Napoleone ha dormito qui

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Napoleone ha dormito qui

Commedia in tre atti di Giovanangelo Brovelli

L'azione si svolge nel paese immaginario di Ahchéria oggi

Tra il primo ed il secondo atto passa un mese; lo stesso tra il secondo ed il terzo.

PERSONAGGI:

Sor Ignazio, anni 50, titolare dell'Hotel del Viaggiatore e Cons. comunale

 Sora Agnese, anni 45, sua moglie

Carla, anni 25, loro figlia

Sor Pietro, anni 60, titolare dell'Albergo del Pesce Az­zurro e Cons. comunale

Sora Bice, anni 55, sua moglie

Prof. Cireni Alfredo, docente universitario, anni 30

Sor Andrea, sindaco della città

Silvestro, vecchio messo comunale

Dott. Arcari, pretore della città

Sor Enrico, consigliere comunale

Sor Libero, loro consigliere comunale

Giuli, Segretario comunale

Prof. Verneri, intendente alle belle arti della provincia

Sor Pancrazio, suonatore di contrabbasso

Sor Annibale, suonatore di piatti

I° Avventore

II° Avventore

Un suonatore d'organetto di Barberia

un ragazzo

uno spazzino

Prof. Taurich von Auerbach

Uomini e donne del popolo


ATTO PRIMO

La scena si svolge nella piazza principale di Anche-ria; a destra è posto l'Hotel del Viaggiatore {sotto­scritta con stallazzo) a sinistra l'Albergo del Pesce Az­zurro {sottoscritta con cucina).

Lo stile delle costruzioni dev'essere gotico con archi a sesto acuto prive di ornamenti. Una via divide le due costruzioni.

SCENA PRIMA

Qualche sfaccendato qua e la; un organo di harherìa suona un pezzo indefinibile. Silvestro messo comunale entra in scena da destra e s'avvicina al suonatore.

Silvestro - {altezzoso) Lei sa che è vietato ai suonatori ambulanti di suonare in questa piazza?

Suonatore - No.

Silvestro - Bene, in tal caso lei paga solo cinquanta lire di multa.

Suonatore - {supplichevole) Lasci andare la prego! So­no povero, sa, molto povero!

Silvestro - Faccia domanda al sindaco in carta da bollo da 48 lire e poi vedremo se si può fare qualcosa per condonargliela.

Suonatore - E mi rimborserebbero anche la carta da bollo?

Silvestro - No certamente!!!

Suonatore - Ma allora che vale! Risparmierei solo due lire!... suvvia faccia il bravo lasci andare!

Silvestro - Mi rincresce, ma applico nella minima mi­sura la delibera del sondaco Nr. 61!

Suonatore - {divertito) Che avete 61 sindaci in questo paese?

Silvestro - Che intende dire?

Suonatore - Lei ha detto del sindaco Nr. 61, vero?

Silvestro - E non va bene?

Suonatore - No, si dice delibera Nr. 61 del sindaco!

Silvestro - (spazientito) Insomma la circolare è scritta così come l'ho detta io e l'ho imparata a memoria; vuol pagare o non vuol pagare??!!

Suonatore - (rassegnato) E va bene! pazienza (paga); certo che in questo paese...

Silvestro - (offeso) Città prego!

Suonatore - Passi per città, non si è molto ospitali con i poveri diavoli!

Silvestro - Ha' pagato? se ne vada'.

(Il suonatore esce di scena. Entra il sindaco vestito di tutto punto con la fascia tricolore che gli cinge la vita ed una medaglia sul petto. È agitatissimo e sventola un telegramma. Va verso il messo).

SCENA SECONDA

Sindaco - Silvestro! Presto vieni qua!

Silvestro - Che succede signor sindaco? E come mai in pompa magna?

Sindaco - Non far domande e non farmi perdere tem­po! Corri a casa del sor Libero, del sor Enrico e del signor pretore e di' loro che sta per arrivare un pezzo grosso, un uomo molto importante, e che mi raggiungano al più presto possibile! Corri!!

Silvestro - Subito signor sindaco! (esce urlando) C'è in arrivo un pezzo grosso!!!

Sindaco - Sor Pietro! Sor Ignazio! Presto venite qua!!

SCENA TERZA

(Sor Ignazio e sor Pietro escono dai rispettivi locali e raggiungono il sindaco di corsa).

Sor Ignazio - Che succede, sor Andrea? E come mai così in ghingheri??

Sindaco - (porgendo il telegramma) Leggete!

Sor Pietro - Corbezzoli! È veramente un pezzo grosso!

Sor Ignazio - Docente d'università di storia contemporanea!

Sindaco - Appunto! Perciò bisogna organizzare una degna accoglienza!

ìgnazio - Lei dovrà fare un discorso!

Sindaco - (spaventandosi) Già! Santo cielo, anche a questo bisogna pensare! E lui arriva tra un'ora! Che rabbia! Non poteva avvisarci prima?

Sor Pietro - T'arrivano qui tra capo e collo... e poi... e poi...

Sindaco - E poi cosa?

Sor Pietro - Anche noi dobbiamo vestirci da cristiani!

SCENA QUARTA

(Entrano Agnese e Bice).

Agnese - Che cos'è questo pandemonio?

Bice - C'è forse in arrivo qualche deputato?

Sindaco - (drammatico) Peggio! Un docente univer­sitario!!

Agnese - E che roba è?

Sindaco - Io non so! Certo che dev'essere un uomo molto importante!

Agnese - Oh Dio! E quand e che arriva!

Sor Jgnozio - Tra un'ora.

Bice - Tra un'ora!! appena il tempo di farci pettinare!

Agnese - (disperata) Anch'io devo fare la permanente... e poi che abito mi metto!!

Sindaco - (spazientito) Insomma Non fateci perdere la bussola con le vostre stupidaggini! Andate al... dove volete voi!!!

Agnese - (offesa) Che modi!! (Bice ed Agnese escono)

Sor Ignazio - Vado a farmi la barba.

Sor Pietro - Anch'io!

Sindaco - (arrabbiandosi) State qui! Non vorrete che prepari il discorso da solo vero? E poi ci sono tante cose da fare!

Sor Ignazio - Bel discorso! Lei è già in ghingheri e noi no!!

Sindaco - In sette minuti si fa qualunque barba e za dieci si cambia l'abito quindi di tempo ne avete fin che volete, (s'avviano verso un tavolo dell'hotel) (sor Pietro e sor Ignazio seguono il sindaco rassegnati).

Sor Pietro - Come incominciare il discorso? 1

Sindaco - Già! questo è il difficile!! \

Sor Ignazio - Un bel problema! \

Sindaco - Appunto, (attimo d'imbarazzo)

Sor Ignazio - Io comincerei così: Illustrissimo e colen­dissimo signor professore, in questo fausto giorno.. in questo fausto giorno... non non va! [

Sindaco - Perdinci come è difficile! Almeno arrivasse il pretore!!

Sor Pietro - Trovato! Scriva, scriva! In questo fausto giorno, la nostra gioia tocca l'iperbole della felicità! (con orgoglio) Eh? che bella parola!! Iperbole!!!i

Sindaco - Sì non c'è male! \

Sor Ignazio - Ci starebbe bene anche apoteosi, cosi il professore vedrebbe che non siamo ignoranti del tutto!

Sindaco - E dove l'ha letta? v

Sor Ignazio - Su un giornale sportivo per una vittoria di Coppi.

Sindaco - Beh! semmai l'useremo dopo, (spaventandosi) Piuttosto bisogna pensar ad esporre qualche b'an-diera!

Ignazio - (alzando la voce) Agnese esponi la bandiera!

Agnese - (fuori scena) Non posso! non ho tempo espo­nila tu!!

Sor Pietro - Io vado a mettere la mia alla finestra. (fa per alzarsi)

Sindaco - (trattenendolo) Lei per favore non si muove di qui, prima bisogna preparare il discorso! Oh me­no male! arriva il pretore[

SCENA QUINTA

(Entra il pretore)

Sindaco - Buon giorno dott. Arcari meno male che lei è arrivato!

Arcari - Buon giorno. Ma che succede!

Sindaco - Poco fa ho ricevuto questo telegramma (cer­ca nelle tasche)... mi annuncia l'arrivo... ma dove l'ho cacciato? Ah, eccolo... del professor Cireni do­cente d'università. È un personaggio importante vero?

Arcari - Sì abbastanza, ma non è eccezionale, ma che viene a fare? (legge il telegramma) Ho capito viene per delle ricerche di carattere storico!

Sor Ignazio - Io vado.

Sor Pietro - Anch'io.

Sindaco - Andate pure, ma fate presto! (sor Ignazio e sor Pietro escono)

Arcari - E mi dica, sor Andrea, cosa vuole da me?

Sindaco - Che mi aiuti a preparare il discorso; vede, ho già buttato giù un paio di righe, ascolti: illu­strissimo e colendissimo signor professore, in questo fausto giorno la mia gioia tocca l'iperbole della fe­licità!

Arcari - (ridendo) No, sor Andrea... ah... ah! l'iperbole, no non va (guardando il foglio) Ah... ah... e poi apoteosi... ah ah ah!

Sindaco - (confuso) Non va proprio bene?

Arcari - Assolutamente no. Ah... ah... apoteosi! Vuole che l'aiuti vero?

Sindaco - Mi farebbe un vero favore!

Arcari - Ma lo ritiene proprio necessario questo di­scorso?

Sindaco - Non capita tutti i giorni di ricevere un per­sonaggio così importante ad Anchéria!!

Arcavi - Va bene, allora scriva. Signor professore, a nome della città di Anchéria, ho l'alto onore di darle il benvenuto. Possano le sue ricerche dare i risultati che lei s'attende, e, in ogni caso, conti sulla nostra modesta ma completa collaborazione. Le auguro un felice soggiorno, [pausa) Le pare che vada bene?

Sindaco - Ottimo e breve, così posso impararlo a me­moria.

Arcari - Ma chissà che razza di ricerche fa questo Ci-reni!

Sindaco - E chi lo sa? Una cosa è certa ed è che per scomodarsi a venire fin quassù avrà i suoi buoni motivi. Perdinci!!!

Arcari - Che succede!!

Sindaco - Non ci pensavo! Bisogna mandarlo a prendere alla stazione! Giuli!!

SCENA SESTA

(Giuli si trova in fondo alla scena e s'avvicina al ta­volo del sindaco).

Giuli - Mi ha chiamato, signor sindaco?

Sindaco - Sì, presto vieni qua.

Giuli - Dica pure.

Sindaco - Va in garage, prendi la mia macchina e pre­cipitati alla stazione.

Giuli - E chi vado a prendere?

Sindaco - Sul treno che arriva da Roma c'è il professor Cireni: lo carichi e lo porti qua. Giuli - E chi lo conosce questo professor Cireni? Che tipo è?

Sindaco - Non lo so! Presumo che sia un vecchio!! Vai, corri che il treno arriva tra mezz'ora!! E mettiti l'abito della festa!

Giuli - Volo!! (esce)

Sindaco - Sor Ignazio!! Sor Pietro! siete pronti?! Che lumache!

Sor Pietro - (affacciandosi alla finestra) Non trovo la cravatta! Bice!! Si può sapere dove l'hai messa??!! Bice - (dall'interno) Non lo so! Sindaco - Ci mancava anche la cravatta!

SCENA SETTIMA

(Entra Silvestro con una specie di feluca in testa, subito seguito dal sor Libero e dal sor Enrico. Tutti e due indossano una specie di tight ed hanno scarpe gialle).

Silvestro - (ansante) È già arrivato?

Sindaco - Non ancora.

Libero - Buon giorno, sor Andrea.

Enrico - Buon giorno, sor sindaco.

Sindaco - Buon giorno! Meno male che almeno voi siete pronti!

Libero - Ma chi sta per arrivare?

Sindaco - Un professore!

Enrico - Diavolo! E che viene a fare!

Sindaco - Delle ricerche di carattere storico.

Libero - Perbacco!!

Sindaco - Un uomo simile non capita tutti i giorni, perciò ho pensato di accoglierlo con il consiglio co­munale al completo!!

Enrico - Più che giusto!

Sindaco - Ho anche già preparato il discorso.

Libero - Molto bene!

SCENA OTTAVA

(Entrano sor Ignazio, sor Pietro anche loro in tight e scarpe gialle, e molte comparse miste che si met­tono a fondo scena).

Sor Ignazio - Eccoci qua!

Sor Pietro - Ha preparato il discorso?

Sindaco - Sì.

Sor Ignazio - Però manca una cosa!!

Sindaco - E che cosa, in nome del cielo?

Sor Ignazio - (solenne) La banda!

Sindaco - E che ci posso fare se non ce l'abbiamo?

Enrico - Certo che "per una città come la nostra, il non avere una banda comunale è veramente umiliante!!

Sor Pietro - C'è Pancrazio il falegname che suona il contrabbasso e Annibale i piatti!

Sindaco - Già! Ma non si può suonare una marcia con due soli strumenti!

Arcari - Ma non esagerate!! Non credo che sia il caso!! Sindaco - Le cose si fanno o non si fanno!... e poi... Arcari - E poi cosa...

Sindaco - C'è il fatto che io non so iniziare un discorso così a freddo!!

Libero - Io a casa ho il grammofono e i dischi con qualche marcia...

Sindaco - Ma non dica stupidaggini, sor Libero!! Il grammofono!!!

Libero - Dicevo così per dire...

Sindaco - Meno male (a sor Ignazio) Un accidente alla sua idea!! E adesso che faccio!...

Sor Ignazio - (offeso) Io le ho dato un consiglio per il suo bene più che per il mio!!...

Sindaco - (puntandosi un dito sulla fronte) Zitto!!! Ho un'idea!!! Silvestro!! (tutti lo guardano stupiti).

Silvestro - Comandi, signor sindaco!

Sindaco - Poco fa c'era qui un organetto, vero?

Silvestro - Sì, e gli ho dato una multa.

Sindaco - (amaro) Dai via sì e no due multe all'anno, quella volta che avrei bisogno che tu ne facessi a meno, vai a darla!

Silvestro - (sull'attenti) Ho applicato una sua ordinanza, signor sindaco!

Sindaco - (inviperito) Finirò con l'abolirle tutte!

Silvestro - Ci vogliono delle contro-ordinanze!!

Sindaco - E va bene! (arrabbiandosi) Dove sarà questo organo della malora?

Sor Pietro - Perché? Che vuol fare?!

(Tutti fanno gesti come per dire che è ammattito).

Sindaco - Lo so io e basta (a Silvestro) Dove sarà me lo sai dire??

Silvestro - L'ho visto al ponte della lumaca. Sindaco - Ebbene vai, precipitati, vallo a chiamare! Silvestro - E se non vuol venire?

Sindaco - Digli che gli dò mille lire di premio! (Silvestro è esitante).

Sindaco - Ebbene, che aspetti?

Silvestro - Gli è che gli ho dato un'altra multa!

Sindaco - E adesso io, la multa l'appioppo a te! Va bene? Portalo qui vivo o morto e alle multe ci pen­serò io. (ai consiglieri) È d'accordo il consiglio co­munale? (tutti annuiscono) Grazie.

Silvestro - Allora vado, (esce)

Sindaco - Non c'è un minuto da perdere: vai, corri! (urlando) E passa da Pancrazio e da Annibale e dì loro che vengano subito qui con gli strumenti, ca­pito?

Arcari - Ma che vuol fare, sor Andrea? Sindaco - M'è venuta una splendida idea!

Sor Pietro - Ma non vorrà ricevere il professore al suon d'un organetto!

Sindaco - E perché no?! Tutti gli organetti hanno una marcia nel loro repertorio, e con il contrabbasso e i piatti la banda è fatta! !

Sor Ignazio - È meglio far suonare le campane a stormo!

Sindaco - (ironico) Il professore non è un vescovo!

Sor Ignazio - (sarcastico) Già, ma noi facciamo la fi­gura dei provinciali!

Sindaco - [guardandogli i piedi) Con le scarpe gialle!

Sor Ignazio - Con lei non si può ragionare oggi!

Sindaco - Certo, perché lei sta dicendo e ha detto delle gran stupidaggini!

Sor Pietro - Mentre lei le fa!

Sindaco - (arrabbiandosi) Insomma! Volete lasciarmi in pace? sapete che devo imparare il discorso?

Libero - Lo impari, signor sindaco; non dia ascolto a quei chiacchieroni!

Sindaco - Grazie, sor Libero, e mi scusi per quel che le ho detto, (guardandosi attorno e scattando) E le bandiere dove sono? Sor Pietro! sor Ignazio!!! Le bandiere perdinci!!!

Sor Ignazio - Agnese! La bandiera! Un accidente! vado io! (esce)

Sor Pietro - Bice! oh, Bice! la bandiera!

Bice - (affacciandosi alla finestra) Eccola! vieni a met­terla, se vuoi!!

Sor Pietro - (avviandosi) Che ti venisse...

Bice - (minacciosa) Che cosa?

Sor Pietro - Niente!! (esce)

SCENA NONA

(Dal fondo scena entrano Annibale e Pancrazio con gli strumenti, e suonando fanno un baccano infernale. Il sindaco che nel frattempo passeggiando leggeva il discorso si ferma e si fa loro inconrto).

Sindaco - Bravi, siete stati rapidi a venire!

Annibale - Chi deve arrivare, sor Andrea?

Sindaco - Un personaggione! ! Non vedo Silvestro, dov e?

Annibale - Sarà qui tra poco, m'ha detto che andava a prendere un organo al ponte della lumaca. Piutto­sto ci vuol dire che dobbiamo fare?

Sindaco - Suonare.

Annibale - Questo lo so anch'io, ma che cosa?

Sindaco - Quando sarà qui l'organetto ve lo dirò; ora lasciatemi studiare il discorso. (Riprende a passeggiare mentre tutti parlottano tra di loro. Ogni tanto fa gesti d'impazienza e guarda l'orologio) ... E Sil­vestro non arriva... ma dove si sarà cacciato!...

Sor Ignazio - Stia calmo, signor sindaco!

Sindaco - Ha un bel dire lei di star calmo, ma il treno arriW tra dieci minuti! (Guardando verso il fondo) Ma dove si sarà cacciato quell'accidente? (Con rab­bia) Pare che faccia apposta...

Enrico - Per forza tarda! Con i piedi piatti non si può correre!

Sindaco - Lo so! Comunque anche coi piedi piatti in cinque minuti si va e si torna dal ponte della lumaca!

Sor Pietro - Già, ma prima è andato a chiamare Anni­bale e Pancrazio!

Sindaco - (imperioso) Fa niente, anzi dato che è la stessa cosa, il ponte della lumaca lo ribattezzo in ponte Silvestro, (ridono tutti) C'è poco da ridere!!

SCENA DECIMA

Entra Silvestro seguito dal suonatore che trascina l'organetto.

Silvestro - (ansando) Eccoci arrivati, signor sindaco. Sindaco - (tirando un sospiro di sollievo) Oh, meno male! Annibale, Pancrazio venite qua e... (i due s'avvicinano)

Suonatore - Innanzitutto signor sindaco mi dia 1300 lire!

Sindaco - Più che giusto! Tenga! (gli da 1500 lire) Resto mancia!!

Suonatore - Grazie, troppo buono! Cosa vuole che suoni?

Sindaco - Lei ha una marcia nel repertorio vero? Suonatore - Ne ho tre.

Sindaco - Benissimo! Allora ascoltate bene: tra poco qui arriva un personaggio importante. Al mio cenno voi attaccate e suonate una marcia...

Suonatore - Già; ma quale?... io ho...

Sindaco - (interrompendolo) Non importa quale, basta che sia marziale ed imponente! E poi ora non c'è il tempo di provare!

Suonatore - D'accordo, ma...

Sindaco - Non c'è ma che tenga!

Suonatore - D'accordo!

Sindaco - La suonate tutta; quando l'avete finita, la riattaccate e suonando ve ne andate, capito?!

Pancrazio - Perfettamente! Suonando ce ne andiamo!

Sindaco - Ottimamente! {allo spazzino che sta entrando) Per tutti i diavoli! che vieni a fare qui!

SCENA UNDECIMA

{Entra lo spazziono col bidonano delle immondizie).

Spazzino - A pulire, signor sindaco!

Sindaco - Vai, sparisci!

Spazzino - Sùbito!

Sindaco - Piuttosto, hai pulito il piazzale della stazione?

Spazzino - Sì.

Sindaco - Meno male! E hai visto Giuli?

Spazzino - Sì l'ho visto che tribolava con la macchina che non andava!

Sindaco - Maledizione!! Oggi non me ne va bene una! Vai, sparisci!

{Lo spazziono esce brontolando)

Enrico - Vado a prenderlo io col mio camioncino!

Sindaco - Ma no! Un professore non lo si va a prendere con un simile mezzo!

Sor Ignazio - Allora che si fa?

Sindaco - Pazienza! Verrà su a piedi!!

Sor Pietro - Questa proprio non ci voleva! Beh, dopo tutto è solo mezzo chilometro di strada, si sgran­chirà le gambe!

SCENA DUODECIMA

{Entra un ragazzo).

Ragazzo - Eccolo! Sta arrivando!!!

Sindaco - A posto! A posto tutti! Signor pretore, si­gnori del consiglio, qui accanto a me!! Silvestro, mettiti di fronte all'organetto e sull'attenti! Voi, suonatori, tenetevi pronti! La marcia è a posto vero?

Suonatore - Sì.

Ragazzo - {rientrando) È qui! È qui!

Sindaco - Banda, pronti?

Banda - Pronti!

Sindaco - {solennissimo) Via!!!

SCENA TREDICESIMA

Da destra entra Giuli con il professore. La banda intona i « Pompieri di Viggiù » (o qualche altra mar­cia similare). Il professore guarda stupito la scena e si mette sull'attenti anche lui.

Sindaco - {sottovoce e con rabbia) Cosa suona quel cretino? {pausa piena di imbarazzo)

Libero - Era meglio il mio grammofono!! {vari cenni d'assenso)

Sindaco - {con voce sorda) Cercate di farlo smettere!!!

Libero - Ma come si fa??!!

{tutti i consiglieri mostrano evidenti segni d'imba­razzo).

Sor Ignazio - Mamma mia che figura!!!

Cireni - Che accoglienza mi fanno! Ah ah ah! ! l'organo! ! !

Sindaco - Ma non finisce mai questa canzone della ma­lora? ?

Cireni - Se dura ancora un po' scoppio!! Guarda che occhiate che si lanciano!

Sindaco - E gli ho dato 1500 lire per questa serenata! ! Uhhh! che rabbia!!!

Arcari - Stia calmo!! Il professore la sta guardando!

Sindaco - Ha un bel dire lei! Tanto la brutta figura la faccio io!

Cireni - Serietà! Occorre assoluta serietà altrimenti quelli s'offendono!! Sor Pietro - Era meglio far suonare le campane!!

Enrico - Lo credo anch'io!

(Il pezzo finisce a questo punto. Il suonatore d'or­gano rimonta il pezzo mentre il sindaco prende la parola).

Sindaco - (con sollievo) Finalmente! (alzando la voce) Signor professore, a nome della città d'Anchéria, ho l'alto onore...

(L'organetto si rimette a suonare. Il suonatore tra­scinando l'organetto e seguito da Pancrazio e da Annibale esce dal fondo scena facendo un baccano infernale; passano tra il gruppo formato dal consì­glio comunale e quello del professore). Sindaco - Maledizione! ! !... Meno male che se ne vanno! ! !

Cireni - (facendo sforzi violenti per trattenersi dal ri­dere) Ah! ah! ah! Anche il corteo!!! Parola d'onore non ce la faccio più!!! (Il baccano dei suonatori si va smorzando)

Sindaco - Me la pagheranno cara!! (cerca di mascherare l'imbarazzo). (Pausa, poi riprende il discorso inter­rotto). Signor professore, a nome della città d'Anché­ria ho l'alto onore di darle il benvenuto. Possano le sue ricerche dare i risultati che lei s'attende, e, in ogni caso, conti sulla nostra modesta ma completa collaborazione. Le auguro un felice soggiorno.

Cireni - Signor sindaco, l'accoglienza riservatami mi ha profondamente lusingato e la ringrazio. L'augurio fattomi mi rende felice e di buon grado accetto la vostra illuminata collaborazione nelle ricerche che mi sono prefisso, e sono certo che per la maggior gloria di questa città il successo ci arriderà. Viva la città d'Anchéria!!

Tutti - Evviva!!

(il sindaco s'avvicia a Cireni e gli stringe la mano)

Sindaco - Permetta, professore, che le presenti il signor pretore e il consiglio comunale.

Cireni - Con vero piacere!

Sindaco - (presentando) Il dottor Arcari, pretore della città.

Cireni - Onoratissimo! Arcari - Obbligatissimo!

Sindaco - Sor Ignazio, sor Pietro, sor Libero e sor En­rico componenti con me il consiglio comunale.

Cireni - Veramente felice! Non m'attendevo signor sindaco una simile accoglienza!

Sindaco - Era il meno che si potesse fare!!

Cireni - Ma non era il caso che lei si prendesse un simile disturbo!!

Sindaco - Dovere, professore! dovere!!

Arcari - Ci vuol dire, signor professore, quali ricerche sta effettuando?

Cireni - Certamente! Piuttosto dove ci si può acco­modare?

Sor Ignazio - Ma prego, professore! S'accomodi!! (s'avviano tutto verso l'hotel del Viaggiatore. In mezzo alla scena rimane solo Silvestro che è ancora sull'attenti: il sindaco fatto qualche passo s'avvede della sua posizione).

Sindaco - Guardia! Rompete le righe!!!

(Silvestro dopo aver fatto un « riposo » militaresco esce. Il sindaco e gli altri prendono posto intorno ad un tavolo).

Cireni - (alludendo alle due costruzioni degli alberghi) Sono due costruzioni medievali queste.

Arcari - Sì, professore, sono del dodicesimo secolo!

Cireni - Notevole, veramente notevole! E lei sa a chi appartennero?

Arcari - No, a tal proposito non ho mai fatto ricerche, sa, io mi occupo più di legge che di storia.

Cireni - Capisco!!

Sor Ignazio - Professore lei ha certamente sete!! Agne­se! Carla! Portate subito un paio di bottiglie!!!

Carla - {dall'interno) Subito, papà!

Cireni. - Lasci stare, sor... sor?...

Ignazio - Ignazio.

Cireni - Sor Ignazio, grazie.

Sindaco - Il professore non sarà astemio vero?

Cireni - Oh, no certamente!!

Sindaco - Meno male! Sentirà che vinello!!!

SCENA QUATTORDICESIMA

Entrano Carla e Agnese che portano le bottìglie e i bicchieri. Il professore rimane colpito dalla bel­lezza di Carla).

Cireni - Corbezzoli, che figliola {a parte)

Carla - (a parte) Ma allora non è un vecchio barbogio!

Sor Ignazio - {a Carla) Che fai li così impalata?

Cireni - È sua figlia vero?

Sor Ignazio - {orgoglioso) Certamente!

Cireni - Complimenti! {presentandosi a Carla) Permet­te? Cireni.

Carla - {confusa) Carla.

Sindaco - {stappando e mescendo) Orsù, stappiamo e

beviamo! Cireni  - {assaggiando) Ottimo!! ( Sor Ignazio - (orgoglioso) Grazie! Sindaco - (alzandosi) Propongo un brindisi! Voci varie - Bene! Bravo sor Andrea! Sindaco - Brindo alla sua salute ed al suo successo si-

gnor professore...

Sor Ignazio - (suggerendo sottovoce ma non troppo) Apoteosi... apoteosi...

Sindaco - E che l'apoteosi... e che l'apoteosi... venga quando vuole!!! (occhiata del pretore) (applausi vari)

Cireni - (comicamente serio) Grazie, signor sindaco, soprattutto per l'apoteosi! Veramente troppo buono! (alzandosi) Ed ora permette che anch'io brindi alla salute ed alla prosperità di questa meravigliosa città! Evviva!!

Voci varie - Bravo! Evviva!! (toccate di bicchieri, stret­te di mano. Voi si risiedono tutti).

Arcari - Molto bene! Ed ora ci vuol dire che genere di ricerche sta effettuando?

Cireni - Ma certamente! (tutti si fanno molto attenti) Signori, sto scrivendo un trattato sulla vita di Na­poleone. Lo studio su questo grande uomo, mi ha già fatto percorre migliaia di chilometri del territorio dell'Europa occidentale, e, posso dire, con notevoli successi. Infatti eventi storici pressoché ignoti mi sono venuti alla luce, e se questi non sono impor­tantissimi, pure essi servono splendidamente lo sco­po di fare nuova luce sul carattere di quell'essere che fu a mio giudizio meravigliosamente superiore.

Sor Ignazio. - (mescendo) Beva, professore, sono certo che lei ha sete! (tutti lo guardano male)

Cireni - Grazie, sor Ignazio! Lei ha proprio indovinato!!

Sor Ignazio - Coraggio! non fate complimenti, bevete! Ce n'è per tutti! Carla porta delle altre bottiglie!

(Carla entra subito posa le bottiglie sul tavolo e si ferma in modo da poter addocchiare il professore).

Cireni - (schioccando la lingua) Squisito!

Sor Ignazio - Si vede che lei è un buongustaio!

Cireni - Troppo buono, grazie!!

(sor Pietro fa per alzarsi, ma viene rimesso a sedere con forza).

Cireni - Ed ora torniamo al nostro discorso. Cari si­gnori, sto studiando la campagna d'Italia, e vado alla ricerca di un documento importantissimo...

Arcari - E di che si tratta?

Cireni - Di una lettera-trattato che Napoleone inviò nel 1801 a Pio settimo.

Lìbero - E l'avrebbe imbucata qui ad Anchéria?

Cireni  - [ridendo e trascinando nelle risata tutti quanti) Ah... ah... ah... (facendo l'atto di imbucare) ... im­bucare... no! A quel tempo le lettere non s'imbuca­vano! Ah... ah... ah...

Libero - (confuso) Capirà, sono assessore ai trasporti; quindi è giusto e doveroso che me ne occupi.

Arcari - Ah... ah... ah... E magari non l'ha nemmeno affrancata! ! Ah ah ah! ! !

Cireni  - Questa è buona! Ah...ah...ah... (le risate si smorzano) Beh, quattro risate in margine alla storia non fanno mai male Riprendiamo il discorso. La lettera in parola, è partita da questa città. Di ciò ne sono matematicamente certo, in quanto che Napo­leone tenne il suo quartier generale in qualche pa­lazzo qui esistente per ben otto giorni.

Sor Ignazio - E magari...

Cireni - La prego, sor Ignazio, mi lasci terminare, e poi farà tutte le osservazioni che vorrà!

Sor Ignazio - Mi scusi, professore!

Cireni - Non c'è di che; perché le mie ricerche siano fruttuose, ho bisogno di sapere qualche cosa, e per­ciò conto sul vostro aiuto!

Sindaco - Ci conti signor professore ci conti pure!

Cireni  - Mi dicano: esiste un archivio storico in que­sta città?

Sindaco - Certamente! Abbiamo l'archivio municipale. Cireni  - Ma lei sa che io ricerco prove che risalgono a un secolo e mezzo fa?

Sindaco - Può darsi che ci siano! Sa abbiamo tante carte polverose. Giuli tu, che sei il segretario comunale, ne sai qualcosa?

Giuli - Non sò, provo ad andare a vedere (fa per al­zarsi)

Cireni - No, aspetti, semmai cercheremo assieme.

Giuli - D'accordo.

Cireni - E presso il parroco non credono che si possa trovare qualcosa?

Arcari  Non credo, la chiesa preesistente fu demolita una ventina d'anni fa per costruirne una più grande e più bella.

Cireni - Comprendo, allora le ricerche sono ristrette al vostro archivio.

Sindaco - Penso di sì. Piuttosto ci vuol dire che cosa dobbiamo cercare?

Cireni - Qualche documento che comprovi la mia tesi.

Sor Pietro - E crede di trovarlo?

Cireni - Lo spero.

Sor Ignazio - (sbottando) E se capita quel grand'uomo ha dormito in questo albergo!

Cireni - Può darsi, se in città non esistono palazzi pa­trizi!

Arcari - No, non ne esistono!

Cireni - E allora il suo quartier generale ha avuto sede in questo o in quello albergo, (alludendo alla co­struzione del sor Pietro).

Sor Ignazio - Sono sicuro che Napoleone ha dormito qui!!

Sor Pietro - Ma come fai a dirlo?

Sor Ignazio - (con sussiego) Non crederai che il tuo albergo sia adatto ad accogliere un grande personag­gio?

Sor Pietro - (sarcastico) Forse che il tuo lo è?

Sor Ignazio - Certamente più del tuo!!

Sor Pietro (alzando la voce) E capirai! !

Arcari - Calma signori!! Calma!!

Sor Pietro - Che calma e calma!! Quello sta offenden­domi!

Sor Ignazio - No, non ti ho offeso! Ho detto solo che il mio hotel è più attrezzato del tuo e che lo è sem­pre stato!

Sor Pietro - (veemente) Già, Napoleone ha dormito nel tuo stallazzo!

Sor Ignazio - Pretendi forse che abbia mangiato i tuoi gatti spellacchiati?

Bice - (entrando e udendo la battuta) Che hai tu da dire della mia cucina?

Sor Ignazio - Dico che più che gatti arrosto e trippa non sapete fare! Bice - Con che coraggio parla 'sto impunito!!

Sindaco - Signori, vi prego! C'è il professore che vi sta guardando!!

Bice - Sta parlando male della mia cucina!

La confusione va aumentando, e gli assessori con il sindaco si danno da fare per separare i contendenti. Dopo che sor Ignazio e sor Pietro si sono fronteggiati duramente, rientrano nei rispettivi locali.

Bice - (vedendo uscire sor Ignazio) Cambia l'insegna e mettici « hotel del gufo in pensione »!

Agnese - (entra con Carla) Hai detto « del gufo in pensione»?!

Bice - Con o senza il tuo permesso, sì!!

Agnese - Carla, vai dentro che qui volano parole grosse! (Carla esce)

SCENA QUINDICESIMA

Bice ed Agnese si fronteggiano con le mani sui fianchi.

Bice - Sentiamole queste parole grosse!!

Agnese - Sei l'albergatrice di carrettieri e di facchini!!

Bice - (fremente) Uhhh!!!

Agnese - Trippaiola!!

Bice - Son buoni i tuoi topi arrosto!!

SCENA SEDICESIMA

Entrano sor Pietro e sor Ignazio armati di bastoni. La confusione è enorme e tutti si danno da fare per dividere i contendenti.

Sindaco - (spaventato) Misericordia!! Qui volano le legnate!!

Sor Ignazio - (trattenuto a stento) Lasciatemi, che a quel maiale voglio dare una lezione!!

Sor Pietro - (anche lui trattenuto) Vecchiaccio inso­lente!!

(vengono divisi e sui due lati della scena si formatto due gruppi)

Bice - Vieni, Pietro non confondiamoci con certa gente! !

Agnese - (dall'altra parte della scena) Senti chi parla!!

Sor Pietro - Professore! Per caso lei ha il coraggio di prendere alloggio in quella specie d'hotel??

(Cireni fa un gesto come per dire che è una cosa ovvia)

Sor Pietro - La ritengo una ingiusta presa di posizione!!

Cireni - Che vuol farci! Non posso dormire in due » posti!!

Sor Ignazio  Ah... ah... ah...! Credeva lui!! Ah... ah... ah...

Sor Pietro - L'avverto che godrà di un'amabile com­pagnia! !

Sor Ignazio - (furibondo) Che intendi dire, mascalzone? (sor Pietro fa un gesto come per dire che ci sono gl'insetti)

Sor Ignazio - Querela!! Ti faccio querela!!

FINE DEL PRIMO ATTO


SECONDO ATTO

La scena rappresenta l'interno dell'Hotel del Viag­giatore. Sulla destra c'è il banco di mescita, sul fondo e sulla sinistra qualche cliente. Cireni sta seduto ad un tavolo appartato sulla destra del boccascena quasi di spalle al banco, e sta consultando dei fogli. A sinistra due clienti ad un altro tavolo. Carla sta dietro al ban­co e fa azione a se.

SCENA PRIMA

1° cliente - Te l'assicuro, accadde un quarantotto!

2° cliente - (indispettito) Ecco! Non puoi allontanarti un po' di tempo che subito ci sono le novità! Va avanti, racconta!

1° cliente - Ad un tratto sor Ignazio e sor Pietro rien­trano nella mischia armati di bastoni e cercano d'af­frontarsi. Allora tutti si danno un gran da fare per dividerli e finalmente ci riescono!

2° cliente - Chissà che fatica!

1° cliente - Te lo puoi immaginare! Alla fine sor Pie­tro chiede al professore se prende alloggio in questo hotel, e, alla sua risposta affermativa gli dice « stia attento alla compagnia » e fa il gesto!!

2° cliente - Ah... ah... questa è bella!! M'immagino il sor Ignazio di solito così calmo in pieno furore!! Ah... ah...!! E da quel gesto ne è derivata la querela!

1° cliente - Sì, ma poi si mise di mezzo a far da paciere il pretore facendo rilevare l'assurdità della cosa ed ora, almeno apparentemente, sono amici quanto lo erano prima.

2° cliente - Peccato.

1° cliente - Però ora c'è la battaglia degli architetti!

2° cliente - Degli architetti??

1° cliente - Sì, ora fanno a gara per riassettare i loro locali d'alloggio, vogliono attrezzarli modernamente con bagni, riscaldamento e mille altre cose!!

2° cliente - {ridendo) Ah ah! Allora più che battaglia di architetti, è la guerra dei semicupi!! (ridono tutti e due)

1° cliente - E intanto il professore studia!!

2° cliente - A proposito, e le ricerche come vanno?

1° cliente - Mah! Per ora non è saltato fuori niente, (insinuante) e comincio ad avere qualche dubbio!!

2° cliente - E quale??

1° cliente - (misterioso) Credo che tra il professore e. la bella Carla ci sia del tenero!

2° cliente - Ma va!?

1° cliente - Guardalo! È là dalla mattina alla sera, e quando si vedono si danno certe occhiate!!

2° cliente - Questa è bella!! E sor Ignazio che ne pensa?

1° cliente - Ma, sia lui che la sora Agnese pare che non s'avvedono di nulla!

2° cliente - Ma li hanno visti in giro assieme qualche volta?

1° cliente - No, ma capirai, stanno sotto lo stesso tetto!

2° cliente - Sì, ma la ragazza è troppo seria!

1° cliente - Oh! non intendevo fare della malignità! Lo so anch'io che Carla è una ragazza a posto. Ec­cola, guarda! È già la seconda volta che mette a posto quel ripiano!!

2° cliente - E lui, guarda quanto è imbarazzato!!

1° cliente - Ecco si alza!

SCENA SECONDA

Il professore si alza, s'avvicina al banco e si siede sullo sgabello alla americana. È imbarazzassimo.

Cireni  - Buon,giorno, signorina Carla!

Carla - (timida) Buon giorno, signor professore! Ma­rne l'ha già dato!

Cireni - Che cosa?

Carla - Il buon giorno!

Cireni - Ah sì? Carla - Sì!

Cireni - (facendosi coraggio) Ma io le darei mille volte al giorno questo saluto, ad ogni ora! ad ogni minuto! Io... io...

Carla - Lei!!?

Cireni - Nulla!!! (a parte) Mi manca il coraggio!

Carla - E...

Cireni - E che cosa??!!

Carla - (imbarazzata) Come vanno le ricerche?

Cireni - (deluso) Male! Finora non ho trovato niente!

(a parte) Non m'incoraggia proprio!!

Carla - Che peccato!

Cireni - Già è un vero peccato! E non si riesce a la­vorare quando la mente è piena di pensieri e di sentimenti che non si ha il coraggio di esprimere!

Carla - (spaurita) Oh!

Cireni - (appassionato) Sì, signorina Carla! Vuole che glielo dica? Vorrei dirle con un ba... (da destra en­tra sor Ignazio con due bottiglioni) Barbera!!!

Sor Ignazio - Buon giorno, signor professore!

Cireni  - (con rabbia) Buon giorno!!

Sor Ignazio - (che ha udito l'ultima parola di Cireni) Carla! Cosa aspetti? dà un calice di barbera al pro­fessore!

Carla - (trasognata) Subito, (esegue)

Cireni  - (bevendo) Buono, veramente buono! (fa boc­cacce) Anche se a digiuno!

Sor Ignazio - Roba genuina! Beh, vado a lavorare in cantina! (esce)

Carla - (esitante) Mi diceva?...

Cireni  - Dunque non mi ha capito?

Carla - Non so, professore... non la capisco... la vedo così imbarazzato... sta forse poco bene? (a parte) Oh cielo!... come mi sento confusa! ! ! Gretti - (a parte) Sii uomo!! Signorina Carla! Vorrei dirle con un ba... (entra Agnese) Bardolino!!! (a parte) Perdinci!!!

Agnese - Carla, hai sentito? Da un calice di Bardolino al professore! (a Greni) A volte è tanto distratta!!

Cireni  - (falsamente amabile) Poco male, signorina!

(Carla serve) Agnese - Professore, cosa le preparo per cena? Cireni - Quello che vuole, signora. Agnese - Vuole del pollo?

Cireni - (amaro) Vada per il pollo!! (Agnese esce e sor Ignazio rientra)

SCENA TERZA

Sor Ignazio - Ohhh!! Il professore si dà ai vini setten­trionali! i

Cireni - Già al Barbera e al Bardolino! (a parte) Vat­tene, animale!!

Sor Ignazio - Professore! Ma vuol mettere! (prende una bottiglia sottobanco) Vuol assaggiare questo? È un « Est est est »! !

Cireni - No, grazie! per ora basta!

Sor Ignazio - Macché basta e basta! (stappa) un vino così non lo berrà più per tutta la vita! Assaggi, as­saggi!! (allinea tre bicchieri)

Cireni - (bevendo) Eccellente!

Sor Ignazio - È al bacio!!

Cireni - (trionfante) Ecco!! È come un bacio! (guarda Carla con intenzione) Dolce e appassionato!! Subli­me e possente! Vale una dichiarazione!

Sor Ignazio - (stupito) E di che genere!

Cireni - (disinvolto) Oh! dicevo così per dire! Me ne dia un altro! (a parte) E mi provoca questo impic­cione?

Sor Ignazio - ... E solo nel mio locale si bevono vini così! Sente che forza? Che boccato? È secco, ma non è amaro!

Cireni - (accentuando la prima sillaba dei vini) Altro che il Barbera o il Bardolino! È come un bacio! mille baci!... più ne bevi e più ti piace!

Sor Ignazio - (sbalordito) È partito!

Carla - (a parte) Ha preso coraggio! (forte) Papà, la mamma ti chiama!

Sor Ignazio - (affacciandosi alla porta della cucina) Agnese, hai bisogno di me?

Agnese - (fuori scena) No! (Carla fa un gesto di stizza)

Sor Ignazio - (a Carla) Chissà cosa hai sentito!

Carla - Allora ho sentito male! (a parte) E lasciaci soli!

Cireni - Sì, è proprio squisito questo « Est est est »! (a parte) E vattene!

Sor Ignazio - Modestia a parte sono un cantiniere coi fiocchi!!

1° cliente - Sor Ignazio ci porta una mezza bottiglia e un mazzo di carte?

Sor Ignazio - Sùbito! (esegue) (Cireni e Carla fanno controscena in silenzio)

2° cliente - (a sor Ignazio) La vuol fare una partita a terziglio con noi?

Sor Ignazio - Non mi va di litigare!

Carla - (a parte) Signore, fà che giochi!

1° cliente - Giocheremmo con calma.

Cireni - (a parte) Accalappiatelo!

Sor Ignazio - Me lo promettete?

2° cliente - Certamente!

Sor Ignazio - (sedendosi) E allora giochiamo.

SCENA QUARTA

Carla e Cireni  soli. Carla - (a parte) Sia lode al cielo!

Cireni - (a parte) Finalmente! Carla - Si parlava di Bardolino vero?

Cireni  - Già! E sa che cosa le volevo dire? Carla - (timida) No!

Cireni - (con slancio) Signorina Carla! Io l'amo e vor­rei dirle con un bacio tutto il mio amore, tutto ciò che sento dentro di me...

Carla - (tra sè, felice) Che bella dichiarazione!

Cireni - Sa che non mi riesce più di lavorare perché ho la mente sconvolta dalla passione!

Carla - (spaventata) Ci stanno osservando!

Cireni - (audace) Non m'importa!! Tu mi ami?

Carla - Sì! Cielo, che vergogna! (esce precipitosamente)

SCENA QUINTA

Entrano il Sindaco, il pretore, sor Libero e sor En­rico. Osservano incuriositi l'azione di Cireni che si mette a girare per i tavoli.

Cireni - Finalmente! Evviva! (a sor Ignazio) Sì, sor Ignazio! il suo « Est est est » è veramente una can­nonata! ah ah ah!

Sor Ignazio - Ma che gli prende?!

Cireni - (comicamente serio) Però anche il Barbera e il Bardolino sono eccellenti! (ai quattro appena en­trati) Signori, buon pomeriggio!

Arcari - Buon pomeriggio, professore!

Libero - Come mai così allegro? Ha trovato qualcosa?

Cireni - Certamente!

Arcari - E che cosa?

Cireni - (misterioso) L'Est est est! Ah ah ah!!!

Enrico - (deluso) Se è solo per questo che è allegro! Carla, portaci le carte (s'allontana seguito dagli al­tri) (Carla rientra in scena e porta le carte ai quat­tro passando davanti a Cireni che nel frattempo si è seduto al suo tavolo).

Cireni  - Mi sento brillo! Ah ah ah!! L'Est est est mi ha sistemato! Eppure se non l'avessi bevuto non avrei avuto il coraggio di dichiararmi! (passaggio di Carla) Certo è che né il Barbera né il Bardolino...

Carla - (sostando) Alfredo, ti prego!

Cireni  - Mi ami?

Carla - Certo, ma prima voglio che tu ne parli con i miei genitori.

Cireni - Più che giusto!! (ridendo) Ah ah! Carla, sono brillo!

Sor Ignazio - (dal tavolo) Carla!

Carla - (avvicinandosi) Dimmi, papà.

Sor Ignazio - Che ti stava dicendo il professore?

Carla - (imbarazzata) Nulla d'importante... te l'assi­curo! (a parte) mi sta sospettando!

Sor Ignazio - Che stai brontolando?

Carla - Nulla!

Sor Ignazio - (poco convinto) Mah! sarà!

Cireni - E lui sospetta! Ah ah! Sì, c'è proprio da ride­re!! D'altra parte si può fare una dichiarazione o, meglio, una domanda di matrimonio in queste con­dizioni? No certamente... Oltrettutto si può fare una brutta figura!! Là là! Mi stanno osservando! S'im­pone una finzione! (alzandosi e avvicinandosi al ban­co) Sissignori! se l'Est est est è il re dei vini, il pa­stoso Barbera è il suo gran ciambellano e il Bardo­lino leggero e amabile ne è il grazioso paggio!!!

Sor Ignazio - (avvicinandosi) Ma professore che ha?

Cireni - Fantastico il suo vino!! Sa che sono allegro? (gli altri s'avvicinano) (a parte) Ah! il Bardolino!

Sor Ignazio - È decisamente brillo!

Arcari - (con tono di rimprovero) Ha fatto male a far­lo bere tanto!

Sor Ignazio - Ma chi l'avrebbe immaginato? (Cireni entra nel gruppo)

Cireni - E pensi, dottore, che con solo tre bicchieri... anzi no, quattro! m'è venuto un coraggio... ah ah!! e meno male che non ho bevuto né il Barolo né il Bar­baresco né il Barbacarlo e tutti i vini che incomin­ciano il loro nome con ba! ! {serio) Tutti vini al bacio! {ridendo) Ah ah ah!!

Libero - È ammattito!

Sor Ignazio - (allibito) Non ci capisco nulla!

Arcari - (prendendolo per un braccio) Professore, vada a riposarsi!!

Cireni - Non sono stanco! Ho capito, lei mi crede ubriaco!

Arcari - (cercando di spingerlo) No, ma sa!

SCENA SESTA

Entra sora Bice dalla sinistra, subito seguita da sor Pietro che porta una cassetta di metallo. Alla voce di Bice tutti si voltano verso di lei ed anche Agnese rientra in scena.

Bice - (con voce forte) Signor professore!!

Cireni - Che c*è? chi mi vuole? (colpo di singhiozzo)

Bice - (solenne) Abbiamo fatto una scoperta sensazio­nale!!

Cireni  - Oh bella! E di che genere? Bice - Pietro! Vieni avanti!!!

Sor Pietro - (con intenzione) Abbiamo trovato questo cofano! È pieno di carte!! (s'avvia verso un tavolo alla destra della scena)

Cireni  - Vediamo un po'! (apre il cofanetto) Perbacco!! (tutti lo guardano con grande curiosità) Oh!!

Sindaco - Cosa sono??

Cireni  - Ohibò... da non credere... (a parte) M'è pas­sata la sbornia!

Sindaco - Dunque??!!

Cireni - Signori, non m'inganno! Questi documenti sono originali e appartennero al generale Garibaldi!

Tutti - No!!   '

Cireni - Sissignore ! (a sor Pietro) Come li avete trovati?

Sor Pietro - Demolendo un muro!

Cireni - (continuando lo sfoglio) Ma certo! Sono au­tentici!

Sor Pietro - (a sor Ignazio con tono ironico) Se Garibal­di ha dormito da me!... Sor Ignazio - (verde) Già coi mille... (si gratta)

Sor Pietro - (sarcastico) Garibaldi era una persona pu­lita perciò scelse il mio albergo!!

Sor Ignazio - Lasciamo perdere...

Sor Pietro - Che è meglio!

Cireni - Sor Pietro, bisogna che mi accompagni al suo albergo per fare un sopralluogo. Sor Pietro - Certamente! Venga con me!

(escono tutti tranne Bice ed Agnese)

SCENA SETTIMA

Bice ed Agnese sono sedute allo stesso tavolo, una ad un capo l'altra ad un altro. Si guardano con fìnta indifferenza.

Bice - (ironica) Ed ora le spese mi aumentano!

Agnese - (diffidente) Perché?!

Bice - Eh! Cambiare l'insegna, farla bella affinché la si noti, credilo pure, non è una spesa indifferente e...

Agnese - (parando la botta) Scusami, ma pensavo che le maggiori spese consistessero nel cacciare i topi dal tuo albergo!

Bice - (superiore) Per simili cose dispongo di ottimi gatti!!

Agnese - Allora è una diceria quella per la quale i gatti fanno parte della vostra lista del giorno!

Bice - I gatti amano troppo la vita tranquilla, e da me, oltre che a non córrere rischi, s'ingrassano a tutto spiano, e per conto mio, possono campare cento anni!

Agnese - Quanta maldicenza c'è in giro!

Bice - Questa e altre dicerie non mi toccano, poiché se un Garibaldi ha preso dimora da me, è evidente che esse cadono da sole! ti pare??!!

Agnese - Già!! {pausa piuttosto lunga)

Bice - (sbottando) II mio albergo diverrà quella de « L'Eroe dei due Mondi ».

Agnese - Quale dispiacere per me!

Bice - (incalzando) Lo credo, tanto più che questo fat­to avvalora l'ipotesi che anche il sommo Napoleone abbia schiacciato qualche pisolino da me...

Agnese - In tal caso comincerei a dubitare del buon senso di questi grandi uomini!

Bice - L'invidia ti fa straparlare!

Agnese - Così come la superbia ti fa perdere la ragione!

Bice - Sono donna troppo equilibrata perché ciò possa avvenire! (pausa, poi si guarda attorno) È un gran bell'hotel il tuo!

Agnese - (che non sa a che miri con la sua affermazione sor a Bice) Puoi dirlo!

Bice - Con tutti i conforts moderni! Agnese - Già!!

Bice - Appunto! Ed è cosa certa che Napoleone ha avuto il suo quartier generale nei tuoi lussuosissimi appartamenti...

Agnese - E chi lo sa? potrebbe darsi.

Bice - Però Garibaldi, chissà perché, ha preso alloggio nel mio miserevole albergo!

Agnese - Mah!

Bice - Probabilmente il tuo albergo in quel tempo era la portineria del mio, e mi sa che i generali come Garibaldi, come Napoleone, non alloggiano presso le portinaie; al massimo vi lasciano i cavalli!!

Agnese - (con calma) È questione di gusti! Si vede che Garibaldi e Napoleone preferivano le lavandaie!

Bice - Meglio lavandaie che nobildonne da quattro soldi!

Agnese - Insolente!

Bice - Certo è che se riuscirò a dimostrare che anche Napoleone ha dormito da me, ne farò di risate, di quelle che non finiscono più!

Agnese - Non mi metterò in lutto per questo!

Bice - T'immagini? Una bella insegna che dice « AL­BERGO NAPOLEONE E GARIBALDI »! farebbe colpo su tutti!!!

Agnese - Su tutti meno che su di me!!..

Bice - (alzandosi e con aria trionfale) Per il momento mi tengo Garibaldi, se poi per buon peso m'arriverà anche Napoleone, tanto meglio! Poi riderò!!

Agnese - E va bene! Ma bada che ride bene...  

Bice - ... Chi ride ultimo!! Ah ah!!! Ma se permetti per ora rido io!!

SCENA OTTAVA

Rientrano il sindaco, Cireni, sor Pietro, Libero, En­rico, il pretore, Silvestro e qualche curioso.

Sindaco - (con enfasi) La nostra città è stata baciata dalla gloria!

Arcari - (retorico) Quindi possiamo dire con giusto or­goglio che la storia è passata tra le nostre mura! ! !

Libero - (ad Enrico) Anche lui sbaglia a parlare: ha detto tra le mura invece che tra i muri!!

Cireni - (entusiasta) Guardate! ! Qui sta scritto dal quar­tier generale d'Anchéria! Ordine di spostamento delle truppe verso nord! Questa è una lettera per il conte di Cavour!... Sono tutti documenti importantissimi! Sor Pietro!

Sor Pietro - Dica professore!

Cireni - Questi documenti sono di sua proprietà, ma data la loro importanza, essi diventano oggetti di studio!

Sor Pietro - {guardando Ignazio con soddisfazione) Capisco!

Cireni - Perciò le chiedo: ne farebbe dono al Museo del Risorgimento di Roma?

Sor Pietro - (perplesso) Ma non saprei... io...

Cireni - La comprendo, guardi però che questi docu­menti verrebbero esposti in apposite vetrine, ed il suo nome, verrebbe citato ufficialmente quale dona­tore!

Sor Pietro - Il mio nome in un museo?

Cireni - Sì!

Sor Pietro - (a sora Bice) E tu che ne dici? (sora Bice fa un gesto d'indifferenza) Non potrei desiderare di meglio!! Gloria qui e gloria a Roma!! Evviva! (solenne) Questi documenti sono suoi!!

Cireni - La storia le dice grazie!!

Sor Ignazio - (ad Agnese) Che ci vuoi fare? È andata così!

Agnese - Sono stati fortunati, (alludendo a Pietro) Guar­da un po': quello là salta come se fosse una caval­letta!

Sor Ignazio - No, come una marionetta!

Agnese - Indelicati! Portare qui il motivo del loro trionfo sotto il nostro naso! Sor Ignazio - Sì, sono proprio degli indelicati!

SCENA NONA

Entra il professor Verneri.

Verneri - C'è il professor Cireni?

Cireni - Eccolo!! Oh ciao, Verneri! Come stai? (gli va incontro)

Verneri - Bene, molto bene grazie! Così come vanno le tue ricerche?

Cireni - Sai che giungi a proposito? Ma innanzitutto permetti che faccia le presentazioni: Sor Andrea, sin­daco della città; il professor Verneri, mio collega di università ed intendente delle belle arti della provin­cia.

Sindaco - Felicissimo!!

Cireni - Il dottor Arcari, pretore.

Verneri - Onorarissimo.

Cireni  - Sor Pietro, sor Ignazio, sor Libero e sor Enrico, consiglieri comunali.

Verneri - Molto lieto.

Cireni - Ed ora preparati ad una sorpresa!

Verneri - E di che genere?

Cireni - (accompagnandolo verso il tavolo dove sono posti i documenti) Vieni e guarda!!

Verneri - (osservando i documenti) Perbacco! Ma so­no documenti di Garibaldi!

Cireni - Esatto!

Verneri - Ma non facevi ricerche su Napoleone?

Cireni - Sì, ma questi sono venuti alla luce nel demolire una parete.

Verneri - (riesaminando i documenti) C'è proprio scrit­to « Dal quartier generale d'Anchéria »... dove so­no stati trovati?

Sor Pietro - (con orgoglio) In casa mia nell'albergo del pesce azzurro (guardando sor Ignazio) Quello di fronte a questo!!

Verneri - E perché stava demolendo la parete?

Sor Pietro - O bella! per rimodernare i locali!!

Verneri - Mi rincresce signore ma lei deve far sospen­dere i lavori!!

Sor Pietro - (allibito) Sospendere i lavori? e perché!!

Verneri - Perché a partire da questo momento il suo albergo diventa monumento nazionale!

Sor Pietro - Ma lei ha voglia di scherzare, vero?

Verneri - Non scherzo affatto!!

Bice - (disperata) Ma è tutto in disordine! l'interno è tutto demolito!

Verneri - Mi rincresce, ma non posso farci nulla!!

Cireni - Ma lascia andare!

Verneri - Mi dispiace, ma ho giurato fedeltà alla legge! Anzi, signor pretore, la mia dichiarazione ha carat­tere ufficiale!

Arcari - La ritengo valida a tutti gli effetti a partire da questo istante. Domani emetterò decreto provvisorio.

Sor Ignazio - (scoppiando in una risata) Ah ah!! Mo­numento Nazionale!!! Ah ah ah!! il suo nome in un museo... Ah ah ah!!!

Agnese - (ridendo) Ah... ah... ah...! allora Garibaldi e la gloria... Ah... ah... ah!!

Sor Ignazio - Ah ah!! Hanno mezzo demolito l'alber­go ed ora... ah... ah... ed ora non possono più finire!!!

Sor Pietro - (con rabbia) Ma fino a quando dovremo sospendere i lavori?

Verneri - E chi lo sa? Forse qualche settimana, forse qualche mese!

Bice - Ma perché?

Verneri - Innanzitutto dovrete sottoporre i progetti a me e al consiglio provinciale, e poi, quando e se saranno approvati, potrete portarli a termine.

Sor Ignazio - Ah... ah... ah...! hai sentito Agnese? qual­che mese!!

Agnese - Ah... ah... ah...! Quando noi avremo finito, loro avranno ancora i muratori per casa! ah... ah...!

Bice - (inviperita) Ridete delle disgrazie altrui, vergo­gnatevi! !

Sor Ignazio - Fino a poco fa volevate farci morire con la vostra superbia!!

Sor Pietro - La nostra non era superbia, ma orgoglio!!

Sor Ignazio - E tientelo pure il tuo orgoglio! Io in ca­sa mia rido fin che voglio Ah...! ah...! ah...! E tienti pure il tuo Garibaldi e magari anche Napoleone! Io non so che farmene...!!! (sor Pietro fa gli scon­giuri)

SCENA DECIMA

Dalla porta di fondo entra Carla che tra le braccia reca un cofano arrugginito.

Carla - Papà, guarda cosa hanno trovato di sopra!

Sor Ignazio - (avviandosi di corsa verso la figlia) Vai! ! sparisci tu e il cofano!!

Sor Pietro - (che ha notato la cosa) Si può vedere il contenuto di quell'oggetto?!!

Sor Ignazio - (disperato) No!!... non si può vedere!!!

Bice - (incalzante) E perché no? Signor professore so­no sicura che li dentro ci sono documenti importanti quanto questi!

Agnese - (a parte) Maledetti! (forte) C'è dentro roba mia personale!!

Bice - Mente per la gola!! Quel cofano da almeno cen­to anni non vede la luce, e tu, per quanto vecchia, un secolo non ce l'hai! !

Agnese - Guardati nello specchio, donzelletta! !

Verneri - Silenzio, per favore! Sapremo sùbito se la signora ha detto la verità!

Agnese - (offesa) Professore, lo metterebbe in dubbio?

Sor Pietro - Scommetterei il mio albergo contro una lira che là dentro non c'è roba sua!

Sor Ignazio - Accetto la scommessa sulla parola! (ad Agnese) Solo così si può farlo smettere!

Sor Pietro - E sia! Ho una parola sola io!!!

Sor Ignazio - (con un gesto di dispetto) Allora siete tutti testimoni! !

Verneri - Allora si apra il cofano!!

Con qualche fatica si riesce ad aprirlo. Il silenzio è generale. Si nota che è pieno di carte. Cireni e Ver­neri sfogliano lentamente delle carte e durante la operazione, lanciano qualche esclamazione di stupore.

Cireni - Signori!! Quelli che abbiamo visto sinora, sono documenti originali della massima importanza! Le mie ricerche in questa città sono terminate: questi do­cumenti appartennero a Napoleone!! In questo al­bergo egli tenne il suo quartier generale!

Sor Ignazio - Maledizione! È andata male!!

Enrico - (ad Arcari) Qui i documenti spuntano come funghi!!

Arcari - C'è di che riderne!!

Agnese - (ad Ignazio) Sei un cretino!! E adesso come la mettiamo col sovrintendente??

Sor Ignazio - (avvilito) Che ci vuoi fare? Era inevi­tabile!!

Verneri - In conseguenza delle dichiarazioni del qui presente professor Cireni, dichiaro anche questo edi­ficio monumento nazionale a tutti gli effetti di legge.

Sor Pietro - (a sor Ignazio tra l'ironico e il rassegnato) Facciamoci le condoglianze!!

Sor Ignazio - (con sorda ira) Va all'inferno!!

Sindaco - (con enfasi) Nuova gloria s'aggiunge alla no­stra città, cari cittadini! L'eroe dei due mondi e l'eroe di Jena e di mille altre battaglie ci hanno lasciato il loro ricordo glorioso!!

Sor Ignazio - (con rabbia) Già e noi ne subiamo le conseguenze!

Sindaco - (retorico) Non c'è gloria senza martirio e senza sacrificio!!

Sor Pietro - Bella roba!! (sor Pietro e sor Ignazio si separano dal gruppo) Qui bisogna trovare un rime­dio!

Sor Ignazio - Lo penso anch'io, ma come si fa?

Sor Pietro - Parliamone al professor Cireni!

Sor Ignazio - Tentiamo! (chiamando) Professor Cireni!!

Cireni - (avvicinandosi) Mi rincresce sinceramente per quanto vi accade, ma non so che dirvi!!

Sor Ignazio - Ma l'avete invitato voi quel bel tipo?

Cireni - No, ma sapeva che mi trovavo qui.

Sor Ignazio - Piuttosto, non c'è modo di poterci far continuare i lavori?

Sor Pietro - Capirà! non si può aspettare la buona gra­zia dei burocrati e far dormire gli ospiti tra i cal­cinacci!!

Cireni - Vi comprendo! Verneri!! (Verneri lascia le car­te e s'avvicina)

SCENA UNDECIMA

Il sindaco, sor Libero, sor Enrico seduti ad un ta­volo di sinistra insieme ad Arcavi. Più tardi al grup­po s'aggingeranno Verneri, Cireni, sor Pietro e sor Ignazio. Gli ultimi due avranno sempre un atteggia­mento dimesso.

Sindaco - Sono felice, veramente felice! La nostra cit­tà entra trionfalmente nella storia!

Arcavi - C'è di che esserne orgogliosi!! Ora bisogna in­formare la stampa!!

Sov Libero - (con entusiasmo) La nostra città e magari i nostri nomi sui giornali!

Enrico - Non è mai accaduto!!

Sindaco - Due uomini e di quel calibro sono stati in questa città; vi confesso che non mi sembra vero!!

Libero - E magari sono stati seduti su queste sedie e ap­poggiati a questo tavolo!!

Enrico - Quale onore!!

Sindaco - Guardiamo questi cimeli con rispetto!!

Libevo - Più che giusto; occupiamoli, ma con dignità!!

Arcari - (ivonico) Ma no, signori! Non credo che questi mobili siano così vecchi!

Sindaco - E chi lo sa?

Envico - (alzandosi e capovolgendo la sedia) Magari hanno messo la loro firma... no non c'è! Peccato!

Sindaco - Semmai verificheremo dopo e più accurata­mente! Ora bisogna pensare al da farsi!

Arcari - A che riguardo?

Sindaco - Prima di tutto bisogna pensare a fare le la­pidi da attaccare sui muri dei due edifici, onde ri­cordare ai posteri la gloria che spetta alla nostra città! Naturalmente lei, dottore, vorrà cortesemente aiutarci.

Arcari - (lusingato) Con vero piacere!

Sindaco - Nella prossima seduta del consiglio, voteremo anche la spesa relativa.

Enrico - In più io proporrei di cambiare il nome della piazza che secondo me ha un nome troppo banale: piazza del mercato!! Puah!!

Libero - Sì, è vero!

Sindaco - Lo pensavo anch'io.

Libero - Io la ribattezzerei piazza Garibaldi.

Enrico - E Napoleone dove lo lasci?!

Libero - Ma Garibaldi fu un eroe nazionale al contrario di Napoleone che lo fu d'importazione!!

Enrico - E con questo? Ti sentiresti di fargli torto? Poi l'Italia è già piena di piazze Garibaldi!

Libero - (scaldandosi) Sono glorie usurpate! Non di­mentichiamo che Garibaldi ha dormito qui!!

Sindaco - Calma, signori, calma! Studiamo la cosa con attenzione, una giusta soluzione... Vediamo un po': se questa piazza è unica in tutta la provincia e forse in tutta Italia, lo è,per il fattoc he sia Napoleone che Garibaldi hanno avuto in questi due alberghi il loro quartier generale, non è vero?

Arcari - È esatto! (sor Pietro, sor Ignazio, Cireni e Ver­neri s'avvicinano)

Sindaco - D'altra parte la piazza è una sola e non si può sacrificare un'eroe per un'altro. Perciò io pro­porrei di chiamarla piazza dei due eroi! Vi va l'idea?

Libero - Non mi soddisfa!

Enrico - E poi è troppo impersonale!

Cireni - Ma signori, voi volete cambiare il nome della piazza e non trovate la giusta soluzione?

Sindaco - Io credo che la mia sia la migliore!

Cireni - Faccio mia la proposta perfezionandola!

Tutti - E in che modo?

Cireni - È facile: chiamandola piazza Garibaldi e Na­poleone!

Sindaco - Ottima idea, professore! Voci varie - Bene! bravo! evviva!!! (tutti gli stringono la mano)

Sindaco - Risolto questo grave problema, diamo libero sfogo alla nostra gioia e alla nostra esultanza! Signori, permettetemi d'offrire da bere a tutti! Sor Ignazio stappi le sue bottiglie migliori!!

Sor Ignazio - (funereo) Voi avete di che essere allegri, ma io no (indicando sor Pietro) ... e neanche lui!

Sindaco - (serio) La città vi sarà riconoscente e studie-remo in sede di consiglio un risarcimento eventuale dei danni, e poi...

Sor Pietro e sor Ignazio - (pieni di speranza) ... E poi??

Sindaco - (solenne) Vi farò omaggio a titolo personale, della targa « monumento nazionale » (Entra Silve­stro con una lettera e la consegna al dott. Arcari)

Sor Pietro - (con scherno) Quanta generosità!!

Sor Ignazio - (con scherno) Che sforzo!!! Sono vera­mente commosso!!!

Arcari - Signori! Ho ricevuto in questo momento una lettera dal ministero di grazie e giustizia...

Sindaco - (ridanciano) Si tratta forse di un aumento di stipendio?

Arcari - Magari fosse! Purtroppo è una brutta notizia quella che vi debbo dare: mi si comunica che la pretura di questa città, per diminuire le spese di bi­lancio viene tolta! [dopo l'annuncio si fa un grande silenzio)

Sindaco - {urlando) No!!, non sia mai detto!! È un provvedimento che ci offende.

Libero - Ci viene tolto un privilegio costato mille fa­tiche!!!

Libero - E si getta nella costernazione l'intera città!!

Enrico - Facciamo la rivoluzione!!

Sindaco - {andando in piedi ad un tavolo) Nella città che ebbe per ospiti illustri uomini come Garibaldi e come Napoleone, non si tollerano simili offese. Roma, la città d'Anchéria ti dichiara la guerra!!

FINE DEL SECONDO ATTO


ATTO TERZO

SCENA PRIMA

(A velario chiuso appare Cireni solo).

Cireni - Signore, signori, lasciate che dia libertà com­pleta alle mie angustie passate. Concedetemi lo sfo­go che umanamente sento di meritarmi dopo che sul mio capo è passata la bufera... Che? non compren­dete? E già è comprensibile, voi non sapete quello che m'è capitato! Prima di narrarvi i fatti però deb­bo darvi con un'idea approssimativa quello che io sono stato per circa un mese... Ecco, immaginatevi un'altissima montagna, sul cocuzzolo della quale stia solitario, un grande pino: è fatale, tutte le bufere sono sue. La sferza dei venti contrari che tentano di sradicarlo dal suo alveo, lo piegano ora a destra ora a sinistra, mentre mille scricchiolii si levano dal suo povero legno. I rami agitandosi nell'aria sembra che vogliano abbarbicarsi a qualcosa d'invisibile ten­tando un inutile aiuto al tronco dal quale traggono vita. Solo la radice resiste! Ebbene quell'albero ero io!! Ah! gloria quanto mi costi! ah Napoleone ahi­mè Garibaldi! quanta sofferenza mi avete dato!! {cambiando tono quasi sommesso) Vedete, io sono un timido. Brutto difetto, vero? Ebbene, oltre che timido, sono anche sensibile in modo estremo alle sventure altrui. Queste due chiamiamole virtù sono la causa dei miei guai... Vengo al fatto. Il giorno in cui furono trovati i documenti riguardanti Napo­leone e Garibaldi avrebbe dovuto essere di gioia sia per me che per la città, vero? Invece no! Sorse la complicazione dei monumenti nazionali, poi quella della pretura da levare, e più queste tegole capita­vano tra capo e collo, più l'atmosfera della sventura si faceva pesante. Poveri ancheriesi, erano tanto av­viliti, che in un certo momento davanti a tutti dissi le parole che dovevano perdermi: Signori, fatevi coraggio! Ho qualche conoscenza in parlamento, ve­drò se mi è possibile d'aiutarvi! Queste parole più che dette furono mormorate, ciò malgrado le udi­rono tutti, oh! come le udirono!! Per un attimo il silenzio fu assoluto, mille occhi attoniti mi guarda­rono affascinati, poi la bufera si scatenò. Mi furono addosso come un sol uomo, una tempesta di mani mi afferrò da tutte le parti, e da quell'istante persi il sonno e la quiete, (accelerando il ritmo) Tutte le mattine mi caricavano con affettuosa violenza sulla macchina del sindaco e mi spedivano a Roma, là do­vevo avvicinare deputati e senatori e parlare. Tutte le sere al ritorno si rinnovava l'assalto: più che scen­der dalla macchina un putiferio di mani mi scaricava e tutti mi volevano per se. Gli albergatori pretendevano il nulla osta per i loro lavori e volevano la precedenza sulla faccenda della pretura, il sindaco al contrario voleva che la fac­cenda della pretura avesse la precedenza su quella degli albergatori, ed io mi trovavo nel bel mezzo dei due fuochi. Tutti avevano una domanda da far­mi, c'erano quelli che volevano una raccomandazione, quelli che volevano levarsi una curiosità, altri an­cora che volevano sentire ciò che chiedevano gl'altri, e il bello è che io mi sforzavo di rispondere a tutti: bisogna fare domanda al ministero in carta da bollo per ottenere qualcosa!!... urlavo tra tutti quegli os­sessi... oppure: stamane il ministro non c'era!... op­pure: bisogna fare una petizione così e così! Ogni giorno che passava, la tempesta aumentava di vio­lenza, ed io mi nuovevo sempre in mezzo ad una folla di persone che mi pressava, mi tirava, mi sbal­lottava a suo piacimento e non sapevo dire di no a nessuno. Più l'uragano aumentava, più mi sentivo albero solitario...

Voce dal pubblico - E Carla? !

Cireni - ...Come? ...Carla dite voi? Eh! Carla è il sole; è la mia vera scoperta: sicuro le voglio bene, ma in quei giorni!!! Ecco, alla mia immagine dell'albero soli­tario mancava un elemento: mentre la bufera infu­riava sopra quello sventurato, un sole fiammeggian­te lanciava i suoi dardi infuocati con la precisa in­tenzione d'inaridirlo di ridurlo in cenere. Le dicevo: Carla, lascia passare questa tempesta e poi parlerò con tuo padre. Questo discorso l'ho ripetuto almeno venti volte, ma il proposito non l'ho ancora attua­to, sissignori! Ho paura del sor Ignazio!! Il bello è che oggi devo fare domanda di matrimonio!!! Brrr! Ora la bufera è passata, grazie alla mia opera la pretura è rimasta, sor Pietro e sor Ignazio hanno potuto terminare i loro lavori e sono tutti tranquilli; dico tutti tranne uno: IO!!! (esce)

SCENA SECONDA

La piazza del paese. L'albergo del PESCE AZZUR­RO, ha cambiato denominazione in quella di « AL­BERGO EROE DEI DUE MONDI & MONUMEN­TO NAZIONALE ». L'hotel del VIAGGIATORE in quello di « GRAND HOTEL NAPOLEON ». Su ogni singola facciata, stanno due lapidi coperte da un drappo che hanno le seguenti diciture: In que­sto palazzo nell'anno 1805 prima di passare lo sto­rico Rubicone, NAPOLEONE BONAPARTE tenne il suo quartier generale. La città d'Anchéria con orgoglio pose, (detta lapide va sulla facciata del­l'hotel).

Sull'Albergo EROE DEI DUE MONDI & MO­NUMENTO NAZIONALE, va la seguente: Da que­sto palazzo GIUSEPPE GARIBALDI l'invitto Eroe dei due mondi mosse alla conquista di quel nord che attendeva l'agognata liberazione. La città d'Anchéria perché i posteri ricordino, con commosso orgoglio pose.

È mattino. Al centro della scena stanno due lun­ghi tavoli che più tardi saranno ricoperti da un am­pio tappeto. Dalle porte dei rispettivi locali Sor Pietro e son Ignazio entrano in scena contempora­neamente. Sono ben vestiti. Alle finestre sono esposte le bandiere. I due albergatori staranno fermi per le prime battute sulle rispettive soglie.

Sor Pietro - Finalmente siamo arrivati al gran giorno!

Sor Ignazio - Già! e tutti sono pronti a far bisboccia!

Sor Pietro - I nostri alberghi sono in ordine...

Sor Ignazio - ...Le bottiglie in cantina allineate come soldati pronti per l'ultimo assalto...

Sor Pietro - Ed oggi faremo affari d'oro!!! [ridono tutti due)

Sor Ignazio - (guardando le lapidi coperte) Le lapidi tra poco faranno bella mostra di sè...

Sor Pietro - ... Dando gloria alla città e soprattutto a noi!!

Sor Ignazio - (guardando la propria insegna soddisfatto) Grand'ho tei Napoleoni!!

Sor Pietro - (come sor Ignazio) Albergo Eroe dei due mondi e monumento nazionale!

Sor Ignazio - Dì quello che vuoi, ma una piazza così è unica in Italia!!

Sor Pietro - (convinto) E forse nel mondo!!

Sor Ignazio - L'ha detto anche il sindaco!

Sor Pietro - Però l'abbiamo scampata bella! Ti confes­so che non vorrei tornare indietro!!

Sor Ignazio - Neanch'io! Povero professore l'abbiamo fatto ballare ben bene! !

Sor Pietro - Sai che m'ha detto ieri?

Sor Ignazio - No! .

Sor Pietro - M'ha detto che mai s'è trovato in una si­mile confusione, e che da un mese a questa parte è calato di cinque chili!

Sor Ignazio - (parando la botta) Malgrado il fatto che mia moglie lo facesse rimpinzare fino a scoppiare?

Sor Pietro - Già.

Sor Ignazio - Effettivamente ha sgobbato come un ne­gro per noi! poveretto!!

Sor Pietro - Beh! In compenso gli diamo la cittadinanza onoraria!!

Sor Ignazio - E cento bottiglie di vino stravecchio!!..,.

Sor Pietro - Così potrà sborniarsi per sei mesi!! (rido­no) Oh! Ecco il sindaco!!

SCENA TERZA

Entra il sindaco con un rotolo ed una scatoletta.

Sor Pietro e sor Ignazio - Buon giorno signor sindaco.

Sindaco - (arrabibato) Buon giorno! Qui non è ancora tutto pronto! Avete visto quel salame?

Sor Ignazio - Di chi parlate?

Sindaco - C'è un solo salame ad Anchéria e si chiama Silvestro, il cosiddetto messo comunale!

Sor Ignazio - No, non l'abbiamo ancora visto!

Sindaco - Me l'immaginavo! A quest'ora i tavoli do­vevano essere già arredati e coperti con un tappeto di velluto rosso per nascondere questi due orrori!!

Sor Pietro - Beh! non tarderà a venire!!

Sindaco - È un lumacone! E sor Libero? E sor Enrico? e il pretore dove sono?

Sor Ignazio - Arriveranno anche loro!

Sindaco - Dovevano essere già qui, specie il pretore! Ecco, gli ho salvato la pretura ed ora se ne infischia di me! Ah! che uomo ingrato!!

SCENA QUARTA

Entra Silvestro trafelato, con un velluto rosso sotto il braccio.

Sindaco - (ironico) Buon giorno, signor Silvestro! Ha dormito bene? Il comodo suo l'ha fatto?

Silvestro - Ma...

Sindaco - (urlando) Ma un corno! Dovevi già essere qui! Dammi questo tappeto e va a chiamare il pre­tore, sor Libero, sor Enrico ed anche Pancrazio!

Silvestro - Mi precipito!

Sindaco - Vai corri!!! (ai due) È una cosa che fa im­pressione, è proprio vero che certa gente non ha il senso della solennità! Presto aiutatemi a stendere il tappeto, {aperto il tappeto si vedrà una macchia bianca nell'esatta meta)

Sor Pietro - (spaventandosi) Santo cielo, che macchie!!

Sindaco - (disperato) No! questo poi no! è troppo! È possibile che debbano capitare tutte a me?! È possibile che tutto quello che organizzo io, altri lo debbano sabotare?! (pausa) Ed ora che facciamo? (si mette a camminare nervosamente attraverso la scena) Tutte a me... tutte a me... devono capitare!...

Sor Ignazio - Cerchiamo di pulirle (osservando le mac­chie), sembra vernice. Sindaco - Non rimane altro da fare, ma c'è poco tempo! Sor Ignazio - Agnese!!! Carla! presto venite qua! Carla - (dall'interno) Vengo subito, papà!

Sindaco - (disperandosi) Ohi ohi! Se non mi viene l'itterizia oggi, non mi viene più!

Carla - (entrando. È molto elegante) Mi hai chiamato papà?

Sor Ignazio - Sì vieni qua e vedi se si possono levare queste macchie!...

Carla - (dubbiosa) Uhm! È vernice, ci vuole della ben­zina o dell'acquaragia.

Sindaco - (pieno di speranza) E si può tentare?

Carla - Tentiamo! Vado a prendere il necessario (esce)

SCENA QUINTA

Entra Giuli solo. Giuli e detti. Giuli - Signor sindaco, che cos'ha? Perché è così stra­volto?

Sindaco - (tragico) Guarda!! (indica la macchia) Giuli - Ohibò!

Sindaco - (c. s.) Quelle macchie rappresentano il mio dramma!

Sor Pietro - Ora cerchiamo di pulirle! Giuli - Ma come si saranno fatte?

Sindaco  Non sò, il fatto è che ci sono!

Carla - (rientrando con due boccettine ed uno straccio) Eccomi! Tentiamo un po'... (si fanno tutti intorno. Carla prova con la benzina) con la benzina niente da fare, non va via!

Sindaco - (sconsolato) Mi sembrava di saperlo! Carla - Provo con l'acquaragia, (si mette di nuovo al­l'opera) Niente da fare non vanno via!! (esce) Sindaco - (sempre tragico) Ed ora? Sor Pietro - Mettiamoci un grande tappeto verde! Sindaco - È troppo da osteria!!

Sor Ignazio - D'altra parte non vedo altra soluzione! Sindaco - (quasi rassegnato) È proprio così? Giuli - Ho trovato! Tutti - Che cosa?

Giuli - La soluzione! ed è stupenda!

Sindaco - (quasi aggredendolo) Parla! presto!!

Giuli - Mettiamo una bandiera sulla macchia, così non si vedrà!

Sindaco - (esultante) Giuli, sei un genio! Guarda sono tanto contento che ti aumento lo stipendio del die­ci per cento! Dio mio che peso mi sono levato! Gra­zie Giuli, sei un segretario comunale in gamba!! (ri­pensando) Già, ma dove trovare una bandiera? La mia è già impegnata, (ad Ignazio ed a sor Pietro) la vostra pure!

Giuli - Io ho la mia a casa, ma c'è un fatto!...

Sindaco - (spaventandosi) E quale!... su non lasciarmi in sospeso!!

Giuli - (imbarazzato) Ha lo scudo... non la si può met­tere!

Sindaco - (con benevolo rimprovero) Aggiornarsi, Giuli, bisogna aggiornarsi!

Giuli - Ci mettiamo sopra un tovagliolo e così è fatta...

Sindaco - Non vedo altra soluzione purtroppo!

Giuli - (stringendosi nelle spalle) Meglio brutta pezza che bel buco!!

Sindaco - Bene, allora vai, corri a prenderla... e ti rac­comando, torna subito! (Giuli esce)

SCENA SESTA

Entrano Arcari, sor Libero, sor Enrico, Silvestro e qualche altra comparsa. Tutti al loro ingresso salu­tano il sindaco, che risponde.

Sindaco - Buon giorno a tutti! qui è quasi tutto a posto come vedete!

Arcari - (osservando il tappeto) Ma, sor Andrea! Ha visto quella macchia?!

Sindaco - Ho già provveduto, dottore, stia tranquillo! (guardandosi attorno) Piuttosto, Silvestro!!

Silvestro - (sull'attenti) Comandi!

Sindaco - Dov'è Pancrazio?

Silvestro - Sarà qui tra poco, ormai avrà terminato di lucidare il trombone!

Sindaco - (arrabbiandosi) Non poteva farlo ieri sera quel giuggiolone?!

Silvestro - (candido) Ieri sera era brillo!

Sindaco - È un incoscente!!

Arcari - Ma, sor Andrea! Spero che non vorrà far suo­nare qualche marcia, vero?

Sindaco - No per l'amor del cielo!... mi serve per far suonare l'attenti!

Arcari - Il contrabbasso??!!

Sindaco - Già!! Il contrabbasso!!

Arcari - Ma no, sor Andrea...

Sindaco - E perché no? Il contrabbasso ha un suono così bello, così pieno... così solenne!!

Sor Enrico - Ma no, signor Sindaco! nelle altre città l'at­tenti si suona con la cornetta!!

Sindaco - Ad Anchéria invece si farà col contrabbasso e sarà una cosa coi fiocchi!

SCENA SETTIMA

Entra Giuli con la bandiera. Giuli - Eccomi, signor sindaco!

Sindaco - Bravo! Presto all'opera! mettiamola a posto!! (apre la bandiera)

Arcari - Ohibò! Ma ha lo scudo...

Sindaco - Niente paura! copriamo il pezzo con un to­vagliolo!

Giuli - Io non l'ho portato! Sor Ignazio - Vado a prenderne uno dei miei! Sindaco - Porti anche qualche spillo! (stendendo la ban­diera sul tappeto) È persino più bello!!

Sor Ignazio - (rientrando) Ecco l'occorrente! (si dan­no tutti da fare per sistemare la bandiera)

Voci varie - Datemi uno spillo... stendila di più... pende da questa parte... zuccone, tiralo meglio questo tovagliolo... Ohh! È fatta!! Là!!

Libero - Le piace, sor Andrea?

Sindaco - (Guardando) Benissimo, bravi!

SCENA OTTAVA

Arriva Pancrazio. La piazza frattanto si riempie dì gente.

Pancrazio - Signor sindaco, io e la mia fida Ildebranda siamo qua per servirvi.

Sindaco - Bravo! Mi raccomando un bell'attenti!

Pancrazio - Lasci fare! Farò un attenti trionfale!

Sindaco - Bene! (ai due albergatori) Chiamate le ma­drine.

Sor Pietro - Bice, sei pronta?

Bice - (dall'interno) Vengo subito!!

Sor Ignazio - Vado a chiamare mia moglie e mia figlia!

Sindaco - Sbrigatevi! (a Silvestro) Silvestro, tieni sgom­bra la piazza, che la gente stia al suo posto.

Silvestro - Sta bene, signor Sindaco, eseguo!... indietro, o popolo... lasciate sgombra la piazza... disciplina... disciplina... sotto le lapidi non si può stare... indie­tro, zucconi... fate largo, mangiafagioli... Largo, cit­tadini... (torna presso il sindaco) ... Ecco fatto, si­gnor sindaco! L'ordine è ristabilito!

Sindaco - Bravo, sei in gamba! (entrano Bice ed Agnese in abito da sera e Carla in tailleur)

Agnese - Sono pronta, signor sindaco.

Bice - Anch'io.

Sindaco - (guardandole) Bene! Perbacco, ma come siete

eleganti! Complimenti! Bice ed Agnese - Grazie

Sindaco - (galante) Doveroso omaggio! Quanto a te, Carla, dico che sei un fiore!

Carla - (confusa) Signor sindaco, non mi dica questo!! . Sa che mi vergogno!!

Sindaco - Candida creatura!! (cambiando tono) Ora che siamo al completo organizziamoci: anzitutto voi signori consiglieri disponetevi così dietro il tavolo... ecco così. Le madrine mi seguano (s'avvia verso le lapidi, vale a dire Bice sotto l'albergo d'Agnese e viceversa) Così la pace è veramente fatta! Quando dico: scoprite! voi tirate la corda e le lapidi rimar­ranno scoperte!

Bice - Ma funzionerà?

Sindaco - Certamente, ho già provato io!

Agnese - (facendo il gesto) Allora quando lei dice: scoprite! noi tiriamo!

Sindaco - Delicatamente, mi raccomando! ! (s'avvia ver­so Carla) E tu Carla, ascoltami: quando avrò finito di leggere il discorso tu andrai verso il professore e gli darai le chiavi d'oro, hai capito?

Carla - Sì.

Sindaco - (avviandosi verso Pancrazio) Ascoltami, Pan­crazio!

Pancrazio - Sono tutto orecchi!

Sindaco - Quando mi vedi apparire sulla soglia insieme al professore ed al signor pretore, dai tre squilli d'attenti!

Pancrazio - Sarà fatto! Farò tremare i vetri di tutta Anchéria!

Sindaco - Mi raccomando!! (torna verso il gruppo) Qui è tutto a posto! Signor pretore, vuole accompa­gnarmi?

Pretore - A sua disposizione! (escono)

SCENA NONA

Uscito il sindaco ed il pretore il silenzio è assoluto e nessuno si muove. Dopo poco dall'hotel Napoléon escono il sindaco, Arcari e .Cireni che s'avviano ra­pidamente verso il tavolo. Pancrazio fa i tre squilli come può.

Sindaco - Signor professore, signor pretore, signori del consiglio comunale, cittadini! È con profonda com­mozione non priva d'orgoglio che vi ho qui convo­cati! Infatti oggi si compie un rito di gloria per la nostra città. La storia che troppo spesso si dimentica delle piccole città, è entrata triofalmente in Anché­ria. I due grandi generali Napoleone e Garibaldi hanno qui lasciato le loro orme immortali. A ricor­do di ciò abbiamo scolpito l'imperitura gloria! In nome di Dio e del popolo: scoprite!! (le tende ca­dono) In questo palazzo nell'anno 1805 prima di passare lo storico Rubicone, Napoleone Bonaparte tenne il suo quartier generale. La città d'Anchéria con orgoglio pose. (Alludendo all'albergo di sor Pietro) Da questo palazzo Giuseppe Garibaldi, l'in­vitto eroe dei due mondi, mosse alla conquista di quel nord che attendeva l'agognata liberazione. La città d'Anchéria perché i posteri ricordino con com­mosso orgoglio pose, (applausi scroscianti) Cittadini!! Se la gloria imperitura, se la nostra amata città è entrata trionfalmente nella storia, se noi oggi viviamo una giornata di gioia senza pari, lo dob­biamo ad un uomo: il qui presente professor Al­fredo Cireni. (applausi) Egli coi suoi profondi studi, ha colmato una lacuna esistente da quasi due secoli, ed ha aggiunto un capitolo fondamentale alla storia patria. Perciò il consiglio comunale che ho l'alto onore di rappresentare, gli fa dono delle chiavi d'oro della città e lo proclama suo cittadino onorario. (Carla si fa avanti e consegna le chiavi. Il sindaco legge la pergamena) La città d'Anchéria, memore dei servigi resi ad essa e per i quali sentirà imperitura gratitudine, proclama il chiarissimo professor Alfredo Cireni suo cittadino onorario, (chiude e consegna la pergamena. Applausi scroscianti)

Cireni - Signor sindaco, signor pretore, signori del con­siglio comunale, cittadini carissimi! Sono commosso, profondamente commosso per la bella manifestazio­ne tributatami. Io non so parlare, quindi non aspet­tatevi da me un discorso! Vi dico grazie per l'aiuto che mi avete dato e soprattutto grazie per la splendi­da ospitalità! (applausi e strette di mani)

Sindaco - Signori! Solennizziamo in modo degno que­sto fausto giorno! Bacco, dio dell'allegria ci attende! (s'avviano tutti verso i tsavoli del sor Ignazio. Carla e Cireni s'attardano)

Carla - (implorante) Oggi parli con papà vero?

Cireni - (spaventato) Davanti a tutti??

Carla - Altrimenti quando?

Cireni - (come tra sè) Mamma mia, sono qui che tremo! Sta bene, mi farò coraggio!

Carla - (carezzevole) Ti sarò vicina!

Cireni - Ah! se la fifa fosse divisibile!!

Carla - (quasi spingendolo) Su vai... vai...

Cireni - (pieno di timore) Vaa... vado!!

Voci varie - Venga, professore!!

Cireni - Eccomi, (s'avvicina al tavolo del sindaco quasi spinto da Carla che poi esce)

SCENA DECIMA

Per far posto a Cireni si fa un po' di confusione. Cireni si siede tra il sindaco e sor Ignazio.

Sor Ignazio - Fate posto! Fate posto al cittadino ono­rario!!!

Cireni - Grazie! Troppo gentili, grazie!

Sindaco - Soddisfatto, signor professore?

Cireni - Soddisfattissimo! E complimenti per il bel di­scorso !

Sindaco - Troppo buono!

Enrico - (mescendo) Beva, professore!

Sor Pietro - Beva, cittadino onorario!!

Cireni  - Grazie amici, evviva!!! (a parte) Cominciano a farmi bere!!

Tutti - Evviva!!

Cireni  - (dopo aver bevuto) Ohibò, questo è nettare!!

Sor Ignazio - Io e sor Pietro abbiamo riunito le cantine per oggi!!

Sor Pietro - Senza contare quello che verrà poi!!

Sindaco - Vale a dire un pranzo coi fiocchi!

Cireni - (ridendo) Badate che non ho lo stomaco da deputato.

Arcari - Sappiamo... sappiamo!

Sindaco - Comunque sia, lei farà onore alla nostra cucina! !

Arcari - Sarà un pranzo degno della giornata che vi­viamo!!

Enrico - Eleggo il peana all'eroe delle nostre battaglie! !

Carla, porta delle altre bottiglie!! Cireni - (spaventato come tra sè) Qui vogliono farmi affogare! (forte) Basta, amici!! berremo dopo!! Ora... ora...

Sor Ignazio - Ora, che?

Cireni - (imbarazzatissimo) Ora... ora vorrei parlare!!

Sindaco - {urlando) Silenzio!!! Il professore vuol par­lare!! {le voci si smorzano)

Cireni - {alzandosi) Vorrei dirvi tante cose... ma... non so quali... perciò grazie del silenzio... ho finito!! {si risiede)

Tutti - Bene!!! Bravo!!! Evviva!!! Cireni - {a sor Ignazio) Domani parto! Arcari - Peccato!

Sor Ignazio - Sentiremo la sua mancanza, professore!

Cireni - Anche a me rincresce di lasciarvi soprattutto perché qui c'è del buon vino!

Sor Ignazio - {insinuante) Solo del buon vino?!

Cireni - {candido) No, anche una buona compagnia!!

Sor Pietro - Bando alle malinconie professore!

Sindaco - Ma sì, soprattutto beviamo! ... un tale ha detto « Vinum laetificat cor hominis », che vuol dire il vino è allegria!!!

Cireni - {come tra sè) ...E coraggio!!

Carla - {entra con due bottiglie; si rivolge con voce osti­le a Cireni) Professore, qualora lo desideri può sce­gliere tra il Barbera ed il Bardolino!!

Cireni - {imbarazzatissimo) Uhm! preferisco il Barba-carlo!

Carla - {c. s.) Eventualmente abbiamo anche il Barbare­sco!! {sottovoce) O parli tu o parlo io!!

Cireni - No! per l'amor del cielo!!!

Sor Ignazio - {ridendo) Ah ah ah!!! Professore! Mi ri­cordo la sua sbornia di un mese fa!!

Cireni - {ridendo incautamente) Ah ah!! Il bello è che non avevo sete {forte) Mio Dio, mi sono tradito!!

Sor Ignazio - E allora perché beveva?

Cireni - Per forza! Ogni volta che dicevo bà, lei o sua moglie mi eravate vicini!!

Sor Ignazio - Si spieghi!

Cireni - Ebbene sì!! Quella sera volevo baciare sua figlia! Ma ogni volta che cercavo di manifestare il proposito, o lei o sua moglie, venivate a guastare i piani e proprio sul più bello!!! Ogni volta che stavo per dire bacio, voi arrivavate inopinatamente, e così questo diventava Barbera, Bardolino e avrebbe po­tuto diventare via via Barbaresco Barolo e Barbacarlo se non avessi avuto l'occasione per dichiararmi. Fu così che per dichiarare il mio amore a sua figlia, presi quella solennissima sbornia! Sì sor Ignazio sono innamorato di sua figlia!!! Oooo!!! l'ho detta!!

Sor Ignazio - {scandendo le parole) Io e mia moglie lo sapevamo!!

Carla - Oh! {esce precipitosamente di scena)

Cireni  - Eh??!!

Sor Ignazio - Ma crede lei che noi non avessimo occhi per vedere le vostre occhiate furtive e le rapide stret­te di mano? Che non avessimo orecchi per sentire i vostri sospiri??

Cireni - {alzandosi) Eh no!!... non vale... È un mese che sto male, è un mese che io e Carla abbiamo i formicolìi nel ventre! È un mese che l'incubo di questo momento non mi dà tregua né di giorno né di notte, ed ora mi viene a dire che lo sapeva!

Sor Ignazio - {olimpico) Già.

Cireni - Oh Dio!! fatemi bere!!!

Sor Ignazio - Ho voluto mettere alla prova il suo co­raggio!

Cireni  - Ne ho poco, ma quello che ho è tutto mio!!

Sor Ignazio - Carla!

Carla - {rientra timorosa) Eccomi.,, papà.

Sor Ignazio {benevolo) Gli vuoi bene?

Carla - (abbracciando Cireni) Sì, papà!

Sor Ignazio - Agnese!!

Agnese - (entrando) Dimmi.

Sor Ignazio - (alludendo a Carla e Cireni ) Che ne dici?

Agnese - (guardandoli compiaciuta) Sì, è una bella cop­pia! !

Sor Ignazio - E allora sposatevi e siate felici!!

SCENA UNDECIMA

Carla e Cireni s'abbracciano. Tutti si fanno intorno facendo complimenti.

Voci varie - Viva gli sposi!... si mangiano i confetti...! Auguri e complimenti!!

Arcari - Caro professore, se lei me lo concede, le farò da testimone!

Cireni - (euforico) Ne sarò felicissimo!!

Sindaco - Ed io lo sarò per la sposa! (a Carla) Contenta?

Carla - (commossa) Sì!

Lìbero - E dove farete il viaggio dì nozze?

Cireni - In Egitto, la terra dei faraoni! Là terminerò la prima parte dei miei studi su Napoleone!

Arcari - Vi auguro anche laggiù il successo che avete ottenuto qui ad Anchéria!

Cireni - Sì, ma senza creare lo scompiglio che ho fatto qui!

Sindaco - Anchéria ha vissuto delle dure giornate, ma alfine, grazie a voi, tutto s'è risolto per il meglio!

Enrico - Che giornate furono quelle!

Libero - Quanto tribolare!

Sor Pietro - Certo è che non avrei immaginato tante complicazioni!

Sor Ignazio - (a sor Pietro) Ora mia figlia è sistemata, (stringendogli la mano) questioni di primato tra dì noi non ne esistono più, di gloria ne abbiamo più che a sufficienza...

Sor Pietro - Perciò possiamo dichiararci più che soddi­sfatti!!

SCENA DODICESIMA

Da sinistra, vestito con un abito sportivo con pan­taloni da ciclista ed il casco coloniale in testa, il professor TAURICH von AUERBACH fa il suo ingresso. Porta un grosso binocolo ed una grossa macchina fotografica. Al suo ingresso si fa un silen­zio assoluto. Gira per la scena molto lentamente; osserva le due lapidi commentandole con qualche verso gutturale. Infine si avvicina al gruppo formato dal sindaco.

Taurich von Auerbach - Io essere il professor Taurich von Auerbach, ed essere fenuto in questa città per fare ricerche su Ciofanni della Pande Nere!

CALA LA TELA

FINE

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