O villezzo do fantaxima

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TRE ATTI IN GENOVESE

DI

ARNALDO ROSSI e ENRICO SCARAVELLI

PERSONAGGI:

Martin CABONN-A                                           Cappo comico

Lucia CARTA                                                      seu moggé- cartomante

Brigida BACIGALUPO                                       proprietäia do teatro

Celeste BONAFFARE                                         agente immobiliare

Amilcare FOSSA                                                 funsionäio de pompe fûnebri

Adone DAPELO                                                  attô

Massimo LAMBERTI                                          regista

Angiolinn-a SOGNO                                            attrice

Ilaria VALLE                                                       aspirante attrice

G. B. BACIGALUPO                                           zà màjo da Brigida

A Zena ai giorni nostri

Atto primo

Interno di un vecchio palcoscenico semi abbandonato. Alcune scene appoggiate al muro e casse fatiscenti e ancora scatole di cartone con vecchi abiti di scena ed altro

SCENA I

(Brigida - Martin)

Martin      :- (Seduto. Sulla quarantina, sta circuendo Brigida, sui sessantacinque anni circa, al fine di indurla a non vendere il teatro per farne un supermarket e lasciarlo invece, così come voleva il defunto marito, a teatro) “Ma Scià Brigida, a s’è proppio incaponà a voei ricavane di magazin” (teatrale) “Allòa mì no porriò ciù ëse sempre chì, arente a lé a fa e preuve pë spettacoli e…” (deglutendo d attore consumato) “…no porriò ciù vedila!”

Brigida     :- (navigata) “E t’accappiae che roba. So beniscimo che tûtta ‘sta parte in commedia o no l’è faeta de segûo pe’ a mae…zoventû, ma solo pe’ çercà de no famme vende o teatro”

Martin      :- “Ma seu màjo o voeiva ch’o restesse ‘n teatro e pe’ de ciù che se ghe reçitesse in zeneize… o me sbaglio?”

Brigida     :- (sorniona) “Eh, zà; do resto chì ghe fae e preuve solo voiätri perché no l’è vegnûo nisciûn” (sibillina) “Foscia… saià pe’ via do fantaxima”

Martin      :- “Ma chi credde ai fantaximi ä giornà d’anchêu”

Brigida     :- “E poi o teatro o no l’è conforme a-e lezzi. Bezeugna rifà i servissi igienici e pötronn-e, o sipäio, e porte, quelle porte speciale che se spuncian”

Martin      :- “E palanche da quarche parte l’aviescimo attrovae e poi ghe son sempre i-incasci di spettacoli”

Brigida     :- “E t’accappiae che incasci. A vedde e commedie in zeneize vegnan solo quelli doppo i…<anta>, perché i zoeni parlan in lingua, manco se o zeneize o fisse ‘na maottìa”

Martin      :- “Scià Brigida… coscì a ne manda tûtti a spasso”

Brigida     :- “Tanto, pe’ quello che piggiae…” (gattona) “Ma pe’ stà vixin a mì… no gh’è de bezeugno da scûsa do teatro… te pä?”

Martin      :- (rassegnato, si alza) “Ch’a fasse comme a credde… Ma a stöia do fantaxima che gïa in te questo teatro comme ‘n’anima in penn-a, a mì a no me convinse proppio pe’ ninte”

Brigida     :- “Ma i dinae no son castagne secche e mi son a cûrto de monnèa”

Martin      :- “Ritorniemo in sciè l’argomento… Ch’a stagghe ben” (esce)

SCENA II

(Brigida – Celeste)

Brigida     :- (Si siede accanto ad un tavolino per fare l’inventario del materiale, alla penombra di un abat-jour) “O zovenotto o veu famme credde ch’o s’interessa a mì invece che a-o teatro pövio löro…Mah.. femmo ‘n po’ de inventäio. Alloa… quarche scena da commedia <Due dozzine di rose scarlatte>, fondale da commedia <Pignasecca e Pignaverde>” (sospirando) “Eh, o ghe n’aveiva ancon cuae o Gio Batta de tegnì ‘sta roba vëgia… Alloa… ‘na cascia de… ma scì… de ravatti alla rinfusa, vestì de tûtte e razze, camoaè, ‘na dentéa ûsà…” (bussano alla porta) “E chi ghe saià? (va ad aprire)

Celeste      :- (appare sulla porta una signora di bell’aspetto. Capelli rossi o biondi) “La signora Bacigalupo?...Permette?.. Sono Celeste Bonaffare…sono venuta per…”

Brigida     :- (ironica) “Veramente ciù che Celeste a me pä rossa (o bionda)… Comme scià l’ha dito de ciammäse?”

Celeste      :- “Bonaffare!”

Brigida     :- “”Questo o l’è tûtto da dimostrà… E comme mai chì da mì?”

Celeste      :- “Posso entrare?”

Brigida     :- “Prego”

Celeste      :- “Mi scusi se la disturbo, sono la titolare dell’Agenzia Immobiliare omonima e…”

Brigida     :- (interrompendola) “Mai sentìa nominà”

Celeste      :- “Che cosa?”

Brigida     :- “L’agenzia <Omonima>”

Celeste      :- (sorridendo. Nel prosieguo cercherà di parlare genovese con degli strafalcioni) “Spiritosa la signora… Intendo dî che l’Agenzia a porta o mae nomme: Bonaffare e sono venuta a vedere questo locale, pe’ vedde se riûscimmo a combinà ûn bon affare, magara con ûn bon guägno pe’ tûtti duì, s’intende”

Brigida     :- “Saià… Ma chi l’ha mandà?”

Celeste      :- (tergiversando) “Beh…ho chiesto un po’ in giro, so che sono venute delle persone a contrattare, però, a quanto mi hanno fatto capire pare che ci sia un vincolo, o qualcosa di simile…”

Brigida     :- (cerca di svicolare con comicità) “Che esagerae. Scià s’accomodde” (indica la sedia accanto al tavolo) “Stavo facendo l’inventario del materiale perché orriae vende anche questo… Tanto oramai chì tetro no se ne fa ciù”

Celeste      :- (da uno sguardo attorno cercando di deprezzare) “Beh… più che un teatro… o me pä ûn magazin… pieno di ciarabaccole… naturalmente invendibili”

Brigida     :- (sentenziando) “De solito che desprexa veu accattà”

Celeste      :- “Così questo, sarebbe stato un teatro”

Brigida     :- (con comicità) “Veramente è un teatro!.. O almeno lo era. Ma vorrei svincolarlo, venderlo perché vede, io…”(si interrompe perché Celeste si è alzata e va a vedere le scatole, i mobili, le scene, poi, ironica, alza la voce)“Dicevo che io..”

Celeste      :- “Scià parle pûre che a sento ben”

Brigida     :- “No vorriae destûrbäla ma.. se a se ne va lazzû me ghe veu o megafono pe’ parläghe e mi vöxe n’ho poca”

Celeste      :- “Scià mi scusi, mi accosto subito…Mi stava dicendo che voleva svincolarlo… “(sospettosa) “Allora è vero che ci sono dei codicilli, delle appendici… Insomma. Lei è in grado o no di alienare questa proprietà”

Brigida     :- “Senta signorina, io intendo vendere tutto questo piano, quello di sotto e di sopra e tutto il materiale che c’è… e poi…”

Celeste      :- “E poi?”

Brigida     :- “No l’è tanto pë-e palanche… pe’ vive ghe n’ho...”

Celeste      :- “E alloa?”

Brigida     :- “Quello bell’agibbo de mae màjo o l’ha dedicòu ‘na bonn-a pare da seu vitta a questo teatro… O ghe n’ha lasciòu di dinae per questo seu balin… E no parlemmo poi de ‘n’ätro balin!”

Celeste      :- “Quale?”

Brigida     :- “E donne! E o l’èa andaeto finn-a ai Caraibi pe’ fa o villezzo…de segûo con quarchè creola e tiè! O gh’e arrestòu bello secco. Han dïto ch’o l’è an- negòu ma mì posso immaginälo comme o gh’ arrestòu… Me son spiegà?”

Celeste      :- “Scusi, forse non mi sono spiegata io come volevo. Intendevo dire che una volta fatte le mie valutazioni, se ci mettiamo d’accordo sul prezzo, voglio comperare. Mi è stato chiesto di trovare un locale adatto per farne un supermarket. Chi mi ha dato …una dritta è uno che vi conosce e mi ha anche fatto intendere che ci potrebbero essere delle clausole, dei vincoli, dei codicilli appunto e vorrei sapere quali sono”

Brigida     :- (sorniona, cerca di tergiversare) “Ma guardi, sono bazzecole,  scemate. Scià vedde. mae màjo quande o l’ha costruìo o no l’ha badòu a spéize, i dinae no gh’ammancavan…” (con una punta di acredine) “O n’ha staggiò tanti che…va ben, lascemmo perde… Oua, dond’o lè o no ne straggia ciù”

Celeste      :- “Meschinetto”

Brigida     :- (tra sé) “Va za ben che o Viagra no l’aveivan ancon tiòu feua se no o crepava primma…”

Celeste      :- “Diceva?”

Brigida     :- “Dicevo che ha speso tanti soldi per fare un teatro nei fondi di questo caseggiato, però ha lasciato scritto nel testamento che doveva essere mantenuto per almeno dieci anni a teatro dialettale” (stizzita) “Tanto pe’ däme ‘na fregatûa!”

Celeste      :- “Il famoso codicillo!”

Brigida     :- (spazientita) “Pensi un po’ che recitava mio marito ascì e AGRATI comme tûtte e compagnie amateatrali”

Celeste      :- “Vorrà dire <amatoriali>”

Brigida     :- “Come ci piace a lei. Comunque quel codi.. codicillo, o l’è in scadenza”

Celeste      :- (interessata) “Come sarebbe a dire?”

Brigida     :- “Perché, scì insomma, perché quell’inghippo li, vale per dieci anni: <Per dieci anni…>, a so fin a memöia, <Per dieci anni almeno non dovrà essere venduto>, o l’ha scrïto, <però, se nel frattempo venissero a recitare compagnie dialettali, il teatro rimarrà vincolato a tale uso per altri dieci anni e così via>… A l’accappià che fastiddio quel…< e così via>…” (con furbizia) “Però, fra meno di un mese quel, quel…codi… codino…”

Celeste      :- “Codicillo”

Brigida     :- “Ecco, quello, non varrà più un fico secco”

Celeste      :- “E perché?”

Brigida     :- “ (con fare astuto) “Perché quelle compagnie che erano venute se le sono telate pe’ via… pe’ via…”

Celeste      :- “Dica, dica”

Brigida     :- (rapida, come uno sfogo) “Pe’ via do fantaxima!”

Celeste      :- (sorridendo) “Ma scià no me fasse scappà da rïe”

Brigida     :- “No, no, scia se o fasse pûre scappà, così fa come quelli là che corrono ancora adesso… E cosa crede lei… che me lasce ancon fregà da o Gio Batta Bacigalupo? O me n’ha za faete abbastanza… Segnò perdonnaeme ma… quande a ghe veu, a ghe veu… Come le dicevo, in questi dieci anni ci sono state delle compagnie che avevano l’intenzione di fare qualche spettacolo… pagando s’intende… ma allora sarei rimasta fregata e qui entra in ballo il fantasma…. Capïo scignoa?”

Celeste      :- “Furbetta la signora Bacigalupo, eh? E come hanno fatto a crederci?”

Brigida     :- “Perché o fantaxima o se presentava tûtto vestîo de neigro e se ghe vedeiva solo a faccia illûminà”

Celeste      :- “Ma, a quante ne so, i fantaximi son vestîi de gianco”

Brigida     :- “Questo no; se vedde ch’o gh’aveiva solo quello… magara primma o saià staeto ûn spassacamin… Capito perché ciò ancora un mese e poi è tutto a mia disposissione?”

Celeste      :- “Benissimo! E mi dica, ce l’ha una piantina?”

Brigida     :- “Ûnn-a piantinna?... Ghe de piantinn-e de baxaicò ma.. glie ne posso dare solo qualcuna perché devo trapiantarle a Bargaggi che ciò l’orto”

Celeste      :- “Intendo dire una pianta del locale, una planimetria per misurare i metri quadrati di superficie e fare una prima stima” (si infervora e parla sempre più speditamente) “Devo osservare, scrutare, valutare, caccià zù di conti, vedde che speize ghe veu pe’ ripristinà. Chissà in che stato son i servissi igienici e ciappelle, le scale…” (riprende fiato) “Posso dare un’occhiata in giro?”

Brigida     :- (che aveva ascoltato la sua tiritera) “Avevio puìia che scia l’arrestesse senza sciòu. Mi venga approvo che le faccio vedere di dato che c’è la galleria  e di sotto che c’è un salone con del materiale, le poltroncine e ben ben de l’ätra rûme…” (riprendendosi) “…de l’ätra röba” (escono a sinistra)

SCENA III

(Amilcare – Adone)

Amilcare   :- (entra. Sui quarant’anni circa, un po’ imbranato, ieratico, vestito di nero, sempre serio, si guarda attorno e chiama) “Scià Brigida?.. Scià Bacigalupo? Ma dovve a s’è infriccià?... Za quella a ciocca comme ‘na lamma veua. A me fa vegnì chì e lé a no gh’è. A m’aveiva ïto ch’a me doveiva dà ‘n’incarego.. speremmo ch’a no me fasse fa torna o fantaxima perché l’ûrtima votta, passando davanti a-o spëgio, me son piggiòu resäto che ciù ‘n po’ gh’ar- resto de brûtto… Gh’è nisciûn?” (si sente un sinistro cigolio ed un sibilo di vento. ‘Milcare comincia a balbettare) “Chi… chi l’è?... Scià Brigida scià no me fasse di schersci perché mì …mì… me ne vaddo…”

Adone      :- (sui venticinque anni circa, considerato il Don Giovanni della compagnia, entra non visto, si avvicina a ‘Milcare e lo tocca sulla spalla)

Amilcare   :- (ha un sobbalzo comico e poi, senza voltarsi, con voce tremula) “Chi… chi l’è?..O…o fantaxima do sciò Gio Batta?”

Adone      :- “Ma ‘Milcare, cöse ti dïxi?... Son mì, Adone”

Amilcare   :- (si volta sospettoso, lo vede e sbotta) “Ma che te vegnisse o còllera… ma te pä de famme questi schersci?”

Adone      :- “E mì cöse ne so che ti te a fae in te braghe?..E poi spieghime ‘n po’ cöse gh’intra o fantaxima do Gio Batta. Ti crediae mïga a quelle balle che conta a Brigida?!”

Amilcare   :- “Ma quella votta ch’éi visto e scene che se spostavan da sole, m’han dïto che no rieivi mïga tanto”

Adone      :- “Ma se no gh’éo manco… Chissà cos’han visto! Segûo che se ti gh’éi ti se spaventava o fantaxima”

Amilcare   :- “Mi no spavento nisciûn” (atteggiandosi ad un bell’uomo) “Anzi… piäxo”

Adone      :- “C’è anche chi ama l’orrido… Comunque spieghime ‘n po’ cöse ti ghe fae chì. No t’è da nostra compagnia”

Amilcare   :- “M’ha ciammou a scià Brigida.. Foscia a vorrià che ghe fasse quarche travaggetto”

Adone      :- (ironico e malizioso) “Ah, ah, a tì?... Semmai a l’avieiva ciammòu mì”

Amilcare   :- “Tì, ti pensi solo a senso ûnico… anzi < sesso unico>.. Ghe fasso ‘na comiscion e veddo quarche palanca perché, con voiätri, con tûtti i piaxei che ve fasso, no becco ninte!”

Adone      :- “Nisciûn de noiätri piggia ‘na palanca… quelli pochi che riûscimmo a incascià, no ne bastan manco pe’ tiaghe feua e speize”

Amilcare   :- “E alloa cöse reçitae a fa?... Tanto a gente a no ghe credde che o fae AGRATI”

Adone      :- “Perché son di mä pensanti.Noiätri semmo di volontäi do spettacolo. Ghe son quelli che fan o volontariato a l’ûspià, in te comûnitae, in ti servissi sociali e noiätri femmo ‘n servissio sociale de coltûa dialettale, no?... Perché mai a gente a no deve credde che ghe son anche quelli che o fan gratis pe’ portà in scena a nostra parlata, i nostri diti, o nostro moddo de vive, compreiso quello de piggiäse in gïo da noiätri?”

Amilcare   :- (si guarda attorno furtivo) “A scia Brigida a dïxe che seu màjo bonanima o gïa pe’ o teatro…”

Adone      :- “E ti, magara, ti ghe dae anche ‘na man a mette in gïo a vöxe… Bello beccamorto che t’è!”

Amilcare   :- (sempre ieratico) “Funzionario delle pompe funebri, prego!”

SCENA IV

(Amilcare –Adone – Brigida - Celeste)

Brigida     :- (rientra con Celeste) “Comme scià l’ha visto emmo attrovòu anche o disegno do locale”

Celeste      :- (apre il documento) “A piantinn-a”

Brigida     :- (si avvede dei due) “Voiätri duì da dovve spuntae?”

Amilcare   :- “A m’aveiva dïto de vegnì e son vegnûo”

Brigida     :- “E l’Adone chi l’ha ciammòu?... Ninte ciù preuve e ninte de ninte! Chiuso! Si vende!... Poei anche andà” (a ‘Milcare) ”Con ti se vedemmo ‘n’ätra votta”

Adone      :- (fedele al suo ruolo di donnaiolo) “Con chi ho l’onore…?”

Celeste      :- “Celeste Bonaffare e lei?”

Adone      :- (fa il baciamano) “Permette? Adone Dapelo, attore della compagnia teatrale <Amixi de Zena>”

Celeste      :- (civettuola) “Che persona galante”

Brigida     :- (taglia corto) “Lui la galante ce l’ha e magari anche più di una” (ad Adone) “Sciò Adone, scià lasce perde che oramai chi no gh’è ciù ninte da fa”

Adone      :- (a Celeste) “Come vede…mi cacciano. Non alberga amore nel cuore di questa donna”

Brigida     :- (facendo il verso) “Non c’è amore nell’albergo…” (minacciosa) “Perché o no preuva in trattoria…” (a Celeste) “Non si invexendi perché quello tira l’arpettata alla prima che gli capita… anche alle racchie”

Celeste      :- (seccata) “La ringrazio del complimento”

Amilcare   :- (non molto…sveglio) “A mi o no me pàiva ûn complimento”

Brigida     :- (ad Adone) “Alloa? Voemo portà via i tacchi?!”

Adone      :- (allontanandosi) “La saluto signorina Celeste”

Celeste      :- “Signora, prego” (sospiro e con occhi dolci) “…vedova purtroppo”

Adone      :- (ringalluzzito, teatrale, romantico) “Ah.. Celeste… che bel nome… Celeste come la volta del cielo… Celeste come…”

Amilcare   :- (con la faccia da gnorri) “…come la celeste Aida”

Adone      :- (canticchia una nota canzone di Oscar Carboni) “Va, serenata celesteeee, celeste come gli occhi di una donnaaa…”

Brigida     :- (nervosa, ad Adone e poi a Celeste) “Te pittesse l’orso… Guardi, non ci dia a mente perché il signorino recita di longo, anche fuori del palcoscenico”

Amilcare   :- (prende per il braccio Adone e si avvia) “Andemmo”

Brigida     :- (ad Amilcare) “Te ciammiòu mì… oua portite via quello bell’agibbo”

Adone      :-“Scià Celeste… bay, bay…” (esce con Amilcare)

Celeste      :- “Simpatico”

Brigida     :- “O l’è ‘n drïto… Alloa chì scià l’ha visto praticamente tûtto”

Celeste      :- “I locali mi sembrano male acchiappati, come si dice in genovese… arrovinati, noto che c’è molto deprezzamento” (parla sveltamente) “…il pavimento, i servizi, la soffittatura… il materiale è obsoleto, vetusto e poi…”

Brigida     :- “Scià ferme o grammofono ûn momento… Scià l’ha intenzion de accattà o no? E poi io… quel materiale… obso…tusto…”

Celeste      :- “Obsoleto e vetusto?”

Brigida     :- “Quello…. Mi no l’ho visto!”

Celeste      :- “Spiritosa la signora Bacigalupo... La saluto. Faccio alcuni conti con i miei soci, andrò ai lavori pubblici del Comune a constatare se ci sono delle difficoltà circa il cambiamento di destinazione d’uso e le saprò dire. Arrivederci”

Brigida     :- “L’accompagno tanto devo andà a-accattà” (si apprestano ad uscire mentre entrano Massimo e Angiolinn-a)

SCENA V

(Brigida – Celeste – Massimo – Angiolinn-a)

Massimo  :- (giovane regista) “Oh, signora Bacigalupo, esce?”

Brigida     :- (salace) “No! Entro… mi, piace camminare come i gamberi”

Angiolinn-a:- “Semmo vegnûi a provà a nostra parte intanto che aspëttemmo i ätri”

Brigida     :- “Daeghe ‘na botta perché poi preuve no se faian ciù!”

Massimo  :- “Ma noi abbiamo già alcuni impegni e se non ci lascia fare le prove non sappiamo dove altro andare”

Angiol.     :- “Va tûtto all’äia”

Celeste      :- (a Brigida) “Lasci che provino signora, del resto non ha alcuna importanza riguardo a quello che abbiamo intenzione di fare”

Massimo  :- (a Celeste) “La ringrazio… molto obbligato… con chi ho il piacere…”

Brigida     :- (anticipando) “A l’è…’na mae amïga… E va ben… finn’ä fin do méize poei provà, ma poi STOPPE!”

Celeste      :- (a Massimo) “Si accontenti per adesso, poi si vedrà, non si sa mai e la signorina…”

Angiol.     :- “Angela Sogno”

Brigida     :- (ironica) “Lei sogna sempre!”

Celeste      :- “Anche lei attrice?”

Angiol.     :- “Ci provo… siamo solo dilettanti”

Massimo  :- (galante) “La ringrazio e… spero di rivederla”

Celeste      :- (sorniona) “Chissà… solo le montagne non si incontrano” (a Brigida) “Vogliamo andare?”

Brigida     :- (ai due attori) “Sacceive regolà. Finn’ä fin do meize!” (esce con Celeste)

Massimo  :- “N’accapiscio o perché de questo aut-aut… Primma no gh’éan problemi pë preuve. I ätri teatri veuan troppi dinae…”

Angiol.     :-(fa la corte a Massimo)“Max, cosa ne dici se riproviamo la scena d’amore?”

Massimo  :- “Nel ruolo di Martino?... Ma… così… su due piedi…io e te, mi trovo fuori luogo”

Angiol.     :-(avvicinandosi gattona)“Mi invece m’attreuvo feua posto se gh’è o Martino”

Massimo  :- “Dovemmo provà e battûe con i ätri attori.. i movimenti t’accapisci… o spettacolo o diventa ciù reale…con ciù calore…”

Angiol.     :- (dispiaciuta) “Pä che ti me veuggi schivà. Qande ghe son iätri e reçitemmo, ti ghe metti tanto ardò pe’ mosträme cöse devo fa che me pä finn-a tûtto véo invece… quande semmo soli… no ti m’ammìi manco…”

Massimo  :- (imbarazzato) “Ti dïxi?.. Ma mì devo fa o regista e in questa cäxo riescio a ëse quello che in realtae son… diversamente divento timido, introverso… Solo se cûro a regïa o reçito divento ‘n’ätro, foscia… quello che t’orriesci tì” (cattedrale) “Compito del regista è di costruire una torre sulla cui sommità brilla solo la luce degli attori e… quella dei tuoi occhi”

Angiol.     :- (rapita) “Oh, Max, la luce dei miei occhi?... Ma alloa… alloa ti me veu ‘n po’ de ben!?”

Massimo  :- (estasiato) “Quande t’è in scena e ti parli con e parolle che l’autore o te mette in bocca, me pä de plasmate…te sento comme ti fïsci ‘na mae creatûa… cosci comme i ätri natûralmente”

Angiol.     :- (dispiaciuta) “Ah! Comme i ätri!”

Massimo  :- “Mi pare di lavorare la creta sul soggetto dell’autore. In fondo non è lui che dà i messaggi ma la gente che lui vede e osserva. Ed è appunto compito del regista fare interpretare questa volontà. Ä fin o travaggio o diventa mae perché mae a l’è l’interpretazion da voentae de l’autore, mae son i attori e… anche ti t’è mae <Giò>!

Angiol.     :- (l’abbraccia) “Oh, Max… Ti m’hae ciammòu Giò… come quella votta…”

Massimo  :- “Beh.. Angiolinn-a o l’è ‘n po’ lungo… Giò o l’è ciù o mae… perché tu sei il mio sogno”

Angiol.     :- “Sogno perché mi ami, o Sogno perché l’è o mae cognomme?”

SCENA VI

(Massimo – Angiolinn-a – Lucia – Martin)

Lucia        :- (entra col marito Martin. E’ leggermente sorda. Vede i due abbracciati e si raschia la gola) “Stae faxendo e preuve a-o posto de l’Adone a fae in sciò serio?”

Massimo  :- (imbarazzato come la ragazza) “No me pä o cäxo de fa do sarcasmo… Ghe insegnavo…i movimenti scenici”

Angiol,     :- “No poeivmo provà ‘na scena d’amô mettendose a ballà… E voiätri comme mai zà chì?”

Lucia        :- (con sarcasmo) “Devo fa e preuve anche mì con mae màjo… se peu?”

Martin      :- (alla moglie) “Lucia, t’hae telefonòu a quella radio privà pe’ o bollettin meteorologico?”

Lucia        :- “Eh?... E s’accapisce che l’è logico che femmo e preuve anche noiätri”

Martin      :- “Alé… Va ben che ti ghe senti poco ma ho dito<me-teo-ro-lo-gi-co> pe’ a radio privà”

Angiol.     :- “Credeivo che no ti faxessi ciù e previxoin do tempo”

Martin      :- (scherzoso) “A l’indovinn-a ciù a prevedde o tempo che fa a cartomante”

Lucia        :- “Ammia bell’ommo, che mì <amante> no n’ho…” (come una minaccia) “Pe’ òua… e poi e previxoin do tempo son segûe perché… i miei strumenti non sbagliano mai”

Angiol.     :- “Che strûmenti?”

Martin      :- (ironico) “I càllai e l’artrosi”

Lucia        :- “Comunque i ätri nö san e intanto intra quarche palanca”

Angiol.     :- “Lucia, ti l’hae portae i tarocchi?”

Martin      :- “No… a va solo a sciarbelle”

Lucia        :- (scrolla le spalle e intanto sposta una cassa o tavolo ed estrae le carte) “No däghe a mente… ecco e carte” (siedono e mischia le carte) “Cöse t’eu savei?”

Angiol.     :- (sospirando) “L’amô…”

Martin      :-(a Massimo) “Vegni Massimo, andemmo a dä ‘n’euggià a-e scene; peu dässe che quarchedûnn-a a ne posse vegnì ben” (escono a sinistra)

Lucia        :- (indicando il mazzo alla ragazza) “Coppa”

Angiol.     :- (alza parte del mazzo)

Lucia        :- (stende le carte commentando) “Oh, bene, bene… veddo o fante de cheu.. Arrïa l’amô” (gira un’altra carta) “Questa a no ghe voeiva…”

Angiol.     :- “Cöse?”

Lucia        :- “A donna de picche”

Angiol.     :- “Gh’è ‘n’ätra donna?”

Lucia        :- “No te sciätà… i ommi han sempre ätre donne…armeno in testa, poi, in quante a aveighele pe’n davvei…Oh, sette de fiori, bene, bene.. o re de dinae. T’è affortûnà.. o l’è ûn ch’o l’avià di dinae”

Angiol.     :- (triste) “Alloa o no l’è lé… Con o teatro palanche no se ne fan”

Lucia        :- “La carta non mente!”

SCENA VII

(Lucia – Angiolinn-a – Ilaria)

Ilaria         :- (Giovane aspirante attrice. Entra. Parla con voce sofisticata) “E’ permesso?”

Angiol.     :- “Prego; chi scià dexidera?”

Ilaria         :- “La signora Carta”

Angiol.     :- (si alza e indicando Lucia) “La signora Carta è quella con la carta” (sottovoce) “Parli un po’forte perché ci sente poco”

Ilaria         :- “E’ audiolesa?”

Angiol.     :- “No, è audiosorda”

Ilaria         :- (a voce alta) “Signora Carta!”

Lucia        :-(interrompendo il gioco)“E cöse scià crïa? No son mïga sorda. Cosa vuole?”

Ilaria         :- “Vorrei che mi mettesse in contatto col signor Cabona…Mi hanno detto che di solito frequenta questo posto”

Lucia        :- (sospettosa) “E perché mai dovrei metterla in contatto col signor Cabona?... Chi l’ha indirizzata qui?”

Ilaria         :- “Non si adombri signora. Mi chiamo Ilaria Valle, sono un’aspirante attrice di teatro e…”

Angiol.     :- (interrompendo ironicamente) “A l’aspira ben”

Ilaria         :- (parlando con dizione che vorrebbe essere perfetta) “Ho frequentato i corsi di dizione e di recitazione”

Lucia        :- “Cösa c’entra la <frizione> poi…. Ma non mi ha ancora detto chi l’ha mandata”

Ilaria         :- “Un certo Amilcare Fossa”

Angiol.     :- (non vista accenna alle corna) “Bon quello! E’ uno delle pompe funebri!”

Ilaria         :- “Mi ha detto che molto probabilmente avevano bisogno di un’attrice per la prossima commedia”

Angio.      :- “E cöse o ne sa quello beccamorto de nostre necessitae?” (siede)

Ilaria         :- (declamando) “Recitare sempre stato il mio desiderio, il mio sogno”

Lucia        :- (ironica, ad Angiolinn-a) “A sa anche o teu cognomme” (a Ilaria) “Se vuole accomodarsi un pitino, arriva anche il signor Cabona che, tanto pe’ mette e virgole a posto, si dà il caso che sia anche mio marito… O l’è andaeto zû de sotta con il regista… Ma si accomoddi che adesso arrivano tutti e due entrambi”

Ilaria         :- (siede) “Sta facendole carte?”

Angiol.     :- “A stava faxendome e carte ma… ho finïo”

Ilaria         :- “Potrebbe farle anche a me?”

Lucia        :- “Che cosa?”

Ilaria         :- “Ma…le carte”

Lucia        :- “Veramente non ciò tempo”

Ilaria         :- “Pagando, s’intende”

Lucia        :- “Allora ciò tempo” (le indica di tagliare il mazzo) “Coppi”

Ilaria         :- “Coppi?”

Angiol.     :- “No, Bartali… Le dice di alzare il mazzo”

Ilaria         :- (esegue)

Lucia        :- “Cosa vorrebbe sapere… l’amore?” (intanto inizia il gioco)

Ilaria         :- “No, no, per carità, l’amore no! Mi dica qualcosa che riguarda la mia carriera. Io mi sento nata per il teatro”

Lucia        :- “LA MATTA!”

Ilaria         :- (si alza adirata) “Ma come si permette!”

Lucia        :- (con calma serafica) “E non si rescaldi…M’è capitata la matta in mano… il jolly, e questo è un buon segno e le cose potrebbero andarle bene”

Angiol.     :- “A l’è brava con e carte”

Lucia        :- (gira un’altra carta) “Mmm… spà!” (guardando Ilaria) “Spade… O diào… quarcösa no combinn-a”

Ilaria        :-“Non mi tenga sulle spine. Faccia in modo che mi vengano le carte buone”

Lucia        :- (con faccia tosta) “Ah ma allora vuole un gioco… più costoso”

Ilaria         :- “Non si preoccupi… purché sia una buona predizione”

Lucia        :- “Ghe a fasso beliscima”

Angiol.     :- (a Lucia) “Me sa che quande se parla de dinae ti ghe senti finn-a ciù ben”

Lucia        :- “Vedo… vedo un gran cambiamento nelle sue opinioni”

Ilaria         :- “Impossibile. Quando mi metto in testa una cosa vado avanti finché non mi riesce”

Lucia        :- “Sciorte torna o fante de cheu”

Angiol.     :- “E no è? Quello o l’éa o mae!”

SCENA VIII

(Lucia – Angiolinn-a – Ilaria – Massimo – Martin)

Massimo  :- (entra con Martin) Quarche scena ûtile l’emmo attrovà”

Martin      :- “Speremmo che a scià Brigida a ne l’impreste” (si avvedono della presenza di Ilaria e indicando Lucia) “Semmo za a-o travaggio, eh?”

Massimo  :- (stupito nel vedere Ilaria) “Tu qui?!”

Ilaria         :- (stupita) “Max? E’ proprio vero che solo le montagne non si incontrano”

Tutti         :- (fanno scena)

Massimo  :- “Ma che ci fai qui?... Non mi dirai che sei venuta a farti fare le carte”

Ilaria         :- (lontana con la mente) “Già… le carte… mi avevano predetto che ci sarebbe stato un farabutto che avrebbe approfittato della mia innocenza… Ma alle carte non vi ho mai creduto… eppure mi avevano messo in guardia…”

Angiol.     :- (si mette le mani nei capelli, guarda i due e singhiozzando fuggeuscendo alla destra)

Ilaria         :- (alludendo ad Angiolina) “Hai ancora colpito nel segno?”

Massimo  :-“Sei sempre la solita sputasentenze. Non mi hai ancora detto che ci fai qui”

Ilaria         :- “Tranquillo, non cercavo te. Non sapevo nemmeno che frequentavi questo posto. Sono venuta perché volevo avere un’occupazione nel teatro, qualcosa che non mi facesse pensare… Parole da dire agli altri che non fossero parole mie perché di mie non ne ho più… sono spenta dentro di me” (decisa) “Ma non temere… troverò altrove…”

Martin      :- (a Lucia) “Moggé… saià ben che tarocchemmo” (si avvia)

Ilaria         :- “Non è il caso… Anzi, signora Carta, continui a predirmi l’avvenire se non le spiace” (siede lanciando uno sguardo di sfida a Massimo, il quale si pone, in silenzio,  alle spalle della ragazza)

Lucia        :- “Comme scià credde… Le vuole sempre buone vero? Sa… per via del prezzo… Dunque… gh’è ‘n’ommo importante in ta seu vitta…”

Ilaria         :- (con forzata noncuranza) “Benissimo” E’ giovane?”

Lucia        :- “Abbastanza… Vedo… vedo che ha un passato burrascoso”

Ilaria         :- (alludendo a Massimo) “Trovi qualcosa di meglio che di burrascoso non ne voglio più sapere”

Martin      :- (a Massimo. Sottovoce) “A me pä ‘na monâ pe’ tì questa”

Massimo  :- “Io me ne vado”

Ilaria         :- (seria) “Non temere… tu alle donne sai parlare solo in scena ma, nella vita, sei un fallito!”

Massimo  :- “Se sei venuta per dire delle stupidaggini puoi anche andartene”

Ilaria         :- “Me ne vado, non t’inquietare. Temi di assumerti delle responsabilità? Impossibile! Tu vivi nel teatro anche quando sei fuori, quando la realtà ti circonda. Non sai dividere le due prospettive. Tu non conosci la vita!”

Massimo  :- “La vita è anch’essa una stagione teatrale… una stagione teatrale a vita!”

Ilaria         :- (glaciale) “Continui a recitare e non sai essere te stesso. Forse, non lo sai nemmeno tu chi sei. Reciti anche nella vita, ma quella non si fa ingannare come qualche stupida credulona. Sei solo un attorucolo, un guitto!”

Martin      :- “Se mai o l’è ûn regista… e anche bravo”

Lucia        :- “Se a ciantae lì fasso e carte se no andae a fave e vostre raxoìn da ‘n’ätra parte che de vostre beghe no ne voemmo savei. Le carte sono una cosa scientifica!”

Martin      :- “Quande gh’indovinn-an”

Lucia        :- (incuriosita, a Ilaria) “Ca me scûse nevvéa.. no lè che me interesse quello che gh’e staeto fra voiätri duì… Dio n’avvarde, son faeti vostri ma… ve conoscievi da tanto tempo?”

Martin      :- “Ma no t’hae dïto che no ti voeivi savéi ninte?”

Lucia        :- “Ma l’è pe’ intrà ciù ben in te previxoìn, no?”

Massimo  :- “Se conosceivimo fin da figgeu… alloa a vitta a l’éa tûtta nostra”

Ilaria         :- (triste) “E tu me l’hai sciupata”

Massimo  :- “Guarda che eravamo in due sai?”

Ilaria       :-“Non mi sembra il caso che facciamo delle scenate davanti ad altre persone”

Lucia        :- “Ma noi potiamo anche sciortire così potrete rattellare con più gusto”

Ilaria         :- “Visto che figûra?”

Lucia        :- “Ma peu anche däse che ‘na votta che ve sei spieghae ghe mettei ‘na bonn-a pessa”

Massimo  :- “Suvvia… sono anni che non ci vediamo… Pensiamo a quello che è stato bello e che forse… potrebbe esserlo ancora…”

Ilaria         :- “Non ne parliamo nemmeno… Signora Carte…carte!”

Lucia        :- (cercando d’interpretare il gioco) “No gh’accapiscio… Risûlta che ghe segge ‘n’ommo e poi… o sparisce”

Martin      :- “O l’è latitante”

Lucia        :- “O no l’è ûn lattante, o l’è ‘n’ommo… anzi, o l’éa ‘n’ommo…”

Martin      :- “O l’ha cangiòu sesso?”

Lucia        :- “O l’è…comme ‘n’ombra .. o l’è ûn ch’o gh’è… ma o no gh’è…”

Martin      :- “Chiaro come la bratta”

Ilaria         :-“O c’è o non c’è. Non vorrà dire che l’uomo c’è ma non esiste”

Massimo  :- “Vedi? C’è ma non c’è e se c’è non si vede. Smettiamola con queste fesserie e usiamo la ragione”

Ilaria         :- “Si vede che tu la ragione non l’hai usata, altrimenti avresti capito che mi stavi facendo del male e qualora tu l’avessi capito… sei ancora più farabutto di quello che penso”

Martin      :- “Scignorinn-a, chì scià no l’è in casa seu. Scià dagghe ben a mente a comme scià parla…E vostre raxoìn privae risolveivele da ‘n’ätra parte”

Ilaria         :- (si alza, triste) “Mi scusi; ha ragione… Lasci pure stare le carte signora… la verità la conosco già” (si avvia all’uscita ma viene trattenuta da Massimo)

Massimo  :- “Aspetta… non te ne andare un’altra volta”

Lucia        :- “Scignorinn-a si assetti che finiamo le previsioni, cos’ poi mi paga”

Martin      :- “Coscì poei constatà de personn-a che maei moggé quande a l’indovinn-a a gh’acciappa”

Lucia        :- “Vegne torna quella figûa, l’ombra de quell’ommo che…Oh, Segnô!”(le sfuggono di mano le carte e lei si scosta molto turbata)

Ilaria         :- “Cosa c’è che non va?”

Lucia        :- (addolorata e impaurita) “No. no..lascemmo perde”

Martin      :- “Lucia… ti te senti ma?”

Lucia        :- “E carte… me son scappae de man… comme se quarchedûn o me l’esse cacciae via”

Massimo  :- “Ti te stae immedeximando troppo… lascia perde”

Ilaria         :- “Ma insomma…che cosa c’è di così grave?”

Lucia        :- (si porta una mano alla gola, cerca di parlare e non vi riesce. Cade a sedere) “Sento… sento ‘na vöxe de drento a quella carta… do re di denae… A dïxe de lascià perde… de pensà solo a reçità e basta”

Ilaria         :- “Ma non vorrà mica dire che l’uomo che c’è e che non c’è sarebbe un fantasma…. Storie perché ai fantasmi non ci credo proprio!”

                 (IN QUEL MOMENTO SI ODE UN SINISTRO SCRICCHIOLIO ED IL SIBILO DEL VENTO. APPAIONO LAMPI E RUMORI DI TUONO. LE DONNE GRIDANO IMPAURITE E GLI UOMINI SEMBRANO INTERDETTI)

                                                  SI CHIUDE IL SIPARIO

Fine del primo atto

Atto secondo

(stessa scena del primo atto con l’aggiunta di alcuni scenari e/o suppellettili

SCENA I

(Lucia - Martin)

Lucia        :- (a Martin che sta passeggiando con un copione in mano, mimando la sua parte con movenze esageratamente comiche) “Voiätri ommi gh’avei ûn muro ch’o saieva da cartezzaà pe’ fave riflette. Tì poi, tanta caladda e quande t’hae sentîo quello bordello e-e carte me se son sparpaggiae, t’è staeto o ciù lesto a telatela”

Martin      :- “E figûremmose. A l’è state ‘na mossa stûdià pe’… pe’ arvî sûbito a porta e fave sciortì senza che ve ingambesci”

Lucia        :- “S’a no fissa ‘na balla a parrieiva finn-a véa… Zà e carte me l’aveivan dïto… l’éa comme ûn presentimento… sentivo a presenza de ‘n’ombra de n’essere… comme se dïxe… ah, VANOUSCENTE!”

Martin      :- “Vanouscente?  E cöse..- ah, ti intendi EVANESCENTE, ETEREO”

Lucia        :- “Cöse gh’intra o metereo… Ti te ghe metti tì ascì a fa e previxoin do tempo?”

Martin      :- “Che ti te vaddi a fa stappà e oege! Ho dïto evanescente, ûn ectoplasma!”

Lucia        :- “Ah, ah…t’è proppio ridicolo sae… Ma cöse gh’intra ûn etto de plasma… Manco se fiscimo sotta ‘na trasfûxon”

Martin      :- (paziente) “Ho dito <ectoplasma>… Comme quande ti vae in trançe (o ti fae finta) che te pä de parlà con a vöxe de n’essere ch’o no gh’è ciù…” (accennando al copione) “L’è mëgio dasse da fa con e preuve che fra meno de ‘n meize semmo in scena e no semmo ancon a nostra parte”

Lucia        :- “Tì pensa pe’ ti che mì a mae a so… Ma comme femmo se no attrovemmo chi sostituisce a Wanda”

Martin      :- “Eh, zà! Ma a doveiva fasse mette incinta proppio òua? Ma comme se fa me domando e diggo!”

Lucia        :- (ironica) “Oua acca piscio perché no gh’emmo de figgi”

Martin      :- “Spiritosa… Pensavo… porrieiva sostituila quella Ilaria”

Lucia        :- “Così va tutto all’aria… T’hae ben visto con l’Angiolinn-a e o Massimo… Comunque t’è tì o cappocomico” (accennando alle scene) “E quei pannelli a Brigida a ne l’impresta?”

Martin      :- (con atteggiamento importante) “Ti vediae che a mi a no me dïxe de no”

Lucia        :- “Ammîa Don Giovanni che o ceigadonne ghe l’emmo zà”

Martin      :- “L’Adone?.. ma quello a gh’a solo o nomme…O reçita quella parte”

Lucia        :- “E alloa femmolo reçità con a Brigida”

Martin      :- “So za comme a l’andià a fini… che ghe doviò mette’na pessa mì finzendo de stagghe appreuvo”

Lucia        :-“Ammia perdibraghe…No te loccià troppo, maniman quella a l’è bonn-a de creddighe pe’n davvei o a fa finta pe’ vedde se ti ghe sganci di dinae!”

Martin      :- “Allora tutto è perduto: Son de longo in bolletta”

Lucia        :- “Ancora d’assai… Pericolo scongiurato”

SCENA II

(Lucia – Martin – Angiolinn-a)

Angiol.     :- (entra, scura in volto) “Ghe son e preuve staséia?”

Martin      :- “Scì, eivimo d’accordio, no?”

Lucia        :- “Comme t’è seriusa…  te senti ben?”

Angiol.     :- (scrolla le spalle) “No me sento de fa e preuve staseia con…con quello la”

Lucia        :- “Con l’Adone?”

Martin      :- “Ma pensa ä salûtte”

Lucia        :- “Tanto e carte han dïto che pe’ tì ghe saià ‘n’ommo pin de franchi”

Angiol.     :- (sospirando) “No me interessan e palanche… quelle no dan né salûtte e manco feliçitae”

Martin      :- “T’hae parlòu comme ‘n libbro sguaròu. Vallo ûn po’ a dï a quei pensionnae che piggian solo quattro palanche e no gh’an manco guaei salûtte”

Lucia        :-(al marito)“Che ti l’accianti lì de dî di streppelli” (alla ragazza) “Comunque tûtti i torti o no l’ha. L’amô de zoventû o l’è ‘n feugo de paggia. Pensighe ben. e carte ha parlòu.L’amô o vinçe tûtto ma a famme a vinçe l’amô!”

Angiol.     :- “Ohh, voiätri rendei ûn nobile sentimento a questioin de dinae”

Martin      :- (rifacendosi ad una vecchia canzone) “L’amore è pizzicor, che pizzica il mio cuor…”

Lucia        :- “E ti cöse ti ne sae de amô?... Al cuor non si comanda”

Martin      :- “Parolle faete” (alla ragazza) “No te a piggià… t’è ‘na bella figgia e a-o mondo ghe son tanti zovenotti da ben…Chi non ti vuole non ti merita!”

Lucia        :- “Queste invece no son parolle faete!”

Martin      :- (ad Angiolinn-a) “Quello o se credde d’ëse il <carterpillar del sesso>.. ûn mandrillo”

Lucia        :- (alla ragazza) “Ti te a piggi pe’ ninte… e cöse van comme devan andà.. piggia sciòu e quéta”

Martin      :- (c.s)  “T’hae perso o ciù bello quande t’è scappà l’ätra séia”

Angiol.     :- “L’Adone?”

Martin      :- “E mou bellero con questo Adone… No gh’è mïga solo lé de bella presenza… Dixeivo che t’hae perso la <Fuga dall’Alcatraz”

Lucia        :- “E chi se n’è fugato?”

Martin      :- “Tûtti!”

Lucia        :- “Tì pe’ o primmo”

Martin      :- “A l’è staeta’na toccata e fuga”

Lucia        :- “Ciù fuga ghe toccata”

Angiol.     :- “No gh’ho accappìo ninte”

Lucia        :- “Stavo faxendo e carte a quella Ilaria e…”

Angiol.     :- (sarcastica) “L’attrice…” (scimmiottandola) “<Non temere. Tu nella vita sei un fallito>… E cöse a voeiva dî… ch’o l’è ‘n fallio perché o l’ha mollà?”

Martin      :- “Angiolinn-a, carte o no carte ti t’è ‘na brava figgia e-o Massimo in fondo o l’è ‘n bravo german… O se dà ûn po’ de importanza, comme tanti atri ch’han faeto scheua de ricitazion o de regia. Tì, ti creddi ancon a-e parolle dïte a-o ciaeo de lûnn-a e questo veu dî avei di boin sentimenti e…”

Lucia        :- (interrompendo) “E ti cöse ti ne sae do ciaeo de lûn-a? A mì ti m’hae dïto: <mia se ti vegni va ben, se donca me daggo da fa da ‘n’ätra parte>”(ad Angiolinn-a)“Questo pe’ lé veu dï avei di boin sentimenti. Tsè, o romantico”

Martin      :- (alla ragazza) “Quande çercavo d’ëse romantico a te me giasciava in faccia o ciungài… Comunque quello che dev’ëse saià. Ti fatte coraggio e pensa ä nostra Compagnia. O Massimo in fondo o l’è ‘n’ingenuo”

Angiol.     :- “Però con quella lì o no dev’ëse staeto guaei ingenuo”

Lucia        :- (alzandosi) “E va ben… quella lì.. in fondo no ti a conosci manco e poi… son cöse passae che no  t’appartegnan”

Angiol.     :- “No m’éi ancon contòu perché l’ätra séia sei scappae…L’è intròu quarche laddro?

Martin      :- “No! L’è introu ‘n’ectoplasma!”

Lucia        :- “Ancon quella stöia li?” (ad Angiolin-a) “Stavo faxendo e carte e a’n çerto momento l’Ilaria a l’ha nominou o fantaxima e manco a fallo apposta s’è sentïo ûn rûmore sospetto, i tarocchi me son scappae de man e poi lampezzi, troìn… o scûscià do vento…”

Angiol.     :-“Ma mi temporale no n’ho visto”

Martin      :- “Manco mi e pûre…”

Lucia        :- “E poi… se l’emmo daeta a gambe”

Angiol.     :- “Cöse saià staeto?”

Martin      :- (ieratico) “O fantaxima!”

Angiol.     :- “QUELLA a l’è bonn-a d’avei faeto vegnì o diao!”

Martin      :- “Oua no esageremmo. Ritornemmo ä sostitûzion da Wanda… Ti sae ch’a l’aspëta e o mëgo o l’ha conseggià de sta in riposo. A ‘sto punto penso che ciammiòu l’Ilaria, sperando ch’a l’accette”

Angiol.     :- (decisa) “O l’è o mi!”

Martin      :- “Ne parliemo con calma, eh?”

Angiol.     :- (stizzita e salace) “A meno che a no l’aspëte anche l’Ilaria”

Lucia        :- “Così va tutto all’aria”

Martin      :- “Brava Lucia… repetita iuvant!”

Lucia        :- (le tira il copione addosso e va a finire a terra)

Martin      :-  (lo raccoglie) “Tì o sae che fa cazze o copion in sciò palco o porta jella e bezeugna battilo tre votte pe’ taera pe’ scaramanzia” (lo batte tre volte a terra e lo ridà alla moglie)

SCENA III

(Lucia – Martin- Angiolinn-a – Ilaria – Adone)

Adone      :- (entra lasciando poi il passo a Ilaria) “Prego, si accomodi”

Ilaria         :- (entrando) “Grazie”

Martin      :- “Scià s’accomode… L’aspëttavimo

Angiol.     :- (ha un gesto di stizza) “Con ansia”

Lucia        :- “Parlavimo proppio de lé”

Martin      :- “Se le va bene farà la parte di Wanda nella commedia”

Ilaria         :- “Wanda? Non conosco il personaggio”

Angiol.     :- (sarcastica) “E come mai? Massimo non glie ne ha parlato?”

Adone      :- “Wanda non è un personaggio della commedia, a l’è ‘na nostra attrice ch’a no peu reçità perché sta aspettando…”

Ilaria         :- (interrompendo) “Anch’io”

Angiol.     :- (sempre più stizzita) “E ve l’aveivo dïto mi!”

Martin      :- “Ch’a me scûse ma… cosa sta aspettando?”

Ilaria         :- “Il  regista, Massimo; ha detto che mi faceva provare”

Angiol.     :- (sbottando) “Perché… prima non avete provato abbastanza?!”

Ilaria         :- (cercando di parlare con calma) “Senta signorina… quel che c’è stato tra me e Max riguarda soltanto noi due. Stia tranquilla, non ho alcuna intenzione di ricominciare… il campo è libero… Scusi, non se la prenda; anzi, se dobbiamo recitare assieme possiamo anche darci del <tu>; vuole?” (le si avvicina) “Naturalmente vale anche per tutti voi, siete d’accordo?”

Adone      :- “Pe’ mì va ben”

Lucia        :- (ad Adone) “E figûrite se ti divi de no. Signorina sono d’accordo anch’io, diamoci del <TE>!”

Martin      :- “Okey”

Ilaria         :- “Qua la mano signorina Angiolina.. cerchiamo di diventare amiche. Anzi sa che facciamo? Proviamo ad ignorare Massimo così può darsi che soffra un po’ anche lui e… tranquilla: non è l’uomo per me”

Angiol.     :- “D’accordo… comunque…” (abbozzando un sorriso) ”..o tegno d’euggio” (si danno la mano)

                   (SI ODE UN FORTE CIGOLIO DI PORTE ED IL SIBILARE DEL VENTO. UNA PORTA SBATTE)

Lucia        :- (spaventata, si avvicina al marito) “Ma-Ma-Martin… saià torna o fa-fantaxima do teatro?”

Martin      :- (si avvicina rapidamente alla porta) “Ni-ninte puia… ghe so-son mì” (apre la porta nell’intento di scappare ma viene bloccato dalla moglie)

Lucia        :- “E no eh?... Prima le donne e poi i bambini” (scappano tutti spaventati)

SCENA IV

(Celeste – Brigida)

Brigida     :- (entra con Celeste. Non c’è più rumore) “Che strano… me pàiva d’avei sentïo do bordello ma no gh’è nisciûn”

Celeste      :- “Ma non dovevano fare delle prove? Speravo di vederli all’opera”

Brigida     :- “Fanno una commedia, non l’opera”

Celeste      :- (guardandosi attorno sospettosa) “Che strana atmosfera aleggia qua dentro… Mi sento come se fossi osservata”

Brigida     :- “Se gh’éa mae màio era osservata di sicuro”

Celeste      :-“La mia Agenzia Bonaffare è in grado di offrirle una somma consistente” (trae un foglio dalla borsetta e lo porge) “Come vede è una bella somma”

Brigida     :- (avuto il foglio, prende gli occhiali dalla borsetta e li mette. Legge e cade a sedere) “Tûtte ‘ste palanche…”

Celeste      :- “Vedo che la somma l’ha colpita… E’ una bella somma”

Brigida     :- (riprendendosi subito e con scaltrezza) “No.. dicevo… tûtte ‘ste palanche me pan poche, in fondo c’è anche l’attrezzatura”

Celeste      :- “Obsoleta”

Brigida     :- “E a ridagghela: sono le poltroncine, il sipario…”

Celeste      :- “Vetusto”

Brigida     :- “No, quello non ce l’ho: ci sono le careghe, i vestiti, la dentiera…”

Celeste      :- “Quella la può tenere”

Brigida     :- (guardando la cifra sul foglio) “Eh, ma però gh’è ûn mûggio de zeri e o zero o conta zero”

                 IN QUELL’ISTANTE LE SPARISCE IL FOGLIO DI MANO, SI VOLATIZZA VERSO LA PORTA RIMASTA APERTA E SE NE ESCE. LE DUE DONNE INSEGUONO IL FOGLIO SPINGENDO IN MALO MODO MARTIN CHE STAVA ENTRANDO IN QUEL MOMENTO

SCENA V

(Martin – Fantasma)

Martin      :- “Ehilà… che mainée!... Ma cöse aveivan da corî quelle due…”(si guarda prudentemente attorno) “No avian mïga torna sentîo o fantaxima” (siede scoraggiato) “A Compagnia amixi de Zena a va a remengo… Se son torna rattellae… e tûtto pe’ corpa de l’amô… se impeccettan e se screuvan i segreti ûnn-a con l’ätra. Ma tegnivele e vostre cöse… o passòu o l’è passòu… quello che conta l’è quelle che  gh’è davanti… natûralmente tegnindo conto de l’esperienza do passòu… Ma cöse diggo… fasso da filosofia da solo. Saià l’ambiente. L’Adone o dixe ch’o l’è staeto richiesto da ‘na Compagnia de nomme e che ghe dan anche de palanche… Tûtti parlan… tûtti veuan avei raxòn…Anni de sacrifizi, de preuve, de spettacoli e in ‘sto teatro no emmo mai posciuo fa intrà o pûbblico… Eppure anche e mûage parlan…” (guardando in alto) “Eh, cäo Gio Batta… doviemo levà e tende anche noiätri e tûtto perché no t’è chì”

Fantaxima:- (voce fuori campo) “E chi te l’ha dïto che no son chì?”

Martin      :- (si alza di scatto e cerca di fuggire ma una forza strana lo trattiene e malgrado gli sforzi e il corpo protese, non riesce a fare un passo in avanti. Balbetta impaurito) “Ma chi..chi…chi l’è? Chi me tegne?”

Fantaxima:- (sempre fuori campo) “Chi, chi, chi… e no checchezzà. Son mì Gio Batta Bacigalupo… no ti me veddi?”

Martin      :- “Oh, bello Segnô cäo… ” (si fa il segno della croce) “No te veddo ma te sento… Mollime”

Fantaxima:- “Ai teu ordini”

Martin      :- (evidentemente viene <mollato> perché cade comicamente a terra. Si rialza precipitandosi al tavolo dove c’è una bottiglia d’acqua e beve a garganella. Tossisce)

Fantaxima                                                            :- “Cianin ch’o te va pe’ traverso… Calmite”

Martin      :- (prende la bottiglia versando l’acqua nel bicchiere che tiene con mano tremolante da far si che tintinna contro la bottiglia stessa) “Ma… come l’è poscibile che ti seggi chi… No t’è morto?”

Fantaxima:- “Ma scì che son morto”

Martin      :- “E… come t’è morto?”

Fantaxima:- “Mancanza de sciòu!”

Martin      :- “I morti no parlan… o l’è ‘n scherzo diabolico… eppûre a vöxe… a vöxe a l’è a teu… Magara a l’è de ûn ch’o te imita pe’ piggiame pe’ o pané”

Fantaxima:- “Modera e parolle perché dovve son mi no son accettae”

Martin      :- “Ma se t’è morto, comme mai te sento?”

Fantaxima:- “Ho avûo a dispensa pe’ bonn-a condotta”

Martin      :- “Bonn-a condotta tì?... Me fa piaxei che seggian coscì tolleranti”

Fantaxima:- “Manco guaei. M’han faeto aspëttà quaexi ‘na dexenn-a d’anni. Poi ho dovûo compilà ‘na montagna de documenti, codice fiscale, certificato de nascita, quello de residenza e quello de morte!”

Martin      :- “Certificato de residenza…? Ma dovve t’è residente?”

Fantaxima                                                            :- “Sono tra color che son sospesi… Ti doviesci ësighe pe’ vedde comme semmo chì…”

Martin      :- “Preferiscio de no!”

Fantaxima:- “…alloa a-o mondo se vorriescimo ciù ben. Ghe son ascensori che van in sciù e in zù de sprescia… Quelli di disperae va in zù e o bello da fòa che là de sotta che fan pagà anche o riscaldamento… Ti vedesci quanta gente coscì dïta per ben che gh’è la sotta… Ghe anche o settore di politici tra gli spergiuro”

Martin      :- “E ti comme ti te a cavi?”

Fantaxima                                                            :- “Te l’ho dito… sono a mezz’aria, in attesa di giudizio”

Martin      :- “Ma comme posso a parlà senza veddite?!”

Fantazima :- “Aspëta… m’aveivan daeto e istrûzioìn pe’ l’ûso…Ah, ecco!”(si sente uno schiocchiar de dita o batter di mani ed il fantasma appare vestito di bianco, con cappello e guanti bianchi)

Martin      :- (spaventato) “O fa-fantaxima!”

Fantaxima                                                            :- “Ti me veddi?”

Martin      :- “Scì…scì… te ve-veddo! Ma… t’è cheito in ta faenn-a? Ti me paggi ûn muinà”

Fantaxima                                                            :- “A bertoélo… tûtti i fantaximi son vestïi de gianco”

Martin      :- “Ma quello ch’emmo visto ‘na votta chì drento o l’éa vestïo de neigro”

Fantaxima                                                            :-“Se vedde ch’o no l’ha avûo o permisso de vestise de gianco”

Martin      :- “A parte o colore pallido… no t’e cangiòu pe’ ninte anche se son passae dëx’anni. Ti vedesci  invece a Brigida comm’a l’è cangià…”

Fantaxima                                                            :-“Va ben, ma oua stamme a sentì. T’avverto che ti me veddi solo tì, quin- di saccite regolà, se no te veddan parlà da solo e te piggian pe ‘n nescio”

Martin      :- “Ma ammïa ‘n po’ cöse doveiva capitäme”

Fantaxima                                                            :- “Semmai cöse l’è accapittòu a mì… T’avverto che no posso fa tûtto quello che veuggio…Ah, ah, ah, a propoxito… ho faeto xeuà o papé con l’offerta de ‘n’eventuale vendita dä e moen da Brigida .. sciûsciavo de longo e löro ghe corriva appreuvo pe’ agguantalo…Tegni” (porge il foglio)

Martin      :- (prende il foglio e legge) “Bel…landi che valixà de dinae!”

Fantaxima                                                            :- “Pan tanti véa?... Però lasciû no van ninte. Casce da morto con e stacche no l’han ancon faete. Ma vegnimmo a-o teatro. No posso fa o fantaxima pe’ tanto tempo…O permisso che m’han daeto o l’ha ‘na scadenza e poi… poi ghe saià o giûdissio…” (si scuote, guarda in alto come se qualcuno gli parlasse) “Senz’ätro… faiòu o ciù fito poscibile”

Martin      :- “Con chi ti parlavi?”

Fantaxima                                                            :- “Con l’aggiûttante do Prinçipà”

Martin      :- (si siede spossato) “Contime ûn po’… Chi l’éa che l’ätra séia o l’ha faeto tûtto quello casin… pardon: quello bordello?!”

Fantaxima                                                            :- “E chi t’eu che segge staeto. M’han tiòu in ballo e me son arraggiòu… Ma ti, con a stöia de l’ectoplasma no t’è mïga staeto tanto rispettoso, sae?”

Martin      :-“Ma Giamba… pardon, posso ciammate ancon coscì?”

Fantaxima                                                            :- “Scì, lasciû no ghe son ancon… primma o giûdissio e poi se veddià…”

Martin      :- “Alloa parlemmo fïto primma che ritornan i ätri”

Fantaxima                                                            :- “Tanto no me sentieivan… Foscia s’arriesco e mettighe ciù energia porrieivan anche sentïme…” (additando in alto) “Son riûscìo a convinsili che no stavan rispettando e mae voentae e che doveivo mettighe ‘na pezza primma ch’andesse tûtto a remengo”

Martin      :- “Ma l’è anche corpa teu… Da anni e compagnie vegnivan pe’ fa do teatro e gh’éa sempre de mëzo ûn fantaxima”

Fantaxima                                                            :- “Ma comme te devo sì che no éo mì?.. Faiò de indagini e veddiò com-m’a l’è ‘sta stöia… con o teu aggiûtto natûralmente”

Martin      :- “Mì? E cöse dovieiva fa?”

Fantaxima                                                            :- “Te spieghiòu… devo fa fïto… fa di papé… ti savesci che burocrazia gh’è lasciû… te l’ho zà dïto, no?... Oltre ä carta d’identitae ghe veu o certificato penale, quello de bonn-a condotta, a patente…”

Martin      :- “A patente?”

Fantaxima                                                            :- “Pe’ quei piloti da pista che no peuan fa a meno de corrï… Ma parlemmo do teatro. Bezeugna bloccà o supermarket primma che segge troppo tardi. Son za sparìi a ‘sto moddo i cine e mae moggé, con a scûsa che ghe daian de ätre palanche a se sta faxendo imbroggià da quella Celeste, Bionda (o rossa)… Bella donna però…”

Martin      :- (accenna in alto e bonariamente…) “Eh, eh, eh… Giamba…”

Fantaxima                                                            :- “T’hae raxon”

Martin      :- “E comme mai ai Caraibi no t’hae portòu a Brigida?”

Fantaxima                                                            :- “E scì che me rebellavo anche lé… L’aereo o ghe fa mâ, a nave no ne parlemmo… a neuo o l’è ‘n po’ troppo lontan…o sô o ghe spella a pelle… o bikini ä nö mette per <ragioni estetiche>… Ma ti ghe pensi s’a piggia tûtte quelle palanche? Aereo o nave da patì, a saieva bonn-a de vegnì ai Caraibi pe’ famme despëto e arroiname o villezzo anche da fantaxima!”

Martin      :- “Ma che villezzo ti fae se no t’è vivo?”

Fantaxima:- “Posso sempre ammià e bellezze da natûa…”(traccia in aria la silouette)

Martin      :- “Ma comme l’è sûccesso? In scià giornale gh’ea scrïto che il noto personaggio genovese G.B. Bacigalupo era morto tragicamente ai Caraibi”

Fantaxima                                                            :- “Corpa de ‘n’onda malandrinn-a… M’éo distraeto pe’.. pe’ ammià e bellezze da natûa…”

Martin      :- “Me l’immagino”

Fantaxima                                                            :- “… e son finiò sotto a fa vixita a-e sirene… Ma no perdemmo tempo. Senti quello che t’hae da fa pe’ o teatro” (gli parla in un orecchio)

Martin      :- “Noooo! Adreitûa? Ma va a finì che a Brigida a me manda a vende niççeue ai macachi in to Madagascar”

Fantaxima                                                            :- “Tranquillo… ghe son mì derré a ti”

 

SCENA VI

(Martin – Fantaxima – Ilaria – Angiolinn-a - Massimo)                                     

Ilaria         :- (entra ridendo con Massimo) “ah, ah… a volte sai essere ancora simpatico”

Massimo  :- (vede Martin) “Ciao Martino… Solo?”

Martin      :- “Sono… solo?” (naturalmente non vede il fantasma)

Fantaxima                                                            :- “Te l’ho dïto che no me veddan i ätri”

Martin      :- “Semmo segûi?”

Massimo  :- “Parli da solo?”

Martin      :- “Ehm… mi ripassavo la parte… Allòa Ilaria, femmo e preuve?”

Ilaria         :- “Devo leggere il copioni di Wanda e poi mi sottoporrò al giudizio del regista”

Massimo  :-(galante)“Non credo sia il caso. Conosco già il tuo valore, le tue capacità”

Ilaria         :- “Credevo l’avessi dimenticato”

Fantaxima                                                            :- (si fa sentire con ironia) “Oh, Ilaria… Sei una ventata di primavera… una boccata d’aria pura!”

Massimo  :- “Non mi sembra il caso che prendi in giro cambiando voce”

Martin      :- (sottovoce al fantasma) “Stanni sitto che ti me metti in imbarasso!”   

Massimo  :- “Il Martino Cabona parla da solo.. Stai invecchiando caro mio”

Martino    :- “Ma l’è tûtta corpa do fant…”

Fantaxima                                                            :- (gli molla una gomitata)

Martino    :- “Ahia!”

Ilaria         :- “S’è fatto male?”

Martino    :- “Una.. una fitta al costato… Ma siete certi di non vedere nessun altro?”

Ilaria         :- (sorridendo) “Non vorrà farmi credere che c’è un fantasma, vero?”

Fantaxima                                                            :- (dà uno spintone alla ragazza)

Ilaria         :- (molla un ceffone a Massimo)

Massimo  :- “Ma cosa fai? Sei impazzita?...Prima traballi e poi mi dai uno schiaffo?”

Ilaria         :- “Non fare il furbo…” (si appartano e discutono animatamente)

Martin      :- “Sei cöse penso?... Che ogni votta che parlemmo di fantaximi sûccede sempre quarcösa… Saià ben rispettäli, cöse ve pä?” (al fantasma)  “Questa ti me a paghi”

Fantaxima                                                            :- “Orriae vedde in che moddo”

Angiol.     :- (entra e vede Massimo e Ilaria che parlottano vicini) “Sei torna a leppegà?... Senti Eleonora Duse… saià ben che quande ti sciorti ti te fassi duì pertûsi in to cappellin… così le corna respirano!”

Ilaria         :- “Brutta pettegola” (si azzuffano e interviene Massimo)

Massimo  :- “Ma insomma… mi pare che si stia esagerando; cerchiamo di rispettarci l’un l’altro… Capito Giò?”

Ilaria         :- “Giò?!”

Massimo  :- “Certo Giò!” (l’attira a sé) “Questa gelosona della mia Giò!”

Ilaria         :- “E adesso la vuol capire che tra me e lui non c’è nulla?”

Angiol.     :- (in imbarazzo) Ma.. v’ho visto arrembae e.. m’è vegnûo ûn scc-ioppon de fotta… Chiedo scusa Ilaria.. non accadrà più” (si apparta con Massimo)

Fantaxima                                                            :- (parla in un orecchio a Martin)

Martin      :- (annuisce) “Se manca a fidûccia qualunque apparenza a piggia corpo”

Massimo  :- “Filoso eh? E chi te le suggerisce queste cose?”

Martin      :- (sta per indicare il fantasma, ma si ricrede)  “Anche mi gh’ho ûn çervello; anzi, in te questo momento n’ho finn-a duì!” 

SCENA VII

(Martin - Fantaxima – Massimo – Ilaria – Angiolinn-a - Lucia – Adone)

Lucia        :- (entra con Adone) “Ah, sei tûtti chì? Provemmo?”

Adone      :- “Salve a tutti” (vedendo Ilaria) “Abbiamo un’eterea presenza” (parlottano)

Martin      :- (al fantasma, sottovoce) “O t’ha visto!”

Fantaxima                                                            :- “O no se riferisce a mì; ma comme te o devo dï? Mia, pe’ no mettite in imbarasso vaddo a dà ‘na scrollà ä Brigida. Ciao” (esce)

Lucia        :- (avvicinandosi al marito) “Attento Adone… che appreuvo a l’amé ghe van troppi moscoìn”

Ilaria         :- (civettuola, ad Adone) “Ilaria…Mi chiamo Ilaria Valle”

Adone      :- “Che bel nome; è un nome d’arte?”

Ilaria         :- “No; è il mio vero nome… E qual è il suo?”

Adone      :- “Adone, Adone Dapelo”

Ilaria         :- “Penso che ci vedremo spesso, ora faccio parte della compagnia”

Martin      :- “Quand’éi finîo de ciccioezzà andiemo de de la a fa e preuve e parliemo anche do teatro… Me vegûo ‘n’idea”

Lucia        :- “A saià ‘na scemmaia”

Angiol.     :- (invitando Massimo a sedersi accanto a lei) “Sentimmo”

Martin      :- “Semmo tûtti che a Brigida a veu vende o teatro e che gh’han offerto ‘n barcà de dinae che no ve staggo a dï…”

Lucia        :- “ Ti comme ti fae a saveilo?”

Martin      :- “Anche mì gh’ho i mae informatoì..”

Lucia        :- “T’hae mïga commençou a fa o cascamorto con a Brigida?”

Martin      :- “Ancon no ma… se fisse necessäio pe’ o ben da Compagnia…”

Lucia        :- “T’arrivieva ‘na pessà in to panè!”

Massimo  :- “Lasciate che esponga la sua idea, chissà che non si trovi una soluzione… Vorrà dire che se c’è bisogno di sacrificarsi con Brigida… ci sono anch’io… Ogni momento della vita è irripetibile e non va sprecato e se c’è l’occasione giusta… acchiappiamola”

Angiol.     :- “Ammïa regista, che l’occaxon giûsta ti l’hae davanti ai teu euggi e quella son mì!”

Adone     :-“No sciattaeve. Se gh’e bezeugno de ‘n tombeur de femme ghe son mi!”

Angiol.     :- “Sentilo o grande attore”

Adone      :- (declamando) “L’attore può esser carco d’anni ma la polvere del palcoscenico renderlo giovane può!”

Lucia        :- “Signori e signore ha parlato il grande attore inglese…ehm…l’Orso della Valle”

Martin      :- “L’Orso della valle?... Ah… ti veu dî Orson Welles!

Lucia        :- “L’è ben quello che intendevo dî”

Massimo  :- “Il teatro è passione, fantasia”

Ilaria         :- “E’ vero.. Ovunque ci sia fantasia, lì c’è la magia del teatro”

Adone      :- “Lo spettacolo innanzitutto signorina Ilaria”

Ilaria         :- “Adone, diamoci del tu”

Angiol.     :- “Alloa Martin… ti t’è bloccòu con e teu idée?”

Martin      :- “Voeivo fa i applausi a ‘sta cubbia de attori… Alloa, a tûrno l’Adone e o Massimo fan a corte ä Brigida..”

Angiol.     :- “No! O Max no!… Perché no ti o fae tì?”

Martin      :- (senza parlare allunga il dito accusatore verso sua moglie, guarda l’orologio) “S’e faeto tardi pe’ e preuve… andemmo, intanto ve spieghiòu” (a gruppetti si apprestano ad uscire)

Martin      :- (si ferma bloccato da… qualcuno)

Lucia        :- (già fuori scena) “Martin… ti vegni?”

Martin      :- “No, no posso devo.. devo andà in to bagno… Intanto andae ch’arrïo”

Adone      :- “Attento che in to bagno gh’è a lampadinn-a bruxà”

Fantaxima                                                            :- “Bonn-a a scûsa do bagno”

Martin      :- “Se peu savei cöse ti veu ancon da mi?”

Fantaxima                                                            :- “Voeivo dite de stà attento quande di parli sottovöxe con mi… Ti te ne fae accorze troppo” (fuori scena si sentono voci di due donne)

Martin      :- “Me pä cha segge a Brigida”

Fantaxima                                                            :- “O so… Oua vanni”

Martin      :- (non riesce a muoversi) “E l’è ‘n bello dï ma se no ti me molli…”

Fantaxima                                                            :- (schiocca le dita o batte le mani)

Martin      :- (parte come un razzo riuscendo a non cadere)

SCENA VIII

(Celeste – Brigida – Fantaxima – Amilcare)

Brigida     :- (entra con Celeste) “Venghi, venghi… Comme femmo oua che no son riûscia a-agguantà quello bello papé con a somma che scià m’ha scrïto… Quante a l’éa l’offerta?

Celeste      :- (porgendo un foglio) “Tenga… natûralmente ho altre copie”

Brigida     :- (legge, romane un po’ stupita) “Eh, no, cara signora Azzurra…”

Celeste      :- “Celeste, prego”

Brigida     :- “…rispetto a l’ätro papé gh’ammanca ûn zero”

Celeste      :- “Mi faccia vedere… Scià l’ha raxon… colpa del computer… Ma non aveva detto che lo zero vale zero?”

Brigida     :- “Sì, ma non lo pensavo… comunque c’e da fare la corresione e pe’ mi va bene”

Celeste      :- “Comunque la somma è da rivedere”

Brigida     :- “In ciù”

Celeste      :- “Eh, no. In meno. La prima proposta non teneva conto del vincolo che ci induce ad aspettare. L’Agenzia nel frattempo potrebbe trovare un altro posto per non tenere bloccata una somma così importante. Capito”

Brigida     :- “Quande se tratta de palanche capiscio anche sûbito, quelle han valore anche pe’ mi”

Fantaxima                                                            :- (non udito dai presenti) “O so ben ch’an valore anche pe’ ti… L’è ben pe’ quello che ti veu dà via o mae teatro”

Celeste      :- “Facciamo così: se lei trova il sistema di renderlo sicuramente libero entro una settimana, combineremo, se no ne riparleremo nel senso che se ci capita qualcosa prima, ci sganciamo, in caso contrario lasceremo che scada il vincolo e ne riparleremo ritoccando la cifra”

Brigida     :- “In.. meno?!”

Fantaxima                                                            :- “L’han toccà in sciò vivo…Ma cara la mia vedova di me medesimo c’è il vincolo… attenta…!”

Celesti      :- “Non se la piggi. Capiterà qualcosa di buono”

Fantaxima                                                            :- “Capiterà sicuro” (sussurra all’orecchio di Celeste)

Celeste      :- (infastidita, si porta un dito all’orecchio come a stapparselo)

Brigida     :- “Cosa succede? Le è venuto il ticchio?”

Celeste      :- “Ma... sento un ronzio fastidioso… una voce…”

Brigida     :- “Guardi che il fantasma non c’è, l’avevo tirato fuori io usando un tale che si prestava benissimo e gli davo di tanto in tanto, una mancia col compito che quando venivano delle Compagnie che insistevano per fare spettacoli, durante le prove saltava fuori il fantasma… Coscì i anni passavan e il vincolo finisce”

Celeste      :- “Però che dritta! Ma gli attori non se ne sono mai accorti?”

Brigida     :- “I teatranto sono superstiziosi e quande gh’ho dïto che l’éa l’anima de mae marïo ch’o non trovata päxe perché o voeiva reçità ma o l’è morto primma, alloa se ne son andaeti…Sapesse però quanta fatica per tirare avanti con questo finto fantasma…”

Celeste      :- “E’ forse quel tizio quel… Amilcare Fossa addetto alle pompe funebri?”

Brigida     :- “E comme scià fa a sveilo?”

Celeste      :- (perplessa) “Mah.. non so propprio”

Brigida     :- “O beccamorto do ‘Milcare, Bell’amigo!”

Celeste      :- “Che strano.. Sento delle voci che mi parlano, come se mi suggerissero le domande da farle… Per esempio so, non so come, che suo marito è sempre stato un amatore del teatro e che lei ha sempre cercato di ostacolarlo”

Brigid       :- (Imperiosa) “Chi ghe l’ha dïto?!”

Celeste      :- “No saviae… O me arrivòu in te oege… come se quest’ambiente mi suggerisse”

Fantaxima                                                            :- “Ciù che l’ambiente son mì…bezûga”

Celeste      :- “Ah!... Qualcuno mi suggerisce di non acquistare “

Fantaxima                                                            :- “Brava!”

Celeste      :- (come ripetesse le parole suggerite) “… e di far si che questo spazio rimanga al pubblico applaudente”

Brigida     :-“Ma se fan ûn supermarket hai voglia di pibblico applaudente. Son clienti fissi”

Fantaxima                                                            :- “Ammia bionda, (o rossa) no fatte fregà!”

Celeste      :- “Intendo dire altri tipi di incontri… incontri d’arte con altre Compagnie teatrali, filodrammatiche che mettono cuore in quello che fanno”

Fantaxima                                                            :- “Brava, digghe anche che…” (altro suggerimento)

Celeste      :- “Penso che suo marito non avrà pace se il teatro cambierà uso di destinazione”

Fantaxima                                                            :- “Bene… digghe che se de no a tormento tûtte e neutti a anche tì bella bionda se ti ne fae de bûtteghe!”

Celeste      :- (alla minaccia ha un sobbalzo) “Oh!”

Brigida     :- “Cöse ghe piggia?”

Celeste      :-“Ma… ma chi è che mi parla nelle orecchie?”

Brigida     :-“Mi n’ho manco sillòu… Non mi vorrà mica dire che ci sono i fantasmi pèr dindavvero. Lui poi non può proprio essere perché…o se n’è ito fra e belle creole”

Fantaxima                                                            :- (vede uno straccio  e lo lancia alla moglie)

Brigida     :- (a Celeste) “Ehi, diggo… comme scià se permette de tiäme ûn strasson?”

Celeste      :-“Mi? E ch’a se figûre se me permetto de fälo. Mi n’ho tiòu ‘n bello ninte”

Brigida     :-“Ah, no? E chi l’e staeto alloa, o fantaxima do Bacicalupo? No creddo proppio perché a saieiva staeta troppa fadiga pe’ lé… Ghe o restituiscio” (glielo lancia. Celeste si china per evitarlo e lo straccio va a colpire Amilcare che stava entrando in quel momento)

Celeste      :- (inviperita, esce di scena)

Amilcare   :- (stupito, osserva)

Brigida     :- “E ti, cöse ti ghe fae chì?”

Amilcare   :- “O no serve ciù quello servissio?”

Brigida     :- “Penso…penso de no… armeno pe’ oua”

Amilcare   :- “Comme mai?”

Brigida     :-“Perché…perché” (cammina cautamente guardndosi attorno sospettosa) “..gh’ho puia che ghe segge quarcösa o quarchedûn co fasse di strani schersci, quarcheûn ch’o va a ciattellà e a contà di faeti privae a di ätri…”

Amilcare   :- “No accapiscio”

Brigida     :- “E alloa vorrià dïse che gh’ saià ‘n’ätro fantaxima… magara vegnûo dai Caraibi…”

Amilcare   :- (si guarda attorno impaurito. Passa davanti ad uno specchio riflettendovi la propria immagine, vede e si spaventa) “O fantaxima!”

Brigida     :- (guarda) “Ma nescio! No ti veddi che t’è ti?”

Fantaxima                                                            :- (sparendo dietro ad una nuvola di fumo, tra sé) “Oua commenço proppio a demoäme”

Fine del secondo atto

 

 

Terzo atto

(stessa scena precedente)

SCENA I

(Adone – Martin – Massimo)

Adone      :- (sta sistemando alcune scatole, o cartoni e parla con Massimo) “Comm’a va a sostitûtta da Wanda?”

Martin      :- “L’Ilaria? Ben. A l’ha do talento quella figgieua”

Adone      :- (interessato) “A l’è anche ‘na bella figgia!”

Martin      :- “Le bellezze di alcune donne, una volta uscite dall’estetista… ritornan come prima”

Adone      :- “Cöse te pä da neuva commedia? Ti pensi ch’a piaxià ai critici?”

Martin      :- “Mah… Ti sae comm’a l’è… gh’è a chi piäxe e trame complicae e a chi piaxe quelle che van drïte a-o cheu. Quelli cö nasin in sciù preferiscian quelle cerebrali…e magara te dixan ch’a l’è ‘na commedia svenevole… ”

Adone      :- “Ghe vorreiva o critico giûsto a-o momento giûsto pe’ quello tipo de commedia… natûralmente ben reçità, ma…ritornemmo a l’Ilaria…”

Martin      :- “Tì comme ti a veddi?... Intendo dï comme attrice, me son speigòu?”

Adone      :- (pavoneggiandosi) “Beh… bezeugna provale pe’ poeine savei de ciù”

Martin      :- “E dagghela! Mi diggo che ä fin son sempre loiätre che se fan çerne”

Adone      :- “Dovve a mettemmo ‘sta röba?

Martin      :- “Pe’ oua in to mae box, poi se vedià. Tûtti scignoretti voiätri attori e chi se fa o mazzo o l’è de longo o cappo-comico, anche s’o l’è sempre criticòu… Te salûo” (si appresta ad uscire incocciando Massimo. Gli cede il passo)

Massimo  :- “Salve”

Martin      :- “T’òu chi l’ätro bon” (esce)

Massimo  :- “Ma che diavolo ha?”

Adone      :- “Non farci caso… dimmi piuttosto… hai più vista la bionda?”

Massimo  :- “La signora Celeste? No, perché?”

Adone      :- “Perché lé e a Brigida han dïto che o fantaxima do teatro o l’existe pe’ ‘n davvei”

Massimo  :- “Capirai; l’hanno detto loro! Vogliono farcelo credere così ce ne andiamo senza fare storie. Povero Bacigalupo; non lo lasciano in pace nemmeno dopo quasi dieci anni”

Adone      :- “Ma te pä che ‘n giamondo comme l’è, ch’o meue in te ‘n paradiso comme quello di Caraibi o vegne a fa o fantaxima in te ‘n pertûzo comme questo?”

Massimo  :- “Però la signora Bonaffare giura di aver sentito una voce, preceduta dal sibilo del vento, voce che le raccontava fatti che solo la Brigida e suo marito potevano sapere” (si allontana, apre una scatola e controlla)

Adone      :- (fanfaroneggiando) “Magara o vegnisse da mi a sûggerime ‘n bello trezze pe’ a schedinn-a… Comme se fa a credde ancon ai fantaximi ä giornà d’ancheu…” (SCHIOCCA IN QUELL’ISTANTE UN SONORO CEFFONE ED ADONE TRABALLA PORTANDOSI LA MANO ALLA GUANCIA MENTRE ATTONITO SCRUTA ATTORNO A SE’)
“Ahia!”

Massimo  :- (alza la testa dalle scatole allo schiocco del ceffone, vede lo strano comportamento di Adone e si avvicina) “Ma cöse combini? Ti prendi a schiaffi da solo?”

Adone      :- (stupito incredulo) “Eh? Mah… t’hae visto ninte?”

Massimo  :- “E come no! Ti ho visto saltare come un grillo con la mano sulla guancia. Hai bisogno di riposo… le donne! Ecco il tuo stress!”

Adone      :- (minaccioso vis a vis con Massimo) “Ma che donne e donne… Magara fisse staeto coscì. T’è steto tì!”

Massimo :- “Io? Ma che dici?”

Adone      :- “No ti pensiae pe’’n davvei che me pigge a sberle da solo!”

Massimo  :- “Tu sei fuori come un poggiolo… E’ meglio che vada a dare una mano a Martino finché non ti sarai calmato” (esce)

SCENA II

(Massimo – Celeste – Adone)

Adone      :- “Ma che strano… da ‘n po’ de tempo a ‘sta parte sûccede de tûtto… L’ätra sèia e scene se son misse a camminà da sole… Oua te m’arria ûn mascon e no gh’è nisciûn…”

Celeste      :- (entrando) “Si puo?”

Adone      :-  “Signora Bonaffare… entri pure”

Celeste      :- “State traslocando?”

Adone      :- “A quanto pare non abbiamo altra scelta”

Celeste      :- “Quanta fretta”

Adone      :-“Son i ätri ch’han sprescia”(si avvicina intenzionato) “Signora Bonaffare…”

Celeste      :- “Mi chiami Celeste”

Adone      :- “Celeste.. Scià l’ha quarche impegno stasèia?”

Celeste      :- (gattona) “A l’è ‘na proposta?”

Adone      :- “Vorrei invitarla a cena” (controlla i soldi nel portafoglio)

Celeste      :- “Volentieri. E in che ristirante vorrebbe condurmi?”

Adone      :- (mima verso il pubblico che non ha abbastanza soldi) “Ristorante? Veramente pensavo.. scì insomma…a qualcosa di goliardico.. di intimo”

Celeste      :- “Adone…lei mi lusinga. E dovve, a casa seu pe’ cäxo… cenetta intima? a lume di candela?”

Adone      :- (imbarazzato) “Ecco.. pensavo a.. alla pizzeria <Da Gennaro>, vendono anche la pizza da asporto”

Celeste      :- “Una pizza? Lei mi invita a cena con… una pizza?”

Adone      :- “Mi scusi… in non credevo che…”

Celeste      :- (dandosi importanza) “Ad una signora come me una pizza… e da asporto! E mi dica… a mangemmo in sci schaen da Gëxa de San Frûttuoso?!”

Adone      :- (sempre col portafoglio in mano, ricontrolla quanto ha. Poi, contrito…) “Forse ci usciva anche una birretta…”

Celeste      :- (nota ed afferra la situazione, appare dispiaciuta) “Ho capito…E’ in bolletta!”

Adone      :- (sconsolato) “Che figûa da cioccolattae ch’ho feto…”

Celeste      :- (si avvicina con fare materno) “Su, non se la prenda… capita. Berrò volentieri un caffè, le va?..La cena la faremo quando…” (lancia uno sguardo al locale) “…si sarà concluso l’affare e… offrirò io. Abbiamo o no la parità?”

Adone      :- “Lei è proprio una gran donna” (cerca di abbracciarla e ne riceve un ceffone. Sbalordito esclama) “Pe’ ancheu duì lerfoìn l’ho rimediae” (si avvia all’uscita scontrandosi con Massimo che rientra. I due si guardano, Adone esce)

Massimo  :- “Buongiorno signora Buonaffare”

Celeste      :- “Buongiorno a lei…”(avvicinandosi) “Mi dica… tutto tranquillo qui dentro… Niente di strano?”

Massimo  :- “Beh, se escludiano Adone che si è preso a schiaffi da solo, le dirò che ho sentito lo schiocco di una sberla, mi volto e vedo Adone che sbanda e si porta la mano alla guancia dolorante”

Celeste      :- “Sono stata io”

Massimo  :- “Lei?... Ma no, eravamo solo noi due”

Celeste      :- “Ma quando è successo?”

Massimo  :- “Poco fa”

Celeste      :- “Allora non sono stata io. Ha per caso accennato ad un… fantasma?”

Massimo  :- “Sì, ne avevamo parlato prima dell’incidente”

Celeste      :- (si guarda attorno timorosa, si avvicina a Massimo prendendogli le mani) “Non parliamo di fantasmi, specialmente di un certo fantasma in questo luogo”

Massimo  :- “Non mi dica che ci crede anche lei all’anima che vaga in pena perché non stanno rispettando le sue volontà” (si sente uno scricchiolio di un uscio che si apre e Celeste salta quasi nelle braccia di Massimo. E’ Lucia che entra)

SCENA III

(Massimo – Celeste – Lucia)

Lucia        :- (entrando) “Bezeugna dagghe de l’euio a ‘sta porta ch’a scruscia” (vede i due abbracciati) “Oh!... Scûsae” (si avvia per uscire)

Celeste      :- (scostatasi da Massimo) “Non se ne vada, la prego!”

Lucia        :- (sorniona) “Ma l’è mëgio che restae soli… coscì poei parlà ciù ben…!”

Massimo  :- “Soli?... Questo e tutto da vedere!”

Lucia        :- “Beh, in questo momento ghe son mi, ma me ne vaddo sûbito”

Massimo  :- (con circospezione) “Alludevamo a strani rumori… allo scricchiolio della porta..”

Lucia        :- “A porta?... Ma eo mi ch’intravo”

Celeste      :- “Ma dopo quello che è accaduto… sentendo il cigolio dell’uscio… me son spaventà e..”

Lucia        :- “… e a l’ha faeto ûn butto nella braccia del giovinotto”

Celeste      :- “E’ inutile che vi giriamo attorno. Qui dentro c’è qualcuno che noi non vediamo e… che lui ci vede…”

Lucia        :- “O l’è o Segnô! Lé o vedde tûtto e o sa tûtto”

Massimo  :- “Ma non intendeva quel LUI…” (accenna in alto)

Lucia        :- (sottovoce) “Voei dï a...”

Celeste      :- “Per carità, niente nomi!”

Lucia        :- “Ma mi nommi no n’ho faeto… no so manco comm’o se ciamma questo fantaxima”

Massimo  :- “L’ha detto!”

Lucia        :- “Stae a sentì bella gente. Mio maiò, il Martino Cabona, diceva che ogni cosa a l’ha a seu spiegazion logica… solo che a votte no semmo qual’a l’è. Cöse l’è sûccesso?”

Massimo  :- “Si tratta di… quello che ha fatto volare le carte e che…”

Lucia        :- “Ah, ti veu dï o…”

Celeste      :- (saltando ancora fra le braccia di Massimo) “Aiuto... lo dice, lo dice…”

SCENA IV

(Massimo- Celeste – Lucia – Angiolinn-a)

Angiol.     :- (entra e vede i due abbracciati) “Ah!... Ma ti t’arrembi a tûtte, belle e brûtte e anche ciù vëge de tì!”

Celeste      :- (allontandosi) “Questo poi è da dimostrare”

Angiol.     :- “Basta vedde a carta d’indentitae”

Massimo  :- (imbarazzato) “Angela… Giò…Ecco... noi…”

Angiol.     :-“Ma che Giò del beliscimo. Intanto eivi abbrassae. T’è pëzo de l’Adone”

Celeste      :- “Suvvia Angela, le apparenze ingannano”

Angiol.     :- “Lì apparenze no ghe n’éan!”

Massimo  :- “Tu, ti accendi subito come un cerino senza dare ascolto. Ti metti in testa un’idea e quella deve essere”

Angiol.     :- (a Massimo) “Sei un farfallone!... Fai collezione di farfalle!”

Lucia        :-“Colazion de farfalle? Che schifo!”

Celeste      :- “Collezione, raccolta e non <colazione>”

Lucia        :- “Angiolinn-a no pensà sempre mâ… pe’ quello ghe son za mì…Han sentïo o rûmore de ‘na porta ch’a s’arviva… pensavan a quello che no diggo perché no se sa mai… a Celeste a s’è spaventà e…a s’è arremba a lé pe’ a puia”

Massimo  :- (avvicinandosi alla ragazza) “Giò… cara… non devi pensare sempre male ad ogni pié sospinto”

Angiol.     :- (rammaricandosi) “Sono gelosa… non so che farci… Io, non posso stare lontana da te… Scusami Max”

Lucia        :- “E abbrassila, tarlûcco!”

Celeste      :- “Beata gioventù”

Massimo  :- (abbraccia Angiolina, poi i due si allontanano parlando fra loro)

Celeste      :- (a Lucia) “Non ho trovato a casa la signora Bacigalupo. Sa dove sia andata?”

Lucia        :- (con naturalezza) “A Staggen”

Celeste      :- “Mio Dio!... Ma quando è successo?”

Lucia        :- “Stamattin de bonn’öa”

Celeste      :- “Non capisco… E’ successo stamattina ed è già a Staglieno… Ma in che modo e andata la…”

Lucia        :- (interrompendo) “Con l’autobus. L’è o giorno ch’a va a-o camposanto e a l’aççende ûn mocolotto dä statua da Santa Fede, pe’ seu…”

Celeste      :- “Stop!. Ninte nommi prego, stemmo in guardia” (ai due ragazzi) “e anche voiätri duì“

Lucia        :- “Gh’han ätro da pensà… s’o passesse de de chi no se n’accorzievan manco”

Angiol.     :- “E chi dovieiva passà?”

Lucia        :- “Ma o fantaxima, no?”

Celeste      :- “Noo!... A l’ha dïto!”

                 (RUMORE DI PASSI ALL’ESTERNO, UN GRIDO E UN TONFO. CELESTE SCAPPA FUORI A SINISTRA, LUCIA A DESTRA TENTANDO INUTILMENTE DI AVVERTIRE I DUE INNAMORATI CHE NON SI ACCORGONO DI NULLA)      

(Pausa con un attimo di buio)

SCENA V

(Massimo – Angiolinn-a - Lucia – Ilaria)

Ilaria         :- (adirata entra zoppicando sorrettada Lucia) “Ma è mai possibile che non ci sia una lampadina accesa sopra a quei gradini?...Ohi, ohi…”

Massimo  :- (avvicinandosi con Angiolina) “Cosa t’è successo?”

Lucia        :- ”A l’ha piggiòu ‘n schincapé”

Angiol.     :- “Te fa mâ?”

Ilaria         :- “Mi sento tutta rotta… la luce era spenta…”

Angiol.     :- “Quande son intrà mì a l’èa aççeiza”

Ilaria         :- (con lo sguardo assente borbotta) “Si esprimono spegnendo e accendendo le lampadine…la radio, la televisione…” (con un soffio di voce) “… facendo rumori alle finestre e alle porte…spostando le lancette dell’orologio..”

Massimo  :- “Superstizione” (ad Angiolina) “Sarà bene che ce ne andiamo” (controlla l’orologio) “Sono già le…” (stupito) “LE DOdICI?... Ma se si sta facendo buio!” (pone l’orologio accanto all’orecchio) “Eppure funziona” (a Lucia) “Lei che ora fa?”

Lucia        :-“No gh’ho de releuio, ma da o rosiggio dieiva che che l’è l’öa de çenn-a”

Angiol.     :- (controlla l’ora) “O mae o segna eutt’öe…comme quande son intrà”

Massimo  :- “Sarà il magnetismo che c’è nell’aria”

Ilaria         :- (pensosa) “La lampadina… gli orologi… Sembra che qualcuno voglia comunicare con noi”

Luci          :- “E se mai o scrivià ‘na lettia, o ‘n messaggio in sciò cellulare”

Ilaria         :- (occhi fissi nel vuoto, sussurra) “Sta accadendo qualcosa di strano”

Angiol.     :- (anch’essa a bassa voce) “Perché?”

Lucia        :- “Ma séi tûtte röche?”

Massimo  :- “Si stanno suggestionando a vicenda. Ragioniamo: non si può continuare a pensare quello che VOI pensate. Sono cose da medio…” (impietrito non riesce a proseguire e additta balbettando un pannello che sta muovendosi) “e..evo..”

Lucia        :- (sobbalza) “Là… i pannelli… se…se mescian da soli…”

Ilaria         :- (impaurita) “E’…E’ LUI!”

Angiol.     :- “O FANTAXIMA!” (si affievoliscono le luci fino a spegnersi)

SCENA VI

(Massimo – Lucia – Angiolinn-a – Ilaria – Amilcare)

                     (Riappare gradatamente la luce. Al centro della scena, impalato, c’è Amilcare, sempre vestito di nero, sguardo fisso nel… nulla. I presenti, impietriti, si allontanano ai lati. Constatano che quel tale è Amilcare e comicamente, passo per passo, si avvicinano)

Angiol.     :- “O pä l’ometto neigro”

Amilcare   :- “Cös’éi da ammiäme?... No m’éi mai visto?”

Massimo  :- “Cribbio… Sei entrato al buio come un ladro”

Amilcare   :- “E perché éi asmortòu a lüxe…? L’è mancòu poco che ingambesse”

Ilaria         :- “Ma da dove ne viene?”

Amilcare   :- “Dä portetta zù de sotta… Eo appena-a smontòu da-o servissio”

Lucia        :- “Servissio da beccamorto!”

Ilaria         :- “Il y a aussi le fisique dû rôle”

Amilcare   :- “Eo a l’ûspià in atteisa… de clienti” (movimenti comici per scongiuri. Tocca-ferro, segni della Croce) “Ma cöse fae?”

Massimo  :- “Gli scongiuri… Ma come mai la sua presenza qua?”

Amilcare   :- (con aria ferale) “M’han ciammou pe’n servissio speciale… per il quale ci vuole un uomo spigliato” (indica se stesso)

Lucia        :- “E gh’ammanca òua anche l’uomo spogliato!”

Amilcare   :- “Mi son sempre disposto a fa ûn piaxei a chi m’ha ciammou” (esce)

Ilaria         :- “Che tipo strano” (A Massimo) “Che ora sarà adesso?” (istintivamente tutti controllano l’ora) “Il mio segna le 22”

Angiol.     :- “Anche o mae o fa dëx’òe”

Massimo  :- “Sarà finito il magnetismo. Anche il mio. Minuto più, minuto meno, fa la stessa ora”

Ilaria         :- “Allora proviamo?”

Massimo  :- “Manca Martino”

Lucia        :- “O l’è andaeto a piggià contatti pe’a proscima recita”

Angiol.     :- “Max, falla tu la parte di Martino per questa sera…Mi ci trovo meglio”

Lucia        :- “Saià mëgio perché e scene d’amô faete con mae màio fan scc-euppà da-o rïe”

Massimo  :- “Pronta?” (gli altri siedono attorno a guardare)

Angiol.     :- (con marcata esagerazione) “Oh, Arturo t’ho aspëttòu tanto arente a-o costo de ortiche e arente a-e muje ma ti, no ti arrivavi mai. T’è sempre staeto puntuale. Oh, Arturo...t’hae perso o filobus foscia? Vegni da quest’ani-ma in pena ch’a t’aspëta sempre arente a-o costo de ortighe”

Lucia        :- (sullo stesso tono) “…vixin a-e muje!”

Ilaria         :- “Ssst!”

Angiol.     :- “Dimme Arturo… ti gh’hae  mïga ‘n’ätra donna?”

Lucia        :- “Arturo, digghe de no”

Massimo  :- “Ma lo sai Peppa che amo solo te”

Ilaria         :- “Peppa?”

Massimo  :- (agli altri) “Ma volete stare un po’ zitti? Come facciamo a recitare?”

Ilaria         :- “Scusa Massimo, questa scena farà pure ridere la gente, ma come si fa a dire: (si alza e con esagerata enfasi) <TI AMO… PEPPA> “Perché non la chiami Giò?... Dire <ti amo Giò>, rende meglio, ti pare?”

Massimo  :- “Insomma… se ad ogni battuta dobbiamo fare queste filippiche non la finiamo nemmeno fra un anno. Volete fare diverso? Padronissimi! Fate voi la regia ed io me ne vado”

Lucia        :- “E no arraggiäte, se no te vegne l’ernia a-o steumego e ti riscc-i de andà a fa compagnia a-o fantaxima”

Amilcare   :- (da fuori scena, impersonando il fantasma) “Ma insomma! Voei ciantäla lì de rompime l’anima? Che me lasciae quëta!” (tutti si agitano parlando confusionatamente. Si muovono agitati)

Ilaria         :- “Via, via tûtti!”

Lucia        :- “Oh, Segnô benéito!”

Amgiol.    :- “Fïto, fïto”

Massimo  :- “Coraggio… scappiamo!”

SCENA VII

(Amilcare – Adone Celeste)

Amilcare   :- (entra incavolato sparlando di Brigida) “Vatte a fià de donne. Primma a me ciamma pe’ fa o fantaxima, poi a me dïxe che no serve ciù…ch’a l’ha puia do fantasma vero… Vanni a capì… E a no m’ha pagòu o straordinario”

Adone      :- (entra da destra) “Ti mogogni da solo?”

Amilcare   :- “Tanto no costa ninte. Se çercae a scià Brigida a l’è zù de sotta ch’a cataloga anche i bricchetti. A me deve pagà pe’ ‘n servissio che gh’ho faeto”

Adone      :- “Servissio… fûnebre?”

Amilcare   :- “Ancon no… A m’ha dïto ch’a me paghià quande a l’incascià i dinae da vendita… Ma s’a no vende?”

Adone      :- “Dipende da-o servissio che ti gh’è faeto…O se peu savei se l’è lecito?”

Celeste      :- (entra da sinistra e si guarda attorno apprensiva)

Amilcare   :- “Se o servissio o l’éa lecito no saviae ma…” (fiero) “Ho daeto a mae parolla!”

Celeste      :- (avvicinandosi) “E la signora, la sua parola l’ha mantenuta?”

Amilcare   :- “Me pä de no”

Adone      :- “E alloa còntine”

Amilcare   :- “No posso divelo… no posso dïve che gh’ho faeto o fantaxima”

Celeste      :- “Il fantasma? E perché?”

Amilcare   :- “L’ho dïto?...Comunque anche Voscià scià o saveiva… me l’ha dïto a Brigida”

Adone      :- “Ah!... Ma alloa t’è tì che ti m’hae daeto ûn lerfon! Brûtto gagliöto!”

Amilcare   :- “Mi? E qande mai? No me permettieiva”

Adone      :- “Saià mëgio che me ne vadde primma che m’acciappe o nervoso”

Celeste      :- “Suvvia, l’aiuto io se ha da fare”

Adone      :- “La proposta è allettante”

Amilcare   :- “Intanto che v’alleitae, mi me ne vaddo. Bona” (esce)

Celeste      :- (si tocca infastidita un orecchio) “Ci sono dei momenti in cui mi sembra che qualcuno mi sussurri alle orecchie…mi sembra di sentire una voce”

Adone      :- (tra sé) “Saià questiòn de savon” (a lei) “A-o Martin invece ghe sûccede de parlà con quello che nisciûn vedde e che… no nomino perché no se sa mai…Scià Bonaffare, a seu agenzia a l’ha poi combinòu l’affare?”

Celeste      :- “Perché le interessa tanto?”

Adone      :- (avvicinandosi intenzionato) “Perché una signora come lei, col suo charme, ha il fisique dû rôle pe’ fa l’attrice de teatro o-a televixon”

Celeste      :- (pavoneggiandosi si dà un’aggiustata ai capelli) “Lei dice?”

Adone      :- “La stoffa ce l’ha.. anche troppo… Mi ne levieiva ûn po’ ”

Celeste      :- “Lei è un birbante…Ci sa fare col gentil sesso”

Adone      :- (con savoir faire) “Lei mi turba…” (le cinge le spalle) “Perché non compra tutto a suo nome e poi ne facciamo un bel teatro dove lei sarà la star?”

Celeste      :- (con praticità e tono fermo, additando la propria fronte) “Giovanotto, non c’è mica scritto qua sopra <Sali e ti abbacchi>. I milardi no son mïga de castagne secche”

Adone      :- “Eh? Miliardi?.Ma chi se ‘n’importa… E’ il mio cuore che batte per lei”

Celeste      :- “Credo che batta anche per lei, altrimenti non sarebbe qui a farmi certe proposte… Capisco benissimo che questa proposta d’amore è per…”

Adone      :- (interrompendola, con teatralità) “Ebbene sì, è per amore…”

Celeste      :- “… dei soldi!...Io cerco un uomo che mi ami per me stessa…”

SCENA VIII

(Adone – Celeste – Fantasma – Ilaria -Martin)

Fantaxima                                                            :- (si ode un sibilo di vento e la voce del fantasma fuori campo) “Ma no t’hae ancon capìo beròdo che questa a te tîa l’arpettà e poi a l’accatta pe’ fäghe sciortì ûn supermarket?... A ve lascia tûtti in braghe de téja!”

Adone      :- (che si era agitato, balbetta) “Ma chi l’è?” (alla donna) ”Scià l’ha sentïo ‘na vöxe?”

Celeste      :- “Una voce? Non ho sentito nulla”

Adone      :- “Vaddo a vedde” (va dietro le quinte)

Ilaria         :- (entra da destra con Martin) “Buonasera, sola?”

Celeste      :- “Buonasera… C’è il signor Adone di là”

Adone      :- (da dietro le quinte) “’Milcare se t’è tì te saero in ûnn-a de teu casce” (rientra perplesso) “No gh’è nisciûn”

Ilaria         :- “Anche tu parli da solo?”

Adone      :- “Ho sentïo… o me pä d’avei setnïo, ûnn-a vöxe ch’a me dava do berodo… se vedde che me l’ho asseunnòu”

Martin      :-(che ha intuito) “No däte pensiero.. de berödi in gïo ghe n’è in abbondanza… Saià sûggestiòn”

Adone      :- “Sûggestion? Ma mi ho sentïo comme ‘na specie de avvertimento”

Ilaria         :- “Come sarebbe a dire?”

Martin      :- “Scommetto che a question a l’è a maexima…o teatro e questa scignoa” (indica Celeste)

Celeste      :- (al fine di evitare domande, si alza) “Devo andare a prendere delle misure… compermesso” (esce a sinistra)

Adone      :- “Aspetti, l’accompagno” (la segue)

Ilaria         :-  “Sarà meglio che vi tenga compagnia” (esce anch’essa)

SCENA IX

(Martin - Fantasma – Celeste)

Fantaxima                                                            :- (apparendo a Martin) “Martin,  ne stan fregando e mi gh’ho ciù pochi giorni a disposizion”

Martin      :- (ha un sobbalzo e si porta una mano al cuore)“Poscito vegnì… Ma no ti peu avvertïme primma…Ogni votta ti me fae vegnì ûn patiretto”

Fantaxima                                                            :- “A mi o m’è za vegnûo… Dovemmo scistemmà a bionda”

Martin      :- “A Celeste?”

Fantaxima                                                            :- “A n’ha faeto ciù lé che Carlo in França… Damme ‘na man a leväme ‘sto mon in sciò steumego e te saiò riconoscente”

Martin      :- (preoccupato) “Ehi, diggo…in che mainéa? Ammia che mi veuggio restà chi zù ciù che posso”

Fantaxima                                                            :- “Ma ammia che in fondo no se ghe sta mïga mä e poi… se ne vegne a savei de quelle…” (gli sussurra all’orecchio)

Martin      :- (stupito) “Ma no!”

Fantaxima                                                            :- “E ti veu che nö sacce?” (gli parlotta ancora all’orecchio)

Martin      :- (sbruffando dal ridere) “Questa a l’è proppio grossa..”

Fantaxima                                                            :- “Mescite però se no ne fregan e quella a me sta proppio in sciè ‘na…” (Si ode un forte tuono; volge lo sguardo in alto, si tappa la bocca e si scusa) “Domando scûsa…a me stava scappando de bocca. Ah! Ho capìo…vegno sûbito” (A Martin) “Me riciamman… magara me dan ‘na tià de oege…Spero de poei ritornà… ciao” (via)

 Martin     :- “Ciao… Ma ammïa ìn po’ che inghippo…”

Celeste      :- (rientra da sinistra) “Fatto! Ho controllato le misure”

Martin      :- “Ilaria e Adone?”

Celeste      :- “Sono di sotto con la signora Brigida… Adesso devo andare”

Martin      :- (serio) “Scià s’assette ‘n momento che ghe devo parlà”

Celeste      :- (sedendo) “Che aria funerea… Ma non se la prenda, vedrà che troverà un altro teatro”

Martin      :- (come il gatto che gioca col topo) “M’è arrivòu in te oege che ‘na certa Celeste Bonaffare a no l’è pe’ ninte Celeste né manco Bonaffare…”

Celeste      :- (agitandosi) Ma cöse scià dixe… scià dà di ciocchi? Ma chi può avergli raccontato una simile panzana?” (cerca di riprendere padronanza di se stessa)

Martin      :- “Me l’ha detto una persona… beh, proppio persona non saprei… è uno che ora ti vedo, ora non ti vedo, però mi ha detto che in realtà lei è: GIOVANNA ZERBINI alias MARISA TESSORI alias CELESTE BONAFFARE!... e chissà quanti altri alias!”

Celeste      :- (scatta inviperita)  “Tutte balle! Fuori le prove se le ha… vendifûmme!”

Martin      :- (serafico) “Eh, no… vendifûmme sarà lei. Le prove? Ma basta sentì e Questûe de diverse çittae e controllà…” (le prende un braccio e indicando la mano) “..e impronte digitali”

Celeste      :- “Ahi!... Villano, mi sta facendo male!”

Martin      :- (lascia la presa) “Lei ha fatto del male! Sotto falso nome ha acquistato dei terreni, degli immobili… Ha messo il piede in questo teatro anticipando un acconto e poi, come ha già fatto… scià piggieva o xeuo mettendo in fallimento l’agenzia che.. guarda caso… ogni votta a cangiava nomme”

Celeste      :- (disfatta, cade a sedere e si copre il volto) “Sono rovinata!”

Martin      :- “Vuole una via d’uscita? Gliela do: convinca la signora Bacigalupo a farci recitare col pubblico prima della scadenza dei dieci  previsti, oppure lei COMPRA E PAGA SENZA INGANNI e firma un impegno con noi”

Celeste      :- “Ma lei è matto. Non potrei farlo nemmeno volendo. Io sono solo una mediatrice ed i miei soci mi sbranerebbero… Mi no gh’ho i dine pe’ fa quello che scià veu…Oramai l’è tardi…”

Martin      :- “Per Giovanna Zerbini, nota alle Questure come <Giovanna la bionda> (o la rossa), non è mai tardi”

Celeste      :- (vedendo che non c’è via d’uscita) “Cercherò… di trovare un escamotage”

Martin      :- “Ghe conto”

Celeste      :- (come una sfida) “Vedo che lei non è molto diverso da me, Mi sta ricattando”

Martin      :- (comico) “Ma no! Come ha fatto a saperlo?”

Celeste      :- (stizzita) “Lei è.. e…”

Martin      :- “Esatto! E òua l’è mëgio che scià se dagghe da fa perché o tempo…o passa!”

Celeste      :- (si avvia indispettita e…viene sgambettata dal fantasma rischiando di cadere. Esce)

SCENA X

(Martin – Fantasma – Amilcare – Lucia – Angiolinn-a – Adone – Massimo - Celeste)

Fantaxima                                                            :- “Ah, ah, ah”

Martin      :-“Giamba! T’han mollou?”

Fantaxima                                                            :- “No fa o spiritoso”

Amilcare   :-  (eentra) “L’è permisso?”

Fantaxima                                                            :- “O mae sostitûtto” (schiocca le dita o batte le mani e Amilcare resta bloccato. Il fantasma gli gira attorno, lo osserva) “Segûo che, ammiandolo ben, o gh’ha proppio o muro da fantaxima de seconda classe” (altro schiocco di dita ed Amilcare riprende a camminare)

Amilcare   :- (a Martin, dopo aver osservato) ”Che faccia da fûnerale”

Martin      :- (seccato) “Bella a teu!.... Cöse ti veu?”

Amilcare   :- “A scià Brigida  m’ha dïto ch’a no l’ha ciù de bezeugno di mae servissi extraprofessionali”

Martin      :-“De quelli professionali teu ne femmo voentea a meno”

Amilcare   :- “Ma a ti te faieiva o sconto!”

Martin      :- (facendo le corna) “Grassie, ben gentile!”

Lucia        :- (entra con Adone, Angiolinn-a, Massimo e Celeste. Siede accanto al marito)“Ti me paggi zù de corda” (toglie i tarocchi dalla yasca e si appresta a fare un gioco)

Angiol.     :-  “Che àia da fûnerale”

Amilcare   :- “L’ho zà dto mi”

Angiol.     :- (ironica) “Dïto da lé…!”

Adone      :- “Alloa?... Tûtto a rotoli?”

Martin      :- (avvilito) “No ghe l’emmo faeta”

Celeste      :- “Signor Cabona, mi creda… ho provato, tentato ma la situazione non è più nelle mie mani”

Lucia        :- “Ma e carta divan o conträio, comme mai?”

Martin      :- “Tsè… e carte…” (a Massimo) “Regista, poemo portà via i tacchi”

Massimo  :- “Di già?”

Martin      :- “Oramai…”

Adone      :- “Portemmo zà via ûn po’ de röba?”

Angiol.     :- “Ve daggo ‘na man”

Celeste      :- “Mi spiace vermente… qualcuno ci ha giocati”

Massimo  :- “E chi?”

Celeste      :- “La <Marketing Corporation>”

Angiol.     :- “Mai sentîa nominà”

Lucia        :- (trionfante, agita una carta) “A donna de dinae!”

Ilaria         :- (entra sorridente con un documento) “Salute a tutti…Ma che facce allegre!”

Martin      :- (rivolgendo lo sguardo in alto) “Ma no ti peu proppio fä ninte”

Lucia        :- (al marito) “Martin Cabonn-a, da’n po’ de tempo ti me paggi strano. Saià megio che te porte a fa ‘na vixita… da o veterinäio!”

Ilaria         :- “Coraggio gente di poca fede!” (agitanto il documento) “Qui c’è la soluzione del problema!” (tutti prestano attenzione) “Vi leggo solo le parti salienti: <Compromesso di vendita tra la signora Brigida Bacigalupo e la società Marcketing Corporation>”

Celeste      :- “La società che ha acquistato per la quale la signora Bacigalupo aveva ricevuto da noi una caparra…”

Ilaria         :- “…caparra che la Marketing ha rimborsato alla sua agenzia in doppia misura e che è subentrata nell’acquisto di questi locali”

Massimo  :- “Ma a noi che ce ne frega? Restiami fuori comunque”

Lucia        :- (che nel frattempo armeggiava con le carte) “Ecco l’ätra carta… a donna de dinae!”

Martin      :- “Torna con ‘ste carte?”

Angiol.     :- “Vanni avanti Ilaria”

Ilaria         :- (contenta) “Ma quello che non sapete è che la società in questione…è di mio padre!”

Adone      :- “Piaxei de saveilo… ma no cangia ninte”

Angiol.     :- “Cöse gh’intra oramai teu papà?”

Ilaria         :- “Papà mi ha raccontato che gli è apparso in sogno un suo vecchio compagno d’armi, morto da molti anni e gli ha detto che doveva permettere a sua figlia di lasciarle fare ciò che gli stava più a cuore: recitare! In compenso gli avrebbe suggerito quali numeri del superenalotto giocare, solo però se le cose fossero andate come da lui suggerite”

Amilcare   :- “Se porrieva savei quae nûneri?”

Lucia        :- “Ti taxi, berodo”

Massimo  :- “E allora?”

Angiol.     :- (content)  “Ma non capite? Ciò che sta più a cuore a Ilaria è il teatro… Quella maldetta pövie do palcoscenico ch’a t’intra in ta pelle e ch’a no va via manco con a poligrinn-a”

Ilaria         :- “Dice bene Angiolina: mio padre, dopo quel sogno che lo ha alquanto turbato e dietro mia insistenza, ha lasciato carta bianca a me. E se la Compagnia <Amixi de Zena> vuol rimanere qui, farà ripristinare il teatro ed il vincolo si protrarrà di dieci anni in dieci anni”

Lucia        :-“E carte!... l’ho dïto mì… a donna de dinae!”

Martin      :- (guardando in alto) Giamba… Grassie!”         (tutti manifestano contentezza, si congratulano con Ilaria. Solo Celeste è triste. Martin le si avvicina) “Grazie lo stesso signora Celeste”

Celeste      :- “L’avrei fatto volentieri e non per le minacce nei miei confronti, ma per il vostro attaccamento al teatro alla Compagnia…  In fondo anche a mì me piäxe o teatro”

Martin      :- “Perché non prova a farne parte anche lei?”

Celeste      :- “Davvero.. posso?”

Martin      :- “Perché no?” (indicando Massimo) “O regista o l’è lé. Ma che nome adopera… che alias?”

Celeste      :- “Saila La bionda” (o La Rossa)

Angiol.     :-“Saila? O pä ‘n nomme arabo”

Celeste      :- “E’ il contrario di <alias>”

Adone      :- “Ragazzi, abbiamo una nuova attrice: Saila La Bionda!”

Ilaria         :- (felice) “Che nome diamo al teatro?”

Angiol.     :- “Dieiva de lasciälo comm’o l’è: <Gio Batta Bacigalupo>”

Fantaxima                                                            :- (fuori campo) “Me pä finn-a giûsto!”

Lucia        :- (impaurita) “Ma chi… chi ha parlòu?!”

Celeste      :- (guardando Amilcare) “Il.. il fantasma!”

Amilcare   :- “Stavotta mi no gh’intro!”

Ilaria         :- “Non esageriamo adesso. Questa storia è andata fin troppo avanti e rovinerebbe il teatro. I fantasmi NON ESISTONO!”

(SI ODE UN SBILO DI VENTO, LE LUCI SI ACCENDONO E SI SPENGONO E APPARE, VISIBILE A TUTTI, IL FANTASMA VESTITO DI BIANCO)

Fantaxima                                                            :- “NON ESISTONO? E ALLOA MI CÖSE SON?!”

(Fuggi fuggi generale mentre il sipario si chiude)

                    

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