Non è vero… ma ci credo!

Stampa questo copione

Non è vero ma ci credo

Non è vero... ma ci credo!

Commedia in tre atti
di
Peppino de Filippo


Commedia brillante


Personaggi ed interpreti

Personaggi

1

2

3

4

5

6

7

8

9

10

11

12

13

14

15

16

17

18

19

20

Gervasio Savastano
il commendatore

X

Alberto Sammaria
aspirante ragioniere

Avvocato Donati
legale del commendatore

X

ragionier Spirito

X

ragionier Belisario Malvurio

Musciello
portiere dello stabilimento

Teresa Savastano
moglie del commendatore

Rosina
figlia del commendatore

Mazzarella

segretaria del commendatore

X

X

Tina

cameriera di casa Savastano

Prima invitata

Seconda invitata

Terzo inviatato


Scenografia:        La storia si svolge a Napoli negli anni ’20. Due scene. Nel primo atto, l’interno di una ufficio dirigenziale. Una grande scrivania, una seconda scrivania per la dattilografa segretaria, poltrone e sedie. Due accessi. Sullo sfondo una ampia finestra con la possibilità di intuire gli esterni (luce solare, pioggia).      
Nel secondo e terzo atto, l’interno del salotto di casa Savastano. Un divano, poltrone, tavolino per telefono. Nel terzo atto, si spostano gli arredi per lasciare posto alla festa di nozze.

La commedia in breve:            Il commendatore Gervasio Savastano è tormentato dalla superstizione; i suoi affari non vanno bene e lui ritiene che la colpa sia di un suo impiegato, Belisario Malvurio, cui attribuisce un influsso malefico. Anche in famiglia ci sono problemi: sua figlia Rosina si è innamorata di un giovane impiegato, che il commendatore ritiene non all'altezza della ragazza. All'improvviso, però, la fortuna sembra ricordarsi del commendator Savastano; in azienda arriva un giovane, Alberto Sammaria, gobbo. Coincidenza vuole che con il suo arrivo gli affari cominciano di colpo ad andar bene. Anche la figlia del commendatore sembra aver ritrovato la serenità, il giovane di cui era perdutamente innamorata è diventato un lontano ricordo. Tutto sembra filare liscio, ma il diavolo ci mette lo zampino: Alberto Sammaria confessa al commendatore di essersi innamorato di Rosina, e per questo motivo è costretto a dare le dimissioni. Il commendatore è disperato, ma troverà una soluzione: convincerà sua figlia a sposare Sammaria. Dopo un iniziale resistenza, la ragazza si convince; ma un incubo sconvolge i sogni del commendatore: che i suoi nipotini ereditino il difetto fisico di Sammaria. Il matrimonio si celebra, ma il commendatore non riesce ad allontanare i suoi timori e comunica ai ragazzi la sua intenzione di invalidare le nozze; ma a questo punto scoprirà di essere stato raggirato: Sammaria non è altri che il giovane di cui Rosina era sempre stata innamorata e la gobba era solo un artificio per consentirgli di entrare nelle grazie del futuro suocero. Il commendatore cede all'amore dei due giovani, anche perché, pure se non è gobbo, Sammaria porta bene!

Materiali di scena:

Sommario

Scena 1. 6

Scena 2. 7

Scena 3. 9

Scena 4. 12

Scena 5. 13

Scena 6. 18

Scena 7. 20

Scena 8. 25

Scena 9. 30

Scena 10. 33

Scena 11. 35

Scena 12. 39

Scena 13. 41

Scena 14. 44

Scena 15. 48

Scena 16     Il sogno.. 52

Scena 17. 54

Scena 18. 56

Scena 19. 58

Scena 20. 61

Atto Primo

ÄSiamo nell’ufficio del Commendatore.

Scena 1Donati-Mazzarella

ÄGli squilli frequenti dei telefoni fanno da sottofondo alla scena. Sono in scena: l’avvocato Donati che detta una lettera a Mazzarella, che batte a macchina.

Donati:                ... non appena avremo ricevuto riscontro alla presente, sarà nostro pensiero inviarvi subito i 500 quintali di pesche reali e susine del Montenero. (sbrigativo) Distintamente vi salutiamo, ditta Savastano ecc. ecce.

Mazzarella:          Firmate voi o il Commendatore?

Donati:                E che è una novità? Firmo io. (esegue) La corrispondenza è arrivata?

Mazzarella:          Sissignore, è sul tavolo... (rispondendo al citofono) Pronto? Si... si... (a Donati) E’ arrivato un tale che è mandato dall’agenzia “Veloce”. Deve salire?

Donati:                No, no. Ditegli di ritornare nel pomeriggio.

Mazzarella:          (al citofono) Il Commendatore non c’è, che torni nel pomeriggio.
(a Donati) Signor Donati, sarà venuto per occupare il posto del ragionier Malvurio?

Donati:                (Seccato) Ma chi ve l’ha detto?! (ironico) Siete sempre informata di tutto voi!

Mazzarella:          Si vocifera... io non ci ho creduto, ma date le idee del Commendatore, idee che io non condivido, perché io a certe cose non ci credo.

Donati:                Mazzarella, neanch’io, ma è meglio non immischiarsi, altrimenti rischiamo un licenziamento su due piedi! Vi ricordate il povero De Biase?

Mazzarella:          Come no! Poverello! Licenziato in tronco per “influssi nefasti sugli affari” del commendatore! Io non capisco come un’azienda possa andare avanti con le idee che circolano nel cervello del proprietario...!

Donati:                Voi pensate solo a fare quello che vi si ordina, e basta!

Äsuona il citofono

Mazzarella:          Pronto, sì... sì... (a Donati) Avvocato, siete desiderato al quinto ufficio.

Donati:                Vado, vado. Se viene il Commendatore ditegli che torno subito.

ÄDonati esce a sinistra

Scena 2 

ÄEntrano da destra il Commendatore e Spirito

Commendatore:   (entrando) E’ come vi dico Spirito, è come vi dico io.

Mazzarella:          Commendatore buongiorno.

Commendatore:   Buongiorno Mazzarella. (a Spirito) Ci vuole una fede per credere nelle pratiche della superstizione.

Spirito:                 E io ce l’ho, ce l’ho quanto è vero Iddio! Prima no, ma poi mi sono convinto di questa necessità per vivere tranquillo!

Commendatore:   E per vivere tranquilli, bisogna fare attenzione ad un’infinità di cose!

Spirito:                 Sì, sì... eh...

Commendatore:   ...e provvedere in caso di avversità nel modo regolamentare.

Spirito:                 Ma perché, esiste un regolamento?

Commendatore:   Si capisce!

Spirito:                 Si!?

Commendatore:   Eh! Per esempio, incontrando per la strada una donna gobba, come vi regolate per scongiurare quest’avversità?

Spirito:                 La donna gobba...dunque, allora: se si ha a portata di mano un palo della luce elettrica, lo si abbraccia stretto stretto!

Commendatore:   E poi?

Spirito:                 (confuso) E poi...

Commendatore:   No, no, voi state inguaiato ragazzo mio! Voi dovete aggiornarvi, voi correte serio pericolo, sapete?! Si abbraccia il palo della luce elettrica, d’accordo, ma poi che si fa?

Spirito:                 ...non mi ricordo...

Commendatore:   Si sputa!!

Spirito:                 (imprecando tra sé) Uh, si sputa, mannaggia a miseria!

Commendatore:   Si sputa contemporaneamente tre volte sulla propria spalla sinistra, se no lo scongiuro è come non averlo fatto!

Spirito:                 Eh già! E questa fu la ragione per la quale dovetti recarmi in questura l’altro giorno, e che mi fece arrivare tardi in ufficio! Mi capitò un fatto simile, e per la fretta di fare gli scongiuri regolamentari, non mi accorsi che dietro di me c’era un signore... puh! (verso commendatore che si schifa) E gli sputai in faccia! Per fortuna che cedettero alla mia buona fede!

Commendatore:   (schifato) Ma che fate?!

Spirito:                 Scusate tanto commendatore!

Commendatore:   (pulendosi col fazzoletto) Perché voi siete un confusionario, caro mio! Si guarda prima chi  ci sta dietro: se ti conviene sputi, se no passi oltre! Beh, adesso non ci perdiamo in chiacchiere e lavoriamo, piuttosto. Chiamatemi l’avvocato Donati.

Spirito:                 Subito Commendatore... ah, eccolo che viene. (Congedandosi) Permettetemi un momento Commendatore... (a Donati che entra) Avvocato...

ÄSpirito esce da sinistra e contemporaneamente entra Donati sempre da sinistra.

Scena 3 

Donati:                Buongiorno Commendatore.

Commendatore:   (irritato) Buongiorno avvocato, buongiorno. Io vi avevo pregato che quel maledetto gatto nero, quello con l’orecchio piegato, la coda mozza, tutto nero... che da tre giorni va girando per le scale del mio palazzo, doveva essere preso, messo in un sacco e portato lontano, invece mezz’ora fa, quando sono andato al Consiglio d’Amministrazione, il gatto puntualmente stava in mezzo alle scale e ...per miracolo non mi ha attraversato la strada! E quale è stato il risultato di questo felice incontro? Che dell’affare Baccelli, non se ne fa più niente! Quello non vende il suolo se non alle condizioni ultime: 1000 Lire al metro quadrato. Ecco che bell’affare a tenere quel demonio sotto al palazzo!

Donati:                (discolpandosi) Ma per il felino, io diedi immediatamente ordini affinché fosse preso! Ne incaricai Musciello, in portineria.

Commendatore:   Ah! E qua facciamo a scaricabarile! Io incarico voi, voi incaricate a Musciello, Musciello chissà a chi altro incarica per i fatti suoi, e il felino fa i fatti suoi in mezzo alle scale e rovina i miei affari! E cresce cresce... quello diventerà una tigre! E disturba i miei affari. Va bene?!

Donati:                Ma se mi metto io a correre dietro al gatto, gli affari in ufficio chi li fa?

Commendatore:   Avvocato, convincetevi che se noi non acchiappiamo il gatto nero, affari qua, non se ne fanno più!

Donati:                Comunque, Commendatore, per l’affare Baccelli, mi permetto farvi rilevare che anche a mille lire sarebbe conveniente.

Commendatore:   Ma per carità! Un terreno secco arido stepposo! Ma facciamo due conti. 10 ettari di terra a 1000 lire al metro quadrato, quanto fa?

Donati:                100 milioni.

Commendatore:   Oh bene. 100 milioni! ... A 800 lire quanto fa?

Donati:                80 milioni.

Commendatore:   Bene. Una differenza in meno di ben 20 milioni... Dico ben 20 milioni. Ecco. E vi sembra giusto che un gatto io lo debba pagare 20 milioni? Ma io mi compro un purosangue... Baccelli l’altro ieri era d’accordo per le 800 lire... ma stamattina non ne ha voluto sapere! Come mai?

Donati:                Ma se voi oggi non accettate a 1000 lire, domani ve ne chiederanno di più. ...E questo è anche il parere del ragionier Malvurio.

ÄIl commendatore ha subito un moto di spavento il nome di Malvurio, e inizia a fare gli scongiuri con le dita, si stropiccia i piedi e muove il collo nervosamente

Commendatore:   No, Malvurio!... O Mamma mia bella!! (scongiuri) Ah!!

Donati:                Ma sicuro! E’ stato proprio lui ad iniziare le prime trattative.

Commendatore:   Ah, lui è stato?

Donati:                Sì...

Commendatore:   Allora l’affare può considerarsi perduto! Sentite, avete comunicato le mie decisioni a... questo signore?

Donati:                Faccio osservare che Malvurio lavora in quest’ufficio da ben quattro anni...

Commendatore:   Niente! Non lo voglio più vedere! Se ne deve andare! Io lo liquido e lo licenzio. Questa è la mia opinione. E’ stata fatta l’inserzione sul giornale?

Donati:                (cercando il quotidiano) Ah, certo, come no! Dove sta...dove sta...? Ah eccolo qua! (legge) “Cercasi ragioniere pratico amministrazione e contabilità. Referenze Agenzia S.I.A.”.

Commendatore:   Si è presentato nessuno?

Donati:                Finora tre, però gli ho detto di tornare nel pomeriggio...

Commendatore:   (seccato) E perché?

Donati:                Beh..., speravo che voi , nei riguardi di Malvurio...

Commendatore:   Non ho cambiato idea! Se ne deve andare! Anzi, telefonategli. Dove sta?

Donati:                Allo stabilimento.

Commendatore:   Ditegli di venire subito da me.

Donati:                Va bene.

ÄDonati fa per uscire

Commendatore:   E speriamo che non cominci a piovere...

Mazzarella:          Come?

Commendatore:   Avete notato che ogni volta che Malvurio viene qua, comincia a piovere?

Mazzarella:          Veramente no.

Commendatore:   Mazzarella, voi l’avete notato?

Mazzarella:          A piovere ? No, commendatore non l’ho notato.

Commendatore:   E io invece l’ho notato. Speriamo che non viene a piovere!

ÄDonati ritorna

Donati:                A proposito commendatore, ha telefonato Peluso, dice che vi aspetta a mezzogiorno all’Albergo Reale; ci saranno anche gli altri ad attendervi... ehm... scusate commendatore, ma... è per quella fornitura in Sicilia? Se non sbaglio prendeste appuntamento per domani, posso confermare?

Commendatore:   No, no! Ho confermato io per oggi: ieri non pensai che domani... Eh, oggi è giovedì...

Donati:                (ridacchiando) Ah, capisco...

Commendatore:   (irritato) E che avete capito?

Donati:                Che oggi è giovedì...

Commendatore:   Eh! E dopodomani è sabato! Poi viene la domenica, poi lunedì, martedì, mercoledì, giovedì... sabato e domenica! ... Questa è la mia settimana ... E’ chiaro? Quindi si fa oggi! Capito?

Donati:                Chiarissimo. Con permesso.

Commendatore:   Donati, fate approntare la macchina nuova, quella arrivata da Torino! E’ in ordine?

Donati:                E’ in perfetto ordine... è nuova!

ÄDonati esce da sinistra.

ÄMazzarella si mette alla macchina da scrivere

Scena 4 

Commendatore:   (distratto) Mazzarella. (Deciso) Mazzarella. (imperioso) Mazzarella (gridando) Mazzarella, (lei finalmente si accorge) la corrispondenza è arrivata?

Mazzarella:          E’ sul tavolo commendatore.

Commendatore:   E ditelo, sant’Iddio!

Mazzarella:          Ma... è sempre lì...

Commendatore:   Non è una buona ragione. Si avverte: “Commendatore la corrispondenza è sul tavolo”. (passa in rassegna la posta) Questa non è mia... questa va al reparto ragioneria... questa neanche è mia, è dell’avvocato Colamonici,... questa neanche mi riguarda... (prende e sventola il biglietto funebre, ma non  se ne accorge perché sta parlando) ma state attenta sant’Iddio, un poco di attenzione... Ah (urla) mamma santa! Mamma santa! (lascia cadere un biglietto listato a lutto e fa una serie di scongiuri. Estrae un corno e si strofina tutto) Io mi domando che necessità ci sia di partecipare il proprio dolore a chi se ne sta per i fatti suoi! Ti mandano quei manifesti! Proprio da non farti stare tranquillo!

Mazzarella:          (raccoglie il biglietto e legge) E’ morto il cavalier Scannati!

Commendatore:   Eh, e che me ne importa! E’ morto cavalier Scannati e lo dicono a me?! Che ho una impresa di pompe funebri io!

Mazzarella:          Una prece!

Commendatore:   Recitategliela voi la prece! (a Mazzarella che ancora fissa il biglietto) Mazzarè, ma che lo volete mettere in cornice? E buttatelo via! Vi ho già detto che quando arrivano questi biglietti di buttarli via!

Mazzarella:          (per giustificarsi) ...e non l’avevo visto.

Commendatore:   Una busta grande così! E quanto deve essere grande una busta perché voi la vediate? Mazzarella che non si ripeta più! (suona il citofono) Rispondete!

Mazzarella:          Pronto? Sì... sì... (attacca) Commendatore, stanno salendo vostra moglie e vostra figlia... (ride)

Commendatore:   ma che ridete Mazzarella?! Sta salendo vostra moglie e vostra figlia... che c’è da ridere? Stanno salendo pulcinella e Arlecchino? ... Andate e che nessuno mi disturbi. Andate, andate... (fa per uscire a destra) ma dove andate? Di là. Di là...! (Esce a sinistra) Cose da pazzi! Muore Scaccati e me lo fanno sapere a me! Ma che me ne importa a me!

ÄMazzarella esce a sinistra.

Commendatore:   (verso l’uscita) E la busta buttatela nella toeletta e fate correre acqua, molta acqua!

Äsiede.

Scena 5 

ÄEntra da destra la figlia.

Rosina:                Buongiorno papà!

Commendatore:   Buongiorno cara, buongiorno!

Rosina:                (baciandolo) Al papà mio bello, questa scatola di sigari che gli piacciono tanto! (la porge come una sorpresa).

Commendatore:   Ah, grazie! Un pensiero veramente gentile! E poi, proprio la marca che io preferisco! ...e mamma?

ÄEntra da destra Teresa

Teresa:                 (entrando) Eccomi qua! Santo cielo! Per arrivare in questo ufficio ci vuole la mano di Nostro Signore: sale, salette, corridoi...!

Commendatore:   Eh! Sale, salette corridoi... ci vuole tanto per arrivarci e ci venite sempre! ...e state sempre qua! Dove siete state? Che avete fatto? Che cercate? Che volete?... quando ve ne andate?

Teresa:                 (risentita) Senti Gervasio, fai proprio passare la voglia di farti una cortesia!

Rosina:                Ha ragione mamma! Noi siamo venute per farti dei regali e tu ci tratti in questo modo?

Commendatore:   Ah, regali! Che regali?

Rosina:                Io i sigari e mamma... mamma date qua! (porge la mano per ricevere il regalo da dare a papà)

Teresa:                 (alzandosi) Faccio io!

Commendatore:   Ma che cos’è? che cos’è?

Teresa:                 Aspetta! ... Aspetta e vedrai!

Commendatore:   Ma che d’è?

Rosina:                Non guardare papà (gli chiude gli occhi). Chiudi gli occhi!

Commendatore:   Oddio! Mo vi rubate qualcosa! (si libera)

Teresa:                 Eh! Ma che vai pensando! (estrae un cuscino dalla borsa) Siccome ti lamentavi sempre della tua poltrona in ufficio, ho pensato che con questo... (gli mette il cuscino dietro la schiena)... Eh? Stai comodo?

ÄLo sistema in un modo un po’ goffo schiacciandolo sulla sedia

Rosina:                Stai comodo?

Teresa:                 Stai comodo?

Commendatore:   No!

Rosina:                Ma come?

Commendatore:   Ma che mi hai messo, Teresa, porta via questa roba!

Teresa:                 Ma come? guarda!

Rosina:                (prende il cuscino e glielo fa vedere) Guarda, guarda sopra che c’è ricamato? ... (scandendo bene) Un ferro di cavallo!

Commendatore:   Uh, quant’è bello!! E io non l’avevo notato! (strofinandoci sopra la mano) Bello! E chi l’ha disegnato?

Rosina:                Io l’ho disegnato e mamma l’ha ricamato!

Teresa:                 Eh, così non potrai temere le contrarietà. (risistema il cuscino sullo schienale) Stai comodo?

Rosina:                Stai comodo?

Commendatore:   Comodo, comodo. Eh, perché avete indovinato il volume del cuscino! Proprio... Che mi sostiene la schiena, proprio qui, che ho quella lombaggine...

ÄIntanto Teresa si siede

Teresa:                 Eh, bene bene!

Commendatore:   Che fai tu ti siedi? Che vuoi fare conversazione? Teresa guarda che io ho tanto da fare!

Teresa:                 Eh beh caro un momento, lasciaci riposare un momento, lasciaci respirare!

Commendatore:   Intanto che respirate, andate (indica la porta)...

Teresa:                 (scambiando un cenni di intesa con Rosina e lui si guarda in giro confuso) Ehmm, volevo dire... in casa De Vita, fanno il solito ricevimento del giovedì... e siccome l’altra volta non ci siamo andate perché tu non...

Commendatore:   Già, perché io non volli!

Teresa:                 Appunto! E noi non ci andammo.

Commendatore:   E io apprezzai molto la vostra obbedienza! Dunque...

Teresa:                 Ci hanno pregato di non mancare questa volta, quindi io penso che noi arriveremo con una (scandendo bene) mezz’oretta di ritardo per il pranzo...

Commendatore:   No, ma non credo che tarderete...

Teresa:                 Beh, sai com’è: “Non ve ne andate...state ancora cinque minuti...”

Commendatore:   No, ma non ve lo diranno...

Rosina:                Tu non li conosci. Sono così insistenti!

Commendatore:   Questa volta non insisteranno.

Teresa e Rosina:  Perché?

Commendatore:   Perché non ci andrete!

Rosina:                Uffa! E io lo sapevo! (si allontana imbronciata)

Commendatore:   Né, Nennè, non fare i capricci sai?

Teresa:                 Uh! Ma insomma la tua è una fissazione! Ogni cosa deve sempre piacere a te! Se non piace a te non deve piacere a nessuno!

Commendatore:   Ecco l’avete detto. Se non piace a me non piace a nessuno! (realizzando il raggiro) ...Ah, è per questo che mi avete portato i regali! I sigari, il cuscino... “quando il diavolo ti accarezza vuole l’anima”! Rosina... mettitelo bene in testa tu a quel tipo non te lo sposerai!

Teresa:                 Ma che c’entra questo!

Commendatore:   C’entra! Per questo volete andare dai De Vita!

Rosina:                Non ci sarà nemmeno! Non è stato invitato, non l’ho più visto capisci? Non si è fatto più vedere. Se è questo che ti preoccupa, puoi stare tranquillo, perché ci sei riuscito!

Commendatore:   E allora perché volete andare dai De Vita?

Rosina:                Così, per passare un’ora piacevole e fuori casa:..

Commendatore:   E la passerete spiacevole a casa! ... ma a quello là non te lo sposi!!

Rosina:                Tu non sei in grado di giudicarlo perché non l’hai mai visto, non lo conosci!

Commendatore:   Io non lo conosco né vorrò conoscerlo mai, è chiaro? Mai!

Teresa:                 E come facciamo adesso? Ora che abbiamo accettato l’invito!

Commendatore:   Ah perché avete già accettato l’invito?!

Teresa e Rosina:  Eh!

Commendatore:   Ma benedette donne, ma perché non me l’avete detto prima? Ci dovete andare per forza

Teresa e Rosina:  Eh!

Commendatore:   Se no fareste una brutta figura!

Teresa e Rosina:  Eh!

Commendatore:   Me ne infischio! ... E non mi parlate di questo morto di fame! ... Via via, andate via!

Teresa:                 E ma che maniera! Io non ci volevo venire, lo sapevo che sei testardo! Insomma dobbiamo fare sempre la figura dei cafoni! Ma sai che ti dico? Se tu sei il padre io sono la madre!!

Commendatore:   Oh! Finalmente abbiamo saputo chi è tua madre! (ride)

Teresa:                 (infuriata) E conto qualcosa! Se dobbiamo stare solo al tuo giudizio, questa non si marita più! ...E questo è alto, quello è basso, quell’altro è solo un impiegato, quell’altro non è adatto....Ma insomma, di’ la verità: tu la vuoi far rimanere zitella? Eh?

Rosina:                (piagnucolando) Ha ragione mammà! Devo rimanere zitella?

Commendatore:   Senti: o ti sposi a chi dico io o rimani zitella, hai capito? Guarda che io faticato col sudore della fronte, io vengo dal niente...

Teresa e Rosina:  (facendogli il verso) Io vengo dal niente, io ho portato i sacchi sulle spalle!

Commendatore:   Eh eh, è la pura verità! Dai dai, avanti, andate...

Teresa:                 E va bene, va bene, ce ne andiamo. Ma poiché non capisci che cosa significa cortesia e non accetti un pensiero delicato (si avvicina alla sedia e in malo modo si riprende il cuscino) ...Scostati! Rompiti pure le reni che non me ne importa proprio niente

ÄEsce.

Commendatore:   Ma quanto sei simpatica! (fa per accendersi un sigaro)

Rosina:                (riprendendosi i sigari) Ha fatto bene mammà! (esce, ma si accorge che manca un sigaro).

Commendatore:   Uh, che dispiacere! Si porta via il regalo, si porta via i sigari! (si porta alla bocca quello che aveva preso dalla scatola) Ah!

ÄRosina torna indietro a riprendere il sigaro togliendolo dalle mani di suo padre, poi esce

ÄEntra Mazzarella

Commendatore:   Ma guardate che educazione! Si fa tanto per educare una figlia! (Gridando verso Rosina) Ma tu, a quello là, non te lo sposi! Questo te lo assicuro io! Non te lo faccio sposare!

Commendatore:   Ah, Mazzarella, chiamatemi Musciello, che mi trovo proprio a genio! Voglio sistemare questa questione del gatto. Va, va andate!

Mazzarella:          Subito Commendatore.

ÄEsce.

ÄEntra Donati

Donati:                (deciso) Permesso? Scusate commendatore, c’è questa delega da firmare per l’avvocato Trombetta. Riguarda il ricorso in appello per la causa Scognamiglio. Sarà difficile però che il tribunale accolga l’appello, infatti l’avvocato consiglia un accordo tra le parti.

Commendatore:   No, no, no, io accordi non ne faccio, voglio andare fino in fondo con questo signore qua!

Donati:                Commendatore, qua la causa è già perduta...

Commendatore:   E perché?

Donati:                Eh sì, perché siete stato voi a mancare al contratto, ma accordandovi ve la cavereste, mentre insistendo ancora nella causa...

Commendatore:   Passa il tempo! E può darsi pure che Scognamiglio se ne vada all’altro mondo! (fa le corna) ... Quello è solo, non ha eredi, e ha 97 anni...! Per giunta è gravemente ammalato... No, no! Io me lo sono lavorato col sudore della fronte. Io vengo dal niente...

Donati:                (facendogli il verso) Io vengo dal niente, io ho portato i sacchi sulle spalle!

Commendatore:   Eh eh, è la pura verità! Eccovi la delega firmata, portatela all’avvocato Trombetta e pregate che sta trombetta si faccia sentire al più presto, eh?

Donati:                Sì certo.

Commendatore:   Io la voglio sentite ‘sta trombetta! Che squilli!

Donati:                (andandosene) Squillerà! Va bene. Grazie commendatore.

ÄEsce.

Scena 6 

ÄEntra Musciello

Musciello             (entrando) Permesso Commendatore? Mi avete fatto chiamare?

Commendatore:   Ah, ecco Musciello, il fedele Musciello. Vieni, avanti, avanti...

Musciello:            Grazie commendatore... (avanza)

Commendatore:   Eccolo qua! Muciè, io ti avevo pregato...

Musciello:            ...di acchiappare il gatto e di portarlo lontano! Anche l’avvocato Donati me l’ha detto e ripetuto un sacco di volte! Ma quel maledetto gatto, commendatore, tiene i diavoli in corpo! Corre di qua, corre di là, mi scappa sempre e non riesco mai ad acchiapparlo!

Commendatore:   Ma tu forse non lo sai acchiappare...! E’ giusto! Non tutti sanno acchiappare i gatti...

Musciello:            Nossignore, commendatore! Quella è questione che io...

Commendatore:   Jammo Musciè, tu stai con me da quanto tempo?

Musciello:            35 anni.

Commendatore:   Da trentacinque anni! E allora con quella confidenza che io ti autorizzo, tu mi dici: Commendatore, io quel gatto non lo so acchiappare! Io me ne faccio una ragione e io provvedo.

Musciello:            No, Commendatò, io potrei...

Commendatore:   Dai, e dillo, su, su, su...

Musciello:            Va buò, quand’è così – Commendatore – vi dico... che quel gatto non lo so acchiappare!

Commendatore:   E io ti licenzio!

Musciello:            Eh? Mi licenziate?!!

Commendatore:   Sì, sì ti licenzio!

Musciello:            (incredulo) ...e come?

Commendatore:   Licenziandoti, passerai per l’amministrazione, ti piglierai i soldi della liquidazione e te ne andrai! Perché quando io do un ordine, in questo stabilimento voglio che venga rispettato! Amico mio, io tra mezz’ora devo uscire: se trovo il gatto nero in mezzo alle scale, ritieniti licenziato!

Musciello:            Ma io non...

Commendatore:   Va’, va’, va’...

Musciello:            E va bene!

Commendatore:   E va meglio!

Musciello:            Mannaggia ‘a morte! E io per un gatto, devo essere licenziato?

ÄEsce.

Commendatore:   (ridacchiando) Eh!Eh! E borbotta! Borbotta! Se ti conviene è così! Io assumerò un impiegato che sa acchiappare i gatti neri.

Scena 7 

ÄEntra Mazzarella

Mazzarella:          (entrando) Di là c’è il ragionier Belisario Malvurio.

>Si sente un tuono.

RDalla finestra cambio di luci e lampo

Mazzarella:          (credendo di non essere stata capita) Il ragionier Belisario Malvurio...

>Si sente un tuono più forte.

RDalla finestra lampo

Mazzarella:          (idem) Il ragionier Belisario Malvurio....

>Ancora un tuono più forte.

RDalla finestra lampo e si trema la luce (scena e lampadario)

Mazzarella:          Il ragionier Belisario Malvurio...

>Tuono fortissimo.

RVa via la luce per un attimo e torna.

Commendatore:   Basta, basta!!! Mazzarella! Ma che deve venire il terremoto, deve venire? (guarda fuori) Ma come? Fino adesso c’era il sole...

>Inizia un temporale apocalittico che proseguirà per tutto il tempo della permanenza di Malvurio

Mazzarella:          Sarà una nuvola di passaggio, commendatore...

Commendatore:   No! Quello è Malvurio che (facendo come il volo di un corvaccio) è di passaggio nel rione. Andate, andate Mazzarella, fatelo passare, ma... mi raccomando però, eh, state attenti coi colleghi: al minimo cenno di aiuto, accorrete tutti immediatamente!

Mazzarella:          (uscendo) Va bene, commendatore.

ÄEsce

ÄMentre attende Malvurio, il commendatore si produce in tutta una serie di scongiuri esagerati (sputi sulla spalla, corna, etc) e si strofina un imponente corno rosso che estrae da un armadietto.

ÄEntra Malvurio

Malvurio:             (entrando) Permesso?

Commendatore:   (continuando con gli scongiuri) Avanti, avanti.

Malvurio:             Buongiorno, commendatore.

Commendatore:   Buongiorno, buongiorno!

Malvurio:             Ma che fate? Vi sputate addosso?

Commendatore:   Eh... (seguita)

Malvurio:             Secondo le vostre regole, avete visto qualche cosa che non va...Presenze nefaste, qui non ce ne sono!

Commendatore:   (smettendo) No, ma questo è uno scongiuro che si adatta per qualsiasi avversità!

>Tuono forte

ÄIl commendatore si fa un segno della croce

Malvurio:             Che tempo! Da un momento all’altro...

Commendatore:   Già! C’era un sole che spaccava le pietre e col vostro arrivo qui chissà se ci salveremo da un secondo diluvio universale!

Malvurio:             Siamo in marzo: marzo è pazzo, lo sapete no?

Commendatore:   (ironico) Eh già, certo, la colpa è di marzo...

Malvurio:             E di chi è?

Commendatore:   Io lo so di chi è, ma non lo posso dire... Prego, accomodatevi, accomodatevi...

Malvurio:             Grazie.

Commendatore:   Che venite da casa?

Malvurio:             No, dallo stabilimento. Sono sei chilometri e il tempo ci vuole.

Commendatore:   Ho domandato perché vedo che avete con voi l’ombrello, l’impermeabile, le calosce, la bombetta... pronti per lo sbarco?!

Malvurio:             Ho portato tutto con me da stamattina...

Commendatore:   Ah, avete previsto la pioggia?!

Malvurio:             Beh, di questi tempi, commendatore, sarebbe un’imprudenza uscire di casa senza portare con sé l’ombrello, l’impermeabile...

Commendatore:   Comunque avete previsto la pioggia, e questo è molto importante per ciò che sono costretto a dirvi...

Malvurio:             Non capisco!

Commendatore:   E mi capisco io!

ÄArriva di corsa Musciello

Musciello:            (entra con un sacco) Commendatore! L’ho preso! Si era nascosto dietro il garage.

Commendatore:   (scettico) Vieni qua, fammi vedere.

Musciello:            No, è lui, è lui!

Commendatore:   Voglio controllare, fammi vedere, avanti... (Musciello si avvicina, il commendatore guarda nel sacco. Un tira e molla ridicolo) State accorto, che se ne scappa... state accorto... Ecco vieni... e questo che è?

Musciello:            Ma come? E’ il gatto...

Commendatore:   Che gatto? Non lo conosco! ... Questo è macchiato bianco, il mio è nero, tutto nero, ha la coda mozza e l’orecchio piegato!

Musciello:            Questo è nero!

Commendatore:   Ma che nero! Ha il muso bianco!

Musciello:            Eh vabbè, si sarà spaventato!

Commendatore:   (sia alza) Musciello, che mi pigliate per scemo?!

Musciello:            Commendatore, vedete se potete arrangiare...

Commendatore:   Ma che devo arrangiare! Va’, va’, che tu sai dove sta, va’!

Musciello:            (uscendo) Io sto girando tutto il palazzo, eh!

Commendatore:   Non girare, corri! Musciello corri!

ÄEsce brontolando.

Malvurio:             Vedo che siete alle prese con un gatto nero che vi ha tagliato la strada...

Commendatore:   Sentite, io non ho tempo da perdere con voi. Vi basti sapere che quello che ora vi dirò è la mia irrevocabile decisione. Dunque: da chi fu fatta la proposta per l’affare Baccelli?

Malvurio:             Da me, per primo...

Commendatore:   Eh, e l’affare Baccelli – ottimo per la mia azienda – non si conclude!

Malvurio:             Mi dispiace...

Commendatore:   Sei mesi fa, il giorno del mio compleanno, chi mi venne ad ossequiare per primo, con un mazzetto di fiori mentre io scendevo dalla macchina, dicendo: “Con buona salute, commendatore”... Chi fu?

Malvurio:             Io...

Commendatore:   E che mi successe? Scivolai, caddi, mi spezzai una gamba e sono rimasto quaranta giorni a letto immobilizzato!! Un anno fa, foste voi a consigliarmi di licenziare il mio impiegato De Biase, adducendo nel vostro rapporto scritto: “De Biase parla troppo!” e sottolineaste la parola “parla”!!

Malvurio:             Sicuro! E ancora lo sostengo!

Commendatore:   Lo sostenete?

Malvurio:             Parlava troppo!

Commendatore:   E’ diventato muto!

Malvurio:             E la colpa è mia? La sua malattia è dovuta ad un fatto nervoso! Quello farfugliava!

Commendatore:   Ma che farfugliava, ma non diciamo sciocchezze e andiamo avanti: chi è arrivato qua cinque minuti fa, quando si è scatenato il secondo diluvio universale? Eh?

Malvurio:             Io!

>Tuono

Commendatore:   Voi, voi, sempre voi: Belisario Malvurio!!!

>Tuono

Commendatore:   Belisario Malvurio!

>Tuono

Commendatore:   Lo sentite?

>Tuono

Commendatore:   Quelli vi conoscono!!

Malvurio:             Ma commendatore, queste sono buffonate! Vorreste addossare a me la responsabilità di certe vostre fissazioni? Ma parlate chiaro, cosa volete intendere con queste allusioni?

Commendatore:   Voglio intendere questo, amico mio: che per tutte queste belle ragioni io sono costretto a licenziarvi!!

Malvurio:             Allora, secondo la vostra immaginazione, voi mi credereste...

Commendatore:   Malaugurio!!

Malvurio:             (offeso) Malaugurio!? Badate a quello che dite!

Commendatore:   (impaurito) No, voi avete capito male, io ho detto Malvurio!!

Malvurio:             No, no, no, ho capito bene: malaugurio!

Commendatore:   Nossignore, avete frainteso: ho detto Malvurio.

Malvurio:             Non ho frainteso, avete detto MA-LAU-GU-RIO!!

Commendatore:   Ebbene si, siete malagurio!!! Oh! Siete iettatore! I vostri non sono occhi, sono raggi mortali!! Voi siete tellurico, pestifero, catastrofico, voi... voi siete il terremoto di Messina!!!

Malvurio:             Benissimo! Io sono il terremoto di Messina, sono apocalittico, catastrofico, tellurico...ma voi mi pagherete!!

Commendatore:   No, io sono disposto a pagarvi a peso d’oro pur di non vedervi più!

ÄEntra Spirito trafelato

Spirito:                 (entra di corsa allarmato) Commendatore, commendatore!! L’avvocato Donati vi fa sapere che la macchina nuova non può uscire!! C’è un guasto allo spinterogeno.

Commendatore:   Ma come...la macchina nuova!!

Spirito:                 Ci sarebbe l’altra, ma è scoperta...

Commendatore:   E già col temporale... Ma no, no, poi è già tardi... (estrae l’orologio dal taschino) adesso... (guarda l’orologio, lo scuote) ...si è fermato!

Spirito:                 (controllando il suo) Uh!! Pure il mio!! (allarmati il commendatore e Spirito guardano l’orologio appeso alla parete) Uh!! Pure quello del corridoio s’è fermato commendatore!

Malvurio:             Il mio cammina!

Commendatore:   E già, il suo cammina!

Malvurio:             Bisogna dare la carica agli orologi!!

Commendatore:   Ha sempre la risposta pronta!!!

Spirito:                 Sempre, sempre...

Commendatore:   (a Spirito sottovoce) Sentite Spirito, telefonate per un tassì, poi chiamate l’albergo, dite che mangeremo lì, ma non fate sentire...

Spirito:                 Va bene, vado...

ÄEsce.

Commendatore:   Come avete sentito, la macchina non si è mossa! Una macchina nuova!

Malvurio:             ...e la colpa è mia!

Commendatore:   Gli orologi si sono fermati...

Malvurio:             ...e la colpa è mia!

Commendatore:   No, sentite, non voglio protrarre oltre questo increscioso colloquio: vi prego di andare.

Malvurio:             Vado, per adesso vado...ma non crediate di cavarvela così! Andrò fino in fondo!

Commendatore:   Bravo! Andate! Andate! Ma fatemi una carità: ...  andate tanto in fondo da arrivare fino a casa vostra: all’inferno!!

Malvurio:             Arrivederci.

ÄEsce.

Commendatore:   No, che arrivederci: addio. Addio caro mio! Addio! (facendo gli scongiuri) Tiè. Tiè. Tiè! Ojcanne, oj! Malaugurio! Ciucciovettola che non sei altro!

ÄSi mette a fare grandi esagerate croci nell’aria contando

Commendatore:   E una, e due, e tre!

ÄPoi fa grandi esagerate croci col piede per terra

Commendatore:   E una, e due, e tre! Tiè

Scena 8 

ÄEntrano Donati e Mazzarella

Donati:                Commendatore... è fatta?

Commendatore:   Sì, sì. E’ fatta. Liquidategli fino all’ultimo centesimo e che non ne senta più parlare!

Donati:                Va bene. Ah, fuori c’è un tale che dice di chiamarsi Sammaria. Ha letto l’annuncio sul giornale...

Commendatore:   Fatelo passare.

ÄSi siede e Mazzarella gli sottopone dei documenti.

Donati:                (a Sammaria) Accomodatevi...

Sammaria:            E’ permesso?

Commendatore:   Avanti, avanti... come vi chiamate?

Sammaria:            (piano) Alberto Sammaria.

Commendatore:   Non ho capito.

Sammaria:            (più forte) Sammaria, Alberto Sammaria.

>Di colpo cessa il temporale

RE il sole rischiara la stanza

Commendatore:   Uh! Il sole!!

Mazzarella:          Siamo di marzo, commendatore.

ÄSammaria si gira di spalle al commendatore.

Commendatore:   (osserva Sammaria, che si sta voltando per guardare l’ufficio, e si accorge che è gobbo) Uh! Ah! Mamma mia bella! Eh! Oh! (ride) e dove stava il signore?

Donati:                Di là che aspettava di essere ricevuto!

ÄEsce con Mazzarella

Commendatore:   Prego, prego giovanotto... accomodatevi!

ÄEntra Spirito e si scontra con Sammaria

Spirito:                 (entrando allegro e soddisfatto) Commendatore, commendatore! Scusate, eh, scusate... (fa in modo di toccare la gobba a Sammaria) abbiate pazienza, scusate... commendatore ha telefonato Nicolella dall’albergo reale: vi fa sapere che, contrariamente a quanto vi aveva comunicato, il cavalier Peluso può rimanere a vostra disposizione fino a dopodomani, così potrete discutere l’affare con calma!! Ed era questo che voi desideravate, eh...

Commendatore:   (guarda soddisfatto Sammaria) Bene! Bene! Molto bene! Avete visto Spirito?! (alludendo alla gobba)

Spirito:                 Eh, vedo, vedo! Ed è a ponente! A ponente!!

Commendatore e Spirito:        Gobba a ponente luna crescente, gobba a levante luna calante...

Spirito:                 Sì, ma quella cresce, eh!

Commendatore:   Andate, andate...

Spirito:                 Sì, sì, buongiorno, buongiorno... (Urta Sammaria  e tocca la gobba) Scusate...

ÄEsce.

Sammaria:            Buongiorno.

Commendatore:   Oh, caro giovanotto...ma prego, prego accomodatevi!! Scusate se vi ho fatto aspettare. Prego, prego (mentre lo fa sedere gli tocca ripetutamente la gobba) comodo... comodo... state comodo? (poi si passa la mano in faccia e  sulla testa)

Sammaria             (tollerante) Sì, sì.

Commendatore:   Molto gentile, molto gentile... che piacere!! (và a sedere di fronte a Sammaria) Molto bene! Ah... dunque?

Sammaria:            Vi dico subito che la mia divisa è quella di lavorare onestamente e con impegno. Io non ho nessuno. Ho sofferto la fame.

Commendatore:   Bene, bene!

Mazzarella:          Ma commendatore che dice?!

Commendatore:   (confuso) Eh sì bisogna soffrire la fame... per raggiungere la fama!

Sammaria:            Io sono impiegato attualmente presso la ditta OMAR, un cartificio, ma poiché ho saputo che avete un posto libero ed è nota la serietà della vostra azienda, desidererei farne parte anch’io.

Commendatore:   Bene, bene, molto bene... e quali sarebbero le vostre mansioni?

Sammaria:            Ragioniere contabile.

Commendatore:   Ecco... e lo stipendio?

Sammaria:            2500 lire mensili... più gli straordinari. Si sa!

Commendatore:   Molto bene. Ebbene io vi assumerò, anzi, se non avete nulla in contrario, io posso assumervi anche adesso.

>Squilla il telefono.

ÄIl commendatore risponde

Commendatore:   Oh, scusate...Pronto, sì... No?! Voi dite veramente (sorpreso)...e quando, quando? No, io volevo sapere i dettagli... (soddisfatto) Va bene, va bene, mi farete sapere poi, con comodo! Grazie! Grazie per la bella notizia! (a Donati che entra con Mazzarella) Donà! Scognamiglio ha ricevuto i sacramenti questa mattina e mezz’ora fa è morto! Addio causa! Quello non ha eredi, è stata una fortuna! (rivolto a Sammaria) E... sentite Santarita...

Sammaria:            No, no, Sammaria, Sammaria.

Commendatore:   Uh! Perdonate, Sammaria; io leggo nel vostro sguardo che voi siete un giovane meritevole di ogni incoraggiamento: 40000 lire al mese vanno bene?

Sammaria:            Grazie, ma vedete io ho molti impegni... la vita è cara e la ditta OMAR, 40000 lire me le avrebbe date, se le avessi chieste...

Donati:                (sottovoce a Sammaria) Suvvia, accontentatevi...

Sammaria:            Vuol dire che ci penserò...terrò presente...

Spirito:                 (entrando) Commendatore, un telegramma!

Commendatore:   (lo apre) Dunque: “Baccelli accetta prezzo ultimo offerto: lire 800 al metro quadrato. Attende per immediata stipula contratto”

Sammaria:            (si alza, fa per andare) Beh, buongiorno, io...

Commendatore:   No! Dove andate?! Voi dovete restare!! 50000 lire al mese!!

Sammaria:            50000? Ma vedete, io poi non...

Commendatore:   Via, via, non vi fate pregare.

Musciello:            (entra felice con un sacco) Commendatore l’ho preso, oj!!

Commendatore:   Vieni qua, vieni qua, fammi vedere... fammi vedere...bravo...bravo, fammi vedere... sì, sì, è lui, è il gatto nero!! Portalo lontano, non lo ammazzare che sono sette anni di guai. Portalo a sperdere, lontano... lontano.

ÄMusciello esce.

Commendatore:   (a Sammaria) 60’000 lire al mese!

Sammaria:            (sorpreso) Ma...signor commendatore...

ÄEntra Spirito

Spirito:                 (entra di corsa) Commendatore! L’autista dice che, se volete, la macchina è pronta! Ha potuto ripararla!

Commendatore:   100’000 lire!!

Sammaria:            (incredulo) 100’000? Badate che io accetto!

Commendatore:   Ma voi dovete accettare! Io ho bisogno di un segretario particolare e voi ne siete il modello. Voi starete sempre con me, vicino a me, e...

Sammaria:            (a Spirito che lo tocca continuamente sulla gobba) E mi lasci in pace!! Scusi commendatore.

Commendatore:   Ma che c’è?

Sammaria:            E mi dà fastidio! E’ mezz’ora che mi sta addosso, sulla...spalla...!

Commendatore:   E andiamo Spirito! Ma che modi di importunare un collega! E poi, a parte tutto, ma come: io lo pago e voi ci state vicino? Ci devo stare vicino io! (si avvia verso l’uscita con Sammaria) Prego, da questa parte Sammaria, vi mostro il resto dell’ufficio. (mette la mano sulla spalla di Sammaria, tutti gli altri fanno una specie di trenino mettendo la mano uno sulla spalla dell’altro partendo dal commendatore ed escono parlottando).

ÄSipario

ÄTempo 38’00”

ATTO SECONDO

ÄIn casa del commendatore, nel salotto.

 

Scena 9 

ÄLa famiglia è seduta sul divano: la moglie ricama, la figlia legge, il commendatore legge il giornale. Tina, la cameriera, si appresta a servire il  caffè, dopo cena.

ÄEntra Tina.

Tina:                    (entrando) Il caffè sta servito.

Commendatore:   Ah, brava, brava! (alla moglie) Quando poi si dice che io sono un maniaco, un fissato... Di Santo mi ha rinnovato per dieci anni il contratto di affitto delle sue terre, dalle quali io ricavo un terzo della mia produzione agricola! E’ stato un affarone. E pensare che non voleva accedere alle mie condizioni!

Teresa:                 (superficiale) Bravo... bravo... è stato un affarone... quanto mi fa piacere... e cos’è che l’ha convinto?

Commendatore:   Eh... cos’è che l’ha convinto... è che ci ho mandato Sammaria, e Sammaria in due giorni ha fatto quello che avvocati, ragionieri, amministratori non hanno saputo fare in un anno di trattative! Ci è andato quel ragazzo e in quattro e quattro otto ha combinato tutte cose! Quanto è intelligente! E’ furbo! (facendo il gesto) C’ha un cervello che pesa 37 chili!

Teresa:                 (smaliziata) Come no, come no!

Commendatore:   Ha una testa così!

Teresa:                 Già, altro che testa! (ironica) Porta bene: ha la gobba!

Commendatore:   Ma tu perché fai dell’ironia fuori luogo?!

Teresa:                 (seccata) Gervasio, tu sei contento? E pensala come vuoi! Il tuo Sammaria nessuno te lo tocca! Se non altro è servito a darti quella certa tranquillità di spirito, altrimenti piano piano, ti avremmo portato al manicomio!

ÄEntra Tina.

Tina:                    (entrando, rivolta a Teresa) Signora, scusate, è arrivata la sarta.

Teresa:                 Oh! Grazie. Vieni pure tu Rosina!

ÄEscono. Ma Rosina viene trattenuta

Commendatore:   No, no. Aspetta un momento, siediti: io ti voglio parlare.

ÄRosina siede accanto al padre.

Rosina:                Dimmi papà...

Commendatore:   E’ un po’ di tempo che io ho notato in te... un certo cambiamento... nel tuo stato generale...

Rosina:                Se lo dici tu papà...

Commendatore:   Di la verità! T’è passata, o sta passando?

Rosina:                Può darsi che stia passando.

Commendatore:   Brava, brava! Mi fa piacere! ... Non uscite questa stasera? Un cinema? Un teatro? Niente?!

Rosina:                (stupita) Prima volevi che non uscissi mai?

Commendatore:   Prima! Ora è diverso! Adesso leggo nel tuo sguardo tutta la sincerità della tua promessa!

ÄTeresa entra.

Rosina:                Grazie papà, ma preferisco stare in casa. Un bel libro e poi me ne vado a dormire... Permetti? La sarta ha portato anche il mio vestito.

ÄSi alza.

Teresa:                 Rosina, la sarta ha portato anche il tuo vestito! Vattelo a provare! ...Com’è bello!

ÄRosina esce. Entra Teresa. Lui canticchia.

Commendatore:   Eh, hai sentito?

Teresa:                 Che cosa?

Commendatore: Grandi notizie! Rosina è cambiata! Eh, eh, tutta l’infatuazione per quel bell’imbusto squattrinato è sfumato!

Teresa:                 E’ giovane, te l’ho detto tante volte: “non darci peso, le passerà”. Era una semplice simpatia.

Commendatore:   Eh! Dio ci scampi e liberi dalle semplici simpatie! (sarcastico)... Pure la nostra è stata una semplice simpatia... eccoci qua! (ride)

Teresa:                 (scocciata) Quanto sei spiritoso!

Commendatore:   Sto scherzando! ... Ma sentimi: ma chi è sto giovanotto?

Teresa:                 Un bravo ragazzo, di bella presenza, colto...

Commendatore:   Ma tu ci hai parlato?

Teresa:                 Sì, sì, me lo presentò Rosina, in casa dei De Vita.

Commendatore:   Ah, casa De Vita! Allora immagino chi sarà questo bel tipo! Uno dei soliti perdigiorno, scansafatiche...! Quello ha fiutato la dote della ragazza... hai capito?

Teresa:                 Ti sbagli! E se io mi ero dimostrata favorevole ad un fidanzamento, era perché il giovanotto si era dimostrato diverso da quello che tu immagini! Un ragazzo serio, invece, impiegato.

Commendatore:   E mia figlia avrebbe dovuto sposare un semplice impiegato? Ma per l’amore di Dio! Ma mia figlia ha una dote... e che dote! Danaro che mi sono lavorato col sudore della fronte! Io vengo da niente...

Teresa:                 (all’unisono) Io vengo dal niente, ho tirato il carretto, ho portato i sacchi sulle spalle! Gervasio, basta.

Commendatore:   Ma che basta e basta...

Teresa:                 Quando i sentimenti sono buoni, lo stato sociale passa in seconda linea! Ma del resto tu non hai voluto ed io non ho insistito, tanto più che Rosina, pare non ne sia rimasta molto addolorata...

Commendatore:   E in questo, tu non credi che c’entri... Sammaria?

Teresa:                 (ironica) Ah, certo, si capisce! E io stato proprio il mio primo pensiero! Mia figlia è proprio come la luna: cresce o cala a seconda della gobba!

Commendatore:   Ma che dici?

Teresa:                 E’ bastato che Sammaria entrasse in questa casa perché il bollente e tragico amore di Romeo e Giulieta, per cui la nostra casa stava per andare in rovina, finisse così, come per incanto! Eh, Gervasio, tu ragioni come un ragazzo! Faccio bene io che non sto proprio a sentirti.

ÄEsce. Ma lui non se ne accorge.

Commendatore:   E fai male, perché se invece tu mi stessi a sentire un po’ più spesso le cose andrebbero molto meglio in questa casa! E io invece ti dico... ti dico... (si volta e non vede Teresa. Si alza) Dove sta? Mamma mia! Questo maledettissimo difetto di piantarmi come un broccolo mentre si parlando di cose serie! (esce chiamandola) Teresa... Teresa... Teresa!

Esce.

Scena 10 

ÄEntra Tina che fa strada all’avvocato Donati

Tina:                    (entra con l’Avv. Donati) Prego, accomodatevi Avvocato. Adesso vado a chiamare il Commendatore.

Donati:                Grazie, grazie.

Tina:                    Prego.

A Donati cade la valigetta/cartelletta e fa per raccoglierla dicendo

Donati:                (chinandosi) Mannaggia...!

Tina:                    (grida isterica) No! Aspettate...

Donati:                (spaventandosi) Che c’è?

Tina:                    Non la prendete...

Donati:                E perché?

Tina:                    Nella borsa c’è qualcosa di importante?

Donati:                Sì, una causa che devo studiare.

Tina:                    Uh, mi dispiace. Ora la perderete...

Donati:                (ride) Ma fammi il piacere! E perché?

Tina:                    Come perché? Perché è caduta per terra!

Donati:                Embè?

Tina:                    E’ un cattivo segno quando cade a terra un documento scritto al quale si attribuisce molta importanza.

Donati:                Ah, ma tu si pazza! (fa per raccoglierla)

Tina:                    (grida) No! Aspettate!

Donati:                Ma?!

Tina:                    Voi non ci credete e va bene, ma io per scrupolo di coscienza, vi debbo avvisare che il rimedio c’è.

Donati:                Sentiamo questo rimedio...

Tina:                    Oh, dunque: (come una maestrina) prima di prender l’oggetto, l’interessato deve fare una capriola. Così la situazione si capovolta e tutto ritorna come prima. Questa è la regola, domandatelo al commendatore...

Donati:                Eh! Al commendatore...

Tina:                    Io ci credo alle regole del commendatore contro il malocchio!

Donati:                Ma non dire sciocchezze, e piuttosto vai ad annunziarmi, c’hai perduto la testa pure tu!

Tina:                    Io vi ho avvisato: fate come volete voi!

ÄEsce.

Donati:                E io ti ringrazio tanto tanto! ... (tra sé, rallentando) E io dovrei fare il saltimbanco per farti piacere a te.

ÄRimasto solo non sa se seguire il consiglio di Tina. Si guarda più volte in giro per accertarsi che non ci sia nessuno e alla fine decide di provare, ma mentre è pronto a terra per la capriola, rientra Tina con il commendatore.

Commendatore:   (sorpreso) Ma che fa? Donati!

Donati:                (confuso) Eh? Oh...scusate commendatore....

ÄTina ride della situazione che ha creato ed esce

Commendatore:   Ma che state facendo?

Donati:                Mi... mi... era caduto il portasigarette... e non lo trovavo.

Commendatore:   Strano modo di cercare il portasigarette...

Donati:                E’ vero...

Commendatore:   Eravate curioso: a testa in giù, e gambe all’aria...

Donati:                ...Sì ...sì ...dovevo essere veramente buffo.

Commendatore:   E allora?

Donati:                (ricomponendosi) Dunque, commendatore: vi ho portato il contratto di fornitura per la ditta Mauri. Dovete solo firmarlo.

Commendatore:   (firmando) Sì, sì...

Donati:                ...Quest’altro, invece, è il progetto dell’ingegner Botta...

ÄEntra Tina velocemente

Tina:                    (agitata) Commendatore! Commendatore: è arrivato Sammaria!

Commendatore:   (illuminandosi nervosamente) Sammaria!? Avanti! Avanti!

ÄVa a nascondersi vicino alla porta.

ÄTina esce per far entrare Sammaria

Scena 11 

ÄTina entra con Sammaria.

Tina:                    Accomodatevi.

ÄTina esce.

Sammaria:            Grazie... grazie... E’ permesso? (si guarda intorno cercando il commendatore)

Commendatore:   (facendo capolino) Cucù! Eh, eh, sono io (ridendo va a stringergli la mano, Donati è disgustato)

Sammaria:            Buonasera Commendatore.

Commendatore:   Carissimo, carissimo! Benvenuto, benvenuto, caro Sammaria! A che devo la gioia, il piacere della vostra visita?

Sammaria:            Ho portato la bozza del contratto per il Marchese Di Santo...

Commendatore:   Molto bene! Già pronto? Ma bravo, bravo, bravo! (esamina il documento velocemente) sì... sì... sì... complimenti!

Sammaria:            Grazie, grazie.

Donati:                Beh, commendatore, io vi lascio...

Commendatore:   Sì, per l’affare Di Santo, sapete come regolarvi...

Donati:                Senz’altro. Preparerò tutto per regolare ogni cosa. Buonasera.

Commendatore:   Buonasera, buonasera.

Donati:                (a Sammaria con sguardo seccato) Buonasera.

ÄDonati esce.

Sammaria:            Buonasera avvocato, buonasera. Allora commendatore, posso andare anch’io.

Commendatore:   Ma no, via, via, siete appena arrivato. Ragazzo mio, fatemi un poco di compagnia! Vi dispiace?

Sammaria:            No, figuratevi...

Commendatore:   Caro ragazzo, non potete immaginare quanto io vi stimi, quanto io vi voglia bene...

Sammaria:            E io ne sono contento... ma non felice.

Commendatore:   Non felice?! E perché?

Sammaria:            Perché non è senza ragione che tutti mi vogliono bene...

Commendatore:   Uh, la ragione c’è! Siete un giovane simpatico, intelligente, lavoratore...

Sammaria:            ...Gobbo...

Commendatore:   ..sono gobbo... Gobbo?

Sammaria:            Eh... guardate...

Commendatore:   Ah! E chi se n’era accorto! Eh, quella piccola...

Sammaria:            E io invece lo sono e siccome si crede che il gobbo porti fortuna, quando mi vedono tutti mi guardano contenti, soddisfatti...

Commendatore:   Eh, già...

Sammaria:            ...e se possono, come nulla fosse, cercano di passarmi vicino, tanto vicino da toccarmi la gobba con un gomito, con una mano...

Commendatore:   Meschinità! Queste sono meschinità.

Sammaria:            Già!

Commendatore:   Sammaria, accomodatevi! Facciamo quattro chiacchiere, prego, prego... prego. (siedono) Vi voglio parlare: in questi ultimi giorni siete cambiato, non siete più del solito umore. I primi giorni eravate sempre allegro, di buon umore, sempre con la battuta pronta... Che è stato?

Sammaria:            No, niente, commendatore, niente...

Commendatore:   No, no, niente è troppo poco... qualche cosa c’è!

Sammaria:            Io, avevo deciso di parlarne, ma ora mi manca il coraggio...

Commendatore:   Evvia! Su, su, sentiamo, sentiamo...

Sammaria:            Ecco... sono appena venti giorni dacchè mi trovo alle vostre dipendenze e credo di essere sempre stato ligio al mio dovere...

Commendatore:   Ma certamente...

Sammaria:            ...ma con mio sommo rincrescimento Commendatore, sono costretto licenziarmi!

Commendatore:   (fermo immobile allibito) ...a ...a ...licenziarvi?! E perché?

Sammaria:            Per una ragione importantissima, ma più che altro per l’affetto, per la stima che io sento per voi.

Commendatore:   Ma... non capisco, Sammaria! A licenziarvi?! Ma perché? Vi ho forse trattato male? Non so... c’è forse qualcuno che vi perseguita? Volete occupare il posto di qualcun altro? Volete occupare il posto dell’avvocato Donati? Io lo licenzio a Donati e buona notte! Tanto quello è di malaugurio!

Sammaria:            No, ma... non si tratta di questo...

Commendatore:   E allora... non mi tenete sulle spine! Sentiamo...

Sammaria:            Commendatore, io non posso più rimanere con voi... perché...

Commendatore:   Perché?

Sammaria:            Perché...

Commendatore:   Perché?!

Sammaria:            ...Perché sono innamorato!!

Commendatore:   (sollevato) Siete innamorato! ... Sammaria, mi stavate facendo... partorire! (ridendo)  E Santo Iddio siete innamorato, ma è una cosa normale alla vostra età. Siete giovane... e va bene! E’ normale! ... (paternalista) Sentiamo chi è questa signorina, perché io vi dia il mio aiuto affettuoso e disinteressato sostegno... Prima di tutto è una brava ragazza?

Sammaria:            E’ un angelo!

Commendatore    E’ di buona famiglia?

Sammaria:            Ma certamente!

Commendatore:   Le avete parlato?

Sammaria:            No...

Commendatore:   Ecco, i giovani d’oggi: sembra che vogliate fare chissà che cosa, poi, stringi, stringi... siete timidi! Volete che le parli io?

Sammaria:            No, no, commendatore! No!

Commendatore:   Allora, sentiamo: chi è?

Sammaria:            Ebbene, giacchè volete saperlo... Commendatore, io ho osato alzare gli occhi... su vostra figlia, la signorina Rosina!

Commendatore:   (sorpreso e immobilizzato) ...Rosina... capisco...

ÄSi alza. Sammaria lo imita e lo segue.

Sammaria:            Vi rendete conto adesso del mio disagio? Io so quanto valgo, so quello che sono, so che una ragazza come la signorina Rosina non potrà mai amare un modesto impiegato come me! Ma soprattutto ...un essere come me! Voi... voi siete stato sempre comprensivo con me e perdonerete questo peccato del mio cuore!

Commendatore:   (estraendo un fazzoletto) Mi avete commosso!

Sammaria:            (in imbarazzo) Ora vado commendatore, buonasera e... scusatemi ancora... (si avvia)

Commendatore:   (cerca di trattenerlo) Sammaria!... Ma ditemi una cosa: ma voi, vi credete proprio tanto infelice?

Sammaria:            Commendatore... ma voi mi avete guardato bene?

Commendatore:   Sì, lo so, ma... ma non state così curvo... piegato... voi siete un pezzo di giovane! State curvo, piegato, sembrate bassino... voi state su: aprite... aprite il torace...

Sammaria:            Così...?

Commendatore:   No, di più...aprite!

Sammaria:            Ancora di più... così? (nel tentativo assume una posizione ridicola)

Commendatore:   No! Chiudete, chiudete. Lasciate perdere.

Sammaria:            Commendatore, io non mi faccio illusioni! Eh, magari... oh, Commendatore, come se non vi avessi detto niente! Io ve lo chiedo da uomo a uomo.

Commendatore:   Niente! Siamo d’accordo. (gli tende la mano) Sammaria, (piagnucolando) ma voi mi volete proprio lasciare? Ma io poi che c’entro in questo dramma amoroso?

Sammaria:            Sì, commendatore, se mi volete bene è necessario.

Commendatore:   Come volete voi.

Sammaria:            Commendatore, voi non meritate un simile dolore! (gli bacia la mano)

Commendatore:   Ah, no! Sono io che... (bacia la mano di Sammaria) chiedo perdono!

Sammaria:            No, commendatore (bacia la mano) io non posso permettere...

Commendatore:   No, no Sammaria (bacia la mano) ... Sammaria ... (lo bacia sulle guancie) Sammaria ... (Sammaria esce) ... Sammaria! (piagnucola e saluta col fazzoletto) Addio... Sammaria!

ÄSammaria esce.

Scena 12 

ÄEntrano Rosina e Teresa.

Rosina:                (sulla porta) Buonanotte paparino, io vado a letto!

Commendatore:   Come? Che hai detto?

Rosina:                Andiamo a letto! Ho sonno.

Teresa:                 (affacciandosi) Anche io ho sonno. Buonanotte Gervasio.

Commendatore:   Un momento, scusate: è presto, sono appena le dieci, facciamoci un poco di compagnia, facciamo quattro chiacchiere.

Teresa:                 (sbrigativa) E parleremo domani Gervasio, adesso non ne ho voglia. Buonanotte.

Commendatore:   (urla) Un momento! Oh! Voi non sapete niente, eh!

Teresa:                 E che dobbiamo sapere?

Commendatore:   E che dovete sapere?! Sammaria se ne va!

Rosina:                Uh! Ma perché se ne va, papà? L’hai licenziato?

Commendatore:   Senti! Senti questa stupida! L’ho tenuta sette anni dalle monache per farle pensare che io possa licenziare un impiegato modello come Sammaria! Ma che motivo avrei avuto per licenziare Sammaria?!

Rosina:                Non lo so...

Commendatore:   E se non lo sai sta’ zitta!

Teresa:                 E va beh, ma lei voleva sapere!

Commendatore:   Sentite! State qua! Facciamoci compagnia, ma non parlate! Perché quando parlate dite sciocchezze!

>Squilla il telefono

Rosina:                (risponde) Pronto... sì... subito. Papà, è lo stabilimento di s. Giovanni. Il custode, vuole te.

Commendatore:   (nervoso) E parla chiaro, dammi qua! Parla forte, voce! Voce! Le monache me l’hanno rovinata sta ragazza! E Sant’Iddio! (imitandola) “E’ lo stabilimento di San Giovanni”! (rispondendo) Pronto...! Sì sono io, San Giovanni (si riprende)! Sono io il commendatore, dimmi... no! Uh Madonna mia...! E quando è successo? Dieci minuti fa?! E quindi ci siamo... ci siamo! Avete chiamato i vigili? ...E avete usato gli estintori?... E chiamato l’avvocato Donati! (rivolto a Teresa e Rosina che lo interrogano sottovoce ma con insistenza) E sto parlando! Chiamate Donati, che venga immediatamente sul posto! Ma certamente... Io vi raggiungo immediatamente! Sì, sì, vengo subito! (riaggancia)

Teresa:                 Ma che è successo?

Commendatore:   Siamo rovinati, alla fame! Lo stabilimento è in fiamme!!

Teresa:                 Uh! Ma come è stato?

Commendatore:   E io lo sapevo che qualcosa doveva succedere! Pare un corto circuito. Tina! Tina! Tina!

ÄEsce seguito da Teresa e Rosina.

Scena 13 

ÄRientra dall’altra parte.

Commendatore:   (rientra dall’altra parte) Tina!!!

Rosina e Teresa:  E non ti agitare!

Commendatore:   Non ti agitare? Lo stabilimento se ne va in fiamme, lo vuoi capire o no? Tina! Tina!

Tina:                    Che è? Che è stato?

Commendatore:   Vai subito dall’autista, che prepari la macchina. Devo uscire!

Tina:                    Subito, sistemo prima queste tazze...

Prende le tazze rimaste sul tavolinetto.

Commendatore:   (sgarbato) Ma che c’entra la tazza! Cammina, muoviti!

ÄLe dà uno strattone e la fa cadere.

Tutti:                    Uh! Madonna mia!

Tina:                    (lamentandosi) Madonna d’o Carmine! Mamma mia! Ahi, ahi!

Commendatore:   Che è stato?

Tina:                    Mi avete spezzato una gamba!

Commendatore:   La testa ti dovevo rompere! Rosina, vai tu dall’autista, che prepari la macchina. Io mi vado a vestire. (inciampa sulla cameriera e cade) Ah! Madonna d’o Carmine!

Teresa:                 Ah! Gervasio! Ma che sta succedendo? Mamma mia! Su vieni.

ÄLo aiuta a rialzarsi mentre Rosina aiuta Tina. I due si lamentano.

Commendatore:   Ah! Ah! Madonna dei sette dolori! Mi sono rotto una gamba!

Teresa e Rosina:  (ciascuna rivolgendosi ad un infortunato) Mamma mia! Piano, piano! Su... su...

Commendatore e Tina:            Uh! Mamma mia! Madonna d’a Saletta!

Teresa:                 Su, piano, piano... (lo fa sedere) Ma comm’è stato? Comm’è stato?

Commendatore:   Ahi! Ahi! Comm’è stato? Ecco le conseguenze... le conseguenze!!

Tina:                    (massaggiandosi) Ah! Madonna di Pompei!

Commendatore:   (massaggiandosi) Madonna del Carmine!

Tina:                    Santissima Vergine!

Commendatore:   Mamma mia bella! Ah...

Sammaria:            (entra non visto) Permesso...? Scusate, ho dimenticato la borsa... Ma cos’è successo?

Teresa:                 Mio marito è caduto e si è spezzato una gamba!!

Sammaria:            Si è spezzato una gamba? Ma no, magari sarà solo una piccola contusione...

Commendatore:   Macchè  contusione...!

Sammaria:            Commendatore: provate ad alzarvi!

Commendatore:   Ma come faccio?!

Sammaria:            Alzatevi!

Commendatore:   Eh... ma... (prova e resta in piedi)

Sammaria:            Ed ora provate a camminare!

Commendatore:   No!

Sammaria:            Camminate! (Esegue) Camminate, camminate, prima l’una poi l’altra, prima l’una poi l’altra...visto? Ecco qua!

Commendatore:   Grazie Sammaria, grazie (l’abbraccia).

>Squilla il telefono

Commendatore:   Il telefono! (corre a rispondere portandosi dietro Sammaria al quale non lascia la mano) Prego, venite, venite! Scusate... Pronto? Ah, Donati, dite, dite...ah! (Sollevato) Veramente? Il fuoco è stato circoscritto? Domato?

Tutti:                    (esclamazione di sollievo) Ah!

Commendatore:   (Rivolto a Sammaria) Grazie! Grazie! Assai, assai! (al telefono) E dov’era, dov’era? ...ah! Nei vecchi magazzini deposito? Quelli che si dovevano demolire? (a Sammaria) Grazie! Veramente grazie, grazie! (al telefono) E alimentate il fuoco! E sì, mandate via i vigili, lasciate bruciare tutto! Sì, sì... sì... no, io non posso venire! Va bene, vi raggiungo appena possibile, tanto ormai tutto procede bene! Grazie, grazie assai! (riaggancia) Un lieve incendio nei vecchi magazzini deposito già destinati alla demolizione e che l’assicurazione mi dovrà pagare!

Tutti:                    Meno male!

Commendatore:   Io ho fatto un affare!

Tutti:                    Bene! Meno male, meno male!

Rosina:                (a Tina) Vai di là e fatti degli impacchi di acqua fredda. Vai.

Tina:                    Signorina, non c’è bisogno. E’ passato. Io sono guarita... Io potrei pure ballare! Volete vedere?

ÄEsce improvvisando qualche passetto di danza.

Sammaria:            Ma come si è sviluppato questo incendio?

Commendatore:   Sammaria, non stiamo a ricercarne le cause. Io ci ho pensato bene: voi non mi dovete lasciare! Ma dove lo trovo io un impiegato modello come voi? Vi prego, aspettate pochi minuti nel mio studio e spero, poi, di darvi una buona notizia. (lo accompagna).

Sammaria:            Ma... signor Commendatore... io poi.. non vorrei...

Commendatore:   Abbiate fiducia in me!

Sammaria:            E va bene.

ÄEsce.

Commendatore:   (a Sammaria) Là, sulla scrivania, c’è l’album delle fotografie di quando io ero piccolo!

Scena 14 

Teresa:                 Basta, io vado a letto. Rosina resti ancora sveglia tu?

Rosina:                No, vado a letto anch’io.

Commendatore:   No, no, un momento, un momento. Io vi devo parlare... si tratta di una cosa importante che non posso rimandare.

Teresa:                 Ma di che si tratta?

Commendatore:   Un momento! Non è che uno apre la bocca e parla! Un pensiero, prima si formula nel cervello e poi si esprime con la parola! ...Dunque... Ahi, ahi! (porta la mano al cuore)

Rosina:                Che ti senti papà?

Teresa:                 Gervasio, che è stato?!

Commendatore:   Il cuore... il cuore ammalato!

Teresa:                 Possibile? Per quanto io sappia, sei sempre stato sano come un pesce!

Commendatore:   Non ho mai detto niente per non spaventare nostra figlia... ahi!

Rosina:                Ma... sei stato da un medico?

Teresa:                 Hai avuto delle medicine?

Commendatore:   Sì, sì, come no! Ma ha detto “Caro Commendatore, più che di medicine, voi avete bisogno di stare calmo, tranquillo, nessuno vi deve contrastare”

Teresa:                 Ma nessuno di noi ha mai pensato di contrariarti.

Commendatore:   ...eh, Rosina cara, vuoi bene a papà?

Rosina:                Tanto papà!

Commendatore:   E credi che papà tuo sarebbe capace di renderti infelice?

Rosina:                No, papà, non lo credo.

Commendatore:   Eppure... ma guarda come è strana la mente umana... da stamattina, chi mi frulla per la testa? Mio padre, tuo nonno!

Rosina:                Era un bell’uomo, eh?

Commendatore:   Un corazziere! Perfetto nel suo fisico, eppure suo padre, mio nonno...

ÄSi chiana a fare il portamento storto di chi ha la gobba.

Teresa:                 Uh, poveretto, chi l’avrebbe detto! Con un fisico come quello, con una gobba grande (a Rosina) come quella di Sammaria?!

Commendatore:   Ma che c’entra Sammaria! Che c’ha la gobba Sammaria?

Teresa:                 Ma perché, vorresti dire che Sammaria non è gobbo?!

Commendatore:   Ma per l’amor di Dio! Ma non diciamo eresie! Ma dove la vedi questa gobba?! Ma quello è un atteggiamento, è un ragazzo sportivo. Quello tira di boxe, capisci, e allora naturalmente, la guardia lo costringe a questo atteggiamento. (lo mostra) Eh, quella è la guardia. Ma mio nonno! Mio nonno, altro che guardia! Mio nonno aveva un baule sulle spalle! Ora guardate me: non sono forse un discendente di quella razza? Ora è il caso di domandarsi come potè venir fuori da un fisico così poco armonioso, quell’Apollo di mio padre? E’ vero Teresa?

Teresa                  (con espressione annoiata) Già, è vero...

Commendatore:   E la moglie! La moglie, donna bellissima, come potè sposare un uomo così poco armonioso nel suo fisico?

Rosina:                Io non capisco papà, ma se tua nonna sposò tuo nonno, che poveretto non doveva avere un fisico impeccabile, vuol dire che gli voleva bene! E quando si vuol bene, l’amore è cieco si sa.

Commendatore:   Ecco, l’amore è cieco. Io qua ti volevo e qua ci sei venuta! Ma mia nonna cieca non lo era, cieca d’amore lo diventò piano piano, quando si accorse che quei tali sentimenti, per i quali una donna rimane avvinta, innamorata, possono essere racchiusi anche in un fisico poco armonioso e noi ne abbiamo esempi nella storia, non so, uomini d’arme, uomini di cultura.... Insomma: Leopardi! Proprio il massimo, eh?! Leopardi: in quel fisico deforme, che spirito aleggiava!! Rosina, bell’è papà, vieni, tu che sei una ragazza intelligente, di’ la verità: non avresti sposato Leopardi?

Rosina:                Sì papà, Leopardi sì!

Commendatore:   (a Teresa) Hai sentito? Questa è una ragazza che sa il fatto suo, è pratica, va al sodo della vita... avrebbe sposato Leopardi! Noi per merito suo, saremmo diventati i suoceri di Leopardi!

Teresa:                 Già, ma io non capisco che c’entra questo con quello che volevi dirci!

Commendatore:   E c’entra, c’entra, perché volevo dire proprio questo: Rosina, c’è un uomo che ti ama pazzamente e che soffre per te...

Rosina:                Lo, ma che non potrò mai sposare perché tu non vuoi!

Commendatore:   Ah, ‘o sfaticato, il cacciatore di dote? No, no, no, io parlo di un’altra persona! Alludevo ad un uomo degno della tua condizione sociale, della tua educazione, un tipo simpatico, un tipo... non so... direi... leopardiano ecco!

Rosina:                Beh, ti direi: “Papà, lasciami pensare, riflettere”... E se a poco a poco mi accorgerò che mi ama veramente, qualunque esso sia lo sposerò.

Commendatore:   Ecco: e allora  il momento di dare questa risposta a papà tuo è venuto!

Rosina:                E... chi è?

Commendatore:   (a Teresa) Oh, non facciamo storie e ragioniamo con calma!

Teresa:                 Io non sto parlando!

Commendatore:   No, tu non parli, ma io ti sento lo stesso! La tua loquacità sta nel silenzio!

Teresa:                 (irata) Ma chi è?!

Commendatore:   (riporta improvvisamente la mano sul cuore) Ahi! Ahi!Ahi!!

Rosina:                Ancora male papà?

Commendatore:   Calma, calma, niente paura... sono fitte, che vanno e vengono, vanno e vengono...

Teresa:                 (più irata) Ma insomma si può sapere chi è questo tuo raccomandato?

Commendatore:   Tu non gridare! Dunque: è... ce l’ho sulla punta della lingua... è... Alberto Sammaria!

Teresa:                 Ah! Il gobbo!

Commendatore:   Non gridare che quello sente! Allora Rosina?

Rosina:                Papà... papà non posso! Sì, è un bravo giovane, gentile, educato... ma non avrei mai pensato che mi avresti proposto un tipo simile!

Commendatore:   Ma come?! Leopardi sì e questo no?

Rosina:                Ho detto sì! Ma ora ti dico che non posso! Non hai voluto che mi fidanzassi con un uomo che mi adorava e che io adoro, solamente perché ti avevo detto onestamente che era povero...

Commendatore:   Ma io non ti posso far sposare con uno senza arte né parte! Tu hai una dote, figlia cara, una dote! E che dote!

Teresa:                 E che possiede Sammaria? Niente!

Commendatore:   Ma come Sammaria non ha niente? Sammaria ha una grande proprietà!

Teresa:                 Ah già la gobba!

Commendatore:   E’ intelligente, è onesto, è lavoratore...

Rosina:                Papà, ma io...

ÄEntra Sammaria

Sammaria:            (entra rattristato) Commendatore, scusate se vi disturbo, ma io vado via! Non vi serberò rancore: io porterò con me questo dolore e voi non ne avrete rimorso. Buonasera.

Commendatore:   Aspettate Sammaria, dove volete andare? Certamente ogni cosa vuole il suo logico ragionamento.

Teresa:                 Scusate, non è per voi, ma voi dovete comprendere: come si può pretendere che una ragazza possa cambiare la vita da un momento all’altro? Il matrimonio è un passo decisivo e questo passo va studiato, ponderato!

Commendatore:   Ha ragione mia moglie, il matrimonio va studiato, va ponderato, e noi lo studieremo, lo pondereremo, come abbiamo ponderato il nostro... che se lo avessimo ponderato...

Teresa:                 Gervasio, parliamo seriamente!

Commendatore:   Ma io seriamente sto parlando!

Teresa:                 Allora ti dico che mia figlia non sposerà mai un uomo che non ama!

Sammaria:            Beh, io vado via!

Commendatore:   (prende per un braccio Sammmaria) Aspetta! Ma mi volete far impazzire questa sera?

Teresa:                 Tu pazzo lo sei già, ma io no! Perciò ti dico chiaro e tondo che a Sammaria, con tutto il rispetto che gli porto, a mia figlia in moglie non gliela do! Andiamo a letto Rosina, andiamo! (la spinge fuori) Non gliela do!

ÄEsce.

Scena 15 

Commendatore:   (urlando verso la porta) E gliela darò io, hai capito? Perché non si ostacola l’amore di due cuori innamorati! Sammaria, io sono mortificato! Mia moglie è pazza!

Sammaria:            No, è madre...

Commendatore:   E io sono padre! Che vuol dire? Sammaria, non vi preoccupate: voi piacete a me e basta!

Sammaria:            Ma la cosa importante è che io devo piacere alla signorina Rosina...

Commendatore:   Nossignore, voi dovete piacere soprattutto a me, e voi mi piacete: voi siete un giovane simpatico, intelligente, spiritoso... Sammaria vi voglio sposare!

Sammaria:            (ridendo) Che cosa dite mai Commendatore?

Commendatore:   Voglio dire che se fossi signorina non avrei difficoltà ad innamorarmi di voi! Non vi dovete avvilire: qua ci vuole insistenza, da parte vostra e da parte mia! Credete che io abbia finito adesso?! No, io adesso metto la sveglia! Ogni due ore si riprende la discussione! E lo faccio per il loro bene! Intanto voi stasera resterete mio ospite, non vi muovete da qui! Tina! Tina! Non vi preoccupata: quella è mia moglie, allora è contenta, quando mi può contraddire!

Sammaria:            E’ madre, capite...

Commendatore:   Eh, e io sono padre!

Entra Tina.

Tina:                    (entra) Commendatore, avete chiamato?

Commendatore:   Sì. Prepara subito la camera degli ospiti.

Tina:                    E’ già pronta.

Commendatore:   E’ già pronta?

Tina:                    Eh, e quella è sempre pronta! Quella sta sempre là!

Commendatore:   D’accordo... e vattenne, va’, va’.

Tina:                    Sissignore.

ÄEsce.

Commendatore:   Voi sarete un uomo felice e felice lo sarà anche mia figlia! Voi preoccupatevi solamente di volerle bene, questo per la vostra coscienza di uomo e per la mia di padre. Oh, domani mattina la sveglia a che ora? Di solito voi vi svegliate... non so... alle 6? 6,30? Le 7...? Vogliamo fare una cosa? Non vi svegliate!

Sammaria:            Come “Non vi svegliate”?!

Commendatore:   Voglio dire, non vi date pena, quando vi svegliate, vi svegliate!

Sammaria:            Eh... ma... in ufficio?

Commendatore:   E in ufficio vi giustifico io! Io sono il proprietario, no? Come colazione, di solito... caffè,... latte,... burro...?

Sammaria:            Come volete...

Commendatore:   Va beh, ci penso io; un bel vassoio con caffè, latte, burro, marmellata, biscotti e un bel cesto di frutta. E mangiatela tutta Sammaria: vitamine eh, vitamine! Andate, andate tranquillo, sereno, riposate bene... e buonanotte Alberto, buona notte figlio mio!

Sammaria:            Buonanotte Commendatore.

Commendatore:   Ah, ah, ah, Alberto! E come mo’ mi fai dispiacere! Io ti ho detto “buonanotte figlio mio” come si risponde?

Sammaria:            Signor Commendatore, io non mi posso permettere...

Commendatore:   Alberto, per piacere, guarda: io fra un po’ devo riprendere la discussione, vorrei stare sereno d’animo. Ho detto “buonanotte figlio mio” come si risponde? Buonanotte pa...pa..?

Sammaria:            Papà!

Commendatore:   Papà, bravo! Papà! Vai figlio mio vai...

ÄSammaria esce, il commendatore si siede asciugandosi il sudore.

ÄSipario

ÄFine 2° Atto

ATTO TERZO

ÄSala da pranzo di casa Savastano, i mobili sono stati spostati per fare spazio, c’è musica e molti invitati che parlano e ballano per la festa di nozze di Rosina e Alberto.

ÄTina offre pasticcini.

Ä1h23’37”

Teresa:                 (entrando) Signori, avete avuto tutti il gelato?

Tutti:                    Sì, grazie.

Un invitato:         Io vi porto i saluti e gli auguri di mammà, che si scusa tanto ma non è potuta venire.

Teresa:                 Grazie.

Donati:                Alla salute degli sposi e alla nostra! (brindisi)

Tutti:                    (applaudendo) Auguri! Tanta felicita!

Teresa:                 (uscendo) Permettete?

Donati:                Prego... prego, e grazie ancora! (a Mazzarella) E’ una signora veramente ospitale!

Mazzarella:          E’ vero, è vero.

Spirito:                 (entra di corsa affannato) Signori... signori, salute! Salute!

Donati:                Beato chi si vede!

Spirito:                 Lo so, lo so, sono in ritardo! La cerimonia è già finita?

Mazzarella:          Sì, sì sono sposati e hanno avuto anche un bel maschietto!!

ÄTutti ridono

Spirito:                 Ma la colpa non è mia se arrivo in ritardo! Ho incontrato per la strada un carro carico di cachi... ho cambiato strada e, neanche a farlo apposta, mi sono imbattuto in un funerale! Ho affrettato il passo, ho preso l’autobus per fare prima, né mi volto e, dietro di me chi vedo? Due suore della Misericordia ! Sono sceso di corsa, e cosa mi viene incontro? Il furgone dei carcerati... vuoto! Tutti segnali negativi! Porta sfortuna (fa gli scongiuri) Porta sfortuna!!

Mazzarella:          Spirito! Anche voi avete di queste fissazioni?!

Spirito:                 Fissazioni? Domandate al commendatore! Fissazioni!

Donati:                E ti pareva!!

Spirito:                 A proposito! Il commendatore dove sta?

Mazzarella:          Nell’altro salone, con alcuni invitati... molti sono già andati via...

Musciello:            Restate con noi: questo è il reparto di seconda categoria!

ÄDavanti ai quattro passa uno strano tipo con barba, sigaro e occhiali scuri, tutti lo guardano incuriositi. Entra da sinistra e esce da destra.

Donati:                (sottovoce a Tina) Tina, ma quello chi è?

Tina:                    E chi lo conosce! Dice che è un amico dello sposo...

Donati:                E non sono riuscito a sentirgli dire una parola! Mangia e fuma!

Spirito:                 (facendo gli scongiuri) Tiene una brutta faccia però! Mamma mia...

Donati:                Ah! Ecco il commendatore!

ÄEntra il commendatore

Tutti:                    (applaudendo) Viva il commendatore! Viva il commendatore! Viva il commendatore!

Commendatore:   (entra scuro in volto) Basta per cortesia! Non amo sentire applausi.

Donati:                Va bene...

Commendatore:   (a tutti) Per favore, lasciatemi solo con l’avvocato Donati, che dobbiamo parlare... fate una cosa: andate a vedere i regali nozze... li avete visti?

Mazzarella:          No, commendatore, non li abbiamo visti.

Commendatore:   Tina!

Tina:                    Sì, dite...

Commendatore:   Accompagna i signori a vedere i regali di nozze... e stai attenta... (mima il furto)

Donati:                (sorpreso) Come “stai attenta”?

Commendatore:   Sì... voglio dire... attenta che non si rompa niente... è tutta roba delicata...

Donati:                Eh, sì, sì...

Commendatore:   Va via, accompagna i signori (sottovoce) E stai attenta a Musciello, capito? (rifà il gesto)

Tina:                    Prego signori, (esce seguita da tutti) Quanto so’ belle, quante belle cose! Accomodatevi.

Tutti:                    Grazie, grazie...

Scena 16Il sogno

Commendatore:   Avvocato, a voi che sembra di quello che vi ho confidato?

Donati:                (sminuendo) Ma a me sembra fuori luogo questa vostra preoccupazione... Certo quando una figlia si sposa, per un padre è sempre un dolore, ma questo matrimonio siete stato voi, proprio voi a volerlo!

Commendatore:   Appunto per questo non sono tranquillo! E’ una settimana che io, pensando a questo giorno, non dormo più! Io ho sempre sperato nel matrimonio di mia figlia per avere un giorno, fra le braccia, un nipotino sano, robusto... e io non sono tranquillo! Io stanotte mi sono fatto un sogno tremendo che... solo se ci penso, mi vengono i sudori freddi!

Donati:                Un brutto sogno? E che avete sognato? Raccontatemelo, su...

Commendatore:   Mi sono sognato che era notte... e stavo davanti a un grande palazzo, disabitato... un castello. Fuori pioveva, fulmini, saette... Madonna mia... tuoni! E io sono entrato in questo palazzo, ho cominciato a salire le scale e mi sono trovato di fronte un signore alto, con la barba e sigaro, che mi ha domandato... dice: “Dove vai?” Dico: “Io vado da mia figlia Rosina, che oggi si festeggia il battesimo della bambina... che è nata una femminuccia...” “Ah!” dice questo signore “Venite, venite, andiamo a vedere questa femminuccia! Andiamo, andiamo”. E ha cominciato a salire le scale, e io dietro a lui. Ad un certo momento, questo signore alto con la barba, si è trasformato in don Girolamo, il nostro confessore di famiglia, il quale s’è fatto vicino a me e dice: “Commendatore! Commendatore! Ho preparato un altare con circa 200 candele! Ricordate: 200, 200, 200!” E si è trasformato pure lui, questo personaggio, e... è diventato un corvo! E a cominciato a volare... volare... e si è disperso nell’aria! A un certo momento ho sentito una risata satanica, proprio diabolica... ed è comparsa mia moglie... o era mia nonna... o era mia moglie vestita da mia nonna... non mi ricordo, ma quella è capace di tutto! Comunque si è avvicinata a me con un cofanetto fra le mani e ha detto: “Guarda Gervasio! Guarda che bel regalo, la zia di Alberto ha mandato a Rosina”. L’ha aperto, ed era pieno di gemme preziose!

Donati:                Ah!!

Commendatore:   No, Avvocato, quelle portano malaugurio!!

Donati:                Ah, si?

Commendatore:   Eh! Allora io mi sono avvicinato a queste gemme...stavo quasi per toccarle...ma in quel momento, mia moglie si è trasformata, improvvisamente e attorno a noi, sono comparsi gruppetti di bambini... tutti vestiti da marinaretti... tutti gobbi! Capeggiati da mio genero che diceva “Viva il commendatore! Viva il commendatore! Viva il commendatore” e applaudivano, proprio come fanno gli impiegati, qui in casa! Ecco perché non li posso sentire, che mi danno fastidio! E allora io ho cominciato a salire le scale e a seguire questo gruppetti di gobbetti e di nanetti e siamo entrati in un grande salone; Al centro del salone c’era un letto e sul letto c’era mia figlia Rosina, vestita di nero, che piangeva, piangeva poverina, in un mare di lacrime! Ai piedi del letto ci stava la cameriera, Tina, che pure lei piangeva... piangeva e nuotava... nuotava in questo mare di lacrime! Io mi sono avvicinato al letto dove stava mia figlia, anch’io nuotando...strano poi... perché io non so nuotare... mi sono avvicinato e ho detto: “Ma Rosina, figlia mia, ma perché piangi?” E lei mi ha detto: “Guarda papà, guarda la tua nipotina!” E mi ha fatto vedere la bambina: ma quanto era bella avvocato! Bella... i capelli biondi... ma quanto era bella! Io l’ho abbracciata stretta stretta e questa bambina ha cominciato a gonfiarsi... a gonfiarsi... e le è spuntata una gobba davanti e un’altra di dietro! Io l’ho lasciata andare per lo spavento, ma sta povera creatura non è caduta per terra, no! E’ rimasta sospesa per aria, e mi guardava con gli occhi cattivi... e piangeva, povera figlia, piangeva e ogni lacrima che cadeva per terra si trasformava in un gobbo! Una lacrima, un gobbo, due lacrime, due gobbi, tre, cento, mille gobbi attaccati alle tende, alle tappezzerie della camera, alle lenzuola del  letto! Io metto una mano in tasca e uscivano tanti gobbetti, piccoli  piccoli... io gridavo: “Aiuto, aiuto!” e dalla bocca mi venivano fuori tanti gobbetti piccoli, piccoli, piccoli, che si giravano e facevano: “Viva il commendatore! Viva il commendatore! Viva il commendatore!” Madonna mia Avvocato mio! Io mi sono spaventato! Mi sono messo a correre, mi sono precipitato fuori da questo castello e mi sono trovato in mezzo a una campagna... un bosco... sempre di notte, pioggia, fulmini, tuoni, gufi, civette, gatti neri...e gruppetti di gobbetti, capeggiati sempre da mio genero, che facevano sempre (cantando): “Gobba a levante, luna calante! Gobba a levante, luna calante!” Io ancora più spaventato, mi sono messo a correre... a correre... a correre... avvocato mio, a un certo momento mi sono sentito così stanco, ma così stanco, che quando mi sono svegliato ho detto: “No, io mi addormento un’altra volta, perché mi sento troppo stanco!” Che sarà?

Donati:                Agitazioni e null’altro! Fantasia esaltata! State tranquillo! E poi, ben quattro medici vi hanno rassicurato a riguardo!

Scena 17 

ÄEntrano ridendo Tina e Rosina.

Commendatore:   Rosina!

Rosina:                Che c’è papà?

Commendatore:   Dove vai?

Rosina:                Andiamo a prendere i confetti per distribuirli.

Commendatore:   E Alberto, dove sta?

Rosina:                E’ di là papà, nel salotto. Sta facendo divertire tutti quanti!

Commendatore:   (piangendo) Figlia mia! Quanto sei bella

Donati:                (cerca di calmarlo) Commendatore!!

Rosina:                Papà! Ma perché fai così, ti giuro che ne sono quasi avvilita!

Commendatore:   No, non è niente!

Tina:                    (scoppia in lacrime) Ih! Ih! Ih!:::

Commendatore:   (irato) Che piangi tu? Sto malaugurio! Sta piangendo da stanotte: piange e nuota! Ma perché piangi?

Tina:                    Sono 15 anni che sto in questa casa, e pensando che oggi la signorina se ne va... e chissà se la vedrò mai più! Ih! Ih! Ih!

Commendatore:   Ma che deve morire mia figlia! Ma vai al diavolo!

Tina:                    Subito! Subito!

Esce.

Sammaria:            (entrando) Rosina, fai presto che gli invitati aspettano...

Rosina:                Parlavo con papà!

Sammaria:            Ah, Rosina mia adorata! Quanto sono felice... Papà, permettete? Io bisogna che l’abbracci! (esegue)

Donati:                A che ora partite?

Sammaria:            Fra circa tre ore. Ma c’è ancora tempo! Avvocato, venite con noi di là?

Donati:                Come no!

Sammaria:            Papà, e voi non venite? Che fate di qua, solo solo? Su...!

Commendatore:   Sì, sì, vengo... vi raggiungo, intanto voi avviatevi...

Sammaria:            Intanto noi ci avviamo...

Donati:                Permettete commendatore...

ÄEscono.

Scena 18 

ÄEntra il personaggio di prima con la barba. Il commendatore, guardandolo impaurito, riconosce in lui il tizio del sogno e corre a nascondersi dietro una tenda, dalla quale continua ad osservarlo. Solo quando il tizio, dopo essersi a lungo guardato attorno, va via, il commendatore esce dal nascondiglio e fa scongiuri.

ÄEntra Teresa con uno scrigno. Ride compiaciuta.

Teresa:                 (entra ridendo. Ha in mano uno scrigno) Gervasio! Guarda che bel regalo la zia di Alberto ha mandato a Rosina!

Commendatore:   (sconvolto) Sì, lo conosco...

Teresa:                 E’ antico, sai?

Commendatore:   Lo conosco...

Teresa:                 Guarda, guarda...

Commendatore:   (infastidito) Sì, sì, sì, lo conosco!

Teresa:                 Sei contento? Hai visto come è riuscita bene la funzione religiosa?

Commendatore:   Sì.

Teresa:                 Peccato che si sia fatta in casa! Ah, se si fosse fatta in chiesa... ma tu hai voluto così! ... E l’altare: un sogno! ... Ah, padre Girolamo si è mostrato quel sant’uomo che è! Mi ha detto: “Signora Teresa, vi manderò il più bel servizio d’altare che abbiamo in Parrocchia!” C’erano oltre trecento candele!

Commendatore:   No, no, duecento...

Teresa:                 Trecento!

Commendatore:   No, no! Ho avuto informazioni precise: duecento!

Teresa:                 E Rosina! Rosina con quell’abito da sposa sembrava una fata! Un angelo... e quando ha detto “Sì” , lo ha detto con tutta la semplicità di questo mondo! E Alberto? Com’era curioso! (scoppia in una fragorosa risata che al Commendatore. Ricorda quella del sogno)

Commendatore:   (spaventato) Teresa! Teresa! Ma come tu ridi?! Senza un rimorso? Senza un pentimento? Io ho sullo stomaco un peso che non scende e non sale, e tu ridi?! Ma insomma, che cosa pretendete da me? Che io viva con questo eterno rimorso sulla coscienza? Ma Rosina è mia figlia sai?! E io sono sicuro che se ha sposato quel giovane lo ha fatto solo per obbedirmi, e io, per soddisfare il mio egoismo, io dovrei permettere tutto questo?

ÄSi sente da fuori un applauso e risate e un vociare. Il Commendatore si tappa le orecchie

Invitati:                (fuori scena) Viva gli sposi! Viva gli sposi!

Commendatore:   Li senti? Li senti i marinaretti gobbi?!

Teresa:                 Gervasio, non fare il ragazzo e non facciamo ridere la gente!

Commendatore:   No! La gente ha già riso abbastanza, e io ne sono stufo sai? E se voglio, la faccio ridere come dico io!

Teresa:                 E ci dovevi pensare prima...!

Commendatore:   E chi ha tempo non aspetti tempo!

Teresa:                 E voglio vedere che sai fare!

Commendatore:   Ora ti faccio vedere!

Scena 19 

ÄEntrano Alberto e Rosina seguiti dagli invitati che applaudono e urlano: “Viva gli sposi”

Spirito:                 Auguri e figli maschi!

Sammaria:            Grazie, Spirito, grazie, ma anche Rosina è d’accordo con me che il primo figlio deve essere una femminuccia!

Tutti:                    Ah, bene!!

Commendatore:   Che femminuccia! Femminuccia un corno! ... Rosina, io ti devo parlare: io ho agito male con te, ho agito avventatamente! Alberto, come uomo, come amico, è la corona della mia testa, ma come marito, io non lo reputo degno di te!

Teresa:                 Ma senti, Gervasio...

Sammaria:            Un momento mamma, vi prego, voi parlerete dopo. Ora sono io che devo parlare. Papà... papà, dopo tanto affetto che mi avete dimostrato... ma con lo stesso affetto, voi abbiate la bontà di dirmi il perché di questo vostro cambiamento.

Commendatore:   E perché... perché... perché questo matrimonio non mi piace più!

Tutti:                    (delusi) Uh!!

Commendatore:   Prima mi piaceva...

Tutti:                    (sollevati) Ah...!

Commendatore:   ...adesso non mi piace più!

Tutti:                    (delusi) Uh...!

Commendatore:   Ma la volete finire o no? Io ho agito avventatamente! Tu... fai quello che credi meglio... agisci come preferisci, ma io questo matrimonio lo farò annullare!

Sammaria:            E’ tutto giusto papà! Ma perché?

Commendatore:   E perché... perché....

Sammaria:            E ve lo dico io perché: perché io sono cifotico!

Tutti:                    E’ cifotico... è cifotico...

Commendatore:   Ragazzo! Mi dispiace, ma non è colpa mia! Ecco fai quello che vuoi tu, agisci come preferisci...

Sammaria:            No, no io non ho affatto intenzione di agire, ma soltanto, ditemi sinceramente, è solo per questa ragione?

Commendatore:   Ah, sì Alberto! Questo per la tua tranquillità, per la tua serenità: è solo per questa ragione!

Sammaria:            E allora, se è solo per questa ragione, io la gobba me la posso anche togliere! (si sfila la giacca) Ecco qua!! (mostra la schiena perfetta)

ÄTutti applaudono tra “Oh” di meraviglia.

Spirito:                 Commendatore! Si è sgobbato!

Commendatore:   Silenzio! Ma insomma, che cosa significa questa buffonata?

Sammaria:            Guardatemi bene papà! (si volta)

Commendatore:   E la gobba?

Sammaria:            È sparita!

Commendatore:   Come: è sparita?

Sammaria:            Non c’è mai stata... o meglio, sta qua, nella giacca!

ÄMormorio generale

Commendatore:   Teresa!!

Teresa:                 Non c’è mai stata!

Donati:                Questa è bella commendatore! Ve l’hanno fatta!

ÄTutti ridono.

Commendatore:   Gesù! Ma io esco pazzo! Ma... fammi vedere... (tocca la schiena di Alberto)

Sammaria:            Guardate!

Commendatore:   E non c’è! Non c’è! (a Donati) Però avvocato, non gli stava male!

Donati:                Ma che dite mai, commendatore!?

Commendatore:   No, voglio dire che se l’era aggiustata bene...

Donati:                Ah, ecco...

Sammaria:            Papà! Papà, io sono quello sfaticato, scansafatiche che non volevate che sposasse Rosina!

Commendatore:   (strabiliato) Teresa!

Teresa:                 Col tuo consenso, abbiamo fatto tutto il comodo nostro!

ÄRisate ed applausi.

Commendatore:   Silenzio! Silenzio! Figlia mia, non lo fare più sai?

Teresa:                 Gervasio, oramai...

Commendatore:   E va bene! Voi vi volete bene? Tu gli vuoi bene?

Rosina:                Assai, assai papà!

Commendatore:   E allora il matrimonio continua!

ÄApplausi – “viva gli sposi” – “viva il commendatore”

Commendatore:   Avvocato, io mi sento un altro uomo, voi ci pensate? Quello non è gobbo e porta bene!

Donati:                Porta bene! E’ il colmo!

Sammaria:            Papà, alla presenza di tutti, posso considerare Rosina mia moglie al cento per cento?

Commendatore:   Ma sì, sì! Siate felici e fate figli maschi, femmine... quanti ve ne darà il buon Dio!

Tutti:                    (applaudendo) Bravo!!

Sammaria:            E adesso una preghiera, papà: riprendete Malvurio, poveretto e vogliategli bene, perché anche lui ve ne vuole!

Tutti:                    Sì! Mal-Vu-Rio! Mal-Vu-Rio! Mal-Vu-Rio...!

Commendatore:   Vi prego, signori, vi prego ! Qua sprofonda il pavimento sapete?

Tutti:                    Eh...!

Commendatore:   E va bene, lo riprenderò, sempre se lui lo vorrà...

ÄIl tizio barbuto si fa avanti

Malvurio:             Ma sì che lo voglio commendatore!

Commendatore:   (fa gli scongiuri) Madonna mia! E questo chi è?

Malvurio:             Sono io! Malvurio! (toglie barba e occhiali) Che così truccato vi sono stato vicino mezza giornata e non è successo niente! Anzi, tutto si è risolto come voi volevate!

ÄApplausi

Commendatore:   Ah! Era Malvurio! (scongiuri)

Donati:                Ma che fate commendatore?

Commendatore:   (evasivo) Va bè... lo riassumerò...

Tutti:                    Oh, bene, bene!

Malvurio:             Grazie, commendatore!

Sammaria:            Avanti, un abbraccio!!

Commendatore:   No! No!

Donati:                Sì, sì un abbraccio!

ÄTutti li spingono uno verso l’altro e tra gli applausi i due si abbracciano, il commendatore è poco convinto. Tutti escono rimangono Alberto e il Commendatore

Scena 20 

Sammaria:            Papà, siete contento adesso?

Commendatore:   E me lo domandi? Birbante!

Sammaria:            Ma siete convinto che la vostra era solo una suggestione? Solo perché credevate di avere il gobbo in casa, vi siete sentito al sicuro da tutto! Papà, la iettatura non esiste!

Commendatore:   (poco convinto) Non esiste...

Sammaria:            La vostra, era una malattia!

Commendatore:   (più convinto) Una brutta malattia! ... E si soffre sai? ... Si soffre tanto!

Sammaria:            Ma oramai siete guarito! I fatti lo dimostrano.

Commendatore:   Eh! Adesso (scongiuri)... adesso ti posso parlare col cuore sereno! Cerca di voler bene a Rosina, guarda che è l’unica figlia che ho!

Sammaria:            Rosina è tutta la mia vita!

Commendatore:   Bravo!

Sammaria:            Ora andiamo a bere una bella coppa di champagne!

Commendatore:   Aspetta, aspetta! A che ora partite?

Sammaria:            No, c’è tempo...

Commendatore:   Questi benedetti viaggi di nozze! Io mi domando che necessità ci sia di andare a fare una cosa tanto lontano, quando invece in casa propria, con tutte le comodità a portata di mano...

Sammaria:            Papà, in fondo cosa volete che sia: due ore in aereo, si parte e si arriva...

Commendatore:   E adesso sono venuti di moda i viaggi in aereo: due ore di aereo... si parte... si cade come niente... senti, se ti chiedo un piacere, me lo fai?

Sammaria:            Ma vi pare!

Commendatore:   Durante il viaggio di nozze, ma solamente durante il viaggio di nozze, fammi stare tranquillo, mettiti questa giacca! (gli porge la giacca della gobba)

Sammaria:            Ma suvvia papà! Ma basta con queste cose. La iettatura non esiste! Sono tutte suggestioni, paure. Non sono cose vere!

Commedatore:     Eh che vuoi farci, Alberto... non è vero, ma ci credo!

FINE.

ÄSipario.

ÄParata.

ÄSipario.

    Questo copione è stato visto
  • 1 volte nelle ultime 48 ore
  • 2 volte nell' ultima settimana
  • 12 volte nell' ultimo mese
  • 141 volte nell' arco di un'anno