Non si sa come

 


Dramma in tre atti

di Luigi Pirandello

(1935)

PERSONAGGI

Conte Romeo Daddi

Donna Bice Daddi, sua moglie

Giorgio Vanzi, ufficiale di marina

Ginevra, sua moglie

Marchese Nicola Respi

Ai nostri giorni.

ATTO PRIMO

Lungo terrazzo aggettato alla casa d Giorgio Vanzi, che sorge a sinistra e a cui s'accede per un grande uscio a vetri. Il terrazzo ha una lunga balaustrata, su cui sono imbasati a ugual distanza l'uno dall'altro alcuni fanali ora spenti. Si suppone che sotto questo terrazzo scorra un fiume, che non si vede. Di l dal fiume, lontana, la dolce costa verde d'una collina. Luogo incantevole. Arredamento molto curato da giardino, belle sedie a sdrajo a sinistra, sedie d'altra foggia, un tavolino-bar e panchetti.

Mattino, sulla fine di settembre.

Al levarsi della tela Giorgio, seduto nel terrazzo, legge; vedendo entrare Respi, si alza.

Giorgio. Oh, Respi. Bravo. Ci si rivede.

Respi. Sei sbarcato da poco.

Giorgio. Da dodici giorni. Li conto, perch purtroppo me ne restano ormai soltanto tre.

Respi. Dopo otto mesi di crociera!

Giorgio. Quindici soli giorni di licenza. Che vuoi farci? la nostra vita.

Respi. Lasciar questo paradiso

Giorgio. Come un sogno : quando ci sono e quando ne son lontano.

Respi. E la povera signora Ginevra

Giorgio. Anche lei. Ogni volta che la ritrovo. Forse pi bello cos. Almeno finch s' giovani. Col tempo che non ci basta mai.

Respi. Hai ragione. Noi ne abbiamo sempre troppo per saziarci di tutto.

Giorgio. Oh, per questo anch'io, a bordo.

Respi. un'altra cosa. In questa nostra saziet

Giorgio (compiendo la frase). pigri sentimenti e pensieri oziosi: siete come le nebbie di palude che pare vadano a tentoni.

Respi. No, peggio, caro, peggio!

Giorgio. Siedi. Prendi qualche cosa.

Respi. No, grazie.

Giorgio. Un whisky. Te lo servo io. (Eseguisce.)

Respi. Hai visto Daddi?

Giorgio (versando anche per s). Eh, il primo

Respi (bevendo). Lo so, appena sbarcato, corresti in villa da lui a prendere tua moglie. Ottimo questo whisky.

Giorgio. Ancora un po' di soda?

Respi. No, basta cos.

Giorgio. Ginevra fu ospite della Bice durante tutta la villeggiatura.

Respi. Fui ospite anch'io.

Giorgio. Ah s? Ginevra non me l'ha detto.

Respi. Per soli cinque giorni, di passaggio: ti dir. Ma tu allora ti trattenesti da lui?

Giorgio. Poche ore. A colazione. Ginevra era gi pronta per seguirmi. Siamo andati in campagna da mia madre e siamo ritornati questa mattina.

Respi. Cosicch non l'hai pi rivisto?

Giorgio. Daddi? No. Perch? L'aspetto. Deve venire.

Respi. Non sai dunque nulla?

Giorgio (preoccupato dall'aria di Respi). No. Gli accaduto qualche cosa?

Respi (dopo una breve pausa, alzando le spalle, aprendo le braccia). Dev'essersi impazzito.

Giorgio (stordito e quasi incredulo). Chi? Romeo? Scherzi! Il pi sereno

Respi (interrompendolo, con intenzione). A te parve sereno l in villa quand'arrivasti?

Giorgio (dubitando allora che si tratti di un'impressione o d'un timore di Respi). Ma s! serenissimo, al solito, e cos festoso! stato sempre il pi sereno e schietto dei nostri amici, e per me, come un fratello. Ma che gli avvenuto?

Respi. Qualcosa, allora, dopo.

Giorgio. Dopo? Che vuoi dire?

Respi. Dopo che tu sei partito, chiaro; se l'hai lasciato sereno.

Giorgio. Ma tu dici allora sul serio impazzito, non cos per dire?

Respi. Sul serio. (Sporgendosi a guardarlo da vicino.) Per la moglie, tu capisci?

Giorgio (come ascoltando un'enormit). Che? Per la moglie?

Respi. Per Donna Bice, quella santa!

Giorgio. Ah, ma allora pazzo veramente! Ma come? Se stata sempre per tutti un miracolo di concordia la loro vita insieme! Innamorati ancora l'uno dell'altra come il primo giorno!

Respi. Gli dev'esser nato d'improvviso qualche sospetto, non pu essere altrimenti.

Giorgio. Su Bice? Impossibile! Questo, se mai, pu essere effetto, non causa della pazzia. Soltanto un pazzo

Respi (seguitando la frase). d'accordo! d'accordo! soltanto un pazzo pu sospettare d'una donna come quella. Il certo si che parti anche lui dalla villa, solo, il giorno dopo il tuo arrivo

Giorgio. il mio arrivo?

Respi. s

Giorgio. e che relazione?

Respi. non so se ne venne in citt e cominci a far tali stranezze; pare, dicono, rovistare da per tutto, forzare, fracassare i mobili della moglie

Giorgio. che mi dici!

Respi. chiamata l'urgenza, Donna Bice accorsa e l'ha trovato... io non ti so dire... chi l'ha visto, dice irriconoscibile, con certi occhi che si voltano senza sguardo, se lo chiami; ma poi tutt'a un tratto gli si accendono e si mettono a fissare, prima da lontano, obliqui, attratti da certi segni che crede di scoprire (spiegabilissimi, perch tutti, infatti, sono costernati attorno a lui) e man mano s'avvicina spiando, s, ti si para di fronte, ti posa le mani sulle spalle e ti scruta negli occhi affitto affitto con un tale acume da farti morir dallo spavento; le labbra che gli fremono par-lanti ma senza dir nulla che si senta. Uno spavento!

Giorgio. Ma basterebbe resistergli! Perch spavento?

Respi. Corpo! Uno che ti fissa cos e ti rimuove dal fondo della coscienza la posatura di tutta quella feccia che ognuno ha dentro!

Entra Ginevra.

Giorgio. Respi mi sta dicendo

Respi. Buon giorno, Ginevra.

Ginevra. Buon giorno, Respi.

Respi. Sono costernatissimo, e desidero parlare proprio con voi.

Giorgio. Pare che Romeo Daddi sia d'un tratto impazzito.

Ginevra. Ma no! Impazzito? Come... (Vacilla appena.) come impazzito?

Giorgio. proprio da vacillarne!

Ginevra. No. Niente. cos di colpo...

Respi. Che abisso! Che abisso! sembra dica cos.

Ginevra. Chi?

Respi. Lui, guardando negli occhi. Che abisso!

Giorgio. L'anima di Bice, te l'immagini? Abisso, l'anima di Bice!

Ginevra. Ah, per lei?

Giorgio. Geloso di lei!

Respi. La vessa da dieci giorni.

Giorgio. Incredibile! Incredibile!

Respi. E lei, anzich esserne offesa, si strugge di piet per lui. Nessuno meglio di me pu sapere

Ginevra (interrompendolo). Vi ha forse sorpresi a parlar soli insieme?

Respi (un po' confuso dalla strana domanda). No. Dite, ora, ultimamente? Prima, s, tante volte.

Giorgio (sovvenendosi, con un sorriso). Ah gi! tu

Respi (con scatto d'esasperazione). Io, che cosa? ho bisogno d'aria, io! di scapparmene in cima a una montagna, non so dove!

Giorgio. Non puoi negare d'averle fatto a lungo la corte.

Respi. Senz'ottenere mai altro che un sorriso di compatimento da lei

Giorgio. Eh, te lo dico perch ne son certo!

Respi (seguitando la sua battuta). con quella serenit che viene dalla pi limpida e ferma sicurezza di s.

Giorgio (compiaciuto). Limpida, s.

Respi. E non s' mai n offesa n sdegnata. M'ha dimostrato soltanto, con la massima dolcezza, che sarebbe stata inutile ogni mia insistenza, perch era innamorata anche lei, tale e quale come me, forse pi di me, ma di suo marito; e che essendo cos, se io la amavo veramente, dovevo intendere che lei non avrebbe potuto venir meno al suo amore; se non intendevo questo, era segno che non la amavo; e allora, se non la amavo

Giorgio (interrompendolo). Come la riconosco in questo che dici! Limpida, come l'acqua marina in certi lidi scoscesi e difficili, cos trasparente che, per quanto desiderio si abbia d'averne nel caldo un ristoro delizioso, si prova quasi un sacro ritegno a intorbidarla

Ginevra. quand'uno, senza pensarlo, non ci si trovi dentro, tuffato.

Respi (a Giorgio). No, no, questo ritegno, appunto questo ritegno che tu dici: io l'avevo provato sempre, accostandomi a lei; solo nei cinque giorni maledetti trascorsi in villa ultimamente, sopraffatto dalla passione

Ginevra. la bell'acqua marina...

Respi. s, confesso che forzai il mio ritegno, e fui duramente Respinto. Ora il mio dubbio angoscioso questo, e voi Ginevra, ch'eravate l potete, voi sola forse, levarmelo o purtroppo confermarmelo: che del turbamento che io le cagionai si sia accorto il marito.

Ginevra. Del turbamento no, caro Respi, tranquillatevi, (se ci fu) fu subito sedato dopo la vostra partenza.

Respi. Ah bene.

Ginevra (con una certa sorridente perfidia). Romeo si accorse di tutto.

Respi. Come di tutto?

Ginevra. E anch'io, caro; ci vuol poco ad accorgersi di queste cose; ma non ne fece alcun caso, anzi, se debbo dirvi tutta la verit

Respi. dite dite, ve ne prego!

Ginevra. non ve ne avrete a male?

Respi. ma no, vi prego!

Ginevra. quando Bice ce lo disse (lei meno di tutti, posso assicurarvelo) se ne rise molto.

Respi (restandoci male). Ah, se ne rise?

Ginevra. S, amico mio; ma senza scherno.

Respi. E lo disse al marito lei stessa?

Ginevra. Ma s, come una cosa che lui gi sapesse da un pezzo. Siate certo per che seguitava a compatirvi perch diceva: quel povero Nicola .

Respi. Io non ho bisogno d'alcun compatimento per me, adesso: per lei ! Domando come si spiega tutto questo, allora, se prima ne rise, come voi dite?

Giorgio. Ma tu sai dunque che ora Romeo geloso di te?

Respi. Io non so nulla! Sono arrivato anch'io questa mattina, e trovo qua questa bella notizia. Me l'ha data Traldi, tu lo conosci; pare che al Circolo della Racchetta non si parli d'altro. M' passato per la mente che potessi averci influito anch'io, in qualche modo; ma cos, come una delle ipotesi pi assurde da non escludere in un caso di pazzia. Se voi, cara Ginevra, la escludete senz'altro, io da parte mia non posso che esserne lieto.

Ginevra. Ah no, piano! non escludo pi nulla ora, se dite che impazzito. Ce lo venite a dire cos...

Giorgio. Gi, come una cosa da nulla!

Respi. Vi dico che me n'ha informato Traldi, or poco, a bruciapelo. M'ha chiamato; ero ancora con le valige.

Giorgio (come colpito da un'idea). Oh, dico, assurdo per assurdo, non sar mica per me!

Ginevra (urtata). Ma che per te! Come ti viene in mente?

Giorgio. Se fu subito dopo che noi siamo partiti... Dico, assurdo per assurdo!

Ginevra (impressionata). Chi te l'ha detto?

Giorgio (indicando Respi). Lui! Se ne venne qua a fracassare i mobili di Bice...

Ginevra. una pazzia!

Giorgio. Se pazzo!

Ginevra (dopo una breve pausa di riflessione). Voglio prima vederlo.

Giorgio. Tu non ci credi? Le accoglienze cos festose che mi fece la Bice...

Ginevra (irritata). Ma non pensarlo nemmeno! Tu sei da escludere senz'altro. (Indicando Respi:) Lui, piuttosto. Pu darsi che prima, sereno, abbia riso della vostra corte, e che poi, ripensandoci...

Giorgio. Qualcosa dev'essergli certo accaduta, che non si sa.

Respi (a Ginevra). Voi stessa mi avete domandato in principio se ci aveva sorpresi a parlar soli insieme.

Ginevra (stordita). Io?

Giorgio. S, tu. Glielo domandasti. E la domanda fece impressione anche a me.

Ginevra (confusa). Ah ma... perch, forse, il sospetto, sai com'... tante volte pu nascere ripensando d'improvviso a cose di cui prima non s'era fatto alcun caso e che poi, sotto un'altra luce...

Giorgio. Ripensando! ma la ragione di ripensarci? ecco! la ragione di ripensarci. Trovala. Tu la sai?

Ginevra. Io?

Giorgio. Pare che debba saperla.

Ginevra. Ma che dici! Che vuoi che sappia io?

Giorgio. Hai detto sorpresi a parlar soli . Ecco: tante volte t'ha risposto lui. Ripensando a questo? Tu ammetti allora che si possa trovare in questo la ragione? Pare che per te sia possibile supporre che la Bice

Ginevra. ma no!

Giorgio. e allora, scusa! che domanda hai fatto? Lasciamo Bice, poverina; una moglie qualsiasi, sorpresa dal marito a parlar da sola con un amico

Ginevra. se sa che quest'amico fa la corte alla moglie

Giorgio (alludendo a Romeo). ne ha riso, l'hai detto tu stessa; dunque questo non l'ha fatto impazzire, chiaro. Dopo tu dici: ci ha ripensato dopo. Perch?

Respi. Tu vuoi sapere la ragione per cui uno impazzisce?

Ginevra. Possono venire in mente tante cose d'un tratto...

Giorgio. Mi pare impossibile, che volete che vi dica, che Romeo Daddi, senza una ragione, con una moglie come quella... io lo conosco da ragazzo, cresciuti insieme, e la Bice, come una sorella! Bisogna andarli a trovare. Tu vieni?

Ginevra. Se vuoi. Ma forse... sarebbe meglio forse che andassi prima tu solo.

Giorgio. Perch? Sei stata con loro tre mesi. Scusami, cara, ti vedo

Ginevra. ma no, come mi vedi?

Giorgio. non so, sembri irritata!

Ginevra. Io? Ma niente affatto! Irritata di che?

Giorgio. S, s, te l'ho detto di che! Tu ammetti che si possa credere sospettabile la Bice.

Ginevra. Non vorrai metterti a fare il pazzo anche tu, adesso.

Giorgio. Che c'entra fare il pazzo?

Ginevra. Mi metti in mente cose che non penso!

Giorgio. Scusami, ho questa impressione. Sai che parlo franco.

Ginevra. Amo anch'io Bice come una sorella, e so che

Giorgio. che?

Ginevra. che come me anche lei, niente di meno, niente di pi, tutta per suo marito.

Giorgio. E dunque perch non vuoi venire?

Ginevra. Ma s, vengo, figurati! Mi turba

Respi. Ecco Donna Bice.

Entra Donna Bice.

Giorgio (con affettuosa premura). Oh, Bice! Venivo da te.

Bice (commossa, quasi per piangere). Caro Giorgio!

Ginevra. Bice!

L'abbraccia con un fremito di pianto convulso.

Giorgio. Diceva appunto che t'ama come una sorella.

Bice (tenendola stretta a s). Lo so, Ginevra mia, lo so!

Respi (impacciato, come sentendosi in colpa). Cara contessa!

Bice (anche lei imbarazzata). Per carit, voi, Nicola

Respi. volete che vada?

Bice. Sta per venire; so che mi segue; molto pi calmo: non vorrei che vi trovasse qua.

Respi. Vado senz'altro.

Bice. No, aspettate: bisognerebbe prima accertarsi che non vi veda uscire.

Giorgio. Bader io, bader io, non dubitare. Vieni, Respi.

Respi saluta, e via con Giorgio.

Ginevra. Ma sospetta proprio di lui?

Bice. Di tutti, di tutti; anche di lui, ma non un sospetto; una cosa cos strana

Ginevra. che cosa?

Bice. non ti so dire, da cui pare non ci si possa guardare

Ginevra. come? ah, dice cos?

Bice. S, una cosa di cui, a sentirlo, non c' nemmeno da far colpa.

Ginevra. E dunque ? Se non c' da far colpa!

Bice. Com' possibile?

Ginevra. Se lo dice lui stesso!

Bice. Ma che significa? Tu lo capisci? Mi guarda negli occhi, con certi occhi! se tu glieli vedessi! e sorride

Ginevra. sorride? come sorride?

Bice. d'una maniera, che d i brividi; e poi domanda: Nulla, pi nulla, eh? Sepolto! tutto ingojato! col tono di chi certo, io non so di che; ma dice che lui lo sa, lo sa; e si mette a vaneggiare; ma poi t'accorgi che non vero, perch si riferisce a cose precise

Ginevra. come, precise? che dice?

Bice. s, a persone determinate

Ginevra. determinate? a chi?

Bice. pare le abbia davanti, non le nomina

Ginevra. ma che dice?

Bice. cose, io non le comprendo; ma come se lui le veda, non so, vere, ecco, vere da apparire a tutti, lampanti

Ginevra. che cose?

Bice. cose che nessuno suppone; pare le scopra, da toccarle, l dove nessuno le vede.

Ginevra. , proprio pazzo allora! Pazzo! Sono allucinazioni?

Bice. un guasto, certo, che gli s' fatto qua!

Ginevra. Ne sei certa?

Bice. Come! Gli occhi! Gli si vede dagli occhi! E poi, quando mai lui ha parlato cos? Dice, si, alle volte, anche cose che t'atterriscono da come sono tue, di pensieri che hai avuto un momento, con una lucidit che hai l'impressione di restargli nuda davanti, e non puoi pi crederlo pazzo.

Ginevra. No, anzi, per questo, tanto pi, scusa!

Bice. Perch?

Ginevra. Perch le dice! Tu non hai mai detto e nemmeno io, n nessuno, ci che pu passare, un attimo, per la mente, o pu esserci avvenuto in segreto, senza volerlo ; anche in sogno, supponi: delitti innocenti.

Bice (con stupore e spavento). Ginevra!

Ginevra. Che cos'?

Bice. Oh Dio! come se tu l'avessi sentito

Ginevra. io?

Bice. s, parlare! Dice proprio cos!

Ginevra. Delitti innocenti?

Bice. S, s.

Ginevra. E chi non ne ha commessi?

Bice (restando). La stessa domanda!

Ginevra (con dispetto). Ma naturale, cara, se mi porti a parlare come lui di cose di cui nessuno parla, tranne che non sia pazzo, o, scusami, qualcosa di peggio: s s, qualcosa di peggio! Se per lui sono innocenti , perch ne parla e ti vessa? Io ne sono indignata! indignata!

Entra, con Giorgio, Romeo Daddi in tempo d'udire quest'ultima esclamazione.

Romeo. No, cara mia, non indignartene, perch a fine di scusare, cara mia; soltanto a fine di sapere e di scusare.

Ginevra. Come, intanto, denunziando?

Romeo (guardando in giro con aria sospesa). Ho denunziato?

Ginevra. Pare che sii sulla strada di scoprir segreti in tutti !

Romeo (con aria furba e negando col dito). Non mi conviene! ah no no! non mi conviene. Neanche per ischerzo! Sarebbe come istituire un tribunale per i veri delitti. Figuriamoci!

Giorgio. Quali sarebbero, questi veri delitti? Se incolpi Bice, certo ne avr commessi tanti anch'io.

Romeo. Ma tutti, caro!

Giorgio. Ah, meno male, se siamo tutti!

Romeo. E poi la consolazione che non se ne sa nulla, ti par poco? Basta non lasciarsi cogliere sul fatto. La fronte dura. Non ci si legge. Puoi anche fare, guardandomi, la faccia sorridente.

Giorgio (prendendolo in parola). Perch no? Eccotela!

Romeo. Eh, tu s, puoi per davvero, povero Giorgio! Il guajo che anche gli altri possono fartela. Ed tanto pi orribile, pensa, in quanto pu anche parer giusto a ciascuno non credersene responsabile, capisci? rifiutare d'assumerseli sulla coscienza, perch non li ha voluti.

Giorgio. Se non li ha voluti!

Ginevra (riferendosi a quello che ha detto Bice anche lei). Ecco!

Romeo. Ma li commette! questo! Non si sa come, li commette.

Giorgio. E non si potrebbe con la volont non commetterli?

Romeo. Che parte credi che abbia la volont nella vita? Puoi solo servirtene nelle poche cose, appena credi di sentirle o di saperle. Ti ci muovi e sbatti subito contro un muro, o ti perdi nel bujo. Che vuoi che si sappia?

Giorgio. Io so, per esempio, che tua moglie

Romeo (come infastidito). Ma s, insospettabile! (Pronto, con un lustro di sfida negli occhi:) Ecco, come la tua! Ti basta? Dico come la tua! Non so perch lei per mi si smarrisca cos sotto gli occhi appena la guardo. una piet; (indicandola:) ecco, piange!

Ginevra (ribattendo, indignata). una crudelt!

Giorgio (esortandola). No, su, su, Bice!

Bice (tra il pianto, indicando Romeo). per lui...

Romeo (a Ginevra). Senti? Dice che per me; crudele per me, (a Bice:) vero? Ma tu non piangere, cara, perch forse sei la sola davvero, tu, a cui non mai avvenuto nulla. Sai sempre tutto tu, di te, e puoi perci sempre volere. Sei come uno specchio.

Ginevra. Come un'acqua marina, ha detto Giorgio, tersa e trasparente.

Romeo. Ecco, vedi? anche Giorgio. Tranne forse qualche volta che t'ho troppo seccata...

Bice. Ma no, mai! Lo sai bene!

Romeo. Oltre, eh, oltre quello che tu stessa sai! l che si comincia, cara, e dove ci si smarrisce! dove non si sa pi!

Ginevra (con fiera asseveranza). Bice non si mai smarrita!

Romeo (di scatto, indicando a Bice Ginevra). L, ecco, impara, come mi guarda fiera in faccia Ginevra, lei si davvero insospettabile, tutta, tutta fin nei minimi pi riposti pensieri, di suo marito.

Ginevra (guardandolo quasi con odio). Tu parli come un pazzo; ma non vero; io non ti credo!

Giorgio. Gi! Fin dal primo momento

Ginevra. ecco, lui testimonio!

Giorgio. l'ha presa cos

Romeo. e se n' indignata, naturalmente!

Bice (quasi tra s). Come se capisca...

Ginevra (subito cogliendo l'osservazione di Bice). E tu no? vuol leggerti dentro, non vedi? E ti mette alla tortura.

Romeo. No, questo no: ti ho mai torto un capello?

Ginevra. Tu non sei pazzo; lo fai!

Romeo (smorendo in una strana e inattesa tristezza). Vorrei farlo per davvero, Ginevra! Sarebbe cos co-modo, sotto la maschera; ma non la reggo; me la levo.

Ginevra (aggressiva). E che fai allora? che dici? Guardi negli occhi? Guarda me! Io posso guardare anche te! S, innamorata, fin nei minimi pi risposti pensieri, di mio marito. Che hai da dirmi?

Romeo. T'ammiro.

Giorgio (stordito). Che c'entra questo?

Romeo. L'ammiro, Giorgio. per farmi rientrare in me. Un buon metodo. Cimentarmi, per mettermi alla prova che non sono pazzo.

Giorgio. S, ho detto anch'io di fatti che, ti si doveva resistere.

Romeo. Ecco. Fate bene. Resistermi. Per la difesa delle leggi sociali, in questa nostra vita civile. Ma vi dico che io voglio scusare, scusare; non ho altro fine che questo; se no, non mi resterebbe pi altro che andarmi a costituire.

Giorgio. Nientemeno!

Romeo. Fortuna, che tutta la vita cos! Non si sa come! E la volont non ci pu nulla! Vorrei sapere chi ha detto che sono pazzo. Io no di certo. Io penso ora cos, perch vedo: vedo.

Giorgio. Che vedi?

Romeo. Ci che normalmente, quelli che sono savii, non sanno o non vogliono vedere.

Giorgio. Ma eri cos savio anche tu, mio caro Romeo, fino a pochi giorni fa!

Romeo (con leggerezza). Eh, perch ancora non vedevo! Ora vedo. Ma non ne faccio colpa a nessuno, credetemi. proprio peggio vestirsi cos pesante, perch poi si suda.

Giorgio (stordito con le altre). Si suda? Che dici?

Romeo (staccando, con seriet piena di rimpianto e di ammirazione). Tu hai detto, Giorgio, una bella sentenza: la vita a patto di credere ; non di sapere.

Giorgio (sbalordito). Io ho detto cos?

Romeo (senza far caso dello sbalordimento di Giorgio). Non l'hai detto? Scusami; me lo son figurato, perch un marinajo deve pensare cos.

Giorgio. Un marinajo? Perch?

Romeo. Perch conoscersi morire.

Giorgio. E un marinajo non pu conoscersi?

Romeo. Un marinajo crede.

Giorgio. Ah si, per grazia di Dio, io credo.

Romeo. E io sudo, sudo: l'ho detto a casa, a Filippo, di non prepararmi un abito cos pesante; (a Bice:) ma tu sai com'... cos, sempre, caro Giorgio: si scade alla fine nelle banalit pi solite. Le cose che si fanno, che tutti sanno Voltandosi a Ginevra:) Senza rancore, Ginevra.

E va a sedere, appartato, sulla balaustrata del terrazzo.

Giorgio (piano a Bice e a Ginevra). Ma non connette!

Bice (triste, avvilita). Fa cos; si mette a parlare tutt'a un tratto, senza nesso, di cose ovvie.

Ginevra. Lo facciamo tutti, se pensiamo d'improvviso o avvertiamo una cosa diversa o casuale. Forse lui s, lo fa apposta per frastornare.

Pausa.

Bice (costernata). Che guarda?

Romeo (che nel silenzio ha inteso). Quest'incanto qua, cara. M'immagino sul tramonto. A lasciarsene prendere. Addio coscienza. Si naviga.

Giorgio. S, bello.

Romeo. E il mare pu anche essere un catino, se non ne scorgi pi i limiti. Pare impossibile che ci siano sciagurati che han bisogno di vino o di droghe per annegare in paradisi artificiali, quando si vive cos poco nella cos detta coscienza (ecco ti spiego come ora vedo) continuamente rapiti fuori di noi da tutto il vago delle nostre impressioni, ebbrezze di sole in primavera, stupore di arcani silenzii, spettacoli di cielo, di mari, e le rondini, anche dentro di noi, di pensieri guizzanti, gli sbalzi a volo da un ricordo all'altro, al minimo richiamo fuggevole d'una sensazione. Pare ch'io ti stia ad ascoltare, e chi sa come ti vedo; t'ascolto, ti rispondo, sono con te, ma dentro di me, anche altrove, nell'arbitrario delle mie sensazioni che non potrei comunicarti senz'apparirti veramente pazzo. Cammino, mi vedo le cose attorno, le posso toccare, le tocco, e non me ne viene pi n un pensiero n un sentimento, forse neppure pi una sensazione; le guardo e, dentro di me, i miei stessi pensieri, i miei stessi sentimenti, sono come ombre lontane; io stesso, lontano da me, perduto come in un esilio angoscioso. E puoi dire allora ch'io sto vivendo una vita cosciente? E ancora sono sveglio! E quando dormo? Met della vita si dorme. E poi sempre cos: tutto incerto, sospeso, volubile ; vacilla tutto ; la volubilit della vita non rispetta neanche i muri fermi delle case nelle strade. E quando credi di esserti fatta una coscienza e hai stabilito che ogni cosa cos o cos, ci vuol cos poco a farti riconoscere che questa tua coscienza era fondata su nulla, perch le cose, quelle che tu credi pi certe, possono essere altre da quelle che credi; basta farti sapere una cosa, il tuo animo cangia, d'un tratto, addio coscienza, diventa subito un'altra, e hai un bel tenerti fermo a tutte le tue certezze di prima; dove sono? Io credo che quando ci saremo liberati della vita, forse la pi grande sorpresa che ci aspetter sar quella delle cose che non c'erano, che ci pareva vi fossero e non c'erano: suoni, colori; e tutto ci che vi sentimmo, e tutto ci che vi pensammo, e ce n'affliggemmo tanto o ne gioimmo tanto: tutto era niente ; e la morte, questo niente della vita, come c'era apparsa; lo spegnersi di questo lume illusorio, caldo, sonoro e colorato, per migrare forse verso altre misteriose illusioni.

Giorgio. T'ascolto, sbalordito. Ma come? Tu, Romeo

Romeo io, s, ti maravigli? e tu, Giorgio, qua su questo terrazzo, non hai il ricordo di qualche tramonto in cui sei rimasto in dubbio che non fosse pi vero quanto ti circondava?

Giorgio. S, spesso; e con questo?

Romeo. Senza conseguenze?

Giorgio. No, che conseguenze?

Romeo. Eh, quando tutto t' come non vero attorno, quello che fai pu anche sembrarti non vero.

Giorgio. No, caro, perch se fai tanto di muoverti in quei momenti

Romeo. sai subito, gi! e ti muovi perch gi sai. Ma se l'incanto ti prende cos forte, che non puoi pi sapere quello che fai? Avviene! Avviene! Non sei pi tu; non sai nemmeno dove sei, con chi sei; una donna con te, su cui non hai mai fatto alcun pensiero; ma chi sa quanta gioja t'aveva dato la sola vista del suo corpo, vederla muovere, sentirla ridere, parlare. Non te l'eri mai detto, non l'avevi mai neppur pensato. Tutto fuori della tua coscienza. Un piacere soltanto per la vista, soltanto per l'udito.

Giorgio. Tu stai parlando adesso della Bice?

Romeo. No, no, tu sei un altro adesso; ti trasfiguro nella mia mente in un altro adesso, in un altro che le dice: Ma voi non sapete come tutto il vostro corpo nel muoversi, e voi stessa nei gesti che fate involontariamente, date torto, date torto alle parole savie che dite! Io? ma perch anche il mio corpo ama, mio povero Nicola; non voi, ma ama!

Bice. Ricomincia, Dio, ricomincia!

Romeo. No, cara; perch veramente pu avvenire cos, se non t' mai avvenuto.

Bice (con doloroso risentimento). Sai che m' avvenuto; e che io

Giorgio (ribellandosi per lei). ne ha riso con te!

Bice. no, io non ne ho riso

Romeo. s, s, ne hai riso, ne hai riso!

Ginevra (indignata). non vero! Meno di noi due, se mai! Tu ne hai riso!

Romeo. io s, eh altro! (Riattaccando, quasi con feroce godimento:) Per la gioja d'un corpo che s' svegliato da s, fremente, in segreto? Tu non ne hai coscienza. lui, da s, il tuo corpo, che s' svegliato: come un albero! Tu hai solo una letizia leggera, quasi di foglie, improvvisa, non sai perch, che ti fa ridere di nulla, o una tenerezza che ti fa anche piangere di nulla

Bice (sgomenta). io?

Romeo. s, cara: e allora basta un momento! (A Giorgio:) Uno le prende le mani cos (prende le mani a Bice) la mossa stata forse troppo brusca lei le vuol respingere; ma ecco, fa solo il gesto dolce di restituirmele, e chiude gli occhi, tutto il viso le si chiude nell'abbandono

Bice (quasi atterrita). ma no, io? quando?

Romeo (gridando). il momento che non puoi pi sapere, cara! Sa lui solo, ora, il corpo che non pi tuo, e si muove da s, certissimo, come chi ruba, in un attimo cieco. E poi non pi nulla.

Ginevra (balzando in piedi, convulsa di sdegno). Io non posso sentirlo parlare cos!

Romeo (subito: con perfidia). Di Bice, eh?

Giorgio. Ma Romeo!

Romeo (subito anche a lui). Per scusare! L'incoscienza!

Ginevra (fremente). Ma chi ne parla? una vergogna!

Romeo. Ci si ricompone subito, difatti! Non pi nulla! (Cangiando, con disperata intensit:) Ma che volete, allora, me lo dite? Se non accettate questa scusa, che volete? La condanna? la condanna? Tu sbalordisci, Giorgio, che parlo ora cos? Ma troppo! troppo! Una volta, due volte! Sono delitti, allora, sono delitti da scontare! Io li sto scontando cos, impazzendoci!

Giorgio (stordito, quasi con paura). Che delitti?

Romeo. Veri delitti! Io ho ucciso! Lo vuoi sapere? Ho ucciso!

Giorgio. Tu, ucciso?

Romeo. S, s, ucciso, ucciso come in sogno, ma veramente ucciso! Ora prescritto. Sono pi di trent'anni.

Giorgio. Eri allora un ragazzo!

Romeo. S, un ragazzo.

Giorgio. Ma dici sul serio?

Bice. Delira!

Romeo (subito a Bice). No, vero! (Poi, a Giorgio:) E tu del resto devi saperlo!

Giorgio (trasecolato). Io non so nulla!

Romeo. Delitto innocente. Come un sogno che ritorna. Tu capisci adesso, Ginevra? per questo ritorno! Ritorno d'un sogno sepolto. Rimasto sogno per tanti anni, anche per me! (A Giorgio:) Non ricordi, nella nostra infanzia, di quel ragazzo di campagna che fu trovato morto all'alba, con la testa sfragellata, che tutto il sobborgo corse a vederlo, e tu volevi che corressi anch'io e io non volli?

Giorgio (con stupore atterrito). Fosti tu?

Romeo. Io. E non si seppe mai chi l'avesse ucciso. Non lo seppi pi nemmeno io, subito dopo averlo ucciso. Capisci? Questo orribile, e pu avvenire; avvenuto! Non sai come! Figurati, per una lucertola.

Giorgio (sovvenendosi). Ah s, sul lastrone quella lucertola!

Romeo. S, ma anche perch ero non so in che animo, quella sera, per quella strada di campagna, in salita. Ti ricordi di Fox?

Giorgio. S, il cane che avevi allora in campagna.

Romeo. Era con me. Avevo sotto braccio i libri di scuola stretti nella cinghia. Non avevo trovato in casa mia madre, n nessuno; e avevo attraversato il sobborgo per salire sul poggio, in campagna. Vedo tutto. Non volevo pensare. Volevo esser lieto. Sai i ciottoli che gli asinelli alle volte si prendono tra gli zoccoli e li fanno ruzzolare per un tratto e poi, dove si fermano, stanno? Diedi un colpo a uno con la punta della scarpa: godi, vola! L'erba che spunta sulle prode o a pi delle muricce, certi lunghi fili d'avena impennacchiati che fa piacere brucare: tutti i pennacchietti ti restano a mazzo nelle dita; si gettano addosso a qualcuno, e quanti se ne attaccano, tanti mariti (se una donna) prender, e tante mogli se un uomo. Io feci la prova su Fox. Sette mogli. Ma Fox, vecchio stupido, chiuse gli occhi e rimase, senza capir lo scherzo, con quelle sette mogli addosso. Per dirti com'ero. Ma a un certo punto non ebbi pi voglia d'andare avanti. Mi sentii stanco e seccato. Mi tirai a sedere sulla muriccia a manca della strada, e di l mi misi a guardare nel cielo la luna che cominciava appena ad avvivarsi d'un pallido oro nel verde del crepuscolo. La vedevo e non la vedevo, come le cose che mi vagavano nella mente e l'una cangiava nell'altra e tutte mi allontanavano sempre pi dal mio corpo li seduto inerte, che non me lo sentivo pi; la mia stessa mano, se l'avessi veduta, posata sul ginocchio, mi sarebbe sembrata quella d'un estraneo; non ero pi nel mio corpo, ma nelle cose che vedevo e non vedevo, il cielo morente, la luna che s'accendeva e l quelle masse cupe d'alberi che si stagliavano nell'aria fatta vana, e la terra solla, nera, zappata da poco, da cui esalava ancora quel senso d'umido corrotto nell'afa delle ultime giornate di ottobre, ancora di sole caldo.

Giorgio. S, fu d'ottobre, ora ricordo bene, fu infatti di ottobre.

Romeo. Ho tutto vivo qua, preciso; vedo tutto come se ci fossi ancora. A un tratto, tutto assorto come ero, chi sa che cosa mi pass per le carni, stolzai, e instintivamente alzai la mano a un orecchio. Sento stridere una risatina da sotto la muriccia. Un ragazzo della campagna s'era nascosto l sotto, dalla parte della campagna. Aveva strappato e brucato anche lui un lungo filo di avena, gli aveva fatto un cappio in cima e, zitto zitto, con esso alzando il braccio aveva tentato d'accappiarmi l'orecchio. Appena mi voltai risentito, subito col dito m'accenn di tacere e tese il filo d'avena lungo la muriccia, dove tra una pietra e l'altra spuntava il musetto d'una lucertola, a cui con quel cappio egli dava la caccia. Mi voltai a guardare, ansioso. La bestiola, senz'accorgersene, aveva infilato da s il capo nel cappio li appostato; ma ancora era poco, bisognava aspettare che lo sporgesse un po' di pi, e poteva darsi che invece lo ritraesse, se la mano che reggeva il filo d'avena tremolava e le faceva avvertire l'insidia. Forse era sul punto d'assaettarsi per evadere da quel rifugio divenuto una prigione. Attenti a dare a tempo la stratta; questione d'un attimo. Eccola! E la lucertola guizz come un pesciolino in cima a quel filo d'avena. Saltai gi irresistibilmente dalla muriccia; ma quello, forse temendo che volessi impadronirmi della bestiola, rote pi volte in aria il braccio e poi la sbatt con ferocia su un lastrone che si trovava li tra gli sterpi. No! gridai; troppo tardi: la lucertola giaceva immobile su quel lastrone col bianco della pancia al lume della luna. Ne provai una ira grandissima. Avevo voluto anch'io che quella povera bestiola fosse presa, preso anch'io per un momento da quell'istinto della caccia che in tutti agguattato; ma ucciderla cos, senza prima vederla da vicino, negli occhietti vivi acuti fino allo spasimo, nel palpito dei fianchi, nel fremito di tutto il verde corpicciuolo; no, era stato stupido e vile. E avventai con tutta la forza un pugno nel petto a quel ragazzo, mandandolo a ruzzolare in terra, tanto pi lontano quanto pi lui, cos tutto squilibrato indietro, tent di riprendersi per non cadere. Caduto, si rizz inferocito, gherm un torlo di terra e me lo scagli in faccia; ne restai accecato e con quel senso d'umido in bocca che pi mi seppe di sfregio e m'imbestial. Presi anch'io di quella terra e la scagliai. Il duello si fece subito accanito. Ma lui era pi svelto e pi bravo, e mi veniva sempre pi addosso, avanzando, con quei toffi di terra che, se non ferivano, percotevano sordi e duri e, sgretolandosi, erano come una grandinata da per tutto in petto sulla faccia tra i capelli agli orecchi e fin dentro le scarpe; soffocato non sapendo pi come ripararmi e difendermi, furibondo mi voltai, spiccai un salto e col braccio alzato strappai una pietra dalla muriccia. Qualcuno di l si ritrasse, sar stato Fox. Scagliata la pietra, d'un tratto io non so come da che tutto prima mi sbalzava davanti agli occhi, quelle masse d'alberi, in cielo la luna come uno striscio di luce, ora pi nulla, non si moveva pi nulla, il tempo stesso e tutte le cose pareva si fossero fermati in uno stupore attonito intorno a quel ragazzo traboccato a terra. Ancora ansante, col cuore in gola, mirai esterrefatto, addossato alla muriccia, quell'incredibile immobilit silenziosa della campagna sotto la luna, quel ragazzo che vi giaceva con la faccia mezzo nascosta nella terra, e sentii crescere in me, formidabile, il senso d'una solitudine eterna, da cui dovevo subito fuggire. Non ero stato io; io non l'avevo voluto; non ne sapevo nulla. E proprio come se non fossi stato io, proprio come se m'appressassi per curiosit, mossi un passo e poi un altro, e mi chinai a guardare. Il ragazzo aveva la testa sfragellata, la bocca nel sangue colato a terra nero e una gamba un po' scoperta

Giorgio. s s, lo vidi, lo vidi anch'io cos! un po' scoperta

Romeo. tra il calzone che s'era ritirato e la calza di cotone. Morto, come da sempre. E tutto restava li, come un sogno, da cui dovevo svegliarmi per andar via in tempo. L, come un sogno, quella lucertola arrovesciata sul lastrone, con la pancia alla luna e il filo di avena che le pendeva ancora dal collo. Io me ne andavo col mio fagotto di libri di nuovo sotto il braccio e Fox dietro, che anche lui non sapeva nulla. E a mano a mano che m'allontanavo, discendendo dal poggio, divenivo, sempre pi, cos stranamente sicuro, che non m'affrettavo nemmeno. Arrivai alla piazzetta deserta, dove avevano costruito da poco il grande ospedale, ricorderai

Giorgio S, s.

Romeo. C'era anche li la luna; mi parve un'altra, se ora li rischiarava, senza saper nulla, la bianca facciata dell'ospedale. Ed ecco la via del sobborgo, come prima. Arrivai a casa; non c'era ancora nessuno; mia madre non era ancora rientrata. Non dovevo dunque dirle neppure dov'ero stato. Ero stato l in casa ad aspettarla. Ecco. E questo, che sarebbe stato vero per mia madre, era diventato subito vero anche per me. Chiuso tutto. Sepolto. Non ero stato io. Cercai con terrore gli occhi di Fox. Dormiva. Non era stato nulla. Io non l'avevo voluto. Un sogno lasciato lass, sotto la luna.

Bice, che ha ascoltato piangendo in silenzio il racconto, ha uno scoppio convulso e fugge via, sostenuta da Giorgio, nell'interno della casa.

Dimmi tu, Ginevra, fu delitto?

Ginevra (turbata, commossa, piangente). No, no, sciocco, fai piangere anche me; se non l'hai voluto!

Romeo. Ma l'ho commesso! stato il primo!

Ginevra. Finiscila! Non devi averne rimorso! Io amo mio marito!

Romeo. Ma son due! troppo! Sto impazzendo! Ho bisogno di credere che pu accadere a tutti! a tutti!

Ginevra. S, anche a Bice! Sta' zitto!

Rientra Giorgio, chiamando:

Giorgio. Romeo, vieni! Bice si sente male! Ti vuole!

Romeo. Eccomi.

Si avvia verso l'interno della casa.

Giorgio (fermando un momento Ginevra, impressionato). Che cos'?

Ginevra. Niente. orribile. La povera Bice.

TELA


ATTO SECONDO

La stessa scena del primo atto. Pomeriggio inoltrato del giorno dopo.

Al levarsi della tela sono in iscena Ginevra e Bice. Apparir dall'espressione del volto dell'una e dell'altra che il discorso tra loro arrivato al punto pi penoso. L'animo di Ginevra s' indurito e quello di Bice invelenito.

Bice. No, no: bisogna che mi dica, Ginevra: tu devi aver capito qualche cosa.

Ginevra. Ma no, cara, te l'ho detto: niente pi di te.

Bice. Non possibile!

Ginevra. Non so spiegarmi proprio la tua insistenza. Che vuoi che abbia capito?

Bice. Ho quest'impressione. L'ho avuta subito.

Ginevra. Ah, forse perch t'ho detto (ma anche davanti a tutti e a lui stesso) che ti vuol legger dentro?

Bice. No. Questo l'avevo capito da me; non ci vuol molto! Dico di ci che gli accaduto!

Ginevra. E non l'hai sentito? Ti par poco?

Bice. Ma non questa cosa orribile del ragazzo: l'ha detta per scusa.

Ginevra. Scusa ?

Bice. Ma s! Vuol fingere con me di non capire adesso pi nulla?

Ginevra. Dici scusa ! Scusa di che?

Bice. D'un altro delitto, recente, che senza volere deve aver commesso.

Ginevra. Tu supponi?

Bice. Ma l'ha detto proprio a te, Ginevra!

Ginevra. A me? Che altro delitto? No!

Bice. Una volta! due volte! ha detto cos. troppo! Devo scontarlo? Lo sto scontando, impazzendo! E tu non ci vuoi credere.

Ginevra. A un altro delitto, no, non ci credo.

Bice. Che sia pazzo, io dico. Ecco; prima di tutto, vorrei saper questo: perch non vuoi? Questo, tu sola, lo dicesti subito.

Ginevra. Scusa, Bice, hai l'aria d'esser venuta a farmi un interrogatorio.

Bice. No, non guardarmi male!

Ginevra. Io?

Bice. S, tu, mi guardi come lui.

Ginevra. Ma che dici! Io ti guardo perch non comprendo che cosa tu voglia da me.

Bice. Sono venuta per cercare insieme con te; perch tu m'ajuti!

Ginevra. Non so che ajuto possa darti io.

Bice. Non puoi negare che per te non pazzo.

Ginevra. Ah, vuoi saper questo? perch non lo credo? Quando lo dissi, non sapevo ancora veramente la storia che gli avvenuta, di quel ragazzo.

Bice. Pi di trent'anni fa!

Ginevra. Pu far bene impazzire.

Bice. Dopo trent'anni? No!

Ginevra. stato pure un delitto, involontario.

Bice. Ma ha potuto tenerlo trent'anni sepolto in fondo alla coscienza. Tutt'a un tratto lo confessa. spaventoso. Perch?

Ginevra. E lo vuoi sapere da me?

Bice. S, quale altro delitto, Ginevra?

Ginevra. Mi sembra che mi guardi tu adesso, scusa, con gli occhi di lui, come se io te lo potessi dire.

Bice. Dev'essere stato, certo, dopo la tua partenza con Giorgio; subito dopo. Sai che se ne venne qua, solo.

Ginevra. S, l'ho saputo. Ma dunque vedi? Se fu dopo, che posso saperne io?

Bice. No, perch la sciagura deve riconnettersi senza dubbio con qualche cosa avvenuta prima, prima, negli ultimi giorni l in villa.

Ginevra (con intenzione di ritorcere). Dopo la partenza di Respi forse?

Bice (comprendendo l'intenzione di Ginevra e reagendo con alterezza). Io non posso assolutamente ammettere, Ginevra, che egli abbia potuto trovare un incentivo alla sua pazzia nella corte innocua di quel povero Respi.

Ginevra (dura e recisa). Hai torto a non ammetterlo.

Bice. Ah, dunque a te pare...?

Ginevra. A me no, se tu lo neghi.

Bice. Certo che lo nego! Ma mi stupisce che tu possa credere cos.

Ginevra. Io? No.

Bice. Che ho torto a non ammetterlo.

Ginevra. Ah, ma io dico per lui, che lui deve crederlo ammissibile.

Bice. Dove? perch?

Ginevra. Perch ha forse bisogno, lui, di crederlo.

Bice. Che io...?

Ginevra. No; che ci che potuto accadere a lui

Bice (interrompendo). Ah, dunque vedi che qualche cosa gli accaduta? Prima l'hai negato!

Ginevra (irritata). Ma niente affatto, non ho interesse a negar nulla io! dico di ci che gli successo con quel ragazzo: per un caso, senza volerlo, in un accecamento: questo dico che ha bisogno di credere! Ci che potuto accadere a lui in queste condizioni, pu accadere a tutti; e l'ha detto!

Bice. A chi l'ha detto?

Ginevra. Oh Dio, l'ha lasciato intendere in tutti i modi! Perch non pazzo, Bice, credi a me! forse sta impazzendo; ma dice che vuol scusare, non hai inteso? chi? prima di tutti se stesso, di quel delitto che poi ci ha confessato.

Bice. No, non di questo soltanto!

Ginevra. Ma certo, anche d'un altro che pu aver commesso, se vuoi te l'ammetto; e come lo vuol scusare? credendo appunto che pu capitare a tutti di commettere senza volere, che so? le cose pi impensate.

Bice. Che io con Respi...? No, Ginevra! Questo non possibile che lo creda!

Ginevra (fredda). Bisogna che tu lo convinca.

Bice (colpita). Ah, mi dici cos?

Ginevra. Come vorresti che ti dicessi? Non ci vedo altro mezzo. Te lo direi.

Bice (con sfida). E tu potresti ajutarmi?

Ginevra (fingendo di non accorgersene). Io? a convincerlo?

Bice (ancora pi aggressiva). S, tu tu! della mia innocenza.

Ginevra (con aria stupita). Perch no? curioso: me lo domandi come se avessi l'idea

Bice (pronta). che tu non potresti, s!

Ginevra. Ma che dici! T'abbiamo ajutata tutti qui, mi pare; ci siamo messi tutti contro di lui, e io pi di tutti, l'hai visto! ci parso non solo ingiusto ma da pazzo un simile sospetto per te.

Bice. Ah, ora dici da pazzo? Ma se sostieni che ho torto io, torto a non ammettere in lui un simile sospetto! Hai detto proprio cos! Vedi come ti contraddici?

Ginevra (seccata). Oh insomma, che vuoi da me, Bice? Io t'ho detto, secondo i discorsi che lui fa, le mie impressioni. E non posso ajutarti in altro modo. cosa che devi vederti tu con lui. Giorgio domani parte. Mi dispiace, capirai, che in questi due ultimi giorni di riposo (si alza) e proprio fino al momento stesso della sua partenza

Bice. tu mi mandi via?

Ginevra. no, scusa, non mi sembra giusto che Giorgio sia turbato! Siete venuti tutti qua, come d'assalto, appena siamo arrivati; prima Respi, con la notizia subito pronta

Bice. poi io

Ginevra. ma s, poi tu e poi lui: una disgrazia, capisco, e ti compiangiamo, credi! non ti dico quanto, Giorgio; ma io, e tanto meno lui, non c'entriamo! Scusami se ti parlo cos, ma tu sei tornata anche oggi, non so, quasi ad aggredirmi, a farmi un obbligo d'ajutarti a capire! Io non so nulla. Non ho nulla da dirti. Lasciatelo per carit partire in pace!

Entra Romeo Daddi; sembra allegro.

Romeo. Ma non c' Giorgio? Dov'?

Bice (alzandosi, rigida, pallidissima, convulsa). Andiamo, Romeo, andiamo!

Romeo. Perch? che cos'? Son venuto a scusarmi di jeri e a salutarlo.

Ginevra (seccamente). Non c'. andato a prendere gli ordini di servizio per la partenza, e forse tarder.

Bice (a Romeo). Andiamo, andiamo. Lei ci manda via.

Romeo (a Ginevra, stordito). Tu?

Ginevra. No. Le ho detto che non giusto e sono sicura che tu lo comprenderai

Romeo. riparlare davanti a lui ma s! sono venuto, ti dico, a scusarmi.

Bice (a Romeo, insorgendo con ironico dispetto). Perch comprendi tu ora

Romeo (stupito a Bice). ma Bice, che cos'?

Bice. Eh gi: ho capito!

Ginevra (a Romeo). Io non so che abbia!

Bice (a Romeo). Con lei non sei pi pazzo; solo per me lo fai e non comprendi; e lei non ti da torto; anzi d torto a me e mi manda via!

Ginevra (a Bice). Ma perch non gli dici che tu...?

Romeo (a Bice, aspramente). Sei venuta a farle una scena di gelosia?

Ginevra (subito negando, urtata). Ma no! Che dici di gelosia!

Bice (pronta e fiera). Si, non lo negare!

Ginevra (fingendo di cader dalle nuvole). Tu, di gelosia?

Bice. S, s. io t'ho accusata!

Romeo (subito). Sta' zitta, sciocca!

Ginevra. Accusata! Non me ne sono accorta!

Bice. S, che te ne sei accorta!

Ginevra. T'avrei cacciata via prima!

Bice. Hai finto sempre di non capire e ti sei continuamente contraddetta!

Romeo (a Bice). Ti dico di star zitta!

Bice (c. s., a Romeo). Eh gi, e tu vieni ora a scusarti! Ecco qual l'altro delitto, di tutt'e due insieme: tu hai tradito il tuo fratello, con lei che era mia ospite! (A Ginevra:) il tuo complice! E lui ne sta impazzendo, e tu neghi!

Ginevra (a Romeo, ridendo male). S' contagiata, s' contagiata della tua pazzia, perch tu hai accusato lei con Respi.

Bice. Ah lo so, vorreste che fosse vero, per insudiciare anche me, in qualche modo, della vostra colpa!

Romeo (ponendosi le mani agli orecchi come se si sentisse fracassare la testa). Sciocca, sciocca, taci, non colpa! non colpa! tu non puoi capire!

Bice. Ho capito, invece, benissimo.

Romeo (c. s., seguitando). sei innocente tu! a te non potr mai accadere! solo da pazzo t'ho potuto accusare! e lei fa bene a negare! perch non stata colpa, no! io non ho tradito! lei non ha tradito!

Ginevra (a Bice, trionfante). Ecco che te lo dice lui stesso!

Bice (con esasperazione di rabbia). Ma se gi confessate!

Ginevra (impronta). Chi? io? Io non ho nulla da confessare!

Romeo (con fermezza). Nulla, giusto, nulla che sia da confessare!

Bice. E invece dovrebbe!

Romeo. A chi, sciocca? che cosa? non t'ha fatto orrore sentirmi confessare quel mio delitto da ragazzo?

Ginevra (sempre pi impronta). Comodo, gi! dopo trent'anni, gi prescritto.

Romeo (a Bice). La senti? Lei pu perfino pensare ch'io abbia aspettato la prescrizione.

Ginevra. E chi lo sa?

Romeo. Ma s! Tanto sei sicura!

Ginevra. Il tempo pare calcolato.

Romeo (stupefatto; dopo una brevissima pausa). incredibile! Per questo, vedi, Bice, per questo io posso sospettare anche di te.

Bice (con sdegno, anzi schifo). Questa improntitudine!

Romeo (subito, forte, come chi veda non compreso e falsato il senso del suo pensiero). No! No!

Ginevra (a Romeo). Non mi lascerai insultare in casa mia!

Bice (c. s.). Se osi ancora negare!

Romeo (c. s). No! Ti ho detto che lei ha tutto il diritto di negare!

Bice (ironica). S, e di lasciarti cos sospettare anche di me! che posso aver commesso anch'io il suo stesso delitto!

Ginevra (a Romeo). Ma che delitto, falla tacere!

Bice. Quest'altro, che gli ha fatto rievocare il primo! Non cos? Vedi che io ho capito?

Romeo. No, Bice, se ti fa capir la gelosia, no! Con la gelosia, tu non potrai capire!

Ginevra (ironica). La gelosia...

Bice (andandole incontro con le pugna strette, rabbiosamente). Ma confessa!

Romeo (gridando, a Bice). Non pu! non deve!

Bice (a Romeo, quasi piangendo dall'esasperazione). Ah devo essere io allora a confessare un delitto che non ho commesso?

Ginevra (in faccia a Bice, gridando). Ma neanch'io! Se tu vuoi ajutarlo, confessalo tu, che sei sua moglie!

Bice. Eh gi, perch lui da te non pu pretenderlo: sei sua complice! Anche la derisione?

Romeo. Non complice, Bice! Vittima con me! Finiscila di sospettare delitti! Non delitto! Non sarebbe neanche per te, se l'avessi commesso! E non da confessare, da seppellire: si seppellisce da s, come s' sepolto in me, il primo, per trent'anni, non per calcolo, proprio da s, di nascosto dalla nostra stessa coscienza che non vuole arrossirne, perch non cosa che la riguardi, e la coscienza non deve dunque neanche saperla. Non dobbiamo saperne pi nulla nemmeno noi stessi. (Indicando Ginevra:) Ecco, come lei! La ragione per cui io sto impazzendo, vero, lei dovrebbe saperla

Ginevra. io non so nulla

Romeo (a Bice). e dice invece che non la sa! Dovrebbe essere pure in lei questa stessa ragione d'impazzire

Ginevra. ma niente affatto! io non ne ho nessuna!

Romeo (di nuovo a Bice, indicandola). la senti? Non ne ha!

Bice. Ma la so io, ora, Romeo! (Indica Ginevra:) La vedo!

Romeo. No! No, se credi che sia lei! No! per ci che avvenuto a noi due!

Ginevra. Tu sei pazzo!

Romeo. A me e a lei, s.

Bice. Lo so!

Romeo. Ma non come tu immagini, no! perci ti dico che non puoi capire. Senza averlo mai pensato prima! senza poterlo pi pensare dopo. (Indica di nuovo Ginevra:) Ecco: cos! Vedi come te ne parlo? Come te lo posso dire?

Ginevra. Ripiglia a delirare.

Romeo. Non ha colpa, lei, Bice, e neanche io. Ma appunto per questo. Fu quella mattina, pochi giorni fa, che tu andasti dalla villa a Perugia per compere.

Ginevra (gridando). Ma che fu? Non fu nulla! Tu ricordi; io ho tutto dimenticato, subito! Per me come se tu m'avessi sorpresa un momento con mio marito! L'imbarazzo d'un attimo e basta!

Romeo (a Bice). Ecco, vedi? Per lei cos. Ti sei potuta infatti accorgere di nulla, tu, al tuo ritorno? Dillo! Dillo!

Bice. No, di nulla.

Romeo. E neanche noi, quasi di nulla, come ciechi!

Bice. Andai a Perugia, quella mattina, proprio per Giorgio, per il suo arrivo gi annunziato.

Romeo. S, e per questo lei ha ragione! Sappiamo bene io e tu l'ansia, l'ardore, con cui lei aspettava l'arrivo imminente di Giorgio; ne parlavamo tante volte insieme...

Ginevra (scoppiando in una fiera commozione). E dunque, se lo sapevate, se ne parlavate, perch ora mi torturate? Io non ho amato che lui! Io non ho desiderato che lui! Tutta la mia ansia e l'ardore sono stati per lui! Io non ti conosco! Tu non puoi sapere nulla di me! (A Bice:) Sta impazzendo veramente per te, Bice, per te, per te, non per me!

Bice. Per rimorso?

Romeo. No, che rimorso! Non vuoi proprio intendere allora? Appunto perch senza rimorso!

Ginevra (a Bice, con altro tono). Ti giuro che io, quella mattina, accompagnandoti fino al cancello con lui, sotto quella vampa di sole maledetto, avevo tutto quel mio ardore soltanto per Giorgio, per Giorgio, tanto da farmi venir meno, io non so, non m'era mai avvenuta una cosa simile! tutto il sangue che mi bolliva! Tu desti a lui, salendo sull'automobile fammi dir tutto, ora, Bice, fammi dir tutto! gli desti un bacio; e io me lo sentii vivo sulle labbra, come, se mi fosse dato; e poco dopo averti veduta partire, riattraversando il giardino io e lui, tra lo stridio di tutte quelle cicale che stordiva e tutti quei fiori come impazziti nel sole, lui mi disse non so che cosa, e io nel tentare di rispondergli avvertii che la mia voce era bassa e che egli per quella mia voce si rendeva conto del mio stato

Romeo. s, s ma non io, non io (toccandosi il petto) questo come sono ora io com'ero, un altro, e tu qual eri, un'altra non pi noi, non pi noi, nel sole! Un bisogno di rientrare in villa; la stranezza di non poter pi fare a meno di metterci a sedere accanto, attratti, come forzati

Ginevra. le persiane serrate; gli scuri accostati

Romeo. fu quella frescura d'ombra immobile

Ginevra. s, l'unica sensazione che potei avere, rientrando, di cui mi ricordi; ecco, l'ebbe anche lui

Romeo. ma per forza, altrimenti non si spiegherebbe pi nulla: non eravamo pi due! non eravamo pi noi! presi nel sole e in quel divino accecamento, tutto annullato, senza pi coscienza, chi fosse lei per me, chi fossi io per lei, in quel vuoto l preparato per at-trarci in un attimo

Ginevra. senza averci mai pensato, te lo giuro, n io n lui, mai, mai; cos, ciechi, cos, Bice, te lo giuro! questa la cosa orribile!

Romeo (subito ribattendo). No, l'indegnit nostra, che non ce la fa accettare, non ce la fa nemmeno comprendere, perch diventa subito orribile nella vita, il delitto pi infame, che la coscienza inorridita Respinge. A volerci restare, nella vita, (a Bice) ecco, bisogna fare cos, come lei (indica Ginevra) che non ne sa pi nulla, e ha il coraggio di gridarmi in faccia: Non ti conosco, io non ho amato che lui, non ho desiderato che lui.

Ginevra (con un grido). Ma vero! vero!

Romeo. vero, s, vero! Non sono stato io! Non ha desiderato me, n io lei! Io non so nulla di lei: nulla! Un gorgo che s' aperto tra noi all'improvviso, e ci ha afferrati in un attimo e travolti, e subito richiuso, senza lasciar traccia di s. La nostra coscienza tornata subito uguale. Non abbiamo pi potuto pensar nulla, neppure un momento, a ci che era accaduto; scappammo uno di qua, uno di l, storditi; appena soli, questa cosa incomprensibile, incomprensibile: la chiusura, ferma come una pietra, della nostra coscienza ; neppure un'ombra di rimorso, nulla: finito tutto; sparito; il segreto d'un attimo, sepolto per sempre: accaduto e svanito, come in un sogno; appena svegliati, alla vista di noi stessi, non pi da ammettere: l'incredibile, ecco; o se no, uccidersi, ma non era da ammettere neanche questo, per una cosa a cui veramente, veramente non potevamo pi credere noi stessi, non solo davanti a te, quando poco dopo ritornasti, ma anche davanti a noi stessi, l'uno li di fronte all'altra, che potevamo guardarci in faccia; parlarci come prima, tal quale. E anche adesso! questo, questo, non la colpa che nessuno di noi due pens di commettere; ma il pensare che questo pu accadere: che una donna onesta, (indicando Ginevra) come lei ancora da stimare, Bice, innamorata, innamorata di suo marito, in un attimo, senza volerlo, nel sole, in questo rapimento del sole, per un improvviso agguato dei sensi, per la complicit misteriosa dell'ora, del luogo, preparata incoscientemente dalla lunga attesa, cada nelle braccia di un uomo; e un minuto dopo, richiuso il gorgo, sepolto il segreto, nessun rimorso, nessun turbamento, nessun sforzo per mentire di fronte agli altri, di fronte a se stessa. Aspettai un giorno, due, tre, non mi sentii neanche io rimuover nulla dentro, n in tua presenza n in presenza sua; vidi lei, ritornata subito cos, qual era prima, tal quale, con te, con me

Ginevra. un solo terrore io ebbi, che ti potessi smarrire, tradire all'arrivo di Giorgio; ma quando ti vidi buttargli le braccia al collo per abbracciarlo come un fratello, mi sentii sollevare tutta, felice, e piansi di gioja come per una liberazione: era tutto veramente finito.

Romeo (sconvolto al ricordo di quell'abbraccio, non potendo pi resistere). No no! No no! Ah, io non posso, io non posso, come te! No no! Bisogna che trovi, io, bisogna che trovi la mia condanna! la mia condanna! la mia condanna! (E se ne va.)

Bice (disfatta, quasi implorando, voltandosi verso lui che se ne va). Ma ci sono anch'io qua! ci sono anche io! ne parlate davanti a me! Non sono pi niente io?

Ginevra (piano, affettuosa, in tono d'esortazione). Lascialo andare, Bice! Ha parlato per te! Gli passer! Ora s' alleggerito. Vedrai che gli passer. Questa, vedi, questa appunto la prova che per te, Bice, proprio per te!

Bice. Perch non sentite rimorso voi due?

Ginevra. S, s. proprio questo! Vide come io accolsi mio marito; lo vedesti anche tu, con che gioja, perch io amo Giorgio, l'amo come non si pu amare di pi; e allora l'abisso in cui giustamente il nostro segreto sprofondato per sempre, l'ha attratto e gli ha travolto la ragione, pensando a te, subito a te; che forse anche tu

Bice (aprendo le braccia, disperata). io ti prego di non parlare di me!

Ginevra. ah Bice, non ti sar mai accaduto, io ti credo! ma io e lui sappiamo per prova che possibile, e che come stato possibile a noi, pu essere a chiunque!

Bice. A me no! a me no!

Ginevra. Ma io non sono da meno di te, Bice, e lui sta impazzendo! Perch vuoi negargli di pensare che qualche volta, ritornando a casa, trovandoti sola con un suo amico

Bice. ma che dici! questa pazzia! Io?

Ginevra. in un attimo!

Bice (smarrita nello stupore). e potrebbe essere un conforto per lui supporre che anch'io...?

Ginevra. no, no, per spiegarti appunto la sua pazzia! il bisogno che ha di pensarlo, allo stesso modo che pot accadere a lui e a me; e che tu possa perci chiudere in te, cos limpida, senza mentire neanche a te stessa, lo stesso segreto ch'io chiudo in me e nascondo senza mentire a mio marito. Questo pensiero, vedi? appunto questo pensiero gli entrato in mente!

Bice (sopraffatta dallo sgomento e cominciando ad ammetterlo). ma come possibile! come possibile!

Ginevra. S, s. ha cominciato a rodergli il cervello, nel vederti aliena, lieta, amorosa con lui, com'io sono con mio marito ; s' messo a pensare: Eppure questa donna che ora cos con suo marito, stata per un momento tra le mie braccia; e forse anche mia moglie dunque, per un momento... Ah, zitta, Bice! zitta, per carit!

S' sentita di l la voce di Giorgio.

Giorgio (dall'interno). Ginevra! Ginevra!

Ginevra (quasi insieme). Giorgio! Eccomi!

un'altra: voce, volto, animo: un'altra. Stupore di Bice che, alla sbita trasformazione di Ginevra, quasi annichilita, si convince. Entra Giorgio.

Giorgio. Ah, sei qua con Bice?

Ginevra (quasi in un ilare vaneggiamento). S, Bice... Bice sa che l'ultimo giorno perch tu domani parti...

Bice (si alza, e con voce quasi spenta). Vado.

Ginevra. No!

Giorgio (simultaneamente). Nient'affatto!

Ginevra (seguitando). non dicevo per questo!

Bice. Devo andare, lo sai; ma dovevo anche venire

Ginevra (pronta). per salutare Giorgio, certo!

Giorgio. Ma c' ancora tempo per salutare! c' ancora tutto domani! parto domani sera. E Romeo?

Bice. Non so... Era qua, poco fa, forse torner, dovr salutarti anche lui...

Giorgio. Si sar calmato, spero.

Bice (subito). S s.

Giorgio. Ma chi avrebbe mai potuto immaginare! Sono ancora tutto sconvolto di ci che ci ha rivelato jeri.

Bice. S, s, s' calmato. Non ci pensare pi.

Giorgio. Vuoi che non ci pensi per non guastarmi quest'ultimo giorno che passo intero qua con Ginevra?

Passa un braccio attorno al collo di Ginevra.

Si sta cos poco insieme.

Ginevra. Ora avrai sbrigato tutto, spero!

Giorgio. S, tutto; e star con te, non mi muover pi di casa fino a domani sera. Sei contenta? (A Bice:) Con questa benedetta vita di marinai. E con lei poi che, come vedi...

Ginevra (interrompendolo). Basta, Giorgio...

Giorgio. S, basta, basta. C' questo almeno nella vita, e guai se non ci fosse! che ci fa dimenticare di tutto. E vedrai anche tu, Bice, vedrai che dimenticherai tutto anche tu, quello che ora stai soffrendo, appena questo turbamento, che non pu essere che momentaneo, di Romeo, passer. Io non so come gli potuto venire in mente di rievocare

Bice (troncando). Lasciami andare, Giorgio. S, spero anch'io che gli passer. Ti lascio con Ginevra.

Ginevra. Ma no, cara!

Bice. Ti sono grata di ci che m'hai detto. Ho compreso tutto. Basta vederti cos con Giorgio, e mi ora tutto cos chiaro.

Giorgio. Che cosa?

Bice. Niente. La ragione, Giorgio, la ragione perch lui s pu sospettare di me.

Giorgio. Non capisco. Non sei stata sempre cos amorosa tu con lui?

Bice. S, ma mi sono comportata male con Respi, sai? Forse perch non gli davo importanza, mi sono... s, mi sono compiaciuta della sua corte...

Giorgio. Oh va' l, per ridere!

Bice. Ti dico che io non ne ho riso. No, no. O ne ho riso male, quasi sentendomene offendere. Era per me, non so, un tenero calore che credevo di poter chiamare ancora amicizia, pur sapendo che non era; e forse mi son fidata troppo di Romeo, del suo riderne; perch non credetti di doverlo tenere come un segreto per me sola.

Giorgio. Ma non gli pu durare un simile sospetto: ridicolo! Tanto pi che sei stata franca con lui: gliel'hai detto!

Bice. Forse non dovevo dirglielo. Mentre io, proprio in quei giorni, patii l'aggressione di Respi, Romeo fu testimonio dell'ansia, dell'ardore con cui Ginevra a-spett tutto il tempo il tuo arrivo

Ginevra (guardandola ferma negli occhi). ne fosti testimonia anche tu

Bice. s, cara, chi lo pu negare? ti vedo bene come sei con lui! Mi sento come annichilita.

Giorgio. Oh poi!

Bice. Ma s, Giorgio. Non dovevo dirgliene nulla. Sono stata una sciocca. Dovevo mettere a posto Respi, come ho fatto. Ma dare a lui, anzi, l'impressione

Giorgio. di che cosa?

Bice. , pare, l'unico modo d'ajutarlo, Giorgio; che si possano commettere delitti senza volerlo

Giorgio (strabiliato). che tu con Respi...? oh dico, non vorrai impazzire anche tu?

Bice. no, lui solo, per ora, ne sta impazzendo...

Ginevra (tornando a guardarla ferma negli occhi). Non sono cose che si possono fare di proposito, Bice, volendolo! Allora s diventano veramente delitti.

Bice. S, s. hai ragione, l'impossibile, l'incomprensibile, l'inconfessabile: ci vuol questo per lui, per ajutarlo, la cosa pi inverosimile, che so! che io e tu, Giorgio

Ginevra. ecco, proprio questo, per esempio

Giorgio (stordito). ma che dite?

Bice (eccitata, estrosa, per istintivo bisogno di vendetta) presi in un gorgo di follia, Giorgio, in un attimo d'assoluto accecamento: questo! questo! come lui pot uccidere quel ragazzo! ha bisogno di questo lui! Ma sarebbe anche pi inverosimile con Respi! Non dovevo, non dovevo riderne! Ma lasciarglielo sospettare. Lo sospetta ancora, per fortuna! Io sono una sciocca a mostrarmene afflitta, ad averne paura. Se voglio ajutarlo, devo lasciargli credere

Giorgio. che cosa? l'assurdo? che io con te...?

Bice. l'assurdo, si, l'assurdo, Giorgio! che questa cosa impossibile sia potuta avvenirmi, senza ch'io sappia come, tanto da non sentirne alcun rimorso

Ginevra (c. s.). questo soprattutto!

Giorgio (a Ginevra, trasecolato). ma sei stata tu a suggerirle una simile enormit? Bice (subito c. s.). no! no! l'ho capita io ora, in un lampo! L'hai sentito anche tu, com'egli ora vede: che le cose pi impossibili, pi impensate, accadano, e non se ne sa nulla, i veri delitti, chiusi, sepolti dentro; la fronte dura; non ci si legge. Io non devo abbassare pi il capo davanti a lui come una colpevole. Non colpa, se non s' voluto. quello che lui sostiene. L'incoscienza. Se lui ha ucciso, non vero, Ginevra? (A Giorgio:) E non hai inteso anche tu, che non me ne farebbe una colpa? Come potrebbe, con un'esperienza come la sua? S, s. bisogna, bisogna che io l'ajuti cos!

Giorgio. Ma come, mentendo?

Bice. Mentendo, se a me per disgrazia non accaduto mai nulla!

Giorgio (severo e minaccioso). Se tu tenti di fare una cosa simile, io te l'impedir!

Ginevra (istintivamente). No! tu...

Giorgio. Io! io!

Bice. Tu non devi immischiarti.

Giorgio. E invece m'immischier; gli dir tutto; che vuoi mentire per ajutarlo, dandogli a credere una cosa non vera!

Bice (dopo una pausa, fredda, ambigua, voltando il capo a guardarlo). Che ne sai tu?

Giorgio (stupito). Come, che ne so io? Stai finendo di dirlo tu stessa!

Bice. Ma perch proprio a te non posso confessarla, Giorgio!

Giorgio. Proprio a me? che significa?

Bice. Ginevra lo sa. E sono sicura che non lo confider mai a nessuno. Tu puoi stare tranquillo, Giorgio, partirtene tranquillo. Dir io tutto a lui, tutto quello che debbo dirgli per mettergli l'animo in pace. Lasciami fare. Ginevra m'ha ajutata a comprendere tante cose.

Giorgio (risentito, sentendosi escluso). Ah, se sei venuta a dirle cose che io non debbo sapere! (e s'avvia per rientrare in casa.)

Ginevra (per trattenerlo). Ma abbiamo finito!

Bice. Io vado!

Giorgio. Non voglio saper nulla! Non voglio sapere pi nulla!

Giorgio, via.

Bice (dopo una pausa, lentamente). da sbalordire, come tu puoi essere cos, davanti a lui; io non potrei, non potrei...

Ginevra (affettuosa, commossa, riconoscente). Ma s, anche tu, Bice, anche tu! Siamo donne, noi, e difendiamo a qualunque costo la vita. Loro sono uomini, e si fanno di tutto un caso di coscienza per travagliarsene lo spirito. Se lasciassero in pace la vita, sanarsi da s, dove ci ha ferito ; risolvere da s, anche le cose orribili che ci pu dare! Pensa quante, e noi le sopportiamo! Loro non potrebbero. Ne impazzisce lui! Io amo Giorgio, Bice! Lo vedi? lo vedi come l'amo? Sii misericordiosa! Comprendi! Comprendi, anche se lui, facendo cos, tormentandoti, dimostra di non amarti! Non lo fa certo per me! Mi rovina! Mi uccide!

Bice. Lui ha coscienza.

Ginevra. Rovina tutti! Uccide tutti. Pensa se Giorgio, per questa sua pazzia, venisse a scoprire! Sei venuta a scoprirlo tu, e Dio sa come t'ha ferito, ma vedi? tu che sei donna, tu sopporti e vuoi salvare, tu che lo ami, la sua e la tua stessa vita! Io quella di Giorgio e la mia, si, anche la mia! Oh Dio! chi ? Respi?

Bice. Viene a proposito!

Si sono udite dall'interno, infatti, parole concitate, confuse, di Respi e di Giorgio. Entrano Respi e Giorgio.

Respi. No, no, meglio se qui, meglio se qui!

Bice. S, meglio, Respi, che vi trovi qui.

Giorgio (seguitando nella sua azione di volerlo mandar via). Ma nient'affatto! Tu devi andare!

Respi (eccitatissimo, esasperato). No! A una spiegazione, chiara, esplicita definitiva bisogna pure venire!

Ginevra. Ma non qua, non ora, Respi! Risparmiatelo! Egli domani parte!

Giorgio. Ma no, non per questo! perch io non posso permettere

Bice (interrompendolo). Tu non c'entri, Giorgio!

Giorgio. No, no, in casa mia, sotto i miei occhi no! (A Respi:) E io ti prego d'andartene e di lasciare in pace in casa mia Bice! (A Bice:) E se tu poi

Ginevra (a Bice, simultaneamente), S, s. per carit, Bice! Comprenderai che alla sua presenza

Giorgio. vuoi che assista a una simile pazzia? e che la permetta? No!

Respi. Ma necessario!

Bice (arrendendosi). S, Giorgio, vado, vado.

Giorgio (voltandosi aspro a Respi). Che necessario? che tu rovini...?

Respi. No! Anzi, al contrario! Spiegare

Giorgio (interrompendolo). Lo spiegherai a lui!

Respi. A lui non possibile! Aggredisce, mi provoca in tutti i modi

Giorgio (sorpreso e costernato). T'ha provocato?

Respi. S, ora, al Circolo, e sono venuto qua da te apposta! perch gli faccia intendere, come puoi tu solo

Giorgio (alzando le braccia, spazientito). io! io! io!

Ginevra. sul punto di partire!

Respi. Ma io non posso, perdio! lasciarmi ancora provocare cos, davanti a tutti, con la derisione! Rompergli in faccia? Se egli non si cura pi del rispetto in cui dev'esser tenuta una donna... Bisogna che ti metta di mezzo tu, Vanzi, credi, necessario. Io vi ho detto jeri qua tutto. Ma vedete che proprio per me?

Bice. No, no, non per voi, Respi!

Respi. M'ha aggredito! come non per me?

Bice. Ma la colpa mia. Non dovevo dir nulla. Riconosco il mio torto.

Respi. Io non sapevo di trovarvi qua, Bice! Ma bene che ora diciate tutto anche voi, e che sia finita! O altrimenti io non rispondo pi di me!

Entra di furia Romeo Daddi.

Romeo (diretto a Respi). Ah sei qua?

Giorgio (cercando subito di trattenerlo). Romeo!

Ginevra (quasi tra s). Oh Dio mio!

Bice. Per carit, Romeo!

Romeo (svincolandosi dai tre che lo attorniano). Lasciatemi!

Respi (facendosi avanti). Bada che la mia sopportazione

Romeo. E avanti, paladino...

Giorgio (facendosi subito in mezzo). Finitela, insomma, in casa mia!

A Romeo:

Non sarai venuto qua ad aggredirlo!

Romeo. E no! Se viene a farsi riparo delle donne!

Respi. Quello che tu fai indegno!

Romeo. Ah s? Quello che faccio io? Perch tu le difendi le donne?

Respi (a Giorgio). Ah senti! Faccio quello che ogni uomo d'onore

Romeo (interrompendolo, con un ghigno). Ma si, d'onore! (A Bice:) Ti difende, lui! Ti va difendendo da per tutto!

Respi. E non dovrei farlo?

Ginevra (piano, esasperata, a Respi). Ma non lo cimentate!

Romeo (seguitando, a Respi). Eh altro! il tuo dovere d'uomo d'onore! (A Bice:) Che non gli hai concesso nulla tu, nemmeno un bacio, vero? (Con furba domanda repentina:) Forse un bacio s?

Bice (supplice). Ma Romeo!

Giorgio. veramente incredibile!

Romeo (rispondendo all'esclamazione di Giorgio come per tranquillarlo). No, no, nemmeno un bacio! la verit! (Alludendo a Respi:) E la fa sapere a tutti, lui; e questo non gli pare indegno!

Respi. Se tu sospetti e l'accusi innocente!

Romeo. Io, gi! Mentre tu l'insidii, l'assedii, vieni a insidiarla, a sorprenderla in casa mia, sotto il mio stesso tetto; questo d'uomo d'onore?

Respi. Ma lei m'ha Respinto!

Romeo. Affar suo! Lascia star lei! Io dico tu, tu non puoi negare d'averla insidiata! vero questo, si o no? E poi, che io la sospetti, ti pare indegno?

Giorgio. No, indegno che tu non la creda!

Romeo. Io la credo! Dico lui, lui, che agisce da mascalzone!

Respi (non potendone pi). Oh, infine, sono pronto a rispondertene!

Romeo (prendendolo per il petto). Come me ne rispondi? Non hai agito da mascalzone?

Giorgio (separandoli). Ma via! Basta! Che volete fare?

Respi (esasperato, additando Romeo, a Giorgio). Ma lo vedi? lo vedi?

Ginevra (a Bice). Bisogna finirla! Prtatelo via!

Bice (subito, a Romeo, forte). Io vado, io vado, Romeo!

Romeo (staccandosi, con un maligno riso, indicando Respi). Mi sfida! Si mette a mia disposizione! Io ho tutto il diritto di darti del mascalzone, perch tu hai voluto, voluto, con ostinazione, con persecuzione insidiarmi la moglie, indurmi per conseguenza al sospetto, no? a pensare che non ora, non ora in villa, perch lo so, lei t'ha respinto ma prima, prima dura da un anno la tua corte in un momento d'assenza, di incoscienza che so! lei abbia potuto no, no! non stato! va bene! ma pur possibile, oh Dio, lo sappiamo tutti! pur possibile! e che un simile pensiero mi sia entrato in mente, non colpa tua?

D'un tratto smarrito, interrompendo l'invettiva, ricredendosi impensatamente, con stupore di tutti:

Ma no! no! non vero! scusami! non vero! Non colpa tua. (Voltandosi a Ginevra:) Vedi che non posso tenere la maschera, Ginevra? (A Respi:) Colpa tua soltanto d'averlo voluto! Il sospetto non mi viene da te e nemmeno da lei. (Indica Bice:) Io anzi ti invidio, Respi, non ti lodo, ma t'invidio! Non t' mai avvenuto nulla che tu non volessi! Tu vuoi! Tu sai! Sei cos sicuro di te! Anche quando sei solo, non vero? quando non ti vedi, sempre sicuro di quello che fai! Le sai tutte, beato te, le tue mascalzonate! Non t'offendere! non t'offendere! Quest' umano, quest' umano! Ne hai coscienza! tutto il resto che non si spiega! Tu puoi compiacertene o fartene rimorso, beato te! sei da invidiare per questo! dopo aver tentato di tradirmi, fare un duello con me e infilzarmi o cacciarmi una palla in fronte o in petto, e farti questo gran rimorso! (Gli prende la testa e lo bacia in fronte.) Toh! bravo! Fai il male, sapendo di farlo, tu! Io no, io no! E Bice come te lei nel bene, e tu nel male! Sei un solido, magnifico mascalzone, come lei una dolce, purissima colomba! E anche tu, Giorgio, un brav'uomo che sa, sa tutto quello che fa, anche le piccole marachelle, che non son colpe, durante le lunghe assenze

Giorgio (ridendo). Oh, io non le ho mai nascoste a mia moglie; la dovrei stimar stupida altrimenti, da non supporre che stando cos a lungo lontano... Si farebbe un cattivo concetto di me!

Romeo. Mentre una donna, eh? deve sapere aspettare! ed una colpa gravissima, se non sa aspettare!

Giorgio (turbandosi d'un tratto). Che c'entra adesso...?

Romeo (subito). No, no! Dico quello ch' stabilito che non si discute nemmeno!

Giorgio. Tu seguiti a parlare a vanvera, vero?

Romeo. Ma s, da pazzo!

Giorgio. Perch altrimenti non comprenderei come ti possa venire in mente di parlar di Ginevra, adesso.

Romeo. Ma no, che dici! io, di Ginevra? Io parlo delle cose che si sanno, come si sono stabilite, che le donne, in generale

Giorgio (interrompendo, reciso). La donna un'altra cosa!

Romeo. Ma s, non si discute!

Giorgio. Pareva che tu lo volessi discutere!

Romeo. Ma no! D'accordo! Io volevo appunto affermare questa bellezza di solidit l delle cose stabilite, che tutti sanno e, anche se non sanno, accettano l perch si sono stabilite. Un cieco, non vede la luna, ma sa che c'. Tutti sanno che in cielo c' la luna; e che sulla terra ci sono i boschi. Crediamo, almeno, di saperlo! Ma poi tutt'a un tratto ci accorgiamo di non averlo mai saputo veramente, quando ne abbiamo un sentimento vero, cos raro, che ce ne crea d'improvviso, misteriosamente, la realt; e la scopriamo allora, la luna, il bosco, la luna che quella ora s, la luna (indica la luna che sorta) il bosco , quello! che non han pi nulla da vedere con la luna e col bosco degli altri, come comunemente si sa che ci sono, l'una in cielo e l'altra in questa o in quella parte della terra. Ah, eccola, questa la Luna! Se ne ha una volta sola il sentimento vero! E tanti non lo hanno mai, e vivono delle cose che si sanno, senza nessuna vera realt per loro. E tanti che lo hanno avuto una volta, cercano di riaverlo, e non lo trovano pi. questa questa dei sentimenti veri e misteriosi la vera vita che non si sa come si crei in un attimo, e ti rapisca, e ti pu anche far commettere delitti che tu non sai, terribili, e non se ne sa pi nulla, passato quell'attimo, estinto il mistero. Le cose che si sanno non significano allora pi nulla.

S' fatta sera, una chiara sera dilagata d'un misterioso azzurro lunare; si sono accesi i fanali sulla balaustrata, con lampade anch'esse d'una tinta azzurrina; e per l'aria e il tono con cui Romeo Daddi ha parlato, tutti sono rimasti come presi in un incanto angoscioso.

Lunga pausa.

Tutt'a un tratto Giorgio, come se in quell'incanto si fosse maturato il sospetto, si alza e dice a Romeo:

Giorgio. Tu, Romeo, domani mi dirai.

Tutti restano, voltandosi a guardarlo stupiti. Un'altra pausa.

Romeo (incerto). Io?

Ginevra (incerta). Che cosa?

Bice. No, che vuoi che ti dica, Giorgio?

Ginevra. Romeo pu parlarti ora stesso.

Giorgio (pronto, cupo, fermo, rude). Tu, zitta! Devo prima parlare con te.

Bice (risoluta, non meno ferma). Ginevra non ti pu dir nulla.

Giorgio. Vedremo!

Bice (a Ginevra come se tra loro ci fosse un'intesa). Io son sicura di te, Ginevra! Bada che tu m'hai giurato!

Giorgio (severo). Io non ti credo, Bice! Non lo crede neanche lui, tuo marito. Crede a Respi. Noi ne parleremo domani, Romeo.

Romeo (lentamente, come dopo una profonda trafittura). Io non potrei che dirti, Giorgio, la mia vergogna.

Giorgio. Mi dirai domani. O forse non ci sar pi bisogno che tu mi dica. Vi prego tutti d'andare.

TELA


ATTO TERZO

Stanza in casa di Romeo Daddi, la mattina dopo. ( lasciata agli interpreti l'attuazione d'una scena che risponda all'animo del protagonista e al momento dell'azione.)

Sono in iscena Romeo e Bice. Romeo seduto, assorto, turbato, impaziente. Bice gli presso, costernata, supplichevole.

Bice. Dammi ascolto, per carit, Romeo. Giorgio a momenti sar qui.

Romeo (scrollando le spalle). Ma si! Mi dispiace soltanto che tardi!

Bice. Anche per me cattivo segno!

Romeo. Non dico per questo! Sono certo che Ginevra non avr confessato. Temo di me, che mi stanchi troppo io, aspettando, per un cosa che non ha pi per me, ormai, nessuna importanza.

Bice. Come, nessuna importanza? che dici?

Romeo (alzandosi e movendo per la stanza). Per me, nessuna: ne avr per lui.

Bice. Ma no, anche per te, scusa! Non ti si pu pi parlare! Hai pensato che cosa devi dirgli per levargli il sospetto? Con te cos

Romeo (fermandosi a guardarla un momento). me cos! sei stata proprio tu

Bice. a farglielo nascere?

Romeo. no! ero andato jeri a riparare; e tu

Bice. S, s, non ho compreso in prima, avevo il sospetto, soprattutto per lei, d'una vera colpa

Romeo (fermandosi di nuovo, con forza). ma non nostra stando al fatto, e la pi nefanda se restiamo qua, nelle relazioni della vita, e scopriamo chi ero io, chi era lei, per Giorgio, per te, quando, dov' stato: imperdonabile! Il fatto, insomma, il fatto.

Bice. Non si deve appunto scoprirlo!

Romeo (si rimette a passeggiare). Brava! L'hai voluto scoprire tu, proprio tu!

Bice. Se lei, invece d'ostinarsi a negare, si fosse confidata

Romeo (infastidito). ancora questa sciocca pretesa, che lei ti confessasse

Bice. ma se cos, senza colpa, come tu dici, e senza rimorso poteva

Romeo (rifermandosi). Possiamo allora confessarlo anche a Giorgio

Bice. No! Che c'entra Giorgio!

Romeo. lo stesso!

Torna a sedere.

Bice. Io sono donna, un'altra cosa: a me donna

Romeo. Tra voi donne, difatti, vi confessate cose

Bice. questa sarebbe stata a fin di bene, nel suo stesso interesse poteva, poteva

Romeo. Lei no! Io, posso. Lei, non vedi? cos chiaro che vuole ancora restarci, radicata

Bice. Dove, restarci?

Romeo. Nella vita. A qualunque costo. Perch ammessa, nella vita, ammessa a tutti, stabilita, la necessit di mentire, e diventa cos facilmente abitudine il non vedere pi la propria menzogna. Tanto pi poi per lei a cui pu far cos comodo affermarsi in piena coscienza, senz'affanno mentirsi, d'esser senza alcun rimorso perch veramente non ha voluto la colpa.

Bice. Ma anche tu!

Romeo. Per me anche un'altra cosa Io ne vedo ormai la ragione terribile e non posso pi negarla. Devo fare al contrario di lei: negare le relazioni, io: le relazioni che mi fanno colpevole. Ecco la condanna: l'ho trovata ; mi ci sono tanto impazzito, che l'ho trovata; e ora sono calmo.

Torna ad alzarsi.

Bice. La condanna?

Romeo. S, s: negare la vita.

Bice. Ma che dici? vorresti ucciderti?

Romeo. No, dico anzi se voglio seguitare a vivere! Negarmi la vita degli altri, la vostra, dove, se resto ancora, costretto a mentire, sono colpevole.

Bice. E che vuoi fare allora? Per non mentire, scoprire a Giorgio...?

Romeo. No, niente a Giorgio: non ne ho il diritto.

Bice. Ah, ecco!

Romeo. Mi basta averlo scoperto a me stesso! Ce n' voluto! Due esperienze! E quest'ultima... Se quel ragazzo morto, almeno questi altri due, Giorgio e Ginevra, devono vivere.

Bice. Giorgio! Giorgio, si!

Romeo. Anche lei, Ginevra, che lo vuole con tanta violenza, e ha ragione: se pu ancora affermarne il diritto.

Bice. E tu?

Romeo. Lo vedrai.

Bice. Non intendo ancora che vuoi fare!

Romeo. Te l'ho detto. Intanto, salvare, salvare i due.

Siede di nuovo.

Bice. Bene, allora senti quello che ti volevo dire. Avrai visto che io jersera ho cercato subito di riparare; perci ti dicevo con te cos , eccitato com'eri, non so se ti sei accorto: ho lasciato intendere a Giorgio, che ero andata io, io a confidare a Ginevra, una cosa accaduta a me, realmente, con Respi. Giorgio, hai sentito, non ci crede. Ma son sicura, come te, che Ginevra non parler: si sar certo attaccata al giuramento che io le ho gridato d'avermi fatto, per non parlare di nulla. Se non stupida, dovrebbe trovar modo di venircelo a dire per prevenirci, che Giorgio non si serva della trappola solita, di venirci a dire che lei gli ha invece confessato tutto. Ma questo no. Se Giorgio viene, gi la prova che lei non ha confessato nulla. O verrebbe soltanto per ucciderti. No, no. Dunque resta inteso mi senti?

Romeo, S, ti sento. Che cosa?

Bice. Vedi che non hai inteso?

Romeo. S, ho inteso.

Bice. Che si tratta di me?

Romeo. S, di te. possibile.

Bice. No, caro, per lui no! lui non lo crede possibile. Bisogna farglielo credere.

Romeo. Ma non importa che lui non lo creda! Basta che sia sicuro che lo credo io; ed facile seguendo la via per cui mi sono messo: inventare qualcosa che gli dia la certezza e gli faccia toccar con mano che viceversa tu sei la colpevole e io non sono pi pazzo. Facilissimo, vedrai: se tu vuoi ajutare cos, per lui, e non neghi pi. Arriveremo a una prova di fatto, anche per te, innegabile, e gli daremo piena soddisfazione. Questo non ha importanza, credi. Il pi grave per me.

Bice. Che, per te? il dover mentire, ora che sai?

Romeo. No. Io non so nulla. Io so quello che tu mi dici. E il resto lo immagino.

Bice. Romeo, che intendi dire?

Romeo. Che quel che c' in noi d'umano, e che sappiamo, Bice, veramente il meno.

Bice. Ancora non mi vuoi credere per davvero?

Romeo. Per davvero ! Ma che dici?

Bice. Che io...

Romeo. Ma s, ti credo. che tu stessa, cara, non puoi per davvero sapere. (Le prende con amore le mani.) Io sto a guardarti. Sei cos bella, Bice. Ora come mai. cos mite. Limpida, vero, come dice Giorgio. Cari, cari occhi sereni.

La mira intento negli occhi, e scorgendo che ella ha tutto il suo amore ferito e dolente nei suoi, le dice:

S, cara, s! Ma la felicit, guardatene! sempre qualche cosa di troppo, cara, d'inatteso e terribile, quando ci avviene: scoppieranno le tempie, o finir tutto, purtroppo, cecamente, in un fremito animalesco, o peggio, peggio, cos, ti metterai a piangere, cara, da non poterti pi trattenere.

Bice. Romeo! Romeo!

Romeo. Basta, basta. Vedrai che queste lagrime ora ci serviranno, per lui, per persuaderlo.

Bice. S, s: avr pianto, avr gli occhi rossi per tutte le cose orribili che m'avrai detto!

Romeo. E tu eri Bice! E io chi sa chi ero! Ora, un momento fa, quando eravamo bambini, un momento fa, che non si sapeva pi nulla, e t'ho guardata negli occhi. Tu sei cos pura, ma vedi, Bice, per tutti i delitti voluti, c' la condanna della carcere, si va in prigione. Ma per chi non li ha voluti e li ha commessi come me delitti veri, quest'ultimo per cui sono ancora qua ad attendere: aver tradito l'amico ch'era per me un fratello, avergli preso la moglie ch'era mia ospite ti pare che non ci voglia una condanna? Dev'esserci! E io l'ho trovata. (Si alza). La mia condanna dev'essere il contrario della carcere: fuori, fuori, dove non c' pi niente di stabilito, di solido, case, relazioni, contatti, consorzio, leggi, abitudini; pi nulla: la libert, ecco, la libert come condanna, l'esilio nel sogno, come il santo nel deserto, o l'inferno del vagabondo che ruba, che uccide la rapina del sole, di tutto ci che misterioso e fuori di noi, che non pi umano, dove la vita si brucia in un anno o in un mese o in un giorno, non si sa come.

Bice. E io?

Romeo. Tu, povera Ginevra?

Bice. Mi chiami Ginevra?

Romeo. No, Bice! Bice! Perdonami.

Bice. ormai lo stesso per te?

Romeo. No, no, hai ragione; ma potevo dire anche povero Giorgio; si, voi insomma. Io debbo andarmene; non posso pi soffrire nessun contatto, vedere nessuno. Venisse! Non mi par l'ora! Ma tu capisci? Vedermelo davanti, ingannarlo... Mi sorge irresistibile il bisogno di gridargli in faccia quello che, senza volerlo, gli ho fatto.

Bice. No!

Romeo. No, no. Salvare, salvare almeno per voi la vita. Ma non posso che cos, vedi, lasciandola, lasciando-vela com' per voi, con tutto anche, perch no?, anche coi sogni, quelli che si fanno comunemente e che non si possono sopportare. Ah, ecco. Perfetto! Un sogno, si. Trovato anche questo. Vedrai come salver tutto, sacrificandoti il meno possibile, mia povera Bice, te che non vuoi altro!

Bice. Ma io voglio salvar te, Romeo! ecco quello che io voglio!

(la contempla lungamente, poi dice:)

Romeo. Sei troppo gracile, cara, delicata.

Bice. No, no, verr con te! verr con te, dove tu vada!

Romeo. Verresti, lo so; ma non puoi, e non devi.

Bice. S, s. potr dovunque! a qualunque costo, anche di morire!

Romeo. E sarebbe per me, allora, un altro delitto non voluto, che non potrei sopportare.

Bice. Tu stai bruciando!

Romeo. Comincio.

Bice. Hai la febbre!

Romeo. S, forse: ma questo non niente. Salvare a voi la vita.

Bice. La vita? Tu mi fai morire!

Romeo. No, vedrai, la vita sempre la stessa.

Bice. Come la stessa?

Romeo. Si accomoda sempre da s. Trova tante cose, a cui prima non si bada e che poi prendono. Si soffre molto, e poi basta. Non ci si pensa pi.

Bice. Se ti perdo...

Romeo. Non mi hai gi perduto? Dico a Giorgio quello che gli ho fatto: lo conosco: m'ammazzer.

Bice. Ma tu non glie lo dirai!

Romeo. Ecco: e allora bisogna che mi punisca da me come t'ho detto: dopo che l'ho tradito, dopo che avr mentito davanti a lui, basta! la seconda volta, basta! basta!

Si sente picchiare all'uscio, e la voce di Ginevra chiedere:

Ginevra. Permesso?

Romeo. Ecco Ginevra! Non posso sopportarla. Dille che pu esser sicura di me.

Romeo, via.

Bice. Avanti, Ginevra.

Entra Ginevra.

Ginevra. Cara Bice!

Bice. Dimmi, dimmi!

Ginevra. Sospetta ancora. Non vuol credere che si tratti di te.

Bice. Ma tu che gli hai detto?

Ginevra. Nulla.

Bice. Perch mi avevi giurato?

Ginevra. S. M'ha messa alla tortura. Ma io, ferma. Mi ci son lasciata mettere. Ne ho approfittato, anzi. Si, dimostrandogli ch'ero anche disposta a subirla. E gli ho lasciato sospettare tutto quello che ha voluto, le cose pi atroci: una vera tortura! me le son lasciate buttare in faccia, fingendo di sopportare che lui le credesse, pur di non venir meno, io, al giuramento che ti avevo fatto di tacere, capisci? E lui ci s' sfogato! Ah, come ci s' accanito! Ho potuto misurare quanto odio ci sia sotto il suo amore! Che tanto si odia, quanto si ama! M'ha afferrato per le braccia devo certo averci i lividi scossa, fino a schiantarmi, e poi percossa, si, ma avevo capito che, ormai per quella via, bisognava arrivare fino in fondo, tutto per tutto: che si pigliasse anche la soddisfazione della mia confessione cos estorta: Si, credimi pure l'amante del tuo amico; ma di Bice, io, non ti dir nulla!

Bice. E lui?

Ginevra. rimasto. Era la voce della verit, perch proprio vero che io non sono mai stata l'amante di tuo marito.

Bice. E allora?

Ginevra. Questo valse a freddargli l'ira. Rest scosso da quel mio coraggio e dal disprezzo vero per tutti i vituperii che m'aveva scagliato in faccia; il sospetto per me per gli rimasto, non gli passato, capisco che non gli ancora passato; ma sai perch? per te! perch non vuol credere che si possa trattare di te!

Bice (quasi tra s). Povero Giorgio...

Ginevra. Ah s, bello! tu dici povero Giorgio; e io ho dovuto sopportar questo, alla vigilia della sua partenza ah che notte! tra le menzogne, le offese pi infami, anche le percosse, si, strappate proprio da me tutto questo per lui, per salvar lui!

Bice. Tu dici Giorgio?

Ginevra. No: dico tuo marito!

Bice. Ma Ginevra...

Ginevra. Tuo marito! Tuo marito che ha parlato! che ha compromesso anche te! che vuoi far impazzire tutti con lui! Ha pensato almeno che cosa deve dire ora a Giorgio?

Bice. Giorgio dov'?

Ginevra. Per fortuna stato chiamato di nuovo, non so per quali altri ordini. Ma verr.

Bice. Ti trover qui.

Ginevra. E si raffermer certo nel sospetto. Mi caccer malamente. Non importa. Bisogna seguir la via. Io sono qua in tua difesa.

Bice. Cos tu fai tutto per gli altri. Sei diventata la vittima.

Ginevra. No, cara, la vera vittima sei tu. Ma lo dobbiamo tutti alla sua pazzia. Dov' intanto, che non si vede? bene che sappia a che punto stanno le cose. C' da fidarsi di lui?

Bice. Poco.

Ginevra. Come, poco?

Bice. Dice che puoi esser sicura di lui. Ma fa certi discorsi!

Ginevra. Ancora?

Bice. Vuole andarsene.

Ginevra. Dove?

Bice. Io non so; dice che ha trovato la sua condanna; e sembra deciso.

Ginevra. A che?

Bice. A partire; ma prima a salvare voi due, dice, Giorgio e te.

Ginevra. Gi, ma come? te l'ha detto?

Bice. No, ma ha trovato anche questo, dice, e che tu puoi star sicura; l'ha detto adesso. L'importante per lui partire. Vuole andarsene.

Ginevra. E tu lascialo andare! Forse sarebbe meglio, se seguita cos a tormentarti e a far pazzie, chiuderlo!

Bice. Ah, s, il manicomio come la carcere: tutto il contrario di quello che lui vuole per s: la libert, come condanna!

Ginevra. Comodo anche questo: vuole la libert? bella condanna!

Bice. No, come dice lui, no! Per non essere pi costretto a mentire.

Ginevra. E chi l'ha costretto? Lui stesso perch ha voluto parlare. Posso parlargli io? Chiamalo!

Bice. Non so se voglia venire.

Ginevra. Chiamalo, che gli far bene.

Bice (aprendo l'uscio e chiamando). Romeo, c' Ginevra che ti vuol parlare.

Entra Romeo.

Romeo. No, basta, Ginevra, ti prego.

Ginevra. Che altra pazzia vuoi fare? andartene?

Romeo (a Bice). Hai gi parlato? Lasciatemi fare, per carit. Non pi tempo di parlare.

Ginevra. Ah bello che tu lo dica a me! Non avessi tu mai cominciato! Il male, caro mio, non tanto quando ci avviene di farle, certe cose (tu dici: non si sa come), quanto di parlarne.

Romeo. Gi, perch tu vuoi aver lasciata ancora la libert d'ubriacarti. Io no! Basta!

Ginevra. Io, ubriacarmi? io non mi sono mai ubriacata.

Romeo. Non dico di vino.

Ginevra. E di che allora?

Romeo. Ma lo sai bene di che! Lo sappiamo tutti! una continua ubriacatura. E fuori, a sorreggerci, ci sono le cose che si sanno. Ma hai un bel fabbricare il tuo mondo, cara mia; viene un terremoto e ti manda all'aria tutte le tue costruzioni. Guarda, pensavo proprio a questo di l.

Ginevra. Ti pare il momento di stare a pensare a queste cose? il terremoto

Romeo. Eh, cara, quando te ne avvengono due, che ti schiacciano, che ti seppelliscono sotto le macerie? Fuggi, impazzisci soltanto all'idea di rimetterti chiuso in una casa.

Ginevra. Ma anche all'aperto, caro, ti si pu aprir sotto la terra e inghiottirti!

Romeo. E allora, addio! Vedi che non c' scampo? Tutti i tuoi calcoli falliscono; non c' nulla che resista! Ti vuoi opporre? A chi t'opponi? Spiegare? Che ti spieghi? Non si spiega nulla! Le leggi morali: non so se per te ci siano; pare che non ci siano; ma per me ci sono; io sto soffrendo per questo; non sono un ebete, non sono un cinico, non sono un bruto; sono un uomo, e le leggi morali sono umane, e crediamo anche divine; ma Dio pi grande assai di queste leggi come noi ce le facciamo morali , se pu fare avvenire i terremoti. Io non ho voluto uccidere; io non ho voluto tradire!

Bice. Forse non hai saputo sorvegliarti!

Romeo. Gi! Non ho saputo prevenire il terremoto! Non umano, cara, prevenirlo; ed divino farlo avvenire, come accecare gli uomini, ogni volta, perch la vita nasca; e che tutte le costruzioni crollino perch la vita si muova! Noi siamo uomini, niente! Tutta la nostra sapienza, niente! Tutto ci che ci avviene: la nostra nascita, i nostri casi, il nostro destino: come ? Non sappiamo mai come! Oltre la vita umana, costruita da noi, c' il mondo, il mistero eterno del mondo; e le nostre leggi morali se uno pu saperle ci ch' bene, ci ch' male ce ne facciamo responsabili noi ma se uno pu saperle, Dio solo. Io sto soffrendo cos, e non posso, non posso, so che in questo momento non posso spiegarmelo in alcun modo; faccio come la mia sofferenza mi comanda. Perch volete costringermi a pensare umanamente? io so che tutto questo non umano, che ci che c' d'umano in noi il meno; c' Dio, che per conto di noi tutti, e non possiamo saper come! Sento che Egli vuole ora cos la mia condanna: s, forse perch non ho saputo sorvegliarmi. Ma due volte, due volte io non ho voluto le mie colpe e le ho commesse; sono stato sorpreso; l'ha voluto Dio per punirmi; io non l'ho voluto; ma mi punir come Lui vuole.

Ginevra (dopo una pausa, sordamente). Io non mi sento colpevole.

Romeo. Neppure di non averti saputo sorvegliare?

Ginevra. Sar accaduto. Io non voglio saperne pi nulla. Tu non amerai Bice. Io amo Giorgio. Finiscila una volta e per sempre di ricordarlo! Ora salva Giorgio! E salva anche te!

Romeo. Io non mi posso salvare con una menzogna. Mi dici anche che non amo Bice?

Bice. No, sono io, sono io, Romeo; te lo dico io, io, di servirti di me!

Romeo (a Ginevra). veramente incoscienza, la pi sorda e la pi cieca, la tua! Vuoi che ti dimostri che io amo Bice e che il mio amore e il mio rispetto m'impongono di non servirmi di lei per salvar te? Io per me posso denunziarmi, non ho pi bisogno di salvarmi come te, io: mi denunzier, e ti denunzier.

Ginevra (gridando). No! No! Per Giorgio!

Bice (contemporaneamente). Per Giorgio, Romeo!

Romeo (seguitando la sua battuta). Gli dir perch stato, e com' stato!

Bice. Devi farlo per Giorgio, Romeo! Giorgio veramente innocente!

Romeo. E tu non sei veramente innocente?

Bice. S, e perci per me puoi, Romeo, se te lo dico io, se lo voglio io, per me e per Giorgio, e anche per Ginevra, s anche per te, Ginevra; se soffri a mentire, pensa che non mi offendi, ecco! per me puoi farlo, e per Giorgio lo devi, lo devi!

Ginevra. Ecco Giorgio!

Giorgio entrato alle ultime parole di Bice.

Giorgio. Che devi per me?

Romeo (calmissimo). Pare dicono almeno tutt'e due confessare, poich sospetti.

Giorgio. No! Bice non ha detto confessare l'ho sentita entrando ha detto: se soffri a mentire .

Bice. S pensa che non mi offendi gli ho detto; perch io mi sento innocente, Giorgio, lo sai! la verit!

Giorgio. S, e lui non ti vuol credere, lo so.

Romeo. Posso soffrirne.

Giorgio. Ne soffrirai. Ma questo non mentire; al contrario! Hai espresso, mi pare, anche troppo apertamente il tuo sospetto! Hai fatto anzi uno scandalo, con Respi.

Romeo. Tanto pi posso soffrire, ora, perch sospetti, a doverti confessare come t'ho detto la mia vergogna.

Giorgio. S, m'hai detto cos, jeri. Ma anche questo, ti faccio osservare, non mentire. Confessare non mentire.

Romeo. mentire, perch finora ho parlato davanti a te soltanto di Respi.

Giorgio. Ah, sospetti anche d'altri?

Romeo. Ho sospettato anche di te.

Giorgio. Di me?

Romeo. S, di te. E la mia vergogna certa.

Giorgio. Come, certa! Se tu sospetti di me, sei veramente pazzo!

Romeo. E tu, scusa? Non sei venuto qua, perch sospetti di me?

Giorgio. Io posso sospettare di te, per quanto mi ripugni, perch mia moglie stata con te tre mesi, tua ospite, e per tutti i discorsi strambi che fai da due giorni; ma tu non hai motivo di sospettare di me! Ora si menti! un concerto fra voi tre? E soffri a mentire, ora s!

Romeo. Lasciami dire! E vedrai che ho motivo! Ti spiegher tutto. Vedi come son calmo? Di Respi lei ha negato. E di lui ho potuto sospettare anche il peggio. Poi, hai visto? mi sono convinto che lui, s, stato un mascalzone a insidiarla ma lei no, non caduta nell'insidia. Non sarebbe stato difatti pi un sogno con Respi. Una donna onesta non pu cadere che in sogno.

Ginevra. E dunque, se in sogno, innocente!

Giorgio. Zitta tu, non t'immischiare! Che c'entra adesso il sogno?

Romeo. Vedrai che c'entra e vedrai come fan tutto facile le donne! Non si tratta d'altro che di sogno. Io non ho parlato mai d'altro che di sogno. Delitti in sogno. Delitti innocenti; ma veri delitti. Il mio sospetto per Respi, Giorgio, quello che ora m'obbliga a confessare davanti a te la mia vergogna (perch, non so come, s' complicato col tuo sospetto, inatteso, infondato, che hai visto? ha cagionato lo stupore doloroso di tutti)

Giorgio. il tuo sospetto per Respi, concludi!

Romeo deriva dalla sua incoscienza (indica Bice e subito aggiunge, rivolto a Ginevra:) non avrai certo difficolt ad ammettere l'incoscienza.

Giorgio. Lascia Ginevra! rivolgiti a me!

Romeo. Ma perch andata a confessarsi anche con lei, sicura che della sua confessione d'un delitto involontario, commesso in sogno, io non avrei dovuto avermi a male, vero? Le hai raccontato il sogno, come prima lo avevi raccontato a me: insopportabile, Giorgio, insopportabile! un sogno, capisci ora? in cui c'eri tu!

Giorgio (stordito). Io?

Bice (coprendosi subito il volto con le mani). Oh Dio!

Giorgio (notando il gesto e comprendendo). Ah!

Romeo (tradito nella sua invenzione). Vedi? vedi? vero! vero!

Correndo a Bice e strappandole le mani dal volto.

vero, Bice? Di' che vero! Di' che vero! (A Giorgio.) Lo vedi che vero? E allora... Eh gi, allora, sfido! per non arrossirne davanti a te, s' fatto giurar da Ginevra di non dirtene nulla; ma ora, ora, ecco, ho dovuto arrossirne io! Vedi le donne, come sono? dicono: un sogno! capisci? un sogno! che cos' un sogno?

Giorgio. Ma appunto: nulla! Vuoi far caso d'un sogno? Se ci son potuto entrar io, che vuoi che sia? (Accostandosi con piet a Bice.) Su, Bice, non piangere cos!

Romeo (trattenendolo). Ah no, ti prego! Ora che sai, capirai, non pu pi farmi piacere che tu me la consoli per giunta, e me la esorti a non piangere. stato vero, non vedi? Io non me lo sono inventato!

Giorgio. Ma che vero, non mi far ridere! Un sogno: ci si risveglia: e subito la coscienza lo Respinge!

Romeo. Eh gi! Tanto che, come se non fosse stato nulla, pot poi accoglierti con tanta festa al tuo ritorno l in villa, l'avrai notato, eh?

Bice (tra il pianto, senza staccar le mani, istintivamente). Ah no, questo no!

Romeo. Questo no. Non ci pensava pi. Difatti non me ne disse nulla subito. Me lo disse dopo la tua partenza come una cosa da nulla. Sai che, franca, dice tutto! Anche di Respi m'ha detto.

Giorgio. Avr fatto male a dirtelo; ma tu non puoi far caso d'un sogno come se fosse una realt!

Romeo. Ah no, eh? Non c' la realt del sogno, nel corpo che l'ha goduto? Anch'io ho ucciso come in sogno quel ragazzo; ma quel ragazzo, lui, morto davvero!

Giorgio. Qua non morto nessuno: non stato nulla!

Romeo. Nulla per te! Ma metti che tua moglie, una mattina, si sveglia: accanto a te e t'ha tradito in sogno, ma t'ha tradito. Non se ne fa un rimorso. Un sogno! Lo dimentica. La sua coscienza, come tu dici, lo Respinge. Non stato nulla. Potrebbe anche dirtelo.

Giorgio. No, questo no: non son cose che si dicono.

Romeo. Ma s, secondo la confidenza che si ha col proprio marito, quando si franche: secondo l'estro che pu levare in certi momenti ogni ritegno di pudore, S, s. anche ridendo, sicura che tu, trattandosi d'un sogno, non puoi darci importanza difatti, ecco, non ce la di ti passa un braccio attorno al collo: Ma sai, caro, che t'ho tradito? M'hai tradito? S, in sogno, or ora. Con chi? Ah, con uno, non so, che poi diventava un altro, ma si, figurati, Romeo! Tu ne ridi: Romeo, figurati! (indicando Bice) Lei ha detto Giorgio.

Giorgio (calcando le parole). Lei ha fatto male! Non si possono far queste confessioni al marito!

Romeo. Figurati poi quando ti senti aggiungere che quel sogno stato cos vivo, che d'un balzo (a Bice con ferocia) di', di', vero? d'un balzo te ne sei destata. E aggiungere, per esempio: Ti posso assicurare, caro, che tu non mi hai mai data una gioja altrettanto viva, perch questa stata veramente, veramente, tutta intera per me sola, e tutta proprio come per mia soddisfazione la desideravo ... Tradimento lentissimo, insomma, assaporato tutto, intero fino all'ultimo. Le puoi dare uno schiaffo; la puoi buttar gi dal letto con un calcio; ma il sogno resta, resta l, vivo, nel suo corpo, e tu non puoi farci nulla; stato un sogno; lei non l'ha voluto; si pu forse comandare ai sogni? Ecco, ecco, caro Giorgio, i delitti veri, caro, i delitti veri, per cui non c' tribunali, si commettono cos. Chi li vuole? Si commettono; non si sa come. (Indica Bice, con infinito stupore e rimpianto e sdegno). Anche lei! Anche lei! S, e ora piange!

Giorgio. L'hai punita, mi pare, pi di quanto s' meritata, per il male commesso

Ginevra. d'aver sognato

Giorgio. no: d'averglielo detto! Ma ora basta, via! Vuoi farmi partire tranquillo?

Romeo. Volevo partire anch'io. Ma ormai

Giorgio. dove volevi andare?

Romeo. No, rester. Tutti innocenti e colpevoli. Ma se la vita stessa cos... Mi sento ormai ripagato. Posso restare nella vita di tutti cos senza rimorsi. Parti, parti pure tranquillo.

Giorgio. gi tardi, devo andare.

Ginevra. Bisogner passare ancora a ritirare le maglie.

Giorgio. Quelle pesanti, no, non le prendo; sai che non posso sopportarle.

Romeo. Si viaggia male, vero? sulle navi da guerra?

Giorgio. Ci s'abitua.

Romeo. Ah, io son sicuro che non potrei abituarmici. Lo soffro troppo io il mare.

Giorgio. Passa, passa con l'abitudine anche il mar di mare.

Romeo. Ecco, forse, con l'abitudine. Rimedi non ce n'.

Giorgio. S, se ne spacciano. Se arrivi a suggestionarti fino al punto di sentirti sicuro che, prendendoli, non soffrirai pi.

Romeo. Ecco, la suggestione: tutto qui, fino al punto di non avvertire pi il male. Io non so come fate, voi marinai, se vi si guasta la bussola, o quando la bussola non era ancora inventata, a regolarvi con la stella polare, una stellina cos piccola piccola, che appena si vede.

Giorgio. Facilissimo, caro: si calcola; questo, in marina, elementare: si stabilisce il punto ; c' il sestante, ci sono le carte... La scienza, la pratica. Sapessi che strumenti di precisione si sono inventati per farci arrivare a calcolare cose ben altrimenti difficili! Oggi la scienza, caro, tutto quello che si sa, cos tanto, cos tanto, che non basta la vita d'un uomo a impadronirsi veramente d'un sol punto dello scibile. I progressi in ogni campo sono enormi.

Romeo. S, s, e la vita tutta ricostruita dall'uomo, come un mondo nel mondo, creato da tutto ci che l'uomo sente e sa.

Giorgio. E la vita, se ci pensi bene, se n' talmente invalorata, che divenuta per tutti prodigiosa; non pare quasi pi umana.

Romeo. S, s, certo, dici bene, proprio cos: con tutto ci che l'uomo sente e sa. Prodigi, vero, enormi.

Giorgio. Vorrei farti venire un momento a bordo.

Romeo. Ricordi che volevi facessi il marinajo con te?

Ginevra. Giorgio, dobbiamo andare.

Giorgio. S, eccomi. Senti, fai piuttosto un bel viaggio con Bice!

Ginevra. Ecco, questo dovresti fare.

Romeo. E saper calcolare. La scienza, la pratica. Le cose che si sanno, insomma. La vita: attenersi alle cose certe che si sanno. Tu sei certo dottissimo. Ma le donne, le donne nella vita sono quelle che ne sanno di pi. Dico, delle cose usuali. (Voltandosi a guardar Bice che seguita a piangere:) Tranne quella che sogna e poi piange. Bisogna imparare a non piangere.

Dopo aver dato, con queste parole, l'impressione che tutto sia finito, d'un tratto Romeo con voce diversa, come per un irresistibile richiamo della coscienza che non pu accettare una tal fine, si volta a Giorgio e gli dice:

Romeo. Giorgio, anche lei, tua moglie, come in sogno, stata mia. Non l'ha voluto, n io l'ho voluto. Puoi tu punirci?

Giorgio, Ginevra e Bice ne restano sbalorditi. Pausa.

Bice (ancora nello sbalordimento). Perch l'hai detto?

Romeo. Dovevo dirlo. Tu nel sogno, lei nel fatto.

Giorgio. Nel fatto? Ah dunque vero? Hai mentito?

E accenna di lanciarsi come una belva contro Romeo.

Subito Ginevra gli si mette davanti per pararlo, gridando:

Ginevra. No! pazzo! pazzo!

Romeo. Non sono pazzo. Siamo innocenti.

Giorgio con una violenta bracciata si libera da Ginevra e cava dal fodero la pistola, mentre Bice, cercando di riparar Romeo, grida a Giorgio:

Bice. No, no, Giorgio!

Romeo (subito a Bice, scartandola). Lascialo fare.

Giorgio spara. Grido delle due donne.

Romeo (abbattendosi su Bice). Anche questo umano.

TELA

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