Nu’ bancolotto fortunato

NU BANCOLOTTO FORTUNATO

NU BANCOLOTTO FORTUNATO

di Lorenzo Santabarbara

Atto primo

Lazione si svolge nel soggiorno di casa Lo Pazzo. La stanza arredata con semplicit, ma con gusto. Sul fondo della scena vi una porta ed mobile basso su cui sono disposti accuratamente degli oggetti. Al centro della scena vi un tavolo con sedie. Sulla sinistra vi una porta che d nella cucina, sulla destra unaltra porta che d nel resto della casa. Alle pareti vi sono affissi alcuni quadri, tra cui campeggia una vecchia foto, che ritrae il capostipite della famiglia: don Anselmo Lo Pazzo. Insomma, una casa che rispecchia la situazione di una famiglia della media borghesia napoletana.

Allalzarsi del sipario la scena vuota. Si ode il campanello dingresso suonare pi volte, come da chi ha fretta di entrare.

Scena I

Assunta: (Donna sui trentasette. Indossa abiti da cameriera. Esce dalla cucina e si dirige lentamente verso il fondo) St arrivanno, nu mumento, e che maniere! Ih che pressa (si ferma e con molta calma) Gu, fosse uno che sona e aspetta Niente (suoni), drin drin e nu mumento (esce).

Filomena: (entra dal fondo seguita da Assunta. Donna sui cinquantanni, vestita in modo vistoso. Porta con s dei pacchi che porge ad Assunta. Spazientita) Ass, Ass, finalmente! Me vulive fa pass tutt serata fore a porta? (prende una sedia, si siede, si toglie le scarpe e comincia a farsi vento con un fazzoletto)

Assunta: Sign, nun putevo lass, stevo dint cucina!

Filomena: Ma maje possibile che faje sempe chesto?!? Ma vedite che cumbinazione: ogni vota che devi andare ad aprire la porta, tiene sempe che ff. A ggente aspetta e mezzore sane for porta. Ma insomma, vu cap che se fanno tre piani a piedi po tu e ffaje aspett fora porta E chiaro che traseno, e chillo Pataterno che ffa assett, nun fa sossere chi E se perde tiempo!

Assunta: Seh, a gente! Cc jate tutt pressa. Pare che tenite ghiaccio dint sacca.

Filomena: (Con rassegnazione) E che parlammo a ff!?! Parlamm viento, con te inutile parlare Ma te pare che nu cristiano haddaspett i commodi tuoi?

Assunta: (Ingenuamente) Si!

Filomena: (Meravigliata e scattando) Ma comme si. Ass, ma tu te fussi scemunuta?

Assunta: Sign, m vi spiego (Posa i pacchi sul tavolo). Si sonano porta e aspettano nu poco, tengono pure il tempo di aggiustarsi che saccio (mimando quello che dice) a cravatta, o cappello, o vestito. E po, ponno penz buono chello che vhanna dicere. Se invece appena sonano io corro ad aprire, li metto in soggezione, s rimbambiscono e nun sanno cchi pecch so venuti. Perci, sentite a me, meglio che aspettano nu poco fore a porta.

Filomena: (Tra il meravigliato e larrabbiato) Ass, tu si pazza. Ma vedite che si deve sentire. (Risoluta) Piglia i pacchi e vattene in cucina. Si capace d fa j a gente o manicomio

Assunta: (Eseguendo lordine di Filomena) E va bbu, nun varrabbiate pe na cos niente Voi mi avete fatto una domanda, e io vi ho risposto (gesto di stizza di Filomena). Vaco, vaco, e chesto che d? (Va verso la cucina portando con s i pacchi)

Filomena: (Rivolgendosi verso la cucina) Siente, io vaco nu poco di l a cambiarmi che st tutto na zupp sudore. (Si avvia verso destra. Poi sulluscio, gridando) Si sonano a porta vai ad aprire che io non mi posso muovere (Esce).

Assunta: (Comparendo sulluscio della cucina, grida verso laltra camera con fare dispettoso) Pecch site cionca?

Filomena: (Dallinterno) No, stongannura, e nun penzo che farria na bella figura.

Assunta: (Fra se) P carit, a chi vulite fa vut o stommaco! (Fa per uscire. Suonano alla porta. Ritorna sui suoi passi sempre pi spazientita) E t pareva. Drin drin, ih che canzona. (Da dietro le quinte) E facimmo chesto tutt juorne. Buonasera, desiderate?

Gigino: (Dallinterno, con accento americano) Buonasera, vorrei parlare con il signor Attilio Lo Pazzo!

Assunta: (Dallinterno) Non ancora rientrato, ma c la signora Se volete dire a lei?

Filomena: (Rientrando in scena) Assunt, chi ? (Non avendo risposte) Assunt

Assunta: (Dallinterno) E nu mumento, sto parlando (Allospite) Permettete (Rientrando in scena) Sign, fore a porta nc sta n signore n poco curiuso, cu natu coso appriesso, e dice che v parl c don Attilio. Che devo fare? Li faccio entrare?

Filomena: Noo, fallo aspett mmieze scale. (Assunta non capendo lironia di Filomena sta per eseguire) Cretina fa ampressa, falli accomodare. (Si mette in ordine, poi mette a posto qualche oggetto)

Assunta: (Esce, poi rientra seguita da Gigino e George) Prego, accomodatevi.

Gigino: (Uomo sulla cinquantina, vestito allamericana: giacca e pantaloni, a quadri, di diverso colore, grosso cappello e in bocca un grosso sigaro. Togliendosi il cappello) Buonasera. Permettete, Luigi Feola, Gigino per gli amici, e questo un mio amico americano. Si chiama George, ma io lo chiamo Jo, sapete, per comodit. Non aveva mai visto lItalia, e allora, ho approfittato per portarlo con me a Napoli.

Filomena: (Con un po dimbarazzo, allunga la mano per salutare) Avete fatto bene, molto lieta, Filomena Lo Pazzo (Gigino le bacia la mano e lei compiaciuta), io sono la moglie di Attilio (George le tiene la mano per qualche attimo. Con imbarazzo). Prego, accomodatevi (gli porge le sedie, ma i due non siedono).

Assunta: (Per tutto il tempo ha fissato Gigino, ripete in modo meccanico) Prego, accomodavetiacco, assettatevi!

Filomena: (Andandosi a sedere) Vi posso essere utile in qualche cosa? O dovete parlare proprio con lui?

Assunta: (Che non ha mai tolto gli occhi di dosso a Gigino) Vi possiamo essere utili noi in qualche cosa? Dite, dite, non vi preoccupate.

Filomena: (Risentita. Tra s) Avimmo mis pappavallo. (Con sorriso amaro) Assunt, tu qua non servi, perci vattenne (Accompagna le parole col gesto delle mani)

Assunta: (In modo irriverente) Vaco, vaco. Ih che grazia. (Esce a sinistra)

Filomena: (Come per voler giustificare) Scusate, ma queste donne di servizio si fanno sempre pi scostumate. Questa poi, nun parlammo proprio. Perch venuta in questa casa da che teneva 15 anni, si pensa di fare il proprio comodo. Ma dunque, mi stavate dicendo?

Gigino: Veramente, io non ho avuto il tempo di dire nemmeno una parola perch avete parlato solo voi. Comunque, io mi chiamo Gigino Feola e sono venuto per rivedere e salutare il mio vecchio amico Attilio, che non vedo da venticinque anni. Sono tornato da pochi giorni dallAmerica, e cos, tra una cosa e laltra ho pensato di venire a trovare Attilio.

Filomena: (Compiaciuta) Aaahhh, sicch voi siete un amico di Attilio?!?

Gigino: Un grande amico, signora cara. Noi ci siamo divisi pure il sonno, insieme.

Filomena: Bravi, mi fa piacere Comunque, se lo volete aspettare, m, m lo vedete tornare.

Gigino: Volentieri, se non vi di disturbo?!?

Filomena: Ma quale disturbo. Prego, prego, accomodatevi. (I tre siedono, poi riprendendo il discorso. Da questo momento George rimane sorridente, suscitando pi volte la curiosit di Filomena,) Anche io sono stata sempre curiosa di vedere lAmerica, ma Attilio non mi fa compagnia. Dice che cha paura dellaereo. (Sempre pi civettuola) Chiss perch, ma ho avuto sempre un fascino per lAmerica e per gli americani. Ho sempre pensato che gli americani fossero degli uomini belli, alti, pieni di muscoli (rivolgendosi a George) Proprio come siete voi. (Non avendo risposte) Avete capito? Io sto parlando con voi. (Vedendo linsistenza nel non rispondere da parte di George, che continua a sorridere, si pavoneggia ancora di pi. Poi a Gigino) Ma che gli preso allamico vostro?

Gigino: No, niente, sign, nun v mpressiunate, capisce poco litaliano, poi noi parliamo velocemente Insomma, fino a m nun ha capito proprio niente.

Filomena: (Delusa, con sorriso amaro) Puozzessere acciso tu e tutt paisani tuoi Mha fatto credere chiss che cosa

Gigino: Allora, stavate dicendo di Attilio?

Filomena: Dunque, vi stavo dicendo, (lanciando un ulteriore sguardo a Giorge, lo vede ancora sorridente) sentite, ma il vostro amico tiene qualche problema?

Gigino: No, perch?

Filomena: E quello sta sempre cos (fa una smorfia di sorriso) da che entrato

Gigino: Oh, scusatelo signora Filomena, un suo atteggiamento, una sua espressione abituale

Filomena: Si, vabb, ma nun possibile che ogni vota che me giro a chisto o trovo a ridere.

Gigino: Va bene, va bene, m glielo dico. (Rivolgendosi a George in Italiano misto ad Inglese) Jo, please, cambia jour face (Jo diventa istantaneamente serio)

Filomena: Scusate, ma che cosa gli avete detto?

Gigino: Di cambiare lespressione della faccia.

Filomena: Ah? E comme se dice: faccia?

Gigino: Face.

Filomena: (Perplessa, dopo un attimo di pausa) Comme parlano curiuse. Nun che me

pigliate in giro?

Gigino: No, sign, credetemi, in America la face questa (Si da una pacca sul viso).

Dunque, mi stavate parlando di Attilio

Filomena: Ah si, vero. Dunque, Dovete sapere che Attilio, la sera tarda un pochino, perch dopo aver chiuso il bancolotto, passa per il giornalaio, poi per il tabacchino, e tra una chiacchiera e laltra fa fare lora della cena. Perch lui puntualissimo per lora di cena. Come se gli suonasse un orologio in fronte. E un rito. (Vista lattenzione che le riserva Jo, comincia a fare la civetta) Appena entra, si leva il cappello, si fa portare le pantofole da Assuntina, si siede sulla poltrona e si mette a leggere. Dopo una mezzoretta precisa, si alza di scatto, come se avesse suonato una campana e vuole cenare.

Gigino: Si, me lo immagino, era preciso pure da giovane. Quandera lora di cena non lo manteneva pi nessuno.

Filomena: E quella una vecchia abitudine di famiglia. Il padre era la stessa cosa. (Suonano pi volte alla porta) Eccolo, che vi dicevo. (Chiamando) Assunt, a porta

Assunta: (Sempre con molta calma attraversa la scena, poi fermandosi si rivolge a Gigino) Diciteme na cosa, ma in America pure vanne tutte pressa? (Gigino fa per rispondere, ma viene anticipato da Filomena)

Filomena: (Rimproverando) Ancora?!? (Scatto dira) Ma ti vuoi muovere che a gente aspetta?

Assunta: (Uscendo dal fondo) Vado, vado! (Alludendo a quanto ha detto in precedenza) Ma allora nun c capimmo quanno parlammo? Ecco qua, mo vaco (Filomena e i due ospiti, rimasti sulla scena, recitano frasi a soggetto fino allingresso di Attilio)

Attilio: (Dalle quinte, in modo allusivo) Assunt, nu poco pi lentamente quando vieni ad aprire (Un uomo sui cinquantanni, ben vestito. Dal suo viso traspare una serena rassegnazione nella vita, come di chi non soddisfatto della propria esistenza, ma che con let matura accetta, anche se a volte non perde loccasione per prendere in giro s stesso e chi lo circonda. La sua vita si era svolta, sino ad oggi, senza particolari sussulti, ma quella visita inattesa, a sua insaputa, lavrebbe movimentata anche se solo per pochi giorni. Sulluscio del fondo, rivolto verso lingresso) Tu tavissa turrup?

Assunta: (Non capendo la falsa ironia di Attilio) No, no, non vi preoccupate! Io ce lhaggio ditto pure a signora, ma chella nun me vo cap

Attilio: (Gesto di rassegnazione. Entra seguito da Assunta. Vedendo lospite, quasi si blocca) Buonasera!

Gigino: (Alzandosi) Buonasera Atti. Ti ricordi di me?

Attilio: (Dopo un attimo di smarrimento misto a stupore) Veramente no!

Gigino: Ma come, sono Luigi Feola

Attilio: (Ricordando con piacere) Gigino. Gigino Feola (Gli va incontro e labbraccia) E chi ti aveva riconosciuto. Anzi, vi ho visto con mia moglie, e per dire la verit, mi sono un po preoccupato. Sai com, Il signore sta con te?

Gigino: Si, un mio amico americano, si chiama George (Interrotto da Filomena)

Filomena: Ma isso chiamma Jo, ma comm curiuso

Attilio: Come stai, da quanto tiempo nun ce vedimmo.

Gigino: (Puntualizzando) Vinticincanne Att. Ne passato d tiempo

Attilio: Che piacere. (Da questo momento, ogni tanto Attilio lancia unocchiata di curiosit verso George che mantiene sempre un atteggiamento serio) E come mai da queste parti, vieni sediamoci, (Siedono) raccontami un po che hai fatto in tutti questi anni? (a Filomena) Filom questo Gigino, un mio grande amico di giovent. Sapessi quanto tiempo avimmo passato assieme

Filomena: Me lo ha detto che vi siete divisi pure

Attilio: (Interrompendo) Niente!

Filomena: Come niente?

Attilio: Nel senso che non tenevamo niente da nc spartere. Lavoro non se ne trovava, femmene nun n parlammo proprio, soldi zero Forse lunica cosa che nc simmo spartuti so stati i mozzoni di sigrette. (Ridono divertiti)

Gigino: Att, a te th piaciuto sempe d pazzi, eh? Let non ti ha cambiato!

Filomena: Lui tiene sempre labitudine di scherzare, anche sugli argomenti pi seri.

Attilio: E quello scherzando scherzando si possono dire molte verit, che altrimenti uno si dovrebbe tenere in corpo. Con lo scherzo io dico la cosa, gli altri ridono, ma sotto sotto hanno capito!

Filomena: e se non lo capiscono?

Attilio: Due sono le cose: o fingono, o so cretini, e se so cretini non c bisogno che capiscono.

Gigino: (Riprendendo lamico) Att, come sei complicato

Attilio: (Assecondando Gigino) Hai ragione, lasciamo perdere. (Rivolto alla moglie) A proposito, Filomena, hai offerto qualche cosa a Gigino e allamico? (Rivolto allamico) Ti vuoi prendere un bicchierino

Gigino: Nograzie

Attilio: Un caff

Gigino: No, veramente nun t pigli fastidio devo ancora cenare, sai mi sono trovato a passare e ho detto: fammi vedere se Attilio abita ancora qua. Cos ho domandato al portiere e mi ha detto che ci stavi, e sono salito. Ma non mancher tempo di stare un po insieme.

Attilio: Vabb, ma m staje cc, e qualche cosa devi accettare, almeno n tazza d caff (si alza e va alla porta della cucina. Chiama) Assunt, Assuntina

Assuntina: (Entra con un paio di pantofole in mano. Con ironia) Il cane vi ha portato le pantofole!

Attilio: (Con disinvoltura, ma allo stesso tempo, risentito) Non fare la spiritosa! Chi te le ha chieste? Mi hai sentito dire: Assunt, portami le pantofole? No, e allora?

Assunta: (Con ingenuit) Ma se ve le porto ogni sera, m avete cambiato abitudine? Ges, Giuseppe, SantAnna e Maria, ma qua dentro un manicomio.

Attilio: Assunt, tagliammo a curto, portaci un caff, (Rivolto a Gigino) Va bene un caff?

Gigino: Maveramente, se insisti tanto, ti dispiace se mi prendo un t?

Attilio: No!

Assunta: (Con enorme meraviglia mista a disprezzo ad una simile scelta) O t?

Gigino: (Confermando) Si, un t, grazie

Assunta: (C.S.) O t?

Attilio: Assunt, o t. Nun tha chiesto niente d strano, o no? Na tazze t. Tu saje che d t?

Assunta: A questora uno bello e buono s piglia n ciutulone d t. Non sarebbe meglio n bellu caf?

Gigino: (Con enorme imbarazzo) Veramente il caff non lo posso prendere!

Filomena: (Intervenendo con fermezza) Ma se il signore tha chiesto n tazza d t, tu senza discutere, portagli quello che tha chiesto. Ma voi vedete se p s pigli n tazza d t shadda fa tutta sta tarantella!?! Signor Gigino voi la dovete scusare, chesta se ne sta jenno d fantasia.

Attilio: (Richiamando Assunta) Eh, la signora ha ragione. P na cosa d niente stammo facenno nu teatro. Quando ti si chiede una cosa, tu la devi fare, senza discutere. Hai capito? Pech cc dinto, nuje cummannammo e tu esegui Avessma fa ccaso a sotto e maccaruni a coppo?!?

Assunta: (Risentita) Era solo un consiglio Il t a questora eccitante e gli potrebbe fare male. (Risoluta) Gu, ma poi se insistete, a me che me ne importa, m vaco e v faccio.

Attilio: (Compiaciuto) Ooohhh! Brava! Vu ved che vuless cielo, chavimmo fatta? (Rivolto a Gigino) E lamico tuo cosa prende?

Gigino: (A George) Jo, you volere coffee?

George: (Mantenendo la solita espressione seria) Oh no, io volere wischy.

Assunta: (Smorfia) A chestora? E che maniere?

Attilio: Nata vota? (In modo sgarbato) Ass, un caff, un t e un wischy. Se ponnav?

Assunta: Vaco, vaco e che maniere (Esce)

Filomena: Sia fatta quella luce benedetta! Vu ved che ce lavimmo fatta?

Gigino: (Mortificato dellaccaduto) Att, scusami, ma si sapevo che p n tazza d t succedeva tutto chesto, e chi so pigliava Chiuttosto dicevadamme n bicchiera dacqua

Filomena: (Interrompendo) Non vi preoccupate. Qua succede sempre questo. Ci fa fare certe figure Ma la colpa sua (Indicando Attilio) perch gli ha fatto prendere troppa confidenza.

Attilio: (Giustificandosi. Rivolto a Gigino) Ma dimmi tu, questa ragazza la teniamo in casa da quando teneva quindici anni (a Filomena) per farti aiutare quando tenevamo a Carluccio piccerillo, perch lei se l cresciuto. Sono ventidue anni che sta con noi, chiaro che si sente un po come se stesse a casa sua. Certo, un po invadente, ma una ragazza buona, onesta, lintelligenza lascia un po a desiderare, ma che vuoi, non si pu avere tutto dalla vita. T pare Gigg? (Gigino annuisce)

Filomena: Che vi ho detto? La difende sempre, e quella se ne piglia, e io faccio la figura della scema.

Attilio: (Tornando a sedere) Vabb, chiudiamo largomento senn finisce che litighiamo. Con te non si pu ragionare, quando prendi una fissazione come quando simpunta n ciuccio ncopp n sagliuta e non vuole andare n avanti e n indietro!

Filomena: (Risentita e offesa) M so pure n ciuccia?

Attilio: Io non lho detto, lhai detto tu.

Filomena: (Visibilmente irritata) M meglio che me ne vaco, senn fernisce male stasera. (Salutando) Signor Gigino permettete, George stateve buone (esce a destra)

Gigino: (si alza e inchinandosi esageratamente, rimane in quella posizione fino a dopo luscita di Filomena) Prego signora, fate il vostro comodo.

Attilio: (Credendo che Gigino avesse qualche problema nel ricomporsi) Gigg, Gigg ti senti male? Che hai? Hai perso qualcosa?

Gigino: (Rialzandosi) Niente, Att, stavo solo ossequiando la tua signora!

Attilio: E accuss brutto faje? Me fatto mettere n paura (lanciando per lennesima volta uno sguardo verso George, che non ha mai cambiato espressione, prende in disparte Gigino) Gigg, siente, viena cca. Ma questo tuo amico nun sa fa maie na risata? Sta sempe d na manera?

Gigino: No, prima stava sorridente, per dava fastidio a tua moglie, mo sta accuss e da fastidio a te M gli faccio cambiare espressione, e speriamo che non da fastidio a cameriera, sin stu poru guaglione mannamm manicomio (Rivolgendosi a George) Jo, please, cambia your face (George esegue, riprendendo a sorridere)

Attilio: Ooohhh! Sia benedetto il cielo! Chillo m pareva che jeva appriess funerale, m pure cchi simpatico

Gigino: Limportante che v mettite daccordo tu e tua moglie(Con tono confidenziale) A proposito, ma lo sai che hai trovato proprio una bella moglie!?! Intelligente, educata, eleganteuna vera signora.

Attilio: (Ironico e alludendo allabbigliamento di Gigino) In quanto a eleganza, non avete niente da invidiare a nessuno

Gigino: (Guardando il proprio abbigliamento e con aria soddisfatta, non capendo lironia dellamico) Facciamo del nostro meglio Specialmente io, che adesso, qualche possibilit ce lho

Attilio: (Con ironia) Figuriamoci quanteri bello quando non avevi la possibilit!?!

Gigino: (Realizzando) Ma perch, non ti piace come stiamo vestiti?

Attilio: Moltissimo. Quann Natale basta che v mettit a zampogna mmane e putite cant a nuven Bambino! Gigino mio, questi vestiti forse possono andare bene in America, ma qua se voi uscite conciato d sta maniera per Napoli, fate fare i numeri.

Gigino: Ma forse perchsono troppo vistoso?

Attilio: Nooo, si notano appena, appena, ma meglio che t lieve. (Entra Assunta con un vassoio con caff, t e un bicchierino) Oh, finalmente.

Assunta: (Poggiando il vassoio sul tavolo) Ecco il caff, liquore a voi e il t per voi. (Tra s, ma ad alta voce) Bive, bive che te sciacqu vurelle

Gigino: Grazie, molto gentile. (Assunta rimane a guardare lospite che, con molto imbarazzo tenta di bere la bevanda)

Attilio: (Come per distoglierla da quellatteggiamento) Ass, Ass, guardate, quella s ncantata, chiama la signora e dincelle che il caff pronto.

Assunta: (Si gira verso la porta di destra e ad alta voce) Sign, signora, il caff pronto, se volete venire, facite ampressa sen s raffredda

Attilio: (Richiamando Assunta) Gu, ma che ti credi di stare al mercato. Si avevma fa st mmuina a putevo chiamm purio. Va, va, vattenne.

Assunta: (Andando via e con disprezzo verso lospite) Ma vedite si cosa che uno vene dallAmerica pe s pigli t a Napule! (Esce di scena facendo dei gesti a Gigino come per dire: A capa nun bona)

Filomena: (Entra da sinistra. Si cambiata labito che pi vistoso di quello che indossava in precedenza) Signor Gigino, scusate, mi sono messa un poco in libert, fa un caldo stasera (Nota che George ha ripreso a sorridere)

Gigino: Figuratevi!

Attilio: (Sorseggiando il caff, tra s, ma con tono di voce abbastanza elevata, tanto da essere sentita da Filomena) Ti, ti, me pare a Madama Butterfly!

Filomena: (Sedendosi) Att, io questa signora non la conosco, ma non mi piace essere paragonata a lei, perch detto da te sicuramente nun na cosa bona!

Attilio: (Cambiando argomento) Dunque, Gig, raccontami un po che hai fatto in tutti questi anni?

Gigino: Caro Attilio, che ti devo dire venticinque anni fa presi la decisione di andarmene perch lavoro non ne trovavo, let cera, e che dovevo fare, campare sempre sulle spalle di pap? Cos, appena ebbi loccasione di andarmene, non ci stetti a pensare due volte Certo, i primi tempi furono duri. Feci tutti i mestieri dove si lavorava molto e si guadagnava poco. Poi un giorno mi venne unidea straordinaria: mi misi a vendere biancheria intima per donne con letichetta Made in Italy, naturalmente falsa, e da allora ho fatto la mia fortuna. Certo, non sono milionario, ma non mi posso lamentare! E tu che hai fatto, Att?

Attilio: Che ho fatto? E che dovevo fare, ho preso il posto di pap al bancolotto!

Gigino: (Con sorpresa) Ah, veramente? E tutte quelle idee che avevi quanderavamo giovani dove le hai lasciate? Dicevi che dovevi fare il musicista, lo scrittore

Attilio: (Interrompendo) Emb, lo scrittore lo faccio, ma invece di scrivere i libri, scrivo i numeri al bancolotto, traducendoli dai sogni della povera gente, che spera sempre di azzeccare il biglietto giusto. Che vuoi fare, Gig, nella vita non sempre le cose vanno come vorresti tu. Ti fai un programma e poi le circostanze te lo fanno cambiare. (Suonano alla porta. Assunta attraversa la scena lentamente) Tu lo sai che finire dietro ad un banco a scrivere numeri non era certo la mia aspirazione, ma un po per mancanza di lavoro, un po una strana circostanza che si venne a creare, mi ci sono trovato e l sono rimasto. Poi mi sono sposato e il sipario si chiuso definitivamente.

Assunta: (Rientrando frettolosamente) Don Att, fore nc sta chillu miezommo do figlio do purtiere. Dice che vi deve fare unimbasciata che gli ha lasciato il padre, che haggia fa?

Attilio: E che vu fa, fallo entrare. (Assunta esce) Gigg, vide chisto quant curiuso.

Assunta: (Seguita da Pasqualino) Prego, acco, entrate (Introduce Pasqualino) E tutto vostro. (Esce a destra)

Pasqualino: (Uomo sui trentanni, vestito in modo stravagante e con accento particolarmente effeminato. In mano porta una busta piena di verdura) Buongiorno don Att, signori(Viene attratto dal sorriso di George, e convinto che fosse una attenzione particolare nei suoi riguardi, comincia a lanciare messaggi mimati a George. Dopo un lungo tempo)

Attilio: (Fra s) Ma vedite che haggia ved dinta casa mia?!? (Distogliendo Pasqualino) Gu, Pasqual, poi quando stai comodo mi dici perch sei venuto

Pasqualino: Uh, scusate don Att, ma nun che capita tutt juorne nu bellu giovane che me fa nu sorriso d sta manera

Attilio: Si vabb, (Rivolto a Gigino e George) Scusate. Che sei venuto a fare?

Pasqualino: Ma sono amici vostri?

Attilio: Si, vengono dallamerica.

Pasqualino: (Sorpreso, contrariato e allusivo) Uh, e comm nun so nire?

Attilio: (Spazientito) Pasqual, mi dici che sei venuto a fare?

Pasqualino: Si, si. Don Att, mio padre si dovuto allontanare dalla portineria e cos ha lasciato a me il compito di guardare il palazzo, e mi ha lasciato detto di portarvi sopra questa busta di verdura del nostro giardino (Comincia ad estrarre uno ad uno gli ortaggi contenuti nella busta. Alla vista di ogni ortaggio una smorfia di piacere)

Attilio Gu coso, Pasqual, porta tutto in cucina, ci sta Assunta.

Pasqualino: Va bene, permettete (Lancia gesti a George. Esce a destra)

Gigino: (Cercando di sdrammatizzare) Ma chisto sta proprio nguaiato!?!

Attilio: E questo niente. S fissato con mio figlio. Il padre non sa pi cosa deve fare per calmarlo. Ma il guaio sai qual ? E che lui con le donne ci esce, insomma, gli piacciono, e dice pure che ha successo, per, insomma come dire: nommo c difettuccio.

Gigino: Aeh, chiammalo difettuccio (Si ode un grido di Assunta provenire dalla cucina)

Attilio: (Allarmato) Che stato?

Assunta: (Correndo) Don Att, cacciate a stu coso fore. (Rientra Pasqualino) Mha messo le mani addosso, stu zuzzuso viziuso.

Filomena (Meravigliato) Ma comme, dinta casa mia?

Assunta: (Contrariata) Ma pecch, fore puteva fa?

Pasqualino:Ma quando mai, stata essa che mha provocato. Mha ditto: Dinta tutta sta verdura c manca sul fenucchio. Ma gi, chillo pateto nun pianta pecch dinta casa uno ce ne deve stare. E ha fatto cos con la mano (Indicando s stesso. Poi rivolto ad Assunta) Accuss m saie chi so e comma penzo.

Assunta:Vattenne puorco, piciuocio e femmeniello (Vede George sorridere. Gridando) E tu che tiene da ridere? (George diventa serio. Esce a destra)

Attilio: Siente Pasqual, tu la casa mia la devi frequentare poco

Pasqualino: Don Att, ma quella mi ha provocato, senn non mi sarei mai permesso

Attilio: Pasqual, in casa mia ci sta Assunta che ti sempre piaciuta, ci sta mio figlio che t squadri d cap pere ogni vota che passa, c mia figlia e pure fai il cascamorto Allappello manchiamo solo mia moglie ed io. Ma mai possibile che non rinunci a niente e a nessuno? Ma come si deve fare con te?!? Siente a m, meglio evitare. Vieni solo quando necessario. Siamo intesi?

Pasqualino: Come volete voi, ma io

Attilio: Va Pasqual, va.

Pasqualino: (Risentito e incollerito) E va bene, io me ne vado e qua ci vengo solo quando non ne posso fare a meno, ma vuie teniteve attaccata a quella cana (alludendo ad Assunta) senn chis quale giorno di questo ll scippo tutti e vestiti da cuollo e a faccio gir annura po paese. (Sputa) Sai quanta mosche che corrono. (Sputa dinuovo) A faccia toia, lurida sporca e fetenta. (Esce dal fondo e dalle quinte) Sta sguaiata, sta ntufata, na zoza d femmena che mhadda lev pane a vocc a me che songo na femmenella acconcia e onesta (Sputo) Puozze passa nu guaio niro.

Attilio: Gigg, ma tu e visto che si passa? Ma comme, dico, uno dint casa soia hadda passa chestu poco?!?

Gigino: (Cercando di sdrammatizzare) E va bene Att, non ci pensare, sono cose che capitano

Filomena (Visibilmente mortificato) Scusateci Signor Giggino, ma cheste so cose d pazzi.

Gigino:Ma non ne fate un dramma. (Cercando di distogliere Attilio da quanto successo) Att, lasciamma perdere, non ne fare un problema. Anzi, sai che vuoi fare. Riprendiamo il nostro discorso. Dunque, dicevi che hai rilevato il bancolotto di tuo padre, ma vedo con piacere che te la passi bene, nemmeno tu ti puoi lamentare.

Attilio: Questo no, anche grazie alla brutta esperienza della buonanima di pap

Gigino: (Con curiosit) Quale brutta esperienza?

Attilio: Ah gi, tu non lo sai perch te ne eri gi andato

Filomena: Aaahhh, ma voi non sapete niente? E raccontancelle Att. Poverommo, s pigliaie n paura che non si riprese pi. Infatti gli ultimi tempi se nera juto n poco d fantasia.

Gigino: Veramente, non capisco. Ma che successe, m m miso n curiosit

Attilio: (Deciso a rivelare la cosa) E va bene. (Scorgendo George serio) Siente Gigg, fa ridere a chisto che gi fatto chello che

Gigino: Eh, ma nuje d chisto passo mannamm manicomio. (Fa gesti a George facendogli capire che deve cambiare atteggiamento. George prima sbuffa, poi esegue e riprende a sorridere)

Attilio: (Riferendosi al nuovo atteggiamento di George) Oh, almeno nun tiene na mummia annanzo! Dunque,Tu lo sai che subito dopo la guerra, qua a Napoli nc steva n miseria che faceva paura, ognuno si arrangiava come poteva. Ma anche in quelle condizioni cos precarie qualche soldo al bancolotto se lo dovevano giocare. Figurati che certe volte, stesso pap a qualcuno che sapeva pi in cattive condizioni economiche, diceva: Sparagnataville sti sorde. Accattateve quacche cosa d mangi, vuje tenite e crieture E quelli sai che rispondevano? Don Ans, cu chisti sorde putimmo mangi na vota, ma si ngucciammo tre nummeri buoni, allora si che mangiammo overamente. E questa era la tragica situazione. Una sera, mentre pap steva mettenn catenaccio a porta d bancolotto, gli si avvicina un uomo, che dallaspetto sembrava una persona per bene, anche se, comera vestito si vedeva che stava in cattive acque

Gigino: (Come una previsione) Era n mariuolo?!?

Attilio: No, stamme a sent. Dunque, si avvicina a pap e si mette a raccontare: Don Ans, voi mi conoscete, sapete le mie condizioni economiche, solo voi mi potete aiutare E pap: Se posso perch no?!? Dite, di che si tratta? E lui: Io sono tornato dalla guerra, sono disoccupato, tengo quattro figli e i debiti mi sono arrivati ai capelli

Gigino: (Interrompendo dinuovo) vuleva e denare, eh?

Attilio: (Infastidito dalle interruzioni di Gigino) Gig, tu vu sent fatto?

Gigino: Certamente che lo voglio sentire.

Attilio: Allora non mi interrompere pi.

Filomena: Non linterrompete, sin perd filo d romanzo. Che volete, io ogni volta che lo sento, m fanno e carne ncuollo.

Attilio: Tu lo sai che pap era n santommo. O stette a sent, si commosse, mise mano alla tasca e tir fuori un po di soldi e glieli mise in mano, dicendo: Giovin, pi di questo non posso fare.

Gigino: (Soddisfatto per avere intuito in precedenza) Lavevo capito che voleva i soldi

Attilio: Nata vota mo?!? Famme fen. Dunque, dicevo che pap gli diede i soldi, ma lui con laria di chi dice: Vuje nunavite capito proprio niente, disse: Con questi soldi non ci potrei comprare nemmeno il pane e gli occhi diventarono rossi come ad un pazzo. E allora disse: Don Ans, quello che voglio da voi non la carit, ma unaltra cosa. Una cosa che mi far cambiare la vita da cos a cos (Accompagna la battuta con il gesto della mano). E cos dicendo, mette mano alla tasca e caccia un coltello che comincia ad agitare sotto la gola di pap, e urlava: Don Ans, io da voi voglio tre numeri sicuri sulla ruota di Napoli, sin faccio cose pazze. Pap, morto di paura cercava di convincere luomo che lui non poteva sapere i numeri che sarebbero usciti. Ma chi t d! Luomo, sempre pi minaccioso urlava: I tre numeri, voglio i tre numeri. Intanto si era fatta la folla. Chi urlava: Laccide, laccide, chi diceva: Chiammate guardie, no rispondeva un altro manicomio. Fatto sta che nessuno, dico nessuno s muvette p laiut. Intanto luomo, visto che s faceva troppa folla, avvicinando il coltello alla gola di pap, cominci ad urlare pi forte: I numeri, i numeri. Pap, preso dallo spavento, e visto che nessuno si muoveva per difenderlo, non trov niente di meglio che buttare l, i primi tre numeri che ll passaieno p capa, e disse: Vabbu, state calmo, giocatevi 4, 26 e 90. Luomo, appena sentito i numeri, si rimise il coltello in tasca, cacci i soldi e disse a pap: Grazie, don Ans, questi so i soldi, giocatemi stesso voi il biglietto, che domani torno a prendere la vincitae pregate a Madonna che escono, senn so guai. Cos dicendo, scapp via.

Gigino: (Con meraviglia) Ma voi vedete a che sarriva?!? E famme sent, comme jette a fern fatto? M so curioso, racconta.

Attilio: Gigi, passammo una notte dinferno. Mamma che faceva impacchi di acqua fredda a pap, perch tantera stata la paura che gli era venuta una febbre da cavallo. Pap, con un quadro della Madonna sul tavolo pregava e diceva: E come escono. Seh, seh, stiamo freschi. Quello domani viene, e io che gli dico?, e poi tornava a pregare. Il giorno dopo, Gig, il bancolotto m pareva n santuario

Gigino: Pecch?

Attilio: Aeh, pecch? Fiori, Madonne, Santi Po a gente, saputo dellaccaduto si riun tutta l davanti, in un silenzio che faceva impressione. Man mano che passavano i minuti, a gente aumentava sempre di pi, e pregava, pregava Quando poi si arriv allestrazione della ruota di Napoli, tanto fu il silenzio, che avresti detto: questo il silenzio che precede la catastrofe. Emb, Gig, non ci crederai, ma i primi tre numeri estratti furono proprio: 4, 26 e 90.

Gigino: (Con stupore) Ascettero tutt tre?

Attilio: Uno appriesso allato

Gigino: e allora?

Attilio: Successe il finimondo: pap svenne, mamm ll mancava laria, la folla scoppi in un boato e un lungo applauso, e mentre io cercavo e rianim n vota a pap e n vota a mamm, sappresentaie luomo e abbracciava a tutti quanti e diceva: O sapevo, sapevo, grazie don Ans, il cielo ve ne renda merito. Detto questo, arrivarono le guardie e se lo portarono.

Gigino: Ah, ma allora dentro c finito? Almeno ha scontato il suo insano gesto.

Attilio: Si, stette n poco a dinto, ma siccome lo condannarono per minacce, dopo un mese stava fuori. In compenso, lui da questa storia ne usc ricco, ma grazie a Dio nun s saputo pi che fine ha fatto!?!

Filomena: (Piangendo e singhiozzando) Ci credereste voi? Pare na storia inventata, eh? Eppure, tutto vero. Quando si dice il destino Sentite fate fare la persona seria al vostro amico, qua stiamo parlando di morte e quello se la ride (Gigino esegue e George, dopo un gesto di disappunto, diventa serio)

Gigino: E tuo padre?

Attilio: Pap? Non si riprese pi dallo spavento. Il nostro bancolotto divenne meta di pellegrinaggio da tutta Napoli e dintorni. Ogni tanto qualcuno scherzando diceva a pap: Don Ans, me li date pure a me tre numeri buoni? E pap sbiancava e urlava: Jatevenne, jatevenne.

Gigino: Ma gli affari, per, cominciarono ad andare bene?

Attilio: Si, ma pap ormai non si riconosceva pi, e stanco di continui sfott dei giocatori, abbandon tutto e pass il bancolotto a me. Hai capito adesso come mi trovo nel bancolotto?

Gigino: Ma mi pare di capire che anche adesso gli affari ti vanno bene, o no?

Attilio: Gig, ma tu pensi sempre agli affari? Che vuoi che me ne importi se penso che pap morto proprio per quel maledetto bancolotto!?! (Pianto lamentoso di Filomena) Certo, non mi posso lamentare, ma devo ringraziare anche Dio perch il fatto, piano piano stato dimenticato e poi perch nel quartiere arrivata gente nuova. Dei vecchi molti non ci stanno pi (gesticola facendo capire che sono morti) e cos, la cosa andata sfumando.

Gigino: (Cercando di sdrammatizzare) Che peccato per. Avresti fatto soldi a palate. Pensa, potevi mettere un cartello fuori alla porta con la scritta: Bancolotto fortunato! Qua si danno numeri sicuri.

Attilio: Gig nun pazzi. Solo questo ci mancava. Quella la leggenda, perch di leggenda si tratta, diceva che da quel momento, ogni gestore di quel bancolotto, almeno una volta nella vita, doveva dare i tre numeri che sarebbero usciti sicuramente. M pensa un po si nc mettevo pur cartiello che succedeva. Dopo una settimana facevo la fine di pap

Filomena: Per il Signor Gigino ha avuto una buona idea. Pensa quanti clienti in pi verrebbero da te.

Attilio: Ma tu fusse scema overamente? Ma come, tu sai la fine che fece pap e hai il coraggio di dire certe cose? Ma gi, tu per i soldi faresti qualunque cosa.

Filomena: (Offesa) Ma vedite che va dicenno. (Suonano alla porta. Assunta attraversando la scena lentamente si reca ad aprire) Nun date retta signor Gigino, sta nervoso e non sa quello che dice. Ogni volta che racconta questo fatto si fa arrivare la pressione a trecento. (Si sentono voci dallinterno) So arrivati i ragazzi. (Entrano due ragazzi. Lei sui diciotto anni, ben vestita, lui sui ventanni, vestito in modo sportivo)

Rosina: Buonasera gente (Esegue un vistoso inchino)

Attilio: Ecco i miei due saltimbanchi!

Gigino: Questi sono i tuoi figli? Complimenti, che bei ragazzi!

Carluccio: (Masticando gomma americana e con una vistosa radio sulle spalle, che sta ascoltando con un cuffia, ad alta voce ed in modo pacchiano) Buonasera a tutti, gente!

Attilio: (Alludendo allatteggiamento del figlio) E trasuto dint bar. Carl, levati quellarnese dalle orecchie e vieni a salutare.

Carluccio: (Avvicinandosi a Gigino) Buonasera, io mi chiamo Carluccio Lo Pazzo, amante della musica e studente di chitarra.

Attilio: Carl, ho detto di salutare, non di fare la scheda personale. A Gigino di quello che fai non gliene importa proprio niente.

Gigino: No, pecch, un giovane cos simpatico!

Rosina: (Presentandosi) E io sono Rosina. Tanto piacere. Amo la nobile arte del teatro e studio recitazione.

Gigino: Piacere mio. (Complimentandosi con Attilio) Bravo Attilio, proprio due bei ragazzi (Rivolto ai ragazzi) Io sono Gigino Feola, vecchio amico di vostro padre. Dovete sapere, che erano anni che non ci vedevamo perch sono stato in America.

Carluccio: (Con stupore) In America? Che meraviglia. E ditemi, proprio cos affascinante come ce la fanno vedere in televisione? Il mio sogno quello di poterci andare un giorno, per fare un concerto rock. (Si agita come se stesse suonando la chitarra)

Rosina: (Alludendo al fratello, recitando) Illusion, dolce chimera.

Carluccio: (Alla sorella) Invidiosa, ecco cosa sei. Ma se la mia illusione, la tua che cos. (Con ironia) La grande attrice. Ma famm piacere.

Rosina: Pecch, tu saje sun? Ma nun m fa ridere, so cchi e corde chitarre che spiezze che chelle che tuocche p sun.

Attilio: (Interrompendo la lite fra i due) Gu, gu, m nun cominciate. Ma mai possibile che dovete fare sempre storie, anche davanti a persone estranee?

Filomena: Pap ha ragione, mi sembrate cane e gatto. E questo che cos?!? Signor Gigino li dovete perdonare.

Gigino: Non vi preoccupate, non fa niente, sono giovani e hanno lo spirito di rivalit.

Attilio: (Alludendo e indicando la moglie) No, hanno lo spirito maligno!

Filomena: Att, quanto sei esagerato.

Rosina: (Scorgendo la faccia seria di George) Ma il vostro amico, per caso, non si sente bene?

Gigino: (Intuendo lintenzione di Rosina) Si, no, lasciato st, mo ce ne andiamo perch si fatto tardi, cos risolviamo il problema (Si alza) Jo, andare a casa, to home

George: (Sorridendo vistosamente e allargando le braccai come per dire: finalmente) Oh, my God!

Attilio: Volete rimanere a cena con noi?

Gigino: Jo, mangiare amici (Aiutandosi con gesti)

George: (Esageratamente contrariato. Faccia seria) No, no, no, andare, andare, go home (Con gesti fa capire di trovarsi in una casa di matti)

Gigino: Grazie Att. Magari vengo da solo unaltra volta, tanto mi trattengo a Napoli per un po di tempo.

Attilio: Come vuoi.

Gigino: (Rivolto a George) J, come here. (Col sorriso sulle labbra George esce precedendo Gigino) Allora, buonasera. (Saluta i ragazzi) Att, ci vediamo (si avvia e poi, sulla porta esegue un lungo e accentuato inchino) Signori, i miei rispetti.

Attilio: Gig, hai perso qualcosa, ti senti male?

Gigino: No, Att, stavo soltanto ossequiando tua moglie.

Attilio: Nata vota m? Ma sei troppo esagerato. La prossima volta sufficiente che le dai la mano, h capito?

Filomena: Buonasera, e tornate a trovarci. (Gigino esce per il fondo accompagnato da Attilio)

Rosina: Mamm, ma quant s curiuso.

Carluccio: La vipera ha sputato il veleno.

Rosina: (Declamando) Non ti curar di loro, ma guarda e passa.

Carluccio: Passa e vattenne, nun m fa ridere, ridicola (si rimette la cuffia alle orecchie ed esce)

Rosina: Mamm, ma veramente viene dallAmerica?

Filomena: Cos ha detto, per a soldi deve stare bene. Hai visto che eleganza? Figurati che aveva dato pure unidea a tuo padre. Unidea che gli avrebbe fatto fare affari doro al bancolotto, ma tuo padre non ha sangue nelle vene. (Nel frattempo Attilio rientra e sente le parole di Filomena)

Attilio: Filom, finiamola con questa parola affari perch io di affari cos non ne voglio sentire parlare se no nc nguitammo. Anzi, questa parola non deve pi essere pronunziata in casa Lo Pazzo. E m voglio mangi (chiamando) Assunta, Assunt (come al solito, Assunta ritarda) Fosse morta, Filom vai a vedere. (Filomena va verso la cucina) Ros metti la tavola e chiama a Carluccio (Rosina esce a destra e rientra pi volte per apparecchiare la tavola. Filomena rientra dalla cucina seguita da Assunta in lacrime) Che succieso? Che stato?

Assunta: (Piangendo) Don Att, ho bruciato tutta la cena.

Attilio: (Rimproverando) Brava, e tu che stavi a fare?

Assunta: Mi sono messa a sentire pure io il fatto che avete raccontato al vostro amico, stavo con lorecchio vicino alla porta, e cos, non mi sono accorta che bruciava tutto. (piange)

Attilio: Ah brava, stavi origliando?

Assunta: (Non capendo, smette di piangere allimprovviso) Che?

Attilio: Stavi origliando?

Assunta: (Riprendendo a piangere) No, ve lo giuro, stavo solo con lorecchio vicino alla porta.

Attilio: Eh, e m che nc mangiammo?

Assunta: (Sempre piangendo) E avanzato n poco d t che ho fatto prima. M v porto duje biscotti e v facite n bella zuppetella.

Attilio: (Arrabbiato) Vattenne, v, sin m m faje attacc p pazzo. Ma che famiglia scumbinata chesta?!?

Carluccio: (Entra da sinistra e fregandosi le mani) Che s mangia stasera?

Attilio: Stasera digiuno!

Carluccio: Senti pap, ti volevo dire una cosa. Ho un affare per le mani e

Attilio: Pure tu? Vattenne, vattenne sin t mengo n scarpa appriesso.

Carluccio: Neh, pap, ma che ho detto di male?

Filomena: Carl, belle mamm, quello pap stasere sta un po nervoso. Tu e Rosina andate in cucina e prendetevi un bel bicchiere di latte.

Carluccio: O llatte? Ma pecch non si cena?

Rosina: No, perch si deve mantenere la linea. (Declamando) E poi, a che serve mangiare quando larte che sostiene lo spirito e il corpo!?!

Carluccio: Ges, chesta scema. Neh, mamm, ma n sora meno imbecille non me la potevi fare?

Rosina: Neh, pap, ma era proprio necessario che me lo facevi un fratello?

Attilio: (Infastidito dalle continue liti) Uuuhh basta. M mi avete seccato tutti e due. Andate di l e non date pi fastidio.

Carluccio: Ma la cena?

Attilio: Stasera non si cena. Assunta ha bruciato tutto. E m jatevenne (Carluccio esce a sinistra e Rosina comincia a sparecchiare) Neh, Filom, ma st duje figli sciemi proprio a me laviva d?

Filomena: Uh, Att, quanto s scucciante. (Suonano alla porta)

Attilio: E m chi altro ? Assunt, la porta

Assunta: (dalla cucina attraversa la scena ed esce per il fondo. Dalle quinte, e introducendo gli ospiti) Entrate, entrate. (Entra Maria, sorella di Filomena, seguita dal marito, Andrea Maltagliati)

Attilio: (Scorgendo i due, fra s) Abbiamo apparato la quaterna!

Maria: (donna sui quarantanni, ben vestita) Buona sera, Filom (Abbraccia la sorella), comme staje sora mia, da quanto tempo non ci vediamo Buonasera Att.

Andrea: (Uomo sui quarantanni, ben vestito. Balbuziente e cagionevole di salute) Bububu

Attilio: Sta scuppiann tricchi tracche.

Andrea: Buonasera a tutti, permettete che mi siedo?

Filomena: Neh, e come mai da queste parti a questora?

Maria: Filom, tu ci devi scusare, ma purtroppo sono costretta a darti disturbo.

Filomena: Ma che dici, Mar, staje pazzianno? Ci fa un sacco di piacere vedervi. E vero Att?

Attilio: (Mal celando il fastidio) E comme no. Pecch non si vede?

Filomena: Dimmi Mar, che successo?

Maria: Siamo venuti a Napoli per un affare di Andrea e

Attilio: E dalle c staffare, stasera.

Maria: Comme ditto, Att?

Attilio: Niente, niente, cosa mia.

Maria: Dunque, ti stavo dicendo: siamo venuti a Napoli per un affare, poi tra una cosa e laltra si fatto tardi e abbiamo perso lultimo treno per Avellino. M se non ti dispiace, se non siamo di fastidio, vorremmo passare la notte qua. Domani mattina presto ce ne andiamo.

Filomena: Ma figurati, Mar, lo sai che qua da noi c sempre posto. M faccio sistemare la camera, quella vuota, e dormirete qua. Va bene?

Andrea: Gragragra

Attilio: Andr, non ti sforzare, abbiamo capito. Neh, ma tu staje cchi nguaiato dellultima volta che ti ho visto.

Maria: No, Att, che dici, quello Andrea adesso si curato. Devi sapere che siamo stati da un dottore che per la riabilitazione gli ha consigliato che quando non riesce a dire una parola, la deve dire cantando. Att se lo senti cantare non ti sembra possibile che un balbuziente. Cos, man mano che prende confidenza con la parola difficile riprender a parlare bene.

Filomena: Veramente dici? Mi fa tanto piacere.

Andrea: Pupupu

Attilio: In fondo a destra.

Andrea: Cheche dici?

Attilio: Il bagno? In fondo a destra.

Andrea: E che dededevo fafafare cococon il bababagno?

Attilio: E tu hai detto pup, pup, e io ti ho indicato il bagno.

Andrea: Att, nnnun sfottere. Volevo dire pure io.

Filomena: Andr, nun tarraggi che peggio. Quello Attilio scherza. (Avviandosi verso sinistra) Comunque, nuje m jammo accunci camera. (Chiamando) Assuntina, Assunt (dopo poco entra Assunta)

Assunta: Mavite chiammato?

Filomena: Ass, prendi un po di biancheria pulita e vieni a preparare i letti. Stasera mia sorella e mio cognato dormono qua.

Assunta: (Ironicamente) Ih che bellezza. (Ripresa da uno sguardo della padrona corregge quanto detto prima) Cos stiamo un po in compagnia.

Carluccio: (Entra da sinistra seguito da Rosina) A z, buonasera, comme state (labbraccia) ZiAndr state bene?

Andrea: Eh, non mi posso lalala (non riuscendo a parlare canta) lamentare, grazie a Dio.

Attilio: Amen!

Rosina: (Entrando da destra) Zia Mar, stata proprio una bella sorpresa. (Declamando) Ma qual buon vento spira per averti portata fra le mie braccia (Abbraccia la zia)

Maria: Ma qua viento Ros, O treno partito e a zia rimasta a ppede. E meno male che ci state voi qua a Napoli, senn come avremmo fatto?

Andrea: Di dima dimana

Attilio: ammatin ddice.

Andrea: Nonsignore, Dimana mmatina pigliavamo primmo treno e per le nove stavamo a cacacacasa.

Rosina: M ce ne andiamo di l io, tu e mamm e nc facimmo n bella chiacchierata. (escono Filomena, Maria, Rosina e Assunta)

Carluccio: Pap, io esco un poco, ci vediamo in serata.

Attilio: Non fare tardi, mi raccomando.

Carluccio: Non ti preoccupare, una mezzoretta e sto qua. (Esce. Andrea rimane intento a guardare fisso ad Attilio, assumendo una posa come di chi deve farsi una foto)

Attilio: (Osserva attentamente Andrea e ciondolando la testa come per chiedergli: Che vuoi fare?) Andr, ti devi fare la fotografia? Vulimmo sta accuss tutta serata?

Andrea: (Muovendosi lentamente) No, pecch?

Attilio: E tu ti sei bloccato, non parli, non ti muovi.

Andrea: E che ti devo dire, Att, io sto nguaiato.

Attilio: E che me lo dovevi dire? Non si vede? (Andrea si alza, si blocca di colpo, spalanca gli occhi e resta immobile. Attilio comincia ad urlare) Andr, Andr rispunne. Oh SantAnna mia chist muorto. Filomena, Maria, correte, correte.

Filomena: (Da sinistra, seguita da Mariae Rosina) Che stato?

Attilio: Andrea morto. E rimasto cos e non parla pi. (Frasi di circostanza delle donne)

Rosina: (Rivolgendosi al padre) E proprio dinta casa nostra doveva morire?!?

Attilio: E che facevo, glielo domandavo? Scusa Andr, stai morendo? Per cortesia te ne vai per le scale, che in casa mia simpressionano? Ma famm piacere.

Filomena: Oh Madonna mia! Ma v pare chist mumento?

Maria: (Avvicinandosi ad Andrea) Ah, che paura che mi hai fatto prendere. Ma comme muorto? Che mureva allimpiedi? Non niente, una cosa nervosa dovuta alla malattia che tiene. Basta che gli fai un massaggio sulla guancia e gli passa tutto. Vuoi vedere? (Massaggia dolcemente la guancia di Andrea con tutte due le mani. Andrea comincia a riprendersi) Hai visto? Si ripreso.

Attilio: (Sedendosi su una sedia, esclama tra s) Puozzessere acciso. Mha fatto squagli sanghe ncuorpo. Ma che razza d malatia chesta?

Filomena: Madonna, che paura che mi sono presa. E passato, Att?

Attilio: Si, si, tutto a posto

Rosina: Meno male! Zio Andr, ma voi diventate proprio brutto quando vi succede questa cosa qua!

Attilio: (Ironico) Eggi, m ll passato e diventato pi bello

Filomena: (Riprendendo il marito) Att, Att Va bene ja, (Invitando Maria) torniamo di l a mettere a posto. (Escono a sinistra)

Andrea: (Dando segni di ripresa assoluta) Che succieso? Che stato?

Attilio: Ti si era bloccato il meccanismo.

Andrea: Ah, il solito attacco. Ormai mi sono abituato.

Attilio: Tu si, ma io no. Mh fatto mettere n paura

Andrea: Non mi succede spesso, ma qualche volta mi pu capitare pure due volte di seguito. Perci, se mi succede dinuovo, tu non ti spaventare. E poi, Maria certamente ti avr spiegato il modo per farmi riprendere.

Attilio: Come no!?! Per una malattia strana. E la prima volta che la vedo. Mah, non si finisce mai di imparare. Adesso ti vado a prendere qualcosa da bere. (Esce a destra. Mentre Andrea sta cercando qualche cosa da leggere, gli viene unaltra crisi e rimane immobile. Poi, rientrando, non si accorge dellaccaduto) Andr, ti ho portato un po di cognac, questo ti tirer su. (Si accorge che Andrea in crisi. Impaurito) Andr, Andr, nata vota Eh, ma chest n malatia scucciante. (Si avvicina ad Andrea e comincia a massaggiargli la guancia) Ma vide che s passa?!? (Sulla porta compare Gigino che ascolta quello che dice Attilio, fraintentendo) Nc simmo miso a ff ammore! M che t ripigli t dongo pure n vaso. Che dici, ti accontenti per oggi? O devo andare avanti? (Attilio scorge Gigino)

Gigino: (Imbarazzato. Credendo di essere stato testimone oculare di una scena amorosa omosessuale) Att, stava la porta aperta e sono entratoTi volevo direAtt, nun m laspettavo proprio.

Attilio: (Vorrebbe giustificare il suo atteggiamento, ma non riesce a dire una parola) Gig!!!

Gigino: (Equivocando maggiormente. Ad alta voce) Att!

Attilio: (C.S.) Gig!!!

Gigino: (Sentenziando) Non me lo sarei mai aspettato

Attilio: O, o, o, o, aspetta. Coshai capito?

Gigino: Ho capito quello che ho visto. (Intanto Andrea si sta riprendendo. Con disgusto) Ma come pu, un padre di famiglia, e poi, sotto il tetto coniugale? Che schifo! Che schifo! Att, dopo venticinque anni che non ci vedevamo, mi hai fatto una bella sorpresa. E che sorpresa???

Attilio: Aspetta che ti spiego. E un equivoco. Non dire sciocchezze.

Gigino: Non c niente da aspettare. (Vedendo Andrea che comincia a sorridere in segno di ripresa) E guardate chillatu puorco comme sarrecrea!

Attilio: (Cercando di far spiegare la situazione ad Andrea) Andr, parla tu. Chisto ha capito n cosa per unaltra.

Andrea: (Non riuscendo a parlare) E vevenono E Susucce cee

Gigino: (Spazientito) Seh, seh, buonanotte sunature

Attilio: (Preso da uno sconforto comincia ad urlare) Andr, canta, canta Andr, mannaggia a vita mia canta fallo p Madonna. (Gigino va via, mentre Attilio cadendo su una sedia continua a ripetere ad Andrea di cantare)

Fine primo atto

SECONDO ATTO

Stessa scena del primo atto. Allalzarsi del sipario Assunta in scena intenta a spolverare, cantichhiando una canzoncina.

Assunta: (Vedendo entrare Attilio dalla sinistra) Buongiorno don Att.

Attilio: Buongiorno Ass, hai comprato il giornale?

Assunta: Si, sta ncopp tavolo. Don Att, per del fatto di ieri sera non dice niente.

Attilio: Seh, nc mancava solo che portavano i giornali, po casomai dicevano puro telegiornale..., ma va, va, famm piacere

Assunta: E pecch, scusate. Quella stata n cosa cos divertente Anzi, sapete che faccio. Io mi gioco i numeri.

Attilio: Ass, m saje che devi fare? Te ne devi andare sen mi fai solo innervosire, e portame n tazze caf! (Assunta esce. Attilio siede e si mette a sfogliare il giornale)

Filomena: (Entrando da sinistra) Buongiorno!

Attilio: Buongiorno Filom.

Filomena: Come ti senti stamattina?

Attilio: E come mi devo sentire, ancora un po abbattuto, c tutti chilli calmanti che mha dato il dottore

Filomena: E p forza! Tu stive comme nu pazzo. Hai continuato a dire tutta la serata ad Andrea di cantare, tanto che io prima di sapere come erano andate le cose, mi credevo che te ne sire juto d fantasia.

Attilio: A proposito di Andrea, ma era proprio necessario che li invitavi a rimanere qualche giorno con noi?

Filomena: Pecch, che fa scusa, che fastidio ti danno? Almeno sto un po in compagnia

Attilio: Ti senti due canzoni

Filomena: Quali canzoni?

Attilio: Quelle di Andrea. Chillo ogni dieci minuti s fa cierti cantate

Filomena: Come sei cattivo, Att, lo sai che si sta curando

Andrea: (Entrando da sinistra) Buobuobuo (cantando) Buongiorno!

Attilio: (Continuando la canzone) Tristezza, amica della mia malinconia Si svegliato lusignolo!

Filomena: Buongiorno Andr, assettate che m t faccio port n tazzulella d caf.

Andrea: Grazie.

Filomena: E Maria?

Andrea: Sta alall

Attilio: Al restauro!

Andrea: No, sta a ll. (Dallinterno si sente una radio ad alto volume e Carluccio che canta)

Attilio: Carl, stuta st cosa, sin t scasso ncapa.

Carluccio: (Entrando da sinistra con la radio sulle spalle) Che hai detto, pap?

Attilio: Spegni la radio.

Carluccio: Pap, ma sta facendo un bellissimo programma di musica rock

Attilio: Non mi interessa, tengo male capa e lle stut.

Andrea: Bello d zio, nun fa arraggi a pap. Stuta sta radio.

Carluccio: Haggio capito, m meglio che me ne vaco E che schifezza chesta. O zio Andrea si e a radio no (Esce)

Attilio: La radio si pu sentire, ma qua pare di stare a teatro. Chella recita, tu suoni, chistato canta (Alludendo ad Andrea) Ma chi ma d tanta pacienza

Andrea: Fammi andare a vedere se Maria pronta (Esce)

Filomena: (Entrando) Che stato? Pecch alluccavi?

Attilio: Io vorrei sapere si cosa che uno hadda sta da matina sera a sent a radio e a torcersi comme si tenesse reluree cuorpo?!?

Filomena: (Spazientita) Aaaahhh Att, tu staje ancora nervuso? E calmati n poco. La faccenda si chiarita. Io stesso ho parlato con Gigino e gli ho spiegato tutto. Lui ha capito e s mortificato perch ha pensato male di te, per ha detto che sarebbe venuto a chiederti scusa.

Attilio: Ma io non ci posso pensare Quel fesso non mi ha dato neanche il tempo di spiegarmi. Chillo cacaglio d Andrea che nun riusceva n a parl, n a cante quello ha capito asso p figura. (Poi considera ad alta voce) Ma comme ha potuto pensare una cosa del genere, fosse stato almeno n bellommo!?!

Filomena: Att, ma che vaje dicenno?

Attilio: Si fa per dire e che maniere, qua non si pu neanche pi parlare.

Filomena: Io vado di l a rassettare. (Si avvia verso sinistra)

Assunta: (Entrando da destra) Ecco qua, il caff pronto.

Filomena: Mo faccio venire pure Andrea. (Esce)

Attilio: Ass, dimmi una cosa, stamattina quando sei uscita a fare la spesa, hai sentito niente sul mio conto?

Assunta: No, niente, pecch?

Attilio: No dico: n pettegolezzo, qualche sfott

Assunta: No, non ho sentito proprio niente.

Attilio: (Non convinto, dopo un attimo di pausa) Meno male! Vattenne, va. (Esce a destra. Da sinistra entra Andrea) Vieni Andr, vieni, pigliammece n tazzulella d caf.

Andrea: Ci voleva proprio. (Siedono. Suonano alla porta. Assunta va ad aprire)

Attilio: E chi sarr?

Assunta: (Rientra dal fondo) Don Att, di l ci sta un giovanotto che vi vuole parlare.

Attilio: Ti ha detto chi ? Che vuole?

Assunta: No, ha detto che una cosa privata e deve parlare assolutamente con voi.

Attilio: Fallo entrare.

Assunta: (Esce, poi dalle quinte) Prego accomodatevi. (Rientra seguita da Salvatore, un giovane sui trentanni. Si sfrega continuamente le mani e si guarda spesso intorno denotando un evidente nervosismo)

Salvatore: Siete voi Attilio Lo Pazzo?

Attilio: Si, e voi chi siete? In che cosa posso esservi utile?

Salvatore: Il mio nome non vi direbbe niente, chiamatemi solo Salvatore.

Attilio: Va bene Signor Salvatore, allora cosa desiderate?

Salvatore: (Inginocchiandosi davanti ad Attilio e prendendogli le mani nelle sue) Don Att, voi solo potete aiutarmi. Io st inguaiato, e se non risolvo la mia situazione, posso commettere pure una sciocchezza.

Attilio: In quanto al fatto di stare inguaiato, ci sarebbe da fare il tocco per vedere a chi esce. Comunque, se mi dite come vi posso essere utile?

Salvatore: Prima di tutto ci tengo a dire che non sono un pazzo e che la disperazione fa fare strane cose, che a volte possono sembrare da pazzi, ma che non lo sono. Dunque, don Att. Vi stavo dicendo che sto inguaiato e che (Si blocca e poi riferendosi alla presenza di Andrea) Ma scusate, vi posso parlare da solo?

Attilio: Non vi preoccupate, il signore mio cognato, potete parlare liberamente, tanto dei fatti di casa mia sa tutto. E vero Andr?

Andrea: Si. Tututu

Attilio: Sta partenn treno.

Andrea: (Cantando) Tutto.

Salvatore: (Stupito) Ma che fa, canta?

Attilio: Non vi preoccupate, n malatia

Salvatore: Ah! Dunque, dovete sapere che io sono un giocatore accanito e questo vizio mi ha portato alla rovina. Laltro giorno, al circolo, dove di solito andavo a giocare, ho conosciuto dei tipi poco raccomandabili. Ignorando chi fossero, decisi di farmi una partita con loro. Mi capit una di quelle serate in cui non va niente per il verso giusto. Partita dopo partita persi qualcosa come quindici milioni

Attilio: Salute!

Salvatore: Come tutte le altre volte, non avendo a disposizione il liquido per pagare, volevo impegnarmi firmando delle cambiali, ma quei delinquenti, perch delinquenti erano, mi dissero che se non avessi pagato lintera somma entro una settimana, mi avrebbero fatto la pelle. La settimana scade luned, e oggi siamo a sabato mattina e io non so dove sbattere la testa. Solo voi mi potete aiutare.

Attilio: (Non intuendo quello che gli sta per accadere) Giovanotto caro, io non so come siete venuto a finire proprio da me, ma una cosa certa, io una somma del genere non ce lho. Aeh, n parola, quindici milioni, mica sono noccioline?!? Sentite, mi dispiace, ma io non posso fare proprio niente per voi.

Salvatore: E chi vi ha parlato di prestito? Laiuto che io voglio da voi di altro genere. Ve lo dico subito. Laltra sera, per caso, ho sentito da una persona, che voi, Attilio Lo Pazzo, siete gestore di un bancolotto e che, prima di voi lo gestiva vostro padre. Inoltre, ho saputo che, diversi anni fa, vostro padre diede tre numeri che uscirono sulla ruota di Napoli

Attilio: (Intendendo sfatare la leggenda, ma preoccupato al tempo stesso) Ma questa una leggenda accaduta quasi trentanni fa, fu tutto un caso

Salvatore: Si, un caso che ad un disgraziato come me fece vincere un bel po di soldi. Comunque, la leggenda, come la chiamate voi, dice che ogni gestore di quel bancolotto, almeno una volta nella sua vita deve dare tre numeri che escono sicuramente, e io so certo che voi i tre numeri non li avete dati ancora. Perci, don Att, laiuto che io voglio da voi questo: datemi i tre numeri sicuri cos io mi tolgo dai guai.

Attilio: Eh, vi ci volete togliere voi dai guai e mi ci volete mettere a me. No, no, sentite amico caro, consideratevi gi morto. Ma siete pazzo, io non capisco come potete credere a una stupidaggine del genere?!?

Salvatore: (Insistendo) Don Att, aiutatemi, non mi fate fare sciocchezze, io sono disperato, quelli mi ammazzano.

Attilio: Giovan, allora non ci siamo capiti, io non so proprio cosa fare. Mi dispiace per voi, ma avete sbagliato porta.

Salvatore: (Agitatissimo) Don Att, non mi fate fare un guaio. Io sono venuto con buone intenzioni, ma se mi costringete posso diventare pure cattivo! (Estrae una pistola e comincia ad agitarla sotto il naso di Attilio) La vedete questa? Se non mi date i numeri, prima ammazzo voi e la vostra famiglia e dopo mi sparo e la finisco una volta e per sempre.

Attilio: (Timoroso e impaurito) Scusate, ma perch non vi ammazzate direttamente voi, senza fare questa carneficina, visto che i soldi non vi servono pi?!?

Salvatore: Che avite ditto? Ma che d, m state sfuttenno? Ma vuje m vulite fa fa cose pazzi? (Avvicina sempre pi la pistola verso Attilio)

Andrea: (Intravedendo la tragedia balbetta pi del solito) Att, la pipipi

Attilio: Ho capito. La pistola.

Andrea: No, mi so pisciato sotto. (Si alza e si vede il pantalone bagnato)

Salvatore: State fermi dove siete e chiamate tutti quelli che sono in casa.

Attilio: Ma sono parecchi

Salvatore: E chiamateli tutti.

Attilio: (Chiamando) Filomena, Maria, Carluccio, Rosina, Assunta...

Salvatore: Ma che tenete un albergo?

Attilio: Perch, vi danno fastidio le famiglie numerose?

Salvatore: Non fate lo spiritoso. (Intanto entrano una alla volta, e a distanza di poco tempo luna dallaltra, le persone chiamate da Attilio)

Filomena: Che successo? Pecch alluccavi? (Vede luomo con la pistola) Madonna mia, che volete? (Isterica) Siete uno stupratore? Un rapinatore? Noi non abbiamo niente

Salvatore: (Interrompendo ad alta voce) Stateve zitta! (Filomena tace di colpo)

Attilio: (Meravigliato) Per! Lha zittita al primo colpo.

Maria: (Entra Maria ed eseguendo scene a soggetto, recita frasi di circostanza) Che stato?

Salvatore: Assettate e nun parl. (Maria zittisce allistante)

Carluccio: (Con la solita radio sulle spalle) Che c pap, hai chiamato?

Salvatore: Stuta chella cosa, sin t scasso ncapa. (Carluccio esegue immediatamente)

Attilio: (Alludendo allincapacit di riuscire nellintento) So vintanne che cerco d fa chesto

Rosina: (Entrando vede tutti con le mani alzate e luomo con la pistola, gli si fa incontro declamando) No, non uccidete questi innocenti, queste anime candide, onesti lavoratori, ma prendete me, colpite con il vostro ferro il mio petto e risparmiate coloro che io adoro pi della mia vita stessa. (battendosi sul petto indica il punto in cui vuole essere colpita) Qui, qui, e non abbiate timore , dalle mie labbra non udirete un sol lamento, bens la benedizione di aver risparmiato la vita ai miei cari, e (rivolto agli altri) neh, ma chisto chi ?

Salvatore: Ma chi . Eleonora Duse?

Attilio: No, mia figlia.

Salvatore: Ma scema?

Attilio: Fate voi.

Salvatore: (A Rosina) Levate d miezo e si dice nata parola t sparo mmocca, accuss a fernisce d parl. (Rosina tace di colpo tappandosi la bocca con le mani)

Attilio: Ma chisto nartista. Ma comme fa?

Salvatore: Ne manca ancora una

Attilio: Non vi preoccupate, quella cammina a scartamento ridotto. M a vedite ven. (Dicendo queste ultime parole entra Assunta)

Assunta: Don Att, avete chiamato?

Attilio: (Alludendo alle parole di prima) Che vi avevo detto?

Assunta: (Accorgendosi delluomo armato, gridando) Ges, Giuseppe, SantAnna e Maria, vi dono il cuore e lanima mia!

Salvatore: Nun allucc, sin nc duone pure a pelle. Miettete nzieme allate.

Attilio: Oh, ha miso a posto a tutti quanti. Giovin, permettete una parola?

Salvatore: Dite.

Attilio: Io soldi non ve ne posso dare, numeri neanche a parlarne, per se volete vi assumo in casa mia con un buon stipendio.

Salvatore: E che faccio il servitore?

Attilio: E chi ha parlato di servitore. Ho notato che state da dieci minuti in questa casa e siete riuscito a fare quello che io non sono riuscito in trentanni

Salvatore: E sarebbe?

Attilio: Avete zittito mia moglie e mia cognata; avete spaventato a morte mio cognato, tant che s fatto pure sotto e prima che mette piede dinuovo in questa casa passeranno per lo meno dieci quindici anni; avete fatto spegnere la radio a mio figlio e avete fatto smettere di recitare a Rosina; senza contare che Assunta s tirata lengua. E questo vi sembra poco? Dunque, il lavoro vostro sarebbe quello di stare seduto tutto il giorno con la pistola in mano e di dare ordini come avete fatto fino a m. Se voi mi garantite questa tranquillit, io vi assumo come mio dipendente, con uno stipendio che non si sogna nemmeno il primo Ministro. (Proteste di tutti)

Salvatore: Non dite stupidaggini e mettetevi con gli altri. Adesso che siete tutti qua, vi voglio fare un avvertimento: non una parola di quello che successo. Don Attilio sa il motivo della mia visita e voi non avete nulla da temere se Don Attilio esaudisce la mia richiesta, altrimenti giuro che uno alla volta, vi faccio fuori a tutti quanti.

Attilio: E da chi cominciate?

Salvatore: Dalle donne. Prima vostra moglie.

Attilio: (Approvando) Bravo.

Salvatore: Poi vostra cognata

Attilio: Benissimo!

Salvatore: Poi la cameriera ed infine vostra figlia. Di seguito vostro cognato, vostro figlio ed in ultimo voi. E poi mi ammazzo io.

Attilio: (avendo contato le persone che Salvatore intende ammazzare) Scusate, ma quanti colpi avete?

Salvatore: Sei.

Attilio: E non ci troviamo.

Salvatore: Come

Attilio: Voi avete detto che i colpi sono sei?

Salvatore: Si.

Attilio: Allora non vi bastano, perch siamo in sette. E se i conti tornano io m scanzo. Per, doppo v faccio n sgummate sangue che in galera nun carrivate cchi.

Salvatore: (Minaccioso) Non fate minacce, perch la posizione in cui state non ve lo consente. E m fernitela sen v sparo veramente. Sentite, io nun pozzo perdere tiempo c vuje, io m me ne vaco, i numeri li scrivete voi e stasera vengo a ritirare il biglietto vincente. E non avvertite la polizia perch io sono incensurato e non sar facile trovarmi, e mentre mi trovano v sparo a tutti quanti. E adesso, a voi uomini: abbassatevi i pantaloni (Gli uomini eseguono, quindi, alzano le braccia) Mi raccomando, non abbassate le braccia prima di trenta secondi sin so guai. Stateve buone e arrivederci (Esce e tutti rimangono con le braccia alzate. Lunga pausa in cui nessuno si muove e parla)

Pasqualino: E permesso? (Attilio suggerisce agli altri di far finta di niente) E permesso? (Entrando vede la scena e rimane estasiato) Madonna mia bella! Uocchie miei saziateve! Ma che state facendo?

Andrea: Stiamo facendo un baba

Pasqualino: Un bab?

Attilio: No, n cannuolo siciliano.

Pasqualino: Ma il signore ha detto un bab.

Attilio: Il signore voleva dire un ballo. E un nuovo ballo che arrivato dalBrasile.

Pasqualino: (Ridendo) Uuuhh, ma comme site curiuse Ma comm stu ballo, se fa senza cazone? (Tutti si alzano frettolosamente il pantalone)

Attilio: Neh, ma tu che vu? Chi ti ha dato il permesso di entrare in casa nostra?

Pasqualino: Ho trovato la porta aperta e sono entrato. Comunque ero salito per vedere se eravate in casa perch di sotto ci sta lamico vostro, il signor Feola, che per non farsi le scale mha mandato a vedere se stavate in casa. M me ne vado e gli dico che pu salire. (Si gira, si abbassa il pantalone e sculettando imita il presunto ballo che stavano eseguendo gli altri)

Attilio: Vattenne, vattenne. Chillo sfotte pure. (Si accorge che stanno ancora tutti con le braccia alzate) Abbassate le braccia, basta m. Nc vulessemo fa sfottere pure da Gigino? (Chiedendo a s stesso e agli altri) Ma io mi chiedo da chi avr potuto sentire quella storia. Ormai erano tanti anni che non se ne parlava pi. Ma da chi, da chi lavr saputo? E io intanto, sto inguaiato. Quello pazzo, quello capace di farmi veramente la pelle.

Filomena: Ma che voleva, perch ti dovrebbe uccidere? Parla.

Andrea: Voleva i nununu

Maria: E statte zitto tu, c sta meza lengua. Vide che nungarra parl e staje sempe mmiezo..

Attilio: Vuole i numeri, Filom, vuole tre numeri fortunati, la stessa cosa che successe a pap (Affranto, siede sulla sedia)

Andrea: Ma quella la buonanima di tuo padre per, ebbe il cucucu

Attilio: Eh, lo so purio quello che ebbe, Andr, non c bisogno che lo dici.

Andrea: Che hai capito, ebbe il cuore di non perdersi danimo in quella circostanza e gli and bene.

Attilio: Comunque, non facciamo sapere niente a nessuno, m che arriva Gigino comportatevi in modo naturale.

Gigino: E permesso? (Si toglie il cappello. Visibilmente mortificato per lequivoco di pocanzi) Buongiorno.

Tutti: Buongiorno.

Attilio: Entra, accomodati pure.

Gigino: Att, sono venuto per scusarmi dellaltra sera. Non so proprio che mi venuto in testa, io

Attilio: (Visibilmente nervoso) Niente, niente, per se mi davi il tempo di spiegarti

Gigino: Lo so, hai ragione, comunque stamattina presto ho incontrato tua moglie, che mi ha spiegato tutto, e sono venuto per chiederti scusa (Notando il nervosismo di tutti, in particolare quello di Attilio) Non so come ti vedo, Att, stai ancora arrabbiato con me? O successo qualcosaltro?

Attilio: No, no, che vuoi che mi sia successo?

Gigino: Att, io ti conosco, non da te stare in questo stato.

Attilio: Gig, tu mi sei amico veramente? Se io ti racconto tutto, tu mi prometti di non fare parola con nessuno?

Gigino: Te lo giuro.

Attilio: (Rivolto agli astanti) Tutti seduti! (Tutti obbediscono istantaneamente. Poi, fra s) Per, a paura lha fatto bene. Dunque, Gig, ti ricordi del fatto che successe a pap e che ti ho raccontato ieri sera?

Gigino: (Incuriosito) Si, mi ricordo.

Attilio: Bene, da poco venuto un giovanotto in casa mia, e minacciandomi con la pistola, mi ha chiesto la stessa cosa: tre numeri sicuri.

Gigino: (Sempre pi curioso) Ma sar qualcuno che ti voleva fare uno scherzo?!?

Attilio: Aeh, chiamalo scherzo!?! Quello ha minacciato di uccidere me e a tutti loro. (Le donne lanciano un urlo di paura) Stateve zitte, papere. (A Gigino) Ora st inguaiato, la polizia non la posso chiamare, i numeri non glieli posso dare, e quello, come mincontra mammazza.

Gigino: (Cercando di sdrammatizzare) Ma no, vedrai che si risolver tutto in una grossa risata.

Attilio: Quello che mi domando io, ma come avr saputo quella storia, erano anni che non se ne parlava pi, e allimprovviso, ma chi sar stato, daltronde, ne abbiamo parlato noi laltra sera e, ma un momento, laltra sera qua stavamo solo io, mia moglie e tu, e se non sono stato io e mia moglie nemmeno, allora, (Realizzando) noGig?!?

Gigino: (Come per volersi giustificare) Att, veramente, io

Attilio: Gig, non mi dire che

Gigino: Ma no, io, non crederai che

Attilio: (Irritato) Gig, tu?

Gigino: Att

Attilio: Gig

Gigino: E va bene, va bene, basta, sono stato io!

Attilio: Tu? E perch lhai fatto?

Gigino: Non volevo, ma quando ieri sera ti trovai in quellatteggiamento equivoco, non ho capito pi niente, e quando sono andato via di qua, sono andato in un bar, l ho incontrato un giovane che era disperato, sai come succede, uno fraternizza, cos, un bicchiere tira laltro, una chiacchiera dopo laltra, ci siamo ubriacati. Io per tirargli su il morale gli ho raccontato la tua storia, ma non immaginavo certo che sarebbe successo tutto questo. Perdonami, Att. Te lo giuro, io non volevo

Filomena: Ma voi siete pazzo. Pazzo, avete capito?

Attilio: Statte zitta tu! (Filomena zittisce) Adesso bisogna trovare una soluzione.

Andrea: Io ce lho. Dacci i numeri e te lo levi da torno.

Attilio: Statte zitto animale, Ci do i numeri?!?

Gigino: (Come per aver trovato la soluzione) Att, ho trovato! Io ti ho messo nei guai e io ti devo tirare fuori. Fai fare a me e risolvo questa faccenda. (Esce lasciando sul tavolo il cappello)

Attilio: (Rincorrendolo) Fermati, tu mi combini qualche altro guaio.

Gigino: (Dalle quinte) Stai tranquillo, ci penso io.

Rosina: Io lavevo detto che quello era un tipo strano

Carluccio: Guardate chi ha parlato. Tu sai sempre tutto.

Maria: Ragazzi, ma vi sembra questo il momento di litigare?

Attilio: Cerchiamo qualche soluzione, piuttosto. (Tutti in silenzio a pensare una probabile soluzione)

Salvatore: (Entra dal fondo impugnando una pistola) Buongiorno! (Tutti si alzano di scatto, le donne alzano le mani e gli uomini abbassano le brache. Poi alzano le mani)

Andrea: (Balbettando, poi cantando) Non sparate, ve lo giuriamo, siamo stati sempre con le mani in alto. M le avevamo abbassate un attimo. (Rivolgendosi agli altri) E vero?

Salvatore: (Infastidito) Uuuhh, statte zitto! Sono venuto per portarvi i soldi della giocata (Mette la mano in tasca ed estrae dei soldi, poggiandoli sul tavolo) Come vedete, io sono un uomo onesto e perbene, ma stasera voglio il biglietto con i numeri vincenti, sen so guai. E mi raccomando, non abbassate le mani prima di trenta secondi. State buoni. (Esce. Tutti rimangono a braccia alzate. Frasi di circostanza)

Alfonso: (Portiere del palazzo. Entrando dal fondo) Permesso, stava la porta aperta e(Sentendo la voce, tutti cominciano a ballare come in precedenza. Il portiere stupito da tale atteggiamento...) Ma cheste so cose pazze, chisti so pazzi (Scappa via inseguito da Attilio. Confusione generale, poi tutti vanno via rimanendo solo Assunta sulla scena)

Assunta: Madonna mia, sono due giorni che in questa casa mi sembra un manicomio. Non se ne pu pi! Gente che va, gente che viene, chi abballa, chi v spar, mi sembra un porto di mare. Certo che a don Attilio lo vedo proprio brutto, dove li prender i numeri per darli a quel pazzo. DAltronde, se non glieli da, quello ha giurato di fargli la pelle. Mah? Chiss sta storia come andr a finire. Per, questa volta i numeri me li gioco pure io, non credo che usciranno, ma tante volte, chiss? (Suonano alla porta) E adesso chi ? Vuoi vedere che il pazzo ha deciso di venire prima? Madonna mia, e m che faccio? Apro? Ma si, che me ne importa, tanto quello vuole ammazzare a don Attilio, mica a me? (Va da aprire. Rientra in scena seguito da Gigino)

Gigino: Finalmente! Sei scesa dal Paradiso per venire ad aprire?

Assunta: Pecch, jate pressa pure vuje? Non basta a paura che mi avete fatto prendere, m vavessa d pure riesto?!?

Gigino: (Ironico) Perch, ho suonato troppo forte per spaventarti tanto?

Assunta: (Intuendo la presa in giro da parte di Gigino) Certamente, avete suonato troppo forte e mi avete spaventata, perci, la prossima volta fate una suonata pi delicata. Cos: din, pausa, don. Avete capito?

Gigino: Va bene. Allora la prossima volta ti suono ladagio di Albinoni, cos non ti spaventi. Don Attilio ci sta?

Assunta: No, non c nessuno. Sono usciti tutti.

Gigino: Meno male. Tu vai di l, se ho bisogno di te, ti chiamo.

Assunta: Ma perch, voi da solo qua che dovete fare?

Gigino: A te non ti riguarda, vai di l e non fare domande.

Assunta: (Risentita) E asciuto natu padrone d casa. Ma voi vedete che si passa?!?

Gigino: Te ne vai si o no?

Assunta: Sto jenno (Esce)

Gigino: (Si guarda intorno con fare circospetto, poi va alla porta dingresso, rientra da solo, poi introducendo un uomo) Trase, gu, ma che aspetti. Ti muovi?

Gennaro: (Uomo sui trentanni, vestito con un mantello e sul capo un turbante. Esita ad entrare per paura) Don Gig, lasciamo stare, non la facciamo questa sceneggiata. Qua, se don Attilio si accorge del trucco, mi fate passare un guaio. E poi, io non sono un attore, ho fatto qualche comparsa Io mi scordo quello che devo dire e faccio la frittata.

Gigino: Non dire sciocchezze. Se tu fai quello che ti ho detto, vedrai che andr tutto bene. Limportante che ti ricordi quello che devi fare e che devi dire.

Gennaro: E qua sta il problema, io sono alfabetico, se non so parlare in italiano, don Attilio se ne accorger sicuramente.

Gigino: Figurati, con quello che ha per la testa, Attilio sta a fare caso se parli italiano o no!?!

Gennaro: Sentite don Gig, io m vi restituisco i soldi che mi avete dato e non se ne fa niente

Gigino: Neh, basta m. Adesso mi hai seccato, potevi pensarci prima. Ormai stai in ballo e devi ballare fino alla fine.

Gennaro: Si, ma la fine del ballo la facciamo in galera. Va bene, facciamo questa buffonata e che San Gennaro ci metta la sua mano.

Gigino: Allora! Adesso ti ripeto per lultima volta quello che devi fare. Tu sei un medianico, hai capito? Hai la capacit di poterti mettere in contatto con laldil

Gennaro: Il gettone me lo date voi?

Gigino: Ma quale gettone?

Gennaro: Per mettermi in contatto con laldil. Ah, per mi dovete dare pure il numero.

Gigino: Animale, ma che hai capito? Laldil laltro mondo, con i morti. Dunque, quando arriva Attilio, io gli dico che sei un medium di fama internazionale e che, con il tuo aiuto, ci metteremo in contatto con la buonanima del padre, ricordati che il padre si chiamava Anselmo. Quindi, faremo una seduta spiritica. Dopo un po di preparazione e di scena, tu cadi in trance

Gennaro: E se mi faccio male?

Gigino: Comme te fai male?

Gennaro: Scusate, voi avete detto: cadi in tram, e se poi batto la testa?

Gigino: Ma sei scemo forte? Ho detto trance, non tram.

Gennaro: Aahh, ho capito. Andiamo avanti.

Gigino: Dunque, dicevo: cadi in trance e fingi di parlare con la buonanima di don Anselmo, a cui chiederai aiuto per il figlio, facendoti dare tre numeri

Gennaro: E quello me li d? Non mi conosce nemmeno

Gigino: Santa pazienza, ma come ho pescato proprio a questidiota. Devi fingere, i tre numeri te li devi inventare tu. Dopo di che fai finta di svegliarti e di non ricordare pi nulla,

Gennaro: Cos i numeri non escono e io finisco in galera e don Attilio al cimitero. Ma scusate, non meglio se chiamate subito la polizia, senza fare tutta questa commedia?

Gigino: Nooo! Non possibile perch Attilio ha paura di quel pazzo, che lo ha avvertito di non chiamare la polizia, altrimenti avrebbe ammazzato lui e la sua famiglia. Mentre, se facciamo questa commedia, come la chiami tu, prendiamo tempo, e quando il pazzo verr a prendersi il biglietto della sicura vincita, la polizia arriva e lo becca sul fatto. Altrimenti, chi ci crederebbe a questa storia? Hai capito adesso?

Gennaro: Io ho capito solo che qua, stasera ci scappa il morto, e speriamo che non sono io. (Suonano alla porta)

Assunta: (Uscendo dalla porta di destra vede Gennaro cos vestito e lancia un urlo) Uuuhh! Madonna Santa, il diavolo

Gennaro: Seh, arrivato larcangelo Gabriele.

Gigino: Ass, vai ad aprire (Entra Attilio. Perplesso ma senza scomporsi) Buongiorno, Att.

Attilio: Buongiorno! (Seguita a guardare Gennaro che cerca di fare lindifferente. Poi a Gigino) Tu stai ancora qua?

Assunta: Sta pure da un bel po di tempo, lui e quellaltro mamozio. (Gennaro fa per avvicinarsi ad Assunta, la quale, spaventata, urla e si fa il segno della croce) Stai dietro, in nome di Dio.

Gennaro: Ma chesta scema? Ma p chi mha pigliato? P Lucifero?

Gigino: Ass, vai di l e non dare fastidio. (Assunta esce)

Attilio: Neh, Gig, e che cosa sono questi comandi alla mia servit?

Gigino: Scusami, ma ho bisogno urgente di parlarti.

Attilio: Ass, va all!

Assunta: (Eseguendo con irritazione) E fosse na vota che me dicessero: assettate e statte.

Attilio: (Sottovoce a Gigino) Ma quello chi ? (Poi rivolto a Gennaro) Voi forse volete la sartoria per i costumi di carnevale?!? Allora, avete sbagliato piano, sta allultimo

Gigino: (Prende in disparte Attilio) Sssshhhhhttt! Att, quello il grande Maestro, quale sartoria!?!

Attilio: (Meravigliato e divertito) Il grande Maestro? Ma Maestro di che?

Gigino: Att, se mi dai tempo, ti spiego tutto. Io ti ho messo nei guai e io avevo promesso che te ne avrei tirato fuori. Sono stato un bel po di tempo a studiare in che modo potevo cacciarti da questa situazione, ma tutte le idee mi sembravano troppo sciocche, o troppo rischiose. Cos, pensa e ripensa, ad un certo punto ho avuto unidea che non pu fallire. Io so che tu volevi molto bene a tuo padre, allora mi sono chiesto: se un figlio si trova in difficolt a chi ricorre se non al vecchio genitore?

Attilio: Ma se il vecchio genitore passato a miglior vita?

Gigino: Lo so, lo so, ma aspetta. Dicevo: a chi ricorre se non al vecchio genitore, specie quando lo stesso si trovato nella identica situazione del suo diletto figlio?

Attilio: Gig, stringi, nuna pigli p llonghe!

Gigino: Allora ecco lidea: parleremo con la buonanima di tuo padre e lui certamente ti dar i numeri sicuri da dare a quel pazzo. Vuoi che un padre non aiuti un figlio nel momento del bisogno?

Attilio: Ma con pap ci vai a parlare tu?

Gigino: Non io, ma lui (indica Gennaro), il grande Maestro. E come? Con una seduta spiritica nella quale evocheremo lo spirito di tuo padre.

Attilio: Ma tu stisse pazzianno, Gig? A parte il fatto che io in queste cose non ho mai creduto, ma poi se pure fosse, andare a sfottere la buonanima di pap per avere tre numeri? M pare n poco esagerato!

Gigino: Att, non c rimedio, e po, tuo padre sar felice di aiutarti.

Attilio: Ma una sciocchezza, i morti non danno i numeri

Gigino: Ma proviamo, che ti costa, tanto un tentativo.

Attilio: (Dopo una breve pausa di riflessione) E va bene! Tanto ormai non ho pi niente da perdere. Facciamo anche questaltra pagliacciata e cos lopera completa. Ma tu veramente dici che quello un grande Maestro?

Gigino: Certamente! Adesso che gli parlerai te ne renderai conto tu stesso. Aspetta. (Con esagerata riverenza) Grande Maestro, volete avvicinarvi? Prego. (Gennaro si avvicina titubante) Ecco, questo il signor Attilio Lo Pazzo. Voi gi sapete la sua situazione. In verit, il mio amico un po scettico al riguardo dei vostri poteri sovrannaturali, bene che gli parliate voi e cercate di convincerlo. (Si discosta)

Gennaro: (Fra s) E n parola!

Attilio: Come?

Gennaro: Dicevo: in una parola!

Attilio: Bene! Dunque, voi siete?

Gennaro: Io sono il grande Maestro

Attilio: Questo lho capito Dico, come vi chiamate?

Gennaro: (Lasciandosi andare) Mi chiamo Gennaro Cris (Viene ripreso con strattoni da Gigino)

Gigino: Si fa chiamare Gennaro per essere pi vicino ai napoletani a cui presta la sua opera. Ma il suo vero nome Kriss.

Attilio: Aaahhh, ho capito. E voi signor Kriss, che cosa fate?

Gennaro: (Con enfasi e volendo alludere allarte medianica) Io sono un mediano

Attilio: Bravo! Giocate a pallone?

Gennaro: No, perch?

Attilio: Voi avete detto: sono un mediano!

Gigino: No, voleva dire medianico. (Colpisce Gennaro con un calcio)

Attilio: Siete un medium, insomma?

Gennaro: Non mi posso lamentare. Certo, mi poteva andare peggio, visto che mamm era bassina, pap pure, io sono venuto abbastanza medium come altezza. Che volete, la razza razza!

Attilio: (Divertito) Ma che state dicendo, che avete capito?

Gigino: No, voleva dire che essendo pure i suoi genitori dei medium, ed anche molto bravi, non si pu lamentare dei suoi poteri, perci, la razza razza.

Attilio: Va bene! Comunque io mi vado a riposare un poco, tengo n male capa Signor Kriss, avete bisogno di qualcosa?

Gennaro: No, solo della vostra collaborazione, collaborazione, collaborazione, e se mi fate portare qualcosa da mangiare, che tengo n famma che nun c veco cchi!

Attilio: (Fra s) Aeh, venuto ristorante! Gig, pensaci tu, tanto ormai sei di casa (si avvia verso sinistra, poi sulla porta si ferma e chiama) Gig, ma tu sei sicuro che un grande Maestro?

Gigino: Certamente! Pecch?

Attilio: Io ho limpressione che nu grande percuoco. (esce)

Gigino: (A Gennaro) Animale, tu cos mi rovini tutto il piano, hai detto un sacco di fesserie.

Gennaro: (Implorante) Io ve lavevo detto che mi scordo tutto e che qua finisce a mazzate. (Suonano alla porta)

Gigino: Vai di l in cucina, ci sta Assunta. Fatti dare qualcosa da mangiare. (Gennaro esce a destra. Gigino va ad aprire la porta uscendo per il fondo)

Filomena: (Rientrando da sinistra seguita da Rosina, Maria, Carluccio, Rosina e Andrea) Meno male, quello m riposa un poco cos dopo, pu essere quella bella Vergine Santa, sta un poco pi tranquillo.

Rosina: Povero pap! (declamando) Quale sciagura si abbattuta sul suo capo. La sua vita appesa a un filo, un filo sottile come la tela del ragno di cui prigioniero.

Filomena: Rus, ferniscila sin ti do n pacchero nfaccia. Ma vedite si hadda recit ncoppo a qualsiasi argomento?!?

Maria: Eh, bella da zia, mamm tene ragione.

Andrea: Nun mumento d papapa

Carluccio: (Prendendo in giro Andrea) Aeh, e patane a poco prezzo, chi accatta (Filomena si avvicina e gli d un ceffone) E nun giusto, a Rusina lle minacciata sulamente e a me m dat pacchero.

Rosina: P forza, tu si fesso, io no.

Carluccio: A siente mamm, come se napprofitta. Si lacchiappo sola a sgomme sanghe.

Filomena: (Arrabbiatissima) Fernitela sin ve mann spitale a tutte dduje.

Andrea: Va bbono Filom, so guagliune, nun capiscono il grave momomo

Maria: Andr, e statte zitto n poco.

Gigino: (Rientra dal fondo seguito da Pasqualino e il Alfonso) Signori, ho fatto salire Pasqualino e Alfonso perch ci possono servire di aiuto.

Filomena: Ma perch, che dobbiamo fare?

Gigino: Una cosa molto importante per la salute di Attilio.

Filomena: (Perplessa) Aah? E di che si tratta?

Gigino: Tutti seduti, e fermi. (Tutti siedono, tranne Pasqualino e Alfonso. Tutti restano immobili, senza parlare)

Maria: (Dopo una lunga pausa) E m cavimma fa, e belli statuine?

Gigino: (A Filomena) Signora cara, dopo lungo riflettere ho trovato una soluzione al problema, e della cosa, ne ho parlato pure ad Attilio, il quale, pare, sia daccordo. Lidea questa, ma prima di parlare, vorrei che mi assicuraste la vostra collaborazione. (Tutti acconsentono) Dunque, noi tra poco dovremo effettuare una seduta spiritica

Filomena: (Visibilmente impaurita) Una che?

Gigino: Una seduta spiritica.

Rosina: Madonna che cosa emozionante

Maria: (Facendosi il segno della croce) Sia fatta la volont del cielo!

Andrea: A me pipipi

Maria: Ma a tiene sempe pronta?

Andrea: Ma che hai capito, a me mi piace!

Rosina: Allora dobbiamo creare latmosfera, lambiente adatto.

Carluccio: Si, magari con un sottofondo musicale adatto per loccasione.

Filomena: Accuss, doppo putimme aiz pur sipario p fa a sceneggiata. Ma vedimmo si a fernite!?!

Gigino: La mamma ha ragione, questa una cosa seria. Dalla buona riuscita di essa che vostro padre potr salvarsi.

Filomena: Signor Gigino, e fatemi capire, chi la dovrebbe fare questa seduta spiritica?

Gigino: A questo gi ho pensato tutto io. Ho ingaggiato un medium di fama internazionale, e lo scopo quello di evocare lo spirito di don Anselmo per chiedere a lui di darmi i tre numeri che quellenergumeno vuole da Attilio.

Filomena: E Attilio ha acconsentito a questa trovata?

Gigino: Con scetticismo, ma ha acconsentito.

Filomena: Allora si vede che sta proprio male!

Gigino: Certo, non so se questa la soluzione ideale, ma lunico tentativo che ci resta da fare. (Intanto Andrea si alzato e si diretto verso la cucina. Appena varcata la soglia si sente un urlo di Andrea che, appena dopo, ritorna in scena velocemente ed impaurito)

Andrea: San Gennario aiutami tu! Ho visto un fantasma.

Maria: Ma che stai dicendo?

Andrea: Un fantasma con un mantello addosso e un turbante in testa.

Maria: Andr, il tuo esaurimento peggiora. (Entra Gennaro. Tutti urlano, si crea un caos generale e Gennaro, spaventato, ritorna di corsa in cucina. Poi si riaffaccia con timore)

Gigino: State calmi, state calmi. Il signore il medium di cui vi stavo parlando.

Filomena: E cera bisogno di vestirsi da carnevale? A momenti ci faceva morire.

Gigino: Grande Maestro, prego, questi signori sono i familiari e amici di don Attilio e li stavo pregando di prestare la loro collaborazione.

Gennaro: Bene, bene. Pi siamo e meglio riuscir la seduta.

Attilio: (Nel sentire il trambusto si precipitato in scena) Ma se po sap che d sta mmuina?

Gigino: Niente, niente, abbiamo fatto le presentazioni. Comunque, visto che siamo tutti presenti, io direi di iniziare la seduta. Siete daccordo? (Tutti annuiscono) Bene! (Chiamando) Assunta.

Assunta: Comandate.

Gigino: Liberate il tavolo. (Assunta esegue) Grande Maestro, adesso tocca a voi, siamo nelle vostre mani.

Gennaro: (Fra s) Aeh, e m ven bello! Dunque signori, tutti seduti intorno al tavolo. (A Gigino) Dunque, datemi le candele.

Gigino: Alf, datemi le candele che vi ho portato stamattina.

Alfonso: Ma io non le ho portate, anzi, per la verit, non le ho potute trovare pi. Le avevo appoggiate sulla credenza e non le ho trovate pi. Forse mia moglie le ha spostate, poi lei uscita e

Gigino: (Con fermezza e sicurezza) Pasqual, dove hai messo le candele?

Pasqualino: A me? E io che ne dovevo fare delle candele?

Gigino: Questo lo sai tu. Anzi, lo so pure io, ma m basta, caccia le candele sin me faccio attacc p pazzo.

Pasqualino: (Rassegnato) E va bene. (Gesti di disperazione di Alfonso) Ecco qua! (Estrae delle candele un po dappertutto, porgendole a Gigino)

Alfonso: Ma vedite che scuorno che mhadda fa pigli stu delinquente.

Gigino: (Conta le candele, poi si rivolge a Pasqualino) Ne manca una.

Pasqualino: (Mettendosi le mani nel retro del pantalone estrae la candela mancante) Mi era sfuggita.

Attilio: Ma vedite che cumbinazione Proprio quella

Alfonso: (Disperato) Ma chi m facette fa?!? Io uno figlio volevo e lho avuto, poi figuratevi, vidi che era n masculo e ancora cchi convinto dicette: m basta! Laveva sap che nunera n masculo e n femmena, lavarria sciuot mullicolo dint connola.

Filomena: E va bene Alf, nun va pigliate, O Pataterno v renne d nata manera.

Alfonso: E n vita che aspetto, ma a sapite a storia dellurtulano?

Pasqualino: Pareno millanne che cade chillu cetrulo.

Maria: Ma di quale citrulo state parlando?

Pasqualino: Eeehhh, ma comme nun canuscite la storia d cetrulo?

Attilio: Sentite, ma la volete smettere con la storia d sti cetruli? (Rivolgendosi a Pasqualino) Sono argomenti che in casa nostra non trattiamo, a differenza della tua

Gennaro: Gu, per cortesia, m basta che io tengo da fare Forza, prendete posto che cominciamo. (Tutti eseguono. Poi ad Assunta) Voi, avasciate lluci e accendete le candele. (Assunta esegue) Ci siamo? Mi raccomando, da questo momento non voglio sentire neanche una parola. Bene, adesso facciamo la catena.

Andrea: Cha pigliato p fefefe

Maria: Pe fesso?

Andrea: No, p ferrari!

Gigino: Ma no, signor Andrea, la catena medianica, cio, dobbiamo mettere le mani sul tavolo e unirle. (Cercano di eseguire, ma evidenziano con strani movimenti che non hanno capito)

Andrea: Gigigi

Gigino: Dite!

Andrea: No, gigiro girotondo casca il mondo

Gennaro: (Risentito) N, ma vuje m vulisseve sfottere?

Maria: Andr e ferniscila, m pari n guaglione.

Gennaro: Mani sul tavolo, cos (indica il modo), e mi raccomando non spezzate la catena. Ora voglio il silenzio assoluto e la massima concentrazione di tutti. Iniziamo. (Chiude gli occhi, poi dopo una lunga pausa) Anima di don Anselmo Lo Pazzo, sappiamo che sei qui, dacci un segno della tua presenza, noi aspettiamo. (Lo ripete pi volte)

Andrea: Avimme voglia daspett!

Gennaro: Ssshhhttt! Silenzio, non disturbate. Anselmo, sappiamo che sei qui, dacci un segno (Assunta manda un urlo) Ch stato, che succieso? Avete sentito qualche cosa?

Assunta: Si, ho sentito come una mano che mi toccava la gamba. Piano, piano

Attilio: Andr, cambia posto!

Andrea: E io che centro?

Attilio: Nun ssaccio, ma meglio che cambi posto. (Andrea si alza e cambia posto)

Gennaro: Ricominciamo! E mi raccomando, concentrazione. Anselmo, mostraci la tua presenza, quel povero disgraziato di tuo figlio ha bisogno di te!

Attilio: Grazie, molto gentile per il disgraziato.

Gennaro: Ma vi pare. Dovere. (Assunta manda un altro urlo) Avete sentito qualche sensazione?

Assunta: Si, ho sentito come un piede che mi alzava il vestito. Piano, piano

Attilio: (Vedendo Andrea quasi sdraiato sulla sedia) Andr, tu la seduta non la vuoi fare, vero?

Andrea: Sono scivolato dalla sedia. Non lho fatto a posta.

Attilio: E allora si vede che alla buonanima di pap gli piace passeggiare sotto i tavoli.

Andrea: Pu darsi, i morti sono strani, non puoi mai sapere come la pensano.

Maria: (Intuendo la situazione) Dopo facciamo i conti. Ringrazia Iddio che non posso spezzare la catena, senn t spezzavo cosce!

Gennaro: (Ad Andrea) Ma vuje fusseve n poco ra (Non finisce la parola per un calcio che Gigino gli ha mollato) Ahia!

Attilio: Che successo?

Gigino: E andato in trance Silenzio!

Gennaro: (Sottovoce a Gigino) No, m jev spitale. M m rumpeveve na coscia. (Da questo momento finge di cadere in trance e cambia voce) Io sono Anselmo Lo Pazzo! Chi mi chiama? (Con voce naturale) Noi, don Ans, abbiamo bisogno del vostro aiuto. (Con voce alterata) Va bene, fate presto che tengo da fare.

Attilio: Ha lasciato a puteca sola.

Gigino: Voi certamente conoscete la situazione di vostro figlio Attilio.

Gennaro: (Con voce alterata) Certo che la conosco. E comme sta nguaiato!

Attilio: Oggi a pap ce ne tene d sfottere.

Gigino: Allora lo dovete aiutare, gli dovete dare tre numeri sicuri sulla ruota di Napoli.

Gennaro: (Con voce alterata) E add e piglie?

Gigino: Come dove li pigliate? Voi anime sapete tutto. (Colpisce Gennaro con un calcio)

Gennaro: (Gridando dal dolore) Aaahhh, (con voce alterata) certamente, ma io dicevo cos, su due piedi, ci devo pensare un poco.

Gigino: Va bene don Ans, ma fate presto perch il tempo stringe.

Gennaro: (Con voce alterata) Ehm, un po di tempo ci vuole.

Gigino: (Spazientito) Che dite, passiamo fra una mezza giornata?

Gennaro: Eh, magari, pure domani, dopodomani (Gomitata di Gigino)

Attilio: (Sospettando dellinganno) Gig, posso parlare un po anchio con pap?

Gigino: (Dopo un attimo di smarrimento) Certamente, e come no?!?

Attilio: Pap, pap mi senti? Ti manda tanti saluti zia Concetta.

Gennaro: (Con voce alterata) Grazie. Salutala anche da parte mia.

Attilio: Ma forse la vedi prima tu. Zia Concetta morta da due anni.

Gennaro: (Sussulto. Con voce alterata) Ah si? (Volendo giustificare) Che strano, non lho ancora incontrata. Si vede che sta scontando ancora le pene dei peccati terreni.

Attilio: Pap, pap, te lo ricordi Ciccillo, il giovane che stava con te al bancolotto?

Gennaro: (Con voce alterata) Certo, quello alto, magro, con i capelli neri.

Attilio: No pap, quello era basso, chiatto e non teneva neanche un capello in testa.

Gennaro: (Con voce alterata) Come cambiano le cose, sono passati tanti anni

Gigino: (Intuendo il pericolo, interviene) Don Anselmo, i numeri per favore.

Attilio: Unultima domanda, Gig, per favore. Senti pap, un ultimo favore. Quando torni da dove sei venuto, baciami Teresina, la mia prima moglie, era cos brava buonanima!

Filomena: (Incredulit e rabbia) Quale prima moglie? Ma che stai dicendo? (Gesto di Attilio per zittire la moglie)

Gennaro: (Con voce alterata) Senzaltro figliolo, anzi, non so perch, ma lho incontrata qualche giorno fa e mha fatto tutto un discorso strano, che non ho capito tanto, per una cosa ha detto: Attilio non me lo doveva fare, si risposato. Si ncuntrasse cc ncoppe ll desse tante di quelle mazzate, ma tante di quelle mazzate

Gigino: (Insistendo) I numeri, don Ans.

Attilio: (Alzandosi di scatto cerca di colpire Gennaro) M t dongo io le mazzate, t faccio incontr i morti tuoi. Lazzarone! Imbroglione che non sei altro. (Tutti si alzano, Assunta va ad accendere la luce, mentre Gennaro fugge intorno al tavolo inseguito da Attilio. Gli altri tentano di fermarlo. Poi, fermandosi di colpo) Il grande Maestro il medium di fama internazionale, in galera ti mando. La buonanima di pap veniva qua a dare i numeri a me?!? Delinquente! (A Gigino) E tu, che gli hai dato corda. Bellamico che sei! Ma adesso basta, andate tutti fuori da casa mia.

Gennaro: Io lo sapevo che finiva cos. O a mazzate o a galera! (Mentre si svolge una scena caotica, con recitazioni a soggetto, si ode una voce fuori campo come di un venditore ambulante, che verr udita solo da Attilio)

Voce f.c.: Chi saccatta sto biglietto: 8, 16 e 27

Attilio: (Bloccandosi di colpo) Stateve ziti, stateve zitti, avete sentito?

Rosa: Che cosa, pap?

Carluccio: Io non ho sentito niente.

Voce f.c.: Chi saccatta sto biglietto: 8, 16 e 27!

Attilio: Avete sentito? Unaltra volta quella voce. Ass, affacciati a finestra e vide chi ? (Assunta esegue)

Filomena: Att, ma ti senti bene? Tu h fatto na faccia!?!

Andrea: E overo Att, Tu pare che m muori (Attilio cade su una sedia)

Gigino: Sar limpressione della seduta spiritica.

Assunta: (Rientrando) Don Att, p via nun c sta nisciuno, forse v site mpressionato!?!

Attilio: Ma quale impressione, io ho sentito una voce che diceva tre numeri. E mai possibile che nessuno di voi ha sentito niente?

Gigino: Att, ma quali numeri? Parla per lamor di Dio!

Attilio: (Come allucinato) Chi saccatta st biglietto: 8, 16 e 27.

Gigino: I numeri! Ha detto i numeri! Ass, presto. Carta e penna (Assunta esegue, Gigino scrive i numeri, poi guarda lorologio e ordina ad Assunta) Ass, prendi questi numeri, vai al bancolotto e giocali. Corri, fai presto che stiamo ancora in tempo, prima che chiude (Assunta esegue, uscendo per il fondo)

Filomena: (Prendendo Attilio sotto il braccio) Att, vieni, andiamo di l che ti stendi un poco, cos ti riposi. (Attilio si alza e seguito da Filomena, Maria, Rosina e Carluccio si avviano per la destra)

Andrea: Secondo me impazzito dalla paura!

Alfonso: Secondo me stato solo un calo di pressione dovuto allo stress, alla tensione accomulata in questi giorni. Secondo me sarebbe meglio chiamare un medico, almeno lo visita, gli fa qualcosa per farlo riprendere, che saccio, n flebbo, n decotto, oppure, n semplice respirazione

Pasqualino: E c bisogno del medico (Alludendo ad una sua eventuale prestazione)

Gigino: Alf, per cortesia, purtateve a chisso. Jate, jate (Invitandoli ad uscire)

Alfonso: Ma lo vedi che figura mi fai fare?

Pasqualino: Ma che avite capito. Io facevo p isso. Cu tanta carna tennera, m jevo a pigli n tacca comme cchillo

Alfonso: Cammina, jesce pacchiana (Sospinge il figlio verso il fondo ed escono)

Gennaro: Signor Gigino, e io che devo fare? Io ho paura.

Gigino: Levati quella roba di dosso e vattene, e mi raccomando: fuori di qui non una parola con nessuno di quello che successo. Intesi?

Gennaro: E chi parla! Se racconto una cosa del genere, mi portano al manicomio. (Si toglie il soprabito, lo poggia su una sedia ed esce per il fondo) Signori, buongiorno.

Andrea: Signor Gigino, e adesso che facciamo?

Gigino: Aspettiamo. Non ci resta che aspettare lestrazione.

Maria: (Rientrando da sinistra) Povero Attilio, sfinito. M fa na pena, e chella povera sora mia Che guaio, che guaio!

Gigino: La colpa tutta mia, ma chi poteva immaginare che succedeva tutto questo?!?

Filomena: (Rientrando seguita da Carluccio) Carl, belle mamm, scendi pure tu e vai a vedere Assunta che sta combinando. Quella scema e finisce che combina qualche altra fesseria.

Carluccio: Vaco mamm. Permesso!?! (Si avvia per il fondo)

Filomena: (Disperata) Povero Attilio, povero marito mio, e che brutta morte, e per che cosa? Per tre numeri al bancolotto! (Piange esageratamente)

Maria: Filom, nun t pare che staje esageranno? Tu t staje chiagnenno gi p muorto!?!

Andrea: E overo! E po, pure si laccideno, pensa, domani starete su tutti i giornali. Che bella morte eroica!!!

Maria: Andr, cacaglio e fesso.

Gigino: (Guardando lorologio) Amici, ci siamo. Fra pochi minuti inizia lestrazione. (Tutti tacciono)

Attilio: (Entrando da sinistra e vedendo la scena) Neh, ma che state facenno, veglia funebre?

Andrea: Eh, ci stiamo preparando!

Filomena: Ti sei alzato?

Attilio: Non riuscivo a prendere sonno.

Andrea: Avete visto come sta bello? Nun pare maje che sta c n pera fossa.

Attilio: Guarda chi parla?!? Chillo campa p scummessa c Papaterno

Maria: Andr, e m sei scocciante, eh (dalle quinte si sente un trambusto, gente che urla, che applaude, ecc.)

Assunta: (Dalle quinte) Don Att, don Att, so asciuti

Carluccio: Pap, tutti e tre

Assunta: (Entra in scena piuttosto agitata, contenta e col biglietto in mano) Don Att, un miracolo. Sono usciti secchi, secchi! (Tutti corrono a vedere il biglietto, mentre Filomena va alla porta per mandare via i curiosi che hanno saputo il fatto)

Rosina: (Entrando da destra) Che stato?

Attilio: Niente belle pap, i numeri sono usciti.

Rosina: Pap, e tu dice accuss?

Attilio: E comme lhaggia dicere? Cantanno? Andr facce sent

Andrea: (Cantando) Rosina mia bella, so asciuti tutt tre

Filomena: (Rientra dal fondo, si avvicina ad Assunta e gli toglie il biglietto dalle mani) Ass, s sicura?

Assunta: E comme no? Nc steva pure Carluccio quando sono arrivati i numeri E meno male, perch ho fatto giusto in tempo a giocare Quello Alberto stava gi chiudendo

Maria: (Contentissima) Allora, abbiamo vinto?

Filomena: Si, abbiamo fatto terno.

Assunta: Che bellezza, la prima volta che vinco tanti soldi, e chi li ha visti mai

Gigino: Che fortuna, non avrei mai creduto di vincere con una storia del genere.

Attilio: (Che rimasto meravigliato del giovamento generale) Filom, Mar. Avete giocato pure voi? Gigi, tu e tu Ass, eravate daccordo?!? (Nessuno ha il coraggio di guardare in faccia Attilio) E voi eravate quelli che non ci credevano? Ges, che gente!?! Come, mia moglie, mia cognata, il mio migliore amico, e persino tu, Ass, che ti ho cresciuta come una figlia Insomma, avete giocato sulla pelle mia? Bene, bravi, adesso ho capito tutto. Cos, il pazzo non era solo quel giovane, ma tutti voi

Filomena: (Cercando di sdrammatizzare) Vabbu, Att, in fondo tutte andato per il meglio. Non vedo che ci sta da arrabbiarsi tanto?!? (Suonano alla porta. Nessuno si muove. Attilio va ad aprire, poi torna seguito da Salvatore)

Salvatore: Buongiorno don Att, allora?

Attilio: (Toglie il biglietto dalle mani di Filomena e lo rende a Salvatore) Ecco a lei e buona fortuna.

Salvatore: (Guarda esterrefatto. Mette il biglietto in tasca e quasi incredulo, saluta e fa per andare via, poi ritorna sui suoi passi) Don Att, io lo sapevo che la storia era vera, avete visto che il pazzo non sono io? Ancora grazie, e buongiorno a tutti. (Esce di corsa per il fondo)

Gigino: Non andr molto lontano, di sotto lo aspetta la polizia.

Attilio: La polizia?

Gigino: Si. Lho avvertita io.

Attilio: E se i numeri non uscivano? Tu hai rischiato di farmi fare la pelle.

Gigino: Ho dovuto correre il rischio.

Attilio: Ma sulla mia pelle, per. Bene, ho capito (pausa di riflessione) Carl, vieni con me, e voi (rivolto agli altri presenti) andate tutti di l. Via. (Tutti protestano. Alzando la voce) Di l, tutti, o sin (tutti obbediscono velocemente. Attilio e Carluccio escono per il fondo. Gigino resta solo sulla scena, ma immediatamente dopo rientra Attilio)

Gigino: Att, ma che hai in mente? Tu non stai bene

Attilio: Vuoi vedere che il pazzo sono io? No, no, voi siete i pazzi, anzi, pi precisamente, degli illusi. Voi e tutta laltra gente l fuori. Credete in tutto quello che vi propina questa societ balorda, e se per un caso fortuito, o per una circostanza particolare accade quello che vi hanno detto, allora siete soddisfatti perch in cuor vostro avete gi emesso la sentenza: Ma io lo sapevo. (Rivolto a Gigino) Tu, tu per esempio, nel tuo lavoro sei un illusionista. Tu stesso hai detto che vendi biancheria intima con letichetta naturalmente falsa Made in Italy e i fessi americani ci credono perch si illudono di comprare roba originale. E mia moglie? Non un illusa pure lei che pensa di diventare ricca e fare la signora di alta classe. Ma lhai vista com ridicola?!? E i miei figli? Illusi! Come gli altri Una vuole fare lattrice e laltro il musicista, ma possono fare soltanto il teatrino parrocchiale. Senza parlare dellillusione di Andrea, che spera di guarire dalla balbuzie cantando. E poi, il colmo. Assunta che sillude ancora di trovare il principe azzurro e non si accorge di quant patetica

Gigino: Ma che male c ad illudersi? Nella vita bisogna anche saper sognare per non morire di noia.

Attilio: Certamente! Ma sognare un conto e illudersi un altro. Anchio ero e sono un sognatore, ma non mi sono mai illuso che i sogni possono diventare realt, perch questo succede solo nelle favole, e la vita tuttaltra cosa di una bella favola.

Gigino: E adesso che cosa vorresti fare?

Attilio: Niente! Io da oggi do alla gente quello che vuole. Io da oggi vendo illusioni.

Gigino: Illusioni? Ma io non ti capisco!?!

Attilio: Ti faccio vedere io. Aiutami (con Gigino spingono la tavola sul fondo, poi chiama Carluccio) Carluccio (Carluccio entra vestito col mantello e il turbante di Gennaro e con un coltello in mano)

Gigino: E che cos sta pagliacciata?

Attilio: La stessa cosa che hai fatto tu. Ecco lillusione. La gente crede che io possa dare i numeri? Bene! E io glieli do! Il bancolotto dei Lo Pazzo da oggi passa a Carluccio, e quindi, sar lui adesso che dovr dare i numeri fortunati, solo che questa volta, i numeri si danno a pagamento, almeno si arricchisce alle spalle dei fessi.

Gigino: E quando i numeri non usciranno che farai? Per quanto tempo pensi che la gente possa crederti?

Attilio: Quanto basta Gig, quanto basta!

Gigino: Ma tu sei pazzo?!?

Attilio: Si, forse sono pazzo, ma non sono pi fesso. Carl, hai scritto il cartello?

Carluccio: (Con rassegnazione, assecondando il padre) Si pap, eccolo.

Attilio: Filomena, Rosina, Maria, Andrea, Assunta venite tutti quanti qua. (Tutti prestano attenzione con stupore)

Filomena: Ma che stai combinando?

Attilio: State zitti e fate salire la gente

Filomena: Ma, Att

Attilio: (Teatrale) Taci donna, e obbedisci. (Filomena, Maria ed Assunta vanno alla porta dingresso e chiamano la gente. Attilio prende il cartello e lo rivolge verso il pubblico. Sopra ci sar scritto: Bancolotto fortunato! Vincite sicure! I fessi si devono tenere a pane ed acqua. Poi rivolto verso il fondo) Prego accomodatevi, qua si vince

F I N E

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