Gotthold Ephraim Lessing
(Kamenz, 22 gennaio 1729 - Braunschweig, 15 febbraio 1781)
Il massimo esponente dell'Illuminismo letterario tedesco.
NATHAN IL SAGGIO
A cura di Diego Fusaro
PERSONAGGI
IL SULTANO SALADINO
SITTAH, sua sorella
NATHAN, ricco ebreo di Gerusalemme RECHA, sua figlia adottiva
DAJA, cristiana che vive in casa di Nathan come dama di compagnia di Recha
UN GIOVANE TEMPLARE
UN DERVISCIO
IL PATRIARCA DI GERUSALEMME
UN FRATE
UN EMIRO
Alcuni mamelucchi del Saladino
La scena a Gerusalemme.
1
ATTO I
Scena I
Il cortile della casa di Nathan. Arriva Nathan, di ritorno da un viaggio. Daja gli va incontro.
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DAJA: |
lui! Nathan! - Grazie a Dio in eterno! Finalmente siete di ritorno. |
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NATHAN: |
S, Daja; grazie a Dio. Ma perch finalmente? Volevo forse ritornare prima? E come avrei potuto? |
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Babilonia dista da Gerusalemme, deviando a destra e a sinistra, come spesso dovetti fare, duecento buone |
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miglia; e riscuotere crediti un negozio che non accelera la via, che non si lascia sbrigare troppo in fretta. |
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DAJA: |
Oh, Nathan, quale sventura poteva nel frattempo colpirvi proprio qui! Casa vostra... |
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NATHAN: |
bruciata. L'ho gi sentito dire. - Voglia Iddio che non abbia nient'altro da sentire! |
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DAJA: |
Per poco non bruci da cima a fondo. |
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NATHAN: |
Allora, Daja, ne avremmo costruita una nuova, pi comoda. |
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DAJA: |
S, certo. -Ma per un soffio non bruci anche Recha. |
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NATHAN: |
Chi? Recha? La mia Recha? Lei? -Questo non lo sapevo. - Allora non avrei pi avuto bisogno di una casa. |
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-Non bruci per un soffio! - Ah! Certo bruciata! bruciata davvero! - Dimmi tutto! Dimmelo! - Uccidimi |
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e non torturarmi pi cos. - S, bruciata. |
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DAJA: |
Se lo fosse, lo udreste forse dalla mia bocca? |
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NATHAN: |
Perch mi spaventi allora? - Oh, Recha! Recha mia! |
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DAJA: |
Vostra? Recha vostra? |
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NATHAN: |
Di nuovo? E non dovrei chiamare pi mia figlia? |
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DAJA: |
Con lo stesso diritto chiamate vostro tutto ci che possedete? |
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NATHAN: |
Nulla con maggior diritto. Tutto il resto l'ho avuto dalla natura e dalla sorte. Lei sola ho guadagnato con la |
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virt. |
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DAJA: |
Ma quanto cara a me fate pagare, Nathan, la vostra bont! Se la bont con simili intenzioni si pu dire |
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bont. |
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NATHAN: |
Con simili intenzioni? E quali? |
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DAJA: |
La mia coscienza... |
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NATHAN: |
Daja, lascia che ti dica piuttosto delle cose... |
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DAJA: |
La mia coscienza, voglio dire... |
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NATHAN: |
Delle belle stoffe che per te ho comperato a Babilonia. Stoffe ricche, ma fatte con gusto. Per Recha non ne |
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ho prese di pi belle. |
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DAJA: |
A che pro? La mia coscienza, ormai sono costretta a dirvelo, non pu pi tacere. |
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NATHAN: |
Vedrai, ti piaceranno gli orecchini, i bracciali, l'anello e la collana che ho cercato per te a Damasco. Non |
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vuoi vederli? |
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DAJA: |
Ecco come siete. Voi pensate soltanto a regalare! |
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NATHAN: |
Tu prendi di buon grado come io dono - e taci. |
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DAJA: |
Taci! - Chi dubita, Nathan , che voi siate l'onest, la generosit in persona? Eppure... |
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NATHAN: |
Eppure sono solo un ebreo. - questo che vuoi dire? |
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DAJA: |
Quello che voglio dire lo sapete benissimo. |
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NATHAN: |
Allora taci! |
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DAJA: |
Io taccio. Ma l'affronto a Dio commesso qui, che non posso impedire n cambiare, non posso - ricada su di |
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voi! |
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NATHAN: |
Ricada su di me. - Ma dov' lei adesso? Dove se n' rimasta? Daja, se tu m'inganni! - E lei lo sa che sono |
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giunto? |
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DAJA: |
A voi lo chiedo. Il terrore le trema ancora in ogni nervo, e la sua fantasia dipinge fiamme su tutto ci che |
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vede. La sua mente veglia nel sonno e dorme nella veglia; ora sembra quasi una bestia, ora pi di un |
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angelo. |
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NATHAN: |
Povera bambina! Cosa siamo noi uomini! |
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DAJA: |
Stamane stette a lungo distesa ad occhi chiusi, come morta. Poi di colpo drizzandosi grid: Ascolta! |
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Arrivano i cammelli di mio padre! Ascolta! la sua voce dolce! - Poi l'occhio si appann di nuovo e il |
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capo, non pi sostenuto dal suo braccio, ricadde sul cuscino. - Io corro al portone e, guarda, voi state |
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arrivando! - Ma non c' da stupirsene. Tutta la sua anima era con voi - e lui - per tutto il tempo. |
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NATHAN: |
Lui? Quale lui? |
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DAJA: |
Colui che l'ha salvata dalle fiamme. |
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NATHAN: |
Chi stato? Chi? - Dov'? Chi mi ha salvato la mia Recha? Chi? |
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DAJA: |
Un giovane templare, qui condotto prigioniero pochi giorni or sono, e graziato poi da Saladino. |
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NATHAN: |
Come? Un templare? E Saladino gli lasci la vita? Solo un simile miracolo pot salvare Recha? Dio! |
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DAJA: |
Senza di lui, che mise lietamente a repentaglio l'insperato guadagno, era perduta. |
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2
NATHAN: DAJA: NATHAN: DAJA: NATHAN: DAJA: NATHAN DAJA: NATHAN: DAJA: NATHAN: DAJA: NATHAN: DAJA: NATHAN: DAJA: NATHAN: DAJA:
E dov', Daja, questo uomo nobile? - Dov'? Conducimi ai suoi piedi. E gli deste per prima cosa tutti i
tesori da me lasciati? Gli deste tutto? Gli prometteste molto di pi?
Come avremmo potuto?
No? No?
Nessuno sa da dove sia venuto, nessuno sa dove se ne sia andato. - Nessuno della casa lo chiam. Guidato
dal suo orecchio, si gett ardito, col mantello aperto, tra fumo e fiamme, verso quella voce che ci chiedeva
aiuto. Noi lo credevamo gi perduto; ma a un tratto, dal fumo e dalle fiamme, ci fu davanti, e sulle forti
braccia teneva lei. Freddo e indifferente ai nostri grazie, alla nostra esultanza, depone la sua preda, si fa
largo tra il popolo - e sparisce!
Non per sempre, spero.
I primi giorni, dopo, lo vedemmo vagare avanti e indietro tra le palme che danno ombra alla tomba del
Risorto. Mi avvicinai, felice, a ringraziarlo, lo implorai, lo scongiurai che ritornasse anche una volta sola
dalla dolce creatura che non ha pace se non pu dirgli grazie in lacrime ai suoi piedi.
:Ebbene?
Invano! Era sordo alle nostre preghiere; e soprattutto con me cos mordace...
Che tu ne fosti scoraggiata...
Niente affatto! Ogni giorno ritornavo a cercarlo, ogni giorno mi lasciavo deridere. Che cosa non mi son
lasciata dire! Cosa non avrei sopportato! - Ma da un pezzo non si fa pi vedere tra le palme che danno
ombra alla tomba del Risorto. Nessuno sa dove sia. - Siete sorpreso? Pensieroso?
Sto pensando all'effetto che deve fare tutto ci su un'anima come quella di Recha. Vedersi disprezzata da
chi si sente costretta ad ammirare; sentirsi cos respinta, eppure cos attratta; vedrai, la testa e il cuore
litigheranno a lungo, non sapendo se far vincere l'odio o la tristezza. Nessuno vince, spesso; e la fantasia,
entrando nella lite, fa sognare dei sogni in cui la testa fa la parte del cuore, e il cuore della testa. - Pessimo
scambio. - Se la conosco bene, Recha fa questo; sta sognando.
Sogni cos pii, cos teneri.
Sono sempre sogni!
Soprattutto un - capriccio, se volete, le molto caro. Ecco; il suo templare non una creatura della terra. Il
suo piccolo cuore di bambina amava credersi affidato a un angelo, e quell'angelo in veste di templare usc
ad un tratto dalla nube in cui sempre, invisibile, le era stato accanto; anche nel fuoco. - Non ridete! - Chi
sa? O lasciatele almeno un'illusione in cui l'ebreo, il cristiano e il musulmano s'incontrano. Una dolce
illusione!
Dolce anche per me. - Vai, brava Daja, guarda che cosa fa, e se posso parlarle. - Subito dopo cercher il
selvatico, ombroso angelo custode. E se gli piace ancora trattenersi gi fra noi e fare il cavaliere con tanta
scortesia, lo trover di certo, e lo porter cost.
Ardua impresa.
Allora quella dolce illusione far posto ad una verit pi dolce. - Perch credi, Daja, un uomo amer
sempre un uomo pi di un angelo - Ma tu non te la prenderai con me, se guarir la sognatrice d'angeli?
Voi siete cos buono - e cos perfido! Vado! - Ma, sentite! Guardate! Ecco lei stessa.
Scena II
Recha e i precedenti.
RECHA:
NATHAN:
RECHA :
NATHAN:
RECHA:
NATHAN:
RECHA:
NATHAN:
RECHA:
NATHAN:
Siete voi tutto intero padre mio? Credevo che vi avesse preceduto solo la voce. Dove indugiate? Quali
monti, quali deserti e fiumi ci separano ancora? Respirate muro a muro dalla vostra Recha e non correte ad
abbracciarla? La povera Recha, che stava per bruciare! - Quasi! Solo quasi, non rabbrividite! Oh, che morte
orribile bruciare.
Bambina! Cara bambina mia!
Voi dovevate passare l'Eufrate, il Tigri, il Giordano - e chi sa quanti altri fiumi. - Quante volte ho tremato
per voi, prima che il fuoco mi sfiorasse! Ma da quando il fuoco mi ha sfiorato, morire in mezzo all'acqua
mi sembra un sollievo, una salvezza. - Ma voi non siete annegato e io non sono bruciata. Rallegriamoci e
rendiamone lode a Dio! Lui port voi e la barca sulle ali di angeli invisibili oltre quei fiumi infidi, lui
ingiunse al mio angelo di rendersi visibile e di portarmi sulle sue bianche ali attraverso le fiamme -
(Bianche ali? Ah, s! Il bianco mantello aperto del templare).
Visibile, visibile mi port tra le fiamme, allontanate dalle sue ali. - E dunque io ho fissato in volto un
angelo; il mio angelo.
Recha l'avrebbe meritato; e non avrebbe visto in lui cosa pi bella di lui in lei.
(sorridendo) Chi lusingate, padre? L'angelo o voi stesso?
Anche se solo un uomo - un uomo come la natura ne fa ogni giorno - avesse fatto questo, per te egli
sarebbe, non potrebbe essere che un angelo.
No, non un angelo cos! Uno vero. Era un angelo vero! - Non mi avete insegnato voi stesso che possibile
che gli angeli esistano, e che Dio per fare il bene di chi lo ama pu fare miracoli? Io lo amo.
Anche lui; e ogni ora fa miracoli per te e per quelli come te. dall'eternit che fa miracoli per voi.
3
RECHA: Belle parole.
NATHAN: Come? Solo perch suonerebbe del tutto naturale e quotidiano se ti avesse salvato solo un templare, questo non sarebbe un miracolo? - Il miracolo supremo che i veri, autentici miracoli possano, debbano essere quotidiani. Senza questo miracolo comune nessun saggio avrebbe mai usato la parola miracolo, se non con
i bambini, che inseguono a occhi spalancati solo il nuovo e l'insolito.
DAJA (a Nathan) Volete offuscare del tutto il suo cervello, gi troppo teso anche cos, con queste sottigliezze?
NATHAN: Lasciami dire. - Per la mia Recha non miracolo che basti esser salvata da un uomo, che un non piccolo
miracolo gi dovette salvare? Non piccolo miracolo! Perch chi sent mai che Saladino risparmiasse un
templare? Che un templare abbia mai chiesto o sperato grazia da lui? Che in cambio della libert offrisse
mai pi della cintura che gli regge la spada, o il suo pugnale?
RECHA: Questo mi d ragione, padre. - Appunto: sembrava un templare e non lo era. Se nessun templare
prigioniero viene a Gerusalemme se non a morte certa, se qui nessun templare libero di muoversi, come
poteva un templare quella notte salvarmi di sua volont?
NATHAN: Eppure un senso c'. Daja, parla. Mi hai detto che qui arrivato prigioniero. Senza dubbio ne sai di pi.
DAJA: Infatti. - Cos dicono. E dicono, poi, che il Saladino lo ha graziato perch il templare molto somigliante a
un suo fratello, da lui molto amato. Ma da pi di vent'anni quel fratello non vive pi - come si chiamasse,
non so; non so dove sia finito; - tutto suona cos... cos incredibile, che certo non vi nulla di vero.
NATHAN: Ah, Daja! E perch sarebbe poi tanto incredibile? Forse - come succede spesso - perch si vuole credere a
una cosa ancora pi incredibile? Perch mai Saladino, che ama tanto i fratelli e le sorelle, non ne avrebbe
amato in giovent uno pi di ogni altro? - Non possono due volti assomigliarsi? - Un'impressione antica
per questo perduta? - La medesima causa non produce i medesimi effetti? Da quando? - Dov' qui
l'incredibile? Ma allora, saggia Daja, non sarebbe pi un miracolo; e solo i tuoi miracoli han biso... voglio
dire, meritano fede.
DAJA: Vi burlate di me.
NATHAN: E tu di me. - Anche cos la tua salvezza, Recha, resta un miracolo, che pu solo colui che dirige col filo pi
sottile i severi decreti e gli inflessibili piani dei re come trastulli - se non come zimbelli.
RECHA: Padre mio, se sbaglio, lo sapete, non lo faccio volentieri.
NATHAN: Volentieri anzi ti lasci correggere. - Pensa! Una certa curvatura della fronte, un naso con un certo profilo,
sopracciglia che si piegano, seguendo un osso pi o meno pronunciato, in un modo o in un altro, un angolo,
una linea, una ruga, una piega, un segno, un nulla sul volto di un barbaro europeo: - e tu in Asia scampi
dalle fiamme! Non un miracolo, amiche dei miracoli? Perch volete scomodare un angelo?
DAJA: Che male c' - se posso dirlo - Nathan, a preferire l'idea che il salvatore non sia un uomo ma un angelo?
Non ci si sente molto pi vicini alla causa prima e incomprensibile della salvezza?
NATHAN: orgoglio. Solo orgoglio. Il vaso di ferro vorrebbe essere tolto dalla fornace con pinze d'argento per
credersi un vaso d'argento. - Bah! - Che male c', chiedi? Che male c'? A che serve, piuttosto, potrei
domandarvi. - Il tuo sentirsi molto pi vicini a Dio solo assurdit, o bestemmia. - Ebbene s, c' male, e
molto male. - Ascoltatemi dunque. - La creatura che ti salv - fosse angelo o uomo - non la vorreste forse
ricambiare, tu soprattutto, facendole del bene? - Non cos? - Ma a un angelo che bene, che grande bene
mai potreste fare? Potete ringraziarlo, sospirare, pregare, sciogliervi in estasi per lui, potete digiunare alla
sua festa, ed offrire elemosine. - A che pro? - Mi sembra che voi stesse e i vostri cari ne avreste ben
maggiore beneficio. Il vostro digiuno non lo far pi grasso, n pi ricco le vostre offerte, n pi splendido
la vostra estasi, n la vostra fiducia pi potente. Non cos? Ma un uomo!
DAJA: Avremmo certo avuto pi occasioni di fare qualche cosa per un uomo. E lo sa Iddio quanto avremmo
voluto! Ma non voleva nulla, non aveva alcun bisogno; era cos appagato in s e di s, come soltanto gli
angeli sono e possono essere.
RECHA: E poi quando spar...
NATHAN: Spar? Come spar? Non si pi fatto vedere tra le palme? - Tutto qui? O avete continuato le ricerche?
DAJA: No, questo no.
NATHAN: No, Daja? - Vedi adesso che male c'? - Crudeli sognatrici! - E se quell'angelo - si fosse ammalato!...
RECHA: Ammalato!
DAJA: Ammalato! No di certo!
RECHA: Che freddo brivido mi afferra! - Daja! - La mia fronte, sempre cos calda, ad un tratto di ghiaccio.
NATHAN: un franco, non avvezzo a questo clima; giovane, non avvezzo ai duri compiti dell'Ordine, alla fame,
alle veglie.
RECHA: Malato! Lui malato!
DAJA: Nathan ha detto solo che possibile.
NATHAN: A letto, senza amici, n denaro per comprarsi un amico.
RECHA: Ah, padre mio!
NATHAN: A letto senza cure, n consiglio o conforto, in balia del dolore e della morte.
RECHA: Dove? Dove?
NATHAN: Lui che si gett nel fuoco per una donna mai vista, per una sconosciuta - Era un essere umano, e gli bast...
DAJA: Nathan, risparmiatela!
NATHAN: Che non volle conoscere, non volle rivedere la donna che salv - per risparmiarle i ringraziamenti...
DAJA: Nathan, risparmiatela!
NATHAN: Del resto non fu pi cercato - a meno che non dovesse salvarla un'altra volta - Ma basta, solo un uomo...
DAJA: Smettetela, guardate!
4
NATHAN:
DAJA:
NATHAN:
RECHA:
NATHAN:
RECHA:
NATHAN:
DAJA:
NATHAN:
DAJA:
NATHAN:
DAJA:
NATHAN:
Che, morendo, per unico conforto ha la coscienza del suo gesto.
Basta! La ucciderete.
E tu hai ucciso lui! - Avresti potuto ucciderlo. - Recha, Recha! Non un veleno questo che ti ho dato, un
rimedio. vivo! - Torna in te! - Non malato!
Non morto? Non malato?
Certo no. Anche quaggi Dio ricompensa il bene fatto. - Vai! - Ma ora comprendi quanto pi facile fare
sogni pii che buone azioni? Quanto ama i sogni pii anche l'uomo pi inetto, pur - talvolta forse, senza
esserne cosciente - di non dover fare buone azioni?
Ah, padre, non lasciate mai pi sola la vostra Recha! - Pu essere soltanto partito, non vero?
S. Andate! - Ma laggi io vedo un musulmano che rimira incuriosito i miei cammelli carichi. Lo
conoscete?
Ah, il vostro derviscio.
Chi?
Il derviscio, il compagno di scacchi.
Al-Hafi? Quello Al-Hafi?
Adesso tesoriere del sultano.
Chi? Al-Hafi? Sogni nuovamente? - Ma lui - lui davvero! - Viene verso di noi. Entrate, presto! - Cosa
mi toccher sentire!
Scena III
Nathan e il derviscio.
DERVISCIO:Aprite gli occhi quanto pi potete!
NATHAN: Sei tu o non sei tu? - In tanta pompa, un derviscio!...
DERVISCIO: Perch no? Da un derviscio non si pu cavar niente, proprio niente?
NATHAN: Tutt'altro! - Ma ho sempre pensato che un derviscio - uno vero - non volesse far cavar niente da se stesso.
DERVISCIO: Per il profeta! Allora non sar un vero derviscio. Ma quando si costretti...
NATHAN: Costretto? Un derviscio? Nessun uomo costretto, e un derviscio lo ? Costretto a che?
DERVISCIO: A soddisfare una preghiera giusta, che riconosce buona; a questo egli costretto.
NATHAN: Per il nostro Dio! Tu dici il vero. - Lascia che io t'abbracci, uomo. - Mi sei ancora amico?
DERVISCIO: E non chiedete prima chi sono adesso?
NATHAN: Chiunque tu sia!
DERVISCIO: Se fossi un grande uomo di Stato, non potrei come amico mettervi in imbarazzo?
NATHAN: Se il tuo cuore rimasto derviscio, a lui mi affido. L'uomo di Stato solo il tuo vestito.
DERVISCIO: Anch'esso va onorato. - Allora? Indovinate! - Alla vostra corte cosa sarei?
NATHAN: Solo un derviscio. O forse anche - un cuoco.
DERVISCIO: Ma davvero! Da voi perderei l'arte. - Un cuoco! Perch non cantiniere? - Ammettetelo, il Saladino mi conosce meglio. - Sono il suo tesoriere.
NATHAN: Proprio tu?
DERVISCIO: Intendiamoci: del piccolo tesoro - il grande lo amministra ancora il padre - del tesoro di casa.
NATHAN: Ed una grande casa.
DERVISCIO: Pi di quanto pensiate; perch la casa di ogni mendicante.
NATHAN: Ma egli odia tanto i mendicanti...
DERVISCIO: Che si proposto di estirparli tutti, - dovesse ridursi a mendicante in questa impresa.
NATHAN: Bravo! - Era il mio pensiero.
DERVISCIO: E lo gi, mio malgrado. - Il suo tesoro tutte le sere vuoto pi del vuoto. Per quanto alta entri la marea al mattino, da un pezzo a mezzod si prosciugata...
NATHAN: Perch in gran parte la inghiottono canali che impossibile sia colmare, sia ostruire.
DERVISCIO: Appunto.
NATHAN: Lo so, lo so.
DERVISCIO: un guaio quando i prncipi sono come avvoltoi fra le carogne. Ma quando sono come le carogne fra gli avvoltoi dieci volte peggio.
NATHAN: No, derviscio, no davvero!
DERVISCIO: facile parlare! - Su, quanto mi date? Il mio posto lo cedo a voi.
NATHAN: Quanto ti rende?
DERVISCIO: A me? Non molto. Ma a voi render certo una fortuna. Se - come al solito - c' bassa marea nel tesoro, aprite voi le cateratte, e fissate gli interessi che volete.
NATHAN: E l'interesse sugli interessi?
DERVISCIO: Certo!
NATHAN: Cos il mio capitale sar tutto interessi.
DERVISCIO: Non vi attira? - Allora dite addio alla nostra amicizia. In verit, contavo molto su di voi.
NATHAN: Davvero? Come mai?
DERVISCIO: Per aiutarmi a far fronte con onore all'ufficio e avere sempre cassa aperta presso di voi. - Scuotete il capo?
5
NATHAN: Vediamo di capirci bene. Qui bisogna distinguere. - Tu? Perch no? Per tutto ci che posso Al-Hafi il derviscio sempre il benvenuto. - Ma Al-Hafi defterdar del Saladino, a lui...
DERVISCIO: Lo immaginavo. Voi siete sempre buono quanto accorto, e accorto quanto saggio. - Siate paziente! I due aspetti che ora distinguete in me saranno presto separati. - Guardate quest'abito che ho avuto dal sultano: prima che sia logoro e ridotto agli stracci che coprono i dervisci, star a Gerusalemme appeso a un chiodo, e io sul Gange con i miei maestri, leggero e scalzo sulla sabbia ardente.
NATHAN: Pi simile a te stesso.
DERVISCIO: A giocare a scacchi.
NATHAN: Tuo massimo piacere.
DERVISCIO: Lo sapete che cosa mi ha sedotto? Non dover mendicare? Poter giocare al ricco fra i pezzenti? Trasformare il pi ricco dei pezzenti, d'un colpo, nel pi povero dei ricchi?
NATHAN: Questo di certo no.
DERVISCIO: Una cosa pi sciocca! Per la prima volta, mi sentii lusingato: dalla follia benigna del sultano -
NATHAN: Follia?
DERVISCIO: Solo un mendicante disse, capisce i mendicanti, e ha imparato a fare l'elemosina con garbo. Quanto era freddo il tuo predecessore, quanto era brusco! Donava con disprezzo, se donava. E prima si informava brutalmente sul bisognoso; e non si accontentava della miseria, pretendeva di conoscerne le cause, e in base a quelle soppesava spilorcio l'elemosina. Al-Hafi non far mai cos! In lui la carit del Saladino non sembrer un'offesa! Al-Hafi non sar come un canale ingombro, che fa uscire torbida e schiumosa l'acqua limpida e calma che riceve. Al-Hafi pensa e sente come me - L'uccellatore suonava cos dolce, che l'allocco gli cadde nella rete. - Pazzo che sono! Pazzo di un pazzo!
NATHAN: Adagio, derviscio, adagio!
DERVISCIO: Non forse pazzia opprimere gli uomini a migliaia, affamarli, spogliarli, massacrarli, e, presi a uno a uno, atteggiarsi a filantropo? Non forse pazzia scimmiottar la clemenza dell'Altissimo, che cade senza scelta sui buoni e sui malvagi, sui campi e sui deserti, col sole e con la pioggia, senza avere le mani sempre colme dell'Altissimo? Non forse pazzia...
NATHAN: Basta adesso, finiscila!
DERVISCIO: Permettete soltanto che vi parli anche della mia pazzia. - Non forse pazzia sentire, dopo tutto, il lato buono in simili pazzie, e a causa di questo lato buono prendere parte a questa sua pazzia? Non cos?
NATHAN: Al-Hafi, torna presto nel tuo deserto, perch fra gli uomini potresti disimparare, temo, a essere uomo.
DERVISCIO: S, lo temo anch'io. Addio!
NATHAN: Che fretta! - Aspetta un po', Al-Hafi. Il deserto non scappa. - Aspetta un po'! Ma guarda se mi sente! - Ehi, Al-Hafi! - gi lontano. Peccato. Avrei voluto domandargli qualcosa del nostro templare. Magari lo conosce.
Scena IV
Daja si avvicina in fretta. Nathan.
DAJA: Nathan, Nathan!
NATHAN: Ebbene? Che succede?
DAJA: Si mostrato di nuovo! Si mostrato di nuovo!
NATHAN: Chi, Daja, chi?
DAJA: Lui! Lui!
NATHAN: Lui? - Lui non era mai scomparso! - Ma per voi lui soltanto il vostro lui. - E non dovrebbe. Nemmeno se
fosse un angelo davvero.
DAJA: Va su e gi di nuovo tra le palme; e ogni tanto se ne stacca un dattero.
NATHAN: E lo mangia? - Come un templare?
DAJA: Perch mi tormentate? - L'occhio ansioso di Recha lo scorse tra le fitte palme, e non l'ha pi lasciato. Lei vi
prega, vi scongiura di raggiungerlo subito. Dalla finestra lei vi far cenno se si avvicina o se ne va lontano.
Correte!
NATHAN: Cos, appena sceso dal cammello? - Non creanza. - Vai, corri da lui, digli che sono ritornato. Quel
brav'uomo, vedrai, solo per via della mia assenza non voluto entrare in casa mia; non verr malvolentieri
se lo invita il padre stesso. Vai, digli che lo prego con tutto il cuore...
DAJA: inutile. Da voi non verr. - Non va in casa di un ebreo.
NATHAN: Allora vai almeno a trattenerlo; o a seguirlo con gli occhi, se non altro. - Adesso vai, ti verr dietro subito.
Nathan entra, Daja esce di corsa.
Scena V
Una radura con palme, fra le quali il templare cammina avanti e indietro. Un frate lo segue a una certa distanza, da una parte, come se esitasse ad attaccare discorso.
6
TEMPLARE: un pezzo che mi sta seguendo. - Vedi, come si guarda le mani. - Buon fratello, posso chiamarvi padre,
non vero?
FRATE: Solo fratello frate laico; per servirvi.
TEMPLARE: S, buon frate; vorrei aver qualcosa - ma, per Dio, non ho niente -
FRATE: Fa lo stesso, grazie di cuore. Iddio vi renda mille volte quel che mi avreste dato. La volont, non l'obolo fa
il dono. - E poi non sono stato mandato per la questua da vostra signoria.
TEMPLARE: Siete stato mandato?
FRATE: S, dal convento.
TEMPLARE: Dove poco fa speravo di ricevere il parco rancio del pellegrino?
FRATE: Non c'era posto ai tavoli; ma adesso vogliate ritornare con me.
TEMPLARE: A che scopo? vero che da un po' non mangio carne; ma non fa niente, sono maturi i datteri.
FRATE: Il signore si guardi da quei frutti. Mangiarne troppi non fa bene, pesano sulla milza e danno la malinconia.
TEMPLARE: E se io amassi la malinconia? - Ma non sar per questo avvertimento che vi hanno mandato?
FRATE: Oh, no. - Io devo solo informarmi su di voi, tastarvi un po' il polso.
TEMPLARE: E lo dite voi stesso?
FRATE: Perch no?
TEMPLARE: (Un
FRATE: molto scaltro!). - Il convento ne ha molti come voi?
FRATE: Non so. Io devo obbedire, signor mio.
TEMPLARE: E obbedite senza sottilizzare troppo?
FRATE: Se no, signore, non sarebbe obbedire.
TEMPLARE: (L'ingenuit ha sempre l'ultima parola). - E potete confidarmi allora chi vorrebbe conoscermi pi da
vicino? Giurerei che non siete voi.
FRATE: Per me sarebbe giusto? E opportuno?
TEMPLARE: Questa curiosit per chi dunque giusta e opportuna?
FRATE: Per il patriarca, devo credere. - Perch lui che mi ha mandato.
TEMPLARE: Il patriarca? La croce rossa sul mantello bianco non la conosce?
FRATE: La conosco anch'io.
TEMPLARE: Dunque, fratello? - Io sono un Templare: prigioniero. - Aggiungo; preso a Tebnin, la fortezza che, prima
dello scadere della tregua, avremmo voluto prendere d'assalto, per aggredire subito Sidone. - Fra venti
prigionieri io sono il solo graziato dal sultano. Il patriarca adesso sa quanto gli occorre; - e anche di pi.
FRATE: Difficilmente pi di quanto gi non sappia. - Vorrebbe anche sapere come mai Saladino ha graziato
soltanto voi.
TEMPLARE: Forse che io lo so? - Nudo il collo, stavo aspettando il colpo in ginocchio sul mio mantello, quando il Saladino mi guarda fisso, balza vicino a me, fa un cenno. Vengo alzato, slegato; vorrei dirgli grazie; vedo che ha le lacrime agli occhi; tace; anch'io; lui se ne va, io resto. - La chiave dell'enigma la trovi il patriarca.
FRATE: Egli ha concluso che Dio vi salv per consacrarvi a grandissime imprese.
TEMPLARE: Grandissime davvero! Salvare dalle fiamme una fanciulla ebrea, scortare in cima al Sinai pellegrini curiosi,
e via dicendo.
FRATE: Le imprese poi verranno. - Per adesso non c' male. - Forse per il signore il patriarca ha in serbo cose
molto pi importanti.
TEMPLARE: Lo credete, fratello? - E vi ha gi fatto capire qualche cosa?
FRATE: Oh, s. Dovrei soltanto sondare vostra signoria, verificare se l'uomo adatto.
TEMPLARE: E sondatemi, dunque! (Vorrei vedere come lo fa). - Allora?
FRATE: La via pi breve dire chiaro e tondo alla signoria vostra il desiderio del patriarca.
TEMPLARE: Certo.
FRATE: Egli vorrebbe che recapitaste una letterina.
TEMPLARE: Io? Non sono un portalettere. - Sono queste le gesta ben pi gloriose che strappare al fuoco fanciulle
ebree?
FRATE: Sicuro. Perch - dice il patriarca - da quella letterina dipendono le sorti della cristianit. In cielo Dio
ricompenser con una gran corona - dice il patriarca - il recapito di quella letterina. E di quella corona -
dice il patriarca - nessuno pi degno del signore.
TEMPLARE: Di me?
FRATE: Nessuno pi adatto a guadagnare quella corona - dice il patriarca - di vostra signoria.
TEMPLARE: Di me?
FRATE: Qui siete libero; potete guardarvi intorno dappertutto; sapete come si assale e come si difende una citt;
potete - dice il patriarca - valutare meglio di ogni altro forza e difetti del secondo muro, il muro interno
eretto dal sultano, e descriverlo - dice il patriarca - ai soldati di Dio.
TEMPLARE: Buon frate, dovrei saperne di pi su questa letterina.
FRATE: Ecco - io di questo non so molto. So per che diretta a re Filippo. Il patriarca... mi meraviglio spesso
come un sant'uomo, che vive tutto in cielo, possa degnarsi di esser cos esperto anche delle cose di questo
mondo. Dev'essere un'improba fatica.
TEMPLARE: Insomma, il patriarca?
FRATE: Sa per certo esattamente dove, come, quando, da quale parte attaccher il sultano, se la guerra divamper
di nuovo violenta.
7
TEMPLARE: Sa tutto questo?
FRATE:
E volentieri lo farebbe sapere a re Filippo, affinch egli possa valutare quanto grande il pericolo, e se occorre ripristinare, costi quel che costi, la tregua d'armi con il Saladino, che il vostro ordine tanto audacemente ha gi rotto.
TEMPLARE: E bravo il patriarca! - Il galantuomo non vuole che io sia un corriere qualunque - ma una spia. - Dite al
FRATE:
TEMPLARE:
FRATE:
TEMPLARE:
FRATE:
TEMPLARE:
FRATE:
TEMPLARE:
FRATE:
TEMPLARE:
FRATE:
TEMPLARE:
FRATE:
TEMPLARE:
FRATE:
vostro patriarca, buon fratello, che, per quanto mi poteste sondare, non cosa per me. - Io debbo, ditegli,
considerarmi sempre prigioniero; e il solo mestiere dei templari andare all'attacco con la spada, non
spiare.
Era quel che pensavo. - E non ce l'ho con vostra signoria. - Ma adesso viene il meglio. - Il patriarca ha da
poco scoperto il nome e il luogo in cui sorge, nel Libano, la rocca che custodisce le somme sterminate con
cui l'accorto padre del sultano paga le truppe e fa fronte alle spese della guerra. Per vie poco battute il
Saladino si reca alla fortezza di tanto in tanto, con esigua scorta. - Cominciate a capire?
Niente affatto.
Catturare il Saladino e poi fargli la festa sarebbe facilissimo. - Voi rabbrividite? - Alcuni maroniti timorati
di Dio, se guidati da un uomo di coraggio, si sono gi offerti di tentare questa prodezza.
E l'uomo di coraggio secondo il patriarca dovrei essere proprio io?
Egli ritiene che da Tolemaide possa venire un aiuto efficacissimo anche da re Filippo.
A me, fratello? A me? Non avete inteso proprio adesso della riconoscenza che mi lega al Saladino?
L'ho inteso, certo.
E dunque?
S - dice il patriarca - questo vero: ma Dio e l'Ordine...
Non fanno differenza. Non possono chiedermi un'infamia.
No di certo. Ma - dice il patriarca - c' un'infamia davanti all'uomo e non davanti a Dio.
Io che debbo la vita al Saladino lo ucciderei a tradimento?
orribile. - Ma - pensa il patriarca - Saladino un nemico della cristianit, e non ha alcun diritto alla
vostra amicizia.
Amicizia? Soltanto per non essere un ribaldo? Un ribaldo e un ingrato?
proprio vero. - Ma - pensa il patriarca - non c' obbligo di gratitudine davanti all'uomo, e a Dio, se il
bene ricevuto non fu per amor nostro. E si mormora - dice il patriarca - che il Saladino vi grazi soltanto
perch nel vostro viso o nell'aspetto credette di vedere un che di suo fratello...
TEMPLARE: Anche questo sa il patriarca! E allora? Ah, se fosse certo! Ah, Saladino! Potrebbe la natura avere impresso anche un solo tratto, in me, di tuo fratello, senza lasciarne traccia nel mio animo? E questa traccia potrei
FRATE:
soffocarla per compiacere a un patriarca? - No, natura, tu non menti cos. Iddio non contraddice se stesso in
ci che fa. - Andate, fratello, andate! - Non destate la mia collera!
Me ne vado, e molto pi contento di quando sono venuto. Perdonatemi. Noi frati dobbiamo obbedire ai
superiori
Scena VI
Il templare. Daja, che da un po' lo stava osservando da lontano, gli si avvicina.
DAJA: Il frate non l'ha lasciato, a quanto sembra, di buon umore. - Ma devo provare a fare l'ambasciata.
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TEMPLARE: Magnifico! - Il proverbio |
ha torto a dire che le donne e i frati sono i due artigli del demonio? Oggi mi |
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getta dall'uno all'altro. |
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DAJA: |
Che cosa vedo? - Voi, nobile cavaliere? - |
Grazie a Dio mille volte! - E dove siete stato per tutto questo |
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tempo? - Siete stato forse |
ammalato? |
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TEMPLARE: No. |
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DAJA: |
Sano, allora? |
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TEMPLARE: S. |
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DAJA: |
Noi eravamo molto preoccupate per voi. |
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TEMPLARE: Davvero? |
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DAJA: |
Siete stato via? |
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TEMPLARE: Indovinato! |
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DAJA: |
E siete tornato oggi? |
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TEMPLARE: Ieri. |
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DAJA: |
Anche il padre di Recha giunto oggi. Adesso Recha pu sperare? |
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TEMPLARE: Cosa? |
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DAJA: |
Ci di cui vi fece pregare cos spesso. |
Anche suo padre vi prega di recarvi subito da lui. Viene da |
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Babilonia, con venti cammelli pieni zeppi |
di tutto ci che di pi prezioso offrono - gemme, nobili spezie, |
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stoffe - l'India, la Persia, la Siria, la Cina addirittura. |
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TEMPLARE: Io non compero niente. |
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DAJA: Il suo popolo lo onora come un principe. E tuttavia - spesso questo mi ha stupito - lo chiama Nathan il
Saggio e non Nathan il Ricco.
TEMPLARE: Forse per il suo popolo saggio e ricco sono la stessa cosa.
DAJA: Soprattutto il Buono dovrebbero chiamarlo. Non potete immaginare come buono. Quando seppe quanto
videve Recha, in quel momento per voi avrebbe fatto, vi avrebbe dato qualunque cosa! TEMPLARE: Oh!
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DAJA: |
Provate, e vedrete. |
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TEMPLARE: Per vedere come passa presto un momento? |
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DAJA: |
Se non fosse cos buono, mi sarei adattata a vivere da lui per tanto tempo? Credete che non senta il mio |
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valore di cristiana? Non mi fu predetto in culla |
che avrei seguito il mio sposo in Palestina solo per |
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diventare istitutrice |
di una fanciulla ebrea. Il |
mio diletto sposo era un nobile |
fante dell'esercito |
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dell'imperatore Federico. |
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TEMPLARE: Che, svizzero di nascita, ebbe l'onore e il privilegio di annegare in un fiume con la sua |
imperiale maest. |
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- Donna! Quante volte |
me l'avete gi raccontato? |
Non smetterete mai di perseguitarmi? |
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DAJA: |
Perseguitarvi! Buon Dio! |
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TEMPLARE: S, perseguitarmi. Una volta per tutte; non voglio pi vedervi n sentirvi. Non voglio che mi rammentiate continuamente un gesto che io feci senza riflettere; e che, se ci rifletto, un enigma anche per me stesso. E non vorrei rimpiangerlo. Badate, sar colpa vostra se in un caso simile sar meno rapido ad agire, se prima m'informer - e lascer bruciare quel che brucia.
DAJA: Dio non voglia!
TEMPLARE: Almeno da oggi in avanti fatemi il piacere di non conoscermi. Ve ne prego. E toglietemi di torno il padre. Un ebreo un ebreo, io sono un rozzo svevo. Da un pezzo ormai il viso della fanciulla non l'ho pi in mente, se mai l'ho avuto.
DAJA: Ma lei ha in mente il vostro.
TEMPLARE: E questo che vuol dire?
DAJA: Chi sa? L'uomo non sempre ci che sembra.
TEMPLARE: Ma di rado migliore. (Si avvia.)
DAJA: Aspettate! Perch correte via?
TEMPLARE: Donna, non rendetemi odiose le palme fra cui amo vagare.
DAJA: Vai pure, orso tedesco, va'! - Eppure non devo perdere le tracce della belva. Lo segue da lontano.
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ATTO II
Scena I
Il palazzo del sultano. Saladino e Sittah giocano a scacchi.
SITTAH: Dove sei, Saladino? Oggi come giochi?
SALADINO: Male? Non l'avrei detto.
SITTAH: Bene per me, se mai. Ritira quella mossa.
SALADINO: Perch?
SITTAH: Scopri il cavallo.
SALADINO: vero. Cos allora!
SITTAH: Cos scacco doppio.
SALADINO: Vero anche questo. - Allora scacco!
SITTAH: A che ti serve? Io mi difendo, e tu sei al punto di prima.
SALADINO: Da questa trappola, a quanto vedo, non si esce senza scotto. E sia! Prendi il cavallo.
SITTAH: Non lo voglio. Vado avanti.
SALADINO: Non mi regali niente. Tu tieni alla manovra, pi che al cavallo.
SITTAH: Pu essere.
SALADINO: Tuttavia non fare i conti senza l'oste. Guarda! Non avevi pensato a questa mossa?
SITTAH: No di certo. Potevo pensare che tu fossi cos stanco della tua regina?
SALADINO: Della mia regina?
SITTAH: Ho gi capito che oggi vincer i miei mille dinari e non un soldo in pi.
SALADINO: Che vuoi dire?
SITTAH: E lo domandi! - Perch fai di tutto per perdere a ogni costo. - E questo non mi conviene. A parte che
giocare in questo modo poco divertente, con te non guadagno sempre assai di pi quando perdo? Non mi
hai sempre regalato per consolarmi il doppio della posta, ogni volta che ho perso una partita?
SALADINO: Ma guarda! Quando perdevi allora, sorellina, eri tu che perdevi a bella posta?
SITTAH: Per lo meno, mio caro fratellino, se io non ho imparato a giocar meglio, la colpa della tua munificenza.
SALADINO: Dimentichiamo il gioco. Su, falla finita!
SITTAH: Ah s? Allora, scacco! Scacco doppio.
SALADINO: Gi; non avevo previsto quello scacco di scoperta, che mi porta via anche la regina.
SITTAH: Forse c' un rimedio; fa' vedere.
SALADINO: No, no; prendi la regina. Con questo pezzo non ho mai fortuna.
SITTAH: Solo con questo pezzo?
SALADINO: Prendila! - Che importa? Adesso di nuovo tutto quanto protetto.
SITTAH: Troppo bene mio fratello mi ha insegnato a trattare le regine con cortesia. (Non la tocca.)
SALADINO: Che tu la prenda o no, io non l'ho pi.
SITTAH: A quale scopo prenderla? Scacco! - Scacco!
SALADINO: Avanti!
SITTAH: Scacco! - Scacco! - Scacco!
SALADINO: E matto!
SITTAH: Non del tutto; puoi ancora parare col cavallo; o come preferisci. Ma inutile.
SALADINO: Giustissimo. - Hai vinto, e Al-Hafi pagher. - Fatelo subito chiamare. - Non avevi torto, Sittah, non pensavo del tutto al gioco, ero distratto. E poi, chi ci d sempre queste pietre lisce, che non ricordano, non indicano niente? Sto forse giocando con l'imam? - Ma che dico? Chi perde cerca scuse. Non sono state le
pietre informi, Sittah, ma la tua arte, il tuo occhio rapido e sicuro a farmi perdere...
SITTAH: Cos vuoi soltanto addolcirti la disfatta. Eri solo distratto; e pi di me.
SALADINO: Di te? E tu perch lo eri?
SITTAH: Non a causa della tua distrazione. - Oh, Saladino, quando giocheremo di nuovo con impegno?
SALADINO: In compenso giochiamo con passione. - Ah, pensi alla ripresa della guerra? - E sia! - Non ho sguainato io
per primo; avrei prolungato la tregua volentieri; e avrei dato anche volentieri un buon marito alla mia
Sittah. Certo il fratello di Riccardo deve esserlo, se suo fratello.
SITTAH: Purch solo tu possa lodare sempre il tuo Riccardo.
SALADINO: Se poi nostro fratello Melek avesse sposato sua sorella, quale famiglia ne sarebbe uscita! Tra le prime del
mondo, la migliore. - Vedi che sono prodigo di lodi anche a me. Mi ritengo degno dei miei amici. - Quali
uomini avremmo generato!
SITTAH: Ma io non risi subito del tuo bel sogno? Tu non conosci i cristiani, e non vuoi conoscerli. Il loro orgoglio
essere cristiani e non uomini. Anche ci che per merito del loro fondatore rende umana quella superstizione
non amato da loro perch umano, ma perch Cristo lo insegn e lo fece. - Buon per loro che fosse cos
buono. Buon per loro che possano imitare a occhi chiusi le sue virt. - Ma quali virt? - Non le virt ma il
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nome deve essere diffuso in ogni parte, deve oltraggiare e oscurare i nomi di tutti i buoni. Il nome, solo il nome sta loro a cuore.
SALADINO: Vuoi dire; perch esigere altrimenti che anche voi, tu e Melek, adottaste il nome di cristiani, per amare
come sposi due cristiani?
SITTAH: S! Come se solo nei cristiani, come cristiani, esistesse l'amore che Dio infuse nell'uomo e nella donna.
SALADINO: A ben altre miserie credono i cristiani, per non credere a queste che tu dici. Eppure sbagli. - La colpa dei templari, non dei cristiani; come templari, non come cristiani. Solo per colpa loro la cosa andata a monte.
A nessun costo vogliono lasciare Acri, che Riccardo doveva dare a Melek come dote di sua sorella. Cos per non trovarsi a mal partito come cavalieri, fanno i monaci ottusi. E, giudicando che di sorpresa un buon colpo di mano possa riuscire, neppure lo scadere della tregua hanno atteso. - Allegria! Continuate, signori, continuate cos! - Per me va bene! - Se tutto il resto andasse come dovrebbe. SITTAH: Come? Quale altra ragione pu turbarti? Farti perdere la calma?
SALADINO: La ragione per cui l'ho sempre persa. - Sono stato in Libano da nostro padre, oppresso come sempre dalle
preoccupazioni...
SITTAH: Oh, mi dispiace.
SALADINO: Non ce la fa; intoppi dappertutto; manca ora qui, ora l...
SITTAH: Quali intoppi? Cosa manca?
SALADINO: Cosa, se non ci che detesto nominare? Ci che mi sembra superfluo se ne ho e indispensabile quando non ne ho? - Ma Al-Hafi dov'? Non andato nessuno a chiamarlo? - I meschini, i maledetti soldi! - Al-Hafi, arrivi a tempo.
Scena II
Il derviscio Al-Hafi, Saladino e Sittah.
AL-HAFI: Certamente sono arrivati i soldi dall'Egitto. Purch sian molti.
SALADINO: Ne sai qualcosa?
AL-HAFI: Io? Io no. Suppongo che dovr prenderli qui in consegna.
SALADINO: Paga a Sittah mille denari! (Va avanti e indietro, assorto nei suoi pensieri.)
AL-HAFI: Paga! Altro che consegna. Bene! Come gruzzolo meno del niente. - A Sittah? - Di nuovo a Sittah? -
Avete perso a scacchi un'altra volta? - Ah, la partita ancora qua.
SITTAH: E mi concederai la mia vincita?
AL-HAFI: (osservando la partita) Concedervela? Se - ma lo sapete.
SITTAH: (facendogli un cenno) Al-Hafi, sst!
AL-HAFI: (sempre intento alla partita) Prima guadagnatevela.
SITTAH: Al-Hafi, sst!
AL-HAFI: (a Sittah) I vostri erano i bianchi? Date scacco?
SITTAH: Per fortuna lui non ha sentito.
AL-HAFI: Adesso tocca a lui?
SITTAH: (avvicinandosi) Su, dimmi che posso prelevare i miei soldi.
AL-HAFI: (senza staccarsi dalla partita) Certamente; prelevarli come tutte le altre volte.
SITTAH: Sei matto? Cosa dici?
AL-HAFI: Il gioco ancora aperto. Non avete ancora perso, Saladino.
SALADINO: (ascoltandolo appena) Ma s che ho perso. Paga!
AL-HAFI: Paga! Paga! Ma qui c' la regina.
SALADINO: (come sopra) No, non vale. Non pi in gioco.
SITTAH: Dimmi, insomma, che posso ritirare il mio denaro.
AL-HAFI: (sempre assorto nella partita) Si capisce, come sempre. - E tuttavia, anche se la regina fuori gioco, non
per questo matto.
SALADINO: (si avvicina e rovescia i pezzi) S che lo ; voglio che lo sia.
AL-HAFI: Ah, cos! - Il gioco come la vincita. Come si vinto, cos si paga.
SALADINO: (a Sittah) Cosa sta dicendo?
SITTAH: (facendo ogni tanto dei cenni a Al-Hafi) Tu lo conosci. Gli piace impuntarsi, farsi pregare; anche un po'
invidioso. -
SALADINO: Non di te! Non di mia sorella! - Cosa sento, Al-Hafi? Tu invidioso?
AL-HAFI: Pu darsi. - Mi piacerebbe avere il suo cervello; ed essere altrettanto buono.
SITTAH: Tuttavia poi ha sempre pagato puntualmente. Anche oggi pagher. Lascialo stare! - Vai pure, Al-Hafi, vai!
Mander poi a prendere il denaro.
AL-HAFI: No, non ci sto pi a recitare la commedia. Prima o poi dovr pur saperlo.
SALADINO: Chi? Cosa?
SITTAH: Al-Hafi! cos che prometti? cos che mantieni la tua parola?
AL-HAFI: Non credevo di andare tanto avanti.
SALADINO: Posso sapere, insomma?
SITTAH: Tieni il segreto, Al-Hafi; te ne prego.
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SALADINO: straordinario! Cosa avr da chiedere con tanta solennit, tanto calore, Sittah a un estraneo, a un derviscio,
e non a me, a suo fratello? Al-Hafi, ora te lo ordino. - Parla, derviscio!
SITTAH: Fratello, non dare a questa inezia maggior peso di quello che le spetta. Pi volte, come sai, ti ho vinto a
scacchi la stessa somma. E poich il denaro adesso non mi serve, e nelle casse di Al-Hafi invece non
abbonda, ho lasciato le poste dove stavano. Ma non ti preoccupare. Non intendo regalartele, fratello, n
donarle a Al-Hafi o alla cassa.
AL-HAFI: S, come se fosse solo questo!
SITTAH: Pi o meno. - Qualche altra somma che mi avevi dato rimasta nelle tue casse; solo da poche lune, non di
pi.
AL-HAFI: Non ancora tutto.
SALADINO: Non ancora? - Insomma, vuoi parlare?
AL-HAFI: Da quando aspettiamo le somme dall'Egitto, lei...
SITTAH: (a Saladino: ) Ma perch lo ascolti?
AL-HAFI: Non soltanto non ha preso niente...
SALADINO: Buona fanciulla! - Per di pi ci ha messo del suo, vero?
AL-HAFI: Ha mantenuto tutta la corte; lei sola ha sostenuto le vostre spese.
SALADINO: Ah! Questa mia sorella! (La abbraccia.)
SITTAH: Chi se non tu, fratello, mi ha arricchito tanto da poterlo fare?
AL-HAFI: Per farla poi ritornare pi povera di prima, come se stesso.
SALADINO: Io povero? Suo fratello povero? Ho avuto mai di pi? Ho avuto mai di meno? Una veste, una spada, un
cavallo - e un solo Dio! Che mi serve di pi? Potrebbero mancarmi? Eppure, Al-Hafi, potrei rimproverarti. SITTAH: Non lo fare, fratello. Potessi anche alleviare i crucci a nostro padre!
SALADINO: Ah, di colpo uccidi la mia gioia di nuovo! - A me non manca nulla, e nulla pu mancare. Ma a lui manca, e in lui a tutti noi. - Ditemi, dunque, che cosa devo fare? - Forse dall'Egitto non verr nulla per un pezzo. Come mai, lo sa Iddio. Laggi, pure, tutto calmo. - A diminuire le spese, a risparmiare mi adatto volentieri, se io solo ne sono colpito e nessun altro ne soffre. - Ma a che serve? Una veste, una spada, un cavallo devo averli. N al mio Dio posso sottrarre nulla. Si accontenta gi di cos poco; del mio cuore. - Era sull'avanzo della tua cassa, Al-Hafi, era su quello che contavo.
AL-HAFI: Avanzo? - Dite invece che mi avreste fatto impalare, o almeno strangolare, se mi aveste colto in avanzo.
Avrei rischiato meno con un peculato.
SALADINO: Ad ogni modo, cosa facciamo? - E poi tu non potevi prendere a prestito da altri, prima che da Sittah?
SITTAH: Credi che di questo privilegio mi sarei lasciata defraudare? E voglio conservarlo. Non sono poi ancora del
tutto a secco.
SALADINO: Solo non del tutto! Ci mancherebbe! - Al-Hafi, datti subito da fare! Incassa da chi puoi e come puoi.
Chiedi, prometti. - Ma non chiedere prestiti a coloro che io ho fatto ricchi. Ad essi sarebbe richiedere il
donato. Vai dai pi avari; saranno i pi disposti. Sanno bene che nelle mie mani l'usura ingrasser i loro
denari.
AL-HAFI: Non ne conosco.
SITTAH: Ah, mi viene in mente di aver udito che il tuo amico, Al-Hafi, ritornato.
AL-HAFI: (confuso) Amico? Quale amico? Chi sarebbe?
SITTAH: L'ebreo che lodi tanto.
AL-HAFI: Io lodare un ebreo?
SITTAH: Al quale Dio - ricordo esattamente le parole che ne dicesti allora - al quale Dio diede fra tutti i beni della
terra il pi piccolo e il pi grande a piene mani. -
AL-HAFI: Dissi questo? - E che cosa volevo dire?
SITTAH: La ricchezza; il pi piccolo. La saggezza: il pi grande.
AL-HAFI: Di un ebreo? Io avrei detto questo di un ebreo?
SITTAH: Non hai forse detto questo del tuo Nathan?
AL-HAFI: Ah, di Nathan! Di lui! - Non ci pensavo affatto. - Sul serio? ritornato a casa, finalmente? Allora forse le
cose non gli vanno tanto male. - vero: il Saggio lo chiamava il popolo. E anche il Ricco.
SITTAH: E lo chiama il Ricco pi che mai. Tutta la citt racconta delle cose di pregio e dei tesori che ha portato con
s.
AL-HAFI: Se di nuovo il Ricco, sar di nuovo anche il Saggio di certo.
SITTAH: Se andassi da lui, Hafi? Che ne pensi?
AL-HAFI: Per fare che? - Per ottenere credito? - Allora non lo conoscete. - Lui far credito! - La sua saggezza che
non fa mai credito.
SITTAH: Eppure tu allora me ne avevi fatto un quadro assai diverso.
AL-HAFI: Se proprio deve, vi prester merci. Ma denaro? Denaro mai. - un ebreo, del resto, come ce ne sono pochi.
intelligente, sa come si vive, gioca bene a scacchi. Eppure si distingue nel male non meno che nel bene
da tutti gli altri ebrei. - No, su di lui, davvero, non contateci. - Coi poveri generoso quanto
SALADINO: . D, se non altrettanto, con la sua stessa gioia, senza mettersi in mostra. Ebreo, cristiano, musulmano e parsi per lui sono tutt'uno.
SITTAH: E un uomo simile...
SALADINO: Possibile che non abbia mai sentito parlare di quest'uomo?
SITTAH: ... non vorrebbe prestare a
SALADINO: ? A
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SALADINO: , che ne ha bisogno solo per gli altri e non per s?
AL-HAFI: Qui vedete di nuovo l'ebreo, il volgarissimo ebreo. - Credetemi! - geloso, invidioso della vostra
generosit! Ogni Dio lo rimeriti che si dice al mondo lo vorrebbe solo per s. Non presta mai appunto
per poter donare sempre. La sua legge gli comanda carit, non compiacenza; per questo la sua stessa carit
fa di lui l'uomo meno compiacente che ci sia. Da qualche tempo, vero, i nostri rapporti sono un po' pi
tesi; ma non dovete credere per questo che io non lo tratti con giustizia. ottimo in tutto; solo nel dare a
credito non vale niente, proprio niente. Vado subito a bussare ad altre porte... In questo istante mi sono
ricordato che conosco un moro ricco e avaro. - Corro da lui.
SITTAH: Perch tanta fretta?
SALADINO: Lascialo andare!
Scena III
Sittah e Saladino
SITTAH: Corre come se volesse sfuggirmi a ogni costo. Che significa? - Si davvero ingannato su quell'uomo, o non desidera piuttosto ingannare noi due?
SALADINO: A me lo chiedi? So a mala pena di chi si parlato; del vostro ebreo, di questo vostro NATHAN: sento oggi
per la prima volta.
SITTAH: mai possibile che tu non sappia di un uomo che, si dice, scopr le tombe di Salomone e Davide, e con una
potente formula magica ne aperse i sigilli? da esse che di tanto in tanto trarrebbe le ricchezze sconfinate
che solo una simile fonte pu fornire.
SALADINO: Se trae le sue ricchezze dalle tombe, non saranno di certo n di Davide, n di Salomone. Solo degli stolti vi
giacciono.
SITTAH: O dei malvagi. - E poi la fonte delle sue ricchezze assai pi generosa, pi inesauribile di una tomba piena
di tesori.
SALADINO: un mercante, a quanto ho udito.
SITTAH: I suoi cammelli percorrono ogni pista, ogni deserto, le sue navi approdano in tutti i porti. Al-Hafi me lo
disse allora; aggiungendo con trasporto che il suo amico spendeva nobilmente e con larghezza quanto non
stimava indegno guadagnare con solerzia e intelligenza; che il suo spirito era senza pregiudizi, e il suo
cuore aperto a ogni virt, capace di capire ogni bellezza.
SALADINO: Eppure adesso Al-Hafi ne ha parlato in modo ambiguo, freddo.
SITTAH: Non freddo; imbarazzato. Come se giudicasse un rischio dirne bene, ma non volesse biasimarlo a torto. - O
forse vero che neppure il migliore del suo popolo vince del tutto l'animo del suo popolo? E che davvero
Al-Hafi per questo aspetto deve vergognarsi del suo amico? - Ma sia come sia. - Quell'ebreo, che sia pi o
sia meno di un ebreo, ricco, e per noi basta.
SALADINO: Non vorrai strappargli ci che suo con la violenza, sorella!
SITTAH: Cosa intendi per violenza? Ferro e fuoco? No, coi deboli non serve la violenza, basta la loro debolezza. -
Adesso vieni con me nel mio harem, ad ascoltare il canto di una schiava da me comprata ieri. Intanto forse
maturer un'idea che ho su questo Nathan. - Vieni.
Scena IV
Davanti alla casa di Nathan, nel punto pi vicino alle palme. Escono Recha e Nathan. Poi giunge Daja.
RECHA:
NATHAN:
RECHA:
NATHAN:
RECHA:
NATHAN:
RECHA:
NATHAN:
RECHA:
NATHAN:
RECHA:
NATHAN:
RECHA:
Quanto avete indugiato, padre mio. Ormai sar impossibile raggiungerlo.
Via, via; se non qui fra le palme, in qualche posto lo raggiungeremo. - Ma calmati. - Guarda! Non Daja:
che viene verso di noi?
Di certo l'avr perso di vista.
No, vedrai, no.
Altrimenti verrebbe pi in fretta.
:Forse non ci ha ancora visti...
Ecco, ci ha visti.
:E raddoppia il passo. Guarda! - Calmati dunque. Calmati!
E vorreste una figlia che fosse calma in un momento simile? Indifferente al benefattore a cui deve la vita? -
Una vita che le cara solo perch la deve a voi.
:Non ti vorrei diversa da come sei; neppure se sapessi che ben altro si desta nel tuo cuore.
Che cosa, padre?
:Lo chiedi a me? Con tanta timidezza? Qualunque cosa si agiti in te, natura e innocenza. Non ti
preoccupare; per questo io non mi preoccupo. Ma promettimi che quando il tuo cuore ti parler pi chiaro,
non mi nasconderai nessuno dei suoi desideri.
Tremo solo all'idea di potervi nascondere il mio cuore.
13
NATHAN:
DAJA:
DAJA:
RECHA:
DAJA:
RECHA:
DAJA:
NATHAN:
RECHA:
DAJA:
RECHA:
NATHAN:
DAJA:
RECHA:
:Non parliamone pi. Siamo d'accordo una volta per tutte. - Ecco qua
Dunque?
Passeggia tra le palme, e fra un momento spunter dietro quel muro. - Eccolo, guardate!
Ah! Sembra indeciso sulla via da prendere, andr avanti o indietro, a destra o a sinistra?
No, no, far ancora pi volte il giro del convento; poi dovr passare qui davanti. - Scommettiamo?
vero. - Gli hai parlato? Oggi com'?
Come sempre.
Badate solo che non vi veda qui. Andate un po' pi indietro. Anzi, rientrate in casa.
Solo uno sguardo ancora. - Ah! La siepe me lo sottrae.
Venite! Vostro padre ha ragione. Se vi vede, c' rischio che si volti sui due piedi.
Ah, la siepe!
E se ne sbucasse all'improvviso, vi vedrebbe per forza. Su, rientrate, presto!
: Venite! Conosco una finestra da cui potremo scorgerli.
Davvero? (Recha e Daja entrano in casa).
Scena V
Nathan e subito dopo il templare.
NATHAN: Quell'uomo strano quasi mi intimidisce. La sua rude virt mi fa esitare. Che un uomo possa tanto imbarazzare un altro uomo! - Ah, eccolo. - Per Dio! Un giovane che sembra un uomo fatto. Mi piace quello sguardo buono e fiero, quel passo teso. La scorza sar amara, il frutto no. - Dove ho visto un uomo simile?
-Perdonate, nobile franco...
TEMPLARE: Cosa?
NATHAN: Consentitemi...
TEMPLARE: Che cosa, ebreo?
NATHAN: L'ardire di rivolgervi una parola.
TEMPLARE: Posso forse impedirlo? Ma sbrigatevi.
NATHAN: Non affrettate il passo cos superbo e sprezzante davanti a un uomo che avete legato a voi per sempre.
TEMPLARE: E in che modo? - Ah, capisco. Siete...
NATHAN: Mi chiamo Nathan; sono il padre della ragazza che generosamente salvaste dalle fiamme; e vengo...
TEMPLARE: A ringraziarmi? Risparmiatevelo. Per quella piccolezza ho gi dovuto sopportare troppi ringraziamenti. - Non mi dovete nulla. Non sapevo che la ragazza fosse vostra figlia. Accorrere in aiuto di chiunque sia veduto in pericolo dovere di ogni
TEMPLARE: . Inoltre in quel momento la vita mi pesava. Volentieri approfittai dell'opportunit di metterla in gioco contro un'altra vita; una qualunque - e fosse pure solo la vita di un'ebrea.
NATHAN: Grande! Grande, e orribile! - Ma si pu capire perch. Per fuggire l'ammirazione la grandezza modesta si rifugia nell'orrore. - Ebbene, se disprezza tanto il tributo dell'ammirazione, quale tributo essa disprezzer di meno? - Cavaliere, se qui non foste un forestiero e un prigioniero, nelle mie domande sarei meno sfacciato. Ordinate; in che posso servirvi?
TEMPLARE: In nulla.
NATHAN: Sono un uomo ricco.
TEMPLARE: Per me l'ebreo pi ricco non fu mai il migliore.
NATHAN: un buon motivo per non sfruttare la cosa migliore che possiede, cio la sua ricchezza?
TEMPLARE: Sta bene, non mi opporr del tutto; per amore del mio mantello. Quando sar logoro, e non terranno pi n toppe n rammendi, verr a chiedervi in prestito la stoffa o il denaro per un mantello nuovo. - Non fate quella faccia scura! Per ora non correte rischi; non ancora a quel punto. Lo vedete, in buono stato. Solo questo lembo ha una brutta macchia; strinato. Si fatta quando attraversai le fiamme con vostra figlia.
NATHAN (afferrando il lembo del mantello e guardandolo fisso) strano che una simile macchia, una crudele bruciatura, parli assai meglio per quest'uomo della sua bocca. Vorrei baciarla, ora - questa macchia. - Scusate! - Non volevo.
TEMPLARE: Cosa?
NATHAN: Vi caduta una lacrima.
TEMPLARE: Poco male. Si bagnato altre volte. (Questo ebreo incomincia a confondermi).
NATHAN: Vorreste essere cos buono da mandare il mantello a mia figlia?
TEMPLARE: Perch mai?
NATHAN: Perch possa baciare questa macchia. Poich abbracciarvi lei stessa le ginocchia deve desiderarlo invano.
TEMPLARE: Ebbene, ebreo - Nathan vi chiamate? - Ebbene, Nathan - Avete parole cos - cos efficaci - e penetranti - sono confuso - ecco - sarei...
NATHAN: Mascheratevi pure come volete, io vi riconoscer. Voi foste troppo buono, troppo onesto per essere cortese.
-Una fanciulla troppo sentimentale; una messaggera troppo ben disposta; ed il padre lontano. - Vi preoccupaste del suo buon nome, evitaste di metterla alla prova per non vincerla. Anche di questo vi ringrazio -
TEMPLARE: Devo ammetterlo, conoscete i doveri di un Templare
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NATHAN: Solo un Templare? E solo per dovere? Solo perch lo impongono le regole dell'Ordine? So come si comporta un uomo buono; e so che ogni paese ne possiede.
TEMPLARE: Per con delle differenze.
NATHAN: Certo: di colore, di vesti e di fattezze.
TEMPLARE: Ma di buoni ce n' di pi, o di meno.
NATHAN: Una differenza che non va lontano. All'uomo grande occorre ovunque spazio; molti alberi piantati troppo fitti si spezzano i rami. Di mediocri invece, come noi, ce n' dappertutto. Basta che uno non disprezzi l'altro; basta che il nodo tolleri il vicino; basta che il ramoscello non pretenda di essere l'unico venuto gi dal cielo.
TEMPLARE: Ben detto! - Ma conoscete il popolo che disprezz per primo gli altri? Quale, Nathan, fu quello che per primo si proclam popolo eletto? E se io non potessi non dico non odiare, ma non disprezzare questo popolo a causa della sua superbia? La superbia, passata al cristiano e al musulmano, che solo il proprio Dio sia il vero Dio. - Vi sorprende che un cristiano, un
TEMPLARE: parli cos! Eppure quando e dove la pia follia di avere il Dio migliore, e di imporlo per questo al mondo intero, ha mai mostrato un volto pi feroce di quello che adesso mostra qui? Se dagli occhi non cadono le bende qui, adesso... Ma chi vuole esser cieco lo sia! - Dimenticate quel che ho detto, e lasciatemi. (Fa per allontanarsi.)
NATHAN: Al contrario. Vi star vicino pi che mai. - Venite, dobbiamo essere amici. - Disprezzate il mio popolo, se volete. N voi n io abbiamo scelto il nostro popolo. Noi siamo il nostro popolo? Cosa vuol dire popolo? I cristiani e gli ebrei sono cristiani o ebrei prima che uomini? Ah, se in voi trovassi un altro uomo al quale sufficiente chiamarsi uomo!
TEMPLARE: S, per Dio! Eccolo, Nathan! Eccolo! - La vostra mano! - Mi vergogno se prima vi ho misconosciuto.
NATHAN: Io ne sono fiero. Solo ci che volgare di rado si misconosce.
TEMPLARE: E ci che raro difficilmente si dimentica. - S, Nathan: dobbiamo diventare amici.
NATHAN: Gi lo siamo. - Quale gioia sar per la mia Recha! - Giorni lieti si aprono al mio sguardo in lontananza. - Conoscetela soltanto.
TEMPLARE: Non vedo l'ora. - Ma chi si precipita fuori da casa vostra? Non la sua Daja?
NATHAN: S. Cos spaventata?
TEMPLARE: Che sia successo qualcosa alla nostra Recha?
Scena VI
I precedenti. Daja arriva di corsa.
DAJA:
NATHAN:
DAJA:
NATHAN:
TEMPLARE:
DAJA:
NATHAN:
DAJA:
NATHAN:
DAJA:
NATHAN:
Nathan! Nathan!
Ebbene?
Perdonate, nobile cavaliere, devo interrompervi.
Che c' dunque?
Che c'?
Il sultano vi cerca. Il sultano vuole parlarvi. Dio! Il sultano!
A me? Il sultano? Vorr vedere quello che ho portato con me di nuovo. Rispondi che dei pacchi quasi
nessuno stato ancora aperto.
Non vuol vedere nulla, vuol parlarvi personalmente, subito; al pi presto.
Andr da lui allora. - Rientra adesso.
Non arrabbiatevi, illustre cavaliere - Dio, siamo cos in ansia! Che vorr il sultano?
Si vedr. Ma adesso vai.
Scena VII
Nathan e il templare.
TEMPLARE: Voi non lo conoscete ancora? - Di persona intendo.
NATHAN: Il Saladino? Non ancora. Non l'ho mai evitato n cercato. La fama ne parlava troppo bene, ho preferito crederle piuttosto che vedere. Ma adesso - se cos - egli risparmiandovi la vita...
TEMPLARE: S, cos. La vita che io vivo dono suo.
NATHAN: E donandola a voi a me ha donato due, tre vite. Questo cambia tutto fra me e lui; questo ha creato d'un tratto un legame che mi vincola a servirlo per sempre. Non vedo l'ora di sapere cosa vorr ordinarmi; adesso sono pronto a fare ogni cosa per lui, e pronto a confessargli che per causa vostra che lo sono.
TEMPLARE: N io stesso ho potuto ringraziarlo, bench l'abbia incontrato pi volte per la strada. L'impressione che gli feci allora venne e spar altrettanto fulminea. Chiss se addirittura si ricorda di me. Ma dovr ricordarsene almeno una volta, per decidere del tutto il mio destino. Non basta che io viva grazie ad un suo comando e con la sua volont; da lui devo sapere secondo quale volont ho da vivere
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NATHAN: vero; e tanto pi voglio affrettarmi. - Forse il colloquio mi dar occasione di parlare di voi. - Adesso, perdonatemi - vado di corsa - quando vi vedremo in casa nostra?
TEMPLARE: Quando potr.
NATHAN: Quando vorrete.
TEMPLARE: Oggi stesso.
NATHAN: Il vostro nome, vi prego?
TEMPLARE: Il mio nome era - Curd von Stauffen. - Curd.
NATHAN: Von Stauffen? - Stauffen?
TEMPLARE: Perch questo nome vi colpisce?
NATHAN: Von Stauffen? - Una famiglia da cui molti certo...
TEMPLARE: S, molti Stauffen vennero e sono gi sepolti qui. Anche mio zio - mio padre voglio dire - Ma perch il vostro sguardo mi scruta sempre pi attentamente?
NATHAN: Nulla, nulla! Come potrei stancarmi di guardarvi?
TEMPLARE: Allora vi lascer per primo. Chi indaga trova spesso pi di quanto desidera; e io lo temo, Nathan. Lasciate
NATHAN
al tempo, non alla curiosit, di svelarci l'un l'altro a poco a poco. (Si allontana.)
(lo segue stupito con lo sguardo) Chi indaga trova spesso pi di quanto desidera come se mi avesse
letto nel pensiero. - Anche a me, infatti, potrebbe capitare. - Non solo ha la statura ed il passo di Wolf; ha
anche la sua voce. Cos Wolf gettava indietro il capo, appoggiava sul braccio la sua spada e sfiorava le
ciglia con la mano, quasi a nascondere il fuoco dello sguardo. - Come a volte un'immagine sepolta pu
dormire dentro di noi, finch una parola, un suono non la desta. - Von Stauffen! - S, Filnek e Stauffen. -
Presto ne sapr di pi; molto presto. Prima, per, dal Saladino. - Daja, l, che mi ascolta? - Daja, vieni
qui.
Scena VIII
Daja e Nathan
NATHAN:
DAJA:
NATHAN:
DAJA:
NATHAN:
DAJA:
Che c'? Lo so, quel che vi sta a cuore ben altro da ci che il Saladino vuole da me.
Non la disapprovate. Quando cominciaste a parlargli con pi confidenza, il messo del sultano ci fece
lasciare la finestra.
E tu dille soltanto che lo pu aspettare da un momento all'altro.
vero?
Daja, posso fidarmi di te? Sii prudente, te ne prego. E non te ne pentirai. Vedrai che neppure la tua
coscienza ci rimetter. Non guastare nulla dei miei progetti. Nei tuoi racconti e nelle tue domande sii
discreta, riservata...
Che bisogno c' di ricordarmelo? - Vado; e anche voi andate! Ecco un secondo messo del sultano; Al-Hafi,
il derviscio. (Esce.)
Scena IX
Nathan e Al-Hafi.
AL-HAFI:
NATHAN:
AL-HAFI:
NATHAN:
AL-HAFI:
NATHAN:
AL-HAFI:
NATHAN:
AL-HAFI:
NATHAN:
AL-HAFI:
NATHAN:
AL-HAFI:
NATHAN:
AL-HAFI:
NATHAN:
Aha! Volevo appunto riparlarvi.
Quanta fretta! Che cosa vuole dunque da me?
Chi?
Saladino. - Arrivo, arrivo.
Dove? Dal Saladino?
Non lui che ti manda?
Me? No. Vi ha forse gi cercato?
Certamente.
Ah, di bene in meglio.
Quale meglio?
Che... Ma non colpa mia. Dio sa che non ne ho colpa. - Che cosa non ho detto di voi, quante bugie, per
evitarvelo!
Evitarmi che cosa? Che succede?
Che adesso siete voi il defterdar. Vi compatisco. Ma non star certo qui a vedere. Me ne vado, e subito.
Voi sapete gi dove e per quale via. - Se sulla mia strada posso servirvi, sono ai vostri ordini. Purch non
sia un fardello pi ingombrante di quel che pu portare un uomo nudo. Ordinate; sto andando.
Aspetta, Al-Hafi, pensa che non so ancora niente. Cosa mi racconti?
Ve le portate dietro subito le borse?
Quali borse?
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AL-HAFI: Il denaro che dovrete versare al Saladino!
NATHAN: Tutto qui?
AL-HAFI: Dovrei forse assistere a come vi succhier giorno per giorno fino al midollo? E dovrei assistere allo
sperpero che spilla, spilla, spilla dai granai che non furono mai vuoti per una savia carit, finch persino i
topolini che ci vivono moriranno di fame? - O immaginate che chi ha bisogno del vostro denaro seguir i
vostri consigli, se non altro? - Lui seguire consigli! - E quando Saladino si lasci consigliare? - Sentite,
Nathan, quel che mi successo poco fa.
NATHAN: Racconta.
AL-HAFI: Quando vado da lui, ha appena terminato una partita a scacchi con la sorella. Sittah non gioca male. Il
gioco che il sultano credeva e aveva dato per perduto era sulla scacchiera. Do un'occhiata, e vedo che la
partita non affatto perduta.
NATHAN: Che scoperta per te!
AL-HAFI: Infatti per rispondere al suo scacco bastava avvicinare il re al pedone. - Se potessi mostrarvelo!
NATHAN: Oh, mi fido.
AL-HAFI: Cos dava spazio alla torre: e Sittah avrebbe perso. - Voglio farglielo vedere, lo chiamo. - Ma... pensate!
NATHAN: Non del tuo parere?
AL-HAFI: Non mi ascolta per nulla, e con disprezzo butta tutto per aria.
NATHAN: mai possibile?
AL-HAFI: Dicendo che lui vuole che sia matto. Vuole! giocare questo?
NATHAN: Non direi; giocare col gioco.
AL-HAFI: E non c'erano mica in gioco spiccioli.
NATHAN: I soldi vanno e vengono. Questo il meno. Ma non darti ascolto! Su di un punto cos fondamentale non
darti neppure ascolto, n ammirare il tuo occhio di falco! Questo s, questo grida vendetta, non vero?
AL-HAFI: Ma no, ve l'ho detto soltanto per farvi vedere come fatto. Di lui, insomma, non ne posso pi. Corro da
tutti quei sudici mori a domandare chi vuol fargli credito. Io che per me non stesi mai la mano debbo
chiedere prestiti per gli altri. Cercare credito non molto meglio di mendicare, e prestare a usura non molto
meglio di rubare. Tra i miei parsi, sul Gange, non dovr pi fare n una cosa n l'altra, n esserne
strumento. Solo sul Gange vivono veri uomini. Qui solo voi sareste un uomo degno di vivere sul Gange. -
Volete accompagnarmi? Lasciate a lui tutti i grattacapi che gli tocca risolvere. Altrimenti a poco a poco
roviner anche voi. Cos la finirebbe una volta per tutte. Vi procuro un delk. Venite! Su, venite!
NATHAN: Penso che questo, Al-Hafi, potremo farlo in qualsiasi momento. Vorrei pensarci su. Aspetta...
AL-HAFI: Pensarci su? Qui non c' niente da pensare.
NATHAN: Almeno finch io non sia stato dal sultano; quando l'avr lasciato...
AL-HAFI: Chi ci pensa cerca ragioni per non potere. Chi non sa risolversi d'un tratto a vivere per s, vivr per sempre
schiavo degli altri. - Come preferite. - Addio! Come vi pare. - Quella la mia via, questa la vostra.
NATHAN: Al-Hafi! Non vuoi chiudere i tuoi conti, prima di andare?
AL-HAFI: Bazzecole! Lo stato della mia cassa non richiede calcoli; per me siete garanti - voi o Sittah. Addio! (Esce.)
NATHAN (seguendolo con lo sguardo) Garantir per te! - Scontroso, buono, nobile - come chiamarlo? - Il vero mendicante l'unico, il solo vero re. (Esce da un'altra parte)
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ATTO III
Scena I
Nella casa di Nathan. Recha e Daja.
RECHA:
DAJA:
RECHA:
DAJA:
RECHA:
DAJA:
RECHA:
DAJA:
RECHA:
DAJA:
RECHA:
Quali parole us mio padre, Daja? Posso aspettarlo da un momento all'altro? Suonano - vero? - come se
dovesse comparire subito. - Ma quanti momenti sono gi passati! - Eppure, chi pensa ai momenti passati? -
Voglio vivere momento per momento nel futuro. Verr pur quello che lo porter.
Maledetta ambasciata del sultano! Se non era per quella, certo Nathan l'avrebbe gi condotto qui.
Ma quando quel momento sar venuto, e il pi ardente, il pi intimo dei miei desideri sar esaudito;
allora? - allora?
Allora verr esaudito, spero, anche il pi ardente dei miei desideri.
Che cosa prender il suo posto nel mio petto, che non sa pi respirare se non per quello solo, per il
desiderio di tutti i desideri? - Nulla? Ah, ho paura...
Il mio desiderio allora prender il suo posto, il mio. Il mio desiderio di saperti in Europa, di saperti in mani
degne di te.
Ti sbagli. - Ci che fa tuo questo desiderio impedisce che possa mai diventare il mio. La tua patria ti attira;
la mia non mi terrebbe qui? L'immagine dei tuoi, non ancora svanita nella tua anima, avrebbe pi potere
dei miei in carne e ossa, che vedo, che ascolto e posso toccare?
Chiuditi fin che vuoi! Le vie del cielo sono le vie del cielo. E se il Dio di colui che ti ha salvato, il Dio per
cui combatte, per sua mano volesse ricondurti a quella terra, a quella gente per cui sei nata?
Daja! Che cosa dici di nuovo, cara Daja! Le tue idee sono davvero strane; Il suo Dio - il Dio per cui
combatte! A chi appartiene Dio? Strano Dio, che appartiene a un uomo e che ha bisogno si combatta per
lui. - Chi pu sapere per quale zolla di terra nato, se non la zolla sulla quale nato? - Se mio padre ti
sentisse! - Cosa ti ha fatto, perch tu mi dipinga la mia felicit sempre lontana da lui? Perch tu unisca cos
spesso le erbe soffocanti oppure i fiori della tua terra al seme della ragione, che lui infuse puro nella mia
anima? Lui, cara Daja, non vuole sul mio suolo i tuoi fiori variopinti. - E io stessa, debbo dirtelo, sento che
il mio suolo consumato, snervato dai tuoi fiori, che pure sono un manto cos bello. Sento che il loro
profumo dolce e acre mi stordisce, mi d le vertigini. - La tua mente vi pi abituata. Non biasimo per
questo i nervi forti che lo sopportano. Ma non fa per me. Gi il tuo angelo non mi dette quasi alla testa? -
Mi vergogno ancora di fronte a mio padre della farsa.
Farsa! - Come se solo qui abitasse la ragione! Farsa! Se potessi parlare!
E non puoi? Non ti ho sempre ascoltato docilmente, quando mi raccontavi degli eroi della tua fede? Non
ho sempre ammirato le loro imprese? Non ho sempre pianto le loro sofferenze? Ma la loro fede mi parve
sempre il lato meno eroico. Assai pi consolante era sapere che la devozione a Dio non dipende in tutto e
per tutto dalle false idee che noi ne abbiamo. - Cara Daja, quante volte mio padre ce lo disse, e quante volte gli desti ragione; perch adesso da sola demolisci quel che con lui avevi costruito? - Ma questa discussione, cara Daja, non conveniente, nell'attesa del nostro amico. O forse lo per me. A me sta molto a cuore che anche lui... Ascolta, Daja! - C' qualcuno alla porta. Se fosse lui! Ascolta!
Scena II
Recha, Daja e il templare, al quale uno schiavo fuori scena apre la porta dicendo:
[SCHIAVO] Ecco, entrate qui!
RECHA: (trasalisce, si riprende e fa per gettarsi ai suoi piedi) lui! - Il mio salvatore, ah!
TEMPLARE: Per evitare questo ho tardato tanto: e ora -
RECHA: Ai piedi di quest'uomo orgoglioso desidero soltanto ringraziare di nuovo Dio, non l'uomo. L'uomo non
vuole grazie; tanto poco quanto le vuole il secchio, cos docile a prestarsi per spegnere le fiamme - che si lasci riempire e si lasci vuotare indifferente a tutto: come l'uomo. Anch'egli capit per caso tra le fiamme; gli caddi pi o meno tra le braccia e vi rimasi, come una scintilla caduta sul mantello; e finalmente qualcosa ci gett fuori dal bracere. - Cosa ci sar mai da ringraziare? - A ben altre imprese si sospinti in Europa dal vino. - I templari del resto devono comportarsi cos, e riportare, come cani benissimo addestrati, dalle fiamme e dall'acqua, come capita.
TEMPLARE: (che per tutto il tempo fissa Recha sorpreso e imbarazzato) O Daja, Daja, se in momenti di tristezza e di
rabbia ti ho fatto pesare il mio cattivo umore, perch le hai riferito ogni sciocchezza sfuggita alla mia
bocca? stata una vendetta troppo crudele, Daja! Purch tu voglia d'ora in poi dipingermi meglio ai suoi
occhi.
DAJA: Non credo, cavaliere, che le piccole spine con cui punsi il suo cuore vi abbiano nuociuto molto presso di
lei.
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RECHA: Come? Tristezza? E di quella tristezza foste pi avaro che della vita?
TEMPLARE: Buona, cara fanciulla! - La mia anima contesa dagli occhi e dalle orecchie. - Non era questa, no, non questa la fanciulla che salvai dal fuoco. - Chi, vedendola, non l'avrebbe salvata dalle fiamme? Chi mi
avrebbe atteso? - Ma - il viso sconvolto - lo spavento...
Pausa, durante la quale si perde nella contemplazione di Recha.
RECHA: Io invece vi trovo proprio uguale. -Recha fa la stessa cosa; poi continua, per strapparlo alla sua
contemplazione. Diteci, cavaliere, dove siete stato cos a lungo? - Ma potrei quasi chiedervi: dove siete
adesso?
TEMPLARE: Sono - dove forse non dovrei essere.
RECHA: E dove siete stato? - Dove forse non avreste dovuto? Questo male.
TEMPLARE: Sul - sul - come si chiama il monte? Sul Sinai.
RECHA: Sul Sinai? - Magnifico! Finalmente sapr con sicurezza se vero che...
TEMPLARE: Se vero che possibile vedere il luogo in cui Mos fu davanti a Dio quando...
RECHA: No, non questo. Dovunque fosse era davanti a Dio. Su questo so quanto basta. - No, da voi vorrei sapere;
proprio vero che salire su quel monte di gran lunga meno faticoso che discenderne? - Perch, vedete, su
tutti quanti i monti su cui sono salita era il contrario. - Ebbene, cavaliere? - Mi voltate le spalle? Non volete
guardarmi?
TEMPLARE: Perch voglio ascoltarvi.
RECHA: O invece non volete farmi scorgere che sorridete della mia ingenuit? Che sorridete perch non so rivolgervi domande meno futili di questa sul pi sacro dei monti?
TEMPLARE: In questo modo mi costringete a guardarvi negli occhi. - Come? Li abbassate? Adesso soffocate voi il sorriso? Ma come potrei leggere su un volto, su un ambiguo volto, ci che sento, ci che voi mi dite - - o tacete - cos chiaro? - Ah, Recha! Aveva ragione a dirmi: Conoscetela soltanto!.
RECHA: Chi ve lo disse? - Di chi?
TEMPLARE: Conoscetela soltanto! mi disse vostro padre; e parlava di voi.
DAJA: Non ve lo dissi anch'io? Non ve lo dissi?
TEMPLARE: Ma dov' adesso vostro padre? Forse ancora presso il sultano?
RECHA: Senza dubbio.
TEMPLARE: Ancora? Smemorato che sono! No, difficilmente ci sar ancora. - Certamente mi aspetta laggi, nei pressi
del convento. Infatti cos eravamo intesi. Permettetemi, vado a prenderlo... Questo compito mio. Restate, cavaliere. Lo porter qui subito. DAJA:
TEMPLARE: No, no! Deve incontrare me, non voi. E poi forse potrebbe... Chi sa?... Forse presso il sultano... Voi non
conoscete il sultano!... Potrebbe trovarsi facilmente nei pasticci. - Credetemi; se non vado io, c' pericolo...
RECHA: Come? Quale pericolo?
TEMPLARE: Pericolo per me, per voi, per lui, se non vado di corsa. (Esce.)
Scena III
Rechia e Daja.
RECHA:
DAJA:
RECHA:
DAJA:
RECHA:
DAJA:
RECHA:
DAJA:
RECHA:
DAJA:
RECHA:
DAJA:
RECHA:
DAJA:
RECHA:
DAJA:
RECHA:
DAJA:
RECHA:
Che significa, Daja? - Perch tanta fretta? - Che avr in mente? Chi gli corre dietro?
Oh, lasciatelo. Non credo sia cattivo segno.
Segno? Di che?
Di qualche cosa che si muove dentro, che bolle e che non deve traboccare. Lasciatelo. Adesso tocca a voi.
Che cosa tocca a me? Diventi, come lui, incomprensibile.
Potrete molto presto estituirgli tutte le inquietudini che vi ha dato. Non siate tuttavia troppo severa, troppo
vendicativa.
Sai tu sola di cosa stai parlando.
E siete gi tornata cos calma?
S, sono calma, vero...
Almeno confessate che non vi dispiace che sia inquieto; e che dovete alla sua inquietudine questa calma.
Senza rendermene conto. Ti potrei confessare, tutt'al pi, che sono stupita - sono stupita io stessa che nel
mio cuore a una simile tempesta sia seguita di colpo tanta pace. Vederlo da vicino, le sue parole, il suono
della voce mi ha...
Gi saziata?
Saziata? No, questo non direi; no - niente affatto -
Solo calmato i morsi della fame.
Forse, se vuoi.
Che c'entro io?
Mi sar sempre caro; pi caro della vita; anche se adesso solo udirne il nome non mi accelera pi i battiti
del polso, e se il cuore non batte pi rapido e pi forte quando penso a lui. - Ma quanto chiacchiero! Vieni,
Daja, torniamo alla finestra che guarda sulle palme.
I morsi della fame non sono del tutto calmati, a quanto pare.
Questa volta vedr anche le palme, non pi soltanto lui.
19
DAJA:
RECHA:
Questa freddezza sar l'inizio di una nuova febbre.
Fredda? Non sono fredda. Uno sguardo tranquillo per me non uno sguardo meno lieto.
Scena IV
Una sala d'udienza nel palazzo del Saladino. Saladino e Sittah.
SALADINO: (entrando, rivolto verso la porta ) Fate entrare l'ebreo appena arriva. Sembra che non abbia molta fretta.
SITTHA:
SALADINO:
SITTHA:
Forse era lontano; non l'avranno trovato subito.
Ah, sorella!
Sembra quasi che tu sia in attesa di un duello.
SALADINO: E con armi che non ho imparato a maneggiare. Dovr fingere, dovr intimidire, mettere trappole, avanzare
SITTHA:
SALADINO:
SITTHA:
SALADINO:
SITTHA:
sul ghiaccio. Cose che non so fare, che non ho mai imparato a fare. - E tutto questo a quale scopo? -
Procurarmi denaro. Del denaro! Estorcerlo a un ebreo con la paura! A che trucchi meschini son ridotto, per
procurarmi la pi meschina delle meschinit!
Le meschinit troppo trascurate si vendicano.
vero. - Ma se questo ebreo fosse l'uomo buono, l'uomo saggio che allora il derviscio ti descrisse?
Ebbene? Che potrebbe succedere di male? La trappola rivolta solo all'ebreo avaro, timoroso, vile; non
all'uomo giusto e saggio. L'uomo giusto e saggio gi con noi senza trappole. E tu avrai il piacere di
ascoltare come sapr trarsi d'impaccio un uomo simile, sia che laceri la rete con spavaldo vigore o
preferisca districarsi con accorta prudenza dalle sue maglie; avrai questo piacere in sovrappi.
S, questo vero. Certo, questa idea mi gradita.
Ebbene, allora nient'altro pu confonderti. Infatti se un uomo come tanti, se un ebreo come gli altri, di
fronte a un uomo simile potresti vergognarti di apparire come lui crede che ogni uomo sia? Chi si mostra
migliore, anzi, ai suoi occhi uno stolto e un vanesio.
SALADINO: Dovrei addirittura agire male perch l'uomo malvagio non pensi male di me?
SITTHA: S, se agire male usare di ogni cosa secondo la sua specie.
SALADINO: Una mente di donna sa abbellire tutto ci che ha pensato.
SITTHA: Abbellire!
SALADINO: Temo solo che il fine stratagemma nella mia goffa mano non si spunti. - Dovrei portarlo a termine come
SITTHA:
stato ideato, con astuzia e destrezza. - E tuttavia vedremo. Baller come potr; e preferirei ballare peggio,
non meglio.
Non ti sottovalutare! Garantisco per te. Purch tu voglia. - Gli uomini come te vorrebbero convincerci che
con la spada, solo con la spada giunsero cos in alto. Il leone si vergogna a cacciare con la volpe: si
vergogna - della volpe, non dell'astuzia.
SALADINO: E le donne vorrebbero far cadere l'uomo in basso, accanto a s. - Ma adesso vai! - Credo di sapere la
SITTHA:
SALADINO:
SITTHA:
lezione.
Come? Debbo andarmene?
Non vorrai rimanere?
Se non restare qui - davanti a voi - nella stanza accanto...
SALADINO: Ad ascoltare? No, sorella, se vuoi che tenga duro. - Vai! La cortina fruscia, sta venendo. - E non fermarti l! Controller.
Mentre Sittha esce da una porta, Nathan entra dall'altra. Saladino si seduto.
Scena V
Saladino e Nathan.
SALADINO: Avvicinati, ebreo! - Ancora. - Pi vicino. - Non temere.
NATHAN: Ti tema il tuo nemico.
SALADINO: Ti chiami Nathan?
NATHAN: S.
SALADINO: Nathan il Saggio?
NATHAN: No.
SALADINO: Certo, non tu; ti chiama cos il popolo.
NATHAN: Il popolo! Pu essere.
SALADINO: E credi che disprezzi la voce del popolo? - Da tempo, anzi, volevo conoscere l'uomo che il popolo chiama
NATHAN:
SALADINO:
NATHAN:
il Saggio.
E se lo chiamasse cos per burla? Se saggio per il popolo fosse soltanto il furbo, e furbo fosse solo chi sa
capire il suo vantaggio?
Il suo vero vantaggio: questo intendi?
Allora certo l'uomo pi egoista sarebbe il pi furbo, e furbo e saggio la stessa cosa.
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SALADINO: Ti sento dimostrare ci che vuoi smentire. - Tu conosci il vero vantaggio dell'uomo, sconosciuto al popolo.
O almeno hai cercato di conoscerlo, hai riflettuto su di esso; e tanto basta a fare un uomo saggio.
NATHAN: Ogni uomo crede di essere saggio.
SALADINO: Basta con la modestia! noioso incontrarla di continuo dove si cerca un'asciutta ragione. Si alza in piedi
NATHAN:
SALADINO:
NATHAN:
di scatto. Veniamo al punto. Ma sii onesto, ebreo, sii onesto.
Sultano, io ti servir in modo da conservarmi degno di servirti anche in avvenire.
Servirmi? Come?
Tu avrai il meglio di ogni cosa; e l'avrai al prezzo pi basso.
SALADINO: Di cosa parli? Non delle tue merci? - A contrattare con te ci penser mia sorella. (Se ascolta, eccola servita!). - Il mercante non mi riguarda affatto.
NATHAN: Vorrai sapere allora, senza dubbio, ci che nel mio cammino vidi o seppi del nemico, che a dire il vero torna a muoversi. - Se posso essere franco...
SALADINO: No, neppure di questo mi premeva di parlare con te. Su questo so quanto mi occorre. - In breve...
NATHAN: Ordina, sultano.
SALADINO: Ci per cui chiedo il tuo insegnamento ben altro, ben altro. - Tu che sei cos saggio dimmi, una volta per tutte - qual la fede, qual per te la legge pi convincente di ogni altra?
NATHAN: Sultano, io sono ebreo.
SALADINO: E io sono musulmano. E fra noi c' il cristiano. - Ma di queste tre religioni una sola pu esser vera. - Un uomo come te non resta immobile dove l'ha messo il caso della nascita: o, se vi resta, lo fa a ragion veduta, per dei motivi, perch ha scelto il meglio. Allora di' anche a me le tue ragioni! Fammi conoscere i motivi sui quali io non ho avuto il tempo di riflettere. Rivelami - s'intende, in confidenza - la scelta nata da quelle ragioni, perch io possa farla mia. - Ma come? Tu esiti? Mi soppesi con lo sguardo? Pu essere che io sia il primo sultano che ha un simile capriccio; tuttavia a me non sembra indegno di un sultano. - Non vero? - Parla dunque! Dimmi! - O vuoi forse un momento per riflettere? E sia, te lo concedo. - (Chi sa se mia sorella in ascolto... La coglier sul fatto, e sentir se ho condotto bene la cosa). - Rifletti, ma rapidamente! Non tarder a tornare.
Va nella stanza vicina, dove si era recata Sittah.
Scena VI
Nathan solo.
NATHAN: Hm! - Strano! - Cosa pensarne? - Cosa vuole il sultano? - Ero pronto a dargli del denaro, e vuole - la verit! E la vuole cos - cos spiccia e sonante - come se fosse una moneta. - E fosse almeno la moneta di un tempo, quella che si pesava! - Ma la moneta nuova, garantita soltanto dal suo conio, che sul banco si pu solo contare, non la verit. La verit si pigia nelle teste come le monete nei sacchi? Chi l'ebreo qui? Lui o io? - Ma... E se in realt non cercasse affatto la verit? - Certo, il sospetto che egli possa usare la verit come una trappola troppo meschino. - Troppo? - Ma per un potente cosa troppo meschino? - E con che furia mi piomb in casa! Chi viene come amico prima bussa e ascolta. - Devo muovermi con prudenza. - Ma come? - Fare l'ebreo tutto d'un pezzo non va bene. - Fare come se non lo fossi, ancora meno. Se non lo sono, potrebbe domandarmi, perch non sono musulmano? - Ecco! Questo pu salvarmi! - Non soltanto i bambini si nutrono di favole. - Sta venendo. Che venga!
Scena VII
Saladino: e Nathan.
SALADINO: (Adesso il campo libero). - Ritorno forse troppo presto? Il tempo per riflettere agli sgoccioli, ormai. -
Parla, dunque! Nessuno ci ascolta.
NATHAN: Che ci ascolti pure il mondo intero.
SALADINO: Fino a tal punto
NATHAN: sicuro del fatto suo? Ah, questo chiamo essere saggio! Mai nascondere la verit. Mettere in gioco ogni
cosa per essa. La libert e la vita, i beni e il sangue.
NATHAN: S. Se necessario e utile.
SALADINO: D'ora in poi io spero di portare a buon diritto il mio nome di Riformatore del mondo e della legge.
NATHAN: Un bel nome! Ma, prima di confidarmi interamente, mi consenti, sultano, di narrarti una piccola storia?
SALADINO: Perch no? Io ho sempre amato le storie raccontate bene.
NATHAN: Raccontare bene non il mio forte.
SALADINO: Ancora cos modesto e orgoglioso? - Avanti, su, racconta!
NATHAN: Molti anni or sono un uomo, in Oriente, possedeva un anello inestimabile, un caro dono. La sua pietra, un
opale dai cento bei riflessi colorati, ha un potere segreto: rende grato a Dio e agli uomini chiunque la porti
con fiducia. Pu stupire se non se lo toglieva mai dal dito, e se dispose in modo che restasse per sempre in
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casa sua? Egli lasci l'anello al suo figlio pi amato; e lasci scritto che a sua volta quel figlio lo lasciasse al suo figlio pi amato; e che ogni volta il pi amato dei figli diventasse, senza tenere conto della nascita ma soltanto per forza dell'anello, il capo e il signore del casato. - Tu mi segui, sultano?
SALADINO: Ti seguo. Vai avanti.
NATHAN: E l'anello cos, di figlio in figlio, giunse alla fine a un padre di tre figli. Tutti e tre gli ubbidivano ugualmente ed egli, non poteva farne a meno, li amava tutti nello stesso modo. Solo di tanto in tanto l'uno o l'altro gli sembrava il pi degno dell'anello - quando era con lui solo, e nessun altro divideva l'affetto del suo cuore. Cos, con affettuosa debolezza, egli promise l'anello a tutti e tre. And avanti cos finch pot. - Ma, vicino alla morte, quel buon padre si trova in imbarazzo. Offendere cos due figli, fiduciosi nella sua parola, lo rattrista. - Che cosa deve fare? - Egli chiama in segreto un gioielliere, e gli ordina due anelli in tutto uguali al suo; e con lui si raccomanda che non risparmi n soldi n fatica perch siano perfettamente uguali. L'artista ci riesce. Quando glieli porta, nemmeno il padre in grado di distinguere l'anello vero. Felice, chiama i figli uno per uno, impartisce a tutti e tre la sua benedizione, a tutti e tre dona l'anello - e muore. - Tu mi ascolti, sultano?
SALADINO: (il quale, colpito, aveva girato il viso) Ascolto, ascolto. Ma finisci presto la tua favola. - Ci sei?
NATHAN: Ho gi finito. Quel che segue si capisce da s. - Morto il padre, ogni figlio si fa avanti con il suo anello, ogni figlio vuol essere il signore del casato. Si litiga, si indaga, si accusa. Invano. Impossibile provare quale sia l'anello vero - ( dopo una pausa, durante la quale egli attende la risposta del sultano) quasi come per noi provare quale sia - la vera fede.
SALADINO: Come? Questa la tua risposta alla domanda?...
NATHAN: Valga soltanto a scusarmi, se non oso cercare di distinguere gli anelli che il padre fece fare appunto al fine che fosse impossibile distinguerli.
SALADINO: Gli anelli! - Non burlarti di me! - Le religioni che ti ho nominato si possono distinguere persino nelle vesti, nei cibi, nelle bevande!
NATHAN: E tuttavia non nei fondamenti. - Non si fondano tutte sulla storia, scritta o tramandata? E la storia solo per fede e per fedelt dev'essere accettata, non vero? - E di quale fede e fedelt dubiteremo meno che di ogni altra? Quella dei nostri avi, sangue del nostro sangue, quella di coloro che dall'infanzia ci diedero prova del loro amore, e che mai ci ingannarono, se l'inganno per noi non era salutare? - Posso io credere ai miei padri meno che tu ai tuoi? O viceversa? - Posso forse pretendere che tu, per non contraddire i miei padri, accusi i tuoi di menzogna? O viceversa? E la stessa cosa vale per i cristiani, non vero? -
SALADINO: (Per il Dio vivente! Ha ragione. Io devo ammutolire).
NATHAN: Ma torniamo ai nostri anelli. Come dicevo, i figli si accusarono in giudizio. E ciascuno giur al giudice di avere ricevuto l'anello dalla mano del padre (ed era vero), e molto tempo prima la promessa dei privilegi concessi dall'anello (ed era vero anche questo). - Il padre, ognuno se ne diceva certo, non poteva averlo ingannato; prima di sospettare questo, diceva, di un padre tanto buono, non poteva che accusare dell'inganno i suoi fratelli, di cui pure era sempre stato pronto a pensare tutto il bene; e si diceva sicuro di scoprire i traditori e pronto a vendicarsi.
SALADINO: E il giudice? - Sono ansioso di ascoltare che cosa farai dire al giudice. Parla!
NATHAN: Il giudice disse; Portate subito qui vostro padre, o vi scaccer dal mio cospetto. Pensate che stia qui a risolvere enigmi? O volete restare finch l'anello vero parler? - Ma... aspettate! Voi dite che l'anello vero ha il magico potere di rendere amati, grati a Dio e agli uomini. Sia questo a decidere! Gli anelli falsi non potranno. Su, ditemi: chi di voi il pi amato dagli altri due? - Avanti! Voi tacete? L'effetto degli anelli solo riflessivo, non transitivo? Ciascuno di voi ama solo se stesso? Allora tutti e tre siete truffatori truffati! I vostri anelli sono falsi tutti e tre. Probabilmente l'anello vero si perse, e vostro padre ne fece fare tre per celarne la perdita e per sostituirlo.
SALADINO: Magnifico! Magnifico!
NATHAN: Se non volete, prosegu il giudice, il mio consiglio e non una sentenza, andatevene! - Ma il mio consiglio
questo: accettate le cose come stanno. Ognuno ebbe l'anello da suo padre: ognuno sia sicuro che esso
autentico. - Vostro padre, forse, non era pi disposto a tollerare ancora in casa sua la tirannia di un solo
anello. E certo vi am ugualmente tutti e tre. Non volle, infatti, umiliare due di voi per favorirne uno. -
Ors! Sforzatevi di imitare il suo amore incorruttibile e senza pregiudizi. Ognuno faccia a gara per
dimostrare alla luce del giorno la virt della pietra nel suo anello. E aiuti la sua virt con la dolcezza, con
indomita pazienza e carit, e con profonda devozione a Dio. Quando le virt degli anelli appariranno nei
nipoti, e nei nipoti dei nipoti, io li invito a tornare in tribunale, fra mille e mille anni. Sul mio seggio
sieder un uomo pi saggio di me; e parler. Andate! - Cos disse quel giudice modesto.
SALADINO: Dio! Dio!
NATHAN: Saladino, se tu senti di essere quel saggio che il giudice promise...
SALADINO: (precipitandosi verso di lui e afferrandogli la mano, che non lascer pi fino alla fine) Io polvere? Io nulla?
ODio!
NATHAN: Che fai, sultano?
SALADINO: Nathan, caro Nathan! - I mille e mille anni del tuo giudice non sono ancora passati. - Il suo seggio non il mio. - Va'! - Ma sii mio amico.
NATHAN: E
SALADINO: non deve parlarmi di null'altro?
SALADINO: No.
NATHAN: Nulla?
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SALADINO: Proprio nulla. - Perch?
NATHAN: Cercavo l'occasione per rivolgerti una preghiera.
SALADINO: A che serve l'occasione per una preghiera? - Parla!
NATHAN: Torno da un lungo viaggio, e sono stato pagato dai miei debitori. - Adesso ho troppo denaro liquido. - Il
momento di nuovo preoccupante - e non saprei dove mettere al sicuro queste somme. - Cos ho pensato
che tu, forse - una guerra imminente richiede somme ingenti - potessi in parte utilizzarle.
SALADINO: (guardandolo fisso negli occhi) Nathan! - Non voglio domandare se
AL-HAFI: gi stato da te; - e neppure indagare se sia un sospetto che ti induce a farmi spontaneamente questa
offerta...
NATHAN: Un sospetto?
SALADINO: Meritato. - Perdonami! - A che pro negare? Poco manc - devo confessartelo - che io...
NATHAN: Che tu mi chiedessi la stessa cosa?
SALADINO: Proprio cos.
NATHAN: In tal caso, sar un vantaggio per entrambi. - Se non posso mandarti tutto subito, per via del giovane
templare. Sai chi . A lui devo pagare innanzitutto una grossa somma.
SALADINO: Un templare? Non vorrai aiutare con le tue ricchezze i miei pi acerrimi nemici?
NATHAN: Parlo del Templare: a cui donasti la vita...
SALADINO: Ah, che cosa mi rammenti! - Di quel giovane mi ero dimenticato completamente. - Lo conosci? - Dov'?
NATHAN: Come? Non sai quanta parte della tua clemenza ricadde, attraverso di lui, su di me? Egli rischi la vita appena ricevuta per salvare mia figlia dalle fiamme.
SALADINO: Ha fatto questo? - L'aveva scritto in volto! L'avrebbe fatto anche mio fratello, al quale assomiglia tanto. - ancora qui? Portalo da me. - Tante volte ho parlato a mia sorella di quel suo fratello che non ha conosciuto, che non posso non farle vedere il suo ritratto. - Va', portalo qui. - Come da un'azione buona, sia pure nata solo per impulso, discendono tante altre azioni buone! Va', portalo qui. NATHAN (lasciando la mano del Saladino) Subito. E per il resto, siamo intesi. (Esce.)
SALADINO: Ah, perch non ho lasciato che mia sorella ci ascoltasse! - Come narrarle ora tutto questo? Esce dalla parte opposta
Scena VIII
Sotto le palme, nei pressi del convento. Il templare, in attesa di Nathan.
TEMPLARE: (cammina avanti e indietro, in lotta con se stesso; alla fine prorompe) Qui, sfinita, la vittima si ferma. - Adesso basta! Non voglio pi sapere che cosa avviene in me; non voglio prevedere cosa succeder. - Sono fuggito invano, e basta. - Ma non potevo fare altro se non fuggire. - Avvenga adesso quel che deve! - Troppo rapido stato, per schivarlo, il colpo che per tanto tempo avevo cercato di evitare. - Vedere lei, che non volevo vedere a nessun costo, e decidere che i miei occhi non dovranno pi lasciarla... Ma che dico? Decidere? Decidere un proposito, un'azione, e io soffro soltanto. - Vedere lei e sentirmi legato, unito a lei fu tutt'uno. - tutt'uno. - Vivere diviso da lei mi inconcepibile; sarebbe la mia morte - e dovunque si viva dopo la morte, sarebbe morire anche laggi. - Se questo amore, ebbene, il Templare: ama - il cristiano ama la fanciulla ebrea. - Che male c'? - In terra santa - e tanto pi per questo essa sar sempre santa per me - ho gi deposto molti pregiudizi. E l'Ordine che cosa pu pretendere? Il Templare morto nell'istante in cui cadde in mano al Saladino. La testa che il Saladino: mi ha donato pu essere la vecchia? - No, nuova, e non sa nulla di ci che imbottiva e legava la vecchia. - Ed migliore, pi adatta al cielo di mio padre. Lo sento. Solo essa ha cominciato a pensare come qui mio padre doveva pensare, se quello che mi dissero di lui non sono favole. - Favole? - Assai plausibili, e mai come adesso che corro il rischio di inciampare proprio dove lui cadde. - Cadde? Preferisco cadere con gli uomini che restare in piedi con i fanciulli. - Il suo esempio mi assicura il suo consenso. E di quale altro consenso mi importa? - Quello di Nathan? - Oh, il suo consenso, anzi il suo incitamento, tanto meno mi mancher. - Che ebreo! - E come non vuol sembrare null'altro che un ebreo! Eccolo! Viene di corsa, raggiante di gioia. E chi non lo sarebbe, lasciando Saladino? - Ehi! Nathan!
Scena IX
Nathan e il templare.
NATHAN: Siete voi?
TEMPLARE: Vi siete trattenuto a lungo dal sultano.
NATHAN: Non molto a lungo. Avevo atteso troppo ad andare da lui. - S, Curd; quell'uomo tiene testa alla sua fama.
La fama solo la sua ombra. - Ma lasciate che vi dica in fretta...
TEMPLARE: Cosa?
23
NATHAN: Vuole parlarvi; vuole che andiate subito da lui. Venite solo con me a casa, prima devo dare degli ordini
TEMPLARE:
NATHAN:
RECHA:
per lui; dopo andremo insieme.
Non torner pi in casa vostra, Nathan, prima che...
Dunque ci siete gi stato? Avete gi parlato con lei? - Ebbene, ditemi:
vi piace?
TEMPLARE: Al di l delle parole! E tuttavia - non la vedr mai pi! Mai! Mai! - Se non mi prometterete qui, ora - che potr rivederla per sempre.
NATHAN: Come devo intendere queste parole?
TEMPLARE: (dopo una breve pausa, gettandogli le braccia al collo) Padre mio!
NATHAN: Giovanotto...
TEMPLARE: (lasciandolo di colpo) Non figlio? - Vi prego, Nathan! -
NATHAN: Caro giovanotto!
TEMPLARE: Non figlio? - Vi prego, Nathan! - Vi scongiuro per i vincoli primi della natura! - Non anteponete ad essi altri vincoli, venuti dopo! - Vi basti essere uomo! - Non respingetemi! -
NATHAN: Caro amico...
TEMPLARE: E figlio? Figlio no? - Neppure se nel cuore di vostra figlia ormai la gratitudine avesse aperto la via all'amore? Se l'una e l'altro aspettassero soltanto un vostro cenno per fondersi? - Tacete?
NATHAN: Mi sorprendete, cavaliere.
TEMPLARE: Io vi sorprendo? - Vi sorprendo, Nathan, con i vostri stessi pensieri? - Nella mia bocca non li riconoscete?
NATHAN:
TEMPLARE:
NATHAN:
TEMPLARE:
NATHAN:
TEMPLARE:
NATHAN:
TEMPLARE:
NATHAN:
TEMPLARE:
NATHAN:
- Vi sorprendo?
Ma prima di sapere a quale ramo degli Stauffen apparteneva vostro padre...
Che cosa dite, Nathan? In un momento simile provate solo curiosit?
Perch, vedete, io conobbi uno Stauffen; il suo nome era Conrad.
Ebbene - se mio padre avesse avuto lo stesso nome?
vero?
Porto anch'io il nome di mio padre; Curd Conrad.
Eppure - il mio Conrad non pu essere vostro padre: come voi, era un templare; e non si mai sposato.
E con ci?
Come?
Potrebbe benissimo essere mio padre.
Voi scherzate.
TEMPLARE: E voi fate troppo sul serio! - Sarei bastardo, o figlio naturale. Lo stampo non da disprezzare. - Risparmiatemi per la prova dei miei antenati; io vi risparmier quella dei vostri. Non che io nutra il minimo dubbio sulla vostra genealogia. Dio me ne guardi! Potrete certo risalire passo passo fino ad Abramo; e pi su la conosco io stesso, e sono pronto a giurarci.
NATHAN: Adesso siete amaro. - Me lo merito? - Vi ho forse respinto? - Non voglio solo prendervi in parola sui due piedi. - Tutto qui.
TEMPLARE: Davvero? - Tutto qui? Allora perdonatemi!...
NATHAN: Venite con me!
TEMPLARE: Dove? - Con voi in casa vostra? - Questo no. - L si brucia! - Vi aspetto qui. Andate! - Se potr rivederla, la vedr quante volte vorr; altrimenti l'ho vista gi anche troppo...
NATHAN: Far molto in fretta.
Scena X
Il Templare: e poco dopo Daja.
TEMPLARE: S, anche troppo! - Il cervello umano immensamente grande, eppure a volte d'un tratto pieno. Basta una minuzia, ed pieno. - Ma non importa, sia pieno di ci che vuole. - Su, pazienza! - Presto l'anima assimila ci che in lei fermenta, si ricrea spazio, tornano la luce e l'ordine. - Amo per la prima volta? - Oppure ci che io chiamavo amore non lo era? - Ed amore soltanto ci che io sento adesso?... DAJA (che
TEMPLARE:
DAJA:
da una parte si avvicinata di nascosto) Cavaliere!
Chi chiama? - Daja, voi?
Sono venuta di nascosto da lui. Ma l dove siete potrebbe vederci. - Perci venite qui, pi vicino a me,
TEMPLARE:
DAJA:
dietro quest'albero.
Che cosa c'? Quanta segretezza...
S, perch un segreto che mi porta qui da voi; anzi, un doppio segreto. Uno lo so soltanto io, l'altro lo
sapete soltanto voi. - Se facessimo uno scambio? Confidatemi il vostro e io vi confido il mio.
TEMPLARE: Con piacere. - Se sapessi qual secondo voi il mio segreto. Ma questo si capir dal vostro. - Cominciate
DAJA:
per prima.
Guarda un po'! - No, cavaliere; prima voi; io seguir. - Infatti siate certo che il mio segreto non vi serve a
niente se prima non so il vostro. - Avanti, svelto! - Se sar io a domandare non farete nessuna confidenza, e
allora il mio segreto rester mio, e il vostro segreto l'avrete perso. - Povero cavaliere! - E voi uomini
credete di nasconderci un simile segreto?
24
TEMPLARE: Che noi stessi spesso non sappiamo di avere
DAJA:
RECHA:
S, pu darsi. Allora dovr essere io per prima cos buona da rivelarvelo. - Ditemi: perch di punto in
bianco ve la siete svignata? Perch piantarci in asso in quel modo? - Perch non siete ritornato insieme a
Nathan? - Cos poco effetto ha avuto
su di voi? O troppo? - Troppo! Troppo! - Su, fatemi vedere come si dibatte il povero uccellino nella pania!
-In breve: confessatemi subito che l'amate, l'amate alla follia, e vi dico...
TEMPLARE: Alla follia? Davvero: voi ve ne intendete.
DAJA:
TEMPLARE:
TEMPLARE:
DAJA:
Concedetemi l'amore, e la follia la lascio tutta quanta a voi.
Perch in se stessa una follia? Un
che ama una fanciulla ebrea!...
Sembra davvero senza senso. - Eppure, talvolta in una cosa c' pi senso di quanto sospettiamo: e se il
Redentore ci attirasse a s per vie che l'uomo saggio da solo non saprebbe mai trovare, sarebbe cos
inaudito?
TEMPLARE: Che solennit! - (Se non avesse detto il Redentore ma la Provvidenza, per avrebbe ragione). - Mi rendete
DAJA:
pi curioso di quanto io sia di solito.
Oh, questa la terra dei miracoli!
TEMPLARE: (- E delle meraviglie. Potrebbe essere diverso? Tutto il mondo si raccoglie qui). - Cara Daja, diamo per
DAJA:
confessato ci che mi chiedete: che io l'amo; che non posso pensare di vivere senza di lei; che...
proprio cos? - E allora, cavaliere, giuratemi di farla vostra; di salvarla; di salvarla qui ora, e lass per
TEMPLARE:
DAJA:
TEMPLARE:
DAJA:
TEMPLARE:
DAJA:
TEMPLARE:
DAJA:
TEMPLARE:
DAJA:
sempre.
E come potrei? - Posso giurare ci che non in mio potere?
Sar in vostro potere. Io ve lo dar, con una parola.
E neppure suo padre sar contrario?
Eh, il padre, il padre! Dovr fare buon viso.
Dovr, Daja? - forse prigioniero di banditi? - Non dovr per forza.
Dovr volerlo allora; e dovr esserne contento.
Dovr... contento! - E se vi dicessi, Daja, che io stesso ho cercato di toccare questa corda con lui?
E non ha dato il suo consenso?
Non ha risposto a tono, e questo - mi ha offeso.
Cosa dite? - Gli accennaste anche soltanto l'ombra del vostro desiderio di sposare Recha, e lui non vi ha
TEMPLARE:
DAJA:
TEMPLARE:
DAJA:
risposto sobbalzando di gioia? Si mostrato freddo? Si tirato indietro? Ha fatto difficolt?
Pi o meno.
In questo caso non esiter un attimo di pi - Pausa.
Tuttavia esitate?
In tutto il resto cos buono! - E io gli devo tanto. - Ma non vuole ascoltare! - Lo sa Iddio se mi sanguina
il cuore ad obbligarlo.
TEMPLARE: Vi prego, Daja, una volta per tutte: liberatemi da questa incertezza. Ma se voi stessa siete incerta se ci
DAJA:
che state per fare bene o male, vergognoso o lodevole - tacete! - Io me ne dimenticher.
Queste parole mi spronano anzich trattenermi. Sappiatelo; Recha non un'ebrea; Recha - cristiana.
TEMPLARE: (freddamente) Congratulazioni! E che parto difficile! Non temete le doglie! - Continuate a popolare il
DAJA:
RECHA:
TEMPLARE:
DAJA:
cielo, non potendo popolare la terra!
Cavaliere, ci che ho detto merita il vostro scherno? Voi cristiano, voi templare, voi che amate
non siete felice che sia cristiana?
Certo, e soprattutto che sia cristiana per opera vostra.
No! Che avete capito? Cos fosse! - Vorrei vedere chi saprebbe convertirla! La sua fortuna essere da
TEMPLARE:
DAJA:
TEMPLARE:
DAJA:
TEMPLARE:
DAJA:
sempre ci che non pu pi diventare.
Spiegatevi - o andate via!
Recha cristiana; nata da cristiani; battezzata...
(con precipitazione) E Nathan?
Nathan non suo padre.
Nathan non suo padre? - Sapete ci che dite?
La verit, che spesso mi ha fatto piangere lacrime di sangue. - No, non suo padre...
TEMPLARE: E l'ha educata come se fosse sua figlia? Ha educato presso di s una figlia di cristiani come un'ebrea?
DAJA:
TEMPLARE:
RECHA:
DAJA:
Proprio cos.
E lei non sa della sua nascita? - Da lui
non seppe mai di non essere ebrea, di essere nata cristiana?
Mai!
TEMPLARE: Non educ soltanto la bambina nell'ignoranza? Lasci nell'ignoranza anche la fanciulla?
DAJA: Purtroppo!
TEMPLARE: Come? - Nathan, il saggio Nathan, il buon Nathan, avrebbe osato contraffare cos la voce della natura? - Deviare lo slancio di un cuore che lasciato a se stesso avrebbe preso tutt'altra via? - Daja, voi mi avete
DAJA:
confidato una cosa - importante - che pu avere conseguenze - che mi turba - e ora non saprei che fare. - Datemi tempo. - Andate! Egli ripasser di qui e potrebbe sorprenderci. E io ne morirei!
TEMPLARE: Adesso non sarei affatto in grado di parlargli. Quando lo incontrerete, ditegli solo che ci ritroveremo presso il sultano.
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DAJA: Ma non lasciategli notare nulla di ostile. - Tutto questo deve solo dare l'ultima spinta, solo togliervi ogni scrupolo su Recha. - Ma quando la porterete via con voi in Europa, non mi lascerete qui, vero?
TEMPLARE: Si vedr. Ma adesso, andate!
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ATTO IV |
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Scena I |
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Nel chiostro del convento. Il frate e poco dopo il templare. |
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FRATE: |
S, ha proprio ragione il patriarca! Di tutte le incombenze che mi aveva affidato, ben poco mi voluto |
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riuscire. - Ma perch mi affida sempre compiti come questi? - A me non piace fare il sottile, convincere a |
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parole, mettere il naso dappertutto e avere la mano dappertutto. - Ho lasciato il mondo, per quanto mi |
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riguarda, per essere invischiato pi che mai nel mondo a pro degli altri? |
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TEMPLARE: (dirigendosi in fretta verso di lui) Buon Frate! Eccovi dunque! da un pezzo che io vi sto cercando. |
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FRATE: |
Me, signore? |
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TEMPLARE: Non mi riconoscete? |
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FRATE: |
Certo, certo. Eppure io credevo di non veder mai pi il signore, per tutta la vita. Era una grazia che |
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speravo dal buon Dio. - Il buon Dio sa quanto fu penosa per me quella proposta che io dovetti farvi. Il buon |
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Dio sa se ho mai desiderato di trovarvi ben disposto; sa quale gioia, quale profonda gioia fu per me che |
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rifiutaste chiaro e tondo, senza pensarci tanto, ci che non si addiceva a un cavaliere. - Ma eccovi qui; ha |
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fatto effetto dopo!
TEMPLARE: Sapete gi perch sono venuto? Se non lo so io stesso!
FRATE: Avete riflettuto, e trovato che in fondo il patriarca non ha poi tutti i torti; soldi e onori la sua proposta pu
portarne; e un nemico un nemico, anche se fosse sette volte il nostro angelo. Su questo avete meditato, e
finalmente venite a offrirvi. - Ah, mio Dio!
TEMPLARE: Tranquillizzatevi, caro e pio Frateo. Io non vengo per questo, n di questo parler al patriarca. A quel proposito io la penso ancora come prima, e non vorrei per nulla al mondo perdere la stima di cui allora mi onor un uomo cos retto, cos caro e cos pio. - Io vengo soltanto a chiedere consiglio al Patriarca su una
cosa...
FRATE: Voi al patriarca? Un cavaliere - a un prete? (Si guarda intorno timoroso.)
TEMPLARE: S; - una cosa da preti.
FRATE: Eppure il prete non chiede mai consiglio al cavaliere, neppure nelle cose da cavalieri.
TEMPLARE: Perch al prete concesso di sbagliare, privilegio che noi non gli invidiamo. - Certo, se dovessi agire solo
per me, se dovessi rendere conto solo a me, a nulla mi servirebbe il vostro patriarca. Ma certe cose
preferisco farle male per volere altrui anzich bene per volere mio. - E poi la religione, ormai lo vedo,
anche un partito; e anche chi si crede del tutto imparziale non fa senza saperlo che tenere il sacco al suo
partito. E poich cos, sar giusto cos.
FRATE: Su questo preferisco tacere. Non capisco bene.
TEMPLARE: Eppure... (In fondo, che cosa sto cercando? Una sentenza o un consiglio? Un consiglio o un parere di
dottrina?). - Fratello, vi ringrazio per il buon suggerimento. - Il patriarca? - Siate voi il mio patriarca! il
cristiano nel patriarca pi che il patriarca nel cristiano che voglio interrogare. - La cosa ...
FRATE: Basta cos, signore! inutile. - Voi sbagliate persona. - Chi sa molto ha molte cure, e io mi sono votato ad
una cura sola. - Oh, bene! Per mia fortuna, eccolo in persona. Restate pure qui. Vi ha gi veduto.
Scena II
Il patriarca, che si avvicina con gran pompa su un lato del chiostro, e i precedenti.
TEMPLARE: Preferirei sottrarmi. - Non proprio il mio tipo! - Un grasso, rosso, affabile prelato. E quale sfarzo!
FRATE: Dovreste vederlo quando si reca a corte. Adesso viene solo dal letto di un malato.
TEMPLARE: Al paragone, Saladino: dovrebbe vergognarsi!
PATRIARCA (avvicinandosi, chiama il FRATE con un cenno) Vieni qui! - Quello certo il templare. Cosa vuole?
FRATE: Non so.
PATRIARCA (avvicinandosi, mentre il FRATE e il seguito si ritirano) Cavaliere! - Molto lieto di conoscere un valoroso giovane. - Davvero, cos giovane! - Ma, con l'aiuto di Dio, qualcosa pu venirne fuori.
TEMPLARE: Difficilmente pi di ci che sono, reverendo. E forse meno.
PATRIARCA Spero in ogni modo che a onore e gloria della cristianit e della causa di Dio un cavaliere cos devoto viva e splenda a lungo. E sar cos di certo, se l'audacia giovanile seguir di buon grado il maturo consiglio dell'et. - Ma in che posso servirvi?
TEMPLARE: Appunto in ci che manca alla mia giovinezza: col consiglio.
PATRIARCA Volentieri. - Ma il consiglio va accettato.
TEMPLARE: Ciecamente?
PATRIARCA Chi lo dice? - Nessuno deve lasciare inerte la ragione che Dio gli ha dato - dove la ragione al suo posto. - Ma lo dappertutto? - No davvero! - Un esempio: se Dio stesso, per mezzo di uno dei suoi angeli - cio un ministro della sua parola - si degna di svelarci un mezzo straordinario per accrescere e rendere pi saldo il benessere della cristianit e la salute della Chiesa, chi pu esaminare con la sua ragione l'arbitrio di colui che ha creato la ragione, e vagliare con le regole meschine di un onore vanitoso la legge eterna della maest dei cieli? - Ma di questo basta. - Adesso a quale proposito, signore, richiedete il nostro consiglio?
27
TEMPLARE: Supponiamo, padre reverendo, che un ebreo abbia un solo figlio - che anzi sia una figlia - e che la educhi con tutte le sue cure ad ogni bene, che la ami pi della sua anima e che ne sia devotamente amato. E che a uno di noi sia riferito che lei non sua figlia; che l'ebreo la prese, la rub, la compr - come volete - da bambina; che si sappia che la fanciulla era figlia di cristiani e battezzata, e che l'ebreo l'avrebbe educata come ebrea, continuando a tenerla come figlia e come ebrea. - Ditemi, padre reverendo, cosa dovremmo fare?
PATRIARCA Orrore! - Ma il signore chiarisca innanzitutto se si tratta di un fatto o di un'ipotesi. Insomma: se il signore si limita a inventare tutto questo, o se accaduto, e continua ad accadere.
TEMPLARE: Per avere la vostra venerabile opinione non la stessa cosa?
PATRIARCA Che? - Vedete quanto pu errare nelle cose sacre l'orgogliosa ragione umana! - No! Se il caso fosse solo un mero gioco di fantasia, non varrebbe la pena di dedicargli una seria riflessione. Consiglierei al signore di ricorrere al teatro, dove simili pro e contro si possono trattare anche strappando molti applausi. - Se per il signore non si prende gioco di me con una farsa; se il caso fosse un fatto; se si fosse verificato nella nostra diocesi addirittura, o nella nostra cara Gerusalemme, allora...
TEMPLARE: Allora?
PATRIARCA Allora a questo ebreo andrebbe inflitta subito la pena che il diritto del papa e dell'impero hanno sancito per il misfatto, per il sacrilegio.
TEMPLARE: Ah!
PATRIARCA Ecco la pena, in base a quel diritto: l'ebreo che induca all'apostasia un cristiano sar bruciato vivo sul rogo
-
TEMPLARE: Ah!
PATRIARCA E tanto pi l'ebreo che strappa con la violenza al sacro vincolo del battesimo un povero fanciullo! Ci che si fa a un fanciullo non sempre violenza? - Voglio dire: eccetto ci che fa la Chiesa.
TEMPLARE: E se per il bambino, se l'ebreo non ne aveva compassione, era votato a una misera fine?
PATRIARCA E con ci? L'ebreo sar bruciato! - Meglio una misera fine qui che essere salvato in questo modo, per dannarsi in eterno. - E poi perch l'ebreo previene i decreti di Dio? Dio se vuole pu salvare anche senza di lui.
TEMPLARE: E malgrado l'ebreo, credo, redimere.
PATRIARCA E con ci? L'ebreo sar bruciato.
TEMPLARE: Questo mi addolora. Tanto pi che, dicono, non educ la ragazza alla sua fede, ma piuttosto a nessuna; e che su Dio non le insegn n di pi n di meno di ci che basta alla ragione.
PATRIARCA E con ci? L'ebreo sar bruciato... Solo per questo meriterebbe di essere bruciato tre volte! - Come? Allevare un bambino senza una fede? - Non insegnare affatto a credere, che il massimo dovere? troppo! Mi stupisco che voi stesso, cavaliere...
TEMPLARE: Il resto, padre reverendo, in confessione, se Dio vorr. (Fa per andarsene.)
PATRIARCA Come? Non volete neppure darmi retta? - N farmi il nome dell'infame ebreo? - N portarlo qui? - Ma so ben io che fare! Andr immediatamente dal sultano. - In base al capitolare che ha giurato,
SALADINO: ci deve protezione: protezione per tutti i diritti, per tutte le dottrine della nostra religione santissima! - E, Dio sia lodato, l'originale in mano nostra, firmato di suo pugno e col sigillo! - Io gli far capire facilmente quanto sia pericoloso per lo stato non avere alcuna fede. Ogni vincolo civile viene dissolto e lacerato se si consente all'uomo di non credere. - Che questo sacrilegio...
TEMPLARE: Peccato che io non possa ascoltare il magnifico sermone con pi calma! Sono stato chiamato dal Saladino. PATRIARCA Ecco - In tal caso - Certo -
TEMPLARE: Preparer il sultano a ricevervi, se cos piace a vostra signoria.
PATRIARCA Oh, lo so. - Il signore ha avuto grazia da Saladino. - Ricordatemi a lui, vi prego, in buoni termini. - solo zelo divino quello che mi spinge. Se esagero, lo faccio per Dio. - Vogliate tenerne conto, cavaliere! - E quanto al caso dell'ebreo, signore, era solo un quesito, non vero? - Cio -
TEMPLARE: Un quesito. (Si allontana.)
PATRIARCA (Di cui dovr per cercare di arrivare al fondo. Questo potrebbe essere un incarico per Frate Bonafides). -
Qui, figliolo! Si allontana parlando con il Frate:
Scena III
Una stanza nel palazzo del Saladino. Alcuni schiavi introducono un gran numero di sacchetti, che vengono allineati sul pavimento. Saladino: e poco dopo Sittah.
SALADINO: (entrando) In verit, non finiscono mai! - Quanti ne mancano?
UNO SCHIAVO Almeno la met.
SALADINO: Allora portate il resto a Sittah. - E dov' Al -Hafi? Tocca a lui ritirare subito questa roba. - E se io invece la mandassi a mio padre? Qui mi scivola solo tra le dita. - vero che alla fine ci si indurisce; d'ora in poi sar molto difficile cavarmi del denaro. Finch non saranno qui i tributi dell'Egitto, i poveri dovranno cavarsela da soli. - Purch non si interrompano gli oboli al Sepolcro, e i pellegrini cristiani non debbano andar via a mani vuote. E
SITTAH: Che vuol dire? Che ci fa quel denaro da me?
28
SALADINO: Ripagati i tuoi crediti; e se avanza qualcosa, mettilo da parte.
SITTAH: Nathan non ancora qui con il templare?
SALADINO: Lo sta cercando dappertutto.
SITTAH: Guarda qui che cosa ho trovato rovistando tra i miei vecchi gioielli. (Gli fa vedere un piccolo ritratto.)
SALADINO: Ah! Mio Fratello! lui, lui. - Ahim, era lui. - Caro, ardito giovane, che cos presto ho perduto. Cosa non avrei fatto insieme a te, al tuo fianco! - Sittah, lasciami quel ritratto. Lo conosco: lo diede alla sua Lilla, tua sorella maggiore, che un mattino non voleva lasciarlo andare via dalle sue braccia. Fu l'ultima volta che usc a cavallo. - Ah, lo lasciai partire solo! - Lilla ne mor di dolore e non mi perdon mai di averlo lasciato andare solo. - Non torn pi.
SITTAH: Povero Fratello!
SALADINO: Dobbiamo rassegnarci. - Prima o poi tocca a noi tutti. - Eppure - chi sa? Non solo la morte che pu sviare
dalla meta: un giovane come lui ha molti nemici, e spesso il pi forte cede al pi debole. - Ma sia come sia.
- Devo confrontare il ritratto con il giovane templare, e scoprire se fu la fantasia a ingannarmi.
SITTAH: Per questo l'ho portato. Ma dammelo: te lo dir io. In queste cose meglio l'occhio di una donna.
SALADINO: (a una guardia appena entrata) Chi ? - Il templare? - Venga avanti!
SITTAH. Per non disturbarvi e distrarlo con la mia curiosit - (Si siede da una parte su un divano, abbassando il
velo sul viso.)
SALADINO: Va bene. - (E la sua voce come sar? - La voce di Assad dorme dentro di me, da qualche parte).
Scena IV
Il Templare e Saladino.
TEMPLARE: Sultano, il tuo prigioniero...
SALADINO: Prigioniero? Potrei donare la vita e non donare la libert?
TEMPLARE: Ci che a te si addice a me si addice ascoltarlo, non presupporlo. Sultano - ringraziarti, ringraziarti per la mia vita, questo non si addice alla mia condizione, n al mio carattere. - La mia vita qui, pronta a servirti.
SALADINO: Non usarla solo contro di me! - Due braccia in pi al nemico io le potrei concedere. Soltanto concedergli anche un cuore come il tuo mi peserebbe. - Su di te non mi sono ingannato, valoroso giovane. Sei nel corpo e nell'anima il mio Assad. Dove ti sei nascosto, potrei domandarti, per tutto questo tempo? In quale grotta hai dormito? Quale regno incantato o quale buona fata ha conservato intatto questo fiore? Potrei addirittura rammentarti le cose fatte insieme in tanti luoghi. E poi rimproverarti perch un segreto tu me l'hai taciuto, un'avventura tu me l'hai nascosta. - S, vedi, potrei fare tutto questo, se vedessi te solo e non me stesso. - Suvvia! Di questo dolce sogno almeno una cosa vera: nel mio autunno fiorir un nuovo Assad. - Sei disposto, cavaliere?
TEMPLARE: Tutto ci che mi viene da te - qualunque cosa sia - era gi in me come desiderio.
SALADINO: Proviamo subito. - Rimarresti accanto a me? - Cristiano o musulmano fa lo stesso! Con il mantello bianco o il caffettano, il turbante o il cappuccio, come vuoi. Fa lo stesso. Non ho mai preteso che tutti gli alberi avessero una scorza.
TEMPLARE: O non saresti ci che sei; l'eroe che vorrebbe curare il giardino di Dio.
SALADINO: Se di me non pensi peggio di cos, saremmo gi d'accordo per met?
TEMPLARE: Del tutto!
SALADINO: (porgendogli la mano) Una parola?
TEMPLARE: (stringendola) Un uomo! - Tuo corpo e anima! Ricevi cos pi di ci che potevi togliermi.
SALADINO: Troppo guadagno per un giorno solo! - Non con te?
TEMPLARE: Chi?
SALADINO: Nathan.
TEMPLARE: (gelido) No. Sono venuto solo.
SALADINO: Che azione magnifica la tua! E come stata saggia la fortuna a usarla per il bene di un uomo come lui!
TEMPLARE: S, s.
SALADINO: Che freddezza! - No, giovanotto! Se Dio per mezzo nostro fa del bene, non bisogna esser freddi. - N volerlo sembrare, neppure per modestia.
TEMPLARE: Eppure al mondo ogni cosa ha molte facce. - E spesso la mente non riesce a farle andare tutte d'accordo.
SALADINO: E tu tieniti sempre stretto alla migliore, e loda Dio. Lui sa come si accordano. - Per, giovanotto, se fai cos il difficile, anch'io dovr stare bene in guardia davanti a te? Purtroppo sono anch'io una cosa a molte facce, che sovente non sembrano affatto andar d'accordo.
TEMPLARE: Doloroso rimprovero! - Eppure la diffidenza non un mio difetto -
SALADINO: Dimmi, di chi diffidi? - Di Nathan, si direbbe. Tu diffidi di Nathan? - Perch? Dammi la prima prova della tua fiducia.
TEMPLARE: Io non ho nulla contro Nathan. Biasimo solo me stesso -
SALADINO: Perch?
TEMPLARE: Per aver sognato che un ebreo possa dimenticare di essere ebreo; per averlo sognato a occhi aperti.
SALADINO: Raccontami il tuo sogno.
29
TEMPLARE: Tu sai, sultano, della figlia di Nathan. Quel che ho fatto per lei, l'ho fatto - perch l'ho fatto. Troppo orgoglioso per mietere grazie non seminate, sdegnai, giorno dopo giorno, di rivederla. Il padre era lontano. Egli ritorna, ascolta il fatto, mi cerca, mi ringrazia, vorrebbe che sua figlia mi piacesse, mi parla di speranze, di giorni lieti in lontananza. - Io mi lascio incantare, vado da lui, trovo una fanciulla che... Ah, sultano, che vergogna! -
SALADINO: Vergogna? - Perch una fanciulla ebrea ti ha colpito? Non sar per questo!
TEMPLARE: Perch il mio precipitoso cuore, fidando nelle amabili chiacchiere del padre, ha opposto cos poca resistenza. - Di nuovo, ingenuo, mi gettai nel fuoco. - Fui io a chiedere, e a essere respinto.
SALADINO: Respinto?
TEMPLARE: Oh, il saggio padre non l'ha detto chiaro e tondo. Il saggio padre deve prima informarsi, deve prima riflettere. Come no? Non l'ho forse fatto anch'io? Non mi sono informato, non ho ben riflettuto, quando lei urlava tra le fiamme? - Essere cos saggi e riflessivi, per Dio, che bella cosa!
SALADINO: Via, via. Sii meno impaziente con un vecchio. Quanto potr durare il suo rifiuto? Certamente non pretender che tu ti faccia prima ebreo.
TEMPLARE: Chi sa!
SALADINO: Chi sa? - Chi conosce meglio Nathan.
TEMPLARE: La superstizione in cui siamo cresciuti non perde il suo potere su di noi solo perch riconosciuta. - Chi deride le sue catene non sempre libero.
SALADINO: Matura osservazione. Eppure Nathan...
TEMPLARE: La peggiore delle superstizioni ritenere la propria la pi innocua...
SALADINO: S, pu essere. Ma Nathan...
TEMPLARE: E affidare solo ad essa la sciocca umanit, finch non si abitui alla luce troppo chiara della verit; solo ad essa...
SALADINO: S. Ma Nathan! - Questo non da lui.
TEMPLARE: Cos pensavo anch'io!... Ma se questo modello fra gli uomini fosse invece un volgare ebreo che va in cerca
di bambini cristiani per allevarli come ebrei: - allora?
SALADINO: Chi ne dice questo?
TEMPLARE: La ragazza con cui mi adescava, con la speranza della quale sembrava ripagarmi di un gesto che lui crede
interessato: - quella ragazza - non sua figlia; una figlia sperduta di cristiani.
SALADINO: E lui malgrado questo non vorrebbe dartela?
TEMPLARE: (con violenza) Che voglia o che non voglia, smascherato! Con le sue chiacchiere sulla tolleranza! Ma scatener dietro al lupo ebreo in pelliccia di agnello filosofico dei cani che gliela sciuperanno!
SALADINO: (con voce seria) Calmati, cristiano!
TEMPLARE: Calmati, cristiano? - Se l'ebreo fa l'ebreo e se il musulmano fa il musulmano, soltanto il cristiano non potr?
SALADINO: (ancora pi serio) Calmati, cristiano!
TEMPLARE: (calmo) Sento in questa parola tutto il peso del rimprovero di Saladino. Ah, se sapessi come - come avrebbe agito Assad al posto mio!
SALADINO: Oh, non molto meglio. - Probabilmente con la stessa irruenza. - Ma chi ti ha insegnato a conquistarmi con una sola parola, come lui? - Se tutto come dici, non riesco neppure io a ritrovarmi in Nathan. - Ma mio amico, ed i miei amici non devono litigare tra di loro. - Lasciati guidare. Sii cauto, non abbandonarlo subito alla canea dei tuoi fanatici. Taci ci che il tuo clero mi imporrebbe di vendicare su di lui; non essere cristiano in danno dell'ebreo, in danno del musulmano.
TEMPLARE: Era quasi troppo tardi. Ma per la crudelt del patriarca mi ripugn essere suo strumento.
SALADINO: Come? Sei andato dal patriarca prima che da me?
TEMPLARE: Nel tumulto dei sentimenti, dell'indecisione! - Perdonami! - Adesso, temo, non vorrai pi riconoscere in me nulla del tuo Assad.
SALADINO: Se non proprio questo timore. Credo di sapere da quali vizi nasce la virt. Continua a coltivare questa, e quelli davanti a me ti nuoceranno poco. - Vai! Cerca Nathan, come lui ti ha cercato, e portalo qui. Devo mettervi d'accordo. - Se ci tieni alla ragazza, non temere: sar tua. Nathan si pentir di aver osato allevare una figlia di cristiani senza carne di porco.
Il Templare esce. Sittah si alza dal divano.
Scena V
Saladino e Sittah.
SITTAH: Straordinario!
SALADINO: Sittah, il mio Assad non dev'essere stato un giovane bello e valoroso?
SITTAH: Se era cos, e se per il ritratto non ha posato il Templare: al posto suo! - Ma perch hai dimenticato di
interrogarlo sui suoi genitori?
SALADINO: E soprattutto su sua madre, no? Di domandargli se non sia mai stata da queste parti, vero?
SITTAH: Addirittura!
30
SALADINO: Niente di pi probabile! Assad era galante con le graziose nobili cristiane, e cos bene accetto che una volta si disse addirittura... Ma di questo non parlo volentieri. - Io l'ho di nuovo, e tanto basta. - Voglio averlo con tutti i suoi difetti, con tutti gli alti e bassi di un cuore troppo tenero. - Oh, Nathan dovr dargli la ragazza. Non credi?
SITTAH: Dargliela? Lasciargliela!
SALADINO: S. Quale diritto, se non il padre, ha Nathan su di lei? Solo colui che le salv la vita subentra nei diritti di
colui che le diede la vita.
SITTAH: Allora, Saladino, perch non prendi con te la ragazza? Perch non la sottrai al possessore illegittimo?
SALADINO: necessario?
SITTAH: Necessario no di certo. - Solo un'affettuosa curiosit mi spinge a consigliartelo. Infatti alcuni uomini mi
rendono impaziente di conoscere subito la ragazza che possono amare.
SALADINO: Allora manda a prenderla.
SITTAH: Posso farlo, Frate llo?
SALADINO: Ma sii cortese con Nathan. Egli non deve credere che vogliamo separarla da lui con la violenza.
SITTAH: Non temere.
SALADINO: Intanto io devo cercare dov' Al-Hafi.
Scena VI
Il cortile della casa di Nathan, aperto da un lato sulle palme, come nella prima scena del primo atto. Una parte delle preziose mercanzie sparsa tutto intorno, e ad esse si riferiscono i personaggi. Nathan e Daja.
DAJA:
NATHAN:
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NATHAN:
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NATHAN:
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NATHAN:
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NATHAN:
Che meraviglia! tutto cos bello! - come sono solo i vostri doni. Dove hanno ricamato questa veste
d'argento a fregi d'oro? Quanto costa? - Un magnifico abito da sposa, che starebbe bene a una regina.
Perch proprio da sposa?
Oh, certamente voi comprandolo non ci avete pensato. - Eppure, Nathan, dev'essere proprio questo e
nessun altro! - fatto apposta. Il fondo bianco simbolo dell'innocenza, e questi fiumi d'oro che vi
scorrono sopra da ogni parte simbolo di ricchezza. Delizioso!
Stai scherzando? Di quale sposa parli, sfoggiando simboli cos sapientemente? - Sei tu la sposa?
Io?
E chi?
Io? - Bont divina!
Chi dunque? Per chi l'abito di cui mi parli? - roba tua, di nessun altro.
Mia? - roba mia? - Non di Recha?
I regali che ho portato per Recha sono in un altro pacco. Avanti, porta via le tue cianfrusaglie!
Tentatore! No, nemmeno se fossero le cose pi preziose del mondo intero. Non le toccher, se non giurate,
prima, di approfittare di questa occasione unica; il cielo non ve ne mander mai pi una uguale.
Approfittare di che? - Quale occasione?
Non fate finta di niente! - In poche parole: il Templare ama Recha, concedetegliela e finalmente il vostro
peccato, che non posso pi tacere, avr fine. Recha vivr di nuovo fra cristiani, torner ci che , sar ci
che era stata, e voi, con tutto il bene di cui mai potremo ringraziarvi abbastanza, non avrete ammucchiato
sul vostro capo carboni ardenti.
Il vecchio ritornello? - Suonato solo su una nuova corda, che ho paura sia stonata e fragile.
Perch?
Il Templare: mi andrebbe bene; a lui darei Recha pi che a ogni altro al mondo. Tuttavia... Abbi pazienza.
Pazienza? Eccolo il vostro vecchio ritornello! Pazienza!
Solo per pochi giorni ancora!... Guarda! - Chi arriva? Un Frate ? Vai a chiedergli che cosa vuole.
Che cosa pu volere? Va verso di lui per interrogarlo.
Allora di prima che chieda. - (Se potessi scoprire chi il templare, senza dirgli la causa della mia
curiosit! Perch se gliela dico, e se il sospetto infondato, avrei inutilmente tolto di mezzo il padre). -
Cosa vuole?
Vuole parlarvi.
Fallo venire qui; e poi vai.
Scena VII
Nathan e il Frate
NATHAN:
FRATE:
FRATE:
NATHAN:
(E io vorrei restare padre di Recha. - Ma non lo resterei anche senza chiamarmi pi cos? - Per lei mi
chiamer padre per sempre, se capir quanto avrei voluto esserlo). - In che posso servirvi, pio
?
Non gran che. - Sono lieto, signor Nathan, di rivedervi cos bene.
Voi mi conoscete?
31
FRATE:
FRATE:
NATHAN:
FRATE:
NATHAN:
FRATE:
NATHAN:
FRATE:
FRATE:
FRATE:
NATHAN:
FRATE:
FRATE:
NATHAN:
FRATE:
NATHAN:
FRATE:
NATHAN:
FRATE:
NATHAN:
FRATE:
NATHAN:
FRATE:
NATHAN:
FRATE:
NATHAN:
FRATE:
NATHAN:
FRATE:
FRATE:
E chi non vi conosce? Il vostro nome lo avete scritto sulle mani a molti. E anche sulle mie, da molti anni.
NATHAN (tirando fuori la borsa) Venite, lo rinfrescher.
No, grazie. Ruberei ai pi poveri di me. - Vorrei, se permettete, rinfrescare a voi anche il mio nome.
Infatti posso vantarmi di aver messo in vostra mano qualcosa anch'io; qualcosa che non era da disprezzare.
Perdonatemi! - Io... Ditemi, quanto? - E come penitenza accettate sette volte il suo valore.
Prima sentite come mai soltanto oggi io mi sia ricordato di quel pegno che vi affidai.
Mi affidaste un pegno?
Facevo l'eremita a Quarantana, presso Gerico, non molto tempo fa. Ma dei briganti arabi distrussero la
mia cappelletta e la mia cella, e mi rapirono. Per fortuna riuscii a fuggire, e venni qui dal patriarca, per
pregarlo di trovarmi un altro posto dove servire Dio in solitudine sino alla beata fine dei miei giorni.
Buon
, sono sui carboni ardenti. Siate breve: il pegno a me affidato.
Subito, signor Nathan. - Il patriarca mi promise un eremo sul Tabor, appena fosse vacante, e mi trattenne
qui al convento come
laico; e qui sono tuttora, signor Nathan. Rimpiango il Tabor cento volte al giorno; il patriarca infatti mi fa
fare ogni sorta di cose ripugnanti. Per esempio...
Vi prego, al dunque!
Arrivo. - Qualcuno oggi gli ha messo nell'orecchio che da queste parti c' un ebreo che alleva una figlia di
cristiani come sua figlia. NATHAN (colpito) Che?
Lasciatemi finire. - Quando il patriarca mi d il compito di rintracciare il pi presto possibile l'ebreo,
furioso per il sacrilegio, che gli pare l'autentico peccato contro lo Spirito Santo, cio il peccato che per noi
il peccato dei peccati - bench, Dio sia lodato, non sappiamo poi bene in che consista - la mia mente tutto
a un tratto si desta, e mi ricordo: forse io stesso, molto tempo fa, fui occasione dell'imperdonabile peccato.
- E ora dite: uno scudiero non vi port diciotto anni fa una bambina di poche settimane?
Come? - S - effettivamente...
Ebbene, guardatemi! - Sono io quello scudiero.
Voi?
E il signore da cui l'avevo avuta si chiamava von Filnek - se non sbaglio. - Wolf von Filnek!
vero!
La madre, infatti, poco prima era morta; e il padre - credo - dovette muovere su Gaza all'improvviso; la
piccina non poteva seguirlo: cos la mand a voi. Non vi trovai a Darun?
Proprio cos.
Non sarebbe strano se la memoria mi ingannasse. Ho avuto molti valorosi padroni; e quel signore lo servii
per breve tempo. Cadde presso Ascalona poco tempo dopo. Era un ottimo padrone.
Certo, certo. E quanto, quanto gli devo anch'io! Pi volte mi salv dalla minaccia di una spada.
Bravo! Tanto pi sarete stato lieto di tenere presso di voi sua figlia.
Potete immaginarlo.
E dov', adesso la ragazza? Non sar mica morta? - Via, non ditemi che morta. - Infatti, se nessuno sa
niente della cosa, tutto a posto.
Tutto?
Fidatevi di me. Vedete, cos la penso io; se al bene che vorrei fare si avvicina troppo un grande male,
allora preferisco non fare affatto il bene. Perch il male noi sappiamo benissimo qual , il bene molto
meno. - naturale; per educare nel modo migliore la figlia di cristiani, dovevate educarla come una vostra
figlia. - E se l'avete fatto con amore, con fedelt, la vostra ricompensa dovr essere questa? Non capisco.
Sarebbe stato, certo, pi prudente affidare la cristiana ad altre mani, per farla educare da cristiana; ma in
questo modo non avreste amato la figlia del vostro amico. E a quell'et l'amore, anche l'amore di una fiera,
serve ai bambini pi del cristianesimo. Per il cristianesimo c' tempo. Se la ragazza sotto i vostri occhi
crebbe sana e pia, anche agli occhi di Dio rest quella che era. Il cristianesimo non si fonda tutto
sull'ebraismo? Spesso mi indignai e versai molte lacrime, vedendo come i cristiani possano scordare che
anche nostro Signore era un ebreo.
Voi, buon
, vorrei per difensore, se contro di me dovessero levarsi l'odio e l'ipocrisia - per un'azione - un atto - che
solo voi conoscerete. Ma portatelo nella tomba con voi. La vanit finora non mi spinse a raccontarlo a
nessun altro. Ma a voi lo racconter: lo racconto soltanto alla pia semplicit; essa sola pu capire di quali
vittorie sia capace l'uomo devoto a Dio.
Siete commosso, avete gli occhi pieni di lacrime?
NATHAN: Mi incontraste con la piccola a Darun. Ma certo non sapete che, pochi giorni prima, a Gath i cristiani sterminarono tutti gli ebrei, con le donne e i bambini, e che fra essi c'erano mia moglie e sette figli pieni di
FRATE:
FRATE:
NATHAN:
FRATE:
speranze: nella casa di mio
llo tutti, l li avevo portati per nasconderli, morirono bruciati.
Giusto Iddio!
Quando giungeste, per tre giorni e tre notti, nella polvere, avevo pianto al cospetto di Dio. - Pianto? Non
solo. Anche accusato Dio, con rabbia, con furore, e maledetto me stesso e il mondo, e giurato ai cristiani un
odio inestinguibile...
Ah, vi credo!
32
NATHAN: Ma a poco a poco la ragione torn. E disse con dolcezza: Ma Dio esiste! E anche questo fu per suo
FRATE:
NATHAN:
FRATE:
NATHAN:
FRATE:
NATHAN:
FRATE:
NATHAN:
FRATE:
NATHAN:
FRATE:
FRATE:
NATHAN:
FRATE:
NATHAN:
FRATE:
NATHAN:
FRATE:
NATHAN:
FRATE:
volere. Metti in pratica ci che da tanto tempo hai compreso; non sar pi difficile di quanto fu
comprenderlo, purch tu lo voglia. Alzati! - Mi alzai. E gridai a Dio: Lo voglio, se tu vuoi che io
voglia! - Ed ecco voi scendeste da cavallo e mi porgeste la piccola avvolta nel mantello. Ci che allora
diceste, e io a voi, l'ho scordato. Ricordo solo questo: la presi, la portai con me baciandola, caddi in
ginocchio e singhiozzai: Mio Dio! Di sette, eccone uno
Nathan! Nathan! Siete cristiano! - Per Dio! Siete cristiano! Mai uno fu migliore!
Buon per noi. Ci che mi fa cristiano ai vostri occhi fa voi ebreo ai miei. - Ma su, smettiamo d'intenerirci,
e diamoci da fare. Anche se l'amore per sette figli mi lega a questa fanciulla estranea, e se il pensiero di
perdere con lei per la seconda volta sette figli mi uccide: - ebbene, se la Provvidenza vuole che la
restituisca - obbedir.
Un perfetto cristiano! - S, era questo che esitavo tanto a consigliarvi; e il vostro buon genio lo ha gi
fatto.
Purch il primo venuto non pretenda di strapparmela.
Certo.
Chi non ha su di lei un diritto maggiore del mio, lo abbia almeno pi antico -
Sicuro.
Un diritto di natura e di sangue.
Cos la penso anch'io.
Perci ditemi, presto, il nome di un
llo, di uno zio, di un cugino, di un parente qualsiasi: non gliela negher - questa fanciulla educata per
essere ornamento di ogni casa, di ogni religione. - Spero che ne sappiate pi di me di quel vostro padrone e
della sua famiglia.
Difficilmente, caro Nathan. - Come avete sentito, fui per breve tempo al suo servizio.
E non sapete almeno di quale famiglia fosse la madre della bambina? - Non era una Stauffen?
Pu essere. - S, mi pare.
E suo Fratello Conrad von Stauffen? - Un templare?
Se non m'inganno. Ma, aspettate! Adesso ricordo! Di quel beato padrone conservo un libriccino, che gli
tolsi dal petto quando lo seppellimmo ad Ascalona.
S?
un libro di preghiere. Lo chiamiamo breviario. - Questo, pensai, pu ancora servire a un cristiano. -
Certo non a me - Io non so leggere -
Fa niente. - Andate avanti!
In quel libretto, al principio e al fondo, il mio padrone segn di propria mano, da quanto mi ero fatto dire, i
nomi dei parenti suoi e di sua moglie.
NATHAN: Evviva! Correte, svelto! Portatemi il libretto. Sono pronto a comprarlo a peso d'oro, e a ringraziarvi
FRATE:
all'infinito.
Volentieri. Ma le parole scritte dal padrone sono in arabo. (Esce.)
NATHAN: Fa lo stesso. Portatelo! - Dio, se potessi conservare la fanciulla, e acquistare al tempo stesso un simile genero! - Ma sar difficile. - Sia quel che sia! - Chi pu essere stato, tuttavia, a riferire al patriarca tutto questo? Devo ricordarmi di domandarlo. - E se fosse stata Daja
Scena VIII
Daja e Nathan.
DAJA (arrivando di corsa, imbarazzata) Pensate, Nathan!
NATHAN: Che succede?
DAJA: Che spavento per la povera bambina! Per ordine...
NATHAN: Del patriarca?
DAJA: Della principessa Sittah, sorella del sultano...
NATHAN: Non del patriarca?
DAJA: No, di Sittah. - Non sentite? - Vengono a prenderla per ordine di Sittah.
NATHAN: Chi? Recha? - Sittah manda a prenderla? - Comunque, se Sittah che la manda a prendere, e non il
patriarca...
DAJA: Perch pensate a lui?
NATHAN: Ma tu non l'hai sentito di recente? Davvero? Non gli hai detto nulla?
DAJA: Al patriarca?
NATHAN: Dove sono i messi?
DAJA: Laggi.
NATHAN: Per prudenza parler io con loro. Vieni! - Purch dietro non si nasconda il patriarca. (Esce.)
DAJA: Io invece - io temo ben altro. L'unica, presunta figlia di un ebreo cos ricco non sarebbe un buon partito
anche per un musulmano? - E allora il Templare: la perde. A meno che io non arrischi anche il secondo
passo, e non riveli chi anche a lei stessa. - Su, animo! Devo approfittare del primo istante in cui l'avr da
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sola. E sar - forse proprio adesso, mentre l'accompagno. In ogni caso un primo accenno per via non guaster. S, s, ho deciso. S, ora o mai pi (Segue Nathan.)
34
ATTO V
Scena I
La stanza del palazzo di Saladino, nella quale erano stati portati i sacchetti con il denaro, che sono ancora l. Saladino, poi diversi mamelucchi.
SALADINO: (entrando) Il denaro ancora qui. E nessuno sa trovare il derviscio, che probabilmente se ne sta chiss dove davanti a una scacchiera, dove si scorda anche di se stesso - figurarsi di me. - Pazienza! Cosa c'?
PRIMO MAMELUCCO Buone nuove, sultano! Gioia a te!... La carovana del Cairo sta arrivando felicemente, con sette anni di tributi del ricco Nilo.
SALADINO: Bravo, Ibrahim! Tu sei davvero un messo benvenuto. - Finalmente! Finalmente! - Ti ringrazio della buona notizia.
PRIMO MAMELUCCO (in attesa) (E allora? - Forza!).
SALADINO: Che cosa aspetti? - Vai pure.
PRIMO MAMELUCCO E niente altro per il benvenuto?
SALADINO: Che altro?
PRIMO MAMELUCCO Per il fausto messaggero nessun regalo? - Io sarei il primo che
SALADINO: ha imparato a ripagare con le parole? - Diventer famoso! - Il primo con cui fu spilorcio.
SALADINO: Allora prendi uno di questi sacchetti.
PRIMO MAMELUCCO No, ora no, neppure se me li regalassi tutti.
SALADINO: Testardo! - Vieni, prendine due. - Sul serio? Se ne va? Mi vince in nobilt? - Perch di certo costa pi a lui rifiutare che a me dare. - Ibrahim! - Perch mi venuto in mente di voler essere un altro tutto a un tratto, quando mi resta cos poco da vivere? - Se non voglio morire come Saladino, non dovevo vivere come Saladino.
SECONDO MAMELUCCO Sultano...
SALADINO: Se sei venuto a dirmi...
SECONDO MAMELUCCO La carovana dell'Egitto qui!
SALADINO: Lo so gi.
SECONDO MAMELUCCO Arrivo troppo tardi.
SALADINO: Perch troppo tardi? - Per la tua buona volont prendi uno o due di quei sacchetti.
SECONDO MAMELUCCO Che fa tre.
SALADINO: S, visto che sai contare, prenditeli.
SECONDO MAMELUCCO Arriver anche un terzo messaggero - ammesso che ci riesca.
SALADINO: Come?
SECONDO MAMELUCCO Be', dev'essersi rotto il collo. Non appena noi tre fummo sicuri dell'arrivo del carico, ci lanciammo a spron battuto. Il primo cadde da cavallo; io passai in testa, e ci restai fino in citt; ma in citt Ibrahim, quel briccone, conosce meglio i vicoli.
SALADINO: E il caduto? E il caduto, amico? - Vagli incontro.
SECONDO MAMELUCCO Certo che lo far. - E, se non morto, met di questi soldi sono suoi. (Esce.)
SALADINO: Ma guarda anche questo che brav'uomo! - Chi ha dei mamelucchi come i miei? Non ho forse il diritto di pensare che sia anche un po' per il mio esempio? - Bando all'idea di abituarli, adesso, a un esempio diverso!...
TERZO MAMELUCCO Sultano,...
SALADINO: Sei tu il caduto?
TERZO MAMELUCCO No, io annuncio che l'emiro Mansor, il capo della carovana, sta smontando da cavallo...
SALADINO: Introducilo subito. - Ma eccolo.
Scena II
L'emiro Mansor e Saladino.
SALADINO: Benvenuto, emiro! Com' andata? - Mansor, Mansor, ma quanto ci hai fatto aspettare! MANSOR Questa lettera riferisce che il tuo Abulkassem ha dovuto domare una rivolta nella Tebaide prima che potessimo partire. Dopo affrettai la marcia il pi possibile.
SALADINO: Ti credo, emiro. - Adesso, buon Mansor, prendi immediatamente, se sei disposto a farlo volentieri, una scorta fresca. Devi proseguire, e portare la maggior parte del denaro in Libano, a mio padre.
MANSOR Lo far volentieri.
SALADINO: E prenditi una scorta non troppo debole. Le zone intorno al Libano non sono pi sicure. L'hai saputo? I templari sono di nuovo in armi. Stai bene in guardia. - Vieni. Dov' la carovana? Voglio vederla e dare gli ordini.- Dite a Sittah che dopo andr da lei.
Scena III
Le palme davanti alla casa di Nathan. Il Templare: cammina avanti e indietro.
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TEMPLARE: In casa non voglio entrare. - Presto o tardi si far pur vedere. - Ah, come venivo notato subito e volentieri prima! - E ora forse mi vieter persino di farmi vedere troppo spesso davanti a casa sua. - Hm! - Sono davvero suscettibile. - Perch accanirmi tanto contro di lui? - Dopo tutto mi disse che non era un rifiuto. E Saladino si impegnato a strappare il suo consenso. - Il cristiano sarebbe forse in me pi ostinato che in lui l'ebreo? - Chi conosce se stesso? Altrimenti, perch mai non dovrei concedergli il piccolo ratto che ha commesso sostituendosi a un cristiano? - O meglio: non piccolo, con una simile creatura! - Creatura? Ma di chi? - Non dello schiavo che gett nel deserto della vita il blocco e poi scomparve. Assai pi dell'artista che scolp nel blocco gettato via l'immagine divina che aveva concepito. - Ah, il vero padre di Recha, a dispetto del cristiano che la gener, sar sempre l'ebreo. - Se penso a lei come a una cristiana qualunque, senza tutto ci che solo un ebreo come lui poteva darle: - dimmi, cuore, ti piacerebbe ancora? Poco o nulla. Neppure il suo sorriso, se fosse solo un bel guizzare di muscoli, se sorridesse di una cosa indegna del fascino che ha su quella bocca, mi piacerebbe. Ne ho visti prodigare anche di pi belli a beneficio di cose sciocche e futili, dagli adulatori, dagli amanti. - Mi hanno forse incantato? Ho forse mai desiderato vivere per sempre alla luce di quel sole? - Non direi. E adesso sar ingrato all'uomo che le ha dato il suo valore? Come possibile? - Non merito il biasimo con cui Saladino: mi conged? gi grave che Saladino: abbia potuto credermi. E come gli sar parso meschino, spregevole. - E tutto per una ragazza? - Curd, Curd, cos non va. Ritorna in te! E se tutte le chiacchiere di Daja fossero solo voci senza prove? - Ecco, sta uscendo dalla casa, finalmente, immerso in un colloquio. - Ah! Con chi! - Con lui? Con il mio Frate? - Ah! Allora di certo sa gi tutto. E l'avranno ormai tradito al patriarca. - Ah! Pazzo! Che cosa ho fatto! - mai possibile che una sola scintilla di passione ci bruci tanta parte del cervello? - E adesso che farai? Decidi in fretta! Lo aspetter qui, da una parte; il Frate forse se ne andr.
Scena IV
Nathan e il Frate
NATHAN:
FRATE:
(avvicinandosi) Ancora molte grazie, buon Fratello!
Ed a voi altrettante.
NATHAN: A me? Da voi? Di che? Della mia ostinazione nell'offrirvi ci che a voi non serve? - Aveste almeno
FRATE:
NATHAN:
FRATE:
ceduto, senza dimostrarmi con la forza quanto siete pi ricco di me.
Questo libro non mi appartiene; apparteneva gi a sua figlia; ed in fondo tutta l'eredit che il padre le ha
lasciato. - Ma lei ha voi, vero. - Voglia solo Iddio che non dobbiate mai pentirvi di quanto avete fatto per
lei.
Potrei pentirmene? Mai e poi mai, non preoccupatevi.
Ma i patriarchi, e i templari...
NATHAN: Non potranno mai farmi tanto male da farmi pentire di alcunch: tanto meno di questo. - Ma siete ben
FRATE:
sicuro che sia stato un Templare a istigare il vostro patriarca?
Non pu essere stato nessun altro. Un Templare gli parl poco prima; e ci che udii seguiva le sue parole.
NATHAN: Ma a Gerusalemme di templari ora ce n' uno solo. E questo lo conosco ed mio amico, un giovane
FRATE:
NATHAN:
FRATE:
nobile e sincero.
Giustissimo; proprio lui. - Ma ci che siamo e ci che nel mondo siamo costretti a essere non sempre si
accordano.
Purtroppo. - Ma faccia ognuno, chiunque sia, del suo meglio o del suo peggio. Col vostro libro, Fratello,
sfido tutti, e posso andare dritto dal sultano.
Buona fortuna! Io vi lascio qui.
NATHAN: Ma non l'avete neppure vista! Ritornate presto, e spesso. - Purch oggi il patriarca non sappia ancora
FRATE:
NATHAN:
niente. - Ma che dico? Ditegli anche oggi stesso ci che volete.
Io no. Addio! (Se ne va.)
Non dimenticateci, Fratello! - Dio, non poter cadere qui in ginocchio, adesso, a cielo aperto! Ecco che il
nodo che tante volte mi fece tremare si sciolto ora da s. - Come mi sento leggero, ora che non ho pi
nulla al mondo da nascondere, ora che davanti agli uomini posso andare libero come davanti a te, Dio, che
non hai bisogno di giudicare l'uomo dalle opere, che cos raramente sono sue.
Scena V
Nathan e il templare, che si avvicina da una parte.
TEMPLARE: Aspettate, Nathan! Vengo con voi.
NATHAN: Chi chiama? - Siete voi, cavaliere? - E dove siete stato, che non vi abbiamo visto dal sultano?
TEMPLARE: Non ci siamo incontrati. Non abbiatevene a male.
NATHAN: Io no; ma Saladino...
TEMPLARE: Eravate appena andato via...
NATHAN: Dunque gli parlaste? Benissimo.
TEMPLARE: Ma egli vuol parlare a noi due insieme.
NATHAN: Tanto meglio. Venite con me. Stavo recandomi da lui. -
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TEMPLARE: Posso farvi una domanda, Nathan? Chi vi ha lasciato?
NATHAN: Non lo conoscete?
TEMPLARE: Non era quel buon diavolo del frate, che il patriarca usa volentieri come segugio?
NATHAN: Pu essere. Comunque al suo servizio.
TEMPLARE: L'idea non malvagia: l'ingenuit che fa da messaggera alla ribalderia.
NATHAN: Se sciocca - non se pia.
TEMPLARE: Se pia il patriarca non ci crede.
NATHAN: Per quel frate garantisco io. Non aiuter mai il patriarca in azioni indegne.
TEMPLARE: Cos per lo meno d a vedere. - Ma non vi disse nulla di me?
NATHAN: Di voi? Di voi nulla. - E difficilmente sapr il vostro nome.
TEMPLARE: Gi, difficilmente.
NATHAN: Mi ha parlato, vero, di un templare: he...
TEMPLARE: Cosa ha detto?
NATHAN: Una volta per tutte: non poteva riferirsi a voi.
TEMPLARE: Chi sa? Sentiamo un po'.
NATHAN: Un templare: mi accuserebbe presso il patriarca...
TEMPLARE: Accusarvi? - Questa, con sua licenza - una menzogna. - Nathan, ascoltatemi! - Non sono uomo capace di mentire. Quel che ho fatto l'ho fatto; non lo nego. Neppure sono uomo da difendere come ben fatto tutto ci che ha fatto. Perch vergognarmi di un errore, se sono ben deciso a ripararlo? E non so forse quanto pu in un uomo un simile proposito? - Nathan, ascoltatemi! - Il templare che secondo il frate vi avrebbe accusato sono io. - E sapete ci che mi irrit, anzi, mi fece ribollire il sangue? Con tutto il cuore, ingenuo, ero venuto a gettarmi fra le vostre braccia; voi mi accoglieste - cos freddo - anzi, cos tiepido - che ancora peggio. Scantonaste, misurando le parole; faceste solo finta di rispondere, con domande campate in aria. Ah, nemmeno ora posso ripensarci, se devo restar calmo. - Nathan, ascoltatemi! - Ero sconvolto, e Daja di soppiatto si avvicin e mi gett in faccia il suo segreto, che mi sembr svelare l'enigma del vostro contegno.
NATHAN: E come?
TEMPLARE: Ascoltate! - Pensai che non voleste perdere a favore di un cristiano ci che una volta avevate tolto a un cristiano. Cos mi venne in mente di mettervi per bene il coltello alla gola.
NATHAN: Per bene? - Dove sta qui il bene?
TEMPLARE: Ascoltatemi! - vero; ho fatto male. - Voi non avete colpa. - Daja, quell'esaltata, non sa che cosa dice - ce l'ha con voi - e cerca di irretirvi in una brutta storia - s, pu essere. - Io non sono che un giovane immaturo, che sogna e oscilla sempre tra due estremi; ora fa troppo, ora fa troppo poco - pu essere anche questo. Perdonatemi!
NATHAN: Se mi prendete da questo lato...
TEMPLARE: S, dal patriarca ci sono andato. - Ma non ho fatto il vostro nome. Questa, come ho detto, una menzogna! Ho raccontato solo il caso in s, per sapere che cosa ne pensava. - Potevo risparmiarmelo, vero. - Non lo sapevo gi che il patriarca un furfante? Non potevo chieder conto direttamente a voi? - Dovevo esporre la povera ragazza al pericolo di perdere un padre come voi? - Ma la ribalderia del patriarca, che resta sempre identica a se stessa, mi ha fatto rinsavire per la via pi breve. - Infatti, Nathan, ascoltatemi! Anche ammesso che sappia il vostro nome, che pu succedere? - Pu strapparvi Recha solo se vostra e di nessun altro. Solo da casa vostra pu sottrarla, per chiuderla in convento. - Perci - datemela! Datela a me, e lasciatelo venire. Ah! Dovr ben rinunciare a strapparmi la mia donna! - Datemela, presto! - Che sia vostra figlia o non lo sia, che sia cristiana, ebrea o nessuna delle due! Non fa nessuna differenza. N adesso n mai, in tutta la mia vita, ve lo domander. Sia come sia!
NATHAN: Pensate che per me sia indispensabile nascondere la verit?
TEMPLARE: Sia come sia!
NATHAN: Eppure io non ho mai negato, n con voi n con altri che avessero diritto di saperlo, che Recha sia cristiana, e mia figlia adottiva. - Se non l'ho svelato ancora a lei, devo giustificarmene solo con lei.
TEMPLARE: Ma non necessario. - Concedetele di non guardarvi mai con altri occhi, Nathan! - Risparmiatele questa scoperta! - A voi spetta, a voi solo, decidere per lei. Datela a me! Datemela, Nathan, ve ne prego. Io solo
posso - e voglio salvarvela per la seconda volta.
NATHAN: Potevate. Ora non pi. Adesso troppo tardi.
TEMPLARE: roppo tardi! Perch?
NATHAN: Grazie al patriarca...
TEMPLARE: Al patriarca? Grazie a lui? Perch? Noi dovremmo esser grati al patriarca? Perch?
NATHAN: Perch adesso conosciamo i parenti di Recha e sappiamo a quali mani sicure pu essere affidata.
TEMPLARE: Lo ringrazi - chi ha da ringraziarlo!
NATHAN: Da quelle mani ormai dovete averla, non pi dalle mie.
TEMPLARE: Povera Recha! Povera Recha, cosa ti cade addosso! Quel che per altri orfani sarebbe una fortuna sar la tua
sventura. - E dove sono questi parenti, Nathan?
NATHAN: Dove sono?
TEMPLARE: Chi sono?
NATHAN: Si trovato, innanzitutto, un fratello; a lui dovrete chiederla.
TEMPLARE: Un Fratello? E chi questo Fratello? Un soldato? Un religioso? - Fatemi sapere cosa devo aspettarmi.
NATHAN: Nessuno dei due, credo - o tutti e due. Non lo conosco ancora bene.
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TEMPLARE: E poi?
NATHAN: una brava persona, presso la quale Recha non si trover affatto male.
TEMPLARE: a un cristiano! - A volte non so cosa pensare di voi, Nathan. - Non abbiatevene a male. - Fra i cristiani non dovr fare la parte di cristiana? Dopo aver fatto a lungo la cristiana, non lo diventer? E le erbacce, alla fine, non soffocheranno il grano schietto seminato da voi? - Non ve ne importa? E, a parte questo, voi, proprio voi dite che dal Fratello non si trover affatto male?
NATHAN: Lo penso, e lo spero. - Ma se con lui qualcosa le mancasse, non avr sempre voi e me? -
TEMPLARE: Oh! Con lui cosa potr mancarle? Il Frate llino fornir la sorellina in abbondanza di cibi e di vestiti, di leccornie e di fronzoli. E poi che cosa serve a una sorella? - Ah, naturalmente; anche un marito! - E anche a quello, anche a quello provveder a suo tempo il Fratellino. Basta cercarlo. E quanto pi sar cristiano, tanto meglio. - Nathan, Nathan! Voi avevate dato forma a un angelo, e adesso gli altri ve lo guasteranno.
NATHAN: Non detto. Quell'angelo sar sempre degno del nostro amore.
TEMPLARE: Non lo dite! Del mio amore non ditelo! Il mio amore non si lascer rubare nulla, per piccolo che sia. Neppure il nome. - Ma, un momento! -Recha sospetta gi ci che la attende?
NATHAN: Forse; ma non so da quale fonte.
TEMPLARE: Fa lo stesso; comunque voglio - devo essere il primo a rivelarle ci che il destino le minaccia. Il mio proposito di non vederla pi, di non parlarle finch non la potr chiamare mia viene a cadere. Corro...
NATHAN: Fermo! Dove?
TEMPLARE: Da lei. Per vedere se una fanciulla ha l'animo tanto virile da decidere nel solo modo degno di lei.
NATHAN: E quale?
TEMPLARE: Questo: non fare altre domande, su di voi o suo Fratello -
NATHAN: E?
TEMPLARE: E seguirmi; - anche se dovesse andare sposa a un musulmano.
NATHAN: Non la trovereste. da Sittah, sorella del sultano.
TEMPLARE: Da quando? Perch mai?
NATHAN: E se volete incontrare anche il Fratello, accompagnatemi.
TEMPLARE: Quale Fratello? Di Sittah o di Recha?
NATHAN: Entrambi, forse. Venite, ve ne prego.
Lo conduce via
Scena VI
Nell'harem di Sittah. Sittah e Recha in conversazione.
SITTAH:
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Che gioia averti qui, cara fanciulla. - E non aver paura, non essere timida. - Su, allegra! Confidati con me.
Principessa...
No, non principessa. Chiamami Sittah - tua amica - tua sorella. Chiamami mamma - potrei quasi esserlo. -
Come sei giovane! E cos saggia e buona. E quante cose sai, quante cose devi aver letto.
Letto, io? - Sittah, ti burli della sciocca sorellina? So appena leggere.
Non sai leggere? Bugiarda!
Leggo un po' la scrittura di mio padre. - Credevo che intendessi i libri.
Certo, i libri.
I libri li leggo con difficolt.
Sul serio?
In tutta seriet. Mio padre non ama la fredda erudizione dei libri, che si imprime nella mente con segni
morti.
Cosa dici! - Eppure, non ha poi tutti i torti. - Insomma, quello che sai...
Lo so dalla sua bocca; e quasi di ogni cosa potrei dirti come, quando, perch me la insegn.
Cos tutto si collega meglio, e tutta l'anima impara in una volta sola.
Certo anche Sittah ha letto poco o niente.
Come? - Non sono fiera del contrario. - Ma perch pensi questo? Parla con franchezza.
Sittah schietta, priva di artifici, sempre uguale a se stessa...
E allora?
I libri, dice mio padre, raramente ci lasciano essere cos.
Che uomo straordinario tuo padre!
Non vero?
Come va sempre diritto al bersaglio.
Non vero? - E questo padre -
Che hai, cara?
Questo padre -
Dio! Tu piangi?
Questo padre - Ah, non posso tacerlo! Il mio cuore vuole sfogo, sfogo... Vinta dalle lacrime, si getta ai
piedi di Sittah.
Recha, bambina, che hai?
Questo padre devo - devo perderlo!
38
SITTAH:
RECHA:
SITTAH:
RECHA:
SITTAH:
RECHA:
SITTAH:
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SITTAH:
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DAJA:
SITTAH:
RECHA:
SITTAH:
RECHA:
SITTAH:
Tu? Perderlo? Come? - Stai tranquilla, non sar mai. - Alzati!
Ma la tua offerta di essere un'amica, una sorella, non pu essere vana!
Lo sono, lo sono. - Ma alzati! Altrimenti dovr chiamare aiuto.
(che, facendosi forza, si alza) Ah, perdonami! - Il dolore mi ha fatto scordare chi sei. Le lacrime, la
disperazione con Sittah sono inutili; soltanto la ragione, fredda e calma, pu tutto su di lei. Vince con lei
chi la sa adoperare.
E dunque?
No, un'amica, una sorella non lo permetter; non permetter mai che mi venga imposto un altro padre.
Importi un altro padre? Cara, chi pu farlo? Chi pu solo volerlo?
Chi? La mia buona cattiva Daja pu volerlo - e vorrebbe poterlo. - Non conosci la mia buona, la mia
cattiva Daja? Ma che Dio la perdoni - e la rimeriti. Da lei ho avuto tanto bene - e tanto male.
Del male a te? - Allora in lei di buono c' ben poco.
Al contrario; moltissimo, moltissimo.
Chi ?
Una cristiana che mi accud quando ero una bambina. E quanto! - Da non crederci, - e non farmi sentire la
mancanza di una madre. - Dio la rimeriti! - Ma quante paure, quanti tormenti mi ha inflitto.
Perch? In che modo?
La poverina, come ho detto, una cristiana - e deve tormentare per amore. - una delle sognatrici che
vaneggiano di conoscere la via, l'unica vera via verso Dio.
Ora capisco.
E che si sentono tenute a guidare su quella via chiunque non la segua. - E come potrebbero non farlo? Se
solo quella la retta via, potrebbero guardare indifferenti i loro amici seguirne una diversa, che va verso
l'eterna dannazione? Solo se si potesse amare e odiare lo stesso uomo nello stesso istante. - Ma non
questo che adesso mi costringe a dolermi tanto di lei. I suoi sospiri, gli ammonimenti, le preghiere, le
minacce le avrei sopportate ancora a lungo di buon grado. Mi ispiravano pur sempre pensieri buoni e utili.
E chi, in fondo, non si sente lusingato se qualcuno, chiunque sia, ci d tanto valore da non sopportare il
pensiero di perderci per sempre?
Verissimo.
Per - adesso troppo! A questo non posso opporre nulla, n riflessione n pazienza, niente!
A che?
A quel che mi ha rivelato poco fa.
Rivelato? Poco fa?
S, poco fa. Venendo qui ci avvicinammo ai ruderi di un tempio cristiano. Ed ecco,
si ferma, sembra lottare con se stessa, guarda con gli occhi umidi ora il cielo e ora me. Vieni, dice alla
fine, andiamo, per questo tempio verso la via pi dritta! Entra, la seguo e il mio occhio percorre con
ribrezzo rovine vacillanti; poi si ferma di nuovo, e io mi vedo con lei accanto ai gradini sepolti di un
avanzo di altare. Ed ecco, allora Daja mi cade ai piedi singhiozzando, torcendosi le mani...
Buona fanciulla!
Nel nome della dea che laggi, dice, ud tante preghiere, fece tanti miracoli, con sguardi di sincera
compassione mi scongiura di aver misericordia di me stessa - o di perdonarla almeno se costretta a
rivelarmi i diritti della sua chiesa su di me.
(Infelice! - Lo immaginavo).
Io sarei nata da cristiani, e battezzata! Non sono figlia di Nathan, lui non mio padre! - Dio! - Non mio
padre! - Sittah! Guardami ancora qui, ai tuoi piedi...
Recha! No, alzati! - Viene mio fratello. Alzati!
Scena VII
Saladino e le precedenti.
SALADINO: Cosa succede, Sittah?
SITTAH: Dio! fuori di s.
SALADINO: Chi?
SITTAH: Lo sai...
SALADINO: La figlia del nostro Nathan? Che cos'ha? SITTAH Ritorna in te, bambina. - Il sultano...
RECHA: (trascinandosi in ginocchio ai piedi del Saladino, con il capo prostrato al suolo) Non mi alzer finch -
non guarder in viso il sultano - non ammirer nei suoi occhi e sulla sua fronte il riflesso della giustizia
eterna, della bont eterna, finch...
SALADINO: Alzati!
RECHA: Finch non mi promette...
SALADINO: Su, prometto... Qualunque cosa sia.
RECHA: N pi n meno che lasciarmi a mio padre, e me a lui! - Non so ancora chi pretenda - chi possa pretendere
di essere mio padre; e non voglio saperlo. Solo il sangue, solo il sangue fa il padre?
SALADINO: (rialzandola) Ora comprendo. - Chi fu cos crudele da insinuare in te, proprio in te un dubbio simile? Ma del tutto certo? dimostrato?
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RECHA: S, poich Daja dice di saperlo dalla mia balia.
SALADINO: La tua balia!
RECHA: Che morendo sent il dovere di confidarlo a lei.
SALADINO: Morendo addirittura! - E forse vaneggiando? - E anche se fosse vero? - Appunto; il sangue, solo il sangue,
non basta a fare il padre. Neppure fra le bestie. D al massimo il diritto di provare per primi a conquistarsi
questo nome. - Non temere. - Anzi, sai che cosa ti dico? Se due padri ti contenderanno - lasciali entrambi e
prendine un terzo; - prendi me come tuo padre!
SITTAH: Oh, fallo, fallo!
SALADINO: Sar un buon padre, un buon padre davvero. - Ma, aspettate! Ho un'idea molto migliore. - In fondo a che ti servono dei padri? E poi, quando moriranno? Meglio cercare per tempo intorno a noi qualcuno che possa vivere altrettanto. Non conosci nessuno... SITTAH Non farla arrossire.
SALADINO: Ma proprio ci che voglio. Il rossore fa diventare belle anche le brutte; non render le belle ancor pi
belle? - Ho chiamato qui tuo padre
NATHAN: e anche un'altra - anche un'altra persona. Non indovini? - Proprio qui. Sittah, se permetti...
SITTAH: Fratello!
SALADINO: E davanti a lui arrossisci pi che puoi, cara fanciulla!
RECHA: Arrossire? Davanti a chi?...
SALADINO: Piccola finta ingenua! Allora impallidisci. - Come vuoi, o come puoi. - (Una schiava entra e si avvicina a
Sittah). Sono forse gi qui?
SITTAH: (alla schiava) Va bene, falli entrare. - S, fratello.
Scena ultima
Nathan, il Templare: e i precedenti.
SALADINO: Miei buoni, cari amici! - A te, Nathan, a te prima di tutto devo dire che puoi far ritirare quando vuoi il
denaro che mi hai prestato...
NATHAN: Sultano...
SALADINO: Ora sono io pronto a servirti...
NATHAN: Sultano...
SALADINO: La carovana qui, e sono ricco come da molto tempo non lo ero. - Dimmi quanto ti serve per dar vita a una
grande iniziativa; neanche voi, neanche voi mercanti avete mai denaro liquido di troppo.
NATHAN: Perch per prima cosa queste inezie? - Vedo laggi degli occhi in lacrime, e asciugarli mi sta molto pi a
cuore. (Si avvicina a Recha.) Hai pianto? Che cos'hai? - Sei ancora mia figlia?
RECHA: Padre mio!...
NATHAN: Noi ci comprendiamo, e tanto basta. - Sii serena e pronta a tutto. Se il tuo cuore ancora tuo, n altre
perdite lo minacciano - tuo padre non l'hai perduto.
RECHA: Nessun'altra perdita.
TEMPLARE: Nessun'altra? - Allora mi sbagliavo. Ci che noi non temiamo di perdere non l'abbiamo mai creduto nostro, mai desiderato. - Bene. Bene. - Questo, Nathan, cambia tutto. - Saladino, siamo qui per tuo ordine, ma io ti ho indotto in errore. Non darti altra pena.
SALADINO: Che furia di nuovo, giovanotto! - Tutto deve venirti incontro, tutto leggerti nel pensiero?
TEMPLARE: Ma hai visto, hai sentito, sultano!
SALADINO: Come no. - Peccato che del fatto tuo tu non sia pi sicuro.
TEMPLARE: Ora lo sono.
SALADINO: Chi si fa forte del bene che ha fatto se lo riprende. Ci che tu hai salvato non tua propriet. Altrimenti il ladro che si getta nel fuoco per rubare sarebbe un eroe quanto te. Andando verso Recha, per condurla vicino al templare. Vieni, cara! Non prenderlo troppo sul serio. Se fosse diverso, meno orgoglioso eardente, non ti avrebbe salvata. Devi compensare una cosa con l'altra. - Su, sverggnalo! Fai tu ci che toccherebbe a lui. Dichirati, confessa che lo ami. Se rifiuta, se non capisce che cos tu fai per lui infinitamente di pi di quanto lui fece per te... In fondo, cosa ha fatto per te? Ha respirato un po' di fumo. Grande impresa! - Allora non ha nulla di mio
FRATE: llo Assad. Ne porta la maschera, ma non ne ha il cuore. Vieni, cara... SITTAH Vai, cara, vai! ancora poco, niente, per la gratitudine che tu senti.
NATHAN: Saladino, Sittah, fermi!
SALADINO: Anche tu?
NATHAN: C' un altro che deve parlare...
SALADINO: Chi lo nega? - S, Nathan, anche il padre adottivo potr dire la sua. E per primo, se vuoi. - Come vedi so
tutto della cosa.
NATHAN: Tutto no. - Non parlo di me stesso, Saladino. Ma c' un'altra persona che ti prego di ascoltare prima di me.
SALADINO: Chi?
NATHAN: Suo fratello.
SALADINO: Di Recha?
NATHAN: S.
RECHA: mio fratello? ho un fratello?
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TEMPLARE: (uscendo di colpo dal suo mutismo risentito e assorto) E dov', dov' questo fratello? Non ancora qui?
Non dovevo incontrarlo qui?
NATHAN: Pazienza!
TEMPLARE: (con tono amarissimo) Gi le ha dato un falso padre - non trover per lei anche un fratello?
SALADINO: Mancava solo questo! Cristiano! Un sospetto cos infame non sarebbe mai apparso sulle labbra di Assad. - Bravo, continua cos!
NATHAN: Perdonalo! - Io lo perdono volentieri. - Al posto suo, chi sa cosa avremmo pensato alla sua et. (Avvicinandosi amichevolmente al templare). naturale. - Il sospetto segue alla sfiducia. - Se mi aveste detto subito il vostro vero nome...
TEMPLARE: Come?
NATHAN: Voi non siete uno Stauffen.
TEMPLARE: E chi sono?
NATHAN: Non vi chiamate Curd von Stauffen.
TEMPLARE: E come mi chiamo?
NATHAN: Leu von Filnek.
TEMPLARE: Come?
NATHAN: Vi sorprende?
TEMPLARE: Direi! E chi lo afferma?
NATHAN: Io. E posso dirvi anche di pi. Ma non vi accuso di aver mentito.
TEMPLARE: No?
NATHAN: Pu darsi, infatti, che abbiate diritto anche a quel nome.
TEMPLARE: Lo credo bene! - (Dio gliel'ha suggerito).
NATHAN: Infatti vostra madre - era una Stauffen. Suo fratello - lo zio che vi educ in Germania, poich i genitori,
respinti dal suo clima inospitale, vi affidarono a lui per ritornare qui - si chiamava Curd von Stauffen, e
forse vi adott come figlio. - molto tempo che siete arrivato qui con lui? ancora vivo?
TEMPLARE: Che cosa devo dire? - vero, Nathan. - cos. Mio zio morto. Soltanto con gli ultimi rinforzi del nostro
Ordine io sono giunto qui. - Ma - il fratello di Recha cosa c'entra con tutto ci?
NATHAN: Vostro padre...
TEMPLARE: Come? Conoscete anche lui?
NATHAN: Era mio amico.
TEMPLARE: Vostro amico? possibile...
NATHAN: Il suo nome era Wolf von Filnek; ma non era un tedesco...
TEMPLARE: Sapete anche questo?
NATHAN: Spos solo una tedesca, e segu per breve tempo vostra madre in Germania...
RECHA: (fa per andare verso di lui) Ah, Fratello mio!
TEMPLARE: (ritraendosi) Suo fratello!
RECHA: (si ferma e si volge verso Nathan) Non pu essere! Il suo cuore non gli dice nulla. - Siamo degli impostori.
Dio!
SALADINO: (al templare ) Impostori? Lo pensi? Puoi pensarlo? Tu sei un impostore! Volto, voce, passo, tutto in te contraffatto. Niente tuo. Non riconoscere questa sorella! Vattene!
TEMPLARE: (avvicinandosi a lui con umilt) Non fraintendere anche tu questo stupore, sultano. In un frangente in cui non hai mai visto il tuo Assad non disconoscere insieme lui e me. (Andando in fretta verso Nathan.) Mi togliete moltissimo, Nathan, e mi date moltissimo. - Ma no! Mi date di pi, infinitamente di pi. (Gettando le braccia al collo di Recha) Ah, sorella mia! Sorella mia!
NATHAN: Blanda von Filnek.
TEMPLARE: Blanda? Blanda? - Non Recha? Non pi la vostra Recha? - Dio! La ripudiate, ridandole il suo nome di cristiana. La ripudiate per causa mia, Nathan. Perch farle pagare questo prezzo?
NATHAN: Come? - Oh, figli, figli miei! - Il fratello di mia figlia non sar anche mio figlio, se vorr? Mentre egli si
unisce al loro abbraccio, Saladino: si avvicina alla sorella, sorpreso e agitato.
SALADINO: Sorella, cosa dici?
SITTAH: Sono commossa...
SALADINO: E io - io temo quasi di abbandonarmi a una commozione anche maggiore. Preparati meglio che puoi.
SITTAH: Cio?
SALADINO: Nathan, una parola. Una parola.
(Mentre Nathan si avvicina, Sittah si unisce ai due fratelli per partecipare alla loro gioia. Nathan e Saladino parlano sottovoce
SALADINO: Ascolta, Ascolta, Nathan. Non dicesti poco fa -
NATHAN: Cosa?
SALADINO: Che il loro padre non era nato in Germania, non era tedesco? Dov'era nato, allora? Che cos'era?
NATHAN: Non ha mai voluto confidarmelo. Dalla sua bocca non lo seppi mai.
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SALADINO: Non era un franco? Un occidentale?
NATHAN: No; e non nascondeva di non esserlo. Parlava di preferenza persiano...
SALADINO: Persiano? Cosa voglio di pi? - lui! Era lui!
NATHAN: Chi?
SALADINO: Mio fratello! Certamente. Il mio Assad. Certamente!
NATHAN: Se tu stesso lo credi - ricevine la conferma in questo libro. (Gli porge il breviario)
SALADINO: (aprendolo con impazienza) La sua mano! Riconosco la sua mano!
NATHAN: Non sanno ancora nulla. E a te solo sta decidere se farglielo sapere.
SALADINO: (sfogliando il libro) Non dovrei riconoscere i figli di mio fratello? I miei nipoti - i miei figli? Non riconoscerli, e lasciarli a te? (Di nuovo a voce alta.) Sono loro, Sittah! Sono loro! Sono i figli di mio - di
tuo fratello! (Corre ad abbracciarli)
SITTAH: (seguendolo) Che sento! - Ma poteva essere altrimenti? -
SALADINO: (a lTtemplare) Ora, testardo, anche tu dovrai amarmi! (A Recha.) Ci che avevo offerto, ora lo sono, che tu lo voglia o no.
SITTAH: Anch'io, anch'io!
SALADINO: (di nuovo al templare) Figlio mio! Mio Assad! Figlio del mio Assad!
TEMPLARE: Io sangue del tuo sangue! - Allora i sogni che cullarono la mia fanciullezza - erano pi che sogni. (Cade ai suoi piedi.)
SALADINO: (rialzandolo) Ah, lo scellerato! Ne sapeva qualcosa, ma voleva fare di me il suo assassino. Guai a lui! (Mentre tutti si abbracciano ancora una volta senza parole, cala la tela)
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