Nunzio e Pastore presentano il regio Edipo

Stampa questo copione

NUNZIO E PASTORE PRESENTANO IL REGIO EDIPO

NUNZIO & PASTORE PRESENTANO IL REGIO EDIPO

di

Michelangelo Coviello





PERSONAGGI

I personaggi sono un gruppo di attori raccogliticci, una compagnia di barboni, vestiti con abiti che, loro malgrado, ammiccano i film sado-maso.

EDIPO - E’ il boss, borchiato e tatuato al punto giusto, collane vistose e anelli possenti. Più che recitare, abbaia. E’ sempre arrabbiato, ansioso come chi teme il peggio da un momento all’altro. Sulla scena si muove con violenza. Con Giocasta ha un rapporto padre-padrone, la usa continuamente come una bambola erotica.

SACERDOTE - E’ un vecchio, non si capisce se è andato di suo o è ubriaco sempre. Non c’è con la testa, miagola il testo in completa assenza di sé.

CREONTE - E’ il classico figlio di papà non cresciuto. Grasso, debordante, ha sempre fame, mangia senza sosta. E’ guarnito di ogni ritrovatro tecnologico che usa in modo decorativo. Anche lui borchiato e tatuato, ma non credibile, infantile. Parla sempre a bocca piena.

TIRESIA - E’ un anziano travestito con una certa verve e voglia di vivere. E’ spiritoso, ironico, non prende nulla sul serio. Si veste con eleganza, da diva del cinema d’altri tempi. Sempre con il trucco in ordine e sempre pronto ad accoppiarsi, con chiunque.

GIOCASTA - E’ una donna formosa, appariscente fino alla provocazione. Sempre discinta e seduttiva, ha un frustino, è svestita al punto giusto, in pelle sado-maso. Il suo posto è il letto mentre guarda la TV e beve un drink.

NUNZIO E PASTORE - Sono gli unici che prendono sul serio lo spettacolo, vestiti in modo teatrale con i costumi dell’epoca. Non si accorgono dello iato scenico e psicologico dei personaggi. Sono gli unici che recitano in costume, credendo a ciò che dicono.

LA SCENA - E’ un loft, sgangerato e post-moderno, ma anche un magazzino di costumi teatrali. C’è tutto, compresa moka per il caffé.



PROLOGO

(Edipo, il Sacerdote e Creonte. La scena è vuota e buia, con la luce entra il Sacerdote accompagnato da voci e pianti. Poi, come sospreso da un richiamo, entra Edipo. Da ultimo Creonte.)

EDIPO
Può la terra essere risucchiata dal mare o una stella sparire nel cielo, può un re nascondersi tra i pianti del suo popolo e come un marinaio fuggire dinanzi al naufragio di nascosto e non visto? No, Edipo non può cessare di essere Edipo finché la terra rimarrà terra, finché la luce guiderà la notte alla sua fine… eccomi dunque o padre, affinché i miei occhi vedano, le mie orecchie sentano… la morte ha invaso il mio cuore, e il mio regno… (rivolto al sacerdote) anche tu qui… anche tu, inutile, come le mie preghiere, come questo dolore… ascolta (abbassando la voce) chi sono? Chi sta morendo? Quanti sono…

SACERDOTE
Sono molto più numerosi quelli che non ci sono più, o re… il male strazia con uguale ferocia vecchi e bambini, uomini e donne, buoni e cattivi.
Sono venuto a supplicarti, salvaci!… Salvaci per la seconda volta, tu, che tutto hai fatto, strappa la nostra vita da chi la vuole per sé.

EDIPO
Se bastasse la mia vita in cambio della vostra, non esiterei un momento… io che pensavo di avere sconfitto il male per sempre, eccolo più forte di prima, invincibile, invisibile… vuota ragione è la volontà senza una guida, un segnale… ho riflettuto a lungo e mio malgrado… se ci sarà un rimedio alla peste ce lo dirà Creonte che ho mandato al tempio di Delfi per sentire il responso del dio che tutto sa.

(Entra Creonte, malridotto, stanco, abbraccia Edipo.)

CREONTE
Buone notizie fratello… il dio ha parlato…

EDIPO
Coraggio, riposati fratello mio… qual è il responso?

CREONTE
(In un fiato) L’oracolo ha ordinato di punire gli uccisori di Laio.

EDIPO
Laio? E chi è Laio?

CREONTE
(Sempre in un fiato) Laio fu nostro re, prima che tu arrivassi.

EDIPO
E come mori?

CREONTE
Nessuno lo sa con precisione… partì da Tebe per andare a Delfi, voleva interrogare il dio… non fece più ritorno.

EDIPO
E perché partì per Delfi, cosa voleva dal dio?

CREONTE
Liberare la città dal male.

EDIPO
Viaggiava solo?

CREONTE
Sì.

EDIPO
Ucciso… aveva forse nemici in città?… o forse viaggiava carico di ricchezze e allora…

CREONTE
Né l’uno, né l’altro.

EDIPO
Ma allora, a che scopo fu ucciso?

CREONTE
Anche noi ce lo chiedemmo a lungo.

EDIPO
Non si uccide un uomo senza una ragione… se ci fu assassinio, la trama parti da qui… dall’invidia dei suoi pari… (sempre più sospettoso) o da qualcuno che alle sue spalle congiurava contro di lui, forse più d’uno, una fazione avversa… e voi? Nessun sospetto? Nessuna indagine?

CREONTE
Avevamo altri guai da affrontare.

EDIPO
Guai? E quali?

CREONTE
La Sfinge, quella stessa che tu abbattesti… e che noi, per gratitudine, ti offrimmo la città e il nostro regno.

EDIPO
E così Laio fu dimenticato… fino ad oggi che un nuovo male affligge la città… strana coincidenza… e Laio fu ucciso mentre andava a Delfi per chiedere al dio il modo per sconfiggere la Sfinge, proprio come abbiamo fatto anche noi, vero Creonte? Non ti pare una strana coincidenza?… però tu non sei morto per strada… e il dio si è ricordato di Laio e tutto il resto, strano… 
Andate e cercate gli assassini di Laio, io intanto cercherò di fare luce in questa buia storia dove tutto sembra possibile.

CREONTE
E da dove cominciamo a cercare, o mio re?

EDIPO
Cominciate dagli amici di Laio, interrogateli… amici, parenti, i vecchi, quelli che sono ancora vivi… voglio che tutti i testimoni della vita di Laio siano interrogati… tu Creonte mi terrai informato… che i vivi cerchino di ricordare, se vogliono tornare a vivere.


PARODO

(Entrano in scena Pastore e Nunzio. Parlano con accento o in dialetto meridionale, con effetti visibilmente comici.)

NUNZIO
Io sono Nunzio e lui è Pastore (lo indica, ma non c’è nessuno)… Pastore, ehi Pastore vieni fuori… non aver paura, sono tutti amici… vieni, vieni, siamo a teatro… ti aspettano, c’è il pubblico Pastore, fatti vedere.

(Entra Pastore con aria smarrita, si guarda intorno stupito.)

PASTORE
Ohé Nunzio… ohé Nunzio.

NUNZIO
Sono qui, sono qui… girati.

PASTORE
Ohé Nunzio… ma qui ci guardano tutti… hai portato la roba?

NUNZIO
Ma quale roba? Che stai dicendo?

PASTORE
La roba da mangiare… quale roba sennò.

NUNZIO
Ma sì, sì, dopo… come stavo dicendo io sono Nunzio e lui Pastore… fai l’inchino pastore… siamo gli sponsor, abbiamo pagato tutto noi…

PASTORE
Noi, noi… io, perché tu la tua parte io non l’ho ancora vista… a proposito, avevi promesso, che qui, davanti a tutti, che oggi, stasera…

NUNZIO
(Estrae un pezzo di carta e glielo porge) Eccolo, eccolo qua… (sventola l’assegno) sono svariati milioni… un acconto, il resto a fine mese…ohé Pastore, però l’idea ti è piaciuta.

PASTORE
Bell’idea, fare lo sponsor pur di avere una parte.


NUNZIO
Sei stato tu, volevi la tragedia… Sofocle, Edipo… a proposito hai visto quanto è bravo il nostro Edipo.

PASTORE
Ah sì… un bell’uomo… ma senti un po’, chi è questo Gaio?

NUNZIO
Laio non Gaio… anche se volendo… Laio è… non, non te lo posso dire, diciamo che è il lato oscuro della vicenda.

PASTORE
Ohé Nunzio, hai visto che lusso… anche la scena, i costumi… e io pago.

NUNZIO
E’ tutta finzione… tutto personalizzato, fatto apposta per stasera… domani si butta… abbiamo voluto fare gli sponsor.

PASTORE
Pastore e Nunzio presentano…

NUNZIO
No, un momento… Nunzio e Pastore presentano… lo senti suona meglio Nunzio e Pastore con la e commerciale che fa marchio… Pastore e Nunzio non suona, la gente poi non si ricorda, Nunzio e Pastore invece… ce li abbiamo in pugno, capisci?

PASTORE
Sarà… io comunque tengo un poco di appetito… hai portato la roba?

NUNZIO
E dagli con questa roba, si l’ho portata, l’ho portata… (rivolto al pubblico) Scusate… andiamo a farci uno spuntino. (I due escono di scena).


PRIMO EPISODIO

(Edipo, il Sacerdote e poi Tiresia)

EDIPO
(A se stesso) Voglio che la verità risplenda, come la luna al sole, il cui riflesso rende chiara la strada al viandante e sicura… o miei pensieri siate il mio cammino, il mio braccio, la mia spada… Laio, che prima di me governò su questa terra, fu ucciso, impunito i suoi assassini, ignaro il popolo, negligente chi non ricercò a fondo i colpevoli… Nulla accade per la prima volta… Voglio sapere tutto di chi mi sta vicino, voglio sapere se qualcuno trama alle mie spalle. Laio, Laio in questo hai sbagliato, tu non sapevi… forse tu ti fidavi di chi ti uccise e senza sospetto lo hai accolto, ma Edipo non è Laio, io saprò varcare la soglia del fondo delle cose… guai a chi ha paura di sé, guai ai morti… Se scoprirò chi ha ucciso Laio salverò anche la mia vita e nello stesso tempo avrò obbedito al dio.
(Rivolto al sacerdote.) Ascoltami bene e ripeti con me al popolo questo mio proclama:
IO EDIPO RE DI TEBE ORDINO AL POPOLO E A CHIUNQUE DI VOI CHE SIA A CONOSCENZA DELL’UCCISORE DI LAIO O CHE ABBIA NOTIZIE E INFORMAZIONI UTILI PER SMASCHERARLO DI RIFERIRE TUTTO QUELLO CHE SAPETE A ME PERSONALMENTE E NON AD ALTRI. E SE TRA VOI, POPOLO DI TEBE, E’ NASCOSTO L’ASSASSINO NON TEMA PER LA SUA VITA E SI CONSEGNI A ME CON FIDUCIA, IL COLPEVOLE SARA’ PUNITO CON L’ESILIO. MA SE QUALCUNO SA E NON DICE, SE QUALCUNO CONOSCE LA VERITA’ E TACE EBBENE COSTUI VERRA’ PUNITO COME SE FOSSE EGLI STESSO L’ASSASSINO DI LAIO.

SACERDOTE
Tu che sei il più giusto dei re, come puoi sospettare di noi. Se solo avessimo saputo qualcosa lo avremmo già detto a suo tempo. Nessuno di noi sa più di te. Il dio dell’oracolo, lui doveva dirci il colpevole.

EDIPO
E’ vero, ma non l’ha fatto… e questo significa qualcosa, il suo silenzio deve essere uno sprono all’azione da parte nostra. Se non ha voluto rivelare il nome dell’assassino ci sarà una ragione… e noi la scopriremo.

SACERDOTE
O mio re, se nessuno tra noi sa non significa che qualcun altro non sappia.

EDIPO
Che vuoi dire?


SACERDOTE
Voglio dire che esiste un uomo che vede e non vede, che sa e non sa, che può tutto e niente ma che se ispirato dal dio, attraverso il volo degli uccelli, tutto sa della sua e della nostra vita, del passato e del futuro.

EDIPO
E del presente cosa sa?

SACERDOTE
O mio re, tu sei il nostro presente, tu solo lo conosci.

EDIPO
Ma costui sa o non sa, cosa vuol dire ispirato dal dio?

SACERDOTE
Io non lo so esattamente, ma lui è un indovino ed esercita quest’arte nella propria cecità, vede con altri occhi, tutti lo conoscono… è Tiresia.

EDIPO
Ah, Tiresia… sì, lo conosco, sebbene non ami i suoi modi. Già Creonte mi ha consigliato di chiamarlo ed io ho cercato di farlo venire qui, per ben due volte… ma lui si è sempre rifiutato, come vedi neanche lui mi ama… Oggi, per la terza volta, ho mandato Creonte e non da solo, con l’ordine di condurlo qui… con la forza se necessario.

(Entra Tiresia accompagnato da un bambino e da Creonte.)

CREONTE
Ecco Tiresia, o re… è venuto di sua volontà.
(Creonte esce di scena.)

EDIPO
Tiresia, non avercela con me, non per mio volere ti ho fatto chiamare, ma per rispetto della volontà dei molti che ti seguono, ti amano e ti adorano come un dio. Tutti dicono che sai molte cose e che attraverso il volo degli uccelli il dio si fa chiaro ai tuoi occhi… dicono che conosci i segni sacri, i segni segreti e il canto di chi vola… dicono che investighi il passato e che conosci il futuro… dicono che vedi le cose del cielo e quelle della terra, che solo tu conosci il destino di ognuno… Dicono che tu sia l’unico a scrutare il cielo di giorno mentre gli altri lo scrutano di notte… Tu, se tu parli la lingua divina, parla ora tra gli uomini, e se è vero tutto quello che ho detto, fa che la verità si mostri per bocca tua.


TIRESIA
Edipo… non sono venuto per te, ma forzatamente mi sono lasciato convincere a venire qui affinché si compia il destino che il dio ha segnato… tu, poi, troppa fiducia riponi nelle parole dei ragionamenti, nella nuova moda della scrittura… non ascolti né le leggi dei padri, né segui quelle della natura, della tradizione… quanto a me, a nulla giova il mio sapere… triste è il sapere senza il potere.

EDIPO
Non voglio aprire antiche ferite, vecchio. E non voglio farti del male. Non dimenticare che io sono sempre il tuo re e tu mi devi obbedienza… perciò ti ordino di dire tutto quello che sai sulla morte di Laio.

TIRESIA
Lasciami andare via, è meglio per te.

EDIPO
Non di me si tratta, ma della salvezza della città, parla.

TIRESIA
Il mio parlare non sarà utile né a me né a te (fa per andarsene).

EDIPO
No, dove vai, fermati! La legge vale anche per te… se non vuoi parlare vuol dire che allora sai, e se sai e non parli vuol dire che vuoi proteggere qualcuno, non è così forse?

TIRESIA
Ti scongiuro o re, fammi tornare a casa, non voglio una nuova prova di forza, basta con gli enigmi, lasciami andare, 
non sia che per discolpare me, incolpi te.

EDIPO
Cosa sento?… Siamo passati dalle scuse alle minacce?

TIRESIA
Non ho detto niente e non dirò niente… Non voglio fare del male a te e nemmeno a me.

EDIPO
Non sei cambiato affatto vecchio… sei sempre ostinato come un sasso.



TIRESIA
Ostinato io?… Perché mi rifiuto di fare quello che tu ostinatamente vuoi che faccia contro la mia volontà.

EDIPO
Ti detesto vecchio, e detesto soprattutto il disprezzo che hai ed hai sempre avuto per la vita, gli uomini e la salvezza di questa città che ti ha sempre nutrito e che ora tu nemmeno consideri… La morte è ovunque regina ma tu, tu pensi soltanto a te stesso, alle tue magie… ai tuoi imbrogli.

TIRESIA
Ciò che deve accadere, accadrà.

EDIPO
E allora perché tanta ostinazione… se ciò che dovrà accadere acadrà, perché tanta paura di dirlo?

TIRESIA
Basta! (Fa ancora per andarsene).

EDIPO
(Alzandosi) Lo avete sentito tutti, si rifiuta di parlare… è dunque contro la legge. Tiresia conosce la verità e tace e tacendo ammette chiaramente di essere lui l’assassino di Laio e come tale verrà punito.
(Rivolto a Tiresia) Vecchio, ho sempre saputo che per opera delle tue magie, terribili crimini vengono commessi… ma ora soltanto so con certezza che tu stesso hai tramato la fine di Laio e forse… con le tue minacce stai tramando anche la mia.

TIRESIA
(Collerico) Sappi allora che tu sei il colpevole, l’assassino che cerchi sei tu stesso.

EDIPO
Lo avete sentito di nuovo tutti… per discolpare sé, incolpa me… e tu, vecchio, credi con questo trucco becero di evitare la condanna che tu stesso ti sei cercato?

TIRESIA
Io non mi sono cercato niente… questa è la verità, la verità del dio.

EDIPO
E da dove viene questa verità, dove sta scritta… è forse nelle tue arti magiche, nei tuoi imbrogli?… O forse te l’ha detto il dio in persona?

TIRESIA
Tu me lo hai detto, sciagurato, tu che osi metterti contro di me e che contro la mia volontà hai voluto che parlassi.

EDIPO
Per dire cosa… per minacciare ed incolpare colui che vuole sapere? E che vuole farti dire quello che sai?

TIRESIA
Allora fingi di non aver capito?

EDIPO
Allora ripeti ancora quello che hai detto, perché non ho ben capito.

TIRESIA
Dico che tu sei quello che stai cercando, tu sei l’assassino di Laio.

EDIPO
Vecchio, la tua arroganza risveglia il mio odio… vattene non sei degno della mia collera.

TIRESIA
Troppo tardi, io rimango per dirti che la tua ora è giunta, come è giunto il momento della verità.

EDIPO
Cosa ne sai tu della verità, di ciò che è e di ciò che non è… tu che oscilli dal sogno alla realtà, tu che cambi opinione ogni giorno, che non prendi posizione nemmeno verso te stesso… tu, mezzo uomo e mezzo donna, mezzo saggio e mezzo imbroglione, tu che non ami nessuno, tu che non credi in niente e ti nascondi dietro il dio che non esiste, tu cieco dentro e fuori di te.

TIRESIA
Sappi allora anche questo… la mia cecità sarà presto la tua, la mia verità, che tu tanto disprezzi, sarà la tua e ti distruggerà come tu hai distrutto questa città coi legami dei tuoi pensieri di cui non conosci gli abissi, che presto ti avvolgeranno, sappi che la colpa…

EDIPO
Io non devo sapere niente di quello che tu vuoi dirmi, so soltanto che menti e che hai oltraggiato la legge e che sei colpevole tu stesso dell’assassinio di cui mi accusi.

TIRESIA
Se non vuoi credere a me, presto crederai ai fatti.

EDIPO
Io cambierò questi fatti che stai tramando alle mie spalle, li cambierò a mio favore e contro di te si riverseranno… e non solo contro di te si abbatterà la giustizia ma anche contro tutti quelli che insieme a te stanno congiurando contro la legge e la città… A proposito forse non sei il solo a pensarla così, scommetto che anche Creonte è d’accordo con te, anzi forse è stato lui, l’invidioso, a suggerirti tutta questa messa in scena.

TIRESIA
No, né io né Creonte ma tu, solo tu vendicherai tutti noi contro te stesso.

EDIPO
(Rivolto al cielo) Quanto disgustoso è l’essere giusti, quanta miseria si nasconde nell’umiltà, quanta superbia muove i discorsi.
(Rivolto a Tiresia mentre sfodera la spada) Sappi che questa spada è la prima di tutta la città, che questo cuore è il primo e che questa voce raccoglie la fiducia di chi mi ha fatto re di Tebe… E ora tu e Creonte, di cui già da un pezzo ne sospetto la brama di potere, la sua presenza assidua alle mie spalle, il suo parlare fitto fitto e a voce bassa… tu e lui contro di me portate questo attacco, proprio nel momento più delicato e funesto per l’intera città.
(Rivolto a Creonte) O Creonte, Creonte, perché mi odi, perché vuoi per te quello che mai potrai avere… (Rivolto a Tiresia) e così Creonte ha convinto questo vecchio ciarlatano a fargli da spalla e inventare tante menzogne quante ne servono per potermi scacciare dal trono… Bravo Creonte… e come complice si è scelto questo vecchio stregone… ah, Creonte, anche tu sei cieco se pensi che io non ti veda, che non mi accorga dei tuoi loschi piani, il tuo falso amore, così esibito…(sempre rivolto a Tiresia) ma dimmi un po’, come mai stavi zitto ai tempi della Sfinge, come mai tu, che tutto sai, non hai saputo rispondere ai famosi indovinelli, come li chiami tu, anzi, dov’eri nascosto… perché non mi pare che tu fossi tra la schiera di chi provò a cimentarsi… perché nessuno si salvò, fu una strage… serpe, dov’era la tua lingua biforcuta quando la città era in preda al pericolo, cosa dicesti in quella occasione, contro chi ti mettesti, a chi la colpa profetizzasti? Ebbene?… Ebbene risponderò io per te… a Laio, a chi altri? … tu e il tuo compare Creonte… non è così?… e allora spiegami il tuo improvviso non sapere niente alla sua morte… eppure oggi sai tutto di tutti, e solo oggi, guarda caso… il tuo sapere non è mai a caso, anzi accusa qualcuno, me… tutti questi anni, quanti dal momento in cui io, straniero, io che nulla so, ho liberato tutti voi dal male che vi affliggeva, e non fu cosa facile…(tra sé e sé) Superato dal caldo, procedevo a fatica verso la rupe, ignaro di tutto ma pronto a tutto… fu bello da lassù vedere i campi ben arati, le vigne cariche… mi trovavo nel cuore del silenzio e lo avvertii… intrecciai le mani, così, facendo cerchio di me, capii che qualcuno mi stava osservando, la temperatura si abbassò bruscamente… dalla roccia, sì, la roccia cambiò forma e sostanza, divenne lo splendore che io né potevo vedere né potevo avvicinare sebbene entrambe le cose desiderassi, sentii la musica ed io la conoscevo, andava e veniva come vento sonoro… oh, meraviglia, vidi me stesso camminare in tutte le direzioni, ora vecchio ora bimbo… capii di essere in un luogo sacro e che ero stato accolto, sono passati molti anni da allora, e quello che poi accadde mi fece innamorare… ciò che è fuori di sé, è privo di sé… un segreto… la mia forza… sì, sono passati molti anni e tu (a Tiresia) tutti questi anni li hai passati in silenzio, avevi dimenticato tutto, vero? Lo hai detto tu stesso, ed ora eccoti qua di nuovo, come una peste, ad incolpare me, il re, come già incolpasti Laio… guardate, quelli che come lui credono di sapere tutto e parlano solo per accusare, ecco la vera peste… ora sappiamo come purificare la città.

TIRESIA
Se vuoi uccidermi fallo pure, sei tu il re, ma io ho il diritto di parlare, di dire tutto quello che tu stesso non sai di te… Edipo, ascoltami, il tuo chiamare tutti fratello e sorella, padre e madre non è vero amore, perché tu non sai chi ti è padre e madre, chi ti è fratello e sorella… tu, o re, non conosci le tue origini e pagherai duramente il tuo non sapere… quanto a me, solo la verità è amore.

EDIPO
Vattene, seminatore di odio, vattene prima che venga meno il mio rispetto per la tua condizione.

TIRESIA
Io non sarei qui se tu non mi ci avessi costretto con la forza.

EDIPO
Sai bene perché ti ho fatto venire, per amore del popolo, perché sono in molti a credere alle tue idiozie.

TIRESIA
Certo, per te io sono un mentitore, un imbroglione… ma non lo ero per i tuoi genitori, addio!

EDIPO
Fermo! Cosa sai dei miei genitori che io già non sappia.

TIRESIA
So che il giorno che conoscerai le tue origini, sarà lo stesso della tua fine.


EDIPO
Avete sentito? Un’altra minaccia, basta! Vattene.

TIRESIA
Colui che cerchi è qui, l’assassino di Laio è tra noi, tutti lo credono straniero ma è tebano, lui stesso lo scoprirà e non sarà felice di sapere di avere ucciso il padre, sposato la madre, generato figli che gli sono fratelli… di essere figlio e padre di se stesso, marito e figlio della stessa donna. Ora, sciogli questo nuovo enigma, tu che sei conoscitore di enigmi e poi, se mi troverai bugiardo, uccidimi. (Esce)




PRIMO STASIMO

(Nunzio e Pastore)

PASTORE
Buono, buono assai… bravo… sei proprio bravo a cucinare… non si direbbe, così a vederti… sei ordinario e invece, eh la vita è strana.

NUNZIO
Ti è piaciuto lo stinco, eh?… e i patate, com’erano eh?

PASTORE
Ah, buone buone… ma anche il caciocavallo, ho gradito assai… forse il vino, un po’ forte, o no?

NUNZIO
Quello non l’ho fatt’io… però genuino, fatto con le proprie mani… ora ci starebbe un caffé.

PASTORE
Ma senti un po’… (si avvicina all’orecchio e bisbiglia qualcosa).

NUNZIO
(Annuisce) Sì, sì… ma perché bisbigli?

PASTORE
No, no, dicevo così… posso dirlo?… A me questo Tiresia mi sta un po’ antipatico… cioè mi fa impressione… e poi… e poi l’ha sparata grossa.

NUNZIO
Ohe, Pastore, hai voluto la tragedia… è una lotta titanica, Edipo e Tiresia, due giganti… effettivamente Edipo è più simpatico.

PASTORE
Ah sì, un bell’uomo… terrà una quarantina d’anni, alto… ohé, ma se Edipo tiene una quarantina d’anni, sua madre ne dovrebbe tenere una sessantina… io non ci credo… l’ha sparata troppo grossa.

NUNZIO
Effettivamente, i conti non tornano… e poi dice che sono passati tanti anni… io Giocasta l’ho vista, là dietro, in camerino… azz… uno pezzo di figliola, che può avere una trentina, toh quaranta… 


PASTORE
Ma dimmi un po’… come fa uno ad essere padre e figlio di se stesso, figlio e marito della stessa donna… vogliamo pazziare… te l’ho detto quello lì mi sta antipatico.

NUNZIO
Adesso non esagerare, è finzione, siamo a teatro… forse quando è successo il fatto… sai com’è una volta i femmene si sposavano presto… tredici, quattordici ed erano già gravide…

PASTORE
Va beh, diciamo così… però bravi, tutti professionisti tranne noi.

NUNZIO
Che c’entra, noi siamo gli sponsor… possiamo fare anche noi la nostra bella figura.

PASTORE
Ohé Nunzio, ma come cazzo si vestono… i vestiti sono costati assai… bastava una bella tuta col nome degli sponsor, come dici tu, Nunzio e Pastore… con la e commerciale.

NUNZIO
Ma che dici… la tragedia va recitata in costume, sennò che razza di tragedia è… qui si parla di migliaia di anni fa, ohé Pastore, rifletti.

PASTORE
Va beh, va beh… senti che ne dici di un caffé?

NUNZIO
Vuoi andare al bar del fojer?

PASTORE
No… da Monica, la sarta… tiene la caffettiera in camerino… e magari ci scappa l’ammazzacaffé.

NUNZIO
Ma veramente… tutti e due? Insieme? Ma… te l’ha detto lei?

PASTORE
Certo… e certo che anche lei è un costo… ma siamo o non siamo gli sponsor?
(I due escono)




SECONDO EPISODIO

(Edipo, Sacerdote, Creonte e Giocasta)

CREONTE
Cos’è successo, il re è impazzito? Ho saputo che il re in persona mi ha accusato di gravi colpe. Che in mia assenza mi ha trattato da nemico, non da cognato quale sono. Mi ha accusato di ordire una trama contro di lui. Ha dimenticato tutto il mio amore e la mia stima verso di lui, la mia dedizione verso la città. Il mio onore è andato perduto in un solo momento… Sono venuto a chiedere spiegazioni… (Rivolto al sacerdote) Ti prego, fammi parlare con lui direttamente.

EDIPO
(Entrando) Proprio te cercavo, ma vedo che la tua sfrontatezza è così grande da farti venire qui con il cuore leggero, con la fronte alta di chi ha appena vinto una battaglia… Ebbene parla, perché sei venuto a cercarmi? Credi che non ti abbia già smascherato? Credi che io sia così stupido da non capire la tua astuzia nel portare qui quel vecchio ciarlatano ad accusarmi di assassinio? Credi che non abbia capito che dietro le sue parole si nascondono i tuoi ordini?

CREONTE
Ma… ma io non so nulla, non so di cosa stai parlando, si può sapere di cosa sono accusato?

EDIPO
L’accusa te l’ho già detta, non fare finta di non capire… dimmi piuttosto quello che sai, scagionati ed io ritirerò tutto.

CREONTE
Non posso scagionarmi di ciò che non ho commesso.

EDIPO
Risparmia i giochi di parola con me, so chi sei.

CREONTE
E va bene… sono venuto perché ho saputo che mi hai ingiustamente accusato, ora vuoi che mi scagioni da ciò che non ho mai nemmeno osato pensare. Voglio una spiegazione, perché mi minacci, da dove vengono le accuse, di quali colpe mi sono macchiato?

EDIPO
La più grave è quella di tradimento… perché vuoi uccidermi?

CREONTE
Io ucciderti?

EDIPO
Sì, non è forse tuo amico quell’indovino?… Non sei forse andato tu, di persona a chiamarlo e istruirlo sull’oracolo e su quello che doveva dire contro di me?

CREONTE
Perché, cosa cos’ha detto?

EDIPO
Dimmi, da quanto tempo è scomparso Laio?

CREONTE
Che c’entra Laio?

EDIPO
Eppure tu stesso sei andato a Delfi, dal dio.

CREONTE
Sì, per l’oracolo, per salvare la città.

EDIPO
E l’oracolo non riguarda forse la morte di Laio?

CREONTE
Sì, ma non capisco come possa c’entrare Tiresia con la morte di Laio.

EDIPO
Ci sto arrivando… rispondimi, da quanto tempo è scomparso Laio?

CREONTE
E’ passato molto tempo, troppi anni per ricordare con precisione.

EDIPO
Però l’oracolo se ne è ricordato… “punire l’assassino di Laio” l’hai detto tu stesso, sono tue parole vero?

CREONTE
Non le mie, ma quelle del dio.

EDIPO
Sei sicuro?… Certo che sei sicuro… andiamo avanti. A quel tempo però non indagaste sulle cause della morte di Laio, tu stesso hai detto che non avevate fatto ricerche approfondite in tal senso.

CREONTE
Sì invece che le facemmo, ma senza risultati.

EDIPO
E allora perché il tuo amico e complice indovino non disse allora quello che oggi disse a me?

CREONTE
Non lo so, perché cosa ha detto?

EDIPO
Ha detto che io sono l’assassino di Laio… e se l’ha detto vuol dire che conosceva il responso del dio, lo stesso che tu mi hai riferito…Chi glielo ha detto? O forse già lo sapeva in silenzio?… Capisci ora? Ti sei messo in trappola da solo. Tu sei stato a dirglielo, tu gli hai messo in bocca le accuse contro di me… magari non direttamente, come solo tu sai fare… fornendo particolari, dati, supposizioni, sospetti che poi il vecchio da solo ha messo insieme e detto a me come se fosse farina del suo sacco… tu sei il responsabile di tutto ciò e forse anche della scomparsa di Laio. 

CREONTE
Hai finito di ingiuriarmi, posso difendermi?… Posso ora, farti io alcune domande come tu hai fatto a me?… Per amore della verità?

EDIPO
Fai pure, ma fallo per te, non per amore della verità, perché la verità ti condanna.

CREONTE
Vedremo… allora dimmi, tua moglie è mia sorella, vero?

EDIPO
Non prenderla alla lontana, vieni alla questione.

CREONTE
Non avere fretta… tua moglie è regina e signora di questa terra come tu ne sei il re, vero?


EDIPO
E allora, dove vuoi arrivare?

CREONTE
E anch’io, in quanto fratello della regina e cognato del re, esercito una certa signoria, sono il primo tra i cittadini, vero?

EDIPO
E’ proprio questa tua condizione che ti ha ispirato l’ambizione di avere tutto per te, qui sta la tua perfidia.

CREONTE
Ti sbagli… perché dovrei volere tutto quanto per me quando in realtà ho già tutto… Perché dovrei desiderare le stesse cose che ho, volendo l’intero regno con tutta la fatica, le preoccupazioni e l’oppressione che comporta, sarei folle… Avrei perduto la testa inseguendo un’ambizione più piccola della mia posizione… Perché rischiare, come tu stesso hai detto, di essere odiato, guardato, preso di mira, accusato quando la mia posizione mi consente di essere amato, cercato, corteggiato per ottenere favori, concessioni. Tutti, quando vogliono qualcosa da te, vengono da me… perché io sono come loro, non un eroe come te. Nessuno oserebbe chiederti qualcosa, sei inavvicinabile, qui, nella testa del popolo che tu ami, ma che non sa altro amore che il silenzio… Per quanto riguarda l’oracolo, invece, vai tu stesso a controllare la fedeltà del mio responso e se pensi che sia d’accordo e complice di Tiresia contro di te, condannami pure a morte, ma prima dimostralo con prove e fatti.

SACERDOTE
Parla bene Creonte, o mio re… forse la cosa migliore sarebbe cercare la pace tra di voi e non affrettarsi nello scagliare accuse uno contro l’altro, inutilmente.

EDIPO
Taci, padre… anche se è vero quello che dici è altrettanto vero che se non ci si difende in fretta da chi in fretta ci offende, si è perduti per sempre… quanto a te, presto avrai prove e morte.

(Entra Giocasta)

GIOCASTA
Sciagurati fratelli e mariti, sciagurata me che vi amo… la morte corre libera ovunque, il popolo è falciato, stremato e voi, come bambini, litigate, vi scambiate minacce, accuse, parole… Dov’è finito il vostro coraggio, dov’è l’ingegno che mi fece innamorare… Basta vi prego, non aggiungete dolore al dolore.

CREONTE
Sorella, tuo marito ha perso la testa. Mi ha accusato di tradimento e vuole condannarmi a morte.

EDIPO
Sì, ho perso la testa dal dolore di sorprenderlo, l’amato amico, il fidato cognato… o Giocasta costui mi ha tradito, e contro di me congiura e non da solo… presto, devo agire presto prima che sia troppo tardi.

CREONTE
Non ascoltarlo sorella, non credergli, non è vero, non sono un traditore… potessi morire qui all’istante se ho mentito.

GIOCASTA
Basta, vi scongiuro, smettetela! Dimenticate le parole vuote e insieme cercate di fare un’azione degna della vostra fama.

SACERDOTE
Edipo ascoltami… la regina parla bene, sospendete questa disperata corsa alla ricerca di un colpevole… nessuna prova dimostra qualcosa. Non si può continuare a sospettare di tutti… oggi Creonte, domani io stesso… Edipo, abbiamo paura.

EDIPO
Voglio darti ragione padre… però rifletti bene a quello che ti dico… se Creonte è innocente significa che io sono il colpevole, perché di assassinio Tiresia, suo complice, mi ha accusato.

SACERDOTE
Ma anche contro di te Tiresia non ha portato prove… perciò dico che il giorno vinca ancora la notte e l’amore l’odio. Vedrete, le cose andranno per il verso giusto se voi per primi vi prenderete per il verso giusto… e se qualche colpevole c’è, il tempo sarà la nostra saggezza, lo cercheremo e una volta trovato lo puniremo.

EDIPO
E sia. Ognuno si ritenga libero dalle accuse e disponga di sé liberamente. Che ognuno faccia del proprio meglio per porre fine al dolore che tutto attanaglia e sconvolge la mente… vai Creonte, ti seguirà il mio odio, ovunque, per sempre.

CREONTE
Me ne vado… ma non finirà così.

SACERDOTE
Regina, riporta anche tu la tua vittoria, tu che sei la più sapiente tra le donne, riconduci il re alle sue stanze.

GIOCASTA
Oh sì, certo. Ma prima vorrei sapere cosa è successo… di cosa si sta parlando.

SACERDOTE
Di niente… parole, discorsi, accuse, minacce. Niente di vero ma che più del vero ferisce.

GIOCASTA
Dimmi o re, cosa ti ha mandato così in collera, tu che sei per calma e senno vasto come il cielo. Dimmi cosa e chi ti ha offeso.

EDIPO
Mi si accusa di essere l’assassino di Laio.

GIOCASTA
Ma colui che ti accusa sa chi è il colpevole? Oppure è una voce che circola tra gli invidiosi, o più semplicemente, è qualcuno che vuole così spostare da se stesso l’attenzione?

EDIPO
Peggio! E’ Creonte… ma ha mandato avanti un altro a dirmelo, uno stregone, un indovino, un impostore… lui Creonte, direttamente non ha osato accusarmi.

GIOCASTA
Oh mio re, lascia perdere queste cose… se desse retta agli indovini l’uomo sarebbe ridotto alla stupidità, alla paura… Nessuno può conoscere il futuro… te ne darò subito una prova. Un giorno Laio ebbe un vaticinio dove si diceva che il suo destino sarebbe stato quesllo di morire ucciso per mano di suo figlio. Laio invece morì, ucciso da una banda di ladroni, e non ha avuto figli, 
poiché quell’unico che ebbe da me, lo fece uccidere per paura del vaticinio… lo fece gettare ancora in fasce dalla cima di un monte. Come vedi tu stesso, le profezie non esistono.

EDIPO
Così mi piace sentirti parlare, è come se sentissi i miei pensieri con altra voce. Molti indovini si aggirano predicendo questo e quest’altro, molti oracoli danno segni certi e benevoli agli infelici che si possono così sollevare dalla loro pena. Il popolo ha bisogno di questo, di credere che la vita esista anche senza di loro e che nessuno sia l’artefice della propria, come potrebbero altrimenti sopportare ciò che sopportano? Stregoni, maghi, indovini, cartomanti e perché no, speranza. Io ho lottato tutta la vita contro questa disperazione, ho liberato la città dall’enigma, altri incantesimi ho vinto… Ero ancora un ragazzo, un oracolo per bocca di un indovino mi disse di stare lontano dai cavalli per un mese intero durante la stagione dell’amore, era in gioco la mia vita… ebbene aspettai il tempo della stagione dell’amore e mai come in quell’anno vissi tra cavalli giorno e notte, imparai molto e vinsi tra lo stupore di tutti che già mi davano per morto… da allora l’oracolo si asciugò e l’indovino dovette cambiare città… Ma ora dimmi, dove fu ucciso Laio?

GIOCASTA
Dicono non lontano da qui, ad un incrocio di tre strade.

EDIPO
Dove esattamente?

GIOCASTA
Sulla strada che porta a Delfi, non ce ne sono altre… ma perché questa domanda?

EDIPO
Dopo te lo dirò, ora rispondimi, qaunto tempo è passato da allora?

GIOCASTA
Non mi ricordo esattamente… fu un po’ prima che tu arrivassi.

EDIPO
Com’era Laio, di persona?

GIOCASTA
Era alto e bello come te. I capelli bianchi, lo sguardo azzurro. Ma era anche diverso da te, meno maschile, più gentile nei modi, amava la musica, il canto.

EDIPO
Viaggiava da solo o aveva la scorta regale?

GIOCASTA
Erano in cinque alla partenza da Tebe.

EDIPO
Morirono tutti, o solo Laio?

GIOCASTA
Ne tornò solo uno, era ferito e ci raccontò l’accaduto, era uno dei servi più fedeli di Laio, ora fa il pastore sulla montagna e raramente viene in città.

EDIPO
Sarebbe possibile parlargli e farlo venire qua?

GIOCASTA
Ma certo, perché mio signore? Stai forse pensando a qualcosa di preciso?

EDIPO
Temo per la mia vita… Se è vero quello che penso, devo agire in fretta prima che Creonte mi preceda.

GIOCASTA
Per l’amore che ti porto, dimmi cos’hai in mente… Edipo a cosa stai pensando? Fammi pertecipe, dividilo con me, come sempre.

EDIPO
Creonte, tuo fratello, ha organizzato un complotto contro di me e, a quanto pare, lo ha pensato in modo da non darmi nessuna via di uscita. Prima il responso dell’oracolo, poi l’indovino che lui stesso ha mandato contro di me… ora manderà il pastore, capisci? Devo agire in fretta perché le parole da sole non bastano contro l’evidenza dei fatti, soprattutto quelli del passato, e poi ci sono le testimonianze… Presto, cerca subito il pastore e portalo qui da me.

GIOCASTA
Sì, subito, ma perché lo vuoi vedere. Cosa sa che noi non sappiamo già?

EDIPO
Tu e gli altri avete detto che Laio morì in un’imboscata per mano di una banda di ladroni. Se il pastore confermerà questa versione dei fatti, allora sono salvo. Ma se all’ultimo momento lui ritratterà e dirà che l’uccisore fu uno solo, allora sono morto, capisci?

GIOCASTA
Ma no, ti sbagli, lo sentii con le mie orecchie e non ero da sola. Altri possono testimoniare di avere sentito che furono in molti ad aggredire Laio e la sua scorta.

EDIPO
Va bene, ma tu fallo chiamare lo stesso, prima che Creonte lo istruisca a dovere, sù vai, corri.

GIOCASTA
Vado. Ma tu non stancarti con i troppi ragionamenti. La peste sconvolge spesso le menti prima ancora dei corpi.

EDIPO
Va, fidati di me.


SECONDO STASIMO

(Nunzio e Pastore)

NUNZIO
Ah, che bellezza… che buono è il caffé, anche la sarta… buonissima… io cucino e tu offri il caffé, è Pastore, che ne dici?

PASTORE
A proposito di soldi… la cassa piange; hai capito cosa voglio dire? …Ti è piaciuto l’ammazzacaffé… 

NUNZIO
Gran pezzo di figliola… grande classe, senti Pastore… ma è fidanzata? No, sai com’è… il tempo corre.

PASTORE
E certo che è fidanzata, con quell’attore lì… Creonte… pare che sia uno sciupa femmine.

NUNZIO
Ma secondo te, questa faccenda dell’oracolo… sarà vero o è tutto falso… ci sta il complotto?

PASTORE
A me lo chiedi? Effettivamente tutte queste coincidenze… insomma mi confondono… vuoi dire che tra Creonte e Tiresia… sono in società?

NUNZIO
Ma, staremo a vedere… e comunque questo Creonte… il fatto che è fidanzato con la sarta me lo rende un poco antipatico… non è che tra il rusco e il brusco, anche con Giocasta.

PASTORE
Ma che dici… Giocasta è una santa donna… tutta teatro e famiglia… ohé Nunzio, dimmi una cosa… ma come cazzo parlano?

NUNZIO
E come devono parlare… sono istruiti, professionisti… parlano tragico… hai voluto la tragedia.

PASTORE
E’ la loro parlata… ho capito… ma non si poteva stringere un po’… questi mi fanno venire il latte alle ginocchia.

NUNZIO
Quanto sei ignorante… quando si dice tragedia, è tutto tragedia… costumi, scene, regia, attori… e sissignore, il teatro ha la sua parlata.

PASTORE
E noi come parliamo?… Parliamo brutto? Diciamo pane il pane e vino il vino… e che c’è di male?

NUNZIO
Quanto sei ignorante Pastore… noi parliamo alla buona, senza pensare… ma qui ci sta un copione… parole scritte apposta per l’occasione… a proposito la sai la parte?

PASTORE
E come no… parola per parola… tu piuttosto… non facciamo figure.

NUNZIO
La so la parte, la so… mi raccomando stai accorto, sii serio… e non ti mettere a ridere sul più bello.

PASTORE
Io… tu piuttosto… mi raccomando parla italiano, non facciamoci riconoscere… che poi dicono che siamo meridionali.

NUNZIO
Sai che ti dico? Andiamo dalla sarta, che lei è del nord Italia, e ci facciamo una bella ripassata, tutti insieme. (Escono)



TERZO EPISODIO

(Edipo, Giocasta, Nunzio, Sacerdote, Pastore)

GIOCASTA
(Al sacerdote) Sono molto in pena per il re, non vuole sentire ragione né consigli. Non lo riconosco più, è ansioso, preoccupato addirittura sospettoso di tutto e di tutti. Cosa posso fare per lui?

(Entra il Nunzio)

NUNZIO
(Rivolto al sacerdote) (Accento meridionale) Sai dirmi quale casa appartiene a Edipo? Oppure dove si trova la reggia, che io possa raggiungerla al più presto, tengo notizie nuove ed importanti per il re.

SACERDOTE
Questa è la casa del re, questa è la reggia che tu cerchi, e costei è la regina. Il re è dentro, si riposa.

NUNZIO
Oh mia regina, ho buone notizie per il re. Vengo da Corinto. Sì, notizie buone, forse un po’ dolorose.

GIOCASTA
Sono più di una, allora possono essere buone e cattive allo stesso tempo. Dì a me, cos’è successo.

NUNZIO
Sì mia regina… gli abitanti di Corinto vogliono Edipo come loro re, e questa è quella buona.

GIOCASTA
E quella cattiva?

NUNZIO
Polibo è morto, Polibo il grande e valoroso re di Corinto è morto… Polibo, proprio lui, il padre di Edipo.

GIOCASTA
Bene, corro a chiamare il re.

(Entra Edipo)

EDIPO
Non occorre, eccomi qua… cos’è successo, ho sentito delle voci, qualcuna anche straniera.

NUNZIO
La mia, o mio re. Vi stavo cercando, vengo da Corinto e porto notizie.

EDIPO
Molto bene parla… no, aspetta, dimmi questa è la stagione dei giochi, vero?

NUNZIO
Sì, sicuro, annualmente, come tutti gli anni.

EDIPO
Sotto la collina, vicino all’albero del pepe?

NUNZIO
Sicuramente sì, o mio re.

EDIPO
E ancora è il vincitore dell’anno prima che decide chi premiare?

NUNZIO
Sicuramente sì, o mio re, non è cambiato niente.

EDIPO
Non è cambiato niente?… Non è cambiato niente!… Non è cambiato niente… Parla.

NUNZIO
Re Polibo è schiattato, morto.

EDIPO
Di morte naturale o vittima di un complotto?

NUNZIO
Era già vecchio quando tu partisti, o re… è morto nel suo letto, di vecchiaia, sereno e in pace come una creatura.

EDIPO
Questa notizia mi addolora… ma nello stesso tempo mi scagiona da ogni sospetto… vedi mia regina, quanta menzogna e paura nascondono gli oracoli?… E forse gli stessi dei… (rivolto al nunzio) E mia madre?

NUNZIO
Tua madre? E perché ti preoccupi per lei?

EDIPO
Se sai parla, sarai ben ricompensato.

NUNZIO
Grazie o re, troppo buono, grazie… però io a tua madre non la conosco.

EDIPO
Come non la conosci; Merope, la moglie di Polibo.

NUNZIO
Come?… Non ricordo… possibile?

EDIPO
(Gli allunga il denaro) Ne avrai dell’altro se le tue informazioni saranno interessanti. Parla.

NUNZIO
Bene, bene… tua madre non la conosco… Merope non è tua madre.

EDIPO
Cosa stai dicendo… cosa significa questo? Forse Polibo mi ebbe da un’altra donna?

NUNZIO
Nossignore… Polibo non è mai stato vostro padre.

EDIPO
Ah, molto interessante (sta al gioco)… e chi sarebbero allora i miei veri padri e madri?

NUNZIO
Non lo so o mio re.

EDIPO
Ah, non lo sai… però sai quello che mi hai detto… e come fai a sapere certe cose che nemmeno io so?

NUNZIO
Semplice (passa al tu) … lo so perché sono stati io a venderti a Polibo quando ancora eri piccolo.

EDIPO
Ah, ma allora è tutto chiaro, sono figlio tuo!

NUNZIO
Per carita, neanche per sogno… io ti ho trovato per caso, sotto un cavolo… sotto un cavolo del monte Citerone.

EDIPO
Si da il caso però, che il monte Citerone sia qui vicino a Tebe e non vicino a Corinto.

NUNZIO
(Balbetta insicuro) Oh, sì… sì certo, il monte Citerone è qi vicino a Tebe… lo so bene io, che ho viaggiato molto… e durante uno dei miei viaggi… mi trovai, per così dire, nei pressi del monte Citerone… qui vicino a Tebe, eh sì… proprio così.

EDIPO
(Sta al gioco) Eh sì, giusto… in uno dei tuoi viaggi d’affari… d’affari vero?… perché tu sei un uomo d’affari, lo si vede subito.

NUNZIO
Beh, sì… diciamo così eccellenza… sono un uomo d’affari.

EDIPO
E così mi hai trovato sotto un cavolo.

NUNZIO
Non proprio… è un modo di dire eccellenza… un pastore ti diede a me… e senza volere nessuna ricompensa… sì, un pastore di greggi.

EDIPO
Molto bene… e così, ora, dopo molti anni mi cerchi per dirmi questo… e naturalmente stai parlando di me, non di un altro… non è che stai inventando qualcosa per, appunto, fare dei nuovi affari… magari con Creonte?

NUNZIO
(Seccato) Non conosco nessun Creonte.

EDIPO
Ah, certo, si capisce… e dimmi un po’, come fai a sapere che io sono proprio quello che tu dici.


NUNZIO
Semplice eccellenza, Edipo… lo dice la parola stessa… Edipo, piedi gonfi, lo sanno tutti… anzi sai che ti dico, io ti diedi quel nome perché mi facevi pena… con quelle caviglie.

EDIPO
Bravo (ride)… tieni, te li sei meritati (butta denaro ai suoi piedi)… ascolta, un ultima domanda… e il pastore?… chi era il pastore che mi ha dato a te… era forse lui mio padre?

NUNZIO
(Meravigliato) E che ne so io chi era quello lì… era un pastore che vedevo tutti i giorni sul monte Citerone… era uno dei pastori di Laio, sì Laio, il vecchio re di Tebe… quello un po’…

EDIPO
E questo pastore, lo sapresti riconoscere?

NUNZIO
E come no?… mi sembra ieri.

GIOCASTA
(Agitata) Ah, Edipo lascia perdere le chiacchiere di costui… non vedi che è un buffone, che sta improvvisando, è tutta una messa in scena.

NUNZIO
Regina, non mi offendete… ma quale messa in scena, ohé.

EDIPO
(A Giocasta) Lo so, ma lasciami fare, voglio andare in fondo… tu, ora che ci penso, tu… saprai certamente chi era il pastore di cui si sta parlando… vai a cercarlo e portalo qui.

GIOCASTA
E’ lo stesso che stai cercando come testimone dell’assassinio di Laio.

EDIPO
Ahj, questa sì che è una notizia… lo voglio qui subito.

GIOCASTA
Edipo, ti prego, lascia perdere tutti questi sospetti… ti scongiuro… per il tuo bene.


EDIPO
Io sono il mio bene… e voglio sapere, va! (Giocasta esce)…
Via tutti, voglio rimanere solo…(escono tutti) bastardo… la morsa si stringe, lo sento… quel vecchio bastardo… mio padre, mia madre, tutto coerente… bastardo… il padre, la madre, non li voglio, non li ho mai voluti… sono figlio del caso, degli avvenimenti… la notte mi ha fatto crescere non il latte, la solitudine è stata la mia compagna non l’amore… Padre e madre non esistono, ognuno è figlio delle sue azioni… le azioni fanno grandi gli uomini non i genitori… sono in trappola, non l’avevao previsto… bastardo di Corinto, non ci voleva… devo stare calmo, devo ragionare…
(Entrano il sacerdote, il nunzio, il pastore e un servo. Rivolto al sacerdote)
è questo l’uomo che cerchiamo? E’ lui il testimone della morte di Laio? E sempre lui è il testimone della mia vita? E’ da lui che dipende la mia sorte? Dalla sua parola dipende la sorte della città?

SACERDOTE
Sì, mio signore, a questo siamo giunti… siamo al punto di non ritorno… mai la follia osò tanto… è lui l’uomo che cerchi, ormai anche lui vecchio senza più la bellezza che tanto Laio amò… sì, mio re è lui il tuo destino.

EDIPO
(Rivolrto al Nunzio) E’ questo l’uomo che mi diede a te?

NUNZIO
In carne ed ossa. Proprio lui medesimo.

EDIPO
(Rivolto al pastore) Vecchio… guardami bene in faccia e rispondi alle mie domande… Fosti un servo di Laio?

PASTORE
Sì, il preferito dal re.

EDIPO
E hai sempre fatto il pastore come oggi?

PASTORE
Sì, sempre.

EDIPO
E dove portavi le greggi a pascolare?

PASTORE
Le portavo sul monte Citerone.

EDIPO
(Indica il Nunzio) Quest’uomo dice di conoscerti… tu lo conosci?

PASTORE
No, o mio re.

NUNZIO
Come non ti ricordi di me… andiamo, sul monte Citerone… tu mi davi la ricotta e io ti davo la salciccia… tre stagioni intere… eravamo amici, così.

PASTORE
(Annuisce suo malgrado) Ah, ora ricordo, mi sembra di sì.

NUNZIO
E non ti ricordi che un giorno… tenevi tanta agitazione… ti ricordi, mi desti di nascosto un fagotto con dentro un bimbo… un fagottiello.

PASTORE
(Sempre suo malgrado) Mi sembra di ricordare, sì.

NUNZIO
(Indica Edipo) Ed eccolo qua il fagottiello… si è fatto grande… e vorrebbe conoscere i propri genitori.

PASTORE
(Si prende la testa tra le mani) Basta, basta… per carità basta.

EDIPO
Bada a te vecchio… il bambino glielo desti o no.

PASTORE
(Guardando fisso il Nunzio) Sì.

EDIPO
E perché glielo desti? Era forse tuo figlio?

PASTORE
No, no… no.

EDIPO
E di chi era figlio?… Dimmelo o t’ammazzo con le mie mani.


PASTORE
Era un figlio di Laio… così mi dissero, ma io non lo so con certezza.

EDIPO
E chi lo può sapere con certezza.

PASTORE
La regina.

EDIPO
Fu lei che te lo diede?

PASTORE
Sì.

EDIPO
Perché te lo diede?

PASTORE
Per farlo sparire, per ucciderlo… per paura dell’oracolo.

EDIPO
Quale oracolo?

PASTORE
L’oracolo diceva che il figlio avrebbe ucciso il padre.

EDIPO
E tu uccidesti il bambino come ti era stato ordinato?

PASTORE
No, no… non sono un assassino.

EDIPO
E perché non lo facesti?

PASTORE
............

EDIPO
Rispondimi vecchio… sono io quel bambino?

PASTORE
(Con la testa nega, poi lentamente annuisce) Sì, sei tu (si copre il viso).

EDIPO
(Molto calmo) Molto bene… ora tutto è chiaro… vi prego di andarvene e chiamatemi la regina, devo parlarle.

(Tutti escono. Entra Giocasta.)

GIOCASTA
Eccomi, stavo aspettando che tu mi chiamassi… eccomi al tuo fianco, come sempre.

EDIPO
Sono in trappola… ho bisogno del tuo aiuto.

GIOCASTA
Certo, qualsiasi cosa, anche la vita.

EDIPO
Laio ebbe un figlio da te vero? Che fece sparire, vero? Tu stessa me lo hai raccontato.

GIOCASTA
Sì, certo… è vero.

EDIPO
Quel figlio non morì, secondo gli ordini del re… qualcuno sostiene che è vivo e che sono io.

GIOCASTA
Ma non è possibile… nessuno è in grado di riconoscere un uomo da un neonato… nemmeno una madre lo potrebbe…

EDIPO
Va bene, questo lo ripeterai anche a loro… mi serve la tua fedeltà… forse, se la tua parola vale ancora, mi sarai d’aiuto… Ascolta voglio raccontarti una cosa… non ho mai creduto agli stregoni, agli oracoli, né al volo degli uccelli o altri segni che il vento porta… amo il cielo stellato, quello notturno più incline ai ragionamenti… come sai amo il calcolo, la scrittura, il rischio… una volta, anni fa a Corinto, feci una scommessa, una delle tante che facevo per mettere alla prova il mio coraggio… un tizio, durante un banchetto sostenne che il mio disinteresse verso gli oracoli era paura, paura di ascoltarli ed esserne poi condizionato… il giorno dopo andai a Delfi con l’intenzione di chiedere un responso e comportarmi in maniera opposta a quella dell’oracolo per provocare l’ira dei sacerdoti… gli dei sono le paure dell’uomo… così feci la mia domanda al dio, la preparai con cura, quasi un enigma… nessuno mi rispose, sembrava che il dio non trovasse risposte… nessuna bocca pronunciò parola, nessun segnale nell’aria, ne fui rassicurato perché mi sembrava che quel mettere in difficoltà l’oracolo, quell’inatteso successo non faceva che consolidare le mie convinzioni… tutto ciò avvenne pubblicamente e fu così che la mia fama crebbe così come il mio potere… ma ci fu anche qualcos’altro, il giorno prima di partire mi fu fatto un vaticinio senza che io lo richiedessi, diceva che avrei ucciso mio padre… al principio mi sembrò un malaugurio, una vendetta dello stregone che male aveva sopportato il mio trionfo… sì, ero abbastanza abile nei giochi di parole, nel fare e disfare gli enigmi, c’erano anche delle gare, come per gli atleti… la mia testa era come una palestra percorsa da pensieri forti e agili… così pensavo e mi misi in cammino e quando arrivai presso un crocevia, ce ne sono tanti qua intorno, vidi avanzare un vecchio seguito da una scorta di servi e quando costui, con fare prepotente pretendeva che mi spostassi per cedergli il passo lo sfidai a duello e vinsi, uccisi lui e tutta la scorta, non volevo testimoni… il resto lo sai anche tu… ora, io non sono preoccupato per l’oracolo, ma per quelli che ci credono e ne sono talmente condizionati da costruire il proprio destino in funzione dell’oracolo… sono costoro che hanno concepito il piano contro di me, un complotto per fare accadere quello che deve accadere, deciso dagli dei e detto dall’oracolo… per scoffiggere la peste bisogna che un innocente di sangue reale paghi per tutti, questa è la legge degli oracoli… la morte di un innocente per placare la morte stessa… capisci? Questo è ciò che Creonte ha progettato con i suoi complici… per salvare la città, come se io stesso fossi la peste… ora la morsa sta per chiudersi, sono in trappola… ma non è detta l’ultima parola.

GIOCASTA
Oh amor mio, come posso io da sola e senza amici, aiutarti?

EDIPO
Rimani salda nella mente e fedele alle promesse… questo per me sarà di grande aiuto.

GIOCASTA
Cosa hai intenzione di fare?

EDIPO
Non lo so… l’impossibile va sempre tentato.



TERZO STASIMO

(Nunzio e Pastore)

NUNZIO
Ohé Pastore, ce l’abbiamo fatta… bravo bravo, mi sei piaciuto… anzi, sai che ti dico, assomigli un po’ a Bob De Niro… lo stesso modo di recitare… hai stoffa, bravo… e io, come sono andato?

PASTORE
Bravissimo… mi piace, mi piace assai questo tuo modo di buttar via le battute… alla Actor Studio… bravo, ne valeva la pena… e bravi gli sponsor.

NUNZIO
Adesso esageri, ho saltato una battuta e un’altra non me la ricordavo, ma l’ho arrangiata… improvvisata, a orecchio.

PASTORE
Senti Nunzio, ma è tutto vero… veramente ti ho venduto il bambino e tu l’hai rivenduto a quello di Corinto.

NUNZIO
Così c’è scritto… anche se effettivamente Edipo non tiene torto… certo che smontare tutto il marchingegno, è un bello sforzo anche per lui.

PASTORE
Ah sì, Edipo… bell’uomo… anche se il fatto del riconoscimento… dopo una trentina d’anni… neanche una madre… e poi così, tutto in una volta… ohé Nunzio ma siamo sicuri?

NUNZIO
Il copione parla chiaro, Pastore… è una storia antica… migliaia d’anni… è teatro, finzione, lo vuoi capire?

PASTORE
A proposito Nunzio, una critica te la devo fare… tieni un accento di merda, altro che teatro finzione… tu parli come mangi… ci siamo fatti riconoscere.

NUNZIO
Ohé Pastore, la parte era difficile… cazzo se era difficile…la memoria, la pausa, la battuta… io sono autodidatta, non ho fatto la scuola.



PASTORE
Effettivamente, neanch’io… d’altronde siamo gli sponsor… e lo sponsor è sempre lo sponsor anche con l’accento.

NUNZIO
E invece noi dobbiamo fare questo sacrificio, andare a scuola, sissignore… ohé, non è mai troppo tardi… una full immertion, tanto per pulire l’accento.

PASTORE
Ma quale pulire Nunzio… qui bisogna fare le cose sul serio… dobbiamo sudare sangue… io ci sto, anche perché se ogni volta dobbiamo sponsarizzare, è una tragedia.

NUNZIO
Hai ragione… senti ci facciamo un altro caffé?… così ripassiamo.

PASTORE
Nunzio, ma tu poi vuoi anche l’esclusiva con la sarta… avevamo detto fifty fifty su tutto… patti chiari.

NUNZIO
Ma se quella è già fidanzata… e poi Pastore siamo a teatro… finzione.

PASTORE
Andiamo, andiamo… ma tu tieni le mani a posto… finzione, benedetta finzione. (Escono) 



QUARTO EPISODIO

(Edipo, Sacerdote, Creonte, Pastore, Nunzio, Servo)

EDIPO
(Rivolto al Sacerdote) Dov’è Creonte?

SACERDOTE
L’ho già mandato a chiamare… questo suo ritardo mi insospettisce.

EDIPO
Adesso anche tu cominci a capire qualcosa? Troppo tardi, vecchio.

(Entra Creonte)

CREONTE
Eccomi, cosa vuoi ancora da me… comincio a pensare anch’io che sei impazzito… vuoi uccidermi davanti a tutti? Per dare prova del tuo valore? Della tua purezza?

EDIPO
Zitto e ascoltami bene… anzi, ascoltatemi tutti… selvaggia è la morte, non sente ragione alcuna, il cielo è senza orizzonte, anche la ragione fugge dalle nostre menti, i migliori di noi vacillano, il popolo è sobillato da sciacalli, da traditori… ebbene gli sciacalli hanno un nome… Creonte, è lui che trama contro la legge e il re, è lui che diffonde notizie false, è lui il colpevole di tutto… Laio non c’entra, tutta la storia dell’assassinio l’ha inventata per accusare me di…

CREONTE
Non è vero, mente perché vuole discolparsi dall’evidenza dei fatti… io non ho inventato niente.

EDIPO
A chi è venuta l’idea di andare a Delfi, e chi c’è voluto andare?

CREONTE
Io, ma solo perché tu me lo hai ordinato.

EDIPO
Sicuro che te lo ho ordinato, perché tu volevi, anzi consigliasti di andarci io stesso a Delfi… per magari non fare più ritorno, un’imboscata, dei ladroni e addio Edipo.

CREONTE
Tu vaneggi e dici il falso.

EDIPO
Aspetta, aspetta non ho ancora finito… Creonte torna da Delfi e dice che l’oracolo vuole che si puniscano gli uccisori di Laio, che con la loro impurità hanno provocato l’abbattersi della peste… vero?

CREONTE
Sì, è vero, così disse l’oracolo… disse di purificare la città da un assassinio impunito.

EDIPO
Benissimo… l’assassinio di cui si parla è quello di Laio, vero? Il fatto avvenne molto tempo fa…vero? E quando Laio fu ucciso tu diventasti il reggente, vero?

CREONTE
Sì, in quanto fratello della regina e cognato del re morto.

EDIPO
Ma, allora, in qualità di reggente, non ordinasti indagini approfondite sulla morte di Laio. Eppure non è questo il volere degli dei? Punire i colpevoli, non è questa anche la legge degli uomini? La giustizia?… Parve di no, a quel tempo, mentre ora la giustizia è così necessaria che l’intera sopravvivenza della città è affidata oggi alla punizione di un colpevole di ieri che però nessuno ricorda… furono ladroni, vero? Così si è detto per molto tempo, una banda di ladroni uccise Laio e la sua scorta.

CREONTE
Certo, fu questo il risultato delle nostre indagini.

EDIPO
Quale occasione migliore per il buon Creonte, quale pretesto più efficace di quello racchiuso nell’oracolo?… Bisognava purificare la città, occorrevano colpa e colpevole e magari lontani nel tempo… una colpa commessa molto tempo fa, magari l’uccisione di qualcuno, Laio e infine far ricadere la colpa su qualcuno che allora non c’era, non ne era un pericoloso testimone… e chi, se non io stesso, non c’era?

CREONTE
(Rivolto a tutti) Ha perduto il senno, non è vera una sola parola… sono innocente.

EDIPO
Però a consultare l’oracolo ci sei andato, vero? E guarda caso l’oracolo ha parlato solo a te, e guarda caso l’oracolo si incastra perfettamente con l’altro, quello antico, quello fatto a Laio. E così il fedele Creonte torna a Tebe con un pensiero fisso, salvare la città, salire sul trono che già aveva trovato comodo e obbedire agli dei cercando nella stessa persona un colpevole e una vittima da sacrificare agli dei e sconfiggere la peste.

CREONTE
Non è vero.

EDIPO
Non è forse vero che Laio ebbe il vaticinio che sarebbe morto per mano di suo figlio?… Eccomi qua, semplice… chi altri, se non io, può essere contemporaneamente suo figlio e il suo assassino, chi se non uno straniero? Ah sì, perché nel frattempo gli assassini sono diventati uno… da una banda di ladroni è spuntato il figlio assassino del re, e abbiamo anche un testimone, anzi due. Il primo (indica il Pastore) che mi avrebbe consegnato in fasce a costui (indica il Nunzio) e che per pura coincidenza, lo stesso pastore, è l’unico superstite della scorta di Laio. Quest’altro invece (indica ancora il Nunzio) mi avrebbe venduto a mio padre Polibo e naturalmente si decide a parlare ora perché Polibo è morto e sarebbe difficile sostenerlo davanti a lui stesso… (di scatto, puntando il dito verso il Pastore)… e allora quanti erano gli assassini di Laio, molti o uno solo?

PASTORE
E’ passato molto tempo, non ricordo bene… mi erano sembrati molti per la loro furia, ma anche tu o mio re sembri essere in molti ora.

EDIPO
Infatti… lo sapevo, nulla è certezza nella memoria, vero? Ma andiamo avanti (rivolto al Nunzio) tu sostieni che non sono figlio di Polibo, e tu (indica il Pastore) che addirittura sono figlio di Laio… (rivolto al Nunzio) come hai fatto a trovarmi? Come hai saputo che ero a Tebe?… Sono passati molti anni da quando lasciai Corinto, avanti rispondi.

NUNZIO
O mio re, la fama del tuo ingegno ha varcato i confini di tutti i regni, tutti sanno che sei il re di Tebe, tutti conoscono le tue imprese… tutti, beh, diciamo quelli che contano.

EDIPO
Benissimo, allora la tua parola vale quanto la mia… ma tu dici di avere una prova, lui (indica il Pastore) il quale a sua volta ha una parola che vale quanto la mia, ma niente prove… non c’è nulla che provi la mia parentela con Laio… bisognerebbe…

SACERDOTE
Bisognerebbe interrogare Giocasta, solo la regina può toglierci dal dubbio, solo lei può conoscere la verità.

EDIPO
Ben detto, giusto… fate chiamare la regina… noi intanto proseguiamo… il fedele Creonte manda avanti il mentitore Tiresia per spaventarmi, col preciso compito di non dire quello che sapeva sulla morte di Laio, ma di dire invece che io non sapevo di chi ero figlio, seminare il dubbio, questa è la magia degli stregoni… e Tiresia infatti che tutto sa, lui sì che li conosceva bene i miei genitori, che erano qui di Tebe, li conosceva così bene che non l’aveva detto neanche a loro, nessuno, tranne Tiresia, sa di chi io sono figlio… nenache i miei veri genitori lo sapevano, nessuno.

SACERDOTE
A questo punto mi sembra che nemmeno la regina possa risolvere questo maledetto intrigo… come potrebbe una madre riconoscere proprio figlio dopo così tanti anni… interroghiamo il dio, chiediamogli di fare luce, di dirci con parole chiare il nome dell’assassino di Laio.

EDIPO
E no, basta con le parole, basta con gli oracoli, basta con gli stregoni, con le supposizioni, le trame, la morte… ci vogliono fatti, azioni, prove… prove a vostra discolpa, sì a vostra discolpa perché il vostro piano è fallito e allora io vi ucciderò tutti, uno per uno, con le mie mani, così purificherò una volta per tutte la città dagli esseri schifosi che nutre, solo allora vedrete come tornerà chiaro lo sguardo, come il giorno sarà lungo e l’uva dolce, senza di voi, senza la peste.

(SI SENTE UN URLO LANCINANTE. POI UN SERVO ENTRA TRAFELATO)

SERVO
Presto mio re accorrete, la regina, presto, presto mio re… una cosa orribile, la regina, la regina (scoppia a piangere).

(EDIPO CORRE FUORI SCENA)

CREONTE
Ecco, ecco la prova della verità, la prova che tutti aspettavamo, ecco la prova dell’impurità di Edipo… è lui l’assassino del padre, lui il marito della sua stessa madre che ora… (Non riesce a finire la frase perché Edipo rientra e gli si avventa contro, poi esce di nuovo picchiando a caso tutti i presenti).



QUARTO STASIMO

(Nunzio e Pastore)

PASTORE
Tu la sarta la devi lasciare perdere, la vuoi capire… e tocca di qua e tocca di là, e fai questo e fai quello… ohé Nunzio, abbiamo una missione, non ti devi attaccare, dobbiamo andare a scuola.

NUNZIO
Ohé Pastore, a parte il fatto che andare a bere il caffé da Monica, la sarta, è stata un’idea tua… a parte il fatto che è una bella figliola… a parte il fatto che il tempo corre… a parte il fatto che è fidanzata… insomma io mi voglio sistemare.

PASTORE
Nunzio, ascoltami… da socio a socio… tu vuoi fare l’attore? Sì… E allora dobbiamo andare a scuola, perché se noi andiamo a scuola, non sponsorizziamo più, facciamo i provini come gli altri… e che ci manca a noi?

NUNZIO
Scusami, ma la carne è la carne… hai ragione, sai che ti dico, ci iscriviamo alla Actor Studio, direttamente in inglese… così nessuno ci prende per emigranti.

PASTORE
Così mi piaci, freddo determinato… senti ma a proposito, il nostro Edipo ha sferrato un contrattacco che voglio vedere adesso… ah sì, voglio proprio vedere come se la cavano gli altri.

NUNZIO
Pastore non ti illudere, questa è una tragedia… qui ci scappa il morto… però bravo, non gli sfugge niente… li tiene tutti in pugno, così…

PASTORE
Ah sì, proprio un bell’uomo… e che portamento… anche l’altro devo dire, antipatico ma bravo… sai una cosa? Ho un presentimento… non è che quell’urlo, la regina, non è che ha fatto karakiri.

NUNZIO
Ohé Pastore, sei fine… E perché no… il morto ci deve scappare, e forse lei ha preso tutti in contropiede… si è sacrificata in nome di tutti, perché solo il sangue di un innocente ha potere sulla morte.


PASTORE
Hai detto poco, ma non è così semplice… perché ora quelli là pensano che sia una prova schiacciante contro Edipo… il senso di colpa, capisci?

NUNZIO
Cazzo… è proprio una tragedia, ohé Pastore, hai ragione… non ci avevo pensato… povero Edipo si sentirà tradito.

PASTORE
Ah sì, bell’uomo… senti Nunzio che ne dici? No, dico… dopo la scuola… mi posso proporre, e perché no, che mi manca per fare Edipo?

NUNZIO
Ohé Pastore… calma coi progetti… tu vuoi fare Edipo? Ma non hai la classe, il portamento, tieni una vocina… no, tu fai Creonte che a Edipo ci penso io… chi ha avuto l’idea? … No, dai retta a me, tu fai Creonte che ce la puoi fare… pensa sui cartelloni, a caratteri cubitali, Nunzio e Pastore interpretano…

PASTORE
(Mentre escono di scena) E la e commerciale? Non la tieniamo più? La buttiamo?

NUNZIO
E certo, che ci frega del marchio, che ci frega degli sponsor… ormai siamo arrivati, siamo in cima.

PASTORE
Dici il vero?

NUNZIO
Dico, dico… cammina, esci che the show must go on.



ESODO

(Servo, Sacerdote, Edipo, Tiresia)

SERVO
(Entra correndo, urla e piange) Oh, povero me, anche lui da solo… la regina, il re… oh, povero me.

SACERDOTE
Cosa è successo, calmati… calmati e racconta.

SERVO
(Si calma, prende fiato) Sì, sì…stavo attraversando di corsa il palazzo, ero in ritardo quando vidi un fantasma, così almeno mi parve da lontano, ma poi lo riconobbi… era la regina. Scalza e di corsa anch’essa procedeva verso il talamo nuziale, dove proprio in quel momento mi trovavo a passare. Ebbi paura e mi nascosi sotto il letto. Sembrava una furia, delirava, urlava e con entrambe le mani si strappava le vesti e poi i capelli, con le unghie si scrostava la pelle di dosso fino al viso, infine si gettò sul letto e pianse che sembrava un bimbo. Io non potevo più respirare né guardare, tanto avevo gli occhi velati e, come la mia regina, pieni di lacrime. Quando si alzò dal pianto, al posto del viso vi era una maschera di sangue, con le mani intrise di capelli rossi cominciò ad annodar lenzuola ad una ad una, teneramente come fanno gli amanti, poi fissò un capo dell’improvvisata catena alla sponda del letto, l’altro capo liberamente lo fece oscillare fuori verso il giardino…
La regina si fece calma e spettrale, si lavò il viso, cambiò la veste, si profumò, ravviò i capelli e con grande lentezza fece risalire da fuori un capo del lenzuolo, se lo annodò alla gola, poi di scatto… sembrava volasse verso il cielo, si gettò nel vuoto. Io presi a urlare e venni qui di corsa ad avvisare il re che di corsa anch’egli mi seguì verso l’orrendo luogo… 
E il re, alla vista della scena, ruggì come un leone dal bronzo ferito. Dodici pugni diede al muro prima che questo per pietà crollasse, poi con le mani spappolate e con i denti sollevò il corpo amato dal davanzale, finché, giunto di presso, lo prese tra le braccia e lo adagiò sul letto…
Bello era il re, più bella la regina, pallida e serena, sembrava un fiore messo a riposare. Il re cominciò tra sé a pregare, così mi sembrò al principio, ma poi pareva che parlasse da solo, io non capivo quello che diceva ma sembrava che parlasse con qualcuno, anzi ad un certo punto, come se la discussione si accendesse, lui finse un sorriso e poi si mise a urlare, e preso da furore spaccò con la testa lo specchio della regina, con un’altra testata la cornice e poi si mise a cercare la spada, il pugnale e poi le unghie si conficcò negli occhi… un po’ piangeva, un po’ baciava sulla bocca la regina. In quel momento mi ritornò il coraggio, e corsi via a cercar qualcuno, voi…

(RUMORI FUORI SCENA POI ENTRA EDIPO. VOLTO INSANGUINATO. OCCHI VUOTI)

EDIPO
Maledetto bastardo, eccomi ai tuoi piedi… Tiresia dove sei, maledetto cieco che sono diventato… fatti toccare Tiresia che t’ammazzo… questo che volevi, tenermi al buio, senza ragione… dove sei?

TIRESIA
Eccomi, sono qua… fratello che non sei.

EDIPO
Sei felice ora, che mi hai ridotto così, come te?

TIRESIA
Non sono stato io, non è mia la colpa della tua nuova condizione… te lo dissi, tu ne saresti stato l’artefice.

EDIPO
Voglio morire… non voglio vagare nella tenebra, uccidimi, ti prego… uccidimi.

TIRESIA
Anch’io all’inizio volevo morire… poi cominciai a vedere nel buio, a vivere nel buio… ad amare solo il buio.

EDIPO
Cane… sopportarti e sopportare il buio è la stessa cosa… vattene Tiresia, buio della ragione.

TIRESIA
Non disperare… un giorno, e ci vedevo bene allora, commisi un peccato, svegliai due serpi in amore e fui dal dio mutato in donna per sette anni, finché un giorno rividi la stessa scena e ancora sciolsi l’incanto d’amore. Ritornai ad essere uomo, ma ormai sapevo troppo, come te Edipo…
Poi gli dei mi interrogarono sul piacere dei sessi, nove su dieci la donna risposi, nove volte più dell’uomo risposi… la dei mi accecò, il dio ebbe pietà e mi donò la preveggenza.

EDIPO
Non la voglio sapere la tua storia, perché me la racconti?

TIRESIA
Per dirti che il male non ha bisogna di colpe per accadere, non occorrono colpe per soffrire… spesso è proprio l’innocenza… è il sapere, la parola. (Esce)

FINALE

(Pastore e Nunzio entrano in scena piangendo, hanno in mano un pacco di soldi. Entrano, uno alla volta, tutti i personaggi a prendere la paga. Da ultimo Edipo. Piangono e intanto fanno la trattativa a chi più del pattuito a chi meno, come Creonte, per via della sarta. Alla fine, quando tutti sono in scena, Nunzio e Pastore rimangono a mani vuote, ma felici. Presentano gli attori uno per volta dicendo al pubblico quanto gli sono costati.)

NUNZIO/PASTORE
Oh, poveri noi… oh che tragedia… oh che disgrazia, povero Edipo… Ma io me lo sentivo… oh povero me… ohé Pastore, ohé Nunzio, che disgrazia, che disgrazia… Avevo il presentimento… hai visto?…che tragedia, che tragedia
(Riavendosi) Però, bella assai… che portamento, che bell’uomo… (Iniziano a pagare gli attori. Alla fine salutano insieme agli altri attori ed escono).

FINE

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 0 volte nell' ultima settimana
  • 0 volte nell' ultimo mese
  • 11 volte nell' arco di un'anno