Dramma in tre atti
di Luigi Pirandello
(1933)
PERSONAGGI
Carlino Sanni
Tito Morena
Melina
L'avvocato Merletti
La Pedoni
Il Medico
Il signor Franzoni, della villa accanto
La Vicina
Una vecchia Signora
E poi, personaggi che non parlano:
un prete, un sagrestano, una blia,
una frotta di giovinastri che passano
sonando chitarre e mandolini.
A Roma - Oggi
ATTO PRIMO
La scena rappresenta una bella, grande camera d'affitto con due letti. I due letti sono disposti, con le testate sulla parete di fondo, uno a destra e l'altro a sinistra dell'uscio comune, e hanno accanto, ciascuno, un comodino, con sopra un braccio d'ottone, infisso alla parete, che regge la lampadina elettrica col paralume di seta gialla; sul piano di bardiglio, una boccia d'acqua col bicchiere capovolto, un portacenere, un portorologio. Nella parete destra, un usciolo immette in uno stanzino da bagno e guardaroba. Nella parete sinistra, una finestra guarnita di tende.
Al levarsi della tela il letto di destra, su cui ha dormito Tito Morena, disfatto, e la lampadina ancora accesa. Il letto di sinistra intatto. Gli scuri della finestra, ancora accostati. Il lampadario che pende dal soffitto, anch'esso acceso. Sono in scena Tito Morena e Carlino Sanni: quello, in pigiama da notte; questi, vestito come uno che venga da fuori. Sono stati a discutere tutta la notte. Entra la Pedoni dall'uscio di fondo, ancora con la cuffia in capo e i capelli attorti nei diavolini, recando un vassojo con due tazze di caff.
La Pedoni. Eccoil caff.
Posa le due tazze sul tavolino, che sul davanti della scena e fa per andarsene; quando presso l'uscio si volta per dire:
Potrebbero aprire gli scuri oramai: gi chiaro. La luce io la pago. Scommetto che hanno tenuto le lampade accese tutta la notte.
Carlino (irritato, ma timido). Non tutta, prego, non tutta.
Tito (irritato, aggressivo). Dici anche tutta!
Alla Pedoni:
Pensa alla luce che s' consumata, lei? E al sonno che noi abbiamo perduto, non ci pensa? Potrebbe considerare...
La Pedoni. Considerare...
Si tura la bocca per impedire che venga fuori chi sa che diavoleria.
Ah Dio! Non mi facciano parlare!
Carlino. S, s, meglio che non parli, meglio che non parli, signora Elvira! Lamentarsi per la luce, dopo una notte come quella che abbiamo passata io e Tito, creda, proprio un di pi.
La Pedoni. L'avranno perduto per i loro pasticci il sonno; e non dovrebbero, almeno per pudore, farne scontare le conseguenze agli altri.
Tito. Ma che dice, pudore... conseguenze? Che conseguenze ne sta scontando lei?
Carlino. Lospreco di un po' di luce?
Tito. Non si vergogna?
La Pedoni. Io? ha il coraggio di dirmi che dovrei vergognarmi io? con una figlia per casa che m'ajuta lo sanno a rifare le camere degl'inquilini.
Carlino (stonato). La signorina Bice, s.
Tito (stordito). Come c'entra adesso la signorina Bice?
Carlino. Sappiamo che l'ajuta...
La Pedoni. Pare invece di no, che non lo sappiano! ecco l!
Indica con un gesto d'accusa il letto intatto di Carlino.
Tito (pi che mai stordito). Che cosa?
La Pedoni. La prova!
Carlino. Il mio letto?
Tito. Che prova?
La Pedoni (con tanto d'occhi sbarrati). In-tat-to!
Carlino (seguitando a non comprendere). Gi.Non ci ho dormito. Tanto meglio per la signorina Bice che si risparmier la fatica di rifarlo.
La Pedoni. Ah s? Grazie di tanta attenzione! Ma quando in una casa perbene, dove c' una ragazza che si rispetta, un inquilino commette l'indecenza di passar fuori la notte
Carlino (cercando d'interrompere). no, no, prego
La Pedoni. mi lasci dire! potrebbe avere almeno l'accortezza di guastare il letto su cui non ha dormito, per non turbare la ragazza con tutte le supposizioni che si possono fare.
Tito. Uh quante storie! Stavo ancora a sentire...
Carlino. Eppoi non vero! Io non ho passato fuori la notte! Sono rincasato alle due!
La Pedoni. Losappiamo bene, lo sappiamo bene a che ora rincasato lei! a che ora rincasano, una notte per uno, da quattro mesi a questa parte ed lo scandalo di tutto il casamento dai tetti alla cantina, lo sappiano!
Tito. L'avr strombazzato lei a tutti gl'inquilini!
Carlino. Eppoi, se mai, che scandalo? Due giovanotti scapoli...
La Pedoni. Ma che scapoli pi, mi facciano il piacere!
Tito (andando incontro a Carlino e mettendogli le mani sulle spalle). Te l'avevo detto io: Andiamocene via da questa camera ?
La Pedoni. Oh, se vogliono saperlo, se vanno via adesso, non mi faranno mica dispiacere!
Tito. Sta bene, sta bene, signora. Ma se vuol saperlo anche lei, prima d'adesso io l'avevo detto al mio amico: e proprio quando n io n lui sapevamo pi come schermirci da tutte le sue gentilezze e amabilit.
La Pedoni. Che intende dire?
Tito. Non lo so! Veda lei, se riesce a intenderlo!
Carlino. Basta, basta, per carit! Lei tanto buona, signora Elvira!
La Pedoni. E mi ringraziano cos delle mie premure? Io le usavo loro, finch li vedevo come prima, con la testa a posto, tranquilli ogni sera dopo cena rincasare e mettersi l a far le loro belle partitine a dama, e poi a dormire... Altro che dama adesso!
Con comicissimo scatto va al letto di Carlino e ne strappa con rabbia le coperte.
Ecco: preferisco che la mia figliuola lo rifaccia senza bisogno!
Carlino. Va bene, s. cos! S' sfogata? Ora vada via, vada via per piacere, signora Elvira.
La Pedoni. Non me lo sarei mai aspettato, mai e poi mai, da due giovanotti come loro.
Carlino (notando l'impazienza di Tito). Basta, la prego; divento cattivo anch'io, sa, se poi mi... mi... Guardi, mi faccia la grazia (possiamo alterarci tutti, e allora non sappiamo pi quello che diciamo!) mi faccia la grazia, porti subito il caff all'avvocato Merletti.
La Pedoni (stonata). All'avvocato? Perch? Non ha an-cora sonato, l'avvocato.
Carlino. Sono andato io a svegliarlo in camera, poco fa.
La Pedoni. Lei? E perch!
Carlino. Dobbiamo parlargli, Tito e io.
La Pedoni. Anche gl'inquilini mi disturbano...
Tito. Non s'arrabbi adesso anche per conto degli altri! L'abbiamo pregata d'andare!
La Pedoni. Ma come faccio a portargli il caff, se ancora non lo chiama?
Carlino (conciliante). L'avvocato nostro buon amico; potevo permettermi d'andare a svegliarlo in camera. Soltanto ho paura che si sia riaddormentato. Gli porti il caff, dicendogli che ne ha avuta preghiera da me, e gli dica che se lo venga a prendere qua da noi, come si trova: in pigiama, in camicia da notte, in veste da camera...
La Pedoni via.
Auf! Non ci mancava che lei con la figlia per casa !
Tito (dopo una pausa, durante la quale avr tirato la tenda alla finestra e spento i lumi). Dobbiamo aspettare Merletti?
Carlino. Eh, mi pare; se vogliamo che ci aiuti a veder chiaro... Veramente entrato un bel sole...
Tito. No, dico per pigliarci il caff. Sar gi freddo.
Carlino. Ah gi. Il caff. Pigliarcelo, tu dici. Pigliamocelo.
Tito (prendendo una delle due tazze e accostandola alle labbra). Ecco: freddo: lo dicevo.
Carlino. No; tepido: ancora bevibile.
Tito. A me piace bollente, lo sai! da azzuffarmici... Puh! Amaro, anche.
Carlino. Il mio, no.
Tito (irritato). Il mio, s.
Pausa.
Carlino (tra un sorso e l'altro). Vedrai che Merletti dir come ho detto io.
Tito. Mi fai il piacere, un po' di tregua adesso? Mi fuma la testa!
Carlino (raccogliendo col cucchiaino lo zucchero rimasto in fondo alla tazza). Vedrai, vedrai...
Tito (stando a guardarlo). Scommetto che ha messo lo zucchero due volte nella tua tazza.
Carlino. possibile: molto dolce, si: ce n' rimasto ancora qui tanto.
Tito. Vigliacca! Lo dicevo ch'era amaro! M'ha avvelenato! Come se fosse poco il veleno che m'hai fatto ingozzare tu, tutta la notte, con la bella notizia che sei venuto a darmi!
Carlino. Hai ragione, caro.
Frugando col cucchiaino l'ultimo rimasuglio di zucchero e portandoselo alle labbra:
Ma anch'io, avvelenato.
Tito (non potendone pi). Basta, perdio, posa quella tazza! Mi fai stizzire!
Carlino. S, s, ecco ecco; hai ragione, caro. Ma ecco Merletti.
Entra l'avvocato Merletti in veste da camera. un omaccione poderoso con una beata faccia da padre abate.
Merletti. Cari amici miei, eccomi qua. Come va l'amore?
Tito. Buon giorno, avvocato.
Carlino. Siedi, siedi, Merletti. Altro che amore, in questo momentol
Merletti. L'amore sempre, ragazzi! l'amore sempre! l'amore sempre!
Carlino. Hai preso il caff?
Merletti. S, di l. Me l'aveva portato la signorina Bice.
Siede.
Che dunque codesta cosa seria che avete da dirmi? Sentiamo!
Tito (dopo una pausa, a Carlino). Parla tu.
Carlino. Vuoi che parli io? Preferirei che parlassi tu. Non vorrei che poi dicessi che ti faccio arrabbiare.
Tito. Mi fai arrabbiare con codeste premesse di docilit, che lo sai mi sono sembrate sempre in te una fintaggine! Il caso grave. La confidenza stata fatta a te. Dunque parla tu.
Carlino. Ecco, parlo io, parlo io!
Merletti. Calmi, vi prego, e chiari; se no, non capisco pi nulla. M'avete rubato un'ora di sonno.
Carlino. Calmo, calmo, s, e chiaro. Dunque, devi sapere, caro Merletti
Merletti. Vi prevengo che sono in parte informato.
Tito. Di che?
Merletti. Della sciocchezza che avete commessa.
Carlino. Grazie! Informato dalla signora Elvira?
Merletti. Anche, s. Ma ne parlano tutti.
Tito. Come d'una sciocchezza?
Merletti. Enorme, s. Pi grossa di me.
Tito. E io allora ti so dire che sciocchi sono tutti coloro che la credono tale!
Merletti (con tono di placido richiamo a un patto convenuto). Calma! Calma!
Carlino. Nessuna sciocchezza, credi, Merletti.
Tito. Neppure a giudicarla da ci che ora ne sta seguendo; perch nessuno, dico nessuno avrebbe potuto prevederlo.
Merletti. Ci che ne sta seguendo io non lo so. Giudico il fatto per se stesso.
Carlino. Da fuori!
Merletti. Da fuori... da quello che ne so!
Tito. E che puoi saperne? Hai parlato con noi?
Carlino. Conosci la ragazza? L'hai mai veduta?
Merletti. No, mai.
Tito. E giudichi!
Carlino. Abbiamo tanto riflettuto, credi, Merletti!
Tito. Dovresti pur sapere che uno dei tre fondamentali problemi da risolvere dell'esistenza di ognuno
Merletti. Dio santo, con questi problemi!
Carlino. no, no la verit l'abbiamo letto anche in un libro e devi convenirne anche tu
Tito. il tetto il pane la donna.
Merletti. Ma perch problemi?
Tito (insorgendo). Perdio, la donna una donna per dei giovanotti!
Merletti (perdendo la pazienza anche lui). Ma quattro! ma otto! ma dieci! Come no? Dieci, e non una come avete fatto voi! Tanto valeva allora che prendeste moglie!
Carlino. Gi in due!
Merletti. Caro mio, legalmente no, ma una moglie quasi sempre si prende in due!
Tito. Lovedi? lo vedi che ci caschi? lo vedi che ci caschi?
Merletti. Dove casco?
Tito. Per forza, quando si vuol far dello spirito sulle cose serie!
Carlino. Una moglie non la volevamo, e non si poteva prendere in due.
Merletti (pronto). E allora niente! Oggi questa e domani quella; come fanno tutti gli scapoli di questo mondo!
Carlino. Senz'amore?
Merletti. Ah, voi volevate l'amore con una donna in due?
Tito. Non seguitare a fare dello spirito sciocco! Carlino ha detto male l'amore . Non era il caso di voler l'amore di una donna in due, bench tu stesso dica che sia il pi frequente, prendendo moglie. Era il caso di tener conto di tante cose, che tu non vuoi considerare e che noi abbiamo considerate.
Carlino. Segretarii di Ministero, con lo stipendio che sai; e tutte le difficolt della vita
Tito. prender moglie? in queste condizioni?
Carlino. per quanto ci si possa sentir disposti...
Tito. ecco: anche di questo, tener conto: ha ciascuno le sue disposizioni naturali...
Carlino. e Dio sa quanto ci sembra ingiusto pagar la tassa di scapoli...
Merletti (staccando le tre parole, come se desse una sentenza). Siete due bambini.
Tito (scattando). Ma che bambini, fammi il piacere! Siamo serii: siamo due persone serie: ecco quello che siamo.
Merletti. Volete sapere quello che siete? Toccate gli uccellini sotto le ali: vi serbano sempre il tepore del nido che li accolse prima che imparassero a volare.
Tito. Il nido? Che nido?
Merletti. Il nido, il nido! Voi non vi siete saputi ancora staccare dal vostro paese lontano; non vi sapete separare l'uno dall'altro per questo. Legati ancora con tutti i ricordi all'intimit delle vostre case lass, ne provate quasi vergogna, come per una debolezza che, a confessarla, vi potrebbe render ridicoli e fate i serii.
A Tito:
Tu mi guardi con certi occhi duri ecco, freddi, di gelo : basterebbe, per farteli velare di un'improvvisa commozione, un ricordo del tuo paese, ch'io ti potessi d'un tratto evocare: diventerebbero come i vetri di quella finestra, guarda: appannati per il caldo di dentro e il freddo di fuori. E guarda l Carlino che si raschia con le unghie le guance, per richiamarsi all'ispida realt del suo vigore maschile che gl'impone di essere uomo, ormai, vale a dire un po' crudele eh? un po' crudele...
E scoppia a ridere.
Carlino. Ci deridi per questo?
Merletti. No! Dio me ne guardi! Io vi voglio tanto bene...
Tito (offeso, a Carlino). Senti, parlagli tu, se vuoi: io me ne vado di l a vestirmi!
E se ne va allo stanzino da bagno. Ma rester sempre come in iscena, perch lo stanzino contiguo, ed egli ne verr fuori per partecipare al discorso, prima nell'atto di lavarsi, insaponato, poi nell'atto di vestirsi.
Merletti. Ma no! Non ho voluto offendervi, n ridermi di voi, tutt'altro! Vi voglio bene, appunto perch siete cos!
Carlino. E dunque stammi a sentire! Sar come tu dici: l'avremo fatto per questo. I ricordi di Padova, della nostra vita studentesca... sissignore.
Tito (da dentro, senza mostrarsi). ciascuno li ha dentro di s, i proprii ricordi (perdio, sono la nostra vita!) e pu sentirsene legato pi o meno fortemente!
Merletti. Va bene, va bene...
Carlino. Non negherai il rischio a cui eravamo esposti
Merletti. con la vostra naturale disposizione al matrimonio
Carlino. eh gi seguitando ciascuno per suo conto a cercare una qualche... come vorrei dire? una sicura... s, sicura stabilit di relazione...
Tito (venendo fuori, insaponato). non essendo come te, oggi con una donna e domani con un'altra
Merletti. Ma appunto questa la sciocchezza!
Tito. Tu sei anche con due o tre donne alla volta!
Merletti. S, ma meno scandaloso di voi, credetelo!
Tito. Scandalosi per la signora Elvira che ci voleva appioppare la figlia!
E torna a ritirarsi.
Carlino (per rimettere la pace). Signori miei, signori miei, modi d'essere, modi d'essere; ciascuno ha il suo; tu sei cos, e per te bene cos; hai ammesso tu stesso che noi siamo
Merletti. bambini
Carlino. va bene, bambini, bambini
Tito (infilandosi la camicia). persone serie!
E via.
Merletti. bambini!
Carlino. vuoi lasciarmi parlare?
Merletti. s, parla, parla.
Tito (di dentro). Abbiamo fatto tutto meditatamente e giudiziosamente!
Carlino. Tunon conosci la ragazza! Stammi a sentire! Ce ne ricordammo una sera qua, che eravamo tanto tristi. Venne in mente a me, come un sospiro spontaneo, sai, quando si pensa a una cosa cara, lontana. Dissi: Melina... Tu non puoi sapere tutti i ricordi che ci evoc questo nome. Era la nostra amicuccia, l'amicuccia di noi studenti di Padova, quando la notte s'andava cantando per la Via del Santo, l in fondo... Se facessimo venir Melina?
Tito (venendo fuori gi vestito per uscire). La sapevamo cos buona
Carlino. modesta
Tito. umile, anzi, per la vita che faceva
Carlino. e cos dolce d'indole
Tito. come veramente ci s' poi sempre dimostrata
Carlino. felice, felice ti dico, che noi due, a cui voleva bene sopra tutti, l'avessimo levata da quella sua brutta vita. Ci venuta, capisci? con tutti i ricordi della nostra giovent, con quello stesso sorriso di dolcezza: beata
Tito. per servirci, ci disse arrivando
Carlino. gi, figurati! e difatti, ha voluto prendersi cura di noi, dei nostri abiti, della nostra biancheria
Merletti. dite un po', brutta?
Tito. no! che brutta!
Carlino. pi che bella! cos graziosa, di quella grazia, sai, che fa di tutto per non parere
Tito. nessuna appariscenza
Merletti. venuta di cielo in terra a miracol mostrare!
Carlino. miracolo, si, puoi gridarlo: miracolo, miracolo!
Tito. e non ce ne siamo lasciati n abbagliare n prendere, caro mio!
Carlino. abbiamo fatto tutto con calma e con giudizio
Tito. prima di tutto non l'abbiamo voluta con noi
Carlino. a convivere con noi tu che dici scandalosi
Tito. lontana, lontana noi qua, e lei per s a parte
Carlino. si contenta di nulla
Tito. di poco, certo
Carlino. quasi di nulla e vedessi come si occupa come tiene quelle sue due stanzette si fa da mangiare, tutto da s
Tito. fumava: s' levato il vizio
Carlino. perch l'ha voluto lei e s' comprata a un tanto al mese una macchina da cucire ti dico: rinata!
Merletti (alzandosi). Cari miei, se cos, che volete da me? siete da invidiare la fortuna ha assistito il vostro giudizio avete trovato l'araba fenice una donna che vi ama e vi costa poco vi cura, v'assiste scommetto che con la macchina da cucire vi fa anche le camice...
Accostandosi a Carlino per tastargli in petto la camicia.
lascia vedere...
Carlino (schermendosi). No: questo no: ha detto che vuole prima imparare.
Merletti (insistendo, e tastando la camicia). No, permetti? buona. Dove l'hai comperata?
Carlino (sbirciandosela sul petto). Questa? Non ricordo...
Merletti. Te lo domando perch dovrei comperarne.
Tito (seccato da questa diversione impreveduta, pur cos solita ad avvenire nella vita, anche tra le preoccupazioni pi gravi). Ma sono di Padova! Te le hanno mandate da casa! Abbiamo da pensare a ben altro, noi, che alle camice, adesso!
Merletti. Ma gi appunto ve l'ho domandato: in mezzo a tanta felicit, fabbricata dal vostro giudizio che volete ora da me?
Tito (lo guarda prima nel faccione ridente, e poi sbotta, irritatissimo). Io, niente! domandalo a lui che venuto a chiamarti! Da uno che ci vede cos costernati, e dopo una notte che non abbiamo chiuso occhio, ci domanda...
Merletti (cercando d'interromperlo). ma no, scusa...
Tito. con codesta faccia...
Merletti (come cascando dalle nuvole). che costernati!
Tito. io non voglio nulla; non m'aspetto nulla!
Merletti. ma dove? che dici? non m'avete parlato altro finora che del vostro giudizio e della vostra felicit!
Tito. ... e del resto non c' da aspettarsi nulla da nessuno!
Carlino. noi t'abbiamo voluto prima informare...
Tito. poich senza saper nulla, hai parlato subito della nostra sciocchezza...
Rivolgendosi di scatto a Carlino con pi forte irritazione.
inutile che gli parli pi adesso! gli parr pi che mai una sciocchezza e d'averne la prova in questo che ora successo, come se lui avesse potuto prevederlo
Con impeto a Merletti:
No, caro mio! N tu n altri! Non avrebbe potuto prevederlo nessuno! facile adesso trattarci da sciocchi!
Carlino. Imprevedibile! imprevedibile!
Merletti. Mi dite, in nome di Dio, che cosa successo?
Carlino. Volevamo un tuo consiglio...
Tito. Inutile! Inutile!
Carlino (a Tito, per rimproverarlo, ma dolcemente). Ti arrabbi sempre...
Tito. A me non piace esser trattato da sciocco!
Merletti. Ma no, via, calmati! ho scherzato...
Tito. Sono uno che ha sempre saputo ragionare, io!
Merletti. Va bene, ditemi! sapete che vi sono amico: posso pensarla d'un altro modo; ma sono qua, per voi, se posso darvi qualche ajuto...
Carlino. Non si tratta d'ajuto...
Merletti. Di che si tratta?
I due non danno risposta. Merletti aspetta un po' e ridomanda, in tono pi basso, affettuoso, per attirar la confidenza:
Di che si tratta?
Carlino (sospira, cupo). Mah...
Merletti (tentando una supposizione). Un terzo di mezzo?
Carlino (subito, con forza). Ma no! Che dici?
Merletti (c. s.). Se ne vuol tornare a Padova?
Tito. Che Padova! Non ci pensa neppure!
Carlino. felicissima di stare qua!
Merletti. E allora?
Pausa di sospensione: i due non sanno come dire. Si prova prima a parlare Carlino, molto angustiato.
Carlino. un caso di coscienza, credi, il nostro: un caso di coscienza...
Tito. tanto... tanto pi grave, quanto pi lei cos buona, remissiva...
Carlino. dolente, rassegnata...
Merletti (c. s.).Ve ne siete stancati vojaltri?
Carlino. Ma no!
Tito (a una voce). Tutt'altro!
Merletti. E allora non capisco pi nulla!
Tito (dopo una pausa). Appunto per questo suo rinascere...
Carlino. dovuto a noi, capisci? al modo con cui l'abbiamo trattata...
Tito. l'arsura del vizio
Carlino. non amato! non amato mai!
Tito. che l'aveva prima isterilita...
Merletti (esplodendo per il lume che gli si fa all'improvviso). Ho capito, un figlio! Oh guarda! V'ha confessato?...
Tito (indicando Carlino). A lui jersera.
Carlino. S che teme purtroppo...
Merletti. E non sa da chi? Eh gi... E voi...
Li guarda cos avviliti e costernati e, senza volerlo, atteggia la faccia di riso.
Oh Dio...
Tito (fremente, minaccioso). Non ridere sai, Merletti!
Merletti. No, non rido... se mai per la co...
ride:
per la cosa in s...
Tito (indicando a Carlino). Hai visto? Ride!
Merletti. Nono... per la buffoneria, credimi, Tito, per la buffoneria della natura...
Tito (investendo Carlino). Tu mi metti sempre in procinto di fare uno sproposito!
Merletti. Ma no, per carit...
Carlino (a Tito, parando le mani). Abbi pazienza, potevo figurarmi che, davanti a un caso come questo...
Merletti. Ma siete voi...
Tito (a Merletti). No, il buffone sei tu! sei tu!
Merletti. Io, s, ma pi la natura, credi!
Tito. E sapendo che tu eri un buffone, me la piglio con lui, ch' venuto a chiederti consiglio!
Merletti. Ti giuro che m' venuto spontaneo.
Tito. s perch sei un buffone! ecco quello che sei!
Merletti. no vedendovi...
Carlino (facendosi brutto e andandogli incontro). Come ci vedi? come ci vedi?
Merletti. Ma cos serii: e che credevate d'aver fatto tutto cos bene! e con tanto giudizio
Carlino. ebbene?
Merletti. ebbene, non vedi? viene la natura e vi butta all'aria tutto! Credevate d'aver pensato ad ogni cosa giudiziosamente, e scatta all'improvviso, come da una scatola, con un pupino in braccio, e vi sghigna in faccia: Ma a questo non ci avevate pensato! Sar un buffone, caro Tito, s, ma buffone io, buffona lei m'aspetto di tutto io dalla natura, e ci scoppio a ridere da me. Voi che siete cos serii, ci restate male, e fate ridere di voi.
Pausa.
Amici miei, amici miei, credetelo, con cos scarse intese con la natura, edificare sul serio, non senza rischio! vivere cos seriamente come fate vojaltri, pu, pu prestarsi anche al riso: non dovete offendervi.
Pausa.
Edificate, edificate: un terremoto: tutto all'aria!
Pausa.
Mi pare che sia un po' il caso vostro, no?
Pausa.
Sono un buffone, ma anche un po' saggio come tutti i buffoni.
Pausa. Non c' verso di smuoverli dal lugubre silenzio in cui sono piombati.
Dunque su, su, ditemi che contate adesso di fare. Vi vedo avviliti...
Pausa.
Tito (che s' seduto, tutto concentrato in s, alla fine scatta in piedi). Inutile! Mi smonta! Mi smonta! Io che mi sento sicuro dentro di me, del mio giudizio e coi miei sentimenti, non posso comunicare con lui! Mi smontai
Carlino. Lodovresti capire perch siamo avviliti...
Tito (urlando). Costernati non avviliti costernati...
Carlino (subito, correggendo). Costernati, costernati...
Merletti. Ma si che lo capisco! lo capisco benissimo.
Tito. Non puoi capire un corno, tu! Che vuoi capire, il valore che assume per la nostra coscienza almeno per la mia la maternit in quella ragazza? A impedirgliela ?
Merletti. sarebbe un delitto!
Carlino (subito, con orrore). ma non ci pensiamo nemmeno!
Tito. dico a non rispettargliela (che si possa tenere il figlio quando le nascer) per la nostra coscienza almeno per la mia sarebbe come impedirle ecco perch m' scappato prima impedirle non la maternit impedirle di raccogliere il frutto di tutto il bene che le si fatto. Lo capisci questo? Son sicuro che non lo capisci. Non lo puoi capire.
Merletti (sorridendo bonariamente). Lo capisco, lo capisco...
Carlino. D'altra parte per vedi? ne lei stessa, lei stessa spaventata; per il fatto di non poter sapere
Merletti. eh gi di chi sia se dell'uno o dell'altro...
Carlino. di uno di noi due di certo!
Tito. Gi! Ma di chi?
Carlino. Questo non possiamo saperlo n noi n lei stessa.
Merletti. Non le avete domandato di chi crede?
Carlino. M'ha detto che non lo suppone, non solo, ma che si vuole anche guardar bene dal supporto.
Merletti. Eh gi nelle mani di tutt'e due e vuole restarci.
Carlino. Ma non per tornaconto! Puoi esser sicuro che non lo suppone davvero!
Merletti. Mah... quasi sempre, una donna...
Carlino. Non lo suppone!
Merletti. Sia pure; non dico di no; ma certo anche nell'incoscienza dell'abbandono...
Tito (impuntandosi). Che cosa?
Merletti. Oh Dio mio, se non lei, il suo corpo, innegabile che
Carlino. ma se dici nell'incoscienza!
Tito (a Carlino, urtato). lascialo finire!
A Merletti:
... innegabile che?
Merletti. che s' dovuto prendere il suo corpo, non lei pi dell'uno che dell'altro!
Carlino. Vorresti far nascere adesso tra noi la gelosia?
Merletti. No! Che gelosia, sei pazzo? Se non c' tradimento, se stato nell'incoscienza dell'abbandono, che gelosia? Al massimo, un certo astio potreste sentire, contro il corpo di lei
Tito. sordo s io l'ho avvertito!
Carlino. Astio? Perch? Che colpa da farne a lei?
Merletti. Nessuna colpa! nessuna colpa!
Tito. Non si dice colpa...
Merletti. Se non l'ha voluto, quand'anche l'avesse avvertito...
Tito (fosco). Potrebbe dirlo, per, se l'avesse avvertito!
Carlino. Ma non ha avvertito nulla! Non pu dire nulla! Me l'ha giurato! L'ho stretta a confessare!
A Tito:
Tu lo sai,
rivolgendosi anche a Merletti:
tutt'e due, questa notte, siamo arrivati alla conclusione che, se uno di noi potesse avere la certezza che il figlio suo, non esiterebbe un momento ad assumerne il peso e la responsabilit, persuadendo l'altro a ritirarsi.
Merletti. E hai detto questo anche a lei?
Carlino. S. Anche a lei, prima di convenirne con Tito. il sentimento mio; come ora anche di Tito.
Merletti. E lei ha detto di no?
Carlino. Di no, di no, che non lo pu dire, perch non lo sa! Ne rimasta lei stessa come atterrita. Non pu supporre nulla, nulla, perch anche lei non si sarebbe mai aspettato che data la sua vita di prima una cosa simile le potesse avvenire. Ne come... io non so... tremava tutta... tu lo capisci, in lei, com' divenuta adesso, una tal cosa... quasi spavento per s; costernazione per noi... e poi, insieme...
Merletti. eh gi, l'istinto materno che si risveglia...
Breve pausa.
Tito. In questa situazione! Lei e noi due!
Breve pausa.
Carlino. Che si deve fare?
Merletti (subito). Oh, io per me...
Tito. Tuper te? Sentiamo...
Merletti. Presto fatto, cari miei, senza pensarci due volte!
Tito. Che cosa?
Merletti (facendo il gesto con cui si allontana il pensiero di qualche cosa). Via! Via!
Carlino. Ecco: com'ho detto io!
Tito. Via il figlio, eh? come si fa con le bestie? come se fosse una cagna? come se fosse una gatta?
Carlino. Non ci sar mica bisogno di trattarla cos!
Merletti. Ci son ben per questo gli ospizii di maternit dove si lasciano i figliuoli...
Carlino. Precisamente come gli ho detto io...
Merletti (a Tito). Perdio, non penserai che possiate tenervi un figlio in due, senza sapere di chi sia dei due? Pu capitar questa disgrazia in una relazione con una donna maritata; ma li il problema presto risolto: il figlio sempre del marito, senza competizione possibile; e se il marito ha il sospetto che non sia suo, potr cacciarlo con la moglie, e allora sar dell'amante! Di uno sar sempre, anche quando la moglie non sappia veramente di chi sia. Ma qui il caso diverso. La donna pu essere ed con pari diritto, di tutti e due; ma non cos il figlio, che di uno di voi due di certo, ma di chi n l'uno n l'altro n la donna stessa pu saperlo. Senza saperlo, chiaro che insieme non potete neanche tenerlo! O tu o lui. Ma tu non vorrai tenerti un figlio che pu esser di lui; e nemmeno lui un figlio che pu esser tuo.
Carlino. questo! questo!
Tito. Bellissime ragioni; giustissime; le abbiamo tutte quante dibattute tra noi l'intera notte, fino a svuotarci la testa! Ma io penso all'atto a cui conducono; e la mia coscienza ne rifugge! Me ne sento rivoltare! Penso a lei, come si far a dirglielo...
Merletti. Ma non ci sar mica bisogno che glielo diciate cos subito...
Carlino (a Tito, gongolante). Ecco! ecco! vedi? come ti dicevo io!
Tito (come morso da una vipera). E tu l'hai chiamato difatti perch ti desse codesta soddisfazione, lo vedo bene, di ripetere tutto quello che hai detto tu! Ma io sono di natura irritabile, e tutta codesta soddisfazione non fa che crescermi l'orgasmo, e me ne vado, e ti lascio a crogiolarti con lui in codesta bella soddisfazione che t'ha data! Non ne posso pi!
Strappa il cappello dalla gruccia e se ne va via furioso.
Carlino. Non si pu ragionare con lui...
Merletti. un bel tipo!
Carlino. Anche le sue stesse ragioni se le sente dire da un altro lo mettono cos in orgasmo. Puoi star sicuro, sicurissimo, che la pensa come me e come te. Contraddire, infatti, non contraddice. Ma s'irrita; piglia fuoco, e se ne scappa: se ne scappa, lo vedi. Gli ho detto: ci sar modo di farglielo intendere a poco a poco, a quella poverina...
Merletti. Ma gi! Perch brutalmente? La gatta... la cagna... C' modo e modo...
Carlino. Caro! Tu ripeti proprio le mie stesse parole! Quanto te ne sono grato: C' modo e modo , cos gli ho detto io!
Merletti. ...di farle intendere ma l'intender lei stessa da s che una necessit
Carlino. una necessit ecco preciso cos lascia che ti baci!
Lo bacia.
Merletti (sorridendo). Meno male che non c' pi!
Carlino. Prova dispetto anche di queste mie effusioni di gratitudine, sincere: hai sentito? le chiama fintggini! Quando pu avere una soddisfazione lui, io ne sono contentissimo; l'ho io ci piglia certe bili!
Si sente picchiare all'uscio.
Chi ? Avanti!
Entra la Pedoni col cappello in capo e si ferma davanti all'uscio.
La Pedoni. Permesso? A quest'ora, di solito, loro sono all'ufficio, e si rif la camera. Vorrei sapere se oggi lei non va, perch io debbo uscire.
Carlino. No, signora Elvira: io non vado: ho perduta tutta la notte e vorrei riposare un pochino.
La Pedoni. Va bene. Io allora vado. Vuol dire che la camera si far dopo, al mio ritorno.
Carlino. S, grazie, al suo ritorno. A rivederla, signora Elvira.
La Pedoni. A rivederli tutti e due.
Via, richiudendo l'uscio.
Carlino. Tito sar andato al Ministero ad avvertire. Era in ritardo anche lui. Ma gi avevamo deciso di domandare una licenza per oggi
Merletti. per gravi motivi di famiglia ora potete dirlo veramente
Carlino. non riderne, per carit, almeno davanti a Tito!
Merletti. No, non rido! Ma vorrei che non la pigliaste cos sul tragico, santo Dio! Si tratta alla fin fine...
Carlino. no no t'inganni, vedi? in questo t'inganni! Non conosci Melina! A parte il nostro sentimento... Credi, una cosa molto, molto grave. Ma bisogna farsi forza e affrontarla coraggiosamente. Intanto, guarda: Tito forse ritorna fra poco. Io vorrei buttarmi, almeno per un'oretta, a dormire. Fallo entrare da te, perch se entra qua lui, addio, non dormo pi.
Merletti. S, s, va bene. Io debbo andare ancora a vestirmi.
Carlino. E cerca di persuaderlo, con le buone, senz'irritarlo: convincerlo che bene si faccia come abbiamo detto io e tu. Purtroppo, non c' altra via d'uscita!
Merletti. A rivederci.
Carlino. Mi raccomando. Con le buone.
Merletti fa per andare: e allora, trattenendolo:
Spassionatamente dimmi una cosa in confidenza. Tu se fossi una donna...
Merletti (scoppia a ridere). Io? Ti pare che possa essere una donna?
Carlino. No dico... tu ne conosci tante e le conosci bene... puoi sapere il loro gusto, o, piuttosto, ci che in generale nell'uomo credi che possa attrarre soprattutto una donna la... la forza, no?
Merletti. Eh, certo, la forza... Ma perch mi fai codesta domanda?
Carlino. A proposito di quell'astio di cui tu hai parlato, e che Tito dice d'avere avvertito, per l'attrazione che non lei, Melina ma nell'incoscienza, il suo corpo...
Merletti. ah, ho capito!
Carlino. Ti pare in confidenza che Tito possa dare a una donna l'impressione d'essere pi forte di me?
Merletti. Perch tu dubiti...?
Carlino. No, non di Melina! Si parla adesso d'attrazione incosciente... Ce n'hai fatto nascere tu l'idea...
Merletti. Ma sai fisicamente... a giudicare da l'aspetto...
si mostra incerto:
ma che Tito...
Carlino. ...ha il piglio, s, ha il piglio pi energico...
Merletti. ...pi energico, gi! tutto pi... come vorrei dire? pi segnato... risoluto... E ci che una donna soprattutto non pu soffrire in un uomo quella certa mollezza di timidit...
Carlino. Ah ma io no; io non sono timido, sai! non sono timido affatto con le donne; nessuna, nessuna mollezza di timidit...
Merletti. Locredo, lo credo bene!
Carlino. Tant' vero che, quell'astio, io non l'ho avvertito e lui s ed strano strano perch ho il sospetto che... tutto quel suo scrupolo di coscienza (che per sento anch'io, bada!) non so... sia troppo e che sentendosi, come si sente, pi forte di me e forse pi attraente...
Merletti. abbia l'idea, tu pensi, che il figlio possa esser suo?
Carlino. Hoquesto sospetto. Ma quell'astio allora, che dice d'aver provato, mentre io invece non l'ho provato affatto, come te lo spieghi?
Merletti. Me lo spiego, caro mio, che forse in fondo anche lui sospetta tu abbi l'idea che il figlio possa esser tuo.
Carlino. Nono, io dico che non lo so! dico che non lo so! Quantunque, certo, possibile, possibilissimo non ti pare?
Merletti. Ma, nell'incertezza...
Sottintende: non osi affermare .
Carlino. Ecco: nell'incertezza...
Merletti. Basta, lasciamene andare. Addio.
Va via.
Carlino, rimasto solo, va davanti alla specchiera e si guarda. Bisogna compatirlo, perch non ha alcun sospetto che possa esser veduto. Davanti allo specchio assume istintivamente un piglio energico, risoluto, aggrottando le ciglia, sporgendo il mento; alza una mano; si gratta con le unghie le guancie raschiose; poi, sempre con quel piglio, sporge anche il petto...
TELA
ATTO SECONDO
La stessa scena dell'atto precedente. Sono passali nove giorni.
Carlino steso sul letto in pigiama da camera; ha il petto scoperto, e il Medico, curvo su lui, vi applica l'orecchio per fare l'auscultazione dei bronchi e dei polmoni. La Pedoni assiste alla visita. quasi mezzogiorno.
Il Medico. Respiri.
Carlino (trae dal fondo dei polmoni un respiro).
Il Medico (applicando in un altro punto l'orecchio). Respiri.
Carlino (c. s.).
Il Medico (c. s.).Respiri.
Carlino (c. s.).Mi gira un po' la testa.
Il Medico. Non niente. Effetto della respirazione. Non c' nulla, n nei bronchi n nei polmoni.
Carlino. Ma s! Non mi sento pi nulla. stata una semplice costipazione, con un po' di febbre.
Il Medico. Aspetti. Mi faccia tastare un po' la milza.
Carlino. Perch la milza?
Il Medico. Per vedere se a posto.
Carlino (seccato). Oh Dio mio...
La Pedoni. E lasci fare, santo cielo!
Il Medico. Pudarsi, se c' stata la febbre, ci sia qualche lieve infezione! e allora la milza dovrebbe essere un po' ingrossata.
Tasta, affonda la mano nello stomaco, a sinistra.
No. Niente. A posto perfettamente.
La Pedoni. Dio sia lodato!
Carlino. Domattina, senz'altro, riprendo servizio.
Si alza dal letto.
Sopravviene dall'ufficio Tito.
Tito. Ah, buon giorno, dottore.
Il Medico. Buon giorno.
Tito. Come va?
Il Medico. Guarito, guarito.
Tito (alla Pedoni). Lo dicevo io, niente, una costipazione?
Carlino. Ma lo dissi anch'io!
Tito. No, tu, per un po' di febbre, ti sei subito veduto a un caso di morte.
Carlino. Bum! A un caso di morte poi...
Tito. E sa, dottore, perch prese la costipazione? perch vide uscire me senza soprabito, e volle uscire senza Soprabito anche lui.
Carlino. Ma non vero! Perch faceva caldo; e poi la temperatura cangi d'improvviso! Non puoi negare che alle costipazioni vai pi soggetto tu che io; e qua c' la signora Elvira che pu dirlo.
Tito. Io?
Carlino. Tu, tu, s!
Tito. A qualche raffreddore di naso, se mai! Non costipazione!
Il Medico (a Carlino, sorridendo). Bisogna tenersi riguardati... Lei un po' gracile...
Carlino. Ma che gracile! Non lo dica! Che gracile! Io ho una salute di ferro, pi di lui! Tocca sempre a me a curarlo!
Tito. Se ti fa piacere crederlo...
Il Medico. Basta. Io vado.
Carlino. Dottore, una bellissima giornata. Sono in casa da nove giorni! non ne posso pi!
Il Medico. Vorrebbe andar subito fuori?
Tito. Ma no, sarebbe un'altra imprudenza!
Carlino. A far colazione, per prendere una boccata d'aria; ritorno subito a casa!
Il Medico. No, no; meglio che ancora tutt'oggi resti in casa; domattina ritorner al suo ufficio.
La Pedoni. Dia ascolto al dottore.
Il Medico. Si stia bene.
La Pedoni. L'accompagno, signor dottore.
Saluti, e il Medico va via, seguito dalla Pedoni, che ritorna subito.
Carlino. Poteva, santo Dio, concedermi d'uscire per un'orettal
La Pedoni (rientrando). Oh, allora apparecchio per la colazione qua in camera per tutti e due?
Tito. No, per me no: non c' pi bisogno, ormai; io ritorno alla trattoria.
La Pedoni (a Carlino). Allora per lei solo. Vedr che bel pollo lesso le ho preparato! Ne manger met ora e met stasera. E sentir che brodo!
Via per l'uscio in fondo.
Tito. Ripasser a vederti, prima di ritornare all'ufficio.
Carlino. Ma no, puoi farne a meno.
Tito. Chi sa, potresti aver bisogno...
Carlino. No, di che vuoi che abbia bisogno? grazie.
Tito. Ripasser. Tanto, ancora presto, e fino alle tre, non saprei che fare...
Seggono tutti e due ai lati della tavola sul davanti della scena, con la faccia al pubblico, costernati, e stanno cos un pezzo in silenzio.
Carlino (con una domanda che sa inutile, perch gi suppone quale sar la risposta). Nulla?
Tito. Nulla.
Carlino. Ma non ti sei pi provato a muovergliene il discorso?
Tito. No.
Pausa.
Faccio finta di niente; che non ci penso neppure: come se non dessi importanza alla cosa.
Pausa.
Forse meglio aspettare che ne offra lei il pretesto.
Carlino. Eh, a lei, veramente, non conviene offrirlo...
Tito (cominciando a irritarsi). Io, da parte mia, mi son gi provato una volta!
Carlino (dopo un'altra pausa). che io non sono pi andato...
Tito. Potrai provarti domani. Ma vedrai che devier subito il discorso, anche con te.
Carlino (c. s.).Eppure necessario cominciare almeno a prepararla...
Rientra la Pedoni con un vassoio su cui sar quanto basta ad apparecchiare per un malato che debba mangiare in camera.
La Pedoni (a Tito). Ah, ancora qua?
Tito (alzandosi). Vado.
Carlino. Ma non stare a tornare per me!
Tito. Se m'avanza tempo, torner. A rivederci.
Carlino. A rivederci.
Tito (prima d'uscire). Buon giorno, signora.
La Pedoni. A rivederla.
E appena Tito uscito:
Manco male che almeno un saluto davanti la porta si degnato di farmelo.
Carlino. Ma creda che non pensa pi, signora Elvira, e nemmeno io, a lasciar la camera.
La Pedoni. Ah, giusto: sar bene stabilirlo; non vorrei che poi, per una parola detta cos in un momento...
Carlino. No, stia sicura! si resta qua. ormai pi di un anno che ci conosciamo e ormai abbiamo preso l'abitudine.
La Pedoni. Meglio, creda, non potrebbero trovare altrove: ho l'orgoglio di dirlo. Qua sono come in famiglia. cos loro tornassero a essere quei due bravi figliuoli d'una volta! Lo dico per il loro bene. Basta. Vado a prenderle il brodo.
Va via, col vassojo, per l'uscio in fondo, dopo aver apparecchiato.
Carlino, rimasto solo, andr in giro per la camera, soprapensiero. A un certo momento si fermer per esclamare:
Carlino. Perdio, in nove giorni...
E riprender ad andare. Poi, rifermandosi:
Pretender che glielo faccia intender io...
S'avvicina alla tavola: ne prende, distratto, un panino: prima lo guarda, poi ne stacca un cantuccio e se lo mette in bocca.
Comodo!
Rientra con la zuppiera sul vassojo la Pedoni.
La Pedoni. Eccoqua tutto. Segga.
Carlino (sedendo). Ah, brava, signora Elvira. S, ho molto appetito.
La Pedoni. Holasciato dentro il mezzo pollo, perch non le si raffreddi. Ecco, la servo io. Un brodo... guardi, sente che odore? La ristorer. Assaggi, assaggi.
Carlino. Benissimo! Eccellente! Ci vorrei minuzzare un po' di pane...
La Pedoni. Faccia, faccia! Le porter poi per il pollo un altro panino.
Carlino. Un po' di solido... da far lavorare i denti...
La Pedoni. Guardi, le ho portata anche un'arancia.
Carlino. Grazie, s, ho visto.
La Pedoni. E una sorpresa dopo il pollo.
Carlino. Una sorpresa?
La Pedoni. Un bicchierino di Marsala vecchio! Di quello che fa proprio strizzare l'occhio!
Carlino. Ah! buono! s s grazie! Cara signora Elvira! S s un buon bicchierino di Marsala proprio quello che mi ci vuole! Lei molto buona.
La Pedoni. Hodimenticato il sale! Aspetti... Chi sa le bisognasse per il pollo...
Va in fretta. Ma poco dopo ch' uscita, si sente gridar forte di l dall'uscio:
Ah no no, mi scusi! qua, no! qua lei non entra! in casa mia non voglio di queste storie! Via, via, carina! Non posso tollerare...
Carlino (accorrendo all'uscio). Che cos'?
La Pedoni. Una visita che non tollero affatto, signor Sanni!
Carlino (infuriandosi alla vista di Melina fuori dell'uscio). Ma mi faccia il piacere!
Corre a prendere Melina per un braccio.
Come osa impedire...?
Fa entrare Melina nella camera:
Venga, entri, signorina!
Melina entra, tutta sbigottita, con un grosso involto sotto il braccio.
La Pedoni (quasi cercando d'impedirle l'entrata). Io le dico che non posso permetterle...
Carlino. Si guardi bene, perdio, dal toccarla!
La Pedoni. E allora fuori! fuori!
Carlino. Lei non pu proibire che mi si venga a far visita, mentre sono in casa ammalato!
La Pedoni. Queste non son visite per ammalati! Ho tutto il diritto di proibirle, perch in casa mia...
Carlino. Basta! Questo un discorso che si far dopo. Ora non mi secchi!
E richiude d furia l'uscio.
Melina. Ioti chiedo scusa...
Carlino. Ma no, tu piuttosto, d'essere stata accolta cosf... Ma guarda che megera! Che si figura?
Melina. la prima volta... non sono mai venuta...
Carlino. Per tutte quelle mocciose di Merletti che vengono sotto colore di clienti, non dice nulla; e per te, brutta pettegola...
Melina. Forse perch venuta ad aprirmi la figlia...
Carlino. Non ci badare! tutto li! Per quella figlia... La rabbia se la divora!
Melina. Tustavi a mangiare...
Carlino. S, prendevo un boccone... Ma com' che sei venuta?
Melina. Passavo di qua... Ho visto per strada Tito che andava solo alla trattoria...
Carlino. S, uscito poco fa.
Melina. Mi sono immaginata che tu stessi ancora male...
Carlino. No, vedi? gi guarito: mangiavo...
Mulina. Seguita, seguita a mangiare!
Carlino. Me n'ha fatto passar la voglia!
Melina. No, via, siedi, siedi: cos: riprendi a mangiare...
Carlino. Mangiavo cos di gusto!
Melina. E son venuta a guastarti...
Carlino. Ma no!
Melina. un bel pollo! Mangia, mangia...
Carlino. Non ho pi pane.
Melina. Ah... non ne hai pi? E ora, a chiamare...
Carlino (risolutamente, alzandosi). Non importa! Io chiamo!
Va all'uscio, lo apre e grida di l:
Pane!
Lascia l'uscio socchiuso, e viene un po' avanti nella camera:
Stiamo a vedere se lo porta.
Melina. Corsi un po', dietro a Tito, per domandargli di te; non m'intese; andava tutto aggrondato... Temetti che potesse essere in pensiero per te... e allora, trovandomi a passare... Non t'ho pi veduto da nove giorni...
Carlino (col tono di chi non ha inteso bene, perch pensa ad altro). Ma s, non scusarti ancora...
Va di nuovo all'uscio e grida:
E il sale!
Riviene avanti:
Se n'era accorta lei stessa che mancava.
Poi, con altro tono, a Melina:
Certo meglio che qua tu non ti faccia vedere...
Melina. Se avessi potuto supporre...
Carlino. Ma finir. Dopo questo, finir! Lo dir a Tito questa sera. Gi avevamo intenzione...
Si sente picchiare all'uscio.
Ah, ecco: portano... Avanti!
Entra pianino pianino una goffa vecchia signora con un buffo coppellino in capo e i guanti ade mani, reggendo in due piattini, con spaventata cautela, nell'uno un bicchierino colmo di Marsala, nell'altro un panino e una saliera Carlino ne contento.
Ah. ecco anche il Marsala.
La vecchia signora (proseguendo cautissima verso la tavola e accennandola un momento con gli occhi). Poso l?
Carlino (liberandola dall'incubo del bicchiere). No, dia, dia qua. Ma, scusi, chi lei?
La vecchia signora. Una buona amica della signora Pedoni.
Dopo aver posato l'altro piattino:
Comanda altro?
Carlino. Nient'altro, grazie. Mi dispiace che si sia incomodata...
La vecchia signora. Per l'amicizia si fa questo ed altro. Buon giorno.
S'inchina e va via.
Carlino (col bicchiere ancora in mano). Buon giorno.
Offrendo a Melina:
Bevilo tu. Marsala. Dev'esser buono. Vecchio.
Melina. No, grazie. Me ne vado subito. Se temi che si possa figurare...
Carlino. Ma si figuri quello che vuole! Non cos subito. Siedi un po'.
Siede anche lui.
Almeno il tempo di vederti...
Melina. Ora potrai di nuovo uscir di casa...
Carlino (mangiando di gusto). S, venuto il medico, poco fa: non ha trovato pi nulla; ma non stato mai nulla di grave, veramente.
Melina (guardando la camera). Bella camera... allegra... Dormite cos tutt'e due insieme... Tu dormi l?
Carlino. S, e Tito l.
Melina. Ti vuol bene Tito: ha detto ch' stato per una tua imprudenza.
Carlino (stizzito). Ma non ci credere! Lo dice lui, perch vuol far vedere che certe cose lui se le pu permettere e io noi Non lo posso pi soffrire! Lui pi forte; e lui, questo; e lui, quello tutto meglio di me!
Melina (ridendo). Oh Dio, ma no... cos diverso.
Carlino. Ionon mi paragono mica a lui! Lui lui; e io sono io. Che c'entra?
Melina. Ma si sa!
Carlino. Senza soprabito... Poteva costiparsi anche lui, e io no. Cose che capitano. Non avrei mica detto per questo che certe cose io me le posso permettere e lui no! Mi sento tortissimo anch'io! E pi energico, in tante cose, pi energico io di lui! Con tutto quel piglio che si d... Ecco! Se vuoi saperlo! Se non te ne sei ancora accorta!
Melina (un po' confusa, non comprendendo la ragione di quella stizza). M'era parso che avesse parlato della tua imprudenza perch si prende cura...
Carlino (interrompendola). ...lui, di me? Me la son presa io, sempre, di lui! Ma che! Tiene, tiene a far risaltare che pi forte di me! E ne so anche la ragione! Ma s'ingannai Lo vorrei far dire a qualcuno che non avesse interesse di tacerlo: tra me e lui, chi il pi forte.
Melina. Non te n'avere cos a male, via...
Carlino. No; non me n'ho a male; ma un pezzo che mi secca, con queste arie! Io sono buono, remissivo; ma se poi vedo che qualcuno se n'approfitta... Perdio, l'ho levato tante volte dagli impicci! Basta. Parliamo di te. Lasciati vedere. Come stai?
Melina. Bene.
Breve silenzio d'impaccio.
Carlino. E... sei un po' andata a spasso?
Melina. No, per compere, propriamente...
Carlino. Ah, brava. Da queste parti?
Melina. S, perch sapevo che qua vicino c' un negozio dove si compra bene. Ecco, ti voglio far vedere...
E prende a slegar l'involto che ha sulle ginocchio.
Carlino. No, perch? Che cos'?
Melina. Tela. Ti voglio far vedere che finezza...
Seguita a sciogliere il nodo.
Carlino. Ma io non me n'intendo...
Melina. Vedrai, vedrai che solidit Senz'apparecchio... Ecco, guarda...
Carlino. Uh, tanta!
Melina. Assaggia...
Carlino (assaggiando col pollice e l'indice). S... mi par buona...
Melina. Stringila, stringila cos nel pugno... Morbidissima...
Carlino. S s... Morbida... E... quanto l'hai pagata?
Melina. Oh, poco. Indovina?
Carlino. Quanto?
Melina. No... dico, perch l'ho comperata...
Carlino (si stringe nelle spalle, fingendo di non comprendere). Oh bella! perch ti bisognava... Ma l'hai comprata da te; non dovevi. Potevi dirci che ti bisognava...
Melina (alza la tela e si nasconde la faccia. Sta un pezzo cos: poi, con gli occhi pieni di lagrime, scotendo amaramente il capo, domanda). Dunque no?
Carlino. (c. s.). Che cosa?
Melina. ...non debbo proprio preparar nulla?...
Carlino (tra confuso, seccato e commosso). Vuoi...? Che vuoi preparare...?
Melina (prendendogli una mano e parlando con foga). Senti, Carlino, senti, per carit! Io non voglio nulla da voi, non vi chiedo nulla
Carlino (cercando d'interromperla). ma no, che c'entra?
Melina. stammi a sentirei Come ho comperato questa tela, cos con altri piccoli risparmi, potrei
Carlino. che potresti? che dici?
Melina. pensare a tutto io!
Carlino. a tutto... che? tu mi parli...?
Melina. ma s, Dio mio, di che vuoi che ti parli? fingi di non comprendere?
Carlino. ma non possibile, figliuola mia!
Melina. lasciami dire! penserei a tutto io; non avreste alcuna spesa ti giuro! n per il corredino, n per la nascita, n per l'allevamento
Carlino. ma non per questo!
Melina. stammi a sentire! e poi mai, mai il minimo fastidio!
Carlino. ma che vuoi che sia la spesa, il fastidio?
Melina. e nessun peso, nessun peso, mai! Non mi vuoi lasciar dire? Non scrollare cos le spalle e non far mi codesti occhiacci!
Carlino. ma perch non niente di tutto questo, figliuola mia! n la spesa, n il fastidio, n il peso!
Melina. sta bene! poi mi dirai tu, allora, che cos' per voi! Ora lascia dire a me! Avr pur diritto, io, di dire una parola!
Carlino. ma s, parla, parla che vuoi dire?
Melina. parlo, s... come faccio pi ora a parlare? Non ho mica da far valere ragioni, io, contro di voi due! Ti volevo dire che m'avanza tanto tempo...
Carlino. s, per far che?
Melina. per non far niente ho imparato a lavorare per voi... seguiter a lavorare...
Carlino. lo sappiamo, s, e ti ringraziamo...
Melina. ma non voglio essere ringraziata debbo io al contrario ringraziar voi e promettervi che non vi mancheranno mai, mai, le mie cure ne potete esser certi! Ma ecco, vedi, badando a voi come bado, alla vostra biancheria, ai vostri vestiti, m'avanza ancora tanto tempo tanto che, lo sai, ho imparato a leggere e a scrivere, da me!
Carlino. s, cara!
Melina. bene guarda, Carlino ora lascer questo e cercher altro lavoro
Carlino. tu? perch?
Melina. da fare a casa
Carlino. per conto d'altri?
Melina. di signore! di signore! lavori di bianco rivoltare vestiti...
Carlino. ma no! perch devi far questo?
Melina. per il mio piacere! per il mio piacere, Carlino! Sar felice, credimi! credimi!
Carlino. ma noi non vogliamo...
Melina. perch non dovreste volere?
Carlino. perch no! non possiamo permettere...
Melina. ma io sar sempre per voi, come prima. Carlino, sempre allo stesso modo!
Carlino. Non crediamo d'averti fatto mai mancare...
Melina. ma non per me, Carlino; che pensi? perch a me manchi qualche cosa! sarei una sfacciata e un'ingrata!
Carlino. e allora per...? ma tu puoi credere sul serio che sia per una questione di denaro?
Melina. no! no! perch voglio esser io! io soltanto! senza farne il minimo carico a voi! io! avere io quest'orgoglio, capisci?
Carlino. tu e noi? come vuoi che te lo permettiamo, non gi per questo, che sarebbe il meno, ma per la responsabilit, Melina, per la responsabilit, figliuola mia, d'una vita che nascerebbe in queste condizioni, non lo comprendi? d'una vita che non si pu sapere a chi appartenga?
Melina. Ma a me, Carlino? A me appartiene di certo! Mio certamente, anche se non posso dire se sia tuo o dell'altro! Mio! Appartiene a me che l'avr fatto! E la responsabilit perch dovete assu-mervela voi? Me l'assumo io ecco intera!
Carlino. E come?
Melina. Come? Ma cos me l'assumo! Nasce mio me l'allevo lo tengo con me la mia creatura. Che responsabilit? la cosa pi semplice e naturale del mondo!
Carlino. Ma la nostra, Melina? la nostra?
Melina. Perch la vostra? Se io non ve ne do nessuna?
Carlino. Tunon ce la dai; ma noi non possiamo non sentirla, se ti tieni il bambino, n lasciarla soltanto a te!
Melina. Perch non potete?
Carlino. Ma perch sar l con te il bambino e diventa subito, per forza, se vive con te, una responsabilit anche nostra!
Melina. E allora, per non sentirla, e liberarvene, che volete fare? buttarlo via? quando ci sono io qua, la madre, che se lo vuol tenere per s? Vi assumereste codesta responsabilit che d'un delitto, Carlino! d'un vero delitto verso una creatura che nascer alla vita perch? per voler tener conto, invece, di quell'altra che non avete; e che giusto non abbiate, non potendo sapere a chi veramente di voi due appartiene! Ebbene, lasciatela a me questa responsabilit; a me che lo so di certo ch' mio! Ma io non vi voglio dare nessun dispiacere; ve lo chiedo come una grazia, per carit; perch so che per voi questo non doveva avvenire!
Carlino. non doveva avvenire! non doveva avvenire! stata la pi grave delle sciagure!
Melina. s ma guarda, Carlino: tra pochi anni...
Carlino. che tra pochi anni! tra pochi anni sar peggio, non lo comprendi?
Melina. no, stammi a sentire
Carlino. come no? col bambino che cresce
Melina. non pensare al bambino!
Carlino. se te lo vuoi tenere!
Melina. pensa a te, pensa a te, Carlino! e pensa a Tito come ci ho pensato io, tutti questi giorni!
Carlino. tu, hai pensato a noi?
Melina. a voi! non ho pensato altro che a voi! Perch so che il vero caso grave per voi per questa orribile incertezza in cui siete tutt'e due, che fa appunto cos tremenda la disgrazia
Carlino. tu dunque lo capisci? lo capisci?
Melina. come vuoi che non lo capisca?
Carlino. insopportabile! insopportabile!
Melina. ma io voglio appunto renderla sopportabile, dato che avvenuta!
Carlino. e come? facendo come vuoi fare?
Melina. s levandovi d'ogni responsabilit! Carlino, un delitto sarebbe sempre, come vorreste fare voi, anche se ciascuno s'approfitta dell'incertezza, per non farsene un rimorso, pensando che il figlio possa essere dell'altro! Per la sorte a cui condannereste un innocente, tutt'e due d'accordo il delitto resta! E anche di fronte a me che non voglio per lui questa sorte se voi mi costringeste! Sono venuta perci a dirvi che non vi chiedo nulla, che non voglio nulla! Sono qua per voi, finch mi vorrete... Ma quanto pensi tu, che possa durare ancora per voi questa vita, Carlino? Tra pochi anni che sar io pi? Non sar pi certo buona per voi; vi sarete stancati di me...
Carlino. no, chi te lo dice?
Melina. eh via... Che potete sapere delle cose che vi potranno accadere tra pochi anni? Non potrete mica sempre seguitare a vivere cos, tutt'e due uniti... E allora, guarda: di qua a pochi anni, sar ancora un bambino
Carlino. e dici che hai pensato a noi? Ma come faremmo noi...?
Melina. perch? Non stiamo mica insieme! Se volete, potrete anche non vederlo; neanche accorgervi che ci sia!
Carlino. ma non sar possibile, sapendo che c'! Tu non ti figuri che tormento sarebbe per ciascuno di noi due? gi solo un tormento a pensarci! Vederlo l...
Melina. dar ad allevarlo fuori! non lo vedrete! non lo vedrete mai!
Carlino. ah, Dio, questo un tormento! questo un tormento! un vero tormento!
Melina. Ma non lo capisci che ora che ho imparato a vivere cos, non posso, non posso pi buttarlo via, tornare alla vita di prima! Non posso! vi dico che lavorer, vi dico che non vi dar ne spesa n fastidio, vi dico che nemmeno lo vedrete, che tutto il peso sar mio; la responsabilit sar mia; che debbo dirvi di pi? Per me un delitto che non posso commetterei non voglio commettere! mi volete costringere a commetterlo per forza? Lo terr con me; non ve lo far vedere; sar il mio conforto e la mia compagnia, quando voi non ci sarete: e poi, quando voi non mi vorrete pi, avr lui almeno, avr lui!
Carlino (che non ne pu pi, anche per la commozione che lo soffoca). Perch sei venuta a dirle a me queste cose? Nove giorni, nove giorni venuto lui, da te non potevi dirle a lui, che sei venuta a dirle a me qua malato...?
Melina (mentre piange). Hai ragione... hai ragione... Carlino, perdonami... Io non so perch m' venuto di dirlo prima a te... anche lui, Tito, tanto buono...
Carlino. Ecco, tanto pi, se ti pare, com', cos buono...
Melina. M' venuto di dirlo a te... Che vuoi? Il cuore...
Carlino (con intenzione). il cuore t'ha suggerito cos?
Melina. s: di dirlo prima a te...
Carlino (molto serio e deciso). Senti, Melina: io torno a ripeterti che se tu credi che possa esser io
Melina (subito). no! no! non lo posso dire! questo, in coscienza, non lo posso dire, Carlino!
Carlino. Ma la seconda volta che a te, senza volerlo, viene di confidare una cosa prima a me che a lui!
Melina. Forse perch tu m'ispiri pi confidenza... io non so... sar per questo!
Carlino. Sar per questo... ma capirai che... cos... da solo... io, allora... tu mi cresci il tormento! tu mi cresci il tormento!
Melina. Perdonami! Perdonami! Io lo so che tu da solo cos ora non puoi, n devi dirmi nulla devi parlarne con Tito e gliene parlerai come credi, quando credi... Io sono qua; non dir pi nulla; far come voi vorrete... soltanto gli dirai che v'ho chiesto come una grazia di tener conto del sentimento mio... anche del sentimento mio...
Piange.
Carlino (commosso, carezzandola). Ma certo... certo non... non sar possibile... non tener conto del sentimento tuo...
Melina (alzandosi, convulsa). Vado... vado... Far come voi vorrete... far come voi vorrete... Addio, addio!
E scappa via, col suo involto di tela. Carlino resta dapprima, come intronato, poi si muove per la camera agitando le mani: come uno che se le sia scottate.
Carlino. Ah che cosa... ah che cosa... Ah Dio, che cosa... Che cosa...
Sopravviene, scombuiato, Tito Morena.
Tito. Ch' stato? Ho incontrato Melina per la scala: piangeva, dice che tu mi dirai...
Carlino. S venuta a farmi qua una scena...
Tito. A te? Perch?
Carlino. Non a me! Per lo stato in cui si trova...
Tito. Ah! venuta a parlarne con te? A me, in tanti giorni...
Carlino. gliel'ho detto! Le ho detto proprio cos!
Tito. ha sfuggito di parlarne! E ora ci ch' venuta a dirti e che non ha voluto dire a me io lo debbo sapere da te?
Carlino. O che te n'hai a male, per giunta? Credi che sia venuta a farmi un piacere, cos debole, sfinito, come mi trovo?
Tito. Io vorrei sapere perch ha fatto questo!
Carlino. Va' a domandarglielo, perch l'ha fatto! M'ha dato il martirio! Dice che si trovava a passare di qua, per compere...
Tito. Non vero! Mentisce! venuta apposta! venuta apposta!
Carlino. Sar venuta apposta, che vuoi che ti dica? Ma no, mi disse che ti vide mentre andavi alla trattoria...
Tito (stonato). Mi vide?
Carlino. S e ti corse anche dietro...
Tito (c. s.). ...a me?
Carlino. s mi disse cos e che tu non la sentisti...
Tito. ...mi chiam, allora?
Carlino. eh, suppongo... dice che andavi tutto aggrondato; temette che potessi essere in pensiero per me; e allora volle salire...
Tito. Non vedo chiaro! Non vedo chiaro! ma che! ma che! Non poteva mica mettersi a parlare con me di queste cose per istrada!
Carlino. La compera per l'aveva fatta per davvero... venuta a mostrarmi una pezza di tela...
Tito (c. s.). Una pezza di tela?
Carlino. S cominci appunto cos il martirio mostrandomi quella pezza di tela...
Tito. L'aveva sotto il braccio e non sapeva come fare per la scala ad asciugarsi le lagrime, con quell'ingombro... venuta mostrartela... e poi?
Carlino. Non so perch sguiti a guardarmi con codesti occhi e assuma con me codesto tono da giudice istruttore!
Tito. Perch? Lo vuoi proprio sapere il perch? Perch comincio a essere stufo io! seccato, seccato seriamente di tutta codesta confidenza...
Carlino. ma io le ho detto di no, di no, di no hai pur visto che piangeva...
Tito. di no... che cosa? per la tela?
Carlino. per la tela... per ci che ne vuol fare!
Tito. che ne vuol fare?
Carlino. ma preparare... io non so... suppongo il corredino...
Tito. ... del bimbo? pazza! Ah dunque venuta proprio a dirti che vuol tenersi il figlio? e t'ha mostrato quella tela per commuoverti...?
Carlino (col tono di chi vuol portare pazienza). Ti ripeto che io le ho detto di no.
Tito. Ma certo... me l'immagino... con quella tela... il corredino... sapendoti cos tenero di cuore... disposto sempre a cedere...
Carlino (c. s.). Le ho detto di no. L'ho fatta piangere.
Tito. Piangere... e poi?
Carlino. E poi, naturalmente, ha pregato, scongiurato, insistito ha fatto tante promesse
Tito. e tu?
Carlino. e io non potevo sapere giacch prima sei stato tu, se ti ricordi qua, qua alla presenza di Merletti che pu esser testimonio sei stato tu
Tito. io, che cosa?
Carlino. tu, a preoccuparti di lei a parlar di cuore tu, non io di scrupoli di coscienza tu, non io
Tito. ebbene? ebbene non potevi sapere... finisci!
Carlino. di fronte a quelle sue lagrime e quelle sue promesse, come saresti rimasto tu, e se anche per tuo conto avresti voluto risponderle di no!
Tito. Ma non s'era stabilito di no? Dunque, no!
Carlino. Va bene! E ora andrai a dirglielo tu!
Tito. Bello! Mi piace! cos la parte del tiranno, del cuor duro, la faccio io, mentre tu rimani per lei quello che s'era piegato, commosso e intenerito?
Carlino (saltando a guardarlo da presso negli occhi). Ebbene, se fosse cos?
Tito (resistendo allo sguardo). Ah, cos? T'ha forse dato anche a credere...?
Carlino (facendosi ancora pi a petto). No! Non m'ha dato a credere niente!
Tito. Ma sei tornato a domandarglielo?
Carlino. S! Son tornato a domandarglielo!
Tito. Perch questa confidenza di lei ha fatto dunque nascere anche in te il sospetto...?
Carlino. S e se me l'avesse dato a credere, ogni discorso tra noi due sarebbe gi bell'e finito! Ma mi ha detto ancora una volta di no, che in coscienza non lo pu dire, perch non lo sa! chiaro tutto questo?
Tito. Chiarissimo, chiarissimo, caro mio! Intendo tutto perfettamente!
Carlino. No: ma tu non intendi nulla! Ora io ti domando: Sei sicuro che tu, al mio posto, sentendola parlare com'ha parlato, sentendole dire le cose che ha dette (puoi andare a fartele ripetere) non ti saresti piegato, commosso e intenerito come me?
Tito. Io?
Carlino. Aspetta! E avresti avuto il coraggio, allora, cos commosso e intenerito, di risponderle di no, anche per conto d'un altro, che forse al tuo posto si sarebbe come te commosso e intenerito? Rispondi a questo! Rispondi!
Tito (cos sfidato, con gli occhi negli occhi, non vuol darsi per vinto, e mentisce, imperterrito). Nient'affatto! Chi te lo dice? Non mi sarei commosso per nulla!
Carlino. E allora vero che il cuor duro sei tu, e puoi bene andarglielo a dire!
Tito. Sai che ti dico io invece? Che n'ho abbastanza, di codesta storia, e la faccio subito finita!
Carlino (appressandoglisi di nuovo minaccioso). Cio... cio... cio... piano piano, caro mio aspetta: farla finita, adesso, in che modo?
Tito (con un sorriso stirato, guardandolo dall'alto in basso, pallido e fremente). Oh, non ti credere che voglia venir meno a quanto debbo! Seguiter, seguiter a dare la parte mia, finch lei sar in questo stato. Poi faccia quello che vuole: se vuol tenersi il figlio, se lo tenga: se vuol buttarlo via, lo butti via. Per me, non vorr pi saperne.
Carlino. E io?
Tito. Ma farai anche tu ci che ti pare...
Carlino. Non vero!
Tito. Perch no?
Carlino. Perch da solo, sai bene che non posso accollarmi tutto il peso del mantenimento!
Tito. Ma come? Dicevi
Carlino. S: se potessi averne la certezza allora s! a qualunque costo! a costo di qualsiasi sacrificio! ma cos no; cos non posso e non debbo n tu puoi lasciarmi sulle spalle il peso d'un figlio che pu esser tuo!
Tito. Ma se ti dico che seguiter a dar la parte mia!
Carlino. Grazie tante! Non posso accettare!... Gi, in mezzo resterei sempre io, di pi!
Tito. Perch vuoi restarci...
Carlino. Ma scusa, ma scusa, ma scusa, perch non vuoi pi restare ai patti, tu, ora?
Tito. Ci resto! Sguito a pagare fino alla fine! Ma non voglio pi saperne!
Carlino. Che cos' avvenuto di nuovo? che cos' cangiato?
Tito. Che cos' cangiato? L'animo! l'animo! Ecco ci ch' cangiato! cangiato in me l'animo! Sar un sospetto ingiusto, che vuoi che ti dica? ma m' entrato; non posso pi scacciarlo! Non posso pi seguitare cos insieme una relazione ch'era possibile solo a patto che non sorgesse mai tra noi nessuna questione.
Carlino. Ma vuoi farla nascere tu, la questione! Andiamo tutti e due insieme, a dirle di no!
Tito. E poi?
Carlino. Iogliel'ho gi detto per conto mio; ora andiamo a ripeterglielo insieme!
Tito. E poi?
Carlino. Parler io pi forte, se vuoi; torner a dimostrarle davanti a te che non possibile accordarle quello che chiede!
Tito. E poi? Ma non comprendi davvero che ella non potr pi essere quella che stata finora? Se desidera tanto di tenersi il figlio... A contrariarla la faresti infelice e perch? Per me, sento che finita! Infelice, dunque, inutilmente. Sar durezza, sar dispetto, anche sciocco tutto quello che vuoi ma non mi passa: sono fatto cos, sento che non mi passa. Io non ci torno pi.
Carlino. E dovremmo abbandonarla cos?
Tito. Ma no, chi dice abbandonarla?
Carlino. Dici che non ci torni pi! Non potr pi andarci neanche io...
Tito. Perch no, tu?
Carlino. Ma perch no! te l'ho detto il perch! Se non ci vai pi tu, come vuoi che sguiti ad andarci io?
Tito. Non ne vedo la ragione...
Carlino. Ma credi che possa continuare io solo la relazione, mentre tu sguiti a pagare? E quando avrai finito, io resto l con un figlio che non so se mio?... Ah, no, caro mio! Questa cosa, se manca tra noi due l'accordo da cui era nata, non regge pi! Se tu non vuoi pi starci, non posso starci pi nemmeno io!
Tito. Ma voglio starci! voglio starci! voglio anche rispettare il sentimento di lei, di tenersi il figlio! Seguiter a dar la parte mia! Non potrai mica forzarmi a tornare da lei, se non mi va pi! Oh guarda ch' bella! Anche questa violenza?
Carlino. E va bene! Falla allora tu a me la violenza.
Tito. Ioti dico vacci che violenza ti faccio io?
Carlino. E io ti dimostro che sono costretto a fare per forza quello che fai tu! Chi dice di non volerne pi sapere sei tu vieni meno tu, non io, e mi costringi a seguirti, a far come te, ad astenermi d'andarci vedi dunque bene che la fai tu a me, e non io a te, la violenza!
Tito. Oh senti! Io sono stufo di discutere! Non ne ho voglia e neanche tempo! Io torno all'ufficio!
Se ne va infuriato.
Carlino (andandogli dietro fino alla porta e gridando di l). Ma no! ma senti! vieni qua... comodo scapparsene sempre...
Poi, mentre con una mano richiude la porta, con l'altra a chiocciolino, scandendo te parole, dice con una espressione di ferocissima stizza.
Parolad'onore se non l'ammazzo sar un miracolo!
TELA
ATTO TERZO
La prima delle due camerette dell'alloggio di Melina. a un tempo ingresso, cucina e saletta da pranzo. La porta d'ingresso nella parete destra; e nella stessa parete, pi in fondo, prima l'acquajo, con su, appesa al muro, una rustica piattaia, poi, in muratura, il focolare con quattro fornelli e, sopra, alcune stoviglie da cucina in disordine. Nella parete di fondo una grande finestra con l'inferriata, perch la casa a pianterreno. A destra di questa finestra una piccola credenza, molto modesta e, a sinistra, una vetrinetta. Nella parete sinistra l'uscio che immette nella camera da letto di Melina. Troveranno posto in questa parete un vecchio divano, seggiole, qualche tavolinetto. La tavola da mangiare nel mezzo della scena coperta da un tappeto rosso cupo. Vi pende sopra un semplicissimo lume a gas, filo e padella; ma tutt'in giro a questa padella stato adattato con garbo un mantino verde che fa da paralume.
notte. La scena illuminata appena da questo lume verde sul tappeto rosso della tavola. Ma dalla finestra in fondo entra di sguincio il giallo riverbero d'un fanale acceso nella via.
Al levarsi della tela s'intravede in fondo nel riverbero che entra dalla finestra, prima presso la credenza, poi presso l'acquaio, Melina, come una larva, in una vestaglietta di tenerissimo colore azzurro, leggera. S' levata di letto, moribonda; ma sostenuta da una prodigiosa forza nervosa che fa quasi ilare, rapidissima, e convulsa tutta la sua azione. Prepara per il suo bimbo, che nato da tre giorni e che ora piange di l affamato, un po' di pane che ha tratto dalla credenza e che ora pone in un fazzolettino per andarlo a bagnare all'acquaio; far di quel fazzolettino, col pan bagnato dentro, una specie di capezzolo che dar a succhiare alla sua creaturina. La sorprende in questi preparativi la Vicina che entra dalla porta d'ingresso socchiusa; e ne resta spaventata.
La Vicina. Oh Dio, come? s' levata di letto?
Melina. Piange... piange...
La Vicina. Ma una pazzia! venga! torni a letto!
Melina. Non potevo pi sentirlo piangere...
La Vicina. Venga! venga, per carit!
Melina. Ora fatto... ecco, ora fatto...
La Vicina. Ma ora verr la blia! Sono andata a chiamarla! Ah se sapesse quello che ho trovato!
Melina. La signora?
La Vicina. S, anche la signora; ma il bambino
Melina. morto?
La Vicina. Venga, venga le dir tutto, appena sar ritornata a letto...
Melina. Non sono riusciti a salvarlo?
La Vicina. Per salvare la madre
Melina. hanno ucciso il bambino?
La Vicina. per forza! Ma venga, per carit! Non vorr mica morir lei, ora...
Soppravviene l'avvocato Merletti, e resta anche lui sbalordito di trovare in piedi Melina.
Merletti. Come, in piedi?
Melina (con grande ansia). Oh, lei, avvocato!... mi dica, mi dica: verranno?
Merletti. S s verranno!
Melina (felice). Ah Dio! Verranno! Ha potuto trovarli?
Merletti. Ma perch s' alzata?
La Vicina (a Merletti). M'ajuti, m'ajuti a ricondurla a letto!
Merletti. S, venga, sia buona! Sono andato prima dall'uno e poi dall'altro!
Melina. Lo so!Non stanno pi insieme! Si son divisi!
Fa un atto come se le mancassero improvvisamente le gambe, e tende le braccia.
Ah Dio!...
La Vicina (sorreggendola con Merletti). Lo vede? lo vede che non si regge pi in piedi?
A Merletti:
M'ha mandata a chiamare anche il prete... Si figuri, ora verr...
Melina (riavendosi). Non importa! Anche in piedi posso ricevere il viatico e Dio mi dar ancor tanto di vita da poter loro consegnare il bambino! Non lo butteranno pi via, adesso, avvocato: me lo debbono giurare davanti a Dio, alla presenza del prete e di voi tutti! Sto morendo per loro; mi vede...
Merletti. Ma no...
Melina. s, sto morendo! Perch mi vuol dire di no? se vero? Ma non ne deve andar di mezzo il bambino! Ecco: questo lo dovete dir voi, voi se non faccio a tempo a dirlo io!
Merletti. Ma s, non dubiti, lo diremo noi!
La Vicina. Intanto venga!
Melina (seguitando). Per tutto quello che m'hanno fatto patire! per come mi sono macerata in tutto questo tempo per loro! Lei lo sa, sono venuta due volte a dirlo anche a lei, perch m'ajutasse a persuaderli a tornare! Si sono divisi; sono divenuti nemici, per me! M'ero financo arresa, lei lo sa, a fare quello che volevano loro, per come anche lei, avvocato, m'aveva persuasa
Merletti. S, s, carina, vero! ma non stia ancora cos venga!
Melina. pur di farli ritornare insieme! No! no! Hanno voluto loro stessi, lei ne testimonio, che mi tenessi il bambino
Merletti. s, per non tornare pi qua...
Melina. Pagare, pagare hanno pagato ogni mese come se questo mi potesse bastare. E il mio cuore, avvocato, s' disfatto... s' disfatto... Ora al mio bambino debbono pensarci loro...
Merletti. E sar il loro castigo!
Melina. No, castigo! no, castigo, avvocato, il mio bambino!
Merletti. No, non dico il suo bambino...
Melina. lui, no castigo!
Merletti. per tutto il male che hanno fatto a lei!
Melina. ah, ecco! e che dovranno ripagare in tanto bene a lui, ora! lui, no castigo; se no come potrebbero volergli bene?
Merletti. Stia sicura che non lo dir!
Sopravvengono il Medico e la Blia.
La Vicina (vedendoli entrare). Ecco qua il dottore e la blia!
Melina (voltandosi e poi subito lasciandosi portare a letto). Ah! la blia! S, s, andiamo, andiamo...
Via di fretta, sostenuta da Merletti e dalla Vicina. Il Medico e la Blia la seguono, avanzando il passo. Il Medico attraversando la scena, ha appena il tempo di dire:
Il Medico. Ma che sproposito...
La scena resta per un pezzo vuota. Si odono di l voci confuse, di Melina, del Medico, della Vicina, di Merletti. Melina vuole prima di tutto che la Blia dia latte al bambino; poi si lascia mettere a letto. Il Medico le tasta il polso; le fa una iniezione d'olio canforato; perch il male, com'ella stessa ha detto, nel cuore; nel cuore che le mancher d'un tratto. Davanti la finestra aperta, intanto, nella notte estiva, passer quasi a passo di marcia una frotta di giovinastri con chitarre e mandolini. Il suono, dapprima fievole, lontano, andr gradatamente rafforzandosi e poi diminuendo man mano che torna ad allontanarsi. S'udr durante il passaggio qualche voce che accenna il canto, qualche risata. Poi, silenzio. Si riudranno, confuse, ma pi pacate, le voci nella camera attigua. A un certo punto, silenziosamente entrer il Prete, col nicchio e la stola, le mani congiunte davanti al petto in atto di preghiera. Lo seguir il Sagrestano che recher involto in un panno nero il tabernacoletto che custodisce la Pisside. Attraverseranno la scena, senza dir nulla, dalla porta d'ingresso, all'uscio della camera di Melina. Poco dopo, ne verranno fuori il Medico e Merletti.
Merletti. Crede che possa durare almeno per qualche ora?
Il Medico. Probabile, ma... s'ha da fare col cuore... e purtroppo, da un momento all'altro... Ho fatto, ha visto? un'altra iniezione d'olio canforato...
Merletti. tutta cos... accesa, convulsa...
Il Medico. Forza di nervi...
Merletti. Ma stata qua in piedi, parlando...
Il Medico. Lei sa che il lume si ravviva tutto, prima di spegnersi d'un tratto. Ha sofferto molto...
Merletti. Eh, lo so!
Il Medico. E quest'ansia trepidante per il bambino... Ha visto? Ha voluto prima vedere come s'attaccava alla blia... Tre giorni, senza poterlo allattare... Voleva allattarlo lei, si figuri! in questo stato... Per fortuna, s' trovata questa blia... Dico fortuna: sapesse invece che tragedia, qua a due passi!
Merletti. Ah, gi come s' trovata?
Il Medico. Ero qui, anche l'altra sera, e sono stato chiamato all'improvviso, dalla villa qua accanto: una villa di signori... Avevano pensato a tutto, sa? per la nascita del primo figlio! Tenevano pronta da tre giorni anche la blia la quale, poverina, comprender, spasimava, col petto che le scoppiava... La mando subito qua, per alleviarsi, e fare il bene anche di questa creaturina che piangeva senza latte
Merletti. ah, benissimo...
Il Medico. s per qua, benissimo ma sa che questa sera io ho dovuto di l sacrificare il bambino per salvare la madre? e non so ancor bene se l'ho salvata: spero di s!
Merletti. La blia intanto potr restar qui... Bench s'immagina lei adesso che complicazione, questo bambino, se, come pare purtroppo...
Il Medico. Ah, s, purtroppo non v' pi da farsi illusioni, creda!
Merletti. E resta invece il bambino! qua, a questi due sciagurati! Lei sa tutta la storia?
Il Medico. Eh, sono miei clienti... Mi hanno mandato loro qua...
Merletti. Sa che si sono divisi?
Il Medico. S, lo so.
Merletti. E che adesso si odiano, tra loro, ferocemente? Li aspetto qua. Sono andato a chiamarli.
Il Medico. Sar un bell'affare metterli d'accordo!
Merletti. Peggio di cos non poteva loro capitare! E l'hanno voluto loro stessi! Mica per accontentare questa poverina, sa? che s'era rimessa, in tutto, a fare com'essi avrebbero deciso! No. Tutto per una caparbiet, dell'uno contro l'altro! E ora questa poverina muore e loro restano col bambino, che li ha fatti nemici da tanto amici che erano!
Il Medico. E il figlio non pu essere che di uno
Merletti. o di nessuno! Quel che dico io! Ma che sia di nessuno deposto a un ospizio questa povera madre non lo pu tollerare!
Il Medico. Credo che gi l'abbia fatto denunziare allo Stato Civile...
Merletti. Ah s? E come?
Il Medico. Era obbligo della levatrice denunziarlo...
Merletti. Ma sa com' stato denunziato?
Il Medico. Sotto il nome di lei suppongo. Mi pare che faccia di casato: Franco.
Merletti. S! Melina Franco.
Il Medico. Ecco: e d'ignoto. Son gi tre giorni ch' nato!
Merletti. E ancora non son venuti nemmeno a vederlo...
Il Medico. Credo che se ne struggano tutt'e due dalla voglia...
Merletti. Lo so!Ma si sentono come trattenuti dall'odio che si portano, e da questa caparbiet bestiale che le ho detto: non viene l'uno e non vuol venire neanche l'altro! Ora ci sar anche l'orrore di ci che hanno fatto... Ma verranno: li aspetto.
Il Medico. Sono di un'incredibile inesperienza
Merletti. s e il bello questo, che avevano creduto d'aver fatto tutto col massimo giudizio!
Il Medico. Non si sono figurati neppure lontanamente tra quali atroci difficolt si sia dibattuta questa poveretta, lasciata cos sola, senz'ajuto, abbandonata nel mettere al mondo il bambino...
Escono a questo punto dalla camera di Melina il Prete e il Sagrestano senza dir nulla. Attraversano, come prima, la scena, e via.
Merletti. Ah, ecco... si sar comunicata...
Il Medico. Iovado. Debbo ritornare qua alla villa accanto...
Merletti. Dottore, e se qui ci fosse bisogno...?
Il Medico. Holasciato l'ordine a quella brava donna che l'assiste di fare qualche altra iniezione, se avverte che le pulsazioni vengono a mancare. Ma non c' pi nulla da fare, purtroppo! Non arriver all'alba, vedr! A ogni modo, io sono qua a due passi.
Merletti. Va bene. A rivederla, dottore.
Il medico via. Merletti s'accosta pian piano all'uscio della camera di Melina e sporge il capo a spiare dentro. Si fa all'uscio la Vicina.
La Vicina (parlando pianissimo). S' assopita, s' assopita...
Merletti. Ah, bene...
La Vicina (venendo un po' avanti). S' sempre lamentata d'un dolore qua...
Indica la bocca dello stomaco.
Ora riposa tranquilla; ed una gran cosa, perch il medico ha detto che quel dolore non dello stomaco propriamente, ma parte dal cuore
Merletti. S, per irradiazione
La Vicina. ecco: ha detto cos! Pare che Dio, entrando in lei, le abbia fatto la grazia di questo riposo. Non soffre pi! Speriamo, ah Dio, speriamo che si salvi! Anche il bambino s' quietato. Quanto ha succhiato... e come s' attaccato, ha visto? Non ne poteva pi dalla fame, povera creaturina! Ah, un amore! un amore! E anche quella blia buona...
Rientrando nella camera:
Basta. Io sto qua a vegliare.
Si ritira, riaccostando, l'uscio.
Merletti resta un po' in piedi, cava dal taschino del panciotto l'orologio e lo guarda tentennando lentamente il capo, poi va a sedere davanti la tavola, cava dalla giacca un giornale; appena seduto si mette a leggere. Poco dopo entra Tito Morena. Si ferma, titubante, presso la porta; ansioso e sconvolto, in angosciosa apprensione.
Merletti (vivamente, ma sottovoce). Ah, finalmente!
Tito (sottovoce). ... morta?...
Merletti. No... piano!... riposa...
Tito. Ah bene riposa... E... e lui... di l?
Indica la camera di Melina.
Merletti. No. Non ancora venuto.
Tito. Ah, bene... Perch io... perch io...
Fa per chiudere la porta.
Merletti. No, che fai? Non chiudere!
Tito. Non lo voglio vedere! Guaj se lo vedo!
Merletti. Ma non potrai mica impedirgli di venire!
Tito. Me ne vado io, allora, prima ch'egli venga!
Merletti. Ma non fate ancora storie! Lascia aperta co-desta porta; perch se viene e bussa, lei di l si pu svegliare; ed bene in questo momento lasciarla riposare tranquilla!
Tito. Come sta? come sta?
Merletti. Come vuoi che stia? Il medico ha detto che non arriver all'alba!
Tito si copre la faccia con le mani.
Copriti la faccia! Dovete veramente vergognarvi... Per causa vostra...
Tito (afferrandolo per il petto, convulso). Non mia! Non mia! Non dire mia, Merletti! Per causa di lui!
Merletti. Piano! Piano! Per causa di tutti e due!
Tito. No! sua!
Merletti. E lui dice tua! Dunque, di tutt'e due!
Tito. Ma bisogna vedere chi ha ragione...
Merletti. Che ragione volete pi vedere, ormai, qua davanti a lei che muore? Il torto l'avete tutt'e due senza discussione!
Tito. S davanti a lei, s
Merletti. e dunque! Avete da pensare a ben altro, adesso!
Tito. Sono pronto a tutto! a tutto!
Merletti. Vedervi, parlarvi...
Tito. No! questo no! impossibile! impossibile!
Merletti. Ma che impossibile!
Tito. Se lo vedo, bada! non rispondo di me!
Merletti (perdendo la pazienza). E che vorreste? Che vi mettessi d'accordo io, correndo dall'uno all'altro? Ah, no, basta, cari miei! Io mi prendo il cappello e me ne vado!
Fa veramente per andare a prendere il cappello dal divano.
Tito (trattenendolo). No, Merletti...
Merletti. S, s me ne vado, me ne vado!
Tito. ma no. senti...
Merletti. lasciami! non mi far svegliare quella poveretta! Carit, cari miei, finch non ne abusate!
Tito. Ma non ci saranno pi questioni...
Merletti. Non posso star mica a combattere con gente come voi!
Tito. Me lo prendo io il bambino!
Merletti. S, prenditelo! Io vi lascio alle prese, a vedervela tra di voi!
Tito. No! Ogni questione sar finita...
Merletti. Ma ti pare che quello te lo lascer prendere?
Tito. Deve! Per quello che m'ha fatto!
Merletti. S seguitate a dilaniare fino all'ultimo questa poveretta!
Tito (seguitando). ...per la situazione in cui m'ha messo, e il rimorso che m'ha cagionato e che non m'ha dato pi pace!
Merletti. Avr anche lui le sue ragioni da buttarti in faccia!
Tito. No, non pu averne di fronte alle mie!
Merletti (seguitando). ... e io non voglio star mica qua a far da Salomone, sai? non pi tra due madri, ch'era facile, perch una delle due doveva pur esser certa che il figlio era suo! Qua voi lascereste spaccare a met il bambino per prendervene mezzo per uno, pur di non darla vinta all'altro! Tu te lo prenderesti, non gi per amore, ma per l'odio che senti contro di lui.
Tito. No! No!Per il rimorso, per il rimorso che sento
Merletti. Confessi dunque il tuo torto verso di lei?
Tito. S l'ho confessato! verso di lei, s! Ma la colpa di lui, Merletti! tutta di lui! Poteva seguitare a venire qua...
Merletti (reciso). Lui solo? No, non poteva.
Tito. Perch non poteva?
Merletti. Ma lo sai bene, perch!
Tito. Per il figlio, che poteva esser mio? Tu non puoi negare, Merletti, che ci avevi convinti tutt'e due che sarebbe stata una pazzia tenerlo in questa incertezza!
Merletti. S, vero e con ci?
Tito. Aspetta! Lui era d'accordo con te, te ne ricordi?
Merletti. s
Tito. tutto soddisfatto d'aver detto come dicevi tu, non vero? contro di me...
Comincia a commuoversi, fino ad arrivare man mano alle lagrime.
...contro di me che invece... tu lo sai... dicevo... s... per... per lei... per il bambino... e... per la mia coscienza...
Cava il fazzoletto per soffocarvi i singhiozzi.
Merletti (vedendolo piangere). La rabbia questa! Che siete poi due bravi figliuoli, pieni di cuore...
Tito. No, lui no! Lui cattivo!
Merletti. Non cattivo neanche lui!
Tito. S, s vile e cattivo! Io m'ero forzato (e Dio sa quanto m'era costato!) ad arrendermi alle vostre ragioni: tue e di lui. Chi venuto meno, a tradimento, a quanto s'era stabilito d'accordo?
Merletti. Ma egli t'invit a venire qua con lui tu non volesti!
Tito. No, non volli!
Merletti. Era pronto a ripetere insieme con te qua...
Tito. S dopo che s'era arreso, a tradimento, alle preghiere di lei; per darle cos la prova, che ero io che non volevo, io e non lui, capisci? Cambiarmi cos le carte in mano, vigliacco! E dopo che io, com'era prima il sentimento mio, ammisi che lei dovesse tenersi il bambino, quando le sarebbe nato; e lasciai a lui la libert di venire qua a trovarla come prima, pur seguitando io a pagare la mia parte fino all'ultimo lui, lui, questo vigliacco per forzarmi non pi venuto facendomi crescere di giorno in giorno, di mese in mese, l'orgasmo, con codesta sua passiva ostina- zione a non venire! Ha voluto rovesciare su me tutto il peso! sulla mia coscienza tutta l'angoscia, tutte le pene che questa poverina ha dovuto soffrire, abbandonata qua sola!
Merletti. S'era pur rassegnata
Tito. s pur di contentarci finanche a commettere la violenza di buttar via il figlio! Ma non era pi possibile, ormai, tu lo capisci! Per commettere una simile violenza si doveva essere insieme, fin da principio, d'accordo tutt'e tre! Mancarono loro due a quest'accordo; lui specialmente, facendo il tradimento a me, proprio a me che ero stato il primo, anzi
Merletti. s, s, vero
Tito. a non volere che questa violenza si commettesse! E non ti pare naturale allora, ch'io me ne sia sdegnato, sdegnato, fino a non voler pi venire? Ho avuto tutta la ragione, io, dopo quello che m'era stato fatto, di non venire pi qua! E lui, lui invece di riconoscere il suo torto verso me s' ostinato a non venire pi, neanche lui! vigliacco! vigliacco! fino a far morire di crepacuore questa poverina, per poi darne tutto il rimorso a me mentre suo, sai? suo! suo!
Merletti. Trovando per scusa quell'irrisione di volerla lasciare tranquilla...
Tito. Lui la trov lui, questa scusa! Io non ne avevo bisogno: avevo la mia, ch'era giusta!
Merletti. Troppa grazia, per una povera donna avvezza a cos poca considerazione da parte degli uomini...
Tito. Gi, tranquilla... senza poi venire nemmeno a vederla, a domandarle come stsse, se avesse bisogno di qualche cosa...
Merletti. Tanta considerazione per un verso, e tanta noncuranza per un altro, bella tranquillit le hanno data! Due volte, povera donna, venne da me a supplicare, disperata...
Tito. Ma tu lo capisci che doveva venir lui lui?
Merletti. S, e lui diceva tu tu.
Tito. No, no, io no!
Merletti. Il fatto che siete stati come due cani, legati a una catena, che non avete pi voluto trascinar di conserva per una stessa via
Tito. non ho potuto pi vedermelo accanto!
Merletti. e neppur lui te e allora tira e strappa la catena tu di qua e lui di l dispettosamente in questa finzione di libert che vi siete voluta dare
Tito. no; io ho rifiatato! ah! d'essermi liberato, non foss'altro, dello schifo di vederlo mangiare accanto a me alla trattoria! Tu non sai come mangia male quell'uomo, con quella fame da lupo che ha sempre, cos magro (deve avere il verme solitario!).
Merletti. S va' l! e lui dice di te
Tito. e che pu dire di me, lui?
Merletti. ma di certe libert a cui ti lasciavi andare
Tito. io? libert?
Merletti. nella confidenza
Tito ah, io? e lui no, forse?
Merletti. lascia andare! vi siete straziati il collo abbastanza a strattarvi l'un l'altro la catena, senza poterla spezzare
Tito. s, e appunto perch non si poteva spezzare! dovevamo pagare, pagare qua fino all'ultimo!
Merletti. lo stesso sentimento in comune prima d'amore e poi cos per forza d'odio! E tanto quest'odio v'ha accecato che non avete pi veduto che commettevate qua un delitto, contro questa disgraziata.
Tito. Ma lo vedi, intanto, lo vedi, lui, che fa? Non viene ancora...
Merletti. Dovrebbe gi esser qui...
Tito. Avrebbe dovuto accorrere per primo! N'ero cos certo, che ho tardato apposta a venire, per non incontrarmi con lui. Hai visto? non ancora venuto!
Merletti (vedendo passar Carlino, davanti la finestra aperta). No eccolo... eccolo qua che viene...
Tito si volta verso la finestra, poi, per non veder entrar Carlino, ci s'appressa e si mette a guardar fuori.
Entra, ansioso e sbigottito. Carlino.
Carlino. Eccomi... eccomi... Troppo tardi?
Merletti. Eh, mi pare...
Carlino. Morta?
Merletti. No... piano!
Carlino. Ma com'? com'?
Merletti, Come vuoi che sia!
Carlino (allungando uno sguardo alla finestra, dov' Tito, e poi all'uscio accostato della camera di Melina). E... che... che s'aspetta? Io... io ho voluto apposta...
E fa segno con la mano verso la finestra.
lasciar tempo a lui...
Merletti. Ma s, appunto, l'abbiamo supposto...
Carlino (subito, come in risposta alla supposizione che si sia potuta fare contro di lui per il suo ritardo a venire: col tono di chi afferma una cosa che non si pu mettere in dubbio). Il bambino me lo prendo io!
Tito (di scatto, venendo avanti). Tu non ti prendi niente! Me lo prendo io!
Merletti (facendosi in mezzo). Oh, oh, signori miei...
Carlino. Tu? Dopo che...
Tito. dopo che cosa?
Merletti. Pensate che quella poverina ancora l!
Carlino (a Merletti). Ha detto lui stesso che non voleva pi saperne!
Contemporaneamente, dalla camera di Melina giungono voci confuse. Melina s' svegliata, ha udito le voci di Tito e Carlino, vuole accorrere, e la Vicina cerca di impedirglielo.
Merletti (gridando). Ecco che l'avete svegliata!
Melina appare dall'uscio, ancora nell'atto di sbarazzarsi della Vicina.
Melina. Mi lasci!
Poi, volgendosi ai due giovani, con un grido:
Tito! Carlino! Siete qua! E lei, avvocato, che non me ne diceva nulla!
I due giovani restano allibiti alla vista di lei, irriconoscibile.
Carlino... Tito...
Tito. Melina...
Carlino. Melina...
A questo punto, non pi possibile segnare l'ordine delle battute, il cui concerto affidato al Direttore Capocomico. Melina, nell'ultima accensione di tutte le sue forze vitali in cui consumer quel filo d'anima che le resta, quasi trattenuto a forza per rivedere i due giovani un'ultima volta, non potr dar tempo agli altri di parlare; parler lei sola, come in un delirio, convulsa, diventando di mano in mano pi pallida, ma pur sempre sorridente, quasi felice; e la vivacit dei movimenti si far in lei sempre pi incerta; finch non cadr morta di schianto, tra te braccia dei due giovani che saranno pronti a sorreggerla. D'altro canto, per, non sar possibile che Tito Morena e Carlino Sanni, agitati, sconvolti da tanti sentimenti e moti dell'animo piet, rimorso, rabbia, odio restino muti ad ascoltare quel delirio. Non solo scatteranno in loro da questi sentimenti e moli dell'animo esclamazioni che cercheranno di frenare, di non fare udire, come:
A Dio!
Melina... Melina....
Distrutta!
Vile! Vile!
Infame assassino...
ma, a un certo punto, allorch Melina ordiner alla blia, che si sar fatta all'uscio, di portare il canestro dove sar il corredino preparato da lei per la sua creaturina e lo mostrer capo per capo ai due giovani, entrambi, simultaneamente, parleranno, ciascuno per suo conto, l'uno contro l'altro; per in modo di non sopraffare con la voce, la voce di Melina. Sar come un farnetichio interno che verr fuori con gli stessi versi della faccia e l'artigliarsi delle dita: parole tra i denti, che l'attore non bader tanto a farle udire quanto a dirle per s, perch le pensa; e poco importa che non riescano tutte intelligibili. Tito dir:
Ah Dio, basta... basta...
e poi, a Melina:
S... bello! bello! ma basta... lascia, cara! per carit...
Il cuore ti mangerei, assassino... S, di' anche tu: Bello... per causa tua, cane, questo strazio...
E Carlino, dal canto suo, dir:
Ora, ora fa anche lui il commosso e l'intenerito ... Bruto! Prima no...
A Melina:
S, s, cara... bello, tanto, s... Tutta la tua vita non ti baster a scontare questo delitto...
E a loro volta la Vicina e Merletti intercaleranno qua e l opportunamente, come il Direttore Capocomico avr concertato le loro esclamazioni e i loro vani consigli, le apprensioni:
Ma cos s'ammazzer!
Povera creatura...
S, vadano di l, almeno!
Movetevi!
Madonna santa!
Cos muore...
Veda di persuaderla lei...
Dio, guardi come s' fatta pallida!
Dopo questa avvertenza, ecco il delirio di Melina: breve, tutto mosso; dimodoch il concerto di tutta la scena dovr risultare come in una unica vibrazione spasmo-
dica, che duri pochi minuti.
Melina. Mi cercate con gli occhi; ma non ci sono pi, vedete? No, Tito, non ti spaventare... Carlino, tu dici Melina... no, non sono io qua... Un filo d'anima, appena un filo... trattenuto per rivedervi... Distrutta? No, Tito... sono l, ora
indica la sua camera, dov' il bambino:
tutta l'anima mia, tutta la mia vita, il mio amore... sono l, l... Non v'ingiuriate, no, non v'ingiuriate... Venite, venite...
Al moto istintivo di repulsione dei due giovani, e alla spinta della Vicina e di Merletti:
No aspettate! No, Tito! No, Carlino! Non vostro! non vostro! Non dovete pi pensare a questo!
A Tito:
che sia tuo...
A Carlino:
o tuo no! mio! mio! mio soltanto! pensate che sono io, io sola in lui... io che gli ho dato la mia vita, la mia! lo dovete amare per questo e non pensare e non vedere altro me soltanto, in lui o vedere lui, lui senza pensare a voi lui ch' tanto bellino... lui che Nin, piccolo piccolo... Nin Franco... ecco, e basta! M' costato tanto... Non m'avr pi... Deve aver voi, allora... innocente! Riposa l nella sua innocenza, perch il male che ha potuto fare nascendo, non colpa sua... innocente, lui! E mi dovete giurare, giurare che in quest'innocenza in cui ora riposa lo lascerete sempre, pensando a me che soltanto mio... e lo lascerete crescere... lui, come sar, per s Nin, Nin Franco... non tuo e non tuo... lui, per s Nin, Nin Franco... il figlio di Melina... direte cos il figlio di Melina ... di Melina che vi morta... e che v'ha lasciato lui, come cosa sua, e... S, s,
con tutte le belle cosne che gli aveva preparate...
Vede la blia sull'uscio della camera.
Blia...
Voltandosi ai due giovani:
ecco, questa la blia... Io affiderete a lei...
alla blia:
il canestro, il canestro... va' blia, prendilo...
La blia va e torna subito.
Ora vi far vedere... Tutto preparato con le mie mani... Tutto fatto da me...
Mostrando i capi del corredino:
Ecco, guardate, guardate... tutti questi merlettini... nastri... e anche i ricami... li ho fatti io, io... ho imparato a farli da me... Questo, guarda, Tito... e uno per uno, sai, cos, tutti i bavaglini... questo... e quest'altro... Ma no, non parlate tra voi... Guarda, Carlino, tutto cifrato... S, bello... Tutto cifrato di rosso... tutto, capo per capo... Le cuffiette, ecco, le cuffiette... quella coi fiocchi lunghi... no, quest'altra, quest'altra... e le camicine, le camicine... e qua, ecco, la... la vestina lunga... tutta ricamata, del battesimo, del battesimo... col trasparente di seta rossa... rossa, perch maschio, maschio il mio Nin... rossa... Ah Dio!
Crolla, morta, tra le braccia di Tito e di Carlino che la sorreggono e la sollevano per trasportarla sul letto di l. Accorrono anche la Vicina, Merletti, la blia.
Carlino. Melina!
Tito. Morta?
La Vicina. Lodicevo io!
Merletti. Di l... di l... sul letto...
La Vicina. Gi fredda...
Il viso, i modi di Tito e Carlino, nel trasportare il cadavere di Melina, non sono pietosi, ma feroci. Sotto lo stesso cadavere, la mano di Tito, incontrandosi con quella di Carlino, s' fatta artiglio e ha graffiato fino a sangue, tanto che Carlino non ha potuto trattenere un Ahi! . Tutti a gruppo escono dalla scena per l'uscio a sinistra. Si sentono venire dalla camera voci confuse, che dureranno pochissimo, sempre pi alte. Dalla porta a destra entreranno il Medico e il signor Franzoni della villa accanto: uomo sulla quarantina, dolente e turbato. Il Medico, dalle grida che giungono dalla camera, comprende subito ch' avvenuta la morte di Melina.
Il Medico. Ah, ecco! Sar morta... Glielo dicevo... Aspetti, aspetti un po' qua, signor Franzoni...
Ma non fa a tempo a raggiungere l'uscio a sinistra, che ne vengono fuori, come due belve, Tifo Morena e Carlino Sanni che si son presi alla gola e si dibattono gridando simultaneamente.
Tito. Cane, cane, tu me la paghi! Non m'esci vivo dalle mani, assassino! Per tutto quello che m'hai fatto soffrire...
Carlino. Ah, vigliacco! Te la pigli con me, ora che l'hai fatta morire? Tu, tu, assassino, tu ma son buono anch'io a strozzarti, sai... son buono anch'io...
Merletti (che ha afferrato Tito ed riuscito a strapparlo indietro). Siete pazzi, o che bestie siete? Col cadavere l... Non s' mai vista una cosa simile...
Carlino (mostrando a Merletti la mano sanguinante). Guarda, lui... guarda... mentre la portavamo...
Tito (lanciandosi di nuovo) La tua faccia, cos, deve restarmi tra le unghie!
Merletti (subito trattenendolo). Oh, bada che ci sono io, sai?
Carlino (lanciandosi anche lui). Credi che mi faccia paura?
Il Medico (trattenendo Carlino). Per carit, per carit!
Merletti. uno scandalo inaudito!
Il Medico. Davanti alla morte!
La Vicina (facendosi all'uscio). Vergogna! Vergogna!
Tito. Cos non finisce, sai? cos non finisce!
Carlino. Eh, lo so bene che non pu finire cos...
Tito. Perch me lo piglio io, il bambino! me lo piglio io!
Carlino. Tunon ti pigli nulla! tocca a me! E a quella culla tu non ti accosti...
Tito. Non t'arrischiare a entrare, sai!
Merletti. Ma siete veramente impazziti? Avreste il coraggio d'azzuffarvi per il bambino davanti al cadavere?
Tito. Il bambino tocca a me, Merletti! Ho voluto io, io e non lui, e tu sei testimonio, che lei se lo tenesse!
Carlino. Tu? Tuhai gridato a me che non volevi pi saperne! n di lei n del bambino!
Tito. Ma neanche tu volesti pi saperne temendo che il bambino potesse restare solo a te! E proprio per questo, ora, il bambino me lo prendo io!
Carlino. Tunon te lo prendi!
Tito. Me l'impedisci tu?
Carlino. Te l'impedisco io! S' confidata a me, lei, e non a te!
Tito. Perch tu, Giuda, le desti a credere...
Carlino. no, prima! prima! per ben due volte! a me e non a te!
Il Medico. Signori miei, permettete?
Tito. ma nega, nega se puoi, che anche l'ultima volta ti dichiar...
Carlino. no, questo non lo nego!
Tito. e allora? che ti vale la confidenza? T' servita solo per tradire me, prima vile! e poi per abbandonare anche lei!
Il Medico. Dunque lo vedete? Non possibile, non affatto possibile, che vi mettiate d'accordo su questo punto!
Merletti. Nessuno dei due pu presumere e negare all'altro il diritto sul bambino!
Il Medico. E un figlio l'abbiamo detto poc'anzi qua, io e l'avvocato non pu essere che di uno o di nessuno!
Carlino. Che vuol dire, di nessuno?
Tito (a un tempo). Come, di nessuno?
Il Medico. Di nessuno volete lasciarmi dire un momento? Nella disgrazia che vi ha colpiti
Tito. ne ha la colpa lui, e la sconta cos!
Carlino. no! la colpa tua! volesti rompere tu la relazione! E ora avanza diritti...
Il Medico. vi prego, signori! in codesta questione insolubile in cui vi dibattete se volete darmi ascolto la sorte, vedete... una sorte che certo non pu esser lieta, neppure qua per questo signore...
Indica il signor Franzoni.
Tito. Chi il signore?
Il Medico. Il signor Franzoni della villa accanto...
Merletti. Ah, il signore che
Il Medico (a Merletti). ha avuto la sventura, s, come le dicevo, di dover sacrificare il figlio per salvare la moglie... la sorte provvidenziale questo signore venuto con me
Merletti (subito). Si prenderebbe il bambino?
Carlino. Che?
Tito. Il bambino?
Il Medico. pronto ad adottarselo...
Carlino. Ma che! Impossibile!
Tito. Impossibile!
Merletti. Aspettate! Lasciatelo dire!
Carlino. impossibile!
Merletti (al Franzoni). Lei se l'adotterebbe?
Il signor Franzoni. Ma se dicono ch' impossibile...
Tito. Impossibile!
Carlino. Impossibile!
Merletti. E che vorreste farne voi allora?
Il Medico. Se non vi potete mettere d'accordo!
Merletti. Avete la fortuna di poter subito risolvere...
Tito. Ma non cos.
Carlino. Con lei che ha tanto raccomandato...
Merletti. S a due lupi, come voi siete, l'agnellino
Tito. C' qua ora la blia, la casa...
Carlino. Ecco si verr a vederlo, un giorno per uno...
Merletti. Ma che dite! Siete pazzi?
Il Medico. Con codesto sentimento...
Tito. Poi si vedr! si vedr!
Merletti. Ma che si vedr? Se fate tanto di vederlo, di farlo crescere tra voi, di cominciare a supporre per qualche segno che possa esser tuo, o tuo, voi vi sbranerete, per la gelosia, come due belve, al solo pensiero che l'altro verrebbe qua con lo stesso diritto a prendersi in braccio, a baciare, ad amare, il bambino che ciascuno di voi due creder suo proprio! Voi non dovete nemmeno vederlo! La blia lo avvolger nel suo scialle e se lo porter via subito
Carlino. no! no!
Tito. impossibile! impossibile!
Merletti. ma che no! subito! nella casa del signore, qua accanto!
Il signor Franzoni. Iopotrei dar tutte le garanzie
Tito. A mani estranee...
Carlino. Dopo quello che disse, prima di morire...
Merletti. Ma non avete veduto che effetto ha ottenuto con ci che disse prima di morire? Vi siete presi alla gola con raccapriccio di noi tutti col cadavere ancora caldo e sar peggio domani
Il Medico. nemici per forza, con questo bambino tra di voi
Merletti. se dite per lei questa fortuna di poter subito mettere in salvo dal vostro odio il suo bambino
Il Medico. ah, se l'avesse potuto sapere! almeno sperare!
Il signor Franzoni. Vi posso assicurare che noi lo terremo come avremmo tenuto il nostro figlio! E non ne avremo pi altri... Il dottore lo sa... Ha voluto rischiar di morire sapendolo mia moglie da tanto che desiderava d'avere un figlio avr questo e i signori possono essere sicuri, quanto all'avvenire del bambino, perch le nostre condizioni... son pronto, ripeto, a dar tutte le garanzie...
Merletti. Voi dovete riparare d'un'altra maniera a tutto il male che faceste a questa poverina ora che per fortuna s' trovato il modo di salvarle il bambino
Il Medico. s, s ora che ogni ragione d'odio tra voi sar cos finita
Merletti. amare ancora insieme la sua memoria
Il Medico. tornando amici!
Merletti. l, davanti a lei che venne qua per voi, con tutti i ricordi della vostra giovent! Le ridonerete cos il sorriso, di creatura dolce, quale fu sempre per voi tanto che morta per lo strazio d'avervi fatti nemici, senza volerlo! Ecco, bravi, cos: amici, amici e andate, andate l, a chiederle perdono cos... cos abbracciati!
Carlino, dopo aver per un po' singultato nello stomaco, alle prime parole di Merletti, non reggendo pi, va a buttarsi piangendo tra le braccia di Tito, che piange anche lui.
TELA
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