Non è come sembla!

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Non è come sembla!

Commedia comico-brillante in due atti

Iscrizione S.I.A.E. N.273885

(In caso di traduzione dialettale si prega di specificare alla SIAE il titolo originale dell'opera)

Autrice:

Manuela S. Fontana

(Per Info: manuelafontana@alice.itmanuelinafontana@gmail.comfb Attori Per Caso Cl,Instagram @attoripercasocl)

Personaggi:

                                               FOFO’                         Marito

                                               CETTA                        Moglie

      FUR GON CHIN         Vicino di casa

      CAM YON CHIN        Vicina di casa

      MANU                         Vicina di casa

      ALICE                          Vicina di casa

      SALVATORE              Padre di Cetta

                  VITO                            Figlio di Fofò e Cetta

                                  GIULIA                       Amministratrice di condominio

                                                BETTA                        Portinaia

La Storia

In un tranquillo condominio del nord Italia vive da tanti anni una famiglia siciliana che per riuscire ad integrarsi ha scelto di nascondere le proprie origini meridionali. La loro vita verrà stravolta dall’arrivo nel palazzo di nuovi inquilini, a detta loro un po’ …particolari. Nel giro di pochi giorni l’ordinaria routine del condominio cederà il passo ad una serie di imprevedibili eventi.

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(Entra in scena Giulia con le parole crociate)

GIULIA: Oh finalmente un po’ di tranquillità. In questi giorni sta succedendo di tutto e di più in questo condominio. (Si siede e inizia le parole crociatead alta voce scandendo bene le definizioni). Speriamo che adesso riesco a finire questo cruciverba…Allora, 1 orizzontale: Fa estrazioni milionarie… (ci pensa un po’, poi rivolta al pubblico) “Dentista” eh sì, ci entra perfetto. Per caso c’è qualche dentista in sala??? No perché secondo me il mio mi ha fregato l’ultima volta. Vabbè, andiamo avanti. Anima le feste, 5 lettere (ci pensa) “Rissa”, perfetto. 2 verticale (viene interrotta da Bettache entra pregando).

BETTA: Protettore degli ubriachi, San Giovese, aiutami tu. Protettore dei bar, San Bitter, aiutami tu. Protettore dei pomodori…

GIULIA: San Pachino…

BETTA: No, Giulia, il protettore dei pomodori è San Marzano.

GIULIA: Betta,tutti tu li sai…ma possibile che ogni giorno devi recitare sta lamentela. Da quanto tempo è che ci conosciamo io e te???

BETTA: Bè, cara la Giulia, io e te siamo sorelle, quindi ci conosciamo da una vita.

GIULIA: Appunto, è da una vita che sopporto questa cantilena. Come vedi io stavo facendo il cruciverba, mi distrai, te capì??

BETTA: E tu distrai me, neh! Come la mettiamo? Ciapasu.(Inizia a sistemare la casa e continua a recitare ad alta voce). Santa protettrice degli erboristi, Sant’Isana, aiutami tu.

GIULIA: (Schiarendosi la voce e con la stessa cantilena di Betta) Dov’ero rimasta, ah sì, 2 verticale: Abramo lo liberò a Sodoma…

BETTA: Intestino!

GIULIA: Ignorante, ci sono 3 caselle, non ci entra intestino.

BETTA: E tu prova Inte-sti-no, 3 caselle sono. Usa il cervello!

GIULIA: Brava, così invece ci entra. Poi, andiamo avanti…Giustifica il ritardo… “Gravidanza”, vediamo… (fa finta di scrivere) restano due caselle e ci metto le due lineette del test positivo. Ok. 5 orizzontale: fa strage di galline… (ci riflette).

BETTA: (Si ferma anche lei a riflettere e la ripete ad alta voce) Fa strage di galline… “Amadori”!

GIULIA: Ama-dori, perfetto. Continuiamo, Finisce quando muori… “Mutuo”, e mi pare che non faccia una piega. 7 verticale: Tenere in serbo (si ferma a riflettere e lo ripete scandendolo più lentamente) Tenere in serbo…

BETTA: Giulia, noi non sappiamo nemmeno l’inglese, figuriamoci il serbo, ma va là.

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GIULIA: E’ vero, è vero. Pazienza questa la salto. Prossima: Quando si regala è per sempre, 6 lettere (ci pensa) … “Loculo”. Mamma che sono brava! Mi mancano le ultime due definizioni e il cruciverba poi è perfetto. Troppo facile era! Allora, prossima: Dieci Romano…

BETTA: Facilissimo, Dieci Romano è Totti!

GIULIA: Betta, ma c’èuna sola casella!

BETTA: E tu scrivilo piccolo, perdindirindina!

GIULIA: Ok, l’ultima. 10 verticale: Mette le corna al cervo???

BETTA: Cerbottana! Da che mondo è mondo! Senti, Giulia, adesso che hai finito dobbiamo parlare di cose serie. Sono tornati i rompiscatole.

GIULIA: Chi???

BETTA: Come chi, i falsi nordici sono tornati dalle ferie e ancora non sanno dei nuovi inquilini del palazzo. Tempo fa mi avevano chiesto informazioni sugli appartamenti che prima erano liberi, ma io sono stata vaga e non ho detto niente sui loro nuovi vicini. Ho fatto finta di non sapere nulla.

GIULIA: Ciapa su, non si è mai vista una portinaia che non sa nulla. Ah ahah e loro ci hanno creduto?

BETTA: Ma sì, lo sai che questi ex meridionali arricchiti sono un po’ tonti…

GIULIA: Hai ragione. Non son mica svegli come noi settentrionali, neh! Ancora ancora la Cetta si salva, ma il Fofò è proprio un troglodita.

BETTA: Comunque, a breve lo scopriranno, ci sarà anche la riunione di condominio e se hanno da ridire li metti a posto tu!

GIULIA: A volte me ne pento di essere Amministratrice di questo condominio. Troppe rogne e poi adesso, dove ti giri ti giri sembra di stare all’estero. Ma chi me l’ha fatto fare. Betta, vieni di là con me a sistemare tutte le ricevute. Ciapa su! (Esce).

BETTA:Un attimo arrivo. Protettore dei gelati, San Montana, aiutami tu. Protettore delle tigri, San Dokan, aiutami tu! (Esce. Si spengono le luci).

*****

(Entrano Fofò e Cetta)

FOFO’: Finalmente a casa! La prima giornata di lavoro in azienda dopo una settimana di ferie, tac ora un po’di relax, tac ora mi metto comodo e mi godo la serata, neh!

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CETTA:Beh certo, tu relax e a me tocca iniziare a lavorare anche a casa, tac. Cosa crediFofò, che io non sia stanca dopo una giornata di lavoro? Aiutami invece! Altrimenti stasera te ne puoi andare a letto senza cena! Te capì?

FOFO’: Ma dai Cetta, vuoi paragonare il mio lavoro come vice direttore in azienda, con il tuo lavoro da maestra di scuola elementare??? Che sarà mai lavorare con dei bambini dolci e affettuosi?

CETTA: Senti bello, ti invito a stare in classe fino alle 16:00 quando c’è l’orario prolungato e poi vediamo se li chiami ancora bambini dolci e affettuosi oppure ti serve l’aiuto di un esorcista! Comunqueil mio lavoro mi piace. Dico solo che anche io sono stanca e vorrei un po’ di collaborazione. Te capì?

FOFO’: Dimmi tutto cara, cosa vorresti? Tac!

CETTA: Prima di tutto che la facessimo finita con questo dialetto, tac, tac. Almeno a casa!

FOFO’: Questo proprio non me lo puoi chiedere, Cetta. Lo sai quanto abbiamo dovuto faticare per farci accettare qui al nord quando ci siamo trasferiti, tanti anni fa.

CETTA: AppuntoFofò…sono passati tanti anni ormai e tutti ci rispettano adesso. Me lo ricordo bene quanto sia stato difficile farci accettare quando siamo venuti qui dalla Sicilia, ma è una storia vecchia e io non voglio rinnegare per tutta la vita le mie origini da Terrona!

FOFO’: Shhh, zitta, ma cosa urli! Questa parola non la devi mai più pronunciare, soprattutto riferita a noi.

CETTA: Allora facciamo un patto, io non la pronuncio, ma almeno a casa non mi voglio sforzare di fare la finta “Polentona”. Tac di qua, te capì di là.

FOFO’: Va bene, va bene Cetta, ma solo in casa e tra di noi. Ma senti, la portinaia mentre entravo nel condominio farfugliava qualcosa riguardo a dei cambiamenti nel palazzo o cose del genere, ma io ho tirato dritto e le ho detto che ne avremmo parlato in un altro momento. Ma quanto è pettegola quella donna…

CETTA: Sì, sarà anche pettegola, ma sa sempre tutto e di tutti! Prima che andassimo in vacanza, mi aveva accennato che i due appartamenti liberi, a breve sarebbero stati occupati.

FOFO’: E da chi? Speriamo solo che non abbiano bambini piccoli perché se c’è una cosa buona nel condominio, è la quiete e non sono disposto a perderla.

CETTA: Ma sai, devo dire che Betta la portinaia al riguardo è stata molto vaga, ha detto che non lo ricordava, ma mi è sembrata quasi una scusa, del resto non è da lei dimenticare un particolare così importante.

FOFO’: Vabbè, se comunque i nuovi inquilini dovessero avere dei bambini, sono sicuro che saranno silenziosi ed educati. Tutta un’altra pasta rispetto ai bambini del sud insomma. Qui i

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giovani giocano con gli smartphone, non si riuniscono mica nei cortili a fare giochi di gruppo e a disturbare il vicinato con schiamazzi.

CETTA: Punto primo, “purtroppo” (sottolineare) ormai tutti i bambini giocano con smartphone e tablet, quelli del nord, del centro e del sud, quindi “magari” ritornassero di moda i giochi di gruppo all’aperto! Secondo, ti ricordo, caro marito, che tu per primo sei stato uno di quei bimbi del sud che tanto si divertiva a giocare nel cortile con gli amici e che ritornava a casa ogni giorno con le ginocchia sbucciate. Bei tempi, quelli! Ormai tu sei diventato completamente intollerante e ottuso, non ti riconosco più!

FOFO’: Sì, intollerante e ottuso, e ne vado fiero.

(Iniziano una serie di rumori di martello, trapano. I coniugi mimano di tenere fermi i mobili, come se stessero tremando a causa del trambusto)

CETTA: Matri Santa, il terremoto, scappiamoooo!

FOFO’: Prendi i soldi… e le carte… e le chiavi della macchina… e dei vestiti di riserva… e un po’ di cibo… e le medicine e…

CETTA: Sì, tranquillo prendo tutto io e tu scappa, catempucasmuntu tutta a casa morta sono. Ah, gli uomini di oggi…comunque, mi pare che sia finito. Che facciamo, restiamo?

(Iniziano di nuovo i lavori, ma questa volta si avvertono di più i rumori delle martellate)

FOFO’: Ma che diavolo stanno facendo, altro che terremoto, qui fanno cadere tutto il palazzo a suon di martellate, ma mi sentiranno nella riunione di condominio di domani, ma che modi sono questi.

(Suonano il campanello, la moglie va ad aprire, entrano i cinesi con un piatto coperto)

FUR GON CHIN: Buonasela. Esserepelmesso?

CETTA: Sì, prego, accomodatevi.

FUR GON CHIN: Glazie!

(Il marito guarda la scena sconcertato)

FOFO’: No, no, no, qui non serve che si accomodi proprio nessuno, Neh! A noi non serve assolutamente nulla, quindi grazie e potete togliere il disturbo. Te capì?

CAM YON CHIN: Voi avere capito male, non è come sembla!

FOFO’: No, no, qui è peggio di come sembla!

CAM YON CHIN: Noi essere nuovi vicini. Noi abitale sopla.

FUR GON CHIN: Noi essele scesi per conoscele voi e scusale per rumori. Noi complato casa e ora sistemale tutta.

FOFO’: Non ci posso credere!

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FUR GON CHIN: Tu invece cledele, noi essere nuovi vicini. Non essele contento?

FOFO’: Si, come una Pasqua!

(I due cinesi si guardano perché non riescono a capire)

CETTA: Mio marito, voleva dire che è mooltooo (mimare) contento! Ma accomodatevi. (Si siedono tutti). Bene, allora presentiamoci, io sono Cetta e mio marito si chiama Fofò.

FUR GON CHIN: (si alza, si inchina e si presenta, scandire bene il nome) Io chiamale FurGonChin (si siede)

CAM YON CHIN: (si alza, si inchina e si presenta, scandire bene il nome) Io chiamale CamYonChin (si siede)

FOFO’: (ridendo e con atteggiamento beffardo) Ah, ah, ah, sì e vostro figlio chiamare (scandendo) Lambrettin! Ah ahah

FUR GON CHIN: (risentito) No, voi avele sbagliato. Nostro figlio chiamale Cin Chan Pao.

FOFO’: Questa poi è ancora meglio, Cin Chan Pao…Però non si fece male! Ah ahah

CETTA: Signor FurGonChin, la prego di scusare mio marito, ma qui in Italia abbiamo l’abitudine di scherzare per fare subito amicizia, per dare il benvenuto.

FUR GON CHIN: Allora glazie!

CETTA: Mio marito è molto felice di conoscervi e vuole farvi delle domande. (Dà gomitate al marito), vero Fofò?

FOFO’: Sì, non vedevo l’ora. E diteci Signor FurGonChin, perché, ma perché, cioè, come mai vi siete trasferiti qui in Italia, di cosa vi occupate?

FUR GON CHIN: Noi avele aperto negozio qui in Italia, due anni fa. Ma plima in Cina io avele ditta di trasporti.

FOFO’: Bè certo, ora è tutto chiaro. Del resto per due che si chiamano FurGonChin e CamYonChin, la ditta di trasporti è proprio un lavoro che calza a pennello! Ah ahah (ride in maniera esagerata)

(I cinesi si guardano perplessi. Cetta è in evidente imbarazzo, si schiarisce la voce)

CETTA: E cosa vi ha spinto, dunque a venire in Italia?

CAM YON CHIN: Mio malito essere troppo buono e in Cina essele stato fregato da concorrenza. Quindi noi deciso di venile in Italia, come mia solella, mio fratello, mio cugino, mia cugina, mio zio, mio…

FOFO’: …cognato, amico, si infatti tutti qui siete voi Cinesi, in Cina non è rimasto più nessuno.

FUR GON CHIN: ah no, tu non pleuccupale, in Cina essere miliardi di persone, ancora potere venire qui in Italia tantissimi cinesi.

FOFO’: Ah, menomale, mi ero preoccupato, ma adesso mi sento meglio (sarcastico).

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(Cetta, sempre più imbarazzata, si alza, prende il marito sotto braccio e lo porta più avanti)

CETTA: (Rivolta ai cinesi) Scusateci un attimo. (Rivolta al marito a denti stretti) Adesso se non la finisci con una Timpulata ti fazzuarricurdaritòmatrivistuta i prima comunioni e pidaritinnanavutrataiu a veniri a circari cu Tom tom. Te capì m’bare???? (Indietreggiano e si rivolge ai cinesi). Ma che bello conoscere gente nuova, con abitudini anche diverse dalle nostre.

CAM YON CHIN: Noi (si alzano tutti) avere portato delle cose tipiche cinesi per fale amicizia con voi. Cose che noi mangiale semple in Cina, voi in Italiaavele ma non usale per mangiale come noi.

(Fofò e Cetta rimangono pietrificati e con gli occhi sgranati. Pensano entrambi che il piatto contenga degli insetti)

FOFO’: No, no e no. Non se ne parla proprio. Pure questa cosa no. Grazie del pensiero, ma noi non ne mangiamo di queste cose. (Verso il pubblico) Vengono in Italia e ci vogliono imporre pure le loro usanze strambe, ma vidi cchicamurrìa.

CAM YON CHIN: Ma voi non potele rifiutale, portale molta sfortuna se voi non prendele.

(Cetta prende il piatto)

FOFO’: Ecco perfetto, così siamo pure costretti ad accettare per non contrastare la sfiga cinese, non basta quella nostrana.

CETTA: CamYonChin, lei deve scusare mio marito, non voleva essere scortese, quello che voleva dire è che non possiamo accettare perché siamo a dieta.

FUR GON CHIN: Ma voi non preoccupale, non essele pesante il nostro “Tanghulu”.

CETTA e FOFO’: Come???

FUR GON CHIN e CAM YON CHIN: Tanghulu

FOFO’: Tanghulu?

CAM YON CHIN: Si, nostro piatto tipico chiamale Tanghulu. Voi non conoscele?

FOFO’: No, noi non conoscere e con un nome così non ci teniamo proprio.

CAM YON CHIN: Voi plovale.(nelfrattempo Fofò e Cetta fanno smorfie di disgusto) Mio marito essere andato in giro a raccogliere uno per uno. Presi da gialdino, da orto, da terreno. Tutti freschi. Tutti buonissimi. Io avere fatti tanti, tutti per voi. Essele contenti? Plovate!

CETTA: No, grazie. Li proveremo più tardi, in questo momento siamo pieni perché abbiamo appena mangiato.

FUR GON CHIN: Allora, voi plovale e poi dile.

FOFO’: Certo!Pichissu avi a mancare. Ehm, dicevo, come già fatto!

(Squilla un telefono. Tutti controllano il proprio. Alla fine è quello di CamYonChin)

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CAM YON CHIN: Oh, essele mio. Scusale un momento. “Ni Hao, Cin Chan Pao. Cin cian lì, cin cian lao. Che cuminao? Noo. Ma cascao? Cianchiodin. Chin Chan Paoyokopoko y kuandoyoko, yokotoko.Ni kakapoco. Ni Hao.

FUR GON CHIN: Fashengleshenmeshì? (In cinese: cosa è successo? Mimarla con le mani)

CAM YON CHIN: Chin Chan Paoapenafatunakazata, shimunitu eintrunatu. (Si rivolge a Cetta e Fofò) Scusale, ma doveleandale. Nostro figlio avele bisogno di noi.

CETTA: Si figuri, grazie del piatto di…

CAM YON CHIN: Tanghulu!

FOFO’: Sì, a voi e famiglia!

CETTA: Ecco, appunto, quello lì. E venite pure quando volete!

FOFO’: Cetta, i cinesi lavorano 20h al giorno, per fortun… ehm purtroppo non hanno tempo per le visite.

FUR GON CHIN: Tu non pleoccupale, noi adesso avere tanti dipendenti, noi trovale tempo per stare con voi!

FOFO’: Che cul…,mi ha dato proprio una bellissima notizia!

CETTA: Arrivederci FurGonChin e CamYonChin.

FUR GON CHIN e CAM YON CHIN: Allivedelci! Ni hao! (Escono)

FOFO’: Miao, miao. A mai più. Non ci posso credere. Dei cinesi in questo condominio rispettabile. Adesso chiamo l’amministratrice di condominio e gliene dico quattro. Oddio, il piatto di insetti, che schifo che facciamo adesso. (Lo prende e lo passa alla moglie)

CETTA: Io sono disgustata!!! (Arrabbiata si rivolge al marito)

FOFO’: Hai ragione, anche io sono disgustato. Ma come si permettono questi cinesi di portare un piatto di insetti a casa di gente rispettabile come noi. Certo, l’hanno chiamato Tanghulu perché ci volevano prendere proprio per i fondelli! Ma ora glielo faccio trovare dietro la loro porta.

CETTA: Io sono disgustata dal tuo di comportamento. Loro sono stati gentili e ci hanno portato un dono, che magari per la loro cultura è importante. Tu sei stato un facchino. E adesso con il Tanghulu te la vedi tu. (Gli passa il piatto ma Fofò lo fa cadere, inizia a scappare per la stanza senza guardare il contenuto del piatto versato per terra, la moglie resta impassibile con le braccia conserte)

FOFO’: (Continuando a saltellare per la stanza) Cetta, stai calma, non ti agitare molto che potrebbero essere velenosi. *Vado a prendere il DDT, anzi chiamo subito una squadra che ci viene a disinfettare tutta la casa. Non ti preoccupare. Ma se sono velenosi magari siamo stati già contagiati? (Si inizia a grattare) Meglio contattare il medico, anzi mi metto la giacca e andiamo al pronto soccorso. Stai calma, ti prego Cetta…

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*(Nel frattempo Cetta prende un bastoncino da terra e si accorge che è di frutta. Lo mostra al pubblico e fa una ricerca su Internet. Fofò continua a saltellare e a non accorgersi di nulla)

CETTA: Senti Fofò, detto Cuor di Leone, vieni qui a vedere. Avvicinati.

FOFO’: No, allontanati.

CETTA: Ti ho detto avvicinati.

FOFO’: No, ti ho detto allontanati.

CETTA: (Arrabbiatissima) Fofò, ti dissi arricampati subito qui.

FOFO’: E va bene (si avvicina e inizia a guardare bene per terra e il bastoncino che tiene in mano Cetta)

CETTA: Vedi il pregiudizio cosa fa fare. Il Tanghulu è un piatto tipico cinese costituito da bastoncini di frutta candita. Altro che insetti. Ignorante!

FOFO’: Dai Cetta, ma che ne potevo sapere io, ma poi anche tu hai avuto il dubbio.

CETTA: Senti Fofò, quello che sei diventato non mi piace proprio. Sei ignorante e razzista. Hai dimenticato che un tempo quelli considerati strani e stranieri eravamo noi!

FOFO’: Ti sbagli Cetta, me lo ricordo eccome…ed è proprio a causa di quello che abbiamo subìto che ora anche io sono diventato intollerante. Te capì?

CETTA: Ma va là!

(Fofò si siede e inizia a leggere il giornale. Cetta sistema la casa. Si inizia a sentire musica ad alto volume. Fofò sgrana gli occhi. E’ furioso.)

FOFO’: E adesso che succede? Hanno aperto una discoteca e non lo sapevo???

CETTA: Questa musica viene dall’appartamento che era libero.

FOFO’: Quello dei cinesi???

CETTA: No, l’altro.

(La musica si continua a sentire)

FOFO’: Bè, allora ci penso io a dare il benvenuto anche a questi nuovi inquilini. Gli vado a fare un discorsetto, così capiscono subito con chi hanno a che fare…

CETTA: Ma dai Fofò, non possiamo aspettare che siano loro a staccare la musica?

FOFO’: Ma ti sei bevuta il cervello per caso? E’ tardi e le regole del condominio sono chiare, di gente stramba oggi già ne ho avuto abbastanza. Quindi salgo e gliene dico quattro. Mettiamo subito i puntini sulle ypsilon. Dopo i cinesi ci mancavano solo altri vicini maleducati. Che sfiga! Almeno, però, peggio di così non può andare. (Si sente una risata in lontananza e una voce che dice: “Peggio di così può andare, povero illuso! E non mi nominare più invano!”. La voce la sente solo Fofò).

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CETTA: Salgo con te, prima ca cumini guai, o solitu! (rivolta al pubblico) Ma vidi chi camurrìa!!!

(Escono. Si spengono le luci e col buio entrano in scena le due nuove inquiline)

*****

MANU: Alice, senti, che ne pensi, come sto? (Mettendosi la parrucca)

ALICE: Manu, sei bellissima, sei perfetta. Ed io?

MANU: Aggiustati un pochino la parrucca, vediamo un po’ (la sistema). Ecco, così, ora stai benissimo.

ALICE: Manu ti volevo dire che sono veramente felice adesso che ci siamo trasferite qui al nord. Basta con la vita da paesino siciliano. Adesso siamo in una grande città del nord. Una città cosmopolita, globalizzata e, soprattutto, con una mentalità aperta, moderna. Sono così emozionata.

MANU: Sì Ali, anche io non ce la facevo più di mentalità chiuse e di pregiudizi. Qui al nord, invece, finalmente potremo vivere la vita che abbiamo sempre desiderato, nessuno ci giudicherà.

ALICE: La ruota sta girando e sento che il nostro sogno di diventare delle attrici finalmente si realizzerà. Adesso non dobbiamo perdere nemmeno un provino. Sai mi sono documentata, il regista del film, quello del casting dove ci ho fatto segnare, ha vinto un sacco di oscar. Noi possiamo farcela e sai perché?

MANU: No, dimmi, perché?

ALICE: Perché ho visto che ci sono meno aspiranti per il ruolo di ragazze africane, non lo vuole fare nessuno e lo facciamo noi allora. Abbiamo buone possibilità di essere prese.

MANU: Allora dobbiamo essere perfette. E’ il nostro primo provino. Dobbiamo fare bella figura. Quindi, ricapitolando, i vestiti vanno bene, trucco e parrucco va bene, non ci rimane che continuare a provare la danza tribale. Alice, attacca di nuovo la musica.

(Mettono la musica e iniziano a ballare una danza tribale. Poco dopo si sente bussare. Alice va ad aprire, Manu continua a ballare. Entrano Fofò e Cetta. Fofò cambia espressione. Non crede ai suoi occhi. Avanzano e fa per aprire bocca come se volesse gridare, ma Cetta gli dà una gomitata che gli fa chiudere la bocca e inizia a parlare lei)

CETTA: E’ permesso? Possiamo entrare?

ALICE: Sì, prego.

FOFO’: Io non riesco a credere ai miei occhi. (Alterato) Dopo i cinesi ci mancavano solo due africane. Ditemi che è uno scherzo. Voi non siete le nuove inquiline di questo appartamento, vero?

(Nel frattempo Manu si è ricomposta e si avvicina)

ALICE: Sì.

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FOFO’: Sì nel senso che siete veramente le nuove inquiline?

MANU: (Infastidita) Sì, sì, esatto.

(Fofò ha un mancamento. Le tre donne lo reggono e lo fanno accomodare. Prendono un bicchiere d’acqua e glielo porgono. Nel frattempo Cetta, spaventata, inizia a parlare in siciliano. Le due ragazze si guardano stranite. Poco dopo Fofò si riprende e si alza. Le due ragazze sono di lato. Lui momentaneamente non le vede)

CETTA: Fofò stai bene?

FOFO’: Cetta, ho fatto un incubo caparivaveru. Ho sognato che in questo palazzo, oltre ai cinesi, venivano ad abitare pure due africane con tanto di capelli ricci.

CETTA: (In imbarazzo. Si schiarisce la voce) Fofò, non stavi sognando. Siamo proprio a casa delle suddette ragazze. Anzi (rivolta alle ragazze) non ci siamo ancora presentati. Io sono Cetta e lui è mio marito Fofò.

ALICE: Piacere io sono…(viene interrotta da Manu che ha un’idea e le dà una gomitata)

MANU: Piacere. Io essere Manu…ManuChao e lei essere…Ali.

ALICE: (capendo le intenzioni di Manu, interviene subito stando al suo gioco) Ali nome, Mentari cognome, sì, io chiamare Ali Mentari. Noi essere africane.

CETTA: Piacere nostro. Io e mio marito abbiamo sentito la musica e abbiamo pensato di salire per conoscervi e darvi il benvenuto.

FOFO’: Vattinnidiavulu, Cetta ma cchi sta dicinnu?

CETTA: Ma come parli? Manco tu mi pari.

FOFO’: Nga certo. (Rivolto a Cetta a bocca storta) Queste sono africane, a stento capiranno l’italiano, figurati se capiscono il siciliano. Guarda…ragazze (si rivolge a loro parlando lentamente e gridando) voi – capite - il – siciliano?

CETTA: Fofò, (Rivolta a Fofò a bocca storta) lo saranno anche africane, ma mica su surdi. Dice mio marito: voi – capite – il – siciliano? (Rivolgendosi alle ragazze)

MANU: Cosa avere detto? Siziliano??? Io no capire. Io parla poco italiano.

ALICE: Noi da poco qui in Italia. Noi venire da Africa.

FOFO’: E vvinat’agghiriprestu e currennu (mima il segno con le mani).

MANU: Pre-stuu?? Cu-rre-nnu? No capire.

CETTA: (Imbarazzata, cerca di mediare il dialogo) Mio marito voleva dire che voi poveri africani siete costretti a venire in Italia correndo, perché dai voi ci sono un sacco di problemi.

ALICE: Sì, noi scappare da casa nostra. Lì essere guerra, povertà, no lavoro, no cibo, no mangiare. Io avere tanta fame.

FOFO’: Mizzica! Non si direbbe che hai fame. Pare ca ti mangiasti San Calò ccu tutti i scarpi! Mi ricordi molto mia cugina Crocifissa, ca era sempre a dieta, lei diceva, ma pisava 90 chili.

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CETTA: Fofò se non la smetti ti dugnunatimpulataca ti fazzucadiri tutti i dinti (rivolto a Fofò a denti stretti. Poi si gira verso le ragazze). Dice che lei sta bene ed è in forma.

ALICE: Sì, in nostro paese se tu vuoi sposare tu dovere prendere peso. Donna magra no essere buona. Donna grossa buona. Essere simbolo di fortuna. Io dopo ritorna a casa e volere sposare. Io qui in Italia lavorare, mangiare, ingrassare e poi torna in mio paese.

CETTA: (Verso il pubblico) Amara nuantrica invece qui in Italia per andare dietro alle modelle anoressiche della TV, siamo costrette a stare a dieta tutta la vita. L’ho sempre pensato che l’Africa è meglio del nostro continente!

MANU: E voi, essere di qui?

FOFO’: Sì, sì. Noi siamo di queste zone, nè. Noi siamo proprio del nord dell’Italia. Te capì?

MANU: Sì, io capito bene. Io capito molto ma mooolto bene. (Dà una gomitata ad Ali)

CETTA: E diteci un po’, avete trovato già lavoro qui in Italia?

ALICE: Ah qui in Italia essere molto difficile per ragazze africane. Noi cercato, cercato e ancora cercato…

MANU: Sì, ma ora trovato.

FOFO’: Hai visto Cetta, hanno trovato pure il lavoro qui da noi. Alla faccia di tutte le ragazze italiane disoccupate.

CETTA: E di cosa vi occupate? Se posso chiedervelo.

MANU: Sì, noi fare un lavoro stancante.

ALICE: Sì, mooolto stancante.

MANU: Un lavoro antico.

ALICE: Sì, mooolto antico.

MANU: Un lavoro duro.

ALICE: Sì, moolto, ma mooolto duro.

CETTA: Non so se ho capito bene, ma in che settore esattamente?

MANU: Nel settore…come potere dire…del benessere.

FOFO’: Ma benessere psichico o fisico?

ALICE: Fisico, molto fisico.

FOFO’: Quindi siete estetiste?

MANU e ALICE: No.

FOFO’: Infermiere?

MANU e ALICE: No.

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FOFO’: Massaggiatrici?

MANU e ALICE: No.

(Fofò non capendo guarda la moglie)

CETTA: Fofòarruvigliati. Le ragazze sono…sono… sono due bottanji!!!

FOFO’: Mizzica! Africane e bottanji. Male di nuovo mi sento.

CETTA: E per curiosità, guadagnate bene?

MANU: Noi guadagna 500, a volte 400, a volte 700. Dipende.

CETTA: Al mese?

ALICE: No, no, a sera.

FOFO’: Miiiiiiiiiiizzica!

CETTA: Ma, (con atteggiamento imbarazzato) su per giù, con quanti uomini voi, ehm, ogni sera?

ALICE: Cinque, sei, dipende, a volte stesso uomo tante volte.

CETTA: Ah, stesso uomo tante volte (rivolto a suo marito con fare sognante e poi quasi di rimprovero). Hai capito Fofò, stesso uomo tante volte, eno stesso uomo, ma solo dormire e russare!

FOFO’: Certo, con te il più delle volte mi sembra di toccare un baccalà…

CETTA: Parlò u stoccafisso! Senta signorina, mi tolga una curiosità, ma se una donna, ipoteticamente parlando, volesse buttarsi nel mondo del “Benessere” (mima le virgolette), dove si deve mandare il curriculum, sempre ipoteticamente parlando.

ALICE: Oh, ma se tu interessata, mettere noi buona parola! (Fa l’occhilino a Manu e a Cetta)

FOFO’: Aho, ma che è sta storia. Ma cosa vi siete messe in testa. Talèamuninni a casa va, che già a pressioni a 1000 mi acchianò.

CETTA: Arrivederci ragazze, è stato veramente un piacere.

FOFO’: Amunì Cetta (la spinge fuori). Arrivederci, arrivederci. Ora mi sentiranno domani nella riunione di condominio. A vidi chi camurrìa!!! (Escono)

MANU: Ma vidi chi cosa…Uno si trasferisce al nord e subisce le discriminazioni da un Terrone come noi! Mah! Passassi na vita a diri Mah!

ALICE: Ma vedi che troglodita!

MANU: Ali, talè attacca sta musica e non ci pensiamo più… (Attaccano la musica).

(Si spengono le luci. Escono. La prossima scena si svolge a casa di Fofò e Cetta).

FINE I ATTO

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II ATTO

FOFO’: Cose dell’altro mondo!

CETTA: Sì, proprio cose dell’altro mondo. Sai cosa c’è di peggio di un Terrone al Nord?

FOFO’: Cosa Cetta?

CETTA: Un Terrone razzista e intollerante e che rinnega le proprie origini (Arrabbiata).

FOFO’: Cetta basta, non farla lunga. E poi, quante volte devo dirti che non devi nominare quella parola. Noi qua per tutti siamo settentrionali, tac??? Con la Sicilia non ci abbiamo niente a che vedere, te capì???

(Entra il figlio, vestito in modo molto eccentrico)

VITO: Ciao mamma, ciao papà!

CETTA: Ciao Vito. Hai finito di studiare?

VITO: Sì, sto finendo.

FOFO’: Bravo Vito, studia, studia, che la vita l’è dura! Sentite, è stata una giornata pesante, anzi pesantissima. Mi vado a riposare.

VITO: Ciao Pà! (Esce Fofò) Senti mamma, ho dimenticato di dirti che c’era il nonno che ti cercava.

CETTA: Mio padre???

VITO: Sì, tuo padre, nonno Salvatore, direttamente dalla Sicilia.

CETTA: Strano, non si fa sentire mai dato che ce l’ha ancora con me, ma soprattutto ce l’ha a morte con tuo padre che mi ha fatto lasciare la Sicilia. Sai tuo nonno Salvatore è moooltoooo all’antica. Comunque, grazie. Più tardi allora lo richiamo io.

VITO: No mamma, forse non mi sono spiegato bene. Il nonno ti cercava proprio qui, in carne ed ossa.

CETTA: Vito, per carità, non è il momento di scherzare questo. A che ora ha telefonato?

VITO: Senti mamma, non è unoscherzo e non ha telefonato. E’ passato lui di persona personalmente. Tu e papà non eravate in casa. Ha detto che andava a sgranchirsi le gambe e passava dopo.

(Campanello)

CETTA: Matri Santa, oggi solo lui ci mancava. Adesso come faccio! Se lo scopre tuo padre succede un macello. Se, invece, mio padre capisce che abbiamo rinnegato le nostre radici, succede il finimondo. (Campanello) Vito vai ad aprire, prima che tuo padre si sveglia.

(Vito fa entrare il nonno. Tipico vestiario da siciliano. Con tanto di coppola e lupara. Musica ad hoc)

VITO: Ciao nonno, entra. Ora la mamma è in casa.

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CETTA: Ciao papà, ma che ci fai qui? Volevo dire…che bello che sei qui!

SALVATORE: Baciamo le mani, figghia!

CETTA: Ma papà, tu sei andato a farti un giro conciato così???

SALVATORE: Concettina, conciato così come, ah?

VITO: Ma dai mamma, è tornato di moda il vintage, il nonno è troppo fashion e cool! (Si allontana e si siede).

SALVATORE: Cul?Cul??? A mìa? Concettina ma cumu parla to figghiu? Invece di essere cchiuallittratu, a mia mi pari scimunitu. Ma poi picchì me niputi va in giro vistutucapari n’albero di Natali. Madri di li dulura, tuttuscuminatu mi sintu. U dutturi prima di partiri mi dissi c’aiu a stari calmo perché nel sangue ho tutte le piastrelle che non vanno bene. Ma cu tutti sti stranizzi del norte a mia mi veni un coccolone.

CETTA: Papà non ti agitare, stai calmo. In caso domani ti faccio controllare in Day Hospital.

SALVATORE: Ma quale Gay Hospital e Gay Hospital, io masculusugnu!

CETTA: Ma papà, non hai capito!

SALVATORE: Concettina, addruvigliatica forse tu non hai capito ca u problema tu ci l’ha ccu to figghiu, no ccu mia. Vito, per i miei gusti troppo moderno è. Ma non ti preoccupare, bastano un paio di jorna cu mia, cate lo aggiusto e te lo riporto uomo arcaico, altro che homo sapiens!

CETTA: Ma papà, che dici! Vito non ha bisogno di niente. Sta bene così. (Si girano a guardarlo).

VITO: (Sentendosi osservato, si alza) Vabbè io sono stanchino, ho sonnuccio. Buona notte mammina. Good night nonnino! (Esce).

SALVATORE: Stanchino, sonnuccio, nonnino.E tu un ci dici nenti a to figghiu. Mi pari a mia capuru tu addivintasti tutta babba. Ma giustamente pi maritarti drubabbiuni di tuo marito, tanto sperta evidentemente non eri. Un ci pigliasti nentinenti di to mà. Comunque va, poi ci pensiamo a Vito, ca ni stuminutua pensione arteriosa mi sta acchianannu, ma n’un naiubisugnu di nessun Gay Hospital, mi scinni sula.

CETTA: Papà, almeno un bicchiere d’acqua lo vuoi? Perché ti vedo troppo agitato.

SALVATORE: Sì, Concettina. Dopo due ore di stare qua all’estero, già l’aria mi manca.

CETTA: Ma papà, mica sei all’estero, sempre in Italia sei, al Nord.

SALVATORE: Quel parente scimunito di tua madre è del Norde. Qui in un altro continente siamo.

CETTA: Papà, ma noi non abbiamo parenti del nord.

SALVATORE: Ma chi sta dicinnu, Concettina. Lo zio di tua madre non te lo ricordi? Quello che sta a Messina.

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CETTA: Ma papà, che c’entra il nord con Messina.

SALVATORE: Come che c’entra, Messina già troppo al norde per i miei gusti è, una mentalità troppo aperta c’è. Questi messinesi troppo settentrionali sono.

CETTA: Dai Papà, smettila. Quando pensi di accettare il fatto che tua figlia si è trasferita al Nord???

SALVATORE: Mai. Comunque Concettina, dammi tecchia di vino, va.

CETTA: Papà, il vino non devi nemmeno vederlo per il tuo fegato.

SALVATORE: (Chiude gli occhi e porge il bicchiere) Avanti, dai!

CETTA: Ma che stai facendo?

SALVATORE: Me l’hai detto tu che il vino non devo vederlo. E infatti quando lo bevo tengo gli occhi chiusi, ti giuro che non lo talìo!

CETTA: Lasciamo stare papà, con te è una battaglia persa. Senti, ma dove alloggi?

SALVATORE: Chi dici? Parla in italiano.

CETTA: Ma in italiano sto parlando!

SALVATORE: Ah sì? Allora parla in siciliano.

CETTA: Papà, chi camurrìa, unni ti nni va a dormiri.

SALVATORE: Qua.

CETTA: Qua nel senso di qua in città o qua a casa mia?

SALVATORE: Qua ni sta poltrona, anzi si mi lassi sulucasugnustancu, ti dico grazie.

CETTA: E domani parti?

SALVATORE: Nonzi. Non parto più domani, ho deciso che mio nipote ha bisogno del mio aiuto.

CETTA: Ma Vito non ha bisogno di niente!

SALVATORE: Tu dici? Zito è?

CETTA: Ma che c’entra adesso??? Vito al momento si vuole concentrare solo sul suo percorso di studi.

SALVATORE: Accussì ti dissi iddru? Mi pari a mia, ca to figghiusta addivintannu scimunito como a so pa. Ma ci penso io a lui. Adesso lasciami riposare, vatinni. Buonanotte. (Si sistema sulla poltrona con tutta la lupara, si sistema la coppola in modo da coprire il volto e inizia subito a russare).

CETTA: (Al pubblico) E adesso come faccio. Certo che al peggio non c’è mai fine. Meglio che non dico niente a mio marito. Mi punto la sveglia presto e domani mattina inventerò una scusa per uscire con mio padre. A viuladia (ed esce).

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(Salvatore continua a russare. Entra Fofò appena sveglio, si stiracchia e fa flessioni. Non si accorge di questa strana presenza)

FOFO’: Ah che bello svegliarsi all’alba! (Si accorge dell’uomo con la lupara. Inizia a gridare e ad agitarsi) Aiuto! Aiuto!

SALVATORE: (Senza farsi vedere in viso, gli punta la lupara) Fermo ta stari!

(Fofò si ferma con le mani in aria ma continua a gridare)

FOFO’: Aiuto! Aiuto!

SALVATORE: E pure mututa stari!

(Fofò fermo con le mani in aria ripete tipo in playback: “Aiuto! Aiuto!”)

FOFO’: (Agitato) Ok, non perdiamo la calma. Cerchiamo di ragionare e troviamo un compromesso. Sono ricco, posso darle del denaro. Li vuole i soldi in cambio della mia vita?

SALVATORE: Nonzi.

FOFO’: Ha ragione, è vero, che se ne fa solo dei soldi. Le do i soldi e questa casa. Va bene?

SALVATORE: Nonzi.

FOFO’: Allora le do i soldi, la casa e due cinesi in omaggio!

SALVATORE: Nonzi.

FOFO’: Adesso le faccio un’offerta che non può rifiutare: i soldi, la casa, i cinesi e due africane. Che ne dice, signor delinquente?

SALVATORE: Nonzi.

FOFO’: I soldi, la casa, due cinesi, due africane e mia moglie! Prendere o lasciare.

SALVATORE: (Alzandosi arrabbiato) Cosa inutile che non sei altro. Prima ti pigghiasti a me figghia e poi così la difendi???

FOFO’: Salvatore, lei è??? Ah ahah, ma io l’avevo capito subito che era lei. Sono stato allo scherzo. Può stare tranquillo che Cetta è in buone mani con me.

SALVATORE: Cetta? E cu cavolo è Cetta? Mia figghia, fino a prova contraria, Concettina l’ho chiamata.

FOFO’: Ma sì, certo Concettina. Però qui al nord la chiamiamo tutti Cetta, ha un suono più sofisticato.

SALVATORE: Alfonsino, sapessi che bel suono sofisticato fa la mia lupara quando spara un colpo a chi mi fa girare i cabasisi! Che per caso lo vuoi sentire???

FOFO’: Sempre simpaticone mio suocero Salvatore! Ah ahah

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SALVATORE: Sempre scimunito mio genero Alfonsino! Ah ahah

(Entra Cetta, vede la scena e si paralizza)

CETTA: Papà! Fofò! Che bello che siamo tutti assieme! Fofò, hai visto che bella sorpresa ci ha fatto mio padre???

FOFO’: (Ironico) Caspita, Cetta, anzi no Concettina, proprio una bellissima sorpresa! Ma come mai non mi hai avvisato che c’era tuo padre che dormiva nel MIO salotto con la lupara in mano??? Sai, di più per evitare di morire ammazzato di mattina in casa propria e darti la camurrìa di prendermi dal pavimento a pezzettini, anche perché le macchie di sangue non si tolgono tanto facilmente…

SALVATORE: Alfonsino, stai tranquillo che non ti avrei ammazzato.

CETTA: Hai visto, Fofò, sei il solito esagerato!

FOFO’: Ah, menomale, allora la devo ringraziare Salvatore, in fondo in fondo mi vuole un po’ di bene!

SALVATORE: Adesso non diciamo fesserie. Non ti ammazzo ora, come non ti ho ammazzato tanti anni fa, solo perché non sono rincretinito da farmi la galera per uno scimunito comu a tìa!

FOFO’: (Offeso) Ah, grazie mille allora. Queste sì che sono soddisfazioni. Cose dell’altro mondo!

SALVATORE: Proprio cose dell’altro mondo!

CETTA: Oh chi camurrìa! Fatela finita voi due! Adesso sto iniziando a perdere la pazienza!

(Entra Vito, con un pigiama molto estroso)

VITO: (Con voce allegra) Ciao mamma, ciao papà, ciao nonnino!

CETTA e FOFO’: Ciao Vito!

SALVATORE: (Guarda il nipote sconcertato) Senti Vito, va levati sto costume di carnevale che dobbiamo uscire assieme io e te…ti devo spiegare come funziona il mondo, visto che quello scimunito di tuo padre non è riuscito a farlo… (prende a braccetto Vito). A dopo, baciamo le mani. (Escono).

FOFO’: Ma cos’è questa storia Cetta? Mi vuoi spiegare? Non parte subito tuo padre? E poi cosa gli deve spiegare a mio figlio???

CETTA: Stai calmo Fofò, non ti agitare. Mio padre ha deciso di restare qualche giorno, per conoscere meglio suo nipote. Vito è in buone mani con lui. E poi è un suo diritto, è il nonno.

FOFO’: Punto primo non sono agitato, ma agitatissimo. Punto secondo, è giusto che conosca suo nipote, ma guai a lui se gli mette strane idee per la testa. Ho fatto tanto per crescere Vito come un Cittadino del mondo. Deve stare lontano dalla mentalità siciliana, chiusa e bigotta.

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CETTA: Stai tranquillo Fofò. Che cosa vuoi che succeda in un’oretta di passeggiatina con il nonno? (Al pubblico, di nascosto da Fofò).Secondo voi, devo iniziarmi a preoccupare? (Si avvicina a Fofò). Senti affrontiamo un problema alla volta. Adesso dobbiamo pensare alla riunione di condominio. Non ricordi?

FOFO’: Eh sì, è vero. Devo fargli capire chi comanda in questo palazzo. Andiamo a prepararci và! (Escono).

*****

(Entra in scena Betta. Sistema la stanza in funzione della riunione di condominio)

BETTA: Protettore degli idraulici, San Itario, aiutami tu. Protettore dei calzolai, San Dalo, aiutami tu. Protettore dei vigili, San Zione, aiutami tu. Protettore dei prosciutti… (Entra Giulia)

GIULIA: San Daniele, aiutala a smettere tu! Dai la Betta, per favore, falla finita adesso, che stanno per arrivare i condomini per la riunione.

BETTA: Oh, quante storie che fai! Non vedi che ho quasi finito di sistemare? Stai serena, che ti vedo un po’ troppo agitata.

GIULIA: Certo che sono agitata, sono sicura che nessuno avrà da ridire, tranne quel meridionale lì!

(Entrano Fofò e Cetta)

FOFO’: Buonasera a tutti!

(Giulia e Betta si guardano)

GIULIA: Ecco appunto…Carissimi! Venite, accomodatevi. Siete i primi, ma a breve arriveranno tutti gli altri e potremo cominciare. Ci sarà qualche assente, ma grazie alle deleghe riusciremo a portare a termine le votazioni.

FOFO’: Lo spero proprio.

(Entrano i cinesi)

FUR GON CHIN: Buonasela!

CAM YON CHIN: Buonasela!

(Fofò fa cenni della testa rivolti a Giulia e a Betta, ma loro non comprendono)

BETTA: Sig. Fofò ha il torcicollo? (Fofò continua a fare gesti strani e fa l’occhiolino, vuole far capire a Betta di osservare i cinesi, che nel frattempo fanno qualcosa strana). Ha mal di testa per caso? (Fofò fa cenno di no con la testa)Fofò ha degli strani movimenti spastici. Non la trovo benissimo. Cetta, suo marito mi fa l’occhiolino. Come la devo prendere???

CETTA: Lasci stare mio marito. Ha solo avuto un cattivo risveglio.

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FOFO’: I cinesi, signora Portinaia e amministratrice. Ci sono i cinesi.

GIULIA: Ah sì, ha ragione. Sono davvero dispiaciuta per questa situazione.

FOFO’: Oh, finalmente ci capiamo. Io direi che sono molto più che dispiaciuto. Ma che modi sono questi. Questo è stato sempre un condominio rispettabile e molto fine.

GIULIA: Ha ragione, sono perfettamente d’accordo con lei. Queste cose non sono mai successe in questo condominio. (Nel frattempo Fofò annuisce fiero).  E’ colpa mia, non sono riuscita a farvi conoscere prima. Rimedio subito, però. Allora, vi presento FurGonChin e sua moglie CamYonChin.

FOFO’: Ma io non intendevo questo, noi ci siamo già conosciuti, purtroppo. Io mi riferivo al fatto che sono Cinesi.

BETTA: Bè, sì, a me sembrano proprio cinesi, originali made in China, pelle giallina, occhi a mandorla. Ma possiamo richiederglielo. Signori Furgoncini, siete originali made in China?

CAM YON CHIN:Celto che siamo oliginali, noiliuscile a copiare tutto in China, tranne le persone. Noi essele di Pechino.

BETTA: Ha visto, sono di Pechino. Quindi sono due Pechinesi puri ed originali. Con il pedigree.

FOFO’: Sì, due pechinesi. E che sono cani??? Lasciamo stare và. Ne vogliamo parlare invece delle due africane???

GIULIA: Africane? Ma di cosa sta parlando? Sig. Fofò, Prima i cinesi, i pechinesi, ora le africane. Le ricordo che questa è una riunione di condominio, no una lezione di geografia.

FOFO’: Mi riferisco alle africane del palazzo, le due ehm, come possiamo chiamarle???

GIULIA: Nel palazzo non ci sono africane.

FOFO’: Come non ci sono africane. Le due…le due…

GIULIA e BETTA: Le due???

FOFO’: Ma sì, le due Bottanji!

GIULIA e BETTA: Le due Bottanji???

GIULIA: (Rivolta a Cetta) Cetta, ma suo marito esattamente oggi cosa ha? Non è che per caso ha bevuto?

CAM YON CHIN: Io non capile, cosa volere dire bottanji?

CETTA: Lo lasci perdere e andiamo avanti…

(Entrano le finte africane, vestite normalmente)

MANU e ALICE: Buongiorno a tutti!

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FOFO’: Eccole, le africane!

BETTA: Sig. Fofò, ora capisco che la Sicilia viene simpaticamente considerata il nord Africa, ma chiamarle addirittura africane, mi sembra esagerato. Allora anche voi siete africani.

FOFO’: Ma loro sono le bottanji!

ALICE: Aho, bottanji a chi? Ma vidi chi ‘nicchi e ‘nacchi.

FOFO’: Ma vi giuro che loro ieri erano africane.

GIULIA: Sì, come no. Ieri erano africane, oggi sono siciliane e domani chi lo sa?!? Cetta, per favore, se suo marito continua a dare di matto, sono costretta a farlo allontanare.

CETTA: Scusatelo!

ALICE: Ma vedi questo! Poi lei mi deve spiegare, ma che problema ha con gli stranieri?

FOFO’: Gli stranieri rubano!

MANU: Anche gli Italiani rubano.

FOFO’: Sì, ma loro violentano le ragazze!

ALICE: Anche i nostri violentano le ragazze.

FOFO’: Ma c’è una bella differenza tra essere violentati da un italiano o da uno di colore!

CETTA: Non lo metto in dubbio, poi se gli italiani sono tutti come te, c’è proprio una bella differenza!!!

GIULIA: Adesso, se non ci sono altre interruzioni, visto che siamo tutti presenti, meno i due per assenza giustificata e precisamente il sig.Barbatosta e la sig.raSegapeliche però hanno lasciato le deleghe, iniziamo. L’amministratrice, che sarei io, ha facoltà di aprire il dibattito. Betta, cosa c’è all’ordine del giorno?

BETTA: Sig.ra amministratrice nonché sorella, mi preme ricordarle che non è possibile chiamarlo ordine del giorno se è sera, cerchi di essere più precisa…

GIULIA: E va bene Betta, cosa c’è dunque all’ordine della sera?

BETTA: Ora sì. Primo punto: la proposta del sig. Fofo’ di sostituire il vecchio ascensore con uno nuovo. Costo dell’operazione: 70.000 euro. Propongo di votare.

FOFO’: Per me va bene, ovviamente!

CETTA: Per me pure. (Con fare sconsolato)

FUR GON CHIN: Noi non plendele mai ascensore. Per me è No!

CAM YON CHIN: Anche pel me essele No!

ALICE: A me l’ascensore vecchio va benissimo. Per me è No!

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MANU: Per me è No!

GIULIA: Le due deleghe sono contrarie. La proposta è bocciata! Prossima.

FOFO’: Come bocciata!

BETTA: Secondo punto all’ordine della sera, la proposta di detenere animali nel condominio. Votiamo per alzata di mano. Voti contrari… (Fofò alza la mano. E’ l’unico).Voti favorevoli… (Tutti alzano la mano, compresa Cetta. Fofò resta a bocca aperta). Proposta accolta.

FOFO’: Ma non può essere, come accolta??? Allora io vorrei che si votasse per vietare qualsiasi tipo di rumore molesto, compresa la musica. Mettiamo subito i puntini sulle ypsilon. Alzino le mani quelli che vogliono il divieto assoluto dei rumori. (Alza la mano fiero, ma subito si accorge di essere solo. Si avvicina alla moglie e le fa alzare il braccio. Ma Cetta fa il braccio morto).

GIULIA: Proposta bocciata. Andiamo all’ultimo punto dell’ordine del giorno della sera. Prego Betta.

BETTA: L’ultimo punto è la richiesta da parte dei Signori Furgoncini (indica i cinesi)di poter cambiare l’utilizzo del box condominiale, attualmente usato solo dal sig. Fofò. Votiamo per alzata di mano. Voti contrari… (Fofò alza entrambe le mani). Voti favorevoli (Tutti alzano le mani, compresa Cetta).

FOFO’: Ma vi siete bevuti il cervello??? E’ da una vita che sono l’unico ad usare il box e nessuno si è mai lamentato. Oramai l’ho usucapito, capito? Adesso arrivano freschi freschi questi stranieri e vengono a comandare a casa mia???

CAM YON CHIN: Casa sua? Io non capile. Casa essere di tutti. Noi avele stessi diritti vostri. Essele tutti uguali.

FOFO’: Ma quale tutti uguali. In questo mondo c’è chi è più e c’è chi è meno uguale di altri…

GIULIA: Basta adesso e facciamola finita con queste lamentazioni. Dichiaro conclusa la riunione. La seduta è sciolta. Arrivederci a tutti. (Esce)

BETTA: Finalmente, non ne potevo più. Arrivederci. (Esce)

CAM YON CHIN: (Rivolta a Fofo’) Esistele un detto cinese molto famoso che dice: Isti pifuttili i listasti… (Coinvolgere il pubblico). Blavi! Andiamo a casa FurGonChin.

FUR GON CHIN: Allivedelci!

ALICE: Esiste anche un detto siciliano che dice…Cu sputa ‘ncelunda facci ci torna. (Esce)

MANU: Baciamo le mani e tanti saluti dall’Africa, te capì??? Ah ahah (esce).

CETTA: (Prende Fofò da un orecchio e lo trascina fuori) AmunìFofò che ormai non ne combini una giusta…A vidi chi camurrìa! (Escono. Si spengono le luci)

*****

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(Entrano in scena Cetta e Fofò. Entrambi agitati)

FOFO’: Io sono allibito. Fino a qualche giorno fa in questo condominio, come nella mia vita, tutto filava liscio come l’olio. E adesso è una tragedia!Maquesta volta sì che è il caso di dirlo…Peggio di così non potrebbe mai andare. Maledetta sfiga! (Si sente una risata e una voce. Solo Fofò la sente. Cetta, non sentendo niente, continua a sistemare la casa).

SFIGA: Ah, ah, ah, ah, ah!

FOFO’: (Guardando Cetta) Hai pure la faccia tosta di ridere?

CETTA: (Non capendo) Ma quale ridere, c’è di chiangiri cu tìa!

SFIGA: Ah, ah, ah. Come sei ingenuo, mi fai quasi tenerezza! Ah, ah, ah.

FOFO’: (Guarda la moglie e inizia a capire che non è lei che parla) Ma chi sei?

CETTA: (Si gira stranita) Tua moglie. To mugghieri. Your wife! Ma ti sembra questo il momento di scherzare???

SFIGA: Fofò, tu mi hai nominato ed eccomi qua. (Nel frattempo Fofò inizia a guardarsi in giro per capire da dove viene la voce. Cetta lo guarda e non capisce). Io sono la sfiga!

FOFO’: La sfiga??? Hai sentito Cetta? Mi sta parlando la sfiga. Che le dico?

CETTA: (Spazientita) Fofò, chi camurrìa, se non la smetti subito, chiamo qualcuno per farti portare via. Sono stata chiara?

SFIGA: Fofò, è inutile che chiami tua moglie. Lei non può sentirmi. Tu mi hai invocato, ricordi? Hai detto: “Maledetta sfiga!”. Eccomi qua, sono venuta appositamente per te.

FOFO’: No, ci deve essere stato un fraintendimento. Io volevo dire: “Cara Sfiga”.

SFIGA: No, caro Fofò, tuo sei stato molto chiaro. Mi hai chiamato maledetta e hai continuato dicendo che le cose peggio di così non sarebbero potute andare. Ma la vuoi sapere una cosa?

(Cetta, nel frattempo, guarda suo marito parlare da solo e inizia a comporre un numero in disparte)

FOFO’: Non sono sicuro di volerla sapere, cara sfiga.

SFIGA: Caro Fofò, io te la dico lo stesso. Le cose possono sempre andare peggio.

FOFO’: No, ti prego, perdonami, cosa posso fare per recuperare?

SFIGA: Assolutamente nulla. Ti saluto. A presto! Anzi a prestissimo!

FOFO’: No. A presto no!!! (Piagnucolando) Cetta, dobbiamo scappare. Non possiamo stare più qui. Dov’è andato a finire Vito???

CETTA: Vito è con il nonno. Ma stanno per arrivare.

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FOFO’: Perfetto. Ho un piano. Iniziamo a preparare le valige. Possiamo andare in Svezia per esempio. Che bella nazione. Molto più moderna della nostra. Vito crescerà benissimo lì.

CETTA: (Con finto fare accondiscendente) Certo, ovvio, come no. Ma dimmi un po’, picchì n’avissimu a ghiri?

FOFO’: Svegliati Cetta, ma non hai capito cosa ha detto la sfiga???

CETTA: No, a me oggi non ha chiamato la sfiga, avevo il telefono scarico evidentemente. Sentiamo, cosa avrebbe detto questa sfiga?

FOFO’: Ha detto che può andare anche peggio di così. Dobbiamo scappare prima. Sì, la Svezia mi sembra proprio un’ottima idea. Ma quando arriva Vito???

(Campanello. Entrano Salvatore e Vito. Sono vestiti allo stesso modo. Indossano la coppola e hanno in mano la lupara. Fofò li guarda entrare e resta senza parole)

SALVATORE: Baciamo le mani!

VITO: Baciamo le mani a vossìa!

CETTA: Papà, Vito, ma come siete conciati?

SALVATORE: Concettina, talìa a to figghiu, un figurino adesso è!

FOFO’: Mi sento male! La pensione arteriosa mi è salita. Aiutatemi! C’è un medico in sala? Salvatore cosa ha combinato???

SALVATORE: Alfonsino, non occorre che mi ringrazi. Ho solo fatto quello che mi sentivo. E’ importante tornare alle proprie origini. Non bisogna mai rinnegarle. E per fortuna,mio nipote DNA siculo originale ha!

FOFO’: Non ce la posso fare. Sto svenendo…

VITO: Non svenire papà. Le sorprese non sono finite.

SALVATORE: Sì, Alfonsino. Finalmente a to figghiu la zita ci trovai.

FOFO’: Almeno una buona notizia. Una ragazza del nord che lo fa ritornare come prima. E’di Milano?

SALVATORE: Nonzi, un po’ più a sud.

CETTA: Di Bologna?

SALVATORE: Più sud.

FOFO’: Oh no, di Roma???

SALVATORE: Più sud.

FOFO’: No, no e no. Una siciliana no, mai e poi mai.

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SALVATORE: Diciamo molto a sud della Sicilia. Non perdiamo altro tempo.Vito, fai entrare la tua zita.

(Vito va verso la porta e fa entrare la fidanzata, che è della Tanzania)

VITO: Vi presento la mia fidanzata Amara!

FOFO’: Ah, menomale è uno scherzo, ah ahah, è travestita nello stesso modo in cui si erano travestite le ragazze nuove del condominio. Questa volta non ci casco. Bello scherzo Vito. Ma adesso tu e la tua fidanzata andatevi a cambiare, che ce ne dobbiamo andare. Ah proposito (rivolto alla ragazza), signorina in realtà come si chiama? E’ di Torino?

FATMA: Torino? No io essere di Tanzania. Io chiama Amara!

FOFO’: Amara, ah ahah! Te l’ho detto, non ci casco. Levati trucco e parrucco. (Cerca di levarle la parrucca, ma inizia a capire che sono i suoi veri capelli). Ma non è una parrucca. Non è travestita da Africana. Lei è Africana. Mi sento male. Aiuto. Me l’aveva detto la sfiga…

CETTA, SALVATORE, VITO: La sfiga? (Fanno segni che è pazzo)

FOFO’: Sì, la sfiga me l’aveva detto che al peggio non c’è mai fine. Sto morendo. Il mio cuore, un infartus! Aiuto!

SALVATORE: Mi dispiace Concettina, ma te l’ho sempre detto che tuo marito non ci sta con la testa. E’ giunto il momento. Non abbiamo alternative.

CETTA: Papà, sei sicuro che è la cosa giusta da fare?

(Nel frattempo Fofò non capisce di cosa stiano parlando)

SALVATORE: Assolutamente. (Ad alta voce) Venitevelo a prendere!

FOFO’: Venitevelo a prendere a chi???

(Entrano due infermieri con una camicia di forza)

SALVATORE: Tranquillo Fofò, starai bene.

(I due infermieri lo vestono e lo tengono fermo)

FOFO’: Gente, non fate come me. Intanto, non rinnegate le vostre origini. Ma soprattutto non lamentatevi quando le cose non vanno esattamente come vorreste…perché al peggio non c’è mai fine! Altro che Amara…amara io!!!

FINE.

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