NEL NOME DEL PADRE
di Luigi Lunari
Personaggi:
ROSEMARY
ALDO
Scene:
Un piccolo appartamento. Potrebbe essere un bilocale in un residence, o uno studio. su due piani. In basso, un locale tuttofare: soggiorno, cucinino, sala da pranzo, con la possibilit di trasformare il divano in un letto. Nel soppalco, aperta e visibile, una camera da letto, o pi semplicemente un letto. La porta dingresso di lato ad una delle due estremit della scena. Durante lazione, la luce potr evidenziare questo o quello dei settori della scena, anche trasformandoli in bello o in brutto, in eleganza o squallore. Ma regista e scenografo sono liberi di inventare una situazione scenica meno banalmente realistica e pi suggestiva, sulla strada di una fantasia interpretativa che l'autore del testo riconosce non avere.
La rappresentazione, della durata di unora e mezza circa, prevista senza intervallo. Ove per si volesse interrompere lo spettacolo, una possibilit quella di concludere un primo tempo a pag. 12, dopo la scena tra i genitori di Aldo e iniziare il secondo tempo facendo un piccolo passo indietro, riprendendo cio da pag. 11, con lingresso del padre di Aldo.
ATTO UNICO
Il pubblico, entrando in sala, trova il sipario gi aperto e la scena sommariamente illuminata da luci di servizio o poco pi. Alcuni inservienti stanno dando gli ultimi tocchi allambiente: poich continuano a lavorare anche quando le luci in sala si attenuano, verr il dubbio che non si tratti di macchinisti che stanno mettendo a posto la scena, ma di dipendenti del residence che puliscono e riassettano il locale. La sala va a buio e in scena le luci si precisano in un piazzato, pronto per lazione drammatica. A questa conclusione, come per un segnale, gli inservienti lasciano il lavoro e escono di scena: con sollecitudine, ma senza fretta eccessiva o nervosismo e, particolare curioso, passando per uscite non realistiche: scostando un elemento scenico, inserendosi tra quinta e fondale e via dicendo. In un ultimo gesto prima di sgomberare il palcoscenico, un inserviente d un ultimo tocco: sistema un cuscino, o mette qualcosa nel frigorifero.
La scena vuota. notte, ma tra poco comincer ad albeggiare. Da qualche istante, da poco prima delluscita degli inservienti, si sente un rumore strano, da fuori, come un battito cardiaco o il pulsare di un motore: un rumore che cresce, si fa ansioso, incalzante, poi decresce improvvisamente, quando la porta dingresso si apre di scatto ed entra una donna. La donna in preda ad una violenta agitazione. Chiude la porta con forza e vi si appoggia contro, di spalle, ansimando. Ha in mano un minimo bagaglio: una sacca, o uno zaino, o un borsone; che come si appoggia alla porta le cade di mano. Agganciata alla sacca, una vecchia bambola. La donna rimane per qualche istante ferma contro la porta, una mano sul cuore, gli occhi chiusi, respirando forte. Poi, a poco a poco, quasi seguendo il quietarsi del rumore misterioso, anche lei sembra tornare alla normalit. Il rumore cessa. La donna si passa una mano sul viso, ha un respiro profondo di decontrazione, si china stancamente a raccattare il bagaglio caduto, si occupa soprattutto della bambola poi si avanza per la stanza guardandosi in giro e, ogni tanto, lanciando unocchiata alla porta. Per quanto abbia superato lacme di agitazione nel quale entrata nella stanza, evidentemente nervosa e preoccupata. Posa il bagaglio sul divano, sistema la bambola con cura, si tormenta le mani, chiaro che sta cercando di imporsi la calma. Improvvisamente, da fuori, di nuovo, un rumore misterioso ma diverso: non pi il martellare di un battito, ma come un sibilo insinuante e insidioso. Il sibilo varia di altezza e cresce di intensit, come un serpente. La donna prima fissa la porta, poi le volge le spalle e rimane ferma, con gli occhi chiusi, tormentandosi le mani, mordendosi le labbra, in attesa. Il sibilo, raggiunto un massimo, si indebolisce quando la porta si socchiude, lentamente, timidamente. Un uomo si affaccia: guarda dentro, ma non vede la donna. Entra, con estrema cautela. Si guarda in giro, si volta a chiudere con delicatezza la porta e, come la porta si richiude, il sibilo cessa. Luomo fa qualche passo nella stanza. Ha in mano anchegli un piccolo bagaglio, una borsa sportiva o una ventiquattrore, e sotto il braccio dei libri. Si guarda intorno, cerca un posto dove posare i libri: individua uno scaffale, vorrebbe deporre i libri l, ma ha laltra mano occupata dalla borsa, non sa come fare e resta per qualche istante a guardare impacciato ora i libri ora la borsa. La donna, dopo lingresso di lui, rimasta per qualche attimo nellimmobilit spasmodica di prima: poi si sciolta, ma con fatica, come imponendo a se stessa di farlo. Apre gli occhi, lo osserva, ancora non vista, con unespressione vuota, un po attonita. Improvvisamente, egli ne sente la presenza. Si volta, la vede. Come si chiamano, lo sapremo tra poco. Chi sono, lo scopriremo un po pi tardi. La loro et non necessariamente da precisarsi. Secondo unantica leggenda potrebbero avere trentatr anni. Sulle prime, ciascuno parla la propria lingua, diversa da quella dellaltro ed evidente che si capiscono pi per i gesti che per le parole. Poi, per miracolo, anche teatrale, trovano una lingua comune. Questo pone un problema. Dal momento che i due protagonisti sono, storicamente, italiano lui e americana lei, un allestimento in lingua italiana o in lingua inglese fa s che una delle due lingue si identifichi con quella dello spettatore. Qui, pertanto, le battute che i due pronunciano nelle loro lingue sono pure invenzioni foniche che poi lasciano il passo allitaliano. In un allestimento in francese o tedesco o altro, di quella invenzione non c bisogno: i due si esprimono luno in italiano e laltra in inglese, fino a che il miracolo li porta ad adottare la lingua comprensibile allo spettatore.
LUOMO (gentilmente) - ...Acharia...
LA DONNA (timidamente, quasi impaurita) - ...Virtii...
LUOMO - Baravascia, udiana ubuto achara?
LA DONNA - Enelinii, enelinii...
LUOMO - Acha, acha! Ud tachuata kaluscta... utu amu uturuach, atakuta, schnuck vara... (Con il capo, fa cenno a qualcosa, una busta, che spunta dal taschino o dalla tasca della giacca. Evidentemente invita lei a prenderla. Lei si avvicina timorosa, lui la incoraggia) Nu taravo, nu taravu... Utu vachau... Ktu... (La donna prende la lettera)
LA DONNA - Mirinidiee... Ititi enelinii sciivii sseee?
LUOMO - Acha, achau... Usck? (Anche la donna trae di tasca una busta, simile a quella delluomo, e gliela porge. Lui ha le mani occupate ed impedito a prenderla)
LA DONNA - Scivibbi ie?
LUOMO - Iud! (La donna apre la lettera che gli stava porgendo e gli mette il foglio davanti agli occhi. Lui legge, sillabando con molta fatica) Ruos... marr... ruh!
LA DONNA (come correggendolo) - Rose... ma... ry!
LUOMO - Rossse.. mah... rry.. (Riprova) Rose... ma.. ry...
LA DONNA - Rosemary...
LUOMO - Rosemary! ( giusto. La donna, per la prima volta, sorride, timidamente ancora... come confortata. Poi apre la busta che ha avuto da lui, legge)
LA DONNA - Ahl... dow.
LUOMO (il suo nome molto facile) - Aldo!
LA DONNA - Aldo!
ALDO (sorridendo) - Perfetto! (Si guarda intorno, con aria serena, con un grande Aaah! di soddisfazione, annuendo come ad approvare. Forse, con un colpo di tallone ha chiuso la porta che fino a quel momento era rimasta semiaperta. Il bang della porta che si chiude forse il segnale per ladozione della lingua comune. Lei tace, come imbarazzata o ancora timorosa. Poi, Aldo sembra ricordarsi dei libri che ha sotto il braccio, e accenna con la testa, come ad indicarli) Stavo cercando di sistemare questi libri...
ROSEMARY - Ti aiuto io?
ALDO - Grazie. (Rosemary gli si avvicina, gli sfila i libri di sotto il braccio, li sistema sullo scaffale) No, scusa: quello pi grande a sinistra... In ordine di altezza, da sinistra a destra.
ROSEMARY (esegue) - Potevi anche posare la borsa.
ALDO - vero. (Posa la borsa. Si avvicina ai libri, corregge la posizione di uno che, per questione di millimetri, non esattamente al suo posto. Contempla soddisfatto) Grazie.
ROSEMARY (dopo una pausa) - Tu sei... (Aldo si volta verso di lei, la guarda come con seriet)
ALDO - S. C tutto nella lettera... Anche per te... c tutto nella lettera... vero? (Senza una parola, Rosemary gli porge la lettera, che gi gli aveva fatto vedere) Oh, grazie, non occorre. Caso mai pi tardi... con calma. (Pausa. Con cordialit) Dunque... Rosemary, vero?
ROSEMARY - S.
ALDO - Io... Aldo.
ROSEMARY - Lo so.
ALDO - Anchio lo sapevo. Rosemary. (Mette insieme le due lettere) Le mettiamo qui: dietro i libri. Ricordatelo. (La guarda, cercando di guardarla con simpatia) Questi libri... sono pochi. Puoi leggerli, se c qualcosa che ti interessa.
ROSEMARY - Ho sempre letto poco, io.
ALDO - Io leggo molto. Ci sono stati dei periodi che non ho fatto altro. Di libri ne ho moltissimi, ma... li ho lasciati indietro. Questi sono i miei preferiti. Per... tutta politica, filosofia...
ROSEMARY - No. Io... politica...
ALDO - ...un'antologia di poesia del novecento...
ROSEMARY (stessa reazione di indifferenza) - No...
ALDO - C per anche un libro di filastrocche... (Lo prende, glielo fa vedere, come a porgerglielo) Per... in russo.
ROSEMARY - In russo?!
ALDO - S, in russo. Ti fa ridere?
ROSEMARY - No. Ma tu non sei russo?
ALDO - No... no. Tu invece sei... americana.
ROSEMARY - S. (Pausa. Lei appare un po imbarazzata. Lui rimette a posto il libro. pi disinvolto, o almeno cos sembra. Si volta, si guarda in giro, si stropiccia le mani, come a dimostrarsi a suo agio)
ALDO - Beh... bello. Pulito, simpatico... Sembra anche che sar una bella giornata... Sta sorgendo il sole...
ROSEMARY - L in fondo nuvolo...
ALDO - Eh? Ah s! Comunque... un bellappartamentino. Eri qui da molto?
ROSEMARY - No... non lo so... non credo. Appena arrivata anchio.
ALDO - Hai fatto fatica?
ROSEMARY - No, no: ho trovato quasi subito.
ALDO - Io subito: immediatamente. Come se conoscessi la strada a memoria. (Pausa) Beh... piacere. (Le porge la mano)
ROSEMARY - Credevo che ci fossimo gi presentati.
ALDO (di buon grado) - Conosciuti! Non presentati. Perlomeno ufficialmente. Forse ti sembra un po' pignolo.
ROSEMRAY - No, no...
ALDO - Sono molto pignolo. un mio difetto: anche se, sapendolo, cerco di correggermi. Ma ovviamente non sempre ci riesco. D'altra parte, se ci riuscissi sempre... che senso avrebbe dire che sono pignolo? Non lo sarei, o almeno non lo darei a vedere, e basta. Non ti pare?
ROSEMARY - Eh? S.
ALDO - Spero che andremo d'accordo.
ROSEMARY - Certo.
ALDO - Bisogner trovare... un modus vivendi.
ROSEMARY - Potrei fare un caff...
ALDO - un buon inizio! Grazie. Basta che non sia americano anche lui.
ROSEMARY - Cio?
ALDO - Di quelli lunghi lunghi... tutta acqua.
ROSEMARY - So fare solo quello. Anzi: non sono neanche sicura di saperlo fare. Sarebbe la prima volta. Posso provare.
ALDO - Prova. (Rosemary si avvicina al cucinino, apre degli sportelli, cerca loccorrente... Aldo siede. Parla e la guarda, cercando di coinvolgerla in una conversazione) LAmerica Non sono mai stato in America. Anzi, se devo dire la verit... non sono mai stato in nessuna parte. Per ho letto tanto... E anche tanti libri sullAmerica. O ambientati in America. E poi lAmerica la si vede nei film... i giornali ne parlano continuamente... Alla fine... a uno gli sembra di conoscerla, di esserci stato. Conosco la storia dellAmerica meglio... meglio... della mia vita.
ROSEMARY - Tu invece... lo so...
ALDO (interrompendolo) - Europa. Ma cosa esattamente, dove esattamente.. non saprei dirlo neanch'io. (Sorride alla perplessit di lei, e allargando le braccia aggiunge) Succede! Il vecchio mondo... come il Vecchio Testamento.
ROSEMARY - Per sai il russo.
ALDO - Sono stato in Russia da bambino. So anche il francese, abbastanza bene, un po' di tedesco...
ROSEMARY - Io non sono mai stata da nessuna parte.
ALDO - Neanchio. Salvo che in Russia. (Pausa) Stavi per domandarmi se sono comunista, vero?
ROSEMARY - Beh, s...
ALDO - Per gli americani cos: basta nominare la Russia, pensano che sei comunista. Per lesattezza: lUnione Sovietica.
ROSEMARY - Comunque non te lho chiesto.
ALDO - vero.
ROSEMARY - Non mi pare che abbia importanza.
ALDO - Sono daccordo anchio: non ha importanza. Per...
ROSEMARY - Per... sei comunista.
ALDO - S. O meglio: lo erano i miei. Io... bah, direi che non so neanchio quel che sono. I tuoi invece...
ROSEMARY (seccamente) - Non voglio parlare dei miei.
ALDO - Scusa.
ROSEMARY (come per riparare allo scatto) - Scusa tu. (Correggendo quanto ha detto prima) Non ancora.
ALDO - Non c' fretta. (Pausa) Posso chiederti... che cosa than detto di me?
ROSEMARY - Niente di importante. Forse... Pi o meno quello che than detto di me.
ALDO - Ti ho deluso, vero? Di la verit: quando sono entrato... taspettavi qualcosa di diverso. Qualcuno...
ROSEMARY - Non mi aspettavo niente. Credimi. Un po curiosa, ecco: ma basta.
ALDO - Io... sono molto timido, sai? Per lo so: e siccome sono intelligente... o diciamo, meglio, siccome ragiono... mi sforzo di uscire dalla mia timidezza. E allora magari esagero in senso opposto. Divento sfacciato, estroverso... Me lha detto il dottore.
ROSEMARY - Che dottore?
ALDO - Il dottore. (Lei lo guarda, tacendo. Aldo corregge, non senza fatica) Lo psicologo. (Di nuovo) Lo psichiatra.
ROSEMARY - E perch me lo dici? Avevi detto il dottore. A me bastava.
ALDO - Tu, mhai chiesto Che dottore?
ROSEMARY (imbarazzata, come irritata con se stessa) Non dovevi dirmelo. Dovevi dirmi... un dottore, uno qualsiasi. Perch me lhai detto?
ALDO - Non lo so: mi pare giusto. Per darti... una chiave di lettura del mio comportamento. Se dobbiamo conoscerci, tanto vale che ti aiuti a capire. Vuol dire... se qualcosa di me ti pare strano, se mi senti magari molto chiuso, poco disponibile o al contrario un po aggressivo, invadente... ecco, puoi tener presente quel che ti ho detto. Sapere che sono un timido, ti serve magari a prendermi dal verso giusto...
ROSEMARY - Zucchero?
ALDO - Uno, grazie. Dobbiamo fare conoscenza, no? Un po alla volta... ci diremo tutto.
ROSEMARY - Io non ho voglia di parlare...
ALDO - Ho capito! Le mie confidenze ti seccano perch pensi che possa pretendere le tue confidenze in cambio! Beh, guarda...
ROSEMARY - Com il caff?
ALDO - Buono. Io sono qui per svuotare i miei, di sacchi! Devo liberarmi: se no, lo sai, di qui non ci si muove. E allora tanto vale restare dove si era. (Si alza)
ROSEMARY - Dove vai?
ALDO - Prendo i biscotti. (Apre una credenza, prende una scatola di biscotti)
ROSEMARY - Sapevi che erano l?
ALDO - No. Ma abbastanza logico.
ROSEMARY (con diffidenza) - Non che per caso sei gi stato qui?
ALDO - No, te lo giuro. Come potrei esserci stato? Io sono molto logico. E sai perch? Perch io, di mio, sarei un impulsivo. E proprio per dominare i miei impulsi, mi impongo, capisci, mi impongo di essere logico. Questo te lo dico perch...
ROSEMARY - Vuoi un goccio di latte?
ALDO - No, grazie.
ROSEMARY - Io s. (Aldo la guarda, sulle prime senza capire. Poi sorride)
ALDO - Hai ragione, scusa: sono un cafone. (Va al frigorifero) Latte... frigorifero... (Sorride) Dimenticavo che madame abituata a farsi servire. Oh, ma non lo dico per rinfacciartelo, sai? solo come per dire... che so qualcosa di te: chi sei, in che ambiente sei vissuta... In un certo senso... non per forzarti a parlare, per lamor di dio, ma se per caso anche tu decidi...
ROSEMARY - Tho detto che non ho voglia di parlare.
ALDO - Parler io, allora. Comincer io. Neanchio ne avrei voglia, sai? Non ho mai parlato molto, in vita mia: neanche da piccolo. Ma siccome non voglio essere un orso, cos... mi impongo di parlare... Quandero in Russia, a Mosca, da bambino, non cerano certo frigoriferi: cera abbastanza freddo in casa, fuori la roba diventava dura come il marmo... Comunque non cera latte. Non mi chiedi cosa facevo a Mosca? (No, Rosemary non glielo chiede) Te lo dico lo stesso. Mio padre e mia madre erano due rifugiati politici. Avevano combattuto in Spagna, erano stati in prigione, sotto i fascisti, poi, appena potuto, erano scappati. Quando sono nato mio padre era in prigione. Lho visto quando avevo quattro mesi. Cio... lui mi ha visto. Io.. avevo quattro mesi. Poi siamo andati a Parigi...
ROSEMARY - Oh, Parigi, davvero? Sai, io ho sempre sognato di andare a Parigi...
ALDO - Dimmi.
ROSEMARY - ...Io, che non avevo mai desideri, che sembrava non mimportasse niente di niente... un desiderio lo avevo, chiss mai perch: andare a Parigi. Mia madre ci andava sempre, ma non mi ha mai portato. Com Parigi?
ALDO - Avevo un anno. Non me ne ricordo proprio niente. Te l'ho detto: non sono mai stato in nessuna parte, salvo che in Russia e... a casa.
ROSEMARY - Mia madre tornava da Parigi sempre carica di vestiti, di gioielli... Ogni tanto diceva: vado a Parigi a vestirmi. Partiva... stava via quindici giorni, un mese... Una volta ha comperato anche dei mobili...
ALDO - Non credo che fosse il caso dei miei genitori...
ROSEMARY - Quando tornava a casa, diceva che a casa, per un po, si sentiva in prigione. Io, da bambina, non capivo bene cosa volesse dire e una volta mi sono messa a piangere.
ALDO - Dopo Parigi siamo andati a Mosca. L qualcosa mi ricordo.
ROSEMARY - Mio padre mi ha preso in braccio... (Tace improvvisamente, facendosi seria e scura in volto, come richiudendosi drasticamente in se stessa)
ALDO - E poi? (Rosemary tace, Aldo insiste) Su, e poi...
ROSEMARY - Niente.
ALDO - Non vero! Va avanti!
ROSEMARY (con molta fatica) - ...e mi ha detto: Non piangere! Mai! Ricordatelo! In casa nostra non si piange!
ALDO - Racconta.
ROSEMARY (richiudendosi) - Te lho gi raccontato.
ALDO - Non vero.
ROSEMARY - Ma s... il primo giorno che eravamo qui!
ALDO - Oh, proprio quello. Ma se il primo giorno non hai neanche aperto bocca! Una settimana c voluta, perch cominciassi! Su: tuo padre ti ha preso in braccio, e ti ha detto: Non piangere! Ricordatelo! In casa nostra non si piange! E poi?
ROSEMARY (richiudendosi) - No.
ALDO (rassegnandosi) - E va bene! (Pausa) Anche mia madre mi diceva di non piangere. Lei per piangeva. Vuoi che ti racconti?
ROSEMARY - No.
ALDO - Tu non i fidi di me, vero? O meglio: non capisci perch sono qui. Non capisci... perch ci hanno messo insieme. Al mio paese c un proverbio che dice... (Lo sai che cos un proverbio?) Beh, dice: Dio li fa e poi li appaia.
ROSEMARY - Che cosa vuol dire?
ALDO - Vuol dire... che certe volte uno vede un uomo e una donna insieme e si chiede cosa centrino luno con laltro: gli pare impossibile che vadano daccordo. Tuo padre e tua madre, per esempio.
ROSEMARY - Tho detto che non voglio parlare di me! E neanche sentir parlare!
ALDO - Va bene. Comunque, quel che volevo dire, che ci sono strane cose che nessuno riesce magari a definire... Dei disegni, strani, come se ci fosse qualcuno che dirige, che organizza tutto e che ne sa pi di noi. Come a dire... che ci pensa Dio: lui che li fa, lui che li mette insieme... Bisogna fidarsi. un proverbio, ripeto. Non che io creda in Dio. Come diceva un amico di mio padre: Grazie a Dio... io sono ateo! Ma se io e te, o tu e io, meglio, ci troviamo qui, e dobbiamo stare qui, e parlare e aiutarci a superare questo momento, a tirar fuori tutto quello che dentro di noi, per liberarcene, per essere poi leggeri e andarcene... finalmente... e non dover pi avere a che fare con niente: presente, ricordi, cose, mio padre e tuo padre... e finalmente avere un po di pace e dormire e addormentarsi la sera senza il terrore di dover pensare che domani ci si sveglia... o peggio ancora, senza svegliarsi di notte... la cosa che pi mi ha sempre fatto paura e non capire chi sei: sono io? E dove sono? E perch sono qui solo? Dove sono gli altri? Oppure... quando la stessa cosa mi capitava di giorno, in mezzo a un sacco di gente: era come se mi si aprissero gli occhi e mi girava la testa. Ma non li avevo gi gli occhi aperti? E allora questo cosa vuol dire? E tutta questa gente chi ? Che cosa vuole? Pensa, soltanto questo: non aver pi bisogno di chiudersi, di tirar gi le saracinesca e di dire Basta! Non voglio pi nessuno tra i piedi! Non guardatemi! Non ci sono! Non ci son pi per nessuno! Basta, basta, basta! ( come preso da un tremito. Rosemary gli si avvicina, preoccupata, affettuosa, abbracciandogli la testa e premendosela contro il seno)
ROSEMARY - Calmati, calmati... ti prego! Per favore! Non devi pensare a queste cose, lo sai. Ogni volta stai male... (Squilla il telefono. Aldo si calma si asciuga gli occhi con un fazzoletto che ha tratto di tasca, si avvicina al telefono)
ALDO - Pronto? No... no, grazie, non ho bisogno di niente S, siamo qui da parecchio tempo, lo so... Ma non facile... Per il resto, tutto bene, grazie... S, subito. (Senza dir parola, tende il ricevitore a Rosemary. Rosemary si avvicina, gli subentra al telefono. Aldo frattanto fruga nella propria borsa e ne tira fuori unagenda, che poi consulta, seduto da qualche parte)
ROSEMARY (al telefono, debolmente) - S? S, sono arrivata prima io... Oh, faccio fatica... proprio con le parole... No, non voglio parlare... Qualsiasi altra cosa, per piacere! Ma parlare no! Ecco: forse. (Riappende, lentamente. molto agitata, sul punto di mettersi a piangere. Aldo lha seguita, con partecipazione. Poi lascia il telefono, cerca il proprio bagaglio. Ne tira fuori una grossa busta di plastica a fiorami, la apre, cerca qualcosa, tira fuori una boccetta. Si avvicina al lavandino, prende un bicchiere, vi fa scorrere un dito dacqua, poi vi versa dalla boccetta alcune gocce, che conta con un movimento delle labbra. Aldo scuote la testa: le parla con bonariet, sorridendo, come si parlerebbe ad un bambino)
ALDO - Ma cosa fai?
ROSEMARY - Sono le mie gocce!
ALDO - Ma tesoro... a cosa ti servono?
ROSEMARY - Non posso farne senza.
ALDO - Ma perch?
ROSEMARY - Hai ragione, lo so. Ma... unabitudine.
ALDO - Ma non ti possono far niente! (La abbraccia) Perch non piangi, piuttosto? Prova a piangere!
ROSEMARY - No! Non piango! (Aldo scuote la testa, sorridendo, con malinconia, come ad uninguaribile testardaggine di lei)
ALDO - Ancora tuo padre: lo vedi?
ROSEMARY (non raccoglie, e torna alle gocce) - Beh... se non mi possono far niente... non possono neanche farmi male...
ALDO (sorride) Hai ragione anche tu... Va bene: prendile. (Rosemary beve)
ROSEMARY - Vedi? Mi sento gi meglio.
ALDO - leffetto placebo.
ROSEMARY - Eh?
ALDO - Placebo. latino. un effetto illusorio: ti danno una pastiglia, o delle gocce, dacqua fresca, dicendoti che una medicina, e tu le prendi e ti senti meglio. (Sfoglia lagenda, poi legge) Placebo. Sta attenta: sostanza farmacologicamente inattiva, somministrata per rinforzare le aspettative del paziente, che si giova di elementi suggestivi e di componenti simboliche connesse al farmaco o alla figura del medico. Hai capito?
ROSEMARY - La seconda parte no. Che libro ?
ALDO - Non un libro: la mia agenda. Lho scritto qui perch io ho sempre avuto il sospetto che mi abbiano sempre imbottito di cose del genere. E infatti io non ero malato.
ROSEMARY - Per queste sono medicine davvero. E mi fanno effetto eccome.
ALDO (con seriet) - Rosemary: devi smetterla con le medicine! Ti ricordi quel che tho detto laltro giorno, prima di andare a letto? Anche tu devi svuotarti dentro, buttare tutto sulla bilancia, devi sciogliere i nodi, raccontare... Vincere su tutto, sconfiggere il passato, accettarti, e farti vedere! (Con retorica, ma scherzando) Devi alzarti in piedi, affacciarti al balcone e dire: Signori, eccomi qua: io sono Rosemary... (Sta per completarne il nome, ma lei lo interrompe)
ROSEMARY - Zitto! Zitto!
ALDO (tornando a s) - Scusa... Scusami. (Guarda la boccetta delle medicine) Queste sono medicine davvero. Ma a te non possono fare pi niente, non lo sai? questa lillusione. (Rosemary tace) Anchio, vedi, sono come te. Ho tirato fuori la mia agenda. il mio diario... Volevo scrivere, come scrivevo ogni giorno: oggi, giorno tale, del mese tale, dellanno tale... sono venuto qui, con la mia lettera di raccomandazione in tasca, ho incontrato Rosemary... Questo volevo scrivere. Ma la pagina non c! (Apre lagenda e gliela fa vedere) Non posso scrivere niente. Cos come inutile che tu prenda le tue pillole. Vedi? Non ci sono pi le pagine. Si ferma qui: questa lultima pagina...
ROSEMARY - E anche quando lhai comprata...
ALDO - Me lhanno regalata.
ROSEMARY - E anche allora... finiva l?
ALDO - Oh no, cerano un sacco di pagine! Non finiva pi. Ho pensato: qui ce nho per tutta leternit! Del resto, chi che non si crede immortale?
ROSEMARY (guardando lagenda, puntano lindice sullultima pagina) - Dunque... successo... qui.
ALDO - S.
ROSEMARY - Lo stesso giorno mio.
ALDO - No, guarda bene: non lo stesso giorno. che quei giorni si assomigliano tutti, probabilmente.
ROSEMARY - Tu cos che ti ricordi?
ALDO - Niente. successo nel sonno. Ricordo solo che alla sera, lultimo pensiero, come sempre, stato... Oh dio, speriamo, stanotte, di non svegliarmi. (Sorride) E infatti non mi sono svegliato. (Lunga pausa)
ROSEMARY - Faccio qualcosa da mangiare?
ALDO - Io non ho fame. E poi... non che la tua cucina sia molto invitante...
ROSEMARY - Lo so. In casa mia facevano tutto le cuoche. Io non so fare niente. So solo aprire scatole.
ALDO - Direi che ormai me ne sono accorto... Dopo non so quanti giorni di Campbell, di Knorr...
ROSEMARY - Mi dispiace
ALDO - Non preoccuparti: oggi, le scatole le apro io! Tu prepara la tavola. (Si d da fare. Pausa. Silenzio)
ROSEMARY (esitando) - Io... ero malata. Me ne stavo tutto il giorno a letto, con gli occhi chiusi; se mi mettevano in poltrona, lasciavo fare, ma sempre con gli occhi chiusi. Verso sera, come ogni giorno, ho sentito il dottore che veniva, con le infermiere e tutto il seguito... Ho sentito che diceva, come al solito...
ALDO (annuendo) - E allora, come andiamo oggi?
ROSEMARY - E allora, come andiamo oggi? E linfermiera ha risposto... Non mangia. E uno del seguito: Non mangia o non vuol mangiare? Linfermiera ha detto... cos gi da parecchi giorni. Il dottore mha fatto qualcosa e io sempre con gli occhi chiusi. Poi ha detto, allinfermiera: Insista, ma senza esagerare. Nessun accanimento... come ha detto?
ALDO - Terapeutico. Nessun accanimento terapeutico.
ROSEMARY - S. Poi ho sentito che se ne andavano. E lui che diceva: Del resto... anche la famiglia si raccomandata... o lha fatto capire.
ALDO - Tuo padre, tua madre, i tuoi fratelli...
ROSEMARY - No, i miei fratelli no. I miei fratelli non centrano... E poi... son tutti morti.
ALDO - Tuo padre e tua madre, allora.
ROSEMARY - No, neanche mia madre. Lei non esisteva...
ALDO - Tuo padre!
ROSEMARY - Mio padre... Oh, ma sai che sei diabolico! Tho detto che non voglio parlare e tu insisti... E poi, perch proprio con te... che non sai niente, non ci hai mai visti, non sai niente di noi, del nostro mondo! Che cosa potresti capire? No, a te non racconter mai niente! A te, no!
ALDO - Calma, calma. Io... non vi conosco, daccordo. Per... non sono stupido. E posso anche farmi unidea delle cose e delle persone.
ROSEMARY - Beh, di sicuro tu non hai unidea giusta di mio padre. Intanto, bisognerebbe capirlo. Io lo capivo... Vagamente. Lui era grande, bello, forte... Tutto il contrario di come ero io, soprattutto dentro. Lui lottava, se voleva una cosa faceva di tutto per ottenerla, voleva vincere, ecco: lui era uno che voleva vincere. Decideva lui per tutto: i miei fratelli dovevano essere dei campioni: nello sport, nella vita... Mai dubitare! Mai mostrare un attimo di debolezza... Mio fratello doveva essere un eroe di guerra. diventato un eroe di guerra!
ALDO - Tuo fratello quale?
ROSEMARY - Il primo. morto in Europa. Faceva laviatore.
ALDO - Mio fratello faceva laviatore.
Voleva conquistare tante terre,
ed partito per la guerra.
La terra lha conquistata in Spagna,
vicino a Guadalajara:
Un pezzo di terra lungo due metri,
profondo uno e cinquanta.
una poesia di Brecht.
ROSEMARY (sorride, ammirata) - Tu sai tutto. Per ogni cosa hai pronto qualcosa da dire. Tu s, saresti piaciuto a mio padre.
ALDO - Bisogna vedere se tuo padre sarebbe piaciuto a me. Non credo.
ROSEMARY - Se gli fossi piaciuto... ti avrebbe comperato.
ALDO - Eh?
ROSEMARY - Era uno dei suoi modi di vincere. I soldi sono unarma, diceva: e quellarma se lera fatta lui, partendo da zero. Quando qualcosa o qualcuno gli piaceva, diceva... Quanto?
ALDO - S, non credo che mi sarebbe piaciuto. Comunque, non vero che io so tutto. Non so niente. Per ho letto molti libri. Soprattutto da piccolo non avevo altro.
ROSEMARY - E tuo padre e tua madre?
ALDO - Certo: erano loro che me li compravano. Mio padre diceva che avevo letto pi libri di lui. Ma scherzava. (Pausa) E poi?
ROSEMARY - Poi niente. Mio padre era fatto cos. E io... io no. Io non riuscivo bene nello sport e poi... ero sempre lultima...
ALDO - Lultima in che cosa?
ROSEMARY - Lultima in tutto, a muoversi, a capire, a ridere. I miei fratelli erano tutti come lui: grandi, belli, biondi, sembravano degli attori del cinema. Io...
ALDO - Tu non sei brutta.
ROSEMARY - ...io non ero nessuno. Lui mi voleva molto bene... forse, ma io... me ne rendevo conto: lo imbarazzavo. Forse si vergognava di me. Quando veniva qualcuno, in casa, e lui ci presentava... me, mi trattava sempre come... non so... come... ecco: come se sarebbe stato meglio che non ci fossi. Forse era colpa mia, forse potevo fare di pi, deluderlo meno... fare anchio come facevano i miei fratelli... Mi ricordo che un giorno, ero piccola, stavo aiutando la tata a preparare la tavola... Lui entrato...
* * *
IL PADRE DI ROSEMARY (secco, autoritario) Ma che cosa fai?
ROSEMARY (timidamente, impaurita) Aiuto la tata a preparare la tavola...
IL PADRE DI ROSEMARY - E perch rispondi cos? Cosa c: hai paura? Di me? Non devi aver paura, di nessuno, mai. Che cosa vuol dire aver paura? Hai mai visto me o i tuoi fratelli aver paura di qualcosa?
ROSEMARY - Scusa...
IL PADRE DI ROSEMARY - E neanche chiedere scusa devi: mai. Salvo che... per una mossa: per prendere tempo, per fregare meglio lavversario.
ROSEMARY - S, pap.
IL PADRE DI ROSEMARY - Lascia stare quella roba. Vieni qui. (Rosemary depone le cose con cui stava preparando la tavola, e si avvicina a suo padre. Il padre le parla sforzandosi a bonariet e comprensione) Rosemary, vedi... tu non devi aiutare la tata. Tu qui sei la padrona, capisci? Sei ancora una bambina, lo so, ma devi abituarti fin da adesso. Tu devi comandare. Noi siamo gente che comanda. Quandero piccolo ed ero in Irlanda, li ho visti: quelli che comandano... e quelli che obbediscono. Beh, io sono venuto qui, in America, per essere di quelli che comandano. E cos voi. Tutti, in questa casa, siamo di questa razza!
ROSEMARY - Ma io...
IL PADRE DI ROSEMARY - Ma io che cosa? Devi impegnarti! Come i tuoi fratelli. Sei lunica che non nuota, che non gioca a tennis...
ROSEMARY - Ma io gioco male...
IL PADRE DI ROSEMARY - Non dirlo! Se non lo dici tu, che comandi, nessuno lo dir. Non lo capisci che cos facendo resti indietro? Eh? Non lo capisci? Che ti metti da parte, che finisce nellombra, che ti escludi? questo che vuoi? Eh? Vuoi escluderti? (Lentamente, Rosemary ritorna dovera prima che suo padre la chiamasse) Sta attenta, Rosemary: tuo padre che te lo dice: io... e tua madre ti vogliamo bene, non c bisogno di dirlo. Sei nostra figlia. Ma se non sei allaltezza, se non vuoi essere allaltezza... io non posso transigere e rischiare per te tutto quello che ho costruito nella vita, tutto quello intendo costruire in futuro. Per me, per te, per i tuoi fratelli... Tuo fratello... entrer in politica, far una grande carriera, nessun traguardo devessergli escluso. Va bene? Te lo giuro: dovesse costarmi la vita. E non possono esserci n ombre n ostacoli su questa strada.
ROSEMARY - S, pap...
IL PADRE DI ROSEMARY - Tutti dobbiamo essere allaltezza. Se intendi escluderti... dillo subito. (Rosemary ha ripreso la preparazione della tavola)
* * *
ROSEMARY - Un giorno mha detto: Se intendi escluderti... dillo subito. E io non capivo bene... ma non volevo escludermi. Ho provato. Ma tutto mi riusciva difficile. Avrei voluto fare come mia madre, ecco: lei non si occupava di niente. Sempre allombra di mio padre: ogni tanto a Parigi... Forse era lunica cosa che lui sopportava. Un giorno... lho sentito che diceva, a mia madre. Quella bambina... ritardata.
ALDO - E lei?
ROSEMARY - Non mi ricordo cosabbia risposto: niente di speciale.
ALDO - Avr detto: Ehi, s... oppure Ma no. Con lo stesso tono.
ROSEMARY - Non lo so. Ma io, vedi, tutto questo lho capito dopo.
ALDO - Lo so: stato cos anche per me.
ROSEMARY - successo quella sera, dopo che i dottori se ne sono andati. Io non dormivo e non mi sono addormentata. Sono rimasta l con gli occhi chiusi, aspettando che succedesse... Ed successo. Prima una voce, poi due, poi un cavallo verde s messo a correre tra le nuvole e un contadino con un buffo capello a cilindro tutto sfondato, sdraiato nel cielo, sospeso, suonava un violino. Lo suonava male, come una rana, ma a me piaceva, mi faceva ridere. Cerano anche tanti altri animali... una capra che brucava un grappolo duva, un bue attaccato ad un carro, in unaia, carico di fieno. Poi si sono fatti avanti due sposi, lui vestito di nero, lei di bianco, come in un vecchio film in bianco e nero. Lei aveva in mano un mazzetto di mughetti e quando mi ha visto me lha buttato... Io lho preso... e... basta... Le voci mi chiamavano per nome... Per un momento ho creduto fossero i miei fratelli, che se ne erano andati prima di me, ma poi no: non erano loro... Mia madre neanche e neanche mio padre, certo! E io non conoscevo nessuno, dopo tanti anni in ospedale... Chi potevano essere? Per sentivo che potevo fidarmi: anzi, che era tanto, tanto tempo che le aspettavo. Erano voci solenni, come di un grande organo dalle canne dargento, ma dicevano cose semplici, come... Dai, su, che cosa aspetti? Vieni? Noi andiamo: vieni con noi! Oppl!
ALDO - Tutto questo hai pensato?
ROSEMARY - In un lampo.
ALDO - E poi?
ROSEMARY - Sono stanca. Non farmi dire troppo.
ALDO - Un po alla volta.
ROSEMARY - Non insistere! E poi... non sono arrivata alla fine? (Aldo tace) Eh? Non sono arrivata alla fine?
ALDO (dopo una pausa) - Si pu anche cominciare dalla fine. (Con altro tono) Mangiamo qualcosa?
ROSEMARY - Cosa c?
ALDO - Tutto. Carne in scatola, spaghetti in scatola, piselli in scatola, macedonia...
ROSEMARY - ...in scatola.
ALDO - Guarda: ho messo tutto in tavola. Io avevo labitudine di mangiare guardando la televisione.
ROSEMARY - Dov?
ALDO - Non c. Ho gi guardato. Lo sapevo, sai, che non ci sarebbe stata. Meglio cos. Cos parliamo.
ROSEMARY - Parli tu. Io non ho pi niente da dire.
ALDO - Dimmi solo una cosa. Quando... quando... quando hai seguito quelle voci... stato anche per te che... ti si chiarito tutto?
ROSEMARY - S.
ALDO - Perch prima... tutto era confuso.
ROSEMARY - S.
ALDO - Chiarito tutto... tutto? Come se un velo ti si aprisse davanti...
ROSEMARY - S. Come quando il vento scaccia la nebbia.
ALDO - Come quando apri una finestra.
ROSEMARY - Ma neanche tanto: come quando apri gli occhi.
ALDO - Gli occhi del cervello.
ROSEMARY - S, hai detto bene: gli occhi del cervello. (Ride)
ALDO - Vedi che tu e io ci capiamo? Tu che avevi paura...
ROSEMARY - Non ho avuto paura.
ALDO - Tu che diffidavi.
ROSEMARY - Beh... non ti conoscevo.
ALDO - Non occorre che ti giustifichi. (Pausa) Ti piace?
ROSEMARY - S.
ALDO - Non hai fame.
ROSEMARY - No.
ALDO - Forse anchio mangio soltanto per abitudine. Guardavo sempre la televisione, mangiando, perch cos non dovevo parlare con gli altri. La pensione dove vivevo...
ROSEMARY - Era una pensione?
ALDO - Lo vedi che sei tu che domandi? Okay, non proprio una pensione: un ospedale. Una clinica. Un po come il tuo, anche se il tuo era per gente ricca... Oh, non unaccusa! Mi avevano messo l quandera morto mio padre... No: quando mio padre se ne andato... Ha lasciato mia madre... e si messo con unaltra. Io... non sapevo dove andare: con lui, abitava a Roma o con lei! Ero gi adulto, avrei potuto andarmene anche per i fatti miei, ma... cerano troppe cose che non sapevo... Non ero attrezzato per la vita, ecco. Sono stato io, sai, a dirglielo al dottore. Mio padre mi aveva portato a Mosca, a farmi visitare: il dottore, un amico suo, uno psicologo, che aveva fatto dieci anni in prigione sotto Stalin, mi aveva visitato, cio... avevamo parlato. Poi era entrato mio padre e mi avevano detto di aspettare in anticamera. Io ho sentito tutto quel che dicevano: ho un udito eccezionale, io, ma non lho mai detto a nessuno. Parlavano in russo, ma io lo capivo. Dicevano tante cose, della mia infanzia, dei miei rapporti con la mamma, col pap, tutte giuste, ma nessuna... esatta. Sai quel che voglio dire? Ad un certo punto, quando stavano parlando di quel che avrei potuto fare in futuro, io sono entrato, e gli ho detto: Dottore, sa qual il problema? Io non sono attrezzato per la vita. Ia nie oborudovanii dlia jizni. Cos, gli ho detto. Ia nie oborudovanii dlia jizni.
ROSEMARY - E lui?
ALDO - Lui chi: il dottore?
ROSEMARY - Anche.
ALDO - Il dottore sembrato colpito. Forse, in una frase, avevo riassunto tutto. Per me era cos. Per lui, evidentemente anche.
ROSEMARY - E tuo padre? E tuo padre?
ALDO - Non ha detto niente. Per si fatto... come dire? Triste. E io ho pensato: te, cos impari! Sai, io sembro un po aggressivo, qualche volta. Ma solo per nascondere la mia timidezza. Io sto bene da solo, come una volta: chiuso in camera mia, a tavola con la televisione... Cos, quando dovevo parlare con gli altri, era come se mandassi avanti un altro. E forse faccio cos anche con te. Io me ne sto dietro, al sicuro: e mando avanti uno che parla, disinvolto, sicuro di s... Sono io che recito. E io mi guardo recitare. Io per... non ci sono.
ROSEMARY - Come si dice in russo?
ALDO - Ia nie oborudovanii dlia jizni. Cos mi hanno riportato in Italia e mi hanno messo l. Oh, avrei potuto andare dove volevo: bastava che lo dicessi. Ma a Roma... mio padre era un pezzo grosso, una persona molto importante, si occupava di politica... Io gli avrei dato fastidio. Mia madre... tutta la vita si era occupata di me... e sul momento ho pensato che aveva fatto abbastanza... Ma poi sono andato con lei. Un bel giorno morta... e io sono andato in clinica. Che per me era la cosa pi vicina allo scomparire. E devo dire che sono stato felice, s, molto felice...
ROSEMARY - Anchio stavo bene. Avevo tutto. Mi mancava un po la mia famiglia. Ma sapevo che gli sarei stato di peso. Poi morto mio fratello... poi anche laltro.. Poi morto mio padre... Quindi non cera pi ragione.
ALDO - No, no, bisogna andare pi indietro, pi indietro... Io, nella nostra stanza, a Mosca, durante la guerra. Mi sono reso conto dopo di che cosera Mosca durante la guerra! Dopo... quando tornata la pace, quando si sono accese le luci e da mangiare cera tutto quel che si voleva. E soprattutto... lo spazio, il posto: cera posto e spazio per tutto. A Mosca avevamo una stanza in un albergo: due brande per mio padre e mia madre. Di giorno stavano luna sopra laltra e poi in piedi contro il muro. Il divano per me. Un tavolo come questo. Nelle altre stanze cerano altre famiglie come la mia, di fuorusciti da tutto il mondo. I bambini erano amici miei, ma parlavano tutti una lingua diversa, il russo lo stavamo imparando. Il mio migliore amico era un polacco della mia et: ma un giorno Stalin ha fucilato suo padre e lui partito anche lui, chiss per dove... Io giocavo poco con gli altri. Preferivo stare a casa, a giocare con un trenino: un trenino di scatole di fiammiferi, che mi aveva fatto mio pap un giorno che era stato con me tutto il giorno. Lunico giorno. Cera poca luce, le giornate duravano poco e non finivano mai... Io avevo freddo...
* * *
LA MADRE DI ALDO - Se hai freddo mettiti il golf.
ALDO - Ce lho gi su il golf, mamma.
LA MADRE DI ALDO - Mettiti il palt.
ALDO - Dov il pap?
LA MADRE DI ALDO - A lavorare, lo sai. (Aldo inginocchiato per terra, le spalle al pubblico, e gioca distrattamente con il trenino)
ALDO - Nel libro che ho letto ieri cera una famiglia dove stavano sempre tutti insieme. Non sempre. Molto. Perch noi no?
LA MADRE DI ALDO - Perch c la guerra, bambino mio.
ALDO - E quando finisce?
LA MADRE DI ALDO - Finir! E allora torneremo in Italia, il pap avr pi tempo, star con te, giocher con noi. Il libro che hai letto... quella famiglia... era in tempo di pace. Purtroppo qualche volta succede che non sia cos.
ALDO - Perch? Raccontami... Spiegami...
LA MADRE DI ALDO - C poco da spiegare. E poi... tu sei troppo piccolo. Capirai da grande.
ALDO - Ma, mamma...
LA MADRE DI ALDO - cos, guarda: ci sono dei momenti in cui... per tante ragioni... vanno al potere i cattivi e comandano loro. E allora... chi non cattivo, chi crede nella bont, deve nascondersi, lottare, soffrire anche, e far soffrire anche le persone a cui vuol bene..
ALDO - E il pap cos?
LA MADRE DI ALDO - S. Se non lavorasse tanto, vedi, se non si desse da fare come fa, quel giorno... il giorno in cui ritorna la pace e ritorna la giustizia... sarebbe pi lontano... o magari correrebbe il rischio di non arrivare mai. per questo, capisci? Ma il pap ti vuol bene. E un giorno gli possiamo anche dire di non andare a lavorare. Per un giorno: e di stare qui, con te, o di portarti a spasso.
ALDO - S. Quando.
"LA MADRE DI ALDO" - Non lo so.
"ALDO" - Domani?
"LA MADRE DI ALDO" - Magari, s. Per non lo so, te l'ho detto: bisogna sentire anche lui.
"ALDO " - Per magari domani ha da fare.
LA MADRE DI ALDO - Eh s, pu darsi. E adesso, non meglio che tu vada a letto? tardi.
"ALDO" - Pu darsi che abbia da fare... ma non come l'altra volta.
"LA MADRE DI ALDO" - L'altra volta quando?
"ALDO" - Quando andato via: in Francia, in Spagna... ed stato via due anni. E tu sei andata con lui. E io sono rimasto qui solo.
"LA MADRE DI ALDO" - Siamo tornati, Aldo. Erano brutti momenti. E dovevamo andare. Vieni qui. (Aldo le si avvicina, senza alzarsi, e lei gli prende la testa tra le mani) Non pensarci pi. E vai a nanna. (Gli d un bacio)
ALDO - Buonanotte. (Aldo si alza, mette via il trenino, si avvia su per la scala che conduce al soppalco. La madre di Aldo" resta immobile, lo sguardo fisso nel vuoto. Dalla scala, un attimo dopo che vi scomparso Aldo, scende Il padre di Aldo. Scende piano, in silenzio)
IL PADRE DI ALDO - Dorme.
LA MADRE DI ALDO - Ti ha aspettato tutto il giorno.
IL PADRE DI ALDO - Mi dispiace.
LA MADRE DI ALDO - Cho del pane... e latte in polvere.
IL PADRE DI ALDO - Dammi quello che vuoi. (Pausa)
LA MADRE DI ALDO - Sai che cosa penso, qualche volta? Che sarebbe bello addormentarsi... e svegliarsi tra centanni.
IL PADRE DI ALDO (sorride) - Cho pensato anchio. Svegliarsi tra centanni e trovare non solo che la guerra finita, il fascismo morto e sepolto, ma che il mondo si messo sulla strada giusta: pace, giustizia, libert, eguaglianza, tutto risolto, tutto sistemato... Sarebbe bello! Ma... mi sentirei un disertore! Se tutti ci addormentassimo per svegliarci tra centanni, chi starebbe qui, a lavorare, a lottare perch quel mondo arrivi? Il nostro tempo questo, amore mio: qui che bisogna vivere...
LA MADRE DI ALDO - Purch non sia lui, a dover pagare, povero figlio!
IL PADRE DI ALDO - Cercher di essergli pi vicino.
LA MADRE DI ALDO (scuote la testa, sorridendo con tristezza) - Dici sempre cos. Anche stasera si ricordato della Spagna... Ha tirato fuori che per due anni rimasto solo... Pensa se non fossimo tornati...
IL PADRE DI ALDO - Siamo tornati.
LA MADRE DI ALDO - S, ma pensa se non fossimo tornati...
IL PADRE DI ALDO - La sua vita avrebbe preso unaltra svolta. Peggiore? O migliore? Senti: non ho voglia di pensare a come sarebbe andata se! gi abbastanza difficile tirare avanti nel mondo com, senza dover pensare come sarebbe se non fosse! (Ha inteso la frase quasi come una battuta comica, destinata ad allentare la tensione, ma La madre di Aldo sorride appena, come per abitudine o piccola compiacenza)
LA MADRE DI ALDO - Le tue solite battute da professore... quando non vuoi parlare di una cosa. (Il padre di Aldo accusa. Lunga pausa. Poi, con tono diverso, con forza e dolore improvvisi) Solo una cosa dimmi, se puoi dirmela: per quanto tempo, per quanto tempo ancora dovremo vivere cos?
IL PADRE DI ALDO - Forse per sempre.
LA MADRE DI ALDO (sospira) - Coraggio, allora: andiamo avanti. (Pausa)
* * *
ROSEMARY - Non mangi altro?
ALDO - No, grazie.
ROSEMARY - Anchio, sai, da piccola, facevo finta di dormire e sentivo quel che dicevano i miei genitori...
ALDO - Non credo che a casa vostra si dormisse tutti in una stanza.
ROSEMARY - No, ma lo stesso. Qualche volta succedeva. O che io sentissi senza che loro se ne accorgessero. O anche, che parlassero pensando che io non capissi... Questo te lo racconto, perch... piace anche a me. Ricordarmelo. Per... quando voglio mi fermo, daccordo?
ALDO - Daccordo.
ROSEMARY - E tu non insisti.
ALDO - Daccordo.
ROSEMARY - Abitavamo in una grande casa vicino al mare... Io ho sempre avuto case grandissime. Anche dopo, quando mi hanno messa in quellospedale... io non stavo nello stesso edificio degli altri; ma in una casa, di due piani, in mezzo al parco, tutta per me. Con la servit: linfermiera, la guardarobiera, la dama di compagnia... come se io ne avessi bisogno. Ma mio padre era fatto cos: mai avrebbe sopportato che uno dei suoi figli, neanchio, che pure mi aveva... cancellata, fosse confuso con gli altri. Bastava che non uscissi di l: ma per il resto potevo avere tutto quel che volevo. Anzi: dovevo avere tutto quel che volevo... anche se io non volevo niente, non avevo bisogno di niente. Nei primi tempi, mi mancavano i miei fratelli e i loro amici... Quandero in casa con loro... loro giocavano, ridevano, erano allegri, si facevano gli scherzi, in piscina, sul campo da tennis o quando si mangiava fuori, in giardino... Ma poi, dopo loperazione... non ho pi sentito neanche la loro mancanza.
ALDO - Loperazione?
ROSEMARY - Ho detto loperazione?
ALDO - ...Mi pare...
ROSEMARY - Non vero! Lhai detto tu... e hai fatto apposta.
ALDO - Scusa.
ROSEMARY - Mi vien voglia di non dirti pi niente. Che cosa stavo dicendo?
ALDO - La tua casa, di quanderi bambina.
ROSEMARY - Cera sempre il sole. Non ricordo di aver mai avuto freddo, di essere mai stata chiusa in casa, a giocare, con mia madre vicino. Mio padre era sempre l, non andava mai a lavorare: eravamo molto ricchi. Mi ricordo che una volta ha detto che, quandera giovane, aveva unambizione: lasciare ai suoi figli un milione di dollari ciascuno. E aveva nove figli.
ALDO - Beh, c riuscito, no?
ROSEMARY - Anche molto di pi. Per, a quel punto non gli bastava. Voleva che i suoi figli fossero primi in tutto, non solo a scuola o al tennis. Primi nella vita. Io non ho potuto, diceva: ma se non ho potuto io ci riuscir mio figlio.
ALDO - Che sarebbe Joe.
ROSEMARY - Si chiamava Joe, come lui. Joe junior.
ALDO - Joe junior... come a dire: una sua continuazione. quello che morto in guerra, vero?
ROSEMARY - S, quando arrivata la notizia, mio padre stato zitto. Non ha detto niente. Non so neanche se si sia commosso, se dentro di s abbia pianto. Non credo: perch stato in silenzio per non so quanto tempo... poi ha detto: Toccher a John!, che era il secondo. John sar presidente degli Stati Uniti.
ALDO - E cos hanno ammazzato anche lui.
ROSEMARY (irritata) - Questo non te lho detto!
ALDO - Tesoro, questa storia. Non c bisogno che tu me lo dica. E comunque me ne hai gi accennato, laltro giorno, non ti ricordi, che poi ti sei messa a piangere...
ROSEMARY - Smettila! Io ero orgogliosa di John. Era pi piccolo di me, di qualche anno. Era grande, bello, forte... come mio padre, come tutti gli altri... eccetto me.
ALDO - Me lo ricordo, sai, quando arrivata la notizia. Hanno interrotto le trasmissioni in tutto il mondo, suppongo, e lhanno fatto vedere; la macchina lungo la strada, lui che rovescia indietro la testa, la moglie che lo abbraccia, la macchina che si mette a correre. Poi lospedale, lei col vestito macchiato di sangue... E, tu non ci crederai, ma ho pensato: guarda, come mio padre! Perch anche mio padre han tentato di ucciderlo. Era tornata la pace, eravamo tornati in Italia, finalmente era finita la guerra, finito il freddo di Mosca, la paura... e un giorno gli hanno sparato. Non morto: lhanno salvato. Ma quando ho sentito alla televisione che avevano ammazzato il presidente degli Stati Uniti, ho pensato: Ma guarda te, ho pensato, ma perch si fatto ammazzare? Un conto mio padre, che non aveva mai avuto niente di niente, che era sempre vissuto come in galera, per quellideale che gli cantava dentro, per quel sole che aveva davanti agli occhi... Ma questo qui, perch? Era ricco, aveva tutto, non aveva nessun mondo da cambiare... Ma perch? Me lo son proprio chiesto.
ROSEMARY - E che cosa ti sei risposto?
ALDO - Niente: la risposta non lho trovata. Ho pensato, pensandoli insieme: lui, mio padre.. Mah, ho pensato, chiss se davvero a questo mondo il matto sono io
ROSEMARY - Tu lo giudichi male, vero, mio padre?
ALDO - Io non giudico nessuno.
ROSEMARY - ...Mentre tuo padre, invece, lo giustifichi!
ALDO - Smettila! Non quello il problema!
ROSEMARY - Tuo padre aveva un ideale, dici!
ALDO - S, questo vero.
ROSEMARY - Beh, anche mio padre aveva un ideale. Anche lui veniva dal niente, era venuto in America, dallIrlanda, senza un paio di calzoni di ricambio. Aveva lottato e aveva vinto! E voleva vedere i suoi figli salire ancora pi in alto di dove era arrivato lui!
ALDO (aggressivo) - E te?
ROSEMARY (idem) - E te?
ALDO - Lui li ha ammazzati i suoi figli!
ROSEMARY - E te? Che cosha fatto tuo padre di te?
ALDO (piano) - Io, forse, non sono stato alla sua altezza... Non sono stato abbastanza forte.
ROSEMARY - Tu non ci credi: ma pap mi voleva bene. Se non altro... come parte della famiglia. Sono io che lho deluso. Non colpa mia: io ero nata cos, ma era evidente. E quando si lotta per qualcosa.. me lha insegnato lui non bisogna avere debolezze, verso nessuno. Un giorno lho detto, a mia madre. Sono andata da lei, in camera sua, era appena tornata da Parigi... Lei era seduta cos, vicino ad un tavolo, pieno di riviste di moda. Le ho detto: mamma, io non sono intelligente. Io sono un po stupida. Lo so, lo vedo: con i miei fratelli, con le mie compagne di scuola... io faccio fatica a capire... E mi tiro sempre indietro... Ho paura a far tutto: perch sempre, tutti, sono pi bravi di me...
ALDO - E lei?
ROSEMARY - Taci, mi ha detto, c qui il pap: non dire niente a lui. Ne parliamo caso mai dopo, io e te. Sta zitta, eccolo!
* * *
IL PADRE DI ROSEMARY - John... si presenter alle elezioni per il governatorato dello Stato. una tappa necessaria: governatore, poi senatore, poi avanti. Robert, star di rincalzo. Dovesse succedere a John quello che successo a Junior... non dobbiamo trovarci impreparati.
LA MADRE DI ROSEMARY - Pensi che possa farcela?
IL PADRE DI ROSEMARY - Eh?
LA MADRE DI ROSEMARY - Ho detto... pensi che ce la far?
IL PADRE DI ROSEMARY (stupito) - Questa una domanda... la prima volta che mi chiedi se qualcosa che sto per fare riuscir o non riuscir!
LA MADRE DI ROSEMARY - Non parlo di te: parlo di John.
IL PADRE DI ROSEMARY - mio figlio! E comunque dietro di lui ci sono io. Credi che non sappia fare le cose? Tu pensa a farti vedere un po di pi in mezzo ai negri, agli ebrei, e a chi diavolo. Spendi pure: beneficienza, crociate, raccolte di fondi... Non badare a spese: fatti vedere... e portati dietro i fotografi! Al resto ci penso io. (Ride) Sai... il governatore uscente, quella vecchia mummia... Ho trovato uno che si chiama come lui: stesso nome, stesso cognome. Un omonimo. Fa il farmacista in citt. Lho fatto candidare alle elezioni. Gli pago io la campagna, manifesti, televisione, tutto. E in pi gli do due soldi, si capisce. Al momento del voto... una percentuale di gente che si confonde e vota lui invece dellaltro... c di sicuro. Cosa te ne pare?
LA MADRE DI ROSEMARY - Come vuoi tu.
IL PADRE DI ROSEMARY - Mi raccomando: John non sa niente, n di questo n di altro. Lui... deve aver le mani pulite. Lufficiale pagatore sono io. Non posso fare carriera politica perch ho fatto i soldi col whisky, col contrabbando, con le case dal gioco? Bene, signori moralisti coi guanti bianchi: far carriera politica mio figlio... con i soldi di pap.
LA MADRE DI ROSEMARY - C Rosemary di l... ti sente.
IL PADRE DI ROSEMARY - Anche se sente, cosa vuoi che capisca! (Si guarda intorno) No, non c: se ne sar andata. (Sospira, scuote la testa) Bisogner trovare una soluzione, per quella ragazza. Laltra sera, a cena, in mezzo agli ospiti... lhai vista? Non parlava, rannicchiata in un angolo... ad un tratto s messa a ridere...
LA MADRE DI ROSEMARY - Ha paura...
IL PADRE DI ROSEMARY - Paura, paura, che cosa vuol dire paura? Guarda: se tu mi dicessi, un giorno: E va bene: confesso: non figlia tua.. Io... io... ecco: un sospiro di sollievo! Per lamor di Dio, siamo una famiglia per bene... queste cose non si prendono neanche in considerazione! Per... ci vedrei una ragione, una spiegazione... Penserei... ecco perch!
LA MADRE DI ROSEMARY - Bisogna aver pazienza.
IL PADRE DI ROSEMARY - Non te ne faccio una colpa: mi hai dato nove figli. E otto vanno bene. Questa... nata cos. Bisogna che in casa nostra, finch c in gioco la carriera politica di John... bisogna che la si veda il meno possibile. Tra tutti i tuoi conventi cattolici, non ce n uno che possa tenersela?
"LA MADRE DI ROSEMARY" - Labbiamo gi mandata due anni in collegio. Come volevi tu.
"IL PADRE DI ROSEMARY" - Quindi pu provare il convento. Magari si trova bene.
"LA MADRE DI ROSEMARY" - Non pu passare la vita in convento.
"IL PADRE DI ROSEMARY" - Beh, perch no?
"LA MADRE DI ROSEMARY" - Se credi...
"IL PADRE DI ROSEMARY" - No, hai ragione. troppo impegnativo: una sorella mezza suora! Per carit! Non bisogna sbilanciarsi.
"LA MADRE DI ROSEMARY" - E allora non so...
"IL PADRE DI ROSEMARY" - Una soluzione ci sarebbe.
"LA MADRE DI ROSEMARY" - E cio?
"IL PADRE DI ROSEMARY" - Te lo dir: devo ancora parlare con un dottore che ho conosciuto una volta... Una specie di cura... un intervento... Ci toglierebbe ogni pensiero... E anche lei, tutto sommato, si troverebbe forse meglio... Tu cosa ne dici?
"LA MADRE DI ROSEMARY" - Non ho capito di che cosa si tratta.
"IL PADRE DI ROSEMARY" - Senti, ho mille cose da fare. Non cominciare con le tue domande. Comunque, in poche parole... lobotomia.
"LA MADRE DI ROSEMARY" - Che cos?
"IL PADRE DI ROSEMARY" - Tho appena detto di non far tante domande! Devi solo dire s o no.
"LA MADRE DI ROSEMARY" - necessario chio lo dica?
"IL PADRE DI ROSEMARY" - No, hai ragione. Me ne occupo io.
* * *
ALDO - (Squilla il telefono. Aldo si avvicina, stacca il ricevitore) Pronto? S, grazie... No, non credo... non abbiamo bisogno di niente, grazie... un po tardi, lo so... Oh, lo so che non c fretta, certo... per.. Grazie. (Riappende) Tra poco si far notte... Ed quasi Natale... Quando siamo venuti qui... era autunno, ti ricordi? Abbiamo ancora tante cose da dirci..
ROSEMARY - No, non tante.
ALDO - Vieni qui. (Rosemary gli si avvicina) Lascia che ti abbracci.
ROSEMARY - Ti faccio pena per quello che tho detto.
ALDO - No. Non pi di quanto mi faccia pena io. (La abbraccia, e lei gli si abbandona) Dimmi.
ROSEMARY (ma non ci riesce) - Dimmi ancora qualcosa tu.
ALDO (cerca un tema) - Hai mai fatto allamore?
ROSEMARY - Oh no!
ALDO - Perch rispondi cos?
ROSEMARY - Non mi sono neanche mai sposata!
ALDO - Beh, non che sia necessario...
ROSEMARY - Figurati! A casa mia eravamo molto... non so come dire... molto rigorosi. Una famiglia cattolica... molto irlandese. Quandero bambina e mio padre era ambasciatore a Londra, una volta mha portato dallIrlanda una bambola vestita da suora.
ALDO -Ma tuo padre e i tuoi fratelli...
ROSEMARY - Che cosa?
ALDO - Non sembravano molto rigorosi.
ROSEMARY - Erano maschi. diverso. Mio padre era un belluomo, come i miei fratelli. Avevano un sacco di donne, anche donne famose, attrici del cinema...
ALDO - E poi avevano soldi, tempo... Credo che mio padre non abbia mai tradito mia madre. Era povero anche in questo. E poi, forse, non era cattolico.
ROSEMARY - Per lui...
ALDO - Lui cosa?
ROSEMARY - Non avr mai tradito tua madre, ma...
ALDO - Erano sempre insieme! Anche quanderano ricercati, o in guerra... Avevano le stesse idee, gli stessi ideali... I tuoi erano una coppia vecchio stile: lhai detto tu: cattolici, irlandesi, bigotti. Lei a casa a far figli, lui in giro a fare il maschio... Conosco il tipo! la vecchia famiglia, tradizionale, borghese, maschilista... Quella dei miei era ununione vera, capisci?
ROSEMARY - S, per tuo padre...
ALDO - Mio padre cosa?
ROSEMARY - Non avr mai tradito tua madre, ma...
ALDO - Ah, ho capito dove vuoi arrivare! Ad un certo punto se n trovata unaltra.
ROSEMARY - Se n andato e vi ha piantati l. Mio padre, questo, non lavrebbe mai fatto.
ALDO - S, c un po di vero in quel che dici. Anche se non esatto se n andato e vi ha piantati l. stata una decisione molto sofferta.
ROSEMARY - Sofferta da parte di chi?
ALDO - Da parte di tutti: anche da parte del Partito. Perch ridi?
ROSEMARY - Non lo so: mi fa ridere lidea di un Partito che soffre...
ALDO - Beh, c poco da ridere: paese che vai, usanza che trovi. Non era come qui da voi, dove uno pu far quel che vuole, basta che non dia scandalo. Per mio padre stata una decisione molto difficile, ripeto. Daltra parte, io lo capisco: la guerra era finita, finito il periodo della clandestinit, dei pericoli. Lui non era pi un ricercato, col nome e i documenti finti: era una personalit di primo piano. Vita completamente cambiata... E quindi... Mia madre aveva... come dire... esaurito il suo compito. Non credo si sarebbe trovata a suo agio, nei salotti... La nuova donna di mio padre, io lho conosciuta: elegante, distinta, una cultura fatta non solo di testi politici... Era... come dire.. pi giusta, pi... adatta, ecco. Del resto, mia madre vissuta benissimo... fino a che non morta. Con me, in unaltra citt... (Non senza una punta di polemica politica) Da voi, un divorziato ha chiuso con la carriera politica! O anche solo se passa un week end con lamante.
ROSEMARY - Non per quello che pensi tu: per una questione di sincerit. Perch chi mente alla moglie, domani pu mentire alla nazione.
ALDO (la guarda sorpreso, sorridendo, con ironia, come felicemente sorpreso) - Ah, sentila, per! E poi dici di essere stupida e ignorante...
ROSEMARY - Sono le cose che sentivo dire da mio padre. Lui non ha mai mentito a mia madre: del resto, che avesse tante donne, lo sapevano tutti. Era un uomo affascinante: bello, forte...
ALDO - ...pieno di soldi e con un sacco di tempo libero.. Questo labbiamo gi detto, lo sappiamo gi. Comunque, neanche mio padre ha mai mentito a mia madre. Quando stato il momento... se n andato per la sua strada. Alla luce del sole, senza sotterfugi...
ROSEMARY - E che cosa meglio? Avere ogni tanto qualche donna, oppure un bel giorno...
ALDO (seccato) - Che cosa importa? Non siamo qui per fare graduatorie! Che cosa importa quel che meglio o peggio? Mio padre se n andato. Punto e a capo. Cose che succedono, nelle migliori famiglie... Eccetto la tua, daccordo! Comunque, tu smettila di parlar di mio padre, con tutto quello che devi ancora raccontarmi di te! (Si pente del tono sgarbato con cui ha parlato. Le si avvicina. La abbraccia) Scusami. Non volevo esser sgarbato.
ROSEMARY - Non importa.
ALDO - Forse... sono pi nervoso di quel che credo. Sono momenti difficili.
ROSEMARY - Lo so, caro. Non preoccuparti.
ALDO - Posso... posso darti un bacio?
ROSEMARY (molto stupita) - Un bacio?! Un bacio come? Un bacio?
ALDO - Un bacio. (La bacia sulle labbra. Un bacio senza passione, solo volont daffetto)
ROSEMARY (a cose fatte) - Beh... e perch?
ALDO - Non lo so. Cos. Ho pensato a te... A quel che mi hai detto prima... Che non hai mai fatto allamore...
ROSEMARY - Te lho detto: non mi sono mai sposata.
ALDO - Appunto. Quindi... sei vergine.
ROSEMARY - S... Credo.
ALDO - Come sarebbe a dire, credo?
ROSEMARY (a fatica) - Credo, perch... Anche questo devo raccontarti?
ALDO - Se ti pu aiutare... Se vuoi...
ROSEMARY - S, certo... Ma tu non devi pensar male di me.
ALDO - Non penso male di te.
ROSEMARY - Una sera, a casa nostra... dopo che cera stata una grande cena in piedi, con un sacco di gente, tutta gente importante, e me, come al solito, mavevano lasciata da parte, seduta in un angolo, con i camerieri che ogni momento erano l a chiedermi La signorina desidera qualcosa?, ed erano gli unici a occuparsi di me... Cera anche unattrice famosa e tutti sapevano che andava a letto con mio padre e cerano le donne dei miei fratelli... Io ho pensato: adesso me ne vado! Prendo la macchina, vado in giro di notte e il primo uomo che trovo... No, non il primo, a caso: un belluomo, giovane, forte, pi bello di mio padre e dei miei fratelli... e anche intelligente, perch lavrei fatto parlare: intelligente, istruito, doveva essere! Ricco o povero non mi interessava! Ma tutto il resto s... Non devi pensare male di me.
ALDO - Non penso male di te.
ROSEMARY - E lho fatto: sono uscita, nessuno se n accorto; e comunque, anche se se naccorgevano... Ho preso la macchina e sono andata in giro... Non cera nessuno. Era notte. Ho girato unora, due ore, non lo so neanchio. Poi ho visto uno... Lho fatto salire in macchina, ma ero stanca, stufa, non avevo pi le idee chiare in testa, salvo una e quindi... non sono stata neanche tanto l a guardare se era giovane, bello, intelligente... Era proprio il primo che passava per la strada. Lho fatto salire in macchina... gli ho detto: Voglio fare allamore... Lui... non so neanche bene quel che successo... Mi ha messo le mani addosso, mha fatto anche male... No voglio che tu pensi male di me!
ALDO - Oddio, non penso male di te!
ROSEMARY - Poi...
ALDO - Poi?
ROSEMARY - Poi ad un certo punto arrivata una macchina: cerano su il giardiniere e uno dei gorilla di mio padre. Serano accorti che me nero andata e serano tutti mossi a cercarmi... e mavevano trovato. Mi aspettavo chiss che scenata da mio padre... e invece niente. Per un settimana dopo mi ha portata in clinica! Credo che sia stata come lultima goccia... E in fondo lo capisco! Tu non devi pensar male dei miei...
ALDO - Lo so, me lhai gi detto. Per...
ROSEMARY - Eravamo prima di tutto una famiglia. Quando mhan portata a casa, uno dei miei fratelli mha detto: Ma non ci hai pensato, se finivamo sui giornali per una cosa del genere? Se finivamo, hai capito? Perch eravamo abituati a considerarci un tuttuno. Era delle cose che diceva sempre mio padre: Fossimo nobili, diceva, il nostro motto sarebbe Uno per tutti, tutti per uno.
ALDO - Nel tuo caso, non direi proprio..
ROSEMARY - S, ma perch ero io che... non so come dire... avevo mancato ai patti. Non ero allaltezza della situazione. Anchio avrei potuto dire come te... a quel dottore...
ALDO - Ia nie oborudovanii dlia jizni.
ROSEMARY - Cos! (Pausa)
ALDO - Io... invece... donne... Non ti scandalizzi? Io andavo a puttane. Che non credo fosse molto diverso da quello che facevano i maschi di casa tua... Solo che le mie... erano proprio... Nessuna grande diva di Hollywood, neanche di Cinecitt! Anchio uscivo... la sera... E la prima, o la seconda, che trovavo... me ne andavo con lei.
ROSEMARY - E perch?
ALDO - Beh... per i motivi per cui si fanno queste cose. Perch ero giovane, ne avevo voglia e poi... perch non avevo voglia di impegnarmi. Per carit! Magari mi innamoravo...
ROSEMARY - E allora?
ALDO - E allora sarebbe stata tutta unaltra storia: uno si innamora, si sposa, mette al mondo dei figli... Per carit! No, no, no... Mettere al mondo un figlio, in questo mondo, che poi non sai neanche se potrai occupartene... e lui che vien su chiss come, magari sbagliato, come me! No, no, no! Era un mio chiodo fisso: appena sentivo che avevo voglia, magari anche solo di un po di affetto, di una mano di donna, due occhi che ti ascoltano, dei capelli da accarezzare... via, via, via, vade retro satana! Una bella puttana, patti chiari e poi ognuno per la sua strada. Sapevo le tariffe di tutte le puttane della mia citt. A che cosa serve la Storia, se non si impara? (Pausa)
ROSEMARY - Pensa se una donna si comportasse cos.
ALDO - No, no, sei fuori strada. Qui non centra lesser maschio o femmina: questo andr bene per casa tua. Io non volevo figli, non volevo sentimenti! Per poi magari trascurarli, calpestarli, sentir tutta la vita il rimorso di quel che non si fatto, non si potuto fare... Devo gi scontare le colpe di mio padre nei miei riguardi... non ho posto, n tempo, n energie per colpe mie nei riguardi di un figlio mio! I figli sono cose da animali, o da incoscienti! Ecco: se uno non sa quello che fa... Bene: allora pu anche fare un figlio. Ma se appena appena ragiona...
ROSEMARY - Non agitarti... passato...
ALDO - Hai ragione: scusami. Ho detto delle brutte cose, lo so. Io qualche volta esagero, in cinismo. Ma sai perch? Perch io, di mio, sarei un sentimentale: per lo so e reagisco. E allora qualche volta cado nelleccesso opposto. (Si calma, si asciuga il sudore, sorride. Poi, non si sa quanto convinto e convincente) A me piacciono i bambini. E mi sarebbe anche piaciuto avere un figlio...
ROSEMARY - Un figlio! Sai: quella sera...
ALDO - Quale sera?
ROSEMARY - Quella sera che son scappata di casa, in macchina...
ALDO (scherzando) - Ah, la sera che sei andata a puttani.
ROSEMARY - Beh...
ALDO - Ho capito. Quella sera.
ROSEMARY (con intensit) - Un figlio! Oh! Era quello che volevo! Non far lamore, non un uomo.. Niente di quello che facevano i miei, n mio padre, n mia madre... Un figlio! Un figlio bello, forte, grande, come i miei fratelli! Di pi: pi bello, pi intelligente. Crescerlo dentro di me, poi nascerlo, tirarlo su come le grandi querce del parco... E un giorno... andare da mio padre e dirgli: Eccolo! mio! Lho fatto io! Io! Perch io non voglio escludermi! Questo sar allaltezza, vedrai! Come Joe, come John, come Robert! Non dovrai tenerlo da parte, nasconderlo, vergognarti di lui! Anzi: a lui... potrai volergli bene, pap... e perdonarmi! (Piange, per qualche tempo, silenziosamente)
ALDO (ha evitato di lasciarsi coinvolgere) - Poi... quando sono andato in clinica, la situazione, come si suol dire, radicalmente mutata. L non cera nessun pericolo dinnamorarsi. E, conseguentemente, non cerano puttane.
ROSEMARY (riprendendosi) - Che cosa avrei dato, per poter andare da mio padre, e dirgli: eccolo, questo mio figlio. Bello, forte, come i tuoi, pi dei tuoi...
ALDO - Ssssst! Non dirlo neanche!
ROSEMARY - Tu non puoi capire!
ALDO - Che cosa ne avrebbe fatto. Eh? Come Joe, come John, come Robert! Lhai detto tu? Dove sono, eh, dove sono i tuoi fratelli?
ROSEMARY - E tu dove sei?
ALDO - Che centro, io? Io non sono n bello, n forte, n niente! E poi... io non sono colpa di nessuno! E in fondo ho fatto una bellissima vita... tranquilla. Fuori, tutti i casini: io, l dentro, come in un acquario... La differenza tra mio padre e il tuo, che mio padre rischiava lui, la vita: per gli altri. Quando gli hanno sparato e sono andato a Roma, con mia madre, lui era mezzo morto, certo, ma non mi ha quasi neanche badato: pensava al Partito, allidea, alla situazione del momento. E ai suoi compagni diceva: State calmi: non perdete la testa. Ha detto cos anche a me: forse senza neanche riconoscermi: Sta calmo, mi ha detto: non perdere la testa. Ma io... non avevo nessuna testa da perdere.
ROSEMARY (con un po di provocazione) - Mio padre, invece?
ALDO - Tuo padre... mandava i figli, a rischiare.
ROSEMARY - Tu parli di cose che non conosci.
ALDO - Tuo padre mi ricorda Madre Coraggio.
ROSEMARY - Chi?
ALDO - Madre Coraggio. una commedia... o meglio: la protagonista di una commedia che ho letto una volta. Di Brecht, s: quello di prima, quello della poesia. Madre Coraggio aveva un carretto di mercanzie e seguiva non so che esercito, durante la guerra dei trenta o dei centanni, non importa. Vendeva, comperava... e per lei la guerra voleva dire lavorare e guadagnare, e cos aveva tirato grandi tre figli: due maschi, e una femmina. I due maschi belli e forti, la figlia... sordomuta e un po deficiente. Era convinta di dovere chiss che cosa alla guerra... E tremava allidea che scoppiasse la pace... E invece... prima uno, poi laltro, poi la sordomuta... la guerra le ha portato via tutti i figli.
ROSEMARY - Che cosa centra questo con mio padre!
ALDO - Anche lui... chiss se se n reso conto: convinto di aver in tasca chiss che cosa: ricchezza, successo, potere... E cos i figli, uno dietro laltro... come Madre Coraggio...
ROSEMARY - Salvo la figlia deficiente.
ALDO - ...ma senza le attenuanti di Madre Coraggio.
ROSEMARY - Tu non capisci come un padre possa avere delle ambizioni per i propri figli!
ALDO - Dio ce ne scampi e liberi, se questi sono i risultati! Meno male che il mio non ne aveva! O almeno... non di quel tipo!
ROSEMARY - I nomi dei miei fratelli sono nella storia del mondo! E io sono orgogliosa di loro. Tu invece...
ALDO - Io non sono in nessuna storia e non c nessuno al mondo che sia orgoglioso di me. Giusto! E infatti sono io, ad essere orgoglioso di mio padre!Vedi? Se non ci fosse stato tuo padre... con la sua volont, con i suoi soldi... tuo fratello non sarebbe mai diventato presidente degli Stati Uniti. Vero. Per lo sarebbe diventato un altro. Per forza! Un presidente ci vuole. C scritto nella Costituzione. Ma se mio padre non avesse fatto quello che ha fatto: lottato, sofferto... la causa in cui lui credeva, libert, fraternit, eguaglianza, si sarebbe imposta... chiss: un anno dopo, un giorno dopo, forse anche solo unora dopo! La capisci la differenza?
ROSEMARY - No.
ALDO - Che tuo padre, in fondo, ha sacrificato tre figli, quattro con te...
ROSEMARY - Me lasciami fuori, per piacere.
ALDO - ...per fare lui una cosa che comunque altri avrebbero fatto. Matematico! Mio padre ha forse un po trascurato suo figlio, se vuoi, ma per qualcosa che altrimenti gli altri non avrebbero fatto: o per contribuire, comunque, a quel qualcosa.
ROSEMARY - E c riuscito?
ALDO - A far cosa?
ROSEMARY - A fare quel mondo che dici tu? Libert, fraternit... Com?
ALDO - Gli ha fatto fare un passo avanti. Piccolo, daccordo, Piccolissimo. Meglio di niente. Per... ecco dove casca lasino: se mio padre avesse, diciamo... vinto... vinto davvero, in tutto il mondo, per sempre... se il mondo fosse... quello che lui aveva in testa... beh: anche i tuoi fratelli sarebbero ancora vivi! Tuo padre, anche vincendo... spostava soltanto le carte in tavola! Il potere di qui invece che di l...
ROSEMARY - Ho mal di testa. Mhai fatto venire il mal di testa.
ALDO - Scusami! un mio vizio, quello di parlare troppo. unaltra di quelle cose che sotto sotto non mi appartengono. Io di mio non sarei molto socievole, anzi: sarei piuttosto sul taciturno. Ma siccome lo so, e so che non va bene, mi sforzo di parlare con gli altri... e qualche volta esagero.
ROSEMARY - C qualcosa per il mal di testa?
ALDO - Subito. (Si mette in cerca di una pastiglia, la trova, prende un bicchier dacqua, e senza farsi vedere getta via la pastiglia. Poi le porge il bicchiere) Comunque, per concludere: in realt io non mi sono mai sentito sacrificato. E ho fatto una vita... serena. Sono stato con mia madre finch morta... poi in clinica... in pensione da sempre, senza neanche mai lavorare, perch appunto io... non so fare niente. Poi morto anche mio padre e io ho pensato... ecco, adesso sono a posto, adesso non ho pi niente a cui pensare. Che pace! Che tranquillit!
ROSEMARY - Non avevi parenti, fratelli...
ALDO - Nessuno.
ROSEMARY - E tua sorella?
ALDO - Mia sorella?!
ROSEMARY - Non avevi una sorella, che veniva a trovarti, ogni tanto... (Aldo la fissa con aria al tempo stesso incredula e sarcastica, scuotendo la testa)
ALDO - Eccola! Avrei dovuto aspettarmelo! Voi donne siete speciali! Siete l, miti, tranquille, come le giovenche di Virgilio, dalle lunate corna... Se appena appena la discussione saccende vi viene il mal di testa... e poi, tutto ad un tratto, l! La stoccata al vetriolo. (Rosemary abbozza una reazione, che non ferma per Aldo) Come prima: stavamo parlando di tuo padre e delle sue attrici, e tu, come una vespa, zac, a tirar fuori il divorzio dei miei: che non centrava niente! Proprio solo per creare difficolt, per cercare di mettermi a disagio... Io non ho sorelle. (Rosemary tace) Hai capito? Ti ho detto che non ho sorelle! (Rosemary tace) Quella che qualche volta veniva a trovarmi, come qualche altro vecchio compagno del Partito, del resto, non era n figlia di mio padre, n figlia di mia madre. Ergo, dimmi tu perch avrebbe dovuto essere mia sorella! (Rosemary tace. Pausa. Aldo sbuffa, nervosamente, si asciuga il sudore. Non sa cosa fare, non sa dove andare) Io... vado a letto. Buonanotte.
ROSEMARY - Buonanotte. (Aldo si avvia su per le scale. Rosemary lo segue con lo sguardo, poi si alza, va al bagaglio che ha deposto da qualche parte entrando, o che in qualche momento ha messo a posto, prende la bambola e vi si dedica: la pettina, le sistema le vesti, come per un bambino che debba andare a letto. Aldo ridiscende la scala, con aria dimessa, come per una colpa o una sconfitta. Si porta alle spalle di Rosemary. lei la prima a parlare) Ti chiedo scusa.
ALDO - Non devi chiedermi scusa. Hai ragione tu. Io... mi aggrappo alle parole e le interpreto in senso largo o stretto... a seconda di come mi fa comodo. un vizio che si prende quando si discute soprattutto con se stessi. Mia sorella... che poi non mia sorella: questo vero lei che veniva a trovarmi, qualche volta. Lunica, per cos dire parente. E io... da un lato mi faceva piacere: era la sola persona al mondo, morta mia madre, con la quale sentivo di poter essere quel che ero. Un povero diavolo, un essere umano fuori parte... Provavo addirittura un certo piacere a farmi vedere cos, perch mi sembrava in qualche modo di rinfacciarglielo. Se io sono fatto cos, perch tu sei fatta cos! colpa tua! Lo capisci, questo? E allora perch vieni a trovarmi? Stattene a casa tua! Non ho bisogno di niente: lunica cosa, vorrei sapere che non esisti! Per non vero che fosse colpa sua. Questo lo so. Lei, sai chi era? Era la figlia di un operaio, un comunista, morto durante una manifestazione. Erano scesi in piazza e avevano non una, ma mille ragioni. Una folla di operai mette paura, quando si ha la coscienza sporca: e la polizia si messa a sparare. Sono morti in undici e uno di questi undici era il padre di quella donna, che allora era una bambina. Probabilmente anche gli altri lasciavano dei figli, ma questo non ci interessa. Il fatto che mio padre, segretario del partito comunista, e sua moglie, laltra, anche lei pezzo grosso del partito, fanno la bella pensata di fare un bel gesto. Prendono questa bambina, senza neanche averla vista, e ladottano! Hai capito? Bello, eh? Tuo padre mai lavrebbe fatto, anche al di l del comunista o non comunista. Ma il mio s! Avr pensato: con questa qui, laltra, non pi let di aver figli, un figlio in casa ci vuole, io faccio il bel gesto simbolico, di quelli che vanno sui giornali, e, guarda caso, mi metto un po a posto con il Partito, che questa storia della vecchia compagna di tante lotte, piantata l al nord con il figlio mezzo scemo, lha accettata s, ma perdonata proprio non me lha mai! Ecco il padre padrone del partito che adotta la figlia dellumile militante, caduto sotto i colpi dei pluto-clerico-fascisti. Una famiglia ci vuole, no? E cos, io, un giorno, apro il giornale... anzi, mi ricordo una cosa: che stato lultimo giornale che ho aperto in vita mia... e mi trovo davanti la famigliola felice. Mio padre, laltra e la bambina. Che aveva let di quanderavamo a Mosca, anche se di fotografie con me, mio padre e mia madre a Mosca io non ce nho e non ne ho mai avute, n a Mosca n in qualsiasi altra parte. Ricordo che ho spanto il caffelatte, dal tremito che mi ha preso. Ed stata lunica volta in vita mia che ho dato dello stronzo a mio padre. Avevo l quel giornale, con la sua faccia sorridente e lei con la bambina per mano.. e gli ho gridato: Eh no, cazzo! Io non tho mai detto niente di niente, n quando ceri n quando non ceri! E mi stata bene la guerra di Spagna, e la Russia di Stalin, e i nomi falsi, e il vivere nascosti, e anche il benservito a mia madre e il fuori-dai-piedi a me! Ma adesso che un po di quello che volevi lhai avuto, che sei a Roma, che il nome e la faccia li sbandieri alla luce del sole, che milioni di persone ti guardano come un dio, il migliore qui e il migliore l, e che anche a quelli dellaltra parte, comunque, gli fai paura e quando cercano di farti fuori gli fai pi paura ancora, e se la fan sotto perch tu non muoia... beh, se proprio volevi qualcuno da compensare per quel che aveva perso, qualcuno da portarti in casa perch la casa non ce laveva... un orfano, s, un orfano, al quale dare un padre... beh, diciamoci pure una volta per sempre le cose come stanno: un figlio che il padre non ce lha avuto ce lavevi, stronzo che non sei altro, te e il tuo bel gesto del cazzo! (Pausa. Rosemary rimasta immobile, impassibile. Aldo prende il bicchiere dacqua ancora sul tavolo davanti a Rosemary. Poi si fruga in tasca, ne trae una boccetta, dalla quale fa uscire qualche pillola. Fa per mettere in bocca le pillole, poi le guarda, le getta via, in un cestino o nella pattumiera, poi vi getta anche la boccetta. Poi, con calma, beve lacqua. Con altro tono) Io di solito non uso il turpiloquio. Sono molto composto nel parlare. Per il turpiloquio esiste, ha una sua precisa funzione: non bisogna abusarne, certo, ma non per motivi, come dire, perbenistici: ma solo perch tra uno che ogni tre parole dice cazzo! o uno che intercala di continuo un vero no?, o un tu mi capisci, limpressione di monotonia, di mancanza di fantasia espressiva, o anche solo di imprecisione, di approssimazione del linguaggio la stessa identica precisa. Quindi: ci sono dei casi in cui il turpiloquio esprime esattamente quel che si vuol dire e in quel caso non pu essere sostituito da espressioni, magari pi composte, pi criticamente ortodosse, ma che non... (Un gesto con le dita, come a significare inconsistenza) ...non concludono, non riflettono il pensiero, il sentimento! (Squilla il telefono) Devessere per te: io ho finito. (Rosemary si alza, si avvicina al telefono, solleva lentamente il ricevitore. Ascolta... fa cenno di s con la testa... riappende. Torna al centro della scena, al tavolo o al divano, prende la bambola, se la stringe al petto. Pausa. Aldo aspetta)
ALDO - E allora?
ROSEMARY (tormentandosi) - Domani... Unaltra volta.. Ti prego...
ALDO - Tho detto che io ho finito! Tocca a te! O dovr star qui per tutta leternit ad aspettare che la signorina...
ROSEMARY - Ti prego, devi aver pazienza... Anche tu hai fatto fatica, non ti ricordi? Te ne sei perfino andato via, sei salito di sopra... me lo ricordo come fossi ieri... e quando sei tornato gi... ho dovuto io chiederti scusa... Altrimenti non saresti mai arrivato fino in fondo...
ALDO (la prende per le braccia, quasi scuotendola) - E allora? Te lho detto o non te lho detto, tutto quel che dovevo? E adesso tocca a te! Parla! O devo cavarti io le parole di bocca? (La scuote, con rabbia, lei piange, si ribella. Lui labbraccia, teneramente, aspettando che si calmi. Poi, non appena lei si calmata) Su! Rosemary... su... Fallo... fallo per te... Vedrai... (Come suggerendo, a memoria) A me nessuno mi ha chiesto niente...
ROSEMARY (ripete con fatica, presto rinfrancandosi) - A me nessuno mi ha chiesto niente. Lho saputo poi, che io avrei dovuto firmare una carta: ero maggiorenne, la mia opinione valeva quanto quella degli altri; e poi cera bisogno del mio consenso, per unoperazione cos! necessario il consenso per renderti sterile, e non per il cervello? Io non so come sia successo. Probabilmente come sempre: mio padre ha pagato. Oh, non badava a spese, lui, per la famiglia! E l, vero quel che aveva detto mio fratello. Io lo capisco: non potevamo finire sui giornali. Sono sicura che, se fosse stato il caso, per me mio padre avrebbe sacrificato i miei fratelli. Ma, appunto, non era il caso. Anzi era il caso contrario. Quindi, come sempre:... Uno per tutti, tutti per uno. Cos, pochi giorni dopo quella sera, mhanno portato in clinica. Pensandoci, dopo, ho capito che i miei fratelli, mia madre, anche la gente di casa, le cameriere, i gorilla, mavevano salutato in modo strano: cio... come al solito, ma come se si sforzassero, di salutarmi come al solito. (Pausa. Rosemary ha un cedimento, come impossibilitata a continuare)
ALDO (incalzando, ma con pazienza) - In clinica, mi hanno affidato ai dottori...
ROSEMARY - In clinica, mi hanno affidato ai dottori. (Porge la bambola a Aldo) E poi, dopo uno o due giorni per non so quali esami... arrivato un professore, dallAustralia, credo, o dal Sudafrica... molto gentile, perbene... mi ha fatto un sacco di domande, ma non erano neanche domande, era una chiacchierata... Si informava di me, della mia vita, dei miei pensieri... Poi ha guardato le carte che i medici della clinica gli avevano preparato e... ad un certo punto arrivato mio padre. A me avevano gi fatto uniniezione. solo un calmante, mi aveva detto il professore: lo diamo anche ai bambini. Mio padre era pallido e la mano con cui mha fatto una carezza tremava un poco: me ne sono resa conto dopo, ripensandoci: anzi, forse me ne rendo conto solo adesso. Per era determinato, deciso, come sempre quando decideva qualcosa, soprattutto... se era per il bene della famiglia. Poi si appartato un poco con il professore, forse pensava che con il sedativo io gi non fossi in grado di capire... e gli ha detto...
IL PADRE DI ROSEMARY - Mi raccomando, professore. Solo quel tanto che basta... Niente di pi di quel che necessario...
ROSEMARY - Non si preoccupi: sappiamo il nostro mestiere e ho perfettamente capito il problema. Cos, mi hanno... aperto la testa, come si farebbe con una bambola. Mi toccavano qui e l con una specie di matita... (Loperazione si svolge sulla bambola, che Rosemary ora tiene ferma) ...e mi chiedevano se sentivo qualcosa e che cosa sentivo. Poi ho sentito la voce del Professore...
IL PROFESSORE - Bisturi... Signorina, lei conosce il Padre nostro?
LA BAMBOLA - S.
IL PROFESSORE - Dica il Padre nostro.
LA BAMBOLA - Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volont, cos in cielo come in terra...
IL PROFESSORE - Basta cos, grazie.
ROSEMARY - E allora ho sentito, ma senza nessun dolore, qualcosa incidermi dentro... come se mi stessero staccando... non so: una ciste, o un pezzetto di cervello...
IL PROFESSORE (come suggerendo) - Padre nostro...
LA BAMBOLA - Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volont...
IL PROFESSORE - Basta cos, grazie.
ROSEMARY (tenendo la bambola per mano) - ...Uninfermiera mi teneva per mano, mentre il professore tagliava... e la sua voce si faceva pi lontana, pi difficile da sentire...
IL PROFESSORE (come sopra, suggerendo) - Padre nostro... (Ma la bambola stavolta non risponde) Signorina! Il Padre nostro... Provi a dire il Padre nostro...
LA BAMBOLA - Padre nostro che sei nei cieli, sia... sia... benedetto il ventre tuo... e quando ritorni da Parigi... vieni a vedere mio figlio... salutami John... e sia fatta la tua volont... ora e nellora della nostra ultima cena... Ma chi che ha bruciato le lenzuola?
IL PROFESSORE - Basta cos, grazie. (Le mostra una mano) Che cos questa?
LA BAMBOLA - Una farfalla. (Le mostra la mano aperta su tre dita)
IL PROFESSORE - Quanti sono questi?
LA BAMBOLA (ride, un po sguaiatamente) - Sono tutti morti... non lo vedi, scemo?
IL PROFESSORE - Basta cos. (Con altro tono) a posto. Suturare e chiudere. Inturbarla e morfina. (Lunga pausa. Rosemary, raccatta la bambola, se la stringe al seno. La pausa il tempo necessario per allentare ogni tensione, uscire dai personaggi interpretati e dalla scena evocata. Aldo alla finestra)
ALDO - un bel tramonto. Ci sono ancora delle nuvole... ma c un po di vento, e la notte sar chiara. (Si avvicina a Rosemary) Sei stanca?
ROSEMARY - S...
ALDO - Per... ti senti meglio.
ROSEMARY - S... Leggera.
ALDO - Libera. Come quel giorno.
ROSEMARY - Come quel giorno.
ALDO - Vuol dire che tra poco possiamo andare. Apriamo la finestra? Senti: come si sente... la primavera che si avvicina. Tra poco i prati si riempiranno di fiori... Poi verr lestate...
ROSEMARY - Volevo dirti... che sono stata bene con te.
ALDO - Anchio.
ROSEMARY - Che cosa succeder?
ALDO - Niente. Che cosa vuoi che succeda? (Aldo siede sul divano) Vieni qui. (Rosemary si inginocchia sul divano accanto ad Aldo, sdraiandosi poi sulle ginocchia di lui) Tra poco sar buio... e ci addormenteremo, finalmente senza paura.
ROSEMARY - E poi?
ALDO - E poi... poi si possono raccontare tante storie.
ROSEMARY - Me ne racconti qualcuna?
ALDO - (come passando in rassegna nella mente) - Qualcuna... qualcuna... Vediamo un po. Ecco: tu ed io ci risvegliamo, domani mattina... ci diciamo Ciao, caro! Ciao, cara! Hai dormito bene? Ti preparo il caff! No, stamattina sono di corsa, ho un appuntamento alle nove. Copriti bene che fa freddo... Mi raccomando i bambini... Vengo a prenderti alla stazione alle sei... E stasera... ti porto a fare follie! (Rosemary ride)
ALDO - Oppure... ci mettono in uno scaffale, per qualche secolo o qualche millennio... e un bel giorno, a caso, rinasciamo... Io sar magari uno sportivo, un campione pieno di soldi...
ROSEMARY - Oh, no, non pieno di soldi!
ALDO - S, s, lascia stare. I soldi vanno bene. Tu, sarai povera. Tu sarai una piccola segretaria, per io mi innamorer di te e ci sposeremo.
ROSEMARY - Una cosa ho imparato da te, anche se non lho capita bene. E se ci risvegliassimo nel mondo... che voleva tuo padre?
ALDO - Bah.
ROSEMARY - Ti ricordi? Il giorno che siamo venuti qui tu mhai detto un proverbio del tuo paese... Dio li fa...
ALDO - ...e poi li appaia.
ROSEMARY - Dici che cos anche per noi?
ALDO - Pu darsi.
ROSEMARY - Non poteva appaiarci un po prima?
ALDO - Beh, ci sono dei limiti anche allonnipotenza. Eravamo effettivamente un po distanti, se ci pensi. Trovarci e appaiarci... era davvero un terno al lotto. Siamo qui, insieme adesso: bisogna sapersi accontentare.
ROSEMARY - Non abbiamo mai fatto allamore.
ALDO - Lo so. Evidentemente non era necessario.
ROSEMARY - In un film sarebbe successo.
ALDO - Eh! Se ci ritroveremo in un film lo faremo.
ROSEMARY - Ho sonno.
ALDO - Dormi.
ROSEMARY (come per unidea improvvisa) - Senti: mi canti una ninna-nanna?
ALDO - Una ninna-nanna?!
ROSEMARY - S, mi piacerebbe.
ALDO - Come quelle che ti cantava la mamma?
ROSEMARY - Le bambinaie, per dir la verit.
ALDO - Ma io... non ne so, di ninne-nanne! Io le bambinaie non le avevo! Aspetta... s, s, una volta... non che lo ricordi esattamente... ma mi ricordo che me lhanno raccontato, da grande. Ero piccolo e non volevo dormire e mio padre mi ha preso in braccio e... cos mhanno raccontato, ha provato a cantarmi una ninna-nanna. Solo che di ninne-nanne non ne sapeva neanche una. E allora... ha cantato... sul ritmo di una ninna-nanna... che un sei ottavi, se tinteressa... mi ha cantato... beh... mi ha cantato quello che sapeva, poveruomo anche lui... Mi ha cantato... s, mi ha cantato lInternazionale...
ROSEMARY - Che cos?
ALDO - Beh, non una ninna-nanna. Le parole... sono tuttaltro: un grande inno rivoluzionario. Non credo che a casa tua labbiano mai...
ROSEMARY - Me la canti?
ALDO - Linternazionale?!
ROSEMARY - La ninna-nanna...
ALDO - Senza le parole, per.
ROSEMARY - Solo la musica. Facendo mmmm.
ALDO - Va bene. Mi provo. In sei ottavi. (Rosemary gli si accoccola in braccio. Aldo canta, in sei ottavi, trasformandolo in una ninna-nanna, lInternazionale, cullando lentamente Rosamery. Canta prima a bocca chiusa. Poi accennando a parole infantili: Ninna-nanna, ninna-... Rosemary chiude gli occhi. Il canto prosegue ancora un poco, di nuovo a bocca chiusa, indebolendosi, a mano a mano che anche Aldo colto dal sonno. Il suono di in violino interviene a raccoglierne la melodia, sorreggendola, e poi sostituendosi alla voce, mentre anche Aldo di addormenta. Il suono del violino continua, purissimo e sicuro, mentre la scena va lentamente a buio)
SIPARIO
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