Nell’anno del Signore

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Nell’anno del Signore

Nell’anno del Signore

Personaggi

(in ordine di apparizione)

Cornacchia

Colonnello Nardoni

Comandante Guardie Svizzere

Guardia 1

Guardia 2

Principe Filippo Spada

Prete furbo

Rabbino

Giuditta

Montanari

Targhini

Carbonaro 1

Carbonaro 2

Carbonaro 3

Guardia scema

Burino

Capo guardie

Prete brutto

Rivarola

Cardinale 1

Cardinale 2

Carceriere

Prete incappucciato

Frate

Bellachioma

Mastro Titta

Aiutante Mastro Titta

SCENA  UNO

Esterno Castel Sant Angelo

Sparo del cannone. Cornacchia prova le scarpe a Nardoni

Cornacchia            Diteme voi se questa è ‘na città seria. Dice: allo sparo del cannone tutta la città a letto. Ma stanotte li teatri sò aperti, se balla all’ambasciata d’Austria, de Russia, a casa Torlonia. Ma allora chi è che deve annà a dormì?

Nardoni       Il popolo.

Cornacchia            Ma quello c’ andrebbe lo stesso. ‘Ndo va er popolo de notte ?... Ahò, io già sto in difetto. Mò come faccio a tornà a casa? M’arestano?

Nardoni       (riferendosi alle scarpe) No

Cornacchia            No?

Nardoni       No, no. Sono strette.

Cornacchia            So’ strette?

Nardoni       Tu non sei un calzolaio Cornacchia mio, sei un pecione.

Cornacchia            E’ che voi siete de pianta larga, eccellenza. La volete aggraziata. Dite: c’ho li diti affusolati: Ma so sempre diti de piede, che ce dovete sonà, er pianoforte?

Nardoni       Andiamo, leva.

Cornacchia            Ecco.

Nardoni       Tanto non mi stanno.

Cornacchia            Peccato, ve fanno un piedino.

Nardoni       E su leva ti ho detto, leva.

Cornacchia            Vabbè, le rifaccio.

Comandante          Voi che fate stasera, colonnello?

 Nardoni      Ma non lo so. Avevo pensato di fare un salto al ballo del Conte di Monforte.

Cornacchia            Che è er ballo più scalcagnato de tutti.

Nardoni       Ma che ne sai tu?

Cornacchia            Ho fatto più mezze sole che scarpe nove. Voi invece calzato così parevate un signore.

Nardoni       Ma non ci posso ballare con queste. Sono una morsa.

Cornacchia            E voi ve mettete a sede, a parla’ co le vecchie. Mica che è obbligatorio a ballà.

Nardoni       Mah….

Comandante          Colonnello, voi credete davvero alla rivoluzione?

Nardoni       Beh, veramente un tentativo c’è stato.

Comandante          Letternich! Pochi giovanotti che protestavano contro un matrimonio aristocratico. Quattro fucilate sotto palazzo Piombino, e chi hanno ammazzato?

Cornacchia            La sposa?

Comandante          Nain, il portiere che correva a chiudere il portone.

Cornacchia            Eh… sempre così.

Nardoni       Comunque il bando parla chiaro: allo sparo del cannone tutti a letto.

Cornacchia            Io c’andrebbe pure senza.

Nardoni       E voi, capitano, cosa fate questa sera?

Comandante          Io molta disciplina: vado dormire. Però, non chiudo occhio tutta notte. Bambino piange.

Cornacchia            Sò creature de Dio.

 

Nardoni       Già, a proposito, dimenticavo. Congratulazioni per il lieto evento!

Comandante          (offeso) Grazie tanto. (si allontana).

Nardoni       Ma perché, non ha avuto un figlio?

Cornacchia            Beh, ce l’ha avuto la moglie.

Nardoni       Ah, e lui no?

Cornacchia            Ce lo sa tutta Roma, Eccellenza.

Comandante          (rientrando)Colonnello !

Nardoni       Che c’è?

Comandante          Prima ho visto il principe don Filippo Spada, credo voglia conferire con voi.

Nardoni       Ah, bene vengo subito. Con permesso, capitano (esce)

Comandante          Ecco un altro che può camminare dopo sparo cannone.

Cornacchia            Ma chi, Spada ? E grazie. E’ principe! (esce)

SCENA  DUE

 interno Castel Sant Angelo

Nardoni       Scusa tu perché mi vieni dietro?

Cornacchia            Beh, se esco me catturano e me riportano qui. Allora giacché ce sto, me costituisco. Anzi si me date er mazzo delle chiavi me la trovo da me ‘na cella libera.

Nardoni       Magari ci fosse.

Cornacchia            Siete ar completo, eh?

Nardoni       C’era scritto anche nell’ultima pasquinata.

Cornacchia            Si?

Nardoni       “Dove sono i nostri cari romani?”

Cornacchia            Dove?

Nardoni       “Sono tutti con San Pietro: (fa il gesto delle manette) in vincoli.”

Cornacchia            Certo che sto Pasquino…

Nardoni     Eh, ma se lo piglio! Va bene aspettami qui tu, dopo ti faccio accompagnare io.

Cornacchia            Grazie, Eccellenza. Dio ve ne renda merito.

(Nardoni parla con il Principe Spada poco distante da Cornacchia che ascolta)

Dopo un po’ si stacca e si muove con due soldati

Nardoni                   Andiamo

SCENA  TRE

Strada

Cornacchia            Scusate la domanda, ma vi presentate al ballo con tutta la pattuglia?

Nardoni       Ma chi t’ha detto che vado al ballo? Le cose cambiano nella vita, e io ho cambiato parere.

Cornacchia            Ecco!

Cornacchia            E ‘ndo andate de bello?

Nardoni       Vado de ronda. Ma se ho voglia di camminare devo rendere conto a te?

Cornacchia            Beh, in un certo senso, si.

Nardoni       Mh..

Cornacchia            Camminate comodo?

Nardoni       Certo sono gli stivali vecchi.

Cornacchia            E chi ve l’ha fatti?

Nardoni       (spazientito)Tu.

Cornacchia            Ecco.

Nardoni       (guardando le finestre di alcune case popolari) Non ti fidare.

Cornacchia            Ah, io manco de mi madre, anche se non l’ho mai conosciuta. Ma de che?

Nardoni       Questo popolo infingardo. Cosa credi, che siano andati a letto? Si sono rintanati a casa, ma fanno finta di dormire. Qui a Roma gli unici a dormire siamo noi, che stiamo sempre svegli. Ma quelli no, sono là dietro le finestre, pronti. Gli occhi aperti e le orecchie appizzate.

Cornacchia            Ma lì non ce so manco li sorci, Eccellenza.

Nardoni       (dandogli un colpo di bastone sul piede) Non fidarti mai.

(Intanto giungono davanti alla statua di Pasquino, dove è stato attaccato l’ennesimo foglio)

Nardoni       Che ti dicevo, Cornacchia? Il popolo fa finta di dormire. Ma la sua voce è questo chiacchierone di pietra. Da quattro secoli. Sempre lui, Pasquino. (staccando il foglio) E quando questo parla è sempre brutto segno.

Cornacchia            E che dice? Che dice?

Nardoni       Che dice? Toh. (gli mostra il foglio)

Cornacchia            Io non so legge, Eccellenza. Grazie a Dio non so né legge né scrive.

(Nardoni fa per leggere) Leggete forte.

Prete                        (entrando) Ecco, bravo, così sentimo pure noi, perché io allo scuro ce sbologno poco. E poi sto pure senza occhiali. Che dice, che dice?

Nardoni       Allora dice: Preti vendicativi, Napoleon cascò / Sapete voi perché? Perché non vi scannò / Due volte già cadeste senza cavarne frutto / V’avverto, un terzo fulmine v’annienterà del tutto.

Prete             (ridendo) Carina!

Cornacchia            Ma che fa, ce ride? Guardate che Pasquino ce l’ha con voi.

Prete                        Con me? E io che c’entro?

Cornacchia            Voi non siete prete?

Prete             Sissignore, ma Pasquino ce l’ha con chi comanda, col Governo.

Cornacchia            E er Governo de chi è?

Prete                        De li preti. De chi ha da esse’? Ma chi comanna a Roma? Io o, poniamo caso, el colonnello Nardoni qui presente? Comanna lui che pija ordini da monsignor Governatore.

Cornacchia            E monsignor governatore che è?

Prete             E’ prete. Che ha da esse’ ?

Cornacchia            E’ prete.

Prete             Ma io mica prendo ordini da lui. A me che me frega, io so prete. Per cui se non piglio ordini dal Governo, manco comanno. Ergo Pasquino…

Cornacchia            …ce l’ha co’ lui.

Prete             Se capisce.

Cornacchia            A colonnè, ce l’ha co’ voi.

Nardoni       A Cornà, ma tu non sei arrivato a casa?

Cornacchia            Si, signore Eccellenza, abbito proprio qui a fianco.

Nardoni       E allora vattene, che aspetti.

Cornacchia            Subbito.

Nardoni       (al prete) Venite un po’ con me voi.

(l’azione si svolge davanti ad una parete sulla quale è scritto “ A morte il Governo. Preti infami”)

Nardoni       Allora questi con chi ce l’hanno secondo voi? Su sentiamo un po’. Con chi ce l’hanno?

Prete             Ce l’hanno con voi.

Nardoni       Ah, si? (ai soldati) Allora, signori, vi do una brutta notizia. Il tentativo di ribellione che stanotte serpeggia per Roma è contro di noi. I preti siamo noi.

Cornacchia            E potete pure dì messa?

Nardoni       Questo te lo fai spiegare da lui. (allude al prete)

Cornacchia            A’ ponno dì? (nessuna risposta) Me sa de no.

Nardoni       Pattuglia, avanti!

Prete             Ma che, s’è offeso?

Cornacchia            Ma che ne so io. Che c’è scritto qui?

Prete             C’è scritto “ A morte il Governo. Preti infami”.

Cornacchia            Embè, allora c’ha ragione lui: a morte il Governo.

Prete                        Ma il Governo de chi?

Cornacchia            Preti infami, oh!

Prete                      Ma non basta, fijo mio.

Cornacchia            Ma come non…

Prete             E nun è chiaro!

Cornacchia            Ah, nun è chiaro?

Prete             Nun è chiaro. (allontanandosi)

Cornacchia            Ma come nun è …

Prete             Nun è chiaro!

Cornacchia            Ah, nun è chiaro.

Prete             Non lo capirebbe manco ‘na creatura.. Er Governo de chi? Nun è chiaro.(esce)

Cornacchia            (rimasto solo) Nun è chiaro.

(con un carboncino aggiunge alla scritta “dei”) Mò è chiaro?

           

SCENA  QUATTRO

                                                                      Sinagoga

Rabbino       E così sta settimana n’altre cinque creature del popolo de Giuda so state rapite da li cristiani e battezzate de prepotenza. Per cui è necessario che tutti cerchino scampo nella legge de li padri. Hai visto che tutt’oggi siamo riusciti già a sposare più di venti ragazzini. Sposatevi appena in età, pure a 9, 10 anni, ma sposateve fra de voi. Nun ve mischiate. Fa conto che ‘na donna de razza giudia conviva con un cristiano...

Giuditta       Ah, e qua finimo sempre ar caso personale.

Rabbino       Era un esempio.

Giuditta       Ma è sempre lo stesso, trovatene un altro, no?

Cornacchia            (entrando) Ma se ce sposamo io e lei, famo peccato.

Giuditta       Oh, stai nel tempio del signore, che è sta mancanza de rispetto? Mettete er cappello.

Cornacchia            Ah già. Io gliel’ho detto a Giuditta: rinnega la fede di Abramo ed è fatta.

Giuditta       E perché nun rinneghi tu Cristo?

Cornacchia            Ma che sei matta. Voi ve lo sarete venduto per trenta denari, ma per me vale molto di più. Che s’è visto er dottor Montanari?

Giuditta      E lo vieni a cercà qua? Che è giudio come noi altri?

Cornacchia            Beh, un dottore mica sta a guardà la razza. Va ‘ndo deve annà.

Giuditta       C’è qualcuno che sta male qui?

Cornacchia            No, ma so che andate sposando un sacco de ragazzini, anche se per voi so’ già in età da marito. E ‘ndo ce stanno i ragazzini, specie de notte, gira gira, schizza sempre fuori er dottor Montanari. Nun s’è visto eh?(pausa)Fori ho visto un regazzino, novello sposo, che qualcuno j’ha fatto er vaiolo fresco fresco?(pausa) Volete che ve lo vado a pija’ e ve lo faccio vede’ da vicino?

Giuditta       Ma tu che voi? De che te ‘mpicci?

Cornacchia            Nun l’avete letto l’editto der Papa?

Giuditta       E te da quanno in qua hai imparato a legge?

Cornacchia            Ma io stavo steso per tera a Piazza San Pietro quanno er Papa ha proibito la vaccinazione, per via che il medico che l’ha inventato era giacobino. Per cui, disse Sua Santità: è robba der diavolo.

Rabbino       Ma ce credete pure voi?

Cornacchia            Io no, ma si nun me dite subbito dove sta er dottor Montanari vado a chiamà er colonnello Nardoni.

Giuditta       Ma che voi da Montanari?

Cornacchia            Non so cose da donne. Allora? Vado?

Giuditta       E’ annato a cospirà?

Cornacchia            Si, questo nun ce lo sa nessuno, ma ‘ndove? (silenzio) Sta in pericolo, qualcuno bisogna che l’avverta.

Giuditta      (al rabbino) Fidateve, è un poveraccio, ma è de core.

Rabbino       Stanno in cantina, sotto er teatro Marcello.

Cornacchia            Scusate er disturbo (uscendo) E tu sbrigate a’ annà a casa che er cannone ha sparato da un pezzo.

SCENA  CINQUE

 Cantina del Teatro Marcello

Montanari  Ci siamo tutti?

Carbonaro 1          Quasi. Ce manca solo er sor Filippo Spada.

Montanari  Assente giustificato. C’ha la figlia a letto cor vaiolo. C’è il neofita?

Carbonaro 2          Eccolo lì, è arrivato ieri dal gran Ducato de Modena.

Targhini      Salute e fraternità! Angelo Targhini.

Montanari  Leonida Montanari. Ha giurato sulla testa di morto di rispettare le leggi della carboneria. ?

Carbonaro 3          Ha giurato.

Montanari  E ha sostenuto la prova del coraggio?

Carbonaro 2          Per quello aspettavamo a te, visto che sei chirurgo e c’hai la mano ferma.

Montanari  Metti la mano sul tavolo e apri le dita. Ma bada a te: se la ritiri o te metti paura, vor dì che sei una carogna e nun sei ammesso. (Targhini mette la mano sul tavolo e Montanari passa un coltello fra le sue dita una volta) Ridi eh? (Alla terza…)

Targhini      (Trattenuto grido di dolore)Ah!

Montanari (agli altri, preoccupati) No, nun è lui che s’è mosso, me sò sbajiato io. Sei ammesso.

Targhini      Ma va…..(in dialetto)

Carbonaro 1          Ma che dice pure le parolacce, questo?

(Bussano alla porta)  

Carbonaro 2                      E mò chi è?

Montanari  Chiunque è, peggio per lui. Va’ !

Carbonaro 2          Chi è ? …Parola d’ordine.

Cornacchia            A ‘mbecilli!

Montanari  Apri, è uno che conosco io.

Cornacchia            (entrando) Ma che se chiede la parola d’ordine al primo che bussa?

Montanari  E lo so, vonno congiurà e so’ fregnoni.

Cornacchia            A proposito Leò, la rivoluzione è bella che zompata, nun la potete fa più

Montanari  E perché?

Cornacchia         E perché er sor Filippo Spada ha fatto er corrier de corte, ‘a staffetta, er soffione, er piffero, er trombetta, ‘a mimosa, l’amico, er paesano. Insomma ha operto bocca e gli ha dato fiato.

Targhini      Che ha detto?

Cornacchia            Ha fatt’’a spia

Carbonari   Ma chi? Er Sor Filippo? Ma nun c’è da credece.

Montanari  Calma. (a Cornacchia) Va avanti.

Cornacchia            L’ho saputo a Castel Sant’ Angelo, però se ho capito bene l’amico vostro nun ha fatto li nomi de li congiurati. La denuncia è stata generica.

Carbonaro 1 Ma io lo dico sempre: i nobili fann’’ a rivoluzione come ‘a caccia a’’a    vorpe, perché s’annoiano, mica perché je serve.

Carbonaro 2          Ma nun ve scordate che l’esercito è con noi.

Montanari  Un esercito mercenario? La volemo piantà.

Carbonaro 3          Apposta dico, cercamo de vedecce chiaro. Sarà poi vero quello che dice questo? Ma chi ò conosce.

Cornacchia            Cornacchia, molto lieto.

Carbonaro 3        Sei carbonaro come noi ?

Cornacchia            Nun cominciamo a confonne: voi fate ‘a rivoluzione, io fò er calzolaro. Ognuno se fa l’affari sua. V’ho avvertito solo per carità umana, si sorte di qua?

Carbonaro 2          Ma come la pensa?

Cornacchia            Nun la penso, nun so dottore come voi.

Montanari  Beh, bisogna capillo, nun è colpa sua, je manca l’istruzione.

Cornacchia            E a voi ve manca er popolo.

Montanari  Però quello che hai detto è grave. E’ sicuro?

Cornacchia            Siccome alla fija secondogenita der sor Filippo j’era schioppato er vaiolo, dice “questo è er castigo de nomine Dio che me punisce per via che sto a tramà contro er Papa”. Per cui core a castello a confessasse cor colonnello Nardoni. Dice “purchè se sarvi sta creatura mia”.

Carbonaro 2         E si è salvata?

Cornacchia            La sotterano stanotte.

Carbonaro 1          C’è sempre buonissima giustizia.

Cornacchia            Per cui se ve sbrigate fate sempre in tempo a scappà via e a mettevve ar sicuro. Si  sorte anche di qui?

Montanari  Calma. Se stanotte sotterrano la pupa c’è ancora tempo: Tardoni aspetterà domani per far dire a Filippo i nomi. La polizia romana è sempre rispettosa, quanno ce stanno de mezzo i defunti. Ma se nun volemo che domani ce sotterano pure a noi, bisogna che noi stanotte stessa sotteramo er sor Filippo.

Cornacchia            E allora io tolgo il disturbo.

Targhini      (tirando fuori il coltello)E questo Filippo Spada dove abita?

Cornacchia            Ecco, v’’a mancava solo er matto.

Montanari  Qui si va secondo le regole: facciamo la conta a chi tocca. E invece di uno, ne scegliamo due. Un cortello solo po’ sempre sbaglià. (prende una scopa di saggina e la poggia sul tavolo)

Targhini      Specie se è il tuo.

Carbonaro 2          Largo. (con una spada taglia la saggina)

Montanari  Tieni. (gli da gli zeppetti)

Cornacchia            E perché?

Carbonaro 1          La mano tua è imparziale. Su!

Cornacchia            Nun lo fate, dateme retta. (il primo pesca, anche il secondo)

Targhini      (pescando) Tocca a me.

Cornacchia            Aspetta regazzì, ce ne vò n’artro. Chi vò cavà? (Montanari pesca) A chi tocca nun se ‘ngrugna.

Targhini      Noi due!

Montanari  Ma che te credi, c’annamo ar ballo?

Targhini      (Mettendogli il soprabito) Prego.

Cornacchia            Nun lo fate, io v’ho avvertito: ce sbattete er grugno.

Carbonaro 3          Lo voi fa stà zitto st’ucello der malaugurio.

Cornacchia            Me chiamano Cornacchia.

( i due prescelti dalla sorte escono)

Scena SEI

 Esterno Teatro Marcello

Giuditta       (dopo che Targhini estrae il pugnale contro di lei) Ma chi è sto matto? Permettete una parola? A quattrocchi, si nun ve dispiace, mordivoi.. (Targhini si allontana) Voi da quanto tempo è che mi conoscete?

Montanari  Beh, da quando lavori con Cornacchia, no?

Giuditta      Si, lavoro. Er fatto che ce lavoro è ‘na scusa. Voi capite? Io sò giudia. E se un cristiano convive cò ‘na giudia so dolori.

Montanari E va bene, ma questo che c’entra?

Giuditta       No, è per dire, insomma se semo visti spesso. Pare strano ma, da ‘n pezzo a sta parte nun passa giorno che nun ve se sfonna ‘na scarpa, nun ve zompa ‘n tacco...

Montanari Ma io faccio er dottore, io cammino.

Giuditta      Invece a me nun me pare. Si perché, basta che ve mettete a sede a bottega che nun v’arzate più.

Montanari Beh, ma lo sai com’è Cornacchia: lui parla… parla e io me diverto a stallo a sentì.

Giuditta       E già. (pausa) Ma com’è che mentre state a sentì lui guardate a me?

Montanari Che cos’è un interrogatorio?

Giuditta      Che ve sete innamorato de me, putacaso?

Montanari Che te ne sei accorta adesso? Beh, io c’ho da fa. Buonanotte (fa per andarsene)

Giuditta       A Leò. Io pure.

Targhini      E’ la tua amante.

Montanari Ma tu perché nun t’empicci de l’affari tui.

Targhini      Non è per curiosità, se vuoi vado solo. A me nessuno mi vuole bene.

Giuditta      Ma ‘ndove dovete annà?

Montanari Niente.

Giuditta      Aò, ma ‘ndo lo porti?

Targhini      A giustiziare un traditore. Tu che fai? Resti qua? (pausa) Vado solo (Montanari lo segue)

Giuditta      No fermete, a me nun me va pè niente che vai a mette a repentaglio er gargarozzo.

Montanari A Giudì, lassa perde, nun è er momento.

Giuditta      Lo vedi che aria tira stanotte, poco fa un gruppo di “dragoni” so passati a perlustrà la zona. Stai ancora in tempo, nun c’andà. Nun me lascià Leò. Scappamo insieme. Annamo via da sta città piagnona, de gente tetra. A Napoli. A Napoli c’è er sole.

Montanari E il Re Ferdinando.

Giuditta       Ma a che serve scannà la gente. Si me voi bene nun lo fa, nun c’andà, nun lo fa.

Targhini      Disturbo?

Giuditta       Ah! A riecco l’acqua!

Targhini      Allora andiamo?

Giuditta       E allora  annamo.

Montanari  Dove?

Giuditta       Io da solo cò sto matto nun te ce mando.

Montanari  Vai avanti.

Targhini      (con malcelata sopportazione) Ah! ( va)                     

Montanari  Giuditta cerca di capire, io devo andare. Io…

Giuditta       No, no,  Leò, strigneme. Strigneme forte. Ma nun hai capito che te vojo bene pure io, che nun me te sogno la notte. Ma ‘ndo vai cò ste mano. Io c’ho paura, nun c’annà. Ma mò che fai, me sciogli? A Leò, ma che te sei ammattito?

Montanari  (togliendogli i vestiti e buttandoli) Coreme appresso si sei capace!

Giuditta       Te possino ammazzatte.! Leo’, vie qua, Leo’ !

Scena SETTE

                                                                       Strada

(Montanari e Targhini inseguono Filippo Spada. Poco dopo Montanari gli compare davanti)

Spada            Chi è?

Montanari  Sono io, Filippo. Volevo farti le condoglianze.

Spada            Grazie, Montanà.

Montanari  No, no. Non per la tua bambina. Per te. Sei te che sei morto.

Spada                        No per carità, so’ un padre de famija, io.

Montanari  (ridendo, a Targhini) E’ un sorcio.

Spada                        Ahò, ma che c’avete da ride voi due? No, no.

Montanari  Zacchete. (lo inseguono , lo accerchiano e l’accoltellano)

Targhini      Arriva gente !

(Spada cade a terra, i due fuggono, si avvicinano Giuditta e Cornacchia)

    SCENA  OTTO

Spada            (si rialza) Aiuto! Cristiani! M’hanno accortellato! M’hanno proprio accoltellato.(ricade a terra)

Giuditta       (avvicinandosi) E’ morto?

Cornacchia            Me pare de no. Oppure si. (comincia a sentirgli il polso)

Giuditta       Beh?

Cornacchia            E nun so’ sicuro ! Che ne so? Non sento niente. J’anno fatto n’asola nella panza che và fino a giù in cantina.

Giuditta       Allora è morto?

Cornacchia            E’ ancora vivo, ma po’ esse che more.

Giuditta      E se nun more?

Cornacchia            E’ mejo pè lui.

Giuditta      Ma è peggio pe’ loro. Se campa parla, dice chi è stato.

Cornacchia            E allora?

Giuditta      E allora deve morì.

Cornacchia            Embè, speriamo.

Giuditta      No, speriamo! Deve morì. Subbito.

Cornacchia            (finalmente capisce) E no, eh. Io l’avevo avvertiti. Ecc’’a lì ‘a rivoluzione: un fregnone steso per tera che nun è manco morto. E mò che voi da me? N’artra vorta andranno a scola de cortello.

Giuditta       Nun ce sarà n’antra vorta pè loro si nun more. Lo devi fa te.

Cornacchia            Io? Ma nun ce penso pè gnente.

Giuditta      E allora lo faccio io.

Cornacchia            Lassa perde Giudì, quello è lavoro da omini.

Giuditta       Tiè (gli porge il coltello)

Cornacchia            Che è?

Giuditta       E’ lavoro da omini, no?

Cornacchia            Embe, ma ce so ommini e ommini. Io nun sarei capace de fallo a callo, figurate a freddo. (si sente un rumore) Zitta.

Giuditta       Che è?

Cornacchia            Ariva quarcuno

Giuditta       Chi?

Cornacchia            I dragoni, corri Giudì, ce so i dragoni! Cori! (corre dalla parte sbagliata)

Giuditta       ‘Ndo, vai imbecille!

Burino          (passando)Ah! Ecco siamo arrivati alla città santa. (prega in latino) Amen!

Scena NOVE – strada

Giuditta       Movite, oh! Bisogna ritrovallo con quell’altro matto. ‘Nnamo!

Cornacchia            Ma annamo a casa. Se ce troveno fori a quest’ora… mannaggia a me e quanno te l’ho detto, quelli chissà ‘ndo stanno. Non potemo fa altro.

Giuditta       Li poi sempre fa scappà da Roma. Li barcaroli de Ripetta partono stanotte. Ce n’è uno che è amico tuo, no?

Cornacchia            Amico? Gli ho fatto le mezze sole: rapporti di clientela.

Giuditta       E ‘nnamo su, movete.

Cornacchia            Ecco…Famose n’artra corsa.

Giuditta       Dividemose, giramo tutta la notte ma trovamolo, trovamolo, Cornà! Io vado de qua e tu vai de là, ma bisogna trovallo.(si accorge che Cornacchia la guarda fissa) Che c’hai da guardà?

Cornacchia            No, è un’ora che stai a dì “trovamolo”. Che io sappia erano in due. O a te, te basta che ne trovamo uno solo.

Giuditta       Ma che stai a dì, sbrigamose!

Scena DIECI– strada

(correndo Giuditta incontra i due)

Montanari  Giuditta! Che c’hai? Che è?

Giuditta       (vedendoli riprende fiato, si rassicura, poi si arrabbia di nuovo)Filippo Spada nun è morto. E manco male che pè fa sto capolavoro ce sete annati in due. Si ‘n’artra vorta ve viè l’estro d’ammazzà quarcuno, portateve er cannone.

Montanari  L’hanno trovato?

Giuditta       E nun lo so, ma si lo trovano parla. Sbrigamose.

Montanari  Aspetta non possiamo scappare così, bisogna avvertire gli altri.

Giuditta       Ma nun pensà all’altri. Pensa a te, pensate a voi altri due che state in fragrante delitto. ‘Nnamo.

Targhini      Ma dove andiamo?

Giuditta       E annamo a bottega de Cornacchia e poi vedemo, basta che nun ve pijano pè strada. 

Guardiascema       Altolà! Faccia a terra!

Giuditta       Leò, semo fottuti!

Guardiascema       (veneto) Faccia a tera, ciò, faccia a tera! (riconoscendo il dottore)Mo siete voi, abbiate pazienza dottore mio, non ve avevo riconosciuto. M’hanno messo de guardia al pupasso de Pasquino.

Montanari  Che c’hanno paura che se lo rubbano?

Guardiascema       C’hanno paura che discore. Allora voi capirete, devo stà sempre sul chi vive di modo che, come Pasquino s’avvicina, io sparo. 

Montanari  (indicando il foglio presente sulla statua)E com’è che nun j’avete sparato?

Guardiascema       (vede il foglio )Accidenti a voi! Con permesso dottore. Altolà! Vieni fuori! Porca meschi…T’ho preso fijo d’un can…(arriva il Colonnello) Colonnello!

Nardoni       Beh, è questo che è? (prende il foglio e lo legge) Vedendo il papa in soglio, un forestiero domandò: è questo il Santo Padre, vero? Ma il capitan dei svizzeri che udì, disse Santo no, ma padre si. (le guardie ridono) E ci ridete?

Guardia 1    E chi è che ride ?

Nardoni       Visto che è?

Guardiascema       E lo so eccellenza, se l’avessi visto, gli avrei sparato.

Nardoni       Si, una voce che parla da quattro secoli, non si spegne con una fucilata.  

Guardiascema       No, è che mi ero distratto un momento per identificare il dottor Montanari.

Nardoni       Montanari?

Guardiascema       Il dottor Montanari.

Nardoni       E dove sta?

Guardiascema       Eccolo (nota che non c’è) Non eccolo. Stava là proprio adesso assieme a un altro e a quella non cristiana che lavora da Cornacchia. Eccellenza!

Nardoni       (gli da la lettera)  Toh, questa portala al capitano degli svizzeri a Sant’Angelo, tanto lo trovi sveglio: il pupo piange. (fra sé) Montanari, perché no?

 

Scena UNDICI– Casa di Cornacchia

Giuditta       (entrando tutti e tre) Nun è tornato ancora.

Montanari  Stai calma, cerca di non perdere la testa.

Giuditta       Ma nun hai capito che è proprio quella che stai pè perde te.

(i due si avvicinano e si fissano, Targhini li guarda. Entra Cornacchia)

Cornacchia            Ecco, si c’avevo un dubbio, mò me s’è chiarito. (a Targhini)  E nun so si è chiaro pure pè voi: c’ho le corna.

Montanari  No, è che..

Cornacchia            No, è che l’anima de li mortacci tua e de la rivoluzione. Sta arrivanno Nardoni con la pattuglia. Famo finta che me sento male e tu sei venuto qui pè visitamme. ( comincia a svestirsi e appoggiarsi sul letto) Ajo, oddio come me sento male, ajo oddio come me sento male, che c’ho?

Montanari  C’hai un core come ‘na casa, Cornà.

Cornacchia            E tu c’hai un cervello come ‘na gallina. A’ rivoluzione, me fate ride. Ma chi la vò fa a Roma. E quell’altro ce viè pure dall’estero, dal Gran Ducato de Modena. Mò perché siete istruiti chissà che ve credete.

Targhini      Se vi do tanto disturbo, io posso tornare a Modena.

Montanari  Cornacchia, noi vogliamo solo la libertà. E anche tu la vuoi.

Cornacchia            Io? Me preme un cappio a me della libertà. A che me serve? Io quanno è giorno m’arzo, quanno è ora de magna me metto a sede, e quanno è scuro me metto a letto. Io ho il precetto pasquale obbligatorio: nun bevo, nun bestemmio, nun rompo li cojoni. E vojo bene a ‘na donna che vò bene a ‘nartro. Faccio à rivoluzione? Io me sputerebbe ‘n faccia da me. (bussano alla porta) Eccolo. Ajo oddio come me sento male. Oddio che dolore, che c’avrò dotto, ‘na febbre terziaria?

Targhini      Si, francescana.    

(Giuditta apre)

Cornacchia            (al dottore)No qui, qui. Ecco, su la panza!

Nardoni       Sta qui per caso il dottor Montanari?

Cornacchia            Chi è? Pè me potete pure annà in giro scarzi, ho chiuso bottega. Uh, Eccellenza mio, come mi sento male. Tornate n’artra vorta. Po’ esse pure ‘na cosa epidemica che s’attacca.

Nardoni       Dottore, se appena avete finito con Cornacchia, voleste scomodarvi a venire con me.

Montanari  A che fare?

Nardoni       Beh, abbiamo trovato don Filippo Spada steso per terra.

Cornacchia            Ajo!

Nardoni       Si direbbe che gli hanno dato una coltellata.

Cornacchia            Oh, poveraccio!

Nardoni       Però se vi sbrigate può darsi pure che fate in tempo a salvargli la vita.

Montanari  Perché non è morto?

Nardoni       Pare di no.

Cornacchia            Ajo!

Montanari  E parla?

Nardoni       Che ve frega a voi se parla.

Cornacchia            Eh!

Nardoni       Vi deve nominare nel testamento? Preoccupatevi piuttosto se respira. E’ meglio che vi sbrigate.

Cornacchia            No, e che se sbriga? E che arronzamo? Ce stavo prima io. Io c’ho li dolori spasmodici. Che me sarò magnato er vermine der finocchio ? Dottò, nun ve n’annate, io già me lo sento. Sta a diventà tutto freddo Se voi uscite, qui c’entra er prete.

Nardoni       No, qui il prete non entra. E tu morirai in peccato mortale, visto che vivi more uxore con una giudia.

Cornacchia            (alzandosi di scatto) Ma quale mori uxore, Eccellenza? Questa è ‘na lavorante mia che me tiè li libri mastri, me conta li diti de li pieid de li clienti, perché io nun so contà, Eccellenza. So’ ignorante. Putacaso è giudia, ma chi la tocca. A me me fa schifo. Volete che je sputo? Io je sputo. ( a Giuditta che sta sul letto) Scendi!

Nardoni       Beh, io v’aspetto fuori dottore. Fate presto.

Corancchia            Oddio la panza, ajo come sto male, ajo come sto male (Nardoni esce, lui si rialza)) Ma voi state peggio. 

Targhini      Io sono pronto, andiamo?

Montanari  No. A te neanche ti conosce, è meglio che vado solo. E poi po’ esse che Filippo schiatta senza ripiglià conoscenza.

Cornacchia            Vatte a fidà de li dottori.

Montanari  Cornà, se me dovesse succede quarche cosa, pensace te a Giuditta.

Cornacchia            Ma io già ce stavo a pensà tanto bene prima che arivassi te. E’ arivato pensace.

Montanari  (fa per andare, ma davanti alla porta c’è Giuditta) Forse con un po’ di fortuna. Ma è meglio non dire niente (le bacia la mano) Chi lo sa? (esce)

Targhini      Vedrai che tornerà (le da un bacio)

Cornacchia            Oh! E che famo er cambio de la guardia? A ber zitello, eh!

Giuditta       E questo nun l’aiutamo?

Cornacchia            Si, so diventato er santo protettore de li carbonari io.

Targhini      Non vi preoccupate, non ho nessuna intenzione di lasciare solo Montanari. (a Giuditta) Potete indicarmi la strada per raggiungerli?

Giuditta       Povera creatura.

Cornacchia            Pora creatura, gioca cor cortello..

Giuditta       Loro credono, Cornà, c’hanno un ideale. Non so mica come te o come me, che nun credemo manco ar pancotto. Noi semo boni solo a piagne e a tribolà. Venite v’accompagno io, sinno ve perdete pe strada. (a Cornacchia) Come se chiama er barcarolo che conosci a fiume?

Cornacchia            Ah, non lo so.

Giuditta       Annamo, Cornà, se tratta de la pelle, come se chiama?

Cornacchia            Nun lo conosco.

Giuditta       Ma quello delle mezze sole.

Cornacchia            Ma che je chiedo er nome, lo chiammano er cannavota.

Giuditta       Ah, manco male. Annamo!

Targhini      Salute fratello, e grazie mille!

Cornacchia            Si, ar ciufolo.

Scena DODICESIMA– strada vicino a Spada

Nardoni       Sto pensando alla figlia più piccola: la stessa notte il funerale della sorella e adesso il padre che muore.

Montanari  Appunto dico, portiamolo all’ospedale, almeno ci proviamo. Tanto se resta qui, muore lo stesso. 

Nardoni       E allora è meglio che resti, magari in uno sprazzo di lucidità ci dice che è stato.

Montanari Ma vi sembra umano farlo morire così questo poveraccio.

Nardoni       Io devo pensare alla collettività, non al singolo. Lo so che non siete d’accordo, ma parliamone, così ci passa pure il tempo, intanto che aspettiamo.

Montanari Ma, aspettiamo che?

Nardoni       Che putacaso parli.

Montanari E devo aspettare anch’io?

Nardoni       Io direi di si.

Montanari Voi dite mi dovesse nominare nel testamento?

Nardoni       Avete visto mai?

Scena TREDICI– strada

Targhini      Ma non si arriva mai?

Giuditta       Passamo de qua, famo prima.

Targhini      State perdendo tempo. Io da Cannavota non ci vengo.

Giuditta       ‘Nnamo?

Targhini      Io voglio andare da Montanari!

Giuditta       Aspettate un po’.(si ode una musica di pianoforte)

Targhini      Ho capito: andiamo di là?

Giuditta       Lo sapete chi è che sona?

Targhini      Sarà Cannavota.

Giuditta      E’ Paolina Borghese, la sorella di Napoleone. Si, ma non pensate alla statua de Canova, quella gnuda sul materazzo de marmo. Vedeste com’è ridotta: pelle e ossa. Sta sempre rintanata la dentro con la madre, madama Letizia. Dù vecchiacce, dù gufi. Sempre a spià da dietro le persiane. Er vicinato, a spettegolà. Che decadenza! Certo che la vita è ‘no sfacelo. Io quanno penso alla vita, me moro de paura.

Targhini      Allora che facciamo? Restiamo qui? E poi non vi capisco: Montanari è in pericolo e voi state qui come al concerto ?

Giuditta       Embè, che dovrei fa?

Targhini      (pausa) Ma non siete la sua amante?

Giuditta       Io? No. Semo solo amici. Voi date retta a Cornacchia. Quello è un povero scemo, geloso, vede amanti pure dove ‘n c’è stanno. (fissando Targhini) E magari nun li vede dove ce potrebbero sta davero.(arriva qualcuno) Nun ve movete, ce so le guardie. Ajo, mamma! Semo circondati.

Targhini      E io che faccio?

Giuditta       Te fai coraggio.

Capoguardia          (a Targhini che gli si è messo davanti) Scusate ‘n po’. Allora. pijamo l’aria fresca, eh? Ma voi nun sete giudia per caso? (Giuditta annuisce) E nun lo sapete che giorno è oggi?

Giuditta       Un giorno come ‘n altro

Capoguardia          E no. E’ sabato.

Giuditta      Embè me so scordata.

Capoguardia  ‘Nnamo va.

Targhini      Un momento.

Giuditta       No, no, lasciate perde pè carità. Questo è ‘n signore forestiero de passaggio pè Roma. M’aveva chiesto ‘n’ informazione: io manco lo conosco.

Capoguardia          E allora nun ve ‘mpicciate.

Targhini      Io voglio vedere dove la portate.

Capoguardia          Ma fate un po’ come ve pare. ‘Nnamo.

Giuditta       No, no. Lui no. Io me vergogno. Per piacere.

Targhini      Io vengo.

Scena QUATTORDICI– Chiesa 

Pretebrutto           (da un pulpito)E tu popolo Giudio, te domandi perché sei maledetto ? Ma pussa via, tu sei stramaledetto ! Ma come, pure a Pilato che era pagano je tremò la coscienza e se ne lavò le mani. Perché il romano capiva, forse intuiva. E tu invece niente: gli hai fatto portà la croce.

Giuditta       Tutti li sabbati sto flagello, manco fossimo stati noi personalmente. E poi ce fanno pure sentì messa.

Targhini      Ma perché?

Capoguardia          Pè ravedelli, no?

Giuditta       Nun je date retta: lo fanno pè sfregio. Ma se era nel disegno della provvidenza che Cristo penasse e morisse da omo, qualcuno lo doveva ammazzà. Semo stati noi altri giudii. Avemo fatto male? Io dico che avemo fatto bene. Così avemo compiuto la volontà de Dio. Per cui invece de perseguitacce, ce dovrebbero rispettà.

Pretebrutto                       Brutti zozzoni, porci maledetti.

Targhini      Ma non si ribellano.

Capoguardia          Shhh. Il semita è scaltro: questi nun sentono manco una parola. Ma me raccomando, che rimanga fra de noi. Se mettono li tappi de cotone ne l’orecchie. Poveracci. Noi famo finta de nun vedelli perché semo tolleranti.

Pretebrutto                       Ringraziate la clemenza de nostro signore Papa Leone XII che invece de legavve tutti in un mazzo e buttavve a fiume, v’ha pure allargato er ghetto, pè favve stà più comodi.

Giuditta       Nun è vero!

Prete                      Come, nun è vero?

Giuditta      Nun è vero! Nun je date retta, è un busciardo. Nun ve fate ‘ncantà. L’ha allargato pè facce entrà pure quelli che stavano de fori. Dice che sennò contaminavamo li cristiani. Manco che esse giudei fosse n’epidemia.

Pretebrutto                       Cristo, Gesù, Maria, che se deve sentì dì. Ma allora annatevene tutti a casa. Tanto io predico ar vento. Io me metto co le braccia conserte e nun parlo più.

Capoguardia          No, no, zì frà, continuate. All’ordine pubblico ce penso io.

Pretebrutto                       Si ce pensate voi….

Targhini      (estraendo il coltello) Io me la porto via, e se cercate di fermarmi…

Pretebrutto                       Anticamente quanno se facevano le prediche nun se sentiva volà ‘na mosca. Tutti pendevano dalle labbra del predicatore. 

Capoguardia          (estraendo la spada) Questa è più lunga sor Monsò. Che volemo fà scoppià un incidente diplomatico? Portatevela a casa, dopo lo sparo der cannone nun se po’ più girà. Io nun ve guardo.

Pretebrutto                       Dice ricomincia la predica. Ma che io me le preparo? Le so a memoria? Io parlo così, come me detta er core. Ecco mò vatte a ricordà dov’ero rimasto.

Giuditta      (uscendo) A brutti zozzoni porci maledetti.

Pretebrutto                       Eh?

Scena  quattordicesima – strada

Nardoni       Di solito una coltellata è una vendetta di qualche cornuto. Ma se a Roma c’era un cornuto, era proprio…beh, …io su questi argomenti faccio sempre delle gaffe, sarà che sono scapolo. Allora qual è il movente secondo voi ?

Montanari  Consultatevi con un poliziotto, io faccio il chirurgo.

Nardoni     Si, si, lo so, ma si fa così… tanto per parlare, per passare un po’ di tempo. Vediamo un po’, ipotizziamo...

Montanari E ipotizziamo, che me frega.

Nardoni       Ah, ecco, potrebbe essere fatto per un movente politico.

Montanari Ah, dite che è politico?

Nardoni       Beh, che don Filippo avesse delle tendenze liberali lo sapeva tutta Roma. Tendenze moderate, si capisce. Ma in questo caso chi te la può dare una coltellata? Un avversario. Per cui sarebbe come dire che gliel’ho data io ad un prete.

Montanari Per cui si esclude anche il movente politico.

Nardoni       E no.

Montanari Ah, no?

Nardoni       No! Perché questi liberali giacobini tante volte si scannano fra di loro.

Montanari Niente de meno.

Nardoni       Si, per via che ognuno la pensa come gli pare: c’è chi vuole la repubblica, chi vuole il Papa costituzionale, insomma l’anarchia. E allora s’ammazzano uno con l’altro. Mah…e ci pensate dottore, dico ma come si fa a dare una coltellata ad un uomo per la politica? Scannarlo soltanto perché non la pensa come voi.

Montanari No scusate, ma er governo non ammazza lo stesso chi non la pensa come lui. Avete mai sentito parlare della ghigliottina?

Nardoni       Ah, ma che c’entra? Ma il governo che è ? Mica un uomo, è un’altra cosa. Una cosa astratta.  Per cui quando t’ammazza il governo è come se non t’ammazzasse nessuno. Ecco voi com’è noto, non vi impicciate di politica?

Montanari No, io no.

Nardoni       Ma putacaso vi incapricciaste di giacobinismo, me la dareste una coltellata a me.

Montanari Ma io ve la darei pure adesso, me state a fa perde tutta la notte. 

 Nardoni      (ride)

Scena         quindici     - strada

Giuditta       Lascia perde Angelì, scappa. Montanari nun voleva che c’annassi pure te. Nun je poi esse utile a niente.

Targhini      Non posso Giuditta, devo andare.

Giuditta       Ma se ve pijano a tutti, a voi che sete li mejo, a noi chi ce resta? Chi ce da la speranza? E poi nun è manco giusto, sei giovane, sei tenerello. Perché devi morì?

Targhini      Perché l’ho giurato: o liberi, o morti.

Giuditta       Ah, a me me fate paura. Angelì, tra un poco se fa giorno e se corrono meno rischi: er fiume è pieno de battelli che vanno e vengono. Te fai calà dentro ‘na stiva e domani chssà ‘ndo stai. Lontano. Forse a Napoli. A Napoli c’è il sole.

Targhini     Ma c’è anche il Re Ferdinando: quello è peggio del Papa.

Giuditta       Ma state sempre a pensà a li re e li papi. Possibile che nun c’avete mai n’altra idea per la capoccia?

Targhini      Io un’altra ce l’avrei.

Giuditta       Quale?

Targhini     Io vi amo. (fa per andarsene)

Giuditta       Angelì, c’hai detto?

Targhini      No, niente.

Giuditta       Allora io nun te ce mando.

Targhini      Ma io devo…

Giuditta       (Interrompendolo) Tu resti qui con me.

La scena si interrompe su di loro che si abbracciano, ma riprende su loro in piedi che camminano. Giuditta è contrariata, perché sperava di aver convinto Targhini a scappare dopo aver fatto l’amore. Si è fatto giorno.

Scena SEDICI strada

Targhini      Non t’avevo promesso che sarei scappato.

Giuditta       Vabbè lo so, questo l’hai detto.

Targhini      Però io ti amo.

Giuditta      Hai detto pure questo. Nun lo dì più.

Targhini      Qual è la strada?

Giuditta      Và, và. E’ questa la strada che porta alla ghigliottina. Sempre dritto, nun te poi sbaglià.

Targhini      Allora io vado. (fa alcuni passi, poi si ferma) Può darsi che Filippo sia morto senza riprendere conoscenza.

Giuditta       Po’ esse.

Scena     diciassette - Strada

Nardoni       (vedendo arrivare Targhini) Toh, guardate chi c’è. Non era con voi a casa di Cornacchia?

Montanari  Che sei venuto a fa?

Nardoni       Ma che razza di domande dottore, il cane segue sempre San Rocco. (a Targhini) No, non ridete voi. Secondo me avreste fatto meglio a restare a Modena, signor Targhini.

Spada                        (svegliandosi) Carolina. Eh, figurati se questa stanotte è tornata a casa. (aprendo gli occhi) Beh, ma dove sta il soffitto? E voi? Voi che fate qui in camera mia? Senti che spifferi sta stanza. Er dottor Montanari. Ma allora se c’è er dottore vor dì che so malato. E quest’altri chi so? Soldati! Ma che sto a fa, a letto in mezzo alla strada? Madonna mia, e che è tutto sto sangue. Mò mi ricordo, m’hanno accoltellato!

Nardoni       Chi?

Spada                        Eh?

Nardoni       Chi? Chi?

Spada                        Come chi? ….So stati quei due lì. Montanari e quell’altro.

Nardoni       Voi non ci crederete dottore, ma fino all’ultimo ho sperato che non foste stato voi. Avete un mestiere serio, utile al prossimo, alla Nazione. E poi alla vostra età… Fosse stato solo lui, uno straniero. Mah…Arrestateli. Contenti loro.

Scena diciotto    

                   davanti bottega di Cornacchia.

Cornacchia            Così va la vita.

Rivarola      Comandi?

Cornacchia            No dicevo, Marc’Aurelio sta sempre a cavallo sul Campidoglio, Filippo Spada nun è morto e grazie a Dio se spera che guarisce, Targhini e Montanari aspettano il giudizio, io continuo a fa er pecione e lascio li pensieri gravi a chi c’ha più capoccia de me. Faccio male, Eminentissimo?

Rivarola      Fai bene Cornacchia mio, fai bene. Eh, io vorrei essere come te: orbo di un occhio.

Cornacchia            Annamo bene: io nun ce vedo chiaro manco con tutti e due.

Rivarola      Eh, ma è diverso, perché vedi quando tu hai rifatto due suole e un paio di stivali, hai fatto più del dovere tuo. E io invece no. Io mi sono distinto nella repressione del brigantaggio e ho messo in fila quarantacinque teschi di briganti tra San Germano e Roma.

Cornacchia            Un viaggio alegro.

Rivarola      Eh, a quei tempi non ero ancora un principe della Chiesa, ma un semplice pastore d’anime. Ma sai siccome dicono “questo Rivarola è un tipo che si fa rispettare..”

Cornacchia            Ammazza, ahò..

Rivarola      Ma no, non lo vedi? Parlo anche con te che sei un umile scarparo.

Cornacchia            E di fatti io vi porto il massimo rispetto (bacia l’anello di Rivarola)

Rivarola      Ma cosa fai? Mi baci il sigillo?

Cornacchia            Ah, er sigillo (si pulisce)

Rivarola      Insomma allora dicono “facciamogli fare il processo a Targhini e Montanari”

Cornacchia            Ve n’occupate voi? Allora ve raccomando n’occhio de riguardo.

Rivarola      Per chi?

Cornacchia            ….Per la salute vostra. Con tutto ‘sto da fa. Nun ve strapazzate.

Rivarola      E invece non finisce qui, perché appena finito questo processo devo correre in Romagna a reprimere le sette occulte clandestine, e tu sai meglio di me, i romagnoli, tanto per cambiare, sono i sudditi più turbolenti. Insomma non si finisce mai.

Cornacchia            Eh..

Rivarola      Ma tu almeno hai finito con questa scarpa ?

Cornacchia            Ancora du bollette, Eminenza.

Giuditta       (Pronta per partire) Cornà,io…io vado.

Rivarola      E questa bella mora, chi è?

Giuditta      Giuditta Di Castro, eminenza, al suo commando.

Rivarola      Che peccato, così bella, e tanto giudia. Mah, qui a Roma tra giudei, giacobini e briganti, non c’è rimasto più nessuno.

Cornacchia            Ce semo rimasti noi, Eminenza, fedelissimi romani. Che ce frega!

Giuditta      Ecco, bravi la lascio tutta a voi Roma vostra. (si allontana)

Cornacchia            Ahò ma che t’ha morsicato la tarantola? (Giuditta non risponde e se ne va, Cornacchia la segue)

Rivarola      Ma dove vai?

Cornacchia            Torno subbito.(la insegue)

Rivarola      E io cosa faccio?

Cornacchia            Eh…diteve du’ orazioni. (va verso Giuditta) Ando vai? Fermete! Tu resti qui! (Giuditta si avvicina) Mh!

Giuditta       A che fa? A guardà te che fai er buffone co li cardinali? E poi li patti nostri erano chiari: dicesti, siamo du’ disgraziati, famose compagnia, finché dura.

Cornacchia            Embè? Io so ancora un disgraziato. Perché, per te è cambiato qualche cosa?

Giuditta      Lasciamo perde Cornà, tu m’hai capito.

Cornacchia            No, aspetta.

Giuditta      Ah, e mandame via!

Cornacchia            A Giudì, te lo chiedo così, per curiosità: c’hai proprio perso la testa pè quello?

Giuditta       Però pure quell’altro poveraccio. Me fa ‘na pena.

Cornacchia            …E ce sei stata…. a letto?

Giuditta       (fa segno di no con la testa) Pe’ tera.   

Cornacchia            E bravo il dottor Montanari.

Giuditta      No.

Cornacchia            Come no?

Giuditta      Co’ Targhini.

Cornacchia            Hai perso la testa pe’ Targhini, quer sartapicchio!

Giuditta       Ma no, pe’ Montanari.

Cornacchia            Aspetta un momento, non ho capito. Ma come, te sei innamorata de Montanari e sei stata… pe’ tera co’ Targhini?

Giuditta       Ma no, è che…a Cornà, e nun me rompe li cojoni! (va via)

Cornacchia            Ecco.  (Tira al scarpa di Rivarola al muro)

Rivarola      Cornacchia.

Cornacchia            Chi è? Ah, la scarpa, Eminenza.

Rivarola      E si, se aspettavo te.

Cornacchia            Chiedo scusa, m’è cascata.

Rivarola      Ti ha mollato eh?

Cornacchia            No, l’ho scaricata.

Rivarola      Beh, non c’è mica da vergognarsi di esserti innamorato di una giudia. Capita.

Cornacchia            E’ la vita.

Rivarola      E ti dirò di più, una cosa che dico solo a te e che al mondo non sa ancora nessuno.

Cornacchia            Ah, grazie.

Rivarola      Ma mi raccomando, che rimanga fra di noi.

Cornacchia            Dite pure, Eminenza, er difetto mio è proprio l’ignoranza.

Rivarola      (pausa. Va poi si ferma))Secondo me questi giudei, sono esseri umani quasi come noi.

Cornacchia            No?

Rivarola      Eh, si. (va via) 

Cornacchia     Nun c’avevo fatto caso

Fine primo atto

SECONDO  ATTO

Scena uno  tribunale

Rivarola      Oggi 31 ottobre, nell’anno del Signore 1825, noi Agostino di Sant’Agata, la Suburra, di Santa Romana Chiesa, diacono, Cardinale Rivarola, con speciale breve, delegato dalla santità di nostro signore Papa Leone XII, felicemente regnante, pro tribunale sedendo eccetera eccetera eccetera. Invocato il santissimo nome di Dio e  avente la sola giustizia davanti agli occhi, letti e ponderati...

Montanari  Andiamo al dunque, Eminenza.

Rivarola      Letti e ponderati gli atti della presente causa e esaminate le eccezioni a propria discolpa da essi addotte….

Targhini      Ma quali? Quali discolpe se non ci avete fatto aprire bocca.

Rivarola     Ma che cosa pretendete, un avvocato? E ritenuto che consta pienamente l‘esistenza della società carbonara nei domini pontifici, e che detta società mira allo sconvolgimento dell’ordine sociale per sacrificare tutto alla vendetta, alla rapina...

Montanari  C’hanno preso pè briganti.

Rivarola      Peggio figliuolo, peggio. Perché almeno i briganti c’hanno l’attenuante che sono dei morti di fame. (riprende a leggere la sentenza) E che tutte le cose in fatto sono state contestate in processo da più confessioni spontanee di individui appartenenti alla stessa società carbonara..

Montanari  C’hanno tradito, Angelì.

Rivarola      Silenzio! Cosa faccio qui, il burattino? Maleducati. (riprende a leggere la sentenza)E dalle confessioni spontanee di numerosi correi che in conformità delle leggi, godranno il privilegio dell’impunità e del segreto sulle loro rivelazioni.

Montanari  Sentite, Eminenza...

Rivarola      In Mona! Insomma non è possibile interrompere ogni minuto la lettura di una sentenza.

Targhini      Voi la chiamate sentenza questa? Mi fate ridere.  

Rivarola      Ridi, ridi. Che poi sentirai cantare la quaglia. (riprende a leggere la sentenza)Abbiamo giudicato definitivamente e inappellabilmente sentenziato i nominati Leonida Montanari e Angelo Targhini, rei di alto tradimento, lesa maestà, mancato omicidio e detenzione di arma proibita, e per tanto li condanniamo alla pena dell’ultimo supplizio mediante (pausa) il taglio della testa. E adesso, non ridete più? Avete perso il fiato?  

Scena  due

                                                                  Prigione

Montanari  (canta) “C’è un tempo pè fa l’amore, tra la, la la la, la la la la la.

Carceriere Ahè, e meno male che v’hanno condannato a morte. Se ve davano l’ergastolo, sai che rottura.

Montanari  (notando Targhini pensieroso) Che c’hai, Angelì? C’hai paura de morì? (Targhini fa no con la testa) E allora che c’hai?

Targhini      Posso farti una domanda?

Montanari  Dì.

Targhini      Giuditta. Che c’è fra voi due?

Montanari  Eh, poveraccia, lei ha cercato de fermamme. Dice “non lo ammazzà, scappiamo insieme, annamo a Napoli”

Targhini      A Napoli c’è il sole.

Montanari  (si alza e va verso di lui) Senti un po’...

Carceriere  Giovanotti, c’è una visita per voi. Breve, perché nun sarebbe permesso.

Montanari  E allora nun ce la fate fa! A me tutta quest’aria che c’avete de facce sempre er piacere…

Targhini      E’ il paternalismo dei tiranni.

Carceriere  E allora che fò?  ‘A manno via?

Targhini      Ma chi è?

Carceriere  E che ne so?

Giuditta       (Entrando) So io.     

Carceriere  Breve, eh…

Giuditta       (a Montanari) Ahò!

Montanari  Che parli con me?

Giuditta       Ho capito.

Montanari  No, so io  c’ho capito.

Giuditta       E allora? So ‘na mignotta? Io ho fatto una domanda mordivoi, gradirei ‘na risposta. Embè d’altra parte è giusto, che dovreste pensà?  Ma io c’ho provato. E come ce po’ provà ‘na donna, con le chiacchiere eh? A discorre de politica? Quali mezzi c’ha ‘na donna pè compete cò l’ommini. Che c’ha? C’ha solo l’amore, o come accidenti lo chiamate voi. E io c’ho provato con l’amore.

Montanari  A turno.

Giuditta       Se capisce. E visto che con te m’era annata male, c’ho provato con quest’altro. Sissignore! Dico, almeno ne sarvo uno. Nun ce sò riuscita, pazienza.

Montanari  Beh, almeno cò lui te la sei spassata.

Giuditta       Eh, nun te dico. Ma poi che voi? Che me devo sentì in debbito con te? Io t’’o pago subbito er conto, me frega assai. (a Targhini) Sorti fori!

Targhini      Volentieri, ma questa è una galera, mica una locanda.

Giuditta       (va verso la porta) Carceriere !

Montanari  Ma che stai a fa?

Carceriere  Che c’è?

Giuditta       Nun potete fa sortì fori Targhini un momento, pè faje pija un po’ d’aria.

Carceriere  No, se volete ve lo mando in villeggiatura a Castel Gandolfo.

                                                                                                                         

Targhini      Fatemi uscire per un po’. Vuole restare sola con Montanari. Ve ne prego.

Carceriere  Vabbè ma ‘ndo te metto ? C’avessi un'altra cella libera.

Giuditta       Se nega l’ultima grazia a un condannato a morte?... Per piacere..

Carceriere       Annamo regazzì, ‘nnamose a fa dù passi, va. (escono)

Montanari  (Giuditta prepara il materasso) Ma che stai a fà? E no!

Giuditta       (va per baciarlo ma dopo un attimo si stacca) Scusame Leò, a me nun me va.

Montanari  Nemmeno a me.

Giuditta       Me perdoni de Angelino?

Montanari  Magari ci fossi riuscita con lui. Lui è giovane, c’avrebbe avuto tutta la vita davanti.

Giuditta       E tu?

Montanari  Io? Me frega assai a me.

Giuditta       Ma come te frega assai, e a me non ce pensi? Io te vojo bene, nun l’hai capito. Io me sò innamorata.

Montanari  Shhhh. Giudì, non me fa st’occhi da gattuccio. Lasciame morì in pace. (riprende a suonare la chitarra. Rientra Targhini)

FUORI 

Carceriere (sentendo che Montanari si è rimesso a suonare) Annamo va. Mah, io più m’envecchio e meno ce capisco niente col monno.       Annamo su.(rienrano)

Giuditta       Scusame, Angelì.

Targhini      Ma di che?

Scambio di sguardi. Giuditta esce.

Scena   tre

                                               Strada

Cornacchia            (seduto ad aspettarla)Permetti ‘na parola?

Giuditta       Beh?

Cornacchia            Famme capì, era scuro?

Giuditta      Che?

Cornacchia            No, dico, nun ce se vedeva?

Giuditta      Ma quando?

Cornacchia            Quanno ‘nsomma, tu te credevi che era Montanari e invece era Targhini. Te sarai sbajata, no?

Giuditta     No.

Cornacchia            Boh, io ‘n te capisco.

Giuditta       Ma te che voi capì, Cornà. Risola le scarpe e statte zitto.

Cornacchia            Passamo de qua che è più corta.

Giuditta       Pe annà dove, che ne sai ‘ndo devo annà.

Cornacchia            Vabbè, ma de qua se fa prima.

Giuditta       (capisce che da quella  parte c’è qualcosa che C. non vuole che lei veda)

Cornacchia         No, nun c’annà Giudì, Aspetta!

Scena  quattro

Si ritrovano di fronte alla ghigliottina

Monaco       In suffragio de l’anima de li condannati a morte..

Cornacchia            Annamo via, Giudì, te ce n’acidisci er fiele e nient’altro.

Monaco       Indulgenza plenaria. Fate n’offerta. In suffragio de l’anima de li condannati a morte..

Cornacchia         Abbiamo già dato

Monaco       Centomil’anni de perdono e remissione perpetua de li peccati. Fate n’offerta, che ve conviene! Centomil’anni, è n’affarone

Giuditta       Ma è giusto?

Cornacchia            Mah…

Giuditta       E già. Pure te continua a nun sapè gnente. A fa’ finta de nun vedè. A nasconne la testa sotto tera come gli struzzi.

Cornacchia            Ma nun lo vedi che nun appena la tiri su, t’’a tagliano. Che potemo fa?

Monaco       Fate n’offerta. In suffragio de l’anima de li condannati a morte..

Cornacchia            (a lui)In suffragio de l’anima de li …..vattene va’.. (a lei)L’unica è volesse bene

Giuditta       Bene? In un mondo così?

Cornacchia         Ma proprio perché il mondo è così! E l’ideale sarebbe volesse bene ‘n due. Ma siccome questo nun se po’ pretenne… contentamose: uno vò bene e l’altro fa compagnia.

Giuditta       Ma chi è che vo’ bbene?

Cornacchia            Io.

Giuditta       A chi? Me fai solo ride.

Cornacchia            A Giudi’ io lo capisco che te se ‘nnamorrata de Montanari, oppure de quell’altro, o de tutte e due ‘nsieme, che ne so. Pazienza, ne tengo conto.

Guardia       Non avete sentito cannone? Andare a dormire!

Cornacchia            Annamo a casa Giudi’.

Giuditta       Va’, va’, va’ a dormì. Continuate a dormì, mentre li mejo ce sbatteranno sempre er grugno. Dormi Corna’, dormi sempre!

Cornacchia            Si, ma dormimo ‘nsieme. Armeno se de notte c’amo paura, s’abbracciamo stretti 

Giuditta       Abbracciate all’ossa de tu’ zia. A te nun te serve ‘na donna: te serve ‘na biotta che te tiene sotto l’ala. Ma io co’ ‘na carogna nun ce dormo.

Cornacchia            No, carogna no. Chi vò bbene nun è mai carogna.

Giuditta       Ma l’hai vista la ghigliottina ? Guardala sta carnevalata. E tu non c’hai manco er coraggio de dì che nun è giusto. E’ vero Corna’, tu non sei ‘na carogna. Tu nun sei gnente.  Non sei manco n’omo.

 

Cornacchia            E no, Giudi’. Tu come ‘nnamorato me poi pure sputà ‘n faccia, ma come omo me devi rispettà.

Giuditta       L’omo nun se giudica solo dentro ar letto. Nun basta mica.

Cornacchia            (vedendo un monaco incappucciato che sta scrivendo i nomi dei condannati a morte, riflette e poi va da lui.) Che state a fa’, sor mae’?

Monacobrutto      Sto a scrive li nomi de li condannati a morte da mette sotto ar sacramento.

Cornacchia            E che Targhini se scrive senz’acca? Se leggerebbe Targini.

Monacobrutto      Dite?

Cornacchia            Date qua, ve lo scrivo io. (scrive) Ecco fatto. E tirateve su sto cappuccio, fate paura. (gli alza il cappuccio, lo vede, poi…)No, no, state meglio così.

Giuditta       (seguendo Cornacchia) A Corna’!

Monacobrutto      (tra sé) Er calzolaro analfabeta sa scrive. Curioso assai, ma bono a sapesse.

Sempre strada.

Giuditta       A Corna’ allora sai scrive, che è tutto sto mistero? Che è ‘na vergogna sapè scrive?

Cornacchia            No, ma qualche vorta è un rischio. Me fanno ride a me li carbonari, ma chi so’? Li congiurati, de che?

Giuditta       Ahò, parla co’ rispetto. Quelli se so’ giocati la testa.

Cornacchia            De teste ne poi taglià quante te ne pare. So le lingue che contano. Ognuno fa la battaglia sua. Io ho scerto a’ mia.

Giuditta       Si, de fa er calzolaro.

Cornacchia            No, de esse la voce de Roma, der malcontento popolare.

Giuditta       Ma che stai a di’?

Cornacchia            Io so la vera ribellione, a Giudi’, nun te sturba, io so’ Pasquino. Sissignora, so’ io er satirico misterioso, quello che scrive li libelli infamanti contro ar Governo. Si, me maschero da scemo è pe’ svià li sospetti, ma intanto denuncio er marcio e er popolo pija nota. Se svejerà? E che ne so. O voi che te lo svejo io a serciate sulle finestre. O vorresti che se svejasse quanno te pare a te? O quanno pare a Targhini e Montanari?

Giuditta       A Cornà, ma io nun ce lo sapevo.

Cornacchia            E mo’ ce lo sai, che cambia? So’ Pasquino, m’hai detto ‘na caccola: cornuto so’ e cornuto resto.

Giuditta       Ma allora…allora tu poi fa quarche cosa, tu li poi sarvà!

Cornacchia            Io? E pe chi m’hai preso, pe Santa Rita da Cascia? Ma va’ a morì ammazzata te e loro! E’ finita Giudi’ !

Scena cinque

 prigione

Frate             Cari fratelli, è permesso l’introito? Pace e bene. Pace e bene.

Montanari  E’ arivata l’ora?

Frate             Come si dice “mors certa, ora incerta”. Ma questo dipende da voi: il braccio secolare che è la giustizia, v’ha consegnato al braccio spirituale che saremmo noi.

Montanari  Noi chi? Chi siete?

Frate             Chi so’ io? E che te frega de sape’ chi so’ io. Semo granelli de porvere noi. Voi sape’ er nome mio? E nun è mica er mio, a noi ce lo cambiano quanno entramo. Ecco, ma nun lo vedi chi so’?

Targhini      E perché il braccio secolare ci avrebbe consegnato a voi?

Frate             Ma che voi sapè tutto tu? Ma chi sei? Perché questa è la procedura: noi poi vi riconsegneremo al braccio secolare non appena vi sarete pentiti.

Montanari  Pentiti di che?

Frate             Ah! Ah! Ma come de che? Dei delitti che avete commesso? Non ve potemo mica ammazza subbito. Se noi v’ammazzamo così, voi ve n’annate dritti dritti all’inferno. E noi qui indegnamente lavoramo p’er Padre Eterno, mica p’er Diavolo. Per cui ve dovete prima penti’.  e poi  potete morì’ in grazia di Dio.

Montanari  E se non se pentimo?

Monaco       Come nun ve pentite? Lo sapete qual è una delle virtù di noi altri frati?

Montanari  (a Targhini)Secondo te quali virtù hanno i frati?

Targhini     Nessuna, che io sappia.

Monaco       No? Eppure una ce l’abbiamo.

Targhini      Quale?

Monaco       E’ la pazienza figlio, sennò io a quest’ora già t’avrei dato un cazzotto in testa a te. E invece con la pazienza io mi metto qui e cerco di salvarvi l’anima. E finché non vi sarete pentiti niente esecuzione: questo è nel diritto del nostro ordine, figli miei.

Montanari  E allora per l’esecuzione ve toccherà aspettà, magari un par de cent’anni. Chi se pente?

Monaco       Si, lo so, questo lo dicono tutti, ma con la pazienza si ottiene tutto.

Montanari  No, un momento, la pazienza richiede tempo.

Monaco       Ah. E a me chi mi core appresso. Anzi dateme ‘na sedia perché ho già capito che con voi qui la questione non se risolve ‘n piedi, va.

Montanari  (a Targhini) …e col tempo tutto può succedere. Allora zi’ Frà?

Monaco       Però volete un consiglio, figli? Chiedete subbito perdono a Dio.

Montanari  Così ce fate subbito zompà ‘a capoccia.

Monaco       Eh! Eh! E che è? La capoccia, la capoccia, e che sarà mai? Come siete piccoli figli, attaccati alle miserie. E che è la vita? Apri l’occhi e già s’è fatto notte. Ve ce affannate tanto, cercate chissà che, volete rivoltà er monno, ma non fareste manco in tempo, la vita è corta! Chiedete subbito perdono a Dio, salvateve l’anima. Il fine ultimo dell’omo è l’eternità, perché è lì che annamo tutti.

Targhini      Ma noi andiamo da un’altra parte?

 

Monaco       ‘Ndove?

Montanari  Bravo, Angelino.

Monaco       Ma che bravo, questo è mezzo scemo. Non c’è altra parte, non c’è scampo. O annamo tutti giù all’infermo o annamo tutti in paradiso. Ce volemo annà?

Montanari  Voi ci andrete. Noi, pure da morti, restamo nel mondo.

Monaco       A che fa’?

Montanari  A fa’ da esempio a chi resta.

Monaco       E chi resta? Ma chi resta? Che è rimasto degli Egiziani? Niente, quattro mummie secche. E dei Romani? Quattro muri crollati. E degli Etruschi? Niente, du’ cocci. Restano i carbonari ? Che carbonari? Quelli che vennono er carbone, no voi. Salvateve l’anima, figli! Annate in paradiso! Io ve ce posso mannà perché indegnamente ho questo potere.

Montanari  E noi invece nun ce volemo annà. Nun sete contento? Meno sete e mejo state no?

Monaco       Ho capito va…allora io me rimetto a sede. Ma te pare, fijo, che io starei qui a parla’ contro l’interesse mio? Ma più semo e più vor di’ che c’avemo ragione noi.

Montanari  Ma il punto è proprio questo: noi non ci vogliamo pentire per dimostrare che avete torto voi.  Come la mettemo?

Monaco       Io me metterei a piagne. Ma nun me vie’. Ma insomma, se c’aveste ragione voi, io me sarei vestito così, a sta’ a senti’ a te, che me stai pure antipatico co’ ‘st’orecchini?  Che pena che fai, fijo! Cristus sias Marias, aiutame tu, ammazza come so’ duri questi, aho’. Ave... (biascica in latino maccheronico)

Targhini      (finge di avere un segnale divino)Ah…

Monaco       Santo..

Targhini      Ah…

Monaco       Che è? Che c’hai?

Targhini      Ho sentito improvvisamente…

Monaco       E che te senti, fijo?

Targhini      Non so, come un subbuglio dentro l’anima. Che sarà stato?

Monaco       E forse è la coscienza che te se sveja. Tu che sei più giovane, e meno incallito nel peccato di questo altro…(a Montanari) E vattene tu, che stai a guarda’? (a Targhini) Te voi penti’, figlio mio?

Targhini      Forse si.

Moanco       Vogliamo pregare insieme? Preghiamo!

Targhini      No, forse è meglio che ci penso un po’, per conto mio.

Monaco       (pausa)Ma che me stai a cojona’? Ah, ho capito va’, a voi ve va de gioca’? Allora basta co’ ‘e chiacchere, ne riparlamo domani.

Montanari  Ah, ecco è mejo, (va verso la porta) avete visto mai che uno a mente ce ripensa e magari dice..(nota che il frate si risiede) Ma che fate? Nun ve n’andate?

Monaco       E ‘ndo vado? Ave Maria… (bisbiglia)

Montanari  E dovete prega’ proprio qui?

Monaco       E zitto! Ma che te credi che me sto a diverti’? Io sto a lavora’. Sto a prega pe’ voi.

Montanari  Ah!

Monaco       Eh! Se ve do tanto fastidio, fate finta che nun ce sto. Ave Maria…(bisbiglia)

Montanari  E no, eh! E noi così quando dormiamo?

Monaco       Mai! Finché nun ve pentite, non ve faccio chiude occhio. Ave Maria… (bisbiglia)

BUIO

Mattino. Il frate si risveglia.

Monaco       Eh! Gesù, Giuseppe e Maria, ma che sto a dormi’? E li carbonari? A ‘ndo stanno? L’hanno ghigliottinati! Mamma mia bella, me so’ perso du’ anime. Signore mio perdonami. Carceriere! Carceriere!

Fuori, in un altro punto

Targhini      (vedendo il frate) Buongiorno! Dormito bene?

Monaco       Che fate voi qua? Chi v’ha fatto usci’?

Carceriere  Io. E’ il regolamento.

Monaco       Ma che regolamento, questi non dovrebbero manco dormi, levete ‘n po’.  Faccio vede’ io er regolamento. Ma che regolamento ?

Montanari  Fratello, Stanotte pregando pregando, m’avete buttato giù dal letto e vi ci siete messo voi.

Monaco       Io? Ma che stai a di’?

Targhini      E come russate, padre mio. Sembrate un animale.

Monaco       Eh! Me so’ addormito, e che è? La carne è debole figli, ma lo spirito è sempre vigile. (Punta il dito al cielo) Tiè, guardatelo sto cielo, guardate ste nuvole, ste nuvole  merlettate, ma chi ce l’ha messe lassù?

Targhini      E quelle guardie svizzere chi ce l’ha messe laggiù?

Monaco       ‘Ndove?

Targhini      Là!

Monaco       Attenti, voialtri increduli Che stamo tutti sotto la stessa cappa. Eccola qui, guardatela: questa è la cappa nostra, San Pietro. Guardatela sta cupola che s’alza verso il cielo. Che ce sta a fa’?

Targhini      E quel cannone puntato verso Roma, che ce sta a fa’?

Monaco       Eh! Er cannone! Er Cannone! Ma che state sempre a guarda’ pe’ tera? Guardate pure per aria (i due guardano in alto) Ho capito va, continuate sempre a giocà.

Montanari  Ma ce l’avete detto voi.

Monaco       Ma tu lo sai, figlio, in che senso lo dicevo.

Montanari  Zi’ Fra’, è inutile che ci raccontate favole: lassù non ce nessuno.

Monaco       Peggio pe’ voi: io ve do la vita eterna e voi me date un carcio ner culo.

Montanari  Ma se po’ sape’ che razza de gente sete? Co’ ‘na mano ce scannate e co’  l’altra ce date la vita eterna?

Monaco       So’ le contraddizioni del potere, figlio. 

Carceriere  Zi’ Fra’, l’aria è finita. ‘Nnamo va.

Montanari  Un passo avanti verso er patibbolo.

Monaco       Ma è così che lo dici? Questo sembra contento d’anna’ ar patibolo

Scena ventiduesima – Casa Rivarola

Rivarola innaffia le piante, mentre entra Cornacchia

Rivarola      Che vuoi?

Cornacchia            Nun ce lo so manco io, nun c’ho dormito tutta la notte. (pausa) Famo n’affare, Eminenza: io ve do Pasquino e voi date sarva la vita a Montanari.

Rivarola      E da quando in qua gli scarpari vanno in giro a fare di questi baratti?

Cornacchia            Sbrigateve perché se ce ripenso m’accorgo che ce rimetto, e ‘n se ne fa più niente.

Rivarola      Pasquino in cambio di Montanari, tu dici ?

Cornacchia            Beh, volete mette’ un carbonarello qualunque cor satirico epigrammatico misterioso?

Rivarola      Eh, se io fossi in te, non lo butterei mica tanto giù il carbonarello.  Oppure dici così perché ci vorresti mettere Targhini sopra mercato?

Cornacchia            No, e che stamo a Campo de’ Fiori? Fate come ve pare, quello è un sartapicchio.

Rivarola      Beh, che cosa sono queste efferatezze?

Cornacchia            Ma io dicevo così pe’ nun levavelli tutti e due.

Rivarola      Anche se pecore nere, ricordati, io sono sempre un pastore d’anime.

VOCE Donna        (melliflua) Bene alzato, eminenza.

Rivarola      Ecco vedi, quella è una pecorella smarrita, per esempio.(rimane con lo sguardo verso di lei)

Cornacchia            Si, ma adesso volemo conclude, magari gliela pascolate dopo…l’anima.

Rivarola      Ma perché ti sta tanto a cuore la pelle di Montanari?

Cornacchia            Io vo’ proposto ‘n affare, con tutto il rispetto, Eminenza, a voi che ve ne frega? Se ve conviene…

Rivarola      Conforme. E chi sarebbe Pasquino?

Cornacchia            Si, bonasera!

Rivarola      Sarebbe a dire?

Cornacchia            No, è che io nun so’ tanto diplomatico, Eminenza, e magari ve lo direi pure.

Rivarola      E dimmelo.

Cornacchia            …Famo così: voi prima me liberate Montanari, je date ‘n cavallo e lo fate sorti’ da porta San Giovanni, e io poi ve dico chi è Pasquino. Dovemo fa’ a fidasse..

Rivarola      E io mi fido. Vieni.

Cornacchia            (sta per entrare, ma poi ci ripensa, facendo passare prima Rivarola)

 Non sia mai.

Rivarola      Ah, ecco.(si prepara a scrivere)

Cornacchia            Che state a fa’?

Rivarola      Mi accingo a scrivere. Ah, già che tu sei illetterato, non capisci. Ecco ti spiego: questa è la penna, lì c’è l’inchiostro, io intingo…

Cornacchia            No, fino a qui c’arivo. Ma che scrivete?

Rivarola      L’ordine di scarcerazione di Montanari.

Cornacchia         Ah.

Rivarola      E’ questo che vuoi, no? Così sapremo finalmente chi è Pasquino. O hai cambiato parere?

Cornacchia            No, no.

Rivarola      E allora perché mi guardi storto?... Ah, lo so: non ti fidi. Comunque io sono stato ai patti. Ecco. (Gli porge il foglio, ma lo ritira) Già, ma tu non sai leggere.

Cornacchia            E già.

Rivarola      Niente di male, te lo leggo io.

Cornacchia            Ecco.

Rivarola      Liberate il nominato Leonida Montanari, dategli un cavallo, e fatelo uscire da Porta San Giovanni. Firmato Rivarola.

Cornacchia            E mo’ io che devo fa’?

Rivarola      Eh…è un guaio, perché non puoi neanche fartelo leggere da nessuno: è un segreto di Stato. 

Cornacchia            E già.

Rivarola      Devi correre a Castel Sant’Angelo e consegnarlo personalmente al colonnello Nardoni… 

Cornacchia            …che sa legge.

Rivarola      Lui, si. (Cornacchia da un pugno al tavolo) Comandi?

Cornacchia            No, er siggillo, Eminenza, sinnò non vale. 

Rivarola      Son ‘ndrio, non ti vedi che son ‘ndrio? ( scioglie la cera) Eh, l’ignoranza: brutta cosa, Cornacchia caro. Vedi, è sempre dall’ignoranza che nasce l’incomprensione tra il suddito e il potente. Se sapessi leggere, adesso non avresti su quella faccia ombra di sospetto.  

Cornacchia            E andrei tranquillo a Castel Sant’Angelo, dite voi.

Rivarola      Dovemo fa’ a fidasse.

Cornacchia            E io me fido.

Scena Ventitreesima – Prigione

Montanari A zi’ Fra’, ‘a posso fa’ n’obiezione?

Monaco       Un’altra? E falla và. Tanto tu stai sempre a eccepì.

Montanari  A me me pare che voi nun vedete l’ora de mannacce ar patibbolo.

Monaco       Io? Ma che stai a di’? E poi che è? Che è er patibolo? So’ solo quattro pezzacci de legno messi ‘nsieme. E voi, voi c’avevate commesso er delitto, lo dovevate sape’ d’anna’ a fini’ lassù.

Montanari  Quale delitto?

Monaco       Come quale?  C’è bonissima sentenza, oh.

Montanari  Ma lasciate perde la sentenza. Lo sapete come se chiama er delitto nostro?

Monaco       Come se chiama?

Montanari  Libertà.

Monaco       E che è?

Targhini      Leonida, ma vorresti convincere un frate?

Monaco       Statte zitto, che me vorresti spiega’ tu? La libertà. La libertà non esiste. Pensateci voi che vi sentite tanto sicuri. Ve sembrerà un’ eresia, ma io me sento libero solo quando obbedisco.

Montanari  E io pure. Chi crede, obbedisce.

Monaco       Ma perché tu credi, figlio?

Montanari  Beh, ognuno crede a quello che je pare. Ma voi state in bona fede, zi’ fra’: per questo ve stimo. Perché solo in bona fede voi ce volete ammazza’ e poi la notte dormi’ tranquillo.

Monaco       Ma che dici? Ma che state a di’? Io non ho mai ammazzato nessuno, anzi il contrario: io ve do la vita.

Montanari  Eterna.

Monaco       E io quella te posso da’. Buttala via! Te voi pentì, fijo? Fijo, te voi penti’?

Targhini      No dico, se continua così, alla fine vi darete un bacio.        

Monaco       Nun lo sta’ a senti’. (Montanari lo blocca. A Targhini) Nun te vergogni? Ma nun credi proprio a gnente tu?

Targhini      Io credo solo a Bruto che ammazza il tiranno. Il resto sono chiacchiere. La buona fede: mi fate ridere. Siete vecchio, il nemico resta nemico. E si ammazza senza avere pietà. Io per lo meno non ce l’avrei. Anche te, Leonida sei vecchio. Il popolo si sveglia ! Ma quale popolo? Chi?

Scena ventiquattresima – Strada

Cornacchia            Onde per cui, se vado a Castel Sant’Angelo m’arestano, se nun ce vado, è come dichiara’ col letto ar bietto che Pasquino so’ io.

Bella Chioma        Piano, ahò, io so’ rimasto a onde per cui.  

Cornacchia            Ber successore che me so’ trovato. E poi, Bellachio’, questa è ‘na penna, no ‘na zinna de vacca.

Bella Chioma        E te potevi ricorda’ prima de ‘nsegnamme a scrive’.

Cornacchia            Ma come “prima”, so’ quindici anni che ce provamo, tu stai ancora ar dettato.

Bella Chioma        Ah…ma allora lasciamo perde’. Vedi, secondo me, nun basta impara’ a scrive, ce vonno pure li pensieri, e io nun ce l’ho.

Cornacchia            Tu scrivi, li pensieri vengono scrivendo. Ti fo un esempio:se tu dici a uno li mortacci tua, che fai? Dici ‘na parolaccia. Se invece la scrivi, diventa un pensiero.

Bella Chioma        Allora è facile diventa’ Pasquino.

Cornacchia            Difficile è rimanecce. Scrivi..

Bella Chioma        Certo che sti preti ne sanno sempre una più der diavolo.

Cornacchia            E grazie, sinno ar monno avrebbe già vinto er diavolo. Per cui noi dovemo esse più furbi der diavolo e de li preti messi assieme.

Bella Chioma        Ah, allora lasciamo perde, avemo già perso. A Corna’, noi semo gente semplice, de core.

Cornacchia            C’hai detto?

Bella Chioma        (spaventato )Che ho detto?

Cornacchia                        Noi che semo?

Bella Chioma        E io che ne so.

Cornacchia                                    No, tu hai detto “semo gente semplice” e poi?            

 Bella Chioma       De core?

Cornacchia            De core! Er core. Maledetto er core e chi ce l’ha. A bella Chio’ io ho capito tutto. Ecco la rovina nostra, er cataclisma de li popoli: er core. E qui bisogna cambia’ tutto. Ma tu sei un pensatore, tu c’hai li pensieri pure quanno nun scrivi.

Bella Chioma        Io?

Cornacchia                        (comincia a scrivere un pensiero)Ma se po’ esse più frignoni de così? E per questo che ce tengono sotto: è perché noi c’avemo er core e loro no.

 Bella Chioma       Ammazza come te core la penna sur fojo. Pare ‘na lepre.

Cornacchia            E io che me ce stavo pure a gioca’ er collo pe fa’ contenta ‘na donna. E quanno lo buttamo giù er padrone se continuamo a anna’ n’ giro cor core ‘n mano? A bella Chio’ voi diventa’ ‘n’omo?

Bella Chioma        Perché mo’ che so’?

Cornacchia            Mo sei ‘no stronzo, ‘n sei gnente, sei ‘no schiavo. Ma se voi esse omo strappate er core e buttalo lì, ‘ndo’ ce sguazzano le vacche.  (va)

 Bella Chioma       A Corna’, e mò che fai? Ma ‘ndo vai?

Cornacchia                                    Vado a attacca’ l’ultimo epigramma.

Bella Chioma        Ma come a me nun me dici gnente? E allora che discepolo so’? 

Cornacchia            E’ giusto:er discepolo deve diffonne l’idea der maestro. E’ indirizzato ar Papa. “Perché indugiamo tanto, Padre Santo, volemo sega’ er collo ai carbonari Targhini e Montanari? Er boia aspetta e ce diventa vecchio, dateje sotto e buonanotte ar secchio”. Hai capito?

 Bella Chioma       Ho capito si. Sei passato ar nemico.

Cornacchia            E io mò che faccio: te sputo ‘n faccia o te do ‘n carcio ‘n bocca?

Bella Chioma        Oh, ma a te, te pare facile a capillo ?

Cornacchia            E allora fatte conto che je facessero la grazia e li rimandassero libberi. Che direbbe sto popolo de core: “er padrone è bono. Te tira le recchie quanno fai er matto, se capisce, ma all’ultimo è come un padre che perdona”. E che diventano Targhini e Montanari ‘na vorta assolti, che so’? 

Bella Chioma        So’ du’ vivi.

Cornacchia                                    No, du’ frignoni.

BellaChioma         Beh, mejo che esse morti.

Cornacchia            E no, perché li morti pesano. E morti così, senza delitto, co’ ‘na burla de processo, pesano più peggio, e cor tempo diventano la cattiva coscienza der padrone. 

BellaChioma                     Si, però a quei due chi glielo spiego che è mejo si morono?

Cornacchia            Loro ce lo sanno, perché è solo sur sangue, sur sangue che viaggia la barca della rivoluzione. Hai capito adesso?

Bella Chioma        Mica tanto.

Cornacchia            Nun fa gnente: capirai cor tempo.

Bella Chioma        (scorgendo in lontananza delle guardie )A Corna’, ce so’ le guardie, nun t’espone. Si voi te ce vado io a appiccica’ er pigramma. Tanto a me chi me conosce.

Cornacchia                                    (gli da il foglio) Tiè, te promuovo Pasquino sur campo.

Bella Chioma        E tu che fai? T’arendi?

Cornacchia                                    La guera nun finisce mai.

Bella Chioma        E se te pijano?

Cornacchia            Il potere c’ha il tallone d’Achille. Questi c’hanno il diritto d’asilo. Bussate e vi sarà aperto. Io busso e m’ensinuo come ‘n serpente. Vado a fa’ la vipera ‘n seno. ‘nsomma bella Chio’, vado a fa’ come fece Dante Alighieri, che poi lasciò quer po’ po’ de commedia.

Scena venticinquesima - Convento

Frate incappucciato      Che cercate fratello?

Cornacchia            Pace e minestra.

Frate             Eh, veramente Dante disse solo “pace”, la minestra ce l’avete aggiunta voi.

Cornacchia            Perché nun c’è?

Frate             E’ cresciuto ‘artro frate.

Coro              Brodo lungo e seguitate.

Scena Ventiseiesima – Prigione

Si sentono spari.

Monaco      Daje. Che è, ahò? Ma che sparano?

Montanari  Sparano Angeli’, sparano!

Targhini      Dove?

Montanari  Viene dalla parte del fiume!

Monaco       Dove? Che succede, ahò?

Montanari  Er popolo se sveja! E tu che nun ce credevi, Angeli’, er popolo se svejato!

Targhini      Ritorna la repubblica.

Monaco       Ritorna? Nun lo so io.

Montanari Mo’ l’avete capito perché la mannavamo pe’ le lunghe? V’avemo fregato.

Monaco       Eh, ma io che c’entro? Che v’ho fatto? Ammazzate pure i frati?

Targhini      Io si!

Monaco       Bono ahò. Bono.

Montanari No, nun ve preoccupate, ogni religioso verrà rispettato. Allegro che co’ la libertà vie’ bene pure pe’ voi.

Monaco       Si?

Montanari Si!

Monaco       Vie’ bene pure pe’ me? Ahò, aiuto, aprite, aprite, io nun me fido de questi. Che è successo?

Carceriere  Pare che er popolo sta a pija d’assalto la prigione.

Monaco       Dove?

Montanari  Ci vengono a liberare.

Voci fuori campo

Uomo 1         Volemo giustizia!

Guardia         E giustizia sarà fatta.

Uomo 2         Quando?

Guardia         I condannati devono pentire l’anima.

Donna           1          Ma che aspettate a segaje er collo?

Donna 2        Che ve frega se nun se pentono.

Uomo 3         Che dovete falli santi?

Donna 3        Io me so’ affittata tutte le finestre che s’affacciano sulla piazza e li signori rivanno li soldi.

Uomo 4         Io ho rimandato tutti i giorni certi impegni de premura.

Uomo 5         Io so’ venuto a piedi da Genzano e so’ sulle spese.

Uomo 6         Tagliateje la testa e bonanotte.

Montanari  Il popolo ci vuole morti.

Targhini      Certo, si è svegliato.

Scena 27

Monaco       Oh! Popolo, ma che te sei messo ‘n testa? Ma che voi? Voi comanna’ te? E chi sei? Sei papa? Sei cardinale? O sei barone? Perché si ‘n sei manco barone, chi sei? Sei tutti l’altri. E tutti l’altri chi so’? Risponni! Risponni a me invece d’assalta’ i castelli. Chi so’? So’ l’avanzi de li papi, de li cardinali, de li baroni. E l’avanzi che so’? So’ monnezza. Popolo, sei ‘na monnezza! E voi mette bocca? Ma se non c’è nessuno che te dice la mattina quanno t’arzi, quello che devi fa’, dove sbatti la testa? Che ne sai? Sei annato a scola? Sai distingue il pro e il contro? Tu non sai manco qual è la fortuna tua, perché sei ‘na monnezza. Ma resti pulito perché nun c’hai le responsabilità. Vattene a casa popolo, vattene a casa!

VOCE Uomo          Ma che vo’ sto frate? Ma chi è?

Monaco       Chi so’? Chi so’ io? Io sto qui pe’ li condannanti a morte e li devo salva’ l’anima. Che ne sai tu che è l’anima se nun te lo spiego io. Li popoli partono e l’anime resteno. Fori dall’anima nun c’è salvezza e io quelli li devo manna’ in Paradiso, e ce li manderò per forza, a rischio de falli mori’ de vecchiaia qui dentro. Si che ce li manno, io. Perché indegnamente c’ho questo..Chi siete voi, ahò? Che volete? Che fate? Causa comune coi rivoltosi?

Nardoni       Va bene fratello, basta così, venite con me. Voi due reggetelo. E qui sgombrate! La predica è finita.

Monaco       Giù le mani dal saio, soldato. Ma come ve permettete de mette le mani addosso a ‘n frate? Ma chi sei tu ahò?

Nardoni       Sono il colonnello Nardoni.

Monaco       Embe’, sei colonnello e voi comanna’ pure te?

Nardoni       Magari comandassero i colonnelli, credi che le cose non andrebbero meglio?

Monaco       E che ne so io. Ma ‘ndo me portate?

Nardoni       Da sua Eminenza il cardinale Rivarola. Vuole parlare con te.

Monaco       Sua Eminenza? Vo’ parla’ co’ me. E perché nun me l’avete detto subbito? E ‘namo! A ‘ndo’ sta ‘a sortita?

Scena 28-   sagrestia

Monaco       Eminenza, er popolo è ‘na bestia feroce. C’ha sete de sangue umano.

Rivarola      Non è vero fratello, non è vero. Il popolo non è cattivo. Soltanto bisogna capirlo. Povera gente: Roma è diventato un mortorio, non succede mai niente, tutti  a sbattersi il petto, tutti a piangere. E allora,  anche un’esecuzione di giustizia per lo meno è una cosa nuova, uno spettacolo, un divertimento.

Monaco       Ar tempo de Nerone.

Rivarola      In tutti i tempi, figliuolo, in tutti i tempi. La ferocia è sempre stato il sollazzo del popolo. E se uno glielo nega, glielo manda per le lunghe, si capisce che il popolo si ribella. Per cui, pur apprezzando il vostro zelo, mi sembra arrivato il momento di accontentare il popolo. 

                       

Monaco       E come accontentallo, Eminenza, quelli nun se so’ ancora pentiti.

Rivarola      Pazienza

                       

Monaco       Ma che pazienza, se li ammazziamo adesso finiranno in tera sconsacrata, in mezzo (a li guitti???) all’impuniti, alle mignotte. 

Rivarola      Ma non possiamo mica salvare tutti.

                       

Monaco       Eminenza, co’ tutto er rispetto, noi dovemo sarva’ tutti. Semo preti, sennò noi qui che ce stamo a fa’?

Rivarola      Ma che dici?

Monaco       Eminenza, fategli la grazia.

Rivarola      A chi?

                       

Monaco       A quei du’ poracci.

Rivarola      Fratello, mi meraviglio di voi. Pare che sia la prima volta che assistete due condannati a morte. 

                       

Monaco       No, è la prima volta che assisto a due come a quelli: l’altri era tutta gente che aveva ammazzato la madre, aveva squartato l’amante, aveva rubbato, fabbricato monete false. Era facile che se pentissero. Ma questi che hanno fatto? Filippo Spada è già guarito e sta pure meglio de prima. E allora? Quale altro delitto c’hanno? D’ave’ tramato contro er Governo? E chi j’ha dato retta? Da nun crede ar padreterno e so’ pure giovani. Damoje tempo. Ma l’omo quanno ‘nvecchia ce ripensa sempre. Io so’ sicuro che pure loro ce ripenseranno.

Rivarola      Avrebbero dovuto pensarci prima: rimettiamo tutto nelle mani del Signore.

                       

Monaco       No, Eminenza, così rimettiamo tutto nelle mani del diavolo. E io me so’ fatto frate pe’ servi’ er Signore. 

Rivarola      E io? Sono diventato cardinale per servire chi?

Monaco       Eh?

Rivarola      Avanti, rispondi.

                       

Monaco       E nun lo so.

Rivarola      Ecco, lo vedi.

Monaco       Eh, lo vedo, ma se lo stamo a servi’ male?

Rivarola      Siamo uomini, e l’uomo rimane uomo con tutti i suoi scrupoli, i suoi dubbi, e qualche volta addirittura con l’incredulità. Ma che importa? Noi siamo sempre dalla parte giusta.

Monaco       Pure quando sbajamo?

Rivarola      Soprattutto quando sbagliamo: è facile stare dalla parte giusta quando si ha ragione.

Monaco       Che è, un dogma, Eminenza?

Rivarola      No, fratello: è la tragedia di chi ha il potere. Per cui lasciamo che la giustizia compia il suo corso.

                       

Monaco       E l’anima?

Rivarola      Voi avete già fatto tutto il possibile.

Monaco       Eminenza, datemi ancora un po’ di tempo.

Rivarola      E l’ordine pubblico chi lo garantisce?

                       

Monaco       Io. Lo garantisco io l’ordine pubblico. Qualche ora, Eminenza.

Rivarola      No. Anzi vi dispenso dall’incarico.

Monaco       No…

Rivarola      Tornate al vostro convento.

                       

Monaco       No….

Rivarola      Obbedite.

Monaco       No, Eminenza no (Rivarola esce) Eminenza, non mi dispensate.

Scena 29 – Piazza Patibolo

I condannati vengono preparati.

Monaco       Aspettate! (ad una guardia) Levate de mezzo tu ! Figli, figli miei, è finita nun c’è più salvezza. E’ finita, nun c’è più speranza. Pentitevi. Non lo volete fa’ pe’ voi, fatelo pe’ me. Che ve’ costa?

Montanari  Non fate così, rialzatevi: ci perdete di dignità.

Rivarola      (apparendo con assistente) Ancora quel frate.

Monaco       Ah, si? E io allora v’assolvo lo stesso.

Rivarola      Fermatelo.

Monaco       Poi m’ ‘a vedo io cor Padreterno. Ego te absolvo, in nomine patris (viene bloccato) Che è? Eminenza, per carità. (Rivarola fa no con la testa) No? Perché? (Rivarola rientra) Perché? Perché? (viene portato via dall’assistente).

Targhini      (già in ginocchio davanti alla ghigliottina) Salute e fraternità! (scende la lama)

Cornacchia                                    (vestito da frate, in mezzo alla folla) Un sartapicchio.

Mastro Titta                                  (vedendo Montanari ridere) Che c’hai da ride?

Montanari                          Sto a pensa’ a ‘na cosa buffa.

Mastro Titta                                  Beato te. Ma che?

Montanari              Eh, caro Mastro Titta, dopo la rivoluzione francese e l’impero di Napoleone, che fecero li sovrani radunati a Vienna? Dissero “giovanotti, dalla Bastiglia ad oggi non è successo niente. Se ritorna a Luigi XVI” e se rimisero le parucche. Per cui annullarono tutto: la scienza, le scoperte, le invenzioni. Tutto. Meno che ‘na cosa.

Mastro Titta                                  Che cosa?

Montanari                          La ghigliottina         .

Mastro Titta                                  Ah, già è un’invenzione vostra, de li rivoluzionari.

Montanari              E l’unica cosa al mondo, oggi, che non puzza de vecchio e de decrepito è la ghigliottina. Voi sete l’omo più moderno de Roma, a Mastro Ti’, l’avvenire è vostro. (si inginocchia davanti alla ghigliottina) Buonanotte, popolo!

(scende la lama)

FINE

   

                       

           

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