Nerone
di Petrolini
Atto unico (1917)
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PERSONAGGI: |
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Nerone |
Burro |
Calvia |
Valeria |
Vestali |
Schiavi |
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Tigellino |
Mucrone |
Atte |
Acetilene |
Senatori |
Suonatori |
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Petronio |
Domizio |
Egloge |
Pretoriani |
Littori |
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La scena rappresenta il triclinio imperiale.
SCENA PRIMA
TUTTI:
Viva il vino
spumeggiante
di Frascati e di Marino,
viva ognor l'Asti spumante,
lo Champagne ed il Bordeaux.
E fra il bere ed il mangiare
con le donne a noi vicino
ci faremo sollazzare
sulle molle del sof.
(Due volte tutto.)
SCENA SECONDA
EGLOGE (entrando) : Salute a voi!
TIGELLINO : Salute a voi.
TUTTI : Salute.
BURRO : Salute alla divina saltatrice!
CALVIA : Ingrati! Cos ricompensate le mie sonnifere danze, insegnatemi dal
celebre maestro Cassiodoro!... Ingrati, mi umilia- te innalzando laudi a questa
debuttante concorrente...
SCENA TERZA
CALVIA (scorgendo Atte che entra) : Atte, giungi a proposito. Intervieni e
mettila a dovere...
EGLOGE : Io non mi curo di voi, ma guardo e passo e non mi perdo con un
Cassiodoro...
ATTE (ad Egloge) : Chi sei? Quale ufficio il tuo in questa sala imperiale?
EGLOGE : La diva della danza e della canzone: numero di centro, gran vedette
del programma imperiale... E tu chi sei?
ATTE : Non giova che tu sappia il mio nome!
EGLOGE : Oh! poveretta. Ti comprendo, tu sei il primo numero del programma...
Sei una schiava!
ATTE : Schiava? Primo numero? Io sono stata la diva del programma prima di te,
cagnaccia sfiatata, stonata, e non so chi mi tenga dal non romperti il muso...
TIGELLINO : Che ci? Siamo in un'aula imperiale o in un caf chantant?
ATTE : A me schiava?
EGLOGE : Se tal non sei, meglio per te... Anch'io ero una schiava... Ora per
sciolgo libere danze, ed il mio vasto teatro la casa di Cesare!
ATTE : A lui devi la libert?
EGLOGE : A lui! Perch mi guardi cos? Tu mi metti spavento.
ATTE (affettuosamente) : No, no, i tuoi detti sono talmente ingenui ed
infantili che mi salta il destro di salvarti... EGLOGE : Vuoi salvarmi?
ATTE : S, odi...
CALVIA (traendo Atte da una parte) : Atte, pi non ti riconosco! Anche tu
subisci il fascino di quella maliarda? Avvelenala!
TIGELLINO : Falle fumare una sigaretta popolare.
ATTE (a Calvia) : Lascia fare a me e vedrai! (Ad Egloge:) Sai tu ben chi sia
questo Nerone che ti ha chiamato a s? Fidi tu forse nelle promesse sue? Ebben,
ti illudi! Trema! Tu non conosci la sua ferocia! Tu non sai quante volte lo
vidi giocare a boc- ce con i rotolanti capi delle sue vittime! Vattene
fanciulla spensierata, negagli la fe', se ancor n'hai tempo! Vanne!... Esci da
questa casa.
EGLOGE : Io vi rimango!
ATTE : Tu vi rimani?
TIGELLINO : Lei vi rimane?
EGLOGE : Conosco i casi miei... Al tuo consiglio io debbo solo una risposta...
ATTE : E quale?
EGLOGE : Tu sei ancor viva e verde...
ATTE : Che intendi?
EGLOGE : T'incresce che qui rimanga? Lascia che goda anch'io... Non negher la
fede al mio Nerone, e se il destino duro, tanto peggio per me! Voglio
provarlo anch'io se lo provasti te!
ATTE : Su te, sciagura!
TUTTI : Sciagura!
TIGELLINO : Ors tagliate a corto! La cosa assai funesta, che se qui giunge
Cesare, vi taglir la testa. (Si ode la tromba di una automobile)
ATTE : Nespole.(Scappa via.)
VALERIA : Eccolo! E' lui! Non senti come pompa la sua pompa?
(Atte via.)
CALVIA : S, s, lui, Barba di Rame! E' Cesare Augusto di ritorno dalle
corse alle Capannelle...
SCENA QUARTA
NERONE (entra in una lettiga portata da schiavi. Scende dalla lettiga che
viene portata via subito).
TIGELLINO : Ave o Cesare!
TUTTI : Ave!
NERONE : Ove sono?
Chi questa plebaglia
che m'osserva? Ma io dove mi trovo?
Ciel, che veggio! La vista mia si abbaglia!
E' un mondo vecchio oppure un mondo nuovo?
M'hanno scavato adesso... Oh, per gli di!
Dal Palatino io son resuscitato...
per spiegarmi bene non saprei
se qui venni oppur mi ci han mandato.
Mi hanno tirato su ora con il sarcofago! Ah, se gli avi miei
fossero qui presenti, come rimarrebbero tumefatti...(Si toglie il manto, ne d
a tenere l'astremit a Tigellino e fa cenno ai presenti di osservarlo. Quindi
lo piega come usano fare i venditori da piazza.) Se domani vedete questo
articolo esposto alla Rinascente o al Palazzo della Moda in una elegante ve-
trina con un cartello ove scritto cinque e cinquanta lo trovate a buon
mercato... io non devo pagare n la tassa di lusso n la tassa di richezza
mobile... Tirati indietro ragazzo, lasciami lavorare... vai a spulciare
mamma... lavoro sulla pubblica piazza per conto della ditta Bompard di
Bruxelles... da me l' caro cinque, l' caro quattro... l' caro tre... l'
caro anche due... per quan- to lo vendo... Una lira al metro... Portalo via...
Faglielo vedere! (Getta il manto a Tigellino e va a sedere.) Oh ignobile ciur-
maglia, degna della Suburra! Cosa facevate in mia assenza? Cospiravate forse
contro la mia sacra persona? Che tempi! Che bell'epoca, quella del grande Ulisse
che qual guerriero impavido sempre pugnando visse. I tempi che vantarono Omero
ed il Nasone... pi gi cant Virgilio e poi cant Nerone, la solita canzone:
No cara piccina, no, cos non va. Dove sono pi gli uo- mini prodi? Dov' pi
Muzio, quel po' po' di Muzio? Mi hai detto niente: Muzio? Muzio Scevola che
ardito l'etrusco uccise e il membro suo s forte, lo mise al fuoco e lo lasci
arrostire, con ghigno duro e disprezz la morte? Dove sono pi quei tre O- razi
e Curiazi che si sfidarono a singolar tenzone? E Orazio Coclite, che seg il
ponte Sublicio, meritandosi fama di grande se- gatore? E Menelao? M'hai detto
poco, Menelao! Menelao! Me ne lavo le mani... Menelao Re della Boezia
Stercoraria... E Attilio Regolo che per regola tua e mia non l'abbiamo mai
visto n conosciuto... Fu ruzzolato in una botte piena di chiodi... E Marco
Catullo Vespasiano che dett quella famosa epigrafe, che ancor oggi potete
leggere in tutti i civici giardini dell' Urbe: "E' vietato condurre seco
cani sciolti"... Io ho combattuto contro i galli, i polli, i cimbri, i
timbri, i pachidermi. Io mi sono trova- to quando Glanchio spos Lucrezia
Borgia... e Galileo Galilei, per vendetta, and a nozze con Messalina e
Messalina disse: "Eppur si muove". E Cornelia! Cornelia la madre dei
Gracchi... un giorno le venne domandato: Dove sono i tuoi gioielli? Qua- li
sono i tuoi gioielli? Ella prese per mano i suoi mocciosi bimbetti e baciandoli
sulle calve testoline esclam: "I miei gioielli li ho portati al Monte di
Piet!". E voi, cosa facevate in mia assenza? Cospiravate contro la mia
sacra persona? Per gli di dell' A- verno, non fate che riapra il Circo Massimo
o il Colosseo a prezzi popolari con Mario Bonnard e Frabcesca Bertini!
MUCRONE : No, Cesare, grazia! Mangiavamo un piatto di fagioli con le cotiche...
NERONE : E come facesti a trovare le cotiche?
MUCRONE : Con la tessera, alla coperativa.
NERONE : Ignorante: si dice: cooperativa: due o...come giardino zoologico o
acqua coobaata. Dunque un'orgia e senza di me? Un'orgiata di legumi nel
triclinio? Quante volte ho proibito le orgiate di legumi nel triclinio perch
lasciano dei gas retro-illumi- nanti nelle sale? Non prudente!... Non
rigoroso, caro signor fagiolo sei troppo rumoroso... potrebbero gli amici e gli
allea- ti supporre invece che ci siamo armati...
ACETILENE : Ti attendevamo o divino!
NERONE (stringendole la mano, presentandosi) : Nerone!
TIGELLINO : Cesare, la tua diletta ciurmaglia ti desidera commensale. Siedi e
onoraci della tua augusta persona.
NERONE : E' preferable... E' preferibile! E' meglio! Adulatore! Adulatore! Hai
cambiato il mio stato d'animo. Tu conosci il mio cuore di fanciullo e me lo
molci... Come me lo molci tu non me lo molce nessuno. (Siede.) Oh mie fanciulle
com' bello il sede- re ... vicino a voi...Com' giocondo ubriacarsi di nettare
e d'amore! Per Giove, solleticatemi! Volete che vi faccia udire i miei versi,
come gi feci in Porto d'Anzio alle mie grotte...Mucrone, dammi la lira...
Com' la lira? E' alla pari? Volete che vi narri come and l'avventura?
Promettete di non morir di paura e io ve le racconto...Stanotte, dopo l'una,
sotto la protezione di un bel chiar di luna, io montavo di guardia sull'uscio
di Rossana che, come ben sapete, ora fa la... gran vita nel cuore di Parigi...
e andiamo avanti: mentre per ogni tasca io ricevevo i guanti, perch la dea non
m'apre se mi presento senza, e ribellarsi a lei sarebbe un'imprudenza... Sono
andato al balcone. (S'inizia una melopea interna:)
E allora - ha
aggiunto lei -
io rimango qui sopra, tu resta dove sei,
e come nel Cyrano che recitava Maggi,
offrimi del tuo amore i pi fioriti saggi...
Dimmi che cosa il bacio...
- Se tu non vuoi che questo,
Figurati...
- E incomincia...
- Non aver furia: presto!
Stanotte per variare, ti dir, dolce amica,
la sublime bellezza del bacio nell'antica,
eterna celestiale poesia dell'amore...
- Oh, Dio, Coc, mi fai coprir di rossore!
- Non pu la mia parola metterti in imbararro...
Lo so che tu non hai paura di un ragazzo
timido e impacciato... ed io son come quello
che per la prima volta si arrischia ad un duello...
che l'arma ha maneggiato, che s' arrotato l'ugne
contro finti nemici od in piccole pugne...
Ma poi che cos' un bacio? Un giuramento fatto
un poco pi d'appresso e che mette a contatto
le labbra della donna ai baffi del garzone...
il bacio si pu dare in ogni posizione:
una confessione che siggilar si vuole,
un punto di discorso fatto senza parole,
l'incato d'un'ora, l'ebbrezza d'un minuto...
allor che il bacio sdrucciola... Ah! non occore aiuto.
Volete che vi narri dei versi degni d'Omero, d'Anacreonte,
di Petrolini o di Lorenzo Stecchetti?
TIGELLINO : No, degni di te. Canta Cesare, fa udire qualcuno dei tuoi ragli...
NERONE (a Mucrone) : Dammi da bere! A tutti bere!... Toscanismi... Fresco
dugentesco... Dammi la coppa e te dar la lon- za...
TIGELLINO : Date lauro e foglie di lattuga al gran cantore!
NERONE (fa dei gargarismi).
MUCRONE : Ascoltiamo il gran poeta.
NERONE : Disse la tinca al luzzo - ove ten vai o luzzo?
Disse la tinca al luzzo . nel lago di Braguzzo.
Morale: o tinca, o luzzo, lago di Braguzzo.
TUTTI : Bene! Bravo! Bis!
NERONE : Una tinca sopra una panca piena di frumentone divenne tanto stanca che
divent pi grossa. Morale: a molti il vizio fa quel servizio.
TUTTI : Bene! Bravo! Bis!
TIGELLINO : Lo vogliamo nudo!
NERONE : Buongustaio! Ma in compenso vi far il gesto.
TUTTI : S, s... vogliamo il gesto... il gesto...
NERONE (eseguisce la mossa).
TUTTI : Bene! Bravo! Bis!
NERONE : Oh, come balla la mossa inventata da Federico Barbarossa... Alzati
Acetilene, vieni, accoccolati sulle mie tonde ginocchia... C'est ton
assitte... (rivolgendosi prima a Tigellino e poi al pubblico:) Tigellino, fai
calare il sipario...
TIGELLINO : Cesare, c' gente in platea che osserva.
NERONE : Falla uccidere.
TIGELLINO : Impossibile, le guardie vigilano.
NERONE: Sempre inopportuni questi pretoriani. (Ad un suo gesto le donne si
alzano e tornano ai loro posti.) Ma in questo triclinio imperiale non veggo
Poppea! Ov' Poppea?
EGLOGE : Poppea? C' Poppea?
NERONE (ad Egloge) : Stai zitta. Poppea non Poppa pi...
SCENA QUINTA
POPPEA (entrando) : Mi desideravi Cesaretto?
NERONE : Salve o Matrona!
TUTTI : Salve.
NERONE : E fegatelli, ora non pi matrone matrina!
POPPEA : Eppure sono sempre giovane e bella!
NERONE : Giovane no, ma bella poi chi te l'ha detto? E' vero, sei sempre
appetitosa, tosta come un fico di autunno, de- gna di essere eternata in un
marmo di Fidia! Che bel pezzo di marmo di Fidia! Ti far una statua, ti far
marmorizzare! Pec- cato che ti allarghi sempre pi di bacino.
TIGELLINO : Melius est abbundare, quam deficere...
NERONE : Al contrario di te che sei osiis, bussis, nervis, pellis et ciccia
puntis!
POPPEA : Sempre conquistatore!
NERONE : Per Ercole! Figlio di Nabucco! Ho conquistato tutti: patrizie e
plebee; centurioni e pretoriani; deputati, senatori, lit- tori e persino le
belve del circo, che per mia bont mangiano carne anche nei giorni vietati dal
decreto luogotenenziale! E tu! E tu che fra i capricci tuoi morir mi fai...
E tu chi ami?
POPPEA : Crudele, me lo domandi? Te, te soltanto! E' pur vero che un giorno
amai tanto mio marito!
NERONE : Chi, Ottavio? Quel beccaccione! Dov' andato a finire?
POPPEA : Lui, poveretto, che non sapendo rassegnarsi alla sua sorte, pazzo
d'amor per me, fin quasi col perdere la testa.
NERONE : Davvero! Sei interessante! Ebbene voglio che ancor qualcuno perda la
testa per te! Tigellino, Tigello, tirami un' i- dea! Vien qui... rintraccia
Asta e fagli tagliar la testa, ma con riguardo, senza fargli del male perch il
mio cuore gentile ne sof- frirebbe.
POPPEA : O Divino, sempre nobile e generoso!
NERONE (a Poppea) : Vuoi promenare? Promeniamo! (La prende sotto al braccio e
passeggia:) Sarai sempre la mia sgrin- fia?
POPPEA : Ed Atte, Egloge, Calvia?
NERONE : Ormai sono di rimorchio...
POPPEA : Io non le posso soffrire.
NERONE : Ebbene, per farti contenta le far prima svenare e poi soffocare,
quinci morire col tinticarello sotto i piedi! Ca va biencom ca?
POPPEA : Merci!
NERONE : Sorridi o Divina!
POPPEA : Cesare, non posso, rimpiango troppo il passato! Ho sempre trionfato!
Dapertutto ero l'idolo delle orgie e dei bacca- nali! Ho posseduto pi di mille
schiave, ora siamo in troppe, sto in miseria!... (Atte compare in fondo da dove
ascolta.)
NERONE : Stai in miseria? E perch sei venuta a Roma? Non potevi rimanere a ...
Fucecchio... Mucrone!... a pecorone... (Mucrone s'inginocchia proteso in
avanti.) Inginocchiati e trema vile liberto... (Toccando la testa di Mucrone
che tutta grassa di brillantina.) Bisognerebbe condannarlo per grassazione
armata! Quante volte ti ho detto che non voglio che ti dia il grasso di
proscuitto? Ricordati che tu parli con Marco, Pluto, Enea, Catullo, Vespasiano,
Ettore Petroliniano, discendente da Poppa, amico di Poppea, Imperatrice dei
Visigoti, e da Caio Tizio, Menemio Agrippa, venditore di trippa al
sugo...Trema! Ritrema!... Trema solo davanti... trema a tergo... trema nel
mezzo... basta... Ti concedo la vita fino... Quando cinquina?...
MUCRONE : Gioved.
NERONE : Allora ti concedo la vita fino a Mercoled. Siano tolte cento schiave
ad Atte e date a Poppea...
ATTE (cadendo svenuta fra le braccia di Tigellino) : Ah, fedifrago!
NERONE : Ah, fedifrago!
POPPEA : Grazie Divino... Mi ritiro...
NERONE : Se ti ritiri tu... mi ritiro anch'io...
POPPEA : Sento il bisogno di risciacquarmi nel latte di quelle cinquecento
asine, che tu, sempre munifico, mi regalasti...
NERONE : Che cosa senti?
POPPEA : Il bisogno...
NERONE : Va' pure, va', non perdere tempo, vai a risciacquarti nel latte di somara.
POPPEA (uscendo) : Ave! Ave! Ave! Addio Cesaretto!
NERONE : Addio Cesar!... Se vedemo.
ATTE : Ed io come far senza le schiave e senza somare?
NERONE : Bada, ti do uno schiaffo... Ti prender una serva abruzzese da trenta
lire al mese...
ATTE : Cesare, sei crudele!
NERONE : Ti lamenti? Non ti ho sempre trattata bene? Non sei stata in Etruria,
in Atene, in Egitto, a San Gallinaco, ai Fate Be- ne Fratelli? Non ti curai la
gotta, la varicocele, le unghie incarnite? Per Melpurnea, dea dei funerali,
Atte non provocare il mio sdegno!
ATTE : Per la coda di Pluto! Io sono gelosa!
NERONE : Per l'ombellico del suggeritore! Bada Atte, che io schiavo non sono di
questa vana tua gelosia... Ho bisogno di se- sterzi e Poppea deve procurarmeli.
ATTE : Come?
NERONE : Andr a Menenio, Mardocheo, Cornelio Tibullo, Agrippa, il quale
ancora un amico e vedrai che la Dea Ciprigna le sar propizia.
ATTE (andandosene) : Ah, sfruttatore, masticaccia, ciancione! (Via.)
NERONE : Chi mi sventola il fuoco?
EGLOGE : Io, o Divino.
NERONE : Non parlar di vino che costa caro. Burro! Conducimi la schiava greca,
che si appresti alle danze, nei vortici armo- niosi e nelle recondite
armonie... (Burro via)
SCENA SESTA
BURRO (rientra subito introducendo la schiava greca).
NERONE (che avr parodiato ballando la danzatrice) : Sei morbida come i peli
della mia barba! Flessuosa come la gom- ma dello sciacquatore!... Burro,
portala nel garage...
(Burro la prende per mano e l'accompagna fuori scena.)
PETRONIO (entra con una pipa in bocca e va verso Nerone) : Ave o Cesare
Augusto!
NERONE : D, ci sei venuto o ti ci hanno mandato? Petronio! L'arbiter
elegantiarum! Il poeta! E tu che sei poeta e sei dell'arte, al fischio del
vapor la pipa parte! (Con un colpo gli getta via la pipa.) Quante volte ti ho
detto che non voglio che tu entri nel triclinio con la pipa in bocca? Hai preso
il triclinio per un fumoir? Non ti do un pugno in testa perch il gibus mio!
Ove e- ri mio arbiter elegantiarum?
PETRONIO : A farmi dare due punti ad una scarpa che mi si era sdrucita!
NERONE: Sei sempre scalcagnato!... Qual novit mi rechi?
PETRONIO : I cristiani sono stati divorati dalle fiere!
NERONE : Oh, acciderboli! E che fiere erano: di beneficenza?
PETRONIO : Ma no: dalle belve!
NERONE : Oh, che bel vedere! E l'hanno mangiati tutti?
PETRONIO : Tutti!
NERONE : Mandagli il bicarbonato per la digestione!
PETRONIO : I centurioni arrestarono due cospiratori e li bruciarono vivi!
NERONE : Oh, bazzecole! Si saranno scottati!
PETRONIO : Altro che! Sono ridotti un pugno di cenere.
NERONE : La cenere alla lavandaia, il pugno a te in un occhio.
PETRONIO : Cesare, la plebe si lamenta!
NERONE : Cosa vuole la plebe? Se non mai stata cos bene! Che cosa la
plebe? La plebe plebe: non conta! Plebeo!
PETRONIO : Perch non scendi in piazza?
NERONE : Non posso, ho fatto sciopero. E poi sto tanto bene qui nel triclinio!
PETRONIO : La plebe si lamenta. Vuole pane, olio, sesterzi...
NERONE : Se sterzi tu, perch debbo sterzare anch'io?
PETRONIO : Vuole un soccorso.
NERONE : Falla bruciar viva!
PETRONIO : Si lamenta che il maiale costa caro.
NERONE : Non c'eri tu a buon mercato? Io castigher questi ignorantismi plebei,
seguendo il consiglio del mio buon Tigellino... Diamo fuoco a Roma!
Nefabbricheremo poi un'altra di cemento armato! Che ve ne pare della mia idea?
PETRONIO : Bella! Splendida! Degna di te!
TIGELLINO : Bisognerr che tu percorra le vie dell'Urbe, le cosparga di benzina
e le incendi...
NERONE : E se mi acciuffano i carabinieri?
TIGELLINO : Coraggio ci vuole! Tu Barba di Rame in questo momento ti mostri
pusillanime...
PETRONIO (urlando) : Ebbene! (Nerone spaventato cade fra le braccia di
Tigellino.) Andr io!
NERONE : Bravo, sar meglio! Ti ci volevo mandare io ma se ci vai da te, tanto
meglio. Prendi questa scatola di cerini..... mi raccomando non li sciupare
tutti... costano otto baiocchi e non si sa come andremo a finire... cos ci
servono anche per Napo- li... non hai visto che il Vesuvio non funziona pi...
Fai un bell'incendio ben cotto... vai...
PETRONIO (avviandosi) : Ave Cesare! Vado!
NERONE : Va'... va'...
PETRONIO : Vado.
NERONE : Vai e torna presto, t'aspetto qua.
PETRONIO : Vado...
NERONE : E va a mor ammazzato... Mucrone, dammi una lira...
MUCRONE : Cesare, non abbiamo neppure un centesimo.
NERONE : Non fa niente, improvviseremo musica a parole degne di Nerone.
Pirip - Pirip - Pirip
Porop - Porop - Porop.
Sto componendo la seconda parte! (Tutti stonano.)
Eh... Eh... (A Tigellino che seguita a fare l'accompagnamento.)
Oh... (Gli d uno scappellotto.) Tigellino, l'impero mio...
Quando vuoi fare po... po... ti fai un impero per conto tuo...
Torniamo all'antico... faremo un progresso.
DOMIZIO (entra e s'inginocchia davanti a Nerone ) : Ave sor Ce'!
NERONE (dopo aver terminato la musica) : Ch' successo?
DOMIZIO : Donna Poppea, sta malata!
NERONE : Che ha fatte?
DOMIZIO : Sta malata nella coccia!
NERONE : O pe' la coccia de Sante Dunate!... Chiama le veterinarie!
DOMIZIO : Chiamo lo dottore!
NERONE : Facce f 'n enteroclisto... d'acqua enzenzerenzata...
DOMIZIO : L'enteroclisto? L'acqua enzenzerenzata? Chiamo lo veterinario?
NERONE : Vattene... Vattene... ( e gli tira un cuscino mentre fugge).
SCENA SETTIMA
POPPEA (entrando precipitosamente) : Cesare, Cesaretto mio, va a fuoco!
NERONE : Cosa?
POPPEA : Tutta Roma! (Tutti spaventati fuggono mormorando mentre fuori si sente
il tumulto del popolo, Tigellino e Burro rimangono.) L'incendio si allarga ed
anche la mia casa brucia.
NERONE : Per la luce di Elio! E' stato un ordine mio.
POPPEA : Ah, Barba di Rame... Perch ci facesti?
NERONE : Perch Roma mia...
POPPEA : Io ero sul mio letto, allorch giunse Petronio che mi bruci il
materasso!
NERONE : E' sua abitudine... Conosco quel mascalzone! Gli faccio tagliare le
palpebre degli occhi quanto vero che mi chia- mo Nerone. Lo spennazzo!
POPPEA : Fammi salvare almeno quei quattro straccetti che posseggo.
NERONE : Non faccio il pompiere... aspetta, posso telefonare... (Va al
telefono:) Pronto... Signorina, mi metta in comunica- zione con il corpo... no,
me ne sarei guardato bene... no... no, con quello dei vigili. Pronto? ah... lei
parla col signo Nerone... Lei quel vigile... quel vigilone... S... qui... al
Campidoglio c' un incendio!... S, un incendio di fuoco... Non se ne
dimentichi. Se lo scriva su un pezzetto di carta cos avvisa i suoi compagni
quando vengono... A me? No... a Poppea le brucia l'apparta- mento... No! Venga
con un pompone... con una buona macchina... Voleva venire con uno schizzetto!
Ma no!... Va a fuoco tutta Roma!...
VOCE (da dentro) : A morte l'incendiario!
POPOLO : A morte!
NERONE (indicando il telefono) : Litigheno!
POPPEA (indicando il balcone) : Ma no! E' di l! E' il popolo!
NERONE : Ecco! Ecco! Ecco l! Lo vedi come fanno? Ma cosa vuole questa vile
moltitudine?
BURRO : Il tuo sangue!
TIGELLINO : Il popolo reclama il sangue per ispegnere il braciere... Diamogli
quello di Burro!
NERONE : Vieni qui... Burro... prestami il tuo sangue. (Burro fugge
precipitosamente.) Guarda! Hai visto quando ti serve il burro come si squaglia?
Tigellino! Sacrificati per me! Non ti sorride di morire abbrustolito per il tuo
imperatore?
TIGGELINO : E non temi che la mia morte sia il segnale per la rivolta dei
pretoriani?
NERONE : E' vero!...
VOCE (d. d.) : A morte il matricida!
POPPEA(d. d.) : A morte!
NERONE : Come, matricida se io sono orfano?
POPPEA : Cesare perch non fuggi? Non odi il popolo romano?
NERONE : Ma non c' pi il popolo romano...
POPPEA (d. d.) : A morte!
PETROLINI (rivolgendosi al pubblico) : No, non il caso di ridere, chi vuole
ridere vada fuori, adesso sparisce la vanit del- l'attore e subentra l'amor
proprio del capocomico. Queste voci interne le fanno proprio bene.
(Rivolgendosi fra le quinte:) Ripetetelo...
VOCI INTERNE : A morteeee!...
PETROLINI (al pubblico) : Adesso glielo faccio ripetere una ventina di volte.
SCENA OTTAVA
EGLOGE (entrando con un urlo di terrore ) : Cesaretto te vonno ammazz! Tu
sei responsabile dell'incendio.
NERONE : Io responsabile dell'incandio. No! Sono assicurato con la Fondiaria.
POPPEA : Cesare, persuadi il popolo con uno dei tuoi soliti discorsi.
NERONE : Sta bene, parler col popolo, ma non mi lasciate solo... venitemi a
tergo... (Si avvia al podio, ma delle urla im- provvise lo fanno retrocedere
frettolosamente.) Ah, no... il popolo ignorante... vo' li quatrini... (Ripete
l'azione e nuova- mente retrocede.) Ho trovato... il popolo mio... un nume mi
ha dato un lume: Eureka! Eureka! E chi se ne... importa! L'ho in mano... Basta
che lo fai divert il popolo tuo... (Va al podio accolto nuovamente dalle
urla, rimane al podio dicendo i numeri della morra 🙂 Sette... Tre... Tutta...
VOCE (d. d.) : Quattro... Otto... Sei... Sei...
NERONE : Stupido... Ignobile plebaia! Cos ricompensate i sacrifici fatti per
voi? Ritiratevi, dimostratevi uomini e domani Ro- ma rinascer pi bella e pi
superba che pria...
VOCE (d. d.) : Bravo!
NERONE : Grazie. (Rivolgendosi a Egloge e a Poppea 🙂 E' piaciuta questa
parola... pria... Il popolo quando sente delle pa- role difficili si
affeziona... Ora gliela ridico... Pi bella e pi superba che pria.
VOCE (d. d.) : Bravo!
NERONE (sempre pi affrettatamente quasi cercando di sorprendere il popolo) :
Pi bella e pi superba che pria...
VOCE (d. d.) : Bravo!
NERONE : Pi bella... grazie.
VOCE (d. d.) : Bravo!
NERONE : ... Zie.
VOCE (d. d.) : Bravo!
NERONE (facendo il gesto di dire la parola pria, senza per dirla.)
VOCE (d. d.) : Bravo!
NERONE : Bravo!
VOCE (d. d.) : Grazie!
NERONE : Lo vedi all'urtimo come il popolo? Quando si abitua a dire che sei
bravo, pure che non fai gnente, sei sempre bra- vo! Guarda (ripete il gesto
senza dire la parola).
VOCE (d. d.) : Brrrrrr...
NERONE : Domani... Domani... Domani... quanti ne abbiamo... Domani ne
abbiamo... saranno fatte grandi distribuzioni di vino, di olio, di pane e di
sesterzi... Panem et circentibus...
VOCE (d. d.) : Panem et circenses!
NERONE : Cacchibus... C' uno che parla bergamasco... Eccomi a voi tutto d'un
pezzo... Io vi dar tutto, basta che non do- mandate nulla! Il momento
difficile, l'ora suprema, l'affare s'ingrossa e... e chi la fa l'aspetta! Ed
ora, ed ora vattene, dilet- ta ciurmaglia!
VOCI (d. d.) : A morte! A morte!
(Tutti rientrano disponendosi a quadro.)
NERONE : A morte!
A morte a me che...
vissi d'arte, vissi d'amore
non feci mai male ad anima viva.
Io della morte, l'ora non voglio
bramo restare nel baccanale.
CORO :
Sei la disgrazia del
Campidoglio
meglio fuggire, qui si sta male.
Poi quando partiremo
torneremo a Roma
tutti quanti insieme...
Balleremo, mangeremo, sbaferemo
e mai nessuno pregheremo...
Bon tichi tichi bon
u... u...
nfr, nfr, nfr, nfr.
Cala la tela
Alcune delle battute pi celebri di Petrolini
Notizia giornalistica: La citta' di Ombromul e' caduta nelle mani dello sceicco Abdullah. Le mani del poveretto sono rimaste orribilmente schiacciate!!
L'uomo e' un pacco postale che la levatrice spedisce al becchino.
Stimo li quatrini n pi n meno de quello che valeno: li quatrini so' boni servitori e cattivi padroni.
Mia madre aveva il senso dell'economia sviluppato fino alla genialita': figuratevi, io mi chiamo Gastone. Ebbene, lei mi chiamava semplicemente Tone... per risparmiare il gas
Una donna in un quartiere popolare chiama ad alta voce, da una finestra, sua figlia: "Nora, Nora". Una comare dalla finestra accanto le strilla: "Sora Tuta, giacche' ci avete la bocca aperta, volete chiamare pure la mia?".
Io non ci tengo, ne' ci tesi mai.
Bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti.
Il mio diminutivo e' Tone...tutti mi chiamano Tone...quante donne si contenterebbero di mangiare pan...e tone!
Ettore Petrolini, vedendo entrare - dal proprio letto di morte - il sacerdote con l'olio santo, mormoro' la sua ultima battuta: "Adesso si' che sono fritto".
Sono un tipo estetico, asmatico, sintetico, simpatico, cosmetico. Amo la Bibbia, la Libbia, la fibbia delle scarpine delle donnine carine, cretine. Sono disinvolto, raccolto, assolto "per inesistenza del reato". Ho una spiccata passione per il Polo Nord, il Nabuccodonosor, i lacci delle scarpe, l'osso buco e la carta moschicida. Sono omerico, isterico, generico, chimerico.
L'arte sta nel deformare.
Leggo anche dei libri, molti libri: ma ci imparo meno che dalla vita. Un solo libro mi ha molto insegnato: il vocabolario. Oh, il vocabolario, lo adoro. Ma adoro anche la strada, ben pi meraviglioso vocabolario.
Ieri sono andato in un cantiere, non cantava nessuno.
Mescolare in parti uguali sapone in polvere, pepe macinato fino e polvere di marmo. La formica irritata dal pepe starnuta, scivola sul sapone, batte la testa sul marmo... ed fatta!
E' modesto, ma se ne vanta" (parlando di un commediografo.
Che differenza passa tra una scimmia e uno spazzolino da denti? La scimmia puo' arrampicarsi sugli alberi, e lo spazzolino da denti no.
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