Non è mai troppo tardi

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NON E’ MAI TROPPO TARDI…Il Permesso di Natale

Commedia in Due atti in dialetto fondano

 liberamente tratta da ”La Licenza di Natale, ma quale miracolo” di C.Gaudiano

Posizione SIAE 211472        

 Scritta e diretta da Filomena Antonelli

Personaggi:

1)  San Giuseppe Artigiano;

2)  Peppino Scordato il padrone di casa;

3)  Nannina,  sua moglie;

4)  Franceschino, (detto Checchino)  il loro figlio;

5)  Angelina,  la figlia;        

6)  Saverio,  marito di Angelina;

7)  Don Oronzo Stronzillo, padre di Saverio;

8)  Donna Rosaria,  sua moglie;

9)  Michelina, sorella di Peppino Scordato;

10)  La dottoressa, medico della famiglia Scordato;

11)  Comare Caterina;

12)  Comare Titina;

13)  Vincenzo, l’amante di Angelina;

14)  Vicino di casa

15)  Elena l’infermiera (amica di Angelina)

         Peppino piccolo (bambolotto)

  Il linguaggio utilizzato nel testo  è un italiano semplice e spesso sgrammaticato in uso nei primi anni ’60 quando ormai erano passati circa una quindicina di anni dalla fine della II Guerra. In quegli anni, la stragrande maggioranza dei bambini nati tra la fine del conflitto mondiale ed i primi anni ’50, riusciva a terminare la scuola dell’obbligo. Erano gli anni del riscatto sociale ed economico di un’Italia distrutta, soprattutto nell’anima, dalla Guerra e dalle sue brutture. Tutti volevano dimenticare la fame e le sofferenze patite., ed allora i più umili per darsi un contegno, cercavano di parlare a modo loro e con l’aiuto dei figli finalmente istruiti, l’Italiano.

Premessa

Questa storia comincia laddove termina “Natale in casa Cupiello” del grande Eduardo, e vuol essere un omaggio al nobile “pensiero” che innalza tutti i suoi capolavori teatrali. Le vicende qui narrate, pertanto, evolveranno in situazioni tragi-comiche anche soprannaturali, assolutamente originali. L’autrice in questo lavoro ha messo in evidenza quella forza, sprigionata dalla Speranza e dalla Fede, che può tutto!... Non è mai troppo tardi…per avere Fede…non sarà mai troppo tardi…per cambiare il  proprio destino!

LA TRAMA

La storia si svolge in casa di un artigiano falegname di Fondi

Eduardo, In “Natale in casa Cupiello”,  non sancirà in modo esplicito la morte del protagonista, ma a “Chi” poteva stare a cuore la vicenda umana di Peppino Scordato, il nostro nuovo protagonista fondano?

Egli è un attempato falegname analfabeta che ha sempre condotto, insieme alla propria famiglia, una vita improntata all’onestà e a sani principi morali, nonostante le brutture della Guerra. Oltre al proprio lavoro, la principale occupazione di Peppino è quella di pensare costantemente alla realizzazione del Presepe di Natale – antica tradizione di famiglia - per testimoniare la grande devozione nei confronti del Santo Protettore degli artigiani: San Giuseppe, padre putativo di Gesù. Di conseguenza, ad accollarsi tutti gli oneri familiari è sempre stata sua moglie Nannina; oltre al matrimonio sbagliato della figlia Angelina, c’è da gestire la delicata situazione relativa al “ritardo mentale” dell’altro figlio Francesco, che tutti chiamano Checchino, nonché  la  sconveniente presenza in casa della cognata Michelina,  sorella zitella e approfittatrice del marito. Ma solo quando Peppino si troverà “in bilico” tra la vita e la morte, comprenderà le proprie umane manchevolezze e vorrà porvi rimedio. Sarà proprio San Giuseppe a venire in suo soccorso, poiché lo  ritiene meritevole in virtù della sua “FEDE”, di godere di un permesso speciale che gli permetterà di sanare le situazioni terrene irrisolte e prepararsi ad un più sereno e degno distacco.

 La storia si svolge in casa di un artigiano di Fondi il 31 dic.1959 e termina il 24dic.1960

ATTO PRIMO

E’ il 31 dicembre 1959.

La scena è ambientata nel salotto della casa di Peppino e Nannina.La scenografia vista dal pubblico, presenta al centro una porta in legno, ingresso della casa, con veduta  sulla città vecchia, di fianco un bel camino (o una stufa a legna), mentre sul lato destro esiste un pannello/disimpegno che porta in cucina, nascosto alla vista. Da una porta sul lato sinistro della scena, si accede alla camera da letto della famiglia Scordato. Sulla  parete di sinistra sono appesi due grandi quadri uno raffigurante San Giuseppe Artigiano e l’altro la Madonna del Cielo. Appoggiato alla stessa  parete di verrà posizionato un bel Presepe su dei mobili bassi. Nella parete di destra vicino all’ingrsso della cucina, c’è il divano letto dove dorme Checchino. Al centro della stanza il tavolo con 7 sedie.

Musica iniziale da funerale

PRIMA SCENA

·Da poco si è fatta l’alba. Il nostro Peppino, avendo reso l’anima a Dio nella nottata, è vestito da morto. La porta della camera da letto è aperta; esce una leggera luce che sta a significare che è stata allestita la camera ardente . Davanti alla porta sono disposti in veglia funebre,  la moglie Nannina, la sorella e i vicini di casa; da  un lato c’è Checchino che dorme sul suo letto: un divano; qualcuno parla e altri dormono sulla sedia, la scena è  in penombra. Nannina e le comari recitano il rosario interrotto da qualche pianto.

VICINO DI CASA – Eh, donna Nannina , è brutto a farsi ju mal’sangue! Così morì mio padre. Quando gli dicemmo che Serafina (se ne) era scappata…

NANNINA – Ah!... Tenevate una sorella che scappò cu yu  spus (fidanzato)?

VICINO DI CASA – Ma che avete capito? (ride) Serafina era una pecora!!!

NANNINA – Come? Vostropadre morì per una pecora?...

VICINO DI CASA– Per forza donna Nannì! Che mio padre solo quella teneva! La cresceva dentro casa…

NANNINA – Poveretto! Si vede che a quella povera bestia, c’ voleva bene come una figlia.

VICINO DI CASA – Come una figlia! La cresceva per cucinarsela  a Natale. La pecora sparì, lui morì, e noi ci mangiammo solo pane e cipolla…

NANNINA –Che peccato!... Invece Peppino mio è caduto malato per mia figlia Angelina; ma pure lui si faceva ju mal’sangue per le pecore…

VICINO DI CASA– Per le pecore? …Ma il povero Peppino era falegname, mica faceva il pastore…

NANNINA –Ma  non le pecore vere: quelle che stanno nel presepio suo (lo indica)

VICINO DI CASA – Quelle pecore di creta? Ehh! Peppino era proprio come nu criaturo

NANNINA – Si, come un bambino! Mio figlio Checchino lo faceva disperare e lui fino all’altro giorno si svegliava colla fissazione: se le pecore non erano 24, succedeva il macello

Ad un tratto nella stanza entra qualcuno illuminato da una “Luce”; ma i vivi non lo vedono e vengono oscurati; è entrato San Giuseppe che attraversa la stanza

SAN GIUSEPPE – Tu che puoi sentire la mia voce, alzati e vieni al mio cospetto…(entra in camera di Peppino)

PEPPINO – (si alza dal letto di morte, ed entra in scena nella “Luce”, avvicindosi a S. Giuseppe) Sto qua! Ma lei chi siete? (entrambi si spostano al centro)

SAN GIUSEPPE – Come chi sono? Possibile che non mi riconosci?

PEPPINO – Ma io non vi ho mai visto! Mica vi devo conoscere per forza?

SAN GIUSEPPE – Come? “Proprio tu” non sai chi sono?... Io sono San Giuseppe…

PEPPINO – E io sono il Re Maggio! Ma non dite fesserie: lo volete dire proprio a me? San Giuseppe cià i capelli e la barba bianca; è un vecchio col bastone e pure un poco di gobba

S. GIUSEPPE – Leggende popolari! Così mi raffigurate nel Presepe, ma in “realtà” io sono così. Vediamo se ti convinco: tu sei Giuseppe Scordato detto Peppino e fai il Presepe da 50 anni, da quando morì tuo padre Checchino, anche lui mio devoto. Tuo figlio lo hai chiamato pure Checchino, ma tu non gli hai ancora insegnato a fare il Presepe… Qui rischiamo di interrompere la tradizione, e questo non deve mai succedere!!!

PEPPINO – San Giuseppe mio (si inginocchia), adesso vi credo!… Però S. Giuseppe, voi lo sapete che mio figlio sta malato: quante volte vi ho chiesto la Grazia? Se quello non cià la testa di fare il Presepe, mica è colpa mia!

SAN GIUSEPPE – Be’, non hai tutti i torti! Ma adesso alzati e veniamo a noi: (prende un foglio e controlla)Giuseppe Scordato di Fondi, Giuseppe Scordato di Fondi… Niente! Ti comunico che c’è stato un errore:  tu non  sei presente in questo elenco

PEPPINO - Che errore? Che elenco? Scusatemi S. Giuseppe, ma io non vi capisco!

SAN GIUSEPPE – Non mi puoi capire: sono cose dell’altro mondo! Questo è l’elenco dei Giuseppe scaduti che ho chiamato oggi e tu non ci sei…

PEPPINO – Non ci sto?  Allora so’ morto per sbaglio?

SAN GIUSEPPE – Oppure per scherzo!

PEPPINO –  Qua è stato qualche figlio di buona donna, altro che storie… S. Giuseppe, io mi credevo che almeno “là sopra” facevate le cose giuste…

S. GIUSEPPE – Infatti! Appena l’ho saputo sono sceso di corsa ad avvisarti. Perciò adesso non te la prendere con me…

PEPPINO – Io vi ringrazio S. Giuseppe mio, ma mettetevi dentro i miei panni: con chi me la devo prendere, io che sono un poveretto?

S. GIUSEPPE – Con me non di certo! La colpa è di quei due preti che stanno all’Ufficio Assunzioni: hanno sempre la testa fra le nuvole…

PEPPINO – L’Ufficio Assunzione? Se è come a quello di Fondi, sto a posto!... Voi vi dovete spicciare S. Giuseppe, che qui dentro si comincia già a sentire na’ dcerta puzza (intende dire di morte)

SAN GIUSEPPE – (annusa) E’ vero: faccio subito! Ma prima devi sapere che quelli di nome Giuseppe li chiamo solo io e li chiamo al momento giusto, ma se tu muori oggi, solo Dio lo sa come va a finire!!!    Figlio mio, tu stai proprio inguaiato…

PEPPINO-  S. Giuseppe, non basta che so’ morto per sbaglio?…Mò sto pure ‘nguaiato? Ma perché, che ho fatto?

S. GIUSEPPE – Che hai fatto? Ma lo sai in che condizioni lasci la tua famiglia? E’ pur vero che si occupava di tutto tua moglie Nannina, ma almeno prima quella poveretta aveva un marito; adesso è rimasta vedova e con tutti quei problemi vostri…

PEPPINO – E’ vero: adesso l’ho capito! Adesso che sono morto! Povera Nannina... S. Giusè, la sincera verità: io quando ero vivo li scansavo i problemi, non li volevo vedere…

S. GIUSEPPE – Perché avevi gli occhi chiusi!… Adesso ti faccio vedere…

PEPPINO – No, no: io ci vedevo benissimo S. Giusè! Ma che vi state a sbagliare pure lei?

S. GIUSEPPE – Peppino! Non dire eresie!... Adesso ascoltami: dato che sei pentito e comunque sei stato sempre un mio devoto, ti meriti un permesso! Ti concedo un anno di tempo per soccorrere la tua famiglia... Fino a Natale dell’anno venturo  (fa per andarsene)

PEPPINO – (non capisce) Fino a Natale se l’hanno venduto?

S. GIUSEPPE – (torna indietro e si spiega in dialetto) Non hai capito niente! Ci vediamo il prossimo Natale! Come te lo devo dire figlio mio… (continua in italiano) Tu vivi ancora allo stato brado, tu stai proprio ucciso con l’italiano…

PEPPINO – Si, S. Giusé, quello è stato il brodo che fa mia moglie che mi ha ucciso

S. GIUSEPPE – Ma che stai dicendo Peppì! Però sei proprio ignorante… Va bene, ho capito! Con l’italiano, al momento opportuno una mano te la darò io,  ma fra un anno, al prossimo Natale, tornerò a riprenderti!               

PEPPINO – Un anno? Ma mi state arrubbando una settimana buona, oggi è il 31 dicembre, Natale è già passato. S. Giuseppe, non credo che mi basta: tu lo sai che in questa casa stiamo pieni di guai e io so fare solo il presepio a te…

SAN GIUSEPPE – E io che ci sto a fare Peppì?... Aiutati che il ciel ti aiuta!

(mentre esce,  la “Luce” resta solo su Peppino e l’accompagnerà finchè torna nella camera letto)

PEPPINO Aiutati che il cielo ti aiuta? Il permesso di un anno? Ma che vuol dire?... Boh?...

Musica in crescendo

(ritorna in camera; torna la luce di scena generale. Quindi Peppino si sveglia di colpo, torna in scena sbadigliando e alla vista delle persone intorno si spaventerà)

PEPPINO – Madonna deju Cielo!... (Tutti, terrorizzati, si alzano di scatto dalle sedie e si allontanano da lui facendosi la croce)  Che volete da me? Che fate tutti quanti qua? Che è successo? Che facce da catavere che tenete…, parlate e finitela di farvi la croce… Andate via da casa mia… Nannina, ma che vogliono queste persone?...  E pure tu: smettila di farti la croce e spiegami…

NANNINA – (si fa coraggio) Peppino, Peppino mio: ti sei svegliato!!!...  Miracolo… miracolo… E come ti senti?...  (tremante gli va vicino e gli tasta la fronte)...  Marito mio, tu sei  gelato come a na serpa ( freddo come un rettile)…

PEPPINO – Per forza, qua si muore di freddo… Nannì, mettimi 3-4 coperte addosso e metti due pezz’ nel camino: e che stiamo al Polo Nord?  E poi caccia a questi cristiani, ché non si va in casa delle persone quando stanno coricati (mentre la moglie gli mette addosso alcune coperte, si guarda addosso e scopre di essere vestito “a festa”)

Vedi come stavo stonato ieri sera che mi sono coricato tutto vestito…

MICHELINA - Fratello mio... e come non lo sai perché stiamo tutti qua? Oggi è 31 dicembre, ... Lì sta ancora il presepio che hai fatto tu…

PEPPINO - Il presepio mio?...  (si gira e lo vede) Ancora lì sta?... Quand’è bell!... Nannì, ma l’hai controllate le pecore?

NANNINA – (lo tranquillizza) Sì, l’ho contate stanotte: so’ sempre 24…

PEPPINO – Meno male!..., mi sento la testa che mi scoppia, come se uno mi ha fatto una rotta d’ossele ( mi ha dato tante botte) … E poi sto morendo di fame: Nannì, portami due zuzameji (biscotti tipici di natale)…

CHECCHINO – (quando si tratta di mangiare) E io voglio na ‘mbosta con i broccoli!...

NANNINA – E’ ancora presto a mamma, dormi un altro poco…

CHECCHINO – E che so’ più fesso di papà? (grida) Voglio la ‘mbosta! 

PEPPINO – Nannì, ciò un mal di testa che non lo voglio sentire! Per piacere, fai due ‘mboste  e portami pure una bella cambomilla bollente

NANNINA – Ma certo marito mio! (rivolgendosi agli astanti) Per favore tornate alle case vostre... Grazie tant’... Ora devo chiamare subito alla dottoressa... Michelì, per piacere, scappa  alla dottoressa… dilla che Peppino s’ha svegliato e dilla di correre d’urgenza al suo  “capezzalo”…

PEPPINO – Si, Michelì! Falla sbrigà. Anzi, dilla che si deve scapicollare(sbrigarsi)   Ma poi Nannì, fammi sentire: per chi deve venire la dottoressa?... Per me?... Ma io sto bene!... Devo solo mangiare qualche cosa e farmi passare stu male’ d’ cape’…

MICHELINA - Fratello mio, allora non ti ricordi niente? (di nuovo ai vicini che non se ne vogliono andare) Per piacere, ve l’ha detto pure mia cognata:  ve ne volete andare alle case vostre che teniamo da fare i cavoli nostri?

NANNINA - (sollevata) Grazie, grazie per essere stati svegliati  con me pure stanotte. Voi state stanchi come a me, ma se penso accome stava Peppino, mi passa tutta la debolezza… (sottovoce al vicino) La Madonna dej ciel’  m’ha fatto la “Grazia”

VICINO DI CASA – Donna Nannina avete ragione: ce ne andiamo subito!… Stiamo proprio contenti!… Beh!… Come si dice: tutto è bene ciò che finisce bene…. Combà Peppì… Mantenetevi forte forte!… La Madonna vi accompagna!… (escono tutti salutando; adesso che si è liberata, Nannina va in cucina a preparare la colazione)

SECONDA SCENA

PEPPINO – Senti sorella mia, che cosa voleva dire ju cumpar’quando ha detto… ”tutto è bene ciò che finisce bene”?… Ma perché le cose potevano finire pure malamente?… Si può sapere perché stavate tutti seduti attorno  a me?

MICHELINA - (riprendendo il discorso) Fratello mio, tu sei stato per tre giorni in agonia, e stanotte (fa il segno solito con le tre dita in circolo)… Ieri sera venne per l’ultima volta la dottoressa… e dopo un poco venne pure il prete…. (Peppino tira fuori le braccia, fa le corna per scaramanzia e tocca “ferro” sotto le coperte) Ecco: vedi come ti muovi bene?... Tu ieri stavi quasi tutto acciuncato , tenevi la bocca storta e non riuscivi neanche a gnottere (ingoiare) un poco di brodo caldo che ti voleva dare tua moglie...

PEPPINO - (in preda ad una amnesia confusionale) Michelì, questa è l’unica cosa che mi ricordo… Quel brodo mi finisce di uccidere: il brodo che fa  Nannina è come la vrota (brodaglia che si dava i maiali); tu te lo bevi da sopra e quello se ne esce subito da sotto… Boh!  Sorella mia, che ti devo dire: io ciò la testa come un piombo e non mi ricordo niente…

(Nannina rientra portando su la colazione su due piatti)

CHECCHINO – Mamma?! ha ragione papà: è meglio quando fai la carne e no quando fai il brodo a vrota…

NANNINA - (mentre porta la colazione a Peppino) Così ha detto tuo padre? Lo sai come dico io? Accontentatevi della vrota che la carne costa cara… Ecco la cambomilla bollente e una mbosta al signore grande (poi andando verso il figlio)… ed ecco l’altra mbosta al signore piccolo....

PEPPINO - (sorseggia la camomilla e la sputa) Nannì... che cos’è questa porcheria? Cgesta manco i porci la mangerebbero... E il zucchero te l’hai scordato?

NANNINA – No, è proprio finito!

PEPPINO – Ma perché non me l’hai detto prima! Ho capito: vuol dire che oggi la cambomilla me la piglio al bar (si siede sul letto e comincia ad addentare il pane)

NANNINA – E come, marito mio: davvero ti senti di andare al bar?... Tu non ci andavi mai che ti mettevi vergogna… Benedetto Iddio: s’è alzato con un’altra testa! (si mette in ginocchio di fronte alla Madonnina che ha sul comò) Grazie Madonna mia, grazie a te ed a tutti i Santi del Paradiso (a queste parole “Santi del Paradiso”, il nostro Peppino ha un sobbalzo e si batte la mano sulla fronte; la nebbia della confusione si dirada e dice)…

PEPPINO – I Santi del Paradiso?... I Santi del Paradiso? Sì... Ora mi ricordo tutto!... Si… S. Giuseppe mio!…  Michelì, fammi un piacere, portati un poco a passeggio a Checchino che devo dire una cosa importante a Nannina …

(il figlio fa una domanda, perché ha sottratto degli oggetti al padre che era ammalato)…

CHECCHINO – Ma come! Ma se ieri tutti quanti dicevano: “E’ difficile che Peppino si salva… Se tutto va bene… rimane palarizzato nel letto”…

NANNINA – Così si dice a tuo padre? Tu devi contare fino a tre prima di parlare! Disonesto! (poi alla cognata) Michelì portatelo, e dopo che hai chiamato la dottoressa Tuttunpezzo vai pure a chiamare a mia figlia, che quella la capisce bene quando parla…(la dottoressa)

MICHELINO – Va bene!  Checchì, mò lascia il pane e vestiti…

CHECCHINO – Uffaaa! (Checchino poggia il  pane -o lo trattiene tra i denti- e si veste in pochi secondi)

PEPPINO - Nannina mia, è stato davvero un miracolo!... Non c’è bisogno che viene la dottoressa, te lo dico io!... E poi, non è stata la Madonna a farmi la grazia: è stato San Giuseppe il marito… (guarda il Presepe)

NANNINA - Peppì, ma che te lo sei sognato? Ma sei sicuro che ti senti bene?

PEPPINO – Sicuro?… Sicurissimo Nannì! Aspetta che mò ti racconto tutto…(bisbiglia) Io ho parlato proprio con San Giuseppe, vivo in persona!!!...

Checchino è pronto per uscire; si riprende il pane e lo addenta, ma “afferrate” le ultime parole del padre gli si avvicina incuriosito. Zia Michelina, quindi, è costretta a trascinarlo con la forza…

MICHELINA - Andiamo Checchino… (gli prende la mano e lo tira)

CHECCHINO – (parla con la bocca piena) E aspetta un poco che voglio sentire…

MICHELINA - Dobbiamo chiamare la dottoressa e tua sorella… (lo spinge dalle spalle)

NANNINA – Fai il bravo che quando torni ti do un mozzico (un po’) di pane e zucchero

CHECCHINO – Ma che so’ fesso? Zucchero non ce n’è più!

MICHELINA – Lo compriamo noi e torniamo presto presto! (escono di scena)

TERZA SCENA

PEPPINO – (appena soli) Allora, ti stavo dicendo Nannì, io so’ sicuro al 100 per mille!… Mò ho capito che facevano qua tutte quelle persone... E’ vero!  Io stanotte me ne sono andato all’altro mondo Nannì... (con enfasi) è successo un miracolo…

NANNINA - Peppino mio, non mi fare stare “dentro alle spine”. Che c’entra S. Giuseppe?...

PEPPINO – Mò ti racconto: quando ho “stennuto” i piedi, mi so’ sentito leggero leggero, ho lasciato il corpo mio sul letto e mi sono messo a volare in questa stanza.  Nannì, mentre mi stavi vestendo io ti guardavo da sopra: ho dato un bacio a te e a Checchino e me ne sono andato. Poi so’entrato in un tubo lungo lungo, nero nero, che si vedeva solo un puntino chiaro chiaro all’uscita... Quel puntino chiaro era il Paradiso!... Si, era il Paradiso!...Il puntino diventava grande, sempre più grande, più grande, fino a quando, volando volando sono arrivato in un terreno “che non finiva mai”...

NANNINA - Come le terre di Don Gabriele?   (ricchissimo proprietario terriero del luogo)

PEPPINO - Di più, assai di più…

NANNINA - Come le terre di Don Gabriele  più quelle di Donna Argia? (idem)

PEPPINO - Di più, ancora di più… Era una terra più grande del mare e piena di fiori colorati. Lì stavano migliaia, che dico a migliaia? A miliardi! Che dico a miliardi? A milioni di cristiani che mi guardavano... e io guardavo a loro con la bocca aperta... Ci stava una luce troppo forta che qua non l’ho vista mai: la luce di mille “Soli” tutti insieme… Nannì, io lo sapevo che ero morto, ma non me ne frecava proprio niente.  E poi ho sentito una voce che m’ha chiamato….

NANNINA –  E chi era?...

PEPPINO – Era S. Giuseppe che mi ha detto: “tu che puoi sentire la mia voce, alzati e vieni vicino a me”…

NANNINA – Alzati? E come, prima hai detto che stavi volando?

PEPPINO – Prima volavo, ma dopo mi trovavo di nuovo sopra il letto. Mi sono alzato e mi sono messo di faccia a lui: se lo vedevi Nannì, un pezzo di cristiano alto, giovane e forte

NANNINA – E come, dentro al presepio non ci pare proprio? (non ha quell’aspetto)

PEPPINO – Dentro al presepio! Ma se lo vedi da vivo Nannì, ti fa sbremenire p’ quand’è beji

NANNINA – Addavere?.... E che gli hai detto?

PEPPINO – L’ho detto: ma lei chi siete?  Perché non l’ero conosciuto… Là ho fatto una figuraccia Nannì, … Poi S. Giuseppe ha preso un foglio di carta e mi ha detto (con enfasi): “Chi ti ha chiamato? Qua sta un errore. Tu non stai nell’alenco dei Giuseppe che scadono oggi… Per tutti quelli che si chiamano “Giuseppe” come a te, me la vedo io; non si fanno questi scherzi … mò fammi raccontare il fatto prima che mi scordo…

NANNINA – E dici, dici…

PEPPINO – Mi ha detto: “Proprio a te ti hanno chiamato che fai il presepio da 50 anni, tutti gli anni… No, non è il momento; hai lasciato a quella poveretta di tua moglie sola sola con questi guai grossi che tenete… Sono venuto per darti un permesso perché dovete mettere tutte le cose a posto… Ci vediamo l’anno prossimo a Natale”… Inzomma Nannì, mi ha dato un anno di licenza (fino a Natale dell’anno che viene)

NANNINA – Un anno di licenza? E tu non lo potevi “tirare” (contrattare) un altro poco?

PEPPINO – A San Giuseppe? Che cosa gli dovevo tirare?

NANNINA – Ma un anno è troppo poco, qua il danno è assai: tu al minimo problema ti butti a terra, come dobbiamo fare?

PEPPINO – Lo so, hai ragione! Però S. Giuseppe mi ha detto pure: “non ti proccupare: tu aiutati (da sotto) che il cielo ti aiuta (da sopra)”… Boh… Che voleva dire?

NANNINA – E che voleva dire? (pausa) Quello, S. Giuseppe sa già tutto: lo sa che Angelina non va d’accordo col marito; lo sa che tua sorella si è piazzata in casa nostra e non se ne vuole andare più; lo sa che Checchino, quel figlio, se ne va col “ritardo” (è ritardato)… Vuol dire che noi dobbiamo fare quello che possiamo e dove non arriviamo noi, deve vedere Lui come deve fare…  

PEPPINO – Brava Nannì, questo mi voleva dire!… E poi ci sta un’altra cosa: mi ricordo che quando ero morto stavo dispiaciuto per una cosa che non ti ero detto mai: mi dispiaceva di morire senza nemmeno un nipotino che si chiamava come a me…

NANNINA –  Pure io ogni tanto faccio lo stesso pensiero Peppì; ma se quella povera Angelina sta a tocco di sangue (si odia) col marito (Saverio), è meglio che stanno senza figli… e poi sopra a Checchino non  possiamo fare affidamento…

PEPPINO – Hai ragione: ciò un dolore al cuore per quel figlio… (si gira verso S. Giuseppe) Nannì, mi stavo scordando: S. Giuseppe stava un poco arrabbiato con me perché se io muoio, qua nessuno sa fare il presepio. Anzi, Checchino lo schifa proprio…

NANNINA – Ma quello dice così perché non cià la testa, lascialo in pace a quel povero figlio…

PEPPINO – Allora chi rimane?... Solo tu!

NANNINA – Io? Io non ciò tempo manco p’ m’ fa la croce; mò mi metto a fare il presepio a te

PEPPINO – … Allora faccio la prova a convincere a Michelina…

NANNINA – A Chi?! Se muori tu quella deve stare qui “per fare il presepio”? Così devo dire alla gente?... Tua sorella  se ne deve andare di qua, hai capito?

PEPPINO – Hai ragione Nannì! Non c’è niente da fare! (pensa)  Perciò mò devo uscire: devo andare da Mastro Antonio a comprare un quadro di S. Giuseppe bello grande; almeno quello deve stare appeso in casa nostra tutto l’anno...

NANNINA – Peppì, ma dove devi andare tu, solo solo?… Aspetta almeno che viene la dottoressa: sentiamo che dice lei… (la moglie non crede del tutto al marito; lo asseconda, ma se fosse stato solo un sogno?... La dottoressa doveva dirlo!... Nel mentre bussano alla porta: è proprio la dottoressa accompagnata da Michelina e da Checchino.  Peppino si sdraia sul divano vestito com’era)

(A Fondi, all’epoca, la porta d’ingresso era sempre aperta o con le chiavi nella toppa; pertanto chi bussa o suona, lo fa per annunciarsi ed entra senza attendere che aprano)

QUARTA SCENA  

DOTTORESSA–Buon giorno signora Nannina. Vostra cognata mi ha detto di Peppino e dei progressi che avete riscontrato, ma può essere pure una leggera miglioria… (guardando Michelina, dice piano con tono funereo): prima della morte”... (poi, comincia a togliersi il paltò e ad aprire la borsa). Come vi sentite Peppino?

PEPPINO – Bene!...  Ma non ho capito ciò che siete detta zitta zitta a mia sorella…

NANNINA - Pure io non ho capito dottoressa... Questa non è ‘na leggera miglioria... Ieri sera non ci stavano più speranze e mi avete detta “solo un miracolo Nannina”… Ma lui già stamattina dice che si sente bene: il braccio che teneva “acciunquato” (paralizzato) adesso lo muove bene; la faccia che teneva “sciancata” (storta) adesso sta di nuovo dritta come prima; l’è passato pure la febbra... e s’ha mangiato una bella mbosta con i broccoli suffritti... Io, una “guarita” così non l’ho vista mai!… Per noi è stato veramende un miracolo!

CHECCHINO  - (la solita spia, stavolta conta fino a tre e dice) Uno, Due e Tre… La dottoressa prima ha detto: (imitando lo stesso tono funereo) “una miglioria… prima della morta” (Peppino fa le corna e tocca ferro sotto le coperte)

NANNINA – Cristo santo! Checchino a mamma, perché ti ho detto di contare fino a 3?...    Perché poi ti devi stare zitto!!!

CHECCHINO – E se mi sto zitto, mammina, poi mi dai un mozzico di pane e zucchero?

NANNINA – Sine, basta che la finisci, ché mò dobbiamo sentire la dottoressa…

DOTTORESSA – Signora Nannina, Peppino ha avuto una bella batosta, ma in alcuni casi il fenomeno si risolve positivamente... Adesso lo visito per bene e poi posso provare a dirvi qualcosa di più preciso... (Nannina, Michelina e Checchino, si dispongono sul lato lungo del letto di fronte al dottoressa, ansiosi di capire l’andamento della visita; la dottoressa dirà) POLSO?    (conta le pulsazioni di Peppino mentre questi cerca di nascondere la giacca)

NANNINA, MICHELINA E CHECCHINO  (N. M. e C. ripetono in dialetto)  Ju polsz?

DOTTORESSA - BUONO!

N.-M. e C. –  (i tre “assistenti”, sempre all’unisono ed in dialetto) E’ bon’!

DOTTORESSA – PUPILLE? (controlla gli occhi dilatando le palpebre di Peppino)

N.-M. e C. – Le palle dj ‘jocch?

DOTTORESSA – NORMALI!

N.- M. e C. - Normal!

DOTTORESSA – LINGUA? (Peppino tira fuori la lingua al massimo)

N. - M. e C. – (Anche loro la tirano fuori e parlano con la lingua tra i denti) La lengua?

DOTTORESSA – BUONA!

N. M. e C. – Sta bona! (sempre con la lingua tra i denti)…

DOTTORESSA – POLMONI?... (si appresta ad auscultarlo e tirerà giù le coperte)

N. M. e C. – j pulmun?

DOTTORESSA – Madonna Santa che impressione! Chi ti ha vestito da morto?

NANNINA – Da morto? Peppino sta vestito coi panni nuovi perché vuole uscire

DOTTORESSA – Vuole uscire? (a Peppino) Ma che siete uscito pazzo? Ve lo devo dire io quando siete guarito…Ma cose da pazzi!...  ADESSO DITE  “33”!

NANNINA, MICHELINA e CHECCHINO – (sempre insieme)… Trentatrè!

DOTTORESSA –  (arrabbiata)… E che facciamo… una visita di gruppo?… Ho detto 33!… Mica 99!… Deve rispondere solo Peppino!…

NANNINA – Scusate dottoressa… non avavamo capito… Noi vi volesse aiutare…

DOTTORESSA – Mi aiutate solo se state zitti! (ora da del “tu” a Peppino)… DICI  “33”!

PEPPINO – Trentatrè!

DOTTORESSA – VA BENE!

N. M. e C. –Sta di luss! (vadi lusso)

DOTTORESSA – CUORE? (lo ausculta sul cuore)…

N. M. e C. – Ju chor?

DOTTORESSA – VA BENONE!

N. M. e C. - (contenti) Sta propt’ bon! (sta proprio bene)

DOTTORESSA – BRACCIA? (gliele fa muovere e le tasta)...

N. M. e C. – Le vracce? (istintivamente le muovono anche loro)…

DOTTORESSA – SONO MOBILI!

N. M. e C. – Movibili! 

DOTTORESSA – GAMBE? (gliele fa muovere e le tasta)...

N. M.e C. – (come sopra, le muovono anch’essi)… Le move?

DOTTORESSA – ANCHE!

PEPPINO – (equivoca)  Dottoressa, io ciò le “anche” anchilessate da quando ero giovane; figuriamo adesso!…

DOTTORESSA – E che me ne importa delle anche?… Avete capito male! Volevo dire che muovete le gambe… come anche le braccia… “benedetta ignoranza”…

CHECCHINO - ... (conta fino a tre e dice) 1, 2 e 3: Maledetta gnoranza papà…

NANNINA – Checchì, mò devi aspettare a mangiare: tieni la testa dura come una pietra!

CHECCHINO – Mammina, ma io tengo fame!!!

NANNINA – E allora mettiti un tappo in bocca

(Peppino mogio mogio va in cucina)

DOTTORESSA – (guarda i tre accigliata) Meno male che abbiamo finito…PIEDI?

(Glieli tasta per bene)

NANNINA E MICHELINA -  J pjet?      

DOTTORESSA -  (rilassata per il buon esito della visita)... Giustizia vi deve venire Peppino: (questi piedi) puzzano di cane morto!!!

NANNINA – E’ vero Peppì, puzzano di fognatura...

PEPPINO - (ridendo di scherno e mostrando le calze sporche)… Ah... Ah... Ah... Volevo vedere a voi al posto mio... dopo 3 giorni  jettato in mezzo ad un letto... E va bene!… (guardando il Presepio)… S. Giuseppe,  dammela tu la pazienza…

DOTTORESSA – Copritevi Peppino, vi faccio i migliori auguri... Ritenetevi un uomo fortunato... Questa volta il cuore ha retto bene, ma non cantate vittoria. (a Nannina) Signora, è stato un piccolo infarto ma adesso il suo cuore si è messo di nuovo a battere come un orologio svizzero e questo spiega la ripresa funzionalità motoria...

NANNINA - (dispiaciuta) Dottoressa, che peccato!... E noi che ci credevamo che era stato un miracolo di S. Giuseppe e della Madonna della Civita…

DOTTORESSA - (guardando Peppino e Nannina)... Ma quale miracolo!... Per Peppino si è verificata una cosa rara ma non impossibile per la scienza medica... I miracoli io non li ho visti mai... Ma se a voi fa piacere di pensare ad un miracolo... fatelo pure!... Ognuno è libero di vederla come crede: tanto non costa niente... Né io ci tengo a farvi cambiare parere…

NANNINA - Ma allora voi dottoressa... non credete al Paradiso!... Non credete ai Santi... Non credete a quell’altro mondo?

DOTTORESSA - I Santi?... Il Paradiso?... L’altro mondo?... Ah... Ah... Ah... Cose dell’altro mondo veramente!... Roba da sprovveduti, da popolino! ... SePeppino è guarito è perché dispone ancora di un fisico forte... Adesso vi faccio un esempio: Peppino fa il falegname; se fosse incorso in un brutto incidente sul lavoro e avesse perduta una mano... e quella mano fosse ricresciuta durante la notte... allora... io per prima avrei gridato al miracolo... Niente e nessuno ci avrebbe potuto smentire...  Avete capito adesso?

A questo punto Peppino, illuminato da lieve luce celeste, “sente” di dover rispondere… 

PEPPINO – Ho capito Dottoressa: che bell’esempio che ci avete fatto... Perché la mano è una cosa materiale... la vediamo, la tocchiamo (lo fa) e tutti sanno che non può mai ricrescere... Io ho ascoltato il vostro parero e…. il ragionamento fila “che ‘na bellezza”. Adesso però, se permettete dottoressa… sentite la mia piniona... (opinione)

Secondo me ci sono 2 specie di persone: quelli che cianno la Fede e quelli che non ce l’hanno... Ma la Fede non è una cosa che si può toccare con le mani... sta nella testa dei cristiani... sta dentro al cuore…

La Fede è  un mistero di Dio... e Lui non le fa (ri)crescere le mani... perché ci ha lasciato la libertà di credere o non credere (in Lui)… Se faceva crescere le mani... (e Lui lo può fare)... noi dovevamo essere dei pupazzi tutti uguali, tutti quanti pieni di Fede... (senza poter scegliere, senza libero arbitrio)     Che mondo doveva essere? Dovevamo essere tutti devoti! Senza bene e senza male, senza bianco e senza nero, senza verità e senza bugia…Sapete che differenza ci passa tra uno che crede a Dio e uno che non Lo crede?...

Mò, dottoressa… vi faccio pure io l’esempio...Chi crede a Dio... spera sempre che gli ricresce la mano... se non  su questa terra…almeno all’altro mondo!...Chi non crede a Dio... si è condannato a rimanere invalido... (senza mano) sia su questa terra che pure all’altro mondo! ….

DOTTORESSA - (meravigliata) E bravo Peppino!Complimenti! Pure voi avete fatto unbell’esempio; ma io rimango del mio parere, anche se rispetto il vostro punto di vista... Comunque vi raccomando: riposo assoluto e niente sforzi particolari... Adesso devo proprio andare...  Signora Nannina, continuate a dargli quelle gocce...

NANNINA - Grazie Dottoressa!... Se ho di bisogno vi chiamo… (porge il paltò alla dottoressa e questa esce)...

QUINTA SCENA

CHECCHINO - (esce dalla cucina con un tappo di sughero in bocca (o nell’orecchio) e un coltello nella mano destra per fare uno scherzo alla mamma; le farà credere di essersi tagliato una mano, ritirando la mano sinistra all’interno della manica della giacca) 1, 2 e 3… Mamma! Mamma!… Mi so’ tagliato una mano!... Che dici?… Mi crescerà di nuovo?

NANNINA – Madonna Santa!… (poi accorgendosi della finzione)… Questo mi farà morire di crepacuoro ...

MICHELINA - (a Checchino) La vuoi finire,  stubbit !… Dopo tuo padre, vuoi vedere morta pure a tua madre?...

NANNINA – Checchì, vai a lasciare quel cortello in cucina, sennò oggi facciamo diggiuno

CHECCHINO - (mentre esegue avvilito)  Uno fa uno scherzo e questi pensano alla morta e a fare diggiuno… 

NANNINA - …Peppino mio, io mi faccio ammeraviglia dei ragionamenti che hai fatto... parlavi “a pari a pari” con la dottoressa, anzi secondo me l’hai messa a “cappotto”...(K.O.)

CHECCHINO - (distratto, mentre rientra dalla cucina)Papà, io il cappotto non l’ho toccato......  E’ stata zia Michelina! Quella mariula appatendata… (ladra patentata)

NANNINA - Che c’entra il cappotto adesso?… Quello sta appeso all’attaccapanno! Ma che tieni la coda di paglia?...

PEPPINO – (si alza dal letto) Dimmi che hai fatto… che non ti faccio niente…

NANNINA – (protegge il figlio) Non ti preoccupare, mò me la vedo io con lui…

MICHELINA – Fratello mio, pure io me ne sono accorta! Prima hai parlato come un “professore”!... Dicevi certe parole che non l’hai detto mai... Come se ti suggerisce qualcuno!... (Come se qualcuno ti mette in bocca le parole)

PEPPINO – Veramende? (ha capito e guarda il presepe) Boh? Io manco mi ricordo che ho detto… non mi fate perdere tempo che devo andare a trovare a Mastro Antonio

MICHELINA – Peppì, ma dove devi andare tu? L’hai sentita alla dottoressa?... (anche lei ha la coda di paglia)...

NANNINA – E’ vero Peppì! La dottoressa non vuole che esci. Fa freddo e piove pure…

PEPPINO – (deciso) Nannì, mò la dottoressa capisce più di S. Giuseppe? Io devo uscire per forza! Michelì, vieni con me che andiamo a vedere quella casetta (che si affitta) abbasc’ portaroma. Mò mi prendo il cappello e l’ombrello e usciamo... (va verso l’attaccapanni, guarda nel porta ombrelli e non trova né uno e né l’altro)

NANNINA – Peppì, hai bisogno di aiuto? Non trovi qualche cosa?...

PEPPINO – Qualche cosa?... Qua non si trova un “cappro” di niente!... (guarda Michelina e Checchino) Adesso voi due “dovete buttare il veleno”... (dovete dire la verità)

MICHELINA - Fratello mio: quando fai così mi spezzi le braccia! (indicando Checchino) Lo sai chi le fa sparire le cose in questa casa...

CHECCHINO – Non cominciate a guardare a me: io non mi so’arrubbato niente!...

NANNINA – Ho capito Peppì! Mò vado a vedere ancora “ se per caso” nella stanza di tua sorella trovo qualche cosa…

PEPPINO – Vai a vedere, non si sa mai, certe volte…

MICHELINA – Certe volte Peppì, lo sai che mi manca in questa casa?...  La fiducia!

NANNINA – Cappello niente, ma qua sta ju’ mbrello tij(lo porge al marito)

PEPPINO –Michelì, lo sai perché ti manca la fiducia? Perché e a me mi mancava questo ombrello!... Ma è possibile che dentro casa sua, uno appena gira le spalle gli sparisce tutto!?... E mò mi manca il cappello... Mò “deve” uscire il cappello!…

CHECCHINO – (furbo come al solito) 1, 2 e 3… Papà, ti ha detto la dottoressa che non ti devi arrabbiar  “se no ti prende un colpo” … E poi questi giorni mentre stavi morendo, in questa casa sono entrati “cani e porci”…

MICHELINA – ‘Sta volta ha ragione Checchino. Peppì, credimi: l’ombrello tuo l’ho solo nascosto per evitare che se lo frecava qualche ficcanaso...  Ma ti giuro che il cappello tuo non l’ho proprio visto!..

PEPPINO – (alla moglie)… Nannì, dove lo hai trovato l’ombrello?

NANNINA - Stava nascosto dietro alla porta... Michelì, ma che ti credi che siamo scemi?… Tu ti devi sloggiare a un’altra parte!.... e se Peppino moriva? Tu che dovevi fare in questa casa?

CHECCHINO – Zizì, le cagnate non possono stare insieme!... Te ne devi sloggiare subbito,…

MICHELINA - Hai ragione, Nannì: ti prometto che prima che muore Peppino, di qua me ne vado …

CHECCHINO – (spontaneo come al solito) Zizì, e se muori prima tu? (la zia fa le corna)

NANNINA – Zitto tu a mamma! Michelì, te ne devi andare adesso che stiamo vivi tutti quanti... Che vuoi qualche mese di tempo? Vuoi due mesi? O ti basta un mese solamente?...

MICHELINA – Nannì, ma non ti basta quello che ti ho promesso? Vuoi la scadenza? E va bene!  Me ne vado la settimana prima che muore (lui)   (guarda Peppino che fa le corna)

PEPPINO - Niiii! E mica capisce!!!Michelì, ma tu che vuoi per andartene? La buona uscita? Niente di meno, vuoi che ti avviso una settimana prima che muoio... E se io schiatto all’improvviso, come stanotte, come devo fare?

MICHELINA – Va be’ Peppì, ma tu mica sei morto! Tu camperai cent’anni!… (ironica) E poi non ti ricordi che tuo figlio ti mette nella lettera ogni Natale per farti stare bene?…

PEPPINO – E tu pensi ancora alla lettera di Checchino?… Uffa, Michelì, mi so’ stancato; è l’ultima volta che ti avviso: trovati un’altra casa che qua non ci puoi stare più!.... Tu un mestiere ce l‘hai, sai cucire, ti affitti una bella casa e ci fai pure la sartoria. Anzi, usciamo e andiamo a cercare insieme… (escono)

SESTA SCENA

NANNINA – (commenta) Se lo racconto a qualcuno non mi crede! (poi al figlio) Ecom’è che non viene tua sorella Angelina? Siete andati a casa sua?

CHECCHINO – (profittatore) E se te lo dico, me la dai una fetta di pane e zucchero?

NANNINA – Figlio mio, prima t’hai mangiato una mbosta tanto?? (rivolgendosi al pubblico) Questo figlio se ragionava come mangia, doveva essere uno scienziato…Se vuoi il pane rispondi: l’avete chiamata a Angelina?

CHECCHINO - Non ci stava a casa. Perciò mentre zia Michelina è andata a fare la pipì a casa della comara Caterina, questa  si è affacciata al balcone e mi ha domandato a che ora stava il funerale a papà. Ma io l’ho detto che papà s’ha sognato a S. Giuseppe ed è “resuscitato”...

NANNINA – Così hai detto?! Che ciai in testa, la segatura?   Dovevi dire che ha guarito!!!  (poi verso il pubblico mentre si siede su una poltroncina e Checchino si siede a terra ed appoggia la testa sulle gambe della madre che lo accarezza dolcemente; leggera musica di sottofondo)

Ma perché lo sgrido? Lui non ha colpa: è diventato così per uno spavento forte. Quando aveva 10 anni teneva un bel cane grande che si chiamava Billy, erano inseparabili. Un giorno, me lo ricordo come se fosse ora, era il 14 maggio del 1944, una bella domenica di sole, eravamo ancora sfollati sulla montagna tra Fondi e Lenola, a casa dei Mauroni. Checchino insieme al suo cane Billy e ad un suo amichetto andarono a caccia di lucertole; ad un certo punto, mentre erano dietro ad un cespuglio, videro uscire da una capanna tanti uomini dalla pelle scura vestiti con una vesta bianca e con un turbante sulla testa che parlavano strano; l’amichetto di Checchino scappò tutto impaurito e invece il mio Checchino entrò nella capanna… Noi lo cercammo per tutta la notte! Avevamo paura che qualcuno se lo era arrubbato, o peggio che lo avessero preso i niri, (soldati marocchini). Il giorno dopo alcuni pastori lo portano dove c’erano gli altri sfollati, per trovare i suoi genitori, per fortuna un buono cristiano riconobbe che era figlio nostro e lo portarono alla casetta dei Mauroni. Povero figlio mio era tutto sporco, aveva gli occhi che guardavano chissà dove e non spiccicava una sola parola. I pastori ci raccontarono che lo avevano trovato perché avevano sentito gridare e abbaiare forte un cane e per paura che arrivassero i tedeschi hanno cercato di capire da dove veniva quella voce. Lo hanno trovato dentro alla capanna tutto rannicchiato per terra e vicino a lui c’erano due poverette morte, tutte coperte di sangue e Checchino gridava  e piangeva mentre il cane abbaiava, abbaiava forte, forte. Hanno dovuto sparare a Billy per riuscire a prendere il mio Checchino. Così il mio bambino rimase scioccato dal dolore e dalla paura... di quello che aveva visto….Quanto dispiacere, quanti pianti ci siamo fatti… La colpa non è di questo figlio... è della Guerra del destino disgraziato!…

CHECCHINO – (impassibile) Mamma, mò te l’ho detto: voglio pane e zucchero!…

NANNINA – Checchì, e aspetta un altro poco a mamma: mò ti finirai tutto il pane e a mezzogiorno che ci mangeremo? (poi continua il discorso di prima riferito al figlio sfortunato) Eh, lo so io quanti dottori lo hanno visitato a Checchino mio; quando arrivarono gli americani e il nostro prete gli raccontò quello che era successo, presero a Checchino e lo portarono in un grande ospedale a Roma. Noi ogni tanto insieme a Don Mario, andavamo a trovarlo, ma tutti i dottori ci dicevano che il cervello di Checchino si era come fermato; non capivamo e allora ci hanno spiegato che il nostro cervello fa questi scherzi; chi lo sa? Un domani, forse…”. So’ passati tanti anni da allora, per fortuna che Checchino piano piano ha cominciato a parlare, ma tiene sempre 10 anni e non è più tornato normale!... Ma io e Peppino non ci rassegnamo: io prego alla Madonna e lui prega a S. Giuseppe

BUSSANO ALLA PORTA (entra Titina la vicina)

SETTIMA SCENA

TITINA – C’è permesso commà Nannì? (reca un manufatto cilindrico di ceramica bianca)

NANNINA – Avanti avanti…

TITINA – Commara mia, la pulizia è pulizia! Lo vedi questo “quandro”? Qui dentro abbiamo fatto i fatti nostri (cagato) per 30 anni, ma dat’ (dato) che non tenevo più recipienti, ho cucinato un bel brodo vegetale per tuo marito che sta convalescenza e l’ho messo qua; senti com’è profumato! (nel “quandro” si sono depositati i bisogni corporali delle famiglie fondane fino al dopoguerra avanzato,)

NANNINA – Grazie tanto commà Titina, ma purtatijo (portatelo) di nuovo a casa tua, ‘ché oggi per noi è festa e ci mangiamo la carne, alla faccia dei soldi e di chi li conta…

TITINA – Ah, vi mangiate la carne? Per festeggiare a Peppino che è risuscitato? (idem)

NANNINA – Che risuscitato? Ha guarito! L’ha detto pure la dottoressa. Non lo dire a nessuno , sennò mò tutti i cristiani faranno la processione a casa mia…

TITINA – Nannì, ma se a tuo marito stanotte l’hai pure vestito che stava morto…

NANNINA – Chi l’ha detto che stava morto? Quello dormiva a pieno sonno! Siccome lo tenevo da cambiare l’unico pigiamo che puzzava, allora l’ho messo i panni nuovi…

TITINA – Boh! Io non capisco più niente!... Allora non lo vuoi il brodo commà?... Allora ce lo mangiamo noi!... (rivolta al pubblico) Quando dice di no! E’ no!. (di nuovo a Nannina) Allora me lodevo riportare di nuovo a casa questo z’peppe? (ju zpeppe è il nome alquanto equivoco, dato anche ad una certa parte maschile)…Tante belle cose… (esce)

NANNINA – Tante belle cose e grazie tanto per il pensiero (pausa)… Ma cosa da pazzi: si può portare il brodo a casa delle persone dentro ju zpeppeo! Poi dice che sfottono quando la chiamano Titina “la cesca”… (soprannome di Titina)

SUONA IL CAMPANELLO (E’ Angelina con comare Caterina)

CATERINAC’è permesso commà Nannì? Che do’ fastidio?

NANNINA – Ma che fastidio e fastidio! Avanti avanti… (vede Angelina) Figlia mia, finalmente…

ANGELINA – (ha una mano fasciata e qualche cerotto) E Papà?... (guarda verso il letto e vede che è vuoto) Mamma, allora è vero quello che ha detto Checchino alla commara!...  Papà sta bene!...

NANNINA – Si figlia mia: papà sta bene!... Stamattina presto ha guarito tutta una volta… Ci ha fatto pigliare ’na verminata…(una paura)

CATERINA – Commà Nannì, non è che mi voglio fare i fatti vostri, ma Checchino mi ha detto che Peppino s’è sognato a San Giuseppe …

NANNINA – A San Giuseppe? (pensa) Nooo; quello mio figlio non si è saputo spiegare: Peppino s’è sognato “alla sor’ d’ Gjusepp” (la sorella di Giuseppe), no a San Giuseppe…

CATERINA – Ahhh! La sor d’ Gjusepp, no a  San Giuseppe. Ma chi è la sorella di Giuseppe?

NANNINA – Non li conosci commà: so’ forestieri…

CATERINA – Ah, so’ frasteri... E’ strano però che ha guarito così, perché stamattina presto al mercato ho incontrato a commà Titina, e mi ha detto che Peppino stanotte alle 3 era morto, tanto è vero che tu gli hai messo pure i panni nuovi …

NANNINA -  Si, ma io l’ho vestito perché mi sono sbagliata; Peppino non stava morto, quello dormiva (a sonno pieno),  ma io che ne sapevo? Mica so’ andata alla scuola? Perciò dopo ho chiamato la dottoressa che ha accertato la guaritura…

ANGELINA – Mamma, non ci posso credere, ieri sera papà stava più morto che vivo: sono così contenta… Questo è stato un miracolo….

NANNINA – Miracolo o non miracolo, l’importanza è che tuo padre sta bene, e poi, ognuno pensa quello che gli pare.

CATERINA – Be’ Nannì, meno male come t’è andata… Eh, io lo so che cosa vuol dire a stare vedova. La verità, mi ero già organizzata per portarti il “riiconzolo”, come hai fatto tu quando morì la buonanima di Rocco mio; che me lo sono scordata quello che mi hai portato a casa per un mese? (il riconzolo, ovvero il consòlo: pranzo per i parenti del morto)

NANNINA – Il dovere è dovere, e speriamo che non mi ricambi mai commara mia… (adesso guarda bene la figlia) Ma tu tieni la faccia tutta gonfiata figlia mia, tu stai piena di cerotti e di lividi, la mano anfasciata (fasciata): ma che hai caduta dalle scale?

CATERINA – Altro che scale, commà. Tu lo sai quanto ci tengo a tua figlia: io l’ho battezzata e la voglio bene da quando è nata. Per questo mi dispiace che le persone la giudicano male. Angelina mi ha detto tutto: la colpa è tutta di quel disgraziato del marito…

NANNINA – Che brutto guaio ci doveva capitare; perciò stava morendo Peppino. Io mi credevo che mio genero Saverio era un bravo ragazzo, di buona famiglia…

CATERINA – Commà, io tengo un peso sulla coscienza; non ti volevo dire niente per non trovarmi in mezzo, ma visto che le cose stanno malamente per Angelina e Peppino stava crepando per lo stesso motivo, te lo devo dire… Io a “donna Rosaria”, la mamma di Saverio, la tengo sullo stomaco… Eh, come si diverte il diavolo: quella abita proprio affianco a me… A me non mi dice niente, ma va sparlando assai sopra a tua figlia e va dicendo che voi siete una brutta famiglia…

NANNINA – E falla parlare, che posso fare io poveretta? Come stanno adesso le cose non la posso rispondere. Commà, a noi ci conoscono tutti quanti… Angelina deve mettere la capa a posto e a me e a Peppino non ci può dire niente nessuno…

CATERINA – Lo so Nannina… Noi ci siamo sempre rispettati, ecco perché mi sento na rabbia… Perciò da un poco di tempo la tengo sotto controllo a lei e al marito don Oronzo… Da quando s’è sposato Saverio e sono rimasti soli soli a casa, non vanno più d’accordo: si sono ribbusciati tutti e due… (trascurati, lasciati andare)

NANNINA – S’ so’ rjbbusciat?... E come lo sai?

CATERINA – Da casa mia quando fanno questione si sente tutto… Prima don Oronzo se ne andava 2 o 3 giorni a settimana alla casetta giù al Salto e tornava a casa a tarda serata, mò se ne va in campagna tutti i giorni e certe sere non si ritira proprio. Ma pure che torna a casa non mangia più con la moglie, nooo: si va a fare “nu muzzc’” ( un boccone) con gli amici alla cantina d’Eto ju pesatore. Questo fatto lo so sicuro perché in questa bella “compagnia” ci sta pure quel disgraziato di mio fratello Tonino, lo scapolone. Don Oronzo si ubriaca spesso e così inizia a sparlare della moglie che non lo tratta più “da marito”. Allora gli amici se lo portano a “leggere il giornale” (capisci a me) da Donna Cesira, in quella casa dove stanno quelle là, le bbarriste?... (le prostitute)

NANNINA – Neee!...Madonna mia!!!   Il padre ha preso gli stessi vizi del figlio!!!

ANGELINA – (piena di livore) Che peccato che don Oronzo non le abbotta (gonfia) gli occhi a “donna Rosaria”, così mi doveva capire “la signora” quello che passo io col figlio…

CATERINA – Magari! Ma tua suocera è furba assai; don Oronzo, dopo che è stato sdegnato da lei, agli occhi della gente s’è messo pure dalla parte del torto

NANNINA – Per forza tiene torto! Stanno sposati da 40 anni: che vuole fare sempre lo sposino nnammorato?

CATERINA – Nanni! Allora non hai capito niente! La signora Rosaria al marito lo “caccia” perché lo tradisce…

NANNINA – C’fa le corn’?... Madonna Santa! E a chi “si tiene”?  (chi è l’amante?)

CATERINA – “Si tiene” a Ustino ju macellaro!… (il macellaio)

NANNINA –  E la “signora” tiene lo stomaco di avvicinarsi a quel vecchio porco cinghialo!

CATERINA – Sine Nannì! A quella scostumata l’ho vista con gli occhi miei!!! Quando avrò il tempo ti racconterò tutti i particolari. Per piacere commà, non farmi trovare in mezzo…  Ma “quella la”, la deve smettere di dire che Angelina è una “ragazza di strada”…

NANNINA – Quella brutta serpenta velenosa e disonesta! Angelina è piccolina e ingenua, ma Rosaria tiene 50 anni e non deve fare la professoressa del cavolo davanti a me. Commà grazie per la notizia, puoi stare sicura che non ti devo mai nominare … Questo fatto di Angelina lo devo sistemare… e devo sistemare pure a quella linguacciuta di “donna Rosaria”…

CATERINA – Ahhh! Mi sono tolta un peso dallo stomaco… me ne devo scappare che ciò da fare… La Madonna vi accompagna… buona giornata…

NANNINA – Grazie commà… (poi alla figlia) Hai sentito che va dicendo tua suocera?

ANGELINA – Mamma, a me dei miei suoceri non m’importa niente. Ieri sera Saverio mi ha picchiata di nuovo!... Ma mi può anche ammazzare: non otterrà niente da me…io non lo voglio più!...

NANNINA - Tutto per colpa di quel disgraziato che ti ha fatto perdere la testa!… Tu devi pensare a fare la pace con tuo marito e a quel Vincenzo non lo devi vedere più! Hai capito?

ANGELINA – Infatti, Vincenzo ieri sera se n’è andato e non tornerà mai più, grazie a tutti voi che non volete comprendermi... Mamma, ti vuoi convincere che quando mi sono sposata ero troppo giovane e non capivo quello che facevo?… Avevo 16 anni, ero ancora una bambina ed io l’amore vero non sapevo cosa fosse... Chi può dire l’età giusta per incontrare il vero amore? C’è chi l’incontra a 16 anni, chi a 30, chi a 50 e chi lo cerca per tutta la vita e non lo trova mai. Voi mi avete obbligato a sposarmi con Saverio perché di famiglia ricca ed io non sapendo a cosa andavo incontro ho accettato, povera stupida...

E adesso, dovrei pagare tutta la vita per quell’errore?... Da quando sono sua moglie, mai una parola affettuosa, mai un gesto gentile, mai un fiore… E poi, lui non ha mai smesso di ubriacarsi e di frequentare quelle donne di malaffare... Molte mogli chiudono gli occhi ma io no! Adesso ho detto basta... ho detto ba-sta!…

NANNINA - Figlia mia, qua succede un terremoto… Che dirà la gente  se ti lasci con tuo marito?

(arriva Peppino che sente le parole della figlia e posa un quadro di S. Giuseppe sul tavolo)

ANGELINA – Mamma, non me ne importa niente della gente!... Anche se ci lasciamo, meglio sola che con quel marito ubriacone, violento e infedele…

(Angelina appena vede suo padre gli corre incontro piangendo e lo abbraccia)

Papà, papà mio… sia ringraziato il Cielo!…

PEPPINO - Figlia mia, non piangere... Da oggi le cose devono cambiare!... Non parlare più: mi sono bastate quelle poche parole che ho sentito... (le guarda la mano e i lividi in faccia) e quello che sto vedendo adesso (escono di scena).

NANNINA - (si apparta col figlio per scoprire la verità sul cappello di Peppino per evitare che questi si arrabbi di nuovo) Figlio mio, adesso che non ci sentono dì a mammina tua: l’hai preso tu il cappello di papà?... (Il figlio non risponde) E se ti do una bella fetta di pane, me lo dici? (Checchino si guarda intorno e dato che gli altri non guardano, fa cenno di sì con la testa; così Nannina continua)  E allora dimmelo!

CHECCHINO – (memore della “fregatura“ precedente) No!!! Prima voglio il pane!

NANNINA – Facciamo così: adesso ti do una caramella e poi pane e zucchero! Tieni, adesso parla!

CHECCHINO –  (Checchino corre  verso l’uscita e si ferma; poi con la bocca piena grida per farsi sentire da tutti) Il cappello di papà… me lo so’ venduto!     (scappa fuori scena)  

NANNINA – (lo rincorre arrabbiata) Giustizia ti deve venire, questo brutto animalaccio

FINE  PRIMO ATTO

SECONDO ATTO

(Musica natalizia)

Il 2° atto riprenderà a distanza di un anno,il 24 Dicembre, proprio la Vigilia di Natale del 1960. Siamo nel corso della mattinata in attesa che tutta la famiglia Scordato si ricomponga per la rituale Cena  Natalizia.

Michelina alloggia sempre in casa di Peppino; Angelina vive ancora insieme al marito, grazie alle intermediazioni di Peppino e Nannina che sperano nella loro riappacificazione.

Inoltre Angelina ha partorito un bambino che si  chiama come suo padre, Peppinello; poi capiremo il perché. Il bambino ha tre mesi poiché fu concepito proprio a Natale dell’anno prima. Tutti pensano o credono di sapere, ovviamente, che sia figlio di Saverio ma solo Angelina e lo stesso Saverio sanno con sicurezza che non è vero. La lontananza di Vincenzo, che è stato per breve tempo l’amante di Angelina, rende sopportabile la rabbia di Saverio che resta con la moglie solo per salvare le apparenze. Tuttavia, continua ad annegare sempre più la propria insoddisfazione nell’alcool. Di conseguenza continua a picchiare la povera Angelina, la quale, dopo avergli dato diverse possibilità di riscatto, decide di scrivere un telegramma a Vincenzo per informarlo in merito al figlio…

La scenografia è praticamente la stessa; si predispone un tavolo per il pranzo natalizio di 7 persone.  Inoltre, ci sarà il divano dove dormiva Checchino.

Nannina, come di consueto è alle prese con i fornelli; Peppino è alle prese con gli ultimi ritocchi al Presepe, mentre Checchino e Michelina litigano di continuo poiché alle prese con accese partite di scopa napoletana…Dal fondo si sente una leggera musica natalizia come se provenisse dalla strada)

OTTAVA SCENA

CHECCHINO – Butta a terra “zizì”, che ciai disparo in mano! (e raccoglie tutte le carte dal tavolo a fine partita)

MICHELINA – Porca miseria ladra!               (si accinge a contare le poche carte)

CHECCHINO – (sfottente)  Che conti zizì? Le carte a bastona? (mostrando le tante carte prese)  I quattro punti stanno tutti qua…  (ride) E con questa so’ 10 partite…

MICHELINA– Mannaggia alla morte!! Mannaggia a me e a quando ti ho imparato a giocare a carte! Ridi, ridi! Fra poco ti faccio piangere…

PEPPINO – (si avvicina) Ma dico io, Michelì, oggi è il Santa Vigilia… E’ possibile che ti devi avvelenare così? Vince sempre lui! Cià le mani così svelte che non ti fa capire niente. Questa è l’unica cosa che sa fare: la scopa napoletana…

CHECCHINO – E tu il presepio!!! Io almeno mi faccio una cofana di soldi, e tu?

MICHELINA – E’ svelto a fare il “mariulo” Peppì! (mima il gesto del “rubare”) Piglia le carte dal tavolo a 4 a 4, e se voglio controllare si offende e non gioca più! E poi, cos’è questa regola che fa carte sempre lui? M’ha “frecato” 10 partite, a 10 lira l’una, sono 100 lire… Ma adesso mi devo rifare!… Per forza!… Mi devo rifare!…

CHECCHINO – E come no!… Ma se vuoi la rivincita, caccia le prime 100 lire che hai perduto e dalle in mano a papà…

MICHELINA – (al fratello) Chiamalo fesso a tuo figlio… (al nipote) Alla fine, se perdo ti pago: tuo padre è testimonio… (al fratello) Hai capito: non si fida di me!

CHECCHINO – No, non mi fito di te!… Che so’ cretino?... Se questa era casa mia, io ti “avevo” già cacciato…

MICHELINA– Ah, disonesto! (sorvolando sulla faccenda della casa) E come, io mi devo fidare e tu no?… E va bene imbroglione: Peppì, tieni le 100 lire che ho perso, però io a questo figlio tuo lo devo “addrizzare” (leggi: devo metterlo in riga) Adesso però mi devi fare un piacere, almeno per una partita: mettiti dietro a Checchino e controllalo mentre da le carte. Il settebello non l’ho visto neanche una volta cecata…

PEPPINO – Neanche ‘na volta? Può essere? Checchino, basta a mischiare e dai le carte…

CHECCHINO – (sentendosi braccato, si inventa una scusa) Ehm, ehm… mi so’ ricordato che devo comprare una cosa di Natale a mamma! Papà, dammi le 100 lire che ha perso zia Michelina

MICHELINA – (inviperita) Ah!!! Furfanto!  Allora tieni proprio la faccia tosta… Stavi pure senza soldi, busciardo!... E se “perdevi” come mi dovevi pagare?

CHECCHINO – E come faccio a perdere con te? Con te vinco pure “con le mani attaccate”… Tu giochi proprio come a na ciuccia…

MICHELINA – (offesa) Checchì, te lo dico davanti a tuo padre proprio il giorno della Santa Vigilia: io ti faccio “scontare” tutte le “botte” che non ti ha dato lui… Checchì, io ti devo “addrizzare”… (e poi al fratello) Tuo figlio non mi rispetta! Mi fa salire il sangue agli occhi!…

PEPPINO – Michelì! Ma perché ti arrabbi così? Ti metti  par’ a par’ con tuo nipote, come se non lo conosci. Se non lo sopporti più, vattenn’! Inzomma, perché non te la trovi un’altra camera a pensiona! Mò se ne viene il ragionamento di Checchino: che mi prendi per il “fondello”?

CHECCHINO – Papà, “questa” non se ne vuole andare! Questa morirà in casa nostra! (poi continua piagnucolando)… E io non lo voglio vedere il tavuto in casa nostra…

PEPPINO – E mò finiscila a papà! Sempre a ricordargli che deve morire! (la mette sullo scherzoso) A proposito: l’hai messa oggi a zia Michelina nella lettera che fai tutti gli anni a Natale?…

CHECCHINO – Perché? Quella è solo per la famiglia nostra. Zia Michelina è ospita, e l’ospita dopo 3 giorni puzza. Lei so’ 3 anni che sta dentro a quella stanza… puzza che non si può entrare!

MICHELINa – Pure questo mi hai detto? Farabbutto!… Io pago  la fittanza e non puzzo!… Io pago prefumatamente e perciò…. addoro!!! (profumo)

PEPPINO – Michelì: l’addoro che si sente è ju sugo con l’anguille che sta facendo Nannina! Addora lei! Che paghi?  Niente…cu na vota che metti due punti…? La verità  è  che ti conviene stare quà...

MICHELINA – Che parenti fetenti: sempre a rinfacciare, sempre a rinfacciare! (si avvicina al quadro di S. Giuseppe) Ahhh!  Ma se San Giuseppe mio mi fa “quella grazia”…

CHECCHINO – Tu sei scema! Questo S. Giuseppe è nostro e tu qua non c’entri niente...

MICHELINA – (al fratello) Mò hai sentito che ha detto? Adesso non sono padrona neanche di chiedere una grazia a S. Giuseppe, che devo domandare il permesso a lui!…

PEPPINO – A lui no! Ma a me si! Mò ha ragione Checchino. Questo S. Giuseppe tiene da aggiustare i fatti di casa mia…

MICHELINO – Boh! Io so che i Santi appartengono a tutti quanti! Comunque, visto che sei geloso del Santo “tuo” farò così: siccome ogni domenica vado alla Chiesa di S. Giuseppe, Gli chiederò la grazia di farmi fare un bel terno al lotto per salvarmi dallo “sfratto” vostro…

CHECCHINO – Zizì, è una bugia che vai da San Giuseppe: la domenica tu vai sempre alla Chiesa di San Domenico (rivolgendosi al quadro di S. Giuseppe) San Giuseppe, non li dare i numeri a questa busciarda,  che questa sta votata (devoto) a San Domenico!…

MICHELINA – (con le mani giunte, sempre guardando il quadro) E’ falso!… S. Giuseppe, non lo (gli) credere a questo disonesto! Se dico la bugia, voglio andare sopra una sedia a rotelle!…

CHECCHINO – S. Giuseppe, hai sentito che vuole? E falla questa grazia: falla andare sopra una sedia a rotelle, che poi la faccio ruzzolare per tutte le scale…

PEPPINO – Checchino, mò basta! Mò hai passato il limite! (guardando il pubblico, prende il fazzoletto dalla tasca e si asciuga il sudore dalla fronte) Quando si mettono pett’ a pett’ non li puoi mantenere… Tengo la camicia “un pezzo di sudore” (di nuovo verso i due litiganti) Ma la volete finire? Che vi siete mangiato stamattina? Pure tu Michelì, ma che ti credi che i Santi si possono ascomotare per queste fesserie? Per i numeri del lotto? Ma cose da pazzi! (entra Angelina con il figlio nella carrozzella;  nonna Nannina e nonno Peppino corrono verso il nipotino e lo prendono in braccio: hanno gli occhi solo per lui e passano inosservati pure i soliti lividi che Angelina porta sul corpo)

NONA SCENA

NANNINA – (esce dalla cucina) E’ arrivato la gioia nostra… il passerotto mio, il bello di nonna sua… Ma che sta dormendo? (guarda dentro la carrozzella e vede che è sveglio) No, sta sveglio: lo voglio prendere in braccio… (cerca di prenderlo ma Peppino lo vuole prendere lui)

PEPPINO – (sorridente) Nannina, se permetti questo è il passerotto mio, perché si chiama Peppino come (a) me; e chi lo doveva dire che al primo colpo sono stato “chiamato”. Non l’ha fatto il figlio maschio, ma l’ha fatto la figlia femmina!… E’ proprio vero che se Cristo ti toglie qualcosa con una mano, poi te la dà con l’altra mano… Nannì, vai a cucinare tu e lasciami il bello mio (Nannina, lascia il bambino in braccio al marito e guarda la figlia accorgendosi dei nuovi lividi)

NANNINA – Angelina! Di nuovo? Tieni la faccia colorata come un pagliaccio! Ma inzomma, pure il giorno di Natale? Povera figlia mia; a forza di piangere tieni due occhi rossi rossi come il fuoco… Peppino, ma l’hai vista a tua figlia? (Nannina prende il bambino dalle braccia di Peppino, lo mette nella carrozzina e Angelina lo porta in cucina. Michelina, vista la situazione delicata,  prende  Checchino e se lo porta fuori di casa)

MICHELINA – Noi è meglio che usciamo. Vieni a zia che ti porto al circolo equestro a vedere gli altri animali; (tra sé) capace che fai amicizia e ci rimani con loro (escono)

PEPPINO – Nannì, l’ho vista a mia figlia! Ma quella è sposata e mica ci possiamo “coricare” con loro?… Lo sai come diceva mio padre?: ”sul’ ju’ cuppin’ canosce ju funn’ della callara”(ovvero:“solo il mestolo conosce il fondo del pentolone”, per dire che solo i coniugi possono sapere quello che succede tra le loro mura domestiche) Ma questi da quando si sono sposati stanno nell’inferno. Che posso fare io? Mi devo compromettere con Saverio e la sua famiglia? Dimmi tu…

NANNINA – Allora come lo vuoi risolvere il problema? Fammi sentire!!! Perché tua figlia non può continuare a prendere botte un giorno sì, e l’altro pure!

PEPPINO – Ma vedi che situazione! Io mi mangio le mani Nannì, non so proprio come mi devo comportare: Saverio cià un brutto carattere è vero, ma tua figlia ha tenuto pure l’amante. Diciamo le cose come sono Nannì: “pure Angelina ha sbagliato”…

NANNINA – Va bene, ha sbagliato! Ma lo sai come la penso io? Se tu la notte ti ritiravi ubriaco e mi attrippavi di mazzate senza ragione, pure io mi potevo sbagliare come a lei caro Peppino!

PEPPINO -  Hai fatto bene a dirmelo Nannì: da oggi massimo un bicchiere e poi basta…                    

(a questo punto Angelina esce dalla cucina)

ANGELINA – (è il momento giusto per parlare ai genitori) Papà, mamma, vi devo parlare di una cosa importantissima! Promettetemi di non interrompermi e di non agitarvi; sedetevi,  state calmi ed ascoltatemi. Sapete che non vorrei mai causarvi dolore: quante volte per non farvi soffrire ho chiuso gli occhi, ho represso il mio orgoglio, il mio amore e sono andata avanti per quieto vivere. Ma adesso basta, adesso ba-sta. Vedete questi lividi? Sono di 5 giorni fa. Ma adesso non è per me che ho paura: ho paura per il bambino… Papà, lo sai perché mio figlio si chiama come te?

PEPPINO – Ecco, veramende… (Peppino accenna a rispondere ma Angelina non lo fa parlare e continua come un treno)

ANGELINA – No, non è stato un regalo di Saverio. Papà, forse non ti ricordi, ma a Natale di un anno fa, quella sera che eri moribondo, mi chiedesti di salvare il mio matrimonio e Vincenzo era lì a sentire. Quella sera lui rispettò la tua volontà e se ne andò per sempre col rimorso di aver causato la tua morte. Prima di andarsene mi accompagnò sotto casa. Ma a casa mi aspettava Saverio come sempre ubriaco. Appena entrai mi picchiò ancora e scappò. Vincenzo mi sentì gridare e quando vide fuggire Saverio, pensò al peggio e venne a soccorrermi. Ci amammo per la prima e ultima volta e ci dicemmo addio!… Vincenzo non sapeva che avevamo concepito il nostro bambino…

(A questo punto Peppino e Nannina che stavano seduti e zitti ad ascoltare, portano il capo all’indietro e le mani sul cuore. Angelina, previdente, corre subito a chiamare la dottoressa che aveva portata con sé ed aveva pregato di aspettare nel pianerottolo)

DECIMA SCENA

ANGELINA - Presto dottoressa, è arrivato il momento, entrate, presto: i sali… (la dottoressa entra velocemente con i sali nelle mani)

DOTTORESSA Tuttumpezzo – (mentre fa annusare “i sali” a Nannina e Peppino, dice) Angelina, nelle tasche ho due boccettine già preparate: prendile ed agitale un po’: devono berle subito!.....(la dott.ssa lascia i sali e stappa le boccettine. Una di esse la porge ad Angelina) Questa falla bere a tuo padre (la dottoressa, dopo aver fatto bere il contenuto della boccettina a Nannina, le guarda le pupille, le tasta la giugulare, le dà qualche schiaffetto perché si riprenda dal torpore) Signora Nannina…  forza… dai... dai... dai... sveglia... sveglia... riprenditi....... dai... dai… coraggio…… respira forte… si… così… così va bene!…

ANGELINA – (imita il dottoressa adoperandosi verso il padre: gli guarda le pupille, gli tasta la giugulare senza sapere esattamente cosa fare e lo schiaffeggia con discreta energia, pensando di sortire prima l’effetto voluto) Papà… dai... dai... dai... sveglia... sveglia... riprenditi... dai... dai... coraggio… respira forte…. si… così… così va bene! (sempre schiaffeggiandolo)..

NANNINA – (Seguono secondi convulsi in cui la dottoressa va da Nannina a Peppino; poi Nannina ricomincia a parlare dando i primi segni di ripresa grazie alle cure immediate)  devo morire di crepacuoro. Che peccato ho fatto io per meritarmi questo brutto guaio?…

PEPPINO – (anche lui dopo la crisi, sembra riprendersi) Nannì… non bastava la bella notizia?… No!… Mi hanno fatto pure una faccia di schiaffi… Da sopra pure … Mò m’ mor’!… Madonna santa, quant’è amaro questo calice (si riferisce anche alla pozione di coramina, notoriamente acre)…

NANNINA – Dottoressa, che cosa ci avete fatto bere? Il fielo che dettero a Gesù sulla Croce?…(piagnucola) Peppino mio, Angelina sta inguaiata! Noi dobbiamo aiutare a lei e pure a quella palma di Dio … E chi ce lo dice che Saverio non se la prenderà pure col criaturo?

ANGELINA – (continua con calma sperando che, superato il momento critico, possa terminare di parlare) Saverio lo sa bene che Peppinello è figlio di Vincenzo e perciò lo odia! L’altro giorno, quando mi ha picchiata, io tenevo il bambino in braccio e non lo so chi Santo lo ha salvato!… (Peppino e Nannina girano lentamente la testa verso il quadro di S. Giuseppe e si fanno tre volte la croce) Papà, quante botte mi sono presa quando mi impuntai per chiamare il bambino come te!… Dottoressa, posso? (guarda la dottoressa chiedendole  se può continuare; quindi la dottoressa fa un cenno affermativo col capo ) Adesso tenetevi forte: devo dirvi un’ultima cosa…

NANNINA – (non perdendosi mai di spirito) Dottoressa, quanto dura l’affetto di questa medicina che ci avete dato?

DOTTORESSA – E chi lo sa?... Dipende… (ad Angelina)  Angelina, non abusare…

PEPPINO – Vai avanti a papà, stiamo pronti a tutto ormai. Meglio saperle adesso le cose che ci sta la dottoressa… (prima che scade l’affetto della medicina) E poi, io e tua madre stiamo nelle mani di S. Giuseppe: Lui ci deve dare la forza!…

ANGELINA – Sappiate che (5 giorni fa) dopo l’ultimo litigio con Saverio, ho fatto un telegramma a Vincenzo dicendogli del nostro bambino e di te papà, che hai superato quell’infarto dell’anno scorso…

PEPPINO – Dell’anno scorso? E quello di adesso che cos’è?

ANGELINA – (continua inflessibile) Vincenzo mi ha risposto subito dicendomi di essere felicissimo del bambino e mi preannunciava il suo arrivo qui a Fondi per vederlo. Lui mi ama ancora più di prima e non ha mai smesso di pensarmi… E poi è felice per te papà, perché viveva col rimorso di aver causato la tua morte (Peppino, quando sente quella parola fa istintivamente le corna) Verrà qui anche per farvi gli auguri di Natale e farsi perdonare da te e da mamma…

PEPPINO – (sussulta e si alza in piedi) Madonna mia! E che deve succedere se incontra qua a tuo marito? Succederà un terremoto!…la III Guerra Mondiale!

NANNINA – (anche lei si rialza, punta da una tarantola) E succedesse quello che deve succedere. Peppino, mò non ce la faccio più! Noi stiamo in casa nostra e se qualcuno si sente di troppo che se ne andasse e facciamola finita una buona volta con questa commedia!…

PEPPINO – Hai ragione Nannina, mò ho capito come mi devo comportare: da uomo abbasato (di polso, equilibrato)… E S. Giuseppe mi deve guidare da sopra (dal cielo)!!!

DOTTORESSA – Parole sante… Ehm… scusate, ma vedo che vi siete ripresi bene, perciò me ne vado. Oggi è Natale: vedo che avete già la tavola apparecchiata… Angelina, spero che non ce ne sia bisogno ma per qualsiasi cosa chiamatemi, se non sto ancora da “nonna marietta” vicino all’ospedale vecchio… Sapete, tutti i Natali la mia famiglia si riunisce dalla nonna e mangiamo la classica cena della Vigilia, a base di pesce, o meglio, a base di anguille, capitoni, mappe, baccalà. Nonna Marietta dice sempre che sulla tavola della Vigilia ci devono stare 7 piatti (pietanze) diversi…ora è meglio che vada…altrimenti nonna si arrabbia e dice che nessuno l’aiuta a cucinare. Vi faccio tanti auguri! Se avete bisogno di  me chiamatemi pure, tanto sono qua vicino!

ANGELINA – (riconoscente, mentre Nannina e Peppino si mostrano d’accordo) Dottoressa,  siete proprio brava, il Natale si deve passare con la famiglia e soprattutto con i nonni. Ricordate dottoressa che i nonni sono le radici della famiglia. Grazie tanto siete proprio una brava persona!

(Dottoressa esce)

NANNINA- Io vado in cucina (esce)

Si sente bussare due volte,, è Elena (amica di Angelina) che arriva piangendo in casa.

ANGELINA- Elenù, che cosa ti è successo?! Sei tutta bagnata!

ELENA- ( E’ tutta bagnata di pioggia, si toglie le mani dalla faccia e fa vedere un grosso livido sulla fronte, poi si abbassa la camicetta e sulle spalle ha un altro livido nero)  Ecco” vedete cosa mi ha fatto mio marito? Quando gli ho rinfacciato che lui era l’amante di una di quelle bbarriste… ha preso la cinghia dei pantaloni e mi ha dato tante di quelle botte che un altro po’ mi ammazzava. Sono riuscita giusto in tempo a scappare…Non sapevo dove andare e sono venuta da voi.

ANGELINA -  (commossa) Hai fatto bene, adesso dammi il cappotto e mettiti vicino al fuoco… (camino o stufa a legna sulla parete) ora calmati e scaldati un poco.

(Chiama la mamma) Oji mà, porta un poco di rosolio !

NANNINA- (entra con la bottiglia in mano insieme a Peppino e quando vede Elena, le si avvicina e le fa bere un bicchierino) Prendi cara, riscaldati un poco e poi ci racconti.

ANGELINA- (arrabbiata) E COSA TI DEVE RACCONTARE? NON LO VEDI COME L’HA RIDOTTA QUEL BASTARDO DI SUO MARITO? Nemmeno la Santa Notte rispetta, ha  un cuore di…!

PEPPINO – (fa finta di non aver capito niente e pensa alla rima da fare) Vediamo: alla salute della dottora, che ha salvato il nostro cuora (ridono insieme e bevono un sorso, ma Peppino ha un altro brindisi) Con il sale (i sali) e la mistura, c’è passata la paura (bevono ancora facendo cin-cin)

Da dietro le quinte si sentono delle voci; è Michelina con Checchino di ritorno dalla passeggiata

UNDICESIMA SCENA

CHECCHINO – (corre dal nipotino) Dove sta Peppino, il passerotto bello di zizì, che lo voglio prendere in braccio…

ANGELINA –  Checchino, lo sai che ho paura e non voglio che lo prendi in braccio! Però sveglialo che è l’ora della pappa. Quando ci stai vicino tu, mangia che è una bellezza…

MICHELINA– Quello il bambino è piccolo, ma mica è scemo! Lo sa che se non si sbriga a mangiare il semolino,  se lo pappa tutto zio Checchino…Buona giornata signora Elena..? ( non si accorge di niente) Fate la Vigilia con noi? E vostro marito? (vede il livido sulla fronte) Avete sbattuto da qualche parte?

(lei annuisce ma non parla)

PEPPINO – (per nascondergli i fatti precedenti) Sì, ! Li avevamo invitati a passare la Vigilia con  noi perché stavano da soli, ma lei si credeva che era arrivata troppo presto … non è vero signora Elena?

ELENA – (complice) Certo, certo…

PEPPINO – (approfitta per far visionare il Presepe ad Elena; ai due si accoda Michelina) venite a vedere; giacché voi siccome siete un’anfermiera, conoscete le case di tutti, avete mai visto una “bellezza” del genere? Questa è la passione mia da quando avevo 8 anni; prima aiutavo mio padre e quando lui è morto io ho continuato la tradizione di famiglia; è vero Michelina? Lei lo sa… (Michelina fa segno di sì con la testa e lui continua) Un “pensiero” che ciò sempre è proprio questo: quando morirò io, chi la continuerà la tradizione? Mia sorella è proprio negata…

MICHELINA – E’ vero, che ci posso fare? A me mettetemi un’ago in mano e faccio tutto, ma per il Presepio…sono proprio negata! Non ci ho la pazienza.

CHECCHINO – (che dalla cucina ascoltava) Io pure sto annecato! Papà, a me il presepio tuo… mi fa schifo! (e rientra in cucina)…

PEPPINO – Zitto tu,  (si rivolge al quadro) S. Giuseppe, quando gli devi aggiustare la capa a quello? Come faccio a impararlo a fare il presepio? (ad Elena) Ecco quello è l’altro dispiacere mio: è bravissimo quando vuole, ma che volete: voi lo sapete che è un poco ritardivo… Ma però non gli sfugge niente! 

MICHELINA – Non sfugge niente! Come si dice…”Sfrij ju pesc’ cu n’occhje alla jatta” (frigge il pesce e tiene a bada il gatto)

ELENA – Ma no! E’ così espansivo! (poi, riferendosi al Presepe) Signor Peppino, che gran bel Presepe! Non ho mai visto niente di più affascinante!  Siete un vero artista, non c’è che dire… Vi ammiro per questo: voi avete Fede e lo dimostrate in quello che fate... E poi devo confessarvi una cosa: in questo anno, dopo quella improvvisa guarigione ho pensato spesso a voi . Angelina mi ha raccontato che siete cambiato... adesso siete un papà ed un nonno  con la testa sulle spalle… Quasi quasi comincio a credere anch’io nei miracoli…

PEPPINO – (estasiato e commosso) mi dovete credere: siete la prima persona in 50 anni che mi ha apprezzato in questa maniera… Sono proprio contento!... E anche se avete esagerato un poco, io vi ringrazio lo stesso… Certe volte, a dare soddisfazione a una persona che te la chiede, è un’opera buona… S. Giuseppe vi deve ricambiare!…

Suona il campanello. Dato che non entrano subito è segno che sia gente non “di casa”. Nannina ha timore che sia l’amante di Angelina, così va a guardare dallo spioncino; quindi  avvisa che invece si tratta dei consuoceri (don Oronzo e Rosaria). Pertanto Angelina se ne va in cucina con la carrozzina, seguita da Elena, da Michelina e da Checchino. Quindi Nannina va a ricevere gli “ospiti”…

DODICESIMA SCENA

NANNINA – (gentile, nonostante tutto) Avanti don Oronzo, signora Rosaria, avanti…

DON ORONZO – C’è’ permesso? Buona sera! Siamo passati per vedere se nostro figlio Saverio sta qui; sapete, stanotte lui ha dormito a casa nostra, ma stamattina è uscito così presto che non ci siamo potuti fare manco gli auguri di Natale…

PEPPINO – Al proposito, tanti Auguri a voi…

(si scambiano gli auguri, ma donna Rosaria si mostra scostante)

NANNINA – Pure noi lo stiamo aspettando a Saverio per la Cena di Natale…

ROSARIA – (al marito) Che ti avevo detto? Saverio non ci sta! Che siamo venuti a fare?

NANNINA – Invece avete fatto bene, non ci vediamo da tanto tempo; è l’occasione buona per parlare un poco dei nostri figli…

ROSARIA – Di che cosa dobbiamo parlare? Sappiate che noi siamo arrabbiati e delusi per come vanno le cose… Saverio è stato preso “per fesso” e anche noi ci sentiamo presi in giro da voi e da tutte le malelingue…

DON ORONZO – Mia moglie ha ragione! Questo non lo potete negare! L’ultima cosa è stata quando Saverio mi ha chiesto di dare un nome moderno al bambino; visto che ho altri 2 nipoti che si chiamano Oronzo, ho acconsentito sperando che lui ed Angelina, decidendo insieme il nome del bambino, avrebbero cominciato ad andare d’accordo. (guardando Peppino) Quando poi sapemmo che l’avevano chiamato “Peppino” come a voi, io mi sono offeso. Per forza, io pensavo ad un nome moderno, che ne so: Massimo, Silvio, Azeglio, Giulio…. Che figura ciò fatto io e tutta la famiglia Stronzillo? Eccome, mi è nato un nipotino maschio, da mio figlio maschio, e lo hanno chiamato come il padre della mamma, “Giuseppe”. E questo sarebbe il nome moderno? Se è per questo è più bello e moderno “Oronzo”…

PEPPINO – (“ispirato”) Su questa cosa vi do ragione, don Oronzo: il nome spettava a voi. Per me è stata una sorpresa e una gioia che non mi aspettavo… Ma non mi dite che Giuseppe non è un bel nome e non mi dite che Oronzo è un nome moderno…Ma inzomma, pensate al bene di vostro nipote; pensate a quando il bambino crescerà e gli altri bambini lo vorranno sfottere!... Quello già fa “Stronzillo”; e non solo: “Oronzo” fa pure la rima con… (stronzo)  Ecco, io non l’ho detto, ma tutti quanti l’hanno pensato…

Perché i bambini so’ sensibili don Oro’… Comunque, “ognuno è come la pensa”…

NANNINA - Ma adesso non pensiamo al nome, pensiamo alle cose serie. Questi figli nostri ci stanno dando un sacco di pensieri… Diciamo le cose come stanno: Saverio beve, beve assai e le spese le fa Angelina… La dovete vedere come la riduce a quella povera figlia…

SIGNORA ROSARIA – Saverio fa bene, perché tua figlia gli metteva le corna…

NANNINA – Veramente Saverio l’ha menata senza ragione dal giorno che si sono sposati. Una che prende le botte senza motivo, poi se lo cerca il motivo…

(entra Michelina che ha capito di cosa stanno parlando e si  mette in mezzo al discorso, per rendere la pariglia a donna Rosaria)

ROSARIA – E si è trovata l’amante per dispetto!

MICHELINA – Sì! Forse per dispetto o forse per amore! Ma voi lo sapete che passa per la testa a una persona che invece di ricevere un bacio riceve uno schiaffo?

ROSARIA – Non lo so e non lo voglio sapere!!!

MICHELINA – E io si!... E’ vero: Angelina “ha preso un poco una sbandata”, ma Saverio vostro prima disse che la perdonava e poi invece ha continuato a maltrattarla… E pure adesso continua… pure adesso che c’è un’anima innocente in mezzo!...

NANNINA– Pure Saverio ha sbagliato! Perché la deve finire di essere manesco, altrimenti è meglio che si lasciano…

 ROSARIA – Meglio che si lasciano? Mò stanno sposati e non si possono lasciare più, non vuole Nostro Signore, sennò vanno all’inferno…

NANNINA – Più inferno di adesso? Ma secondo voi il Padre Eterno vuole che marito e moglie stanno insieme a queste condizioni? Che il marito alla moglie (sia che sbaglia, sia che non sbaglia) ogni giorno la deve abbottare di mazzate?

ROSARIA - Quello che fa mio figlio sta ben fatto!!! La colpa è tutta vostra e pure di mio marito che non mi ha voluto sentire: io non volevo che Saverio si prendeva a quella svergognata di vostra figlia…

MICHELINA – Mia nipote non è (affatto) svergognata, signora mia, e la colpa è solo di mio fratello che non ha pensato alla cosa principale: invece di pensare “all’interesse”, doveva pensare se i giovani si volevano bene veramente … I problemi dentro la casa si risolvono soltanto se ci sta l’amore…

NANNINA – Michelì, mo ti devi stare zitta! (si rivolge a Donna Rosaria) Angelina è stata sempre una ragazzina brava e ingenua; si è sposata a 16 anni e fino ad allora era stata sempre a casa con noi. Se ha sbagliato è perché l’abbiamo costretta a sposarsi a vostro figlio… Noi non lo sapevamo che Saverio teneva questi brutti “vizi”, altrimenti non lo facevo sposare a mia figlia…

ROSARIA – Mia figlia, mia figlia! Per voi è un onore a tenere a Saverio per genero; la famiglia vostra sta inguaiata di problemi: avete pure un figlio scemo che va dicendo che tenete a San Giuseppe tutto a disposizione vostra…

PEPPINO – (si alza e va da S. Giuseppe) S. Giuseppe, hai sentito? La prossima volta fai quello che devi fare e non dire niente a nessuno, neanche a me, che questi ci prendono a caricatura… Ti prego, adesso fai un miracolo zitto zitto (alla mut’ alla mut’) … per esempio, se tu a Saverio gli fai perdere quei brutti vizi che tiene…

DON ORONZO – Ma insomma, adesso finiamola con queste scuse! Lo volete capire che nessuno è perfetto? Se mio figlio non ci aveva qualche difettuccio, mica si prendeva a vostra figlia con quella dote di morta di fame…

ROSARIA – (rincara) E  pure zoccola!

NANNINA – (alterata) Wè Rosaria, mò basta! Mò ti devo cantare il Santo Rosario veramente. Non dire più quelle parole su mia figlia, perché io non tengo da stendere fazzoletti gialli e quando mi serve il porco (o la salsiccia) io vado   alla macelleria. E mò finiscila di sparlare di mia figlia che io sono capace di imbastarti come il pane… (le va vicino minacciosa)Michelina fa la stessa cosa

MICHELINA – Brutta ladra che non sei altro! Lo sanno tutti che durante la Guerra tu e tuo marito andavate arrubbando nelle case di chi era sfollato sulla montagna! I soldi li avete fatti cu la biancheria e l’oro delle povere figlie.

SIGNORA ROSARIA – (arretra) Wè, non mi toccate! Oronzo, andiamocene di qua… io qua non ci vengo mai più…

DON ORONZO – (alla moglie mentre stanno per uscire) Che cos’è questo fazzoletto, che c’entra la macelleria?

SIGNORA ROSARIA – Andiamocene!!!   (escono di corsa)

MICHELINA– Si, andatevene che è meglio! (piccola pausa) Attenzione allo scalino!!! (infatti si sente rumore per le scale e una voce di donna che si lamenta; allora Michelina dice) Bene! Così ti ampari!!

PEPPINO – (con ironia) Dico sempre che lo devo aggiustare quello scalino… Bah!... Nannì, ma che l’hai detto a quella che se n’è scappata tutta una volta col pepe in culo?

NANNINA – Non hai capito? La signora, quando tiene i “vermi”, stende al balcone un fazzoletto giallo, per dire al  macellaio “portami la carne”. Si crede che le persone sono tutte sceme. L’ho saputo sicuro da commà Caterina che abita vicino a lei e vede il vaevieni … (viavai del macellaio)

PEPPINO – Ah, la disonesta!

MICHELINA - Hai capito! Quella che si mette paura dell’inferno…

PEPPINO – Dell’inferno? Sorella mia, quella cià paura solo delle mazzate del marito….

TREDICESIMA SCENA

ANGELINA – (esce dalla cucina con gli altri) Papà, mamma, grazie per avermi difesa…

PEPPINO – Figlia mia, noi abbiamo fatto solo il dovere nostro!!!

NANNINA – Scusate signora Elena se vi abbiamo fatto sentire questi discorsi brutti… ma adesso è ora di mangiare: chi sta sta…

CHECCHINO – Chi sta sta mamma, anzi se Saverio non viene è meglio, così mi freco (mangio) pure il piatto suo…

(Checchino prende una lettera e la va a mettere sotto il piatto del padre mentre gli altri parlottano tra di loro)

SUONANO ALLA PORTA 

CHECCHINO – (progetto sfumato) Questo cavolo di campanello lo devo sfasciare…

(entra Saverio)

QUATTORDICESIMA SCENA

SAVERIO – (entra barcollante perché “alticcio”; inoltre, dimostra di essere alquanto seccato di dover presenziare al solito pranzo natalizio) Buona sera…

(Nannina gli passa vicino e sente puzza di alcool; così lo comunica a gesti al marito)

PEPPINO – (capisce e lo avvicina) Buona sera, Saverio (lo annusa mentre Saverio si toglie la giacca)… e Buon Natale… (quindi, pensa a voce alta, rivolgendosi al pubblico) Questo già sta mbriaco(alza a sua volta il gomito e mette il pollice in bocca)

SAVERIO – (capta il brusio) Avete detto qualcosa?…

PEPPINO – (per metterci una pezza) Caro Saverio, aspettavamo a te per cominciare!… C’è pure la signora Elena con noi… Oggi ci fa l’onore di essere nostra ospita… Accomodiamoci…

SAVERIO – (risponde ironico, farfugliando un po’ le parole)  Oh, l’infermiera; anche voi ospita alla Cena di Natale in casa Scordato? Potrà raccontarlo in giro, un giorno… E sentiamo: il padrone di casa vi ha già mostrato il suo presepe “speciale”?…

ELENA – Certamente! Io lo trovo davvero “speciale”, voi no?

NANNINA – (per troncare la risposta di Saverio) Allora, io comincio a portare le inzalatiere  di spaghetti con il sugo di anguille !… Angelina, se hai finito di far mangiare il bambino, mettilo nella carrozzina e lascialo in cucina, così si addormenta…

CHECCHINO – (in vena di esternazioni) Papà, io e zia Michelina non ci sposeremo mai…

MICHELINA – (stando allo scherzo) Un’altra novità adesso! Checchino, parla per conto tuo… Ma lo sai quanti fidanzati tenevo all’età tua?… Io non mi voglio sposare proprio!…

PEPPINO – (ad alimentare l’allegra discussione) E si: quando la volpe non arriva all’uva dice che è acerba, non è vero Michelina?…   E tu, Checchino… perché non ti vuoi sposare?

CHECCHINO – No, io non mi voglio “prendere veleno” tutti i giorni!… Papà, se Angelina muore, andiamo noi a casa sua, o viene lei a casa nostra? (Saverio ha un  gesto di stizza)

PEPPINO – Ma che dici Checchino… Ma come ti vengono in testa certi pensieri… Tua sorella è più giovane di te e tiene una salute di ferro…  E fai un discorso più allegro che oggi è la Santa Vigilia…

CHECCHINO – (pensa un attimo e poi dice) Papà, Peppino piccolo ha preso da me: mangia e dorme sempre… (altro gesto di stizza di Saverio)

PEPPINO – (rivolgendosi all’infermiera) Che vi avevo detto? E’ potente. Non gli sfugge niente. Non ha peli sulla lingua. (poi al figlio) E’ vero a papà: è come a te, ma non te ne “presciare” (rallegrare), perché per un bambino di tre mesi è normale… ma per te no!…

(intantole insalatiere sono  finalmente davanti a tutti. Dicono buon appetito e cominciano a mangiare… Peppino e Nannina si fanno la croce e si raccomandano a S. Giuseppe)

PEPPINO - (alza il piatto) Ah, vedi che sta qua! La letterina di Natale di Checchino! Bravo!   Mò a papà, la devi leggere…

CHECCHINO – (fa il ritroso) Ma che la devo leggere davanti a tutti quanti?… (tutti i presenti dicono di sì, meno Saverio)… E quanto mi dai?

PEPPINO –  10 lire! (comincia la solita divertente trattativa)

CHECCHINO – 10 lire? E che a Natale si mangia il brodo? Voglio 100 lire!

PEPPINO – E’ assai! Ti do 20 lire a papà…

CHECCHINO – 80!

PEPPINO – 30!

CHECCHINO – 70!

PEPPINO – 40!

CHECCHINO – 60!

PEPPINO – 50 lire e non se ne parla più!

CHECCHINO – 50 lire? E va bene!  (prende la letterina dal padre e la legge)…

 Letterina di Natale

Gesù bambinello quanto sei bello, nulla so dire perché son piccolino, posso darti solo un caro bacino. Benedici la mamma, il caro papà e peppino piccolo. Cara mamma e papà, Gesù bambino era buono ed ubbidiente, ma io, quest’anno che viene vi prometto che farò l’ubbidiente, ma però voi mi dovete promettere di farmi mangiare tutte le volte che tengo fame… Buon Natale!

 E’ finita!

PEPPINO – (battimani) Bravo Checchino a papà… Beh, adesso facci sentire la “Poesia”

CHECCHINO -  Dammi prima i soldi

PEPPINO – Come no, io ciò una parola sola… (gli da una moneta da 50 lire)

CHECCHINO –   Poesia:

Ma quant’è facile quest’anno la poesia

stiamo solo io, Peppino piccolo e mammina mia

Perciò Gesù Bambino, senza che ti danni

solo a noi tre ci farai campare cent’anni

e degli altri che me ne importa?

Papà tiene il permesso di Natale

ma è già vecchio: quanto può campare?

Angelina piange dalla sera alla mattina

e so’ sicuro che farà una brutta fina!

(altro gesto insofferente di Saverio che sbatte il tovagliolo sul tavolo)

Per il resto fai quello che vuoi fare

                         basta che io ciò sempre da mangiare… È finita!     (battimani)

MICHELINA – Ecco, lo sapevo io: a zia Michelina non la metti mai! E’ vero?

CHECCHINO – No! Quest’anno mi so’ ricordato: stai all’altra pagina… (gira pagina)

E poi, ffalla campare un altro poco a zia Michelina mia

perché io lo voglio spennare come a una gallina!  Mò è finita veramente!

(si ride della zia, sorvolando sulle altre cose dette)

MICHELINA – (sarcastico) Grazie nipote mio, che begli auguri che ci fai a tutti quanti. Ma hai fatto male i conti, imbroglione! Io con te alla scopa non ci gioco più!…

CHECCHINO – (arrabbiato) Peggio per te! E io ti “scancello” proprio dalla poesia (strappa il foglio)  Muori fino a stanotte…

NANNINA – Checchino a mamma, mò sei grande: questo è l’ultimo anno che fai la poesia.  Addove si è visto mai un “bacchettone” di questa “fatta” che fa ancora la letterina di Natale?…

PEPPINO - Nannì, non fa mai niente il ragazzo; se c’è una cosa che vuole fare, facciamolo contento… Ha promesso pure che farà il bravo l’anno che viene (prossimo): è vero o no?

CHECCHINO – L’anno che viene ci penso!… Adesso ciò fame…

SAVERIO – (acido) Perciò pensa a mangiare, ché non sei capace di fare altro…

A questo punto Checchino ha una innocente intuizione che innesca dei ragionevoli dubbi. La battuta sul “colore dei capelli” di Angelina, Saverio e il bambino, se non risulti attuabile, verrà sostituita dall’analoga battuta riferita al “colore degli occhi” dei citati interpreti.

CHECCHINO – Mamma, ma perché Angelina e Saverio hanno i capelli neri neri (o gli occhi “castagna”), mentre Peppinello ha i capelli chiari chiari ? (o gli occhi celesti)  

Insinua il dubbio che il bambino somigli ad una terza persona, ovvero a Vincenzo…  

(Saverio si alza in piedi, si toglie il tovagliolo e lo sbatte sul tavolo… Vorrebbe dire qualcosa ma poi ci ripensa e si risiede)...

NANNINA – Checchino, mò basta a domandare, perché quando si mangia non si parla, ché uno si può affocare! (affogare) Adesso stai zitto e mangia!

Suona il campanello… Tutti si guardano in faccia; quelli che sanno rabbrividiscono al pensiero che possa essere Vincenzo.

QUINDICESIMA SCENA

PEPPINO – (risoluto) Vado io… (E’ proprio Vincenzo. Peppino gli chiederà di salutare ed andarsene subito perché Saverio cerca pretesti per esplodere; poi rientra sorridente con lui e dice) Scusate, Vincenzo è di passaggio ed ha fretta di ripartire: è salito solo per farci gli auguri… è vero?…

VINCENZO – Proprio così: auguri di buon Natale e buona cena a tutti!… (Si gira per andarsene. Spera di vedere suo figlio ed Angelina in un momento migliore)

SAVERIO – (parla da “guappo”, ma il vino gli fa biascicare le parole) Don Vincenzo… non fate la scena: avete una bella faccia tosta a tornare a Fondi; ed io che mi credevo che ve n’eravate andato per sempre… A chi volete prendere per fesso … Se siete venuto qui è per un preciso motivo che sappiamo tutti e due, anzi, io tu… e Angelina… Si, Angelina! Sei stata tu! (a farlo tornare qui) Ti ho seguita l’altro giorno, quando dopo l’ultimo litigio sei corsa all’Ufficio Postale… (urla minaccioso)  Con te facciamo i conti a casa! Stavolta ti  faccio tutti e due gli occhi neri!!!

PEPPINO – (risoluto ed “illuminato”) E no, mò basta!… Caro Saverio, adesso sei tu che devi fare i conti con me. E già! Quel suocero fesso, che si occupava solo di fare il Presepio, è morto e seppellito… Peppino Scordato adesso è un altro! Quanto ha dovuto piangere, quanto ha dovuto sopportare Angelina per farmelo capire… Lo ammetto: io per primo ho sbagliato obbligandola a sposarti perché eri ricco,  un buon partito… Tu dicevi di amarla e ci avevi promesso di renderla felice… Ma l’amore non viene a comando: bisogna coltivarlo giorno dopo giorno. Io non lo so se mai vi siete voluti veramente bene, anche solo per un giorno: so solo che adesso vi odiate e vi vorreste distruggere a vicenda… Che senso ha rovinarvi la vita così? Siete giovani ancora: avete una vita davanti!… Non fatevi più del male e non fate soffrire quelli che vi stanno vicino!…

SAVERIO – (sprezzante) Caro suocero, non so che farmene delle tue prediche… L’ho sempre saputo: siete tutti d’accordo contro di me. Per conto mio puoi continuare a dedicarti al tuo “presepio” e alle tue fissazioni, ma non ti intromettere nel mio matrimonio… (rivolto a Angelina) Prendi subito il bambino ed andiamocene. Io in questa casa di infami non ci metto più piede…

NANNINA – Saverio, tu stai ubriaco e finché non ti passa, mia figlia e mio nipote non si muovono da qui… E ti avviso: non fare più del male a mia figlia, e non ti permettere di torcere un capello a quella creatura innocente di mio nipote, sennò farai i conti con noi…

SAVERIO – (Va verso Angelina e le stringe un braccio) Andiamo!!!

ANGELINA – Lasciami! Mi stai facendo male!

SAVERIO – Questo non è niente: vedrai a casa che ti succede oggi!!! Muoviti,  andiamo a casa sgualdrina, obbedisci a tuo marito… (ora la prende per i capelli)

PEPPINO – (corre in difesa della figlia mentre gli altri restano a guardare sbigottiti) Lasciala!… Ti ho detto lasciala stare!… Adesso vai via da questa casa prima che chiamo i Carabinieri…

SAVERIO – (corre veloce in cucina e prende in braccio “il bambolotto” avvolto nella coperta… Peppino e gli altri lo seguono, ma sono costretti a fermarsi allorché Saverio ricompare uscendo dalla cucina; egli si fa scudo col bambino ed impugna un coltello… Tutti indietreggiano verso la tavola e gli si mettono di fronte a distanza di sicurezza temendo per il bambino e per se stessi… Saverio è fermo davanti alla porta della cucina e rotea il coltello in segno di sfida. Peppino vorrebbe affrontarlo ma la moglie lo trattiene, così come Michelina trattiene Vincenzo, il quale,  da padre disperato cerca di mettersi in pari col rivale

PEPPINO – … Lascia il bambino!… Non fargli del male!… Lascia il bambino... e poi vattene per sempre da questa casa…

VINCENZO – (con il coraggio e la decisione di chi difende un figlio da uno squilibrato)... Pensa a quello che fai… noi dopo ti faremmo a pezzi… Lascia il bambino e ti lasceremo andare!…

SAVERIO - (vistosi perduto) Questo non è figlio mio!!! (allo stesso tempo, con un gesto disperato e squilibrato prende il “bambolotto” e lo lancia in aria, nell’unico angolo libero della sala)Mentre tutti sono bloccati dallo spavento, Checchino, con intuito e prontezza unica, si lancia verso il “bambolotto” con le braccia protese per prenderlo al volo...

ANGELINA E GLI ALTRI – (gridano insieme mentre capiscono che Saverio sta per lanciare in aria  il “bambino”)…No… No… No… (guardano terrorizzati ed impotenti il “bambolotto” in volo, ma poi si rendono conto che Checchino si è lanciato per tempo al recupero del nipote , Angelina corre a prendereil figlio dalle braccia di Checchino dicendo)

ANGELINA - Figlio mio... figlio mio bello... Sei salvo!... Sei salvo!...

Saverio è consapevole di aver fallito; ormai ha perso la moglie ed anche la faccia. Stranamente nessuno lo degna di uno sguardo né cerca la vendetta; sono tutti intorno al bambino per accertarsi che sia incolume. Per fortuna il “bambolotto” sta bene: i gesti  a soggetto dei personaggi non lasciano dubbi. Così Saverio, senza che nessuno gli sbarri la strada, si dà alla fuga, gridando:

SAVERIO - Me ne vado per sempre… non mi vedrete mai più… è finita… è finita!!!…

(Peppino, dopo aver visto salvare il nipotino e fuggire Saverio, al termine dello stato di grandissima tensione emotiva, ha un altro malore e si abbandona  privo di forze sul pavimento… L’infermiera Elena è la prima ad accorgersene insieme a Michelina.

In questi secondi convulsi, si recita ancora a soggetto e le parole lasciano il passo ai gesti ed alle occhiate di intesa sul da farsi…

Michelina e Vincenzo, aiutati da Checchino, sollevano Peppino e lo adagiano sul divano vicino… l’infermiera si prodiga, con sali e coramina, ma la situazione è disperata; l’emozione è stata troppo forte per Peppino che fatica a respirare e si porta la mano sul cuore. Elena scuote la testa facendo capire che ormai non c’è più nulla da fare. Tutti si portano le mani nei capelli per l’epilogo atroce che si sta consumando ai danni di Peppino Scordato. Nannina e Checchino vanno ad abbracciare Peppino, il quale sembra parlare con S. Giuseppe)

PEPPINO – (con voce debole, illuminato dalla “luce”) S. Giuseppe, è Natale… sono pronto… Nannina… muoio contento… quel prato… Non piangere... (sorride) Peppinello è salvo!… Angelina…Vincenzo…

ANGELINA – (Gli prende l’altra mano) Papà, papà mio… (piange e non riesce a parlare)

VINCENZO  - …Si,  la renderò felice…

PEPPINO – (poi alla sorella) Michelì…tu a  Checchino… Prometti…

MICHELINA – (con commozione e fermezza) Si… te lo prometto!… Te lo giuro su nostro padre: Checchino sarà come un figlio per me…

CHECCHINO – (stava inginocchiato vicino al padre e alla madre, ma a queste parole si alza e abbraccia la zia) Zietta bella mia, anch’io ti vorrò bene come un figlio… (poi rivolto al padre)  Papà, io continuerò la tradizione: il presepio lo farò tutti gli anni per te… per te… 

(Questo non è da “Checchino”; tutti si meraviglieranno del prodigioso “cambiamento”)

ANGELINA – (per dargli l’ultima, grande consolazione) Papà, lo hai sentito?… Checchino è ritornato normale …  (è tornato sé stesso)

NANNINA – (lascia il marito, abbraccia il figlio e lo bacia) Figlio mio bello! (poi corre ad inginocchiarsi sotto il quadro di S. Giuseppe: “deve”  fare l’estremo tentativo)

A questo punto, come nella scena iniziale, “la Luce” si sposterà su Nannina, mentre gli altri rimangono fermi in penombra.                  (Nannina implorerà il Santo)

San Giuseppe, oggi è la Santa Nottata, perdonami se non ti ho pregato mai. Io ti ringrazioper tutto quello che hai fatto per la mia casa… Ma adesso ti prego! Salva a Peppino mio… Non ti prendere a lui, lui è tanto buono e ha veramente Fede in te… (piange disperata)    Prenditi a me al posto suo, prenditi a me!!!Se muore lui, chi lo deve imparare a Checchino a fare il Presepio?

La risposta “silenziosa” di S. Giuseppe non si farà attendere

Adesso “La Luce”, lentamente, si sposterà e si concentrerà per pochi secondi su Peppino che si trova disteso sul divano.

PEPPINO – (rialza piano il busto) signora Elena, ma lo sapete che questa medicina vostra è miracolosa? (si alza in piedi) Mi ha fatta effetta: io sto di nuovo bene!!! Benone!!!

( S. Giuseppe ha ascoltato la preghiera di Nannina, silenziosamente, come lui Gli aveva chiesto precedentemente). Esplode l’entusiasmo. Al suono di una musica allegra natalizia.

FINE

                                            Filomena Antonelli

 

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