NIENTE
Commedia in tre quadri
Di GINO ROCCA
Rappresentata con grande successo da Armando Falconi
PERSONAGGI
MARIA
CLARA
SEBASTIANO
GUTTAPERCA
IL SENATORE
CARLO
TUBINI
IL PRESIDENTE DELLOSPEDALE
STIZZI
ANGELO
Commedia formattata da
QUADRO PRIMO
Palazzo del senatore Fondragoni. Gran sala a terreno, con arcate aperte sul parco antico; ed una scalea di marmo, a destra. Porte a sinistra: una vasta tavola nel mezzo, e seggiole, e poltrone, e tavolinetti, e quadri e tappeti dovunque. Un caminetto spento e monumentale. In questa sala, d'inverno e d'estate, si pranza e si cena. Ma il senatore riceve anche i dipendenti, gli estimatori e gli amici, e lavora seduto dietro una piccola scrivania, accanto ad una minuscola libreria. Travature antiche; un maestoso lampadario centrale. Meriggio rannuvolato di prima estate. Gli antichi alberi del parco sono roridi e neri. Maria, la cameriera, sta rimettendo a posto qualche cosa sulle mensole e nei cassetti. Ha cinquantanni, ed molto severa, meticolosa ed autorevole.
Sebastiano seduto dinanzi alla tavola, e studia, e smista, ed incolla un mucchietto di francobolli sulle pagine di un album. Ha finito di far merenda. Sulla tavola c' un vassoio, un bricco, un bicchier d'acqua ed una scatola di biscotti. Sebastiano un vecchio fanciullo, timido e paffuto, tondo e sbarbato, rossiccio e un po' miope. Il suo vestito goffo: certe sue movenze sono quasi infantili. La voce, nella collera, si fa stridula e piagnucolosa. Ha pi di cinquantanni, ma pesta i piedi, si rosicchia le unghie, e ride ingenuo, e si rabbuia sospettoso.
Maria vede che la tazza del caffelatte vuota; e raccoglie le briciole, e mette in disparte il vassoio portando via anche la bottiglia di gomma che serviva a Sebastiano per incollare i suoi francobolli.
Sebastiano - (trattenendo la bottiglia, con uno scatto) Prego! prego!
Maria - (ricolloca la bottiglina accanto all'album, seccata per quello scatto, sbuffando) Oh!
Sebastiano - Ho detto prego! . Non ho rotto un piatto, non ho bestemmiato, non ho sparato un colpo di rivoltella. Ho detto prego! .
Maria - (rude) Ci mancherebbe anche il morto, adesso, per una bottiglietta di gomma!
Sebastiano - Se avessi sparato contro qualcuno, e l'avessi colto giusto qui, quello sarebbe caduto; e, cadendo, avrebbe fatto Oh! , come hai fatto adesso tu. La tragedia, dunque, non l'ho combinata io. Io ho detto prego! . Stavo incollando i miei francobolli, avevo il pennelletto in mano... Mi portano via la bottiglia e il pennelletto...
Maria - Non pensavo che le servissero pi.
Sebastiano - Perch mi devo ridurre ad appiccicar questa roba con la saliva? (Ad un movimento di Maria) Ed anche questi biscotti, sono stantii... Per, puoi lasciare lo stesso la scatola. Io, quando lavoro, mastico. (Eccitandosi, isterico) Non rovino i patrimoni, non sgretolo le case, non mando in rovina le famiglie. Mi piace di mordicchiare cos. Magari, in un'ora, ne mangio uno: tutto l.
Maria - Ieri, dieci.
Sebastiano - Ieri pioveva.
Maria - (guarda il cielo) E oggi, forse, ripiover.
Sebastiano - (si alza con un biscotto in mano) Poi, un bel giorno, finisce... e non se ne parla pi.
Maria - Dove va?
Sebastiano - A salutare il pap... A vedere se gli occorre qualche cosa. (Con gran pompa) Perch esco.
Maria - (sorpresa) Solo?
Sebastiano - (seccato) No: coi cani. Anzi, sono i cani che escono con me.
Maria - Il senatore non ha bisogno di nulla. Ha detto che non vuol essere disturbato da alcuno fin tanto che non arriva il capomastro Zubini.
Sebastiano - (si ferma sul primo gradino della scalea) E il cavalier Giocondi, il fattore, non viene? Ho visto una lettera sua, ieri: un espresso indirizzato al pap.
Maria - (rigirandosi viperina) Dove l'ha visto?
Sebastiano - (spaurito, vagamente) Qui.
Maria - Qui? La posta del senatore l'ho sempre ritirata io; e l'ho portata, secondo gli ordini, direttamente in camera. (Lo fissa, ostile) Forse lei ha frugato nel cestino della carta straccia per vedere le buste!
Sebastiano - (indietreggia, confuso) Io?
Maria - Non la prima volta. (Ironica) Capisco: la mania dei francobolli...
Sebastiano - (si ribella) Mi son ridotto a frugare dentro le immondizie, adesso? E devo sentirmi dir questo? Io, anche se il pap si mette in testa di far saltare la casa per impormi una governante non la voglio. Non pi il tempo!
Maria - Se la prende con me? Io sono semplicemente la cameriera.
Sebastiano - (butta il biscotto) Non me la prendo con alcuno. Vorrei, per, dal momento che sei semplicemente la cameriera, che le mie soprascarpe di gomma fossero pulite... perch un'ora fa erano in cucina, e coperte di fango. (Imperioso) Lucide come specchi. E le sigarette al loro posto!
Maria - Nessuno le ha toccate.
Sebastiano - La scatola vuota.
Maria - Son tre sere, da quando il senatore indisposto, che non viene pi alcuno!
Sebastiano - (con molta importanza) Ricevo io, stasera.
Maria - Lei matto.
Sebastiano - (guizzando) Che cosa?
Maria - Riceve qui?
Sebastiano - Parlo per le sigarette, per i biscotti che devono rimanere l, per la bottiglia del marsala che non deve sparire.
Maria - (dopo un attimo) Guardi che il senatore pu seccarsi che venga gente qui, quando lui riposa.
Sebastiano - Lo avvertir io.
Maria - Per Bacco! Ma, scusi, chi deve venire?
Sebastiano - Non so. (Impacciato) Trover qualcuno. Gente che non sa che cosa fare alla sera ce n' ancora.
Maria - Oh, ce n' troppa!
Sebastiano - (avulso) E pu benissimo andar d'accordo anche con me. Non diremo cose fondamentali, non pittureremo la carta geografica del mondo, non faremo i conti coi miliardi dello Stato. Giuocheremo a briscola, se occorre. E berremo il marsala, e mangeremo i biscotti, e fumeremo le sigarette! (Si affaccia sul parco) Adesso, poi, mi sentir, Angelo, al quale avevo ordinato che i vasi fossero tutti messi fuori, all'acqua, sul terrazzo. Non ne vedo uno. (Vuol apparire energico; a Maria) Tu ne vedi uno?
Maria - No.
Sebastiano - Non uno. (A Maria, che chiude i cassetti con le chiavi del suo mazzo ciondolante dalla cintura) E niente chiudere i cassetti e portar via le chiavi... (Indica i francobolli) Perch devo ancora metter via questa roba qua... che non sono brandelli di carta straccia, ma francobolli che hanno un valore enorme. Roba mia! (Giunge dal parco un ragazzetto con un pacco, e lo porge a Maria). Chi c'?
Maria - Niente. (Dopo di aver consultato un foglietto, apre il cassettino e paga).
Sebastiano - (sbircia il denaro fingendo di esaminare il foglietto) Perdinci, che conto!
- (// ragazzetto intasca, saluta e se ne va).
Maria - (a Sebastiano) L'avverto che se stasera dovesse venire qui anche Guttaperca, e il senatore lo sapesse... sarebbero guai!
Sebastiano - (s'infoca) Chi ti ha detto che io voglio invitare Guttaperca?
Maria - venuto qui due volte in questi giorni... e l'ha mandato a chiamare proprio lei. Il senatore ha certe idee che non sono del tutto sbagliate.
Sebastiano - (con una smorfia) Naturalmente.
Maria - Il signor Giannino Guttaperca un poco di buono; ed in paese tutti lo sanno. Sua madre una martire; ed il senatore intervenuto due volte per salvarlo dalla galera. Stia attento anche lei!
Sebastiano - (c. s.) S, la galera!
Maria - O quasi. E, poi, come se non bastasse, gi a dire, a sbraitare, a giudicare, a mettere sottosopra il paese con certi spropositi che non stanno n in cielo n in terra.
Sebastiano - (dopo un attimo) Guttaperca buono... in fondo.
Maria - Buono a nulla.
Sebastiano - Buono, e rovinato dalle invidie. (Eccitandosi) Se io lo chiamo qui e gli parlo, si perch so quello che mi faccio. Lavorer, perch lo voglio io: lavorer. E gli sto insegnando io come si deve marciare nella vita!
Maria - (trattenendo il riso) Lei?
Sebastiano - Io! Credi che non abbia tanto cos di buon senso, io? Non sar un autorevole pezzo grosso come mio padre, un monumento nazionale... Ma vedo, so, intuisco. E so che con i modi bruschi, tante volte, si ottiene meno che con le pazienti persuasioni. Guttaperca non uno stupido.
Maria - Oh no, certo!
Sebastiano - Me lo lavoro io. (Con altro tono) Il pap si accorto che venuto qui in questi giorni? (Si avvicina a Maria mordendosi le unghie).
Maria - Non credo.
Sebastiano - (quasi aggressivo) Glielo hai detto tu!
Maria - (offesa) Io? Ma, signor Sebastiano!
Sebastiano - Non la prima volta che mi fate la spia!
Maria - Mangi, mangi i. suoi biscotti! (Trae da una scatoletta, sotto certi gomitoli, un pacco di sigarette) E fumi anche le sigarette.
Sebastiano - (accende, avido) Meno male.
Maria - (vede qualcuno che si avanza dal fondo del parco) A proposito!... qua.
Sebastiano - Lo sapevo. Non mi fa delle improvvisate.
Maria - Ma se il signor senatore dal balcone vedesse?
Sebastiano - (nervoso) Il pap vede quello che voi gli fate vedere. E sareste capaci, tutti, di costringerlo ad affacciarsi, a prendersi una polmonite, con questo tempo e con la sua tosse, pur di farmi dare una strapazzata.
Maria - (seccata, alza le spalle;' si apparta).
- (Entra Guttaperca. un uomo livido e logoro, dagli occhi maligni, dalle rughe viziose. Eleganza equivoca; capelli grigi. Ha sotto il braccio un piccolo pacco. Maria lo sbircia con disgusto).
Sebastiano - Caro Guttaperca! come stai? (Gli stringe la mano) Un caff?
Guttaperca - (si toglie il cappello e siede accanto alla tavola) Perch no?
Sebastiano - (a Maria, imperioso) Un caff.
Maria - Va bene. (Esce da sinistra).
Guttaperca - (ride) Perch mi guardi?
Sebastiano - (curioso, sorridente, esitante, indicando il pacchetto) Che cos'hai l?
Guttaperca - Ti dir: roba meravigliosa.
Sebastiano - (saltellando) Che io devo vedere? (Si ricompone perch ritorna Maria) Nascondi.
Guttaperca - (mette in saccoccia il pacchetto) Prima di tutto, come sta il senatore?
Sebastiano - Meglio, grazie! Meglio, grazie! Ma io non voglio che scenda, che si alzi. Sai bene, con questo tempo... alla sua et.
Guttaperca - Ma un uomo come quello!...
Sebastiano - S, un uomo come quello. Comunque, un uomo di settantatranni. Non uno scherzo.
Maria - (dalla soglia del parco) Guardi che arriva il Presidente dell'Ospedale Maggiore con un altro signore.
Sebastiano - (seccato) Potrei anche dire che non posso riceverli!
Maria - (torva) Non gente che viene per lei...
Sebastiano - Per, ci sono io qui.
- (Entra il Presidente dell'Ospedale Maggiore
- calvo, serio, con molto sussiego, con i guanti delle grandi occasioni, il cappello duro e i calzoni rigati. Lo segue, reggendo una gonfia busta di cuoio, Stizzi, che una specie di segretario, ed ha gli occhi rossicci e furbi e le gambe di gomma).
Il Presidente - (si scopre e tende cordialmente, ufficialmente la mano a Sebastiano) Oh, il signor Sebastiano!
Sebastiano - Buona sera.
- (Guttaperca non si muove: guata con un sogghigno e addenta un biscotto. Breve pausa).
Il Presidente - (salutando Maria) Cara Maria!... Come sta il senatore?
Sebastiano - (punto) Lo posso sapere anch'io!
Il Presidente - Siamo qua, appunto, per avere notizie precise.
Sebastiano - (rapido, dispettoso) Meglio.
Il Presidente - Si alza?
Sebastiano - Non credo.
Maria - Ed meglio anche che non si stanchi, per oggi.
Sebastiano - Un piccolo raffreddore.
Il Presidente - Frutti di stagione. (Guarda Stizzi, poi) Ma noi avremmo voluto dirgli una sola parola. Aspettiamo da tre giorni... e una decisione deve essere presa.
Stizz - (petulante) Sono stato io ricevuto stamattina dal Prefetto!
Guttaperca - (con la bocca piena) Bravo!
Sebastiano - (esitando) Se posso essere utile io in qualche cosa... Il pap proprio non riceve.
Il Presidente - (con un sorriso di commiserazione, dopo di aver guardato Stizzi, a Sebastiano) Oh, lei!...
Stizz - Non la stessa cosa.
Sebastiano - Lo so. Ma, vedono, io sto benone.
Il Presidente - (c. s.) D'accordo. Comunque, non la stessa cosa. Eh, ci siamo accorti, in questi tre giorni, che cosa vuol dire la mancanza di un uomo come il senatore! La sua parola cos autorevole, il suo pensiero cos lucido, il suo pensiero sereno e infallibile sempre...
Stizz - Sempre infallibile!
Sebastiano - (si guarda, le unghie) S, il pap quando dice una cosa...
Il Presidente - Deve andare orgoglioso lei di essere suo figlio!
Sebastiano - (ride) Non me ne pento!
Stizz - (squittisce) Faceto.
Sebastiano - Pap un uomo superiore!
Il Presidente - La parola giusta ce superiore . Infatti, da pi di trent'anni, qui, il bene che ha fatto, il bene che gli vogliono, tutti sa? tutti, anche quelli con i quali ha dovuto per forza esser severo...
Stizz - Me, per esempio. Oh, io ho sbagliato, l'ho riconosciuto, ho pagato di persona e gli sar riconoscente fino alla morte!... Fino alla morte.
Il Presidente - Si tratta di una decisione importante da prendere circa il nuovo padiglione dell'ospedale... Sa? quello per l'elioterapia. (Lo fissa con un sorriso ironico) Oh, lei non sa?
Stizz - (al Presidente, scrollando il capo) Forse lui non sa.
Sebastiano - (scatta) No, io so. Perch figuro come un mobile io, qua dentro?
Stizz - (aprendo la busta, al Presidente) Si potrebbe allora dare a lui il progetto ultimo dell'architetto Ansimari perch lo faccia vedere al senatore. Si guadagnerebbe un po' di tempo.
Il Presidente - (invitando, con un cenno, Stizzi a richiudere la busta) Ma io ho avuto notizie buone. Domani non crede che potremo essere pi fortunati?
Maria - Domani certo il senatore si alzer.
Sebastiano - (stizzito) Vedremo.
Il Presidente - Intanto oggi abbiamo fatto la nostra visita di dovere. Incarichiamo lei, che vedr il suo illustre padre, certo, stasera, di porgergli, con i nostri omaggi, i nostri pi fervidi auguri... e quelli, di tutti gli ammiratori che chiedono continuamente notizie di lui, e quelli di tutto il Consiglio di amministrazione.
Sebastiano - Non li prego di accomodarsi, perch vedo che hanno fretta.
Il Presidente - (sorride) Gi, dal momento che la visita si rende inutile, un po' di fretta esiste. (A Stizzi) Si potrebbe andare intanto dal Podest.
Stizz - Eccellente idea! Siamo a due passi.
Il Presidente - E non avremo cos fatto tanta strada per niente.
Sebastiano - (amaro) Giusto: per niente.
Il Presidente - (prendendo congedo, ironico) Buon lavoro, signor Sebastiano!
Sebastiano - Stavamo chiacchierando io e l'amico, qua...
- (Guttaperca non si muove).
Il Presidente - (c. s.) Buona conversazione. E non si dimentichi di dire al senatore... Ci raccomandiamo anche a lei, Maria!
- (Maria annuisce, sorride furba ed accompagna i due che se ne vanno).
- (Sebastiano rimane solo con Guttaperca).
Guttaperca - Stupido! Quello stupido come un pavone.
Sebastiano - Se sapesse che anche mio padre la pensa cos, e non ne fa un mistero, e lo dice a tutti...
Guttaperca - Ma lo sapr. In ogni modo salamelecchi a tutto spiano.
Sebastiano - Costano poco, e rendono assai.
Guttaperca - Lascia che te lo dica: tu, per...
Sebastiano - Lascia stare me!
Guttaperca - Tuo padre dovrebbe valorizzarti di pi. O tu dovresti valorizzare di pi il fatto che sei suo figlio, il suo unico figlio.
Sebastiano - Due cose impossibili: per il suo carattere e per il mio. (Si raddrizza). Perch ho un carattere anch'io! E se ne accorgeranno un giorno!
Guttaperca - (sogghigna livido, pungente) Quando?
Sebastiano - (rimane male, arrossisce) Quando? che stupidaggini... Quando?... Un giorno viene per tutti. (Cambiando discorso, sbirciando il pacchetto di Guttaperca) Che cos'hai l?
Guttaperca - Meraviglie.
Sebastiano - (dopo un attimo, ritraendo la mano che ha sfiorato il bordo sfilacciato della tasca di Guttaperca) Dovresti vestirti un po' meglio, per. E non bere, come fai, con tutti. Mi hanno detto che l'altra sera ti sei ubriacato come un'oca. Pensa a tua madre.
Guttaperca - (contrariato) Mia madre non mi capisce. Ma parliamo di noi due. (Accenna a denaro) Ne hai?
Sebastiano - (confuso) No.
Guttaperca - (che aveva tolto il pacchetto, lo ripone stizzito in saccoccia) Allora, niente. (Poi, prorompe) Ma rimani sempre cos, tu? Non hai modo di mettere i pugni sotto il naso del fattore e di impressionarlo fino al punto da fargli sputare qualche biglietto da mille senza che tuo padre lo sappia?
Sebastiano - Il fattore ha due pugni che sono pi grossi dei miei; e dice ogni cosa, sempre, al pap. Del resto, tutti finiscono col dire sempre ogni cosa al pap. (Accendendosi) Anche quel mascalzone, dal quale mi hai fatto prestare quei soldi e che lo ha spifferato ovunque.
Guttaperca - (sconcertato) Non vero.
Sebastiano - vero. (Indica il pacchetto) Che cos'hai l?
Guttaperca - (apre il pacchetto) Ci sono dei francobolli: guarda!
Sebastiano - (impugna la lente ed osserva quei francobolli. Guarda estasiato Guttaperca) Belli! Falsi?
Guttaperca - Guardali bene!
Sebastiano - (impugna ancora la lente) Belli!
Guttaperca - Un'occasione. Centocinquanta lire: tutti.
Sebastiano - (stupefatto) No!
Guttaperca - Ma li vuole subito, perch ne ha bisogno. (Ad uno sguardo smarrito di Sebastiano) Allora, non se ne parla pi.
Sebastiano - (rituffandosi nei francobolli) Belli! Questa serie mi manca. Belli! Antichi, poi, della prima repubblica... Aspetta... Della prima repubblica. Di chi sono?
Guttaperca - (ritirando il pacchetto) Permettimi.
Sebastiano - (seccato) Tu hai troppi segreti con me. (Fissandolo) Con gli altri he hai un po' meno.
Guttaperca - Che cosa vuoi dire?
Sebastiano - Oh, io mi capisco! Non potrebbe aspettare due o tre giorni questo signore?
Guttaperca - (reciso) No.
Sebastiano - (si scosta) Se li tenga.
Guttaperca - (chiudendo il pacchetto) Non se li terr. Per un prezzo simile... trova subito. Ed ha bisogno di denaro. (Tentatore, con un francobollo fra le dita) Questo, per esempio, questo delle Poste Sarde, ti manca certo.
Sebastiano - Mi manca.
Guttaperca - Peccato, per una cos bella raccolta come la tua!
Sebastiano - (leccandosi le labbra) Se tu sapessi come ho cominciato! Con un quadernetto grande cos. (Maria, gelida, ostile, porta il caff, lo depone con mala grazia sotto il naso di Guttaperca. E, poi, se ne va). E molta gente, anche fuori, anche lontano, sanno che io posseggo una collezione cos preziosa, e quasi completa. Un tale mi ha scritto da Londra.
Guttaperca - A te?
Sebastiano - A me, per un'informazione.
Guttaperca - Strano! Perch so che di questa famosa raccolta si parla... Ma tutti pensano che sia di tuo padre.
Sebastiano - (guizzando) Che cosa c'entra mio padre! Mio padre, anzi non ne vuol neanche sentir parlare. Dice che sono un maniaco. (Si placa. Dopo un attimo) Non le ho centocinquanta lire!
Guttaperca - L'orologio! S'impegna per tre giorni... Ci penso io.
Sebastiano - - E se pap mi domanda dove l'ho messo? Pap domanda sempre a me l'ora. Lui non la sa mai.
Guttaperca - (si alza, fa l'atto di riporre il pacchetto) Allora...
Sebastiano - (dopo un attimo, per una decisione eroica) Aspetta... (Come un ladruncolo si avvicina al cassetto dove Maria ha riposto il denaro. Fruga; trova. Nasconde furtivamente qualche cosa per s, nelle tasche. Porge a Guttaperca centocinquanta lire) Ecco. (E afferra il pacchetto. Guttaperca vorrebbe osservare il denaro, ma Sebastiano ha paura che ritorni Maria) Nascondi.
Guttaperca - ( soddisfatto e s'avvia) Non esci.
Sebastiano - Forse. Ma non con te.
Guttaperca - (con un ghigno) Scusa: dimenticavo. Noi andiamo, fra mezz'ora, alla birreria Galla, a mangiare le acciughe, a sentire l'orchestrina nuova. Si va tutti in macchina. Ci sono anche le signorine Medici. E poi, sai chi c'? Indovina. Clara Vicoli. Te la ricordi?
Sebastiano - (sorpreso) qui? S, me la ricordo, per Bacco!
Guttaperca - Siete anche lontani parenti, se non erro.
Sebastiano - qui? (Guarda lontano, e sorride).
Guttaperca - Da tre giorni. venuta da sua zia... non so perch .
Sebastiano - (c. s.) Clara! Era una bimba.
Guttaperca - (volgare) Vedessi adesso.
Sebastiano - Oh, lo immagino! Ha fatto molto parlare di s. Testa un po' matta fin da piccola. Grande amore del povero Fabrizio. Divisa dal marito.
Guttaperca - Legalmente.
Sebastiano - E i figli?
Guttaperca - In collegio uno. L'altro, non so.
Sebastiano - (c. s.) La ricordo. Saltava come una cavalletta...
Guttaperca - Bene. Vieni ? Noi ci siamo dati appuntamento alle sei dinanzi al deposito grande della benzina. Abbiamo tre macchine a nostra disposizione.
Sebastiano - Alle sette e mezzo, per...
Guttaperca - Ma certo!
Sebastiano - Perch sai bene che io non posso ritardare!
Guttaperca - (sulla soglia) Ma tutti, a quell'ora, vorranno essere a casa!
Sebastiano - Intesi. (E salutando scende nel parco e se ne va. Rimasto solo, Sebastiano apre una scatoletta misteriosa dove sono ammucchiate parecchie cravatte: ne sceglie una meno gualcita, pi vistosa, che s'intoni col vestito. Ma, appena spunta Maria, la nasconde. Maria ripone in un canto la tazzina del caff. Poi s'avvicina ai propri cassetti. Sebastiano guarda il cielo, e mette a posto l'album dei francobolli).
Maria - (si rigira di scatto da un cassetto aperto) Signor Sebastiano, qui mancano duecento lire.
Sebastiano - (trabalza, arrossisce, si riprende) Centonovanta, prego. Le ho prese io.
Maria - (si domina) Va bene. Lo dir al senatore, perch io son rimasta senza un soldo per le spese.
Sebastiano - (guizza) Ma che senatore! Ti ho detto lealmente: Le ho prese io. Sei garantita, no?
Maria - Ma non ne ho pi!
Sebastiano - Quando verr il fattore, e mi dar la mesata, ti rimborser. Sono tanti anni che facciamo cos.
Maria - Ma, questa volta, me li ha portati via tutti!
Sebastiano - (stridulo) Aspetteranno, quelli che devono essere pagati, per Bacco! Il fattore ha tardato: non colpa mia.
Maria - colpa sua, per, che lei se li faccia mangiare stupidamente cos!
Sebastiano - (con un moto nervoso) Ma che cosa dici?
Maria - E badi anche per le sigarette. Io riempio la scatola ogni due giorni e la trovo sempre vuota. Il senatore lo ha saputo. Ha taciuto. Ma non vorrei che incolpasse Angelo.
Sebastiano - (ipocrita) Angelo fuma molto.
Maria - La pipa!
Sebastiano - (scattando) Non gli ho dato del ladro. Ho detto semplicemente che fuma molto... Troppo per uno che ha cinque figli e l'asma per giunta. (Entra dal fondo Tubini, capomastro. rubizzo e svelto: molte carte rotolate sotto il braccio, molti lapis nel taschino della giacca polverosa. Entra e si scopre).
Maria - Il senatore aspetta proprio lei, signor Tubini.
Tubini - Lo so... (Guarda l'orologio) Ma non sono in ritardo. (Salutando) Signor Sebastiano, buona sera!
Sebastiano - Buona sera! (Curioso) per quei lavori sul canale di San Silvestro?
Tubini - Veramente... avrei l'ordine di non parlare.
Sebastiano - (seccato) Non parli, non parli! per l'amor d'Iddio, non parli! E vada.
Tubini - (pentito) Con lei...
Sebastiano - (c. s.) Ma che con me! Si figuri se, proprio io, voglio turbare la sua coscienza. Vada. (Tubini esita un poco, guarda Maria; e, poi, sale per la scalea di destra: sparisce. Pausa).
Sebastiano - (c. s.) Che arie!... Poco pi che un muratore. Accipicchia! Quando si mettono a fare i diplomatici, i contadini o le lavandaie... (Guarda il cielo) Non piover?
Maria - Ma, se esce, meglio che si copra.
Sebastiano - (nervoso) Con che cosa? Con quel mio vecchio impermeabile peloso che mi fa sembrare uno spaventapasseri? E, poi, le automobili saranno coperte.
Maria - (preoccupata) Va in automobile?
Sebastiano - (eroico, reciso) E non succederanno disgrazie! (Maria esce di sinistra per un tinnir del campanello. Intanto Sebastiano rimette in ordine la propria cravatta gualcita e si guarda dentro uno specchio).
Maria - (rientrando) C' una signora: una loro lontana parente. Ha chiesto del senatore. Le ho detto che il signor senatore indisposto...
Sebastiano - (nascondendo la cravatta) Che ci sono io! Ma chi ?
Maria - Indovini. La signora Clara, quel bel tipo! Non l'avrei riconosciuta. E pure sono stata cameriera per tre anni da sua zia...
Sebastiano - (eccitatissimo) Falla entrare. (Ad un moto di Maria) Ti dico di farla entrare! La conosco molto bene. (Maria esce. Poco dopo entra Clara: quarantanni vistosi, procaci, ardenti, un poco sfrontati, dipinti. Eleganza sobria e cittadina. Ride sempre. Sebastiano la guarda subito ammirato e tremante).
Sebastiano - Io sono Sebastiano!
Clara - (sorpresa) Oh!
Sebastiano - Un po' mutato, dopo quasi vent'anni...
Clara - Come tutti.
Sebastiano - (vorrebbe dire una cosa gentile. Non sa. Ansima) Oh, lei... Cercava del pap? Il pap non si sente bene da tre giorni, ed a letto. Roba da niente, ma...
Clara - Me l'hanno detto. Volevo salutarlo. Penso che si ricordi ancora di me! (Lo guarda, ride).
Sebastiano - (ride impacciato) Prego, si accomodi. (Clara siede; Sebastiano si tocca le labbra e la fronte). Non ho pi i baffettini e il ciuffo di allora. Spariti... come le sue trecce che, mi ricordo, erano tanto belle.
Clara - Si ricorda? Avrebbe dovuto sparire anche il mio sorriso; ma quello, malgrado tante sventure, rimasto intatto... e mi consola.
Sebastiano - (con aria compunta) Suo marito, eh?
Clara - Poche gioie! Ma, in fondo, lei ha ripreso la sua vita di ragazzo, qui, dove tutto, almeno intorno, immutato.
Sebastiano - Gi. E i bimbi? i suoi bimbi?
Clara - Stanno bene. Ho sentito del suo...
Sebastiano - (ride) Il mio un uomo.
Clara - Sposato?
Sebastiano - No. Almeno, non credo. tanto lontano... ma non credo.
Clara - Potr vedere il senatore domani? (Fa l'atto di alzarsi).
Sebastiano - (trattenendola con un gesto timido) Ha bisogno di lui?
Clara - Forse avr bisogno anche di un piccolo piacere da lui.
Sebastiano - Non oso chiederle se posso io...
Clara - (ride) Oh, lei no! E, poi, non cosa urgente: un bigliettino...
Sebastiano - (stupidamente, strizzando l occhio) Il solito bigliettino!
Clara - Non il solito.
Sebastiano - (c. s.) Ah, perch lei ne ricever degli altri, di altro genere... chi sa quanti!
Clara - (ride) Cosa dice?
Sebastiano - (la guarda golosamente) Era bella anche allora. Si ferma?
Clara - Dalla zia. Una settimana, o due... Non so. Voi andrete in montagna.
Sebastiano - No, non ci andiamo pi. Da quindici anni, circa. Quasi da allora... si ricorda? Qualche volta - era una bimba - lei veniva su al roccolo con noi, prima dell'alba. Io le ho regalato degli uccellini vivi. Lei li portava nella gabbietta a casa... la sua casa di. campagna era vicina alla nostra!
Clara - Quella vostra bella villa... e il fuoco del grande caminetto, e quello stanzone bianco...
Sebastiano - Tutto in rovina! Cosa vuole?
Clara - Peccato. Erano bei tempi. Io pensavo che il roccolo ci fosse ancora...
Sebastiano - Sono andato, due anni fa, per una gita, dalla mattina alla sera... Tre stecchi, pochi sassi, il tetto rotto e sterpi dovunque! ( molto triste).
Clara - Ma non vi muovete mai?
Sebastiano - Mai. Il pap non vuole. Le dir anche che non pu. E io...
Clara - Capisco. Per rimaner sempre qui, estate e inverno, sempre qui... Scommetto che lei non ha visto neanche Londra.
Sebastiano - Per, sono andato sette o otto volte a Firenze quando Carlo, mio figlio, era in collegio.
Clara - (ride) Sommando le distanze si fa quasi il giro d'Europa.
Sebastiano - (ride) Gi. Lei, invece...
Clara - Oh, io zingara. Ma un po' stanca.
Sebastiano - Vorrebbe tornare nel nido?
Clara - Magari! Ma quella nostra casetta, lass, lei lo sa, l'abbiamo venduta. rimasto, di mio, un pezzetto di bosco. Non posso vivere sugli alberi. Zingara s...
Sebastiano - Scimmia, no! (Ride).
Clara - Quasi mai. (Sospira) Oh, se la vostra villa fosse ancora quella di una volta! Perch noi siamo un poco parenti: e mi si potrebbe fissare senza scandalo. (Lo fissa sfrontata) Lei vedovo.
Sebastiano - (abbassando lo sguardo) Da trent'anni.
Clara - Io come se lo fossi...
Sebastiano - (si accende, si lecca le labbra) Si andrebbe al roccolo prima dell'alba?
Clara - Perch no? (Sebastiano guizza. Clara, guardandolo bene) Adesso rivedo il buon compagno di allora, il bel giovanotto che mi faceva trottare su per i sentieri!
Sebastiano - (arrossisce) Oh, Dio! (Clara si alza di scatto e guarda l'ora sul polso).
Clara - Ma io devo andare. Si fa una gita...
Sebastiano - Alla birreria Galla. Lo so.
Clara - Ci viene anche lei?
Sebastiano - (sottovoce, perch Maria, che gironzola arcigna, non senta) Ci vengo anch'io. Sar, alle sei, sul luogo dell'appuntamento.
Clara - (infilando i guanti) Parleremo di tante cose nostre. E dica al senatore che ritorner.
Sebastiano - (c. s.) Per il bigliettaio!
Clara - Anche per quello: e per vederlo diritto e vegeto, come mi dicono che si conservato. (Tende la mano, dalla soglia del parco) A presto, dunque, Sebastiano. E guardi che bisogna essere puntuali.
Sebastiano - (saluta) Lo sar. (Segue con lo sguardo- Clara che si allontana. Poi, scioglie il nodo della cravatta).
Maria - (arricciando il naso) Che roba!
Sebastiano - (rigirandosi, seccato) Che cosa hai tu?
Maria - Ha battuto tutte le strade, ha rovinato il marito, ha lasciato i figli! Ora, se crede che la zia, poveretta...
Sebastiano - (c. s.) Tutte queste cose le hai sapute in cucina, in due minuti?
Maria - Basta annusare qui! (Rientra Tubini, dalla scalea. Ha molta fretta e s'avvia. Ma Sebastiano lo trattiene).
Sebastiano - (deciso, a Tubini) Oh, lei!... Scusi. Lei si ricorda la nostra tenuta del Roccolo e la villa? L'avr vista.
Tubini - Certo.
Sebastiano - Se la ricorda bene?
Tubini - (indicando la scrivania del senatore) Ma ci deve essere una carta qui... Il senatore la conservava dentro questa cartella... (Ha trovato un gran foglio) Eccola!
Sebastiano - Crede che costerebbe molto rimettere la villa in sesto, sistemare il roccolo e la stradetta?...
Tubini - Per il roccolo, sa?, io non me ne intendo.
Sebastiano - Ma, la casa...
Tubini - Mi pare che il tetto sia in disordine... Ma i muri sono solidi.
Sebastiano - Solidissimi!
Tubini - Dovrei andare sul posto.
Sebastiano - La mando io sul posto.
Tubini - Volentieri... (Lento, silenzioso, rigido, pallido, maestoso sceso dalla scalea di marmo, e s' fermato sull'ultimo gradino il senatore. Gran barba bianca, gote rosse, naso autoritario, occhi severi: una profonda ruga fra gli occhi. Ha il cappello duro in testa ed una gran sciarpa di seta attorno al collo. Guanti oscuri, cappotto nero e attillato, i capelli spartiti sulla nuca, i movimenti solenni. Non ride mai. Si avvicina alla scrivania per prendere il suo grosso bastone d'ebano. Maria entra di sinistra in quel momento e rimane esterrefatta. Sebastiano, come colto in fallo, sorride ebete. Tubini s'inchina due o tre volte).
Il senatore - Che c'? (A Sebastiano) E tu, con quella cravatta cos in disordine, che fai? (Sebastiano annoda la cravatta rapidamente).
Sebastiano - Pap... Ma ti sei alzato?
Il senatore - Non soltanto; ma esco. Che cosa credevi? che fossi ridotto in poltiglia? (Si d del pugno con forza sul petto) Sono settantr suonati; ma senti come risuonano bene!
Maria - (esitando) venuto qui a renderle omaggio, signor senatore, il Presidente dell'Ospedale.
Il senatore - Lo immaginavo. Penseremo anche a quei poveretti che non sanno pi che pesci pigliare! (Vede la carta scovata da Tubini, e si rabbuia) Ma questa carta come mai scappata fuori, signor Tubini?
Tubini - (confuso) Il signor Sebastiano mi ha chiesto un preventivo per riassestare la villa del Roccolo...
Il senatore - (sgrana gli occhi) Per la villa del Roccolo? Per rimettere a posto il tetto, le topaie, magari la cisterna della villa del Roccolo? (Fissa, severo, Sebastiano e picchia col bastone sull'impiantito. Al picchio Sebastiano istintivamente trabalza). Preistoria, ragazzo mio! Preistoria! Ma quali malinconie ti saltano in mente? E dimentichi che il padrone sono io?
Sebastiano - Te ne avrei parlato, pap... perch con una piccola spesa... Il preventivo del signor Tubini...
Tubini - Io non l'ho ancora fatto!
Il senatore - (picchiando) Ed io so che cosa sono i preventivi. Tornare lass? E la strada?
Sebastiano - Ma non c'era neanche allora...
Il senatore - (duro, quasi acre) E allora se ne poteva fare a meno. E adesso, no! E, poi, per dare la caccia a quattro fringuelli? Allora, era un modo come un altro per sprecar tempo e denaro. E adesso, no! (Ghignando) Adesso il primo merlo a cader nella rete saresti tu. E ci pensi? Ora i quattrini, il lavoro e gli spassi hanno un altro significato. La villa del Roccolo! Bella. Ma, allora. Mi ci divertivo anch'io, da ragazzo: e stavo disteso sul prato a guardar le nuvole! Ora la vita un'altra. (Prende e butta un pacco di corrispondenza che sulla scrivania). Guarda, guarda! Lettere che si sono accumulate in tre giorni; lettere alle quali devo rispondere. Se si vuol spendere del denaro, ti assicuro che c' modo di spenderlo meglio; e con tutte le cautele (A Tubini) Si ricordi, Tubini... (Con la punta del bastone sulla carta) Questo diventato un rudero, e deve rimanere rudero. Se si dovr rivalutare, sar per un altro scopo. Per farlo diventare stupidamente, inutilmente quello che era, mai! Ha capito? (Colpo di bastone) Mai! (A Sebastiano) E bisognerebbe anche pensare ad ammobigliarlo il tuo eremo, in onore di quattro fringuelli abbrustoliti e di un merlo...
Sebastiano - (con il broncio) Pap!
Il senatore - Oggi mi sembri pi infrollito del solito. Che hai? Occupati dei tuoi francobolli; ne hai del da fare. Ed alza la testa. Anche permaloso sei diventato? (Gli mette una mano sulla spalla) Vieni, che ti offro il vermouth. Ti far bene... e non far male neanche a me, del resto. (A Maria) Maria, dagli il suo impermeabile: forse ricomincer a piovere. (Maria esce di sinistra, e rientra con il grosso, logoro, goffo impermeabile a pipistrello di Sebastiano. A Tubini) Lei, Tubini, rimetta a posto quelle carte; e non dimentichi anche quello che le detto di sopra. (A Sebastiano) Farai il tuo ingresso trionfale al Caff della Luna offrendo il braccio al tuo illustre genitore, che ritorna in mezzo ai vecchi amici... anche a quelli che lo speravano morto. (Colpo di bastone dalla soglia) Vieni!
Sebastiano - (rapido, sottovoce, a Maria che lo aiuta ad infilare limpermeabile) Maria... se telefonano, io non vado. Sono uscito con lui.
Il senatore - Presto!
Sebastiano - (si precipita) S, pap.
Il senatore - Il braccio.
Sebastiano - S, pap. (Scendono nel parco).
QUADRO SECONDO
La scena del primo. Malinconia. Le imposte sono socchiuse. Un maestoso ritratto del senatore, incorniciato di nero, figura sopra la piccola scrivania.
Sebastiano vestito a lutto; molto pallido, affaticato e pensoso.
Maria non ha pi il suo collarino bianco, e il grembiale di pizzi. vestita di nero anche lei.
Angelo raccoglie molti biglietti che sono sulla scrivania e riordina tutto.
Sebastiano scende lentamente dalla scalea. Guarda smarrito intorno.
Sebastiano - (a Angelo, porgendogli un pacchetto di lettere e di telegrammi) Non bisogna dimenticare questi.
Angelo - I minori.
Sebastiano - S, minori forse per te che badi soltanto alle grosse firme. Ma il povero pap amava forse di pi questa piccola gente oscura... E mandava indietro i pezzi grossi, talvolta... Ma non ha mai negato udienza a un contadino.
Angelo - Mi dia... Consegner tutto al fattore.
Sebastiano - Deve catalogare ogni cosa. Voglio che si conservi tutto.
Maria - (commossa) C'erano tutti! c'erano tutti! Oh, se il povero senatore avesse potuto vedere!
Sebastiano - (si asciuga gli occhi) Voglio conservare tutto.
Maria - Bravo, signor Sebastiano!
Sebastiano - (c. s.) Anche l'ultimo biglietto che scrisse per te, per dirti... Non poteva pi parlare, povero pap!
Maria - Oh, lo metter in cornice!
Angelo - (a Sebastiano, avviandosi) Desidera altro?
Sebastiano - Grazie, Angelo (Angelo esce).
Maria - (a Sebastiano) Non mangia?
Sebastiano - (fa cenno di no. E si avvicina alla scrivania, e guarda le carte e il grosso bastone del senatore, che ancora al suo posto. Cauto, dal parco si avvicina e poi entra Guttaperca rigirando il cappello fra le mani. Vedendolo, Sebastiano divampa e scatta).
Sebastiano - Ah, tu no, eh? Tu no! Te l'ho detto. Non ti voglio vedere qui. So per che cosa vieni. Non ti voglio vedere qui. Mi hanno detto che ieri sera avevi gli occhi lustri, al solito. Vergognati!
Guttaperca - Non si pu neanche pi piangere?
Sebastiano - (urlando) Ma perch il vino pizzica il naso, no! No!
Guttaperca - (coti una smorfia) Ho capito. Lo avevo capito. Sono venuto qua due o tre volte, dopo la disgrazia, pensando che forse potevi aver bisogno di me. (Sarcastico) Ma ora non hai pi bisogno di me, eh? Ti dai delle arie, adesso!
Sebastiano - (vibrando) Non bestemmiare, ti prego!
- (Maria, in disparte, finge di spolverare i mobili e vigila attenta e severa).
Guttaperca - Per... c' un piccolo cornicino da aggiustare. Forse ti sei dimenticato anche di quello?
Sebastiano - Non me ne sono dimenticato. Ho provveduto, anzi. E tutto sar regolato entro domani.
Guttaperca - Ripasso domani?
Sebastiano - (punto) No. Qui non metti pi piede. Ricevo a casa.
Guttaperca - (ipocrita, dopo un attimo) Siamo giunti a questo punto?
Sebastiano - S. (Guarda, furtivo, il ritratto del senatore) Lui non voleva - sai bene - che io frequentassi la tua compagnia; e tu, se sei venuto qualche volta qui, sei venuto di nascosto.
Guttaperca - (aggressivo) E perch sono venuto? Perch tu mi hai mandato a chiamare.
Sebastiano - D'accordo...
Guttaperca - (c. s.) Perch avevi bisogno di me, perch dovevo preoccuparmi di nascondere non soltanto la mia sconcia figura, ma i tuoi meschini bisogni, i tuoi debitucci, le tue porcheriole...
Sebastiano - Guttaperca!
Guttaperca - (c. s.) Sissignore, anche le tue porcheriole. Non eri capace di far niente senza di me: eri niente. E, adesso, credi di essere diventato che cosa?
Sebastiano - (vibrando) Niente! Uno che ti dice vai !
Guttaperca - E va bene. (Sorride amaro) Si parla di amicizia... Che tuo padre fosse in collera con me, poteva anche sembrarmi logico. Era un uomo che non perdonava con troppa facilit. Ma, adesso che lui non c' pi...
Sebastiano - (drizzandosi) Ci sono io!
Guttaperca - (ride) Perdinci! Ti sei messo in testa di averlo sostituito in tutto e per tutto? una cosa che fa ridere i polli!
Sebastiano - (stringe i pugni) Guttaperca, vai via.
Guttaperca - Mi richiamerai.
Sebastiano - (senza guardarlo) Non credo.
Guttaperca - Quando ti accorgerai di essere pi ridicolo di me, e pi meschino malgrado i soldi che hai ereditato, e pi solo... Mi richiamerai. (Dalla soglia) Io - vedi - giustificher allora il tuo stato d'animo e le tue parole di adesso. E mi troverai immutato. Ma oggi devo fare uno sforzo per...
Sebastiano - (lievemente spaventato) Non ti ho detto cose sgradevoli. Ti ho detto: finita! . Sai bene quante cose finiscono! Tutte le cose finiscono. (Con un nodo in gola) E quante cose, nel giro di pochi giorni, son finite per me!
Maria - (a Guttaperca) Lo lasci.
Guttaperca - Mi cercher. (Prima di andarsene, a Sebastiano) Domani devono portarmi quella cosa?
Maria - (c. s.) Lo lasci.
Guttaperca - Eh, stato un grave colpo! (Si mette il cappello in testa) Ma passer. Gli passer. (Si allontana, deluso. Pausa).
Maria - Ha fatto bene! So io che cosa dicono in paese di quel parassita vizioso! e che cosa diceva sempre il povero senatore quando si lamentava perch gli riferivano che lo avevano veduto con lei... che lei gli dava confidenza!
Sebastiano - Siamo stati a scuola assieme... E, forse, non che un disgraziato. Ma perch tutti gli altri lo ricevono, e gli stanno d'attorno?
Maria - Perch , quando ha bevuto un poco, sa fare il buffone. E il servo, per certe faccende poco pulite, lo sa far bene.
Sebastiano - Ciarla.
Maria - Lingua che taglia, e avvelena.
Sebastiano - (un po' preoccupato) Chi sa che cosa dir di me, adesso, in giro!
Maria - Non si preoccupi. Lei ha fatto bene: s' ricordato di Lui: ha fatto un'opera meritoria e buona, e s' liberato da uno sfruttatore. (Guarda nel parco) C' gente!
Sebastiano - (contrariato) Non vorrei veder alcuno.
Maria - Una signora... La signora Clara!
Sebastiano - (si ravvia i capelli, inquieto) Come mai qui? Era partita.
Maria - Si vede che tornata. La mando via?
Sebastiano - No. Sai bene che siamo un poco parenti...
Maria - (ironica, contrariata) S, la zia della cognata di suo cugino...
Sebastiano - E mi ha mandato un telegramma tanto caro... (Appare Clara. Abito scuro, faccia pallida compunta. Maria la guarda con stizza). Clara!
Clara - Sebastiano!
- (Si stringono le mani. Sebastiano commosso. Clara siede).
Sebastiano - Son rimasto solo!
Clara - Lo so che stato un grande dolore.
Sebastiano - Era un uomo come pochi... e tutti lo hanno riconosciuto. Avr letto i giornali...
Clara - Per, a settantatr anni!...
Sebastiano - Era ancora forte... Si picchiava qui... Diceva... Pareva che non dovesse crollare mai!
Clara - Invece... Ha sofferto?
Sebastiano - No.
Clara - Ha capito?
Sebastiano - Capiva tutto, sempre. rimasto due giorni senza poter parlare... Scriveva dei biglietti, ma con la mano ferma.
Clara - Povero zio! Lo chiamavo zio da bimba. Non si ricorda?
Sebastiano - No. (Si scuote). Quando tornata?
Clara - Stamane.
Sebastiano - Si ferma?
Clara - Non so.
Sebastiano - Vuole qualche cosa? Un caff?
Clara - (sorride) Una sigaretta.
Sebastiano - (impacciato) Non so se...
Maria - (dura) Non ne abbiamo.
Clara - (apre la borsetta) Ne ho io. Offro io. (Porge la scatoletta a Sebastiano e si ficca una sigaretta fra le labbra tinte).
Sebastiano - Che strane sigarette! Piccole, piccole...
Clara - Provi.
Sebastiano - (prende una sigaretta, ma la depone sulla tavola) Dopo. Grazie. (A Maria) Porta il caff.
- (Clara accende. Maria esce nauseata).
Clara - Ho avuto qualche noia per mio marito. Adesso vorrei fermarmi qualche giorno dalla zia. Ma... non sono sicura.
Sebastiano - (si lecca le labbra) Non le piace qui?
Clara - Oh, mi piace molto!... (Lo fissa, procace) E mi fa bene, anche, quest'aria pura! Ma... (Sorride). Verr a tenerle un po' di compagnia. Lei rimasto cos solo.
Sebastiano - (frena uno slancio anche perch vede tornare Maria, che mesce il caff e, poi, si apparta) Solo, s.
Clara - (rimestando e fumando) Come diventano tristi le grandi case, quando scompaiono i vecchi. Suo figlio non viene?
Sebastiano - Ha telegrafato da Suez: sulla via del ritorno. Giunger fra dieci giorni; e per ripartire subito - penso - come al solito.
Clara - Sento tanto parlare di lui.
Sebastiano - (orgoglioso) Oh, un bravo figliolo! S: studioso, intelligente, volitivo... qualche volta un po' ruvido, ma...
Clara - (sorride) Assomiglia al nonno!
Sebastiano - (si guarda le unghie) Perch al pap no, certo...
Clara - (c. s.) Lei sempre stato un sentimentalone.
Sebastiano - Che cosa vuol dire?
Clara - Non so. Ricordo che quando ero bimba, e venivo da loro alla Villa del Roccolo, e lei era gi un giovinotto, i suoi amici la chiamavano cos.
Sebastiano - Mi chiamavano cos.
Clara - Egoista, anche. (Lo fissa).
Sebastiano - Egoista, io? Dicevano anche questo ?
Clara - (c. s.) Lo dico io.
Sebastiano - Perch ?
Clara - Non so. A guardarla...
Sebastiano - Ma un sentimentalone pu essere, secondo lei, un egoista?
Clara - Sono i pi feroci egoisti, Sebastiano!
Sebastiano - Mi pare difficile a capirsi.
Clara - cos.
Sebastiano - Lei se ne intende?
Clara - (acuta) Un poco. E cos... adesso che il povero zio non pu pi accanirsi contro la Villa del Roccolo, perch le gambe non lo aiutavano a superare l'erta, lei penser certo a rimetterla in sesto.
Sebastiano - un rudero!
Clara - Non esageri: o dovremmo concludere che siamo dei ruderi anche noi. (Civetta) Ricorda i bei tempi? Se la villa ritornasse ad essere quella di una volta, con il fuoco, con le gite... accetterei di essere ospite anch'io!
Sebastiano - (ingordo, illuminandosi) Da me?...
Clara - Siamo parenti... Coi bimbi, s'intende, che ci aiuterebbero a ricordare, a rimpiangere, a sognare... Si pu sempre sognare!
Sebastiano - (c. s.) Verrebbe?
Clara - (lo fissa) Verrei.
Sebastiano - Ma... la gente...
Clara - Oh, io sono libera! E lei pi di me.
Sebastiano - Infatti, siamo liberi.
Clara - (alzandosi) Ma tardi, Sebastiano! Domani posso venire a trovarla? Lei non uscir certo.
Sebastiano - Oh, io no!
Clara - Verr io. (Dopo l'ultima sorsata) ottimo questo caff di Maria! - (Si alza).
Sebastiano - Le piace?
Clara - (ride, si raddrizza) Sferza! (Sebastiano la guarda, ghiotto).
Sebastiano - Mi saluti la zia.
Clara - (dalla soglia) Oh, la zia non sa, non deve sapere che io sono venuta qui!
Sebastiano - Perch ?
Clara - (ride) un'arpia. (E se ne va a precipizio, salutando ancora, di lontano).
- (Sebastiano rimasto imbambolato sulla soglia e non s'avvede di Maria che lo guarda con commiserazione).
- (Da sinistra, entra Tubini; ha un gran rotolo sotto il braccio).
Sebastiano - (si scuote) Tubini!
Tubini - Le ho portato il progetto per la ricostruzione della Villa del Roccolo. Si ricorda che me ne aveva parlato?
Sebastiano - (esitante) S, ma...
Tubini - Poca spesa. Il tetto, il muro, la cisterna... Ventimila lire in tutto. I mobili ci sono... o quasi. Ho fatto un altro sopraluogo. Vuol vedere?
Sebastiano - (c. s.) Ha la carta?
Tubini - S'intende. (Distende il rotolo sulla tavola).
- (Intanto Maria, che ha capito, si avvicinata alla scrivania del senatore: fingendo di pulire il grosso bastone, lo ha lasciato scivolare di punta per terra. Al colpo, Sebastiano trabalza e si scosta da Tubini inquieto).
Sebastiano - Ne parleremo un altro giorno. Oggi non ho ancora la testa a posto.
Tubini - (ripiega la carta) Capisco... capisco...
Sebastiano - Metta via! metta via!
Tubini - Come desidera.
Sebastiano - Porti anche via.
Tubini - Non vuole esaminare tutto con un po' di calma?
Sebastiano - No. (Tentennando) Bisogna che ci ripensi... (Altro colpo secco, nervoso, del bastone. Sebastiano trabalza, deciso) Ora no! (Tubini ripone il rotolo sotto il braccio).
QUADRO TERZO
La scena del secondo quadro, ma ora c' il telefono. Quindici giorni dopo. Maria scende dalla scala: ha rimesso il collarino bianco. Sebastiano giunge dal parco. sempre a lutto. Meriggio.
Sebastiano - S' svegliato?
Maria - Ha chiesto una tazza di t. Ma noi t non ne abbiamo mai avuto qui in casa.
Sebastiano - Gi, infatti, noi... Di che umore ti pareva?
Maria - Buono. Ma, sa, quello un uomo che non si pu capire di che umore sia. Credo che sia sempre cos... cortese; ma con una ruga qui, una certa ruga...
Sebastiano - E, allora, vai a prendere un pacchetto di t... "Si vende in pacchetti?
Maria - Mando Angelo.
Sebastiano - (nervoso) Ma s, figurati... quello capace di comperare del fieno, della biada... Vai tu. E compera molte sigarette!
Maria - Infatti, appena aperti gli occhi, aveva gi la sigaretta in bocca. Ma mi parevano certe sigarette che qui non si trovano...
Sebastiano - Non importa. Prendi quelle sigarette che piacciono a me. Ma tante, tante... E mandami Angelo.
Maria - Ma se non voleva...
Sebastiano - Non voglio che esca: voglio che venga qui. Tu ti metti uno scialletto in testa... Poi, vai.
Maria - Dovr correre.
Sebastiano - Non importa. Aspetter... Oh, per Bacco! aspetter.
Maria - (esce frettolosa) Va bene.
- (Pausa. Sebastiano si annoda meglio la cravatta allo specchio. Giunge Angelo).
Sebastiano - Angelo... Maria se ne andata?
Angelo - (guarda in fondo al parco) Mi pare che esca ora.
Sebastiano - (gli d del denaro) Prendi.
Angelo - (intasca) Grazie.
Sebastiano - Per... la posta, ogni mattina e ogni sera, quando arriva, ti metti sul cancello, l'acciuffi tu, e la porti a me senza che alcuno veda. Intesi? Ed ora vai pure dove lavorano per sistemare la strada. Ci sono gli operai: ci deve essere il capomastro Tubini. Digli che ho bisogno di lui... un minuto: una parola. Che venga qui.
Angelo - (s'avvia, ma vede qualcuno in fondo al viale del parco e retrocede) Oh, Dio! C' gente!
Sebastiano - Non importa: la sbrigo io. Importa che tu corra come un lampo. (Angelo via a precipizio; e saluta il Presidente dell'Ospedale e Stizzi, che si appartano ad un cenno di Sebastiano, perch trilla il telefono. Al telefono) S. (Sgrana gli occhi) Ma, questa voce... (Trepidando) Clara! Lei? E come mai qui, se ho ricevuto stamane la sua cartolina da Merano?... Gi... La posta! Di passaggio? No. E non viene a farmi la solita visitina, ricorda? Sono, poi, rimasto cos solo! S, arrivato mio figlio: arrivato stamane, ma non conta. (Ansando) La vedrei con piacere. Dica ai suoi amici che aspettino... o, pure, li mandi via soli... Gi, partire in macchina alle sei una follia! E lei parta col treno. (Ride). No? Allora, dovrei venire da sua zia? Fra mezz'ora? Ho bisogno di vederla... Non so. Niente da chiederle. Cio... molte cose. E, forse, niente. Chi pu dire? Io sono un improvvisatore. No: ho anche i miei piccoli programmi prestabiliti, ai quali so essere fedele... Lei mi ha detto che i sentimentali sono feroci, non che sono infedeli Anche infedeli? Io no. E per la Villa del Roccolo, le dir...Ho mandato a chiamare qualcuno proprio per questo... Ho sognato. E mi pareva di rivivere in quei tempi. Lei, naturalmente, sa mantenere le promesse... (Si eccita) Verr? Brava. Fra mezz'ora, dunque. Non sempre mi capitato di essere puntuale. Oggi lo sar; tanto pi se questi suoi amici vogliono rapirla, e lei vuole farsi rapire! Deve?... Ho capito: deve. E io la verr a salutare. Grazie... grazie... Non c' male. Grazie. (Si allontana dall'apparecchio, ansante. Si ricompone. Saluta il Presidente e Stizzi che entrano dignitosissimamente).
Il Presidente - (si scopre) Buon giorno, signor Sebastiano! Abbiamo saputo che arrivato suo figlio.
Sebastiano - Questa mattina. S. Ed era molto stanco. andato a riposare.
Stizz - Sfido io! Dopo tanti giorni di viaggio!
Sebastiano - Parecchi.
Il Presidente - Dorme?
Sebastiano - S' svegliato da poco.
Il Presidente - Non vorremmo disturbare.
Sebastiano - Credo che...
Il Presidente - Ho pensato che era nostro preciso dovere venire a rendere omaggio all'illustre concittadino! Ma ben fortunato, sa, lei, ad avere un figlio di quella sorte!
Sebastiano - (sorride) Non me ne pento!
Il Presidente - Mi hanno detto che indubbiamente sar fatto accademico!
Sebastiano - (ride) Ma se ha trentadue anni!
Il Presidente - Eh, che cosa vuol dire, oggi, l'et? Un viaggio simile, e rischi, e studi, e articoli, e ricerche, e scoperte impensate... Pare che un giornale inglese abbia stampato: L'Italia pu considerarsi orgogliosa... . Gli inglesi avevano mandato tre o quattro volte degli scienziati laggi, inutilmente...
Sebastiano - Ho letto.
Il Presidente - Lei conosce l'inglese?
Sebastiano - No, io no: io non so niente... io non sono niente. Me l'hanno tradotto. vero quello che lei dice. Ma, per l'Accademia...
Il Presidente - Le posso garantire che la persona che mi ha dato questa notizia, molto bene informata.
Sebastiano - Sarebbe certo un grande onore. Comunque...
Il Presidente - Possono bastare quelli che ha avuti, per ora... Trentadue anni! Lo ricordo alto cos, con i calzoncini corti... e, poi, quando s' laureato ingegnere ed venuto qua prima di partir per l'America...
Stizz - Da allora...
Sebastiano - tornato una volta sola... Ma mi ha scritto sempre.
Il Presidente - Lo credo. Tutti, in paese, aspettano con ansia di poter stringergli la mano... Si fermer?
Sebastiano - Sa: ha parlato poco... era molto stanco.
Il Presidente - Capisco.
- (Entra Tubini ansante, vestito da lavoro, frettoloso).
Tubini - Io ho pochi minuti di tempo, signor Sebastiano! Ho lasciato gli operai soli...
Sebastiano - (a Tubini) Vengo subito. (Congedando il Presidente) Mi spiace...
Il Presidente - In ogni modo, le sar grato se vorr far sapere a Sua Eccellenza... (Si riprende, sorride) S, un piccolo anticipo di tempo! Che io sono venuto per rendergli omaggio prima di ogni altro...
Stizz - (pronto, petulante) Con me!
Il Presidente - (seccato) Con lui.
Sebastiano - Gli far certo piacere.
Il Presidente - E che forse domani dovr chiedergli un piccolo favore per una certa pratica che s' arenata a Roma... Crede che si seccher?
Sebastiano - Ma no! Ci penso io.
Il Presidente - Arrivederci, e grazie.
Sebastiano - Ossequi.
Stizz - Ossequi.
- (/ due se ne vanno).
Sebastiano - (premuroso) Tubini, lei il preventivo per mettere un po' in sesto la Villa del Roccolo, ce l'ha?
Tubini - Ho preparato qualche cosa. Sono ritornato anche a vedere.
Sebastiano - Bravo. La spesa sarebbe quella?
Tubini - (esita) Forse, un po' di pi.
Sebastiano - Molto?
Tubini - Ho detto un po' perch ... Mi faccia vedere la carta. (Si avvicina alla scrivania).
Sebastiano - (lo trattiene, guarda di sottecchi il ritratto del senatore) Non importa.
Tubini - Eh, no! Si discute con la carta sotto il naso, se no lei non pu capire. (Toglie dalla cartella la solita carta e la spiega). Vede qui? Ecco: qui bisogna costruire un muro perch la montagna frana.
Sebastiano - Una volta...
Tubini - Eh, una volta non franava: lo so! Adesso il torrente ha deviato e...
- (Appare Carlo: scende lentamente per la scalea e si ferma sull'ultimo gradino. Ha il segno del lutto sul risvolto della chiara giacca sportiva. bruno, aitante, un po' torvo, forte e brusco nei tratti. Una lieve barbetta nera e i piccoli baffi gli circuiscono le labbra rosse e sdegnose. I capelli sono lucidi e folti. Attraverso la fronte, fra gli occhi, una ruga precoce e netta e profonda. Ha la sigaretta in bocca).
Carlo - (a Sebastiano) Buon giorno, pap.
Sebastiano - (si rigira di scatto, sorride timido impacciato) Oh, Carlo!
Tubini - (s'inchina emozionato) Omaggi!
Sebastiano - (a Tubini, nervoso) Vada pure, Tubini. Ne riparleremo con calma... magari stasera.
Tubini - Questo suo figlio? (A Carlo) Ho letto tanto di lei.
Carlo - (impassibile) S' divertito?
Tubini - Mi sono entusiasmato.
Carlo - (butta la sigaretta, guarda rapidamente la carta) la stessa cosa.
Tubini - Io sono Tubini, capomastro. Lei non potr certo ricordarsi di me. Ma il suo pap, qui, le dir... Un vecchio e fedele servitore di casa. Anche il senatore mi mandava spesso a chiamare, e si consigliava con me...
Carlo - (troncando) Bravo! Avremo modo di conoscerci meglio... perch io ho intenzione di fermarmi qui a lungo. Ho bisogno di quiete per riordinare i miei appunti, per illustrare le mie ricerche...
Tubini - Ho sentito! Ho sentito!
Carlo - (congedandolo con un cenno rude) Sentir ben altro... Sentir. (Tubini esce con molti inchini).
Carlo - (a Maria che torna con un barattolo in mano) Buon giorno, Maria!
Sebastiano - (premuroso) andata a prenderti il t.
Carlo - Ma non c'era bisogno. Io credevo che ne aveste in casa.
Sebastiano - Noi... sai... (Si affretta) Sigarette ne vuoi?
Carlo - Grazie. Preferisco le mie. (Accende ancora. Pausa).
Sebastiano - Devono essere forti.
Carlo - Tropicali.
Sebastiano - Sei ancora stanco?
Carlo - No. Tre ore di sonno mi hanno completamente rimesso a posto. (Si affaccia sul parco). Ed ho voglia di uscire, di respirare... di muovermi. Voglio vedere se mi riesce di riconoscere qualche vecchio amico al Caff... Come si chiama?
Sebastiano - Della Luna.
Carlo - Al Caff della Luna, s. Quanti anni, eh? Chi sa come tutto sar mutato!
Carlo - (si avvicina alla scrivania) Gi... qui la vita ristagna. (Osserva meglio la carta) Stavate facendo dei progetti con il capomastro? Vedo una carta topografica... Ma questo il nostro poderetto lass, alla Villa del Roccolo. Deve essere diventato un rudero.
Sebastiano - Pensavo, appunto, di farci dei lavori...
Carlo - (lo fissa) Perch ?
Sebastiano - Sai... a me piaceva. Mi ricorda la mia giovinezza... Anche la tua, del resto!
Carlo - Ricordo che c'erano molte mosche.
Sebastiano - Non tante! non tante! Il preventivo di Tubini non comporta una grande spesa...
Carlo - (sogghigna) Quanto.
Sebastiano - Non so.
Carlo - (c. s.) Non lo potresti sapere! So che cosa sono i preventivi. E tu vorresti gettare del denaro per rimettere in piedi quella vecchia bicocca cadente? per andare a trascorrere un mese all'anno, cos: con la pancia al sole? magari per andare, come una volta, a veder strangolare i tordi e i fringuelli? (Energico) Se si deve spendere del denaro, ti assicuro io, pap, che c' modo di spenderlo meglio, e con altro profitto, ora. (Gli mette una mano sulla spalla) Ma sar qua io. E non avrai bisogno di capo-mastri; te lo assicuro. Avrai qualche cosa di meglio al tuo fianco: e nessuno t'imbroglier. (Lo scruta, bonario e severo) Perch ho paura che tu sia uno di quei tipi... (Sorride).
Sebastiano - (con il broncio) Io?
Carlo - Eh, non mi sbaglio! Ho girato il mondo.
Sebastiano - Lo so. Ma...
Carlo - (fatuo) Mi sono anche fatto un poco onore!
Sebastiano - (quasi stizzoso) Lo so, lo so: lo sappiamo.
Carlo - E ho imparato a conoscere la gente. Povero caro semplice e buon pap! (Tenta una carezza) Mi fai il broncio?
Sebastiano - A sentire te, pare che io sia...
Carlo - (tronca) Ma non pare niente, pap. Non pare niente! Ti conosco. E ti assicuro che ti adoro. Dovrai abituarti un poco ai miei modi bruschi... Non ci badare. (Cerca il cappello) Ti offro il vermouth! Farai il tuo ingresso trionfale al Caff della Luna, offrendo il braccio al tuo illustre figliolo che ritorna in mezzo ai vecchi amici... anche a quelli che, forse, lo speravano morto. (Ad un moto di Sebastiano) Non mi vorrai dire che hai da fare, spero! Bugie non me ne devi dire! (Imperioso) Vieni!
Sebastiano - (esita; poi, cede e si accosta a Maria, pallido) Maria... se qualcuno telefonasse... Forse telefoneranno. (Rapido) Sono uscito con lui.
Carlo - (dalla soglia) Presto.
Sebastiano - (cerca il cappello affannosamente) Eccomi!
Carlo - Il braccio!
Sebastiano - (offre il braccio) S, il braccio... S!
Carlo - (si avvia respirando a pieni polmoni e trascina il padre) E all'aria libera! Oh!!...
FINE
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