Nulla di fatto

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Nulla di fatto

Autore: PAOLO CORSI

Titolo: NULLA DI FATTO

Genere: COMMEDIA

Atti: 2

Ambientazione: la vicenda si svolge in tre giorni, nello studio cittadino di una commercialista e in una casa di villeggiatura in campagna.

Personaggi:

LUISA BERTINI                             segretaria

MARA FILIPPI                                 segretaria

ROBERTA ROSSI                         segretaria

AMANDA FELICETTI                   titolare dello studio

GIOVANNI GUIDI                           agente di commercio

GUIDO VALENTI                           imprenditore

ALFONSO PESTALOZZI             vicino di casa


ATTO PRIMO

Scena Prima

(Lo studio di Amanda. Quattro scrivanie, di cui una più grande delle altre. Un computer su ciascuna. Ad eccezione di quella più grande, ogni scrivania è piena di scartoffie. Armadi ed altro mobilio da ufficio. Alle tre scrivanie più piccole stanno sedute Mara, Roberta e Luisa).

LUISA: (sbuffando) questo è il peggior periodo dell’anno.

MARA: oppure il migliore, dipende dai punti di vista.

ROBERTA: beh, certo, per Amanda è tempo di vacche grasse.

LUISA: è un lavoro così palloso poi!

MARA: ma che ti lamenti? In giro c’è ben di peggio. Considerati fortunata.

LUISA: sai che fortuna! Mille euro al mese e straordinari non pagati, per star qui a  cercare di far pagare meno tasse ai clienti.

MARA: è tutto perfettamente legale. Non è colpa nostra se le leggi fiscali sono così indecifrabili.

LUISA: più che altro è la nostra fortuna.

ROBERTA: caso mai quella di Amanda.

MARA: oh, insomma, se c’è lavoro per lei c’è lavoro anche per noi!

ROBERTA: d’accordo, ho capito, non c’è via di scampo… sempre qui sole noi tre, ci fosse almeno qualche collega maschio, così, per distrarsi un pochino …

MARA: sai bene che Amanda è assolutamente contraria ad assumere uomini.

LUISA: ma perché? Non è che per caso …

MARA: no, no, che hai capito. Ad Amanda gli uomini piacciono eccome! Il fatto è che ha preso qualche fregatura … e insomma, non si fida.

ROBERTA: pensi alla storia con Giovanni?

MARA: tanto per fare un esempio.

LUISA: (subito interessata) Giovanni? … quello dei distributori automatici?

ROBERTA: si, si, Giovanni Guidi, è nostro cliente.

MARA: e uno dei migliori!

ROBERTA: (a Luisa) quello che ogni volta che ne parliamo ti esce bava dalla bocca.

LUISA: beh, mi piace e allora? … capitasse a me un’occasione del genere!

ROBERTA: sei proprio andata!

LUISA: non sapevo che avesse avuto una storia con Amanda. Quando è stato?

MARA: ah, ormai sarà passato un anno.

ROBERTA: si sono lasciati dopo l’estate. Tu sei arrivata prima di Natale, per questo non ne sai niente.

MARA: beh, per un paio di mesi Amanda ne ha portato le conseguenze … poi, piano piano è riuscita a levarselo dalla testa … almeno così sembrerebbe.

LUISA: ma com’è che è finita? L’ha lasciata lui?

ROBERTA: veramente è stata lei, ma a malincuore … sai, una donna della sua età non è che può aspettare all’infinito, così quando lei ha forzato un po’ la mano, lui si è tirato subito indietro.

MARA: un classico!

ROBERTA: lei non ha gradito … e gli ha dato il benservito.

MARA: ah, ma lui non se l’è mica presa più di tanto sai … gli uomini sono poco attratti dai rapporti duraturi.

LUISA: dipende da chi trovano. Me la giocherei volentieri questa partita.

(entra Amanda)

AMANDA: buon giorno ragazze.

MARA: buongiorno.

ROBERTA: buongiorno.

LUISA: buon giorno Amanda.

AMANDA: come andiamo oggi, siete in forma? Mi auguro di si, vista la mole di lavoro che abbiamo.

MARA: ci stiamo dando dentro. Certo che questo è un periodo davvero infuocato!

ROBERTA: (ad Amanda) hai mai pensato a qualche rinforzo per queste occasioni?

LUISA: qualche studente di economia …

AMANDA: (dà un’occhiata severa a Luisa) qualche studentessa, caso mai.

LUISA: si, certo, noi donne siamo più efficienti.

AMANDA: non ci stanchiamo e non ci tiriamo indietro di fronte alle difficoltà, per cui … i rinforzi non servono.

ROBERTA: ma …

AMANDA: sempre che si lavori come si deve … (le squilla il telefonino, risponde) …  pronto …ah … Guido, ciao, come stai?  … si, certo che mi ha fatto piacere … (dà un’occhiata alle ragazze) ehm … attendi un momento per favore …

(esce)

ROBERTA: sempre che si lavori come si deve! Ma senti quella …

LUISA: lei però qualche distrazione se la concede, avete visto come ha cambiato atteggiamento con quel Guido?

MARA: non sono affari tuoi. Pensa a lavorare.

LUISA: ma come sei noiosa!

(le tre lavorano in silenzio. Dopo un po’ suona il telefono di Luisa)

LUISA: pronto? Si … buon gio.. (balza in piedi) buon giorno Giovanni! … si, sono Luisa … infatti, la sto seguendo io … un attimo che controllo (fruga in maniera scomposta fra le carte della scrivania, poi apre una cartellina) … ecco, l’ho trovata … si, manca proprio quello … non se ne parla nemmeno, vengo a prenderlo io … macché disturbo, sarò lì in un attimo … bene, a tra poco (riaggancia e si prepara per uscire)

MARA: ehi, dove diavolo vai?

LUISA: a prendere un documento da un cliente.

ROBERTA: e che cliente, uno dei migliori, se non ho capito male.

LUISA: in tutti i sensi.

MARA: e non poteva portarlo qui lui? Con tutto quel che c’è da fare!

LUISA: no, non poteva! E poi, via, è qui vicino, farò in un attimo.

MARA: ti conviene.

LUISA: va beh, allora io vado, ciao (esce tutta eccitata)

ROBERTA: buona fortuna (Mara le manda un’occhiataccia e Roberta abbassa immediatamente la testa e riprende il lavoro)

(stacco)

MARA: (guarda l’orologio) ma che diavolo fa quella? E’ più di un’ora che è via!

ROBERTA: avrà trovato traffico.

MARA: e dove, sul marciapiede? Ma fammi il piacere! Chissà cosa starà combinando.

(entra Luisa, tutta allegra)

LUISA: salve ragazze!

MARA: alla buonora! Non trovavi la strada?

ROBERTA: o il documento?

LUISA: documento? Quale documento? Ah già, che stupida (apre la borsa) eccolo (lo mette nella cartellina) tutto a posto!

ROBERTA: come è andata? 

MARA: ma che razza di domande fai? Piuttosto, com’è che ci hai messo tanto?

LUISA: oh beh, Giovanni ha voluto fare due chiacchiere, così siamo andati al bar a bere qualcosa.

MARA: pure al bar!

LUISA: non è uno dei clienti migliori? Bisogna trattarlo bene.

ROBERTA: e che trattamento!

MARA: e di cosa avete parlato, se non sono indiscreta?

LUISA: di lavoro … per un po’.

ROBERTA: e dopo?

LUISA: e dopo … oh, ma che v’importa? Il dopo sono affari miei.

ROBERTA: e dai, non siamo forse le tue migliori amiche? A noi puoi dire.

LUISA: beh, se proprio lo volete sapere, dopo mi ha invitata a trascorrere una giornata con lui, a casa di un’amica, ma … senza amica, non so se mi spiego.

MARA: bene, ti si prospetta una domenica interessante.

LUISA: veramente … sarebbe per domani.

ROBERTA: peccato, era una bella occasione …

LUISA: no, no, è una bella occasione… e io ho tutta l’intenzione di coglierla.

MARA: ma sei fuori?  come puoi pensare che Amanda ti lasci stare a casa in un periodo come questo?

LUISA: può capitare a tutti di ammalarsi, no?

ROBERTA: come no? Solo che Amanda ti manderà sicuramente il controllo.

LUISA: per questo è importante avere delle amiche!

ROBERTA: cosa vorresti dire?

MARA: togliti certe idee dalla testa.

LUISA: e via, non siamo noi donne un pozzo di astuzia? E non abbiamo un cuore grande e ben disposto verso le amiche?

ROBERTA: non stai parlando di me.

LUISA: dai, non sarà così difficile! Dovrete solo trovare il modo di assentarvi a turno per brevi periodi e venire a casa mia a spacciarvi per me. Abito solo a cinque minuti da qui. Non sarà un problema!

MARA: brava, ma il lavoro? Non pretenderai che facciamo anche il tuo!

LUISA: mi porterò le pratiche a casa e lavorerò stanotte… ragazze, vi prego …

ROBERTA: (dopo un attimo di silenzio) per me va bene … è così eccitante!

LUISA: (a Mara) Mara? … Eh dai, staccati per una volta dal tuo ruolo di brava segretaria … e diventa donna, per dio!

MARA: perché, le due cose ti sembrano incompatibili?

LUISA: si, se al posto del cuore hai una calcolatrice da tavolo … si tratta di far felice un’amica …

MARA: (indugia un attimo) per questa volta … ma a patto che ti porti a casa il lavoro.

LUISA: grazie, siete stupende! (esce)

ROBERTA: ma guardala un po’, sembra una ragazzina alla prima cotta.

MARA: non è detto che non lo sia!

ROBERTA: (ride, poi seria) non rischierà di prendersi una delusione con quel Giovanni?

MARA: ah, questo è più che certo … ma lasciamo che scopra il mondo da sola.

ROBERTA: non essere così pessimista. Può anche darsi che la cosa funzioni!

MARA: come no, mai perdere la speranza che di uomini veri ne esistano ancora.

ROBERTA: molto fiduciosa tu, eh?

MARA: mi limito ad osservare la realtà.

ROBERTA: io preferisco essere ottimista, se non altro favorisce il buon umore.

MARA: beata te …

ROBERTA:  … tu hai bisogno di una pausa caffè, si vede benissimo!

MARA: si, forse, magari più tardi.

ROBERTA: oh, ma guarda che sei ben unica! (la prende per un braccio e la fa alzare) poche storie, vieni, offro io.

MARA: va bene, va bene, vengo … ma facciamo presto!

ROBERTA: uuuuuhh (esce spingendo fuori Mara)

(Rientra Luisa e canticchiando va alla propria scrivania)

LUISA: vediamo  un po’ … (incomincia ad impilare cartelle)  “Teodex” filati … “Primant” forniture macchine utensili … Studio danza “Flores” … “Tido” articoli regalo … “Buonissimo” servizio catering (la cerca sulla scrivania) … “Buonissimo” catering … ah, qui! (si china per guardare nel cassetto più in basso, scomparendo alla vista di chi entra)

AMANDA: (entra furtiva e controlla che non ci sia nessuno, non vede Luisa, ancora chinata) pronto Guido? Sei ancora lì? (Luisa fa per rialzarsi) no, non ci sente nessuno (Luisa si blocca e rimane nascosta) … Dai lo sai quanto ho da fare in questi giorni … non tentarmi … ah, e com’è questa tua casa in campagna? … ehm stuzzicante … si, qualche pazzia bisogna farla ogni tanto … ma non devo dare il cattivo esempio alle ragazze … poi è solo per un giorno, no? … oh, ingordo! Va bene, domani mattina, alle nove … ciao! (chiude la conversazione e se ne esce tutta soddisfatta).

LUISA: (riemergendo lentamente) hai capito la principale! Tanto meglio!

(rientrano Mara e Roberta)

LUISA: ragazze, grosse novità!

MARA: e cioè?

LUISA: domani non avrete di che preoccuparvi, poiché non sarò l’unica con il pensiero lontano dal lavoro.

ROBERTA: come sarebbe?

LUISA: sarebbe che Amanda, la nostra inflessibile principale, domani non verrà al lavoro. Se ne starà via tutto il giorno in dolce compagnia.

MARA: di chi, di un uomo?

LUISA: lo trovi strano?

ROBERTA: in questo periodo?

LUISA: eh, quando la natura chiama …

MARA: e chi è riuscito nell’impresa?

LUISA: dev’essere il Guido di stamattina. Ma che importa, basta che se la porti via!

MARA: Guido, Guido Valenti… l’agente di commercio!

ROBERTA: può essere.

MARA: e tu come l’hai saputo?

LUISA: un puro caso. Ero chinata dietro la scrivania, quando Amanda è entrata. Credendo di essere sola si è lasciata andare … e così ho sentito tutto.

ROBERTA: e dove andranno? Sei riuscita a capirlo?

LUISA: ho sentito che lui ha una casa in campagna … ma non so altro.

MARA: deve essere una passione bruciante, se ha distolto Amanda dal lavoro … ancora stento a crederci!

ROBERTA: attente, sta arrivando (si mettono al lavoro mentre Amanda entra)

AMANDA: ehm, ragazze, domani mi dovrò assentare. Devo accompagnare mamma in visita ad una parente che si è ammalata all’improvviso … è probabile che debba rimanere fuori tutto il giorno. Comunque sono sempre rintracciabile al cellulare. Voi, del resto, sapete che fare, no?

MARA: non c’è problema, Amanda, vai pure tranquilla.

ROBERTA: si, si, tranquilla.

LUISA: sbrigheremo tutto noi.

AMANDA: grazie. Devo andare via subito … a preparare la mamma. Ci sentiamo eh.

MARA: si, si, buon viaggio.

ROBERTA: arrivederci.

LUISA: buon divert … ehm tanti auguri alla parente.

(Amanda esce)

MARA: incredibile!

LUISA: cosa vi avevo detto? (ride, poi si mette a raccogliere i suoi incartamenti) Beh, visto che il campo è libero, ne approfitto per svignarmela … capirete, ho tutto questo lavoro e poi … devo prepararmi anch’io!

MARA: si, si, vai. Preparati per il principe Giovanni!

ROBERTA: e ricordati che ci devi un favore.

(Luisa fa un cenno di assenso ed esce).

ROBERTA: e noi qui, come due stupide, a lavorare e basta.

MARA: non lamentarti come al solito e datti da fare.

ROBERTA: uffa, ma quanto sei acida … persino più di Amanda … (Mara le invia uno sguardo truce) .. ok, ok … al lavoro.

(buio)

Scena Seconda

(l’ufficio, il mattino seguente. Mara e Roberta, già sedute alle scrivanie)

ROBERTA: (sbuffando) non se ne può più, questo è il peggior periodo dell’anno.

MARA: che fai, il verso a Luisa? Possibile che qui dentro ci sia sempre qualcuno che si lamenta?

ROBERTA: se penso a quelle che oggi se la spasseranno alla grande…! Che sia già partita Luisa?

MARA: non lo so.

ROBERTA: non ci ha detto dove andranno.

MARA: ha accennato alla casa di un’amica di Giovanni, fuori città. Chi può essere?

ROBERTA: è presto scoperto: se togli dalle conoscenze femminili di Giovanni tutte quelle che hanno avuto una storia con lui e che ora non gli rivolgono più la parola, non ne restano molte.

MARA: so che Raffaella è sua amica … e mi risulta che abbia una casa in campagna.

ROBERTA: Raffaella chi? Quella della pasticceria?

MARA: no, non quella, la fioraia … dai, quella che ha un fratello che fa l’agente di commercio e che si chiama … oh mio Dio!

ROBERTA: originale, ma un po’ strano come nome.

MARA: (agitata, si precipita al computer per fare delle ricerche) che si chiama … che si chiama … Guido! Dannazione, si chiama Guido!

ROBERTA: può anche non piacere, ma guarda che non è un brutto nom … Guido? L’agente di commercio? Ho capito bene?

MARA: Luisa e Amanda stanno andando nello stesso posto!

ROBERTA: ma è una catastrofe! Pensa se Amanda scopre che Luisa non è in ufficio e nemmeno a casa ammalata!

MARA: credo che anche Amanda non ami farsi scoprire con Guido, specialmente da  Giovanni.

ROBERTA: dobbiamo fare qualcosa … chiamo Luisa (telefona) … accidenti, spento o non raggiungibile. Cosa facciamo?

MARA: cerchiamo di capire se in quella casa c’è un telefono … l’utenza sarà a nome di Guido o di Raffaella … (controlla al computer) … niente!

ROBERTA: (riprova al cellulare) … Luisa non è proprio raggiungibile.

MARA: non ci resta che una cosa, scoprire dove si trova quella casa.

ROBERTA: e?

MARA: e andarci di corsa.

ROBERTA: ma … e il lavoro?

MARA: per ora, mi sembra il problema minore … (controlla al computer) eccola qua, si, deve essere questa … è andata anche bene … meno di un’ora di macchina. Andiamo …

ROBERTA: non è meglio che una di noi stia qui? … Se chiamasse Amanda ..

MARA: stacca il telefono … penserà ad un guasto e ci chiamerà al cellulare.

ROBERTA: e che le diremo?

MARA: qualcosa ci verrà in mente, dai, andiamo!

(escono)

Scena Terza

(Nella casa in campagna. Da una parte un tavolo con una panca, dall’altra un divanetto ed una poltrona, accanto un caminetto. Di fronte ma a sinistra una porta che accede ad una camera da letto. Di fronte, a destra, un’altra porta con accesso ad una seconda camera da letto. Le due stanze si intenderanno comunicanti. Sulla destra la porta d’ingresso. Dalla parte opposta una finestra. Entra Giovanni con un paio di borse, seguito da Luisa).

GIOVANNI: eccoci qua. Accomodati (mette giù le borse e si guarda attorno). Che te ne pare, carino no?

LUISA: (guardandosi attorno) molto romantico … non potevi scegliere meglio (si abbracciano)

GIOVANNI: grazie, mettiamoci comodi. Ci dovrebbero essere due stanze da letto (si avvia verso la stanza a sinistra, apre la porta e sbircia dentro) … si, questa è una (va ad aprire la porta della stanza a destra, entra ed esce subito dopo) … e qui c’è la seconda, comunicante con l’altra … perché non scegli quella che ti piace di più?

LUISA: (afferra Giovanni per il bavero e lo trascina verso la stanza a sinistra) proviamole tutte e due!

(entrano nella stanza e chiudono la porta).

 (Dopo un po’ si sente bussare con insistenza alla porta d’ingresso. Il bussare si interrompe, Giovanni apre la porta della stanza e guarda fuori, poi, non sentendo più niente, si ritira e richiude. I battiti alla porta tornano insistenti. Giovanni, rivestitosi, esce di nuovo e va ad aprire. Entra Alfonso, con un berrettino rosso in testa.)

GIOVANNI: buongiorno, desidera?

ALFONSO: sapere chi siete, lei e la signorina che si è portato appresso.

GIOVANNI: (sorpreso) come dice? Mi dica piuttosto chi è lei!

ALFONSO: chi sono io non le deve interessare.

GIOVANNI: ah, e io dovrei dirle chi siamo noi? Guardi che è lei che è entrato in casa d’altri.

ALFONSO: se è per questo, non è nemmeno casa vostra.

GIOVANNI: e lei come lo sa?

ALFONSO: perché abito qui vicino e conosco i proprietari … mentre voi, non vi ho mai visto.

GIOVANNI: bene, diciamo che abbiamo preso la casa in affitto … non era tra i requisiti quello di essere già noti al vicinato!

ALFONSO: non mi risulta che i proprietari abbiano mai affittato … mi sa che c’è sotto qualcosa di poco pulito.

GIOVANNI: cosa vorrebbe insinuare?

ALFONSO: e che ne so? Potreste essere dei ladri.

GIOVANNI: questa è bella, ma quali ladri? Lei che è un acuto osservatore, avrà notato che non siamo entrati scassinando la porta.

ALFONSO: si, questo è vero, ma certi ladri hanno mille risorse.

GIOVANNI: senta, non siamo dei ladri. La padrona di questa casa è amica mia e me l’ha prestata …

ALFONSO: ma non l’ha presa in affitto?

GIOVANNI: in affitto … gratuito! Va bene?

ALFONSO: ah si? E come si chiama la padrona di casa?

GIOVANNI: Raffaella!

ALFONSO: ehm, ben informato vedo. (indica la stanza da letto) E la signorina chi è?

GIOVANNI: ma cosa diavolo …

ALFONSO: la sua fidanzata?

GIOVANNI: si … cioè no … forse.

ALFONSO: insomma si o no? O è la sua fidanzata … o è la fidanzata di qualcun altro … (con sguardo severo) se non addirittura la moglie!

GIOVANNI: non è sposata e non è fidanzata, credo.

ALFONSO: insomma, se non è né l’una né l’altra … non sarà mica una di quelle donne … oh che scandalo, una casa d’appuntamenti è diventata!

GIOVANNI: ma no! Non è vero! Io e la signorina siamo … come dire … oh insomma, a lei non devo proprio alcuna spiegazione!

ALFONSO: ah, forse a me no, ma ai padroni di casa, o peggio, alla polizia …

GIOVANNI: ma lei è matto … se ne vada o la chiamerò io la polizia!

ALFONSO: vorrei proprio vedere …

GIOVANNI: si levi dai piedi!

ALFONSO: lei non mi può dare ordini sa. Decido io quando andarmene …

GIOVANNI: (afferra Alfonso per la collottola e per il fondo schiena e lo spinge fuori) eh no, caro signore, questo lo decido io invece! (esce spingendo Alfonso)

ALFONSO: metta giù le mani … (da fuori) la denuncerò per aggressione!

GIOVANNI: (rientra chiudendo la porta) Si, si, denunci, denunci … Ma guarda un po’, che razza di gente!

LUISA: (esce dalla stanza) che è successo? Chi era quel tipo?

GIOVANNI: ma che ne so? Uno squilibrato che abita qui vicino. Adesso capisco perché Raffaella non ci viene mai!

LUISA: beh, adesso se n’è andato. Dai, non pensarci più … torniamo dentro …non mi dispiaceva il discorso che avevamo incominciato…

GIOVANNI: quel tipo mi ha messo di cattivo umore! Scusami, ma così non me la sento.

LUISA: (delusa) capisco (pausa) Perché non andiamo a fare due passi? Il paesaggio è molto bello … ti aiuterà a rasserenarti.

GIOVANNI: si, questa mi pare una buona idea. Facciamo una passeggiata … non troppo lunga però, non mi vorrei stancare!

LUISA: tranquillo, non lo permetterò certo!

(si danno la mano ed escono).

Scena Quarta

(Stessa scena. Si sente bussare timidamente alla porta, poi un po’ più forte. Mara e Roberta fuori scena)

MARA: (bisbigliando) Luisa … (alzando il tono) … Luisa (bussa ancora alla porta).

ROBERTA: forse non ci sono.

MARA: e dove vuoi che siano?

ROBERTA: magari non ci sentono, oppure fingono che in casa non ci sia nessuno, per non essere disturbati.

MARA: già, ma noi li dobbiamo disturbare!

ROBERTA: aspetta. E se dentro ci fosse Amanda?

MARA: non credo, partiva alle nove, mentre Luisa dovrebbe essere partita all’alba. Comunque dobbiamo entrare.

ROBERTA: e che facciamo, scassiniamo la serratura?

MARA: proviamo a fare un giro attorno alla casa, forse c’è qualche altra entrata.

(pausa, dopo un po’ le due entrano nella stanza principale dalla porta a sinistra).

MARA: fortuna che la finestra della stanza da letto era aperta (guardandosi attorno) … qui però non c’è nessuno.

ROBERTA: do un’occhiata di là (torna in camera).

(Mara si guarda intorno osservando la stanza. Poco dopo Roberta entra dalla porta a  destra. Mara si gira di scatto, sorpresa).

ROBERTA: le due stanze sono comunicanti … comunque non c’è nessuno.

MARA: qui c’è la sua borsetta. Dove si saranno cacciati?

ROBERTA: forse sono andati a farsi un giro …

MARA: andiamo a cercarli.

ROBERTA: lasciamo un biglietto … nel caso tornassero.

MARA: si, brava! Così se arriva prima Amanda, va tutto a farsi friggere. Meglio uscire e tenere d’occhio la casa.

ROBERTA: dobbiamo per forza uscire dalla finestra?

MARA: forse no (si avvicina alla porta principale e raccoglie una chiave da una mensola) qui c’è una chiave …

(Mara inserisce la chiave nella toppa, Roberta è dietro. La serratura si apre e Mara apre la porta e fa per uscire. Irrompe però Alfonso gridando. Le ragazze indietreggiano spaventate e gridando si mettono a scappare in giro, inseguite a turno da Alfonso).

ALFONSO: oohhh!

MARA: ahhh!

ROBERTA: aiutooo!

ALFONSO: è inutile che scappiate, tanto vi prendo e vi sistemo per le feste, manigolde!

MARA: aiutooo! Un pazzooo!

ROBERTA: un maniacooo!

(Mara scappa nella stanza di destra, mentre Roberta scappa fuori dalla porta principale inseguita da Alfonso, sempre gridando come una pazza. Appena uscito Alfonso, Mara esce dalla stanza e va a chiudere a chiave la porta d’ingresso, poi si precipita nella stanza di sinistra e chiama Roberta dalla finestra).

MARA: Roberta, Roberta, da questa parte, alla finestra!

(Trambusto, poi le due ragazze irrompono nella stanza principale dalla porta a  sinistra, che chiudono immediatamente alle proprie spalle, ansimando, quasi in preda ad una crisi isterica).

MARA: stai … stai bene?

ROBERTA: si, ma che spavento … (allarmata, indicando la porta d’ingresso)  hai chiuso la porta?

MARA: si, siamo chiuse in casa. Non dovremmo correre pericolo, per ora.

(Alfonso batte con forza alla porta. Le ragazze sussultano e ancora gridando, corrono a mettere qualche sedia contro la porta).

ALFONSO: tanto non la farete franca. Quando tornerò, per voi saranno guai seri! (silenzio)

ROBERTA: se … se n’è andato?

MARA: credo di si … ma tornerà quel pazzo (tira fuori il telefonino) Ora chiamo la polizia.

ROBERTA: aspetta … e Luisa? Se quello la trova qui fuori …

MARA: hai ragione, la chiamo (compone il numero e si sente squillare un telefono nella borsetta. Roberta lo prende)

ROBERTA: non se l’è portato dietro, accidenti.

(In quel momento qualcuno apre la porta d’ingresso con la chiave e fa per entrare ma trova l’ostacolo delle sedie. Mara e Roberta si precipitano a chiudere)

MARA: il bastardo ha anche le chiavi!

ROBERTA: vattene via, mostro, abbiamo già chiamato la polizia.

LUISA: (da fuori) Mara? Roberta? Che ci fate lì dentro?

ROBERTA: è Luisa! Luisa, come va, tutto bene lì fuori? Giovanni è con te?

GIOVANNI: si, ci sono anch’io, ma che succede? Perché non aprite?

(Mara e Roberta tolgono le sedie. Giovanni e Luisa entrano sorpresi. Mara va immediatamente a richiudere la porta)

LUISA: Mara, Roberta, ma che significa?

MARA: (senza ascoltarla) lo avete visto?

GIOVANNI: visto chi?

ROBERTA: il maniaco! E’ qui fuori … ed ha tentato di aggredirci!

LUISA: un maniaco? Ma state scherzando?

ROBERTA: te lo giuro. Stavamo uscendo quando quello ci è balzato addosso gridando come un forsennato.

GIOVANNI: un momento, che aspetto ha questo maniaco?

MARA: robusto, sulla cinquantina, con un berrettino in testa.

GIOVANNI: rosso.

MARA: (sorpresa) rosso. Perché, lo conosci?

GIOVANNI: più o meno (rivolto a Luisa) è il tipo di prima. E’ il vicino di casa, un gran seccatore. Sicuramente vi ha scambiato per ladre.

ROBERTA: ladre, noi?

GIOVANNI: altrimenti, cosa sareste venute a fare?

LUISA: già, che siete venute a fare?

MARA: Madonna mia, ce lo stavamo dimenticando. Amanda sta venendo qui con Guido.

LUISA: cosa? Amanda sta venendo qui? Ma … non le avrete mica detto di me?

GIOVANNI: e di me?

MARA: tranquilli, Amanda non sa niente e crede di venire qui a godersi la giornata proprio come volevate fare voi.

LUISA: certo, ora ricordo, il suo incontro galante con Guido …

GIOVANNI: con Guido?

ROBERTA: con Guido, il fratello di Raffaella.

GIOVANNI: che stramaledetta coincidenza.

LUISA: quando si dice la sfortuna … e adesso che si fa?

MARA: ce la filiamo tutti alla svelta.

GIOVANNI: raccolgo le nostre cose (entra nella stanza a sinistra)

ROBERTA: ma … e il maniaco?

MARA: maniaco o non maniaco, qui non possiamo stare.

LUISA: e poi siamo in quattro, saremo ben capaci di affrontarlo!

GIOVANNI: (esce con le borse) eccomi… ho preso tutto.

(Fanno per uscire, ma rimangono impietriti. Indietreggiano lentamente sotto la minaccia di un fucile imbracciato da Alfonso)

ALFONSO: credevate di esservela cavata, eh?

GIOVANNI: senta signore …

ALFONSO: silenzio! Basta chiacchiere. Ormai non ho più dubbi su di voi … una bella banda di topi d’appartamento!

MARA: ma … (Alfonso le mette la canna del fucile sotto il naso smorzandole le parole in gola).

ALFONSO: e adesso tutti di là (indica la stanza a sinistra. Entrano e Alfonso chiude a chiave la porta) … State tranquilli, ho sprangato le finestre … ah, ah (chiude a chiave anche la porta della stanza a destra) … sono furbo io! … E adesso che il grosso del lavoro è fatto, chiamiamo le forse dell’ordine regolari!

(esce).

(buio)

FINE PRIMO ATTO

ATTO SECONDO

Scena Prima

(Stessa scena. Da dentro la stanza a sinistra Giovanni cerca di forzare la serratura. Alla fine ci riesce ed esce, da solo, con un coltellino in mano).

GIOVANNI: forse quel pazzo non ha visto tanto male dandomi dello scassinatore.

(in quel momento si apre la porta d’ingresso ed entra Guido, seguito da Amanda. I tre si fermano guardandosi sorpresi)

GUIDO: Giovanni, che ci fai qui?

GIOVANNI: (imbarazzato) Guido? (scorge Amanda) Amanda? (si gira veloce a chiudere la porta della stanza nell’istante in cui le ragazze stanno per uscire e mentre chiude ripete ad alta voce) … Amanda! Che … che sorpresa!

GUIDO: immagino che sia stata Raffaella a …

GIOVANNI: proprio così, Raffaella … mi ha gentilmente offerto la casa per un giorno di riposo.

GUIDO: strano che non mi abbia avvisato (guarda verso la porta sinistra) E’ qui anche lei?

GIOVANNI: chi, Raffaella? No, no, sono solo … isolamento totale … solo così funziona il recupero psicofisico. Ma … e voi …?

AMANDA: (imbarazzata, improvvisando) sono interessata all’acquisto della casa. (guarda Guido)

GUIDO: (sorpreso, ma stando al gioco) ah si, si … pensavo … ecco, non è che la usiamo molto, ci sono parecchie spese di manutenzione e così, si pensava di vendere.

GIOVANNI: Raffaella non mi ha detto niente.

GUIDO: oh beh, è una cosa non ancora ben definita … e non ancora pubblicizzata.

GIOVANNI: (ad Amanda) ci devi tenere molto, per abbandonare il lavoro in questo periodo.

AMANDA: ho pensato che una breve distrazione mi può solo giovare … tu capisci, vero …? E poi, in ufficio ho le ragazze e con loro sono tranquilla.

GIOVANNI: (dà un’occhiata in direzione della stanza dove sono le ragazze) già, puoi stare proprio tranquilla!

GUIDO: (notando ora il coltellino ancora in mano a Giovanni) hai avuto qualche problema con la serratura?

GIOVANNI: altro che con la serratura. Quel pazzo del tuo vicino mi ha chiuso in camera. E’ convinto che io sia un ladro, così ho dovuto …

GUIDO: ah, il vecchio Alfonso. Non è cattivo, è che è un po’ fissato. Vivendo qui da solo e vedendo gran poco movimento, appena succede qualcosa di diverso dal solito va in confusione … e qualche volta perde un po’ il controllo.

GIOVANNI: perde un po’ il controllo? Ti dico che quello è un pazzo furioso!

GUIDO: dai, non esagerare … ora ci vado a parlare e vedrai che tutto si sistema. Comunque avresti potuto uscire di qua (raggiunge la porta a destra e prova ad aprirla ma la trova chiusa a chiave) … e bravo Alfonso, che astuto,  ti ha chiuso tutte le vie di fuga.

GIOVANNI: infatti (raggiunge Guido vicino alla porta di destra).

GUIDO: beh, ora che abbiamo chiarito le cose, possiamo procedere. Giovanni, ti rubiamo solo un momento. Amanda, vieni che ti mostro le stanze.

(Guido e Amanda si dirigono verso la porta di sinistra mentre Giovanni, non visto, gira la chiave della porta di destra, aprendola. Poi, prima che Guido entri nella stanza, grida)

GIOVANNI: noo! Aspettate.

(Guido e Amanda si girano di scatto verso di lui)

GUIDO: che ti prende? C’è qualche problema?

GIOVANNI: no, cioè si … ecco … ho delle mie cose di là … disordine (si va a mettere davanti alla porta di sinistra) … voglio prima mettere un po’ a posto (entra nella stanza e richiude la porta)

AMANDA: (bisbigliando) che situazione imbarazzante! Tra tutti quelli che potevo incontrare qui, proprio lui, accidenti.

GUIDO: stai calma, vedrai che aggiusteremo tutto.

(si apre lentamente la porta della stanza a destra, dove fanno capolino, non viste, le ragazze. Vedendo Amanda e Guido davanti alla porta dell’altra stanza, si ritirano in silenzio richiudendo la porta. Poi esce Giovanni dalla porta a sinistra).

GIOVANNI: ecco fatto, scusate se vi ho fatto attendere (fa cenno di entrare)

(Guido e Amanda entrano nella stanza. Giovanni chiude la porta alle loro spalle. Nello stesso istante le ragazze escono dall’altra porta, che richiudono a chiave. Giovanni fa loro cenno di tacere e le spinge verso la porta d’ingresso, controllando con lo sguardo che Guido e Amanda non escano dalle stanze. Le ragazze aprono la porta, ma si bloccano subito).

ROBERTA: oh no, di nuovo il pazzo.

LUISA: si sta dirigendo qui … non possiamo uscire.

GIOVANNI: di qua, presto (apre la porta della stanza a sinistra, guarda dentro, poi fa cenno alle ragazze di entrare) di nuovo qui dentro, svelte!

(le ragazze entrano. Subito dopo Guido e Amanda bussano alla porta della stanza a destra. Giovanni va immediatamente ad aprire. Entrano Guido e Amanda).

GIOVANNI: finito il giro turistico?

GUIDO: si. (ad Amanda) come vedi, le due stanze sono comunicanti e in mezzo si accede al bagno. Una soluzione comoda, non ti pare?

AMANDA: altroché!. … Beh (guarda l’orologio) credo che possa bastare … sarà meglio rientrare in città.

GUIDO: rientrare? ma no, già che sei qui, approfitta per guardarti anche un po’ attorno. Non abbiamo ancora visto il giardino. (a Giovanni) Giovanni, a te non dispiace, vero, se ti disturbiamo ancora un po’?

GIOVANNI: figurati. Anzi, sapete cosa vi dico? Visto come sono andate le cose,  penso sia meglio che rientri anch’io. Mi prenderò del riposo in un’altra occasione.

AMANDA: ma no, Giovanni, resta pure. Noi ce ne andremo tra poco.

GUIDO: vieni Amanda, facciamo un giro fuori (guarda Giovanni) così diamo a Giovanni il tempo di raccogliere le sue cose.

AMANDA: va bene, magari ne approfitto per sentire le ragazze.

(Guido e Amanda escono. Giovanni li accompagna alla porta e dà un’occhiata fuori. Appena usciti, va a chiamare le ragazze che escono dalla stanza a sinistra).

GIOVANNI: svelte, forse c’è campo libero. Amanda e Guido sono usciti in giardino. E mi pare che il pazzo sia tornato indietro. E’ il momento buono.

ROBERTA: ma se ci vedono?

GIOVANNI: li sorveglio io … aspettate il mio segnale (va a guardare fuori dalla finestra opposta alla porta d’ingresso) … perfetto, eccoli là … pronte?

(le ragazze si preparano a scappare fuori, quando improvvisamente suona il telefono di Luisa).

LUISA: maledizione, è lei!

MARA: dille che sei a casa ammalata ... forse guadagniamo un po’ di tempo.

LUISA: pronto … (si tappa il naso simulando un raffreddore) ah, Amanda … no, non sono in ufficio, non sto tanto bene … sono rimasta a casa … raffreddata, si … (tossisce) e anche tosse … e un po’ di febbre … ha, ho capito, forse il telefono è guasto … va bene, mi sto curando, si … grazie, a presto.

MARA: l’ha bevuta?

LUISA: credo di si, ma ha già chiamato in ufficio.

MARA: useremo la storia dei problemi sulla linea

ROBERTA: tra un po’ proverà con noi

(suona il telefono di Mara)

MARA: precisa come un orologio svizzero! Pronto? Amanda, come va? Qui tutto bene, certo … il telefono? No, non ha squillato. Ora che mi ci fai pensare è già da un bel po’ che non squilla … mi sa che stanno facendo dei lavori sulla centralina … si, Luisa ha chiamato … non preoccuparti, qui tutto procede bene… ok, a domani.

ROBERTA: si è bevuta anche questa?

MARA: direi proprio di si, siamo brave in questi giochetti!

LUISA: si, ma è meglio non sfidare troppo la sorte … andiamocene alla svelta.

GIOVANNI: (ancora alla finestra) oh, oh … troppo tardi, stanno già tornando qui.

MARA: maledizione … e adesso?

GIOVANNI: presto, di nuovo tutte in camera … e mi raccomando, silenzio … e spegnete i telefonini.

(le ragazze entrano nella stanza a sinistra, Giovanni chiude la porta. Subito dopo rientrano Guido e Amanda).

GIOVANNI: già di ritorno? (ad Amanda) Carino questo posto, vero?

AMANDA: oh, si. Molto tranquillo, l’ideale per dei periodi di relax. … Mi dispiace proprio averti rovinato i piani.

GIOVANNI: no, non preoccuparti, tu non centri niente … anzi, mi ha fatto piacere rivederti.

AMANDA: anche a me.

GUIDO: (intromettendosi) beh, Giovanni, visto che hai deciso, non ti vogliamo trattenere … (improvvisamente entra Alfonso, deciso che si blocca vedendo Guido) ah Alfonso! Come va?

ALFONSO: ma come? Guido? Quando sei arrivato? (poi, vede Giovanni e si agita. A Giovanni) e lei come è uscito dalla stanza? Guido, ti devo avvisare che …

GUIDO: Alfonso, calmati, è tutto a posto. Hai preso un abbaglio, Giovanni non è un ladro, è un amico di Raffaella.

ALFONSO: ah si? E le ragazze? Anche quelle sono amiche sue?

AMANDA: ragazze?

GUIDO: quali ragazze?

ALFONSO: le tre ragazze che ho chiuso in camera da letto assieme a lui, prima di andare a chiamare la polizia!

GIOVANNI: ha veramente chiamato la polizia?

ALFONSO: per forza, qui c’erano dei ladri in azione e i proprietari non erano rintracciabili …

GUIDO: lascia perdere, quando arriveranno chiariremo e ci scuseremo … (a Giovanni) c’erano delle ragazze con te?

GIOVANNI: ma si, mia sorella e due sue amiche che avevano voglia di fare un giro in campagna … e così mi hanno accompagnato.

ALFONSO: ma io vi avevo chiusi lì dentro tutti quanti.

GIOVANNI: visto che mi ha dato del ladro, mi ci sono voluto cimentare … ed ho forzato la serratura. Ho mandato via le ragazze, pregandole di contattare Raffaella perché venisse qui a contenere le escandescenze del suo vicino di casa. (a Guido e Amanda) Subito dopo siete arrivati voi.

ALFONSO: però, che strano …

GUIDO: basta così, Alfonso. Per oggi ne hai combinate abbastanza. Tornatene a casa. Qui è tutto sotto controllo.

ALFONSO: va bene, va bene … ma io sto sempre in guardia!

GUIDO: come no! Sei il nostro poliziotto di quartiere!

(Alfonso, compiaciuto dal complimento, esce).

GIOVANNI: proprio un bel tipo! (Ad Amanda) Ma a parte i vicini, qui è un posto veramente incantevole. Molto tranquillo e a portata di mano. (Allusivo) L’ideale per stare un po’ …

AMANDA: …da soli! In solitudine per recuperare energie psicofisiche in pieno relax.

GIOVANNI: puoi ben dirlo. Ah, a proposito di relax, Guido ti ha mostrato la doccia con idromassaggio? Una vera chicca.

AMANDA: veramente … no.

GUIDO: abbiamo fatto un giro veloce … tanto per farsi un’idea.

GIOVANNI: stai scherzando? Ma quella merita assolutamente di esser vista, è un autentico gioiellino!

AMANDA: … ma si, Guido, via, mostrami questo gioiello!

GIOVANNI: (insistendo) su, Guido, mostrale quel gioiello!

GUIDO: (dapprima perplesso, poi cedendo all’insistenza, seccato) e va bene, andiamo a vedere questa doccia.

GIOVANNI: (Giovanni va velocemente a porsi davanti alla porta a sinistra, poi ad alta voce) bene, andiamo a vedere il bagno! (apre e fa entrare Guido e Amanda, poi entra anche lui e chiude la porta)

(Si apre la porta a destra, le tre ragazze escono e guadagnano velocemente l’uscita. Qualche istante dopo, la porta di sinistra si apre e Giovanni sporge la testa per vedere se c’è campo libero, quindi esce dalla stanza, seguito da Amanda e Guido).

GIOVANNI: allora? Che ti dicevo? Merita o no?

AMANDA: decisamente! Un vero lusso.

GUIDO: è un capriccio di Raffaella … uno dei tanti, costosi e quasi dimenticati.

AMANDA: buon per me!

(pausa durante la quale i tre rimangono un momento in silenzio, imbarazzati)

GIOVANNI: perfetto, credo proprio che sia giunto il momento di togliere il disturbo.

AMANDA: non c’è fretta, Giovanni. Fai con comodo … in fondo siamo stati noi a disturbarti.

GUIDO: si, si, d’accordo, lo abbiamo già detto … ma Giovanni avrà anche qualcos’altro da fare a casa oggi, no?

GIOVANNI: effettivamente … visto ormai come sono andate le cose, prima arrivo a casa e meglio è.

GUIDO: giusto, prima arrivi e meglio è (guarda Amanda che gli rivolge un’occhiata di rimprovero)

GIOVANNI: allora io vado. Ci vediamo.

GUIDO: ci vediamo.

AMANDA: ciao … e arrivederci.

(Giovanni esce. Guido chiude la porta)

GUIDO: mamma mia, che disavventura. Meno male che adesso è tutto finito … e finalmente siamo soli (si avvicina ad Amanda e fa per abbracciarla)

AMANDA: (scansandolo) ormai è tardi, dai!

GUIDO: meglio tardi che mai!

AMANDA: Guido … non so se è più il caso …

GUIDO: lo è, lo è, fidati (prende Amanda per un braccio e la trascina verso la camera)

AMANDA: (ridendo ed assecondandolo) sei un pazzo!

(entrano in camera e chiudono la porta. Buio)

Scena Seconda

(L’ufficio, il mattino seguente. Le tre ragazze stanno lavorando in silenzio alle rispettive scrivanie. Sono evidentemente assonnate)

LUISA: non ce la faccio più, sono distrutta.

MARA: l’ultima qui che si può lamentare sei tu, visto il casino che hai combinato!

LUISA: ti prego, non infierire, non ho la forza per reagire.

ROBERTA: abbiamo lavorato tutta la notte per mascherare la nostra gita fuori porta.

MARA: speriamo che Amanda non si accorga di nulla.

LUISA: zitte, sta arrivando.

MARA: raccogliamo le ultime energie e mostriamoci pimpanti.

ROBERTA: è una parola!

LUISA: ssst!

(Entra Amanda, anche lei visibilmente assonnata)

AMANDA: buon giorno ragazze, come andiamo?

MARA: buongiorno Amanda. Qui tutto bene.

ROBERTA: tutto normale.

AMANDA: come ve la siete cavata ieri?

MARA: abbiamo retto.

AMANDA: e tu Luisa, stai meglio oggi?

LUISA: molto meglio, grazie. In commercio ci sono dei farmaci che fanno miracoli.

AMANDA: però si vede che non sei stata bene, hai un’aria così stanca … non pare anche voi (guarda Mara e Roberta) … oddio, non che ve la passiate tanto meglio …

ROBERTA: effettivamente siamo un po’ esauste. Ieri abbiamo lavorato fino a tardi. E’ un po’ di stanchezza accumulata.

MARA: (ad Amanda) come è andata?

AMANDA: che cosa?

MARA: la tua parente …

AMANDA: ah si, scusate, come vedete, anch’io sono esausta. Sta meglio, non era poi così grave. Però tutto il giorno in piedi dentro un ospedale … vi lascio immaginare.

LUISA: eh già, sono esperienze … che ti stendono, letteralmente …

AMANDA: … è a posto ora il telefono?

ROBERTA: il telefono? Perché?

AMANDA: non stavano facendo lavori sulla linea, ieri?

ROBERTA: ah già, il telefono … si, funziona.

AMANDA: qualche chiamata, stamattina?

MARA: si, hai un appuntamento alle dieci … con un nuovo cliente … tale (guarda un appunto) Pestalozzi.

AMANDA: ehm, non lo conosco … ma ogni nuovo cliente è il benvenuto! … ah, non è che per caso si è fatto vivo Giovanni Guidi?

LUISA: no! Perché lo chiedi?

AMANDA: ho delle cose da fargli firmare … a proposito, (a Luisa) mi pareva di avervi visto parlare l’altro ieri giù in strada … c’è qualche problema?

LUISA: no, no, nessun problema. Passava di lì per caso e mi ha offerto un caffè … bisogna curare i rapporti con i clienti, non è così?

AMANDA: già, curare … (a Roberta e Mara) s’è mica visto ieri?

ROBERTA: ieri? No, non è venuto nessuno … neanche Giovanni.

AMANDA: bene, tutto liscio dunque. Una normale e ordinaria giornata.

MARA: già.

ROBERTA: normalissima.

AMANDA: (guarda l’orologio) ok, mi devo assentare un momento … quando arriva questo Pestalozzi fatelo accomodare e ditegli che sarò subito da lui.

MARA: ok.

(Amanda esce)

LUISA: che cavolo di discorsi si è messa a fare su Giovanni?

ROBERTA: per me sospetta qualcosa. Sa benissimo dov’era Giovanni ieri, perché tante domande?

MARA: ieri non l’abbiamo convinta ed ora cerca di stanarci per farci confessare che non eravamo qui.

LUISA: è chiaro però che sospetta che eravamo con Giovanni, altrimenti perché tirarlo in ballo?

MARA: se è così non le conviene spingere oltre il gioco, perché verrebbe fuori che nemmeno lei era dove doveva essere.

ROBERTA: speriamo che ci tenga a non farlo sapere.

LUISA: ci tiene, ci tiene, altrimenti ci avrebbe già smascherate.

MARA: vuole farci sapere che lei sa, senza darci la possibilità di farle sapere che anche noi sappiamo.

ROBERTA: non ho capito, ma mi fido … è così senz’altro!

(suona il citofono)

MARA: (al citofono) si? Ah buongiorno, si accomodi, scala A, primo piano. … E’ arrivato il nuovo cliente. Roberta, vai ad avvisare Amanda.

(Roberta esce da un lato, mentre Mara va verso l’ingresso)

MARA: (da fuori scena) Buongiorno, prego si accom …

(Mara entra di filato e si dirige alla propria scrivania)

MARA: (mentre cammina, a testa bassa) si accomodi pure signor Pestalozzi, la titolare sarà subito da lei (si mette a lavorare al computer a testa bassa)

LUISA: (guardando Mara stupita) ma che ti prende?

(Mara indica a gesti in direzione dell’ingresso. Entra Alfonso. Mara e Roberta si mettono a lavorare al computer a testa bassa)

ALFONSO: buongiorno, mi chiamo Alfonso Pestalozzi, ho un appuntamento.

LUISA: (senza rialzare la testa) si, si, lo sappiamo … la titolare sarà subito da lei.

(Alfonso le osserva perplesso. Entra Roberta rivolgendosi ad Alfonso, ma non appena lo riconosce si china in avanti ed abbassa il capo)

ROBERTA: (mentre si dirige alla scrivania, a testa bassa) si accomodi signor Pestalozzi, la dottoressa Felicetti sta arrivando.

ALFONSO: (seguendo stupito i movimenti di Roberta) grazie … io … attendo qui.

(Entra Amanda. Sorridente va incontro ad Alfonso)

AMANDA: mi scusi se l’ho fatta attendere (tende la mano) piacere, Amanda Feli … (si blocca per un attimo riconoscendo Alfonso) … cetti.

ALFONSO: (stringendole la mano) piacere, Alfonso Pestalozzi (riconosce Amanda e le trattiene la mano) ma, io la conosco!

AMANDA: (imbarazzata) davvero? Mi avrà vista a qualche convegno.

ALFONSO: macché convegno, le dico che io …

AMANDA: (si libera dalla presa) ah si, in TV, sicuramente sulla TV locale, quando ho presentato il mio studio sull’economia della zona.

ALFONSO: ma se non ce l’ho nemmeno la TV! No, io l’ho vista ieri a casa di …

AMANDA: no, guardi è impossibile, io ieri sono stata tutto il giorno in ospedale in visita a parenti.

ALFONSO: io dico invece che lei era in casa di un mio vicino, sono un ottimo fisionomista io e se dico che …

AMANDA: (innervosendosi) insomma, perché insiste? Avrà visto qualcuno che mi rassomiglia! Ero in un ospedale ieri e se non è là che mi ha visto, chiunque abbia visto, non ero io! Ed ora, mi dica piuttosto che cosa le serviva …

ALFONSO: va bene, va bene, non si arrabbi. Mica la stavo accusando di niente.

AMANDA: (ricomponendosi) si, ha ragione, scusi l’eccesso … ma, allora, come possiamo esserle utile?

ALFONSO: è per la dichiarazione dei redditi. Sa, gli altri anni mi sono sempre arrangiato, ma quest’anno ho un sacco di cose nuove: devo regolare questioni ereditarie e cambi di residenza. Quella che era la mia seconda casa ora è diventata la prima. In pratica lo era anche prima, perché di fatto vivevo sempre là, in campagna, ma ora che ho deciso di vendere la casa in città …

AMANDA: ok, ok, ho capito. Ora vedremo le cose un po’ alla volta. Cominciamo con il  raccogliere i suoi dati. Si accomodi pure da una delle ragazze. (a Mara) Mara, ci pensi tu?

MARA: (sempre a testa bassa e battendo sulla tastiera del computer) in verità sarei molto occupata … non può pensarci Luisa?

LUISA: (con lo stesso atteggiamento) Roberta, puoi fare tu? Sto ultimando una cosa urgente.

ROBERTA: e cosa vi fa pensare che l’unica che non ha niente da fare qui sia io?

AMANDA: ragazze, per favore! C’è qui un cliente che ha bisogno di voi … come ve lo devo dire? (silenzio delle ragazze) Roberta, pensaci tu!

ROBERTA: ma io …

AMANDA: basta! Pensaci tu, ho detto!

ROBERTA: ok … venga signor Pestalozzi (rialza lentamente il capo)

ALFONSO: oh, finalmente, sembrava che i nuovi clienti non vi interessassero (si avvicina a Roberta e la riconosce) … ma, ma … anche lei … ieri …

ROBERTA: oh no, non ricomincerà con queste storie! Guardi che io ieri sono rimasta qui tutto il giorno, lo chieda alla mia collega … Mara?

MARA: (rialza la testa) si, per il tanto lavoro non siamo nemmeno uscite per il pranzo.

ALFONSO: (indicando Mara) ma come? Perfino lei ieri era in quella ca…

AMANDA: scusi, signor Pestalozzi, se rischio di essere indelicata, ma si sente bene?

ALFONSO: certo che mi sento bene … cosa crede, che mi stia inventando le cose?

AMANDA: insomma, lei pretende di conoscerci tutte e di averci già viste tutte quante ieri che eravamo in posti diversi!

ALFONSO: no, no, il posto era lo stesso.

LUISA: (alzandosi) deve essere un effetto allucinogeno provocato dallo stress

ALFONSO: (fissando ora Luisa) a..a..anche lei, c’era anche lei, sono sicuro!

LUISA: visto? Io ero a casa con la febbre! Se non è lo stress è l’effetto di qualche farmaco.

AMANDA: lei fa uso di droghe?

ALFONSO: droghe io? Ma cosa le salta in mente? Non ho mai preso una droga in vita mia!

MARA: allora qualcuno gliel’ha fatta assumere a sua insaputa.

ROBERTA: qualche nemico.

ALFONSO: non ho nemici.

LUISA: sicuro? Tutti hanno dei nemici.

MARA: a qualcuno potrebbe perfino dare fastidio che lei non abbia nemici.

ALFONSO: ma è assurdo!

AMANDA: non c’è niente di assurdo, caro Pestalozzi. Ci pensi, ha venduto casa e forse ha deluso qualche potenziale acquirente al quale è stato preferito un altro.

MARA: e cosa ci dice della nuova casa, chissà quanti avrebbero voluto quella bella casa in campagna.

ROBERTA: e dell’eredità, vogliamo dir niente? Quando ci sono questioni ereditarie nascono dissidi anche nelle migliori famiglie.

ALFONSO: (sempre più in difficoltà) ero l’unico erede … non può essere …

AMANDA: l’unico erede, questa è buona. Non sia ingenuo, quando si elimina un erede ne salta sempre fuori un altro.

ALFONSO: eliminare? Non penserete mica …

LUISA: non è necessaria un’eliminazione fisica … si può cominciare con piccoli interventi per screditare il nemico.

ROBERTA: già, magari facendogli assumere qualche allucinogeno che gli alteri la percezione della realtà.

MARA: giorno dopo giorno, sempre di più, fino a farlo dichiarare …

AMANDA: matto! Definitivamente matto. L’infermità mentale, in certi casi, equivale alla morte.

ALFONSO: (si siede e comincia a piagnucolare) ma chi, chi può aver fatto una cosa simile?

AMANDA: (consolandolo con una mano sulla spalla) quanto può essere crudele il mondo. Ma non si preoccupi, ci sono cose peggiori.

ROBERTA: poi anche per quanto riguarda i problemi psichici spesso si trova un rimedio.

ALFONSO: come? Problemi psichici?

AMANDA: insomma, lei viene qui per la prima volta con l’innocente intento della dichiarazione dei redditi e non appena ci vede comincia a fantasticare cose strampalate...

MARA: asserendo di conoscerci già tutte …

LUISA: e di averci addirittura viste ieri tutte nello stesso posto, nella casa di un suo vicino.

ALFONSO: ma è la verità, ne sono sicuro!

ROBERTA: oh mio Dio, la schizofrenia! E’ una cosa molto brutta, la mia bisnonna materna ne ha sofferto.

MARA: presto, chiamiamo un taxi per la clinica psichiatrica …

ALFONSO: (sempre più disorientato) ma io …

LUISA: (telefona) pronto radiotaxi? Vorrei un auto in via dei Mille numero 9 … (breve pausa) la ringrazio (riaggancia) ... “Milano 2”, tre minuti.

MARA: (ad Alfonso, prendendolo gentilmente sotto braccio) … venga, l’accompagno in strada ad aspettare il taxi.

ALFONSO: ma, ma … e la mia dichiarazione dei redditi?

AMANDA: non ci pensi per ora … è più importante la sua salute.

LUISA: e poi, chissà quali redditi dichiarerebbe in questo stato.

ALFONSO: (confuso) ah, si, va bene … tornerò un’altra volta.

AMANDA: non c’è fretta, siamo ancora a marzo.

(Alfonso annuisce ed esce accompagnato da Mara)

AMANDA: fiuhh, una cosa del genere non mi era mai capitata.

ROBERTA: lo credo!

LUISA: poveretto … eh, quando è il cervello a perdere i colpi è sempre una brutta cosa … speriamo che si riprenda.

MARA: (rientra sola) è andato.

AMANDA: cliente o non cliente, con certe persone è meglio non avere a che fare.

MARA: è un pazzo!

ROBERTA: un maniaco!

(attimo di silenzioso imbarazzo)

LUISA: che ridicolo, tutte insieme ieri a casa di Guido!

(silenzio improvviso)

AMANDA: (verso Luisa) Guido?

LUISA: Guido! … E’ il suo vicino … lo ha detto lui!

AMANDA: no, non l’ha detto … (le suona il telefonino, risponde) pronto? … No, non sono Giovanni … come? … ah … Giovanni è lei … il suo telefono? (guarda meravigliata il telefonino, poi va a frugare nella sua borsetta e ne estrae uno identico, poi comincia a ridere, imbarazzata, sotto lo sguardo delle ragazze) ah, ah … Giovanni, sei tu? Io … (dà un’occhiata alle ragazze, poi seria) sono Amanda … eh, si, è proprio lo stesso modello! Beh, se passi di qui te lo restituisco … certo … no, scusami tu … ciao … a più tardi … (chiude la telefonata, guarda le ragazze una ad una, poi mostra il telefonino e sorridendo imbarazzata) … Giovanni!

(Le quattro donne rimangono immobili in silenzio per alcuni istanti, mandandosi delle occhiate l’un l’altra, quindi scoppiano tutte in una improvvisa, fragorosa ed incontenibile risata)

(sipario)

FINE

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