Non è per scherzo che ti ho amato

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DIEGO FABBRI

NON E’ PER SCHERZO CHE TI HO AMATO

DUE ATTI

1971

PERSONAGGI

FOSCO

MARCO

LUCA

ADA

LORENZA

Oggi a Roma

La sena è unica, fatta di tende di vario colore che si possono agevolmente  alzare e abbassare coprendo o rivelando, a seconda che occorra, una finestra o una porta, un imbocco di corridoio o un fondale esterno, insomma quel che si vuole. Il mobilio è ridotto all’essenziale e muterà a seconda dell'ambiente.

ATTO PRIMO

Quando si apre il velario la scena - che indica la casa di Lo­renza - è molto in penombra; solo la luce di una lampada ne ri­schiara un angolo mettendo in rilievo qualche oggetto e lasciando intravedere il resto confusamente. Dall'interno giunge, attutito, il suono di una musica classica, registrata. Una suonata alla porta piuttosto lunga. E poi silenzio. Altri due trilli di campanello, e da fuori un borbottio di voci. E ancora silenzio. Il terzo squillo è inter­minabile. Si avviva qualche ambiente intero, forse un corridoio a gomito, poiché il riverbero dà più luce alla scena. E una donna - Lorenza - entra in vestaglia. Ha gli occhiali. Ha varcato la trentina. Borbotta tra sé:

Lorenza                Ma che vogliono? (Va alla porta, si accosta, dice forte) Chi è?

voce uomo           Amici.

Lorenza                Amici chi? Ho da fare.

voce uomo(incerta)         E’ Marco.

altra voce di uomo  E il fotografo.

Lorenza(come ricordasse qualcosa): Aaaah! (Apre la porta.) E che volete voi due, eh? (Entrano: Marco, sulla quarantina, piut­tosto massiccio, stempiato, vestito con qualchericercatezza, e Fo­sco, il fotografo, più giovane, vestito piuttosto eccentricamente, ha la macchina a tracolla e regge una valigetta, una specie di macchina da scrivere portatile. I due si fermano sulla soglia, mentre Lorenza allunga la mano e accende la luce.)

marco         Ma come mai in questa casa nessuno risponde al te­lefono? Dàj, dàj, macché! Allora        ci siamo permessi...

Lorenza    Stacco sempre il telefono per lavorare in pace.

marco         Senza darci notizie dell'articolo? Ci siamo preoc­cupati...

LORENZA      Preoccupati di che? Non c'è tempo fino a do­mattina?

marco         Sì, ma...

Lorenza(seccata)E allora!

fosco          L'articolo, ma le fotografie se non le scegliamoalmenomeno stasera, domani è già            tardi.

Lorenza    E una novità. Le fotografie le ha scelte lui tante volte da solo!

fosco          Sì. Ma stavolta il signor Marco vuole che le veci» prima anche lei, e io sono qui    con armi e bagagli. (Accenna alla valigetta.)

Lorenza    Avete fatto benissimo, anzi vi ringrazio per la  premura.

marco(ha guardato la donna con una certa insistenza) malei, Lorenza, portava gli occhiali?

Lorenza (togliendoseli, fredda)  Sì, quando scrivo. Anche se leggo molto. Non lo sapeva? marco No. Sta bene, sa.

Lorenza (intimamente irritata) Bene o male, me li devo mettere. Allora?

marco         Allora, direi... - Fosco si ferma, e le scegliete qui le fotografie, se non le dispiace,           senza che poi lei si disturbi, u venire in redazione. Io invece scappo.

Lorenza    E’ venuto per scappare?

marco         Sono venuto per la mia tranquillità. (Andando più vicino a Lorenza) Sa che per un          momento sono stato in appren­sione?

Lorenza    Per l'articolo?

marco         No. Stavolta no. Apprensione per lei, mi creda, Lo­renza.

Lorenza: Grazie. Adesso è tranquillo?

marco: Certo. (La guarda, indugiando.) Non so spiegarmi perché m'aveva preso         quell'agitazione, quasi un presentimento..,

Lorenza (attenta)  Ma di che?

marco         Niente di preciso, ma che... che fosse successo qualcosa.

Lorenza(attenta)   A me?

marco(annuisce).

Lorenza(scrutandolo)   Ci bada, lei a queste cose? Non sem­brerebbe il tipo.

marco         Vede che ci si può sbagliare sul « tipo »! (E sì avvia.)

LORENZA    Visto che è già qui, perché non si ferma? Vedia­mo e scegliamo insieme.

marco         Oh, io non ho gusto. Lo dite sempre, tutti.

Lorenza    Avrà perlomeno il gusto del padrone.

MARCO         Ma i lettori preferiscono il suo, e allora... Le do carta bianca, lo sa.

LORENZA    Lo so.(Sottilmente derisoria) Lei, Marco, è un pa­drone, scomodo.

MARCO         Scomodo, trova?

LORENZA    Ma certo. Scarica sugli altri la responsabilità.

MARCO    (quasi galante)    Non agli altri: a lei.

LORENZA    Allora: scomodo per me.

MARCO       E poi c'è anche Fosco a darle un occhio.

FOSCO          Tutt'e due, per questo! E il mio è l'occhio della gente.E non per vantarmi, ma       imbrocco quasi sempre!

LORENZA    Meno male, che non ha detto « sempre ». È vero però, imbrocca, lui, da far perfino         rabbia!

MARCO         Lo so, lo so. (A Fosco) E non montarti la testa... Dunque me ne vado e buon       lavoro... (Torna ad avviarsi.)

LORENZA   (lo segue verso l'uscita)  Dopo che fa?

MARCO         Come che faccio?

LORENZA    Telefona?

MARCO         Beh, del telefono ne ho già avuto abbastanza.

LORENZA    Ripassa?

MARCO         Dipende.

LORENZA    Siamo enigmatici? Come vuole, sa. Per me...

MARCO         Dopo aver scelto le foto lei dovrà scrivere l'ar­ticolo...

LORENZA    E’ già cominciato, e se non m'interrompeva lei...

MARCO         Quanto ci mette?

LORENZA    Ma che ne so! Ma poi c'è tutta la sera, e anche la notte se proprio occorresse.

MARCO(con un sorriso) - Lei, scommetto, scrive più volentieri di notte?!

LORENZA    Qualche volta anche di notte; non è escluso - raramente, però.

MARCO(ridiscendendo d'un passo, verso Lorenza): E dov'è che scrive? Si può vedere?

LORENZA  (seria)    No, non si può vedere. (Un silenzio, si sente la musica  di sottofondo.)

marco                     Chi suona?

LORENZA    Che curioso! Scrivo di là. E metto sempre un po' di musica per accompagnamento. LORENZA            Contento adesso?

marco      Così così.

LORENZA    (strana)  Non c'era mai venuto prima qui da me?

MARCO      Ci venni... uuuh! Una volta sola, appena un momento... e proprio qui... Però era diverso, disposto in altro imi do... e anche il colore delle pareti era...

Lorenza    Che memoria.

marco (sembra non aver più fretta) Scrive di là, col sotto fondo, mnnn... Direttamente a        macchina, o...?

Lorenza (anche a Fosco) Ma cos'è? Un'intervista?

marco         Macché macché! E perché vi ammiro! Tutti, eli, tutti!

Lorenza    Tutti chi?

marco         Tutti voi, scrittori, giornalisti, che potete mettervi quando volete col sedere sulla sedia, e - tic-tic-tac - e giù, tre, quattro cartelle difilato. Ah! Ma come fate? Anni che vedo       gente così, e resto sempre un po' a bocca aperta per l'ammirazione

Lorenza        La chiuda. (Lo guarda incuriosita.) Non scrivo miti direttamente a macchina. Prima        a mano, poi ricopio a macchinari, e mi vien, naturalmente, da cambiare qualcosa, anche           molto, alle volte. Tenga conto che io sono, in fondo, una novellina, una di Iettante, non          sono una vera scrittrice o giornalista, lei lo sa, del resto.

marco                     Beh, so e non so, anche se di lei, Lorenza, dovrei saper proprio tutto.        Sarebbe naturale e logico! Ehh: e invece non so.

Lorenza    Le indagini però facciamole un'altra volta, eli, Marco?! Non mi fa più lavorare     altrimenti.

marco         Scappo. Più tardi telefonerei, se...

Lorenza    Quando scrivo stacco, gliel'ho detto.

marco         Era per sapermi regolare.

Lorenza    Si regoli.

marco         Senta, io telefono. Se non risponde vuol dire che sta ancora scrivendo, e non      insisterò.

Lorenza (derisoria)          Ecco. Almeno è un programmino chiaro.

marco         Intesi. Buon lavoro... (Verso Fosco) E tu, Fosco, non scegliere quelle foto            che sembrano tanti fondi neri con ap­pena un filo di luce attorno alla figura, eh! La gente        vuol vedere.

fosco          Losaprò io quel che la gente vuol vedere.

marco         Lo saprai, chi dice niente! Ma poi il lettore si la­menta con me!

fosco          (infischiandosene): Finora non s'è lamentato, il letto­re, mi pare. Se continua a       comprare il giornale vuol dire che gli piace!

marco         Eeeh! Compra, compra... Ma che ne sapete voi diquel che si vende veramente? Eh?         Chi ve le dà a voi le cifre au­tentiche della tiratura? Eh?

fosco (calmo)Si sanno. E sono cifre in aumento. (A Loren­za) Dico bene, Lorenza?

Lorenza    Davvero, Marco, si sa. Non so come facciano, ma si sa.

fosco (motteggiando) Voce di popolo.

marco                     Voce di « Donna a Donna », altro che popolo. E lo sappiamo che cos'è un            popolo tutto di donne! Pff!

Lorenza    Spero, Marco, che non avrà il coraggio di lamen­tarsi, almeno con me.

marco         Beh, riconosco che a un uomo non sarebbe certa­mente mai venuto in mente di    scrivere un pezzo settimanale co­me il suo: le confidenze di una donna alle sue lettrici. « Da             Don­na a Donna. » Gran trovata. Anche il titolo.

Lorenza    E allora non abbia la spudoratezza di lamentarsi! Che poi, tanto, faremo i conti, sa, i        conti veri, intendo, fatti di cifre, di percentuali.

marco (allontanandosi, e sembra che voglia davvero congedar­si) Ma si scherza, no? Su su,    Lorenza.

Lorenza(gli si avvicina e tirandolo un po' dentro, in disparte, con altro tono)  Certo che si    

            scherza, vorrei vedere! (Con tono più sommesso) Però dal momento che siamo in             argomento, è pro­babile che lo chieda davvero un po' di denaro, e sotto forma di anticipo o             d'altro.

marco(la guarda interrogativo).

Lorenza    Ne avrei proprio bisogno. Dico sul serio.

marco(discreto, ma accennando al portafoglio)   Vuole che facciamo subito?

Lorenza    Non c'è quest'urgenza, ma... In ufficio domani... o tra due giorni... (Volendo       giustificarsi) È che aspettavo puntual­mente del denaro, e invece non è ancora arrivato. marco       Perché non l'ha detto?

Lorenza    L'ho detto, vede?

marco (annuisce)  Comunque quando vuole... Sono agli or­dini... Scappo davvero... vi lascio in          pace, eh...? (Ed esce salutan­do con la mano un po’  alzata.)

Lorenza (rimane nella parte alta della scena, lontana dalla ri­balta, a Fosco): Scusi, Fosco:   mentre finisce di preparare... pro­prio un minuto, eh...

fosco          Ma sì! Quel che vuole...

Lorenza(esce. Dopo un momento la musica s'interrompe).

fosco          (durante la scena con Marco ha aperto la valigetta e ha montato rapidamente un             curioso apparecchio che serve per ingrandi­re le foto. E’ composto di una lampada-          proiettore e diuno schermo grande come quello di un televisore. Il montaggio è stato fatto        per gradi, ora è pronto)Quello (e allude a Marco), scappa sempre da tutti, un'anguilla,   ma da lei (accenna a Lorenza) no... (Sillabando) « Da... Donna... a ...Donna »... L'uovo di         colombo... come dire « da uomo a uomo »... e invece... Che idea, e che successo, gen­te! Sempre così... La fanciulla ha naso, però... Gallina dalle uova d'oro! E il vecchio       marpione... che non vuol perdere le uova si cova addirittura la gallina... che è anche    meglio. A meno che non abbia altre speranze... in questo caso però i conti si faranno più     difficili e complicati perché... ih, ih... perché non mi par gal­lina facile... oh, no...

Lorenza    Fosco? E pronto?

fosco          Io sono pronto.

Lorenza    Eccomi... (Rientra.) Attacchi pure. Vada adagio che non vorrei ripetere...

fosco          (va a cercare la presa di corrente per avviare il proiet­tore).

Lorenza    Ma che v'ha preso, stasera, di piombarmi anche in casa!

fosco          Non m'ha dato pace, Marco, finché non l'ho con­dotto.

Lorenza        È uomo deciso.

fosco          No.

Lorenza    Come?

fosco          Sì, di solito è deciso. Però stavolta, a venir qui, era un po' titubante.

Lorenza    Ma c'è venuto. E ha fatto male. Non volevo che venisse, e lui lo sapeva.

fosco          Ah, lo sapeva?

Lorenza    Gliel'avevo già detto un'altra volta.

fosco          Quando?

Lorenza    È già un po'. Ma è venuto lo stesso.

fosco          E’venuto con me, ed è già diverso, Lorenza. E poi siamo o non siamo gente         moderna?

Lorenza    Saremo modernissimi, ma io sono in una situazio­ne un po' difficile, diciamo         delicata.

fosco          Delicata poi...

Lorenza    Sposata...

fosco          Ma chi ci bada più! E poi, un marito così lontano, il suo, e da tanto.

Lorenza    Peggio, in certo senso. Marco lo sapeva che...

fosco          Non avrà potuto farne a meno, si vede. Voleva ve­dere, qui, penso...

lorenza    Vedere che cosa?

fosco          Vedere. Forse solo vedere, e basta... È già qualcosa vedere la casa, per Marco.

Lorenza    Se c'era già stato una volta!

fosco          Se n'era scordato, ha sentito? Forse allora era... tranquillo di cuore. Adesso è in                           pena...

Lorenza    Beh, piantiamola! Forse gli uomini non li co­nosco.

fosco          Ah, non li conosce?

Lorenza    Parrebbe di no.

fosco (tra sé)  Non li conosce... non li conosce...(All'im­provviso) Ma sa che potrebbe essere    un'idea.

lorenza    Quale idea?

            Intanto Fosco ha già cominciato a far scattare l'apparecchio da ingrandimento    immettendo fotografie di moda femminile, a colori, o di vita femminile. La conversazione     prosegue: viene soltanto inter­rotta brevemente da giudizi immediati che i due scambiano          per la scelta delle foto:

-Sì, sì...

-No, eh... questa no! Mai!

-Beh, aspetti un po'...

-Ma sì...

fosco          Ci ha mai pensato, Lorenza... a più avanti? Vorrei solo saper se le è mai passato per la testa...?

Lorenza    Ma che dice.

fosco          « Da Donna a Donna » non sarà mica eterno.

Lorenza    Grazie dell'augurio. E allora? A che cosa dovrei pensare?

fosco          Io penserei: « Da Donna a Uomo ». Per dopo. Lo sparerei subito dopo.

Lorenza    Ma per l'amordiddio! (Di una foto) Questa mi an­drebbe...

fosco          Bella forza! Queste due qui è come fossero già in pagina... (E mette da parte, con            altre, le ultime due foto.) Perché non ci ha pensato? Badi che « Da Donna a Uomo », fatto           da lei, sarebbe un finimondo!

Lorenza    No, non è per me... (Fosco protesta.) « Da Donnaa Donna » mi viene giù facile,   naturale... basta che io dica la verità, la mia verità, beninteso...

fosco          Ah, dice anche la verità?!

Lorenza(irritata per essersi come scoperta)  Ma sì, ma sì! Mentre se mi mettessi a pensare,    non dico a scrivere, ma solo a pensare una rassegna settimanale in cui una donna parla in         con­fidenza con gli uomini di certi problemi comuni, di sentimenti o di certi rapporti o    anche soltanto di impressioni, diciamo sem­plicemente di fatti, fatti di cronaca, sento che      finirei per dire quasi sempre delle cose artificiali, anzi delle bugie o per lo meno delle cose             non vere o non mie, e allora... - chi me lo farebbe fare? (Seria, quasi tra sé) Io, anche se non sembra, io non ho fan­tasia, non riesco a inventare.

fosco          Non ci posso credere!

Lorenza    Parola. Mi conosco. Non ho fantasia... morale, specie poi verso gli uomini.

fosco(stupito sinceramente)           E come mai?

Lorenza (tentando di buttarla in riso)      Perché non mi scopro mai col nemico.

fosco          Che sarebbe l'uomo?

Lorenza    E già. Io almeno d'istinto, non mi scopro.

fosco          Mai? Ma lo sa che allora lei è proprio forte! Quando non ci si scopre si è forti.

Lorenza (incoraggiata) Beh, mi sono scoperta anch'io qual­che volta... Nella stagione            dell'amore, oh, sì, ci si scopre; ma sempre anche quelle volte con gran pentimenti, poi. fosco            Mica sempre è vero, sa...

Lorenza    Mah, quasi sempre.

fosco          Però, mi scusi, Lorenza: lei non può generalizzare, il caso suo, è speciale.

Lorenza (sottraendosi)Lasci stare, Fosco. Non c'entra il « caso mio ». Io poi non ho « casi ».            Lei, del resto, non potrebbe capire per il semplice fatto che è uomo.

fosco          Dicono. (Trilla, quasi violento e inatteso il telefono.) Ma come, adesso suona?

Lorenza    L'ho riattaccato prima, di là. (Va all'apparecchio.) Pronto. Sì, siamo ancora qui, evidentemente. Non lo so. Non si chiacchiera, si lavora. Se posso evitarlo l'evito, l'ho    detto... Eccezionalmente, la notte... Ma se non c'è bisogno... non lo so proprio, Marco...            Non siamo già d'accordo? E allora? Provi... provi... Adesso, ha visto, rispondo... Provare     può sempre prova­re... siamo seri, Marco. Appena riattacco a scrivere, stacco laspina... Non             faccio nessuna eccezione... Perché poi dovrei far­ne? Ho capito, sì. Fosco mi chiama.       Grazie, sì, grazie. (Abbassa il ricevitore. Guarda Fosco. Vorrebbe parlare della telefonata,   ma cambia idea.) Non mi sono ancora resa conto se lei, Fosco, è un uomo riservato o un           pettegolo come tutti.

fosco          Faccia lei.

Lorenza    Fosco, ha o non ha dei segreti?

fosco          Segreti? Moh! Non ne ho, direi.

Lorenza    Ho già capito.

fosco          Che cosa ha capito? Però se lei mi dice: non parlare di questo e questo, io non      parlo.

Lorenza    Che bravo. (E lo fissa con quel suo sguardo di deri­sione.)

fosco          C'è poco da dire: c'è bisogno di parlare, di confidar­si, altrimenti... Io dico quel che          penso, sempre.

Lorenza    E così finisce per dire sempre anche quel che sa, prima o poi.

fosco          Sì, abitualmente. Però se una come lei mi dice...

Lorenza        Una come me non le dirà mai niente. (Cambia to­no e accennando alle foto già     scelte che Fosco tiene in mano raccol­te a mazzo) Mi pare che bastino quelle, no?

fosco          (come colto alla sprovvista) Hai voglia! Bastano e avanzano. Per l'ultima scelta   farò io, domattina, sulla prima co­pia. E col gusto dei lettori! (E strizza l'occhio.)

Lorenza    Lettrici. Sono lettrici. Il giornale è per donne! (E comincia a fissarlo.)

fosco          Ma che vuole da me? Perché mi guarda in quel mo­do? Eh?

lorenza    Come fa, Fosco, a azzeccarci sempre col gusto delle lettrici?

fosco          Mistero!

Lorenza    No, sul serio. Vuol dire che le donne le conosce?

fosco          Beh, uno magari crede, ma poi...

Lorenza    E allora?

fosco          è perché quello che diceva lei, prima, non è massi­mamente vero, e glielo spiego. Vede, questo è un mestiere, parlo del mio, che se uno lo vuol far bene, non deve essere in    

            fondo né uomo né donna... Ah, lei ride? E io invece dico sul serio. Lei ride, perché a dirlo          così fa ridere, ma è la verità. Uno si deve mettere al posto dell'occhio della macchina,    dell'obiettivo, che cambia, beninteso, ma è sempre indifferente, a quel che vede - tac tac! -       senza però avere il gusto speciale di una parte soltan­to, come ha la donna o l'uomo che son     diversi. Capito? (Lei con­tinua a guardarlo attenta, ma sorridente.) La grande, grandissima    fotografia, a parte la rarità del caso o lo scandalo visto così, co­me dal buco della serratura,         capita, eccezionalmente, ma la gran­de fotografia che va a ruba in tutto il mondo, è una foto       in fon­do innocente, né maschio né femmina, com'è la natura o la cosa naturale, mi spiego?           Il culetto nudo del bambino... è bello, no? Ma la gamba coperta, badi, dico coperta, da una         certa calza ehi, diciamolo, è tutta un'altra cosa... e passa presto di moda, anche se è        eccitante, passa passa!

Lorenza    Io, vede, con le donne posso scoprirmi.

fosco(annuisce)  E con gli uomini, no. Ho capito. Lei con le donne si confida tranquillamente,           e si sente: e allora c'è il suc­cesso. -            Vuol sapere un'altra cosa, Lorenza?

lorenza    Dica, che poi chiudiamo.

fosco          Ho potuto constatare...

Lorenza    Parla come al « commissariato ». (Allegra) Dica, su, la constatazione.

fosco (insofferente): Ho potuto constatare che anche gli uo­mini, ma molti, sa, più di quanti si             può immaginare, leggono in massa quello che lei scrive per le donne. Lo leggono anche gli     uomini, e ci provano gusto, e si divertono. Glielo dico io. Forse vorranno scoprire qualche       segreto!

Lorenza(pronta, staccata): Mi dispiace. I segreti miei vorrei tenerli custoditi. (Vorrebbe        parlare, spiegare; poi ha uno scatto, tronca.) Basta, basta, adesso!

fosco(si rende conto che Lorenza ha terminato, e le porge il pacchetto delle foto scelte): Vuol            rivederle o si fida di me?

Lorenza    Oh, per questo, mi fido. (Cortese, familiare, ma sempre staccata) Ci rivediamo al            giornale, Fosco.

fosco          Domani.

Lorenza    Certo, domani. Adesso, chiudo la porta. Stacco il telefono, e finisco l'articolo.

fosco(si mette a tracolla la macchina, imbusta l'apparecchio da ingrandimento e si avvia):     Buon lavoro, allora...

Lorenza(gli sorride, lo accompagna, chiude la porta, rientra nella stanza. Sospira, sembra   liberata, si tocca il volto, muove qual­che passo. Si trova di faccia al telefono, lo guarda          soprappensiero, poi gli volge le spalle e si accende una sigaretta, aspira due boccate   

                        piene, guarda una piccola libreria d'angolo... mormora) Dunque... dunque... (Si accosta             alla libreria, sceglie due libri, li sfila e tenen­doli in mano si muove verso lo studio interno.      Sembra che vogliauscire, è già quasi fuori, ma sulla soglia toma rapidamente dentro,   spegne la luce, rimane soltanto accesa la lampada d'angolo, come all'inizio. Si ferma, poi

                        di scatto solleva il ricevitore, forma il nume­ro, aspetta, si sente suonare dall'altra parte    del filo.) Marco, sono Lor... (A voce bassa) Ma che le salta in mente di venir a casa con     quel pretesto sciocco delle fotogr... ma un pretesto banalissi­mo... - E poi telefona anche,           mentre c'è Fosco! Ha perduto la testa, mi scusi? Ma non era già tutto stabilito? I discorsi e i   fatti coincidono perfettamente, ma per-fet-ta-men-te! (Confidenziale) Non sono... non sono         arrabbiata... affatto, affatto... sono solo seccata. La capisce la differenza? SI, seccata. Per             lei, Marco. An­che... anche per Fosco... ma perché Fosco è la voce... come? ...diciamo pure          la fotografia se preferisce... è la fotografia di ogni avvenimento grande o piccolo...       (Vivace) Ma io non voglio essere fotografata e poi... diffusa. Detesto la pubblicità... di ogni             genere! Se lo metta bene in testa, Marco. - Beh, basta, Marco. Quando le chiedo una cosa e lei promette, deve essere quella, e si deve anche poter stare tranquilli, sennò... Detesto i       colpi di testa. Ne ho già sopportato uno... Da lei o da altri non importa... non le sembra che             basti? Ma io adesso sono tranquil­lissima. Ma in pace, assolutamente. Sto benissimo così.             Ma che vuole riparlare? Anzi! (Una pausa) Provi. Glielo ho forse impedi­to? Provi. Se ho           finito rispondo. Sennò... Ecco. Bene. E grazie. (Abbatte il ricevitore con una certa vivacità. Se non tirasse due boc­cate con troppa fretta si potrebbe credere che è calma. Si          china a staccar la spina del telefono. Poi dà un 'occhiata ai due libri che ha tenuto in             mano ed esce dalla stanza, che rimane in penombra, vuota.)

            Dopo un momento si risente la musica classica di prima, tenu­ta egualmente in     sottofondo. La scena rimane per un momento vuo­ta e in penombra: solo la musica si      rinforza come se entrasse proprio lì con l'orchestra. E sullo schermo del pannello     corrispondente alla porta d'ingresso si anima in silhouette una figura alta, perfino troppo             alta, di uomo con valigia in mano. Si ferma davanti alla porta inde­ciso, depone la valigia,           si fruga in tasca, sceglie una chiave da un mazzetto, la infila nella toppa, apre. La porta si schiude appena, poi si spalanca; e l'uomo entra e occupa l'intero vano. Si guarda attorno            rimanendo ritto sulla soglia e lasciando la porta spalancata, poi al­lunga con gesto        abituale il braccio e trova e    preme il pulsante della luce: la stanza ne rimane inondata.        Allora come volesse nascondersi a qualcuno che potrebbe vederlo dal pianerottolo, con gesto familia­re, dà un colpo di tacco alla porta, se la lascia scivolare esattamentesulla palma della mano che ha spostato dietro la schiena in modo da frenarla quel tanto che           

            occorra per impedirle di sbattere violente­mente, ma indurla soltanto a rinchiudersi          dolcemente per forza d'i­nerzia con lo scatto metallico della serratura automatica. L'uomo          dal modo con cui si guarda attorno sembra accorgersi solamente adesso di « essere       dentro ». Sospira. Posa la valigia sul tavolinetto come fosse un panettone, e sembra che         l'abbia fatto apposta perché tutti la vedano subito entrando. Poi gira l'occhio             curiosamente sulle pareti e va a toccarne una strofinandoci i polpastrelli e accorgendosi che è foderata di stoffa... E attratto da un quadro e si muove lenta­mente per guardarlo da   vicino: gli si ferma davanti più a lungo del necessario... E a questo punto, mentre si       accende una sigaretta, che si accorge della musica e bruscamente tende l'orecchio, si    volge e si avvia verso l'interno dove è uscita Lorenza...

luca            Permesso? Permesso... C'è nessuno?

Lorenza(e subito, al terzo richiamo, la voce sorpresa allarma­ta di Lorenza): Chi è? Ma chi   è? Chi c'è? (Poi quasi gridando) Chi è? (E nel tono di voce c'è quasi del terrore.)

luca  (sommesso): Sono... sono io... ma sono io, Lorenza...

Lorenza (gridando): Chi è? Chi èèèè? (E appare di corsa, stra­volta.) Luca! Co... come? Come         sei... entrato? (E presa da una improvvisa crisi si mette a singhiozzare quasi istericamente         appog­giandosi allo stipite dell'imbocco del corridoio che porta all'in­terno.)

luca            Ma Lorenza... che succede? Perché? Sono... io...

Lorenza    « Ma Lorenza... » Entri in casa così dopo quasi due anni di assenza... e dici « ma            Lorenza »! Senza nemmeno... (Cambiando) Avevi ancora la chiave...?

luca(smorzato): Evidentemente. Avrò aperto con la chia­ve... (E un po' puerilmente se la cerca           in tasca nel mazzo, e la mo­stra, a riprova, a Lorenza che la osserva quasi volesse        controllarla.)

Lorenza    Sei tornato... a far che?

luca A vederti.

Lorenza  (diffidente): E che vuoi da me? Vuoi... quel con­senso?

luca            No. Niente.

Lorenza    Allora riparti?

luca             Nemmeno. Per adesso almeno non riparto.

LORENZA    E... che vuol dire?

luca (con un vago sorriso)   Che non riparto, semplicemente.

Lorenza    L'avventura sarebbe finita.

luca            Quale « avventura »?

lorenza    Come quale? Vuoi anche saperlo da me? Lo sa­prai tu!

lucaNon ci sono state « avventure », Lorenza.

lorenza    Se non vuoi chiamarla « avventura » chiamala co­me ti pare. « Il grande amore »,            va bene? Per me... cambia forse qualcosa?

luca Non mi lasci nemmeno sedere che già aggredisci.

Lorenza    Chiedo soltanto. Per rimettermi un po' dalla... Se mi avessi almeno avvertita...

                        almeno avvertita! (Sospira profonda­mente, poi con una caduta di tono) Quando sei         arrivato?

luca            Stanotte.

Lorenza    E dove hai dormito?

luca             Al « motel » dell'aeroporto.

Lorenza  (irritata)  Dal momento che eri deciso a non avver­tire potevi farti vivo stanotte!

luca             Non ero affatto « deciso », come dici tu, e volevo an­cora riflettere.

Lorenza    Quasi una giornata di riflessioni!

luca             Potrebbe essere anche poco, no, dopo quel che è suc­cesso!

Lorenza    E se non mi trovavi, adesso?

luca:           Ti dirò che ci contavo. Entrare un po' come ladro, e guardare.

lorenz       Ah! Allora ti ho rotto le uova nel paniere... (E comincia a guardarlo con una certa          attenzione; poi vede la valigia e la osserva a lungo.) Non avrai solo quella...?

luca             Sono all'aeroporto, al deposito.

Lorenza    Quante?

luca             Tre. E un baule... un bauletto. I libri me li spedisco­no poi a parte.

Lorenza    Allora è proprio la « rentrée »! (Seria, grave) Comemai?

luca Lascio anche l'università.

Lorenza    Anche?

luca(lievemente piccato): SI, anche. (E si siede lentamente, poi pacato) Quando la smetterai   con quel tono di derisione si po­trà parlare di tutto, pacatamente, da gente... da gente...

Lorenza    Civile. (Ironica) Scommetto che volevi dire « civile »?

luca (irritato, sentendosi intimamente deriso): Volevo dire proprio civile! Parlare da gente      civile! Sì! Perché poi ti faccia sorridere...?

Lorenza    Scommetto che adesso non ritrovi più in me quel­la « compostezza botticelliana »            che ti piaceva tanto, eh?! Prima delusione, eh?

luca             Ancora non lo direi. E presto. Ma qualcosa forse è cambiato.

Lorenza    Mi pare normale, no?

luca            Anche in me, in fondo, qualcosa è cambiato. Benché io mi senta, credimi, ancora...

Lorenza(beffarda)-. ...inalterato! Perché allora lasci la Fon­dazione?

luca             L'ho ritenuto più opportuno per varie ragioni. Ma a loro dispiace, e hanno insistito           sapessi quanto! La mia Storia dell'arte interessava enormemente i giovani studenti...

Lorenza    Non ne dubito! Saranno rimasti affascinati anche loro... (Smettendo di colpo quel            tono)    E che farai adesso?

luca             Niente, adesso. Poi si vedrà. Dipende da varie cose, come si risolveranno...

Lorenza    Allora sei partito dall'America senza una occupa­zione di ricambio, a mani vuote?

luca            Quasi. (Una reticenza) Benché un progetto ce l'abbia...

lorenza    Ah.

luca             L'Unesco.

lorenza    Ah, il vecchio progetto, che non si potè realizzare a suo tempo. Qualcosa è           cambiato, adesso?

luca            Adesso pare che gli americani... dopo Firenze... col riordinamento delle opere     d'arte e del patrimonio artistico.

Lorenza    Gli americani quando si tratta di « patrimoni » si agitano sempre! Sicché andresti            all'Unesco per conto degli ame­ricani...?

luca             Andrei? E una speranza.

Lorenza    Parigi, allora? L'Unesco è Parigi. luca: Se fosse, sarebbe Parigi. (Guarda Lorenza,        a lungo, d'improvviso cambiando.) Parigi ti piace, no? Non verresti a Pa­rigi?

Lorenza    Che c'entro io? (Netta, intensa, senza concessioni) Luca, non fare il buffone. Non            l'hai mai saputo fare.

luca(sommesso)  Scusa. (Si alza, si allontana-, sembra che il colloquio sia bruscamente          finito; senza tono, quasi a testa bassa) Sa­rai rimasta in attesa il mese scorso e anche   questo... del solito assegno della Bank of Michigan ...scusami tanto ...ma...

Lorenza    Non sono morta di fame.

luca             Ti sarai comunque chiesta come mai tardava tanto...

Lorenza    Non mi sono chiesta. Qui da noi ci sono agitazio­ni talmente continuate che          chiedersi qualcosa sulla mancata pun­tualità della posta, o di un assegno che oltretutto            arriva dall'A­merica è un lusso che non ci possiamo proprio permettere!

luca            Io, te lo voglio dire, Lorenza, l'avevo fatto quasi... quasi apposta per darti un       segno... un preannuncio...

Lorenza (irridente) Un preannuncio? Come sei tortuoso! Mi dispiace, però... calcolo sbagliato! Ho già chiesto un prestito.

luca             A chi?

Lorenza    Al giornale.

luca             Che giornale?

Lorenza    Il mio.

luca             Ormai è inutile... Ho... già tutto sistemato io.

Lorenza    Stamattina? Mentre riflettevi... prima di venire qui? Grazie, grazie; ma il prestito me lo farò dare egualmente.

luca             La tua è una occupazione vera e propria, allora? Ave­vo capito dalle tue lettere che           si trattava di una specie di hobby.

Lorenza    Hai capito male. Anzi, sto regolando la mia posi­zione anche professionalmente.   Bisognava pure che io pensassi - e pensi - seriamente al mio avvenire. Dal momento che           mi ten­gono ormai in una certa considerazione, e « anticipano » senza far storie, non vedo             perché non avrei dovuto sistemare...

luca(la guarda con una certa insistenza, e lei se ne accorge): Sei diventata una donna pratica,           allora? Non lo sapevo.

lorenza    Pratica? Non lo so! Ma me la sono cavata abba­stanza bene anche nei primi mesi   della nostra crisi coniugale, si dice così? Adesso poi non ho veramente problemi.

lucA             Indipendente.

Lorenza    Diciamo. Puoi star tranquillo per me. (Un sospiro) Dunque tu punti all'Unesco?

luca (irritato) Non è che punti, ma... Lorenza: Insomma sei venuto semplicemente per          rinnovare il guardaroba.

luca             Che discorsi!

Lorenza    Vuoi che ti ripeta con altro tono la domanda alla quale prima non hai risposto! Che         sei tornato a fare?

luca (non a suo agio, anzi con una certa fatica): Ho chiuso tutte le « avventure », visto           che la parola ti piace: non solo quel­la universitaria, anche l'altra.

Lorenza (implacabile)   Non era universitaria anche quella, da quanto mi hai scritto?

luca             Se vogliamo!

Lorenza    Ma figurati! Io non voglio proprio niente! Me l'hai detto tu, anzi scritto - dalla tua           partenza non ci siamo più rivisti né parlati, nemmeno al telefono; due anni di silenzio - me        l'hai scritto tu che era la moglie di un tuo collega universitario.

luca                        Sì.

Lorenza    Altrimenti come lo saprei? - Piuttosto giovane, e irlandese, no?

luca            Sì.

Lorenza    Vedi! - Impetuosa, travolgente... luca: Non ho mai detto travolgente!

Lorenza    Avrai detto qualcosa che mi ha fatto pensare a una donna travolgente! Questo me          lo concederai.

luca                        Ma io ti concedo tutto! Sono qui appunto perché ti concedo tutto! Sai di me vita e             miracoli, mi conosci come nessu­no al mondo... Forse mi ami ancora.

Lorenza    Non facciamo mescolanze. Diciamo, che ti cono­sco, e basta.

luca                        Che mi hai amato, almeno. Ci saremo amati, o no? Prima, dico. Una volta. Nella preistoria!

Lorenza                Ma sì! Preistoria, sì. Ho concluso appunto che lei deve essere travolgente,            perché ti conosco. Tu, a degli improvvi­si, vivaci abbandoni, diciamo, sentimentali, hai       sempre alternato periodi di - come chiamarli? - assenze, di silenzi... Sì, il tuo rit­mo       amoroso era proprio caratterizzato da queste intermittenze...

luca                        Che tu rispettavi, Lorenza, a cui anzi ti sei sempre adeguata, perché - mi hai sempre         detto, e spero fossi sincera - ti era congeniale.

Lorenza    Sincerissima. Era vero. È vero. L'ho sempre con­siderato in te, e anche in me, un   segno di dignità, di elevatezza e anche di distinzione nei confronti della passionalità senza      tre­gua, inesausta e senza limite dei più.

luca                        Esattamente, Lorenza. E ricordo che nei primi tempi del nostro matrimonio, io ti dissi che ti trovavo, anche nell'inti­mità, molto « botticelliana ».

Lorenza    Torniamo al « botticelliana »! C'ero preparata,sai?!

luca             Ma è vero! Cioè, molto artistica, sempre: sensuale, ma composta, mai disfatta o   travolta dalla passione o dal piacere nemmeno nei momenti del godimento.

Lorenza(un po' eccitata e un po' seccata): Ma sì, ma sì, mi ricordo tutto! Solo che adesso il discorso ha una certa impudici­zia, o almeno mi fa quest'effetto! Mi conferma nella         convinzio­ne - di qui s'era incominciato - che quella « signora irlandese » debba essere     davvero travolgente. E tu, necessariamente, in que­sti anni, dovrai avere cambiato autore:         non più Botticelli, ma... ma... chi? Aiutami un po'. Avrai preso più gusto a certi nudi di   Goya, no? O agli espressionisti francesi, a certi almeno? O a chi? Perché, lei, dovrà essere         travolgente senza intermittenze... nel ritmo amoroso.

luca (vorrebbe ribattere, si agita pur restando fermo, ma poi si domina, e guarda Lorenza).

Lorenza (come cominciasse un discorso del tutto informativo)-. Dici però che adesso             l'avventura sarebbe terminata. E poiché lo dici debbo crederci. Non sei mai stato un    bugiardo consapevole.

luca (sconfortato, mortificato)       Lorenza, se non mi metti in condizione di parlare    agevolmente, con spontaneità e direi anche per gradi, con un certo ordine, come vuoi che...

lorenza  (beffarda)   Vorresti anche il rispetto della cronolo­gia? Oh, ma che pretesa!

luca(con un accento quasi di disperazione): Ma io non saprò mai come fare a spiegarti, come             farti capire...

Lorenza  (polemica): Ma io non ho nessuna intenzione e nes­suna voglia di capire!

luca             Ma io sì! Io sento che debbo farlo prima di...

Lorenza(tagliandogli la parola):     ...prima di che? Prima di tornartene via liberato, prima di    andartene a Parigi, all'Unesco? Prima vorresti riordinare e chiudere l'avventura da ogni           parte, là e anche qui, no? Come se fosse una monografia che non può restare senza    conclusione, senza riepilogo finale, senza giudizio critico? Ne avrai però bisogno tu, non           io!

luca            Certo, io, anzitutto. Ma anche per te la mia spiega­zione dovrebbe contare!

Lorenza (pacata, quasi dimessa): Vorresti farmi un racconto dettagliato, è così?

luca             Ecco. Diciamo pure che è così. Un racconto... ma so­prattutto una confidenza...

Lorenza    E vorrai anche un consiglio, immagino? luca: No. Non necessariamente. Vorrei che la mia fosse, chiamiamola così, se non ti dà noia il termine, una confessione. Perché ho             bisogno di... come posso dire? Non riesco a trovare la parola esatta...

Lorenza    Ma di' come ti viene, anche se non è esatta la pa­rola! Le parole contano così poco,           Dio mio!

luca            Eh, no! Contano, contano, e come!

Lorenza (improvvisamente impaziente)  Hai bisogno, dicevi?

luca            Di farmi perdonare da te per...

Lorenza    Oh, perdonare, poi... - perché perdonare?

luca            Ma per tutto quello che ti ho fatto, per quello che non ho mantenuto, per il silenzio,         la fuga, la viltà... e poi per le offese...

Lorenza:       Lascia stare le offese. E non eccedere, ti prego, nella denigrazione di te stesso, nella        degradazione che vorresti attribuirti... Potrebbe essere anche una compiacenza... una      estrema compiacenza, no? (I due si guardano, si misurano, e di col­po, Luca, come esasperato, si alza, fa qualche passo nervosamente, va accanto alla valigia, vi posa sopra una mano,       l'accarezza, in­dugia.)

Lorenza (sibila)  Sei anche suscettibile! (Ma poi cambiando completamente tono, pacata) A     questo punto, però, io non ho via di scampo dal momento che sei già qui, ti sei già       introdotto pri­ma che potessi impedirtelo. Se vuoi, allora, ti ascolto. Ti voglio anzi aiutare.         Cioè te la faccio io, prima, una domanda. (Un inter­vallo brevissimo, teso) Quando partisti non avevi ancora incon­trato nessuno?

luca            Come nessuno?

Lorenza    Non l'avevi già incontrata prima quella signora?

luca  (sbigottito)     E come avrei fatto?

Lorenza(tenendolo strettamente sotto controllo): Beh, le per­sone s'incontrano dovunque, non   solo nel luogo dove vivono abitualmente.

luca             Ma no, Lorenza, no!

Lorenza    Perché mi era venuto il dubbio che fosse stato tutto un inganno, il tuo, e il viaggio           in America una fuga ma­scherata dall'invito della Fondazione, dall'incarico di Storia del­         l'arte all'Università, insomma tutta una trappola combinata pri­ma, con lei.

luca             Le hai pensate tutte!

Lorenza    Sicché era vero che io avrei dovuto raggiungerti pochi mesi dopo.

luca             Verissimo. Te lo giuro! (E si mette una mano sul petto tenendola premuta in quel             gesto solenne.)

Lorenza    Ho capito, ma per favore togliti quella mano dal petto, questo tono da giuramento           di Pontida mi dà un po' fa­stidio.

luca(abbassando la mano)-. Ti aspettavo, regolarmente. Cercavo la casa adatta, e il luogo...

Lorenza    Insomma, quello che mi scrivesti, quello che so.

luca             Tutto accadde all'improvviso a un raduno, alla festa della Fondazione. Ci furono le         presentazioni, anche dei familia­ri... Io, che ero solo, mi scusai per te, dissi che t'aspettavo...        Strette di mano, gran sorrisi, insomma molta di quell'allegria a cui non ero abituato         ancora... Bevemmo, e ballammo...

lorenza    Strano: non ti era mai piaciuto ballare! luca: E difatti non mi piacque, ma per    compiacenza... Era un party... si svolgeva nella vasta pelouse dietro il grande edificio della     Fondazione...

Lorenza    Ah, quello! Ho capito: ho visto la cartolina - post card - che mi mandasti... (E     gorgoglia un sorriso.)

luca            Mi trovai così a ballare con Doris.

Lorenza    Ah, Doris? (Una sospensione, sul nome) Perché non me l'avevi mai detto, il nome?         Doris?

luca             Non te l'avevo mai detto? Credevo, sai... Dorothy McPaddok.

lorenza    Già, irlandese. Dorothy... Doris... (Tra sé) Quel ballo con Doris... sembra un titolo...        eh, eh... (E torna a gorgo­gliare quel suo sorriso.)

luca             Era già verso il tramonto... l'ora stanca... e lei, d'im­provviso, senza che nessuno se            l'aspettasse... mi bacia.

Lorenza    Chi doveva aspettarselo? Oh, poverino! Sei anche stato sedotto? Nemmeno         seduttore, sedotto!

luca             Noi uomini, siamo tutti sedotti, anche se crediamo di essere dei seduttori. Voi siete         così brave da lasciarcelo crede­re. Tutto qui. Ma il gioco è sempre in mano vostra.

Lorenza    Anch'io, dici, fui così brava, a suo tempo?

luca             Non lo so. Non ci ho pensato, Lorenza...

Lorenza    Pensaci, per favore. Poi me lo dici. (Appassionan­dosi al racconto) Dunque, lei ti bacia nel prato, è così? Pubblica­mente, in mezzo alla gente?

luca (annuisce)       Sì sì, all'americana, mi spiegò dopo...

Lorenza   (fredda, ma quasi sfrontata)        All'americana? E che bacio era? (Reticenza di Luca)            Ci si può baciare in tanti modi, no?

luca (fissandola)     Te lo ricordi quel ritratto di Fragonard, Femme à la bouche entrouvertéì

Lorenza    Sarebbe così all'americana?

luca            Pare. Tanto che il marito accorgendosi del mio imbarazzo, mi pregò di scusarla.

            « Doris è imprevedibile... dovrete abituarvi, caro collega, a fronteggiarla... con lei si deve           sempre combattere un match », mi disse.

Lorenza (stupefatta, nonostante tutto): Un match? Allora era una abitudine? Ma che uomo è             questo marito?

luca            Molto rispettabile, ma molto! Non devi credere... e giudicarlo da queste battute che       possono sembrare anche umori­stiche. S'è sempre comportato come un amico, con una        com­prensione e una tolleranza disarmante... - un uomo a cui non si vorrebbe fare un torto             per nessuna ragione al mondo!

lorenza    Tu comunque gliel'hai fatto.

luca            Non è così semplice. Io, per esempio, avrei subito vo­luto parlargli francamente,    come feci con te.

LORENZA    Questo parlare subito francamente è un po' la tua ossessione! Credi, parlando, non          solo di far bene, ma di liberarti la coscienza di un peso che ti imbarazza. Parli, confidi, e       vuoi che ti siano rimessi i tuoi peccati. Ma sì, ma sì! La solita storia della confessione. Ma            sì, ti dico, te la posso ripetere a memoria! Come citasse) « ...quello che mi amareggia di         più è che lei... che lei... » non scrivevi mai il suo nome nelle tue lettere, mai! dicevi lei « è       che lei vuole nascondere tutto al marito, e mi sorprende che tragga dai continui sotterfugi a             cui siamo costretti, uno slan­cio più vivo, quasi selvaggio per ritrovarsi con me nei luoghi             più impensati... ».

luca(riconoscendosi)Ma te l'ho scritto io!

Lorenza    E chi altro? Non invento niente!

luca            Mi ricordo, sì.

Lorenza (beffarda e amara): Non quanto me. (Riprende la ci­tazione) « ...ti debbo      confessare... ».

luca(fa per interromperla).

Lorenza(più forte per non farlo divagare): « ...e sono certo che mi credi, Lorenza, io stimo   molto il marito, gli sono amico e mi pesa sempre di più, questa situazione... » - Ti pesava        davvero?

luca             Allora mi pesava, sì.

lorenza    Poi, ti pesò meno.

luca            No! Anche dopo, fino alla fine... Se non mi avesse pesato sarei rimasto. Che cosa ti        ho scritto, poi? Eh? Dillo. (Ma Lorenza tace fissandolo con aria di sfida; allora lui sbotta     per la pri­ma volta con autentica aggressività.) No, dillo! Perché non devi ricordare e            ripetere come un pappagallo solo quello che ti fa co­modo per alimentare la tua ironia! Che        cosa ti ho anche scritto?

            (Ma lei continua a non fiatare, a guardarlo fissa, gelida, pallida; al­lora parla lui, cita lui,            se stesso) Che lei « vorrebbe fuggire, andar­sene, scomparire con me, ma io non voglio e non posso farlo sen­za aver avuto con lui una spiegazione aperta »!

Lorenza    Hai sempre bisogno del permesso di qualcuno tu.

luca            Dell'aiuto, non del permesso, è ben altra cosa! E non me ne vergogno! Avevo, sì,             bisogno dell'aiuto del marito, visto che di aiuto, da te, non ne avevo avuto nemmeno        l'ombra!

Lorenza (sbalordita)   Da... me? Aiuto da me?

luca            Sì, da te da te, che eri, che sei ancora, dopotutto, mia moglie! A te avevo subito             parlato, scritto... a te sola! Sola persona che sapeva! E tu che hai fatto?

Lorenza (sempre più sbalordita): Che ti aspettavi che fa­cessi?

luca            Ma non lo so! Qualche cosa, comunque! Vorrei sape­re se hai sentito... appena hai            saputo da me - da me! -, se hai sentito lo slancio istintivo di prendere un aereo e venire là a       ve­dere di che cosa si trattava... per discutere con me, per gridare, magari, per contendermi       all'altra che non conoscevi... Ma non hai sentito il dolore, dentro, la gelosia roderti? Non          l'hai senti­ta? Il bisogno viscerale... sì, viscerale, di difendere quel che era tuo e stava per         esserti strappato? No, non l'hai sentito! Niente!

Lorenza    Non ti permetto di giudicare quel che ho sentito io. (Pausa lunga) Comunque su             quel dolore che tu chiami « visce­rale » ha prevalso quel rispetto delle reciproche, interiori       libertà di cui avevamo tanto parlato. « E quel che distingue veramente gli uomini civilizzati        dai barbari e dai primitivi » avevamo con­cluso insieme. Credevo che tu preferissi questo.

luca            Non si preferisce mai, nella realtà, quello che s'è de­ciso prima a parole. Forse ogni          uomo civilizzato desidera segre­tamente un accoppiamento con un primitivo, con un       selvaggio...

Lorenza        Credevo invece che il solo modo di difenderti ve­ramente fosse quello di lasciarti            libero.

luca  (scuotendo la testa, smorzato)  E così non hai nemmeno cercato di sapere chi fosse - t'ho           detto sempre tutto io, sponta­neamente! - che donna fosse... - era in fondo la tua rivale, a           distanza... Non hai avuto nemmeno questa curiosità istintiva­mente femminile che è, poi, di       tutte le donne innamorate! Nien­te. Mi lasci solo - libero, liberissimo, per carità! - a       sbrogliar­mela!

Lorenza    Vorrà dire che non sono una donna.

luca             Vorrà dire che sei un esempio di rettitudine, di virtù,di spirito di sacrificio, di      dominio di te... di... di tutto quel che di meglio si può pensare e dire e desiderare di una           donna, ma che sei soprattutto un mostro di orgoglio!

LORENZA    Perché non me l'hai chiesto? In fin dei conti si trattava di trasgredire a una specie           di patto che ci eravamo scambiati? Dovevi dirmelo, chiedermelo: « Lorenza, ho bisogno di     te ».

luca             E saresti corsa, saresti volata in mio aiuto?

Lorenza  (pensosa)   Non lo so. Forse, se me l'avessi chiesto. O forse no. Non lo so, t'ho detto.

luca (passandosi una mano sulla fronte come per cacciare dei pensieri): Scusami, sai Lorenza. Ci siamo lasciati andare in... in una polemica... in uno scambio di... accuse...            Forse sono ingiu­sto a parlarti così. Dovrei essere felice per averti ritrovata... qualunque           siano i tuoi sentimenti di oggi verso di me... chiederti perdono per questi due anni in cui ti         ho abbandonata, pratica­mente.

Lorenza(interrompendolo): Non mi piace questa scena, sai... Non proseguire.

luca            Perché?

Lorenza    Non mi piace il quadretto di noi due, così come siamo in questo momento. Un     quadretto che potrebbe avere an­che un titolo, benché nessun autore abbia mai pensato a             ritrarlo. Non è come per la Femme à la bouche entrouverte, non c'è un Fragonard, oh, no!           (E ride sarcastica.)

luca Che titolo gli daresti, tu, al nostro incontro, sen­tiamo.

Lorenza    Non te lo dico.

luca            Temi di offendermi?

Lorenza    Se temessi solo di offenderti te lo direi subito.

luca             E allora? Non capisco.

Lorenza    Non voglio offendere la situazione, che è mia quanto tua. La situazione, che è     dolorosa e amara, e merita ri­spetto; e che a me appare invece improvvisamente in altro             modo.

luca            Ridicola?

Lorenza    Anche, ma più che altro non vera. Anzi, falsa, ec­co. Situazione falsa. (Si muove, fa         qualche passo per la stanza, e con le spalle rivolte a Luca) Beh, per farla finita con le      allusioni, ti dico il titolo. (E si volge.) Il falco pentito e la colomba premiata. Per dirti la       falsità delle nostre reciproche posizioni. Ma perché tu non sei un vero falco, non sei in fondo nemmeno veramentepentito. E io non sono... non sono... non sono nemmeno stata la             colomba che ti sei forse raffigurato che sia e a cui vorresti tanto chiedere perdono e         ottenerlo. Almeno dici. (Sospira.) No. Non sono la « epiomba ». Perché nel corso di questi    anni... anzi proprio recentemente io mi sono trovata nella curiosa... imprevi­sta condizione           di dovermi « appoggiare ».

luca            Come... appoggiare?

Lorenza        Appoggiare. Non occorre una speciale intuizione per capire che cosa voglia dire per una donna sola... Cosa vorrà dire appoggiarsi?

luca(ha capito, ed è colpito come da una notizia inattesa).

Lorenza    Non devi dunque chiedere nessun perdono.

luca            Hai una relazione?

Lorenza (volutamente ambigua)    L'ho e non l'ho... Però l'ho avuta.

luca            Una relazione intima... compiuta? (Silenzio) Lo dici per ferirmi?

Lorenza    Lo dico per lealtà, per coerenza, per il patto che facemmo: libertà di coscienza e di             comportamento, e lealtà.

luca  (ribellandosi) Ma io te l'ho detto subito quando ac­cadde, tu no! Solamente adesso...      Dovevi dirmelo! E io... allo­ra... se l'avessi saputo...

LorenzaNon saresti tornato. Volevi dir questo?

luca(senza rispondere): Avevi il dovere di essere leale, subi­to! Come sono stato io! Su-bi-to!

Lorenza (cattiva   Se il nostro scambio s'era interrotto, anzi chiuso? L'hai dimenticato? O vuoi         che facciamo un po' di crono­logia?

luca            Per carità!

Lorenza    Proprio per carità. Vuoi che tiri fuori le tue lette­re? Le ho conservate tutte, e        ordinate anche per data.

luca             Perché non le hai distrutte, bruciate?

Lorenza    Oh, no! Mi sono così care. E preziose.

luca:           Preziose per ottenere adesso da me quel che ti pare... quel che ti serve, eh?

Lorenza    Non ti permetto di degradarmi nemmeno col pen­siero fino a questo punto!

luca            Oh, ma dove siamo arrivati... ero venuto qui con un animo... sapessi, Lorenza, con           che animo, oh!

Lorenza    è che non si arriva mai al tempo giusto, col senti­mento giusto.

luca (si ferma ansante, quasi si accascia).

Lorenza (a voce bassa, senza tono, ma implacabile) Te lo ri­cordi bene l'andamento di quella            tua corrispondenza? Tu che mi accusi di non essere volata in tuo soccorso? La prima             lettera che mi mandasti dopo il bacio « à la bouche entrouverte »? Ti risposi subito, e penso           che ci fosse - penso! - il tremore di una donna che ti amava. Perché ti amavo, lo sai. Non     volai in tuo soccorso - e sarebbe stato, bada bene, più facile, oh, e anche molto più          comodo! - ma ti risposi sempre... sempre... sempre... lo sai... fi­no a quella - ricorderai,      spero! - dove mi chiedevi di concederti la libertà nel caso probabile che tu ne avessi avuto         bisogno. Per­ché, era chiaro, tu volevi sposarla, divorziare e poi sposarla; e aggiungevi con         una chiarezza che era brutale - aggiungevi: « tanto più che non ci sono stati figli ». Spero          ricorderai che co­sa ti risposi subito anche questa volta?

lucaMi dicesti di sì. E ti telegrafai « grazie ».

Lorenza(beffarda)   Che gran signore! E da quel momento le tue lettere si fecero più rade e più        vaghe. Te le posso citare... almeno certe frasi...

luca (supplichevole)           No, Lorenza! Basta! Te ne prego...

Lorenza (implacabile)  « Si tratta di vedere chiaro in se stessi, nei propri sentimenti e            seguirli...», oppure dicevi: « Il fu­turo, cara Lorenza, è sempre una incognita tanto più             terribile in quanto oramai sono stati bruciati i ponti alle nostre spalle » - nostre, dici, non             tue, ma nostre, cioè mie e tue: ponti bruciati; e non si torna più indietro... E finalmente il       canto del cigno, che mi fece l'effetto di una decisione ormai irrevocabile. Oh, te la devi             ricordare quella lettera, perché poi non ce ne furono quasi più, e se ce ne furono erano     dedicate o ad argomenti estetici - i tuoi viaggi - o a motivi pratici - mi interessavi a certe            tue que­stioni amministrative « nell'interesse comune » precisavi, forse per sollecitarmi. E   poi ci fu davvero il silenzio, a meno che tu non voglia considerare corrispondenza i bigliettini d'augurio e l'assegno mensile della Bank of Michigan. E allora perché avrei             dovuto dirtelo? E dove dovevo scriverti, se non si sapeva nem­meno dove eri esattamente...

luca            Come non si sapeva!? La Fondazione, l'Università...

Lorenza    Non si scrive alla Fondazione e nemmeno all'Uni­versità di queste cose intime. Non         sono ricerche di biblioteca, né risultati di laboratorio che tutti, volendo, possono leggere!          (Una pausa) Non ti ho scritto. Non ti ho chiesto aiuto. E mi so­no « appoggiata ». Ecco la         verità. Ti piaccia o no, Luca. Adesso lo sai. (Ed è la prima volta che pronuncia il nome di           Luca.)

luca(di colpo appare come svuotato, e si accascia a sedere).

Lorenza(lo guarda, e con voce neutra, compassionevole)  Non te ne vai...

luca(senza levare il capo)  Dovrei andarmene?

Lorenza                Come ti pare, Luca. Però, basta con questi discor­si. Parliamo d'altro.

luca            Se fosse facile parlar d'altro!

Lorenza                Proviamoci...

luca(suonano alla porta)   Suonano qui?

Lorenza                Pare.

luca             E chi è? Aspettavi qualcuno?

Lorenza(cominciando un suo comportamento ambiguo)           Im­magino chi potrebbe         essere...

luca            Immagini...?

Lorenza(si muove per andare ad aprire, di là).

voce marco off           Scuse, scuse... tante scuse, ma...

Lorenza(troncando) Entrate su... (Appaiono Marco e Fo­sco.) Sa, Marco, che tra un po' avrei            chiamato io?

marco         Dove? Non ero né a casa né in Editrice... Avevo già provato a telefonare, ma...

Lorenza    Per fortuna è venuto... L'aspettavo, Marco...

marco                     Io, invece, temevo di disturbare...

Lorenza    Ma come? Mi sono detta: la via di casa tanto la conosce! E quando ho sentito      suonare... « Oh, eccolo, immagino chi può essere. » (A Luca) E’ vero che l'ho detto?

luca(annuisce, sorridendo, imbarazzato. I tre uomini si guar­dano un po’ di sottecchi   aspettando una presentazione, ma Lorenza non si decide a farlo. E incredibilmente            cortese, quasi affettuosa ver­so Marco. Si deve notare la differenza con il tono staccato e         talvolta scostante e quasi aspro che ha avuto prima con lui.)

marco(incoraggiato)Allora avrà lavorato... Ha finito l'ar­ticolo?

Lorenza    Macché! Sono stata disturbata quasi subito da questo signore... (E accenna con la          mano a Luca, e tutti gli sguardi si puntanosu di lui; allora, dopo aver preso tempo, si      decide apre­sentarlo) È Luca... mio marito. (Movimento di Marco e di Fosco)

fosco          Ah, eccolo! (E gli sorride.)

Lorenza(non ha finito)     E di passaggio. Ha pensato di ve­nirmi a trovare. All'improvviso dopo       tanto tempo... (Fosco ha già dato la mano a Luca, ora se la stringono Marco e Luca.)

luca(a Marco)Ma noi, ci siamo già incontrati...

marco(col solito imbarazzo)          Noi? Quando, dove...?

luca            C'eri anche tu, Lorenza.

Lorenza    Io? Ma sogni, Luca! - Si accomodi, Marco. An­che lei, Fosco...

fosco          Io dovrei scendere, Lorenza...

Lorenza    Ma aspetti anche lei, con Marco...

fosco (a Marco)   Ma... non so... Meglio però che vada a prenderla, no? E tardi... s'era detto...

marco         Sì, vai, è meglio... E m'aspettate sotto... (A Loren­za) Fosco è meglio che vada, ha            da fare...

Lorenza  (un po' eccitata): Allora via subito, Fosco, march

fosco (si allontana e sparisce seguito da Lorenza).

Lorenza (riappare quasi subito sulla soglia): Quando avvenne questo vostro incontro, che non        si sapeva!? Fu un incontro se­greto!

luca Ma che segreto? Ti ripeto che c'eri anche tu, Lo­renza.

Lorenza    Strano, mi ricorderei...

luca (a Marco, a disagio) Scusi, lei è - come si dice? - l'am­ministratore della casa editrice di   corso Mazzini?

marco (prende il tono sicuro e spiccio degli affari, si sente di colpo a suo agio)-. SI. Beh?

luca            Allora non mi sbaglio. Una volta, prima di partire... più di due anni fa... (a Lorenza)        ti venni a prendere in redazione, non te lo ricordi?

Lorenza    (aggrotta la fronte).

luca(a Marco)        Erano i primi tempi, e credo insistesse per collaborare... Portava articoli per          farsi conoscere, veniva a pren­dere le risposte... (A Lorenza) Talvolta ti aspettavo... Una           volta mi fecero salire, e vi sorpresi tutti assieme...

marco         Tutti chi? E dove? Da me? Nel mio studio?

luca            Non lo so se fosse il suo studio, era uno stanzone; una stanza molto grande, con             vecchi enormi quadri alle pareti...

marco         Ah, il cosiddetto salone delle riunioni... Ho capito.

luca             Si ricorda, adesso?

marco         No, ma ho capito il luogo...

luca            Eravate in molti: c'era lei (e indica Marco), c'era Lo­renza, da una parte, silenziosa,           un po' pulcino nella stoppa, e altri che non conoscevo, cinque o sei persone... Mi affacciai,          e per caso ascoltai la conversazione molto animata...

Lorenza    Curioso che non mi ricordi! Che conversazione era? Sul giornale? Sui pezzi che   avevo portato?

luca (divertito di tenerli un po' sospesi): No... no...

Lorenza: Te lo ricorderai di che cosa si parlava!

luca            Certo.

Lorenza    E dillo, allora! Senza far tante storie...

luca            Leopardi. Parlavate di Leopardi. (Una sospensione)Un giovanotto, certamente un           redattore, cercava di spiegare e di convincervi che il poeta, nonostante precoci e numerose accen­sioni sentimentali... Silvia, Nerina, Aspasia... e altre donne cela­te dietro le allusioni     dei versi... celate, ma concrete... si era spento giovane e ancora casto. Vergine. Questo           termine - vergi­ne - non è quasi mai usato per un uomo, è vero? Beh, diceva il giovanotto,     Leopardi morì vergine. Cercava di spiegarlo, di do­cumentarlo con citazioni e riferimenti...          era colto, preparato e convincente. Fu di fronte a questa affermazione e alle prove che          sembravano schiaccianti, che lei... (a Marco) si stupì, anzi fu pre­so da un vero           sbalordimento.

marco   (china la testa)

luca            Non si ricorda?

marco(annuisce, e mormora)        Adesso, sì.

luca             Si ricorda.

marco (a Luca)      Ma lei dov'era?

luca            Vicino alla porta d'ingresso... e facevo segni discreti a Lorenza (a Lorenza) che non        m'aveva visto.

Lorenza  (seccata)            Ma sì! Ma sì! Ora mi ricordo! (E guarda Marco.)

marco(quasi per giustificarsi): Ma guarda un po'! Lei c'era... (Scuote la testa.) Sì, è     verissimo: io ero proprio sbalordito... Non credevo... non potevo credere che quel    Leopardi, così giovane, avesse conosciuto tante donne... le avesse ricordate, si fosse an­che     infiammato e avesse scritto delle poesie... senza averne mai posseduta nessuna, veramente.      Ma è mai possibile? Non mi con­vinceva. E pensavo di aver capito male...

luca            E difatti lei venne avanti, in mezzo alla stanza deciso a capire, a vederci chiaro...

marco         Eh, sì. Diciamo le cose come stanno, senza mezzi termini - glielo chiesi.

luca             Appunto.

marco         « Secondo voi, allora, Leopardi non avrebbe mai...? » (E fa un gesto misurato, ma          eloquente, con la mano a in­dicare l'atto di possedere; gesto che anche così mitigato e           contenuto al massimo risulta egualmente estremamente volgare.)

Lorenza    Dio che pena, Marco!

luca             Come dicesti allora: Dio che pena.

marco         E aveva ragione, Lorenza. Facevo schifo! luca: Via, non esageri, adesso...

marco         Facevo schifo, e non me n'accorgevo nemmeno! Che vergogna! Che vergogna!... Lorenza    Ma no...

marco         E come no?

Lorenza  (vibrata)Dico di no. Luca, non lo giudicò affatto volgare.

marco (riconoscente, a Luca)       Davvero?

luca             Davvero. E lo dissi a Lorenza, uscendo...

marco    (a Lorenza)   Lei sì che ci rimase male, è vero? Dica la verità?

luca             Male... Colpita, questo sì...

marco         (distoglie gli occhi da Luca e scuote la testa compri­mendosela con il palmo della            mano come volesse mutarla): Mi pare un secolo, sa! E di non essere più io, adesso! Perché     adesso non solo non lo direi più, ma non lo penserei nemmeno. Adesso ci credo.

luca            A cosa?

marco         A Leopardi, così...

luca            E una testimonianza concorde...

marco         No, ma... voglio dire: ci credo... perché adesso tro­vo perfino naturale e giusto... e            anche bello che quel Leopardi sia morto senza aver fatto... con nessuna... quel che si dice       «aver fatto l'amore... », lei dice «posseduta», ecco, ci credo che le abbia amate, pur non      avendo... Adesso sì, non ho dubbi. Ma allora... (guarda Lorenza) che pena, eh?, dovevo        farle.

Lorenza    Ho già detto di no!

marco         Oh, sì! Faccio pena a me stesso... Puah! (Come vo­lesse spiegare, anche a Luca)   Erano, ha detto bene, le prime due volte che Lorenza veniva in redazione... non so          nemmeno con chi parlasse... Io, quella volta di Leopardi, non l'avevo vista, non sapevo che             c'era...

luca  (involontariamente mordente)  Poi invece Lorenza... si è introdotta a poco a poco... si è             anche « appoggiata » alla ri­vista...

marco (semplice)               Noi, noi ci siamo appoggiati a lei...

luca             Appoggio reciproco; il migliore e più duraturo!

marco (annuisce)   Mentre lei stava fuori, Lorenza, sa, si è fatta una strada. (A Lorenza) Lo   saprà, no?!

luca            Non esattamente, ma...

marco   (con calore)   Potrebbe andare dove vuole, adesso. Le farebbero tutti ponti d'oro.

luca(guarda stranamente Lorenza).

Lorenza(tra i due, destreggiandosi con abilità) A proposito di oro: su questo anticipo ci conto,             eh, Marco.

marco(un po' stupito di sentirsi fare questo discorso)  Ma co­me?! E fatta.

Lorenza (giocando, evidentemente, su Luca)      E quando sa­rebbe?

marco         Quando vuole. Anche subito. E stata lei a rinviare.

Lorenza    Ora vorrei.

marco         Immediatamente... (E inarca il braccio per prendere il libretto.) Le do dei miei    personali... che è lo stesso... (Ha spie­gato il libretto, sfila la stilografica e si dispone a   scrivere l'assegno.)

                        C'è un momento di inspiegabile tensione. Da fuori giungono due o tre richiami di clacson. E mentre Marco sta finendo di riempi­re l'assegno, a un nuovo colpo di clacson, Luca ha uno scatto: si alza ed esclama

luca Oh! E basta! Basta! Ci vuole un minimo...

marco (rimane con la penna in mano, alza la testa e guarda Luca senza capire).

Lorenza(freddamente, dirottando l'interpretazione dello scat­to di Luca) Che vuoi farci, è così, Luca...

luca (verso Lorenza, frenando una protesta) Vuol dire... che me ne vado, Lorenza... Ne ho     abbastanza!

Lorenza    Te ne vuoi andare...? Ci vuole pazienza... Dipen­de dalle sere. Certe volte, come   stasera, sembra che le macchine ti corrano in casa... i motori, i clacson... ogni sorta di   rumori... Altre volte invece... Tu però hai i nervi scoperti, Dio mio. Non eri così, prima.

luca            è vero, non ero così. Anzi...

marco(ha staccato l'assegno e lo sventola tenendolo tra indice e pollice).

luca    (ironico)      Attento, che non voli via!

marco         Oh... (Riprendendo il discorso dei rumori) Dipende soprattutto da come spira      l'aria, da che parte tira il vento...

Lorenza    Ha ragione Marco.

marco         Io queste cose le so perché son di campagna, e fin da ragazzo ne ho sentito tanto             parlare che, cosa vuole, uno le impara... (Porgendo l'assegno a Lorenza) Tenga, Lorenza...     - guardi se va bene...

luca(sempre ironico)          Andrà benissimo!

Lorenza    Che ne sai, tu!?

luca            Perché non vi diate del tu non lo capisco! (A Marco) Non abbia di questi riguardi,           per me... Siamo gente civile, sa? E certe cose si immaginano, si capiscono... - qui, si            vedono ad­dirittura! Abbiamo parlato molto, prima, con Lorenza.

marco (semplice) Di che? (Rimangono tutti e tre per un istante interdetti; a Lorenza) Lei,       Lorenza, che cosa gli ha detto?

Lorenza (tra i due, un po' ambiguamente, giocando un po' in­volontariamente): La verità.      Come al solito. (A Luca) Ma non so proprio, Luca, se tu l'abbia capita. Mi pare anzi di no,     dal tuo comportamento... (Un avvertimento che è anche minaccia) Sii più prudente, allora:         te lo consiglio. Ti risparmierei di dire, e di fare sciocchezze. (Sotto, i colpi di clacson di     prima)

marco         (si agita un po’come se fosse stato chiamato).

Lorenza    Ma che cos'è, stasera? luca: A quest'ora, una volta, si stava in pace!

Lorenza    Una volta.

luca             Avrà proprio cambiato vento, come dice lei. (A Marco)

marco  (bonario, a Lorenza)   Credo sia Fosco che mi chiama...

Lorenza    Fosco sale e suona, che diamine! marco: Non vorrà disturbare ancora... Scendo            io...

luca(sempre pungente): Ma no, non è lei che deve scappa­re... Me ne vado io...

marco         Ma io devo proprio andare... (A Lorenza) Vorrei so­lo telefonare un momento, si   può?

Lorenza    Credo bene! (E si china per riattaccare la spina del­l'apparecchio.) Ma no, venga di         qua... starà più tranquillo di qua... (E quasi prendendolo per mano, tira Marco verso l'interno dov'è il suo studio.)

marco  (un po' stupito)   Non vorrei...

Lorenza    Se le dico meglio di qua... (E scompare con Marco gettando una curiosa occhiata          a Luca che contiene la ribellione. Un istante, poi suonano alla porta; e allora Luca, come      prendesse una subitanea e inattesa decisione si alza vivacemente e va lui ad apri­re.)

voce luca off   Chi cerca?

voce ada off      C'è la signora... Lorenza?

luca C'è. Si accomodi... Arriva subito... si accomodi... (E rientra in scena dietro           una signora di straordinaria, evidente bellez­za, che guarda Luca con forza e sicurezza.)

ada               Lei sarebbe il marito?

luca  (un po' stupito)          Sarei.

ada               Il marito arrivato da poco.

luca            Come si sa già tutto! (E i due, ancora in piedi accanto al vano che immette           nell'atrio, si guardano.)

ada   No: io - io - so tutto, e arrivo al momento giusto co­me guidata da una mano. Io piombo,             allora.

Lorenza(la si è intravvista già da un po' nel corridoio interno; s'è fermata in ascolto prima di            entrare; e si decide a mostrarsi. Ma non fa a tempo a parlare che Ada le ruba il tempo).

ada(tesa, ma incredibilmente a suo agio, padrona)   Lei non mi conosce, signora. Io invece     conosco... abbastanza lei.

Lorenza(anziché fissare Ada, volge lo sguardo a Luca che ha un curioso sorriso sulle            labbra; ed è improvvisamente presa dal so­spetto, anzi dalla certezza che Ada sia la      signora irlandese e che lei, Lorenza, si trovi al centro di un complotto sentimentale; e fino           a che non saprà la verità la scena dovrà muoversi in questo curioso, eccitante equivoco): Oh, lo immagino! Luca dovrà averle parlato certamente di me in questi anni...

ada   Quali anni?

Lorenza    (a Luca) Non mi avevi detto che era tutto finito? Invece... (brusca nella ironia) non        avremo per caso tra noi la bella irlandese?... (Guarda Ada.) Su, Luca, fa almeno le      presentazioni.

ada (un po' irridente)          Capisco la sorpresa... ma guardi che si sbaglia, sa!

Lorenza    Mi sbaglio?

ada               Mi prende per un'altra! (Accennando a Luca) Lo vedo adesso per la prima volta!...

Lorenza    Non è Doris?

luca            Non è Doris.

Lorenza (è irritata)  Ma allora chi è? Per qual motivo arriva a quest'ora e con questo tono?

ada   Lei manca proprio d'immaginazione, signora mia!

Lorenza    Di che manco?

ada               Lei lo deve immaginare perché mi sono presa la libertà di venire a casa sua, lo deve         anzi sapere! E così brava, lei, quan­do scrive sul giornale « Da Donna a Donna », e dà     consigli ai lettori... Non è possibile, adesso... - come sarebbe? Siamo qui, faccia a faccia,           da donna a donna, non le pare?... ma veramente, non a chiacchiere...

Lorenza(come alleggerita): Non capisco. Lei avrebbe un ca­so suo da sottopormi... Urgente?

ada               Urgente, sì. Non solo mio, però: anche suo.

LorenzaMio? (E un curioso guardarsi tra ì tre: Lorenza si volge interrogativa a Luca che     continua a sogghignare in silenzio: Ada è improvvisamente perplessa da qualcosa che non   le quadra e si guarda attorno come cercasse qualcuno che non si vede.)

ada   Secondo i miei calcoli avrei dovuto trovare qui da lei... anche qualcun altro... e non         lo         vedo, invece...

Lorenza    E chi?

ada   Dev'essermi sfuggito... Ma sono sicura! Oh, altre vol­te sono rimasta sotto ad aspettare,   senza costrutto... ma stavolta ero certa che l'avrei trovato qui, in casa.

Lorenza(improvvisamente esasperata, quasi gridando): Ma chi? Parli chiaro, insomma! O se            ne vada...!

ada (evidentemente a suo agio nella scena): Perché alza la vo­ce? Sente che le manca il terreno            sotto i piedi? O forse perché è in casa sua e crede...

Lorenza    Casa mia?... Si può dire che lei l'ha « occupata » con la sua...

ADA               Occupata? Ma io ho suonato, e m'hanno aperto. Sono stata accolta!

Lorenza(Immediatamente suadente - una sospensione): Mi dica, per favore, chi pensava di

                        trovare, qui... Altrimenti passe­remo da un equivoco all'altro... Anch'io, prima, avrà capito,          l'ho presa per un'altra... una signora straniera che mio marito cono­sceva bene...

ada   Io credevo di trovare Marco. Sapevo che era qui.

Lorenza    C'è. C'è ancora.

ada(come esplodendo): Ah, c'è?! Volevo dire! E dov'è? Si nasconde?

Lorenza    E di là, che telefona.

marco(animato, venendo dall'interno-, ancora dentro): Ho fi­nito... ho finito... chiedo             scusa... e grazie... (E entrato nel silen­zio, e rimane come pietrificato alla vista di Ada.     Inghiottendo, poi balbettando rauco) Ma... ma che ci fai, Ada... che vuoi, eh? (Ed è preso         improvvisamente vedendo lo sguardo sfrontato di Ada da una-collera violenta,          intrattenibile.) Esci subito, Ada... ti prego, prima che... tu mi conosci, Ada... - Ada, non far        storie!

ADA               E perché dovrei uscire?

luca            La lasci qui, la signora.

Lorenza(ironica, non si sa a chi, forse alla situazione): Noi, siamo gente civile...

marco         Per questo! Voi non la conoscete che donna è... che forza della natura... irragionevole... agitata, aggressiva...

luca (a Marco): La sola ad essere aggressiva, finora, è stata mia moglie, non... Ada. (E ha un             sorriso all'indirizzo di Ada.) Permette che la chiami per nome? - Me lo consente?

ada  (con un sorriso gorgogliato)-. Oh, ma se mi chiamo Ada! Vorrei anche vedere che non mi           si potesse chiamare nemmeno per nome! Ada, Ada, va benissimo!

marco (muovendosi, agitandosi e montandosi contro Ada): Son quelle cose - lo sai - quei gesti           che non devi fare - lo sai bene! - lo sai che non voglio! (Più forte) Non mi piacciono, non          voglio! Per tutto il resto fa' quel che ti pare, come ti pare, con chi ti pare, io me ne frego,            sei liberissima, ma queste cose qui, no! Cose da matta... (Ada tenta di rispondere, di   

            ribattere.) Da matta! Da matta! (Le va più vicino, con tono più contenuto) Fac­ciamola     finita... subito, eh? (La prende per un braccio.) Ti prego di scusarti, di salutare e di     andartene subito - su-bi-to! - perché tu, qui, non c'entri, e non devi metterci piede, più           piede!

ada   C'entro, invece... (E dà uno strattone e si svincola dalla stretta di Marco.)

luca (a Marco): Ma perché, scusi, vuol mandarla via, se non sappiamo ancora niente... - (Ad   Ada) Dica. Si spieghi.

Lorenza (irritata) Ma sì, sì: si spieghi, purché lo faccia pre­sto, eh!

ada(mettendosi a suo agio, riempiendo di sé l'ambiente e l'at­tenzione) Io, qui, ci sono venuta   perché da un po' di tempo tut­to si va organizzando sempre più abilmente. E contro di me. E   io son di quelle che non si lasciano fare. Voglio almeno una spie­gazione. E poi... (A Marco   che ha uno scatto) Preferivi che fossi venuta in ufficio o sotto per strada a far scenate?   Meglio qui, no, che dopotutto, siamo in famiglia, dico bene? O perlomeno tra gente             interessata, e senza estranei... Voleva salire anche Fo­sco, e gli ho detto: « Tu sta' qui! ». E          son venuta sola.

marco         Ada, smettila, ti dico!

ada               Ma perché « smettila », se io ho da dire?!

Lorenza(impaziente, sempre più irritata) Che cosa ha da di­re, sentiamo.

ada               Semplicemente, che non sopporto le cose fatte di na­scosto. Voglio vederci chiaro. E       sapere la verità.

Lorenza    Ma di che verità va parlando, lei?

ada   La verità tra lui (Marco), lei e il marito (Luca) che è arrivato all'improvviso. Che cosa corre? Tutti sanno, tutti, tranne me. Invece debbo sapere anch'io, voglio sapere!          Perché c'entro come voi, come lei, signora, anche se io non sono la moglie. Ma ho diritto         egualmente almeno di sapere. Dei vincoli legali posso anche fregarmene, ma delle          relazioni che uno prende- quando vuole e quando vuole le rompe, se crede, eh, no, non si           può giocare come con dei pupazzi! Proprio perché nessuno ci obbliga, nessuno ci tiene per     il collo... e il coraggio di dire la verità devono ritrovarselo tutti, e tutti possono pretenderlo.        Mi son spiegata adesso? (Una sospensione) Vogliamo metterle le carte in tavola? E        questione d'un minuto. Poi me ne vado. Non ho alcuna intenzione di « occupare », come        dice lei, signora mia! Ma si figuri! Ma dopo, dopo! (A Marco) Ed è inutile, Marco, che tu             mi guardi così, con l'odio che ti esce fuori dagli occhi, che se potessi, in questo momento,             m'ammazzeresti, lo sento, ma è inutile, perché lo sai come son fatta! E prima d'aver         chiarito non me ne vado.

marco(quasi sottovoce e a testa bassa)-. Allora me ne vado io... (E si avvia di due o tre passi verso l'uscita.)

ada(a Lorenza): E lei lo lascia andare? Non gradisce che si parli, si vede, se lo lascia andar      via! Non le torna comodo?

lorenza    Comodissimo, ma lo fermi lei, perché dovrei fer­marlo io? Con che diritto? È lei,

                        ormai, che comanda, che ordi­na! Gliel'ho pur detto: ha « occupato

ada   E allora, si accomodi pure, il signore... (E fa verso Mar­co il gesto che può uscire.) Faccia».         

                        quel che vuole, tanto qui è lui ormai il vero padrone... (Verso Luca) Ha capito anche lei, o           no?... Ci siamo detti tutto, senza bisogno di spiegare... Si acco­modi... che uscito lei, ci parliamo tra noi...

marco(che s'era dapprima avviato e poi s'era fermato un mo­mento, toma a incamminarsi, ma           giunto davanti ad Ada, mentre sta per superarla, ha una esitazione, è scosso come da un            terribile tremi­to di collera, alza la mano e le dà uno schiaffo di straordinaria vio­lenza).

ada(barcolla, ma non ha né un gemito né il gesto istintivo di portarsi la mano alla guancia).

Lorenza(quasi con un grido): Ma cosa fa, Marco? Cooo- sa fa?

ada(splendidamente adirata):è tutto lui. L'avete visto!èfatto così. Quando qualcuno lo           contraddice, specialmente poi se ha torto, non risponde, picchia. Non ragiona, mena! Ecco      che uomo è, lei forse non lo conosce ancora, ma io sì!

luca (che fino adesso aveva seguito con una certa impassibilitàe perfino con una punta di       divertimento, si avvicina a Marco vibra­ta) Ma lei, si sta comportando da primitivo... da...             da...

marco (stordito, balbettante, con la voce rauca, quasi singhizzata): Ha... ragione... ha            ragione... che vergogna.' Che vergogna. (E trattiene a stento una bestemmia. E   d'improvviso si prende la testa tra le mani e mormora con la gola chiusa, disperatamente,          non potendo fisicamente gridare come forse vorrebbe) Leopardi... Leopardi... cacciatemi            via a calci... a calci... a calci...  cacciatemi via... (E fa istintivamente il gesto con la gamba di dar calci) Che vergognaaa... (E si mette a singhiozzare, vorrebbe batte­te la testa sul muro, l'appoggia soltanto alla parete per non far vede­te la faccia.)

velario veloce

ATTO SECONDO

In casa di Marco (e Ada). Altro colore dei tendaggi (forse a lunghe righe), e altri vani. Dovrebbe esserci una finestra che dà sul cielo lasciando intravedere appena l'alto di qualche tetto. Ada è già in scena: indossa una vestaglia scura a fiori, è seduta davanti a un tavo­lino da gioco impegnata in un solitario. Ogni tanto, spostando, sistemando e scrutando le carte, muove le labbra, aggrotta la fronte, la distende proprio come se stesse conducendo una importante conversazione. Dopo un lungo indugio sul solitario, suonano. Ada rimane con la carta in mano guardando appena la porta, poi la depone al posto giusto, sospira e tenendo stretto nell'altra mano il residuo mazzo delle carte, va ad aprire dando un'ultima occhiata a quelle già disposte sul ripiano verde col segreto timore che qualche mano misteriosa  e maligna possa scompigliargliele. Scompare.

voce ada off:       Oh, è lei. Venga venga... (E riappare seguita ila Luca.)

ada   (avviandosi verso il tavolo, frettolosa): Le chiedo solo un ; ni mito che finisco qui, e poi... (E toma           a sedersi al tavolo e ad immergersi nel solitario dimenticandosi completamente di Luca che,            stupito, la segue con lo sguardo interessato. Mette a posto altre carte , un crescente circospezione,        ha una indecisione, poi ha come un gesto di stizza e finalmente sistema rabbiosamente le           ultime due re­stando in contemplazione muta della figura geometrica in mezzo al tavolo.           Un silenzio. Allora Luca)

luca            E’ venuto.

ada   (quasi offesa, come se il colpevole fosse un po' Luca)  No che non è venuto. Non vede? (E          prende due carte, le ultime che ha disposto.) Credevo anch'io che ormai fosse venuto...          M'ero proprio illusa... ma queste due qui erano accavallate... mah! (E avvilita, affranta, per   qualche secondo; poi quasi per giustificarsi con Luca) Non posso mica truccare un   solitario! Ingannerei me stessa... (E rimane ancora assorta, a pensare.)

lucaCi crede a queste cose.

ada   Ci credo, e come.

luca (curioso) A che cosa crede con precisione.

ada  (semplice) A quello che dicono le carte - a cosa, allora?

luca Sì, ma mi spieghi, che non capisco.

Ada  (riluttante) Dipende da quel che si vuol sapere da un solitario. Alla fine però c'è sempre   una sentenza, o un sì o un no. E poi c'è anche un certo discorso, man mano che le carte si          scoprono...

luca Non pensa che sia piuttosto una combinazione, una certa, casuale disposizione delle       carte... un incontro affidato al caso...?

ada (più viva): Appunto! Proprio perché è una combinazio­ne affidata al caso, proprio per        questo, se viene, ha un significa­to! Se fosse una operazione di matematica, se c'entrasse          l'abilità vincerebbero sempre i più bravi. Invece qui no... E proprio per questo, se viene,        capisce?

luca Dice che ha un significato?

ada               Non dico, l'ha.

luca E lei allora ne tiene conto, lo prende sul serio.

ada               Le dirò... - e non so nemmeno perché glielo dico, a lei che non ci crede e mi prende         un po' in giro, lo sento, sa? - le dirò, non me n'importa, che io credo solo a questo e prendo            sul serio solo le conclusioni che vengono fuori di qui... (E toccan­do a mani spiegate le carte le scompiglia tutte con un gesto brusco, di rivalsa; ma torna subito a raccoglierle           abilmente, rispettosamente, ad adunarle a mazzo; e infine a rimescolarle lentamente,     mollemen­te, carezzandole nella costa. Luca la osserva in silenzio.) Non dice più niente? Teme che mi offenda per le sue domande?

luca No, perché la sua fede è disarmante, e io la rispetto, e non mi permetterei mai,     anche se...

ada(esclamativa) Anche se! (E ride di gola, gorgogliando.) Però dentro di sé ci ride su, dica...            ma dica la verità?!

luca  (mettendosi la mano sul petto): Affatto. Mi creda. Le dico che rispetto.

ada Può anche riderci, sa? Tanto che me ne frega? (Una pausa) Certo che per capire e...          apprezzare, bisogna intendere quel che le carte dicono, e non tutti possono... questo sì!            Solo per questo non mi arrabbio, anche se qualcuno ride. Penso: po­veretti. Non sanno.            Loro magari sono intelligenti, molto intelli­genti e credono alle regole scientifiche,     razionali, moderne... so­lo a quelle! Ma i conti, poi, non tornano quasi mai. Lo so, lo so! Lei             dovrebbe dire la verità: tornano o no i conti? (Silenzio di at­tesa) Io invece mi sono sempre          trovata bene... con loro... (E posa con vera delicatezza le palme delle mani sul tavolo       verde, sfiorando le carte.) Benissimo... E quando invece ho voluto fare di testa mia, senza     tener conto del loro suggerimento, oppure ho dato retta al consiglio degli altri, che ne    sapranno, anzi ne sanno, cer­tamente più di me, non dico di no, ci ho sbattuto sempre la        testa, e me la sono anche rotta, sa.

lucaE provato, allora?

ada   Per me, almeno, sì: è provato.

luca E allora farei anch'io altrettanto, se fossi come lei, cioè con la sua fede e la sua esperienza.

adaFarebbe. Mah! Lei però, forse, non potrebbe mai capi­re... (ci pensa un istante) o forse sì,    dipende... (Un'altra sospensio­ne) Perché io, sa, sono una donna speciale, antica... di stirpe       ar­caica, voglio dire.

luca(la guarda stupito, improvvisamente interessato; mugola qualcosa).

ada               Sono di origine etrusca. Sono di Tarquinia.

luca Come, non capisco!è un po' materia anche mia.

ada(corrugando la fronte): Come « materia »? Che significa? Non capisco io, adesso...

luca Io insegno, abitualmente... Mi sono specializzato in storia dell'arte... - dunque,     anche gli etruschi sono per me... Ho molto studiato, mi sono vivamente appassionato... Lei,    signora Ada, risale in qualche modo alle epoche in cui governavano i lucumoni e gli       aruspici... e      gli indovini interrogavano i voli degli uccelli, le viscere degli animali per      trarne dei segni...        - è vero?

ada(ha annuito)  Che sono come le carte, adesso.

lucaAppunto... (S'è messo a girellare tomo tomo la stanza,guardando fuori la finestra.) Ah,   guarda un po'... lei è di Tar­quinia...

ada               E lei no. Tutto qui…

luca            No, purtroppo.

ada               Per questo non può capire, del tutto. Non     è colpa sua. E anche se sa e ha           studiato... - non c'entra. È proprio un'altra cosa. Di nascita. Crede che non li conosca gli    uomini di studio, di ragionamento, quelli tutti di testa? Oh! O gli artisti? Ne ho conosciuti     tanti, sapesse!, e bene, non può nemmeno immagina­re! Ce n'è qualcuno che è anche bravo, non dico di no, ma i più sono come stormi di uccelli di passo - fr... frrr... frrrrrr! - li vedi             per un momento passare: « Però » dici « guarda che bello » - ma    poi non ci rimane più niente, passati via, volati via! Puah!

luca             Lei è proprio persuasa che non rimanga niente?

ada               Sono sicura, non persuasa. (E lo fissa intensamente, inti­midatoria. Luca abbassa lo          sguardo. Poi riattacca brusca) Lei però cercava Marco, e perde il suo tempo con me.   Non le dispiace?

luca Sì, cercavo il signor    Marco.

ada   Il tempo, però, non lo perde del tutto perché, tanto, lo perderebbe lo stesso: Marco non c'è,       e non so se venga, quan­do venga - non lo so proprio.

luca (serio, discreto) Perché, non viene più qui a casa?

ada   Viene viene, ancora. Non so per quanto, ma viene.

luca Sa, credevo che dopo l'incontro       dell'altra sera... se la fosse legata al dito... con lei,    Ada...

ada   Con me? Ma si figuri! Può legarsela dove vuole! Che me ne fa a me? Che me ne importa?          Io sono una donna libera, che crede? Ma davvero, sa? Libera. - Marco lo sapeva che lei           veniva qui?

luca Sapeva che ci si doveva incontrare.

ada   Qui a casa?

luca No.

ada   Allora. (Una reticenza) Se vuole aspettare...

luca(si scosta dalla finestra e viene a sedersi presso il tavolo).

ada   Dovrà aspettare, perché d'abitudine viene più tardi... (Luca la guarda.) Come vuole... (E           toma macchinalmente a dispor­re le carte per un altro solitario, ma dopo un primo        allineamento leva il capo, a Luca.) È già passato in ufficio?

luca No. Non vorrei parlargli in ufficio.

ada   Ma sarà proprio lì, invece.

luca Non vorrei incontrare Lorenza, lì.

ada   Oh! È difficile che la incontri in ufficio. Ci va pochis­simo. Posso dire mai. (Ha un          sorriso.) Sono informata.

luca(restituendole il sorriso, con un tono di complicità). Do­ve vanno allora... per vedersi?

ada (alzando la testa, adontata)-. E lo chiede a me?

luca Lei lo saprà, se è informata...

ada (interrompendolo).  Non lo so. (Calma) Se l'avessi saputo...

luca Via, non mi dirà che... che ignora...

ada   Per trovarli insieme son dovuta venire a casa sua. (Scuotendo un po' la testa) E nemmeno           lì s'è visto niente... Che cosa s'è visto, eh? (Toma a scuoter la testa.) Che scena pietosa.

luca Pietosa, e anche penosa.

ada   Anche.

luca            Un momento prima l'avrei schiaffeggiato, Marco. So­no stato lì lì per... E di colpo            tutto s'è rovesciato, ha visto? E Marco mi ha colpito, sconvolto... - ah, che uomo! Una      scena da... da...

ada   E lei adesso vorrebbe tornarci sopra, con lui.

luca No. Non sull'altra sera.

ada   E su che, allora?

luca  Ma... - bisognerà pur giungere a una conclusione!

ada   Riparlare, comunque.

luca Sì, insomma... - chiarire. (Una pausa, quasi tra sé) Di­rei che non si incontrano     abitualmente nemmeno a casa di Lo­renza, è vero?

ada (un po' irridente) - Stia tranquillo: l'altra sera fu un'ecce­zione. Io lo seppi per caso che erano         lì, e piombai. (Con quello strano sorriso) Io so sempre tutto.

luca (stando al gioco): E allora mi dica dove si trovano?

ada (improvvisamente seccata) -  Perché non lo chiede a Mar­co, se le brucia tanto saperlo?

luca Se me lo dicesse.

ada   Provi. Dipende dal modo... - dubito però che lei sia il tipo da saperglielo chiedere come si         deve...

luca Non crede che sia una domanda abbastanza sem­plice?

ada   Appunto. Molto semplice, in fondo - ma lei la compli­cherà, ne son sicura. E Marco, non            lo dimentichi mai, non è un intellettuale anche se s'è messo a invocare Leopardi. Non lo è.

luca E’ un ignorante.

ada   Totale. Lui, nei giornali, ci è capitato per caso, e come per caso ha incontrato... sua         moglie.

luca Tutti, per questo, ci s'incontra per caso. E che signi­fica? Anch'io, con lei, scusi, l'altra sera,         - e adesso, qui, non è stato per caso, e potrebbe essere un inizio... - Eppure parliamo, e           continuiamo...

ada   Ma certo. Per passare il tempo.

luca(è come fermato).

ada   Volevo solo dire che lui, Marco, la sua bella posizione pratica se l'era già fatta prima nella          pubblicità, nelle rappresen­tanze, insomma negli affari. E Marco, in fondo, è rimasto lì. Il       resto l'ha incantato perché non ne sapeva niente. Digiuno. Un'ubriacatura. E ci è cascato        dentro come in una trappola, e ha cominciato a ingannare se stesso, senza saperlo, per   scimmiot­tare la gente come voi - voi, voi, sì, e chi allora? Voi! Lei, sua moglie, e gli altri...   - voi che avete il gusto delle complicazioni, cioè delle bugie.

luca Ha finito di sparare? - Che cosa dovrei chiedere a Marco per sapere? Me lo dica, mi       consigli.

ada  (sta per rispondergli, poi è presa come da una specie di fu­rore) - E poi, che gliene importa,          a lei, uomo intelligente, di sape­re dove si incontrano? Importa tanto, a lei? Se s'incontrano     o no, importa.

luca Questo lo so già.

ada Lo sa, che s'incontrano?

lucaLo so.

adaE allora! Mi pare che... (Una sospensione; poi curiosa, lei) Lo sa davvero?

luca Davvero.

adaChi gliel'ha detto?

luca Comincia lei, adesso, a domandare? Lei che sa tutto?

adaSmetto subito.

lucaLorenza.

ada (incredula)  Lorenza l'ha detto a lei? Proprio?

lucaA me, a me. Chiaramente. Ma, parola!

ada      Allora è solo una conferma che vorrebbe da Marco?

luca In un certo senso... Diciamo pure « conferma », sì.

ada  (lo guarda)   Sa che non la capisco... (E ha una smorfia.) Io, se fossi stata sicura, ma        proprio sicura, non sarei salita, l'al­tra sera.

luca (interdetto)  Ma come?

ada Ci crede che fino a poco fa, un minuto fa, non eroancora veramente sicura? Altrimenti...   (E scuote la testa.) Me l'ha detto lei, signore.

lucaMi dispiace, sa, di averle rivelato... non credevo proprio...

ada   Altrimenti non mi avrebbe trovata qui. luca (con un sospiro)  Purtroppo Lorenza è stata            esplicita. Però io, forse, non dovevo egualmente permettermi di dire a lei, Ada... - Lei    magari preferiva un altro stile...

adaChe stile! Volevo veder chiaro, e adesso vedo. Lo stile non c'entra. (Una pausa, poi          affrettatamente volgendo la testa al­l'entrata) Se ne potrà anche riparlare, se crede... -         comunque la ringrazio... (E ha buttato giù rabbiosamente qualche carta del soli­tario.)

luca(motteggiando, con quel tanto di crudele che è nel suo personaggio)  Avrà conferma        anche lì... lei che sa leggere. (E ac­cenna alle carte.)

ada(senza alzar la testa): Qui invece il discorso era più mi­sterioso... confuso, vede com'è?!      (Poi rapida, sentendo rumore, dentro) La prego però di non far cenno con lui...

luca            Chi?

ada (sottovoce)  Marco... - arriva.

luca (si alza, agitato)  Oh, ma quasi quasi me ne vado ora!... Prima che...

adaNo, è tardi per scappare. (Si apre l'ingresso, ed entra Marco. Vede Luca, e si confonde un po '.)

marco         Oh! Ma lei è qui...?

ada (seria)  Aspetta da un po'.

marco (toccandosi la testa) Le avevo detto qui a casa?

lucaNo no. Solo di vederci. Sono io che ho preferito...

marco(ad Ada)  Gli hai fatto almeno compagnia?

ada Coi solitari.

lucaNon solo i solitari, ma anche le spiegazioni...

marcoDei solitari? Se n'intende anche lei?

luca No, ma... per la signora Ada è... dev'essere sempre un evento... come compiere un rito... (Ad Ada) M'ero scordato di chiederle: è religiosa?

ada (seria)   Molto.

marcoMa dove? Non dia retta.

ada     Dico di sì. Poi, creda a chi vuole.

luca  (a Marco, accennando ad Ada)   Lo credo, sa.

marcoPadronissimo. Ma io che la conosco bene...

ada(ribellandosi)  Ma che conosci, tu? Che vuoi conoscere!

marco         Tre anni e passa insieme, s'immagini se uno non co­nosce una donna?

luca Son tanti tre anni...

marco         Direi.

luca ...e pochi nello stesso tempo.

marco(deluso)  Pochi, dice?

luca  Pochissimi, talora. Pensi al caso mio.

ada(alzandosi bruscamente)  Vi lascio. (A Marco) E venuto per te, non per me.

MARCOS'è già offesa, vede com'è?

ada Scocciata, non offesa. D'essere sempre presa sotto­gamba! (A Marco) Sai che non lo          sopporto. (A Luca) Ma lei non c'entra, naturalmente, anche se deve assistere... (Strana) Ma     or­mai, tanto, c'è abituato anche lei, no? (Sorride curiosamente.) Ar­rivederci, amici. (E se     ne va.)

marco (va a un mobile e ne trae bicchieri, bottiglie e una ca­raffa d'acqua e il   ghiaccio): Se ne sarà già accorto l'altra sera, del tipo...

luca Oh, non è poi... così male...

marco(guardando dalla porta dove è uscita Ada, sottovoce, senza guardar Luca): Noi            abbiamo i... giorni contati, ormai... (ac­cenna ai bicchieri) - prenda quel che le va, col ghiaccio o senza... - (Ritornando al discorso) Naturalmente Ada può stare in casa mia       finché vorrà, ma tra noi è già tutto concluso... e prima del­l'altra sera, molto prima...

luca Dubitavo, infatti, di vederla ancora qui, Marco. Ho provato, così, ma...

marco   Non sperava, eh? (Luca annuisce.) Lei direbbe che dovrei allontanarmi? Sarebbe più...         più coerente, insomma pre­feribile, dice?

lucaNon dico niente, per carità. Ognuno poi, in queste cose, ha un proprio stile...

marco Sì, capisco che lei non dica niente... e non voglia nemmeno..., ma insomma pensa che             sarebbe più dignitoso... se io interrompessi anche questa... convivenza che non ha più            

            nessuna ragione... nessun motivo... Non tema di dire la sua impres­sione...

luca E estremamente delicato... e anche difficile interve­nire in cose del genere, sempre...                    sempre... - ma specialmente in un caso come questo di cui non so niente... quasi niente... marco        Io, in questi anni, mi ci ero trovato bene con Ada,che non è una donna selvaggia...                   primitiva - cioè, sì, alle volte si comporta come se... ma poi...

luca Ma affatto! Tutt'altro!

marco         In fondo, diciamo la verità, lo è, selvaggia, eh, ma poi è anche piena di... di                                  sentimento,di delicatezza e di premu­re... - perché non vorrei che si pensasse che              io... no!

luca             Oh, io almeno non penso, mi creda. marco: Sono contento. Però!

luca            Ma sì! Però arriva egualmente un certo momento...

marco         Ecco ecco... arriva quel certo momento... senza che nessuno dei due abbia fatto   qualcosa di speciale che spieghi il cambiamento, niente - eppure è come se... - capisce?

luca            Vuole che io non capisca, amico mio!? E capisco an­che che è penoso per lei - ma            lo sarebbe anche per me, sa - spiegare a un estraneo...

marco         No, no, invece... Cioè, sarà anche penoso, non dico di no, ma con lei trovo          naturale, quasi... come se fossimo sulla stessa barca... Non so se si vede e si sente che mi    viene sponta­neo... - Si sente?

luca            Certo, certo. Anche a me, del resto, parlare e spie­garmi con Jei, Marco. Altrimenti          non sarei venuto a cercarla. Perché in fondo io, sa, io sono un timido, o perlomeno pieno di            perplessità, molto discreto... non sono comunque un aggressivo o un invadente o            addirittura un violento, oh no! In certe cose, poi...

marco         Lei non è Ada, si sente subito.

luca             Benché... benché la signora Ada non sia in nessun modo da biasimare.

marco         No, biasimare no, ma disturba, sa, si agita, grida, l'ha sentita, no? Che vuole, è    diversa... ecco, diversa da noi... eh, eh! Diciamo da noi. Eh?

luca            Già, da noi, diciamo pure da noi.

marco           Ma sì! Diciamo da noi! Io e lei, in fondo,     abbastan­za simili, in questo! No?        Benché le nostre diversità - per carità! - non vorrei che si        pensasseche io voglio             paragonarmi, oh! - ma diversità enormi! Lei su su... e io, mi conosco, sa, oh, se mi           co­nosco! terra terra... ma sì, ma sì! - Però, in certe cose, sento di             capirla, quasi di              assomigliarle, se mi consente, e se non le suona come un'offesa...

luca Affatto. Ma si figuri, Marco! Oltretutto, per parlarci apertamente, io son venuto qui da lei         proprio per trovare questo tono spontaneo di... di confidenza, e temevo che... temo ancora,

            in un certo senso... ma mi pare che lei, proprio lei, Marco, spontaneamente, mi sia venuto            incontro prima ancora che... che io fiatassi e le dicessi... prima! Come vede, io non ho        ancora parlato, e già noi due...

marco         Infatti. Colpa mia, che ho parlato sempre senza nemmeno consentire...

luca            Ma per fortuna! Non dica « colpa », non dica nemmeno...

marco         Però adesso deve dir lei, e io ascolto, zitto, finché non mi farà un cenno di           rispondere…

 luca           Beh, lasciamo stare il cenno.

marcoAscolto. E taccio.

luca            Senta, allora. Quando lei, Marco, l'altra sera... - la sera del mio arrivo a casa di     Lorenza - si presentò alla porta, mi resi subito conto che... (sottovoce, con tono d'intesa) che non po­teva essere che lei, anzi era lei. E glielo dissi, mi pare. Glielo feci capire. E lei lo       capì subito, credo. Tanto da aver quella cri­si... crisi che... che le fa onore, sa?! Ma sì!      Onore! Io come uo­mo le dico che le fa onore.

marco (levando la mano) - La ringrazio, però... - però, sì, io mi resi conto che vedendomi       arrivare a casa di Lorenza - casa anche sua, anche casa sua, sempre - a quell'ora di sera, lei   pensò subito che io dovevo essere considerato un amico, come dire, in­timo, molto intimo        di Lorenza...

luca (intervenendo): ...alla quale poteva dare, anche in mia presenza, francamente del tu, senza          infingimenti - glielo dissi, no?, prima che la situazione precipitasse per l'arrivo di Ada,    della signora Ada!

marco         Ecco... ecco... vede, è qui il punto. Non potevo... no, non fu infingimento perché             con Lorenza non ci siamo mai dati del tu. Mai.

luca Ma come! Non mi dica che...

marco         Ma perché non siamo mai stati amici intimi, come lei dice.

luca            Amanti. Non siete stati? Non siete? Su, Marco. Dob­biamo forse andare avanti con                      l'indagine... e le prove... e i sì e i no...? Invece di ammettere semplicemente?

marco         No... no... ma è che... veramente...

luca (interrompendolo con uno scarto di voce vivace)  Se me l'ha detto lei, Lorenza? Se me l'ha         confessato lei, chiaro e ton­do? Su, allora!

marco         Lorenza, ha confessato?

luca            E chi altro? Lorenza!

marco         Lorenza le ha detto che io sono...?

luca            L'amante, sì. L'uomo a cui lei si è « appoggiata » du­rante la mia assenza. (E guarda        

            Marco ormai persuaso d'averlo ri­dotto al silenzio e alla confessione piena.)

marco (confuso): Gliel'ha proprio detto? (E ha un sorriso che lo illumina.) Oh, appoggiata... forse... ma in che senso? Dio mio... (E si prende gioiosamente la testa tra le mani      scuotendosela con quel suo modo caratteristico.) Non può aver detto però... che noi    siamo... non può...

luca  (troncandolo)  Appoggiati! E intimamente, interamen­te, m'ha detto. Che cosa doveva dire        di più? Gliel'ho chiesto esplicitamente, e lei ha ammesso lealmente. Anzi, è stata lei che   me l'ha confessato per prima, quando io credevo che si fosse mantenuta ancora... no!       Lorenza ha avuto l'amante...

marco         E le ha detto che io sono l'amante. Io?

luca            Non giochiamo sulle parole, su, Marco. Non mi ha fatto il suo nome, questo no, tanto più che il suo nome, in quel momento, non avrebbe significato niente, sarebbe stato       quello di uno sconosciuto, ma appena lei apparve non ebbi più dubbi.

marco  (vivace)  Eh, no! Si sbaglia! Non sono io! Io non ho ancora avuto questa fortuna. Io   spero, spero... E in questo lei, Luca, ha intuito giusto - giusto per quel che riguarda i   sentimen­ti o il desiderio, perché io ho per Lorenza... Ma sì, diciamolo, lei del resto se ne è       già accorto, diciamolo: ho perduto la testa! E se l'amore è provare questo - questo che non         avevo mai senti­to, prima, mai! - beh, sì, io sono terribilmente e anche irrime­diabilmente             innamorato. Ada mi è subito sembrata una donna che... non amavo più, anzi che non avevo        mai amato. Eravamo stati solo insieme, e si faceva insieme l'amore bene - si dice « far            bene l'amore », è vero? - Ecco, così tra me e Ada, ma... l'amore era diverso, proprio       un'altra cosa, anche senza andar a letto in­sieme, si parla tra uomini... l'ho capito dopo...   dopo aver incon­trato e frequentato Lorenza - frequentato, sì, il più possibile... vederla,             parlarle sempre, se l'avessi potuto, quando potevo, se c'era un'occasione... - ma... mai       l'amante. Mai. Mi deve crede­re. Glielo direi, al punto in cui siamo, tanto più che lei lo           crede e c'è già passato sopra. Perché dovrei negarlo?

luca Dunque non si sarebbe appoggiata a lei... E a chi, allora?

marco         Per me, a nessuno.

luca(nervoso): Se me l'ha confessato Lorenza? Con i per­ché, anche! Lei allora non mi sta a    sentire, Marco.

marco         La sto a sentire, ma non sono io.

luca Ammettiamolo. E che cosa cambia, per me? Anzi...

marco         Le ho detto, « nessuno ».

luca            Perché poi « nessuno »? Lei no, e allora: « nessuno ».

marco(faticosamente)  Vede, mi costringe a dire cose... (Scuote la testa.) « Nessuno »            ...perché io l'ho fatta controllare. Da quando questo sentimento mi ha messo in questa   terribile agitazione... non ho avuto un istante di pace... sempre un tre­more... e il timore che   qualcuno...

luca                        Come al... primo amore...

marco (abbassa la testa)  Sarà... il primo amore... che vuol che le dica...

luca                        L'ha fatta controllare... pedinare, cioè?

marco        Sì sì... mi sono anche abbassato a questo... L'ho fatta seguire, anche assiduamente...

luca (sempre derisorio, e crudele)  Un poliziotto privato, scommetto?

marco        No, no... Perché vuol farmi vergognare di più? Per­ché si prende gioco di me?      Crede che non lo senta? E se glielo dico... eh!

luca                        Me lo dica, amico mio. Non ha detto che siamo sulla stessa barca?

marco (rauco): L'ho fatta controllare da un nostro fotogra­fo... un certo Fosco, che mi è molto           legato... e al tempo stesso lavora assiduamente con Lorenza per i suoi articoli settimanali         del « Da Donna a Donna »... e così va e viene da casa sua, libe­ramente... ecco. Per questo        dico: « nessuno ».

luca(dopo un silenzio): Che possa essere accaduto con que­sto Fosco?

marcoNo. Non può essere. Ne sono certo. Mano sul fuoco.

luca Fa male. Potrebbe bruciarsela. Che tipo è questo Fosco?

marco (ribellandosi): Non c'entra Fosco! C'entra Lorenza. Lei con Fosco, non può essere       successo. Non conosce sua mo­glie, allora!

luca            Mi scusi, Marco. Divento cattivo, e stupido.

marco         Lei, esagera sempre.

luca             O che Lorenza inventi?

marco         Inventi che cosa?

luca            Il tradimento, l'amante.

marco         A che scopo?

luca            Per rivalersi, per vendicarsi idi me che l'ho... abban­donata.

marco         Ma... - adesso che è tornato, perché? (I due si guar­dano, poi abbassano insieme gli          occhi.) Mi dica, se non le dà fasti­dio: lei ama sempre Lorenza?

luca            Non lo so.

marco         Non me lo vuol dire...

luca            No. Glielo direi, se... - E che, dopo Lorenza, ho amato un'altra...

marco         L'ha amata sul serio?

luca            Sul serio. Se non mi avesse lasciato... forse sarei an­cora là, ad amarla.

marco         In America, vero?

luca Sì. (Pausa) È lontana l'America, ma talvolta mi sem­bra di sentire il calore della sua          pelle, e mi tocco il collo, la boc­ca per sentire se scottano, se ho la febbre...

marco         Che strano... trovarci tutt'e due, così, senza saper­lo, tutt'e due proprio sulla stessa           barca... che strano...

Il cielo oltre le finestre s'è arrossato, imbrunisce, poi fa scuro. Calano panneggi neri, e sembra davvero che faccia buio. Siamo in una « camera oscura » da fotografo, avvivata dalla luce rossa di due « occhi di bue ». Molte fotografie appese a stecche di legno lungo le pareti. Si vede l'ombra di Fosco aggirarsi per la stanza, staccare que­sta o quella foto, e poi accendere l'apparecchio da ingrandimento che abbiamo già visto nella prima parte. Sullo schermo si stampa, a colori, una scena di campagna in cui Lorenza, Luca, Marco e Ada sono all'aria aperta in vari atteggiamenti. Ada è seduta, un po' sdraiata e guarda gli altri; Lorenza è in piedi, leggermente appoggiata a un tronco, con lo sguardo basso e con una curiosa smorfia sul vi­so-, Marco, con un panino in mano, volge il capo verso Luca che sembra stia cantando. In un angolo, accanto all'albero c'è un giradi­schi; si vedono qua e là seggiolini apribili, due borse a righe colorate per le cibarie, giornali aperti... Sullo schermo passano altre due o tre foto ingrandite della scena di campagna ritratta da Fosco, mentre in sottofondo prende corpo una canzone americana, tipica. Una foto di Luca che canta.

fosco(come tra sé): Però canta bene, Luca...

Lorenza (che non s'è vista, perché sta di spalle in un angolo d'ombra) Che scemo!

fosco          Perché, non canta bene?

Lorenza    Non ha più voce, ormai... ma canta. Quel giorno non era male, debbo dire...

Altre foto ingrandite: ci si ferma su una che riproduce il « quartetto » che si tiene per mano come se giocasse fanciullesca­mente al girotondo. La canzone ha continuato in sottofondo.

fosco (con un sospiro)  E basta. Siamo arrivati.

Lorenza    Aaaah. (E leva le braccia come se si stirasse.)

fosco (voltandosi)  Sbadiglia?

Lorenza    E un sospiro. Di pena.

fosco          Perché? Son belle, le foto!

Lorenza    Bellissime, le foto. Noi, meno.

fosco          Accendo la luce?

Lorenza    Accenda, accenda.

fosco (gira un interruttore e la camera oscura si illumina: si notano due o tre elementi            caratteristici di questi ambienti).

Lorenza    Fosco, ci metta anche la data dietro le foto, che rimanga.

fosco  (ironico)Per la storia.

Lorenza    Per la storia.

fosco          Che data è?

Lorenz   Lunedì dell'Angelo del 1971.

foscoVa bene. La vorrete tutti, immagino, la serie com­pleta?

LorenzaPenso. Io la voglio.

fosco E io mi terrò i negativi, per ricattarvi, un giorno. (Squillo del telefono. Fosco va al         panneggio e lo alza, risponde) Sì. Sì. Ecco, subito. (Riappare e fa segno con la mano che è      per lei, per Lorenza.)

Lorenza  (sottovoce, per non farsi sentire)   Chi mi vuole, Marco?

foscoNo, Luca.

Lorenza (un po' sorpresa)-. Ah. (E va a rispondere tenendo so­speso il panneggio e    appoggiandoselo a una spalla a mo' di peplo. Al telefono) Ciao, Luca. Come hai fatto a     scovarmi? - Allora mi fai pedinare? - In ufficio? Chi te l'ha detto? Marco? Allora è lui che     mi fa pedinare, ah, ah?

fosco(sghignazza un po').

Lorenza    Sto guardando le foto... Belle, bellissime... Fosco ne prepara una serie anche per te... se ti fa piacere... - Ma cer­to, per tutti: per te, per Ada e naturalmente anche per        Marco... - Che vuoi da me? (Una pausa)

fosco (mormora)   Complicazioni... sentimentali... ah, ah...

Lorenza (seria)  Quale libro? Dov'è? A casa? Vuoi che te lo cerchi io? Se mi dai l'indicazione            esatta... - aspetta... (Fa a Fo­sco il gesto che gli dia qualcosa per scrivere: Fosco le porge    una pen­na biro e un block-notes sgualcito.) Di' di'... Ma certo... puoi an­che venirtelo a          prendere da te, sai, mica ti ho chiuso la porta in faccia... Ma non far lo stupido... ma non dir   sciocchezze che fai ridere il mondo, se ti sentissero... Ho fatto cambiar la serratura per...             per... (Alza la voce) Ma io sono padrona di cambiare tutte le serrature che voglio, ah!            (Interiezioni, sbuffi, oh, ma, se...) Del resto non sei la sola persona che viene in casa, no?!            E allora! Chiudiamola, Luca, è meglio. E vieni pure a prenderti i libri che vuoi... anche se   non ti servono adesso, prenditeli! Ma prenditeli tutti! Ti ho detto quando vuoi. Ciao, e           stammi bene, e stammi calmo, soprattutto, hai capito? Molto calmo. (E sbatte un po'            vivacemente il ricevitore. Si toglie il « peplo » dalla spalla, si accomo­da i capelli con le due palme e avanza nella stanza oscura fissando Fosco.) Oh!

fosco(vedendosi puntato dallo sguardo di Lorenza) Che c'è, che mi guarda a quel modo?        C'entro io?

Lorenza    Marco lo sapeva che ero qui? Gliel'ha detto lei?

fosco          Perché, non si doveva?

Lorenza    No no. Solo sapere. (Soprappensiero) Va be'... (E sembra si disponga a far          qualcosa. E irritata, seccata, vuol prender­sela con qualcuno, e per reazione la sua voce è         calmissima, quasi flautata.) Perché, Fosco, prima quando hanno telefonato, ha det­to     sottovoce, con aria di mistero: « È Luca »?

fosco (irridente): L'ho detto con... mistero? Non me ne so­no mica accorto, sa. (La guarda e si           avvia verso una bacinella.) Ma siete proprio complicati, voi, accidenti! Sentite anche il           tono. Non siamo mica a teatro!

Lorenza Siamo sempre a teatro, invece! Se lo ricordi, Fo­sco. (Cambiando) Lei sa essere anche         diplomatico, se vuole.

fosco          Che c'entra « diplomatico »! Io so vivere, questo, sì.

Lorenza    Cioè! Come sarebbe « so vivere »?

fosco(scocciato) Ma perché, scusi, perché dovrei scoprir­mi, mescolarmi ai vostri pasticci? Mi             dica perché, io che, dopo­tutto, ci son fuori?

Lorenza    Però le cose le giudica, e come, Fosco! Vuole che non lo veda? O si rifiuta anche           di « giudicare »?

fosco          Vorrebbe tagliarmi la testa?

Lorenza    Per carità.

fosco          Eh! Io la testa ce l'ho ancora sul collo, e penso.

                        Questo vuol dire giudicare? E allora giudico, va benissimo! Giudico!

Lorenza    E allora, qui... (E accenna alle foto che sono ancora attaccate alle «cantinelle»    delle pareti.) Come giudica, Fosco? Tanto per parlare, per spiegarsi... Pensa a un gioco,           o...? O a una commedia? O a delle ripicche?

fosco          No. Assolutamente. In amore ci sono, sì, le picche e le ripicche, però è un'altra     cosa. Qui è diverso.

Lorenza    Perché « un'altra cosa », eh?

fosco          Che facciamo, Lorenza, il gioco del perché? Eh! O ci vuol fare un articolo sulle mie        risposte?

Lorenza    Non ci avevo pensato proprio, ma perché no? Le dispiacerebbe, Fosco?

fosco          Perché dovrebbe dispiacermi! No. - Ma in amore volevo dire, c'è poco da giocare!                      In amore ci si brucia soltanto, e anche quando sembra che si giochi ci si brucia, dia               retta a me.

Lorenza    Anche di questi tempi?

fosco          Ma che tempi vuole che siano, questi? Tempi come gli altri. Identicamente. Non contano i tempi! Sarebbero cam­biati? Le pettinature e le gonne, sì, molto - non però            l'amore.

Lorenza    C'è ancora l'amore, allora?

fosco          Come prima. Le ho detto: identicamente.

lorenza    Luca le è simpatico? fosco: Lo conosco troppo poco.

Lorenza    Come « poco »? Non mi dica che...

fosco:         Poco. Che vuol dire « poco »? Poco! - Però mi pare che anche lui faccia sul serio.

Lorenza    Con chi? Con... Ada?

fosco:         Con Ada... con Ada, non lo so. Ma con qualcuno. Luca è uno che, per me, ha      qualcosa di serio che lo... lo rode. Può essere che sia ancora per lei, Lorenza, che si rode,           anche se fate finta che siete ormai solo due « buoni amici » - si dice così?

Lorenza    Si vede? Si sente che siamo solo « due buoni amici »?

fosco          Non lo so cosa si vede... perché siete tutti così com­plicati che imbrogliate tutto...            moh! E poi a me che me ne...

Lorenza(gli taglia la parola, un po' eccitata)-. E come andrà a finire, secondo lei, Fosco?

fosco (ammiccando)  Perché non lo chiede ad Ada? Quella fa le carte. E anche bene. Non siete         tanto amiche, e allora?

lorenza    Oh, amiche... - Stiamo vicino...

fosco          Io dico amiche, così...

lorenza    Vicino, forse per sorvegliarci.

fosco          Per sbranarvi, altro che sorvegliarvi.

Lorenza    Sbranare Ada? Io? No. Perché poverina? Non mi ha fatto niente, Ada. Lei forse...          Ada è tipo da sbranare!

fosco          Perché dovrebbe sbranare, se può prendersi quel che vuole senza...?

Lorenza    Marco? Se lo riprende?

fosco          Nooooh! Quello è ormai lontano, uuh! E quello non ritorna più, garantito. E al volo         planetario, pla-ne-ta-rio! Ed è inutile che lei faccia... perché lei lo sa bene, Lorenza!

Lorenza (con una certa trepidazione): Luca? Dice Luca?

fosco          E già: Luca. Ada si becca Luca.

Lorenza (senza voce)  Ma lei... anche lei... Ada... sta bene a Luca?

fosco          Gliel'ho già detto che lo conosco poco, Luca. Do­vrei almeno sapere...

Lorenza    Che cosa, Fosco?

fosco          Ma lei forse si sentirebbe offesa...

Lorenza    Offenda pure. Per una volta, offenda su. Avanti, Fosco.

fosco(sottovoce, con tono di complicità)  Com'era « l'ame­ricana »?

Lorenza (arsa nella voce)   Che c'entra... l'americana?

fosco          C'entra c'entra. Com'era? Lo sa? L'avrà vista, una volta?

Lorenza    Ne so poco, pochissimo anch'io. Quel poco, me l'ha detto lui.

fosco          Lei avrà chiesto, Lorenza?

lorenza    No.

fosco          Per orgoglio, non chiede?

Lorenza(china la testa).

fosco          L'ha almeno vista... una volta.

Lorenza (scuote brevemente, velocemente la testa, con forza): Mai. Neanche una volta. (Alza            lo sguardo su Fosco; poi lentamen­te, senza tono come quando si appresta a fare delle    rivelazioni) Ho soltanto una fotografia.

fosco          Dell'americana?

Lorenza (annuisce piano, impercettibilmente)   Ma non serve, immagino... la fotografia.

fosco          Come non serve? Serve e come! Dove l'ha questa foto? L'ha qui?

Lorenza (chiusa)  L'ho. Ma...

fosco          Faccia come vuole, allora... (Vivace, quasi appassio­nato) Non lo sa che io da una            foto, da una faccia... ci cavo il sangue, ci cavo il cuore... io le posso fare tutta la storia, se        me la guardo... bene.

Lorenza (amara): Come Ada, allora?!

fosco          Meglio di Ada, io! Molto meglio! Me la dia, Lo­renza...

Lorenza (lentamente apre la borsa ed estrae una fotografia che con una reticenza tende a     Fosco).

fosco(la sbircia, poi cambiando posizione la osserva attenta­mente. Un silenzio in cui Lorenza            spia l'espressione di Fosco. Poi, di colpo, la voce di Fosco, agitata, mentre restituisce la         foto a Lo­renza): Ma non vede, Lorenza?!

Lorenza    Che... c'è?

fosco          Non vede come assomiglia ad Ada? Accidenti! Sembran gemelle!

Lorenza (sommessa)-. L'avevo notato anch'io... credevo che per gli altri non si vedesse.

fosco          Si vede, invece... si vede per tutti... L'ambiente si oscura, i tendaggi neri si alzano           velocemente sco­prendo un angolo di caffè all'aperto. Un tavolo rotondo come posa­to su          una predella, e due sedie dove sono Ada e Luca. Lo sfondo del cielo, e il profilo lontano di        un angolo di Roma. Sul tavolo una boccia colorata e due bicchieri.

luca            ...Se non mi dici il nome?

ada               Ma che importanza ha il nome? Che cosa cambia?

luca            Niente. Solo per sapere se lo conosco.

ada               Ti ho già detto che era pittore.

luca            Appunto.

ada               Appunto che? Alle volte dici stupidaggini, lo sai? (Scuote il capo, poi di colpo     seria) Lovòi. Amerigo Lovòi.

luca (corruga un momento la fronte): Lo conosco.

ada  (seria anche lei): E già morto, da un po'. Saranno esatta­mente...

luca             I suoi quadri li ho visti, volevo dire.

ada               Beh, che ne dici?

luca             Era indubbiamente un pittore.

ada               Bravo, secondo te?

luca E per te?

ada               Io non capisco. Ma mi pareva abbastanza bravo, anche se non capivo il perché.

                        Mi sbagliavo, magari.

luca            Doveva essere uno specchio.

ada               Come uno specchio?

luca            Quello che era, così com'era, era tutto nei quadri. Fin troppo.

ada               Ah, ho capito: lo specchio. (Una reticenza) « Maledet­to », dicevano. Pittore        maledetto. Scherzando. Era un po' così.

luca(la guarda intensamente).

ada               Che hai da guardare?

luca Ti sposò davvero?

ada               E come, per finta?!

luca (non smette di guardarla, e ha un sorriso, un sorrisino).

ada (inalberandosi)-. La devi piantare di fare domande per vedere se mi scopri bugiarda. Non lo        sopporto, lo sai!

luca            Scusa, ma non...

ada   Prima venni via da Tarquinia per stare con lui. Aman­ti, anche se ero ancora una   bambina,         o quasi. Modella sua. Face­va solo me. Sempre sempre me. Mi stancavo perfino.     Morta di          fatica alle volte. Anche dal freddo, sai, in quello studio... Poi mi sposò. Si ammalò. Si ammalò brutto. Lo rinchiusero. Non ci stette molto. Morì poco dopo.

luca             Pazzo?

ada               Beh, mi dissero « maniaco ». (Una pausa)

luca            Marco ti incontrò allora?

ada               Dopo, dopo! Eh, come corri, tu! Che Marco! Son pas­sata per altre mani, prima di            Marco. Altre mani. E questo che vuoi sapere? Ci giri attorno, ma è questo. Lo so.

luca (china la testa).

ada               Sei geloso? L'ho capito da mo'.

luca Si vede? Si capisce?

ada               Ma da morire!

luca            Che ci vuoi fare: sono così.

ada               Non ci voglio far niente! Con me però, se tra noi deve durare - poco o molto, e chi          lo sa! - con me devi cambiare. Eh, sì. Te le racconto una volta queste storie della mia vita,      ma poi non ci ritorni più su. Non devi mica farmi il pilotto, eh no! Di maniaci ne ho già         avuto uno, e basta, e ne avanza! luca: Detti le condizioni? (E sorrìde.)

ada               Che detto! Ma bisogna pur campare, no? Senza roder­si inutilmente per quello che è         passato, e non ci si fa più niente. Ma tu invece vorresti proprio roderti, ti piace roderti... ma             lo so, ed è inutile che tu...

luca            Parli da sola?

ada               Parlo da sola. Precisamente. (Come raccontasse qualcosa di altri) Son passata per           altre mani. Sì. E molte. Almeno, ab­bastanza. Dico mani, amico mio, e mi capirai, spero. Solo qual­che ragazzo e qualche studente mi ha... - come si dice? - idealiz­zata, va bene? -            Ma gli altri mi hanno sempre considerata altri­menti. (Si ferma a pensare; sorprendente.)         Credi che non avrei pro­prio potuto essere anch'io una moglie giusta e una brava madre -             eh? Non rispondi neanche tu? Forse no, eh? (Alza le spalle.) Mah! Sarò destinata, si vede,          ad essere solo un'amante.

luca(protestando in ritardo, troppo vivacemente) Ma per­ché? Chi l'ha detto? Perché?

ada   E lo chiedi a me? Io, sai, non sono mica donna dai troppi perché. È così. Finora, almeno, è        stato così. Però gli altri uomini, dopo il pittore, me li sono cercati, me li sono scelti io. Ho     detto sì o no a mio talento, e non è poco avere almeno que­sta libertà.

luca Vuoi dire che saresti stata furba?

ada  (vivace, quasi offesa) Che furba! Ho scelto solo di testa mia, ma mi sono anche sbagliata,   scottata, e come! Prendi Mar­co: quando ci siamo conosciuti e frequentati un po', beh, ho     det­to, questo è l'uomo che dovrebbe fare per me. Ha tutto per far­mi vivere in pace e in un      certo modo.

luca             Perché, secondo te, avrebbe avuto tutto?

ada               Ma perché il nostro rapporto era chiaro, chiaro al pun­to che me ne vergognavo un            po' tant'era... « così ».

luca            Perché ti vergognavi?

ada               Perché perché... - Perché gli piacevo soprattutto a quel modo, anzi solo a quel      modo, e basta. E il resto, poi, veniva giù naturalmente. Non era vivere di amore, no - ma si    faceva solo l'amore, bene e senza complicazioni. Dava solo soddisfazio­ne, e basta. Era          l'amore, per noi. E invece non era vero, perché Marco mi s'era attaccato, sì, nel modo che ti     ho detto, ma non mi amava - e in fondo, neanch'io.

luca            Come lo sai?

ada (animata)          Perché è bastato che incontrasse tua moglie per staccarsi da me senza       fatica, senza drammi. Ma neanche sen­sualmente, a letto, gli servivo più, perché non mi ha          più toccata, e io, conoscendolo bene, da questo lato, me ne sono accorta su­bito che c'era       qualcos'altro - eh! (Luca vorrebbe interromperla, ma lei gli taglia il movimento e la        parola.) Bada, io sono persuasa, mano sul fuoco, che con tua moglie non c'è stato nessun...             nes­suna, come dire?.. -  ma quasi all’improvviso un uomo come Marco, che ogni giorno …            quasi ogni giorno aveva bisogno… - beh s'è accontentato di altro... o addirittura di niente,    almeno finora... solo di unsentimento. Vedi dunque che non lo conosce­vo, Marco: perché             non avrei mai e poi mai pensato che un uomo come lui potesse accontentarsi solo... - e        invece! (Una pausa, poi verso Luca) E anche tu, che credi?, anche tu...

luca            Che c'entro io, adesso?

ADA               C'entri! Che c tra noi due che ci spinga a stare insie­me, eh?

luca            Non lo so, o forse sì... - ma qualcosa dovrà pur esser­ci, se...

ada               Bella forza! Certo che dovrà esserci! E anch'io, sai, me lo chiedo...

luca (ironico)  Che cosa ti chiedi tu, sentiamo?

ada(ferma) Perché gli uomini come te, fini, complicati an­che, fatti in gran parte di testa - tanti            discorsi, tanti ragiona­menti, voglio dire, da farti venir sonno, a una come me - perché io -          io - piacerò tanto proprio a loro? Eh?

luca A loro, chi?

ada               A te - a te - diciamo. (I due si guardano.) Ma perché? Va' un po' a capirlo! Che cosa        ci troverete in una come me? (Confidenziale) Che cosa ti piace, eh, in me? Lo sai? O no?            Scar­tiamo « quello ». Ma di altro che cosa ci trovi?

luca            Come si fa a dirlo! È la tua natura, Ada, nel suo com­plesso, così come sei... è la tua         vitalità, unita a quella luce sul volto, quando ti arrabbi - luce come di quadro -, e forse   proprio quella aggressività che Marco invece non sopportava più...

ada   Lo dici adesso, a chiacchiere, qui al caffè, ma poi... che ne sai, veramente? E se poi non la          vedessi più quella « luce sul mio viso, come di quadro, quando mi arrabbio »? Queste son      cose che le vedi tu, ma chi sa poi se ci sono davvero! Allora, le tue, io le chiamo             chiacchiere, capisci?

luca(con quel suo sorriso tra ironico e comprensivo e di supe­riorità) Allora, Ada, se mi          consenti, molto ma molto semplice­mente, ti dirò...

ada   Ma sì, bravo! Dillo molto semplicemente.

luca(deludente)Starei volentieri con te, Ada. Vivrei con te, Ada. Perché sento che mi ci trovo            bene. Ecco.

ada   Capito. E come mai ti troveresti bene?

luca Mi piaci. Come donna, semplicemente.

ada   Ti piaccio, e basta. Pensi allora che tutto si possa ri­durre a una questione di letto, in fin dei         conti.

luca             Anche. Perché no?

ada               E dici che una questione di letto può durare?

luca             Perché no?

ada               Perché no, nel nostro caso. Nel tuo, soprattutto.

luca (tenta di intervenire preceduto dal suo sorrisino).

ada(lo interrompe, come al solito, vivace, arrabbiata)  Ma perché a letto non ci si va mica con             la testa e la... cultura... - come si chiama? o la tua... storia dell'arte, eh no!

luca (accavallando le battute) Anche, anche...

ada   Ma fammi il piacere! Quelle cose lì, a letto, dovresti lasciarle da parte, e allora non saresti           più tu!

luca  Ma a letto ci si va tutt'interi, sai. Io, te, tutti.

ada(è abbastanza colpita, lo guarda in altro modo)  Dici, eh? - Con l'americana ci andavi        tutt'intero, allora?

luca            Forse sì.

ada               Lei però era istruita, era al tuo livello. Io no.

luca            Sì, era piuttosto...

ada               Che ti dicevo? E allora? L'amore, con lei, potevi farlo anche a chiacchierare, no? Con me invece... (Un silenzio) Scom­metto però che ti ha lasciato lei?

luca (vivace)  E chi l'ha detto?

ada               Lo penso io, e dev'essere proprio così.

luca            Sì. E stata lei.

ADA               Capito. E anche per te, che sei tra gli intelligenti, è stata una vergogna proprio come        se fossi un burino. Lo stesso. Stai a testa bassa. Ma perché - (Altro tono) E come mai t'ha      piantato? Lo puoi dire?

luca (la guarda e tira un lungo profondo sospiro).

ada (sorride, scuote la testa) Mi fai pena. Non me lo vuoi dire, eh? Invece me lo dovresti         raccontare il perché e come si è conclusa la vostra storia.

luca T'interessa o è solo per curiosità?

ada   Beh, mi pare che... - Dovresti essere il mio uomo o no? O ci stai già ripensando? Non la vedi già più « quella luce del volto... quando m'arrabbio »? Vuoi che m'arrabbi un po'?

luca (amaro)  Affatto, Ada.

ada               E allora.

luca Ma prima di raccontare vorrei dirti una cosa...

ada               Dilla, avanti!

luca Prima, perché poi sarà una delusione, bada, te l'av­verto, Ada...

ADA               Su su...

luca            È una cosa che forse ti offende.

ada(per non scattare si chiude la faccia tra le palme e piega il capo sul tavolino).

lucaTu assomigli a... lei. L'americana. Doris. Molto. Le somigli terribilmente

ada(risollevando un po' la testa) - Assomiglio come? Di aspetto, di faccia e anche di... di...?.

luca Proprio nel complesso, direi.

ada   Però non sono così istruita. E allora?

luca(ha un'alzata di spalle): Beh, te lo dico in due parole, il fatto.

ada   Fa' pure con calma, perché solo due parole?

luca             Ma perché... sono proprio due parole, in fondo! (E ha un sorrisino di        commiserazione, per sé.) Era già tutto deciso con Doris. Saremmo andati a vivere     assieme, ci saremmo sposa­ti. In America ci si deve sposar sempre per vivere insieme.     L'avevo già detto a Lorenza. Avevo già avuto il suo consenso. E anche Doris, col marito.            Tutto chiaro. E al marito, che era mio collega all'Università, avevo parlato anch'io.           Eravamo al giorno della partenza. (Si ferma, una pausa lunga.)

ada   Beh? S'è... ammazzata?

luca No no. (Un'altra breve pausa) Mi ha mandato solo un foglietto. « Non posso, Luca.       Non posso più. » E una di maiu­scola, sotto. Doris, Di. È tutto.

ada               E tu, allora?

luca Io, niente.

ada               Ma che viltà!

luca            Che dovevo fare?

ADA               Lei, dico lei! Che vigliacca! Non è mica una donna in­telligente come dicevi! Sarà            istruita, ma...

luca(vuole intervenire).

ada   Ma te lo dico che non vai niente, quella, io! - E dov'è andata? Adesso, per esempio, dov'è?

luca Altrove...

ada               Col marito?

luca Credo di sì. Anzi, sì - ma non ho nemmeno cercato di sapere dove...

ada(compassionevole verso Luca): Poveraccio. Avrai sof­ferto...

luca Distrutto. E soffro ancora, quando ci penso... (Guar­da Ada.)

ada   E ti viene naturale stampare la sua immagine su di me, che le somiglio, no? Ti aggrappi a            me, vuoi stare con me peraver l'illusione di averla ancora, di stare con lei - è vero sì o no?           E dillo!

luca Non credo che sia proprio così...

ada               Ma un po' sì, è vero? E dillo! Non me n'offendo mi­ca... Anzi.

luca Che vuol dire « anzi »?

ADA               Vuol dire... (S'interrompe.) Conferma, «anzi», quello che prevedevo.

luca            Prevedevi cosa?

ADA               Io, vedi, aspettavo proprio che tu arrivassi. Lo sapevo che tu saresti arrivato per me.

luca            Io?

ada               Sissignore. Tu tu. Io aspettavo.

luca Ma... Ada...

ada               Ti spiego, ti spiego... - Però, bada, Luca, che non devi ridere.

luca(raccoglie la faccia).

ADA   Me lo son sognato prima, di te. Sì, sognato. E non devi ridere neanche un po', ti dico.    Sognato non una ma tre, cinque, dieci volte: sempre lo stesso, identico sogno.

luca(curioso, nonostante tutto) Che sogno era?

ADA   Mi son sognata una barca, sempre una barca, e sempre quella, la stessa, che però veniva   avanti, sempre più avanti, ogni volta...

luca E come lo sai che era sempre quella, scusa?

ada   Se lo so, lo so! La vedevo, no? E poi lo so dal colore della vela. Era sempre lo stesso       colore. Appariva davanti al mare di Tarquinia, davanti alla spiaggia del mare di casa mia, e             io ero sempre lì, sulla spiaggia, di mattina, a guardare - sempre di pri­ma mattina. E questo      vuol dir molto: la mattina, col sole che monta, monta, cresce, è importante nei sogni. Eeeh!            - Ogni vol­ta la barca appariva, ed era sempre più vicina, più vicina... cioè più grande. Ed            era curioso un fatto, cerca di capire: che io non ho mai aspettato che toccasse riva, che             approdasse, mai! Me ne andavo prima, voltavo le spalle alla barca, sempre. E la volta do­po         la risognavo che era un po' più grande, più vicina... e poi ancora più vicina, e così per   quattro, cinque volte... e io che scappavo sempre come avessi paura. Ma l'ultima volta -          due o tre giorni prima che t'incontrassi - ho visto che la barca aveva toccato, stavolta, era    approdata, e la vela di quel certo colore che non ti saprei dire, occupava tutto, tutto il             cielo... non c'eraquasi più cielo. Ecco. (Mutamento) Tu adesso riderai, e non crederai       niente, scommetto.

luca             Non rido, Ada, anche se non so che cosa dovrei credere.

ada               Devi credere a me, e basta. Credere che quel che ho visto e sentito è vero. E tu sei           arrivato. Tu.

luca            Cioè, dovremmo vivere insieme? Sì, vivremo insie­me, Ada.

ada               Possiamo intanto stare insieme, perché io la decisione definitiva la prenderò dopo.

luca            Che vuol dire, Ada, « la decisione definitiva »? Che vuol dire « dopo »?

ada               Dobbiamo per un po' dormire e mangiare insieme, e poi decideremo. Far l'amore             insieme è molto importante per de­cidere. (Con una sua gravità) L'amore vero devi sentirlo             anzitutto con il corpo, con la carne, poi scoprirai anche il resto, anche il sentimento e anche        lo spirito; l'ultimo a sentirsi è l'amore di Dio.

luca(che sorrideva, come disturbato)  Che c'entra Dio, adesso?

ada               Io te l'ho detto perché è stato detto così.

luca E chi l'avrebbe detto? Non sei tu che l'hai detto?

ada               No. Io l'ho ripetuto. Prima di me l'ha detto una santa.

luca (beffardo) Ah, ma guarda! Non immaginavo che tu avessi rapporti con le sante. Non mi piacciono, sai, le donne che pregano tanto, se sei una di quelle.

ada (fiera) Non sono una di quelle. - Ti piacciono piuttosto quelle che scrivono? A me no. E te           lo dico subito: non mi piace tua moglie. Per niente.

luca(come se difendesse Lorenza, e se stesso): Quando andai in America non scriveva. Deve essersi montata la testa, dopo.

ada   Peggio per lei, allora! E meglio per noi, tesoro mio... (Allunga una mano, gli afferra il     polso, e lo tira.) Andiamo...

luca            Sì... (Si alza, poi di colpo) Che santa è?

ada               Non lo so il nome: so che è una santa, e basta. (Av­viandosi, sempre tirandosi dietro          Luca) Andiamo a far l'amore... vedremo se la santa ha ragione... (E si avviano tenendosi            per mano).

Non sono ancora usciti che Fosco appare di fianco e si capisce che li ha spiati. Mentre si allontanano, e sono di spalle, fa scattare due o tre flash. Poi, quando son spariti, lascia ricadere la mano sul petto come la tengono i fotografi in servizio. Avanza verso il proscenio quasi biascicando le sue battute. Il tavolino rotondo, la boccia colorata e i due bicchieri si stagliano contro il cielo.

FOSCO  Marco sarà contento... vedrà. Più prova di così... E se proprio vuole, riuscirò a beccarli            anche a letto! Prova reale! (Accomoda la macchina.) Attento però, Marco, a dove metti il          piede! Tra la vecchia e questa nuova, moh... chi lo sa! Per me, a uno come te, Lorenza      lascerà sempre la bocca agra... come do­po aver assaggiato il limone. Questo è il bello della        vita. E non ci puoi far niente. Però Ada... ooooh! Io, prima, manco la guar­davo la donna          del padrone... Ma adesso invece che ho cambiato l'occhi, beh, è donna eccezionale, non dico zuccherata, no no, ma di una polpa... di un... diciamo pesca... mnn! e l'artista, cu­rioso,     vuole assaggiarla, mica è scemo! (Con un sospiro) Eeeh, buon appetito, allora... e che Dio    li benedica... (Fa due o tre passi armeggiando attorno all'obiettivo della macchina, ed è      subito fuori scena.)

            L'ambiente rimane per un istante con l'immagine dello sfondo, arrossato, e del tavolino   rotondo-, poi rapidamente s'incupisce e si fa buio. C'è della musica, intanto calano i      tendaggi giallo-oro della ca­sa di Lorenza che abbiamo già visto nella prima parte. La luce     tocca per prima Lorenza che è appoggiata a fianco della finestra e sembra guardar fuori;         poi, allargandosi il chiarore, si vede anche Marco che è dall'altra parte a testa un po’            china.

Lorenza (dopo una breve pausa)Perché non dice niente, Marco? Non le sembra che lei, da   uomo, non avrebbe dovuto nemmeno rispondergli?

marco         Dovevo allora lasciargli credere che tra noi due ci fosse... o ci fosse stato...?

Lorenza    Credesse quel che voleva! Che gliene importa?!

marco         Ma come!

Lorenza    Ma sì! Piuttosto che negare come ha fatto, meglio lasciargli credere!

marco(sbalordito si allontana dalla finestra scuotendo la te­sta) Non capisco... perché... avrei dovuto...

Lorenza    Oppure rifiutare l'argomento, rifiutare anche di parlarne. Meglio! Ma che uomo è             lei, Marco, da lasciarsi impor­re certi discorsi... così intimi?!

marco(colpito, si ferma in mezzo alla stanza... e la guarda imbambolato) Che uomo sono...    non lo so...

Lorenza(si allontana anche lei lentamente dalla finestra e gli viene accanto) Non avrei mai e            poi mai supposto che avrebbe imbastito un rapporto di... confidenza così increscioso con             Luca.

marco         Increscioso, non mi pare! Non dica increscioso, Lo­renza...

Lorenza    Increscioso! Se lo dico! Per me, almeno. Si capi­sce: per me. Non è forse una       confidenza in cui si parla solo di me...?

marco         Ma no... ma no...

lorenza    Ma sì. Una confidenza di cui io sola faccio le spe­se! Avanti!

marco         Mai! Mai!

Lorenza    Comunque, potrò essere dispiaciuta e... delusa? O vuol anche regolare i miei       sentimenti o le mie reazioni?

marco         Oh! Io non voglio niente, io non regolo niente!

Lorenza(amareggiata)     Molto dispiaciuta, molto... Non mi sarei mai aspettata che lei,       Marco, si sarebbe prestato a questo gioco in cui Luca oltre tutto è specialista.

marco         Come... specialista?

Lorenza    (ha un'alzata di spalle).

marco(semplice)    Io gli ho detto semplicemente la verità, che non ero io. E male dirgli la      verità?

Lorenza    Sì. A Luca, sì. Lei non lo conosce. A Luca non si deve nemmeno la verità. Proprio         quella, anzi, non si deve dire... (Si allontana borbottando quasi tra sé) Luca va ingannato...      pensi un po'... ingannato...

marco         Perché poi Luca non dovrebbe credere alla verità...?

lorenza    Perché Luca crede solo a ciò che gli torna utile, a quel che gli piace credere... - è fatto così! (Muovendosi verso Marco) Luca ha creduto che tra noi due non ci sia mai            stato... eh? Pensa d'averlo proprio persuaso? (Un silenzio) Su, me lo dica schiettamente.

marco         Forse sì.

Lorenza    Forse! Una parola che detesto! L'ha imparata da Luca, scommetto?! L'usa sempre!          « Forse »! Lei, Marco, diceva sempre sì o no, prima. E questo mi piaceva in lei. Adesso        salta fuori il « forse ».

marco         Sì. Mi pare proprio di sì. Va bene?

Lorenza    Lo ha persuaso?

marco(annuisce) Sì.

Lorenza    Allora Luca crederà che io gli abbia mentito. Op­pure, se l'ha davvero creduto,     cercherà qualcun altro. Se non è lei sarà qualcun altro. O no? (Sorride amara). Me lo dica, se non è così? Eh? Sentiamo di chi sospetta, Luca. Lei lo sa, Marco?

            Magari cercate e sospettate insieme. Vi sentite entrambi traditi - oh, oh, che situazione!, per questo avete stretto un'alleanza - oh, la santa alleanza! - contro di me... per trovare,       scoprire.

marco(esplodendo) Ma noo! Basta! Lei non ha diritto... È ingiusta! Io non c'entro... io...        io... almeno non sospetto... né lei, né nessuno! Io non cerco... Glielo giuro! Luca, non so...             ma io - (toccante) io ci credo.

LORENZA    A che cosa?

marco         Anzi, io... non credo.

Lorenza(irritata) Insomma, crede o non crede?

marco(alterato) Io non credo che lei abbia potuto...

Lorenza    Appoggiarmi?

marco(gridando) Non lo credo! Non lo credo! Anche se lei l'ha detto a Luca! Non lo credo! Va bene così! Oooh!

LORENZA    Perché no? Mi dica perché?

marco(senza fiato) Così... senza che ci sia un perché preciso...

Lorenza    Perché, non avrei potuto anch'io...?

marco         Certo, avrebbe potuto benissimo... ma...

Lorenza    E sarebbe molto deluso se sapesse invece che è vero? Me lo dica. Su. Cambierei molto ai suoi occhi? O no? Eh? (Un silenzio) Ci deve pensare, ho capito.

marco(disfatto)No. Niente. Non cambierebbe niente. (Si muovono come per mettere un punto            fermo.) E a Luca che preme sapere, non a me. Per me, qualunque cosa lei possa aver fatto,     non ha importanza, non conta. Come glielo debbo dire?

lorenzaLei non sarebbe geloso?

marco(amaro) Adesso, presentemente, con lei, non sono geloso. Forse lo sarei anch'io se       avessi... - oppure lo sarò, doma­ni, se avrò la fortuna... - Benché, sì, di natura credo proprio      d'essere geloso. Ma in questo momento non ho motivo... alcun motivo di... - Adesso, se vuol saperlo, di lei, io non sono geloso di una persona, ma, casomai, di tutto... di tutti e di      tutto - che poi vuol dire niente, specificamente -, però devo dire di tutto, per essere sincero.             Anche delle cose e degli oggetti che tocca, e perfino del tempo che perde, col giornale, a            scrivere... insomma di tutto, ma...

Lorenza(sospira profondamente e lo interrompe. Si siede, lon­tana da Marco, e come se si     decidesse ad affrontare una conversazio­ne che non può più essere rimandata, dice        lentamente,senza tono) Ho capito, Marco. Dunque, è giunto proprio il momento, mi pa­re.        È inutile rinviare ancora il nostro discorso, girarci attorno come stiamo facendo da mesi:        lei, Marco, per mancanza, dirò così, di coraggio; io, perché preferivo ritardare, rinviare             sempre a più avanti. (Sospira nuovamente.) Ma adesso credo che si debba proprio, è vero?          (E lo guarda intensamente, seriamente.)

marco(trasale, impallidisce, è preso come da un tremito, si ha perfino l'impressione che          vacilli tanta è la emozione. Anche lui la guarda supplichevole).

Lorenza(come impietosita dal pallore di Marco ha un sorri­so) Veramente, non ci sarebbe     nemmeno bisogno di parlare. E tutto così chiaro. (Allungando una mano quasi per toccarlo       e rassi­curarlo, ma Marco è troppo lontano da lei.) Sa che mi commuove, Marco... -       Saltiamo i discorsi, vuole?

marco(inattesamente, con voce rauca)  Perché vuol togliermi la gioia di... di dirle... Lorenza...           di dirle, certamente male... lo so da me che parlo male...

Lorenza    Ma affatto... Dica, allora, se le fa piacere dire.

marco         Ma a lei non dispiace ascoltare...?

Lorenza        Non mi dispiace.

marco(inghiottisce e ha una specie di rantolo).

lorenzaBenché questa sia una vecchia maniera... ormai passata...

marco         Ecco, appunto... una maniera vecchia... e passata, che però mi piace. E a lei no?   (Lorenza ha un altro vago sorriso.) E come fossi giovane... un ragazzo... come fosse la prima volta... è, è la prima volta! Incredibile, ma è così... - Te lo voglio dire, Lorenza. (E           ha fatto un enorme sforzo per darle del tu poiché tace, disfatto.)

Lorenza(non può fare a meno di guardarlo stupita per quel­l'arditezza confidenziale, apre gli             occhi).

marco         Non ti dispiace mica la confidenza...?

Lorenza(seria) Non mi dispiace... affatto.

marco         No, perché... io che credevo di averne visto, e an­che fatto di tutti i colori... mi sento        proprio come se non avessi mai conosciuto una vera donna... o saputo cos'è amare. Ho   aper­to gli occhi dopo che ti ho incontrata, Lorenza.

Lorenza    Esagerato, non si dicono nemmeno queste cose.

marco         Ma è la verità. E neanche subito è accaduto, nean­che la prima volta che ci siamo visti, no..; - non c'è stato, voglio dire, il colpo di fulmine - si dice così? È stato... dopo, è         stato a poco a poco... (Scuote la testa come fa lui.)

Lorenza    Cos'è stato allora? Si può sapere?

marco         Mah! è stato... per farti capire... (Poi si ferma scoraggiato.) - Vedi, sono questi i momenti in cui dici: « Oh, se sa­pessi parlare bene... spiegarmi... esprimermi... » - e senti            invece che ti mancano... ti mancano proprio le parole - non una, quella giusta, come dite             anche voi quando scrivete - ve l'ho sentito di­re: « il termine esatto », lo cercate anche voi            alle volte, quello, eh? - ma magari fosse un termine, una parola sola! - ma a me manca             proprio il saper parlare in questo campo... in questa circo­stanza, poi figuriamoci... e sono             fritto, Lorenza!

Lorenza (staccata, ma adesso divertita) Macché fritto! E le altre volte, allora, eh, Marco!?

marco(come se la differenza fosse una enormità)-. Oooh, era troppo diverso! Siamo sempre a            Leopardi... - capisci, sempre lì!

LORENZA    Leopardi è diventata proprio una fissazione, Dio mio, che sarà mai.

marcoUna vera fissazione, da quando ho capito... da quando mi sono... io direi innamorato...

LorenzaDiciamolo.

marco         Ma è poco! Non è giusto... (Movimento di Lorenza) Ma perché l'ho già detto in altri        casi: « Sono innamorato », « Mi piaci tanto », e non doveva essere vero, prima, se adesso        dico la stessa cosa, con le stesse parole - oppure ne dovrei trovare delle altre, diverse... ma   diversissime! (Ha come un sussulto, o un sin­gulto nello sforzo immane di dare a Lorenza      un'idea di quel che prova.) E stato - vedi - se potessi farti capire, Lorenza, sarei proprio

            felice! - è stato come quando la luce comincia a spunta­re, ma è ancora notte, eppure vedi            che l'ombra si rischiara... te n'accorgi sì e no... ci fai caso, sì, ma non tanto... e poi la luce            cresce, cresce un po' alla volta, ma irresistibilmente, inonda tut­to... non c'è più scampo...          dici: « Ma come? e dov'era prima tut­ta questa luce che c'è? Di dov'è venuta? ». (Ansima, è   costretto a prender fiato.) È stato così, Lorenza, con te. E ho capito che ero ormai rovinato.

Lorenza    Ah, rovinato!

marco         Insomma, condannato...

lorenza    Peggio.

marco         Vedi che non so proprio... Devo ripetere «inna­morato ».

lorenza (seria)  Non c'è altro di meglio. E per tutti, sai. Non c'è di meglio.

marcoEd è la cosa più difficile della vita da... da toccare, da raggiungere... Ti arriva addosso    all'improvviso, senza che tu te n'accorga, senza che tu l'abbia voluto... proprio come un re­

            gaio o... e una rovina... (Sfinito) È così, Lorenza mia... te lo dico io... E non devi sorridere e        vedermi così... oppure, sì, ridi pu­re... se vuoi, deve essere proprio uno spettacolo vedere un           uomo come me... com'ero io... ridotto... ridotto innamorato. E com'è difficile, sapessi!           Aaah! (Ha come un grido.)

LORENZA    Che cos'è tanto difficile?

marco         Non farmi parlare, che non so fare... Credo anzi che non si possa... nessuno.         Nessuno! Sfido! E quelli che parla­no, beh, sai che ti dico: forse non sono... o non sono           abbastanza innamorati, innamorati come sono io!

lorenzaSì, Marco: l'amore è difficile.

marco(esultante) Ecco, ecco, vedi... anche tu... ah, ah! L'amore mio, l'amore è difficile! Il più            difficile di tutto! Il re­sto... macché! Pensavo, da giovane: i soldi, fare i soldi, i dena­ri... e       poi la fortuna, una posizione, la rendita, la rendita... puah! Leopardi! Facile! È stato facile!             Troppo facile! Ma l'amo­re... aaaah! (Si rimette a sedere, e Lorenza lo guarda con tenerezza    compassionevole.) Dei giorni... ti giuro, Lorenza... dei giorni mi pareva di morire... E il           momento in cui avrei potuto parlarti di questo mio... mi pareva che non dovesse mai             arrivare, mai mai mai... ed ero disperato... almeno dirlo! Che almeno lo sappia! E se         decidevo... domani, sì, domani le parlo... mi prendeva subito una paura... a me! a me, che         ne ho affrontati dei pezzi grossi, sai, negli affari... dei duri, e li ho messi sotto, sempre...          Ma lo sgomento che avevo di te... e anche di me, non ve lo potete im­maginare... nessuno...         e anche adesso...

Lorenza(sottovoce, ma sempre staccata)  Io lo sapevo, Mar­co, lo capivo...

marco(con uno certo astio): Ma non dicevi niente, eh?

LorenzaNon dovevo dir niente, io.

marcoE perché? (Una pausa) Già... Tu no. Se non dicevo niente io, perché dovevi dir tu?      E regolare. Tutti zitti.

lorenza    Oggi comunque l'ho voluto io.

Lorenza Sì. Oggi mi hai costretto. Lo riconosco. E ti rin­grazio. (Sospira e si riprende la testa            ira le mani.)

Lorenza    Sarà un po' finita la pena, lo strazio, adesso!?

marco         Sì sì... cioè, no... Finito non sarebbe... perché ci sarebbe da dire chissà ancora       quanto... uuuh, ma avrò tempo, spero... Spero, eh? Tutto in una volta non si può... (Si alza      e sembra che consideri chiuso questo primo capitolo della, sua dichia­razione d'amore, ma          si riprende.) Una cosa sola ancora... se per­metti... (Guarda Lorenza e si ferma.)

Lorenza    Sentiamo.

marco         Naturalmente... - ma si capisce, no?

Lorenza    Naturalmente, che cosa?

marco         Naturalmente sono deciso a stare con te, a vivere con te, insieme... fare insieme una nuova vita... Io ho già fatto... Cioè, ho lasciato l'appartamento... l'ho dato ad Ada...          Adesso vivo in albergo... Non ho voglia nemmeno di cercare un'altra ca­sa... ma lo farò          subito, quando tu vorrai... (Lorenza aggrotta la fronte.) Preferisci senza fretta...? Come ti          pare... Ma è naturale che ai sentimenti corrisponda anche la volontà di... anche la vita             pratica... di... di... insomma, costruire insieme anche... eh? Non è naturale, Lorenza? Avevi         capito anche questo? L'avevi pre­visto?

LorenzaNon si deve precipitare. (Una reticenza) Sono que­sti i discorsi più penosi...

marco         Brava! Ma bravissima! Piantiamola allora! Anche per me... penosi! Quasi... già mi            pento di averteli fatti...

Lorenza    No, che c'entra... E meglio dire tutto, dal mo­mento che si parla, ma...

marco         Avrei dovuto dirlo un'altra volta, capisco benissi­mo! Domani, dico... Sento che già         non è più come prima, è un altro discorso. Prima, un minuto, un istante fa mi pareva di        bruciare, ma ero felice... Dio, come mi batte il cuore! Adesso è già... eh?

Lorenza    Per me invece è come prima. (Suonano.)

marco         Ma chi è? Non rispondere Lorenza... Non vorrai rispondere adesso? Dopo. Dopo...         Lasciami prima finire... (Sot­tovoce, vicinissimo quasi a sfiorarle la guancia con le labbra)   e poi...

Lorenza    Ma che sciocchezze... Avremo tutto il tempo, dopo...

marco (prendendola per un braccio)  E se non avessimo più il tempo...?

Lorenza    Come sei sciocco, Marco... (Si scioglie e va alla porta ad aprire.)

marco(si ritrae verso la finestra).

voce Lorenza offOh, è Luca! (Subito eccitata) Entra, en­tra pure, Luca...

luca(si affaccia alla stanza e guarda dalla parte della libreria; non vede Marco che è addossato alla finestra): Volevo finalmente prendermi quei libri... almeno quelli che t'ho     detto... Adesso ne avrei proprio bisogno...

Lorenza(costruita)-. Il signore è servito: te li ho già trova­ti io.

luca Che brava! Per certe cose sei impagabile...

Lorenza    Sono 1ì, guarda... (E avvicinandosi alla scansia gli indica quattro o cinque libri    ammucchiati su uno sgabello accanto allo scaffale.)

luca(va a verificare con una specie di avidità se i libri sono proprio quelli: li prende, li            controlla, li maneggia, li osserva di co­stola quasi con voluttà, soddisfatto anche           fisicamente): Sì... sì... an­che questo, bene... ma dov'era questo? Dove l'hai trovato? (Le rivolge un luminoso sorriso.) Se non ci fossi stata tu... mi sarai sempre preziosa, spero... (E    fa per accostarsi a Lorenza con un ge­sto confidenziale.)

Lorenza(a sorpresa, ritraendosi un po'): Non hai ancora vi­sto che c'è Marco!

luca(che s'era tolto gli occhiali per leggere meglio i titoli, se li rimette bruscamente e guarda,             un po' da miope, nella direzione indicata da Lorenza: vede Marco. È sorpreso, soprattutto contrad­detto)  Oh, Marco. T'eri nascosto?

marco (mortificato)No... ero qui... (E tocca il davanzale della finestra.)

luca Ormai sei di casa.

marco         Beh, spero...

Lorenza    No, Luca, ancora no.

luca Su, andiamo! - (Li osserva per un momento.) L'impor­tante è che siate       contenti.          (Marco e Lorenza sono evidentemente imbarazzati; a Lorenza) Siete contenti? (A Marco)     Anche « la in­contentabile » è contenta?

Lorenza    Luca, se i libri vanno bene, prendili e...

luca(a suo agio, ma un po' dispettoso): Ma certo, tesoro... me ne vado subito... (Va a

            riprendere i libri che aveva posato, se li stringe sotto l'ascella, si avvia.) Non capisco,      Lorenza, perché tu voglia complicare anche quello che... - capisco Marco... ma tu no! Moh!

Lorenza (sempre più seccata): Non sei tenuto a capire, non è proprio necessario...

luca (avviandosi) Volevo anche dirti... a te, e a Marco... che anche noi siamo contenti, e         speriamo davvero...

Lorenza (guardando Marco)  Noi? (A Luca) Noi chi?

lucaIo e Ada. Non te ne ha parlato Marco?

Lorenza    No. Del resto non servirebbe. Mi fa piacere, co­munque.

luca(ormai apertamente beffardo): Beh, ma fattelo dire, se servisse... non si sa mai, in queste             cose... E ciao! (Volgendosi a Marco) Ciao anche a te, Marco... (Fa un passo incontro.)    Però un po' di schiettezza, di sincerità, santiddio! Lei, lasciamo perde­re... ma te, Marco,     non ti capisco! « Siamo tutt'e due sulla stessa barca », ci siamo detti, tante volte... E allora!   (Piano, con com­plicità) Dev'essere stata lei, che non voleva, eh?

Lorenza(quasi senza tono, ma fuori di sé)  Su, esci, Luca... Non ho nessuna voglia d'attaccare          briga con te...

luca (a Marco uscendo) Bada, però, che se ti fai metter sot­to fin dal primo momento, da' retta           a me, Marco, che conosco i miei polli, sei spacciato...

LORENZAEsci o no?

voce luca off   Sono già fuori. (Si sente sbattere la porta. Un lungo, pesante silenzio        carico di elettricità.)

Lorenza(non riuscendo a vincere una specie di disperazione impotente)  Allora non sei tu, è lei, è Ada, che ti ha lasciato per andare con Luca? Per questo siete sulla stessa barca,, eh?

marco  (tace, a testa bassa, sempre alla finestra).

Lorenza Che cosa ridicola, Dio mio! Grottesca! Questo gioco incrociato... e sulla stessa barca!         Ah, mi esaspera!

marco (lento, grave, improvvisamente abbattuto): Non vai nemmeno la pena di parlarne. Ti ho          detto che le ho lasciato l'ap­partamento, la casa in... regalo.

Lorenza    In memoria, oh, oh!

marco         C'è rimasta Ada.

Lorenza    Con Luca.

marco         Questo non lo so. Ma non credo. Conosco abba­stanza Ada per... Non fosse altro             che per superstizione... scara­manzia... non porterebbe mai, lì, Luca.

LORENZA    Comunque! (E cade un silenzio.) Comunque... cre­do che tu sia stato troppo         precipitoso nel lasciare la casa. Avreb­be potuto servirti ancora.

marcolento, grave): Basta con questi discorsi. Non aggiun­giamo una parola di più, rischiamo            di rovinar tutto. Rimandiamo a domani... a un altro giorno, vuoi Lorenza? (Ma lei non         rispon­de, guarda, pensa un'altra cosa.) Era tutto troppo bello... E arriva­to Luca e... Che       t'ho detto? Non aprire. Non aprire! Me lo sen­tivo. - Però... basta rimandare... a quando   siamo tornati tran­quilli, sereni... Eh, Lorenza?

Lorenza  (anche lei quasi sottotono)  No. Io vorrei invece continuare e concludere il discorso           che s'è cominciato. (Marco ha un gesto  di rassegnazione e lascia la finestra.) Siamo stati           interrotti spiacevolmente, è vero, ma, ti assicuro, che quel che dovevo dir­ti in, un momento     fa, non era diverso, nella sostanza, da quel che ti dirò adesso; perché è qualcosa che non         può tener conto né dell'inatteso arrivo di Luca, né del tuo abbandono della casa, né del        fatto - che non sapevo - che Luca ed Ada, adesso, stiano insieme... - e nemmeno della             convinzione, che Luca s'è formato,che noi due siamo ormai legati,e forse lo siamo già da            tempo, Luca non crederà mai diversamente, ed è inutile spiegargli, con- ii m i lo, inutile           fare giuramenti. Dunque! (Una pausa) Io sono pronta  ad ammettere che l'arrivo di Luca   ha mutato il mio umore mi ha, come dire, seccata, irritata e anche un po' mortificata. Ho          avuto l'impressione di essere stata colta in fallo, e proprio da lui. Figuriamoci! Ma Ti assicuro, Marco, che mi sto già rimettendo nella buona, nella ottima disposizione di prima,         e che quel che ti dirò è esattamente quello che volevo dirti. Mi credi?

marco(non le risponde; muove solo la testa scuotendola non si capisce bene se per assenso o             diniego).

LORENZA(quasi per rassicurarlo) Prima, credo, questo sì, lo immetto, prima, te l'avrei           esposto per gradi e forse più... mitemente; adesso rischio di essere, involontariamente, più      brusca anche se mi sforzerò di non esserlo... Perché adesso - qui lo sento - mi bolle       dentro una fretta... una specie di impazienza che non intende lasciar più niente in sospeso...            e allora, ecco...

marco(supplichevole, a voce sempre sommessa) Rimandiamo Lorenza... Non è questo il        momento di discorrere... non è più… E’ passato! Ed è inutile che tu dica di no, che è lo           stesso... ècambiato tutto, invece!

Lorenza (lo fissa da un istante con una espressione chiusa, implacabile, ma con qualche cosa           di fiammeggiante nello sguardo).

marco(ne ha una autentica soggezione tant'è vero che s'interrompe e muta completamente     d'atteggiamento)  Ma se vuoi parlare, parliamo. Non sono certamente io che potrò           impedirtelo. Va', allora va'.

Lorenza (piano, sofferto, quasi per rassicurarlo) Avevo aspet­tato tanto, prima di dirtelo, in             questi mesi, nella speranza – hodetto« nella speranza » - di poterti dire: « Ho capito, Marco, e va bene » - E non c'era bisogno d'altro allora, no? Non te l'ho detto. E non te lo       posso dire nemmeno adesso: «Va bene». Non posso. Io non posso vivere con te. Io non    posso ricostruire, come si dice, la mia vita con te. Noi non potremo far vita insieme. Ecco    il punto. (Si sente un ansare, di Marco, di lei.) Tu seiun uomo straordinario... hai tutto     quello che... Ma sono io che non mi sento attratta... io che non mi ritrovo, dentro, minima­           mente il coraggio per...

marco (sordo): Sei ancora innamorata di Luca, dillo...

Lorenza Lo direi. Te l'avrei già detto... da tempo, se fosse questo.

marco(dibattendosi): E allora... e allora... e allora?

Lorenza    Forse sono ancora in contesa con Luca - te ne sa­rai accorto anche prima... - ma non        innamorata. Se lo fossi sta­ta, se lo fossi... Quando arrivò si è quasi messo in ginocchio, a        

                        supplicare... e poi sapessi quante altre volte ancora mi ha chiesto di restare con me. Non ho             voluto. E non è stato per ritorsione e per vendicarmi... L'amore, se c'è, tu lo sai bene,       Marco - pri­ma, hai detto cose che mi hanno sconvolta, m'hanno commossa, e dici di non       saper parlare! - se l'amore c'è travolge ogni piano di vendetta, ogni piano punitivo, e      s'abbandona... oh!

marco (credendo che quello sia un momento a lui propizio, interviene appassionatamente)     Appunto... appunto... è proprio così... Tutto, deve travolgere...! Non ti basta, Lorenza, un     uomo tutto per te... Tutto quello che vuoi... dico tutto! Tu chiedi, e io ti offro... Sono           sicuro! Posso prometterlo perché sono certo di poterlo mantenere! Tu chiedi, e vedrai.         Anche la luna! (E d'improvviso, come folgorato) E perché non mi ami, eh? Non mi puoi           vedere. Non mi puoi sopportare. Davanti a te. Accanto a te. Attaccato a te. E questo? È             questo. - (Un silenzio breve, ma che pare eterno tanto è intenso e prorompente) Ma perché         allora non me l'hai detto prima, subito? Perché mi hai lasciato crescere dentro... questo...           questo... questo vulcano che m'ha bruciato... rovinato... - sono distrutto, lo sai? Distrutto! E   tu hai colpa! Sì, tu... perché non ti sei comportata come dovevi! Dovevi fermar­mi... subito,   subito!

Lorenza  (balbetta)   E stato per... per gentilezza... per pietà...

marco         Non dovevi avere nessuna pietà! Dovevi stronca­re... dovevi mettere qualsiasi cosa          sul fuoco perché soffocasse... E adesso... adesso come faccio? Cosa faccio? Io adesso        potrei... io posso anche... sai? Posso! E sarei anche giustificato davanti alla mia    coscienza... e a tutti... io posso ammazzarti... disgrazia­ta... perfida... sì, perfida... perché tu        hai giocato con me...

Lorenza    Noo!

marco         Sìii! Giocato! Giocato! Giocato... io posso... Io ti ammazzo... come tu hai             ammazzato me... t'ammazzo! (Le haquasi messo le mani addosso, forse è giunto a    toccarle il collo; ma improvvisamente a quel contatto s'arresta e scoppia in un pianto di­   rotto. Pianto, solo pianto, a singulti, a raffiche, a scoppi.)

Lorenza(sconvolta, rauca, distrutta anche lei): Se tu mi aves­si già strozzata... era meglio. Io non sto meglio di te, adesso.

marco (tra i singhiozzi)      Ma perché? Perché?

Lorenza    I perché sono così misteriosi quando sono profon­di. Appartengono a come siamo            fatti, a come siamo nati, e con­tro questo non c'è né scampo né rimedio.

marco(asciugandosi gli occhi col dorso delle mani): Ti chiedo perdono, Lorenza...      perdonami...

Lorenza    Dovremmo perdonarci l'un l'altro, ma io non ho proprio niente da perdonarti.

marco                     Io vorrei dirti ancora almeno... una cosa, se posso... Almeno questo, se vuoi        ascoltarmi, Lorenza...

lorenza    Tutto... tutto quel che vuoi dire; il tempo non de­ve passar più, e devi andare fino in         fondo, toglierti tutto dal cuore.

marco         Ecco... il tempo. (Una pausa. Lo guarda. Poi riabbas­sa gli occhi. Parla a occhi bassi.) Dimmi se col tempo, Lorenza... tu credi che... Io m'accontento di sperare... col   tempo, eh? Do­mani non potrebbe...? (Silenzio)

Lorenza(chiude anche lei gli occhi e pronuncia la sentenza) Ti farei tanto male, Marco, se ti             facessi sperare nel tempo. Non accadrà nemmeno domani perché siamo fatti così, e non cambieremo, in quel che siamo. Tutto muta, ma non la radice secondo la quale siamo fatti in un certo modo. E il segno immutabile e talvolta assurdo del nostro destino. Per questo,          solo per questo, ti devo dire: « No, non sperare nel tempo ». (Ha fatto uno sforzo immane,           non osa guardarlo, china la testa, e si mette a singultare e a singhiozzare in silenzio; è     solo scossa.)

marco(la guarda, poi si china su di lei quasi volesse baciarla sulla testa, ma non la tocca.      Mormora con voce strozzata): Credo proprio che ci sia la condanna tra l'uomo e la donna,      come dice­vano... come dicevano... (Si allontana e se ne va lasciando Lorenza a capo         chino.)

                        Le luci si abbassano nella stanza, rimane una luce solamente su di lei, isolandola. Fosco             da destra, quasi in ribalta. Durante la sua "battuta" la luce su Lorenza si estinguerà, a         poco a poco, e le ultime parole di Fosco verranno pronunciate in un ambiente quasi           interamente buio.

fosco          Ridursi così, un uomo come quello. Il ritratto dellasicurezza e della fortuna.         Qualunque cosa toccava era sua, era oro! E adesso... Tutto va come vuole andare, a           catafascio, non si occupa più di niente, non gli importa più di niente, è inutile stimolarlo,           non viene nemmeno al giornale, sparisce per settima­ne intere... S'è fatto andare in protesto    anche delle cambiali - dicono - per incuria... - E quest'amore che l'ha rovinato. Che cosa             può fare una donna! Io adesso la detesto quella Lorenza. È lei la causa di tutto... Tutti la            vedevano bene quando cominciò a venire al giornale... poi, va' un po' a sapere! - Ma che      cosa vuole? E perché poi sarà così spietata? Non si capisce... Ci sarà un mistero... In tutte       le storie d'amore, quelle serie, c'è un se­greto, sempre! E su questo, debbo dire, una cosa             sottovoce: quello che mi fa più paura nella vita è proprio l'amore. E mi difendo.             Disperatamente. E finora sono stato fortunato: sono arrivato a non innamorarmi mai.       Finora! Speriamo... (E borbot­tando come è solito far lui, esce.)

                        Una musica. E intanto la luce si rialza lentamente in casa di Lorenza, lasciandola però un          po' in penombra. Lorenza è seduta, come piegata in due; e accanto a lei c'è Ada, arrivata         da poco. Apre la borsa e toglie una lettera-, la porge a Lorenza. Per un lungo istante la       lettera sembra sospesa tra Ada e Lorenza che non s'è mossa.

Lorenza (senza levare il capo)  Leggila tu, Ada: io non ho la forza.

ADA   È tua. Non posso.

Lorenza(prende la lettera e se la posa in grembo. Una pausa) Dov'era?

ADAAccanto a lui, sul comodino. Illuminata dalla lampada. L'aveva lasciata accesa apposta,     perché la vedessero subito. (E fa per scostarsi, per avviarsi.)

Lorenza    Dove vai? Mi lasci sola?

ADA               Torno più tardi.

lorenza    No, rimani, Ada. Devi sentire anche tu. Leggerò forte.

ADA               Non si può leggere... forte. Sto qui, e leggo anch'io (Le si accosta venendole alle spalle.)

Lorenza(prende la lettera, strappa lentamente, con delicatez­za, con cura la busta, poi spiega            i due fogli, inghiottisce, annusa co­me se i fogli emanassero un odore particolare).

voce marco off « Cara Lorenza, apprestandomi a uscire dalla vita che mi ha dato tutto    meno te che sei il bene a cui tene­vo di più, voglio dirti che non ho paura. Mi sembra             semplice, naturale e necessario fare quel che farò tra poco. Mi dispiace solo per te e per i       commenti che ci saranno, ma - devi credermi - non lo faccio contro di te, ma perché non   posso fare altrimenti. Ormai non ho più gusto a niente come Se il pane fosse senza sale e i        giorni senza un filo di luce, mai. Questo è il mio stato, e allora che cosa posso far d'altro?           Non ti racconterò la mia vita, ma solo un particolare che ho scoperto in questi ultimi tempi         in cui non ho fatto che pensare al perché della mia esistenza. Il particolare è questo: mi     sono accorto di aver fatto sempre fin da ragazzo una cosa sola alla volta, e a quella cosa io     dedicavo tutto me stesso, e così sono sempre riuscito. Poi ti ho incontrato, e tutta la mia        vita è stata assorbita da te, e ho capito che tu eri la cosa più importante che io avessi mai      incontrato sul mio cammi­no. Ma stavolta non sono riuscito. E non si può vivere allora per           qualcosa che non c'è. Perché tu, è vero, ci sei, vivente, ma quel che manca è il tuo          sentimento per me, ed è per questo sentimen­to che non c'è che io intendo scomparire e             cancellarmi. La mia vita non ha più senso e scopo all'infuori di te. Non hai colpa tu, ma            nemmeno io ho colpa. Ci dev'essere però qualcuno che ha colpa e che mi spinge a mettere         fine a tutta quella straordinaria bellezza e gioia e felicità di amore che era in me. Ci deve             essere da qualche parte una grande ingiustizia, ma non so dove sia e non so allora con chi           pigliarmela. Sono rimasto molto colpito, cara Lorenza, dal tuo articolo sul giornale di due       settimane fa, quando parlando di certi amori implacabili riporti le parole che Dio avrebbe       detto ad una delle sue amanti: "Non è per scherzo che ti ho amato". Io non sono Dio, ma in    questo momento, salu­tandoti, mi sento come se fossi quel dio che parla alla donna del suo             amore, e dico anch'io allora a te: "Non è per scherzo che ti ho amato". Marco. »

ada (piange) ...E un uomo così non l'hai voluto...

LORENZA    Non ho potuto, non è che non volessi. Anzi, vole­vo, volevo! Ma non potevo.

ADA (con grande intensità, quasi con rancore): Dovevi amarlo lo stesso... anche a costo            d'ingannarlo! Non si sarebbe ammazza­to se gli avessi lasciato almeno la speranza. Tutto,           tutto dovevi fare pur di non spingerlo a morire!

LorenzaNon credi, Ada, che la morte valga quanto l'amo­re? E l'amore alle volte debba essere          implacabile quanto la mor­te? Invece si piange come facciamo adesso per uno che è morto,     e non si piange di pietà per una che non ha voluto, non ha potu­to... ingannare l'amore... -          come me, come me! (Entrano Luca e Fosco.)

ada               L'avete visto?

fosco  (annuisce).

ada               Com'era?

luca Come se dormisse. Lo vedrai. Lui l'ha fotografato.

fosco          Solo per ricordo nostro, perché non saprei dove pubblicarla una fotografia così...             Detto tra noi, non era un uomo abbastanza importante per i giornali illustrati... Non si     sarebbe ammazzato se fosse stato...

ada(insorgendo) Che ne sai tu, che ne sappiamo dell'impor­tanza della gente? I ricchi, i capi e quelli di cui si parla sempre, sarebbero quelle allora le persone importanti? Ma va'! Io   credo che Marco fosse proprio un uomo importante, molto importante, come uomo. Quando uno si ammazza per amore, in questo mon­do qui in cui viviamo, come si fa a dire         che non era importante? Da fargli un monumento, per me!

Lorenza(si scioglie e piange): Sono stata io... la colpa è mia... è mia...

ada   Non è colpa nemmeno tua. E una tragedia, e non c'era rimedio. Doveva essere così. Ecco          cos'è. Non si può nemmeno disperarsi. Si rimane di sasso. Io, almeno. (Una breve pausa)         Cre­di che io non abbia rimorso? Sì, io. Io che gli sono stata accanto prima di te, e non l'ho        conosciuto com'era veramente? Anch'io allora dovrei dire che ho colpa! (Scuote la testa.)          Però penso che un giorno lo ritroveremo, e potremo chiedergli perdono, ma for­se non ce ne    sarà nemmeno bisogno... (Luca e Fosco si scambiano uno sguardo d'intesa, irridente.) Voi         due non ci credete, eh? Siete troppo intelligenti per crederlo! Nessuno ci crede, nemmeno      te, Lorenza, lo vedo, ma io vi dico che sarà proprio così.

Lorenza(abbraccia Ada): Ada... Ada, se fosse vero!

adaOh, per essere vero è vero. E anche tu, Lorenza, sarai consolata, anche se non l'hai... potuto           amare.

VELARIO

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