Na bella pastarella

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IL PARADISO

‘NA BELLA PASTARELLA!

Commedia in tre Atti

di

Paolo  Torrisi

In vernacolo anconetano

              Paolo Pontello, per poter trovare più facilmente un marito alla figlia Giovanna, lascia il paese e si trasferisce in città…dove pensa anche di trovare una relazione d’amore, tramite il suo futuro genero.

In trent’anni di matrimonio non ha mai tradito la moglie Carla!…Vuole provare nuove emozioni!…E’ stanco di mangiare primo, secondo e frutta, adesso vuole il “dolce”: ‘na bella pastarella!.

Viene a sapere che il futuro genero, Raffaello, ha una relazione e lo obbliga ad interromperla se vuole sposare la figlia e come suocero: si incaricherà personalmente di questa rottura…Così, fuori Raffaello e dentro lui! Ma…il futuro genero non può portare il suocero dalla sua “amica”, perché è la moglie di Eugenio Galluzzo, amico dei Pontello…ed allora lo porta da Zelinda…che è l’ “amica” di Eugenio…

Paolo Pontello, riuscirà in questo “pasticcio” ad assaporare “la pastarella” ?…

Personaggi:  U  5+2 facchini;            D  6;

n.b. La commedia è registrata presso SIAE n°838386/A;  cod. 114504

       Prof. Paolo Torrisi

                via Abruzzo.3-  60025 LORETO (AN)

                TEL. 071/978063;  CELL. 349-7824237;

                 torrisipaolo@virgilio.it

** Per facilitare la lettura, in calce è riportato un piccolo <Glossario>.

‘NA BELLA PASTARELLA!

Personaggi:

Paolo  Pontello

Carla                                                 sua moglie                                               

Giovanna                                          sua figlia

Eugenio Galluzzo                              amico

Elena                                                sua moglie

Lello Dellacroce                                pittore

Zelinda                                             anima buona

Fojetta                                              suo padre

Adone                                               domatore

Ginetta                                             cameriera  

Frufrù                                               cuoca           

2 Facchini 

                                         

A T T O   P R I M O

                 L’azione si svolge nel salotto di casa Pontello…Siamo ai primi anni del ‘900.                               

                Salotto. Sul fondo, lateralmente a dx, la Comune ed in basso due porte ( studio e camera letto); sul fondo, lateralmente un’uscita che porta alla cucina.Sempre sul fondo scena, centralmente un quadro o un arazzo e sotto una consolle o un mobile- tavolino con telefono- Poltrone e sedie.

       

                All’alzarsi del sipario Paolo è seduto che legge il giornale….Carla seduta, sulla parte opposta, sta ricamando…

               SCENA 1^-PAOLO-CARLA-GIOVANNA-GINETTA

PAOLO- ( ride)

CARLA- Cu’ c'hai da ride?…

PAOLO- (porge il giornale) Toh!…Leggi!

CARLA- (legge- sbarra gli occhi e poi si alza indignata appallottolando il giornale) Ma che roba è questa?

PAOLO- (si alza e le toglie il giornale) Sta bona che lu devo ‘nco’ fenì da legge’!…(ripiega)

CARLA- E se per caso lu legge tu fija?

PAOLO- Cu’ voi che ce capisce Giovanna? Anco’ nun ci ha ventanni!

CARLA- Io a cul’età capivo gnìcò!…E i tempi nun era quelli de oggi!

PAOLO- Ma tu, all’età sua, eri già maritata!

CARLA- A Lureto, però, ‘sse porcherie de nutizie le sganzavi…nun le leggevi!

PAOLO- Ce credo! A Lureto ‘sse notizie manco ce le fanne ‘rriva’!

CARLA- (va a prendere un giornale) Ecco cusa legge tu fija: “Opere pie S.Vincenzo”!

PAOLO- Nun pretenderai che me metta a legge ‘ssa roba lì pure io?!…(che intanto aveva ricominciato a leggere) Ulalà! Qui si parla de “cocottes!”

CARLA- (scandalizzata) Cosa?…Ce ripisti allora cu’ ‘ssi argomenti?…

PAOLO- (con una mano la ferma)…Sta bona e scolta!…Menù di famiglia: Pollo cotto con succo d’arancia… Chiamato così perché piace alle…(strappandolo) Ci hai ragiò, è mejo strappallo!…(lo avvoltola e butta in un cestino)…Giovanna pudria interpretare diversamente!…

CARLA- Me sa ch’emo fatto male a venì in Ancona!…Ci hai avuto 'na bell'idea!.

PAOLO- Io dico che ho fatto be'...sempre se vulemo truva’ a Giovanna un marito!

CARLA- So’ già do’ mesi che semo qua e quanti mariti je hai truvato?

PAOLO- Pe adé manco uno…Però sto a ‘spetta’ el fijo de un mio carissimo amico…Te lu ricordi Baldini?…Quello che lavorava alla Cassa di Risparmio?…Ci ha un figlio: Luciano! (fra sé) Basta che rientra nel programma mia!

CARLA- Guarda che ha da esse’ un ragazzo a posto…Libero e senza legami…Tu m’hai capito! Perché sennò nun se ne fa gnente!

PAOLO- Certo! Certo!

CARLA- A mj fija l’ho tirata sù tale e quale a me!

PAOLO- Pora fija mia!

CARLA- Se quanno t’ho conosciuto,  ce avrissi avuto qualcuno, nun t’avria spusato.

PAOLO- A sapello me ne procuravo do’!

CARLA- Però quello ch’è giusto è giusto: a Lureto nun ce n’è uno cume a te. Lu dicene tutti!

PAOLO- Pure!

CARLA- E’ vero che nun sei tanto svejo…Che nun sei tanto bello…!

PAOLO- Cu’ ce voi ffa’? Mamma m’ha fattu cuscì!

GIOVA- Mamma. È ‘rivata la sarta!

CARLA- Vieno!…(andando)…Guarda che ho invitato a pranzo i Galluzzo!

PAOLO- Hai fatto bene!

GIOVA- E al signor Lello Dellacroce nun l’hai invitato?

CARLA- Al pittore?

GIOVA- E’ amico de famija dei signori Galluzzo … So’ scigura che a lora j avria fatto piacere .

CARLA- Sta zitta e va de là, che lu so io a chi devo invità!

PAOLO- Quessa nun è ‘na donna: è un limo’!

GIOVA- Però sei cuntenta quanno me porta i pezzi di musica! E’ ve’? (rientra)

CARLA- Essà! Te li regala!…Comunque ne parlamo!…(a Paolo) Tu cu’ fai?

PAOLO- Vago a famme ‘na passeggiata al Viale!

CARLA- Al Viale! Mai ‘na volta che dicesse “vago in chiesa!”…Al Viale! Certo. Lì c’è el passeggio!…Le sfilate!…Te ‘rcordo che le donne che passeggiane lì, so’ guasi tutte…perciò sta ‘ttente!

PAOLO- Vago al viale perché è in piano: fadigo de meno e camino de più!

CARLA- Se fago in tempo ‘ndamo a ffa’ ‘na visita aj ammalati! Bisogna cunsula’ chi soffre! (esce)

PAOLO- E a me chi me cunsola?…E duvria chiude j occhi senza avella  mai tradita?!…Avria vissuto trent’anni sa cul porcospino in gonnella…senza …? Mai!… Fino a oggi ho pranzato e cenato senza ‘riva’ mai al dolce!…Anche perché nun ci ho avuto mai el curaggio de cercarlo…A parte che nun so cume se fa pe’ avello!…Adé però so’ deciso: vojo el dolce…’Na bella pastarella!…Però me ce vole uno che me juta a bucca’ ‘nte l’ambiente giusto! De sciguro sto ragazzo che deve venì me pole jutà… Se vedo che è sprovveduto: lu manno via…finché nun ne trovo uno che fa al programma mio!

GINET- Signore, c’è el signor Luciano Baldini! Ha ditto che lei lu spettava.

PAOLO- Eccolo!…Fallo entra’ ‘nte lo studio!…(Ginetta va via)…Speriamo che quessu ci ha un legame e allora io come futuro suocero m’incaricherò de rompello personalmente, cuscì via lu' e drento io: ecco cume arriverò al dolce!

CARLA- (entrando)  Paolo, Ginetta m’ha ditto ch’è ‘rivato el signor Baldini!

PAOLO- Scì! L’ho fatto 'cumoda’ ‘nte lo studio!

CARLA- Vieno pure io…

PAOLO- Nò!…Magari ci ha da confidamme qualcò…da omo a omo…capisci? Pe adé, è mejo che ce parlo solo io!

CARLA- ‘Rcordate però, che se ha un legame…

PAOLO- Lu manno via!

GIOVA- (entra con un vestito in mano) Babbo te piace el vestito che m’ha fatto la sarta?…(addossandoselo)…Me starà be’?

PAOLO- E’ bello e addosso a te è ‘ncora più bello!…Adé vago a riceve’ un pretendente tua! (tra sé)…Speriamo che abbia un’amante!(esce)

GIOVA- Come si chiama, mamma?

CARLA- Luciano Baldini!

GIAVA- Allora nun è Lello Dellacroce!?

CARLA- Sta zitta e nun te fa’ pija’ da la pasciò!…Stamattina nun c’emi nisciù pretendente e adé ce n’emo do’.

GINET- Signora, c’è el Signore Incroce!

CARLA- Dellacroce, gnurante!

GIOVA- Mamma, è lu'!

CARLA- Fallo bucca’!

GINET- (esce e non rientra)

              

                  SCENA 2^-Detti- Lello- Eugenio- Elena- Paolo.-

GIOVA- (aggiustandosi) Mamma, cume stago?…

CARLA- Stai be’…se la testa nun te dole!

LELLO- (sulla porta) Permesso?…Disturbo?…

CARLA-  Prego, entrate, non disturbate…A cosa l’onore di questa visita?

LELLO- Ho portato lo spartito della Sinfonia che la Signorina Giovanna desiderava tanto!(lo  porge a Giovanna) Prendete!…

GIOVA- (triste) Grazie tante!

LELLO- Cume mai sete triste? Cusa avete?

CARLA- Gnente!…Sarà l’aria della città che la ‘ndorme…E’ un po’ pesante!

LELLO- (fra sé) Me piace pure cul broncio!

CARLA- Sete venuto solo pe’ quessu?

LELLO- Nò! So’ venuto anche pe’ ‘nantra…

CARLA- …Sinfonia?

LELLO- ‘N’antra cosa: desidero parla’ col signor Pontello: suo marito!

CARLA- Me l’immaginavo che la Sinfonia era la stessa!…Pe’ adé è occupato!

LELLO- L’aspetto…Nun ho fretta!

GINET- I signori Galluzzo! (rimane sul fondo e lascia il passo. Dopodicché rientra)

LELLO- (tra sé) Porco diavolo, Elena! (si pone con le spalle all’entrata)

EUGEN- (entrando) Carla…Giovanna…

ELENA- (va ad abbracciare le amiche) (SALUTI A SOGGETTO)…Semo venuti pe’ purtarvi cu’ no’ a 'na mostra de quadri…Eugenio ce farà da cicerone!

EUGEN- Basta che nun perdemo tempo, perché è già tardi!…(fra sé) ‘Ppena ‘rrivamo li lasso daperlora!

CARLA- Famo subito!…Lei ce scuserà, è ve’?

LELLO- (girandosi) Ci mancherebbe!…

ELENA- (fra sé) Lello? Cume mai è qua?

EUGEN- (stupito) Lello?…Eri qua e manco ce salutavi?…Cum’ e che da ‘n po’ de tempo nun te fai più vede cume prima?

LELLO- Sapete…

GIOVA- De sicuro avrà avuto tanto da fare!

ELENA- Me l’immagino el da ffa’!

CARLA- E’ qui perché ha purtato lo spartito a Giovanna…Ve devo qualcosa?…

LELLO- No…No, gnente!

CARLA- E allora, grazie a nome mio e de mi fija! Adé se ce vulete scusa’, no’ ‘ndamo…Vie’ Giovanna, metti a posto el vestito…(esce seguita dalla figlia)

ELENA- (tra sé) Adé capiscio perché nun se vedeva più…Era impegnato cu’ i spartiti!

LELLO- (tra sé) Che lia sia fredda lu posso capì, ma lu'?…(forte) Dite che pioverà?

ELENA- Hai ‘nteso Eugenio? Pioverà!

EUGEN- Cu’ ce posso ffa’ io?

ELENA- Telefona e ffa' venì do carrozze!

EUGEN- Va bene!…(va al telefono sul fondo scena)

ELENA- (quasi piano) E’ pe’ colpa de mi marito che nun me vieni più a truva’?

LELLO- Sai a vedello cuscì fiducioso verso de me, m’ha fatto smove la coscienza…

EUGEN- Pronto, signorina…

ELENA- Allora adé?

LELLO- Adé saremo do’ boni amici che se volene bene.Un bene platonico: come Laura e Petrarca!

ELENA- Ma cusa credi che so’ scema?…La cuscenza tua se chiama Giovanna Pontello!

EUGEN- (avanzando fra i due) Nun se riesce a pija’ la linea!…

LELLO- Ditemi la verità, sete in collera cu’ me?

EUGEN- Essà! Ve credevo un amico!

LELLO- Ma io sono amico vostro!

EUGEN- Allora cum’è che nun vieni più in casa nostra? Prima eri sempre lì…sunavi e ballavi cu’ mi moje…’Ppena ‘rrivavi io andavo da…al Circolo cittadino e mi moje cuscì nun ‘rmaneva sola!

ELENA- (sognante) Mai!

LELLO- E’ vero: io buccavo e vo’ scappavi!

EUGEN- Lia me raccuntava quello che avevate fatto e cuscì erimi tutt’e tre cuntenti!…S’è comportata male, è ve’?…

ELENA- Ma cusa dighi?

LELLO- No,…anzi!

EUGEN- Però fondamentalmente è bona!

ELENA- Guarda, vago de là cuscì nun te sento a parla’! (esce)

EUGEN- Allora, ritornerete a suonare con mi moje?

LELLO- Ma nun me pare che sta be’ che io ‘rmano da solo con su moje…Cusa pole dì la gente?

EUGEN- Questa sì ch’è bella! Vuria vede se davante a me la gente se permettesse…

LELLO- Davante a vo’ no de sciguro. E’ de dietro che sparla…specie quanno uno se sta pe’ spusa’!

EUGEN- Ah…Perché voi?!…

LELLO- Almeno, ce avria l’intenzione…

EUGEN- Non sarà con Giovanna?

LELLO- C’ete ‘cchiappato!

EUGEN- Complimenti! E’ carina e come si deve…Però, me duvete promettere, che dopo spusato ci verrete a truva’ tutt’e due, pe’ fa un po’ de musica cu’ Elena!

LELLO- Contateci!

EUGEN- Grazie! In gambio, cul padre,  ce metto ‘na bona parola.

PAOLO- (entra di spalle dalla comune salutando) Arrivederci e saluti il babbo!

EUGEN- Eccolo!…(sospingendolo in fretta verso lo studio)…Entrate qua…E’ mejo che ce parlo da solo!…

PAOLO- (senza vedere Eugenio, avanza…) Nun  aveva l’amante e io l’ho messo alla porta!

EUGEN- Come va, Paolo?

PAOLO- Eugenio, sei qua?…

EUGEN- Semo venuti pe’ purtavve a una esposizione di quadri!

PAOLO- Bon’idea!…A proposito, cum’è che nun m’hai riconosciuto ieri in via Martiri della Resistenza?

EUGEN-  (preoccupato) Ah!…Perché tu m’hai visto?…

PAOLO-  Scì. Stavi ‘nte ‘na carrozza cu’ ‘na signora!

EUGEN- Sssstttt!…Che te pole sentì Elena!

PAOLO- Ma perché è la tua…

EUGEN- Scì!

PAOLO- E tu c'hai ‘na donna …e a me nun me dighi gnente!?

EUGEN- Amico mia so’ trent’anni che ce l’ho!

PAOLO- E da trent’anni che te diverti…

EUGEN- …Che me nascondo negli armadi!

PAOLO- Pure neji armadi?…Cume te ‘nvidio!

EUGEN- No…nun è gnente piacevole.

PAOLO- Co’? Quella è vita!…So’ trent’anni che sogno de sta drento un armadio, oh!

EUGEN- Tu?

PAOLO- Davante a te c'hai ‘n omo che nun cunosce amante!

EUGEN- Sicché tu nun hai cambiato mai linea!…

PAOLO- Da trent’anni magno: primo, segondo, frutta…ma nun so’ ‘rivato mai al dolce!

EUGEN- Scolta el cunsijo mia: ‘rtorna a Loreto!

PAOLO- Co’? Duvria ‘rturna’ a Loreto, senza aver ingannato mi moje…senza aver mangiato il dolce…chessò…se non ‘na pastarella, almanco ‘na polacca!

EUGEN- Ma hai Carla…accontentati dell’amore coniugale!

PAOLO- Cus’è amore quello?…Ma cu’ lia nun c’è emozione, nun c’è imprevisto…Cus’è lia me fa nasconde dentro l’armadio? None! Mai ‘na volta che…’Nvece tu!…

EUGEN- Io? Io quanno vago da lia è come se ‘ndassi al bar e quanno la gambio è come se gambiassi bar!

PAOLO- Cume se chiama el bar ‘ndo vai adé?

EUGEN- Sei curioso.eh? Te digo che io la chiamo Zelinda!…E’ onesta sai?!…Mai due alla volta!…Solo cu’ me! Un giorno je ho ditto che me pareva che oltre a me c’eva 'n altro…e nun m’ha mannato via? “Va via miserabile!”

PAOLO- E sai ‘ndato via?

EUGEN- Scì, ma dopo cinque minuti so’ ‘rturnato! M’è custato cinquemilalire!

PAOLO- Se fora ce stavi un’ora quanto te saria custato?

EUGEN- Però, so che nun è bello quello che fago e me vergogno!

PAOLO- Famme vergugna’ pure a me!

EUGEN- Lassa perde!

PAOLO- Lanciami!

EUGEN- Co’?

PAOLO- Introducimi!

EUGEN- Ma basta già le sciocchezze che fago!…Cuscì po’ se tu moje te sorprende lu va a raccunta’ alla mia!..No, no!… Io ce so ffa’, cu’ te credi? Vedi, a Zelinda je ho preso un appartamentino ‘nte lu stesso palazzo dove abita un mio amico, cuscì se la gente me vede bucca’ e scappa’ da lì…

PAOLO- Ma st’amico tua non dubita de qualcò?

EUGEN- No! Perché io ce vago quanno lu va a fa’ visita a mi moje!

ELENA- Buongiorno, Paolo!

PAOLO- Buongiorno Elena!

ELENA- Cus’è è ‘ndato via il signor Dellacroce?

EUGEN- Accidenti!…Me so’ scurdato de lu'!…(indica) E’ là!

PAOLO- (sorpreso) ‘Nte la sala da pranzo?

EUGEN- Sai, è venuto pe’ chiederti la mano de Giovanna.

ELENA- (incredula) Cosa?…Ecco perché….

PAOLO- El pittore?…(fra sé) Forse quessu un’amante ce l’avrà!…

EUGEN- E’ da tanto tempo che je vole bene!

PAOLO- Dimmi, Eugenio, segondo te,  quessu ce l’ha una…

EUGEN- Ma no! Cusa vai fantasticando? Me pare un giovane…

ELENA- E invece ce l’ha!

EUGEN- Ma cu’ dighi? Io ce metto la ma’ ‘ntel fogo, che…

ELENA- E te bruceristi! El matrimonio è ‘na cosa seria.

EUGEN- (con accento di rimprovero) Ma su, Elena!

PAOLO- Lassala parla’! (a Elena)…Tu dighi che c'ha…?

ELENA- Scì!

PAOLO- Una de quelle che…?

ELENA- Scì!

PAOLO- Ma allora io l’adoro a sto giovanotto!

EUGEN- (ingenuo) Me pijasse ‘n colpo se ne sapevo calcò!

PAOLO- Ce vojo parla’ subito!…Vo’ ‘ndate de là da Carla!

ELENA- (con dispetto verso la parte di Lello) E adé sposate! (esce con Eugenio)

PAOLO- (apre la porta della sala da pranzo) Prego…Entrate…Entrate amico mio!…

LELLO- (meravigliato) Boh!…Me pare bendisposto!

PAOLO- Voi dunque vorreste sposare mia figlia!?

LELLO- Ne sarei tanto felice!

PAOLO- Finché non entrerete nel mio programma non vi dico ne de scì, ne de no!

LELLO- Non capisco…Quale programma?…Io vi posso dire che faccio il pittore e vendo bene i miei quadri...Un po’ col nome “Raffaello” e un po’ col cognome” Dellacroce”…Per adesso ho seimila lire di rendita!

PAOLO- E io metto centocinquantamilalire nella mano di mia figlia!

LELLO- Dunque trecentomilalire!

PAOLO- No,no! Centocinquantamilalire: parlo de ‘na mano sola, quale sia sia!!…Svejo el ragazzo!…Ora dobbiamo parla’ de un argomento delicato…scottante!…(lo invita a sedere) Mettetevi comodo…

LELLO-  (sedendo) Che argomento intendete…

PAOLO- Voi siete un donnaiolo!

LELLO- (si alza) No! Ma che dite?

PAOLO- Avete un’amante e non lo potete negare…Me l’ha detto Elena, la signora Galluzzo, poco fa!

LELLO- (meraviglia) Cosa?

PAOLO-Era presente pure Eugenio, suo marito!

LELLO- Pure!? (si lascia cadere sulla sedia) …E lu' cu’ ha ditto?

PAOLO- Ha detto ch’era l’ultimo a saperlo!…Confessate?

LELLO- Dal momento che Elena vi ha detto tutto, non posso negarlo!

PAOLO- Come so’ cuntento! Questo è el genero che fa pe’me!

LELLO- Cus’è nun me mandate via?

PAOLO- Macché!…Fossi matto!

LELLO- Pare che je fa piacere!

PAOLO- Ditemi: come se chiama!

LELLO- Ma scusi, come: come si chiama?

PAOLO- V’ho detto che mi ha detto tutto Elena, tranne il nome!

LELLO- (a parte) Ho capito! Elena ha messo davanti l’esistenza di un’altra donna in modo da impedirmi…(forte, alzandosi) Comunque vi prometto che romperò questa relazione!

PAOLO- Della rottura voglio interessarmene io personalmente!

LELLO- Cosa?

PAOLO- Ci tengo a farlo io. Anzi: l’esigo!…Io non sono un suocero comune!

LELLO- Lu vedo! (fra sé) Duma’ me n’affitto una a caso.

PAOLO- Che genere di donna è?

LELLO- E’ un po’ difficile a dirsi…Sapete è un tipo poco determinato…

PAOLO- Bionda?

LELLO- Dipende dai giorni…A volte è bionda, a volte è bruna…Se li tinge!…

PAOLO- E questo è bello: e come se uno ce n’avesse do’!

GIOVA- (entrando) Babbo,  no’ semo pronte!

LELLO- Signorina Giovanna, come sono felice!…

GIOVA- Babbo: t’ha chiesto la mia mano?

LELLO- Sì, e me l’ha concessa!

GIOVA- (abbraccia il padre) Babbo,grazie!…Come so’ cuntenta!…

CARLA- Beh? Che succede?

PAOLO- Caro genero avvicinatevi pure alla vostra fidanzata!

GIOVANNA e LELLO – (vanno in fondo alla scena)

EUGEN- (piano a Paolo) Ma come, hai acconsentito anche se…

PAOLO- Della rottura me ne incarico io!

ELENA- (nervosa) Euge’, portame subito a casa!

EUGEN- Ma cusa c'hai adè? Perché sei nervosa?

CARLA- Nun ‘ndamo a vede i quadri?

ELENA- M’è venuto un mal de testa!…Ce ‘ndaremo ‘n antro giorno!…Adé godetevi sta festa de fidanzamento!…(a Giovanna) Complimenti!…(piano a Lello) Ce vedemo alle sei a casa tua, 'ndamo!

CARLA- Nun capiscio perché è diventata cuscì nervosa?…

EUGEN- Tutto perché sto fidanzamento l’ho preparato io! Ce lu so cum’è fatta! …A presto! (via)

CARLA- E... el fijo dell’amico tua: Baldini?

PAOLO- L’ho cacciato via! Pensa che c’eva un legame cu’ do’ donne. Capisci: cu’ do’!

CARLA- (alla figlia) Giovanna, adé saluta e vie’ cu’ me in cucina a damme ‘na mano, finché l’agenzia nun me manda la nuova cuoca!

PAOLO- Ancora nun è ‘rivata?…Nun fate cucina’ a Ginetta…Quella ce ‘nvelena tutti!…Piuttosto vago al ristorante!

CARLA- M’avevano assicurato, per telefono, che me l’avriane mannata subito….(alla figlia) Saluta!

GIOVA-  A presto signor Lello! (segue la madre)

LELLO-  A prestissimo, Giovanna!

PAOLO- Adé ‘ndamo dalla vostra donna!

LELLO- A che fare?

PAOLO- Nun duvemo rompe?

LELLO- Oggi?…(fra sé) E miga lu posso purta’ a casa della signora Elena Galluzzo!…

PAOLO- ( va alla porta e chiama) Carla?…

LELLO- (a parte) E adé ‘ndo’ la trovo a una che…

PAOLO-…Carletta???….(viene avanti)

CARLA- (appare alla porta) Beh, che c’è adé?

PAOLO- Torno tra poco. Vado col signor Dellacroce dal notaio!

CARLA- Cus’è ‘ssa prescia? Vacci duma’!

LELLO- L’evo ditto pure io!

PAOLO- Le cose prima se fanne e meglio è!…Un po’ de nero su bianco ce sta sempre bene!

CARLA- ‘Rcordate che alle otto se cena!…Arrivederci, signor Dellacroce!..(rientra)

LELLO-Arrivederla, signora!…(fra sé) A quessu adè ‘ndo’ lu porto?

PAOLO- ‘Ndamo, ‘ndamo!

LELLO- Ma dove’?

PAOLO- Ma a prendere il dolce!…Dalla tua donna…Dal tuo bigné!…Dal tuo Tirami-sù!(esce)

LELLO- Sant’onoré jutame tu! (lo segue)

SIPARIO

ATTO  SECONDO

                      L’azione si svolge a casa di Zelinda e precisamente nella camera da letto.

In fondo a dx  vi è un armadio a due ante e di fianco un letto con baldacchino. Una sedia a dondolo o un’ottomana; un comodino. Una porta che immette nella camera è in fondo a dx o in basso a dx.

Un’altra porta nel bagno annesso alla camera.-

              SCENA 1^- Zelinda e Fojetta.-

ZELIN- (è in scena; sta mettendo a posto i cuscini del letto o altro)…Cum’è che babbo nu ‘riva? De sciguro se sarà fermato a bere in qualche bettola !…Nun ce lu devo manna’ più a ffa’ spesa!…Ecchilo! M’è parso da sentì sbatte ‘na porta…A meno che nun è Adolfo che s’è svejato!…Pure quessu, sa che deve veni’ Lulù e se ‘mbadurla ‘ntel letto!…(forte) Fojetta sai tu?…

FOJET- (da dentro) Scì, so’ io!..(entra.- Ha in mano un cesto di vimini con della spesa dentro, coperta da un fazzolettone a quadrettoni.- Non è ubriaco, ma al limite)…Ecchime!!!…

ZELIN- E’ mai possibile Fojetta, che nun te posso manda’ a ffa’ spesa?…

FOJET- Digo, nun me pudristi chiama’ babbo? Adé semo soli, nun c’è bisogno che me chiami Fojetta!

ZELIN- No! Ho paura che po’ te ce chiamo pure quanno c’è gente e ‘nvece nisciù deve sape’ che sei mi padre!

FOJET- Ma cusa t’ho fatto a ffa’?

ZELIN- Lassa perde e dimme cume mai c'hai meso cuscì tanto?…Ce lu sai che deve ‘riva’ Lulù?

FOJET- Me so fermato a parla’ cu’ Ginetto, ‘nte la cantina de sora Agnese…ce semo fatto un bicchieretto de roscio…

ZELIN- L’evo pensato!

FOJET- …M’ha ditto che alla fija j affari je vanne tanto be’! Ci hanne casa sempre pina de gente! Uno bocca e ‘n antro scappa!…No’ qua ‘nvece tra pogo ‘ndamo pe’ la carità!…Bisogna che fai cume a la fija de Ginetto.

ZELIN- Questo nun sarà mai!…Io so’ ‘na donna onesta: uno solo!

FOJET- Pe’ esse’ precisi, uno alla volta perché so’ do’: Lulù e el tedescaccio!

ZELIN- Lulù è un amico! E’ lu che ce mantiene…Adolfo, ‘nvece, el tedescaccio cume dighi tu, è l’amore mia! El vero amore! El mia domatore!

FOJET- Quessu t’ha dumato davé cume le bestie che c'ha ‘ntel Circo…Te fa zumpa’ de qua e de là cume vole lu'. Ma a me però,  sto morto de fame, nun me ffa zumpa’!

ZELIN- Nun è un morto de fame. Dal Circo ce porta sempre qualcò!

FOJET- Scì! La carne che je ‘vanzata a le bestie!…

ZELIN- Però la magni!

FOJET- Essà! Miga posso be’ a stomigo vuoto!…Te digo che ce ne volene altri oltra a lu'!…

ZELIN- Ma cume poi parla’ cuscì?…Se te sentisse la bon’anema de mamma!

FOJET- Cosa?…  Saria tutta cuntenta  a vede che a su’ fija tutti la volene!

ZELIN- E po’, miga ce pensi a cusa pudria fa’ Adolfo? Già nun digerisce Lulù! Lu vole ‘mmazza’!…Figuramucce se…Piuttosto va a prepara’ da pranzo!

FOJET- Vago, vago! (si avvia, poi si ferma e verso la figlia) Oggi se magna: Spaghetti alla cicuta, bistecco’ de tigre all’arsenico, frutta al verde rame e gelato al tossico! (esce)

ZELIN- Che padre!…Manco ce credo che m’ha fatto lu'!…E’ proprio senza core!…Vole ‘nvelena’ a ‘na fija, perché se vole mantiene onesta!

              SCENA 2^- ZELINDA – ADOLFO –

ADOLF- ( è vestito da domatore) Ponciorno mein tolce Zelinta!

ZELIN- Buongiorno Adolfo!…Se stacevi ‘ntel letto ‘n antro po’ ce pudemi dì bonasera!

ADOLF- Cozza du abere? Essere rabbiata? Cozza io abere fatto a du?

ZELIN- No, nun so’ arrabbiata cu’ te, ma cu’ Fojetta!

ADOLF-  (quando parla in tedesco deve fare molta mimica, in modo da essere comprensibile) SCHICKEN WEG, Fojetta! RAUS!

ZELIN- E nun se pole! Nun lu posso manna’ via!

ADOLF-UNERHOT!!!(esclamazione che intercala per esprimere, paura, meraviglia, disapprovazione, ecc.ecc.- Si pronuncia UNERUT-) Du folere che io PEITSCHEN, lo frutto? Jà?!

ZELIN- Ma che frusti? Miga è ‘na bestia!…Ce vuleva pe’ te stamattina la frusta, pe’ pudette sveja’ e buttatte giò dal letto!

ADOLF- Topo NACHT (notte) t’amore, il mio essere il riposo tel guerriero! Perché non potere tormire, mein tolce tonsilla?

ZELIN- Tonsilla? Cu’ hai ditto?

ADOLF- FRAULEIN…MISS…FANCIULLA…TONSILLA!

ZELIN- Adé ho capito: donzella!…Comunque nun pudevi ‘rmane ‘ntel letto, perché oggi è el giorno de Lulù e nun vojo che te trova qui!

ADOLF- BITTE, non parlare me ti questo Lulù! Quanto io sentire Lulù, UNERHOT! io tiventare SCHLECHT – cattivo! Io occitere a Lulù! Fazzo KLAIN, pezzettini e tare a manciare a mie pestie, a  leoni!

ZELIN- Sta calmo e nun t’agitare inutilmente!…Pe’ me è solo un amico…Un caro amico che me fa del be’! Lu sai che io vojo bene a te?!

ADOLF- Io essere GROSS LIBE, grante amore!

ZELIN- Ma certo!

ADOLF- Lulù, essere KLEIN LIBE, piccolo amore!

ZELIN- Ma sta tranquillo che pe’ me nun è manco Klein! E’ solo un amico!…Adé va via, che pole ‘riva’!…Anzi, duveva esse’ già qui!

ADOLF- UNERHOT! Io tovere antare via per Lulù! Io grante tolore a chi! (segna il cuore)

ZELIN- E nun dì cuscì che fai sta’ male pure a me!

ADOLF- Allora se tu folere stare ppene e io folere stare ppene: io UMBRINGEN…(mimica con la mano –sparare- ) BHUM!!! Lulù: CAPUT! RAUS! JÀ?

ZELIN- Pe’ l’amore de Dio! T’ho ditto che nun vojo tragedie!….

C A M P A N E L L O

              Ecchilo! E’ ‘rivato! Va via!

ADOLF- Prima occito e poi antare!

ZELIN- Ma te la capisci che se tu lu ‘mazzi nun magnamo più? Me le dai tu i soldi pe’ l’affitto de la casa? Pe’ la spesa? Pe’ la sarta? Pe’ Fojetta?…Me li dai tu?

ADOLF- Ppasta! Ferstanden! Io capito e confinto. Ma io non folere mai fetere Lulù!

ZELIN- Bravo! Mejo che voi do’ nun ve vedete!…Famme ‘n po’ vede se poi scappa'?…(va alla porta guarda  e poi)…Nun c’è nisciù adé…Ciao!(lo sospinge)

ADOLF- Io, grante tomatore, tofere scappare!…Ma io, UNERHOT, lo occito! (via)

               SCENA 3^- FOJETTA- LELLO- ZELINDA- poi PAOLO.-

ZELIN- Vago a damme ‘na pettinata!…(esce in bagno)

FOJET- Signora ce sete? (è entrato seguito da Lello)

ZELIN- Adé ‘rivo!

FOJET- C’è el signor…

ZELIN- Sì, lu so! Fallo mette’ comido! (entra in bagno)

FOJET- (Fra sé) Ce lu sapeva e nun m’ha ditto gnente? Bòh!…(forte) Buccate, prego!

LELLO- (entrando) Grazie! (si avvia verso una sedia)

FOJET- (gli cammina accanto ostruendogli il passo, con la mano da elemosinante)

LELLO- (si ferma) Ebbene?

FOJET- Ebbene: so’ tre buttije de “Roscio Conero”, annata 1908!

LELLO- Ma buon’omo…?!

FOJET- Fago collezzione de tappi! De turaccioli!

LELLO- E il vino?

FOJET- Pe' non buttallo: me lu bevo. Miga so’ stupido!

LELLO- Ma buon’omo…

FOJET- Ardaje cu’ sto “bon’omo!” O me date l’equivalente de tre buttije de roscio o pudete ‘rturna’ da ‘ndo’ sete venuto!

LELLO- Quann’è cuscì…! (tira fuori il portamonete e da dei soldi) Eccovi!

FOJET- Adé metteteve comido!

LELLO- Pensate che ce sta…?

FOJET- Che me lu dumannate a ffa’?…Ve cunuscete pure!…(andando)…Ma sentitelo!…(via)

LELLO- Veramente io la conosco, ma non…! (verso la platea) Fortuna che pe’ strada me so’ ‘rcurdato de sta signora Zelinda, che sta al piano de sotta‘de lu stesso palazzo mia! Ho 'nteso a dì che fa qualche favore…Speramo che capirà la situazziò mia e me juta!…Meno male che pe’ sbarazzamme, momentaneamente, del Sig. Pontello ho avuto l’idea de dije che pe’ rende’ meno doloroso l’addio di un amore ce saria stato bisogno de un regalo… “Ce penso io!”, m’ha risposto, “Lassame ‘nda’ in banca e dal fioraio. Intanto tu avviati che te raggiungo subito!”…Cuscì m’ha dato el tempo de prepara' el terreno…Scì,  se però el terreno nun ‘riva!…

ZELIN- (entra) Eccomi, Lulù!…(stupita)…Ma Lei non è…Chi è Lei?

LELLO- Sono il pittore!…Lello Dellacroce…Quello che abita al piano di sopra…

ZELIN- Sì…non me sembrava ‘na faccia nuova!…(aggiustandosi- tra sé-) Cul ‘mbriagò de babbo me lu pudeva dì!…(forte) Cume mai è venuto da me?

LELLO- So’ qua, pe’ chiedervi un favore grandissimo: duvete esse’ la mia amante!

ZELIN- Cosa?

LELLO- Solo pe’ un quarto d’ora!

ZELIN- Oh, e ‘ndo’ ve pare d’esse’ ‘rivato a casa de una de quelle che basta bussa’ e je viene ditto: “Bocca!”

LELLO- Vi prego, scoltate…Fra pogo ‘riva un vecchio signore de Lureto e ve dirà che nun me duvete più amare…

ZELIN- Io…amare: voi?

LELLO- Per carità nun me ‘nterrumpete che degià me viene difficile a parla’!…Allora a cul punto  ve fate scappa’ qualche lagrima…e alla fine giurate che nun me vedrete più!…Dopodicché el vecchio ve darà el regalo e sparisce!

ZELIN- Cuscì, vo’, pe’ ‘na ragiò che manco cunoscio, c’ete avuto la faccia tosta de dìje che io so’ l’amante vostra, senza avemme ditto gnente prima!

LELLO- Nun l’ho puduto ffa’ prima perché nun c'ho avuto el tempo.

ZELIN- E nun ete pensato che pudevate cumpromettemme aj occhi de l’amico mia!…’Ndate subito fora !

LELLO- Signora, ve chiedo de passa’ pe’ la mia amante solo pe’ qualche minuto, pe’ fajelo crede al vecchio!…Me darà la mano de su fija solo se sarà lu' a rompe’ sta relazione mia d’amore…Che poi manco esiste veramente!

ZELIN- Ma nun pudevate ‘nda’ da ‘n’antra? Perché da me?

LELLO- Perché…Perché me so’ vantato d’esse’ l’amante de la donna più bella d’Ancona!

ZELIN- (lusingata) Jéh, Madonna! Cuscì sete cuntento se io…?

LELLO- Nun capite che ‘nte sto mumento  sete la padrona de la mia felicità futura?

ZELIN- Che po’ nun deve esse’ manco tanto difficile dajela a be’ a un paesanotto!

LELLO- ‘N articolo de pruvincia!

ZELIN- Pare che stamo a recita’ la scena della “Signora dalle Camelie!”

LELLO- La cunuscete?

ZELIN- Me dite se la cunoscio? Proprio ‘nte sta scena m’hanne bucciato al Conservatorio!…Allora famo cuscì: ’ntanto ce damo del “tu” che è mejo e po’ pe’ sembra' che sai de casa, te metti la veste da camera de Lulù…l’amico mia!

LELLO- Giusto!

ZELIN- (chiama) Fojetta!?

LELLO- Adè vojo vede se el caro Pontello se rifiuta de damme la ma’ de su fija!

FOJET- Comanda?

ZELIN- Porta la veste da camera de Lulù!

FOJET- Va be’!…(esce per rientrare quasi subito)

ZELIN- Spero però che sto vecchio nun tarda tanto, perché aspetto gente!

LELLO- Duveva esse’ già ‘rivato!…

FOJET- (entra e porge la veste a Lello che la mette)(sottovoce a Zelin) Cus’è c'ho da mettello ‘ntel libro dei conti?

ZELIN- No! Nun è el caso.

FOJET- (andando) “Ancora ‘n articolo a: “profitti e perdite”!…L’ho ditto che ‘ndamo in fallimento!

ZELIN- Viè qua!…Porta via sta giacca…Te ‘rcordo che so’ disponibile a riceve’ solo un signore che duvrà ‘riva’ a mumenti. Lu capirai perché  nun è de qua, ma de Lureto! Pe’ altri nun ce so’!                         

FOJET- Va be’! (esce)

LELLO- (fra sé) Però!? Me sta a pennelo! Cume la veste da camera del marito de Elena.! Precisa!

C A M P A N E L L O

              Me sa che è lu'!

ZELIN- Mettete a sede qua!(indica una sedia)

FOJET- Signora c’è cul signore che m’ete ditto!

ZELIN- Fallo entrare! (siede sulle gambe di Lello)

LELLO-Giovanna lu fago solo pe’ te!

PAOLO- (entra. Ha un fiore all’occhiello) La signorina Zelinda?

ZELIN- Sono io! Con chi ho l’onore de parla’?

PAOLO- Ennà se è bona!…Io sono el futuro suocero del Signor Dellacroce.

ZELIN- (alzandosi e guardando Lello) Tuo futuro suocero?…Ah!…(cade sulla sedia svenuta)

PAOLO- Cus’è è svenuta? J ho fatto st'empressiò?

LELLO- E' svenuta perchè je ete ditto tutto d'en botto,  che sete mi socero!…Un po’ de riguardo! Cusa ve pare ‘na cosa da gne'?

PAOLO- Va be’, ma adé va de là e lassame solo cu’ lia!

LELLO- Io vago de là, ma Voi usatele riguardo! (esce)

PAOLO- Promesso! (guardandosi intorno) El letto!…Manco me n’ero necorto…Allora me trovo già ‘nte la camera da letto!…Bello! Me pare un monumento!

ZELIN- (dando l’impressione di riprendersi) ‘Ndo’ stago?…Che m’è successo?…

PAOLO- A casa vostra!…Ascoltatemi signorina…

ZELIN- Voi? No! Nun vojo sentì! Pogo fa m’ete ditto ‘na cosa terribile!…Lu sapevo che prima o poi duveva fenì…ero troppo felice!

PAOLO- E’ mejo che ve ne fate 'na ragione!…(le prende la mano) Ascoltate!

ZELIN-  (ritraendola si tocca la fronte) Me sa che c'ho la febbre!…Adé trascorrerò ji anni che me 'rmanene in solitudine!

PAOLO- Ma cu’ dite mai, sete cuscì bella che...

ZELIN- De sciguro questo me farà murì!

PAOLO- (fra sé) Forse è mejo che el regalo je lu dago adè, magari se calmerà! (estrae due banconote)…Permettete questo piccolo presente?

ZELIN- Denaro?…M’ete spezzato el core e mi offrite denaro?

PAOLO- (riponendolo) Scusate nun ve vulevo offende’…

ZELIN- Che fate?…Mettetelo là! (indica il tavolino) (chiama) Fojetta!…Che vergogna!…Mamma mia, che vergogna!

PAOLO- Pensa a su madre!…

FOJET- Comanda?

ZELIN- Porta via quei soldi... Quelli so’ pe’ i poveri!

PAOLO- Che animo gentile!…

ZELIN- (piano) Compracce do’ obbligazioni!

FOJET- (andando) Do’ obbligazioni e un litro de vì!…

PAOLO- E po’, a Lureto dicene che ste donne lu fanne pe’ interesse!

ZELIN- Sicché, Vo’ m’ete chiesto (con voce vicina al pianto) de separamme da Lello…Se è pel bene sua, pe’ l’avvenire sua, vole dì che me sacrificherò!

PAOLO- (commosso piange) Porca miseria!  Adé cume fago a dijelo?…

ZELIN- L’ho fatto piagne!…E quelli m’hanne bucciato al Conservatorio!

PAOLO- (chiama) Raffaello Dellacroce!?…

LELLO- (entra) Ete rotto?

PAOLO- Ma che rotto?…Và!…’Mbracciala! Tu nun puoi lassa’ a ‘na donna simile!

LELLO- Co’? Questa sì che è bella!(fa un segno a Zelinda) Ma che...

ZELIN- (sottovoce) M’ete ditto de ffa' bene la parte mia…!

LELLO- Ma l’ete fatta troppo bene!…(a Paolo) Ma nunsemo venuti qua pe’ sfascià gnicò?

PAOLO- Nun me la sento!

ZELIN- Lello salutamucce e nun vedemucce più!

PAOLO- Ma no,signorina!

LELLO- Come no? Voi non lo sapete, ma quanno dice ‘na cosa nun torna indietro!

ZELIN- (a Lello) Addio!

LELLO- Addio!…(a Paolo) ‘Ndamo che ormai emo rotto. E’ tutto fenito!

PAOLO- La vuoi lassa’ cuscì…senza daje manco un bagio? Essù, bagiala!

LELLO- (va e abbraccia Zelinda per baciarla, ma entra Eugenio)

               SCENA 4^:- Detti più Eugenio.-

EUGEN- (appare sulla soglia e vuole fare una sorpresa gioiosa a Zelinda) Cu-cù!!!…Cosa????

ZELIN- Lulù!

AMICI- Galluzzo???

EUGEN- Lello che ‘mbraccia a Zelinda...(a Paolo) e tu li stai a guarda'?

ZELIN- (fra sé)  Me sa che quessi se cunoscene!

LELLO- (a Zelinda) Ma è quessu Lulù?

ZELIN- Sì!

EUGEN- Cuscì me tradisci cu’ Lello?!

ZELIN- Ma pe’ gnente! E visto la piega che stanne a prende’ le cose: fenimo ste pagliacciate!…(a Lello) Parlate Voi. Dite: so’ l’amante vostra io?

LELLO- No!

PAOLO- Come no?

ZELIN- Io a sto signore, fino a dieci minuti fa nun lu cunuscevo, po’ è venuto a chiedemme de fa l’amante sua, pe’ fajelo crede a cul’altro lì!

EUGEN- E io ce devo crede, segondo vo’?  

ZELIN- (fra sé) Ecco cume so’ fatti j omini: la verità nun la credene,  e le frottule le pijane pe’ vangelo!…(a loro) Visto che ve cunuscete: è mejo che ve spiegate tra de vo’!(via)

EUGEN- (la segue, ma prende la porta in faccia)

PAOLO- (fra sé) Ma perché, Dellacroce m’ha purtato qui se nun è l’amante sua?

LELLO- Caro signor Galluzzo!…

EUGEN- Nun me dì “caro”!…Proprio tu, l’amico più intimo…l’amico de mi moje…me porta via a Zelinda!

LELLO- Ma io nun sono e nun so’ mai stato l’amante sua!…El signor Pontello voleva che io ce avessi un legame cu' 'na donna e desiderava rumpello lu' sto legame e siccome io nun ce l’evo, me ne so’ dovuto procura' uno cu’ la prima donna che me capitava…e in mente m’è venuta la signorina Zelinda!

PAOLO- Cosa?

LELLO- Miga lu pudevo purta’ da…(si frena, ma la sua mimica indicativa lascia capire che intendeva a casa della moglie di Eugenio)

EUGEN- Da chi?

LELLO- Nun lu posso dì! (fra sé) Nun posso cumpromette’ alla moje, pe’ salva l’amante sua!

PAOLO- Perché nun je lu poi dì?

LELLO- Perché c’è un marito di mezzo!

EUGEN- Ma va a casa tua, allora, che me fai pena!

PAOLO- Scì! E’ mejo che vai via!…(fra sé) Visto che nun è lu' l’amante de Zelinda, allora ce posso pruva’ io!

LELLO- Vago via, è mejo! (esce)

EUGEN-Lu vedi cume se finisce se se vole inganna’ la propia moje? Ad essere a sua volta ingannati dall’amante! Ma sta vo’ è finita! Chiuso definitivamente!

PAOLO- Allora cu' ‘spetti a ‘nda’ via?

EUGEN- Vago via, scì! Certo che vago via!…Pe’ favore dije che nun me vedrà mai più!…(tira fuori cinque bigliettoni e dandoli a Paolo)…Tieni! Dajeli da parte mia e faje capire che je l’ho dati non perché so’ venuto, ma perché me ne vago !…Insomma come regalo d’addio!

PAOLO- (sospingendolo verso l’uscita) Va be’, fago cume hai ditto, però adé va' via!

EUGEN- (andando si erma a parlare con il letto) Letto…Letto mio, cusa mi ricordi!…Oh altare dell’amore: quanno te vedo…

PAOLO- Cus’è te metti a parla’ cul letto adé?

EUGEN- Senti cum’è morbido…!?

PAOLO- Te prumetto che dopo lu sento!…

EUGEN-  Nonostante tutto: io la vojo ancora be’!…Miga posso ‘nda’ via!

PAOLO- Allora nun sai ‘n omo. Sai ‘n banderajo! Me fai guasi schifo!….

EUGEN- Scì, è mejo che vago via!…(si gira e vede sulla soglia Zelinda)…Sai qua? Cume hai poduto ‘ngannamme passerottina mia?

ZELIN- Ancora? Ancora sospetti de me? Va via, brutto ciambotto!

PAOLO- Hai ‘nteso brutto ciambotto?…(lo sospinge) O vai via o je lu digo a tu moje!

ZELIN- Sta vo’ j costa el doppio!

PAOLO-  Nun credo, perché m’ha ‘nacaricato de divve che nun tornerà mai più!

ZELIN- Davé?..E me lassa perché…(piano) Cuscì ‘mparo a ffa’ i favori!…

PAOLO- Quanto me piace!…Quann’è arrabbiata è ancora più bella!…Me sa ch’è scoccata l’ora mia! Coraggio Paolo finalmente assaggi la pastarella!…(sottovoce si prepara il discorso)

ZELIN- Adé cu’ j ha preso?…(forte) Beh? Allora?

PAOLO- Signorina…Signorina…davante a voi c’è un omo…un omo…un omo…

ZELIN- E so': tre!

PAOLO- Nò! Uno solo! (fra sé) Forza, pensa a tu moje!

ZELIN- Nun capiscio come mai siete qui? E’ ora che ‘ndate!

PAOLO- Non posso! C'ho meso trent’anni pe’ ‘riva’ a voi!

ZELIN- Allora... tutta la storia della rottura era pe’…?

PAOLO- Sì! Era pe’…!

ZELIN- Miga lu so però se me cunvie’ scoltavve.

PAOLO- Ve prego, Zelinda, scoltateme!

ZELIN- (a parte) Quessu ha da esse’ uno de cuj pegurò che se pole tusa’ facilmente!…

PAOLO- Guardateme, cara Zelinda!

ZELIN- Ecco, vi guardo amico mia!

PAOLO- (a parte) Amico sua?

ZELIN- (si siede) Metteteve a sede’ vicino a me!…

PAOLO- (siede e le prende la mano e se la porta al petto.- Zelinda vorrebbe ritrala, ma Paolo non glielo permette.)

ZELIN- …E nun me guardate cuscì!…J occhi vostri me dicene certe cose..!

PAOLO- V’hanne ditto solo la metà de quello che penso! Siete adorabile..inebriante, affascinante!

ZELIN- Jezu, cume parlate be’!…Mejo che ‘ndate via! Chissà quante concquiste ete fatto al paese vostro?

PAOLO- Una! Solo una: mi moje!…E’ stata la mia unica battaglia e la mia unica vittoria.

ZELIN- Don Giovanni, Don giovanni!

PAOLO- (spaventato) Chi è? 'Ndo' sta?...

ZELIN- Ma voi!

PAOLO- Paolo me chiamo! Paolo…Ma po’ cu’ me frega, chiamateme cume ve pare, perché adé ve fago vede de cosa so’ capace! (l’abbraccia)

ZELIN- (si alza e chiama) Fojetta?…Giurami che me sposi!

PAOLO- Ma io so’ già spusato!

ZELIN- Lu so, ma tu dimmelo lu stesso. E’ pe’ mettemme la cuscenza a posto.

PAOLO- Ve lo giuro!..

ZELIN- Ormai damucce del “tu”!

PAOLO- Te lo giuro!

FOJET- (entrando) Eccheme!

ZELIN- Tratta el signor Bebé coi massimi riguardi!

FOJET- Ho capito c'ho da oprì un conto novo…’Na nova entrata!

ZELIN- Ti lasso cu’ Fojetta, certi discorsi nun me interessene!…Dopo Lulù: Bebé! Scì, (guardandolo) Bebé te sta be’!(via)

PAOLO-Don Giovanni nun je è piaciuto più. Adé preferisce chiamamme Bebé!

FOJET- E dal mumento che v’ha chiamato Bebé: posso parla’ liberamente. Mettemo in chiaro subito che l’appartamento costa diecimilalire al mese, quindi duvete anticipa’ cinquemilalire!

PAOLO- (fra sé) Cinquemilalire? Ennà! ‘Ndo’ li vago a truva'?…Già! C'ho le cinquemilalire de Eugenio!…(a Fojetta) Ma vo’ nun sete el cameriere?

FOJET- Io so’ tutto: cameriere, ragioniere, maggiordomo, cuoco…Adé, per esempio, so’ ragioniere! (intanto comincia a scrivere su un notes da tasca)

PAOLO- Eccovi le cinquemilalire!…Cusa scrivete? Me fate la ricevuta?

FOJET- (gli porge il biglietto su cui ha scritto)…Quala ricevuta? Questi vanne a fondi segreti!

PAOLO- (legge e dopo)  …’Na buttija de verdicchio o de rosso conero ogni volta che vengo?

FOJET- O l’equivalente pe’ pudemmeli cumpra’ io…Sapete fago raccolta de tappi e quessi me mancane!

PAOLO- Va bene lu stesso se te porto i tappi ?

FOJET- Ennò! La “botta” me piace sentilla a me!…Adé vago via che c'ho da ffa’ ‘n cucina!(via)

PAOLO- Finalmente ce so’ ‘rivato e me potrò gustare cula bella pastarella!…(si guarda intorno) Che bello qui! (apre la porta del bagno) El bagno in camera, che fa pure da guardaroba!E se me metto in libertà? Ma scì, tanto io so’ el sua “Bebé” e lia è el mia “babà”! (entra)

EUGEN- (entra timidamente e già ha in mano alcune banconote) Cucù!…Nun c’è nisciù? Cume mai?…Che stupido so’ stato!…(comincia a svestirsi) Quanno so' scappato, ‘na zingara m’ha letto la ma’ e m’ha ditto che Zelinda nun m’ha mai tradito!…Nun se meritava che io pensassi male. So’ stato cattivo pure cu’ Lello, el migliore amico de famija!…Ecco fatto!Adé quanno lia 'riva me truverà lì drento!…Come al solito je giuro eterno amore e tutto se sistemerà!…Anche perché vedrà i quadrì e questi mette a posto ognico’! Cinquemila già je l’ho fatti da' da Paolo e cu’ questi fanne diecimila!… (entra nel letto)

PAOLO- (è in camicia e mutande, che gli stanno oltretutto larghe e lo fanno ancora più ridicolo) Nun ce crederete, ma me sento più emuzionato de la prima notte de nozze!(si accorge che qualcuno è coricato e crede che sia Zelinda) Cus’è già ‘ntel letto?…Me 'spetta! Me sa che c'ho la febbre!…

EUGEN- (tira fuori la mano con le banconote e le agita)

PAOLO-Me sta a chiama’!…C'ha pure le cinquemilalire…Me li vole ‘rturna’!…Magari se sarà offesa che je ho dato i soldi!…(le bacia la mano più volte e dirà delle frasi appena sussurrate, finché non dirà a voce alta:…)…Cara Babà, tienili pure che nun li vole indietro el tuo Bebé!

EUGEN- (tira fuori la testa e sgomento) Paolo?….

PAOLO- Eugenio!…

EUGEN- (salta fuori dal letto) Nun ce posso crede’!

PAOLO- So’ io che nun ce posso crede’!…Tu duvevi esse’ già a casa tua e ‘nvece te trovo colco ‘ntel letto de Babà…de Zelinda!…Te ‘rcordo che m’evi incaricato tu de rompe’!

EUGEN- De rompe’ e non de prende’ el posto mia!

LELLO- (entra) Scusate ete visto la giacca e el cappello mia?

EUGEN- Lello!…

PAOLO- Mi genero?!….

LELLO- Mi socero in mutande?…Ma cusa ce fate qui… svestito?

PAOLO- Stavo a rompe’ pe’ lu'!…

LELLO- Voi?

PAOLO- Scì!…Adé stai a rompe tu!

EUGEN- Perché nun je dighi che me stavi a fregà Zelinda!?

LELLO- Lu'?…El signor Pontello?

EUGEN- Eh, già! S'è creato el “Ponte”, pe’ ‘rivacce! De sciguro se ‘rmane qua se magna tutto, pure la dote de la fija!

LELLO- Ennò caro!  Nella mia qualità di genero, consentitemi di oppormi!

EUGEN- C'ha ragiò!

PAOLO- Cuscì, come genero mi fai delle osservazioni! De solito un genero se la pija cu’ la socera e non cul socero! Ma visto cume stanne le cose, io la mano de mi fija nun te la dago!

EUGEN- Nun è giusto!

LELLO- Ma nun siete manco in condizione de pudello mette in pratica quello che dite!

PAOLO- Cume saria?

LELLO- Basta vede in che cundizziò sete! Che esempio me state a da’? Vo’ ve vulete divertì? E pure io! Vulete ‘rmane qua? E pure io!

EUGEN- Bravo!

LELLO- Vulete alla signorina Zelinda? Pure io!

EUGEN- Bravo!…Ma che bravo! Oh!?

LELLO- (sottovoce) Lassateme dì, state tranquillo!…(forte) Vo’ siete svestito e me spojo pure io! (si toglie il gilé e la vestaglia)

PAOLO-Ma nun lu poi fa’!

EUGEN- Perché tu scì e lu' no?

LELLO- (continua a spogliarsi e adagia  tutto sopra quelli di Eugenio) Tutto quello che fate cu’ la signorina: lu fago pure io!

EUGEN- E pure io!

PAOLO- Ah, vulete fa cu’ Zelinda quello che ce fago io?…(salta sul letto)…Vedemo se ce la fate!

               (da qui si tirerà tutto a soggetto, finché Eugenio sale sul letto)

EUGEN- Ce so’ riuscito!

LELLO- (Sale sul letto) Pure io!

PAOLO- (alza le braccia) M’arrendo!

ZELIN- (entrando) Uhé!…Cusa state a cumbina’?

I TRE- Zelinda!

ZELIN- Lulù?

PAOLO- (la butta in rima) Nun se ne va più!

ZELIN- E voi signor sconosciuto?

PAOLO- Me vole fa’ cornuto!

LELLO- Ve stavamo aspettando!

ZELIN- Svestiti?

EUGEN- Vulemi vede a chi preferivi de no’ tre!

               (assumono una posa buffa)

FOJET- (entra e guarda e dopo breve pausa) Ennà, che confusio’!…Cusa state a giugà alle belle statuine?…

ZELIN- Tu cu’ voi?

FOJET- Io gnente, ma de la c’è ‘na signora che vole qualcò!

ZELIN- Chi è?

FOJET- ‘Na certa signora Pontello!

LELLO- Mi socera!…

PAOLO- Mi moje!…

EUGEN- Adé te vede! Cuscì ‘mpari!…

ZELIN- Falla bucca’!

FOJET- (esce)

EUGEN- (entra in camera)

PAOLO- ‘Ndo’ me salvo?…(cerca riparo nel bagno)

ZELIN- Nel bagno, nò! (si mette davanti alla porta) E' mejo lassallo libero!

PAOLO- (si nasconde sotto il letto)

LELLO- (vuole anche lui andare sotto il letto))

PAOLO- (mette fuori la testa) Semo al completo!

LELLO- (picchia all’uscio di Eugenio)

EUGEN- (anche lui mette fuori la testa) Te vulevi divertì cu’ Zelinda? Adé divertiti cu’ tu socera!

ZELIN- Se pole sape’ cusa v’ha preso?

LELLO- (infilandosi nel letto)  Cuscì, mi socero, ‘mpara a frequenta’ certa gente!

ZELIN-Ah, io saria “certa gente”?…Adé te sistemo io!…

FOJET- (precedendo la signora) Ecchila!

ZELIN- (indicando i vestiti posti sulla sedia)…Portali de là!

FOJET- ( li prende e poi va incontro a Carla) Signora, buccate!…(poi esce)

CARLA- (entra) Permesso?…Scusatemi, signora, se ho insistito pe’ farmi ricevere…

LELLO- (mette fuori la testa) Cume mai è venuta qua?

CARLA- (accettando l’invito a sedere di Zelinda) Comunque non abuserò della vostra cortesia. Sono qui per chiedere informazioni su un giovane che abita nello stesso vostro palazzo…Forse non vi conoscete…Sta al piano superiore!

ZELIN- Il signor Raffaello Dellacroce?…(fra sé) Adé te fago vede che te cumbina certa gente!…(forte)…Prego, dite pure!

CARLA- Pe’ prima cosa vorrei sapere se ha…

ZELIN- …un’amante?…Nun ne ha una..

LELLO- Meno male!… Nun è cattiva!

ZELIN- Ne ha dieci!…Forse venti!

CARLA- Cosa?

LELLO- Cu’ dighi, oh?…(cerca di fare dei cenni disperati a Zelinda)

ZELIN- ‘Nte le scale è tutta ‘na processiò!…E la notte? Canti, grida, risate! Miga se pole durmì!

LELLO- Nun me posso manco difende’!

CARLA- Ma cul babbeo de mi marito ‘ndo’ è ‘ndato a prende’ le informazziò?

ZELIN- Credete a quello che ve dice ‘na donna onesta cume a me!

FOJET- (entra di corsa) Signora, signora!…Adolf  ha truvato i…

              SCENA 5^:- Detti più ADOLF.-

ADOL- (entra e interrompe)…Still alt vecchio! Wage!

FOJET- (andando) Prima o poi je la dago ‘na schioppettata a ‘ssu “magnapatate”!

ADOL-(a Zelinda) Unerhut!Cossa essere questo?

LELLO- Ennà, cum’è ‘ncaulato!…(si nasconde sotto le coperte)

ZELIN- Ma Adolf caro, lo vedi che non sono sola!…

ADOL- No frecare me ti lei!…Ti chi essere questo?

ZELIN- Ma è el cappello de Lulù!

ADOL- E questi zwei? (fa vedere altri due cappelli che ha tenuto dietro la schiena)

ZELIN-Pure quelli so’ de Lulù!

ADOL- Questo Lulù ha drei teste? Dofe essere i supplementari?

ZELIN- Ma cusa ne so io dei supplementari?

CARLA- Se mi permettete vuria toje el disturbo!…

ADOL- Cossa aspettare at antare?…Wagen! Wagen!…Unerhut!

CARLA- Vago via signora!…Cume pudete sta cu’ uno che c'ha l’educazziò de ‘na patata? (via)

ZELIN-Quanno nun c’è de mejo pure ‘na patata rimpe lu stomigo! (glielo grida dietro)

ADOL-Tu non tire me tove esser questi ? Unerhut! (butta i cappelli a terra) Io trofare!…(entra in una porta libera)…Io occito tutti!

ZELIN- (gli chiude la porta a chiave)…Guarda che giurnatella! Tutto pe’ fa’ un favore! Oh, venite fora ch'è 'ndata via!

I TRE- (escono fuori)

LELLO- (balzando giù dal letto) Vuria sape’ perché  ete raccuntato a …

ZELIN- Perché te sei permesso de dì che io so’ certa gente, gentaccia!

PAOLO- (viene fuori) Allora?...

ZELIN- ‘Ndate via pe’ l’amore de Dio che c’è Adolf!

PAOLO- E chi è cussù?

EUGEN- Un domatore!…E’ tanto cattivo!…Quello è bituato cu’ le bestie!

LELLO- E’ un pazzo da legare e se ce chiappa ce magna… Ce sbrana!

ZELIN- Ve sta a cerca’ cu’ la bava a la bocca.! P'adé sta chiuso li drento!…’Ndate via!

LELLO- ‘Ndamo su…in casa mia!(si dirigono tutti e tre verso l’uscita, ma ritornano indietro vedendo l’arrivo di Carla) (escono in quest’ordine e rientrano nell’ordine inverso:-Paolo-Eugenio-Lello;)

LELLO- (rientra) Mi socera!…(si nasconde dietro il letto)

EUGEN-La signora Pontello!…(si nasconde sotto il letto)

PAOLO- (non fa in tempo a nascondersi e rimane di spalle alla comune)

CARLA- (entrando) Me sa che ho dimenticato qui la borsetta! (va alla poltrona dove era seduta si accorge dell’uomo in mutande che non riconosce e manda un urlo!)  Jezu! Un omo in mutande!…(fugge senza prendere la borsetta)

ADOLF- (batte alla porta) OFFNEN ZIMMER!…OFFNEN!…

ZELIN- (va ad aprire) Sta bono che me butti giò la porta!…

PAOLO- (si corica nel letto)

ADOLF- (esce infuriato) Lì non essere!…Tofe essere?

ZELIN- Adé m’hai stufata!…Quella è la porta: va via!

ADOLF- Prima trofare: MASSAKER…li “sbriccolo” (mimica con le mani: come sbriciolare) e po antare via!

PAOLO- (mettendo fuori la testa) Altro che dolce!…Questo è l’amaro!

ADOLF- (si accorge di Paolo) DA EIN! Chi essere DER BESTIMMEN?

ZELIN- Nun cumencia’ a bestemmiare in casa mia!

ADOLF- Folere sapere chi essere questo intifituo!

PAOLO- Nun je lu dite pe’ l’amore de Dio!

ADOLF- Io folere sapere suo nome!

ZELIN- Ma nun lu cunoscio!

EUGEN- (tira fuori la testa) Paolo Pontello!…(la rimette sotto)

ADOLF- (crede che abbia parlato Paolo) Ppene!…Ora suo ADRESSE!

LELLO- ….Via delle Rose 20!

ADOLF- Ppene!…Ora “cciù”  dal letto! (lo scopre)

PAOLO- (scendendo) Ma cusa l’ete preso a fa’ l’indirizzo mia?…Io nun so’ l’amico sua!

ADOLF- Tu non essere suo amico e io trofare te, NUTO, in letto ti lei!?

PAOLO- Se nun era pe’ mi moje a st’ora nun me ce 'chiappavi!

ADOLF- Tu afere moglie? ‘Ppene! Io portare ta lei! POTZ BLITZ! (lo prende per il colletto) E atesso MARCH!

ZELIN- (glielo impedisce) A me nun me piacene sti modi! Lassalo sta! J ospiti mia li devi rispetta’! Adé chiamo a Fojetta!…Fojetta?

PAOLO- (ne approfitta per infilarsi dentro al baule)

ADOLF- (lo vede e lo lascia fare)

FOJET- Cusa c’è?

ZELIN- Sbattilo fora!

FOJET- Ma cusa sei matta?…

ZELIN- (minacciosa) T’ho ditto…

FOJET- Bediscio!...

ZELIN- Ah, bé! (esce)

FOJET-Uhé! Cul’omo?…

ADOLF- (tirando fuori il petto) Jà!

FOJET- (indietreggiando) Visto che nun c'ho lu schioppo, fateme el favore de ‘nda’ via!

ADOLF- Folete guatagnare zwein pottiglie ti vino tel reno o morire? Se non folere morire portate questo paule in fia telle rose fenti, casa Paolo Pontello!

FOJET- Me sa che sta qualità de vino me manca ‘nte la collezzione! Va be’ ce lu porto: via delle Rose 20!

ADOLF- Tofe essere i supplementari?

ZELIN- Adé m’hai stufata davé!

CARLA- (entra timidamente) Me scusarete se disturbo ancora, ma io so’ venuta pe’ la borsetta…  

LELLO- (cade dal baldacchino sul letto)

CARLA- (lo vede in mutande) Mi genero qui e in mutande!…(fugge)

ADOLF- EIN supplementare catuto tal cielo!…

EUGEN- (manda un grido di dolore e tira fuori la testa)

ADOLF- Ecco altro supplementare! (lo tira fuori)

ZELIN- A questo nun lu tocchi!

FOJET- (entra seguito da due facchini. Indica loro il baule) Purtatelo in via delle Rose 20, casa Paolo Pontello!

              I FACCHINI ESEGUONO- FOJETTA ESCE- L’ALTERCO TRA ADOLF E ZELINDA CONTINUA, EUGENIO VIENE TIRATO DI QUA E DI LA’- FINCHE’ DOPO L’USCITA DEI FACCHINI E FOJETTA- RIESCE A LIBERARSI E FUGGE.-ADOLF VORREBBE SEGUIRLO, MA ZELINDA NON GLIELO PERMETTE.

                

S I PA R I O

 

A T T O   T E R Z O

                La stessa scena del 1° Atto. All’aprirsi del sipario, in scena vi è Giovanna, che sta leggendo un libro. Viene interrotta dall’entrata di Ginetta.

SCENA 1^:-GIOVANNA- GINETTA-CARLA.-

GINET- (entra dalla cucina, in mano ha un lasagnolo, le mani imbiancate di farina e qualche segno di essa sulla faccia)…Signorina, quann’è che ‘riva la padrona?…M’ha ditto che je duvevo ffa’ truva’ pronta la pasta pe’ le tajatelle…Io so’ tutta ‘ntreccia, nun ce capezo gnente!…Me sto a ‘mpastrucchia tutta!… Appena la tocco me se 'tacca ‘nte le ma’!

GIOVA- Ma t’avrà ditto almeno cume duvevi ffa'?

GINET- Scì, che me l’ha ditto!…Però me l’ha ditto de prescia, perché duveva scappa’!…Liperlì evo capito tantu be’, ma appena so’ ‘rivata in cucina me se ‘nvuricchiato tutto quello che m’ha ditto!…Oh! Io so’ bona a scupa, a stira’, a lucida’, ma nun me date da cugina’!

GIOVA- Eppure nun duvria esse’ tanto difficile a ffa’ le tajatelle! Basta: j ovi, la farina e l’olio e la bona volontà pe' falle!

GINET- Signurina: tranne l’olio, c’evo tutto… Pure la bona volontà!…Ma adé m’è ‘rmasa solo un po’ de farina!…E’ tre vo’ che ce provo a falle…Me so’ fenita la duzzina de ovi che c’erane ‘nte la dispensa…

GIOVA- Te sei fenita ‘na duzzina de ovi?…

GINET- Scì! E pure la bona volontà!

GIOVA- Chi la vole sentì a mamma quanno ‘riva?

GINET- Nun ve preoccupate che tocca sentilla a me e non a vo’!

CARLA- (Chiama da dentro a Giovanna) Giovanna!!!!....

GIOVA- Ecchila! E’ ‘rivata!…(andandole incontro…) Mamma…?!

CARLA- (entra con espressione accigliata)…E’ rturnato tu padre?

GIOVA- No,mamma.

CARLA- Tu cu’ fai qua?…(notando i segni di farina in faccia) Cus’è te prepari a scappa’ che te sei data la cipria?

GINET- Signora è farina, nun è cipria!…(cerca di pulirsi con le mani, sporcandosi di più)

CARLA- L’hai preparata la sfoja pe’ le tajatelle?

GINET- Proprio questo je stacevo a dì a la signurina che nun ce so’ riuscita e che nun so più cu' devo ffa’, perché me so’ fenita gnico’!

CARLA- J ovi?

GINET- Feniti!

CARLA- La farina?

GINET- N’è ‘rmasa un pugnetto!

CARLA- L’olio?

GINET- C’è tutto!…C'è tutto perché nun l’ete tirato fora prima de ‘nda’ via!…Lu tenete sotto chiave!

CARLA- Cu’ c'hai meso al posto dell’olio?

GINET- L’acqua!

CARLA- L’acqua?…Se polene ffa’ le tajatelle cu' l’acqua? Cu' duvevi fa’ el pancotto?… Me dighi cusa sei bona a ffa’?

GINET- Signora, n’accada che rugate tanto, perché me pagate pe’ cameriera e non pe’ cuoca!…Io so’ bona cu la scopa…

CARLA- Ma tu mancu cu’ la briscola sei bona. Altro che scopa!…Va de là!…Va de là, che degià so’ ‘ncaulata pe’ j affari mia!…

GINET- Vago,vago!…(andando) Ma ‘rcurdateve che la prossima volta che me dite da cugina’: ve dago j otto giorni! (via in cucina)

GIOVA- Mamma, adé che je damo da magna’  a babbo e a Lello quanno ‘rtornane?

CARLA- Nun te sta a preoccupa’, cocca! A babbo je cundiscio un bel discursetto al peperoncino, tanto pe’ svejallo un pughetto!…E, in quanto al pittore: nun se deve 'zarda’ manco a passa’ sotto casa!…

GIOVA- Cume mai? Cus’è successo, che adé me dighi cuscì?

CARLA- Culù, fija mia, gnà che te lu digo: è un dongiovanni!

GIOVA- C'ha ‘na donna?

CARLA- Una?…Venti!…Un harem, c'ha!

GIOVA- Nun pole esse’ vero!

CARLA- Me so’ informata de persona….E po’ l’ho visto cu’ j occhi mia, quanno è cascato ‘ntel…

GIOVA- Continua…”cascato ‘ntel…”!

CARLA- De più de quello che t’ho ditto, nun te lu posso dì. Nu te poi spusa’ a uno cume a lu'!

               Scena 2^:-Detti,Giustina,LELLO.-

GINET- Signora c’è….

LELLO- (entra)

GINET- Ecchilo! (esce)

CARLA- Voi? Certo che c’ete un bel curaggio e ‘na bella faccia tosta!

LELLO- Signora, vi prego, ‘scoltateme!

CARLA- Nun c'ho gnente da ‘scolta’! Uscite subito da casa mia!

LELLO- Ma vi giuro che sono innocente!…Limpido!

GIOVA- Hai ‘nteso mamma: è limpido!

CARLA- Scì! Cume l’acqua del baccalà!

LELLO- Credeteme!

CARLA- State zitto che sete un bugiò de prima categoria!…V’ho visto cade io ‘ntel…

GIOVA- Ma lu posso sape’ ‘ndo’ è cascato?

LELLO- Eppure mi basterebbe solo una parola pe’ discolparmi, ma prima preferiscio parla’ cul signor Pontello!

CARLA- Adé mi marito nun è in casa!

LELLO- (tra sé…andando a sedere) Cusa j sarà successo? Io so’ riuscito a fugge, salì a casa e vestimme…

CARLA- Oh, vedo ch’ete preso possesso!…Che ve sete accasato! Ve porto le pantofole?

LELLO- (si alza) E sia!…Comunque, ritornerò!

GIOVA- Ma mamma, che male c’è se Lello vole parla’ cu’ babbo?… E’ ve’?

LELLO- Sì!

CARLA- Vulete ‘nda’ via, Dongiovanni bugiò?

GIOVA- Nun la sta' a sentì…De solito è bona…Adé è…scusala!

LELLO- Giovanna è mejo che adé vago via, ma te prometto che ‘rtorno, anche perché so che ce vulemo bene, che ce sposeremo e che saremo felici!

CARLA- Va a ‘nfrucchia’ a ‘n’antra e non a mi fija, che è candida come un giglio!

LELLO- (va alla comune, poi si gira) A fra poco…cara suocera! (via)

CARLA-Sfacciato!!…

GIOVA- (quasi piangendo) Adé sei cuntenta che è ‘ndato via?

CARLA- Mejo cuscì! Ecco che tipi se trovane ‘nte le città!…Solo ‘ntei paesi se polene truva’ mariti seri e onesti cume a tu padre!

GINET-  (annuncia) Signora ce so’ do’ facchini che portane un baule!

CARLA- Un baule?

GINET- Scì! M’hanne ditto che lu manna el padrò, el signor Pontello! (i facchini entrano appena annunciati)

CARLA- Cus’è me s’è smattito, che se mette a cumpra’ bauli senza che nisciù je li ha ordinati?

GIOVA- Oh, quanto è bello!…Mettetelo lì!

CARLA- L’aria de la città l’ha ‘mbriagato!…(UNO DEI FACCHINI PRIMA DI ANDAR VIA, METTE LA MANO A PALMO IN SU, COME SE ASPETTASSE UNA MANCIA, MA… ) (Carla la guarda e poi…) Cul’omo, l’elemosina a Lureto se fa ‘n piazza de la Madonna! (IL FACCHINO SI ALONTANA CON GESTI DI STIZZA)

GIOVA- Oh ma’, cume l’hai trattato male!

CARLA- C'hai ragiò fija mia, ma cul ciambotto de babeto e cul pittore m’hanne meso l’acido ‘nte la bocca!…E' guasi ora de cena e tu padre nun se vede!…(si avvicina per aprire il baule) Chissà ‘ndo’ sarà…(emette un grido facendo un balzo indietro) Ah!…

GIOVA- Che c’è?

CARLA- Un omo!…(s’abbracia alla figlia)

PAOLO- (venendo fuori)…Aria! Finalmente se respira!…Ma ‘ndo’ stago?…

GIOVA- Ma è babbo!

PAOLO- So’ a casa mia!?….(fra sé) Cul disgraziato me c'ha spedito!

CARLA- Tu?…Me voi spiega’ cume mai stai, in mutande, drento a un baule?

PAOLO- (fra sé) Devo pija’ tempo pe’ pensa’…Stago tanto male!…Fateme be’ qualco’!…Un caffé!…

GIOVA- Ginetta?…

PAOLO- Ahihai, che dulore!…Moje mia, sapessi cume t’ho pensata!…

GINET- (entra e urla e poi fugge ) Ecchime!…Aaaahhhh!!!!!….

GIOVA- Ce vago io a scaldatte ‘na tazza de caffè!…(va in cucina)

PAOLO- Perchè s’è mesa a urla’?

CARLA- T’ha visto in mutande e je avrai mesa paura!…Allora?

PAOLO- E allora bisogna che me vago a mette’ i pantaloni!… A proposito de mutande bisogna che me li compri de la misura giusta e no che pe’ sparagna’ me li compri sempre più larghi, in crescenza…Ormai nun cresce più gne’... solo j anni crescene! (in camera)

CARLA- Va, che io intanto telefono all’agenzia pe’ la cuoca…(va al telefono)…Pronto? Sono la signora Pontello…Appunto!Telefono pe’ la cuoca…Qui ancora nun s’è presentata…E’ straniera? Nun è de qua?…Francese?…Se me l’hanne spedita da lì, chissà quanno ‘riva!Ce toccherà ffa' vigilia!…Ah…stava già qui? E ‘ndo’ faceva servizio?…Perché  l’ingegnere l’ha licenziata?…Ah, perché adé ne vole una nera!…No, a me el culore nun m’enteressa, basta che nun c’envelena!…Va bene!…Grazie! (vede rientrare Paolo) Adé me vuoi raccunta’ cum’è che eri lì drento?

PAOLO- Cu’ m'envento adé’?…Carletta mia cume sto male!…Me sento tutti j ossi rotti!…La schina a pezzi…I reni…El core…

CARLA- …el fedigo, i pulmò e le curatelle!… Me stai a fa’ ‘n trattato de anatomia!

PAOLO- C'ho pure freddo!…Vago de là a prende’ la vestaja…

CARLA- Sta qua!…(va verso la cucina) Ginetta va in camera a prende la vestaja del padrò!…Racconta!

GIOVA- (entra con la tazza di caffé, su vassoio con zuccheriera) Ecco, babbo! Bevi....( adagia sul tavolino)

PAOLO-Grazie, cocca!… (va a sedere, quando…)

GINET- (entra a testa bassa e con le mani che le coprono la visuale di Paolo e va di corsa in camera) Nun vojo vede…Nun vojo vede….

CARLA- E’ passata la “santarella!”

PAOLO- Cu’ je digo?…Cu’ je digo?…Cu’ je digo?…(mette vari cucchiaini di zucchero)

CARLA- (che per un po’ lo lascia fare) Ma a te el caffè nun te piace amaro?…

PAOLO- Oggi me ce vole el zuccaro!…Nun c'ho ‘na goccia de sangue ‘nte le vene!…

GINET- (entra e butta quasi addosso a Paolo la vestaglia) Ecchila!…Tanto me licenzio!…(via)

CARLA-So’ io che te licenzio!…Ma che modi? (a Paolo)…’Ncumincia,  te scoltamo!

PAOLO- Famme bere!…(solleva il piattino con la tazzina facendo cadere il cucchiaino)

GIOVA- (vorrebbe raccoglierlo)

PAOLO- (la ferma)…Lassa sta!…(mette il dito dentro la tazzina per girare lo zucchero, si ferma quando incontra lo sguardo di rimprovero della moglie e allora cerca di pulirselo sulla vestaglia, anche stavolta incontra lo sguardo della moglie e allora vorrebbe portarlo alla bocca, ma ancora…alla fine posa la tazza)

CARLA-Nun bevi el caffè?

PAOLO- Già el profume m’ha tirato su!…Giovanna cu’ hai fatto oggi?

CARLA- Lassa sta a Giovanna e raccontace!…

PAOLO- Ah, già!…Donca…Tu lu sai che io nun t’ho mai ditto ‘na bugia! Questo pe’ ditte che nun cumincio proprio oggi a fallo!…Tu voi sape’ da ‘ndo’ vieno?…Ebbene!… Nun lu so!

CARLA- Come nun lu sai?…Quanno sei scappato cul signor Dellacroce hai ditto che ‘ndavi dal notaio.

PAOLO- Scì, dal notaio!…Ma nun c'ha puduto riceve’ perché su moje era in agonia!…(tenero) Se  solo penso al giorno che pure tu…

CARLA- (facendo sotto le corna) Alla longa fijo mia!…Nun divaga’ e tira via! Cu’hai fatto dopo?

PAOLO- Siccome el signor Dellacroce duveva ‘nda’ a truva’ ‘n amico…so’ ‘ndato a famme ‘na passeggiata al viale…

CARLA- Al viale?

PAOLO- No! Al viale no! Me so’ ‘rcurdato quello che m’evi ditto e allora ho preso le vie traverse e cammina, cammina che te cammina 'rivo…’Ndovina ‘ndo’ te ‘rivo?

CARLA- Manco ce provo!...’Ndo’ si' ‘rivato?

PAOLO- ‘Nte un posto che nun c’ero mai stato…Mai visto!…Assolutamente ignoto!…e ‘nte sto posto…

CARLA- …Ignoto!

PAOLO- Ignoto…scorgio…

GIOVA- Un baule!

PAOLO- No, cocca de babbo!…(idea)…Vedo che tre omini me s’avvicinane gridando: “E’ lu'! E’ lu'!”

CARLA- Te cunuscevane?

PAOLO- Chi l’eva mai visti prima!?… De sciguro m’hanne sgambiato pe’ ‘n antro!

GIOVA- E, allora ba’!?

PAOLO- (le fa il verso) E allora ba’?…. E allora m’hanne preso, m’hanne legato…imbavajato…Ho cercato de grida’, ma appena ho operto la bocca me c'hanne meso drento…

CARLA- Un limò!

PAOLO- Scì e un rametto de trusmarì ‘nte ‘na recchia!

GIOVA- O ma’, nun lu ‘nterrompe!…Lassalo parla’!

PAOLO- (fra sé) Me sa che abboccane!

CARLA- Continua!

PAOLO- Poi m’hamme meso drento ‘na carrozza e…via de corsa!…Po’ se ferma…De peso me pijane e me portane…

CARLA- Indove?

PAOLO- Questo nun te lu so dì!…M'hanne spujato…Quanno me so’ visto nudo davante a ‘ssa gente che nun cunuscevo…vergognoso cume so: dall’emozio' so’ svenuto!

GIOVA- Poro babbo mia!

PAOLO- Appena ripijo i sensi, ‘ndo’ me trovo? A casa mia!…Dentro un baule e senza sape’ cume ho fatto a buccacce!…Ecco cume stanne le cose,  moje mia!

CARLA- Ce lu sapevo che la città era piena de pericoli!

PAOLO- (fra sé) Guarda cume se l’è bevuta!

GIOVA- Mamma, bisogna che famo qualcosa pe’ rende giustizia a babbo!

PAOLO- Lassa sta, Giovannella!

CARLA- C'ha ragiò! Bisogna ffa’ qualcò!

PAOLO- Ma ormai…

CARLA- Scrivo subito ‘na bella lettera al commissariato de polizia…

PAOLO- Ma no!

GIOVA- Perché no?

PAOLO- Perché le lettere nun ‘rivane mai!

CARLA- C'ha ragiò babbo! (va alla soglia della cucina e poi..) Ginetta portame la borsetta e il cappello!

PAOLO- Cus’è scappi?…Me pare che nun è el mumento!

GIOVA- Sarà mejo che ce pensamo un mumentinello, prima de…

CARLA- No, oh! Nun cercate de fermamme che degià so’ partita!…Ginetta!!!!!

GINET- Ecco!

PAOLO- Ma dimme de preciso ‘ndo’ vai?…

CARLA- Vago al posto de polizia: al commissariato, in via Delle Sorprese!…Sta a vede cume li truveranne subito a ‘ssi disgraziati che t’hanne tenuto prigioniero!…(via)

PAOLO- Ecco!…Adé la matassa s’è ‘mbrujata de più!…(a Giovan) Sai cuntenta?…C'hai avuto ‘na bella idea!…(imita) “ Mamma bisogna ffa’ qualcò…”!

GIOVA- O ba’, nun me sembrava giusto che…

PAOLO- Va be’, vabe’!... Adé va de là che vojo ripusa’ ‘n pughetto!…

GIOVA- Vago…Tanto ce lu so che de ogni co’ la colpa è sempre la mia!(via)

PAOLO-…Se lu sa el commissario so’ bell’e che fritto! Carla scopre tutto e j ossi me li rompe dave’!…El telefono!…Tu vai al commissariato e io ce ‘rivo prima de te!…(prende rubrica legge velocemente e velocemente fa il numero telefonico)…Pronto?…Parlo col Commissario?…Senta tra poco le si presenterà ‘na vecchia signora…(descrive)…Il mio nome? Non ha importanza, non le direbbe niente…Le dicevo: questa signora si immagina che suo marito sia rimasto vittima di un’aggressione e che le sia stato rimandato a casa dentro un baule, con addosso solo le mutande…Sì!…Proprio come dice Lei commissario: è una donna un po’ strampalata, un po’ matta…E già, la testa è una cosa seria!…Cosa bisogna fare?…Basta rimandarla a casa sua!…No! Nun c’è bisogno de trattenerla, rimandatela a casa… ‘Na doccia fredda? No!…Mejo de no…anche se nun je faria male! Grazie! E’ stato tanto gentile…La ringrazio a nome del marito!( chiude)…Adé je pole dì, al Commissario quello che je pare!…

LELLO- (entra) Signor Pontello?…

PAOLO- Tu qui?…Sei buccato senza…?

LELLO- La porta era aperta…Finalmente sete ‘rturnato!

PAOLO- Scì!…Drento a cul baule, cume ‘n pacco postale!…Fortuna che quanno è ‘rivata da Zelinda m’ha visto de dietro e nun m’ha riconosciuto, cuscì je ho poduto raccunta’ la cosa a modo mio!

LELLO- A vo’ nun v’ha visto, ma a me scì!

PAOLO- Cosa? Te sei lassato sorprende’?

LELLO- Purtroppo so’ cascato dal baldacchino…M’ero nascosto li dietro, ma nun ha retto e so’ cascato ‘ntel letto…So’ stato prima qua, ma vostra moje m’ha meso alla porta, anche se je ho ditto che nun c’entravo gnente, che ero innocente!

PAOLO- T’ha truvato in mutande e je vai a di’ che sei innoccente! Te pudeva crede’?

LELLO-  No. Appunto pe’ questo so’ qua: pe’ famme juta’ da vo'…Je duvete ffa’ capi’ che se io me truvavo là era pe’ impedire a voi di tradirla!

PAOLO- Io duvria di’ a mi moje…? Saria cume se je cunfessassi che je mettevo i corni!

LELLO- Se nun je lu dite vo’: je lu digo io!

PAOLO- Me sa che tu questo nun je lu dighi?

LELLO- Io je lu digo!

PAOLO- Vole dì che io a mi moje je digo che tu c'hai un’amante!

LELLO- (mostra preoccupazione) Cu’ je dite?

PAOLO- (nota la sua preoccupazione e tra sé) E’ ‘nte le ma’ mia!

EUGEN- (entra e ha addosso il mantello di Adolfo)…Sete soli?…

LELLO- Signor Galluzzo?

PAOLO- Eugenio?

EUGEN- La porta era …

PAOLO- …aperta, va be’!… Cusa sei venuto a ffa’ qui?

EUGEN- A cerca’ un paro de calzo’.Me li puoi presta’? Miga posso presentamme ‘nte sto modo a casa!

PAOLO- Cume hai fatto a fugge’?

EUGEN- C'ho da ringrazia’ a Zelinda, che nun ha permesso a cul matto de tuccamme!…So’ fuggito mentre me faceva scudo col corpo sua!…I vestiti nun so’ riuscito a truvalli…Fortuna che ho truvato el mantello del tedesco!…Vulevo venì a casa tua, fago le scale , ma  vedo ‘na signora che stava a sona’ el campanello tua!

PAOLO- L’amica sua!

EUGEN- No! Mi moje.

LELLO- Porca…La signora Galluzzo?

EUGEN- Proprio lia! M’eva seguito, capite?…Era da ‘n po’ de giorni che nun era più la stessa…Sospettavo che cumenciava a magna’ la foja e in effetti: diffidava!

LELLO- (fra sé) Meno male che quesso ancora nun ha capito gnente.

PAOLO- (fra sé) Ecco chi è l’amante?…(forte) E t’ha riconosciuto?

EUGEN- Penso de no, perché so’ fuggito subito!…Per favore, prestami un vestito tua.

PAOLO- Te ne vago a pija’ uno! (a Lello) Se tu dighi qualco’ a mi moje, io digo tutto a Eugenio! (esce)

EUGEN- E pensa’ che a Zelinda je evo affittato l’appartamento ‘nte lu stesso palazzo tua pe’ creamme un alibi e invece…

ELENA- (da dentro) E ‘n casa el signor Pontello?

EUGEN- (agitatisimo) Mi moje!…Nun me pole truva’ in mutande!…’Ndo’…’ndo’ me salvo?…El baule! (vi entra)

ELENA- (entra e vedendo Lello gli va incontro) Semo fritti! Mi marito m’ha vista!

EUGEN- (tira fuori la testa) Co’? (richiude)

LELLO- (fra sé) Adé sente ogni co’!

ELENA- (continuando) Figurati che…

LELLO- (portandola il più lontano dal baule l’avverte sommessamente) Zitta che lu' sta drento al baule e sente tutto, perciò rispondi a quello che te digo!

EUGEN- (c.s.) Allora era lia che sunava alla porta de Lello!

LELLO-  E po’, scusa, anche quando tu marito t’avria vista?…No’ nun c’emo nessuna colpa!

EUGEN- (c.s.) Miga lu sanne che io scolto!

ELENA- Hai ragiò: no’ nun c’emo nessuna colpa!

LELLO- La nostra affettuosa amicizia è rimasta pura!

ELENA- Purissima!

LELLO- Solo noi lu pudemo sape’ cume emo luttato pe’ restare solo amici…Specialmente tu!

ELENA- Proprio cuscì! Pur sapendo che mi marito me tradiva!

EUGEN- (mostra preoccupazione)

LELLO-Tu marito te tradisce? Ma nò, cu’ dighi?…Io te lu posso giura’…

EUGEN- Quessu scì ch’è ‘n amico!

ELENA- Avria poduto truva’ un altro che nun m’avria rispettato come te…Tu m’hai voluto bene solo platonicamente!

EUGEN- Se tratta solo de un adulterio morale. Meno male!

LELLO- Elena, lu sai che sto pe’ spusamme…

ELENA- (a denti stretti) Te va be’ che nun posso parla’!

LELLO- Giura che ‘rmani sempre fedele a tu marito!…

ELENA- (rimane zitta e indispettita)

LELLO-Giura.

ELENA- Lo giuro!

EUGEN- (forte) Bene!

ELENA- (finge stupore) Co’ tu stavi qua?…T’eri nascosto li drento pe’ scoltacce?

EUGEN- (uscendo) Elena…perdoname! La colpa è solo mia, che te trascuravo pe’ ‘nda’ a un circolo ‘ndo’ ricevene pure i domatori!…Ma sta tranquilla che nun ce vago più!

PAOLO- (entra) Ecco i pantaloni!….

ELENA- Perché nun ce l’hai?

EUGEN- Me so’ seduto ‘nte ‘na sedia…c’era un chiodo e se  so’ strappati. Cu’ voi che sia in confronto a questi? (fa segno delle corna)…(mettendo i pantaloni) Sai, Paolo, chi era che sonava alla porta de Lello? Mi moje! Mi moje era la sua amica…

ELENA- Mentre ci sei, perché nun metti i manifesti?

LELLO- (piano a Paolo) Adé sete costretto a giustificamme cu’ vostra moje!

PAOLO- Me tocca a ffa’ cume dice!

GIOVA- (entra preoccupata) Scusate…Babbo, dalla finestra ho visto ‘riva’ mamma, ‘ccumpagnata da ‘n omo!…Me pare che je è successo qualco’!

PAOLO-  (andando incontro alla moglie) Adé semo tutti!

LELLO- (va da Giovanna) Vedrai che nun sarà niente de grave!…

CARLA- (entra col cappello di traverso; è spettinata.) Questa è stata la prima e l’ultima volta che vago in commissariato!

PAOLO- Te l’evo ditto ch’era mejo nun andacce!

CARLA- Me presento ‘nte l’ufficio del Commissario e manco opro bocca che el cummissario me dice: “Vo’ sete la vecchia strambalata…La matta!”

GIOVA- T’ha ditto matta?

TUTTI- (a soggetto)

CARLA- Je l’ho fatto vede subito s’ero matta!…L’ho preso a buccatò!…J ho ‘mparato subito se ero matta!

PAOLO- Hai menato al commissario?

CARLA- J ho sfasciato pure la bursetta ‘nte la schina!…Fortuna che do’ polizziotti m’hanne preso e purtata de fora, sennò lu sgramavo tutto! Matta a me!…C’evo i nervi a mille! Nun ce vedevo più! Tant’è che c’è mancato pogo che finivo sotta al tram!

GIOVA- Mamma?!…(si mette a piangere in modo buffo)

CARLA- Nun piagne, cocca de mamma…anche perché nun sai manco piagne!…M’ha salvata un omo, che m’ha accumpagnato fino a casa…(lo cerca)…'Ndo sta?…M’è ‘rmaso de là!…(va alla soglia e lo invita a entrare) Buccate, prego!

FOJET- Se pole?

I TRE- (a soggetto)

CARLA- Paolo, ringrazia chi ha salvato a tu moje!

PAOLO- Nun so come ringraziarvi!…(piano) Mille tappi de champagne se nun me ‘rcunuscete!

FOJET- (piano) Va be’!

EUGEN- Pure io ve vojo ringrazia’!…

FOJET- Lulù?

EUGEN- (piano) Ve dago mille tappi de champagne, se nun me ‘rcunuscete!

FOJET- D’accordo!

CARLA- Stateme a sentì: vo’ nun me sembrate un omo a cui se pole da’ pe’ ricompensa del denaro, perciò chiedeteme qualunque cosa che ve pole ffa’ piacere!

GIOVA- (si avvicina a Fojetta) Diteje de da’ la mia mano al Signor Raffaello Dellacroce!

FOJET- Io?

GIOVA- Sì, voi!…Ve prego!

FOJET- E va be’!…(a Carla) Signora, visto che me vulete ringrazia’ facendomi cosa gradita…ebbene, ve prego de da' la mano de vostra fija a sto giovanotto!

CARLA- Questo no!

LELLO- (a Paolo) Tocca a vo’…Sennò: parlo!

PAOLO- Ma non puoi rifiuta’, a chi t’ha salvato la vita, la sola cosa che te chiede!…

CARLA- Ma se tratta de mi fija! Nun la posso ffa' spusa’ cu’ sto signorino qua!

PAOLO- (a fojetta) Tremila buttije de ogni qualità de vi’, se ce salvate da sta situazziò!

CARLA- Capirai! Facevo spusa’ a mi fija a uno che l’ho 'chiappato a casa de una…

FOJET- De chi? Per caso a casa de Zelinda?…Ma quella è mi moje!

CARLA- Ah, scì?…Ma io l’ho visto cade dal baldacchino del letto!

FOJET- Certo!…Stava a da’ ‘na rinfrescata a un affresco che tenemo nascosto dietro al letto, pe’ via dei ladri, sape’!?

PAOLO- E ‘ndo’ l’ha truvata sta storiella?

LELLO- Adé, signora, me pare che è tutto chiaro!

EUGEN- Ma scì! Basta spiegasse!

CARLA- Beh!…Se è come avete ditto, allora non posso che acconsentire!

GIOVA- Grazie mamma!

LELLO- Grazie…e vedrà che anche lei resterà cuntenta de me!

CARLA- Pensa a ffa' cuntenta a Giovanna… a me ce pensa mi marito....quanno se 'rcorda!

ELENA- Eugenio m’è venuta fame! Me pare che è ora de cena pure pe’ lora, quindi portame a casa!

EUGEN- A casa te ce porto, ma solo pe damme ‘na gambiata e po’ ‘ndamo ‘nte un ristorantino ‘ndo’ se magna cu’ la candela!

FOJET- Allora ce vieno pure io!

EUGEN- Tu? E cu’ ce vieni a ffa’?

FOJET- Ve tieno el mocculo!

ELENA- Ve cunvie’ ‘rturna’ a casa, forse lu truvate lì qualche mocculo da regge’!Ce vedemo! (via)

EUGEN-A presto, Paolo! (esce)

FOJET-  (seguendo Eugenio) Ve ccumpagno fino a casa. Vojo vede ‘ndo’ state…Sapete pe’ via de cuj tappi de vi’!

GIOVA- Mamma, io e Lello ‘ndamo ‘nte lo studio…Me vole ffa' sentì ‘na sinfonia!

CARLA- ‘Ndate pure, però se vieno e ve trovo a sona’ a do’ mani: ve solfeggio de santa ragiò!

LELLO- State tranquilli! (via nello studio)

PAOLO- I tempi passane, ma è sempre la solita musica!….Te ‘rcordi el primo giorno de fidanzamento a casa tua… ‘nte lo studio…  m’hai fatto sentì…

CARLA-Bach!

PAOLO- Eh! “Toccata e fuga!”

CARLA- Adé che le cose se so’ appianate, me sento mejo! Tu cume te senti?

PAOLO- Me sento: confuso! La testa me pesa e lu stomigo me rumiga…Nun so se è mejo ‘nda’ a letto o magna’ qualco’!…

CARLA- Cunvie’ magna’! Cume fai a durmì tranquillo a stomigo vuoto?…Adé te vago a ffa’ un brodo vegetale!

PAOLO- Ecco! Quello scì che me tira giò!

CARLA- Vedrai che quanno c’è la cuoca, gambiamo ogni giorno pietanza! (lo invita a sedere e gli da varie riviste) Tu ‘ntel mentre che cucino, te metti bello comido in poltrona…Te leggi le “Opere Pie S. Vincenzo, La sacra famija!…Se preferisci c’è pure el mensile dei Salesiani…Vedrai che fago subito!

PAOLO- Ma la cuoca quanno ‘riva?

CARLA- Duveva esse’ già qua…Me l’ha ditto la signorina dell’Agenzia.!…Leggi che te distrai e nun senti la fame!(va in cucina)

PAOLO-E cuscì: addio pastarella!…M’è ‘rmasa qui!…(si alza ed è un po’ arrabbiato con se stesso) Mannaggia a me, mannaggia!…Cusa se pole pretende da uno cume me che è cresciuto da le moniche?…Zelinda!…Pure el nome era dolce!…Zelinda!…Quant’era bella!…C'eva do'...(mimica) Pe’ ‘mbraccialla tutta de sciguro avria dovuto fa’ un giro e mezze!… Manco evo operto bocca che degià l’evo ‘mbriagata cu’ j occhi!…Le ma’! Che belle ma’: al posto de le dita pare che c’eva cinque salsiccie…belle, rosa, affusolate…(chiude gli occhi) Se stago a occhi chiusi la vedo…seduta accanto a me che me scapeccia tutto…e io la chiamo Zelinda…Zelinda…Ze…(si addormenta)…Zzzzz!!!!

C A M P A N E L L O

CARLA- (da dentro) Paolo?…Paolo…(entra) S’è ‘ndurmito!…Paolo!

PAOLO- (si sveglia di soprassalto) Si?…Ze…Che z’è?

CARLA- Vai a aprì tu, che io e Ginetta stamo a finì de cucina’!(rientra)

PAOLO- (va ad aprire)…(rientra indietreggiando)…Prego si accomodi!…

FRUFRU’- (entra con una valigia che posa a terra) Bongiour monsieur!…Je suis la cusiner de l’agence…

PAOLO- El commissario ha mannato la cugina de ‘n agente, in borghese, pe’ cuntrulla’ a mi moje!…Dite al Commissario che pole sta tranquillo che la vecchia matta s’è calmata e che adé sta a durmì!

FRUFRU’- …Je suis la cusiner

PAOLO- Ho capito: la cugina!

FRUFRU’- Vuos ne compris pas?

PAOLO-  No, mai! A ste cose ce pensa Ginetta…De solito ce pensa la cuoca!

FRUFRU’-Bravò!…La cuoca!…La cusiner!…(ad ogni esclamazione da un puffetto sulla guancia di Paolo)…Vous parlé francais?…Io francese!

PAOLO- Me pareva che nun eri de qua!…

FRUFRU’- Quante lingue vous conoscere?

PAOLO- Una…: quella de mi moje! Solo quella!

FRUFRU’- Vous volere conoscere mia lingua?

PAOLO- Magari!…

FRUFRU’- Io dopo einsegner!…(si guarda intorno e vede i giornali a terra) Oh, maman, che désordre…che trouble!

PAOLO- (che ha capito vorrebbe mettere a posto, ma…)

FRUFRU’-Mais no!…Vous a assesoir…(lo accompagna alla poltrona)

PAOLO- Io assessore? No la pulittiga nun me piace.

FRUFRU-Io mettre en ordre! (si avvia) Vous sete el patronne…

PAOLO-Ma signorina, non siete la cameriera, voi siete la cuoca!

FRUFRU’- No: signorina! Mademoiselle!

PAOLO- C'ete ragiò nun ce 'chiappo 'n velle!

PAOLO- Mio nome è Frufrù!… Io pour vous fais tout…Questo e autre! (comincia a raccogliere)

PAOLO-  Pure otre?…Sa cume sarà “otre”?! ....Ma Frufrù?…

FRUFRU’-  Silence! (rimette seduto Paolo, aggiustandogli, mentre parla, i capelli, il colletto della camicia, e dopo aver fatto dei lazzi si mette a raccogliere i giornali e quando ha finito…) Bien! (va a prendere la valigia e ritorna da Paolo)…La chambre?…Dove io coucher?

PAOLO-   La cuccia’? Quella sal lett?

FRUFRU’- Ouis! La cuche!

PAOLO- Quanto me cumincia a piace ‘ssa lengua! (va fin sulla soglia della porta ed indica)…E’ lì!…In fondo. (le cede il passo in modo cerimonioso)

FRUFRU’-Vous s’ete un patronne tres aimables…molto cherì…(esce)

PAOLO- (ritornando al centro scena) Oh, avessi truvato la pastarella?

CARLA- (entra) Se pole sape’ chi era che ha sonato?

PAOLO- E’ ‘rivata la cuoca!…Frufrù!

CARLA- Frufrù? E cus’è un biscotto?

PAOLO- No! E’ ‘na bella pastarella!

F  I  N  E

Loreto,28-09-1999.                                                                            Paolo Torrisi

 

n.b. -La commedia è regolarmente registrata presso la S.i.a.e.

       -Il testo è reperibile presso l’Autore: Prof.Torrisi Paolo via Abruzzo,3.

         60025-Loreto   e-mail torrisipaolo@virgilio.it

         L’opera è depositatapresso la S.I.A.E. con n°114504

GLOSSARIO

Accada-'N-: Bisogno- Non c'è bisogno che..

Accenno- Segnale...d'intesa.

Adè- Adesso.

Almanco- Almeno.

Amor del conto- Fare la conta...per vedere a chi tocca...iniziare...

Annaulo- Affitto- (casa annaulo – casa in affitto)

 Anco'- Ancora.

Avriane- Avrebbero.

Babano- Fesso- Sciocco...

Bacata- Malata- Marcia- Guasta.

Badavi- Guardare con attenzione, badare...

Bagnoli- Inutili “impacchi” d'acqua.

Balza- “Carico di briscola” (valore più alto di “Briscola” - Asse-)

Bardascio- Ragazzo. Giovanotto.

Becicche- Mucose negli occhi

'Bedisci- Ubbidisci.

Biastimato- Bestemmiato.

Brignoccula- Protuberanza, causata da colpo, battuta, pugno...

Brusciolo- Foruncolo.-

Bruscolini- Semi di zucca.

Bucattò- Schiaffo.

Buccare- Bocca- Buccato- Entrare- Entra- Entrato...                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                         

Bucculotto- Maccherone. (tipo di pasta)

Bugiò- Bugiardone...grande bugiardo.-

Burbuja'- Borbottare-

Ca’- Cane… Poro ca’- Povero cane…

Caciara- Confusione- Parlare a voce alta fra tutti.

Cagnara- Litigio- Bisticcio.

Cago'- Tipo che si dà delle arie.

Calchidu'- Qualcheduno.

Calco'- Qualcosa-

Calzo'- Calzoni – Pantaloni.

Cambura- Camera.

Canna-foja- Canna de granturco, mais.

Capezzo- Non capire dove è il “principio” o la “fine” = “niente”.-

Capisciò- Saputone.

Capistorno/i- Capogiro/i.

Careggia'- Portare..da un posto ad un altro... Trasportare...

Cegato- Cieco- (in questo caso “chiudere gli occhi: “segno di gioco)

Cenigia- Cenere-

Ceregio- Ciliegio.

Chiuppa'- Battere- ...Chiuppamo- Battiamo.

Ciaccare- Schiaccare-

Ciaccato- Schiacciato – Acciaccato...

Ciaccio- Balbuziente.

Ciambotto- Stupidotto- Sempliciotto-

Ciancico- Mastico- (ridurre in poltiglia, pezzettini...)

Ciauscolo- Salame...morbido. (tipico delle Marche)

Cianchetta- Sgambetto.

Cioccio- Pietra

Cionche- Offese- Malate- rattrappite...

Ciuffulotto- Schiaffo.

Clacchesso- Clacson... (ti suono il Clacson )

Co’- Cosa.

Coccio- Creta.

Colco- Coricato.

Concule- Cozze- Muscoli. Detto marchigiano: “Arridaje a chi vole le concule!”

Crescia- Pizza di pane (senza pomodoro e formaggio: solo farina)

Creso- Creduto- Credere.

Crocchia- Tupé...Capelli arrotolati su, dietro o lateralmente ala testa.

Cruciera- Crociera di croci- (Non “Crociera - nave”) Cruciera”: gruppo di dodici corone da Rosario, lavorate, assemblate, dalle donne lauretane dette “Coronare”.

Cu'- Con.

Cuj- Quei.

Cule- Quelle.

Culia- Quella.

Culù- Quello.

Curatelle- Viscere- Interiora in genere...

Curdo'- Esclamazione volgare... sta per “Curdone”=Coglione.

Dago- Do... (dare)

Daperlu'- Da solo.

Dapervo'- Da soli. (solo voi)

Dapresso- Da solo.

Dimo- Diciamo.

Do'- Due.

Emo- Abbiamo.

Ennà!- Orca!...Guarda un po'?!...

Essà!- E già!...Certo!...

 Esse'- Essere.

Evo- Avevo... (avere)

Fago- Faccio... (fare)

Fantiole- Tremori di corpo. (tremori dovuti ad Epilessia)

Fiotto- Lamento- Brontolio-

Fracco- un Sacco...di bastonate. Tante...

Frinfinellu-Piccolo segno di “briscola” (gioco di carte)

Fuga- Premura -Fretta. (da “Fuggire: Sono andato via di “fuga” = di “corsa”)

Fugaro'- Falò.

Furestego- Forestiero.

Galastro'- Cappone. Gallinaccio.

Galito- Rauco- Con poca voce-

Giaccene-'N: Ghiacciano...diventare fredde.

'Gnà- Bisogna. 

Gnagnera- Lamento- pianto...

'Gne'- Niente. 

'Gnico'-Ogni cosa. Gricilli- Budella- Intestini.

Gnogna- Stupida.

Grasciari- Sporchi...posti sporchi...posti per porci.

'Guali- Uguali.

Gùatti- Gatti. (riferito al pesce “gatto”) Pronunciare gutturalmente “gù...”

Guzzo- Fine- Appuntito-

'Nguezzu- Pratico. ('ngezzu de sti posti = pratico di questi posti)

Imbescigamo- Vescichiamo- (da Vescica, gonfiore, “bolla sulla pelle con liquido..., provocato da “botte” ricevute)

Imbioccare- Addormentare…

 Incaprinita- Interstardita...come una “capra”.

Jezu- Gesù. (esclamazione)

Lappa- Noiosa, pesante... (cosa o, meglio ancora, persona che non si sopporta: noiosa, pesante...)

Lattarina- Bianchetto (larva di pesce)

Lenza- Furbo. (...che tipo furbo = che “lenza”!)                                                                                                             

Lia- Lei e non  nome di persona: “Lia”.

Limo'- Limone-

Line- Lì.

Lora- Loro..

Lu'- Lui.

Lu- Lo.

Luccare- Lucca'- Gridare.

Luccato- Gridato.

Lupi'- Lupini.

Lupo marano- Licantropo (comportamento da lupo)

Luzeno- Fulmine.

Ma'- Mani.

Madò- Mattone.

Mammana- Ostetrica- Levatrice.-

Mammò- Mammone.

Marifresca- Donna di poco affidamento- Si usa come dispregiativo.

Matine- Mattina- (E 'na matine!: esclamazione)

Matre- Madre.

Matrò- Nervoso.

'Mbilla'- Alzare su la cresta. Non ti muovere tanto.

Melancia'- Melanzana- (ti do un “melancia'”: uno schiaffo che ti faccio diventare la faccia viola come una: “Melanzana”)

Melangula- Cetriolo.

Mijanno- Mille anni...che non ti vedo!

Mogia- Malta...fango...poltiglia...

Mojole- Pinze. (caratteristico attrezzo a forma di “pinze” con punte arrotondate, adatto alla lavorazione del fil di ferro usato dalle “coronare”, per le corone da Rosario.)

Mosca-sciò- Via le mosche:  “Nulla da dire sul mio conto”.

'Mappava le zille- Freddo per tutto il corpo... nfredolito...

'Mpastrucchia'- Pasticciare.

'Mpiccia- Occupata da qualcosa... Confusa sul da fare...

'Mpunta'- Balbettare.

'Mpustate- Piazzate...messe...impostate...

Mucchia- Tanto-

Mugelle- Cefali (pesce)

Munelli- Bambini- Ragazzi.

Musciò- Musone: fiume-

Musciuli'- Moscefrino.

'Nciccia'- Piace... Nun m'enciccia= Non mi piace.

Nndrizza'- Raddrizzare. ('ndrizza' la schina=aggiustare in senso negativo: rompere)

'Ngriccia'- Arricciare.

'Nguezzu- Pratico. ('ngezzu de sti posti = pratico di questi posti)

'Necorto /a/ e...- Accorto.

'Nfrucchia'- Inventare.

'Nfuligina'- Arrabbiare.

Ni' o Ninì- Usato come: Oh, bello, te la vuoi capire?... Oh “Ninì”, chi ti credi di essere?

Nisciù- Nessuno.

No'- Noi.

Noja- Solletico.

None- No.

Noneto- Nonno tuo...tuo nonno.

'Ntasata- Tappata- Ostruita.

'Ntrica'- Intricare- imbrogkiare- rendere difficile-

'Nvuricchiata- Intrecciata....Imbrogliata-

'Nzocca- Stordisce.

O'- Avanti....Oltra-

Oltra- Avanti...oltre. (vieni “oltra” . A volte si trova solo una “O” abbreviata da un apostrofo “ 'O”: vieni o'... )

Onne- Onde.

Onnico'- Ognicosa.

Pa’- Pane

Pescolle- Pozzanghere.

Pia – Piedi.

Pina- Piena.

Pipitula- Foruncolo...che viene sulla lingua...che fa stare “zitti”.

Pista…Ari-pista- Ritornare sull’argomento…Continuare a “pestare”…

Pitale- Orinale- Vaso da notte.-

Pole- Polene- Può- Possono.

Per' 'o- Per “uno”... “Un po' per uno”.

Poro-  Povero.

'Porta- Comporta- 'Portare-Comportare.

Prescia- Premura – Fretta.

Purtinnari- Portorecanatesi.

Pustà- Può essere.

Rabbito- Arrabbiato.

'Raccojemme- Raccogliere /...rmi.

Raganella- Rana- Ranocchia.

Ragano- Rospo-

Rancichita- Rancida.

'Rcapezza- Orizzontarsi su una cosa... Non ritrovarsi... Non capire...

'Rinale- Vaso da notte – Orinale.

'Rmaso- Rimasto (rimanere).

Roito- Urlo-

Rumiga'- Ripensare mugugnando... Borbottare...

Quane- Qui.

Quessu /a – Questo / a.

Sa / Sa me / Sa lù-  Con… Con me… Con lui…

Sai- Sei (dal verbo essere) Es. Sai solo-sei solo… (dipende dal significato che acquista nel contesto della frase)

Salva'- Nascondere- Conservare...non in vista...

Saria...Sariane- Sarebbe..Sarebbero.

Sbarillò- A gambe all'aria- (andare oltre il “Sette e mezzo” del gioco a carte)

Sbocca- del “Musciò) Dove sbocca il fiume Musone.

Sbragiulasse...sbragiulare- Arrostirsi (in questo caso:abbronzarsi) ... Arrostire

Scapecciamme- Spettinarmi.

Scappa'- Uscire di casa... (secondo il senso della frase)

Scarpire, scarpisseli- Strappare...strapparseli (si usa perloppiù per i “capelli”)

Scassa'-  Scassare-Cancellare.

Sciagatta'- /...are- Muoversi inutilmente

Sciapata- Sciapo- Stupidata- Stupido- Sciocco...

Scine- Sì-

Sciuccata- Seccata.

Scuffia- Copricapo di lana...può essere usato per la montagna o a letto nelle nottate fredde.

Scunfinfera- da: convincere... Nun me scunfinfera =Non mi convince

Scunucchiamme- Romper-mi-; Ridur-mi a pezzi.- (come una sedia che si rompe sotto un peso)

Sdingula-dandula- Altalena.

Sdogo- Slogo- slogare.

Sdrimbulo'- Convulsioni (ballo di S.Vito)

Sete- Siete. (secondo la frase.  “Sete” es. “Ho sete”o verbo essere: sete bugiardi...)

Sfragno- Spremo- Spremere...

Sgaggiare- Sgaggia'- Gridare.

Sgardaffo'- Uomo brutto, malvestito, malsano...(dispregiativo)

Sgarfagnini- Ladri-

Sgnagnerà- sgnagnerare- Poco piacevole... non gli interessa tanto...di poco gradimento

Sgraffigna-Gratta.

Sj- Sei. (sj stato tu...)

Smateria'- Parlare male...volgare...da matto... (Fuoruscita dal cervello di materiale non consono...)

Sogna-  Grasso animale... (Sogna rancichita = Grasso rancichido)

Spegne- Spegne da: Spegnere.

Spegnemme- Spinger-mi – da:  Spingere  e non “Spegnere”.

Spenta- Spinta- da: Spingere e non Spenta da: Spegnere.

Spi’- Spine. Me tieni su i “spi?”- Mi tieni sulle spine.

Spinarelli- Bollicine che vengono sulla pelle dovute alla “Varicella”.

Squajo- Cioccolata calda.

'Ssa- Questa. (Abbreviazione di: “Quessa” = “Questa” donna)

'Ssu- Questo.

Stago- Sto... (stare)

Storni- Ritorni... Stornare- Ritornare.

Strabaltata- Sottosopra...il cervello- Non capire più niente.

Stracco-Stanco.

Struccava- Spezzava- Struccare può assumere altri significati es. Togliere il trucco.-

Sumenti- Semi (in romano: “Bruscolini”)

Svaga'- Svuotare... .

'Svanza- Avanza...da Avanzare.

Tajuli'- Tagliatellina- (tipo di pasta:Tagliatelle)

Tigna- Testardaggine.

Tizzo'- Tizzone -Pezzo di legno infuocato (da camino...) -

Totulo- Ciò che rimane di un “mais” dopo ch'è stato sgranato.

Trusmarì- Rosmarino.

Vago- Vado... (andare)

Valtri- Voialtri.

Vento- Vinto.

Vo'- Voi.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      

Velle- ...in “velle”- Da nessuna parte...In nessun posto...Per niente...

Vuria- Vorrei      

Zanzule- Ciabatte.

Zero garbunella- Zero completo, tagliato... Nulla nel modo più assoluto-

Zompene- Saltano- Zompare- Saltare.

‘Na bella pastarella ”

                      Paolo Pontello, per poter trovare più facilmente un marito alla figlia Giovanna, lascia il paese e si trasferisce in città…dove pensa anche di trovare una relazione d’amore, tramite il suo futuro genero.

In trent’anni di matrimonio non ha mai tradito la moglie Carla!…Vuole provare nuove emozioni!…E’ stanco di mangiare primo, secondo e frutta, adesso vuole il “dolce”: ‘na bella pastarella!.

Viene a sapere che il futuro genero, Raffaello, ha una relazione e lo obbliga ad interromperla se vuole sposare la figlia e come suocero: si incaricherà personalmente di questa rottura…Così, fuori Raffaello e dentro lui! Ma…il futuro genero non può portare il suocero dalla sua “amica”, perché è la moglie di Eugenio Galluzzo, amico dei Pontello…ed allora lo porta da Zelinda…che è l’ “amica” di Eugenio…

Pensate che arriverà Paolo Pontello ad assaporare il dolce, “la pastarella” in questo “pasticcio?

                                                                                                 Paolo  Torrisi

       

 

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