Nessuno nasce perfetto

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Nessuno nasce perfetto

… ma si può sempre rimediare

di Alberto Campora

PERSONAGGI:

DOTTOR MELORIO III

Dottore pazzo e supremo rimodellatore del corpo umano

LEONARDO FLAVI

Uomo obiettivamente brutto

PATRIZIA

Infermiera e rimodellata doc

EMANUELA

Prostituta al servizio del supremo rimodellatore

CAMILLO LUCCHESI

Rimodellato

EVA

Rimodellata

EDOARDO PIPETTA

Altro uomo obiettivamente brutto

AMBIENTAZIONE:

La storia si svolge nello sgangherato studio medico del supremo rimodellatore del corpo umano. Ci sono un

tavolo adibito a scrivania, alcune sedie ed il tavolaccio della tortura … pardon, il tavolo operatorio.

L’ambientazione deve essere abbastanza surreale.

NOTE:

L’interpretazione deve essere surreale, la recitazione degli attori deve essere tale da lasciare il pubblico

incerto su ciò che sta vedendo. E’ una commedia o una tragedia? Può essere entrambe le cose ed il

pubblico deve conservare il dubbio.

Sicuramente i personaggi di Eva e Camillo Lucchesi devono essere resi il più melodrammatici possibili. Fino

al colpo di scena finale, il pubblico deve vederli come martiri immolati dalla crudele follia del dottore pazzo.

Il dottor Melorio è insensibile e non si scompone mai. E’ un criminale feroce e determinato che non avrà mai

esitazioni e per tutta la commedia va avanti nei suoi propositi senza momenti di incertezza o peggio ancora di

pentimento.

Patrizia deve essere gelidamente sensuale, un’infermiera sexy ma crudele.

Emanuela è l’unica che può lasciar trapelare umanità, anche se pure lei si rivelerà spietata.

Leonardo Flavi è eccessivo e melodrammatico nel vivere i suoi drammi, deve suscitare la simpatia e la pietà

del pubblico.

I° atto

SCENA 1

Entra in scena un uomo che tossicchia in continuazione.

LEONARDO FLAVI:

(rivolgendosi confidenzialmente al pubblico) Questo terribile raffreddore

mi ucciderà!

(tossisce) Tutta colpa del mio dottore, che, al culmine dell’epidemia di

influenza, non trova niente di meglio da fare che fuggire con la sua

segretaria, abbandonando la sua povera vecchia moglie e soprattutto

(con enfasi) i suoi poveri pazienti al loro destino.

Meno male che questo nuovo dottore, di cui non avevo mai sentito

parlare, non è in vacanza come tutti gli altri.

Detto tra noi, i dottori sono tutti degli psicopatici che in nome della

scienza medica seviziano poveri disgraziati come me.

Ahimè, il dramma è che quando si sta male non si può fare a meno di

quegli aguzzini.

Entra in scena un’infermiera dalla bellezza fuori dal comune. Vedendola Leonardo si eccita e ha un

violentissimo attacco di tosse. L’infermiera, senza nemmeno degnarlo di uno sguardo, si va a sedere su una

sedia a fianco dello scrittoio ed accavalla le gambe in modo molto sexy. Dopodiché si mette un paio di

occhialini sottili, prende in mano un taccuino e finalmente degna della sua attenzione il paziente.

PATRIZIA:

Il dottor Melorio III, (solenne) illustre rampollo della più grande dinastia

che ha nobilitato la scienza medica in queste lande desolate, sarà presto

da lei.

LEONARDO FLAVI:

(un po’ titubante) Mi scusi, sono un nuovo paziente e sono un po’ a

disagio.

Sa conoscevo il mio precedente medico sin dai tempi dell’infanzia e tra di

noi si era stabilito un rapporto di assoluta fiducia, mentre non conosco il

dottor Melorio.

Sarebbe così gentile da dirmi che tipo è?

2

PATRIZIA:

Si rilassi.

Lei non poteva capitare in mani migliori.

Il dottor Melorio è un grandissimo luminare della medicina e posso

assicurarle che dopo Ipocrate è sicuramente il più grande medico di tutti i

tempi.

Qualsiasi sia il suo male, lei è già guarito.

LEONARDO FLAVI:

Non ho un gran male, ho soltanto un fastidioso raffreddore che non ne

vuol saperne di guarire.

Una cosetta da nulla.

PATRIZIA:

(autoritaria) Sbagliato!

Non è compito del paziente stabilire quanto è malato, soltanto il dottore

può emettere la sentenza.

LEONARDO FLAVI:

(terrorizzato) Sentenza?

Vorrà dire diagnosi.

PATRIZIA:

No, ho detto sentenza.

I dottori non fanno diagnosi, ma bensì emettono sentenze.

E sarà compito del dottor Melorio condannarla senza appello, sono

ammesse soltanto due tipi di sentenze: la guarigione o la morte.

LEONARDO FLAVI:

La morte?

Ma se ho soltanto un po’ di tosse ed il naso che cola.

PATRIZIA:

Povero illuso!

Lei non immagina nemmeno quante orribili malattie letali iniziano con un

banale colpo di tosse ed il naso che fa le bizze.

Dietro ogni male, anche il più piccolo, non ci può essere che l’ombra

spettrale della morte.

LEONARDO FLAVI:

(balbettando terrorizzato) Non … Non le sembra di esagerare?

PATRIZIA:

Neanche per sogno!

Ma non si preoccupi, il dottor Melorio la salverà.

LEONARDO FLAVI:

(ironico) Si con qualche aspirina e qualche cucchiaio di sciroppo per la

tosse.

PATRIZIA:

(inorridita) L’aspirina?

Lo sciroppo per la tosse?

Lei è un pazzo e vive nel passato.

Il dottor Melorio non usa questi metodi antiquati per miracolare i suoi

pazienti.

LEONARDO FLAVI:

Mi … Miracolare i suoi pazienti?

3

Ma il dottor Melorio che genere di pazienti è solito curare?

Malati terminali?

PATRIZIA:

Assolutamente no!

Semplicemente dei malati ordinari come lei.

Malati che si illudono che un colpo di tosse non sia l’inizio della fine.

(compiaciuta) Una fine lenta e dolorosa.

LEONARDO FLAVI:

(alzandosi) Lei è pazza!

Me ne vado!

SCENA 2

Leonardo sta per uscire quando si trova davanti il dottor Melorio. Il quale, senza dire una parola, lo spinge

indietro e lo fa sedere. Dopodiché tira fuori da una tasca una grossa lente ed inizia a girargli intorno,

osservandolo scrupolosamente.

DOTTOR MELORIO:

(serissimo) Santo cielo, quest’uomo è gravissimo!

Patrizia perché non mi hai chiamato subito?

PATRIZIA:

Il signore sostiene di avere soltanto un po’ di tosse ed il naso che cola.

DOTTOR MELORIO:

Chi se ne frega della tosse e del naso che cola.

Non hai visto i terribili sintomi che questo povero disgraziato si porta

addosso senza nemmeno accorgersene?

PATRIZIA:

Dottore, non volevo spaventare il paziente.

LEONARDO FLAVI:

(terrorizzato a morte) Dottore sono grave?

Cos’ho?

DOTTOR MELORIO:

Grave?

(severo) Lei sta scherzando vero?

Non si è nemmeno reso conto di essere un malato terminale, una

carcassa ormai priva di vita e rassegnata ad un’ingloriosa morte?

LEONARDO FLAVI:

Aiuto!

(disperato) Che cosa ho?

Dottore, la supplico, mi dica cosa ho.

Non mi sono mai accorto di nulla.

Ho solo un po’ di tosse ed il naso che cola.

DOTTOR MELORIO:

Quelle sono sciocchezze, banali sintomi del suo corpo che si ribella alla

morte e che si possono curare con qualche aspirina.

Il suo male è ben più grave.

LEONARDO FLAVI:

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Pietà!

La smetta di tergiversare e mi dica cosa mi sono preso.

E’ una cosa curabile?

PATRIZIA:

Il dottor Melorio è in grado di curare qualsiasi cosa.

DOTTOR MELORIO:

Non essere così ottimista cara.

Questo è un caso disperato.

LEONARDO FLAVI:

(gettandosi in ginocchio disperato) Mi aiuti.

Qual’è il mio male?

DOTTOR MELORIO:

Patrizia, vedi anche tu ciò che vedo io?

PATRIZIA:

Senza ombra di dubbio dottore.

LEONARDO FLAVI:

(gridando disperato) Cosa?

DOTTOR MELORIO:

Lei è obiettivamente brutto!

PATRIZIA:

Si, obiettivamente ed inequivocabilmente brutto.

LEONARDO FLAVI:

(si rialza perplesso) Tutto qui?

DOTTOR MELORIO:

(inorridito) Tutto qui?

Lei non sa che la bruttezza è il più terribile tra i mali?

LEONARDO FLAVI:

Ma sono sempre stato brutto.

Un attimo, non sono mica così brutto, credo di avere un aspetto normale.

DOTTOR MELORIO:

Sbagliato!

Patrizia, tu che sei una donna, cosa ne pensi di questo povero

disgraziato?

PATRIZIA:

(disgustata) Fa venire il voltastomaco soltanto a guardarlo.

DOTTOR MELORIO:

La bruttezza è il primo tra tutti i mali.

LEONARDO FLAVI:

Lei è pazzo!

DOTTOR MELORIO:

Ne è certo?

Ha mai riflettuto bene sulla bruttezza e sulle sue nefaste conseguenze?

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LEONARDO FLAVI:

(perplesso) Veramente … no!

DOTTOR MELORIO:

Lo sapevo!

E’ per questo che il suo corpo soffre e si ribella come può al suo

dramma, mentre lei ne sembra ignaro.

Il suo raffreddore è soltanto l’ultimo disperato grido dell’orgoglio ferito del

suo corpo che combatte la sua bruttezza.

LEONARDO FLAVI:

Ma la bruttezza non ha mai ucciso nessuno.

DOTTOR MELORIO:

Questo lo dice lei.

La bruttezza uccide senza pietà ed in maniera sottile e crudele.

LEONARDO FLAVI:

Come?

DOTTOR MELORIO:

La bruttezza è fonte di emarginazione e solitudine.

LEONARDO FLAVI:

Questo è vero.

DOTTOR MELORIO:

La bruttezza rende insicuri.

La bruttezza ci penalizza nella ricerca del lavoro e nelle relazioni umane.

LEONARDO FLAVI:

Anche questo è vero.

DOTTOR MELORIO:

(puntando l’indice addosso a Leonardo) Io, lo so.

LEONARDO FLAVI:

(terrorizzato) Cosa?

DOTTOR MELORIO:

La bruttezza la ha sempre penalizzata nei rapporti con l’altro sesso.

(severo) Lei è indubbiamente vergine.

LEONARDO FLAVI:

(colto in fallo e titubante) Ve … Veramente io …

DOTTOR MELORIO:

Patrizia, scrivi: obiettivamente brutto ed inesorabilmente vergine.

PATRIZIA:

Si, dottore. (annota la cosa sul taccuino)

LEONARDO FLAVI:

Dottore la smetta, non può umiliarmi in questo modo.

DOTTOR MELORIO:

Umiliarla?

Io la sto salvando.

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Lei è obiettivamente brutto e pure vergine.

LEONARDO FLAVI:

Sarò anche obiettivamente brutto e vergine, ma non mi sembra che lei

sia un adone.

DOTTOR MELORIO:

Ciò è assolutamente insignificante.

La vita con me è stata generosa e mi ha dato i mezzi per superare la

bruttezza, mentre a lei no.

LEONARDO FLAVI:

Cosa intende dire?

DOTTOR MELORIO:

Si vede subito il suo dramma.

LEONARDO FLAVI:

Il mio dramma?

DOTTOR MELORIO:

Si, lei non soltanto è obiettivamente brutto ma è pure orribilmente povero.

LEONARDO FLAVI:

Lei come fa a saperlo?

DOTTOR MELORIO:

E’ ovvio, sono un medico ed è mio dovere scoprire subito i mali che

affliggono i miei pazienti.

La sua bruttezza è enfatizzata dalla sua povertà ed il suo dramma sta per

concludersi nell’unico modo possibile: con la morte.

LEONARDO FLAVI:

La morte?

DOTTOR MELORIO:

Certo!

La sua bruttezza e la sua povertà la hanno già condannata alla solitudine

ed al disprezzo, ora non le rimangono più che la depressione e

l’inevitabile suicidio.

LEONARDO FLAVI:

Ma lei è più brutto di me.

DOTTOR MELORIO:

Ma io ho il naturale salvacondotto contro la bruttezza che mi salva e mi

permette persino di surclassare chi è bello.

LEONARDO FLAVI:

E cosa sarebbe questo salvacondotto?

DOTTOR MELORIO:

Mi sembra ovvio, sono ricco!

La ricchezza è l’unico vero antidoto naturale contro la bruttezza.

LEONARDO FLAVI:

Lei è pazzo.

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DOTTOR MELORIO:

No, io ho capito tutto, mentre lei brancola ancora nel buio.

Ha mai fatto caso a cosa conta maggiormente per quegli animali assurdi

chiamati femmine umane?

E’ il denaro.

Veniamo al nostro caso, siamo entrambi brutti, ma io sono ricco e lei no,

lei è vergine mentre io ho decine di amanti.

E sa perché?

LEONARDO FLAVI:

No, ma a questo punto posso anche immaginarmelo.

DOTTOR MELORIO:

Facciamo una dimostrazione pratica della differenza tra di noi.

Patrizia, se incontri per la strada questo relitto umano, cosa pensi di lui?

PATRIZIA:

Che schifo d’uomo, sicuramente è ancora vergine e farebbe bene a

suicidarsi per non doversi vedere ogni mattina riflesso nello specchio.

DOTTOR MELORIO:

Ora immagina di vedere me, cosa penseresti?

PATRIZIA:

Che uomo affascinante!

Non è bello, ma è dotato di un carisma naturale che lo rende irresistibile.

Deve essere mio!

DOTTOR MELORIO:

Allora, mio povero disgraziato ha capito cos’è che fa la differenza tra di

noi?

LEONARDO FLAVI:

I soldi.

DOTTOR MELORIO:

Bravo.

Lei non ha soldi, quindi ha un unico modo per combattere la bruttezza e

non suicidarsi, diventare bello.

LEONARDO FLAVI:

(ironico) Una cosa da niente …

Mi basta chiedere la grazia divina e sperare.

DOTTOR MELORIO:

Sbagliato!

Lei è un uomo fortunato e dalla sua parte c’è la scienza.

Il destino è stato clemente con lei e mi ha messo sulla tua strada.

Sa qual’è il mio motto?

LEONARDO FLAVI:

No!

DOTTOR MELORIO:

Nessuno nasce perfetto, ma si può sempre rimediare.

LEONARDO FLAVI:

Si può rimediare?

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DOTTOR MELORIO:

(con enfasi) Si!

Grazie alla chirurgia, io la miracolerò e la renderò un adone.

Le donne si azzufferanno per averla.

Io rimodellerò il suo corpo ed il suo viso, facendo quel miracolo che la

natura le ha negato.

Io correggerò quello che il buon Dio ha sbagliato.

(con convinzione) Farò di lei un uomo obiettivamente bello.

La opererò!

La rimodellerò!

LEONARDO FLAVI:

Ma io non ho abbastanza soldi per farmi rimodellare.

DOTTOR MELORIO:

Sciocchezze, può sempre fare un mutuo.

Ha una casa?

LEONARDO FLAVI:

Io no, ma i miei genitori si.

DOTTOR MELORIO:

Bene, ipotechi quell’inutile catapecchia ed io la salverò dalla sua

bruttezza.

La scienza e la morale impongono il suo salvataggio.

LEONARDO FLAVI:

Non ci pensi nemmeno!

Non rovinerò mai i miei genitori per diventare bello.

Sarò obiettivamente brutto e vergine, ma non sono ancora così vanitoso

di sacrificare il bene della mia famiglia per la salvezza della mia bellezza.

(si appresta ad andarsene)

PATRIZIA:

Poverino!

Era un così simpatico giovane, mi fa quasi tenerezza.

LEONARDO FLAVI:

Cosa intende dire?

DOTTOR MELORIO:

La perdoni, la mia assistente è troppo sensibile e sta già piangendo la

sua prematura dipartita.

LEONARDO FLAVI:

Non ho la benché minima intenzione di suicidarmi.

PATRIZIA:

(piangendo) Poverino, vittima di se stesso.

Condannato alla verginità eterna o a sfuggirvi attraverso il suicidio.

(disperata) E’ scritto nel suo karma, si suiciderà entro l’anno.

LEONARDO FLAVI:

Non credo proprio.

Combatterò la mia bruttezza e vi assicuro che già da questa sera non

sarò più vergine.

Andrò con una prostituta.

DOTTOR MELORIO:

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Povero illuso.

Non avete i soldi per permettervela.

LEONARDO FLAVI:

(disperato) Porca miseria, è vero.

Sono al verde.

DOTTOR MELORIO:

A proposito di rimanere al verde, sarà bene che io vada a guadagnarmi lo

stipendio in ospedale.

La lascio con la mia assistente, che provvederà ad informarla sui costi

dell’operazione di rimodellamento.

Arrivederci.

Il dottor Melorio esce di scena.

SCENA 3

Patrizia si alza e si avvicina a Leonardo.

PATRIZIA:

Non sia crudele ed insensibile con se stesso.

Non rinunci alla grande opportunità che il dottor Melorio le offre.

LEONARDO FLAVI:

Ma non ho i soldi per farmi rimodellare.

PATRIZIA:

(con enfasi) Venda la casa dei suoi genitori.

Venda un organo.

Ma non si arrenda mai alla bruttezza!

Dietro l’angolo c’è la morte, il suicidio.

LEONARDO FLAVI:

Ma io non sto così male.

Sono brutto, ma non me ne lamento.

PATRIZIA:

(severa) Non menta a se stesso!

(in tono quasi materno) Mi creda, io la capisco e conosco il dramma che

le strazia l’anima.

LEONARDO FLAVI:

Co … Cosa intende dire?

PATRIZIA:

(melodrammatica) Ebbene si, anche io sono stata brutta.

LEONARDO FLAVI:

Lei?

Ma se è una donna meravigliosa.

PATRIZIA:

Le assicuro che un tempo ero orribile.

Ero la più brutta e disgraziata tra le donne.

Un giorno, quando ormai il mio destino sembrava segnato, sono stata

miracolata.

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Mi ero già legata una pietra al collo e stavo per gettarmi da un ponte,

quando ho incontrato il dottor Melorio, che mi ha salvata.

LEONARDO FLAVI:

Come?

Ha tagliato la corda che la legava alla pietra?

PATRIZIA:

No!

Mi ha rimodellata.

Ha preso lo scarto umano che ero e con le sue sapienti mani lo ha

rimodellato facendo di me la donna che sono ora.

In pochi giorni sono passata dalla solitudine e la disperazione più nera ad

essere una donna felice e desiderata.

LEONARDO FLAVI:

Non ci credo.

PATRIZIA:

Vuole vedere una foto di come ero due anni fa?

LEONARDO FLAVI:

Non saprei, non mi sembra educato.

Patrizia prende da una cartellina sullo scrittoio una foto e la porge a Leonardo.

LEONARDO FLAVI:

(guardando la foto) Mio Dio, che schifo di donna!

PATRIZIA:

Ero io.

LEONARDO FLAVI:

Non è possibile.

Se fosse vero, il dottor Melorio fa davvero miracoli.

PATRIZIA:

Il dottor Melorio fa miracoli!

E’ il santo protettore del bisturi!

Dovrebbero costruire chiese intitolate a lui.

LEONARDO FLAVI:

(riguarda la foto) Mio Dio era veramente orribile.

Come ha fatto il dottor Melorio ha tirare fuori un cigno da un simile

anatroccolo?

PATRIZIA:

Non si chieda come!

Pensi solo che può fare altrettanto per lei.

LEONARDO FLAVI:

Ammetto che essere un po’ più bello non mi dispiacerebbe, ma non

posso sacrificare a tale scopo tutti i risparmi di una vita di sacrifici dei

miei genitori.

PATRIZIA:

Invece lei deve.

Lo deve ai suoi genitori.

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LEONARDO FLAVI:

Lo devo ai miei genitori?

PATRIZIA:

Certo!

Non l’hanno mica generata sperando di avere un figlio orrendo.

Quei due poveri disgraziati, quando l’hanno generata speravano in un

figlio magnifico che fosse la luce della loro vecchiaia.

(severa) Lei li ha delusi!

(materna) Ma può sempre rimediare ed allietare la loro vecchiaia con la

sua nuova bellezza.

LEONARDO FLAVI:

No, non riuscirà a convincermi.

PATRIZIA:

Ma lei ha mai pensato al terribile dolore che dà ai suoi genitori?

LEONARDO FLAVI:

Non ho mica scelto io di essere obiettivamente brutto.

PATRIZIA:

(severa) Non pensa al dolore che areca la consapevolezza di avere un

figlio orrendo che non troverà mai una moglie e non darà mai loro dei

nipoti?

(con enfasi) Lei è crudele!

Con la sua bruttezza punisce i suoi poveri genitori, che sono stati così

buoni da amarla e crescerla nonostante che la sua bruttezza gettasse

discredito sulla sua famiglia.

LEONARDO FLAVI:

(disperato) Ma se sono stati loro a farmi brutto …

PATRIZIA:

E pensa che non ne soffrano?

Non vuole allietare la loro vecchiaia diventando bello per loro?

LEONARDO FLAVI:

Basta!

Siete tutti pazzi!

Me ne vado!

Leonardo si avvia verso l’uscita.

SCENA 4

Ancora una volta Leonardo non riesce ad uscire. Questa volta si trova davanti una bella ragazza in abiti

succinti.

EMANUELA:

Mi scusi, è questo lo studio del dottor Melorio?

LEONARDO FLAVI:

Purtroppo per lei, temo di si.

EMANUELA:

Perché purtroppo?

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Io sono venuta a ringraziarlo.

LEONARDO FLAVI:

Anche lei una rimodellata?

EMANUELA:

Cosa intende dire?

Io sono qui solo per ringraziare il dottore che ha salvato la mia povera

nonna quando tutti gli altri medici la davano già per spacciata.

LEONARDO FLAVI:

Mi scusi.

La ragazza va a sedersi, Leonardo la segue con lo sguardo e poi decide di andare a sedersi vicino a lei.

Emanuela, si alza di scatto, prende la sua sedia e va a sedersi più lontano possibile da Leonardo. Nel

frattempo, Patrizia continua a scrivere sul suo taccuino ignorandoli.

LEONARDO FLAVI:

(prende la sedia e si riavvicina alla ragazza) Signorina, lo sa che è molto

carina?

EMANUELA:

(prende la sua sedia e si allontana di nuovo) Si, lo so.

LEONARDO FLAVI:

(sposta di nuovo la sua sedia) Mi chiedevo, se mentre aspettiamo il

dottore, potremmo anche scambiare quattro chiacchiere e conoscerci?

EMANUELA:

(si sposta di nuovo) Signore, la prego di non costringermi ad essere

scortese.

LEONARDO FLAVI:

(si riavvicina) Perché?

EMANUELA:

(allentandosi di nuovo) Non ho la benché minima intenzione di darle

confidenza.

Leonardo rimane senza parole. Si mette a capo chino sulla sua sedia e pensa.

PATRIZIA:

(alzandosi) Signori, vi prego cortesemente di attendere ancora qualche

minuto.

Il dottore dovrebbe tornare a momenti.

Perdonatemi se vi lascio soli ma devo andare a prendere del materiale

nell’archivio. (accenna ad andarsene)

EMANUELA:

(disperata) Infermiera, non può farmi ciò.

PATRIZIA:

Cosa?

EMANUELA:

Lasciarmi sola con quest’uomo orrendo.

PATRIZIA:

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Non si preoccupi, è solo brutto non pericoloso.

EMANUELA:

Solo brutto?

C’è bruttezza e bruttezza.

Questo disgustoso individuo è obiettivamente brutto.

LEONARDO FLAVI:

(sconsolato) Ci risiamo!

EMANUELA:

E’ spaventoso.

Credo che questa notte non chiuderò occhio.

Non ho mai visto un uomo così brutto.

LEONARDO FLAVI:

Non le sembra di esagerare?

EMANUELA:

Taccia mostro!

Infermiera, non sarebbe possibile costringere quest’uomo orrendo a

coprirsi il volto con una maschera?

LEONARDO FLAVI:

Me ne vado!

Leonardo si alza e sta per uscire.

EMANUELA:

Non vorrà davvero uscire con quella faccia?

LEONARDO FLAVI:

Perché?

EMANUELA:

Non pensa ai bambini?

LEONARDO FLAVI:

Quali bambini?

EMANUELA:

Quelli che potrebbe incontrare per strada e traumatizzare per sempre.

(drammatica) Ci pensi bene prima di uscire, la sua bruttezza è

spaventosa.

LEONARDO FLAVI:

Perché mi odia a tal punto?

EMANUELA:

Io non la odio.

Anzi sono affascinata dal suo coraggio.

Soltanto un uomo con un cuore limpido ed impavido ha il coraggio di

andare in giro nonostante la sua bruttezza.

(sospira) Ah, se non fosse così brutto da terrorizzarmi sento che potrei

persino cenare con lei per poterla conoscere meglio.

Sono sicura che è così per chissà quante altre donne.

(melodrammatica) Un uomo dal cuore così impavido, castrato dalla sua

bruttezza e costretto alla verginità, quando potrebbe far felice qualsiasi

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donna, che spreco!

(autoritaria) Faccia qualcosa!

Lo deve a noi donne!

Non può buttarsi via così!

LEONARDO FLAVI:

(balbettando) Ma … Ma … è così evidente che sono vergine?

EMANUELA:

Evidente?

E’ ovvio!

Un uomo così brutto non può essere mai stato con una donna.

(sospirando) Che spreco quando penso che dietro ad un simile aspetto si

potrebbe celare un essere umano meraviglioso.

Leonardo esce di scena sconsolato.

SCENA 5

Entra in scena il dottor Melorio.

DOTTOR MELORIO:

Patrizia, è andato tutto secondo i nostri piani?

PATRIZIA:

Si, venerabile maestro.

DOTTOR MELORIO:

Hai usato il solito trucco della comprensione perché sei stata anche tu

brutta e gli hai mostrato la foto della nonna dicendo che eri tu?

PATRIZIA:

Si, venerabile maestro.

DOTTOR MELORIO:

Hai anche enfatizzato il fatto che deve espiare le sue colpe nei confronti

di quei disgraziati degli anziani genitori diventando finalmente il figlio che

hanno sempre desiderato?

PATRIZIA:

Si, venerabile maestro.

DOTTOR MELORIO:

Benissimo.

E tu, Emanuela, hai provveduto a sedurlo ed umiliarlo?

EMANUELA:

Si, venerabile maestro.

DOTTOR MELORIO:

Gli hai anche fatto credere che se diventasse bello avrebbe delle

speranze di diventare un seduttore?

EMANUELA:

Si, venerabile maestro.

DOTTOR MELORIO:

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Fantastico!

EMANUELA:

Dottor Melorio, non sta dimenticando qualcosa?

DOTTOR MELORIO:

Si, è vero.

Patrizia prendi la cassa.

Patrizia prende una scatoletta e la porge al dottore. Il quale la apre e tira fuori un plico di banconote. Le porge

ad Emanuela.

DOTTOR MELORIO:

Questi per le menzogne di poco fa e per portartelo a letto dopo

l’operazione.

Deve essere assolutamente certo della sua nuova bellezza e non c’è

niente di meglio che prezzolare una prostituta come te per illuderlo.

(solenne) Ahimè la scienza medica non può veramente tutto.

Con un’operazione posso farlo diventare bello, ma di certo non posso

farlo diventare più intelligente e meno imbranato con le donne.

Per trasformarlo in un seduttore ho bisogno dell’attacco psicologico ed a

tale scopo bisogna educarlo a sedurre e qui entri in gioco tu, mia cara

Emanuela.

EMANUELA:

Dottore, lei è un vero scienziato.

Il più grande benefattore dell’umanità.

DOTTOR MELORIO:

Ora sparisci.

Ti chiameremo noi quando sarà il momento del tuo rientro in scena.

Emanuela esce di scena.

PATRIZIA:

Venerabile maestro, noi cosa facciamo?

DOTTOR MELORIO:

Aspettiamo.

Non molto, sono sicuro che in questo istante quel poveretto sta già

ipotecando la casa dei genitori e che presto sarà da noi.

PATRIZIA:

Preparo i ferri per l’operazione?

DOTTOR MELORIO:

Si!

Patrizia esce di scena. Rientra subito, trascinando una pesante cassetta degli attrezzi.

SCENA 6

Entra in scena Leonardo, che porta con se una ventiquattrore.

LEONARDO FLAVI:

(disperato) Non ce la faccio più!

Non voglio suicidarmi a causa della mia bruttezza o peggio ancora

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rimanere vergine fino alla vecchiaia.

(posa la ventiquattrore sullo scrittoio e la apre, mostrando le banconote

che contiene) Dottore, questi bastano?

DOTTOR MELORIO:

Patrizia, contali.

Patrizia si siede allo scrittoio ed inizia a contare i soldi.

LEONARDO FLAVI:

Dottore, è certo che diventerò bello?

DOTTOR MELORIO:

Si fidi di me.

Le darò un viso angelico ed un corpo d’atleta.

Se lo desidera posso anche farla crescere di una ventina di centimetri.

LEONARDO FLAVI:

(incredulo) Può anche farmi crescere?

DOTTOR MELORIO:

Certamente!

La cosa è un po’ complicata, ma fattibile.

Vede, gli inquisitori, riuscivano ad allungare, grazie al supplizio della

ruota, un essere umano anche di trenta centimetri, il dramma era che

rimaneva definitivamente disarticolato.

Ma io sono riuscito a perfezionare il metodo e con opportune cure, tre o

quattro operazioni, qualche placca metallica applicata qua e là alle ossa

ed un’opportuna fisioterapia, sono riuscito a far si che l’allungamento non

sia più dannoso ma soltanto efficace.

LEONARDO FLAVI:

No, grazie.

Sarò obiettivamente brutto, ma non ho ancora problemi di statura.

E poi l’idea della ruota mi inquieta un pochino.

PATRIZIA:

(interrompendoli) Dottore, il nostro paziente ha quasi il doppio della cifra

necessaria all’intervento.

DOTTOR MELORIO:

Benissimo!

Gli prenda tutto, daremo quello che avanza agli orfanelli.

LEONARDO FLAVI:

Non è che potrebbe lasciarmi quello che avanza?

DOTTOR MELORIO:

Assolutamente no!

(severo) Si vergogni!

Lei sta per essere miracolato e per ringraziare non è nemmeno disposto

a versare un piccolo obolo in beneficenza.

LEONARDO FLAVI:

Come non detto.

Sarò bello, ma poverissimo.

DOTTOR MELORIO:

Le basterà la bellezza.

17

Non vorrà mica essere bello e ricco?

Io rimedio agli errori della natura, non creo ingiustizie sociali.

Lei può essere o danaroso o bello, non tutte le due cose insieme.

Non sarebbe giusto verso il prossimo.

LEONARDO FLAVI:

E con quelli che sono già belli di natura e ricchi come la mette?

DOTTOR MELORIO:

Mi sembra ovvio, li rapisco e li sfregio con il vetriolo per combattere

l’ingiustizia sociale.

PATRIZIA:

Dottore, lei è un santo, indubbiamente l’uomo più giusto che sia mai

esistito.

Combattere l’ingiustizia sociale è la sua missione.

LEONARDO FLAVI:

Mi dica, quando mi opererà?

DOTTOR MELORIO:

Immediatamente!

LEONARDO FLAVI:

Imme … Immediatamente?

DOTTOR MELORIO:

(indicandogli il tavolo operatorio) Si allunghi su quel tavolo e si rilassi.

LEONARDO FLAVI:

Per una visita preparatoria?

Sa non sono ancora psicologicamente pronto all’intervento.

Leonardo si stende sul tavolo. Senza farsi vedere Patrizia apre la cassetta degli attrezzi e porge un martello

al dottore.

DOTTOR MELORIO:

Che l’intervento abbia inizio! (dà una martellata in testa a Leonardo che

perde i sensi)

Patrizia copre con un lenzuolo il corpo del paziente. Il dottor Melorio si infila un paio di guanti ed inizia a

lavorare sotto il lenzuolo.

DOTTOR MELORIO:

Infermiera, la sega.

Patrizia prende una sega enorme dalla cassetta degli attrezzi e gliela dà. Il dottore inizia a fare strani

movimenti tenendo il lenzuolo in modo che il pubblico non possa capire cosa fa.

DOTTOR MELORIO:

Infermiera, trapano.

Patrizia prende un trapano a percussione e lo dà al dottore. Che sempre celando al pubblico cosa sta

facendo, continua l’intervento.

DOTTOR MELORIO:

Infermiera, piede di porco.

18

L’infermiera gli da un piede di porco. Il dottore continua lo strano intervento e mima una grande fatica nel

maneggiare il piede di porco. Poi prende da sotto il lenzuolo un osso e lo getta via. Poco a poco fa volare per

il palco diverse ossa.

PATRIZIA:

(eccitata) Dottore, vederla all’opera mi fa ribollire il sangue. (gli salta

addosso ed inizia a palparlo)

Il dottor interrompe l’operazione, abbraccia Patrizia e si spostano palpandosi fino alla scrittoio. Melorio

capotta la donna sulla scrivania ed inizia a palparla selvaggiamente. E’ travolto dalla passione.

LEONARDO FLAVI:

Argh! (urlo agghiacciante)

DOTTOR MELORIO:

(staccandosi da Patrizia) Porca miseria ci stavamo dimenticando del

paziente.

PATRIZIA:

L’anestesia sta finendo il suo effetto.

Leonardo si lamenta. Il dottore prende un metro e misura la circonferenza della testa del paziente.

DOTTOR MELORIO:

Sessanta centimetri tondi.

(si gratta la testa pensieroso) Andrà bene una chiave del dodici.

Patrizia prende una chiave inglese dalla cassetta degli attrezzi e la porge al dottore. Il quale la usa per dare

una tremenda mazzata in testa al poveretto, che perde nuovamente i sensi.

PATRIZIA:

(maliziosa) Dottore, riprendiamo da dove eravamo rimasti?

DOTTOR MELORIO:

No!

La scienza medica mi chiama.

Completiamo l’intervento, ci divertiremo dopo.

Il dottore prende la sega ed riprende l’assurda operazione.

DOTTOR MELORIO:

Infermiera, martello e scalpello.

Patrizia prende dalla cassetta gli strumenti e glieli porge. Melorio opera senza sosta.

DOTTOR MELORIO:

(soddisfatto) Fatto!

Non ci rimane che rimettere a posto.

Patrizia raccoglie le ossa sparse per il palco una ad una e le porge al dottore che le infila sotto il lenzuolo.

DOTTOR MELORIO:

Finito!

Rimodellamento completo.

PATRIZIA:

(mostrandogli un grosso osso) Dottore, e questo?

Sembrerebbe essere avanzato.

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DOTTOR MELORIO:

Suvvia, cara non fare domande inutili.

Sai benissimo che quando noi geni rimontiamo qualcosa avanziamo

sempre qualche pezzo.

E’ soltanto materiale di scarto, usalo per farci un brodino.

PATRIZIA:

Ora cosa facciamo?

DOTTOR MELORIO:

Risveglialo immediatamente, che abbiamo altri pazienti di cui occuparci.

Patrizia esce di scena e rientra con un secchio d’acqua. Lo versa in faccia al paziente.

LEONARDO FLAVI:

(soffrendo come un cane bastonato) Ah, che male.

Ho dei dolori ovunque.

Cosa mi avete fatto?

PATRIZIA:

(girandogli intorno ammirata) Santo cielo, che bello!

Dottore, questo è il suo capolavoro.

DOTTOR MELORIO:

(prende la lente ed esamina il paziente) Hai ragione, sono decisamente

soddisfatto del mio lavoro.

LEONARDO FLAVI:

(con un filo di voce) Sto troppo male, datemi qualcosa per combattere il

dolore.

DOTTOR MELORIO:

Non mi infastidisca parlandomi del dolore.

Il dolore tempra l’animo ed è il giusto prezzo per il miracolo di cui è

appena stato protagonista.

(esaltato) Ancora una volta ho sconfitto la natura matrigna e ho mutato

uno dei suoi aborti in un capolavoro.

LEONARDO FLAVI:

Che ne sarà di me?

DOTTOR MELORIO:

Si riposi sul tavolo operatorio per un’oretta e poi esca, vada in giro per il

mondo con la sua nuova bellezza e seduca quante più fanciulle possibili.

Signor Flavi, lei non è più obiettivamente brutto, ora è obiettivamente e

disgustosamente bellissimo.

Il dottore e l’infermiera escono di scena.

SCENA 7

Entra in scena Emanuela.

EMANUELA:

(vedendo Leonardo steso sul tavolo operatorio) Oh, mi scusi.

Credevo che ci fosse il dottor Melorio.

(fingendo sorpresa) Santo cielo che uomo stupendo.

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(fa la timida) Se avessi saputo che c’era un paziente così bello, mi sarei

vestita un po’ meglio ed avrei bussato prima di entrare.

LEONARDO FLAVI:

Non mi riconosce?

EMANUELA:

No, non credo di averla mai incontrata.

(civettuola) Anche perché se avessi già incontrato prima un uomo così

bello, avrei fatto di tutto e di più per sposarlo.

LEONARDO FLAVI:

Sono l’uomo obiettivamente brutto di prima.

EMANUELA:

Non mi prenda in giro.

Lei non ha nulla in comune con quello sgorbio.

(con enfasi) Lei è stupendo!

LEONARDO FLAVI:

Sono l’uomo orrendo.

Il dottore mi ha operato e rimodellato, rendendomi bellissimo.

EMANUELA:

Se fosse vero, il dottor Melorio non sarebbe un chirurgo ma bensì un

santo che dispensa miracoli a destra ed a manca.

LEONARDO FLAVI:

Le assicuro che è così.

Anche se va detto che questi miracoli sono un po’ dolorosi.

EMANUELA:

Mi dimostri che è veramente quello sgorbio di prima.

Anzi no, faccia di meglio.

Mi inviti a cena.

LEONARDO FLAVI:

(sorpreso) Io?

EMANUELA:

Si, lei che è più bello di Apollo.

Mi degni delle sue attenzioni e le assicuro il più bollente tra i dopocena

che lei può immaginare.

LEONARDO FLAVI:

Qual è il suo piatto preferito?

EMANUELA:

(con fare sensuale) Tu.

LEONARDO FLAVI:

(esaltato) Il dottor Melorio è davvero un santo e mi ha miracolato!

II° Atto

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SCENA 1

Il dottor Melorio e Patrizia sono nello studio. Lei è intenta a scrivere sul suo solito taccuino. Lui legge il

giornale. Dopo pochi istanti entra in scena Leonardo Flavi.

LEONARDO FLAVI:

Dottor Melorio, mi aiuti.

DOTTOR MELORIO:

Ancora lei, cosa vuole adesso?

La sua nuova bellezza non le basta?

LEONARDO FLAVI:

No, la bellezza va bene.

Il problema è che mi manca tutto il resto.

DOTTOR MELORIO:

Tutto il resto?

(indignato) Non sia mai detto che io abbia lasciato un lavoro a metà.

Cosa le manca?

LEONARDO FLAVI:

(imbarazzato) Come saprà ora sono bello …

DOTTOR MELORIO:

Mi sembra ovvio che lo sappia, sono stato io a rimodellarla.

LEONARDO FLAVI:

(sempre imbarazzato) Tuttavia per essere perfetto mi mancherebbe

ancora qualcosina …

DOTTOR MELORIO:

Non ho la benché minima intenzione di farla anche ricco.

Non le restituirò il denaro avanzato.

(solenne) Lo darò ai bisognosi.

LEONARDO FLAVI:

Non voglio denaro?

DOTTOR MELORIO:

Insomma, cosa vuole?

LEONARDO FLAVI:

Da quando sono bello, ho iniziato a frequentare una ragazza …

Credo che lei la conosca, è una sua paziente, Emanuela …

DOTTOR MELORIO:

Emanuela?

(fa finta di pensarci un po’) Ah si, Emanuela.

Una carissima ragazza d’altri tempi.

Non ha nemmeno idea di quanti sacrifici abbia fatto per riuscire a far

operare la vecchia nonna.

E poi è una ragazza così a modo.

Sa che va sempre in chiesa e credo persino che voglia mantenersi pura

fino al matrimonio?

LEONARDO FLAVI:

Dottore, su questo posso smentirla.

22

Grazie ad Emanuela, ho risolto anche l’altro dei miei drammi.

Oltre a non essere più obiettivamente brutto, non sono nemmeno più

vergine.

DOTTOR MELORIO:

E si lamenta?

Dovrebbe esserne felice.

LEONARDO FLAVI:

E lo sarei se non fosse che l’Emanuela è molto esigente e mi vorrebbe

un po’ più vigoroso.

DOTTOR MELORIO:

(facendo il finto tonto) Ho capito, vuole che le impianti dei nuovi muscoli.

LEONARDO FLAVI:

Non si tratta soltanto di avere un po’ più muscoli, avrei anche bisogno di

PATRIZIA:

(spietata) Un rimodellamento del pipino.

LEONARDO FLAVI:

Si, effettivamente avrei bisogno di una decina di chili di muscoli in più e,

perché no, già che si deve operare, anche un due chili in più di organi

genitali.

DOTTOR MELORIO:

(ironico) Tutto qui?

LEONARDO FLAVI:

Veramente no!

Non è che si potrebbe fare qualcosa anche per migliorare le prestazioni

oltre che le dimensioni?

DOTTOR MELORIO:

(severo) Lei mi offende!

Non si rende conto che sono uno scienziato, un benefattore per

l’umanità!

Opero per rimediare agli errori della natura e ridare la bellezza a coloro

che nascono orribili, non opero per gioco.

Un conto è curare l’obiettiva bruttezza, un altro è assecondare i desideri

di onnipotenza sessuale di un malato di mente.

Non ho la benché minima intenzione di rifarle il pipino e non mi provochi

altrimenti intervengo ma soltanto per ridurlo ulteriormente.

LEONARDO FLAVI:

Dottore, la supplico, non sia intransigente.

Non riesco a soddisfare Emanuela e non voglio perderla.

DOTTOR MELORIO:

Sciocchezze!

Ora lei è bello, ne troverà altre.

LEONARDO FLAVI:

(disperato) Ma io voglio lei.

DOTTOR MELORIO:

Ecco, dopo le manie di onnipotenza sessuale, ci sono anche sintomi della

23

sindrome del possesso maniacale e della gelosia patologica.

Lei non ha più bisogno di me.

Ora le serve uno psichiatra per superare i traumi da superbellezza

acquisita.

PATRIZIA:

Dottore non sia severo, sono cose che capitano.

Non è il primo rimodellato che viene preso dal desiderio di rimodellamenti

infiniti fino a raggiungere la perfezione.

DOTTOR MELORIO:

Hai ragione!

Signor Flavi, Patrizia ed io andiamo a prenderci un caffè al bar qui vicino,

nel frattempo lei mediti bene sui suoi desideri e sul perché desidera certe

cose.

Se anche dopo un’attenta analisi, il suo desiderio di perfezione perdurerà

vedremo cosa si può fare.

Ma non le garantisco nulla, perché ciò è contrario alla mia etica

professionale.

Il dottore e l’infermiera escono di scena.

SCENA 2

Entra in scena un uomo, che va a sedersi su una sedia e si prende la testa tra le mani mentre fissa

sconsolato il pavimento.

CAMILLO LUCCHESI:

(disperato) Voglio morire!

LEONARDO FLAVI:

Si calmi, cosa le succede?

CAMILLO LUCCHESI:

(alzando la testa e mostrandosi) Lo vede questo volto?

LEONARDO FLAVI:

Si!

Non che me ne intenda di uomini, sa preferisco le donne, ma mi sembra

un volto molto bello.

CAMILLO LUCCHESI:

(gridando disperato) E’ questa la mia tragedia!

LEONARDO FLAVI:

Essere belli non è mai una tragedia!

E’ la bruttezza la vera tragedia dell’umanità.

CAMILLO LUCCHESI:

Si sbaglia!

Un tempo, forse lei non ci crederà ma le assicuro che è così, ero

obiettivamente brutto.

LEONARDO FLAVI:

Ed era infelice ed emarginato.

CAMILLO LUCCHESI:

24

Sbagliato!

Ero emarginato, ma non ero infelice.

Ho scoperto di essere infelice quando ho messo i piedi in questo posto

maledetto.

Un’infelicità cosmica e devastante, che ho potuto superare soltanto

grazie al rimodellamento del dottor Melorio.

LEONARDO FLAVI:

Non è felice ora che è bello?

CAMILLO LUCCHESI:

All’inizio lo ero.

Quando sono uscito di qui, dopo l’operazione, ero un vero Adone, bello e

sicuro di me.

In pochi giorni ho cambiato lavoro, trovandone uno più consono alle mie

aspirazioni professionali, fino a quel momento castrate da colloqui di

lavoro in cui non emergeva la mia professionalità ma soltanto la mia

bruttezza.

Poi ho anche iniziato a collezionare avventure sentimentali.

Mi creda sono passato da un’avventura all’altra senza farmi scrupoli,

deciso a rimediare ai sin troppi anni di carestia.

LEONARDO FLAVI:

Anni di carestia?

CAMILLO LUCCHESI:

Si!

Carestia e disperazione.

So che non ci crederà, ma prima dell’intervento ero non soltanto

obiettivamente brutto, ma bensì obiettivamente brutto e vergine.

LEONARDO FLAVI:

(terrorizzato) Anche lei?

CAMILLO LUCCHESI:

Mi sembra ovvio, chi è obiettivamente brutto, a meno di avere il naturale

salvacondotto contro la bruttezza dato dal denaro, non può che essere

vergine.

(melodrammatico) Vergine e disprezzato dal gentil sesso.

Gentil sesso che sarebbe più corretto chiamare crudel sesso.

LEONARDO FLAVI:

Mi vuol forse dire che la bellezza, un lavoro nuovo e decine e decine di

donne non le hanno migliorato la vita?

CAMILLO LUCCHESI:

Esatto!

LEONARDO FLAVI:

Impossibile!

CAMILLO LUCCHESI:

E’ ciò che pensavo anche io fino al triste mattino in cui ho visto la luce e

ho acquisito la consapevolezza del mio dramma.

LEONARDO FLAVI:

Quale dramma?

CAMILLO LUCCHESI:

25

La bellezza!

L’orribile ed oscena bellezza innaturale che mi ha donato il dottor Melorio.

Quel mattino, come tutti gli altri, mi sono alzato, felice dei miei nuovi

successi, e mi sono apprestato a radermi.

(drammatico) Lo sa chi ho visto nello specchio?

LEONARDO FLAVI:

No!

CAMILLO LUCCHESI:

Un estraneo!

Un uomo che non conoscevo.

Un uomo bello, all’apice del successo professionale, pieno di donne che

si straziano nel sonno invocando il suo nome, un uomo che aveva tutto

quanto si può desiderare.

Un uomo che non sono io.

Il vero Camillo Lucchesi è brutto e disprezzato.

Il lavoro nuovo, la bellezza e le donne appartengono ad uno sconosciuto

in cui non mi riconosco più.

Nessuno mi ama per quello che sono, tutti amano soltanto l’orribile ed

insopportabile maschera che il dottor Melorio mi ha messo addosso.

Il vero Camillo Lucchesi era brutto ma era un uomo vero, dotato di

un’anima.

L’oscena maschera di perfetta bellezza che ora mi porto addosso è priva

d’anima.

(solenne) Rivoglio la mia bruttezza!

LEONARDO FLAVI:

Credo che lei si sbagli.

In fondo, la faccia che vede ora è soltanto la sua nuova faccia.

Deve soltanto farci l’abitudine.

Ciò che lei amava del vecchio Camillo Lucchesi era la persona, ma

questa non dipende dall’aspetto.

CAMILLO LUCCHESI:

Stolto!

La personalità viene forgiata negli anni dell’adolescenza e se uno nasce

obiettivamente brutto e povero, crescendo avrà la personalità dello schifo

d’uomo che è.

Quando diventerà bello cercherà di darsi una nuova personalità, ma

prima o poi la vecchia tornerà fuori e si impossesserà di lui.

E cosa succede quando il rimodellato riacquista la sua anima?

Si vede allo specchio e vede un mostro, l’uomo oscenamente bello che è

diventato, e sogna di tornare brutto.

Sogna di tornare se stesso.

LEONARDO FLAVI:

(quasi gridando) No!

Io non tornerò mai lo schifo d’uomo che ero.

CAMILLO LUCCHESI:

Scellerato, la sua infausta compagnia mi ripugna.

(minacciandolo puntandolo con l’indice) Mi creda, prima di quanto lei non

possa immaginare conoscerà anche lei il mio dramma.

La sua nuova faccia ed il suo nuovo corpo saranno il peggiore tra i suoi

incubi.

Camillo Lucchesi esce di scena.

26

SCENA 3

Leonardo Flavi passeggia nervosamente in avanti ed indietro.

LEONARDO FLAVI:

E se quel pazzo avesse ragione?

Se un giorno arrivassi a disprezzare la mia bellezza ed a rimpiangere la

mia obiettiva bruttezza?

Rientrano in scena il dottor Melorio e Patrizia.

LEONARDO FLAVI:

(andando incontro al dottore) Dottore mi aiuti.

DOTTOR MELORIO:

Ci risiamo!

Ora cosa vuole?

LEONARDO FLAVI:

Quell’uomo ... Camillo Lucchesi, mi insinuato un terribile dubbio

nell’anima.

DOTTOR MELORIO:

Ah su questo non posso farci nulla, io sono un medico e curo il corpo, se

ha dei problemi per quanto riguarda l’anima si rivolga ad un prete.

LEONARDO FLAVI:

Quell’uomo era disperato.

Era … come dire … pentito di essere diventato bello.

DOTTOR MELORIO:

(severo) Sciocchezze!

Adesso vorrebbe farmi credere che un mostro che viene miracolato e

trasformato in un Adone è infelice di aver cambiato vita.

Lei ha indubbiamente altri sintomi della sindrome post-operatoria, temo

che dovrò farle fare della psico-terapia.

LEONARDO FLAVI:

Le assicuro che quell’uomo è disperato e vuole tornare brutto.

PATRIZIA:

Lei si sbaglia.

Quell’uomo è indubbiamente disperato, ma non vuole assolutamente

tornare brutto, vuole semplicemente che lei torni brutto.

LEONARDO FLAVI:

(sorpreso) Co … Cosa intende dire?

PATRIZIA:

Camillo Lucchesi è l’ex-fidanzato di Emanuela.

E’ venuto qui e deve aver tentato di convincerla che la bellezza è un

dramma per convincerla a tornare brutto per riappropriarsi di Emanuela.

Lei, con la sua nuova bellezza, gli ha portato via la fidanzata e lui la odia.

(solenne) Camillo Lucchesi è un criminale disperato e la odia, pertanto

vuole vanificare il miracolo che il dottor Melorio ha fatto per lei.

LEONARDO FLAVI:

Intende dire che quell’individuo voleva convincermi a tornare brutto

27

soltanto per rubarmi Emanuela?

PATRIZIA:

Esatto!

Signor Flavi, lei ormai è bellissimo e non sono tutte rose e fiori, anche la

bellezza ha le sue controindicazioni.

LEONARDO FLAVI:

Quali?

PATRIZIA:

L’invidia e l’odio di chi è meno bello di lei.

Ci pensi bene, anche lei un tempo disprezzava chi era migliore di lei.

LEONARDO FLAVI:

Ha ragione!

Dottore, lei che ne pensa?

DOTTOR MELORIO:

Assolutamente nulla!

Non conosco né l’odio né l’invidia, altrimenti non mi sarei dedicato a

migliorare gli altri esseri umani rimodellandoli al meglio, ma li avrei

sfregiati e mutilati.

La mia missione salvifica nei confronti di quella parte dell’umanità resa

infelice dalla bruttezza mi impone di non conoscere i bassi istinti che

traviano gli altri uomini.

PATRIZIA:

(entusiasta) Oh dottore, lei è un santo.

DOTTOR MELORIO:

Caro signor Flavi, a questo punto mi vedo obbligato a soddisfare la sua

folle richiesta di onnipotenza sessuale.

LEONARDO FLAVI:

A cosa è dovuto il suo cambiamento di opinione?

DOTTOR MELORIO:

Giustizia sociale.

LEONARDO FLAVI:

Giustizia sociale?

DOTTOR MELORIO:

Esatto!

Ho rimodellato sia lei che Camillo Lucchesi, rendendovi entrambi belli,

tuttavia tra di voi permane una grande differenza sociale.

A Camillo Lucchesi, per curare una grave malformazione, ho anche

rimodellato l’apparato genitale, pertanto in questo momento si trova con

un indubbio vantaggio fisico nei suoi confronti.

Visto che non deve essere detto che il padre ha un figlio prediletto,

pardon un rimodellato prediletto, devo mettervi in condizione di

confrontarvi alla pari per meritare l’amore di Emanuela, quindi la opererò.

LEONARDO FLAVI:

(terrorizzato) Dottore, potrei pensarci un pochino prima di subire

l’intervento?

Sa l’idea di farmi operare il pipino mi spaventa un pochino.

28

DOTTOR MELORIO:

Io non le opererò il pipino, ma l’intero apparato genitale, rimodellandolo

fino a trasformarlo in quello di un titano.

LEONARDO FLAVI:

Così grande?

Non si potrebbe fare una via di mezzo.

DOTTOR MELORIO:

Non ho mai parlato di dimensioni.

Io non altero le dimensioni, soddisfacendo sciocche ed inutili manie di

grandezza, ma intervengo sulle capacità dell’apparato.

Io le donerò l’onnipotenza sessuale, nessuna donna sarà in grado di

tenerle testa.

Tuttavia ciò ha una piccola controindicazione.

LEONARDO FLAVI:

Quale?

DOTTOR MELORIO:

Lei sarà in grado di soddisfare e sfinire qualsiasi donna, ma nessuna

donna sarà in grado di soddisfare lei.

Per essere parzialmente soddisfatto dovrà possedere almeno quindici

donne al giorno.

LEONARDO FLAVI:

(stuzzicato dall’idea) La cosa non mi pare poi così terribile.

DOTTOR MELORIO:

Ma non è finita qui.

Avrà anche dei problemi riproduttivi.

LEONARDO FLAVI:

(disperato) No, non mi dica che il prezzo dell’onnipotenza sessuale è la

castrazione.

DOTTOR MELORIO:

No, è qualcosa di peggio.

LEONARDO FLAVI:

Peggio?

DOTTOR MELORIO:

Esatto!

Ogni volta che dovesse accoppiarsi senza prendere le dovute

precauzioni, ingraviderà la partner.

(Solenne e minaccioso) Ma il suo terribile apparato genitale potenziato

farà si che come minimo la sventurata partner rimanga gravida di almeno

otto gemelli.

LEONARDO FLAVI:

Otto gemelli?

DOTTOR MELORIO:

Quando va bene.

Uno dei miei rimodellati, un tal Caimano De Caimanis, ha fatto partorire

quindici gemelli alla sua sventurata consorte.

LEONARDO FLAVI:

29

(terrorizzato) Lasciamo perdere, mi tengo il mio ridicolo pipino e le mie

prestazioni patetiche.

DOTTOR MELORIO:

Come preferisce.

PATRIZIA:

Certo che prima o poi la povera Emanuela inizierà a rimpiangere le folli

gesta amatorie di Camillo Lucchesi e lei dovrà subire mesi e mesi di

punzecchiature e feroci battutine sulle sue capacità prima di essere

inevitabilmente lasciato.

DOTTOR MELORIO:

D’altronde è sempre meglio venire lasciati e sedurre con la sua bellezza

sopranaturale una nuova ragazza che dover allevare una tribù di

gemellini.

Si immagini quanto le costerebbero soltanto in pannolini e pappine per

neonati.

LEONARDO FLAVI:

Il mondo è già troppo popoloso, rinuncio all’intervento.

DOTTOR MELORIO:

Impossibile!

Non posso permettere che uno dei miei rimodellati prevalga su un altro

solo perché ha avuto un intervento in più.

Il mio nobilissimo ed altissimo senso di giustizia mi impone di operarla.

LEONARDO FLAVI:

Ma io non voglio essere operato.

DOTTOR MELORIO:

Ciò che lei desidera è ininfluente.

Ciò che conta sono la giustizia sociale e la scienza medica e queste mi

impongono di operarla.

LEONARDO FLAVI:

Impossibile!

Dovrà passare sul mio cadavere.

DOTTOR MELORIO:

Non è un problema.

I miei ultimi studi si occupano proprio della rianimazione dei cadaveri, le

ridarò la vita.

PATRIZIA:

Dottore, preparo i ferri per l’operazione?

DOTTOR MELORIO:

Non ancora.

Diamo un po’ di tempo al nostro paziente affinché rifletta sulla sua

condizione di svantaggiato sociale.

Sono certo che operare un paziente consenziente, che collabora, implica

tempi di recupero meno lunghi.

SCENA 4

30

Entra in scena Emanuela. E’ vestita in modo molto provocante.

EMANUELA:

Tesoruccio, hai chiesto al dottore se può aiutarti?

LEONARDO FLAVI:

(visibilmente imbarazzato) Si, cara … ma ci sarebbe un problemino.

EMANUELA:

Quale?

Il dottore ti chiede troppi soldi per l’intervento?

DOTTOR MELORIO:

Non sia mai detta una simile eresia.

Non opero per denaro, io sono l’unto dagli dei della medicina ed agisco

soltanto in nome della scienza medica e della giustizia sociale.

EMANUELA:

Allora cosa c’è che non va?

PATRIZIA:

Il suo fidanzato non la ama abbastanza per farsi operare.

Si sta inventando scuse puerili per sottrarsi all’intervento.

Io, come donna, le dico che se il mio fidanzato si comportasse così, lo

lascerei subito.

Un uomo deve sempre e comunque dimostrare il suo amore alla sua

fidanzata.

EMANUELA:

Ha ragione!

(si volta e molla un ceffone a Leonardo) Vigliacco!

Mi ero illusa che tu fossi diverso … che tu mi amassi … ma sei come tutti

gli altri … sei come Camillo Lucchesi.

LEONARDO FLAVI:

Camillo Lucchesi?

Cosa ti ha fatto quell’imbroglione malefico?

EMANUELA:

Mi ha fatto credere di amarmi, ma poi ha tradito i miei sentimenti.

Non voleva che fossi la madre dei suoi figli e mi ha lasciata.

LEONARDO FLAVI:

Cara, ci sarebbe un problemino che tu non conosci.

Se il dottore mi rimodella anche l’apparato genitale avrai come minimo

otto gemellini.

EMANUELA:

(estasiata) Non chiedo di meglio.

Il mio desiderio di maternità non potrebbe esserne più gratificato.

LEONARDO FLAVI:

Si, ma poi come li manteniamo?

EMANUELA:

Lavorerai sodo.

Ti sacrificherai, farai due o tre lavori, ti spezzerai la schiena in miniera,

ma sarai un padre felice ed orgoglioso della propria prole.

31

LEONARDO FLAVI:

(disperato) Dottore mi aiuti.

DOTTOR MELORIO:

Caro mio, lei deve soltanto scoprire se ama o meno questa donna.

Se la ama, deve farsi operare.

Se non la ama può tenersi il suo pipino che spara a vuoto.

Comunque devo avvertirla che l’amore non esiste, è solo l’estrema follia

masochista di un folle che decide di consacrare la sua vita ad una

femmina ed ai figli di questa, rinunciando per sempre ai suoi sogni per

diventare la bestia da soma di colei che lo disprezzerà e gli rinfaccerà tutti

i suoi difetti per il resto della vita.

LEONARDO FLAVI:

Santo cielo!

Lei mi descrive l’amore come l’inferno.

DOTTOR MELORIO:

Qual’è la differenza?

Forse ce ne è una, all’inferno ci si va peccando e divertendosi, al

matrimonio ci si arriva soltanto attraverso la sofferenza.

EMANUELA:

(accarezzando maliziosamente Leonardo) Non mi ami abbastanza da

soffrire per me?

LEONARDO FLAVI:

Ti amo, ma non voglio otto figli.

Non voglio sentirti rinfacciarmi i miei difetti per il resto dei miei giorni.

EMANUELA:

(gli molla un ceffone) Vigliacco!

Sei uguale a Camillo Lucchesi.

DOTTOR MELORIO:

Amico mio, si tranquillizzi, il suo benefattore è qua.

La renderò perfetto, così non dovrà mai subire i rimproveri di Emanuela.

La sua unica croce saranno i figli, ma vedrà che saranno una croce

piacevole.

PATRIZIA:

Non sia crudele, non può negare a questa donna le gioie della maternità.

LEONARDO FLAVI:

Non le negherò nulla, con il mio apparato sessuale naturale le darò una

maternità naturale, uno o due figli e soprattutto uno alla volta.

DOTTOR MELORIO:

Temo che ciò sia impossibile.

LEONARDO FLAVI:

(sorpreso) Perché?

DOTTOR MELORIO:

Durante l’intervento di rimodellamento alla mia assistente è scappato di

mano un bisturi e temo che, a meno di un piccolo intervento risolutore, lei

non potrà mai avere figli.

Lo veda come il prezzo che ha dovuto pagare per essere bellissimo e

piacere a tutte le donne.

32

EMANUELA:

Ah no!

Se non può darmi figli, lo lascio e torno con Camillo.

Emanuela esce di scena indignata.

LEONARDO FLAVI:

(disperato) Dottore, mi operi. Amo quella donna.

DOTTOR MELORIO:

Ne è certo?

Lei ora è bello e può avere tutte le donne che vuole, è proprio sicuro di

volere quella?

LEONARDO FLAVI:

Si!

Sono sicuro che anche lei mi ama e che i suoi sentimenti nei miei

confronti sono nobilissimi.

Non posso deluderla.

DOTTOR MELORIO:

Si rilassi.

Questa sera quando tornerò dal mio turno in ospedale le darò

l’onnipotenza sessuale.

A tale scopo deve prepararsi psicologicamente.

Si stenda sul mio tavolo operatorio e si riposi, Patrizia ed io torneremo

appena possibile.

Il dottore e l’infermiera escono di scena.

SCENA 5

Leonardo è in preda all’angoscia sul lettino. Si gira e rigira in cerca di una posizione che gli permetta di

riposare.

LEONARDO FLAVI:

E così sia!

Diventerò perfetto, così sarò certo di non essere mai più solo.

Compare in scena una donna bellissima.

EVA:

Scellerato, non commetta il mio stesso errore.

Sono giunta appena in tempo per sentirla e consigliarla.

LEONARDO FLAVI:

Chi è?

E’ forse una rimodellata pentita?

EVA:

Pentita?

(melodrammatica) Perché usare un termine così blando per definire il

dramma.

Ad ogni respiro maledico il narcisismo maledetto che mi ha spinta a

diventare prima una donna bellissima e poi, operazione dopo operazione,

semplicemente perfetta.

33

LEONARDO FLAVI:

La perfezione non la ha resa felice?

EVA:

Giammai!

LEONARDO FLAVI:

(preoccupato) La prego, mi racconti la sua storia.

EVA:

Volete veramente ascoltare la storia di una donna così superba da voler

superare i limiti che la natura le aveva dato?

LEONARDO FLAVI:

Certo!

EVA:

Un tempo, c’era una ragazzina infelice, dai lineamenti sgraziati e dalle

forme orribili, che passava dall’obesità all’anoressia senza soluzione di

continuità, alla disperata ricerca di una fisicità che non le apparteneva.

Una ragazzina che si disprezzava e che aveva tolto tutti gli specchi dalla

sua casa.

Una ragazzina talmente brutta da non avere amici.

Evitata dai maschi e derisa dalle ragazze.

Una ragazzina tremendamente sola.

Una ragazzina condannata alla solitudine ed alla verginità.

LEONARDO FLAVI:

So cosa si prova.

EVA:

Ero una ragazzina che chiedeva alla vita soltanto di morire.

Poi è apparso lui, quello che ho erroneamente identificato come il mio

benefattore, il terribile dottor Melorio.

Mi ha presa per mano, ha asciugato le mie lacrime e mi ha condotta qui.

Quando sono uscita ero bellissima e desiderata.

Mi sarei dovuta accontentare di ciò, ma ero troppo superba ed animata

dallo spirito di rivincita verso le mie compagne e verso coloro che mi

avevano rifiutata, così decisi di diventare perfetta.

Talmente bella da umiliare con la mia sola presenza ogni altra donna.

Talmente perfetta da far impazzire ogni uomo che mi vedesse.

E ci sono riuscita.

La mia bellezza assoluta spinse al suicidio tre amiche d’infanzia e ben

quindici spasimanti respinti.

LEONARDO FLAVI:

Sublime!

Voglio anche io una bellezza così devastante.

Quante operazioni servono?

EVA:

Pazzo!

Lei non immagina nemmeno cos’è successo dopo.

Sono diventata così perfetta che le altre donne hanno iniziato ad evitarmi

per paura di essere paragonate a me e cosa ancora peggiore gli uomini

mi evitano perché non si sentono all’altezza di una donna come me.

Sono diventata così perfetta da odiarmi e dover di nuovo togliere tutti gli

specchi da casa mia.

LEONARDO FLAVI:

34

Sciocchezze!

E’ solo un po’ di depressione passeggera.

EVA:

No, è l’orrore della solitudine.

Solitudine che credevo di conoscere, ma invece mi sbagliavo.

Prima conoscevo la solitudine dell’imperfezione, che suscita comunque

tenerezza nel prossimo ed è facile da giustificare.

Era la solitudine degli esseri umani.

Ora conosco la solitudine disperata della perfezione irraggiungibile.

La solitudine degli dei.

La solitudine estrema ed assoluta.

La solitudine ingiustificabile.

Perché se sono la donna più bella del mondo gli uomini fuggono

terrorizzati alla mia presenza?

LEONARDO FLAVI:

Non le sembra di esagerare?

EVA:

No!

Le consiglio di non commettere mai la follia di aspirare alla perfezione.

Si accontenti della sua bellezza già innaturale e non vada oltre.

Oltre la bellezza c’è soltanto la disperazione.

La ragazza scoppia in lacrime e fugge.

SCENA 6

Rientra in scena Patrizia.

PATRIZIA:

Signor Flavi, il dottor Melorio non appena finirà l’operazione a cuore

aperto che sta facendo in ospedale tornerà e si prenderà cura di lei.

LEONARDO FLAVI:

Infermiera, mi scusi se le sembrerò scortese a mettere in dubbio

l’operato del dottor Melorio, ma poco fa è passata un’altra rimodellata

pentita.

PATRIZIA:

Suppongo che fosse una donna bellissima che si lamenta della solitudine

divina causata dalla perfezione.

LEONARDO FLAVI:

Si, è lei.

PATRIZIA:

E’ Eva, non ci faccia caso.

E’ una povera mentecatta che il dottore ha tentato inutilmente di salvare.

Era la donna più brutta e stupida del mondo, pensi che non riusciva

nemmeno a parlare.

La tenevano in una gabbia al manicomio comunale.

Il dottore l’ha rimodellata nel fisico, ottenendo un completo successo, poi

ha tentato di lavorare sulla sua mente e qui il successo è stato solo

parziale.

LEONARDO FLAVI:

35

Solo parziale?

PATRIZIA:

Ahimè, le operazioni al cervello non sono la specialità del dottor Melorio e

quel sant’uomo ha fatto quello che era possibile.

Di più non poteva fare.

Quella donna è diventata molto più intelligente di prima ma continua ad

avere manie paranoiche ed a confondere la sua fantasia malata con la

realtà.

LEONARDO FLAVI:

Se lo dice lei, sarà così.

Entra in scena Camillo Lucchesi, con una valigetta.

PATRIZIA:

(severa) Signor Lucchesi, si vergogni, non è corretto calunniare il dottor

Melorio e tentare di spaventare i suoi pazienti.

CAMILLO LUCCHESI:

Taccia!

(apre la valigetta sullo scrittoio, mostrando le banconote che contiene)

Bastano?

PATRIZIA:

Bastano per fare che cosa?

CAMILLO LUCCHESI:

Per farmi tornare obiettivamente brutto.

PATRIZIA:

Lei è pazzo!

Il dottore non acconsentirà mai a disfare il suo lavoro.

Lei è un ingrato!

Non pensa a quel sant’uomo che si è impegnato a darle una vita decente,

guarendola dal dramma della bruttezza?

Non pensa a come ci rimarrà male sapendo che lei rifiuta la felicità che le

ha donato per ritornare all’infelicità?

CAMILLO LUCCHESI:

Il dottor Melorio mi ha reso molto più infelice di quanto non fossi prima.

Mi ha privato della mia vera identità e della mia vita.

PATRIZIA:

Il dottor Melorio l’ha privata di una vita indegna di essere vissuta e le ha

donato una vita invidiabile.

CAMILLO LUCCHESI:

Voglio tornare alla mia vera vita!

Voglio essere brutto!

Voglio essere amato per quello che sono e non per quello che il dottor

Melorio ha fatto di me!

LEONARDO FLAVI:

(intromettendosi) Eh no amico.

Non mi imbroglierà, so benissimo che la sua è tutta una sceneggiata per

spaventarmi.

Non mi farà mai pensare che essere belli è un dramma, il ricordo della

mia passata bruttezza è ancora troppo fresco perché io ci caschi.

36

So benissimo che vuole riprendersi Emanuela, ma non ci riuscirà, lei è

mia.

CAMILLO LUCCHESI:

(sorpreso) Chi è Emanuela?

Non conosco nessuna Emanuela.

PATRIZIA:

Ora è tutto chiaro!

CAMILLO LUCCHESI:

Cos’è chiaro?

LEONARDO FLAVI:

Si, cosa?

PATRIZIA:

Signor Lucchesi lei rifiuta la sua bellezza perché è impazzito.

Infatti, non si ricorda nemmeno della sua ex-fidanzata.

Non si preoccupi, abbiamo un ottimo psichiatra che la aiuterà.

CAMILLO LUCCHESI:

Sarà lei ad essere impazzita.

Non ho mai avuto nessuna fidanzata.

LEONARDO FLAVI:

(commosso) Poverino!

Ahimè, il dramma della follia.

CAMILLO LUCCHESI:

(sferra un pugno che fa ruzzolare a terra Leonardo) Folle sarai tu.

Entra in scena il dottor Melorio.

DOTTOR MELORIO:

Cos’è tutta questa cagnara?

CAMILLO LUCCHESI:

(disperato) Dottore, mi restituisca la mia vita.

DOTTOR MELORIO:

Quale vita?

Forse quella dell’uomo obiettivamente brutto?

CAMILLO LUCCHESI:

Si, proprio quella!

DOTTOR MELORIO:

Si rende conto della follia delle sue pretese?

Viviamo in un mondo dove, da sempre, gli onori, la gloria e tutte le gioie

sono destinate soltanto ai belli e lei vuole essere brutto?

Lei era un disgraziato, io l’ho resa un uomo ed ora vorrebbe che la faccia

tornare un disgraziato?

Ciò è impossibile!

Sono un medico, non un boia, agisco per curare e migliorare l’uomo, non

per mutilarlo e peggiorarlo.

Se proprio vuole tornare brutto si rivolga ad un aguzzino, ad un boia di

qualche paese retrogrado e criminale dove vige ancora la tortura, ma non

37

ad un medico.

CAMILLO LUCCHESI:

Dottore, cerchi di capire il mio dramma.

Ogni volta che mi guardo allo specchio vedo un altro.

Ogni volta che una donna mi desidera so che desidera un altro.

Ogni volta che ottengo un successo professionale lo ottiene un altro.

DOTTOR MELORIO:

Si sbaglia!

Ciò che deve accettare è che quell’altro non è altri che lei.

CAMILLO LUCCHESI:

(disperato) No!

Questo mai!

Voglio tornare ad essere me stesso.

LEONARDO FLAVI:

Se non sapessi che questa è tutta una sceneggiata atta a farmi perdere

la mia Emanuela, potrei persino credere alle sue parole.

Signor Lucchesi, lei è un attore nato.

PATRIZIA:

Il signor Flavi ha ragione.

Signor Lucchesi, sono certa che con i soldi che ha portato in realtà voleva

corromperci per far tornare il povero signor Flavi brutto e così potere

riavere Emanuela.

CAMILLO LUCCHESI:

Siete tutti pazzi!

Non conosco nessuna Emanuela.

Voglio soltanto tornare brutto.

DOTTOR MELORIO:

Signori, calmiamoci un attimo.

E’ evidente che quest’uomo, pazzo od imbroglione che sia, soffre ed è

mio dovere soccorrerlo.

Signor Lucchesi si sieda.

Camillo si siede su una sedia. Il dottore prende la solita lente ed inizia a scrutarlo attentamente. Gli apre bene

le palpebre e gli fissa gli occhi con la lente.

DOTTOR MELORIO:

La situazione è molto più grave di quanto non avessi pensato.

Signor Lucchesi, lei è gravemente malato.

CAMILLO LUCCHESI:

No, non sono malato, sono solo orrendamente bello.

DOTTOR MELORIO:

Esatto!

CAMILLO LUCCHESI:

Allora mi farà tornare brutto?

DOTTOR MELORIO:

Assolutamente no!

Lei ha chiaramente lo sguardo del folle.

Temo che una sindrome autodistruttiva si sia impossessata della sua

38

mente.

Lei odia ciò che è bello e vuole distruggerlo.

Tutto ciò è dovuto ad un fenomeno di regressione psicologica che la ha

riportata all’uomo brutto che era prima.

Lei non è riuscito a liberarsi dell’uomo brutto che era prima e non

sopporta l’uomo bello di ora, tutto ciò perché nella sua mente distorta non

si rende più conto di essere lei l’uomo bello.

Lei è convinto di essere ancora brutto e, travolto dall’invidia verso chi è

bello, ha finito con l’odiarsi.

Temo che presto arriverà al masochismo estremo e che giungerà a

mutilarsi per combattere se stesso.

CAMILLO LUCCHESI:

La pianti con queste sciocchezze e mi operi.

DOTTOR MELORIO:

Mi sembra ovvio che dovrò operarla al più presto.

CAMILLO LUCCHESI:

(soddisfatto) Si!

Tornerò finalmente brutto.

DOTTOR MELORIO:

Sbagliato!

La opererò per asportarle quella piccola parte del suo cervello che si è

affezionata alla sua antica bruttezza.

Farò in modo che lei riesca finalmente ad accettare di essere diventato

un uomo migliore, un uomo bello.

CAMILLO LUCCHESI:

No!

Questo mai.

DOTTOR MELORIO:

Patrizia, conta il denaro del signor Lucchesi.

Patrizia prende la valigetta di Camillo e conta velocemente, con una perizia degna di un bancario, il denaro.

PATRIZIA:

(scotendo la testa) Dottore, temo che il nostro paziente non abbia

abbastanza denaro per l’intervento.

CAMILLO LUCCHESI:

Siete pazzi!

Non voglio farmi operare al cervello, voglio soltanto tornare brutto.

DOTTOR MELORIO:

Non possiamo lasciarlo in questo stato, finirà con il farsi del male.

Quanto denaro ha?

PATRIZIA:

Circa la metà di quanto servirebbe.

DOTTOR MELORIO:

Credo che questa cifra possa bastare per la soluzione per i casi disperati.

Dobbiamo essere clementi e non avidi, la nostra è una missione salvifica

e non un’attività commerciale.

CAMILLO LUCCHESI:

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(disperato, diventa isterico, si getta in ginocchio e picchia testate contro il

pavimento) Voglio tornare brutto!

Voglio tornare brutto!

LEONARDO FLAVI:

Dottore, faccia qualcosa.

Non può lasciarlo in questo stato. Intervenga.

Esegua l’intervento per i casi disperati che può pagare.

A proposito, di che tipo di intervento si tratta?

DOTTOR MELORIO:

Per quella cifra irrisoria non si può che eseguire l’eutanasia.

(autoritario) Patrizia, esegui.

Patrizia apre la sua borsetta e prende una pistola. Senza la benché minima emozione spara a Camillo, che

crolla al suolo morto.

LEONARDO FLAVI:

(sconvolto) Siete Pazzi!

Lo avete ucciso.

DOTTOR MELORIO:

Quando la scienza medica è impotente e non si può far nulla per il

paziente, non rimane che l’eutanasia.

Spero che non immaginasse che io permettessi ad un uomo di soffrire.

Non sia mai detto che un paziente esce dal mio studio sofferente, o esce

sanato nello spirito e nel corpo o non ne esce.

LEONARDO FLAVI:

Lo avete ucciso!

Finiremo tutti in prigione.

PATRIZIA:

(pulendo la pistola) Non si preoccupi.

Abbiamo la regolare licenza per eseguire l’eutanasia ai malati terminali

rilasciata dal tribunale del malato disperato.

LEONARDO FLAVI:

(inizia a barcollare) Mi sento male, credo che mi stenderò un attimo. (si

stende sul tavolo operatorio)

DOTTOR MELORIO:

Patrizia, aiutami a portare il corpo in cantina.

Separiamo gli organi riciclabili dal resto ed inceneriamo gli scarti.

Il dottore e l’infermiera trascinano fuori scena il cadavere.

SCENA 7

Leonardo si alza e si avvia verso l’uscita dello studio medico. Cammina barcollando, arriva fino a metà

stanza e poi si siede stremato su una sedia.

LEONARDO FLAVI:

Mi sento male, devo fuggire lontano da qui.

Il dottor Melorio è un pazzo e se non riesco a fuggire ucciderà anche me.

Santo cielo, cos’ho fatto!

Perché ho desiderato la bellezza?

Perché non mi sono accontentato della mia vita infelice?

40

Perché sono finito tra le sgrinfie di quel depravato e della sua infermiera?

Entra in scena Eva.

EVA:

Il suo narcisismo la perderà, come il mio ha perduto me.

LEONARDO FLAVI:

Ancora lei.

Non si preoccupi, il mio narcisismo è morto e sepolto.

Non ho la benché minima intenzione di farmi operare ancora.

Appena mi sentirò meglio fuggirò lontano, dove il dottor Melorio non mi

troverà mai, e mi accontenterò della mia bellezza attuale.

Bellezza di cui a questo punto farei volentieri a meno.

EVA:

Ormai è tutto inutile, lei è già stato rimodellato.

Il dottor Melorio ha già impresso sul suo corpo e sulla sua vita il suo

infamante marchio.

Lei è oscenamente bello.

LEONARDO FLAVI:

Se non altro non sono ancora perfetto come lei.

Tuttavia non credo che la bellezza sia una colpa, come non lo era la

bruttezza.

Il problema è come si vivono queste due condizioni.

Il dottor Melorio sicuramente agli inizi era davvero un missionario

convinto di operare per il bene del prossimo, ma dopo quanto ho visto

oggi ho appurato che la follia ha preso il sopravvento.

Il suo scopo è l’onnipotenza medica e si crede Dio.

Anzi di più, come dice lui è convinto di essere in grado di correggere ciò

che Dio ha sbagliato.

EVA:

Lo scopo del dottor Melorio è rimodellare l’umanità fino a renderla

perfetta.

E’ un folle.

Si è dimenticato che l’umanità ha i suoi pregi e difetti non nell’aspetto

fisico ma nell’anima degli uomini e le donne che la compongono.

Si è dimenticato che l’uomo più brutto del mondo può anche essere il

migliore tra gli uomini, come anche il più bello può essere il peggiore.

Temo che presto inizierà a fare esperimenti e ricerche anche su come

cambiare il cervello e l’anima degli esseri umani.

LEONARDO FLAVI:

A dire il vero, da quanto mi sembra di aver intuito sta già lavorando sulla

possibilità di restituire la vita ai cadaveri.

EVA:

Lo vede!

E’ convinto di essere Dio.

L’umanità è imperfetta e lui ha deciso di rimodellarla a suo piacimento,

rendendoci più belli, più intelligenti, e presto cercherà anche di levarci il

diritto alla morte.

LEONARDO FLAVI:

Su questo non ci giurerei.

Credo che per quelli venuti male contempli l’eutanasia.

EVA:

41

Ciò è ovvio.

Lei non ha ancora capito che nel suo folle disegno di rimodellamento

dell’umanità, ci saranno i beati ed i dannati, soltanto che non verranno

giudicati in base alle loro azioni ed alle loro vite, ma soltanto in base a

quanto saranno stati resi perfetti dal dottor Melorio.

Per i rimodellati ci sarà la vita eterna, l’impossibilità di morire, per gli altri

la morte.

Soltanto che stavolta il castigo sarà migliore del premio, perché la vita dei

rimodellati è un inferno.

Mi creda li ho conosciuti quasi tutti e non ho conosciuto uno felice.

Per tutti, dopo l’esaltazione iniziale, prima o poi è giunto il momento del

pentimento.

La perfezione è una condanna e ve lo posso assicurare visto che sono

colei che il folle dottore considera il suo capolavoro.

LEONARDO FLAVI:

Posso farle una domanda?

EVA:

Certo!

LEONARDO FLAVI:

Lei fa dei ragionamenti molto profondi e mi sembra quasi impossibile

credere a ciò che mi hanno detto di lei.

Mi dica prima di essere rimodellata era davvero quasi priva di intelletto?

EVA:

Non dica sciocchezze!

Il mio unico problema era l’aspetto fisico.

Sono una scienziata anche io, soltanto che a differenza del dottor Melorio

non mi occupo di medicina ma bensì di chimica.

Chimica che userò per porre fine alle mie sofferenze ed alla follia del

dottor Melorio.

LEONARDO FLAVI:

Non capisco.

Cosa vuol fare?

EVA:

Dimostrare al dottor Melorio che non è Dio.

I suoi potranno anche apparire miracoli, ma sono solo operazioni

chirurgiche e non atti divini.

Ciò che l’uomo fa, l’uomo può distruggere.

Entrano in scena il dottor Melorio e Patrizia.

DOTTOR MELORIO:

(si avvicina ad Eva, le bacia la mano con riverenza) Il mio capolavoro!

La donna perfetta!

EVA:

Non sono il suo capolavoro, sono soltanto il mostro che lei novello

Frankenstein ha creato.

DOTTOR MELORIO:

Il prototipo della nuova razza che popolerà il mondo.

(si gira verso Leonardo) La guardi bene, dopo averle donato

l’onnipotenza sessuale, mi impegnerò a renderla fisicamente perfetto

come Eva.

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LEONARDO FLAVI:

(terrorizzato) Veramente io …

Avrei deciso di rimanere così come sono.

Sa credo che lei abbia già fatto tanto per me e che non sia giusto

sottrarre il suo prezioso tempo agli altri che potrebbero usufruirne.

Prima di rendermi perfetto forse sarebbe meglio aiutare gli altri che

brancolano ancora nelle tenebre della bruttezza.

DOTTOR MELORIO:

Non sia mai detto che io lascio un lavoro a metà.

Lei si è lamentato di avere delle imperfezioni genitali ed io la aiuterò.

Si ricordi il mio motto: nessuno nasce perfetto, ma si può sempre

rimediare.

Io sono il suo rimedio.

PATRIZIA:

Ovviamente, l’operazione per l’onnipotenza sessuale non le costerà nulla,

la consideri come la garanzia con la quale la risarciamo per la caduta del

bisturi nell’operazione precedente.

Ma le successive operazioni per raggiungere la perfezione avranno il loro

costo.

Il dottor Melorio è un sant’uomo, opererebbe gratis, ma purtroppo viviamo

in un mondo ingiusto ed il dottore ha bisogno di denaro per continuare la

sua opera salvifica.

EVA:

Basta con queste sciocchezze!

(apre la sua borsetta e tira fuori una fiala contenente uno strano liquido)

Dottor Melorio, lei mi ha dato la maledizione di una bellezza

sopranaturale, il vetriolo potenziato che ho realizzato in laboratorio me la

toglierà, rendendomi felicemente brutta, orrendamente sfregiata.

Eva si versa il liquido sul volto. Leonardo si sente male, si accascia su una sedia.

LEONARDO FLAVI:

(con un filo di voce) E’ un incubo!

Sono finito in un manicomio criminale.

DOTTOR MELORIO:

(senza scomporsi) Patrizia, esegua.

Patrizia prende dalla cassetta degli attrezzi il martello e da un colpo in testa ad Eva. Il dottore e Patrizia

stendono Eva sul tavolo operatorio. Il dottore si appresta ad operare.

DOTTOR MELORIO:

Infermiera, martello e scalpello.

Patrizia prende dalla cassetta gli attrezzi e glieli porge. Il dottor Melorio, lavora freneticamente sotto il

lenzuolo che copre Eva.

PATRIZIA:

(estasiata) Dottore, lei è veramente il supremo rimodellatore del corpo

umano.

DOTTOR MELORIO:

(sogghignando in modo satanico) Eh eh eh eh.

(si gira verso Leonardo) Ancora una volta le ho ridonato la perfezione.

Il vetriolo non può nulla contro la scienza medica.

43

LEONARDO FLAVI:

(terrorizzato) Non è possibile.

Lei è un mostro.

Leonardo Flavi si alza, barcolla e poi crolla a terra svenuto.

DOTTOR MELORIO:

Non sono un mostro, sono il supremo rimodellatore del corpo umano.

Patrizia lava gli strumenti.

Visto che il paziente è già svenuto e non serve anestetizzarlo, e ho

ancora le mani calde da un intervento perché non farne un secondo?

Diamo l’onnipotenza sessuale al signor Flavi.

III° Atto

SCENA 1

Seduto su una sedia, al centro dello studio medico, c’è Leonardo Flavi in lacrime.

LEONARDO FLAVI:

Voglio morire!

Proprio quando avevo aperto gli occhi ed avevo finalmente capito che la

bellezza non serve a nulla, che bisognerebbe farsi accettare per quello

che si è, che ciò che ci rende speciali sta dentro e non fuori, il dottor

Melorio mi ha ulteriormente rimodellato.

Ora non soltanto non riesco più guardarmi allo specchio, ma devo pure

chiudere gli occhi quando vado alla toilette e sedermi come fanno le

donne, perché ho orrore di quel pipino che non è più il mio e non riesco

nemmeno a toccarlo.

L’unica persona felice di quest’altra trasformazione è Emanuela, che da

una settimana è al settimo cielo.

Ma io, ora che sono stato pure defraudato dall’oblio dell’orgasmo, ahimè

nessuna donna mi può tenere testa e soddisfarmi, provo soltanto orrore.

Sono terrorizzato dalla mia nuova bellezza e dalla mia onnipotenza

sessuale.

Volevo soltanto essere un uomo migliore, più bello, ora sono un mostro.

Avevano ragione Camillo ed Eva, la bellezza e la perfezione sono ben

peggiori della bruttezza.

(risoluto) Devo tornare brutto!

Entrano in scena il dottor Melorio e Patrizia.

DOTTOR MELORIO:

Signor Flavi, cosa ci fa ancora qua?

Non mi dica che è ansioso di diventare perfetto e che ha già trovato il

denaro per un nuovo intervento.

Credo che potrei iniziare rimodellandole la muscolatura delle gambe e

trasformandola in un atleta in grado di vincere le olimpiadi.

LEONARDO FLAVI:

Dottore, abbia pietà di me.

DOTTOR MELORIO:

Signor Flavi, ho pietà di lei, se dipendesse da me la opererei gratis, ma

non posso.

Le operazioni costano ed io non posso fare un’eccezione per lei, se gli

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altri disperati lo scoprissero sarei rovinato, tutti vorrebbero essere

rimodellati gratis.

LEONARDO FLAVI:

Non voglio essere rimodellato, voglio soltanto tornare obiettivamente

brutto e voglio che il mio apparato sessuale torni quello di prima,

ovviamente quello di prima della prima operazione, quando era ridicolo

ma funzionante.

DOTTOR MELORIO:

Ciò che chiede è impossibile.

La mia missione salvifica mi impedisce di farla tornare brutto e di farla

tornare uno svantaggiato fisico.

Impari ad accettare la sua bellezza e la sua onnipotenza sessuale.

Se proprio non ci riesce, posso sempre mandarla da uno strizzacervelli di

mia fiducia che la aiuterà.

PATRIZIA:

Signor Flavi, si vergogni!

Lei non sa quanto è fortunato.

All’inizio il dottore era intenzionato a renderla soltanto bello e nulla di più

per non creare ingiustizie sociali, ma poi ha deciso di darle anche

l’onnipotenza sessuale, ed ora che la eletta a suo pupillo anche la

perfezione assoluta.

DOTTOR MELORIO:

Si, amico mio, ho deciso di fare di lei il prototipo maschile della nuova

umanità.

Insieme ad Eva, il mio prototipo femminile, sarete i nuovi Adamo ed Eva.

Le impongo di cambiare nome, d’ora in poi lei si chiamerà Adamo.

LEONARDO FLAVI:

Lei è completamente pazzo!

PATRIZIA:

Genio e follia sono sempre andati a braccetto.

Il dottore è il più grande scienziato di tutti i tempi.

DOTTOR MELORIO:

Non sono uno scienziato, sono un missionario, incaricato dagli dei di

correggere i loro errori.

LEONARDO FLAVI:

Se proprio non mi vuole far tornare brutto, mi restituisca almeno il mio

apparato genitale originale.

DOTTOR MELORIO:

Mai e poi mai!

Piuttosto la uccido.

(solenne) Ho diritto di vita e di morte sulle mie creature.

SCENA 2

Entra in scena Emanuela.

EMANUELA:

(guardando Leonardo) Ah, sei qui.

(si avvicina al dottore) Dottore, la supplico, riporti Leonardo alla normalità

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genitale.

DOTTOR MELORIO:

E’ forse impazzita?

Chi, se non lei, è la maggior beneficiata dall’onnipotenza sessuale del

signor Flavi?

EMANUELA:

Dottore lei si sbaglia.

(disperata) Lei non ha idea di quanto sia umiliante per una donna sapere

di non essere in grado di soddisfare sessualmente l’uomo che ama.

Lei è un mostro, mi ha reso la più infelice tra le donne.

DOTTOR MELORIO:

Sciocchezze!

Lei non aveva bisogno di me per essere infelice, era già infelice di natura

in quanto non ancora rimodellata dal mio intervento.

L’infelicità è l’orrido destino di coloro che non verranno miracolati dal

rimodellamento corporeo.

EMANUELA:

Allora rimodelli anche me!

Rimodelli il mio apparato sessuale in modo che io sia all’altezza di

Leonardo.

DOTTOR MELORIO:

Assolutamente no!

EMANUELA:

Se non lo farà, sarò costretta a lasciare Leonardo.

(in lacrime) Non sono più degna di lui.

(solenne) Leonardo, amore mio, ti lascio affinché tu possa trovare una

donna alla tua altezza.

Addio!

LEONARDO FLAVI:

(disperato) Emanuela, non dire eresie.

Ti amo e sono io a non essere alla tua altezza.

DOTTOR MELORIO:

Signor Flavi non dica sciocchezze!

E’ quella donna a non essere alla sua altezza.

LEONARDO FLAVI:

Ma lei è un mostro senza cuore.

EMANUELA:

No, ha ragione.

Addio per sempre.

Emanuela corre via.

LEONARDO FLAVI:

(furente nei confronti del dottore) Mostro, ha visto cosa ha fatto?

DOTTOR MELORIO:

La cosa giusta!

D’altronde l’avrei obbligata quanto prima a lasciare quella donna, lei è il

mio Adamo e come tale esigo che si metta con Eva.

46

LEONARDO FLAVI:

Io la ucciderò!

DOTTOR MELORIO:

A cosa le gioverebbe?

Se muoio non potrò di certo migliorarla, ma nemmeno riportarla alla

normalità.

Comunque piuttosto che tradire la scienza medica e riportarla all’obiettiva

bruttezza preferisco morire.

(si gira verso Patrizia) Infermiera, uccidimi.

L’umanità rifiuta il mio aiuto, la mia vita non ha più senso.

Patrizia prende la solita pistola e la punta sul dottore. Leonardo si mette in mezzo.

LEONARDO FLAVI:

Patrizia, non lo faccia.

DOTTOR MELORIO:

Lei ha compreso l’importanza della mia missione salvifica contro la

bruttezza e l’imperfezione umana?

LEONARDO FLAVI:

No!

DOTTOR MELORIO:

Patrizia spara!

Che i proiettili attraversino il corpo del rimodellato ribelle e mi colpiscano.

Che la mia morte e quella del miserabile che rifiuta il miracolo siano un

tutt’uno!

LEONARDO FLAVI:

Patrizia, non lo faccia.

PATRIZIA:

Signor Flavi, lei è il peggiore tra tutti gli ingrati, ma io non posso

permettere che il dottore muoia, deve ancora miracolare decine e decine

di sventurati meno ingiusti di lei.

Per punire la sua ribellione al rimodellamento, ucciderò me stessa. (si

infila la canna della pistola in bocca)

LEONARDO FLAVI:

(disperato) Si fermi!

DOTTOR MELORIO:

No, ucciditi, così quest’ingrato ti avrà per sempre sulla coscienza.

Entra in scena all’improvviso Eva con un pugnale in mano.

EVA:

Eh no!

Scellerata assistente del demonio, non sarai tu a morire.

LEONARDO FLAVI:

Eva cosa fate con un pugnale in mano?

EVA:

La mia vita è un inferno e ho deciso di porvi fine.

47

LEONARDO FLAVI:

Non dite sciocchezze!

La vostra vita può cambiare.

EVA:

Come?

Cosa può combattere la solitudine sopranaturale che il dottor Melorio mi

ha dato?

LEONARDO FLAVI:

Io!

Ahimè, sono nel vostro stesso stato, consoliamoci a vicenda e

combattiamo la solitudine della perfezione.

EVA:

Pazzo!

E’ proprio ciò che vuole questo dottore folle.

Il suo scopo è far si che le nostre solitudini si incontrino e che ci si metta

insieme.

Non immaginate perché ci ha dotato entrambi di un apparato riproduttivo

sensazionale?

LEONARDO FLAVI:

No!

EVA:

Per fare di noi i nuovi Adamo ed Eva, vuole ripopolare il mondo con le

orde di gemelli che i suoi rimodellati genereranno.

E come a noi toccherà anche agli altri che subiranno il rimodellamento.

DOTTOR MELORIO:

Esatto!

Ringraziatemi, ho preso due insignificanti mostri, banditi dalla società per

la loro bruttezza, e ne ho fatto i nuovi Adamo ed Eva.

(sogghignando come un folle) Sono un genio!

Dagli scarti ho creato la nuova razza perfetta.

EVA:

(drammatica) Scellerato, tu non sei Dio ed io non sarò la tua Eva. (si

conficca il pugnale nel petto e crolla a terra morta)

Patrizia si avvicina al cadavere e ne verifica la morte.

PATRIZIA:

Dottore, è morta!

DOTTOR MELORIO:

Non fa nulla!

Cercheremo un’altra bruttina da trasformare nella compagna del signor

Flavi: la nuova Eva.

Il dottore e Patrizia trascinano fuori scena il cadavere. Leonardo Flavi crolla in ginocchio.

LEONARDO FLAVI:

Mio Dio, cos’ho fatto!

Perché ho messo i piedi qua dentro?

Perché un banale raffreddore è diventato la più grande tragedia della mia

vita?

(disperato) Perché?

48

Perché?

Leonardo si tiene la testa tra le mani e piange disperato. Dopo poco crolla del tutto a terra incapace di

reggersi in ginocchio. Usando le ultime forze che gli rimangono inizia a strisciare verso l’uscita di scena.

LEONARDO FLAVI:

Perché?

Perché?

Leonardo esce di scena strisciando.

SCENA 3

Sono passati alcuni giorni. Entrano in scena Patrizia e Leonardo con fare circospetto.

LEONARDO FLAVI:

Perché, dopo tutti questi giorni, mi ha fatto venire qui?

PATRIZIA:

Perché la morte di Eva mi ha sconvolta e mi sono affezionata a lei.

LEONARDO FLAVI:

Temo che presto raggiungerò Eva.

Ogni giorno che passa fa si che il suicidio mi sembri l’unica soluzione per

uscire da questa assurda situazione.

PATRIZIA:

No!

L’ho fatta venire perché sono accadute cose molto importanti.

Cose che possono salvarla.

LEONARDO FLAVI:

La mia unica salvezza sarebbe poter tornare obiettivamente brutto, ma il

dottor Melorio non accetterà mai di restituirmi la mia vita.

PATRIZIA:

Sbagliato!

LEONARDO FLAVI:

Vuole dirmi che il dottore si è pentito e che mi renderà l’antica bruttezza?

PATRIZIA:

Pentito no!

In quanto al restituirle l’antica bruttezza la cosa è possibile.

Il dottore ha un sacco di problemi e sono certa che se lei gli offrisse una

somma adeguata si vedrebbe costretto a riportarla alla sua naturale

bruttezza.

LEONARDO FLAVI:

Ma il dottore non era ricchissimo?

La sua ricchezza non era il suo naturale salvacondotto contro la sua

bruttezza?

PATRIZIA:

Ha detto bene: era ricco.

Purtroppo, abbiamo dimenticato di rinnovare la licenza per l’eutanasia e

quando abbiamo soppresso Camillo Lucchesi non eravamo in regola con

49

la giustizia.

Il processo sta dissanguando il dottor Melorio.

LEONARDO FLAVI:

Ma io non so ricco.

Non ho più nulla.

Cosa posso dare del denaro al dottor Melorio?

PATRIZIA:

Signor Flavi, so io come fare.

Mi perdoni, ma tenendo a lei, mi sono permessa di informarmi sul suo

conto e ho scoperto che lei ha una zia benestante.

LEONARDO FLAVI:

La zia Petunia?

PATRIZIA:

Esatto!

Si impossessi del conto in banca di sua zia, venda la sua villa ed i suoi tre

appartamenti, accumuli tutto il denaro possibile e lo offra al dottor

Melorio.

Quell’uomo è disperato e non potrà rifiutarlo.

LEONARDO FLAVI:

Ho già rovinato i miei genitori, non posso rovinare anche la zia Petunia.

PATRIZIA:

Lei non soltanto può, ma deve.

Non vorrà mica ridursi come Camillo o Eva e morire?

LEONARDO FLAVI:

Temo di si.

Il suicidio mi pare l’unica via di salvezza dagli orrori del dottor Melorio.

PATRIZIA:

Ci pensi bene.

Patrizia e Leonardo escono di scena.

SCENA 4

Entrano in scena Patrizia e Leonardo. Leonardo ha una valigia piena di soldi.

LEONARDO FLAVI:

Patrizia, è sicura che il dottore accetterà di riportami alla mia antica

bruttezza?

PATRIZIA:

Certo!

Ma lei sia gentile, per il dottore piegarsi alla necessità di denaro e

rinunciare alla sua missione salvifica nei confronti di quella parte

dell’umanità resa infelice dalla bruttezza è un trauma senza precedenti e

la sua sensibilità ne è rimasta profondamente turbata.

LEONARDO FLAVI:

Perché mai dovrei essere gentile con quel mostro senza cuore che ha

rovinato la mia vita?

50

PATRIZIA:

Mi sembra ovvio, perché a lei conviene che il dottore sia tranquillo e

rilassato.

Non vorrà mica farsi operare da un dottore con le mani rese tremanti ed

insicure dalla rabbia e dalla disperazione?

LEONARDO FLAVI:

Non ci pensavo, lei ha ragione.

Entra in scena il dottor Melorio.

LEONARDO FLAVI:

Dottore, ho saputo che lei ha dei problemi e sono venuto a proporle una

soluzione equa per tutti.

Leonardo appoggia la valigetta sullo scrittoio e la apre, mostrando il denaro.

DOTTOR MELORIO:

Ero certo che il desiderio di perfezione l’avrebbe spinta ad impegnarsi per

accumulare il denaro per un nuovo intervento.

LEONARDO FLAVI:

Sbagliato!

Vede tutto questo denaro?

Le fa gola?

DOTTOR MELORIO:

Più che fare gola a me, la fa ai miei avvocati.

LEONARDO FLAVI:

Tutto questo denaro sarà suo se lei mi riporterà alla mia antica bruttezza

e mi restituirà un pipino ridicolo ma normalmente funzionante.

DOTTOR MELORIO:

Impossibile!

La scienza medica non torna indietro e meno che mai si deve abbassare

a peggiorare un essere umano.

(solenne) La mia missione è sanare e migliorare i miei pazienti, non

peggiorarli.

Ciò che mi chiede è contrario ai miei principi ed alla morale.

LEONARDO FLAVI:

(chiudendo la valigetta) Niente ritorno all’antica bruttezza, niente denaro.

PATRIZIA:

(patetica) Dottore la supplico, tradisca i suoi ideali ma si salvi.

Se lei finisse in carcere, cosa ne sarà di tutti gli altri sventurati che

potrebbe miracolare?

Tradisca i suoi principi per una volta, rinunci alla salvezza di Leonardo

Flavi, e pensi alla salvezza di tutti gli altri.

DOTTOR MELORIO:

Impossibile!

PATRIZIA:

(disperata) Rinunci a quest’ingrato e si salvi.

Mi sacrificherò io al suo posto.

51

LEONARDO FLAVI:

Lei?

DOTTOR MELORIO:

Tu?

PATRIZIA:

(melodrammatica) Dottore, mi ha già resa bella una volta, continui su di

me, mi trasformi nella sua nuova Eva.

In quanto al suo nuovo Adamo, non si preoccupi, mi sacrificherò io,

sedurrò il primo uomo obiettivamente brutto che incontrerò e lo indurrò a

farsi rimodellare da lei.

Rinunci a Leonardo Flavi, le troverò io un nuovo disgraziato da miracolare

e trasformare nell’uomo assolutamente perfetto.

DOTTOR MELORIO:

Ci devo pensare.

LEONARDO FLAVI:

(riapre la valigetta) Ci pensi bene.

Qui c’è il denaro per la sua salvezza e lì (indicando Patrizia) c’è la

salvezza della sua missione.

Mi restituisca l’antica bruttezza.

DOTTOR MELORIO:

(ci pensa un po’ su, passeggiando in avanti ed indietro, poi decide)

Patrizia, prepara i ferri.

Operiamo.

LEONARDO FLAVI:

Un attimo, chi mi garantisce che, mentre sarò anestetizzato, lei non ne

approfitterà per avvicinarmi ulteriormente alla perfezione?

PATRIZIA:

Signor Flavi, lei ha ragione, ma sono sicura che il dottore sarà disposto a

firmare un contratto in merito a tale pericolo.

DOTTOR MELORIO:

(va allo scrittoio e scarabocchia su un foglio, poi lo porge a Leonardo)

Tenga la sua garanzia.

LEONARDO FLAVI:

(esulta) Si!

Sono salvo!

DOTTOR MELORIO:

Si stenda sul tavolo operatorio.

Leonardo Flavi si stende. Patrizia prende un martello dalla solita cassetta degli attrezzi e da una mazzata in

testa al paziente.

DOTTOR MELORIO:

Infermiera, sega.

L’infermiera prende una sega e la dà al dottore, che inizia a lavorare sotto il solito lenzuolo che copre il

paziente.

DOTTOR MELORIO:

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Patrizia, vai in cantina a recuperare l’osso che abbiamo lasciato fuori

l’altra volta.

Anche se devo confessare di non aver ancora capito a cosa serve.

Patrizia esce e poi rientra con l’osso. Il dottore lo prende ed inizia a manipolare il paziente sotto il lenzuolo.

DOTTOR MELORIO:

Che strano osso!

Chissà dove andrà messo?

Lo metterò a caso, tanto un osso storto in più o in meno in un uomo

obiettivamente brutto non cambia di molto le cose.

Visto che vuole tornare brutto, sarà brutto con un osso disposto a caso.

Il dottore lavora ancora per qualche istante, poi alza la testa soddisfatto.

DOTTOR MELORIO:

Fatto!

Eccolo di nuovo obiettivamente brutto.

PATRIZIA:

(alza il lenzuolo e guarda il paziente) Mio Dio, che schifo d’uomo.

DOTTOR MELORIO:

Patrizia, sono sconvolto.

PATRIZIA:

Perché?

DOTTOR MELORIO:

Non riesco a capire cosa fosse quell’osso.

Non mi sembra di averne mai visto uno simile in un essere umano.

PATRIZIA:

Mi sta venendo un dubbio.

Non è che l’altra volta nella fretta di raccogliere tutte le ossa del signor

Flavi per rimetterle a posto mi sono sbagliata e ho preso anche l’osso di

yak che aveva comprato per il suo cane.

Se è così cosa facciamo?

DOTTOR MELORIO:

Chi se ne frega!

Il problema riguarda esclusivamente il signor Flavi.

La cosa importante è aver finalmente risolto il mistero dell’osso in più.

Risveglia il disgraziato che ha rifiutato il rimodellamento e sbattilo fuori,

non voglio più vederlo.

Se vorrà farsi togliere l’osso di yak che gli ho messo nello sterno che si

rivolga ad un altro dottore.

Patrizia esce e torna con un secchio d’acqua gelata, con il quale fa rinvenire Leonardo.

LEONARDO FLAVI:

(dolorante e con un filo di voce, ma risoluto) Datemi uno specchio!

Patrizia gli da uno specchio. Leonardo si guarda compiaciuto.

LEONARDO FLAVI:

Faccia mia, per quanto brutta tu sia ti adoro.

Finalmente sono di nuovo obiettivamente brutto, con un fisico da relitto

umano ed un pipino ridicolo!

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SCENA 5

Entra in scena Emanuela, fissa inorridita Leonardo e corre a nascondersi dietro a Patrizia.

EMANUELA:

Mio Dio, che orrore!

LEONARDO FLAVI:

Emanuela sono io.

Sono tornato normale.

EMANUELA:

Patrizia, me lo tenga lontano.

LEONARDO FLAVI:

Emanuela, ora che il mio pipino è di nuovo normale e che sono di nuovo

obiettivamente brutto, nulla ci impedirà di amarci come due persone

normali.

EMANUELA:

Mai e poi mai!

Non amerò mai un mostro simile.

LEONARDO FLAVI:

(disperato) Ma sono lo stesso uomo che amavi fino a pochi giorni fa.

EMANUELA:

No!

Amavo un uomo bellissimo, non un mostro.

LEONARDO FLAVI:

Emanuela, ho rinunciato all’onnipotenza sessuale per te.

EMANUELA:

Chi se ne frega!

(correndo a nascondersi dietro al dottore) Dottor Melorio, non può far

nulla per quel caso umano disperato?

Qualcosa del tipo dell’eutanasia?

LEONARDO FLAVI:

Eccomi di nuovo brutto e disprezzato dalle donne, tutto è tornato come

prima.

Leonardo Flavi china il capo e se ne va sconsolato.

SCENA 6

Il dottor Melorio si siede allo scrittoio ed inizia a contare il denaro contenuto nella valigetta.

DOTTOR MELORIO:

Emanuela vai a chiamare gli altri.

Emanuela esce di scena. Dopo pochi istanti torna insieme a Camillo Lucchesi ed Eva.

DOTTOR MELORIO:

Siete stati bravissimi!

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Quell’imbecille ha creduto ad ogni cosa.

PATRIZIA:

Dottore lei è un genio!

Nessuno sa sfruttare le debolezze umane come lei.

Il dottore prende una mazzetta di banconote.

DOTTOR MELORIO:

Camillo questi sono per te.

Camillo prende i soldi. Il dottore prepara un’altra mazzetta.

DOTTOR MELORIO:

Eva questi sono per te.

Eva prende la sua parte. Il dottore prepara un’atra mazzetta.

DOTTOR MELORIO:

Emanuela questi sono per te.

Emanuela prende la mazzetta.

EMANUELA:

Dottore, la prossima volta posso fare io la rimodellata perfetta?

Mi sono stancata di andare a letto con degli imbecilli.

Direi che ora tale supplizio tocca ad Eva.

EVA:

Per me va bene.

In fondo, guadagniamo molto di più e soprattutto ci divertiamo molto di

più da quando lavoriamo per lei ed abbiamo smesso di battere.

DOTTOR MELORIO:

Come preferite.

L’importante è che la prossima vittima sia stupida come il signor Flavi.

PATRIZIA:

Ragazzi, andate a prepararvi per la prossima vittima.

Vi chiameremo al momento opportuno.

Emanuela, Camillo ed Eva escono di scena. Il dottor Melorio prepara una piccola pila di mazzette.

DOTTOR MELORIO:

Patrizia, questi sono per te.

PATRIZIA:

Dottore, quando in ospedale mi ha detto che c’era da arricchirsi sulle

spalle di coloro che si fanno condizionare dalla società ed i suoi modelli,

sentendosi brutti ed inadeguati al mondo, quasi quasi non le credevo.

L’idea di farli prima diventare belli, poi farli pentire e operarli nuovamente

guadagnando due volte è semplicemente geniale.

DOTTOR MELORIO:

Hai ragione cara.

Patrizia va a sedersi in braccio al dottore.

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PATRIZIA:

E se il signor Flavi dovesse morire a causa dell’osso di yak che gli

abbiamo messo nel corpo?

DOTTOR MELORIO:

Chi se ne frega!

Non sono mica un medico che aspira a salvare vite umane, sono solo un

criminale.

Patrizia ed il dottore si alzano ed escono di scena.

SCENA 7

Entra in scena un uomo che tossicchia senza sosta.

EDOARDO PIPETTA:

Santo cielo, questa tosse mi ucciderà.

Chissà dov’è questo dottore?

Quando uno ha bisogno di un dottore, non riesce mai a trovarne uno e

deve rivolgersi al primo che capita.

E di certo non vado al pronto soccorso, quei disgraziati hanno ucciso un

povero cristo e come scusa non hanno trovato di meglio che sostenere

che lo sventurato è morto a causa di un osso di yak nel torace.

Come se fosse possibile che un uomo abbia un osso di yak dentro il

corpo.

Edoardo si siede. Entrano in scena il dottor Melorio e Patrizia. Il dottor Melorio tira fuori dalla tasca la solita

grossa lente ed inizia ad esaminare scrupolosamente Edoardo.

DOTTOR MELORIO:

Santo cielo!

Patrizia, vedi anche tu quello che vedo io.

PATRIZIA:

Indubbiamente dottore.

DOTTOR MELORIO:

Oserei definirlo un caso senza speranza.

EDOARDO PIPETTA:

(terrorizzato) Dottore, non tergiversi, mi dica cos’ho.

DOTTOR MELORIO:

Come?

Non vorrà farmi credere che lei non sente nulla e non ha riconosciuto i

sintomi.

EDOARDO PIPETTA:

No!

Che cos’ho?

E’ una cosa grave?

DOTTOR MELORIO:

Grave?

Oserei dire gravissima.

EDOARDO PIPETTA:

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(disperato) Mi dica cos’ho.

La supplico.

DOTTOR MELORIO:

Lei è obiettivamente brutto.

PATRIZIA:

Si, obiettivamente ed inequivocabilmente brutto.

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