Mozart : un’intervista esclusiva

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Mozart

MOZART:

UN’INTERVISTA IN ESCLUSIVA

Atto unico

Di NATALE MISSALE

PERSONAGGI

Ferdinand Otto (intervistatore)

Mozart (intervistato)

Leopold (padre di Mozart)

Goethe (ammiratore di Mozart)

Costanza (moglie di Mozart)

Emanuel Schikaneder (librettista del Flauto Magico)

Commedia formattata da

Ferdinand:                - (Entra Ferdinand e va verso il proscenio. Si rivolge al pubblico) Mi chiamo Otto, Ferdinand Otto. Sono qui perché il sig. Mozart mi ha concesso, in esclusiva, un'intervista. Eccolo che arriva. (Entra Mozart, gli stringe la mano cordialmente, invita Otto a sedersi e poi siede pure lui. Un faretto illumina solo il musicista, mentre Ferdinand ne descrive l'aspetto) L'aspetto, come potete constatare, è quello di un uomo che mostra meno dell'età che ha:      - anziché trentasei non ancora compiuti, ne dimostra trenta. Cammina a passi svelti e si muove a scatti. Lo sguardo è come perso oltre me stesso:   - mi osserva, ma pare puntare aldilà della mia presenza, come se fosse sovrappensiero. Un po' pallido, ma vitale. La sua stretta di mano è energica. Nonostante sia un grande personaggio, si comporta come una persona normale. Non si atteggia a superuomo, ma si presenta come un normalissimo individuo. E' cordiale e vivace, anche se serpeggia nel suo viso una certa stanchezza psichica.

Mozart                      - Sto lavorando alla composizione di un'opera lirica particolarissima, sig.?…

Ferdinand:                - Ferdinand, Otto Ferdinand, maestro.

Mozart:                     - …Sto lavorando ad un'opera e purtoppo non posso dedicarle più di due ore di tempo, Ferdinand. Verrà rappresentata il 30 Settembre possimo. Spero che due ore le siano sufficienti. Prima di cominciare con le domande di rito, però, gradirei sapere da dove viene e da quale epoca. Sa, da vivo venivo quasi deriso e non valevo niente, mentre da morto pare che valga molto ma molto di più. Pensi che negli ultimi duecento anni ho dovuto "subire" tante di quelle "interviste" da avere perso il conto, e nonostante abbia risposto a migliaia e migliaia di domande, ancora sembra non mi si conosca bene. La sua presenza qui, me lo conferma. Eccomi a sua disposizione.

Ferdinand:                - La prima domanda è questa:  - lei, chi è?

Mozart:                     - Come, chi sono:- Johannes Chrisostomus Wolfgang Amadeus Mozart.

Ferdinand:                - Lei sa cosa volevo dire, ma sarò più esplicito. Dalle precedenti "interviste" sappiamo che lei è un acuto osservatore. Ecco, se dovesse descrivere se stesso a qualcuno, in questo caso a me, come si descriverebbe?

Mozart:                     - In maniera molto semplice, amico mio:- sono un musicista a tempo pieno.

Ferdinand:                - Questo lo sappiamo benissimo, signor mio, intendevo lei come persona.

Mozart:                     - Altrettanto semplicemente le dirò che:          - io sono una persona nata per giocare. Oggi voi direste, un "Peter Pan". Amo giocare, divertirmi. Le risulta scandaloso?

Ferdinand:                - No, no, nemmeno per sogno, maestro. A me e al mio giornale interessa la verità delle sue risposte, e basta. Le ho fatto quella domanda perché dalle sue precedenti "interviste" pare che ad ogni intervistatore abbia risposto in maniera diversa, e quindi, finalmente, volevo sentire dalla sua viva voce…

Mozart:                     - Viva voce? Si è scordato che sono morto il 5 Dicembre del 1791?

Feerdinand:              - No, non l'ho affatto dimenticato, maestro.

Mozart:                     - Senti, Ferdinand, questo lei mi dà un po' fastidio:- maestro, signor mio! Diamoci del tu, per favore. Va bene?

Ferdinad:                  - Va bene, Wolfgang. No, non l'ho dimenticata quella orribile data. Ma guarda che tu, qui, ora, sei più reale di quanto non lo sia mai stato in vita:      - queste tavole di palcoscenico sono le stesse di quelle che hanno ospitato le tue grandi opere, che dopo duecento e passa anni sono più vive che mai. Mica sto intervistando un fantasma, io!

Mozart:                     - Giusto, condivido, ma mi darai atto che l'attore che mi impersona non è mica morto:- conviviamo. Diciamo che sono me solo al 50%, eh?

Ferdinand:                - L' "intervista" sta prendendo una strana piega, non prevista, però ti assicuro che tu sei presente, qui, al 100%, perché colui che ti ha voluto qui ha pregato tutti gli attori di mettersi da parte per un paio d'ore. Dunque tu e tutti i personaggi che sfileranno su queste tavole di verità non siete bugie. Ma torniamo alle domande. Perché ognuno parla di te in modo diverso?

Mozart:                     - Il motivo è molto semplice. Tu sai bene che io sono un musicista, no? Ebbene, per me le parole sono come le note:- ogni parola, un suono. Quando mi viene rivolta una domanda, io do una risposta, allo stesso modo con cui un clarinetto risponde ad un'arpa o ad un flauto o ad un altro strumento in un discorso musicale. Io per tutta la mia vita, dico quella che va dal 1756 al 1791, non ho mai proferito una sola parola. Capisci?

Ferdinand:                - Mi stai dicendo che mentre stiamo qui a parlare tu applichi la tecnica compositiva per rispondere alle mie domande? Come se io fossi uno strumento e tu una fila di violini od un altro strumento?

Mozart:                     - Hai capito perfettamente. E finalmente ti renderai conto della miopia di tutti gli intervistatori che ti hanno preceduto:- tutti si sono fermati alla banalità delle mie parole, non sospettando mai di questo mio strano ma divertente gioco musicale filologico.

Ferdinand:                - Sono senza parole, anzi, senza suoni.

Mozart:                     - Ah, ah, ah, ah! Cominci a comporre, vedo. Sento che questa sera mi divertirò, anzi, ci divertiremo. Ti voglio confidare un piccolo segreto.

Ferdinand:                - Parole o suoni?

Mozart:                     - Parole, parole, caro Ferdinand. Sappi che, in tutte le cose che ho detto nelle precedenti "interviste", le vere parole sono solo quelle con cui mi faccio beffe dei potenti e degli arroganti. Tutto il resto è musica.

Ferdinand:                - Queste tue confidenze sono sensazionali, Wolfgang. Quando leggeranno il giornale, non crederanno alle loro orecchie. Ma torneremo dopo su questo punto. Ora vorrei movimentare la scena (guarda il pubblico, Mozart lo imita): come puoi vedere, la gente comincia a sbadigliare, ed il teatro questo non può accettarlo. Vorrei invitarti ad un confronto con tuo padre.

Mozart:                     - Mio padre? E cosa c'entra mio padre? Chi è l'intervistato , Wolfgang, o Leopold Mozart?

Ferdiand:                  - Il confronto è necessario, Wolfgang, perché negli ultimi cinquant'anni moltissimi di quelli che ti hanno "intervistato" hanno poi cercato di spiegare tutto con la Psicanalisi. Invitiamo pertanto Leopold a fare il suo ingresso. (Indica una quinta. Entra Leopold, va al proscenio e togliendosi il cappello saluta il pubblico con un inchino)

Leopold:                   - Non so a cosa possa servire qui, oggi, la mia presenza. Sono stato "intervistato" e maltrattato tante di quelle volte che questo confronto mi pare proprio inutile. Pensa, Ferdinand, un tuo collega ha avuto la faccia tosta di accusarmi di non avere voluto, a quel tempo, lasciar libero mio figlio per la sua strada. Se non ricordo male, era un certo Andrea Frullini. Secondo lui ho fatto di tutto perché mio figlio non "succedesse" a me. La chiamava proprio "successione".

Wolfgang:                - Sì, conosco quell' "intervista". Quando l'ho letta mi sono molto arrabbiato, perché sia tu, papà, sia io, passiamo per due deficienti. Ormai ho capito su cosa si basa questa cosiddetta Psicanalisi. Questi signori credono, non so in virtù di che cosa, di possedere l'esclusiva della conoscenza dell'anima umana.

Leopold:                   - Precisamente! Sono convinti, per il solo fatto di essersi scavati un po', di possedere la saggezza, e quindi di potere giudicare tutto e tutti. Hanno ridicolizzato il misticismo:- patologia, dicono. Hanno accettato la "morte di Dio":    - sono atei. E siccome il posto lasciato da Dio (per loro morto) era lì, invitante e promettente glorie, lo hanno preso e si sono arrogati il diritto di giudicare i vivi e i morti.

Wolfgang:                - Condivido perfettamente.

Ferdinand:                - Condivido anch'io, ma ciò non toglie che qualche contrasto, fra voi due, c'è stato, o no?

Leopold:                   - Quando si tenta di giudicare una cosa, la si deve studiare bene in tutti i suoi aspetti. Se mio figlio dava retta a me, non sarebbe morto a trentacinque anni e dieci mesi. Il mio comportamento nei suoi riguardi è stato dettato esclusivamente dal suo carattere.

Wolfgang:                - E quale sarebbe questo mio carattere, papà?

Leopold:                   - Tu non hai mai avuto senso pratico, Wolgang. Mettere su famiglia non può essere frutto di disobbedienza o gioco. Comporta delle responsabilità enormi. Devi riuscire a convivere con una persona, la moglie, devi provvedere all'alloggio, al vitto, ai medici, al mantenimento, all'educazione dei figli. Devi parallelamente organizzare la tua vita lavorativa, ecc.

Ferdinand:                - Quello che dice tuo padre, Wolfgang, mi pare giusto, e davvero tu non hai mai avuto senso pratico.

Wolfgang:                - Se la vita ed il lavoro non assumono i contorni del gioco e del divertimento, mi deprimo, mi fermo, mi blocco. La famiglia Weber era un parco giochi per me, capite?

Leopold:                   - Voi giovani siete presuntuosi e credete di poter fare a meno dell'esperienza di chi è più avanti di voi sul sentiero della vita. Ti ho supplicato di non sposare quella ragazza senza cervello, figlia del tipografo Weber, non per tenerti stretto a me, impedendoti di succedermi, come dice quello, ma perché la mia esperienza prevedeva quanto sarebbe poi accaduto. Come hai potuto sposare colei? (entra Costanza).

Costanza:                 - (A Leopold) "Colei"non ha potuto fare a meno di sentire, (a Wolfgang) e non capisco come tu possa ancora ascoltarlo, dopo tutti i problemi che ci ha creato.

Leopold:                   - Io vi avrei creato problemi? Ma essi sono solo il frutto delle vostre sciocchezze, mia cara Costanza! Chi è causa del suo mal pianga se stesso. Il tuo carattere, figliola, è sicura garanzia di problemi. Tanto più che mio figlio amava tua sorella Aloysia:- era lei che voleva sposare. Forse sei stata solo un pretesto perché lui vivesse vicino a lei.

Costanza:                 - Per tutta la breve vita di questo mio adorato marito e compagno di giochi e di sofferenze, ci avete soffocati con le vostre elucubrazioni, i vostri non richiesti consigli, le vostre insinuazioni, intromissioni.

Wolfgang:                - Mogliettina adorata, non essere così ingiusta con mio padre. Credo, alla fine, che i suoi consigli fossero buoni e giusti. Due scapestrati come noi non dovevano mettersi insieme. Aveva ragione lui. Ma tu, papà, dovevi capire che, nel momento in cui avevamo deciso di stare insieme, i tuoi consigli erano fuori luogo. No, nessun divieto di successione, perché questi pseudo sacerdoti del nulla che sono gli psicologi non hanno capito una cosa fondamentale.

Ferdinand:                - E cosa Wolgang, che cosa non avrebbero capito?

Leopold:                   - Glielo dico io cosa non hanno capito:- mio figlio era già successo a me al 100%:- come musicista gli ho trasmesso tutto quello che sapevo, l'ho condotto a maturazione, l'ho portato in giro per l'Europa non per esibire le scimmiette prodigio (lui e sua sorella Nannerl). L'ho fatto perché entrassero in contatto con i migliori musicisti loro contemporanei, perché potessero da ognuno di loro imparare qualcosa, crescere musicalmente.

Wolfgang:                - Mio padre ha perfettamente ragione. E da questo punto di vista gli devo tutto. Sai, papà, sono in tanti a pensarla come quel Frullini là. Ho letto l' "intervista" di un altro "giornalista", certo Hildescheimer, che più o meno diceva le stesse cose, anzi di peggio. Asseriva che poteva intervistarmi solo chi si era sottoposto ad analisi, perché, diceva, per poter conoscere qualcuno bisogna prima aver conosciuto se stessi. Pensa, io, un musicista, posso esser capito solo da uno di tale schiera di presuntuosi che magari non sanno nemmeno cosa sia la musica. Posso affermare senza ombra di dubbio che l'unico che ha capito qualcosa di me è stato il "giornalista" Aloys Greither, il quale diceva "l'unica biografia valevole di Mozart è la sua opera". Sì, io sono la mia musica.

Costanza, Questi discorsi cominciano ad annoiarmi. A che servono? Guadagni soldi, facendoli? No. Ti diverti? No. Mi diverto? No. E allora?

Leopold:                   - La vita non è fatta solo di merletti e di pettegolezzi, cara ragazza.

Costanza:                 - Io stavo parlando col mio adorato maritino e non con voi!

Wolfgang:                - Ma è fatta anche di balli, giochi, compagnie, baldorie, scherzi. Vedi, papà, Tu sai bene quanta tensione riesce a far accumulare la composizione. Ora, per scaricare tale e tanta energia, occorre trovare una bella valvola di sfogo. Lo richiede la legge del pendolo:- se vai tutto a destra, prima o poi dovrai passare tutto a sinistra.

Leopold:                   - E chi l'ha detto questo? Qualcuno ha vietato di poter vivere una vita moderata, senza eccedere in questo e in quello? Reputate talmente poco il buon senso e la via di mezzo?

Ferdinand:                - Mi trovo costretto ad intervenire, perché, signori, la mia intervista si sta tramutando in ben altro.

Costanza:                 - Io vado a fare del thé, lo gradite, vero? (A Leopold con aria da presa in giro) Venga con me, signore, mi dia una mano a prepararlo, mi… consigli sui giusti dosaggi.

Leopold:                   - Continuate, sì, continuate pure a prendermi in giro. Ma non capite che prendendo in giro la saggezza figlia dell'età prendete in giro voi stessi? Non lo capite?

Costanza:                 - Stavo solo scherzando, signore. Scherzavo. Su, venite con me. Lasciamo che questo signore continui l'intervista. (vanno)

Ferdinand:                - La domanda che adesso desidero porti, Wolfgang, è questa:- che giudizio dai della musica moderna?

Wolfgang:                - E' figlia dell'istinto, genera energia distruttiva, è molto rumorosa, crea cioè più rumore che suono, e manca di bellezza. A tale mancanza vorrebbe sopperire con il volume e con la droga:- sì la tua musica moderna è figlia della droga, e dunque dell'incoscienza. Poi è solo popolare, quindi commerciale, ad uso degli ignoranti. Tanto che, sugli schermi delle vostre televisioni ho visto degli idioti cantare delle banalità ciclopiche accompagnate da musichette a dir poco ridicole, e contrariamente ad ogni buon senso ho visto gli spettatori applaudire fino a spellarsi le mani, alzarsi in piedi, acclamare il cosiddetto cantante. Insomma siete capaci di osannare dei deficienti che con la musica nulla hanno a che vedere.

Ferdinand:                - Non si salva nessuno?

Wolfgang:                - Pochi. Salvo tutti quei musicisti di colore, quelli abbronzati, che suonano il jazz. La loro è musica, la comprendo e la condivido. Salvo anche qualche cantantucolo leggero, ma non ti dico chi. E' triste vedere quanta poca considerazione hanno tutti coloro che spendono anni e anni a perfezionarsi nello studio di uno strumento o nella composizione. I vostri conservatori sono maltrattati.

Ferdinand:                - Non sarà la parola "conservatori" la causa del mal trattamento?

Wolfgang:                - Che vuoi dire?

Ferdinand:                - E' una parola che indica vecchiume, collezionismo, roba d'altri tempi. Forse se si chiamassero ""rivoluzionatori" godrebbero del giusto riconoscimento.

Wolfgang:                - Però c'è una cosa che amo della vostra musica moderna:- il ritmo. Io sono sempre stato un sostenitore del ritmo. Esso, nella musica è tutto, è quell'ossessiva matematicità che dà ai suoni "regolarità". Ma come mai mi chiedi della vostra musica e non della mia?

Ferdinand:                - Se devo essere franco, la tua musica mi rattrista, anche quando si tratta di divertimenti, sonatine, cose cosiddette allegre. Perché tanta malinconia nelle tue note, Wolfgang?

Wolfgang:                - Ti do una notizia in esclusiva, Ferdinand, perché mi vai a genio. La mia musica non è mia, come non è di nessun altro. La musica appartiene esclusivamente alla musica. Quello che a voi sembra un mondo, è solo un atomo. Quando pensate di scoprire in una sinfonia, in un concerto, in un'opera lirica, in una partituta qualunque un universo, sappiate che state commettendo un errore.

Ferdinand:                - Che vuoi dire? Non capisco.

Wolfgang:                - Voglio semplicemente dire che ognuna di queste cose è solo una nota della "Grande Sinfonia", quella che è più comunemente nota come "musica delle sfere". Un maestro di musica che si rispetti deve essere un po' triste, anche nei momenti più allegri dei suoi pentagrammi. E tale tristezza non ha radici in basso, nel cuore del compositore, ma in alto, in quella Musica delle sfere:- tu vorresti far precipitare l'intera armonia universale, ma non puoi, ed ecco che ti limiti a spruzzare qualche goccia di Bellezza e di Stupore nelle tue note, le quali non possono che risentire di quella mancata precipitazione.

Ferdinand:                - Dimmi, Wolfgang, qual è fra le tue opere quella che ami di più?

Wolfgang:                - Non posso risponderti, Ferdinand. Vedi?, quello che per voi è un concerto per violino ed orchestra, un concerto per piano e orchestra, un' opera lirica, e così via, per me sono solo parti di un tutto. Alle mie orecchie, tutti i concerti per pianoforte e orchestra non sono che un unico grande concerto, e così dicasi di tutto il resto. (Rientra Costanza con un vassoio da thé)

Costanza:                 - Adesso farete una pausa per bere un po' di thé caldo. (A Ferdinand) Latte o limone?

Ferdinand:                - Solo thé, grazie.

Costanza:                 - E tu, maritino mio?

Wolfgang:                - Come al solito, mogliettina adorata, grazie.

 (Costanza serve il thé)

Costanza:                 - Quasi mi dimenticavo. Di là in biblioteca c'è il sig. Goethe. Mi ha detto che ha scritto un libretto sul Flauto magico e che vorrebbe tanto che tu glielo musicassi. Sta chiacchierando con papà di letteratura e di musica. Che gli devo dire?

Wolfgang:                - Ma perché non l'hai detto subito? Fallo entrare immediatamente:- un ospite così non può aspettare. (a Ferdinand) Spero che tu la pensi come me, Ferdiand.

Ferdinand:                - Se mi lasci fare qualche domanda anche a lui te ne sarò grato per tutta la vita. Tu capisci, vero? Il giornale, l'esclusiva…

Wofgang:                 - Affare fatto, ma a patto che ogni domanda rivolta a lui significhi una domanda in meno per me.

Ferdiand:                  - D'accordo.

Wolfgang:                - Presto, fallo entrare! (Costanza va) Non ti nascondo che sono felice di rincontrare un tal genio.

Ferdinand:                - Il più felice di tutti, credimi, sono io:- in un sol colpo due geni, uno della musica ed uno della letteratura e non solo. (entrano Goethe, Leopold e Costanza. Wolfgang va incontro a Goethe)

Wolfgang:                - Sono onorato herr Goethe, la prego di accomodarsi e dirmi cosa posso fare per lei.

Goethe:                    - L'ho già spiegato a suo padre, herr Mozart. Da quando ho assistito alla rappresentazione del suo Flauto magico, il mito, la fiaba mi si sono insinuati nella mente. Ed eccone i risultato:- un librettto sul Flauto magico.

Wolfgang:                - Ma come mai su un tema già trattato? E' questo che non capisco. So che lei ha già iniziato un dramma su Prometeo:   - mi dicono essere un capolavoro. Tuttavia, non lo ha completato e lo ha lasciato lì, in attesa. Perché non Prometeo?

Goethe:                    - La colpa è di una mia convinzione:   - lei, herr Mozart, non ha detto tutto, dico musicalmente, sul Flauto magico. L'ispirazione per un secondo libretto su tale tema è figlia di tale convinzione. Questa, di cui le faccio dono, è una copia dell'originale di tale libretto. Vede, la gente ha sottovalutato, e di molto, sia l'altezza della sua musica del Flauto magico, sia il libretto di herr Schikaneder. Con questa mia opera le offro una seconda opportunità affinché costringa gli amanti della musica a raggiungere vette ancora più alte; e gli amanti del gioco e della favola, ad un divertimento assoluto. Che ne pensa?

Wolfgang:                - Penso che per me sarà un grande onore musicare la sua opera. Che ne dici, papà?

Leopold:                   - Condivido il tuo pensiero, ed aggiungo che, per questa volta dovrà essere la tua musica a servire la parola, e non viceversa, come sempre hai preteso. Le tue note dovranno essere le ancelle della parte letteraria.

Wolfgang:                - Tu che ne pensi, Ferdinand? Oh, ma scusate, non vi ho ancora presentati.Herr Goethe, questi è Otto Ferdinand, un giornalista, ed è mio ospite (i due si stringono la mano).

Ferdinand:                - (Con emozione)Sono onorato, signore. La sua fama ha ormai varcato i confini dell'Europa. Questo incontro con lei lo ricorderò per tutta la vita. Mi perdoni, signore, posso avere la sua autorizzazione a parlare di questa fantastica vostra collaborazione nel mio giornale?

Goethe:                    - ( A Mozart) Che ne pensa il mio giovane amico?

Wolfgang:                - Dico che non sarebbe una cattiva idea.

Goethe:                    - E allora pubblichi, herr Otto, pubblichi pure.

Ferdinad:                  - Grazie, signore, ma se mi consente vorrei farle un'altra domanda.

Goethe:                    - Ma le sue domande non erano state preparate per questo mio giovane e geniale amico? Ma chieda, chieda pure. Che sia l'ultima, però.

Ferdinand:                - Ebbene, volevo chiedere il motivo per cui ha interrotto il suo Prometeo, signore.

Goethe:                    - La risposta è semplice, herr Ferdinad Otto. Sono stato conquistato a tal punto da quel mito, che dopo un inizio assolutamente ubriacante ho esaurito letteralmente le energie per poterlo portare a termine. Insomma, tutta la poesia che volevo riversarvi dentro l'ho spesa per l'inizio. Sono, in un certo senso, stato sconfitto dal mito più tragico di tutta la storia della classicità greca. Ecco tutto.

Ferdinand:                - Non aprirò più bocca se non mi verrà chiesto espressamente, signori.

Wolfgang:                - E la mia intervista?

Costanza:                 - Già, e la sua intervista, che fine fa? Noi vogliamo essere oggetto di signorile pettegolezzo attraverso il suo giornale, signore. Quindi la prego di esplodere le sue domande, ma a salve però, perché io al mio maritino ci tengo, e come! (Goethe si alza)

Goethe:                    - Quello per cui ero venuto, è stato avviato. La mia presenza qui è di troppo. Legga il mio libretto herr Mozart e poi… poi a quattr'occhi ne parliamo.

Wolfgang:                - Tutto quello che lei propone va accettato, herr Goethe. Dopo averlo letto, verrò io da lei, ed insieme parleremo del progetto. (si stringono la mano, altri saluti e baciamano. Goethe va).

Leopold:                   - Credimi, figliolo, è il più bel libretto da opera che abbia mai letto.

 (Mozart prende il libretto, si siede sull'ultimo gradino che dal proscenio porta alla sala, e comincia a sfogliare. Un faretto lo illumina, mentre sul palco la luce è spenta)

Wolfgang:                - Oh triste destino di un capolavoro. Io "non sono un poeta. Non so organizzare le frasi con tanta arte da far risaltare fra loro luci e ombre, non ho mai saputo esprimere i miei sentimenti e i miei pensieri con parole appropriate, né sono bravo coi gesti e con la pantomima:- sono solo un musicista (si ode il secondo movimento del concerto per piano e orchestra K 488). Prima d'ora non avevo mai letto questo libretto. Quando Goethe l'ha scritto, ero già morto. Come il mio Requiem quest'opera è una sorta di incompiuta:         - non ha mai visto la scena, perché priva di musica. Ma non di anima:- essa è opera poetica, e quindi la poesia la sorregge. Goethe è un mio fratello, non solo perché massone, "Pur sui piani diversi della musica e della poesia, al di là della parola e del suono, nella zona oscura, forma e pensiero coesistono non ancora formulati; ove la coscienza assume il suo orientamento e prende posizione verso l'esistente, Goethe e Mozart si ritrovano affratellati, partecipi di una vera contemporaneità, sotto il segno di uno stesso superiore destino" (Luigi Magnami). - (Mozart si alza. Luci sul palco) Scusatemi, sono stato preso da un vortice musicale improvviso, ma eccomi di nuovo qui. (Al padre, porgendo il libretto) Tieni, papà, e abbine cura:- queste parole non hanno bisogno di musica:- la poesia basta a se stessa (Leopold prende il libretto e va).

Leopold:                   - Vieni Costanza, lasciamo che questi signori concludano in pace l'intervista. (Vanno)

Ferdinand:                - Vorrei che tu mi parlassi adesso di tua madre, Wolfgang. In tutte le precedenti "interviste" essa ha trovato pochissimo spazio.

Wolgang:                  - Mia madre è stata la mia terra. Come un germoglio sono spuntato da un suo sorriso bagnato da pianto gioioso. Stupido "giornalismo" quello che non ha saputo vedere, cogliere la grandezza della leggerezza di mia madre. Non l'ho voluta qui con noi, perché ancora una volta sarebbe stata costretta, mostrando un sorriso, a dare il meglio di sé. E dunque non sarebbe stata capita. Come un venticello primaverile, per tutta la sua esistenza, mi ha sostenuto in aria a mo' di piuma. Che dolce cullare, che grande giocare, che gioco infinito! Mia madre cantava a sorrisi. La sua allegria mi ha nutrito come un latte sottile per tutta la vita. Sai, anche da morta succhiavo al suo seno. Ma adesso basta. Non sopporto che la mia musica diventi parola. All'altra domanda, Ferdinand.

Ferdinand:                - Ai miei lettori, Wolfgang, queste parole musicali piaceranno molto. Ne sono sicuro. Il tuo assolo, vista l'assenza di tua madre, ha lo stesso il carattere del duetto.

Wolfgang:                - No, Ferdinand:- è un trio, non hai considerato l'amore.

Ferdinad:                  - Giusto, Wolfgang Amadeus Mozart, molto giusto. Ma dimmi, maestro, anche fra te e tuo padre ci troviamo davanti ad un trio?

Wolfgang:                - Che razza di domanda è la tua? Come puoi dubitare del mio amore per mio padre e del suo per me! Se con mia madre ci incontravamo sul piano del sorriso, con mio padre stavamo sempre su quello musicale. Noi due parlavamo e parliamo sempre in musica.

Ferdinand:                - E lo stesso è stato con la sorella, suppongo.

Wolfgang:                - Proprio lo stesso:- mio padre, io e lei siamo un quartetto indissolubile, perché legati dal laccio musicale dell'amore. Lei oggi non è qui, per via di Costanza:- non si sopportano, e allora ho preferito evitare spiacevoli incidenti. Nannerl oltre che sorella è stata ed è mia amica fraterna. Voi non potete capire quale forte legame può essere la musica fra due persone che sono per giunta legati dal sangue. Lasciatela perdere la vostra Psicanalisi, con essa non andrete lontano:- vorrebbe fermare il mondo attraverso un'interpretazione statica dell'animo umano. L'uomo è mutamento, perciò la psiche non può essere mummificata, fotografata da regole personali e fredde, e poi dire:- essa è stata, è, e sarà sempre così. E' come pretendere di bloccare la storia della musica a Monteverdi o a Mozart. Ne convieni?

Ferdinand:                - Mi trovi d'accordo, Wolfgang. (Si sente cantare un'aria del Papageno del Flauto magico. Entra Schikanader. Mostra esuberanza nei gesti, nella parola, nel vestire. Con lui entrano Costanza e Leopold).

Wolfgang:                - Schikan, amico mio!

Schikan:                   - Fratello e compagno, vieni qui, lascia che baci queste sante manine che mi hanno fatto guadagnare una montagna di soldini (gli bacia le mani).

Wolfgang:                - Solo per questo?

Schikan:                   - No, fratellino, soprattutto perché hai consegnato a questi signori l'anima tua infagottata in una delle opere più alte di ogni tempo. Lo sapevo, lo sapevo che non potevi morire. (Al pubblico) Nessuno muore veramente, signori. Lo testimonia qui la nostra presenza. (si atteggia ad istrione e declama) La morte è la fine di un sogno:- solo dopo la realtà esplode in tutta la sua virulenza. Questa, questa, signori miei, è la vera realtà, ed io… (viene interrotto da Costanza)

Costanza:                 - E lei, signore, ora si siede e si dà una bella calmata. Non voglio che il mio maritino venga trascinato in uno dei suoi voli fantastici, da cui mi viene riconsegnato come diverso, estraneo. Qui, si sieda qui, bravo bravo e parliamo senza eccessi.

Leopold:                   - Sì, figliola, ben detto: - senza eccessi.

Wolfgang:                - Ma senza eccesso, Schikan non esiste! Egli è come una musica sopra le righe, è un acuto costante, un'esagerazione gradevole e divertente allo stesso tempo. Svolazza, svolazza pure amico mio. E' così che mi piaci e che mi piacesti in quel triste 1791.

Schikan:                   - Grazie di cuore, maestro, grazie. Io mi sono sempre reputato l'esaltazione della tua innata allegria. Nessuno ha mai capito che le gambe su cui ti sei mosso per tutta la tua esistenza non sono quelle (Mozart si alza e cammina avanti e indietro sorridendo e guardando le sue gambe camminare), no. Esse sono la musica, gamba destra, ed il gioco, gamba sinistra. Solo io ti capisco. Sì, tua moglie, tuo padre, (osserva Ferdinand e si blocca in attesa di presentazione)…

Wolfgang:                - Oh, scusa, non vi ho presentati. Il sig. Otto Ferdinand, il sig. Schikaneder (si stringono la mano).

Schikan:                   - Sì, tuo padre, tua madre, Ferdinand ti conosceranno bene, ma non benissimo come ti conosco io. (A Mozart) Ma chi è Ferdinand?

Ferdinand:                - Sono un giornalista, e sto intervistando il suo amico.

Schikan:                   - (A Mozart) E gli fai perdere questo tempo? (A Ferdinand) Credimi amico, è tempo perso. Nessuno mai comprenderà le parole di Mozart, perché il suo linguaggio fondamentale è fatto di note. Vuoi conversare con lui? Canta un motivetto ed aspetta la risposta. Sapete da dove vengo?

Tutti:                        - No!

Schikan:                   - Da Mosca. Hanno appena dato Il Flauto magico:- l'ho seguito dal loggione. Magnifico, magnifico, sempre fresco, vivo, energizzante. Ho assistito a tutte le rappresentazioni di esso. Vi confido una cosa. Goethe, il grande Goethe fa la stessa cosa con il suo Faust. Non se ne perde una, anzi assiste anche alle prove.

Leopold:                   - Ha scritto altro, signore?

Schikan:                   - No, ormai campo di rendita, papà (osserva Mozart e ride) ah, ah, ah! (A Leopold)Mi perdoni signore, non posso farne a meno, è nella mia natura. Se non scherzo, non vivo. Sa io ed il suo geniale figliolo siamo quasi identici.

Leopold:                   - Geniale pure lei?

Schikan:                   - No, no, non volevo dir questo. Lo scherzo è il nostro elemento, come l'acqua lo è dei pesci e l'aria per gli uccelli. Io sono un Papageno nato, un burlone, signori.

Wolfgang:                - Sai che il grande Goethe poco fa è stato qui? Non indovinerai mai che cosa mi ha proposto. (Leopold tira fuori dalla tasca il libretto di Goethe)

Leopold:                   - Legga, legga signor mio (Schikan legge)

Schikan:                   - Il flauto magico! Eh, no! Qui c'è qualcosa che non va. Il Flauto magico non può avere seguito. Sapete, io non sono solo musicista, attore, impresario, mestierante, ecc. ecc., sono anche un critico musicale. A me non sfugge niente. Ebbene, vi posso garantire che al nostro Zauberflote non ne possono seguire altri, così come alla bellezza di Venere non può seguirne un'altra. Quel libretto rimarrà orfano di musica, perché nessun musicista con la testa sulle spalle, può accettare di competere con la musica del mio impareggiabile amico e fratello. Que1 Flauto lì, non suonerà giammai!

Wolfgang:                - Nemmeno se fossi io a musicarlo?

Schikan:                   - Neanche tu, maestrino mio, potrai superare ciò che già hai scritto a quel proposito. Puoi starne certo. Ma ti ricordi quei mesi primaverili memorabili? Te li ricordi, vero?

Ferdinand:                - Sarei felice di prendere appunti su quel periodo signori, sono tutto orecchie.

Costanza:                 - Per noi fu quello un anno di sofferenze inaudite, e preferirei non parlarne. Per voi giornalisti sarà divertente parlare di me e di mio maritino mentre danziamo per vincere i rigori del freddo viennese, ma per noi quel freddo era fatto di aria gelida, di mani intirizzite, di carni gelate, di stufe spente e di tasche vuote.

Leopold:                   - Io per mia fortuna ero passato, come dice il nostro amico Schikaneder, dal sogno alla realtà.

Schikan:                   - Ma io ne parlerò lo stesso, perché quella sofferenza, come un magico concime, ha fatto germogliare l'anima del mio umile ma geniale libretto. Mano mano che le note lo rivestivano mi sembrava sempre più lampante come ancora una volta le parole dovevano servire (a Mozart)la tua musica. Ed attraverso le parole di quel libretto da molti ritenuto senza né capo né coda, da servo potevo assistere dai legni del palcoscenico, su cui mi muovevo anche come Papageno pennuto, al fiorire di un linguaggio divino. Ah, signori (al pubblico) Se voi sapeste le vibrazioni, le sonorità, le altezze spirituali!

Ferdinand:                - ( A Mozart) Le ultime mie domande riguardano le tue opere liriche, Wolfgang. Soprattutto Le nozze di Figaro, Don Giovanni, il Flauto magico.

Schikan:                   - Stava lavorando sul mio libretto, quando gli giunse notizia del trionfo delle Nozze di Figaro a Praga, vero fratellino.

Wolfgang:                - Sì, Praga. Questa città mi ha dato le uniche vere gioie della mia vita, dopo la mia amata mogliettina, ovviamente. Ti ricordi cara? Partimmo pieni di gioia.

Costanza:                 - Sì, pieni di felicità. Che accoglienza, che trionfo! Una sera hai diretto personalmente l'opera, e tutto il teatro ti acclamava.

Wolfgang:                - Esperienza unica, quella. Mancavano pochi mesi alla mia morte e la gente cominciava ad amarmi, ad apprezzarmi, finalmente. Praga, la sua gente, mi ha sempre capito, ha accolto la mia musica, mi ha amato e stimato. Ricordi cara, fu proprio in quell'occasione che mi fu chiesto di scrivere un'altra opera.

Leopold:                   - Se non sbaglio, ti si lasciò pure scegliere il librettista ed il soggetto, vero?

Wolfgang:                - Sì, andò così, papà. Tu eri morto da poco, ed il mio cuore era ferito a morte. Dio solo sa quanto mi ha addolorato la tua dipartita. Quell'opera commissionatami, da un lato mi dette tranquillità economica. Ti ricordi mogliettina?

Costanza:                 - Il sig. Pasquale Bondini, il direttore del teatro nazionale praghese, ci versò cento ducati d'oro in anticipo:        - una boccata di ossigeno puro per noi, maritino. Scriva, scriva bene queste cose, monsieur Ferdinand, la gente deve sapere della bontà di Praga e del sig. Bondini.

Ferdinand:                - Non tralascerò una sola parola del vostro racconto, signora, ne può star certa. E dall'altro lato, Wolfgang, cosa ti dette questa commissione d'opera?

Wolfgang:                - Mi dette la possibilità di annegare il mio dolore per la scomparsa tua, papà, in un duro e febbricitante lavoro. Schikan, la mia febbre compositiva toccò i quaranta gradi del termometro dell'anima mia. Composi quell'opera in uno stato di continua eccitazione. Papà, non avevo mai raggiunto così elevata temperatura compositiva. Sono lì, solo con tutte le mie sofferenze e dolori, davanti a questa figura ambigua e complessa di Don Giovanni, e comincio a plasmarla a mio piacimento. Don Giovanni lì, ed io qui, ed ecco che "Il mio cervello s'infiamma…il soggetto si crea davanti a me tutto intero…io non sento una dopo l'altra le parti dell'orchestra, ma tutte insieme. Con quale gioia non posso esprimerlo. Mi sembra di avere un meraviglioso sogno. E' forse il più grande dono del quale io debba essere riconoscente a Dio…" La mia testa e le mie mani sono ricolme di musica, sono talmente immerso in essa da sentirmi musica. Dov'è Mozart? Dove sono mentre scrivo? Chi scrive? Un diluvio, signori! Un fiume in piena che conquisterà tutte le migliori menti ed i più aperti cuori dell'umanità. Me l' hanno detto le vostre "interviste", Ferdinand. Goethe, lo amò il mio Don Giovanni, Rossini lo venerò inginocchiandosi davanti alla partitura di esso, molti grandi musicisti e filosofi lo hanno amato, ed altri lo ameranno, Schikan, sai perché?

Schika:                     - Certo che lo so, amico mio fraterno. Lo so, perché quella furia compositiva io l'ho rivista, forse un po' meno accesa per via della tua malferma salute, mentre in quella casetta di legno viennese, lì accanto al teatro e a tutta la comitiva di cantanti e musicisti, componevi la musica per il mio Flauto magico. So di che parli, fratellino mio, perché accanto a quel fuoco musicale mi sono scaldato anch'io. Ti ricordi le modifiche che, ora qui ora là, apportavamo al libretto per esigenze musicali? I più bei fiori di quella straordinaria primavera sbocciarono fra i legni di quella dependance teatrale. Al pubblico) Oh, signori, avreste dovuto respirarla quell'aria. E forse potrete (si alza, accende un giradischi e fa ascoltare un po' di Flauto magico:- il Sarastro che Canta Isis und Osiridis)… Questo è fuoco, è vita, signori.

Leopold:                   - Mi dispiace veramente buttare acqua su questo sublime fuoco creativo, ma devo ricordare a lor signori che nel corso di tante "interviste" mi è stato chiesto se mi riconoscevo in quel misterioso convitato di pietra, il Commendatore, che…

Schikan:                   - (Declamando e gesticolando)…Che trascinerà Don Giovanni all'inferno, e mentrre la terra lo inghiotte, ecco che si leva il canto disperato del dissoluto mai pentito:- "Chi l'anima mi lacera!…chi m'agita le viscere! … che strazio! Ohimé!… Che smania! …Che inferno!… Che terror!…Ah!", e viene inghiottito dalla terra:  - "Questo è il fin di chi fa mal" cantano i sei personaggi della storia e…

Leopold:                   - …Che, dicevo, da morto, come Commendatore, sarei venuto a tormentare ancora mio figlio, il mio adorato figlio a cui tanto ho dato, e da cui tanto ho ricevuto. Lo scriva, Ferdinand, scriva a chiare lettere che questa Psicanalisi non solo è incredibile, è anche un insulto all'intelligenza umana. Solo i simili possono conoscere i simili. Sono un maestro di musica, mio figlio è un maestro di musica, ebbene, solo un maestro di musica può capire l'animo mio o di mio figlio.

Wolfgang:                - Scrivi anche che è quello che pensiamo tutti noi. L'anima di un compositore sta tutta intera nelle sue composizioni. Una sinfonia o un quartetto sono più eloquenti di mille inutili parole di una seduta psicanalitica. Che ne pensi, Schikan?

Schikan:                   - Io penso ancora peggio. Penso che questi ciarlatani assomigliano tanto a quei furbetti che dicono di poter leggere le stelle e i pianeti:     - fanno parlare per ore ed ore il loro malcapitato, ed alla fine gli dicono con parole abbellite le stesse identiche cose che hanno ascoltato dal fessacchiotto di turno. E non credo di offendere la scienza dicendo questo, perché di scientifico, da quello che ho letto ultimamente, questa psicanalisi non ha proprio nulla.

Costanza:                 - Ma allora, su che cosa basa i suoi principi?

Schikan:                   - Sull'aria fritta, signora mia, sull'acqua calda. Ma è venuto il momento di parlar del mio, anzi del tuo (a Mozart) Flauto magico.

Wolfgang:                - Del nostro, fratello, del nostro flauto magico. Sai che non posso vivere un giorno della mia vita senza pensare alla prima tua interpretazione di Papageno? Sei stato mitico. Con quel personaggio hai fatto sì che la mia musica, le mie note, il mio discorso estetico-morale-musicale-filosofico ecc., arrivasse fino al più sprovveduto ed incolto dei miei conterranei, e adesso ad ogni ignorante del pianeta. Di questo ti sono grato. Mi hai permesso di abbracciare tutti, ma proprio tutti i miei compagni di viaggio.

Leopold:                   - Il linguaggio musicale penetra direttamente nei cuori della gente dicendo quello che deve dire immediatamente.

Costanza:                 - Ma c'è linguaggio e linguaggio, sapete? Io da ignorante posso dire di aver capito molto più di quanto i suoi colleghi, Ferdinand, abbiano mai sospettato nei miei riguardi.

Schikan:                   - Voi mi fate perdere il filo. Quell'anno… (Costanza si alza e se ne va) … osservavo questo mio amico, e vedevo la vita scivolargli di dosso… (Mozart si alza e se ne va)… Il mio cuore si stringeva e dovevo mettere in campo tutta la mia bravura d'attore per cacciar via le lacrime (Leopold va)… La sera della prima, Wofgang era in uno stato di estrema tensione nervosa, il suo allievo Sussmayer gli girava le pagine, egli era stanchissimo e pallido… (Si alza Ferdinand)

Ferdinand:                - Herr Schikanader, (Schikan si alza e guarda verso le quinte) Herr Schikaneder io non sto più scrivendo, e sa perché?

Schikan:                   - No, perché?

Ferdinand:                - Perché il Flauto magico è stato scritto da un uomo con la morte in tasca, da un musicista che poteva solo attingere alla sofferenza e al dolore per far precipitare la Bellezza. Lasciamo che sia la musica a concludere questa mia intervista. Ascoltiamo insieme, ed in silenzio.

Schikan:                   - Ma non può finire così, il mio fraterno amico merita di più, molto di più. La gente non ha capito niente di lui. Delle sue due nature, quella Papageno e quella Tamino, cioè quella goliardica e quella seria, la maggior parte di voi "gionalisti" ha sottolineato la prima, quella del ragazzo spensierato e allegro. Io, con la mia opera, gli ho finalmente permesso di portare in manifestazione e contemporaneamente sia l'una che l'altra. Il tuo giornale deve scriverlo questo, deve suonare i tamburi. Tu devi chiudere l'articolo con una cadenza finale da giubilo, deve essere un'apoteosi, una festa!

Ferdinand:                - No, herr Schikan, Mozart non avrebbe voluto. Ha visto come ha lasciato la scena senza un rumore, senza un gesto, una parola? E' così che deve finire quest'intervista in esclusiva. Questo genio della musica, tutta la vita ha smussato e levigato le sue opere. Ricordi bene come "insinuava il fascino della melodia per insensibili vie segrete, anziché imporlo con abbagliante violenza. Mai una frase di Mozart conclude ex abrupto sulla tonica, senza che un semitono venga ad offrire come un gradino intermedio:- è una questione di cortesia. Assenza di ogni gesto scomposto, d'ogni frattura, d'ogni violenza". Finiamola dunque con naturalezza, frutto e segno squisito di civiltà. (M. Mila)

Schikan:                   - (declamando e gesticolando) E così sia, signore e signori. Riconsegnato Mozart al mistero, scritta l'intervista, concludiamo col gradino. (indica il gradino che dal proscenio porta in sala) Eccolo! (vi salta su) E da qui diciamo:            - (forte) via le luci e… Fiat musica! (E svolazzando se ne va sulle note del concerto per clarinetto e orchestra K 622 - secondo movimento. Quindi sipario).

FINE

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