Nun se capisce cchiù niente

Nun se capisce cchi niente

di Vincenzo Rosario Perrella Esposito

(detto Ezio)

04/07/2014

Personaggi: 10

Guido Iltrattore

Nunzia Maiddio

Marco Dirondello amico Guido

Salvo Imprevisti figlio di Mietta

Mietta Abbascio

Natale Allestero rattuso marito Barbara

Augusto Imperatore zio di Nunzia

Larissa Molotova badante russa di Augusto

Benvenuto Incasa cameriere di Guido

Emiliana Alsugo avvocato di Nunzia

Napoli, Vomero alto. Casa di Guido Iltrattore. Egli ha avuto una vita matrimoniale travagliata che, per fortuna, non gli ha portato figli (ed un gran pregio, vista lincapacit delluomo ad essere marito e padre). Tuttavia Guido vorrebbe fare pace con Nunzia e cancellare il passato. Il suo migliore amico Marco gli viene incontro. Ma la matassa diventa sempre pi ingarbugliata quando in casa giunge zio Augusto, non vedente, accompagnato dalla badante russa Larissa. Augusto vorrebbe lasciare in eredit i suoi averi a Guido, a patto che egli non lasci mai sua nipote Nunzia. A questo punto, Guido come si pone di fronte a questo problema? Si cerca di escogitare tanti trucchi per ingannare Augusto, ma in un modo o nellaltro luomo riesce sempre a non farsi ingannare. E il finale un colpo di scena dietro laltro, con annessa sorpresa.

Numero posizione SIAE 233047

Per contatti Ezio Perrella 3485514070 ezioperrella@libero.it

Napoli, Vomero alto. Casa di Guido Iltrattore. Alla casa (lussuosa) si accede da una comune centrale. A destra c una porta che conduce a cucina e bagno. A sinistra ci sono due porte: una conduce in bagno di servizio, laltra in camera da letto. In stanza verso destra c un tavolo con quattro sedie. Verso sinistra, un divanetto. Quadri alle pareti e una credenza verso sinistra rifiniscono lambiente.

ATTO PRIMO

1. [Guido Iltrattore e Marco Dirondello. Poi Salvo Imprevisti]

Seduto sul divanetto c Guido. Inginocchiato accanto a lui c Marco.

Guido: No, basta, non voglio nemmeno ascoltarti.

Marco: Ma tu mi devi credere. Io, senza di te, non posso vivere. Non ho mai amato una

persona come ho amato te.

Guido: Ma il nostro amore impossibile. Vuoi capirlo, s o no?!

Marco: No, non voglio capirlo, perch non impossibile. (Gli tiene le mani strette) Io ti

amo! Hai capito? Ti amo!

Guido: Lasciami stare, non voglio farti del male.

Marco: Tu non mi fai del male, perch in fondo mi ami pure tu.

Guido: S, ti amo anchio, ma resta il fatto che il nostro amore impossibile.

Marco: (Va al tavolo e prende i fiori dal vaso, poi li porta a Guido) Accetta questi fiori

come pegno della nostra passione.

Guido: (Prende i fiori e li odora) Non cambi mai!

Marco: Ed ora baciami, baciami!

Guido: S!

I due si avvicinano per baciarsi, cosicch Marco specifica qualcosa a Guido.

Marco: E cos tua moglie ti perdona e fate pace! (Si alza in piedi e si allontana un po)

Guido: Marco, ma tu si convinto e stu fatto?

Marco: Caro Guido, le smancerie hanno sempre funzionato con le donne: le belle frasi, i

fiori, i baci. Ma comme he fatto a te sups cu mugliereta?

Guido: E chi o ssape? A nu mumento a nato, ce simme truvate fidanzate e pure spusate!

Marco: E intanto, fortunatamente non avete avuto figli.

Guido: Siente chi parle. Tu pure hai divorziato e nemmeno tu hai avuto figli.

Marco: Nun tuccmme stu tasto! Mia moglie si messa con un altro uomo che gi era

divorziato. Prima che lei conoscesse me, loro due hanno avuto un figlio. Ebbene,

vuoi sapere che fine ha fatto questo figlio? Me laggio truvato io inta casa mia!

Guido: Eh?

Suonano alla porta.

E chi m?

Marco: Po essere ch tua moglie. E allora, arpe, muoviti! Ti raccomando, sorridente!

Guido si alza e va ad aprire. Torna seguendo Salvo Imprevisti, figlio di Marco che

osserva Guido sorridente.

Salvo: Nh, ma che cacchio tiene a sorridere? Ma chi si?

Guido: Chi songhio? Ma chi si tu? Chesta casa mia.

Salvo: Io songo venuto a cerc a pap. (Nota Marco) Ah, o vi lloco. Io songo o figlio

suojo: Salvo Imprevisti.

Guido: Salvo imprevisti? Cio, po essere pure che nun tuo padre? E se capisce: tua

madre ti ha fatto con un altro padre.

Salvo: No, Salvo Imprevisti!

Guido: Ma pecch, po essere pure che mammeta tha fatto ancora cu nato ommo?

Marco: (Seccato) Guido, chisto se chiamma Salvo Imprevisti!

Guido: Addirittura?

Salvo: Uh, ja, pap, jesce momm a casa!

Marco: Nu mumento, m ce ne jamme.

Salvo: Io per aggia primma into bagno. Add sta?

Guido: Ma ch trasuto, into BAR, chisto?

Marco: Aggie pacienza, chisto tene a vescica debole. Fallo into bagno, ch meglio!

Guido: Va, va, sta lloco a destra.

Salvo: Vabbu!

Esce via a destra.

Guido: Cio, chisto trasuto da porta senza manco salut, tha trattato na munnezza e se

n gghiuto into bagno mio, senza manco dicere grazie! Ma scustumato forte!

Marco: E io ce songo abituato.

Guido: Marco, ma chisto comme fa a essere figlio tuojo? Tu ti chiami Marco Dirondello e

lui Salvo Imprevisti. Ed il figlio di tua moglie che lha avuto con un altro uomo.

Caro mio, definisciti da solo.

Marco: Songo imbecille, o ssaccio! E che ci devo fare? Lui lunico figlio che mi ha

chiamato pap. I miei figli, quelli naturali, invece, mi hanno sempre chiamato col

nome. La verit? Cc nun se capisce cchi niente!

Guido: Ma che cosa fa per campare? Mica lo mantieni tu? Almeno, chisto fatica?

Marco: S, aggiusta le antenne. Sta sempre con le antenne in mano. Infatti, sai come lo

chiamano? O scemo cu a ntenna!

Torna Salvo da sinistra: ha una bottiglia di birra in mano.

Salvo: Uh, pap, io aggio fernuto. Sulo che s appilato o gabinetto!

Guido: O gabinetto mio? E comme s appilato? (Nota la birra) E sta butteglia e birra?

Salvo: A birra laggio truvata into frigorifero. O gabinetto invece s appilato pecch

aggio fatto a pip. Dovete sapere che io tengo il ferro nel sangue.

Marco: Ah, aggio capito: gghiuto a fern o ffierro into gabinetto e s appilato!

Guido: Ma nun dicere scimmit!

Marco: Vabbu, allora nuje ce ne jamme.

Guido: E intanto, neanche oggi siamo andati a pescare.

Marco: Vabbu, ce jamme dimane.

Salvo: Nh, ma ce ne vulmme , o no?

Marco: Thanna accidere, m ce ne jamme. Ci, Guido.

Guido: Ci, ci.

Marco e Salvo escono via di casa. Guido li osserva nauseato.

E io me pigliasse o figlio che mia moglie ha avuto cu nata perzona? Ma cheeee?

Esce via a destra.

2. [Benvenuto Incasa ed lavvocato Emiliana Alsugo. Poi Natale Allestero]

Suonano alla porta. Da sinistra entra Benvenuto Incasa, il cameriere. Ha una

pessima vista ed un grave difetto di pronuncia.

Benvenuto: Gnengo, gnengo!

Gira dappertutto per la stanza.

E gnoppa gnossa, sta gnasa! Gnarap a gnorta, gnaggia gnuper gnimma gnu

gnognidoio gnuoooongo gnuoooongo, poi gnevo gnamminare in un gnardino,

gnome sto gnacendo gnadesso, e poi gnosso gnaprire la gnorta!

Esce al centro. Torna seguito dallavvocato Emiliana Alsugo. E vestita in

tailleur ed ha una valigetta.

Emiliana: Buongiorno!

Benvenuto: (Fa linchino, ma dalla parte opposta) Gnenvenuta in gnasa!

Emiliana: Comme?

Benvenuto: Gnenvenuta in gnasa!

Emiliana: (Si sposta nel verso dove Benvenuto ha fatto linchino) Ma io sto di qua.

Benvenuto: (Si volta dalla parte opposta e le parla) Gnolete gnarmi il gnostro gnappello?

Emiliana: (Si sposta nel verso dove Benvenuto ha fatto linchino) Comme?

Benvenuto: (Si volta dalla parte opposta e le parla) Gnolete gnarmi il gnostro gnappello?

Emiliana: (Si sposta nel verso dove Benvenuto ha fatto linchino) Ma non vi capisco!

Benvenuto:(Seccato) Gnign, gnallora gnedetevi. (Indica un senza sedie) Gna!

Emiliana: Maggia assett ll? E add stanne sti sseggie?

Benvenuto: (Stufo) Gnign, gnassettateve!

Emiliana: Va bene, va bene. (Si siede al tavolo) Ecco, mi sono accomodata.

Benvenuto: (Parla dalla parte opposta) E gnon gni gno gnonore gni gnarlare?

Emiliana: Ah?

Benvenuto: (Stufo) Gnome gni gnamate?

Emiliana: Ah,io sono lavvocato Emiliana Alsugo. E voi, invece? Siete il cameriere?

Benvenuto: (Parla guardando da tuttaltra parte)Gn, Gnenvenuto Ingnasa!

Emiliana: Sentite, ma io non vi capisco. Fate cos: mi chiamate il signor Guido Iltrattore?

Benvenuto: (Guardando altrove) Gnecco, gne gneglio! Gnon gnermesso!

Cammina per la stanza e nel contempo commenta.

Gna add sta a gnucina?

Esce via a destra. Emiliana lo osserva, basita. Poi fa mente locale.

Emiliana: Un momento, ma che sono venuta a fare qua? Che llaggia dicere a stu signor

Guido Iltrattore? Ah, gi, io sono lavvocato di sua moglie. Quelli hanno

divorziato. Solo che non mi ricordo perch. Vediamo un po. (Si alza in piedi

ed apre la valigetta) Oh, no, invece dei documenti di lavoro, maggio purtato

a tuta sadomaso! (La esibisce e la lascia sul tavolo) Ma comme songo stunata!

Suonano alla porta. Emiliana sembra imbarazzata.

Ehi di casa, la porta sta suonando! Ma s, che me ne mporta a me? Non

affare mio. (Si siede, poi ci ripensa) No, sono troppo curiosa di sapere chi !

Va ad aprire e torna con Natale Allestero, uomo sempre eccitato sessualmente.

Natale: Buongiorno, signora. Non cil signor Guido Iltrattore?

Emiliana: Veramente, lo sto cercando pure io. Dovete incontrarlo?

Natale: S. Permettete? Natale Allestero!

Emiliana: Avvocato Emiliana Alsugo.

Natale: (Le stringe la mano e le parla, gi ingrifato) Che nome saporito che tenete:

Emiliana! E che cognome appetitoso: Alsugo!(Sta per farle il baciamano)

Emiliana: (Tira via la mano) Ma che fate?

Natale: Il baciamano.Ogni uomo galante non dovrebbe sottrarsi a questo rito.

Emiliana: Avete ragione. Ora per scusatemi, ma ho fretta.(Si sposta un po verso destra

e getta uno sguardo su una propria calza) Oh, mannaggia, si smagliata una

calza! (E si piega un po in avanti a sistemarla)

Natale: (Sposta il tavolo e le sedie) Vi siete smagliata una calza?

Emiliana: (Torna in posizione dritta) Nh, ma vuje fsseve pazzo?

Natale: (Si contiene) Avete ragione, caro avvocato. Perdonatemi, ma io ho una malattia

ormonale rara. Ci sono momenti in cui il sesso mi entra in testa e non esce pi.

Emiliana: Allora site nu rattuso!

Natale: No, cio s. Ma ora sono calmo. Anzi, mi siedo proprio. (Si siede al tavolo e

nota la tuta sadomaso di Emiliana e si attizza di nuovo) Ma che bella tutina!

(Balza in piedi) Allora avevo ragione io, sei masochista!

Emiliana: (Spaventata) Mio Dio, aiutato! Qua ci sta un mostro che va pazzo per le donne!

Natale: E pure per gli uomini!

Emiliana: E pure per gli uomini!

Natale: E pure per gli animali!

Emiliana: E pure per gli animali! (Lo distrae, indicando un punto della stanza) Una donna

nuda! (Prende la valigetta e la tuta)

Natale: Add sta?

Emiliana fugge via di casa, a gambe levate. Natale allora si invoglia.

Ah, tu vuoi giocare? E allora giochiamo come piace a me! Arrivoooo!

Esce via di casa.

3. [Guido e Benvenuto. Poi Nunzia Maiddio]

Da destra, torna Guido con Benvenuto.

Guido: Nh, ma add sta lavvocatessa?

Benvenuto: Gnemiliana Gnalsugo.

Guido: Se steva magnanno le emiliane al sugo?

Benvenuto: Gno! Ghavvocato se gnamma accuss.

Guido: Ah, ecco. E che voleva questavvocatessa da me?

Benvenuto: Boh!

Guido: E poi non capisco perch se n andata. Mah!

Va alla porta dingresso.

Benvenuto: (Va al muro, parla a un quadro affisso) Gnecondo me, si gnatta di gnostra

gnoglie.

Guido: (Tornando) La porta era aperta. Allora io lho lasciata cos. Benven, ma add

si gghiuto?

Benvenuto: Gnono qua, ganavanti a voi. (Guarda il quadro da vicino) Gnignor Gnido,

gnoggi vi gnedo male. Gnavete la gnaccia gnadrata!

Guido: La faccia quadrata? (Si volta e lo nota)Ma che staje facnno, lloco? (Lo va a

prendere e lo conduce a centro stanza) Piuttosto, io devo trovare una soluzione

per fare pace con mia moglie. Vorrei farle un regalo. Quale mi consigli?

Benvenuto: Gnori!

Guido: Gnori? Non li ho mai sentiti. Che cosa sono?

Benvenuto: I gnori! Gnuelli gne si gnodorano!

Guido: Ah, i fiori! E tu dici i gnori! Bravo, ottima idea. Ma per prima cosa, mi vesto

da uomo serio: giacca, cravatta, camicia bianca e abito grigio.

Benvenuto: Gnabravo!Lho gnistognel gnilm Gniuerre gnellari!E gnanche gnel gnilm

Gnen Hur!

Guido: Into film Ben Hur he visto a coccheduno vestuto in giacca e cravatta?

Benven, ma io che te stongo a sent a ffa? Adesso mi vado a vestire elegante,

come hai detto tu. E ti raccomando, chiunque entra, fallo accomodare. Capito?

Benvenuto: Gngli gnordini! Gn gnoposito, gna gne cosa gnevo gnucinare?

Guido: Ma pecch, nun lhe cucenata cchi, a pasta e ppesielle?

Benvenuto: Gni, gner s gna-gnabruciata!

Guido: Pe curiosit: ma tu, ogni tanto, ce mettive nu poco dacqua a into?

Benvenuto: Gno!

Guido: Cretino, lhe fatta abbruci tu, a pasta e pesielle. E o sicondo lhe fatto? Le

salsicce con le patatine fritte!

Benvenuto: Gni, gner le gnatatine si gnono arrugnati nella tiella!

Guido: E tu ce he miso lluoglio?

Benvenuto: Gno, gnuoglio gnoppo nzevuso! (Dubbioso) Gna gnecch? Seva gnettere?

Guido: E certo, o si no pecch se chiammene patatine fritte? Pecch shanna frijere!

E e ssasicce?

Benvenuto: Gnhanne gnascuppiate nfaccia!

Guido: Ma tu hai fatto i buchi sopra con lo stuzzicadenti? E per fare uscire il grasso.

Benvenuto: Gno!

Guido: Cretino due volte! Emb, fa na cosa: preparami il pane col pomodoro.

Benvenuto: Gne come gni fa il gnane col gnomodoro!

Guido: Arrangiati! Io tengo da fare.

Esce via a sinistra.

Benvenuto: Gna io gnon ho gnai gnaputo cucinare. Gnecch laggia fa??

Intanto dalla comune entra lex moglie di Guido, Nunzia Maiddio. Va accanto

a Benvenuto e lo ascolta. Lui prosegue.

Gnomunque gnavete gnagione voi: gnisogna gniconquistare gnostra gnoglie.

Gnoi gnensate di gnarcela?

Nunzia: (Fa la voce da uomo) S!

Benvenuto: E gnando arriva, gna faccio gnaccomodare gnul gnivanetto?

Nunzia: (Fa la voce da uomo) S!

Benvenuto: Vuje gner gnacte gnambresso a ve gnagn.

Nunzia: (Fa la voce da uomo) S!

Benvenuto: Gnallora gn gnorro inta gnucina.

Nunzia: (Fa la voce da uomo) S!

Benvenuto: Gner tente gna vocia strana. Gne parte gna femmena cu o gnalo e gnola!

Nunzia: Ma quala femmena cu o malo e gola? Io sono lex moglie di Guido.

Benvenuto: Oh, oh!

Nunzia: Voglio proprio sentire che cosa sta combinando il mio ex marito. Appena

torna, tu fai finta di non avermi visto. Hai capito?

Benvenuto: Gna io gnun gnaggio visto gnoveramente! Gna-tengo una gna-pessima vista.

Nunzia: Tu devi essere il cameriere nuovo. Come ti chiami?

Benvenuto: Gnenvenuto Gnincasa! E voi?

Nunzia: Nunzia Maiddio!

Benvenuto: Gna-pecch? Gne succede? Gnun se po ssap?

Nunzia: E to stongo dicenno: Nunzia Maiddio.

Benvenuto: Ah, Gnunzia Gnaiddio fosse o gnomme e o gnugnomme?! State nguajata!

Guido: (Da sinistra) Benvenutooo!

Nunzia: Eccolo, sta arrivando. Io mi nascondo. Ti raccomando, fai finta di niente.

Nunzia si nasconde. Benvenuto si dispera.

Benvenuto: Gninta qualu guajo gne stongo gna-caccianno!

Resta l al centro.

4. [Benvenuto e Guido. Poi Nunzia. Poi Natale]

Da sinistra entra Guido con una cravatta in mano. Ha difficolt a fare il nodo.

Guido: Ah, tu staje cc? Senti un po, per caso sai fare il nodo alla cravatta?

Benvenuto: Gno, io gnun me saccio fa gnanco o laccio gnoppa e scarpe! (E mima gesti

della presenza di una donna in casa)

Guido: Vabb, facciamo cos: senza cravatta. Solo giacca e pantaloni. (Nota i gesti)

Ma che d? Tiene o tic nervuso?

Benvenuto: Gno, gno. (E mima gesti della presenza di una donna in casa) Gno dicsse:

gnun parlmme. Il gnemico gni ascolta. (Mima i seni di una donna)

Guido: Ma che d, Benven? Chi ce sta inta casa mia?

Da destra entra Nunzia che va da loro.

Nunzia: Sta cercanno e te dicere che ce stongo io!

Guido: Nunzia, tu?

Benvenuto: Gnappunto!

Nunzia: Tu vai a cucinare. Io devo parlare con Guido.

Guido: Ecco, appunto, vai, Benvenuto. Ricordati, pasta e patate.

Benvenuto: Gnasta e gnatate? Gna nun sera ditto gna-pane cu a gna-pummarola?

Guido: Vabbu, pane cu a pummarola.

Benvenuto: Gne se invece faccio gna solita scatuletta e gnogno?

Guido: Ghogno? Ah, tonno? Benven, abbasta che te ne vaje, fa chello che vvuo tu.

Benvenuto: (Si avvia a destra, poi torna indietro) Invece da scatuletta e gnonno, ve

sbuccio gna bella mela?

Guido: Benven, me voglio sta dijuno. Nun voglio magn cchi! E m vattnne.

Benvenuto: Gnubito.

Va frontalmente, ma Guido lo ferma.

Guido: Add staje jenno? Tu vaje a fern abbascio! La cucina sta di l.

Lo conduce a fora e lo spinge nella porta a destra.

Benvenuto: (Da dentro, a destra) Gnaaaaah

E si sentono rumori di vetri rotti. Guido torna da Nunzia.

Guido: E allora, Nunzia, sei tornata per fare pace con me?

Nunzia: No! Ma allora il mio avvocato non ti ha detto niente?

Guido: Qualavvocato?

Nunzia: Emiliana Alsugo.

Guido: No, nun aggio parlato cu nisciuno. Ma pecch, che meva dicere?

Nunzia: Che da pi di un mese non mi paghi gli alimenti. Se io glielo dico al giudice,

quello ti manda lufficiale ad espropriarti le cose che stanno in questa casa.

Guido: Ma io me domando na cosa: nun putmme turn nzieme?

Nunzia: No, basta, non voglio nemmeno ascoltarti.

Guido: Ma tu mi devi credere. Io, senza di te, non posso vivere. Non ho mai amato una

persona come ho amato te.

Nunzia: Ma il nostro amore impossibile. Vuoi capirlo, s o no?!

Guido: No, non voglio capirlo, perch non impossibile. (Gli tiene le mani strette) Io ti

amo! Hai capito? Ti amo!

Nunzia: Lasciami stare, non voglio farti del male.

Guido: Tu non mi fai del male, perch in fondo mi ami pure tu.

Nunzia: S, ti amo anchio, ma resta il fatto che il nostro amore impossibile.

Guido: (Va al tavolo e prende i fiori dal vaso, poi li porta a Nunzia) Accetta questi fiori

come pegno della nostra passione.

Nunzia: (Prende i fiori e li odora) Non cambi mai!

Guido: Ed ora baciami, baciami!

Nunzia: No!

Guido: Comm, no? Tu mi devi baciare per forza.

Nunzia: E pecch?

Guido: E perch pure io e Marco abbiamo fatto questo fatto, per io e lui ci siamo baciati!

Nunzia: Eh?

Guido: No, no, niente, nu fatto do mio! Insomma, non posso fare niente per convincerti?

Nunzia: No, piuttosto che tornare con te, io mi metto col primo che capita e ci vado a letto.

Dal centro entra il rattuso Natale, slacciandosi la cinta.

Natale: Uh io sto cc! Chamma fa?

Nunzia: E tu chi si?

Natale: Il primo che capita!

Guido: Natale, pe piacere, aisce momm a cc ddinto!

Natale: Ma mha chiammato sta tizia!

Guido: Sta tizia sta nzieme a me. Forza, fuori!

Natale: Nu mumento, aggia dicere na cosa a chesta: nenn, taspetto abbascio!

Guido: Ma cammina!

Lo porta fuori casa e poi torna da Nunzia.

Nun ce fa caso, chillo Natale o rattuso. Tu lo vedi pazzo, eppure una persona

perbene. Si chiama pure Natale Allestero. Infatte partuto partuto e capa!

Nunzia: Siente, ma che me ne mporta e stu tizio?

Guido: E allora, che stavamo dicendo?

Nunzia: Stavo dicendo che, piuttosto che tornare con te, io mi metto col primo che capita e

faccio sesso.

Dal centro entra il rattuso Natale, slacciandosi la cinta.

Natale: E taggio ditto che songo pronto!

Guido: Nata vota?

Natale: Ma chella, che me chiamma!

Guido: Nat, nun cosa. Te ne devi andare. M te caccio fora e chiudo a porta.

Natale: Ma perch?

Guido: E basta!

Lo porta fuori casa e poi torna da Nunzia.

Ecco qua, ho chiuso la porta a chiave. Dicevi?

Nunzia: Piuttosto che tornare con te, vado con un altro uomo.

Dal centro entra il rattuso Natale, slacciandosi la cinta.

Natale: E a chi aspettmme?! Io songo disponibile a qualunqua ora.

Guido: E tu pe ddo si trasuto?

Natale: Pa fenesta!

Guido: E pa fenesta te naisce nata vota!

Natale: S, subito! (Prende per mano Nunzia) M ce ne putmme !

Guido: (Gli schiaffeggia la mano) Ma lieve e mmane a cuollo a chesta!

Poi conduce via a sinistra Natale e si sente questultimo gridare.

Natale: Aaaaah!

Guido torna.

Guido: Ecco qua.

Nunzia: Ma che he fatto? Lhe menato abbascio?

Guido: E tanto, stamme a pian terreno. E allora, dicevi? Anze, nun o ddicere. O si no,

sappresenta nata vota chillo!

Nunzia: Guido, rassegnati. Ormai mi hai persa. Non mi hai saputa soddisfare

Suona il telefono cordless.

Guido: Aggie pacienza, rispongo nu mumento. (Risponde mettendo il viva voce) Pronto!

Natale: Uh io songo ancora vivo. A signora ha ditto che nun soddisfatta! Se vuole!

Guido: Vattnne! (Riaggancia) Nunzia, fai attenzione alle parole che scegli.

Nunzia: E va bene. Guido, non hai saputo tenere collegata la mia vita alla tua. Quando una

donna desidera essere amata, corrisposta, resa importante, non pu essere delusa

come hai fatto tu. Mi dispiace. Rifatti una vita. E soprattutto, pagami gli alimenti.

Ed esce via al centro. Guido rimane per un momento in silenzio. Poi

Guido: E asciuta senza chiudere a porta. M me trovo nata vota a Natale o rattuso

inta casa!

E si siede sul divanetto, silenzioso.

5. [Guido, Marco e Salvo. Poi Mietta Abbascio]

Seduto sul divanetto a rilassarsi, Guido fa delle riflessioni.

Guido: Io nun me faccio capace: due persone devono divorziare, perch a un certo punto

una non sente pi niente per laltra. Ma allora che ce simme spusate a ffa? Tutta

chella festa pe senza niente, tanta solde ittate pa fenesta, e m fernuto tutto

cose. E vabb, facciamoci capaci. Tanto, cc nun se capisce cchi niente.

Dalla comune entra Salvo che richiama Marco.

Salvo: Io poi non capisco una cosa: ma che ci devi venire a fare sempre da questo Guido?

Marco: E il mio migliore amico.

Salvo: Ma namicizia inutile! Tu devi frequentare gente pi dritta di te, no pi scema!

Marco: Ma aggia da cunto a te?

Salvo: S! Ora ti ho accompagnato da lui. Pi tardi passo a prenderti. E ti raccomando:

quando ti chiamo, devi scendere subito. Hai capito, pap?

Marco: Va bene.

Guido, seccato, si alza in piedi e va dai due.

Guido: Nh, ma che sta succednno, cc?

Salvo: A te nun te nha da mpurt. Innanzitutto, si scustumato, pecch nun salute.

Guido: E s, m mettmme a carne a sotto e e maccarune a coppa! Aggia salut io a

isso. Ma si tu che si trasuto inta casa mia, picci he salut tu a me.

Salvo: Ma che d starroganza? Pap, non mi fa piacere che frequenti certe persone.

Marco: Oh, e basta, m! Se te ne devi andare, vattene.

Salvo: E vabbu. Io torno cchi tarde. Ma cheste so ccose che nun se ponno credere!

Ed esce via al centro.

Guido: Ma tu te faje tratt accuss a chillo?

Marco: E mio figlio.

Guido: Marco, quello il figlio di tua moglie. Non il sangue del tuo sangue. Come al

solito, le donne vogliono sposarci, poi non ci vogliono pi e ci lasciano solo i guai.

Marco: Ma quello mi chiama pap.

Guido: Nata vota? Siente, ma m pecch si turnato? Ch succieso?

Marco: Siediti e ti racconto.

Guido: E vabbu.

I due si accomodano al divanetto. Marco tira fuori una lettera.

Marco: Questa la lettera di un notaio. Senti cosa dice. (Legge) Egregio signor

Dirondello, sono lieto di notificarle uneredit ricevuta da uno zio molto ricco che

morto una settimana fa. Leredit consiste in un castello. He capito niente?

Guido: Ua, e che ciorte!

Marco: Che ciorte? Io aggio pregato juorno e notte pe vintanne! E finalmente chillu

viecchio scuffiato, sdentato e scalognato sha levato a tuorno.

Guido: (Ci pensa) Viecchio scuffiato?

Marco: E sdentato!

Guido: E sdentato?

Marco: E scalognato!

Guido: E pure scalognato.

Marco: (Dal taschino della camicia tira fuori una foto) E questa la foto.

Guido: Del vecchio scuffiato, sdentato e scalognato?

Marco: Ma secondo te, io me porto appriesso a fotografia do viecchio scuffiato, sdentato

e scalognato? Io parlavo della foto del castello che ho avuto in eredit. Ti, guarda.

Guido: (Guarda e commenta) Una sola parola: azz!

Marco: (Si alza in piedi e va alla finestra) E me lo godr io da solo, senza quellarpia di

(Vi guarda fuori e resta sconvolto) Mia moglie Mietta! S, ce sta mia moglie Mietta

Abbascio!

Guido: No, no, ma che vvuo fa? (Corre subito da lui)

Marco: E ce sta mia moglie, Mietta Abbascio!

Guido: (Lo blocca) E vatte a gghitt abbascio a coppa o terrazzo, non da casa mia!

Marco: No, Guido, aspiette!

Guido: Non protestare!

Marco: Ma io

Guido: No, Marco, no!

Marco: Oh, e basta! Io nun che me voglio itt abbascio, stongo dicendo he mia moglie se

chiamma Mietta. Per la precisione, Mietta Abbascio!

Guido: E che miseria, te vaje a scegliere na mugliera cu nu nomme accuss assurdo?

Marco: E tu pienze o nomme? Quella sta venendo qua perch ha saputo di mio zio e

delleredit. Io e te siamo diversi in questo: tu vuoi tornare con tua moglie, io

invece nun voglio ved cchi a mia. Ti prego, aiutami! Dici che sono sparito.

Guido: E quando poi andrai a startene nel castello, non ti verr a cercare l?

Marco: Tu nun te prioccup. Io vado a nascondermi dentro. Va bene? A dopo.

Marco corre via a destra. Guido allora commenta a modo suo.

Guido: A costo di sembrare ripetitivo: cc nun se capisce cchi niente!

Dalla comune entra Mietta Abbascio, tutta vestita di nero (sembra a lutto).

Mietta: E permesso?

Guido: (Si alza in piedi e aspetta che lei entri) S, prego!

Mietta: (Va da lui) Grazie.

Guido: (Ne osserva labbigliamento , poi la interroga) Scusate, ma voi chi siete?

Mietta: Lex moglie di Marco Dirondello.

Guido: Ah, piacere. Siete lex moglie di Marco?

Mietta: Mjetto abbascio!

Guido: S, lo so, voi vi chiamate Mietta Abbascio.

Mietta: No, io mjetto abbascio overamente, si nun me dicite add sta chillu nfame! Io

lo so che lui si nascosto qua.

Guido: Ah, dunque voi sapete il fatto dello zio?

Mietta: Quale fatto dello zio? Io sto qua perch ho lasciato il mio nuovo compagno, col

quale ho avuto un figlio che si chiama Salvo.

Guido: Ah, chillu scustumato?

Mietta: Prego?

Guido: No, no, niente. E dicevate che vi siete lasciato col vostro nuovo compagno. E

allora? Non mi dite che volete tornare unaltra volta con Marco.

Mietta: Ma che? Io mi sono trovata un altro compagno. Ma questultimo ha due figli di

25 e 20 anni. E Marco se li deve prendere a tutti e due. Anzi, che si prenda pure

i nostri figli, quelli avuti naturalmente. Io nun e vvoglio cchi!

Guido: Pure? Scusate se mi faccio i fatti vostri, ma quello non che si pu prendere i

figli di tutti quanti.

Mietta: E che ve ne frega? Tanto, basta che lo chiamano pap, gli si intenerisce il

cuore e diventa padre putativo! Ma m add sta? Dove si nascosto?

Guido: Ma io non lo vedo da parecchio. Stamattina dovevamo andare a pescare

insieme, per non venuto pi a causa dello zio.

Mietta: Ancora cu stu zio? Almeno muresse! Quello tiene un castello del 700.

Guido: E chillo muorto!

Mietta: (Spalanca gli occhi) Ah, s? E io lo voglio. S, voglio il castello dello zio di

Marco. Add sta? S nascosto into bagno? (Si alza in piedi) E io o vaco a

cerc.

Guido: No, no, un momento.

Mietta: Zitto, silenzo!

Mietta esce via a sinistra, seguita da Guido che cerca di fermarla.

6. [Marco e Benvenuto. Poi Emiliana Alsugo]

Da destra torna Benvenuto che tira a s Marco.

Benvenuto: Gna-vieni qua, gna-vieni! Gna come ti gnermetti di entrare gnel gnabinetto di

questa gnasa?

Marco: No, niente, mi sono nascosto un momento.

Benvenuto: Gna tu chi sei?

Marco: Io sono il miglior amico del tuo titolare Guido, Marco Dirondello. E mi posso

nascondere nel vostro bagno quanto voglio!

Benvenuto: Gni, per gnun gniusto che massetto ncoppa o gnabinetto e te trovo a te

che me staje guardanno.

Marco: No, veramente nun the assettato ncoppa o gabinetto. The assettato

mbraccio a me che stevo assettato ncoppa o gabinetto!

Benvenuto: Uh, io gnon lo sapevo. Gneno male che mi sono fermato in tempo

Marco: Appunto!

Benvenuto: Gne allora, se gnevi andare in bagno, fai pure. Gni sta pure la gnarta igienica

nuova. Gn al profumo di lampone!

Marco: Ma io nun aggia into bagno per quello che pensi tu. Io mi sto nascondendo

da mia moglie Mietta. (Si nasconde dietro Benvenuto) A proposito, guarda se

ci sta ancora nella stanza. Guarda, guarda! E guarda!

Benvenuto: Gna chaggia guard? Gnio tengo gna vista mai vista, gnel senso che gnun ce

sta proprio! Gn meglio che guardi tu.

Marco: S, ora guardo, ora guardo. (Cos fa) No, nun ce sta. Senti, come ti chiami?

Benvenuto: Gnenvenuto Gnincasa!

Marco: Grazie, caro!

Benvenuto: Gno, gno, io mi chiamo Gnenvenuto Gnincasa. Gne tu?

Marco: Marco Dirondello.

Benvenuto: Gne perch gnai scappando gna tua moglie?

Marco: Perch ho ereditato un castello.

Benvenuto: Gni sta pure ugna canzoncina: (Canta) Gnoh che bel cnastello

gnarcondirondirondello / Gnoh che bel cnastello gnarcondirondirond!

Marco: Ma chella nun vo sultanto o castello. Chella me sta spolpannno vivo

economicamente. Si io sapevo cho divorzio era accuss costoso, ma tenevo

ncoppa o stommeche pe tutta a vita mia!

Benvenuto: Gnallora ho fatto bene io a gnon mi sposare. Gner maggia mpar a gnucen.

Marco: E tu te miette a ffa tutto stu gioco e parole? Che ci vuole a cucinare pasta e

patate. Adesso ti dico io come si fanno, cos tu fai una sorpresa a Guido.

Benvenuto: Gneramente?

Marco: E certo. Dunque, tanto per cominciare, metti lacqua e il sale nella pentola.

Benvenuto: Gne questo qua lo so fare. Gna poi?

Marco: Butta la pasta!

Benvenuto: Gnomme?

Marco: Butta la pasta!

Benvenuto: Gnaggia itt a pasta?(Drammatico) Gna come, gnel mondo c gnente povera

che gnon pu gnangiare, e io gnaggia itt a pasta?

Marco: Azz, ma allora si negato! Fai una cosa, vieni con me e ti faccio vedere.

Benvenuto: Gna bene, grazie. Gnllora andiamo in

Intanto dalla comune si presenta (con al sua valigetta), timorosa, Emiliana.

Emiliana: E permesso?

Marco: (Preoccupato) Oddio, lavvocato e muglirema!

Fugge via a destra, quatto, quatto. Benvenuto gli parla (ma lui non c pi).

Benvenuto: Gnspettate qua, io vado a gnicevere un momento la gnignora. (Va da lei, ma fa

linchino dalla parte sbagliata) Gniuonasera! Gnenvenuta gnincasa.

Emiliana: Ma add guardate? Io stongo cc.

Benvenuto: (Si volta verso lei)Gnign, e un momento. Sto salutando la gnignora!

Emiliana: Ma quala signora? Ce stongo sultanto io. Sono lavvocato Emiliana Alsugo.

Benvenuto: (Dalla parte sbagliata) Ah, gniete tornata? Gna perch siete gnandata via?

Emiliana: (Si sposta nel verso dove guarda Benvenuto)Per colpa di lui. Se n andato?

Benvenuto: (Dalla parte sbagliata) Lui gni?

Emiliana: (Si sposta nel verso dove guarda Benvenuto) Un tizio malato sessuale che non

mi lasciava pi in pace.

Benvenuto: (Dalla parte sbagliata) Ah, gnorse si trattava di Gnatale Allestero, detto

Gnatale o rattuso!

Emiliana: (Si sposta nel verso dove guarda Benvenuto) Me sta facenno fa a ginnastica,

chisto! Sentite, ma il signor Guido non ci sta?

Benvenuto: Gnon lo vedo. O gner meglio dire, io gnormalmente non lo vedo. Gna adesso

gnon lo vedo perch gnon ci sta. O per meglio dire

Emiliana: Vabbu, vabbu, basta, sarr asciuto!

Benvenuto: Gnora per gniusatemi, ma tengo che ffa. Gnaggia cucen a pasta e gnatane.

Emiliana: E che ci vuole?

Benvenuto: Gn, ma io gnon lo so fare. Gnallora mi sta gnaiutando il gnignor Marco

Dirondello.

Emiliana: Che cosa? Il marito della mia cliente?

Benvenuto: Gniunaltra cliente?

Emiliana: E certo, io sono lavvocato di tutte le donne divorziate dItalia! Sentite, dove

sta adesso il signor Dirondello?

Benvenuto: Gnin gnucina. Gner io gnevo gnucinare, non posso fare..

Emiliana: Jamme a ce movere, jamme!

Gli afferra il braccio e lo conduce a destra.

7. [Guido e Mietta. Poi Nunzia e Natale]

Da sinistra tornano Guido e Mietta.

Guido: Signora, avete visto che vostro marito non c qua dentro?

Mietta: Non sono ancora convinta.

Guido: Allora mettete in dubbio quello che vi dico?

Mietta: Ma io voglio il castello del mio ex marito. Mi spetta.

Guido: E io che cacchio ce azzecco?

Mietta: Lavete nascosto in casa vostra. Lo sento. Voglio vedere il resto della casa.

Guido: Sentite, ma non il caso.

Mietta: E allora mjetto abbascio.

Guido: Lo so che vi chiamate Mietta abbascio.

Mietta: No, io mjetto abbascio overamenteeee!

Va alla finestra e tenta di gettarsi.

Guido: No, no, no, no! (Accorre e la blocca) Signora, non lo fate! Signora, non lo fate!

Mietta: E invece s, mi voglio buttare!

Guido: Signora, non lo fate! Signora, non lo fate!

Ma nella concitazione, Guido le passa davanti ed lei che trattiene lui.

Sign, nun me lassate! Sign, nun me lassate!

Mietta: Perch?

Guido: Pecch o si no vaco abbascio!

Mietta: Ma fatemi il piacere! (Lo spinge via e poi parla drammaticamente)Ecco, hai

visto? Una povera donna sconsolata, divorziata, sedotta, abbandonata

mamma di figli!

Guido: Sign, ma nun dicite palle!Vuje avite lassato a chella specie figlio scostumato

o marito vuosto.

Mietta: E voi come lo sapete? Allora ho ragione io. E stato qua. Anzi, sta ancora qua.

E lo tenete nascosto in bagno.

Guido: Ma no, veramente

Mietta: E allora aggia a ved! (Poi ammaliante) E appenaricevo in eredit mezzo

castello, lo condivideremo io e voi ensemble!

Guido: Sign, ma io

Mietta: Andiamoooo!

Mietta si tira per il braccio Guido. i due escono a destra. Dalla comune giunge

Nunzia che si tira per un braccio Natale. Questultimo pare un po sorpreso.

Nunzia: Venite, entrate, muovetevi.

Natale: Sign, che successo? Ci avete ripensato?

Nunzia: S, ci ho ripensato.

Natale: Allora ci spogliamo?

Nunzia: Ma che ci spogliamo? Voi vi dovete far vedere insieme a me da mio marito.

Natale: E pecch?

Nunzia: E pecch chillo vo turn cu me.

Natale: Ho capito. Ma non ci possiamo spogliare prima?

Nunzia: No!

Natale: Una cosa veloce, veloce!

Nunzia: Niente da fare!

Natale: E va bene. Per aroppo ce spuglimme.

Nunzia: Diciamo cos. E adesso venite con me.

Natale: Un momento, ma voi come vi chiamate?

Nunzia: Nunzia.

Natale: Io sono Natale.

Nunzia: S, lo so. E m basta. Jammuncenne.

I due escono a destra.

8. [Salvo, Augusto Imperatore e Larissa Molotova]

Dal centro entra Salvo. Accompagna Augusto Imperatore (con occhiali scuri,

bastone, cammina zoppicante) e la badante russa Larissa Molotova.

Salvo: Venite, venite, entrate. E qua, qua.

Augusto: Ah, finalmente simme arrivate. Nun ce a facevo cchi a cammen.

Salvo: (Molto incuriosito) Scusate, in confidenza, ma voi chi siete?

Augusto: Io songo Augusto Imperatore, o zio e Guido Iltrattore.

Salvo: E chesta vicino a vuje chi ? Comm bona!

Larissa: (Accento russo) Io non bona. Io badante di signor Augusto, Larissa Molotova.

Salvo: Azz, Larissa Molotova, ma tu si na bomba!

Augusto: Amico, poca cunferenza. Chesta rrobba mia!

Salvo: Ho capito, ho capito: vuje state nguacchiato e sorde! (Molto incuriosito) E come

mai dovevate venire in questa casa?

Augusto: Io sono lo zio di mio nipote.

Salvo: Lo zio di mio nipote?

Augusto: S. Io songo o frato da mamma, o cainato do pato e o cuggino do zio.

Salvo: Ma inta tutta sta mmuina, vostro nipote chi ?

Augusto: Porto La Moto!

Larissa: No, Guido Iltrattore!

Augusto: Appunto!

Salvo: Ah, e fatevi capire.

Augusto: E tu comme te chiamme?

Salvo: Salvo Imprevisti.(Poi si informa su Larissa)E questo cioccolatino dolce che sta

vicino a voi, disponibile a sposarmi?

Larissa: Ma chi vi conoscere? Perch io dovere sposare voi? Chi me lo fa fare?

Augusto: Ave raggione a guagliona!

Salvo: E vabbu, nun ve pigliate collera. Scusate, prima che andiamo da Guido Lauto

Guido Lamoto Guido Guido ma che guida chisto?

Larissa: Iltrattore!

Salvo: Ecco, appunto! Prima che andiamo da lui, vi devo chiedere unultima cosa:

perch lo dovete incontrare? Come zio oppure come qualcosaltro?

Augusto: Dunque, il fatto questo: io sono una persona malata e non vedente, e non vivr

per molto. Cos devo lasciare tutto in eredit a mio nipote. A patto che lui non si

lasci con sua moglie. (Realizza) Nh, ma pecch te stongo cuntanno e fatte mie?

Chi te cunosce? Jamme a chiamm a mio nipote e nun ne parlmme cchi.

Salvo: (Fa locchiolino a Larissa, poi) E va bene. Vi accompagno io. Seguitemi.

Lo prende sottobraccio e lo accompagna fuori casa, poi torna da Larissa.

Eccomi qua, figlia degli Urali! Mi sono liberato del vecchio sclerotico per stare

solo con te. Accummience a te spugli!

Larissa: Ma cosa volere voi da me? Come ti permettere? Io denunciare alla polizia.

Salvo: Ma come, voi russe, ucraine, polacche, insomma voi badanti andate alla ricerca

del maschio italiano. Io sono pure ricco.

Larissa: A me non interessare. (Poi per chiede) Tu che cosa avere?

Salvo: Io avere ereditato castello.

Larissa: Incomincia a spogliare!

Salvo: E vaiiiii!

I due si prendono per mano ed escono a sinistra. Dalla comune torna Augusto,

brandendo il bastone e con una mano avanti per farsi strada.

Augusto: Disgraziato! Ma add mhe mannato? Nmiezo a via? Aggio rischiato e sotto

a na machina! (Odora nellaria) Sento o prufumo e Larissa: Essenza di

betulla! Viene da mia sinistra. Emb, si chilli duje stanne facnno chello che

stongo penzanno io, e ffaccio na mazziata a tutte dduje!

Va verso sinistra, brandendo il bastone e con una mano avanti per farsi strada.

9. [Guido, Nunzia, Mietta, Marco ed Emiliana. Poi Benvenuto e tutti gli altri]

Da destra tornano: Guido che si tira Nunzia e Mietta che si tira Marco. Sono

tutti seguiti da Emiliana e Natale, che squadra da vicino da capo a piedi tutte le

donne presenti.

Mietta: Disgraziato, tu staje cc! He visto che taggio truvato?

Marco: Oh, e datte na calmata!

Guido: He fatto apposta che te si presentata cu Natale o rattuso pe me fa ingelos

a me. Ma io nun ce casco!

Nunzia: E liveme e mmane a cuollo!

Emiliana: (Li richiama e li placa) Basta, calmatevi, calmatevi! Care signore, adesso ci

penso io a difendervi dai vostri mariti pestiferi.

Marco: Avvoc, guardate che le vittime siamo io e Guido.

Emiliana: Non me ne frega niente. Io sono lavvocato di tutte le donne dItalia.

Mietta: Bravo, avvocato, diteglielo voi. Questo disgraziato mi deve dare met eredit.

Si tratta di un castello.

Marco: Ma nun o vero, nun ce sta nisciunu castello.

Mietta: E invece ce sta. Nun te pozzo dicere comme laggio saputo, ma laggio saputo.

Marco: E va bene, s, vero. E tengo pure la foto.

Emiliana: Ah, veramente, signor Dirondello? Me la fate vedere?

Marco: (La prende dalla tasca e gliela mostra) A vi ccanno.

Emiliana: (Meravigliata, osserva) Oh, che bel castello, Marco Dirondello!

Gli altri: (Cantano) Oh che bel castello marcondirondirond!

Marco: Ma m vulsseme cant e ccanzuncelle? (Le tira di mano la foto) Questo il

mio castello che ho ricevuto in eredit.

Mietta: E o voglio pure io. Ho diritto ai tuoi beni per il 50%.

Emiliana: Confermo!

Marco: Siente, taggia cerc nu favore.

Mietta: E cio?

Marco: Puo pass nu guajo?!

Natale: (Interviene) Scusate, ma io me stongo ammuscianno. Facteme fa chello

chaggia fa e ppo vappiccecate nata vota!

Guido: Ma che vvuo fa? Ti ho gi detto che la signora impegnata con me.

Nunzia: Nientaffatto! Piuttosto che tornare con te, io preferisco un maniaco sessuale

come Natale o rattuso! Almeno lui rattuso con gentilezza!

Natale: E vero, vero!

Nunzia: E gli piacciono le donne veramente.

Natale: E vero, vero!

Nunzia: Ed pure generoso.

Natale: E vero, vero!

Guido: E si nun se ne va, abbosca!

Nat&Gui: E vero, vero!

Natale: Vabb, allora vorr dire che mi accontento di quellaltra.(Indica Nunzia)

Nunzia: A chi? Io sto cambiando compagno. Tu non mi piaci perch sei troppo volgare.

E poi non sei proprietario di un castello.

Natale: E allora mi consolo con lavvocato?

Emiliana: Pe carit!

Natale: E allora comme faccio?

Gui&Mar: Te nhe a !

Lo prendono sottobraccio e lo portano fuori. Intanto Nunzia e Mietta

circondano Emiliana.

Nunzia: Avvoc, vi raccomando,fatemi ottenere tutto quello che si pu ottenere dal mio

ex marito Guido.

Mietta: Avvoc, vi raccomando,fatemi ottenere tutto quello che si pu ottenere dal mio

ex marito Marco.

Emiliana: Lasciate fare a me.

Guido e Marco tornano.

Marco: Ecco fatto.

Guido: E m, avvoc, ve nata pure vuje. Non vogliamo ficcanaso, qua dentro.

Emiliana: Certo che me ne vado. Ma poveri voi, quando io torner qui. Sappiate che

Gui&Mar: Te nhe a !

La prendono per braccio, la portano fuori. Nunzia e Mietta si guardano, acide.

Nunzia: E tu che tiene a guard?

Mietta: Io? Ma chi te guarda? Si tu che staje guardanno a me.

Nunzia: Ma io stongo inta casa mia e pozzo fa chello che voglio io.

Mietta: No, tu nun staje inta casa toja.

Nunzia: Ma tu tiene cocche problema?

Mietta: No, o problema o tiene tu!

Le due si mettono faccia a faccia. Intanto tornano Marco e Guido.

Guido: Ecco qua, amme cacciato a (Nota le due) Uh, guarde a chelli ddoje.

I due intervengono a separare le due.

Marco: Nh, uh, ma che vvulte fa?

Le due: Niente! (E si mettono braccia conserte, ignorandosi)

Da destra entra Benvenuto che fa linchino (sempre dalla parte sbagliata).

Benvenuto: Il gnanzo gnonto!

I quattro: Eh?

Benvenuto: Il gnanzo gnonto!

Guido: Ah, il pranzo pronto. Nu mumento, ma qualu pranzo?

Marco: A pasta e patane. Glielho insegnata a cucinare io.

Guido: E allora jamme a magn tutte quante!

I quattro: S!

Ma da sinistra torna Augusto spingendo Salvo e Larissa.

Augusto: Disgraziati, a tutte dduje!

Nunzia: Nh, ma che sta succedenno?

Guido: Zio Augusto! (Va da lui) O zio, comme staje?

Augusto: Na zuzzimma! Infatte taggio venuto a truv pe te dicere na cosa: io non

tengo figli, ed un peccato sprecare tutte le mie ricchezze. Allora, quanno

moro, te dongo tutto cose in eredit!

Guido: (Emozionato) O vero?

Nunzia: (Le si illuminano gli occhi) Che bello! (Va da lui) Amore mio, io ti amo. Ma tu

vuoi tornare ancora con me?

Guido: No, m te ne vaje a ffa!

Gli altri: (Lo interrompono) Aaah!

Guido: E quanno ce vo, ce vo!

Benvenuto: Gnun se gnapisce gnu gnente!

Gli altri osservano, stupiti, Benvenuto.

FINE ATTO PRIMO

Napoli, Vomero alto. Casa di Guido Iltrattore. E il giorno dopo.

ATTO SECONDO

1. [Guido ed Augusto. Poi Larissa Molotova. Infine Natale]

Seduti al tavolo ci sono Guido (vestito ib pantaloni neri classici e camicia

bianca) ed Augusto. Questultimo racconta qualcosa, mentre il primo piange

commosso, silenzioso, e asciuga lacrime col fazzoletto.

Augusto: Io non sono diventato cieco. Sono nato cos. Ho dovuto sempre immaginarmi le

cose che mi circondano. Per ci sono anche le cose che ho imparato dagli altri.

Per esempio, mi hanno insegnato che il sole rotondo. (Fa il gesto della

rotondit con le mani) E mi hanno insegnato a riconoscere le donne. (Fa il segno

dei seni femminili) E la differenza tra gli uomini e le donne. Per meglio che

non faccio gesti! Ma ce sta na cosa che nisciuno mha saputo mpar: a felicit.

Comm fatta a felicit? Che forma tene? La posso tenere pure io? Capito?

Guido: (Comincia a piangere in modo strano: sembra il verso di una zanzara) Zzz! Zzz!

Augusto: (Volta la testa a destra e a sinistra) Ma che d? Ce sta na zanzara? Na mosca?

(Comincia a battere le mani per schiacciare linsetto) Laggia accidere!

Guido: (Piangendo) No, nun ce sta nisciuna mosca e nisciuna zanzara. Songhio!

Augusto: E che staje facenno?

Guido: Sto chiagnenno. Mhe commosso tu cu sti belli pparole chhe ditto. E te

ringrazio, pecch me vuo lass leredit vosta. A proposito, ma e che se tratta?

Augusto: Un palazzo composto da dieci appartamenti.

Guido: (Spalanca gli occhi) Azz!

Augusto: Per i soldi non te li d. Quelli li ho promessi alla mia badante. Per essa nun

sape niente. Quanno moro io, ave a surpresa!

Guido: Ah, per! Quase, quase, ma sposo!

Augusto: Nun scherz, Guido. Tu tiene a mugliereta Nunzia.

Guido: Muglierema Nunzia? E dd sta cchi? Chella se n gghiuta, mha lassato.

Augusto: (Se la ride) Te piace sempe e pazzi, a te. Ma furtunatamente, tu e tua moglie ve

vulte bene. E s, pecch ncoppa o testamento mio ce sta na clausola: leredt

a toja, per tu e mugliereta Nunzia avta sta pe sempe nzieme! Fino alla morte.

Guido: (Spalanca gli occhi) Ah!

Augusto: Ch succieso, Guido?

Guido: (Recita) No, niente. Come dici tu, io stevo pazzianno. Con mia moglie Nunzia,

tutto a posto. Andiamo daccordissimo.

Augusto: He visto? E io o ssapevo. (Si alza in piedi) Bene, Guido, me vuo indic add

sta o bagno?

Guido: (Si alza in piedi) Taccumpagno io.

Augusto: No, ce aggia io sulo. E s, io voglio essere autonomo.

Guido: Vieni, ti metto io sulla strada.

Va da lui, gli si mette sottobraccio e lo conduce verso destra, prima della porta

(non notata, nel frattempo da sinistra entra Larissa, in accappatoio e ciabatte. Si

porta verso centro stanza). Guido ed Augusto sono davanti alla porta destra.

Se cammini sempre diritto, ci sta la porta del bagno.

Augusto: Grazie. Ce vedmme aroppo.

Esce a destra, cammina sempre col suo bastone. Guido allora esulta.

Guido: Tu nun o ssaje che d a felicit, ma io s! E vaiii! (Si volta e nota Larissa in

posa, vestita in quel modo e subito rimane sconvolto) Mamma e llArco!

Larissa: (Accento russo) Io sono libera. Non ho uomo in mia vita. Se mi vuoi, sono qui.

Guido: (Con gli occhi spalancati) Fosse o Dio! (Poi ragiona) Ma che me faje dicere?

Tu sei la badante di mio zio.

Larissa: (Apre laccappatoio e si mostra in bikini)Ma sono sempre una donna!

Guido: Maronna, quanto si bona! Ma io non posso fare niente con te. Sono sposato.

Larissa: Io so tutto di te e di tua moglie. E so tutto di eredit.

Guido: E sai male. Mi dispiace, ma ti ripeto: io e te non possiamo fare niente.

Dalla porta centrale entra Natale, sempre sbottonandosi la cinta.

Natale: E allora, si nun a vuo tu, ma piglio io! (La tira per mano a s)

Guido: Tu staje nata vota cc? Te nhe a . Lei roba mia. (La tira per mano a s)

Natale: Ma tu he ditto che cu essa nun ce puo ffa niente.(La tira per mano a s)

Guido: E chi te lha ditto? Aggio cagnato idea. Vabbu? (La tira per mano a s)

Natale: E mugliereta? (La tira per mano a s)

Guido: Sarrangia! (La tira per mano a s)

Natale: E allora io rimango senza femmena?(La tira per mano a s)

Guido: S!(La tira per mano a s)

Natale: E vabbu, he vinciuto tu. Per comme me dispiace che tha lassato muglireta.

Guido: (Si distrae, fissando un punto di fronte a lui, parlando con amarezza) Sono

cose che capitano.

Mentre Guido distratto, Natale tira per mano Larissa e se la porta fuori casa.

Larissa: Aiuto, aiuto!

Guido: Uh, add vaje?

Natale riesce a portarla fuori casa, con Guido che li insegue per recuperarla.

2. [Benvenuto e Augusto. Poi Nunzia. Infine, Mietta]

Da destra, Benvenuto (arrabbiato) tira a s Augusto fin nel salone. Poi uno

parla di spalle allaltro.

Benvenuto: Gnenite qua!Gnome vi gnermettete di gnentrare in gnagno gnentre ci sono io?

Augusto: Nun aggio capito o riesto e niente!

Benvenuto: Gnho detto:gnome vi gnermettete di gnentrare in gnagno gnentre ci sono io?

Augusto: Ma nun te capisco. Forse si straniero?

Benvenuto: (Si arrabbia) Gnho detto:gnome vi gnermettete di gnentrare in gnagno gnentre

ci sono io? Il gnagno, il gnagno. Gnavete capito il gnagno?

Augusto: (Si arrabbia) Il gnagno? Ma che d stu gnagno?

Benvenuto: Gnove ci sta il gnabinetto!

Augusto: Il gnabinetto? Ah, il gabinetto. Allora o bagno!

Benvenuto: Gnesatto!

Augusto: E io aggia into bagno. Pecch, nun se po ggh into bagno?

Benvenuto: Gno, sopragnutto quagno ce stongo gnio! Gnu the assegnato mbraccio a me!

Augusto: Maggio assettato mbraccio a te? Dicevo io: comm morbido stu gabinetto!

Benvenuto: Gna tu gni si?

Augusto: Chi songo? E domandancello a mio nipote Guido.

Benvenuto: Ah, gnaggio capito: vuje site o gnogno do gnignor Guido.

Augusto: O?

Benvenuto: O gnogno!

Augusto: Che d stu gnogno?

Benvenuto: Comme? O gnogno e a gnogna! I gnenitori di tuo padre e di tua gnadre.

Augusto: Ah, o nonno? No, io nun songo o nonno. Songo o zio. E mica songo accuss

viecchio? Io sono solo malandato. Chiuttosto, ma tu chi si?

Benvenuto: Gnenvenuto Gnincasa, il gnameriere del gnignor Guido.

Augusto: Il gnameriere? Ah, il cameriere. Molto lieto.

Benvenuto: Gniacere!

I due porgono una mano per stringersela, ma essendo luno spalle allaltro,

non vi riescono.

Augusto: E ma vuo da, a mana?

Benvenuto: Gnio va stongo danno, voi gno!

Augusto: Vabbu, basta, nun ta dongo cchi, a mana! Siente na cosa, si te regalo

cientEuro, me vuo mettere nu dito e Whisky inta nu bicchiere?

Benvenuto: Gnertamente. Gnamme inta gnucina. Solo gne fate gnattenzione, gnerch si

gnascassata la gnapersiana e gnon si gnede gniente.

Augusto: E che me ne mporta che nun se vede niente? Mhe purt tu, pecch nun ce

veco tanto buono.

Benvenuto: Gnun ve prioccupate. Per m gnaggia gna-truv.

I due (pur se stentando) si mettono sottobraccio.

Gneccovi qua.

Augusto: Per tarraccummanno: nun dicere niente a mio nipote. He capito?

Benvenuto: Gna che me gne mporta, a me?

I due escono a destra. Dal centro entra Nunzia in cappotto lungo e stivali,

cappello ampio e occhiali da sole.

Nunzia: Io nun songo na femmena venale. Per aggia av purio a parta mia. E parola

donore, llaggio. Uneredit di questi tempi, fa sempre comodo. Allora, mio

caro Guido, la tua Nunzia pronta, tutta per te! (Apre il cappotto e vi mostra

abbigliamento in lattice stile sadomaso, anche una frusta) Quando ci siamo

fidanzati, come gli piaceva di essere frustato. Ora vado in cucina e lo frusto!

Esce via a destra. Dal centro entra Mietta: vestita da dottoressa sexy.

Mietta: Io nun songo na femmena venale. Per la parola eredit mi piace troppo. Solo

che quella di Marco non mi piace. Preferisco quella di questo Guido Iltrattore.

Ma s, il mio nuovo compagno sar lui! Caro Guido, la tua Mietta pronta,

tutta per te! (Dalla borsa estrae una siringa) Giochiamo al medico e

allammalato. Ai maschi piacciono tanto questi giochi erotici. E pure a me!

Esce via a destra.

3. [Salvo e Marco. Poi Guido e Larissa. Infine Natale]

Dal centro, entrano Salvo e Marco (con vestito e equipaggiamento come per

andare a pesca).

Salvo: Ecco qua, pap, taggio accumpagnato add llamichetto tuojo, Guido

Iltrattore. Io me vaco a ffa a solita partita a biliardo cu llamicie, perdo

ciento-dujciento Euro ma tanto paghi tu e ppo te vengo a pigli. Comme

te pare o programma?

Marco: No, nun me ven a pigli. Io e Guido amma a pisc.

Salvo: Pap, ma te pare llorario pe ggh a pisc? Si va a pescare alle 6 del mattino.

M quase miezjuorno.

Marco: Cretino, ma che ne capisci tu di pesca? Io ho portato il bigattino e le molliche

di pane per far mangiare i pesci. Alle sei di mattina, i pesci dormono. A

miezjuorno, invece, e ttruvamme che se mrono e famme. He capito?

Salvo: Ah, ecco. E gi, forse he raggione tu. Vabbu, io allora vaco. Ah, a proposito:

buona pesca!

Marco: Imbecille, nun se dice buona pesca.

Salvo: Ma che ne saccio comme se dice? Vabbu, ce vedmme stasera. Ci, ci.

Salvo sta per uscire via, poi nota qualcosa fuori e corre subito da Marco.

Pap!

Marco: Che vaje truvanno?

Salvo: Lamico tuojo sta fora a porta.

Marco: Emb?

Salvo: Laggio visto nzieme a na sventola esaggerata!

Marco: Ma stattu zitto.

Salvo: Non ci credi? E allora nascondiamoli e facciamoli entrare.

I due si spostano verso sinistra ed attendono il rientro di Guido e Larissa, che

avviene qualche secondo dopo.

Larissa: Grazie, signor Guido! Voi salvata me da quel maniaco.

Guido: Ma quello non un maniaco. E Natale o rattuso. Cio, un maniaco, per

un maniaco particolare. Vabb, dove eravamo rimasti?

Larissa: (Sexy) Non ti piace mio corpo che imprigiona mia anima?

Guido: Me piace troppo assaje.Hai vinto. Andiamo nella mia camera da letto.

Larissa: S! Io chiudo persiana e cos rimaniamo a buio.

Guido: Fa comme vuo tu!Andiamo, cara!

Si prendono per mano e vanno verso sinistra, ma si ritrovano Marco e Salvo

che fanno finta di niente.

Marco e Salvo? Ah, ehm uh, e vuje che ce facte cc?

Marco: (Imbarazzato) Ehm no, niente, noi stavamo facendo una passeggiata da

queste parti e vi abbiamo incontrato.

Guido: Bravi, bravi! (Allanema da palla!).

Salvo: Ma questa la badante di tuo zio?

Larissa: Larissa Molotova daVladikavkaz!

Salvo: Comme?

Larissa: Vladikavkaz!

Marco: Ma che Vladikavkaz sta dicenno, chesta?

Guido: Ma chi Vladikavkaz a capisce?

Larissa: Vladikavkaz mia citt natale!

Dalla comune entra Natale.

Natale: Eccomi qua, so pronto pe te, ammore mio!

Gui.&Mar.: Mavattnne!

Guido e Mario lo spingono fuori casa, poi tornano da Larissa e Salvo.

Guido: Bene, allora, Larissa,io devo parlare un momento con Marco. Tu intanto

avviati dove sai tu!

Larissa: Da, da!

Guido: No, nun da niente, fino a quanno nun arrivo io!

Larissa: Con permesso.

Esce via sculettante a sinistra. I tre la guardano. Ma Guido richiama i due.

Guido: Nh, a tutte dduje!

Marco: Io non guardavo!

Salvo: E nemmeno io.

Guido: Salvo, vattnne. Io e pteto amma parl.

Salvo: Va bene.

Guido: Marco, io e te assettmmece.

Marco: Vabbu.

Guido e Marco vanno a sedersi al tavolo, mentre Salvo finge di uscire di casa, ma

in realt vira verso sinistra e prima di uscire dice tra s e s.

Salvo: Larissa, aspettami!

E corre via a sinistra, quatto, quatto, senza farsi notare dai due.

4. [Marco e Guido. Poi Nunzia e Mietta, Benvenuto, Salvo e Larissa]

Marco e Guido sono seduti al tavolo.

Guido: Dunque, Marco, io devo dirti una cosa importantissima.

Marco: A proposito, ma chamma fa? Noi dovevamo andare a pescare. Non ti ricordi?

Guido: Marco, ma tu pienze a pisc? Lultima volta che siamo andati a pescare, tu hai

preso una medusa. La tengo ancora nella vasca da bagno.

Marco: E dopo ce la mangiamo.

Guido: Te vuo magn a medusa? Ma chella tutta acqua.

Marco: Ah, e allora ce la beviamo!

Guido: Marco, io tengo a capa che me sbatte. Mio zio mi ha parlato delleredit.

Marco: Emb, e nun si cuntento?

Guido: Ma chaggia essere cuntento? Quello ha detto che mi dar leredit solo se io e

Nunzia stiamo insieme per sempre, tutta la vita.

Marco: Emb?

Guido: Marco, ma tu stisse durmenno? Io e Nunzia amme divorziato.

Marco: Ah, gi. Emb, e tornate insieme.

Guido: Ma poi ci dovremmo pure risposare. In ogni caso, mio zio ci deve trovare

insieme.

Marco: Mannaggia, che bruttu guajo. E m comme se fa?

Guido: E comme se fa?

Marco: E comme se fa?

Guido: Aggio capito: Comme se fa?. E chi o ssape? Intanto, Nunzia sparita e non le

posso proporre di tornare insieme. Chi sa m add sta, chella disgraziata?

Da sinistra si sentono commentare Larissa e Salvo (mentre fanno sesso).

Larissa: (Da dentro) Che bello, amor mio, io mi sentire come su montagne russe!

Marco: Nh, ma che cacchio sta succedenno, inta stanza e lietto?

Guido: Boh! Chesta me pare a vocia da badante e mio zio. Ma cu chi sta?

Salvo: (Da dentro) Bello, bello, bambolona russa, matriosca mia!

Guido: Ma chisto tuo figlio, dicmme accuss.

Marco: E che stanne facnno?

Guido: Ma secondo te, che se po ffa dinta na stanza e lietto?

Larissa: (Da dentro) Io sono felice. Da, da, da!

Salvo: (Da dentro) S, io do, do, do!

Guido: (Si alza in piedi) Jamme a ferm momm a chilli duje.

Marco: Ma pecch? Che te ne mporta, a te?

Guido: Ma comme, io mappriparo a purpettainto piatto e tuo figlio sa piglia isso?

Jamme dinta stanza e lietto.

Marco: (Si alza in piedi) E vabbu.

Guido: E forza, quanto si muscio!

Guido spinge via a sinistra Marco. Da destra torna Benvenuto che spinge in

stanza Mietta e nel contempo frustato da dietro da Nunzia.

Benvenuto: Gne, gna chi che gni sta picchiando?

Nunzia: Ma chisto nun Guido!

Mietta: No, effettivamente nun Guido.

Benvenuto: Gno, gnio songo Gnenvenuto Gnincasa.

Nunzia: E gi, chisto Gnenvenuto Gnincasa. (Poi realizza e chiede a Mietta) Nu

mumento, ma tu che ce azzicche cu Guido?

Mietta: Io niente. Ma nemmeno tu.

Nunzia: Io songo stata a mugliera.

Mietta: Appunto, lo sei stata. Ma giacch non hai saputo mantenere tuo marito, vi siete

lasciati, avete divorziato.

Benvenuto: Gnun gnomento, gnon litignate.

Nunzia: (Gli lancia una frustata sui piedi con la frusta) Tu stai zitto!

Benvenuto: (Dolorante) Gninte ccorne e mammeta!

Mietta: Ma tu non sei pi la moglie di Guido Iltrattore. Che te ne frega a te che lui si

rif una vita? Ho capito, leredit dello zio. E cos?

Nunzia: E aggia da cunto a te? Pure tu sei divorziata, ma appena tuo marito ha avuto

leredit del castello, sei tornata.

Mietta: Ma a me il castello non mi piace. Preferisco un palazzo intero.

Nunzia: (Sorpresa) E tu commo ssaje che se tratta e nu palazzo?

Benvenuto: E gi, gnome lo gna-sapete?

Mietta: Come lo so? Lo so perch sono io il notaio di zio Augusto. Va bene?

Benvenuto: Gne che mappina!

Nunzia: E allora sai che ti dico? Io voglio parlare con Guido. Dove sta, Gnenvenuto?

Benvenuto: (M gne llevo a tuorno!) Ehm il gnigor Gnido e il gnignor Gnarco gnono

andati a gnescare!

Mietta: A gnescare?

Benvenuto: Gni, con la gnanna e gnesca. (Mima)

Nunzia: Ah, a pescare. E in quale fiume sono andati?

Benvenuto: Gno, gnessun fiume. Gnono andati a Gnergellina!

Mietta: A Mergellina? Bene, ora mi reco l.

Nunzia: E pure io.

Mietta: No, lho detto prima io.

Nunzia: Ma tu non tieni lesclusiva.

Benvenuto: Gneeee, e m gnasta! Gnatevenne momm gna chesta gnasa!

Le spinge fuori casa, mentre le due continuano a dirsele.

Mietta: Sicuramente trover prima io Guido.

Nunzia: E io to faccio truv a te?

Mietta: E poi vediamo.

Nunzia: E poi vediamo.

Escono via al centro.

5. [Guido, Salvo, Larissa, Augusto e Marco]

Da sinistra tornano Guido (che spinge in stanza Salvo, trasandato, che si tiene

i pantaloni) e Marco (che spinge in stanza Larissa che si sistema laccappatoio.

Guido: Disgraziato, infamone, figlio di baldracca!

Marco: (Lo richiama) Oh!

Guido: E che te ne mporta a te? Mica si tu a baldracca?

Larissa: Ma insomma, io non potere essere trattata cos.

Gui&Mar: Silenzio!

Larissa: Mamma mia, che maniere! (Si siede sul divanetto, imbronciata)

Salvo: Guido, lasciami il collo, lasciami il collo!

Guido: No, non lo lascio.

Salvo: Lasciamo il collo!

Guido: Ti ho detto che non lo lascio.

Salvo: (Seccato) E famme sistim o cazone, o si no se ne fuje a cuollo!

Guido: (Gli lascia il collo) E gghiamme bello, jamme!

Salvo: (Si riallaccia i pantaloni, poi) Oh, m me puo affug!

Guido: (Riprende quel trattamento violento a Salvo) Disgraziato, che stavate facendo

nel mio letto? Cio, gi lo so che stavate facendo, ma perch lo stavate facendo?

Salvo: E mo domande pure? Na femmena accuss bella!

Guido: (Va a sedersi accanto a Larissa e la richiama) E tu non hai niente da dire?

Larissa: E cosa dovere dire? Io avere abbassato persiana in camera da letto e non avere

visto niente. Come potevo sapere che lui non essere te?

Guido: Ma io sono inconfondibile!

Gli altri: (Lo prendono in giro) Eh, uff!

Guido: E inutile che ffacte e scieme! Io non sono vecchio e malandato come mio zio.

Da destra entra proprio Augusto, col suo bastone, dolorante, tenendo una mano

sulla siringa che Mietta gli ha conficcato sulla natica destra (che poi tira via).

Augusto: Ah, mamma mia, chi che mha appezzato sta serrenga ncoppa o culillo mio?

Guido: Oh, no, sta cc! Presto, Larissa, vatte a vest.

Guido si alza, fa alzare in piedi e spinge via Larissa a sinistra.

Salvo: Io vado da lei.

Marco: Add vaje, tu! Jesce momm a casa!

Lo spinge verso la comune e Salvo va via.

Augusto: Nh, ma chi ce sta cc ddinto?

Guido: Ehm zio Augusto, sono Guido.

Augusto: Uh, Guido. Siente, ce sta na cosa che taggia dicere: da quando sono venuto

qua ieri, non sono ancora riuscito ad incontrare tua moglie. Ma nun ce sta?

Marco: (Dice a Guido sottovoce) O vi lloco, la fine!

Guido: Ma certo che c mia moglie. Sta vicino a me! (Afferra il braccio di Marco)

Marco: (Sorpreso) Eh?

Guido: S, sei tu mia moglie! (E gli fa dei cenni col viso)

Marco: Nun sia mai Dio!

Guido: Appunto, mia moglie se chiamma Nunzia Maiddio! E sei tu!

Marco: (Voce da donna) Ehm s, sono io sua moglie.

Augusto: Uh, che bello! Adesso mi avvicino a te.

Marco: Aeh!

Augusto: (Giunto di fronte a lui, gli urta il ginocchio col bastone) Ho toccato te?

Marco: (Voce da donna) S, s inte ccorne ca tiene!

Augusto: Adesso voglio accarezzare la tua faccia vellutata!

Marco: (Voce da donna) Pure? Menu male che maggio fatto a barba!

Augusto: (Passa una mano sul volto di Marco e commenta) Ma che strana faccia che

tieni! Sembra quello di un uomo che si passato un rasoio! (E comincia a far

scendere la mano sul collo di Marco)

Marco: (Voce da donna) Zio Augusto, voi mi dovete accarezzare la faccia.

Augusto: Emb?

Marco: (Voce da donna) E vuje state scennnno troppo abbascio! (Gli sposta la mano)

Guido: Va bene, basta cos. Adesso hai conosciuto Nunzia e lei se ne pu andare.

Augusto: Ma che se ne pu andare? Adesso usciamo tutti e tre. Voglio far vedere alla

gente per strada che splendidi nipoti che tengo: marito e moglie esemplari!

Gu&Ma: Aeh!

Augusto: E sapete che vi dico? Adesso andiamo a trovare mia sorella e ve la presento.

Guido: Scusa, zio, ma questa sorella tua dico ci vede come te?

Augusto: No,ci vede benissimo!

Gu&Ma: Aeh!

Augusto: Ma prima di andare da lei, vi chiedo una enorme cortesia: datevi un bacetto

sulle labbra in mio onore!

Guido e Marco si guardano sconvolti. Augusto insiste.

E allora, vo vulte da stu bacio?

Marco e Guido portano una mano davanti alla bocca e se la baciano,

simulano un bacio sulle labbra.

Augusto: Come siete belli! E adesso lasciate che io mi metto sottobraccio a voi due.

(Cos fa, con laiuto dei due) Putmme asc.

I tre escono di casa (Guido e Marco si disperano).

6. [Larissa e Benvenuto. Poi Emiliana e Natale]

Da sinistra torna Larissa che ha indossato dei jeans e una maglia. Si lamenta.

Larissa: In tanti anni che io stare in Italia, non avere mai visto uno schifo simile!

Adesso prendo valigia e torno in madre Russia!

Dalla comune entra Benvenuto.

Benvenuto: Gninalmente aggio gnacciato a gnelli ddoje pazze!

Larissa: Cameriere!

Benvenuto: (Fa linchino) Gnenvenuta gnin casa!

Larissa: Ma io agi essere in casa. Io essere badante di zio Augusto.

Benvenuto: Gno gnapito. E gni serve gnalcosa?

Larissa: Io volere signor Augusto e andare via.

Benvenuto: Gnil gnignor Gnaugusto gna gnin gnucina.

Larissa: Come dire?

Benvenuto: Gnil gnignor Gnaugusto gna gnin gnucina.

Larissa: Ma io non capisco.

Benvenuto: (Si arrabbia) Gnil gnignor Gnaugusto gna gnin gnucina. Gnai gnapito? La

gnucina, dove si gnucina!

Larissa: Ah, cucina? Molto bene, io cercare lui.

Benvenuto: E vieni, gnandiamo.

I due escono a destra. Dalla comune entrano Emiliana e Natale.

Emiliana: Ma insomma, la volete smettere di seguirmi?

Natale: Signora, io non che vi seguo, vi sto venendo appresso!

Emiliana: E nun a stessa cosa?

Natale: Ma voi mi dovete capire? Io sono un uomo pieno di desiderio.

Emiliana: No, vuje site sulo nu rattuso. E si nun ve ne jato, chiammo a polizia.

Natale: Mamma mia, che cattiveria ci sta in questo mondo. Addirittura mi chiamate

rattuso. Io sono solo un uomo che tiena una rara malattia del sesso. Pensate,

questa cosa mi cominciata quando avevo 9 anni.

Emiliana: Allora site nu rattuso precoce!

Natale: Non sono rattuso e non sono precoce. E solo che a 9 anni provavo attrazione

per la mia maestra di scuola e di tutte le mie compagne di classe. E quando

sono andato alle medie, provavo attrazione per le mie professoresse e per le

alunne di tutta la scuola. E questo mi successo pure alle superiori. E pure

alluniversit. Niente di meno, maggio pigliato doje lauree soltanto per il

gusto di andare appresso a delle donne. Tutto qua.

Emiliana: E non avete mai fatto niente con loro?

Natale: No, sempre buca. (Amaro) Del resto, le donne mi hanno sempre rifiutato. E

pensare che io sono un giudice.

Emiliana: Che genere di giudice?

Natale: Che genere dovrei essere?Un giudice ordinario. Da ieri sono io che mi occupo

di matrimoni falliti, cause di divorzio e di separazioni.

Emiliana: Che cosa? Ma allora voi assegnate anche gli alimenti a donne divorziate?

Natale: E certamente.

Emiliana: E se il marito di una donna divorziata riceve una eredit, la donna divorziata

pu ricevere il 50% di questa eredit?

Natale: Altro che!

Emiliana: (Morbida) E allora che aspettiamo? Da qualche parte in questa casa ci deve

stare una camera da letto tutta per noi.

Natale: Ah, finalmente he capito! Io lo so dove sta questa camera da letto.

Emiliana: Mi ci porti in braccio?

Natale: Ma certamente.

La prende in braccio, ma lei pesa e lui riesce solo a sostenerla con difficolt e

pian piano cerca di portarla via a sinistra.

Emiliana: A proposito, io mi chiamo Emiliana Alsugo.

Natale: (Sofferente) Natale Allestero!

Escono a sinistra.

7. [Guido e Marco. Poi Salvo, Mietta e Nunzia]

Dalla comune tornano Guido e Marco.

Guido: Finalmente ci siamo sbarazzati di zio Augusto.

Marco: Ma chella signora overamente a sora e tuo zio?

Guido: Ma che? Io ce aggio miso 50 Euro nmana e ce aggio ditto e dicere ch a sora e

mio zio! Adesso dobbiamo pensare a trovare a Nunzia. Lei deve dire a mio zio che

stiamo ancora insieme.

Marco: E pe quantu tiempo po dur sta farsa? Si almeno tuo zio muresse ambresso!

Guido: (Ci riflette) Muresse abresso?

Marco: S!

Guido: Ma po nun che gghiamme ngalera per omicidio?

Marco: E chi te lha ditto che llata accidere? Un uomo di quellet si fa passare un ultimo

sfizio con la propria badante e ci rimane secco. Nun ce he penzato?

Guido: (Sorpreso) Marco, ma tu o ssaje che cocche vvota me stupisce? Cierti vvote me

pare nu deficiente qualunque, e invece raramente tiene pure cocche bona idea!

Marco: E allora chiama subito sul cellulare tua moglie. Anzi, la tua ex.

Guido: S, s, subito. (Prende il cellulare e chiama)

Marco: E vvuo dicere Pronto?

Guido: Ma si chella nun risponne!

Allimprovviso si sente una suoneria che squilla da destra. I due vi si voltano.

Marco: Ma che d stu celluare?

Guido: E chillo e Nunzia.

Marco: Ma allora essa sta cc?

Guido: E s, starr inta cucina. M vaco subito add essa.

Marco: Aspetta, dove vai? E ti vuoi vestire perlomeno decentemente?

Guido: Ma pecch, m tengo o pigiama?

Marco: La camicia e il pantalone vanno bene, ma mettiti una cravatta ed una giacca come

si deve. Mi pare che la tua ex moglie ce teneva pe sti ccose.

Guido: Marco, ma io nun te capisco cchi. Staje diventanno troppo intelligente!

Marco: Sono doti nascoste che vengono fuori.

Guido: Bene, io allora vado in camera da letto.

Ma dalla sinistra si sente uno scricchiolio di letto.

E comme ce vaco? Marco, tuo figlio ha occupato nata vota a stanza e lietto mio

cu Larissa.

Marco: Vedi se il tuo cameriere Benvenuto ti presta una giacca.

Guido: (Gli lancia baci) Bello, bello smack, smack Tu tieni le idee di un genio, per

cu a cervella e nu scemo! Io torno subito.

Esce via a destra, mentre Marco va a sedersi sul divanetto. Ragiona da solo.

Marco: Per, effettivamente, nun marricurdavo e essere accuss furbo e intelligente? E

quello stato il divorzio a farmi rimettere in moto il cervello. Il matrimonio rende

deficienti le persone!

Sente qualcuno venire dalla comune e si nasconde dietro il divanetto. Entrano dal

centro Salvo, Nunzia e Mietta.

Mietta: Salvo, a mamm, dove stanno Guido e pap?

Nunzia: No, a te te ne mporta sulo e add sta Marco.

Mietta: Poi vediamo.

Nunzia: No, vediamo adesso.

Salvo: Sentite, inutile che vappiccecate. Io non lo so dove stanno pap e Guido.

Nunzia: Per almeno sai che cosa stanno escogitando.

Salvo: Niente, nun saccio niente.

Prendono 100 Euro a testa dalla borsa e glieli danno. Subito Salvo cambia idea.

Saccio tutto cose: Guido vuole tenersi leredit tutta per s. Ho visto pure che se la

faceva con la badante di zio Augusto.

Le due: Uh, chillu bastardo!

Nunzia: Tu non centri!

Mietta: Poi vediamo! Senti, Salvo, e pap?

Salvo: Pap si vuole vendere il castello e non ti vuole dare un soldo. Vuole abbandonare

pure a me, portandosi i soldi allestero.

Marco: (Viene fuori dal nascondiglio e va da Salvo) Io? Ma nun o vero niente!

Mietta: Ah, tu staje cc?

Marco: Livate a nanzo, tu. Sto parlando con mio figlio. (La scansa via) Salvo, perch

dici che io mi voglio vendere il castello e non voglio dare un soldo a tua madre? E

che ti voglio abbandonare pure a te, portandomi i soldi allestero?

Mietta: He ntiso, Salvo? Nun o vero niente.

Marco: Caso mai vera solo la prima parte: nun voglio da manco neuro a mammeta!

Mietta: Ecco!

Marco: Ma a te ti voglio portare insieme a me. Tu sei lunica persona che mi sta sempre

appresso e che mi da retta. I miei figli, quelli naturali, si sono dimenticati di me.

Ma tu no. Io ti chiamo figlio, tu mi chiami pap, perch ognuno di noi sente il

bisogno dellaltro. E io nun te voglio lass cchi.

Salvo: Pap!

I due si abbracciano.

Mietta: (Si commuove e parla con Nunzia) He visto che scena commovente?

Nunzia: Ma che me ne mporta, a me? Io voglio sap add sta Guido.

Mietta: E gi, add starr?

Da sinistra si sente il letto scricchiolare. Le due si voltano verso quel lato.

Le due: Inta stanza e lietto!

Mietta e Nunzia corrono a sinistra. Salvo e Marco sono ancora abbracciati.

8. [Guido, Marco e Salvo. Poi Nunzia, Mietta, Natale ed Emiliana]

Da destra torna Guido che ha indossato una giacca (da livrea) e una cravatta.

Guido: Ecco qua, Marco! (Nota i due) E che d, cc?

I due si staccano dallabbraccio e parlano tra di loro, come padre e figlio.

Salvo: Pap, quando ti vendi il castello, ma puo accatt na Porsche?

Marco: Nun te prioccup, a pap. Considerala gi tua.

Salvo: Grazie, pap.

Marco: E tu accuss me faje chiagnere. Nisciuno mha ditto mai grazie inta vita mia!

Salvo: Pap, ce ne vulmm?

Marco: Aspetta, prima devo fare unaltra cosa qui.

Salvo: E allora faccio cos: vado a comprare una bottiglia di spumante per festeggiare.

Marco: Bravo, bravo. Valla accatt.

Salvo: (Va per andare verso luscita e nota Guido vestito con la giacca della livrea)

Pap, ma comme s vestuto Guido? S mmiso a ffa o cameriere?

Marco: No, no, va a accatt o spumante. Muoviti!

Salvo: Subito!

Esce via di casa.

Guido: Nh, Marco!

Marco: Uh, Guido, lhe truvata a giacca? (Lo osserva bene) Ma comme te si vestuto?

Guido: Questa giacca me lha data Benvenuto.

Marco: Ma tu accuss cumbinato me pare nu cameriere!

Guido: (Va avanti e indietro, nervosamente) Marco, sapsse comme sto nervuso. Se voglio

fregare zio Augusto, mid evo far trovare con Nunzia. A proposito, add laggio

misa a giacca?

Marco: A tiene ncuollo!

Diego: Ah, gi. E o cazone?

Marco: O tiene ncuollo!

Diego: Ah, gi. E e scarpe?

Marco: E ttiene o pede!

Diego: Ah, gi. E e capille?

Marco: E ttiene ncapa!

Diego: No, io dico, e ttengo pettinate buono?

Marco: Beh, dicimme!

Diego: Vabbu. (Guarda che ora ) M amma subto a cerc a Nunzia. Accuss io

Da sinistra si sentono grida e rumori. Entrano Nunzia e Mietta che sgridano

Emiliana e Natale (che si sistemano i vestiti, trasandati, coi capelli scompigliati).

Nunzia: Avvoc, ma comme, ve jate a imbosc cu Natale o rattuso?

Mietta: Per giunta, in casa mia!

Nunzia: No, chesta a casa e Guido.

Mietta: Ma Guido me llaggia pigli io.

Nunzia: Questo poi lo vedremo.

Mietta: E lo vedremo.

Guido: (Interviene) Alt! Ma che sta succedenno, cc ddinto? Pecch sti duje stvene

inta stanza e lietto mia?

Emiliana: Che ve ne importa? Piuttosto, pensate a pagare gli alimenti a vostra moglie.

Guido: Io nun voglio pav niente a nisciuno. Se Nunzia vuole tornare con me, va bene

cos. E lunico modo per ottenere leredit da mio zio.

Nunzia: Ben detto, ammore mio!

Mietta: Ma quale erdeit? E va bene adesso vi dico la verit, anche se cos contravvengo

il segreto professionale. Io sono la notaio di tuo zio. Lui non ha fatto nessun

testamento. Prima di farlo, voleva rendersi conto se tu lo meritavi.

Guido: Cio, comme sarebbe a dicere? Ma allora non ha scritto nemmeno che dar tutti i

suoi soldi alla sua badante russa. E cos?

Mietta: No, quelli gi li ha scritti. I suoi dubbi erano su di te, perch lui non tiene figli.

Nemmeno parenti lontani. Se tu non sarai degno della sua eredit, lui lascer il

suo palazzo in beneficenza ai carmelitani scalzi.

Marco: Buono, accuss saccttene e scarpe!

Nunzia: Ma allora inutile che torni cu te.

Mietta: Per la verit, no. Se voi due state insieme, allora leredit vostra. O per meglio

dire, se stavate insieme. Ma da marito e moglie. Ma voi avete divorziato!

Nunzia: E ce spusmme nata vota.

Mietta: Per me non vale. Il notaio sono io.

Nunzia: S? E invece leredit del tuo ex marito Marco come funziona? Gi lha avuta?

Mietta: Altro che!

Nunzia: (Va a mettersi sottobraccio a Mario) E allora non li voglio pi, gli alimenti.

Preferisco un nuovo marito. Meglio un uovo oggi che una gallina domani!

Marco: E lluovo fosse io?

Nunzia: S!

Marco: (A Guido) Nh, ma tua moglie me conviene?

Guido: A me nun m convenuta.

Nunzia: Ma nun o da retta. Marco, andiamo!

Marco: (Rassegnato) E andiamo!

Nunzia: Ammn! Arrivederci a tutti, aggio apparato o matrimonio.

Marco e Nunzia escono via.

Mietta: Avvocato, nemmeno io voglio pi gli alimenti da mio marito. Ho deciso di

sposarmi con Guido.

Guido: Oh, aspiette, ma mica puo decidere tu sola?

Mietta: Tu lo vuoi il testamento di tuo zio?

Guido: S.

Mietta: E famme fa a me.

Emiliana: E va bene, fate voi. Io intanto me ne vado col mio Natale Allestero.

Mietta: Ah, andate allestero?

Natale: No, Allestero o cugnomme mio! A proposito, signora, ma voi avete un figlio

che si chiama Salvo, frutto di una relazione con un certo Peppe Imprevisti?

Mietta: E voi come lo sapete?

Natale: Me lha detto lavvocato qui presente. Sapete com, dietro la mia apparenza di

rattuso, si nasconde un giudice.

Guido: (Sorpreso) Azz!

Natale: E visto che sposerete il signor Guido Iltrattore, far una sorpresa a voi due.

Mietta: Grazie, grazie!

Emiliana: Vogliamo andare, Natale?

Natale: Ma s. Signori, con permesso! Io e lavvocato qui presente abbiamo lasciato un

discorso in sospeso!

I due escono di casa. Guido e Mietta, rimasti soli, si osservano.

Guido: Eh, beh, visto che io e te ci dobbiamo sposare, perch non ci conosciamo?

Mietta: Vieni, sediamoci sul divanetto.

Cos fanno.

Scena Ultima. [Guido, Mietta, Augusto, Larissa e Natale]

Seduti al divanetto, Guido osserva Mietta (gli abiti da infermiera sotto la giacca)

Guido: Senti, Mietta, ma che ci fai vestita da infermiera?

Mietta: Ah, ehm no, niente, una carnevalata!

Guido: Ma poco fa dicevi veramente? Mi riferisco al testamento di mio zio Augusto.

Mietta: E certo.Parola di notaio!Lunica maniera di ottenere leredit la sua morte,

prima che lui faccia testamento. E s, perch tu sei lunico parente ufficiale che

lui ha. Cos, la sua eredit passerebbe automaticamente a te. E poi (Osserva lo

sguardo di Guido molto interessato) Nh, ma che te staje mettnno ncapa?

Guido: No, niente, niente. Mica o pozzo accidere? Tanto, non vivr per molto. Quello

pure malato di cuore. Se soltanto avesse uno schianto. Magari questo schianto

pu avvenire per unemozione molto forte.

I due si guardano ed hanno la stessa idea.

Mie&Gui: La badante russa! (E si alzano in piedi)

Guido: Laggio vista inta cucina.

Mietta: Presto, muoviti, chiamala.

Guido: Un momento, ma se poi lui muore, non siamo incolpati noi?

Mietta: Noi? Caso mai Larissa. Sui giornali esce lei.

Guido: E gi, mica la prima volta che un uomo anziano si mette con la propria

badante russa? Allora, aspiette nu poco.(Va alla porta della cucina e la

chiama) Larissa, Larissa! Jesce nu poco cc!

Da destra entra Larissa, trainando un trolley.

Larissa: Signori, io andare via!

Guido: Overamente? E mio zio?

Larissa: Io mi licenziare. A me non frega pi niente di vostro zio. Lui pu anche morire!

Guido: Appunto! Se muore, tu sei libera! Se tu gli regali cinque minuti di passione, lui

se ne va allaltro mondo. Tanto, la stanza da letto gi sai dove sta.

Larissa: E io dovrei fare questo? E per quale motivo?

Mietta: Leredit del signor Augusto.Alla sua morte, i suoi soldi sono tuoi.

Larissa: (Subito si convince) Dove essere signor Augusto? Dove stare? Io accettare!

Ma poi fanno tutti silenzio perch si sente la voce di Augusto venire da fuori.

Augusto: (Chiama) Guidooo! Guidooo!

Mietta: Uh, sta tornando.

Guido: Presto, Larissa, vatti a preparare. Poi io te lo mando tra le tue zanne!

Larissa: (Ambiziosa) Da, da, io non vedere lora!

E se ne esce a sinistra, portando con s il suo trolley.

Mietta: (Non ha capito Larissa) Che cosha detto?

Guido: Ha ditto che nun vede llora e da!

Dal centro entra Augusto, sempre col suo bastone.

Augusto: Guidooo!

Guido: Ehm uh, o zio, io stongo cc!

Augusto: Disgraziato, ma tu e tua moglie che avete fatto? Mavte abbandunato a casa e

na perzona che diceva e essere mia sorella, ma nun era essa!

Guido: Ehm no, zio, ma ti sbagli, ci deve essere stato un equivoco.

Augusto: E invece nun nequivoco. Io lho riconosciuta manualmente!

Guido: E va bene, perdonaci, zio, io e mia moglie volevamo stare un poco da soli.

Augusto: No, non ti perdono. Per fortuna che non ti ho detto la verit. Ma qualu

testamento? Io nun laggio fatto ancora.

Mietta: He visto?

Augusto: Chi ha parlato, m?

Guido: Ehm stata mia moglie Nunzia!

Mietta: Eh?

Guido: S, tu sei mia moglie Nunzia.

Augusto: Ah, sta cc? Allora voglio fare il riconoscimento del viso. (Si avvicina a Mietta)

Mietta: Ah?

Guido: Ehm non ti preoccupare, Nunzia. Hai capito, Nunzia? Fai Nunzia!

Augusto: (Mano sul viso di Mietta) Ah, ecco Nunzia. Strano, non tiene la faccia come

laltra volta. A me, chesta, nun me pare Nunzia. E s, Nunzia tene a barba!

Guido: Ma cosa dici, zio Augusto? Lei Nunzia.

Augusto: No, nun so sicuro.

Guido: Ah, s? E allora fai una bella cosa: vai un momento in camera da letto. Ci sta

una sorpresa per te.

Augusto: In camera da letto? Una sorpresa per me? S, a voglio ved. Anze, a voglio

tucc! Ce vedmme aroppo.

Augusto esce via a sinistra. Guido e Mietta si avvicinano alla porta di sinistra

ed origliano. Si sente Augusto chiedersi qualcosa.

Nh, ma chi ce sta cc ddinto?

Larissa: Sono io, principessa di Siberia. Da, da, da!

Augusto: Larissa? E che vvuo a me?

Larissa: Entrate in letto, presto.

Augusto: E pecch?

Larissa: Non fate domande. Forza!

Ad un tratto si sente il letto scricchiolare. Guido e Mietta esultano a gesti. Poi

allimprovviso non si sente pi nulla.

Guido: E finita! Adesso esce Larissa e ci da la notizia.

Ma invece da sinistra torna Augusto, col suo bastone, trasandato e spettinato.

Augusto: Bene, ce vulva proprio! Solo che queste ragazze di oggi tengono poca

resistenza. E m m venuta famme e vaco a magn!

Va in cucina. Guido e Mietta si guardano perplessi e corrono subito a sinistra.

Poi tornano sconvolti nel salone.

Mietta: Uh, mamma mia! Invece e mur zio Augusto morta a badante!

Guido: Secondo me, chillo nun more maje! Chillo ce atterra isso a nuje!

Dalla comune entra Salvo con la bottiglia di spumante in mano.

Salvo: Pap, pap! (Nota Mietta) Uh, mamm, add gghiuto pap?

Mietta: Ehm Salvo, a mamm, tuo padre da oggi ha una nuova compagna.

Salvo: E tu?

Mietta: E pure io: lui!

Salvo: (Guarda Guido schifato) Chi schifo!

Guido: Tu faje cchi schifo e me!

Dalla comune entra Natale che va dai due.

Natale: Cari signori, ho deciso: come giudice, voglio fare un regalo al signor Guido.

Emiliana mi ha detto che il qui presente Salvo Imprevisti il figlio della

signora Mietta Abbascio. Ebbene, i figli seguono le madri divorziate.

Guido: E io che centro?

Natale: Vi aiuter a far entrare Salvo nel vostro stato di famiglia: lui sar vostro figlio!

Guido: (Sconvolto) Cheee?

Salvo: (Lo abbraccia) Pap!

Natale: Arrivederci!

Guido: No, no, aspettate, io non lo voglio a questo come figlio! Aspettateeee!

Natale esce via inseguito da Guido, Salvo e Mietta. Da destra entra Benvenuto.

Benvenuto: Gnil gnanzo gnonto! Gna magnare!(Non sente risposta e insiste)Gnil

gnanzo gnonto! (Non sente risposta e si arrabbia) Oh, gnil gnanzo gnonto!

FINE DELLA COMMEDIA

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