Non fare la commedia

N F C - 91

NON FARE LA COMMEDIA

Commedia in due atti
di Franco Demaestri

Commedia tutelata dalla SIAE

Per autorizzazione contattare lautore

striamede@libero.it


(Il camerino di un teatro ricavato dietro alle quinte. Ci sono tre specchiere per trucco con la classica cornice di luci. L'attore entra in scena. E' un uomo maturo, l'aria un po' triste;)

Scena prima

Attore - Che traffico! Mezz'ora per parcheggiare. Se continua cos vivremo in macchina. Faremo tutto in macchina, dormiremo, mangeremo, lavoreremo ...Pazzesco! Si fa prima a venire a piedi. Oh, lo sanno tutti. Eppure tutti prendono la macchina.
La macchina ... come le sigarette: da domani smetto... da domani vado a piedi, col mezzo pubblico... e poi sei sempre inchiodato alle tue abitudini. Fumi e vai in macchina.
Smettere di fumare e di andare in macchina. (sconsolato) Troppe cose, da fare insieme! (guardando il telefono) Dovrebbe telefonare adesso. Un'ora e mezza prima dello spettacolo le ho detto. (consulta l'orologio e guarda con ferocia il telefono) E suona! Dai suona. (una pausa) Cosa devo fare per sentirti suonare: andare al cesso, farmi la doccia? No, resto qu, ti sfido.
Un'ora e mezza prima dello spettacolo le ho detto, dopo troppo tardi, dopo ho bisogno di concentrarmi, dopo sar un altro, dopo non sar pi io...
(cambiando tono) Dopo ... dopo...

O voi, legioni e legioni, che siete morti prima di me, aiutatemi. Ditemi come avete fatto a morire, ad accettare. Insegnatemelo. Aiutatemi a varcare la soglia che voi avete varcato, venite in mio soccorso. Come sono andate le cose? Avete avuto paura sino alla fine? E voi che eravate forti, coraggiosi, che avete acconsentito a morire con indifferenza e serenit, insegnatemi l'indifferenza, insegnatemi la serenit... insegnatemi la rassegnazione...
(quasi implorante) E perch non telefoni! (urlando) Stronza!

(Entra l'attrice. E' una bella ragazza, solida, classica, che non lascia spazi a leziosit o sdolcinatezze. Infonde ed ispira il senso di equilibrio e serenit che caratterizzeranno la sua presenza per tutta la commedia.)

Attrice - (stupita, ma allo stesso tempo divertita) E cosa t'ho fatto!?

Attore - (imbarazzato) No, no, mica dicevo a te! Facevo un po' di esercizio per la voce!

Attrice - Fai bene, perch mi pare che da un po' di tempo ne hai poca.

Attore - Ma pensa un po' per te!

Attrice - Per carit, non volevo offendere. (va dietro un paravento per spogliarsi ed indossare una vestaglia)
Hai visto che traffico? Per parcheggiare la macchina mezz'ora. Io non lo so, ma se continua cos vivremo in macchina. Faremo tutto in macchina, dormiremo, mangeremo, lavoreremo. Pazzesco! Si fa prima a venire a piedi. Oh, lo sanno tutti. Eppure tutti prendono la macchina.
La macchina ... come le sigarette: da domani smetto... da domani vado a piedi, col mezzo pubblico... e poi sei sempre inchiodato alle tue abitudini.
Fumi e vai in macchina.

ATTORE - Son cose che dicono tutti.

ATTRICE - Beh, proprio tutti, no. Basta guardarsi in giro: son tutti in macchina.

ATTORE - Anche tu l'hai detto e sei venuta in macchina, anch'io che ho detto le stesse identiche tue parole, son venuto in macchina. Diciamo tutti le stesse cose. E' difficile essere originali.

ATTRICE - Senti io non avevo nessuna pretesa d'essere originale.

ATTORE - (con ironia) Ma certo lo sappiamo che sei uguale e precisa a tutte le altre. Tutte le donne sono uguali!

ATTRICE - (stizzita) Ma che uguale, io ho la mia...Per carit, lasciamo perdere, ho capito. Abbiamo una serata storta. Va bene, va bene, stasera non si parla!

ATTORE - Sar proprio una bella commedia!

(Da questo momento gli attori iniziano lentamente l'operazione di trucco e vestizione che li terr occupati praticamente per tutta la durata della commedia)

ATTRICE - (vedendo il telefono) Che ci fa qui il telefono? Io lo stacco; che non si metta a suonare durante la recita.

ATTORE - No! No. L'ho fatto installare io...aspetto una telefonata. Importante, molto importante.

ATTRICE - Beh, dopo per lo stacchiamo.

ATTORE - Dopo s, dopo possiamo staccarlo. Dopo sar diverso. Molto diverso.

ATTRICE - (rinfrancata da questo breve dialogo, l'attrice riprende la conversazione) Ah, senti, un po' che volevo chiedertelo: con Clara come va, tutto bene?

ATTORE - (dopo un attimo di indugio) E' finita.

ATTRICE - Ne hai trovata un'altra?

ATTORE - Un'altra? Le solite stronzate! Una relazione non pu esaurirsi, no. Ci deve essere subito un'altra! Il tradimento, la relazione segreta, l'amante! Tu hai recitato troppe commedie.

ATTRICE - Eh, non scaldarti tanto, ho capito. Di solito...

ATTORE - Di solito cosa? Non abbiamo pi niente da aggiungere, manca la comunicazione, tutto qua.

ATTRICE - Anche col sesso ? Sembrava che vi legasse tanto.

ATTORE - All'inizio. Poi il viaggio insieme ha mostrato sempre i soliti panorami...Dispiace, ma cosi.

(una pausa)

ATTRICE - Io l'avevo capito.

ATTORE - Capito cosa?

ATTRICE - Che s'era incrinato qualcosa.

ATTORE - Da cosa?

ATTRICE - Sai le donne...... hanno le antenne. Capiscono. Intuiscono.

ATTORE - Balle! Noi uomini siamo un libro aperto. Non ci interessa di nascondere.

ATTRICE - Nessun rimorso?

ATTORE - Nessun rimorso? Come nessun rimorso! Questa mi viene a chiedere se non ho nessun rimorso. Non ho mai fatto una cosa in vita mia, una sola cosa, senza poi pentirmene immediatamente dopo e tu mi vieni a chiedere se non ho nessun rimorso? Certo che ho rimorsi.

ATTRICE - E allora torna con lei.

ATTORE - No, dopo avrei il rimorso di non aver saputo troncare.

ATTRICE - Meglio il rimorso d'aver rotto?

ATTORE - Se meglio? Se peggio? E chi lo sa. E' uguale. Ci sarebbe sempre un rimorso. Ci sono abituato. Un rimorso in pi, uno in meno. (una pausa) Piuttosto, tu, con Marco. Tutto bene?

ATTRICE - Ho chiuso anch'io.

ATTORE - Quando?

ATTRICE - Qualche giorno.

ATTORE - Dev'essere la stagione dei saldi! Chi l'avrebbe mai detto.

ATTRICE - Non hai le antenne tu.

ATTORE - (alludendo ai corni) E meno male! Rimorsi anche tu?

ATTRICE - Ma neanche per sogno, era uno stronzo!

ATTORE - (ironico) Ne hai trovato un altro?

ATTRICE - S! Migliore. L'avevo gi prima. C'era il tradimento, la relazione segreta, l'amante. Proprio come nelle tante commedie che ho recitato.

ATTORE - Ma che tro...

ATTRICE - Ma che... cosa? Ti metti a giudicare quello che faccio io. Cosa mi stavi dicendo? Dillo, dai dillo se hai il coraggio?

ATTORE - Se ho il coraggio di dire cosa?

ATTRICE - Troia!

ATTORE - A me?

ATTRICE - No, a me.

ATTORE - Ah, beh, se lo dici tu, saprai quello che dici!

ATTRICE - Io ho il coraggio di dirle certe cose.

ATTORE - Che sei una troia?

ATTRICE - Tu non l'hai avuto.

ATTORE - Il coraggio di dire che sei una troia?

ATTRICE - No, che avevo uno e per questo ho lasciato Marco.

ATTORE - Beh, io mica dovevo dirlo... mica ho lasciato Marco.

ATTRICE - Tu hai trovato un'altra e per questo hai lasciato Clara!

ATTORE - (colpito) Chi te l'ha detto?

ATTRICE - (incalzante) C' o non c'?

ATTORE - (ormai sconfitto) Le antenne?

ATTRICE - Le antenne.

ATTORE - (arreso completamente, quasi implorante) Elisa, aspetto una sua telefonata da un momento all'altro. Sto soffrendo come una bestia. C'. Hai visto giusto. C' un'altra donna. Me ne sono innamorato: ma lei mi ha detto che un problema mio. Vive con un ricco industriale. Villa, piscina, yacht, fuoristrada. Per ora preferisce restare con lui. Gusti! Ma adesso qualcosa sta cambiando. Forse. Doveva telefonarmi stasera. Deve telefonarmi. (guardando il telefono) E non telefona! Un'ora e mezza prima dello spettacolo le ho detto, ma ormai...

ATTRICE - Forse avr capito mezz'ora...

ATTORE - Adesso ho anche una cattiva dizione! No, no le ho detto un'ora e mezza... mi pare. Deve partire. Anche in lei forse sta nascendo qualcosa, me lo dir prima di partire... mi ha detto che... se parte mi ama , se resta, no.

ATTRICE - Resta con l'industriale?

ATTORE - Con l'industriale!

ATTRICE - E se parte e lo lascia, tu cosa farai?

ATTORE - Se parte e lo lascia...(cambiando repentinamente tono e sfruttando la battuta) me lo sposo io l'industriale, cos mi sistemo!


Scena seconda

(Entra quella che noi chiameremo d'ora in poi la seconda attrice. Seconda non per importanza o bravura, ma solo perch arriva adesso, seconda appunto rispetto all'attrice che gi in scena. La sua pi che un'entrata un'irruzionee porta in s il segno del carattere di questa nuova venuta. La vedremo sicuramente piena di borse e borsette, con movimenti sovrabbondanti per fare anche le cose pi semplici, rapida nel parlare anche se con una dizione accurata come si conviene ad un'attrice. Passer rapidamente dal riso al pianto con una instabilit emotiva che tutti temono perch contagiosa.)

SEC.ATT.- Che traffico! Per parcheggiare la macchina mezz'ora. Io non lo so, ma se continua cos vivremo in macchina, dormiremo, mangeremo, lavoreremo. Faremo tutto in macchina. Pazzesco! Si fa prima a venire a piedi. Oh, lo sanno tutti. Eppure tutti prendono la macchina.
La macchina ... come le sigarette: da domani smetto... da domani vado a piedi, col mezzo pubblico... e poi sei sempre inchiodato alle tue abitudini.
Fumi e vai in macchina. Ah, salve a tutti!

ATTORE - (rivolto all'attrice) Vedi quant' difficile essere originali?

SEC.ATT. - Francesco arrivato?

ATTRICE - Ma Francesco alla prima non viene mai. Vuole fare come Luchino Visconti.

SEC.ATT. - Ma scherzi? Deve venire. Ho ancora delle incertezze io, dei dubbi. Mio dio, se non viene... ma non si pu abbandonare la gente cos!

ATTORE - Senti non cominciare a trasmettere le tue ansie che ho gi i cavoli miei.

SEC.ATT. Ah, io trasmetto le ansie?

ATTORE - Eh, s. Se incominci a dire: se non viene, mio dio, e cos via. Trasmetti le ansie. Se non trasmettere le ansie questo!

SEC.ATT. - Siamo un po' tesi prima del debutto, mi pare.
Anche il grande attore nervoso!

ATTORE - Io, nervoso? Povera te!

SEC.ATT. - Non alludevo a te. Parlavo del grande attore. Era evidente che non alludevo a te!

ATTRICE - Oh, ragazzi, la smettiamo? Vi pare questo il clima per prepararsi ad andare in scena? Cerchiamo di stare calmi!

SEC.ATT.- Hai ragione, scusa, scusate tutti. Ma sono tesa come una corda di violino. Adesso mi rilasso.

ATTORE - Scusa, scusa. Anch'io, oggi, ho una giornata!

SEC.ATT.- (vedendo il telefono) Il telefono! Staccalo che se si mette a suonare mi viene una crisi di nervi.

ATTORE - No! Il telefono resta com'. Aspetto una telefonata. E' della massima importanza. (guarda l'orologio) Forse avr capito trenta minuti. (prendendosi la testa tra le mani) Oh, dio, oh, dio!

ATTRICE - Soffri molto?

ATTORE - Non hai una pastiglia?

ATTRICE - (ridendo) Una pastiglia per i mali d'amore?

ATTORE - Ma che mali d'amore. Mi venuto un terribile mal di testa.

ATTRICE - Sar la tensione.

ATTORE - Ma quale tensione, se sono calmissimo. Anzi ecco cos': sono troppo calmo rispetto alla tensione che dovrei avere.

ATTRICE - Potrebbe essere anche il tempo.

ATTORE - No, no. E' da un po' di giorni che ho mal di testa. Il tempo cambiato un sacco di volte, ma il male rimasto sempre lo stesso.

ATTRICE - Ma proprio perch il tempo variabile che ti viene il mal di testa.

ATTORE - Ce l'ho anche quando non variabile.

ATTRICE - Ma ce l'hai quando fisso sul bello o fisso sul brutto?

ATTORE - Quando fisso sul brutto c' troppa umidit, quando fisso sul bello troppo secco. E in ogni caso ho il mal di testa. Sono troppo calmo rispetto ai miei problemi: ecco cos'. Un mal di testa anche poco.

ATTRICE - Anche se ti agiti ti viene il mal di testa.

ATTORE - (melodrammatico) Allora non ho scampo! Beata te che non hai problemi .

ATTRICE - Ma che ne sai tu dei miei problemi?

ATTORE - Ma che problemi vuoi avere ...basta guardarti, sei un fiore!

ATTRICE - Cos' un complimento?

ATTORE - Un complimento?

ATTRICE - S, m'hai detto che sono come un fiore. E' bello sentirselo dire.

ATTORE - Mi dispiace.

ATTRICE - Ma cosa ti dispiace, di avermi fatto un complimento?

ATTORE - No, che tu pensassi che lo dicevo per dire.

ATTRICE - Io ho pensato che lo dicessi perch lo pensavi.

ATTORE - E io lo pensavo e l'ho detto!

ATTRICE - E allora un complimento.

ATTORE - Ah, s... che io credevo che tu intendessi il complimento come una cosa che si dice tanto per dire...

ATTRICE - E invece tu l'hai detta... non tanto per dirla, ma perch... perch l'hai detta?

ATTORE - Perch l'ho detta? (esausto) Non lo so perch l'ho detta. Ti giuro, non mi ricordo pi perch l'ho detta. Te lo giuro, guarda. Ti giuro che non la dir mai pi!

((l'attore esce in scena per provare la sua parte)

SEC.ATT.- Cos'ha?

ATTRICE - Problemi, mal di testa...

SEC.ATT.- Per io ho anche l'agitazione: sono messa peggio!

ATTRICE - Ma perch tutta 'sta agitazione? Di solito non mi pare...

SEC.ATT.- Non la commedia, figurati. Ho lasciato Giorgio. Capisci, Giorgio, dopo tanti anni!

ATTRICE - E perch?

SEC.ATT.- Andava con un'altra! 'Sto porco!

ATTRICE - Anche lui!

SEC.ATT.- Perch chi l'altro?

ATTRICE - No, niente, niente!

SEC.ATT.- Dopo tre anni. Tre anni non sono mica pochi.

ATTRICE - E non potevi metterci una pietra sopra? Facevi una scenata. Lo recuperavi.

SEC.ATT.- No, no. Poi in fondo, non che mi interessasse granch. S, ultimamente... guarda meglio cos. Non ne potevo pi. Sto meglio cos. Per sono tanto agitata!

ATTRICE - Stai meglio, ma sei tanto agitata. Ti disperi, ma in fondo meglio cos. Ma insomma, si pu sapere cosa vuoi?

SEC.ATT.- E' proprio questo il problema. Sapere cosa voglio. E' tutta la vita che credo di sapere quello che voglio e poi ogni volta mi succede che non lo so. Nei momenti in cui hai bisogno di tutte le tue forze... quando ti pare di poter dire: beh, fino a qui sono arrivata! Trac. Ti si rompe qualcosa dentro e non sai pi cosa fare. Quando avevo Giorgio non lo volevo pi, e adesso che non ce l'ho pi lo voglio.

ATTRICE - (quasi a consolarla) Io ho lasciato Marco, sai!

SEC.ATT.- Marco?! E perch? Anche lui...

ATTRICE - No, no, poverino..

SEC.ATT.- Ah! Eh ma tu sei diversa. Ti vedo. Non sei agitata, non hai mal di testa. Sei fredda. Lasci uno che stato con te per anni e non hai nessuna reazione, nemmeno un mal di testa, una leggera gastrite, un erpes...no, non sei sensibile come me.

ATTRICE - Ma tu misuri la sensibilit con la cartella clinica?

SEC.ATT.- Io davvero non so come fai ad interpretare le parti se non hai un minimo di sensibilit. Se non sei sensibile non puoi mostrare veri sentimenti.

ATTRICE - Ma io non debbo mostrare sentimenti veri quando recito, devo solo saperli fingere!

SEC.ATT.- (forte della sua certezza) No, no, cara, io voglio essere un'attrice vera, non finta.

ATTRICE - Ma che finta! Noi siamo vere, noi che fingiamo. Fingere non mentire. Fingere significa modellare, raffigurare, inventare con la fantasia. (citando) "...ed io nel pensier mi fingo"... Se ci pensi solo quando fingi che susciti interesse, emozioni vere...I tuoi veri problemi non interessano nessuno! In certe serate di grazia ... la sala buia... il pubblico che non vedi... le tenui luci rosse dei gradini della platea...avverti un silenzio cos carico di partecipazione, che ti senti sicura di avere in mano i cuori del pubblico. Ti senti capace di farli rabbrividire, di farli ridere, di farli piangere. Tu, tutto nei tuoi gesti, nella tua voce... un potere ed una responsabilit tremende... (recitando il ruolo che avr nella commedia che si appresta a rappresentare) La morte venuta a coricarsi nel nostro letto come una sfrontata puttana, penetrata lentamente nelle tue viscere e ti ha corroso il corpo.
A te ha dato come destino la fine, a me quello di accompagnarti, di vincere la tua resistenza, di staccarti dalla vita.
Io, dovr farti morire. La mia ninna nanna sar un lugubre canto, le mie danze che fino a ieri hanno risvegliato i tuoi sensi, oggi li spegneranno; le mie carezze saranno come lame d'acciaio che penetrano senza dolore.
I passi della morte non li ode nessuno. Perch mi ha scelto come sua ancella? Perch la strada dell'amore deve portare al lutto? Perch...

(d'improvviso, ritornando ad essere s stessa) "Ho dimenticato il forno acceso! Mio dio, ho dimenticato il forno acceso, pu avvertire qualcuno che vada a casa mia a controllare!"
Se succedesse veramente!

Apparirebbe falsa e stonata quella vera ansia del pericolo d'incendio a casa mia, rispetto alla falsa tragedia della regina vissuta sulla scena come vera. Una cosa vera apparsa come falsa e una finta ha tutte le virt di quella vera.

SEC.ATT.- (dopo una pausa di riflessione e frastornata da questo ragionamento)Se sono vera sono falsa, se fingo sono vera!

Scena terza

(Entra il regista. E' un tipo giovane con una vaga aria da intellettuale. Veste inequivocabilmente da regista, il che vuol dire tutto, ma anche niente, ma da' l'idea che comunque avr addosso qualcosa che lo distingue dai comuni mortali: fosse la giacca, i pantaloni o anche solo l'incolta zazzera che gli incornicia il viso. Recita le sue battute sempre con una vena didattica, conscio che la sua missione spiegare tutto agli altri, far vedere loro le cose che non sanno vedere. Non sar mai comunque un personaggio freddo ed antipatico.)

REGISTA - Pazzesco! Per parcheggiare la macchina mezz'ora. Io non lo so, ma se continua cos vivremo in macchina, dormiremo, mangeremo, lavoreremo. Faremo tutto in macchina. Si fa prima a venire a piedi. Oh, lo sanno tutti. Eppure tutti prendono la macchina.
La macchina ... come le sigarette: da domani smetto... da domani vado a piedi, col mezzo pubblico ... e poi sei sempre inchiodato alle tue abitudini.
E' tardi lo so, ma spero d'avere il tempo di chiudere il discorso che ho iniziato ieri.

ATTORE - (entrando) Sar un'impressione, ma a me pare che facciamo tutti lo stesso discorso!

REGISTA- Se fosse cos, caro, non ci sarebbe bisogno di riunirsi ogni cinque minuti e correggere le cavolate di questo spettacolo!

ATTORE - Cos' questa storia delle cavolate?

REGISTA - Non mi dirai che sei soddisfatto della seconda parte...

ATTORE - Tutto il secondo atto!?

REGISTA - No, la seconda parte, del primo.

ATTORE - Ma l ci sono le premesse degli sviluppi della prima parte del secondo!

REGISTA - E l non funziona!

Attore - (ironico) Ah, beh solo una scena che dura venti minuti! E poi da quella dipende solamente tutto il dramma. Si pu togliere se vuoi: in arte pi le cose sono incomprensibili, pi hanno valore! (esplodendo in una crisi quasi isterica)
Non sar una scena perfetta, si potr fare meglio, ci sono le repliche per affinarla, ma tu non puoi venirmi a dire, mezz'ora prima di andare in scena, che una parte importante dello spettacolo una cavolata! Ma non potevi accorgertene prima! E poi mi si chiede perch ho mal di testa? E' anche poco il mal di testa!

SEC.ATT.- Ma cosa non funziona? Vedi, lo sentivo... io ho ancora delle incertezze io, dei dubbi. Tu non puoi abbandonare la gente cos!

REGISTA - Senti non cominciare a trasmettere le tue ansie che ho gi i cavoli miei.

SEC.ATT.- Ah, io trasmetto ansia? Bene, per voi, dunque, io sono un'ansiosa? Va bene sono un'ansiosa. Contenti? Io sono un'ansiosa, io che devo andare in scena con uno che cambia tutto all'ultimo minuto, con un costume che tu sai...

REGISTA - (spazientito) Perch cosa ha il costume?

SEC.ATT. - Niente, niente! Va bene cos. E adesso l'ansiosa sapete cosa fa? Se ne sta zitta, si siede nel suo angolino e cos non disturba pi nessuno.

ATTORE - Dai, non agitarti, ti fa male. Tu sei agitata, io sono agitato, sai che spettacolo viene stasera. Andiamo a bere qualcosa che tanto c' ancora tempo. Ci far bene.

SEC.ATT. - (al regista, gridando anche lei) Il discorso ce lo farai pi tardi, ma non stare a cambiare tutto cinque minuti prima, ti prego. (realizzando che si lasciata andare un po' troppo e quindi quasi implorando) Per carit, non stare a cambiare tutto cinque minuti prima! Senn facevi meglio a non venire.

(escono l'attore e la seconda attrice)

REGISTA - Ho sbagliato.

ATTRICE - Un po'.

REGISTA - Tu mi giustifichi sempre.

ATTRICE - No, ti capisco.

REGISTA - Mi ami?

ATTRICE - No, lo sai che non ti amo.

REGISTA - E allora perch mi capisci?

ATTRICE - Oh, che scemo. Si pu capire una persona anche senza amarla. E poi perch mi chiedi sempre se ti amo, se gi sai la risposta?

REGISTA - Chi lo sa, un giorno ti sbagli, e mi dici di s. Sarebbe bello!

Ho sbagliato, chiedo scusa. E' che sono messo male! La realt che non riesco a concentrarmi. Mi sforzo, mi sforzo, ma niente. Mi son venute fuori quattro idee e basta. E' poco, posso fare di pi, ma non ce la faccio. Non ho pi forze. Me le ha tolte tutte quella puttana! Amare costa fatica, e lei mi ha distrutto!

ATTRICE - Vedetevi un po' di meno!

REGISTA - Ma cosa hai capito? Sono anni che non la vedo. Ma io penso sempre a lei, a Laura. E' lei la donna che ho amato con pi intensit nella mia vita. Forse l'unica che ho amato veramente. L'amavo cos intensamente, con cos forte passione, cos totalmente, che avrei fatto qualsiasi cosa per vederla felice. E cos, io, io che non ho molta dimestichezza con le cose del cielo, mi son trovato a pregare per la sua felicit. Rendila felice Signore e se per lei hai previsto delle pene, ti prego, ti scongiuro, toglile a lei e caricale su di me che le accetter con rassegnazione. Gli inizi del nostro amore furono travolgenti. Dur due anni. Poi, di colpo, tutto cess. "Mi sono innamorata di un altro", mi disse, e io: se sei felice con lui...Si spos. Pi tardi, senza mai dimenticarla, mi sposai anch'io: avevo incontrato una brava ragazza, non ci legava una gran passione, comunque andavamo d'accordo. Col tempo il rapporto di Laura con suo marito si guast, la vedevo depressa, infelice. Mi sorpresi a pregare ancora per lei e come d'incanto l'amore di Laura e suo marito torn agli antichi splendori, mentre cominci a guastarsi il mio rapporto che non aveva mai avuto uno screzio. Litigammo, ci separammo ed alla fine divorziammo. Pi tardi Laura s'ammal, la vedevo magra, deperita, pregai per lei e di colpo torn in salute, io invece - che non avevo mai avuto un mal di testa da quando sono nato - cominciai ad avere gastriti, artrosi... le emorroidi! Seppi che Laura aveva dei problemi finanziari. Bast una preghiera! Io cominciai ad andare in rovina e Laura risolse tutti i suoi problemi, anzi, si arricch: case, corteggiatori, marito agiato, figli sani...e io, scemo, Signore carica su di me e togli a lei! E quello che m'ha preso in parola!

ATTRICE - (come per consolarlo) Comunque adesso mi pare che stai abbastanza bene, ringraziando il Signore.

REGISTA - Ah, perch secondo te io lo devo pure ringraziare!

(Squilla il telefono. L'attrice alza la cornetta e risponde)

ATTRICE - Pronto?...si, lo vado a chia... ah....si... va bene, riferir. Grazie. ...S, s, aspettava. Certo... certo....si, s, anch'io...oh, grazie. Grazie. (riattacca) Merda, mi ha fatto gli auguri, possibile che la gente non sappia che porta sfiga! (riprendendo il discorso dell'inizio) Allora cos' che avevi da dirci?

REGISTA - Dopo, dopo, adesso vado a vedere come va il botteghino, ci vediamo dopo. Sei brava. Ti amo lo sai.

ATTRICE - Pregheresti per me il Signore?

REGISTA - No! Basta, chiedimi tutto, ma non quello!

ATTRICE - Allora offrimi qualcosa.

Il regista e l'attrice escono e una musica decreter la

fine del primo tempo


Secondo tempo

Scena quarta

(Attore e seconda attrice rientrando)

SEC.ATT.- Ma non quello che dico io...No, io intendo una cosa diversa... Non riesco a spiegarmi accidenti. Quello che voglio farti capire questo: se io imparo l'arte del recitare, cio la capacit di trasformarmi, diventare un'altra con problemi e condizioni diverse dalle mie... riesco a vedere le cose da altri punti di vista... cos se faccio tanti personaggi, capisco meglio le persone! Insomma vedo meglio le ragioni degli altri... se ne hanno.

ATTORE - (il quale non ascolta ma perso nei suoi pensieri) S, ma... Elisa se ne andata, lasciando solo il telefono! Ma non ci si pu pi fidare di nessuno! (abbattuto) Magari ha chiamato ed io non sapr mai se mi ha chiamato , se mi ama e parte o resta e non mi ama.

SEC.ATT.- Certe volte le cose meglio non saperle, spesso d pi dolore la conoscenza che non l'ignoranza! E' importante per te quella telefonata?

ATTORE - E' la vita!

SEC.ATT. - E per lei?

ATTORE - E' la vita anche per lei!

SEC.ATT.- Sei sicuro? Prova a metterti dal suo punto di vista, prova a impersonare lei, prova a ragionare come ragionerebbe lei!

ATTORE - Ma nell'amore non si deve ragionare!

SEC.ATT.- Ma lei dice cos?

ATTORE - No! Anzi lei... ma io non posso ragionare come ragiona lei! Che discorsi mi fai, se io mi metto dalla sua parte ... ha l'amante ricco, non mi ama, ha mille corteggiatori. Ma perch deve telefonare a me!

SEC.ATT.- Hai visto che il metodo ha funzionato e tu ti sei spiegato perch non telefona? Basta semplicemente mettersi nei panni degli altri...

ATTORE - Non so perch, ma a me questo metodo non piace.

SEC.ATT.- Ma ti fa capire meglio la vita, ci si consola meglio di tutte le incomprensioni. (sentenzia) Il teatro serve!

ATTORE - Hai voglia se serve, io senza il teatro non potrei vivere... a proposito quand' che pagano queste repliche?!

(una pausa)

Eppure pensa che chi mi insegn le prime cose, ripeteva che il teatro inutile.
Inutile come l'arte in genere: la poesia, la musica, la letteratura, le pittura. Inutile come il colore dei tramonti, la bellezza dei fondi marini, inutile come il palpitare delle stelle nel buio della notte. Inutile. Come tutte le cose inutili che fanno la ragione della vita.

SEC.ATT.- Chi era questo che t'ha detto cos del teatro?

ATTORE - Un pazzo...ho fatto uno stage con lui, una volta era di moda. Quindici giorni e ti insegnavano a fare teatro. Pazzesco!

SEC.ATT.- Uno smilzo, mezzo mimo, mezzo santone?

ATTORE - S, come diavolo si chiamava...

SEC.ATT.- Jobard!

ATTORE - S, perdio, Jobard! E come lo sai?

SEC.ATT.- E chi non l'ha fatto un seminario con Jobard?

(I due attori trovandosi tra le mani due nasi rossi improvviseranno una breve scenetta clownesca)

ATTORE -...Jobard...che forte! Eppure, suo malgrado mi ha insegnato tante cose...

(restano per un po' in silenzio, avvolti nella coperta del ricordo del seminario di Jobard)

Scena quinta

SEC.ATT. - (guardando le foto dei genitori infilate nella cornice della sua specchiera da trucco) Quante bugie! Quante bugie ho dovuto raccontare per iniziare a fare teatro. "Si, mamma. Vado da Cristina. Stai tranquilla." E invece andavo a provare. Quante bugie ti ho raccontato, mamma. Non dovevi sapere. N tu, n tantomeno pap.
(come pap)
Ma nostra figlia, dove diavolo va tutte quei pomeriggi?
(come mamma)
Dice che va dalla Cristina...
(come papa')
Non che continua a fare teatro?
(ritornando s stessa)
Quanta paura ha sempre fatto il teatro!
E il giorno che vi dissi che avevo deciso di diventare un'attrice...
Io tremavo tutta, come se avessi da confessare il pi turpe delitto e voi... voi eravate imbarazzati, un po' tristi, come le persone che hanno perduto qualcuno. Immobili, come storditi. E mi facevate pena e io mi sentivo un verme perch non avrei mai voluto mettervi in quella condizione.
Tu pap, che io credevo avresti gridato e fatto il muso, ricordi cosa mi hai detto?
(come pap)
Come si fanno gli auguri a teatro?
(con imbarazzo) Si dice "merda", pap.
(come pap)
Allora ti auguro tanta merda, figliola!
(ritornando s stessa)
Grazie, pap! Per hai esagerato, perch ci sono proprio dentro adesso! Che fatica quella scelta! E' dura credete... ora lo vedete anche voi.
Ma quando ve ne siete andati, quasi insieme, proprio perch non avevate nessuna ragione di vivere uno senza l'altro, nei vostri cassetti c'erano tutti i ritagli dei giornali che parlavano di me. Ne ho scoperti e letti di nuovi che non avevo mai visto, ma voi li avevate tutti. E i nostri amici mi dicevano che eravate orgogliosi di me. Pap, me l'hanno riferito...
(come pap)
"Ha fatto bene mia figlia! ... l'attrice...io ho fatto fatica...ho una certa mentalit... colpa dei tempi... ma almeno lei la vita l'ha aggredita, ha scelto."
Non proprio cos, pap. Forse la prima scelta. Forse il primo atto... ma dopo. Fare l'attrice, il grande desiderio... bisognerebbe stare attenti ai propri desideri: c' il pericolo che si realizzino!
S il teatro bello, come vivere cento volte la vita. Ma la vita dura, e allora sono cento vite da sopportare.
Ma io sono nata per il teatro, perch un'arte bella, pura, che non potr mai diventare merce.
Lo spettacolo teatrale non lascia mai nulla, se non nei cuori; irripetibile, non lo puoi vendere, comprare, tenere in casa. Senza la vita dell'attore, il teatro non esiste.

Scena sesta

ATTRICE - (entrando pimpante ed allegra) Ragazzi ripassiamo un po' la parte, dai...(rivolgendosi all'attore) Ah, guarda che ha telefonato...

ATTORE - Ha telefonato?... (quasi svenendo) Oh, dio mi ha telefonato...e perch non mi hai chiamato? Che t'ha detto? Ha detto che parte, ha detto che resta, Che ha detto perdio, dimmelo!

ATTRICE - Calma, calma. Non ha telefonato lei. Era una sua amica.

ATTORE - Una sua amica?

ATTRICE - S, ha fatto telefonare da una sua amica per dirti che in ritardo, ma telefoner.

ATTORE - Ma perch fa telefonare per dirmi che telefoner. Io divento pazzo, "Telefonare per dirmi che telefoner". Non capir mai le donne!

ATTRICE - Allora, ripassiamo un po' la parte?

ATTORE - S, s, ripassiamo la parte.

ATTRICE - Dicono che verr anche...

ATTORE - Mi raccomando!

SEC.ATT.- Zitta, lo sai che porta sfiga pronunciare il suo nome.

ATTRICE -Ma dai esagerata!

ATTORE -Esagerata? Quello porta sfiga e basta.
Lo sai cos' successo alla Mirella quando recitava con lui...

ATTRICE - Ma poteva capitargli recitando con chiunque altro.Ma poi, cos' successo veramente?

ATTORE -Ma, non so. Dicono, comunque, che durante le prove gi non si sentisse bene. Strane nausee, capogiri, amnesie ...

SEC. ATT.- ...e poi, dicono, che ogni tanto andava in catalessi...

ATTORE - come se avesse le visioni...

SEC.ATT.- ...e poi, pare, che ogni tanto si sollevasse anche da terra.

ATTORE - Lo vedevano galleggiare...

SEC.ATT.- ...a due metri di altezza!

ATTORE - Beh, forse un po' meno... ma insomma si dava di quelle svolazzate!

Attrice - Ma vi rendete conto di quello che dite?Tu l'hai vista volare?

SEC.ATT.- Ma che c'entra, io no, per...

Attore - Oh, l'ha detto Paolo!

Attrice -Ma Paolo l'ha vista?

SEC.ATT.- Proprio vista, no.

Attore - Ma era come se fosse l!

Attrice -Nessuno l'ha vista, nessuno c'era, ma per voi un fatto vero. Mistero!

ATTORE -Va bene, ammettiamo pure che non non volasse...

SEC.ATT.- Diciamo che volava basso...

Attore - E a Carlo che gli andata via la voce la sera della prima?

ATTRICE - Un colpo d'aria.

SEC.ATT.- E a Lidia? Il giorno dopo che le ha telefonato le si incendiata la casa.

ATTRICE - Esagerata! A me risulta che aveva bruciato il tappeto davanti al fornello!

SEC.ATT.- Sempre un incendio !

ATTRICE - Ma dico, ma vi rendete conto? Ad un certo punto voi vi inventate che uno porta sfiga, gli date la patente di iettatore e quello viene bollato d'infamia senza uno straccio di verifica. Ma vi pare giusto?

ATTORE -Senza prove! Ma senti questa.

ATTRICE -Ma ditemene una che non siano le baggianate che avete detto finora. Una prova. Fuori una prova!

ATTORE - Ma quali prove. Quello porta sfiga e basta. Ma tu l'hai presente? Lui la prova provata di quello che : come lo vedo se non mi tocco le palle mi sento male!

(una pausa)

ATTRICE -Avete visto il mio fard?

SEC.ATT.- No, io ho il mio!

ATTRICE -Era qui un attimo fa...

SEC.ATT.- L'avr preso lui...

ATTORE - Io? No, guarda, non mi serve...

SEC.ATT.- (con aria di mistero) Ma non tu, "Lui", lo sai che ogni tanto viene...

ATTORE - Ah! (avendo capito) pu darsi. E' da tanto che non si faceva vivo.

SEC.ATT.- Ma se morto come fa a farsi vivo...

ATTORE - Ma voglio dire, appunto...

ATTRICE -Ma si pu sapere di cosa parlate?

SEC.ATT.- (esageratamente stupita)Ma non sai la storia...?

ATTRICE -No, che storia?

SEC.ATT.- (un po' pettegola) Sai che qua c'era un guardiano... forse te lo ricordi...Tino! (un dubbio) O Toni? Un nome cos... cominciava per P, mi pare. Allora era Pino o Poni. No, Poni non pu essere. No, no era Pino. Si, si perch Pino fa Giuseppe e mi pare che lo chiamassero...e no, a me pareva che lo chiamassero Francesco. Chiss poi perch lo chiamavano Francesco se il suo nome era Pino!

ATTRICE -E la storia dov'?

ATTORE - Senti te la racconto io, senn con quella dobbiamo rimandare lo spettacolo. Questo Toni... questo guardiano, era appassionato di teatro, sapeva recitare tutte le parti, conosceva a memoria tutte le commedie che erano passate su questo palcoscenico. Ma non solo, era cos bravo ad imitare che riusciva a rifare tutte le intonazioni e le voci di tutti gli attori. Spesso gli attori ricorrevano a lui per recuperare una inflessione o un tono che aveva fatto buon effetto, ma che poi si erano scordati. Toni, come facevo nel Mercante di Venezia? e lui pronto.... Com'era il mio Tartufo? e Toni faceva il Tartufo... e cos via per una infinit di personaggi. Insomma, Toni era un genio del teatro. Cos succedeva spesso che le compagnie lo utilizzavano per sostituire attori che mancavano o erano ammalati. Toni li sostituiva. Si truccava, si vestiva e via in scena a prendere gli applausi per conto di quello che non c'era; e il pubblico non solo non s'accorgeva del cambio, ma spesso si sentiva dire che quell'attore, proprio quello che mancava, quella sera era particolarmente bravo: insomma Toni era migliore dell'originale! Una vita dedicata al teatro... per conto terzi. Mai una citazione, una lode, un nome in locandina. Mai! Sconosciuto per tutta la vita!
E cos, adesso che poverino se n' andato, lui vive ancora qui e si vendica, facendo dispetti agli attori. Porta via la roba, fa i buchi nei costumi, cancella le parti nei copioni...

SEC.ATT.- Pensa che una volta...

ATTRICE -C' ancora di mezzo qualcuno che vola?

SEC.ATT.- Fai la spiritosa, ma io ci credo a queste cose. Ci credo, eccome se ci credo! Senn come potrei fare l'attrice. Credo nei fantasmi, negli spiriti e pure nell'oroscopo.
Credo che quando faccio un personaggio c' qualcosa di qualcun'altra dentro di me o quando si mette in scena un grande autore lui l a vedere e sentire cosa si combina.
E' per quello che mi agito: perch oltre al regista, i colleghi e al pubblico, c' pure il fantasma dell'autore. Con tutta 'sta gente voglio vedere chi non si agita! Ci credo io... devo crederci... senn fare teatro sarebbe come fare un qualsiasi altro mestiere e io non mi sentirei un po' speciale.

ATTRICE - Perch vuoi essere un po' speciale?

SEC.ATT.- Mi aiuta a darmi una ragione del perch sono qui, a vivere voglio dire.

ATTRICE - Ma lo sai che, tutti, in fondo, si sentono un po' speciali?

SEC.ATT.- Chiss, forse sono tutti bravi attori e brave attrici, e non lo sanno...comunque io credo a queste cose, accadono. Ti sparito si o no il fard?

ATTRICE -Guarda, l'ho ritrovato!

SEC.ATT.- Perch te l'ha restituito, logico!

(dopo un poco di silenzio)

ATTRICE - Comunque 'sta paura per Settemari mi pare esagerata.

ATTORE - (esplodendo) Ma porca puttana! Ma se ti abbiamo detto che non si deve dire. Ma possibile! Proprio stasera! Ecco mi hai rovinato la giornata. Non lo dovevi dire. L'hai fatto apposta. Non lo dovevi fare. Ecco lo sapevo io, lo sapevo, adesso m' tornato il mal di testa e pure la gastrite m' venuta. Proviamo la parte, proviamo la parte. Ma come si fa a provare in queste condizioni?

Scena settima

ATTRICE - Dalla scatola della pasta l'altro giorno s' alzata in volo una farfalla. Di quelle piccole, marroni, brutte. Quanto tempo ho impiegato per tentare di prenderla? Era come se capisse le mie intenzioni. Si nascondeva, approfittava del suo colore per mimetizzarsi tra i mobili, si teneva in alto, quasi avesse misurato la mia statura! L'ho rincorsa per tutto il tempo con le mani splancate in attesa di unirle in un micidiale spiak! Lei sarebbe morta con lo stesso gesto dell'applauso. Quando ho fatto questa associazione m' passata la voglia di catturarla. L'ho spinta alla finestra e l'ho lasciata libera. Ce n' voluto per farglielo capire, ma alla fine se n' andata. Quel minuscolo esserino capace di volare, ha dentro di s lo stesso mistero della vita che dentro di me . Lo stesso. Identico. Se l'avessi schiacciata, quel mistero se lo sarebbe portato via con s, come se lo porta chi muore. C' qualcosa in comune tra me e quella farfallina immonda: la vita. Cosa cerca lei nella vita non lo so, cosa cerco io neppure. Chiss forse, entrambe, cerchiamo la stessa cosa...forse anche quella farfallina sogna, come me, come tutti, la felicit. E, forse, come me, come tutti, non sa bene poi che cosa sia. Perch pu essere che la felicit quando si presenta noi non sappiamo riconoscerla. Riusciamo a scorgere quella del passato: la felicit dei tempi felici, appunto, o quella proiettata nel futuro, nella speranza, ma nel presente, nel presente pu darsi che la felicit noi non riusciamo a vederla ... o non esiste?

Scena ottava

REGISTA - (entra eccitatissimo) Ragazzi, c' la televisione! L'intervista. Dio bono, questa volta fatta. Forza che devo prepararmi. (rivolgendosi all'attrice) Cosa dici, mi trucco un po?

ATTORE - Un po'? A te ti ci vuole la plastica!

ATTRICE -Dai, non fare lo scemo! Vieni qua che ti metto un po' a posto.

SEC.ATT.- Oh, mi raccomando cita anche gli attori, eh?

REGISTA - (protestando) Perch non l'ho mai fatto? Nelle precedenti interviste non l'ho fatto? Ho sempre citato tutti.

ATTRICE -Ma s dai, lo sappiamo. Non agitarti. E stai fermo che ti metto un po' di fondo.

REGISTA - Allora..."la chiave di lettura dell'opera "...cosa faccio calco sull'aspetto esistenziale: l'uomo solo di fronte al problema della morte o privilegio il carattere pi generale: la morte dell'umanit, l'autodistruzione del pianeta...

ATTRICE -Ma quello che ci hai sempre detto in tutti questi giorni di prova. Quello che dicevi ci ha convinti, ci ha guidato. Digli quello, non stare ad inventare per l'occasione.

REGISTA - Ma con voi stata una cosa diversa. C'era pi tempo, pi intesa. L in cinque minuti, devi condensare tutto. Ma che cinque minuti: cinque secondi! E' questo che mi terrorizza: in cinque secondi devi sintetizzare ore e anni di lavoro, inumano!

SEC.ATT.- E' la stessa ansia dell'attrice che dopo mesi di prova consuma davanti al pubblico l'esito delle sue fatiche.

ATTORE - Dominare le ansie: una tecnica che gli attori conoscono. Per questo i registi, prima dovrebbero imparare a fare gli attori. Capirebbero anche un sacco di altri problemi!

REGISTA - Siete qui per rompere o per darmi una mano? Siamo nella stessa barca e lo sapete bene. Se stavolta si va a fondo, si va tutti insieme. E' meglio per tutti che questa intervista riesca bene. Allora, sentite un po' io gli dico cos..."In quest'opera vogliamo recuperare un concetto funzionale ed alternativo di motivazionalit del nuovo teatro che, partendo da un'idea diversa del gioco, tenta, fuori dai rifiutati schemi di divertisment, di ricollegargli un suo spessore di eticit e ..." Mi stai mettendo la cipria in bocca!

ATTRICE -E sarebbe meglio! Cos non straparli. D le cose semplicemente con chiarezza, lo hai sempre fatto con noi, ne guadagni anche tu se sai spiegarti semplicemente.

REGISTA - Parlare semplicemente. Hai detto niente. Sono anni che inseguo questa chimera. Ridurre ai concetti, buttare via tutto, il di pi che ingombra le nostre menti, fermarsi ai principi. Avere chiaro in mente lo schema delle cose. Essere chiari nel linguaggio.

ATTRICE -Lo dice anche il Vangelo: "Ma sia il vostro parlare, s, s; no, no. Quel che di pi appartiene al male." Matteo 5.37

REGISTA - Allora tutto il mio parlare appartiene al male!

ATTRICE -Adesso non fare la tragedia. Forza che tra poco c' l'intervista. Allora facciamo cos noi proviamo a intervistarti e tu rispondi. Vuoi?

REGISTA - Va bene. Per presto che tra poco sono qui.

SEC.ATT.- ...e cosa chiedo? Ah, s! Questa sua commedia ha la struttura e l'andamento di una tragedia classica, perch questa antica forma per un tema cos moderno?

ATTORE - Brava, bella domanda.

ATTRICE -S, s, bene.

REGISTA - (spazientito) Allora, posso rispondere?

ATTRICE -Aspetta, te ne faccio una io e cos rispondi a tutte e due insieme. "Un uomo, o anche l'umanit intera, chiamati alla resa dei conti per il dissennato ed irrazionale sviluppo che porta sull'orlo della fine. Nel teatro medioevale questi erano i temi delle moralit, c' una parentela cosciente con questa antica forma di teatro?"

ATTORE - (ammirato) Io manderei lei a fare l'intervista.

SEC.ATTR- Brava, brava, brava!

REGISTA - (sempre pi seccato) Insomma m'avete stufato! Io ho bisogno di aiuto e voi state l a giocare. Maledetto il teatro e a me che venuto in mente di fare 'sto mestiere!
Allora sono presentabile? Sono a posto?

ATTORE - Aspetta. Anch'io ho una domanda.

REGISTA - Dai sbrigati, che tra poco son qui!

ATTORE - "Lei non pensa che la sua commedia, che peraltro manifesta evidenti cadute di stile in pi punti, non sia stata valorizzata dalla magistrale presenza dell'interprete maschile..."

REGISTA - Ma va al diavolo!

(Squilla il telefono. L'attore si precipita. )

ATTORE - Pronto, amore, sono io! Pronto! Ma chi parla? Ah, scusami... s stavo provando. Dai dimmi. S... Si... qua....ah, va bene adesso glielo dico. Va bene...va bene, ho capito! ...guarda che gi la terza volta che me lo dici... (tenendo lontana la cornetta che continua a gracidare e rivolgendosi agli altri) Ha telefonato la RAI, dice che non verr questa sera, ma verr domani. Apettando Godot, atto primo e secondo.

REGISTA - Ma vaffanculo!

ATTORE - (riprendendo la conversazione telefonica) Che ha detto? Ha detto che puoi andare a fare in culo. Testuale! (riattacca)

REGISTA - Appena ho finito queste repliche mi prender quindici giorni di riposo.

ATTRICE - E dove andrai di bello?

REGISTA - Dove vado di bello? Me ne resto a casa. Pi bello di cos! M' costata un occhio della testa la casa: sacrifici, risparmi, umiliazioni: ho chiesto soldi a tutti! E vuoi che l'abbandoni quando ho un attimo di libert.
Mi alzo al mattino quando voglio, mi faccio la mia bella colazione, leggo qualcosa ...
Leggere bisogna. Ho bisogno di leggere. Non leggo abbastanza.
Libri. Ho la casa piena di libri.
Ma i libri non mi sono serviti per capire la vita, non mi sono serviti per trovare l'amore, non mi sono serviti per trovare gli amici.
Per i libri mi hanno insegnato tante cose, mi hanno insegnato a sognare, a fantasticare e mi hanno spesso allontanato dalla realt... che inganno m'hanno teso questi foglietti rilegati che ho amato tanto.

Scena nona

( L'attrice che prossima ad indossare il costume , se ne gira nel camerino semisvestita)

ATTORE - (rivolto all'attrice e scandendo le parole) Mi susciti pulsioni sessuali!

ATTRICE -Cosa!

ATTORE - Se continui a girarmi seminuda... io... insomma... eh!

ATTRICE -Ma quante volte m'hai vista!

ATTORE - Questo non sufficiente a generare il disinteresse.

ATTRICE -(avvicinandosi da seduttrice) Ma davvero, io...io ti ho eccitato?

ATTORE - Eh, s!

ATTRICE -Allora cosa devo fare, nascondermi dietro il paravento?

ATTORE - No, se vai dietro al paravento peggio!

ATTRICE -Come peggio?

ATTORE - E s, perch, non vedendoti, ti immagino, ti vedo ancora pi nuda di quanto tu non sia, e l' eccitazione sale!

ATTRICE -Ma sei un disastro!

ATTORE - E' la fantasia che con le sue belle matite colorate mi disegna una realt diversa... completa i paesaggi che vedo indefiniti, esaudisce i desideri, mi rende facili le cose impossibili.
E poi io mi comporto di conseguenza e cos nascono i casini! La fantasia.
Vestiti, resta nuda, fa quello che vuoi... tanto, con la mia fantasia io mi eccito anche se tu hai il cappotto!

(squilla il telefono)

ATTORE - (eccitatissimo si precipita al telefono) Pronto!...ancora tu? Ma cosa c'! S, lascialo in scena quel mantello, va bene cos'. L'ho messo io. Ma a te cosa ti frega. Ma fatti i fatti tuoi. (riattacca)

ATTRICE -Basta con le divagazioni, adesso, e concentriamoci per lo spettacolo.

SEC.ATTR- E' una vita che recito, ma prima di entrare in scena, ho sempre un'agitazione...

ATTRICE - (rivolgendosi alla seconda attrice) Sei bellissima!

SEC.ATTR- Grazie, grazie. S, mi sento bene in questo costume. Anche tu sei bellissima!

( squilla il telefono)

ATTORE - S... ancora! Senti stiamo preparandoci all'entrata in scena... Ho capito, mancano cinque minuti... Guarda che non sono sordo! ...Cinque minuti, va bene. Se vai avanti ancora un po' saranno quattro, poi tre, due, uno e zero! Va bene, ciao! (riattacca) Che palle!

(Si attenuano le luci, gli attori biascicano le loro parti, in concentrata solitudine. Squilla il telefono)

ATTORE - Ma che cazzo vuoi! Amore, oh scusa... no, no figurati. E' tutta la sera che sto aspettando questa telefonata. S... fra poco... grazie...(tra i denti) Non farmi gli auguri... ma dimmi di te, di noi. Dimmi ti prego... sono sulle spine... lo sai che dipendo da te (lunga pausa) No! Amore una cosa incredibile. Io... io non so cosa dire... s, s, non perdere l'aereo... vai amore. Ti amo, ti amer per sempre. (riattacca)

ATTRICE - E' partita?

ATTORE - S. Se parto ti amo, mi disse, se resto no.

ATTRICE - Quindi ti ama.

ATTORE - Ma partita per sempre. Non la vedr mai pi. Se partire era amarmi, partire per sempre il massimo dell'amore. Amare senza possedersi. E' una forma d'amore alla quale non sono preparato.

(quasi una prova della commedia)

ATTRICE - "Anche immobili e muti sapevamo parlarci..."

SEC.ATTR - Mio Signore, l'alba della nuova vita sta per spuntare. Nessuna mano ti sosterr nel nuovo viaggio. Vai, mio Signore, la solitudine sar la tua forza!

ATTRICE - "... il silenzio futuro pieno di parole morte" Via, in scena! (escono i tre attori, ormai personaggi della commedia da rappresentare mentre il regista vagher nel camerino, ormai vuoto)

Scena decima

REGISTA - Avete mai provato l'emozione di stare dietro le quinte, quando le luci dello spettacolo si accendono ed inizia la rappresentazione? In questo momento il retro del palcoscenico, il luogo pi affascinante del teatro. Che strana atmosfera c' qui dietro. Nella semioscurit di questo luogo, vi pu capitare di fare gli incontri pi inaspettati...per esempio monaci di una qualche strana religione, che biascicano incomprensibili orazioni... che non sono poi altro che attori che ripassano frettolosomente la parte; e l ecco un solitario in mistico raccoglimento: concentrato sul suo personaggio direte voi. Macch! E' solo preso dai soliti pensieri: la rata della macchina, l'affitto che scade, lo sfratto che incombe, la conta dei giorni che manca alla paga.... Vi potr poi capitare di incontrare un crocchio di incoscienti che si raccontano le avventure di lavoro consumate tra incidenti, papere ed amnesie. Parlano, si distraggono e cos corrono, anche questa volta, il rischio di entrare in scena in ritardo e generare altri incidenti da raccontare la prossima volta! E poi i soliti: chi sempre in perenne ricerca di un aiuto per rifinire il trucco, chi per calzare una parrucca, chi per sistemarsi il costume. In questo luogo, in questo momento, data la vicinanza alla scena, ci dovrebbe essere un religioso silenzio. E invece c' chi si abbandona ad eccessi di esuberanza o, al contrario, manifesta una contagiosa ed irritante mestizia; in entrambi i casi, si pu star certi, che c'entrano le faccende di cuore... che sono le sole che possono causare tanto scompenso. Ma il cuore di questo luogo l'area nelle immediate vicinanze delle quinte e da dove si pu scorgere, non visti, la vivida luce della scena. Qui stazionano gli attori che si preparano ad entrare in scena sempre pieni di mille incertezze, ma anche il luogo dove si fermano quelli che, sono appena usciti dal bagno di luce della ribalta, chiedendo assensi per la loro prova e lamentandosi - immancabilmente - della serata, che una di quelle che non va, e del pubblico che "non certo quello che c'era ieri"... C' poi anche chi esce imprecando contro tizio che gli ha rubato la battuta o tizia gli ha soffocato un effetto. Ma in questo spazio - proprio come le falene attratte dalla luce - ci sono anche altri attori...chi per godere della bravura dei colleghi in scena o chi per coglierne un minimo fallo in modo da poter dire "in fondo anche lui... o in fondo anche lei..." Che peccato che tutto questo sia completamente sconosciuto allo spettatore, perch sono sicuro che se noi volessimo raccontare i drammi di questo mondo brulicante di vita e di emozioni, alla fine, sarebbe proprio difficile, non fare la commedia!

fine della commedia

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