Notte sulla nuvola

NOTTE SULLA NUVOLA

Radiogramma in un atto

Di VITTORIO CALVINO

PERSONAGGI

IL GRANDE MANUS

IL RAGAZZO

IL MEDICO DI GUARDIA

L'AUTISTA

PRIMO INFERMIERE

SECONDO INFERMIERE

IL VICE PRESIDENTE RENN

IL DIRETTORE GENERALE

FILLER

AURELIO CAPP

SIGNORA CAPP

PRIMO OPERAIO

SECONDO OPERAIO

PRIMO GIORNALISTA

SECONDO GIORNALISTA

LA VOCE DELLA MADRE

Commedia formattata da

I

Musica.

Mentre la musica dissolve, si ode la voce:

ANNUNZIATORE - Questo lavoro dedicato a voi, uomini che correte trascinati da una forza prepotente che vi stimola e vi spinge senza requie. Fermatevi un istante ad ascoltare la storia di due creature umane che trascorsero una notte su una nuvola.

Silenzio.

Il tic-tac di un orologio per qualche istante. Poi la voce assonnata del

I INFERMIERE - (sbadiglia) Eh, mi hai svegliato molto in anticipo...

II INFERMIERE - In anticipo? E' mezzanotte passata da cinque minuti. Cosa vuoi di pi? Hai impiegato un quarto d'ora buono per vestirti...

I INFERMIERE - Sono andato a dormire alle dieci tanto per riposare un po'... La notte scorsa non ho dormito...

II INFERMIERE - Cosa avevi?

I INFERMIERE - (sbadiglia) Niente. Zanzare. Le zanzare non mi lasciano dormire, (pausa) Bah, a me il turno di notte proprio non mi garba. Che c' di nuovo?

II INFERMIERE - Niente. Tieni: il registro delle consegne. Ho gi scritto: Ore 20-24 nulla di nuovo....

I INFERMIERE - Sempre cos.

II INFERMIERE - E ti lamenti?

I INFERMIERE - Io? Figurati! Almeno sono sicuro che potr fare un pisolino...

II INFERMIERE - Durante il turno di guardia severamente vietato dormire. Articolo 15 del regolamento dell'ospedale...

I INFERMIERE - Ah. caro mio: io preferisco dormire piuttosto che leggere uno dei soliti romanzi... I romanzi sono stupidi. Raccontano cose che nella vita non capitano mai.

II INFERMIERE - Tu sei abituato male, caro mio... Perch cominci a fare l'infermiere nell'ospedale di una piccola citt di provincia... Ma se tu avessi fatto la mia vita, quand'ero negli ospedali di una grande citt! L s che non si dorme la notte! Non passava ora che non ti chiamassero da qualche parte... E di notte, poi, c' sempre pi da fare che di giorno... Gi: perch, non so se ci hai fatto caso, ma di notte accadono sempre molte pi cose che di giorno... Cose pi strane, voglio dire...

I INFERMIERE - (con voce assennata) Tu hai un bel dire, ma a me nessuno leva dalla testa che la notte fatta per dormire... Bah! Hai svegliato il medico di guardia?

II INFERMIERE - Certo, quando gli ho fatto il rapporto. Ha detto di chiamarlo solo in caso di urgenza.

I INFERMIERE - Beato lui! Tanto sa che di casi urgenti non ce ne sono. Come sta il numero ventitr?

II INFERMIERE - Meglio. La febbre scesa. Ora dorme.

I INFERMIERE - Che ti dicevo, io? L'unico malato grave dell'ospedale sta meglio...

II INFERMIERE - Tu a buon conto, quando fai il giro in corsia dagli un'occhiata... B, buona notte... Alle quattro mi svegli.. (il trillo forte, imperioso, del telefono).

I INFERMIERE - Toh, il telefono! C' qualcuno che non dorme... (il telefono squilla nuovamente, con insistenza).

II INFERMIERE - E rispondi! Sei di guardia tu, ormai!

I INFERMIERE - Pronto? Pronto? S, ospedale di Santa Caterina. Lo infermiere di guardia.. Come? Parlate pi forte! Dove? Ah, ho capito... Quanti sono? Due? Tre? S, s, ho capito... Provvediamo subito... Buona notte. (Una pausa, con altro tono) Cominciamo bene!

II INFERMIERE - Che c'?

I INFERMIERE - Incidente d'auto al chilometro trecentodue della Strada Statale... Tre feriti. Due gravi e uno leggero. Li portano qui... Cominciamo bene!

II INFERMIERE - Bisogna subito svegliare il medico di guardia e preparare la sala di medicazione e il resto... Alla svelta!

I INFERMIERE - (brontola) Sempre seccature! Non capita mai niente e solo quando sono di guardia io... Ma che bisogno avevano quelli l d'andare in giro di notte? Per rompersi l'osso del collo, eh? Mi piacerebbe saperlo.

II

(La voce del medico di guardia si sovrappone. Una voce maschile giovane, energica).

MEDICO - Un momento! Rispondete alla mia domanda.

AUTISTA - (in tono spaventato) Scusate signor dottore... Ma necessario che io telefoni subito...

MEDICO - Prima devo stendere il mio verbale... Poi telefonerete a chi vi pare.

AUTISTA - (insistente) Ma molto importante, signor dottore... Voi non sapete chi il mio padrone... E quando lo saprete... Ma prima devo telefonare.

MEDICO - (spazientito) Sentite, vi uso riguardo solo perch anche voi siete ferito...

AUTISTA - Oh, una cosa da nulla... Ma il mio povero padrone... Quando si sapr che il Presidente si trova in un letto di questo ospedale... Che disastro!

MEDICO - Su, sedete e state calmo. Rispondete con chiarezza alle mie domande... Allora voi siete?...

AUTISTA - L'autista privato del Presidente Manus. Ho gi dato le mie generalit complete all'infermiere di guardia. Al servizio particolare del presidente da undici anni... Mi conosceva bene e' mi stimava... Il mio era un posto di grande responsabilit...

MEDICO - Non divaghiamo... Quel signore ferito il vostro principale, Alberto Manus.

AUTISTA - S, signore, s.

MEDICO - Chi ? Cosa fa?

AUTISTA - (stupito) Come? Non sapete chi il presidente Manus? Non avete mai sentito parlare di lui? Ma tutti lo conoscono! Il grande finanziere Manus! Fondatore e presidente delle Acciaierie Riunite, delle Industrie Chimiche Associate, del Consorzio Metallurgico Meridionale, della Societ Immobiliare Finanziaria e di altre societ. Molte altre. Non le ricordo nemmeno tutte. Un uomo che vale un paio di miliardi, almeno. Lo chiamano il grande Manus perch potentissimo. Alle sue dipendenze ha quasi tremila impiegati e ventimila operai... Per questo vi dico che devo telefonare... Per avvertire il suo medico personale e il suo chirurgo di fiducia...

MEDICO - Un momento! Mi avete detto che il vostro presidente viaggiava per affari.

AUTISTA - Certo. Lo confermo. Affari molto importanti. Stasera alle otto mi ha chiamato. Prepara la macchina , mi ha detto. Fra mezz'ora partiamo . Lui mi dava sempre gli ordini personalmente. Ho chiesto Ritorniamo stanotte, commendatore? . Mi ha detto: No, no. Domattina dobbiamo essere alle miniere di Rivabella. E' importante. Nient'altro mi ha detto. Ma io ho capito tutto. Se diceva E' importante voleva dire che era molto importante. Lui non si muoveva che per grandi affari. Altrimenti mandava uno dei suoi direttori generali. Oppure i due vice presidenti. Tremavano tutti davanti a lui. Non scherzava mai. Per questo lo chiamavano il Grande Manus.

MEDICO - Va bene, va bene. Ma io voglio sapere come si verificato l'incidente. Quel ragazzo...

AUTISTA - (come se parlasse d'una cosa trascurabile) Oh, gi! E chi pensava pi al ragazzo? Quello si cacciato sotto le ruote...

MEDICO - Impossibile. Uno non va deliberatamente...

AUTISTA - (interrompe) Ci ha tagliato la strada, ecco. All'altezza del cavalcavia di Fortello, lui sbuca da una traversa, in bicicletta. Faccio per sterzare, ma lui mi davanti... Un attimo...

MEDICO - (severo) Abbagliato dai fari, eh?

AUTISTA - (evasivo) Eh, no. Non sempre colpa dei fari...

MEDICO - A che velocit. andavate?

AUTISTA - Centodieci...

MEDICO - Centodieci chilometri all'ora, di notte?

AUTISTA - Ma erano affari molto importanti... Se il presidente diceva Presto, voleva dire che aveva fretta sul serio... Non scherzava mica.

MEDICO - Intanto, quel ragazzo...

AUTISTA - Tutta colpa sua, dottore. Tutta colpa sua. Non si attraversa la strada in bicicletta, senza guardare. Un po' di prudenza ci vuole, ecco! E poi, per questo dannato incidente, siamo qui fermi. Io devo telefonare.

MEDICO - Un momento, ancora. A che ora precisamente accaduto l'incidente?

AUTISTA - Alle 21,35. E fino alle 23,20 non passata anima viva sulla strada... Nessuno. Quasi due ore ih attesa di soccorsi... Io mimordevo le mani. Ma che potevo fare? Col mio piede in queste condizioni, non potevo muovermi... E intanto il presidente perdeva sangue dalla testa...

MEDICO - Anche il ragazzo ha perduto molto sangue...

AUTISTA - Be', certo. Ma la famiglia sar risarcita. Per questo non c' nulla da temere... Il legale del presidente provveder direttamente... Volete indicarmi dov' il telefono?

MEDICO - Ecco l'infermiere: lui vi insegner.

I INFERMIERE - Da questa parte...

AUTISTA - Con permesso...

MEDICO - Andate pure. Poi mettetevi a letto. Domattina sarete interrogato dal brigadiere...

AUTISTA - (rapido) Oh, ma io ho detto la verit. Quel ragazzo...

MEDICO - Va bene, va bene. Non sta a me appurare le responsabilit. Andate pure. A proposito, infermiere...

I INFERMIERE - Dite, dottore.

MEDICO - Come si potr fare per avvertire la famiglia del ragazzo? Non ha documenti di sorta addosso, vero?

I INFERMIERE - E che documenti volete che abbia un ragazzetto cos?

MEDICO - (pensoso) Gi: brutto affare.

I INFERMIERE - Che ve ne pare, dottore?

MEDICO - Eh, non c' molto da sperare... Sono in cattive condizioni entrambi. Il vecchio come il ragazzo, (pausa) La loro vita legata a un filo.

III.

(La voce del medico, come deformata e allontanata ripete lentamente): La loro vita legata a un filo.

(un silenzio)

(Una musica dolce e lieve. Poi):

RAGAZZO - (piano) Avete sentito? Hanno detto che la nostra vita legata a uh filo, (pausa) Scusate, avete udito?

MANUS - (sobbalzando, burbero) Che? Che cosa?

RAGAZZO - (timidamente) Qualcuno ha detto che la nostra vita legata a un filo.. Non avete sentito?

MANUS - No. Chi l'ha detto?

RAGAZZO - Il medico dell'ospedale. Laggi, (pausa) Sulla terra.

MANUS - (come se seguitasse ancora un suo pensiero. Irritato). Sulla terra! Io mi domando che bisogno avevi tu di correre come un dannato in bicicletta. Maledetti ragazzi! Non combinano altro che disastri. Io, i ragazzi... Macch, macch! Cos, per una stupidaggine, ti fermano uno che ha mille cose importanti da fare. Per correre in bicicletta. la notte! E domani mattina scade l'opzione per le miniere di Rivabella, proprio quando io ho accertato la presenza del minerale. Naturalmente quegli altri ci metteranno le unghie sopra! E lo immagino! Felicissimi che io non sia l! E tutto questo perch? Perch un ragazzetto come te... (pausa) Che idiota! (un silenzio).

RAGAZZO - (timidamente) E' molto strano, vero? Che la nostra vita sia legata...

MANUS - (interrompe, sbuffando) Oh, stai zitto!

RAGAZZO - (c. s.) Scusate... (dopo un silenzio, in tono normale) L'anno scorso io avevo uh aquilone di carta rosso e blu. Era legato a un filo... (ride piano) proprio come noi! E andava molto ih alto... quando c'era il vento buono...

MANUS - (irritato) Stai zitto! Cosa vuoi che m'importi del tuo aquilone! Sto pensando che per colpa tua l'affare della miniera sta andando a rotoli! Ed era un affare d'oro! Bastava arrivare primi, e io sarei arrivato primo.

RAGAZZO - (timido) Mi dispiace. Veramente, io...

MANUS - (c. s.) Stai zitto! Stai zitto! (brontola rabbiosamente, e poi) Che cosa ha detto quello l, il medico?

RAGAZZO - Che la nostra vita legata a...

MANUS - (interrompe burbero) S, s, ho capito. E' un asino. Non c' che il mio medico che valga qualcosa. Se lo avessero chiamato subito...

RAGAZZO - (sempre in tono timido) Perch ci fanno stare quass?

MANUS - (irritato. Non sa nemmeno lui cosa rispondere) Perch, perch... perch s. Ecco.

RAGAZZO - (piano) Forse perch non siamo n vivi, n morti. Siamo legati a un filo. Dobbiamo aspettare. Chi sa se ci faranno aspettare molto?

MANUS - Eh?! Che cosa? Non lo so. non lo so! Uffa! Non potresti tacere un po'? Tu parli sempre.

RAGAZZO - (timido) Scusate. E' vero. Anche mio padre dice cos.

MANUS - (ironico) Anche tuo padre, eh? Dice cos.

RAGAZZO - Sissignore. Ho l'abitudine di domandare sempre il perch delle cose. E mio padre si arrabbia. Dice che non si pu rispondere a tutti i perch. E che devo stare zitto.

MANUS - Certo. I ragazzi dovrebbero imparare a tacere. Al loro posto e zitti. Se tu questa sera fossi stato al tuo poso non saresti capitato sotto le ruote della mia automobile. Mi domando che bisogno avevi di correre in quel modo.

RAGAZZO - (piano) Tornavo a casa. Era gi tardi.

MANUS - Tardi! Meno male che lo sai da te! I ragazzi dovrebbero essere a casa al tramonto: Sicuro, (pausa, poi, sempre burbero) Quanti anni hai?

RAGAZZO - Dieci.

MANUS - (rabbioso) Ecco qui! Un moccioso di dieci anni taglia la strada a un uomo come me! E' grottesco! Non so cosa mi tenga dal... B, adesso lasciami in pace, (pausa) E perch eri in giro a quell'ora? Con i cattivi compagni, vero? La so, lo so come fate. Monelli, diavoli scatenati. Nei villaggi dei miei operai si cambiano ogni mese centosei lampadine rotte. Sicuro: le statistiche parlano chiaro. A me non sfugge il movimento d'una spilla in tutte le mie aziende. E chi rompe le lampadine? I ragazzi. A sassate. Sicuro. Tanto che adesso ho disposto perch dopo il tramonto i ragazzi non escano da casa.

RAGAZZO - Oh! E come fanno a giocare, allora?

MANUS - Non sono io che devo preoccuparmi di questo. Si arrangino. Ho dato disposizioni tassative e devono essere rispettate.

RAGAZZO - Non molto bello per, stare a casa dopo il tramonto. Quando: spunta la luna sui prati. La luna tonda e rossa. E i grilli cantano.

MANUS - (ironico) Tu sempre fuori, eh? Come tutti gli altri!

RAGAZZO - I vostri bambini 'non vanno mai a giocare sui prati di sera?

MANUS - (secco) Non ho figli.

RAGAZZO - Allora vostra moglie...

MANUS - (secco) Non ho moglie. Io lavoro e basta. La mia vita dedicata al lavoro. Sicuro. E tu che vai in giro di sera cominci malie la tua vita.

RAGAZZO - Ma veramente io...

MANUS - Sst! Sst! (dopo un momento, sempre burbero) Cosa dicevi?

RAGAZZO - Io, questa sera, sono andato in bicicletta fino al paese per vedere il risultato degli esami. Ho fatto dieci chilometri per andare a vedere...

MANUS - Bocciato, eh?

RAGAZZO - No: promosso, (con un certo orgoglio) Promosso in tutte le materie. Anche in storia. E avevo tanta paura di essere bocciato perch mi hanno fatto una domanda difficile e l per l no'n sapevo rispondere. Ma poi m' venuto subito in mente. Sapete cosa mi hanno chiesto? In che anno avvenuta la prima Crociata. E' difficile, no? (In questo momento si ode, fontana, la voce della madre che chiama. Chiama, come le madri chiamano i figli, in campagna, la sera).

VOCE DELLA MADRE - Peppinooo! Peppinoo!

RAGAZZO - (sorpreso, quasi spaventato) Avete sentito?

MANUS - Che cosa?

RAGAZZO - Mi chiamano. La mamma. E' lei che mi chiama. Certo, deve aver chiamato molto per farsi sentire fin quass. Lei non sa che io sono qui... (una pausa) Non chiama pi, mi sembra.

VOCE DELLA MADRE - Peppinoo!...

RAGAZZO - (con angoscia) Oh; Dio. Lei sar in pena, ora. Povera mamma.

MANUS - Vedi? Vedi che vuol dire andarsene via di casa la sera? Avresti potuto aspettare fino a domani!

RAGAZZO - No, no. Perch proprio domani il compleanno della mia mamma. Allora volevo farle una sorpresa. Capite? Una sorpresa cos: appena si svegliava, le avrei detto Buon giorno mamma. Tanti auguri. Sono stato promosso! . Certo sarebbe stata una bella sorpresa per lei. Saperlo subito, appena svegliata. Perch io le ho sempre detto che studiavo per diventare qualcosa. Per diventare qualcuno.

MANUS - (in tono pi benevolo) Che cosa volevi diventare? Ministro?

RAGAZZO - Oh, no! Fattore. Sicuro. Mio padre contadino. E io volevo diventare fattore. I fattori stanno bene, no? Una buona posizione...

MANUS - (senza convinzione) Ah, senza dubbio.

RAGAZZO - S, io lo so. Allora dicevo a mia madre: Quando sar fattore tu non lavorerai pi... . E lei rideva. E mi diceva che per diventare fattore bisogna studiare molto... Ma io ero capace di studiare sul serio... Ho imparato molte cose a memoria. Tutte le formule di geometria. Ho dimostrato a mia madre come si trova l'area di un poligono irregolare... Lei mi guardava e mi accarezzava i capelli. Davvero diceva davvero tu sai questo?. Forse temeva che non sarei mai riuscito a diventare fattore...

VOCE DELLA MADRE - Peppinooo!

RAGAZZO - Ecco, mi chiama ancora... Oh, signore, come posso fare per dirle che sono qui? Lei non sa nulla di me e forse si dispera. PenserCattiva ragazzo! e non sa che la mia vita legata a un filo... Se provassi a rispondere... Forse mi sentir...

MANUS - Non credo...

RAGAZZO - Io voglio provare... (silenzio. Poi, con grande stupore) Strano! Ho gridato e no'n si sente nulla... Ma perch io sento la sua voce e lei non pu udire la mia?

MANUS - Eh, perch!... Perch cos. Non si pu rispondere a tutti i perch...

RAGAZZO - (angosciato) Ora lei non riuscir a dormire... Lo so. Star sulla soglia di casa ad aspettare... Sieder sullo scalino della porta... Ecome sar lunga la notte per lei!

MANUS - Bisogna aver pazienza...

RAGAZZO - (c. s.) Ma la mia mamma, signore, la mia mamma non sa che io sono qui... Mi chiama... Se qualcuno chiamasse voi... non vi sentireste come me? Ma voi non potete capirmi... Nessuno vi chiama...

MANUS - (con importanza) Oh, se per questo!... Segno che ancora nessuno ha avuto comunicazione del mio stato... Ma appena lo sapranno! Tutto si sente di qua. Noi possiamo sentirli. Loro, laggi, ho. Ma noi s. E' il privilegio di quelli che non sono pi sulla terra... E per quel che mi riguarda... Non ne hai idea. Ma io lo immagino benissimo. Il grande Manus vittima di un grave incidente... . Molta emozione, molto stupore, molta agitazione... Tutti i miei dipendenti, i miei clienti, i miei creditori, i miei debitori, tutto il mondo che dipende da me, capisci? La reazione sar grande... Anche in Borsa... Aspetteranno notizie col fiato sospeso... Eh, ma io non sono ancora spacciato... Ci vuole altro! Mi rimetto a posto in pochi giorni, mi rimetto in piedi, e poi... Eccolo qui il Grande Manus solido come una quercia! Eh! Eccolo qui! (ride con orgoglio. La risata di Manus si allontana, dissolve. Uno squillo acuto, imperioso di campanello del telefono).

IV.

(Il campanello del telefono suona ancora con insistenza).

IL VICE PRES. RENN - (sbadigliando rumorosamente. E' risvegliato dal telefono. Con voce impastata dal sonno risponde) Eh? S? Pronto? Pronto!

IL DIR. GEN. FILLER - (ossequioso) Pronto? Pronto? Parlo con il vice presidnte Renn?

RENN - (con malgarbo) S, sicuro. Ma voi chi siete che vi permettete di svegliare la gente a quest'ora?

FILLER - (deferente) Sono Filler, signore. Filler, il direttore generale... Scusate tanto...

RENN - (c. s.) Signor Filler, nessuno vi autorizza a telefonarmi nel cuore della notte...

FILLER - (c. s.) Scusate signore... scusate tanto... ma in questo momento... un caso straordinario... Capite?... Un caso imprevisto... L'autista del signor presidente ha telefonato che il presidente rimasto vittima di un grave incidente automobilistico... Un incidente gravissimo...

RENN - Ah, perbacco! Dovevate dirlo subito! Il presidente morto?

FILLER - Sembra di no. signore... Ma ho l'impressione che sia pi di l che di qua...

RENN - Come? Come? Parlate un po' pi chiaramente... E' morto o vivo?

FILLER - Scusate... Non so come dire... Il medico ha dichiarato che fa sua vita legata a un filo...

RENN - Ah, perbacco! Allora spacciato! Una grande disgrazia! Gravissima!

FILLER - Ah, certo, signore... Sono ancora stravolto... Non riesco a convincermene... Credete che sia morto?

RENN - (con superiorit) Eh, caro mio... Aveva i suoi anni, il vecchio. Non era pi un ragazzo! Se non morto poco ci manca... (ipocrita) Eh, una grande disgrazia, sicuro... Vedete un po' com' la vita... Uh uomo come quello l...

FILLER - Aveva delle straordinarie qualit...

RENN - Oh, s. Senza dubbio. Ma aveva anche degli insopportabili difetti.

FILLER - (timido) Uh po' troppo autoritario, se oso dire questo...

RENN - Che! Che! Autoritario? Dispotico, dovete dire! Non lasciava respirare nessuno attorno a lui... L'ultimo consiglio d'amministrazione sembrava una mandria di pecore radunata per emettere timidi belati... Nessuno osava fiatare... E lui, con quelle sue idee superate, antiquate... Impossibile andare d'accordo... Se non fosse morto un giorno o l'altro... Ma, a proposito, dove siete voi, Filler...

FILLER - A casa mia, signore...

RENN - (molto gentile) Ah, bene, beb... Che ne direste di un piccolo scambio di idee fra noi, caro Filler? Ho sempre avuto molta stima per voi, mio caro direttore generale... Siete un collaboratore eccellente, sicuro! E, perbacco, scommetto che il vecchio non si era mai degnato di accorgersi della vostra presenza...

FILLER - Purtroppo, signore... Anche recentemente egli aveva rifiutato una mia richiesta di miglioramento...

RENN - Che vi dicevo? La cosa non mi stupisce... Oh, ma adesso ci penser io... Quando si ha la fortuna di avere un collaboratore come voi... Oh, a proposito... Le chiavi dell'ufficio del Presidente Manus sono in vostro possesso, vero?

FILLER - S, signore. Durante la sua assenza ho sempre avuto io in consegna...

RENN - Benissimo, benissimo... Portatele con voi, ora che venite da me... Intanto vi preparo una bottiglia di vecchio Borgogna... Potremo scambiarci un po' le nostre idee...

FILLER - (timido) Ma, signore, le chiavi... Io non potrei...

RENN - (con noncuranza) Evvia, mio caro Filler... Non mi pare un delitto... Sono o non sono uno dei due vice presidenti? Mi pare quindi di avere il diritto di dare una piccola occhiata alle carte del vecchio prima che altri ci metta il naso dentro... Nell'interesse dell'azienda, si intende... Allora vi aspetto... Prendete uh tass... A fra poco, caro Filler...

V.

(Rumore monotono di macchine in moto. Siamo nell'interno di una officina, una delle officine del Grande Manus).

PRIMO OPERAIO - Ferma, ferma un po'...

SECONDO OPERAIO - Ma che sei matto? Se passa il caporeparto ti mette una multa che te ne ricordi...

PRIMO OPERAIO - Al diavolo anche lui! Ascolta... Sai cosa c' di nuovo? Una grossa notizia... Il vecchio presidente sta per tirare le cuoia...

SECONDO OPERAIO - Non lo conosco nemmeno. So che esiste perch tutti ne parlano... Ma chi l'ha mai visto? E poi, come lo sai?

PRIMO OPERAIO - Eh! Io so sempre tutto... Il portiere della Direzione Generale mio cognato... Mi ha fatto avvertire subito.

SECONDO OPERAIO - Che premura! E a te che te ne importa se il vecchio presidente vivo omorto? Tanto tu sei uh povero operaio e stop.

PRIMO OPERAIO - Stupido! Non capisci cosa significa? Se quello morto domani festa...

SECONDO OPERAIO - Festa? Ma sei impazzito?

PRIMO OPERAIO - Macch! Dico festa per dire... Sar giornata di lutto, chiuderanno lo stabilimento, e quindi non si lavorer... E quando non si lavora festa...

SECONDO OPERAIO - Gi (una pausa) Per la cosa non mi dispiace... .Se non si lavora posso approfittarne per andare a pescare...

PRIMO OPERAIO - (in tono di compatimento) A pescare! Che idea! Ti diverti ad andare a pescare... Stare l sulla riva del fiume, immobile... Non lo capisco davvero! Io, invece, se domani non si lavora, sai che faccio? Vado a prendere la mia ragazza e me la porto a ballare...

SECONDO OPERAIO - A ballare? Ma se giorno di lutto?!

PRIMO OPERAIO - Lutto di chi? Non mica mio parente... Se fossi morto io credi forse che il vecchio ci penserebbe un solo minuto secondo? (ride) Domani vado a ballare...

SECONDO OPERAIO - (allegro) E io vado a pescare... Mi voglio fare una mangiata di pesce fritto, domani...

PRIMO OPERAIO - (eccitato) Lo vedi? Lo vedi? Con tutti i suoi milioni, anche lui se n' andato... Godi la vita finch puoi... Ecco cosa ti dico. Poi crepi e buona notte... Domani far ballare la mia ragazza finch le gambe le faranno male... (ride).

VI.

(La risata dissolve; poi, subito:)

LA SIGNORA CAPP - (in tono lamentoso) Aurelio!

CAPP - (irritato) Uh momento! Lasciami finire! Mi sto allacciando le scarpe...

LA SIGNORA CAPP - (c. s.) Ma Aurelio, sei ben sicuro di quello che mi hai detto?

CAPP - Uffa! Ma s, naturalmente! Il vecchio morto e se non morto poco ci manca... Accidenti! Mi si spezzato il laccio! Pare impossibile, quando uno ha fretta si rompono sempre i lacci delle scarpe...

LA SIGNORA CAPP - Ma si pu sapere dove vuoi andare a quest'ora di notte?

CAPP - Non capisciniente! Il testamenti!

LA SIGNORA CAPP - Quale testamento?

CAPP - Il testamento del vecchio... Bisogna evitare che qualcuno lo faccia sparire... Cercarlo subito... Informarsi immediatamente... Lui non ha parenti all'infuori di una banda di nipoti e cugini che si precipiteranno come avvoltoi su un cadavere... E credi che iovoglia rimanere indietro? Mia madre era cugina di secondo grado della madre del vecchio... Dunque qualcosa potrebbe capitare anche a me... E poi, non gli abbiamo sempre mandato gli auguri a Pasqua e a Natale, ogni anno, ogni anno... E perch lo avrei fatto? Per i suoi begli occhi? (ride) Anche io ho qualche diritto da far valere... Dov' la mia cravatta?

LA SIGNORA CAPP - Quella verde a pisellini rossi?

CAPP - (spazientito) Uffa! Macch pi-sellini! Ci vuole una cravatta pi sobria, pi severa... In fin dei conti sono o non sono un parente del morto?

LA SIGNORA CAPP - Ma ne sei sicuro?

CAPP - (brontola) Sicuro! Sicuro! Come sei povera di spirito! L'importante che il vecchio ne sia sicuro...

LA SIGNORA CAPP - Oh, ma allora devo ordinare l'abito nero per il funerale!

CAPP - Non cominciare a fare stupidaggini! Lasciami prima assicurare che il vecchio si sia ricordato di me... Poi si vedr. Una buona sartoria pu confezionarti l'abito anche in un giorno...

LA SIGNORA CAPP - (agitata) Dio mio! Che daffare! Mi toccher vedere cosa si porta ora per il lutto... Il velo non usa pi... Ci vorr il cappello...

CAPP - Avrai anche il cappello, non dubitare...

LA SIGNORA CAPP - E i guanti... Perch quelli che ho sono frusti...

CAPP - Avrai anche i guanti... Se quel vecchio egoista ha fatto il suo dovere... Adesso stai buona... Dormi. Io prendo il primo treno e scappo in citt... Dormi.

LA SIGNORA CAPP - Figurati se posso dormire... Mi sento cos agitata!

CAPP - E io no? E io no? Cara mia, quel vecchio spilorcio ha accumulato tanto denaro che sarebbe terribile se non ne lasciasse una parte anche a noi... Arrivederci, arrivederci...

LA SIGNORA CAPP - (grida) Aspetta! Aspetta! Mettiti la sciarpa di lana!

CAPP - (lontano) Non importa! Lasciami correre! Perdo il treno!... (dissolve)

VII.

(// ticchettio di una macchina da scrivere) .

I GIORNALISTA - Ehi! Hai finito? Corri all'archivio e fatti dare le note biografiche di Alberto Manus... il finanziere. ,

II GIORNALISTA - Finanziere? Io non ho mai una lira, figurati se conosco i finanzieri..

I GIORNALISTA - Spicciati, vai! Manus dev'essere morto questa notte... Si attende conferma... Devo preparare un pezzo di un paio di cartelle e passarlo subito i'n tipografia per l'edizione del mattino...

II GIORNALISTA - Due cartelle? E dove le metto? Ho gi qui tre colonne sull'incontro internazionale di calcio, la relazione sulla conferenza di Mosca e due colonne di corrispondenza da Parigi... Ti posso dare al massimo mezza colonna...

I GIORNALISTA - Mezza colonna? E cosa me ne faccio?

II GIORNALISTA - La metti nelle recentissime... Un momento! Se lo stenografo mi passa il servizio da Praga no'n ho nemmeno mezza colonna... Stringi pi che puoi... Tanto ormai morto... (rumore di macchina da scrivere, Dissolve).

VIII.

RAGAZZO - Signore! Signore!

MANUS - (riscuotendosi. Non ha pi il tono burbero e severo di prima, ma una voce un po' stanca, un po' triste) Che c'! Cosa vuoi?

RAGAZZO - Oh, scusate! Vi ho disturbato? E' tanto che non parlate... Credevo che dormiste...

MANUS - No, no... Non dormivo. Stavo cos. Ascoltavo.

RAGAZZO - Ascoltavate se vi chiamavano?

MANUS - Eh, no! Ascoltavo, cos.

RAGAZZO - Anch'io ho ascoltato. Ma la mia mamma non ha chiamato pi. Forse si addormentata. E' molto tardi, vero?

MANUS - S: dev'essere molto tardi.

RAGAZZO - (con la spensieratezza dei ragazzi) Forse la mamma ha pensato che sono rimasto in paese a dormire dal mio amico Severino... Severino il figlio della guardia comunale... Siamo molto amici noi due. Il babbo di Severino porta la pistola ma 'non spara mai. E' per far paura ai ladri. Avete mai incontrato dei ladri?

MANUS - No.

RAGAZZO - Io nemmeno. Ma mi piacerebbe vederli. Portano la maschera nera sul viso, vero? Io e Severino abbiamo pensato una volta di prendere la pistola e andare in cerca di avventure... Prendere la strada che va verso le colline, dove ci sono i boschi... Dicono che nel bosco grande ci sono le rovine di un vecchio castello con i sotterranei pieni di tesori... Voi ci siete andato nei sotterranei di un castello?

MANUS - No, mai.

RAGAZZO - Io nemmeno, ma ci andr. E poi l vicino ci sono tante piante di fragole e lamponi... Sapete che mi piacerebbe fare come Robinson Cruso?

MANUS - Chi?

RAGAZZO - Robinson Cruso. Non sapete chi era?

MANUS - No.

RAGAZZO - (stupito) No? (enfatico) Era un uomo straordinario, sapete? Viveva solo in un'isola deserta dov'era naufragato... A me piacerebbe andare sul mare e naufragare per finire su un'isola deserta... Voi ci siete stato sulle isole deserte?

MANUS - No.

RAGAZZO - E non avete mai incontrato selvaggi veri?

MANUS - No.

RAGAZZO - (deluso) Oh!... E allora... (s'interrompe).

MANUS - (incoraggiante, paterno) Allora? Cosa dicevi?

RAGAZZO - No, niente.

MANUS - Te lo dico io. Stavi per domandarmi: allora che avete fatto nella vita? (sospira) Gi: proprio cos, (con amarezza) Il vecchio autoritario, dispotico... Il vecchio Manus... idee antiquate, superate... Buono a nulla. Non nemmeno stato nei boschi e nelle isole deserte... Mai... Non ha incontrato selvaggi veri.. Non ha visto mai ladri con la maschera nera sul viso... Mai. Ha soltanto guadagnato molto denaro... Moltissimo denaro... Senza guardare mai n a destra n a sinistra, tutto teso unicamente al suo scopo... Guadagnare denaro... Gli altri si attaccavano a lui finch lui poteva dispensare un poco delle sue ricchezze... Si, naturalmente. Lo temevano perch era severo, lo adulavano perch era potente... Ma non lo amavano... Non lo amavano... (un silenzio).

RAGAZZO - (piano) Signore... Signore...Perch non parlate pi, adesso?

MANUS - (rassegnato) Eh, cos...

RAGAZZO - (premuroso) Siete stanco?

MANUS - S. Sono stanco.

RAGAZZO - Adesso viene il giorno... Guardate laggi... il cielo comincia a diventare pi chiaro... Ma la luna ancora alta... E questo? (con viva sorpresa) Avete visto? Questo filo d'argento lunghissimo, un filo che ci unisce laggi... alla terra... Guardate!

MANUS - Lo vedo...

RAGAZZO - Ma allora anche il medico deve averlo visto perch ha detto...

MANUS - (sorridendo) Oh, no. Il medico ha detto cos perch gli uomini hanno inventato una vecchia storia... Il filo delle Parche... il filo della vita... E credono che si tratti soltanto di una fantasia... Invece no: ciascuno di noi legato alla terra da un filo tenace e sottile che la sua volont di vivere...

RAGAZZO - Nessuno lo vede...

MANUS - No.

RAGAZZO - Ma esiste.

MANUS - S, esiste. Soltanto chi al di l della vita pu vederlo...

RAGAZZO - Oh! Cos sottile! (spaventato) Ma allora... se si rompe io... non ritorno pi laggi...

MANUS - Gi. (un silenzio) Se si rompe, hai detto... Eppure... Ecco: sai a che penso? Che forse due fili valgono pi di uno solo...

RAGAZZO - Due fili?

MANUS - S. Se io ti do il mio filo. Il filo che mi unisce alla terra, e tu lo tieni bene stretto... bene stretto nella tua piccola mano... come se stringessi la pistola del padre di Severino... partendo per una grande avventura... Capisci? Tu potrai tornare...

RAGAZZO - E voi, signore?

MANUS - (con dolcezza) Oh, non importa. Io sono morto.

RAGAZZO - (sorpreso, addolorato) Morto, signore? E perch? Non me ne sono accorto...

MANUS - (con tristezza) Oh, tu no... Ma io s. E' proprio cos, ragazzo mio. Noi abbiamo finito di essere vivi quando nessuno ci chiama pi. Ecco, tieni. Il mio filo. Stringilo bene, vero? Forte forte...

RAGAZZO - (angosciato) Signore?... Signore?... Ma perch? Dove andate ora?

MANUS - (con molta dolcezza) Laggi, vedi? Verso oriente, dove comincia a far giorno... Forse laggi ci sono boschi fatati e isole deserte, e selvaggi veri... Non vedi nulla tu?

RAGAZZO - Vedo solo delle nuvole...

MANUS - Proprio cos, ragazzo mio... Soltanto delle nuvole... Addio.

RAGAZZO - (c. s.) Signore! Signore!... Signore!...

(un silenzio).

VOCE DELLA MADRE- (angosciata)

- Peppino! Peppino!

RAGAZZO - (forte, come in un grido d'amore disperato) Mamma!

FINE