‘Na casa da opereta

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'NA CASA DA OPERETA

'NA CASA DA OPERETA

commedia dialettale mantovana in tre atti di Maria Gabriella Bonazzi

cell. 3288080393 – email: barbara.stuani@libero.it

N. di posizione SIAE 216769

Presentazione dell’autrice e personaggi principali:

“E’ una tenera e divertente storia d’altri tempi, ambientata in un’ipotetetica pensione di  Mantova agli albori del Novecento e alla vigilia  della I Guerra Mondiale.

Racconta le vicissitudini famigliari  ed amorose di Viola e Margherita, entrambe figlie di Violetta, proprietaria dell’omonima pensione.

Nonostante i “venti di guerra” alla pensione si canta e si balla cercando di dimenticare le pracarieta’ economiche in cui versano la proprietaria e i clienti, artisti squattrinati e poco inclini  a rispettare le scadenze.

Ci sono i baroni Pampognina, padre e figlio, nobili decaduti con scarsa predilezione al lavoro, la prosperosa Lulu’, ex cantante ed ora “generosa” guardarobiera, cortegiata dalcomissario di polizia del Regio Governo, Sig. Cerini, ma piuttosto bendisposta anche verso l’aitante Dalboni, atleta in procito di partecipare alle prossime Olimpiadi.

E mentre Viola e Margherita amoreggiano rispettivamente con Max e Paolo, la povera Violetta cerca in qualche modo di far quadrare i conti della pensione aiutata in questo non facile compito dalla fedele Carlotta: sguattera,  cuoca, nonche’ cameriera.

In tre atti si assiste all’incrocio tra diverse esistenze, in bilico tra “essere” e “apparire”; e il luogo unitario in cui esse si svolgono e’ sempre sul punto di trasformarsi in uno spazio della memoria.”


I ATTO

Si apre la scena su un salotto arredato in stile primo novecento: divano, poltrone, tendaggi severi  alla finestra, un piccolo caminetto e da un lato un pianoforte. In scena c'è Carlotta, la sguattera, armata di spazzolone e secchio.

CARLOTTA                Là, vè par incò 'u fnì da far la sguatera, ma che fadiga andar sù e §u par la            pensiun e par di pu: sensa paga!

(Entra Violetta, la proprietaria)

VIOLETTA                  Et finì da far le camere, Carlota? Ades bisogna c'a t'a dventa la coga!

CARLOTTA                E ura 'd sena g'ho 'dventar la cameriera e g'ho da servir in tavola.

VIOLETTA                  Set dré ca ta 'd lamenti?

CARLOTTA                Mi......? No......!

VIOLETTA                  Bhé, m'era parì!

CARLOTTA                Tarà parì... tarà... padruna. Vedat mi am lamenti mia: l'é la vu§ina ca gh'è dentar da mi cl'a cuntinua a dir... mia mi vé! L'é la vu§ina cl'a seta ripetar:      "Set mia straca Carlota da laurar sensa paga?"

VIOLETTA                  Cara la me Carlota in du cataresat un sit in du 't sè cunsiderada cume chi   ala "Pensium dla Violeta".

CARLOTA                   Mi vuria esar cunsuderada an po' da men e pagada an po' di pù!

VIOLETTA                  Dai Carlota, vegni chi ca bevema an cafè in pace.

(Si siedono a tavola e bevono il caffè)

CARLOTTA                Che stras! L'et fat ti?

(Violetta annuisce)

CARLOTTA                Padruna: propria 't gh'è mia la man!

VIOLETTA                  Veramente gh'è mia cafè, l'é sul cicoria. Al butgher am vol pu' far credit!   Lasem perdar: quanti ani èi Carlota c't lavuri chi in la me pensiun?

CARLOTTA                A l'é un bel pò, tu madar l'à m'era gnida a tor in'al ca§al in dua viveva, a    seram tant puaret ca gh'éam gnanca da magnar. A gh'era 'na buleta ca gh'eam gnanca le mudande! Mi sun scapada parché me madar la vulea                             tacam via an brut vèc sul parché l'era pien da fenac.

VIOLETTA                  Alora me madar la t'à salvà ad na triste fin. Chi in cità  't gh'evi tut'altre

                                      posibilità.

CARLOTTA                Difati sun gnida ca gh'éa qunz' ani e ades c'ac n'ho cinquanta l'uca§iun la

                                      g'à ancur da rivar!

VIOLETTA                  L'é mia vera ca 't gh'è mia vi l'uca§iun! At ricordat suquanti ani fa, quant'è            gnì a Mantua, Bufalo Bil cul su Circo Equestre e l'era l'ospite dlà nostra   Pensiun? At ricordat c'al vulea purtat cun lu in Merica?

CARLOTTA                Fin quel! Cun cal vestì bianc sfran§à, la barba e i cavei bianc am fava fin   scaresa: al parea an fantasma. Pensa putost, s'ascultava me madar, ades saria      na rica vedua, invece d'na sguatera, coga e anca cameriera!

VIOLETTA                  Tre specialisasiun... tre!

CARLOTTA                Tre specialisasiun, §ero paga!

VIOLETTA                  Mia preocupat, i prim fenic ca riva 't cuntentarò!

CARLOTTA                Prima bi§ogn cuntentar al butigher, al bechèr, e l'urtulan sinò riscem da     morar da fam.

VIOLETTA                  Purtrop la "Pensiun Viuleta" l'è drè cl'a traversa un periodo da buleta. Ma apena i me client... Ma ti 't sè, i è tuti artisti e lur i è suget a alti e bassi.

CARLOTTA                Gh'ò idea ch'i sia pu' che altar bas. Mi comunque cambiaria al num dla       pensiun.

VIOLETTA                  Parché? L'as ciama acsì da tre generasiun. Che num ac metarest ti al post   da: Pensiun dla Violeta?

CARLOTTA                Mi ac metaria, e varda padruna c'al saria pusè aproprià "Pensione al            Chiodo", chi paga mai nisun!

VIOLETTA                  Cuma 't sè catia Carlota!

CARLOTTA                Anca cal Baron lì ... e su fiol cal li§nun alt e sciao!

VIOLETTA                  Al Barone? Ma sl'è an siur acsì fin.

CARLOTTA                Sì ... fin arost!

VIOLETTA                  Tasi cl'è chi!

(Entrano il Barone Pampugnina e il figlio Goffredo)

CARLOTTA                Dmandac i fenic.

BARONE                     Uh dolce risveglio quando l'occhio mio si posa in co' tanta beltà.

(Violetta è un po' imbarazzata, il Barone le bacia la mano)

VIOLETTA                  Uh, siur Barone! Al fat an bel ripu§in?

(Ribaciamano)

CARLOTTA                Dmandac i fenic!

BARONE                     Uh Violetta non pavli, fermi l'espressione contemplativa, quasi pastorale sul          suo pallido viso.

CARLOTTA                Dmandac i fenic!

BARONE                     La prego non parli!

VIOLETTA                  Am piasria cuntentaral caro Barone, ma purtrop chi la Carlota l'am ricorda             la necesità da parlac da fenic!

BARONE                     Oh, la cara fantesca, così efficente, purtroppo ella ha ricovdato pure a me la          triste necessità. Cava signora Violetta non avrebbe una modica cifra da    prestarmi?

VIOLETTA                  Sa pudes vulentera siur Barone ma g'ho pu gnint d'impegnar!

BARONE                     Oh non l'avevo mai notato, ma che splendido anello al suo fragile dito!

VIOLETTA                  E' no! Questo l'è mia impegnabile. L'è l'unic ricordo dal me Mario: e sas fos          mia nagà in'al naufragio dla nave c'al la ripurtava da mi, al m'avria      regalà na fede.

CARLOTTA                G'ho i me dubi: par mi lilù 'l s'è lugà 'd 'na qual banda! In la lista di pasegeri

                                      dispers al gh'era mia, proa 'dmandargal ala signurina Lulù...

VIOLETTA                  Carlota maligna, al m'ha scrit c'al saria turnà cun cal vias li, e mi 'c credi!

BARONE                     Ognuno cvede a ciò che più gli piace... e per via del minuscolo prestito?

VIOLETTA                  A g'ho na suta siur Barone,  i fenic gh'i à dmanda putost ala Carlota cl'à gh'à         sempar al su magutin!

CARLOTTA                Al me magutin ultimamente al s'è infiapì ben! Al manda a laurar cal lisnun            da su fiol, invece c'al va in gir tut al dì cun cla machina infernale ca      sciupeta: al par al Diavol in carosa!

GOFFREDO                Ma Carlotta allude forse a me e alla mia Isotta Fraschini, quindici cavalli!

CARLOTTA                Ma quai 15 cavai? Mi i ò mai vist!

GOFFREDO                Ma sono nel motore!

CARLOTTA                Chissà cuma i stà stric puarin! E cusa magni?

GOFFREDO                Si nutrono di benzina che è un derivato del petrolio.

CARLOTTA                Che schifo! Però... as vet ch' i la digeris mia tan ben anca lur, parché quant            i part i fa una spusa, c'am par da sentar me nono Piero quant al magnava le     sigule.

VIOLETTA                  Ma Carlota cuma 't permetat d'ufendar acsì i me client?

CARLOTTA                Mia preocuparat padruna, chi lì i è client c't perdi mia, purtrop!

                                      (Poi uscendo) ...Ma cl'a machina lì, l'è n'invensiun dal diavol!


VIOLETTA                  Scu§ela par piaser, la sa gninte, la vegn dla campagna!

BARONE                     Un signore pav mio non si lascia neppure sfiorare dal volgo. Sono un         martire, la sfortuna mi perseguita. Ma al più presto verrò in possesso di   una cospiqua eredità e allora favò impallidire di vergogna certi maligni!

VIOLETTA                  Ancur ma scusi, siur Barone, e speri c'al gnarà ala festa da cumpleanno dla            me Margherita.

BARONE                     Prima o dopo cena?

VIOLETTA                  Prima 't sena... prima vers le sinc.

                                      (Il barone se ne compiace) (Violetta fra se' e se')

                                      Acsita speri c'al s'ingo§a ben cun la turta margherita parché stasera sa vegn           mia su dla musica a ghe poc da balar! Ciami scusa siur Barone vaghi in             cu§ina a dac na man ala Carlota par guarnir la turta!

BARONE                     Pvende di già congedo gentile signora?

(Violetta accenna ad un inchino)

VIOLETTA                  Purtrop si, a pu tardi siur Barone... signorino Goffredo...

(Esce Violetta)

BARONE                     Dunque figliolo come facciamo per la benzina?

GOFFREDO                Andrò in tram! Dai papà, ades gh'è pu nisun ca sent 't po' parlar normale!

BARONE                     At faresi ben a dat an po' 't contegno parchè in fondo a 't sè l'ultim rampollo         di Baroni Pampugnina.

GOFFREDO                Ma qual Barone... ma qual Pampugnina. Insuma papà l'è sa die§'ani chi s'a            dat al sfrato dal nostar palas e vivema in cla pensiun chi, a spol dir             praticamente in sle spale da cla povra siura Violeta. 'T par mia ura da das             da far?

BARONE                     Cusa vuresat dir "das da far". 'T farè mia par ca§o riferiment al laurar?!

GOFFREDO                Eben sì... sì laurar!

BARONE                     Laurar! L'aborrita parola. Set mia che cla parola lì in nal me vucabulari       l'e§ist mia! Bisogna tegnar su la faciada caru mio! Varda l'è pusè 'n di§unur      laurà par un nobile par mio, che par an puvret far gninte tut al dì!

GOFFREDO                Sarà, ma mi trovi pusè di§onorevole chi piccoli furti c'as tuca far ogni tant a          cà dal nono, e fas mantegnar da cla povra Violeta cl'è trop buna par das     l'inviadur.

BARONE                     Per un signore par mio i debiti son crediti... pu... saldarò tuti cun i'interes   apena... pena gnema in puses dl'eredità dal nono!

GOFFREDO                Gh'ò idea che al nono as'sotra tuti, l'è sinc ani cl'è malà. Tuti i giuran al g'ha          na crisi ma al mor mai, puaret!

BARONE                     A pruposit i è sa le tre. Va da lu, ti 't sè che tuti i giuran ale tre e mesa riva             la crisi e se par ca§o l'è cla buna l'è mei c'at sii presente. Credat ca sia al             ca§o ca vegna a cataral anca mi, na qual volta?

GOFFREDO                Papà ve... l'è mei da no, al nono al g'ha al sciop suta le querte parché al dis            che sa t'tat presenti al pudria mia suportar la tu vista!

BARONE                     Al ma mai na§à. Fin dla prima volta che tu madar la ml'à pre§entà. Dopo l'è          stà pès che andar di notte.

GOFFREDO                Ben, ben mi vaghi, 't saluti papà!

(Si sente vociare dall'esterno)

BARONE                     Gh'è gent ca riva, mi raccomando il linguaggio aristocratico!

GOFFREDO                Ma fi, ma fi papà!
(Entrano le figlie di Violetta: Margherita e Viola, stanno rincorrendosi e una delle ragazze ha una cappelliera)

MARGHERITA           Dai, dai fam vedar! Viola dai dim la verità; l'è al me regal quel lì! Co§'èl?

VIOLA                         Prima ti t'at lasi tirar le urece!

BARONE                     Qual delizioso cicaleccio di fanciulle in boccio sfiora il mio ovecchio

                                      espevto! Oh, gioia per gli occhi e per lo spirito tanta festosa giovinezza!

(Le ragazze si fermano di botto)

VIOLA                         Al scusa siur Barone ma ogi l'è al compleano dla Margherita e alura...

GOFFREDO                E allora tanti auguri mia carissima amica.

(In quel momento fa il suo ingresso Paolo Galafassi, corteggiatore di Margherita che è impiegato come contabile presso una banca. Alla sua comparsa Margherita ritira in fretta

la mano)

BARONE                     Và, và... cavo! Sull'auto e vola!

GOFFREDO                Vado... ma il denaro del combustibile dove lo trovo?

PAOLO                        Sun pena pasà da Cadena, sa gh'interesa ciapar quel i cerca di fachin:        dies fenic a l'ura acsì al ciapa l'aria fresca e al fa ginastica.

BARONE                     Goffredo non prestare orecchio a certe ironie del volgo, va che è ora della             cri§i!

GOFFREDO                (Uscendo) Spero che sia la volta buona!

BARONE                     Scusate mi ritiro per la toilette, a più tardi. Vado a far bello chi bello non è            più, però piaccio!

MARGHERITA           Siur Barone, me madar l'alea invità ala me festa? Se vorrà gradire!

BARONE                     Gradirò, gvadirò...

(Esce il Barone e Viola cerca un nascondiglio per la cappelliera)

PAOLO                        Oh signorina Margherita, la domenica quant vaghi a casa l'è al giuran pusé            triste dla smana parché posi mia vedla!

MARGHERITA           Ma siur Paolo ac par mia d'esar an po' trop audace. Al credarà mia ca sia na           putela da facili costumi sul parché studi canto e recitasiun, dato c'a m'aspeta   na gran cariera in teatar?

PAOLO                        Par carità signorina Margherita, mi par le g'ho la masima cunsiderasiun.     Basta na su parola e mi la spusi subit, anca dman. Me madar l'è sa al      corente dle me intensiun e la speta sul an me ceno par vegnar a far la su                         cunuscensa! Intant l'ac manda an bel cestin d'of fresc e na suca pri turtei.

VIOLA                         (Intervenendo) Oh, che gentile! I turtei ch'in pias acsì tant! Carlota,          Carlota!

(Esce Viola con la zucca e le uova)

PAOLO                        Gnaresla dman cun mi a far na pasegiada ai giardinet?

MARGHERITA           Posi mia, dman g'ho dupia lesiun da canto, forse debutarò fra 'n qual mes.             Al sa nè che me surela la g'ha §a vi an gran suces a Veruna cun la "Vedova   Alegra"? E prest la debutarà al Sucial.

PAOLO                        Ma signorina Margherita el propria quel cl'a desidera: far la cantante?

MARGHERITA           Sun mia sicura, però l'è quest quel che ch'iatar i s'a speta ad mi. Al sa nè    Paolo che me padar al fa§ea al cantante lirico?

PAOLO                        E con questo? Me padar l'era an cuntadin, duvria laurar la tera anca mi, anca         se mi an pia§ far al ragiunier? Puaret me padar par tant c'as laves al gh'ea

                                      sempar dl'udur ados. Mi vedla, preferisi spu§ar da muneda che da ledam.

MARGHERITA           Volal saver la verità? Mi am pia§aria far l'infermiera. Forse 'c sarà la guera             e mi 'm senti purtada a curar, malà, ferì, moribondi...! Ma chi è ca g'ha 'l      curagio da digal a me madar, cun quel cl'ha spes par le me lesiun da canto.        Le la sogna sul robe grose: teatar, spetacui, questa l'ha da esar la me vita.

PAOLO                        No Margherita! Questi i è i sogni da su madar. La me vita e la su vita:       questa l'è la realtà.


(Margherita sta per replicare, ma viene zittita da un gesto del giovane)

MARGHERITA           Ma Paolo...

PAOLO                        Sl'è vera quel q'hu let in i su oc Margherita ad man sera ale sinc le la pasarà           davanti ala ce§a da Sant Andrea. I è tante le robe ca g'ho da dic ca gla faghi     pù a tegnle dentar. E dop... e dop an parlarà la storia!

MARGHERITA           A su mia sal....

PAOLO                        Sssss.....

(Esce Paolo e rientra Viola)

VIOLA                         'U sentì tut!

MARGHERITA           Curiu§a... ti cus faresat?

VIOLA                         La mama la dis sempar "Va indu 'tira al cor!" Ah se quel c'a m'interesa       am des n'apuntamento, subit 'c vaghi... a vuli! E invece 'm varda cun           ch'iuciun c'al par c'am magna... e pu' gninte: l'è trop dur!

(Entra da fuori un giovanotto alto e molto elegante: Max)

MARGHERITA           L'è lù, chi numina camina!

(Margherita esce precipitosamente in camera)

MAX                            Che avere da dire la di lei surela?

VIOLA                         Oh... lei dire che tu essere il mio cantante preferito.

MAX                            Tu grande, grande collega di lavoro, jà! Tu splendida "Vedova allegra" di             tiatro! Io modesto Danilo ai tuoi ordine.

VIOLA                         Oh Max cume tu essere galante, però un po' duro, gnuchen!

MAX                            Vas? Nix capire: io dure? Tu spiecare!

VIOLA                         Cume fare: io spiegare se tu essere duren e nix capiren?

MAX                            Se tu volere parlare cun tu grandi occhi io capire cun cuore.

VIOLA                         Però! (Fra sé e sé)  Alura 't sè mia dur dal tut!

MAX                            Jà. Non capire parole ma ascoltare suono di voce. Musica più meglio di     poesia, jà.

(Max accenna un inchino. Contemporaneamente entrano Carlotta vestita da cameriera insieme a Violetta dalla parte della cucina, dall'esterno entra una signora agghindata in modo eccentrico: Lulù)

VIOLETTA                  Buonasera siur Max e buonasera a lei signorina Luigia.

LULU'                          Per gli amici Lulù.

VIOLETTA                  'M turia mai una tal confidensa signorina Luigia. 'C preparia an cafè?

LULU'                          No grazie. Le l'è sempar trop gentile siura Violeta. Putost eco an picul acunt         par al me sogiorno chi ala pensiun. La sà gh'u vi da far dle spese par al me      lavoro, però cun i primi fenic ca ciapi sercarò d'andar a per almen cul mes    pasà.

VIOLETTA                  Ben, ben ma la staga mia preucupas!

CARLOTTA                Mi su mia che genar da mister la faga lilè; mi u vist le spese cl'ha fat par    incrementar la su atività: sottoveste di seta, calze a rete, "gelattiere" rosse...

VIOLETTA                  Ma tal sè cl'a fa la guardarobiera!

CARLOTTA                Ma ..! Am piasaria saver che genar da cuntramarche la da via lilè!

(Mentre le due donne parlottano fra loro entra il Barone e bacia la mano a Luigia)

BARONE                     Lulù... deliziosa Lulù.

LULU'                          Oh Barone, che galante: "il lupo perde il pelo ma non il vizio", vero?

BARONE                     Diavoletta!

(Lulù sta per uscire)

VIOLA                         Signorina Luigia ale sinc 'c sarà na festa par me surela, speri cl'a sia            presente anca le?

LULU'                          Vulentera! Farema an po' 't musica?

VIOLA                         Certamente signorina Luigia.

(Lulù esce)


BARONE                     Povera piccola Lulù ha un po' di vimpianto per il suo passato di cantante. Lo        sapete vevo che si esibiva nei migliori teatri, perfino all'Olimpià di Parigi

VIOLA                         Dabun?

VIOLETTA                  E', i la d§ea.

(Carlotta prepara il tavolo con i bicchieri e i piattini per la festa di compleanno di Margherita)

BARONE                     Affolutamente vevo: aveva una voce così potente e un vitino così sottile e            fragile! Mentre ora ha una voce così fragile e un vitone così potente. Ma è   sempre piena di fascino!

VIOLETTA                  Eh... eh! Il fascino del proibito.

CARLOTTA                Beh mi vaghi a far al §abaiun cun i of fresc c'à purtà al spasimante dla       Margherita!

VIOLETTA                  Set mata! La me putina la g'ha mia al temp da §murusar cun an scribachin...          gh'a speta na gran cariera in teatar!

CARLOTTA                E posi mia far al §abaiun?

VIOLETTA                  Sì, quel sì. I of i gh'inentra mia.

CARLOTTA                Sperema ben.

(Escono Carlotta e Violetta; Viola rivolta a Max)

VIOLA                         Anche Max subire fascino Lulù?

MAX                            Max subire solamente fascino una ragazza capello biondo.

VIOLA                         Occhi verdi?

MAX                            Occhio verde, ja!

VIOLA                         Guance rosse?

MAX                            Guancia rossa, ja!

VIOLA                         Oh Max .. ! Cuma 't sé espansivo!

(Viola e Max escono di scena. Entrando nelle stanze interne incrociano Paolo che sta entrando in salotto)

PAOLO                        Oh, siur Barone cuma stal?

BARONE                     Benissimo cavo giovanotto, come viaggia il mondo della finanza?

PAOLO                        Caro al me siur Barone quei ca gna i si'a tegn, e quei chi gna mia i finis      malament cume sempar. A parte i schèrs a gh'è an gran fermento. Credal       che 'c sarà la guera?

BARONE                     Temo di sì cavo ragazzo, credo che non se ne potrà fare a meno! Solo un   miracolo!

PAOLO                        Alura mi speri in an miracul!

BARONE                     La guevva è una fucina di eroi!

PAOLO                        Mi sun an poar contabile e am pias pusè contar i fenic putost che i mort e i            ferì.

(Si sente suonare al portone, Paolo si alza e va ad aprire)

BARONE                     Non c'è mai la cameriera!

(Entra un signore con un lungo impermeabile. Suona il campanello della reception)

CERINI                        Buona sera, non c'é la titolare?

PAOLO                        Siura Violeta gh'è an client.
(Entra Violetta)

VIOLETTA                  Buona sera! Ma qual client! L'é al nostar tenente di polisia dal Regio         Governo. G'al bisogn siur Cerini? Beval an bicerin da Rosolio?

CERINI                        Posi mia, sun in servisi. Vuria vedar al registar dle presense.

VIOLETTA                  Subit! (Violetta prende un grosso registro e lo mostra al funzionario)

CERINI                        Chi e'l c'al Ricardo Dalbani chi?

VIOLETTA                  Su mia chi 'l sia ma l'é 'na gran brava persuna!

CERINI                        E le cuma fala a saveral?

VIOLETTA                  'L varda: l'é l'unic ca paga regolarmente!

CERINI                        Sem dré ca dema la cacia ale spie e ai anarchic. Puttrop forse prest sarema             in guera e bisogna suspetar da tuti. Pian... pian: chi el cal  Max Blizenec

                                      chi... todesc?

VIOLETTA                  No austriac. L'é an brav fiol. Al fa al cantante, l'é an colega dla me Viola.

CERINI                        Ahi, ahi!

VIOLETTA                  Chi gh'è nè ai nè sigule, par questo garantisi mi.

CERINI                        E par cl'atar: al Dalboni?

(Entra dall'interno Luigia con fare civettuolo e si sistema le calze con la giarrettiera ricamata)

LULU'                          Oh siur Ernesto! Qual bun vent?

CERINI                        Vento di piacere... se ho la sublime gioia di incontrarvi, signorina Luigia!

LULU'                          Lulù par i amic!

(Ernesto s'avvicina a Luigia e le bacia la mano. Dalle stanze interne entra il signor Dalboni in tenuta sportiva dell'epoca: bermuda aderenti e maglietta a righe. Saltella)

DALBONI                   Op... op!

LULU'                          Signor Dalboni, che forza della natura!

CERINI                        Siur Dalboni? Ma cu§'el dré far?

DALBONI                   Allenamento... allenamento!

(Cerini a sua volta si mette a saltellare)

CERINI                        Allenamento... perché?

DALBONI                   G'ho d'andar ale Olimpiadi, sun n'atleta.

(Dalboni inizia a fare delle flessioni; Lulù si avvicina e tocca i muscoli delle braccia dell'atleta)

LULU'                          Ma cum am pias cla maieta chi!

BARONE                     Con la voba che c'é fotto?

LULU'                          Le righe i è da gran moda st'an!

BARONE                     Con quello che c'é fotto?

LULU'                          Quel ca gh'è suta l'é mai andà §u 'd moda, caro al me siur Barone   Pampognina.

BARONE                     Audace magliarda!

LULU'                          L'è una dote naturale! (Lulù si va a sedere sul divano col Barone)

CERINI                        Divaghema mia, fora i documenti siur Dalboni!

(Dalboni si reca in un angolo e prende una custodia abbastanza voluminosa)

CERINI                        Ferma, cu§'el dré far?

DALBONI                   Al pensarà mia ca voia minaciral nè? G'ho i me arnes d'alenament (Estrae un'asta con i pesi) e pu' i document (li porge al commissario).      Ma vuria pregarla da cuntrulari in privà...

CERINI                        Va bene!(Cerini controlla i documenti)

PAOLO                        E, signorina Luigia, qual'èla la su specialità: la canzonetta, la lirica,             l'operetta...?

LULU'                          ...Ma i masc!


CERINI                        Chi al dis che lu l'é n'investigadur privà.

DALBONI                   Infati: l'é vera!

CERINI                        E cu§a fal chi in la pensiun dla siura Violeta?

DALBONI                   Oh bela! Sun dré ca faghi al me mester d'investigatur: indaghi!

CERINI                        E par chi laural, 's pol saver?

DALBONI                   S'al permeti i è afari mii. Gh'è al segret prufesiunal. Al la duvria saver anca            lu cl'é in n'al ram!

CERINI                        Par stavolta am cuntenti da cla spiegasiun chi. M'as ricorda ben c'al tegni d'oc.

(Dalboni ricomincia a saltellare)

DALBONI                   Ognun l'é libar da duciar chi al vol!

(Esce saltellando)

CERINI                        Ben, a vaghi. Signori buona sera.

(S'avvicina a Lulù che sta civettando con il Barone. S'inchina)

CERINI                        I miei rispetti signorina Luigia.

LULU'                          Tutti i miei pensieri signor commissario del Regio Governo.

CERINI (uscendo)       Ah... Lulù... Lulù!

(Mentre Lulù esce col Barone entrano Carlotta e le ragazze)

CARLOTTA                'U fat al §abaiun!

VIOLETTA                  Brava Carlota!

VIOLA                         Cu§a disat mama. C'ac sia dal tenar tra al Barone e la signurina Luigia.

CARLOTTA                Par mi lilé la g'ha dal tenar par tuti: l'è na scursiana!

MARGHERITA           Mia dir dle cativerie Carlota.

CARLOTTA                Le cativerie suta furma da verità as pol dirle.

PAOLO                        Mi su mia, ma an capita spes, quant levi su da not d'incuntrarla par i coridoi          cl'a gira in pataia.

MARGHERITA           E lu 'la vardla?

PAOLO                        Eh, i'oc i tegni vert! La vurà mia ca m'insuca signorina Margherita.

VIOLA                         Ma, le la dis cl'a va in sunambula!

CARLOTTA                Sarà ... vè sarà ... ma!

(Mentre parlano Violetta prepara il tavolo)

VIOLETTA                  Set cusa fema Carlota? Stanot la punghema, 's dema al turan acsì vedem   cosa la cunbina.

VIOLA                         Eh sì mama 't garè al dirito da saver co§a sucet in la tu pensiun!

MARGHERITA           Mama, mama... vuria dmandat al permes d'iscrivam al corso d'infermiera.

VIOLETTA                  Co§a... co§a? Set mata... ti acsì fragile cun tute le brute malatie ca gira par            i'uspedai. E pu 't gh'è da dedicat al canto!

MARGHERITA           Mama dai 't prumeti ca trascurerò mia le me lesiun. Varda t'al dmandi       cume regal da compleano.

CARLOTTA                Ma dai padruna cuntentla. Gh'è mia tanti che cume regal i vol imparar an mester.

VIOLETTA                  E va ben, tant a u'atar putlete sun mia buna da dir da no... e pu chilè, speta            cla gabia 'na qual padela da vudar, la cambia idea subit...!

CARLOTTA                Ben mi vaghi a tor la turta; gh'è qualdun ca vegn a iutam?

MARGHERITA           Vegni mi Carlotta.

PAOLO                        A vegni anaca mi.

(Esce Carlotta seguita da Paolo e Margherita. Rimangono solo Violetta e Viola)
VIOLA                         Mama!

VIOLETTA                  Dimi cara!

VIOLA                         Cum èl quand una s'inamura?

VIOLETTA                  Oh cara! E' pasà tant da cal temp! Par quel c'am ricordi, quant s'é inamurà as         vet tut bel, però as g'ha paura. L'é cume aver calt e fret in'al stes temp. L'é         cume ridar cun le lagrime a i'oc. Vedat cara l'é l'unic mument in dua la           realtà l'é pusè bela dal sogno.

VIOLA                         E cuma fala un'acor§as d'esar inamurada?

VIOLETTA                  L'é 'na roba naturale, cume quand un al g'ha la fevra, s'acor§ subit parché              a'sent ca sta mia tant ben. Ma parché m'al dmandat?

VIOLA                         Parché mama, sa g'ho mia l'influensa g'ho idea d'esar inamurada!

VIOLETTA                  Da Max? (Nel frattempo Max passa nel corridoio e si ferma ad ascoltare)

VIOLA                         E da chi altri, chi è pusè bel, pusè simpatic, pusè gentile, pusè galante, pusè           virile! (Max mima tutti gli aggettivi)

VIOLETTA                  Ma cara t'al sé, né, che Max l'é al nemico.

VIOLA                         Ma mama cusa di§at? Mi e Max sema artisti, gh'ema mia nasiunalità, sema            citadin dal munt!

VIOLETTA                  Però purtrop al munt l'é mia fat dla stesa cità.

VIOLA                         Ma mama mi speri che almen ti t'am capisi. Tl'é sempar dit che l'amur sta in           sa tut!

(Entra Max di soppiatto e si sistema dietro al divano)

VIOLETTA                  Sì, l'ho sempar dit e ancura ac credi, però bi§ogna ca't sii ben sicura di tu   sentiment prima da tor dle decisiun... m'al prumetat?

VIOLA                         Sì mama, t'al prumeti.

(Entra Goffredo da fuori, il Barone, Lulù e Dalboni che civettano dalle stanze interne)

BARONE                     Goffredo, il nonno come stà?

GOFFREDO                Oh poverino! Ha avuto una cri§i, ma una cri§i. Insomma era già morto.

BARONE                     E allova?

GOFFREDO                Un miracolo: si è ripreso e ha voluto un sorbir d'agnoli.

VIOLETTA                  Puaret, incredibile propria an miracul!

BARONE                     Siamo già nel '900 e ancora succedono dei miracoli, anche non richiesti!

GOFFREDO                Ma babbo!

(Entrano Carlotta con la torta, Paolo e Margherita con una bottiglia)

CARLOTTA                'U fat anca la turta!

VIOLA                         Evviva: Bun cumplean Margherita!

TUTTI                           Tanti auguri!

(Viola porge la cappelliera a sua sorella)

VIOLA                         Questo l'é al nostar regal.

MARGHERITA           Oh grasie, grasie!

(Margherita toglie dalla scatola un cappellino e se lo prova)

MARGHERITA           Bellissimo.

VIOLA                         E'l tu murus t'al regalà sul la suca e i'of?

MARGHERITA           Sat 't sè stupida.

(S'incomincia a tagliare la torta)

PAOLO                        Saveva mia ca fos al su cumpleano signorina Margherita (Si toglie l'anello             dal mignolo e glielo mette al dito). Sa pudes ac regalaria la luna, ma     stasera piof e....

MARGHERITA           Su mia sa posi acetar.

PAOLO                        In segno d'amicizia, la prego!

MARGHERITA           Sul par amicisia.

(Margherita si toglie l'anello e lo nasconde nel palmo della mano)


VIOLA                         Venite che cantiamo!

MAX                            Molto bene, jà!

(Cantano allegramente)

(Pian piano si congedano tutti ballando. Il palco rimane vuoto e la scena piomba nel buio. Si sentono i rintocchi della mezzanotte. Al 5° rintocco la luce si accende, al 10° Lulù in camicia da notte entra nella stanza seguita al 12° da Carlotta e Violetta in mutandoni e camicia da notte con laterna in mano. Lulù appena s'accorge d'essere seguita finge d'esser sonnambula)

VIOLETTA                  Varda!

CARLOTTA                Ta§i, ca vardema cu§a la fa.

(Lulù prende una bottiglia dal tavolo)

CARLOTTA                Però: l'è na sunambula ca g'ha sé!

(Lulù esce e si spegne la luce, resta accesa solo la lanterna)

VIOLETTA                  Varda in du la va!

CARLOTTA                (Mezza fuori e mezza dentro) Riesi mia a vedar in du lè dre andar, ma da           sicur l'è mia andada in la su camara parché l'é pirlada 'd n'altra banda!

VIOLETTA                  Dai andema a vedar...!

FINE PRIMO ATTO
II ATTO

(In scena Carlotta che sta stirando con un ferro a carbone. Viola sta leggendo un libro, Goffredo le siede accanto sul divano, mentre Paolo e Margherita appartati arrotolano un gomitolo)

GOFFREDO                Cusa lesat Viola, "Al segretario galante?"

VIOLA                         No, le robe galanti le m'pias pusè dal vivo!

GOFFREDO                Cume par esempi la corte dal siur Max?

VIOLA                         'T sarè mia gelus?

GOFFREDO                No, lilù l'è mia al me tipo!

VIOLA                         Cosa, cosa?

GOFFREDO                Dai ca schersi! Dim putost, ela 'na roba seria?

VIOLA                         Chissà... forse, ma al m'atira, al m'atira! Quant al vedi am trema le gambe e

                                      al cor al fa le scrivoltule!

GOFFREDO                E quant t'am vedi mi?

VIOLA                         Am vegn da ridar!

GOFFREDO                Ben, mi am pias tegnar alegar la gent.

VIOLA                         Mi am saria piasì ca t'esi spusà me surela, 't saresi dventà me fradel: l'è       questo al ben c't voi, an ben da fradei.

GOFFREDO                Bela ciavada. E invece la Margherita l'ha §a fat la su scelta. E pensar ca     credea cl'andes in le suore; da piculina l'ha mai vulì §ugar al dutur cun mi         gnan 'na volta!

VIOLA                         Ma caru, al set mia che le brasine morte le scota pusè che ch'iatre!

GOFFREDO                Ben mi vaghi a cuciar fora la machina, parchè anca sta volta sun restà sensa           ben§ina.

CARLOTTA                S'i è quindas cavai quei lì, i na fa ura a ciuciar dal bombo!

(Esce Goffredo)

PAOLO                        Parché Margherita, parché portla mia l'anel ca g'hò regalà?

MARGHERITA           Parché l'am par mia giusta purtar n'anel da un cl'é mia al me murus!

PAOLO                        Basta na parola!

MARGHERITA           Par cla parola lì bi§ogn cl'a sia cuntenta anca me madar!

PAOLO                        Ma Margherita, sema in'al milaenofsentequindas, dai!

MARGHERITA           Pudresum esar anca in'al 1996 m'al me penser al saria ancura quel: me        madar l'é sempar stada da parlè. Me padar l'é partì che mi sera gn'ancura         nata, e le l'ha sacrificà tuta la su vita a me surela e a mi, e mai faria quel par          dispiaserla.

PAOLO                        E alura sl'at vol acsì ben, certo la farà sempar da tut par cuntentarat.

MARGHERITA           Sperema ben, intant la m'a dat al permes da far al corso d'infermiera. 'U    cumincià ier!

PAOLO                        Bene! Incò vegn me madar in cità a far dle spese, e dopo la pasa da 't chi par        cunusarat e par parlar cun tu madar. Mi am pias far le robe in regula.

MARGHERITA           Povra mi! Tu madar, 'na siura acsì fine, una cl'a vegn da 'na gran cità cume            Turin. Speri da mia far bruta figura, t'al sè, me madar l'é un po' particolare!

PAOLO                        Tu madar l'é mia particulare, l'é speciale! In du cataresat na dona ca resta

                                      fedele a n'om tuta la vita, pur sapendo che lu l'ha bandunada?

MARGHERITA           Questo le l'ha l'ha mai acetà e la preferis credaral mort! 'T par na roba        normale? Me madar la gh'a vi dò fiole sensa esar maridada. Chissà cusa la            pensarà da le tu madar le cl'è acsì riligiusa!

PAOLO                        Ognun gh'a le su disgrasie, me madar alura, cl'è restada vedua tre volte!

MARGHERITA           ...Paolo...

(Margherita porge l'anello a Paolo che glielo infila al dito. Escono dalla porta)
VIOLA                         Carlota m'et stirà al vestì da scena. 'T sè né, che stasera gh'ò al me debuto al          Sociale cun la Vedua Alegra.

CARLOTTA                Sì, sì, l'u sa stirà iar'sera. Ma cusa lesat da bel Viola?

VIOLA                         Al saveat Carlota che me nono l'era an poeta e che l'ha publicà anca an libar          e l'ha fat anca altre robe?

CARLOTTA                S'al so? N'ha fat ad robe! L'ha mis in stato anca tu nona e dopo al la mia   maridada! E acsì la fat tu padar cun tu madar. As vet cl'è na tradisiun da            famiglia!

VIOLA                         Senti cusa al scrivi chi! "La gent superba la g'ha sempar fret par via da tute            le arie cl'as dà". Senti questa: "gh'è gent ca pasa tuta la vita a cercar l'amur e      s'acorsi mia cl'è dentar da lu c'al manca".

(Entra Max dalle stanze interne)

MAX                            Cosa essere che ti mancare?

VIOLA                         Quand 't vedi: gninte, nulla!

CARLOTTA                Dai fem an pia§er, pieghem cal linsol chi.

(Viola prende il lenzuolo e ne porge un capo a Max. Iniziano a piegarlo)

VIOLA                         Tira ben sinò ac resta dle pieghe!

MAX                            Cosa essere tovaglia?

VIOLA                         No essere lenzuola... slaffen!

MAX                            Lenzuolo che avvolgere tuo riposo?

VIOLA                         Lenzuolo che vegliare miei sogni!

MAX                            Io volere vegliare tuoi sogni, non freddo lenzuolo.

CARLOTTA                Ma varda cal gnuc lì, vè, al vuria scaldac i linsoi dla pudleta e su madar la             capis gnint: bisogna c'ac ver§a i'oc mi!

VIOLA                         Carlota ac net n'atar da piegar?

CARLOTTA                No no! Lasa pur lì, ancur n'atar linsol da piegar e uatar du am cunbinè quel            ca va mia ben!

MAX                            Carlotta sempre spiritata!

VIOLA                         Spiritosa caro!

(Max prende per la vita Carlotta e cerca di farla ballare)

MAX                            Carlotta, tu mia dama preferita!

CARLOTTA                Lasam star gnuc. Lasam star, varda che mi buchi mia!

(Entra il Barone Pampugnina)

BARONE                     Buon pomeriggio!

MAX                            Guten abend signor Barone. Venire bitte, a testro stasera?

BARONE                     Mi piacerebbe immensamente assisteve al debutto della nostra cavissima   Viola. Ma tutto dipende da ciò che decide Goffredo.

CARLOTTA                (A parte) E' sì, i g'ha un vestì da sera in du.

BARONE                     Sei pronta cava la mia piccola, piccola pupilla!

VIOLA                         Certamente siur barone. Par mi cantar l'é sempar stada 'na gioia, am vegn naturale cume respirar.

MAX                            Come amare?

VIOLA                         Sì Max, come amare!

(Si prendono per mano ed escono)
BARONE                     Che bella cosa la gioventù!

CARLOTTA                Anca andar in gir tut al dì e fas mantegnar. E pu, siur Barun, al lasa lì da   parlar in cla manera lì, c'al par un da cl'atra spunda!

BARONE                     Non capisco...!

CARLOTTA                Sì dai, va là Barun ca t'ho sentì dal curtil quand 't parli in la tu camera et   credi che nisun a senta: 't tiri da clè svirgule!

BARONE                     Cafona!

CARLOTTA                Am n'ho mia al mal sal, su gnanca cus la voia dir cla parola lì, e gnanca al voi saver!

(Carlotta esce con una pila di panni stirati sulle braccia ed entra Goffredo da fuori)

GOFFREDO                Papà set chi? 'U ciapà quel, sun riuscì a vendar l'arloi:: fema metà?

(Il Barone prende i soldi)

BARONE                     Cu§a 'm sun ridut a far, d'altrunde l'é sul n'anticip in sl'eredità, 't par mia   Goffredo?

GOFFREDO                Mi preferiria andar a laurar putost che rubar a me nono; am senti an verme!

BARONE                     'T gh'è mia da totan Gofredo; le robe materiali le cunta mia.

GOFFREDO                Questa l'é na bela teoria: dmandac a la siura Violeta se quant la va a far la             spesa le robe materiali le cunta mia!

BARONE                     Vot capirla che nuatar nobili gh'ema pusè credit. Varda Gofredo da putin 't          prumetevi ben, 't seri tut al me ritrat! Ades pusé a pasa al temp e pusé 't            sumigli al nostar ex magiordomo.

GOFFREDO                Ma ti papà 't dé i numar!

BARONE                     Varda che quant parla an Pampugnina l'é dificil c'al sbaglia!. E pensar che             tu madar la mea fat credar che al magiordomo l'era uno da cl'altra spunda.

GOFFREDO                T'asculti gnanca: a vaghi in camera. E ti ricordat da dac quel a la siura       Viuleta.

BARONE                     E stasera chi é ca va a teatar da nuatar du? T'al sè ca gh'em 'n vestì in du!

GOFFREDO                A vaghi mi, s'at dispias mia papà, parché t'al se che par mi la Viola e la      Margherita i è cuma dò surele.

BARONE                     Sul dò surele: t'ispirle gnint'altar?

GOFFREDO                Capisi mia: cusa duvresle ispiram. Amicisia, simpatia, cume pr'esempi anca            al siur Dalboni cl'è sempae acsì gentile cun mi. Al m'ha apena ufert an cafè            al bar Posta.

(Esce Goffredo nelle stanze interne. Il Barone controlla i soldi che il figlio gli ha dato)

BARONE                     Mama cara, che depresiun! Almen a fos gni fora i numar dal lot. L'am iea purtà me muier in sogno, ma la ma ciavà anca lì, dal rest cusa pudea spetam     dla fiola d'an cumerciante 'd cuspetun!

(Il Barone si siede a leggere il giornale. Entrano il signor Ernesto e Lulù)

LULU'                          Siur Ernesto l'é sta gentile a cumpagnam, ma al varda c'am saria mia persa!

CERINI                        E stasera?

LULU'                          Stasera sun da servisi al guardaroba dal teatar, al sa né ca gh'é al debut dla            nostra signorina Viola.

CERINI                        E dopo il teatro posi scurtarla fin a la pensiun?

LULU'                          Cusa volal far: scurtam? Ma al varda ca sun mia n'autorità!

CERINI                        Però l'é tant pusé presiusa par mi signorina Lulù. Posso sperare?

(Il Barone che fino ad allora é rimasto in silenzio s'alza di scatto)

BARONE                     Chi vive sperando muore can...tando!

(Entrano Carlotta e Violetta)

VIOLETTA                  Oh signorina Luigia èla sa rivada? Siur cumisari da Regio Governo i me    rispet.

CERINI                        Buona sera siura Viuleta.

(Si sente gridare fuori scena, poi entra Goffredo spaventato)

GOFFREDO                Papà, papà! Vegni a vedar cus'é suces ale nostre camere. Par c'ac sia pasà an         ciclone: gh'é tuta la roba par aria, al let desfà, i caset vert. Vegni, vegni a      vedar...

CERINI                        Pian, pian. Chi gh'é l'autorità competente: fermi tuti ca g'ho da far an        sopraluogo: Goffredo 'm cumpagna a vedar le stanse!

CARLOTTA                E pensar ch'ea fat i mester 't sì ben stamatina.

VIOLETTA                  Andema a vedar Carlota!

(Escono tutti rimane solo Lulù)

LULU'                          Ac mancaa sul i ladar, povra siura Viuleta!

(Entrano Paolo e Margherita)

MARGHERITA           Gh'é nisun?

LULU'                          I é tuti  't sura, al Baroneto Goffredo l'ha catà la su camera e quela dal       Barone tute arbaltade, i g'ha idea ca sia stà i ladar. C'ac vegna n'acident!

PAOLO                        Dabun? Propria ades ca g'a da vegnar me madar a cunusar la siura Violeta.

(Si sente un brusio. Entrano tutti: il commissario Ernesto, Carlotta, Violetta, il Barone, Goffredo, Max e Viola)

CERINI                        Dunca, le uniche do camere in disordine i é quele dal Barone e da su fiol. Ch'altre i é tute a post, quindi al ladar al cerca quel da specific. Cosa siur         Barone Pampugnina?

BARONE                     Nelle stanze non manca nulla, vero Goffredo?

GOFFREDO                Verissimo babbo!

CERINI                        Molto strano, anzi stranissimo! Gh'i mia na qual dichiarasiun da far. E' mai            mancà gninte a nisun in cal periodo chi?

LULU'                          A mi veramente a m'é gni mancà 'na giaretiera!

CERINI                        Volla far 'na denuncia?

LULU'                          Ma al vaga là, 'na denuncia par 'na giaretiera!

(Carlotta tira fuori la giarrettiera rossa da una tasca)

CARLOTTA                Ela questa ca gh'é andà pers?

LULU'                          Sì, l'é propria questa!

CARLOTTA                Ma éla propria sicura?

LULU'                          Sicurissima Carlota. Ma 't vergognat mia da far cle robe chi?

CARLOTTA                Ma éla propria sicura, sicura cl'a sia sua?

LULU'                          Certo! L'é persunali§ada cun le me cifre, varda chi: L.V. Luigia Vaccari!

(Entra Dalboni in vestaglia)

CARLOTTA                A sì! Elura l'é mei cl'as vergogna le parché sal la vol saver a l'ho catada suta          al let dal siur Dalboni, al giuran dopo cl'é andada su e §u in sunanbula cun     cal bagai lustar c'al parea un lumagot!

BARONE                     Ma Lulù!

CERINI                        Lulù!

LULU'                          Quando una soffre di sonnanbulismo l'as rendi mia cunt dle su asiun!

CARLOTTA                L'as rendi mia cunt... però la s'é mia sbagliada nè, l'é mia andada in camera           dal Barun o in camera mia! Varda caso...

DALBONI                   Mi durmea, m'an su gnanca acort.

PAOLO                        As vet che i sunanbuli in cla pensiun chi i é dù!

CARLOTTA                Già, i s'é cucà 'na butiglia da muscat e i s'é gnanca incort!

CERINI                        Divaghema mia, cuma la metema par via di ladar!

MAX                            Non può essere stata animala a fare quello disordine?

VIOLETTA                  L'é vera che in'al Rio gh'é dle punghe grose acsì, ma anca se par disgrasia la fos capitada in casa dubiti cl'a rivaria a versar i caset dal cumò!

CARLOTTA                E pu' le punghe le va in du gh'é da magnar, e chi a la pensiun dle scorte da            viveri ac nè mia ad sicur!

VIOLETTA                  Dato ca manca gninte as pudria mia stricar... l'oc?!
(Viola prende sottobraccio il signor Cerini)

VIOLA                         Ma sì siur funsionario al sia bun, ac regali an bigliet omaggio par la serada             da stasera a teatar.

CERINI                        Vola curumpam signorina: mi posi mia, 'u sa scrit al verbal: la legge deve   seguire il suo corso!

LULU'                          Sia buono signor Ernestuccio!

CERINI                        Ma sa, Lulù, ma sa... ma sì!

(Cerini prende i fogli dal taccuino e li strappa)

LULU'                          Grasie!

CERINI                        Soltanto se mi promette di curare il suo disturbo di sonnanbulismo.

LULU'                          Al prumeti. E stasera s'al gnarà a teatar ac custodirò al paltò cun la masima            cura e a gratis.

CERINI                        Promesso? Cuntramarca gratis?

LULU'                          Giurin, giurun!

CERINI                        A stasera!

(Uscendo)                     Ah Lulù, Lulù!

VIOLETTA                  Grasie signorina Luigia.

LULU'                          Par carità siura Viuleta, par le, questo e atar.

(Lulù esce con Dalboni)

DALBONI (Uscendo) Signorina Lulù la g'a da far atensiun al sonanbulismo: l'é na roba seria. La             pensa sl'a capitava mia in 'na camara d'an galantomo... mi g'aria an metodo     infalibile par curar al sonanbulismo... s'la veg g'al faghi vedar e pruar...!

LULU'                          Vulentera!

(Escono seguiti da Goffredo)

GOFFREDO                Al voi vedar anca mi...!

MAX                            Venire Viola, terminare prove "Vedova".

VIOLETTA                  Pian u'atar du cun le prove li! Prima in camera dla Viola le parea pusè le    prove dla Maridada che dla Vedua!

MAX                            Io gentil'uomo austriaco, jà, io dare parola.

VIOLA                         Ma mama, cusa disat. L'é acsì bel esar giuan e dman forse ac sarà la guera.

VIOLETTA                  Appunto!

VIOLA                         Mama, mia dim che lu l'é al nemico.

VIOLETTA (Ironica)  Figuremas sa gh'ò al curagio.

MAX                            Io no nemico, io ama Viola. Io ama tutti.

VIOLETTA                  Già, 't s'é mia al nemico ma 't sè dré c'a t'am porti via la fiola!

VIOLA                         Vegni Max, andema a teatar a preparas cl'è ura.

(Escono Max e Viola per andare a teatro)

CARLOTTA                Bisogna stac ad pista a chi du lì.

(Carlotta si gira di schiena)

VIOLETTA (Sospira)  Ac sarà la guera siur Barone?

BARONE                     Temo di sì cava signova.

VIOLETTA                  Par tant ca pensa riesi mia a imaginar cosa posa significar na parola acsì     bruta e le conseguense c'la pudria lasar, l'am fa pran paura: am fa fin mal i       labar a pronunciarla!

BARONE                     Guevva significa sacrificio ma anche atti eroici, medaglie...

(Carlotta si rigira)

CARLOTTA                Anca pusé miseria par i puaret!

PAOLO                        Na cariera struncada.

MARGHERITA           Feriti, mutilati, invalidi, ciechi, storpi, sciancati...!

PAOLO                        E in dù metema i dispersi?

VIOLETTA                  Quei i metema insiem ai cunt dla Pensiun!


PAOLO                        Cambien discurs e pensemac mia! Siura Viuleta fra 'n po' a vegn me madar           a far la su cunuscensa e a parlac. 'C fa piaser?

VIOLETTA                  Ma sì, certamente! E cum'ela cl'am vol parlar?

PAOLO                        Margherita, aiutam!

MARGHERITA           Sì mama, la vegn a cunusam parché mi e Paolo, insuma... mama, mama

                                      's vulem ben.

VIOLETTA                  (Sorpresa) Cum'ela? ...Am s'eri gnanca acorta.

CARLOTTA                Padruna s'at gh'esi mia sempar la testa in le nivule saria mei!

VIOLETTA                  Parché ti evat capì?

CARLOTTA                I é sempar a tacun, ac vol poc!

(Suonano alla porta; Paolo va ad aprire. Entra una signora elegante e Paolo la bacia sulla guancia)

PAOLO                        Buona sera mammina, vieni che ti presento Margherita!

(Margherita s'avvicina ed accenna un leggero inchino. La signora le solleva il mento con le dita)

GERTRUDE                Davvero carina. Capisco caro che tu ti sia invaghito di questa graziosa       Margheritina.  

PAOLO                        Non invaghito mamma, innamorato! E questa é la madre di Margherita, la             signora Violetta.

(Violetta porge la mano ma la signora Gertrude l'ignora)

GERTRUDE                Piacere signora! A quanto vedo questi due ragazzi ci mettono davanti ad un         fatto compiuto. Lei cosa dice?

VIOLETTA                  L'am creda, mi sun surpresa cume le. Mi par me fiola sperava 'na brilante   cariera in teatar, però se pur an brisnin a malincor, i sentiment dle me fiole i   stà  't survia a tut, e al diaul anca la cariera.

GERTRUDE                Anch'io speravo per mio figlio una brillante carriera.

VIOLETTA                  E alura?

GERTRUDE                Vede mio figlio avrebbe dovuto scegliersi una ragazza di buona famiglia. Senza offesa signora ma come lei ben sa la piccola Margherita non ha un padre.

VIOLETTA                  Cume la g'ha mia an padar, la sarà mia nata par opera dal Spirito Santo!

GERTRUDE                No, intendevo dire, che... non é stata concepita da un'unione benedetta

                                      da Dio!         

VIOLETTA                  Cosa, cosa! Le pensla che se al me amur al fos mia sta benedì dal Signur   saria nat do bele putele sane e inteligenti cume le me fiole?

GERTRUDE                Non s'alteri così. Non é fine!

VIOLETTA                  Mi m'interesa mia d'esar fine, mi sun mia cume le, tuta aparensa. In quant a           la benedisiun, don Celestin Batalia al vegn tuti i'ani a benedir la me casa.        Mi g'ho vì n'om sul par pochi ani e se al destin l'es vuli al m'avria maridà e      al Signur al m'ha dat du fiur.

CARLOTTA                Sì, Viola e Margherita.

VIOLETTA                  E le, tant cl'as vanta, cun le benedisiun da ben tri matrimoni gh'è nat an fiol          sul,  'n grepulin gnanca tant bel par §unta!

GERTRUDE                Non mi svilisco a darle risposta. Mi limito a dirle che per amore di mio      figlio avrei accettato anche una nuora che usciva da questa casa da...     Operetta. Figlia di madre vedova senza aver mai avuto marito: spero che il        mio Paolo a questo punto si renda conto del genere di sciocchezza             s'apprestava a fare.

(La signora Galafassi si appresta ad uscire)
PAOLO                        Ma mama, speta, parleman!

VIOLETTA                  Carlota va a tor la suca e i'of che di regai da chilè an voi mia.

CARLOTTA                Ma padruna, i'of i gh'è pu parché ema fat al sabaiun.

VIOLETTA                  Ben, i'of... i é andà tuti rut, però 'g daghi indrè la suca. Carlota!

CARLOTTA                Vaghi a torla!

(Paolo segue la madre)

MARGHERITA           Paolo!

PAOLO                        Mia vec paura cara, nisun pol dividas!

(Paolo le bacia la mano ed esce per seguire la madre)

PAOLO                        Mama, mama!

MARGHERITA           (Rivolta a Violetta) Mama t'é ruinà tut!

(Margherita esce piangendo)

VIOLETTA                  Ma va a fat benedir anca ti: caragnuna!

(Rientra Carlotta con la zucca fingendo di rincorrere la Signora Galafassi)

CARLOTTA                Padruna 'u mia fat ura a rivarla!

VIOLETTA                  Ben, spacala, distrugila, butla via!

CARLOTTA                Ac pensi mi a cambiac i connotati a chilè. La tai a toc, la cosi e prepari al   pien par i turtei! (Esce di corsa in cucina)

(Dalle stanze interne entrano Lulù e Dalboni che s'apprestano ad uscire per andare a teatro)

LULU'                          Felice sera Barone.

BARONE                     Buona sera madam.

DALBONI                   Non viene a teatro?

BARONE                     Non posso per cause di forza maggiore.

(Nello stesso tempo entra Goffredo col vestito del padre...)

GOFFREDO                (Da la mano al padre) Vado a teatro babbo!

(Escono tutti e tre. Rimangono soli il Barone e Violetta che va sulla porta e sospira)

VIOLETTA                  A gh'è la nebia stasera.

BARONE                     Di questa stagione é facile in Mantova.

VIOLETTA                  Mi l'am pias la nebia, 't par da esar insima na niula, suspesa in sa tut, luntan           dal munt tante volte crudele e ingiust. Quante volte m'era parì da vedar al      me Mario, cume se la nebia la pudes reali§ar al sogno da faral turnar.

BARONE                     Siura Viuleta, l'u mai vista 't sì triste.

VIOLETTA                  Ma Barone! Cum'ela c'al parla al dialet e pu' gh'è turnà l'erre: l'é an miracul!

BARONE                     L'é mia an miracul, siura Viuleta, l'era sul na posa.

VIOLETTA                  Al sentì, siur Barone, cusa l'ha dit la siura Gertrude Galafassi? Che questa l'è        na casa da Opereta.

BARONE                     Chi l'unic persunagio da Opereta sun mi. Tut al giuran reciti 'na part chi     m'ha impost pena nat e che mi 'u cuntinuà a far, forse sultant parché am fa       comut. Però quant la not nisun am vet, sun mut e immobile e senti tanta   pietà par cal povar Barone Opereta chi, cl'a mai imparà a vivar se non par se          stes.

VIOLETTA                  Ma Barone cusa disal, al riconosi pù! Vè, am piasea pusè prima, sal?

BARONE                     Las preocupa mia, siura Viuleta, dman turnarò a esar al solit Barone           Pampugnina.

(Entra Carlotta)

CARLOTTA                Padruna gh'è Margherita cl'a siga, sun mia buna da cunsularla.

VIOLETTA                  Carlota  in'al me cumò gh'è al bigliet par andar a teatar, va ti al me post.

CARLOTTA                Ma padruna t'é sugnà tuta la vita cal mument chi: tu fiola al Sucial e ti ades..

VIOLETTA                  Ades l'é cl'altra fiola ca g'ha bisogn da mi. Povra Margherita l'è al su prim             dispiaser! Buona sera siur Barone.

BARONE                     Buona sera gentile signora!

(Esce Violetta)

CARLOTTA                Am dispias cl'a sia 'ndada a fnir atsì cun la Margherita: propria le, cl'a

                                      g'ha vi l'inteligensa da catar uno normale!

BARONE                     Si sistemerà tutto, vedrai fedele fantesca.

CARLOTTA                Prima 't tut sun mia 'n can d'esar fedele, e pu', al lasa lì da ciamam             "elefantesca" parché, anca sa su mia cosa vol dir am pias propria mia. Va   ben Barun? A vaghi a tor al bigliet, però g'hò idea che a st'ura sia tardi.

(Carlotta esce. Il Barone rimasto solo si versa un bicchierino di liquore)

BARONE                     Caro al me Barone Pampugnina, a g'ho idea che stasera t'è disquacià  an po'

                                      trop le tu carte! ...(Alzando il bicchiere) All'uomo alla sua illusione di       essere unico! (Beve in un unico sorso brindando a se stesso)

(Si sente un gran vociare. Entrano Viola, Max, Dalboni e Cerini. Max si tiene un occhio tappato. Dall'interno entra anche Carlotta con lanterna accesa)

VIOLA                         Ti fa male caro?

MAX                            No, non è niente.

CARLOTTA                Cum'èla ca si §a chi?

CERINI                        Purtrop è suces an di§astar, i g'ha tirà di giarun, al tenur.

BARONE                     Ma signov Max, ha stonato così tanto?

CERINI                        No, purtrop i à gnanca fat ura a cantar, quant la gent l'ha savì cl'era            n'austriac, l'ha asalì al camerino e...

(Nello stesso tempo rientra Lulù con in mano il cappotto di Cerini)

LULU'                          E sa fos mia stà par al nostar funsionari da pulisia dal Regio Governo e

                                      al nostar Dalboni, su mia cusa saria suces!

MAX                            E' insalutamente vero, io ricraziare voi, cari amici.

CERINI                        Dovere, però dman l'è mei c'al rimpatria, urmai la guera l'è ale porte quand            a gh'è an cunflit, la gent la varda in facia nisun. Ben mi vaghi, buonasera.

LULU'                          Siur Ernesto, ecu al su paltò.

CERINI                        Grasie signorina Lulù, eco la cuntramarca.

LULU'                          No, ala tegna lu, la pol sempar turnac utile.

(Ernesto si china a fere il baciamano a Lulù)

CERINI                        (Uscendo) Ah Lulù, Lulù!

BARONE                     E il mio Goffredo, nessuno l'ha visto?

DALBONI                   Ah! Am dismengavi, intant c'andaam a teatar l'ha incuntrà an servitur da su

                                      nono cl'era dre vegnar a cercaral parchè al povar vec al g'ha vi an colaso!

BARONE                     Una cvisi fuovi orario, speriamo!

LULU'                          Ma cusa di§al sior Barone!

BARONE                     Ma per il suo bene, soffre così tanto poverino! Bhe vi do la buona notte.

(Esce il Barone)

LULU'                          Mi 'm ritiri... chi mi ama mi segua!

DALBONI                   Cun tute cle emusion chi, credla mia signorina Luigia che sta'not pudria    das... ch'ac vegna...  insuma... n'atac da sonnambulismo?

LULU'                          G'ho idea anca mi... l'è facil. Buona notte a tutti.

(Escono Lulù e Dalboni)
CARLOTTA                (Fra sè e sè) Meno male ca g'ho mia mis le brase i n'al let... a g'ho idea che

                                      anca par sta sera lilè la faga sensa la scaldina!  (Poi rivolta a Viola) Vagni a          cuntac cus'è suces a tu madar e pu a vaghi a tendar la pena anca mi!

VIOLA                         Carlotta mia dic gninte a me madar sinò la dormi mia stanot, g'an parli mi

                                      dmatina.

CARLOTTA                Cuma 't vò, m'am racumandi: u'atar du fe bel!

(Esce)

VIOLA                         Povero Max!

MAX                            Pofera Viola, io rovinato tuo dibutto.

VIOLA                         L'importante l'è chi t'abia mia ruinà ti. E pu' mia tut al mal al vegn par

                                      no§ar: 'u capì c't sè al me om e che nisuna guera pudrà mai dividas!

MAX                            Tu essere musica per me... ed è così bello cantare.

VIOLA                         Cantar l'è esar felici e questo nisun pol impedirsal!

MAX                            Fieni, cantiamo!

(Si alzano e si apprestano a cantare il finale della Vedova allegra)

VIOLA e MAX            Fra le tue braccia in un sospir... ecc...

(Escono di scena abbracciati)

(Rientra in scena Carlotta)

CARLOTTA                Varda chi i à gnanca smursà le candele... cun quel cl'e custa!

FINE II ATTO


III ATTO

(In scena Goffredo e Viola al pianoforte)

VIOLA                         'T ricordat Goffredo quante bachetade in si dì cl'as dava la maestrona, quant

                                      'ndaam a scola?

GOFFREDO                E par fortuna l'era 'na scola privada!

VIOLA                         Ti però la t'ha mai tucà tante volte, parchè 't seri al Baronetto.

GOFFREDO                E 't ricordat quant 'ndaam a Cadena a tirar i sas i n'al lac? E le sgiarunade

                                      ala gent ca pasava par strada, e pu' a's nascundeam par mia cucarle.

VIOLA                         Si, 'm ricordi, ma sera an gran mascius!

GOFFREDO                'M sun sempar catà ben cun ti Viola.

VIOLA                         Forse 't sè stà al me primo amore Goffredo.

GOFFREDO                Forse par mi 't sè stada, l'unic. Dopu d'alura le done le m'ha pu' interesà!

VIOLA                         El par quel c't vo 'ndar via volontari?

GOFFREDO                Chissà... forse. Voi pruar a me stes d'esar n'om.

VIOLA                         E ti 't ve a fat masar par quel? Cuiun! 'T fè pu' prest a speciat. Dai ca         cantema cl'è mei!

GOFFREDO                G'ho presia, g'ho n'impegn. Canta ti... usignolo!

VIOLA                         Goffredo, ma set che s't fosi na dona 't saresi pran bruta!

GOFFREDO                Canta cl'è mei. Canta cl'è mei quant 't canti che quant 't parli: curnacia!

(Esce Goffredo ed entra Margherita con aria trasognata, con fogli e matita in mano)

VIOLA                         Ciao Margherita.

MARGEHRITA           (Sospirando) Mha!

VIOLA                         Cu§a gh'èt da suspirar?

MARGHERITA           El vera ca't vo partar cun Max?

VIOLA                         Certo, urmai mi e lu sema na roba sul: cume al libar l'è tacà ala cupertina,

                                      cume an gambo l'è tacà al fiur, cume al ciel l'è tacà al mar, cume al tac l'è

                                      tacà ala scarpa!

MARGHERITA           E t'm lasi da par mi propria ades ca sun acsì infelice?

VIOLA                         E 'lural'et gnancura vist?

MARGHERITA           Si, al vegn tuti i giuran a tom al cunvitto dle infermiere, ma mi 'm nascundi

                                      fin c'al va via: 't venti rusa sul a pensac!

VIOLA                         E lu cu§a fal?

MARGHERITA           I prim giuran a stava lì daparlu in disparte, ades, dle volte al tac butun cun            dleme cumpagne da curs.

VIOLA                         Sta atenti nani c'al cata mia na qual infermiera disposta a curac le su feride!

MARGHERITA           Povra mi, cuma faghi a fruntaral, 'm vergogni trop dal cumpurtament dla   mama: 't venti rusa sul a pensac!

VIOLA                         Scriac na letra.

MARGHERITA           'U §a pruà sent volte ma su mia cume far, iutam ti Viola, mi 't venti rusa sul

                                      a pensac!

VIOLA                         Ben 's fa prest, ta ga scrivi: caro Paolo mi manchi tanto, mi mancano i tuoi

                                      baci, le tue carezze...

MARGHERITA           Ma set mata, g'ho tropa vergogna a dig acsì: 'i venti rusa sul a pensac!

VIOLA                         E ti mia pensac; ma t'al mai ba§a?

MARGHERITA           Sa 'tzèsioca, certo c'al m'ha basà. Paolo l'è tantu rispetus e gentile però l'è

                                      anca ardente!

VIOLA                         'U capì dai; l'è na brasina morta cume ti: e quand t'al basi dventat mia rusa?

MARGHERITA           (Sospirando) Mha!

VIOLA                         (Sospirando) Mha!
MARGHERITA e

VIOLA                         Parchè suspirat?

MARGHERITA           Fra vint u trent'ani forse 'm ricurdarò gnaca pù da cheste suferense d'amore!

VIOLA                         Pensa che fra sent'ani nisun 's ricordarà gnaca pù ca sema esistì!

MARGHERITA           E fra mila ani?

VIOLA                         Lasa star fra mila ani va a scrivar la tu letera e mia pensarac trop che sinò   t'at venti tuta rusa!

(Esce Margherita e mentre Viola inizia a cantare entrano il Barone e Carlotta)

BARONE                     Ciò che più mi piace in codesta casa è l'ottimismo.

CARLOTTA                Cun quel ca gh'è in gir mi la ciamaria incusciensa!

VIOLA                         Ma sa sal sa: questa l'è 'na casa d'Opereta!
BARONE                     Non farti sentive dalla mamma altrimenti se la prende a male.

VIOLA                         Mi parli in senso buono. Quant am mancarà la pensiun e tuti u'atar!

CARLOTTA                Alura t'è decis: 't vè in Merica cun Max, ma gh'et pensà ben?

VIOLA                         Si, a Max i g'ha garantì 'na scritura in an teatar stabile, pusè l'è catar i biglet

                                      par la vias.

BARONE                     Purtroppo, nonostante la dolovosa dipavtita dell'amato suocero, è stato per           me come un padve, non siamo ancova entrati in possesso dell'evedità, ci son ancova alcune pvatiche da espletare.

(Entra Violetta)

VIOLETTA                  El turnà Max, gh'è nuità?

VIOLA                         No mama, m'al duvres esar chi a momenti. Intant vegni cun mi, iutam a

                                      far la valis...

VIOLETTA                  Quala valis?

VIOLA                         Mia far da gnogno mama, dai dam al permes da partir.

VIOLETTA                  E se mi gh'es mia da datal?

VIOLA                         Mi m'al turia l'istes, sun mia cume cal si§ul da me surela. La vita l'è una sul

                                      e la va vivida intensamente; mia restar in sla porta a cuntemplar in la nebia

                                      al temp ca pasa, cume 't fe ti, mama!

VIOLETTA                  Sun stada giuvna anca mi, ma g'ho mai vi ados tut cal sciavasum li ados:

                                      't pari trata fora d'an canun!

VIOLA                         Mama ti la tu vita tl'è sugnada, t'at sè sempar cuntentada parchè 't gh'è mai

                                      vi curagio da tor dle decisun c'at purtaa luntan.

VIOLETTA                  Ricordat cara che del volte ac vol pusè curagio a restar!

VIOLA                         Ben, mi da cal curagio lì, an voi savergan. Sveglia mama, sem drè andar in

                                      al dumila, moat!

VIOLETTA                  Quante fole, al temp al pasa anca sa stac ferma

CARLOTTA                L'è dicisa padruna, la g'ha al b§il, lasla andar!

VIOLETTA                  Proproia ti 't parli Carlota, c'at sè sempar stada acsì severa cun le putlete.

CARLOTTA                Sem in temp particolari padruna, prest ac sarà la guera, l'è questiun da ure.

                                      Lur i sarà luntan ma al sicur, quant sarà tut finì i turnarà indrè e sarà mei    che prima.

VIOLA                         Mamma?

VIOLETTA                  Vè, 't gh'è al permes a dla Carlota e la gh'à sempar vì pusè giudisi da mi.

CARLOTTA                Scarpa grosa: testa fina!

VIOLA                         Mamma?

VIOLETTA                  Se anca sun cuntraria ti 't ve via istes, e alura faghi pusè bela figura dit da si!

VIOLA                         Grazie mamma!

(Si abbracciano)          Mamma!
VIOLETTA                  Viola.... cara! (Si toglie l'anello) Carlota va' al munt da pietà e impegna     cl'anel chi... g'ho pu atar!

CARLOTTA                Al tu anel padruna, set sicura? (Violetta annuisce)

                                      Ben mi g'ho anca la fede da me madar!

BARONE                     Prendi Carlotta, anche il mio orologio, ma non farti imbrogliare: è di gran

                                      valore!

VIOLA                         Ma siur Barone, posi mia acetar!

(Carlotta strappa letteralmente l'orologio di mano al Barone)

CARLOTTA                Parchè no!

BARONE                     Non si preoccupi, viscattevò tutto al più presto, anche le vostre gioie.

CARLOTTA                E i dolori!

VIOLA                         Lu l'è n'angil, grasie! Mama andema a far la valis.

VIOLETTA                  Vegni cara ma s't credi peferiria bear an litar d'oio ad risin...

                                      cun tute le su cunseguense!

(Escono inseme e nel contempo esce anche Carlotta per andare al Monte di Pietà)

(Entra Goffredo da fuori)

GOFFREDO                Ciao papà, sun perples.

BARONE                     Cusa gh'è Goffredo? 'T set tirà via dla testa d'andar via vuluntari?

GOFFREDO                No sun pusè decis che mai.

BARONE                     T'al permeti mia, propria ades ca gh'ema vi la fortuna, cioè... la disgrasia

                                      d'ereditar...

GOFFREDO                Ti da piculin t'a m'è sempar fat sugar coi soldatini. A'm piaseva tant, che   ades voi pruvar l'emusion dal vero. Onur, medaie...

BARONE                     Cuiun, nuantar nobili fem sensa medaie e i'unur i è §a in la nostra nascita.

GOFFREDO                Cuma sem divers mi e ti, papà! Forse 't gh'evi ragiun: l'è facil ca sia fiol dal                                       magiordomo.

BARONE                     Mia far l'a§an dai.

GOFFREDO                Mi 't voi ben papà, ma la vita l'è mia e g'ho al dirito da spedendla cuma     voi, cuma t'è fat ti cun la tua.

BARONE                     Vedat, par mi l'è sempar sta tut facil e sun riesì fin ura a mantegnar la        smisurada e patetica ilusion d'esar perfet. Nobile orgoglioso, però ades sun         chi, cume an mucin da strs,  ca t'at  'dmandi in snoc da mia lasam: t'am resti   sul ti.

GOFFREDO                E al Barone Pampugnina, che fin al fat?

BARONE                     Al Barone Pampugnina l'è 'na bela scatula e tuti i credi c'ac sia dentar chisà

                                      cosa, ma invece gh'è restà ben poc.

GOFFREDO                Bhe papà, basta lasar al querc serà, acsì nisun a's n'acorsi. L'è mia sempar   sta questo al tu sistema?

BARONE                     Ma Goffredo!

GOFFREDO                Quand g'ho dit al nono la me intension d'andar in guera, g'ho dat al culp da          grasia, puaret, a'c n'avrò sempar al rimors. Speri ca t'am resti mia scinc anca

                                      ti, papà!

(Dalle stanze interne entra il signor Dalboni seguito da Lulù)

DALBONI                   Ben mi av saluti e vaghi, e chissà forse... an giuran.

GOFFREDO                An minut, par n'amic?

(Dalboni depone il bagaglio e si siede)


GOFFREDO                Bando ai preamboli, i ni cunt da me nono gh'era na vus ca disea: lire 100 per

                                      Dalboni Riccardo, investigatore.

DALBONI                   Esatto, gh'ea l'incaric d'investigar insima a certi furti ca gnea fat da tant in            tant, cun discreta regolarità.

BARONE                     Allova è stato lei che ha perquisito le nostve stanze?!

DALBONI                   Esatto, anca sa gh'era mia bisogn da capir da che part arivava al ladar, l'era

                                      tut acsì ciar!

GOFFREDO                E mi ca credea c'al fos n'amic: bel amic!
DALBONI                   Esatto, parchè mi par su nono al ladar l'u mai catà, 'u mai fat la spia anca se

                                      quel l'è al me mester.

LULU'                          Riccardo l'è an cor dor, al m'ha anca guarì dal me disturb at sonambulismo!

BARONE                     Posso immaginare che cuva le ha fatto.

LULU'                          Non credo, parchè la cura la va oltre ogni imaginasiun.

DALBONI                   Addio e buona fortuna!
LULU'                          No, arrivederci! L'accompagno.

(Esce Dalboni accompagnato da Lulù fuori dalla pensione)

GOFFREDO                Papà, a vaghi in camera mia.

BARONE                     'M racumandi... pensac ben!

(Esce Goffredo. Entrano da fuori Carlotta e Paolo con atteggiamento furtivo)

CARLOTTA                Margherita, Margherita!

(Entra Margherita dalle stanze interne)

MARGHERITA           Cusa vot Carlota? (Poi vede Paolo) Cusa fet chi Paolo, s'at vet me madar...

PAOLO                        Am tegn gnan le sciuptade Margherita, m'è rivà la cartolina e tra pochi      giorni parti par al fronte.

MARGHERITA           Oh Paolo, no! S'at parti ti a parti anca mi, ho quasi finì al curs d'infermiera

                                      e mi 't lasi mia, sun cume l'edera!

PAOLO                        Oh cara, andema fora a parlar.

MARGHERITA           L'è mèi, sinò sa riva me madar...

PAOLO                        Cun tu madar m'la vedi dopu, sa gh'ù d'andar in guera sarà mia certo la

                                      suocera a faram paura! (Mentre si apprestano ad uscire)
MARGHERITA           E tu madar?
PAOLO                        L'è drè cl'as marida par la quanta volta.

CARLOTTA                Quel lì c'al la marida, al g'ha pusè curagio da uno ca va via vuluntari!

BARONE                     Ecco Max in arrivo.

(Entra Max da fuori)

CARLOTTA                Viola a gh'è Max.

(Entrano Viola e Violetta con la valigia)

VIOLA                         E alura Max?

MAX                            Ho trovato bigletti per viggio seconda classe.

VIOLA                         Ho messo appena il necessario in valigia, meglio viaggiare leggeri.

MAX                            Meine grosse liebe, pensa io e tu soli fra celo e mare.

CARLOTTA                Cume soli, andrè mia in Merica ins s'na §atera!

MAX                            Tu sempre spiritata, Carlotta.

VIOLA                         No, tesoro: spiritosa.

BARONE                     No, è più giusto spiritata.

MAX                            Tu venire con noi in America, Carlotta?

CARLOTTA                Cherassa, sun mia partida con Bufalo Bil, vot ca vegna cun ti, gnuc?

(Carlotta estrae un fazzoletto e ne toglie dei soldi)

CARLOTTA                Tegnì putei l'è na picula fortuna, quel dal munt 't pietà al m'ha tratà ben, al

                                      g'ha vì pietà, dal rest sema client bun!


(Entra Lulù agitata)

LULU'                          As nascunda siur Max, è drè vegnar al cumisari cun le guardie, forse par

                                      arestaral.

VIOLA                         Oh no, dai nascundat.

(Si sente suonare alla porta mentre Viola e Max si nascondono)

LULU'                          I è lur!

(Violetta va ad aprire. Entra Cerini)

VIOLETTA                  Siur cumisari dal regio governo, che piaser vedaral!
CERINI                        Da quel a g'ho i me dubi. (Va sull'uscio ad apostofare ipotetiche guardie)

                                      Rimanete di guardia qua fuori, al bisogno vi chiamerò. Siura Violeta sun chì

                                      par arestar cal tale: Biltezec Maximilian.

VIOLETTA                  Chi gh'è nisun Max, l'è tant cl'è partì.

CERINI                        A mi la m'la fa mia, sala, a senti l'udur!

(Lulù si avvicina con fare provocante e gli mette una mano sotto il naso)
LULU'                          Forse, l'è al me profum c'al la cunfundi siur Ernesto!?

CERINI                        Tut da l'è am cunfundi signurina Luigia! Ma su in servisi, pudria mia...

LULU'                          Gnanca par Lulù? Oh ma che mal cam fa cl'oc chi, as vet ca m'è 'ndà dentar

                                      quèl, am varda lu siur Ernesto c'ac vet ben!

(Mentre Ernesto  guarda nell'occhio di Lulù, Max e Viola cercano di uscire di soppiatto dalla porta, ma Carlotta gli indica di usare un'altra uscita a causa delle guardie)

(Escono dopo un frettoloso abbraccio con la madre)

CERINI                        In l'oc gh'è gninte, la pol benisim vedar ch'i è sa anda, signorina Luigia.

LULU'                          Lulù par gl'amici, e lu l'è n vero amic.

CERINI                        Vuria èsar quel dipù, par le ù pers la testa, saria dispost a maridarla            signorina Lulù.

LULU'                          Lu 'm fa an gran unur Ernesto, ma vedal, mi al stimi trop par dic da si, 'u   pasà la metà a dla me vita a cantar e metà a dar fora dle cuntramarche, e par

                                      la su cariera a guol n'altra dona... pu mi da dman sarò al fronte a purtar

                                      cunfort ale nostre trupe.

CERINI                        Ma Lulù che delusiun!
LULU'                          Dman parti ma la not l'è ancura lunga Ernesto... e gh'è tante stele in cel!

(Cerini estrae dalla tasca la contromarca)

CERINI                        Ades posi dac in drè la contramarca?

LULU'                          Ades si, Ernestuccio!

CERINI                        Ah Lulù: finalmente!

(Escono abbracciati)

VIOLETTA                  Carlotta, la me Viola l'è partida, forse par sempar e 'u gnan pudì salutarla ben.

CARLOTTA                Forse, l'è mei acsì, e pu' padruna: g'hè gnint par sempar.

(Entrano Margherita e Paolo)

VIOLETTA                  Et vist tu surela?

MARGHERITA           Si, par fortuna i'ho incuntrà e i'ema cumpagnà par an toc. Mia èsar triste    mama: i'era tant felici!

VIOLETTA                  Si, ma g'ho an magun!

MARGHERITA           Mamma, parti anca mi, apena finì al curs d'infermiera. Paolo 'm precedi

                                      l'è stà riciamà; vot mia far la pace con lu prima c'al parta?

VIOLETTA                  Sun mai stada in colera cun lu, sul cun cl'a super benedida da su madar.    Buona fortuna Paolo.

PAOLO                        Anca a le, siura Violeta.

(Violetta e Paolo si abbracciano e poi i due giovani escono)
VIOLETTA                  Siur Barone, 'na volta saveva mia cume definir la guera, ma ades al so: la   guera par mi l'è n'unda alta, enorme cl'am porta via tut, tut quel c'am senti    car al mund, insiem ai sogni d'na dona picola e stupida!

BARONE                     L'onda spazza via tutto, ma dopo ritorna e riporta sempre quello che aveva            rubato.

CARLOTTA                E dopu sarà mei che prima.

VIOLETTA                  Sperem, parchè sem restà sul nuantar tri gat!

BARONE                     Signora Violetta, perchè non mi sposa e appena possibile andremo a vivere

                                      nel mio palazzo.

VIOLETTA                  Ma cusa di§al sior Barone, mi lasarò mai la me pensiun; s'al g'ha voia ad    maridas, parchè g'al mandal mia ala Carlota?

BARONE                     E' no, quela li l'è trop furba par al me caratar?

CARLOTTA                Par na volta t'è parlà ben e cun la lingua giusta: Baron.

BARONE                     Alura sa gni mia in 'nal me palas, staghi chi anca mi. Sarà mai vera ch'en

                                      Barone Pampugnina al lasa do dame sensa prutesiun.

(Esce il Barone nelle stanze interne)

CARLOTTA                A tl'ho sempar dit mi padruna che chilù l'è an client c't perdi mia!

VIOLETTA                  Carlotta, capisi mia parchè t'am cuntinui a ciamar padruna, m'è mai piasì!

CARLOTTA                E cuma fava a saveral ca t'am l'è mai dit!
VIOLETTA                  Ades t'al se.

CARLOTTA                Va ben, padruna.

VIOLETTA                  (Va alla finestra) Gh'è la nebia. Carlotta meti fora la lanterna

                                      (Carlotta si avvicina al bancone con la lanterna in mano e sta di 1/4)    che sinò 's vet mia ben l'insegna dla pensun, la gh'a da èsar sempar ben visibile sa vulem che quei ca g'a da turnar i sbaglia mia casa:

                                      la nostra Casa da Opereta!

FINE

Giovinezza ti sorride

in questo di,

t'offre i suoi tesori

schiudile il tuo cuor.

Dolce è la vita

il canto ammaliator

e tu, Margherita,

osalo cantar.

E' giovinezza un fior

che sol d'amor vivrà

e cerca nel tuo cuor

la luce per poter sbocciar.

Immensa è come il ciel

l'ebbrezza che dà gioventù,

profonda è come il mar

felicita.

Giovinezza è un fior

che sol d'amor vivrà,

Margherita auguri,

auguri a te.


Tace il labbro,

t'amo dice il violin.

Le sue note dicon

tutte "m'hai d'amar"!

Della man la stretta

chiaro a me parlò:

sì, è ver, tu m'ami,

tu m'ami, è ver.

Del valzer nell’ardor,

or batte il piccol cuor,

e nel suo palpitar

ei dice a me:

“tu devi amar”!

Tace il labbro,

desto è il cuor

e chiaro appare il suo pensier

ei dice “t’amo si, io t’amo”.

Tace il labbro,

t'amo dice il violin.

Le sue note dicon

tutte "m'hai d'amar"!

Della man la stretta

chiaro a me parlò:

sì, è ver, tu m'ami,

tu m'ami, è ver.


I  ATTO

CARLOTTA               Abito da lavoro: maglia, gonna, grembiule verde.

VIOLETTA                Abito rosso.

BARONE                    Abito da camera: calzoni e vestaglia grigia.

GOFFREDO               Calzoni bianchi, camicia, gilet, spolverino e cappello da pilota in mano che            poi indossa prima di uscire.

MARGHERITA         Abito bianco (tutto il tempo).

VIOLA                         Abito bianco a fiorellini neri (tutto il tempo).

PAOLO                        Calzoni a quadrettini, giacca blu, camicia bianca e papillon (tutto il tempo).

MAX                            Giacca tirolese, camicia bianca con fiocco tirolese (tutto il tempo).

LULU'                         Abito turchese.

CARLOTTA               Rientra in scena vestita da cameriera: abito nero con grembiule bianco e    crestina.

BARONE                    Rientra in scena con calzoni grigi, camicia bianca e gilet a fantasia.

CERINI                       Abito grigio e bombetta.

DALBONI                   Completo sportivo.

GOFFREDO               Rientra in scena con cappello da pilota in testa.

MARGHERITA         Rientra in scena insieme a Paolo e Carlotta portando una bottiglia da riporre         sul tavolo (quella che poi esce a prendere Lulù).

DALBONI                   Rientra in scena con calzoni, camicia con elastico al gomito e gilet.

LULU'                         Rientra dopo il 10° rintocco con camicia da notte e fiocchi ai polsi.

VIOLETTA                Rientra dopo il 12° rintocco con mutandoni e pancera.

CARLOTTA               Rientra insieme a Violetta con camicia da notte e lanterna in mano.


II  ATTO

GOFFREDO               Pantaloni alla zuava, maglione stile inglese con collo alto e calzettoni         scozzesi.

VIOLA                         Gonna con pizzi e camicia bianca con pizzi.

CARLOTTA               Abito da cameriera come primo tempo.

PAOLO                        Abito marrone, quando esce indossa il cappotto.

MARGERITA            Abito rosa, quando esce indossa il mantello marrone.

MAX                            Come I tempo.

BARONE                    Abito grigio.

LULU'                         Abito rosa con mantellina a righe.

CERINI                       Cappotto con bavero di pelliccia.

VIOLETTA                Gonna marrone con camicia a fantasia.

DALBONI                   Entra in vestaglia da camera.

VIOLA                         Rientra in scena con Max, dopo il presunto furto, portando il mantello nero           perandare a teatro; dopo essere uscita di scena dare alla Franca il mantello       che servirà a Lulù per andare a teatro.

GERTRUDE              Completo nero con cappotto e volpe al collo.

LULU'                         Rientra per andare a teatro con abito da sera e mantello nero.

DALBONI                   Rientra con Lulù con completo grigio con mantello nero e bianco e sciarpa;           al rientro il mantello verrà indossato da Max.

GOFFREDO               Calzoni neri, camicia da sera, marsina e mantello nero.

VIOLA                         Rientra dal teatro vestita da Vedova Allegra con mantella di lapin.

MAX                            Rientra con Viola con frac e mantello nero e bianco.

CARLOTTA               Rientra convinta di andare a teatro con abito da sera nero e lanterna accesa           in mano.

CERINI                       Giacca blu a righe con sciarpa bianca.

LULU'                         Rientra vestita come è uscita ma con cappotto di Cerini in mano.


III  ATTO

VIOLA                         Come II tempo.

GOFFREDO               Come I tempo.

MARGHERITA         Camice bianco da infermiera (solo il camice).

BARONE                    Abito da camera con gilet.

CARLOTTA               Abito da cameriera.

VIOLETTA                Abito nero.

DALBONI                   Calzoni, camicia, gilet e giacca.

LULU'                         Abito turchese come I tempo.

MARGHERITA         Rientra in scena vestita con completo da infermiera.

PAOLO                        Come I tempo.

MAX                            Come I tempo.

VIOLA                         Rientra con completo alla marinara: gonna bianca e blu, camicia bianca,     giacca blu e bianca con sciarpa bianca e blu, basco blu in testa.

CERINI                       Come I tempo.

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