quando meno ce l'aspettavamo, gi siamo alla domanda ufficiale...

Il Barone - Che dovrebbe farti piacere...

La Baronessa - E perch piacere? Perch anche Rosanna, come tu dici, mia figlia? Ma ammetterai, spero, che, se capita una buona occasione, una madre, che non sia snaturata, preferir sempre, di due figlie, quella che la vera, la sua, e non quella che lo di nome soltanto... E sta certo che l'avrei spuntata, se non ci si fosse messo di mezzo questo maledettissimo uomo, quest'anima nera vestita di bianco, che sorride, che s'inchina, che riesce simpatico a tutti, ed l'essere pidetestabile ch'io abbia mai conosciuto... Oh! Ma il mio fiuto non sbaglia! Che ti dissi io, fin da quando lui torn da Parigi? Non mi piace . E tu avresti dovuto mandarlo via fin da allora, se non fossi quel mollusco che sei, sempre remissivo, sempre l curvo - (il barone si raddrizza), con le mani in tasca (il barone se le toglie di tasca), con le mani penzoloni..., con le mani in mano...

Il Barone - Oh, insomma! (nascondendole dietro la schiena) Senza mani! Va bene cos?

La Baronessa - Ma ora che siamo ai ferri corti, le detter io, le mie condizioni. E le mie condizioni sono queste: il primogenito dei Carenghi sposer Rosanna solo se il secondogenito sposer Nietta. O tutt'e due, o nessuna! E, se il commendatore rifiuta, che se ne torni pure al suo paese, che qui, grazie a Dio, di mariti, non ce ne mancano!

Il Barone - Da come parli, non si direbbe. Ma, a ogni modo, non dico di no. Piazzare le due figlie invece d'una sola - prendere, come si diceva ai miei tempi, due piccioni a una fava - non sarebbe certo una cattiva idea. Senonch, non capisco quest'aut-aut. Prima piazziamone una...

La Baronessa - E se l'altra non si piazza?

Il Barone - Dici che sei certa di s; sostieni ch' la pi bella delle due, ch' la pi intelligente...

La Baronessa - E se lui, il suocero - come spesso avviene - s'attacca pi alla prima nuora che alla seconda?

Il Barone - E che s'attacchi pure...

La Baronessa - Ah, no! In questo caso sar la prima, quando lui creper, che porter via all'altra la maggior parte dell'asso ereditario...

Il Barone - S. L'asso di coppe!

La Baronessa - E cos Rosanna sarebbe la pi ricca... No, no! Lasciami fare, Nicola. E soprattutto non immischiarti, te ne prego. Fa come se tu non ci fossi...

Il Barone - (remissivo) E fa pure come se io non ci fossi... Va bene?

Monz - (tranquillo, facendosi avanti) Ma ci sono io.

La Baronessa - Eh? Che cosa? E voi osereste E voi osate... Ah, non si va al di l! Questo poi il colmo! Ma l'hai sentito, Nicola? (Colto di sorpresa, il barone non sa di nuovo dove mettere le mani) Hai sentito di che cosa costui capace? (a Monz, il braccio teso) Intanto, per cominciare, via di qua! In cucina! Basta con questa libert di mettere in salotto la vostra esosa persona, come se foste un nostro pari! Il cuoco in cucina finalmente, tra i suoi fornelli e le sue casseruole!

Monz - E' troppo giusto.

Il Barone - Nini.

La Baronessa - La debolezza di mio marito vi ha permesso finora di alzare superbia. Ma oggi vi rimetto a posto io!

Il Barone - Calmati, Nini...

La Baronessa - Niente affatto! Io non mi calmer se non quando costui se ne sar andato da qui! E non gli permetter pi di rimettere piede in salotto - capito? n di rivolgere la parola a me, o a mio marito, o ai miei figli... Via! Andate di l, miserabile lacch! E non osate mai pi ricomparirmi davanti!

Il Barone - Ma Nini! Nini...

Monz - Lasciate andare, signor barone. La signora baronessa dice bene. In queste nostre disuguali condizioni, come si pu mai rimanere a discorrere? Il cuoco in cucina, giustissimo. E lui infatti non se lo fa dire due volte. Signor barone... signora baronessa... Il cuoco, non dubitate, qui voi non lo vedrete mai pi (esce).

La Baronessa - Finalmente respiro! Era da due mesi che l'avevo su lo stomaco tutto questo che gli ho detto!

Il Barone - S; ma, nella tua boria, tu l'hai offeso a morte.

La Baronessa - Meglio cos!

Il Barone - Meglio niente affatto. E per tante ragioni. Le sentimentali, lasciamole andare. Cuoco per tanti anni in casa nostra, egli vi rimasto cos affezionato che lasci a Parigi una posizione invidiabilissima per ritornarvi...

La Baronessa - Come ci mi commuove!

Il Barone - E perci ho detto lasciamo andare: queste sono ragioni che non possono avere presa su te. Ma ce ne sono altre... Altre d'ordine materiale, e quindi, gravissime. Egli, volendo, potrebbe anche tagliarci i viveri in questi momenti...

La Baronessa - E che ce li tagli pure! Del resto, da qualche tempo, non ci d che delle mezze porzioni...

Il Barone - Tagliare i viveri non vuol dire questo, cara, ma vuol dire non darci pi da mangiare...

La Baronessa - Non temere. C' la mia collana.

Il Barone - Come no? Senonch, questa tua collana c' sempre, ma poi, quando il momento di metterla fuori, allora non c' pi.

La Baronessa - Tutto, anzich farci mettere i piedi sul collo da quel miserabile!

Il Barone - S, ma sarebbe stato meglio non arrivare a questi estremi...

La Baronessa - Tu sei la solita pecora, lo so. Hai paura tu! Paura di Monz!

Il Barone - Non ho paura di lui, ma dei nostri debiti con lui...

La Baronessa - Alla peggio, che pu fare? Andarsene? E che se ne vada pure al diavolo una buona volta!

Monz - (rientrando) Exactement, chre madame ... (ha ora indosso un abito grigio, elegantissimo, che porta con linea e maniere da gran signore). Je m'en vais. Mais, avant de m'en aller, j'ai quelque chose vous dire... Quelque cbose de trs serieux... Oh, pardon ! Voi non capite il francese... Dunque ho qualche cosa di molto serio da dirvi prima d'andarmene, cara baronessa... E ora ne ho pienamente il diritto. Voi avevate perfettamente ragione poco fa: c'era troppa disuguaglianza tra noi due. Ma adesso guardatemi: disuguaglianze, non ce ne sono pi...

La Baronessa - Ah, davvero?

Monz - Non vedete? Io non sono pi vestito di bianco. Sicch possiamo finalmente parlare da pari a pari...

La Baronessa - (con un sobbalzo) Eh?

Monz - (con un lezioso inchino) Prenez place , Lil Bouchon.

La Baronessa - Ah! Ah, Nicola!... Una simile...

Monz - Che cosa? Impertinenza? E perch? Cos vestito, io sono un gentiluomo. Cos vestita, voi siete una gentildonna. Ma, se io non mi sono dimenticato per questo d'essere stato, sino a cinque minuti fa, un lavapiatti, perch dovreste voi dimenticarvi d'essere stata, sino a venti anni fa, una canzonettista?

La Baronessa - Cafone!

Il Barone - Raffaele, no! Questa volta...

Monz - Non vi sono piaciuto? Pazienza, barone. Lei l'aveva da due mesi sullo stomaco, ci che mi ha detto. Io l'avevo invece sulla punta della lingua, fin da quando l'ho conosciuta...

Il Barone - Ma lei mia moglie!

Monz - E io chi sono? Vestito cos, non potrei anche essere un amico di famiglia? Barone, un abito di questa stoffa, e tagliato a questo modo, voi non l'avete mai avuto nel vostro guardaroba, ve lo dico io. Questa opera d'uno dei primi sarti di Londra, e voi portate invece addosso, da quando v'ho rivisto, certe giacchette che sentono mille miglia lontano la miseria del prezzo fisso , reparto Mode e confezioni . Io, invece, guardate... E potete dirlo anche voi, baronessa... No?

La Baronessa - Io vi dico soltanto che mi meraviglia che voi osiate ancora rivolgermi la parola, sguattero che non siete altro! Io gi vi ho messo alla porta...

Monz - Ma io, baronessa, alla porta non mi ci sono fatto mettere mai. Una volta, a Parigi, l'Ambasciatore d'Inghilterra, per un pranzo mal riuscito, mi mand a dire che me ne andassi via su due piedi. Gli feci rispettosamente rispondere che, su due piedi, l'avrebbe mandato via, un giorno o l'altro, il suo Governo. E cos infatti avvenne. Il giorno dopo Londra lo richiam, per un'intesa diplomatica sbagliata. Ed io rimasi invece, con tutto il mio arrosto bruciato, col suo successore. Chre madame, Monz fatto cos: non se ne va... Manda via gli altri.

La Baronessa - Ancora sfide, minacce, insolenze... (al barone) Lo senti?

Il Barone - (intervenendo) Monz, io non ti riconosco pi, parola d'onore. Ma che ti piglia oggi?

Monz - Per voi, lo sapete, ho sempre avuto il pi grande rispetto...

Il Barone - E dunque? Come per me, tu devi anche averlo per lei, dal momento che l'ho sposata...

La Baronessa - Ma insomma, tu che stai pi a discutere? Mandalo via! Che vuole pi costui in casa nostra?

Monz - Una cosa semplicissima, baronessa: riavere il mio. Io ho prestato in tre anni, alla famiglia, sessantasettemila lire, senza badare ai centesimi e senza contarvi gli interessi. Questi ve li abbuono; ma il capitale no. Il capitale intendo riaverlo per intero prima di andarmene.

La Baronessa - Il barone, se non sbaglio...

Monz - S. Mi ha sempre dato in cambio delle belle striscioline di carta, munite della sua rispettabilissima firma; senonch, siccome questa firma non ha pi purtroppo il valore, commercialmente parlando, che certo meriterebbe, io ho tutte le ragioni per credere che difficilmente quelle striscioline ridiventeranno un giorno il mio bello e onesto denaro d'una volta. E' vero che, anche in tal caso, quel mio denaro potrebbe oggi servire a qualche cosa di buono... Baronessa, parliamoci chiaro: o voi non fate nessun tentativo di silurare all'ultimo momento, come avete detto poco fa, il matrimonio della signorina Rosanna, o queste cambiali, per quanto vero Dio, vanno subito in banca; e la banca, alla scadenza, vi manda l'avviso di pagamento: e, alla prima insolvenza, avrete in casa gli uscieri.

Il Barone - (insorgendo) Ah, insomma, basta!

La Baronessa - Capisci? Capisci di che cosa quest'uomo, che tanto proteggi, capace?

Il Barone - Basta, Raffaele! Francamente, adesso tu varchi ogni limite!

La Baronessa - Hai imparato a conoscerlo adesso?

Il Barone - Nella casa dei Liceti-Bardi, per tua norma, non sono mai entrati gli uscieri!

Monz - Non ne sono usciti che i mobili, vero...

La Baronessa - Ma caccialo via!

Il Barone - Aspetta. Ne uscito qualche orologio, s, qualche quadro di valore, ma non mai per mano della legge! Io ho sempre tenuto alto, per tua norma, il nome dei miei antenati!

Monz - Oh, l, l! Gli antenati!

Il Barone - Perch? Anche su di essi trovi a ridire?

Monz - Ma voi che ne sapete dei vostri antenati, caro barone, dato che la nobilt, pi antica , e pi si perde nella notte dei tempi? Era gente rispettabile quella? E chi lo sa? Ho anche io i miei antenati; ma per me non notte: giorno chiaro. Il primo Pscopo di cui noi ci ricordiamo il mio bisnonno, cuoco anche lui: cuoco alla Corte di Gioacchino Murat, quand'era re di Napoli. E ha pure inventato un pasticcio, il mio antenato: Marengo de spaghetti la Piscop . Nobilt di cucina, signor barone, ma di cucina napoleonica. Potete voi dirmi invece, esattamente, chi fosse il fondatore del vostro albero? Poteva anche essere, nelle montagne calabresi, un brigante. Eh, si! Quando allora i briganti facevano fortuna e potevano comprarsi un pezzo di terra, poi l'allargavano, l'assestavano, lo miglioravano, e, attraverso i secoli, dimenticando il brigantaggio, diventavano baroni.

Il Barone - (scattando in piedi) Monz! Io non ti permetto...

La Baronessa - Ben ti sta! Ci ho piacere!

Il Barone - Ma che posso farci, Nini! Tappargli la bocca? Imbavagliarlo con un fazzoletto?

Monz - Non sia mai, barone mio! Voi rivelereste, cos, un'indiscutibile eredit brigantesca. E poi, volete anche un mio consiglio? Non parlate tanto della baronia. Un giorno, per tappare la bocca alla baronessa che ne va cos superba, sono andato in camera della signorina Rosanna e vi ho sfogliato il Tommaseo. Ebbene, sapete come spiega il Tommaseo il verbo baronare ? Fare il vagabondo, il furfante. E c' anche un sostantivo: baronata. E Tommaseo insegna: Azione da barone, o meglio, bricconata. E c' un diminuitivo: baroncello . E Tommaseo traduce: bricconcello. E, al rigo di sotto, baroneria spiegata cos: furfanteria ... Barone, che volete farci? Andate a prendervela con Tommaseo! (Dopo una lunga pausa, durante la quale il barone non ha fatto che andare su e gi) E allora?

Il Barone - Monz, le cose lunghe diventano serpi...

Monz - E perci conchiudiamo. Io non sto aspettando che questo.

Il Barone - Anche a te, Nini, chiedo la grazia di essere pi ragionevole. Possibile che la testa a posto, qui dentro, non debba averla che io? Monz non se ne va...

Monz - No, barone. Io me ne vado.

Il Barone - A ogni modo, prima d'andarsene, lui ti chiede scusa... (a Monz) Non vero che tu le chiedi scusa?

Monz - Se ho potuto mancare di rispetto ad una signora, questo s, con piacere...

Il Barone - E non porter le cambiali alla banca.

Monz - E non le porter alla banca.

Il Barone - (alla moglie) Vedi come si accomoda tutto con le buone maniere?

Monz - Ma a quale condizione?

Il Barone - Sentiamo questa condizione.

Monz - Ma ve l'ho gi detta, barone, e non capisco perch non dobbiate accettarla... Voi siete un signore; e anche un signore, va bene, pu attraversare dei momenti difficili e non pagare le sue cambiali. Ma, se gli si propone un altro modo di fare onore alla propria firma, egli non deve rifiutare; tanto pi poi se, in questo modo, egli compie anche un'opera buona a favore della felicit di sua figlia: opera che di solito i padri compiono disinteressatamente, senza dovere rispondere al loro ex-cuoco di sessantasettemila lire di cambiali e senza dovergli chiedere che, in contraccambio, egli non le porti alla banca... (Dopo un'altra pausa) No?

Il Barone - Monz... mi hai commosso! Se tu parlavi subito cos... E hai commosso anche lei. Non vero, Nini? E va bene. Non si metteranno condizioni per il matrimonio di Rosanna: avrai anche questa cambiale.

Monz - Che firma lei pure?

Il Barone - Nini?

La Baronessa - (a denti stretti, inghiottendo amaro) Che firmo anch'io.

Monz - Del resto, baronessa, meglio per tutti cos. Ad un'imposizione come la vostra, nulla di pi facile che il commendatore Carenghi non voglia sottostare, e invece vedrete che, sposata la prima...

Stano - (entrando) Sono gi arrivati, sapete?

Il Barone - Padre e figlio? Vieni, Nini... Dove sono?

Stano - Li ho lasciati con Rosanna in giardino.

Il Barone - Vieni, vieni. Andiamo incontro al commendatore... (a Monz) E tu?

Monz - Io vado a fare le valigie.

Stano - Quali valigie?

Monz - La baronessa non mi ha licenziato?

Il Barone - Ma non prendere sempre le cose alla lettera! Ne riparleremo pi tardi, vai...

Monz - No, barone. Non posso stare pi qui. E' deciso. E ora andate... Non fate aspettare il commendatore...

Il Barone - (uscendo con la baronessa) Mi hai tagliato il braccio destro!

La Baronessa - Potessi tagliarti anche il collo!... Cammina. (Escono).

Stano - (a Monza, trattenendolo) Sicch?

Monz - Sicch, addio...

Stano - Che disastro! Se non tutte dodicimila, almeno una met, pensavo, avresti potuto darmela...

Monz - C' adesso il commendatore... L'industriale ricchissimo...

Stano - E vuoi ch'io vada a chiedere a lui?

Monz - Monz, rien ne va plus ... (e, prendendo tra le dita il mento di Stano) Capito? Enne, i, ni... C'est fini! (ed esce dalla porta di fondo).

Stano - (raggiungendolo) Ma no! Vieni qui! Sta a sentire... Monz?...

Il Barone - (rientrando con la baronessa e Carenghi) Una vera sorpresa per noi, commendatore caro! Tutto potevamo aspettarci, capirete, tranne che di rivedervi cos presto... Accomodatevi, prego.

Carenghi - Cos presto dite? Ma per me si perduto anche troppo tempo... I ragazzi si vogliono bene? A Sorrento si sono gi intesi? E allora? Che altro aspettiamo?

Il Barone - (alla baronessa) Settentrionali, capisci? Gente che va per le spicce... (a Carenghi) Qui a Napoli, invece, sapete spesso che avviene? Avviene che due giovani prima amoreggiano per tre anni, a dir poco; poi, per altri tre anni, rimangono fidanzati - lei deve ancora farsi il corredo e lui trovarsi un impiego - e finalmente, a corredo fatto e impiego trovato, il matrimonio non si fa pi.

Carenghi - E si capisce. Sono gi tufi! No, no. Per me anche il periodo del fidanzamento si dovrebbe abolire. Non che una scuola d'ipocrisia per marito e moglie: ipocrisia che non prepara ad altro che agli inganni futuri.

Il Barone - S, ma non cadiamo per questo da una esagerazione nell'altra. Secondo voi, allora, due giovani si conoscono, si piacciono, si guardano negli occhi e si sposano?

Carenghi - E perch no? L'istinto la guida pi sicura del giudizio. Se, in quei pochi minuti in cui si sono guardati negli occhi, essi non si sono compresi, state pur certo che non si comprenderanno mai pi. (Sguardo all'orologio). Ma che ora , per favore? Il mio orologio s' fermato...

Il Barone - Spero che non vorrete gi andarvene... Le quattro e dieci.

Carenghi - Siccome proseguo per Palermo stasera, ho ancora parecchie cose da sbrigare... Ma Filippo lo lascer qui, non dubitate, con la sua fidanzata. Torner a riprenderlo fra tre giorni... Dunque, quando vogliamo sposarli, questi cari ragazzi?

Il Barone - Ma non so...

Carenghi - A fine mese va bene?

Il Barone - Voi fate tutto a duecento chilometri l'ora. Altro che Varzi! E va bene. A fine mese.

Carenghi - Questo dunque gi a posto. Veniamo adesso alla questione interessi. (Sguardo preoccupato del barone alla baronessa) Mio figlio, come voi gi sapete, verr a dirigere a Napoli la prima delle filiali ch'io sto per impiantare nel Mezzogiorno d'Italia. Ci gli render per adesso, tra stipendio e cointeressenze, quasi un centinaio di migliaia di lire l'anno. (Sguardo rinfrancato del barone alla baronessa) E speriamo, fra non molto, di poter raddoppiare...

Il Barone - Voi date con ci, commendatore, al mio cuore di padre tale una gioia che...

La Baronessa - Scusa, Nicola, (a Carenghi) L'altra volta, se non sbaglio, voi ci diceste che anche a Palermo avete intenzione d'impiantare...

Carenghi - Una seconda filiale, s.

La Baronessa - Che sar diretta dal vostro secondogenito...

Carenghi - Che sar diretta dal mio secondogenito. Ma non adesso. E poi, ci non ha a che vedere con il nostro argomento. Non divaghiamo. I due ragazzi, dunque, potranno vivere agiatamente, se non lussuosamente, i primi tempi: avranno, cio, la loro bella casetta - e non in queste vecchie strade senz'aria n luce in cui vi compiacete di vivere ancora voi patrizi napoletani, ma lass, in collina, a questo bel sole di Napoli che voi mostrate cos poco d'apprezzare! , avranno il loro piccolo giardino, la loro macchina, le loro due o tre persone di servizio, i loro svaghi - Insomma, non avranno di che lamentarsi. A tutte queste spese naturalmente - com' buona consuetudine in casa

Carenghi - non dovr provvedere che il marito soltanto.

Il Barone - Bravo, commendatore!

Carenghi - La moglie non deve mai entrarci, nelle spese di casa...

Il Barone - Mai entrarci! Benissimo! Questi s che sono onesti e sani principii!

Carenghi - La dote della moglie, vistosa o esigua che sia...

Il Barone - Non ci deve essere!

Carenghi - Ci deve essere... (Sobbalzo del barone). Ma solo per servire da spillatico a lei - abiti, scarpe, cappelli, parrucchiere, sigarette e via dicendo - nel caso che non sia vistosa; o per servire ad ogni eventualit futura, tolto lo spillatico, nel caso che sia tale da poter consentire un accantonamento...

Il Barone - Non capisco...

Carenghi - Mi spiego. Vostra figlia ha anche lei, mettiamo, un reddito di centomila lire l'anno... (Altro sobbalzo del barone). Mettiamo, ho detto. E' un'ipotesi. Ebbene, in questo caso, venti, trentamila lire, le spender ogni anno per s, e, delle altre, far un castelletto che andr un giorno ai figlioli, se ce ne saranno, o che potr far fronte a qualsiasi eventualit, in caso di estremo bisogno. Vostra figlia, invece, non ha che un reddito esiguo, di venti, di quindici, di diecimila lire l'anno... (Ogni cifra , per il barone, come un pugno dietro la schiena). Ebbene, in tal caso, niente castelletto. Quello di cui ella dispone non servir annualmente che a lei. No? Mi sembra che sia cos chiaro! Ora io desidero sapere adesso a quanto ammonta il reddito netta della signorina Rosanna e come investito. Immobili? Rendite? Canoni? Usufrutti?

Il Barone - Vedete, commendatore...

Carenghi - Un po' di tutto?

Il Barone - Noialtri...

Carenghi - S, s. Un po' di tutto, ho gi capito. Il giardinetto , come diciamo noi in Borsa.

Il Barone - Quale giardinetto?

Carenghi - Noi chiamiamo cos l'investimento del nostro capitale in varie industrie, anzich in una sola: sistema prudentissimo, che riduce al minimo l'alea dei rischi, cio che li suddivide nei vari titoli in cui il capitale investito... Benissimo. Meglio cos. Anzi, vi confesso che io non avrei mai immaginato, in un patrizio, tanta sagacia amministrativa. (Lapis e taccuino in mano) Vogliamo allora specificare?

Il Barone - Che cosa? Ah! Il giardinetto?

Carenghi - E non preoccupatevi se non vistosa la cifra globale. Per me ha pi importanza la solidit dell'investimento che il suo ammontare. La mia divisa questa: poter contare sui poco, ma sul sicuro... E allora? La cifra complessiva anzitutto... Quattrocentomila? Trecentomila? Duecentocinquanta? (Pausa). Badate che, all'interesse del quattro per cento, la somma di duecentocinquantamila sarebbe il minimo compatibile, perch non darebbe che un reddito di diecimila lire l'anno; cio quanto appena necessario perch una signora possa oggi vestirsi, calzarsi e sopperire alle sue piccole spese. Dunque?

La Baronessa - (dopo una pi lunga pausa) Nicola?

Il Barone - Eh?

La Baronessa - Ti sei addormentato?

Il Barone - Stavo... calcolando.

La Baronessa - S, ma il commendatore non ha tempo da perdere, hai inteso... E, dunque, deciditi.

Il Barone - Un po' di tutto, lui dice, e capirai... Non facile.

Carenghi - Ma no! Non prendetelo alla lettera, ci che v'ho detto. Se si tratta d'un reddito unico, purch solido', per me fa lo stesso.

Il Barone - E allora sentite... Io potrei assegnarle... met delle mie azioni.

Carenghi - Quali azioni?

Il Barone - Quelle della mia vaccheria-modello.

Carenghi - Ah no, no! Niente cattive azioni!

Il Baione - Cattive azioni le mie?

Carenghi - Non parlo delle vostre, s'intende, ma di quelle industriali in generale. E sono io per il primo un industriale, badate! Ma perci ne sto in guardia. Buone per nei che ci stiamo dentro, ma non per chi deve farci assegnamento per tutta la vita.

Il Barone - Eppure v'assicuro che, come investimento di capitale, non credo che ci sia... ( guarda la baronessa) Eh?

La Baronessa - Investimento migliore.

Carenghi - Del che mi rallegro. Ma... fino a quando?

Il Barone - Che vuol dire: fino a quando?

Carenghi - Chi vi garantisce che vi andr sempre bene cos? Oggi le vostre azioni possono valere mille e domani invece, voi facciate o non facciate le corna...

Il Barone - Io?

Carenghi - Tocchiate o non tocchiate ferro... Patatrac! Valgono zero, (alzandosi) Ma non state l a scervellarvi per questo. Ripensateci. E ne riparleremo quando io sar di ritorno da Palermo... Va bene?

Il Barone - Come credete.

Carenghi - Vuol dire che, per ora, noi lasceremo tutto in sospeso...

Il Barone - Anche il matrimonio?

Carenghi - Ah, si capisce.

Il Barone - Ma scusatemi. Non avete detto poco fa che, secondo i vostri retti principii, solo il marito che deve provvedere a tutto?

Carenghi - Precisamente.

Il Barone - E ci che vuol dire? Vuol dire che alla questione interessi voi non davate nessuna importanza...

Carenghi - E vi sembra proprio un matrimonio d'interesse quello che farebbe mio figlio? Ma andiamo! Se a un apporto di centomila lire l'anno da parte sua, io chiedo che non ne corrispondano che appena diecimila da parte della moglie, questo non , per mio figlie che un matrimonio d'amore.

Il Barone - Perfettamente d'accordo. I ragazzi si amano: e dunque? Diecimila pi, diecimila meno...

Carenghi - Ah, no! E allora voi mi aprite gli occhi, caro barone. E siccome, per i Carenghi, quella che vi ho esposta una questione di principio alla quale, come alle altre, essi non hanno mai derogato, temo che tutto andr in fumo. Mio padre mand a monte un mio primo matrimonio per una causa simile a questa. Famiglia rispettabilissima anch'essa, quella della prima mia fidanzata, con cuoco e cameriere, cio dalle apparenze abbastanza agiate; e, invece poi, gratta gratta, indebitata sino ai capelli...

Il Barone - E voi che avete grattato, scusate? Di noi che potete dire?

Carenghi - Lasciamo andare.

Il Barone - Ah ne! Se fate di questi paragoni, dovete pure spiegarci...

Carenghi - Nessun paragone. Non avrei mai osato. Ma bene capirsi in tempo. Sicch io, per adesso, pur lasciando a Napoli Filippo, gli dir di non rimettere pi piede in casa vostra sino al mio ritorno da Palermo... Vuol dire che, al mio ritorno, si decider. Va bene? E allora i miei rispetti, signor barone... I miei omaggi, signora baronessa... (Baciamano). Non incomodatevi, prego... So gi la mia strada - (esce).

Il Barone - (dopo un silenzio, alla baronessa) Hai capito?

La Baronessa - Io s. E tu?

Il Barone - Questa proprio non me l'aspettavo. Aveva cominciato cos bene! E poi, da un momento all'altro, il castelletto... il giardinetto... il lazzaretto che se lo pigli e lo faccia crepare di peste, lui e i suoi severi principii... Ma come? Un individuo che pu assegnare al figlio centomila lire l'anno, va a preoccuparsi se la moglie ha, o non ha, quel tanto che le occorre per comprarsi le sigarette, i cerini... Ma c' gente pi stravagante di questa? E, poi, ci che non permetter pi a quel signore di immischiarsi nei miei affari e di venirmi anche a fare da jettatore... La vaccheria va a mille, va a zero... E lui che ne sa? Ma lascia che torni, e glielo dar io, il giardinetto...

Rosanna - (rientrando, lo sgomento nella voce) E allora?

Il Barone - Se n' andato adesso...

Rosanna - Lo so. Riparte per Palermo, m'ha detto. Ma perch ha condotto anche Filippo con s? Speravo che me lo lasciasse pi a lungo...

Il Barone - Avr da fare anche lui.

Rosanna - Che avete stabilito?

Il Barone - Stabilito nulla per adesso... Cio, nulla... Nel complesso siamo d'accordo... Solo che bisogna ancora discutere alcuni punti controversi...

Rosanna - Quali?

Il Barone - (intanto che Monza riappare, con una valigia per ciascuna mano, e si ferma sulla soglia di fondo) Ti spiego subito, se mi dai un po' di tempo... Ecco qui. Anzitutto, nessuna cosa, come sai, s' mai fatta dall'oggi all'indomani. E perci.

La Baronessa - E' avvenuto questo...

Il Barone - Lascia che le spieghi io.

La Baronessa - Tu finiresti domani sera, e non il caso di fare tutti questi misteri con Rosanna, che non poi una bambina, (a Rosanna) E' avvenuto semplicemente questo: che il tuo matrimonio non si far pi.

Rosanna - Che cosa?... Che il mio matrimonio...

Monz - (sempre fermo l, sulla soglia della porta di fondo, ha lasciato cadere a terra le due valigie).

Il Barone - Nini!

La Baronessa - Se doveva saperlo, non meglio che l'abbia saputo subito? Io proprio non ti capisco alle volte... A che scopo dovrebbe farsi ancora illusioni? (a Rosanna) Il commendatore s'aspettava una dote. Duecentocinquantamila lire, a dir poco: questo il grande amore che il tuo Filippo aveva per te! E siccome la dote non c'... Ecco tutto. (Nel frattempo sono anche entrati Stano ed Eugenia, venuti per congratularsi, e subito l impietriti dall'inattesa notizia).

Il Barone - (sottovoce alla baronessa) Sei stata feroce per!

La Baronessa - Preferivi ingannarla?

Il Barone - Preferivo dirglielo in un'altra maniera.

La Baronessa - (avviandosi per uscire) Ma fammi il piacere!

Il Barone - (seguendola) E non te la perdono, sai? Te ne ho perdonate tante sinora... Ma questa non te la perdono! (escono da sinistra).

Monz - (dopo d'aver fatto cenno a Eugenia di portare via le due valigie, s' avvicinato a Rosanna che vede l smarrita, come se cercasse un appoggio) Signorina Rosanna...

Rosanna - Monz!

Monz - Non datele ascolto. Vedrete che tutto s'accomoder...

Rosanna - Ne, no... E' cos! Il matrimonio non si far pi! E gli voglio tanto bene, sapessi! Con lui sarei stata tanto felice! Ma non il mio destino quello di non dovere mai essere felice in vita mia? Perdetti la mamma quando ancora... (s'abbatte in lagrime su una poltrona).

Monz - (accarezzandola sui capelli) Povera piccola!

Stano - Su, Rosanna... Non il caso di disperarsi cos. Vedrai che...

Monz - (sottovoce a Stano, dopo d'averlo tratto in disparte) Dite un po'. Quando dovete pagarla?

Stano - Che cosa?

Monz - La perdita di ieri notte...

Stano - Nelle ventiquattr'ore. Perch?

Monz - Niente... Un'idea, (a Rosanna che singhiozza sempre) E voi, signorina, coraggio! Non vedete? (L ben saldo, la mano sul petto) Monz... sta ancora qua!

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

Il bar del Circolo dei Nobili, poco prima di mezzanotte, durante una festa da ballo. In fondo il banco di mescita, con i suoi alti sgabelli sul davanti, e, dietro, il barman in calzoni neri e giacchetta bianca. Poltrone di pelle e tavolini qua e l. Un apparecchio telefonico sul banco. Due porte: quella di destra mette nelle sale da gioco, quella di sinistra nelle altre sale.

Trpodi - (appollaiato con Flores sopra uno degli sgabelli del banco) E ha pagato?

Flores - (pizzicando patatine fritte) Puntualissimo. Un'ora Sa. (al barman) Vero, Max?

Max - (intanto che agita nello sharker un cocktail ) Dodici bei bigliettoni.

Trpodi - Sicch tu hai riaperto il cuore alla speranza... No? (A un gesto di Max, evasivo e discreto) Non fare l'ipocrita, via! Non ti deve milleduecento lire di sole consumazioni?

Max - Pagate anche quelle.

Trpodi - Voi mi fate trasecolare! Ma con i denari di chi, se non trova pi chi gli presti un centesimo?

Flores - (indicando Max) Lui deve saperne qualche cosa, perch ha il sorriso del sornione...

Max - (nell'avviarsi con i suoi tre coktails sopra un vassoio, soffermandosi un momento, confidenziale) Gran matrimonio!

Flores - Di Stano?

Max - D'una delle due sorelle. Col figlio d'un grande industriale milanese.

Trpodi - E allora capisco. Ci d nuove ali a una firma... (Attraverso la porta di sinistra, che Max nell'uscire ha lasciata socchiusa, giunge adesso dal lontano salone, molto attenuato, il suono d'un jazz). Ma di l che fanno?

Flores - (con un sospiro) C' ballo stasera! Prima domenica di carnevale. E ne avremo, ahim, sino all'alba! (Indicandogli De Plato, che intanto entrato dalla porta di destra) Guarda De Plato, che faccia!

Trpodi - Cos'? Sei stato prosciugato anche tu?

De Plato - Deve avere il diavolo addosso quel dannato francese!

Flores - Eppure eri il solo, sino a poco fa, a tenergli testa.

De Plato - Ero anche riuscito a rifarmi. Ma gli chiamo banco. E l'ispirazione era buona. Sto con un sette. Lui scopre un sei. Quale banchiere ha mai chiamato con un sei? Ma lui chiama. E fa nove! Ora io vi domando se questo significa saper giocare!

Trpodi - Significa saper vincere...

Flores - Il che vale molto di pi.

Trpodi - Grosso colpo?

De Plato - Una ventina di migliaia di lire sul tavolino. Ma lui deve guadagnarne pi di duecentomila, a giudicare dalla montagna di biglietti che ha davanti... (a Stano che si dirige, appena entrato, all'apparecchio telefonico) Bel servizio che ci hai reso, Stano, con quei tuo francese della malora!

Stano - (intanto che compone un numero) Non simpatico?

De Plato - Simpaticissimo; ma se tu avessi avuto la buona ispirazione di condurlo a giocare in un altro Circolo stasera, invece di condurlo qui...

Stano - (al telefono) Pronto?... Sono io di nuovo, Rosanna. Posso venirti a prendere? Ma s! Se ti vengo a prendere, una ragione dev'esserci... Ti dir a voce... E telefoneremo dopo a Filippo, non dubitare. Allora salto in un tass e vengo subito (riaggancia).

De Plato - (a Stano che sta per uscire) L'hai conosciuto a Cannes, non vero?

Stano - Monsieur de Gournay? A Cannes, s, al Palm-Beaeh . E l perdeva come un dannato! (esce).

De Plato - L perdeva e qui venuto a rifarsi! Da una quindicina ch'eravamo, non sono rimasti che tre o quattro l dentro... Che il diavolo se lo porti!

Flores - Quando si sedette a tavolino per, se non sbaglio, non mi pare che tu la pensassi cos...

Trpodi - Avevate creduto d'aver trovato una nuova grossa gallina da spennare...

Flores - i E vi ha spennati lui, invece!

De Plato - Ed anche con gli altri avr fatto tabula rasa , perch vengono tutti qui adesso...

Monz - (entrando con i suoi tre ultimi compagni di tavolino, inappuntabile nella sua marsina, fiore all'occhiello, accento caricatamente francese, sigaro in bocca) Oh, la veine ! Sino a un certe punto, amici miei... Nel gioco, pi che la veine , le flair ci che conta... Come dite voi le flair in italiano?

De Plato - L'odorato...

Monz - No. L'odorato dell'uomo. Abbiamo noi pure l'odorat. E le flair invece... Come spiegarvi? (a Max, sedendo su uno sgabello) Un porto-flip, s'il vous plait ... (Agli altri) Le flair di chi fa cos... (annusa in giro). E' del cane da caccia, insomma... (battendo una mano sulla spalla di De Plato) Capito, mio caro scugnizzo?

De Plato - Scugnizzo. Con l'accento sull i .

Monz - Et dites moi... Abbaseio 'o puorto qu'est-ce-qn'on fait? On s'appicciche pi ?

Trpodi - (in un gruppo a parte) Delizioso!

Flores - Come dice le cose! Con che grazia, con che signorilit!

Monz - (a De Plato) Come vedete, comincio a parlare meglio napoletano io, che italiano...

Max - (a Monz, porgendogli il porto-flip ) Voil, monsieur ... (D'improvviso, come se ravvisandolo) Ma...

Monz - (dopo d'avegli rapidamente accennato di tacere, dandogli un biglietto da cento lire e rifiutando il resto) Tenez ...

Max - Merci, monsieur.

Monz - (guardandosi intorno) Et Stan? On est-il ce cher Stan ?

Trpodi - Torner subito, ha detto. Ma se voi volete venire intanto a ballare con noi nel salone...

Monz - A ballare? Oh, no, no! A mon ge ? Alla mia tenera et? Preferisco aspettarlo qui... Mais vous allez, je vous en prie ... Vuol dire che io dar intanto un coup de tlphone ...

Flores - E allora, se permettete...

Monz - Mais certainement... Au revoir, messieurs... Et mille mergi... Au revoir... (Dopo d'aver composto sul disco un numero a caso) All?

De Plato - (avviandosi con gli cltri) A chi ha detto arrivederci?

Trpodi - Anche a te...

De Plato - (con un inchino, sottovoce) Ah no, grazie... Mai pi! (esce per ultimo).

Monz - (sempre al telefono) All, all... Le Grand Hotel?

Max - (togliendogli il ricevitore di mano) Ma piantala!

Monz - Se ne sono andati?

Max - Non vedi? E spiegami subito... Ti confesso che, l per l, io non credevo ai miei occhi... Raffaele qui? E da banchiere ginevrino per giunta?

Monz - Semplice non , hai ragione. Il barone Liceti-Bardi, dal quale sono venuto a servire dopo che ci lasciammo a Parigi...

Max - Non ti paga?

Monz - Ha un debito con me, che sino ad oggi ammonta a sessantasettemila lire...

Max - Briscola!

Monz - E siccome anche il baroncino stasera, non sapendo come pagare un suo debito di gioco, me ne ha chieste - conto a parte - altre dodicimila, io ho posto questa volta le mie condizioni: venire qui con lui, essere presentato ai suoi nobilissimi amici, potermi sedere con loro a tavolino, pelarli o farmi pelare... Insomma, en avoir quelque chose pour mon argent!

Max - Tu sei stato sempre un originale.

Monz -Ho voluto fare anch'io, per una sera, il gran signore!

Max - E ci sei riuscito benissimo.

Monz - Non vero?

Max - E li hai anche ben spennati, ho saputo.

Monz - S, ma di questo non mi faccio un merito. Capirai... (facendo fatto di spennare una gallina) L'abitudine (ridono).

Max - Hai vinto molto?

Monz - Abbastanza.

Max - Sicch lasci i Liceti-Bardi?

Monz - S, ma non per questo. Ne ero stato gi licenziato.

Max - Possibile?

Monz - Dalla baronessa, s. Ma con lei che comincia il divertimento adesso... Anzi, posso chiederti un favore?

Max - Figurati!

Monz - Dopo che torna il baroncino, e finche mi vedrai qui con qualcuno della famiglia, tu cerca di rientrare il meno che puoi...

Max - Va benissimo.

Monz - Te ne dir dopo il perch.

Max - Vuoi un altro porto-flip ?

Monz - - No, queste porcherie riserbale a loro. Dammi un caff, piuttosto. (Intanto che Max lo prepara) E dimmi qualche cosa di te adesso. Sei qui anche tu da un pezzo?

Max - Purtroppo!

Monz - Ci stai rimettendo anche tu allora?

Max - E come! Ti ricordi pi, Raffaele, dei bei tempi del Ritz ? L s che ne abbiamo fatto, quattrini!

Monz - Non bevono?

Max - Si danno qui appuntamento - Vediamoci al bar - seggono sugli sgabelli, pizzicano patatine fritte, ma, in quanto a bere, sono come i cammelli. Non hanno mai sete.

Monz - Eppure t'ho visto poco fa in gran da fare...

Max - Quando c' qualche festa da ballo, allora s... Ma sono le signore che bevono. A tavola no, per non ingrassare. Ma, fuori di casa, bevono come spugne. Con la differenza che le spugne si contentano dell'acqua di mare, mentre le signore non fanno eccezione che per lo sciampagna...

Monz - Quando non pagano loro...

Max - Ah, si capisce. Altrimenti, continuano a morire di sete...

Stano - (entrando) Sai dirmi, Max, dove diavolo... Ah, vous voil! (andando incontro a Monza, intanto che Max s'allontana) J'tais oblig sortir un moment ...

Monz - Parlate italiano, signorino...

Stano - Se n' andato, Max?

Monz - Prima perch Max se n' andato, e poi perch voi parlate il francese come una vacca lo spagnolo...

Stano -: Non si dice: j'tais oblig? No? Come si dice?

Monz - E vi pare il momento, questo, di mettervi a imparare il francese? Lasciate correre. Fate come il barone, quando la baronessa l'ha detta troppo grossa e si consola dicendo: E' andata!. Ditemi della signorina Rosanna, piuttosto...

Stano - Tu sai che stasera non era voluta venire al ballo per il dispiacere...

Monz - Mentre la baronessa e Nietta c'erano venute per la gioia, lo so. E allora?

Stano - E allora io sono corso a prenderla adesso, e lei andata a dir loro che, passato il mal di testa, mi ha telefonato e si decisa a venire.

Monz - Le avete annunziato che avr le sue duecentocinquantamila lire di dote?

Stano - Non voleva crederci.

Monz - Ne felice?

Stano - Me lo domandi? Ma non le accetter che a una sola condizione, bada: che possa dirlo a Filippo, appena sposatolo, in modo ch'egli provveda un giorno a restituirtele...

Monz - Di questo parleremo a suo tempo. L'importante per adesso che lei sposi, che lei sia felice e che la baronessa ne muoia dalla rabbia... Dov'? Andate a chiamarla...

Stano - Chi?

Monz - La baronessa. Per darla anche a lei, la bella notizia.

Stano - Gliela dar io domani, non dubitare.

Monz - No, no. Questa sera stessa deve saperlo. E da me.

Stano - Ma sei pazzo?

Monz - Non sono stato mai tanto savio.

Stano - Vuoi che ti trovi qui, in mezzo a noi, vestito in frac...? Chi ti ci pu aver condotto? Mi coprirai di vergogna.

Monz - Vi ho gi coperto abbastanza di denaro.

Stano - Succeder uno scandalo! Riflettici. Come se non la conoscessi...

Monz - Appunto perch la conosco vi dico d'andarla a chiamare. Non succeder nulla, non dubitate. Solo a casa sua lei pu ancora permettersi di tornare alle origini. Qui deve fare la baronessa.

Stano - Ma scusa... Tu mi avevi promesso...

Monz - Sissignore. Che me ne sarei andato subito dopo la vincita.

Stano - E non l'hai fatta?

Monz - No.

Stano - Come no? E le duecentocinquantamila lire?

Monz - La mia vera vincita non stata quella... (ha indicato la porta di destra) ma sar quest'altra! (indica la porta di sinistra).

Stano - Monza...

Monz - Insomma, o lei viene qui, o le vado incontro io nel salone.

Stano - Per carit!

Monz - Non meglio che tutto rimanga in famiglia?

Stano - Ma qui torner Max a momenti...

Monz - Ho pensato anche a questo. Gli ho dato una grossa mancia o gli ho detto di non venire se non chiamato... (da uno spiraglio che ha aperto alla porta di sinistra) Del resto, eccola l! Non lei quella?

Stano - S, ma sta parlando con Trpodi adesso...

Monz - Trovate una scusa.

Stano - Monz...

Monz - Che venga qui subito e vi prometto che in cinque minuti tutto sar liquidato.

Stano - (avviandosi) Sei peggio d'un carnefice tu!

Monz - (uscito Stano, va a scegliere fra alcuni giornali il Figaro , accende un'avana, va a sprofondarsi in una poltrona e, col giornale spiegato davanti, in modo da non essere subito visto da chi entra, si mostra immerso nella lettura).

La Baronessa - (pi rumorosa che mai, giunge trascinando con s Trpodi che ha agguantato per un braccio e seguita da Stano col suo passo da condannato a morte) Ebbene, che volete? Mio figlio cos fatto. Quando guadagna, i denari gli friggono in tasca... (saltando su uno sgabello con una grazia birichina) Che ci offri di buono, Stano? Se sciampagna, lo voglio frapp, bada, molto bien frapp !

Stano - Attenta che caschi.

La Baronessa - Non aver paura.

Siano - Aspetta...

La Baronessa - Ma no, che non caseo! Come se fosse la prima volta questa che siedo ad un bar!

Stano - Trpodi, per, lascialo andare...

La Baronessa - A lui non vuoi offrire?

Stano - Con immenso piacere. Ma siccome t'ha gi detto che andava a ballare...

La Baronessa - Eva bene. Baller dopo, il nostro bel principino... Per adesso si contenter della compagnia di questa vecchia signora...

Trpodi - Che dite mai, baronessa?

La Baronessa - Se pure, a trentacinque anni, pu chiamarsi vecchia una donna.

Monz - (sottovoce, dietro il suo giornale) Trentanove, trentanove...

La Baronessa - Eh?

Stano - Non ho parlato.

Monz - (c. s.) Se ne leva gi quattro... Brutto segno!

La Baronessa - (sbirciando verso la porta di sinistra) Ma quello non tuo padre, Stano? (Lo chiama sbracciandosi e traballando sul suo sgabello) Nicola? (a Stano) E lasciami, che non cado!... Nicola?... E' lui, o no?

Stano - S, ma..

La Baronessa - E' sordo come una campana quell'uomo, (a Stano) Va a chiamarlo tu...

Stano - Non solo...

La Baronessa - E fa venire anche gli altri, che diamine! (tornando a sbracciarsi) Nicola? Qui, qui... E' da qui che ti chiamo...

Il Barone - (entrando con Flores e De Plato) C' incendio?

La Baronessa - C' che Stano in soldi stasera... Offre a tutti!

Il Barone - Stano? (a Stano) Tu cifri qualche cosa anche a tuo padre e a tua madre? (avvicinandosi a tastargli il polso) Vieni qui, ragazzo mio... Ti senti bene?

Stano i - Purtroppo!

Il Barone - Come, purtroppo?

Stano - Perch invidio la gente che sta tre metri sotto terra!

Il Barone - Ma allora tu stai male davvero... (alla baronessa) L'hai sentito, Nini? Prima ci offre da bere e poi dice che vorrebbe trovarsi tre metri sotto terra...

La Baronessa - Pose, Nicola! Tutte pose della giovent estemporanea! Vuole fare anche lui il Daniele Cortis!

Il Barone - (le mani nei capelli) Ecco che gi comincia! (alla baronessa) Jacopo Ortis, Nini!

La Baronessa - Jacopo, Daniele... Come sei sempre capilloso tu! (battendo palma a palma) Ma Max viene, o non viene?

Stano - Verr, mamma, pazienza... Non t'agitare cosi. (sottovoce a Monza) Monz! Ventiquattromila!

Monz - Se me ne vado?

Stano - Ti raddoppio quello che m'hai prestato... No? (a un suo cenno negativo) Neanche se te ne prego a mani giunte?

Monz - Emi avete preso per San Gennaro? Io non stendo il braccio. Io non arresto la lava del Vesuvio... Io lascio correre.

La Baronessa - (tornando a battere palma a palma) Ma insomma...

Il Barone - Vado a chiamarlo io, Nini. Sta tranquilla...

La Baronessa - Non capisco. Questo Max tome l'arabo infelice. Che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo a...

Il Barone - (turandosi le orecchie nell'uscire) Come l'arabo infelice!... Ges, Ges, Ges!

La Baronessa - Meno male che ci possiamo consolare, per adesso, con le patatine fritte...

Stano - (sempre sottovoce a Monz) Capisci, Raffaele? Che la cosa almeno resti in famiglia... Con tanta gente qui, tome vuoi che...

Monz - Potr rinunziare a parlarle del matrimonio di Rosanna, va bene. Ma ad esserle presentato non ci rinunzio per tutto l'oro del mondo!

Stano - Come monsieur de Gournay?

Monz - Come m'avete presentato agli altri.

Stano - Ti maledico!

Monz - E lei deve starsene zitta! E mi deve stringere la mano! E deve stare anche a sentire i complimenti che mi fanno! E, se non crepa stanotte, vuol dire che non si muore d'un accidente!

La Baronessa - (sottovoce a De Plato) Ma ditemi un po'... Chi quel signore che parla con Stano?

De Plato - Non ve l'ha presentato?

La Baronessa - Stano? E lui sa forse dove sta di casa l'educazione? Se ha conosciuto qualcuno, sempre a sua madre che lo presenta per ultimo.

De Plato - E' quel tale banchiere ginevrino di cui vi parlavo poco fa...

La Baronessa - Quello che vi ha fatto pelo e contropelo?... Da qui non ne vede la faccia, ma mi ha l'aria molto distinta... Stano? (e Stano che le si avvicina) Che cosa aspetti, per presentarmelo, quel tuo banchiere?

Stano - Sta leggendo, mamma...

La Baronessa - E perci?

Stano - E lui, quando legge, non vuol essere disturbato.

La Baronessa - Ma fammi il piacere! Disturbato, quando si pu avere l'onore di conoscere la baronessa Liceti-Bardi? Sar banchiere quanto vuoi, ma...

Max - (entrando) Eccomi, signora baronessa...

La Baronessa - Finalmente! E' da mezz'ora che vi stiamo aspettando! Dateci del Mumme , Max... Frapp . Molto bien frapp, (a Stano) E allora? Vuoi presentarmelo, o no?

Stano - (con un filo di voce) Mo... Monsieur de Gournay?... (e, poich Monz fa le viste di non aver sentito, alla baronessa) Pi tardi, mamma... Non vedi? Quando lui immerso...

La Baronessa - Ma che immerso d'Egitto! L'hai preso per un palombaro? Tu chiamalo pi forte e vedrai...

Stano - (a voce pi alta, ma che gli si strozza in gola) Monsieur de... (al barone che rientra) Falle tu le presentazioni, pap... Mi chiamano al telefono... (ed esce)-

Il Barone - (sbalordito, guardandosi intorno) Io? E chi debbo presentare?

Trpodi - Volete scommettere che neanche lui lo conosce?

Il Barone - Ma chi?

Trpodi - Che bel tipo, per, quello Stano!... Monsieur de Gournay?

Monz - (abbassa di colpo il giornale).

Trpodi - (alla baronessa e al barone, rimasti Zi con gli occhi sbarrati, presentando) Le banquier de Gournay..., le baron et la baronne Liceti-Bardi ...

Monz - (chinandosi a baciare la mano della baronessa) Enchant, madame la baronne .

La Baronessa - (sostenendosi a Tripodi) Principo... Mi sento male!

Il Barone - (sottovoce a Monz) Ma che succede, Raffaele? Che pazzie sono queste?

Monz - Barone... Avevo un dente che mi faceva troppo male...

Il Barone - E giusto qui dovevi venire a levartelo?

Max - (che va in giro col suo vassoio in mano offrendo lo sciampagna, a Monz) Monsieur?...

Monz - (togliendone un bicchiere di sciampagna) Oh, pardon! (e, rivolto alla baronessa) A vtre sante, madame..

Il Barone - Nini?... Il banchiere beve alla tua salute...

La Baronessa - Ah? (a denti stretti) Merci...

Il Barone - Bevi dunque tu pure alla sua...

La Baronessa - Et... Et... Et la v... . Io ci crepo!

Il Barone - Ma perch non torniamo di l? Si ricomincia a ballare...

La Baronessa - Si, Nicola... Portami via!

Flores - Vous aussi, monsieur?...

Monz - Molto volentieri, ma... (Sguardo all'orologio) Oh, l l! S' fatto molto tardi per me. Ed tempo che je rentre dans mes draps ... Che io me ne vada a dormire, (inchinandosi) Nuovamente arrivederci, signori...

De Plato - (torna a lanciargli uno sguardo torvo, nell'uscire come ultimo).

Max - (a Monz, complimentandolo) Sei stato grande!

Monz - Eh? Grande e soddisfatto! Sicch ora me ne posso andare a casa contento! (porgendogli la mano) Addio, Massimino... Ci rivedremo?

Max - Mi troverai sempre qui.

Monz - S, ma io qui non ci torno pi. Per, aspetta... Un'idea.

Max - Arrischiata?

Monz - Tranquilla. Sai che dobbiamo fare? Apriamo un bar.

Max - Io e te?

Monz - Sissignore.

Max - Americano?

Monz - Ma che americano! Un bar popolare, plebeo, partenopeo... A via Foria, a Toledo...

Max - Ho capito. Dove passa molta gente qualunque...

Monz - E dove non possono entrare i signori...

Max - Questi bei signoroni che ci hanno spogliati!

Monz - - Un piccolo bar senza specchi, senza sgabelli, dove non ti chiedono che uno sciroppo d'orzata, una spremuta di limone, un espresso - roba semplice insomma, sana, italiana - e dove non entra che una clientela solida, di quella che non mangia patatine fritte, che non succhia col cannellino, ma beve grosso...

Max - E paga a pronti contanti!

Monz - Che ne dici?

Max - Ci sto!

Monz - Tu, pi giovine, allo spaccio; io, pi anziano, alla cassa... E si continua a lavorare, finch Dio ci d vita.

Max - Perch non ti sposi?

Monz - Alla mia et?

Max - Sei ancora in tempo. Anche perch un figlio devi assolutamente farlo... Anzi, no. Un figlio l'ho gi io. Una figlia. Di modo che, quando si saranno fatti grandi, noi ci ritiriamo dall'esercizio, essi si sposano...

Monz - (lento, un po' commosso) Una figlia, s... Le vorrei pi bene...

Max - E il bar sar loro!

Monz - (dopo d'averlo guardato con un leggero battito di palpebre, dandogli la mano) Massimino. E' stato il Signore a mandarmi qui!

Max - E ora lasciami scappare (corre a prendere da sopra il banco un vassoio con dei bicchieri che aveva gi riempiti) Sar da mezz'ora che di l mi aspettano... (incontrandosi sulla soglia con Rosanna, che credeva di trovare solo Monz e che perci si arrestata con un Oh! di sorpresa, ma togliendola subito d'imbarazzo) Cercavate forse del barone, signorina?

Rosanna - S...

Max - Era qui sino a poco fa... Con permesso (ed esce).

Rosanna - (di impeto, correndogli accanto) Monz!

Monz - Il signorino Stano vi ha detto?

Rosanna - S...

Monz - Ed di me che cercavate?

Rosanna - Per ringraziarti...

Monz - Di quel poco che ho fatto?

Rosanna - Poco lo chiami?

Monz - E' lei che dovete ringraziare: la vostra santa di lass... E' stata lei a ispirarmi; lei ad assistermi sino a poco fa; lei a suggerirmi - chi aveva mai giocato a baccar? Non prendere carta, Raffaele! Oppure: Prendila. Con un sei?. Non importa. Prendila Io stesso.... E facevo nove!

Rosanna - Bada per che io non accetter che a una condizione...

Monz - Va bene. Il signorino Stano mi ha detto...

Rosanna - Alla condizione di dir ogni cosa a Filippo, appena sposati, in modo da poterti restituire, con le economie che faremo, tutto ci che ti devo, compresi gli interessi...

Monz - E dunque? Lasciate che sia io a ringraziarvi piuttosto, perch ho finito col farci io un magnifico affare... (Rosanna s' seduta e ora lo guarda intensamente). No? Non cos? (Rosanna continua a guardarlo in silenzio). Perch mi guardate? Che altro c'?... Finirete col mettermi in soggezione...

Rosanna - (lenta, fissandolo sempre) Perch l'hai fatto?

Monz - Che cosa?

Rosanna - Tutto questo...

Monz - Lo sapete gi.

Rosanna - No, Raffaele. Te l'ho sempre chiesto, s, ma tu non mi hai mai detto la verit. Perch l'hai fatto? (Dopo un'altra pausa, continuando a fissarlo) E' vero che io le somiglio?

Monz - A chi?

Rosanna - Alla piccola che tu perdesti a Parigi...

Monz - Alla piccola?... E da chi avete saputo?

Rosanna - L'ha detto Max a Stano, poco fa... E' stato per questo?

Monz - (non rispondendo subito, come se vincendo un'ultima riluttanza) Non per questo soltanto. Di somiglianza con voi ella aveva qualche mossetta, s... e anche un non so che nella voce, nello sguardo... Ma stato soprattutto per quel bisogno che m'era rimasto nel cuore di voler bene a una creatura mia, di proteggerla, d guidarla... Questo s. Tanto pi che lei oggi avrebbe quasi la vostra stessa et, essendomi nata pochi mesi dopo che voi nasceste...

Rosanna - Dalla bambinaia di Stano, non vero?

Monz - Max vi ha detto anche questo?

Rosanna - Una friulana che tu non potesti sposare...

Monz - O, meglio, che sposai in punto di morte, perch la poveretta mi mor mettendo al mondo la piccola... Non so perch confidai tutto questo a Max un giorno, a Parigi; ma la sola grande mia confidente non era stata fin allora che la baronessa, buon'anima. Fu lei a farle il corredino, a trovare dove metterla a balia, a pagare i mensili per me... Poi anche quella santa se ne and; e allora, non volendo io rimanere in casa vostra sotto un'altra padrona, emigrai a Parigi con la mia creaturina, che lass fu tutto per me, come io fui tutto per lei... Bella, sapete? Pi bella del sole! (ha tratto un ritrattino dal portafogli e glielo porge).

Rosanna - Oh, che splendore!

Monz - Dodici anni l... Fatto il giorno della sua festa; lo stesso giorno in cui, sapendo che le piaceva tanto d'andare in macchina, io pregai il conduttore dell'albergo di portarci con lui a San Germano... E fu al ritorno, a un passaggio a livello, che...

Rosanna - Povero Raffaele! Ora s che mi rendo conto di tutto. E non so perch tu me l'abbia sempre taciuto. Ti avrei voluto pi bene...

Monz - No, signorina. Non era lo stesso. Ci sarebbe anche entrata un po' di compassione..., e non era questo il bene che volevo da voi, ma quell'altro..., quello che mi avete sempre voluto, fin da quando eravate piccola cos, e non c'era per Voi che monci ..., e, se vi facevano piangere, venivate subito in cucina, a versarle sul suo grembiule le vostre lagrimucce... (aiutandola ad alzarsi) Ma andate adesso. Il signor Filippo venuto?

Rosanna - Credo di s.

Monz - E allora correte. Potrebbe sorprendervi qui con me, e non deve assolutamente...

Rosanna - Verrai qualche volta a trovarmi?

Monz - Se volete. Salendo dalla scala di servizio per... Di nascosto. Come due innamorati... (trattenendola) Ma non andate cos! Aspettate un momento... (le asciuga gli occhi col suo fazzoletto che ha prima intinto in un bicchiere d'acqua). Deve vederli sfolgoranti, e non rossi di pianto, i vostri occhi, la signora baronessa!... Cos.

Il Barone - (entrando) La mamma vuole andare, Rosanna... Dice che ha l'emicrania... E tu? Lasciati guardare... Felice?

Rosanna - (per abbracciarlo) Pap...

Il Barone - (trattenendola) No, no... Lascia stare. E abbraccia lui piuttosto... Lui che. come padre, riuscito molto meglio di me! (ma, ergendosi subito sulla persona, intanto che Rosanna va ad abbracciare Monz) Tutto per nella vita ci pu sempre servire da lezione! E vedrete, da domani, chi sar il solo a comandare in casa mia!

La Baronessa - (entrando come una ventata) Nicola?

Il Barone - Eh?

La Baronessa - (fulminandolo) E allora?

Il Barone - (subito ammansito) Le stavo dicendo...

La Baronessa - (l'indice teso) Cammina!

Il Barone - E jammo, jammo... (s'avvia curvo, a piccoli passi, seguito da Rosanna).

FINE

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