Napoli caput – Le quattro giornate

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Napoli caput

      

NAPOLI

LE QUATTRO GIORNATE

Commedia in due parti di Mariano Burgada

SIAE  120850

                                                                                                                 

Personaggi

                                                                                                                            Adolfo

Anna

Alfonso

Mena

Andrea

Giovanni

Amedeo

Gabriele

Angela

Tonino

Don Luigi

Professore

Il preside

La vicepreside

Il gerarca

1° fascista

2° fascista

Eduardo

1°,2°,3°,4° partigiano

Lenuccia

Tina

Rita

Edo

Peppino

Gennaro

3° fascista

4° fascista

A Napoli nei giorni successivi all’8 settembre 1943

ST - 2atti - 22m - 6f

ATTO PRIMO

SCENA 1/1

(Mena, Alfonso, Andrea, Anna, Giovanni, Amedeo, Adolfo)

I giovani entrano nella grande aula del liceo con fare guardingo. Un grosso radiogrammofano è nascosto sotto una vecchia coperta militare. I  ragazzi lo scoprono, poi si seggono intorno ad esso, si stendono la coperta sulla testa per ascoltare i comunicati di "Radio Londra" di nascosto. La coperta serve a non far trapelare la voce della radio. Restano fuori della coperta Alfonso e Amedeo.

Andr.       - (Inizia a cantare in sordina sul motivo di "Faccetta nera" e poi sempre piu' forte). Senti questa, l'ho inventata io.

                 Camicia nera / Faccia assassina /  Aspetto ottuso e cervello da gallina / Questo e' il fascista che vuole il Re / e insieme al Duce sta aspettando pure te.

                 (I due ridono chiassosamente)

Amed.  - (Cacciando la testa dalla coperta). Alfonso, dobbiamo sentire le notizie o dobbiamo fare gli scemi.

Alf.          - Ssss! Facciamo i seri.

Amed.      - Ma che tieni in quel pacchetto?

Andr.      - Una sorpresa. Una cosa buona.

Amed.     - E fammi vedere.

Andr.      - No, dopo. Se ci sono belle notizie, festeggiamo.

Mena        - (Uscendo dalla coperta) Uffà, ma pensi sempre a una cosa? E bloccati un poco con le mani, no?!

                  (Amedeo ritorna sotto coperta)

Giov.       - Mena, e dai. Ma che ho fatto?

Mena        - Ti azzecchi troppo e mi da fastidio.

Giov.        - Ma che azzecchi. Sotto a quella coperta, e'  logico che stiamo vicini.

Mena       - Lo vedi?

Giov.       - Che cosa?

Mena       - "Vicino vicino". Lo vedi come lo dici...

Gio           - Ma come lo dico?

Alf.          - (Con sensualita') Vicino vicino. (Sospira)

Giov.        - Alfonso, non fare lo scemo, che quella si impressiona.

Mena        - Io non mi impressiono affatto. Ma sotto la coperta con te non ci vado.

Alf.          - Sotto coperta non ci va'.

Mena      - E fai meno il deficiente pure tu.

Giov.        - Deficiente… ma lasciatelo stare a questo povero ragazzo. Ne approfittate tutti  perche' non capisce niente (ride).

Perché i ragazzi ascoltano ‘’Radio Londra’’ di nascosto?

 
Alf.          - (Reagisce fingendo di picchiare Giovanni) Ohé, ma la finisci.

Andr.       - (Cacciando la testa dalla coperta) Fate meno casino, che dobbiamo sentire "Radio Londra" e non possiamo alzare il volume.  Se ci sente qualcuno, ci denuncia aifascisti e buonanotte.

Alf.          - Ma chi ti sente qua', dentro alla scuola? Stiamo solo noi.

Andr.     - Non siamo soli, c’e il custode.

Mena     - Il problema non è il custode, è  il figlio.

Alf.          - Tonino?  Il corteggiatore di Angela.

Mena     - Appunto.  Quello, da quando Angela s’è messa con Gabriele, è diventato pericoloso. Ci odia.

Alf.        -  A noi? E che c’entriamo.

Mena     -  Ma che ne so’.

Alf.        - E perché non te lo prendi  tu che sei libera,  così quello si calma.

Andr.     -  Stiamoci attenti che quello se ci scopre ci  denuncia.  

                Dobbiamo passare un guaio?

Alf.        - Ma che deve fare quello?

Andr.     - E non fare lo scemo.

Mena     - Lo vedi che pure lui lo sa.

Spiega le seguenti espressioni:

Maschio italico.

Donne nate per dare figli alla patria.

 
Alf.        - Che cosa?

Mena     - Che sei scemo.

Alf.        - (Con ironia) Come ti permetti di parlare cosi' al maschio italico, tu, una semplice donna, nata per dare solo figli alla patria.

Giov.   - Fatti sentire da qualcuno che prendi in giro i fascisti e passi un guaio.

Anna   - (Cacciando la testa dalla coperta e muovendo il braccio) Ssss!

Andr.    – Pare un serpente a sonagli (Ridono).

Anna   -  Adolfo l'ha trovata.

Alf.     - Che cosa?

Anna   - Radio Londra. Sentiamo le ultime  notizie.

            (Si ricopre).

Andr.     - Speriamo che si muovono questi americani.

Alf.     - Hanno fatto tanto per fare lo sbarco a Salerno e poi si sono arenati,  sono rimasti là, a farsi i bagni.

Giov.     - Si, i bagni. Quelli sono bloccati da Kesserling, un mastino. E' capace di tenere tutta la quinta armata bloccata per mesi.

Andr.       - Gli americani hanno fatto sbarcare in Calabria pure l'ottava armata di Montgomery. Quelli, stanno risalendo verso Salerno e ora che arrivano voglio vedere che fa Kesserling. Gli americani: sono forti, sono ricchi e mangiano una colazione al mattino, che per noi è un pranzo della domenica e poi, fumano certi sigarette cosi'.

Alf.          - Ma che sono salami? E allora una stecca di sigarette quant’è, tanta? (Indica una misura enorme con il braccio) Tengono tutto esagerato e poi sono lenti..

Gio.          - Montgomery effettivamente è proprio lento. Sono piu' di due settimane che è sbarcato e sta ancora per la via.

Perché gli

anglo-americani, sbarcati a Salerno, tardavano ad arrivare a Napoli.

 
Amed.      - (Uscendo dalla coperta) Niente da fare, le truppe americane stanno ancora la, a Salerno. Ma a chi aspettano?  Ma lo sanno quello che stiamo passando. Lo sanno che i tedeschi si stanno vendicando perché li abbiamo abbandonati per allearci proprio con loro. E questo è il ringraziamento.

Andr.       - A me mi sembra proprio una cosa strana.

 Quelli se vogliono...

Gio.         - Il fatto e' che non vogliono. Non vogliono  rischiare i loro uomini. Quando i tedeschi si ritirano,  loro avanzano, senza colpo ferire.  

 
Andr.   - Così so avanzare anch'io. Ma non è possibile, Devo sentire la radio che dice. (Va sotto coperta e trova Anna e Adolfo che amoreggiano) E voi cosi' sentite le notizie. Bravi.

Anna     - (Uscendo) Non stavamo facendo niente.

Alf.          - E con Adolfo che volevi fare?

Adol.     – (Ridendo scherza con Alfonso)

In attesa dell’ arivo degli anglo-americani, qule fu la reazione dei tedeschi?

 
Amed.      - E scherzate sempre. Qua' la situazione e' ormai gravissima. Sti disgraziati degli americani non  arrivano e quà continuano a morire i giovani che si rifiutano di collaborare con i tedeschi.

Giov.  - E poi, ci stanno spogliando vivi. Stanno saccheggiando tutto: negozi, fabbriche, case. Prendono e portano via e noi moriamo di fame.

Adol.       - Non tutti, però, stanno a guardare o si nascondono nelle grotte sotto i palazzi. Ci sono alcuni gruppi che si sono armati e stanno gia' facendo azioni di guerriglia contro i tedeschi.

Amed.      - Si, lo so.Ho sentito che i lavoratori della Rinascente a via Roma hanno sparato sui tedeschi che volevano saccheggiare i magazzini. Pure gli operai della fabbrica di scarpe alla “Sanità”, sono riusciti ad opporsi, a combattere.  Ma sono fatti isolati. Qua ci vuole un’azione organizzata e in accordo con i partiti politici.

Anna        - Ma i partiti politici sono clandestini.

Amed.      - Ed ora è arrivato il momento di uscire dalla clandestinità.

Alf.          - Ma quelli che devono fare. Per tutto il periodo fascista hanno solo pazziato a fare i carbonari. Non hanno mai fatto un'azione significativa, un attentato, una bomba, niente.

Spiega il significato dell’ espressione:

‘’che bella cultura politica che abbiamo.’’

 
Gio.          - Noi stiamo subendo una reazione così violenta dei tedeschi per colpa dei nostri governanti. Senza dare istruzioni ai propri comandi, senza prevedere come proteggere il proprio esercito, l’8 settembre,  Badoglio parla alla radio: - Cari amici, guardate che da questo momento noi abbiamo fatto pace...

Amed.   - Armistizio.

Pece ed armistizio hanno lo stesso significato?

 
Gio.          - Pace, armistizio, non fare il pignolo. Cari amici, noi abbiamo fatto pace con i nemici e allora? Mo questi tedeschi che sono? Nemici? E allora ce lo volete dire? E invece niente.

Alf.          - Questo e' stato proprio il massimo della strafottenza del governo verso il suo esercito, i suoi uomini. Senza preparare questa gente alla reazione dei tedeschi. 

Adol.       - Un esercito allo sbando, senza ordini,  mentre i tedeschi sùbito hanno reagito, senza esitazioni. Sapevano gia’ che cosa dovevano fare e infatti,  ora sono i padroni d'Italia.

Alf.          - E intanto, il Re e la corte se la sono squagliata a Brindisi, in mano ai nuovi “amici”, gli anglo-americani. E insieme a loro generali e governo, tutti spariti. E l’esercito che doveva fare, doveva continuare a combattere?  Ma per chi?  Per che cosa?

Amed.      - Quindi e' logico che questi poveri soldati, non sapendo contro chi combattere, si sono levati le divise e se ne so tornati a casa.

Gio.          - E intanto, abbiamo lasciato in mano ai tedeschi le nostre citta'. Hai visto Scholl, il colonnello tedesco, nel comunicato come si e' firmato: il comandante di Napoli. E ora pretende pure che noi andiamo a lavorare per loro. (Mostrando un volantino)  Tieni, leggi qua'. “Obbligo di lavoro di tutti gli uomini per le forze armate germaniche. Chinon si presenta e' un sabotatore e se catturato sara' immediatamete fucilato.”

Adol.       - Pero' una forma di resistenza c'e' stata: si sono presentati 300 uomini su tremila previsti. E questo che vuol dire?

Alf.          - Vuol dire che i napoletani, rischiano pure la vita per non faticare.

Adol.    - Non scherzare pure su queste cose.

Alf.           - .. per non faticare per il nemico. Vedi che eroi.

Anna        - Mio cugino si e' nascosto nel cimitero  delle Fontanelle, lo sapete, dove stanno tutte quelle ossa dei morti appestati del '600.  A quello non lo troveranno mai, perche' e' secco secco e si confonde con i morti. (Ridono)

Adol.       - Sentite, noi dobbiamo fare qualcosa. Non possiamo restare a guardare.

Anna        - Ado', ma tu sei pazzo? Noi siamo ragazzi, che ci mettiamo a combattere contro i tedeschi?

Adol.       - Sono un ragazzo, ma non ho paura di combattere. Io non mi voglio nascondere come quei vigliacchi.

Perché Amedeo non accetta l’accusa di ‘’vigliacche- ria’’  che Giovanni rivolge ai concittadini napoletani nascosti  nei cunicoli sotto la città?

 
Amed.      - Ma che vigliacchi. Tu non devi dare giudizi  affrettati. Questa gente, l'hai vista o no come e' ridotta, dopo anni di sacrifici, miseria, sfiducia nelle istituzioni. Ogni famiglia tene chissa' quante persone morte in guerra: padre, fratelli, figli. E ora, dovrebbe ancora combattere, contro i tedeschi che sono pure armati fino ai denti? Ieri, all' incrocio di via Luca Giordano, si e' piazzato un panzer e appena vedeva una testa e spuntare da un palazzo, una bella raffica di mitraglia e via. Qualcuno ha sparato dalle finestre con i fucili, ma quello, i colpi, non l'ha neanche sentiti. Neanche la pittura s'e' rovinata. Per combattere ci vogliono le armi.

Adol.       - Il problema non e' avere le armi, il problema e' avere la voglia di lottare, di reagire.

Amed.      - E questa ce l'abbiamo tutti, nun c’è bisogno che lo dici tu. Ma senza i mezzi, senza le armi efficaci, significherebbe solo farsi ammazzare. Un sacrificio stupido, inutile.

Adol.       - Ma secondo te io mi voglio fare ammazzare come un fesso? Allora ti dico che stanno svaligiando le caserme e si stanno impadronendo di armi militari. Ieri, al Vasto, è stato ucciso un operaio che si chiamava Antonio Pianta perché l’hanno beccato mentre trasportava una mitragliatrice che si era fregato dal distretto militare di via Foria. Come vedi, che se uno vuole.

Anna        - Io voglio sapere perché tutti quanti se ne stanno tranquilli sotto allo scantinato di casa e tu vuoi fare per forza l'eroe dei due mondi.

Alf.          - Ma chi e', Garibaldi?

Amed.      - Adolfo, ma come sai tutte ste cose? Chi te le dice? Qua' la gente ha paura pure di dire che ora e': e tu sai tutto quello che succede a Napoli.

Per quale motivo Adolfo è così ben informato sulla ‘’resistenza’’  a Napoli.

 
Adol.       - Ragazzi, io vi devo dire una cosa delicata. Pero' mi raccomando, non parlate con nessuno. Le spie fasciste sono chi meno ve lo aspettate e fate passare un guaio, alla mia famiglia.

Alf.          - E dai, non la fare lunga.

Adol.       - Mio padre e' uno dei combattenti che da parecchi giorni si stanno dando da fare. Io già collaboro con loro. Se vogliamo, possiamo entrare anche noi nel gruppo.

Alf.          - Veramente E’ forte tuo padre! Pero' io posso parlare pure con mio padre. Quello tiene due pistole che ci puo' dare.

Mena        - Si, le pistole dei pirati. Quelle sono false.

Alf.          - Tu sei competente? Capisci di armi?

Mena        - E c'è bisogno di essere competente per capire che sono due accendisigari.

Alf.          - Ma stai zitta, che ne capisci tu, che sei femmina..

Mena        - Eccolo qua' il fascista maschilista. Io sono femmina ma ti metto nel sacco a te e a tutti i maschi come te.

Alf.          - (Con ironia) Che nobildonna.

Mena        - Anzi, voglio combattere. Cosi' vi dimostro che so’ capaci di fare le femmine.

Gio.          - Mena, calmati, non ti eccitare. Qua' non  stiamo giocando alla guerra. Qua' si gioca con la vita.

Perché Mena rivendica la sua parte?

 
Mena        - Non mi fare la morale. Io so  bene il valore della vita. Ma domenica hanno fucilato un ragazzino di dodici anni, Giacomo Lettieri, perche' aveva sparato su un soldato tedesco che stava uccidendo un marinaio italiano disarmato. E a S.Rocco,  cinque contadini accusati di nascondere dei soldati italiani, li hanno prima seppelliti in piedi, con la testa fuori del terreno e poi hanno fatto il tirabersaglio. E tu non vuoi combattere contro questi criminali.

Giov.        - Va bene, basta. Questo conferma la necessita' di fare qualcosa, ma senza fanatismo. Noi combattiamo perché costretti, per difenderci.

Mena        - E vogliamo partecipare pure noi.

SCENA 2/1

(Angela, Gabriele e detti)

Ange.       - (Entrando con Gabriele, figlio del gerarca fascista) Vogliamo partecipare anche noi. A che cosa?

                 (Tutti si guardano con imbarazzo).

Mena        - (Sottovoce a Giovanni) Attenzione a Gabriele, il figlio del gerarca fascista. (Ad Angela)Veramente stavamo parlando di …

Ange.       - E che c’è? Perche' non rispondete.

Mena        - No, stavamo dicendo ai ragazzi che vogliamo partecipare anche noi alla commedia che stanno preparando con il professore.

Ange.       - La commedia si farà? Allora vogliamo partecipare pure noi. E’ vero Gabri?

Mena        - Bisogna vedere se ci stanno le parti pure per voi.

Ang.         - Se ci stanno per voi ci devono essere pure per noi.

Qual è l’equivoco che si crea  tra Mena e Angela?

 
Mena    - E che ti scaldi a fare?  Vuoi partecipare? E allora prenditi la “parte” mia.

Ang.         - Ma allora la “parte” l’hai già avuta?

Mena        - Si, ce l’ho.

Ang.         - E tienitela. Io poi mi prendevo la parte tua.

Mena        - E io ti davo la parte mia?

Gabr.        - Angela, basta. Non hai capito ancora che non ci vogliono nel gruppo?

Ang.         - Si? E perche? Che cosa abbiamo fatto?

Alf.          - Non avete fatto niente. Ma avevamo deciso di fare qualcosa per aiutare le persone perseguitate dai tedeschi e allora… è pericoloso…

Ang.         - E allora, perché tutto questo mistero?

Mena        - Perché mi pare inopportuno che Gabriele, figlio di un gerarca fascista, viene ad aiutare la gente che soffre per colpa del padre.

Ange.       - E che centra il padre di Gabriele. Perché, ha dichiarato lui la guerra? E chi è, il Duce.

Gabr.        - Si puo' essere gerarca fascista e non aver fatto niente di male.

Mena        - Se sei fascista, già fai male a tanta gente. Vuol dire che condividi il regime, l’oppressione, la guerra. E’ da quando sono nata che sento parlare di guerre.

Ange.       - Questa che cos'è, la propaganda comunista?

Mena        - Questa è la propaganda di una ragazza che vuole vivere. 

Gabr.   - Io capisco che tu non condividi le idee politiche di mio padre, ma ti chiedo: che c'entro io, di che cosa mi accusate? Che ti pensi, che io sono una spia dei fascisti o che voglio fare del male ai miei amici? Mi dispiace deluderti, ma non è cosi e credo che tutto sommato neanche mio padre sia una cattiva persona. Lui ci crede nella sua scelta e io la rispetto, anche se non la condivido. Ero venuto per dirvi che ho saputo, proprio da mio padre, che i tedeschi hanno preparato un piano per distruggere tutto ciò che può essere utilizzato dagli americani. La loro parola d’ordine è “Napoli caput” (fa il gesto della morte).  Hanno fatto esplodere loro le navi nel porto, per non far entrare le navi americane che stanno al largo di Capri. Fra poco salterà l'acquedotto, il ponte della Sanità, la raffineria e persino il teatro S.Carlo.

Come chiarisce Gabriele la sua posizione. Attraverso quali rivelazioni?

 
Gio.       - Napoli è già un ammasso di macerie, grazie ai bombardamenti degli inglesi e degli americani che non hanno avuto pieta' di noi. Mo i tedeschi ci distruggono pure quel poco che c'è rimasto.

Amed.      - Gabriele per me è un compagno come gli altri.

Gabr.       - (Turbato)  Grazie. (Esce deciso).

Ange.       - Non avete capito niente di quel ragazzo. (Esce)

Mena        - Lei l'ha capito bene, infatti. Domanda perché nun si e' fidanzata con Tonino, il figlio del custode, ma ha preferito il benestante figlio del gerarca?

Amed.      - E basta. Le chiacchere inutili in questo momento non ci servono. Noi adesso teniamo un obiettivo importante: fare qualcosa per salvare quello che resta della nostra città. E per favore, cerchiamo di essere tutti uniti.

Giov.    - A proposito, ma Andrea, che fine ha fatto? Ha detto che teneva una bella cosa per noi.

Adol.       - Ma stava sentendo la radio.

(Scoprono la coperta e trovano Andrea che dorme con la testa appoggiata alla radio e in mano una bottiglia vuota). E che ha combinato, s'è addormentato.

Amed.      - Andre', Andrea. Ma che fai, te si addormentato.

Adol.       - Ma questo puzza d'alcol. S'e' bevuto del liquore.

Andr.       - (Risvegliandosi ubriaco) Allora ti piace?  (Canta la sua versione di "faccetta nera". Tutti cercano di bloccarlo, ma lui alza il volume della radio gia' accesa) Aspettate, dobbiamo sentire dove stanno questi mosci degli americani. (Si sente la voce del Furer)  Ma questo sta sempre incazzato? Secondo me ha qualche problema di donne.

Giov.        - Ma dove hai preso questo liquore?

Andr.       - Porca miseria, la sorpresa. L'avete scoperta. Vi ho portato una bottiglia di rosolio che ho trovato nella cristalliera di zia Concettina, nel palazzo bombardato. Mezza stanza intatta e l'altra metà nun c'è più. Bottiglia di rosolio fatto con lo zucchero vero, prima della guerra: intatta.  Ma dove sta la bottiglia.

(La vede vuota) Bella educazione, ve la siete pure scolata. Come era? Buona, eh! Meno male che ne avevo assaggiato un poco pur'io. (Canta "Faccetta nera" nella sua versione. Tutti cercano di tappargli la bocca, mentre lui alza il volume della radio con i messaggi contro il fascismo) Ma questi mericani arrivano ono. Ma sono proprio delle lumache! (Mentre fanno tutto questo chiasso, entra Tonino, il figlio del custode, con in braccio un fucile da caccia e camicia nera).

                             SCENA  3/1

(Tonino e detti, poi don Luigi)

Ton.         - Che sta succedendo qua.

Andr.       - Niente, stiamo sentendo se arrivano i nostri... ssssh!

Alf.          - Toni', sei tu. Ci hai spaventato.

Ton.         - Chi sarebbero " nostri"?

Andr.       - I nostri...(simula la carica della cavalleria)

...gli amer...

Gio.          - (Tappandogli la bocca)...i nostri alleati.

Ton.         - Alleati? E chi sono i nostri alleati?

And.        - (Ridendo) Come chi sono? Non sa chi sono i nostri alleati. Ma allora sei proprio ignorante?

Ton.         - (Gridando) Dimmi chi sono i nostri alleati?

                 (Si crea un momento di silenzio e allora si sente la voce della radio accesa che suona musiche americane)

Ton.         - La radio?

And.        - La radio. Si piglia tutto il mondo...  pure...

Ton.         - Pure quello che non si deve prendere.

And.        - Che non si deve prendere?  Ma chi è questo?

                 Ma non è Tonino, il figlio del custode?

Gio.          - Andrea sta un poco ubriaco. Si è bevuto una bottiglia di rosolio che teneva la zia…

Ton.         - Fai poco lo scemo con me. Non sono così cretino come pensate voi “studenti”. Lo so benissimo che vi sentite la radio del nemico: Radio Londra. Lo sapete che è vietato ascoltare i comunicati del nemico?

Alf.          - Toni', ma stai scherzando o fai sul serio?

Ton.         - Sapete quanto pagano i tedeschi per ogni sovversivo segnalato? Mille lire più una bella razione di viveri. E quà siete parecchi.

Alf.          - (Perdendo la pazienza) Siamo in parecchi, ma non siamo in grado di…

Ton.         (Puntando il fucile) Che vuoi fare, qualcosa? E fammi vedere che sai fare, su avanza…

Giov.        - Toni', ma dici sul serio? Ma che hai passato? Tu sei stato amico nostro, anzi tenevi pure una simpatia per Angela.

Ton.         - (Isterico) Che c'entra quella. A me di quella non me ne fotte proprio niente. E' una che pensa solo agli interessi: s'è messa col figlio del gerarca, benestante.

Giov.        - E che c'entriamo noi. Pare che te lo stai prendendo con noi.

Ton.         - Basta. Non voglio parlare più di quella.

Andr.       - E’ vero, ma che ce ne fotte di quella?

                 (Tonino ha un gesto di risentimento) 

Adol.       - (Cercando di circondarlo d'intesa con gli amici) Toni', e posa 'stu fucile, che è pericoloso.

Ton.         - Io nun poso niente e tu non mi dai nessun ordine, hai capito? Voi per me siete solo dei traditori che sentono la radio nemica.

Alf.          - E, secondo te, a chi abbiamo tradito: al re, che non c'e' piu' perche' scappato. Oppure al Duce, anche lui scappato dal Gran Sasso in Germania,  dal suo amico Furer.

Quale accusa lancia Tonino ai ragazzi e a chi vuole consegnarli?

Qual è la provocazione di Giovanni?

 
Ton.         - (Stanno organizzandosi con alcuni gesti per dargli una botta in testa) A me tutte sti  'nciuci nun mi interessano, io vi consegno a...  vi consegno e basta.

Gio.          - E allora consegnaci in mano al padre di Gabriele, il gerarca. Accussi' gli fai pure un bel favore.

Ton.         - No, io nun voglio fare favori a nessuno. Io vi consegno in mano ai tedeschi.

Alf.          - (Mentre Adolfo sta per sferrare un colpo in testa a Tonino, entra il padre, don Luigi).

D.Lui.      - (Entrando) Tu non consegni a nessuno. Posa 'stu fucile.

Ton.         - Papà, vatténne. Io so quello che devo fare. Questi devono avere una lezione. Così abbassano un poco la testa.

D.Lui.      - Per il momento tu abbassa stu fucile, che non spara, perché è scarico.  (Si avvicina alle canne).

Ton.         - Non è vero, me fai fesso.

D.Lui.      - E allora prova. Spara. (Tonino è teso ma non  spara. Dopo qualche attimo di faccia a faccia don Luigi gli strappa il fucile dalle mani).

Ton.         - Ma non è finita.  (Esce rapidamente).

Alf.          - Don Luigi, meno male che il fucile era scarico.

D.Lui.      - (Estrae dal fucile una cartuccia. Tutti hanno una reazione di stupore).  Non è cattivo. Voi lo conoscete. Però è molto orgoglioso. Non l'ho potuto far studiare e lui si sente come, non lo so, come inferiore. Ecco perche' reagisce così. La scuola gli piaceva molto ma per noi era un lusso. Nove figli, non so se mi spiego.

Anna        - Nove figli? E come mai.

Che giustifica- zione fornisce don Luigi sul comporta- mento di Tonino?

 
D.Lui.      - Perché così voleva il Duce. Veramente, per prendere il premio di cinque lire per ogni figlio che nasceva. Poi dopo, ho capito che gli servivano i figli nostri per mandarli in guerra: tengo quattro maschi militari, al fronte. Due in Russia e non danno notizie da parecchi  mesi. Speriamo bene. Uno sta su un'isola in Grecia  e un altro sta imbarcato su un sommergibile, quelli che vanno sott'acqua.

      Le tre femmine sono sposate, ma gira gira stanno sempe a casa nostra. Poi viene Tonino, che voi conoscete e poi ce sta il più piccolino, Totoruccio.Tiene quindici anni e fatica nella vetreria ca è stata bumbardata il 4 agosto. Sono morti decine di operai.Totoruccio s'è salvato pecché  teneva o turno 'e pomeriggio.  

Qual è la logica di don Luigi sulla procedura dei bombarda- menti.

 
Ma dico io: voi americani, inglesi, che dite di essere delle perzone accussi' civili, ma che danno vi puo' fare una fabbrica di bicchieri?  Bombardate una fabbrica di cannoni, ma una fabbrica di bicchieri? Sotto a quelle pietre sono rimaste 7oo persone, quasi tutte donne e bambini.  E poi hanno colpito S.Chiara, 'a Galleria, palazzo reale. Mah, sono i misteri della guerra.

Amed.      - Gli americani hanno fatto pure loro migliaia di morti, tutti civili innocenti. Addirittura hanno fatto il più pesante bombardamento, che è durato 12 ore, il 6 settembre, quando già sapevano che avevamo firmato l'armistizio, che poi è stato comunicato l' 8 da Badoglio.  Questo vuol dire che loro volevano distruggere tutto, in modo da lasciare nella disperazione sia i tedeschi che gli italiani.

Come spiega  don Luigi la differenza tra la I e la II guerra mondiale e perché ritiene più  nobile la prima.

 
D.Lui.      - Guardate, io ho fatto la grande guerra, la prima guerra mondiale, ma quello che sto vedendo in questa guerra, io non l'ho mai visto. Noi combattevamo sul fronte, in trincea, faccia a faccia, soldati con soldati. Che c'entrava la gente.

SCENA  4/1

(Professore e detti, poi Angela e Gabrile)

Come spiega il professore la differenza tra le due guerre.

 
Prof.         - (Entrando) Caro don Luigi, voi ricordate una guerra primitiva, fatta tra uomini.  Oggi non esiste piu' il fronte, oggi è tutto un campo di battaglia. La guerra moderna usa mezzi capaci di raggiungere per cielo e per mare qualunque città e distruggerla. E' una guerra addò siamo coinvolti tutti, civili e militari, ergo, siamo tutti combattenti e vedo che voi gia' vi siete armato.

D.Lui.      - No, questo l'ho preso perché ho sentito dei rumori, nun sapevo che oggi 'nci stavano i ragazzi che fanno il teatro e allora...  Prufesso', ma se è così come dite voi, la guerra distruggerà  tutto, sia di qua che di là e chi vince, che vince?

Spiega il significato di “gruppi capitalistici”

 
Prof.         - Chi vince, vince un colossale appalto alla ricostruzione, che servirà a far campare per anni, quelli che  hanno cacciato i soldi per finanziare la guerra: i grandi gruppi capitalistici.

D.Lui.      - Pure in questo c'entrano i soldi?

Prof.         - Tutto si fa con soldi e per i soldi. E' triste ammetterlo, ma è così.

D.Lui.      - Scusate e la fede, gli ideali?

Prof.         - Sono tutte belle cose che senza soldi resterebbero solo sulla carta. Ma poi alle spalle ci sono quelli che intravvedono l'affare, mettono i capitali per  ricavarne poi un guadagno dieci volte, cento volte maggiore.

Qual è il dubbio atroce che sorge a don Luigi e come lo chiarisce il professore?

 
D.Lui.      - Professo', con tutto il rispetto, ma così una guerra  pare più un bancolotto. Uno punta e se vince può pigliare cento volte, mille volte una puntata.

Spiega qual è in questo contesto il significato del termine “eresia”.

 
Prof.         - Caro don Luigi, purtroppo voi non state dicendo un'eresia. Pensate che a volte anni di guerra, centinaia di migliaia di morti, si possono cancellare, come se non fosse mai successo niente, con un congresso, che dice: abbiamo scherzato, rimettiamo tutto come prima, stessi confini, stessi regimi e arrivederci.

Parlando di quale personaggio e di quale momento storico il prof. afferma: spesso la storia è legata ad una sola persona…

 
D.Lui.      - Nun è possibile.

Prof.         - E invece è possibile, anzi è già successo.

                 E' vero ragazzi? Quando e' successo?

Tutti         - (Quasi in coro) Con il Congresso di Vienna, dopo Napoleone.

D.Lui.      - Lo sapevano tutti , sol' io no.

Prof.         - Come vedete, spesso la storia è legata ad una persona, capace di trascinare in una tragedia un intero popolo, per che cosa?

D.Lui.      - Per i soldi.

Prof.         - Per ambizione.

D.Lui.      - (Non capisce) Si, per… come dite voi.

Prof.         -  Per ambizione, per sentirsi un grand’uomo. Ma voi stateci attento…

D.Lui       - Ah, per me nun c’è pericolo. Io non sono ‘mbizioso.

 Prof.        - (Indicando il fucile) Stateci attento a quel coso,  quella specie ‘e fucile, che ci fate passare un guaio a tutti quanti. Ma non avete letto il proclama del colonnello Scholl: chiunque viene trovato in possesso di armi verra' immediatamente fucilato.

D.Lui.      - Ma io faccio il custode.

Prof.         - Don Luigi, quelli se vi pescano, prima vi sparano e poi domandano che fate.

D.Lui.      - Avete ragione, vado subito... a nasconderlo. Compermesso. (Esce).

Prof.         - Dunque, chi manca? Andrea?

Alf.          - Andrea sta riposando. (Tutti ridono) Si e' ubriacato.

Anna        - S'è bevuto una bottiglia intera di rosolio che aveva trovato tra le macerie della casa  della zia.

Prof.         - (Avvicinandosi ad Andrea e svegliandolo) E come sta', non e' che sta male? Ci vorrebbe un caffe' forte e amaro ma, al massimo oggi se trova il caffè fatto con i ceci, che non è la stessa cosa.

Anna        - Ma non vi preoccupate. Mo gli passa la sbornia e sta meglio di prima.

Andr.       - (Guardando il prof.) Buongiono.

Prof.         - Buongiorno. (Mostrando  quattro dita) Queste quante sono?

Andr.       - Oggi che facciamo matematica?

Prof.         - Abbiamo capito: questo sta bene. Adesso stai buono buono, perché oggi leggiamo un po' di tragedia greca.

Andr.       - Noi teniamo questa tragedia a Napoli e voi pensate alla tragedia greca.

Prof.         - (Scherzando) Ma teniamo pure la tragedia dell' ignoranza.

(Entrano Gabriele e Angela salutando con un cenno della testa mentre Andrea va a sistemarsi vicino alla cattedra e poi lentamente scomparirà dietro di essa per addormentarsi).

Nei testi classici c'è scritto tutto quello che puo' interessare l'uomo. Gli antichi avevano gia' detto tutto. Leggendoli bene, noi possiamo capire meglio anche gli avvenimenti attuali.

Il testo di Sofocle, Antigone, ci parla della lotta di questa fanciulla contro un tiranno che, a dispetto delle leggi e dei diritti della coscienza umana, impone le sue leggi inique. In questo caso vieta la sepoltura di Polinice, fratello di Antigone.

Prima considerazione: chi e' il tiranno? Il tiranno è colui che pensa che il potere gli dà il diritto didecidere anche contro il volere del popolo.

             Il nostro tiranno, Creonte, fara' uccidere Antigone, sorella del morto, che ha osato contravvenire alle sue leggi, dando sepoltura al giovane.

Attraverso la tragedia greca il professore perché dice  ai giovani che la storia del passato ci aiuta a capire quella attuale?

 
                 Il figlio, Emone, tenta di salvare la fanciulla, sua promessa sposa,  ma il padre gli risponde:- La citta, ovvero la nazione, non é forse di chi la domina?

Gabr.        - E il figlio che risponde?

Prof.         - Il figlio risponde: -Non é città quella che é di un solo uomo. Capite cosa vuole dire? Poi come estremo gesto di protesta, il giovane Emone si uccide.

             (Tutti tacciono).

Gabr.        - Il padre, quando viene a sapere della morte del figlio, che dice?

Prof.         - Il padre Creonte, entra in scena portando tra le braccia il corpo senza vita del figlio e mentre avanza lentamente piange la propria rovina e invoca su di se la morte. Seconda considerazione: Se la causa é giusta, si può dire "no" al tiranno?

Perché Gabriele riponde alla domanda se la causa è giusta.

 
Gabr.        - Mio padre voleva che mi arruolassi tra i fascisti repubblichini, ma io gli ho detto di no. Sapevo che ci teneva molto, ma io proprio non me la sentivo di combattere con loro. Non sono un vigliacco,  io voglio combattere per uscire da questa guerra.

Prof.         - E Platone ti risponde: se la causa é giusta si deve dire di no al tiranno.

Ang.         - (Abbracciandolo) Nessuno può capire come è difficile la tua condizione.

Gabr.        - Non voglio la pietà di nessuno. Anzi scusate se ho parlato di cose mie, personali. (Esce)

Ang.         - (Fa per raggiungerlo ma viene fermata da Giovanni)

Giov.        - Ti prego, digli che lui é sempre stato uno dei nostri e siamo pronti ad accettare qualunque scelta lui voglia fare.

Ang.         - (Abbozzando un sorriso) Grazie. (Esce)

Perché il prof. invita gli studenti a sentirsi la vera famiglia di Gabriele.

 
Prof.         - Terza riflessione: non formulate mai giudizi affrettati sulle persone.Dovete fare di tutto per mettere Gabriele a proprio agio nel vostro gruppo. Ora siete voi la sua famiglia.  (Tutti tacciono) Bene, riprendiamo ora la lettura.

             (Si odono in lontananza rumori di spari)

Che cosa intende Amedeo quando dice che vogliono  dire di “no” al tiranno?

 
Amed.      - Professore, scusate, ma non possiamo continuare a starcene qui con le mani in mano. Vogliamo dare una mano a quelli che la fuori combattono anche per noi.

Giov.        - Si, vogliamo combattere.

Adol.       - Che aspettiamo, che i tedeschi ci ammazzano tutti?

Qual’ è la reazione del prof. davanti alla richiesta dei giovani di passare alla lotta armata.

 
Prof.         - Ragazzi, io apprezzo i vostri sentimenti, ma non condivido l'idea di buttarsi allo sbaraglio, senza esperienza e senza mezzi. Abbiamo in questi giorni del dopo armistizio, gia contato centinaia di morti tra civili e militari. I tedeschi non perdonano.

Ho gia perso un alunno. Era uno dei quattordici carabinieri fucilati perché avevano difeso il palazzo dei telefoni. Li hanno prima fatto scavare la fossa e poi li hanno fucilati.

                 (C'é un momento di commozione)

Adol.       - Professore, io posso mettervi in contatto con un gruppo di persone già organizzato per combattere contro i tedeschi. Noi potremmo comunque dare loro una mano.

Prof.         - Tu conosci un gruppo organizzato?

Adol.       - Si,  mio padre sta in questo gruppo da piu' di una settimana.

Prof.         - Tuo padre? E va be', fammi parlare con lui, cosi' vedremo come possiamo aiutarli.

Cosa propone Adolfo con il consenso del professore.

 
Adol.       - Vado a cercarlo subito, voi aspettatemi quà. (Esce di corsa).

Prof.         - Fermati, aspetta. Esce così, senza stare attento. Fuori ci stanno i cecchino fascista che sparano sui giovani da dietro alle finestre. Poi ci stanno i tedeschi. Speriamo che non gli succede niente.

(Il professore non si é accorto che sono entrati il preside e la vicepreside)

SCENA 5/1

(Preside, Vicepreside e detti, poi Gabriele ed Angela)

Pres.         - Noi non siamo pagati per fare discorsi disfattisti.

Cosa ne pensi della prima effermazione del Preside sulla scuola pubblica e sulla seconda, relativa all’ordine pubblico.

 
Prof.         - Veramente, signor Preside, ho solo detto delle situazioni di pericolo che si incontrano per le strade in questi momenti di disordine...

Pres.         - Voi non potete dire questo. La nostra città si é correttamente adeguata alle disposizioni sull' ordine pubblico del prefetto Soprano e non puo' essere identificata in quei pochi scalmanati che vanno in giro solo per provocare le fraterne truppe germaniche.

Prof.         - Per le strade si spara sulla gente inerme e voi dite che tutto è tranquillo.

Perché il prof. risponde in maniera ironica?

 
Pres.         - Non vi permetto questo tono nei confronti di un superiore. So vedere gli eventi che mi circondano, ma so anche che siamo in guerra e le truppe regolari devono pur difendersi da attacchi di banditi armati.

Vice.        - (Parla all'orecchio del preside).

La sospensione delle attività teatrali coincide con la sospensione delle lezioni?

 
Pres.         - Comunque la signorina vicaria mi ricordava il motivo per cui ero sceso qui da voi: avendo il Ministro ordinato la sospensione delle lezioni, noi, in conformità di tale ordine non possiamo tenere la scuola aperta per alcuna attivita', seppure volontaria e gratuita.

Se succede qualcosa mentre siete nei locali della scuola, ne rispondo io. Voi professori la fate facile, ma non pensate che chi paga in prima persona e' il preside.

                 Da questo momento pertanto voi non...

Gabr.        - (Entra con Angela e si ferma sulla porta)

Pres.         - E voi chi siete, che volete? 

Prof.         - Sono due nostri alunni.

Pres.         - E come ti chiami.

Gabr.        - Gabriele DiLena.

Pres.         - DiLena. Il figlio del signor gerarca DiLena. Prego giovanotto, prego. Papà sta bene? 

Gabr.        - Bene, grazie.

Pres.         - Gabriele. Che bel nome italico. Papa' sa che la scuola vi ospita anche in questi momenti difficili della nostra storia.

Gabr.        - Si, signor Preside.

Pres.         - E che ne pensa?

Gabr.        - Veramente non saprei. Non ha mai fatto commenti.

Pres.         - Non ha mai fatto commenti negativi.

Ti sembra che il Preside abbia atteggiamenti preferenziali nei confronti di Gabriele? Spiega il perché.

 
Gabr.        - No, signore.

Pres.         - Quindi sono positivi. E che cosa fate, in questi incontri?

Gabr.        - Leggiamo una commedia di Sofocle.

Pres.         - Ah, bene, Sofocle. E quale opera avete scelto?

Gabr.        - Antigone.

Pres.         - Ah, bene, Antigone, Sorella di Polinice, caduto per liberare Tebe dalla dittatura del tiranno.

La scelta dell’Antigone di Sofocle da rappresentare, ti sembra una scelta casuale?

 
             (Citando) "Hai avuto l'ardire di trasgredire le mie leggi": Creonte. E Antigone:  “Sono leggi che ti spingono a trasgredirle...”

Cosa ne pensa il Preside di tale rappresen- tazione?

 
(La vicepreside parla all'orecchio del preside e questi cambia umore)

Certo, certo.  Non ritengo che la scelta di questo testo sia opportuna, data la complessità e la delicatezza della tematica che, in giovani in via di formazione, potrebbe portare a considerazioni errate.

(Entra il gerarca DiLena con due fascisti)

SCENA  6/1

(Gerarca, 1°fascista, 2°fascista e detti)

Gera.        - E' permesso. Carissimo signor Preside. Complimenti. Lei e' un fulgido esempio di efficienza delle nostre istituzioni. Vicino ai giovani sempre e comunque.

Quale ti sembra l’atteggiamento del Preside nei confronti del gerarca fascista.

 
Pres.         - Mussolini.

Gera.        - No, il sottoscritto. Con tutto il rispetto per il Duce.

Pres.         - "Lupus in fabula", se mi permette. Chiedevo giustappunto vostre notizie a...  (non ricorda il nome) al suo brillante figliolo.

Che invito rivolge il gerarca ai giovani del liceo?

Come reagisce Giovanni?

 
Gera.        - Non sono qui in veste di genitore ma come esponente del nuovo Partito Fascista Repubblicano, voluto dal nostro Duce con il discorso tenuto alla radio di Monaco. Abbiamo aperto una sede della federazione in via Cimarosa e ci aspettiamo una adesione in massa della nostra bella gioventù. Il paese ha bisogno di voi, della vostra forza, per fronteggiare le democrazie plutocratiche e reazionarie. Dobbiamo essere uniti fino alla vittoria.

Giov.        - Noi non verremo.

Gera.        - Come? Come hai detto?

Giov.        - Noi non vogliamo essere complici di coloro che hanno provocato la morte di migliaia di giovani.

Gera.        - Ti ordino di tacere. Tu sei un infiltrato comunista, pagato da agenti anglo-americani.

Gabr.        - No, papà. Giovanni sta dicendo quello che tutti noi pensiamo, ma che nessuno fin'ora ha avuto il coraggio di dire.

 Quale accusa  muove il gerarca a Giovanni?

 
Gera.        - Gabriele, sei impazzito. Tu sei vittima di questa propaganda sovversiva. Vieni subito via, che questi pagheranno per le loro affermazioni disfattiste.

Gabriele a favore di chi si si schiera?

 
Gabr.        - Papa', ormai è tutto finito, te ne rendi conto? I tedeschi stanno scappando lasciando alle spalle solo morti e macerie. Fra poco arriveranno le truppe alleate e voi, credete ancora nella vittoria.

Ma che vittoria sarebbe con i milioni di morti che è costata?

Gera.        - Tu sei mio figlio e verrai via ora, subito, con me.

Gabr.        Papà, in questo momento tu rischi la vita. La gente ha iniziato la caccia al fascista e non farà distinzione tra buoni e cattivi. Consegnati nelle mani dei carabinieri. Loro ti metteranno al sicuro.

Gera.        - Io consegnarmi ai carabinieri. Voi sarete tutti arrestati…(Avanza ma i giovani si chiudono facendo scudo. I due fascisti, pistola alla mano minacciano i giovani, ma il gerarca li ferma)  Questo e' un          atto di ribellione al potere costituito. Sarete processati tutti, statene certi.

Perché il gerarca parla di ribellione al potere?

 
(Nel frattempo entra Adolfo connumerosi partigiani armati, che si dispongono alle spalle dei tre fascisti.)       

            Ritorneremo presto.

                   (I tre si girano e si trovano le armi puntate dei partigiani. Subito alzano le mani in alto).

SCENA 7/1

(Adolfo, Eduardo, partigiani e detti)

Adol.       - Professore, signor Preside, signori fascisti, vi presento mio padre e i suoi compagni del Fronte Unico Rivoluzionario.

(I partigiani avanzano e disarmati i due fascisti li trascinano verso la porta ed escono)

Gabr.        - E' mio padre, vi prego.

Adol.       - (Lo abbraccia)

All’arrivo di Adolfo, come cambia la situazione?

 
Edua.       - Stai tranquillo, non siamo assassini. Verrà consegnato ai carabinieri e poi si vedra' il da farsi. Signor Preside, noi stiamo combattendo per accellerare la partenza dei tedeschi ed impedire loro di distruggere quel poco che ancora ci rimane. Immagino che voi  volete collaborare con noi.

Pres.         - Certamente.

Edua.       - E allora metteremo la nostra base in questi locali.

Pres.         - Buona idea.

Prof.         - Signor Pansini, sono a vostra disposizione.

Edua.       - Grazie professore. E allora all'opera. Aiutateci a portare qui le nostre scorte di munizioni. Ci sono dei locali riservati?

Giov.        - Si potrebbero mettere nello scantinato.

Edua.       - E allora andiamo.

(Escono tutti tranne il preside e la vicepreside. I due si guardano in silenzio).

Pres.         - Cara signorina, come é dura la vita da preside. Bisogna essere sempre pronti a prendere decisioni, con coraggio e fermezza.

Proclamato il Fronte Rivoluziona- rio degli studenti e partigiani, che posizione assume il Preside e quale ruolo avrà il liceo?

 
Andr.       - (Sbucando da dietro alla cattedra, come assonnato, cammina verso il preside).

Perché appare importante l’ affermazione di Andrea: ”stiamo preparando una tragedia.

 
Buongiorno signor preside. Buongiorno signorina vicepreside. (Sempre un po' brillo e guardandosi intorno) Stiamo preparando una commedia… ma non vedo i miei amici. Sapete dove sono andati?

(I due sono senza parole e con un gesto gli indicano il lato dove sono usciti gli altri) Grazie.

(Esce fischiando faccetta nera mentre i due lo seguono perplessi).

              

FINE PRIMO ATTO

                        SECONDO ATTO

SCENA 8/2

(Adolfo e Anna)

(Adolfo sta ascoltando la radio. Le notizie danno un imminente arrivo degli anglo-americani a Napoli, mentre i tedeschi si stanno attestando sul fiume Volturno. Arriva Anna con dei fazzoletti rossi in mano)

Adol.       - Ma porca miseria, arrivano arrivano e non arrivano mai. Questi non si vogliono scontrare con i tedeschi. E allora, i tedeschi da Napoli nun se ne vanno cchiù. E po' dicono che ci vengono a liberare.

Anna        - Ma che aspettano, che ci uccidano tutti. Sti disgraziati dei tedeschi stanno facendo cose da pazzi. Se sentono esplosioni da tutte le parti. Ho visto due grosse colonne di fumo che salgono dalla zona della Sanità e da S.Giovanni. Chissà che stanno distruggendo.

Qual è la preoccupazione di Adolfo e Anna?

 
Adol.       - Tutto quello che può essere utile agli americani. In modo che quando arrivano non possono utilizzare niente. Napoli caput. (Fa il gesto con la mano per dire rasa al suolo)

Brava, hai fatto i fazzoletti. E come li hai fatti, la stoffa dove l'hai presa?

Anna        - (Mettendogli un fazzoletto al collo) Ho usato la stoffa di un vestito di mia madre. Ecco quà, adesso abbiamo tutti un segno di riconoscimento.

Adol.       - Ma perche' l'hai fatto rosso?

Anna        - Perché gli altri vestiti di mia madre erano o a fiori o a pallini. Tu te lo mettevi il fazzoletto a fiori?

Adol.       - A fiori no, ma a pallini... forse. (Ridono)

Anna        - (Facendosi seria) Forse il rosso non dovevo usarlo, ricorda il colore del sangue.

Adol.       - No, é giusto: ricorda il colore del sangue di tutta la povera gente, che sta morendo in questi giorni.

Anna        - Non pensavo che si potesse morire accussi', per niente. Sembra quasi normale:una raffica di mitra e davanti ai piediti trovi un mucchio di stracci, un corpo  senza vita.

Come viene espresso il dolore per la morte di tanti ragazzini napoletani?

 
Adol.       - E molti sono ragazzi, piccoli, 12, 13 anni, con la loro incoscienza. A via Nardones, tre di questi ragazzi, uno si chiamava Rosario Formisano, hanno sparato da  un terrazzino su un carro armato tedesco, che li ha visti e con una sola cannonata li ha uccisi tutt'e tre.

Anna quale concetto espone di appartenenza nazista?

 
Anna        - Fare il tiro a segno con le cape di quei poveri contadini o sparare su dei ragazzini per me non è combattere, per me significa dare sfogo agli istinti piu' bestiali.

Quale differenza esprime Alfonso sul fare guerra dei tedeschi e quello degli italiani nel corso della Resistenza?

 
                 Voi avete preso ieri due guastatori tedeschi che stavano minando l'acquedotto a Capodimonte per farlo esplodere. E mica l'avete uccisi?

Adol.       - Sono due ragazzi. Sono comandati. Che dovevamo fare, fucilarli? E perché? Li teniamo prigionieri e poi li consegneremo agli alleati quando arrivano.

Anna        - Noi non abbiamo mai creduto in questa guerra. E’ stata una illusione di Mussolini. Quando ha visto che i tedeschi vincevano tutte le battaglie, ha pensato: mo me faccio nu poco 'e guerra con loro e poi alla fine partecipo pur'io alla divisione del bottino. E invece... le cose sono andate diversamente, i  tedeschi hanno perso e noi stiamo pagando per un errore del nostro duce.

Quale opinione ha Anna, dell’entrata in guerra di Mussolini?

 
Adol.       - Adesso il maresciallo Badoglio, ha fatto pace con quelli che stanno vincendo. Una politica nuova. (Ridono e scherzano).

SCENA 9/2

(Gabriele e detti)

Gabr.        - (Entra deciso) Avete visto Angela?

Anna        - (Abbracciandolo) Gabriele, come stai? E tuo padre?

Gabr.        - Mio padre é stato liberato. I carabinieri hanno detto che non c'era nessun motivo per trattenerlo. Non aveva commesso nessun reato, ha fatto solo il suo lavoro. Adesso se sta preparando per andarsene a nord, oltre il Volturno, la ci stanno ancora i fascisti.

Adol.       - E tu che fai?

Gabr.        - Io resto. Ghiel' ho già detto.

Anna        - E come l'ha presa?

Gabr.        - (Commosso) E’ rimasto in silenzio per un attimo e poi ha detto:- se non ci vediamo piu' ricordati che ti ho voluto sempre bene. Qualunque sarà la tua scelta, sei sempre mio figlio.

Commenta il saluto tra Gabriele e il padre.

 
Anna        - (Anna gli passa un fazzoletto rosso e Gabriele si asciuga gli occhi). Tieni, questo é il fazzoletto di riconoscimento del nostro gruppo.

Gabr.        - L'ho ingignato con le lacrime. Speriamo che non porta male.

Anna        - Ma nun dire stupidaggini.

Gabr.        - Angela, l'avete vista?

Perché Angela si reca con le compagne a San Martino?

 
Anna        - Angela stara' qui' a momenti. (Scherzando) E' andata in “missione”. Qua stiamo lavorando seriamente. A noi ci fanno trasportare  armi, munizioni, messaggi. Angela é andata a S.Martino con Tina, Lenuccia e Rita, a prendere un carico di munizioni dai sotterranei del castello. Sotto  S.Elmo ci stava un deposito d’armi dei fascisti.

Gabr.        - Ma le ragazze sono sole? Mo vado pur'io.

Spiega il significato della parola “cecchino”.

 
Anna        - Dove vai. Non puoi andare. Gli uomini se escono se pigliano subito nu colpo di fucile in capo dai cecchini fascisti. Se ti vedono i tedeschi t'arrestano. L'unica cosa é fare uscire le donne.

Gabr.        - Ho saputo che hanno sparato a 'na povera femmina a piazza Nazionale.

Adol.       - Certo, niente é sicuro. Se vede che si sono insospettiti di qualcosa.

Gabr.        - E le nostre portano armi?

Come il teatro diventa in questa scena parte integrante della vita?

 
Anna        - Si, ma loro si sono bene organizzate. Altro che recita. Sono grandi attrici.

Gabr.        - Che significa?

Anna        - Poi vedrai. Si cammuffano per non dare nell'occhio.

                 (Entrano in quel momento le ragazze)

SCENA 10/2

(Angela, Tina, Lenuccia, Rita e detti)

Lenu.       - (Ha sulle spalle una  che i tre aiutano a scendere con cautela, mentre Tina tossisce ed ha conati di vomito)

                 Piano, piano, ragazzi. Queste sono bombe a mano.

Anna        - (Mentre entrano Rita, con in braccio un bimbo in fasce e Angela, che ha una vistosa gravidanza, si rivolge a Tina)

                 Ma che c’é? Non stai bene?

Lenu.       - Dammi un poco d'acqua per bere.

(Gabriele prende una gavetta e la porge a Lenuccia che da da bere a Tina)

Gabr.        - (Vedendo Angela)  Angela. (Fa per abbracciarla ma Angela lo ferma)

Ang.         - Fermo. Nun m'abbracciare che me fai scoppiare la pancia.

Gabr.        - Ma che tieni la sotto?

Ang.         - Colpi, munizioni per fucili. Aspetta, che adesso me li levo. (Va dietro alla cattedra per spogliarsi).

Lenu.       - (A Tina) Come ti senti?

Tina          - Dobbiamo avvertire la famiglia.

Lenu.       - Va be', ma adesso stenditi un poco. Mettiamogli un fazzoletto bagnato sulla fronte. (Stendono Tina sulla cattedra mentre Anna da un fazzoletto rosso bagnato a Lenuccia).

Anna        - Ma ch'é successo? Perché sta così.

Lenu.       - (Lasciando Rita vicino a Tina si allontanano)

Abbiamo visto morire, davanti a noi, due ragazzi. Avranno avuto dodici, tredici anni e non abbiamo potuto fare niente per salvarli. Mentre tornavamo, in via Scarlatti siamo state fermate da due ragazzini armati, che ci hanno detto di nasconderci, perché i tedeschi avevano fatto un posto di blocco a piazza Vanvitelli, ma erano stati attaccati da un gruppo di persone armate.

Noi ci siamo fermate dietro all'angolo di un palazzo. I due ragazzi stavano con noi dietro l'angolo e hanno iniziato a sparare, con un fucile piu' lungo di loro. Uno teneva in testa un elmetto della milizia con lo stemma del fascio grattato, ha preso una bomba a mano, e' uscito allo scoperto e l'ha tirata. In quel momento ho visto una macchia rossa apparire sulla sua gola e il ragazzo è rimasto immobile, con gli occhi sbarrati.

Il compagno subito si é buttato verso di lui, ma non ha avuto il tempo di aiutarlo: e' stato colpito al petto da parecchi colpi.

Chi è Antonio Melluso?

 
              Sono caduti tutti e due abbracciati a  pochi metri da noi. Il primo é morto subito. Il secondo si é girato verso di noi e ci ha detto:- Mi chiamo Antonio Melluso, avvertite mia madre. Poi ha continuato a ripetere, mamma, mamma, mentre quegli occhi spalancati guardavano sempre verso di noi.

Perché Tina si sente male?

 
              Tina é svenuta. Mentre cercavo di rianimarla ho sentito tante urla, come di gioia. I tedeschi erano scappati e tutti festeggiavano. Quando e' rinvenuta, ripeteva sempre:- dobbiamo avvertire la mamma di Antonio.

SCENA 11/2

(Edo e detti)

Edo.         - (Entra e si ferma sulla porta. E' in divisa militare in disordine e senza cappello)

Ange.       - Edo, e che fai qua? Non sei tornato in caserma?

Edo.         - Si, ma non ci sta più nessuno. Sono stato al Comando per comunicare che rientravo in servizio, per non essere considerato disertore. Ma anche là non c'era nessuno. Alcune persone in borghese mi hanno detto:- Ma tu che fai ancora in divisa, che vuoi essere ucciso dai tedeschi?  Non hai capito che se ne sono scappati  tutti, pure il comandante: il generale DelTetto. S'é messo in borghese e se n'é andato.”

Me so' messo a correre per i vicoli dei Quartieri, per salire qua, al Vomero. Ho detto: per dentro i vicoli vado sicuro e invece, so' arrivato di corsa proprio in braccio ai tedeschi, che stavano facendo un rastrellamento di uomini sui quartieri. Mi hanno preso e fatto salire su di un camion. C'erano persone di tutte le età, giovani, vecchi e gridavano messaggi alle donne che stavano intorno alla piazza.

I tedeschi gridavano pure loro. Insomma mi sembrava una scena dell'inferno, nun se capiva niente. All'improvviso ho sentito  delle urla ancora piu forti venire da uno dei vicoli e ho visto uscire una marea di gente, tutte femmine e ragazzini. Parecchi tenevano in mano paletti di ferro, coltelli, bastoni.

Perché Edoardo raggiunge i ragazzi e non va in caserma?

 
Sono arrivati nella piazza come una valanga e hanno travolto tutto. I tedeschi non hanno avuto il tempo 'e capi' niente. Noi prigionieri, approfittando della confusione, ci siamo buttati dai camion e ce ne siamo scappati nei vicoli.

              La paura m'ha fatto correre come un pazzo. Mi sono fermato solo quando sono arrivato nelle campagne sotto il castello di S.Martino. Sono rimasto nascosto un'ora, due, non so.  Poi, di palazzo in palazzo so' arrivato quà.

Adol.     - Incredibile. Salvato da un esercito di donne e scugnizzi. Lo vedete che quando la massa reagisce compatta e decisa, neanche i tedeschi 'a ponno ferma'.

Come viene catturato Eduardo e grazie a chi si libera?

 
              (Si crea un gruppetto intorno a Edo, gli danno da bere mentre commentano i fatti altri si prendono cura di Tina che é seduta. Qualcuno sistema le munizioni in alcune ceste. Improvvisamente entra Giovanni che sorregge Andrea ferito all'addome. Viene fatto stendere sulla cattedra. Entrano poi Peppino che aiuta Gennaro, ferito ad un braccio)

SCENA 12/2

(Giovanni, Andrea, Peppino, Gennaro e detti, poi Alfonso)

Giov.        - Presto, fate presto. Prendete tutto il materiale di pronto soccorso che abbiamo e chiamate il medico che sta nel palazzo di fronte.

Anna        - Ma addo' sta il materiale di pronto soccorso?

Giov.        - Sta nel sottoscala. Vedi, sono delle casse con le scritte tedesche. Le prendemmo dal presidio della Floridiana.

Gabr.        - Aspetta, vado io. Ho capito quali sono. (Esce)

Ange.       - Io vado a chiamare il medico (Esce)

Adol.       - (Curando il ferito) Anna, dammi quei  fazzoletti, mi servono.

Anna        - Tieni, usali tutti.

Adol.       - (Mettendo i fazzoletti sulla ferita) Andre', come ti senti?

Andr.       - Mi sento le gambe addormentate. Non le posso muovere.

Adol.       - Sarà la posizione. Non ti preoccupare. Ma dove vi siete scontrati?

Andr.       - A via Belvedere, vicino alla masseria del Pagliarone... (Tossisce).

Adol.       - Andre', nun parla', riposati, è meglio.

Andr.       - Fra poco mi riposerò per sempre. Lo so, è 'na brutta ferita. E poi sto perdendo sangue da parecchio tempo... (tossisce). Adolfo, ma con tutto il liquore ca me me so' bevuto, non dovrebbe uscire  il nocillo al posto del sangue? (ride tossisce).

Adol.       - La vuoi finire. Non ti agitare. Lenu', vuoi vede' se sta venendo il dottore?

(Vedendo Edo in difficolta') Edo, vattene pure tu. Piglia un poco d'aria, che tiene la faccia bianca.

Edo.         - No, quando vedo il sangue me sento girare la testa.

Adol.       - Va be', va'. Tanto qua ce la facciamo.

Lenu.       - (Accompagnando Edo) Stai tutto sudato.

                 Mettiti nu poco steso e te passa tutto (Escono)

Andr.       - Enzo Sasso aveva attaccato con i suoi, una pattuglia di tedeschi, che stavano uccidendo i contadini della masseria del Pagliarone. Ne avevano già uccisi cinque più una bambina di quindici anni. A noi ci hanno avvisato e siamo subito andati sul posto.

Però i fascisti hanno chiamato i tedeschi, che stavano nella palazzina del campo sportivo del Vomero e così ce li siamo trovati alle spalle. Abbiamo tentato di resistere, ma erano in troppi. Lo sai che non ho sentito dolore, quando sono stato ferito. Me ne sono accorto perché mi sono sentito bagnato sulla pancia, come una sensazione di fresco. Ho messo la mano e ho visto il sangue. Ho pensato che non fosse mio e invece. La tosse mi è passata, mi sento meglio.

Adol.       - E mo non parlare più. Riposati.

Dove si sono scontrati con il nemico e qual è il racconto di Andrea?

 
Andr.       - (Canticchia "Faccetta Nera" sua versione)Però tengo sete.

Adol.       - E grazie, tu te metti a cantare. Anna, me passi nu poco d'acqua. (Anna gli passa la gavetta e Adolfo gli dà da bere).

Lenu.       - (Entra con Angela) Il medico sta arrivando.

Ange.       - Ha detto di preparare un tavolo vicino alla luce della finestra.

Lenu.       - E di preparare tutto quello che teniamo di disinfettante, garze, medicine. I ferri li porta lui.

Adol.       - Va be', allora mettiamoci di là, è piu' pulito e c'è più luce.

Gabr.        - (Entra con una cassetta grigioverde). Ecco quà, l'ho trovata. E' piena di garze e medicine, però non si capisce a che servono, è scritto in tedesco.

Adol.       - Nun te preoccupa', se lo vede il medico. Mo dacce na mano a portarlo di la.

Gabr.        - (Passando la cassetta a Angela) Angela portali tu. Peppi' dacci na mano.

Adol.       - Andre' non ti movere. Andre'. (Gli tocca il polso) E' svenuto. Meglio, così non sente il dolore della operazione. Forza, facciamo presto. (Escono Adolfo, Giovanni, Gabriele e Peppino che trasportano il corpo di Andrea sul piano della cattedra seguiti da Lenuccia, Angela e Anna. Restano Rita a confortare Tina e il ferito Gennaro.)

Tina          - Dobbiamo avvisare la famiglia di Antonio.

Rita          - Si, ma dobbiamo prima trovarla.

Tina          - Povera mamma. Non sa che il figlio è stato ucciso. E quando non se lo vede  turna' a casa...

Adol.       - (Entra con Anna, si siede stancamente. Anna prende dell'acqua e gli porge da bere, poi si toglie il fazzoletto dal collo e gli asciuga il sudore) E' arrivato il dottore. Ce stavano pure due infermieri che l'aiutano. Speriamo bene.

                 (A Gennaro) Dopo facciamo vedere pure a te, Gennari'.

Anna        - (Annodando il fazzoletto alla gola di Adolfo) Sei rimasto senza. Tieni.

Adol.       - He visto: sono stati bagnati di lacrime e di sangue. Speriamo che non si bagnera' pure questo.

Anna        - Questo non si bagnerà perché ti porterà fortuna.

Alfo.        - (Entra trafelato) Ado', dammi 'na mano a prendere tutte le munizioni ca tenimmo.

Adol.       - Ch'è succieso.

Quali sono le conseguenze dello scontro alla masseria del Pagliarone?

 
Alfo.        - Un altro attacco. (Intanto caricano alcune ceste) Abbiamo circondato il campo sportivo del Vomero. I tedeschi hanno preso 47 ostaggi e l'hanno chiusi sotto alla tribuna B. Li vogliono uccidere per vendicare i tedeschi morti al Pagliarone.

Giov.        - (Entra con Edo e Peppino e con armi e munizioni) E andiamo, facciamo presto. Noi abbiamo preso tutto.

                 (Escono tutti tranne Adolfo)

                 Vengo pur'io. (ad Anna) Devo andare.

Anna        - (Fa cenno di si con la testa).

Adol.       - Tengo il fazzoletto che mi porta fortuna, stai tranquilla.

Anna        - (Fa cenno di si con la testa)

Adol.       - (La bacia in fronte e scappa via)

Anna        - (Resta immobile senza voltarsi. Accenna ad un pianto soffocato, poi guardando Gennaro ferito gli si avvicina per pulirgli la ferita. In lontananza arrivano echi di spari).

Tina          - (Parlando quasi fra se) Mi guardava, mi chiedeva aiuto, ma io non mi sono mossa. Mi chiamava mamma. Teneva gli occhi lucidi come se piangesse.

Rita          - Non chiamava te. Ripeteva solo mamma.

Ange.       - (Entrando come una furia) Gabriele, dove sta?

Anna        - E' andato al campo sportivo.

Ange.       - A cumbattere?

Anna        - Si. Devono liberare 47 persone che i tedeschi vogliono fucilare. E' andato pure Adolfo.

Ange.       - Ma lui non sa sparare. Mi aveva promesso che non lo avrebbe mai fatto. (Si abbraccia con Anna e piange).

Lenu.       - (Entra affranta, scuote il capo e si avvia verso Gennaro per portarlo fuori, mentre parla)

                 Non ce l'ha fatta. E' morto per l'emorragia.

Anna        - Ha detto qualcosa.

Lenu.       - Da quando e' svenuto quà, non ha ripreso piu' conoscenza. Genna' andiamo, te vuo' medica' sta ferita?

Anna        - Vieni, ti aiuto io. (Esce con Gennaro)

Lenu.       - (Canticchia con rabbia "Faccetta nera" come faceva Andrea, mentre in lontananza si sentono sempre rumori di guerra).

Anna        - (Rientra e si siede, asciugandosi le mani e la fronte con della garza).

Lenu.       - Gennaro?

Andrea muore e la radio trasmette una notizia. Quale?

 
Anna        - Sta bene. La ferita è una sciocchezza. Il colpo e' entrato e uscito, senza rompere l'osso. E' voluto rimanere vicino ad Andrea.

(Accende la radio e ascolta le notizie degli alleati che invitano a resistere, poichè oramai la vittoria è vicina).

SCENA  13/2

(Tonino, 3° fascista, 4° fascista e detti)

3°fas.       - (Entra con veemenza, con una pistola in mano insieme al suo amico dall'ingresso interno)

Non vi muovete. (Va verso la radio e la spegne) Lo sapete che é proibito ascoltare la radio nemica? Ma guarda, tutte femmine. E che fate qua, solo femmine.

Non mi direte che vi riunite apposta per sentire le balle che dicono questi degenerati degli americani?

4°fas.       - Americani e inglesi / c'è l'hanno sempre appesi / noi fascisti all'opposto / ce l'abbiamo sempre... (Lo sguardo severo del 3°fasc. ha fatto spegnere in gola le ultime parole della squallida filastrocca).

3°fas.       - Lo so io perché state qua. Perche' nascondete armi e munizioni per quei banditi criminali, che ci sparano addosso.

4°fas.       - Vigliacchi.

3°fas.       - (Puntando la pistola sulla fronte di Lenuccia)  Dove stanno le armi. Parla che sennò ti sparo un colpo in fronte.

Lenu.       - Non ce ne stanno, potete controllare.

3°fas.       - (Fa cenno all'amico di cercare intorno)

E allora perché state qua?

Len.         - Aiutiamo i feriti...

3°fas.       - (Le da uno schiaffo) Voi aiutate quei fetenti, che devono morire. E fate male, perché farete la stessa fine loro.

4°fas.       - Non ci sta niente. Vado a vedere fuori?

Ang.         - No.

3°fas.       - (Minacciando Angela) Fuori che ci sta?

Ang.         - Niente. Nella stanza a fianco ci sta un nostro compagno morto.

3°fas.       - Compagno? Morto?  Ma se è morto perché hai paura? E come è morto questo camerata?

Len.         - Gli hanno sparato da una finestra mentre camminava per strada.

3°fas.       - Hanno fatto bene. Se faceva il dovere suo e combatteva con noi, nessuno si permetteva di toccarlo. Allora, le armi dove stanno? (Lenuccia dice no con la testa).

Eppure ci hanno detto che qua tenete molta roba. (Facendo un cenno all'amico) Va a vedere. Avessero nascosto le armi sotto ilmorto. Da questi ti devi aspettare di tutto.

Quali accuse muovono i fascisti a Lena e cosa cercano.

 
(4°fas. esce) Non vi muovete. (Guarda fuori da dove è venuto e fa dei cenni a qualcuno, poi rientra)

Eppure qualcuno vi ha visto portare pacchi sospetti. Se non mi dite la verità...

Genn.       - (Dall’interno si sente la voce gridare) No, fermo. (Poi due spari ed entra in scena il 4° fasc.)

3°fas.       - Cosa è successo?

4°fas.       - Ci stava un uomo. Era armato. L'ho dovuto abbattere.

Chi ha avvertito i fascisti della presenza di armi a scuola e perché’

 
3°fas.       - (Correndo all'altro ingresso e tirando per il collo nella stanza Tonino) Disgraziato, hai detto che ci stavano solo femmine. Per poco non ci facevano fuori. (Gridando) Le armi dove stanno? Hai detto che l'avevi viste?  Ma cosa hai visto, stronzo.

(Sferra un calcio a Tonino che cade in ginocchio) Andiamo, che se hanno sentito i colpi, arriverà gente. Con te poi faremo i conti. (Escono)

Lenu.       - (Correndo nella stanza di Gennaro insieme a Rita)  Gennaro.

Ang.         - Perché l'hai fatto?

Toni.        - E tu perché ti sei messo con lui, il figlio del gerarca. Per i soldi. Volevi fare la signora. Con me avresti fatto solo la moglie di un modesto operaio.

Ange.       - Vàttene, che se arrivano i ragazzi...

Toni.        - I ragazzi ormai non prenderanno in giro più nessuno.  (Esce velocemente).

Al senso di colpa di Angela quale spiegazione realistica muove Lena?

 
Lenu.       - (Rientrando con Rita)  Gennaro è morto.

Ange.       - (Piange) E' tutta colpa mia. Lo ha fatto per vendicarsi di me.

Lenu.       - (Energicamente) Ma non dire stronzate. Quello l'ha fatto per i soldi, per il premio a chi fa la spia.

                                    SCENA  14/2

(Gabriele, Giovanni, Adolfo e detti)

Gabr.        - (Entra seguito da Adolfo che sorregge per il braccio Giovanni, ferito ad un piede)  Angela.

Ange.       - (Scatta in piedi e piangendo)  Gabriele.

Adol.       - Anna.  (Fa sedere Giovanni, curato da Lenuccia e da Rita).

Anna        - (I due si avvicinano, si guardano senza parlare, po si abbracciano in silenzio) Hai visto, il fazzoletto ti ha portato fortuna.                

Giov.        - E' una sciocchezza. E' una ferita di striscio. Andrea?

Rita.         - Non ce l'ha fatto.

Giov.        - (Ha un moto di stizza) E Gennaro, dove sta?

Lenu.       - So' venuti i fascisti.

Adol.       - Qua dentro?

Lenu.       - Cercavano armi.

Giov.        - E Gennaro?

Lenu.       - L'hanno ucciso.

Giov.        - Uh, Madonna.

Adol.       - Questi so' pazzi. Ma lo sanno che è tutto finito. Il fascismo è finito e loro uccidono ancora.

Che valore ha l’afferma- zione di Adolfo sulla uccisione di Andrea?

 
Giov.        - (Si alza zoppicante) Voglio vederli. Avete chiamato un prete?

Lenu.       - No, lo dobbiamo chiamare. (Giovanni, aiutato da Lenuccia si avvia seguito da Adolfo e Anna).

Gabr.        - Porteranno qui i ragazzi morti al campo sportivo.

Ang.         - Ci sono stati morti al Campo?

Gabr.        - Sette morti e dieci feriti.

Rita          - E i nostri?

Gabr.        - Nessuno dei nostri.

SCENA  15/2

(Angela e Gabriele, Rita e Tina, poi Adolfo, Anna e Amedeo)

Ange.       - Sei andato via senza nemmeno salutarmi.

Gabr.        - Mi avresti detto di non andare.

Ange.       - Ho avuto paura.

Gabr.        - Anch'io ho avuto paura. Abbiamo circondato il campo sportivo e abbiamo sparato per ore. Eravamo in tanti, tutta gente qualunque, impiegati, operai, studenti. Che però hanno combattuto con coraggio. Molti sono morti, per salvare delle persone sconosciute.  I tedeschi hanno capito, che non li avremmo mai lasciati uscire vivi e allora, hanno alzato una bandiera bianca e hanno chiesto di scambiare la loro vita con quella dei 47 ostaggi.

Spiega brevemente il racconto che Gabriele fa dei fatti avvenuti al Campo Sportivo.

 
Noi abbiamo accettato e così loro hanno liberato tutti i prigionieri e noi li abbiamo lasciati andare via

Perché i giovani ritengono importante la loro lotta?

 
E' stato emozionante. La gente liberata ci ha       abbracciato e ci ha ringraziato piangendo. Ora siamo padroni della città.

Ange.       - I tedeschi se ne so' andati tutti?

Adol.       - (Rientrando con Anna) Non tutti, ci sono ancora alcune pattuglie in copertura di quelli che partono. Ma è questione di ore e poi, tutto sarà finito.

Anna        - Abbiamo pagato caro questa liberazione. Abbiamo pagato con la vita di tante persone, che hanno lottato spontanemente, senza distinzione politica o ideologica. Una vera rivolta popolare.

In che senso la lotta è definita sommossa popolare apolitica.

 
Adol.       - E' vero. C'era solo la voglia di dire basta, all'oppressione, di conquistare una libertà che noi giovani non abbiamo mai conosciuto, di farla finita con la miseria e la guerra, perchè fino a mo', solo questo abbiamo conosciuto: miseria e guerra.

Anna        - Però, solo quando se ne sarà andato l'ultimo tedesco, mi sentirò tranquilla.

Adol.       - (Scherzoso) E allora inizieremo una nuova vita: ci sposeremo e avremo tanti figli.

Anna        - Tu sei rimasto con la mentalità fascista: la famiglia numerosa. E poi morivano di fame. Prima lo studio, poi il lavoro, poi una casa e poi, (scerzando) forse, il matrimonio. Ma senza figli, perché mi voglio divertire, voglio recuperare questi anni di gioventù perduta.

Amed.      - (Entra armato e sporco. I ragazzi smettono di scherzare, ritornano alla realtà. Amedeo si sdraia su una sedia. E’ stanco e non ha voglia di parlare).

Adol.       - Novità?

Amed.      - (Fa cenno di no con la testa, beve dell’acqua).

Giov.        - (Entrando) Abbiamo deciso di mettere tutti i corpi allineati nel cortile della scuola. Faremo un funerale unico. Stiamo avvertendo tutte le famiglie.

Amed       - I partiti si sono svegliati. Si riuniranno a piazza Dante, nella sede dell'Associazione Combattenti.

Giov.        - Teniamo ancora i morti a terra e loro già pensano a dividersi le poltrone.

Qual è l’afferma- zione di Giovanni sui partiti politici.

E quella di Amedeo ti sembra giusta?

 
Amed.      - E' vero, fino a mo' nessuno si è visto e nessuno ci ha aiutato. Ma se vogliamo, da oggi in poi, una nazione democratica, dobbiamo pure avere dei partiti.

Giov.        - Non voglio assumere un atteggiamento qualunquista. Ma adesso che il nostro paese ritornerà alla normalità, non dobbiamo mollare. Anzi dobbiamo lottare per quei valori per i quali sono morti questi nostri compagni.

Alfo.        - (Entra trafelato) Non è finita. Dobbiamo correre alla Pigna. Un'autocolonna di tedeschi in partenza, si è fermata vicino alla masseria Pezzalonga e hanno ucciso sei contadini. Alcuni dei nostri hannosentito sparare e sono corsi sul posto e hanno attaccato i tedeschi. Dobbiamo correre ad aiutarli.

Giov.        - Ma qua munizioni non ne teniamo piu'.

Alfo.        - Non ti preoccupare. Il commissariato ci ha dato parecchie casse di munizioni che tenevano nascoste nel convento delle suore a via Conte della Cerra.

Giov.        - Allora corriamo. (Zoppica vistosamente)

Alf.          - Ma addo' corri. Tu sei ferito.

Giov.        - Ma che ferito. E poi, che devo spara' con i piedi?

Alf.          - Va be', facciamo presto. Mi sono procurato nu camioncino.

(Prendono le armi e escono Alfonso, Rita e Giovanni aiutato da Amedeo. Restano le due coppie a salutarsi)

Ange.       - (Abbraccia Gabriele, poi lo guarda come per dire di non andare).

Gabr.        - Devo andare.

Ange.       - Lo so. (Escono)

Anna        - (Ha gia' accarezzato il viso di Adolfo)

                 Lo sapevo che non era finita.

Adol.       - (Fa cenno di si con la testa, poi si toglie il fazzoletto e le asciuga le lacrime)  Allora? Quanti figli.

Anna        - Tanti. (Prende il fazzoletto e glielo riannoda alla gola) Il tuo portafortuna.

Adol.       - (Indicando lei) Il mio portafortuna.

(Si ode la voce di Giovanni che da lontano chiama: Adolfo. Il ragazzo la bacia e scappa fuori. Anna resta a guardare la porta. Vuole piangere. Si guarda intorno, guarda Tina che e' come stordita. Le si avvicina, si siede e incomincia l'attesa).

SCENA  16/2

(Anna, Tina, poi Adolfo)

Tina          - (Come risvegliandosi) Avete trovato la famiglia?

Anna        - Domani andremo insieme a cercarla e così  parleremo con la mamma.

Perché Giovanni ritiene ora importante pensare a dei partiti e non assumere atteggiamenti qualunqui- stici?

 
Tina          - La mamma di Antonio?

Anna        - Si, la mamma di Antonio.

                 (In lontananza si odono rumori di guerra)

Tina          - Ma sparano ancora?

Anna        - Si.

Tina          - (Scuote la testa)

Anna        - (Si alza, accende la radio con la speranza di sentire qualche notizia confortevole. Il notiziario parla della gloriosa resistenza della citta' di Napoli e dell'imminente arrivo degli alleati. Poi parte una musica militare, ma Anna ha come un sussulto. Si gira, nella stanza è entrato Adolfo. E' immobile, ha lo sguardo nel vuoto. Una lama di luce fredda lo illumina. Anna si avvicina lentamante).

                 Adolfo. Sei tornato?

Adol.       - (Parla lentamente) E' stato un combattimento furioso, prima tra le mura di quelle case sul ponte della Pigna, poi sull' aia della masseria Pezzalonga: un corpo a corpo. Non avevo mai visto cosi' da vicino il nemico in un combattimento.

Un uomo che ti sta di fronte, che guardi negli occhi e che devi uccidere. E' terribile. E' disumano. Ma tu devi sparare, altrimenti  sei finito. Avevo gia' sparato su un uomo, ma sempre da lontano, su uomini che sembravano sagome, bersagli senz'anima.

Ma guardare un uomo negli occhi e poi sparare, non e' la stessa cosa. Eppure sai che devi farlo. E' la logica della morte che conta in quel momento e allora, la paura ti spinge a premere il grilletto, come per un istinto di  sopravvivenza. Ma dentro ti rimbomba la domanda. Perche'? Perche' io, devo essere un assassino.

Siamo stati circondati dai tedeschi e allora  ho visto cadere ad uno ad uno  i mieicompagni.Alfonso è caduto senza un grido. Giovanni non e' morto subito. Quando è stato colpito, stava a pochi metri da me e mi ha chiamato, ha gridato il mio nome, chiarissimo, forte, tra tutti quegli spari e quelle grida. C'è l'ho qui,  impresso  nella  mente: Adolfooo....  Poi mi ha teso la mano.

Sono rimasto per un attimo immobile, a guardare quel filo rosso che gli usciva dalla bocca. Poi, sono corso verso di lui e con il nostro fazzoletto gli ho asciugato quel sangue.  E’ morto tra le mie braccia, abbassando leggermente la testa, così.

In quel momento ho visto un bagliore, una luce fortissima, una luce accecante.  Per un tempo che non so definire, mi è sembrato di viaggiare in questa luce. Il mio corpo, leggero come carta velina, compiendo mille giri, volava attraverso vari colori, ma non sentivo nessun dolore. C'era un grande silenzio, un silenzio che non ho mai sentito prima.

Sintetizza la logica della morte in guerra espressa da Adolfo.

 
Quando questa luce è sparita, mi sono ritrovato in piedi, davanti a quei ragazzi senza vita, stesi sulla ghiaia macchiata di sangue.

                 Tra di loro, senza vita c’era il mio corpo. Come è possibile, ho pensato.  Eppure vedevo bene il mio corpo, immobile,accanto a quello di Giovanni, quello di Alfonso. In mano il tuo fazzoletto. L’ho raccolto e sono corso qui, da te. Volevo salutarti, per l’ultima volta. Chiederti perdono perché sono andato via. Ma tu sai che ho dovuto farlo. Ho combattuto per amore della libertà, quella stessa che ora io e i miei amici lasciamo a te e a tutti voi che restate.

(La ragazza ha le mani sul viso e piange sommessamente) Perché piangi, la mia anima è serena e perciò non voglio vederti soffrire.

(La bacia dolcemente, poi lascia sulla cattedra il fazzoletto e va via).

Anna      - (Lentamente toglie le mani dal viso e parla come rinvenendo da un sogno)

                 Aspetta, ti prego non andare, ho bisogno di te.

(Si accorge che Adolfo non c’è ma scorge il fazzoletto poggiato sulla cattedra. Lo raccoglie e lo stringe tra le mani mentre Tina si alza e le si avvicina. Le due ragazze si abbracciano mentre la voce della radio riprende il notiziario che annuncia l’entrata a Napoli delle truppe alleate anglo-americane e la fine della guerra. Tra grida di gioia e applausi parte la musica di Glenn Miller, Moonlight serenade.

                

F I N E

(C) 1998  Mariano Burgada

Siae 120850

                  

 

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