Non voglio compiere trent’anni

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PERSONAGGI

NON VOGLIO COMPIERE TRENT’ANNI

Psicodramma in un atto

Mariangela Tarì


PERSONAGGI

Teresa

Sonia

Chiara

Marco


È notte le tre ragazze dormono nei loro letti, quando all'improvviso Chiara inizia ad urlare.

( la scena sarà divisa in due parti da un arco: tre letti da una parte e soggiorno-cucina dall’altra)

CHIARA                       - Dio, Dio, Dio, Dio ...

SONIA                           - Che c'è? Che é stato?

CHIARA                       - Dio, Dio, Dio, non ce la faccio più, non ce la faccio più! (piange)

SONIA                           - Teresa, Teresa, dai svegliati, Chiara sta male.

TERESA                        (assonnata guarda la sveglia) - Uffa, che c'é, sono le 5 del mattino, che diavolo succede?

SONIA                           - Non lo so, Chiara si lamenta.

TERESA                        - (urlando) Chiara, Chiara...

SONIA                           - Oh... ma sei pazza a gridare così?! La spaventi a morte!

TERESA                        -Ma se è sveglia... che spavento?

SONIA                           - E se fosse sonnambula? Lo sai che si può morire? Ho sentito di un caso...

TERESA                        - Viviamo insieme da 4 anni e non l’ho mai vista "sonnambulare"?

CHIARA                       - Dio, Dio, Dio, aiutami, ti prego, non ce la faccio ...

SONIA                           - Chiara che c'é ?

TERESA                        - Ah, bene, adesso tu la puoi chiamare senza spaventarla, mentre io...

SONIA                           - Tu stavi gridando

CHIARA                       - Sto male (piange)

TERSA                          - E tu stavi...

CHIARA                       - (Si alza lentamente e si mette a sedere sul letto. Guarda prima l'una poi l'altra). Certo che il vostro tempismo nel soccorrere la gente è veramente strabiliante… ditemi, avete per caso fatto un corso ai vigili del fuoco? No, no, no, aspetta "MEDICI IN PRIMA LINEA”.

TERESA e SONIA       - Vaffanculo!

CHIARA                       - Non sto bene, ho bisogno di parlare con voi.

TERESA                        - Certo, ma perché non hai usato un metodo normale per dircelo, tipo... "Teresa, Sonia, possiamo parlare cinque minuti, ne ho bisogno"?

CHIARA                       - Perché sono le 5 del mattino, fra un po' dovremmo andare a lavorare e quindi certamente mi avreste risposto...

SONIA                           -. Ne parliamo domani a pranzo (fa per mettersi sotto le coperte)

TERESA                        - Sì, dai, ne parliamo domani a mente lucida.

CHIARA                       - No, vi prego, é molto importante... (le si riempiono gli occhi di lacrime)

SONIA                           - Vi prego, vi scongiuro, vi imploro, vi…,

CHIARA                       - Ok, ok! Facciamo così... anticipiamo la colazione. Adesso ci facciamo tutte e tre un bel caffé, ci mangiamo un cornetto e poi finalmente ascolteremo il terzo mistero di Fatima… (sorride)

CHIARA                       - Dai non sfottere!

TERESA                        - (assonnata) Mentre prepari il caffé io posso rimanere un po' nel letto ? Senti, Chiara, non è che io non voglia sentire i tuoi problemi, è che mi conosci da 25 anni, da 4 viviamo insieme e sai che…

CHIARA                       - Che sei una dormigliona. Dai, dormi ancora un po' (le dà un bacio)

TERESA                        - (la tira per un braccio, con aria seriosa) Ehi, niente di grave, vero?

CHIARA                       - Niente di grave!

Chiara e Sonia passano in cucina ed iniziano a preparare la colazione, mentre Teresa rimane ancora un po’ nel letto.

Ci sarà un momento di silenzio, durante il quale Sonia metterà il caffé sul fuoco, apparecchierà la tavola, scalderà i cornetti .... tutto questo sotto lo sguardo attento di Chiara.

SONIA                           - Avanti, spara... è un po' che ti vedo strana, ma tu, come al solito, non sci capace di chiedere aiuto se non con queste maniere plateali.

CHIARA                       - Voglio farti una domanda.

SONIA                           - Spara!

CHIARA                       - Tu sei felice?

SONIA                           - Uao! Che domanda! Così su due piedi non saprei che risponderti.

CHIARA                       - Devi dirmi solo se sei felice o no.

SONIA                           - Dipende...

CHIARA                       - Come dipende!?

SONIA                           - Diciamo che la mia felicità dipende dalla stabilità che ho raggiunto. Se, però, mi soffermo a pensare a ciò che volevo essere e che non sono diventata, o alle persone che inevitabilmente ho perso per la strada, allora no, non sono tanto fe1ice.(sorride)

CHIARA                       - Io mi sento depressa, questa stabilità di cui parli mi opprime

SONIA                           - Qualcuno ha detto che la felicità sia desiderare ciò che si ha.

CHIARA                       - Quindi il segreto per essere felici è smettere di sognare? Hai dimenticato che ci siamo trasferite qui a Roma proprio per sognare?! Eravamo motivate e felici. Ricordi o no?

SONIA                           - Certo che mi ricordo tutte le mie motivazioni e mi ricordo anche le vostre. Ne abbiamo parlato per mesi (inizia a fantasticare come se fosse tornata indietro nel tempo), per tantissimi mesi, abbiamo affrontato i nostri genitori, le loro convenzioni… e soprattutto abbiamo affrontato i nostri amati uomini.

CHIARA                       - Già!

TERESA                        - (dalla stanza gridando) Già!!

SONIA e CHIARA       - Ehi, ma tu, non stavi dormendo?

TERESA                        - Sì... la fate facile, voi! Avete preso un discorso che non tanto mi garba, e poi non ho ancora capito che diavolo ha Chiara.(esce dalla stanza e si reca anche lei in cucina)

CHIARA                       - Ho perso i miei sogni e mi sento una fallita.

TERESA                        - Dai, Chiara, non puoi sentirti fallita a 30 anni!

CHIARA                       - Non ho ancora trent'anni!

TERESA                        - Mancano solo 24 ore, che vuoi che siano, e comunque, anche sentirsi fallite a quasi trent'anni non è normale.

CHIARA                       - Ma come diavolo fate a parlare così, abbiamo abbandonato tutto, tutto, tutto, per inseguire sogni mai realizzati e… abbiamo fallito, non siamo niente.

TERESA                        - lo non mi sento una nullità e tu Sonia?

SONIA                           - No, nemmeno io!

CHIARA                       - Sonia, ti prego, non dire "cazzate", ma, se prima avevi lo sguardo sognante mentre ricordavi quando ci siamo trasferite.

SONIA                           - lo non sto mentendo e credo che non lo stia facendo nemmeno Teresa. Io mi sento “comunque” realizzata e “comunque” felice.

CHIARA                       - E quel "comunque", cosa starebbe a significare?

TERESA                        - Sta a significare che ci abbiamo provato tutte e tre e che non siamo riuscite a realizzare in pieno i nostri sogni ma che "comunque" ci sentiamo appagate e felici.

CHIARA                       - Ma…. io e te volevamo fare le attrici di teatro e Sonia la cantante lirica! Abbiamo studiato per questo nelle migliori scuole, siamo brave, dannatamente brave e ci siamo arrese.

SONIA                           - No... tu ti sei arresa.

TERESA                        - Già!

CHIARA                       - Non ti sopporto quando dici "già", sembri una stupida.

TERESA                        - Gia, già, già, già....

CHIARA                       - Ma guarda che stupida!

TERESA                        - Già, già, già...

CHIARA                       - Ho capito ci siamo alzate con il quoziente intellettivo della bottiglia stamattina.

SONIA                           - E dai, finitela!!!!!

TERESA                        -Già!

SONIA                           - Ehi, ho detto basta, vale anche per te!

TERESA                        - Ma perché non posso dire "già". Io non capisco, mi sveglia all'alba gridando come se avesse un dolore lancinante da qualche parte, poi mi dice che siamo delle fallite e io non so ancora che diavolo succede stamattina e poi io...

CHIARA                       - Stai zitta un attimo, ascolta e dimmi cosa ti ricorda questo brano "Chiamatemi Ismaele. Alcuni almi fa, avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che mi interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo. E' un modo che ho di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione"... Continua tu, ti prego.

TERSA                          - No, non voglio e poi non me lo ricordo questo pezzo.

CHIARA                       - Ma, come no, è il tuo preferito... lo recitavi sempre e gli avevi dato anche una tua interpretazione.

SONIA                           - Sì è vero, ci hai convinte con questo pezzo a partire per Roma. Aspetta... io... io me lo ricordo... lo avevo anche musicato per quello spettacolo che avevamo in mente di scrivere... si... si, fa così "Ogni volta che mi accorgo di atteggiare le labbra al torvo, ogni volta che nell’anima mi scende come un novembre umido e piovigginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinanzi alle agenzie di pompe funebri e di andar dietro a tutti i funerali che incontro... "

TERESA                        - … "e specialmente ogni volta che il malumore si fa tanto forte in me che mi occorre un robusto principio morale per impedirmi di scendere risoluto in istrada e gettare metodicamente per terra il cappello alla gente, allora decido che è tempo di mettermi in mare..."

CHIARA                       - Hai visto?

TERESA                        - Sì, avevi ragione, me lo ricordo ancora.

CHIARA                       - No, non è solo questo... tu dicevi "mettersi in mare", come se fosse un dover cambiare, un dover inseguire qualcosa di diverso dalla normale routine... noi... noi siamo artiste e lo abbiamo dimenticato. E' questo che mi fa star male, che non mi fa dormire la notte... ci siamo ridotte a fare tutt’altro.

SONIA                           - Oh, adesso basta però... mi hai rotto... tu non puoi svegliarti una mattina , decidere che siamo fallite e convincerci di questo... noi siamo arrivate qui con tantissimi sogni, è vero, ma è stato impossibile realizzarli tutti... abbiamo partecipato a spettacoli importanti, ma poi, abbiamo scelto altre strade.

CHIARA                       -Già!

TERESA                        - Bene, hai detto "già"… ora io dovrei incazzarmi…

CHIARA                       - Teresa, ti prego non ricominciare.

TERESA                        - Va bene, ho capito, devo star zitta. Permettetemi, almeno, di dire una cosa.

SONIA                           - Prego, puoi parlare.

TERESA                        - Volevo soltanto rammentare a Chiara che a me piace il mio lavoro attuale e non vorrei perderlo! è maledettamente tardi... e credo che sia tardi anche per te visto che purtroppo, facciamo lo stesso lavoro.

CHIARA                       - lo non vengo, oggi, a lavoro!

TERESA                        - Come non vieni, ma sei impazzita!?

CHIARA                       - Odio questo nostro lavoro, non lo sopporto, è il contrario di ciò che volevamo fare.

SONIA                           - Ma che diavolo dici, ma se insegnate teatro ai bambini disabili.

CHIARA                       - Sì, infatti, ci serviamo del teatro come una terapia, ecc..., ecc...

SONIA                           -Ma voi adorate il vostro lavoro... Quando ve lo hanno offerto eravate entusiaste.

CHIARA                       - Sì, ma ancora non sapevo che accettare sarebbe stato il primo passo verso la perdita dei miei ideali, anzi dei nostri.

TERESA                        - Senti parla per te... io amo lavorare con quei bambini... è la cosa che mi riesce meglio di tutte le altre... e tu sei bravissima nel seguirli.

SONIA                           - Senti Chiara, tu sei esaurita... e lo dimostra il fatto che per parlarci del tuo esaurimento nervoso, hai gridato alle 5 del mattino come una pazza.

TERESA                        - Sì, sei esaurita! Facciamo così io vado al lavoro e trovo una scusa per te, e tu, stamattina, vai dall'analista.

CHIARA                       - Sì, ma dall'analista ci venite anche voi perché, secondo me, non potete non essere crisi.

SONIA                           - Senti, bella della zia, l'amicizia è una cosa, ma ascoltare le tue "stronzate" tutta la mattina è un'altra... io vado a prepararmi per andare a lavoro... io!

                                    ( Sonia è nella stanza da letto mentre Chiara le parla dalla cucina)

CHIARA                       - Sì… sì... vai al conservatorio ad insegnare agli altri come si diventa dei bravi cantanti lirici, però non dire a nessuno che tu avevi la possibilità di partire per una tournée importantissima e che non l'hai fatto per amore di un uomo che dopo ti ha lasciato.

SONIA                           - Stronza... io me ne vado! ( comincia a cambiarsi)

TERESA                        - Oh... ma che ti prende, sei impazzita? Stai male tu e vuoi far diventare depressi gli altri. (con voce alta) Ma come, ci svegliamo alle 5 del mattino perché stai male e tu, ci ringrazi cosi?! Sei proprio una bestia.

CHIARA                       - (silenzio)

TERESA                        - Oh... e parla!!! Ora, tu, mi dici che diavolo hai, anzi, prima chiedi scusa a Sonia e poi mi dici che diavolo hai.

CHIARA                       - (silenzio)

TERESA                        - Oh, parla, cavolo. (pausa) Ho capito, non vuoi parlare! Allora parlo io...

SONIA                           - (gridando e passando dalla stanza alla cucina) No... no, parlo io! Te le dico io un paio cosette.

TERESA                        - No, dai lascia stare.

SONIA                           - No, io non lascio stare niente! Sei tu, è vero, quella fallita, perché hai rinunciato tu ad una professione brillante da medico e ad un uomo che tu hai lasciato perché, diciamolo, non ha mai creduto nelle tue capacità artistiche, per dimostrargli proprio ciò che valevi... e ti rode adesso che tu non sia diventata la nuova Anna Magnani mentre lui si sia affermato come medico.

Chiara                           - Ma che cavolo dici!

Sonia                             - Sì, è vero, tristemente vero... perché tu sei brava, intelligente, stupenda nel tuo lavoro, ma sei debole e vuoi convincere anche noi di esserlo, ma non è così. Ho 30 anni, è vero, il mio uomo mi ha lasciata e non sono una famosa cantante lirica, ma sono fiera di me, di quello che ho costruito, di quello che sono, e non mi arrendo mai.

CHIARA                       - (piange)

SONIA                           - Tu sei depressa

CHIARA                       -No

TERESA                        - Allora sei stronza...

CHIARA                       - Non sono nemmeno stronza... non lo so che sono... Ogni tanto vi guardo e mi sembra che abbiate tutti intorno una farfalla che svolazza e che si posa ora qua, alla vostra destra, ora alla vostra sinistra, sul capo, sugli occhi, a volte si posa anche sulle vostre labbra, cosi, ad ali spalancate e lì è la parte migliore, perché si vedono tutti i vari colori.

SONIA                           - Ma di che parli?

CHIARA                       - Voglio dire che la vita vi svolazza intorno, si posa su di voi e vi porta gli odori, i sapori, le essenze e vi… rallegra. Le sue ali punteggiate di migliaia di tonalità voi le carezzate e ne vivete il rosso, il rosa, il grigio, il verde, il viola, il blu, a volte anche il nero, per poi tornare al bianco. lo... io mi guardo e non vedo farfalle e non so se voi le vediate attorno a me, io non vedo colori e né sento odori di fiori... è come se, da farfalla, la mia vita sia ritornata ad essere bruco e si sia infilata attraverso la carne proprio in mezzo al mio petto e... non mi fa respirare. Così, mentre guardo le vostre bellissime farfalle sento il mio bruco che preme e penso che se riuscissi a pendere, senza vita, da un cappio... forse... forse questo peso insostenibile abbandonerebbe il mio corpo freddo trasformandosi in farfalla.(scappa in camera piangendo e si chiude a chiave)

TERESA                        - Dai, apri, non fare la stupida.

SONIA                           - Lasciamola stare un po' sola, dai...

TERESA                        - lo non capisco, mi sembrava felice e invece scopro che... bah, non ci capisco niente.

SONIA                           - Senti, facciamo così, ci prendiamo tutte e tre un giorno di vacanza. Io chiamo il conservatorio, troverò una scusa, e tu avvisa l'associazione che oggi non ci potrete andare.

TERESA                        - Ma credi che sia proprio necessario?

SONIA                           - Sì. È un po' che non vuole uscire e che è sempre pensierosa. Pensavo che fosse una crisi passeggera e invece credo che sia arrivato per lei il momento della resa dei conti.

TERESA                        - Oh... ma ti ci metti anche tu adesso a parlare per metafore? Non lo so, forse sono stupida e non afferro tutto, quindi sei pregata di parlare italiano.

SONIA                           - Voglio dire che Chiara si sta rendendo conto adesso di tutto quello che ha perso per inseguire il suo sogno.

TERESA                        - Non credo che abbia perduto niente di così importante. La vita è fatta anche di crescita e cambiamenti.

SONIA                           - Lo so, ma non siamo tutti uguali. Lei, alla soglia dei trent’anni, è ancora una adolescente. Credo che non si perdoni di aver perso Marco.

TERESA                        - Non è una gran perdita.

SONIA                           - Si, sono d'accordo anch'io, ma lui era la normalità, la stabilità ed i suoi genitori lo adoravano... ricco, medico e con la testa sulle spalle.

TERESA                        - E il cervello nel...

SONIA                           - Teresa! I genitori, gli amici, tutti le diranno: «Te l'avevamo detto»! Ho paura che lei non abbia abbastanza fiducia in se stessa per capire tutto quello che ha guadagnato andandosene, tutto quello che ha costruito, pur non essendo diventata una famosa attrice. Ho paura che desideri tornare indietro, sposare Marco, vivere una vita che non le appartiene più e tutto per non assumersi le responsabilità della maturità.

TERESA                        - lo invece penso che la sua come la nostra sia una vita normalissima anche se ancora non siamo sposate e non guadagniamo lo stipendio di un medico o di un avvocato.

SONIA                           - Certo che potrebbe avere una vita normalissima anche non facendo il medico, e guadagnando un milione al mese facendo teatro terapia ma le persone che contano per lei non le danno fiducia.

TERESA                        - Ehi, ma tu, come seconda professione, fai la psicologa?

SONIA                           - Smettila!

TERESA                        - Senti un po' Freud, ho un vestito da farfalla che ho usato per carnevale, che ne diresti se me lo infilassi e le svolazzassi un po' intorno?

SONIA                           - E, scusa se te lo chiedo, perché?

TERESA                        - Ha detto che non vede intorno a sé la sua farfalla!

SONIA                           - Ma ci fai o ci sei? Sei sicura di non aver tu bisogno di una psicoterapia?

TERESA                        - Volevo solo rendermi utile ecco tutto.

SONIA                           - Brava renditi utile, chiama l'associazione prima che vi licenzino, io mando un messaggio dal telefonino alla direttrice

Teresa si dirige verso il telefono mentre Sonia appoggia l'orecchio alla porla della stanza per sentire se chiara stia bene.

TERESA                        - Ehi, ma il telefono non funziona!

SONIA                           - Come non funziona, fammi vedere. (prende la cornetta e si rende conto che il telefono è muto) E' vero, non funziona.

TERESA                        - Toccava a te pagare la bolletta questo mese, l’hai dimenticato?

SONIA                           - No, che non l'ho dimenticato, stai scherzando?

TERESA                        - Allora perché non funziona? E' tardissimo. Io devo telefonare per forza.(mentre Teresa sbraita, Sonia si accorge che il telefono non è collegato)

SONIA                           - Certo che ti perdi sempre in un bicchiere d'acqua; guarda qua, capra, il telefono è staccato.

TERESA                        - E perché hai staccato il telefono?

SONIA                           - Non ho staccato il telefono!

TERESA                        - Allora chi è stato?

SONIA                           - Ma perché cavolo non lo attacchi e chiami! E' fondamentale per te scoprire il colpevole? Dio... non vi sopporto più!

TERESA                        - Ok, lo attacco e chiamo, ma dopo vog1io sapere chi è stato!!

Mentre sta riattaccando il telefono, Chiara esce gridando dalla stanza

CHIARA                       - No, non riattaccare il telefono! (le strappa la cornetta dalle mani)

TERESA                        - Chiara ma sei impazzita!

CHIARA                       - Sono stata io a staccarlo... ti prego, non lo riattaccare, ho già chiamato al lavoro per avvisare che oggi non saremmo andate.

SONIA                           - Scusa se te lo domando, ma perché hai staccato il telefono?

CHIARA                       - Fatti miei!

TERESA                        - Fatti tuoi un corno, il telefono è di tutti.

CHIARA                       - Lo so hai ragione ma oggi ,ve l'ho già detto, non sto bene.

SONIA                           - Senti Chiara, noi ci siamo prese un giorno di ferie per te... per te, capito! I telefono lo lascio staccato, ma tu ci dici subito che diavolo sta succedendo.

(farfugliando)

CHIARA                       - Ho... ho staccato il telefono perché oggi... oggi mi chiameranno tutti.

SONIA                           - Tutti chi!?

CHIARA                       - Tutti, tutti. Tutta la gente che conosciamo, compresi mia madre e mio padre.

TERESA                        - E perché? Forse è successo qualcosa di importante e non ci hai detto niente!?

CHIARA                       - No, niente di importante... lo sapete com'è la gente, non si fa mai gli affari suoi... sono sicura che muoiono tutti dalla voglia di domandarmi come sto e io non ho voglia di rispondere niente perché niente devo rispondere. Oggi sicuramente mi chiameranno tutti... si... certamente... anche le nostre vecchie amiche, tutte le nostre amiche felicemente sposate con figli che non vedono l’ora di domandarmi come diavolo sto (pianto nervoso). Ma perché oggi si sposano tutti?!

SONIA                           - Non ho capito niente di quello che hai detto. Chi deve telefonare? Perché deve telefonare? E soprattutto, perché il mio telefono è staccato?

TERESA                        - Dai, Sonia, non ti alterare anche tu, perché qua a pazze stiamo già messe bene.

SONIA                           - No, non mi altero. lo adesso mi siedo, mi rilasso e la mia carissima amica Chiara mi dice che cosa sta succedendo… ovviamente oltre il quello che già sappiamo e cioè che non sta tanto bene… giusto Teresa?

TERESA                        - Già!

SONIA                           - Anche io non ti sopporto quando dici "già", sarà un fatto di nervosismo.

TERESA                        - Ditemi, volete che mi eclissi? Posso cambiare casa, se volete?!

SONIA                           - No, scusa, sono un po' nervosa. Allora, Chiara, dimmi.

CHIARA                       - Mi ha mandato la partecipazione per il suo matrimonio.

SONIA                           - Chi?

CHIARA                       - Se l 'ha mandata a me vuoi dire che tutti già sanno che si sposa.

TERESA                        - Chi si sposa? E perché io non sono stata invitata?

SONIA                           - Ma ti sembra il momento di fare polemica!? Avanti Chiara... non ti distrarre... dammi la mano e continua. Respira lentamente e ora dimmi chi è che si sposa? (Sonia terrà la mano a Chiara la quale respirerà lentamente come se fosse in procinto di partorire e poi con un gridolino darà la sua battuta)

CHIARA                       - Lui... lui... si sposa.

SONIA                           - Lui, chi?

TERESA                        - Devi dirci un nome Chiara, non possiamo tirare ad indovinare.

CHIARA                       - Si sposa Marco.

SONIA e TERESA       - No!

CHIARA                       - Si, si... con una avvocatessa, capite! Adesso mi telefoneranno tutti Marika, Monica, Lia, Daniela, Francesco, Lino... tutti... mi chiederanno...

SONIA e TERESA       - "Come stai"?

CHIARA                       - E poi continueranno...

TERESA e SONIA       - ... "A te, come va la vita? E' tanto che non ci sentiamo"

CHIARA                       - E poi mi diranno: "Fai ancora l'attrice ?" Risponderò "non completamente", e loro senza ascoltarmi mi diranno "Sai lui si sposa... e sai con chi... beh, forse è meglio che non te lo diciamo... insomma. lei è un avvocato... dei più bravi!

SONIA                           - Ma quando lo hai saputo?

CHIARA                       - Ieri.

TERESA                        - Perché non ci hai detto niente?

CHIARA                       - Perché all'inizio pensavo non mi facesse nessun effetto... insomma l'ho lasciato io, lo sapete!

TERESA                        - Si, ma poi hai cercato di tornare con lui disperatamente.

SONIA                           - Sei la delicatezza fatta persona Teresa!

CHIARA                       - No... no... Teresa ha ragione, l'ho lasciato perché mi soffocava, non gli piaceva niente di quello che facevo, voleva cambiarmi e invece io ero uno spirito libero, una ribelle... ma poi lui è cambiato, è diventato ciò che volevo...

SONIA                           - ... Ma poi un corno! Le scelte si fanno sempre sulla base di determinate motivazioni, e se poi queste cambiano nel tempo ciò non vuoi dire che al momento della scelta erano sbagliate, ma che, evidentemente, le esigenze erano diverse. Non si può tornare indietro e non ci si può struggere nella smania di farlo, è da persone deboli.

CHIARA                       - Allora io sono una debole. Non ho più niente, niente!

SONIA                           - Senti Chiara, adesso ti prendo a schiaffi se non riattacchi quel telefono e se non affronti la vita di petto. Ma che cavolo ti succede. Tu sei una sognatrice, una persona che ha sempre ripudiato le regole…..e ti ritrovo qui adesso a ripudiare te stessa, quello che sei, quello che fai nella vita.

CHIARA                       - Ho trent'anni hai capito!!

SONIA                           - Tu hai trent'anni, è vero, ma da come parli sembra che tu ne abbia settanta. Hai paura. E' questa la verità. Paura di quello che dice la gente, i tuoi genitori, i tuoi pseudo amici... sei diventata vittima della società.

CHIARA                       - Non è vero!

SONIA                           - Qual è la normalità che vuoi? Non è forse quella stereotipata che ti viene imposta?

CHIARA                       - Che cosa c'è di male nel desiderare una vita normale.

SONIA                           - Non c'è niente di male in questo, anche io voglio innamorarmi e sposarmi ma per far questo non devo e non voglio rinunciare a ciò che sono, a quello che mi piace essere.

CHIARA                       - Io lo amo ancora, troppo, tanto.

TERESA                        - Lo sappiamo, lo abbiamo sempre saputo, ma ricordati perché lo hai lasciato, ricordati che ti amava tanto ma non era capace di starti dietro, non capiva la tua voglia di partire e di cercare di fare ciò che ti piaceva. Lui ti ha indebolita. Ti amava tantissimo ma odiava tutto il tuo mondo.

CHIARA                       - Le persone innamorate scelgono l'amore, io invece ho scelto altro.

SONIA                           - Hai ragione, potevi scegliere lui e non lo hai fatto. Non puoi tornare indietro. Ricordati perché hai scelto te e non lui e vedrai che tutto si chiarirà... e adesso soffri, piangi, disperati, avrai sempre la mia spalla su cui poggiarti.

TERESA                        - E la mia.

CHIARA                       - Ho paura, mi sento una fallita. Vi prego non ditemi più niente non servirebbe. Vi chiedo solo un favore, rispondete voi al telefono e dite che sono uscita. (va nella stanza a vestirsi)

TERESA                        - Non ti preoccupare me la vedo io, li sistemo io gli avvoltoi. (riattacca il telefono e subito il primo squillo)

SONIA                           - Cavolo, hanno iniziato.

TERESA                        - Lascia fare a me. (risponde) Pronto... no, Chiara non c'è             chi parla... ah, sei tu Monica... sì, io sto bene... anche Sonia, come dici? Sì, Chiara sta benissimo, anzi la invidio per quanto sta bene. Se ha saputo di Marco mi chiedi... si, sì, lo sa che si sposa ... si, ha reagito benissimo, tu non sai quanto sia contenta... no, non te la posso passare perché non c'è, è andata appunto a comperarsi il vestito per il matrimonio( Sonia le dà uno spintone)... si, addirittura... lo so che il matrimonio è fra 6 mesi, ma che vuoi era troppo felice... si da non credere... si te la saluto, ciao.

SONIA                           - Non esagerare, sei la solita.

TERESA                        - Ti ho detto lascia fare a me, solo così smetteranno di assillarla.

SONIA                           - Sì, ma ti ripeto di non esagerare, altrimenti sembra veramente una farsa.

TERESA                        - Senti, questa volta faccio di testa mia, ho un conto in sospeso. Quando mi sono fidanzata con Henry hanno avuto tutti da ridire, perché era straniero, stravagante e non vestiva giacca e cravatta e nessuno si è soffermato a pensare quanto fosse colto, intelligente e spiritoso. Te l'ho detto, faccio di testa mia.

SQUILLO

TERESA                        - Pronto... sì sono… ah, ciao Marica... sì, io sto belle e... ah, sei in montagna con Dino... si, li sento i bambini... si, salutameli... no, Chiara non c'è è uscita… no, non è ancora tornata... sì, sta bene... lo sa che Marco si sposa…, no, non credo abbia peccato di delicatezza invitandola al matrimonio... sarà stato sicuramente perché i loro genitori sono molto amici... si, te l'ho detto, sta bene ma se le dovesse venire un infarto sarai la prima ad essere avvisata.

RIATTACCA

SONIA                           - Ma sei impazzita! Perché l’hai trattata così, in fondo non ti ha fatto niente è solo preoccupata per Chiara.

TERESA                        - Mi stanno sullo stomaco perché per loro contano solo il matrimonio e i figli e se qualcuno, come noi, a trent’anni, sta facendo altro nella vita è additato.

SONIA                           - Innanzi tutto in questo momento sei tu che stai additando loro e poi se sento di nuovo questo fatto dei trent'anni, mi sparo.

SQUILLO

SONIA                           - Questa volta rispondo io. Pronto... ciao, Daniela sono Sonia... no, Chiara non c'è è uscita... si, io sono a casa... beh, non mi andava di uscire con lei... si... sì... si… no... sta molto bene invece. sì il lavoro va bene... sì ce la facciamo a pagare l'affitto... no, non recitano a piazza di Spagna con il mimo... sì, io... no... sì... no... sì... no... Ma vaffanculo.

RIATTACCA

TERESA                        - Ma sei impazzita!? Ci radieranno dall'albo delle amiche.

SONIA                           - E chi se ne frega! Voleva farmi anche il 730 per vedere il mio tenore di vita... che odio.

TERESA                        - Dai, però, non sono tutte così.

SONIA                           - No, sono peggio.

Scoppiano a ridere e si buttano sul divano

SONIA                           - Sai, Teresa, ho deciso di fondare un CLUB Trentenni non sposate a stipendio limitato.

TERESA                        - Posso essere il socio d'onore?

Continuano a ridere

SONIA                           - No, se permetti, sono io il socio d'onore. Dieci anni di conservatorio, la più brava del mio corso, fidanzatissima con il noto ingegnere Silvani, mi ritrovo qui, con due amiche più squattrinate di me, single, zitella per gli altri, e ho...

TERESA                        - No, ti prego, non lo dire, da te non lo posso sentire.

SONIA                           - Sì, lo voglio gridare...

TERESA                        - (ride)

SONIA                           - Ho maledettamente trent'anni. Ecco l'ho detto, ma non riesco ad essere depressa, anzi sono felice, cavolo ho solo trent'anni... al primo che chiama glielo grido al telefono.

SQUILLO

SONIA                           - (risponde urlando) Buongiorno, ho trent'anni e sono tanto felice e non me ne può fregar di meno chi sei e se sei ricco e sistemato e nemmeno se chiami per dirmi che si sposa quel salame di Marco con l'avvocatessa del cavolo... (SILENZIO)

                                       Ciao Marco, come va?

TERESA                        - Non mi dire che è Marco?

Sonia annuisce mentre Teresa infila la testa sotto il cuscino del divano

SONIA                           - No, Marco, non parlavamo di te. Stavamo facendo un gioco... si, hai ragione siamo le solite dementi... comunque auguri da me e Teresa, abbiamo saputo che ti sposi... no, Chiara non c'è, è andata a comperarsi il vestito per il tuo matrimonio.

TERESA                        - (Dà uno spintone a Sonia)

SONIA                           - No... che sto dicendo... si, sono la solita ritardata... volevo dire che è andata a comperarsi un vestito per stasera... deve andare ad una festa e così... certo che deve andare ad una festa, vivo con lei, vuoi che non sappia... come? Devi venire a cena, tu, qua... ah ti ha invitato Chiara... ha detto che era urgente... sì, allora ci vediamo stasera... come no... ah, ti ha detto che noi dobbiamo andare ad una festa... ah, si, è vero... si, hai ragione, sono proprio smemorata... si, ciao.

Riattacca e guarda Teresa

Sonia e Teresa       - Chiara!!

Nessuna risposta

Sonia e Teresa       - Chiara, vieni subito fuori!!

CHIARA                       - Che c'è? (E' vestita di tutto punto)

TERESA                        - Spiegaci subito che cavolo viene a fare Marco qui stasera a cena da te.

CHIARA                       - Come lo avete saputo?

SONIA                           - Mentre tu eri di là che ti imbellettavi, noi abbiamo fatto la più brutta figuraccia della nostra vita, senza contare quante volte, Marco, mi ha dato dell'idiota.

CHIARA                       - Allora ha chiamato?! Che ha detto? Viene?

SONIA                           - Sì, ha detto che viene, ma io voglio sapere...

CHIARA                       - Ti ha detto se ha accettato di venire senza la fidanzata?

SONIA                           - No, non me lo ricordo... ma come, senza la fidanzata? Che viene a fare?

CHIARA                       - Allora non lo sai? Viene solo o no?

SONIA                           - No, non lo so, so solo che stai male... guardati sembri nevrotica.

CHIARA                       - Scusatemi, non ho il tempo di parlare, devo controllare se mi ha spedito il messaggio.

Controlla sul telefonino mentre le due amiche la guardano sbigottite

                                       Sì, viene senza la fidanzata. Bene tutto secondo il mio piano.

TERESA                        - Scusa, Chiara, quale piano?

CHIARA                       - Niente spiegazioni adesso, vestitevi e uscite!

TERESA                        - lo non vado proprio da nessuna parte. Prima mi spieghi come mai Marco che abita a Taranto, si trova da queste parti e soprattutto come accidenti è che viene a trovare te, senza la sua futura moglie!

CHIARA                       -. Ma perché fate così? Lasciatemi in pace vi prego!

SONIA                           - Niente affatto, Teresa ha ragione!

CHIARA                       - Ho capito, avete deciso di farmi innervosire veramente. Io non ce la faccio a dar conto anche a voi, lo capite o no? Va bene, se volete tutta la spiegazione nei minimi particolari non posso darvela, perché lui sta per arrivare e voglio che non vi trovi qua. Posso dirvi solo che io e Marco ogni tanto ci sentiamo, perché i nostri genitori sono molto amici e che una settimana fa mi ha detto che, oggi, sarebbe stato a Roma per un convegno e che forse la sua ragazza non sarebbe potuta venire.

SONIA                           - Non è esatto dire che vi sentite, perché sei tu che chiami lui Non riesco proprio a capire perché viene qua. Che vuole? Che vuoi tu da lui? Chiara ho paura per te, sei la mia migliore amica e sento che stai facendo un casino.

CHIARA                       - Vi prego, andatevi a cambiare e uscite, ne riparliamo domani.

TERESA                        - (prendendole la mano) Chiara perché stai facendo tutto questo, perché stai tornando indietro?

CHIARA                       - Mi voglio riprendere la mia vita.

TERESA                        - In un giorno non puoi cambiare tutto.

CHIARA                       - Posso! Adesso basta.

Le due amiche entreranno nella stanza, dopo aver dato un ultimo sguardo furtivo di rassegnazione a Chiara. Mentre Sonia e Teresa si cambiano, Chiara si siederà sul divano con sguardo triste, un po’ fuori di sé.

Buio per pochi attimi.

Quando la luce si riaccenderà, la tavola sarà pronta per la cena e le due amiche saranno vestite.

SONIA                           - Allora, noi andiamo. Ci vediamo più tardi.

CHIARA                       - (distrattamente) Ok...

TERESA                        - Allora ciao... per me, stai facendo una grande stupidaggine.

CHIARA                       - (senza rispondere) Buona serata.

TERESA                        - Ma perché ci tratti così, io non capisco?

CHIARA                       .- Cavolo, ancora! Sei la persona più pesante che abbia mai conosciuto. Senti, non sei mia madre, per cui fatti i fatti tuoi. Mi hai stancata e non sopporto più la tua invadenza.

TERESA                        - (offesa) Sai che c'è? Vai a quel paese e non chiedere mai più il mio aiuto

Vanno via sbattendo la porta di ingresso. Chiara si appoggerà alla porta

CHIARA                       - (fra sé) Scusatemi, non so neanche io cosa mi stia succedendo. Mi sento un'adolescente in crisi. Dio, non so più niente. Non voglio compiere trent'anni, non voglio che tutti mi dicano che sono ormai una donna, non voglio crescere.

campanello

CHIARA                       - Cavolo è già arrivato... ok, ce la posso fare, devo smettere solo di tremare.

campanello

CHIARA                       - Si, arrivo subito.

Apre la porta e si trova di fronte Marco. E' un ragazzo sui 35 anni, giacca e cravatta, sguardo serio di un uomo posato, dedito al lavoro e senza troppi grilli per la testa

CHIARA                       - (imbarazzata) Ciao, Marco.

MARCO                        - Ciao... Ho incontrato le tue amiche per le scale e non credo siano state felici di vedermi.

CHIARA                       - Lasciale perdere, hanno dei problemi al lavoro e sono un po' nervose. Sono felice dì vederti.

MARCO                        - Purtroppo non posso dire la stessa cosa, visto che mi hai fatto venire qui dicendomi che i tuoi genitori avevano un grosso problema, che io solo avrei potuto risolvere. Mi hai fatto preoccupare... allora? Dimmi.

CHIARA                       - No, niente di grave. Tu sei un medico e volevo un parere.

MARCO                        - Come mai non mi hanno chiamato loro?

CHIARA                       - Perché... senti Marco, io...

TERESA                        - Non mi dire che mi hai mentito, come al tuo solito!

CHIARA                       - Non ti ho mentito, ho solo un po' esagerato un banale problema di pressione, perché volevo vederti.

MARCO                        - Lo sapevo... Io me ne vado.

CHIARA                       - No ti prego aspetta. Voglio solo parlare un po' con te... raccontarti la mia vita e sapere un po' della tua.

MARCO                        - Sai benissimo che non me ne frega niente della tua vita e del modo mediocre in cui la vivi.

CHIARA                       - Dio perché fai casi? Mi stai umiliando.

MARCO                        - (sorriso sarcastico) Sei tu che ti sei umiliata, quando hai deciso di lasciarmi per... per... questo. Ma, guardati intorno, vivi qua facendo un lavoro banale e mal remunerato, frequenti quelle tue amiche che hanno in testa solo arte... arte... e stupidaggini del genere.

CHIARA                       - Ma come ti permetti, io...

MARCO                        - Se non vuoi sentire quello che ho da dire, me ne vado.

CHIARA                       - No ti prego... so quello che pensi di me, è per questo che ti ho lasciato. Ti prego, non ne parliamo più, voglio passare una serata tranquilla, parlare un po' con te...

MARCO                        - Ma io non ci tengo. Mi hai fatto venire qua con l'inganno!

CHIARA                       - Ti prego (piange)

MARCO                        - Dio... non iniziare a piangere adesso, sai che non lo sopporto...

CHIARA                       - Dammi una possibilità!

MARCO                        - Non devo darti proprio niente. Questa tua richiesta dimostra quanto tu sia immatura... non ti hanno detto che non si deve tornare mai sulle proprie scelte?

CHIARA                       - Sì, me lo dicono in continuazione. lo voglio solo passare una serata tranquilla, voglio farti leggere le mie poesie, i mie racconti, vedere una videocassetta del mio spettacolo… non hai mai creduto in me, non mi hai mai ascoltata e adesso ti sposi… vorrei che tu mi apprezzassi.

MARCO                        - Ma che te ne importa del mio giudizio non capisco?

CHIARA                       - Non lo so nemmeno io. So, però, che se tu mi apprezzassi, forse anche io potrei...

MARCO                        - Tu farnetichi! Sai già quello che penso di te.

CHIARA                       - Ma tu non sai se io sia una brava attrice o no, non sai quale sia il mio lavoro, non sai niente.

MARCO                        - E non lo voglio sapere perché io so chi sei e non puoi essere cambiata, e so chi sono io... uno che si è fatto da solo e che adesso frequenta sicuramente la gente migliore della società, che non ha perso tempo per le stronzate.

CHIARA                       - Ho bisogno di te, sei il mio tassello mancante.

MARCO                        -Non ci sto. lo volevo essere il tuo uomo e tu mi hai fatto del male. Adesso però non puoi più farmi niente. Voglio andarmene.

CHIARA                       - Ti prego, cena qua.

MARCO                        - Non ne ho voglia, lo capisci?! Tu mi ricordi solo cose negative.

CHIARA                       - Prendi almeno un aperitivo... un attimo, sul divano.

MARCO                        - Solo un attimo.

Chiara prende i bicchieri e l'aperitivo dal frigo e mentre Marco è distratto da un libro che si trova sul tavolino, Chiara versa del sonnifero nel suo bicchiere.

Lui berrà durante la conservazione.

CHIARA                       - Tieni… Che libro guardi?

MARCO                        - Questo è mio, me lo ricordo.

CHIARA                       - Sì. E' tuo, è vecchissimo, fu il tuo primo regalo.

MARCO                        - Sì, a quei tempi avevo la voglia di leggere questi romanzi.

CHIARA                       - E' ancora sottolineata la parte che più ti piaceva. Ho tutti i tuoi libri conservati.

MAARCO                     - Non capisco perché tu abbia conservato qualcosa che apparteneva ad un uomo che hai tradito, umiliato e lasciato.

CHIARA                       - Basta, ti prego, non ricordarmi tutti i miei errori. Sono, per me, un peso insostenibile.

MARCO                        - Non credere che io parli in questo modo perché mi interessi ancora l'argomento. Tu non sei più nessuno.

CHIARA                       - Non sono più nessuno?

MARCO                        - No... non lo sei!

CHIARA                       - Eppure mi hai amata più di te stessa.

MARCO                        - Le cose cambiano e poi con il tempo riflettendoci sopra ho capito che in realtà non siamo stati mai veramente insieme. Sono stati molto di più i giorni in cui ti ho inseguita che quelli in cui ti ho avuta.

CHIARA                       - Non puoi dirmi, però, che il nostro non sia stato un grande amore.

MARCO                        - Da parte mia, sicuramente...

CHIARA                       - lo ti ho amato tanto e...

MARCO                        - Chiara, ti rammento che sto per sposarmi, per cui chiudiamo qui questo argomento.

Un attimo di silenzio

CHIARA                       - Così ti sposi?

MARCO                        - Già.

CHIARA                       - Al pensiero che tu ti debba sposare, mi sento un po’ strana.

MARCO                        - Allora non ci pensare.

CHIARA                       - Quando sei diventato così cinico?

MARCO                        - Quando sono cresciuto.

CHIARA                       - Crescere, crescere, crescere... quasi fosse un obbligo.

MARCO                        - Certo che non è un obbligo, è una conseguenza.

CHIARA                       - Secondo te, io sono un 'immatura vero?

MARCO                        - Sei una che a 30 anni non sa ancora cosa vuole!

CHIARA                       - E' grave?

MARCO                        - lo mi sarei sparato, ma, se sta bene a te, figurati se può interessare me. Mi dispiace un po’ per i tuoi genitori, speravano il meglio per te.

CHIARA                       - Anche io voglio il meglio per me. Chi dice che non sia questo?

MARCO                        - Contenta tu ... (un po’ assonnato) Mamma mia, mi si chiudono gli occhi. Non credevo di essere così stanco.

CHIARA                       - Hai sonno?

MARCO                        - Sì, moltissimo, forse è meglio che io me ne vada. (Tenta di alzarsi ma gli gira la testa e ricade sul divano.)

CHIARA                       - Aspetta ancora un po’ non puoi guidare in queste condizioni.

MARCO                        - (quasi addormentato) No... devo andare...

CHIARA                       - Dai, stenditi, non voglio fare niente di male. Ho dovuto darti del sonnifero, altrimenti, non saresti rimasto con me.

MARCO                        - Ma cosa... cosa dici...

CHIARA                       - (lo stende sul fianco sopra il divano) Ecco così stai bene.

MARCO                        - Tu sei pa... (cade addormentato)

CHIARA                       - Non ti succederà niente, con mio padre medico so benissimo quanto sonnifero mi occorre per farti addormentare.

Si spegneranno le luci e ci sarà un solo fascio di luce che illuminerà i due sul divano.

Partirà una musica dolce, nostalgica. La voce di Chiara sarà registrata come se fosse un pensiero)

CHIARA                       - Come sei bello Marco... che bello carezzarti la fronte senza sentirmi a disagio. Tu dormi, non puoi sentirmi, ma io spero che qualcosa, non so, forse il calore del mio corpo ti rimanga addosso, sulla pelle, nella testa. Forse, se mi stendessi vicino a te potresti sentirmi meglio. (Si stende di fianco a lui e prende il suo braccio quasi simulando un suo abbraccio) Ecco adesso sembriamo proprio due innamorati. Voglio parlarti. Tu, intanto, tienimi stretta, perché da sola non posso farcela. Voglio dirti che mi dispiace, mi dispiace averti fatto soffrire, mi dispiace essermene andata così. Non sto bene in questo periodo, tutto cambia intorno a me e io ho paura, come farò mai ad ancorarmi a me stessa. Tutto, intorno, mi dice che sono ormai cresciuta e ho paura di non aver fatto tutto ciò che volevo fare, e ho perso la stima in me stessa. Se solo tu mi amassi come un tempo, sono sicura che potrei ritrovare la forza dei 20 anni, potrei avere ancora voglia di cambiare me e il mondo... Ma tu sei cambiato come tutti e hai dimenticato tutto, tutto. Non so perché, ma vorrei tornare indietro, forse non è amore, forse è voglia di amore, voglia di trovare un senso, voglia di tornare nel grembo materno per sentire quanto amore nutra mia madre, per sentirla fantasticare su quello che farò, su come sarò... vorrei rinascere... ora, qui… tra le tue braccia e sentire il calore della vita, la passione per quello che faccio, la tua voce ... sì, la tua voce. Voglio addormentarmi, qui, fra le tue braccia e chissà forse dormendo insieme stretti stretti... forse ricostruirò quel ponte fra me bambina e me adulta. Notte amore e ti prego sorridimi un solo istante domani, solo per dirmi che mi perdoni... io ti ho amato veramente tanto.... veramente tanto.

I due dormiranno abbracciati, la musica continuerà per un attimo come per dare l'impressione del passare del tempo.

Ad un certo punto si sentirà rumore di chiavi e rientrerà Sonia che si guarderà un po' intorno e poi scorgerà i due sul divano.

Sonia                           - Ma che diavolo succede? Dio, non ci posso credere dormono insieme, forse questa pazza è riuscita nel suo intento.

Camminando urta il tavolino e sveglia Chiara

CHIARA                       - Che c'è, che è successo... ah, sei tu, Sonia.

SONIA                           - Tranquilla Chiara, me ne vado subito, tanto Teresa è rimasta a casa di amici perché è troppo arrabbiata con te, adesso la raggiungo.

CHIARA                       - No, non andartene non è come pensi.

SONIA                           - Lo sapevo, ti sei fatta portare a letto. Sei una stupida. Lo sai che questo domani torna dalla fidanzata?!

CHIARA                       - No, non hai capito, siediti un attimo che ti racconto.

SONIA                           - Sì, ma abbassa la voce che Marco dorme.

CHIARA                       - E' questo il punto, non dorme.

SONIA                           - Come non dorme... ?!?

CHIARA                       - Il fatto è che non voleva trattenersi a cena, allora io ho dovuto narcotizzarlo, perché per me era troppo importante potergli parlare.

SONIA                           - Tu, hai fatto cosa? (si avvicina a Marco e lo scuote) Marco... Marco... Dio mio non risponde! Ma tu sei una pazza sclerotica, vuoi far andare tutte e tre in galera... e, se non si svegliasse più?

CHIARA                       - Non preoccuparti, le dosi sono studiate per farlo dormire soltanto un’oretta e poi non gli ho fatto niente, gli ho parlato solo d'amore, perché dovremmo andare in galera?

SONIA                           - Sentitela, gli ho parlato d'amore! Questo è sequestro di persona. Che faccio, che faccio... ?

CHIARA                       - lo credo...

SONIA                           - Stai zitta, non fiatare se non vuoi che ti prenda a pugni. Lo sapevo che non stavi bene, che non dovevo lasciarti da sola... adesso che faccio?

CHIARA                       - lo credo...

SONIA                           - Stai zitta!! Prima di tutto, lo dobbiamo mettere a sedere sul divano, se dovesse svegliarsi potremmo sempre dirgli che si è trattato di un colpo di sonno e mandarlo via.

CHIARA                       - lo non voglio che se ne vada, voglio che mi senta recitare.

SONIA                           - Cosa vuoi tu?

CHIARA                       - Voglio che mi senta recitare, voglio che mi dia una possibilità, mi serve.

SONIA                           - Sì, certamente, adesso facciamo uno spettacolo tutto per lui. Tu sei fuori. Io chiamo i tuoi genitori, così la facciamo finita con questa storia.

CHIARA                       - Non ti permettere, vedi che mi uccido se chiami mia madre.

SONIA                           - Dimmi allora che cosa devo fare ?!

CHIARA                       - Io voglio che lui mi senta recitare e che mi dica che sono brava tutto qua. Dai, dammi una mano, ti prego!

SONIA                           - Chiara, no, nemmeno se mi ammazzi!

Marco si lamenta, risvegliandosi. Chiara e Sonia cominciano ad entrare in panico.

CHIARA                       - Si sta svegliando, si sta svegliando. Presto, leghiamolo con questa corda.

SONIA                           - Ma sei impazzita?

CHIARA                       - Guarda che, se si sveglia arrabbiato, potrebbe picchiarci.

SONIA                           - Non è vero...

CHIARA                       - Sì, invece… sbrigati ti ho detto, aiutami a legarlo.

SONIA                           - Gesù, che sto facendo? Questa me la paghi!

Lo legano

CHIARA                       - Ecco fatto, legato così stretto, non credo che sarà in grado di slegarsi.

SONIA                           - Padre nostro che sei nei cieli...

CHIARA                       - Ma ti sembra il momento di pregare, questo?

SONIA                           - Questo mi sembra solo un inferno e voglio uscirne. Ma perché sono tua amica? Perché ti ho conosciuta? Tu non ti rendi conto che tutto quello che ho mi piace e tu invece me lo stai portando via con questo gesto... uscirò sui giornali, mi arresteranno!

CHIARA                       - Ma non ho intenzione di ucciderlo, voglio solo parlargli.

SONI                              - Chiara... tu devi solo ringraziare il Cielo se io non ti abbia presa a pugni e spedita alla polizia. Mi hai convinta pure a legarlo... no... no.. non ci credo... io sono una persona razionale, cazzo!!

CHIARA                       - Lo stai facendo perché mi vuoi bene e ti ringrazio.

SONIA                           - No.... ti compatisco e ti odio.

CHIARA                       - Ma dai, Sonia, pensaci... dimmi che non hai mai desiderato  prenderti con la forza ciò che a volte ti è stato negato ingiustamente, dimmi che non hai desiderato prenderti il lavoro che ti spettava e che non ti è stato dato, l'uomo che ti rifiutava, la fama che meritavi, lo sguardo ammirato di chi invece lì, dall’alto, non si cura del tuo passaggio. Guardalo, lui rappresenta tutto questo, la possibilità di essere, tu stessa, artefice del tuo destino, rimediare con forza ai tuoi errori. Noi in fondo cosa vogliamo da lui?

SONIA                           -  ( sussurrando) La sua attenzione?

CHIARA                       - No, di più... il suo tempo.

Marco apre gli occhi

SONIA                           - Ahhhh.... Che facciamo... dai parlagli, digli quello che gli devi dire e lo liberiamo.

MARCO                        - Ma dove sono, che cosa è successo?

CHIARA                       - Tranquillo, sei a casa mia.

SONIA                           - (agitatissima) Sì, stai tranquillo, dai.

MARCO                        - Chiara… Sonia…. Ma, che cosa è successo? Mi sento tutto addormentato... ehi, sono legato, che scherzo è questo, slegatemi subito, maledette idiote.

SONIA                           - Senti Marco, ti prego, cerca di evitare gli insulti, stiamo tutti calmi così vedrai che questa farsa finirà subito.

MARCO                        - Ditemi immediatamente perché sono legato, altrimenti qui faccio il macello.

SONIA                           - Tenuto presente che il macello, tu, materialmente, non puoi farlo, ti dispiacerebbe stare un attimo zitto e ascoltare ciò che ha da dirti Chiara?

MARCO                        - Dimmi che è uno scherzo!

SONIA                           - ( disperata) Vorrei che lo fosse, credimi.

MARCO                        - Chiara, slegami immediatamente...

CHIARA                       - Fra qualche minuto, prima devi danni un po’ della tua attenzione.

MARCO                        - Ma che dici?

SONIA                           - Senti te lo spiego io, lei vuole che tu la senta recitare, ma non mi chiedere perché, credo di aver capito che ti identifìchi con la società.

CHIARA                       - Ma perché parli come se io non ci fossi, Sonia? Credi che sia pazza?

SONIA                           - Decisamente, sì!

CHIARA                       - Bella amica sei?

SONIA                           - Dillo di nuovo e ti tiro il vaso in testa.

MARCO                        - Basta, finitevela !! Slegatemi, maledette... aiuto, aiuto, qualcuno mi aiuti!

SONIA                           (Impaurita da questo urlo, gli mette un cuscino in faccia) No, ti prego, non devi gridare, abbi un po' di pietà, per me, almeno tu.

MARCO                        - A... a... a... hummm…

CHIARA                       - Così lo soffochi, lascialo stare.

SONIA                           - Senti, ti lascio, ma ti prego, non gridare.

MARCO                        - (tossisce) Voi... voi... siete... pazze. Io vi faccio passare dei guai seri, io vi mando in galera.

SONIA                           - Lo sapevo, lo sapevo.

CHIARA                       - Ti prego, Marco, tesoro, ascoltami un attimo, è una questione di principio. In fondo, se fossimo due bambini, non sarebbe difficile, dopo uno screzio, ritornare a giocare insieme, basterebbe chiedersi scusa.

MARCO                        - Tu non sei una bambina e nemmeno io.

CHIARA                       - Facciamo finta di esserlo, nell'animo. Ascolta questa brano in silenzio, mi basta per essere felice.

MARCO                        - Io non ti devo mente, slegami!!

SONIA                           - Allora, sei proprio stronzo... (Gli si avvicina minacciosa al limite della esasperazione e lo strattona con forza) Devi stare un minuto zitto, hai capito o no!!

MARCO                        - (impaurito) Sì, sì, ho capito.

SONIA                           - Bravo figliolo. Allora, Chiara, cosa ci fai ascoltare?

CHIARA                       - Un... un brano che ho scritto io, si chiama "Follia d'amore"... racconta praticamente dì...

SONIA                           - Senti, evita, ti prego, la spiegazione, non credo che sia la sede adatta. (Si asciuga il sudore sulla fronte)

CHIARA                       - Sonia, non ti senti bene?

SONIA                           - No, sto per svenire, grazie!! Visto, che per te, invece è tutto normale, potresti illuminarci, finalmente, con la tua interpretazione?

Chiara                           - Sì, subito... Marco, questa è per te, anche se è un uomo a parlare in questo monologo. L’ ho preso dal libro che mi regalasti tempo fa.  «La gente dice che sono pazzo, me ne sto ore e ore affacciato al balcone a guardare la donna che amo... e non è, forse, divino amare cosi! Non è, forse, divino sentire l'anima innalzarsi e ricadere giù, provocando un sottile dolore... non è forse divino il dolore.

                                       Non è forse divino chiudere a chiave la porta di una stanza, dove lei ha alloggiato per non più di due o tre minuti, concentrarsi, chiudere gli occhi e all'improvviso risentirne l'odore, i passi, i movimenti, rivederla mentre si tocca i lunghi capelli, ammirarne il sorriso e piangere, piangere.

                                       Non è forse divino ammirarla in lontananza e amarla, benché lei non sia mia, ma di un altro uomo.... desiderarla, benché lei non desideri me, ma un altro uomo... baciarla... toccarla con i mie occhi.

                                       Ah... io l 'ho amata nel momento in cui l 'ho vista, l'ho respirata, e in quel respiro così intenso e profondo, mi è scivolata giù nel sangue, nella carne e poi dritto a squarciarmi il petto e li è rimasta per tutto questo lungo tempo... ferma, immobile. Io, lo giuro, ho pensato, riflettuto, e mi son detto: mandala via, mandala via, non ama te ma un altro uomo, non desidera te ma un altro uomo, e non bacia te, non ha mai baciato te, mai, mai.

                                       Lei dov'è adesso?

                                       Non è innanzi a me, né al mio fianco e mai ci sarà, perché è rimasta avvinghiata al mio cuore e, giuro, nulla ho potuto contro la sua forza. Ma un giorno, quando sarà mia, perché lei sarà mia, l'adagerò sulle mie gambe, le terrò la testa fra le mani e nulla dovrà fare, senza che io sia la sua ombra.

                                       Adesso mi nutro di questo dolore che riempie i mie giorni e preferisco al vuoto... non è forse divino amare così?»

L'interpretazione intensa lascerà un attimo di silenzio

SONIA                           - (battendo le mani) Brava, bravissima, mi hai veramente commossa

CHIARA                       - Grazie! Mi sento piena di energia, felice di avere qui Marco e te, felice... (si avvicina a Marco per dargli un bacio affettuoso, ma lui si scosta)

MARCO                        - Ma che cosa hai creduto di fare? Credi che l'avermi costretto con la forza ad ascoltarti sia come se lo avessi deciso spontaneamente? Ascoltami bene, tu non puoi cambiare le regole del gioco e non potrai mai avere da me e da qualcun altro ciò che non vogliamo darti. Sai la verità qual è? Sei brava, è vero, e questo l'ho sempre saputo, ma mi fa schifo la tua debolezza, la tua insicurezza, la tua dipendenza dal prossimo... (Ride) Dio, come mi fai pena, mi lasci e vorresti riprendermi così? (ride)

Chiara, turbata si guarda intorno come se finalmente si rendesse conto

CHIARA                       - Che ho fatto, che diavolo ho fatto?!

SONIA                           - Dai, Chiara, calmati ti prego, non ascoltarlo. Io ho capito, ti giuro, lascialo stare.

CHIARA                       - Ti prego, liberalo.

SONIA                           - Sei sicura?

MARCO                        - (Sarcastico) Sonia, Sonia, Sonia, anche tu vittima della follia, adesso?

SONIA                           - (arrabbiatissima) Sai che ti dico, manichino imbottito...

MARCO                        - Sentiamo.

SONIA                           - Io, adesso, ti slego, ma prima ti restituisco ciò che hai dato a Chiara.

MARCO                        - E sarebbe?

SONIA                           - Questo (Gli molla un ceffone)

MARCO                        - Ma sei impazzita? E poi io non l'ho mai picchiata.

SONIA                           - Con il tuo comportamento è come se l'avessi presa a calci e pugni.

MARCO                        - Adesso mi dovrai slegare, vedrai che vi combino!

SONIA                           - Non credo ti convenga fare niente, anzi ti consiglio di andartene immediatamente se non vuoi che la tua bella fidanzata venga a sapere che eri qui oggi senza averle detto niente... perché sono sicura che tu non le abbia detto niente. (Marco tace) Come pensavo!

CHIARA                       - Sonia, basta parlare, ti prego, slegalo.

SONIA                           - Ok... anzi no, prima voglio dirti una cosa... voglio dirti che conosco Chiara praticamente da quando è nata, sono a conoscenza di tutte le sue stranezze, personalmente penso che oggi abbia sorpassato il limite e che con te, in passato, si sia comportata veramente come una matta, eppure sono convinta che, se tu fossi entrato in punta di piedi nella sua vita e non saltando e sputando su tutto, come invece hai fatto, lei sarebbe rimasta con te per sempre.

MARCO                        - La pagherete cara. Non finisce qui.

CHIARA                       - Un sorriso e basta, te ne prego!

MARCO                        - lo non voglio sorriderti, non ci riesco. Quando ti guardo vedo solo lo schifo. Mi dispiace di essere entrato "saltando" nella tua vita, ma quando si ama pazzamente qualcuno, lo si vorrebbe tutto per sé. I miei sbagli, però, non ti davano il diritto di farmi soffrire come un cane... ricordo ancora le tue fughe, fuggivi lontano anche quando eri stretta a me.

CHIARA                       - Vorrei spiegarti...

MARCO                        - E come? Recitandomi un brano teatrale? E credi che dopo un anno a me interessi sentire qualche spiegazione? Svegliati Chiara.!!! Mentre tu perdevi tempo a cercare il senso della vita e dell'amore, mentre tu andavi in giro con il naso per aria, il mondo è andato avanti, è cambiato ed anche io sono diverso... e anche tu sei cresciuta. Svegliati hai trent'anni !

CHIARA                       - Non voglio compiere trent'anni senza averti parlato, spiegato.

MARCO                        - Dio mio, ma che significa questa frase?

CHIARA                       - Tutto quell'amore mi è caduto addosso e non sono riuscita a contenerlo.

MARCO                        - L'amore non si deve contenere.

CHIARA                       - Tutta quella passione era troppo per me. lo sono un’insicura e tutto quel sentimento nei miei confronti, quella devozione che proveniva da un uomo colto, intelligente, sensibile e perfetto... un uomo, che, per me, era come un poeta… tutto quell’amore non sono riuscita a trattenerlo.

MARCO                        - Per questo mi hai tradito, umiliato?

CHIARA                       - Non ci sono scuse per ciò che ho fatto. Io mi sentivo una regina, sicura di me, fiera del tuo amore e più tradivo più ti avevo e più ti avevo più i miei limiti cadevano. La paura di perdere tutto nella stabilità, mi ha impedito di raggiungere un porto sicuro....... tu mi hai spaventata a morte.

MARCO                        - Io, ti avrei spaventato?

CHIARA                       - Non ti piaceva niente di quello che facevo, tutti i miei amici non godevano del tuo rispetto... non mi hai dato il tempo di capire da sola che il mio mondo poteva essere sbagliato e così ho iniziato a saltellare tra te e la mia vita e mi sono persa.

MARCO                        - E dovrei credere a tutto questo?

CHIARA                       - Sono una debole, una che a trent'anni agisce e pensa ancora come una ragazzina. Una che ha paura del giudizio della gente, che vorrebbe rivivere la sua vita, che delude i suoi genitori, che sbaglia gli ingredienti delle torte, che non vuole crescere e responsabilizzarsi.

MARCO                        - E adesso che vorresti?

CHIARA                       - Una possibilità!

MARCO                        - Per che cosa?

CHIARA                       - Per amarti, vivere, crescere.

MARCO                        - Non posso aiutarti, cerca il tuo specchio e riflettiti in quello e non nel mio e cresci Santo Dio. Adesso slegami, che stiamo veramente cadendo nel ridicolo... niente si può prendere con la forza e tutto si può perdere se lo vogliamo.

CHIARA                       - Allora, devo dirti addio?

MARCO                        - Sì, devi.

Un attimo di silenzio e poi Chiara e Sonia slegheranno Marco

CHIARA                       - Adesso, puoi andare.

MARCO                        - Non vi alzo le mani perché sono un signore...

SONIA                           - E perché non vuoi casini.

MARCO                        - Brava, sei perspicace, non lo avrei mai detto.

SONIA                           - Uh, che simpatico! Se non sapessi di essere complice di un rapimento, ti prenderei a pugni.

MARCO                        - Non ti rispondo nemmeno, non lo meriti.

SONIA                           - Vattene, che aspetti?

CHIARA                       - No, ti prego, dammi almeno un ultimo bacio

La spinge violentemente

MARCO                        - Non ti avvicinare mai più a me. (Se ne va).

SONIA                           - Chiara, dai alzati, è tutto finito, non preoccuparti, non dirà niente a nessuno. Adesso, devi pensare solo a te, dai alzati. (la tira su)

CHIARA                       - ( sguardo nel vuoto) Sì, è finito tutto.

SONIA                           - Siediti sul divano, io intanto ti faccio una camomilla.

CHIARA                       - Sì, una camomilla va bene.

SONIA                           - Quando ti sarai calmata, se vuoi, parliamo di tutto quello che è successo ma adesso no, siamo troppo agitate, va bene?

CHIARA                       - Sì, siamo troppo agitate.

SONIA                           - D'accordo, ho capito, è meglio fare subito questa camomilla.

Sonia si avvicina alla cucina mentre Chiara si alza e tira da sotto i cuscini del divano una pistola puntandosela alla testa.

SONIA                           - (dando le spalle a Chiara, prepara la camomilla) Sai che pensavo, potremmo farci un bel viaggio. Potremmo andare in Irlanda, hai sempre sognato di andarci e credo che questo sia proprio il momento giusto. Che ne dici? Chiara, allora? Perché non rispondi?

(si volta) Ahhhhhh!! Che... che fai con quella pistola. Chiara, ti prego, non fare sciocchezze, mollala subito, ti prego... ti prego parlami, io posso aiutarti... dammi la pistola Chiara... si aggiusterà tutto vedrai, non è mica la fine del mondo, sei solo un po' depressa... pensa a quanta gente...

CHIARA                       - No, no, no! Smettetela di dirmi tutti la stessa cosa, che devo pensare a tutte quelle persone che stanno peggio di me, che hanno dei veri problemi e dei seri motivi di sofferenza. lo so che esistono milioni di persone che soffrono nel mondo e, credimi, mi dispiace, ma non posso farei niente. lo so solo che la mia sofferenza, per quanto insignificante sia, è personale, tutta mia e tu... anzi... tutti la dovete rispettare.

SONIA                           - lo la rispetto, ti giuro. Avanti, metti giù quella pistola, mi fai paura. Ti prego non farti questo, non mettere fine alla tua vita, è il sogno più grande che ti sia stato regalato, è il più grande palcoscenico su cui tu potrai mai salire, ti scongiuro, non scendere.

CHIARA                       - La mia vita... non la riconosco più la mia vita, qualcuno se l'è portata via. Quando sono diventata così grande? Chi, ha deciso che i grandi non possono riparare agli errori? E soprattutto, chi caspita, ha deciso che sono grande. Ma tu lo sai che c'è il limite dei trent'anni per i contratti formazione?

SONIA                           - Sì, lo so... ne possiamo parlare... poggia la pistola...

CHIARA                       - E perché? Secondo loro, io non ho più niente da dare o da imparare... così, se nella mia vita, non ho concluso niente, io dopo i trent'anni non posso rimediare.

SONIA                           - La fai tragica... devi solo metterti al passo con i tempi... dai dammi la pistola...

CHIARA                       - Sai chi sono io agli occhi della gente? Una che non ha concluso niente perché volevo fare tutto... e non so nemmeno cucinare come mia madre (isterica). Tu non sai quanto sia stato facile trovare questa pistola, ho soltanto dovuto pagare qualcuno per averla, non pensavo sarebbe stato così semplice mettere fine a tutto, anzi niente.

SONIA                           - No, aspetta, ascolta, è solo una questione di... di polpette.

CHIARA                       - (confusa) Come?

SONIA                           - Sì, di polpette. Ho passato moltissimo tempo guardando mia madre che faceva le sue famose polpette. La gente veniva a casa mia appositamente per assaggiarle e io stesso ero innamorata di quel sapore così buono. (Chiara ascolta) La guardavo, cercando di carpirne il segreto... qualche ingrediente nascosto, ma non scoprivo mai niente. Ho provato a farle più volte, seguivo lo stesso iter di lavorazione di mia madre, usavo gli stessi ingredienti ma niente, niente di niente, mi si spaccavano sempre in più parti durante la cottura. La cosa triste era che la gente non le assaggiava nemmeno è le scansava nel piatto e io stessa le presentavo a tavola con una certa titubanza che mi si leggeva nello sguardo. Un giorno, però, durante una cena, uscii dalla cucina tutta impettita, con una scintilla di ammirazione per me stessa negli occhi e con una enorme coppa di polpette tutte spaccate e con voce fiera dissi: "Vi ho preparato una nuova ricetta, si chiamano polpette messicane. Gli invitati le guardarono per un attimo e poi giù, tutti a mangiarle con gusto. Non so se comprendi quello che ti voglio dire…

CHIARA                       - Polpette… tu dici che è tutta una questione di polpette. (inizia a ridere e abbassa la pistola) Polpette...

SONIA                           - (Sorride un po' tesa con lo sguardo sempre sulla pistola)

CHIARA                       - A me piacciono con un po' di peperoncino anche se tutti le preferiscono tradizionali.

SONIA                           - E all'uovo ti piacciono?

CHIARA                       - Sì, sono quelle che preferisco... io...

SONIA                           - Tu non vuoi morire Chiara, tu non puoi andartene senza presentare al mondo le tue polpette, senza farle assaggiare a tutti, senza inorgoglirti tu stessa della loro perfetta riuscita... perfetta per te e quindi per tutti... non so se mi capisci... Dai dammi la pistola.

CHIARA                       - Sonia, tu sei la mia migliore amica, giurami che mi aiuterai.

SONIA                           - Te lo giuro, ma sei tu che devi metterei l'ingrediente segreto. Adesso dammi la pistola per carità, mi stai facendo tremare per la paura.

Chiara cammina verso la  cucina tremando e allunga il braccio per porle la pistola. In quell'istante rientra Teresa che di fronte a questa scena urla. Chiara per lo spavento indietreggerà e Teresa, quasi con un gesto dettato dalla paura, le si getterà addosso cercando di toglierle la pistola. Ci saranno delle urla. Sonia cercherà di separarle e nella mischia partirà un colpo. Buio. Al ritorno della luce, Chiara sarà Stesa colpita al petto.

TERESA                        - Chiara, Chiara, ti prego, rispondi.

SONIA                           - Dio mio, che hai fatto, che hai fatto?

TERESA                        - Chiara, rispondimi... presto, chiama un'ambulanza.

SONIA                           - Chiara, apri gli occhi, ti prego, dai piccola.

TERESA                        - Chiama un'ambulanza! !

SONIA                           - Si, (piangendo si avvicina al telefono e compone il numero) presto vi prego, aiutateci, la nostra amica sta morendo, presto via Acqua Bullicante 409, presto!!

CHIARA                       -Ahhh...

TERESA                        - Piccola, sono io Teresa, mi riconosci?

SONIA                           - Chiara...

CHIARA                       -Ahhh...

SONIA                           - Stai calma, sta arrivando l'ambulanza.

CHIARA                       - Sonia... io...io non voglio morire, non voglio... l'ho capito sai... io... voglio cucinare… cucinare ....

TERESA                        - O signore, sta delirando.

SONIA                           - No, non sta delirando. Chiara, tu non morirai, te lo prometto, tu non morirai.

Sulle tre ragazze in lacrime scenderà il buio e il suono di una sirena chiuderà la scena  fino alla fine della canzone. Durante la canzone sullo schermo passeranno scene di vita futura…..una eventuale, normalissima vita.

Al ritorno della luce, Sonia e Teresa saranno accanto al letto vestite con due abiti neri eleganti. Stesa sul letto con gli occhi chiusi, vestita da sposa con i fiori tra le mani, ci sarà Chiara.( sembrerà morta)

SONIA                           - (triste} Non posso credere che questo sia l’ultimo giorno che la vediamo qui con noi.

TERESA                        - Si, è una sensazione stranissima.

SONIA                           - Si, ma non dobbiamo piangere, lei potrebbe vederci e soffrirne e invece questo deve essere un giorno di festa perché lei inizia una nuova vita.

TERESA                        - lo non so se ce la faccio a non piangere, vorrei averla qui stasera e fare una di quelle nostre riunioni in cui ci diciamo tutto e ci confidiamo i nostri segreti, vorrei chiederle scusa per quel maledetto giorno che me ne sono andata sbattendo la porta.

SONIA                           - Non ci pensare. Rilassiamoci adesso perché è quasi arrivato il momento e tra un po' arriveranno tutti.

TERESA                        - Sì è meglio rilassarci, ci aspetta una lunga giornata.

In questo momento Chiara si metterà a sedere sul letto.

CHIARA                       - Mi sento meglio. Il giramento di testa è passato.

SONIA                           - Lo sapevo che avresti dato fastidio anche il giorno del tuo matrimonio. Ce la fai a venire in cucina? C’è una sorpresa.

CHIARA                       - Se te ne sei dimenticata, ti ricordo che devo stare in chiesa tra 15 minuti.

TERESA                        - Non lo abbiamo dimenticato. Sei tu che sei svenuta.

CHIARA                       - Non l’ho mica fatto apposta! Va bene vengo.

TERESA                        - Sì, vieni.

Chiara si alza

SONIA                           - Sei bellissima, mi viene da piangere.

TERESA                        - Anche a me.

CHIARA                       - Vi, prego, smettetela, altrimenti mi si scioglie tutto il trucco. Allora, questa sorpresa?

SONIA                           - Eccola qua (Solleva la tovaglia che ricopre il tavolo) Ti abbiamo preparato sei coppe con sei diversi tipi di polpette.

TERESA                        - E, ovviamente, per trovare il nostro regalo, dovrai mangiarle tutte.

CHIARA                       - Siete delle carogne e io… vi amo... e sono felice.

TERESA                           - Certo, ti sposi.

CHIARA                      - Ma non è solo per questo. Ci ho messo un po’ ma finalmente uso il mio specchio e non quello di Marco……ed ho conosciuto un uomo fantastico……che oggi sposerò…forse!

SONIA e TERESA       - Forse!?

CHIARA                      - No…si…è che ho un po’ paura ….nella mia testa ho tante domande e….sarò all’altezza delle aspettative di tutti? Accetterò i cambiamenti? E poi non voglio compiere ….

TERESA                     -  Non lo dire , non lo dire!!!!!!!!

SONIA                        - Perdonami per quello che sto per fare ma…….( le dà uno schiaffo)

CHIARA                     - Ah!

SONIA                         - E adesso vivi …Peter pan !

Si guardano e sorridono ……si prendono per mano ed escono. SIPARIO

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