NO A TUTTI
Commedia in due tempi e un epilogo
di ANTONIO CONTI
PERSONAGGI
RUTH ELLIS
WALTER VARIUS
IL PRESIDENTE DELLA CORTE
IL PUBBLICO MINISTERO
IL DIFENSORE
TOMMASO VARIUS
DOTTOR CORDIAS
GILLIAN
OSCAR
UN INFERMIERE
UNA INFERMIERA
DUE AGENTI, UN CANCELLIERE
E UNO O PI' FOTOGRAFI, CHE NON PARLANO.
Commedia formattata da
PRIMO TEMPO
Aula d'udienza di una Corte di giustizia, in uno Stato nel quale ancora imperante la pena di morte.
Un piano rialzato, a semicerchio o a trapezio, corre lungo i tre lati della scena, occupando interamente quello di fondo, e in parte quelli laterali. Sul piano sono: in fondo il banco del Presidente; a sinistra quello del Pubblico Ministero; a destra quello del Difensore, di fronte al quale, in basso, il sedile per gli imputati. Il piano rialzato, a destra e a sinistra, interrotto per entrate laterali a livello della scena. In luoghi opportuni sono collocati microfoni. L'udienza all'inizio: il Presidente, il Pubblico Ministero e il Difensore sono ai loro posti. Il Cancelliere, seduto tra il Presidente e il Difensore (o a un tavolino in basso), attende a un apparecchio di registrazione, per il verbale d'udienza. Ruth Ellis in piedi dinanzi al sedile degli imputati. Due agenti prestano servizio. Ruth (in abito scuro, diritta e col volto leggermente alzato, ma senza alterigia, non calma ma sicura di s, risponde con composta fermezza allinterrogatorio).
Il Presidente - Professione?
Ruth - Infermiera.
Il Presidente - Nubile?
Ruth - S.
Il Presidente - (deterge i suoi occhiali, li controlla contro la luce, se li infila, e d un'occhiata alle sue carte) Incensurata. (Con gli occhi sulla copertina di un fascicolo, a Ruth) Vi si contesta l'accusa di omicidio premeditato e doppiamente aggravato, per avere, approfittando di circostanze inerenti a un pubblico servizio, cio a quello di infermiera in un ospedale, cagionato la morte di Walter Varius...
Ruth - ...gi condannato a morte...
Il Presidente - (continuando) ...mediante veneficio, cio con iniezione di una sostanza che la vittima riteneva innocua e prescritta a scopo sedativo. Ammette di aver commesso il fatto?
Ruth - S.
Il Pubblico Ministero - Volontariamente?
Ruth - Il fatto, s.
Il Difensore - A quale fine?
Ruth - Perch Walter Varius non subisse l'esecuzione della condanna a morte che gli era stata inflitta da questa stessa Corte.
Il Presidente - Escludete quindi di aver provocato la di lui morte per errore?
Ruth - A sua insaputa, l'ho addormentato per sempre, solo per evitargli il supplizio di dover morire, sveglio, nei modi e con le formalit di legge.
Il Pubblico Ministero - L'eutanasia sempre un assassinio.
Il Difensore - D'accordo: perch impedisce la morte naturale. Come la impedisce la pena capitale. Qui, dunque, non si tratta di eutanasia, ma di conflitto fra due modi di uccidere.
Il Pubblico Ministero - Per si dovrebbe pur sempre accertare se nella determinazione dell'imputata siano stati decisivi o almeno influenti altri motivi personali, cio intimi, di dubbio, di rimorso, di timore per s...
Il Difensore - Ci non toglierebbe che la vittima era un essere da sopprimere, alla cui esecuzione proprio lei avrebbe dovuto assistere, per redigere il verbale di legale decesso.
Il Pubblico Ministero - Per l'appunto: legale. E' tutto qui.
Il Difensore - D'accordo.
Il Pubblico Ministero - Perci l'imputata dovrebbe rispondere alla mia domanda.
Ruth - Motivi intimi, ha detto? di rimorso o di timore? E d'amore no? Io qui devo rispondere delle mie azioni, non dei miei sentimenti.
Il Presidente - Della vostra volont, s.
Ruth - Io non ho voluto togliere la sua esistenza a Walter, che ormai ne era privo e non poteva pi viverla. Ho invece voluto risparmiargli un modo di essere ucciso, di dover lasciare la vita a scadenza fissa, ad un'ora determinata, non circondato da persone chine ad assisterlo con amore nella sua agonia, ma da funzionari costretti a nascondere il loro umano turbamento, e anche la loro piet, per osservare, come diceva il signor avvocato, tutti i commi delle norme prescritte per l'assassinio.
Il Pubblico Ministero - La polemica contro la pena di morte riguarda soltanto i giuristi ed i legislatori, in altre sedi, e non noi magistrati messi a questo posto unicamente per applicare la legge, non fatta da noi. E il vostro avvocato, che stato anche legislatore, pu spiegarvelo meglio di me.
Ruth - Non mi importa che la colpa sia dei legislatori.
Il Pubblico Ministero - (verso il pubblico) E dunque, signori giurati, avremmo di fronte una piccola Antigone.
Ruth - Non so chi sia. E so poco o nulla di quella polemica, di cui dice lei. Ho obbedito a me stessa, ecco tutto; e ho detto di no, assolutamente no a chiunque sia.
Il Pubblico Ministero - Bene: obbedito a se stessa. E' questo che interessa.
Ruth - Dunque non c' bisogno di dir altro per giudicarmi. Il mio processo pu finir qui, anche se io devo prendere il posto di Walter.
Il Pubblico Ministero - A me, quale rappresentante della legge (verso il pubblico) ed ai signori giurati per giudicare come rappresentanti del popolo, necessario indagare sui moventi, anche pi profondi e segreti, che vi hanno determinato ad agire come avete agito. Voi dite di aver voluto risparmiare a Varius il supplizio della esecuzione formale della condanna che gli era stata inflitta. Sia pure. Ma perch? Quella condanna fu emessa soprattutto sulla base della vostra deposizione testimoniale, nettamente accusatrice.
Ruth - (abbassa il capo) E' vero, purtroppo.
Il Pubblico Ministero - Avete deposto la verit?
Ruth - (dopo un silenzio, pi col capo che con la voce) Certo.
Il Pubblico Ministero - Ne provaste rimorso?
Ruth - Di pi: ne ebbi orrore.
Il Presidente - D'aver detto la verit?
Ruth - E' orribile che la legge imponga di deporre in giudizio quello che pu costar la vita a un altro.
Il Pubblico Ministero - Non sarebbe esattamente il caso vostro.
Ruth - Mi domando, scusi, se proprio lei potrebbe volgere contro di me l'impulso che ebbi di sottopormi volontariamente, con la mia testimonianza contro Varius, a un obbligo di legge.
Il Pubblico Ministero - Ancora la legge! Ma appunto la legge che vi contesta di aver ucciso Varius non per ribellarvi ad essa bens per motivi vostri, personali?
Ruth - Lo nego. Lo nego.
Il Pubblico Ministero - Vedremo. E vedremo anche se deponeste contro Varius per l'impulso di sottoporvi alla legge o per un altro.
Ruth - Quale?
Il Presidente - Andiamo per ordine. Prima raccontate i fatti.
Ruth - Della morte di Walter?
Il Presidente - No, tutto, dal principio.
Ruth - Credo di aver gi detto quanto basta per farmi giudicare.
Il Difensore - No. Non si ostini. Molte cose devono esser precisate.
Il Pubblico Ministero - D'accordo: molte cose.
Ruth - Perch devo dire quello che riguarda me sola, che voglio serbare per me?
Il Difensore - Perch anch'io devo fare il mio dovere, qui, fosse pure contro la sua volont.
Ruth - (con uno smorto sorriso) Per legge?
Il Difensore - S, ma soprattutto per coscienza.
Ruth - (abbassa il capo, con chiusa emozione) stessa non vorrei affacciarmi a riguardare gi, nel fondo, quello che passato nell'anima mia, e che io sola ho provato. Un abisso. (Si rialza) E tutto dovrebbe diventare cronaca romanzata, per il passatempo di chi si diletta con i giornali.
Pubblico Ministero - C' un interesse superiore a tutto questo.
Ruth - La giustizia degli uomini? Se fosse giustizia non sarebbe diversa da paese a paese.
Il Presidente - Basta, non siete qui per discutere.
Ruth - Certo, ma io rispondo perch si vuole indagare sui moventi, anche pi intimi, della mia determinazione.
Il Pubblico Ministero - E anche perch, in un primo momento, avete tentato di far credere che Walter Varius si era procurato la morte da solo.
Ruth - Io non l'ho mai detto.
Il Pubblico Ministero - Non l'avete nemmeno negato.
Il Difensore - Ma le sarebbe stato facile sostenere, quanto meno, di aver procurato la morte a Varius col consenso e per volont di lui, che era all'ospedale proprio per aver gi tentato di uccidersi in carcere.
Il Pubblico Ministero - L'accusata ha cercato di far credere anche questo...
Ruth - No, mai...
Il Pubblico Ministero - ...in un primo momento; poi, irretita nelle sue contraddizioni, si atteggiata in una aureola di sublimazione.
Ruth - Ho detto sempre la verit, sin dal primo momento.
Il Pubblico Ministero - Chiedo che su questo punto sia sentito subito il dottor Cordias, direttore del carcere, che fu il primo a incontrare l'imputata dopo il delitto.
Il Difensore - Aderisco alla richiesta.
Il Presidente - (a un Agente) Il dottor Cordias. (l'Agente esce a destra, e subito introduce il dottor Cordias) Giuri di dire tutta e soltanto la verit.
Cordias - Lo giuro.
Il Presidente - S'accomodi. (Cordias si siede) Conferma il suo rapporto? Cordias - S.
Il Pubblico Ministero - Lei ha riferito che la sera precedente il giorno in cui Walter Varius dall'ospedale doveva essere nuovamente tradotto in carcere, ne avvert l'imputata... Cordias - S.
Il Pubblico Ministero - Perch?
Cordias - Doveva a sua volta avvertirne Varius...
Il Pubblico Ministero - Comunicandogli che la grazia era stata negata?
Cordias - No. Anzi, senza dirgli nemmeno che la sua perdita di memoria potesse essere non creduta. Egli affermava di ritenere di essere imputato di omicidio colposo, per l'incidente automobilistico di cui era rimasta vittima Josephine Ceylon. Sarebbe toccato a me, il mattino seguente, dopo averlo ricondotto dall'ospedale al carcere, ricordargli il processo subito, e farlo rinchiudere nuovamente nel braccio della morte. Invece, quando tornai all'ospedale, con la scorta, verso l'alba, Varius era gi morto da alcune ore.
Il Pubblico Ministero - Nella stanza c'era l'imputata?
Cordias - S, lei sola. Era in piedi accanto al letto, ferma. Non disse nulla, non si volt nemmeno. Rimase rigida, e sul principio non rispose alle mie domande. Constatai subito che Walter Varius era privo di vita. Insistetti nel chiedere cos'era avvenuto. Essa mormor, senza muoversi: Dorme, come aveva voluto .
Il Pubblico Ministero - Si noti : come aveva voluto . E poi?
Cordias - Alle mie insistenze per sapere come e perch della morte, mi indic la siringa e una fiala che erano l, sul tavolo, e disse soltanto: Ecco, lo stesso veleno della camera a gas .
Il Pubblico Ministero - Nient'altro?
Cordias - Nient'altro.
Il Pubblico Ministero - Per lei le chiese se era stato lui stesso, Varius, a volere che gli fosse iniettato il veleno.
Cordias - Certo.
Il Pubblico Ministero - E che cosa le rispose?
Cordias - Nulla. Alla fine, dopo molte domande, invece di rispondere, disse soltanto: Facciano di me quello che vogliono .
Il Pubblico Ministero - Dunque volle lasciar credere o supporre di aver acconsentito alla volont di Varius. Non cos?
Il Difensore - Mi oppongo: il teste non pu esprimere la sua opinione, qualunque essa sia.
Il Presidente - La domanda non ammessa.
Il Pubblico Ministero - Per ora non ho altro da chiedere al teste.
Il Presidente - D'altronde tutto ci riguarda.,. (A Cordias) Dott. Cordias, lei pu ritirarsi. (Cordias esce a destra) ... Tutto ci riguarda, dicevo, quanto avvenne dopo la constatazione della morte di Varius. Ora si tratta, invece, di risalire all'origine dei fatti e per informarne (verso il pubblico) i signori giurati, da ricordare che la imputata, la quale afferma di aver voluto ribellarsi alla legge...
Ruth - C' chi ha scritto che, dopo tutto, l'ho applicata...
Il Presidente - Non ci interessa quello che si dice fuori di qui. Invece da ricordare, dicevo, che voi foste la principale teste di accusa nel processo a carico dello stesso
Varius - (accenna a un grosso fascicolo) accusato di duplice omicidio aggravato. (Mentre il Presidente parla, la luce si restringe fino a concentrarsi su di lui: tutto il resto rimane per alcuni momenti al buio) Il processo, anzi, si era iniziato contro di lui con una sola imputazione di omicidio volontario, in persona di... (d un'occhiata al fascicolo) della ventenne Josephine Ceylon, conosciuta in arte col nome di Malva Swall, investita da un'automobile condotta dal Varius, il quale in un primo momento tent di scagionarsi adducendo che si trattava di un fatto accidentale, dovuto a disgrazia, mentre l'accusa, respingendo l'ipotesi difensiva dell'omicidio colposo, contestava all'imputato quella di omicidio doloso, cio volontario, commesso per l'appunto, con l'apparenza preordinata di un fatto accidentale. Sotto questa imputazione, per l'appunto, fu tratto a giudizio il giovane Walter Varius, il quale all'inizio del processo insistette nella sua versione difensiva. Sin alle prime contestazioni, per l'appunto, egli rispose... (Sulle ultime battute del Presidente la luce tornata a diffondersi intorno, fino a riprendere tutta la scena, che riappare come era in precedenza, con il Pubblico Ministero e il Difensore e tutti gli altri ai loro posti: soltanto, al banco degli imputati, invece di Ruth, ora si trova Walter Varius).
Walter - (con apparente naturalezza come se non fosse impressionato dall'accusa) S, signor presidente, stata soltanto una disgrazia.
Il Presidente - Un momento. Riepiloghiamo i fatti, e anzitutto i precedenti. La giovane Josephine Ceylon era o era stata con voi in rapporti piuttosto intimi; lo ammettete?
Walter - Di pi: io l'amavo.
Il Pubblico Ministero - E lei?
Walter - Mi corrispondeva.
Il Pubblico Ministero - Anche negli ultimi tempi?
Walter - S.
Il Pubblico Ministero - Ne eravate geloso?
Walter - No, perch? Non avevo motivo.
Il Pubblico Ministero - Eppure qualcuno, che verr qui a deporre, riferisce che nei giorni precedenti alla morte della Ceylon vi furono fra voi e lei scenate violente. Si dice che lei non intendesse pi saperne di voi, e volesse troncare la relazione.
Walter - Troncare, no. Sospettava, o credeva, che io la tradissi, che mi fossi lasciato abbindolare da un'altra...
Il Pubblico Ministero - Da chi?
Walter - Da una che non conosceva, e con la quale sarei stato visto insieme.
Il Pubblico Ministero - Ma chi era? domando.
Walter - Lei stessa, Malva, voleva sapere il nome di costei, ma io non potevo dirglielo, come non posso dirlo ora, perch quella donna non esisteva, e si trattava soltanto di chiacchiere, di pettegolezzi... non so... di una invenzione malevola di qualcuno, che per invidia o per altro voleva mettere Malva contro di me. Ma in fondo non c'era motivo di tragedia.
Il Pubblico Ministero - Eppure essa, la vostra vittima, non voleva pi vedervi.
Walter - Lei stessa, il giorno prima del fatto, venne a cercarmi, e ci recammo a cena insieme.
Il Pubblico Ministero - Purtroppo nessuno pu riferire quello che vi siete detto nel vostro incontro in un bar, e durante la cena: lo sapete voi solo.
Walter - Se fra noi ci fosse stato un litigio o un contrasto, qualcuno avrebbe dovuto notarlo.
Il Difensore - Su questa circostanza sono stati interrogati parecchi avventori e inservienti del bar e del ristorante con esito negativo.
Il Pubblico Ministero - Ed proprio questo che anch'io desidero mettere in evidenza. L'ipotesi dell'accusa , per l'appunto, che l'imputato in quell'incontro, si sia mostrato arrendevole e remissivo, proprio per indurre la Ceylon a recarsi la notte successiva, dopo la recita, a un ultimo appuntamento, in un viale a quell'ora deserto.
Il Difensore - Con tutto il rispetto, non mi sembra un'ipotesi, ma una fantasia.
Il Pubblico Ministero - E' quello che vedremo. Intanto chiedo all'imputato se vero o no che egli, nelle settimane precedenti al fatto, tutte le sere si recava al teatro dove la Ceylon recitava, e l'aspettava nel suo camerino, per uscire insieme.
Walter - Tutte le sere no, ma quasi sempre. Andavo a prenderla, per accompagnarla a casa.
Il Pubblico Ministero - Ma la sera del fatto non ci siete andato.
Walter - No. E lei non mi aspettava. Sapeva che ero partito, e che sarei tornato il giorno dopo.
Il Pubblico Ministero - Va bene. E allora sentiamo come, secondo voi, avvenne quella che voi chiamate disgrazia.
Walter - Quel giorno ero partito con l'automobile di mio fratello, per recarmi nella nostra vecchia casa di campagna, dove era mio padre, che mi attendeva per... cose nostre...
Il Pubblico Ministero - Dite pure: per questioni riguardanti i vostri debiti.
Walter - Sarei dovuto tornare il giorno dopo. Invece trovai modo di ripartire la sera stessa, sul tardi. Arrivai, al ritorno, poco dopo l'ora in cui il teatro Eden di solito si chiudeva. Pensai che forse avrei potuto essere in tempo, andando forte, per raggiungere Malva lungo la strada che le piaceva di percorrere a piedi, cos, anche sola, per fare una passeggiata di notte, ritornando a casa. Sul lungo viale, a quell'ora quasi deserto, lanciai la macchina. A un certo punto scartai un po' bruscamente pi a destra, per scansare tre persone che, come se scherzassero fra loro, si erano improvvisamente sparpagliate. Proprio in quel momento, mentre ancora io cercavo di padroneggiare la macchina, dall'ombra di una pianta venne fuori, e mi si par davanti, all'improvviso, una figura di donna. Ebbi appena il tempo di ravvisarla, nella luce, come in un lampo: era lei, Malva. Prima ancora di poter sterzare, l'avevo travolta.
Il Pubblico Ministero - Infatti la vostra sterzata, non molto decisa, fu immediatamente successiva all'investimento. E anche la frenata avvenne dopo.
Walter - Per forza.
Il Pubblico Ministero - Ammettete anche voi, come del resto risulta da molte prove, che da un po' di tempo, prima della sua misera fine, la vostra disgraziata amica era particolarmente abbattuta e in uno stato ansioso?
Walter - Andava soggetta a crisi di sconforto.
Il Pubblico Ministero - Ma questa volta la crisi era particolarmente grave.
Walter - Se anche fosse, non sarebbe stata una ragione per sbarazzarmene uccidendola.
Il Pubblico Ministero - (al Presidente) Per ora non ho pi domande da fare.
Il Presidente - E la difesa?
Il Difensore - (si alza) Appena una o due. L'imputato ha gi risposto sul punto essenziale: se vero - egli ha detto in sostanza - che la povera giovane non voleva pi saperne di me, non si pu supporre che io abbia voluto sopprimerla, con la messinscena di un evento accidentale, per liberarmene . Ora, noi siamo qui a contrastare non sui dati obbiettivi della generica, che all'in-circa sono pacifici - l'ora notturna, la velocit, la sterzata e la frenata pi o meno pronte o tardive, eccetera - ma pretendiamo un risalire da essi, per induzioni, in mancanza di una specifica univoca, che non consenta diverse o divergenti interpretazioni, pretendiamo di scandagliare in profondo nell'animo di questo essere umano, cio in un mistero, sottoposto a un giudizio umano - necessario, ma sempre umano - e in quanto umano pretendiamo, dico, di cogliere, se c' stato, un baleno improvviso di volont omicida... (A un cenno del P. M.) S, lo so, Pubblico Ministero che, proprio per prevenire questa ovvia posizione difensiva, l'accusa contesta all'imputato la premeditazione, o comunque la preordinazione del delitto. Lo so: secondo l'ipotesi accusatoria la vittima sarebbe stata volutamente falciata mentre si trovava in attesa di un appuntamento, del quale non sospettava la tragica insidia. Ma se noi dobbiamo giungere a constatare - e lo dobbiamo -che manca una qualsiasi prova, anche indiziaria - il sospetto non un indizio - di una preordinazione, allora l'imputazione deve essere degradata all'ipotesi dell'omicidio non premeditato: e in tal caso l'accusa ha il compito di dimostrare che l'imputato, nell'attimo in cui, alla luce dei fari, scorse la donna e la riconobbe, abbia, con un subitaneo trapasso dalla colpa al dolo, concepito il delitto, compiendo una manovra fulminea per cagionarlo. Si tratta dunque di stabilire, anzitutto, se il processo pu essere contenuto nei limiti di questa indagine. E in proposito di tale questione, la difesa ritiene che le basti mettere in evidenza due sole circostanze. Nell'automobile condotta dall'imputato la polizia trov, fra l'altro, un tappeto. Chiedo all'imputato di dirne la provenienza e la destinazione.
Walter - Era un tappeto di fabbricazione rustica, di un tipo che piaceva a Malva, opera di artigiani del villaggio presso il quale la villa di mio padre. Lo acquistai, quel giorno, appunto per farne un regalo a lei, a Malva...
Il Pubblico Ministero - ...O per farne un alibi...
Il Difensore - (non curandosi dell'interruzione, a Walter) E' vero o no - e del resto potremo provarlo - che lei doveva compiere il viaggio insieme con suo fratello, il quale rinunci soltanto all'ultimo momento?
Walter - E' vero. (Dalla platea si leva la voce di Ruth).
La voce di
Ruth - Permette, signor Presidente?
Il Presidente - (scattando severo) Chi interrompe?
Ruth - (vestita diversamente da come era all'inizio dell'atto, si fa avanti) Una parola, se posso...
Il Presidente - Non pu. Anzi, sia condotta fuori e fermata. (Un agente va verso Ruth, per eseguire l'ordine).
Ruth - (a voce alta, andando ancora pi avanti) Ho una cosa da svelare, una confidenza di Malva Swall, per illuminare la giustizia. (Rapidamente salita sul palcoscenico. Alcuni fotografi sbucano da varie parti e la investono con i lampi delle loro macchine).
Il Presidente - (batte con la palma di una mano sulle carte, perentorio) Ferma l...
Ruth - (avanza ancora) Sono Ellis Ruth...
Il Presidente - Via, ho detto...
Ruth - (noncurante) ...infermiera dell'Ospedale della Misericordia: ho assistito Malva Swall morente... (Altri, lampi delle macchine).
Il Presidente - (all'agente che sta salendo, per raggiungere Ruth) Un momento. (Energico) Non cos che dovete presentarvi alla giustizia.
Ruth - (concitata) Mi scusi... Assistevo laggi... stato un impulso... Quando ho sentito quello che si diceva... allora il mio segreto...
Il Presidente - Segreto?! Quale?
Ruth - La verit, ecco... l'impulso della verit-di quella che so, che non ho detto... Mi faceva paura, l'avevo taciuta, ma adesso...
Il Pubblico Ministero - (ha consultato rapidamente un fascicolo) Lei fu interrogata dalla Polizia dopo la morte della Swall...
Ruth - Appunto: e non dissi quello che sapevo...
Il Pubblico Ministero - Signor Presidente, induco Ellis Ruth come testimone, gi qualificata in atti, e chiedo che sia subito ammessa a deporre.
Il Presidente - La difesa ha nulla da eccepire?
Il Difensore - La testimone non stata indotta dall'accusa su una precisa posizione e nei termini prescritti.
Il Pubblico Ministero - E perci chiedo che il signor Presidente voglia ammetterla avvalendosi dei suoi poteri discrezionali.
Il Presidente - L'istanza del Pubblico Ministero accolta. (A Ruth) Venga avanti. Giuri di dire tutta e soltanto la verit.
Ruth - Lo giuro.
Il Presidente - (indica una sedia) Pu accomodarsi.
Ruth - Grazie. (Ma non si siede).
Il Presidente - (scorrendo una pagina del processo) Ellis Ruth di anni ventotto, infermiera...
Ruth - S.
Il Presidente - Ha rapporti di parentela o di interessi con l'imputato?
Ruth - No.
Il Presidente - Racconti i fatti che sa.
Ruth - (evitando sempre di guardare Walter) Ero di servizio notturno al pronto soccorso... Dopo mezzanotte, verso l'una, fu portata all'ospedale, con un'automobile privata, una ragazza gravemente ferita. In un primo momento non la riconobbi. Sembrava gi morta. Il medico di guardia constat, invece, che aveva ancora un filo di vita...le tagliai le vesti, per scoprire le ferite... spogliarla... Era tutto sangue, dalla testa, gi, fino al petto... Il dottore le pratic le cure possibili, stette ancora a lungo nella stanza ad osservarla, poi mi ordin di rimanere ad assisterla e mi impart le istruzioni. " Uscendo, trov l, vicino alla porta, in attesa nel corridoio, un giovane che gi avevo visto al pronto soccorso fra gli altri che, insieme con lui, vi avevano portato la ragazza. Lui solo, poi, era venuto fin l, davanti a quella camera. Mentre dalla soglia spingeva lo sguardo ad osservare la giovane stesa sul letto, domand al medico se poteva salvarsi... disse di chiamarsi Varius, e che la ragazza da lui investita per disgrazia era l'attrice Malva Swall. L'uscio si rinchiuse e io non sentii pi nulla. Allora ravvisai la Swall, che avevo visto una volta a teatro, ed in qualche fotografia.
Pubblico Ministero - E... guardi: il giovane che parl col medico era l'imputato?
Ruth - S.
Il Pubblico Ministero - Continui pure.
Ruth - Mi misi l, seduta accanto al letto, e rimasi a lungo ad osservare quella poveretta. Respirava a fatica. Era immobile, con gli occhi chiusi. Ogni tanto le tergevo il sangue che le colava da un orecchio. Trascorsero cos tre ore. A un certo momento, dopo che le avevo cambiato la borsa del ghiaccio, mentre le tenevo una mano sentii che accennava a stringere la mia. Poi cominci a muoversi, a smaniare... apr leggermente le palpebre... Io la chiamai, accarezzandola. Ebbi l'impressione che mi sentisse... All'ora indicata le feci un'altra iniezione. Essa riapr gli occhi e mi fiss intensamente, a lungo... Compresi che, con quello sguardo vivo, cercava di farmi capire qualche cosa... Le chiesi se voleva muoversi, se aveva sete... Le inumidii le labbra... L'assicurai che tutto andava bene, che doveva mettersi tranquilla... Ma essa continuava a fissarmi, e in certi momenti aveva lo sguardo che si dilatava, atterrito, mentre mi stringeva la mano come se si aggrappasse... accennando anche a sollevarsi, tanto che io dovevo trattenerla, perch il medico aveva prescritto l'immobilit. Poi, nell'affanno, cominci ad emettere dei gemiti, ad articolare parole confuse. Pareva che fosse per urlare di spavento e non potesse... In un soprassalto ebbe un grido : La macchina . Capii che riviveva il momento della disgrazia. Riuscii a calmarla un po', cercai di persuaderla che era salva. Si rimise gi, immobile. Dopo qualche tempo torn a fissarmi intensamente, accenn a voler parlare. Le chiesi cosa volesse, accostai l'orecchio alle sue labbra. Allora, con voce velata, affannosa, disse : Mi ha uccisa . Chi? chiesi io. Mi rispose : Lui, Walter, lui... . Per disgrazia , io dissi. No - ribatt lei - no, lo ha voluto. Possibile? Non pu essere , le osservai, sar stata un'impressione . Ma lei continu : L'ha fatto apposta... Deve averlo fatto apposta . Deve perch? perch apposta? , domandai. Tacque, un momento, poi soggiunse: Perch un assassino, e io sola lo sapevo... io sola . L per l mi venne in mente che delirasse. La esortai a non pensare ad altre cose, a mettersi calma: poi tutto sarebbe passato, come un brutto sogno, come la febbre che aveva. No, non sogno , disse. Proprio lui, Walter, ha sparato contro un agente che l'inseguiva, e l'ha ucciso l, sulla strada, ormai un mese . Mi ricordai di un fatto che avevo letto nei giornali, avvenuto in una strada del parco, il fatto di quei due agenti che, in motocicletta, di notte, avevano inseguito un'automobile condotta da un giovane rimasto ignoto, che aveva accanto a s una ragazza. Lo sconosciuto, dopo aver fatto cadere uno dei due urtandolo, aveva sparato contro l'altro che era giunto alla sua altezza.
Il Pubblico Ministero - L'automobile, poi, fu ritrovata in una strada fuori mano, dall'altra parte della citt: e risult che era stata rubata.
Ruth - Anche questo disse la Swall. E conferm alcuni particolari, ne aggiunse altri.
Il Difensore - E lei proprio sicura che non delirasse? che non fosse soggetta, non so, a una suggestione che la induceva a raffigurarsi come partecipe di un fatto che poteva averla impressionata?
Ruth - No, non credo, perch disse anche che, da quel giorno del delitto, lei voleva troncare tutto col suo amante, non vederlo pi, ma che egli non intendeva lasciarla libera, e giungeva persino a minacciarla; le era sempre d'attorno perch lei, l'unica testimone del suo segreto, non gli sfuggisse e non andasse con altri, nemmeno con le sue amiche della compagnia.
Il Pubblico Ministero - E quella notte, prima di morire, la Swall non parl ad altri che a lei?
Ruth - No, a nessun altro. Le chiesi se voleva che chiamassi qualcuno. Fece cenno di no. Le domandai anche se voleva che io riferissi ad altri quello che mi aveva confidato: riapr un ] momento gli occhi, e dopo un po' rispose, con un filo di voce : Non so . Furono le sue ultime parole. Di l a poco si manifest la crisi, per una emorragia interna. Fu portata in camera operatoria; ne ritorn che era in agonia. (Un silenzio).
Walter - (durante tutto il racconto di Ruth rimasto ostentatamente impassibile).
Il Pubblico Ministero - (si alza) Signor Presidente, a questo punto io devo chiedere che il processo sia rinviato, e gli atti siano rimessi all'Ufficio del Pubblico Ministero, per elevare a carico dell'imputato anche i capi di accusa relativi ai delitti ricordati dalla testimone ora sentita nella sua deposizione.
Il Presidente - La difesa?
Il Difensore - Nulla osserva.
Il Presidente - (raccogliendo le carte) Il processo rinviato a nuovo ruolo, con trasmissione degli atti al Pubblico Ministero. L'udienza tolta. (Il Presidente e il P. M. escono. Il Difensore raccoglie i suoi fascicoli in una borsa di pelle. Ruth rimane un momento indecisa, poi si avvia verso destra, per passare davanti a Walter, senza guardarlo).
Walter - Grazie della sua prodezza, signorina.
Ruth - (rigida) Non devo render conto a lei...
Walter - Certo: ma io mi ricorder di lei, non dubiti, me ne ricorder nella camera a gas, se dovr andarci, e le mander l'ultimo saluto, pu immaginare quale.
Ruth - Ho fatto quello che dovevo...
Walter - La sua parte...
Ruth - Il mio dovere...
Walter - Infatti un dovere anche uccidere, purch si uccida per conto dello Stato...
Il Difensore - (interviene) Be', adesso non...
Walter - ...non importa se anche per odio...
Ruth - Io odio il male.
Walter - E per questo ha compiuto un'opera di bene.
Ruth - Ne risponder solo alla mia coscienza, non a lei.
Il Difensore - (a Ruth) La prego: non pu rimaner qui.
Walter - In ogni modo, come vede, tutti possiamo volere la morte di qualcuno.
Ruth - Se lei lo sa, affar suo: non mi riguarda.
Walter - Tutti abbiamo addosso, sempre, miliardi di microbi, e un sacchetto di rifiuti, di porcheria, anche lei come me, come le case hanno gli scarichi, le citt le fogne. Per i pensieri, gli impulsi... dicono che questo il subcosciente, dove c' tutto, e guai rimescolarlo... Non lo sente il tanfo anche lei adesso?
Il Difensore - (a Walter) Basta, le dico... (A Ruth, accennandole che deve uscire) E lei, per favore...
Ruth - Ma s: buon giorno, avvocato.
Il Difensore - Buon giorno.
Walter - (sferzante) Arrivederci. E sonni tranquilli. (Ruth esce a destra. I due agenti fanno per applicare le manette a Walter).
Il Difensore - (a Walter) Domani verr a colloquio. Parleremo di tutto. (Da sinistra entra Tommaso Varius, seguito da Oscar e Gillian. Va-rius viene avanti quasi strascinando i piedi, un po' curvo, disfatto).
Walter - Pap...
Oscar - Ciao.
Varius - (verso gli Agenti, porgendo un foglietto) Ho il permesso della Procura Generale. (Gli agenti salutano e ritirano le manette).
Il Difensore - Buon giorno.
Varius - (stringe la mano al Difensore. Un silenzio) Ho sentito... Tutto ho sentito...
Walter - Eravate qui?
Varius - E tu? Non hai gridato che non vero... Che dici, tu?
Walter - (chiuso, teso) Cosa vuoi che dica? No, a tutti.
Varius - Negherai, dunque...
Walter - Negare... una parola. Chi se l'aspettava una tegola simile?
Oscar - (fra affettuoso e burbero) Non ricominciare a fare lo scemo, con la tua aria di infischiartene di ogni cosa.
Walter - Infischiarmene!? Magari: se non ci fosse di mezzo la pelle...
Gillian - No, Walter, non cos... (A poco a poco la luce si restringe intorno, fino a comprendere in un cerchio i personaggi in scena, escludendo gli agenti, che, trattisi in disparte, rimarranno invisibili).
Varius - Ma via! tu non sei, non puoi essere colpevole: io lo so...
Walter - Come io so che, se lo fossi, anche tu dovresti condannarmi.
Varius - Non voglio pensarlo nemmeno. Avvocato, dica lei... vedr lei ci che si pu fare-Quella testimone che vien fuori cos, a distanza di tempo, in modo clamoroso...
Gillian - ... teatrale...
Il Difensore - Appunto: si tratta, anzitutto, di vagliarne e discuterne l'attendibilit...
Varius - Vero? E' quello che penso anch'io. Si contraddetta, ha deposto il contrario di quello che aveva dichiarato al momento degli accertamenti... pu essere una mitomane...
Il Difensore - E poi, quand'anche potesse essere ritenuta veritiera, si potr sempre sostenere - ma di ci vedremo meglio... esamineremo dai risultati della nuova istruzione - si potr sostenere, dicevo, che non da prendersi alla lettera quanto pu aver detto quella poverina... soggetta a choc traumatico, in una pausa della perdita di coscienza...
Varius - Vero? Ecco, questo. Ce n', insomma, di eccezioni... di tesi...
Il Difensore - Oh, certo... Argomenti non ne mancano; anzi...
Walter - (smorzando il sarcasmo in uno smorto sorriso) Quasi non manca nulla.
Il Difensore - (d la mano a Walter) A domani, dunque.
Walter - Buon giorno.
Varius - Posso venire da lei oggi... stasera?
Il Difensore - Senz'altro, a qualunque ora.
Varius - Grazie. (Stretta di mano) Arrivederla, avvocato.
Il Difensore - Ossequi, signor ispettore. (Saluta anche gli altri ed esce a destra).
Varius - (a Walter) Anche l'avvocato, hai visto?, sembra abbastanza tranquillo...
Walter - Per forza: come un medico con l'ammalato.
Oscar - Ma dipende anche da ci che dice l'ammalato.
Walter - (amaro, acre) E' questo che vuoi sapere? Prova a immaginarti nei miei panni. Prova. Se io sono innocente, essere preso nell'ingranaggio tremendo, e sar un miracolo cavarsela, anche col vostro aiuto. Ma se sono colpevole...
Varius - No, no, nemmeno dirlo...
Walter - (pi intenso) ... se fossi colpevole, dovrei sapere se mi difendereste...
Oscar - Che c'entra...
Walter - ... ma prima dovreste dirmi voi, s, voi, dirmi tu, pap: dovrei confessare o no? (Un silenzio).
Varius - (a voce bassa, affannosa, smarrito) Figliuolo, perch... vorresti mettermi a una prova simile? Non lo so il perch... Io... e tuo fratello, qui, ti siamo vicini... e anche lei, tua cognata... e vogliamo solo... salvarti...
Walter - Anche se sono colpevole?
Varius - Non c' nessuno che non meriti di essere difeso: tanto meno un figlio. Ma io son certo, nonostante la tua esistenza sbagliata, che devo soltanto difendere la tua innocenza.
Walter - Per, pap... se non lo dico a te, a chi devo dirlo?
Varius - (angosciato) Ma cosa?!
Walter - Oppure no: senza dirtelo. Tu sei esperto, pap, sei del mestiere, in queste cose hai il fiuto che ti ha reso celebre: di' tu cosa ne penseresti di un indiziato, in un caso come il mio...
Oscar - (risentito) Ma questo il modo di trattare pap?... Cosa vuoi da lui?
Walter - Niente. Ho soltanto domandato.
Oscar - Se ti pare di non averlo fatto soffrire abbastanza...
Walter - E vuoi farmi la predica tu, adesso?
Oscar - Prediche a te? Ne abbiamo fatto spreco, se sei ridotto a prendertela con chi deve scontare le tue scioperataggini e le tue prodezze.
Walter - Quanto a scontare, eccomi qui, se mai, a pagare il mio conto.
Oscar - Che faresti pagare anche ad altri.
Walter - Ed questo che non mi perdoneresti. Capisci, dunque, che sono solo?
Varius - ( andato ad abbattersi, seduto, sulla sedia dei testimoni, con la faccia fra le mani) Solo?! Perch solo?
Walter - Come tutti i colpevoli, pap. Hai sentito? Dice che faccio pagare anche voi... Mi presenta il conto vostro. Tutti devono avere, da me. Io, niente.
Varius - (sempre accasciato su se stesso) Non questo, non questo...
Walter - Capisco: c' di mezzo l'onore. Tanto che nessuno ancora mi ha buttato le braccia al collo. Non posso fare nemmeno la parte del figliuol prodigo.
Oscar - Infatti, se parli cos non lo sei.
Walter - Tu s, per, tu lo sei quello che dovevi essere: il fratello buono, retto, che ha servito il padre, e non vuol saperne dell'altro, e anzi si fa suo giudice.
Oscar - Cos sei tu a voler giudicare me.
Walter - Io?! Io pago, t'ho detto. Sono qui a rispondere di quello che ho fatto. Per risponderne dir la verit. Confesser. Confesser tutto, pap.
Varius - (angosciato, sempre col volto chino, fra le mani) Taci... taci...
Walter - Confesser. E non mi crederanno. Ma almeno credimi tu, pap. Malva, no. Non so nemmeno io se ho voluto, in quell'attimo, andarle addosso con la macchina... Non lo so. Chi ci capisce di quello che pu essere avvenuto in me in quell'attimo? Non so niente. Pu essere s, pu essere no. Volont o disgrazia. O tutt'e due insieme. Dentro, nel fondo, c' un gran buio. Ma l'agente di polizia, s, l'ho freddato io, pur non volendo la sua morte, quando mi raggiunse di fianco alla macchina. Dunque ho ucciso, e non posso farmene un'aureola.
Oscar - Meno male che lo dici.
Walter - Dico che non ho l'aureola che hai tu, per i bombardamenti a tappeto sulle citt, e le stragi con la squadra aerea che comandavi in guerra...
Oscar - E arrivi a questo?
Walter - ... come non ho il merito tuo, pap, di aver scoperto tanti colpevoli come me, che tu hai accusato, seduto l, su quella sedia dei testimoni dove sei adesso, e che sono stati poi giustiziati...
Varius - (angosciato, fra i singhiozzi) No, figliuolo... non cos...
Gillian - Walter, perch...?
Oscar - Sei forsennato...
Walter - (noncurante) E noi abbiamo mangiato di questo pane, abbiamo avuto agiatezze, dignit, un'alta posizione sociale per questo...
Oscar - Ed cos che vorresti difenderti...?
Walter - Non devo soltanto difendermi, ma salvarmi: e pur di non andare a fondo...
Oscar - Oseresti paragonare...
Walter - No. Tu, il figliuol buono, sei in regola. Ti hanno dato ordine di uccidere e hai ucciso. Non importa se hai ucciso i disarmati, gli innocenti, quelli che non hanno fatto nessun male. Non importa. Era necessario agli altri e a te. Tu, sei a posto. E anche tu, pap. Hai messo la tua grande abilit al servizio della legge, contro i colpevoli, decidendo della loro vita. Hai fatto il tuo dovere. Io no. Io ho ucciso senza compiere un dovere. Sar che si possono fare le stesse cose, che poi invece sono diverse... Comunque, non vero, pap? Cosa vuoi che sia : uno pi uno meno,..
Varius - (sempre chino su se stesso, col pianto in gola) E dentro di te avevi tutto questo...
Oscar - L'hai detto: proprio il buio.
Walter - Pap, quella notte che la mamma era | agonizzante, corrosa dal cancro, e poi spir all'alba, io, standole vicino tutta la notte, non riuscivo a liberarmi dal pensiero fisso che quella era l'ultima notte di un condannato, scoperto e denunziato da te, pap, in una delle tue operazioni pi brillanti e famose, romanzata dai giornali in pagine intere. Era il giovane Gomez, ricordi? giovane come sono io adesso. Tu, Oscar, eri lontano, per i tuoi voli di guerra, e io pensavo che la mamma non ti aveva messo al mondo per questo, l, in quel letto dove adesso lei si spegneva. Contavo le ore, quelle che rimanevano, prima del giorno, anche a Gilberto Gomez, che era nella cella della morte, come se fosse agonizzante anche lui. Ecco, nella stessa ora c' chi muore di cancro, e chi per una bomba dall'alto, o nella camera a gas o sulla forca.
Oscar - O per una pallottola in faccia.
Walter - Certo. Ma il dolore uno solo.
Varius - Motivo di pi per non cagionarlo senza ragione.
Walter - Sar cos.
Oscar - E invece, con questi tuoi pensieri, ti sei dato a quella vita che...
Walter - E' che poi la mia vita cominci a mutare. Era sempre pi difficile credere in qualche cosa. Gillian, tu lo sapevi... lo avevi capito che ti volevo bene. Di', lo sapevi?
Gillian - S, Walter.
Walter - Ma poi torn lui, mio fratello, esaltato da tutti per le sue imprese, per il suo coraggio; cos io rimasi pi piccolo, uno qualsiasi, insignificante. E ti innamorasti di lui.
Gillian - Ma non fu una tragedia. Avevi l'aria di riderne tu stesso.
Walter - Cosa dovevo fare? Cercare di infschiarmene. E perci bisognava buttare tutto dietro alle spalle. Voi eravate beati, e io dovevo inscenare la tragedia? Per, dentro di me, ormai, vedevo la vita tutta diversa, e gli altri in un altro modo, per il male che sentivo.
Gillian - Si pu fare il male anche senza volerlo.
Walter - Almeno tu lo capisci.
Gillian - E vorrei che tu, adesso... posso dirtelo?, mi considerassi come una sorella, Walter. Potrebbe essere molto di pi di quello che avresti voluto da me: di pi, per poter essere vicini anche senza poter stare insieme. Mi capisci?
Walter - Forse. Per, ormai...
Gillian - Proprio ora, invece.
Walter - ...Ormai tardi per tutti. Non rimane pi altro da vivere. E' come se tutto, anche quello che dovr ancora succedere, fino in fondo... fosse gi avvenuto, perch certo che succeder, segnato. D'ora in poi io debbo tutto agli altri; tutto: anche me stesso.
Gillian - Ma anche noi, Walter, dobbiamo tutti qualche cosa a te. Noi, e anche chi ti giudica. Pi o meno siamo tutti debitori verso i colpevoli. Perdona se ti dico cos.
Walter - Mi sarebbe bastata una parola come questa, per sentire in me di poter essere diverso, un altro... non quello che gli altri giudicheranno.
Gillian - Lo sarai, Walter...
Walter - Se valesse la pena di non voler morire...
Gillian - Lo sarai: te lo dice tua sorella.
Walter - Grazie, Gillian. Capisco, adesso, che tu non avresti potuto amare... l'altro, quello che ero, ma puoi volergli bene. (Il cerchio di luce si riallarga, e riappaiono anche i due agenti, uno dei quali depone un giornale sul banco del difensore).
Gillian - Verr a trovarti, Walter. E ormai potremo rivederci meglio.
Walter - S, Gillian.
Oscar - (s'accosta a Varius, rimasto sulla sedia, chiuso e chino su se stesso) Vieni, pap, andiamo. (Varius si risolleva e si alza lentamente).
Walter - (prende il giornale e lo tiene penzoloni, dandovi una occhiata: con un acre sorriso) Per : titoli grossi, su tutta la pagina. L'assassino non scoperto da Varius . Sensazionale colpo di scena al processo . E fotografie in grande. (In un grido, con rabbiosa irrisione) Pap, guarda, un manifesto... Facciamo spettacolo... lo vogliono sensazionale... ci hanno dato le parti... per l'incasso al botteghino. (Butta l il foglio: con disperata ribellione) Ma non la far, la parte, non la far...
Varius - (gli va incontro a braccia aperte, con voce pervasa dall'angoscia) Figliuolo...
Walter - (d'impeto lo abbraccia, in un singulto) Mio pap...
SECONDO TEMPO
Camera d'ospedale, inclusa nel semicerchio o trapezio del piano rialzato della scena del primo tempo. Ai lati, quindi, potranno riapparire il banco del Pubblico Ministero e quello del Difensore, quando l'azione si sposter sull'uno e sull'altro. La camera ha una sola entrata, laterale o dal fondo, e una finestra, con davanzale molto alto. Un solo letto e arredi abituali. E' notte. Un infermiere e una infermiera stanno rifacendo il letto e riassestando la camera. Indossano camici bianchi, e l'infermiera reca sul capo la cuffia che nasconde i capelli.
L'Infermiera - Io, per me, non capisco. Sar che sono donna. Quello l doveva essere giustiziato stamattina, fra poco, quando si far giorno. Lui trova modo, per non aspettare tutta la notte, di buttarsi gi per le scale, perch vuole finirla subito, che tanto non c' pi niente da fare: e nossignori, non lo lasciano morire. Subito si mette in moto mezzo mondo, medico e direttore del carcere, procuratore della Repubblica, Polizia, specialisti e persino il professor Ruiz, per farlo portare all'ospedale, e tentar di tutto per salvarlo.
LInfermiere - E' che ognuno fa il suo dovere.
L'Infermiera - Lo so anch'io, toh! Ma che dovere ?
LInfermiere - Quello che tocca a ciascuno. A uno quello del testimone. All'accusatore di accusare. Al difensore di difendere. Ai giudici di condannare o di assolvere. Al carnefice di uccidere. Ai medici di salvare. A ognuno la sua parte, nel suo compartimento.
L'Infermiera - Ma anche gli altri, gli estranei: ognuno vuole un po' impadronirsi di un accusato o condannato, entrare nella sua sorte, per decidere di disporre della sua vita. E' come se diventasse una cosa pubblica.
LInfermiere - Dal momento che non appartiene pi a se stesso, tutti vogliono la loro parte. Hai visto i giornali? Titoli cos. Chi si opponeva alla grazia e chi la reclamava.
L'Infermiera - E adesso, se i medici ce la faranno a salvarlo, figurati! saremo daccapo.
LInfermiere - Anzi, la lotta sar pi accanita.
LInfermiera - (guarda oltre l'uscio) Torna il direttore del carcere.
LInfermiere - Mi sembra un brav'uomo. (Entra il dottor Cordias).
Cordias - Siamo a posto?
LInfermiere - Spero di s, signor direttore. Come stanza improvvisata, si capisce, da ufficio che era.
Cordias - Per quanto, supposto che l'atto operatorio si risolva favorevolmente, le esigenze della sorveglianza, almeno per ora, saranno molto relative, con misure inavvertibili, dissimulate. In seguito, se mai, si vedr.
LInfermiere - Eh, s... in seguito... se lo salveranno... voglio dire, se lo guariranno...
Cordias - Speriamo. (Deviando) Lei sa gi che nei prossimi giorni sar addetto soltanto a questa stanza...
LInfermiere - Ho gi avuto tutte le istruzioni. (Dal di fuori si sentono la voce di Tommaso Varius, e quella di Gillian).
La voce di Varius - (concitata) No, no, non ne hanno diritto... nessun diritto... La voce di
Gillian - Cos no, guarda... La voce di
Varius - E nemmeno uno che mi ascolti...
La voce di Gillian - Aspetta, andiamo l... La voce di
Varius - No, mi hanno detto che qui. La voce di
Gillian - E' inutile... La voce di
Varius - Voglio sentire... almeno lui...
Cordias - ( andato verso l'uscio) Che c'?
Varius - (appare disfatto, affannato, con Gillian che fa l'atto di trattenerlo) Lei, ecco, lei...
Cordias - (gli fa cenno d'entrare) Prego, signor ispettore...
Varius - S, devo dire anche a lei che non ne hanno il diritto...
Gillian - (per calmarlo) Pap...
Cordias - Diritto...?
Varius - S... Chi ha dato ordine di far operare mio figlio? Chi?
Cordias - Chi aveva la responsabilit della sua vita.
Varius - Vita? della sua morte, vorr dire.
Cordias - Il procuratore generale mi ha autorizzato a farlo portare qui all'ospedale.
Varius - Bene: cos la pratica in regola, con i timbri e tutto.
Cordias - E proprio lei mi osserva questo?
Varius - Certo: sono il padre; non dovevo nemmeno essere interpellato, per mio figlio?
Cordias - Io l'ho affidato ai medici.
Varius - Di pi: ha potuto avere l'intervento, adesso, nel cuore della notte, dal pi famoso operatore di chirurgia cranica.
Cordias - E lei che pu volere di pi?
Varius - Che si chiedesse almeno il mio consenso.
Cordias - E' il massimo che si pu fare per tentare di salvarlo.
Varius - Salvarlo? Ma non la sente l'ironia burocratica? Salvarlo per farlo uccdere. Nessuno ha diritto di farlo morire due volte.
Cordias - Potrebbe avere la grazia.
Varius - No. S' gi visto che non si pu conceder la grazia al figlio dell'ispettore Varius. Egli non ha diritto di vivere e non ha diritto di uccidersi. Tutt'al pi, forse, lo lascerebbero al mondo se ora rimanesse infelice, un relitto, non so... cieco o senza capacit di intendere. E' questo che devo augurarmi, io? Che sopravviva cos? E' stato lui, lui a volere che nessuno potesse pi fargli del male.
Cordias - Ma allora che vuole da me? Cosa pretende? Che io non faccia il mio dovere?
Varius - Ma s, lo faccia: tanto pi che se mio figlio ora non sopravvive, come una evasione, di cui anche lei sarebbe responsabile.
Gillian - (per trattenerlo) No, pap... ti prego...
Cordias - Se non dovessi rispettare il suo dolore, saprei come rispondere...
Varius - (si accascia, con le mani sul volto) Ha ragione, mi scusi... Dico cose insensate.
Gillian - Non bisogna mai disperare del tutto, pap.
Varius - Eh, no! se Walter si risana, in condizioni di capire, dovr vivere una seconda volta la tremenda vigilia che adesso era riuscito a troncare, rivivere la sua agonia di giorni, per attendere quella data, quell'ora gi stabilita, come le abbiamo attese noi in questi giorni, mentre fuori la vita continuava come sempre, e stanotte, noi soli, chiusi in casa, senza saper dirci una parola... Alla fine la telefonata... pu immaginare... L per l mi sembr una liberazione... Ma poi...
Gillian - (a Cordias) Lei si trovato l, in quel momento?
Cordias - No, ma sono accorso subito. Mi trovavo ancora nel mio ufficio, parlavo col dottor Loden, il medico di turno, che sul tardi era passato da me... per delle istruzioni...
Varius - Doveva assistere all'esecuzione?
Cordias - Eh, s.
Varius - (un po' concitato) Ma perch conducevano mio figlio al piano superiore? Non era gi nel braccio della morte?
Cordias - S, ma... fu una misura consigliata dalle circostanze...
Varius - Forse perch mio figlio trascorresse l'ultima notte in una cella pi vicina alla camera a gas?
Cordias - No, non per questo...
Varius - (eccitato) E perch, dunque? Era forse in preda ad agitazione? Ad una crisi?
Cordias - No, anzi: si padroneggiava, come quelli che vogliono serbare un'aria di sfida. Fu lui stesso a farmi chiedere di essere trasferito in un'altra cella, isolata, per poter trascorrere in pace la sua ultima notte.
Varius - In pace? Perch, ancora lo schernivano?
Cordias - E' quello che non volevo dirle: ma se lei lo sa...
Varius - Me lo disse lui stesso, che alcuni dei condannati nello stesso braccio lo schernivano da altre celle perch mio figlio...
Cordias - Uno di costoro, certo sconvolto dal pensiero dell'esecuzione che attende, quel Ronald Marwood, uccisore di un agente...
Varius - (col volto fra le mani) Lo so. L'ho scoperto io. Non c' pi nulla che non sia terribile, nulla: ed entra dentro, e bisogna portarlo con s.
Gillian - Ma come ha fatto, Walter, a poter sfuggire alla vigilanza?
Cordias - E' stato un attimo: lo scortavano due agenti ed aveva le mani legate. Salendo una rampa di scale, parlava vivacemente con l'aria di volersi beffare di tutto, persino di se stesso. Giunto in cima, finse di incespicare, diede uno strattone, scatt in alto d'un balzo e rovesciandosi indietro si scagli gi a capofitto.
Varius - (in un gemito) Figlio mio...
Cordias - Il dottor Loden, accorso subito con me, constat che dava ancora segni di vita. In infermeria tent le cure pi urgenti e lo assistette per delle ore, giungendo a ritenere che unica speranza poteva essere un intervento chirurgico, estremamente arduo, eseguito da un esperto di chirurgia cranica. Il dottor Loden, all'universit, assistente del professor Ruiz. Lo chiam a casa, seppe che era a teatro, riusc ad avere la comunicazione con lui, gli espose il caso. Il professore accett di accorrere subito, e chiese che si facesse di tutto per poter trasportare il ferito all'ospedale. Per fortuna potei appianare le difficolt. Non potevo pensare che lei non avrebbe fatto lo stesso. Invece, ora... (Dalla finestra comincia a diffondersi nella stanza la prima luce del giorno).
Varius - (smarrito, con profonda emozione) Cosa . vuole che potessi decidere io... in quei momenti... Scegliere: come si pu? Tutti i pensieri sono assurdi. Provi lei, provi a scegliere nella mia condizione, lei che sempre umano e vive di continuo accanto alla morte. Iddio ha voluto che nessun essere umano sappia il giorno, l'ora, in cui dovr morire se non di sua volont. Ma noi abbiamo trasgredito anche questa legge. Fine a scadenza fissata.
Gillian - Io lo sapevo, pap, che Walter non l'avrebbe attesa quella scadenza. Ricordi? La parte, no . E nell'ultimo colloquio accenn : Non andr al loro appuntamento . Questo avvenuto. E adesso, chi sa? Intanto, ecco, comincia a far giorno... Un'altra alba, vedi? nasce anche per lui... (Entra Oscar).
Oscar - Pap, ho visto il professore mentre usciva...
Varius - (quasi in un grido) Di' lo ha salvato?
Oscar - M'ha detto che vi sono delle possibilit...
Varius - Te l'ha detto davvero? (Lo abbraccia).
Oscar - S, pap... Anzi, quasi lo d per probabile...
Varius - L'ha salvato, dunque?
Oscar - ... tutto dipende dall'andamento di oggi e domani: se non sorgono complicazioni... (Cordias esce).
Varius - E allora vero che possiamo ricominciare a sperare...?
Oscar - S, pap. Il dottor Loden ha detto che l'operazione stata di una estrema difficolt, si pu dire senza precedenti. Solo un maestro come il professor Ruiz poteva concepirla e condurla fino in fondo. (Entra Ruth Ellis, in camice e cuffia: reca un supporto e l'apparecchio per la trasfusione di sangue).
Ruth - Buon giorno.
Varius - (con inquieta sorpresa) Lei qui, signorina...?
Ruth - Oh, non dubiti: quando suo figlio riprender conoscenza, io non ci sar. (Mette a posto l'apparecchio). Ero di turno in sala operatoria...
Varius - Ha assistito?
Ruth - S.
Varius - (amaro) E ancora una volta ha fatto il suo dovere.
Ruth - (senza risentirsi) Semplicemente.
Gillian - Quell'apparecchio cos'?
Ruth - Per la trasfusione di sangue.
Gillian - Sangue di chi?
Ruth - Non si sa. Si prende dall'emoteca. La donazione anonima. (Cambiando) Ecco, sono qui. (L'infermiere entra traendo una barella a rotelle sulla quale giace un corpo disteso, inanimato, col volto quasi del tutto coperto dal lenzuolo. La barella, seguita dall'infermiera, viene fermata di fianco al letto, sul quale ora si proietta dalla finestra un raggio di sole).
Oscar - (solleva un po' il lembo del lenzuolo dal capo di Walter, tutto avvolto dalle bende, che lasciano scoperti solo gli occhi, il naso e la bocca) Povero Wava...
Gillian - (si preme le labbra col fazzoletto, reprimendo un singulto) Sembra sereno come non era pi da tanto tempo...
Ruth - (delicatamente, per invitare i tre ad uscire) Prego, signori... Mi dispiace, ma...
Varius - (si china a baciare Walter, accennando senza toccarlo, ad accarezzargli la fronte e reprimendo i singhiozzi) Caro, c' la vita... c' ancora... (L'infermiere tira una tenda per riparare il letto dal sole).
~ La scena si oscura, fino a rimanere invisibile. Dopo un poco, sul lato sinistro, un cerchio di luce inquadra il banco del difensore, che appare come una scrivania, su cui sono libri, carte sparse, una lampada accesa e il telefono, e alla quale seduto l'Avvocato, che consulta un libro, traendone appunti. Suona il telefono.
Il Difensore - (all'apparecchio) S... Ah, lei, dottor Varius?... Appunto, l'avevo cercata.... S, novit abbastanza buone... discrete... Ci son state delle difficolt da appianare, ma alla fine si potuto ottenere l'essenziale... Precisamente... per fortuna il professor Ruiz mi ha appoggiato energicamente e ha tenuto fermo... In sostanza per ora rimane sospesa ogni indagine diretta ad accertare se suo figlio abbia effettivamente o no perduto la memoria dei fatti per cui fu condannato, e del processo, della sentenza, del tentativo di uccidersi... Per l'appunto, si continua a sospettare una simulazione, e perci si voleva mettere suo figlio alla prova... Non so... in modo da controllare la sua reazione... No, anzi: il motivo per cui le prove di controllo sono state rimandate, che esse, allo stato attuale, potrebbero cagionare una crisi, e pregiudicare le possibilit di guarigione... Sicuro... infatti per ora tutto diretto e subordinato alla guarigione... Dopo?... Dopo si vedr... Ci batteremo in tutti i modi per la grazia... Ma certo, con buone speranze... Io scettico?... No, non pensi... S, li ho visti i giornali... Purtroppo gi cominciano la polemica... Eh, lo so, ne diranno chi sa quante, chi pr e chi contro... per alla fine dovr spuntarla chi ha scelto la parte migliore... Ma s, stia di buon animo, dottore... Abbiamo ancora tante carte da giuocare... Ecco, confidiamo nella buona volont richiesta da Dio agli uomini... A domani, s... Arrivederla... (Posa il ricevitore).
~ La luce si dilegua dal banco del difensore, e ritorna nella camera dell'ospedale, illuminandola a giorno. Appare Walter, seduto su una grande sedia a rotelle, con alta spalliera, collocato accanto al letto rifatto, sul quale sono posati due o tre libri.
Walter ha il capo ancora avvolto dalle bende, che per gli lasciano scoperto tutto il volto; il suo busto rigido, essendo ingessato; una coperta gli avvolge le gambe. Sta leggendo una agenda rilegata, nelle cui pagine sono qua e l incollate delle fotografie. Altre fotografie sciolte sono inserite fra i fogli. Entra l'infermiere.
LInfermiere - (gioviale, sorridente) Buon giorno. Come si marcia?
Walter - Ma... Cos...
LInfermiere - Meglio, meglio: basta un'occhiata.
Walter - (sorride pallidamente) Se lo dice lei che sorveglia anche i medici...
LInfermiere - Soltanto dalle distrazioni, beninteso... (Porge a Walter un termometro) Ecco qua: bollettino meteorologico. Eh, s, perch la distrazione di un medico pu essere un affare molto pi serio della distrazione di quell'incantato di Tom, che ieri, col suo autogol, mi ha fatto mancare un punto nella schedina del pronostico. L'ha visto alla televisione?
Walter - (che intanto si messo il termometro) S.
LInfermiere - M'ha soffiato quel punto, l, all'ultimo minuto. E' rimasto come un babbeo. Doveva farla proprio a me, che ho sempre fatto il tifo per lui.
Walter - E perci lo perdoner.
LInfermiere - Perdonare?! E' una parola... (Intanto assesta, riordina, pulisce qua e l nella stanza).
Walter - Ma s, non c' niente che non possa essere perdonato...
LInfermiere - (lo guarda un momento, quasi fra s) ... o riparato.
Walter - Appunto... (Sorride) Tom riparer con qualche sua prodezza. Sa che anch'io volevo diventare campione di calcio?
LInfermiere - E io no?
Walter - L'avevo dimenticato, ma lo ritrovo scritto qui, in questo mio diario, che pap ha ripescato e mi ha dato a leggere per farmi ricordare la mia vita di allora, prima dei vent'anni. Tutto un altro mondo... Campione, attore cinematografico, esploratore... persino inventore... volevo diventare... E' andata a finire che son rimasto nessuno, senza parte.
LInfermiere - Ma no, rimasto come tutti noi. Non se la prenda. (Entra il dottor Cordias).
Cordias - Buon giorno.
LInfermiere - (preso alla sprovvista) Oh, riverisco signor giudice...
Walter - Buon giorno.
Cordias - (d la mano a Walter) Sempre meglio, vero?
Walter - Non c' male.
Cordias - (all'infermiere) Senta, mi mandi subito la signorina Ruth Ellis, la caposala.
LInfermiere - Subito. (S'avvia).
Walter - Il termometro. (Lo porge).
LInfermiere - Ma gi! (Torna indietro, battendosi la fronte).
Walter - Niente: distrazione.
LInfermiere - Per fortuna non sono un medico, (Sull'uscio si ferma ancora) E un'altra cosa dimenticavo: che oggi il suo compleanno: auguri.
Walter - (sorride) Grazie: sono grato dell'intenzione. (Via l'infermiere).
Cordias - II professor Ruiz mi ha detto che tutto procede bene, per lei, e che ormai non si temono pi complicazioni...
Walter - Speriamo.
Cordias - Fra pochi giorni le toglieranno l'ingessatura, per sostituirla con un busto. Cos potr cominciare a muovere qualche passo...
Walter - I primi passi, potrei dire...
Cordias - (lo osserva) Primi... perch primi?
Walter - Cos... come per ricominciare la vita, da capo... chi sa poi in che modo. Non una bella prospettiva, come vede, ma dovr rassegnarmi ad essa, se non altro per gratitudine a chi, come dicono, ha compiuto un miracolo per salvarmi.
Cordias - Questo s, proprio un miracolo. L'intervento del professor Ruiz ha suscitato un enorme interesse, come un fatto che pu aprire un nuovo campo nella chirurgia.
Walter - Se fosse cos, anch'io, almeno una volta sarei stato utile a qualche cosa. Mi aiuter a vivere il pensiero che l'esperienza fatta su di me, per la mia disgrazia, potr forse far salvare e ridare la vita a qualcuno, chi sa a chi... chi sa in quale parte del mondo...
Cordias - (come fra s, con chiusa emozione) Ridare la vita... E devo io sentirlo dire da lei.
Walter - (lo osserva, incerto, come per capire) Da me? Forse io...
Cordias - (per deviare) No, niente...
Walter - (deciso) Quando sar interrogato?
Cordias - Interrogato!?
Walter - Credo. Me lo ha confermato mio padre: nell'incidente automobilistico in cui son rimasto ferito, morta Malva Swall, mia amica. Penso che per questa disgrazia mi faranno il processo, e anzi ho creduto che lei... si occupasse di questo.
Cordias - S, ma... soltanto per delle indagini... per delle formalit, non per il processo... Devo riferire, cos... in genere, se le tornasse in mente qualche cosa del fatto...
Walter - Cerco di ricordare, domando io stesso come accaduto, ma la memoria mi rimane vuota. Ricordo solo qualche episodio del mio passato. Come si spiega?
Cordias - I medici dicono che, in genere, la perdita della memoria non completa: rimangono l'uso della parola, certe nozioni generali... (Entra Ruth Ellis).
Ruth - (in camice bianco e cuffia, rimane ferma sull'uscio, come indecisa, dissimulando l'intima emozione) Buon giorno.
Cordias - Buon giorno. (Breve sospensione) Ecco... (Osserva acutamente Walter) Venga, venga, signorina... (Walter si voltato, non d segno di una qualsiasi impressione alla vista di Ruth).
Ruth - (con un leggero tremito nella voce) Aveva... bisogno di me?
Cordias - (anch'egli domina un turbamento) S, ma... ora che ci ripenso, non ho con me degli appunti: forse... forse meglio che lei venga nel mio ufficio.
Ruth - Come vuole. (Sembra voler sfuggire allo sguardo di Walter).
Cordias - (a Walter) La conosce?
Walter - Non so... Mi sembra di ravvisarla... anche lei, ma...
Cordias - Non ricorda di averla vista?
Walter - No, non saprei, mi sembra di averla incontrata. (A Ruth) Lei mi conosce?
Ruth - La vidi la prima volta quando venne all'ospedale.
Walter - Con Malva Swall?
Ruth - Appunto.
Walter - Fu lei ad assisterla?
Ruth - S.
Walter - Le disse qualche cosa?
Ruth - (scambia un'occhiata con Cordias) No.
Walter - Non riprese affatto conoscenza?
Ruth - ...No.
Walter - Fu lei, allora, che assistette anche me nei primi giorni, fino a quando non cominciai a riavermi?
Ruth - S, io.
Walter - Mi hanno detto che si prodigata tanto...
Ruth - Seguivo le prescrizioni. (Un silenzio).
Cordias - (per andare) Lei rimanga, signorina. Le far sapere quando potr vederla.
Ruth - (ha capito l'allusione) Va bene. Ma non vorrei...
Cordias - No, non pensi... Buon giorno.
Walter - Buon giorno.
Ruth - Arrivederla. (Cordias esce).
Walter - Che c', dunque?
Ruth - Niente. (Gli accomoda la coperta).
Walter - Non capisco... mi vengono in mente tanti perch, di continuo...
Ruth - Dipender dal suo stato... dalle lesioni che lei ha subito al capo...
Walter - E' come la paura di stare al buio.
Ruth - Appunto: sono fatti nervosi; questione di tempo ed a poco a poco l'equilibrio torner. (Devia) Oh, qui c' un bottone che minaccia di andarsene...
Walter - La sua collega stava per riattaccarlo, ma fu chiamata e lasci l l'occorrente.
Ruth - (da un piccolo astuccio che sul comodino prende filo, ago e ditale) Bene. Lo mettiamo a posto... (sorride) con un intervento d'urgenza.
Walter - (sorride anche lui) Pronto soccorso.
Ruth - E' un caso difficile, ma... tentiamo...
Walter - Se no, povero bottone, chi sa dove andrebbe a finire; forse si perderebbe. (Ridiventa serio, mentre Ruth comincia a cucire) Fosse cos semplice tornare a posto.
Ruth - Anche quando non sembra semplice, l'importante che non sia impossibile.
Walter - (sorride ancora, ma con amarezza, accennando al filo con cui Ruth cuce) Bastasse, ecco... un filo... appena un filo di speranza...
Ruth - E perch no? E' accaduto proprio a lei, d'essersi salvato quando c'era appena un piccolo filo di speranza.
Walter - Per sono stati gli altri a salvarmi. Adesso, invece, tocca a me rifare tutto da capo.
Ruth - Ma non da solo.
Walter - In certe cose si rimane soli.
Ruth - (mostra di volerne ridere) Addirittura! Cos gravi i suoi pensieri?
Walter - (quasi tratto a sorriderne anche lui) Lei non sa, e non pu prenderli sul serio.
Ruth - Crede?
Walter - Ne sorride...
Ruth - Non c' niente di pi serio di quello che fa sorridere.
Walter - E niente di pi comico di quello che si finge di fare sul serio per far piangere.
Ruth - Io direi che non si finge mai, nemmeno quando si vuol fingere, perch proprio un modo di essere se stessi. (Si abbassa a spezzare il filo coi denti).
Walter - Come spezza il filo; con un colpo cos netto.
Ruth - (adombrata) Vorrebbe dire?
Walter - Cos... ripensavo a quello che si diceva... al filo di speranza, al modo di rimaner soli... Cosa sono io anche per lei? Un malato... uno che stava per andarsene, come questo bottone; rimesso a posto, il filo si stronca, e il legame finisce: domani qui ci sar un altro...
Ruth - (turbata) Pu essere diverso... Ho molto trepidato per lei nei primi giorni... con che ansia ho atteso di esser certa che il filo non si spezzasse.
Walter - Le sono grato, molto grato d'aver creduto che ne valesse la pena. Ma adesso? Non so che altra medicina potrebbe esserci adesso. Mi domando cosa potr farne di questa vita che tutti, anche lei, mi avete ridato: che cosa potr farne di me stesso... Io non avevo un avvenire, m'ero chiusa la strada... Se lo domando ai miei, cercano di rispondermi che ancora non devo pensarci. A chi, dunque, posso domandarlo qui dentro? Non mi possibile parlare a nessuno del mio avvenire. Devo solo cercare di rimettere insieme, dentro di me, il mio passato, cos, a pezzi, su quello che mi raccontano o che posso ritrovare di me stesso, per ricostruire un po' per volta il mio essere, ma non so se posso arrivare a riconoscermi.
Ruth - Chi pu mai davvero riconoscersi, anche se non ha perduto la memoria?
Walter - Guardi, ho qui questo diario, di quando cominciavo ad esser giovane. Vi sono sogni, aspirazioni, propositi, turbamenti, disinganni, la vita da vivere... quella di uno che voleva tentare, cos scriveva, l'avventura del possibile. Vi sono persino dei versi, e anche notazioni curiose, come quella che nella casa di campagna la sera interrompevo la preghiera per uccidere le zanzare. Poi, a poco a poco, voci raccolte che di tante cose credute dicevano : non vero . E a un certo momento il diario s'arresta. A distanza di tempo c' l'aggiunta di quest'ultima riga : Se Dio non esiste, tutto permesso. Dostoiewskij . Le altre pagine sono rimaste bianche.
Ruth - Era un'altra et, ormai...
Walter - Poi, non so... forse ci pu esser stato l'inevitabile, o chi sa... .
Ruth - (pensosa) L'inevitabile... Perch?
Walter - Chi sa, dico, come sono giunto, dentro di me, a concludere il diario con una nota simile...
Ruth - Quella nota che nega: Dostoiewskij era un credente.
Walter - Le sue parole possono essere accettate anche da chi crede che tutto sia permesso.
Ruth - Ma lei ora non lo crede. (Come per sentire se ha la febbre, gli accarezza la fronte) Vero? Perch deve credere nella vita.
Walter - Che se ne fa di me la vita?
Ruth - Baster che lei cerchi di riprenderla... ecco, da allora, dai giorni ricordati qui (indica il diario), in cui lei, come diceva poco fa, ancora credeva nelle sue aspirazioni, nel possibile. Ci sono tante cose da poter fare. In qualunque condizione si pu accettare l'impegno di una prova difficile. Se io fossi da tanto, e potessi chiederle delle promesse...
Walter - (con un lieve sorriso) Perch no?
Ruth - (ride anche lei) Lei ci ride, ma badi che la prendo in parola.
Walter - Accettato.
Ruth - Bene. Prima di tutto: ha provato a scrivere?
Walter - Ancora no.
Ruth - Lo vede? Cominci col misurarsi.
Walter - (ride) Dalle aste?
Ruth - Se vuole che le tenga la mano...
Walter - Cos mi induce a fingere di non saper tenere la penna.
Ruth - Ossia dovrei essere sua complice.
Walter - Sar invece una maestra molto severa?
Ruth - (scherza) Eh, dipender... Disciplina, prima di tutto, e ordine.
Walter - Posso sapere che classe faccio?
Ruth - Lascio la scelta a lei.
Walter - Se non so nemmeno quanti anni ho perduto...
Ruth - Non conta. Il corso accelerato di fiducia non ha calendario.
Walter - E i compiti da svolgere?
Ruth - A tema libero. Qui ha ancora queste pagine bianche: faccia lei.
Walter - Ci pu stare il mondo intero, come nei pensieri.
Ruth - Ecco, vede? incominci proprio cos.
Walter - (come fra s) Il mondo intero, nel quale ognuno esiste.
Ruth - Si esiste gi, anche nell'avvenire.
Walter - Bastasse immaginarlo...
Ruth - L'avvenire comincia ogni giorno.
Walter - (sorride) Cos', il titolo di una canzone?
Ruth - Se lei si sente di comporla glielo regalo. (Entra Varius).
Varius - Ciao, Walter.
Walter - Oh, pap... Hai tardato.
Varius - (dissimula un profondo affanno) Eh, lo so... ma... Buon giorno, signorina.
Ruth - Buon giorno signor ispettore.
Varius - ...ma ho incontrato il dottor Cordias. Credevo di trovar qui Oscar e Gillian... Son gi andati via?
Walter - Non si son visti. E' la prima volta, in un giorno di visite... Ma c' stata la signorina che m'ha tenuto compagnia: piacevole ed interessante.
Varius - Il dottor Cordias m'ha detto dell'incontro...
Walter - Sai, mi far da maestra.
Varius - Anche. (Si siede),
Walter - Ma ancora non mi ha detto perch, dopo essersi prodigata tanto ad assistermi nei primi giorni, quando ancora ero privo di conoscenza, poi non si fatta pi vedere.
Ruth - Mi hanno assegnata ad altri servizi (Entrano Oscar e Gillian: anch'essi nascondono un turbamento).
Oscar - Eccoci qua. Buon d.
Gillian - Addio, Walter.
Walter - Ciao.
Ruth - Buon giorno.
Oscar - (dissimulando la sorpresa) Buon giorno.
Walter - Conoscete la signorina...
Oscar - Eh, altro...
Gillian - Sei qui da molto, pap?
Varius - No...
Walter - Avete tardato anche voi.
Oscar - La macchina non andava...
Ruth - (offre una sedia a Gillian) S'accomodi, signora.
Gillian - Grazie. (Oscar si siede sul letto).
Walter - Ed ecco tutta la famiglia. Novit?
Oscar - Ma... cos, niente di straordinario...
Walter - (a Gillian) E la mia gattina?
Gillian - (rivela un po' lo sforzo che fa per celare la sua angoscia) Ah, gi... a proposito, sono nati tre gattini.
Walter - Ma no? Bisogner tenerne uno solo crudele, ma necessario. E tu Oscar, hai ancora fatto le prove col nuovo apparecchio?
Oscar - S, anche ieri.
Walter - Porterai anche me a fare un volo? (Entra l'infermiere).
LInfermiere - Riverisco... mi dispiace, ma... (A Ruth) Signorina, presto, in sala di medicazione.
Ruth - Giusto... Scusino. A momenti lo dimenticavo...
LInfermiere - (avvia la sedia a rotelle su cui Walter) Prego...
Walter - (ai suoi) Potete aspettarmi qui. (A Ruth) Vero, signorina?
Ruth - Credo di s. Dev'esser questione di poco. (Segue l'infermiere, che spinge la sedia).
Walter - E pu darsi che, ormai, come il professore mi aveva promesso, io ritorni qui camminando, anche se sorretto. Mi rivedrete in piedi.
Varius - S, caro.
Oscar - Ciao. (Walter, l'infermiere e Ruth escono).
Varius - (si abbatte su una sedia, con estrema disperazione) E invece no, non si salver, non si salver... io lo so.
Oscar - Pap...
Varius - Lo so, ti dico... E lo sai anche tu. Dove siete stati, oggi? Anche voi, come me, a girare dall'uno all'altro, per invocare un appoggio, qualche aiuto...
Gillian - Ci sono delle speranze, pap, c' chi disposto ad impegnarsi per noi...
Varius - S, ma solo a scopo polemico, nella campagna furibonda che s' scatenata sul corpo del mio figliuolo...
Gillian - Non soltanto questo: c' anche una adesione umana, che alla fine dovr prevalere...
Varius - No, inutile illudersi: oggi l'avvocato mi ha fatto leggere la sentenza che rigetta l'istanza di revisione del processo: fredda, rigida; non c' uno spiraglio per la domanda di grazia. Perch? perch Walter sono io che l'uccido, io...
Oscar - Ma no, pap..
Varius - ... S, io... io.. (Si abbatte, piangendo).
Gillian - (con un profondo singulto) Non devi, no...
Buio di colpo. S'accende la luce sul banco del Pubblico Ministero, che appare come una scrivania di ufficio, con i fascicoli di alcune pratiche. Il Pubblico Ministero seduto al banco, di fronte al quale, in basso, in piedi Ruth Ellis, ansiosa e tesa.
Il Pubblico Ministero - (serio, severo) Appunto: proprio stamane, all'alba, ho dovuto io assistere all'esecuzione di Ronald Marwood, anch'egli uccisore di un agente della polizia, e scoperto con una operazione di grande abilit, proprio dall'ispettore Tommaso Varius. Non bastata la petizione di centocinquanta deputati per farlo graziare. Entrando nella camera a gas il condannato si rivolto a noi: Salutatemi l'ispettore - ha gridato -e ditegli che quel commediante di suo figlio lo aspetto qui .
Ruth - (ansiosa e implorante) Ma perch il figlio? Oggi non pi quello che era; ha tutta una altra vita in s.
Il Pubblico Ministero - La legge non ammette un'esistenza di ricambio.
Ruth - Come si pu giustiziare un essere che adesso come se fosse un altro, diverso da quello che commise il delitto?
Il Pubblico Ministero - Questo avviene sempre, pi o meno.
Ruth - Oppure, ritiene, anche lei, che Walter Varius possa essere un simulatore...
Il Pubblico Ministero - Non mi interessa: chiunque sia, si uccide sempre l'uomo, questo sconosciuto. Un numero.
Ruth - E allora perch non mi aiuta?
Il Pubblico Ministero - La legge non me lo consente.
Ruth - Mi hanno detto che lei, un tempo, in pubblicazioni e in congressi giuridici, fu avverso alla pena di morte.
Il Pubblico Ministero - E' vero. E lo sono ancora, come lo anche il ministro dell'interno, che ha ricevuto la petizione dei deputati per Ronald Marwood, e ha ritenuto di non potere inoltrarla. Quando entrai in magistratura, la pena capitale non esisteva nel nostro codice; fu introdotta dopo, in seguito a cambiamenti politici, quando da trent'anni ero a questo Ufficio di Procuratore di Stato. Come me, tanti magistrati si videro costretti a scegliere fra l'abbandono della carriera e l'applicazione di una legge che ad essi ripugnava. Io rimasi. (Amaro) E qui sono quello che si vuole che io sia: un preciso strumento della legge. Nient'altro.
Ruth - (disperata) La legge, la legge... ma in nome della legge - Iddio mi perdoni se l'angoscia mi fa bestemmiare - in nome della legge sono stati condannati a morte Cristo, Giovanna d'Arco, Socrate...
Il Pubblico Ministero - (con intima tensione, guardando davanti a s) Io so, come accusatore, che quando in base alla norma scritta, chiedo la condanna a morire, chiedo anche la condanna dello Stato ad uccidere, essendo impotente a redimere.
Ruth - Non mi respinga anche lei. Da giorni e giorni non faccio che rivolgermi da ogni parte.
Il Pubblico Ministero - E' stabilito che il potere di proporre la grazia spetta solo a chi sopra di me.
Ruth - Abbia piet...
Il Pubblico Ministero - (si alza, guardando l'orologio, in atto di dover andarsene) Non posso nulla, le dico.
Ruth - (si irrigidisce: fredda, tagliente, anch'essa in atto di andarsene) E allora... mi scusi se le ho fatto far tardi.
~ La luce si spegne di colpo. Dopo un po' riappare gradatamente la camera d'ospedale. C' solo il dottor Cordias. E' sera.
Cordias seduto, affranto, scuote il capo fra s, tormentato dai suoi pensieri. Entra l'infermiere).
LInfermiere - La signorina viene subito.
Cordias - Grazie. (Un silenzio; mentre l'infermiere fa per andarsene) Durer ancora molto lo spettacolo televisivo?
LInfermiere - Non credo: ormai...
Cordias - (in atto di congedarlo) Va bene. (L'infermiere esce. Cordias rimane curvo su se stesso, frenando una profonda agitazione. Ruth appare sull'uscio, e rimane ferma, in ansia, ad osservare Cordias. Cordias si risolleva, vede Ruth: con angosciosa esitazione) Signorina...
Ruth - (mozza un forte respiro: poi mormora, breve) Ho capito.
Cordias - Non c' stato scampo: a una a una tutte le posibilit sono cadute.
Ruth - (a mezza voce, intensamente) Terribile. Assassini. (Diversa) E adesso?
Cordias - Bisogna dirlo a lui. (Estrae un foglio) E' arrivata la notificazione: devo consegnargliela io.
Ruth - A lui? Quando?
Cordias - Domattina.
Ruth - (concitata) Dove?
Cordias - In carcere.
Ruth - Domattina?
Cordias - S. Dovr esser tradotto alle sei.
Ruth - Nella cella della morte?
Cordias - Appunto.
Ruth - Ah, no!
Cordias - Impossibile rinviare.
Ruth - (con crescente, rabbiosa concitazione) E cosa dice la notificazione?
Cordias - Il solito...
Ruth - Cio?
Cordias - (elusivo) Cos... in forma di lettera...
Ruth - Diretta a lui, a Walter?
Cordias - Sicuro.
Ruth - E cosa dice...? Avanti...
Cordias - Pu immaginare...
Ruth - (perentoria) Cosa dice?
Cordias - Che la domanda di grazia stata respinta...
Ruth - Ho capito. E poi?
Cordias - E poi...
Ruth - Dica.
Cordias - ...che la esecuzione fissata...
Ruth - (col respiro mozzo) No!
Cordias - ... per il ventidue del mese prossimo.
Ruth - (si irrigidisce di colpo: quasi con angosciosa ironia, dominandosi) S, eh?! C' tutto. Il} ventidue. (Acre, con un aspro sorriso) Che giorno ?
Cordias - Sabato.
Ruth - Week-end per lor signori. Anche la cronaca di una esecuzione, ben colorita, un passatempo. E lei venuto qui. Vuol dirglielo stasera, adesso, quando torner per coricarsi?
Cordias - No.
Ruth - Il padre lo sa?
Cordias - S, ed lui che mi ha pregato di venire da lei. Bisogner prepararlo, senza dirgli tutto, perch almeno, domattina, quando verranno gli agenti per la traduzione...
Ruth - (si padroneggia) Ho capito.
Cordias - ... egli possa...
Ruth - S, s, ho capito. (Tesa) Lo far.
Cordias - Gli accenner, intanto, solo al processo...
Ruth - (rigida, ferma) Non dubiti.
Cordias - ... con tutte le cautele...
Ruth - Certo. (Tende l'orecchio, e va all'uscio) Si sente il motivo che chiude il programma della televisione.
Cordias - (per andarsene) Arrivederla. Sia coraggiosa.
Ruth - Far del mio meglio.
Cordias - Grazie. (Esce).
Ruth - (fra s, a denti stretti) Assassini. (Tutta tesa come in atto di sfida, lo sguardo livido, la voce tagliente) E allora... allora no a tutti. (Si ricompone sentendo entrare l'infermiere). Dov' Walter?
LInfermiere - (va a riordinare le coperte del letto) Di l: si cambia per coricarsi.
Ruth - Gli ha detto che c'era il dottor Cordias?
LInfermiere - No, il dottore mi aveva avvertito di non dirglielo. (Un silenzio) Ho visto che, non so perch, stasera hanno rinforzato la guardia tutt'attorno. C' qualche cosa di nuovo?
Ruth - No, niente. Anzi...
LInfermiere - Le ha detto che potr salvarsi? Anche oggi son venuti a casa dei giornalisti. E battono sempre l: se questo poveretto finga o no d'essere smemorato.
Ruth - E lei?
LInfermiere - Ho ripetuto che si vedr quando potranno metterlo alla prova, dicendogli tutto.
Ruth - Gi, gi. (Va per uscire, e sull'uscio s'incontra con Walter che entra).
Walter - ( in pigiama, cammina appoggiandosi un poco a un bastone; scherzosamente) Riverisco, eccellenza caposala.
Ruth - Torno fra poco. (Esce).
Walter - Abbiamo riso stasera, con le scenette di quel comico che fa il balbuziente...
L'Infermiere - S, proprio bravo. (Rientra Ruth).
Ruth - (reca una scatola di metallo) Lei pu andare. Ha fatto tardi stasera. L'aspetteranno a casa.
LInfermiere - Ormai lo sanno.
Walter - Per favore, ripassi domattina a chiedere se sono arrivati quei dischi...
LInfermiere - Non dubiti. Buona notte.
Walter - Grazie, arrivederci.
Ruth - Arrivederla, Giovanni. (L'infermiere esce).
Walter - (a Ruth, prendendole una mano) Cara, che hai?
Ruth - Niente, perch?
Walter - Cos : mi pareva...
Ruth - (gli sorride intensamente, carezzandogli i capelli) Cosa posso avere con te?
Walter - (sorride anche lui) Quello che ho io, spero.
Ruth - Cio?
Walter - L'unico male che m' rimasto: il mal d'amore.
Ruth - (sempre sorridente) Per... Sei un po' anche in vena poetica, stasera. Forse hai visto alla televisione una storia di passione?
Walter - Appassionante, se mai: scalate di rocciatori, immersioni nelle profondit marine... Ho sognato di poter anch'io tentare queste imprese...
Ruth - Perch no? C' sempre il possibile, lo sai. (Apre la scatola metallica).
Walter - Vedi, dunque, che mi hai ridato la fede anche in queste cose...
Ruth - Cosa vuoi che abbia potuto ridarti, io? Erano gi in te, dovevi soltanto trovarle, scoprirle...
Walter - Questo amore che nato cos, dopo una sciagura, mentre anch'io rinascevo, vivo per miracolo... con tutta la vita da rifare...
Ruth - (lo interrompe, fingendo di scherzare) Lo vedi se sei in vena? Proprio stasera...
Walter - Se vero che domani, forse, il professore mi fa uscire.
Ruth - Pu darsi. (Dalla scatola ha estratto una siringa e una fiala, che apre).
Walter - Che fai?
Ruth - E' una iniezione. L'ha prescritta il professore.
Walter - Come mai?
Ruth - L'ultima, ha detto. Per un controllo.
Walter - Non me l'avevi detto.
Ruth - Non era importante: ordinaria amministrazione d'ospedale.
Walter - (sorride) Certo.
Ruth - Piuttosto, sei passato stasera nella Cappella? (Imbeve un po' l'ovatta con un disinfettante).
Walter - Certo.
Ruth - Guai a te se non vero.
Walter - Sai bene che ti obbedisco sempre.
Ruth - E tu sai che te l'ho detto sempre come se te lo dicesse tua madre.
Walter - Appunto perch lo so, non manco mai...
Ruth - (raccogliendo le sue forze, e dissimulando l'intimo spasimo gli scopre un po' un braccio, ed esegue tutti i gesti necessari per una iniezione endovenosa) Perch, sai... bisogna cercare, sempre, di sentirsi... come innocenti... E anche per questo, vedi... (infgge l'ago) nelle cose ci vuole... coraggio... decisione... fino in fondo. Ecco, cos... Ci vuole amore, soprattutto. (Si china a baciarlo).
Walter - (l'abbraccia) Cara...
Ruth - Tu dici di me, che ti ho insegnato a riprendere la vita... Non merito tanto. Ma se tu sapessi quante cose ho imparato da te. (Si risolleva).
Walter - Lo credi? E allora davvero la nostra vita insieme sar come possiamo sognarla.
Ruth - S, amore: un sogno.
Walter - Far qualsiasi lavoro...
Ruth - (lo accarezza pi volte sulla fronte e sui capelli) Ma poi... non sar soltanto lavoro, per te e per me... Di', ci pensi? un bel viaggio, non so... in volo, fino in Italia... Ed al ritorno, una casetta con tanta luce... con molti fiori, una bella stanza per noi... (Un silenzio. Lo chiama) Walter... (Walter non risponde: composto in un sonno profondo) Ecco, cos... come dormiremo tutti. (Lo bacia, gli ravvia i capelli, gli accomoda le coperte, gli compone le mani sul petto) Non temere, non ti lascer solo. (Accende un piccolo abat-jour sul tavolino da notte, e spegne le altre luci) Star con te, cos - (s'inginocchia accanto al letto) fino a domattina, quando verranno gli uomini della legge, e dovranno inchinarsi anch'essi... di fronte a te, Walter, che gi non potevi pi volere il male. Addio, mio Walter, amore mio: Iddio ti benedica. (Ripiega il capo, appoggiando la fronte contro il petto di Walter).
~ Fine del secondo tempo. Breve intervallo per l'epilogo.
Epilogo
La sala d'udienza come all'inizio della prima parte. Il Presidente, il Pubblico Ministero, il Difensore, e il personale della Corte sono ai loro posti. Al banco degli imputati Ruth Ellis.
Ruth - (vestita come all'inizio della prima parte) Cos lo addormentai, come con una fiaba. Quando chiuse gli occhi sorrideva alla visione del nostro avvenire.
Il Pubblico Ministero - E confermate che non vi fu reiterazione di atti esecutivi, cio che l'attuazione del disegno criminoso non avvenne in due momenti, prima con la narcosi, e poi, dopo un intervallo che poteva consentire ancora una riflessione, con la inoculazione del veleno?
Ruth - No. Mescolai le due sostanze. Il veleno era gi nella siringa, quando vi aggiunsi la fiala di anestetico.
Il Pubblico Ministero - E quando sorse in voi la determinazione di sopprimere il degente?
Ruth - Di salvarlo.
Il Pubblico Ministero - Sorse l per l, oppure maturava in voi da tempo?
Ruth - L'idea m'era qualche volta balenata in mente. Ma l'avevo sempre respinta, perch non potevo pi ammettere che la condanna di Walter sarebbe ancora stata eseguita.
Il Pubblico Ministero - Eravate, in voi stessa, assolutamente convinta che egli non simulasse?
Ruth - Respingevo sempre questo pensiero.
Il Pubblico Ministero - Per anch'esso vi tornava in mente.
Ruth - Tutto pu venire in mente, senza volerlo e senza ragione.
Il Pubblico Ministero - La ragione c' sempre, in ogni cosa, e per voi poteva essere un dubbio che non riuscivate a dissipare.
Ruth - Erario gli altri che agitavano questo dubbio, anche nei giornali.
Il Pubblico Ministero - In ogni modo non potete completamente escludere di aver temuto che egli, nascondendosi, fingesse anche con voi.
Ruth - Temuto io? che anche il suo amore fosse una finzione? (Smarrita) No... no... perch devo rispondere a questo? Basta, la supplico, basta... (Si serra il volto fra le mani, singhiozzando) Che io debba frugare in me, gi, fino a questo punto...
Il Difensore - Tutto ci fuori del campo giuridico. Oppure l'accusa vuol sostenere che la imputata abbia agito per paura di un inganno?
Il Pubblico Ministero - Le conclusioni le trarremo in fondo. Ora si tratta di risalire alle origini del fatto.
Il Difensore - La causa del fatto una sola: il diniego della grazia per Walter Varius.
Il Pubblico Ministero - Sia pure. La causa, per, non il movente.
Il Difensore - Questa volta tutt'uno. Il movente fu di impedire l'esecuzione della condanna.
Il Pubblico Ministero - In ci, se mai, a voler tutto concedere, potrebbe ravvisarsi il fine dellazione delittuosa, non il movente.
Il Difensore - Sottigliezze, sia detto senza offesa. Qui siamo di fronte a un fatto profondamente umano, che non pu non essere conturbante anche per chi lo disapprova, e noi andiamo invece a ripescare le eleganti distinzioni teoriche dei nostri trattati.
Il Pubblico Ministero - Del diritto codificato, onorevole.
Il Difensore - Ebbene il diritto non consente di elevare a valore di prova, e anche soltanto di indizio, un semplice sospetto. E qui, ora, si profila il tentativo di fondare l'accusa sul sospetto che la imputata abbia avvelenato Walter Varius perch temeva che egli simulasse.
Il Pubblico Ministero - Ma se la stessa accusata ha ammesso, or ora, di aver avuto questo pensiero, e di aver dovuto pi volte respingerlo.
Il Difensore - Una tentazione respinta non mai peccato.
Il Pubblico Ministero - Comunque, scartiamo pure questa ipotesi, almeno per adesso, e ammettiamo che Varius non simulasse affatto, e che la imputata, dissipando in s ogni ombra di dubbio, riuscisse ad essere assolutamente certa della sincerit e dell'amore di lui. Ammesso tutto questo, rimane ancora da accertare perch essa ha ucciso.
Il Difensore - Ma allora...
Il Pubblico Ministero - Lo so. La tesi della difesa gi stata chiaramente impostata sin dall'inizio di questo processo: Ruth Ellis, in definitiva, ha ucciso un cadavere, o meglio ha attuato un evento che lo Stato medesimo avrebbe altrimenti e inevitabilmente attuato, sia pure sotto altra forma. Quindi non vi omicidio volontario in senso giuridico, dal momento che il soggetto passivo...
Il Difensore - Oggetto, ormai, non pi soggetto di diritto...
Il Pubblico Ministero - ... soggetto, se non altro in quanto poteva ancora dettare le ultime volont...
Il Difensore - La sua ultima volont egli l'aveva manifestata, tentando di sopprimersi per non dover affrontare l'esecuzione. E questa volont ha adempiuto Ruth Ellis.
Il Pubblico Ministero - Eh, no, avvocato: prima di tutto la imputata dev'esser d'accordo con se medesima. Se vero, come essa afferma, che Walter Varius era completamente cambiato, con una vita rinata nel suo essere, e in lui possibile, noi non possiamo affermare ed esser certi che egli, posto di fronte alla responsabilit dei suoi delitti, avrebbe reagito alla condanna esattamente come quando era soltanto un delinquente. Essa gli ha tolto il diritto di sapere di dover morire, dopo l'innocenza ritrovata. E allora tutto risulta chiaro: la imputata lo ha soppresso - e ora pu cogliere pienamente in se stessa la verit - lo ha soppresso non precisamente o non soltanto per sottrarlo alla esecuzione della condanna, ma unicamente o soprattutto per non dover rivelargli che era stata lei, lei sola, come testimone volontaria, la fonte dell'accusa in base alla quale la condanna fu pronunciata.
Ruth - (scossa da un profondo singulto si accascia su se stessa, balbettando) No... no... basta... (Continua a singhiozzare sommessamente).
Il Pubblico Ministero - Entrambe le ipotesi da me prospettate conducono a questa conclusione. Ruth Ellis deve essersi detta: se egli finge tutto, persino il suo amore verso di me, io lo ridurr al silenzio, dal momento che deve morire, perch non si sappia che io sono caduta nell'inganno, accecata dal mio amore per lui; se egli sincero, sono io allora che l'ho ingannato, sia pure infondendogli una nuova vita, e poich deve morire voglio che muoia .senza condannarmi. In ogni caso, adunque, l'accusata ha ucciso per motivi suoi, intimi, che forse soltanto ora, ripeto, essa scopre in fondo al suo animo; ha ucciso per una reazione a ci che era un male per essa medesima, e quindi anche, s, anche per non dover vedere soffrire, cos come avviene nel caso in cui taluno uccide un malato assolutamente inguaribile, e si giustifica dicendo di aver voluto liberarlo dalla sofferenza, mentre la verit che ha voluto liberare se stessa dal dover assistere a quella sofferenza. Fuori delle due ipotesi ora prospettate, si dovrebbe pervenire a una conclusione molto peggiore per l'imputata: e cio che essa abbia agito per un altro impulso, sebbene inconscio: cio che essa abbia soppresso Walter Varius, sotto l'apparenza di una ribellione all'iniquit della legge, con lo stesso impulso che, in nome dell'ossequio alla legge, l'aveva spinta a presentarsi spontaneamente a rendere contro di lui una testimonianza, anch'essa mortale. Questo impulso, sebbene inconscio, ripeto, pronto ad avvalersi e, perch no? ad approfittare di una ragione plausibile, sarebbe pur sempre, e in ogni caso, un impulso ad uccidere, dissimulato in una giustificazione.
Il Difensore - Ma allora questo si potrebbe supporre, mostruosamente, anche per i magistrati che condannano.
Il Pubblico Ministero - I magistrati agiscono come soldati.
Il Difensore - S, ma volontari.
Il Pubblico Ministero - E potrebbe non essere estranea, a tale impulso, anche se non avvertita, una sorta di fascino della possibilit di uscire dalla esistenza oscura e comune per diventare protagonista di un romanzo di amore e di morte. Infatti Ruth Ellis oggi l'eroina della cronaca, nelle prime pagine...
Il Difensore - (interrompendolo) Le domandi se vero che ha rifiutato vistose offerte di denaro di giornali in rotocalco, per servizi sulla sua vita e sul suo amore...
Ruth - Ne ho avuto ribrezzo.
Il Pubblico Ministero - Oggi, s, ne ha avuto ribrezzo: posso ammetterlo. Tuttavia ci non toglie nulla a quello che ho detto, sulle circostanze anteriori al delitto, e sui moventi intimi, soggettivi di esso.
Ruth - Ma perch tutti si vogliono impadronire, per portarlo in pubblico, di quello che pu essere stato e sar soltanto in me stessa?
Il Pubblico Ministero - Perch il delitto un fatto pubblico, signorina, e interessa tutti.
Ruth - Ma il mio delitto son pronta a scontarlo, secondo la legge, qualunque sia la condanna, non m'importa quale. A me basta che non sia delitto la fedelt, che io serber, sempre, fin che avr vita, per l'essere che ho voluto salvare da una sorte infamante. E allora...
Il Presidente - Basta. Non vi pi consentito interloquire in questo momento. Prosegua, procuratore di Stato.
Il Pubblico Ministero - Per me, ormai, ho solo da concludere e chiedo che (si volge verso il pubblico) i signori giudici popolari vogliano dichiarare l'imputata colpevole di omicidio volontario, doppiamente aggravato, perch commesso con abuso delle mansioni inerenti a un pubblico servizio, e col mezzo insidioso di una sostanza venefica. (Si siede).
Il Presidente - Anche il difensore pu concludere.
Il Difensore - (si alza, rivolto al pubblico) Il rappresentante dell'accusa ha tolto tutto alla imputata, ha voluto come spogliarla di ogni velo, non le ha concesso nulla: eppure proprio per questo, e non so se senza volerlo, l'ha ridotta a una figura squallidamente umana, a una raffigurazione, mi si perdoni, di noi tutti, di noi stessi. Eh, s, perch di ognuno di noi, se ci si toglie tutto ci che nel nostro essere contraddice il male, non rimane che questo: per l'appunto la possibilit del male; cio gli impulsi di cui parlava ora l'accusatore. Ma vuole lei, procuratore generale, che non vi siano stati e non vi siano nell'anima di questa creatura umana - come in tutte le creature - anche impulsi generosi, fiducia nel bene, magari illusioni? Tutte le contraddizioni sono in noi e attorno a noi. Vi contraddizione quando il male prende gli aspetti del bene, fino ad indurre all'eroismo, e persino al martirio, per una causa ingiusta. E' una contraddizione che non si consideri estinta la pena, quando il ravvedimento del colpevole ha estinto la colpa. E' una contraddizione che la societ non consenta a un condannato a morte, in imminente pericolo di vita, di morire, ma usi tutte le risorse umane dell'ingegno, e della scienza, per risanarlo, non al fine di farlo vivere ma per poi annullarlo in una morte infame. E' una contraddizione che lo Stato, nel proibire e reprimere i reati fra cui l'omicidio, attribuisca a se stesso il diritto d'uccidere, come un monopolio, mentre non si attribuisce quello di commettere falsi, truffe e altri delitti. Ed contraddizione quella sempre presente qui, in quest'aula, fra accusa e difesa, che si fronteggiano con ragioni tanto pi inconciliabili, quanto pi appaiono, l'una e l'altra, di forze uguali e contrarie, entrambe fondate sulla logica e accettabili. Nella morsa di questa contraddizione e in questa stessa aula fu stretto anche Walter Varius durante il suo processo, quando lei, eccellenza, lei avverso per principio alla pena di morte, ma rigido tutore della legge, in una requisitoria di tre giorni, svilupp un'analisi minuziosa, acuta, perspicua, nel rappresentare al rallentatore tutti i gesti e i movimenti dell'imputato negli attimi - dico negli attimi - in cui erano avvenuti i fatti delle uccisioni dell'agente Nicolson e dell'attrice Malva Swall. Per contro io, fautore, allora, per un errore di cui faccio ammenda, della pena capitale - altra contraddizione - inutilmente sostenni con piena e profonda convinzione, tuttora salda in me, la impossibilit di dedurre dalla vivisezione di quegli attimi la certezza della volont omicida. Fu una competizione serrata, appassionata, che aveva per posta la vita di un uomo, e che tenne sospeso per molti giorni un pubblico innumerevole, come una platea immensa di spettatori. Alla fine lei, eccellenza, conquist la vittoria. Lei l'aveva voluta tenacemente, quella vittoria: quindi l'aveva desiderata. Con ci non voglio dire che abbia desiderato anche la morte di Walter Varius. Ma nemmeno Ruth Ellis l'ha desiderata. La morte, signori, era imposta dalla legge. Ma era imposto - il processo tutto qui anche il modo di uccidere con determinate formalit e prescrizioni.
Il Pubblico Ministero - Ognuno deve vivere la vita che gli concessa fino all'ultimo minuto.
Il Difensore - E allora nessuno dev'essere ucciso, mai.
Il Pubblico Ministero - Se non per legge.
Il Difensore - Ma pur sempre una legge omicida. Lei, eccellenza, ha parlato di impulso ad uccidere. Se dovessimo fare il processo a questo impulso, bisognerebbe domandarsi - come io stesso mi domando ora dolorosamente - se la sopravvivenza della pena capitale in molte legislazioni non sia proprio, in fondo, e senza che ci sia voluto o avvertito, un inconscio appagamento, se mi consentito dirlo, dell'impulso che ci viene e si tramanda dai primordi dell'umanit, dal primo fratricidio, e che ha sempre insanguinato e insanguina ancora la terra, con guerre, stragi, lotte fratricide, giustificate e anche esaltate in ogni tempo con ragioni nazionali, sociali, persino morali. Da sempre gli artisti, i pensatori, i sociologi, ripropongono la perpetua domanda dell'umanit: che cosa l'uomo? La legge, invece, lo uccide. Come vede, procuratore di Stato, non pu dire che io non sia d'accordo con le sue convinzioni di giurista.
Il Pubblico Ministero - Ma non con la legge, da lei voluta.
Il Difensore - Anche con la legge: perch se un milite di un plotone di esecuzione, per non attendere gli atroci preparativi della fucilazione
di un condannato, spara su di lui e lo uccide pochi istanti prima che sia dato l'ordine di far fuoco, non credo che lei sosterrebbe contro il colpevole, anche se avesse agito per risparmiare a se stesso il tormento dell'attesa, l'accusa di omicidio volontario, per di pi aggravato.
Il Pubblico Ministero - La sosterrei, invece.
Il Difensore - Eh, no! Se vero che ogni delitto doloso si identifica con l'evento voluto dal colpevole, qualunque ne sia il movente, bisogna ammettere che sia delitto volere un evento voluto dalla legge. Se mai potr essere delitto la inosservanza delle prescrizioni dettate per attuare la legge. E perci si deve concludere che uccidere un condannato a morte non omicidio volontario, bens - e non vi sembri aberrante la mia tesi, che invece umanamente plausibile - bens : usurpazione di una funzione pubblica, cio della funzione di uccidere. Altrimenti, e in tesi subordinata, nel caso di questo processo, si tratterebbe di un reato minore, cio di omicidio del consenziente. L'accusa oppone che Walter Varius non i fu consenziente, perch avrebbe potuto esprimere j una diversa volont, sottomettersi alla esecuzione j della condanna. Ma proprio la legge non ha tenuto conto che egli poteva essere un uomo di- I verso da quello che era stato condannato. Secondo la legge egli era ancora lo stesso individuo che avrebbe dovuto essere giustiziato il giorno dopo in cui tent di uccidersi. Egli, cio, era ricondotto allo stesso momento in cui aveva voluto sopprimersi. E a quel momento lo ha ricondotto Ruth Ellis, come se egli, all'ospedale, essendo in definitiva inutile ogni cura tendente a salvarlo dalla morte, non fosse stato salvato. E tenendo soprattutto conto di questo, signori, voi la giudicherete. (Si siede).
Il Presidente - Il dibattimento chiuso. La Corte si ritira. Imputata, avete altro da dire in vostra difesa? (Raccoglie le carte).
Ruth - (umilmente, a capo chino) Nulla, eccellenza. I signori giurati, con una sentenza che sar fuori di me, e alla quale io mi inchiner, mi giudicheranno secondo le norme del codice. Io, in me, adesso s, adesso che posso guardare pi in fondo a me stessa, nella povera anima mia, sento che c' un'altra legge, e devo condannarmi, invocare non la grazia, ma il perdono... Commettiamo un delitto, e il perch dobbiamo cercarlo dopo, non nella legge, ma in noi stessi. Io so, ora, che I opporre il male al male, come con la condanna la morte, o come ho voluto io, o in altri modi, I non pu mai essere un bene. (Silenzio).
Il Presidente - (si alza, e si rivolge verso il pubblico) Il verdetto ai signori giurati.
FINE


