Noi che restiamo

NOI CHE RESTIAMO

Commedia in tre atti

di GIOVANNI CENZATO

PERSONAGGI

PROF. AUGUSTO SELVA

DOTTOR ALBERTO CONTI

DOTTOR ITALO DE MARI

CARLO DANI

MONSIGNOR MARIANO SELVA, fratello del prof. Augusto

DOTTOR CLAUDIO ARTENI

DOTTOR FILIPPO ANZANI

DOMENICO, servo di casa Selva

FRANCESCO, maggiordomo di casa Selva

ELENA, figlia del prof. Augusto

MARIA DE ANGELI

MADDALENA GIANNI

CLARETTA, sua figlia

PERFETTA, serva di Monsignor Mariano Selva

Commedia formattata da

ATTO PRIMO

La villa del professor Augusto Selva: un gran salone terreno che d su di un giardino ricchissimo. Architettura fastosa. Archi e colonnati. Lingresso dal giardino serve da comune, ed a grandi vetrate. A destra e a sinistra ci sono altre porte. Lammobiliamento pure di gran lusso: divani, poltrone, mobili, quadri, statue, lampadari, ecc.

Quando s'alza il sipario la scena vuota. Sono le sei di sera. Dalla comune, che aperta sul giardino perch si suppone sia una sera dei primi di giugno, entrano Maddalena e Claretti, madre e figlia. Si guardano attorno un po' stupite, ma avanzano come chi di casa.

Maddalena - strano... Tutto aperto e non c' nessuno...

Claretta - Anche il cancello sulla strada era aperto...

Maddalena - Con la baldoria di oggi la servit avr perduta la testa... Be', sediamoci. Suonato abbiamo suonato... Qualcuno si far vivo... Tanto sanno bene chi siamo...

Claretta - (gironzola un po', pi curiosa; getta lo sguardo su di un vassoio d'argento che su di un tavolo) Mamma! ... Guarda quanti telegrammi!

Maddalena - Eh, sfido io!

Claretta - M'ha detto l'Erminia che ha telegrafato anche il Re...

Maddalena - (con un certo sprezzo) II Re!.., Sar stato un suo aiutante, se per quello!... Ma con tutta la sua scienza, non ha avuto quello che io e tuo padre, poveretto, abbiamo ricevuto il giorno del nostro matrimonio... Un telegramma del Papa!... Del Papa, capisci? Che vuol dire pi di tutti i Re della terra messi insieme (Guardando un po' bieca i telegrammi) Quello del Papa, l, non c' di sicuro!...

Claretta - Per, come medico e come scienziato, ce ne son pochi...

Maddalena - Chi dice niente per quello? Anzi, non c' che lui... Ma non ha il timor di Dio... Nessuno ha il timor di Dio, in questa casa... Perch lui ha voluto cos, ha preteso cos...

Claretta - Per sono tanto buoni...

Maddalena - Ah, s... E io spero che lo siano pi oggi, data la festa. La signora Elena non mi negher le mille lire che le ho gi chiesto per i miei derelitti... C' la fattura dei caloriferi alla Colonia da pagare, e me ne mancano ancora quattromila... Mille fra la contessa Savoldi e la Torri... Mille me le ha promesse il Comm. Baldi; mille il parroco di Sant'Angelo se le fa dare da donna Alvisi...

Claretta - Ancora?...

Maddalena - E gi! Non muore mai quella secchia! Fa testamenti benefici, mi lascia trentamila lire e continua a stare al mondo!... Paghi almeno l'interesse!... (Pausa). Le altre mille la signora Elena non me le nega... Me l'ha gi detto... E se non prendo una giornata come questa!... L'indomani delle feste si tirano i conti e si diventa sempre di cattivo umore... Per questo non me la lascio scappare...

Claretta - Ci avr aspettate al ricevimento, Oggi.

Maddalena - Che?! Io? E tu? Con quegli comunicati di medici e di scienziati che c'erano? Materialisti e rinnegatori di Dio?... Sei malta?! No... No... Lo sapeva benissimo la signora Elena che non ci venivo... Le ho detto che sarei passata una volta via tutti... (Altro tono) Ma mi pare che adesso siano andati via in troppi... Non si vede proprio nessuno...

Claretta - (che intanto ha preso un giornale sul quale si capisce che pubblicato un ritratto) Guarda, mamma, questo giornale... Il suo ritrailo... Quasi tutta la pagina... Bel vecchio, per..,

Maddalena - Ottantacinque anni... Trenta giusti pi di me... E che elogi, senti! (Leggendo) Il tributo del mondo... .

Maddalena - Eh! Del mondo! Figurarsi! I giornalisti esagerano sempre...

Claretta - (continuando a leggere) ...del mondo scientifico , dice...

Maddalena - Ah! un altro mondo, allora...

Claretta - (sempre leggendo) ...al professor Augusto Selva nel suo ottantesimo compleanno... .

Maddalena - Ottantesimo, dice? E gli altri, dove sono?

Claretta - Se lo stampano qui...

Maddalena - Ma se sori cinque anni, se non sei, che dovevano festeggiargli gli ottanta! Hanno sempre rinviato... Ma il tempo ha camminato.,. l'unico personaggio della festa che non ha aspettato...

Claretta - (leggendo) ...l'apostolo della materia... .

Maddalena - (turbata) Cosa dice? Fa' il piacere di non leggere certe stupidaggini!... Metti via! Che quando penso... Basta... Una volta che ho le mille lire... Dio mi vede, e sa che se vengo qui per i miei derelitti. Non ho partecipato neanche ad un evviva... Tu lo puoi dire... Venir qui con te, poi!... A rischio che qualche dottorino si innamori di te, che sei bella, che sei buona, e ti sposi per mettere al mondo dei figliuoli da far venir su senza battesimo, come i gatti... No... No... (Altro tono) Ma strano, per... Comincio a impensierirmi... (Si alza, con voce spaventata) Che siano usciti tutti e che vi siano i ladri?!...

Claretta - (ridendo) Ma, via, mamma!.

Domenico - ( un servo di casa; entra in scena da destra, affannato, e si dirige verso la porta di sinistra, correndo).

Maddalena - Oh, Domenico!

Domenico - Ah, Signore! Sono loro?.. (Senza fermarsi) Se sapessero!... Se sapessero! Che disgrazia!... ( gi uscito a sinistra).

Claretta - Cosa ha detto?

Maddalena - Dio mio!...

Claretta - Ha detto una disgrazia!

Maddalena - Ma no!

Domenico - (rientra da sinistra, riattraversa la scena ed esce da dove era entrato, sempre affannato. Ha in mano un grosso involto).

Maddalena - (cercando di richiamarlo, ma invano) Domenico! Per carit, che c'?

Francesco - (un maggiordomo, appare sulla porta di destra mentre Domenico vi sta per entrare. Lo trattiene) Ormai non c' pi nulla da fare...

Domenico - (sparisce lo stesso).

Maddalena - Oh, Francesco! Ma cosa successo?...

Francesco - (ravvisando Maddalena e Claretto) Oh, le signore Gianni! Sono loro? Hanno fatto bene a venire!... Pensavo giusto adesso chi si poteva... (Il suo dire in questo momento interrotto dall'entrare di Alberto dalla comune. Pi che entrare egli precipita in scena).

Francesco - (corre verso Alberto, mentre le due donne si ritirano come impaurite) Signor padrone!...

Alberto - (gridato) Che c', Francesco?

Francesco - Il piccino!... Corra!... Corra!...

Alberto - (infila la porta di destra, fulmineamente).

Maddalena - Ma, insomma, Francesco!...

Francesco - Se sapessero, signore! Sono qui che tremo tutto... Tutto un sudore freddo!... morto il piccino!...

Maddalena e Claretta - (insieme) - Giorgino

Maddalena - Morto?! E di che?!

Francesco - E ancora sua madre non sa nulla!... S' riusciti solo a trovare il padre... L'ha visto?... (Allude ad Alberto). Adesso chiss, povero uomo!

Claretta - Ma di che cosa morto?

Francesco - Oggi, nel pomeriggio, dopo che autorit e invitati se n'erano andati, la signora ha dovuto uscire... Aveva una riunione importantissima per non so quale iniziativa di beneficenza... Sa che per beneficare...

Maddalena - Ditelo a me, caro! Che cuore! Bene, raccontate, presto, per carit...

Francesco - Il dottore andato per le sue visite, anzi per un consulto, e il vecchio professore rimasto a casa... L'emozione della giornata... L'et... Si ha un bel essere di ferro come lui, ma...

Maddalena - Vi prego... Venite al fatto...

Francesco - Si... Ecco... Il professore era qui, seduto su questa poltrona, ed io stavo servendogli la solita pozione. (Indicando un tavolino poco discosto con un vassoio) Eccola l ancora... L'ha lasciata... Quando entra di corsa Adele, la bonne, gridando: Per carit! Presto! Il piccolo soffoca!... Muore!.... Io e il professore corriamo di l... Ah, signora!... Non mi faccia pensare!... Insomma... Gli avevano dato da mangiare per merenda, fra l'altro, una bella uva che avevano portato anche a tavola, alla colazione d'oggi. Di quella fresca, fatta venire non so da dove, in scatola, con gli acini grossi!... E il bambino si divertiva, racconta l'Adele, a buttare gli acini in alto e a prenderli con la bocca aperta... Cosa sia accaduto lo sa solo il Signore... Ridendo e saltando, nell'inghiottirli a volo, uno gli andato per traverso... S' ficcato qui in gola, mezzo fuori e mezzo dentro, e non c' stato pi verso... L'Adele ha subito cercato di farlo tossire, di battergli la schiena, di voltargli il capo indietro... Lo sa come si fa... Gli ha messo un dito in gola e ha fatto peggio... Il bimbo diventato rosso rosso, poi nero, ha cominciato a gettare fuori gli occhi, a storcersi... Accorre il professore... Egli ha subito cercato... A veder quel vecchio, con le mani tremanti, il volto contratto, a... a... Non so cosa cercasse di fare... So che corso a prendere il bisturi, lo ha tagliato in gola, da fuori, qui, sotto il mento...

Maddalena - Ah, Dio mio!... Poveretto!

Francesco - Inutile tutto! Pochi minuti ed morto... Tentativi dopo... Iniezioni, respirazione artificiale... Io non mi so spiegare... l (Piange).

Maddalena - (sedendosi su di una poltrona, come chi manchi) Misericordia!... Che disgrazia!...

Claretta - Ah, povero angioletto!... E mamma?

Francesco - Non sa ancora nulla... S' mandato a cercarla... Telefonate... corse, tutto inutile fino a questo momento... E dire che se non la si trova e non la si prepara, pu capitare qui da un momento all'altro ignara di tutto!.., Signora... Se lei potesse fermarsi farebbe un'opera buona...

Maddalena - (sconvolta) Io? Per carit! E come faccio? Sensibile come sono?... E poi (indica Claretta) con questa povera ragazza... Farla assistere a certe scene... Ah, che sventura!... (Altro tono) Francesco, voi siete un brav'uomo... Io lo so... E state qui perch... Oh, Dio!... Perch mangiare bisogna mangiare... naturale... Si guarda al cibo e non al piatto... Ma questo, credetemi, proprio in questo giorno, il dito di Dio... l'ammonimento che viene dall'ai di l... (Facendosi il segno della croce) Basta... So quel che mi dico... (Altro tono) Ah! Ma come mi rincresce! Ah, povera madre! Poveri genitori! Un bambino cos sano... Cos bello...

Francesco - - Cinque anni... Un fiore...

Maddalena - Non parlatemene pi, Francesco... Mi sento venire male... E pensare che non l'hanno nemmeno battezzato... Che strazio! (Verso Claretta) Andiamo, figliola... Andiamo... Male, ecco, male mi sento... (A Francesco) Vi prego... Non dite nulla che siamo venute qui... Domani poi... Anzi... (Indicando a sinistra) Vi prego... Fateci uscire da via Goito... Facciamo pi presto ad andare a casa...

Francesco - Proprio non credono che sarebbe meglio si fermassero?... Confortare quella povera signora...

Maddalena - Cosa volete che badi a noi?... C' suo marito... Suo padre... Ci siete voi di casa... Noi saremmo d'impiccio... Credetelo: in certe circostanze gli estranei fanno peggio... (A Clarette) Andiamo, andiamo, figlia mia... (Si avviano).

Francesco - (segue le due donne scrollando il capo un po' contrariato. Le accompagna fuori, da sinistra. Scena vuota per un momento. Poi Francesco rientra nello stesso tempo che dalla comune appare il dottor De Mari, ansante e trafelato) Dottore... L'ha vista?

De Mari - Macch! Una disdetta!... M'hanno detto che ha accompagnato la contessa Fiori con la sua macchina, ma si vede che prima di andare a casa saranno andate a prendere una boccata d'aria... Che so io?

Augusto - (appare a destra. affranto, accasciato, come inebetito. Il suo aspetto quello di un uomo superbo e fiero, ma i segni del dolore hanno in questo momento il sopravvento. Vede De Mari e trasale) L'ha trovata?!... qui?

De Mari - Professore, dicevo adesso a Francesco... Non l'ho trovata...

Augusto - (interrompendo) Ma insomma! Ella non pu arrivare qui e apprendere di colpo questa tremenda disgrazia... Si tratta di suo figlio... Del suo unico figlio!

Francesco - Padrone... Se crede che provi ancora io... Ancora col telefono... Oppure andando...

Augusto - (interrompendolo) necessario. Corri... Cerca...

Francesco - Padrone... Far l'impossibile... (Via da sinistra).

De Mari - (dopo un momento di commozione e di imbarazzo) Maestro... (Fa per tendergli la mano).

Augusto - (gli si avvicina, quasi si appoggia a quella mano che gli si tende, e reprimendo appena un singhiozzo si getta nelle braccia di De Mari).

De Mari - (anch'egli commosso) Coraggio, maestro... Per carit... Non faccia cosi...

Augusto - Ah, De Mari!... (A stento, aiutato da De Mari si siede). Io che ho combattuto per sessanta anni i mali dell'umanit, che li ho-vinti mille volte, dovevo lasciarmi rubare quell'esserino, quella piccola creatura, ch'era tutta la mia vita.

De Mari - Ma come pu essere successa una cosa simile?...

Augusto ...................... - Il bimbo ha inghiottito lacino d'uva... Esso si conficcato fortemente, come pu logicamente presumersi, perch veniva dal l'alto, nella trachea. Quando mi hanno chiamato, l'ho trovato violaceo, con la bocca spalancata, gli occhi fuori dall'orbita, la pelle fredda, il polso debolissimo. Nonostante sforzi terribili e scosse toraciche violente, l'aria non passava pi... Si sentiva soltanto il caratteristico rantolo corto, che denuncia i tentativi di inspirazione... Ho visto lo spettro dell'asfissia, l, davanti ai miei occhi, minaccioso, fatale... Comprendo che questione di minuti, di secondi direi... Introduco subito il dito nel fondo della bocca, all'orifizio superiore della laringe, ove spero che l'acino si sia fermato... successo molte volte, voi lo sapete, di estrarre cos, con un abile giro di mano, un corpo estraneo che ostruisca la gola... Ma questa operazione deve essere il pi possibile istantanea. Nel mio caso mi sono accorto subito che l'acino era sceso troppo in gi... Io non avevo ferri adatti, ne c'era tempo di trasportarlo all'ospedale... Bisognava allora aprire la trachea, raggiungerlo da fuori, subito, con un bisturi, con una forbice, con un temperino. Dell'aria! E ho vista la necessit dura, impellente, mostruosa di sgozzarlo per salvarlo... Ma quando ho cercato un bisturi, quando l'ho trovato, quando col polso pi fermo che potevo ho intaccato violentemente quella bianca gola da colomba, e il sangue ne sgorgato, era tardi... Il cuore s'era gi fermato... L'asfissia aveva vinto...

De Mari - Ah! terribile!

Augusto - Voi capite... Dall'attimo in cui avvenuta l'ostruzione, fino a quello in cui ho potuto intervenire, cio fra i primi tentativi dell'Adele, il suo chiamarmi, il correre, il rendermi conto, il cercare, l'operare, ho fatto il calcolo che saranno passati dodici minuti... Ah! Soprattutto l'Adele tard. Lei sperava certo che si trattasse di cosa facile... Non immaginavo nemmeno io che si conficcasse cos in fondo e con tanta forza... Se quando l'ho visto avessi avuto in mano subito non dico il bisturi, ma una forbice, una lama qualsiasi, un coltello!... Incidere, incidere subito, a qualunque costo, bisognava! Avrei strappato con le unghie quella gola, l'avrei scarnificata, squarciata, se avessi avuto gli artigli nelle mani!... Forse si sarebbe salvato... Ma cos...

De Mari - (dopo un lungo silenzio) E suo padre?

Augusto - di l... Impietrito... Ora sta curando pietosamente quella inutile ferite... Sta ricomponendo quel piccolo volto straziato dagli spasimi, quella cara faccina su cui la morte ha impresso l'orma pi ingiusta... Venite a vederlo... (Si alza e, barcollando, si dirige a destra ed esce).

De Mari - (lo segue in silenzio).

Elena - (dopo qualche momento di scena vuota, entra accompagnata da Carlo Dani. donna giovane, di rara avvenenza, elegantissima. Il suo viso ha l'espressione di una felicit ricca di se stessa. Continua un discorso con Dani, e in tono di rimprovero) Adesso basta, eh?... Caro Dani, giudizio!... (Ride e si avanza andando a sedersi su di una poltrona). Ma lo sapete che siete proprio sciocco a farvi delle illusioni?

Dani - Che male vi fanno, scusate, le mie illusioni? Esse sono, dopo tutto, il regime vegetariano dell'amore... Vostro marito, beato lui, pu seguire il regime carneo... Io...

Elena - (che pur si diverte e lo guarda con una languidezza un po' canzonatoria) Ma basta, ho detto. (Si alza, va a suonare un campanello, poi torna a sprofondarsi in una poltrona). Sono cos stanca, oggi, che non ho nemmeno la forza di burlarmi di voi!...

Dani - Permettete che io approfitti della debolezza del nemico... una vecchia regola di strategia che continua a trovar credito di successo...

Elena - strano come voi non vi siate mai accorto quanto io ami mio marito...

Dani - Oh! Me ne sono accorto, purtroppo! Lo amo anch'io, del resto... E non sarei mai capace di tradirlo...

Elena - E allora?

Dani - A me basta che lo tradiate voi...

Elena - Ma nemmeno col pensiero...

Dani - Fatelo senza pensiero...

Elena - Ors... Adesso cominciate a diventare impertinente...

Dani - In qualche modo bisogna pur cominciare...

Elena - (a sviare) Avete visto che fascio di telegrammi?

Dani - E quelli che arriveranno ancora!... Lo dicevo oggi a Silvini, il presidente del comitato promotore delle feste... Se aveste prean-nunciato un po' prima e anche un po' pi clamorosamente questi festeggiamenti, avreste fatto meglio... Molta gente apprender dal resoconto le feste avvenute e chiss come si dorr di non aver inviato tempestivamente il proprio segno di adesione, di solidariet, di gratitudine... Soprattutto di gratitudine, perch vostro padre ha dovunque gente salvata dalla sua valenta e dal suo amore di scienziato.

Elena - Pap si opposto... Egli rigido e austero con s e con chiunque.

Dani - Ma queste sono feste che si fanno anche per i congiunti... Per dar loro la gioia e l'orgoglio di portare un nome, di avere un legame col festeggiato...

Elena - Lasciate l che, per quello, abbiamo avuto una tal corve da stamattina!... Avete visto che il giornale ha pubblicato il ritratto di pap fatto da voi?

Dani - Su, l'ho visto.

Elena - E proprio bello quel quadro, lo hanno elogiato in molti, oggi.

Dani - Non credo... Mi stato riferito quanto ha detto Salerni che pontificava le feste oggi.

Elena - Non badateci. Sono le solite invidie artistiche.

Dani - Eh, signora mia! Si trattasse solo di invidia!... L'invidia una specie di forza maggiore in arte... Gli che si combatte ad armi nascoste e, quel che peggio, si vince... Si creano dei privilegi, e l'insolenza diventata la paladina dell'ignoranza. La massoneria, tanto felicemente cacciata dalla vita pubblica, s'e rifugiata nell'arte... Credete a me: occorre una I Marcia su Roma anche per l'arte...

Elena - Ma via... Non inquietatevi cos,, (Ridendo) Meno male che ho trovato il modo I per rimettervi in carreggiata quando fate il monello con me. (Tutt'altro tono) Sentite... Feti compensarvi delle amarezze artistiche, domani I comincerete il ritratto di Giorgino... (Altro tono) A proposito... (Un po' allarmata) E cosa succede? Ho suonato e non viene nessuno... Non capisco... Le porte aperte... (Si alzata e giro per il salone nel momento in cui, a destra, appare, sconvolto e sfatto, Alberto).

Alberto - (vede Elena e si ferma come impietrito. Riesce a stento a balbettare il nome di lei e a sostenersi allo stipite).

Elena - (atterrita da quella espressione) Alberto!

Alberto - (corre verso lei e quasi le cade addosso reprimendo un singulto) Ah, Elena! Elena!

Elena - (con un grido) Dio mio! Cosa successo? Alberto! Alberto!

Alberto - (con uno sforzo violento) Giorgino... sta male...

Elena - (tramortita) Giorgino?... Giorgin?... Cos'ha? Cosa successo?... Parla! (te sembra di leggere in un'occhiata che Alberto lancia a Dani) Perch l'hai guardato cos?!... Che c'? Che c'?... (Fa per slanciarsi per la porta di destra).

Alberto - (riprendendo con uno sforzo il dominio di se e fermandola) Fermati! (Attenuando) Scusa... Sta male... Abbiamo mandato a cercarti... Speravo che ti avessero avvertita...

Elena - Dove mandato? Chi? Non so nulla, io!...

Dani - (tentando) Signora, si calmi... (Verso Alberto) Ma che accaduto?

Elena - (cercando di passare) Ma lasciatemelo vedere!... Sono sua madre!...

Alberto - (sempre trattenendola) Aspetta!... Un momento!... Ora... riposa... (La parola gli si rompe in un singulto).

Elena - (si strappa da lui e va verso la porta. Ma sulla soglia trova Augusto. Si ferma, retrocede d'un passo, come terrorizzata. Non ha pi la forza di avanzare, come se avesse letto quel volto).

Alberto - (con voce soffocata, il fazzoletto alla bocca, a Dani) morto!,..

Dani - (barcollando) Eh?!...

Elena - (contemporaneamente alle battute precedenti) Pap! Pap!

Augusto - (tenta anche lui di trattenerla, ma ella si svincola e sparisce. Alberto, d'un balzo, la insegue).

Augusto - (avanzando, con un gesto d'ira) Non siamo nemmeno arrivati a prepararla! Ma orribile tutto ci!... (Si accascia sulla poltrona).

Dani - (premuroso, vicino a lui) Maestro...

Augusto - (stringe le mani di Dani, poi rimane immobile, con la testa nella morsa delle sue mani convulse e febbricitanti).

Francesco - (entra dalla comune, circospetto, in punta di piedi, e si avvicina a Dani; sottovoce) La signora era con lei?

Dani - (anche lui sottovoce) Si... di l... Sa tutto...

Francesco - (quasi liberato da un incubo, respira).

Dani - (sempre sottovoce, a Francesco) Ma cosa successo?

Francesco - Una disgrazia! Soffocato... soffocato da un acino d'uva...

Dani - Senza poter far nulla per salvarlo? Ma come possibile?

Francesco - (indicando Augusto) C'era lui, s'immagini se non ha cercato!...

Dani - Ma perch non preparare la signora?... Non avvertire?.... Non...

Francesco - Ma se un'ora che triboliamo per quello! S' cercato di tutto... Ma quando la fatalit ci si mette non c' verso... S' telefonato, s' corso... In due, in tre, in dieci! La maledizione stata!...

Augusto - (si alza).

Dani - (mite, rispettoso) Maestro... Se potessi esser utile in qualcosa...

Augusto - (tendendogli le mani, come congedandolo) Grazie... Grazie, Dani... Sono situazioni in cui noi non sappiamo cosa chiedere, e gli amici, anche quelli buoni come lei, non sanno cosa dare... Io spero che l'educazione virile che ho dato a mia figlia e il modo con cui l'ho cresciuta le consentano di essere forte, di superare questo strazio... Oh, ella lo sar! (Stringendogli la mano) Grazie, Dani...

Dani - Se c' bisogno di me...

Augusto - Grazie... C' gi di l anche De Mari...

Dani - Come vuole, maestro... (Stringe ancora la mano ad Augusto e, dopo qualche momento di imbarazzo, esce in punta di piedi, adagio, scambiando un muto saluto con Francesco).

Francesco - (piano) Comanda nulla, professore?

Augusto - (resta immobile senza alzare il capo, senza rispondere).

Francesco - (esce adagio adagio).

Elena - (con la veste in disordine, scomposti i capelli, l'espressione convulsa, piomba in scena).

Augusto - (se la trova davanti spettrale, ansante. Balbettando) Elena...

Elena - (la sua voce, la sua espressione rivelano uno sforzo sovrumano su se stessa. Il dolore tale che ella sembra sotto l'incubo di una allucinazione. Le parole le escono comprensibili, ma rovinando e con una voce che non par pi la sua) Babbo... Parla... Dimmi... Sono forte...

Augusto - Elena... Tu sei forte...

Elena - (implacabile) Voglio sapere... Tutto... Da te... Parla...

Augusto - A che serve?... una disgrazia... Una tremenda disgrazia... Nessuno la poteva n immaginare n prevedere... Te l'hanno detto?...

Elena - S... Me l'hanno detto... Soffocato... Me l'hanno detto... Ma io non ho capito bene... Non capisco... Sento che la mia testa... capisci? Sento che... sento che... (Balbetta qualche parola inafferrabile e poi, di scatto, urla) Ma no! Ma no! Ma no! (Si abbatte).

Augusto - (tentando) Elena... Ti supplico... Non fare cos...

Elena - (si alza, corre verso la porta di destra con uno scatto che non par neanche pi umano) Me l'hanno rubato! (Grida) Chi? Chi? (Rivolgendosi verso suo padre) Tu! Tu me l'hai rubato!... Tu! Ma come possibile? Come?

Augusto - Elena! Ti prego... Ti scongiuro... Abbi coraggio... Abbi forza... Guarda me... Pensa che se egli era la tua creatura, tu sei la mia, ed egli era, cos, due volte figlio della mia carne... Pensa come io vivevo di lui... Al pari di te... Pi di te...

Elena - (non ha sentite le sue parole; seguiva un altro pensiero) Tu?... Tu?... Ma come? Tutto il mondo oggi si inchinato al tuo intelletto, al tuo valore, alla potenza del tuo sapere di scienziato... Tu hai salvato degli estranei, tu hai strappato dalla morte della gente che aveva il corpo guasto, logoro, hai ridato la vita a cento, a mille esseri, hai sventato gli agguati pi terribili della morte, hai infrante le sue armi insidiose e crudeli, e non sei riuscito a salvar lui? Lui che non era malato?... Che era un fiore? (Si ferma, allucinata. Urla di nuovo) No! Egli non morto! Egli non pu esser morto! Un'ora, due ore fa, era qui con noi che giocava, vispo, allegro, forte, sano... Quale differenza c' in lui ora? Non so... Non so... tutto fresco, ancora, tutto candido, tutto bello come prima... Eppure non vive. Non vive... (Ripete adagio, continuamente) Non vive... Non vive... (Pausa. Gridato) Non vive, capisci?... Cos', dunque, questa morte? Cos' questa morte che ha vinto senza combattere? Spiegamelo, almeno... Spiegamelo!... Voglio saperlo... Se egli come prima perch non posso dargli il mio respiro e farlo vivere? (Come vaneggiando) Tu non hai saputo fare questo? E allora? Che ti serve la scienza? Perch ti lodano? Perch ti esaltano?

Augusto - Figlia mia... Non dire cos... Tu comprendi... La natura ha leggi inesorabili... Anche la scienza ha i suoi confini... Le sue umiliazioni... La vita non una facolt nostra...

Elena - E di chi, allora? Chi questo padrone crudele? Inumano? Che ruba cos? (Urlando di nuovo) No! No! Ci deve essere qualcosa che tu non sai spiegare... Che tu non mi

puoi spiegare

Alberto - (entro in questo momento, accompagnato da De Mari, e s'appressa a Elena).

Elena - (lo vede, lo guarda con occhi strani e gli rivolge aspra la parola impetuosa) E tu? Tu? Anche tu? Anche tu non hai saputo?... Te lo sei lasciato rubare cos... Tuo figlio! La mia creatura!... Ma com' possibile? Io voglio sapere!... Voglio sapere!... Devo sapere!... Sono sua madre!... Era mio!... Mio, capisci? Voglio che mi si spieghi perch senza malattia, senza che la sua carne fosse in nessuna parte corrotta, quella sua carne, che poi la mia stessa, non palpita pi... Perch? Ma cos' questa morte? E cos' questa vita? (Investendo Alberto che la guarda impietrito) Tu! Tu!

Alberto - Elena... Abbi coraggio, abbi forza... Guarda me...

Elena - (come presa da un terribile sospett) No! Non credo! Non credo a quello che mi avete detto! No! Chi l'ha ferito qui, alla gola? caduto? S' fatto male? S' ferito? Chi me l'ha ucciso? Lo dica lei, De Mari!... Lei lo sa!... Non me lo nasconda!

De Mari - Ma come possibile, signora!...

Elena - S! Gli hanno fatto del male!... Qualcuno s' vendicato di te! S' introdotto stasera... Era tutto aperto qui... Una vendetta su te...

Augusto - (tremando di piet) Su me?...

Elena - (convinta, esasperata) S! S! La tua fama... La tua potenza... La tua ricchezza... Hai dei nemici... C' della gente che ti odia... E s' vendicata! Chi? Chi? (In questo momento appare sulla soglia della comune il dottor Claudio; timoroso, trepido e non osa parlare. Elena lo scorge, in uno scatto folle lo addita e urla) Lui! Lui! stato lui! Ah! (Con un grido fa per avventarsi rabbiosamente su Claudio).

Alberto - (trattenendola violentemente) Ma cosa dici?!... Elena!...

Elena - (urlando) Lui! Lui! (Vien meno e si accascia)

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

La stessa scena del primo. Sono passati circa due mesi. Claudio e Alberto stanno discorrendo.

Claudio - Non valeva proprio la pena, dottore, che lei si preoccupasse di ci...

Alberto - Non ero preoccupato, ero rammaricato. E desideravo dirle questo mio rammarico... stata una scena cos imprevista e cos dolorosa che non la dimenticher mai... Le dir anzi che avrei voluto l'indomani stesso cercare di lei... Ma dopo le tristi necessit che seguono a tali disgrazie, io non ho avuto altra cura che mia moglie... Portarla via di qui... Ci sono riuscito, fortunatamente... Siamo stati via quasi due mesi. Quando siamo tornati ho cercato di lei e mi hanno detto ch'era assente.

Claudio - Gi, sono stato a Berlino. Sono tornato ieri... Ho saputo che lei mi ha cercato, e...

Albebto - Ha fatto bene a venire, anzi la ringrazio... Era un mio vivo desiderio presentarle le mie scuse...

Claudio - Ma per carit!... Cosa vuole? Nonostante la profonda avversione che suo suocero ha per me, io avrei creduto di mancare quel giorno ad un dovere, ad un bisogno direi, a non accorrere qui appena saputo della sciagura... Davanti al dolore bisogna dimenticare tutto... Se Dio vuole, esso l'unica cosa che rende gli uomini eguali, che li mette ad uno stesso livello... (Pausa). Le dir anche che c'era una ragione che giustificava il mio affanno: la notizia s'era deformata per la strada... Non so come... All'ospedale si parlava di ladri, che avevano scalata la villa e assassinati per furto la servit e il bambino... Qualcosa di giallo, come si dice oggi... L'idea che anche lei, collega, fosse... Presi una macchina e corsi qui... Alberto - Non c'era tutto questo... Ma ce n'era abbastanza... Comunque lei ha capito benissimo che l'accusa di mia moglie...

Claudio - stata una cosa naturalissima... In quelle condizioni, la poveretta, allucinata e ossessionata, cercava l'assassino...

Alberto - Il mandante o il mandatario di una vendetta.

Claudio - Ed era naturalissimo che lo vedesse nel nemico di suo padre... O meglio, in colui che i maligni definiscono suo nemico... E invece non lo sono affatto... Ammiro il maestro... Dissento dal suo carattere, non dal suo sapere... Combatto le sue teorie o, meglio, talune sue teorie, ma rispetto lo studioso... Oh, ce ne fossero di uomini come lui! Il nostro corpo, se non la nostra anima, potrebbe vivere tranquillo...

Alberto - vero...

Claudio - Collega, me ne vado... (Fa per avviarsi). E la signora, adesso?

Alberto - Che vuole? Sono preoccupatissimo... Da che siamo tornati, dieci giorni fa, non sono ancora capace di allontanarmi da lei. Giorno e notte... La seguo ovunque... La conforto in tutti i modi... Avrei bisogno anch'io d'esser aiutato a rialzarmi da questa mazzata, d'esser aiutato a camminare, perch camminare bisogna nella vita, e invece devo dimenticarmi per lei...

Claudio - Ah, se Iddio le desse un po' di forza... Ma non questo che si cerca qui... vero... (Dopo una breve pausa) Be'... coraggio, dottore, e arrivederla...

Alberto - (accompagnandolo) Arrivederci, s!... Spero che lei vorr venire ancora da noi...

Claudio - La ringrazio moltissimo, ma temo che suo suocero non mi veda volentieri. Ed egli il padrone di casa...

Alberto - Esser padrone dei muri non vuol sempre dire comandare in tutto. Se io glielo dico...

Claudio - Io non posso esser che onorato... E anche felice... Grazie.

(/ due s'avviano. Sulla comune si incontrano con Augusto, che entra. Egli guarda sorpreso Claudio che lo inchina senza parlare. Il vecchio non lo degna che d'una occhiata sprezzante. Alberto accompagna fuori Claudio, poi rientra quasi subito).

Alberto - un destino che quell'uomo sia continuamente svillaneggiato in questa casa! Due mesi fa quel po' po' di scena, da parte di Elena... Ora tu...

Augusto - Con questa differenza... Che se Elena non aveva ragione di trattarlo come ha fatto, io ne ho mille di ragioni.

Alberto - Ebbene: non mi garba affatto!

Augusto - Me ne duole... Ma non vorrai che io mi inchini a quel falso prete, a quel fantoccio con la chierica!

Alberto - Queste sono frasi, e soprattutto concetti, di altri tempi! Che ti disonorano!

Augusto - Cosa? T'ha convertito? (Ride).

Alberto - Ah! Ho ben altro io da pensare che a convertirmi!... Non si tratta di teologia... Si tratta di educazione... Il dottor Arteni sar un clericale, sar un chierico, ma una persona...

Augusto - (interrompendolo) un uomo che ha capeggiato e che capeggia da dieci anni una lotta vile, bassa, beffarda contro di me, padre di tua moglie, tuo maestro di scienza... Alberto - (un po' ironico) Lo so... Mi permetterai di saperlo...

Augusto - E allora?

Alberto - Allora mi sembra che tu ami troppo poco la scienza per occuparti cos tanto degli uomini... (A un moto di lui che gli si rivolta) Non arrabbiarti, ti prego... E non cominciare a discutere... Fa male a te e a me... C' di meglio da pensare, purtroppo!... Io ti chiedo solo che quando il dottor Arteni viene qui...

Augusto - Perch? Lo rivuoi in casa?...

Alberto - Se verr, se vorr venire, io lo accetter volentieri... E ti domando...

Augusto - (interrompendolo) inutile che tu mi domandi cosa vuoi da me... Te lo dico io... Tu vuoi che quando viene lui, me ne vada io... Semplicissimo...

Alberto - Non semplicissimo, ma per conciliante...

Augusto - (violento) Ebbene, se questo succede me ne andr, ma per sempre!...

Alberto - Babbo!... Ricordati che davanti alla nostra sventura egli stato l'unico che ha saputo dimenticare...

Augusto - Ha fatto male. Dimenticare la virt degli stupidi... E se ha dimenticato lui non ho dimenticato io... Bisogna sempre essere in due a dimenticare...

Alberto - Verr la morte a cancellarci tutto da questa lavagna! (Si batte la fronte).

Francesco - (entra e va presso Augusto) Professore... Il Rettore dell'Universit fa dire se potrebbe parlarle al telefono...

Augusto - Vengo subito... (Rivolgendosi, ancora irato, ad Alberto) No... Nemmeno la morte a me non cancella qui...

Alberto - E va bene... Ma tanto e tanto, allo scuro, nessuno legge...

Augusto - Per, lui che dimentica tutto, non ha saputo dimenticare una cosa: tua moglie!...

Alberto - Pap!... E sei tu che mi metti di queste belle idee?

Augusto - Non sono idee... Sono fatti...

Alberto - Oh! Pensare a certe cose per Elena, dopo quanto ci accaduto, non soltanto un'ingiustizia, una crudelt!... C' persino del cattivo gusto...

Augusto - Non penso di lei, io! Conosco troppo bene le virt di mia figlia!... Penso di lui...

Alberto - una vecchia fiaba anche questa... Va', pap, va' che ti chiama il Rettore...

- (Augusto esce. Alberto resta un po' pensoso. Un momento di pausa. Poi appare dalla comune Dani).

Dani - Disturbo, dottore?

Alberto - Ma no, caro Dani... Si accomodi...

Dani - Sono venuto a darle la risposta per la villa. Mio fratello e mia cognata quest'anno non v'andranno. Vanno all'estero. Bayreuth, mi pare... O Salisburgo... Non ricordo bene... Comunque la casa resta vuota, vuotissima. Si pu passarvi un settembre magnifico... La villa pi solitaria del mondo... C' solo una difficolt: che mio fratello non vuol sentir parlare di quali trini. Egli - ben a ragione - considera un onore offrir loro la villa.

Alberto - Grazie, Dani... Grazie, davvero.,.1 Ma credo che non ne facciamo pi nulla.

Dani - Ha cambiato idea?

Alberto - Sa, era stata, a dire il vero, una idea mia...

Dani - Gi. Le idee, quando vengono ai mariti, sono sempre da scartare...

Alberto - Non quello... che Elena, ora, non vuol pi muoversi...

Dani - impossibile! Lei deve imporsi, dottore! Bisogna levarla di qui... Bisogna distrarla!

Alberto - Lo dice a me! Bisogna! Bisogna! Forse che io non lo so? Ma lei si chiusa adesso, da che siamo tornati, in una ostinatezza scontrosa. Non vuol pi ragionare... Non so... Sono anch'io cos impressionato di quella poveretta... Sono riuscito ad accompagnarla a Roma, a Napoli, poi a Nizza, Cannes... Non so se lo sa...

Dani - Diamine! Non c'ero anch'io?

Alberto - (col gesto di chi si rimproveri una smemoratezza) Ah, che sciocco! Ma gi!.,. Si ricorda quella sera che s'and a Capri?...

Dani - Eravamo fin riusciti a farla sorridere... E sono stato io!

Alberto - Moltiplicando quasi quel grande amore che io ho per lei, mi pareva d'essere riuscito, anche con le carezze pi affettuose, a ridarle il respiro... Invece, tornati qui, le venne come una reazione... Le sembr d'aver commesso un delitto ad abbandonare la casa, la stanza del piccino, il suo letto, i suoi giocattoli... S' inchiodata l per ventiquattr'ore, senza parlare, senza piangere... Quando le ho parlato di passare l'autunno nella villa di suo fratello, ha opposto il rifiuto pi reciso... Mi ha persino rinfacciato le distrazioni del viaggio e le tenerezze coniugali.

Dani - Oh, che fatalit! Io che speravo...

Alberto - E io non so pi che fare, che pensare... Sono ben pi di due mesi che trascuro tutto : clientela, studi, scuola, per vivere vicino a lei, per confortarla, per farle non dir dimenticare, che questo sarebbe un dono incommensurabile, ma per alleviarle il ricordo, per allentarle questo nodo... Tutto inutile... Io divento un forzato che si trascina ai piedi una catena che la piet mi ha messo e l'amore ha ribadita. proprio vero: nella vita i gravami maggiori ci vengono dal sentimento... Ma mia moglie... Le voglio bene...

Dani - Eppure dovrebbe pensare un po' anche a lei, che sanguina dalla stessa ferita.

Alberto - Ah! Guai a farglielo comprendere!... Il mio dolore non pu essere il suo, dice... E lasciamoglielo credere... Ma del resto non parliamone... cos... Sono disgrazie, queste, che non finiscono pi... Siamo come al primo giorno... Alla prima sera...

Dani - Ma non possibile, per, continuare cos... Intervenga come medico, se non pu come marito.

Alberto - (con un mesto sorriso) Ah, caro amico! Pretendere che un medico creda ai medici mi pare un po' troppo!...

Dani - E allora?

Alberto - Allora lasciamo che il tempo, questo inesausto contagocce delle umane lagrime, faccia lui...

Francesco - (entrando) Signor dottore: c' di l una signora che vuol parlare con la signora.

Alberto - Vuol parlare con la signora e lo dici a me?

Francesco - Non so... Non la trovo... Non ho mai vista questa signora... Dice che una sua compagna di collegio...

Alberto - La signora in giardino... Non la vedi?

Francesco - Ah...

Alberto - Va'... Annunciagliela... (Con una certa asprezza) Bisogna che non abbiate tanta soggezione di lei... che siate risoluti... La si cerca. Le si parla... Si dice quello che si ha da dirle..

Francesco - Signor padrone...

Alberto - Non bisogna cominciare a trattar la gente da matti se si vuole che non lo diventino... Animo... Va'... Dille che c' questa signora... Dille che deve riceverla...

Francesco - (s'inchina ed esce).

Alberto - Non so chi sia, ma meglio... Io invoco sempre persone nuove, facce nuove... Tutto pu servire a distrarla...

Dani - Facce nuove... giusto... La mia troppo vecchia... Me ne vado... Ho capito... un modo per dirmi d'andarmene...

Alberto - (abbracciandolo) Caro Dani!... Lei vuol scherzare... Oh! Potessimo scherzare come una volta!...

Dani - Eh, torneremo a scherzare!... E poi bisogna reagire contro quell'ostinato compagno di viaggio che il dolore. (Pausa). Bisognerebbe inventare una specie di cura... Una specie di disinfezione pubblica. Il buon umore... obbligatorio!... Una profilassi di Stato... Si ricorda di quel tal deputato francese che avrebbe voluto proporre una legge che obbligava di scegliere almeno il dieci per cento dei funzionari fra gente di buon umore?... Si immagina lei quale sollievo per l'umanit se si cominciasse ad avere il dieci per cento degli agenti delle imposte, degli uscieri, degli ufficiali giudiziari, dei magistrati, dei necrofori anche, scelti fra gente di spirito? Si immagina un atto di sequestro, un pignoramento, una sentenza stillati con arguzie spiritose? Nulla di male... Ma un po' di fresco... Sempre febbre, sempre febbre!... Eh, via!...

Alberto - (incamminandosi con lui verso destra) Caro, vecchio matto!... Venga di qui, a proposito, che voglio farle vedere una cosa assai curiosa... Si ricorda di Parvis? Il professore di matematica che veniva da noi?...

Dani - Ah! Il matto? S! S!... Diamine! Il matto matematico... Gi... A furia di precisare nella vita s diventa sempre matti... La matematica appunto una fissazione... Ebbene?

Alberto - Ebbene stia a sentire... (Le altre parole si perdono perch essi escono).

Elena - (entra dalla comune accompagnando Maria, che una signora presso a poco della sua et, ma di aspetto pi borghese. Ha una certa timidezza dell' ambiente e mostra di averne un po' anche di Elena) Accomodati, cara...

Maria - Grazie... Ma non voglio disturbarti troppo...

Elena - Via!... Sei appena venuta... Tanti anni che non ci vedevamo poi!... E sempre di sfuggita... (Posa su di una poltrona un logoro fantoccio che teneva in mano entrando).

Maria - Forse saremmo state ancora chiss quanto tempo senza vederci, se io non avessi saputo della tua disgrazia... Sai... ti sapevo ricca e felice...

Elena - Mia buona amica!... La ricchezza non vai nulla quando non c' pi la felicit... E la felicit come la salute... Ci accorgiamo quanto valeva allorch la perdiamo...

Maria - Ebbene, cara, non parliamo di questo... Non sono venuta per rattristarti...

Elena - Rattristarmi? Se lo sono sempre... La mia vita un meccanismo che va avanti senza scopo. L'unica curiosit che mi tiene in vita quella di domandarmi perch vivo...

Maria - Bisogna rendersi una ragione...

Elena - Ecco l'impossibile, l'assurdo!...

Maria - Eppure bisogna che tu ti sforzi... Hai un marito... Anche per lui bisogna che tu cerchi di essere forte... Sai... Gli uomini non vogliono veder lagrime in casa... Io ti parlo da povera donna che sono... Ma la verit... Anche gli ignoranti tante volte possono...

Elena - (interrompendola con dolcezza) Ma perch ti butti gi cos? Sempre il tuo carattere! A scuola, mi ricordo, eri la stessa... Se sei ignorante tu, lo sono anch'io... Ci slam pure trovate all'Universit, no?

Maria - Ma tu ti sei laureata... Io no...

Elena - Hai ragione... Per quello che si impara all'Universit...

Maria - Comunque...

Elena - Comunque, mia cara... (Si alza, inquieta, come presa da una specie di crisi interiore, cammina). Sono dolori che non cessano... Ma cessano... Si prova una cosa dentro qui... Non posso spiegarmi... Tu non puoi comprendere...

Maria - Io? Cara!... Proprio a me lo dici!...

Elena - (arrestandosi di colpo e risovvenendosi) Ah! Ma vero... (Le corre vicino, premurosa) vero!... Scusa, sai... Non me ne ricordavo pi!... Anche tu, gi!... Anche tu!

Maria - (con un profondo respiro) E proprio all'istessa et del tuo, mi pare... Cinque anni... E quasi come il tuo e forse in un modo ancor pi straziante... (Correggendosi) Scusa... Non ci sono differenze di questo genere per le madri... Ma, insomma, fu una tragedia anche la mia, fulminea... Un fulmine che mi ha accecata...

Elena - (come chi cerca e vuol far dire per evitare di mostrare di non ricordare) Gi... Ricordo... Fu...

Maria - Un'automobile... Eravamo in campagna, alla villa della mamma... Usc di corsa dal cancello... In due me lo tagliarono, si pu dire... (Si copre il volto con le mani. Una lunga pausa).

Elena - (le va vicino, amorosa, staccandole le mani dal volto con grande dolcezza) vero... (L'accarezza trepida). Ma, dimmi, cara... Dimmi... Come hai fatto tu a vivere? A sopravvivere? Perch lo sai che io sento che non posso resistere? Che ogni giorno sempre peggio? Che mi pare di essere sospinta verso un gran buio, e che non vedo l'ora di arrivarvi? E non so se quel buio si chiami morte o pazzia? Ma sento che ci corro! Come hai fatto a vivere ancora, a respirare ancora, a camminare, a parlare? Sono passati degli anni, ormai.

Maria - Oh! Il tempo per noi madri non conta pi... S, sono cinque... Ma anche quando ne saranno passati dieci, venti...

Elena - Dico bene... E come hai fatto?...

Maria - (con semplicit mesta e sorridendo) Cara... Penso che lo rivedr...

Elena - (barcollando) Cosa dici?... Lo rivedrai?

Maria - Certo.

Elena - Ma dove?

Maria - Dove?... In Cielo!... I figli non muoiono: vanno avanti...

Elena - (con un sorriso deturpa il suo volto: il sorriso dello scetticismo; ella guarda l'amica) Ma via...

Maria - Come via? una cosa cos dolce, cos bella, cos viva...

Elena - Oh, s!... Fosse vera!... Ma una fola, poveretta anche te...

Maria - (un po' turbata) Mi dimenticavo che tu sei la figlia del professore Augusto Selva... Scusa...

Elena - No, cara... Scusa te... (Il suo pensiero sconvolto; ella guarda Maria, quasi h scruta, la fruga). Ma non sar questa tua credenza che t'avr permesso di vivere?

Maria - Come no? Cosa vuoi che m'abbia i aiutato? Chi? Gli uomini? Ogni uomo ha il suo dolore: fa finta di occuparsi di quello degli altri... Ma una forma d'ipocrisia educata,., Quando uno dei nostri cari se ne va, il mondo non d nulla a quelli che restano...

Elena - Forse una comodit per non piangere tutta la vita. Ma a volergli bene come gliene volevo io...

Maria - Cosa dici, Elena? E io non gli vo-j levo bene? Non avevo che lui! E per disgrazia non ne ho avuto pi... N potr pi averne.,, Dio l'ha voluto... Io soffro come il primo giorno, ma penso che finir...

lena - (sempre un po' come sbalordita) -Finir?

Maria - Gi... Il giorno che morir anch'io... Anzi quel giorno ricomincer...

Elena - Maria Ma tu non studiavi filosofia?

Maria - S... Tre anni... Ebbene?

Elena - E sei rimasta una donnicciuola?

Maria - (offesa, ma senza rancore) Una donnicciuola? Perch mi giudichi cos? Se non ti volessi tanto bene direi che lo sei tu a giudicarmi tale...

Elena - No... Scusa... Ma mi sembra una cosa cos inverosimile che tu... Il tuo semplicismo da compiangere...

Maria - Ma io credo che sei da compiangere pi tu... Almeno, a giudicarti da quello che soffri...

Elena - Andiamo, Maria... Non voglio offenderli, ti ripeto, ma ridicolo annullare un dolore reale, crudo, sanguinante come il mio, il tuo anche, il nostro insomma, con una puerilit simile!

Maria - Mia cara... Noi potremmo star qui uh anno a discutere e non ci comprenderemmo mai... Io vorrei che tu provassi quello che provo io quando penso che egli c' ancora... E guai a chi mi togliesse tanta certezza: oh, sarebbe bene come uccidermi!... Non , sai, ch'io abbia delle concezioni topografiche del Paradiso... No... qualcosa di pi alto e per fortuna di pi certo... Oh, mia povera Elena! Davvero non so come tu abbia fatto a vivere, e come fai... Io sarei morta...

Elena - (le va vicino, sempre pi turbata) La certezza hai detto?... E cosa ti d questa certezza? Chi?

Maria - Ma niente... NessunoGuai se qualcuno parlasse! Guai se la morte, se l'ai di l, non fossero pi un mistero... Per carit!... No... Non una cosa che si impara, che si insegna... un dono... S... Lo insegnano... Poi alcuni hanno la sfortuna di dimenticarlo.. Altri no. Non si tratta di sapere chi ha ragione... Si tratta di essere felici o no...

Elena - E tu senti tanta sicurezza?

Maria - S...

Elena - Di rivederlo? Rivederlo in carne ed ossa?

Maiia - Ma via!... Cosa c'entra la carne e le ossa... Rivederlo... Ecco! Rivederlo!... A una madre non importa la forma, non importa la vista... Una madre qualcosa di diverso da tutte le altre donne... La madre l'umanit che continua... Ella deve spingersi come un istinto oltre la vita... Ecco perch non concepibile una madre senza una comunione spirituale con Dio... O con una eternit fuori e oltre di noi... Bisogna per forza che ella creda... Come potrebbe vivere amputata?...

Elena - (o cui queste parole danno un brivido) E dunque una cosa cos dolce?

Maria - Mia cara... una gran cosa... L'unica cosa che possa farci sopportare la vita il pensiero che essa passi... Se non fosse cos sarebbe come un'anticamera inutile... Non saprei nemmeno bene spiegarti... Sarebbe come tu mi chiedessi di spiegarti la differenza che c' fra la luce e il buio... Non si pu... Qui chiaro e l scuro... Ecco tutto... Io vivo in questa tranquillit... un distacco... Duro anch'esso... Ma non la fine... Ti dico: andato avanti... Mi ha preceduto.

Elena - (con una voce diversa) Maria... Maria... Ma... Non ti chiedi mai che potrebbe non essere vero?...

Maria - Ma, mia cara, la verit una fede... Non una cosa...

Elena - (con. voce supplichevole) Maria! Se fosse anche per me... (Trepida) Ma io... (Cambiando sempre tono) Vieni a trovarmi ancora...

Maria - S, cara... Verr... Purch non parliamo pi del tuo dolore... Ne di queste cose...

Elena - Perch no, di queste cose?

Maria - Perch io sono venuta per confortarti ma anche per distrarti... L'amicizia serve nel dolore... Di amici, la felicit ne trova fin che vuole... Se vuoi che venga non parliamone pi... Io verr a prenderti con la mia pariglia... Sai che mio marito mi ha regalato una pariglia? Che vuoi? Si passa per matti... Ma in auto non ci si va pi noi... Proverai che emozione... Su... Su...

Elena - ( rimasta con gli occhi fissi nel vuoto).

Maria - Lasciami andare, cara... Faccio tardi... (Si alza).

Elena - Fermati a pranzo...

Maria - Come faccio?... Ho mio marito che m'aspetta... Anzi... a proposito: ho gente a pranzo... Torner, le lo prometto...

Augusto - (entra parlando a qualcuno nell'interno) Portamelo pure qui...

Maria - Oh... Tuo padre!... Mi fa soggezione...

Elena - Ma via... (Ad Augusto) Babbo... la signora Salvi...

Maria - I miei rispetti, professore...

Augusto - (che stenta a riconoscere Maria) Ah! Buonasera, signora... Oh! Ma quanti anni! Dicono che non va bene lasciar passare tanti anni coi vecchi... Si arrischia di non trovarli pi... Invece non si trovano pi i piccini. Sar venuta per quello...

Maria - Pu credere... Sarei volata assai prima, ma eravamo a Roma, da mio suocero, e non l'abbiamo saputo che tornando...

Augusto - Come sta suo suocero? Gli vanno sempre bene le sue polveri per il cuore?

Maria - Guadagna molto...

Augusto - E allora vanno bene... Al mondo, se si voglion far quattrini, bisogna saper vendere delle illusioni... L'uomo non cerca che quelle... Chiudergli gli occhi... Ecco il segreto... Se glieli apri un disastro... Ti tratta male...

Maria - Professore... Lei sa quale stima io abbia di lei... Quanto m'inchini al suo sapere... Ma non sono in grado di discutere con lei...

Augusto - Lo so... Lei una donna semplice...

Maria - Non abbastanza per non comprendere che questa definizione un cortese eufemismo...

Augusto - Per carit!... Ho voluto farle un elogio...

Maria - In ogni caso mi vuol confondere...

Augusto - (a Elena, che rimasta sempre estranea e assorta) E tu Elena?

Elena - Lo sai, pap... Lo sai che anche lei ha perduto un bambino dell'et di Giorgino? Quasi come noi... D'improvviso...

Maria - Purtroppo!... Per questo posso comprendere...

Elena - (a Maria, decisa) No... Tu non puoi comprendere...

Augusto - Perch le dici questo? Nessuno invece meglio di lei che fu madre, pu comprendere una madre...

Elena - (dura) No... Perch ella lo rivedr, comprendi?

Augusto - Cosa dici? Ah!... (Con un'ombra di derisione nell'accento) Ah! Gi... una cosa molto comoda.

Elena - (sempre dura, ma con la voce tremante) Io no... Io non lo rivedr pi!...

Augusto - Non v' ragione, se lo rivede lei, che non lo possa rivedere anche tu...

Maria - (un po' sofferente) Professore... Mi scusi... Io devo andarmene... (Verso Elena) Mia cara Elena... Torno domani...

Augusto ...................... - Domani non ci saremo... (A Elena) Partirai con me...

Elena - Dove? Io non posso muovermi... Non voglio...

Augusto - Tu farai quello che voglio io... Sono tuo padre... E sono anche un medico... E tu hai bisogno dell'autorit dell'uno e dellaltro.

Maria - (che comincia a intimidirsi) Non far inquietare tuo padre, via... Addio... Sii ragionevole... (Verso Augusto) I miei ossequi, professore...

Augusto - Tante cose, signora...

Elena - (accompagna Maria; pi che accompagnarla ne trascinata fuori lentamente. Augusto resta solo in scena).

Francesco - (entra col vassoio del caff e serve il caff).

Augusto - (a Francesco, con qualche circospezione) Adele t'ha detto nulla?

Francesco - Teme che la signora peggiori... ripiombata in una agitazione, in una smania... Non so...

Augusto - Ella la sorveglia sempre?

Francesco - Sempre. La notte s'alza apposta. Origlia alla camera sua... Raccoglie i suoi lamenti... Sono sempre quelli... Oppure sta delle ore con lo sguardo fisso... Non avrei mai creduto che la signora stentasse in questo modo a farsi una ragione... Infine sono colpi atroci, s... Ma al mondo bisogna prepararsi a tutto... Sa... A una signora come sua figlia mancano anche le parole per confortarla... La sua educazione...

Augusto - Non ti ho domandato degli apprezzamenti... Vattene... Ella qui...

Elena - (rientra e va a sedersi su di una poltrona, guardando sempre lontano. La sua espressione non per dell'allucinata, della persona che interroga qualcosa che non risponde. Ella rimane a lungo in un tale atteggiamento. Augusto la osserva, turbato e addolorato. Ad un tratto ella si alza di scatto e va presso a suo padre parlandogli con concitazione repressa) Hai sentito?... Ella lo rivedr... Ella sa di rivederlo!

Augusto - Elena! Mi stupisco che tu ti sia soffermata su questo particolare ridicolo, e che tu m'abbia a momenti trascinato in una sciocca discussione di fronte a quella donnetta... Ci sarebbe da ridere se tu non mi facessi piet...

Elena - S... Ho bisogno di piet, io, ma non di quella che intendi darmi tu! La Salvi non una donnetta... una donna piena di cultura...

Augusto - Non sono i titoli di studio, e non la scuola, che aprono l'intelligenza. E poi... (alzando il tono come a imporsi) l'educazione che io ti ho data mi d il diritto di esigere da te non solo una interpretazione virile della vita, ma anche il rispetto alle idee e alle convinzioni di tuo padre...

Elena - Che cosa vuoi dire?

Augusto - Cosa voglio dire? chiarissimo, Io ti ho data una educazione della quale sono orgoglioso. L'orgoglio una prova di carattere, una delle maggiori sofferenze umane, ma anche una delle nostre maggiori soddisfazioni, Se c'era un momento nella vita in cui io contavo sulla ricchezza che ti avevo dato, sulla forza che ti avevo instillata, era questo. I dolori si affrontano con la realt, con la stessa realt in cui essi si presentano a noi. Non con i sogni.,,

Elena - Tu hai educata una figlia, ma non hai pensato che un giorno ella poteva diventar madre...

Augusto - Sono io adesso che domando a I cosa vuol dire...

Elena - Vuol dire questo: che la maternit una cosa soprannaturale, che nessun uomo pu capire, nemmeno se colto, istruito, sapiente e orgoglioso come te... l'unico reale segno di superiorit che abbiamo noi donne sugli uomini... La bellezza non conta. Passa, e I sempre troppo presto... Ora la maternit legata al mondo dell'ignoto da un filo di poesia, da una idealit, e dalle poesie e dalla idealit ha bisogno d'essere alimentata. Non si pu ridurla a una operazione fisiologica come per gli uomini... Infine non so... Io non mi so spiegare... Ma sento dentro di me qualcosa di inesprimibile, qualcosa che non pu uscire dalla mia mente perch non ne trova la via, e vi si agita dentro e la sconvolge tutta... Io posso pensare che tu, che Alberto, che tutto il mondo ve ne andiate, tutto ci mi sarebbe d'immenso doloro... Ma lui no! - (Gridando) Lui no! Lui non poteva andar via, non doveva andar via, in modo ch'io dovessi dire a me stessa: Pi, pi, mai pi! Lui un pezzo di me, non si pu portarlo via senza almeno ingannarmi.... Capisci? Capisci, ora?

Augusto - Tu avresti preteso allora che io t'avessi insegnato delle sciocche fole... Che io ti avessi allevata alla maniera...

Elena - (interrompendolo violentemente) S! Tu non dovevi privarmi di questa illusione, di questo inganno, se esso d dei conforti di questa natura... Per strappare un pezzo di viscere ai tuoi malati tu dai loro il cloroformio... Anche l'animo ha bisogno dell'anestesia d'una illusione!... Tu dovevi dirmi quello che tua madre ha insegnato a te, che ha insegnato a tuo fratello, allo zio monsignore...

Augusto - Ma mia madre era una povera donna... Mio padre lo stesso. Aveva un nome oscuro... E io l'ho fatto brillare vincendo una lotta interiore che mi ha portato alla luce... Costa pi negare che credere...

Elena - Ebbene, infine, io non so quali lotte tu abbia vinto... Non so quali trofei tu abbia portato... Non voglio sapere se li meriti o no... Ma so che questi trofei non mi servono. Toccava a me, quando avessi avuto l'et della ragione, discernere, discutere, lottare sia pure con me stessa, orientarmi dove meglio credevo... Ma tu non dovevi privarmi di questo beneficio... una fiaba? E sia pure... Ma serve... Ma Maria ha vissuto con questa fiaba, e per questa fiaba... Credi tu che gli uomini non vivano per le fiabe, e che esse non siano il nostro alimento migliore? No! Tu non dovevi inaridire fino a questo punto il mio spirito, renderlo incapace di pensare al di l di quel miserabile orizzonte limitato per re da due atti ufficiali: l'atto di nascita e Fatto di morte, non dovevi dirmi che la nostra vita solo quella della carne, di questa nostra carne che porta gi in s fin dalla nascita il germe della morte... Tu non dovevi rubarmi un tesoro con il diritto dell'educazione... Si dice tutto!... Tutto! Hai pur avuto cura di insegnarmi che l'esistenza era un prodotto fisiologico, non ti sei fatto scrupolo che io sapessi, assai prima del tempo e del necessario, il miserevole intreccio della procreazione... Mi sono affacciata alla vita, quando ho cominciato a comprenderla, con una gelida apatia. Hai devastato un giardino per sostituirvi un deserto... Non si pu negare che la luce vi splenda, hai ragione... Ma deserto...

(Entra in questo momento Alberto che si avvicina premurosamente ad Elena).

Alberto - Che c', Elena?... Che hai?... (Interroga Augusto con lo sguardo).

Augusto - (lo guarda senza rispondergli).

Alberto - (avvicinandosi a lei, trepido) Ma infine?... (Ancora guardando Augusto) una crisi?...

Elena - (verso Alberto) No... Non una crisi... Non sono pazza... Non lo sono pi... Sono rinsavita, anzi, d'un colpo...

Alberto - Ah!...

Elena ........................... - Anche tu!... (Con sprezzo) Anche tu! Tu eri un credente... Lo so... E hai rinnegata la tua fede... Adesso mi ricordo che me lo dissero... Non capivo cosa significasse e quale importanza avesse... Ora lo capisco... Hai rinnegato te stesso per darti alle teorie di mio padre, e diventare qualcosa... E, per esser pi si curo di diventar qualcosa, per accaparrarti l'avvenire, mi hai sposata... Non t'importava di mettere al mondo degli eretici, dei pezzi di carne, degli organi, pur di avere la gloria, la ricchezza, gli onori... Tu non hai pensato che potevi avere un figlio e che questo figlio poteva morire. Non hai pensato che un figlio non deve morire del tutto per una madre, e che se si d a una donna il dono supremo della maternit bisogna proteggerglielo, bisogna aver pronto il rimedio se un tal dono le vien portato via... Tu no! Tu sei ancora pi meschino di mio padre... Mio padre fu un ambizioso, tu un calcolatore...

Alberto - Ma Elena, cosa dici?!

Augusto - Lasciala parlare... S' convertita improvvisamente... un altro sintomo della sua malattia... Bisogna compatirla, compiangerla...

Elena - (pi violenta) Ah! Tu non trovi altro rimedio che compatirmi? Che compiangermi! Ma sei tu che hai bisogno di compatimento e di compianto! Tu! E lui! (Indica Alberto). No... Io non sono una convertita! Magari lo fossi! Non posso pi esserlo... Ma comprendo... Comprendo quello che mi manca... Comprendo d'esser stata trafugata, comprendo il male che mi hai fatto... Guarda... Maria crede.,. Crede a una cosa assurda. S... Lo ammetto... Non ha la coscienza di tale convinzione. Ma che m'importa? felice... felice... Io ho pi coscienza di lei, ma appunto perch ho la coscienza, che sono infelice... La fede si ha senza accorgersi... Il terribile accorgersi di non averla! Ora io mi voglio vendicare di questo furto, di questo inganno, di questa miseria in cui m'avete cresciuta... Voglio andarmene...

Alberto - (interrompendola) Andartene?! Elena, sei pazza!

Elena - No... Ti dico che non sono pazza. So quel che mi dico! Mi vendicher in tutti i modi. Non so quali... Correr pel mondo, impazzir via di qui, pur di dimenticarmi e dimenticarvi... Cercher ovunque e sotto altre forme il bene che mi avete tolto... Non so, non so ancora cosa far... Ma voglio andar via, via, via! Non voglio veder pi nessuno di voi! Non voglio... Ho bisogno di lui. Ci deve esser qualcuno che ridar anche a me il mio figliolo! Voglio saperlo... Voglio cercarlo!...

Alberto - Ma Elena... Tu dici delle assurdit... Io ti amo... Tu sai cosa ho vissuto di te e per te... Specialmente ora...

Elena - E tardi...

Alberto - Tardi? Non mai tardi per piangere... E io, vedi, piango ancora il nostro caro...

Elena - Invece io non piango pi... Non voglio piangerlo pi... e bisogna che non ti veda... Che non vi veda pi... Ora comprendo una cosa: non Iddio che me l'ha rubato... Siete stati voialtri... Ladri! Ah, ladri!...

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

Una camera chiara, assolata, linda, nobilmente modesta. il tinello della casa campagnola di monsignor Mariano, in un paese alpestre. Mobili d'uso, non poveri, non logori. Una tavola al centro. Una libreria, una scrivania, dei quadri sacri. Le finestre sono ampie ed entra da esse la gran magnificenza del sole, e sono coronate, fuori, dal verde e dai fiori. Si vuol far strada all'opera di Dio.

Quando s'alza la tela, Perfetta, la vecchia serva, sta parlando con qualcuno fuori della finestra, che non si vede. V' su di una sedia un paio di scarpe alte, da alpino.

Perfetta - Non so dire nulla davvero. Mi capir... Va bene esser di casa, ma tutto non si pu ascoltare.

La voce di monsignore - (da destra) Perfetta, me le dai queste scarpe?...

Perfetta - Subito che sono pulite, Monsignore... (Continua a discorrere fuori). Cercher, benedetta donna! Ma lo sapete... Buon uomo, grande uomo, ma se si ricorda di essere monsignore, fa stare in riga, a momenti, anche il Papa...

La voce di monsignore - Infine finir per incollerirmi... Perfetta!...

Perfetta - (sbuffando) Sto finendo... Ancora un colpo di spazzola!... (Si volge fuori e continua a parlare) Ditelo a vostro marito... Che si tranquillizzi!... Arrivederci... Se no s'arrabbia sul serio...

La voce di monsignore - E il cane? Perfetta!

Perfetta - qui fuori... Ecco le scarpe... (Prende le scarpe e le porta dentro a destra).

La voce di monsignore - Oh! Il Signore ti benedica... S' visto il dottore?

Perfetta - Mi pare che venga ora... (Rientra in scena nel momento che appare alla comune il dottor Filippo, che vestito alla cacciatora, col fucile. Si volge allora verso l'interno) qui!

Filippo - Monsignore, buongiorno!

La voce di monsignore - Dottore mio bello! Come va?

Filippo - Benissimo!

La voce di monsignore - Avete dormito bene? Avete sognato Aristotile, Platone o Sant'Agostino?

Filippo - Monsignore: ho sognato che stamattina avremmo fatta una buona caccia... Ma se voi mi fate aspettare ancora un po'...

Monsignore - (entra: vestito coi pantaloni neri corti, da sacerdote col collarino, ma kit una giacca di fustagno scuro, alla cacciatora, e I un cappello a larghe tese. un bell'uomo sullasettantina, forse pi, ma robusto, sano, gioviale, aristocratico) Eccomi... Sono prontissimi Perfetta?... Il nostro caff...

Perfetta - Subito. (Esce a sinistra).

Monsignore - Credevo che la nostra discussione di iersera sull'animismo puro di Aristotile e sul nisus formativus vi avesse turbato i sonni...

Perfetta - (rientra e porta un vassoio col caff. I due si servono e sorseggiano).

Filippo - Monsignore: ho dormito perfettamente, placidamente... Io, vero, studio con piacere, ma fino ad un certo punto... C' nel pensiero umano, spesso, troppo orgoglio di arrivare... Questi pensatori finiscono per essere come gli scalatori di rocce, che idealizzano lo sforzo, distruggendo la praticit... Sapete cosa pensavo stamane uscendo di casa e vedendo una s bella mattina? Che infine noi viviamo troppo poco.,. Non discutevamo, iersera, sulla formazione della vita, sul noto e sull'ignoto... Tutte belle ricerche... Interessanti... Teorie astratte,,, Che non servono... La realt questa, caro Monsignore: che la vita troppo corta... Iddio ha fatto uno sbaglio di calcolo...

Monsignore - Via... Io non posso permettermi di fare osservazioni al Signore, ma convengo che la vita potrebbe esser un po' pi lunga... una constatazione che fanno pi volentieri i vecchi dei giovani, ma ha qualche fondamento...

Filippo - Pensate, Monsignore! Se si dovesse campar cinquecento anni, per esempio!... Secondo me la vita dell'uomo dovrebbe durare dai cinquecento ai seicento anni... Lo pensate che felicit poter passare per una contrada e dire: Qui abitava il Petrarca... Qui, mi ricordo, ho visto Napoleone che pranzava... Mangiava lo stracotto coi fagioli, che era tutta la sua passione... . Era volgarissimo nei cibi, lo sapete... Almeno lo dicono... Ecco un altro vantaggio: la storia non sarebbe pi una serie di supposizioni... Siccome l'uomo non vive su questo globo, ma fugge, vi sdrucciola su, la storia fatta di consegne verbali, male espresse e peggio capite... Infine, se voi osservate, tutto pi vecchio di noi. Questi alberi che circondano la vostra casa, queste strade, questi mobili, c'erano prima di voi e ci saranno dopo di voi. E che pi largo respiro si avrebbe!... Con tanto tempo disponibile non ci sarebbe bisogno di correre, di far tutto cos in fretta... Pensate: alzarsi alla mattina quando si compiono cento anni e dire: Be', ora tempo che io mi faccia un'amante!

Monsignore - (va a prendere, senza dir nulla, il fucile facendo fare un balzo comico a Filippo) Ors, vecchio chiacchierone... Andiamo... Sono quasi le otto... (S'incammina). A proposito di vita... Lasciatemi pensare se non ho alcuno dei miei malati che possa aver bisogno di me... Voi non avete di queste preoccupazioni. Gli ammalati han tutto da guadagnare da un medico lontano...

Filippo - Ne ho uno grave... Ormai l'ho messo nelle mani di Dio.

Monsignore - il solito sistema dei medici per scaricarsi la responsabilit... Mettono gli ammalati nelle mani di Dio...

Perfetta - (entra da sinistra) Monsignore, c' un signore sconosciuto che vien qui.

Monsignore - Nessuno sconosciuto per la casa d'un ministro di Dio...

Perfetta - Voglio dire che non l'ho mai visto e non certo del paese... Eccolo...

(Appare rispettosamente sulla soglia il dottor Claudio).

Claudio - Monsignor Mariano Selva?

Monsignore - Sono io, signore... Accomodatevi... (Depone il fucile). Non veramente una accoglienza in carattere per un sacerdote, ma...

Claudio - Permette?... Io sono il dottor Claudio Arteni, medico...

Monsignore - E due... Eccone un altro. (Presenta Filippo).

Filippo - (stringe la mano a Claudio)

Dottor Anzani. - (Presentazione reciproca).

Monsignore - Ebbene, signore, a che cosa debbo il piacere d'una vostra visita? Da dove venite e di dove siete? Vi prego di accomodarvi.

Claudio - Monsignore, io certo disturbo... Mi pare che ella stesse per andare a caccia...

Monsignore - una cosa sconcertante per un sacerdote che la sua fama di cacciatore sia andata pi in l di quella di ministro di Dio...

Filippo - Il collega ha forse delle cose importanti da dire... Io posso andarmene...

Claudio - Non c' nessun segreto, veramente... Si tratta, Monsignore, di sua nipote...

Monsignore - Di mia nipote?...

Claudio - La figlia del professor Selva...

Monsignore - Di mio fratello... Ah!

Claudio - Comprendo... So che le relazioni fra lei e suo fratello... (Esita).

Monsignore - Oh! Io non ho mai cessato di essere suo fratello... E di ricordarlo sempre nelle mie preghiere...

Claudio - Oh! So che ella una grande anima...

Monsignore - Lasciamo andare... Questa dev'essere una fama del genere di quella che mi fa gran cacciatore... Mio fratello non ha avuto che uno disgrazia: la scienza, invece di renderlo grande, l'ha reso piccino... Il sapere un po' come certe medicine: a sbagliare a prenderle fanno l'effetto opposto... Ma questo non c'entra ora con mia nipote... Ebbene?

Claudio - Sua nipote qui... Vuol parlarle... venuta da lei...

Monsignore - Ma, se non mi sbaglio, mia nipote sposata...

Claudio - S, Monsignore... Ma...

Monsignore - Si sono separati?

Claudio - Ecco...

Filippo - Monsignore... Io me ne vado... Scusate, caro collega... Ma comprendo che sono di troppo...

Monsignore - Come volete, dottore... Non posso esser giudice... Comunque ci rivedremo dopo...

Filippo - A pi tardi... Buongiorno... (Egli saluta ed esce).

Monsignore - Mi sembrate un po' affannato... Volete un caff?... Qualcosa?...

Claudio - La ringrazio, Monsignore... Non giudichi il mio stato d'animo... La cosa che devo raccontarle non ha nulla di tragico... Anzi le far piacere... Sono un po' emozionato, dir, dal trovarmi in presenza di una persona che venero ed ammiro come uomo, come medico e come credente...

Monsignore - Bont vostra, dottore... Ma non lisciatemi troppo... Mi mettereste in sospetto... Avete detto che mia nipote qui... Dove?

Claudio - All'albergo. arrivata iersera... Anzi, siamo arrivati iersera...

Monsignore - Ohi... Ohi... Guardate che sono un uomo e conosco tutte le debolezze e le finzioni del mondo...

Claudio - Mi meraviglio, Monsignore...

Monsignore - Io non mi meraviglio affatto. Soprattutto dei credenti. cos comoda la religione per aver piet, e la piet per confortare le belle donne... Su... Su... Non offendetevi... Guardate che io sono un uomo semplice e dico sempre quello che penso... Non sono un medico io...

Claudio - Monsignore lo sa che la signora Elena ha perduto un figlio, l'unico bimbo che aveva...

Monsignore - Lo so... Il Cielo ci ha guadagnato...

Claudio - Non era nemmeno battezzato... Lei sa che...

Monsignore - So... So... Ma Iddio sempre pi buono degli uomini... Mancherebbe altro!... Dite dunque...

Claudio - Monsignore sa come cresciuta la signora Elena... La perdita di quella creaturina le ha tolto la pace, non solo, ma quasi la ragione... Ella insomma vuol vedervi perch spera in voi di trovare quel conforto che nessuno sa darle...

Monsignore - In me? Se io avessi un tal potere, tutta questa valle sarebbe piena di gente in attesa di bussare alla mia porta... Via... Chi pu aver pensato una cosa simile di me? E, soprattutto, come pu averlo pensato mia nipote con quell'educazione che le hanno data e che non mi ha mai visto?

Claudio - Mai visto?

Monsignore - Presso a poco... Quanti anni ha mia nipote, ora?

Claudio - Credo che tocchi la trentina.

Monsignore - Di gi?... vero... Mio fratello si spos tardi... Aveva cinquant'anni quasi... Sua madre mor nel metterla al mondo... Si capisce... Non poteva crescere che cos... Ma non monta... Dunque... cosa volevo dire?... Ah! Io la vidi in collegio... Ella lo frequentava come esterna... Aveva quindici anni... Poi me la mostrarono a una cerimonia di non so qua! genere... C'erano dei principi... Ella era lontana anche materialmente... Non ho la minima idea del come possa essere...

Claudio - Monsignore conoscer una persona nuova forse, oggi... Ella in preda a una crisi...

Monsignore - Ah, Dio mio! Una donna in crisi! Essa ben pi deplorevole che una crisi finanziaria...

Claudio - Una crisi d'animo, Monsignore...

Monsignore - Il che ancora peggio del peggio... Non scandalizzatevi... Io conosco le donne... Credetemi... Esse sono come i paesaggi che si conoscono meglio a guardarli da lontano... Una crisi d'animo? La poveretta vuol farsi monaca?

Claudio - Mi sembra che Monsignore sia piuttosto scettico...

Monsignore - Io credo in Dio, mio caro. Non negli uomini e tanto meno nelle donne...

Claudio - Eppure le assicuro, Monsignore, che la cosa assai grave... L'ascolti, la prego...

Monsignore - Ma certamente... Andate a prenderla... E sarete tra gli ospiti miei pi graditi.

Claudio - Subito. (Esce dalla comune).

Monsignore - (resta solo qualche istante, pensieroso).

Perfetta - Monsignore, non esce pi stamane?

Monsignore - Credo di no... Aspetto una mia nipote. (Con dolce sopportazione) Mi si vuol turbare questo riposo... Io non sono il vescovo qui... Lo sanno tutti... Vengo ogni anno in questo povero paese a passare qualche giorno di vacanza... Casa mia... Vita mia... Non ho altro modo e altro tempo di studiare un po', di conversare un po' con Dio... Gli uomini sono cos chiacchieroni... Nossignori! Si son ricordati di me e mi son venuti a cercare fin qua...

Perfetta - Monsignore, ella ha una felice missione nella vita: consolare gli afflitti.

Monsignore - Anche tu! Io li consolo ed in compenso essi mi affliggono..

(Appare in questo momento Alberto).

Alberto - Permesso?... (Accorrendo verso Monsignore, rispettoso e trepido ad un tempo) Monsignore... Io sono il vostro umilissimo nipote... Il dottor Alberto Conti, il marito Elena.

Monsignore - Ma la giornata delle meraviglie oggi... Mi si annuncia la moglie e compare il marito... Avanti, figlio mio... Tu cerchi tua moglie? Non c' qui...

Alberto - Non c'?

Monsignore - O, almeno, io non l'ho ancora vista... (A Perfetta) Vattene di l...

Alberto - Ma qui... Ella venuta da lei zio... Bisogna che lei me la salvi...

Monsignore - Io?... Ma che ha, infine, la poveretta?

Alberto - Dio mio! Ella pazza!...

Monsignore - Pazza? Ed per questo chi venuta qui? L'han presa per un manicomio la mia povera casa?

Alberto - No, Monsignore... Ora le spiegher...

Monsignore - Tu sai con chi venuta?

Alberto - S... Col dottor Arteni, un mio amico...

Monsignore - E perch non con te? Perch non sola? Mi pare che...

Alberto - Monsignore... Non c' nulla da sospettare... Posso assicurarglielo...

Monsignore - Sai... I mariti, a saperle certe cose, sono sempre gli ultimi... una tradizione che dura, mi pare, dai tempi dell'antica Grecia,

Alberto - No... No... Elena fuggita da me non perch vi sia un altro uomo... fuggita da me, da suo padre, dalla sua casa... Ha perduto la ragione... malata...

Monsignore - malata con tanti medici dottoroni?...

Alberto - Via, Monsignore... Mi perdoni.,. Ella di buon umore... E...

Monsignore - ...e tu vorresti rimproverarmene, vero? Ma io non sono di buon umore.., Io sono del mio umore... Io ho la fortuna di cambiarlo il meno possibile.

Alberto - Ma volevo dirle questo: Elena ha avuto la disgrazia di perdere il suo figlioletto...

Monsignore - Ma una disgrazia che avete avuto in due, mi pare...

Alberto - Voglio dire che lei, donna, non ha potuto superare il dolore con quella forza che sarebbe stata necessaria... Ella madre, e una madre...

Monsignore - Una madre non un padre... Lo so anch'io, senza esser n l'uno n l'altra...

Alberto - Ora, un giorno una sua amica, colpita da una sventura analoga alla sua, e venuta a trovarla, le ha detto, parlandole del suo bambino, che lei lo rivedr in Cielo...

Monsignore - Certamente...

Alberto - Una simile congettura, che non le sia mai stata prospettata, apparsa a Elena come una rivelazione... S' sdegnata con suo padre che non le aveva data questa pia illusione che, secondo lei, avrebbe mitigato il suo dolore... Se l' presa con me... Ha invidiato la credulit dell'amica e ha gridato tutto il suo sdegno... Non so... Lei comprende...

Monsignore - Povero ragazzo! Comprendo che tu tratti assai male un tema che non conosci. Sei povero e non sai parlar di ricchezza... Tu parli infatti di congettura, di illusione, di credulit... Io so, mio caro, come mio fratello ha cresciuto la sua figliola e mi aspettavo che un giorno egli avesse il castigo che meritava... Non da Dio, che non si occupa con tanta minuzia degli uomini... Noi siamo troppo piccoli perch Egli ci possa vedere, e contare, e distinguere... Ma da sua figlia gli venuto questo castigo... Io sapevo che al primo grande dolore ella si sarebbe chiesta se la vita non deve avere una ricchezza anche all'infuori di quella materiale, che noi accumuliamo per abbandonare poi, proprio come i contrabbandieri, obbligati a lasciare la merce al confine... venuto, purtroppo, quel giorno... Ed io ne soffro pi di tutti voialtri... Ma io non voglio discutere... Per carit... Chiedo solo cosa si vuole da me... Che vi dia il raccolto anche se altri non hanno seminato?

Alberto - Monsignore... Ella un medico dell'anima come io lo sono del corpo... Le nostre ricette sono diverse... Non tocca a me suggerirgliele. Me la guarisca!...

Monsignore - E cos' questo tornaconto tuo? L'ami? Non vuoi vivere lontano da lei? Cosa ami di lei? Il corpo? Ed per quello che la rivuoi? O vuoi ridarle un'anima? Una fede? La vorresti a casa tua convertita? La terresti? E allora perch non le hai insegnato prima a credere? Perch non le hai dunque vietato quel terribile strazio?

Alberto - Ma io non so cosa ella voglia... So di averla curata con tutto l'amore di cui ero capace... L'ho confortata, sorretta; sono stato con lei affettuoso, amorevole... L'ho distratta in tutti i modi, con viaggi, con carezze... La mia preoccupazione anche quella di compromettere magari una nuova maternit, della quale ella non ha ancora il minimo sospetto, il pi lontano pensiero, ma della quale io ho la quasi certezza giacch sottoponendola venti giorni fa, a sua insaputa, ad una analisi, mediante un procedimento la cui scoperta si deve a suo fratello, Monsignore, ho rilevato i sintomi.

Monsignore - (con qualche ironia) Vedo che, ad ogni modo, s' provveduto a confortare il corpo prima dell'anima... Ah! Ma vero che in casa di mio fratello non esiste l'anima...

Alberto - Monsignore... Generare seguire l'opera di Dio...

Monsignore - Via... Com' comodo far coincidere gli omaggi al Signore col proprio piacere... Tuttavia non devo essere io a lamentarmi di ci. Noi crediamo che esista la morte solo perch questo nostro povero involucro se ne va, ma la vita una catena che non si spezza, perch opera d Dio.

Alberto - Monsignore... La realt questa: che Elena fuggita di casa, che non vuol pi saperne ne di me n di suo padre, che vuole vivere da sola, non so dove n come, che vuole delle assurdit, che precipita una famiglia, che spezza il cuore di un marito e quello di un padre gi provati dal dolore... E tutto ci perch le manca quella persona autorevole che in questo momento di crisi la riconduca al senno... Ora questa persona non pu essere che lei, Monsignore.

Monsignore - Va bene... Tutto ci nell'ordine logico delle cose... Del resto, quando il medico non ha pi nulla da fare si chiama il prete...

Alberto - Ella non il prete, Monsignore... lo zio...

Monsignore - Lo zio prete... (Pausa). Ebbene, mio caro... Io fra l'altro non l'ho ancora vista... So soltanto che arrivata iersera... venuta con un tuo collega.

Alberto - Lo so... Il dottor Arteni.

Monsignore - Ella sa che tu l'hai seguita?

Alberto - No... Affatto... appunto il dottor Arteni che mi ha aiutato a rintracciarla, che mi ha avvisato e che, forse, l'ha spronata a venire da lei... L'Arteni il capo dei medici cattolici...

Monsignore - Non credere che ci aumenti comunque la mia fiducia in lui... Anche i cattolici sanno peccare... Con probit, ma peccano... Comunque sentir ci che ella mi dice, sentir ci che ella vorr. E far del mio meglio... Il dolore altrui non per me che una occasione per esercitare della piet...

Alberto - Grazie...

Perfetta - (entrando) Monsignore, credo che venga sua nipote...

Alberto - (un po' emozionato) Monsignore... Se lei volesse lasciarmi un momento con lei...

Monsignore - Credi che giovi? Accomodati. Noi non possiamo certo farci concorrenza, nevvero? Io sono per l'anima, tu per il corpo... (Ride). Come vuoi... A pi tardi... Io sono di l nel mio studiolo... (Esce a destra).

(Appare alla comune Elena. un po' ansante, ma pi serena di quanto si supporrebbe. Ella cerca con gli occhi Monsignore. Scorge invece Alberto e lo guarda a lungo senza muoversi).

Perfetta - (esce a sinistra, in silenzio).

Alberto - Elena...

Elena - Non voglio te, caro... Mi rincresce questo tuo affanno nel cercarmi... Tutto ci perfettamente inutile... Ci sono delle distanze che la vicinanza non cancella...

Alberto - Elena, sei mia moglie...

Elena - Lo so... Questo ha spesso cos poca importanza nella vita!... Se tutto qui l'argomento del tuo diritto...

Alberto - Non t'occupare dei miei diritti. Occupati prima dei tuoi doveri... Mi permetterai di impedirti di correre il mondo in questa pazza maniera... Se Arteni non fosse stato quel gentiluomo che e che io so essere, tu avresti girato il mondo con un amante.

Elena - S... Puoi proprio ringraziarlo...

Alberto - Ma, infine, che bisogni hai? Non c'era nella tua casa un affetto, una premura, un amore, una sopportazione anche...

Elena - (calma) S... vero... giusto... Tutto giusto quello che tu dici... Ma io non voglio pi discutere con te... E tanto meno sono venuta qui per trovare te... Cerco un'altra persona...

Alberto - La quale ti consiglier, ti ordiner anzi, di venire con me...

Elena - Va bene... Io ci verr... Ma questo non sar una tua vittoria...

Alberto - Ma io non cerco le vittorie... Io cerco te per una mia speranza, per il mio avvenire, per... per...

Elena - Posso ben venire con te... Ma non m'interessa pi la tua vita, la tua casa, il tuo amore...

Alberto - Ma via... Io so che tu sei venuta qui per chiedere allo zio Monsignore la pace, la speranza... Io lo aiuter a cercarla, a trovarla, a donartela...

Elena - Tu? Ma tu aiuti gli scienziati materialisti, come mio padre, tu aiuti i vescovi... Sei veramente pieno di iniziative...

Alberto - Elena... Non il momento di farti giuoco di me... Infine io non sono ne uno sciocco n un ignorante..; Questa ribellione contro di me priva di senso comune, di logica, di cuore, di giustizia...

Elena - Ebbene io ti prego di andartene... Io non mi ribello, io non ti offendo, io non ti chiedo nulla, n nulla ti dico... Io sono venuta da mio zio... Voglio veder lui, sentir lui... Voglio denunciare a lui il male che mio padre e te m'avete fatto...

Alberto - Ma tu ti fai vittima di una congiura che non mai esistita!

Elena - Lo so... Lo so, che se dovessi fare un atto di accusa, stendere una denuncia, non saprei come precisare i fatti... Eppure i colpevoli siete voi... Ebbene, s... Mi avete voluta cattiva, mi avete voluta perversa, mi avete voluta corrotta...

Alberto - Elena!

Elena - (con un orgasmo sempre crescente) S! S! Tu credi a quello che ti ha detto il dottor Arteni? Ebbene, egli ti ha ingannato! Chiedigli dove mi ha trovato! Chiedigli dove sono scesa... Chiedigli se non sono stata sua! Quei digli che cosa ho voluto fare, come ho voluto incrudelire su me, su te, su mio padre, per vendicarmi! Ah! Che gioia, avervi trascinati nel fango! L'avete voluta la barca senza timone, avete voluto cancellare le stelle dal Cielo, pur venuta la prima burrasca e siete venuti con me contro gli scogli, siete sprofondati con me negli abissi. Ah! Che gioia! Che gioia non aver pi nulla da salvare quando nulla ci hanno dato da salvare!... La carne? Forse che la carne si salva? Che vale tenerla privilegiata? Non sar un giorno nulla questo nostro corpo? Il mio piccino non gi diventato nulla? Tanto che io l'ho cresciuto, tanto che l'ho amato, tanto che ho curato giorno per giorno, ora per ora la sua bellezza, che cosa ha servito? Non esiste pi! Non egli una massa di vermi? Non insegni tu che esso diventato grasso letame? Tu! Tu lo insegni! Tu e mio padre mi avete insegnato questo! E allora che vale? Che bisogno c' di pudore, di poesia, di amore? Perch vuoi togliere il sole e pretendere che la meridiana segni lo stesso le ore della tua felicit o del tuo piacere? S! S, inutile che tu mi guardi cos... vero quello che ti dico... E se non t'avessi trovato qui sarei venuta io a dirtelo.., Bisognava che tu sapessi dove avete lasciato che precipitasse una povera creatura colpita da un dolore, e che non ha trovato conforto al di l di quello retorico e artificiale che possono dare gli uomini...

Alberto - Elena!... E tu venivi con questo animo da tuo zio Monsignore?

Elena - E che lo zio Monsignore per te? E che per mio padre che mi ha insegnato a chiamarlo frate Cipolla , come il frate del Boccaccio che vendeva per le fiere le penne dell'arcangelo Gabriele, o l'ampolla contenente un po' di suono delle campane di Gerusalemme? Tanto scrupolo ti prende ora? E poi che ti interessa di me, ormai? Non sono pi nulla di te, e per te. Non voglio esser pi nulla.. Quello che cerco tu non puoi darmelo, perch non si pu pretendere che il ladro restituisca la refurtiva facendola passare per un dono...

Alberto - Elena! Se fosse vero quello che tu mi dici... (Verso di lei, furente) Bada!... (Fa per prenderla pei polsi) Io potrei scacciarti, io potrei trascinarti davanti a dei giudici.

Elena - Oh! Che miserabile giudizio sarebbe quello della nostra contesa, redatto dagli uomini! Come sei sempre pi lontano da me! Io cerco Dio e tu mi porti davanti un giudice di tribunale...

Alberto - Ma, insomma, questo tuo Dio cos'? Cos' che cerchi? La pace o la ribellione? Il vizio o la virt? Elena! Ti supplico ancora... Tu mi hai messo la tempesta nel cuore... Se anch'io sono cieco aiutami tu...

Elena - S... Tu sei pi cieco di me... Perch io ho la nostalgia della luce, e tu hai la volutt del buio!...

(In questo momento appare Monsignore da destra. Si avanza).

Monsignore - (interrompendo Alberto) Ebbene... A me par giunto il momento di ricevere mia nipote... (Ad Alberto) Credo che tu continui a dire delle sciocchezze... bene che tu sospenda un momento... Va' di l...

Alberto - (intimidito, si ritira lentamente, agitato e sconvolto).

Elena - (appena s'era trovata dinanzi a Monsignore l'ha guardato fissamente, non sapendo se inginocchiarsi. Poi, balbettando un indistinto saluto corre a gettarsi ai piedi di lui, come trasognata).

Monsignore - (affabile, alzandola e facendola sedere sopra una poltrona) Su... Su... non questo il modo di venire da uno zio... Dopo tanti anni...

Eiena - (con un accento di sincera invocazione) Zio! Insegnatemi a credere! Fate che lo riveda anch'io!...

Monsignore - Adagio, mia cara... Prima di salire al Cielo camminiamo un momento solo sulla terra... Io, con qualche colpa, lo confesso, sono stato dietro a quella porta ad ascoltare... Infine ero in casa mia... Ma ho peccato lo stesso... Fa nulla... Qualcuno m'assolver. Dimmi... vero quello che hai fatto? Tutto ci che hai detto a tuo marito? No, vero? Io lo sentivo che non era vero. Non si pu cercar Dio a quel modo. Stavo per prorompere, ma poi sentii che non era cosi.

Elena - No... Non vero... Ma ne ho avuto il desiderio, ho provato tutta la volont e la volutt di farlo. E come se l'avessi fatto, no? Io vivo come se l'avessi fatto... E sento tutto il rimorso e la gioia di tanta vendetta!...

Monsignore - Che parola grossa vendetta! Per noi uomini che siamo tanto piccoli!... Comunque meglio che tu non l'abbia fatto... Ed ora parliamo di te... Lasciami guardare... Oh, mia cara... Ho saputo il tuo dolore... E l'ho vissuto... E ho pregato Iddio che ti desse forza di sopportarlo... Egli mi ha esaudito... Tu chiedi aiuto a lui... Egli ti ha gi aiutata...

Elena - Non possibile, zio. (Disperata) Io non lo sento questo Dio... E lo desidero... Se egli cosi buono, perch non mi aiuta?... Voi che lo sentite, ditemi...

Monsignore - No, mia cara... Nemmeno io posso comprendere l'incomprensibile... Dio e deve essere incomprensibile... Solo cos viene a noi la sua potenza... Non si pu chiamare Dio, non si pu volerlo, non si pu studiarlo. Credergli un dono, una commozione. Nulla pi di una commozione... una estasi, un presentimento, una gioia... Bisogna meritarsela... Non si pu amarlo per tornaconto, per tranquillit, non si pu credergli ad ogni futura e a quello ancor pi grande dell'eternit passata, pensare a tutti gli infiniti che si spalancano ai nostri pensieri, agli splendori visibili delle costellazioni, ai pensieri senza nome che vengono dall'ignoto, tutto questo tormento Dio. Tu sei cresciuta nelle speculazioni astratte, ti hanno spalancato con chiavi false le porte dell'enigma e t'hanno mostrato un buio e t'hanno detto: a Non c' nulla... No... Io non posso dirti: C' la luce... Ti dico solo: Da quelle porte non si entra. La fede una ansiet, una meditazione. Vi sono degli uomini sulla terra che sanno capire perch non si pu e non si deve comprendere. Questi sono i prediletti del Signore. Questi sono i veri credenti... Tu vuoi credere... Figliola mia, il dolore che insegna a credere, il curvarsi su ci che geme e su ci che espia... Dio lo ritroverai solo se calmerai il tuo spirito nella rassegnazione. Dio nei cieli, ma lo vedono solo quelli che sanno chinare il capo...

Elena - (come aggrappandosi a lui) Voglio vivere qui, Monsignore... Vicino a voi... Voi mi ridarete la pace...

Monsignore - No, mia cara... Tu hai dei doveri verso tuo marito... Tu hai un padre, che t'ha cresciuta, che t'ha educata, che ha fatto per te molto... Non tutto, ma ci non sua la colpa... Egli non poteva darti quello che non aveva... Tu hai un destino ancora da compiere...

Elena - Zio... Monsignore... Ditemi qualcosa di pi... Ditemi che esiste Dio... Ditemi che Egli mi ridar...

Monsignore - Mia cara! Guai se noi fossimo certi dell'esistenza di Dio! Non avremmo pi il grande conforto di credere! La certezza una cosa inerte, la fede un respiro... ci che ci fa vivere... Comunque non ti scaccio... Guarirai un po' alla volta... Anche l'ateismo una malattia dell'anima... Una sua forma di povert... S... Ma a patto di tutto questo tu mi devi promettere una cosa: di tornare prima con tuo marito, di stargli vicino, di volerlo con te...

Elena - (come spaurita) No... No...

Monsignore - E perch?

Elena - Perch anche lui m'ha rubato mio figlio...

Monsignore - Ma no... Non siamo noi che possiamo giudicare la colpa o la ragione... Egli ti ama: t'ha seguita... Quel dottore che venuto con te, da vero amico, l'ha informato. Via... Vuoi che chiami tuo marito?

Elena - No... (La sua voce si spegne mentre sta per ripetere la denegazione: vacilla e cade svenuta).

Monsignore - (accorrendo) Dio mio! Elena! Che ? Che hai? Ti senti male?... Ora bisogna proprio che lo chiami io il medico! Perfetta... corri! (Perfetta entra di corsa). Vedi qui... Prendi qualcosa... Va'... Chiama quel signore di l... Mio nipote... (Perfetta entra a destra). Elena... Su... Su...

Alberto - Che ?... Che ?...

Monsignore - svenuta... (L'ascolta, poi si alza).

Alberto - nulla... quello che le dicevo prima, zio... mamma... Sar mamma...

Monsignore - E lo chiami nulla?

Elena - (apre gli occhi: vede Alberto, torna in s).

Alberto - Elena... (L'accarezza) Elena... (Le sussurra una parola all'orecchio).

Elena - (prende una espressione nuova, come ispirata: ansima).

Monsignore - Vedi? lui che ritorna... ancora tuo figlio... Dio che te lo rida... Noi crediamo che esista la morte, solo perch questo nostro involucro se ne va, ma la vita una catena che non si spezza, perch opera di Dio...

Elena - (come illuminata, cade in ginocchio ai piedi di Monsignore) Mamma!... Ancora mamma!... Dio! Non so chi Tu sia, ma ti sento!

FINE

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