Nel paradiso degli animali

Stampa questo copione

Nel paradiso degli animali l'anima del somarello chiese all'anima del bue:

NEL PARADISO DEGLI ANIMALI

Riduzione di anna garofalo

dal racconto CE N’E’ TROPPO DI NATALE DI DINO BUZZATI

Personaggi:

narratore 1

narratore2

asino bue

Narr. 1 - C’era una volta una bella storia di natale.

 Narr. 2 - C’erano una volta, nel  paradiso degli animali, l'anima dell’asinello e l'anima del bue.

A. – Bue, ti ricordi per caso quella notte, tanti anni fa, quando ci siamo trovati in una specie di capanna… cosa c’era nella mangiatoia?

B. - … paglia?…

A. - … grrr!…

B. – Aspetta, lasciami pensare... Ma sì… Nella mangiatoia, se ben ricordo, c'era un bambino appena nato.

A. – Bravo! E lo sai quanti anni sono passati?

B. - Eh no, figurati. Con la memoria che mi ritrovo! Non sono mica un elefante!

A. – … più di 2000 anni!

B. - Accidenti! Come passa il tempo!

A. – E lo sai chi era quel bambino?

B. - Come faccio a saperlo? Era gente di passaggio, se non sbaglio. Però, era un bellissimo bambino…

Narr. 1 – E’ inutile, il bue era un po’ svaporato di cervello…

Narr. 2 – erano anche passati molti anni… aiutiamolo un pochino… (sussurrando)… Gesù…

B. - Noo! Sul serio? Vorrai scherzare spero.

A. – Sacrosanta  verità. Del resto, io l'avevo capito subito...

Narr. 1 – beh, gli asinelli sono tutti un po’ pieni di sé!

Narr. 2 – silenzio! Sentiamo…

B. -  Io non tanto l’avevo capito! Si vede che tu sei più intelligente di me!

A. - Bene, da allora gli uomini ogni anno fanno grande festa per l'anniversario della nascita.

B. – … il suo compleanno!!

A. – Sì, e  per loro è la giornata più bella. È il tempo della serenità, della dolcezza, del riposo dell'animo, della pace, delle gioie famigliari, del volersi bene… Lo chiamano Natale. Mi è venuta un'idea: perché non andiamo a dare un'occhiata?

B. - Dove?

Narr. 1 e 2 -  DOVE???

A. - Giù sulla terra, no!!!

B. - Ci sei già stato?

A. - Quasi ogni anno faccio una scappata. Ho un passaporto speciale. Te lo puoi fare dare anche tu. Dopotutto, qualche piccolo merito ce l’abbiamo, noi due!

B. – hi, che bello! … Ma perché?

Narr. 1 -  PERCHÉ AVETE SCALDATO IL BIMBO COL FIATO!!

Narr. 2 –  Schhh! Non ti innervosire!

A. – Bue, sei proprio un asino! Andiamo, se non vuoi perdere il meglio. Oggi è la Vigilia.

B. - E come faccio a venire?

A. – Tranquillo, ho un cugino all'ufficio passaporti!

Narr. 1 - I passaporti furono concessi e partirono. Impalpabili, planarono sulla terra, videro una luce e vi si diressero sopra. La luce era una grandissima città. L’asinello e il bue si aggiravano per le vie del centro. Loro erano fatti di spirito e automobili, motori ed autobus gli passavano da una parte all'altra e riuscivano ad attraversare i muri come se fossero fatti d'aria. Così potevano vedere bene tutto quanto.

Narr. 2 - Era uno spettacolo impressionante, luci, vetrine, ghirlande, alberi colorati e lo sterminato ingorgo di automobili, il formicolio della gente che andava e veniva, entrava e usciva, tutti carichi di pacchi e pacchettini, con un'espressione ansiosa e frenetica, come se fossero inseguiti. L’asinello sembrava divertito. Il bue guardava spaventato.

B. -  Senti, avevi detto che mi portavi a vedere il Natale. Ma devi esserti sbagliato. Qui stanno facendo la guerra…

A. - Ma non vedi come sono tutti contenti?

B. - Contenti? A me sembrano dei pazzi!

A. - Perché tu sei un provinciale, caro bue. Tu non sei pratico degli uomini moderni. Per sentirsi felici, hanno bisogno di rovinarsi i nervi!

 
Narr. 1 - Per togliersi da quella confusione, il bue fece una svolazzatina e si fermò a curiosare a una finestra del decimo piano. E l'asinello, gentilmente, dietro.
Videro una stanza riccamente ammobiliata e nella stanza, seduta ad un tavolo, una signora molto preoccupata.

Narr. 2 - Sul tavolo, un cumulo alto mezzo metro di carte e cartoncini colorati. Senza  perdere un minuto, la signora, sveltissima, prendeva uno dei cartoncini colorati, lo infilava in una busta, scriveva qualcosa sulla busta, chiudeva la busta quindi prendeva dal mucchio un altro cartoncino e ricominciava. Ma  quanto tempo ci vorrà a smaltirlo? La poverina, sbuffava.

B. - La pagheranno benissimo per un lavoro simile…

A. – ah, come sei ingenuo, amico mio. Questa è una signora ricchissima e della migliore società.

B. - E allora perché si sta massacrando così?

A. - Non si massacra! Sta rispondendo ai biglietti di auguri.

B. - Auguri? E a che cosa servono?

A. – A niente. Zero. Ma non so perché, gli uomini ne hanno una mania!

Narr. 1 - Si affacciarono ad un'altra finestra. Anche qui, gente che sudava, scriveva biglietti su biglietti, e non sembrava contenta…
Dovunque i due animali guardassero, c’erano uomini e donne fare pacchi, preparare buste, telefonare, maneggiare spaghi, nastri, carte, scatole enormi e giocattoli spaventosi.

Narr. 2 - Tutto era fretta, ansia, fastidio, confusione e una terribile fatica. Dappertutto lo stesso spettacolo. Andare e venire, comprare, spedire, ricevere, imballare e sballare, chiamare e rispondere. Tutti correvano. Tutti ansimavano. E qualcuno crollava boccheggiando.

B. - Mi avevi detto che era la festa della serenità, della pace…

A. - Una volta infatti era così. Ma, cosa vuoi, da qualche anno, sarà che sono troppo ricchi,  o forse troppo poveri e non lo vogliono far sapere… Li ha morsi una misteriosa tarantola. Ascolta…

Narr. 1 e 2 – ciao tanti auguri \ salutami la famiglia \ augurissimi \ buon natale a tutti \   grazie tante \ che fate voi a capodanno? \ Noi in montagna \ noi invece ai tropici \ che hai comprato? \ quanti regali! \ andiamo a ballare? \ che fate dopo la mezzanotte \ un abbraccio a tutti \ ci sentiamo dopo? \ buon natale \ quanto l’ hai pagato? \ non so che regalare…\ meno male che è quasi finito…\ uffa! \ ancora auguri! \  che stress! \
 
B. - Ma ci credono sul serio? Vogliono davvero tanto bene al prossimo?

A. – Mah, non lo so proprio… forse qualcuno sì…
 
B. – senti, ho la testa che è un pallone... Sei proprio sicuro che non sono diventati tutti matti?

A. - No, no. È semplicemente “Natale”…

B. - Ce n'è troppo, allora, di Natale.  Mi ricordo quella notte a Betlemme. La capanna, i pastori, quel bel bambino. Faceva  freddo, eppure c'era…  pace!  Era diverso…

A. - Le zampogne lontane che si sentivano appena appena…

B. - E sul tetto come un lieve svolazzamento. Chissà che uccelli erano…

A. - Uccelli? Testone di un bue che non sei altro! Erano angeli!

B. – e quei signori eleganti con le corone… che gentili…

A. – i re magi!!

B. - E la stella? Che bella!! Non ti ricordi che stellone, proprio sopra la capanna? Chissà che non ci sia ancora. Le stelle hanno una vita lunga…

A. – Da quel che vedo, c'è poca aria di stelle, quaggiù…

Narr. 1 - Alzarono il muso per guardare, ma non si vedeva niente, sulla città c'era un soffitto di caligine e di smog.

Narr. 2 – il bue e l’asinello si guardarono un momento. Forse avevano gli occhi pieni di lacrime…

Narr. 1 - … forse era il fumo…

Narr. 2 – … forse era tristezza…

Narr. 1 – … forse era meglio tornare a casa, in cielo.

Narr. 2 -  la mezzanotte li colse sulla via lattea. Si fecero gli auguri e si abbracciarono con tenerezza.

Narr. 1 – dal paradiso, un bambino appena nato, li stava aspettando…

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 0 volte nell' ultima settimana
  • 2 volte nell' ultimo mese
  • 26 volte nell' arco di un'anno