Notte d’avventure

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NOTTE D’AVVENTURE

Un prologo, tre atti e un epilogo

Di EMILIO CAGLIERI

PERSONAGGI

GIORGIO MAURRAIN

CARLO VAN­DELET

NAPOLEONE LEBLOND

CASIMIRO CODY

JACOBIN

MONTAGNARD

FRANCESCO

ADRIANA

ROSETTA

SUSANNA

NELLY

LA BARONESSA DE BEAULIEU.

A Parigi - D'inverno.

NB. - Fra il prologo ed il primo atto e fra il terzo atto e l'epilogo non ci sono intervalli.

Commedia formattata da

PROLOGO

Un elegante salotto al piano ter­reno del villino del signor Maurrain. A sinistra, la porta che conduce nell'anticamera; a destra, un'altra por­ta. In fondo, a sinistra, una finestra attraverso la quale si vede, a qualche metro di distanza, un muro cui so­vrasta una cancellata in ferro, e al di là, pure a pochi metri di distanza, il fianco di un altro villino. Sempre in fondo, a destra, il principio dì una scala che sale al primo piano. Arre­damento moderno. L'apparecchio te­lefonico si trova stt di un mobilino apposito, situato presso la parete di fondo.

(Notte. Le imposte della finestra sono chiuse. La stanza è immersa nel buio. Qualcuno si muove lentamente, studiandosi di non fare rumore, ma viceversa urtando più volte nei mo­bili. Dopo un poco, dalla parte della scala, giunge concitata e appena per­cettibile la voce di Adriana).

Adriana                         - Dottore! Ma siete im­pazzito? Andate via! Non so nemme­no se la cameriera sia andata a let­to. Certamente non dorme. Andate via, ve ne supplico; andate via, an­date via! (In anticamera viene ac­cesa la luce. Si ha appena il tempo di intravedere nel salotto un uomo incappottato e col cappello in testa e più in là, presso la scala, Adriana. La luce viene rispenta immediata­mente. Adriana, con un grido soffo­cato) Ah! Mio marito! (L'uomo che è nella stanza, urtando ora fragorosa­mente nei mobili, si precipita verso la porta dì sinistra ed esce. Subito echeggia un colpo di rivoltella se­guito, a breve distanza, da altri due. Adriana con un grido, questa volta acutissimo) Ah! Giorgio... Giorgio!

ATTO PRIMO

(Mattino. Le imposte della finestra sono ancora chiuse, la luce elettrica è accesa).

Adriana                         - (al telefono) Sì, sono ancora io... La signora? Ah, è già uscita? Grazie, Gabriella... Male, ca­ra, sto ancora molto male... Non so; ho dei dolori atroci... Un bambino? Ma no, cara, non aspetto alcun bam­bino, purtroppo. Un dolce... credo che mi abbia fatto male un dolce che ho mangiato ieri sera... Anzi, sen­z'altro; è stato il dolce. hai capito?... Grazie, Gabriella... Grazie... (Depone il ricevitore. E' agitatissima. Campa­nello nell'interno).

Nelly                             - (di dentro) Sono io, si­gnora.

Adriana                         - (esce a sinistra e subito rientra, seguita da Nelly, recando al­cuni giornali) Li hai guardati? Non c'è niente?

Nelly                             - Non mi pare, signora.

Adriana                         - (scorre le pagine interne dei giornali, poi le ultime) Mac­ché! Assolutamente niente!

Nelly                             - (osando appena) La si­gnora non sa... non immagina... in­somma, non ha un'idea di ciò che può essere successo?

Adriana                         - Che vuoi dire? Che cosa pensi? Sentiamo.

Nelly                             - Niente, signora. Mi sono espressa male. Volevo soltanto doman­dare alla signora...

Adriana                         - Macché domandare! Non hai niente da domandarmi. Te l'ho già detto e ripetuto. Sarebbe lo stesso che io chiedessi a te una spie­gazione. Potresti darmela? No, vero? Ed io nemmeno.

Nelly                             - Scusatemi, signora... (Campanello nell'interno).

Adriana                         - Apro io. Tu vai in cucina e prepara una tazza di caffè per la signora Leblond.

Nelly                             - Soltanto per la signora?

Adriana                         - Soltanto. Io non ho davvero bisogno di eccitanti. (Esce a sinistra. Nelly l'accompagna con lo sguardo).

Nelly                             - (fra sé) Mah!... (Esce a destra).

Susanna                         - (entrando da sinistra in­sieme ad Adriana) Che diamine ti accade?

Adriana                         - Una cosa orribile. Sie­di... (Sedendole accanto) E prima di tutto perdonami di averti costretta ad alzarti ad un'ora inverosimile.

Susanna                         - Lascia andare... Che è successo? Ti sei bisticciata con tuo marito?

Adriana                         - Si tratta di ben altro! Bisogna che ti racconti tutto dal principio. Oh, non è facile, credimi! Beh! Ieri sono andata a farmi visi­tare dal dottor Vandelet...

Susanna                         - Ma allora è vero quel­lo che mi hai detto per telefono? Non era una scusa per la mia donna? Ti senti veramente male?

Adriana                         - (negando) Vandelet è il nostro medico. Siccome gli si cor­risponde una quota annua fissa...

Susanna                         - Oh, sa curare bene Vandelet: almeno il proprio Inte­resse...

Adriana                         - E' proprio perché a fin d'anno non accorda riduzioni, che ogni tanto cerchiamo di servircene. Così, ieri, sono andata da luì più per fare due chiacchiere che per neces­sità. E' un uomo col quale si conversa volentieri.

Susanna                         - Purché non lo si guardi...

Adriana                         - E' vero. Non è bello. Ma non è uno sciocco. Anzi, non manca di un certo spirito. Insomma, non si può dire che sia antipatico.

Susanna                         - Adriana... Che genere di visita ti ha fatto Vandelet?

Adriana '                       - Non scherzare. Ascoltami. Vandelet, ieri, era in vena di ga­lanterie. Credo che, se la sua amica non fosse stata in casa, avrebbe fini­to con l'abbracciarmi.

Susanna                         - Ah! Ti ha rispettata per rispetto all'amica?

Adriana                         - Non so che cosa avesse. Era pieno di brio, impertinente, sfron­tato come non l'avevo conosciuto mai.

Susanna                         - Aveva vinto molto la notte precedente. Non ci sono che le vincite al gioco che riescono a met­terlo di buon umore.

Adriana                         - Può darsi. A un certo momento si dà a frugare nella mia borsetta e a fare dei commenti pic­cantissimi su tutti gli oggetti che vi trova.

Susanna                         - Escluso il denaro; con quello, lui, non scherza!

Adriana                         - Gli capita fra mano la mia chiave di casa. Comincia col chiamarla la chiave del paradiso e prosegue a ricamarvi sopra per non so quanto.

Susanna                         - Quanto occorre per turbarti!

Adriana                         - Oh, no!... Mi divertiva. Ma poi si è fatto anche più insolente. « Sapete - mi ha detto - perché poi medici sbagliamo spesso le nostre diagnosi? Perché le facciamo sulla base delle dichiarazioni del pa­ziente che, spesso, non sa o non vuol dir tutto. Ebbene, io ho inventato un nuovo metodo di accertamento. Stu­dio l'ammalato quando questo dorme. E' un sistema infallibile ».

Susanna                         - E conclude proponendo anche a te di lasciarti studiare nel sonno.

Adriana                         - Ti dico: ieri quell'uomo aveva il diavolo addosso.

Susanna                         - Però, aspirava al pa­radiso.

Adriana                         - Arriva persino a chie­dermi quando mio marito avrebbe trascorso una notte fuori di casa.

Susanna                         - E tu?

Adriana                         - Susanna, tu mi conosci...

Susanna                         - Che gli hai risposto?

Adriana                         - Gli ho risposto... così, capisci? per scherzo... per togliere im­portanza alle sue parole, capisci?

Susanna                         - Dimmi che cosa gli hai risposto?

Adriana                         - Che Giorgio era partito per Lione e che sarebbe tornato sol­ tanto stamani...

Susanna                         - Chiarissimo!

Adriana                         - Susanna! Ti prego di credere... ti giuro, che non ho mai, assolutamente mai, tradito Giorgio. Se ieri mi sono lasciata sfuggire quelle parole...

Susanna                         - L'hai fatto per togliere importanza a quelle di Vandelet. D'accordo. Eppoi?

Adriana                         - Poi è entrata Rosetta e naturalmente, in presenza della sua amica, Vandelet... (Si bussa alla por­ta di destra). Vieni, Nelly...

Nelly                             - (entra, portando il caffè) Buon giorno, signora.

Adriana                         - Un sorso di caffè...

Susanna                         - Grazie, cara. Ma l'ho già preso.

Adriana                         - Ti aiuterà a star desta.

Nelly                             - (a Susanna) La signora ha saputo? Che cosa pensa?

Adriana                         - Ma niente! Non sap­piamo che pensare noi, come può sa­perlo la signora che è appena arri­vata? Vai, vai... E non tornare fin­ché non ti chiamo.

Nelly -                           - Bene, signora. (Esce a destra).

Susanna                         - Ma come? Hai raccon­tato anche alla cameriera?

Adriana                         - Sei pazza!? Lei allude a quello che è accaduto qui...

Susanna                         - Ah, perché...? Prosegui, prosegui, perché è veramente inte­ressante.

Adriana                         - Ma si tratta di cosa grave, Susanna.

Susanna                         - Immagino. Hai lascia­to Vandelet, sei tornata a casa, hai cercato la chiave, non l'hai trovata...

Adriana                         - Proprio così. Quella canaglia se l'era presa. Ho provato a telefonargli, ma era già uscito. Del resto, consideravo anche questo par­ticolare alla stregua dei discorsi che Vandelet mi aveva tenuto: uno scher­zò che non avrebbe avuto conse­guenze.

Susanna                         - E invece a mezzanotte in punto, come i fantasmi...

Adriana                         - Ma non scherzare, ti prego! Ero là, sulla scala, l'ho inteso entrare, brancolare nel buio... Lo stavo pregando, supplicando di non fare    - (pazzie, di andarsene subito, quand'ecco che improvvisamente l'an­ticamera s'illumina...

Susanna                         - Tuo marito?!

Adriana                         - Vedi bene che non è proprio il caso di ridere. Ha udito forse le mie parole, oppure i rumori che faceva Vandelet urtando nei mo­bili... Sta di fatto che ha rispento subito la luce. Vandelet, preso dalla paura, si è slanciato verso l'uscita... Un colpo di rivoltella...

Susanna                         - No?

Adriana                         - Seguito a breve distan­za da altri due.

Susanna                         - Oh, povera Adriana! Perdonami. Non supponevo davvero... Eppoi, eppoi?

Adriana                         - Più nulla. Ho mandato a comprare i giornali del mattino, ma non vi ho trovato nemmeno un ac­cenno...

Susanna                         - Meglio così. Vuol dire che i colpi sono andati a vuoto.

Adriana                         - Forse. Voglio sperarlo. Ma in ogni modo che cosa è successo dopo? Perché mio marito non è più tornato?

Susanna                         - Non è tornato?

Adriana                         - Ma no! E' appunto que­sto che mi tormenta. Che può essere accaduto? Che debbo pensare? Che cosa debbo fare? E' soprattutto per consigliarmi con te che ti ho distur­bata... (Campanello nell'interno. Adriana, balzando in piedi, emozionatissima) Eccolo!...

Susanna                         - Eh, no!... non così, ca­ra. Non dimenticare che non hai niente da rimproverarti.

Nelly                             - (entrando da destra) Si­gnora...

Adriana                         - Sì, sì: apri. (Nelly esce a sinistra).

Susanna                         - Ma tuo marito non ha la chiave?

Adriana                         - (tornando a sedersi) Ma già! Che sciocca!

Nelly                             - (rientrando) C'è l'autista della signora baronessa.

Adriana i                       - Ancora?

Francesco                      - (entra e s'inchina) Prego la signora di volermi perdona­re. Sono veramente addolorato di do­ver disturbare ancora, ma è già mol­to se ho potuto evitarlo fino a questo momento. La signora baronessa, mia padrona, avrebbe voluto che tornassi qui subito, questa notte. Ho dovuto dirle che la signora si era già cori­cata e così l'ho anche dissuasa dal chiamare la signora al telefono.

Adriana                         - Ma che cosa vuole da me la baronessa? Tutto ciò che po­tevo dire ve l'ho detto.

Francesco                      - Ed io l'ho scrupolo­samente riferito, signora.

Adriana                         - E dunque? Non ha cre­duto alle mie parole?

Francesco                      - La signora baronessa non ha detto precisamente questo. Ha preferito dare a me dell'idiota, soste­nendo che non avevo capito niente.

Susanna                         - Ma chi è?

Adriana                         - La baronessa De Beaulieu. (Accennando verso U fondo) A-bita nel villino qui accanto.

Francesco                      - E' una cara signora, ma ha un po' la mania di fare il po­liziotto. Lei che, specie in inverno, rimane a letto fin quasi a mezzogior­no, stamani sta già strillando da più di un'ora che le preparino il bagno perché vuole alzarsi. Dice che pen­serà lei a chiarire il mistero.

Adriana                         - No, per carità! Siamo già abbastanza infastiditi... Non ci si metta anche la baronessa a compli­care le cose.

Francesco                      - E' ciò che, rispetto­samente, le ho detto anch'io, signora.

Susanna                         - Ascoltate me. Dite alla baronessa che è stata la signora a sparare.

Adriana                         - Ma no. Perché contrad­dirmi? Si insospettirebbe più che mai. Le ho fatto dire che ne so quanto lei, che l'incidente è avvenuto in istrada...

Susanna                         - E allora, insistete in questa versione.

Francesco                      - Benissimo, signora. Avrò nuovamente dell'idiota, ma que­sto non ha importanza.

Susanna                         - Fate così. Dite alla ba­ronessa che la signora sta ancora dor­mendo e che quindi non avete po­tuto parlarle. Si persuaderà che, se dorme, vuol dire che è tranquilla e che perciò quello che è accaduto que­sta notte non la riguarda.

Nelly                             - Brava signora!

Adriana                         - Nelly! Nessuno ha chie­sto la tua approvazione.

Francesco                      - Prego ancora le si­gnore di volermi scusare (s'inchina ed esce a sinistra accompagnato da Nelly).

Susanna                         - Ci mancava la vicinan­za della donna « detective »!

Adriana                         - Se sapessi come gliene direi volentieri quattro a quella là! Ma come si fa? E' vecchia, è barones­sa ed è cliente di Giorgio...

Nelly                             - (rientra, accennando al vas­soio del caffè) La signora per­mette?

Susanna                         - Diamine, cara! (Nelly prende il vassoio ed esce a destra).

Adriana                         - E così? Che cosa pensi, Susanna? Perché Giorgio non è più tornato?

Susanna                         - Mia cara, è un po' dif­ficile indovinare. A mio avviso, la spiegazione più semplice... (Adriana ha un moto di apprensione). Non al­larmarti, Adriana; è soltanto una mia supposizione...

Adriana                         - All'ospedale?... Ferito?...

Susanna                         - Ma no. Non è stato lui a sparare?

Adriana                         - Mah!... Credo. Non pos­so pensare che sia stato Vandelet.

Susanna                         - Quello ha pensato a scappare e basta. Ora, può darsi be­nissimo che mentre tuo marito inse­guiva il dottore con la rivoltella in pugno, sia stato veduto da qualche agente... Non ce ne sono molti, spe­cie di notte, specie d'inverno, specie qui alla periferia... ma se l'insegui­mento è durato a lungo, chissà che qualcuno non abbia potuto incon­trarlo!

Adriana                         - Ho pensato anch'io che Giorgio sia stato arrestato. Ma i gior­nali avrebbero dovuto parlarne.

Susanna                         - Può anche darsi che la notizia non sia giunta in tempo alla stampa, oppure che la Polizia non l'abbia comunicata, o anche che la pubblicazione non sia avvenuta per un particolare riguardo a tuo marito che è un professionista così conosciu­to e stimato.

Adriana                         - Mille volte sono stata tentata di telefonare alla Polizia...

Susanna                         - E se l'arresto non fosse avvenuto?

Adriana                         - Appunto. Senza conta­re che avrei dovuto dire come sono andate le cose o per lo meno inven­tare una storia qualsiasi...

Susanna                         - Per vederti piovere in casa un Commissario, essere interro­gata, cadere in qualche contraddizio­ne e finire tu in galera... Niente, nien­te. Piuttosto... perché non telefonare a Vandelet?

Adriana                         - Ho pensato più volte anche a questo...

Susanna                         - E perché non l'hai fat­to? Vandelet è medico: niente di più naturale che gli si telefoni anche in piena notte.

Adriana                         - Ho avuto paura, capi­sci? Una paura orribile di sentirmi rispondere che quel disgraziato... Oh, non fraintendermi! Se invece di Van­delet si trattasse di un altro, sarebbe la stessa cosa. E' la sciagura in sé, l'idea che una sciagura possa essere avvenuta che mi sconvolge. Pensa, Susanna! Quel poveretto ucciso, e Giorgio... il mio Giorgio... (Si ode il rumore della porta che viene aperta da Maurrain con la chiave. Adriana balza nuovamente in piedi spaven­tata).

Susanna                         - (costringendola a riseder­si) Giù, giù... e calma!

Maurrain                       - (entra da sinistra. In­dossa il cappotto ed ha il cappello in testa e una borsa sottobraccio. Si arresta bruscamente, sorpreso di tro­vare lì le due donne. E' alquanto agi­tato ma si sforza di non farlo appa­rire) Voi, signora? Vi è successo qualche cosa?

Susanna                         - No, Maurrain. E' Adriana che, non sentendosi bene, mi ha telefonato.

Maurrain                       - Non ti senti bene? (Con vivo interesse) Hai chiamato Vandelet?

Adriana                         - (con un filo di voce) No...

Maurrain                       - Che hai?

Adriana                         - Niente, Giorgio...

Maurrain                       - Come niente? Ti sen­ti male e non hai niente...

Susanna                         - Sta meglio, Maurrain. Un leggero malore...

Maurrain                       - Non tanto leggero se è giunta ad incomodare voi a que­st'ora... Eppoi, si vede: sei pallida...

Susanna                         - Non preoccupatevi, Maurrain. Ha avuto un disturbo di stomaco dei crampi... Si è un po' impressionata anche perché era sola...

 Maurrain                      - (scrutandola) E non hai chiamato il medico?

Susanna                         - Stava per farlo, ma poi si è sentita subito meglio ed ora è quasi completamente ristabilita. Vero, Adriana?

Adriana                         - Sì, si; sto meglio. (Al marito) Ma tu...

Maurrain                       - Io... che cosa? Io sto benissimo!

Adriana                         - Perché... non hai lascia­to il soprabito?

Maurrain                       - Il soprabito? Ah, in anticamera! Hai ragione. (Esce a si­nistra).

Adriana                         - Mio Dio! (Susanna e-sorta col gesto Adriana a star su...).

Susanna                         - (a Maurrain che rientra da sinistra) Giungete di lontano, Maurrain?

Maurrain                       - (guardandola sospettoso) Da Lione, signora.

Adriana                         - Ti avevo detto...

Susanna                         - E' vero! Mi avevi detto che era andato a Lione, ma vedendo­lo tornare così presto...

Maurrain                       - (affrettandosi a guardare l'orologio) Presto? Sono arrivato col treno delle sei e cinquantacinque. Sono le sette e venti...

Susanna                         - Di già...

Maurrahi                       - Naturalmente! Il tem­po di venire dalla stazione di Lione a qui. (Aprendo le imposte della fi­nestra) E' giorno, ormai...

Adriana                         - Lascia stare, Giorgio. Chiamo Nelly.

Maurrain                       - (mentre spegne la luce) Ti prego: dille che mi prepari una tazza di caffè. (A Susanna) E voi, signora, vogliate scusarmi: salgo a farmi un po' di toletta...

Susanna                         - Ed anche a riposarvi un poco. Avete l'aria così stanca!

Maurrain                       - Già... il treno... Quan­do passo la notte in treno... E' inu­tile: in treno, non riesco a dormire. Eppoi, sono un po' nervoso: dovevo stipulare un contratto e invece non c'è stato modo di accordare le parti...

Susanna                         - Gli affari diventano ogni giorno più difficili. Anche mio marito...

Maurrain                       - Oh, scusatemi! Non vi ho nemmeno chiesto come sta quel caro Napoleone...

Susanna                         - Non mi avete neanche dato la mano...

Maurrain                       - Oh! Sono proprio stordito - (le bacia la mano). Ancora una volta vi prego di scusarmi. (Si allontana, comincia a salire la scala, ma fatti tre o quattro gradini si fer­ma e tende l'orecchio. Adriana va ad accertarsi che il marito si sia allon­tanato. Vedendolo si turba. Altrettan­to accade a Maurrain nel vedere lei) Che vuoi?

Adriana                         - Niente... Il caffè... te lo faccio portare subito?

Maurrain                       - No, no. Dopo, quando scendo... (Riprende a salire e scom­pare).

Adriana                         - (tornando presso Susan­na) Si era fermato, stava in ascolto...

Susanna                         - Bisogna riconoscere che dissimula piuttosto maluccio.

Adriana                         - Che starà tramando? Che avrà in animo di fare?

Susanna                         - Nulla d'importante. Ora più che mai è necessario che tu sia padrona dei tuoi nervi e che tu non abbia alcuna fretta di mettere tutto in piazza. Vandelet, se non è morto di paura, è sicuramente illeso, e, quanto a tuo marito, ha già dovuto inorridire tante e tante volte, in que­ste sei o sette ore, pensando al de­litto che avrebbe potuto commettere, che... stai tranquilla: ha già buttato la rivoltella nella Senna.

Adriana                         - Ma perché non dice nulla? Perché finge?

Susanna                         - Ha bisogno di sapere...

Adriana                         - Di sapere?

Susanna                         - Ritengo che non sia affatto sicuro di avere inseguito Van­delet.

Adriana                         - Come no? Non hai in­teso?

Susanna                         - Adriana... Non sono Sherlok Holmes e nemmeno la ba­ronessa De Beaulieu. Dico ciò che a me sembra più probabile, più ve­rosimile.

Adriana ì                       - Scusa.

Susanna                         - Maurrain ha avuto sol­tanto una vaga impressione che si trattasse di Vandelet. Ha bisogno di stabilirlo con sicurezza. Ecco perché ha deciso di fingere di rientrare sol­tanto stamani e di non saper niente di quanto è accaduto questa notte. In altre parole, si ripromette di tenervi d'occhio, di studiarvi tutti e due, te e il dottore.

Adriana                         - Forse hai ragione. Ma allora sarebbe meglio che gli dicessi tutto...

Susanna                         - Che cosa? Che ti sei lasciata rubare la chiave di casa da Vandelet?

Adriana                         - Ma io non vi ho messa alcuna intenzione. E' stato lui...

Susanna                         - Ma lo so. Ma ciò che può convincere un'amica, non sempre riesce a convincere un marito. Eppoi, scusa, perché non hai chiusa la porta dall'interno? Vi sarà pure un paletto, una catena...

Adriana                         - Giorgio era assente: avrebbe potuto tornare nella nottata...

Susanna                         - Di fronte alla minac­cia d'un'incursione da parte di Van­delet, valeva la pena di costringere tuo marito ad aspettare che la donna si alzasse per andargli ad aprire.

Adriana                         - Insomma, tu mi con­danni?

Susanna                         - Cara... ti apro gli oc­chi, ti dico io quello che sicuramente ti direbbe Maurrain, cerco di convin­certi che non hai alcuna convenien­za di parlare prima che egli ti in­terroghi. Io, almeno, non parlerei. Tu, poi, fai come credi.

Adriana                         - Ma più tardi... sarà peggio. Quando Giorgio avrà fatto tutti gli scandagli che vorrà, quando si sa­rà persuaso che fra me e Vandelet non c'è niente, potrà sempre dirmi: «Ma tu, perché hai taciuto? Perché?».

Susanna                         - Ih... che donna! (Co­me se rispondesse... al marito) « Ma perché, mio caro, tu m'hai duramen­te offesa. Sei tornato all'improvviso, nel cuore della notte, hai voluto sor­prendermi... Ma che cosa pensi di me, che cosa? Ah, no! Non cercare delle scuse. Tempo sprecato. Non sono tipo da sopportare l'ingiuria di un sospetto, io! Ah, no! Me ne vado! Torno da mia madre, e subito! ». (Altro tono) Lacrime, cioè fazzoletto, e falsa uscita come nelle commedie. Effetto magico.

Adriana                         - (chiamando a destra) Nelly! (Poi a Susanna) Beata te che puoi scherzare!

Susanna                         - Ma non scherzo. Ti consiglio, nel tuo interesse.

Adriana                         - (a Nelly che entra da destra) Prepara una tazza di caf­fè per il signore.

Nelly                             - E' tornato?

Adriana                         - Se ti dico di preparargli il caffè...

Susanna                         - Anche tu... (Porta l'in­dice alle labbra) Siamo d'accordo?!

Nelly                             - Oh, non sarò certo io ad incolpare la signora.

Adriana                         - Incolpare... incolpare di che? Ma che cosa stai pensando? Vuoi dirmelo?

Nelly                             - Ah, io perdo la testa!

Susanna                         - Non è il momento. Il signore sa che questa notte è acca­duto qualche cosa, ma non sa bene che cosa.

Adriana                         - Come non lo sappiamo nessuno!

Susanna                         - Già... Tu devi far bene attenzione a quello che dici per non indurre il signore a pensare che quel qualche cosa che è successo sia un qualche cosa che... Eh!

Nelly                             - Ho capito, signora, ho capito.

Adriana                         - Ma che cosa hai capito?

Susanna                         - Ma... quello che è ne­cessario che capisca. Andiamo... (A Nelly) Porta via quei giornali...

Nelly                             - La signora non ha alcu­na fiducia in me. Eppure sa che le voglio bene.

Adriana                         - Sì, cara, lo so. (Cam­panello nell'interno). Vai ad aprire. (Nelly esce a sinistra) E cosi, quella è convinta che stanotte ho ricevuto qui il mio amante.

Susanna                         - Poco male. Pensa piut­tosto ad istruire anche la cuoca...

Adriana                         - Non c'è, per fortuna. E' partita ieri mattina per andare a trovare una sorella gravemente am­malata.

Nelly                             - (rientrando, a Susanna) Il signor ingegnere Leblond... (in­troduce, poi esce a destra, portando via i giornali).

Susanna                         - (a Leblond che entra, anch'egli avendo addosso il cappotto) Cocchino! (Lo bacia).

Leblond                        - Pupetta! (Ad Adriana) Come state, signora?

Adriana                         - Meglio, Leblond, grazie.

Leblond                        - Torno a casa e non tro­vo la mia pupetta. Gabriella mi dice che è stata chiamata d'urgenza dalla signora Maurrain che si sente male. Non vi nascondo che mi sono impres­sionato.

Susanna                         - Povero cocchino!

Adriana                         - Vogliate scusarmi se mi sono permessa...

 Leblond                       - Che dite mai? Susan­na è la vostra migliore amica... (A Maurrain che giunge dalla scala) Ah, sei qui anche tu? (Dandogli la ma­no) Credevo che tu fossi in viaggio. Renault mi ha detto poco fa di averti veduto alla stazione di Lione.

Maurrain                       - (con esagerata disinvol­tura) Infatti. Sono arrivato da Lione alle sei e cinquantacinque.

Leblond                        - Veramente Renault ha detto di averti veduto verso le tre...

Maurrain                       - Macché tre! Macché tre! Renault dormiva in piedi. Se ti dico che sono arrivato col treno delle sei e cinquantacinque...

Leblond                        - (un po' confuso) Gior­gio... vuoi che non ti creda?

Adriana                         - (che ha scambiata una nuova occhiata con Susanna) Non fare complimenti, cara. Ho già abu­sato troppo della tua bontà.

Susanna                         - Non dire sciocchezze. Se ti fa piacere che rimanga ancora un poco...

Maurrain                       - No, signora. Siete molto gentile, ma non vi sarebbe ra­gione. Ora, Adriana non è più sola...

Susanna                         - E allora vai a metterti a letto e dormi «tranquilla».

Leblond                        - Credo che abbiamo bi­sogno tutti di un po' di riposo.

Maurrain                       - Hai passato la notte in treno anche tu?

Susanna                         - Come sempre, povero cocchino!

Leblond                        - Ho costruzioni in corso un po' dappertutto. Per guadagnare tempo sono costretto a viaggiare qua­si sempre di notte. A proposito: hai detto che sei stato a Lione?

Maurrain                       - Ma sì. A Lione, a Lione!... Perché?

Leblond                        - (nuovamente confuso) Così... Volevo domandarti se hai ve­duto la nuova sede della « Velox ».

Maurrain                       - Caro Napoleone, se credi che sia andato laggiù per am­mirare i tuoi palazzi!

Leblond                        - Oh, no! Lo so bene... (Ad Adriana) Ma come è nervoso! Tanti, tanti auguri, signora.

Susanna                         - (a Maurrain) Andate a letto. E subito. Avete urgenza di riposarvi.

Maurrain                       - Ho urgenza di lavo­rare, cara signora. Vado allo studio.

Susanna                         - (quasi fra sé) Meglio... (Ad Adriana) Tornerò in giornata a prendere tue notizie... (Esce con lei a sinistra).

Maurrain                       - (che ha stretto la mano a Leblond, trattenendolo) Renault è un imbecille! Non può avermi ve­duto che poco fa. Io sono tornato da Lione...

Leblond                        - (più confuso che mai) Alle sei e cinquantacinque. Ho capi­to, Giorgio. Buon riposo. (Esce a si­nistra, dopo essersi voltato a guar­darlo).

Maurrain                       - (rimane qualche momen­to in ascolto presso la porta di sini­stra, mentre il suo sguardo corre all'apparecchio telefonico. Esita, poi si avvicina, all'apparecchio, stacca il ri­cevitore, sta per comporre un numero, esita ancora. Adriana rientra. Depone in fretta il ricevitore. Subito si rende conto che la sua azione non è pas­sata inosservata, si arrabbia, ripren­de il ricevitore) Ma sì! Dal mo­mento che non stai bene, perché non chiamare il medico? Lo paghiamo ap­posta... (Compone il numero).

Adriana                         - (col cuore in bocca) Ma sto meglio... Te l'ho pur detto!

Maurrain                       - (all'apparecchio, non senza emozione) Pronto... Il dot­tor Vandelet?... Ah! è uscito? (Ri­flette) Sono la signora Maurrain... Cioè: è la signora Maurrain che è in­disposta... Sì, quando tornerà.. Gra­zie... (depone il ricevitore. Ad Adria­na) E allora, torna nella tua camera e riposati.

Adriana                         - Perché, Giorgio? Sono guarita...

Maurrain                       - Macché guarita! Hai una faccia che fa spavento. Andiamo, Adriana: sii ragionevole, non farmi perdere la pazienza!

Adriana                         - Vado. Poiché lo vuoi... (Comincia a salire lentamente la scala).

Maurrain                       - (sta per tornare all'ap­parecchio, ma prima va ad accertar­si che la moglie si sia allontanata) Hai bisogno che ti aiuti?

Adriana i                       - No, no... grazie... (Scompare).

Maurrain                       - (al telefono con voce al­terata) Pronto... La signora Van­delet... Uscita anche lei? (Riprenden­dosi) No... Dico così perché ho tele­fonato a un'altra cliente e... Sono il profumiere della signora... Non oc­corre. Non ditele niente. Richiamerò più tardi. Grazie... (Toglie la comu­nicazione. Fra sé) E' uscita poco fa...

Nelly                             - (entra da destra, portando una tazzina su un vassoio. Molto im­pacciata) Buon giorno, signore...

Maurrain                       - (che sta riflettendo, scuotendosi) Eh? Ah! Il caffè. Be­nissimo! (Sorseggiando il caffè) Che hai da guardarmi così?

Nelly                             - Niente, signore. Il signore vuole che gli prepari il bagno?

Maurrain                       - Eh, no! Adesso non ho tempo. Bisognava pensarci prima.

Nelly                             - Il signore vorrà scusarmi, ma... non sapevo...

Maurrain                       - Non sapevi? Che cosa?

Nelly                             - Non ricordavo a che ora il signore sarebbe tornato...

Maurrain                       - Alle sei e cinquanta­cinque. Sono arrivato alla stazione di Lione alle sei e cinquantacinque. E' chiaro?

Nelly                             - Sì, signore.

Maurrain                       - Ma che fai, tremi?

Nelly                             - No, signore.

Maurrain                       - Come no? (Campa­nello del telefono. Maurrain affret­tandosi a restituire la tazza a Nelly) Porta via. Presto! Anzi, no. Lascia stare... Vai su dalla signora. Non muoverti d'accanto a lei. Palle pren­dere qualche goccia di valeriana. De­ve dormire. Hai capito?

Nelly                             - Sì, signore. (Sale in fret­ta la scala e scompare).

Maurrain                       - (all' apparecchio) Pronto... (Deluso) Ah, sei tu, Napo­leone?... Calmo?... Ma sono calmissi­mo... Parla chiaro, Napoleone: che cosa sai?... E allora, perché mi dici di star calmo? Ma no, non ti serbo alcun rancore... La colpa è più di Renault che tua... Ti dico che sono calmissimo... Ma quali sciocchezze do­vrei commettere? Insomma, vuoi spie­garti? Se non hai nulla da dirmi, perché mi telefoni? (Campanello nell'in­terno). Scusa, ho da fare... Arrive­derci... (Depone il ricevitore. Fra sé) Quello sa tutto! (Esce a sinistra e rientra subito insieme a Rosetta) Ca­ra, ma è un'imprudenza!

Rosetta                          - Non hai telefonato chie­dendo del dottore perché Adriana è indisposta?

Maurrain                       - Tu non sei il dottore...

Rosetta                          - Ma sono amica di Adriana. E giacché, quanto hai tele­fonato, stavo per uscire, niente di più naturale che sia venuta subito a farle visita. Dov'è?

Maurrain                       - Su, nella sua camera. Però... Rosetta, io sono ansioso di sa­pere. Figurati che poco fa ho allon­tanato mia moglie e... A proposito. Può darsi che la tua donna ti dica che ha telefonato il profumiere. Non è vero. Ero io.

Rosetta                          - E osi rimproverarmi di essere venuta?

Maurrain                       - Scusami... Puoi par­lare liberamente. La cameriera è su anche lei e la cuoca è al suo paese, quindi non ci sente. Com'è andata? Ti ha fatto del male?

Rosetta                          - Chi?

Maurrain                       - Ma... lui, Vandelet!

Rosetta                          - Povero Carlo! Non è capace di farne altro che sbagliando una diagnosi.

Maurrain                       - Non si è accorto di niente?

Rosetta                          - Ora pretendi troppo...

Maurrain                       - Però, non mi ha rico­nosciuto? Dimmi...

Rosetta                          - Ha giurato che, al pri­mo raffreddore che prendi, ti som­ministra una buona dose di stricnina e buona notte!

Maurrain                       - Non scherzare, Ro­setta. Raccontami con precisione co­me è andata. E, prima di tutto, perché questa notte Vandelet è tornato cosi presto? Era appena l'una... Mi avevi detto che non rincasava mai prima delle tre o le quattro...

Rosetta                          - Probabilmente ieri sera non era in vena. E' appassionatissimo per il giuoco, ma quando perde non si diverte.

Maurrain                       - Succede anche a me...

Rosetta                          - Malauguratamente pro­prio ieri deve avere avuto una pessi­ma serata.

Maurrain                       - Non ho fortuna!

Rosetta                          - Dunque, appena rien­trato, Carlo è andato nel suo studio.

Maurrain                       - Questo lo so.

Rosetta                          - - Di là ha veduto - o ha creduto di vedere - un'ombra che scivolava via per il corridoio...

Maurrain                       - Ah, non me? Ha visto un'ombra...

Rosetta                          - Un'ombra. Allora è an­dato alla porta d'ingresso e l'ha tro­vata aperta...

Maurrain                       - Accostata. Non ho chiuso per non far rumore.

 Rosetta                         - Grazie della spiegazio­ne. Subito dopo è venuto nella mia camera, dove io, naturalmente, dor­mivo il sonno dell'innocenza. Ha ac­cesa la luce. Io gli ho dato del vil­lano. Mi ha chiesto chi fosse l'uomo che era fuggito. Gli ho dato del vi­sionario. Ha insistito nella sua ri­chiesta. Gli ho dato del seccatore. Allora ha cambiato tono. Mi ha pre­gata di spiegargli perché mai la porta fosse aperta.

Maurrain                       - E tu?

Rosetta                          - Gli ho risposto che suc­cede sempre così quando quello che rincasa dimentica di chiuderla. E' tor­nato ad arrabbiarsi... Ha dichiarato di avere la testa sulle spalle. Io gli ho dichiarato di aver sonno. « Va bene, va bene... », ha detto lui. « Va a letto, va' a letto! », ho detto io.

Maurrain                       - E stamane?

Rosetta                          - Niente. Quando mi so­no destata era già uscito. Debbo an­cora rivederlo.

Maurrain                       - Ha detto: « Va bene... » ?

Rosetta                          - Due volte: « Va bene, va bene... » ?

Maurrain                       - Quello medita qual­che cosa.

Rosetta                          - Ma sì. Aspetta che ti ammali per... E mi pare che tu sia sulla buona strada: hai ancora la fac­cia stravolta.

Maurrain                       - Ma no... Sono un po' stanco. Figurati che ho trascorso la notte in sala d'aspetto alla stazione di Lione.

Rosetta                          - E perché? Per poter giurare a tua moglie, stamani, che arrivavi proprio dalla ferrovia?

Maurrain                       - Non so bene perché. Mi son trovato là... Non avevo nessuna voglia di dormire.

Rosetta                          - Lo credo...

Maurrain                       - D'altra parte, tor­nando a casa a notte alta, avrei di­sturbato... Ho creduto che là sarei stato abbastanza nascosto. E invece un cretino mi ha veduto, e un altro, più cretino di lui, Leblond, è venuto qui a raccontarlo.

Rosetta                          - E Adriana?

Maurrain                       - Mi sto chiedendo se non sia al corrente di tutto. Mi è parsa così strana...

Rosetta                          - Se è indisposta...

Maurrain                       - E' strana anche la sua indisposizione. E anche Leblond...

Rosetta                          - Strano anche lui?

Maurrain                       - Molto. Quello è infor-matissimo.

Rosetta                          - Ma come vuoi che ab­biano saputo? E' vero che oggi ab­biamo la radio e la televisione, ma non credo che si usino per trasmette­re le fughe notturne dei mariti in­fedeli.

Maurrain                       - Vuoi ridere? Era que­sta la prima volta che tradivo mia moglie.

Rosetta                          - Cosicché devi an­cora incominciare? (Accostandogli) Quando?

Maurrain                       - Aspettiamo che le ac­que siano tornate calme!

Rosetta                          - Come si sente il fre­quentatore delle sale d'aspetto. Arrivederci, caro. A far visita ad Adriana tornerò più tardi.

Maurrain                       - Sì, sì... Non c'è pre­mura... (Esce con lei a sinistra. Adriana giunge poco dopo dalla scala, seguita a breve distanza da Nelly. Giorgio, rientrando, fra sé assorto) « Va bene... va bene... ». (Vede Adria­na, ha un leggero sussulto) Sei qui di nuovo? Ma che hai? Che signi­fica questa irrequietezza?

Adriana                         - Sono un po' nervosa, Giorgio. Anche tu, del resto...

Maurrain                       - Io... io ho le mie buo­ne ragioni: gli affari, i clienti... Hai i clienti anche tu?

Adriana                         - Chi è venuto, Giorgio? Ho inteso che richiudevi la porta.

Maurrain                       - Ma benone! Mi stai spiando?

Adriana                         - Io?

Maurrain                       - E' venuta la signora Rosetta.

Adriana                         - Ah!... E... e che ti ha detto?

Maurrain                       - Niente... Che doveva dirmi? Non è venuta per me... Vo­leva salire a farti visita. Credevo che tu dormissi e l'ho pregata di... Ma perché mi guardi a quel modo?

Adriana                         - Ti ascolto, Giorgio.

Maurrain                       - (vedendo Nelly che è ri­masta in fondo alla scala) E tu, che fai lì? Ma che cosa avete, tutte e due? Sì, anche tu: non sei la stessa degli altri giorni.

Nelly                             - Signore... E' perché la si­gnora non sta bene... (Campanello nell'interno. Nelly esce a sinistra).

Maurrain                       - (ad Adriana) Mi fai il piacere di tornartene a letto?

Adriana                         - Ma... non ne ho biso­gno, Giorgio.

Nelly                             - (rientrando) Il signor Cody.

Cody                             - (entrando da sinistra) Si­gnora... Buon giorno, signor Maur­rain.

Maurrain                       - Che c'è, Casimiro?

Cody                             - Ho pensato che foste sfaticato per il viaggio e sono venuto a prendere istruzioni. Il signor Lacloche è allo studio che vi attende.

Maurrain                       - Lacloche? Ah, già!...

Cody                             - Gli avevate dato appunta­mento per le nove.

Maurrain                       - Lo so, lo so... (Ad Adriana) Tornerò all'ora di colazione. Ma tu ascolta il mio consiglio: vai a riposarti. (Prende la borsa che aveva posato su una sedia. A Cody) An­diamo, Casimiro.

Cody                             - Signora... (Esce a sini­stra dietro a Maurrain).

La Baronessa                - (di dentro) Un minuto, signor Maurrain... Ho da parlarvi.

Adriana                         - La baronessa!

La Baronessa                - (entrando da sini­stra) Buon giorno, cara signora.

Maurrain                       - (entra subito dopo. Non ha più la borsa) Perché non far­mi chiamare, baronessa, anziché di­sturbarvi a venir qui? Prego.

Adriana                         - La baronessa è venuta forse per me... Ha saputo della mia indisposizione... Grazie, baronessa...

La Baronessa                - Veramente io non sapevo, signora... Vi siete sentita male? Sfido! Avete avuto paura, povera cara!

Maurrain                       - Paura?

La Baronessa                - Signor Maurrain, io sono ansiosa di chiarire questa faccenda.

Maurrain                       - C'è una faccenda da chiarire?

La Baronessa                - Dio mio! La vo­stra spiacevole avventura di questa notte.

Maurrain                       - (turbatissimo) Baro­nessa!

La Baronessa                - Mi sono decisa a venire di persona perché quell'idiota di Francesco non ha capito niente. Figuratevi che è venuto a raccon­tarmi che l'incidente è avvenuto fra due passanti... Come se io, appena udito il primo colpo, non mi fossi precipitata dal letto e non fossi corsa alla finestra!

Matjrrain                       - Il primo colpo?

La Baronessa                - (Ma sì! Gli altri due, forse non lo ricordate, ma li avete sparati qualche secondo dopo, quando eravate già in istrada. Io mi sono affacciata proprio mentre vi slanciavate all'inseguimento...

Matjrrain                       - Io?

La Baronessa                - Andiamo, signor Maurrain. Capisco che non vogliate aver noie con la Polizia, ma qui po­tete parlare liberamente.

Maurrain                       - Ma io non... Adriana! Ma è vero? C'è qualcuno che è uscito dalla nostra porta sparando? E chi era?

Adriana                         - (col pianto nella voce) Ma lo sai benissimo chi era! Ma perché vuoi simulare ancora, Gior­gio? Credi che non abbia capito che hai finto di tornare soltanto stamani, d'ignorare quanto era accaduto, per poter indagare, per poter cercare?...

Maurrain                       - Io?!

Adriana                         - Ti prego, Giorgio: ba­sta!

Maurrain                       - Ebbene, sì! E' veris­simo. Ho finto. Ma tu... perché nem­meno tu hai rifiatato? Perché, in­vece di inventarmi la storiella dell'indisposizione, non hai detto la ve­rità? Perché?

Adriana                         - Non lo capisci?

Maurrain                       - No.

Adriana                         - Perché? Ma perché era chiaro che dubitavi di me. Perché mi hai offesa.

Maurrain                       - Io?

Adriana                         - Sì, duramente offesa! E ora che il ghiaccio è rotto, tengo a dichiararti che non sono affatto disposta a sopportare una simile in­giuria. Proprio no! Me ne vado, tor­no da mia madre... e subito!

La Baronessa                - Calmatevi, si­gnora...

Maurrain                       - (prendendo la moglie per le braccia) Vieni qui. Guai a te se ti muovi!

La Baronessa                - Signor Maurrain...

(Maurrain                      - Scusate, baronessa, ma qui bisogna andare in fondo tut­ti. (Alla moglie) Esigo, capisci?, esigo che tu mi dica subito chi è l'uomo che questa notte è uscito dalla mia casa.

Adriana                         - Ancora? Ma eri tu!

Maurrain                       - Io... sì, quello che ha sparato. Ma l'altro?

La Baronessa                - Signor Maurrain, era forse un ladro...

Maurrain                       - Ah, no! Non ci sa­rebbe stata ragione di tacere. La si­gnora avrebbe detto tutto. Adriana! Aspetto che tu parli. Voglio sapere chi è stato qui questa notte. Voglio saperlo!

Nelly                             - Signore! Io soltanto posso dirlo. La signora è innocente. Quell'uomo era il mio fidanzato.

Maurrain                       - Quell'uomo... Quale uomo?

Nelly                             - Ma... quello che il signore ha inseguito.

Maurrain                       - Ah, si capisce! Quel­lo!... Non poteva certo essere l'altro. (Cadendo a sedere) L'altro... ero io!

Fine del primo atto

SECONDO ATTO

La stessa scena dell'atto prece­dente. Alcune ore dopo il primo atto. Pomeriggio.

Maurrain                       - (passeggiando avanti e indietro e gesticolando, fra sé) Un amico... Non può essere che un amico. Certi servizi non li fanno che gli amici. S'è incontrato col fidanzato di Nelly... al buio, naturalmente... Ha creduto che fossi io... Oppure è il fidanzato di Nelly che... Ma intanto chi è questo fidanzato? (Campanello nell'interno). Che sappia almeno questo! (A Nelly che entra da destra) Vieni qui. Guardami bene in viso. Niente mezzi termini, niente scuse!

Nelly                             - Oh! Il signore pensa an­cora?... M'era parso che il signore fosse già tranquillo.

Maurrain                       - Sono tranquillissimo, ma sono anche curioso. Voglio sa­pere chi è il tuo fidanzato.

Nelly                             - Non è possibile, signore. Il signore è nel suo pieno diritto se punisce me, ma lui no... A lui non voglio che venga fatto del male.

Maurrain                       - Non gli farò alcun male. Desidero soltanto sapere chi è. E' stato ospite in casa mia: conti­nuerò a considerarlo tale, avrò per lui ogni riguardo...

Nelly                             - Prego il signore di non insistere.

Maurrain                       - E io ti ripeto che vo­glio sapere il nome di quell'uomo! E se non me lo dici... (Campanello nell'interno). Apri.

Nelly                             - (esce a sinistra e rientra subito dopo annunciando) La si­gnora baronessa. (Introduce ed esce a destra).

Maurrain                       - Ma perché distur­barvi sempre, baronessa?

 La Baronessa               - (sedendo) Sono molto più giovane di quanto non pensiate, caro signor Maurrain. D'al­tronde, era mio dovere di tornare, questa volta, proprio per aver notizie della cara signora Adriana. Come sta, come sta?

Maurrain                       - (mentre si siede) Sta bene, lei... Riposa in pace.

La Baronessa                - Eh?!

Matjrrain                       - Dico che è tranquil­la... Si è coricata subito dopo cola­zione. Sono due ore che dorme.

La Baronessa          - Il che significa che fra la signora Adriana e voi è tornata la più perfetta armonia. Ne sono veramente felice. Mi era tanto dispiaciuto d'essere stata proprio io a provocare l'incresciosa discussione di stamani. ,

Maurrain                       - Ma no, baronessa. Voi non avete niente da rimprove­rarvi.

La Baronessa                - In confidenza, si­gnor Maurrain, è proprio vero che avete voluto fare una sorpresa a vo­stra moglie?

Matjrrain                       - Vi giuro che non ci ho nemmeno pensato.

La Baronessa                - Oh, bravo! Non sarebbe stata una cosa degna di voi. Però è vero che dovevate tornare soltanto stamani?

Maurrain                       - Alle sei e cinquanta­cinque.

La Baronessa                - Ma poi vi è stato possibile anticipare, ed ecco che rin­casando... Per buona sorte non avete avuto esitazioni, avete fatto fuoco subito...

Matjrrain                       - Chi?... Ah, io... In certi casi è meglio far fuoco subito.

La Baronessa                - Perché? Vi è ca­pitato altre volte?

Maurrain                       - No, ma... non sono tipo da lasciarmi sopraffare, ecco.

La Baronessa                - E quello ne sa­rebbe stato capace.

Maurrain                       - Quello? Il fidanzato di Nelly? Ma, allora, voi sapete chi è?

La Baronessa                - Signor Maurrain... ma voi siete proprio convinto che si tratti del fidanzato della vostra ca­meriera?

Maurrain                       - Baronessa...

La Baronessa                - Scommetto che avete provato a interrogarla...

Maurrain                       - Ma sì. Anche un mo­mento fa. Le ho chiesto il nome di lui, ma non ha voluto dirmelo.

La Baronessa                - Ne ero certa. Ciò che ha detto stamani quella ragazza non è altro che un espediente più o .meno ingegnoso per farvi desistere da ogni ricerca...

Maurrain                       - Baronessa! Ma le vo­stre parole sono di una gravità...

La Baronessa                - Non le mie pa­role, signor Maurrain: sono gravi i fatti!

Maurrain                       - Io non vi capisco più. Mi rimproveravate di aver potuto dubitare di mia moglie, mentre ora siete proprio voi...

La Baronessa                - Oh, che dite mai? La signora non c'entra per niente.

Maurrain                       - E allora? Mia moglie non c'entra, la cameriera nemmeno...

La Baronessa                - Un momento! La cameriera è forse immischiata nell'affare, ma non precisamente nella forma che ha preteso di far credere.

Maurrain                       - Vi prego, baronessa, ditemi tutto ciò che sapete.

La Baronessa                - Io vedo lungo, caro signor Maurrain. Ricordate quanto mi è accaduto non più tardi di tre giorni or sono?

Maurrain                       - Veramente...

La Baronessa                - Ma sì... vi raccon­tai. L'indesiderata visita di quel dissoluto di mio nipote, il barone De Maclot.

Maurrain                       - Sì, ricordo, ma...

La Baronessa                - Quel briccone fece ripetute allusioni, in tono chiara­mente minaccioso, all'indirizzo della mia eminenza grigia.

Matjrrain                       - Che sarei poi io?

La Baronessa                - E chi dunque? De Maclot satene che siete voi l'amministratore dei miei beni e il mio consigliere.

Maurrain                       - Scusate, baronessa, ma non capisco. Procediamo con or­dine. Secondo voi il barone De Ma­clot sarebbe stato introdotto in casa mia dalla cameriera?

La Baronessa                - O dalla cuoca.

Maurrain                       - La cuoca è assente fino da ieri mattina.

La Baronessa                - E allora, dalla cameriera.

Maurrain                       - Ammettiamolo. Ma perché sarebbe venuto? Non certo per fare a me un'intimidazione perché, in tal caso, non avrebbe scelto pro­prio una notte in cui io non ero in casa.

La Baronessa                - Niente intimida­zioni, signor Maurrain. Troppo peri­coloso. Mio nipote è venuto qui, in vostra assenza, per rovistare fra le vostre carte. Ha certamente saputo che i più importanti documenti rela­tivi alla vostra attività professionale li tenete qui anziché allo studio. E' venuto per sottrarvene qualcuno, per crearvi ©osi degli imbarazzi, per get­tare su di voi il discredito, per com­promettervi presso i vostri clienti.

Maurrain                       - Ma no, baronessa. Vi faccio i più vivi complimenti per la vostra fervida fantasia, ma vi chiedo il permesso di non credervi.

La Baronessa                - (alzandosi, un po' of­fesa) Me ne duole per voi, signor Maurrain.

Maurrain                       - Ma non è possibile. Persuadetevi. Vostro nipote è un ra­gazzo vivace, non lo nego...

La Baronessa                - E' capace di tutto!

Maurrain                       - Ma non di mettersi a certi rischi che possono condurre tranquillamente in galera.

La Baronessa                - Tre giorni or so­no, quando è venuto da me, era ec­citatissimo. Voleva ad ogni costo del denaro. Fu a seguito del mio rifiuto che pronunciò le più cupe minacce contro di voi. Da allora, non ha fatto altro che preparare il suo piano dia­bolico, ne sono certa! E questa notte è venuto qui per porlo in atto. Ma se voi non volete credermi...

Maurrain                       - Baronessa... ma non è che io... Anzi! Non chiederei di meglio! Non so che cosa darei per avere la certezza che anche il barone è stato qui. Li avrei trovati tutti e due, capite?

La Baronessa                - Tutti e due?

Maurrain                       - Sì... Due che sono poi uno. Invece del fidanzato, del barone, cioè del barone di Nelly... Insomma, speriamo che sia come dite voi.

La Baronessa                - (porgendogli la ma­no) Ve ne darò la prova, signor Maurrain. Lasciate fare a me. Ho la mia brava pista da seguire. (Esce a sinistra accompagnata da Maurrain. Adriana che da qualche momento è comparsa sulla scala e l'ha scesa len­tamente, ascoltando, ora entra in sa­lotto).

Maurrain                       - (rientrando, fra sé) De Maclot? Macché!... (Vedendo la mo­glie) Oh!... ti sei già alzata?

Adriana                         - Giorgio... dopo le di­chiarazioni di Nelly, mi avevi assicu­rato che non dubitavi più di me...

Maurrain                       - Non mi sembra poi di aver detto il contrario...

Adriana                         - Sii sincero, Giorgio. Sei ancora tutto agitato, hai rinunciato a recarti (allo studio, stai ancora cer­cando... Che altro è venuta a raccon­tarti quell'esaltata della baronessa?

Maurrain                       - Mia cara Adriana... Invece di criticare le stranezze della baronessa, non sarebbe il caso che ti rendessi conto della stranezza tua... sì, di quella del tuo contegno?

Adriana                         - Il mio contegno?

Maurrain                       - E' bastato che Nelly asserisse di aver ricevuto il suo fi­danzato, perché tu ti mettessi subito tranquilla. Non hai avuto nemmeno la curiosità di conoscerne il nome.

Adriana                         - Nelly non vuol dirlo...

Maurrain                       - E tu non ci pensi più. Non ti sembra che il meno che ti re­stava da fare era di licenziare sui due piedi quella vezzosa sgualdrinella?

Adriana                         - Ma... Giorgio, tu di­mentichi che non abbiamo neppure la cuoca...

Maurrain                       - Ali!... è per questo?

Adriana                         - Ma certo. Non essere così diffidente, Giorgio. Non ascoltare più la baronessa. E' una povera ma­niaca!

Maurrain                       - Ma lo so! Vuoi che non conosca la baronessa? Tuttavia devo riconoscere che se non fosse stata lei a mettermi al corrente di quanto è avvenuto questa notte...

Adriana                         - Va là, cattivone! Lo sapevi bene che cos'era avvenuto.

Maurrain                       - (fra sé) Ma già! Lo sapevo...

Adriana                         - Di' piuttosto che dob­biamo esserle grati perché, bene o male, è stata la baronessa a dissipare quella specie di nebbia che era di­scesa fra di noi.

Maurrain                       - (fra sé) Ma che sia innocente? Ma allora potrebbe essere vera la storia di De Maclot...

Adriana                         - Che pensi, Giorgio? Che altro ti ha detto quella esasperante gentildonna? Dimmi. Scommetto che pretende di sapere chi è il fidanzato di Nelly!

Maurrain                       - (c. s.) Voglio interrogare Nelly... (Va alla parete e sta per sonare, quando suona il campanello della porta d'ingresso. Fa un piccolo balzo indietro e si arrabbia) Acci­denti!

Neily                             - (entrando da destra) Oh, signora!... Bene alzata.

Maurrain                       - (a Nelly) Vieni qui. Guardami bene in viso. Tu conosci il barone De Maclot!

Neiay                            - Eh?

Maurrain                       - Tu conosci il barone De Maclot!

Nelly                             - Se il signore me l'ordina...

Maurrain                       - Ti ordino di rispon­dere sì o no.

Nelly                             - No, signore.

Maurrain                       - Non è lui, per caso il tuo fidanzato?

Nelly                             - Un barone?

Maurrain                       - SI o no?

Nelly                             - Ma no, signore. Magari.. (Campanello nell'interno).

Maurrain                       - Vai ad aprire. Ma ricorda ciò che ti ho detto: voglio sa­pere quel nome...

Nelly                             - Non è possibile signore. Ho giurato di non dirlo. (Via a sinistra).

Adriana                         - Ma chi è questo bai ne De Maclot?

Maurrain                       - E... è un'idea della baronessa.

Nelly                             - (rientrando un po' imbarazzata) Il signor dottore Vandelet.

Maurrain                       - (turbato, insieme ad A ariana) Vandelet!

Vandelet                       - (entra. Ha indosso il cap­potto e il cappello in mano. Anche egli ha l'aria alquanto preoccupata) Come state, signora? (Saluta, con un cenno della mano, Maurrain) V domando scusa se non sono potuta venire prima. Ho avuto quattro pol­moniti, stamani.

Maurrain                       - Oh, poveretto!

Vandelet                       - Sì, quattro casi gravi...

Adriana                         - (che non osa nemmeno guardarlo) Ma... io sono guarita. Si trattava di un po' di stanchezza. Ho dormito...

Maurrain                       - (a Nelly) Tu, che stai a fare qui?

Nelly                             - Se il signor dottore vuol darmi...

Vandelet                       - Eh? Ah, il cappello!... Grazie. (Nelly prende il cappello ed esce a sinistra. Poco dopo rientra. Vandelet ascoltando il polso di Adria­na) Le pulsazioni sono molto frequen­ti... (Le tocca la fronte) No, niente febbre.

Adriana                         - Ma sto benissimo.

Vandelet                       - Eh, no, signora; be­nissimo, no! Il polso non è normale. Avete ancora bisogno di riposo. Vi consiglio di tornare a mettervi a letto.

Adriana                         - Adesso?

Vandelet                       - Subito, signora. Non impressionatevi, ma ascoltate il mio consiglio. E’... per evitare complica­zioni.

Adriana                         - (fraintendendo) Com­plicazioni?

Vandelet                       - Già... Non si sa mai... Col sistema nervoso non si scherza. (A Nelly) Accompagna la signora.

Maurrain                       - Ma... è proprio neces­sario?

Vandelet                       - Necessario, Maurrain. Tornerò a visitarvi più tardi, signora.

Adriana                         - (si decide a guardare Van­delet come interrogandolo; guarda poi il marito che però non si occupa di lei, tutto preso dalle proprie preoc­cupazioni) Ma io...

Vandelet                       - Per il vostro bene, si­gnora. Andate, andate. I miei rispetti. (Adriana se ne va, insieme a Nelly, salendo la scala. Vandelet sta in os­servazione aspettando che si allonta­nino, A Maurrain, togliendosi il cap­potto) Scusa, ma qui fa molto caldo. (Sedendo) Tu hai capito perfetta­mente che tua moglie sta benissimo e che ho voluto soltanto allontanarla.

Maurrain                       - Infatti...

Vandelet                       - E' meglio che quanto sto per dirti rimanga fra noi. Ecco qua... Però siedi anche tu perché al­trimenti mi viene il torcicollo... (Maurrain siede lontano da lui). No, qui vicino a me... (Maurrain gli siede vicino, timoroso). Ho un favore da chiederti. Ho bisogno che tu mi dica chi è l'uomo che questa notte è fug­gito da casa mia.

Maurrain                       - (balzando in piedi) Vandelet...

Vandelet                       - Mettiti a sedere e ascolta. Tu sai che quasi ogni notte io rincaso... al mattino.

Maurrain                       - Lo so... e non lo so...

Vandelet                       - Lo sai, lo sai... come lo sanno tutti quelli che mi conoscono. Questa notte però io... Insomma, sono rincasato verso l'una. Tu hai presente la mia abitazione...

Maurrain                       - Presente... fino ad un certo punto.

Vandelet                       - Ma sì. Sai benissimo che la porta d'ingresso è in cima al corridoio; quella del mio studio, nel corridoio a sinistra, e quella della camera da letto di Rosetta... .

Maurrain                       - Ah, quella non so dav­vero dove sia!

Vandelet                       - E' a destra, quasi in faccia a quella del mio studio.

Maurrain                       - Vandelet... permettimi di dirti subito che non bisogna dar corpo alle ombre...

Vandelet                       - Ascolta. Sono appena rincasato, ed ho fatto appena in tem­po ad entrare nel mio studio che un'ombra, come dici tu, esce dalla ca­mera di Rosetta...

Maurrain                       - Ma no!...

Vandelet                       - Ho un attimo di per­plessità, poi torno nel corridoio, mi avvicino alla porta d'ingresso e la tro­vo aperta.

Maurrain                       - L'avevi... lasciata aperta?

Vandelet                       - Rispondi anche tu co-come Rosetta?

Maurrain                       - Così, distrattamente... Sei l'ultima persona che è entrata.

Vandelet                       - Ma non sono l'ultima che è uscita!

Maurrain                       - Carletto... non biso­gna dar corpo...

Vandelet                       - Alle ombre. Ho capito. Tanto più che quella, se per uscire ha avuto bisogno di aprire la porta, è evidente che un corpo ce l'ha. Vado subito nella camera di Rosetta, la quale naturalmente finge di dormire...

Maurrain                       - Ecco: « finge! ». Ma perché dici che finge? Scusami tan­to, ma non è così che si fa. Prima di accusare, prima di offendere una donna, che è come una moglie, con un atroce sospetto...

Vandelet                       - ...si ammette di es­sersi sbagliati, non se ne parla più e si cerca.

Maurrain                       - Ecco!

Vandelet                       - Ed è ciò che ho fatto. E siccome chi cerca trova... ho tro­vato.

Maurrain                       - (nuovamente a disagio) Hai trovato?

Vandelet                       - (traendo di tasca un fo­glietto) Ecco qua. Leggi.

Maurrain                       - (gettando un'occhiata al biglietto) Peuh! Scritto a lapis!

Vandelet                       - Se credi che l'avrei preferito scritto a macchina!

Maurrain                       - Ma è indecifrabile!...

Vandelet                       - Scritto in fretta, ma­gari con calligrafia alterata... Il tuo nome, però, vi è chiarissimo...

Maurrain                       - Il mio nome!... Ma tu sei pazzo!

Vandelet                       - (gli fa cenno dì tacere e legge) « Mia cara Rosetta. Impos­sibile stasera. Vado a pranzo dai Maurrain. Staremo insieme domani sera. Se hai qualche impedimento avvertimi. Bacioni ».

Maurrain                       - Firmato?

Vandelet                       - Bravo! Se lo sapessi... E' la firma che è veramente illeg­gibile. Guarda un po' anche tu.

Maurrain                       - Non è nemmeno una firma: è un frego...

Vandelet                       - Già... un frego per me, ma non certo per la destinataria. Ed ecco perché ho voluto parlarti. (Bre­ve pausa). Non dici niente?

Maurrain                       - Aspetto che mi dica tu perché hai voluto parlarmi?!

Vandelet                       - Non lo capisci?

Maurrain                       - No!

Vandelet                       - Dal momento che il signore che viene a dormire in casa mia, viene a mangiare in casa tua, nessuno meglio di te è in grado di dirmi chi è.

Maurrain                       - Ma come vuoi che faccia? Se il biglietto portasse una data, potrei tentare di ricordarmi chi, in quel certo giorno, venne qui a pranzo, ma così...

Vandelet                       - (alzandosi) Non sono tanto esigente da pretendere che tu mi illumini subito. Ti lascio il bi­glietto           - (glielo dà), tu lo studi, ri­fletti, cerchi... e mi dici chi è che in piena notte se ne va all'inglese da casa mia.

Maurrain                       - Stai fresco!

Vandelet                       - Ti rifiuti di aiutarmi?

Maurrain                       - Non posso, Vandelet. Ho già troppe ricerche da fare. Quel­lo che è successo a casa tua questa notte è niente.

Vandelet                       - Come niente?

Maurrain                       - Ma no. Persuaditi. Eri soprappensiero, ti è parso... Suvvia, Carletto, non pensarci più.

Vandelet                       - Ma sei un bel tipo! Dimmi chiaramente che non vuoi aiu­tarmi.

 Maurrain                      - Non posso, te l'ho detto. Ho ben altro da pensare. E’ qui, in casa mia, che questa notte è successo qualche cosa di veramente grave.

Vandelet                       - L'indisposizione di tua moglie... Ma è passata!

Maurrain                       - La causa dell'indispo­sizione. Questa notte un uomo è fug­gito da questa casa inseguito da un altro che gli ha sparato tre colpi di rivoltella.

Vandelet                       - Ma no? Hai inseguito un ladro?

Maurrain                       - Non ho inseguito nes­suno. Io non c'ero. Ero a... coso... a Lione... Sono tornato stamani col tre­no delle sei e cinquantacinque.

Vandelet                       - E allora che cosa mi vai raccontando?

Maurrain                       - La verità. Un uomo è fuggito di qui...

Vandelet                       - E va bene: un ladro...

Maurrain                       - Daccapo. Ma perché non pensi che fosse un ladro anche l'uomo che dici essere fuggito da casa tua?

Vandelet                       - Eh, no! Quello, no. Tutto è in perfetto ordine, al proprio posto: la serratura della porta d'in­gresso non presenta alcuna traccia di forzatura...

Maurrain                       - E qui altrettanto...

Vandelet                       - Ma... ma io ho il bi­glietto, ho la prova che si tratta di un ladro, sì, ma d'un ladro d'amore. Non mi racconterai di aver trovato un biglietto anche tu...

Maurrain                       - Non l'ho nemmeno cercato. Se l'avessi cercato forse lo avrei trovato anch'io. Ma ti assicuro che il contegno di Adriana non è me­no eloquente del tuo biglietto.

Vandelet                       - Maurrain... non biso­gna dar corpo alle ombre...

Maurrain                       - Macché ombre e om­bre! Le ombre non sparano revolve­rate. Sono usciti di qui due uomini. Uno pare che fosse il fidanzato della cameriera...

Vandelet                       - E allora perché ti af­fanni tanto? Dal «lomento che sai di avere inseguito il fidanzato della ca­meriera?!

Maurrain                       - Io non ho inseguito nessuno! Non c'ero. E' un altro che ha partecipato alla corsa... qui.

Vandelet                       - Giorgio.., Prima di ac­cusare, prima di offendere la propria donna, che è moglie, con un atroce sospetto...

Maurrain                       - Ma non sai che ripe­termi le mie parole? Se credi che possano servire a persuadermi!

Vandelet                       - Però pretenderesti che persuadessero me!

Maurrain                       - Qui c'è una sola spie­gazione verosimile: tanto Adriana che la donna di servizio hanno ricevuto... l'amico, e ognuno di questi volonte­rosi ragazzi, incontrandosi al buio con l'altro, ha creduto d'incontrarsi invece con me.

Vandelet                       - Ma non bestemmiare più, Maurrain!

Maurrain                       - E allora, dammi tu un'altra spiegazione!

Vandelet                       - Io... Che vuoi che sap­pia io? (Campanello nell'interno).

Nelly                             - (che da qualche momento è comparsa sulla scala ed è rimasta in ascolto, ora si precipita in salotto) Hanno suonato, signore.

Maurraìn                       - (sobbalzando) Ho in­teso!

Vandelet                       - Che zelo!

Maurraìn                       - Quella era là, sulla scala, in ascolto, per incarico di mia moglie.

Nelly                             - (che è uscita subito a sini­stra, rientrando) La signora del signor dottore.

Rosetta                          - (entrando) Oh, Carlo, sei qui? (A Maurraìn, porgendogli la mano) Vengo a prendere notizie di Adriana. Come sta?

Maurraìn                       - (impacciato) Sta... su.

Vandelet                       - (a Nelly) Dorme?

Nelly                             - Oh, no, signore!

Vandelet                       - (a Rosetta) Rosetta... vai, vai a trovarla... però non trat­tenerti troppo. Bisogna che non si affatichi.

Rosetta                          - (con un'occhiata birichina a Maurrain) Va bene, va 'bene! (Scompare sulla scala).

Vandelet                       - (a Nelly) Tu però non lasciarla sola,. la tua padrona. Rima­ni presso di lei.

Maurraìn                       - Non stare a prender fresco sulla scala!

Nelly                             - Signore...

Maurraìn                       - Via! (Nelly sale in fretta la scala e scompare).

Vandelet                       - Ascoltami. Fra un poco Rosetta scende e, siccome io me ne sono già andato, ti domanda cu­bito se ti ho raccontato qualche cosa.

Maurraìn                       - Può darsi. Io nego...

Vandelet                       - Adagio col negare. Bi­sogna che tu dica e non dica.

Maurraìn                       - Vandelet, non sono in forma...

Vandelet                       - Eh, via!... Aiutami in­tanto a chiarire il mio mistero. Vuol dire che poi vedrò di aiutarti a chia­rire il tuo. Dunque è necessario che tu ecciti quanto più è possibile in Ro­setta il desiderio di sapere. Quando ti accorgi che proprio non ne può più, allora - ma soltanto allora - le dici che sei disposto a tradirmi!

Maurrain                       - Carlo!

Vandelet                       - Ma sì... Nel senso di riferirle quanto io ti ho confidato pregandoti di non farne parola con nessuno.

Maurrain                       - E le dico tutto?

Vandelet                       - Adagio col dire tutto. Prima fissi il prezzo del tradimento. Sei pronto a parlare, ma soltanto do­po che avrà parlato lei, dopo che ti avrà rivelato il nome di lui.

Maurraìn                       - Quello del biglietto?

Vandelet                       - Oso sperare sarà lo stesso che questa notte mi ha ono­rato della sua visita.

Maurrain                       - Ah... già!...

Vandelet                       - E vedrai che si tratta di un nostro comune amico. Altrimen­ti ti pare che avrebbe scritto così semplicemente: « Vado a pranzo dai Maurraìn »? Avrebbe detto tutt'al più: « Vado a pranzo da certi signori Maurraìn». Non mi pare?

Maurraìn--------------- - (che sta riflettendo e non l'ascolta) Sono sicuro che la si­gnora non mi dirà niente.

 Vandelet                      - Colpa tua! Segno che non avrai saputo stimolare la sua curiosità fino a portare il suo riserbo al punto di fusione.

Maurrain                       - Proverò...

Vandelet                       - Naturalmente, prima di dirti il nome di lui », vorrà le più ampie assicurazioni che non lo verrai a riferire a me. Esigerà la tua parola d'onore. Non esitare: dagliela.

Maurrain                       - Scusa...

Vandelet                       - Ma sì: quella profes­sionale.

Maurraìn                       - Aah!

Vandelet                       - (mentre indossa il cap­potto) Io sarò di ritorno fra una mezz'ora. Scappo a casa di un am­malato al quale ho fatto ben quaran­tacinque visite.

Maurrain                       - Disgraziato! E che cos'ha?

Vandelet                       - Ora niente. E' morto. Sono sei mesi, capisci?, e la famiglia non si decide ancora a pagarmi.

Maurraìn                       - Ho capito! E tu vai a far visita alla famiglia... (Escono insieme a sinistra. Il campanello del telefono suona. Maurrain rientra e va all'apparecchio) Pronto... Dimmi, Ca­simiro... Dorlange, Dorlange... Ah, sì! E' per la vendita della villa. Ma l'ac­quirente non si è più fatto vivo...

Rosetta                          - (arriva dalla scala, entra sulle punte dei piedi non vista da Maurrain, gli si accosta e gli copre gli occhi con le mani).

Maurrain                       - Ma sei pazza!? (All'apparecchio) Niente... Dicevo alla donna di servizio...

Rosetta                          - Carino!...

Maurrain                       - Nel momento non pos­so muovermi, Casimiro. Prendi tutto l'incartamento e vieni qua, tu... La signorina c'è, vero? Chiunque mi cer­chi, lo pregherà di ripassare domani... Arrivederci. (Depone il ricevitore).

Rosetta                          - La donna di servizio!...

Maurrain                       - Scusa. Ho detto la prima cosa che mi è venuta in men­te. (Andando a guardare verso la scala) Però, sei di un'imprudenza...

Rosetta                          - Vivi tranquillo. Tua moglie è rimasta nella sua camera e la donna anche. Beh!? Ti ha raccon­tato nulla?

Maurraìn                       - Mi ha semplicemente incaricato d'individuare « lui ».

Rosetta                          - Non poteva indirizzarsi meglio...

Maurraìn                       - Invece di scherzare, sarà bene che tu mi aiuti. Quello vuole un nome. Tiene a sapere chi è l'autore del biglietto.

Rosetta                          - Il biglietto?

Maurraìn                       - (va a guardare verso la scala) Sì, ha trovato un biglietto... Dove l'ho messo?... (Cerca nelle ta­sche, lo trova) Ah, eccolo qua.

Rosetta                          - (vi getta un'occhiata, poi, fissando Maurraìn) E tu?

Maurrain                       - Io... che cosa?

Rosetta                          - Non tieni a sapere, tu, chi mi ha scritto quel biglietto?

Maurrain                       - Io... non ho alcun di­ritto... In ogni modo, se vorrai dir­melo, ti assicuro fino da ora che farò del mio meglio per indurre Vandelet al perdono.

Rosetta                          - Ma come sei carino!

Maurrain                       - Che altro potrei dirti?

Rosetta                          - Una cosa soltanto devi dirmi: perché mai questa notte sei venuto da me?

Maurrain                       - Scusa...

Rosetta                          - Non dico che, in prece­denza, tu abbia avuto per me parole infuocate d'amore che, sicuramente; non hai mai saputo dire a nessuna donna...

Maurrain                       - Rosetta...

Rosetta                          - Però un certo numero di cose gentili ammetterai di aver­mele dette, un qualche interessamen­to converrai di avermelo dimostrato...

Maurrain                       - (andando ancora a guar­dare verso la scala) Ma certo...

Rosetta                          - A meno che tu non pretenda di avermi... convinta sem­plicemente con un'occhiata.

Maurrain                       - Ma no... Ti ho detto molte cose e le ho anche pensate. Ma è forse colpa mia se non abbiamo avuto fortuna?

Rosetta                          - A maggior ragione, ca­ro! Non hai nemmeno la scusante della sazietà. Oggi, io dovrei interes­sarti quanto e più di ieri.

Maurrain                       - Di' piano... E quando mai ti ho detto che non mi interessi più?

Rosetta                          - T'interesso? Ti piaccio sempre? Tieni ancora a me? E non t'importa di sapere chi mi ha scritto quel biglietto?

Maurrain                       - Ma sì che m'importa...

Rosetta                          - Però non hai urgenzar­si capisce: sei l'uomo delle sale d'a^ spetto. (Campanello nell'interno).

Maurrain                       - (in fretta) Ssst! La cameriera... (Guarda verso la scala). Non c'è. Scusa. (Esce a sinistra e rientra subito insieme a Cody che re­ca una borsa sotto il braccio).

Cody                             - (inchinandosi) Signora... (A Maurraìn) Il signor Dorlange mi ha detto di aver parlato col signor Marcel...

Maurrain                       - Marcel? Ah, sì, l'ac­quirente della villa.

Cody                             - Vuole delle proposte con­crete.

Maurrain                       - Dorlange?

Cody                             - No, Marcel... E' per que­sto che chiede uno schema del con­tratto per stasera stessa.

Maurrain                       - Marcel?

Cody                             - No, Dorlange...

Maurrain                       - Vai di là, nel mio studio, e comincia a buttar giù qual­che cosa. Fra poco verrò a raggiun­gerti.

Cody                             - Bene, signor Maurrain. Si­gnora... (.Esce a destra).

Rosetta                          - Fate pure, signor Maur­rain. Io scappo.

Maurrain                       - Mi dai del voi? Sei in collera con me?

Rosetta                          - Ma vi pare, signor Maurrain? Amici «come prima».

Maurrain                       - Mi giudicate male perché non sapete...

Rosetta                          - Che cosa, signor Maur­rain?

Maurrain                       - Niente... A Vandelet che debbo dire?

Rosetta                          - Quello che vorrete, si­gnor Maurrain.

Maurrain                       - Dirò che non avete voluto dirmi nulla.

Rosetta                          - Oh! Ma perché? Un po' di premura, almeno per l'amico...

Maukeain                      - Che c'entra la pre­mura? Quello vuole un nome.

Rosetta                          - E dateglielo.

Maurrain                       - Oh!

Rosetta                          - Non il vostro... Quello del vostro segretario, per esempio.

Maurrain                       - Cody?

Rosetta                          - E perché no? E' un bel ragazzo! Non penserete, voi e Vandelet, che io mi dedichi esclusivamen­te ad opere di beneficenza... (Lo sa­luta con un sorrisetto impertinente ed esce a sinistra).

Matjrrain                       - (fra sé) Ho l'impres­sione che quella storia della benefi­cenza non sia stata proprio un com­plimento... (Riflette) Cody? (Trae di tasca il biglietto e lo esamina). Ma neanche per idea!

Cody                             - (entra da destra recando al­cune carte) Scusate, signor Maur­rain...

Maurrain                       - Andiamo, andiamo... (Si avvia, quando suona il campa­nello nell'interno) Ancora? (Va alla scala e chiama) Nelly, scendi...

Nelly                             - (di dentro) Subito, si­gnore...

Cody                             - Se volete che apra io...

Maurrain                       - No, no... Che stavi per dirmi?

Cody                             - In quante rate dovrà essere effettuato il pagamento?

Maurrain                       - Niente... E' una que­stione ancora controversa. Lascia in bianco.

Cody                             - Bene, signor Maurrain... (Sorride a Nelly che scende dalle sca­le, ed esce a destra).

Maurrain                       - (a Nelly) Suonano. Non hai inteso? Poco fa avevi l'orec­chio così sensibile!

Nelly                             - Signore... Mi è stato or­dinato di rimanere presso la signora. (Esce a sinistra e subito rientra) Il signor ingegnere Leblond.

Leblond                        - (entrando, oltremodo pre­muroso) Come va, Giorgio? E la signora?

Maurrain                       - Sta meglio. Grazie.

Nelly                             - Allora non occorre che torni presso la signora?

Maurrain                       - Va' all'inferno... va' dove vuoi! (Nelly esce a destra).

Leblond                        - (un po' impacciato) Mia moglie ha dovuto andare a riposarsi un poco... Sai, per una parigina al­zarsi al mattino così di buon'ora è una cosa talmente insolita... Ma pri­ma di sera non mancherà di venire...

Maurrain                       - E' molto gentile la si­gnora Susanna. Ed anche tu sei molto gentile. Siete tutti gentili!

Leblond                        - Diamine. Non siamo amici da oggi...

Maurrain                       - Che hai? Mi sembri un po'...

Leblond                        - Io? No... affatto.

Maurrain                       - Non ti ho detto « co­me » mi sembri.

Leblond                        - (esita un momento, poi) Ebbene, sì, Giorgio!... Noi ci sia­mo sempre parlato a cuore aperto, ve­ro? Sempre! E allora devi permet­termi di dirti, con tutta franchezza, che io disapprovo in pieno quello che hai fatto questa notte.

Maurrain                       - Dove?

Leblond                        - Ma lo sai dove...

Maurrain                       - Mi vuoi dire tu che cosa sai e chi ti ha informato?

Leblond                        - Ma... mia moglie. Sta­mani, subito appena siamo usciti di qui, mi ha messo al corrente di tutto quanto la signora Adriana le aveva detto.

Maurrain                       - Ah!... Interesserebbe anche a me di sapere che cosa le ha detto.

Leblond                        - Va là che tu ne sai già abbastanza... Ma, via, Giorgio! Una sorpresa, in piena notte, alla signora Adriana! Ma che diavolo ti è preso? Ora, però, sei pienamente rassicura­to, sei convinto che tua moglie non ha né ha mai avuto nulla da rimpro­verarsi?

Maurrain                       - Ma sai che la difendi con molto calore?

Leblond                        - La signora Adriana non ha bisogno di alcuna difesa.

Maurrain                       - Hai anche telefonato, stamani, per raccomandarmi la calma...

Leblond                        - Ah, sì! Non ti nascon­do che ero molto preoccupato. Si fa presto a commettere una sciocchezza... Quando, verso mezzogiorno, tua mo­glie ha telefonato a Susanna...

Maurrain                       - Ah! ha telefonato?

Leblond                        - Sì, per dirle che tutto si era risolto nel miglior modo. Capirai, anche Susanna stava in pensiero.

Maurrain                       - « Anche », già!

Leblond                        - Ma che vuoi dire?

Maurrain                       - Niente, caro, niente!

Leblond                        - Ti scuso perché vedo bene che sei ancora sovreccitato. Beh, vuoi che ti dica tutto il mio pensiero?

Maurrain                       - Dimmelo tutto.

Leblond                        - Tu, questa notte, con la fantasia accesa e gli occhi bendati dalla gelosia, hai creduto di veder fuggire qualcuno, ma, in realtà, tu non hai veduto un bel niente!

Maurrain                       - Se sapessi come hai ragione!...

Cody                             - (entrando da destra, sempre recando alcune carte) Domando scusa... (Salutando Leblond) Inge­gnere...

Leblond                        - Caro giovanotto... Co­me state?

Cody                             - Benissimo, ingegnere. (A Maurrain) La decorrenza degli inte­ressi?

Maurrain                       - Niente. Questione an­cora controversa. Lascia in bianco.

Cody                             - Bene, signor Maurrain. (Esce a destra).

Leblond                        - Simpatico ragazzo, quel Cody! Gabriella ne va pazza.

Maurrain                       - Gabriella?

Leblond                        - Sì, la mia cameriera... E' la sua fidanzata. Non lo sapevi?

Maurrain                       - Attività extra ufficio. Non mi riguarda.

Leblond                        - Beh, io me ne vado. Però ascoltami bene, Giorgio. Voglio assolutamente che tu mi prometta...

Maurrain                       - ... di restare calmo, di non fare sciocchezze... Ho capito, ho capito. E' da stamani che me lo stai ripetendo...

 Leblond                       - Ma Giorgio...

Vandelet                       - (entra frettolosamente da sinistra) Eccomi qua. Oh, Leblond.

Leblond                        - (un po' a disagio) Caro Vandelet...

Vandelet                       - (lo guarda, guarda poi Maurrain. A Leblond) Che hai? Mi sembri un po'...

Leblond                        - Anche tu?...

Vandelet                       - (a Maurrain) Perché? Tu pure hai avuto la mia stessa im­pressione? Ho capito... L'avrei giura­to che doveva trattarsi di un amico comune!

Leblond                        - Che cosa?

Maurrain                       - Ma no, Vandelet...

Vandelet                       - Lasciami fare... (Muove alcuni passi verso Leblond, le ma­ni sui fianchi, fissandolo).

Leblond                        - Ma che significa? Ma perché mi fissi a quel modo?

Vandelet                       - Mio caro Leblond... Po­tresti giurare di aver passato tutta la scorsa notte in casa tua?

Leblond                        - Ah, questa!... E' uno scherzo, vero?

Vandelet                       - Rispondi, Leblond!

Leblond                        - Non ho passato in casa mia neanche un minuto. Non ero a Parigi. E con questo?

Maurrain                       - (ironico) Era in viag­gio, lui... E' tornato stamani, lui...

Leblond                        - Sicuro, stamani! Ero in viaggio, io! Ma volete finirla tutti e due?

Vandelet                       - Napoleone... Potresti giurare di non aver avuto, questa notte, una specie di Waterloo?

Leblond                        - Io? Hai il coraggio di... Tu? Vandelet?

Vandelet                       - Rispondi, Napoleone.

Leblond                        - No, non ti rispondo. Sei pazzo. E con i pazzi io non amo par­lare.

Vandelet                       - (a Maurrain) Eh!? Che ne dici? Più chiaro di così!

Leblond                        - Ma... ma è inaudito! Osi accusare me? Tu? Tu? (A Maur­rain) E tu sei disposto a credergli... E' luì che ti ha indotto a supporre...

Maurrain                       - Io non ho bisogno dei suggerimenti di nessuno.

Vandelet                       - Vuoi dirmi intanto come va che sei al corrente dell'ac­caduto? E' Maurrain che ti ha rac­contato...

Leblond                        - Sei tu che hai avuto 11 coraggio di raccontare a lui... di fargli credere che... Oh, ma è mostruoso!

Vandelet                       - Non cercare scappa­toie. Rispondi. Come va che sei al corrente di tutto, Napoleone?

Leblond                        - Senti, Vandelet. Un in­terrogatorio simile da chiunque po­trei accettarlo, ma da te, no. Asso­lutamente!

Vandelet                       - Se non ti spiace, sono proprio io la parte più interessata.

Leblond                        - Oh, sì... lo so, lo so bene! Ma che razza di cinismo!

Vandelet                       - Napoleone! Se tu non avessi un gran nome, ti avrei già detto quello che sei.

Leblond                        - Basta, Carlo! Non tor­mentarmi più, non costringermi a parlare!

Vandelet                       - Ma parla, caro, parla! E' ciò che voglio!

Leblond                        - Mi accusi. Osi accusare me! Ebbene, sappi... No, niente! So­no migliore di voi due. Non dirò nien­te. Addio! (Esce eccitatissimo a si­nistra).

Vandelet                       - Eh, no! Se la cave­rebbe troppo a buon mercato... Dam­mi il biglietto.

Maurrain                       - per farne?

Vandelet                       - Corro a metterglielo sotto il naso. Non mi ha dato il tem­po di farlo qui, lo farò in istrada. Dammi...

Maurrain                       - Ma no... Ma non hai ancora capito? Quel bel mobile, que­sta notte, è venuto qui.

Vandelet                       - Ma fammi il famoso piacere! Napoleone è stato a casa mia. Non farò apporre un ricordo marmo­reo, ma è così. Ma non hai notato la faccia che ha fatto appena mi ha visto entrare?

Maurrain                       - Non insistere, Carlo. Non è lui... Ti dico che non è lui.

Vandelet                       - Ah, perbacco! Hai ra­gione. Non pensavo più che hai par­lato con Rosetta... Ha dunque confes­sato? Chi è? Chi è?

Maurrain                       - Dice che è Cody...

Vandelet                       - Il tuo segretario? Mio povero Maurrain, ti ha preso in giro: Cody è il fidanzato di Albertina.

Maurrain                       - Albertina?

Vandelet                       - Sì, la mia cameriera.

Maurrain                       - Anche della tua?

Vandelet                       - Lo è forse di qualche altra?

Maurrain                       - Ma già... Anche di quella di Leblond. Allora potrebbe es­serlo anche di... (Un'idea gli attra­versa la mente. Chiama) Nelly!

Vandelet                       - E quella sciocca di Al­bertina che è innamorata da morire!

Maurrain                       - (a Nelly che entra da destra) Vieni qui. Guardami bene in faccia. Io non ti chiedo più il no­me del tuo fidanzato.

Nelly                             - Grazie, signore.

Maurrain                       - Non ne ho più biso­gno. So chi è. Non negare. E' Casi­miro Cody... Vi siete baciati anche poco fa, in cucina. Vi ho visti.

Nelly                             - (abbassando la testa) Prego il signore di non fargli del male...

Maurrain                       - (sorride soddisfatto, poi) Ma tu non fargli troppo del bene. E' qui per lavorare, non per fare all'amore. Hai capito?

Nelly                             - Si, signore. E... grazie, si­gnore. (Esce a destra).

Vandelet                       - Ma sono tutte a ser­vizio del tuo segretario le nostre donne!

Maurrain                       - Ah, sì!...

Vandelet                       - Ti fa piacere?

Maurrain                       - Ma certo. Fidanzato di Nelly era una frase che non mi diceva niente. Ora so chi è. Posso dedicarmi interamente a smaschera­re Leblond.

Vandelet                       - E batti con Leblond! Leblond mi appartiene.

Maurrain                       - Ma sei un bell'osti­nato!

Vandelet                       - Io domando quali ragioni puoi avere per asserire che non è stato Leblond a venire a casa mia.

 Maurrain                      - Scusa... E tu, allora, come puoi sostenere che non sia sta­to lui a venire qui?

Vandelet                       - Ma perché... perché ne sono certo.

Maurrain                       - Ed io sono certo in­vece del contrario. Stamani Leblond mi ha telefonato raccomandandomi ripetutamente la calma. Poco fa ha difeso mia moglie col più grande ca­lore. C'è di più. Adriana, stamani, poche ore dopo l'accaduto, ha tele­fonato alla moglie di Leblond, l'ha pregata di venir qui a tenerle com­pagnia...

Vandelet                       - Beh, codesto poi!...

Maurrain                       - Non capisci? L'ha fat­to per allontanare ogni mio eventua­le sospetto, qualora mi fosse parso di riconoscere, nell'uomo che avevo inseguito, l'amico Napoleone.

Vandelet                       - Dunque, sei tu l'in­seguitore?

Maurrain                       - Ma no. E' Cody. Op­pure è Leblond che ha inseguito Co­dy. Ma mia moglie credeva che fossi stato io. E allora ha telefonato alla signora Leblond. Astuzia, capisci?, strategia... E forse anche sete di no­tizie, bisogno di sapere se i miei pro­iettili non avessero per caso colpito il bersaglio.

Vandelet                       - I tuoi proiettili? Dun­que hai sparato tu?

Maurrain                       - Oh, ma non capisci proprio niente!

Vandelet                       - Io capisco una cosa soltanto... che questa notte Leblond era occupato altrove, non qui.

Nelly                             - (entrando da sinistra) Una lettera per il signore. (Conse­gna la lettera a Maurrain ed esce a destra).

Maurrain                       - Scusa un momento... (Scorre la lettera). E' Napoleone che mi scrive. (Leggendo) « Caro Giorgio, voglio sperare che tu mi consideri an­cora un amico, non ostante il conte­gno tenuto nei miei riguardi poco fa, certamente per istigazione di quella buona lana di Vandelet...

Vandelet                       - Gliela do io la buona lana!

Maurrain                       - « Comunque, io non conto. Quello che importa è che tu smetta una buona volta di diffidare della signora Adriana che non ha nulla, assolutamente nulla, da rim­proverarsi... ». Hai inteso? Continua a difenderla... E' da stamattina che fa l'avvocato difensore di mia moglie. E tu vieni ancora a raccontarmi che non è lui l'altro!

Vandelet                       - (gli strappa la lettera di mano) Dammi il biglietto.

Maurrain                       - Ma sei insopportabile!

Vandelet                       - Dammi il biglietto.

Maurrain                       - Eccotelo. Avanti. Con­fronta, esamina... Ti pare che sia la stessa calligrafia?

Vandelet                       - Bella ragione! Que­sta è alterata.

Maurrain                       - Insomma non sei de­ciso a mollare? Vuoi Leblond a tutti i costi?

Vandelet                       - (restituendogli la lettera e trattenendo il biglietto) E tu, al­lora? Hai già Cody e non ti basta!

 Maurrain                      - Vuoi capirla, o non,! che a me occorrono due uomini? Due! Due!

Vandelet                       - E va bene, va bene!! Prenditi anche Leblond. Prendi tutto,! te. Egoista! (Esce stizzito a sinistra).

Maurrain                       - (fra sé) Come se io! non sapessi chi è fuggito da casa sua.

Cody                             - (entrando da destra sempre con alcune carte in mano) Signori Maurrain...

Maurrain                       - Dopo... Ora non ho tempo. Lascia in bianco.

Cody                             - Bene, signor Maurrain. (Esce a destra).

Maurrain                       - Ah, giusto te!... (Fai per raggiungerlo, ma cambia idea) Dopo, dopo... (Si avvia in fretta verso \ la scala, quando Adriana, che da qualche momento sta scendendo, entra in salotto) Sei qui? Tanto meglio! Venivo appunto da te.

Adriana                         - Ed io vengo da te. Vengo a chiederti se il dottor Vandelet non ritenga che io mi sia riposata abbastanza.

Maurrain                       - Lascia parlare me...!

Adriana                         - Oh, certo! Vorrai ben dirmi che cosa ti ha raccontato l'egregio dottore. Sono ansiosa di sapere. Dimmi...

Maurrain                       - Basta, Adriana! So tutto. L'uomo che questa notte è venuto qui ad usurpare il mio posto è Napoleone Bonaparte... no: Napoleone Leblond!

Adriana                         - Eh?! Ti ha detto que­sto, Vandelet?!

Maurrain                       - Ma vuoi lasciare in   pace Vandelet?

Adriana                         - Eh, no! Ho bisogno di sapere se egli sa.

Maurrain                       - Sissignore, sa! E con  questo?

Adriana                         - Ah, mascalzone!

Maurrain                       - Vandelet?!

Adriana                         - Sicuro, Vandelet, il tuo caro Vandelet! Sappilo finalmente, è lui che è venuto qui questa notte!

Maurrain                       - Che cosa? Adriana! A questo punto? Pur di salvare il tuo amante...

Adriana                         - Macché amante! Fini­scila! Io non ho amanti. L'uomo che è venuto qui questa notte è lui, Van­delet. Ha voluto fare uno scherzo...

Maurrain                       - Uno scherzo?

Adriana                         - Ieri, quando sono an­data da lui a farmi visitare, mi ha preso dalla borsetta la chiave di casa e questa notte se n'è servito.

Maurrain                       - Per fare uno scherzo? Di', ma credi di parlare con un bam­bino? Uno scherzo! Un uomo che di notte s'introduce in casa d'altri... Tu « menti! Qui è venuto Leblond.

Adriana                         - Ti dico che è venuto Vandelet.

Maurrain                       - Che ora era?

Adriana                         - Ma lo sai!...

Maurrain                       - No, non lo so, non so niente, perché questa notte io non sono tornato, capisci?, non sono tor­nato!

Adriana                         - Giorgio... Io ti ho detto la verità!...

Maurrain                       - E io ti dico la mia. Non sono tornato. E' il tuo amante, che ha inseguito quello di Nelly. O è quello di Nelly, che... Un momento. (Va alla porta di destra e chiama) Casimiro!

Adriana                         - Che c'entra Casimiro, Giorgio?

Maurrain                       - (a Cody che entra da destra) Ragazzo, vieni qua... Nelly ti ha certamente informato che io so. Non ti farò niente di male. Voglio però sapere la verità. Questa notte tu sei stato qui...

Cody                             - Sì, signor Maurrain.

Maurrain                       - E sei tu che hai spa­rato...

Cody                             - Sparato? Oh, no, signor Maurrain. Lo sapete...

Maurrain                       - E' stato Leblond!

Adriana                         - Ma non insistere, Giorgio!

Maurrain                       - E va bene. E' stato Vandelet! (Campanello del telefono. Maurrain all'apparecchio) Pronto... Chi parla?... (Mentre i suoi occhi si spalancano sempre più) Eh?... Ma co­me?... E osate?... Pronto... Pronto... (Lascio cadere il ricevitore).

Adriana                         - Giorgio!

Cody                             - Che accade, signor Maur­rain?

Maurrain                       - De Maclot... Il barone De Maclot che mi consiglia per il mio bene di non fare più investiga­zioni.

Adriana                         - De Maclot?

Cody                             - Il nipote...?

Maurrain                       - ... della baronessa, si­curo. E' dunque vero! E' stato qui anche lui! (Fra sé, inebetito) Cody, Leblond, Vandelet, De Maclot... tutti qui... a far baldoria... come al « Lu­na Park »!

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

La stessa scena degli atti prece­denti. Un'ora dopo il secondo atto. Pomeriggio inoltrato.

Adriana                         - (abbandonata su una poltrona, la testa fra le mani, a Nelly che le sta dinanzi in piedi) Con chiarezza, ti prego... E la verità, la precisa verità!

Nelly                             - E' molto semplice, signo­ra. Il signore mi ha chiamato qui e mi ha detto: « So chi è il tuo fidan­zato. E' Cody, il mio segretario. Vi siete baciati anche poco fa. Vi ho visti ».

Adriana                         - Il signor Cody ti aveva baciato?

Nelly                             - Oh, no, signora! Ma, giac­ché il signore era entrato in questo ordine di idee, ho creduto di far bene a lasciarvelo!

Adriana                         - E il signor Cody?

Nelly                             - Ho avuto cura di infor­marlo subito, naturalmente. Gli ho detto che si trattava di salvare la si­gnora...

Adriana                         - (alzandosi) Ma benone, benissimo! Cosicché anche il signor Cody è ormai convinto che questa notte ho ricevuto il mio amante?

Nelly                             - La signora sa che il si­gnor Cody è un gentiluomo...

Adriana                         - Tu mettiti bene in men­te che il mio stato d'animo di sta­mani derivava da un equivoco in cui il signore era caduto e che, per quanto mi riguarda, è ora perfettamente chiarito. Il signore sa chi è l'uomo che è venuto qui questa notte e lo sa proprio perché io gliel'ho detto.

Nelly                             - Ma io non sapevo, signora.

Adriana                         - D'accordo. Non sapevi ed hai creduto opportuno lasciarti fi­danzare al signor Cody. Ora però sei informata: guardati bene dal regalar­mi ancora degli amanti. Hai capito?

Nelly                             - (piagnucolando) La signo­ra mi tratta con molta durezza...

Adriana                         - Ma no!... Apprezzo la tua buona intenzione. (Campanello nell'interno). Apri.

Nelly                             - (esce a sinistra e rientra su­bito) Il signor dottore Vandelet.

Adriana                         - (fra sé... ma non troppo) (Finalmente! (A Nelly) Vai, Nelly, vai pure. (Nelly esce a destra. A den­ti stretti) Avanti, dottore...

Vandelet                       - (entrando da sinistra) Cara signora... So che Giorgio è sta­to a cercarmi a casa e... Non mi date la mano?

Adriana                         - Sì, è molto probabile che ve la dia, ma non precisamente da baciare.

Vandelet                       - Signora...

Adriana                         - Ed altrettanto probabile è che Giorgio vi dia la sua!

Vandelet                       - Ma che volete dire?

Adriana                         - Non è chiaro? Vi oc­corrono delle spiegazioni? Eh, già... Naturale. Non potete capire. Siete in­nocente, voi! Il colpevole è... l'altro!

Vandelet                       - (facendo per toccarle la fronte) Signora Adriana...

Adriana                         - Non fate lo sciocco, eh! Non illudetevi di potervi burlare an­cora di me, di tutti noi... proprio no!

Vandelet                       - Ma voi state male, signora; avete certamente la febbre.

Adriana                         - Sì, vero? Sarebbe in­fatti molto comodo per voi potermi spedire nella mia camera come tre ore fa.

Vandelet                       - Ah, è per questo che siete così in collera con me? Vi do­mando scusa. Avevo qualche cosa da dire a Giorgio, qualche cosa di molto intimo... ..

Adriana                         - Avevate da accusare Le­blond!

Vandelet                       - Giorgio vi ha raccon­tato? Ebbene, sì... Io sono ancora con­vinto che sia stato Leblond.

Adriana                         - Ma che razza d'indivi­duo siete voi? Ma è perfidia o sce­menza la vostra? A me... osate dire a me che l'uomo che è venuto qui questa notte era Leblond?!

Vandelet                       - Io ho detto questo? Al contrario. E' Giorgio che lo pretende.

Adriana                         - Per istigazione vostra. Non negate, Vandelet! Se anche non avete accusato apertamente Leblond, non avete nemmeno fatto nulla per distogliere mio marito dalla sua idea.

 Vandelet                      - Ma come no? Ci siamo litigati Napoleone per un'ora di se­guito!

Adriana                         - Poco importa. Quello che non avete fatto voi, l'ho fatto io. Giorgio è venuto a cercarvi perché io gli ho raccontato tutto.

Vandelet                       - Tutto... che cosa?

Adriana                         - Giorgio sa che siete stato voi... voi, a venire qui questa notte!

Vandelet                       - Io?!

Adriana                         - Negate?

Vandelet                       - Ma, signora... m'im­paurite. Altro che febbre! Qui siamo già al delirio.

Adriana                         - Che miserabile!

Vandelet                       - Signora! (Fra sé) « No, calma: sono il medico». (Ad Adria­na) Venite qui... Chiamo la camerie­ra. Accomodatevi...

Adriana                         - Non mi toccate! An­date via, andate via! Non mi toccate!

Maurrain                       - (irrompendo da sinistra) Ah, miserabile!

Vandelet                       - Anche tu?! Ma siete impazziti tutti e due?

Adriana                         - Nega, capisci? Finge di non saperne nulla.

Vandelet                       - Ma come? Tu hai po­tuto crederle? Pensi anche tu che questa notte io sia venuto qui?...

Maurrain                       - Ma che voi che sap­pia! E' Adriana che lo afferma.

Vandelet                       - Signora...

Adriana                         - Negate di avermi detto, ieri, che volevate visitarmi mentre dormivo!

Vandelet                       - Ah! E' tutto qui? Ma lo dico a tutte le mie clienti, signora, per lo meno a quelle con le quali ho più confidenza e che pretendono di sentirsi male mentre stanno be­nissimo.

Adriana                         - Storie. Negate di esser­vi impossessato della mia chiave di casa!

Vandelet                       - La vostra chiave? Ah!... Ma sì, ricordo di aver detto, scherzando, che l'avrei presa, ma mi guardai bene dal farlo.

Adriana                         - Mentite! Quando tornai a casa e cercai nella mia borsetta, la chiave non c'era più.

Vandelet                       - Cara signora... sarà ri­masta nel mio studio. Io non l'ho veduta, ma niente di più probabile che ve l'abbiate lasciata.

.

Adriana                         - Io? Ma lo senti, Gior­gio? Non è lui che l'ha presa: sono io che gliel'ho lasciata.

Vandelet                       - Ma no. Non l'avete lasciata a me. E' rimasta lì per caso... Del resto, sentiamo subito... (Va al te­lefono, compone un numero) Telefono a casa mia... Pronto... pronto... Alber­tina... Stamani, nel far pulizia, hai trovato nel mio studio una chiave?... Ma si: sulla scrivania o per terra... Non l'hai trovata? Beh, cercala: ci dev'essere... E domanda anche alla si­gnora... Ah, è costì?... Non l'ha vedu­ta?... Cerca, cerca attentamente, dap­pertutto... (Depone il ricevitore. Ad Adriana che sorride con sarcasmo) E va bene. Se pensate che l'abbia qui, in tasca, perquisitemi e non parlia­mone più. .

Adriana                         - Ma che importanza vo­lete che abbia il luogo dove si trova adesso? Quello che conta è che ieri la mia chiave è rimasta presso di voi e che questa notte...

Vandelet                       - Io l'ho adoperata. Si capisce... (A Maurrain) Ma tu che fai? Sei ammutolito? Mi lasci accusare e non dici una parola. Eppure tu sai che questa notte io ho avuto ben altro da fare; lo sai bene!

Maurrain                       - (che stava riflettendo, turbandosi) Lo so... lo so perché me l'hai detto tu.

Vandelet                       - Non penserai, spero, che abbia inventato tutta quella sto­ria per crearmi un alibi...

Adriana                         - Quale storia?

Maurrain                       - Ma... niente!

Vandelet                       - Eh, no! Ormai è ne­cessario mettere tutte le carte in ta­vola. Bisogna che anche la signora sappia, perché si ricreda, perché si persuada... (Ad Adriana) Ho avuto anch'io una misteriosa visita nottur­na. Sicuro! Un tale che è scivolato via dalla mia casa senza nemmeno richiudere la porta.

Adriana                         - Evidentemente non aveva la chiave, lui!

Vandelet                       - Signora... Vi sto par­lando sul serio... Dillo tu, Giorgio.

Maurrain                       - Sì, me l'hai raccon­tato...

Vandelet                       - (mostrando il biglietto) Ma ti ho anche dato la prova!

Maurrain                       - Non ricominciare con quello stupido biglietto! Del resto, quello non prova affatto che qualcuno sia venuto questa notte a casa tua.

Vandelet                       - Cosicché anche tu du­biti di me? Sei convinto che la si­gnora abbia ragione?

Adriana                         - Non vi ostinate a nega­re, Vandelet. Ve lo chiedo per favore. Ho bisogno di far luce completa. Vo­glio che Giorgio sappia la verità ve­ra... Vi concediamo tutte le attenuan­ti. Avete voluto fare uno scherzo, siamo d'accordo...

Maurrain                       - Ma io non sono d'ac­cordo affatto!

Vandelet                       - Signora Adriana... I miei scherzi possono essere anche un po' spinti, ma soltanto finché si trat­ta di parole. Io non mi introduco clandestinamente di notte in casa di altri... C'è, sì, chi fa questo...

Maurrain                       - Ma basta! Se non sei stato tu, non dire altro. Basta!

Adriana                         - Vi dirò io tutto il mio pensiero. Voi negate, e negherete sempre, perché avete paura...

Vandelet                       - Paura?

Adriana                         - Sì, paura; perché sa­pete che Giorgio non scherza: spara. Ve l'ha dimostrato anche questa notte!

Maurrain                       - Io non ho dimostrato niente. Non sono rientrato che sta­mani. Ormai lo sai.

Adriana                         - E' proprio vero?

Maurrain                       - Ma come no?!

Adriana                         - Ma allora... (A Van­delet) Avete sparato voi?

Vandelet                       - Anche questo! Io non ho rivoltella, signora. Non l'ho mai avuta. Non mi serve. Io faccio il me­dico. Ammazzo in altra maniera.

 Maurrain                      - (alla moglie) Andia­mo, non insistere. Lui ammazza in altra maniera. Dal momento che dice di non essere venuto...

Vandelet                       - Ma vi do la mia pa­rola d'onore!

Maurrain                       - Beh, questo... Ci dai quella professionale!

Vandelet                       - Nossignore. Parola di Carlo Vandelet!

La Baronessa                - (entra da sinistra, disperata, agitando una lettera) Oh, signor Maurrain... Una notizia... una notizia strabiliante...

Maurrain                       - Vostro nipote?

La Baronessa                - Lui! Sono lette­ralmente annientata!

Maurrain                       - (beato) E' stato qui? Confessa?

La Baronessa                - Macché! Leggete, leggete...

Maurrain                       - (leggendo) « Mia ca­ra nonna, ho trovato chi mi ha pre­stato i denari che tu non hai voluto darmi. Non ti scrivo per rimprove­rarti, ma anzi per chiederti scusa di tutte le afflizioni che ti ho procurato. Sono a Le Havre. Sto per imbar­carmi sul « Normandie » che fra po­che ore leverà le ancore. Vado a Hollywood. Sono bello: ho la certez­za di rifarmi una fortuna col ci­nema ».

La Baronessa                - Basta, basta... A-vete già capito. La mia pista è com­pletamente sfumata. Il « Normandie » è partito da Le Havre ieri alle di­ciassette ed è quindi impossibile che mio nipote abbia potuto essere qui a mezzanotte...

Maurrain                       - Ma allora, chi ha tele­fonato un paio d'ore fa?

La Baronessa                - Telefonato?

Maurrain                       - Ma sì. Due ore fa, qualcuno mi ha telefonato, a nome di De Maelot, consigliandomi per il mio bene di non fare più investiga­zioni.

La Baronessa                - Ah! Ma era lui certamente. Allora, non è partito af­fatto. Questa lettera non è che un trucco per sviare le nostre indagini.

Adriana                         - Scusate, la vostra sup­posizione non regge. E' puerile scri­vere che ci si è imbarcati per poi at­taccarsi al telefono.

La Baronessa                - Avete ragione, si­gnora. La vostra supposizione non regge, signor Maurrain.

Maurrain                       - Ma io non suppongo niente. Io mi chiedo soltanto chi può aver telefonato.

Vandelet                       - Se vuoi far bene, devi dire che sono stato io.

Maurrain                       - Ma sta' zitto, tu! (fra sé) Vuole aver fatto tutto lui!

La Baronessa                - E' necessario sta­bilire anzitutto se mio nipote è ve­ramente partito, e questo lo si può sapere alla Compagnia di Naviga­zione.

Maurrain                       - Giustissimo. Corro ad informarmi. Ho bisogno di vedere, di toccare con mano. (Esce a sinistra).

Vandelet                       - Ti accompagno. (Esce anche lui a sinistra).

Adriana                         - Baronessa... permette­temi di rivolgervi una preghiera...

 La Baronessa               - Oh! diamine, signora.

Adriana                         - Vi prego di non inda­gare più, baronessa, di non cercare più. E' meglio... voglio che mio ma­rito cerchi da solo, che scopra egli; stesso la verità.

La Baronessa                - Io non faccio che aiutarlo...

Adriana                         - No, baronessa. Non sie­te in grado di poterlo fare. Ignorate dei particolari d'importanza capitale. Non sapete, ad esempio, che questa notte Giorgio non è rincasato...

La Baronessa                - Dopo... l'incidente?

Adriana                         - Durante, non dopo. Non ; vi ha partecipato.

La Baronessa                - Possibile? Ma al­lora, senza il mio intervento di sta­mani, egli avrebbe ignorato tutto?

Adriana                         - Eh, già!

La Baronessa                - Oh! E' orribile ciò che ho fatto! Vogliate perdonarmi, signora, e... ditemi, ditemi subito: avete potuto rimediare?

Adriana i                       - Rimediare?

La Baronessa                - Sì... Avete potu­to allontanare da voi ogni sospetto?

Adriana                         - Ma... baronessa! Se ho ben capito, anche voi pensate che abbia ricevuto un amante?

La Baronessa                - Piccola cara... La­sciate che vi chiami così. Ho avuto tre mariti... Volete che proprio io non sappia scusare?

Adriana                         - Ma... vi prego di crede­re che non ho amanti, che non ne ho mai avuti e non ne avrò mai!

La Baronessa                - (sorridendole tene­ramente) E allora... l'altro chi è?

Adriana                         - Ma... il fidanzato di Nelly...

La Baronessa                - Uno... ma l'al­tro?... Dal momento che il signor Maurrain non è rientrato...

Adriana                         - In ogni modo, l'altro... Si tratta di uno scherzo, capite?

La Baronessa                - Uno scherzo?

Adriana                         - Sì... Sarebbe troppo lungo spiegarvi. La persona che è venu­ta qui...

La Baronessa                - L'altro?

Adriana                         - L'altro, l'altro... E'... insomma, non è il mio amante, ecco!

La Baronessa                - Però... non vo­lete che continui le mie indagini?

Adriana                         - No, baronessa, ma non già perché... Oh! ma non sorridete a quel modo, vi prego!

La Baronessa                - Calmatevi, picco­la ;cara. Vi assicuro che tranquilliz­zerò del tutto vostro marito. Lasciate fare a me, cara! Se sapeste come vi capisco! (Esce a sinistra).

Nelly                             - (entrando da sinistra) Il signor Cody. (Cody entra e Nelly accompagna la baronessa).

Cody                             - (inchinandosi, ad Adriana) Signora... Il signor Maurrain mi ha telefonato di tornare qui non appena avessi potuto lasciare lo studio e di portargli queste carte - (indica la borsa che ha con sé) inerenti alla causa di adulterio che difenderà domani mattina.

Adriana                         - (nervosa 'ed impacciata, esita per qualche istante, poi, facen­dosi animo) Cody! Ascoltatemi. no... No, dirò meglio: quello che voi avete fatto...

Cody                             - E' ben poco, signora.

Adriana                         - Ma no... Siete stato molto gentile. Non vi nascondo che ho molto apprezzato il vostro... la vostra... Però, Cody, tengo a dichia­rarvi... e voi dovete credermi... perché è la verità... la verità - ve lo giuro - : io... (con impeto) io non ho un amante, Cody!

Cody                             - Signora... Non so dirvi fino a qual punto le vostre parole mi emo­zionino, ma... Oh, non pensate che mi accada spesso di rifiutare...

Adriana                         - Come?

Cody                             - Non è possibile, signora. Debbo troppo al signor Maurrain...

Adriana                         - Signor Cody! Ma che diavolo avete capito? Non ho un a-mante, ma neppure lo cerco!

Cody                             - Oh, scusate! Credevo... Vi prego di scusarmi, signora.

Adriana                         - Ma... ma è terribile! Non c'è dunque modo di essere ri­tenuta una donna onesta?!

Cody                             - Signora...

Adriana                         - Ma no, non dite altro... Siete colpevole fino ad un certo pun­to, voi. (A Nelly che rientra da si­nistra) E' a te che debbo questo bel risultato!

Nelly                             - Quale, signora?

Adriana                         - Non farmi quella fac­cia idiota, Nelly! Salgo nella mia ca­mera, ma se qualcuno mi cerca, vieni ad avvertirmi. Hai capito? (A Cody) E voi, usatemi la cortesia di persua­dervi che la signorina ha sbagliato, che non c'era proprio alcuna neces­sità che sollecitasse il vostro aiuto per me.

Cody                             - Vi rinnovo le più vive scuse, signora.

Adriana                         - Arrivederci. (Fra sé) Ma a che serve essere oneste, se nessuno lo crede? (Se ne va scomparendo su per la scala).

. Cody                           - (a Nelly) Non c'era biso­gno del mio aiuto?

ìS'sìa.x                           - Ma non datele ascolto, signor Cody. Ce n'è bisogno anche adesso. Il signore - l'avete udito anche voi - asserisce di essere rin­casato soltanto stamani.

Cody                             - Giusto! E poiché qui, nel­la notte, son venuti due uomini... Uno era il dottore...

Nelly                             - Chissà?...

Cody                             - Come chissà? Non è più certo nemmeno questo?

Nelly                             - E' stato qui poco fa il signor dottore. La signora ha avuto con lui una scena violentissima. Lo ha accusato ripetutamente ma... al­trettanto ripetutamente il signor dot­tore ha protestato la sua innocenza.

Cody                             - Ma... allora?...

Nelly                             - Allora... la situazione ri­mane tale e quale, signor Cody. Ciò che conta è che questa notte, qua dentro, sono venuti due uomini. (Con un sorriso sbarazzino) Cioè... tre. Al momento dell'incidente, era qui anche il mio fidanzato...

Cody                             - H tuo fidanzato?

Nelly                             - Oh, non voi... Ne ho uno autentico. E' l'autista della barones­sa De Beaulieu. Profittando dell'assenza della cuoca, mi sono permessa di farlo venire in cucina... Soltanto in cucina, beninteso!

Cody                             - E'  che nascono le salse piccanti!

Nelly                             - Era appena giunto quan­do abbiamo udito i colpi di rivoltella.

Cody                             - Cosicché i partecipanti al­la maratona notturna non sono stati due, ma tre!

Nelly                             - No, signor Cody. Fran­cesco se n'era già andato, senza che nessuno lo vedesse, dalla porticina di servizio. Poteva starsene tranquillo, disinteressarsi dell'accaduto... E in­vece ha commesso una tale scioc­chezza!...

Cody                             - Fuori la sciocchezza!

Nelly                             - Eravate presente anche voi quando qualcuno ha telefonato al signore a nome del barone De Maclot...

Cody                             - No? E' stato lui, il tuo fi­danzato? Ma perché?

Nelly                             - Ha pensato che il signore continuando nelle indagini avrebbe potuto scoprire che anche lui era stato qui questa notte, ha temuto che ciò potesse costare a lui e a me la perdita del posto... E allora, avendo saputo che la signora baronessa ave­va accusato il signor barone, si è il­luso, con quella telefonata...

Cody                             - ... di avvalorare l'accusa e di indurre il signor Maurrain a de­sistere dalle indagini! Povero signor Maurrain! Quasi non bastasse tutto il resto, anche il mistero del telefono!

Nelly                             - Se si potesse fare qualche cosa...

Cody                             - Che vuoi fare? Non potrei nemmeno dire che ho telefonato io; ero qui... Eppoi è meglio non assu­merci altri compiti. Rimaniamo fi­danzati, giacché ormai abbiamo con­sentito ad esserlo... A proposito... Ora che l'hai informato, che dice France­sco? Non è preoccupato? (Accostan­dosele) Non pensa che possa investir­mi della parte, accampare delle pre­tese?

Nelly                             - Signor Cody... (Campa­nello nell'interno. Nelly esce a sini­stra).

Cody                             - Ha fortuna il telefonista misterioso!

Nklly                             - (da sinistra, introducendo Rosetta) Vado ad avvertire la si­gnora.

Rosetta                          - No... se sta dormendo...

Nelly                             - Non credo, signora. In ogni modo è la signora che mi ha dato quest'ordine. (Scompare su per la scala).

Cody                             - (che ha salutato Rosetta con un rispettoso inchino, si affretta ora a stringerla fra le braccia).

Rosetta                          - Tesoro! Io sono ancora sotto l'impressione di quanto mi hai telefonato due ore fa. Ma è mai pos­sibile? Vandelet che ruba le chiavi, che s'introduce di notte in casa di altri... Ma via! Vandelet... Don Gio­vanni!

Cody                             - Ah! Vedo bene che le sue azioni risalgono.

Rosetta                          - Enormemente! (Lo ab­braccia, ma subito si discosta da lui e lo fissa negli occhi) Parlatemi piuttosto delle azioni vostre, signor Cody. Mi avete detto di essere ufficialmente il fidanzato della cameriera di Adria­na... Ma siccome siamo d'accordo che dovete esserlo anche della mia ca­meriera... Che debbo concludere, si­gnor Casimiro?

Cody                             - Niente da fare. La signora Maurrain non cerca un amante.

Rosetta                          - (minacciandolo) Ah, perché se lo avesse cercato...

Cody                             - Andiamo! Ma come puoi pensare... (l'abbraccia).

Nelly                             - (dalla scala) Se la si­gnora vuole accomodarsi...

Rosetta                          - (staccandosi da Cody) Grazie, A più tardi, signor Cody.

Cody                             - Signora... (Rosetta se ne va, salendo la scala, accompagnata da Nelly. Cody si avvia per uscire a de­stra quando il campanello della por­ta d'ingresso suona. Cody esce a si­nistra e rientra subito dopo insieme a Susanna) Prego, signora... La signora Maurrain è nella sua camera. Volete che l'avverta del vostro arrivo? Un momento fa è salita da lei anche la signora Vandelet.

Vandelet                       - (entra da sinistra insie­me a Maurrain che è tutto ripiegato su se stesso. Aspro) Non esistono signore Vandelet!

Maurrain                       - (a Susanna) Signora...

Susanna                         - Giusto voi! Ma che co­sa vi siete messi a fare tutti e due? (A Vandelet) Voi specialmente! Mio marito è furibondo.

Maurrain                       - Vi ha raccontato?

Susanna                         - Fra Napoleone e me non vi sono segreti. Però, ci vuole il vostro coraggio a incolpare quel po­veretto. (A Vandelet) E non parlia­mo poi del vostro...

Vandelet                       - Signora... (Sottovoce a Maurrain) Allontana Cody.

Maurrain                       - Ma no. E' anche lui della partita...

Vandelet                       - Della tua, non della mia.

Maurrain                       - (stizzito) E non par-lame più della tua. Basta! (A Su­sanna) Ho sbagliato, signora. Vi pre­go di scusarmi. Vostro marito è cer­tamente innocente. Ma perché pro­prio lui avrebbe dovuto venir qui que­sta notte? Perché? Non c'è venuto Vandelet, non c'è venuto De Maclot. (A Cody) E nemmeno tu, vero? A-vanti! Dimmi che non ci sei venuto nemmeno tu. Dimmelo!

Cody                             - Ma... non posso, signor Maurrain.

Maurrain                       - Ci sei venuto?

Cody                             - Sì, signor Maurrain.

Maurrain                       - Grazie (Lo bacia. Fra sé) Che me ne rimanga almeno uno!

Susanna                         - (che ha lanciato, crollan­do il capo, un'occhiataccia a Vande­let) Non tormentatevi più, Maur­rain. E non tormentate più Adriana. Ma come potete dubitare ancora di lei? Tutto è così chiaro!

Maurrain                       - Trasparente!

Susanna                         - Suvvia, attaccatevi al telefono e pregate Napoleone di ve­nire a raggiungermi.

Vandelet                       - Ma sì. Pregalo... In­teressa anche a me di rivederlo.

Susanna                         - Da voi però esigerà che gli chiediate scusa in ginocchio.

Maurrain                       - (che è andato all'appa­recchio e ha messo la comunicazione) Pronto... Il signor Leblond?... Ah! Sono Maurrain... E' qui la tua si­gnora...

Susanna                         - (togliendogli di mano il ricevitore) Cocchino... Maurrain si è reso conto del granchio spettaco­loso che ha preso... Ti prega di ve­nire... Sì, ti attendiamo... A presto, cocchino... (Depone il ricevitore).

Maurrain                       - (a Nelly che giunge dal­la scala) La signora che fa? Non scende?

Nelly                             - C'è su la signora del si­gnor dottore.

Vandelei                       - (aspro) Non ci sono signore del signor dottore!

Susanna                         - Salgo anch'io da Adria­na. Ma mi raccomando: quando giun­gerà Napoleone...

Vandelei                       - Lo porteremo in trionfo.

Maurrain                       - (a Nelly) Accompagna la signora.

Susanna                         - Ma no. Conosco la strada. (Sale la scala e scompare).

Maurrain                       - (bruscamente a Nelly che si avvia per uscire a destra) Vieni qui. Perché non guardi il tuo fidan­zato? Perché non vi dite niente?

Nelly                             - Signore...

Maurratn                       - Baciatevi!

Nelly                             - Signore!...

Cody                             - Non fare la sciocca, Nelly... (L'abbraccia ,e la dà un lungo bacio).

Vandelet                       - (a Maurrain) Ohe, ohe... Che ti prende?

Maurrain                       - (ai due che si baciano) Basta! Alt! Cessate! Andate a pro­ seguire di là. (Cody e Nelly si av­viano per uscire; giunti alla porta si baciano nuovamente). Vi ho detto di là!

Cody                             - Oh, scusate! Dimenticavo. (Esce a destra con Nelly).

Maurrain                       - Che smemorato!

Vandelet                       - Mi vuoi spiegare?...

Maurrain                       - Un dubbio di più. Mi è venuto in mente, così, a un tratto, che mi avessero ingannato an­che loro, che Casimiro non fosse af­fatto il fidanzato di Nelly.

Vandelet                       - Ma se è collezionista di cameriere! Me l'hai detto tu stes­so. Oh! Hai inteso? Cocchino ha escluso alla moglie di essere venuto qui, non già d'esser venuto a casa mia. (Maurrain che non l'ascolta, va al telefono e compone il numero). Gli telefoni un'altra volta?

Maurrain                       - A chi?

Vandelet                       - Ti stavo parlando di Napoleone...

Maurrain                       - Ancora? Ma smetti una buona volta. Napoleone, Napo­leone... Sta diventando più famoso di quell'altro, questo Napoleone! (Al­l'apparecchio) Pronto... Sono Napo­leone... Sono l'avvocato Maurrain... La baronessa?... Sono stato alla Compa­gnia di Navigazione, baronessa. Vo­ stro nipote è effettivamente partito ieri alle diciassette a bordo del « Normandie »... Ma sì, mia moglie è innocentissima... Ma in quanti sono a ripetermelo! Grazie, baronessa... Sì, io spero anch'io che la cosa si chiari­sca da sé... E' la sola speranza che mi rimane... Sono calmo, baronessa... Grazie... I miei rispetti. (Depone il ricevitore).

Rosetta                          - (arrivando dalla scala, tutta sorridente come sempre) Ciao, Carlo. Caro Maurrain...

Vandelet                       - Vorrei pregarti di ri­manere qualche momento...

Rosetta                          - Fatica sprecata: non ho alcuna intenzione di andarmene. (Sedendo) Sono scesa perché Susan­na mi ha detto che eravate qui.

Vandelet                       - Rosetta... Ti parlo da amico. Sta per succedere una scena che riuscirà estremamente spiacevole per te, per me e per... l'altro. Non ridere, Rosetta! Ho scoperto chi è!

Rosetta                          - Maurrain.

Maurrain                       - Signora...

Rosetta                          - Ma no. Dico a lui. (A Vandelet) Siccome tu non hai sco­perto un bel niente, ti dico lo chi è l'uomo col quale ti tradisco: lui, Giorgio Maurrain.

Maurrain                       - Signora!

Vandelet                       - Ti prego, Rosetta! Non è il momento di scherzare!

Rosetta                          - Ma non scherzo affatto. Che c'è di strano? Non ha dubitato lui di te?

Vandelet                       - Chi ti ha raccontato?

Rosetta                          - (senza smarrirsi) Oh, non certo tu... Tu sei pronto soltan­to ad accusare me. Su quanto ti ri­guarda... neanche una mezza parola.

Vandelet                       - Io sono innocente co­me il sole!

Rosetta                          - Ma lo so. E' lui che ha potuto dubitare di te. Io... ti conosco ormai.

Maurrain                       - Signora... Ho dubitato di Vandelet soltanto perché mia mo­glie lo accusava...

Rosetta                          - E io non vi accuso? Carlo, è lui!

Vandelet                       - (mettendole sotto il naso il biglietto) E questo? Lo ha scrit­to lui, questo, vero? « Impossibile sta­sera. Vado a pranzo dai Maurrain ». S'invita a pranzo a casa sua, lui!

Rosetta                          - Hai ragione. Quello de­ve avermelo scritto un altro amante. (A Maurrain) Ah! Quello che vi ho detto dianzi...

Vandelet                       - Cody? Finiscila, Ro­setta! Ha già troppo da fare, Cody!

Rosetta                          - E allora? Maurrain non ti va, Cody nemmeno... Mi dispiace tanto, ma io non ho altro da offrirti.

Vandelet                       - (facendo l'atto di stroz­zarla) Ce l'ho ben io!

Maurrain                       - Vandelet!

Rosetta                          - (calmissima) Ma non occorre la misura, caro. (A Maur­rain) Mi vuole offrire una collana...

Vandelet                       - L'aspetterai un pezzo!

Leblond                        - (entra da sinistra. Dopo aver guardato, non senza un residuo di diffidenza, Vandelet e Maurrain) Buona sera, signora!

Rosetta                          - Caro Leblond... Ho la­sciato or ora Susanna: è su da Adriana.

Leblond                        - (accorgendosi che Vande­let e Maurrian hanno gli occhi su di lui, torna ad arrabbiarsi) Dico... Non mi avrete fatto tornare qui per ricominciare la storia di dianzi?

Maurrain                       - E chi ti ha detto niente?

Vandelet                       - Ma perché ti agiti così, ingegnere? Il tuo edificio è so­lidissimo, ma temi di vederlo crolla­re da un momento all'altro.

Leblond                        - Io non temo nulla.

Rosetta                          - Siete sospettato anche voi, Leblond? Da tutti e due?

Leblond                        - Proprio così, signora: da tutti e due. Anche da Vandelet. Soprattutto da Vandelet! Ed è enor­me! Enorme!

Vandelet                       - (mostrandogli il bigliet­to) Chi ha vergato queste righe, signor Leblond?

Leblond                        - Mi pare la calligrafia di Susanna...

Vandelet                       - Susanna?...

Leblond                        - Sì, di mia moglie. Al­meno mi sembra... Ma sì, non c'è dubbio. (Vedendo arrivare Susanna dalla scala) Del resto, eccola qua.

Susanna                         - Che c'è, cocchino?

Leblond                        - Questo biglietto non lo hai scritto tu?

Susanna                         - E di dove è saltato fuori? (A Rosetta) E' da qualche me­se che te l'ho scritto. Non ti trovai in casa e allora... (Agli altri) Ma che significa?

Leblond                        - Ecco, sicuro... Che si­gnifica? Che avevi diagnosticato, Esculapio? Che fosse opera mia?

Rosetta                          - In ogni modo di un amante.

Susanna                         - (a Vandelet) Anche voi? Ma avete ben poca stima di voi stessi per pensare che le vostre donne non possano fare a mano di avere un amante!

Leblond                        - Brava, Pupetta E' pro­prio ciò che stavo per dire. Siete vecchi, miei cari: ecco la vera causa dei vostri sospetti, dei vostri tormen­ti. Io, che pure sono costretto a tra­scorrere moltissime notti lontano d»„. casa, non mi sono mai sognato, nep­pure per un attimo solo, di dubitare della fedeltà della mia pupetta. (Stringendo a sé la moglie) E que­sto perché? Perché so quello che va­le lei, ma so anche quello che val­go io.

Susanna                         - Com'è vero, cocchino! (A Vandelet) Avanti, abbracciate su­bito Rosetta e chiedetele scusa. (A Maurrain) E voi... A proposito: ma che vi è preso di dire ad Adriana che siete tornato soltanto stamani?

Maurrain ì                     - Ma è la verità, signo­ra, è la verità. Sono arrivato col tre­no delle sei e cinquantacinque.

Susanna                         - Andiamo, Maurrain. Ormai lo sappiamo tutti che Renault vi ha veduto alla stazione di Lione verso le tre.

Vandelet                       - Come, come, come? Le tre? Verso le tre?

Maurrain                       - Ma no!

Rosetta                          - (con intenzione) Maur­rain non tiene a viaggiare. Si con­tenta di rimanere in sala d'aspetto.

Vandelet                       - (fissando Maurrain) Alle tre, alla stazione di Lione?

Maurrain                       - Ti dico di no. Non è vero niente. Sono arrivato col treno delle sei e clnquantacinque. Renault è un idiota

Vandelet                       - Ma come ti arrabbi!

Maurrain                       - Sfido io...

Susanna                         - In verità, non vi capi­sco, Maurrain. Sapete già che l'inse­guito è il vostro segretario. A che scopo fingere ancora di non essere voi l'inseguitore?

Vandelet                       - Non finge, non finge... A mezzanotte non era qui, lui! Non ha inseguito nessuno, lui! Anzi!

Maurrain                       - Carlino, non insiste­re. E' insensato quello che pensi. Non insistere, ti prego.

Susanna                         - Ma che altro c'è a-desso?

Vandelet                       - Oh, una cosa da nien­te. Questa notte, verso l'una, un uo­mo è fuggito da casa mia.

Leblond                        - Anche da casa tua? Ah! Ora capisco. E' questa la Wa­terloo che mi attribuivi?

Maurrain                       - Ma sì. Ed ora vorreb­be incolpare me!

Susanna                         - Insomma, Vandelet, smettete di mancare di rispetto a Rosetta e fateci la grazia di non parlare di uomini in fuga... proprio voi!...

Vandelet                       - Capisco la vostra al­lusione, signora. Però, quello è un punto già superato. Ormai, lui sa be­nissimo che non sono venuto in casa sua, io! .

Maurrain                       - Io non so niente. Io so soltanto che non propongo alle si­gnore di visitarle nel sonno, io! Che non rubo le chiavi delle case dalle borsette altrui, io E finiscila una buona volta! A casa tua non è ve­nuto nessuno. Sono io, non tu, io che ho bisogno di trovare un uomo!

Francesco                      - (che è entrato da sini­stra insieme a Nelly, durante le ul­time parole di Maurrain) L'avete trovato, signor Maurrain...

Maurrain                       - Eh? Che hai detto? Tu, Francesco? L'altro... sei tu?

Francesco                      - (abbassando la testa) Sì, signor Maurrain!

Nelly i                           - Ma... non è vero..,

Francesco                      - Sì! E' tempo che io liberi la mia coscienza. Non ne posso più!

Maurrain                       - (a Nelly) Ah! Ma be­none! Cosicché tu... non uno, ma due?!

Francesco                      - Ah, no! Nelly non vuol saperne di me. Sono io che la amo tanto! Questa notte stavo ripu­lendo la macchina quando ho visto arrivare « lui » ed accostarsi alla vo­stra porta... Il sangue mi è salito alla testa. Non ho saputo dominarmi. Mi sono slanciato fuori dell'autori­messa, ho posto mano alla rivoltella, ho fatto fuoco... « Lui » si è dato alla fuga. L'ho inseguito, ho sparato an­cora...

Maurrain                       - (con un sospiro di sol­lievo) Avresti anche potuto venire a dirmelo prima!

Francesco                      - Volevo, signor Maur­rain, ma la signora baronessa si sta­va occupando con tanto interesse dell'accaduto, era così decisa ad as­sicurare alla Giustizia il colpevole... Soltanto adesso, appena ho capito che la signora baronessa aveva abbando­nato le indagini, ho trovato il co­raggio di venire a compiere il mio dovere.

Maurrain                       - (agli altri, raggiante) Eh? Che debbo fare? Lo accoppo o lo abbraccio?

Francesco                      - Non ho finito, signor Maurrain. Qualche ora fa uno sco­nosciuto vi ha telefonato fingendosi il barone De Maclot...

Maurrain                       - Quello sconosciuto eri tu?...

Francesco                      - Io, signor Maurrain! Dovete credermi. Questo... ve lo giuro.

Maurrain                       - Ma sì, caro. Ti cre­do, ti credo... (Agli altri) Siete con­vinti, ora, che io non ho inseguito nessuno? (A Vandelet) Io sono arri­vato da Lione col treno delle sei e cinquantacinque! Alle sei e cinquan­tacinque. (Si slancia, sulla scala, chiamando) Adriana, Adrianuccia! (Scompare).

Nelly                             - Francesco, sei impazzito? Prima o poi il signore racconterà tutto alla baronessa e allora?...

Francesco                      - Vivi tranquilla. E' stata proprio lei a mandarmi qui... a dire che sono stato io... per il bene della tua signora. (Si inchina ed esce a sinistra insieme a Nelly).

Leblond                        - (sottovoce alla moglie) Possibile? La signora Adriana sareb­be dunque colpevole?

Susanna                         - Veramente a me ha assicurato che il visitatore notturno era Vandelet...

Leblond                        - Sì, ma... l'altro era Cody?

Susanna                         - Ah no! Poverino! E' così innamorato...

Leblond                        - Di chi?

Susanna                         - Della nostra came­riera!

Rosetta                          - (sottovoce a Vandelet) Avrei potuto costruirti anch'io una commedia del genere, ed ora saresti tu pure convinto della mia innocenza.

Vandelet                       - Ti ho già detto che fa­remo i conti a casa, noi due.

Rosetta                          - Andiamo... Ma non hai capito? E' Cody che questa notte è venuto a casa nostra a trovare Al­bertina. Me l'ha confessato lei stessa poco fa.

Vandelet                       - (ancora diffidente) E perché non l'hai detto prima?

Rosetta                          - Ma come potevo dirtelo in presenza di Maurrain, dal momen­to che Cody deve fingere di essere venuto qua?

Vandelet                       - Toh! Che bestia! Non c'ero mica arrivato...

Rosetta                          - Eppure sei anche furbo!

Vandelet                       - Perdonami, Rosetta! Qui, però, non ci sono più dubbi: è Adriana che ha ricevuto visite qui... Due, capisci, due?

Maurrain                       - (giungendo dalla scala insieme ad Adriana che ha messo il cappello ed indossata la pelliccia) Dov'è? L'avete lasciato scappare? So­no contento che siate stati presenti alla confessione di quel bricconcello. Non dite di no: un tantino di dub­bio sul conto della mia Adrianuccia l'avevate anche voialtri...

 Tutti                             - Noi? Oh! Ma che dite mai? Siete pazzo?

Maurrain                       - Non vi arrabbiate. Vi voglio bene lo stesso e vi invito tutti quanti a cena da Breband. (Esce a destra chiamando) Nelly, Ca­simiro...

Vandelet                       - Bisogna che avverta Albertina. Permettete, signora? .

Adriana                         - Diamine!... A voi, tutto è permesso...

Vandelet                       - (al telefono, dopo aver composto il numero) Pronto... Al­bertina, non aspettarci; pranziamo fuori. Se qualche cliente mi cerca, sono da Brebard. Di' un po': quella chiave?... Non l'hai trovata? (Ad Adriana) Ma siete proprio sicura?

Adriana                         - Sicura, dottore, sicura!

Vandelet                       - (all'apparecchio) Pronto... Beh, cercala ancora!... La signora è certa di averla smarrita nel mio studio. (Depone il ricevitore).

Adriana                         - (fra i denti) Che razza di ipocrita!

Maurrain                - (rientrando da destra se­guito da Nelly e da Casimiro. A Nel­ly) Hai capito: sei in libertà fino a domattina. Non voglio cerimonie qua dentro. Dove ti pare, ma non qui. E' chiaro? (A Cody) Quanto a te... ti consiglio di non dimenticare quello che ti è capitato questa notte. E' pe­ricoloso venire a fare all'amore in casa mia. Sempre! Anche quando non ci sono io. i

Cody                             - (guardando, contraccambiato, Adriana) Signor Maurrain, vi do la mia parola d'onore che non verrò mai più, per Nelly...

Rosetta                          - (avviandosi per uscire a sinistra, a Vandelet) E' magnifico quel ragazzo!

Susanna                         - (idem a Leblond) E' addirittura sublime!

Maurrain                       - (stringendo a sé la mo­glie, mentre si avvia) Mia cara Adriana. Pensare che se tutto non si fosse chiarito avremmo potuto giun­gere al divorzio... (Di colpo, ferman­dosi) A proposito: ma io non posso accompagnarvi a cena... Casimiro, l'incartamento Chenal? Cody L'ho portato, signor Maur­rain. E' di là, nel vostro studio.

Maurain                         - (ad Adriana) Domat­tina ho una causa importantissima: un divorzio: Debbo dimostrare che la signora Chenal è un angelo...

Adriana                         - Va bene. Ci penserai do­mani mattina alla tua signora Chenal. Non vorrai per questo saltare la cena! E soprattutto non vorrai farla saltare ai nostri amici, ai quali l'hai pro­messa...

Maurrain                       - No, ma... Beh, rinca­serò subito dopo. Voialtri, magari, an­date a teatro...

Cody                             - Devo attendervi, signor Maurrain?

Maurrain                       - No, non importa.

Adriana                         - Andiamo, su... Quei poveretti sono là fuori che aspettano.

Maurrain                       - Che hai, Adriana? Sei nervosa? Non mi hai ancora perdo­nato?

Adriana                         - Ma sì, ma sì! Non par­liamo più di quel che è successo, ti prego.

Maurrain                       - (nuovamente insospetti­to) Non parliamone più...

Vandelet                       - (affacciandosi sulla porta di sinistra) Di', ma ci hai offerto una cena o una boccata d'aria?

Maurrain                       - (stizzito) Una cena, due, tre... Tutte quelle che vorrete. Andiamo. (Con un'occhiata alla mo­glie) E non parliamone più. (Escono).

Fine del terzo atto

EPILOGO

(Notte. La stanza è immersa nel buio. Qualcuno si muove lentamente, studiandosi di non fare rumore ma urtando viceversa più volte nei mo­bili. In anticamera viene accesa la luce. La persona die è nella stanza - un uomo incappottato e col cap­pello in testa - si nasconde in fretta presso la scala ed estrae la rivoltella. La luce in anticamera viene rispenta. Da sinistra un altro individuo entra. Cerca l'interruttore, accende la luce. E' un uomo anch'esso incappottato e col cappello in testa. Si guarda attor­no, si dirige verso la scala, vede il primo, fa un balzo indietro, estrae egli pure la rivoltella).

Jacobin                          - Montagnard!

Montagnard                  - Jacobin!

Jacobin                          - Accidenti... Credevo che stesse per succedermi un'altra volta quello che mi è capitato la notte scorsa.

Montagnard                  - La notte scorsa? Qui?

Jacobin                          - Ma sì. Ero appena en­trato, quando il padrone di casa - che sapevo in viaggio - torna all'im­provviso. Mi slancio verso l'antica­mera, nel buio; sparo per farmi largo, spara anche lui...

Montagnard                  - (ridendo di gusto) Ma come? Eri tu?

Jacobin                          - Sì, perché?

Montagnard                  - Ma perché il padro­ne di casa... (accenna sé stesso).

Jacobin                          - Tu? Pezzo di manigoldo, guastafeste!

Montagnard                  - Senti chi parla!

Jacobin                          - Ma come sei entrato? Hai adoperato « Gigi » ?

Montagnard                  - Che Gigi e Gigi! Sono in perfetta regola: ho tanto di chiave. Me l'ha prestata Albertina, la mia amica, che è a servizio da un certo dottor Vandelet...

Jacobin                          - Allora sono più in regola io: a me l'ha prestata Lucia, la cuoca che è a servizio qui...

Montagnard                  - Ma guarda un po' chi dovevo incontrare?!

Jacobin                          - Non perdiamo tempo. Le gioie le tengono su, al primo piano.

Montagnard                  - Jacobin! Viva l'o­nesta collaborazione!

Jacobin                          - Montagnard! Abbasso la sleale concorrenza!

I due                             - Al lavoro! (Stanno per avviarsi, quando Maurrain si presenta dalla porta a destra).

Matjrrain                       - (spianando la rivoltella contro i due) Ah, no! Su le mani!

Jacobin                          - Nespole!

Montagnard                  - Ci siamo! (Entram­bi alzano le mani, sorpresi, avviliti).

Maurrain                       - Non vi muovete! E non v'impaurite nemmeno, perché... vi voglio ringraziare...

 Jacobin                         - (stupito) Ringraziare...

Montagnard                  - Voi a noi?...

Maurrain                       - Mi avete fatto un tale piacere... (/ due abbassano le mani). No, fermi! Però vedo che non avete la faccia feroce... Allora potete abbassare le mani. Tanto avete capito che siamo amici...

Montagnard                  - Davvero? Scom­metto che...

Jacobin                          - Ladro anche voi?...

Maurrain                       - Non precisamente... Uomo di legge, ecco. Avvocato, no­taio...

Jacobin                          - Allora siamo affini.

Maurrain                       - Diciamo complemen­tari...

Jacobin                          - Montagnard, trattiamolo lealmente: un giorno potrebbe difen­derci.

Maurrain                       - Con piacere, perché mi avete tolto un gran peso dallo stomaco... Finalmente ora ho in mano la chiave del pasticcio... Cioè, a pro­posito, dove sono le chiavi?

Jacobin                          - Ma...

Maurrain                       - Eh, no, me le dovete dare! Anzi, servizio per servizio: io non voglio che ve andiate a mani vuote: voi mi date le chiavi, e io vi do... (Cerca nel portafoglio). Ecco, vi sono giusto due fogli... Un po' grossi, ma pazienza! La vostra serata non è perduta. Uno a voi e uno a voi! E ora filate, ma... dritti, veh?!

Montagnard                  - Dirittissimi! Buona notte, collega!

Jacobin                          - E buona fortuna!

Maurrain                       - Altrettanto a voi! (Li sorveglia mentre escono, poi viene a-vanti) Ah, Analmente la verità! E quale verità! C'è un marito a Parigi che non è becco... e chi è quel becco?... quel marito?... Io!

FINE

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