Na vita dentar in d’an quadar

Stampa questo copione

'NA VITA DENTR IN DA'N QUADAR

commedia dialettale mantovana in tre atti di Maria Gabriella Bonazzi

cell. 3288080393 – email: barbara.stuani@libero.it

N. di posizione SIAE 216769

Breve presentazione dell’autrice:

La vita dell’Onesto è finita quando la moglie è partita.

Nappure la serva Iolanda gli può dare conforto ma non sa d’avere torto.

Ha legato il suo destino dentro al quadro sul camino.

Ma l’amore può tornare a chi tanto sa aspettare.

Personaggi:           

ONESTO                   padrone di casa

SILVANA                  sua figlia

IOLANDA                  la serva

GUIDO                      il biolco (contadino)

TULLIO                      suo fratello

AMBASCIATORE   ambasciatore

VALENTINO             suo maggiordomo

CESIRA                    cugina acquisita di Onesto

RODOLFO                nipote dell’Ambasciatore

ELENA                      misteriosa signora velata

I  ATTO

(Lo scenario è una ricca residenza di campagna. In scena la domestica se ne sta immobile accanto ad un tavolo. Il padrone di casa entra ed esce dalla scena con una calza in mano)

ONESTO                    Iolanda, Iolanda in do set?! Quant it serca t'ac sè mai, quant it serca mia a't sè sempar in di pé.

(Improvvisamente si ferma)

ONESTO                      Iolanda... cum'ela ca't sè da't sà?

IOLANDA                   Parchè sun mia da dlà.

ONESTO                      Da quant temp el ca't sè chi?

IOLANDA                   Da pena ca sun rivada.

ONESTO                      Iolanda, i'è trent'ani ca't laori in ca' mia, a't sè cresida trenta chili, ma a't sè         sempar l'istesa.

IOLANDA                   Cuma faghi a esar l'istesa sa sun cresida trenta chili...

ONESTO                      Vulea dir ca't ghè sempar 'na bruta lingua.

(Iolanda tira fuori uno specchio dal cassetto e si guarda la lingua)

IOLANDA                   L'è vera, l'è propria bruta! Bisogna c'am purga.

ONESTO                      A't daria mi 'na purgada! (Mostra la calza bucata sulla punta) Varda chi,        tute le volte ca gò da metam i calset, i cati rut in punta... ma, dighi, tute le        volte. As pudres mia metac rimedi?

IOLANDA                   Certo. Bastares ca's taies ben adré l'ungia dal didun.

ONESTO                      Robe da mat. Vot vedar c'la ga ragiun le ades.

(Entra una ragazza vestita da amazzone: è Silvana, la figlia del padrone di casa)

SILVANA                    Oh, vè! Chi du chi i'è sempar dre questiunar: parì marì e muier.

IOLANDA                   Magari!

ONESTO                      Fin par carità!

IOLANDA                   Tesor, et fat 'na bela cavalcada?

SILVANA                    Certo, Iolanda, in cla stagiun chi l'è pran bel cavalcar in i pra vert, l'aria l'è         frisante, le margherite le't fa da tapé e le viole par cle busa dai rivai e,   timide e generuse, le't regala al su prufum.

ONESTO                      Mamma cara, Silvana, am par d'aver capì ca't senti la primavera!

IOLANDA                   S'la la sent mia le c'l'è giuvna, chi è ca'l ga da sentarla? Nualtar ruderi, ah,          siur Unest?

ONESTO                      Parla par ti... Mi sun ancur piacente.

IOLANDA                   Al ma scusa siur Unest, con licensa parlando, con tut al rispet, par mi lu al         ga mai vi gnanca la belesa dl'asan!

(Onesto fa l'atto di inseguire la domestica, ma la figlia lo blocca con un abbraccio)

ONESTO                      Chesto l'è trop.

SILVANA                    Dai, papà, tal sè che la Iulanda la schersa.

IOLANDA                   Mia tant!

ONESTO                      Bruta ghigna!

SILVANA                    Scultam mi, papà: ti 't sè meraviglius, al cavalier di me sogni!

ONESTO                      A pruposit da cavalier...

(In quel momento fa il suo ingresso un giovanotto dall'aspetto vigoroso, Tullio, che reca in mano una sciarpa di seta)


TULLIO                       Bun giuran. Signurina Silvana, u catà la su siarpa.

SILVANA                    Oh, grasie, Tullio. Am sera gnanca incorta d'averla persa... In du l'et catada?

TULLIO                       Propria dasnansi ala scuderia.

IOLANDA                   U in dal fnil?

TULLIO                       Che bruta lingua sacrilega! Bun giuran, siur Unest, e anca a le signurina Silvana... A le invece no, Iolanda!

(Esce)

ONESTO                      Cum ela cla fola chi? La me principessa cun al fiul dal biulc?

SILVANA                    Ma papà, Tullio l'è an putel a post, an gran lauradur. A'c sa far anca cui cavai. Cusa cunta s'l'è anca fiol dal biulc.

IOLANDA                   Siur Unest, Tullio l'è an frut dla tera!

ONESTO                      E lura?

IOLANDA                   La Silvana l'è an fiur dla tera!

ONESTO                      E lura?

IOLANDA                   Da che munt e munt i fiur e i frut i'è sempar sta a tacun e la tera l'è su     madar. Vulema mia farla germugliar?

ONESTO                      Che filosofia ca't ghè, Iolanda.

SILVANA                    L'è 'na filosofia che mi l'am pias. E pu, papà, forse ti ta't an rendi mia cunt,        ma Tullio l'è an putel pien da qualità.

ONESTO                      Al fiol dal biulc?

IOLANDA                   Ma certo. Magari uno a prima vista a's n'acors mia... ma suta suta... s'al   sumiglia a su padar... l'è propria pien da virtù, al posi garantir mi c'al                      cunusea ben a fondo.

ONESTO                      Al so ca tal cunusei ben, Iolanda... fin trop!

IOLANDA                   Puaret, l'era restà veduv giuan, cun du putin da tirar su... e mi g'andava a far    dal ben. E al ben, tuti il sa, l'è mai trop.

SILVANA                    Anca me padar l'è restà veduv prest. Parchè et mai pensà da far dal ben anca     a lu!

(Esce ridendo)

IOLANDA                   Epura, gh'è sta an periodo...

ONESTO                      Tasi, Iolanda, l'è sta an periodo cal là ca preferiria dismengarmal...sera    disperà: i avea pena deportà in Germania la me Elena, mi sera debole e ti,           Iolanda, t'è prufità da mi.

IOLANDA                   Quante volte u dit che la bela Elenina i l'ha mia depurtada, ma l'è andada via     ad su vuluntà cun cal bel cruc ca gnea sempar a catarla intant che lu l'era   impegnà in'i alevament u par i prà cui cuntadin. ... Si l’Elenina: cla bela          vrunesa falsa!

ONESTO                      Iolanda, at pruibisi...

IOLANDA                   (Ironica) L'u sa pasada l'età dle pruibisiun, siur padrun... Ma dentar da lu          forse al la sa la vrità... Ma se una i la deporta, la va mia via cun le valis     piene, i gioiei e tuti i besi ca gh'è in ca'.

ONESTO                      Tasi! Sun trop sicur ch'im la depurtada e c'l'è morta quasi subit, parchè da          not vedea sempar al su fantasma c'andava su e so par al curtil.

IOLANDA                   (Rivolta al pubblico) As vet c'am vedea mi, quant andava in pataia a catar        al biulc.                                     

ONESTO                      Cusa ghet c'u mia capì?

IOLANDA                   Posi mia parlar e alura tuntugni par me cunt.

ONESTO                      Parchè ti tasar dal tut ta gla cavi mia, nè?

IOLANDA                   Mi comunque la porta dla me camera da let la lasi sempar costada, fin    d'alura... è pasà an bel po' da temp urmai... ma mi aspeti ancura.

ONESTO                      Mia farmac pensar, am vergogni csì tant.

IOLANDA                   Parchè? Mi sun cume la tera, e la tera l'è 'na madar: quant a't ghè bisogn la't       cunsula in i su bras.

ONESTO                      Quand la't foga mia!

(Si sente abbaiare furiosamente. Entra Tullio con una lettera. Entra anche Silvana dalle stanze interne)

ONESTO                      Cusa suced?

TULLIO                       Al cagn l'ha magnà le braghe al pustin, però la letra l'u salvada.

IOLANDA                   Al ga magnà le braghe al pustin? Vaghi subit a vedar.

(Va alla finestra. Silvana e Tullio si fermano a curiosare.)

SILVANA                    'Na letra, papà, chi è ca ta scrif?

ONESTO                      L'è 'na letra racumandada, la vegn da Ruma.

SILVANA                    Da chi ela?

ONESTO                      Mah...

TULLIO                       S'la la vers mia, cuma fema a saveral?

(Onesto apre la lettera)

ONESTO                      Oh, varda, varda...

TULLIO                       Sa gla in man lu, cuma fema a vedar?

IOLANDA                   Ma che gambe storte ca ga al pustin... che delusiun!

SILVANA                    Insuma, chi è ca scrif?

(Onesto si lascia cadere sulla sedia visibilmente turbato. Silvana gli strappa di mano la lettera e la legge)

SILVANA                    (Porge la lettera a Iolanda) Par ca g'avrema di ospiti, Iolanda.

ONESTO                      Sì, Iolanda, bisogna preparar le camere di ospiti, la sena, i fiur... sì, ag vol          anca i fiur: i'è persune da riguart.

IOLANDA                   Che rasa ad riguart, la cusina ad su muier... Quela l'è fina par i cai, la      Cesarina! L'è ignuranta cume 'na basgana!

SILVANA                    Mi am ricordi gnanca d'averla conosida. Ela quela ch'è sta deportada in Germania cun la mama?

IOLANDA                   Sì, anca le la ghea al su bel cruc, an toc d'om alt du metar.

ONESTO                      Sì, i'a purtade via insiem, però le la s'è salvada. Dop la guera,quand l'è    turnada la m'ha cuntà tute le tribulasiun c'le ga vi le e tu madar in dal                     periodo dla prigionia.

IOLANDA                   Intant cun cla scusa lì la bela Cesarina la ga limà an bel po' 'd besi a        l'Unest... e mi dighi anca cuiun!

(Tullio nel frattempo è riuscito a leggere la lettera)

TULLIO                       Chi la dis c'l'ha maridà n'ambasciatore e c'la riva inco cun al marì, la       cugnada, al neù e al magiordomo.

(Onesto gli strappa di mano la lettera)

ONESTO                      Cusa lesat, la me posta? I riva inco e cul magiordomo.

SILVANA                    Eh, sì! Umenti i riva, cusa fema?

IOLANDA                   Spranghema la porta e le finestre e fema finta d'esac mia .

ONESTO                      Tasi... voi far bela figura! Lur i riva cul magiordomo, e nualtar...

(Onesto squadra Tullio da capo a piedi, poi scuote la testa)

IOLANDA                   Lur i ga al magiordomo e nualtar a ghema al biulc!

ONESTO                      Che figura da pruvincialot. Tullio, ciama tu fradel, c'l'è an tipo pusè fine.

TULLIO                       Cume l'è pusè fine?

                                      (Va sull'uscio) Guido, Guido, vegnat! ... Guido, set surt?! Quel lì l'è sempar     in catalessi.

(Entra Guido con una canaottiera tutta bucata e sudicia)


GUIDO                        Cusa gh'è, cusa gh'è? Sera dré curar la cavala gravida, go idea ca sem quasi       lì par parturir.

ONESTO                      Lasa star i cavai. Da cal mument chi a't sè prumos: prumos magiordomo.

GUIDO                        Magiur cosa? ... Cusa go da far?

                                      (Poi tra sé e sé) Quant al padrun a't dis ca't prumof vol dir ca'l ga da fat            laurar pusè...Cus el an magiordom?

IOLANDA                   L'è an camerier da luso!

GUIDO                        Mi l'unic camerier c'u vist l'è quel ca gh'è a l'usteria. Cusa s'an fa d'an     camerier cun cal toc da serva chi: a van vansa!

ONESTO                      Riva di parent e voi far bela figura. Ti, Guido, al so ca't sè disgnalà e      t'impari ala svelta. Quant riva i me parent cul magiordom ti varda quel ca'l        fa lu e ti a't fe l'istes.

SILVANA                    Ma papà, stè mia fam ridar!

IOLANDA                   Vegni cun mi ca't daghi an vestì pusè adat... e anca a fat an bagno: ta spusi        ca't reneghi!

GUIDO                        Pian, pian, u gnancur acetà.

ONESTO                      A't ghè pu d'andar in stala, gninte scuderia, ben vestì, ben profumà...

GUIDO                        Gninte stala, gninte scuderia, ben vestì e... e... an bel aumento!

ONESTO                      Sì, anca l'aumento... dai, dai c'l'è tardi!

IOLANDA                   Andema, furbetto.

GUIDO                        Iolanda, varda che ades voi esar ciamà siur maggiordromo!

(Iolanda esce con Guido. Onesto passeggia nervosamente)

SILVANA                    Cusa ghet, papà, t'am pari in si spin.

ONESTO                      Sun emusiunà, cara: tut quel c'am ricorda la me cara Elena am met          agitasiun...anca dopu tanti ani.

(Onesto si ferma a contemplare il grande ritratto appeso al muro)

SILVANA                    Cuma l'era bela

ONESTO                      Si cara, l’era mia tant alta, ma l’era bela cume na bambola: la me bambola.

SILVANA                    Pecà ca'c sumigli mia. Papà, vuria ca't fosi orgoglios da mi cum' a't sè     sempar sta da le.

ONESTO                      Ti t'è ciapà tut da mi, ma a't voi ben listes.

SILVANA                    Grasie, papà.

ONESTO                      La ghea 'na vus, ma 'na vus, che quant la cantava am sentea tut an          rimesculament in dal stomac.

SILVANA                    Mi invece sun stonada cume 'na campana.

ONESTO                      T'è ciapà tut da mi, ma a't voi ben listes.

SILVANA                    Grasie, papà.

(Entra Tullio trafelato)

TULLIO                       E' arrivato l'ambasciatore!

(Entra il maggiordomo che annuncia solennemente)

VALENTINO              Il signor ambasciatore con signora.

(Entrano Cesarina e l'Ambasciatore)

VALENTINO              Il signor nipote Rodolfo.

(Fa il suo ingresso un giovanotto dall'aria distinta)

RODOLFO                  Buona sera.

VALENTINO              Infine la signora zia.

(Entra una signora velata. Immediatamente fanno il loro ingresso Guido e Iolanda che hanno assistito in silenzio alla scena)
GUIDO                        La signora serva Iolanda tuttofare.

IOLANDA                   Ma cusa fet?

GUIDO                        Ghea mia da far tut quel ca'l faa lu?

(Onesto abbraccia Cesarina)

ONESTO                      Piacere caro cugino.

(Stretta di mano)

AMBASCIATORE      Complimenti per la casa... e che profumo di cose genuine!

IOLANDA                   Al ga 'na fam chilù, altrochè Ambasciatore... Al ga 'na ghigna c'u sa vist

                                      ad'nantra banda, e mi in dl'ambasciata a'c sun mai stada.

ONESTO                      Questa l'è me fiola Silvana.

(Cesarina la guarda con interesse)

CESARINA                 Graziosa, ma non insomiglia alla nostra cara Elena. (E ne indica il ritratto)

ONESTO                      Purtrop, nisun sarà mai cume le.

IOLANDA                   Par fortuna!

CESARINA                 Incora questa serva per ca'?

ONESTO                      L'è gnida c'la ghea sinc ani, urmai l'è ad famiglia. E pu l'è tant braa a far da       magnar.

AMBASCIATORE      Pregevole virtù!

ONESTO                      Ades però ghema anca nualtar an magiordomo.

CESARINA                 Torniamo alla impresentazione. Questo è Rodolfo, il nipote del mio        inconsorte, l'imbasiatore. Il nostro maggiordomo Valentino l'hai già visto.

ONESTO                      E quella signora misteriosa?

AMBASCIATORE      Questa signora è mia sorella. Purtroppo, in seguito a un terribile incidente è       rimasta atrocemente sfigurata, e perciò non si svela a nessuno.

IOLANDA                   Ma sbagliarò, ma chilé la ga n'aria familiare.

(La signora misteriosa s'avvicina ad Onesto e gli porge la mano guantata, poi si avvicina a Silvana e l'accarezza sulla guancia)

ONESTO                      Puareta, ela anca muta?

RODOLFO                  Povera mamma, con l'incidente ha subito anche un grave shok e riesce a             parlare soltanto con le persone che conosce bene.

ONESTO                      Puareta!

IOLANDA                   Le camere i'è sa prunte, cum' af sistemè?

CESARINA                 Io con il mio inconsorte, naturalmente.

RODOLFO                  Io con la mamma.

(La donna velata dissente vistosamente con ampi gesti del capo)

RODOLFO                  (Deluso) Non vuoi, mamma, e perché?

(La donna gli parla all'orecchio)

RODOLFO                  Sapete, soffre d'insonnia... non vuole disturbarmi. Camere separate.

IOLANDA                   Mi gla vedi mia giusta...

VALENTINO              (Indicando Guido) Io potrei sistemarmi con l'altro dipendente.

GUIDO                        No, grasie. Io ci lascio la mia camera, piutosto dormo nel fienile.

VALENTINO              Perchè no, potremmo scambiarci le nostre esperienze...

GUIDO                        Al ma scusa, sarò mia muderan, ma anca sa sun an magiordom le me      esperiense i'ho mai scambiade cun naltr'om.

VALENTINO              (Guardando l'orologio) Le cinque! E' l'ora del té. Che té usate in questa           casa? I miei signori gradiscono solo miscele inglesi.

ONESTO                      Iolanda, ghema in dispensa miscele inglesi?

IOLANDA                   Inglese no, ma gnanca da n'altra qualità: par mi l'è sul acqua spurca, ma pruedarò al pu prest. Intant am sun permesa da preparac an qual panin cul            salam... intant ca vegn ura da sena!

ONESTO                      Scusè, sa ghi la buntà d'adataf! Iolanda, i bicer da cristal!

(Iolanda porta un grande vassoio di panini e non fa in tempo a sollevare il tovagliolo che li copre, che gli ospiti si precipitano facendone man bassa)

GUIDO                        (Portando i bicchieri) Oh, si s'adata!

(L'ambasciatore beve direttamente dal collo della bottiglia)

GUIDO                        Va' che bicer da cristal ca droa cal siur chi!

lOLANDA                   Va' cuma la viagia la veleta dla siura anonima!

VALENTINO              Avete un liquorino?

(Guido gli porge la bottiglia e lui se ne versa un bicchiere)

IOLANDA                   Mi u mai vist di ambasiatori magnar acsì da gust. Veramente mi u gnaca            mai vist di ambasiatori, e credi an vedarò mai, parchè chilur i'è at tut'altra       gianìa.

(Entra Tullio)

TULLIO                       Sa v'interesa ghè la cavala c'l'è dré c'la sgancia al puledrin.

GUIDO                        Vegni... vegni subit!

ONESTO                      In du vet?... Sapete, il mio maggiordomo l'è an gran espert da cavai.

SILVANA                    Mi ma scusi, ma sa permetì questo l'è n'aveniment ca voi mia perdar.

RODOLFO                  Vorrei assistere anch'io a questo evento naturale, se posso avere l'onore d'accompagnarla.

SILVANA                    Al vegna, siur Rodolfo, l'è n'esperiensa meravigliusa. Al mai vist nasar an          caval?

RODOLFO                  Purtroppo no, all'Ambasciata, sa, nascono solo intrighi! Ah, ah, ah!

(Escono)

CESARINA                 (Tra sè) Mi di cavai a n'ho sa vist nasar fin tropi quant a stava chi in      campagna. Caro cugino, io vorrei irritirarmi nella mia camera a riposare.

ONESTO                      Prego, prego.

(L'ambasciatore si nasconde alcuni panini in tasca)

AMBASCIATORE      Anch'io sono stanco: mi ritiro.

IOLANDA                   E i panin ca gh'è restà posi purtari via?

AMBASCIATORE      Per me sì, grazie, io sono già servito... del resto io sono così parco nel     mangiare, che a me basterebbero due briciole!

(Escono Cesarina e il marito)

IOLANDA                   Par mi pusè che parco a't sè porco, vist la scorta ad panin ca ta't sè ficà in           bisaca!

(Esce anche Iolanda col vassoio. Onesto si avvicina alla signora velata)

ONESTO                      Signora, spero si troverà bene in questa casa.

(La signora fa un segno d'assenso col capo)

ONESTO                      Mi la capisi, sala, al so cusa vol dir suferensa... vedla, siura, mi u pers me           muier durante la guera. Questo l'è al su ritrat. L'era bela e la ghea na vus c'la        parea n'angil... la'm manca tant! Pena morta a vedea sempar al su fantasma,                     ma ades l'è an po' c'la's fa pu vedar.

(La signora velata si alza e si allontana di qualche passo; accenna a qualche scongiuro)

ONESTO                      Siura, la ma scusa, vulea mia turbarla... so gnanca mi parchè a'c faghi certi         discurs... forse parchè le la'm ricorda la me cara muier: al su stes persunal,    al su modo da moas, al su prufum. Ma forse sun mi che dopo vint ani riesi                           gnancura a dismengarla e m'la vedi dapartut. Vedla, siura, mia sempar                                       l'amur l'è felicità: quant l'è trop adventa an peso.

(Cerca di avvicinarsi di nuovo alla signora, ma questa si allontana ulteriormente)

ONESTO                      Ben, vaghi a vedar la cavala anca mi. La lasi, ma speri che in seguit farema        amicisia. A più tardi.

(Esce. La signora si toglie la veletta e si lascia cadere sulla sedia)

ELENA                        Oh, quando l’amur l'è masa grande l’è propria an peso! ... A chi ghelo    diseto! Co sta veleta qua me par de fogarme, o forse l’è l’aria de sta casa              qua che la ma sempre fato stafogar.

(Entra Iolanda che scoprendo Elena si fa il segno della croce)

IOLANDA                   Gesù, Giusepe, Maria!!!

ELENA                        Vè, Iolanda, cosa gheto? Paria ca t'avesi visto un fantasma.

IOLANDA                   Magari... An fantasma cun soquante mese a't po sperar da liberartan, ma le...     ma le l'è 'na disgrasia c'la fnis pu.

ELENA                        Grasie cara Iolanda dal benvenuto, ma i to discorsi a mi, noi me fa ne caldo

                                      e ne fredo.

IOLANDA                   Ma cum' ala fat a restar tale e quale dopo vint ani: mia 'na ruga, mia an   cavel bianc...

ELENA                        Se vede che son stada in letargo.

IOLANDA                   E pudevla mia restac par almen quarant'ani?

ELENA                        Nesuno m'ha mai dito quel ca gavea da far, gnanca una serva sema.

IOLANDA                   Cus'ela gnida a far? A'c cunvien partar ala svelta, sinò mi saria anca buna da      far la spia al padrun.

ELENA                        Quando decidarò , e sa decidarò, d'andare via... el sarà perchè l' vuludo mi.       De na roba però son sicura: te sarè mia certo ti a far la spia, le ghè masa           robe da perdar. Da quel c'ho capido te si ancora inamorada sensa speransa                          dal quel poareto de l’Onesto.

IOLANDA                   Le l'è... le l'è... 'na stria!

ELENA                        L'è sol mesora che sono tornada ne la me casa e ho scoperto d'esar sia un           fantasma che una stria... e ti te vuto che vaga via? No, cara, me divertio    masa! E fin che ghè da godase, costa quel che costa, la la Elenea non la se

                                      move mia da qua.

(Si sentono delle voci)

ELENA                        Eco, l’è dria rivar l’Onesto, sa te vo far la spia, a son pronta!

(Iolanda stessa le abbassa la veletta)

IOLANDA                   Par ades lasem le robe cum' le sta.

(Entrano: Onesto, Silvana, Guido, Rodolfo e Valentino)

SILVANA                    Che bela puledrina: tuta bianca cun 'na macia negra in frunt.

GUIDO                        Propria 'na meraviglia.

RODOLFO                  Qualcuno ha pensato al nome?

ONESTO                      Al num vuria c'la ghes da dargal le, siura. Cum'a's ciamla? Mi, s'l'è          cuntenta, vuria metac al su nom.

(Elena parla all'orecchio di Rodolfo)

RODOLFO                  La mamma accetta con grande piacere.

ONESTO                      Grazie, e cum'a's ciamla?

RODOLFO                  Il nome di mamma è Elena.

ONESTO                      Oh, no...! Che emusiun! Duea immaginarmal c'la's ciamaa cume lé. Questu        l'è an segn.

IOLANDA                   Sì, l'è al segn c'l'è propria imbranà, siur Unest!

                                     

FINE I ATTO

II ATTO

(Iolanda sta rigovernando. Entra Elena)

ELENA                        Brava che te si qua.

IOLANDA                   Cum' ela c'l'è in pé 'csì prest, siura? 'Na volta la lvava su sempar dop le dies.

ELENA                        Me son alsada presto, perchè volea parlar proprio con ti, sensa esar sentì da        nisun.

IOLANDA                   Cusa volla? ... E la's tira so cla veleta lì, che men la vedi, pusè stac ben.

ELENA                        Perchè, cusa gala la me facia che non la te piase mia?

IOLANDA                   Chi da nualtar, un cume la sua la ciamema ghigna!

ELENA                        Iolanda, perchè ghe l’eto cosita tanto con mi? L’è vera che son andada via

                                      de qua, ma ti l’ha t’è andada anca ben: t’ho regalà me marì e me fiola.

IOLANDA                   No, cara, ti ta me regalà gnint; t'i'è butà via e mi i' u binà: an fagutin disperà      e n'om distrut. Sun stada 'na muier sensa esar maridada e ho arlevà 'na      putina c'la sarà mai me fiola... No, ta m'è regalà gnint, nisun m'ha mai regalà                       gnint a mi.

ELENA                        Be, se te te vo tegnar quel poco ca t’è catà su, cerca de mia metar i bastoni

                                      tra le rue a mi e a me cusina. Son vegnuda fin chi perchè son restada sensa

                                      liquidi: apena ca recupero un po’ de carburante parto e chi s’è visto s’è   visto.

IOLANDA                   Alura a't sè mia gnida par restar!

ELENA                        Sito mata? Sta qua l’è mia la vita che fa per mi, tropi impegni. Mi de ieri

                                      non me ricordo più gnente, del domani non me interesa mia: mi son solo            ancò, per sempre!

(Entra Cesarina)

CESARINA                 U sentì versar la porta dla tu camera da let, e 't sun gnida dré. Cusa fet in pé      csì 'd bun ura?

ELENA                        M son levasa su a respirar un filo d'aria. Tuto el gioeno con sta veleta me

                                      par de fogarme. E dopo volea scambiar do paroline con la serva.

IOLANDA                   Beh, mi l'antifona l'u sa capida. Vaghi a inasiar la culasiun... il té!

(Esce)

CESARINA                 L'è propria vera che chi ga al pan ga mia i dent: fos capitada a mi la furtuna       d'aver catà an brustul pien da besi cume l'Unest... m'al tgneva ben stric! Ma         et vist quanta tera al s'è cumprà d'inturan al su sit? Biulche e biulche: 'na    furtuna!

ELENA                        E cosa faso con la tera, me sotero? L’è quindese giorni che sono tornada in

                                      sta casa e me par d’averghe l’asma: non respiro più.

CESARINA                 Am sun sempar dmandada parchè t'è spusà l'Unest, ti ca't sè csì diversa da        lu.

ELENA                        Cosa vute, me son sentida lusingada dal so grande amore, s’avemo sposado

                                      subito el m’ha mia lasà el tempo da pensarghe. E pu te lo s’è che pensar l’è

                                      mai stado el me forte.

CESARINA                 E dopu?

ELENA                        Dopu la prima fiamada u capì quanto... quanto... quanto tanto... l'era noioso.

CESARINA                 Ma s'l'è csì bun e unest!

ELENA                        Vedito, in principio me parea imposibile ch’el fuse cusita bon, sperava ch’el

                                      fuse a manco un pochetino ipocrita, e invece no: l’era perfeto, seto perfeto!

                                      E ti te sè mia che noia mortale che la sia la perfesion.

CESARINA                 E tu fiola?

ELENA                        L'ho fata.

CESARINA                 Quel al so, ma dighi, cusa proat par le?


ELENA                        Mi che ho sempre cercà la felicità sublime, quando l’è nata e ghe l’ho avuda

                                      en braso par pochi giorni ho credudo d’aver trovado la perfesion. Dopo però

                                      la sigava sempre, la pisava sempre, la me magnava adoso... che me vegnea

                                      l’ora d’andar via.

CESARINA                 Quant a't parli acsì t'am fè paura! Set nata sens'anima o l'et lasada ad 'na            qual banda chisà indua?

ELENA                        Beh, forse la me anima l'ho lasada a l'Onesto quand a son partida, lu l'è così      pien de anima... Ti t’immaginate uno con do anime, che scarese! L'è come             un omo con do teste: un mostro!

CESARINA                 Ti 't sè tuta mata!

ELENA                        Grasie, quando un l'è mato a se ghe scusa tuto.

CESARINA                 Cambiem discurs, c'l'è mei. Bisogna stag adré a Valentino: tal sè, nè, che lu       quant al cata 'na qual butiglia al ragiuna pù e as vestis da dona e se par caso       a smarona tut, sem ruinà.

(Entra Rodolfo)

RODOLFO                  Tesoro, sei qui? Perchè tutte le notti chiudi a chiave la porta della tua stanza      da letto? Se non mi vuoi più, dimmelo.

ELENA                        Quando te vularò più, ti te sarè al primo a saverlo. Par adeso stemo a vedar.

RODOLFO                  Che doccia fredda! ... Dopo tanto calore. Dov'è finito tutto il tuo ardore, mia    adorata?

CESARINA                 As vet che qualdun l'ha smursà al gas.

ELENA                        Sarà l'aria ad funeral che gh'è in sta casa qua, con tuti i so fantasmi, ma

                                      finchè stemo qui... buongiorno e buonasera. Va bene, figliolo?

RODOLFO                  Non vedo l'ora di partire.

CESARINA                 An po' ad pasiensa, sem dré laorar l'Unest, pudem mia andar via a man vode.

RODOLFO                  Se dovessero scoprire che siamo degli artisti d'avanspettacolo, poveri noi:          che figura meschina!

(Entra l'Ambasciatore)

AMBASCIATORE      Sta mia dil c'am ven fret! Gh'è anca la serva ca seta a fisam, vures mia avec       tirà 'na qual ciavada quant vendea le pignate da cartun e le cadnine d'or           marsis in sal Té par Sant Anselum.

ELENA                        La serva no la parla mia, con quela me la vedo mi.

RODOLFO                  Mi spiacerebbe fare brutta figura con la signorina Silvana: è così sensibile!

ELENA                        Ho capido caro che la te piase, a te si tuto il giorno con ela.

RODOLFO                  Sei forse gelosa, mia cara?

ELENA                        Mi, da ela? Ela l'è come l'acqua fresca, mi son el champagne!

AMBASCIATORE      Al champagne al fa girar la testa, ma l'acqua fresca la cava la sé.

ELENA                        Bisogna vedar se mi lo laso bear!

RODOLFO                  Mi proibisci di frequentarla?

ELENA                        No, no, ansi: l'è ora che qualduno le la sveia fora!

RODOLFO                  Meglio così, perchè stasera siamo già d'accordo di uscire insieme.

AMBASCIATORE      Soli?

RODOLFO                  Solissimi. ...Elena?

ELENA                        Te  po anca andar, ma no desmentegarte che quela lì l'è me fiola: mia far el        cretino.

(Entra Onesto con Iolanda e Silvana. Elena cala il velo)

ONESTO                      Bongiuran a tuti. (Si avvicina alla signora velata e le bacia la mano)    Signora, ha riposato bene?

(La signora annuisce. Onesto trattiene la mano nella sua)

ONESTO                      Che bela man, l'è cume quela dla me cara Elena...

(La signora strappa la sua mano da quella di Onesto)

ONESTO                      La ma scusa siura, sun an po' pes, nè?

(La signora annuisce)

AMBASCIATORE      Elena!... deve perdonare la mia cara sorella: dopo l'incidente è rimasta    molto scossa, non si è ancora ripresa.

CESARINA                 Lo sai... ha già subito ben otto ininterventi di chirurgia implastica.

IOLANDA                   Ot bele bale!

(Silvana si avvicina alla signora e le appoggia la mano sulla spalla)

SILVANA                    Povra siura, posi far quel par le?

(La signora scuote il capo e le fa una carezza sulla guancia. Entrano Velentino e Guido)

VALENTINO              Signori, il té per la colazione è servito.

GUIDO                        Signori, il gras pistà e la polenta brustolida per la prima colazione sta      aspettando sulla tavola del tinello: se ci brigate, si freda!

(I presenti si agitano immediatamente)

CESARINA                 Che voglia di té.

AMBASCIATORE      Io preferisco cibi locali.

IOLANDA                   L'è mia stupid l'Ambasciatore!

AMBASCIATORE      Due fettine.

IOLANDA                   Sì, do fetine! Lilù sa ta stè mia atenti a't magna anca 'i urdei dal stagnà!...          Però mi cla facia lì l'u vista ancura,

AMBASCIATORE      Non credo, sa, è la prima volta che vengo in Mantova.

IOLANDA                   Epura, l'è mia 'na faciada nova.

CESARINA                 Sarà un sosìa.

IOLANDA                   No so sia... lù!

CESARINA                 Vado, che la pepi si fredda.

IOLANDA                   Gheat mia da bear dal té?

(Escono tutti gli ospiti. Rimangono Onesto, Iolanda e Silvana)

ONESTO                      Senti, Silvana, cun ti cla siura lì ala mai parlà?

SILVANA                    Sempar, papà, l'è tant gentile! E anca su fiol, che putel da bele manere: fin,                                       cumplimentus. Stem tant ben insiem.

ONESTO                      Am fa piaser. Certo ca'l saria an bel partì...

IOLANDA                   Sì, al saria bel sul quant l'è partì.

ONESTO                      Pusibile, Iolanda, ca't voia sempar intrumetarat!... E, senti, cun ti cla siura lì       parlala?

IOLANDA                   Oh, sla parla... fin trop! Magari ghesla ad tasar... saria mei!

ONESTO                      Che strano: sul cun mi la fa la muta. Puarina, ot uperasiun l'ha subì. So   fradel, lambasciatore l'ha sa spes tuti i besi ca'l ghea par le. Bisogna ca cata           al coragio d'insibig al me aiuto. Mah... ma sul ca vuria mia c'la's nes al mal.

IOLANDA                   Poar tardi!

SILVANA                    Cusa ghet da tuntugnar?

IOLANDA                   Su mi cusa go: l'è c'l'è dré sucedar quel c'am va mia.

SILVANA                    Cioè?

IOLANDA                   Go paura ca't piasa cal chechin lì: al Rodolfo.

SILVANA                    E se anca fos?

IOLANDA                   E Tullio?

SILVANA                    Tullio l'è sul n'amic.

IOLANDA                   Cume sul n'amic... e quant andavi in al fnil?

SILVANA                    Iolanda... robe da putlet!


(Entra Rodolfo)

RODOLFO                  Signorina Silvana, posso accompagnarla a fare una passeggiata?

SILVANA                    Volentieri. Ciao, Iolanda, vaghi.

IOLANDA                   Am racumandi, fa bel: sta luntana dal fnil!

SILVANA                    Mia preocupat, andema a viole.

(Escono)

IOLANDA                   Mia preocupat... 'na parola.

(Esce. Rientrano Elena, Cesarina e l'Ambasciatore, che si lecca le dita. Onesto si alza di scatto)

ONESTO                      Andava bene la colazione?

AMBASCIATORE      A meraviglia... il té poi...

(Rientra Iolanda)

IOLANDA                   Al té al gh'è restà tut! Gal darò ale galine, si la bef!

CESARINA                 Che ininsolente.

ONESTO                      (Uscendo) Iolanda, am par ca t'esageri dalbun. Iolanda, senti,...

AMBASCIATORE      Sa stares acsita ben chi sa fos mia par cla servasa lì: quant la vedi go la   camisa c'am tuca gnan la pel. Ma et vist che du bras cla ga e cume la               manovra la padela?

CESARINA                 Quala padela?

AMBASCIATORE      Ma la padela dla fritada. E quela lì l'è mia ad cartun cume quela ca vendea        mi al mercà: l'è ad fer!

(Rientrano Iolanda con la padella e Onesto)

AMBASCIATORE      Oh, mama, la padela!

ONESTO                      As sem capì, nè, Iolanda?

(Iolanda annuisce)

ONESTO                      (Uscendo) A più tardi, cari ospiti.

                                      (Inchinandosi rivolto ad Elena) ...Signora. (Poi rivolto a Cesarina)     Pusè tardi voi parlar cun ti, Cesarina.

CESARINA                 Va ben.

(Esce Onesto)              

IOLANDA                   Ecco. Par culpa vostra u ciapà filada... ma s'andè mia via ala svelta...

(Esce furiosa agitando la padella)

AMBASCIATORE      Chi bisogna stricar i temp cun l'Unest, sinò sem tuti in pericul.

ELENA                        In pericolo te sarè ti, mi l’arte de stare a gala la conosco ben. Comunque

                                      stasera la Cesarina la farà la so richiesta d’aiuto: almeno sento milioni!

CESARINA                 Adritura!

AMBASCIATORE      Lasè far a mi: questo l'è al me campo.

CESARINA                 An bel camp, l'imbroi.

AMBASCIATORE      Senti chi parla! L'è vera c'u imbruià tanta gent, ma mai di parent.

ELENA                        Però go paura ca t'abia imbroià la Iolanda.

AMBASCIATORE      (Rabbrividendo) Vaghi a lugam da 'na qual banda fin ca vegn ura ad disnar.

(Escono tutti. Entrano Valentino, Guido e Iolanda)

GUIDO                        Siur Valentino, si comodi qui.

VALENTINO              Grazie, caro collega. Ho una sete ma una sete, che mi sembra d'aver       mangiato del cartone.


(Entra Tullio)

IOLANDA                   Tullio, va a tor 'na  bela carafa d'acqua fresca dla trumba par al sior         magiordomo.

VALENTINO              Per carità: io l'acqua la uso solo per la toilette.

GUIDO                        Quel l'eva capì. Tullio, va in cantina a tor 'na bela butiglina fresca.

VALENTINO              Magari un paio...

TULLIO                       Vac ti, Guido, a't sè ti al magiurdom! La me incumbensa l'è sul da purtar al       bivrun ai cavai, e lilù l'è mia an caval.

IOLANDA                   No, l'è n'asan.

VALENTINO              Vado io se volete.

IOLANDA                   (Alzando la voce)No, a'c va nisun: questa l'è mia n'ustaria da tacar  a bear        la matina a bun' ura.

(Entra Onesto)

ONESTO                      Cusa gh'è da sbraiar?

IOLANDA                   Chilur, sa ta t'incanti i't voda la cantina in du e du quatar... ma le ciaf a ghi'ho mi, par furtuna.

ONESTO                      In cla casa chi a gh'è mai sta gnint da serà su.

IOLANDA                   Fin ades gh'era mia cle sanguisughe chi.

ONESTO                      Iolanda, in cla casa chi i ospit i'è sacri.

IOLANDA                   Ospiti questi? ... I'è spugne! Cati gnanca pu i vot: par mi lilù al cuca anca i        vedar.

ONESTO                      Chi le ciaf!

IOLANDA                   Al padrun a l'è lu.

(Esce sbuffando. Anche Onesto esce)

ONESTO                      Vegni subit.

VALENTINO              Che gendarme quella governante.

TULLIO                       Ma l'è mia la governante, l'è la serva.

VALENTINO              Se a Londra dove mi sono diplomato fosse accaduto un fatto tanto        increscioso, non oso pensare...

TULLIO                       Ma cusa volal, chi sema in campagna.

VALENTINO              A proposito, caro collega, lei dove si è diplomato.

TULLIO                       (Ridendo) Qual diplumà: s'l'è sempar sta dur cume la caroseria d'an tratur.

GUIDO                        Ma a't ricordat pu c'am sun diplumà in maggiordomeria a Piacensa?

TULLIO                       Parchè a Piacensa?

GUIDO                        L'è al prim sit ca m'è gni in ment.

VALENTINO              Ma che sete: mi sembra d'aver mangiato dello spago.

TULLIO                       Am capita anca a mi quant a magni al cuspetun.

(Entra Onesto con due bottiglie)

ONESTO                      Questo l'è al vin e chi gh'è le ciaf.

(Guido le prede prima che Valentino possa mettervi le mani)

ONESTO                      Andema a laurar, Tullio. Vegnat anca ti, Guido?

GUIDO                        Gninte stala, gninte scuderia, ben vestì, ben profumà...

ONESTO                      U capì, u capì... Andema.

(Escono Onesto e Tullio. Valentino si versa da bere)

VALENTINO              Che brutta cosa la sete!

GUIDO                        Senti, cavam 'na curiosità, cla siura lì cun la veleta, cum ela c'la's disquacia         mai?

VALENTINO              L'incidente... rovinata.

GUIDO                        Propria strusiada?

VALENTINO              Non dovrei parlarne... insomma, per esempio il naso...

GUIDO                        Al nas?

VALENTINO              Il naso... non c'è: tagliato via di netto, zac!

GUDIO                         Che mal! E al post dal nas, cusa gala?

VALENTINO              Niente: due buchi.

GUDIO                        Ma va? Ma la buca, quela a glala?

VALENTINO              La bocca sì, ma è... quadrata.

GUIDO                        Cume quadrata?... e i oc, quei a ghiala?

VALENTINO              Quelli sì, ma senza ciglie.

GUIDO                        Do bus in al nas, buca quadrata, ma alura la ga 'na testa cume chi mascarun        ch'i putin i fa cun le suche, po i'g met dentar 'na candela par spaventar la gent ca pasa davanti al cimiteri da not.

(Valentino si alza e prende le due bottiglie)

VALENTINO              Beh, vado a stendermi sul letto.

GUIDO                        Sarà mei, prima ca ta fnisa long tirent suta al taul. E porta indré i vot.

VALENTINO              Ma che sete...

(Esce)

GUIDO                        Sensa nas, buca quadrata, ma certa gent a pensa che nualtar parchè sema da       campagna a sapiema propria gninte dal tut...

(Esce. Entrano Cesarina e Elena dalla cucina e Silvana dall'esterno)

SILVANA                    Gh'è mia la Iulanda, a go purtà le viole.

ELENA                        Che belle: le violette sono il mio fiore preferito!

SILVANA                    L'era al fiur preferì anca da me madar. Gle daghi a le s'la ia vol.

ELENA                        Grazie, cara.

SILVANA                    Cesarina, ti ca t'è cunusì me madar, cum'erla? Par me padar l'era 'na santa,         par la Iulanda an demoni.

CESARINA                 Quel ch'è sicur l'è che tu madar l'era 'na persona fora dal comune.

(Entra Iolanda)

SILVANA                    Et vist, Iolanda, ca gh'è ancura le viole?

IOLANDA                   Sì, e anca le disgrasie.

SILVANA                    (Ignorandola) El vera c'la ghea anca 'na belisima vus?

CESARINA                 Sì, meravigliusa.

IOLANDA                   Oh, la cantava, la balava, la sonava la chitara... la fava da tut men che i mester ad ca'.

SILVANA                    Cuma vuria sumigliar a le: sun acsì insignificante che nisun is n'incorsi da           mi, gnan me padar.

IOLANDA                   To padar al fa mia regola, lu al vif dentar in cal quadar lì e 'l ved nisun.

CESARINA                 Gnan ti, Iolanda? E sì ca't sè mia piculina.

ELENA                        Silvana, tesoro, non è vero che sei insignificante; solo non ti sai valorizzare:       sempre questi capelli annodati... (Le scioglie i capelli) ...così. E adesso un           po' di colore... (Le mette il rossetto e un po' di cipria. La osserva) ... va                           già un po' meglio, ma vieni con me che forse ho un abito che ti va a                                       pennello.

(Elena e Silvana si apprestano ad uscire)

IOLANDA                   Cun lilé ta'c vè mia.

SILVANA                    Parchè?

IOLANDA                   Parchè cla lì l'è... l'è periculusa.

SILVANA                    (Ridendo) Ma cusa disat, Iolanda, gnanca cla siura chi la fes 'na bumba!

ELENA                        Vieni, cara.

(Escono)

IOLANDA                   T'l'è dita giusta, cara la me putleta, cla lì l'è propria 'na bumba.

CESARINA                 Vè, Iolanda, l'è mei ca ta staghi calma. Quand le la ga in ment quel nisun           pol fermarla.

IOLANDA                   Quel l'è da vedar. Dop vint ani la vol cuminciar a sugar a far la mama, ma la      putleta l'ho arlevada mi: la ga la testa sana e permetarò mai ch'i la cunfunda     cun dle stupidade. Quanti besi vulì par andar via? Mi go siquanta miliun, vi                           daghi tuti, purchè insachè i nedar ala svelta.

CESARINA                 Nualtar pensaum a quel di pu'... sent, sentsinquanta...

IOLANDA                   An parlarò cun l'Unest.

CESARINA                 L'unica roba ca's trategn chi l'è la pecunia, varda ti...

(Esce Cesarina. Iolanda si lascia cadere su una sedia)

IOLANDA                   ...Poar mund!...

(Entrano Tullio e Guido)

TULLIO                       Go idea ca gnarà al teremot.

IOLANDA                   (Tra sè e sè)Go paura ca'l sia sa gni.

GUIDO                        E parchè a ga da vegnar al teremot?

TULLIO                       U mai vist la Iulanda sentada in s'na scragna.

IOLANDA                   Cusa gheat idea: ca ghes mia al cul?

TULLIO&GUIDO        No, quel as vet ben!

TULLIO                       Indu ela la Silvana?

IOLANDA                   L'è in camera da so madar.

TULLIO                       Cume da so madar'?

IOLANDA                   ...Vulea dir da so madar da Rodolfo...

TULLIO                       Ah, u capì.

(Si sente bussare: entra Celestina)

CELESTINA                Ciao, Iolanda, i m'ha dit ch'è gni la Cesarina.

IOLANDA                   Oh, l'è sa prunta d'andar via!

CELESTINA                I m'ha dit c'la spusà n'ambasiatore e c'la vivi in n'ambasieria.

IOLANDA                   I dis...

CELESTINA                Andavam a scola asiem. Al maestar al sea mis in banc insiem parchè al dsea       ca gheam al stes quosiente d'inteligensa.

IOLANDA                   U mei, al stes ritardo!

CELESTINA                No, cara, in ritardo a'c seram mai. Seram sempar le prime a rivar e le ultime        a'ndar via.

 (Entra Cesarina)

CELESTINA                Cesarina, che piaser a vedat!

CESARINA                 (Sorridendo) Anca mi, cara, ma chi set?

CELESTINA                Ma la Celestina!

CESARINA                 Che piaser, t'ea tolt par tu surela.

CELESTINA                No, me surela l'è sa morta.

CESARINA                 Am dispias. Condolianse.

CELESTINA                Grasie, atartant.

CESARINA                 E tu cugnà, puaret, al Gepe?

CELESTINA                L'u maridà mi.

CESARINA                 Non tutto il male viene per innuocere! ...Ma c'andem fora a parlar cl’è

                                      mei!...

 (Entra Silvana che indossa un abito bellissimo)

TULLIO                       Ocio, Silvana, che bele sanfe.

GUIDO                        L'è la prima volta c'la mustra le sgrife, sempar cun le braghe... ta ste propria       ben.

SILVANA                    Tut merit a dla siura Elena.


(Entrano Rodolfo e Onesto)

RODOLFO                  Signorina Silvana, che metamorfosi! Non le ha mai detto nessuno che    possiede due gambe stupendamente affusolate?

SILVANA                    No... sì... insuma... quasi.

ONESTO                      A't sè propria bela.

RODOLFO                  Viene con me a vedere il tramonto?

SILVANA                    Con piacere.

IOLANDA                   Ma si è sul le tre...

RODOLFO                  Lo so che sono soltanto le quindici, ma in buona compagnia il tempo vola.

(Escono seguiti da Tullio e Guido)

ONESTO                      Che bela copia, nè, pecà ca sun mia bun da fam amic su madar.

IOLANDA                   Al proa a insibig di besi, al vedrà che cambiament, i'è gni par quel.

ONESTO                      Par via dle uperasiun da chirurgia?

IOLANDA                   Sì, siur Unest, caru, par quel.

ONESTO                      Forse par 'na volta a't ghè ragiun...

(Esce Onesto e rientra l'Ambasciatore)

AMBASCIATORE      E' pronta la frittata?

IOLANDA                   Quala fritada?

AMBASCIATORE      E' tutt'oggi che viaggia con la padella.

IOLANDA                   Al ripeta, par piaser "padella".

AMBASCIATORE      Padélla!

IOLANDA                   L'eva dit mi che chilù l'era mia 'na facia noa: ades u capì... l'è quel che par          Sant Anselum al m'ha ciavà cun le pignate ad cartun.

(Comincia un furioso inseguimento)

IOLANDA                   ... Apena i'u mise in sla stua, i ha tacà foc. E la cadnina d'or marsis ca'l m'ha      dat asura, la m'ha fat vegnar al col vert e n'intusicasiun ca sun stada malada      du mes...

(Attirati dalle grida rientrano Tullio, Guido e Valentino. Tutti inseguono Iolanda per trattenerla, inutilmente. Fuori scena si sente un gran frastuono, e le grida disperate dell'Ambasciatore)

AMBASCIATORE      Aiuto! Soccorso! Accorr'uomo! S.O.S.! Ahi, ahi, ahi!

(Rientra Iolanda)

IOLANDA                   A t'l'ho data mi la fritada, e sens'of... e chesta, belo, l'è mia 'na padela ad           cartun, cume quele ca ta m'è rifilà ti!


(Esce. Le scena rimane in penombra. Entra Cesarina in vestaglia e si versa da bere)

CESARINA                 Ma che calt, ma che calt...

(Si siede sul divano. Entra subito Elena con camicia e vestaglia bianche)

ELENA                        Cosa feto qua?

CESARINA                 Ghea calt e an pudea pu dle continue lamentele dl'Ambasciatore: ahi chi, ahi     là, che pesa da stomac!

ELENA                        Poareto, l’ha ciapà na pagada mia da ridar. La Iolanda la schersa mia, è!.

CESARINA                 Che giurnada pesante inco. Par fortuna sun riesida almen a dmandag i besi        al'Unest par le tu operasiun da chirurgia implastica. E cum'a's prevedea l'ha       bucà: cento milioni, e cinquanta la Iolanda ca fa sentsinquanta.

ELENA                        (Ridendo) Però che inseguimento, la Iolanda con l'Ambasciatore.

CESARINA                 Meno male che l'Unest l'era in i camp e al s'è acort ad gnint.

ELENA                        Cesarina, m'è gni una voia ad cantar ca stago fina mal.

CESARINA                 E a mi da balar: am manca pran tant la rivista.

(Cesarina accenna a qualche passo di danza)

ELENA                        Adeso fago proprio una cantadina.

CESARINA                 Set mata? S'a't sent l'Unest...

ELENA                        Oh, lu el va a leto con le galine e fino al'alba el dorme el sonno del giusto.

CESARINA                 Ben, mi vag fora a ciapar al fresco.

(Mentre esce Cesarina Elena accenna al motivo di una canzone. Onesto si fa sull'uscio)

ONESTO                      Elena! Am parea mi d'aver sentì la tu vus.

(Si avvicina a Elena e lei si ritrae)

ONESTO                      Cara, l'è tant ca t'am vegni pu a catar: credea ca ta m'esi dismengà. Podat          mia parlar? Però cantar sì, as vet che quele i'è le regole da lasù.

(Onesto apre le braccia e alza gli occhi al cielo)
ELENA                        (Piano) El me crede un fantasma.

(Elena cerca di fuggire)

ONESTO                      No, Elena, n'atim. Resta cun mi... sul stasera... e dopu lasarò in pace la tu           santa anima.

(Onesto si avvicina alla finestra)

ONESTO                      A't ricordat, Elena, in le sere d'istà, c'andavam fora a vedar al ciel pien da          stele? Ti t'am disevi sempar c'l'era an spetacul acsì straordinari ca't tucava           serar i oc parchè a't riesevi mia a soportar tanta belesa. Ma a't bastava ca ti                         riversesi par ritruaral lì, tut par ti. Vedat, Elena, am sucedeva anca a mi,                                       quant a't vardava. Però 'na volta quant ho rivert i oc, ti ta'c seri pu.

(Elena piange)

ONESTO                      Ma cusa fet, Elena, sigat? Mia faral: 'i angii i siga mia...

(Elena fugge seguita da Onesto)

ONESTO                      ... Elena...!

(La scena rimane vuota. Entrano Rodolfo e Silvana con una bottiglia)

SILVANA                    Che bel balar cun ti suta le stele, a't sè an gran balerin!

RODOLFO                  E' facile con te: sei leggera come una piuma.

SILVANA                    E pensar ca Tullio ala festa dal paes am masacrava i pé... ma cum'am gira la       testa!

RODOLFO                  Oh, Silvana, quante cose non sai: vorrei tanto essere il tuo maestro.

SILVANA                    E mi a dmandi atar ca vegnar a scola da ti. Però ti ta m'è fat bear, nè?


(Sull'uscio fa capolino Cesarina, che osserva non vista)

RODOLFO                  Solo un goccio; evidentemente non lo reggi. Vieni, cara, che ti aiuto a    metterti a letto.

SILVANA                    Birichin, ta m'è fat bear. Andema, maestar, g'u sun.

RODOLFO                  Sì, cara, sarà un piacere insegnarti ancora qualcosa...

CESARINA                 Eh, no, belu, a scola sa'g va sempar ala matina. Vegni, cara, ca't cumpagni         mi.

SILVANA                    Bye bye!

RODOLFO                  M'è andata buca.

(Rodolfo si siede al buio e si versa da bere. Rientra Onesto e va subito nelle stanze senza neppure vederlo, tanto è sconvolto. Lo segue subito Elena)

RODOLFO                  Elena, cara!

ELENA                        Tasi!

RODOLFO                  Ma dove vai?

ELENA                        Credi... credi che forse l'è la volta bona che me farò dar indrio la me anima! (Esce)

FINE II ATTO

III ATTO

(In scena Iolanda che spolvera. Entra Onesto e le si avvicina titubante)

ONESTO                      Iolanda, senti...

IOLANDA                   Cusa gh'è?

ONESTO                      Senti, Iolanda, mi vulea dit... insuma, dai... dai... grasie.

IOLANDA                   Grasie 'd cosa?

ONESTO                      Sì, dai, insuma, grasie par stanot.

IOLANDA                   Stanot? Cus'è suces a stanot?

ONESTO                      Cara, t'è capì ca ghea bisogn d'esar cunsulà. Dopu c'u vist al fantasma ad me     muier a s'era pu' bun da calmam.

IOLANDA                   Al fantasma 'd su muier?

ONESTO                      Sì, et mia sentì ca'l cantava? Quant am l'ho catada davanti in salot, umenti         am vegn fastidi.

IOLANDA                   Dunca... am faga capir: lu stanot a l'ha vist al fantasma 'd su muier e dopo         mi saria gniada a cunsularal in dla su camera...

ONESTO                      Dai, mia far la timida, Iulanda, ma't sè pran afetuosa!

IOLANDA                   (Tra sè) U capì: cla bruta scursiana l'ha sugà a far al fantasma e pu l'è fnida       in dal su let... mah!... mah! Tute le volte c'l'è gni cun mi al fasea finta d'esar        cun su muier, ades che finalmente l'è sta cun su muier al cret d'esar sta cun                         mi.

(Entrano Cesarina e l'Ambasciatore con la testa fasciata e un braccio al collo)

ONESTO                      Cusa ghè suces, siur ambasciatur, un incidente con la macchina?

IOLANDA                   (Piano)No, cun la padela!

AMBASCIATORE      No, ieri sera mentre mi apprestavo ad ammirare il panorama mi sono sporto        troppo dal balcone e sono caduto nel giardino sottostante dove c'è un             cespuglio di rose, mi sono graffiato... sa, le rose hanno le spine.

IOLANDA                   Oh, le ga d' chi sproc, lung acsì.

ONESTO                      Ma parchè al mia ciamà an qualdun?

AMBASCIATORE      Non volevo disturbare.

ONESTO                      Che delicatessa, che finessa, nè, Iolanda?

IOLANDA                   (Prendendo in mano la catenina che porta al collo) Un vero gioiello...

CESARINA                 (Vedendo entrare Guido con la caffettiera napoletana) Potrei avere un          po' di caffè?

ONESTO                      Certo.

GUIDO                        Ecco, apena fat.

AMBASCIATORE      Ma dov'è finito il nostro maggiordomo, che stamane non si è ancora       presentato?

GUIDO                        Tasì pura, che quant u vist ca'l rivava mia sun andà a piciar ala su porta.

ONESTO                      E gh'eral mia?

GUIDO                        Cusa volal ca sapia mi. U sentì 'na vusina ca dseva: "Non sono ancora    pronta, devo finire il trucco".

ONESTO                      E alura cus'et fat?

GUIDO                        Oh bela, sun scapà. Ghea paura ca'm tires dentar.

CESARINA                 Andema, andema a vedar.

(Sta per uscire insieme all'ambasciatore, ma ecco apparire Valentino vestito da donna con Tullio)

AMBASCIATORE      Troppo tardi.

ONESTO                      E questa chi ela?

VALENTINO              Sono mia sorella Valentina, comment ça va?

IOLANDA                   E chile d'indu vegnla?

VALENTINO              Mais, da Paris!

ONESTO                      E cum'ela c'l'è capitada chi?

VALENTINO              C'est la vie!

AMBASCIATORE      Poveretto, quando gli vengono le crisi ha uno sdoppiamento di personalità e      crede di essere sua sorella gemella morta in tenera età.

GIUDO                        Che bela ca't sè!

TULLIO                       Che gamba lunga.

VALENTINO              Gamba lunga, piatto fino!

GUIDO                        Varda, a't sè mia al me tipo.

AMBASCIATORE      Non ho parole per esprimere il mio imbarazzo. Vieni con me che ti do la             medicina.

CESARINA                 Vergognati, farci fare questa infiguraccia.

(Valentino fa di tutto per non farsi prendere)

GUIDO                        L'unica medzina ca guol a chilù, l'è 'na bela docia freda.

VALENTINO              Vengo solamente se mi prometti di fare la doccia con me!

GUIDO                        Eh no, belo.

VALENTINO              Allora nessuno mi smuove, cherie.

TULLIO                       Alura t'a smuovi mi: a't buti indl'albi!

VALENTINO              Con te non vengo, il baffo mi da il pizzicorino.

IOLANDA                   Dai, andec tuti du, che forse insiem a gla cavè a fical suta l'acqua fresca.

VALENTINO              Andiamo a fare questa doccia, ma preferirei fare un bagno nello champagne!

GUIDO                        T'al credi, a't fe sensa giurar.

TULLIO                       (Uscendo) Andema, ma varda che se a chilù a'c casca al savun, mi al cati           mia su!

(Escono Valentino, Giudo e Tullio)

AMBASCIATORE      Vado anch'io a dare una mano.

CESARINA                 Sarà inmeglio!

(Escono anche l'Ambasciatore e Cesarina)

ONESTO                      A't par mia Iolanda che lilù al sia an puctin, ma dighi an puctin strano?

IOLANDA                   Si, sul an poctin però!

(Entra Elena)

ONESTO                      Oh siura, prego la's comuda, ala durmì ben?

ELENA                        Uhm, uhm.

ONESTO                      Et sentì Iolanda, et sentì c'la m'ha dit: uhm, uhm?

IOLANDA                   No l'ha dit: cu-cu!

ONESTO                      L'ha dit uhm, uhm, forse la cumincia a perdar la paura.

IOLANDA                   Propria ades c'l'è dré andar via. Et mia preparà l'asegn Onest?

ONESTO                      Pu tardi, u fnì al bluchet e go da pasar in banca a tol. Buon giorno, siura.

(Fa il baciamano ad Elena ed esce)

ELENA                        Colasion dopia stamatina.

IOLANDA                   Vegn fam, nè, a far al fantasma?

ELENA                        Vudame al cafè.

(Iolanda per tutta risposta le versa il caffè addosso)

ELENA                        Ahi, ahi cume el scota, cusa fete disgrasià, seto mata?

IOLANDA                   U mia fat aposta.

ELENA                        No, t'è fato dabon; questa te me la paghi, parola mia!

(Richiamati dalle grida di Elena, l'Ambasciatore e Cesarina accorrono)

CESARINA                 Cusa sucedi, as senti sbraiar fin al prim pian?

ELENA                        Disgrasiada, la m'ha vudà el cafè de bolo sul genocio.

IOLANDA                   Sa va mia ben al servisi quela li l'è la porta.

AMBASCIATORE      Lei è una persona gretta e meschina. Dov' è finita l'ospitalità della buona           gente di campagna?

IOLANDA                   A's sem disgnalà fora anca nualtar, e pu l'è mei ca't tasa Ambasciatore, sinò       vaghi a tor la padela e a't faghi vedar ancura al panorama.

AMBASCIATORE      Che persona violenta.

IOLANDA                   Buh!... Con ' imbruiun, sempar.

CESARINA                 Lasema andar cle stupidade chi. Gh'è an prublema talment serio ca bisogna       c'l'afruntema tuti insiem.

IOLANDA                   Mi cun ualtar go gnint da spartir.

(Iolanda si avvia per uscire ma si ferma ad origliare)

CESARINA                 Iar sera u vist Rodolfo e la Silvana quant i'è riva a ca'. L'era tardisim e al l'ha     fata bevar parchè as capiva c'l'era alterada. Sa fos mia sta par mi a gl'avria      cavada a cumpagnarla a let!

(Iolanda ritorna sui suoi passi)

ELENA                        No poso mia credarghe.

CESARINA                 Sun stada in pé tuta not a pungari, stamatina i'è andà fora prest a caval e i'è       gnancura turnà indrè.

ELENA                        No poso mia credarghe.

IOLANDA                   Mi invece sì, purtrop! Ma cusa set gnida a far, varda cusa t'è cumbinà, la me      putina, acsì ingenua...

ELENA                        Quel disgrasià d'en morto de fame, d'en mantendo che no l’è altro. Ma no         ghe la cavarà mai a faghe del mal ala me Silvana, la me buteleta.

CESARINA                 Am sun dumandada tante volte parche a't sè vulida turnar, cun tuti i risc ca       sema 'ndà incuntra...

AMBASCIATORE      A chi 'l disat!

CESARINA                 Ades u capì: t'l'è fat par vedar tu fiola.

ELENA                        A te ghè proprio rason, anca se me rendo conto solo adeso. Son terorisada,        mi coi sentimenti gho mai vu problemi, quando i me stava streti, un taglio e

                                      via; ma adeso cosa fago, adeso?

IOLANDA                   Mia dmandaml' a mi, bela, a't duvei pensac prima, ades bisogna sercar an           rimedi par la putleta.

(Entrano Rodolfo e Silvana mano nella mano, tutti sorridenti)

ELENA                        Silvana, devo parlarti.

IOLANDA                   Pian, pian, mi go la precedensa.

ELENA                        Ben, ti te gavarè la precedensa, ma mi de qua non me movo mia!

RODOLFO                  (Avvicinandosi ad Elena) Cosa c'è cara, cosa desideri?

ELENA                        Che te te sprofondi in de l’inferno!

(Escono tutti rimangono in scena solo Elena, Iolanda e Silvana)

SILVANA                    Cus' è suces, 'na disgrasia? A't ghè 'na facia!

IOLANDA                   L'è inutil ca stema tant a girac inturan, tal sè che mi vaghi sempar al sodo.

SILVANA                    E al sodo cusa saresal?

IOLANDA                   Al saria...: l'è cal putel li, c'l'è mia la persuna ca fa par ti! Versi i'oc cara, lilù       l'è gni in casa cun l'ingan fasendos pasar par chisà che siur e invece l'è an             balerin da varietà!

SILVANA                    Cum' a't fe prest Iolanda a clasificar le persune, stamatina al m'ha dit tut, al       so ca'l fa l'artista ad varietà e che cla siura li l'è mia su madar, ma 'na brava   dona c'la l'ha iutà in an mument ad dificultà.

IOLANDA                   E ti ta'c credi.

SILVANA                    Al m'ha dit c'l'è inamurà da mi e c'l'è dispost a far anca al cuntadin pur da         stam vicin.

IOLANDA                   E ti ta'c credi.

SILVANA                    Certo ca'c credi, a'c voi ben e am fidi.

IOLANDA                   Ben, mi l'ho gn'an cunà e am fidi mia. Sì, al cuntadin, cun cal brasin curt cal      ga?!

SILVANA                    Ti, Iolanda, t'è sempar dit che la tera l'è na religiun e che uno al pol         cunvertis in qualunche mument, basta ca'l sia bun da tegnar in man an badil     u 'na vanga.

IOLANDA                   E ti credat che cal damerino li al g'abia voia da vangar? No, lilù al cerca sul       da metar al porc a l'ora!

SILVANA                    Cusa vot saver ti a dl'amur ca't sè mai stada inamurada.

IOLANDA                   Chesto a mi a't po mia dirmal. Quant u cunusì tu padar a ghea sinc ani. Lu al     m'ha tirà le tresine e al m'ha dit: "Che bela bambolotta"! Da alura par mi è       esistì nisun altar, andavam a pescar e sera sempar mi ca'c tacava al bec al lamun parchè a lu a'c fava schif; quant andavam a scola, s'era sempar mi            ca'c purtava la bursa, anca se lu al faseva la quinta e mi sul la secunda.    Seram inseparabili, fin che...

SILVANA                    Fin che...?

IOLANDA                   Fin che tu madar l'è gnida a catar su cusina Cesarina chi in paes.

SILVANA                    Al l'ha spusada subit, nè?

IOLANDA                   Al giuran dal matrimoni u ciapà al caval pusè mat a dla scuderia e sun    scapada in di camp, tri giuran sun stada via...

SILVANA                    Povra Iolanda, è gni nisun a cercat?

IOLANDA                   Mi....no! Però i'è gni a sercar al caval! A l'era an purosangue e al custava 'na       fortuna. Vulea andar via par sempar, ma pena u cunusì tu madar u capì che            lu al gavria vi ancur bisogn da mi. A'c sun sempar stada vicin sensa avec                    mai gninte in cambi: no, cara, ti a't po mia insegnam a mi cus'l'è l'amur, sul                                       parchè t'è catà an filun ca t'ha fat do muine.

SILVANA                    Senti, Iolanda, mi am dispias par ti, ma anca la to esperiensa la'm cunvinsi         sempar di pù che ghò d'acetar l'amur c'am vegn ufert.

IOLANDA                   Mia cun lilù, vot far la fin da tu padar c'l'ha pasà una vita in an quadar, varda che cal lì l'è la copia precisa da tu madar: affascinanti e vot!

SILVANA                    T'ascolti pu, usel dal malauguri.

(Silvana sta per uscire ma Elena la trattiene e la siede accanto a se)

ELENA                        Senti Silvana, nei giorni nella mia permanenza in questa casa, mi sono    affezzionata tantissimo a te.

SILVANA                    Anca mi siura la'm creda.

ELENA                        Bene, io potrei essere tua madre e ti giuro di dirti quello che ti direbbe lei:

                                      Rodolfo non è l’uomo per te!

SILVANA                    Parchè, l'andava ben par le c'l'è pusè vecia ad lu, e al va mia ben par mi ca          sun pusè giuvna?

ELENA                        E’ un poco di buono, ha avuto donne di tutti i generi e si è sempre fatto             mantenere.

SILVANA                    Parchè am disla cle brute robe chi?

ELENA                        Te le dico come se fossi tua madre.

SILVANA                    Me madar la'm diria mai dle cativerie dal genar.

ELENA                        Anche se fossero vere?

SILVANA                    S'le fos vere forse le acetaria, ma sul sa fos me madar a dirle.

ELENA                        Silvana, (Si toglie il velo) sono io che te lo dico... e credimi so solo io     quello che mi costa!

SILVANA                    (Indietreggia) No, no... l'è cla lì me madar! (Indicando il quadro)

                                      'Na santa, 'na Madonna. Iolanda, nè c'l'è mia cla lì me madar?

IOLANDA                   No, cara, l'è sul al su fantasma. Vegni, cara, cun mi.

(Iolanda e Silvana escono abbracciate. Rientra in scena Cesarina)

CESARINA                 Cum'ela andada?

ELENA                        Dime parchè ho vulù tornare a casa, dime parchè.

CESARINA                 Forse parchè in fund a't ghevi nostalgia dla tu casa e da tu fiola o, parchè no,    anca da tu marì. O forse parchè prima u dopo tuti i nodi i turna al petan.

ELENA                        Ma i fa propria mal! Cesarina, avemo girà tuto el mondo, ma al cerchio al           s'à serà e semo tornade chi... chisà parchè...

CESARINA                 Parchè l'è da't chi ca sem partì. Però, dai, as sema divertì insiem, n'ema fat         d'esperiense!

ELENA                        Sera smaniosa de trovar la felicità sublime, perfetta, e l'ho cercada, el so            solo mi quanto: inutilmente. Stanote ho capido che la felicità perfetta no   l'esiste mia: gh'è tante piccole felicità mise de qua e de là nele to giornade e                           che mise insieme le dà uno scopo ala to vita.

CESARINA                 Em pers al tram, Elena.

ELENA                        Avemo perso el tram, Cesarina.

(Entra Rodolfo con la valigia)

CESARINA                 In du vet, Rodolfo?

RODOLFO                  Streghe!

(Esce)

CESARINA                 As vet c'l'ha ciapà al licensiament!

ELENA                        Almeno quelo. Vien con mi a far le valise, Cesarina. Stame visin seto:    stasera par la prima volta in vita mia go paura.

(Escono. Entrano Tullio, Guido e Valentino con la valigia)

TULLIO                       Cuma stal, sior maggiordomo?

VALENTINO              Devo dire che, nonostante la mia avversione per l'acqua, ora mi sento     meglio.

GUIDO                        Ma che lota suta la docia, em mia fat 'na fadiga acsì gnanca quant a s'è gni        in ment da castrar al tor.

TULLIO                       L'è mia an discurs da magiordom, quest.

VALENTINO              Ormai la farsa del maggiordomo è terminata: giù la maschera. Permettete,          Valentino Sandri: attore, fantasista e affini.

TULLIO                       Vuria saver cus'l'è affini.

GUIDO                        Va ben, so la maschera. Guido Guidi: stalliere, obbligato e affini.

TULLIO                       Parchè anca ti affini?

GUIDO                        Vot ca staga ad men da lu?

(Entrano Onesto e Iolanda)

ONESTO                      Cum' ela ca'l ga la valis?

VALENTINO              Stiamo partendo, grazie dell'ospitalità.

ONESTO                      Cum'ela acsì, tut in an culp? Af truè pu ben chi?

(Entrano Cesarina, Elena, Ambasciatore con le valigie)

ONESTO                      Ben, cus'è suces? Cum'ela ca scapè via acsì d'impresia?

AMBASCIATORE      Siamo stati richiamati all'ambasciata. Una grana che richiede la nostra    presenza.

ONESTO                      Spetè ca'f cumpagni almen ala stasiun cun la machina.

CESARINA                 No, grazie, abbiamo già chiamato l'intaxi.

ONESTO                      Eco l'asegn ca vea prumes.

AMBASCIATORE      Grazie, grazie, molto gentile.

ONESTO                      Siura, am dispias c'la vaga via sensa aver avì al temp da far amicisia... Siura,      ela sicura da vuler andar via? S'la vol star chi al post al gh'è.

(Elena fa un cenno negativo col capo. Si salutano ed escono: rimangono in scena solo Onesto e Iolanda)

ONESTO                      Siura... Elena!

ELENA                        Addio!

(Iolanda si ferma sulla porta)

IOLANDA                   Grasie.

ELENA                        Me racumando la me Silvana.

(Esce)

ONESTO                      (Lasciandosi cadere sulla sedia) Ades l'è propria fìnì tut.

IOLANDA                   Parchè, s'eral acort c'l'era le?

ONESTO                      Gu vi an qual suspet fin dal prim mument c'l'è gnida dentar da cla porta lì.

IOLANDA                   S'l'ha mai dit gninte!

ONESTO                      Sera mia sicur. S'es sentì la su vus alura sì, ma la parlava mai davanti a mi.         Stamatina però, quant t'u ringrasià par stanot e ti 't sè gnida dal munt dla       luna u capì.

IOLANDA                   L'ha capì l'ingan e al ga dat istes i sent miliun?

ONESTO                      G'avria dat la me vita sa ml'es dmandada.

IOLANDA                   Cum'a's fa ' amar acsì 'na persuna ca merita gninte...

ONESTO                      S'a'c vules 'na vera ragiun par vuler ben, credi che dl'amur in cal munt chi          ga'n saria poc... Ma, finalmente, l'u capida!

(Onesto s'appresta a togliere il quadro della moglie dalla parete)

IOLANDA                   Cusa fal, siur Onest?

ONESTO                      Iolanda, tuta la vita as sem curs adré: mi adré a le, ti adré a mi, ma ades             basta; am fermi sperando ca t'am voia ciapar ancura.

IOLANDA                   Parchè tirat via al quadar?

ONESTO                      La me vita l'u pasada quasi tuta dentar in cal quadar chi. Basta! Go da far         morar 'na part da me stes par lasar vivar c'l'altra.

IOLANDA                   No, no... Onest, no. Mia a cal presi chi. Va, va, curi dla tu Elena cat fe   ancura in temp a rivalra...

ONESTO                      Set sicura?

IOLANDA                   Va!

(Onesto esce. Si sente una musica dolcissima)

ONESTO                      Elena!

ELENA                        Onesto...

ONESTO                      Elena cara,  vegni cun mi c’andem a vardar le stele...!

(Si prendono per mano, mentre in scena Iolanda si appresta a rimappendere il quadro sul camino)

FINE

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 0 volte nell' ultima settimana
  • 0 volte nell' ultimo mese
  • 12 volte nell' arco di un'anno