My fair lady

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ATTO SECONDO

ATTO PRIMO

Davanti al teatro Convert-garden, domenica tardo pomeriggio. Torrenti di violenta pioggia estiva. Fischi che chiamano le vetture partono freneticamente da tutte le direzioni. Pedoni che corrono a ripararsi nel mercato e sotto il portico della chiesa di San Paolo, dove sono già altre persone e fra queste una signora e sua figlia in toilette da sera. Tutti, brontolano contro la pioggia, eccettuato un uomo o nel fondo che prende delle note, con la faccia rivolta alla porta della chiesa, e pare soltanto e interamente interessarsi del suo taccuino. L'orologio della chiesa batte il primo quarto.

Ouverture

Figlia e Madre arrivano dal fondo

LA FIGLIA (nello spazio fra i pilastri centrali, addossata a quello di sinistra). Io sono gelata fino alle ossa. Ma che può star facendo Freddy? Sono venti minuti che se n'è andato.

LA MADRE (a dritta della figlia). Non è poi tanto. Ma avrebbe dovuto ben procurarci una vettura.

UNO SPETTATORE (a destra della signora). Non potrà trovare una vettura prima delle undici e mezzo, signora; quando cioè i vetturini tornano, dopo aver perduta la speranza di trovar clienti all'uscita dei teatri.

LA MADRE. Ma ci occorre una vettura. Non possiamo rimanere qui fin dopo le undici e mezzo. È un disastro!

LO SPETTATORE. Non è colpa mia, signora.

LA FIGLIA. Se Freddy avesse appena un barlume di criterio, dovrebbe andare a prendercene una; alla porta del teatro.

LA MADRE. Che cosa può fare, povero ragazzo?

LA FIGLIA. Dove la prendono gli altri, potrebbe prenderla anche lui!

Freddy si precipita fuori del diluvio dalla parte di Southempton Street e chiude l'ombrello che gocciola. Egli è un giovanotto sui vènti anni, in abito da sera, bagnato fino alle caviglie.

LA FIGIA. Bene: hai trovato una vettura?

FREDDY. Non ce n'è una a pagarla un occhio!

LA MADRE. Ah, Freddy, ce ne deve essere una. Non hai cercato.

LA FIGLIA. Ma questo è assurdo. Credi che si debba andare a cercarla noi?

FREDDY. Ti dico che sono tutte impegnate. La pioggia è stata così improvvisa! Nessuno se l'aspettava; e tutti hanno preso la vettura. Sono stato fino a Charing-Cross da una parte, e fin quasi a Ludgate-Circus dall'altra; e non ce n'è una libera.

LA MADRE. Hai provato a Trafalgar Square?

FREDDY. Non c'è neppure a Trafalgar Square.

LA FIGLIA. Ma ci sei stato?

FREDDY. Sono arrivato fino alla stazione di Charing-Cross. Non pretenderai mica che io arrivi fino a Piccadilly!

LA FIGLIA. Non hai cercato affatto!

LA MADRE. Sei davvero un po' troppo impacciato, Freddy. Tenta ancora: e non tornare finché tu non abbia trovato una vettura.

FREDDY. M’inzupperò senza risultato: ecco tutto.

LA FIGLIA. E che dobbiamo fare noi, allora? Dovremo stare qui tutta la notte in questo pigia pigia, senza nessuna speranza? Egoista cretino!

FREDDY. Ma si, ma si: vado, vado.

Riapre l'ombrello e si precipita fuori, ma si urta con una ragazza che vende dei fiori e che entra di corsa per ripararsi, e le fa cadere il panierino dalle mani. Al tempo stesso guizza un lampo, e uno scoppio di tuono fa da orchestra all’urto.

LA FIORAIA. Oeh! Freddy: bada dove vai, caro!

Fugge Via.

LA FIORAIA (raccoglie i mazzolini caduti e li ripone nel paniere). Che belle maniere, davvero! Tre mazzi di violette nel fango.

Siede ai piedi della colonna, mettendo in mostra i suoi fiori, a destra della signora. Non ha certo un aspetto molto gradevole. Diciotto anni, venti forse, difficilmente di più. Porta un cappelluccio alla marinara di paglia nera, che affronta certo da molto tempo la polvere e la fuliggine di Londra, e ignora, o quasi, la spazzola. I suoi capelli hanno bisogno di una lavata piuttosto energica, giacché non è probabile che il loro colore grigiastro sia naturale. Indossa un vestito di lanetta nera, tagliato a vita e che le arriva ai ginocchi, una camicetta scura e un ruvido grembiule. Le sue scarpe sono in uno stato pietoso. Non si può negare che sia pulita quanto può esserlo: ma in confronto alle signore appare sudicia. Il suo viso non è più brutto del loro, ma è in uno stato che lascia alquanto a desiderare; e l'intervento di un dentista sarebbe proprio necessario.

LA MADRE. Per favore, come sapete che mio figlio si chiama Freddy?

LA FIORAIA. Ah! Quello è vostro figlio? Se aveste fatto il vostro dovere di madre, adesso egli sarebbe capace di qualche cosa di meglio che buttar i fiori per terra senza pagarli. Volete pagarmeli voi, questi?

LA FIGLIA. Non le dar retta, mamma. Che idea!

LA MADRE. Lasciami fare, Clara. Hai degli spiccioli da darmi?

LA FIGLIA. No, ho soltanto degli scellini.

LA FIORAIA (con calore). Io posso darvi il resto di uno scellino…

LA MADRE (a Clara). Dammi uno scellino.

Clara lo porge con riluttanza.

A voi,

Alla fioraia,

Ecco per i vostri fiori.

LA FIORAIA. Grazie mille, signora.

LA FIGLIA. Fatti dare il resto, mamma. Costano soltanto due soldi il mazzo.

LA MADRE. Sta zitta, Clara.

Alla fioraia:

Potete tenervi il resto.

LA FIORAIA. Oh, grazie, signora.

LA MADRE. Ora ditemi come fate a sapere il nome di quel signore.

LA FIORAIA. Ma io il suo nome non lo so.

LA MADRE. Se vi ho sentito chiamarlo per nome! Non cercate d'ingannarmi.

LA FIORAIA (protestando). Io ingannarvi? L'ho chiamato Freddy o Charlie, come fareste voi, con uno sconosciuto, per, mostrarvi gentile.

Siede accanto al paniere.

LA FIGLIA. Uno scellino sprecato. Veramente, mamma, avresti potuto risparmiare a Freddy certi sospetti!

Essa si rifugia disgustata dall’altra parte del pilastro. Un vecchio signore dall'aria di militate in ritiro corre a ripararsi, e chiude un ombrello gocciolante. Egli è nelle stesse condizioni di Freddy; tutto bagnato fino alle caviglie. È in abito da sera e indossa un leggero soprabito. Va ad occupare il posto lasciato libero dalla figlia.

PICKERING. Ouff!

LA MADRE (al signore). Non pare che il tempo, voglia rimettersi?

PICKERING. Pare di no. Ora piove più forte che dieci minuti fa.

S'avvicina al plinto della colonna dietro la fioraia, vi appoggia il piede e si curva ad accomodare la rimboccatura dei pantaloni.

LA MADRE. Ohimè!

Essa indietreggia dolente e si avvicina alla figlia.

LA FIORAIA (approfittando della vicinanza del Signore dall'aria militaresca per entrare in amichevoli rapporti con lui). Se piove più forte di prima è segno che fra poco smetterà. Siate gentile, capitano; comprate un mazzo lino da una povera ragazza.

PICKERING. Mi dispiace, non ho spiccioli.

LA FIORAIA. Posso darvi il resto, capitano.

PICKERING. Di una sterlina? Non ho spiccioli.

LA FIORAIA. Capperi! Suvvia, comprate un mazzolino.

PICKERING. Ora non essere noiosa.

Si fruga nelle tasche.

Veramente non ho neppure uno; spicciolo. Alt! Ecco due soldi se ti bastano.

Si ritrae verso l'altro, pilastro.

LA FIORAIA (delusa, ma pensando che due soldi valgono meglio di niente). Grazie, signore.

Lo SPETTATORE (alla ragazza). Presto! Dategli un mazzolino. Qui dietro a noi c'è uno che nota ogni benedetta parola che dite.

Tutti si volgono verso l'uomo che prende le note.

LA FIORAIA (balza in piedi terrorizzata). Io non ho fatto niente di male parlando con questo signore. Io ho il diritto di vendere i miei fiori pur che non occupi il marciapiede.

Istericamente.

Io sono una ragazza perbene: aiutatemi dunque, gli ho parlato soltanto per dirgli di comprarmi dei fiori.

Mormorio generale di simpatia per la fioraia, i ma anche di deprecazione per la sua eccessiva sensibilità.Grida di Quieta! Chi vi fa male? Ma se nessuno vi tocca! Ma che c'è da gridare? Ecc.Vengono dagli spettatori più anziani che cercano di confortarla. I meno pazienti le impongono di piantarla, o le chiedono ruvidamente di chi abbia paura. Un gruppo più! Lontano, non sapendo di che si tratta si avvicina e accresce il fracasso a furia di domande e risposte: "Chi letica? Cosa faceva? Chi è lui? Le prendeva il nome. Chi? Lui? Si, quello là. Lei si faceva dare del denaro da quel signore” ecc. La fioraia, smarrita e incalzata, si fa largo verso PICKERING dall’aria militare, strillando selvaggiamente:

Oh! Signore, non gli permettete di prendere le mie generalità. Voi non sapete che cosa significhi per me. Poi mi accuserà di avere importunato i signori. Quello li...

HIGGINS (venendo avanti a lei, mentre, gli altri gli si affollano intorno). Quello lì, quello lì, quello lì, quello lì! Chi pensa a farvi del male stupida ragazza? Per chi mi prendete?

Lo SPETTATORE. Così va bene: è un gentiluomo guardategli, le scarpe.

Spiegando a HIGGINS:

Essa vi aveva preso per uno del soffio...

HIGGINS (con interesse). E che cosa è uno del soffio?

Lo SPETTATORE (inetto alle definizioni). È un... un... bene... è un uomo del soffio, si potrebbe dire. Come lo potreste chiamare? Una specie d’informatore.

LA FIORAIA (sempre isterica). Io lo giuro sul Vangelo: non ho detto una parola.

HIGGINS (imperioso ma di buon umore). Eh! Silenzio, silenzio! Vi pare che io abbia l'aria di un poliziotto?

LA FIORAIA (tutt'altro che rassicurata). Perché allora avete preso nota delle mie parole? Come posso sapere se avete scritto bene? Voi dovreste mostrarmi quello che avete scritto di me.

HIGGINS apre il suo libretto e glielo mette sotto il naso. Il pigia-pigia della folla che cerca di leggere sopra le sue spalle, metterebbe a mal partito un uomo meno robusto.

Cos'è questo? Questo non è scritto bene. Io non posso leggere.

HIGGINS. Io posso.

Legge, riproducendo il di lei modo di pronunziare.

Siate gentile, capitano, comprate un mazzolino da una povera ragazza.

LA FIORAIA (come disperata). È perché io, l'ho chiamato capitano? Io non credevo di far male.

Al signore:

Oh! Signore, non gli permettete di accusarmi bugiardamente cosi per una parola... Voi...

PICKERING. Accusa? Io non vi faccio nessuna accusa.

A HIGGINS:

Veramente signore se voi siete un agente, non avete il diritto di proteggermi contro le molestie di una ragazza se io non ve ne richiedo. Nessuno può dire che questa ragazza mi molestasse.

GLI SPETTATORI (in coro, protestando contro lo spionaggio della polizia). Naturalmente loro si permettono tutto. - Si capisce che questo vuol guadagnarsi la promozione! Prende giù le parole della gente! - La ragazza non gli ha detto una parola Di quale molestia parla? - Bel fatto: una ragazza non può ripararsi dal temporale senzaessere insultata, ecc. ecc.

La ragazza è ricondotta dai dimostranti pizi affettuosi alla colonna, ai piedi della quale essa torna a sedersi lottando contro la propria emozione.

Lo SPETTATORE. È un poliziotto: è un indegno ficcanaso, ecco quello che è! Ve lo dico io: guardategli le scarpe.

HIGGINS (volgendosi a lui gentilmente). E di dove siete voi, di Selsey?

Lo SPETTATORE (insospettito). E come sapete che io sono di Selsey?

L'UOMO DEL TACCT!JINO. Non ci pensate. È così.

Alla fioraia:

E voi, come mai venite da così lontano? Voi siete di Lisson Grove.

LA FIORAIA (scoraggiata). Oh, che male c'è se io vivo a Lisson Grove? È peggio di un porcile; eppure io pago quattro scellini e mezzo la settimana.

Piange

Oh! hoo-hoo-oo.

HIGGINS. Vivete dove vi pare, ma finitela con codesto baccano.

PICKERING (alla fioraia). Andiamo, andiamo; lui non vi può toccare: voi avete il diritto di vivere dove vi piace.

Lo SPETTATORE (mettendosi fra PICKERING e HIGGINS). A Park-Lane per esempio. Mi piacerebbe venire con voi nella casa della quale parlate.

LA FIORAIA (piegandosi con grande malinconia verso il suo paniere; e parlando molto abbattuta a se stessa mentre siede sul lastrico). Io sono una ragazza per bene, io.

Lo SPETTATORE (all'uomo, del taccuino, non tacendo attenzione a lei). Sapete anche di dove vengo io?

HIGGINS (pronto). Da Hoxton.

Si ride. L'interesse del pubblico per le abilità di HIGGINS cresce:

Lo SPETTATORE (sbalordito). Bene; chi ve l’ha detto? Voi sapete tutto!

LA FIORAIA (ripensando sempre all'ingiuria che, secondo lei, le è stata fatta). Lui non può dire niente di me, lui!

Lo SPETTATORE (alla fioraia). Naturalmente, non può. Stategli lontana.

A HIGGINS:

Sentite un po': che diritto avete voi di sapere tutto intorno alla gente che non ha a che vedere con voi? Dov’è la vostra tessera di riconoscimento?

LA FIORAIA. Lasciatelo dire quel che gli pare. Io non voglio avere questioni con lui.

Lo SPETTATORE. Voi ci prendete per vostri strofinacci; non è vero? Vi prendete certe libertà con i galantuomini... ditemi di dove viene lui, se siete indovino? indica un altro personaggio, e poi un altro e un altro ancora…

HIGGINS. Ad ogni indicazione risponde a tono Da Cheltenham, Harrow, Cambridge e dall'India.

PICKERING Va benissimo.

Risata generale e acclamazioni di Lui sa tutto! Diteglielo bene!

State a sentire di dove viene!ecc. ecc.

Posso domandarvi, signore, se per caso date simili esperimenti per professione, in qualche caffè concerto?

HIGGINS (rispondendo al signore). Ci ho pensato. Forse un giorno o l'altro mi dedicherò a farlo.

La pioggia è cessata e le persone ai margini del gruppo si apprestano ad uscire da sotto il portico.

LA FIORAIA(incoraggiata dal favore del pubblico). Non è da galantuomo pigliarsela con una povera ragazza.

LA FIGLIA(che ha perduta la pazienza, si spinge avanti urtando PICKERING che educatamente si ritira dall'altra parte del pilastro). Ma dove si sarà cacciato Freddy? Io mi buscherò una polmonite se rimango ancora in mezzo a tutta questa umidità.

HIGGINS (tra sé e sé, affrettandosi a prender nota della sua pronuncia). Earlscourt.

LA FIGLIA(con violenza). Di grazia: tenetevi le vostre impertinenti osservazioni per voi.

HIGGINS. Ho parlato forte? Non e mia intenzione, scusatemi. Vostra madre deve essere di Epsom certamente.

LA MADRE (avvicinandosi a uomo del taccuino e alla figlia). Quest'è curioso! Io sono nata a Largelad Park vicino ad Epsom.

HIGGINS (enormemente divertito). Ah! Ah! Che nome indiavolato! Scusatemi.

Alla figlia:

Voi volete una vettura non è vero?

LA FIGLIA. Non mi parlate.

Essa si rifugia stizzosamente in tondo al portico.

LA MADRE. Per favore, Clara! Clara!

A HIGGINS

Vi saremo grate signore, se ci troverete una vettura.

HIGGINS leva di tasca un fischio.

Oh! Mille grazie.

Essa va vicino alla figlia. HIGGINS fischia.

Lo SPETTATORE Ecco! Io lo sapevo bene che era unodella polizia… guardandolo meglio Ma quello non è un fischietto della polizia: è un fischio da sport.

LA FIORAIA(sempre preoccupata dei suoi sentimenti offesi) Egli non ha il diritto di prendere le mie generalità: sono le stesse di quelle d’una signora.

HIGGINS. Io non so perché dite questo... Ma la pioggia, è, cessata da due minuti.

LO SPETTATORE SARCASTICO. Io posso dire di dove venite voi. Venite dal manicomio. Tornateci. E presto.

L’inglese in Inghilterra non si sa

Egli se ne va

LA FIORAIA. Spaventar la gente cosi! Vorrei sapere se gli piacerebbe che lo facessero a lui.

LA MADRE(fermandosi sul davanti del portico e guardando per assicurarsi che la pioggia sia cessata). Ora si è rimesso. Clara. Noi possiamo trovare un omnibus. Vieni.

Essa rialza la gonna fin sopra le caviglie ed esce dalla parte della via.

LA FIGLIA. Ma la vettura?

Sua madre è troppo lontana per udirla.

Oh! Che noia!

La segue stizzita. Tutti sono usciti eccettuato HIGGINS, PICKERING e la fioraia, che siede accomodando il suo paniere, e compiange se stessa, brontolando.

LA FIORAIA. Povera ragazza! Non è facile per lei, vivere senza essere tormentata e maltrattata.

PICKERING (riaccostandosi alla sinistra di HIGGINS). Quale è la vostra professione, se è lecito?

HIGGINS. La fonetica, semplicemente. La scienza del linguaggio. Questa è la mia professione ed anche la mia mania. Felice è l'uomo che può vivere della sua mania! Voi potete riconoscere un irlandese o uno di York dal suo dialetto. Io posso dire di dove è un uomo, con un errore di sei miglia, di due miglia in Londra; qualche volta soltanto di due vie.

LA FIORAIA. Dovrebbe, vergognarsi di sé: indegno, vigliacco.

PICKERING. E di questo potete vivere?

HIGGINS. Certamente. E una vita comoda anche. Quest'è un'epoca di villani rifatti. Cominciano con ottanta sterline l'anno a Kentish Town e finiscono a Parth Lane con cento mila. Cercano di dimenticare Kentish Town; ma si tradiscono tutte le volte che aprono bocca. Cosi io posso insegnar loro...

LA FIORAIA. Dovrebbe pensare ai fatti suoi e lasciare in pace una povera ragazza.

HIGGINS (esplodendo). Donna: finitela immediatamente col vostro brontolio; e cercate di ripararvi in qualche altro luogo.

LA FIORAIA(con debole sfida). Io ho il diritto di stare qui se mi piace, tanto quanto voi.

HIGGINS. Una donna che si esprime, con suoni così deprimenti e disgustosi non ha diritto di stare in nessun luogo: non ha diritto di vivere. Ricordatevi che voi siete un essere umano con un'anima ed il sublime dono della parola articolata; che la vostra lingua materna è la lingua di Shakespeare, di Milton e della Bibbia: e non sedete qui a gracidare come una ranocchia stizzita!

LA FIORAIA (assolutamente sbalordita, guardando di sottecchi con atto di deprecazione, senza osare di alzar la testa). Ah -ah -ah -oh -ou -ou -ooo...

HIGGINS (tirando fuori il suo taccuino). Cielo: che suoni!

Egli scrive: poi guardando il libro legge e ripete esattamente il verso di lei:

Ah -ah -ah -oh -ou -ou -ooo...

LA FIORAIA(divertita dal fatto, e ridendo suo malgrado). Accipicchia!

HIGGINS. Voi vedete questa creatura col suo inglese da marciapiede, l’inglese che si terrà in gola sino alla fine dei suoi giorni. Il tipo di una ragazza che si serve della parola è tanto lontano da lei, quanto la corona di Russia è vicina a voi o a me. Ebbene, signore, in tre mesi io posso far passare questa ragazza per una duchessa ad un garden party di qualche ambasciatore. Io posso anche trovarle un posto di dama di compagnia o di commessa di magazzino, dove si richieda l'inglese più puro. Questo è quello che io fo per i commercianti milionari. E col guadagno che io mi procuro, produco delle opere di scienza fonetica e delle opere di poesia in versi sciolti.

PICKERING. Io sono studioso di dialetti indiani e...

HIGGINS (vivamente). Voi? Conoscete dunque il colonnello Pickering? L'autore del Sanscrito parlato?

PICKERING. Il colonnello Pickering sono io e voi chi siete?

HIGGINS. Enrico Higgins, l'inventore dell'Alfabeto Universale Higgins.

PICKERING (con entusiasmo). Io sono venuto dall'India per conoscervi.

HIGGINS. Io stavo per partire per l'India per incontrarmi con voi.

PICKERING. Dove abitate?

HIGGINS. 27 Wimpole Street. Venite a trovarmi domani.

PICKERING. Io abito all’hotel Carlton. Venite con me, ceneremo insieme chiacchierando.

HIGGINS. Ottima idea. Grazie!

LA FIORAIA(a Pickering, mentre essi stanno per andarsene). Comprate un mazzolino, signore. Non ho i quattrini per l'albergo, stanotte.

HIGGINS (Disgustato dall'impostura della ragazza). Bugiarda. Avete detto che potevate dare il resto di uno scudo.

PICKERING. Davvero non ho spiccioli. Mi dispiace.

LA FIORAIA(alzandosi disperata). Voi dovete essere imbottito di chiodi, dovete.

Buttando il paniere ai piedi di Higgins:

Pigliate tutto per mezzo scellino.

L'orologio della chiesa suona i due quarti.

HIGGINS (interpretando il suono come la voce di Dio che lo rimprovera per la sua farisea mancanza di carità verso la poveretta). Eccovi un mio ricordo.

Alza il cappello con solennità; butta una manciata di monete nel paniere e segue Pickering.

LA FIORAIA(raccogliendo uno scudo).Aho - oo - oo!

Trovando poi due mezze sterline:

Aha – aha - aha - ooo!

Raccogliendo parecchie monete di rame:

Oho - oho!

Trovando ancora una sterlina:

Ahaaaa! Oho! Ohooo!

FREDDY (precipitandosi fuori da una vettura). Ne ho finalmente afferrata una!

Alla fioraia:

Dove sono le due signore che erano qui?

LA FIORAIA. Sono andate via con l'omnibus appena pioggia e cessata.

FREDDY. E mi lasciano con la vettura sulle braccia. Maledizione! esce

Che bella favola

Il padre balza fuori ubriaco dalla locanda insieme ai suoi due amici

DOOLITTLE. Elisa che sorpresa

LA FIORAIA. Eh non eh… Non te li pago i tuoi vizi

DOOLITTLE. Su Elisa… vieni qui dal tuo caro padre

LA FIORAIA. Io non caccio i soldi che mi sono sudata per farteli buttare in qualche sporca bettola

DOOLITTLE. Elisa! Non avrai il barbaro coraggio di mandarmi  in braccio alla tua matrigna senza una goccia di liquido come protezione!

LA FIORAIA. Bleeah! La matrigna del cavolo!

DOOLITTLE. Tanto prima o poi dovrò sposarmela e sarò io a soffrire di più, perché sono schiavo di quella donna. Solo perché non sono il suo legittimo marito, avanti, allungami qualche moneta per farmi arrivare a casa in forma indica la locanda

LA FIORAIA. A dir la verità non mi è andata tanto male stasera…

DOOLITTLE.  Si…

LA FIORAIA.allungandogli il denaro raccolto Tieni! Basta che te ne vai

DOOLITTLE. Brava, figlia mia

LA FIORAIA. Ma non venirmi a cercare per farti dare altri soldi da me

DOOLITTLE. Grazie Elisa, hai un cuore generoso!

Elisa esce

Birra! Birra!! Birra per tutti!!

Basta un pizzico

Il padre finisce di cantare nell’avan palco

Il giorno seguente alle 11,30 del mattino nel laboratorio di Higgins in Wimpole Street. È una stanza al primo piano, che guarda sulla via, e doveva essere un salotto. Nel muro al fondo, in mezzo, una porta a due battenti. Chi entra ha alla sua destra due alte scansie a piccoli cassetti disposte ad angolo retto contro i muri. In quest’angolo è un'ampia scrivania sulla quale c'è un fonografo un laringoscopio ed una rastrelliera di piccole canne da organo in una cassetta medievale, con un soffietto come quelli che suonano gli angeli sulle pitture del XIV secolo: c'e anche una collezione di piccoli lumi a gas la cui forma produce un fischio e che sono uniti al muro con un tubo di gomma, alcuni diapason di diversa grandezza; una mezza testa d'uomo di dimensioni normali mostrante gli organi vocali; e una scatola contenente dischi di ricambio per il fonografo. Il fondo alla stanza, dalla stessa parte, c'è un caminetto con una comoda poltrona di cuoio vicina, verso la porta, e il secchio del carbone. Il fuoco è acceso. Fra il camino e la tavola del fonografo, un porta-giornali. Dall'altra parte della porta centrale a sinistra di chi entra, un altro mobiletto: sopra di esso il telefono e la guida telefonica. Nell'angolo c'è un gran pianoforte che occupa anche molta parte del muro. Vicino al piano, un portamusica. Sopra un basamento, uno spirometro, il cui tubo si può alzare all'altezza che si vuole perché gli allievi possano misurare la capacità dei loro polmoni. Sul piano un vassoio colmo di frutta e dolci, specialmente cioccolatini. Il centro della camera è sgombro. Oltre la poltrona, un seggiolino da piano e due sedie presso le tavole del fonografo, c'è un'altra sedia vicino al camino. Ai muri delle incisioni, acqueforti del Piranesi e ritratti a mezza tinta. Nessun quadro. Pickering è seduto al tavolo, occupato con alcune carte e un diapason del quale s'è appena servito. Higgins è in piedi vicino a lui, e richiude due o tre cassetti dello scaffale. Nella luce mattinale appare un uomo robusto, vivace, piacente, sui quarant' anni o giù di li. Veste una marsina nera, colletto di lino bianco, cravatta di seta nera. Aria professionale. Tipo energico, appassionato per la scienza, animato da un'ardente, quasi violenta curiosità per tutto quanto può essere oggetto di studio positivo. Incurante di sé e degli altri, per quel che riguarda il sentimento, tranne per 1'età e per l'aspetto, ad un ragazzo impetuoso per la sua insistenza e petulanza nel domandare il perché di tutto, e ha bisogno di essere sorvegliato appunto quasi come un ragazzo perché non commetta, involontariamente, del male. I suoi modi variano da una rudezza simpatica, quand' è di buon umore, ad una burrascosa insofferenza quando qualcosa non gli va bene: ma è così schietto e senza malizia che rimane piacevole anche nei suoi momenti di minor ragionevolezza.

HIGGINS (ridendo e avvicinandosi al pianoforte per prendervi dei dolci). Bisogna farci la pratica. Da principio, non avvertite nessuna differenza tra i suoni ma poi proseguendo, a poco a poco, la percepite, e finalmente essi vi appaiono distinti come A e B.

La signora Pearce entra. È la padrona di casa di Higgins.

Che c'è?

SIGNORA PEARCE (evidentemente perplessa). C'è una ragazza che domanda di voi.

HIGGINS. Una ragazza? Che cosa vuole?

SIGNORA PEARCE. Mah? Chi sa? Dice che sarete lieto di vederla, quando saprete perché viene. È una ragazza molto ordinaria. Veramente ordinaria. L'avrei mandata via se non avessi pensato che voi la voleste per farla parlare nelle vostre macchine. Spero di non aver fatto male; ma voi qualche volta ricevete certa gente che... spero mi scuserete...

HIGGINS. Ma avete fatto benissimo, signora Pearce. Ha un accento interessante?

SIGNORA PEARCE. Oh! Qualcosa di orribile. Io non capisco come possiate interessarvi...

HIGGINS (a Pickering). Vogliamo vederla? Fatela entrare, signora Pearce.

Corre al suo tavolo da lavoro e vi prende un disco per il fonografo.

SIGNORA PEARCE (rassegnata e a malincuore). E sia! Lo faccio soltanto per voi, signore.

Esce dalla porta della scala.

HIGGINS. Questa è proprio una fortuna. Io vi mostrerò come faccio le registrazioni. Noi la sentiremo parlare, ed io registrerò il suo discorso, prima col "sistema Bell" del discorso visibile; quindi in “largo Romic” e poi lo metteremo al fonografo, cosicché potrete avere a disposizione il testo e la voce quando vi parrà, per studiarli.

SIGNORA PEARCE (tornando). Ecco la ragazza, signore.

La fioraia entra tutta agghindata. Essa ha un cappello con tre piume di struzzo, arancio, celeste chiaro e rosso; ha un grembiule quasi pulito e porta lo scialle intorno alle spalle, con una certa pretesa di eleganza. L'espressione di innocente vanità e di sufficienza del suo deplorevole viso commuove Pickering, che già s'era alzato all'entrare della signora Pearce. Quanto ad Higgins, la sola differenza che egli faccia tra uomini e donne è che quando non sta tempestando e imprecando per un nonnulla, fa moine alle donne proprio come fanno i ragazzi con le loro

Governanti allorché vogliono ottenere qualche cosa.

HIGGINS (bruscamente, riconoscendola con evidente dispetto). Ma, questa è la ragazza che io notai la notte scorsa! Non serve. Io ho tutte le registrazioni che voglio del gergo di Lisson Grave, non voglio sciupare un altro cilindro per lei.

Alla ragazza:

Andatevene. Non ho bisogno di voi.

LA FIORAIA. Non siate così cattivo. Voi dovete sapere perché sono venuta.

Alla signora Pearce che aspetta alla porta per nuovi ordini:

Non gli avete detto che io sono venuta in automobile?

SIGNORA PEARCE. Sciocchezze, ragazza! Cosa credete che importi a un signore come il professor Higgins del modo come siete venuta qua?

LA FIORAIA. Oh! Siamo superbi! Lui dà delle lezioni, gliel'ho sentito dire. Ebbene, sono venuta per imparare un po' di cerimonie e se il mio denaro non gli pare abbastanza buono io posso andare altrove.

HIGGINS. Abbastanza buono per che cosa?

LA FIORAIA. Abbastanza buono per voi. Voi sapete, non è vero? Io vengo per prendere delle lezioni, io. E le pagherò anche, non temete!

HIGGINS (sbalordito). Benissimo!!!

Ripigliando fiato con uno sforzo:

Che cosa aspettate che vi dica?

LA FIORAIA. Bene: se foste un gentiluomo voi mi avreste detto di sedermi, credo. Non vi ho detto che avrò da fare con voi?

HIGGINS. Pickering: dobbiamo dire a questo fagotto di sedersi, o lo scaraventiamo dalla finestra?

LA FIORAIA (atterrita, corre a ripararsi dietro il piano- forte). Ah -a -oh -ou -au -ooo!

Improvvisamente ferita e offesa:

Io non voglio essere chiamata fagotto, quando offro di pagare come una signora.

Senza muoversi i due uomini la guardano dal lato opposto della stanza, stupiti.

PICKERING (cortese). Ma che cosa volete, ragazza mia?

LA FIORAIA. Io voglio diventare commessa in un magazzino di fioraia all'angolo di Via Tottenham. Ma non mi vogliono accettare, finché non parli con più garbo. Lui dice che mi potrebbe insegnare. Io, dunque, sono qui per pagarlo - non per chiedergli un favore - ed egli mi tratta come se fossi spazzatura.

SIGNORA PEARCE. Come si fa ad essere tanto ignorante da credere di poter pagare il signor Higgins?

LA FIORAIA. E perché no? Io so al pari di voi quanto costano le lezioni e sono pronta a pagarle.

HIGGINS. Quanto?

LA FIORAIA (avvicinandoglisi trionfante). Finalmente parlate! Io ho pensato che sareste stato contento di riavere un po' di quel che: mi buttaste ieri notte.

Confidenziale:

Voi eravate un po' brillo, non è vero, ieri sera?

HIGGINS (imperioso). Sedetevi!

LA FIORAIA. Ah se me lo dite per complimento…

HIGGINS (tuonando). Sedetevi!

SIGNORA PEARCE (severa). Sedetevi, ragazza. Fate come potete.

Essa pone la sedia che sta vicino al caminetto tra Higgins e Pickering,

 e si ferma dietro la sedia stessa aspettando che la ragazza vi si accomodi.

LA FIORAIA. Ah -ah -ah -ou -ou –ooo!

Essa siede un po' allegra, un po' sconcertata.

HIGGINS. Come vi chiamate?

LA FIORAIA. Lisa Doolittle.

HIGGINS (scherzosamente). Elisa, Elisabetta, Betta, Lisa... andarono nel bosco a cercare dei nidi

Con l'intonazione di una tavoletta

PICKERING. N'avevano trovato uno con quattro uova dentro.

HIGGINS. Presero un uovo per una e ne restarono tre...

Essi ridono dello scherzo.

LISA. Non fate lo sciocco!

SIGNORA PEARCE. Non dovete parlare cosi, al signore.

LISA. E perché lui si burla di me?

HIGGINS. Veniamo agli affari. Quanto mi pagate per lezione?

LISA. Io so quel che è giusto. Una signora mia amica prende per uno scellino e mezzo, l'ora lezioni di francese da un professore veramente francese. Voi non vorrete avere la faccia tosta di chiedermi altrettanto per insegnarmi la mia propria lingua come se fosse francese: perciò io non voglio spendere più di uno scellino; prendere o lasciare

HIGGINS (passeggia su e giù per la stanza, facendo suonare le chiavi nelle tasche). Vedete, Pickering, se considerate uno scellino, non come uno scellino, ma come una percentuale della rendita di questa ragazza allora sarà il sicuro equivalente dei cento o duecento scellini che può darmi un milionario.

LISA (alzandosi terrorizzata). Duecento scellini? Io non ho mai offerto duecento scellini; io ho... piangendo

HIGGINS. Zitta!

LISA (obbedendo tremante). Ah -ah -ah ou-ou-ou-ooo ! Si direbbe che siete mio padre.

HIGGINS. Se mi decido a darvi lezione, sarà peggio di due padri insieme, per voi.

Egli le porge il fazzoletto di seta.

LISA. Cosa devo farne?

HIGGINS. Asciugatevi gli occhi. State attenta, questo è il vostro fazzoletto, e questo è il vostro scialle. Non scambiate l'uno con l'altro, se volete diventare commessa in una bottega..

LISA (grandemente confusa, rimane vicino a lui senza nulla dire).

SIGNORA PEARCE. È inutile parlarle cosi, signor Higgins: tanto non può capirvi. Del resto il torto èvostro: essa non sa come fare.

Le riprende il fazzoletto.

LISA (riafferrandolo). Ohilà! Ridatemi quel fazzoletto. Egli lo ha dato a me, non a voi.

PICKERING (ridendo). Certo! E io credo che debba esser considerato cosa sua, signora Pearce.

SIGNORA PEARCE (rassegnata). Fate come vi pare, signor Higgins.

PICKERING. Higgins, io vi proclamerò il più gran maestro vivente se ci riuscite. Vi rimborserò tutte le spese dell'esperimento. E pagherò il doppio delle lezioni.

LISA. Oh, voi siete molto buono! Grazie, capitano.

HIGGINS (tentato guarda la fioraia). È quasi irresistibile! Così squisitamente volgare, così orribilmente sporca!

LISA (protestando energicamente). Ah -ah -ou -ou – ooo! Io non sono sporca. Io mi lavo tutte le mattine le mani e la faccia.

PICKERING (ridendo). È certo, Higgins, che non avete intenzione di farle girar la testa con le vostre adulazioni!

SIGNORA. PEARCE (impacciata). Oh! Non lo dite, signore. C'è più di un modo di far girare la testa alle ragazze; e nessuno lo sa meglio del signor, Higgins. lo spero che non lo incoraggerete a fare di queste corbellerie...

HIGGINS (sempre più eccitato dall'idea che lo invade). Che cos'è la vita se non una serie di inspirate corbellerie? La difficoltà è di trovare da commetterle. Non vi lasciate mai sfuggire all'occasione; non se ne presentano tutti i giorni io di questa goffa stracciona posso fare una duchessa.

LISA.( respingendo energicamente la definizione). Ah - ah -.ah -ou-ou-ou-ooo !

HIGGINS (trasportato). Si, in sei mesi o in tre se essa ha buon orecchio e lingua agile io potrò condurla dovunque e farla accogliere come una gran lady.

Noi cominceremo oggi; anzi immediatamente. Portatela via, signora Pearce e lavatela; col bruschino e il sapone nero se non c'è altro modo. C'è un buon fuoco in cucina?

SIGNORA PEARCE (protestando). Si, ma...

HIGGINS (tempestando). Levatele tutti i vestiti che ha indosso e bruciateli. Compratele un corredo di vestiti; mentre aspettate il corredo, involtatela in carta da pacchi.

SIGNORA PEARCE. Ma non ho posto da metterla.

HIGGINS. Mettetela nella cassetta della spazzatura.

LISA. Ah -ah -ah -ou -ou –ooo !

PICKERING. Andiamo, Higgins, siate ragionevole!

SIGNORA PEARCE (risolutamente). Voi dovete essere ragionevole, signor Higgins, davvero! Lo dovete. Voi non potete portare a spasso cosi, a piacer vostro, della gente.

Cosi redarguito, Higgins si calma. All'uragano, succede uno zefiro di amabile sorpresa.

HIGGINS (con professionale squisitezza di pronuncia). Mia cara signora Pearce, mio caro Pickering, ciò che semplicemente vi chiedo è di essere gentili per questa povera ragazza.

LISA (rassicurata, torna alla sua sedia)                       

SIGNORA PEARCE. (a Pickering).Avete mai inteso niente di simile, prima d'ora?

PICKERING (ridendo di cuore).Mai, signora Pearce, mai.

HIGGINS (pazientemente).Di che si tratta?

SIGNORA PEARCE. Il fatto è che non potete raccogliere una ragazza simile come se raccoglieste una felce nel bosco.

HIGGINS. Perché no?

SIGNORA PEARCE. Perché no? Ma non sapete niente, sul conto suo. Chi sono i suoi genitori? Potrebbeessere maritata.

HIGGINS. Ecco! Come dice esattamente la ragazza: là là! Si, proprio maritata! Non vedete come appare giovine? E come apparirà fresca quando l'avrete pulita! Non sapete che le donne della sua condizione dopo un anno di matrimonio sembrano vecchie di cinquant'anni?

LISA. Chi mi dovrebbe sposare?

HIGGINS (sfoggiando i più squisiti bassi toni della sua sapienza di dizione). Per San Giorgio! Prima che io abbia finito di educarvi, le vie saranno seminate dei corpi degli uomini che si saranno uccisi per amor vostro.

SIGNORA PEARCE. Sciocchezze, signore.. Non bisogna parlare cosi.

LISA (alzandosi e tirando lo scialle sulle spalle). Io me ne vado. È matto... Io non voglio essere canzonata...

HIGGINS (ferito nel punto più tenero della sua sensibilità dalla pronuncia della fanciulla). Oh, proprio? Io sono matto, eh? Benissimo, signora Pearce, non ordinate, il corredo per lei e portatela via.

LISA (piagnucolando). Noo! Voi non avete il diritto di toccarmi.

SIGNORA PEARCE. Ecco che ora comincia una bella storia.

Mostrandole la porta:

Di qui, per favore.

LISA (alzandosi, quasi piangente). Io non voglio vestiti. Non li avrei presi.

Butta via il fazzoletto.

I miei li compro da me.

HIGGINS (riprendendo garbatamente il fazzoletto e fermando la ragazza che s'avvia riluttante verso l'uscita).Voi siete una ragazza cattiva e ingrata. Questa è la ricompensa che mi date per avervi offerto di trarvi dal fango e vestirvi bene, e fare di voi una signora.

SIGNORA PEARCE. Basta, signor Higgins. Non voglio sentirne di più. Siete voi che siete cattivo. E voi, ragazza, andate a casa dai vostri genitori e dite loro di avere un po’ più cura di voi.

LISA. Io non ho genitori.

HIGGINS. Benissimo, e allora perché far tante storie? La ragazza non deve nulla a nessuno; non è di utilità a nessuno, fuorché a me.

S'avvicina alla signora Pearce e comincia a vezzeggiarla.

Voi potete adottarla, signora Pearce?

SIGNORA PEARCE. Ma che devo farne di lei? Siate ragionevole, signore. Bisognerà in qualche modo pagarla...

HIGGINS. Pagatela quello che è necessario e segnatelo sul libro della spesa.

LISA (volgendosi a lui). Oh! Voi siete brutale. Questa è una bugia. Nessuno mi ha mai veduto bere liquori.

Ritorna alla sua sedia e vi si accomoda, in atto di sfida.

HIGGINS (impaziente). Che cosa accadrà di lei se la abbandono alla strada? Ditemelo, signora Pearce.

SIGNORA PEARCE. Questo è affar suo, non vostro, signor Higgins.

HIGGINS. Va bene: quando avrò terminato con lei, la rimanderemo alla strada e allora se la vedrà lei, non vi pare?

LISA. Oh! Voi non avete cuore! Voi non vi interessate che di voi.

Si alza risolutamente:

Ebbene io ne ho abbastanza di tutto questo e me ne vado.

S'avvia alla porta:

Dovreste vergognarvi di voi stesso, dovreste...

HIGGINS (scuotendo la scatola dei cioccolatini sul piano, con un lampo di malizia negli occhi). Volete dei cioccolatini, Elisa?

Higgins prende il temperino, taglia in due un cioccolatino,

ne mette metà in bocca e la mastica, porgendo a lei poi l'altra metà.

HIGGINS. In pegno di buona fede, Elisa; io ne ho mangiato una metà, voi mangerete l'altra.

Lisa apre la bocca per rispondere, egli vi caccia dentro la cioccolata.

LISA (che ha ingoiata la cioccolata dopo esserne rimasta quasi soffocata). Io non volevo mangiarla, soltanto io mi sento troppo signora per risputarla.

PICKERING. Scusatemi, Higgins, ma veramente io devo intervenire. Se questa ragazza deve stare per sei mesi in questa casa per un esperimento, essa bisogna bene che sappia che cosa deve fare.

HIGGINS. Quello che può. È incapace di qualsiasi cosa. D'altra parte, chi è di noi che sa quello che deve fare? E se lo si sapesse, si sarebbe disposti a farlo?

PICKERING. Intelligentissimo, Higgins, tutto ciò: ma senza senso.

A Elisa:

Signorina Doolittle...

LISA (stupita). Ah -ah -ou -ou!

HIGGINS. Ecco, quello che potète tirar fuori da Elisa. Ah -ah -ou -ou. Non occorrono spiegazioni. Lisa, voi dovrete stare in questa casa per sei mesi, imparando a parlar bene, come una signora, in un negozio di fioraio. Se sarete buona e farete quel che dovete, dormirete in una bella camera ed avrete da mangiar, bene e denaro per comperarvi dei cioccolatini e i fare delle gite in auto; se invece sarete cattiva e pigra, voi dormirete nel sotto scala fra gli scarafaggi. Alla fine dei sei mesi potrete andare in vettura e molto ben vestita.

A Pickering:

 Ora siete contento, Pickering?

Alla signora Pearce:

Potevo spiegarmi più chiaro, signora Pearce?

SIGNORA PEARCE (con pazienza). Io credo che farete meglio a lasciarmi parlare da sola con la ragazza. Io non so se potrò incaricarmi di lei, o consentire a qualche adattamento. Naturalmente capisco che non volete farle alcun male; ma quando voi prendete quello che chiamate interesse alla pronunzia della gente, non vi occupate punto di quel che può accadere a voi o a loro. Venite con me, Elisa.

HIGGINS. Cosi va bene. Grazie, signora Pearce. Tuffatela nel bagno.

LISA (alzandosi riluttante e sospettosa). Voi siete un gran fanfarone, siete. Io starò qui se mi piace. Non voglio essere picchiata da nessuno. Non ho, mai chiesto di andare al palazzo reale, mai! Io non ho mai avuto nulla a che fare con la polizia, mai. Io sono una ragazza per bene!

SIGNORA PEARCE. Non rispondete, figliola. Voi non, capite il signore. Venite con me.

Essa si avvia alla porta, e La tiene aperta perché, Elisa passi.

LISA (mentre esce). Se non so cosa si vuol fare di me, io non vorrei esserci venuta. Sono stata sempre una ragazza per bene e non si può dir niente sul conto mio; e non gli devo niente e non me ne importa; e non voglio essere calpestata, ed ho i miei sentimenti come qualunque altro...

La signora Pearce chiude la porta e la protesta di Elisa si fa sempre meno udire. Pickering si avvicina alla sedia e siede a cavalcioni incrociando le braccia sulla spalliera.

PICKERING. Scusate la domanda indiscreta: siete uomo di buon carattere con le donne?

HIGGINS (cupo). Avete mai incontrato un uomo di buon carattere colle donne?

PICKERING. Oh! Sì, spesso.

HIGGINS (categorico, ponendosi con un balzo a sedere sul pianoforte). Ebbene io mai. Ho osservato questo: appena una mi diventa amica, essa diviene gelosa, nervosa, sospettosa, insomma un dannato imbarazzo. E trovo che appena sono io che mi faccio amico di una donna, divento egoista e tiranno. Naturalmente, finché è una faccenda d'amore, questo non ha conseguenze, perché tutti e due miriamo alla stessa cosa. Però è soltanto affare di un momento, non di tutta la vita. Ma a lungo andare accade che la donna tende a una cosa e voi tendete ad un'altra.

PICKERING. A che cosa, per esempio?

HIGGINS (scendendo dal piano, nervoso). Chi sa? Io, suppongo che la donna tenda a vivere la sua propria vita, e l'uomo a vivere la sua ed ognuno cerchi di far deviare l'altro. Uno vuole andare al nord e l'altro al sud; e il risultato è che tutti e due si volgono ad est, quantunque tutti e due abbiano in odio il vento dell'est.

Siede sullo sgabello del piano.

Ma se una donna arriverà

Per questo io sono un vecchio scapolo impenitente, e credo che tale rimarrò.

PICKERING (alzandosi e ponendoglisi, grave, dinanzi). Andiamo, Higgins! Voi sapete cosa intendo dire. In questo affare io ho una certa responsabilità per questa ragazza. Voglio sperare che nessuno profitterà nella sua posizione.

HIGGINS. Ma che dite mai! Ve lo garantisco!

Si alza per spiegar meglio:

Vedete, è una scolara, e lo scolaro è sacro. Ho insegnato a parlare bene l'inglese a ventine di milionarie americane... Le più belle donne del mondo... Io ci sono abituato, per me è come se fosse un pezzo di legno; e mi lascia insensibile come un pezzo di legno, è...

La signora Pearce apre la porta. Essa porta il cappello di Elisa nelle mani.

Pickering si ritira sulla poltrona presso al fuoco.

HIGGINS (con interesse). Bene, signora Pearce, come vanno le cose?

SIGNORA PEARCE (alla porta). Scusate se vi disturbo; ma non posso farne a meno.

HIGGINS. Ma certo. Entrate.

Essa viene avanti tra i due uomini.

Non bruciate questo cappello, signora Pearce. Voglio tenerlo come curiosità.

Egli prende il cappello tra le dita.

SIGNORA PEARCE. State attento. Io le ho promesso di non bruciarlo, ma credo che sarebbe bene metterlo per un po' di tempo nello zolfo.

HIGGINS (posandolo sveltamente sul piano). Ah! Grazie. Dunque, che cosa avevate da dirmi?

PICKERING. Incomodo?

SIGNORA PEARCE. Oh! Niente affatto, signore. Signor Higgins, per favore cercate di essere prudente in quello che dite davanti alla ragazza.

HIGGINS (con forza). Ma certo. Io sono sempre prudente. Perché me lo dite?

SIGNORA PEARCE (punto commossa). No, signore, voi non siete affatto prudente: quando avete perduto qualche cosa, o vi impazientite... Io non ci bado… Ci sono abituata. Ma, voi non dovete bestemmiare davanti alla ragazza.

HIGGINS (indignato). Io bestemmio! Non ho mai bestemmiato!

Enfatico.

Detesto le bestemmie. Che diavolo intendete dire?

SIGNORA PEARCE (ostinata). Quello che dico, signore. Voi bestemmiate un po' troppo. Io non mi spavento dei vostri dannato, e accidentato, né del diavolo qui, diavolo là, e, diavolo sempre...

HIGGINS. Signora, queste parole sulle vostre labbra! Davvero...

SIGNORA PEARCE (continuando). Ma c'è una parolache io vi prego di non usare. La ragazza l’ha detta or ora perché il bagno era troppo caldo. Comincia colla lettera m. Essa non conosce di meglio: l’ha imparata sulle ginocchia di sua madre. Ma non deve sentirla pronunziare da voi.

HIGGINS (dolcemente). Io non mi ricordo di essermela lasciata mai sfuggire di bocca.

La signora lo guarda fisso. Ed egli aggiunge celando una

 coscienza malcerta sotto un'aria dottorale:

Eccettuato, forse, in qualche momento di estrema e legittima irritazione.

SIGNORA PEARCE. Questa mattina, l'avete applicata alle vostre scarpe, al burro, e al pane scuro.

HIGGINS. Oh! Per semplice licenza, signora Pearce, giustificabile in un poeta.

SIGNORA PEARCE. Va bene, signore, ma in qualunque modo vogliate giustificar la cosa, vi prego di non farvi sentire dalla ragazza a ripetere quella parola.

HIGGINS. Oh! Benissimo, benissimo. È tutto?

SIGNORA PEARCE. No, signore. Noi dobbiamo anche essere molto scrupolosi a proposito della pulizia di questa ragazza.

HIGGINS. Certamente. Benissimo. Importantissimo.

SIGNORA PEARCE. Intendo dire che non bisogna essere trascurati a proposito delle sue vesti, o disordinati a proposito delle cose che le occorrono.

HIGGINS (secondandola solennemente). Proprio cosi. Stateci attenta.

Si rivolge a Pickering, che segue, divertendosi un mondo, la conversazione.

Sono queste piccole cose quelle che importano, non è vero, Pickering? Le piccole economie formano le grandi ricchezze: questo è vero sia per i denari sia per le abitudini.

Va ad ancorarsi vicino al caminetto, con l'aria di un uomo

che si è assicurato una posizione imprendibile.

SIGNORA PEARCE. Si, signore; io dunque posso domandarvi; di non venire a colazione in veste da camera, o almeno di non adoperarla come salvietta, come avete abitudine di fare, signore. E se voleste essere tanto gentile di non mangiare tutte le pietanze nello stesso piatto, e di ricordarvi di nonposare sulla tovaglia pulita la casseruola, sarebbe il migliore esempio che potreste dare alla ragazza. Voi sapete che la settimana scorsa per una spina di pesce, per poco non rimaneste soffocato.

HIGGINS (abbandonando Il caminetto e prendendo rapidamente posizione vicino al pianoforte). Questo mi accade quando sonodistratto, ma non d'abitudine.

Piccato.

A proposito, la mia veste da camera puzza maledettamente di benzina.

SIGNORA PEARCE. Si capisce. Ma voi siete solito a pulirvici le dita.

HIGGINS (urlando). Bene, bene; in avvenire me le pulirò nei capelli.

SIGNORA PEARCE. Spero di non avervi offeso.

HIGGINS (seccato di scoprirsi capace di un sentimento poco simpatico). Tutt'altro! Voi avete più che ragione, signora: starò attento davanti alla ragazza. È tutto?

SIGNORA PEARCE. No,signore: le ho fatto indossare una di quelle vesti giapponesi che voi avete portato di fuori. Non posso farle rimettere addosso i suoi vecchi cenci.

HIGGINS. Certamente: tutto quello che vi piace. È tutto?

SIGNORA PEARCE. Grazie, signore. Si: è tutto ve la porto.

HIGGINS. Vedete, Pickering, questa donna ha le più strane idee a mio riguardo. Io sono un essere timido e diffidente. Io non sono mai riuscito a sentirmi realmente uomo e temibile come altri giovanotti. Invece la signora è fermamente convinta che io sia persona arrogante e autoritaria. Io non riesco a persuadermene.

La signora Pearce rientra con Elisa.

HIGGINS, PICKERING. (esclamano insieme) Accidenti! Elisa! Oh bella, oh bella! Per Giove!

LISA. Non ho l'aria stupida?

HIGGINS. Stupida?

SIGNORA PEARCE (di sulla porta). Ora, signor Higgins, vi prego di non dire alla ragazza delle cose che la facciano insuperbire.

HIGGINS (coscienziosamente). Oh! Si capisce!

Ad Elisa:

Si, stupida come un accidente.

SIGNORA PEARCE. Prego, signore.

HIGGINS (correggendosi). Voglio dire enormemente stupida.

LISA. Credo che starò bene quando avrò il mio cappello.

Essa prende il cappello e se lo mette in capo, passeggia per la stanza con sussiego

 e poi va a sedersi sul coperchio del piano.

HIGGINS. Una nuova moda, per Dio. Ed orribile a quanto pare! Su venite qui, inizieremo le lezioni ora!

LISA. Adesso? Io non ho voja, cavolo!

HIGGINS. Voglia, Elisa, non voja

LISA. Ebbeh che ho detto!

HIGGINS. Su, siediti qui. Prova a ripetere questa semplice frase: “la pioggia in Spagna bagna la campagna”

LISA. Accentuando la s la n e gn “la pioggia in Spagna bagna la campagna”

HIGGINS. No, Elisa… ascolta bene “la pioggia in Spagna bagna la campagna”

LISA. Ebbeh che ho detto! “la pioggia in Spagna bagna la campagna”

HIGGINS. No, Spagna, Spagna…

LISA. Aouhh! Spagna? “la pioggia in Spagna bagna la campagna”

HIGGINS. A Pickering vedete, uno vuole far diventar umana, una bestia e lei se ne rifiuta

PICKERING. Su, è la prima volta, lasciatela in pace.

LISA. “La Spagna in campagna la pioggia bagna”

HIGGINS. Non è possibile hai già dimenticato la frase iniziale. Sono stanco ora, su PICKERING. andiamo in salotto a prendere un the con guardando Elisa degli ottimi biscotti ricoperti di cioccolato.

LISA. Cavolo! Biscotti? Tengo una fame!

HIGGINS. No! Elisa, tu non verrai e se al mio ritorno non avrai imparato correttamente la frase non cenerai! Oh oh oh. Andiamo  Pickering, ci siamo presi una bella gatta da pelare.

PICKERING. Davvero, Higgins!

HIGGINS. PICKERING. escono

Signor Higgins lo vedrai


ATTO SECONDO

HIGGINS è seduto comodamente sulla poltrona

SIGNORA PEARCE. C'è alla porta uno spazzino, Alfredo Doolittle, che chiede di voi. Dice che voi avete qui sua figlia.

HIGGINS (prontamente). Fate salire questa canaglia!

SIGNORA PEARCE. Sta bene, signore!

Esce.

PICKERING. Ma forse non è una canaglia.

HIGGINS. Sciocchezze! Certo che lo è.

PICKERING. Lo sia o no, temo che ci procurerà delle noie.

HIGGINS (confidenziale). Oh no: non credo. Se ci sa ranno delle noie, le avrà lui da me, non io da lui. E siamo certi di tirarne fuori qualche cosa d'interessante.

PICKERING. Riguardo alla ragazza?

HIGGINS. No, riguardo all'accento, al dialetto.

PICKERING. Oh!

SIGNORA PEARCE (alla porta). Ecco Doolittle, signore.

Essa fa entrare Doolittle e si ritira. Alfredo Doolittle è un attempato ma vigoroso spazzino vestito secondo l'uso del mestiere e porta un largo cappello con una tesa allungata dietro,

che gli copre la nuca e scende sulle spalle. Egli ha un aspetto notevole e interessante e pare ugualmente scevro di coscienza e di timore. Ha una voce molto energica,

 risultato dell'abitudine di esprimere senza riguardi i suoi sentimenti.

 Il suo atteggiamento attuale è quello

dell'onore offeso e della maggior risolutezza.

DOLITTLE (sulla porta, incerto su quale dei due uomini sia il suo uomo). Il professor Higgins?

HIGGINS. Sono io. Buon giorno. Sedete.

DOOLITTLE. Buon giorno, padrone.

Egli siede con aria imperiosa.

Io vengo per un affare molto serio, padrone.

HIGGINS (a Pickering). Viene da Hounslow. Madre gallese, mi sembra.

Doolittle spalanca la bocca sbalordito. Higgins continua:

Cosa volete, Doolittie?

DOOLITTLE (minaccioso). Io voglio mia figlia: ecco ciò che voglio. Capite?

HIGGINS. Naturalmente. Voi siete suo padre, non è vero? Voi non supporrete che qualcun altro la voglia, non è vero? Sono lieto di notare che c'è in voi una stilla di sentimento familiare. Essa è di là. Prendetevela subito.

DOOLITTLE (si alza smontato). Che?

HIGGINS. Portatela via. Non crederete mica che voglia allevare vostra, figlia per voi!

DOOLITTLE (protestando). Via, via, andiamo, padrone. È ragionevole? È generoso profittare di un uomo come me? La ragazza è mia. Voi l'avete qui. Che cosa divento io?

Siede di nuovo.

HIGGINS. Vostra figlia ha avuta l'audacia di venire in casa mia a domandarmi di istruirla a pronunciare convenientemente l'inglese, perché vuol trovarsi un posto in un negozio di fioraio. Questo signore e la mia padrona di casa sono stati presenti a tutto il colloquio.

Assalendolo:

Siete venuto qui per farmi un ricatto? E avete mandato lei a questo scopo?

DOOLITTLE (protestando). No, padrone.

HIGGINS. Si, è cosi. Altrimenti come avreste potuto sapere che era qui?

DOOLITTLE. Non trattate cosi un uomo come me, padrone.

HIGGINS. Roba da polizia. Questo è un piano, un complotto per estorcermi del denaro con le minacce. Telefonerò alla polizia.

Si avvia risolutamente al telefono, e apre la guida.

DOOLITTLE. Vi ho chiesto un solo centesimo, io? Ne chiamo a testimonio il signore. Ho detto una sola parola, io, a proposito di denaro?

HIGGINS. E perché dunque siete venuto?

Deponendo. Il volume e avvicinandosi a Doolittle con aria inquisitrice.

DOOLITTLE (gentile). Che cosa posso esser venuto fare? Siate giusto, padrone.

HIGGINS (disarmato). Alfredo, l'avete mandata voi?

DOOLITTLE. Mai più, padrone, mai più! Lo giuro sulla Bibbia: è due mesi che non vedo la ragazza.

HIGGINS. E allora come avete saputo che era qui?

DOOLITTLE (con tono dimesso e propiziatorio). Ve lo dirò, padrone, purché mi lasciate dire una parola: desidero di dirvelo, voglio dirvelo, aspetto soltanto di dirvelo.

HIGGINS. Pickering, questo tipo ha un certo naturale dono retorico. Osservate il ritmo delle sue note aspre. Desidero di dirvelo, voglio dirvelo, aspetto soltanto di dirvelo... Retorica sentimentale! C'è l'infiltrazione gallese, in lui. E ciò conferma anche la sua mendacia e la sua disonestà.

PICKERING. Di grazia, Higgins, anche io sono di quella regione.

A Doolittle.

Come sapevate che la ragazza era qui, se non ce l'avete mandata voi stesso?

DOOLITTLE. È stato cosi, padrone. La ragazza portò con sé un ragazzo nell'auto, per fargli fare una passeggiata. Il figlio della sua padrona di casa. Egli restò là impalato ad aspettare nella speranza che essa gli procurasse il gusto di un ritorno a casa, in auto. Ebbene, quando seppe che voi volevate farla rimanere qui, lei lo mandò a prendere il suo bagaglio, lo incontrai il ragazzo all'angolo di Endell Street.

HIGGINS. Alla bettola, eh?

DOOLITTLE. Il club dei poveri, padrone, perché no?

PICKERING. Lasciatelo dire...

DOOLITTLE. Il ragazzo mi raccontò il fatto. Ora io domando a voi quali dovevano essere i miei sentimenti e il mio dovere di padre? Io dissi al ragazzo: "Portami il bagaglio", dissi...

DOOLITTLE. La padrona di casa non avrebbe avuto fiducia di me, padrone. È una di quelle donne... Capite? Io dovetti dare un penny al ragazzo perché si fidasse di me, quell'animale. E l'ho portato a lei proprio per farvi piacere e per essere cortese. Ecco tutto!

HIGGINS. Che razza di bagaglio?

DOOLITTLE. Strumenti musicali, padrone. Alcune stampe, qualche gingillo di gioielleria e una gabbia da uccelli. Disse che non voleva abiti. Che dovevo pensare di questo, padrone? Lo domando a voi cosa dovevo pensare, come genitore?

HIGGINS. E per conseguenza siete accorso a salvarla da un male peggiore della morte, eh?

DOOLITTLE (con tono allegro, lieto di essere cosi ben compreso). Proprio cosi, padrone, proprio così.

PICKERING. Ma perché le avete portato qui il bagaglio, se siete venuto a portarla via?

DOOLITTLE. Ho detto forse una parola di volerla portare via? L'ho detta?

HIGGINS. (suonando il campanello, con fare deciso). Ma voi ve la porterete Via e subito.

DOOLITTLE (raccomandandosi). No, padrone. Non dite cosi. Io non sono l'uomo fatto per sorvegliare una fanciulla. Qui c'è una carriera aperta per lei, nevvero, e...

La signora Pearce apre la porta ed attende gli ordini.

HIGGINS. Signora Pearce: questo è il padre di Elisa. È venuto a prenderla. Dategliela!

Ritorna verso il piano, con l'aria di volersi disinteressare di tutto quanto.

DOOLITTLE. Ma no; questo è un malinteso, sentite qui…

SIGNORA PEARCE. Ora non può portarla via. Come potrebbe? Voi mi avete detto di bruciare le sue vesti.

DOOLITTLE. Cosi va bene. Io non posso già portare a spasso per le vie la mia figliola nuda come una scimmia. Vi pare? Io mi rimetto a voi.

HIGGINS. Voi mi avete detto che volete vostra figlia. Prendetevela. Se non ha vestiti uscite e comprategliene.

DOOLITTLE (disperato). Dove sono le vesti con le quali venne qui? Le ho bruciate io o le avete distrutte voi?

SIGNORA PEARCE. Io sono la padrona di casa, se vi piace. Ho mandato a prendere delle vesti per la vostra ragazza quando arriveranno la porterete via. Intanto potete aspettare in cucina. Si passa di qui!

Doolittle, molto confuso, s'alza per accompagnarla alla porta, quindi esita, finalmente si volta confidenzialmente verso Higgins

DOOLITTLE. Sentite qui, padrone. Noi due siamo uomini di mondo, non è vero?

HIGGINS. Ah! Siamo, uomini di mondo? È meglio che ve ne andiate, signora Pearce.

SIGNORA PEARCE. Credo anch'io che sia meglio.

Esce dignitosamente.

PICKERING. Il terreno è sgombro, signor Doolittle

DOOLITTLE (a Pickering). Vi ringrazio, padrone.

A Higgins che s'è rifugiato sul seggiolino del piano, un po' sopraffatto dalla vicinanza del suo interlocatore, giacché, egli spande intorno a sé una professionale fragranza di spazzatura:

Bene, la verità è che io mi sento una certa simpatia per voi, padrone; e se voi volete la ragazza io non mi sono fissato di riportarla a casa; ma si può stabilire un accomodamento. Come donna, è una bella ragazza, come figlia essa non vale molto; per cui vi parlo franco, tutto quello che chiedo riguarda i miei diritti di padre; e voi non supporrete che io la lasci per niente, perché capisco che voi siete della gente onesta, padrone. Bene, che cosa sono cinque sterline per voi? Che cos'è Elisa per me?

Torna a sedersi gravemente.

PICKERING. Dovreste ben sapere che le intenzioni del signor Higgins sono assolutamente oneste.

DOOLITTLE. Si capisce, padrone. Se pensassi che non lo fossero chiederei cinquanta sterline.

HIGGINS (disgustato). Volete dire, furfante, che vendereste vostra figlia per cinquanta sterline?

DOOLITTLE. No, come regola generale no, ma per favorire un signore come voi, io sono pronto a fare tutto quanto posso, ve lo assicuro.

PICKERING. Ma non avete morale?

DOOLITTLE (senz'ombra di vergogna). Non ci si guadagna niente, padrone. Se voi foste povero come sono io, non ve ne importerebbe niente. Io non penso nulla di male, mi capite. Ma se Lisa ci guadagnar qualche cosa, perché non debbo guadagnarci anch'io?

HIGGINS (turbato). Pickering, io non so cosa fare. È indubitato che dal punto di vista della morale, sarebbe un delitto dare anche un sol quattrino a costui... Eppure nella sua pretesa ci sento una specie di equità primitiva.

DOOLITTLE. È proprio così, padrone. Questo appunto ho detto io. Si tratta di un cuore paterno.

PICKERING. Io capisco il sentimento, ma veramente mi sembra poco corretto...

DOOLITTLE. Non dite questo, padrone. Non guardate così la faccenda. Cosa sono io? Ve lo domando: che cosa sono io? Io sono un poveraccio indegno, questo è quello che sogno io. Pensate che cosa significa questo per un uomo. Significa che egli ha sempre contro di sé la morale della borghesia. Quando potrebbe sperare qualcosa, è sempre la stessa storia! “Voi siete indegno, per conseguenza non la potete avere.” Ma il mio bisogno è grande quanto quello della più degna vedova che in una settimana tira sussidi da sei differenti opere di carità, per la morte dello stesso marito. Io non ho meno bisogno dell'uomo degno, ne ho anzi di più; io non mangio con minore appetito di lui, e bevo molto di più. Mi piace anche un po' di divertimento perché sono un uomo che pensa. Ebbene, per aver questo, pago quanto un uomo degno. Che cos'è la morale della borghesia? Nient'altro che una scusa per non darmi niente. Per conseguenza, io vi prego, da galantuomini, di non fare con me questa burletta. Io gioco lealmente con voi. Non pretendo di essere degno. Sono indegno e penso che continuerò ad esserlo. Mi piace esserlo, e questa è la verità. Volete voi approfittare della condizione di un uomo per dargli ancor meno per una sua figlia che egli ha cresciuta e nutrita e vestita col sudore della sua fronte, finché fu grande abbastanza da divenire interessante agli occhi di voi due signori? Chiedere cinque sterline vi sembra irragionevole? Lascio giudicar voi.

HIGGINS (alzandosi e dirigendosi a Pickering). Se avessimo quest'uomo per tre mesi nelle mani, lo ridurremmo al punto di scegliere o un portafoglio nel Ministero, o una parrocchia nel paese di Galles.

PICKERING. Che ne dite, Doolittle?

DOOLITTLE. No, no, padrone, siete troppo gentile.Ho ascoltati tutti i predicatori e tutti i primi ministri perché io sono uomo che pensa, e mi occupo di politica, di religione e di riforme sociali, come di tutti gli altri perditempi e vi assicuro che da qualunque parte vi voltiate è una vita da cani. La miseria è la mia parte. Cambiare uno stato per un altro è... è... bene, è di chi non ha nessuno stato, secondo me.

HIGGINS. Mi pare che possiamo dargli il denaro.

PICKERING. Temo che ne farà un pessimo uso.

DOOLITTLE. No, certo, padrone; voglio soltanto tirarmi su. Non crediate che io voglia risparmiarne e metterne da parte e vivere in ozio per questo. Lunedì prossimo non ci sarà più un soldo. Dovrò andare a lavorare come se non avessi mai avuto niente. Non mi ridurrò a vivere di carità, non temete. Soltanto una piccola baldoria per me e per la mia donna: che darà piacere a sé e guadagno agli altri, e a voi la soddisfazione di sapere che il vostro danaro non sarà sprecato. Non avreste potuto impiegarlo meglio.

HIGGINS (leva di tasca il portafogli e si avanza tra Doolittle e il pianoforte). Questo è irresistibile. Diamogliene dieci.

Offre due biglietti allo spazzino.

DOOLITTLE. No, padrone. Essa non avrebbe cuore di spenderne dieci e forse neppure io. Dieci sterline sono una somma, rendono l'uomo prudente e allora addio felicità. Datemi quello che vi ho chiesto, padrone, né un soldo di più, né uno di meno.

PICKERING. Perché non vi sposate con quella vostra donna? Io sono poco propenso ad incoraggiare, questa specie d'immoralità.

DOOLITTLE. Diteglielo, padrone, diteglielo. Mi farete un piacere. Io soffro per questo. Non ho autorità su di lei. Cerco di esserle gradito. Le faccio dei regali. Qualche volta le compero dei vestiti sgargianti. Sono schiavo di questa donna, padrone; proprio perché non sono il suo fedelissimo marito. E questo lei lo sa, purtroppo! Sentite me, padrone. Sposate Elisa o finché è giovine e non conosce niente di meglio. Se non lo fate ora, ve ne dorrete dopo; ma meglio voi che lei, perché voi siete un uomo ed essa è soltanto una donna e non sa come si fa ad essere felici quando si vuole.

HIGGINS. Pickering: se noi stiamo a sentire quest'uomo per altri due minuti, tutte le nostre convinzioni rimarranno scosse.

A Doolittle:

Avete detto cinque sterline?

DOOLITTLE. Grazie tante, padrone.

HIGGINS. Siete sicuro di non volerne dieci?

DOOLITTLE. Non ora, un'altra volta, padrone.

HIGGINS (porgendogli una banconota di cinque sterline). Tenete.

DOOLITTLE. Grazie, padrone. Buon giorno.

Egli corre alla porta, ansioso di uscirsene col suo bottino.

 Mentre apre la porta si trova a faccia a faccia: con sua figlia, vestita di un kimono giapponese, e lavata è pettinata si da essere irriconoscibile. La signora Pearce è con lei. Egli si fa da parte con deferenza e scusandosi.

Tante scuse, signorina.

LA SIGNORA GIAPPONESE. Caspiterina! Non riconoscete la vostra propria figlia?

DOOLITTLE. Accidenti! È Elisa.

(con orgoglio paterno). Ebbene, io non avrei mai supposto che ripulita sarebbe stata così bene, padrone. Mi fa onore, non è vero?

LISA. Vi dirò, è facile tenersi puliti, qui. C'è acqua calda e fredda alla cannella quanto vi piace, c'è asciugamani a spugna, c'è: e asciugamani ruvidi tanto caldi che bruciano le dita; c'è spazzolini morbidi per strofinarsi, e una ciotola di legno piena di sapone che odora di violette. Ora io so perché le signore sono così pulite. Lavarsi è un piacere per loro. Vorrei sapere che direbbero se avessero dovuto fare come me.

HIGGINS. Sono lieto che la stanza da bagno abbia incontrato la vostra approvazione.

LISA. Non tutto mi piace e non m'importa di chi me lo sente dire. La signora Pearce lo sa.

HIGGINS. Che c'è di male, signora Pearce?

SIGNORA PEARCE (dolcemente). Oh! Niente, cosa da niente!

LISA. Ma io avevo avuto la buona idea di romperlo. Non sapevo dove guardare... Ma ci ho messo sopra un asciugamano... proprio casi...

HIGGINS. Su che cosa?

SIGNORA PEARCE. Sullo specchio, signore.

HIGGINS. Doolittle: voi avete educato vostra figlia troppo severamente...

DOOLITTLE. Io!? Io non l'ho educata affatto. Salvo, che col darle di tanto in tanto qualche sonora sberla! Non ve la prendete con me, padrone... Non è avvezza a queste cose, capite? Ma presto vi prenderà liberamente la mano.

LISA. Io sono una ragazza per bene... e non voglio pigliar la mano a nessuno.

HIGGINS. Elisa, se ripetete ancora una volta che siete una ragazza per bene, vostro padre vi riporterà a casa.

LISA. Lui no! Non conoscete mio padre. Lui è venuto qui soltanto per avere dei denari per ubriacarsi.

DOOLITTLE. Per che cosa vorresti tu che io domandassi denaro? Per darli come offerta in chiesa forse?

Elisa gli mostra la lingua. Egli ne appare cosi offeso che Higgins stima

necessario di porsi tra i due.

Non pronunciate più una parola, non dite i fatti miei a questi signori, se no vi dare una lezioncina io, capite?

HIGGINS. Avete nessun'altra esortazione da fare a vostra figlia, prima di andarvene, Doolittle? La vostra benedizione, per esempio.

DOOLITTLE. No, padrone. Ho avuto abbastanza da fare a tirare avanti i miei ragazzi. Abbastanza, senza aggiungerci anche questo. Se volete educare meglio la mente di Elisa, padrone, adoperate il bastone. Lungo cosi, signore.

Si volta per andarsene.

HIGGINS (impressionato). Basta. Voi potrete venire regolarmente a vedere vostra figlia. È vostro dovere, lo sapete. Mio fratello è un pastore, e potrà aiutarvi a darle dei buoni consigli.

DOOLITTLE (evasivamente). Certamente. Verrò, padrone. Non proprio questa settimana perché io lavoro un po' lontano da qui! Ma farò tutto quel che potrò. A rivederci, signori. Buon giorno, signora.

Si toglie il cappello davanti alla signora Pearce, che non tiene conto del saluto e se ne va; ammicca a Higgins, in cui vede una vittima probabile del cattivo carattere della signora Pearce, e la segue.

LISA. Non credete a quel vecchio bugiardo. Ha tanta voglia di aver da fare con un pastore, quanto con un bulldog. Non lo vedrete più.

HIGGINS. E nemmeno lo desidero, Elisa; e voi?

LISA. No, certo. Non voglio vederlo più: non voglio. È una rovina per me. Proprio una rovina, col suo raccattar spazzatura invece di fare il suo mestiere.

PICKERING. Qual è il suo mestiere, Lisa?

LISA. Far passare il denaro dalle tasche degli altri nelle sue. II suo vero mestiere è lo sterratore e qualche volta lo fa per esercizio e guadagna buone giornate. Quando è che mi chiamerete signorina Doolittle?

PICKERING. Scusatemi, signorina Doolittle, è stata una distrazione.

LISA. Oh! Non fa niente; è perché pare più distinto. lo voglio prendere un'auto fino all'angolo di Tottenham Court Road e dirgli di aspettarmi, mentre metto un po' a posto quelle ragazze. State certo però che non ci parlerò neppure.

PICKERING. È meglio aspettare che abbiate un vestito come si deve...

HIGGINS. Ora che siete salita in fortuna, vorreste buttare à mare i vostri amici? Questo si chiama darsi delle arie.

LISA. Spero che certa gente non la chiamerete miei amici. Esse si sono burlate di me quando potevano: ora sono in grado di rendere loro la pariglia. Ma se devo aspettare, per avere dei vestiti più belli, aspetterò. Mi piace di averli. La signora Pearce mi ha detto che voi volete che la notte io porti cose differenti da quelle che porto il giorno; ma questo mi sembra voler buttare i denari in cose che non si possono far vedere; senza contare che le notti d'inverno non mi piace mettermi dei vestiti freddi.

HIGGINS. Basta parlare di sciocchezze. A proposito, avete imparato la frase?

LISA. E’ inutile sono troppo stanca, non ne posso più

PICKERING. In nome di Dio, siamo tutti molto stanchi. Cerca di essere ragionevole.

HIGGINS. Io sono sempre ragionevole, Elisa io lavoro con un mal di testa atroce, capito?

LISA. Lo tengo anch’io sa?

HIGGINS. Ah! Tieni! Lo so che hai mal di testa, lo so che sei stanca, ma pensa a quello che stai cercando di realizzare, rifletti cosa potrei guadagnare. La maestà e la grandezza della madre lingua è la più grande ricchezza che possediamo. I più ispirati pensieri che abbiano mai traversato la mente degli uomini sono espressi nei suoi musicali miscugli di suoni. Ed è questo il premio che ti accingi a conquistare, Elisa. E con la tenacia ci riuscirai. Prova un'altra volta.

LISA. La pioggia in Spagna  bagna la Campagna

HIGGINS. Cosa hai detto

Lisa ripete

HIGGINS. Ancora.

La pioggia in Spagna bagna la campagna

HIGGINS. Mi congratulo con me stesso PICKERING. quanto prima la metteremo alla prova. Andiamo. Alla Signora Pearce Porti Elisa nella sua stanza.

 

HIGGINS. e PICKERING. escono

A letto non andrò


ATTO TERZO

Nel giorno destinato alle visite, in casa della signora Higgins. Nessuno è arrivato ancora. La sala ha tre finestre sul fiume e il soffitto non è così alto come suole essere nelle case che hanno, come questa, pretese d’antichità. Le vetrate aperte danno accesso ad un balcone sul qual è tirata una tenda a righe. Guardando la finestra e volgendo le spalle alla parete opposta, si viene ad avere la porta alla destra, nell'angolo più vicino alla finestra stessa. La signora Higgins è stata cresciuta al culto di Morris e di Burne Jones e la sua casa, molto dissimile da quella di suo figlio,

non è piena zeppa di mobili, di tavolini, di cianfrusaglie.

Nel bel mezzo della sala VI è un'ampia ottomana e questa, insieme col tappeto, la ricca tappezzeria di Morris, le tende della finestra d’identico stile, il broccato che copre l'ottomana e i cuscini, ne costituisce tutto l'ornamento. Poche cose ma belle, e che non meriterebbero di esser nascoste da oggetti inutili. Qualche quadro ad olio, che già figurò alla Galleria Grosvenor treni anni prima (lato Burne Jones, non Lato Whistler) adorna i muri. L'unico paesaggio è un Cecil Lawson, ispirato al Rubens. Qualche quadro ad olio, che già figurò alla Galleria Grosvenor treni anni prima (lato Burne Jones, non Lato Whistler) adorna i muri. L'unico paesaggio è un Cecil Lawson, ispirato al Rubens. C'è anche un ritratto della signora Higgins, com'era quando, nella sua gioventù, sfidava la moda: appare in uno di quei costumi Rossettiani che, deformati da gente che non li capiva, condussero poi alle assurdità dell'estetismo popolare del 1810 Nell'angolo diagonalmente opposto alla porta d’entrata, la signora Higgins, sui sessant'anni e non pia, e da molto tempo occupata a sfuggire alle esigenze della moda, siede, scrivendo, ad un elegante e semplice scrittoio, munito di un bottone di campanello a portata di mano; più in là, in dentro, una poltrona Chippendale è posta tra lei e la finestra più vicina, dalla parte opposta la bella mostra di sé un'altra poltrona, stile Elisabettiano, rozzamente intarsiata, alla maniera antica e senza cuscini. Agli angoli della camera, vicino alla finestra, sono due divani con cuscini alla Morris. Sono ormai circa le quattro del pomeriggio. La porta si apre bruscamente ed entra Higgins, col cappello in capo.

SIGNORA HIGGINS. (meravigliata). Enrico!

Sgridandolo:

Cosa vieni a fare qui oggi, tu? Sai che oggi ricevo e mi avevi promesso di non venire.

Mentre egli si china per baciarla, essa gli togli il cappello, e glielo porge.

HIGGINS. Uff!

Scaraventa il cappello sul tavolo.

SIGNORA HIGGINS. Torna subito a casa.

HIGGINS (baciandola). Lo so, mamma, ma sono venuto apposta.

SIGNORA HIGGINS. E non dovevi. Parlo sul serio, Enrico. Tu offendi tutti i miei amici: non vengono più quando sanno di incontrarti.

HIGGINS. Sciocchezze! Può darsi che io non abbia peli sulla lingua, ma la gente non ci bada.

Siede sulla poltrona stile Elisabettiano.

SIGNORA HIGGINS. Ah, non ci bada! Altro che peli sulla lingua! Dì pure che tu sei sguaiato. No, davvero, mio caro, non devi assolutamente fermarti.

HIGGINS. Al contrario, lo devo. Ho un incarico per te, un incarico fonetico.

SIGNORA HIGGINS. Inutile, caro, sono dispiacente, ma non posso far la réclame alle tue vocali. E sebbene io mi diverta un mondo a ricevere le tue cartoline scritte con il tuo metodo stenografico patentato, devo poi sempre leggerle pelle copie scritte al modo di tutti, e che tu con tanta premura unisci.

HIGGINS. Bene: ma non è solo un affare di fonetica.

SIGNORA HIGGINS. Avevi detto che lo era.

HIGGINS. Ma... non per te. Ho pescato una ragazza.

SIGNORA HIGGINS. Vuoi dire che qualche ragazza ha pescato te.

HIGGINS. Niente affatto, non si tratta mica d’amore.

SIGNORA HIGGINS. Che peccato!

HIGGINS. Perché?

SIGNORA HIGGINS. Perché non ti ho mai saputo innamorato di nessuna donna che avesse meno di quaranta cinque anni. Quando ti deciderai a scoprire che ci sono al mondo tante belle donnine giovani?

HIGGINS. Oh! Io non mi posso perdere con una donna giovane! L'idea che mi sono fatto di una donna… amabile è qualcosa che si assomiglia il più possibile a te. Non mi deciderò mai ad amare donne giovani: certe abitudini sono troppo inveterate per potersi mutare.

S'alza bruscamente, e cammina su e giù, facendo risuonare monete e chiavi

 nelle tasche dei pantaloni.

E poi sono tutte oche.

SIGNORA HIGGINS. Sai che cosa dovresti fare, Enrico, se tu mi volessi bene davvero?

HIGGINS. Uff! Che cosa? Sposarmi forse?

SIGNORA HIGGINS. No, smetterla di giocherellare cosi, e toglierti le mani di tasca.

Egli obbedisce, con un gesto disperato, e siede di nuovo:

Cosi va bene. E ora parlami della ragazza.

HIGGINS. Oggi verrà a farti visita.

SIGNORA HIGGINS. Ma io non ricordo di averla invitata.

HIGGINS. Tu non l'hai invitata. L'ho invitata io. Se tu l'avessi conosciuta, non l'avresti invitata.

SIGNORA HIGGINS. Davvero! E perché?

HIGGINS. Ecco di che si tratta. La ragazza è una fioraia. L'ho trovata, l'ho pescata sul marciapiede.

SIGNORA HIGGINS. E la inviti ai miei ricevimenti?

HIGGINS (s'alza e s'avvicina a lei per vezzeggiarla). Oh! Quanto a questo tutto andrà bene. Le ho detto di parlare con proprietà e ha ricevuto istruzioni precise sul modo di comportarsi. Deve attenersi a due argomenti: il tempo, e la salute di ciascuno: “Bella giornata”, “Come sta lei” e niente di più. Tutto andrà bene.

SIGNORA HIGGINS. Ah bene! Parlare della nostra salute… del nostro interno se occorre, magari del nostro... esterno! Ma come puoi essere tanto sciocco, Enrico?

HIGGINS (con impazienza). Deve pur parlare di qualche cosa!

Si riprende e torna a sedere:

Tutto andrà bene, non temere. Pickering è d'accordo con me. Ho fatto una specie di scommessa di ridurla in sei mesi distinta come una duchessa; ho cominciato da qualche mese e si progredisce a gran velocità. Vincerò la scommessa. Ha un orecchio finissimo, sì che mi riesce più facile insegnare a lei che non a tutti gli allievi della mia scuola secondaria. E la ragione è che ho incominciato dalle prime nozioni linguistiche. Ora lei parla l'inglese quasi come tu il francese.

SIGNORA HIGGINS. In ogni caso, è soddisfacente.

HIGGINS. Secondo: lo è e non lo è.

SIGNORA HIGGINS. Intendi dire?

HIGGINS. Questo: sono riuscito ad ottenere un'ottima pronuncia ma bisogna badare non soltanto comepronunzia una ragazza, ma cosapronunzia, e qui...

Sono interrotti dalla cameriera che annuncia gli ospiti.

CAMERIERA. La signora e la signorina Eynsford Hill.

Si ritira.

HIGGINS. Oh, santo cielo!

Si alza, afferra di sul tavolo il cappello e corre alla porta: ma, prima che la raggiunga, sua madre fa le presentazioni. La signora e la signorina Eynsford Hill sono la madre e la figliola che avevano cercato riparo dalla pioggia presso il Covent Garden. La madre ha un'aria quieta e l'abituale ansietà propria di chi ha scarsi mezzi: la giovine ha acquistato un aspetto gaio, disinvolto e ostenta di trovarsi perfettamente a posto in società ha un po' l'aria di sfida della povertà signorile.

SIGNORA EVNSFORD (alla signora Higgins). Buon giorno, come state?

Si stringono la mano.

SIGNORINA EYNSFORD. Come state?

Si stringono la mano.

SIGNORA HIGGINS (presentando). Mio figlio Enrico.

SIGNORA EYNSFORD. Il vostro celebre figliuolo! Avevo tanto desiderio di incontrarvi, professore.

HIGGINS (brusco, senza fare nessuna mossa in direzione della signora) Felicissimo.

S'inchina con poco garbo e si rifugia dietro il piano.

SIGNORINA EYNSFORD (andando verso di lui con confidente familiarità). Come state?

HIGGINS (guardandola). Mi pare d'avervi vista in qualche luogo, ma non ricordo dove. Ho già udito la vostra voce.

Seccato:

Ma poco importa. Fareste meglio a sedervi.

SIGNORA HIGGINS. Sono dolente di dover dire che il mio celebre figliolo ha dei modi poco urbani... Non vi fate caso.

SIGNORINA EYNSFORD. Non ci bado.

Siede sulla poltrona Elisabettiana.

SIGNORA EYNSFORD (un po' smarrita). Per carità!

Siede sull'ottomana tra la figlia e la signora Higgins, che è andata a

 prendere la seggiola dello scrittoio.

HIGGINS. Sono stato ruvido? Non intendevo di esserlo.

S'avvicina alla finestra centrale attraverso la quale, volgendo le spalle alla compagnia,

contempla il fiume e i fiori del Parco di Battersela, come se costituissero un deserto di ghiacci.

 La cameriera entra e introduce Pickering.

CAMERIERA. Il colonnello Pickering.

Si ritira.

PICKERING. Come state, signora Higgins?

SIGNORA HIGGINS. Sono molto contenta che siate venuto. Conoscete la signora e la signorina Eynsford Hill?

Scambio d’inchini. Il colonnello prende la poltrona Chippendale e siede fra la

 Signora Eynsford Hill e la signora Higgins.

PICKERING. Vi ha detto Enrico la ragione per la quale siamo venuti?

HIGGINS (senza voltarsi). Ci hanno interrotti, accidenti!

SIGNORA HIGGINS. Ma, Enrico, Enrico, veramente...

SIGNORA EYNSFORD (alzandosi a mezzo). Disturbiamo?

SIGNORA HIGGINS (alzandosi a sua volta e facendola sedere nuovamente). No, no, affatto. Non potevate venire in momento migliore. Aspettiamo anzi una nostra nuova conoscenza che vorremmo presentarvi.

HIGGINS (voltandosi lieto). Già, perbacco! Ci occorrono per l'appunto due o tre persone; loro ci possono servire come chiunque altro.

La cameriera rientra e introduce Freddy.

CAMERIERA. Il signor Eynsford Hill.

Si ritira.

HIGGINS (quasi ad alta voce, fuori dei gangheri). Dio del cielo! Un altro della famiglia!

FREDDY (stringendo la mano alla signora Higgins). Come va?

SIGNORA HIGGINS. Sono molto contenta che siate venuto.

Presentando:

Il colonnello Pickering.

FREDDY (inchinandosi). Come va?

SIGNORA HIGGINS. Non so se conoscete mio figlio, il professor Higgins.

FREDDY (andando verso Higgins). Come va?

HIGGINS (guardandolo come fosse un ladro). Potrei giurare di avervi visto in qualche luogo. Dove mai?

FREDDY. Non saprei.

HIGGINS (rassegnato). Poco importa. Accomodatevi,sedete.

Stringe la mano a Freddy e quasi lo spinge a sedere nella poltrona, indi si lascia cadere

sul divano tra la signora e la signorina Eynsford Hill.

Ormai, giacché ci siamo! E adesso, che diavolo possiamo dire mentre aspettiamo che venga Elisa?

SIGNORA HIGGINS. Enrico, tu sei la vita e l'anima delle riunioni dell'Accademia Reale, ma dovresti procurarti anche delle altre occasioni meno sconvenienti...

HIGGINS. È vero? Sono sconveniente?

Subitamente rischiarato:

Credo proprio che sia così.

Ridendo forte:

Ah! Ah!

SIGNORINA EYNSFORD (che considera Higgins come perfettamente matrimoniabile). A me piace la gente cosi: non ho simpatia per le parole e le espressioni misurate! Oh, se la gente fosse sincera e dicesse quello che realmente pensa!

HIGGINS (di nuovo cupo). Dio ne liberi!

SIGNORA EYNSFORD (attaccandosi all'argomento di discorso trovato dalla figliola). Ma perché?

HIGGINS. Quello che la gente pensa di dover pensare, è già abbastanza brutto; ma quello che realmentepensa, manderebbe all'aria tutta la baracca. Credete che sarebbe piacevole se io ora venissi fuori a dire quello che realmente penso?

SIGNORA EYNSFORD (gaiamente). È dunque tanto cinico?

HIGGINS. Cinico? Ma chi diavolo parla di cinismo? Volevo dire che non sarebbe decente!

SIGNORA EYNSFORD (seriamente). Sono certa che voi non volevate dire questo, signor Higgins.

HIGGINS. Vedete, noi siamo tutti selvaggi, chi più, chi meno; supponiamo di essere civili e colti, di conoscere tutto ciò che è poesia, filosofia, scienza e così via; ma quanti di noi conoscono il significato di quelle parole?

Alla signorina Hill:

Cosa sapete voi di scienza?

Indicando Freddy.

Cosa sa lui d’arte, o di scienza, o di qualunque altra cosa? Cosa diavolo supponete che io sappia di filosofia?

SIGNORA HIGGINS (in tono di avvertimento). E di belle maniere, Enrico, non dimenticare!

CAMERIERA (aprendo la porta). La signorina Doolittle.

Si ritira.

HIGGINS (alzandosi in fretta, e correndo verso la signora Higgins). Eccola, mamma.

Si ferma sulla punta dei piedi e fa dei segni sopra la testa della madre per indicare ad Elisa qual è la padrona di casa. Elisa, che è squisitamente vestita, produce, entrando, tale impressione di eleganza e di bellezza che tutti si alzano quasi intimiditi. Guidata dai segnali di Higgins s'avanza verso la signora Higgins con grazia ricercata.

LISA (parla con correttezza un po' pedante di pronuncia e gran bellezza d'accento). Come state, signora Higgins?

Trattiene leggermente il fiato nel pronunciare l’acca di Higgins

per essere certa di pronunciarla a dovere.

Il signor Higgins mi disse che sarei potuta venire.

SIGNORA HIGGINS (cordialmente). Ma certo! Sono felicissima di vedervi..

PICKERING. Come state, signorina?

LISA (stringendogli la mano). Il colonnello Pickering, non è vero?

SIGNORA EYNSFORD. Mi pare proprio di avervi già incontrata, signorina Doolittle. Ricordo i vostri occhi.

LISA. Come state?

Siede graziosamente sul divano, al posto lasciato libero da Higgins.

SIGNORA EYNSFORD (presentando). Mia figlia Clara.

LISA. Come state?

CLARA (vivace). Come state?

Siede sull'ottomana a fianco di Elisa divorandola cogli occhi.

FREDDY (avvicinandosi). Ma certo ho già avuto i piacere...

SIGNORA EYNSFORD (presentando). Mio figlio Freddy.

LISA. Come state?

Freddy s'inchina fatuo, e si siede nella poltrona Elisabettiana.

HIGGINS (raddrizzandosi di colpo). Per bacco, ecco che mi viene in mente, adesso.

Tutti lo guardano attoniti.

Covent Garden!

Abbattuto.

Accidenti!

SIGNORA HIGGINS. Enrico, ti prego!

Higgins sta per sedersi sull'orlo del tavolo

Non sederti sullo scrittoio o finirai col romperlo.

HIGGINS. Scusa.

Se ne va verso il divano, inciampa nel parafuoco e negli alari, durante il suo cammino,

bestemmia sottovoce, e finisce il suo viaggio disastroso col buttarsi sul divano con tanta malagrazia che quasi lo sfonda. La signora Higgins lo guarda accigliata, ma si frena,

 e non dice nulla. Un lungo e penoso silenzio.

SIGNORA HIGGINS (finalmente, in tono dì conversazione). Credete che pioverà?

LISA. La depressione atmosferica ad ovest delle isole tende lentamente a spostarsi nella direzione di est. Non si hanno indicazioni di sensibili mutamenti nella situazione barometrica.

FREDDY. Ah! Ah! Ma è divertentissimo!

LISA. Che c'è da ridire, giovanotto? Scommetto che va benissimo!

FREDDY. Caspita!

SIGNORA EYNSFORD. Voglio sperare che non verrà il freddo; c'è molta influenza in giro, e, quando c'è, non manca mai di farci una visitina ogni primavera.

LISA (triste). Mia zia è morta d'influenza; almeno cosi dissero.

SIGNORA EVNSFORD (emette un suono di condoglianza) !!!

LISA (sempre in tono tragico). Ma la mia idea è che le abbiano fatta la pelle?...

SIGNORA HIGGINS (che non comprende). Le abbiano fatto la pelle?…

LISA. S-s-si che Dio vi benedica! Perché avrebbe dovuto morir d'influenza? Se l'anno prima era riuscita a scampare dalla difterite! L 'ho vista coi miei occhi. Tutta blu, era. Tutti dicevano che sarebbe morta, ma mio padre prese del gine gliene fece ingoiare tanto fino a che essa strappò coi denti un pezzo del cucchiaio.

SIGNORA EYNSFORD (impressionata). Oh, mio Dio!

LISA (rafforzando l'accusa). Come mai una donna che possedeva tanta forza poteva morire d'influenza? Cosa ne è stato del cappello di paglia che doveva toccare a me? Qualcuno lo sgraffignò; per questo, dico io, quelli che hanno sgraffignato, le avranno anche fatta la pelle.

SIGNORA EVNSFORD. Cosa vorrà dire?

HIGGINS (sollecito). Oh, un nuovo di esprimersi; fare la pelle a qualcuno, significa ammazzarlo.

SIGNORA EYNSFORD (ad Elisa, ansiosamente). Non vorrete già credere che vostra zia sia stata uccisa?

LISA. Non crederlo? Quelli che vivevano con la zia l'avrebbero uccisa non per un cappello, ma per uno spillone da cappello!

SIGNORA EYNSFORP. Ma vostro padre ha fatto male a versarle del ginnella gola in quel modo; tutto quell'alcool avrebbe potuto ucciderla.

LISA. No, questo no: il ginera il suo latte! E poi, mio padre ne ha ingoiato tanto lui, che sa quel che fa bene.

SIGNORA EYNSFORD. Volete dire che vostro padre è un bevitore?

LISA. Bevitore? Accidenti! Malattia cronica.

SIGNORA EYNSFORD. Come deve essere triste per voi!

LISA. Niente affatto. Non gli ha mai fatto male, che io sappia. Già non la prendeva mica regolarmente la sbornia.

Amabilmente.

Scoppiava di tanto in tanto. E quando era brillo era più buono. Quando era disoccupato, la mamma gli dava dei quattrini e gli diceva di non tornare a casa prima di averli bevuti e di esser un po' allegro, come si dice. C'è un mondo di donne che devono far bere i loro uomini se vogliono vivere in pace con loro.

Perfettamente ambientata ormai:

È sempre andata così: quando un uomo ha un po' di coscienza se ne accorge quando è sobrio, e allora diventa uno straccio: un bicchierino di ginporta via la malinconia e l'uomo è felice.

Freddy, che non può trattenere le risa:

Eh, voi, cos'avete da ghignare?

FREDDY. Il nuovo modo di esprimersi.Voi vi esprimete così orribilmente bene!

LISA. Se mi sono espressa bene, perché ridete?

A Higgins:

Ho forse detto qualche cosa che non dovevo?

SIGNORA HIGGINS (interponendosi). No, affatto, signorina Doolittle.

LISA. Ne ho piacere.

Con crescente espansione:

Quello che dico sempre, e...

HIGGINS (guardando l'orologio). Hem!

Fa un colpo di tosse.

LISA (lo guarda, intende l'avvertimento e si alza). Ecco, io devo andare.

Tutti si alzano. Freddy corre alla porta.

Felicissima di avervi conosciuta. Arrivederci, signora.

Stringe la mano alla signora Higgins.

SIGNORA HIGGINS. Addio, cara.

LISA. Buon giorno, colonnello Pickering.

PICKERING. Buongiorno, signorina Doolittle.

Si stringono la mano.

LISA (a tutti gli altri). Buon giorno a tutti.

FREDDY (aprendo la porta). Ve ne andate passo passo per il parco, signorina Doolittle? Se...

LISA. Io passo passo? Ma sangue di un cane!

Sensazione.

Io vado in taxi,io.

Esce. Pickering torna a sedere, boccheggiante.

Freddy va sul balcone, per dare un'altra occhiata ad Elisa.

SIGNORA EYNSFORD (che non si è ancora rimessa). Io non potrò mai adattarmi alle nuove usanze.

CLARA (sprofondandosi, con aria malcontenta, nella poltrona Elisabettiana). Oh, sono bellissime, mamma, bellissime. Con queste tue abitudini antiquate, la gente penserà che noi non andiamo in nessun luogo né vediamo alcuno.

SIGNORA EYNSFORD. Confesso di essere all'antica, ma spero bene che non vorrai cominciare tu ad usare simili espressioni. Sono ormai abituata a sentirti parlare della gente come di stracci e di ogni, cosa come di altrettante brutture e bestialità, per quanto io pensi che per una signora sia una cosa poco conveniente. Ma non esageriamo ora. Cosa ne pensate, voi, colonnello?

PICKERING. Non me lo domandate, signora. Sono rimasto in India per parecchi anni e le costumanze sono cosi mutate che qualche volta mi domando se mi trovo in una rispettabile sala da pranzo oppure nel castello di prua di un bastimento.

CLARA. È questione di abitudine. Non c'è né bene né male in tutto ciò. Non c'è malizia. E d'altronde è cosi bizzarro, e dà un sapore piccante alle cose, che di per sé non hanno sapore... Io trovo che il nuovo modo di parlare è delizioso e assolutamente ingenuo.

SIGNORA EYNSFORD (alzandosi). Sarà, ma prima di tutto io penso che sia ora di andare.

Pickering e Higgins si alzano.

CLARA (alzandosi). Ah, già: abbiamo ancora tre visi te da fare. Buon giorno, signora Higgins, buon giorno, colonnello Pickering, buon giorno, professore Higgins.

HIGGINS (abbandonando, torvo, il divano, e accompagnandola alla porta). Buon giorno. E vedete di usare le nuove espressioni nelle tre visite che avete da fare. Coraggio, avanti e niente paura!

CLARA (ridendo). Non mancherò. Che sciocchezze, tutti quei riguardi dell'epoca vittoriana!

HIGGINS (secondandola). Proprio, accidenti ai riguardi!

CLARA. Sangue d'un cane!

SIGNORA EYNSFORD (convulsa). Clara !

CLARA. Ah, ah!

Esce raggiante, convinta di essere perfettamente alla moda.

Si ode il suo riso argentino, mentre scende le scale.

FREDDY (a Higgins). Scusate, volevo chiedervi...

Si interrompe e si avvicina alla signora Higgins,

mentre Higgins si avvicina alla signora Eynsford.

Buon giorno!

SIGNORA HIGGLNS (stringendogli la mano). Buon giorno. Gradireste rivedere la signorina Doolittle?

FREDDY (subito). Certamente, e con molto piacere.

SIGNORA HIGGINS. E a1lora, voi sapete il giorno in cui ricevo gli amici.

FREDDY. Approfitterò: grazie mille. Arrivederci.

Esce.

SIGNORA EYNSFORD. A rivederci, signor Higgins.

HIGGINS. Buon giorno, buon giorno.

SIGNORA EYNSFORD (a Pickering). È inutile. Non sarò mai capace di usar certe espressioni.

PICKERING. Non le usate; non è indispensabile. Potete continuare benissimo a vivere anche senza di esse.

SIGNORA EYNSFORD. Ma mia figlia non mi sa perdonare, lei, questa mia incapacità. Buon giorno.

PICKERING. Buon giorno.

Si stringono la mano.

SIGNORA EYNSFORD (alla signora Higgins). Non badate a Clara, per carità.

Pickering comprende dal tono di voce che essa desidera non essere intesa da lui

e discretamente raggiunge Higgins alla finestra.

Siamo tanto povere! E le si presentano così poche possibilità di accasarsi, povera figliola! Non so, non capisce!

La signora Higgins, che la vede cogli occhi inumiditi, le prende una

mano con simpatia e l' accompagna alla porta.

Ma il ragazzo è bello, non è vero? Che ve ne pare?

SIGNORA HIGGINS. OhI molto bello. Sarò sempre felice di vederlo.

SIGNORA EYNSFORD. Grazie, grazie, cara. Addio!

Esce.

HIGGINS (ansiosamente). Dunque? È presentabile Elisa?

Si precipita sopra la madre e la trascina verso l'ottomana, dove la fa sedere presso di sé, proprio al posto occupato prima da Elisa. Pickering torna a sedersi a destra.

SIGNORA HIGGINS. Che brutta cosa esser poveri! Ecco una donna che è stata allevata in provincia e non può comprendere per quale ragione i suoi figliuoli non riescono ad essere invitati dappertutto. Ma perché mai c'è della gente che senza rendita e con una sola domestica a mezzo servizio, si ostina a voler far la vita di società e a chiamarsi aristocraticamente con due nomi?

Siede al posto di Elisa.

Pickering siede al posto della signora Eynsford ed Higgins siede sul divano a sinistra di sua madre.

HIGGINS. Dunque: è presentabile o no, la piccina?

SIGNORA HIGGINS. Povero sciocco! Ma no, certo! È un trionfo della tua arte e di quella del suo sarto, ma se supponi per un.momento che non si tradisca in ogni parola che pronunzia, bisogna proprio dire che tu abbia perduto la testa.

PICKERING. Ma non credete che qualche cosa si potrà fare? Per esempio, eliminare l'elemento sanguinario dalla sua conversazione?

SIGNORA HIGGINS. Fino a che sarà nelle mani di Enrico, ho i miei dubbi.

HIGGINS (offeso). Vuoi dire che io uso un linguaggio improprio?

SIGNORA HIGGINS. No, carissimo, sarebbe anzi appropriatissimo, se fosse parlato sui barconi del Tamigi; ma non credo che sia altrettanto appropriato per lei, in una riunione di società.

HIGGINS (sempre più offeso). Sarà, ma debbo dire...

PICKERING (interrompendo). Abbi pazienza, Higgins: tu devi imparare a conoscere te stesso. Non ho più udito un linguaggio simile al tuo da quando passavo in rivista i volontari a Hyde Park, venti anni fa.

HIGGINS (cupo). Bene, quand'è cosi, converrò anch'io di non parlare sempre come un vescovo.

SIGNORA HIGGINS (calmando Higgins con un gesto). Colonnello, vorreste dirmi come stanno le cose in Wimpole Street?

PICKERING (allegramente, per aver modo di cambiare discorso). Bene; abbiamo incominciato la vita in comune lavorando insieme ai miei dialetti indiani e crediamo sia più conveniente...

SIGNORA HIGGINS. Per l'appunto. So già, è una eccellente combinazione. Ma dove sta la ragazza?

HIGGINS. Con noi, si capisce. Dove dovrebbe stare?

SIGNORA HIGGINS. Ma in quali rapporti? E’ una cameriera? E se non lo è, cosa è?

PICKERING (a bassa voce). Credo di capire quel che intendete dire, signora.

HIGGINS. E che io crepi, se capisco! Ho dovuto lavorare intorno a questa ragazza ogni giorno per dei mesi prima di portarla al punto d'oggi. D'altra parte è utile. Sa dove sono le mie cose, si ricorda i miei appuntamenti e cosi via.

SIGNORA HIGGINS. E la padrona di casa, come considera la nuova venuta?

HIGGINS. La signora Pearce? Oh, è felicissima di aver chi l'aiuta, perché prima che venisse Elisa, era lei che doveva trovare le mie robe e ricordare i miei appuntamenti. Certo che nella testa deve avere qualche idea storta a suo riguardo; non fa altro che dire: "Non ci pensate, signore". Non è vero, Pick?

PICKERING. Già, è la sua tiritera: "Non ci pensate, signore". Così, finisce ogni discorso che riguarda Elisa.

HIGGINS. Come se io potessi non pensare alla ragazza e alle sue vocali e alle sue consonanti sbagliate. Io mi sono logorato lavorandole attorno, vigilando le sue labbra, i suoi denti, la sua lingua, senza contare la sua anima che è la cosa più strana di tutte.

SIGNORA HIGGINS. Siete proprio un bel paio di bambocci che si divertono con una pupattola vivente.

HIGGINS. Divertirci? Si tratta del più arduo compito che io mi sia mai imposto; mamma, non confondere. Tu non hai idea quanto mai sia interessante prendere un essere umano e trasformarlo in un essere assolutamente diverso, con un nuovo linguaggio. Significa riempire la profonda lacuna che separa una classe dall'altra, un'anima dall'altra.

PICKERING (avvicina la sedia e si china verso la signora Higgins calorosamente). È così, credetelo. È interessantissimo, vi assicuro, noi prendiamo Elisa sul serio ogni settimana, quasi ogni giorno, verifichiamo un cambiamento.

Sempre più da vicino:

E per ogni grado, nell'archivio, abbiamo delle dozzine di dischi di grammofono, di fotografie.

HIGGINS (assalendola, dall'altra parte). Davvero, per Bacco! È il più interessante esperimento che io abbia fatto. Riempie regolarmente le nostre due vite dalla mattina alla sera, non è vero, Pick?

PICKERING. Noi parliamo sempre di Elisa.

HIGGINS. Insegniamo ad Elisa.

PICKERING. Vestiamo Elisa.

SIGNORA HIGGINS. Cosa?

HIGGINS. Inventiamo nuove Elise.

HIGGINS & PICKERING. Sai, ha l'orecchio più agile che si possa immaginare. Vi assicuro cara signora quella ragazza...

Un vero pappagallo, ho provato con ogni possibile sorta di suoni che un essere umano sappia dare. Ha talento, suona il pianoforte a meraviglia... L'abbiamo condotta ai concerti classici nelle sale di concerto, e per lei è tutt'uno, suona ogni cosa.

Dialetti continentali, dialetti africani, tintinnio degli ottentotti; cose che per impararle ho impiegato anni ed anni... Quando torna a casa rIpete qualsiasi motivo, sia che si tratti di Beethoven, di Brahms, di Lehar o di Mouckton.

E lei ha afferrato tutto all'improvviso, come se in tutta la vita non avesse fatto altro. Eppure, due mesi or sono non conosceva neppure la tastiera nel pianoforte.

SIGNORA HIGGINS (mettendosi le dita nelle orecchie perché i due, tentando di sopraffarsi l'un l'altro, fanno un baccano indiavolato). Ssst! Ssst!

Essi tacciono. Ritrae la sua sedia con cera contrita.

HIGGINS. Scusa. Quando Pickering salta su a gridare, nessuno capisce pili una parola.

SIGNORA HIGGINS. Stai buono, Enrico. Colonnello, non avete mai pensato che quando Elisa venne in Wimpole Street, qualcosa ci venne con lei?

PICKERING. Suo padre.Ma Enrico se ne liberò subito.

SIGNORA HIGGINS. Meglio sarebbe stato che l'avesse accompagnata sua madre. Ma quel che sua madre non fece, fu fatto ugualmente.

PICKERING. Ma, insomma, che cosa entrò in casa nostra?

SIGNORA HIGGINS (con una paro/la caratteristica della , sua generazione). Un problema.

PICKERING. Comprendo. Il problema di farla passare per una signora.

HIGGINS. Ma lo risolverò questo problema. L'ho già risolto a metà.

SIGNORA HIGGINS. Ma no, o uomini ottusi che non siete altro: il problema di quel che farete di lei domani.

HIGGINS. Non ci vedo nulla di preoccupante. Andrà per la sua strada con tutti i vantaggi che le avrò dato.

SIGNORA HIGGINS. I vantaggi di quella povera donna che era con noi poco fa. Le maniere e le abitudini che rendono una bella e fine signorina, che non sia ricca, incapace di guadagnarsi la vita.

PICKERING (un po' annoiato, con indulgenza). Ma tutto andrà bene, signora Higgins.

Si alza per accomiatarsi. Higgins si alza pure.

HIGGINS. Le troveremo un'occupazione poco gravosa.

PICKERING. La ragazza è contenta.

SIGNORA HIGGINS si alza con allo d'impazienza,  ironico E così professor Higgins pensi di riuscire a far di lei una lady?

No professor Higgins

Le prime tre strofe vengono cantate dalla mamma e nell’ultima strofa fa sedere Higgins in una sedia sistemata al centro del palco

Si abbassano le luci, l’occhio di bue punta Higgins seduto.

No professor Higgins seconda parte

Le tre strofe vengono cantate da un coro composto dai servi che giungeranno dai lati circondando Higgins. Al termine della canzone le luci si abbassano e la scena rimane composta dalla mamma.

Entra una cameriera

CAMERIERA. Signora, lord Freddy chiede di voi. Lo faccio accomodare in salotto?

SIGNORA HIGGINS. No. Fatelo venire qui.

La cameriera con un inchino saluta.

Ho appena avuto una discussione con mio figlio che mi ha affaticata enormemente. Non sopporterei un ulteriore sforzo.

Freddy entra

FREDDY. E’ possibile rivedere la signorina Doolittle? Vorrei darle questo omaggio che ho comprato dopo essere andato via da lei Signora. E’ stata la bellezza di Elisa ad ispirarmi… oh!

SIGNORA HIGGINS. ride Freddy, mio caro… mi sembrate proprio innamorato. Non vi ho mai visto così.  al pubblico Elisa forse non sarà mai una lady, ma è senza ombra di dubbio una ragazza gentile, cortese e molto carina da rubare il cuore di Freddy.

FREDDY. Come dite, signora?

SIGNORA HIGGINS. Oh, niente caro… proprio niente oh oh oh. Questa vicenda mi ha tirato su di morale, manderò a chiamarvi la signorina Doolittle, dovete avere solo un po’ di pazienza.

FREDDY. Pazienza? Cos’è il tempo in confronto della bellezza di quella ragazza? Apetterò qui minuti, ore, giorni ma che dico? Mesi se sarà necessario.

SIGNORA HIGGINS. Oh oh oh siete veramente un poeta. Vi inviterò a decantare opere a qualche mio ricevimento. Oh oh oh… esce

Una splendida ragazza


ATTO QUARTO

Il salotto in Wimpole Street. Nessuno è in scena. L'orologio sul camino batte le dodici. La luce è spenta. È una notte d'estate. Si odono Higgins e Pickering sulle scale all'alzarsi del sipario.

HIGGINS (a Pickering). Sai, Pik, fammi il piacere di chiudere, non esco più.

PICKERING. Sta bene. Può andare a letto la signora Pearce? Non abbiamo più bisogno di nulla, vero?

HIGGINS. No, per l'amor di Dio!

Elisa apre la porta: accende la luce elettrica ed entra. Indossa una sortie da teatro sopra uno sfarzoso abito da sera con diamanti, ventaglio, fiori, ecc. È stanca, il suo pallore contrasta strana… Mente col nero degli occhi e dei capelli e la sua espressione è quasi tragica. Si leva il mantello, mette il ventaglio e i fiori sul pianoforte e siede in silenzio. Higgins, in abito da sera con soprabito e cappello, entra dopo di lei. Si leva il soprabito e il cappello e getta il tutto negligentemente sulla scansia dei giornali, poi si lascia cadere con abbandono nella poltrona davanti al caminetto. Pickering similmente vestito entra per ultimo. Anche egli si leva il soprabito e il cappello e sta per gettarli sopra quelli di Higgins, ma si ferma esitante.

PICKERING. Io credo che la buona signora Pearce avrà da borbottare se lasciamo le nostre cose in giro per il salotto.

HIGGINS. Ah, buttale per la scala, domattina le troverà e le metterà a posto. Cosi crederà che eravamo ubriachi.

PICKERING. Veramente, un poco lo siamo.

HIGGINS. Non me ne sono accorto.

Pickering prende i soprabiti e i cappelli ed esce. Higgins si mette a canticchiare sbadigliando un'aria della Fanciulla del West. Ad un tratto si ferma ed esclama:

Vorrei un po’ sapere dove sono le mie pantofole!

Elisa lo guarda cupamente poi si alza e lascia la stanza.

Higgins sbadiglia di nuovo, poi riprende a cantare.

PICKERING (ritorna con un fascio di carte in mano tolte dalla cassetta delle lettere dicendo). Ho trovato soltanto delle circolari e questo bigliettino dolce, con tanto di corona, per te.

Getta le circolari entro il caminetto e resta in piedi sul tappeto voltando le spalle

al caminetto stesso.

HIGGINS (guardando il biglietto). Vuoi prestarmi dei soldi.

Getta il biglietto dentro il camino. Elisa ritorna con un largo paio di ciabatte, le mette sul tappeto davanti ad Higgins e siede al posto di prima senza dir parola.

HIGGINS (sbadigliando ancora). Dio mio! Che serata! Che folla! Che cosa stupida!

Alza il piede per sciogliere i legacci delle scarpe e si accorge delle ciabatte. Si arresta e le contempla come se fossero venute a disporsi lì di loro iniziativa.

Oh guarda! Sono qui?

PICKERING (stirandosi). Mi sento stanco. Che giornata! Un Garden-Party, un pranzo e l'opera. Troppa roba! Ma tu hai vinto la scommessa, Higgins. Elisa ha fatto la sua parte a meraviglia.

HIGGINS (fervidamente). Grazie al cielo, è finita.

Hai vinto e puoi ben dirlo

Elisa sussulta violentemente, ma gli altri non se ne avvedono.

 Ella si ricompone e siede immobile, come una statua.

PICKERING. Eravate un po' nervosi al Garden-Party?Io, sì. Ma Elisa non lo sembrava proprio.

HIGGINS. Ah, Elisa non lo era; si poteva essere sicuri di lei. No, è lo sforzo che durava da mesi, che mi ha esaurito. L'esperimento era abbastanza interessante in principio, quando eravamo alla fonetica; ma dopo cominciò a nausearmi. Se non mi ci avessi costretto tu, avrei buttato all'aria, ogni cosa sin da due mesi fa. È stata una stupida idea e una grande seccatura.

PICKERING. Eh, via! Il Garden-Partyè stato particolarmente eccitante. Sentivo il cuore che mi batteva come...

HIGGINS. Sì, per i primi tre minuti. Ma quando constatai che si sarebbe vinto con tanta facilità, allora mi parve di essere un orso nella gabbia, smanioso per non poter far nulla. Il pranzo poi fu peggio. Dover starsene seduti ad ingozzarsi per pili di un'ora, vicino ad una maledetta stupida signora e conversare con lei per giunta. Caro mio, sta certo che per me, basta anche con le duchesse artificiali. È stato un vero martirio.

PICKERING. Le abitudini e gli usi mondani non ti sono troppo familiari e neppure ti divertono molto.

S'avvicina al pianoforte.

Io, al contrario, preferisco goderli quando mi ci trovo; ho l'illusione di ritornar giovine. Ad ogni modo è stato un successo, un immenso successo. C'era da rimanere di stucco nel vedere Elisa rappresentare la sua parte con tanta maestria! Un miracolo! Molte persone d’alto rango non sarebbero in grado di fare altrettanto. Essi credono che il bon tonsia un dono della natura per la gente di una data condizione, e perciò non imparano mai. Invece il fare una cosa bene, dipende dall'esercizio e dallo studio.

HIGGINS. Certo, ed è quello che più mi esaspera. La gente stupida non conosce la propria stupidità.

Si alza.

Comunque tutto è finito ormai, ed io posso andarmene a letto senza preoccupazioni per domani.

La bellezza d’Elisa diventa sanguinaria.

PICKERING. Sarà bene che me ne vada anch'io. Insomma è tutto un trionfo per te. Buona notte.

Esce.

HIGGINS (seguendolo). Buona notte.

Ad Elisa senza voltarsi giunto alla porta:

Spegnete la luce e dite alla signora Pearce di non farmi il caffè, domattina; prenderò il tè.

Esce. Elisa cerca di frenarsi e di mantenersi indifferente. Si alza e si dirige verso il camino per spegnere. Una gran voglia di urlare La invade. Siede sulla poltrona di Higgins tenendosi forte ai braccioli. Finalmente non resiste più e si getta furiosamente a terra, urlando.

HIGGINS (in tono irritato, dal di fuori). Che diavolo ho mai fatto delle mie pantofole?

Riappare sull'uscio.

LISA (afferra le pantofole che sono vicino a lei, sul pavimento e le lancia una dopo l'altra con tutta la forza contro Higgins). Ecco le vostre pantofole! Eccole! Prendete le vostre pantofole e che possiate non esser mai felice, con le vostre pantofole!

HIGGINS (sbalordito). Che? A terra!...

Le si avvicina.

Che c'è? Su, dunque!

L'alza da terra.

State male?

LISA (senza fiato). Nessun male... per voi. Vi ho fatto guadagnare la scommessa, non è vero? Questo vi basta? Io non conto nulla, io non c'entro.

HIGGINS. Voi mi avete fatto guadagnare la scommessa? Voi? Insetto presuntuoso. Io l'ho guadagnata, io solo! Perché mi avete gettato le pantofole addosso?

LISA. Volevo schiacciarvi la faccia! Avrei voluto uccidervi, bruto, egoista! Perché non mi avete lasciata dove mi trovaste, per strada? Voi ringraziate il cielo che tutto è finito e che potete buttarmici di nuovo, non è vero?

Si torce le mani freneticamente.

HIGGINS (la guarda con meraviglia). L'animale è nervoso, dunque...

Lisa in un impeto di rabbia gli avventa le unghie sulla faccia.

HIGGINS (afferrandola per i polsi). Ah! Vorreste...Giù le zampe, gatto. Come osate mostrarmi il vostro brutto carattere? Sedetevi e state quieta.

La getta rudemente li sedere sulla poltrona.

LISA (schiacciata dalla superiorità della forza di lui). Che sarà di me: che sarà di me?

HIGGINS. Come diavolo volete che sappia quel che sarà di voi? Cosa importa, quel che sarà di voi?

LISA. A voi non importa; lo so, che non ve ne importa. Non sono nulla per voi, sono meno di queste pantofole.

HIGGINS (gridando la correzione). Codeste pantofole.

LISA (con amara sommissione). Codeste pantofole. Credevo che fosse indifferente, in questo momento...

Una pausa. Elisa è accasciata senza speranza, Higgins leggermente inquieto.

HIGGINS (in tono altèro). Perché avete agito cosi? Avete da lamentarvi del modo come siete trattata?

LISA. No.

HIGGINS. Qualcuno si è comportato male con voi? Il colonnello Pickering? La signora Pearce? I domestici?

LISA. No.

HIGGINS. Allora non vorrete pretendere che vi abbia trattata male io?

LISA. No.

HIGGINS. Meno male che ne convenite.

Un'altra pausa. Modera il suo tono.

Siete forse un po' stanca, dopo lo sforzo di oggi. Volete un bicchiere di champagne?

S'avvia verso la porta.

Non c'è più ragione di tormentarsi.

LISA. No, non c'è più ragione di tormentarsi, per voi.

Si alza di scatto e si allontana da lui andando al pianoforte davanti al quale si siede nascondendo la faccia nelle mani.

Dio! Dio! Vorrei morire!

HIGGINS (guardandola sinceramente sorpreso).Perché? In nome del cielo, perché?

Con tono di persuasione, avvicinandosi a lei:

Ascoltatemi, Elisa, tutta quest’irritazione è puramente soggettiva.

LISA. Non capisco. Sono troppo ignorante.

HIGGINS. È soltanto suggestione. Depressione di spirito e nulla più. Nessuno vi ha offesa, tutto va bene. Andate dunque a letto come una buona figliola e dormiteci sopra. Se volete, piangete anche un poco e dite le vostre orazioni. Servirà a consolarvi.

LISA. Ho sentito come pregate voi.

Con lo stesso tono di Higgins:

"Grazie al cielo tutto è finito."

HIGGINS (impaziente). Bene, bene. Ma perché non vorreste ringraziare il cielo che tutto sia finito? Adesso voi siete libera e potete fare quello che volete.

LISA (disperandosi sempre più). Cosa sono buona a fare, io? Cosa m'avete resa capace di fare, voi? Dove andrò? Cosa farò? Che accadrà di me?

HIGGINS (che finalmente comprende, ma non è punto impressionato) Ah, è questo che vi tormenta?

Ficca le mani nelle tasche e cammina su e giù com'è solito fare, agitando tutto

 quello che le sue tasche contengono, con l'aria di chi si rassegna a trattare

 un soggetto volgare, così, solo per cortesia.

Se fossi in voi non me ne preoccuperei. Credo che non dovreste avere molte difficoltà a trovare un posto, per quanto io non abbia affatto deciso che dobbiate andar via.

Elisa da un'occhiata indagatrice. Egli invece non guarda la fanciulla, ma esamina

il piatto del dessert che sta sopra il pianoforte e decide di mangiare una mela.

Potrete, anche prendere marito.

Dà un gran morso alla mela e mastica rumorosamente.

Non tutti gli uomini sono dei celibatari convinti come Pickering e me; i più si sposano, disgraziati! E voi non siete brutta, anzi fa piacere guardarvi, qualche volta, non adesso, naturalmente, perché avete pianto e siete brutta come il demonio; ma quando state bene e siete proprio, voi, vi si potrebbe dire attraente. S'intende per quelli che sono matrimoniabili. Ora dovete andare a letto, riposare bene e quando vi alzerete, guardatevi nello specchio: vedrete che non siete da buttar via.

Elisa lo fissa sempre, senza una parola e senza una mossa. Il suo sguardo è perduto in lui; egli mangia la sua mela con una rapita espressione di felicità, perché è molto buona.

HIGGINS (come se un’idea geniale gli fosse venuta in mente). Mia madre potrebbe benissimo trovare qualcuno che faccia per voi.

LISA. Si stava assai meglio all'angolo di via Tottenham Court.

HIGGINS (scuotendosi). Cosa vuoi dire?

LISA. Che vendevo fiori, non vendevo me stessa. Ora, che avete fatto di me una signora, non posso vender nient’altro. Era meglio che mi aveste lasciato dove mi avete trovato.

HIGGINS (gettando con forza il torsolo della mela nel camino). Ma tacete. Non offendete i rapporti sociali con simili complicazioni di compra e vendita. Non è detto che dobbiate sposarvi per forza, se non vi piace l'individuo.

LISA. Cos'altro mi resta a fare?

HIGGINS. Oh, un’infinità di cose. Che ne dite della vostra vecchia idea di avere una botteguccia tutta per voi? Pickering potrebbe benissimo procurarvene una: ha un monte di denari.

Ridacchiando.

È lui che deve pagare per tutti quei fronzoli che avete indosso oggi e anche per il nolo del gioielliere circa duecento sterline. Sei mesi fa non vedevate l'ora di possedere un negozio vostro. Animo! Tutto andrà bene! Ed andiamo a letto; io casco dal sonno. Mi pareva però di essere venuto per qualche cosa. Non ricordo più...

LISA. Per le vostre pantofole!

HIGGINS. Ah, già! Me le avete gettate in faccia.

Le raccoglie da terra e sta per varcare la soglia, quando Elisa lo richiama.

LISA. Prima che ve ne andiate, signore...

HIGGINS (lasciando cadere le pantofole dalla sorpresa udendo la parola "signore"). Eh?

LISA. I miei abiti appartengono a me o al colonnello Pickering?

HIGGINS (tornando indietro, come se la domanda fosse una prova patente d'alienazione mentale). Che diavolo volete che ne faccia Pickering?

LISA. Potrebbe adoperarli per la nuova ragazza che voi sceglierete per un altro esperimento.

HIGGINS (offeso e sorpreso). Questa è la vostra riconoscenza?

LISA. Non parliamo di questo. Vorrei solo sapere quel che mi appartiene e quel che non mi appartiene. Il mio vecchio abito è stato bruciato.

HIGGINS. Ma che storie sono queste? E perché vi volete tormentare con queste sciocchezze proprio a mezzanotte?

HIGGINS (profondamente offeso). Di furto! Non avreste mai dovuto pronunciare una simile parola, Elisa: dimostra una mancanza di sentimento.

LISA. Me ne dispiace; sono una volgarissima ignorante e, nella mia condizione, debbo essere prudente. Non ci può essere relazione di sentimenti tra i pari vostri e i pari miei. Abbiate la cortesia di dirmi quello che è mio e quello che non è mio.

HIGGINS (burberamente). Ma potete prendere tutta la casa, se vi piace. Eccetto i gioielli; sono a nolo. Siete soddisfatta?

Adiratissimo, gira sui tacchi per andarsene.

LISA (si abbevera della commozione come di un nettare, e stuzzica Higgins per essere commossa ancor di più). Un momento, per favore.

Si leva i gioielli.

Volete prenderli e tenerli in consegna nella vostra camera? Non vorrei correre il rischio che andassero smarriti.

HIGGINS (furiosamente). Date qua.

Elisa glieli mette nelle mani.

Se fossero miei, anziché del gioielliere, ve li vorrei cacciare in quella ingrata gola.

Mette ogni cosa disordinatamente in tasca in modo che alcune catenelle

gli escono penzoloni sul davanti.

LISA (levandosi un anello). L'anello non appartiene al gioielliere; me lo avete comperato voi a Brighton. Non mi è più necessario, ora.

Higgins lancia l'anello violentemente nel caminetto e le si rivolge contro tanto minacciosamente che Lisa si appiatta dietro il piano nascondendo la testa Ira le mani.

LISA. Non mi picchiate!

HIGGINS. Picchiarvi! Infame creatura. Come potete suppormi capace di simile azione? Siete voi che mi trattate male. Mi avete offeso nel modo più atroce.

LISA (fremendo di gioia). Ne sono felice. È una piccola soddisfazione, anche questa!

HIGGINS (con il suo tono più dignitoso e bellamente professionale). Mi avete fatto perdere la calma, cosa che difficilmente mi accade. Preferisco di non dire una parola di più, stanotte. Vado a letto.

LISA (rabbiosamente). Fareste bene a lasciare scritto alla signora Pearce per il caffè, perché io non le dirò nulla.

HIGGINS (deciso). Al diavolo la signora Pearce, al diavolo il caffè, al diavolo voi, e al diavolo la stoltezza che mi ha ridotto a prodigare la mia dottrina e il tesoro del mio rispetto e della mia confidenza a una vagabonda senza cuore.

Sé ne va con molto sussiego, ma giunto alla porta, non sa più contenersi e la sbatte violentemente. Lisa, sorride per la prima volta ed esprime i suoi sentimenti con una selvaggia pantomima, cui un’imitazione di Higgins è confusa con una rappresentazione del proprio trionfo. Infine si butta carponi davanti al caminetto per ricercarvi l'anello.

Signor Higgins lo vedrai seconda parte

Canzone di Freddy

Canzone con Freddy: Sogni


ATTO QUINTO

Il salotto della signora Higgins. La signora siede alla scrivania. Entra La cameriera.

CAMERIERA. Signora, il signor Enrico e il colonnello Pickering sono giù nel vestibolo.

SIGNORA HIGGINS. Bene, fateli salire.

CAMERIERA. Stanno telefonando. Telefonano alla Polizia, credo

SIGNORA HIGGINS. Che?

CAMERIERA. Credo opportuno dire alla signora che il signor Enrico è fuori di sé.

SIGNORA HIGGINS. Se mi aveste detto che il signor Enrico non è fuori di sé, sarei stata anche più sorpresa. Dite loro che salgano, appena avranno finito con la Polizia. Avranno perduto qualche cosa.

CAMERIERA. Si, signora.

S'avvia.

SIGNORA HIGGINS. Salite un momento e avvertite la signorina Doolittle che il signor Enrico e il colonnello sono qui. Chiedetele il favore di non scendere fino a che non la manderò a chiamare.

CAMERIERA. Si, signora.

Higgins entra precipitosamente ed è agitatissimo.

HIGGINS. Sai, mamma, è accaduto un fatto grave.

SIGNORA HIGGINS. Ah si, caro? Buon giorno.

Egli trattiene la sua impazienza e la bacia, mentre la cameriera esce.

HIGGINS. Elisa è scappata!

SIGNORA HIGGINS (con molta calma, continuando a scrivere). L'avrai spaventata.

HIGGINS. Spaventata? Che storie! La notte scorsa ci lasciammo, come il solito: lei doveva spegnere la luce o fare non so che altro prima di andare a letto; invece, mutò d'abito e scappò via; il suo letto fu trovato intatto. Venne con una carrozza stamane alle sette a ritirare le sue cose e quella sciocca della signora Pearce gliele lasciò prendere senza avvertirmi. Perché le donne non sono come noi uomini.

La donna non è come noi

E ora, cosa debbo fare?

SIGNORA HIGGINS. Farne senza. La ragazza ha tutto il diritto di lasciarvi, se cosi le piace.

HIGGINS (camminando nervosamente su e giù per la camera). Ma io non posso trovare nulla e non riesco a ricordare gli appuntamenti che ho preso. Sono...

Pickering entra. La signora Higgins depone la penna e si volge verso di lui. Si stringono la mano.

PICKERING. Buon giorno, signora Higgins. Vi ha detto Enrico?

Siede sull'ottomana.

HIGGINS. Cosa ha detto quell'asino di un ispettore?Hai offerto una ricompensa?

SIGNORA HIGGINS (alzandosi indignata). Non vorrai già dire che hai incaricato la Polizia della ricerca di Elisa?

HIGGINS. Perché no? A che cosa serve la Polizia? Che altro possiamo fare noi?

Siede sulla poltrona Elisabettiana.

PICKERING. L'ispettore avanza un mondo di difficoltà. Ho paura che ci attribuisca qualche intenzione equivoca.

SIGNORA HIGGINS. È, naturale. Che diritto avete voi altri di rivolgervi alla Polizia e dare il nome della ragazza, come se si trattasse di una chiave perduta o di un ombrello o di un'altra cosa qualunque? Ma, dico io!

Siede di nuovo, molto seccata.

HIGGINS. Ma dobbiamo rintracciarla.

PICKERING. Non possiamo lasciarla andare così, non vi pare, signora? Cosa dobbiamo fare?

SIGNORA HIGGINS. Voi due non avete senso comune, ragazzi che siete! Perché...

CAMERIERA (entra interrompendo la conversazione). Signor Enrico, un signore chiede di voi. È già stato in Wimpole Street.

HIGGINS. Che seccatura! Non posso ricevere nessuno, ora. Chi è?

CAMERIERA. Un certo signor Doolittle.

PICKERING. Doolittle! Volete dire lo spazzaturaio?

CAMERIERA. Spazzaturaio? Oh, no: è un signore elegante.

HIGGINS (alzandosi eccitato). Caspita, Pik; è qualche parente di Lisa presso il quale ella si sarà rifugiata. Qualcuno che non conoscevamo.

Alla cameriera:

Fatelo salire subito.

CAMERIERA. Si, signore.

Esce.

HIGGINS (avvicinandosi, nervoso, a sua madre). Dei parenti eleganti! Adesso sapremo qualche cosa.

Siede sulla poltrona Chippendale.

SIGNORA HIGGINS. Conoscete qualcuno "della sua famiglia?

PICKERING. Soltanto il padre, quel bel tipo del quale vi parlammo.

CAMERIERA (annunciando). Il signor Doolittle.

Si ritira. Doolittle entra. È brillantemente vestito di un nuovo stiffelius, con gilet bianco e pantaloni grigi. Un fiore all’occhiello, un lucido cappello a cilindro e un paio di scarpe di pelle lustra completano l'abbigliamento. È cosi preoccupato dell'oggetto della sua visita, che non scorge la signora Higgins. Va difilato verso Higgins e gli parla con tono di veemente rimprovero.

DOOLITTLE (indicando la propria persona). Vedete? Vedete questo? Lo avete fatto voi!

HIGGINS. Fatto cosa, buon uomo?

DOOLITTLE. Tutto questo, vi dico. Guardate bene; guardate questo cappello, guardate quest'abito.

PICKERING. Ve li ha forse comperati Elisa?

DOOLITTLE. Elisa! Ma che! Neanche uno spillo. Perché dovrebbe comperare gli abiti a me?

SIGNORA HIGGINS. Buon giorno, signor Doolittle. Volete accomodarvi?

Doolittle resta confuso, avvedendosi della presenza della padrona di casa.

DOOLITTLE. Chiedo scusa, signora.

Le si avvicina e stringe la mano che ella gli tende.

Grazie.

Siede sul sofà alla destra di Pickering.

Sono casi fuori di me per quello che mi è capitato che non so pensare a nient’altro.

HIGGINS. Che diamine vi è capitato?

DOOLITTLE. Non m'importerebbe, se fosse capitato per caso; nella vita c'è da aspettarsene di tutti i colori e non resta che prendersela, come si suole dire, con la Provvidenza; ma questo è qualche cosa che voi avete fatto a me, sì voi, Enrico Higgins.

HIGGINS. Avete trovato Elisa? Questo è l'importante.

DOOLITTLE. L'avete perduta?

HIGGINS. Sì.

DOOLITTLE. Avete tutte le fortune, voi! Non l'ho trovata, no; sarà lei che troverà me abbastanza presto dopo quello che mi avete fatto adesso.

SIGNORA HIGGINS. Cosa vi ha fatto dunque mio figlio, signor Doolittle?

DOOLITTLE. Che cosa mi ha fatto? Mi ha rovinato. Ha distrutto la mia felicità. Mi ha imbavagliato e consegnato vivo nelle mani della morale borghese.

HIGGINS (si alza infastidito e rivolgendosi a Doolittle). Voi sragionate, siete ubriaco, siete matto. Vi ho dato cinque sterline. Poi ho avuto due colloqui con voi a due scellini e mezzo l'ora. Dopo, non vi ho più visto.

DOLITTLE. Ah, io sono ubriaco! Ah, io sono pazzo! E allora spiegatemi: avete scritto o non avete scritto una lettera a una vecchia volpe di americano, annunciando gli che ci volevano cinque milioni per fondare tante società per la riforma della morale, in tutto il mondo? È vero o non è vero che vi si era chiesto di inventare una lingua universale per i soci?

HIGGINS. Che? Volete parlare di Wanfeller. Ma seè morto!

Siede, noncurante.

DOOLITTLE. È morto, infatti; e io sono conciato per le feste. Ora, gli avete o non gli avete scritto che il più originale moralista che a parer vostro vivesse presentemente in Inghilterra, era Alfredo Doolittle, un semplice spazzaturaio?

HIGGINS. Uh, dopo la vostra ultima visita, mi pare, infatti, di avere immaginato una burla del genere.

DOOLITTLE. Ah! Voi potete benissimo chiamarla burla ma la vittima sono io. L'americano ha voluto dimostrare che in America non è come da noi, che là si rispetta e si riconosce il merito in ogni classe sociale, per umile che sia; e nel suo porco testamento, grazie alla vostra burla, è scritto che mi si lasciano tante azioni del suo trust del formaggio digestivo, quante ne occorrono per costituire una rendita di tremila sterline all'anno; a condizione che io mi tenga a disposizione della Lega mondiale Wanfeller, pronto ad ogni richiesta, per sei parlate all'anno.

HIGGINS. Questa è bella davvero! Ah, ah!

Si rallegra di colpo.

Oh che bello scherzo!

PICKERING. È una bella fortuna per voi, Doolittle. Dopo la prima volta non vi manderanno a chiamare più.

DOOLITTLE. Non sono i discorsi che mi preoccupano. Io glielo dirò in faccia, parlerò franco e bene! Quello che mi urta è di dovermi trasformare in un borghese. Chi gli ha domandato tanto, a colui? Io ero felice, ero libero. Quando avevo bisogno di soldi piantavo un chiodo a qualcuno, come ho fatto con voi. Ora invece sono legato mani e piedi e tutti pianteranno chiodi a me. "Che bella fortuna la vostra! -mi diranno. -Davvero? Ma è una migliore fortuna per voi", risponderò io... E i medici? Quando ero povero mi buttavano fuori dall'Ospedale prima ancora che io mi reggessi bene in gambe e non c'era niente da pagare. Adesso, scopriranno che io sono delicato di salute e vorranno visitarmi almeno due volte al giorno. In casa, non mi lasciano far niente da me; gli altri lavorano per me e a me tocca pagare. Io devo vivere per gli altri non per me stesso; ecco la morale della borghesia. Un anno fa, non avevo un parente al mondo, eccetto due o tre che non vedevo mai, e che si sarebbero guardati bene dal parlare con me; adesso, ne ho cinquanta e fra tutti non fanno neanche una paga settimanale decente. Mi avete detto di aver perso Elisa: non abbiate paura. Scommetto che è sulla porta di casa mia, lei, che avrebbe potuto benissimo mantenersi da sé vendendo fiori, se io non fossi diventato un uomo rispettabile. Ed il primo che mi pianterà un chiodo, sarete voi, Enrico Higgins dovrò imparare a parlare la lingua chicinvece dell'inglese comune. Ecco dove volevate arrivare; scommetto che l'avete fatto apposta!

SIGNORA HIGGINS. Ma, mio caro signor Doolittle, non è detto cl1e voi dobbiate sopportare tutto ciò, se non vi sentite. Nessuno può costringervi ad accettare un'eredità. Potete benissimo rifiutarla. Non è vero, colonnello?

PICKERING. Pare anche a me.

DOOLITTLE (addolcendo le sue maniere per deferenza alla signora presente). Qui sta il tragico, signora. È facile dire: rifiutare. Ma io non ne ho la forza. Chi l'avrebbe? Noi tutti siamo sconcertati. Sconcertati, signora: è la parola. Se rifiutassi, cosa potrei fare quando sarò vecchio se non rifugiarmi in un asilo di mendicità? Devo già tingermi i capelli per conservare il posto di spazzino. Se fossi un povero così detto degno e avessi qualcosetta da parte, potrei rifiutare; ma io sono un povero indegno e non ho, tra me e la divisa del ricoverato, che queste maledette tremila sterline, che mi spingono a forza nella borghesia. Scusate l'espressione, signora, ma l'avreste usata anche voi, se aveste avuta una provocazione simile. E non ho il temperamento per vestire la divisa dell'asilo. Ve l'ho detto, sono sconcertato! Uomini più felici di me, avranno la mia scopa e mi domanderanno le mance; ed io li starò a guardare sconfortato, li invidierò. Ecco dunque a che cosa mi ha ridotto vostro figlio.

È sopraffatto dall'emozione.

SIGNORA HIGGINS. Bene, signor Doolittle; sono contentissima che siate, venuto nella determinazione di non commettere un errore, perché cosi è risolto il problema dell'avvenire di Elisa. Ora potete pensare a lei.

DOOLITTLE (con malinconica rassegnazione). Sì, signora. Mi aspetto di dover provvedere a tutti, ora, con queste tremila sterline.

HIGGINS (balzando da sedere). Ma è assurdo! Non può provvedere a lei. Non deve provvedere a lei. Essa non gli appartiene più. Gli ho pagato cinque sterline per averla. Doolittle, siete un galantuomo o siete un farabutto?

DOOLITTLE (conciliante). Un po' dell'uno e un po' dell'altro, Enrico, come tutti... Un po' dell'uno e un po' dell'altro...

HIGGINS. Sta bene, ma voi avete preso quel denaro per la ragazza e non avete nessun diritto di pretendere di riaverla.

SIGNORA HIGGINS. Enrico, non dire delle assurdità. Vuoi sapere dov'è Elisa? Sappi che è qui, di sopra.

HIGGINS (sbalordito). Di sopra!? Allora ci penso io farla discendere.

Si avvia risolutamente verso la porta.

SIGNORA HIGGINS. Férmati, Enrico, e siedi.

HIGGINS. Io...

SIGNORA HIGGINS. Siedi, caro, e ascoltami.

HIGGINS. Oh benissimo, benissimo, benissimo!

Si butta con malgarbo sul divano, voltando le spalle agli altri.

Ma mi pare che tu avresti potuto anche avvertirei mezz'ora fa.

SIGNORA HIGGINS. Elisa venne da me questa mattina. Passò la notte all'Hotel Carlton, dopo aver vagabondato in preda alla rabbia e dopo aver provato la tentazione di buttarsi nel fiume. Mi raccontò in quale modo brutale l'avevate trattata.

HIGGINS (balzando di nuovo). Cosa!?

PICKERING (si alza anche Lui). Mia cara signora Higgins, essa vi ha raccontato delle fandonie. Noi non l'abbiamo maltrattata. Scambiammo con lei poche parole: e ci lasciammo poi con la solita cordialità.

A Higgins:

Higgins, le hai dato addosso dopo che vi lasciai per andarmene a letto?

HIGGINS. Proprio l'opposto, invero. Fu lei che mi gettò le pantofole in faccia. Si contenne nel modo più villano. Non l'ho provocata. Le pantofole mi arrivarono sulla faccia nel momento stesso in cui ponevo piede nella stanza, prima che io pronunciassi una sola parola. Lei, usò subito delle parole spaventevoli!

PICKERING (stupito). Ma perché? Cosa le avevamo fatto?

SIGNORA HIGGINS. Credo di saper assai bene come andarono le cose. La ragazza ha una natura piuttosto appassionata, non è vero, signor Doolittle?

DOOLITTLE. Molto tenera, un cuore tenerissimo. Tiene del padre.

SIGNORA HIGGINS. Proprio cosi. Si era affezionata molto a voi due. Ha: fatto molto per te, Enrico! Non capisco come tu non abbia compreso cosa significhi, per una ragazza come lei, un simile lavoro cerebrale. Insomma, pare che quando arrivò il gran giorno della prova, che essa sostenne in modo perfetto e senza commettere un solo errore, voi due vi siate messi a conversare senza: degnarla di una parola; non solo, ma che vi siate scambiate le vostre confidenze, comunicandovi la vostra gioia che tutto fosse finito e la vostra sazietà per l'esperimento condotto a termine. E vi sorprende che lei vi abbia tirato le pantofole in faccia? Ma io vi avrei tirato le molle del caminetto!

HIGGINS. Non abbiamo detto nulla, se non che eravamo assai stanchi e desiderosi di andare a letto. Non è così, Pick?

PICKERING (alzando le spalle). Nulla di più.

SIGNORA HIGGINS (ironica). Ne siete certi?

PICKERING. Certissimi. Non una parola di più s'è detto.

SIGNORA HIGGINS. Voi non l'avete ringraziata, vezzeggiata, ammirata. Non le avete detto quanto era stata brava.

HIGGINS (impaziente). Ma tutte queste cose le sapeva. Certo, non le abbiamo fatto dei discorsi d'occasione, se è questo che vuoi dire.

PICKERING (colpito). Già, forse siamo stati un po' inconsiderati. È arrabbiata molto?

SIGNORA HIGGINS (torna allo scrittoio). Io temo assai che non voglia ritornare in Wimpole Street, specialmente adesso che suo padre è in condizioni di mantenerla nella posizione per la quale l'avete educata; ma ella dice che vuole assolutamente lasciarvi nei termini più amichevoli e non pensar più a quello che c'è stato.

HIGGINS (furiosamente). Vuole questo, per Dio? No!

SIGNORA HIGGINS. Se mi prometti di contenerti a modo la pregherò di scendere, se no fammi il piacere di tornare a casa; mi hai fatto già perdere abbastanza tempo.

HIGGINS. Sta bene, sta bene. Ehi, Pick, bada di condurti nel modo più deferente che ti è possibile davanti a questa creatura che abbiamo tratta dal fango.

Si scaraventa cupo nella poltrona Elisabettiana.

DOOLITTLE (impermalito). Via, via, Enrico Higgins! Rispettate i sentimenti di un uomodella borghesia!

SIGNORA HIGGINS. Ricordati la tua promessa, Enrico.

Preme il bottone del campanello.

Signor Doolittle, vorreste essere tanto cortese da ritirarvi un momento sulla terrazza? Vorrei che Elisa definisse la questione con questi due signori, prima di essere impressionata dalle notizie che voi potete darle. Non avete nulla in contrario?

DOOLITTLE. Come desiderate, signora. Tutto il possibile per aiutare Enrico a tenerla lontana da me.

Esce dalla vetrata. Pickering siede al posto di Doolittle. La cameriera accorre.

SIGNORA HIGGINS. Chiedete alla signorina Doolittle se vuole scendere.

CAMERIERA.. Si, signora.

Esce.

SIGNORA HIGGINS. Ora, Enrico, sta buono.

HIGGINS. Mi contengo perfettamente.

PICKERING. Fa del suo meglio, signora Higgins.

Una pausa. Higgins rovescia la testa sullo schienale della poltrona,

allunga le gambe e si mette a fischiare.

SIGNORA HIGGINS. Enrico, mio caro, non sei punto bello in quella posizione.

HIGGINS (rimettendosi a posto). Non intendevo di essere bello, mamma.

SIGNORA HIGGINS. D'accordo. Ho soltanto bisogno di farti parlare.

HIGGINS. Perché?

SIGNORA HIGGINS. Perché tu non puoi parlare e zufolare nello stesso tempo.

Higgins grugnisce; un'altra pausa.

HIGGINS (balzando in piedi impazientito). Dove diavolo si è cacciata la ragazza? Si deve forse passar la giornata ad aspettarla?

Elisa entra, risplendente di giovinezza, padrona di sé, con un'andatura leggiadra, con una grazia e distinzione infinita. Porta un cestino da lavoro ed è perfettamente a posto. Pickering è così meravigliato, che non riesce ad alzarsi.

LISA. Come state, professar Higgins? State bene?

HIGGINS (con voce soffocata). Sto...

Non può continuare.

LISA. Certo starete bene; non siete mai ammalato. Sono molto contenta di rivedervi, colonnello.

Pickering si alza in fretta e le stringe la mano.

Un po' fresca la giornata, vero?

Siede vicino a lui, a sinistra.

HIGGINS. Non vi arrischiate a provare questo giuoco con me. Ve l'ho insegnato io e non riesce a gabbarmi. Alzatevi e venite a casa e non mi fate la stupida.

Elisa prende dal cestino un lavoretto ad ago e comincia a cucire come

se non avesse sentite quelle parole.

SIGNORA HIGGINS. Molto ben detto, Enrico. Nessuna donna potrebbe resistere a simile invito.

HIGGINS. Lasciala fare, mamma, lascia che parli da sé, vedrai se ha una sola idea che non le abbia messo io nella testa, o se pronuncia una sola parola che non le abbia messo io sulla bocca... Ti dico che ho creato io questa cosa dal nulla, dalla foglia di cavolo spiaccicata del Covent Garden. Ed ora pretende di fare la gran dama con me.

SIGNORA HIGGINS (placidamente). Si, caro, ma ti vorrai sedere, non è vero?

Higgins torna a sedere, sbuffando.

 

LISA (a Pickering, senza badare a Higgins e lavorando speditamente). Voglio sperare che non uscirò completamente dalla vostra memoria, ora che l'e- sperimento è finito, colonnello, non è vero?

PICKERING. No, certo! Ma non parliamo di “esperimento”, per carità!

LISA. Oh, io sodo appena una foglia di cavolo spiaccicata...

PICKERING (convinto). No, no!

LISA (continuando tranquilla).…Ma vi debbo tanto che sarei veramente infelice se mi dimenticaste.

PICKERING. Siete molto, molto gentile a dir questo, signorina Doolittle.

LISA. Non è perché avete pagato i miei abiti; so benissimo che siete generoso e largo di aiuto a chiunque ne abbia bisogno; ma è da voi che ho imparato le belle maniere; e sono queste che distinguono la vera signora, non è vero? Non mi è stato molto facile, così l'esempio del professor Higgins davanti agli occhi! Ero cresciuta per essere, al par di lui, incapace di dominare me stessa, e pronta a rispondere con male parole alla minima provocazione. E non avrei mai saputo che le dame e i gentiluomini non trattano in quel modo, se non foste stato là voi a consigliarmi.

HIGGINS. Benissimo!

PICKERING. Oh, è il suo modo di fare, non lo fa mica apposta.

LISA. Oh, nemmeno io lo facevo apposta, quando ero fioraia. Era il mio modo di fare. Come vedete, non lo è più la differenza è tutta qui.

PICKERING. Senza dubbio. Però vi ha insegnato a parlare e io non avrei potuto farlo, sapete.

LISA (trivialmente). Si capisce; è il suo mestiere.

HIGGINS. Maledizione!

LISA (continuando). Era come insegnare i balli di moda, niente di più. Ma volete sapere quando cominciò la mia vera educazione?

PICKERING. Quando?

LISA (tralasciando di cucire per un momento). Quando m'avete chiamata "signorina Doolittle" la prima volta che venni in Wimpole Street. Compresi allora cosa fosse il rispetto di me stessa.

Riprende il lavoro.

E dopo quella, molte altre piccole finezze che non avvertivate neppure, tanto erano naturali in voi; l'alzarsi al mio entrare, il togliervi il cappello, l'accompagnarmi e aprirmi la porta quando me ne uscivo.

PICKERING. Cose da nulla.

LISA. Cose che dimostravano che voi mi consideravate come qualcosa di diverso da una sguattera, per quanto io sappia che voi non avreste trattato diversamente una sguattera, se fosse entrata nella vostra sala da pranzo. Non vi siete mai levate le scarpe nella sala da pranzo, in mia presenza.

PICKERING. Non bisogna badare a questo: Higgins si cava le scarpe dovunque, fuorché dove dovrebbe.

LISA. Lo so, non lo biasimo. È il suo modo di fare, non è vero? Ma io però osservavo che non era il vostro! Sinceramente, colonnello, la differenza fra una dama e una fioraia, a parte tutto quello che è forma, e che chiunque può apprendere (il modo di vestirsi, di parlare propriamente e cosi via) non consiste nel modo di comportarsi, ma nel modo con cui l'una e l'altra viene trattata. Io sarò sempre una fioraia per il professor Higgins, perché lui mi ha sempre trattata da fioraia e sempre mi tratterà cosi; ma so di poter essere una dama per voi, perché mi avete sempre trattata come una dama e sempre cosi mi tratterete.

SIGNORA HIGGINS. Non digrignare i denti, Enrico.

PICKERING. Davvero, signorina Doolittle, quello che avete detto è molto bello.

LISA. Avrei caro che mi chiamaste Elisa, ora, se volete.

PICKERING. Grazie, Elisa, grazie.

LISA. E avrei caro che il professor Higgins mi chiamasse signorina Doolittle.

HIGGINS. Neanche se vi vedessi dannata!

SIGNORA HIGGINS. Enrico! Enrico!

PICKERING (ridendo). Perché non gli rispondete per le rime? Gli farebbe un mondo di bene.

LISA. Non posso. Una volta l'avrei fatto, ma ora non posso tornare indietro. Ho provato la scorsa notte, quando erravo per le vie di Londra. Una ragazza mi rivolse la parola; e fui tentata di ritornare con lei ai vecchi modi non mi fu possibile. Mi avete detto che quando un fanciullo è portato a vivere in terra straniera, impara in poche settimane la nuova lingua e dimentica la propria. Orbene, io sono un fanciullo del vostro paese e ho dimenticato la mia lingua e non posso parlare che la vostra. Tutto quello che usa all'angolo di Tottenham Court Road non esiste più, per me, ora che vengo da Wimpole Street.

PICKERING (allarmato). Oh, ma tornerete in Wimpole Street, non è vero? Perdonerete a Higgins?

HIGGINS (alzandosi). Perdonare! Ci mancava anche questa! Lasciate che se ne vada dove vuole, fuorché a casa nostra. Ricadrà nel fango in tre settimane, quando non ci sarò più io al suo fianco.

LISA. No, grazie. Se fosse soltanto per voi non avrei nulla in contrario, forse; ma una duchessa non può vivere in una casa dove è trattata al pari di una sguattera.

Doolittle appare nel centro della finestra. Con uno sguardo di rimprovero a Higgins, si avvicina silenziosamente ad Elisa che voltando le spalle alla finestra, non si è accorta della sua presenza.

PICKERING. È incorreggibile! Non ricadrete, Elisa, non è vero?

LISA. No, né ora né mai. Ho imparato la mia lezione. Non credo che potrei pronunciare un suono del mio vecchio linguaggio, anche se volessi.

Doolittle la tocca sulla spalla sinistra. Elisa lascia cadere il lavoro, sbalordita alla vista

dell'eleganza paterna, al punto da perdere la padronanza di sé.

A-a-a-a-a-aah-ooo-ooh!

HIGGINS (con un grido di trionfo). Aha! Dicevo io! A-a-a-a ahooh! A-a-a-a-a ahooh! A-a-a-a ahooh! Ve lo dicevo io! Vittoria!

Si butta a sedere sulla poltrona incrociando le braccia.

DOOLITTLE. Perché biasimate la ragazza? Non guardarmi cosi, Elisa. Non è colpa mia. Ho avuto qualche soldo.

LISA. Babbo, questa volta devi aver piantato un chiodo a un milionario!

DOOLITTLE. Infatti. Ma sono vestito in modo speciale quest'oggi, perché c'è la sua ragione. Devo andare alla chiesa di San Giorgio la tua matrigna si sposa con me.

Matrimonio Doolittle

LISA (con rimprovero). E tu sposi quella donna cosi volgare?

PICKERING (calmo). È il suo dovere, Elisa.

A Doolittle:

Come mai ha cambiato idea?

DOOLITTLE (con tristezza). È sconcertata, padrone, siamo sconcertati. La morale della borghesia reclama le sue vittime. Non ti vuoi mettere il cappello, Lisa, e venirmi a vedere... coniugato?

LISA. Se il colonnello dice che lo debbo, verrò.

Quasi singhiozzando.

Cercherò di contenermi. E sarò certo abbondantemente insultata.

DOOLITTLE. Non aver paura. Non letica più con nessuno, ora. Povera donna! L'agiatezza le ha tolto ogni vivacità.

PICKERING (toccando delicatamente il gomito di Elisa). Siate gentile, Elisa, fate bene quel che dovete.

LISA (sforzandosi per sorridergli, attraverso il suo dispiacere). Ma certo, per mostrare che non ho alcun sentimento cattivo. Sarò pronta a momenti.

Esce.

DOOLITTLE (sedendo vicino a Pickering). Mi sento un po' nervoso per via della cerimonia, colonnello. Desidererei che voi veniste a vedere come me la cavo.

PICKERING. Ve la siete cavata un'altra volta, bravo uomo. Non vi eravate già sposato con la madre di Lisa?

DOOLITTLE. Chi vi ha detto questo, colonnello?

PICKERING. Nessuno, ma credevo, naturalmente...

DOOLITTLE. No, colonnello, questa non è la via naturale, è soltanto la via della borghesia. La mia via è sempre stata la via indegna... Ma non dite nulla a Elisa. Non sa nulla. Ho sempre avuto molto riguardo nel dirle certe cose.

PICKERING. Benissimo, non saprà nulla.

DOOLITTLE. Ma verrete alla chiesa, colonnello, e m’insegnerete il modo di cavarmela bene?

PICKERING. Con piacere; tutto quello che un vecchio scapolo può fare.

SIGNORA HIGGINS. Posso venire io, signor Doolittle? Sarei dolente di mancare alle vostre nozze.

DOOLITTLE. Sono davvero troppo onorato dalla vostra bontà, madama, e sarà per la mia povera vecchia un tremendo onore. È molto depressa pensando ai felici giorni che non sono più.

SIGNORA HIGGINS (alzandosi). Ordino la carrozza, e sono pronta.

Gli uomini si alzano eccetto Higgins.

Non mi abbisognano più di quindici minuti.

Mentre si avvia alla porta, Elisa rientra col cappello, nell'atto di allacciare i guanti.

Verrò in chiesa, allo sposalizio di vostro padre, Elisa. Sarebbe meglio che veniste con me, in carrozza. Il colonnello Pickering può andare avanti con lo sposo.

La signora esce. Elisa viene nel mezzo della camera tra la finestra centrale e l'ottomana.

Pickering le si avvicina.

DOOLITTLE. Sposo! Quale parola! Bisogna bene che un uomo sistemi la propria posizione, come che sia.

Prende il cappello e s'avvia alla porta.

PICKERING. Prima di andarmene, Elisa, lasciate che insista perché gli perdoniate e torniate a noi.

LISA. Non so se il babbo permetterà. Cosa ne dici, babbo?

DOOLITTLE (triste, ma magnanimo). Sono stati molto furbi, questi due sportsmen, Elisa. Se si fosse trattato di uno solo, potresti averlo cucito alle tue sottane, ma sono in due, come vedi; e uno serve all'altro da madre nobile, come si suol dire.

A Pickering:

Siete stato furbo, colonnello. Lo dico senza malizia, avrei fatto anch'io lo stesso. Sono stato la vittima di una donna dopo l'altra tutta la mia vita, ma vi porto rancore di esser riusciti a cavarvela con Elisa. Non voglio intromettermi. È tempo per noi d'andare, colonnello. Arrivederci, Enrico. Con te, Elisa, ci troveremo in chiesa.

PICKERING (con voce carezzevole). State, state con noi, Elisa.

Segue Doolittle. Elisa esce sul balcone, per non rimanere sola con Higgins. Questi si alza e la raggiunge subito. Ella torna indietro e fa per avviarsi alla porta, ma Higgins rapidamente va a porsi con le spalle alla porta stessa prima che Elisa possa uscire.

HIGGINS. Bene, Elisa, avete avuto la vostra soddisfazione, come dite voi. Ne avete abbastanza e volete essere ragionevole o ve ne abbisogna un'altra?

LISA. Volete che torni per, raccogliere le vostre pantofole, e tollerare le vostre sfuriate e farvi da serva?

HIGGINS. Non ho detto di volere che voi torniate.

LISA. Ah, proprio? E allora di che parlate?

HIGGINS. Di voi, non di me. Se voi tornate, io vi tratterò nello stesso modo di prima. Non posso cambiare la mia natura e non intendo cambiare le mie maniere. Le mie maniere sono né più né meno di quelle del colonnello Pickering.

LISA. Non è vero. Lui tratta una fioraia come se fosse una duchessa.

HIGGINS. E io tratto una duchessa come se fosse una fioraia.

LISA. Vedo.

Si volge compostamente, e va a sedersi sull’ottomana.

Siete lo stesso con tutti.

HIGGINS. Proprio così.

LISA. Come mio padre.

HIGGINS (grugnisce un poco umiliato). Senza ammettere del tutto il paragone, Elisa, è perfettamente vero che vostro padre non è un villano rifatto e che sarà sempre a posto in ogni genere di vita al quale il suo bizzarro destino vorrà chiamarlo.

Serio:

Il gran segreto, Elisa, non sta nell'aver cattive maniere o buone maniere, o una qualunque specie di maniere, ma di avere le stesse maniere per tutti e nel comportarci cosi come se fossimo in cielo, dove non ci sono vetture di terza classe, e un'anima vale quanto l'altra.

LISA. Amen! Siete un predicatore nato.

HIGGINS (irritato). La questione non è se io tratto voi con ruvidezza, ma se voi mi avete mai visto trattare altri meglio che voi.

LISA (con impulsiva sincerità). Non mi importa del modo come mi trattate. Non mi importa se imprecate contro di me. Non mi importerebbe neanche se mi aveste a picchiare: mi è già accaduto anche questo. Ma…

Si alza affrontandolo.

Non voglio essere trascurata e lasciata in disparte.

HIGGINS. E allora uscite dalla mia strada: non mi voglio mica fermare per voi. Mi parlate come se fossi un omnibus.

LISA. E siete un omnibus; un gran fracasso e via, senza Tiguardo per nessuno. Ma io farò senza di voi: credete che non lo possa?

HIGGINS. Lo so che potete, ve lo dissi io stesso che lo potete.

LISA (ferita, si allontana da lui, disponendosi all'altro capo dell'ottomana). So, che me lo avete detto, bruto. Volevate liberarvi di me.

HIGGINS. Bugiarda!

LISA. Grazie.

Siede con dignità.

HIGGINS. Ma voi, credo non vi siate mai domandata se io posso fare senza di voi.

LISA (con ardore). Non cercate di rabbonirmi, ora potrete fare a meno di me.

HIGGINS (arrogantemente). Posso fare a meno di tutti, io, ho la mia propria anima, la mia propria scintilla del fuoco divino. Ma…

Con subitanea umiltà

Sentirò la vostra mancanza, Elisa.

Siede vicino a lei.

Ho imparato qualche cosa dalle vostre stupide idee, ve lo confesso umilmente e con infinita gratitudine. E mi sono abituato alla vostra voce e alla vostra presenza; mi piacciono, anzi.

LISA. Bene, le avete tutte due nel vostro grammofono e nel registro delle fotografie. Quando vi sentite solo senza di me, girate la manovella della macchina e sarete servito. Non correte il pericolo di offendere dei sentimenti.

HIGGINS. Non mi darà l'anima vostra, la macchina. Lasciatemi quei sentimenti e prendetevi pure la voce e la bella persona, che non sono tutta voi.

LISA. Oh, siete un demonio! Siete. Potete torcere il cuore di una ragazza come altri le torcerebbe le braccia. La signora Pearce m'aveva avvertita. Più di una volta, fu sul punto di lasciarvi, e, sempre voi, all'ultimo momento, le andavate dietro con mille lusinghe. Non vi importa niente di lei, come non vi importa niente di me.

HIGGINS. Lo credo anch'io, almeno nel senso che, intendete voi; ma questo non impedisce a voi di curarvi di me, se cosi vi piace. Che cosa potete desiderare di più, voi, o chiunque altro?

LISA. Non voglio curarmi di chi non si cura di me.

HIGGINS. Dare e avere; massima commerciale. Come quando si vendono le violette, non è cosi? Chi compera un mazzolino?

Riproduce con esattezza professorale, la voce e la pronuncia della fioraia.

LISA. Non mi schernite. Non è bello, schernirmi cosi.

HIGGINS. Non ho mai schernito nessuno in vita mia. Mi dite bruto perché non avete potuto arrogarvi nessun diritto su di me, per il fatto di aver cercato le pantofole e di aver trovato gli occhiali. Eravate una stupida. Per me, è assolutamente spiacevole vedere una donna portare le pantofole ad un uomo. Vi ho forse portato mai le pantofole, io? Vi ho apprezzata mille volte di più per avermele buttate in faccia. Non serve farmi da schiava e poi venire a dire che volevate essere considerata. Chi si cura di una schiava? Se tornate, tornate per amore della buona amicizia perché non otterrete niente di più; e se oserete ancora, con il vostro mal vezzo da cagnolino che cerca e porta le pantofole, di riabbassare la mia creazione della duchessa Elisa, vi chiuderò la porta sulla vostra stupida faccia.

LISA. Perché mi avete formata se non vi importava nulla di me?

HIGGINS. Perché? Perché mi ero impegnato a farlo.

LISA. Non vi siete mai preoccupato del turbamento che potevate arrecarmi?

HIGGINS. Sarebbe stato fatto il mondo se il suo creatore si fosse astenuto dall'arrecare turbamento?  Creare significa turbare. Non c'è che una sola via per sfuggire al turbamento ed è la morte. Avrete notato che sono i codardi che vorrebbero eliminato il dolore.

LISA. Io non sono un predicatore: non ho fatto attenzione a nulla di tutto ciò. Osservo soltanto che voi non fate attenzione a me.

HIGGINS (balzando in piedi e camminando su e giù impazientito). Elisa, siete una stupida. Ho sprecato i tesori della mia intelligenza spargendoli su di voi. Cercate di capire una buona volta che io vado per la mia strada e fo il mio lavoro senza occuparmi menomamente di quello che può accadere a ciascun di noi. Io non sono uno sconcertato come vostro padre. Per cui potete tornare o andare al diavolo, come più vi piace.

LISA. Tornare? Per che fare?

HIGGINS (appoggiando le ginocchia all'ottomana e chinandosi verso Elisa). Per il piacere di farlo, vale a dire per la stessa ragione per la quale vi ho presa con me.

LISA (con voce cupa). E per essere buttata fuori, domani, se non dovessi fare tutto quello che volete che io faccia.

HIGGINS. Già e perché voi possiate andarvene domani, se io non dovessi far tutto quello che volete che io faccia.

LISA. Andarmene a vivere, con la mia matrigna.

 

HIGGINS. Sì, o a vendere fiori, se più vi piace.

LISA. Oh! Se almeno potessi tornare al mio cestello di fioraia! Sarei indipendente da voi due, dal babbo, da. tutti! Perché mi avete tolta alla mia indipendenza? Perché vi ho rinunziato, per i miei begli abiti? Ora sono una schiava!

HIGGINS. Ma nemmeno per sogno. Se volete, posso adottarvi come figliola. O forse preferite sposarePickering?

LISA (guardandolo fieramente). Non sposerei neanche voi, se me lo chiedeste, e voi siete più vicino alla mia età che non è lui.

HIGGINS (gentile). Che non sia lui, non "che non è".

LISA (spazientita, alzandosi). Voglio parlare come mi piace. Non siete più il mio professore, adesso.

HIGGINS (riflettendo). Già: e poi temo molto che Pickering non ne voglia sapere. È un vecchio scapolaccio, ostinato quanto me.

LISA. Non è questo che voglio e non ci pensate neppure. Ho sempre avuto tutti gli spasimanti che ho voluto. Freddy Hill mi scrive due o tre volte al giorno, pagine sopra pagine.

HIGGINS (sorpreso sgradevolmente). Accidenti alla sua sfacciataggine!

Indietreggia e siede.

LISA. Ha diritto di farlo, se gli piace, poveretto! E mi deve amare assai.

HIGGINS (allontanandosi: dal divano). Voi non avete nessun diritto di incoraggiarlo.

LISA. Ogni ragazza ha il diritto di essere amata.

HIGGINS. Che? Anche da uno sciocco simile?

LISA. Freddy non è uno sciocco. E se è debole e povero e mi vuoi bene, può farmi felice più di chi, perché superiore me, mi tratta male, e non mi desidera.

HIGGINS. Ma può egli fare qualche cosa per voi? Questo è il punto.

LISA. Forse, posso fare io qualche cosa per lui. Ma non penso che si debba sempre fare qualche cosa l'uno per l'altro. Mentre voi pensate soltanto questo.

HIGGINS. In breve, voi desiderate che io sia tanto ossessionato di voi, quanto lo è Freddy?

LISA. No, non è questo il genere di sentimento che desidero da voi. E non siate troppo sicuro di voi, o di me. Io avrei potuto diventare una cattiva fanciulla se avessi voluto. Ho visto molte più cose di quante ne abbiate visto voi, con tutto il vostro sapere. Per le ragazze come me, è abbastanza facile ottenere l'amore di un giovanotto. Ma, dopo un minuto, ci si desidera morti reciprocamente.

HIGGINS. Certo. Ma che diamine stiamo disputando?

LISA (molto commossa). Ho bisogno di tenerezza. So di essere una ragazza del popolo e ignorante e so che voi siete un signore istruito, ma non per questo sono il fango da calpestare sotto i vostri piedi. Quello che avevo fatto…

Correggendosi.

Che feci, non lo feci né per gli abiti, né per l'automobile; lo feci perché si stava bene insieme e perché andai... andavo affezionandomi a voi, senza volere per questo ottenere il vostro amore e senza dimenticare le differenze che ci sono tra noi, ma, soltanto per la buona amicizia.

HIGGINS. Ecco! Benissimo. È appunto quello che pensavo io. E quello che pensava Pickering. Elisa, siete una sciocca.

LISA. Non è questa una bella risposta da darmi.

Si lascia cadere piangendo sulla sedia davanti alla scrivania.

HIGGINS. È l'unica che vi darò, se non la smettete di fare la sciocca. Se volete diventare una signora dovete smetterla di sentirvi trascurata. Se voi non siete in grado di comprendere la freddezza del mio genere di vita e lo sforzo che mi costa, tornate alla vostra piazza, riducetevi una bestia, accosciatevi negli angoli, litigate, bevete fino ad assopirvi. Oh, è una nobile vita, la vita della piazza! È vera, è calda, è violenta la si sente attraverso una epidermide da ippopotamo. Sposate qualche grosso bestione sentimentale con un monte di quattrini e un grosso paio di labbra per baciarvi e un grosso paia di scarpe per tirarvi delle pedate. Se non potete apprezzare quello che avete conseguito, fate meglio ad ottenere quello che potete apprezzare.

LISA (disperata). Oh, siete un tiranno crudele. Non posso parlare con voi: tutto mi ritorcete contro, ho sempre torto. Eppure sapete benissimo che tutto quello che dite non è che una bravata inutile: sapete che non posso ritornare alla piazza, come la chiamate, sapete che non ho nessun altro amico all'infuori di voi e del colonnello Pickering, sapete che non posso più vivere con gente volgare, dopo aver vissuto con, voi due; ed è cosa cattiva, infame, pensare che io lo possa. Voi pensate che io debba tornare in Wimpole Street, perché non ho nessun'altra casa all'infuori di quella di mio padre. Ma non siate altrettanto sicuro di avermi sotto i vostri piedi per calpestarmi e per maltrattarmi; non appena sarà in condizione di mantenermi, sposerò Freddy.

HIGGINS (sedendole accanto). Che pazzia! Voi spose- rete un ambasciatore. Sposerete il governatore dell'India o il Luogotenente Generale dell'Irlanda o almeno un baronetto. Non voglio aver creato il mio capolavoro per darlo ad unFreddy qualunque.

LISA. Sapete che mi piace sentirvi parlare cosi: ma io non voglio essere presa in giro come un bambino o una pupattola. Se non posso avere la tenerezza, voglio avere l'indipendenza.

HIGGINS. Indipendenza? Questa è un'altra illusione della borghesia. Tutti dipendiamo l'uno dall'altro tutti quanti siamo al mondo.

LISA (alzandosi decisa). Vi farò vedere se io sono dipendente da voi. Se voi potete predicare, io posso insegnare. Me ne andrò e farò l'insegnante.

HIGGINS. Cosa volete insegnare, in nome del cielo?

LISA. Quello che voi avete insegnato a me. Insegnerò la fonetica.

HIGGINS. Ah! Ah! Ah!

LISA. Mi offrirò come assistente al professor Nepean.

HIGGINS (furioso). Cosa? Quell'impostore! Quel ciarlatano! Quel rospo ignorante! Perché conosca imiei metodi, le mie scoperte! Al primo passo che fate verso di lui io vi rompo l'osso del collo.

Le mette le mani addosso.

Mi capite?

LISA (senza difendersi, sfidandolo). Rompete pure. Cosa me ne importa? Sapevo bene che mi avreste spezzata un giorno ol'altro.

Higgins le toglie le mani di dosso e indietreggia così repentinamente che inciampa

nel divano e vi cade seduto sopra.

Aha! Ora ho capito come vi debbo trattare! Che sciocca, che sciocca, non essermene accorta prima! Non potete togliermi quanto m'avete insegnato. Voi dite che il mio orecchio è assai più fine del vostro; e io so di essere garbata e cortese con la gente, cosa che riesce impossibile a voi. Aha! Siete gabbato, Enrico Higgins, siete gabbato! Ora non mi fanno più paura, nemmeno tanto così…

Fa un cenno espressivo con le dita.

Le vostre millanterie e il vostro parlare altezzoso. Farò pubblicare sui giornali che la vostra duchessa è solo una fioraia che avete raccolto e istruito e che è disposta a sua volta ad insegnare, a chi lo voglia, l'arte di trasformarsi in sei mesi in una duchessa, per mille ghinee. Oh! Se penso che vi strisciavo ai piedi e mi lasciavo calpestare e in vestire con male parole, quando mi bastava alzare, un dito per non essere da meno di voi, mi darei dei pugni sulla faccia.

HIGGINS (stupitissimo). Maledetta impudente che non siete altro!... Ma è sempre meglio che piagnucolare; meglio che andare a cercarmi le pantofole e trovarmi gli occhiali.

Si alza.

Per Dio, Elisa, lo dicevo che avrei fatto di voi una donna. E ci sono riuscito. Cosi mi piacete!

LISA. Già, mi volete circuire e blandire, ora che non vi temo più e che posso fare senza di voi.

Senza te

HIGGINS. Certo! Scioccherella! Cinque minuti fa eravate una cappa di piombo sulle mie spalle, ma ora siete un baluardo di forza, siete un compagno nella lotta. Voi ed io e Pickering, saremo tre vecchi celibi insieme, anziché due uomini e una stupida ragazza.

La signora Higgins ritorna, pronta per uscire. Elisa ridiventa istantaneamente fredda ed elegante.

SIGNORA HIGGINS. La vettura attende. Elisa, siete pronta?

LISA. Sono pronta. Viene il professore?

SIGNORA HIGGINS. No di certo. Non sa contenersi in chiesa. Non farebbe altro che commentare la pronunzia del prete.

LISA. Allora, non vi rivedrò più, professore. Buon giorno.

Va verso la porta.

SIGNORA HIGGINS (avvicinandosi a Higgins). Addio, caro.

HIGGINS. A rivederci, mamma.

Fa l'atto di baciarla, ma si ricorda in quel momento di qualche cosa.

Oh, per via, ricordatevi, Elisa, di ordinare un prosciutto e un formaggio. E compratemi anche un paio di guanti di camoscio numero otto e una cravatta che si accompagni al mio abito nuovo. Potete scegliere voi il colore.

La sua voce allegra, noncurante e vigorosa dimostra quanto egli sia incorreggibile.

LISA (sdegnosamente). Comprateli da voi.

Esce rapidamente.

SIGNORA HIGGINS. Temo che tu abbia guastata quella figliola. Non importa, caro, penserò io a comperarti la cravatta e i guanti.

HIGGINS. Oh, non ti disturbare… Addio

Non posso stare senza lei

HIGGINS. Oh la mia solita casa, eppure senza di lei è tutto così diverso.

Accende un apparecchio sente la voce di Elisa

Elisa entra dal fondo dicendo “Buona sera, professore” come pronunciava nella registrazione

Higgins la rivede stupito e pieno di gioia, si mette il cappello.

 HIGGINS.  Le mie pantofole, Elisa.

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