Non c’è tempo, amore

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Non c'è tempo, amore

di

Lorenzo Gioielli

Primo atto

SCENA 1

EDOARDO           Quando ero piccolo, la mia vita era intessuta di fenomeni paranormali, che andavano dalla precognizione alla telecinesi, la capacità di spostare gli oggetti senza toccarli. Poi, dopo i quindici anni, è sparito tutto e mi è rimasta solo la telepatia. Leggo il pensiero. Sono un mago? Un alieno? Un mostro? Solo un medico generale con 1050 mutuati. Li tocco, sento il loro male, quando posso li guarisco, entro nel loro corpo con la mia mente e inverto il processo malato. Sì, so fare anche questo. Ma fa male, a me e a loro. A volte non posso far nulla, così sto zitto. Loro si passano la mano sul viso e mi guardano. Cosa posso prendere? Dicono. Prescrivo, prescrivo. Foglietti bianchi e rossi che compilo al computer. Roba che a volte li solleva e più spesso li accompagna. Dove sarebbero andati comunque. Qualcosa della precognizione è rimasto, vedo dove andranno. Non chiaramente, ma più o meno.  A volte gli organi mi parlano. I fegati e i polmoni sono i più loquaci. Una volta, il pancreas di una signora non riusciva a smettere di ridere. Qualcosa che ho detto, credo. Gli ho detto di star zitto, non sentivo il cuore, che è un organo estremamente riservato, batte e basta. La signora si è agitata, mi ha detto che lei stava zitta, non era il caso di essere maleducati. Non ce l'ho con lei, ho risposto. Mi ha guardato stranita. Mi scusi, non ho dormito. Neanch'io, ha detto la signora, ma non parlo da sola. Neanch'io parlo da solo. La conversazione si stava complicando, e non sentivo bene il cuore. Poi c'è stato silenzio e ho visto la signora che stava bene, ed era il fegato che rideva, non il pancreas, mi ero sbagliato. Sarebbe stata bene. Ho avuto una visione, correva sul fianco di una collina, in discesa, sembrava inseguisse una farfalla rossa, verde, blu e gialla, con un'apertura alare di mezzo metro. Spaventosa, ma la signora sembrava trovare la cosa assolutamente normale. Non riusciva a prenderla e sparivano all'orizzonte, lei e l'insettone alato. La felicità non si acchiappa mai. La vera felicità è inseguire la felicità. Esatto, sono molto saggio. Sono stato costretto a diventarlo.

SCENA 2

LA CASA DI RUDY E GEMMA, SERA. SI STANNO PREPARANDO PER USCIRE. OGNI VOLTA CHE RIENTRERANNO SARANNO VESTITI UN POCO DI PIÙ. COMINCIANO ENTRAMBI IN MUTANDE. GEMMA IN MUTANDINE E REGGISENO.

RUDY                   (DA FUORI SCENA, GRIDA) Ne sei assolutamente sicura? Sicura? Proprio sicura? (ENTRA) Hai sentito? Ne sei sicura, ho detto?

GEMMA                (DA FUORI) Assolutamente.

RUDY                   (TRATTENENDOSI) Ma non può essere che invece...

GEMMA                Stronzo!

RUDY RIMANE FERMO IN SCENA, COLPITO DALL'INSULTO. É SUL PUNTO DI RISPONDERE, MA NON LO FA E BORBOTTANDO FRA SÉ OSCURE MINACCE ESCE. ENTRA, DALLA PARTE OPPOSTA, GEMMA.

GEMMA                Hai capito? Lo so, non c'è da discutere. Puoi chiedermelo fino a dopodomani. Stronzo! (ESCE)

RUDY RIENTRA

RUDY                   No, scusa, scusa, scusa, si era detto che non ci saremmo più detti parolacce. Cioè, che tu non mi avresti più detto parolacce. (ESCE)

GEMMA                (RIENTRA) Cosa sei, un bambino? Non ci saremmo più detti parolacce? Ma come parli? (ESCE. LA SCENA RIMANE VUOTA. PAUSA.) Stronzo.

RUDY RIENTRA PRECIPITOSAMENTE.

RUDY                   Non, non ti permettere, sai, non ti permettere, sennò... ((BORBOTTA QUALCOSA D'INCOMPRENSIBILE. ESCE.)

GEMMA                (DA FUORI) Che hai detto? Che cazzo hai detto? Sennò?

RUDY                   (RIENTRA) Ecco. (ESCE)

GEMMA                (DA FUORI) Sennò?

ENTRANO ENTRAMBI

GEMMA                Sennò?

PAUSA

RUDY                   Non l'ho fatto.

GEMMA                Sì che l'hai fatto.

RUDY                   No.

GEMMA                Sì.

RUDY                   No.

GEMMA                Sì.

RUDY                   L'ho guardata, ma di sfuggita.

GEMMA                Le hai guardato il culo.

RUDY                   No.

GEMMA                Sì.

RUDY                   I fianchi.

GEMMA                Il culo.

RUDY                   I fianchi e la vita.

GEMMA                I fianchi e la vita, da dietro, corrispondono al culo.

PAUSA. GEMMA ESCE.

RUDY                   A parte la volgarità dell'espressione...

GEMMA                (DA FUORI) Stronzo! (ENTRA E ATTRAVERSA PARLANDO IL PALCOSCENICO, USCENDO DALLA PARTE OPPOSTA) Tu sei malato.

RUDY                   Malato?

GEMMA                (RIENTRA) Malato. (PIANGE) Malato...

RUDY                   No, non piangere, per favore...

GEMMA                Hai la satiriasi...

RUDY                   Non fare così, non riesco più a capire niente se fai così... (GEMMA PIANGE PIÙ FORTE) Che ho?

GEMMA                La satiriasi. Vuoi scoparti tutte le donne che incontri. Certe donne sono ninfomani e certi uomini hanno la satiriasi.

RUDY                   Non credo che…

GEMMA                Si cura.

RUDY                   Io non ho la… cosa, lì…

GEMMA                La satiriasi, ce l’hai.

RUDY                   Tu sei pazza.

GEMMA                Si cura. Ci vuole del tempo, ma si cura.

RUDY                   Non sono malato!

GEMMA                Vuoi farlo troppo spesso.

RUDY                   Ma no...

GEMMA                Guardi il culo a tutte quelle incontri.

RUDY                   Tutte?

GEMMA                Non è vero?

RUDY                   Assolutamente no.

GEMMA                E se anche ci sono dei periodi in cui lo facciamo spesso, mi tradisci.

RUDY                   Ma non è vero…

GEMMA                Lo so.

RUDY                   Non sai nulla perché non lo faccio. Sono un maschio normale che ama la moglie e che vuol far l’amore con lei.

GEMMA                Anche una volta la settimana?

RUDY                   Cos’è, un difetto? Non ci sono più i ragazzi, siamo finalmente soli…

GEMMA                Ah, perché avere due figli è un peso?

RUDY                   No, ma che c’entra?

GEMMA                Non c’è più niente da fare e quindi diventi un quindicenne?

RUDY                   Io ho moltissimo da fare.

GEMMA                Mi vedi soltanto come un oggetto sessuale.

RUDY                   Mi piaci!

GEMMA                Mai una tenerezza, solo bum bum bum.

RUDY                   Maschi e femmine sono diversi.

GEMMA                Ah, vedi? L’hai confessato, ti piacciono tutte.

RUDY                   Ma quando l’ho detto?

GEMMA                Maschi e femmine sono diversi, so già dove vuoi andare a parare.

RUDY                   Ma no, non sai niente, volevo dire che… che…

GEMMA                Sì?

PAUSA

RUDY                   Non lo so più. Cosa vuoi che faccia? È più semplice. Per finire questa conversazione, finirci di preparare e andare dai Martini. Che ci aspettano, per le otto. E sono le otto meno un quarto.

GEMMA                Voglio che vai da un dottore.

RUDY                   No.

GEMMA                Sì.

RUDY                   No.

GEMMA                Sei malato.

RUDY                   No!

GEMMA                Otto meno dieci.

RUDY                   Va bene, va bene, andrò da un dottore.

GEMMA                Domani.

RUDY                   Domani.

GEMMA                Uno specialista.

RUDY                   Andrò da Edo.

GEMMA                Il tuo amico.

RUDY                   È un dottore no?

GEMMA                Della mutua.

RUDY                   Mi vergogno a raccontare a uno qualsiasi…

GEMMA                Non l’ho mai visto, in vent’anni.

RUDY                   Sono vent’anni che me lo dici.

GEMMA                Non ti sembra strano, uno dei tuoi migliori amici, non ha mai voluto conoscermi?

RUDY                   È fatto così.

GEMMA                Non è venuto al matrimonio, non è venuto quando sono nati i tuoi figli, non so nemmeno che voce abbia.

RUDY                   È riservato.

GEMMA                È matto.

RUDY                   Ma è un ottimo medico.

GEMMA                Voglio venire anch’io.

RUDY                   No.

GEMMA                Sì.

RUDY                   No.

GEMMA                Otto meno cinque.

RUDY                   No, no, e no. Neanche morto. Sennò…

GEMMA                Sennò?

RUDY                   (CON UN FILO DI VOCE) Non ci vado.

PAUSA

GEMMA                Va bene, la prima volta puoi andarci da solo. E cambiati la camicia, che il rosa ti sta malissimo.

SCENA 3

MARIANNA         Troppo amore può ucciderti. Io lo so, voi lo sapete. E se non lo sapete, siete stati fortunati. Troppo amore intossica, è una mano che ti stringe la gola giorno e notte, che non ti fa dormire e ti tiene sveglia con lui davanti agli occhi. Pensi solo ad amare e non vivi più. Questa è la cosa buffa. Se non fosse tragica. Ami, ma non vivi. Prepari il caffè e pensi a lui. Lo bevi, e pensi a lui. Vai al bagno e, dopo una breve pausa necessaria, pensi a lui. Ma la pausa è davvero cortissima, non basta neanche a fare tutta la cacca. Quindi, ti ritrovi a pensare a lui anche a metà dell'atto, chiaro, no? Il che crea dei legami strani, almeno nella testa. Lui è meraviglioso come penso che sia? O invece il momento giusto di pensarlo è proprio questo, mentre… Intravedo la sua faccia anche se guardo nella tazza prima di tirare lo sciacquone. Gli assomiglia, almeno quando è abbronzato. Ha tutti i capelli indietro, come quando è uscito dall'acqua quella volta che siamo andati in piscina. Tutti insieme. Sto impazzendo? Come mi chiamo? Marianna. Quanti anni ho? 40. Che lavoro faccio? La maestra d'asilo. Bene, tutto a posto, non sono pazza. Ma ti fai la doccia, ti vesti, accendi la macchina e ti ritrovi a pensare a lui. Che non è uno qualsiasi.

SCENA 4

RUDY                   Insomma c'erano questi musicisti serbi, bravi, bravissimi, e avevano qualcosa di sbilenco che li rendeva ancora più bravi. Tutti coi baffoni, meno il cantante, completamente pelato. Tutti grigi, polverosi. Il contrabbassista continuava ad ammiccare ad ogni nota, come a dire senti questa, e questa, e quest'altra? Quanto siamo bravi? Suonavano Mariù, di De Sica. L'ho capita, per la prima volta, e mi sono trovato a pensare a questo uomo nato a Sora, vicino Frosinone, morto da chissà quanti anni, la cui canzone veniva cantata da un complesso di serbi in un ristorante sul fiume Sava, a Belgrado. Bene. A loro piaceva tanto.

PAUSA

EDOARDO           Quindi?

RUDY                   Quindi niente.

EDOARDO           Un bel pensiero, porterà da qualche parte.

RUDY                   Cioè?

EDOARDO           Non lo so, è un'idea profonda che...

RUDY                   Ah no, profondo no.

EDOARDO           Perché?

RUDY                   Non sono profondo.

EDOARDO           Sì, ma...

RUDY                   Un avvocato civilista non può essere profondo.

EDOARDO           Ruggero...

RUDY                   Saltiamo da una causa all'altra leggeri leggeri, non ce ne frega niente di nessuno.Se fossimo profondi soffriremmo per le ingiustizie. Potremmo fare al massimo una causa l'anno. Moriremmo di fame.  

EDOARDO           Capisco, calmati.

RUDY                   Sono calmissimo. Non potremmo difendere le assicurazioni. Hanno sempre torto.Non potremmo fare accordi. Sempre sbagliati, poi.

EDOARDO           Lo so.

RUDY                   Accordi, forse per questo mi sono venuti in mente i musicanti.

EDOARDO           Tu non stai bene.

RUDY                   No.

EDOARDO           Gemma?

RUDY                   Dice che sono malato.

EDOARDO           Cosa ti senti?

RUDY                   Niente.

EDOARDO           E allora perché sei qui?

RUDY                   Dice che ho la satiriasi.

EDOARDO           Non è vero?

RUDY                   Il medico sei tu. Io mi sento benissimo.

EDOARDO           Hai molte donne?

RUDY                   No, solo Gemma. Dice che voglio sempre stare con lei.

EDOARDO           Non è vero?

RUDY                   Edo, no, non è vero.

EDOARDO           Non chiamarmi Edo, per favore Ruggero, mi fa schifo.

RUDY                   E tu non chiamarmi Ruggero.

                              I diminutivi servono per essere più veloci, più svelti. Per guadagnare tempo.

EDOARDO           Per farci cosa?

RUDY                   Ma tutto quello che vuoi. A fine giornata, solo con i diminutivi avrai guadagnato cinque, anche sei minuti.

EDOARDO           E?

RUDY                   E cosa?

EDOARDO           Che ci fai?

RUDY                   Ma che ne so, quello che ti pare.

EDOARDO           Puoi stare anche fermo a pensare?

RUDY                   Eh no, se non poi hai riperso tempo, devi fare qualcosa che è rimasto indietro, che ne so, la lavatrice.

EDOARDO           Mi chiami Edo per fare la lavatrice?

RUDY                   E voglio che mi chiami Rudy, così la fai anche tu.

EDOARDO           Io non faccio la lavatrice, porto i vestiti in lavanderia.

RUDY                   Vedi? Risparmieresti un sacco di soldi.

EDOARDO           Odio fare la lavatrice.

RUDY                   Per questo sei povero. Fai qualche altra cosa, allora.

EDOARDO           A me viene da pensare.

RUDY                   No, se pensi perdi tutto il tempo che hai guadagnato. Devi fare.

EDOARDO           Mi sembra un po' ossessivo. Forse tua moglie ha ragione.

RUDY                   Mi sveglio alle sette, corro 40 minuti, più venti minuti di flessioni ed esercizi a terra. Infatti abbiamo la stessa età e sembro tuo figlio.

EDOARDO           Va avanti.

RUDY                   Doccia, colazione. Otto e trenta, a lavoro. Studio, tribunale fino alle 13. Pranzo, digestione fino alle 14. Alle tre lavoro ancora, fino alle otto. Cena, qualcosa in televisione, un dvd...

EDOARDO           Gemma...

RUDY                   Esatto, Gemma, quando ci si riesce...

EDOARDO           Non più di quindici minuti...

RUDY                   Quattordici. Bastano.

EDOARDO           Quattordici?

RUDY                   C'è la sveglia sul comodino, e a nanna.

EDOARDO           E la lavatrice?

RUDY                   Posso farla se ti fai chiamare Edo.

EDOARDO           Sennò rimani con la roba sporca?

RUDY                   Faccio cinque minuti di piegamenti in meno.

EDOARDO           E i festivi?

RUDY                   Hanno un'altra organizzazione. Dunque, tutto uguale fino alle otto e trenta, poi...

EDOARDO           Basta, mi hai convinto, non ne parliamo più. Rudy.

RUDY                   Bene, ti ringrazio. Edo.

EDOARDO           C'è un buco.

RUDY                   Cosa?

EDOARDO           C'è un buco, fra le 14 e le tre.

RUDY                   No, dalle tredici alle quindici pranzo e digestione, poi...

EDOARDO           Hai detto dalle tredici alle quattordici.

RUDY                   Sì?

EDOARDO           Sì.

RUDY                   Mi sono sbagliato.

EDOARDO           Non si è sbagliato. Il martedì vede la sua amante. Fra le quattordici e le quindici. Stessa ora e stesso giorno mio.

RUDY                   Per mangiare e digerire mi servono un paio d'ore, altrimenti sto male.

EDOARDO           Infatti il mercoledì ha un attacco di gastrite.

RUDY                   Va bene, ho un'amante. Ma non ho la satiriasi.

EDOARDO           No, certo.

RUDY                   Non guardarmi così.

EDOARDO           Come?

RUDY                   Così. Giudichi.

EDOARDO           Ma figurati.

RUDY                   Giudichi, quello che è giusto e quello che è sbagliato. Io sbaglio, no?

EDOARDO           Neanche conosco tua moglie, non posso giudicare.

RUDY                   Sono fatto così.

EDOARDO           Così come?

RUDY                   Non si può amare una donna per volta.

EDOARDO           No?

RUDY                   No. Che gli tolgo io a Gemma? Niente.

EDOARDO           Il problema non è quello che le togli, ma quello che non le dai.

RUDY                   Ma è lei che non lo vuole.

EDOARDO           Sicuro?

RUDY                   Sicuro sì, Edo, sono vent'anni che stiamo insieme, la conoscerò, no?

EDOARDO           Appunto, io no.

RUDY                   Ecco, non la conosci. Perché non hai mai voluto conoscerla?

EDOARDO           Per evitare di giudicarti, per dirne una. Pensa se la conoscessi, se fossimo entrati in confidenza, se fossi anche amico suo. Ora come si farebbe? Dovrei mentirle.

RUDY                   Allora? Io lo faccio tutti i giorni, con tutti.

EDOARDO           Io no. Lasciamo le cose come stanno.

RUDY                   Invece dovresti conoscerla.

EDOARDO           Perché?

RUDY                   Mi capiresti. Mi aiuteresti.

EDOARDO           Posso aiutarti lo stesso. Le dici che non hai la satiriasi, che ti ho fatto tutte le analisi del caso...

RUDY                   E quali sono?

EDOARDO           Ti ho fatto fare un dosaggio ormonale, che hai solo un piccolo eccesso di testosterone ma che dal punto di vista funzionale sei normalissimo.

RUDY                   Il che è vero.

EDOARDO           Dal punto di vista psicologico, invece, non posso dirti nulla.

RUDY                   No, questo non lo dico. Poi?

EDOARDO           Poi, basta. Alla soglia dei cinquanta è normale che ci sia un ritorno di fiamma sessuale nel maschio adulto, per dimostrare a se stesso che la vecchiaia non è ancora arrivata. Tutto normale.

RUDY                   Sono alla soglia dei cinquanta?

EDOARDO           Quanti anni hai?

RUDY                   Quarantanove.

EDOARDO           Che dici, sei alla soglia dei cinquanta?

RUDY                   Mi sentivo un quarantenne. Mi hai trasformato in un vecchio.

EDOARDO           Non sono io, è l'anagrafe.

RUDY                   Non la conosci, Gemma.

EDOARDO           No, per fortuna.

RUDY                   Non si convincerà.     

SCENA 5

GEMMA                Volevo avere dei figli. Ed è venuta Gioia. Parto difficile. 31 ore di travaglio. Quando alla fine ho partorito, l'ostetrica era dispiaciuta. Eravamo a 16 minuti dal record mondiale. C'è mancato un pelo. È cominciata male, mi dicevo, per questo mi sento così. Basta aspettare e diventerò la mamma che ho sempre pensato che sarei diventata. Ma Gioia non ha dormito per 11 mesi. Poi ho avuto Marco. È andata meglio, un po' troppo meglio: ho partorito in taxi. 14 secondi di travaglio, sono quasi sicura sia il record mondiale, ma nessuno ha mai registrato il travaglio più breve, solo quello più lungo. Per il Guinness, le donne sono  interessanti solo quando soffrono. Bisogna ammetterlo, è vero. Soffriamo meglio degli uomini. Con più stile. Rudy non c'era, né quando ho avuto Gioia né Marco. Aveva tanto da fare. Davvero. Non era una scusa. Credo. Davvero.

MARIANNA         Soffrire non è solo una questione di stile, siamo proprio più portate.

GEMMA                Dici?

MARIANNA         Ci viene meglio. Quando piangiamo, per esempio. Cambiamo quasi istantaneamente.

GEMMA                I maschi si devono preparare.

MARIANNA         A lungo.

GEMMA                A parte quelli che si commuovono al cinema.

MARIANNA         Carini. Anche se instabili.

GEMMA                Dici?

MARIANNA         Certo, non sono tutti uguali, ma in generale... Sentono le cose non come noi, ma quasi, però con più violenza, da maschi.

GEMMA                Non ho mica capito bene, sai.

MARIANNA         Singhiozzano, non si fanno scorrere le lacrime sulla faccia piano, come facciamo noi. Fanno dei versi. “Oddio, è morto, è morto!” Oppure “No! Lei se ne va!” Battono sui braccioli. Battono i piedi.

GEMMA LA GUARDA.

MARIANNA         Non ti è mai capitato?

GEMMA                Ma con chi esci?

MARIANNA         Un mio fidanzato lo faceva.

GEMMA                Quanti anni aveva?

MARIANNA         Quindici.

GEMMA                E tu?

MARIANNA         Ventidue. Ma era proprio maturo per la sua età. Mi ha fatto soffrire moltissimo. Bravo ragazzo.

GEMMA                Ti piacciono quelli che ti fanno soffrire?

MARIANNA         A te no?

GEMMA                Dipende.

MARIANNA         Da che?

PAUSA

GEMMA                Da quanto li amo.

MARIANNA         Ne hai amati tanti?

GEMMA                Qualcuno. Tu?

MARIANNA         Tanti. E così facile amare.

GEMMA                Facile?

MARIANNA         Capisco tutto quello che sentono... non so resistergli. Mi vogliono,. Quando mi guardano… o quando non mi guardano. Ma so che vorrebbero farlo. Sono femmina, loro sono maschi. È così facile. Sono tutti bambini.

GEMMA                Tutti?

MARIANNA         Li conosco i bambini. Guardo gli uomini e vedo il bambino che sono stati. Muovono le mani, cercano di essere interessanti, fissano o distolgono gli occhi. Fanno del loro meglio per sembrare belli, forti, grandi. Nei maschi i bambini sono sempre sul punto di uscire. Basta grattare quel poco di non fare questo e non fare quello che gli dicono quando sono piccoli e sono pronti per correre dietro a un pallone. O a una femmina. O con altri amichetti, e fanno a chi arriva primo. Dopo, se perdono, c'è sempre un'altra corsa, un'altra gara. Io li vedo correre. M'innamoro. Non di tutti. Certe volte è sbagliato, certe volte è giusto.

GEMMA                Quando è sbagliato?

MARIANNA         Quando, alla fine, ci sto così male che non riesco neanche a uscire di casa.

GEMMA                Ma poi c'è un altro.

MARIANNA         Forse. Forse sì, forse no.

GEMMA                C'è qualcuno, ora?

MARIANNA         Sì. No. No.

GEMMA                Chi è?

MARIANNA         Non mi va di parlarne.

GEMMA                Neanche con me?

MARIANNA         Non c'è nessuno. Parliamo di qualcos'altro.

GEMMA                Pensavo che Rudy fosse l'ultimo, per me.

MARIANNA         Non è così?

GEMMA                Sì.

PAUSA

GEMMA                Sì, è l'ultimo.

MARIANNA         L'amore non finisce mai.

GEMMA                L'amore, Marianna? Che c'entra con un matrimonio, vent'anni di convivenza e due figli  grandi?

MARIANNA         Come avreste potuto farlo senza amore?

GEMMA                La vita è più forte. Decide dove andare e tu la segui, come un cane al guinzaglio.

MARIANNA         È stato Rudy a volere tutto?

GEMMA                No. Eravamo al guinzaglio insieme. Affiancati. Ogni tanto ci giravamo a guardarci. Ci ringhiavamo o ci leccavamo il muso, abbaiavamo insieme contro qualcosa, e andavamo avanti.

MARIANNA         E ora?

GEMMA                Ci siamo fermati. Forse il padrone è entrato in un negozio a comprare qualcosa e noi siamo lì fuori seduti, legati a un gancio, ci guardiamo intorno e non sappiamo se tornerà.

PAUSA

GEMMA                Quando avremo sete o fame staccheremo il guinzaglio e ce ne andremo.

MARIANNA         Insieme?

GEMMA                Non lo so.

SCENA 6

EDOARDO           La sera sono stanchissimo. Tutti quei pensieri, quel rumore. Il male, vederlo, toglierlo, le visioni del futuro, che spesso vanno a finire male. Voglio solo starmene in pace a leggere. Saggi scientifici. Oppure storie d’amore. Mi piacciono, perché sono così irreali. Mi divertono forse proprio perché non le capisco. Non si può amare se si legge il pensiero. Non si può amare se si sa esattamente come è fatta una donna. O un uomo. Ti amo, per me sei tutto. Poi ti tradiscono. All’inizio cercavo di chiudere la mente a quello che usciva da quegli occhi blu, nocciola, verdi, da quelle teste meravigliose, perché mi piacciono, le donne, come a tutti. Il sesso, però, era intollerabile. Mai pace. Neanche s’immagina cosa pensa la gente quando fa l’amore. A tutto. Pensa a te, a volte. O ad altri uomini, più spesso. O ad altre donne. O ai vestiti, alla spesa, alla chirurgia plastica. Agli odori. Ce n’era una che pensava intensamente a una carota. Faceva il buio nella testa e pensava questa carota, rossa, leggermente sporca di terra, appena colta. Ci pensava con una precisione straordinaria, decisamente fastidiosa. Non sono mai riuscito a capire cosa l’eccitasse della carota. Ho provato anche a chiederglielo, senza farmi scoprire. Ti piace la campagna? L’ho presa da lontano. No. Dove sei nata? In centro, a Berlino.  Niente. Ci facciamo una bella insalata? Per carità, odio la verdura. Se ne andata col suo mistero. Una carotomane. Poi, nel sesso c’è di fondo una specie di rumore sommesso, come un grande respiro, che sale, sale, sale fino a esplodere e ti acceca, anche se è un suono. Mi acceca, proprio. Però alla fine l’ho trovata. È l’unica a cui non riesca a leggere nella testa, l’unica, in tutta una vita. Mi arriva solo silenzio. È così strano non sapere cosa pensa. L’ho incontrata a un funerale di un mio cliente. Bella. E silenziosa. Tutti pensavano, ma lei stava zitta. Mi sono avvicinato. Più o meno la mia età. L'ho portata via. Non le ho neanche chiesto il nome. Non vuol sapere nulla di me, e io... sì, anch'io, nulla di lei.

GEMMA                È stato... bello.

EDOARDO           Davvero?

GEMMA                Sì, bello.

EDOARDO           Come ti chiami?

GEMMA                È importante?

EDOARDO           No. Ma è comodo. Per questo la gente ha dei nomi. Si chiama e non si confondono.

GEMMA                Va bene. Scegli un nome.

EDOARDO           Io?

GEMMA                Sì. Mi sembra più semplice. Non protesterò, qualunque nome sia.

EDORADO           Qualunque?

GEMMA                Qualunque.

EDOARDO           Epaminonda.

GEMMA                È un nome da uomo.

EDOARDO           Finisce con la a.

GEMMA                Ma non è femminile.

EDOARDO           Lea.

GEMMA                Lea. Va bene. Piacere, Lea.

EDOARDO           Piacere. Tocca a te.

GEMMA                Come ti chiami?

EDOARDO           Dimmelo tu.

GEMMA                Pietro. Ho sempre desiderato un Pietro vicino. Mi da una sensazione di sicurezza, di solidità.

EDOARDO           Pietro non è male.

GEMMA                Non ho mai conosciuto un Pietro.

EDOARDO           Neanch'io una Lea.

GEMMA                Avrai pensato che sono pazza. Venire qui con te senza neanche...

EDOARDO           Non sei pazza.

GEMMA                Non l'ho mai fatto.

EDOARDO           Neanch'io.

GEMMA                Non si fa.

EDOARDO           No, forse no.

GEMMA                Non succederà più.

EDOARDO           Perché?

GEMMA                Perché non si fa.

EDOARDO           Va bene.

GEMMA                Non combatti? Neanche un po'?

EDOARDO           Dovrei?

GEMMA                Sì. Se vuoi qualcosa, combatti per averla. Altrimenti significa che è stato brutto e che non mi vuoi più. Non mi vuoi un'altra volta, almeno.

EDOARDO           Ma io ti voglio.

GEMMA                Allora combatti.

PAUSA. SI GUARDANO.

GEMMA                Mi vuoi così tanto?

EDOARDO           Sì.

GEMMA                Va bene. Ma non dobbiamo sapere niente della nostra vita fuori di qui.

EDOARDO           Nulla.

GEMMA                Neanche i nostri nomi.

EDOARDO           Va bene, Lea.

GEMMA                Grazie, Pietro.

EDOARDO           E quando finirà, finirà.

GEMMA                D'accordo.

EDOARDO           Un'altra cosa.

GEMMA                Dimmi.

EDOARDO           Niente bugie.

GEMMA                No.

EDOARDO           E così, per sapere...

GEMMA                Sì?

EDOARDO           Possiamo innamorarci?

PAUSA

GEMMA                No. Assolutamente no.

SCENA 7

RUDY                   Pronto, Gemma? Pronto? Pronto?

GEMMA                Ciao.

RUDY                   Dove sei?

GEMMA                A lavoro.

RUDY                   Anch'io.

GEMMA                Mi dispiace.

RUDY                   Di cosa?

GEMMA                Non voglio litigare.

RUDY                   Neanch'io. Non fa niente.

GEMMA                Davvero, mi dispiace.

RUDY                   Ti ho detto che non fa niente.

GEMMA                Mi ami?

RUDY                   Sì.

GEMMA                Sicuro?

RUDY                   Sicuro.

GEMMA                Da quando non ci sono più i ragazzi mi sento... Non lo so.

RUDY                   Sì. Anch'io. Ma i ragazzi ci sono. Ci saranno sempre.

GEMMA                Allora forse siamo noi che non ci siamo più.

RUDY                   Ma no, Gemma.

GEMMA                Che non ci siamo mai stati.

RUDY                   Mai stati? E Gioia e Marco come avremmo fatto ad averli?

GEMMA                Lo sai, nel solito modo. Bum bum bum.

RUDY                   Eravamo lì, però, no?

GEMMA                Sì, io c'ero.

PAUSA

RUDY                   Anch'io.

GEMMA                Bum bum bum.

RUDY                   Questo perché non vuoi litigare, eh.

GEMMA                Sei strano.

RUDY                   Anche tu.

GEMMA                Tu di più.

RUDY                   No, tu.

GEMMA                Vieni presto?

RUDY                   Otto e mezza.

GEMMA                Vieni prima.

RUDY                   Non posso.

GEMMA                La tabella?

RUDY                   La tabella esiste perché mi organizza la vita. Ho da fare.

GEMMA                Anch'io. Ma arriverò presto.

RUDY                   Li chiamiamo, quando vengo.

RUDY                   Ci vediamo stasera?

GEMMA                Sì.

RUDY                   Ciao, tesoro.

GEMMA                Ciao.

SCENA 8

RUDY                   Le donne. Dio sa quanto mi piacciono. Non riesco a pensare a nulla di più bello. Di più saporito e dolce e profumato. Mi fanno impazzire. Le guardo e penso che hanno sicuramente un modo loro per fare qualunque cosa, un modo che non conosco. Che voglio sapere. La carne, certo, è importante. No, no, è fondamentale. E dopo non finisce. Anche se cerco di contenere i danni. Dopo che ho fatto con loro tutto quello che si può fare, tranne forse leccare gli organi interni, la milza, il fegato, i reni. Mi piacerebbe, ma non ci arrivo. Non sono perverso. Le adoro. Forse la mia adorazione è una perversione. Le cosce, le tette, le bocche, gli occhi. I culi. Quando mi passano vicino tiro un gran respiro. Le respiro tutte, anche se non le conosco, anche se non mi piacciono. Tanto mi piacciono tutte. I luoghi chiusi sono i posti più difficili, per me, i cinema, i bar, i negozi quando faccio la spesa. Le faccio passare avanti per sentirle vicine ancora un pò. A volte mi urtano. Scusi. Prego. C’era prima lei. Davvero? Davvero. Fatti vedere come ordini quattro rosette con i miei occhi piantati sul tuo profilo. Come raccogli i venti centesimi che ti sono caduti. Arrossisci. Per me? Ti guardo troppo? Ma la tua gonna è di un blu così profondo, è un mare. Perché hai messo quella gonna? Mi guardi. Esci. Avanti un altra. C’era lei. Grazie. Si figuri. Tu hai messo i jeans e ti serve un etto di prosciutto. Perché? Vivi da sola? Che camicetta che hai. Bella, bianca, severa. Ma il tuo seno si alza troppo quando respiri, l’ultimo bottone si tira tutto per contenerlo. E così via, così via. E quando mi guardano? Sembra che non mi abbiano visto, poi rialzano gli occhi come a dire sì che ti ho visto, dai, fai qualcosa, non farmi andar via. E quando hanno un orgasmo? Le adoro ancora di più. Sono ancora più belle, se possibile. Sono Dio.

PAUSA

RUDY                   Ho la satiriasi? Ma noi maschi non siamo tutti così?

MARIANNA         Non lo so. Io sono femmina.

RUDY                   Decisamente.

MARIANNA         Però non ci credo che ti piacciano tutte.

RUDY                   Le femmine mi piacciono tutte. Con alcune posso andarci a letto e con alcune no. Ma mi piacciono.

MARIANNA         Come fai con le tue tabelle? Dove le infili?

RUDY                   Sostituisco. Un'ora di lavoro in meno, chessò, 16-17, e trovo lo spazio. È difficile, infatti. Ma devo.

MARIANNA         Devi? (RUDY ANNUISCE) L'hai mai detto a Gemma?

RUDY                   Non capirebbe.

MARIANNA         E perché con me dalle due alle tre?

RUDY                   Perché voglio essere sicuro di poterti vedere. E poi da quando abbiamo cominciato non c'è stata nessun'altra.

MARIANNA RIDE.

RUDY                   Davvero, nessuna.

MARIANNA         In tre anni?

RUDY                   Te lo direi. Ti ho raccontato tutto.

MARIANNA         E come fai?

RUDY                   Non lo so. Non lo faccio e basta.

MARIANNA         Me lo puoi dire. Sono felice che ti piacciono così le donne.

RUDY                   Ti ho detto la verità.

MARIANNA         Magari i primi tempi...

RUDY                   No, assolutamente, te lo giuro.

PAUSA

RUDY                   Forse, proprio all'inizio. Ma non era l'inizio, noi ancora non...

MARIANNA         (RIDE) Come si chiamava?

RUDY                   Non me lo ricordo. (MARIANNA RIDE) Gabriella. Ma solo lei, te lo giuro.

MARIANNA         (LO ABBRACCIA) Ma no, non giurare. Si sente, sai, che le adori le donne. Perché dovrebbe dispiacermi? Sono una donna. (SI BACIANO) Se ti piacessero i coccodrilli e io fossi un coccodrillo, sarei felice.

RUDY                   (LE ACCAREZZA IL SENO) Non avresti le tette.

PAUSA. RUDY SI ALLONTANA DI UN PASSO, GUARDA MARIANNA DISTESA SUL LETTO.

RUDY                   Ci vediamo martedì?

MARIANNA         Certo.

PAUSA

RUDY                   Ma tu sei vera?

SCENA 9

MARIANNA         Me l'hanno fatta spesso, questa domanda. Mi guardo, mi tocco, sento i capelli, la faccia, la pancia, anche più giù, senza farmi vedere, e rispondo di sì.

EDOARDO           La verità. Certe volte penso che solo io la conosco.

MARIANNA         Mi fanno questa domanda sempre dopo che ho detto o fatto qualcosa di strano. Ma che per me non lo è.

EDOARDO           La verità è molto sopravvalutata. Non serve a vivere. Danneggia la vita.

MARIANNA         Io sono vera. Solo, non penso che tutto sia difficile. Penso che l'amore, in tutte le sue forme, sia l'unica cosa per cui valga la pena vivere.

EDOARDO           La verità non fa parte dell'essere umano. Fa male, quasi sempre. Bisogna mentire. Soprattutto bisogna mentirsi. L'uno con l'altro, senza tregua. Solo così tutto diventa accettabile. Ma quando sai la verità, quando nessuno ti può mentire, allora vivere diventa quasi impossibile.

MARIANNA         Non c'è altra verità oltre l'amore. Fa fare cose meravigliose e orribili. Niente è come l'amore. Ma quel martedì non sono andata all'appuntamento con Rudy. Non potevo.

SCENA 10

GEMMA.               È che lo sento così lontano. Perso non so in che... in quale... Non che l'abbia mai sentito vicino. Però è peggiorato. O forse sono peggiorata io. A te non sembra diverso, da un po' di tempo?

MARIANNA         Chi?

GEMMA                Rudy, chi se no?

MARIANNA         Rudy?

ENTRA RUDY

RUDY                   Ah, siete qua.

GEMMA                Già.

RUDY                   E come mai?

GEMMA                Cioè, come mai siamo in salotto?

RUDY                   Ma no, non dovevi uscire?

GEMMA                La Antonini ha annullato l'appuntamento, così ho chiamato Marianna.

RUDY                   Perché?

GEMMA                Per parlare.

                                 A volte le persone umane e le donne in particolare chiacchierano del più e del meno, così, senza uno scopo. Comunicano.

RUDY                   Comunicano.

GEMMA                Sì.

MARIANNA         Senza dir nulla di particolare.

RUDY                   Nulla?

MARIANNA         Nulla.

GEMMA                Ma se diremo qualcosa di particolare ti terremo al corrente.

RUDY                   Va bene, continuate a perdere tempo, io vado, ho da fare.

GEMMA                Come mai sei a casa?

RUDY                   Come mai?

GEMMA                Sono le due e mezza, è un martedì qualunque, la tabella dice che dovresti essere fuori a pranzare, sbaglio?

RUDY                   No, non sbagli.

PAUSA

GEMMA                Allora?

RUDY                   M'è saltato un impegno, sono venuto a casa a vedere come andava.

GEMMA                Va bene.

RUDY                   Sono contento. Io vado.

GEMMA                Ciao.

MARIANNA         Ciao, Rudy.

RUDY ESCE

GEMMA                È sempre così.

MARIANNA         Così come?

GEMMA                Così. L'hai visto, no?

MARIANNA         Mi sembrava normale.

GEMMA                Te l'ho detto, c'è ma non c'è. Non capisce nulla di quello che voglio, di quello che mi piace.

MARIANNA         No?

GEMMA                Non ascolta.

MARIANNA         No?

GEMMA                Non era così.

MARIANNA         Quando?

GEMMA                Quando, Marianna? Prima.

MARIANNA         Prima quando?

GEMMA                A volte non capisco se lo fai apposta o se proprio sei così di natura.

MARIANNA         Stupida?

GEMMA                Non saprei come dirlo in un altro modo.

MARIANNA         Va bene.

GEMMA                Come va bene, ti ho detto che sei stupida, difenditi, no?

MARIANNA         Perché?

GEMMA                Ti piace che ti dica che sei stupida?

MARIANNA         Se lo pensi...

GEMMA                Ti piace essere stupida?

MARIANNA         Se sono stupida come faccio a sapere di essere stupida? Sono stupida.

PAUSA

GEMMA                Ma questa è un'idea intelligente.

MARIANNA         Sì?

GEMMA                Sì, Marianna, non lo capisci?

MARIANNA         No.

PAUSA

GEMMA                Allora sei stupida.

GEMMA                No, non sei stupida sei un po'... bambina.

MARIANNA         Non mi sembra brutto.

GEMMA                Non lo è. Ma per stare al mondo si dev'essere più...meno...

MARIANNA         Meno bambini.

GEMMA                No, più adulti.

MARIANNA         È la stessa cosa.

GEMMA                Già. Se sei bambina, chiunque ti può fare qualunque cosa.

MARIANNA         Sì?

GEMMA                Possono farti male. Non aspettano altro.

MARIANNA         Perché?

GEMMA                Perché si divertono.

MARIANNA         A fare male?

GEMMA                Gli uomini sono quasi tutti così.

MARIANNA         Quasi?

GEMMA                Sì, quasi.

MARIANNA         Qualcuno non lo è?

GEMMA                No.

MARIANNA         Chi?

GEMMA                Qualcuno.

MARIANNA         Rudy?

GEMMA                Sì, lui non è così. Ha altri difetti. Sembra forte, ma non lo è.

SCENA 11

RUDY                   Quando quel pomeriggio ho aspettato Marianna, ho capito... Ho pensato che non sarebbe più venuta, mai più. E ho avuto paura. Di colpo, m'ha colto di sorpresa, mi sono dovuto sedere sul letto, non riuscivo a respirare. Non l'avrei più rivista. Aveva deciso di troncare. Abbiamo un accordo, che pensavo convenisse a me, non possiamo telefonarci, meglio per tutti e due, le ho detto, se ti chiamo e tu stai con Gemma potrebbe imbarazzarti, no? E allora non sentiamoci, mai. È più sicuro. Lei m'ha guardato con quegli occhi di bestiola buona e mi ha detto va bene. Meno rotture di coglioni, pensavo, io al telefono m'innervosisco subito, avevo paura dei Mi pensi? Anch'io, Che fai?, Come va? Roba inutile che ti fa solo perdere tempo. Però sono rimasto col cellulare in mano, sul bordo del letto e volevo sapere dove stava. Se sarebbe tornata mai più. Sono andato a casa, pensavo che comunque mi sarei potuto avvantaggiare di una lavatrice, ma mentre salivo le scale ho pensato che forse le era successo qualcosa, forse era morta, e mi girava la testa, ero terrorizzato. Poi l'ho vista sul divano, che parlava con Gemma, ecco, è venuta per confessarle tutto, ho pensato. Ma no. L'ha chiamata, Gemma, e lei è' corsa dall'amica e mi ha lasciato sul bordo del letto con un bell'attacco di panico. Non andava bene. Proprio no.

SCENA 12

MARIANNA         Quando si sta tanto tempo con i bambini, si capiscono meglio i grandi. O dovrei dire gli adulti. Dico sempre la stessa cosa, lo so, anche se in modo diverso. È che io i bambini li amo. Come tutti. No. Nessuno li ama come me.

EDOARDO           Ho pensato, qualche volta, non spesso, ad avere un figlio. Un altro piccolo Edo, come direbbe Ruggero. Un altro piccolo mostro che legga il pensiero.

MARIANNA         Mi piace tutto quello che fanno. Le mie colleghe mi dicono che esagero, che sto sempre dalla loro parte, anche quando non dovrei. È che io li capisco, i bambini. Specialmente quando gli racconto le storie.

EDOARDO           Potrei leggere anche il suo di pensiero, o potrebbe succedermi di peggio. Che lui legga il mio. Cosa vedrebbe? Non ho mai incontrato nessuno come me. Sono un miserabile, nella testa? Ho la stessa roba che hanno tutti gli altri. Forse sì. Anzi, sicuro. Quindi sono un miserabile.

MARIANNA         Invento le storie e loro mi guardano, zitti, a bocca aperta. Mi sa che sono vere, le storie che racconto. Ma prima di cominciare non le sapevo, non le conoscevo. Forse è tutto così. Prima che tu parli di una cosa quella non esiste.

EDOARDO           Non più miserabile di chiunque altro, comunque.

MARIANNA         Li capisco i bambini non perché mi ricordo com'ero io alla loro età, non è così complicato. No, mi sa che non sono mai davvero cresciuta. Io sono così da quando ho il primo ricordo, mio padre, alto alto, che mi corre incontro, con una corsetta buffa e mi solleva, così.

EDOARDO           La stessa roba in testa. Potremmo parlarci senza parlarci. Insultarci senza suono.

MARIANNA         Ho visto il mare dietro di lui e le sue mani erano così forti, ero così sicura.

EDOARDO           No, non posso avere un figlio.

MARIANNA         Lo vorrei un figlio mio. O una figlia. Però vorrei che avesse un padre che le corresse incontro con una corsetta buffa, la sollevasse e le facesse vedere com'è grande il mare, e la facesse sentire al sicuro. Ma non c'è.

 EDOARDO          Non voglio un mostro come me. Un altro che non sappia cosa significhi vivere una vita normale. Un altro che aspetti la fine come una...

MARIANNA         Non c'è.

EDOARDO           No, non lo voglio.

MARIANNA         Ma se venisse...

EDOARDO           Se venisse...

MARIANNA         Io...

EDOARDO           Sì, io...

SCENA 13

RUDY                   Sono le nove meno venti, dobbiamo chiamare Gioia e Marco.

GEMMA                Non mi va.

RUDY                   Non ti va?

GEMMA                Non so cosa dire.

RUDY                   Ciao, come stai Gioia? Come stai, Marco? Che c'è da dire? Come vanno le cose?

GEMMA                Non mi va.

RUDY                   Ma loro si aspettano che li chiamiamo.

GEMMA                Deludiamoli, falli aspettare, che pensino che sia successo qualcosa. Che ci chiamino loro.

RUDY                   Deludiamoli?

GEMMA                Ah, scusa, parlavo per me, tu l'hai già fatto talmente tante volte.

RUDY                   Mai.

GEMMA                È vero, hai ragione, non li hai mai delusi perché non hai mai promesso niente.

RUDY                   Ma che cos'hai, Gemma? La gemmite?

GEMMA                La gemmite?

RUDY                   Non so questo e non so quello, non voglio questo e neanche quell'altro, sono femmina e inquieta, il tempo passa ed eccomi qui a guardare il muro. Non si chiama gemmite?

GEMMA                Li chiamiamo, ma non ci diciamo mai niente. Non comunichiamo.

RUDY                   Non dobbiamo comunicare, solo restare in contatto.

GEMMA                Perché?

RUDY                   Come perché, perché sono i nostri figli, ecco perché.

GEMMA                Che vuol dire restare in contatto?

RUDY                   Scusa, ma così, per cambiare, non potresti semplicemente lasciarti vivere e fare quello che fanno tutti i genitori che hanno i figli che studiano lontano? Chiamarli e sentire come va?

GEMMA                Va tutto bene, altrimenti l'avremmo saputo.

PAUSA

RUDY                   Io chiamo.

GEMMA                Sennò passa l'ora e sulla tabella non c'è più posto.

RUDY                   Voglio sapere come stanno.

GEMMA                Stanno bene, hanno da fare e non gli va di sentirci.

RUDY                   Marco? Sono papà. (ASCOLTA. GUARDA MALEVOLO GEMMA.) Eh, lo so siamo in ritardo di 3 minuti sulla tabella.

GEMMA                Dev'essere una malattia ereditaria.

RUDY                   Ma abbiamo 2 minuti per parlare, il tempo della telefonata è sempre di cinque minuti totali.

GEMMA                Se vuole faccio partire il conto alla rovescia.

RUDY                   Tutto a posto? Gli esami? (SOTTOVOCE) Antonella?

GEMMA                Poveraccia.

RUDY                   Bene, ti passo mamma, ciao. Tieni.

GEMMA                No, non fa niente.

RUDY                   Dai che manca un minuto. Ci rimane male.

GEMMA                (PRENDE IL TELEFONO) Marco, tesoro. (ASCOLTA) Lo so che è quasi finito il tempo, volevo solo salutarti. Sì, ciao. A domani. Stai attento.

RUDY                   Stai attento?

GEMMA                Perché, non deve stare attento?

RUDY                   A cosa?

GEMMA                A non diventare come te. Chiamo Gioia.

RUDY                   Magari diventasse come me. Non come...

GEMMA                Come?

RUDY                   Lascia stare.

GEMMA                Come la madre? Gioia, amore, tutto a posto?

RUDY                   Chiedile com'è andato l'esame.

GEMMA                No, papà non c'è.

RUDY                   Ma che...

GEMMA                È dovuto uscire.

RUDY                   Dammi quel telefono.

GEMMA                No, c'è la televisione un po' alta. (ASCOLTA) Perchè?

RUDY                   Perché cosa?

GEMMA                Non preoccuparti. Andrà tutto bene.

RUDY                   Che è successo?

GEMMA                C'è la tua mamma. Vuoi che venga su?

RUDY                   Che cosa è successo, per favore?

GEMMA                Shhh. Non piangere, piccola, succede. Poi passa.

RUDY                   Piange? È andato male l'esame?

GEMMA                La tua mamma è sempre qui, puoi chiamare quando vuoi. Ma no, lascia perdere, se ci vai in queste condizioni ti bocciano. Esci a fare un giro con Chiara. Lei è sempre così positiva.

RUDY                   Non fa l'esame?

GEMMA                Ciao tesoro, stai tranquilla. Per piangere c'è sempre tempo. Ciao, ciao, chiama quando vuoi. Ma che te ne frega della tabella, tuo padre non c'è. Ciao.

RUDY                   Perché non mi ci hai fatto parlare?

GEMMA                Non mi andava.

RUDY                   Che cos'ha?

GEMMA                Storie.

RUDY                   Storie? Che storie?

GEMMA                Che storie ti fanno piangere?

RUDY                   E non va a fare l'esame?

GEMMA                No.

RUDY                   Gemma, credo che dobbiamo chiarire delle cose. Per prima cosa...

GEMMA                No. È ora di cena.

RUDY                   Volevo dire che...

GEMMA                Non voglio sconvolgere la tabella. (FANNO CADERE LA SEDIA) Mi dispiace.

MARIANNA           Fermi!

RUDY                      Anche a me.

MARIANNA           Bambini!

SCENA 14

MARIANNA         Fermi. (PRENDE LA SEDIA) Questa sedia è antichissima. Era dell'Imperatore della Cina. Quando era bambino, per farlo mangiare sua madre lo faceva sedere su questa sedia. Quando morì suo padre, diventò Imperatore e decise che sarebbe diventata il suo trono. Era così importante che la portava sempre nei suoi viaggi, e un giorno la mise su un prato verdissimo, in un posto lontano del suo impero. C'era una fila immensa di persone che volevano parlargli e lui ascoltò tutti, a tutti i buoni disse che avrebbe risolto i loro problemi e scacciò tutti i cattivi, perché era bravo a riconoscerli. Ma arrivò una bellissima ragazza. Aveva i capelli neri come la notte, e gli occhi a mandorla ancora più neri, così grandi e profondi che l'Imperatore non riusciva a guardare altro. La ragazza gli disse che c'era un cattivo che le rubava sempre le caprette che allevava e che l'Imperatore doveva difenderla, perché era sola al mondo. L'Imperatore non sentì bene quello che la ragazza gli diceva, era perso in quegli occhi e non capiva più niente. La ragazza se ne accorse, sorrise, aveva una bella fossetta sulla guancia destra, e gli disse soltanto: “Anch'io.” Anche a lei, dal momento in cui l'aveva visto, non gliene importava niente delle caprette, del cattivo che le rubava, non le importava di niente se non dell'Imperatore. Che era bellissimo, alto, forte e con un sorriso che sembrava sempre che ti volesse prendere in giro. L'Imperatore mandò via tutti e rimasero soli. Chiese alla ragazza come si chiamava, “Futuro nel Cuore”, rispose lei, “ma tutti mi chiamano Ryu”. “Bene, Ryu, disse l'Imperatore, siediti sul trono”, questa sedia, “ti devo parlare.” Lei, col cuore che le batteva fortissimo, si sedette e aspettò. L'Imperatore s'inginocchiò e le chiese se voleva sposarlo. Ryu quasi non respirava, ma riuscì a fare sì con la testa. Allora lui la prese fra le braccia e le disse che mai e poi mai l'avrebbe lasciata. E quando, 9 mesi dopo, Ryu, ormai Imperatrice, ebbe un figlio, fu proprio qui che allattò per la prima volta il suo bambino. Anche per questo per l'Imperatore questa sedia era così... L'amore fa diventare importanti le cose più semplici. (RIMETTE A POSTO LA SEDIA) Dovrebbe sbrigarsi, Maestà. Non c'è più molto tempo.

SCENA 15            

GEMMA                Ci vediamo tutti i martedì, dalle 14 alle 15, in un albergo del centro. Facciamo l'amore, ma non sempre. Mi ha detto che legge il pensiero, ma non il mio. All'inizio non ci credevo, ha dovuto provarmelo col portiere dell'albergo. Indovinava che stanza stava per darci. Sempre. Ho avuto paura, per due settimane ho saltato l'appuntamento. Ma poi sono tornata. Tutti i martedì. Non credo sia amore.

EDOARDO           Ma non sai come chiamarlo.

GEMMA                Chiamiamolo Turbulone.

EDOARDO           Come?

GEMMA                Turbulone. Mi sembra un bel nome.

EDOARDO           Che vuol dire?

GEMMA                Era il nome del mio gatto, quand'ero piccola.

EDOARDO           Turbulone.

GEMMA                Non ti piace?

EDOARDO           No, anzi mi sembra molto calzante. Quindi il nostro è un turbulone.

GEMMA                Esatto.

EDOARDO           Quindi io sarei inturbulonato di te.

GEMMA                Davvero?

EDOARDO           Non saprei trovare espressione più calzante.

GEMMA                No, davvero, dico, sei innamorato di me?

EDOARDO           Inturbolonato.

GEMMA                Inturbolonato?

SI ALZA, S'INGINOCCHIA AI PIEDI DEL LETTO.

EDOARDO           Signorina, vorrebbe sposarmi?

PAUSA

GEMMA                Eh?

EDOARDO           Vuoi sposarmi?

GEMMA                Non sai nulla di me.

EDOARDO           Mi hai raccontato la tua infanzia nei dettagli...

GEMMA                Ma non sapevi di Turbulone.

EDOARDO           Ora che abbiamo colmato questa lacuna, possiamo passare alla prossima fase del nostro rapporto.

GEMMA                Non sai nulla della me di adesso.

EDOARDO           Che è la cosa bella.

GEMMA                Non so nulla di te.

EDOARDO           Perché ascolto. Mi piace ascoltarti. A te non piace?

GEMMA                Sì, ho sempre desiderato qualcuno che mi ascoltasse senza dir niente.

EDOARDO           Comunque, se mi dai 3 minuti e ventotto secondi posso raccontarti tutta la mia vita fino a quando ti ho incontrata.

GEMMA                Potrei essere diversa da quello che pensi. Ci vediamo solo da tre mesi.

EDOARDO           Credo che basti. Voglio sposarti.

GEMMA                Non si dice voglio, è maleducazione, si dice vorrei.

EDOARDO           No, in questi casi si dice proprio voglio.

GEMMA                Non lo so.

EDOARDO           Te lo giuro, voglio è la parola giusta.

GEMMA                No, non so se voglio sposarti.

DOPO UNA PAUSA, EDOARDO SI RIALZA E SI SIEDE SULL'ORLO DEL LETTO, DANDO LE SPALLE A GEMMA.

GEMMA                Mi dispiace.

EDOARDO           Non lo sai ora, ma può darsi che lo saprai dopo.

GEMMA                Ecco...

EDOARDO           Era un modo gentile per dirmi di no?

GEMMA                No, non era...

EDOARDO           È perchè non sono bello?

GEMMA                Ma no...

EDOARDO           Perché sono un mostro, perché leggo il pensiero?

GEMMA                Non il mio, però.

EDOARDO           No, non il tuo. Sennò non ti avrei chiesto di sposarmi. Avrei già saputo la risposta.

GEMMA LO ABBRACCIA DA DIETRO.

GEMMA                Sei stato così tenero.

EDOARDO           Non volevo essere tenero, volevo fidanzarmi.

GEMMA                Non posso.

EDOARDO           C'è un altro?

GEMMA                Sì.

PAUSA

EDOARDO           Lo turbuloni?

GEMMA                Non lo so. Penso di sì. Sì.

EDOARDO           State insieme?

GEMMA                Sì.

EDOARDO           Da molto?

GEMMA                Una vita.

EDOARDO           Sembra tanto.

GEMMA                Mi dispiace.

EDOARDO           Anche a me. Andiamo?

GEMMA                Non vuoi vedermi più?

EDOARDO           No, non credo.

GEMMA                No sì o no no?

EDOARDO SI VOLTA, LA GUARDA.

EDOARDO           Martedì sarò qui. (PAUSA) Tu?

SCENA 16

MARIANNA         Vai via?

RUDY                   Fra un po'.

MARIANNA         Quando?

RUDY                   Troppo presto.

MARIANNA         Mi dispiace.

RUDY                   Anche a me. Vabbè, vado.

MARIANNA         Chiudi gli occhi.

RUDY                   Devo andare.

MARIANNA         E non ti sei perduto del tutto.

RUDY                   Ma come fai a dire queste cose?

MARIANNA         I bambini, forse. Stando sempre con loro...

RUDY                   Capisci tante cose, lo so.

MARIANNA         Lo dico troppo spesso.

RUDY                   No, solo dieci volte l'ora.

MARIANNA         (RIDE) Ma è vero.

RUDY                   Quindi puoi evitare di dirlo.

MARIANNA         Giusto.

RUDY                   Ma a me piace se lo ripeti.

MARIANNA         Davvero?

RUDY                   Mi piace sentirti parlare.

MARIANNA         Non pensi che sia stupida?

RUDY                   No.

MARIANNA         Bene

RUDY                   Vuoi un bacio?

MARIANNA         Sì.

RUDY                   Piccolo.

MARIANNA         Va bene.

RUDY                   No, grande.

SI BACIANO

MARIANNA         Grazie.

RUDY                   Grazie?

MARIANNA         Se ti fanno un regalo si deve ringraziare. Lo dico sempre ai bambini.

RUDY                   Non ti ho fatto nessun regalo.

MARIANNA         Oh, sì.

SI BACIANO

MARIANNA         Così, però, ricominciamo.

RUDY                   Sì.

MARIANNA         È tardi.

RUDY                   Io non posso...

MARIANNA         Lo so, stai tranquillo. Non voglio che tu stia con me e basta. Ti amo.

RUDY                   Sì, ho capito.

MARIANNA         Non voglio che Gemma rimanga da sola.

RUDY                   No, neanch'io.

MARIANNA         Perciò va bene che tu non ti sia perduto.

RUDY                   Sono sulla soglia dei cinquanta.

MARIANNA         Lo so. È brutto?

RUDY                   È strano. Pensavo durasse per sempre.

MARIANNA         Cosa?

RUDY                   Avere quarant'anni.

MARIANNA         Tutta la vita?

RUDY                   Sì, forse sì. (PAUSA) Devo andare.

MARIANNA         Ci vediamo martedì?

RUDY                   Certo. (PAUSA) Certo, martedì.

MARIANNA         Ma aveva qualcosa negli occhi... che non so dire. Qualcosa di stanco. Ho pensato che avesse un'altra, un'altra ancora, cioè. Non era un problema, ma perderlo... Se aveva un'altra, potevamo continuare ugualmente. No, era qualcosa che lo faceva soffrire. Ma perderlo… non potevo pensarci, davvero, non respiravo. Sono stata a casa una settimana. A scuola ho detto che non potevo muovermi. Mi prende sempre così, quando sta per finire un amore. Me ne serve subito un altro. Non vivo, senza amore. Però stavolta era diverso. Mi ero dimenticata di dirgli una cosa.

SCENA 17

A CASA DI RUDY E GEMMA.

GEMMA                Ciao.

RUDY                   Ciao.

GEMMA                Com'è andata?

RUDY                   Cosa?

GEMMA                Cosa? La giornata, com'è andata?

RUDY                   Ah, la giornata? Bene. (PAUSA) Tu?

GEMMA                Bene. Ho convinto la Antonini a mettere quell'arco fra il salotto e la cucina. Viene un open space davvero carino.

RUDY                   Bene.

GEMMA                Da un senso di ariosità, di grandezza a tutta la zona giorno.

RUDY                   Bene.

GEMMA                Certo, si dovranno appendere dei quarti di bue sanguinolenti per tutto il salotto.

RUDY                   Bene.

GEMMA                Un lago di sangue dal soffitto, tutto sui divani rosa. Bisognerà cambiare la tappezzeria tutti i giorni.     

RUDY                   Bene.

GEMMA                Lei preferiva appendere dei cadaveri umani, però freschi, da prendere all'obitorio... Ma io gli ho detto che non mi sembrava politicamente corretto, così abbiamo optato per i quarti di bue che colano sangue.

RUDY                   Bene.

GEMMA                Tu non mi ascolti. Come al solito.

RUDY                   E se ricominciassimo?

GEMMA                Cosa?

RUDY                   Noi. Da capo.

GEMMA                Che hai?

RUDY                   Ti andrebbe?

GEMMA                Non c'è niente da ricominciare.

RUDY                   Sicura?

GEMMA                Ce la faremmo con la tabella?

RUDY                   Dico sul serio.

GEMMA                Anch'io. A che ora potremmo ricominciare? Tra le venti e trenta e le venti e quarantacinque?

RUDY                   Allora?

GEMMA                Non lo so.

RUDY                   (LA GUARDA A LUNGO) A me piacerebbe. Pensaci.

PAUSA

GEMMA                Davvero, non lo so. (PRENDE IL TELEFONO) Marco? Ciao, tesoro, tutto bene?

RUDY                   Pensaci.

GEMMA                Ti passo tuo padre.

SCENA 18

EDOARDO           Chandrakhar, un fisico Premio Nobel indiano, in un articolo ha scritto che lo scienziato non studia la natura perché è utile farlo, bensì perché ne trae piacere, e gli piace perché è bella. Se la natura non fosse bella, non varrebbe la pena di conoscerla, e non varrebbe la pena di vivere. Scrive anche che non si riferisce, ovviamente, alla bellezza che colpisce i sensi, la bellezza dell'apparenza. Non è disprezzabile, ma non ha nulla a che fare con la scienza. No, Chandrakhar voleva intendere l'intima bellezza che proviene dall'armonia di parti diverse, e che una pura intelligenza può osservare. E può farlo perché la semplicità e la vastità sono entrambe bellissime. Così, possiamo essere felici sia seguendo l'immenso tragitto delle stelle che scrutando il microscopico e prodigioso muoversi di un atomo, che è anch'esso immenso, perché immutabile fin dall'inizio del tempo. Cos'è che muove tutto questo? Chandrakhar non da una risposta. L'amore, ha scritto Dante. Ma l'amore... l'amore...

MARIANNA         L'amore brucia la vita e fa volare il tempo.

RUDY                   (A MARIANNA) Sì, è proprio questo il problema.

GEMMA                (A EDOARDO) Non ti va bene andare avanti così?.

RUDY                   (A MARIANNA) Non può continuare.

GEMMA                (A EDOARDO) Non può continuare così?

EDOARDO           No, non può continuare.

MARIANNA         Perché no?

RUDY                   (A MARIANNA) Non è più... più...

MARIANNA         Più cosa?

EDOARDO           (A GEMMA) Soffro. Voglio sposarti.

MARIANNA         (A RUDY) Perché non può continuare, perché?

GEMMA                (A EDOARDO) Non posso, te l'ho detto.

RUDY                   Deve finire.

MARIANNA         A me va bene così.

RUDY                   A me no. Non è più normale. È un amore, questo.

EDOARDO           (A GEMMA) Allora è meglio smettere.

GEMMA                Come vuoi.

EDOARDO           Voglio stare con te. Sul serio. Capisci?

GEMMA                Come vuoi.

EDOARDO           Lasci tuo marito?

GEMMA                No. Come vuoi, non vediamoci più.

RUDY                   (A MARIANNA) Non riesco più a guardarla in faccia.

EDOARDO           (A GEMMA) Devo dimenticarti.

MARIANNA         (A RUDY) E io? Come farò?

RUDY                   Come facevi prima. Senza di me.

MARIANNA         Non voglio nulla. A me va bene così.

EDOARDO           (A GEMMA) Senza di te. Non posso pensarci.

GEMMA                Allora continuiamo così.

EDOARDO           No. Basta.

RUDY                   (A MARIANNA) Troverai qualcun'altro.

MARIANNA         Dovrei dirti una cosa.

GEMMA                Va bene, basta. È durato quello che doveva durare.

RUDY                   Cosa devi dirmi?

MARIANNA         Niente. Niente.

EDOARDO           È stato bello. Non roviniamolo.

GEMMA                Sì.

RUDY                   (A EDOARDO) Voglio che tu venga a casa mia, a cena. Che conosca mia moglie.

EDOARDO           (A RUDY) No, te l'ho già detto.

RUDY                   Mia moglie e una sua amica. Voglio che tu la incontri. Siete fatti una per l'altra.

EDOARDO           Non ho bisogno di nessuno.

GEMMA                (A EDOARDO) Sì, tutto come prima. Devi dimenticarmi.

EDOARDO           Sì, devo.

RUDY                   (A MARIANNA) Se incontrassi qualcun'altro... Sei innamorata dell'amore, non di me.

MARIANNA         Tutti sono innamorati dell'amore. Questa è una sciocchezza.

RUDY                   C'è un mio amico. Sareste perfetti, insieme.

GEMMA                (A EDOARDO) Anch'io ti dimenticherò.

MARIANNA         Vuoi sistemarmi?

RUDY                   Voglio che tu sia felice.

MARIANNA         Lo sono già.

RUDY                   Con un uomo tutto tuo.

EDOARDO           (A GEMMA) Ho bisogno di una donna che sia solo mia.

GEMMA                E non devi sapere quello che pensa. Difficile.

EDOARDO           Non importa. Ci proverò. Farò finta di non sentire.

RUDY                   (A EDOARDO) Allora? Vieni?

EDOARDO           Ma sì. Non ho nulla da fare.

GEMMA                (A RUDY) E come hai fatto a convincerlo?

RUDY                   Gli ho detto che è il mio migliore amico e che non è il caso di continuare a fare il bambino. Dovete conoscervi. (A GEMMA) Fai venire Marianna. Magari si piacciono.

GEMMA                (A MARIANNA) Rudy ha invitato a cena un amico. Vorrei che venissi anche tu.

MARIANNA         Perché?

GEMMA                Non mi piace che tu sia sola. Magari, chissà, vi trovate.

MARIANNA         Sì, magari. (A RUDY) Rudy, devo dirti una cosa.

RUDY                   Dimmela.

SI GUARDANO

MARIANNA         Hai ragione. Non può continuare. Farò quello che vuoi.

RUDY                   Mi dispiace.

MARIANNA         ( A GEMMA) Come si chiama?

GEMMA                Edoardo. Fa il medico. Non l'ho mai visto.

MARIANNA         Quando?

GEMMA                Martedì sera.

MARIANNA         Ma sì, sarà simpatico, no? Se è amico di Rudy...

GEMMA                (A EDOARDO) Mi dispiace.

EDOARDO           Anche a me. Tanto. Anche a me. Anche a me.

GEMMA                Addio.

RUDY                   ( A EDOARDO) Ma perché ti sei fatto venire a prendere?

EDOARDO           Non lo so, l'emozione. È meglio se arriviamo insieme. Non esco mai.

RUDY                   Vedrai quanto è carina.

EDOARDO           E tua moglie?

RUDY                   Sì, anche lei è carina.

EDOARDO           No, tua moglie, che ha detto?

RUDY                   Che è contenta di conoscerti.

GEMMA                (A MARIANNA) Che ore sono?

MARIANNA         Le nove.

GEMMA                Precise?

MARIANNA         No, manca un minuto.

GEMMA                Allora stanno salendo le scale. Sai, la tabella.

MARIANNA         Già, la tabella. (PIANGE)

GEMMA                Che c'è, tesoro, perché piangi?

MARIANNA         Niente, sono un po' nervosa.

GEMMA                Ma no, passeremo una serata carina, vedrai. (L'ABBRACCIA) Che c'è? Qualcuno ha fatto il cattivo?

MARIANNA         No. È che sono una stupida.

GEMMA                Che ci vuoi fare? Dai, spalle dritte e sorridi. Rudy?

RUDY                   Eccoci qua. Questo è il vecchio Edo. Edoardo. Lei è mia moglie, Gemma. Finalmente vi conoscete.

PAUSA

EDOARDO           Gemma. Bel nome.

RUDY                   Scusa, ma lo sapevi che si chiama Gemma.

EDOARDO           Comunque è un bel nome.

GEMMA                Edoardo. Piacere.

RUDY                   Lei è Marianna.

EDOARDO           Marianna.

MARIANNA         Ciao, Edoardo.

PAUSA

GEMMA.               È tutto pronto.

RUDY                   Allora sediamoci, no?

GEMMA                Sì, è meglio. (CROLLA  A SEDERE)

Fine primo atto


Non c'è tempo, amore

di

Lorenzo Gioielli

Secondo atto

UN LUNGHISSIMO SILENZIO

RUDY                   È passato un angelo.

MARIANNA         Dove?

RUDY                   No, è un modo di dire. Quando c'è un silenzio lungo in una conversazione si dice così.

EDOARDO           Non stavamo facendo nessuna conversazione.

RUDY                   Ecco, appunto.

PAUSA

MARIANNA         Appunto cosa?

RUDY                   Appunto, era una pausa così lunga che sembrava che non facessimo nessuna conversazione.

PAUSA

MARIANNA         Non sembrava, non facevamo conversazione.

EDOARDO           Quindi sarà passato un angelo enorme, alto sette metri.

RUDY RIDE, MA DA SOLO. ALLA FINE, ANCHE LUI TACE, IMBARAZZATO. UN ALTRO LUNGO SILENZIO.

GEMMA                Vi dispiace? Vieni, Rudy?

RUDY                   Dove?

GEMMA                Di là, dove sennò? Per favore.

RUDY                   Ma non...

GEMMA                (TRATTENENDOSI) Per favore.

RUDY                   Va bene. Voi fate come... Parlate. Dite qualcosa. Torniamo subito.   Marianna, Edoardo è medico, eh.

MARIANNA         Sì, lo so.

RUDY                   Ecco.

EDOARDO           Ecco cosa?

RUDY                   Parlatene.

GEMMA                Vieni?

RUDY E GEMMA SI SPOSTANO IN CAMERA DA LETTO

EDOARDO           (AL PUBBLICO) La cena è stata silenziosa. Lea, no, cioè, Gemma, è una cuoca, sì, non eccezionale. Mi aveva raccontato che il suo piatto migliore era il pollo al curry. (PAUSA) Ho paura di pensare al piatto peggiore.

MARIANNA         E così, Edoardo, sei un medico.

EDOARDO           Sì.

PAUSA

MARIANNA         Bello.

GEMMA                Faceva schifo.

RUDY                   Ma no, era discreto.

GEMMA                Solo discreto? Da uno a dieci?

RUDY                   Da uno a dieci, Gemma?

GEMMA                Sì, cazzo, da uno a dieci, cos'è, difficile? Tre, cinque, otto? Quanto?

RUDY                   Non dire parolacce. Valgono anche i meno?

GEMMA                Meno sei, meno cinque, dici?

RUDY                   Ma no, valgono anche i sei meno, i sette meno, fai conto?

GEMMA                Sì, anche i più.

RUDY                   Dunque, diciamo...

GEMMA                Anche i mezzo.

RUDY                   Dicevo, che tutto considerato...

GEMMA                Considerato che?

RUDY                   Tutto considerato.

GEMMA                Che c'è da considerare? Il riscaldamento globale, l'andamento della borsa, la luna piena?

RUDY                   Ah, oggi è luna piena?

GEMMA                Non lo so. Mi prendi per il culo?

RUDY                   No. Considerato che hai fatto tutto da sola...

GEMMA                Faccio sempre tutto da sola.

RUDY                   Ecco, considerato che fai sempre tutto da sola...

GEMMA                Faceva schifo.

RUDY                   No. (PAUSA) Sette.

GEMMA                Sette?

RUDY                   Meno.

GEMMA                Meno?

RUDY                   Meno.

GEMMA                Sette meno meno?

RUDY                   Sei e mezzo.

GEMMA                Hai rotto i coglioni. Com’era?

RUDY                   Forse il pollo...

GEMMA                Biologico, l'ho pagato come un tacchino.

RUDY                   Era tacchino?

GEMMA                No, era pollo. Faceva schifo, ho capito. (Piange)

RUDY                   Ma no, sicuramente era un pollo intelligente, serio, non fumatore e...

GEMMA                Non c'è niente da ridere.

RUDY                   Magari era il curry.

GEMMA                Me l'ha portato l'Antonini dall'India.

RUDY                   Magari erano tutti e due.

GEMMA                Pollo al curry, se è cattivo il pollo e il curry...

RUDY                   Esatto, non può che venir male.

SILENZIO. GEMMA SMETTE DI PIANGERE, FISSA RUDY

EDOARDO           Tu di che cosa ti occupi?

MARIANNA         Bambini. Sono maestra d'asilo.

PAUSA

EDOARDO           Bello.

GEMMA                Non era buono.

RUDY                   Di legno.

GEMMA                Anche il curry?

RUDY                   Segatura.

GEMMA ANNUISCE IN SILENZIO

MARIANNA         Mi piace molto il mio lavoro.

EDOARDO           Anche a me.

MARIANNA         Abbiamo qualcosa in comune.

EDOARDO           Già.

SILENZIO

GEMMA                Ti ringrazio per la sincerità.

RUDY                   Ci ho provato, ma non mi sembra giusto mentirti.

GEMMA                Giusto.

RUDY                   Basta con le bugie.

GEMMA                Basta.

RUDY                   Fra marito e moglie serve una reciproca franchezza.

GEMMA                Giustissimo. Perchè la tua di franchezza non te la ficchi su per il culo?

RUDY                   Non dire parolacce, ti ho detto. Volevi un parere, io te l'ho dato.

GEMMA                Ma non ti ho chiesto la verità. Volevo solo essere consolata.

RUDY                   Consolata?

GEMMA                Nient'altro.

PAUSA

RUDY                   Come... Come si fa?

MARIANNA         Come fai?

EDOARDO           Cosa?

MARIANNA         Coi malati, come fai?

EDOARDO           Cerco di curarli. Che strana domanda. Sennò li consolo.

GEMMA                Non lo sai?

RUDY                   No, credo di no.

GEMMA                Nessuno ti ha mai consolato?

RUDY                   Se qualcuno l'ha fatto non me ne sono accorto.

GEMMA                Neanch'io?

SILENZIO. GEMMA SI AVVICINA A RUDY. POI VA A SDRAIARSI SUL LETTO.

RUDY                   Che fai? (DURANTE LE BATTUTE SEGUENTI ANDRÀ A SEDERSI SUL LETTO)

GEMMA                Un minuto. Un minuto di silenzio.

MARIANNA         Sei contento di essere venuto qui stasera?

EDOARDO           Sei molto diretta, eh?

MARIANNA         Mi sembra più semplice.

EDOARDO           Più semplice, ma non sempre più utile.

MARIANNA         A cosa?

EDOARDO           A stare insieme, ai... rapporti.

MARIANNA         Abbiamo un rapporto?

EDOARDO           Sì, stiamo a cena insieme, angeli che vanno e vengono, parliamo, prima non ci conoscevamo...

MARIANNA         E adesso sì.

EDOARDO           Sì. Quindi abbiamo un rapporto.

MARIANNA         Basta conoscersi per avere un rapporto?

EDOARDO           No, è ovvio, non basta, ma... (LA GUARDA) Non riesco a capire cosa pensi.

MARIANNA         Non penso nulla, domandavo.

EDOARDO           No, voglio dire non capisco quello che pensi nel senso che... sei... strana.

MARIANNA         Stupida?

EDOARDO           Ma no, e comunque...

MARIANNA         Non me lo diresti, anche se lo pensi?

EDOARDO           Non lo penso, non lo so, non posso saperlo, ancora non ti conosco.

MARIANNA         Quindi non abbiamo un rapporto.

PAUSA

EDOARDO           È leggermente faticoso parlare con te.

MARIANNA         Ah sì? A me sembra che quando parlano con me tutti si rilassino, invece.

EDOARDO           Perché?

MARIANNA         Non lo so. Forse perché si sentono superiori.

PAUSA

EDOARDO           E lo sono?

MARIANNA         Se lo pensano...

EDOARDO           Ma lo sono?

PAUSA

MARIANNA         Che cambia?

EDOARDO           Ma, tutto. Se non lo sono dovresti far valere...

MARIANNA         Cosa?

PAUSA

EDOARDO           Non lo so più.

MARIANNA         Dovrei fare qualcosa per far vedere agli altri quello che valgo davvero, questo vuoi dire?

EDOARDO           Sì, credo di sì.

MARIANNA         E se non valessi niente?

EDOARDO           Ma no, io...

MARIANNA         E se nessuno potesse capire quanto valgo davvero?

PAUSA.

MARIANNA         E se valere qualcosa non fosse importante?

PAUSA. EDOARDO LA FISSA SENZA DIR NULLA.

RUDY                   Torniamo di là, dai.

GEMMA                Non mi va. Mandali via.

RUDY                   Ma che dici, come faccio?

GEMMA                Digli che mi sono sentita male. È una serata di merda.

RUDY                   Non dire parolacce. Sei solo stanca. Io vado di là, tu ti riposi un attimo e poi vieni anche tu.

MARIANNA         Che c'è?

EDOARDO           Niente, pensavo.

MARIANNA         A che?

EDOARDO           Al pollo.

MARIANNA         Io al curry.

EDOARDO           Spaventosi.

MARIANNA         Esatto.

EDOARDO           (AL PUBBLICO) Non riesco a leggere nulla nella mente di questa donna. Ma non è come con Lea, Gemma, ecco, non c'è silenzio, ma pezzi di frasi, immagini, gente, sì, persone di cui non si vede la faccia e che si baciano, piangono, ridono, si salutano. C'è chiasso. E un fruscio, come... non riesco a capire, come qualcuno che, sì, che... alzi qualcosa. Appena mi giro a guardare non c'è più.

PAUSA.

EDOARDO           È davvero una brutta sensazione. No, non è brutta, è...

RUDY                   Per favore, Gemma.

GEMMA                Non ce la faccio.

RUDY                   Dai, due chiacchiere e poi andiamo a letto.

GEMMA                Non capisci.

RUDY                   Cosa?

EDOARDO           Leggere il pensiero è veramente una maledizione, anche quando non si capisce niente.

RUDY                   Che devo capire?

GEMMA                Niente. Vai di là, adesso arrivo.

RUDY                   Da solo?

GEMMA                Portati l'angelo.

RUDY                   Che gli dico?

GEMMA                Mi lasci sola, per favore?

RUDY                   Non metterci tanto. (RIDE PER ALLEGGERIRE L'ATMOSFERA) Non so cosa dire.

GEMMA                Allora stai zitto.

PAUSA                 

RUDY                   Già. Vado.

GEMMA                Sì.

SI AVVIA VERSO IL SALOTTO. MA È PIÙ FORTE DI LUI, SI RIVOLGE AL PUBBLICO.

RUDY                   Che gli dico? C'è rimasta un'ora, poi dobbiamo andare a dormire, non mi sembra siano entrati in confidenza, dovrei affrontare la questione direttamente? Edo, questa è la mia amante, ma vorrei chiudere, puoi prenderla tu? Anche se in realtà gli faccio un piacere, è sempre solo, una donna serve, serve a... (PAUSA) A tutto, serve.

EDOARDO           (AL PUBBLICO) La sua amante. La migliore amica della moglie.

RUDY                   Che tristezza. Com'è triste, piccina, vulnerabile. (PAUSA) Bella. (PAUSA) Me la mangerei a morsi.

EDOARDO           (AL PUBBLICO) È proprio vero, quello che fai prima o poi te lo restituiscono. Ma no, io neanche lo sapevo che era la moglie di Ruggero.

RUDY                   La farei alzare, la metterei in piedi sulla sedia e comincerei a baciarla tutta, dalle caviglie, fino... fino... senza neanche toglierle il vestitino.

EDOARDO           (AL PUBBLICO) E se l'avessi saputo? Che avrei fatto?

RUDY                   E Gemma, quando s'è sdraiata sul letto, un movimento solo, così fluido, con quelle cosce che... così... l'avrei... anche lei, l'avrei... (PAUSA) E’ bruttissima la satiriasi.

EDOARDO           (AL PUBBLICO) Niente. Non avrei fatto niente.

RUDY                   Però, alla mia età, di qualcosa bisogna pur ammalarsi. (SI AVVIA VERSO IL SALOTTO)

MARIANNA         Cosa pensi dell'amore?

RUDY                   Come va?

EDOARDO           Tu, come va. Gemma?

MARIANNA         Come sta?

RUDY                   Bene, bene.

PAUSA

EDOARDO           Allora?

RUDY                   Cosa?

MARIANNA         Perché non torna?

RUDY                   Le gira un poco la testa, ma niente di grave.

MARIANNA         Qualcosa che le ha fatto male?

EDOARDO           Il pollo.

MARIANNA         O il curry.

EDOARDO           O tutti e due.

RUDY                   Vi è piaciuto?

SILENZIO

RUDY                   No, credo sia un po' di stanchezza.

EDOARDO           Bene.

GEMMA                Che serata di merda. La peggiore, da tanto tempo.

MARIANNA         Vado di là?

RUDY                   Non lo so, se vuoi...

PAUSA

GEMMA                La peggiore in assoluto. La peggiore di una vita già abbastanza brutta. Di una vita di merda.

EDOARDO           Magari gli do un'occhiata io.

RUDY                   Eh, sì, se vuoi...

PAUSA

GEMMA                Ma no, non è vero. È stata una vita normale. Alti, bassi, gioie, dolori, il lavoro, i figli...( PAUSA) Che palle. No, i figli no, che palle i figli no. Mi sento in colpa solo a pensarci. Però, io, dov'ero? Mi sembra di essermi lasciata vivere così, senza mai decidere niente. No, una volta ho deciso. Di scopare con uno che non conoscevo. Ed ecco fatto. (PAUSA) Che vita di merda.

EDOARDO           Forse è meglio che andiamo.

RUDY                   Ma no, ancora no, figuratevi...

EDOARDO           Fino a che ora siamo previsti?

RUDY                   Ma che ne so, fino a quando volete, che c'entra...

EDOARDO           Che dice la tabella?

RUDY                   Ma quale tabella, siamo tra amici, dai, che c'entra la tabella? Bisogna fare qualche strappo, sennò...

PAUSA

EDOARDO           Quanto manca?

RUDY                   Cinquantatrè minuti. Ma si può arrivare a un'ora.

EDOARDO           Bravo, grazie.

MARIANNA         Cinquantatrè minuti.

EDOARDO           Cinquantadue e mezzo.

MARIANNA         Minuti. E poi sarà finita. (PIANGE)

EDOARDO           Cosa?

RUDY                   La serata, sarà finita la serata. Sì, Edo, va a vedere se Gemma ha bisogno di un parere medico.

PAUSA

EDOARDO           Va bene. (SI ALZA E RAGGIUNGE GEMMA IN CAMERA DA LETTO. GEMMA LO VEDE ENTRARE, SI RIALZA A SEDERE.)

RUDY                   Mari? Basta, ti prego. Non fare così.

MARIANNA         Così come?

RUDY                   Non piangere.

MARIANNA         Stai tranquillo, ora mi riprendo. Tutto sembra così sciocco che mi fa piangere.

GEMMA                Scusami.

RUDY                   Scusami.

MARIANNA         No, scusami tu.

EDOARDO           Prego.

GEMMA                Anche se non ho colpa di niente.

EDOARDO           Nella vita non ci sono innocenti, solo diversi gradi di colpevolezza.

RUDY                   (SI È ALZATO E SI È  AVVICINATO A MARIANNA) Mi dispiace.

MARIANNA         Lo so.

GEMMA                Ah, e di cosa sarei colpevole?

EDOARDO           Di essere come sei. Di avermi fatto innamorare.

RUDY                   Davvero, mi dispiace, non so dirti quanto.

MARIANNA         Ma non mi ami.

RUDY                   Non lo so. Non so neanche se conta qualcosa.

MARIANNA         Non conta niente?

GEMMA                Cosa vuoi da me?

EDOARDO           Niente.

GEMMA                Non è vero. Vuoi portarmi via.

PAUSA

GEMMA                Non è così?

EDOARDO           Sì, ci ho pensato. Prima di mangiare il tuo pollo.

GEMMA RIDE

RUDY                   L'amore è molto sopravvalutato. Ci sono altre cose.

MARIANNA         Quali?

RUDY                   Altre, che so...

MARIANNA         La tabella?

RUDY                   Sì, anche la tabella.

GEMMA                Ce l'ho messa tutta.

EDOARDO           Infatti si avvertiva lo sforzo.

GEMMA                Volevo fare bella figura. E non sapevo neanche che eri tu.

EDOARDO           Neanch'io. Se l'avessi saputo, non sarebbe cominciata.     

GEMMA                Ma è cominciata.

EDOARDO           Già.

MARIANNA         C'è anche qualcosa più importante di noi?

RUDY                   Dai, Mari...

MARIANNA         Qualcosa più importante di questo? (SI È ALZATA, GLI ACCAREZZA IL VISO)

EDOARDO           Sei bellissima.

GEMMA                No.

RUDY                   No. Ferma.

GEMMA                Torniamo di là.

EDOARDO           Come vuoi.

MARIANNA         Io... io...

GEMMA BACIA EDOARDO, MENTRE RUDY BACIA MARIANNA

GEMMA                Basta, andiamo. (FA PER AVVIARSI, EDOARDO LA TRATTIENE PER UN BRACCIO. RUDY E MARIANNA CONTINUANO A BACIARSI)

EDOARDO           Potremmo ricominciare da capo.

GEMMA                No.

RUDY E MARIANNA SI STACCANO

EDOARDO           Sì. L'abbiamo già fatto. Ti ho conosciuta stasera, no? Un colpo di fulmine.

GEMMA                No.

RUDY                   Vado da Gemma.

MARIANNA         Rudy...

RUDY                   Voglio sapere come sta.

MARIANNA         No.

EDOARDO           Non potevo farci niente, nessuno poteva farci niente.

GEMMA                Smettila.

MARIANNA         Perché non possiamo continuare come prima?

RUDY                   Te l'ho già detto.

EDOARDO           Non la smetto. Parlo su serio.

MARIANNA         Allora ridimmelo, non ho capito.

GEMMA                L'ho capito che parli sul serio. Ma io non voglio.

RUDY                   Non voglio più.

PAUSA

EDOARDO           Va bene.

MARIANNA         Va bene.

EDOARDO           Allora... torno di là.

MARIANNA           Vado da Gemma

RUDY                      Vengo anch’io.

MARIANNA            No.

GEMMA                  Sei sporco di rossetto.

EDOARDO             Anche tu.

GEMMA                Digli che sto bene. Adesso arrivo.

MARIANNA         No. (PAUSA) Tranquillo, non le dico niente, va tutto bene. Ho capito. Vedo solo come sta.

EDOARDO TORNA VERSO IL SALOTTO, MARIANNA VA VERSO LA CAMERA DA LETTO. S'INCROCIANO.

MARIANNA         Come sta?

EDOARDO           Come stiamo tutti.

MARIANNA         Confusa?

EDOARDO           Come fai a saperlo?

MARIANNA         Non lo so, me l'hai detto tu.

EDOARDO           Io ho detto “come stiamo tutti”.

MARIANNA         Quindi?

PAUSA

EDOARDO           Hai ragione, te l'ho detto io.

MARIANNA         Pensi di poter fare qualcosa?

GEMMA                Vado di là e glielo dico.

RUDY                   Forse davvero si deve ricominciare dalla sincerità.

EDOARDO           Tu sei confusa?

MARIANNA         No. E tu?

EDOARDO           No.

MARIANNA         Ma non hai detto che lo siamo tutti?

GEMMA                No, me la devo vedere da sola.

EDOARDO           Sì, ma su una sola questione.

GEMMA                Tanto Rudy non capirebbe.

MARIANNA         Quale? Come è meglio vivere?

EDOARDO           Sì. (PAUSA) Ma tu... come...

RUDY                   (VIENE AVANTI) È che a voler organizzare tutto, sempre, è vero, non funziona.

MARIANNA         Come ho fatto a capire quello che volevi dire?

EDOARDO           Sì.

RUDY                   Il controllo, quello vero, non ce l'hai mai, c'è sempre qualcosa che ti sfugge, che non avevi calcolato.

MARIANNA         È semplice, ma è un segreto.

RUDY                   La gente non fa mai quello che deve fare.

MARIANNA         Leggo il pensiero.

GEMMA                Rudy non può capire. Nessuno può.

RUDY                   Ci vorrebbe una tabella... universale.

GEMMA                O forse non c'è niente da capire.

RUDY                   Una tabella totale, con data ora minuto e secondo di tutto, dallo spostamento delle galassie a quando baciarsi e con chi.

EDOARDO           Non è vero.

MARIANNA         Certo che è vero.

GEMMA                Fra poco andremo tutti a letto, questo è sicuro.

RUDY                   Un tabella infinita.

EDOARDO           È il destino.

MARIANNA         Cosa?

EDOARDO           Il destino ci ha fatti incontrare.

GEMMA                Tutti a letto, a dormire.

MARIANNA         Non credo al destino.

EDOARDO           Esiste, invece.

MARIANNA         Come lo sai?

EDOARDO           Lo so, perché... Ma non leggi il pensiero?

MARIANNA         Tu che dici?

RUDY                   Forse quella tabella è Dio. Cioè, Dio è una tabella.

GEMMA                A dormire, a dormire, senza più pensare.

EDOARDO           Io dico che scherzi.

MARIANNA         Sì, scherzo. Perché, ci avevi creduto?

EDOARDO           Sì.

RUDY                   Un Dio che sa dove andiamo a finire tutti, ma non ce lo dice. Un Dio un po' troppo riservato.

EDOARDO           Invece il destino esiste, solo che è senza senso.

MARIANNA         E quando l'hai capito?

EDOARDO           Hai pianto, hai gli occhi rossi.

GEMMA                Soltanto sognare.

MARIANNA         No, solo...

RUDY                   Tutto fermo, prefissato, senza sapere cosa accadrà.

EDOARDO           Hai pianto e hai baciato Ruggero.

GEMMA                Sognare di stare tutti a volare.

RUDY                   Tutto sicuro. Io voglio essere sicuro di qualcosa, qualunque cosa.

GEMMA                Senza paura di cadere, senza pensare a cosa ci capiterà o chi soffrirà, senza sensi di colpa e pure senza amore, con soltanto il vento in faccia, senza niente di più che quello che siamo, e questo per sempre finché non ci si stanca, ma tanto nei sogni stancarsi è impossibile.

RUDY                   La verità è che sono stanco.

MARIANNA         Ho baciato Rudy? Ma che dici?

EDOARDO           Hai il rossetto tutto di traverso.

RUDY                   Sono stanco di pensare, prevedere, tanto è impossibile prevedere tutto, c'è sempre qualche imprevisto. Qualcosa che non avevi capito.

MARIANNA         E ora che farai?

EDOARDO           Cosa?

MARIANNA         Glielo dirai?

RUDY                   La gente non fa mai quello che deve. Compreso me. Non ho mai fatto quello che dovevo.

EDOARDO           A chi?

MARIANNA         A Gemma.

RUDY                   Però non me lo ricordo cos'è che dovevo fare.

GEMMA                No, non volare, ho paura dell'aereo, meglio non parlare più, fare solo dei versi e ballare.

RUDY                   Non me lo ricordo, si vede che non era importante.

GEMMA                Ridere e cantare e ballare, senza parole.

RUDY                   Massì che lo so, volevo essere...

GEMMA                Senza senso, proprio essere...

RUDY                   Libero.

GEMMA                Libera.

EDOARDO           Dovrei dirle tutto e rovinare questa bella serata?

MARIANNA         Sì.

EDOARDO           Perchè?

PAUSA

MARIANNA         Vado da Gemma.

EDOARDO           Sì. Torno da Ruggero. Aggiustati il trucco.

MARIANNA         Perché?

SI GUARDANO. EDOARDO VA IN SALOTTO, MARIANNA ARRIVA IN CAMERA DA LETTO.

MARIANNA         Come stai?

GEMMA                Stesa. In senso proprio e figurato.

EDOARDO           Ruggero.

RUDY                   Edoardo.

EDOARDO           Gemma sta bene.

RUDY                   No, non sta bene.

MARIANNA         C'è qualcosa che non va?

GEMMA                Tutto.

MARIANNA         Tutto…è un po’ vago.

GEMMA                Sì. (SI ALZA A SEDERE)

EDOARDO           Nessuno sta bene, almeno finché restiamo così.

RUDY                   Così come?

GEMMA                Sai, Marianna, è successa una cosa che... ma non chiedermi perché l'ho fatto.

EDOARDO           Così, intrappolati fra essere giovani e vecchi.

RUDY                   Io non sono vecchio.

EDOARDO           Ma non sei giovane.

GEMMA                L'ho fatto perché... perché... ma non sono pentita.

MARIANNA         Va bene, ma cosa hai fatto?

GEMMA                Perché vuoi saperlo?

MARIANNA         Perché vuoi dirmelo.

GEMMA                Ah, già. (PAUSA) Hai il rossetto tutto sbavato.

MARIANNA         Lo so.

RUDY                   No, non sono giovane.

GEMMA                Vuoi darti una sistemata? In bagno c'è...

MARIANNA         No.

RUDY                   Però è stato bello, finchè è durato.

EDOARDO           Sì.

RUDY                   Quanto abbiamo riso.

EDOARDO           Tu. Io, meno.

GEMMA                Come mai hai il rossetto sbavato?

MARIANNA         È successo.

GEMMA                Come?

RUDY                   Quelle due gemelle, come si chiamavano...

GEMMA                Come mai, Marianna?

EDOARDO           Eleonora e Giovanna.

RUDY                   Ele e Gio, bravo. “Io leggo il pensiero e posso dimostrarvelo”. T'è venuta, così.

MARIANNA         Perché vuoi saperlo?

GEMMA                Perché tu non vuoi dirmelo?

RUDY                   Non ci avevano creduto, poi il giorno dopo hai avuto l'idea geniale dell'albergo.

MARIANNA         Perché non è importante. Non più.

RUDY                   “Andiamo in un albergo qualunque e chiediamo due camere. Se indovino i numeri andiamo su.” Così hai detto.

GEMMA                Va bene, andiamo di là.

MARIANNA         Non dovevi raccontarmi qualcosa?

GEMMA                Non è più importante.Tu, invece, vuoi dirmi qualcosa?

RUDY                   E li hai indovinati, i numeri. Perché prima io ero passato dal portiere.

GEMMA                Qualcosa a proposito di mio marito?    

RUDY                   C'è costato 30mila lire. Erano stupende. Ele, con quei capelli neri, ma proprio...

EDOARDO           Quella era Giovanna. Eleonora era bionda.

RUDY                   Sicuro?

EDOARDO           Certo.

RUDY                   Vedi? L'età.

GEMMA                Allora?

MARIANNA         Tutto quello che ho da dirti lo hai già capito.

PAUSA

GEMMA                (SI ALZA) Prima tu.

MARIANNA RESTA FERMA. GEMMA SI AVVIA DECISA VERSO IL SALOTTO

RUDY                   Non riesco neanche a ricordare come si chiamano le donne con cui sono stato. L'età.

GEMMA È ARRIVATA ALLE SPALLE DI EDOARDO, CHE, AL CONTRARIO DI RUDY, NON LA VEDE.

EDOARDO           Hai del rossetto sulla faccia.

RUDY                   Ma che dici...

GEMMA                Hai del rossetto. Sulla faccia. Sulla bocca.

RUDY                   Amore. Stai meglio?

GEMMA                No. Da quanto dura?

RUDY                   Cosa?

GEMMA                Fra te e Marianna.

RUDY                   Fra me e Marianna che?

GEMMA                Non mi prendere per il culo. Fra me e Marianna che? Ma che cazzo di risposta è?

RUDY                   Non dire parolacce.

GEMMA                Vaffanculo. Da quanto dura?

RUDY                   Ma cosa?

EDOARDO           La storia.

RUDY                   Che storia?

MARIANNA         Quella fra me e te.

PAUSA

GEMMA                Bene, mi sembra che siamo tutti d'accordo. Puoi rispondere?

PAUSA

RUDY                   Lei che ti ha detto?

MARIANNA         Non ho detto niente.

RUDY                   Allora non c'è nessuna storia. Ci siamo dati un bacio, così, per... per tenerezza.

MARIANNA         Per tenerezza?

RUDY                   Sì, Gemma stava male, io ero solo con te, piangevi...

EDOARDO           Perché piangeva?

PAUSA

RUDY                   Depressione.

GEMMA                Depressione?

MARIANNA         Io non sono mai depressa.

RUDY                   E invece poco fa lo eri, perché... perché...

EDOARDO           Perché?

PAUSA

GEMMA                Sì, perché?

PAUSA

EDOARDO           Forse era solo confusa.

GEMMA                Pietro, per favore.

MARIANNA         Non ero confusa.

GEMMA                Quindi, Rudy?

EDOARDO           Perché lo chiedi a Ruggero e non a lei?

GEMMA                Perché è con lui che sono sposata.

EDOARDO           Ma è lei che sa perché piangeva, Lea.

GEMMA                Comunque non mi sembra che la cosa ti riguardi. Allora, Rudy?

PAUSA

RUDY                   Perché vi chiamate così?

GEMMA                Cosa?

RUDY                   Perché chiami Edoardo Pietro?

PAUSA

RUDY                   E perché Edoardo ti chiama Lea?

PAUSA                 

RUDY                   Mi sembra una domanda semplice.

PAUSA

GEMMA                Mi sono confusa.

PAUSA

RUDY                   Ci si confonde fra una cosa e un altra, come in questo caso fra due nomi. Quindi, ripeto la domanda, anzi cerco di articolarla meglio: perché vi siete confusi?

PAUSA

RUDY                   Questa è una domanda anche più semplice di quella di prima.

PAUSA

EDOARDO           La chiamo Lea quando siamo soli. Ci siamo conosciuti a un funerale, circa tre mesi fa.

RUDY                   Un funerale?

GEMMA                Il cugino dell'Antonini, voleva che arredassi casa sua. Non ho fatto in tempo. Infarto.

EDOARDO           Siamo andati a letto insieme quel giorno stesso. Ci siamo visti in un albergo per tre mesi, tutti i martedì, fra le 14 e le 15.

GEMMA                Salvo un periodo, all'inizio, perché avevo paura. Ora che lo sai mi sento meglio.

EDOARDO           Le regole erano che io non dovevo sapere nulla di lei e lei nulla di me, delle nostre vite attuali. E neanche i nomi.

GEMMA                Per questo ci chiamavamo Pietro e Lea.

EDOARDO           Non sapevo che è tua moglie.

GEMMA                Neanch'io sapevo che Edoardo era Edoardo.

PAUSA

RUDY                   Siete andati a letto lo stesso giorno in cui vi siete conosciuti?

MARIANNA         Capita.

PAUSA

GEMMA                Io non ti ho mai tradito.

RUDY                   Ho l'impressione che i fatti ti smentiscano.

GEMMA                Volevo dire che non ti ho mai tradito prima di Pietro.

EDOARDO           Edoardo.

GEMMA                Di lui.

PAUSA

MARIANNA         Bene, mi sembra che abbiamo finito il giro. Tutti hanno tradito tutti.

GEMMA                Con la differenza che tu sapevi che Rudy è mio marito. Il mio è stato un incidente.

RUDY                   Ci siamo dati solo un bacio.

MARIANNA         Siamo stati insieme tre anni.

GEMMA                Tre anni?

MARIANNA         Ci vedevamo a casa mia, il martedì dalle due alle tre.

GEMMA                Tre anni.

RUDY                   Non proprio tutti i martedì.

MARIANNA         Prima piangevo perché mi ha detto che era finita.

PAUSA

MARIANNA         Io l'amavo.

PAUSA

GEMMA                Come hai fatto? Come avete fatto?

EDOARDO           E tu come hai fatto?

PAUSA

EDOARDO           Come abbiamo fatto? Come facciamo?

GEMMA                Se non lo sai tu...

PAUSA

RUDY                   Perché dovrebbe saperlo lui?

GEMMA                Perché è una persona... speciale.

RUDY                   In che senso?

GEMMA                È molto sensibile. Vede dentro le persone, le capisce, insomma.

EDOARDO           Puoi dirglielo.

GEMMA                No, devi dirglielo tu.

RUDY                   Edo vede dentro le persone?

GEMMA                Sì.

RUDY                   E come... come farebbe?

GEMMA                Te l'ho detto, è sensibile, non come te che non stai neanche a sentire quello...

EDOARDO           Diglielo, per favore.

PAUSA

RUDY                   Cosa devi dirmi?

PAUSA

GEMMA                Pietro è una persona speciale.

PAUSA

RUDY                   Sì. Questo l'ho capito. Quindi?

PAUSA

GEMMA                Legge il pensiero.

PAUSA

GEMMA                In questo momento sa perfettamente quello che pensiamo tutti. Cioè, tutti meno me.

RUDY                   Perché meno te?

GEMMA                Non riesce a leggere nella mia testa. Per lui sono impenetrabile.

PAUSA

RUDY                   Invece a tutti gli altri...

GEMMA                Sì.

RUDY                   Proprio a tutti, che ne so, riusciva sempre a indovinare che camera vi avrebbe dato il portiere dell'albergo dove andavate.

GEMMA                E tu come... come lo sai?

RUDY                   Leggo il pensiero anch'io, e anche il futuro e ora sento che rimarrai piuttosto delusa quando saprai che quello della lettura del pensiero dei portieri d'albergo era un trucco che usavamo per portarci a letto le donne quando eravamo ragazzi.

GEMMA                Ma... Pietro...

MARIANNA         Io ci avrei creduto. E ora non mi sembra il caso di rimanerci male.

GEMMA                Tu fatti i cazzi tuoi.

RUDY                   Gemma!

MARIANNA         Volevo solo aiutarti.

EDOARDO           L'hai sempre saputo.

GEMMA                Ma no, io...

EDOARDO           Il fatto che non leggessi il tuo pensiero ti faceva sentire importante.

GEMMA                Ma no, io...

EDOARDO           E lo eri, Gemma, ma solo per me. Non dico che sapessi che ti mentivo, ma in fondo al tuo cuoricino c'era un allarme che non hai voluto ascoltare. Che ti diceva che era tutta un'enorme bugia.

MARIANNA         Detta per amore.

GEMMA                No, io... credevo davvero che... Ti credevo davvero.

MARIANNA         Certo, è l'amore. Io ho creduto che Rudy ti lasciasse.

RUDY                   Ma io non l'ho mai detto.

MARIANNA         E io non lo volevo. Ma in fondo al mio, di cuoricino, c'era una voce che mi diceva che sarebbe potuto succedere.

PAUSA

MARIANNA         È l'amore.

EDOARDO           No, non è l'amore, è la disperazione. Né giovani né vecchi, e niente più brividi, tutto fatto e finito o tutto che non sarà mai fatto né finito, tutto chiaro e altri anni davanti senza niente d'interessante.

MARIANNA         No, è l'amore, che non si sa quando arriva e perché.

EDOARDO           No, l'amore non c'entra.

MARIANNA         Ah sì? Non eri innamorato di Gemma?

PAUSA

GEMMA                Quante volte mi hai tradito?

RUDY                   È finita fra te e Edoardo?

GEMMA                Sì. Quante volte?

RUDY                   Perché dovrei risponderti?

GEMMA                Perché non hai più nulla da difendere. Un uomo con un minimo di dignità, di profondità...

RUDY                   Ma io non sono un uomo profondo. Ho studiato, poi ho lavorato, ho fatto tutto quello che dovevo fare, senza fermarmi, ho pensato, poco, perché dovevo fare e si sa, o si fa o si pensa. Non mi sono commosso, neanche quando è morto mio padre, neanche quando mi sono sposato, neanche quando sono nati i miei figli.

GEMMA                Non c'eri.

RUDY                   Non c'ero, dovevo fare, e facevo, senza stancarmi, senza un dubbio. Non avevo tempo per la profondità.

EDOARDO           Sulla tabella non c'era.

RUDY                   No.

EDOARDO           Però c'erano le donne.

RUDY                   Fai il moralista? Tu, che fai Mago Merlino per portarti a letto mia moglie?

EDOARDO           Non sapevo che era tua moglie.

RUDY                   Le donne. Tante. Mi piacevano, le consumavo così anch'io vivevo, e via un'altra, e un'altra, e ancora, e via a fare, a fare, a fare. Poi, a un certo punto, sei arrivata tu, o ci sei sempre stata, non ricordo, non me n'ero accorto, e mi sono sentito zoppo, solo, stanco, mi sono seduto. Non c'era più niente da fare.

GEMMA                Sono sempre stata qui.

RUDY                   No, non c'eri, o non ti vedevo, che è la stessa cosa.

GEMMA                Sempre qui, sempre.

RUDY                   No, non è vero, se anche c'eri, eri solo mia moglie, la madre dei miei figli, la donna con cui dormivo, ma non eri tu. Tu.

GEMMA                Io, maledetto stronzo? Non ero io?

RUDY                   Non dire parolacce, aspetta.

GEMMA                Devo aspettare, cosa? Che diventi meno stronzo?

RUDY                   Basta! Smettila! Senti, per una cazzo di volta, quello che devo dire.

PAUSA

RUDY                   Scusate la parolaccia. Allora...

GEMMA                Tante donne, eh?

RUDY                   Sì. Niente, non puoi ascoltare.

GEMMA                Quante?

RUDY                   Dieci.

GEMMA                Non è vero.

RUDY                   Cento.

GEMMA                Cento?

RUDY                   Mille, centomila.

GEMMA                Finito?

RUDY                   Tutte.

GEMMA                Tutte?

RUDY                   Tutte, le ho avute tutte.

GEMMA                Dove?

RUDY                   Dovunque, per strada, in albergo, a letto...

GEMMA                In camera nostra?

RUDY                   (RIDE) Sì, anche in camera nostra. In cucina.

GEMMA                Nel bagno?

RUDY                   Nella vasca. Sul terrazzo.

GEMMA                Di giorno?

RUDY                   Pomeriggio, sera, all'alba, piano, forte, dolce, amaro, gridando, in silenzio, shh shh, cantando, fischiando.

GEMMA                Smettila.

RUDY                   Una volta col singhiozzo. Una sola.

GEMMA                E ora?

RUDY                   Finito.

GEMMA                Non so cosa dirti. Non so cosa farti. Magari ucciderti.

RUDY                   Fai pure, tanto, ormai...

GEMMA                E chi saresti tu? Quello che si scopava tutte quelle che incontrava?

RUDY                   No.

GEMMA                Quello che mi ha lasciata sola mentre partorivo? Con chi stavi?

RUDY                   Non lo so.

GEMMA                Quello che non c'era mai? Non c'eri mai!!

RUDY                   Brava, ero quello. Non c'ero mai, neanche per me.

GEMMA                Mi sa che tocca a me, dopo quest'emerita cazzata che hai detto.

MARIANNA         Rudy, io ti capisco.

GEMMA                Stai zitta, troietta. Ce l'hai già detto che lo ami. Non so per quanto, ma ora il fatto è che lo ami. Ma s'era detto che toccava a me, allora…

EDOARDO           Per quanto la conversazione sia interessante, dovrei andare.

MARIANNA         Anch'io.

EDOARDO           Vieni, t'accompagno.

MARIANNA         Grazie, Edoardo. Addio, Gemma. Addio... Rudy.

RUDY                   Addio.

EDOARDO           Buonanotte.

GEMMA                Fermi! Ho detto che tocca a me! Tutti fermi! L'uomo che di recente mi ha scoperta, il paragnosta e la troietta. Fermi.

PAUSA

GEMMA                Non volete sapere perché l'ho fatto?

PAUSA

RUDY                   Sì, io sì.

PAUSA

GEMMA                Non lo so. Vorrei dirti che avevo capito che mi tradivi e che volevo farti male come tu ne facevi a me, che quindi sono andata col primo che capitava e che prima o poi te l'avrei detto per farti soffrire, per non farti sentire che mi avevi sempre a disposizione, ma non è così. Edoardo non era il primo che capitava. Penso... penso... di averlo... Non lo so, può darsi. Prima mi ha detto che potevamo fingere di esserci incontrati stasera e che c'eravamo innamorati. Voleva portarmi via da qui, da te. Da noi, Rudy. Voleva liberarci. Non ci ho pensato neanche un attimo.

MARIANNA         Forse hai solo paura.

GEMMA                Forse le donne come me, quelle vere, incapaci d'innamorarsi ogni cinque minuti...

MARIANNA         Non ti capita perché non sai nemmeno che cos'è l'amore.

GEMMA                Perché tu lo sai?

MARIANNA         No, non lo so. Nessuno lo sa. Ma non mi tiro indietro. Se arriva, quando arriva, l'abbraccio e mi faccio abbracciare. Non gli resisto. Pensi che sia una puttana. Pensi che sia un'idiota. Può darsi. Ma ti voglio bene. Solo che Rudy l'amavo. Ecco quello che è successo.

PAUSA

GEMMA                Commovente. Penso che possiate andarvene. Vorrei rimanere sola con mia marito.

PAUSA

RUDY                   Sì, anch'io.

EDOARDO           La fine di una bella amicizia.

MARIANNA         Di due belle amicizie. (GUARDA GEMMA CHE DISTOGLIE LO SGUARDO) E la fine di un grande amore.      

EDOARDO           Due.

GEMMA                Tre, se contate anche me e Rudy.

RUDY                   (A GEMMA) È finita?

PAUSA

GEMMA                Buonanotte.

MARIANNA         Buonanotte.

EDOARDO           Buonanotte.

EDOARDO E MARIANNA ESCONO DAL SALOTTO E VANNO IN STRADA. SI GUARDANO

RUDY                   È finita?

GEMMA                Secondo te?

EDOARDO           Alcuni dicono che l'amore è un bambino

                              E altri che invece è un uccello

                              Alcuni che fa girare il mondo

                              Altri ancora che brucia il cervello

RUDY                   Secondo me, no. Secondo te?

GEMMA                Non lo so.

EDOARDO           E quando l'ho chiesto al mio caro vicino

                              Che mi sembrava molto competente

                              Sua moglie mi ha detto di non fare il cretino

                              Che le domande sciocche scocciano la gente

GEMMA                Sono ferita, addolorata, mi hai sempre tradito, tu... tu...

RUDY                   Sì, ti ho tradita, allora?

EDOARDO           Assomiglia a una coppia di pigiama

                              o al prosciutto di una mensa aziendale?

                              Per l'odore, può ricordare i lama

                              Oppure sa di dolce domenicale?

RUDY                   Anche tu mi hai tradito. Nella vita succede.

GEMMA                Con la mia migliore amica?

EDOARDO           Fa male a toccarlo, come un rovo

                              O è un morbido batuffolo cicciotto?

                              Sopra è tagliente o liscio come un uovo?

                              La verità, vi prego, sull'amore.

RUDY                   Non è stato bello, hai ragione.

GEMMA                Non è stato bello?      

GEMMA                È stato orrendo. Sei un mostro. Sei malato.

RUDY                   Sono guarito. Non accadrà più.

EDOARDO           Alle feste canta a squarciagola

                              O apprezza l'assenza di rumore?

                              Quando vuoi, se può, ti lascia sola?

                              La verità, vi prego, sull'amore

RUDY                   Non accadrà mai più. Rimani con me.

GEMMA                Perché?

EDOARDO           Sa fare delle facce buffe o fesse?

                              Sull'altalena proprio non può andare?

RUDY                   Perché? Perché hai quindici anni, solo per un attimo, intrappolato fra i dieci e i venti...

EDOARDO           Ha idee personali sul denaro?

                              Cos'è, patriota o agitatore?

RUDY                   Un altro istante e ne hai ventidue, e ci sposiamo...

EDOARDO           Cos'è che preferisce, dolce o amaro?

                              La verità, vi prego, sull'amore.

RUDY                   Trentaquattro, ti senti bene, come non sei mai stato, ma è un attimo...

EDOARDO           Quando viene, verrà senza avvisare

                              Proprio mentre mi sto frugando il naso?

RUDY                   Quarantacinque, ti guardi indietro ma è solo un momento...

EDOARDO           Alla mia porta lo sentirò bussare

                              O mi cadrà sul piede, come un vaso?

GEMMA                Va bene, batti gli occhi e sono 67, allora?

MARIANNA         Accadrà, come quando cambia il tempo?

GEMMA                Che cosa vuoi dire?

MARIANNA         Il suo saluto, sarà cortese o brusco?

RUDY                   Voglio dire che... (SI AVVICINA A GEMMA, CHE DISTOGLIE LO SGUARDO)

MARIANNA         Darà una svolta a tutta la mia vita?

RUDY                   Ti giri, per favore?

MARIANNA         La verità, vi prego, sull'amore. (PAUSA) Bella poesia. La conoscevo.

EDOARDO           Davvero?

GEMMA                No, non mi giro, allora?

MARIANNA         Sono incinta.

EDOARDO           Lo so. Sono un medico, si vede. Lo terrai?

MARIANNA         Sì.

RUDY                   Allora, abbiamo nove minuti per...

GEMMA                No, basta tabelle, cazzo.

EDOARDO           Anch'io vorrei un figlio, o una figlia...

GEMMA                Me lo devi giurare.

EDOARDO           Vorrei correrle incontro, la solleverei e le farei vedere... com'è grande il mare.

MARIANNA         E si sentirebbe al sicuro.

RUDY                   Sì, basta tabelle. E basta parolacce.

GEMMA                E devi portarmi a ballare.

EDOARDO           Sì, sicura solo per un momento, magari, ma ci si sentirebbe.

RUDY                   Va bene, andiamoci ora a ballare.

GEMMA                No.

EDOARDO           T'accompagno?

MARIANNA         Grazie. (PAUSA) Io non ti amo.

EDOARDO           Non ancora.

GEMMA                (SI VOLTA VERSO RUDY) No, ora voglio che mi guardi.

MARIANNA         Non so se succederà.

EDOARDO           Neanch'io.

GEMMA                Che mi guardi soltanto.

MARIANNA         Ma se succede, voglio che tu non vada mai via. Mai più.

EDOARDO           Andiamo.

GEMMA                Guardami, proprio in fondo agli occhi.

MARIANNA         Guardami ancora come mi hai guardato prima.

EDOARDO           Prima quando?

MARIANNA         Quando mi dicevi la poesia.

GEMMA                Voglio che mi guardi e che mi dici che mi ami.

MARIANNA         Eri così... così...

GEMMA                Dimmi che mi ami, e io ci crederò.

MARIANNA         Così bello.

MUSICA

FINE

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