‘O vicolo azzurro

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COMMEDIA IN DUE ATTI DI

EDUARDO BARRA


PERSONAGGI E INTERPRETI

(In ordine di entrata)

MARGHERITA, Pizzaiola                                                _____________________

AMALIA, Titolare del banco lotto                                  _____________________

ANTONIO, Falegname                                                 _____________________

EDUARDO, Ciabattino                                                   _____________________

MARIA, Moglie di Antonio                                        _____________________

LUISELLA, Venditrice ambulante                                   _____________________

LUCIA, Moglie di Eduardo                                             _____________________

PASQUALE, Guappo del quartiere                                 _____________________

RITA, Figlia di Antonio e Maria                                              _____________________

ANNA, Titolare del bar                                                 _____________________

RAFFAELE, Fidanzato di Rita                                       _____________________

MICHELE, Nipote di Pasquale                                        _____________________


ATTO PRIMO

La scena si presenta come un classico vicolo di Napoli dell’inizio del ‘900.

In prima quinta a sinistra c’è la bottega di Eduardo, il ciabattino; in seconda quinta, sempre a sinistra c’è la bottega di Margherita, la pizzaiola; in prima quinta a destra c’è la bottega di Antonio, il falegname; in seconda quinta a destrra c’è il banco lotto di Amalia.

Nelle quinte di fondo, a destra e a sinistra, due strade che conducono fuori dal vicolo; sul fondo della scena ci sarà il bar di Anna con alcuni tavolini fuori.

Ogni bottega avrà l’abitazione soprastante, quelle in prima quinta avranno le finestre, quelle in seconda quinta i balconi.

All’apertura del sipario in scena ci sarà Margherita, la pizzaiola, cbe dà la sua voce come ogni mattina.

SCENA PRIMA

(MARGHERITA, poi AMALIA, indi ANTONIO)

Marghetita  Magnateve ‘na pizzella, fritta, ‘o furno o cu’ ‘a sarza! Comme t’‘a magne t’‘a magne è sempe sapurita, ‘a pizza ‘e Margherita…

Amalia          (Uscendo dall sua bottega) Buongiorno, Margherì, lieveme ‘na pizza ‘o furno, ca cchiù tarde m’‘a vengo a magnà.

Margherita  A disposizione, Amà, verso che ora t’‘a vuò magnà?

Amalia          Quanno ‘o furno è cavero cavero.

Margherita  Allora verso ‘e ddiece, ‘e ddiece e meza: comm’è pronta io te chiammo.

Amalia          Allora aspetto ‘na chiammata d’‘a toja. (Si guarda intorno) Ma hè visto ch’è succieso ajere mmiezo ‘a piazza d’‘o Municipio?

Margherita  Quaccheccosa aggio ‘ntiso, ma tu saje quaccheccosa ‘e cchiù?

Amalia          E io che me saccio tu che saje?

Margherita  Io saccio meno ‘e te, l’unica cosa ca saccio è ca so’ succiese ‘nu tummulo ‘e mazzate.

Amalia          Chesto ‘o ssaccio… Vecienzo ‘o stagnaro nun ha pavato a don Pascale e don Pascale primma l’ha abbuffato ‘e mazzate e po’ l’ha scummato ‘e sanghe.

Margherita  Certo ca chillu don Pascale è proprio ‘nu malandrino…

Amalia          Malandrino? È ‘nu grandissimo prepotente!

Margherita  Haje raggione, guai a chi ce capita sotto! (Da lontano esce Antonio con una sedia da riparare)

Amalia          Buongiorno Antò!

Antonio         Buongiorno, belle signore, e speriamo che sia veramente un bel giorno per tutti quanti.

Amalia          Sperammo ‘overamente: cu’ chesta crisi ci sta ‘na famma esagerata… Maria come passa?

Antonio         Ringrazianno a Nostro Signore sta un poco meglio.

Amalia          Ci fa piacere assaje, salutatammella tanto tanto. Io traso ‘a parte ‘e dinto, permettete… (Entra nel banco lotto)

Margherita  Ti posso servire qualche cosa Antò? ‘Na pizzella per le tue belle donne?

Antonio         No grazie, Margherì, semmai più tardi

Margherita  Allora ci vediamo più tardi, io entro, che vado a fare l’impasto per le dieci, permetti e salutami a Maria.

Antonio         Sei servita Margherì, buona giornata. (Margherita rientra nella sua bottega) Speriamo che stamattina viene qualcuno con qualche altro mobile da riparare o da costruire, almeno così faccio i soldi pe’ ‘nu litro ‘e latte e pe’ ‘nu piezzo ‘e pane…

SCENA SECONDA

(EDUARDO e detto, poi MARIA)

Eduardo        (Esce dalla sua bottega) Antò, buongiorno, che si dice stamattina?

Antonio         Buongiorno Eduà. Che si deve dire… le solite cose.

Eduardo        Tua moglie Maria come sta?

Antonio         Sta, Eduà, sta…

Eduardo        Che significa?

Antonio         Speriamo, Eduà, speriamo…

Eduardo        Niente di meno che questa malattia è accussì rara che non si trova un rimedio?

Antonio         È difficilissimo. Mi devi credere, ne ho provate tante…

Eduardo        Tante, e non hai trovato quella giusta, a quanto pare.

Antonio         Per il momento non ancora, ma non abbiamo perso le speranze. Proprio in questo periodo stiamo sperimentando una nuova medicina giunta dall’America.

Eduardo        Una medicina nuova?

Antonio         Appena inventata!

Eduardo        E funziona?

Antonio         Si sente un po’ meglio, ma è ancora presto.

Eduardo        E vabbuò, ma nun t’abbattere. Finché c’è vita ci sta speranza.

Antonio         Noi a quella ci siamo aggrappati, alla speranza.

Eduardo        Dall’America hai detto… Certo ca chisti americani… Chissà quanto ti sarà costata!

Antonio         Non parliamo di soldi, stongo ‘nguajato. Per mezzo della malattia di mia moglie sto spendendo più di quanto incasso.

Eduardo        Perché, ‘sta medicina è custata assaje?

Antonio         Assaje, assaje!

Eduardo        Come hai fatto con i soldi, dove li hai presi?

Antonio         Lasciamo stare.

Eduardo        Che significa lasciamo stare, che sì ghiuto a ffà, ‘na rapina?

Antonio         Eh, ‘na rapina… Ho chiesto un prestito.

Eduardo        Embè, ci stava bisogno di fare tanto il misterioso? Tutti abbiamo chiesto un prestito alla banca nella nostra vita, stanno llà apposta per quello!

Antonio         Per il prestito?

Eduardo        Precisamente, pe ce zucà ‘o sanghe! Comunque quando è necessario…

Antonio         ‘Nce ‘o facimme zucà. Comunque io non sono andato alla banca.

Eduardo        Meglio così. Hai trovato un amico che te li ha prestati, sono contento per te.

Antonio         Eduà, tu sei l’unico amico che tengo. M’‘e ‘mprestave tu dduimila lire?

Eduardo        Duimila lire? Manco vinte lire! Duimila lire nun ‘e ppiglio manco si me vengo ‘a casa cu’ muglierema dinto. Anzi, cu’ muglierema piglio cchiù ppoco! (I due ridono insieme)

Antonio         Sei sicuro ca nun ‘e ttiene?

Eduardo        Antò, si tu comme masto d’ascia nun vatte ‘nu chiuovo ‘a ‘na semmana, io comme solachianiello nun azzecco ‘nu tacco ‘a ‘nu mese! (I due continuano a ridere insieme) Ma si nun songh’io chi t’ha ‘mprestato ‘e sorde?

Antonio         (Titubante nella risposta) Ecco… io…

Eduardo        Ecco io?

Antonio         Veramente…

Eduardo        Veramente? (Piccola pausa, Eduardo capisce e rimane esterrefatto) Veramente? (Antonio annuisce) Tu sì pazzo!

Antonio         Era l’unica soluzione, e poi don Pasquale ha detto che posso ridargli i soldi a tanto ‘o mese.

Eduardo        Ma non ti ha detto quanto ‘o mese e per quanti mesi.

Antonio         Non avevo altra soluzione. Quando il medico mi ha parlato di questa nuova medicina, nun aggio arraggiunato cchiù e la prima cosa che mi è venuta in mente l’aggio fatta.

Maria             (Esce dalla bottega del marito) Buongiorno, come si va?

Eduardo        Tutto bene, e voi come vi sentite?

Maria             Assai meglio.

Eduardo        Mi fa piacere.

Maria             Sicuramente, vista l’amicizia che vi lega, (Segno ai due) Antonio vi avrà detto la novità.

Antonio         Qualcosa gli stavo iniziando a dire.

Eduardo        Il fatto della nuova medicina?

Maria             La stiamo provando, speriamo bene

Eduardo        Sono certo che tutto andrà bene, avete già ripreso il vostro colorito.

Antonio         Hai visto, Eduà? Ne valeva la pena. Presto mia moglie sarà di nuovo la Maria che ho conosciuto: energica, spiritosa e bellissima. (Abbraccia la moglie)

Maria             Adesso non esagerare. Eduardo, ve lo ha detto Antonio che cosa ha dovuto fare per avere quella medicina?

Eduardo        Certo! Mi ha detto che si è fatto pre…

Antonio         (Interrompendolo) Prescrivere la medicina dal medico, altrimenti la farmacia non me la dava!

Maria             È normale, una medicina di quell’imprtanza! Ma io intendevo quanto ci è costata…

Eduardo        Me l’ha detto, vi è costata due…

Antonio         (C.s.) Duecento lire! E che sono? Per mia moglie anche duemila lire spenderei per farla stare bene… (Comincia a fare segni a Eduardo per fargli capire che la moglie non è al corrente di tutto)

Maria             Duemila lire? E dove le prendevamo? Neanche pignorando la casa, forse, le avevamo!

Eduardo        (Capendo) Invece duecento lire… con un po’ di sacrificio…

Antonio         Risparmiando di qua e di là…

Maria             Antonio mio ha fatto tanto lavoro in più per me, grazie anche a voi e alla persona che gli avete fatto conoscere.

Eduardo        Io che ho fatto?

Maria             Voi gli avete fatto conoscere l’avvocato… Come si chiama?

Antonio         Esposito, Gennaro Esposito, l’avvocato che mi ha fatto riparare i mobili dei suoi uffici e dei suoi colleghi.

Maria             Ma come, una cosa così importante e non ve la ricordate?

Eduardo        Ecco… io…

Antonio         Mi aveva pregato di non dire niente a nessuno, dato che una cosa del genere se si viene a sapere nel quartiere può dare fastidio, è vero Eduà?

Maria             Perché? Non capisco…

Eduardo        Neanche io.

Maria             Come “neanche io”?

Antonio         Neanche lui sa come ci è riuscito, sai com’è, sono cose delicate…

Maria             Perché?

Eduardo        Perché?

Antonio         Come “perché”? Perché… (A Eduardo)

Eduardo        Perché… Perché se si sa che io ho queste amicizie, tutti si sentono autorizzati a chiedermi un piacere e capirete, donna Marì, questo non è possibile. Per Antonio ho fatto un’eccezione.

Antonio         Hai capito adesso perché non devi dire niente a nessuno? Se tu lo sai è perché io non ti nascondo niente.

Maria             E mai lo devi fare! Una bugia per me sarebbe peggio della malattia. Adesso permettete, mi vado a preparare che devo andare a comprare qualcosa di buono, che oggi abbiamo a pranzo Raffaele, il fidanzato di nostra figlia Rituccia. Credo voglia chiedergli di ufficializzare il fidanzamento.

Eduardo        Mi fa tanto piacere, sono una bella coppia e poi Raffaele è un bravo ragazzo. Tu che ne pensi, Antonio?

Antonio         Sono contento per loro.

Maria             Va bene, allora io vado, ciao Antonio. (Abbraccia il marito) Arrivederci Eduà! (Via nella bottega)

Eduardo        Tu nun sì pazzo, sei scemo! Me lo vuoi dire che hai messo pure a me dint’a chesta buscia?

Antonio         Mi devi scusare, me ne ero dimenticato.

Eduardo        Dimenticato?! Una cosa di questa importanza? Hai capito che se se ne accorgeva io facevo una figuraccia, ma tu perdive matrimonio e famiglia, perché Maria te cacciava di casa!

Antonio         Hai ragione, le devo dire la verità.

Eduardo        Sì, ma subito, prima che don Pasquale ti viene a cercare i soldi!

Antonio         Nientedimeno già mi viene a cercare? Sono passati appena quindici giorni!

Eduardo        Tu sì troppo ‘nu brav’ommo… Parla con tua moglie, senti a me, poi per i soldi vediamo cosa ti dice.

Antonio         Adesso faccio come dici tu… E se Maria se la prende a male?

Eduardo        Se la prende a male se lo viene a sapere da qualcun altro.

Antonio         Hai ragione tu, oggi stesso glielo dico. Adesso vado dentro, devo finire di fare una sedia; permetti e grazie assaje, Eduà.

Eduardo        Non mi ringraziare, lo faccio volentieri. Ciao, ci vediamo dopo. (Via Antonio) Ma tu guarda che ‘mpiccio… Speriamo bene! Fammi preparare l’occorrente qua fuori, oggi è una bella giornata e speriamo che posso azzeccare quacche sola ‘e scarpa. (Via nella bottega)

SCENA TERZA

(LUISELLA, poi LUCIA, indi MARIA)

(Dalla strada di destra entra Luisella, venditrice di uova fresche e latte, con un carretto, gridando e pubblicizzando i suoi prodotti con un ritornello che griderà ogni qualvolta entra o esce di scena)

Luisella        Ova fresche… Latte ‘e vacca ancora cavero… Ccà ce sta Luisella vosta, affacciateve, e primma ca fernesce accattate ‘a rrobba fresca! (Ripete il ritornello per una seconda volta, poi si affaccia al balcone Lucia, moglie di Eduardo)

Lucia              Luisella… Luisè!

Luisella        Donna Lucì buongiorno, dicite.

Lucia              Buongiorno. Ll’ova a quanto ll’una?

Luisella        Due lire l’una, tre cinque lire.

Lucia              Nientedimeno songo aumentate ‘e chesta manera? Nun se po’ accattà niente cchiù!

Luisella        È ‘overo donna Lucì, però guardate ccà. (Mostra le uova a Lucia) Songo ‘a fine d’‘o munno. Songo accussì belle ca me pareno ova ‘e papere!

Lucia              Sarranno pure belle e grosse, ma ddoje lire songo ddoje lire. E ‘o llatte a quanto ‘o litro?

Luisella        Cinche lire.

Lucia              Cinche lire?!

Luisella        Sì, ma guardate comm’è bianco… È accussì bianco che…

Lucia              Ca me pare latte ‘e bufala. Donna Luisè, e me pare ca vuje me vulite vennere pe’ fforza quaccheccosa… Si so’ carestuse, so’ carestuse!

Luisella        P’ammore ‘e chella bella Madunnella ‘e Pumpei, che state dicenno? Io ve voglio sulo fa’ nutà ca è tutta rrobba fresca e sapurita. Comunque io cchiù ppoco nun pozzo vennere pecché ‘a crisi comme ce sta pe’ vuje, ce sta pure pe mme.

Lucia              Avite raggione, mi dovete scusare, ma ‘sta crisi ce sta facenno addeventà tutte quante nervuse e intrattabbile. Facite accussì, dateme ddoje ova e miezu litro ‘e latte.

Luisella        (Mentre prepara la merce richiesta) Nun v’avite ‘a scusà, io capisco a vuje e vuje avite ‘a capì a mme. Ecco qua, sono sei lire e mezza.

Lucia              Facimmo sei lire, che d’è ‘sta meza lira?

Luisella        Vabbuò, jate a piglià ‘o panaro, vuje l’acalate cu’ ‘e sorde e l’aizate cu’ ‘a spesa.

Lucia              (Tra sé) Ma che se penza, ca me piglio ìa spesa senza pavà? (Rientra per poi uscire nuovamente col paniere)

Luisella        (Tra sé) Mammà m’‘o diceva sempe: “Nennè, arricuordae: ‘o cummercio è ‘nfame; quanno vinne, ccà ‘a pezza e ccà ‘o ssapone” (Ripete il solito ritornello, si affaccia Maria)

Maria             Signora Luisè, buongiorno!

Luisella        Signora Maria, buongiorno a vuje, che ve putimmo servì?

Maria             Datemi un litro di latte che non ne ho più, per me è importante.

Luisella        Per quel fatto là?

Maria             Esattamente. Speriamo ancora per poco. (Intanto si riaffaccia Lucia che cala il paniere con i soldi)

Luisella        Perché, ci stanno buone novità?

Maria             Forse sì.

Lucia              ‘Overamente Marì? E quanno l’hè saputo?

Maria             Tre giorni fa è venuto il dottore per il solito controllo e dopo che mi ha visitata me lo ha detto.

Luisella        Che vi ha detto, che siete guarita?

Lucia              Che bellezza, hè avuto ‘o miracolo, songo assaje cuntenta!

Luisella        Chella sarrà stata ‘a Madonna ‘e Pumpei, vuje site stata sempe devota, e po’ mettitece pure ‘e preghiere noste e…

Lucia              ‘A Madonna ha miso tutte ‘sti ccose assieme e ha fatto ‘o miraculo. Ma che state dicenno, donna Luisè, che se fanno, ‘e miracule a prenotazione?

Luisella        Che ce azzecca?! Cu’ tutto ‘o rispetto, vuje ‘e miracule nun capite propeto niente.

Lucia              Pecché, a vuje ‘a piccerella v’hanno mannata ‘a scola d’‘e miracule?

Maria             Basta, basta! Lucì, donna Luisè, nun è necessario ca v’appiccecate pe’ dimostrà chi have raggione, mò ve lo spiego.

Lucia              (A Luisella) Avite capito? Si ve state zitta mò ‘nce ‘o spiega. (Gesto dell’ombrello)

Maria             Qualche mese fa ‘o miedeco me venette a visità, e visitanno visitanno, me dicette: “Signora Maria, le cose non migliorano, sono stabili”,

Luisella        Vedite si ‘nu miedeco ha da dicere ‘na cosa ‘e chesta a ‘na moribonda!

Lucia              Ma qua’ moribonda, Luisè! Ma appartenisseve ‘a razza d’‘e ciucciuvettole?

Luisella        Ma comme ve permettite? Scinnite abbascio e ve faccio vedè io ‘a ciucciuvettola!

Lucia              Ma che te cride, ca…

Maria             ‘A vulite fernì?! ‘Stu fatto ‘o vulite sapè o no?

Lucia              Nun parlo cchiù, giuro ‘ncopp’‘a capa ‘e Luisella ca s’avesse arapì ddoje parte!

Luisella        Avite ‘ntiso?

Maria             Allora… Stevemo ‘o fatto d’‘a stabilità. A chistu punto intervenette mio marito ca dicette: “Possibile ca nun ce sta ‘nu rimedio?” ‘O duttore  ci rispunnette ca ‘nu rimedio ce sta.

Lucia              Ci sta?! Che bellezza, e qual è, qual è?

Maria             Una medicina americana.

Luisella        Americana?

Maria             Nun saccio quale paese e scienziato dicette.

Lucia              Tuo marito ch’ha fatto, l’è ghiuta a ppiglià in America? S’è fatto ‘nu bellu viaggio ‘o cristiano!

Luisella        Quanno se vò bene ‘a mugliera, ‘o marito ‘e ffa ‘sti sacrifici.

Lucia              Cu’ chesto che vulisse dicere, ca maritemo nun me vò bene?

Luisella        Io nun aggio parlato proprio!

Lucia              Sì, ma vulive alludere.

Maria             Mò accummenciate ‘n’ata vota? (Le due zittiscono) Nisciuno è ghiuto a nisciuna parte!

Lucia              Te l’hè fatte mannà ccà?

Maria             Non propro io, il mio dottore ha fatto in modo che arrivasse al suo studio e quando è arrivato il pacco, Antonio mio è andato a pigliarlo. Adesso sono quindici giorni che la sto provando e non lo voglio dire, ma sembra proprio che stia andando bene.

Lucia              Mi fa tanto piacere.

Maria             Speriamo bene.

Luisella        Sono assai contentissima, pecché vuje site ‘overamente ‘na bona femmena, invece…

Lucia              Invece che? State alludenno ‘n’ata vota?

Luisella        Ma che tenite, ‘a coda ‘e paglia?

Maria             Vedo che ve vulite assaje bene tutt’e ddoje. Donna Luisè, ve vaco a piglià ‘e sorde. Allora, quant’è?

Luisella        Sulo ‘o llatte? (Segno dì assenso) Cinque lire.

Maria             V’‘e vaco a piglià. (Dentro per poi uscire di nuovo con paniere e soldi)

Lucia              ‘E sorde ve l’aggio mise dint’‘oo, panaro, me mettite ‘a rroba pe’ piacere?

Luisella        (Si avvicina al paniere, conta i soldi, poi) Ma songhe cinche lire e meza, ce manca meza lira!

Lucia              L’accordo era ca me faciveve sparagnà meza lira, che facite, ve tirate areto?

Luisella        V’‘a facevo sparagnà ‘ncoppa ‘e sseje lire e meza, no ‘ncoppa ‘e sseje lire!

Lucia              Sei lire, sei lire e meza, nun è sempe meza lira di differenza? Penzate a stà bbona.

Luisella        Vuje site capace ‘e me ‘nzallanì a mme. (Mette la roba nel paniere) Tirate ‘ncoppa. Ogge comm’è ghiuta e comm’è venuta, m’avite fatto justo ‘na lira.

Maria             (Abbassa il paniere) Ecco qua signora Luisè, nel paniere ci sono le sue cinque lire, più tardi mi portate un poco di ricotta, la devo fare con la pasta.

Luisella        Come voi comandate.

Lucia              Pasta con la ricotta, robba ‘e lusso oggi…

Luisella        Si vede che è un giorno importante.

Maria             Viene a mangiare Raffaele.

Lucia              E chi è?

Maria             ‘O giuvinotto che si vede cu’ figliema Rituccia.

Luisella        Viene a chiedere ufficialmente di vedersi cu’ ‘a guagliona?

Lucia              Nun ve pare ca vulite trasì troppo assaje dint’‘a scazzetta ‘e monsignore? Vuje vennite ‘a ricotta? E ricuttate!

Luisella        Pecché, vuje tenite l’esclusiva d’‘a nutizia?

Lucia              E certamente!

Maria             Jammo, fernitela!

Luisella        Nun fa niente, donna Marì, rispunnite alla signora qui prisenta, essa è ‘a capa capera, ‘nce vedimmo doppo p’‘a ricotta. (Via urlando il suo solito slogan)

Lucia              Luisella è ‘na brava femmena, ma se vò ‘ntricà sempe d’‘e fatte ‘e ll’ate!

Maria             (Tra sé) Luisella…

Lucia              Allora Marì, ‘o guaglione vuole ufficializzare?

Maria             Penso proprio di sì, per causa mia hanno sempre rimandato.

Lucia              Me fa piacere. Ogge è difficile truvà ‘nu buono guaglione, e Rafele me pare proprio ‘nu bravo crestiano. Che lavoro fa?

Maria             Al momento sta ancora studiando, sta all’università ‘e nun saccio quala grande scien-zatezza 'e medicina. Ma doppo laureatosi sai quanto guadagnerà? ‘A figlia mia ha fatto proprio ‘na bella scelta, cu’ ‘a medicina s’abbuscano belli sorde…

Lucia              A proposito ‘e sorde, ma ‘sta medicina ca è arrivata dall’America quanto ti è costata, assaje?

Maria             Parecchi soldi, ma se è pe’ ‘na causa bbona nun fa niente.

Lucia              Te pozzo addimannà quanto hè spiso? (Maria fa il segno del due con le dita) Venti lire! Tutte ‘sti sorde?

Maria             Venti lire ‘a ll’America fino a Napule? Duecento lire!

Lucia              ‘A faccia d’‘o sisco! E addò l’hè pigliate?

Maria             Mio marito ha fatto dei lavori in più, grazie anche a tuo marito.

Lucia              Mio marito? E che ce azzecca?

Maria             Tuo marito non te lo ha detto?

Lucia              Che m’aveva dicere?

Maria             Io te lo dico, però m’hè giurà ca nun ‘o ddice a nisciuno.

Lucia              ‘Ncoppa ‘a capa ‘e maritemo ca s’avesse ‘a sfrantummà dint’‘o stanteco d’‘a porta!

Maria             Esagerata! Comunque, tuo marito ha delle amicizie importanti.

Lucia              Mio marito?! Marì, t’arricuorde a chi m’aggio spusato? Eduardo ‘o solachianiello ca azzecca sole e tacche ‘a quanno è ‘nu criaturiello! E po’ a me nun me diceva niente? Io songo ‘a mugliera, purtroppo!

Maria             Eduardo non lo può dire, perché altrimenti tutti ci chiederebbero dei favori, ma lui conosce gente importante. Ma importante assai!

Lucia              (Tra l’incredula e l’arrabbiata) Eduardo cunosce gente importante e nuje…

Maria             Ha presentato un avvocato a mio marito e questo avvocato gli ha fatto riparare i mobili dei suoi uffici e quelli dei suoi colleghi.

Lucia              E chist’avvocato cammina senza scarpe.

Maria             Che significa, Lucì?

Lucia              Significa ca si ce steveno mobili ‘a riparà, forse ci steveno da riparare pure pare ‘e scarpe soje, d’‘e colleghi suoje e d’‘a famiglia soja! (Il tutto alzando gradatamente il tono)

Maria             Adesso nun te ‘ncujetà, forse ‘o ffà e nun te dice niente. Basta ca porta ‘e sorde ‘a casa!

Lucia              ‘E sorde ‘a casa… ‘e sorde ‘a casa… nun veco ‘na lira ‘a ‘nu mese! Ma mò scengo abbascio ‘a puteca e ce faccio agliottere chiuove, tacche e ssole! (Via dentro infuriata urlando il nome del marito e altro)

Maria             Ch’aggio cumbinato!? Famme scennere pure a mme! (Via dentro chiamando il marito)


SCENA QUARTA

(EDUARDO, poi LUCIA, indi ANTONIO, infine MARIA)

Eduardo        (Esce dalla bottega con un paio di scarpe) Visto che nessuno mi porta scarpe da riparare, m’acconcio ‘e mmeje per la ventiduesima volta, cu’ ‘a speranza ca è l’urdema. A furia ‘e ll’accuncià songhe addeventate ‘e fierro. Me paro ‘nu fachiro, cammino ‘ncoppa ‘e chiuove!

Lucia              (Da dentro) Mò che l’aggio dint’‘e mmane ‘o struppeo!

Eduardo        Chesta è ‘a voce ‘e muglierema, che sarrà succieso?

Antonio         (Esce dalla sia bottega) Fuje Eduà, Lucia te vò struppià!

Eduardo        Allora ce l’aveva cu’ mme. Ma pecché?

Lucia              (Inveendo contro il marito) Disgraziato! Tiene ll’amicizie importanti che danno fatica e nuje ‘nce puzzammo ‘e famma!

Eduardo        (Indietreggiando verso la bottega di Antonio) Ma nun capisco, che staje dicenno, che significa?

Lucia              Che significa… Che staje dicenno… Viene ‘a ccà, ca te taglio ‘a capa!

Maria             (Esce dalla bottega del marito. Tra sé) Songo arrivata tardi! (Ponendosi tra Lucia ed Eduardo) Lucia aspiette, facimmolo parlà, vedimme che dice…

Eduardo        Che dico ‘e che?

Lucia              Faje pure finta ‘e nun capì! Viene ‘a ccà, grandissimo…

Eduardo        Calmati, ma che è succieso?

Antonio         Niente! Nun è succieso niente.

Lucia              Niente?! ‘O terremoto è succieso, ato che niente!

Maria             Esagerata! Magari s’è sulo scurdato ‘e t’avvisà.

Eduardo        Scurdato ‘e che, me vulite spiegà?! Almeno primma ‘e piglià ‘e pacchere pozzo sapè pecché l’aggio ‘a piglià?

Lucia              Haje raggione. ‘Na vota tanto haje raggione. Mò primma t’‘o spiego (Incalzando) e po’ te manno ‘o ‘spitale! (Inveendo) Viene ‘a ccà!

Eduardo        Antò, aiutame!

Antonio         Stai sereno, nun è grave. È cosa ‘e niente…

Eduardo        Nun hè dicere a me ca è cosa ‘e niente, a ‘stu bufalo cu’ ‘a gonna ‘nce l’hè ‘a dicere!

Maria             Basta! Mò ce lo dico io. Lucia, fallo per l’amicizia ca tenimmo ‘a tant’anne, calmate ‘nu mumento e stamme a sentì

Lucia              (A Maria) Lo faccio solo per te! Mò aspetto e (Prendendo un martello) doppo l’arapo ‘a capa!

Maria             Se non ti ha detto niente, come ti dicevo prima, è perché se no tutto il vicolo, sapendo che tuo marito aveva certe conoscenze, avrebbero chiesto qualche piacere.

Lucia              E chesto l’aggio capito, ma pecché nun ha penzato a se fa presentà quaccheduno pe’ ll’accuncià ‘e scarpe?!

Eduardo        (Che finalmente ha capito, rivolgendosi ad Antonio) Allora è per il fatto… mò aggio capito! Vedi Lucia, quei signori le scarpe rotte nun l’acconceno, ‘e ghietteno e s’accattano ‘e nnove

Lucia              E io m’avesse ‘a credere ‘sta barzelletta?! Tu sicuramente ‘e sorde ca abbusche cu’ ‘sti signure t’‘e vaje a magnà cu’ ati ffemmene. Perciò mò ca te sì spiegato te pozzo struppià! (Armatasi di martello, tenta di aggredire il marito)

Antonio         Basta, basta, Eduardo nun ce azzecca niente! ‘E tutto cheto ‘a colpa è solo ‘a mia!

Maria             ‘A toja?

Antonio         Sì Marì, ‘a mia. Quando ho saputo che c’era una possibilità di combattere la tua malattia nun ce aggio penzato ‘a coppa manco ‘nu minuto; mi sono detto: “chella medicina me serve e l’aggio avè!” E così…

Maria             E così mi hai detto una bugia tirando in ballo questo povero disgraziato. Perché nun è ‘overo ca Eduardo t’ha presentato l’avvocato, nun è ‘overo ca hè riparato assaje mobbele, nun è…

Eduardo        Vabbè, ma…

Lucia              Zitto tu! Anzi, jammuncenne ‘a parte ‘e dinto ca avimmo fernì ‘e parlà io e te!

Eduardo        (Intimorito) Avimmo ‘a parlà…

Lucia              (Agitando il martello) Avimmo ‘a parlà, avimmo ‘a parlà… (Lo prende per il collo e lo porta in casa)

Maria             Se Eduardo non c’entra, e i soldi non bastano neanche per arrivare a fine mese, tu da dove li hai presi?

Antonio         Li ho chiesti… li ho chiesti…

Maria             A chi li hai chiesti?

Antonio         Li ho chiesti a… don Pasquale!

Maria             Don Pascale?! Ma tu sì pazzo?!

Antonio         Sì, ‘o ssaccio, aggio fatto ‘na pazzaria, ma che vuò ‘a me, quanno aggio saputo ca ce steva ‘na speranza pe’ te salvà, mi sono attivato subito: songo juto ‘a banca, ma niente, ‘o banco d’‘e pegni, ma nun tenevo niente ‘e valore ‘a me ‘mpignà, l’unico amico vero (Alludendo a Eduardo) è cchiù disperato ‘e me, e allora…

Maria             Sei andato da don Pasquale e ti sei fatto prestare le duecento lire.

Antonio         No!

Maria             No che non sei andato?

Antonio         No che non sono duecento lire, ma duemila lire.

Maria             Duemila lire? Duemila lire? Ma, ma… mamma mia bella e mò comme se fa?

Antonio         In qualche modo se fa, nun te preoccupà.

Maria             Forse era meglio ca murevo ‘e subbeto!

Antonio         Ma che staje dicenno? Nun t’‘o permetto!

Maria             Almeno così tu e nostra figlia nun teniveve ‘sti probbleme…

Antonio         No e poi no! ‘A vita mia senza ‘e te nun avesse senso! (I due si guardano e si abbracciano)

SCENA QUINTA

(PASQUALE e detti, poi RITA)

Pasquale       (Esce dal banco lotto, vede i due abbracciati) Chisto sì ca è ‘nu bellu quadretto!

Antonio         Don Pasquale carissimo (Baciandogli le mani che lo stesso Pasquale ha messo in posizione)

Maria             Buongiorno don Pasquale.

Pasquale       Signora, vi vedo assai meglio, mi fa tanto piacere.

Maria             Grazie, sono gli occhi vostri. Antò, io vado di là, vado a prepararmi per andare a fare un poco di spesa. Con permesso. (Rientra in bottega)

Antonio         Don Pascà, vi posso offrire un poco di Rosolio? Lo ha fatto mia figlia con le sue mani.

Pasquale       Un goccio di rosolio non si rifiuta mai.

Antonio         Per me è un onore. (Versa il rosolio) Ecco qua, con buona salute!

Pasquale       Bravo! Hai detto bene: “con buona salute”. La salute è la cosa più importante, e per fortuna stammo tutte quante buono, anche tua moglie sta meglio.

Antonio         È vero, grazie alle medicine che ho fatto arrivare dall’America.

Pasquale       Che abbiamo fatto arrivare… Perché Antò, senza i miei soldi, le medicine restavano là, in America!

Antonio         E certamente! E nun abbastano ringraziamenti, don Pascà.

Pasquale       ‘E ringraziamente fanno piacere, ma ‘a restituzione d’‘e sorde me fa cchiù piacere.

Antonio         Sicuramente! Vuje ancora nun m’avite ditto quanno ve l’aggio ‘a dà, ma soprattutto quanto v’aggio ‘a dà.

Pasquale       Dato che sì ‘nu brav’ommo e mugliereta è ‘na santa femmena, ‘a semmana ca trase me daje ‘o dieci pe’ ciento cchiù ‘o 50 pe’ ciento d’interesse, che fanno treciento lire giuste giuste.

Antonio         Ma io…

Pasquale       Io?...

Antonio         Dicevo, io comme faccio ad apparà ‘sti sorde dint’a ‘na semmana?

Pasquale       Fatica, fatica e fatica, ma ‘e sorde me l’hè ‘a dà. Mese per mese e per dodici mesi mi dai trecento lire.

Antonio         Ma dint’a un anno fanno tremilaseiccento lire e vuje m’avite dato sulamente duimila lire, e cu’ chesta crisi è difficilissimo!

Pasquale       ‘A crisi nun è ‘nu problema d’‘o mio. (Avvicinandosi con aria minacciosa) Totonniè, o me daje ‘e sorde o tu e ‘a famiglia toja facite ‘na brutta fine. (Colpisce Antonio e va via)

Rita                (Esce dalla bottega vede il padre affranto accasciato su una sedia) Papà… ueh, papà, tutto a posto? Che d’è, è succieso quaccheccosa?

Antonio         (Mascherando il tutto) Niente, niente, bella ‘e papà.

Rita                Sicuro, o me dicite ‘na buscia? Me lo potete dire, ormai nun songo cchiù piccerella, songo ‘na femmena. Domenica Rafele se vene pure a dichiarà!

Antonio         (Facendo finta di niente) È ‘overo! E che bella femmena che avimmo crisciuto: bella, brava e intelligente; soprattutto studiosa!

Rita                Sì, ma si songo accussì è solo grazie a due genitori come Antonio e Maria Schiodato. (Bacia il papà) Ora vado da mamma, che dobbiamo scendere di nuovo per comprare qualcosa che viene Raffaele. (Gioendo) Mamma mia e comme songo cuntenta, papà! Ciao, ci vediamo dopo. (Va via)

Antonio         (Tra sé) Figlia mia, e che aggiuo cumbinato!

SCENA SESTA

(AMALIA, poi MARGHERITA, indi ANNA, poi RAFFAELE, indi ANTONIO, infine MARIA e RITA)

Amalia          (Uscendo dal banco lotto) Songhe ‘e ddiece e ‘nu quarto, famme sèntere a Margherita si è pronta ‘a pizzella che tengo ‘na caspita ‘e famma. (Chiama urlando) Margherita… Margherita…

Margherita  (Esce agitata) Ch’hè passato? Ch’è succieso? ‘E mazzate? L’hanno acciso? Puveriello, e ch’ha fatto ‘e male?

Amalia          E che ne saccio? Che peccato, era ancora giovane…

Margherita  ‘Nce sta poco ‘a fa, nun te può fidà ‘e nisciuno. Oggi la vita si è fatta troppo ‘nfame!

Amalia          Hai ragione, ogge ‘a meglia cosa è chella ‘e se fa ‘e fatte suoje e nun dà cunto a nisciuno, si no faje ‘a fine ‘e chillu pover’ommo: t’accideno senza ‘e t’avvisà.

Anna              (Che ha ascoltato uscendo dal bar l’ultima frase) Songo d’accordo cu’ Amalia: oggi devi stare ‘a casa toja chiusa ‘a dinto!

Margherita  ‘Nce vò ‘nu curaggio, a chell’età. ‘Nce ‘a puteveno dà ‘n’ata possibilità. Era ancora giovane, haje voglia ‘e fa…

Anna              Mò ‘sta famiglia ca rimmane senza ‘o pate, comme se fa?!

Amalia          Mò m’interesso io, facimmo ‘na culletta, almeno pe’ ‘e primme tiempe…

Anna              Brava! Famme sapè quanto facite pedono e po’ ve dongo ‘a parte mia.

Margherita  Pure a me Amà, anzi, mò spannimmo ‘a voce accussì accucchiammo cchiù sorde. Vaco dinto, faciteme sapè. (Via nella pizzeria)

Anna              Vaco dinto pur’io, chiammame si vuò ‘na mano, Amà.

Amalia          Vabbuò.

Margherita  (Entra di nuovo prima che esca Anna) Amà, ma ‘sta culletta pe’ cchi l’avimme ‘a fa?

Anna              Ha ragione Margherita, ma a chi hanno acciso? Chi è rimasta vedova?

Amalia          Je che ne saccio? Tu hè ditto ca hanno vattuto e acciso nun saccio a chi!

Margherita  Io? Ma tui staje fore cu’ ‘a capa, io nun aggio parlato proprio! Forse è stata Annarella.

Anna              Je songo asciuta pe ll’urdema, che ne saccio?

Amalia          Ueh, e mò comme facimmo? A chi avimmo addimandà?

Margherita  Facimmo ‘na cosa: jammo ‘mmiezo ‘a piazza, quaccheduno sempe ‘o ssape.

Anna              Hè ditto bbuono, jamme jà. (Via le tre a destra)

Raffaele       (Entra da sinistra, arriva alla bottega di Antonio) Sto tutto sudato, chistu vico è grigio e chino ‘e calore. (Chiama da fuori) Rita… Rituccia…

Antonio         (Sentendo chiamare la figlia, esce) Buongiorno.

Raffaele       Don Antonio buongiorno. Scusate per il disturbo, mi trovavo da queste parti e volevo, col vostro permesso, fare un salutino a vostra figlia Rituccia.

Antonio         In verità mia figlia si stava preparando perché deve uscire con la mamma a fare un poco di spesa, (Alludendo) dato che abbiamo un ospite speciale a cena. È vero?

Raffaele       Beh, ecco… io… (Mostrando imbarazzo)

Antonio         Tranquillo giovanotto, a me e a mia moglie ci fa piacere, sei un bravo giovane e anche di buona famiglia. Le buone anime dei tuoi genitori me le ricordo benissimo.

Raffaele       Grazie don Antonio, sono lusingato.

Maria             (Che esce insieme a Rita) Raffaele, buongiorno.

Raffaele       Buongiorno donna Marì, buongiorno Rituccia.

Rita                Buongiorno Raffaele. (Momento d’imbarazzo)

Maria             Allora che facciamo, ci vogliamo guardare tutta la giornata senza parlare?

Antonio         (Guardando la moglie con intesa) Ha ragione mia moglie. Raffaele, visto che queste due belle donne devono andare in piazza da sole, per evitare che qualcuno gli dia fastidio, perché non le accompagni?

Raffaele       Per me sarebbe un grande onore, se la signora Maria me lo permette.

Maria             Permesso accordato. Tu che dici, Ritù?

Rita                Io… Io…

Antonio         Ha ditto che sì! (Ridendo) Andate e buona passeggiata.

Tutti              Arrivederci, a dopo.

SCENA SETTIMA

(ANTONIO, poi EDUARDO, indi LUCIA, poi ANNA, indi LUISELLA, poi MARGHERITA, infine AMALIA)

Antonio         Che bella cosa, sperammo ca nun fernesce…

Eduardo        (Entrando in scena) Ch’ha da fernì?

Antonio         Ueh, Eduà, tutto a posto. Te veco ancora sano, Lucia nun è arrivata a te ciaccà?

Eduardo        Ma che staje dicenno, Lucia ciaccava a me? Nun te scurdà chi cumanna dint’‘a casa mia!

Lucia              (Che è uscita ed ha ascoltato tutto) Appunto, chi cumanna?

Antonio         (Vista la situazione) Va bene, io vado dentro, permettete. (Via in casa)

Lucia              Allora, chi cumanna?

Eduardo        (Verso Antonio) Chi cumanna?

Antonio         A chi l’addimanne? L’amico tujo nun ce sta. Rispunne tu, chi cumanna?

Eduardo        Tu cumanne, ammore mio, tu e sulo tu!

Lucia              E nun t’‘o scurdà maje, hè capito? Vaco ‘o vico appriesso a ffa duje servizie ‘a casa d’‘o prufessore.

Anna              (Entrando dal bar, con atteggiamento provocante) Edu scusa, si è scassata la sola della scarpa, me la puoi azzeccare?

Eduardo        Certamente Anna, lasciami la scarpa che poi ti azzecco la sola.

Anna              Allora me la vengo a prendere più tardi o me la porti tu dentro?

Eduardo        (Guardando la moglie) Meglio che vieni tu più tardi, così torna anche mia moglie e ci prendiamo un bel caffè tutti e tre e la sola della scarpa ha il tempo di azzeccarsi bene.

Anna              Comme vuò tu, sciù sciù. Ciao Lucì, e buona passeggiata. (Via verso il bar)

Lucia              (Appena Anna è lontana) Si vaje dint’addu chella zucculella, tu azzicche ‘a sola d’ ‘a scarpa e io t’azzecco ‘nfaccia ‘o muro! (Via stizzita)

Eduardo        Ma tu vide che gghiurnata ca è schiarata stammatina! È già ‘a sicoinda vota ca me scanzo ‘e mmazzate.

Luisella        (Entra gridando il solito ritornello, poi) Donn’Eduà ve serve quaccheccosa? Tengo ‘na ricotta ‘e fuscelle ca è ‘a fine d’‘o munno!

Eduardo        ‘A fine d’‘o munno succede si accatto quaccheccosa senza l’ordine ‘e muglierema.

Luisella        Certo che donna Lucia vostra moglie è veramente ‘na filibustera, però seconde me, in fondo in fondo è ‘na brava femmena.

Eduardo        Sì, ma molto in fondo.

Margherita  (Esce dalla pizzeria urlando) Luisè… Luisella!

Luisella        Ch’alluccate a ffà? Je ce sento ancora!

Margherita  Scusate tanto. Avete un poco di ricotta che posso mettere dentro alle pizze fritte?

Luisella        Certamente! Tengo ricotta ‘e tutte ‘e specie, ma ‘a ricotta ‘e fuscelle è ‘a fine d’‘o munno. (Prende un pacco dal cesto) Ecco qua, la signora è servita.

Amalia          (Esce dal banco lotto e raggiunge il gruppetto) Donna Luisè, ch’hè purtato ‘e bello?

Luisella        ‘E bello porto ricotta ‘e tutte ‘e specie, ancora quacche uvicciullo frisco, ma soprattutto ‘na ricotta ‘e fuscelle ca è…

Tutti              ‘A fine d’‘o munno! (Risata generale)

Antonio         (Uscendo dalla sua bottega) Che bello a vedè ca dint’a ‘stu vico grigio se riesce ancora a ‘nce fa ‘na resata. Ch’è succieso ‘e bello ca state redenno tutte quante?

Luisella        Donn’Antò, songh’io ca porto alleria dint’a ‘stu vico senza nomme!

Margherita  È ‘overo, ‘stu vico nun tene ‘nomme.

Amalia          Comme nun tene nomme… Si chiama Terzo Vico di via Frattaglia!

Margherita  Appunto, Terzo Vico di via Frattaglia nun è ‘nu nomme sujo!

Eduardo        Have raggione Margherita, ha da avè ‘nu nomme tutto d’‘o sujo ‘stu vico addò nun batte maje ‘nu poco ‘e sole!

Antonio         Addò nun se vede maje ‘nu poco ‘e cielo azzurro!

Amalia          Addò ‘a gente che lo abita è comme a isso, griggio, ‘nu nomme nun ‘o tene!

Luisella        Allora datencello vuje.

Lucia              (Rientrando) Che d’è ‘stu burdello ‘nnanze ‘a casa mia? Eduà, ch’hè cumbinato, quac-ch’atu guajo? ‘Nce sta pure donna Luisella, che c’è, ch’è succieso?

Eduardo        Niente di niente, stevemo sulo arraggiunanno tra perzone d’‘o stesso vico.

Lucia              Quel’era l’argomento?

Antonio         Se diceva ca ‘stu vico nun tene ‘nu nomme d’‘o sujo.

Lucia              E allora?

Margherita  E allora se penzava comme ‘o putesseme chiammà.

Amalia          ‘Nu nomme ca rispecchiasse ‘a gente che ci abita, a nuje insomma, ‘a vita nosta.

Lucia              E allora s’ha da chiammà ‘o Vico Niro, pecché ‘a vita nosta è nera, ma nera ‘overo! (Via dentro)

Amalia          Forse Lucia non ha tutti i torti, da stamattina non ho giocato neanche un ambo.

Margherita  Ed io l’unica pizza che ho venduto è stata ‘a toja, Amà.

Luisella        Vista ‘a situazione, è meglio che me ne vaco. Donn’Antò, qua ci sta la ricotta che donna Maria mi aveva chiesto, sono dieci lire.

Antonio         (Prende un portamonete) Ecco a voi dieci lire.

Luisella        Grazie e buona giornata a tutti. (Via dalla scena per il vico opposto a quello da cui era venuta, cantando il solito ritornello)

Margherita  Vabbè, è inutile ca ce chiagnimmo ‘ncuollo, primma o poi s’ha da schiarì ‘stu vico. Io me ne vaco, tu viene cu’ mme Amà?

Amalia          Sì, me ne vengo pur’io. Donn’Antò, ha ragione Margherita, primma o poi succede qualche cosa che ce lo farà schiarire, ‘stu vico. Arrivederci. (Via le due rispettivamente nelle proprie botteghe)

SCENA OTTAVA

(ANTONIO ed EDUARDO, poi PASQUALE e MICHELE

Antonio         Speriamo che le due signore hanno ragione, che almeno da nero accumminciasse a diventà grigio, già fosse quaccheccosa.

Eduardo        ‘Nu bellu grigio chiaro, ‘nu grigio perla, che ne dici Antò?

Antonio         È più signorile. (Sorridendo saluta l’amico; sta per entrare quando si sente chiamato)

Pasquale       (Arriva con un giovanotto, Michele) Antonio… Antò!

Antonio         Don Pasquale, non mi dite che già siete venuto per i soldi? Nun è passata ‘na semmana, ma sulo ‘nu paro d’ore!

Eduardo        Veramente un’ora e tre quarti.

Pasquale       No, stai tranquillo. (A Eduardo con gag a soggetto) E tu statte zitto! Io sono un uomo di parola: ho detto tra una settimana e tra una settimana sarà. O paghi oppure… (Con la mano fa il gesto del taglio della gola)

Antonio         Certamente.

Eduardo        (Ad Antonio) Certamente che te taglia ‘a capa o che paghi? (Antonio gli fa cenno di tacere)

Pasquale       Però ci sarebbe un’altra soluzione che risolverebbe tutti i tuoi problemi.

Antonio         Se c’è ditemela, don Pasquà, io ascolto e sono pronto a tutto pur di salvare me e la mia famiglia. (Cenno di complicità con Eduardo che da ora fino alla sua prossima battuta farà da controscena sul dialogo degli altri, a scelta del regista)

Pasquale       Ma proprio a tutto, Antonio? (Cenno di assenso di Antonio e di Eduardo) Bene. Allora, per prima cosa ti presento questo giovane che è con me, si chiama Michele Salluzzo ed è il mio nipote preferito nonché un mio compariello.

Michele         Piacere.

Antonio         Piacere, come vi possiamo servire?

Michele         Io posso servire a voi, don Antò.

Antonio         Non capisco…

Pasquale       Prima che tu capisci devi sapere una cosa, masto d’ascia: Michele sarà l’uomo che a mia morte prenderà il mio posto.

Michele         Detto questo, andiamo avanti. (Si avvicina ad Antonio e lo fissa negli occhi) Ho visto vostra figlia e devo dire che mi piace assai, è proprio ‘na bella piccerella.

Antonio         Mia figlia Rita?

Pasquale       Vostra figlia Rita.

Michele         Ma perché, avete altre figlie?

Antonio         No, è l’unica che ho.

Michele         Bene, benissimo. Rita, come dicevo prima, mi piace assai, e come alternativa al pagamento che dovete a mio zio, mi fate sposare a vostra figlia.

Pasquale       Facciamo come se portasse una dote di duemila lire e tutto si aggiusta.

Antonio         Io sono lusingato, ma… ma… (Gag a soggetto con Eduardo)

Michele         Ma che… Non mi dite che è già fidanzata?

Pasquale       È fidanzata, impegnata?

Antonio         (Guardando Eduardo) È fidanzata?

Edeuardo      (Rifacendo il verso in modo goffo) È fidanzata?

Pasquale       Allora, Antonio ‘o masto d’ascia, me vuò risponnere? (Attimo di pausa dei tre, poi guarda il nipote come segno d’intesa) Bene, vuol dire che mentre pensi se tua figlia è fidanzata, i soldi che mi devi dare tra una settimana da trecento lire sono passati a trecentocinquanta.

Antonio         Ma don Pasquale, se mia figlia è fidanzata, voi lo sapete, il padre è sempre l’ultimo a saperlo!

Michele         Un buon padre di famiglia sa sempre tutto e cosa fare. (Prende un coltello dalla tasca e comincia ad agitarlo davanti a Eduardo)

Eduardo        Nel caso falla sfidanzare.

Michele         Bravo! (Mette una mano sulla spalla di Eduardo e lo scuote con forza) Si devono sempre ascoltare i consigli di un amico. (A Eduardo) Perché voi siete suo amico, è vero? (Lo spinge verso don Pasquale che lo afferra)


Pasquale       (Offre ad Eduardo lo stesso trattamento del nipote) Come no, questo signore Eduardo Tacchetto è il migliore amico di Antonio e fa ‘o solachianiello. ‘Nu muorto ‘e famma cchiù muorto ‘e famma ‘e te, Antonio Schiodato! Famme sentì, ‘e sorde addò ‘e ppiglie, t’‘e faje prestà ‘a l’amico tujo?

Eduardo        Nun ce mettere ‘o penziero ca facimmo figure ‘e mmerda! (Sguardo dei tre) Vulevo sulo chiarì!

Pasquale       Sembra che siamo stati abbastanza chiari e molto generosi. Allora, masto d’ascia, mio nipote si sposa tua figlia o mi dai quattrocento lire a fine settimana?

Antonio         (Guardando in basso ed a voce bassa) Si sposa a vostro nipote.

Pasquale       Aiza ‘a voce, ca nun s’è ‘ntiso bbuono chello ca hè ditto.

Antonio         Rita Schiodato sarà la moglie di Michele Salluzzo vostro nipote.

Pasquale       Bravo il mio falegname, hai fatto una saggia scelta. (A Michele) Jammuncenne Michè. (Via i due)

Antonio         Povera figlia mia, era accussì cuntenta stammatiba che dovevamo ufficializzare il suo fidanzamento… Cu’ quale curaggio ‘nce dico chesto?

Eduardo        Tua figlia è una ragazza intelligente, vedrai che capirà.

Antonio         Capirà? Capirà che per salvare la sua famiglia sarà costretta ad essere infelice tutta la vita? Amico mio, ato che grigio, ‘stu vico da nero è addiventato niro pece! (Si accascia su una sedia)

Sipario

FINE DEL PRIMO ATTO


ATTO SECONDO

Stessa scena del primo atto.

All’apertura del sipario la scena è vuota.

SCENA PRIMA

(RITA e RAFFAELE, poi MARIA, indi ANTONIO)

Rita                (Esce nervosa dalla bottega insieme a Raffaele) Questo è il motivo del perché nun ce avimmo ‘a vedè cchiù!

Raffaele       Ancora una volta la prepotenza deve rendere infelici le persone per bene, ma io a te non ci rinuncio.

Rita               Anche io non voglio perderti, ma la verità è questa qua. Se non ti sposo sarò infelice tutta la vita, se ti sposo don Pasquale ammazza papà per causa mia e comunque sarò infelice tutta la vita.

Raffaele       Ce vulesse ‘na soluzione, ‘n’idea…

Rita               Non ci vuole nessun’idea, ci vogliono trecento lire per fine settimana: duecento per il prestito e cento per gli interessi, addò ‘e ppigliamme?

Raffaele       Trecento lire? È ‘na parola! Io con la paga di cameriere prendo trenta lire a settimana, venti mi servono per mangiare e studiare e dieci li conservo per il matrimonio.

Rita               Io come sarta ne prendo venticinque, dieci li do in casa e quindici li conservo per la dote e il matrimonio.

Raffaele       Ci vorrebbe un’idea almeno per guadagnare un poco di tempo fino a quando non troviamo una soluzione.

Rita               Un’idea? ‘Nu miraculo ‘nce vulesse, ‘nu miraculo!

Maria            (Che ha sentito le ultime battute entrando in scena dalla bottega del marito) ‘Nu miraculo aveva ‘a succedere tiempo fa, primma ca pateto faceva ‘sta fesseria!

Rita               Papà nun ha fatto ‘na fesseria, vuleva sulo salvà e curà ‘a femmena che vò bene.

Raffaele       L’avesse fatto pur’io per Rituccia, pecché ‘a voglio cchiù bbene d’‘a vita mia.

Maria            ‘A cosa ca cchiù me dispiace è che dovete essere infelici tutta la vita per colpa mia! (Scoppia a piangere)

Rita                Mammà, nun chiagnere, vedrai, qualche cosa ce ‘nventammo, nun po’ fernì accussì.

Raffaele       State tranquilla, adesso ci penso io, perché a vostra figlia non ci rinuncio. Adesso vado da don Pasquale e lo affronto da uomo a uomo: glielo dico in faccia che…

Antonio         (Che sta ascoltando sulla soglia della bottega) Che hè deciso ‘e te suicidà!

Raffaele       ‘E me suicidà?

Antonio         Certamente! Perché andare da don Pasquale e dirgli che tu sei il fidanzato di Rita, che non hai intenzione di lasciarla, che ti opponi alla sua prepotenza, significa suicidio, perché don Pasquale, appena hai finito di parlare, piglia ‘o curtiello e te taglia ‘a capa.

Rita                Papà ha ragione, nun fa pazzìe… Bisogna trovare un’altra soluzione.

Maria             La soluzione è una sola, io avevo ‘a murì, mannaggia a me, mannaggia! (Via dentro piangendo)

Antonio         (Segue la moglie insieme alla figlia) Maria… Marì!

Rita                (Seguendo i due) Mammà… Mammà!

Raffaele       (Si guarda intorno e goffamente corre dietro a Rita) Ritù… Ritù!

SCENA SECONDA

(EDUARDO e LUCIA, poi MARGHERITA, indi AMALIA, infine ANNA)

Eduardo        (Esce di corsa dalla bottega seguito dalla moglie) Ch’è stato, che songhe ‘st’allucche?

Lucia              Me pareva ‘a voce ‘e Rituccia ca chiammava ‘a mamma. Fosse succieso quaccheccosa a Maria?

Margherita  (Esce dalla sua bottega e si avvicina ai due) Lucì, ma ch’è stato?

Lucia              Forse Maria…

Margherita  (Disperandosi) Tu che staje dicenno? Accussì giovane… Ma pecché, pecché? (Chiamando) Amalia… Amalia!

Amalia          (Esce dal banco lotto) Margherì ma ch’hè passato, pecché te staje dannanno ‘e chesta manera?

Margherita  Maria…

Amalia          No! No, nun è possibile! E mò ‘a figlia, ‘o marito, comme fanno? Chi ‘o ssape comme starranno… Proprio mò ca steva ‘nu poco meglio!

Anna              (Esce dal bar e corre verso Eduardo) Cosa succede?

Mar.+Ama.    Maria…

Anna              Oh Santo Cielo! Poverina, come mi dispiace! Era proprio una brava donna. Eppure sembrava avesse trovato una buona cura… (Abbracciando Eduardo) Sono veramente dispiaciuta.

Lucia              (Spostando con decisione Anna da Eduardo) Ma che state dicenno?! Avite già fatto murì a chella puverella?

Margherita  Ma tu hai detto…

Lucia              Io ho detto! Tu nun m’hè fatto manco arapì ‘a vocca ca già l’avive atterrata, (Ad Amalia) po’ è arrivata chest’ata e l’hanno esumata, e pe ll’urdemo (Ad Anna) è arrivata “Madame ‘a tengo sul’io” e ‘nce ha fatto dà pure ‘e nummere dint’‘o suonno: (Ad Anna) vintuno ‘a femmena, (Guardando la bottega di Antonio) quarantotto ‘o muorto, (Rivolgendosi a Margherita ed Amalia) sissantacinche ‘o chianto, (Guardando il marito) e vintitre ‘o scemo! Mettitece diece lire ‘ncoppa e v’avite salvato unu piezzo. Sciù, p’‘a faccia vosta!

SCENA TERZA

(ANTONIO e detti, poi LUISELLA, indi PASQUALE e MICHELE)

Antonio         (Uscendo dalla sua bottega) Che d’è ‘stu frastuono fore ‘a bottega mia?

Eduardo        Antò, ci devi scusare, c’è stato un poco di confusione perché avevamo capito che Maria…

Antonio         Che Maria?

Eduardo        (Guardando gli altri) Che Maria non stava bene.

Lucia              Busciardo! Tu e chesti ttre paperelle l’aviveve già mannata ‘o campusanto

Antonio         Ho capito, avete sentito qualche urlo e vi siete impressionati. Non vi preoccupate, è tutto a posto.

Margherita  Meglio accussì. Allora io vaco ‘a llà, tu vieni Amalia?

Amalia          Sì, sì, jammuncenne. Songo cuntenta, me so’ levata ‘na bella preoccupazione. ‘O ssaje Antò, dint’‘o vico tutte quante ve vogliono bene. Ci avviamo di là, ci vediamo più tardi. (Via le due)

Anna              Vado via anche io. sono contenta che non sia nulla di grave, avevo come un nodo alla gola. (Guarda languidamente Eduardo)

Lucia              Tu il nureco alla gola non te lo devi levare, anzi lo devi fare addiventare un chiappo e t’hè ‘a ‘mpiccà!

Anna              (Offesa e sprucida) Io vado via, non sopporto alcune presenza! (Via altezzosa)

Lucia              (Imitandola) Io vaco dentro da Maria, (Al marito) non sopporto cchiù ‘sta presenza ‘e fesso! (Via nella bottega di Antonio)

Eduardo        Nun me supporta proprio, si me putesse accidere m’accedesse!

Antonio         È proprio ‘o ccuntrario: si fa accussì è pecché te vò bene, è gelosa!

Eduardo        Tu dici? Allora pecché m’abboffa ‘e mazzate?

Antonio         È un suo modo di dimostrare amore.

Eduardo        Allora, si è ‘overo chello ca staje dicenno, ‘nce ‘o ddico a Lucia…

Antonio         Che ce dici?

Eduardo        “Lucia, non mi dimostrare più che mi ami, lo so!” Accussì sparagno ‘nu tummulo ‘e mazzate.

(Giunge Luisella a passo veloce verso i due dicendo il suo slogan velocemente)

Eduardo        Donna Luisè che v’è succieso ca currite ‘e ‘sta manera?

Antonio         (A Eduardo) Sarrà asciuta pazza pur’essa, d’altra parte grazie a chesta crisi gente normale nun ce ne sta cchiù. Donna Luisè che avete passato, qualche problema?

(Luisella fa strani gesti ed emette strani suoni come per indicare qualcosa, ma senza parlare)

Eduardo        Puverella, che brutta fine che ha fatto! Chisto è ‘nu caso cronico, comme me dispiace!

Luisella        (Continua a fare gesti, poi come un telegrafo) State in pericolo!

Antonio         (A Eduardo) I pazzi vanno assecondati (Con lo stesso tono) Chi è in pericolo? Punto interrogativo.

Luisella        Voi, virgola e la vostra famiglia, punto.

Eduardo        (Che si sente in dovere di partecipare) Perché, virgola, cosa succede? Punto con l’interro-gazione.

Luisella        Guappo in arrivo, punto.

Antonio         Al terzo binario e porta dieci minuti di ritardo. Donna Luisè, per cortesia, fernimmola cu’ chesta tarantella e parlate chiaro: chi sta venendo?

Luisella        Don Pasquale con tanto di compariello nipote sta venendo da voi.

Antonio         Starà venendo per ricordarmi che a fine settimana scade la prima scadenza del prestito che mi ha fatto.

Eduardo        E che tu non sai come pagare.

Luisella        È vero, ma se mi arricordo bene, oggi voi avete qualche ospite.

Edu. + Ant.    Raffaele!

Antonio         ‘O ‘nnammurato ‘e Rituccia! E chillo don Pascale si ‘o trova ccà e sape ca è ‘o ‘nnammurato ‘e mia figlia, ‘o taglia ‘a capa!

Eduardo        Ve taglia ‘a capa!

Antonio         Ci taglia ‘a capa!

Eduardo        E io che ci azzecco? (Dal fondo appare Pasquale col nipote) Oillanno, oì: don Pasquale con l’erede. (Panico con gag a soggetto)

Antonio         Donna Luisè, jate ‘a parte ‘e dinto e avvisate a mia moglie. ‘Nventateve quaccheccosa, ca si don Pascale se magna ‘a foglia, fa ‘na strage. Currite!

Luisella        Vaco, vaco! (Via nella bottega di Antonio)

SCENA QUARTA

(ANTONIO, EDUARDO, PASQUALE e MICHELE, poi RAFFAELE, MARIA, LUISELLA e LUCIA)

Ant. + Edu.    (Si pongono davanti all’ingresso della bottega di Antonio) Buongiorno don Pasquale, don Michele…

Pasquale       Buongiorno. Eccoli qua, Antonio ed Eduardo, ‘o masto d’ascia e ‘o solachianiello. Gli amici per la pelle.

Michele         Comme tacco e sola, oppure comme seggia e tavula, giusto per restare in argomento. (Ride insieme allo zio)


Pasquale       (Vedendo i due interdetti) Che facite, nun redite? Ridete, che mio nipote ha fatto ‘na battuta! (I due fanno una risata forzata) Ma che, ce state sfuttenno? Ridete bene, ridete! (I due ridono bene con gag a soggetto. Pasquale smette di ridere all’istante) E che redite a ffà, ci avete pigliate pe’ scieme?

Eduardo        (Intimorito) Allora che avimmo ‘a fa?

Michele         Ridete! (I due ridono) Basta! (I due smettono) Ridete! (I due ridono) Basta! (I due smettono)

Antonio         Ma… Ma…

Pasquale       Stiamo scherzando! Come vedete anche noi sappiamo scherzare. (Appoggiando le mani sulle spalle dei due, in tono confidenziale) Il ragazzo è venuto a salutare la sua fidanzata, vuole invitarla a prendere un gelato. Ovviamente col vostro permesso, don Antò. (Con tono impositore) Che voi ci darete, è vero? (Al nipote) Guagliò, trasimmo, tenimmo ‘o permesso d’‘o pate. (Gag a soggetto con i due guappi che vogliono entrare e gli altri due che lo vogliono impedire) Insomma, ce vulite fa trasì?

Antonio         No!

Pasquale       No? Tu, masto d’ascia ‘e tre sorde hè ditto no a me, don Pascale vraccio ‘e fierro? Ma io… Ma io…

Eduardo        ‘Nu mumento! (Pasquale e Michele si girano verso di lui) Quello di Antonio non è un no sicuro…

Michele         Che significa? (Rivolto ad Antonio)

Antonio         Che è un no… un no…

Eduardo        Un no… che… significa sì!

Pasquale       Un no che significa sì? Ma che state dicenno, è sì o è no?

Ant. + Edu.    No / Sì (All’unisono danno le due risposte discordanti, poi si guardano e dicono il contrario)

Michele         ‘O zì, chisti duje pezziente ce vulessene cuffià?

Pasquale       Cuffià a me? Don Pasquale vraccio ‘e fierro e suo nipote Michele Salluzzo? Che ce state nascunnenno? Venite ccà! (Fanno per inveire contro i due quando esce Raffaele vestito da prete seguito da Maria, Rita, Luisella,e Lucia come se fosse una processione)

Raffaele       Benedicto tuo frutto. Amen! (Poi, insieme a tutte le donne al seguito, cantando) Alleluia, aalleluia-aa, alle-eluia…

(I quattro restano sbigottiti: Antonio ed Eduardo guardano le rispettive mogli cercando spiegazioni, con gag a soggetto; Raffaele, dopo la classica benedizione, fa per andare via, ma viene chiamato)

Michele         Padre… Padre, scusate…

Raffaele       Dimmi figliolo. (Gli porge la mano che Michele goffamente bacia)

Michele         Vi vorrei parlare un attimo, permettete?

Raffaele       Se ti vuoi confessare, figliuolo, devi venire in chiesa.

Michele         Veramente io…

Pasquale       Veramente lui…

Raffaele       Anche tu ti vuoi confessare, figliuolo?

Michele         Padre, non mi voglio confessare, voglio solo qualche informazione.

Raffaele       E che informazione può darti un povero parroco? E poi qui, per strada, non mi sembra il caso.

Pasquale       Zì prè, tagliammo a curto: nuje avimmo ‘a parlà cu’ tte sulo. (Guardando gli altri) È chiaro?

Antonio         (Alla figlia) Ritù, piglia a mammà sotto ‘o braccio e jammuncenne ‘a parte ‘e dinto. (Via i tre)

Luisella        Io vaco ‘o vicolo appriesso! (Via con il solito slogan)

Eduardo        (Alla moglie) Lucia, jammo dinto pure nuje.

Lucia              Jammo dinto ‘o ddich’io!

Eduardo        E io che dico?

Lucia              Niente: te staje zitto e cammina! Muovete: uno, due… uno due… (Via i due)

Raffaele       Allora figliuoli, ora che siamo rimasti soli, cosa volevate dirmi? Come vi posso aiutare?

Pasquale       Cominciamo con le presentazioni: io sono Pasquale Terrore, detto Pascale vraccio ‘e fierro…

Raffaele       Vraccio ‘e fierro?

Pasquale       Esattamente. Perché ‘o vraccio mio è sempe accumpagnato ‘a ‘nu piezzo ‘e fierro. (Mostra il coltello al naso del prete)

Michele         Ed io sono Michele Salluzzo, nipote e compariello di don Pasquale, ma soprattutto suo unico erede.

Pasquale       Esattamente. A morte mia qua, in questo vico e negli altri vichi del quartiere, comenderà lui. Voi siete il prete di famiglia?

Raffaele       Sì, sono Padre Raffaele, nuovo vice parroco della chiesa di Santa Speranza.

Michele         Santa Speranza?

Raffaele       Sì, Speranza. (Tra sé) Ca jette ‘o sanghe mò mò!

Pasquale       Addò sta?

Michele         ‘O zì, e addò po’ stà? Santa Speranza sta a piazza della Fede, doppo ‘o vico Carità, accussì facimmo Fede, Speranza e Carità! (Ride convinto della sua battuta)

Raffaele       (Tra sé) Chisto è scemo, pe’ carità!

Pasquale       Avete visto com’è simpatico? Tene sempe ‘a battuta pronta. Michele è ‘o ‘nnammurato ‘e Rituccia. ‘A guagliona ha fatto ‘n affare a se ‘o piglià comme fidanzato, passeranno giorni di allegria insieme!

Raffaele       (Tra sé) Non c’è speranza, ‘o zio è peggio!

Pasquale       A proposito di Rituccia, ma che vi ha detto? Perché vi ha fatto chiamare?

Raffaele       Doveva confessarsi.

Pasquale       Embè, voi confessate a domicilio?

Raffaele       A volte, se è urgente, si può fare.

Michele         E che vi ha detto in confessione?

Raffaele       Per l’amor del Cielo! La confessione è segreta.

Pasquale       Qua di segreto per me non ci deve stare niento! (Avvicina Raffaele su un lato)

Michele         E neanche per me, perché io songo l’unico eredo! (Avvicina Raffaele dall’altro lato)

Raffaele       Non posso… Se il Vaticano lo viene a sapere…

Pasquale       Noi siamo due uomini d’onore, nessuno saprà mai niente. Allora, la ragazza che ha detto?

Michele         Allora? Dite, che stiamo sui gravuni arrustuti!

Raffaele       Ma non posso…

Michele         State tranquillo…

Pasquale       Cu’ nuje putite parlà.

Raffaele       Ma il mio voto lo impedisce!

Mic. + Pas.     (Minacciandolo con i coltelli) Parlate!

Raffaele       (Terrorizzato e balbettando) Ecco… Rita… ha avuto una crisi mistica!

Pasquale       (Al nipote) Che ttene?

Michele         Una crisi mista!

Pasquale       E che d’è?

Michele         È una crisi che ‘nu poco ‘a tene e ‘nu poco nun ‘a tene.

Raffaele       Non proprio.

Pasquale       E allora che d’è?

Raffaele       Veramente…

Michele         Aggio capito: ‘nu poco me vò e ‘nu poco nun me vò.

Raffaele       Non esattamente…

Pas. + Mic.     Ce dicite che d’è?

Raffaele       La ragazza è indecisa se farsi suora o no.

Pas. + Mic.     Suora?

Pasquale       Don Raffaele della Santa Speranza, dicite ‘a famiglia ‘e Rituccia ca si essa se fa suora, perdessero ‘a speranza ‘e campà, pecché l’accido a tutt’e tre!

Raffaele       Ma…

Pasquale       Anzi, sapete che vi dico? Domani mattina veniamo qui e stabiliamo anche la data del matrimonio. Bona jurnata! (Via i due)

SCENA QUINTA

(RAFFAELE, poi RITA, indi LUCIA, infine AMALIA e MARGHERITA)

Raffaele       (Rimasto solo) ‘A cosa è peggiorata: invece ‘e s’accuncià, s’è sgarrupata, e mò comme se fa? (Annusando per aria) Ma che d’è ‘sta puzza? (Si guarda intorno) Uh mamma mia, songh’io ca me so’ cacato sotto…

Rita                (Esce di corsa chiamando il fidanzato che salta dalla paura. Gag a soggetto) Rafè… Raffaele! Allora ch’hanno ditto, ti hanno creduto che sei un prete?

Raffaele       Certamente che mi hanno creduto!

Rita                Menu male, ero assai preoccupata per te. Se capivano che non eri un prete… non voglio neanche immaginare che ti succedeva, che ti potevano fare…

Raffaele       (Si tocca il posteriore e poi si annusa la mano, Gag a soggetto( Male, m’avessero fatto male assaje!

Rita                Povero amore mio. (Lo abbraccia teneramente) Ma che d’è ‘sta puzza?

Raffaele       ‘E ffogne… (Allontanandosi) Se songo appilate!

Rita                (Otturandosi il naso) Che schifo! A proposito, ma che gli hai detto, perché stavi qua?

Raffaele       La prima cosa che mi è venuta in mente: che tu avevi avuto una crisi mistica.

Rita                Una crisi mistica?

Raffaele       Esattamente! Eri indecisa se farti suora o no.

Rita                Bravo! È una bellissima idea.

Raffaele       Sì, però…

Rita                Così abbiamo guadagnato un poco di tempo per trovare i soldi.

Raffaele       Solo che…

Rita                Lo vado subito a dire ai miei. Però, comme fetono ‘sti ffogne! (Correndo dentro casa) Mammà… Papà…

Raffaele       Ritù… E mò comme ‘nce ‘o ddico ca nun è stata ‘na bella penzata? È accussì cuntenta… Quant’è bellella!

Lucia              (Esce dalla bottega con la solita baldanza) Allora guagliò, ch’hanno ditto ‘e duje guappe, se songo credute a sì ‘nu prevete?

Raffaele       Sì, per fortuna.

Lucia              Ma che d’è ‘stu fieto, se songhe appilate ‘e ffogne?

Raffaele       Proprio accussì! Se songhe appilate poco fa.

Lucia              (Guardandolo dritto negli occhi) Ih che schifo!

Raffaele       A me?

Lucia              ‘A fogna!

Raffaele       Ah! (Si allontana da Lucia che cominciava ad annusarlo come fa un cane)

Lucia              E che ‘nce hè ditto a ‘o guappo, ca stive ccà pè benedicere ‘a casa?

Raffaele       Gli ho detto che sono venuto a confessare Rita.

Lucia              Dint’‘a casa? E se songhe bevute ‘sta fesseria?

Raffaele       Sì.

Lucia              Sarranno pure guappe, ma songhe duje guappe scieme. E nun t’hanno addimannato pecché s’è cunfessata dint’‘a casa?

Raffaele       Lo hanno chiesto, ed io gli ho risposto che in casi eccezionali si può fare.

Lucia              (Dandogli una pacca sulla spalla) Sta bene! E a quale chiesa appartenisseve, don Rafè?

Raffaele       La chiesa di Santa Speranza.

Lucia              (Cominciando a sorridere) Santa Speranza, e addò se truvasse?

Raffaele       Alla fine del vico Carità, ‘mmiezo piazza della Fede.

Lucia              Fede, Speranza e Carità. Pure chesto se so’ credute? (Mentre ride si avvicinano Amalia e Margherita)

Amalia          A quanto pare è tutto a posto, state redenno ‘e chesta manera! Ma che d’è ‘sta puzza?

Lucia              (Guardando Raffaele) S’è appilata ‘a fogna.

Margherita  Che schifo! Avimmo ‘a chiammà ‘o spurgo!

Lucia              Nun c’è bisogno, mò se ne va pe’ essa… Comunque, stevemo redenno pecché don Pascale e ‘o nipote se so’ credute ca Raffaele è…

Margherita  (Indicando l’abito talare) ‘Nu prevete.

Lucia              Sì, della chiesa di…

Amalia          Santa Speranza…

Margherita  Che si trova alla fine del vico Carità, ‘’miezo piazza della Fede…

Amalia          Che è venuto a cunfessà a Rituccia dint’‘a casa…

Margherita  Perché in casi eccezionali si fa.

Lucia              Ma che tenite, ‘e rrecchie azzeccate ‘a porta?

Amalia          Ma che staje dicenno? Chillo ‘o vico è stritto e se sente tutte cose.

Margherita  Mica t’hanno addimannato chello ca Rituccia ha cunfessato?

Lucia              Chesto nun l’avite ‘ntiso?

Amalia          L’hanno ditto acalanno ‘a voce.

Lucia              ‘Ovvì ca tenite ‘e rrecchie azzeccate ‘e pporte?... Comunque è ‘overo, l’hanno ditto zittu zittu.

Margherita  Ma allora pure tu…

Lucia              Silenzio! Io pozzo, songo cumpagna stretta di Maria. Allora Rafè, te l’hanno chieduto?

Raffaele       Sì, gli ho detto che Rita ha una crisi mistica.

Lucia              (A Margherita) Che d’è mò ‘sta crisi mista?

Margherita  ‘Na crisi mista è… significa… (Ad Amalia) Ma che significa?

Amalia          Ma comme, nunn’‘o ssapite? Ma ‘e leggite ‘e giurnale? Una crisi mista è quann’è ‘nu poco e ‘nu poco. Cioè significa ca ‘nu poco è accussì e ‘nu poco è accullì… esattamente è…

Raffaele       Significa che ha una crisi religiosa.

Tutte              Religiosa.

Raffaele       Gli ho detto che Rita è indecisa se farsi suora o no!

Lucia              Pure chesto se songo credute? Ce l’aggia dicere a Eduardo… (Entrando in casa) Eduardo… Eduà… ‘O scè!

Ama. + Mar.  (Come Lucia) Anna… Annarè!

Raffaele       È possibile ca tutte quante se ne fujono ‘ncopp’‘o fatto d’‘a suora?! L’unica soluzione è dirlo direttamente a don Antonio. (Fa per entrare, poi si ferma all’improvviso e si guarda il posteriore, quindi entra)

SCENA SESTA

(EDUARDO e LUCIA, poi RAFFAELE ed ANTONIO)

Eduardo        (Esce dalla sua bottega con Lucia) Me staje dicenno ca ‘e guappe se songhe credute ca Rita se vò fa’ monaca?

Lucia              Esattamente! Può stà tranquillo, nun sì l’unico scemo.

Eduardo        Ma è possibile ca m’hè mortificà sempe?

Lucia              Io nun te murtifico, te faccio sulamente ‘na chiavica.

Eduardo        Pure annanze all’ate?

Lucia              Pure annanze all’ate.

Eduardo        Ma pecché?

Lucia              Dicete ‘a bon’anema ‘e mammà: “È ‘a femmena ca fa l’ommo!” Quindi chest’è ‘a manera ca je canosco pe’ te fa’ addeventà ommo.

Eduardo        Per te addeventare ommo che significa, io che avesse ‘a fa?

Lucia              Chesto nun ‘o pozzo sapè. Io te pozzo avvià p’‘a strada justa, ‘o riesto l’hè ‘a fa tu!

Eduardo        Je avesse vuluto canoscere a mammeta!

Lucia              Meglio ca no.

Eduardo        E pecché?

Lucia              Avisse abbuscato ‘nu juorno sì e ‘n ato pure. (Rientra)

Eduardo        (Andandole dietro) Aspetta, famme capì bbuono… (Via in bottega)

Raffaele       (Esce camminando all’indietro seguito da Antonio) Adesso me ne devo andare, scusatemi.

Antonio         Ma addò vaje accussì ‘e pressa?!

Raffaele       Vaco a faticà, ma primma è meglio ca vaco a spilà ‘a fogna… (Via dalla parte opposta)

Antonio         ‘A fogna, ma che significa? ‘STu fatto ce sta facenno addeventà pazze a tutte quante! (Prende una sedia rotta per ripararla, frattanto esce Eduardo)

Eduardo        Salute Antò!

Antonio         Salute Eduà!

Eduardo        Lucia m’ha ditto ‘o fatto d’‘a monaca.

Antonio         ‘O fatto ‘e Rituccia.

Eduardo        E pure ca ‘e duje guappe se l’hanno creduto.

Antonio         (Lo guarda affranto) Già…

Eduardo        Accussì tiene ‘n atu ppoco ‘e tiempo pe’ truvà ‘na soluzione…

Antonio         Seh, seh…

Eduardo        Ma che d’è, nun me pare cuntento… Dicime ‘a verità, ‘nce sta quacch’ata cosa?

Antonio         Don Pasquale ha detto a quel povero disgraziato di mio genero, finto prete, che se Rita se fa monaca ce accide a tutt’e tre.

Eduardo        Allora ‘stu fatto nun l’ha rallentato?

Antonio         Per niente! Anzi, l’ha velocizzato! Stasera vene ccà ‘mmiezo ‘o vico per stabilire la data del matrimonio annanze a tutte quante.

Eduardo        Mannaggia ‘a miseria, mannaggia! Si tenesse ‘a possibilità, primma l’abbuffasse ‘e mazzate e po’ ‘nce sbattesse ‘e sorde ‘nfaccia!

Antonio         E pecché nunn’‘o ffaje?

Eduardo        Pecché ‘e sorde nun ‘e ttengo e pecché me caco sotto d’‘a paura.

Antonio         Ih che coppia ‘e scunsulate che simmo, Eduà! Facimmo ‘na cosa, jammuncenne a ce piglià ‘nu cafè, accussì pe’ ‘na decina ‘e minute nun ce penzammo.

Eduardo        Hè ditto buono amico mio, facimmo arrepusà ‘nu poco ‘e ccerevelle. Jammo a ce ‘o piglià addu Annarella, accussì apprufitto e ce porto pure ‘e scarpe accunciate. (Via i due verso il bar)

SCENA SETTIMA

(LUCIA, poi MARGHERITA, indi AMALIA, poi LUISELLA, infine RITA)

Lucia              (Uscendo dalla bottega) Eduà… Eduardo… Ma addò è gghiuto ‘stu ‘nzallanuto? Invece ‘e vedè comme s’ha da abbuscà ‘na cosa ‘e sorde va perdenno tiempo! (Guarda verso il bar, vede Margherita fuori la sua bottega) Margherita, Margherì, hè visto a maritemo?

Margherita  È juto ‘o bar cu’ Antonio.

Lucia              ‘O bar ‘e Annarella?

Margherita  ‘Gnorsì!

Lucia              E ‘mmano teneva ‘nu paro ‘e scarpe e…

Margherita  E io me metto a guardà mariteto che tene ‘mmano quanno cammina?

Lucia              No, è che…

Margherita  Che vuò dicere, ca io me metto a spiunà ‘a gente quanno passano pe’ dint’‘o vico?

Lucia              Nossignore, è solo che…

Margherita  È solo che?...

Lucia              Nun t’alterà! È solo che cierti vvote tu e Amalia…

Margherita  Io e Amalia?...

Lucia              Tu e…

Margherita  (Urlando) Amalia… Amaliaaaa, curre, fa ampressa!

Amalia          (Esce correndo e strillando) Fuje! Fuje! ‘O terremoto! Ha fatto danni? È stata forte ‘a scossa?

Margherita  ‘O terremoto? Mamma mia d’‘o Carmene, aiutace tu! (Giunge Luisella che accenna il solito slogan) Luisè, arriparateve, ‘o terremoto!”

Luisella        (S’inginocchia e comincia a pregare, gli altri in scena cercano ripari tra i più curiosi con gag a soggetto, poi) È passato? È stata forte ‘a scossa? Pecché io nun l’aggio ‘ntisa.

Margherita  Penzo ca no, pecché manco io l’aggio ‘ntisa.

Lucia              Sarrà stata ‘na scossa liggera, l’ha ‘ntisa sulo Amalia.

Amalia          Io? Veramente l’ha ‘ntisa Margherita ca me chiammava alluccanno ‘e chella manera!

Margherita  Ma io alluccavo pe’ ‘n atu motivo.

Luisella        Aggio capito tutte cose. (Si alza e inizia il suo slogan. Nel frattempo si affaccia Rita)

Rita                Donna Luisè, ha detto mammà si saglite ‘nu mumento.

Luisella        Pecché?

Rita                Ha ditto si ogge avisseve purtato quacche furmaggio.

Luisella        Gnorsì.

Rita                ‘E vvuleva assaggià.

Luisella        Mò saglio… (Guardando le altre) Tanto, ‘o pericolo è scampato. (Via nella casa di Antonio)

Amalia          Ma vide ‘nu poco… Allora Margherì, pecché alluccave, se po’ ssapè?

Margherita  Lucia va dicenno ca io e te ce mettimme a spiunà all’ate!

Amalia          A spiunà all’ate? Io e te? Comme si nun tenesseme niente ‘a fa… Nuje faticammo d’ ‘a matina ‘a sera!

Lucia              Ma…

Margherita  Ma vide ‘nu poco, ddoje scunsulate comm’a nuje nun solo faticano, hanno ‘a essere pure criticate!

Amalia          Hanno ‘a essere pure parlate addereto!

Lucia              Guardate che…

Amalia          Guardate che considerazione che tenene ‘e doje femmene per bene comm’a nuje!

Margherita  Doje femmene serie ca se fanno ‘e fatte lloro dint’a casa lloro!

Lucia              Io…

Margherita  Io proprio nun me l’aspettavo ‘a te, Lucì.

Amalia          Manco io Lucì. ‘Nce avimmo pigliato troppa collera!

Lucia              Avite fernuto ‘e ve sbattere sane sane, ‘e fa ‘e vittime? Io v’aggio chiesto sulo si maritemo quanno s’è ghiuto a piglià ‘o ccafè teneva ‘mmano ‘nu paro ‘e scarpe.

Margherita  E io che ne pozzo sapè? Io aggio visto sulamente a Eduardo cu’ Antonio ca jeveno a se piglià ‘o ccafè cu’ ‘nu paro ‘e scarpe ‘e femmena ‘mmano. È ‘overo Amà?

Amalia          Esattamente! Che ne sapimmo chelli scarpe ‘e chi songhe? L’unica cosa ca sapimmo è ca erano scarpe di femmina e che tuo marito ci ha azzeccato la sola dinanzi.

Margherita E che tali scarpe assumigliavano alle scarpetelle di Annarella la cafettera.

Amalia          Esattamente a quelle che ci ha purtato a mariteto p’‘e ffà accuncià. Nuje sulo chesto sapimme. E per piacere nun ce parlà cchiù addereto, si no ‘a prossima vota ‘nce pigliammo ‘overamente collera. Bona jurnata, Lucì! (Rientra in bottega)

Margherita  E nun sparlare di proposito, per piacere. Bona jurnata! (Rientra in bottega)

Lucia              Come si voleva addimostrare stanno sempe a se ‘ntricà d’‘e fatte d’‘o vico. Ma turnammo a nuje, caro il mio maritino: sei andato dalla zucculella con la scarpetella? E io te faccio ‘na paliatella. (Da lontano vede arrivare Anna) Guarda guarda chi sta arrivanno. Mò ‘nce facimme dduje resate.

SCENA OTTAVA

(ANNA e detta)

Anna              Ueh, Lucì!

Lucia              Annarella detta la bella, stevo venenno proprio addu te.

Anna              T’aggio fatto sparagnà ‘e cammenà fino a llà, songo venuta io addu te, ma primma ‘e me zumpà ‘ncuollo pe’ me struppià, stamme a sentì.

Lucia              Facimmo ‘o cuntrario, primma te struppèo e po’ te stongo a sentì.

Anna              Ma se po’ sapè che tieni? Pecché staje sempe ‘e ‘na manera?

Lucia              E comm’aggio ‘a stà? Tu te vuò piglià a maritemo!

Anna              Io nun me voglio piglià niente e nisciuno, ma se continui ‘e ‘stu passo a mariteto ‘o pierde ‘o stesso.

Lucia              E tu che ne saje comme s’ha da cumpurtà ‘na mugliera, mica sì ‘nzurata?

Anna              Nun songo ‘nzurata, è ‘overo, ma saccio comme s’ha da vulè bene a ‘n ommo.

Lucia              Allora è ‘overo ca vuò bene a maritemo! Ma io…

Anna              Ma io nun parlo ‘e mariteto, ma ‘e mammà e papà, ‘e quanto se songhe vulute bbene. Perciò ancora nun me so’ decisa a me ‘nzurà, pecché ‘n ommo comm’a papà nun l’aggio ancora truvato: bravo, educato, rispettoso e affezionato.

Lucia              Ma chisto è Eduardo mio!

Anna              Esattamente! Hè capito quanto sì furtunata, Lucì?

Lucia              Ma mammà diceva… Ma io…

Anna              Ma tu ‘o vuò bene assaje. Lucì, ‘a verità è ca sì gelosa e te miette appaura d’‘o perdere, è accussì?

Lucia              È ‘overo Annarè. Però ‘o vulesse ‘nu poco cchiù… cchiù… comme aggio ‘a dicere… cchiù ommo!

Anna              Ma tu ‘sta possibilità ‘nce l’hè data?

Lucia              Forse aggio esagerato ‘nu poco? (Espressione di assenso di Anna)

Anna              Mò che ce simme chiarite parlammo ‘e ‘n’ata cosa.

Lucia              ‘E che cosa?

Anna              Comme putimmo aiutà ‘o masto d’ascia e ‘a famiglia soja?

Lucia              Tu vuò aiutà ‘a famiglia ‘e Maria?

Anna              Certamente! Primma ‘e ogne ccosa!

Lucia              Io nun m’aspettavo ca tu… nun sapevo ca…

Anna              Quanti ccose nun sapite ‘e me… D’altra parte songo l’urdema ca s’è aunita a ‘sta famiglia, pecché comme se dice, ‘nu vico è comme a ‘na famiglia e ‘a famiglia se vede dint’‘o mumento d’‘o bisogno.

Lucia              Allora, che stive penzanno?

Anna              A ‘na culletta ‘e tutto ‘o vico pe’ pavà ‘o guappo.

SCENA NONA

(LUISELLA e dette, poi MARGHERITA, indi AMALIA)

Luisella        (Esce dalla casa di Antonio mentre si affaccia Maria) Signora Marì, senza complimenti: si ve serve pe’ ssalute, io v’‘o dongo e po’ me pavate.

Maria             Grazie donna Luisè, mò che viene mio marito ce lo dico e poi ve faccio sapè. Permettete… (Rientra in casa)

Lucia              Donna Luisè ch’è stato, tutto a posto?

Luisella        E che ha da essere, tutto a posto… ‘E che ve vulite ‘ntricà?

Lucia              Accummanciammo subbeto a chiarì: io nun me ‘ntrico ‘e nisciuno!

Luisella        Vuje nun ve ‘ntricate, ma vulite sempe sapè ‘e fatte ‘e ll’ate.

Lucia              Ma che state dicenno? Io…

Anna              Basta Lucì, tenimme cose cchiù ‘mportante ‘a fa!

Lucia              Hai ragione, Annarè.

Luisella        Pecché, che tenite ‘a fa?

Lucia              Mò site vuje ca ve vulite ‘ntricà…

Luisella        Io…

Anna              Facimmo accussì, ‘ntricammoce tutte e ttre accussì nisciuno se piglia collera.

Luisella        Accummencio io: ‘a signora Maria ‘nce serve ‘o ffurmaggio ‘e pecora p’‘a malatia ca tene, ma nun s’‘o po’ accattà pecché dice ca se sta astipanno ‘e sorde pe’ pavà a don Pascale, accussì ‘a figlia nun è costretta a se spusà a Michele Salluzzo. (A Lucia) Mò tocca a vuje.

Lucia              Io vulevo dà ‘ncuollo a Annarella pecché… pecché… (Guarda Anna che gli fa segno di no) Pecché avevo capito ‘na cosa pe’ ‘n’ata. Po’ invece ‘nce simme chiarite e…

Anna              E stammo penzanno comme putimmo aiutà a Maria e ‘a famiglia soja.

Luisella        E ch’avite pensato?

Anna              Vulesseme fa ‘na culletta tutto ‘o vico e chi vulesse partecipà, accussì accucchiammo ‘e sorde d’‘o guappo e ce ‘e damme.

Luisella        Voglio partecipà pur’io! D’altra parte vengo ‘a tant’anne dint’a ‘stu vico ca è comme si avesse campato sempe ccà.

Anna              Pe’ ffà ‘e ccose per bene avesseme sapè quant’è ‘a somma.

Lucia              A chesto ‘nce penz’io. (Avvicinandosi alle botteghe di Amalia e di Margherita e alzando la voce) Annarè, l’idea ca hè avuto p’aiutà ‘a famiglia d’‘o mastu d’ascia è bbona, ma avessemo sapè quanto ‘nce hanno ‘a dà…

Margherita  (Mette la testa fuori dalla bottega) Trecento lire a fine semmana.

Amalia          (Come Margherita) Quale fosse chest’idea?

Lucia              (Sguardo ad Anna come per dire: “Come volevasi dimostrare”) Si ascite fore v’‘o dicimme. (Le due si aggiungono al gruppetto in attesa di chiarimenti) Annarè, spiegancello tu.

Anna              Aveveme deciso ‘e fa ‘na culletta tutto ‘o vico e dà ‘e sorde a ‘o guappo, accussì Rituccia nun è custretta a se spusà ‘o nepote ‘e don Pascale.

Margherita  Me pare ‘na bella penzata, però avimmo ‘a fa ampressa, ‘a fine d’‘a semmana sta p’ arrivà!

Amalia          Have ragione Margherita, stammo già a Miercudì!

Luisella        (Da una borsa che porterà tira fuori un rotolo di banconote, le conta, poi) Ecco qua: questo è quant’aggio ‘ncassato ‘a lunnedì fino a mò, songhe sittanta lire. Tiè Annarè, puorta tu ‘o cunto, po’ si accocchio quacche ata cusarella fino a doppodimane t’‘o pporto.

Amalia          (Ad Anna) Io vaco ‘a parte ‘e dinto, veco che tengo dint’a cassa e t’‘o pporto dint’‘o bar. (Via dentro)

Margherita  Vaco pur’io, ‘nce vedimme ‘o bar. (Via dentro)

Lucia              Io nun tengo denare, però vaco a piglià quacche oggettino ca era ‘e mammà, m’‘o vaco a vennere e po’ te porto ‘e sorde. (Via dentro)

Luisella        Vabbuò, passo dimane pe’ ssapè quaccheccosa. (Via con il solito slogan)

Anna              (Si gira per andare verso il bar e vede arrivare da lontano Eduardo e Antonio, e va loro incontro) Tenite ‘na faccia appesa… Sorridete, ca tutto s’acconcia! ‘Stu vico senza nomme nun po’ essere sempre grigio. (Via verso il bar)

SCENA DECIMA

(ANTONIO ed EDUARDO, poi MARGHERITA ed AMALIA, indi LUCIA, poi RAFFAELE, poi PASQUALE e

MICHELE, indi MARIA, e RITA e infine ANNA)

Antonio         S’acconcia… Sperammo ca s’acconcia ‘overamente, Eduà!

Eduardo        S’ha da accuncià pe’ forza, pecché peggio ‘e comme sta nun po’ gghì!

Ant. + Edu.    (I due si guardano ed esclamano insieme) Ih che schifezza!

Antonio         Cierti vvote penzo ca era meglio si nun nascevo proprio, almeno nun intussecavo ‘na bona femmena comme a Maria!

Eduardo        Ma nun nasceva manco ‘na principessa comme a Rituccia!

Antonio         Pure chesto è ‘overo. Allora sarrà chisto ‘o mutivo della mia venuta in questo mondo?

Eduardo        Nun sulo chisto.

Antonio         E qual’altro?

Eduardo        Antò, tu sì ‘o cchiù disgraziato d’‘o vico…

Antonio         E allora?

Eduardo        Si tu nun nascive ero io ‘o cchiù disgraziato! (I due ridono insieme)

Antonio         Menu male ca ‘nce staje tu ca ogne tanto me faje fa’ ‘na resata, Eduà.

Margherita  (Caccia la testa dalla sua bottega) Avite ‘a stà tranquillo, tutto s’acconcia!

Amalia          (Come l’amica) Nun v’avite preoccupà ‘e niente, tutto s’acconcia. (Guarda l’amica con un segno d’intesa e insieme vanno via verso il bar di Anna)

Antonio         Ma che d’è, ‘nce sta l’epidemia ‘e l’accunciamiento?

Eduardo        Ma che cosa strana, aggio ‘a vedè si muglierema sape quaccheccosa. (Chiama la moglie) Lucia… Lucia!

Lucia              (Esce di fretta con un sacchettino; col solito tono duro) Che chiamme a ffà ddoje vote, che te cride ca songo sorda? (Alza la mano come se volesse colpirlo, invece poi gli sorride e gli fa una carezza) Nun te mettere appaura, sto pazzianno! (Gli manda un bacio e va via)

Eduardo        (Restando imbambolato e a bocca aperta) Ma chella era Lucia muglierema o una ca ll’assu-migliava?

Antonio         Era Lucia tua moglie, hai visto ca te vò bene?

Eduardo        Nun po’ essere! Sicondo me ha sbattuto ‘a capa ‘nfaccia ‘o muro e s’è scemunuta.

Antonio         Ma te lamiente sempe, ma nun sì cuntento?

Eduardo        Comme nun so cuntento?! Songo accussì cuntento ca si funziona ‘overamente ‘a sbatto tutte ‘e juorne cu’ ‘a capa ‘nfaccia ‘o muro!

Antonio         Ma che staje dicenno? (Sorridono insieme)

Raffaele       (Arriva da una delle due strade di fondo scena e raggiunge i due) Buongiorno don Antò, don Eduardo…

Ant. + Edu.    Buongiorno.

Antonio         Te si levata ‘a tonaca, Rafè?

Eduardo        Ha rinunciato a ‘e vote.

Raffaele       Non è questo, è che ho deciso di affrontare la situazione e parlare chiaramente a don Paquale.

Antonio         Pe’ ce dicere che cosa, Rafè?

Eduardo        ‘Nce vuò dicere addò vuò essere atterrato, visto ca si te miette contro te taglia ‘a capa?

Raffaele       Nossignore! Cu’ ‘o permesso vuosto, don Antò, me voglio ‘mpignà cu’ isso che il vostro debito lo pago io appena possibile.

Antonio         (Resta un attimo interdetto, poi lo abbraccia) Mia figlia è veramente ‘na guagliona furtunata e io fosse l’ommo cchiù felice della terra sapendo che tu addeventasse ‘o marito su-jo. Ma nun è accussì faile, ‘o guappo con tanto di nipote viene oggi a stabilire le noz-ze di mia figlia cu’ chillu chiochiero ‘e Michele.

Eduardo        E lo renderà pubblico dicennolo annanze a tutte quante, ccà, mmiezo ‘o vico.

Raffaele       Ma io… Ma io…

Antonio         Ma tu vattenne ‘a parte ‘e dinto, mò ce penza papà!

Raffaele       Papà…

Antonio         Sì, papà, si te fa piacere chiammame papà. (Raffaele stenta un po’ poi abbraccia il suocero) E mò fa’ comme t’aggio ditto, va’ dinto e qualunque cosa succede penza a Rituccia, sulo a essa.

Raffaele       Ma io…

Antonio         va e fa comme t’aggio ditto. (Raffaele via. Antonio si gira verso Eduardo che inizia ad agitarsi)

Eduardo        Stanno venenno, girati, guarda! (Antonio fa per girarsi) Nun guardà! Girate chianu chianu… Nun te girà… (Gag a soggetto)

Antonio         Ma ch’aggio ‘a fa?

Pasquale       Sempre insieme i due comparielli… (Mettendo le mani sulle spalle dei due) E bravi!

Michele         (Dando buffetti sulle guance dei due) Songo proprio bellilli, ‘o zì!

Pasquala       Allora, mastu d’ascia, sei pronto per accompagnare tua figlia all’altare e consegnarla a questo baldo giovane?

Antonio         Io…

Michele         Abbiamo stabilito la data, che se siete d’accordo, ma siete sicuramente d’accordo, avesse ‘a essere p’‘a fine d’‘o mese.

Eduardo        P’‘a fine d’‘o mese?

Pasquale       Tu statte zitto! (Eduardo arretra)

Antonio         Ecco… Non…

Michele         Nun v’avite preoccupà ‘e niente, aggio già fatto io tutte cose: ristorante, chiesa e viaggio ‘e nozze.

Eduardo        Ci mancano le bomboniere.

Pasquale       Chelle attoccano ‘a sposa, e po’ t’aggio ditto ‘e te stà zitto. (Gag a soggetto)

Antonio         Ma io… (Vede la moglie, la figlia e il genero che escono dalla casa)

Pasquale       Ma tu? Tu hè chiammà l’intero vico e l’hè ‘a fa venì tutte quante ccà, pecché tutte quante hanno ‘a sapè ‘a data d’‘e nozze ‘e figlieta, è chiaro?

Maria             (Raggiunge il marito e gli si mette accanto) Nun fa fesserie.

Antonio         (Non badando alla moglie) Don Pascà, mia figlia nun spusarrà maje a chillu friariello ‘e nepotete

Pasquale       Ma tu che staje dicenno? (Rivolgendosi al nipote) Forse aggio capito malamente?

Antonio         Nossignore, avite capito bbuono tutt’e dduje. Mia figlia a Michele nun s’‘o sposa perché è felicemente fidanzata cu’ ‘nu bravissimo giovane, e pur’io songo assaje cuntent, Ah!

Pasquale       Ma io t’accido! (Tira fuori il coltello e si avventa su Antonio, ma Maria gli si pone davanti)

Maria             No! Accide a mme! Si è succieso tutto chesto è sulamente colpa mia. Forza, accultiellame!

Rita                (Comincia ad urlare) No mammà, no! (Va verso i genitori ma Raffaele la ferma)

Raffaele       Fermate, Ritù! (La stringe a sé)

Anna              (Arriva con le altre ponendosi tutte davanti ai due coniugi) Si facite male a lloro avite ‘a fa male a tutte quante, pecché nuje somme ‘na famiglia!

Pasquale       Sta bene… Sta bene! Vi siete uniti tutti, chesta è ‘na surpresa grossa… ‘Na famiglia, hè capito Michè? Se stanno ribellanno a Pascale vraccio ‘e fierro… ‘A famiglia d’‘o vico senza nomme.

Michele         ‘O zì, famiglia o non famiglia, o Antonio ‘o mastu d’ascia pava a lire o pava cu’ ‘a figlia. ‘E diebbete se pavano!

Pasquale       Mio nipote have ragione, ‘e diebete se pavano. E visto ca site ‘na famiglia ‘e pezziente e nun putite pavà, ‘stu matrimonio se fa e se fa a fine mese comm’è stato deciso, e chi se mette contro a nuje fa ‘na brutta fine! (Tira fuori il coltello e tutti si spaventano e arretrano)

Michele         Penzo ca’o zio è stato troppo chiaro, o se fa accussì, o… (Tira fuori anche lui il coltello) accummenciammo a taglià!

Eduardo        (Esce da dietro agli altri armato di martello) Ma che tagliate? Vuje putite taglià sulo ‘o piezzo ‘e pane ca nun v’avite maje faticato, ma sempe arrubbato ‘a cuollo ‘a miseria d’‘a povera gente comm’a nuje! Pascale vraccio ‘e fierro, si nun te ne vaje subbeto, ‘a capa t’‘a ‘nchiovo ‘ncoppa a ‘na sola ‘e scarpa faveza! (Corre armato di martello verso i due guappi che scappano) Venite ‘a ccà, vigliacconi, venite ‘a ccà! (Tornando indietro) Pascale vraccio ‘e fierro, Michele Salluzzo l’unico erede… Sciù, p’‘a faccia vosta!

Lucia              Eduà… Eduà, mò sì ca sì addeventato ommo!

Eduardo        Hè visto Lucì? Peccato ca sto svenenno! (Sviene)

Rita                Papà guarda, pure ‘o cielo è cuntento ‘e comm’è ghiuta ‘a fernì, ce sta mannanno ‘nu raggio azzurro…

Antonio         No, bella ‘e papà, ‘stu raggio azzurro nun arriva da ‘o cielo, ma ‘a dint’‘o core ‘e ‘sta gente, ‘o core d’‘a gente ‘e ‘stu vico, ‘o core d’‘e napulitane, pecché sulo a Napule dint’a ‘nu vico nasce ‘na famiglia pronta a murì l’uno pe’ ‘n ato, pecché ‘e viche ‘e Napule nun songhe comm’a tutte ‘e viche, songhe viche azzurre!

Sipario

FINE DEL SECONDO ATTO

FINE

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