NON E ANCORA PRIMAVERA
Commedia in quattro atti
di EDOARDO ANTON
PERSONAGGI
ILFRATICELLO - IL CACCIATORE
IL BAMBINO - ERMELLINA
ANSELMO - GIULIA
IL FIGLIO - IL PODEST'
IL SEGRETARIO COMUNALE - LA CONTESSA
L'ISPETTORE DELLE FESTE - LA SUORA
LA MOGLIE DEL PODEST' - MELINA
TRUDE - LINDA
ragazze
la VECCHIA - 2* VECCHIA - 3* VECCHIA
1 VECCHIO - 2 VECCHIO - 3 VECCHIO
ia BEGHINA
3a BEGHINA
ia GUARDIA
2a GUARDIA
UN MENDICANTE CIECO
L'azione s svolge dall'alba alla notte di una giornata eccezionale, in un bosco, ai limiti del piccolo paese che avete visto tante volte da lontano, passando per la valle.
Commedia formattata da
ATTO PRIMO
inverno. Un bosco su una collina. I rami spogli. Una casa sporge di qualche metro a sinistra in seconda. Una siepe la divide dalla strada, che sul fondo attraversa, e dal resto del bosco, formando un giardinetto di circa met della scena. Le prime pallide luci dell'alba. All'alzarsi del sipario non v' alcuno. Una breve apertura musicale. Poi appare il vecchio fraticello guidato da un bimbo bianco-covestito con due minuscole ali ancor bianche su le spalle.
Il Fraticello - Dove siamo?
Il Bambino - Vicino all'ultima casa del paese. La chiesa pi su. Vuoi riposarti nonno? Qui c' un sedile.
Il Fraticello - Si, si. Non sono pi abituato a camminare per queste strade. Manco di allenamento (Siede). Ma non bisogna lamentarsi. Tutto costa fatica, si sa. E tutto grave. Bisogna pensarci due volte prima di raccogliere una foglia da terra.
Il Bambino - Che vuol dire? (Siede ai suoi piedi).
Il Fraticello - Non badare a ci che dico. Parlo tanto per ricordarmi di pensare. La mia vecchia testa se n' dimenticata da un pezzo. (Pausa) Dio sa come sia difficile dar principio a una cosa! Non so proprio da che parte cominciare. Se potessi esserlo, sarei molto infelice. Vedi un po' che pasticcio! inutile, tutte le volte che si scende quaggi non si sa mai che pesci pigliare!
Il Bambino - davvero tanto difficile stare al mondo?
Il Fraticello - Quando scenderai sulla terra per restarci, me ne saprai dire qualche cosa.
Il Bambino - Ai tuoi tempi forse era diverso... Io invece ho gi capito che ci star benissimo... Far il macellaio...
Il Fraticello - Con l'educazione che ti abbiamo dato, c'era da sperare qualche cosa di meglio...
Il Bambino - Perch? Ho visto il macellaio che dormiva. Aveva dei bei sogni.
Il Fraticello - Tutti sono capaci di avere dei bei sogni quaggi. Ma non contano. Qui conta la realt. Proprio il contrario che da noi. (Si alza) Andiamo. tardi.
Il Bambino - No. Restiamo ancora un poco...
Il Fraticello - A quest'ora dovresti gi essere a letto. L'aria della notte fa male ai buoni ragazzi.
Il Bambino - (che si avvicinato alla siepe) Non mi importa niente di essere un buon ragazzo. Mi piace l'aria della notte e vorrei giocare, vorrei arrampicarmi su gli alberi e da lass sputare sulla testa alla gente... Ho voglia di rotolarmi per terra, di strappare l'erba e di tirare sassi agli uccelli...
Il Fraticello - Misericordia! Ma che cosa ti prende?
Il Bambino - Non lo so. Ho il fuoco sotto i piedi...
Il Fraticello - Me ne accorgo. (Il Bambino Ha afferrato dei sassi e ha incominciato a lanciarli in tutte le direzioni) Andiamo, sii buono. Finiscila. Bada che ti lascio solo. (Desolato) Macch... Ha il diavolo in corpo. Mi toccher benedirlo.
Il Cacciatore - (che stato colpito da un sasso, con voce assonnata) Ah! Maledetta la miseria! Chi si diverte a lanciar sassi a quest'ora? (Appare dietro alla siepe) Ah, sei tu, figlio di un cane! (Scavalca la siepe e si accosta, mentre II Bambino si rifugiato dietro le spalle del vecchio) Non hai paura che ti cacci una pallottola nella pancia?
Il Bambino - Ah! Ah!
Il Cacciatore - Ridi? Adesso ti servo io!
Il Fraticello - Lasciatelo stare, signore. Tanto, sarebbe inutile. Sprechereste le cartucce. Noi non siamo di questa terra...
Il Cacciatore - Vagabondi? Tanto meglio. Vi consegner alle guardie.
Il Bambino - Ah! Ah!
Il Cacciatore - Ancora? Fate star zitto quel moccioso, o sar costretto a rompergli le ossa in vostra presenza.
Il Fraticello - Avete ragione, signore. assai impertinente, ma abbiate la bont di scusarlo. Non vi disturber pi perch noi ce ne andiamo subito... Bisogna che mi guidi perch sono cieco: veramente soltanto qui... Altrove ci vedo benissimo. Non mi trovo al mio posto... Insomma, necessario che noi ce ne andiamo al pi presto per evitare di essere riconosciuti. Buona notte.
Il Cacciatore - Un momento! Questo discorso non mi persuade... Cosa ci fate in questi paraggi?
Il Fraticello - (con un certo imbarazzo) "Ecco... Io sono venuto a studiare gli abitanti...
Il Bambino - (con aria petulante, da dietro le spalle del vecchio) un santo e vuol fare un miracolo!
Il Cacciatore - (prendendo un'aria grave) Senti! Senti! vero quel che dice questo ragazzo?
Il Fraticello - (modesto) Eh, s, signore. vero.
Il Cacciatore - Voi siete un santo?
Il Fraticello - S, signore, un'anima santa.
Il Cacciatore - (dopo aver brevemente riflettuto) Allora perch non portate l'aureola? .
Il Fraticello - Ma... veramente non ho ancora ricevuto la nomina.
Il Cacciatore - Allora non potete fare dei miracoli, caro mio. severamente proibito.
Il Fraticello - (Umile) Si, signore. Lo so. Infatti non mi permetterei mai di fare un miracolo a Roma. Ma qui, in un paese sperduto, con della gente semplice, la cosa pu passare fra me e loro senza che se ne sappia niente nelle alte sfere.
Il Cacciatore - Ah, capisco... Contrabbando... Avrai delle noie, vecchio mio... E se ti scoprono con le mani nel sacco?
Il Fraticello - (con fede) Dio non lo permetter perch io voglio fare del bene al prossimo.
Il Cacciatore - Gi. Naturalmente. Ma ne sei proprio sicuro?
Il Fraticello - Era la mia intenzione anche quando ho promesso questo miracolo, giusto cento anni fa.
Il Cacciatore - Beh, se un'intenzione vecchia...
Il Fraticello - La cosa andata cos. Ero in punto di morte e i poveretti che mi stavano intorno mi guardavano come se io potessi far piovere su di loro chiss quale grazia. Non ho saputo resistere. E ho promesso un miracolo per un secolo dopo nell'anniversario della mia, morte. oggi... Allora avrei voluto dare a tutti la felicit e la pace. Questo, lo riconosco, stato un peccato d'orgoglio perch se non ci pensa il buon Dio, non pu certo pensarci un povero frate di campagna. Ma in quel momento li amavo tanto, i poveretti, che ho promesso di pi di quello che avrei potuto mantenere. Il Signore per questo mi ha permesso di tornare: per la buona intenzione.
Il Cacciatore - Ah! Ah! Le buone intenzioni! Io ci cammino dall'et della coscienza sulle buone intenzioni!
Il Bambino - Andiamo via... Ho paura...
Il Cacciatore - straordinario... Il ragazzino mi ha riconosciuto e tu no. Eppure venivo a trovarti spesso nella tua cella. Per queste cose dovresti vederci, no? vero che ho cambiato i connotati da allora... Zoppicavo un poco e avevo una magnifica coda... Mode del passato... Ora neppure S. Pietro potrebbe distinguermi da un comune cacciatore... (Pausa) Non ci siamo ancora? Non c' proprio nessuna soddisfazione a fare dello stile con voi! Attento! (Il Bambino piange. Il Cacciatore con improvvisa agilit salta dietro II Fraticello e chinandosi all'uno e all'altro orecchio del vecchio, soffia con un ghigno) Non vero!... Non ci creder... Non esiste...
Il Fraticello - (alzandosi di scatto) . Ah! Vade retro! Ora ti riconosco, birbante! In nome... (Alza la mano come per fare il segno della croce).
Il Cacciatore - (quasi gridando) . No! (Poi, ragionando) No. Lascia andare, ti prego. A che pr' obbligarmi ad andarmene adesso? Ormai tra noi tutto finito. E poi siamo qui in incognito. Perch vogliamo farci cattivo sangue? Anch'io vorrei parlare una volta tanto a cuore aperto. (Sospira) Non puoi immaginare come sia faticoso il mio mestiere! Sono stato allettato dal mio primo successo: quella volta del pomo con Adamo ed Eva! Se avessi potuto prevedere il seguito, ti assicuro che avrei insegnato alla ragazza il sistema per non avere figli...
Il Fraticello - Vergognati di parlare cosi davanti a un innocente!
Il Cacciatore - Hai ragione. Io rispetto sempre i ragazzi. Tanto poi crescono. (Al ragazzo) Allora, caro, va a giocare. Troverai dei bei nidi da colpire con i sassi. Mi sembrava nel dormiveglia di averti sentito esprimere questo nobile desiderio...
Il Fraticello - Tutta colpa tua... Eri nelle vicinanze...
Il Cacciatore - Siamo d'accordo. Va, va, carino, a giocare. Eccoti il fucile.
Il Fraticello - Non voglio che uccida!
Il Cacciatore - Non aver paura: scarico. Io preferisco andare a caccia con il vischio. (Al ragazzo) Vattene pure con la santa benedizione. Levati dai piedi, moccioso!
Il Bambino - (spaurito) Posso, nonno? (Il Fraticello annuisce. Il Bambino scappa).
Il Cacciatore - (sedendo pesantemente ride) Nonno! Ah! Ah! Ti fai chiamare nonno! Per tutta la vita mantengono il voto di castit e poi s'inventano dei nipoti! In fondo siete dei borghesi... Vieni qui... (Lo tira verso la panchina e lo fa sedere). Non ti brucer la tonaca... Mettiti a sedere... E parliamo un po' come due persone intelligenti.
Il Fraticello - Io non sono intelligente e ringrazio Iddio di avermi fatto tanto stupido.
Il Cacciatore - (triste, dopo una pausa) Come t'invidio!
Il Fraticello - (si inchina verso di lui con grande piet) Allora perch non ti penti?
Il Cacciatore - (si alza di scatto e si pianta davanti al frate con atteggiamento teatralmente corrucciato) Vecchio! Misura le parole! Rispetta la gerarchia. E non credere perch mi hai visto camuffato da cacciatore che io dimentichi la mia dignit! (Con tono improvvisamente dimesso) Se potessi pentirmi, non avrei certo aspettato il tuo consiglio! (Riprendendo come prima) Del resto, la mia missione mi appassiona come a voi la vostra. Io amo la terra come tu ami il cielo. Tu vorresti che gli uomini fossero felici e io mi sforzo di renderli sempre pi disgraziati. La terribile bellezza di una faccia solcata dalle lacrime, morsa e corrosa dalla malattia dalla fame, i vostri paffuti cherubini non/se la sognano nemmeno! Io sono dove la gnte geme, si ribella e si abbandona ai suoi/istinti selvaggi, nell'anarchia, nelle guerre, nelle carestie e nelle alluvioni, quando gli uomini e la Natura fanno a chi grida pi forte... L io respiro. Il mio regno il relativo, il transitorio. Quello che arriva il pi presto possibile allo scopo finale della decomposizione. Per questo ho dato un grande incremento alla macchina che crea e distrugge in un attimo... Io sono un artista! E sai qual' il mio capolavoro? La faccia di un morto. Dunque non possiamo intenderci. (Il Fraticello sternuta. Il Cacciatore, con altro tono) Salute! Ma veniamo al sodo: tu vuoi proprio farlo questo miracolo?
Il Fraticello - Si... lo far...
Il Cacciatore - Pensaci bene.
Il Fraticello - Ci ho gi pensato durante il tuo discorso.
Il Cacciatore - Potevi almeno avere la cortesia di avvertirmi. Avrei risparmiato il fiato.
Il Fraticello - Mi piacerebbe combinare qualche cosa di puro, di ideale, di poetico...
Il Cacciatore - Ma, dico! Non ti vergogni a dire certe cose con l'umore che c' in giro? Sarebbe un miracolo destinato all'insuccesso.
Il Fraticello - E allora perch ti scaldi tanto? Dovresti esserne contento, tu!
Il Cacciatore - Non si vive di solo pane. Ti ho gi detto che sono un artista. Un cattivo miracolo mi disgusta. Come un cattivo spettacolo.
Il Fraticello - C' pur stato qualcuno che ha fatto delle cose belle e puramente ideali.
Il Cacciatore - Gi, ma erano Shakeaspeare, Goethe, Calderon de la Barca.
Il Fraticello - Dio mi guardi dal confrontarmi a questi signori! Soltanto che se l'allodola pensasse all'usignolo, non aprirebbe il becco. Invece tutte le creature della terra a modo loro possono cantare le lodi del Signore.
Il Cacciatore - Purtroppo. Perci canta anche il tacchino. D retta a me. Dal momento che siamo sulla terra, metti le mani suJe belle e grandi passioni della terra. Risana il malato, fa impiccare il cattivo... Insomma, quello che credi purch sia una cosa umana, vera, palpabile. Il tuo miracolo poetico non interesser nessuno.
Il Fraticello - (pensoso) S. Lo so. Col genere di storia che vorrei inventare, rischio l'impopolarit...
Il Cacciatore - E ti giochi la canonizzazione...
Il Fraticello - Eppure da alcuni segni mi par di capire che la gente matura per accettare le favole dello spirito...
Il Cacciatore - Storie! Senza il dolore, il conflitto, non si fa niente di buono. Io sono il miglior critico per questo genere di cose e so quello che ci vuole...
Il Fraticello - Io credo invece che tu sia diventato vecchio.
Il Cacciatore - Ma s! D addirittura che sarebbe ora che mi facessero accademico...
Il Fraticello - Non lo sei gi?
Il Cacciatore - Sicuro. Credi proprio che sia sempre in abito da cacciatore?
Il Fraticello - Mi congratulo. Hai fatto proprio una bella carriera.
Il Cacciatore - E mi appassiona. Vedi? Mi appassiona tanto che vedr io di dare al tuo miracolo il colpetto necessario a farne forse un'opera d'arte.
Il Fraticello - Se mi riuscir come dico io, non potrai metterci niente di tuo.
Il Cacciatore - E sia. Accetto la sfida. A ciascuno il suo canto. A te le lodi dell'ideale, a me quelle della realt. Ci rivedremo qui al termine di questa giornata. Addio. (Chiamando) Ragazzo! Ridammi il fucile. Oggigiorno il prestigio dell'uomo riposa sulla canna del suo fucile. Anche se scarico. (Compare Il Bambino) Buona notte (Scompare dietro la casa).
Il Bambino - Nonno, chi quell'uomo?
Il Fraticello - Un pessimista.
Il Bambino - Non mi piace.
Il Fraticello - Dovresti compiangerlo. Pensa che il sole sorge per la pi piccola pietra grigia del torrente e non per lui. Ma vieni. Il gallo sta per cantare.
(Vanno via. Per non smentire le parole del Fraticello un grande gallo verde avanza sul tetto della casa e canta il suo saluto mattutino. Pausa di buio). (Il cieco comincia a suonare la fisarmonica con ritmo celere. Tema del pettegolezzo. Indi la piena luce del mattino avanzato scopre sulla strada le tre Beghine che vengono da destra e che s fermano come streghe nel mezzo della scena-Nere, grifagne, maligne. Rapidissime nel parlare, nel ritmo della musica, quasi a melologo. Da un albero presso la casa pende un palloncino colorato).
ia Beghina - Che brutta messa!
2* Beghina - Non ho mai visto tanta gente in chiesa
33 Beghina - Quando c' qualche cosa da rodere...
2a Beghina - In vista del miracolo...
33 Beghina - Gi.
2a Beghina - Si sa.
13 Beghina - Sempre cos.
2 Beghina - Ma ci vuol altro!
33 Beghina - Correre in chiesa all'ultimo momento!
13 Beghina - Per fortuna, Nostro Signore... (Inchino e segno di croce con bacio del dito d tutte e tre insieme),
2 Beghina - Sa quel che fa.
33 Beghina - Conosce chi frequenta la sua casa.
ia Beghina - Riconosce il merito.
3a Beghina - E lo premia.
ia Beghina - cos.
2a Beghina - Per... che sfacciataggine!
ia Beghina - Pretenderebbe la grazia questa gente sconosciuta a Nostro Signore! (Inchino e segno di croce insieme come prima).
33 Beghina - Questa gente che si sposata...
2a Beghina -Ha fatto dei figli...
ia Beghina - Con licenza parlando...
3a Beghina - Carica di peccati...
2a Beghina - Ora che c' un premio...
ia Beghina - Gi! Pretenderebbe!
33 Beghina - Un miracolo a gente simile!
ia 2a 33 Beghina - (insieme) Sarebbe uno scandalo! (Fanno due passi poi si raggruppano di nuovo).
13 Beghina - Avete visto le autorit?
23 Beghina - In prima fila!
33 Beghina - Ma chi vogliono ingannare?
ia Beghina - Noi no di sicuro.
2a Beghina - E sotto ' gli scialli le braccia nude!
33 Beghina - Vede sotto gli scialli Nostro Signore! (Si segna e inchina come sopra).
2a Beghina - Oh, se vede!
ia Beghina - E la figlia del podest che se n' andata al Primo Vangelo?
33 Beghina - Con quell'aria triste!
2a Beghina - Il cuore del giusto lieto!
33 Beghina - E la moglie del farmacista che sorrideva sempre in giro?
ia Beghina - In chiesa!
ia 23 33 Beghina - (insieme) Che vergogna! (/ due vecchietti Anselmo e Giulia escono dalla porta dell'Istituto e vanno sino al cancello con il passo di chi ozia in un giardino ma in attesa di qualcuno. Attraverso il cancello o al disopra della siepe avviene il dialogo).
la 2a 33 Beghina - (insieme con grande sorriso) Buongiorno!
Anselmo - Buongiorno.
Giulia - Buongiorno.
ia Beghina - Bella giornata, eh?
Giulia - Si. vero.
2a Beghina - Il giorno del miracolo!
3a Beghina - Certo non abbiamo diritto...
2a Beghina - Ognuno sa i fatti suoi...
ia Beghina - (ansiosa) Ma qual' il miracolo che sperate per voi?
2a Beghina - (ansiosa) Qual'?
33 Beghina - (ansiosa) Eh?
Giulia - Ma... nessuno. Non sapremmo proprio cosa chiedere al buon Dio. vero, Anselmo? (Lo prende per mano).
Anselmo - Si. Proprio non sapremmo. (Si ritirano in dentro e siedono su di una panchina all'estrema sinistra rimanendo immobili. Le tre Beghine rimangono senza fiato poi si guardano e dicono insieme).
ra 23 33 Beghina - (insieme) Che scandalo! (Riprende a tempo la musica del cieco).
ia Beghina - Non sanno cosa chiedere!
2a Beghina - Questa un'eresia!
33 Beghina - Bella e buona!
ia Beghina - Proprio loro, poi!
2a Beghina - Dovrebbero intanto chiedere la grazia di un po' di cervello!
ia Beghina - Dopo che tutta la loro vita un peccato!
33 Beghina - Peccato d'illusione. Inventarsi un figlio!
ia Beghina - Trent'anni d'insulto al Signore! (Si segnano come sopra).
33 Beghina - E alla sua Santa volont!
ia 23 33 Beghina - (insieme) Che sempre sia lodata!
2a Beghina - Hanno offeso la misericordia di Dio.
ia Beghina - Ne riferiremo a Don Erminio.
2a Beghina - Giusto.
33 Beghina - Che tempi!
13 Beghina - Che costumi! (Risate di ragazze dal bosco).
2a Beghina - Andiamo! Ecco i peccatori...
3 Beghina - Dio, abbi piet di noi tue pecorelle dilette.
ra 23 Beghina - Cos sia!
- (Il cieco smette la musica. La y Beghina che nel dire la sua ultima battuta aveva alzato gli occhi verso gli alberi, improvvisamente si porta una mano all'occhio per pulirlo di qualche cosa che vi caduto e dice) :
3" Beghina - Oh, maledetti! Dappertutto vanno a fare i nidi! (Va tutte e tre da sinistra seguite dal cieco mentre dal bosco si odono le risa e il rumore dei passi e le voci delle ragazze che entrano correndo: Ermellina, Melina, Linda, Truce. Quest'ultima, in testa alle altre, corre dritta ad un albero e alzandosi in punta di, piedi trae da un piccolo cavo un biglietto che subito spiega mentre le altre si chinano a leggere con lei curiosamente).
Linda - (leggendo staccato) . Ti aspetto domani sera al solito posto.
Ermellina - E basta?
Trude - (intascando il biglietto dice con civetteria) . Il resto... me lo dice a voce.
Ermellina - Gi. Cos domani sera quando torni a casa... sai di tabacco! Come l'altra sera... (Ermellina, Trudee Linda ridono).
Trude - (con finta dignit) Che cosa vuoi d-re? Eh?
Ermellina - Lo sai benissimo, va!
Trude - (con gioia semplice). vero, lo so.
Linda - Anch'io ho capito.
Melina - Dio! Dio! Povera me! Io non ho capito niente.
Linda - Sei troppo giovane, tu.
Melina - No, ditemelo! Che vuol dire?
Ermellena - Sta bene attenta. Trude non fuma, vero?
Melina - Eh, lo credo! Mica un uomo!
Ermellina - Brava, Melina. Eppure certe sere sa di tabacco... Capisci?
Melina - (Pausa) Dio! Dio! Come sono disgraziata! Non capisco!
Linda - Ma che ci fai con la testa?
Melina - Con la testa? Perch ?
Ermellina - Non la confondere, Linda. (A Melina) Bada a me. Hai detto che solo gli uomini fumano.
Melina - Io?
Ermellina - Adesso, Melina, ti d degli schiaffi. L'hai detto ora tu stessa.
Melina - Ah, s! L'ho detto.
Ermellina - Oh! Dunque, se sono gli uomini che fumano e Trude alle volte sa di tabacco, vuol dire... eh?...
(Pausa. Tutte guardano Melina che, a bocca aperta, inespressiva, si sforza invano di capire)
Trude - (spavalda) Oca. Vuol dire che un uomo mi bacia. Questo. (Indica il biglietto e lo ripone in tasca).
Melina - (stupefatta) Oh!...
Linda - Adesso, per, cerca di andarlo a raccontare !
Melina - No, no...
Ermellina - un segreto, capisci?
Melina - Morir, piuttosto che tradirlo.
Trude - Forse non ci sar bisogno che tu muoia. Tra poco, in primavera, lo diremo.
Ermellina - Davvero? Siete gi d'accordo?
Trude - S. Me l'ha detto oggi.
Ermellina - Racconta.
(Trude guarda perplessa verso la chiesa. Ermellina, rassicurandola).
Ermellina - Sta tranquilla. In questi giorni nessuno bada a noi. Dicci come andata l'altra sera col tuo cacciatore... (Siedono sull'erba).
Melina - Ah! un cacciatore!
Linda - (con disprezzo) Uh! Un cacciatore!
Trude - Ma mica lo fa per mestiere. un signore.
Melina - E com'? Com'?
Trude - Giovane. Alto. Bruno. Forte, Coraggioso.
Ermellina - cos...
Trude - Ma tu non puoi averlo mai visto, Ermellina. Non di qui. di Anterselva. Dietro la montagna.
Ermellina - No, forse non l'ho mai visto. Volevo dire che un cacciatore che fa l'amore con una ragazza sempre giovane, alto, bruno, forte e coraggioso.
Trude - Dev'essere vero. Dunque, l'altra sera sono salita su in alto, verso il Dente del Cimone, dove avevamo appuntamento dall'altra settimana.
Melina - E ti ha badato! Bellissimo!
Ermellina - Quanto sei stupida, Melina! Prima l'avr salutata come un cavaliere.
Trude - Si. Mi ha detto: Sembri una capra selvatica! (Ride) Ha detto proprio cosi!
Linda - Magnifico!
Trude - E sapete io che cosa gli ho risposto? Gli ho risposto: No, Antonio, non vero. Perch se ti sembrassi una capra selvatica tu mi spareresti con il tuo fucile!
Linda - Ben detto, per bacco!
Ermellina - Tu s, Trude, che sai far l'amore!
Melina - (sospirando, quasi con voce di pianto) Beata te!
Linda - Beh! Cos'hai adesso?
Melina - Ho che... io rimarr zitella. troppo difficile, per me, l'amore! Valle un po' a trovare li per l deverisposte s'mT!
Trude - Ma no! Vedrai che piano piano... Anche a me prima sembrava impossibile... Guarda... fino all'anno scorso.
Linda - E poi? Racconta.
Trude - E poi mente... Mi ha bacato e mi ha detto... S, di sposarci a primavera... e mi ha dato una stretta che... guardate. (Mostra la sballa) Mi ha mezzo rovinata una spalla! (Ride).
Ermellina - Sei fortunata, Geltrude!
Trude - Oh, non dire cos, Ermellina! Anche tu, si sa...
Ermellina - (scattando) Che cosa si sa? (Le altre tacciono) Eh! Cosa? Forse perch un ricco bovaro mi ha chiesto io devo essere innamorata di lui?
Trude - Ma Pietro non un bovaro, Ermellina. E un sensale.
Ermellina - Peggio.
Trude - Per giovane...
Linda - Non brutto...
Ermellina - Ah, non brutto? E che me ne faccio di uno che non neppure brutto ?
Trude - buono
Linda - Si dice che ti voglia molto bene...
Ermellina - Quando viene a casa, mangia, beve, ride forte e parla di buoi con mio padre... Poi prende una seggiola e si mette accanto a me...
Trude - E tu non senti niente?
Ermellina - S: che la seggiola scricchiola per il suo peso... (Scatto improvviso) Mai! Capite? Mai! preferisco morire... (Pausa) Gi; io sono tanto disgraziata che finir per forza col morire...
Voce di
Giulia - Ermellina! (Le ragazze ammutoliscono).
Ermellina - (smarrita) Chi !
Trude - Hai paura degli spiriti, stupida! la vecchia pazza al di l del muro. Cosa dicevi? Ah, s, che finirai col morire...
Melina - Oh, non dire cos!
Ermellina - Voi non potete capire, perch nessuna di voi cos... ecco, cos maledetta come me.
Melina - Maledetta? E com'?
Ermellina - S. Quando nessuno ci vuol bene... nessuno ci capisce... quando non si arriva mai a vedere una trota nel lago, mentre tutti, tutti la vedono... quando si corre incontro alla mamma per abbracciarla e le si d invece per sbaglio un calcio in una gamba... Quando ci si guarda allo specchio e ci si trova antipatiche... Ecco. Allora vuol dire che si maledette... che questo mondo non fatto per noi... Non ci vuole. Capite?
Melina - Anch'io non sono mai riuscita a vedere una trota, nel lago... Per ho visto un luccio.
Ermellina - Ecco. Io nemmeno un luccio. Sapeste quante volte penso invece di buttarmici io nel lago!
Linda - Di notte?
Ermellina - No. Di giorno. Di notte mi verrebbe troppo freddo. (Pausa) Ho sempre resistito. Ho detto no, aspettiamo domani. Forse cambier . Ma ormai non posso pi aspettare. Sto diventando vecchia.
Trude - Sicch non ti vuoi sposare?
Ermellina - No. Dio non pu permettere che mi sposino a Pietro! Ma se lo permettesse vorrebbe dire che neppure lui vuol bene a Ermellina... e che non la vuole pi vedere sulla faccia della terra insieme alle altre ragazze.
Trude - Ti ammazzeresti?
Ermellina - S. Per ho ancora una speranza.
Linda - Quale?
Ermellina - Non so. Una speranza.
Melina - Forse dovrebbe morire Pietro.
Ermellina - Forse. Ma accadr qualche cosa. Alle volte mf pare di esserne sicura. Mi sveglio al mattino e dico ecco, oggi . Oppure vado nel bosco e spio dietro le piante pensando adesso ... O corro incontro al postino...
Trude - C' qualcuno che ti potrebbe scrivere?
Ermellina - No. Ma non s sa mai... una cosa nuova che aspetto. E se nuova non la posso sapere prima...
Trude - Mi dispiacerebbe che tu fossi costretta a... s, a fare quella cosa.
Melina - Anche a me, Ermellina. Te lo giuro. (Si bacia le dita in croce) Ma se proprio tu dovessi morire... ti prometto che porter il lutto.
Ermellina - Non m'importa del lutto. Anzi, solo al pensiero che i miei lo porteranno e piangeranno, mi viene rabbia. Sembrer che io l'abbia fatto per fare una cattiveria. Mentre Dio sa che io sar stata costretta a morire. ..
Voce di Giulia - Ermellina!
Linda - Ancora! Si . fissata, la vecchia...
Ermellina - Perch mi chiama?
Trude - Ci ha chiamate tutte, una alla volta.
Ermellina - (trasognata) A me no. Mai.
Trude - Perch sei troppo giovane. Ma adesso comincia con te. Ti racconter tutta la storia del figlio che invece non mai esistito...
Ermellina - Li ho visti tante volte tutti e . due. Si tengono per mano come i bambini. Non sembrano matti.
Trude - Ma appena parlano del figlio... Vedrai... Ti ricordi, Linda, quando eri la sua fidanzata?... quell'anello che ti ha regalato Giulia... Che cosa ne hai fatto?
Linda - Me l'ha preso mia madre e lo porta nei giorni di festa. C'era sempre qualche cosa da rosicchiare a essere la fidanzata del figlio. Ma adesso... non hanno pi niente.
Melina - Tu hai avuto sempre un debole per i matrimoni d'interesse.
Trude - (indicando Ermellina) Invece lei disinteressata. poetica...
Melina - Perch non ci vai tu, a parlare con loro? Pu darsi che troverai quello che cerchi. (Ridono).
Linda - E Pietro lo lascerai a noi.
Ermellina - Magari!
Trude - Ipocrita. Tu sei di quelle che sposano per interesse e poi si fanno l'amante.
Ermellina - (quasi piangendo) Allora... se pensate cos perch state con me?
Linda - Stupida! Non te la prendere; tutta invidia.
Voce di Giulia - Ermellina!
Ermellina - Vado a vedere che cosa vuole. (Suono di campanella).
Trude - Troppo tardi! Ormai escono tutti gli altri dal refettorio. Vieni con noi. (Si avviano a destra).
Melina - Non da questa parte! Arrivano i pezzi grossi. Guarda... Tua madre e gli altri... Salvati Ermellina.
(Le ragazze sciamano via ridendo. A sinistra i tre vecchi e le tre vecchie si raggruppano intorno alla Suora uscendo dalla casa in giardino).
La Suora - Mi raccomando: state attenti. Quando vi domander che cosa mangiate...
I Vecchi e le Vecchie - (in coro) Carne!
La Suora - Bene. Carne in abbondanza. E alla domenica il dolce. Mi raccomando alle donne di non raccontare le vecchie storie di famiglia che non interessano nessuno. Gi, non ce ne sar il tempo. Presto, al lavoro,
i" Vecchio - (arrancando al suo posto) Una volta quando venivano le Autorit bisognava far finta di riposare. Adesso si deve far finta di lavorare. Mah! Tutto cambia! (Entrano da destra il Podest seguito dallispettore delle feste, dal Segretario comunale, dalla Moglie).
II Segretario - (indicando il lampioncino appeso al tetto) . Questo ufficialmente il limite dei tripudi comunali. Dico ufficialmente perch , nonostante il fatto che le lampade elettriche e i palloncini colorati abbiano qui termine, purtroppo la gente r;de e canta anche al di l di questa zona.
L'Ispettore - Mi dispiace, signor Segretario comunale, ma nella m:a qualit di Ispettore delle feste, non posso che congratularmi dell'incremento spontaneo della coscienza festiva provinciale.
Il Podest - (intervenendo) pi che giusto, signor Ispettore, che voi la pensiate cos, data la vostra carica. il vostro dovere... (Ride).
Il Segretario - Dal momento che parlate di dovere, ebbene allora lasciatemi dire che anche le musiche, i mortaretti, le girandole e le illuminazioni speciali, dovrebbero essere accolte come un dovere dalle popolazioni. E non come occasioni per dare libero sfogo a un'allegria sempre ingiustificata nella vita umana.
La moglie del Podest - Adalberto, forse il signor Ispettore desiderer bere qualche cosa, prima di far colazione. (La Suora sbircia dal cancello. Intona un canto battendo il tempo con le mani. Voci bianche e tremanti la seguono). Canto: Sia lode a Te, o Signore, che ci hai dato la gioia e la f. Ci nutrica la pace e l'amore, nell'attesa di unirci con Te.
L'Ispettore - No, grazie, signora. Contrariamente ad altre cariche pubbliche, la mia ha bisogno di una rigidissima sobriet. Altrimenti io lascerei ogni giorno in una nuova festa brandelli del mio fegato. Chi che si lamenta cos?
Il Podest - Sono i ricoverati che esprimono il loro giubilo per la vostra visita. Sono stati avvertiti da me...
L'Ispettore - Andiamo subito. straziante... (// Podest suona al cancello. Il canto cessa. La Suora apre. I Vecchi continuano macchinalmente il loro lavoro come marionette).
La Suora - (lasciando passare le tre Autorit) Benvenuti! Noi non eravamo preparati. Vedete, stanno lavorando. Cantano sempre quando lavorano. (Pausa) Volete che ricomincino?
L'Ispettore - No, grazie. Sar per un'altra volta. Vorrei soltanto dare un'occhiata da fuori per vedere come si pu illuminare per la festa.
La Suora - (delusa) Come volete...
(Accompagna verso la casa il Podest, /'Ispettore, il Segretario comunale e la moglie del Podest. / Vecchi rimangono verso il proscenio, mentre le Autorit guardano in su, tetto e finestre).
io Vecchio - Ecco uno che non ha paura di infischiarsene di noi. Meglio cos. Almeno ci lasceranno tranquilli. Sono tutto sudato... Una volta potevo lavorare delle giornate intere...
2 Vecchio - Il tempo passa.
3 Vecchio - Ci hai messo ottanta anni a fare questa bella scoperta.
(Ora la Suora si stacca dalle Autorit e viene verso i Vecchi).
io Vecchio - (indicando Giulia e Anselmo) Hai visto? Hai visto i principi del sangue... Non si muovono loro! Sono qui come in un albergo.
La
Suora - (guardandoli con diffidenza) Non vi annoiate, sempre cos soli?
Anselmo - Noi non siamo mai soli, Suora madre.
La Suora - Ah, gi... dimenticavo.
(Il Podest da lontano accenna ad Anselmo e Giulia, parlottando piano ^'Ispettore, che guarda anch'egli incuriosito).
L'Ispettore - (venendo con gli altri verso i Vecchi) Bene, bene. Illumineremo dal tetto.
Il Podest - (sottovoce) Sono quelli. La loro pazzia che credono di avere un figlio. Per piet li abbiamo messi qui all'ospizio. (Alludendo ad Anselmo e Giulia) Suora, chiamateli voi.
La
Suora - S, signor Podest. Giulia! Anselmo! Avvicinatevi, il signor Ispettore vuol conoscervi.
L'Ispettore - (distratto) Ecco. Ecco... Voi vi chiamate Giulia e voi Anselmo...
Anselmo - E volete che sia il contrario?
L'Ispettore - (si guarda intorno contrariato) Naturalmente... E vi trovate bene, qui?
Giulia - Sissignore. Qui o un altro posto lo stesso.
ia Vecchia - Qui ci troviamo tutti bene...
i Vecchio - Mangiamo sempre carne...
Il Podest - (per aiutare /'Ispettore che non sa cosa dire, rivolto ad Anselmo e Giulia) E vostro figlio dov'? (/ Vecchi e le Vecchie sogghignano).
Giulia - partito.
L'Ispettore - Per sempre?
Giulia - Che discorsi! Credete che saremmo ancora vivi se fosse partito per sempre?
La Suora - Parlate rispettosamente.
Anselmo - Sissignore. Scusatela. No, non partito per sempre. Ritorner, oggi o domani.
L'Ispettore - Ma che razza di figlio se vi lascia finire in un ospizio?
Anselmo - Che razza di figlio?... Voi non lo conoscete, signore, non potete accusarlo. Lu non sa che noi siamo qui. Non gli abbiamo scritto niente per non rattristarlo.
L'Ispettore - Gi capisco... Del resto, verr oggi o domani, non vero?
Anselmo - Sissignore.
L'Ispettore - Allora tanti auguri, e buona fortuna per voi e per lui.
(Saluti. La Suora accompagna al cancello i visitatori che se ne vanno da dove sono venuti).
La Suora - Bravi! Avete risposto benissimo... Bice deve aver fatto molta fatica a tenere la lingua a posto. Ma sono contenta. (Anselmo e Giulia si avvicinano timidamente).
Anselmo - Possiamo uscire un poco, Suora madre?
La Suora - (fredda) No. Avete tutto il giardino per passeggiare. (Rientra in casa).
i Vecchia - Si sono fatti prendere in giro abbastanza, per oggi. Qua con noi, cari i miei principi. (D una piccola spinta a Giulia che barcolla).
Anselmo - Lasciatela tranquilla o vi rompo la testa.
io Vecchio - Almeno noi ce l'abbiamo, la testa! (Tutti ridono).
2a Vecchia - Bravo, Cecco... Spiritoso...
33 Vecchia - Sta zitta, civetta.
io Vecchio - Per colpa loro passiamo tutti per pazzi.
ia Vecchia - Ma loro non sono matti. Hanno inventato un bel sistema per campare alle spalle del Comune. Io avrei chiamato il figlio a mantenerli.
2a Vecchia - Avrei voluto vederli crepare di fame.
Giulia - Se nostro figlio avesse saputo che eravamo andati in miseria sarebbe venuto subito.
3a Vecchia - Voi non gli avete scritto per non rattristarlo, non vero?
Giulia - Anselmo, perch hai detto quella bugia, sai bene che non abbiamo l'indirizzo.
3a Vecchia - Non t'illudere, Giulia, anche se tu avessi avuto l'indirizzo non sarebbe venuto. Io ho fatto dieci figli. Figli veri, di carne ed ossa, non come il tuo... Eppure, eccomi qua. E ti assicuro che gli ultimi soldi li ho spesi per mandarli a chiamare. Non verranno neppure per accompagnarmi al cimitero. In questo, tutti i figli si assomigliano.
Giulia - Il mio no! Il mio no!
2 Vecchio - Ebbene, chiamatelo!
ia Vecchia - Se vi prendiamo in giro, se vi mettiamo le mani addosso, non avete che a chiamarlo.
Anselmo - Quando verr gli racconteremo quello che ci avete fatto!
i Vecchio - Tutto, mi raccomando.
2a Vecchia - I chiodi nella minestra.
20 Vecchio - La lucertola sotto il cuscino.
Giulia - Si, s, e allora sentirete...
10 Vecchio - Uh, che paura!
2a Vecchia - Ci ammazzer tutti! (Tutti i Vecchi sono addosso alla coppia, che cerca d difendersi. Anselmo difende Giulia).
Anselmo - Lasciatela respirare! Andatevene! (/ Vecchi girano intorno a loro in una specie di ballo grottesco sempre pi stretto).
10 Vecchio - Aspetta! Aspetta!
3a Vecchia - Campa cavallo!
3 Vecchio - Poveri pazzi!
20 Vecchio - Poveri scemi!
ia Vecchia - Oggi 0 domani!
2a Vecchia - Oggi o domani!
Giulia - Finitela! Mi gira la testa! Anselmo! Aiutami...
Ermellina - (che entrata e ha seguito la scena dal cancello, si precipita come una furia in mezzo ai Vecchi) Basta! Non avete vergogna? Via di qua! Via di qua!
Anselmo - (smarrito) Noi non abbiamo fatto niente di male. Ci tormentano sempre.
Ermellina - Lo so... Riposatevi...
ia Vecchia - (ritirandosi con gli altri) Signorina...
Ermellina - Che signorina! Lo dir a mio padre. Vi far cacciare tutti quanti. Via di qua! (/ sei Vecchi via nella casa, Ermellina, ai due vecchietti) Sono peggio dei bambini. Ma non s'impara niente a diventare vecchi? (A Giulia) Come state?
Giulia - Meglio... passato. Grazie, signorina.
Ermellina - Non sapete il mio nome? (La Vecchia tace) Eppure poco fa mi avete chiamato. Vi ho sentito. Avete chiamato: Ermellina!
Anselmo - Adesso ha soggezione. Per questo finge di essersi dimenticata.
Ermellina - Che volevate da me?
Giulia - N:ente. Mi fa piacere chiamare un bel nome. E anche tu sei bela.
Ermellina - Non me ne sono mai accorta.
Giulia - Vuoi sedere qua in mezzo a noi?
Ermellina - (siede) Ecco...
Anselmo - Anche tu credi che siamo?... (Fa un piccolo gesto) ... Come dice quella gente?
Ermellina - No.
Giulia - Non importa... Ci credi anche tu. (Ride).
Ermellina - Perch ridete?
Giulia - Vedrai se siamo pazzi. Vedrai... Anche lui... (Indica Anselmo) ... da principio non ci credeva...
Anselmo - Si capisce!... Abbiamo aspettato tanti anni questo figlio inutilmente. Abbiamo alzato per lui una "bella casa sulla collina. Adesso diventata vecchia anche lei, ma allora...! E noi due soli. Sempre soli... Quando... finalmente...
Giulia - S, finalmente...
Ermellina - Non dovete pensare sempre a questo... Vi fa male... Io so di tanta gente che ha perduto una persona cara. Ebbene... per un po' di tempo piangevano... poi non ci pensavano pi.
Giulia - Forse perch quella persona era morta.
Ermellina - E non potrebbe essere...
Giulia - (di scatto) No. Lo sentirei.
Anselmo - Lei sente sempre quando lui in pena... Quando malato e quando guarisce... Sempre.
Ermellina - (stordita) E come pu sentirlo da tanto lontano?
Anselmo - (alza le spalle) Lontano...
Giulia - E' facile... E' come avere dentro una vecchia cicatrice che ora diventa rossa... e fa male... E allora vuol dire che lui in pericolo. E ora chiara e neanche si sente... e vuol dire che sta bene ed contento. A tutte le madri succede.
Anselmo - E poi... noi abbiamo i segni.
Giulia - Quando le cose si mettono a girarti intorno inquiete...
Ermellina - (nervosa) Spiegatemi... Mi fa paura... E mi piace... Per stasera non avr il coraggio di spegnere il lume prima di addormentarmi. (Risatina nervosa).
Anselmo - (umiliato, offeso, ma grave, solenne) . Sta zitta, Giulia. Lei non capisce. di quelle che vedono gli alberi, le nuvole, i sassi... e credono che sia tutto l... Che non ci sia niente altro, dietro. (Secco) Lo vedi quell'albero?
Ermellina - (diffidente, senza pi sorriso) Si...
Anselmo - Stamattina era tutto acceso...
Ermellina - Sar stata l'aurora.
Anselmo - (grave) Tu dici cos perch sei una ragazza stupida. (Ermellina lo guarda, tra offesa e sbalordita) S, s... sei una ragazza stupida, anche se sei la figlia del Podest. (Riprende) L'albero voleva avvertirci di qualche cosa di bello... E vero, Giulia?
Giulia - (lieta) vero.
Ermellina - (alza la testa con sforzo) Io... non ci credo.
Anselmo - E allora, che cosa ci stai a fare, qui? Perch non te ne vai? (Ermellina non si muove
Giulia - (dolce) Lo vedi? Ermellina non una ragazza stupida. che adesso si vergogna di pensare come noi, perch ha sentito come la gente ci prende in giro. Bisogna capirla. Tu vuoi capire gli alberi e non le ragazze? No, Ermellina non una ragazza stupida. (Ragionevole) E poi, certo, di giorno difficile non essere stupidi.
Ermellina - vero. Anch'io, di notte... SI, di notte spalanco gli occhi nel buio e mi metto ad ascoltare.
Giulia - E non senti niente?
Ermellina - Le cose sono furbe...
Giulia - proprio cos!
Ermellina - Trattengono il respiro... Sono l Ma a me non vogliono dir niente.
Giulia - Forse se tu non avessi paura esse ti verrebbero incontro. Prova...
Ermellina - A voi, com' successo?
Giulia - Cos... quando aspettavo il bambino. Un giorno stavo a] sole con le mani cos. (Prende l'atteggiamento della donna incinta) E ho sentito battere il mio cuore. E un altro piccolo battere ha risposto. Poi tanti altri intorno... Da tutte le parti... Da tutte. E ai miei piedi la terra anche, con un suono basso, profondo come un tuono. Facevano tanto chiasso che non ho potuto pi distinguere il mio cuore dagli altri... (Pausa) Capisci? Non c' stata pi differenza, da quel momento.
Ermellina - E meraviglioso... Anch'io vorrei provarlo.
Anselmo - Aspetta. Quando sarai innamorata forse lo proverai.
Ermellina - Ho paura che non sar mai innamorata.
Giulia - (sorride) E possibile una cosa simile?
Ermellina - Cos vogliono i miei genitori. Vogliono sposarmi con un uomo che io non posso soffrire.
Giulia - Peccato. (Pausa) Allora... Niente?
Ermellina - Niente? Che cosa volete dire?
Giulia - Se devi sposarti... inutile... Se avessi potuto aspettare, chiss... (Pausa) Sai perch partito?
Ermellina - No.
Giulia - Per una donna. Era fidanzato con una fanciulla come te, ma lei ha preferito sposare un uomo ricco.
Ermellina - Io non avrei fatto cos.
Giulia - Lei era debole. I bei vestiti... gli anelli... Sai com'... Nostro figlio non sa che farsene del denaro...
Ermellina - Parlatemi di lui
Anselmo - (ride) Adesso vuoi, eh! L'avevo subito capito che eri venuta per questo...
Giulia - Non c' niente da dire. un uomo straordinario.
Ermellina - Perch? Che cosa fa di straordinario?
Anselmo - Niente. straordinario senza far niente. Del resto... Lo vedrai. Che peccato, Ermellina, che tu sia fidanzata...
Ermellina - Non dite cos! Mi fa male!...
Giulia - Perch non lo aspetti?
Ermellina - (come riassumendo il senso della loro scena, riassettandosi la veste e alzandosi) Perch sono giovane e... avrei troppo da aspettare...
Giulia - Ascolta... Non senti?... Qualcuno che cammina fuori sulle foglie secche...
Ermellina - E il vento! (Pausa) Non avete freddo qua fuori? Il sole non riscalda abbastanza. Rientrate. Io devo andare.
Giulia - Aspetta ancora un poco.
Ermellina - Che cosa volete che aspetti?
Giulia - Non senti di nuovo dei passi dietro al muro?... C' qualcuno, l. (Lentamente passa un uomo davanti al cancello. vestito come un vagabondo con la maglia chiusa fino al collo e la giacca sulle spalle. Il viandante si ferma e guarda attraverso il cancello) Ah! Anselmo, guarda! (Il Vecchio si volta e rimane sbalordito a bocca aperta)
Ermellina - (guarda ora luna or l'altro tremando in un crescente terrore) Che cosa c'? Perch fate cosi? Chi quell'uomo? (L'uomo spinge adagio il cancello) Non entrate. Non fatelo entrare! Ho paura... (Giulia si precipita incontro allo sconosciuto allargando le braccia
Giulia - (piangendo) Figlio... Figlio mio! (Egli la guarda un momento poi la stringe sul cuore).
Anselmo - Sono diventato tanto vecchio che non mi riconosci?
Ermellina - (al colmo dell'emozione) Chi ? Chi , quest'uomo!...
Anselmo - E imi Nostro figlio. Non ti avevo detto che sarebbe ritornato?...
Ermellina - (smarrita) vero... L'avevate detto... vero!... (Rimane ancora un istante come senza fiato a guardare il giovanotto, poi si mette a correre verso il paese gridando) Il miracolo! Il miracolo! Suonate le campane! Il miracolo!
ATTO SECONDO
La stessa scena del primo atto. Luce meridiana. Nell'Istituto tutte le finestre sono chiuse. Dopo un poco si sente un passo affrettato. Appare il Podest, pi rosso del consueto, che si avvicina al cancello e suona nervosamente il campanello. La Suora, cautamente, esce e va ad aprire. I due si guardano in silenzio.
Podest - Che cosa significa questo scandalo?
Suora - Potrei domandarlo a voi, con tutti il rispetto.
Pdoest - Con tutto il rispetto?
Suora - Si, se mi fosse permesso.
Podest - Vi prego, non diciamo parole inutili. Che cosa volete domandarmi?
Suora - Veramente siete voi che volevate sapere qualche cosa... Ma infine... perch vostra figlia ha fatto suonare le campane?
Podest - Non le ha fatte suonare . entrata come un bolide in sagrestia, cos mi hanno detto, si infilata nel campanile e ha tirato le corde. Delle campane normali non si sarebbero mosse; ma per economia di bronzo le nostre sono cos leggere che il vento basterebbe a farle suonare. Inoltre mia figlia dice che le venuta una forza sovrumana.
Suora - La signorina vostra figlia ha una grande fantasia...
Podest - (compiaciuto) Oh, si. Per questo, nessuno la vince. Scrive anche dei racconti, delle novelle... Non so bene. Io non li ho mai letti perch ho altro per la testa, ma la sua maestra dice che sono straordinari. Pu darsi che diventi una scrittrice...
Suora - Ma intanto...
Podest - Intanto ha messo sossopra il paese. Stavamo per sederci a tavola... Non vi dico poi come abbiamo mangiato. Io sono corso in chiesa. E ho trovato il parroco che aveva test arrischiato la vita, perch , capirete, era a colazione quando sono suonate le campane. Egli si mette a tavola dopo l'ultima messa. Per questo la pi breve di tutto il servizio. Dunque, era al secondo piatto e ha fatto giusto in tempo a inghiottire per traverso un pezzo di pollo, e pare, con tutto l'osso. Una cosa terribile. Ha dovuto chiamare il dottore, il quale era in casa del farmacista. Veramente il farmacista era in farmacia. In casa c'era sua moglie... Sola.
Suora - Eh, capisco...
Podest - Tutti hanno capito, Suora Madre. Una serie di guai. E proprio oggi che ci tenevo a dimostrare che il paese bene amministrato... Beata voi che avete fatto voto di castit... A voi non possono capitare tutte queste cose.
Suora - Come vedete, ci sono sempre i figli degli altri.
Podest - (un po' offeso) . Beh non bisogna esagerare. Il mondo non pu finire per questo. E poi, ecco il punto. Qualche cosa di autentico ci deve essere. Mia figlia non ha mai fatto cos.
Suora - Voi non l'avete vista?
Podest - Un momento mentre correva. Mi ha detto tutto senza fermarsi. Ho capito poco... Suora - Giulia e Anselmo hanno trovato il figlio.
Podest - E impossibile. Non mai esistito.
Suora - Sarebbe appunto questo il miracolo ...
Podest - Mio Dio, facile provare che essi sono sempre stati pazzi.
Suora - Non so se sar poi tanto facile. Voi sapete che sono stati ricoverati qui per motivi molto confusi. Pare che facesse gola a qualcuno la loro propriet...
Podest - (preoccupato) Brutto affare! Brutto affare !
Suora - E se verranno dalla citt avvocati e dottori avremo tutti da perdere qualche cosa...
Podest - Che cosa volete dire? Io non ho niente da perdere.
Suora - Non rosse altro che il vostro tempo prezioso per il bene del paese, signor Podest, e la reputazione di vostra figlia... Si, nessuno sposa volentieri una ragazza che pu mettersi a suonare le campane da un momento all'altro... come avere vicino una sonnambula.
Podest - Troppo giusto... Troppo giusto. (Dopo una breve riflessione) Mandateli qui tutti e tre... No... Aspettate... Non vorrei compromettermi... Piuttosto, fate venire qui il pi vecchio dei vostri ricoverati.
Suora - Posso pregarvi di non dirgli niente... S... del miracolo... I vecchi si spaventano subito... E la loro emozione si manifesta in un modo... poco piacevole, ve lo assicuro. Stanotte qui non si dormir di certo?
Podest - E i tre fenomeni dove li avete messi?
Suora - Nella nostra chiesetta. Da un pezzo non vi si celebra pi messa. Da quando ce n' un'altra che promette miracoli, sul monte. (Via).
Podest - (tra s) Ah, ecco perch si agita tanto.
(Entra Salvatore. Il i Vecchio accompagnato dalla suora).
Suora - Eccolo, signor Podest.
Podest - Bravo... Bravo. (Salvatore cerca di baciargli la mano) No, no, niente cerimonie, vecchio mio. Gli uomini sono tutti fratelli.
i Vecchio - Volete scherzare, Eccellenza?
Suora - Il signor Podest vuole una informazione da voi.
io Vecchio - (spaventato) Io non so niente! Non ho fatto niente!
Podest - Sar meglio che ci lasciate soli. (La Suora via) Dunque Salvatore, ditemi un po' da quanto tempo siete entrato nell'ospizio.
i Vecchio - Da dieci anni, eccellenza.
Podest - E come vi ci trovate?
io Vecchio - Eh, eh! Se dovessi dire la verit... (S guarda intorno) Non augurerei a vostra Eccellenza di trovarsi al mio posto.
Podest - E perch? Avete detto poco fa all'Ispettore che vi si tratta con tutti i riguardi. Avete mentito?
io Vecchio - Eh, come si dice, bisogna pur vivere Eccellenza!...
Podest - Ho capito... Faremo delle indagini.
io Vecchio - Sarebbe meglio che intanto ci mandaste qualche pollo, Eccellenza. Magari uno per me solo.
Podest - La solidariet umana non il vostro forte. Va bene. Provvederemo! Ma ditemi un po'; voi conoscete bene Giulia e Anselmo.
io Vecchio - Sissignore... Da quando sono nati si pu dire.
Podest - E come sono?
i Vecchio - Matti.
Podest - (allegro) Ah, si?... Sono proprio matti?
i Vecchio - Eh, altra! Voi, come Podest dovreste saperlo... Quando io sono tornato in paese mi hanno raccontata la faccenda della nascita del bambino. C'era da crepar dal ridere... Figuratevi che la madre si alzava di notte per dare il latte al figlio che non c'era...
Podest - Voi non eravate qui a quell'epoca?
io Vecchio - No, signore. Io sono stato pi di 30 anni a lavorare fuori. Sono tornato appena in tempo per essere cacciato qua dentro...
Podest - E chi vi ha raccontata la storia?
io Vecchio - Aspettate... Per primo me l'ha raccontata Giovanni, credo... Mi pare. Ma io ho perduto la memoria...
Podest - E dov' adesso questo Giovanni?
io Vecchio - morto.
Podest - Ma chi aveva particolari precisi?
10 Vecchio - Mah! Forse il dottore che ha visitato Giulia allora. Ma partito 20 anni fa.
Podest - Ma per Diana, non saranno tutti morti o partiti!
io Vecchio - Certo, Eccellenza, ma passato tanto tempo... (La Suora entra).
Podest - Basta, ho capito. Andate.
10 Vecchio - Sissignore (Rimane fermo).
Podest - Suora!
Suora - (Gridando. Si accorge di lei) Da questo non si riesce a capire niente. Mandatemi subito quei tre. Subito! (La Suora fa rientrare Salvatore e dice) :
Suora - Ve li ho gi preparati.
(Rientra nell'Istituto. Dopo un momento ne escono i due Vecchi in mezzo a loro il Figlio. Egli ha un'aria tranquilla e ironica. I Vecchi sono raggianti).
Podest - Voi, sareste il miracolo?
Anselmo - Non c' nessun miracolo. semplicemente il nostro ragazzo che tornato.
Podest - Siete modesto. Del resto, si, io non so come dire, se siete quello che credono alcuni... dovreste fare una certa impressione. Invece pi vi guardo e pi vi trovo uguale a tutti gli altri mortali.
Giulia - (offesa) A prima vista, forse, ma se osservate bene, Eccellenza... Quando era piccolo io guardavo sempre gli altri bambini e, per esempio, non ne ho mai visto uno che avesse delle orecchie come le sue.
Podest - (sbalordito) Le sue orecchie! Come sono le sue orecchie?
Giulia - (sicura) Meravigliose...
Podest - (guarda) Pu darsi che qualcuno pi sensibile di me sia del vostro parere. Ma voi capite che non bastano le orecchie per provare la sua discesa dal cielo...
Giulia - Cosa vuol dire?
Anselmo - (premuroso) chiaro. Il signor Podest vuol dire che tutti i figli vengono dal cielo.
Giulia - Oh, Eccellenza, voi non siete una donna e per questo potete pensare cos. Ma io vi assicuro che i figli vengono dalla madre.
Podest - Sicch, quest'uomo con i suoi occhi e la sua bocca e le sue meravigliose orecchie venuto da voi?
Giulia - Sissignore.
Podest - Proprio da voi?
Anselmo - Non da lei sola... se permettete.
Podest - Siete pronto a sostenerlo?
Anselmo - Eh, mi pare! Cosa volete insinuare?
Podest - Ma allora tutto si spiegherebbe! Tutto rientra nella normalit; non pi il caso di parlare di prodigi e di grazie piovute dal cielo. Voi mi togliete una grande seccatura. Capirete, nella mia carriera non mi era mai capitato un caso simile, e io non sono preparato. (Al figlio) Voi, specialmente, potrete aiutarmi. (Sottovoce) A loro non si d retta. Ma se voi spiegherete... farete capire...
(Il figlio tace. Il Podest, preoccupato, agli altri due) Ma sa parlare?...
Anselmo - E come avrebbe potuto girare il mondo?
Podest - Appunto; appunto. (Pausa) Si potrebbe trovare anche qualche testimonio che fosse disposto a dire di avervi visto bambino. Con un po' di danaro che cosa non si farebbe dire alla gente? (Conciliante) Siamo d'accordo?
Figlio - No. Preferisco il miracolo.
Podest - (sbalordito) Eh? Perch ?
Figlio - pi dignitoso.
Podest - Ah, si? Io vi offrivo il ramoscello d'ulivo. Voi lo rifiutate... Peggio per voi... Tra poco verr qui della gente, molta gente... E per essere lasciato in pace dovrete confessare...
Anselmo - Confessare che cosa? Nostro figlio non un delinquente.
Podest - E con questo? Se credete che ci si difenda soltanto dai delinquenti... Anzi quelli sono meno pericolosi, cari miei. Sconvolgere la tranquillit della gente, mettere zizzania nelle famiglie, far suonare le campane nel momento in cui i fedeli si mettono a tavola, senza parlare dei perturbamenti morali che la cosa porter nella coscienza di noi tutti, questo, caro giovanotto, si pu chiamare veramente un attentato alla salute pubblica...
Figlio - (alzando un dito a indicare il cielo) Prendetevela con il responsabile.
Podest - cos?... Siete deciso?...
Figlio - Non posso fare altrimenti. (A questo punto dalla strada giungono le voci acute delle Beghine. Quelle del Segretario e dell'Ispettore e sopra tutte la voce esultante di Ermellina).
Ermellina - Ora vedrete... qui!... (Irrompendo accaldata, spettinata e felice) Eccolo!... E lui...
ia Beghina - anche un bel ragazzo.
2a Beghina - Non essere frivola. peccato. :
ia Beghina - Iddio mi perdoni!
Podest - (al Segretario) Caro amico, vi 1 aspettavo. Ecco del pane per i vostri denti.Voi siete maestro per i cavilli, cercate di scoprire la verit.
Segretario - Sar .per me un piacere. (Ai Vecchi) Questo dunque il figlio che aspettavate. (Al giovane) Quando siete arrivato?
Anselmo - Adesso.
Segretario - Ah! Viaggio buono?
Figlio - Lungo.
Segretario - E... da dove, se lecito?
Figlio - Da molto lontano.
Segretario - La precisione vi spaventa a quanto pare...
Anselmo - (commosso) partito da qui 20 anni fa, signor Segretario. Aveva giusto 25 anni! Pensate! Adesso averlo qui... Non sembra vero...
Segretario - E adesso avrebbe 45 anni? Volete prendermi in giro?...
Figlio - Li porto bene. Ecco tutto.
Segretario - Ah, si? E allora se non vi dispiace, fuori i vostri documenti.
Figlio - Quali documenti?
Segretario - Quelli che provino la vostra identit...
Figlio - Non ne ho.
Segretario - (trionfante) Ah! Si potrebbe gi farvi arrestare!
Giulia - Perch? Cosa ha fatto di male?
Anselmo - Ma nostro figlio nato qui e tutti sanno...
Segretario - Che cosa? Che cosa? proprio questo il punto! Nei registri del comune vostro figlio non c'.
Anselmo - Sar... Sar un errore.
Giulia - E che importa, poi? Lui qui. Voi tutti lo potete vedere.
Segretario - Nessuno lo pu vedere. Questo individuo non esste.
Giulia - Ma siete matto?
Segretario - Perch un uomo esista che cosa credete che occorra?
Giulia - Oh bella, che nasca!
Segretario - No. Occorre che sia iscritto nei registri del comune, che si trasformi in un cittadino. Ecco: questo. Ci mancherebbe j altro! finita la razza degli uomini! Oggi 2 non esistono che cittadini! (Al Figlio) Siete 1 iscritto all'anagrafe? Avete la licenza elementare? Avete il certificato di battesimo? Avete prestato il servizio militare? No? Pagate le tasse? Nemmeno. Che volete di pi? Come cittadino e come Segretario Comunale nego la vostra esistenza. (Con gesto largo) Per quanto vi guardi, n io n la societ vi vediamo.
Podest - Andiamo. Cosa rispondete?
Ermellina - Ma lui non pu rispondere! Come siete strani! Che cosa volete che sappia lui delle nostre leggi?
Segretario - (gridando) Non si fanno eccezioni per nessuno! La legge uguale per tutti.
Ermellina - Per noi. Ma non per lui... (Gli si avvicina di pi e lo guarda).
Podest - Compatitela. una bambina. Non sa quello che dice. E poi il sole deve averle dato alla testa.
v Beghina - (ironica) Gi! Il sole...
33 Beghina - Di questa stagione.
Ermellina - incredibile. Non vogliono vedere. Loro ci stanno bene in questo buco. A sguazzare nei loro interessi... Il posto. Il danaro! I registri tutto il giorno. Seppelliti. Senza mai alzare la testa a guardare il cielo. Ma io no, io no.
Podest - Ermellina, ti proibisco di dire ancora una parola.
Ermellina - No pap. In qualunque altro momento ti avrei ubbidito, ma oggi non posso ascoltare nessuno. Oggi una gran giornata. Una gran giornata! (Guarda gli altri) E nessuno s'inginocchia! Nessuno ringrazia Iddio di averci dato un segno della sua bont.
33 Beghina - Veramente, non era questo il segno che aspettavamo.
Ermellina - Chi volete che si occupi di quello che aspettate voi? Vi conosco: tutti sono delusi adesso perch toccato a loro che non avevano chiesto niente. Che cosa volete farci? Si vede che solo i pazzi sono simpatici a Dio.
Podest - (furioso) Ma tu che c'entri?
Ermellina - (confusa) Niente... Ma io vedo tutto cos chiaro... cos semplice...
Giulia - Finalmente!
Ermellina - E vorrei che tutti lo vedessero come me. Niente altro. (Ermellina e il Figlio si guardano).
Ispettore - (dolcemente) Per vederlo, bisognerebbe avere gli occhi pieni di lacrime: come i vostri, signorina.
ia Beghina - Questa opera del demonio!
2a Beghina - Il giovanotto ha stregato la ragazza.
ia Beghina - Dio ci salvi!
33 Beghina - Misericordia!
Ispettore - Io vorrei dire una parola...
Podest - Magari ci venisse una luce...
Ispettore - Veramente, in questo caso sembra che la luce ci venga dall'alto. Scusate se mi servo di una immagine poetica.
Podest - (con rassegnazione) Ahim, appropriata. Eccellenza, appropriata..
Ispettore - Cerchiamo di ragionare. Intanto, dov' il parroco?
2a Beghina - Si ritirato in chiesa a dire le preghiere.
ia Beghina - Le preghiere per gli ossessi.
33 Beghina - Prima ha dovuto scrivere al Vescovo.
Ispettore - Gi. Gi. Non vuole compromettersi. Eppure, se miracolo, lui che deve giudicare.
Segretario - (preoccupato) Signori! Signori, vi prego! Non divaghiamo con interpretazioni .fantastiche. Qui si dicono parole che... non vorrei neppure ripetere. Mentre si tratta di un simulatore e di due alienati...
Ispettore - Tutti e due con la stessa demenza? molto strano...
Segretario - Non per loro. Non per loro. Voi non sapete la forza di quella piccola vecchia dall'aria dimessa... Ha dominato il marito per tutta la vita. L'ha ridotto uno straccio senza volont e senza pensiero...
ia Beghina - Si, si vero!
2a Beghina - Mia madre, anima santa; lo diceva sempre che gli aveva fatto la fattura!
Segretario - Sentite la voce del popolo? la verit. E allora a poco a poco gli ha messo quel chiodo nella testa; Il figlio... il figlio... la suggestione continua... Pensate, non si sono mai separati neppure per una ora...
Ispettore - Doveva essere una gran bella donna!
Anselmo - Vi prego, questo non vi riguarda (Le Beghine ridono).
Segretario - Vedete? Egli non si accorge nemmeno di essere ridicolo con la sua gelosia a quell'et... innamorato ancora. Mi pare che non occorra altro per provare la sua pazzia...
ia Beghina - E la sua scostumatezza!
2a Beghina - Lei una strega!
ia Beghina - Una donna che d scandalo!
3a Beghina - Dio ci guardi!
Podest - (ansioso di concludere) Forse cos. Voi cosa ne dite Eccellenza?
Ispettore - Per me un miracolo.
Podest - (stupefatto) . Dite sul serio?
Ispettore - Perfettamente.
Segretario - Io non capisco pi niente, signor Ispettore! Quando voi, un uomo come voi... Non potete sostenere che questo vagabondo con le scarpe rotte ci sia stato inviato dal cielo.
Ispettore - Perch vi fermate ai particolari insignificanti? Che cosa importano le scarpe rotte e l'aspetto di vagabondo? L'importante stabilire se un uomo pu o no essere inviato dal cielo. Se io credo a un miracolo, mi sar facile poi cambiargli le scarpe.
Segretario - Ma nessun particolare insignificante. Mai! Anzi i particolari servono alla mente per arrampicarsi oserei dire sino alla vetta dell'universale... Se io considero quelle scarpe, la mia ragione si rifiuta di crederle un prodotto celeste. Anzi, la loro espressione, mi narra una lunga storia terrestre; di questa nostra dura terra, signori!
Ispettore - che voi, signor Segretario, mai prima d'ora avete visto un miracolo!
Segretario - Infatti, e voi?
Ispettore - Neanch'io... Ma... Ho dell'immaginazione!
Segretario - Per me una mistificazione. Vera e propria circunvenzione d'incapaci.
Ispettore - Io posso anche non discutere su questa vostra opinione. Ma discuto sull'opportunit di questa opinione.
Podest - Eccellenza! Siate chiaro almeno voi, per carit!
Ispettore - Voglio dire: che ci guadagnate voi tutti a restringere questo avvenimento nella banalit di un fatto di cronaca?
Segretario - Ma, per amore della verit, noi...
ia Beghina - (alle altre due) Amore di che?
2a e 3a Beghina - Ah! Ah! (Sguardo torvo del Segretario).
Podest - Silenzio, perbacco.
Ispettore - Mentre, se... anche con i dovuti accorgimenti, voi mi capite... si valorizzasse linterpretazione miracolastica...
Segretario - Volevo ben dire che non potevate crederci.
Ispettore - (non raccogliendo) Dunque, dicevo, se si valorizzasse l'interpretazione miracolistica... Eh, come Ispettore delle Feste, ; vi posso dire che grandi vantaggi potrebbero derivarne al vostro paese, alla provincia e alla stessa Nazione... Ma pensate a una pubblicit ben fatta... Giornali... manifesti... propaganda-radio... Che successo per la Direzione Generale delle Feste! Pensate alla ricchezza e alla notoriet per questo paese!
Segretario - E al ridicolo quando la Chiesa impedir questa farsa... :
Ispettore - Perch? Un santo giovai sempre!..
Il Dottore - (entrando) Certo. Pi che un dottore. Sono venuto appunto a dire al signor Podest che, in seguito agli incidenti di questa mattina, sono costretto a dare le mie dimissioni. (Le Beghine ridono e ammiccano tra loro).
Podest - (Disperato sotto il nuovo colpo) Non possibile, dottore. L'ospedale non si pu chiudere.
Dottore - (con disprezzo) L'ospedale! Mi pare eccessivo chiamarlo cos! Due stanze oscure e male odoranti... Anzi, Vi annunzio la visita della contessa che credo abbia proprio qualche cosa da dirvi a proposito dell'ospedale.
Podest - (premuroso) Vuol parlare con me? (Le Beghine corrono a guardar fuori dal recinto).
ia Beghina - vero.
2a Beghina - E vero.
3a Beghina - Viene la signora contessa!
2a Beghina - A piedi!
3a Beghina - Per questa salita!
1. Beghina - Vuol morire... Cos debole come ...
2a Beghina - Domani don Erminio dovr darle l'olio santo.
3. Beghina - Non sembra neanche tanto malata...
3a Beghina - Zitta. Eccola.
(Entra in scena e si dirige al cancello la signora Contessa, seguita da un domestico che regge la borsa e un plaid a colori vivaci. vestita di bianco, cappello con aigrette veletta bianca. letteralmente coperta di gioielli come la Madonna di Pompei. Le si fa intorno un deferente silenzio. Le Beghine Si scostano per lasciarla passare).
3. Beghina - Quale onore.
ia Beghina - Che fortuna.
2a Beghina - La nostra benefattrice...
Podest - Oh, signora Contessa, voi siete venuta fin qui...
Contessa - Lasciamo da parte i convenevoli, per carit... La mia visita non ufficiale. Dov' Giulia? La mia cara Giulia?
Podest - (premuroso) Eccola, signora contessa.
Contessa - Lasciate che io l'abbracci. In questo momento non ci sono differenze di casta! Qui ci sono soltanto due madri.
Segretario - (molto deferente) Veramente, la maternit della signora contessa... stata assai pi normale.
Contessa - Niente stato mai normale per me, egregio Segretario. La normalit per la povera gente.
Ispettore - Sembra che oggi non abbiate fortuna.
Contessa - Giulia cara, tu permetti che io guardi il tuo ragazzo? Oh, non affatto cambiato da quando era bambino...
Anselmo - Veramente, molto cresciuto da allora...
Contessa - A me fa piacere vederlo cos. Mi ricordo di avervi tenuto tante volte sulle ginocchia quando eravate piccolo, piccolo...
Podest - Oh, signora, non vorrete dare a questo giovanotto un tale vanto...
Segretario - (sbalordito) Ma la signora Contessa vorr scherzare...
Contessa - Nelle mie condizioni di salute sarebbe difficile scherzare.
Segretario - Non capisco...
Contessa - (dopo una pausa) Davvero? Cercher di spiegarmi. Dal paese sono salite fino a me delle strane voci... Ho sentito parlare di miracolo... Di grazia ottenuta... E sono salita quass, oltre che per rallegrami con Giulia, per guardare in faccia i miei nemici. (Punta gli occhi addosso al Segretario).
Segretario - Ma io non c'entro...
Contessa - Voi c'entrate sempre quando c' qualche porcheria. Si, parlo proprio per voi.
Segretario - (balbettando) Io sono sbalordito... Non so a che cosa attribuire... Io ho avuto sempre la pi grande devozione per la vostra casa...
Contessa - Naturalmente. Quando si tratta di sedere alla mia tavola o di vendermi a caro prezzo la terra che avevate comprato quasi per niente approfittando della miseria dei contadini. (Alzando la voce) Ma non crediate che non abbia sempre letto l'invidia nei vostri occhi per miei damaschi, i miei candelabri d'oro, e soprattutto per la cassaforte nell'angolo della mia stanza. Soltanto vi consolava il pensiero che malgrado la mia ricchezza, niente poteva salvarsi da questa mia malattia, dalla sofferenza, e tra poco, dalla morte. Ah, per essere cos perfidi bisogna aver ricevuto dei benefizi fin dall'infanzia! Ecco, perch adesso per paura che toccasse a me la grazia di guarire, per paura che io dovessi vivere ancora un poco, vi siete agitato per creare qui questa commedia del miracolo che doveva togliere a me ogni speranza...
Segretario - un'infamia...
Contessa - Ma non sar cos... Io sono pronta a testimoniare che quel figlio sempre esistito. E chi sosterr il contrario si ricordi di non bussare mai pi alla mia porta. Siamo intesi?
Podest - Ma io sono del vostro parere, esattamente del vostro parere. Qui non c' nessun miracolo! Non c' ancora nessun miracolo.
Contessa - Grazie, signor Podest. (Piccola pausa) Del resto io conosco la vita del santo. Ho letto la sua storia perch sono sempre stata devota, tutti lo sanno, e inoltre la biblioteca la stanza pi calda della casa e io sono costretta a passarci molte ore. Ora, io dico: la chiesa ha sempre vissuto della mia beneficenza. L'ospedale anche. E i poveri del paese da chi hanno avuto le coperte, la legna e il pranzo due volte la settimana?
Podest - Da voi, signora contessa. Io lo far insegnare nella scuola.
Contessa - (con certa minaccia) Ebbene, il santo era un uomo di buon senso e non posso credere che voglia spogliare la chiesa, l'ospedale e togliere ai poveri la possibilit di non morire di fame e di freddo...
Podest - Ah, perch voi vorreste?...
Contessa - Ah, per questo... Io sono stata sempre buona, generosa, ho cercato di sollevare le miserie, e ho potuto sopportare l'ingratitudine della gente del destino. Se non si pu fare altrimenti. Ma se c' una via di uscita, se c' una grazia, dev'essere per me. Ne ho diritto, me la sono meritata con una vita di sacrifici e di rinunce. Se io dovessi accorgermi che non esiste giustizia in nessun luogo... Oh, allora per quel poco che mi rimane da vivere vorrei rifarmi del tempo perduto... E se ne accorgerebbe il paese per il primo... Siete tutti avvertiti... Andiamo, dottore. (Esce seguita dal domestico e dal dottore).
2a Beghina - La povera cara signora ha ragione! Cos malata...
3a Beghina - stata sempre una vera cattolica!
ia Beghina - Anche oggi aveva fatto dire una messa a sua intenzione...
2a Beghina - Trenta lire.
ia Beghina - E poi... Come se non si sapesse chi ha messo l'occhio sul terreno di quei poveracci... (Alludono al Segretario. L'Ispettore segue).
Podest - E noi che cosa possiamo fare? Signore Iddio, che cosa possiamo fare se le cose vogliono andare in questo modo?
Ispettore - Non preoccupatevi. Tutto sta a mettersi d'accordo fra noi...
Podest - Se bastasse. ( apparsa alla porta la Suora) E voi che cosa fate muta e minacciosa sulla soglia? Tenete in serbo una cattiva notizia? Sono pronto a tutto: parlate.
Suora - Oggi, il signor Podest incontentabile... soltanto una modesta proposta...
Podest - Sentiamo..
Suora - Mandate a casa loro quella gente.
Podest - E a che servirebbe?
Suora - Intanto a evitare nuovi guai e nel caso a lavarcene le mani...
Segretario - Io mi oppongo. Non legale!
Podest - Non ho chiesto il vostro parere... (Ai vecchietti) Avete sentito?
Anselmo - Sissignore. Ma veramente abbiamo capito poco...
Segretario - E naturale.
Podest - Potete tornare a casa con vostra moglie e con., s, insomma con lui. Sarete contento?
Anselmo - Sissignore. Ma noi staremmo bene dappertutto. Anche qui. Ma se ce ne date il permesso, ce ne andiamo volentieri...
Figlio - Peccato! Cominciavo a divertirmi.
Ermellina - Ma una catapecchia abbandonata. Moriranno di freddo e di fame.
ia Beghina - La felicit riscalda!
2a Beghina - E il pane della grazia fortifica!
Ermellina - E li lasciate attraversare il paese in questo momento?
Figlio - E non ci sono io?
Ermellina - Anch'io li accompagno.
Podest - No. Tu resta qui. (La prende per un braccio e le d una spinta) E non muoverti...
Giulia - (passando) Ci rivedremo, Ermellina?
Ermellina - (sicura) Certo, ci rivedremo presto. (passano nel gran silenzio e si allontanano')
Podest - (fa un gesto disperato) Cose dell'altro mondo.
Ispettore - Veramente... Molto interessante dal mio punto di vista. Informer le autorit competenti affinch vogliano condurre le indagini con spirito di comprensione.
Podest - Vi prego, signor Ispettore, vi prego. Voi guardate le cose dal di fuori, ma io, non vorrei che questo paese... Mia figlia... Suora chiudetela in una stanza... o in chiesa... Ma mi raccomando: lontana dal campanile.
Segretario - Che cosa avete voluto intendere con lo spirito di comprensione?.
Ispettore - Ma cos chiaro; volevo dire secondo i nostri interessi.
Segretario - E cio?...
Ispettore - La valorizzazione del miracolo... per il bene comune.
Segretario - (livido) Soltanto per il bene comune, signor Ispettore?...
Ispettore - E il mio naturalmente. Ah, io ho il coraggio delle mie intenzioni. (A tutti) Sissignori. Io aspiro alla promozione. Lo riconosco. E spero di guadagnarmela. Ma anche voi abbiate il coraggio di confessare che avete intrigato da tempo per togliere senza sforzo e senza rischio a quei poveri vecchi la loro propriet e adesso vi battete unicamente per non perdere il vostro affare...
Segretario - Non vero! una disgraziata combinazione! S, lo ammetto: pu sembrare interesse personale, ma vi prover il contrario... a costo di perdere il mio posto, io sosterr il mio punto di vista fino alla fine. Con tutta l'anima, con tutto il mio sangue io odio le eccezioni, odio i privilegi, odio la libert. Siamo tutti uguali! Nessun individuo deve alzarsi sugli altri. Perci niente geni, niente santi e sopratutto niente miracoli.
Ispettore - Naturalmente. Per voi non siete un politico, caro segretario. Potreste forse essere un tribuno perch sapete dare una certa impressione di buona fede e avete l'irruenza di chi ha poche idee. Ma non un uomo politico, perch non avete la percezione di come si possa cogliere l'eccezionale e abilmente imbrigliarlo perch serva ai fini dello Stato.
Segretario - Ecco! Come questo miracolo che dovrebbe fruttarvi una promozione.
Ispettore - E che dovrebbe farvi perdere un terreno !
Podest - Signore! Signori! Qui non si fanno questioni personali.
Segretario - Voi siete un ambizioso.
Ispettore - E voi non capite niente!
i* Beghina - Che spettacolo!
2a Beghina - E noi siamo guidati da questa gente !
Podest - Dove va a finire la nostra autorit? Queste discussioni si fanno a porte chiuse!
Ispettore - Una volta! Una volta si facevano a porte chiuse, ma da molto tempo la gente che odia le eccezioni ha invitato la massa a entrare nei tribunali a partecipare al governo, a trinciare spudoratamente giudizi sulle cose sacre e profane. Eccone il risultato: che tutti siamo costretti a spogliarci sulla pubblica piazza. (Le Beghine fanno piccoli gesti di orrore) Con grande divertimento degli sfaccendati e delle vecchie zitelle. (Le Beghine si ricompongono offese) E nessuno vuol capire che un uomo pu essere grande anche se non ha la camicia di bucato !
Podest - Scusate, signor Ispettore! Questo non c'entra!
Ispettore - Gi, vero. Questo non c'entra. Qui siamo tutti senza macchia. Torniamo dunque al vostro indisciplinato dipendente il quale ha creduto di offendermi chiamandomi ambizioso. Tenetevelo bene in mente, caro mio, l'ambizione ha dato al mondo le massime glorie. Il cammino degli uomini, il progresso della civilt dipendono dall'ambizione dei pochi i quali pagano caro il privilegio di condurre il branco... Voi non potreste resistere neppure una settimana alla fatica delle riviste, dei banchetti, all'odore della folla, e alla balordaggine dei discorsi celebrativi...
Segretario - Non ci tengo...
Ispettore - Cose che si dicono...
Segretario - Perch voi vi illudete di essere fra quei pochi?
Ispettore - S, per ora una illusione, ma far di tutto perch si traduca in realt...
Segretario - Con ogni mezzo, non vero?
Ispettore - Si capisce: secondo le buone tradizioni.
Segretario - Approfittando della disgrazia degli amici, della moglie dei superiori, del buon raccolto e dei miracoli veri o falsi che siano...
Ispettore - Proprio cos. Qualunque cosa pur di far carriera... E il bello sar che se ci riuscir, voi sarete il primo a chiedermi un biglietto di raccomandazione...
Segretario - Preferisco finire in un ospizio.
Podest - Ma insomma signor Segretario! Io vi ordino...
Segretario - Nulla, signor Podest. Da questo momento avete le mie dimissioni dalla carica.
Podest - Anche voi!
Segretario - Come vostro dipendente non potei muovermi. Ma come cittadino qualunque mi batter con tutte le mie forze contro la prevaricazione dei potenti, la poesia delle ragazze innamorate, e le allucinazioni delle coppie sterili. Arrivederci, (Esce dignitoso).
ia Beghina - Santa Lucia, patrona della vista, ti ringraziamo.
2a Beghina - Si, ti ringraziamo per quello che ci fai vedere.
y Beghina - Cos sia! (Silenzio).
Podest - Avete sentito? sempre stato un uomo tranquillo e sottomesso. Io non capisco; impazzito anche lui...
Ispettore - (pensoso) Siamo tutti un po' pazzi oggi. Dev'essere nell'aria... Quando succedono dei fatti... dei fatti che smentiscono l'ordine naturale delle cose... Finch si cammina sul terreno solido ciascuno riesce a conservare il contegno che si prefisso. Ma se d'improvviso ci si spalanca un abisso sotto i piedi, addio maschera e dignit! che gli uomini non sono fatti per volare, signor Podest, ma per camminare modestamente sulla terra ferma... Almeno gli uomini come noi. A proposito; devo telegrafare ai giornali. Bisogna che mi sbrighi. Voi rimanete?
Podest - S, ancora un momento...
Ispettore - Allora ci rivedremo in paese. Permesso. (Via).
i1 Beghina - Anche noi.
2a Beghina - Anche noi.
3a Beghina - Ce ne andiamo.
2a Beghina - Per oggi ne abbiamo viste abbastanza.
ia Beghina - Corriamo a raccontare tutto.
2a Beghina - A tutto il paese.
3a Beghina - Lo scandalo.
2a Beghina - S, lo scandalo
ia Beghina - Di due vecchi rimbambiti.
3a Beghina - Di una ragazza isterica
2a Beghina - Innamorata di un bellimbusto.
3a Beghina - Che vuole sposarla.
ia Beghina - Per i suoi denari.
2a Beghina - E fare un ricatto.
i* Beghina - Al Podest! (Si avviano a balletto ed escono).
Suora - Bella giornata, non vero?...
Podest - (distrutto) . Se ci si mettono anche i santi a complicarci la vita...
ATTO TERZO
// crepuscolo. La met della scena occupata da una povera casa di contadini tetto basso, in abbandono evidente. La met sinistra bosco. Alberi invernali contorti. Un giovane pesco, presso la casa, isolato, quasi nel centro della scena, e mostra i suoi esili rami nudi. La casa aperta in sezione. S vede una canterai col camino spento, a destra in prima, in seconda una porticina. Pochi mobili corrosi dal tempo e dalla polvere. La finestra, in fondo, mal chiusa da assi chiodate. Dai vetri rotti soffia il vento della sera. Nel fondo un'altra porticina che d sul resto della casa. A sinistra, a filo della sezione, la porta d'ingresso. Da per tutto ragnatele. Rumore d voci irate e fischi da lungi. Fuori della porta d'ingresso il Figlio schioda l'asse che la chiude. Dietro di lui sono Anselmo e Giulia che ogni tanto guardano verso il viottolo al di l del quale nascono le voci e i fischi. Il Figlio spinge la porta che poco dopo si apre. Giulia e Anselmo lo seguono.
Anselmo - Ecco la tua casa. La riconosci?
Figlio - (come scusandosi) quasi notte...
Giulia - E poi non facile, ridotta cos... Io stessa, non la ritrovo pi...
Anselmo - Tu ci. aiuterai a rimetterla in piedi.
Giulia - Figliolo mio, avrei voluto farti trovare questa stanza piena di fiori con un bel fuoco acceso. Quasi tutte le notti ho sognato che tu entravi da quella porta e prima ancora di abbracciarmi dicevi: Dio, che bella accoglienza mi hai preparato, mamma! Mi sembra di essere un re nella sua reggia. Infatti tutto era splendido. Sulla tavola erano una grande torta, le candele accese e tante bottiglie... Non abbiamo potuto, perch ... vedi, difficile lottare con la gente quando si soli...
Anselmo - Non ci pensare, mamma. Ormai tutto finito. (Di nuovo si odono i fischi in lontananza).
Figlio - Li sentite?
Giulia - Io sono vecchia eppure in tanti anni non sono riuscita a capire che cosa voglia la gente. Prima ci tormentavano perch dicevano che eravamo pazzi. Adesso ci insultano, gettano sassi perch si sono accorti che non era vero. Perch ce l'hanno tanto con noi? Non abbiamo mai fatto male a nessuno. (Pausa) Da dove viene questo freddo?
Anselmo - Il vetro rotto e la porta piena di fessure.
Figlio - L'aggiusteremo. E accenderemo il fuoco. Adesso ci sono io. (Egli si inginocchia dinanzi al camino per togliere la cenere).
Anselmo - Questo s! Ah! Ah! Adesso c' lui! (A Giulia) Sei contenta eh, tu!
Giulia - (crolla il capo e s asciuga una lagrima) Contenta? Lasciami stare.
Anselmo - Oh, questa bella! Non hai mai pianto in tutti questi anni che era via... E piangi adesso?
Giulia - Sicuro. Quando era via che cosa poteva succedere se non che tornasse? Ma ora che tornato, oh, no! Ora pu accadere che riparta!...
Figlio - Bisogner cercare la legna. Vado, vado io. (Si avvia verso la porticina a destra).
Giulia - Vuoi gi lasciarci?
Figlio - Per un momento, per un momento solo.
Giulia - No. Non di l... Non ti ricordi pi? Di l si esce sul Sentiero dei Contrabbandieri. Tra le rocce a picco. pericoloso quando buio...
Figlio - Non mi pu accadere niente di male... non aver paura... (La guarda, esita, poi dice dolcemente) ...Mamma... (via dalla porticina).
Giulia - (rimane un momento estatica).
Anselmo - gi buio e se tu ogni momento ti metti a piangere come faremo a cercare in questa vecchia casa quello che ci occorre per passare la notte?
Giulia - Non mi sentivo chiamare cos da tanto tempo... Hai guardato i suoi occhi?
Anselmo - S. Sono come i tuoi la prima volta che ti ho visto. Ma, se non cerchiamo un po' d'olio per il lume, dovrai rimanere senza vederli fino all'alba.
Giulia - Subito.
Anselmo - (avviandosi con lei) Giulia, tutti i giorni io nascondevo qualche cosa per quando fosse tornato. Ormai non ci sar che polvere... Ma forse qualche bottiglia pu darsi che ci sia rimasta... Sai... per fargli festa...
Giulia - A digiuno gli far male.
Anselmo - Tu credi sempre che sia un bambino. un uomo adesso, cara mia. Un uomo che conosce il mondo.
Giulia - Povero ragazzo!
Anselmo - Una donna non pu capire... Anche io, quando ero giovane, avrei potuto andare a vedere che cosa c' di l della montagna...
Giulia - Non ci sei andato quando eri bambino?
Anselmo - Erano altri tempi! E poi che cosa vuoi che capisca un ragazzo? Se non ti avessi conosciuta, certo sarei andato anch'io per il mondo.
Giulia - E adesso ti dispiace di non averlo fatto? la prima volta che rimpiangi qualche cosa vicino a me... O forse non me l'hai mai detto...
Anselmo - Non offenderti Giulia. Ti giuro che non, ci ho mai pensato. Mi venuto in mente adesso, guardando la faccia di nostro figlio.
Giulia - Perch? Tu non hai niente da invidiargli.
Anselmo - Ah, Giulia, Giulia! Non ti vergogni di farmi diventare rosso alla mia et?
Giulia - Alla tua et? Noi siamo ancora giovani perch siamo invecchiati insieme.
Anselmo - (soddisfatto) Gi. Hai ragione. Tu sei la pi furba donna della terra, Giulia!
Giulia - Io?
Anselmo - (avvicinandosi con lei alla porta di destra) Hai sempre fatto cosi. Perch in fondo sei gelosa. Dammi la mano, se no inciamperai per la scala della cantina... Vedrai come le ho nascoste bene.
Giulia - S, sono in una nicchia del muro vicino alla porta. Basta alzare due mattoni.
Anselmo - Oh, lo sapevi! E perch non me l'hai detto?
Giulia - Ho pensato che ti avrebbe fatto piacere avere un segreto tutto per te...
Anselmo - (ride) Vieni. Speriamo che i topi e le autorit comunali ci abbiano lasciato qualche cosa... (Via dal fondo). (Il Figlio entra. Ha sulle braccia rami e fascine che depone nel camino. Fruga in tasca).
Figlio - Per fortuna, mi rimangono i fiammiferi. (Accende con una carta il'fuoco) Ah! Ero gelato... (Ermellina attraversa il bosco. Bussa leggermente alla porta. Egli va ad aprire) Voi...
Ermellina - S... sono scappata... Posso entrare?...
Figlio - Certo. Se volete sedervi vicino al fuoco...
Ermellina - Grazie. (Pausa)
Figlio - Come avete fatto a scappare?
Ermellina - stato facile. Nessuno bada a me. Nell'Ospizio c' la rivolta. una cosa magnifica. Se la prendono col santo... S... col frate... Sono buffi... Gridano. Non capisco perch affannarsi tanto per cos poco tempo.
Figlio - Poco tempo?
Ermellina - S, voglio dire; anche se avessero avuto loro la grazia... per quel poco che hanno ancora da vivere! (Alza le spalle).
Figlio - E Giulia e Anselmo allora? Anche loro sono vecchi...
Ermellina - Gi, vero, non ci'pensavo. Ma io non credo che sia successo per Giulia e Anselmo... tutto questo. In fondo anche prima vivevano con voi. Non c' gran che di cambiato per... per loro.
Figlio - E per chi dunque?
Ermellina - (imbarazzata) Eh! Chi sa... (Tende le mani al fuoco).
Figlio - Perch tremate?
Ermellina - Non so
Figlio - (serio) Fareste meglio a tornare a casa... Vi cercheranno laggi. Eeellina - Io sono venuta a trovare i miei amici. Sono sicura che Ioto non avranno il coraggio di mandarmi via con questo freddo, al buio.
Figlio - Che cosa ne sapete? Io credo che saranno molto imbarazzati di trovarvi qui. Si festeggia il mio ritorno. Avete capito?
Ermellina - S... e per questo sono venuta.
Figlio - E non avete paura di essere indiscreta?
Ermellina - Se cos me ne vado...
Figlio - Non ho detto che sia cos. Vi ho chiesto come mai siete sicura che... i miei... (Con una lieve intenzione ironica) ...saranno contenti di vedervi qui, stasera.
Ermellina - Noi eravamo d'accordo prima che voi passaste davanti al cancello. difficile a capire. Ma, insomma, io ero invitata...
Figlio - Oh, allora, accomodatevi, signorina...
Ermellina - Vi dispiacerebbe tanto chiamarmi Ermellina.
Figlio - Affatto.
Ermellina - Come si sta bene, qui.
Figlio - Davvero? Avete guardato al soffitto le ragnatele?
Ermellina - Io vedo dei bellissimi veli.
Figlio - E non sentite il vento che entra dalla finestra con i vetri rotti?
Ermellina - Finalmente una casa dove si respira! Mi sento... come se fosse casa mia!
Figlio - Le stranezze dei ricchi! Eppure voi avete una vera casa e una vera famiglia.
Ermellina - Il male che io non ho scelto n quella casa n quella famiglia. Le ho trovate cos nascendo. Forse stato uno sbaglio e per questo sono una cattiva figlia. A casa mia tutto, seduto. Non so come dirvelo meglio... Mio padre, mia madre, io stessa, i nostri pensieri, i sentimenti... L siamo tutti seduti . Mi capite?
Figlio - (assorto) S.
Ermellina - (felice) Sono contenta. (Pausa) A casa mia... la sera, quando si parla, le parole scivolano per terra e poi saltano sulle ginocchia pigramente... Come vecchi gatti... Oh la noia di pensare che ieri era cos, e sar cos domani. Poter spalancare una finestra...
Figlio - E sentire la tentazione di lasciarsi cadere da quella finestra...
Ermellina - (emozionata) Siete voi... Oh, io ero sicura che c'era qualcuno in qualche posto che lo sapeva. E anche quando ero sulla riva del lago... e pensavo a... finirla... Voi lo sapevate. Chi ve lo diceva?
Figlio - Quanti anni avete?
Ermellina - Diciassette.
Figlio - Ecco: questo.
Ermellina - Che cosa questo?
Figlio - questo che vi rende cos diversa dagli altri.
Ermellina - Tutti hanno avuto diciassette anni.
Figlio - Non vero. C' della gente che non li ha mai avuti e altri che se ne sono dimenticati subito, per poter vivere in pace. (Guarda Eemellina che inespressiva a bocca aperta) A che cosa pensate?
Ermellina - Oh, scusate.. Io sono tanto felice di essere qui... di udire la vostra voce... che mi sono dimenticata di stare attenta... non dovete offendervi... Vedete... Oggi... non so. Oggi...
Figlio - (sorridendo) ... una gran giornata... L'avete gi detto.
Ermellina - Ah, s. (Lo guarda quindi abbassa gli occhi) Dovevo dire una giornata diversa.
Figlio - No. meglio una gran giornata . un'altra cosa. Una giornata diversa pu essere, non so... quando piove, e voi camminate su la strada e un'automobile si avvicina... e voi non fate in tempo a scansarla. Oppure quando avete finito i vostri soldi e avete chiesto da mangiare in tante case e vi hanno sempre chiuso la porta in faccia. O il giorno che avete scoperto la donna che amate fra le braccia di un altro... Tutte queste, certo, sono giornate diverse. Possono anche essere parecchie nella vita di un uomo... Ma una sola una gran giornata...
Ermellina - Quella del miracolo!
Figlio - (animandosi) S, quando una donna come voi entra in una povera casa e vi dice sorridendo: Questa la mia casa ...
Ermellina - tanto facile...
Figlio - Dirlo!
Ermellina - Io non sono niente... Una povera ragazza stupida. Perch dovrebbe capitare a me... proprio a me questa fortuna...
Figlio - Quale fortuna?
Ermellina - Quella di rimanere qui per sempre. ..
Figlio - Con un uomo che avete visto oggi per la prima volta?
Ermellina - Non vero... Io... Ma no. Non si possono dire certe cose... Se ancora non ci diamo del tu...
Figlio - Sei tu che devi cominciare...
Ermellina - Allora non guardarmi. (Egli si volge) Io... io ti ho baciato.
Figlio - Posso guardarti?
Ermellina - No! Per carit! S, ti ho baciato. Ti aspettavo la notte in giardino... (Esitando) Ti parlavo... d'amore...
Figlio - (te si avvicina prendendole le mani) Ermellina, finora'tu hai parlato d'amore ai fantasmi. Ma io... io sono un uomo... Non si pu scherzare cos... e poi magari dimenticarsene... Tu non vuoi farmi del male, vero?
Ermellina - (perplessa) Davvero tu potresti soffrire per me?
Figlio - (guardandola fissa) Ho paura di s.
Ermellina - (abbassa il capo) Non l'avrei mai creduto.
Figlio - Sei delusa?
Ermellina - No, ma non dirmelo pi. Preferisco pensare che niente possa toccarti, nemmeno io.
Figlio - (alzandosi bruscamente) Smettila di guardarmi cos. Io non sono un personaggio da favola.
Ermellina - (delusa) Ah! Perch non vuoi?
Figlio - (tristissimo) Perch sotto i tuoi occhi sarei costretto tutti i giorni a compiere prodigi. Che so... scoprire tesori, liberare dall'incanto principesse stregate... E magari andare a caccia di draghi. Una vita faticosa per un povero uomo.
Ermellina - (un po' piccata) Non sono cosi stupida. So bene che non occorre farle certe cose. Basta crederci. (I due si avvicinano in una pausa. Starebbero quasi per baciarsi. Ma Anselmo e Giulia entrano dal fondo con bicchieri, bottiglie ed una lampada ad olio accesa).
Anselmo - C'era ancora un po' d'olio nella lampada e i bicchieri hanno gli orli sbeccati, ma le bottiglie sono di vecchio spumante. tutto quello che abbiamo trovato... Ah, c' anche Ermellina...
Ermellina - L'avevo promesso...
Giulia - Solo per questo?
Anselmo - Aiutateci ragazzi. Giulia stanca. (A Ermellina) Ora tocca a te. (Ermellina mette la lampada sul camino, mentre il Figlio stappa la bottiglia e Anselmo e Giulia gli parlano sottovoce) Non meglio delle altre? S, delle altre fidanzate...
Figlio - Di tutte.
Giulia - Io lo sapevo, sai, che non ti sarebbe bastato trovare noi vecchi, per restare sempre. (Rumore del turacciolo che salta. Ermellina si accosta). Figlio . Alla salute di questa strana famiglia!
Ermellina - Cos dovrebbero essere tutte... Loro sono stati felici.
Figlio - Dopo il secondo bicchiere sar disposto a credere che anche noi lo saremo. Vieni qui, Ermellina. (/ due giovani si pongono dinanzi ai due vecchi) Noi siamo davanti a uno specchio e ci vediamo come saremo fra tanti anni. Guardaci bene. Quelle rughe intorno agli occhi fitte come l'alfabeto cinese, vogliono dire che li abbiamo chiusi dicendo: buona notte caro, per migliaia di sere. E sai perch i solchi sono pi profondi degli angoli della tua bocca? Perch tu hai sorriso di pi delle mie debolezze. ..
Ermellina - In compenso tu hai pi rughe sulla fronte...
Figlio - Sono le mie responsabilit di uomo. E le preoccupazioni che mi hai dato quando sei uscita sbattendo la porta, quando hai avuto il raffreddore, quando un signore di passaggio si voltato a guardarti.
Anselmo - proprio cos, Giulia? Ti ricordi?
Figlio - (socchiudendo gli occhi per meglio vederli) E vedi come ci assomigliano? Non era cosi in principio... Guarda come le nostre labbra sono sottili e quasi un poco ripiegate in dentro? Tu credi che sia per qualche dente di meno? Errore! perch parliamo poco: da tanti anni non ne abbiamo pi bisogno per capirci...
Ermellina - Ah, come bello essere vecchi!
Figlio - Ma anche essere giovani quando si ha tutto questo da vivere... (Beve) Se si potesse dirlo a tutta la gente che si od'a e si ammazza...
Anselmo - Non ti ascolterebbero figlio mio.
Ermellina - Noi lo diremo a tutti che quello che importa volersi bene.
Figlio - Ci metteranno in prigione. E non ne vale la pena... Ma un triste spettacolo... un triste spettacolo... (Beve),
Anselmo - Che vuoi fare? Bisogna rassegnarsi.
Figlio - (alto) No, non voglio rassegnarmi! La rassegnazione il grande male. Se la gente non s'adattasse alla vita com', e decidesse di essere tutta se stessa fino in fondo o... di morire! La vita per non venire abbandonata dagli uomini, si rassegnerebbe, lei, ad essere degna di loro.
Anselmo - Perch vuoi pensare agli altri? Da che mondo mondo sempre andata male cosi e ci sar una ragione che noi non possiamo sapere...
Figlio - La ragione? Se ne sentono tante a viaggiare... Un vagabondo mi diceva di saperla.
Ermellina - (ride incredula e divertita).
Figlio - (quasi sfidandola) S, un vagabondo amico mio. Era un tipo buffo. Viveva rubando le galline. Sai come si fa? Con un sacco. semplice. Si ruba e si scappa. Quando gli era andata bene si ubriacava e raccontava una storia, sempre la stessa. (Si accorge che Ermellina lo guarda a bocca aperta) Chiss cosa ti aspetti Ermellina! (Beve, s guarda intorno) Niente... niente... Adesso sto bene... e non voglio pensarci.
Ermellina - Se ti rattrista...
Giulia - Lo vedi... stanco... gli occhi gli si chiudono...
Figlio - Non vero. Non sono stanco. Ecco la storia, se ci tenente... Questo amico mio mi raccontava che una volta erano andati in tre a rubare. Lui e due altri. Il contadino li sorprese e uno di loro si prese una fucilata alle spalle mentre scappava. Lascia andare il sacco e cadde sulla strada con le braccia aperte. Gli altri credevano che fosse solo ferito e invece era morto. Guarda, come se fosse l... Una croce nera sulla strada. E ai lati l'ombra dei due ladri... E allora l'amico mio vide, vide che sulle mani e sui piedi del morto, si formavano delle piaghe. Capisci? Forate da parte a parte. Io ho visto diceva e gli occhi gli ridevano. L'altro mio compagno non ha visto niente, lui. Ha pensato a raccogliere la refurtiva e a mettersi in salvo... stupido! Ma io ho visto. E da allora non ho pi paura di niente. Io so chi c' dentro di me, anche se rubo le galline. Ma nessuno lo sa. Ecco perch tutto va male . Cosi, diceva, capisci?
Ermellina - (con disprezzo) Se era ubriaco...
Figlio - (scattando) Certo. Perch pensava che anche in tutti i poveri, in tutti i colpevoli, in tutti i ladri di galline pu esserci nascosto un Dio. Era ubriaco, non vero? Hai ragione Ermellina. Queste sono storie da vagabondi e non adatte per le orecchie di una signorina bene educata che va a messa tutte le domeniche...
Ermellina - Tu... proprio tu, parli cos?
Giulia - (sommessa) Devi scusarlo. Un po' di vino basta quando si digiuni...
Figlio - Io, io parlo cos... E perch no? Io non posso soffrire la gente che va a battersi il petto e con questo crede di aver messo l'anima in pace... E del resto perch non dovrebbe crederlo? Chi ci aiuta veramente a capire che c' dentro di noi, e che vuol dire questo affannarsi e poi morire? Perch? Mangiare e divertirsi, comode case e belle automobili. Ma possibile che tutto si riduca a questo? Ah! Ermellina! Ho fatto un grande sogno! Un grande sogno! Che questo vecchio mondo imputridito crolli e ne sorga un altro giovane e innocente dove la sola ricchezza dell'uomo sia nella sua coscienza...
Anselmo - Mi piacerebbe vedere un mondo simile.
Figlio - Voi ci siete gi... Ma noi, che siamo giovani lo vedremo, Ermellina. E chiss che io non possa gettare un piccolo seme in mezzo agli altri. Bisogna incominciare da qui... Da quella gente che grida e getta sassi contro quella porta... il Segretario, la Contessa, l'Ispettore, il Podest... Io trasformer questo paese. Dar la libert a tutti. Perch non dovrebbe riuscirmi?... Basta andare da loro con amore e ragionare. Gli uomini sono buoni...
Giulia - (con piet) S caro... andrai... ma domani...
Figlio - No, subito. Io voglio che questa casa risplenda, faccia luce in tutti i dintorni, si veda al di l della montagna, fino alla valle e ancora pi lontano...
Ermellina - Cos ti sei gi allontanato da me. Non hai pi bisogno di nessuno. Che cosa pu fare una piccola donna per questi grandi sogni?
Figlio - Crederci, Ermellina. Tu non sai che cosa vuol dire sapere che c' una persona dalla tua parte Una, quando tutto ti contrario, che ti fedele, che non ride delle tue sconfitte e davanti alla quale tu ti senti il pi bello, il pi intelligente, il pi grande degli uomini. Ermellina, se tu mi credi io ti dovr tutto... tutto... ricordalo bene... (Due Guardie escono dal bosco dietro la casa e bussano alla porta).
Ermellina - Caro. Io non potr mai dubitare di te. (Si bussa ancora).
Giulia - Chi ?
Ermellina - Forse vengono a cercarmi...
Figlio - (forte) Spingete la porta. Non chiusa. (Entrano le due Guardie).
ia Guardia - Scusate, ma abbiamo visto la luce...
Anselmo - Che cosa volete?
ia Guardia - Non ha chiesto ricovero qui un tipo che voleva nascondersi?
Anselmo - No, signore. Anche noi siamo entrati poco fa.
i Guardia - (al Figlio) Chi quell'uomo?
Anselmo - Nostro figlio, e quella la sua fidanzata.
ia Guardia - Scusate. Allora dovremo riprendere la strada. S' alzato un vento che taglia la faccia. Accidenti ai ladri! (La Guardia fa un piccolo cenno al Figlio che l accompagna alla porta. Ora, a bassa voce e rapidamente la Guardia dice al Figlio) Mandateli via. C' qualcuno che deve parlarvi da solo.
Figlio - Da solo?
i Guardia - Sar meglio per voi. qua fuori. (Accenna alla porticina a destra) salito con noi dal Sentiero dei Contrabbandieri. Aspetta.
Ermellina - (che segue da lontano con inquietudine il parlottare della Guardia e del Figlio, dice) successo qualche cosa in paese?
I Guardia - No. A qualche chilometro di qui, dei vagabondi hanno svaligiato una fattoria. tutto il giorno che perlustriamo i dintorni. Qualcuno gi al fresco, ma uno ha le gambe lunghe e ancora non l'abbiamo scovato. Sar per domani... Adesso siamo stanchi morti. (Ermellina fissa il Figlio con espressione mutata).
Anselmo - Se volete sedervi qui vicino al fuoco...
i Guardia - Non vogliamo disturbare. C' una specie di portico d:etro la casa, potremmo riposarci l? All'alba ce ne andremo...
Anselmo - Come volete.
ia Guardia - Grazie. Buona notte. (Via sempre da sinistra girando dietro la casa. Pausa).
Giulia - Poveri diavoli, moriranno di freddo.
Figlio - E anche quel disgraziato che scappa.
Giulia - Anche lui. (Pausa, silenzio).
Anselmo - Mi parso d vedere di l una vecchia coperta del cavallo.
Giulia - Potremmo metterla davanti alla finestra. Perch non entri il vento...
Anselmo - Fuori nel portico si deve gelare. Quelli stanno peggio di noi, vecchia mia. E non sono neppure contenti. (Piccola pausa) Ti ricordi dove l'ho vista?
Giulia - Mi pare di s, di ricordarmi... Vieni con me... (Via tutti e due in fondo. Il Figlio rimane pensoso, Ermellina segue i suoi movimenti. Silenzio. Egli s versa ancora da bere),
Ermellina - (con voce fredda) Non mi piace che tu beva.
Figlio - (la guarda stupito) Hai ragione... Scusa. Poi dico delle sciocchezze. (Distratto) Chi sa dove si sar nascosto quel delinquente... (Pausa) Di che stavamo parlando?
Ermellina - Non so. Hai le mani graffiate.
Figlio - S. Nel saltare una siepe sono scivolato...
Ermellina - strano.
Figlio - (stupito) Che un uomo possa scivolare e cadere? Perch ?
Ermellina - (abbassa il capo) Il fuoco sta per spegnersi. Perch non aggiungi un po' di legna?
(Anselmo e Giulia entrano con una vecchia coperta).
Anselmo - L'abbiamo trovata... Vuoi portarla tu a quella gente? (Il Figlio prende la coperta e si avvia lentamente).
Ermellina - (che avr seguito con crescente ansia a un tratto ha uno scatt e s precipita verso di lu per strappargli la coperta gridando) No! Non voglio! Non voglio che tu vada!... (Si guardano a lungo mentre cala il sipario.
ATTO QUARTO
La stessa scena dell'atto precedente. Fuori della casa, nel bosco, i rami nudi degli alberi sono illuminati verso le cime dal chiarore ancora vago della luna che sta per sorgere. Nella casa illuminata dal fuoco del camino e dal vacillante lucignolo, il Figlio lascia entrare il Segretario, avvolto in un mantello, dalla porticina a destra).
Figlio - Che cosa volete ancora da me?
Segretario - Non vi meraviglia che io sia venuto a quest'ora da voi?
Figlio - No.
Segretario - (guardandosi intorno sospettoso) Nessuno... ci ascolta?
Figlio - Ciascuno di loro (Accenna alla stanza d l) ha i suoi pensieri.
Segretario - Lo dicevo per voi.
Figlio - Non ho paura...
Segretario - Bene, meglio cos... Allora posso parlare a cuore aperto.
Figlio - (con disprezzo) Voi...
Segretario - Cosa credete, che io... Oggi sono stato villano, cattivo. Scusatemi. Ma c'era tanta gente che guardava.
Figlio - Non ho tempo da perdere. Ditemi che cosa volete.
Segretario - Pregarvi di andar via di qua.
Figlio - No.
Segretario - Ascoltatemi...
Figlio - No... successa una cosa straordinaria, meravigliosa, per tutti. Lasciamo da parte la mia discesa dal cielo. Questo riguarda me... Ma non cosa meravigliosa che due poveri diavoli abbiano creato dal niente con la pura forza del pensiero un uomo di carne ed ossa, capace persino di riconoscerli? L'idea, che crea la realt. Capite che cosa vuol dire per tutti? Questo si, non io con le mie scarpe rotte, questo una rivelazione che viene dal cielo!
Segretario - Proprio per questo io vi prego... vi supplico di andarvene...
Figlio - possibile che per i vostri miserabili interessi...
Segretario - Ah, voi credete, che io per il terreno... per la casa... No... Ma per restare nel mio cantuccio in pace fino alla morte...
Figlio - E io che cosa vi tolgo?
Segretario - Tutto. Tutto quello per cui ho vissuto fino ad oggi. Se cos come voi dite, che l'idea che crea la realt, io devo restituire il mal tolto, coprirmi il capo di cenere, e far penitenza. Eh, si perch voi non penserete che uno sia tanto imbecille da rinunziare a questa vostra grande verit, per conservare un po' di terra e un muc-chietto di quattrini, che infine dovr lasciare lo stesso! Poi, non si tratta neanche di scegliere, se i miracoli si fabbricano... qui, qui sulla terra, con la propria volont, la propria virt... Voi volete dire questo, no?
Figlio - Si.
Segretario - E chi non ha questa virt?
Figlio - Tutti l'hanno. Nascosta nel cuore.
Segretario - Chi? Quella gente? La Contessa, il Podest? L'Ispettore? Io?... Guardatemi in faccia, caro giovanotto. Guardate le mie spalle curve... Queste mani... Abitudini. Convenzioni, la miseria, il lavoro, la famiglia, la paura della gente... Tutte queste cose, sono passate e ripassate come l'acqua del mare e hanno scavato queste rughe che vedete. E dentro non ne parliamo. Polvere. Segatura. (Quasi gridando) Ma cosa volete fare di noi? Voi dovete lasciarci campare! Siamo tutti cos. Avete capito?
Figlio - Pure basta che uno, si salvi...
Segretario - Nessuno! Nessuno!
Figlio - Vedremo. Ermellina! Ermellina! Vieni!
Ermellina - (entrando dal fondo smarrita) Voi siete qui per me... per spiarmi e riferire ai miei genitori...
Segretario - (superiore) Per voi? No, no.
Figlio - Questo signore venuto qui per sapere la verit; e noi dobbiamo dirgliela!
Ermellina - (trepidante) La verit...
Figlio - Oh, non aver paura... La verit dei fatti. La miserabile verit che noi abbiamo superata. Hai detto poco fa che non potrai mai dubitare di me?
Ermellina - cos.
Figlio - Ne sei sicura?
Ermellina - (esitando) Ne sono s'cura,
Figlio - Allora, ascolta. Io non sono quello che tu forse sognavi. Io sono un uomo... un povero uomo come tutti gli altri!
Ermellina - Non vero! Non vero!
Figlio - Si. Ecco qua i documenti. Guarda, guarda. Io non ho paura, signor Segretario. Tutto in regola. Bisogna avere le carte in regola quando si cammina di notte, per le strade maestre.
Segretario - Un vagabondo! Forse un ladro!
Ermellina - Tu...
Figlio - Che cosa deve fare un disgraziato quando solo dalla nascita? Del resto non me ne lamento. Almeno non si odia nei genitori l'origine dei propri difetti...
Segretario - Vergognatevi.
Figlio - Io? Lasciamo andare. Ho fatto ogni sorta di mestieri. Ho vissuto. Ho patito. E ho visto tante cose brutte intorno a me... Tante da sentire il bisogno d appiccicarmi al " primo albero della strada... Ma ad un tratto, stamattina, ecco il mio miracolo. Ermellina. Mi sveglio all'alba e mi sento come... se nascessi in quel momento. O meglio ancora... Non mi riesce di ritrovare il mio corno come se un ladro passando lo avesse rubato mentre dormivo... I miei ricordi, miei dubbi, le mie delusioni, e insieme tutto quello che ero abituato a considerare me stesso... sparito lasciandomi leggero e felice. Libero di entrare e uscire dalle cose un albero, un animale o una nuvola come un ago che passa e ripassa in un tessuto prezioso e trasparente...
Segretario - Ma che cosa vuol dire. Queste sono parole...
Figlio - Certo, come si fa a dirle certe cose. Ma vi assicuro che io sentivo le cicatrici dell'ascia sui vecchi tronchi, il tormento della strada ghiacciata quando ci passano sopra le ruote e i viandanti lasciano l'orma delle loro grosse scarpe... Ed ero responsabile di tutto... Amavo le cose come se le avessi fatte io con i miei pensieri e i miei peccati... e dovessi salvarle a qualunque costo... Ma come? Cos sono passato davanti al cancello e Giulia mi ha riconosciuto.
Il Segretario - Una pazza...
Ermellina - Tu mi hai ingannata... Hai approfittato di noi...
Il Segretario - S, s! cos!
Il Figlio - Oh, Ermellina... Se io ti dico che sono veramente il figlio di Giulia e Anselmo, perch li ho riconosciuti dopo averli cercati per tutta la vita, come loro hanno riconosciuto me, che cosa importa che sia il miracolo o il caso. Spesso la stessa cosa. (Supplichevole) perch vuoi credere alla verit meschina dei fatti piuttosto che a quella dello spirito?...
Ermellina - lo sono una donna e non un angelo (grave silenzio).
Il Segretario - (trionfante) La signorina ha gi risposto.
Il Figlio - Vattene... povera ragazza...
Il Segretario - (in fretta) S, s... io accompagner la signorina. La mia parola di gentiluomo che nessuno sapr mai dove ha passato la sera... E cos, tutto ritorner in ordine. Come prima...
Il Figlio - Andate via...
Il Segretario - Naturalmente anche voi ve ne andrete, subito.
Il Figlio - Nessuno pu scacciarmi di qua. Solo loro mi restano e non li abbandoner nelle vostre mani...
Il Segretario - Sentite, giovanotto. Domani verr qui il medico e dichiarer che quei due sono dementi e devono essere ricoverati.
Ermellina - No, questo... non dovete farlo...
Il Figlio - Non serve. Troppo tardi,
Ermellina - (Al Segretario, freddo, tranquillo) E poi?...
Il Segretario - E poi voi sarete arrestato.
Il Figlio - Ah, s? E sotto quale accusa?...
Il Segretario - facile trovarla... Ecco, siete voi, quel ladro che stanno cercando (ride).
Il Figlio - Bisogner provarlo.
Il Segretario - Le prove si trovano.
Ermellina - Vi prego... vi prego, andiamo via!
Il Segretario - (con malvagit) Le prove si trovano sempre... dipende da chi le cerca. Sar un bello spettacolo per loro, vedervi in mezzo alle guardie.
Ermellina - No... Questo no...
Il Segretario - E poi sarete accusato per false generalit a pubblico ufficiale... eh!... Ce n'... ce n' per voi... E sar divertente trascinarli al processo quei due cari vecchietti perch vedano con chi avevano a che fare. Sar molto divertente... (Si frega le mani soddisfatto) Chiss... Forse riacquisteranno la ragione...
Il Figlio - (con uno scatto improvviso, prendendolo per il petto) Dio! Io non volevo .toccarlo! Io avevo paura di toccarlo! (Lo scuote. Il Segretario continua a sorridere).
Ermellina - Dio mio, aiutami!... (pausa) colpa mia... (pausa) colpa mia...
Il Figlio - Via., via di qua... (Il Figlio spinge II Segretario soffocato, ansante, fuori dalla porticina che d su le rocce. Ermellina rimane immobile con gli occhi fissi sulla porta aperta. Si ode un grido soffocato. Silenzio). (Il Figlio rientra, fuori di s. Chiude la porta e vi si appoggia ansante con le spalle).
Ermellina - Cosa hai fatto?...
Il Figlio - S...
Ermellina - (pausa) Che sar di te?
Il Figlio - Va a vedere di l... Certo si sono svegliati... hanno sentito... (Ermellina esce e subito rientra).
Ermellina - No. (Poi cpa attraverso le assi della finestre e dice) Dormono tutti come se fossero morti...
Il Figlio - Io volevo il bene di tutti... Non hanno voluto... Ermellina, adesso dove sono?... dove mi avete portato?... Io non volevo questo. L'ho solo spinto fuori... Per non vederlo pi... per lo schifo... Sorrideva... come se lo avesse saputo... scivolato su le rocce... caduto di sotto... Laggi... Ho qui il rumore della testa che batte sulle pietre... (staccando intenso) L'ha fatto apposta per legarmi una catena al piede. Lo sapeva che ero un uomo libero! Nessuno. Nessuno deve riuscire... L'aveva detto... quella carogna.
Ermellina - Abbi piet di lui...
Il Figlio - I morti restano cattivi come erano in vita.
Ermellina - Vattene... bisogna mettersi in salvo.
Il Figlio - Non mi importa pi (siede stancamente). Ci hanno ingannati, Ermellina. Senza piet.
Ermellina - (pausa) E a me, cosa rimane? Io non sar pi quella che ero... Le campane, il miracolo, il figlio che non mai esistito, tutto questo pu essere una favola da bambini. Ma io non sono pi una bambina. Io sono vera e ti amo. Avrei voluto che tu fossi l'uomo che avevo sognato... Ma se tu sei diverso, se sei un disgraziato e mi renderai infelice, peggio per me. Non ti ho scelto io. Adesso lo so. Non ho potuto fare a meno di volerti bene - (pausa). Vengo con te.
Il Figlio - Che cosa vuoi fare? Mi vuoi redimere?
Ermellina - No. Ti amo cos come sei. Adesso, bisogna pensare a salvarsi. (Con decisione) Per prima cosa ce ne andremo da qui. Subito. Le guardie dormono. Nessuno ci vedr. Attraverseremo il bosco, conosco bene i luoghi. E domattina prenderemo il treno prima che si pensi a cercarci.
Il Figlio - E poi?
Ermellina - E poi ancora pi lontano. Sempre pi lontano. Dove vorrai.
Il Figlio - Nei fienili? Nelle tane? A chiedere l'elemosina?
Ermellina - Dove vorrai.
Il Figlio - Non possibile, Ermellina. Torner a riprenderti quando avr trovato un rifugio sicuro.
Ermellina - Non vero. Se te ne vai, non tornerai pi.
Il Figlio - Te lo giuro.
Ermellina - Sei un uomo; giurerai il falso.
Il Figlio - Ermellina, non posso portarti con me. Tu non sai che cosa voglia dire sentirsi inseguiti come belve. Patire la fame. Aver freddo e non potersi coprire. La miseria, Ermellina, la miseria che, in due, peggio di tutto.
Ermellina - lo so dove mio padre tiene il denaro. Adesso andr a casa... (con un sorriso) ...e ruber quel denaro.
Il Figlio - E tu saresti capace di fare una cosa simile per me?
Ermellina - Se tu hai fatto del male, anch'io devo farne per non lasciarti solo a portare i rimorsi. Ma... Non dicamo parole inutili... tardi. Aspettami qui. (Si avvia, poi tornando indietro, timidamente) Non vuoi darmi un bacio?
Il Figlio - S. (S baciano) Grazie, Ermellina.
Ermellina - Capisci anche tu, che non potresti vivere senza di me?
Il Figlio - S... Ti aspetto... Anima mia (Ermellina esce di corsa. Leggera scompare dietro la casa. Egli, inquieto, passeggia. Va una volta a spiare attraverso la torta e poi attraverso le assi che mal chiudono la finestra).
Giulia - (entrando) Mi hai chiamato?
Il Figlto - (come ridestandosi trasognato) Si... forse... Devo proprio averti chiamato. (Riprende a passeggiare),
Giulia - Sei sempre lo stesso... Anche quando eri bambino facevi cos. Mi chiamavi e poi non sapevi che cosa mi volevi chiedere.
Il Figlio - Mamma! No! Questa notte lo saprei! Avrei da domandarti tante cose... Vorrei che tu mi narrassi ora per ora la mia infanzia... Le mie prime parole. I miei giochi... I miei sogni...
Giulia - (ride) Dicevi: Quando sar grande vorr essere un Re . Oh, potrei parlare di te, con te, sino al momento di chiudere gli occhi... E mi dispiace d'avere poco tempo, ormai...
Il Figlio - (cupo) Mamma, non puoi immaginare come io sia infelice. Devo partire.
Giulia - (quasi trattenendo il respiro) Oh, io lo sentivo...
Anselmo - (entrando) Giulia, perch te ne sei andata mentre dormivo? Lo sai che me ne accorgo subito e mi sveglio... Ma che c'?
Giulia - Il nostro ragazzo vuol partire...
Anselmo - Di gi? (Pausa) E quando?...
Il Figlio - Stanotte, subito.
Anselmo - Allora perch sei venuto?... Solo per darci questo dolore... Di vederti andar via di nuovo...
Il Figlio - Perdonatemi. Non colpa mia. Non proprio colpa mia.
Anselmo - Vuoi gi lasciarci... Ma questa volta, figlio mio, non ci ritroverai al tuo ritorno. Non puoi aspettare ancora a salutarci? (sorridendo) Sar per poco, vedrai...
Giulia - No, Anselmo. Non lui che deve sacrificarsi. Se non pu rimanere... Ebbene che vada. E noi dobbiamo riuscire ancora ad aspettarlo. Come prima. Sempre. Cercheremo ancora di indovinare dov'. E con chi vive. E che cosa fa. (Al figlio) Certo, noi non siamo istruiti come te, e pu darsi che le strade, la gente, i paesi non siano quelli. Anzi, siano sempre gli stessi, inventati da noi... Ma quello che importa che l ti ritroviamo.
Anselmo - (rassegnato, riprendendosi) S, giusto cos. Non badare a quello che ho detto. Ti aspetteremo. (I due vecchietti si prendono per mano come due bambini).
Il Figlio - (come scoprendo qualche cosa di nuovo) cos. E' cos che bisogna riuscite a vivere. (Con ricerca affannosa) Ho ancora bisogno di voi... (siede ira loro alla tavola) Mamma, prima dicevi che da bambino volevo diventare un Re...
Giulia - (dolce) S, caro.
Il Figlio - (eccitatissimo) Ebbene, io ho conosciuto uno che veramente voleva diventare un Re. E tanto fece, tanto cammin e pat, che un giorno s'accorse d'essere entrato nella sua reggia e d'essere finalmente un Re.
Giulia - (ad Anselmo allusiva) Vedi? Te lo avevo detto...
Il Figlio - Subito egli elesse la sua sposa. Fra tutte era le pi bella e la pi nobile... Ma nei recarsi con il suo corteo incontro a lei per dirle: Ecco, tu sei la regina , scivol, cadde e si macchi nel fango della strada. Pu accadere a tutti, ma non a un re. Infatti egli subito volle abdicare e si condann ali esilio.
Anselmo - Ma... e la sposa?
Il Figlio - Qui il punto... Doveva dirle: Avrei voluto che tu fossi la regina, ma ora sarai soltanto la mia povera compagna d'esilio . Oppure doveva dirle: Tu, sei nobile e bella, sei la fidanzata del Re. E sarai per sempre la fidanzata del Re, perch io me ne vado , solo, in esilio? (rimane teso in aspettativa della risposta). Pensateci, molto importante.
Giulia - Dici che era molto nobile?
Il Figlio - S.
Anselmo - proprio molto bella?
Il Figlio - S.
Giulia - (pensa un momento) Se era molto nobile e molto bella meritava di rimanere per sempre la fidanzata del re.
Anselmo - S. Non c' da discutere.
Il Figlio - (come liberato da un peso) Grazie. Non mi aspettavo di meno da voi.
Anselmo - E lui. Il re, cosa decise?
Il Figlio - (triste) . Per un momento fu tentato di portarsela via... Era cos cara... e bella! Ma... poi se ne and, solo, con la tristezza d'essere soltanto un uomo.
Giulia - Era un vero re.
Il Figlio - (alto, intenso, metallico) Io non sono di quelli che se ne vanno dalla reggia per la scala di servizio e con i candelabri d'oro nelle tasche. Me ne vado con qualche cosa di meno e qualche cosa di pi di quando sono venuto... Quella del vero re una gran carriera, ma senza consolazioni! Gli altri uomini se sbagliano possono cavarsela con poco. Vi pare? Ma un re no. Perch
- (profondo) la sua moneta pi piccola la vita, (alzandosi) ora ch'io vada. (Con uno scatto improvviso va a spiare attraverso le assi che sbarrano la finestra. Anche i vecchietti s alzano).
Giulia - Ricordati di essere buono e forte come noi ti abbiamo fatto.
Il Figlio - Vi sar fedele. E dite a Ermellina. (S'interrompe e appoggia la fronte alle assi della finestra).
Anselmo - Le diremo che tornerai presto.
Il Figlio - No. Ditele che in questo momento io comincio veramente ad amarla per il suo bene e non per il mio. Ditele che io mi sono visto nei suoi occhi cos come avrei voluto essere. Non stato che un attimo ma ne porter la nostalgia con me per tutta la vita...
Giulia - (con infinita piet) Soffri molto, figlio mio...
Il Figlio - S. Molto, Finch l'ultima assurda speranza, non so di che, forse di essere felice in un modo qualunque non si decida a morire... Anch'io, come tutti gli altri...
Giulia - (con voce improvvisamente severa e grave) Tu non hai mai assomigliato a nessuno. Se hai deciso, bisogna che ci lasci. Va' figliolo mio adorato, e che Dio ti benedica. (Fanno per seguirlo).
Il Figlio - No. Rimanete l accanto al nostro focolare. Perch io possa ricordarvi cos. Per sempre. Addio. E vi ringrazio di avermi dato la vita. (Via mentre i vecchi rimangono presso il focolare, conchiusi. Il Figlio gira dietro la casa ove s'immagina il portico).
La voce del Figlio - (che sveglia le guardie) Su, su, ragazzi... C' del lavoro per voi.
Voce della prima Guardia - (nel sonno) Eh? chi va l? (succede una pausa di silenzio durante la quale i due vecchietti si guardano, si alzano e, prendendosi per mano, vanno ' alla porta, la socchiudono e spiano fuori, nel bosco, gi pi illuminato dalla luna).
Giulia - Dov'? Non lo vedo... (Il Figlio da dietro la casa compare in mezzo alle Guardie e si avvia attraversando la scena, rigidamente, senza voltarsi).
Anselmo - Eccolo. Ma perch va via con le guardie?
Giulia - Non hai capito, prima? Quando parlava del re? Era lui! venuto in incognito. Ma lui pu comandare su tutti. Anche sulle guardie.
(Il Figlio e le Guardie scompaiono lungo il viottolo. I due vecchietti chiudono la porta e si avviano ai loro posti ai lati del camino il cui fuoco languente. Ermellina, con in mano un fazzoletto su cui capi sono legali in guisa da formare un minuscolo involto, giunge di corsa da dietro la casa e s'arresta guardando nella direzione nella quale II Figlio e le Guardie sono un istante prima scomparsi. Ella vacilla. Alza le braccia come a fermarli, poi scivola in ginocchio in un lungo pianto. Nella casa il lucignolo si spegne di colpo e anche il camino, cancellando le due ombre immobili. Una nuvola vela la luna, poi che anche il bosco si oscura. Sola voce umana, misera e implorante, quel pianto fra le cose e i personaggi ormai definiti. Sul pianto si insinua la risata lunga e acuta della musica. A poco a poco la piena luce lunare torna e pi d prima a risplendere sul bosco. Nella casa, traverso una fessura della finestra, un raggio di luna illwiwna i due vecchietti immobili presso il camino. Il Fraticello e II Bambino sono avviliti in disparte. Il Cacciatore in mezzo soddisfatto).
Cacciatore - E cosi, finisce la storia di un miracolo...
Fraticello - Oh, perch hai voluto rovinare tutto. Era cos bello vederli felici...
Cacciatore - Si, devo riconoscere che anch'io ho avuto un attimo di ritegno nell'intrecciare con la trama gentile della tua storia, il cupo disegno della mia. Ma se ti lasciavo fare, avrei avuto delle grosse noie. Quel ragazzo aveva il temperamento per diventare uno di quegli uomini pericolosi ed esaltati che in un lampo sconvolgono tutti i miei progetti (Ride) Certo, non per vantarmi, ma il segretario che gli morto fra le mani stata una trovata geniale.
Bambino - Nonno, che ne sar di Ermellina?
Cacciatore - Non domandarlo a lui. Ormai sono tutti in mano mia. Quasi tutti. Ermellina pianger ancora per qualche tempo. Poi, la far sposare al ricco bovaro che, del resto, la tratter benissimo. Avr dei figli e ingrasser. Ottimo rimedio per guarire dal misticismo.
Bambino - Preferirei che s gettasse nel lago.
Cacciatore - Non posso permetterlo. una cosa che non si usa pi. E inoltre proibito dalla legge. II ragazzo... eh, il ragazzo mi dar del filo da torcere. Quello ha trovato la via giusta. La via segreta. Ma, gi, ' tu cosa ne sai di certe cose...
Fraticello - L'avevo svegliato puro e leggero come un bambino...
Cacciatore - E io gli ho messo il giusto carico addosso. Ne ho fatto un uomo, caro mo. Peccato che alla fine si sia messo in testa di pagare... (Sospira) Purtroppo, si avviato per una strada che sfugge a me e a te. Ma quando sar uscito di prigione vedr di procurargli un posto di comando, e allora non sar facile che mi sfugga...
Bambino - Nonno, non restiamo pi qui. Come brutta la terra.
Cacciatore - Eh, si. Questa notte poco accogliente davvero. Fa un freddo del diavolo. Vedo avvicinarsi certi nuvoloni. Tra poco comincer a nevicare - (Il Cacciatore si allontana e il Fraticello si appoggia all'albero). Credo che non farai a tempo ad arrivare alla chiesa senza bagnarti il capo venerando... Perbacco! Gi nevica; e c' la luna.
Fraticello - Che strana neve tenera e profumata...
Bambino - Nonno! Nonno... Alza la testa! straordinario. Sembra primavera... (Il pesco in mezzo alla scena improvvisamente fiorito).
Cacciatore - Che c'? (Guardando anche lui) Davvero, che pensiero gentile! Per farti omaggio, dimentico della stagione l'albero fiorito. Ecco salva la tua reputazione. E anch'io non ho niente in contrario a questo genere di miracoli. Non servono a niente. E sono molto decorativi. Domani tutto il paese esulter... Ma si... E anch'io... Anch'io.
Fraticello - Caro, gentile albero, ti ringrazio di avermi un po' riconciliato con la terra...
Cacciatore - Non illuderti un caso sporadico di entusiasmo giovanile. stato piantato da pochi anni. Col tempo crescer e imparer ad essere pi prudente... E poi se ne pu trarre anche una morale. C' della gente che ama pazzamente i simboli. E ha ragione, sono comodi, danno elevate sensazioni e si lasciano metter da parte quando cominciano a dar fastidio. Dunque, dicevo, se ne pu trarre una bella moraluccia...
Fraticello - Preferisco rischiare di bagnarmi, piuttosto che ascoltare i tuoi discorsi.
Cacciatore - Come vuoi. Ci rivedremo presto? Avr ancora l'onore di ospitarti in questo basso luogo?
Fraticello - Spero mai pi. A meno che...
Cacciatore - (preoccupato) A meno che...
Fraticello - A meno che la primavera... la primavera dell'anima non sia pi un miracolo per gli uomini.
Cacciatore - (ridendo) Ah, ah, la primavera eterna! Allora posso dormire i miei sonni tranquilli. Buona notte.
FINE
- Questo copione è stato visto:


