OH AMANTE MIA
TITOLO ORIGINALE DELL'OPERA: O MISTRESS MINE
Commedia in tre atti
di TERENCE RATTIGAN
VERSIONE DI LAURA DEL BONO
PERSONAGGI
OLIVIA BROWN
SIR JOHN FLETCHER
MICHELE
BOLTON
MISS DELL
LADY DIANA FLETCHER
MISS WENTWORTH
La scena rappresenta il grazioso appartamento di Olivia Brown, in un quartiere elegante di Londra. Per essere pi precisi, l'appartamento del Ministro in carica durante la guerra, sir John Fletcher, ed quindi pi che la casa di due coniugi, perch formata oltre che dal buon gusto da tutte le civetterie d una donna che appena entrata nel gran mondo. E poich ci sa anche stare benissimo, la casa lo specchio della sua raffinatezza svagata e della stia eleganza istintiva.
Commedia formattata da
ATTO PRIMO
Olivia - (al telefono) Ministero del Tesoro? Interno 35987 per favore. Pronto?... Sono Olivia... Posso parlare col Ministro?... Oh, non possibile... Eh... ma io lo conosco... Scommetto che starete giocando alla battaglia navale... Ma via... per un momento solo. Avanti, di che cosa avete paura... che gli faccia sbagliare le somme del bilancio... od altro?... Ascolto, Dick!... E va bene! Uscir con voi venerd alle otto... Bene. (Pausa) E' lei, eccellenza?... Parla Olivia Brown... Mi dispiace di disturbarla sapendo che ha tanto da fare... E' per gioved sera... Pu, vero?... Oh, che peccato! Proprio mi dispiace! Celia Wentworth, la scrittrice, muore dalla voglia di conoscerla. E' semplicemente entusiasta della sua autobiografia... Dice Celia che lei spreca il suo ingegno dedicandosi alla politica. Lei uno scrittore nato... Oh, come caro! Grazie tante. Altrimenti Celia ne avrebbe avuto il cuore spezzato. S, alle otto e mezzo... e... ancora grazie. (Posa il ricevitore. Pausa breve. Forma un altro numero di telefono) Miss Wentworth... tutto il giorno che cerco di telefonarvi... Parla Olivia Brown... Potete venire a pranzo gioved? Oh, vi prego!... venite... Venite dopo il teatro... Allora alle otto e mezzo... Non pi tardi delle otto e mezzo perch molto probabilmente John dovr ritornare al Ministero... Ebbene, lasciate perdere l'ultimo balletto... Quale? Oh, mia cara, non vorrete mica vederlo ancora! Tutti quegli enormi cigni che corrono appresso a quel ridicolo adolescente... Ci sar anche il Cancelliere dello Scacchiere il quale un vostro grande ammiratore... Semplicemente... vi adora/ La vallata, risplendente ... Verrete? Magnifico! Allora alle otto e mezzo. L'indirizzo lo sapete? In tutti i modi guardate nell'elenco telefonico sotto Fletcher... John Fletcher... Perfetto. (Posa il ricevitore e annota nel suo taccuino d appuntamenti.. Breve pausa. Suona il telefono) Pronto... chi la vuole? Oh, pronto, Giovanna cara! Non avevo riconosciuta la tua voce... Dici davvero? Oh, John non mi dice mai nulla... Tu sei la mia fedele informatrice... E chi sar il nuovo sottoprefetto alla Guerra?... No! Non il povero vecchio Freddy?! Oh, sono proprio contenta... Finalmente all'onor del mondo! Laura sar raggiante... Adesso le telefono subito... E questo prova che ha avuto ragione lui di starsene in disparte, buono buono, tutti questi anni, col suo aspetto severo e senza mai fiatare... Oh, no, cara! Ha anche pensato molto poco, vero... Credo che ti sbagli... Non mai stato liberale... E' stato mandato via da Eton... espulso... Cacciato via perch era troppo indietro negli studi... Ho sempre avuto tanta compassione per i primi della classe! E' una tara gi prima di cominciare. (Pausa. Entra Polton, una fine cameriera di mezza et, di aspetto molto serio e distinto. Ha un telegramma in un vassoio. Olivia le fa cenno d aprirlo. Polton eseguisce) Ecco, ecco, John un'altra cosa! Lui ha frequentato una scuola mista canadese... s, s... era il primo della classe... s, ... come si dice... laureato a pieni voti, ma tutto perch, allora, era campione di hockey su ghiaccio, capisci... eppoi, ecco... essere Ministro in tempo di guerra conta molto meno... (Intanto ha letto il telegramma che Polton ha aperto. Sussulta. Polton, sulla soglia della porta resta esitante) Oh, scusa, cara, scusa... ma ricevo ora una notizia meravigliosa! Un telegramma di Michele, il mio bambinetto... E' arrivato in Inghilterra. (Polton esce. Leggendo) Arrivato felicemente arrivederci stanotte tardi ... Sapevo che era partito dal Canada, ma non sapevo... Non dicono mai nulla! No, sono cinque anni che non lo vedo... Lo mandai laggi nel trentanove... (Chiama) Polton! Polton! (Al telefono) Scusa, cara, ma ti devo lasciare... ti dispiace? Sono troppo agitata... ti richiamo domattina (Posa il ricevitore. Entra Polton) Polton, mio figlio arrivato in Inghilterra.
Polton - (sorridendo benignamente) Lo so, signora, ho sentito quando lo diceva al telefono. Sono proprio contenta. (Prende l'apparecchio telefonico dalle mani di Olivia e lo posa accanto al divano).
Olivia - Grazie, Polton. E' una notizia meravigliosa. (Rilegge il telegramma) Che ragazzo sventato! Perch non mi dice la stazione? Avrei potuto andargli incontro...
Polton - Suppongo che il bambino sar accompagnato da qualcuno che si occuper di lui, vero, signora?
Olivia - Oh, no, non credo.
Polton - (allarmata) Non vorr dire che un piccolo bambino sia venuto da solo dal Canada?
Olivia - Non proprio... un piccolo bambino... ma aspettate... Aveva dodici anni quando part... perci adesso deve avere... In tutti i modi abbastanza grande per viaggiare da solo.
Polton - (in ginocchio, raccogliendo per terra i pezzetti del telegramma che Olivia ha stracciato) Non l'avrei mai creduto, debbo proprio confessarlo!
Olivia - (alzandosi) Grazie, Polton. (Va allo specchio) Dite alla cuoca di lasciare qualche cosa di freddo per stasera e preparate la stanza da letto accanto alla mia. (Miss Dell, la segretaria di John, entra. Polton si rialza).
Miss Dell - (a Polton) Ho finito nello studio. Buona notte, Polton. (Polton va allo studio).
Olivia - (voltandosi) Oh, miss Dell.
Miss Dell - (arrestandosi al centro) Volete, per favore, dire a sir John che se stasera egli desiderasse lavorare io sar libera dalle otto e mezzo in poi? E che ho lasciato alcune carte da firmare sul suo tavolo?
Olivia - Spero che non dovr lavorare sino a tarda notte. Non vi sembra che egli abbia l'aria stanca, miss Dell?
Miss Dell - Volevo appunto dirvi, signora Brown, che contavo sulla vostra influenza per convincerlo a rallentare un poco il ritmo del suo lavoro. Non vorremmo certo che gli venisse un esaurimento e perderlo, che ne dite?
Olivia - Cercher di esercitare la mia influenza. Il mio piccolo Michele giunto or ora in Inghilterra.
Miss Dell - Oh, come sono contenta. Che bella cosa per voi! (Va verso la porta) Avrete la bont di dire a sir John che dal Dipartimento R.M.B. tre, hanno telefonato due volte e desiderano che egli telefoni loro immediatamente appena rientra?
Olivia - (andando al centro) Va bene... Dove credete che sbarcher? Glasgow? Liverpool?
Miss Dell - (voltandosi) Non ve lo posso proprio dire, ma cercher di saperlo... E gli avvocati di sua moglie desiderano la risposta entro domani.
Olivia - Va bene. A proposito di che cosa?
Miss Dell - L'affare Borton e Burgess.
Olivia - E che cos'?
Miss Dell - Sir John sa di che cosa si tratta.
Olivia - Avanti, parlate.
Miss Dell - E' cosa di nessuna importanza. Non dimenticherete R.M.B. tre, vero? E' urgente che egli telefoni appena rientra.
Olivia - Far del mio meglio.
Miss Dell - Esco per ritirare una relazione che sir John desidera avere proprio questa sera. Nel caso non vi riveda vi auguro la buona notte, signora Brown.
Olivia - Buona notte, miss Dell. (Miss Dell esce. Polton rientra dallo studio) Polton, forse sir John dovr dormire al club questa sera, quindi converr preparargli la valigia. Vi ho chiesto, mi pare, di dire alla cuoca di conservare qualche cosa di freddo per stasera, vero?
Polton - S, signora. Volevo anzi dire alla cuoca di preparare un buon budino di crema.
Olivia - Oh, preferirei che preparasse qualche cosa di pi sostanzioso.
Polton - Capisco, signora, ma se il signorino arriva cos tardi non vorremo mica dargli delle cose pesanti che gli rimarrebbero sullo stomaco, vero?
Olivia - (raggiante) Avete ragione... ma credo sar meglio preparare carne fredda ed insalata.
Polton - Benissimo, signora. (Suona il telefono).
Olivia - (prendendo il ricevitore) Pronto... No, non in casa in questo momento... Chi lo desidera?... Avete provato al Ministero?... Oh, capisco. Ecco, lo aspetto da un momento all'altro... di solito arriva verso quest'ora... No, mi dispiace, ma la sua segretaria uscita proprio ora... Posso fargli io la commissione?... No, non sono lady Fletcher... Capisco. Se arriva prima delle sei e mezzo volete che vi telefoni? (John entrato proprio a tempo per sentire le ultime parole di Olivia. Ha circa quarantanni. Vestito di scuro, colletto inamidato. Posa la sua borsa sulla sedia a destra e va verso il telefono).
John - (prendendo il ricevitore dalle mani di Olivia) Parla Fletcher...
Olivia - Oh, caro... ciao... (D a John un affettuoso colpetto sulla guancia e va all'armadietto bar a destra dove prende whisky e bicchieri. Versa da bere mentre John telefona).
John - Capisco... S, bene, mi spiace, ma non potr dargli nessun schiarimento prima di avere quella relazione.
Olivia - Whisky? (John fa cenno di s).
John - Avrei dovuto averla questo pomeriggio. No, una delle mie segretarie andata ora a prenderla. La legger stasera e vi chiamer domattina... Lo far per prima cosa... Grazie... Buona sera... (Posa il ricevitore. Va dietro al divano).
Olivia - Tesoro, non vorrei che tu lavorassi sino a tardi anche stasera... John (sedendo) E perch?
Olivia - (al centro con il bicchiere in mano) Miss Dell dice che hai l'aria molto stanca, ed io sono dello stesso parere.
John - A proposito, miss Dell non ha lasciato detto nulla per me?
Olivia - Oh, s, qualche cosa di molto importante. Devi telefonare agli avvocati di tua moglie.
John - Ah, s? (Comincia a togliersi le scarpe).
Olivia - Entro domani devi dare loro una risposta circa l'affare Borton e Burgess.
John - Va bene.
Olivia - Tesoro, che cos' l'affare Borton e Burgess?
John - Borton e Burgess sono i bookmakers di mia moglie. Essa ha contratto un forte debito con loro, in massima parte dopo che ci siamo separati. I suoi avvocati ritengono che i debiti di gioco li debba pagare io. Io credo di no. Ecco che cos' l'affare Borton e Burgess. Non c'era altro?
Olivia - No, non mi pare. Tesoro, forse il debito dovresti pagarlo tu, vero?
John - A dire la verit non lo credo affatto. Mia moglie riceve un forte indennizzo col quale pu permettersi il lusso di pagare le sue perdite alle corse. Sei sicura che non ci fosse altro per me?
Olivia - (andando verso destra) Ecco, aspetta un minuto... C'era qualche cosa... Dovevi telefonare... Tre lettere ed un numero... erre e qualche cosa... Amore, non credi che saldando il suo debito si eviterebbero molte cose sgradevoli? (Siede sul divano e gli porge un bicchiere).
John - Io vedo la cosa diversamente... non credi proprio di poter ricordare le altre due lettere ed il numero di quella cosa...
Olivia - Aspetta... lasciami pensare... C'era un erre ed un bi, mi pare...
John - R.B.Y. tre?
Olivia - Esatto. Devi telefonare immediatamente. (John va al telefono) O era forse R.M.B. tre?
John - (paziente) O forse B.R.F. sei?
Olivia - (alzandosi) S. (Andando a destra) No, non me lo posso ricordare.
John - Pazienza, non importa. Richiameranno. In ogni modo dovr restare alzato tutta la notte perch ho da lavorare.
Olivia - (voltandosi) Oh, oh.
John - Che cosa succede?
Olivia - Mi dispiace, ma se proprio dovrai lavorare tutta la notte, non potrai rimanere qui; dovrai andare al circolo.
John - E perch?
Olivia - Michele arrivato. Tra poche ore sar qui.
John - Tuo figlio? (Olivia fa cenno di s col capo) Mi fa piacere.
Olivia - Non si direbbe...
John - Piacere per te, volevo dire.
Olivia - Tesoro, ti sar di grande compagnia. Va pazzo per la politica... E' il presidente di una sua piccola organizzazione. E' divertentissimo, vedrai. Ti piacer.
John - Ed io gli piacer?
Olivia - Naturalmente.
John - E come fai ad esserne cos sicura?
Olivia - Ne sono sicura, vedrai.
John - E cos io dovr vivere al circolo mentre Michele sar qui?
Olivia - Ma niente affatto. Soltanto per stasera.
John - Potr tornare domani?
Olivia - S, naturalmente.
John - A proposito, dimmi... quanti anni ha?
Olivia - Un po' pi di sedici...
John - Avevo l'impressione che tornasse per arruolarsi...
Olivia - Infatti.
John - Allora ne deve avere pi di diciassette.
Olivia - Pu darsi.
John - Non sai l'et di tuo figlio?
Olivia - No, tesoro, non con esattezza. Aspetta... aveva dodici anni quando, al principio della guerra, lo mandammo al Canada...
John - (non lasciandole finire la frase) Quando compie gli anni?
Olivia - Che passione hai per la statistica! Il quattordici di maggio.
John - (pignolo) Allora ha esattamente diciassette anni e otto mesi.
Olivia - In tutto? Allora un bb !
John - Dubito che lui sia del tuo stesso parere.
Olivia - Sai che cosa ha risposto Polton quando le ho detto l'et di Michele? Ha risposto che non poteva essere!
John - (galante) Anch'io la penso come Polton. Ma la verit va guardata in faccia, e la verit che tu hai un figlio grande...
Olivia - Uh... (Sul punto di parlare).
John - ... o quasi grande, e che sta per piombarti in casa ove si trover faccia a faccia con una situazione che, mi pare, tu non abbia avuto ancora il coraggio di descrivergli in nessuna delle tue lettere.
Olivia - (protestando) Tesoro! Certe cose non si possono scrivere in una lettera! Eppoi la censura non l'avrebbe lasciata passare.
John - Mi pare che tu faccia una certa confusione tra la censura di guerra e... la censura... normale. Ad ogni modo, per una ragione o per un'altra di me tu non gli hai mai scritto nulla, vero?
Olivia - Oh, s! Qualche cosa gli ho scritto.
John - Che cosa?
Olivia - Che ti avevo conosciuto... che eri molto simpatico...
John - Grazie. E quando glielo hai scritto?
Olivia - Ecco... quando ti conobbi. Circa due anni fa.
John - Circa... tre anni fa. E dopo... niente altro?
Olivia - Ecco... in qualche lettera ho accennato di essere stata con te a teatro... o altro, e di essere stata con te fuori a pranzo o... altro...
John - Capisco. In questo caso altro significa molte cose!
Olivia - Tesoro mio caro, Michele ancora un bambino. Come potrei dirgli delle cose che non capirebbe?
John - Olivia cara, Michele non un bambino.
Olivia - S, lo . Avere diciassette anni non vuol dire essere grandi. Ti mostrer le sue lettere. Parlano tutte di meccano, lucertole, motori... E' proprio un bambino e non capirebbe...
John - Bene! Allora, che cosa gli dirai?
Olivia - La verit.
John - Ma non hai detto poco fa che troppo assorto in motori e lucertole, eccetera, per capire questa verit?
Olivia - Allora gli dir quel tanto di verit che potr capire.
John - Quanta?
Olivia - Oh, mi fai perdere la pazienza! Sai benissimo quello che voglio dire.
John - Scusa se insisto a questo modo, ma siamo ad una svolta critica della tua vita... ed anche della mia, a dir la verit. Ho vissuto con te per tre anni ed ho imparato che a lasciarti fare, il pi delle volte combini dei guai. Cara, sii sincera... Non ho ragione?
Olivia - (andando dietro al divano) No, non questa volta. Dopo tutto si tratta di mio figlio e so come regolarmi.
John - E dopotutto io ti chiedo soltanto di dirmi vagamente come hai intenzione di regolarti con me. Avanti, facciamo la prova. Che cosa gli dirai?
Olivia - Ecco, gli dir: Tre anni fa tuo padre mor, ed io me ne andai a vivere presso il parco San Giovanni .
John - Quattro anni fa, a Swiss Cottage.
Olivia - Non mi interrompere.
John - Ma io sono Michele. Dobbiamo supporre che egli, diversamente da sua madre, abbia un'idea esatta del tempo e dello spazio. A proposito. Era i molto attaccato a suo padre?
Olivia - No, non credo che lo fosse eccessivamente. In tutti i modi sempre stato molto pi attaccato a me...
John - Se giri la cosa cos... Avanti, prosegui.
Olivia - Non mettere il broncio.
John - Non metto il broncio. Sembro imbronciato quando ho delle preoccupazioni.
Olivia - Metti su i piedi: (intende dire sul divano ) starai pi comodo.
John - Va' avanti.
Olivia - (tirandogli su le gambe e mettendogliele sul divano) Ecco, gli dir: Un pomeriggio andai ad un cocktail che dava la zia Ethel, quella che si spos con la Compagnia del gas e del carbone, e che vive nella elegante Park Lane, e l incontrai un signore: John Fletcher, che non sapevo fosse il famoso John Fletcher, nonostante il suo accento canadese, perch mi sembr troppo giovane e troppo brillante per essere un grande industriale e un ministro e via discorrendo... a cui avevo l'aria di piacere .
John - (galante) Dicendo cos dici troppo poco! Avanti.
Olivia - Ecco... siamo andati a colazione fuori due o tre volte... eppoi una sera abbiamo pranzato insieme ...
John - ... ed altro.
Olivia - Sta' zitto. ... E mi disse che mi amava .
John - Non ha detto niente di simile. Era troppo prudente per dire cos.
Olivia - Ecco... in una maniera velata, con molta diplomazia, mi ha fatto capire che non mi trovava antipatica, ma che non poteva farsi troppo avanti perch aveva gi una moglie dalla quale era diviso, e che era, ad ogni modo, una vera sciagura .
John - Cara, che intendi dire?
Olivia - Che aveva gi una moglie, che non lo comprendeva, ma dalla quale non avrebbe divorziato se non a guerra finita, per via del dottor Goebbels. Perci... .
John - Aspetta un momento, aspetta un momento. Hai saltato la parte pi importante dell'intero argomento. Credo che Michele vorr schiarimenti sull'affare Goebbels.
Olivia - Ecco... egli non potrebbe divorziare dalla moglie - la quale, Dio solo lo sa, gli ha dato mille e una ragione per farlo - perch il Governo gli ha affidato l'incarico di fare carri armati; e se un ministro britannico fosse implicato in un divorzio, ci verrebbe in prima pagina sui giornali berlinesi e si potrebbero creare dicerie di orge proprio nel cuore di un Ministero: al numero dieci di Downing Street . Che cosa te ne pare?
John - Continua.
Olivia - Ecco... Dopo qualche tempo mi chiese, molto " comme il faut ", se avrei potuto attendere la fine della guerra poich allora mi avrebbe potuto sposare. Io gli risposi di no, che non dicesse sciocchezze. Dopotutto nessuno dei due ha giovent da buttar via e la guerra potrebbe durare anni ed anni . Ed allora sembrava proprio cos, ricordi?
John - Ricordo, ricordo.
Olivia - Allora egli disse, sempre molto " comme il faut ", che avrebbe potuto dimettersi dal Ministero e continuare le pratiche del divorzio ed io dissi: " Oh, no, voi siete troppo necessario nella costruzione dei carri armati, ed in tutti i modi ci farebbe di me una specie di donna fatale, ed io vi voglio troppo bene per adattarmi a sembrare tale " .
John - Hai detto questo? (Le accarezza la guancia, prendendole il viso tra le mani).
Olivia - Naturalmente dissi cos, e ci ti rese...
John - Sempre pi " comme il faut "! (Dicono la frase insieme).
Olivia - Tu allora hai replicato che volevi conciliare tutto in modo che ognuno rimanesse contento... E cos, quella sera, io non feci altro che prendere le valige e trasferirmi qui. Da quella sera assolutamente nulla venuto a turbare la calma della nostra beatitudine domestica, come direbbe Celia Wentworth.
John - Chi Celia Wentworth?
Olivia - La scrittrice. Viene a pranzo qui, gioved. Anche Markham. (Si alza e gli rimette i piedi su divano. Gli porge la lista degli invitati che aveva sul tavolo) Ecco la lista. Ho invitato anche i Randall.
John - Chi sono i Randall? (Si mette gli occhiali).
Olivia - (voltandosi) Oh, senti, John, questa poi! Sono niente di meno che la pi famosa coppia di attori viventi, ecco tutto. Mai, mai, mai accettano inviti a pranzo.
John - Verranno a pranzo qui gioved?
Olivia - (con orgoglio) Certo!
John - Come hai fatto?
Olivia - E' un dono.
John - Ma che cosa risponderesti se ti domandassi perch lo hai fatto?
Olivia - Oh, per divertirmi, penso. O forse perch sono un po' snob?
John - No, questo non lo credo.
Olivia - No, non lo credo neppure io. Forse perch mi secca un po' di non essere Lady Fletcher, ed allora ho forse un po' troppa fretta di prendermi degli anticipi su i miei diritti di moglie. (Siede sul pavimento davanti al divano).
John - Capisco benissimo. Mi dispiace di averlo chiesto. (Le bacia i capelli) Sono stato uno stupido a chiederlo, scusa.
Olivia - Non c' niente di male. Lo so che deve sembrare molto stupida questa mia smania di avere un salotto . Qualche volta rido di me stessa.
John - In questa lista non c' nulla che faccia ridere. E' una lista di prim'ordine.
Olivia - Non c' male, vero? Tesoro, mi perdoni di essere snob?
John - Cara, tutto ti perdono.
Olivia - No, no, parlo sul serio.
John - Cara, anch'io parlo sul serio. Tutto ci che al mondo ti procura una gioia, ne procura altrettanta a me, per la stessa ragione. Mi spiace se ci suona troppo pomposo e sentimentale, ma lo penso.
Olivia - Ma vi voglio molto bene, sir John, lo sapete?
John - Vi voglio molto bene anch'io, signora Brown.
Olivia - Un altro whisky?
John - No, grazie. Vorrei un po' pi d'acqua in questo, se non ti dispiace. (Olivia si alza e va col bicchiere al bar).
Olivia - Sono soltanto ed unicamente la vostra schiava, ecco quello che sono.
John - (un po' assonnato) Schiava... schiava...
Olivia - Allora, che cosa ne pensi di questo mio racconto a Michele? Ti pare che possa andare?
John - Dovrebbe poter andare. E' la verit.
Olivia - Naturalmente non gli dir nulla di tutto ci.
John - Oh, Dio mio! (Apre gli occhi alzandosi di scatto).
Olivia - Va bene, John, dormi, se ne hai voglia.
John - Ma come posso dormire quando dici delle cose fatte apposta per farmi star sveglio? A che scopo abbiamo fatto le prove? Olivia - - Perch tu me lo hai chiesto. Dir soltanto che tu sei un vecchio amico, e che ci sposeremo a guerra finita.
John - E' la verit. Ma come spiegare (con la mano egli accenna alla stanza ed a tutto ci che vi in essa) ...tutto questo?
Olivia - Oh, dir che tu mi hai regalato una delle tue case. (Va al divano col bicchiere colmo).
John - Ecco, molto generoso da parte mia.
Olivia - (sedendo sul bracciolo sinistro del divano) Oh, s, per essere un vecchio amico, sei molto generoso.
John - Grazie. Non credi che sia un po' strano regalarti una casa e anche venirci a dormire?
Olivia - Per nulla strano. Verrai qui mio ospite.
John - Grazie.
Olivia - Prego. Potrai restare quanto vorrai.
John - Molto gentile da parte tua.
Olivia - (pensierosa) Oppure, ripensandoci meglio, che ne diresti se io fossi la tua segretaria privata? Che ne pensi, John?
John - Sai benissimo quello che penso. Penso che tutto quello che si allontana dalla verit potrebbe nuocere.
Olivia - Capisco. Allora segretaria privata non va?
John - (andando al caminetto) Non va.
Olivia - E il vecchio amico generoso?
John - Neppure.
Olivia - Ed allora non vedo che cosa ci rimane.
John - La verit.
Olivia - Ma non la verit che si possa impunemente dire a un ragazzo di sedici anni.
John - Tuo figlio ne ha quasi diciotto, ed io ritengo che sia molto meglio che la verit la sappia direttamente dalle labbra della madre che non da uno qualsiasi.
Olivia - Oh, John, mi sento cos a disagio... Nessuna situazione mi ha mai tanto imbarazzata. Non posso parlare di questa cosa senza arrossire. Mi sento, ecco, mi sento come una donna non a posto.
John - Nell'opinione di molta gente cos, senza dubbio.
Olivia - Oh, non in questo secolo, non in questi tempi!
John - Invece proprio in questo secolo, proprio in questi tempi.
Olivia - (venendo avanti) In questo caso tu fai la parte dell'uomo spregiudicato.
John - Del vile seduttore.
Olivia - Tu vile seduttore? (Ridendo).
John - Che cosa c' di tanto comico?
Olivia - Non saresti capace di sedurre una mosca.
John - Lo credi proprio? Eppure ero terribile da giovane.
Olivia - Lo so. La testa pi matta della squadra di hockey!
John - Non ci crederesti? Ai miei tempi ho sedotto centinaia di donne.
Olivia - Dovresti nominarmene una di queste cento donne; mi basta il nome di una sola di esse.
John - In tutti i modi ho sedotto te.
Olivia - Nemmeno questo non vero perch ti ho sedotto io.
John - Hai ragione tu.
Olivia - Certo che ho ragione. Avanti, dormi.
John - Non prima che tu mi abbia promesso di dire a Michele soltanto la verit.
Olivia - Te lo prometto, vile seduttore. (Si alza e va da lui).
John - Posso fidarmi?
Olivia - Neanche tanto cos. (Accenna la punta dell'unghia. Entra Polton. Olivia e John non si curano di prendere un contegno meno intimo in sua presenza).
Polton - (andando al centro) Ho preparato la valigia, sir John.
John - Che cosa? Ah, s, grazie, Polton. (A Olivia) Maledizione!
Olivia - Ti capisco, tesoro, e mi dispiace, ma si tratta soltanto di stasera.
Polton - Dovevo mettere dentro anche le vostre carte, sir John?
John - S... No, non arriveranno sino a stasera... tardi. Penser io a metterle dentro. Bene, Polton, grazie. (Polton si avvia ad uscire).
Olivia - (verso centro destra) Oh, Polton. (Polton si arresta) Poco fa ero troppo emozionata per parlarvene. Ho potuto combinare gli invitati per gioved. Ecco la distribuzione... Vedete?... Ho messo... Ma certo! Lo vedete anche da voi. (Le porge la carta col piano della tavola).
Polton - Dodici persone?
Olivia - Converr mettere fin d'ora da parte le nostre razioni. Quindi sir John ed io pranzeremo fuori stasera.
John - Pranziamo fuori?
Olivia - S, tesoro. Stasera soltanto, per risparmiare le razioni.
Polton - Devo telefonare al Savoy e fissare un tavolo, signora?
Olivia - Che idea luminosa, Polton! Fissate il nostro solito tavolo.
Polton - Benissimo, signora. (Esce a sinistra. John sbadiglia. Olivia accende le luci).
Olivia - (al centro, in fondo) Hai avuto una giornata molto faticosa?
John - Piuttosto. (Va dietro al divano) Ho subito un interrogatorio da morire. Sgradevole ed interminabile.
Olivia - Sgradevole?
John - Molto. Sempre a proposito del nuovo tipo di carro armato. Credo che almeno dieci di loro volessero la mia morte.
Olivia - Li inviter qui e li sistemer io.
John - Vorrei tanto che tu lo facessi.
Olivia - Ma si rendono conto quei signori dell'enorme lavoro svolto da te? (John ora disteso sul divano. Olivia gli sta davanti alla sua destra).
John - Non so se ho svolto un enorme lavoro o no, Olivia. Certo tu avresti pensato di no se li avessi sentiti questo pomeriggio. All'ultimo, ero talmente snervato, che sarei scoppiato a piangere tra le braccia del Presidente.
Olivia - Giovanna dice che il nuovo tipo di carro armato una perfezione.
John - Una volta tanto Giovanna ha ragione. Purtroppo, per ora, io non posso parlare.
Olivia - Non importa; io a quei signori avrei detto come stanno le cose, chiaro e tondo.
John - Sono certo che lo avresti fatto. Eppure, sfortunatamente, qualche dettaglio ancora nella lista segreta ed io non posso parlare.
Olivia - Scusa, se tu sei capace di tenere un segreto, perch non dovrebbero essere capaci gli altri?
John - Non lo so, Olivia; se mi vuoi veramente bene non ripetere pi le parole nuovo tipo di carro armato .
Olivia - No, no, te lo prometto. (Lo guarda) Avanti, dormi, bambinone! Io scriver alcune lettere.
John - Non allontanarti troppo.
Olivia - Perch?
John - Perch ti adoro. (Olivia viene avanti a sinistra. Nel contempo l'orologio suona i tre quarti. Tra un rintocco e l'altro entra Polton; agitata).
Polton - Signora. (Michele entra). Michele - Ol, mamma...
Olivia - Michele, caro! (Corre ad abbracciarlo) Nel telegramma dicevi: stanotte tardi . Ti aspettavo tra qualche ora. (John si raddrizza bruscamente e comincia a mettersi le scarpe).
Michele - Non so perch avrei dovuto aspettare tutta la giornata per trovare un buon treno, dato che un mio amico pilota mi ha offerto un passaggio in auto. Portava una macchina gi a Reading e vengo di l.
Olivia - (riabbracciandolo) Sei sempre lo stesso, per pi magro. Non ti hanno dato da mangiare a sufficienza in Canada?
Michele - Ma che cosa dici, mamma?
Olivia - Oh, com' meraviglioso rivederti, Michele. (Accende le luci in fondo a destra. Michele si accorto della presenza di John che sta pian piano cercando di rendersi il pi invisibile possibile togliendosi le pantofole e mettendosi le scarpe. E' proprio ora riuscito a mettersi la prima scarpa quando Michele si volta verso di lui aspettando di essere presentato. Olivia, senza disagio alcuno) Oh, scusate. Questo sir John Fletcher. Questo mio figlio Michele.
John - (alzandosi a met) Piacere.
Michele - Tanto piacere, signore.
Olivia - Poveretto... le scarpe gli fanno tanto male!
Michele - Davvero?
Olivia - Allora io gli ho detto che se le togliesse se proprio gli facevano tanto male.
Michele - S, capisco.
John - (con un sorriso cerimonioso) Ecco, adesso hanno finito di farmi male, perci, se non vi dispiace, me le vorrei rimettere.
Olivia - Oh, fate pure. Ti ricordi? Ti ho raccontato tutto di lui nelle mie lettere. Avrei piacere che tu fossi amabile con lui, ed anche in modo speciale, Michele, perch egli un grandissimo amico mio. Ecco... insomma, vorrei che andaste d'accordo.
Michele - (sostenuto) Oh, s.
John - Avete fatto buon viaggio?
Michele - S, grazie, signore.
Olivia - Oh, non chiamarlo signore, Michele, te ne prego. Chiamalo... zio John.
Michele - E perch?
Olivia - Cos... perch sarebbe... ecco... pi gentile...
John - (in fretta) Sono d'accordo con Michele. Non vedo per quale ragione egli dovrebbe chiamarmi zio John quando non sono suo zio.
Olivia - (triste) Va bene, ma sei un cos vecchio amico...
John - D'accordo, ma questo non fa parentela. (La guarda; Michele osserva la stanza per la prima volta).
Olivia - Ti piace questa casa, Michele? (Va in fondo verso Michele e gli prende un braccio).
Michele - Non c' male. L'hai presa ammobiliata?
Olivia - Ecco... s... in una certa maniera... s.
Michele - (notando sul camino un quadro di William Sickert) Evviva! Hai sempre sul camino il Sickert, vero?
Olivia - S, caro. Sta bene l, non trovi?
Michele - (non convinto di questo) S-s... Ma stava meglio nell'altra casa.
Olivia - Oh!
Michele - Hai cambiato cornice, vero?
Olivia - S. L'altra era cos pesante... E che cosa ne pensi del resto della stanza?
Michele - Splendida. La portinaia mi sembrata una donna molto fine.
Olivia - Quale portinaia?
Michele - Quella che mi ha fatto entrare... Non la portinaia?
Olivia - No caro, veramente qualche cosa di pi... Una cameriera.
Michele - Buffa donna... (Additando il divano) Questo diventa un letto, vero? (Ambedue vanno verso il divano. John si alza e va a destra).
Olivia - Veramente... no.
Michele - Ma allora dove dormi? (Si guarda intorno).
Olivia - (con un filo di voce) Di sopra.
Michele - Hai un'altra camera di sopra?
Olivia - S, caro.
Michele - Allora io dormir qui stanotte. Temevo di dover dormire all'albergo.
Olivia - No, caro, di sopra c' una cameretta per te che un amore.
Michele - Un'altra stanza?
Olivia - S, Michele.
Michele - Perbacco! Ma quanto paghi di affitto per tutto questo?
Olivia - (baciandolo e prendendogli le spalle) Oh... non molto.
Michele - Ma... sei sicura di farcela?
Olivia - Caro, non parliamo di queste cose proprio adesso. Non siamo soli.
Michele - Oh, s. Mi dispiace... (A John) Posso offrirvi da bere, signore?
John - Come? Oh, no, grazie. (A Olivia) Olivia, capisco che tu e Michele vogliate stare soli... (Andando al centro) ma non me ne posso andare... aspetto quelle famose carte. Ti dispiace se vado nella nostra... in quella camera di l... (addita la porta dello studio) a lavorare un po'?
Olivia - Non mi dispiace affatto, John.
John - E appena arrivano le carte vi lascio.
Olivia - Ma non occorre. Ricorda che stasera pranziamo tutti insieme.
John - Lo so, ma forse sarebbe meglio...
Olivia - Oh, no. Va benissimo cos. Pranziamo insieme, noi tre. Ci divertiremo molto, non vero, Michele?
Michele - (senza entusiasmo) S, sar divertentissimo.
Olivia - (guardando John con aria trionfante) Ecco. Impara. Hai sentito, John? Di-ver-ten-tis-simo, ha detto.
John - (con intenzione) Ma siete sicuri di fare in tempo a dirvi tutto ci che avrete da dirvi, prima di pranzo?
Olivia - Tu non ci pensare, John.
John - Ah, benissimo. (A Michele) Allora arrivederci a pi tardi.
Michele - Arrivederci, signore.
John - A proposito, quanti anni avete, Michele?
Michele - Diciassette anni ed otto mesi.
John - Cos vecchio? Allora non sarebbe pi il caso di continuare a chiamarvi bambino , che ne dite?
Michele - (come un esplosivo) Spero bene di no!
Olivia - (severa, ammonendolo) Michele! (Sir John molto soddisfatto va nello studio).
Michele - (a destra) Adesso dimmi che cosa significa questa storia del bambino.
Olivia - Caro...
Michele - A che cosa alludeva quel vecchio scemo?
Olivia - (andandogli incontro) Ha detto che non eri pi un bambino, ma non per questo un vecchio scemo.
Michele - Questo lo dici tu.
Olivia - Ma lo sai chi , s o no?
Michele - E' il ministro per la produzione dei carri armati.
Olivia - Precisamente.
Michele - E con ci? E' forse per questo meno scemo?
Olivia - Michele!
Michele - Dovresti sentire che cosa dice di lui la mia organizzazione in Canada.
Olivia - Sono certa che la tua organizzazione in Canada parler molto bene di lui.
Michele - Al contrario. I miei amici, per lo meno. Dicono che uno dei nemici della riorganizzazione mondiale dell'industria.
Olivia - (quasi cadendo a sedere sul divano) Dicono questo?
Michele - Hai letto il suo libro?
Olivia - No, non ne ho ancora avuto il tempo.
Michele - E' intitolato Una difesa dell'iniziativa privata . Ebbene, io l'ho letto. Ne sono rimasto proprio disgustato.
Olivia - Ma, insomma...
Michele - L'altra sera abbiamo avuto una specie di dibattito sul suo modo di comportarsi, e lo sai qual stato il nostro verdetto? Accentratore reazionario. Cos.
Olivia - Orribile.
Michele - Schifoso!
Olivia - No?!
Michele - Ad ogni modo non parliamo pi di lui. Dimmi di te. Come te la sei passata?
Olivia - Benissimo.
Michele - Non hai una troppo bella cera.
Olivia - Davvero?
Michele - Hai un'aria un po' stanca, direi.
Olivia - Stanca?
Michele - Sar l'et, suppongo. Ne sono passati degli anni!
Olivia - Ebbene, caro, s; ne sono passati degli anni.
Michele - (incoraggiandola) Non tanti, dopo tutto. Ne hai ancora molti davanti a te.
Olivia - Grazie, Michele.
Michele - Povera vecchia mammina. Posso bene immaginare quante ne avrai passate. Sei felice di sapere che ora vi sar finalmente qualcuno che penser a te?
Olivia - (raccogliendo il fazzoletto dal divano) Oh, Michele... (Michele s alza, va a sedere alla sua destra sul divano e la cinge con un braccio.
Michele - Che cosa succede, mammina? Olivia (riprendendosi) Non nulla. Scusa. In un certo modo sei un po' diverso dal Michele che mi aspettavo.
Michele - Sono diventato grande, capisci.
Olivia - Caro, per me non sarai mai grande. Michele ~ Ma devo esserlo.
Olivia - No, no. (Abbracciandolo) Sei sempre il mio piccolo Michele. Com'era il Canada?
Michele - Una meraviglia!
Olivia - Come non hai preso l'accento canadese?
Michele - A scuola eravamo in molti inglesi, e stavamo sempre insieme.
Olivia - E cos i canadesi vi hanno trattato molto bene, vero?
Michele - Semplicemente fantastici, te lo assicuro. Ti ho descritto la casa ed il resto, mi pare. Forse, scrivendo, non ho reso bene l'idea...
Olivia - Hai scritto delle lettere bellissime.
Michele - Scommetto che non le hai lette tutte.
Olivia - Oh, Michele, tutte le tue lettere le ho disopra, riposte in un cassetto e di tanto in tanto le rileggo. Potrei ripeterti parola per parola quello che hai scritto sulla casa, sui Wilkinson, sul vicinato e sul prof. Mason, che balbetta e che un giorno ti ha sorpreso mentre gli facevi il verso. Impertinente da parte tua, mio caro. E sui Wilkinson che vivono in una villa sul lago e ti invitavano a pescare. Ecco.
Michele - Non c' male! Ritiro quello che ho detto.
Olivia - Mi sembra che siano stati gentili con te in modo quasi eccezionale.
Michele - E non sai che la met di quanto hanno fatto per me. Quando il babbo mor, la vecchia signora Wilkinson che non lo conosceva se non per mio riflesso, si mise a piangere. Certo, io non facevo altro che parlare di voi. Pianse proprio sul serio. Non lo dimenticher mai.
Olivia - A me scrisse una lettera molto affettuosa.
Michele - Mi vuoi dire qualche cosa di pi del babbo, oppure preferisci di no?
Olivia - Vedi, caro, non c' molto da dirti. Tu sai che egli era gi malato quando partisti. Troppo da fare... Troppo lavoro... E con la guerra sempre pi lavoro, sempre pi da fare. Tentavo di fargli prendere le cose con pi calma, ma non mi dava retta...
Michele - Sono certo che avrai tentato l'impossibile.
Olivia - Lo spero bene, Michele.
Michele - Povera vecchia mammina. Come mi rincresce.
Olivia - Grazie, caro. (Michele la tocca sulla manica. Poi si indugia con le dita sulla stoffa).
Michele - Che bella stoffa!
Olivia - Ti piace?
Michele - Scommetto che non l'hai comprato gi fatto! .
Olivia - No, caro; non l'ho comprato fatto, di un negozio piccolo piccolo...
Michele - Come si chiama?
Olivia - Molyneux.
Michele - Mai sentito nominare.
Olivia - Ma un buon sarto. (Suona il telefono. Olivia si alza e gira dietro il tavolo per rispondere) Tesoro, questo telefono non smette mai di suonare. Dovrai diventare il mio segretario, Michele. (Prendendo il ricevitore) Pronto, oh, Freddy... No, non ho dimenticato la colazione... S, l'ho conosciuto a colazione da Bob... (Michele si alza e va alla sedia al centro. Si appoggia sullo schienale e da l osserva Olivia) S, portala pure... Sar felice di rivederla... Bene. All'una e un quarto al Grand Hotel... Questa volta non me ne dimenticher. Arrivederci. (Posa il ricevitore e prende il libretto degli appuntamenti. Michele continua ad osservarla) Che hai? Perch mi osservi? Che cosa pensi?
Michele - Quanto sei mutata.
Olivia - In meglio o in peggio?
Michele - Non saprei... diversa, s. Anche la tua voce non pi quella. Quando parlavi per telefono, un momento fa, mi sembrava di sentir parlare la zia Ethel.
Olivia - La zia Ethel ha una voce graziosa...
Michele - Ma affettata. Tipo alta societ , non ti sembra?
Olivia - Infatti, frequenta l'alta societ.
Michele - Lo so. Dimmi... Perch hai lasciato l'altro appartamento?
Olivia - Sai... era un appartamento cos tetro. Non trovi? E c'erano i bombardamenti, mi trasferii in una camera mobiliata...
Michele - ... E poi sei venuta qui.
Olivia - S. (Si fa vento col quadernetto degli ap puntamenti).
Michele - E l'altro, sei riuscita a subaffittarlo?
Olivia - E' nelle mani di un'agenzia, ma sono secoli che non si fanno vivi.
Michele - Ma devono farsi vivi. Dopo tutto due o tre sterline in pi alla settimana sarebbero benvenute, che ne dici?
Olivia - Dico... dico di s.
Michele - Ha lasciato molto il babbo?
Olivia - Non molto.
Michele - Vedo che dovr guadagnare presto... per te.
Olivia - Michele, ora me ne ricordo. Mi hai scritto che avresti voluto un impiego durante i mesi precedenti il tuo servizio militare.
Michele - (sedendo sulla sedia destra) S. Hai trovato qualche cosa?
Olivia - Credo di averti trovato un posto... ed anche un buon posto.
Michele - A quanto?
Olivia - Sette od otto sterline alla settimana, circa.
Michele - Accidenti, che posto ?
Olivia - Ecco. Domattina andrai a trovare un signore che si chiama Symons. Non ha ancora promesso niente, ma se gli farai una buona impressione egli potrebbe darti un impiego nel Ministero per la produzione dei carri armati.
Michele - (alzandosi) E lui... ha a che fare in tutta questa faccenda?
Olivia - Ma certamente, caro. E si anche dato molto da fare per te. Desidero che tu lo ringrazi come si deve.
Michele - Per, sette od otto sterline. Ecco, non si pu fare troppo i difficili se un posto vale tanto. Eppure, non posso dire di essere molto felice all'idea di averlo (fa cenno allo studio) come principale.
Olivia - Ma caro, lui ministro: non dovrai vederlo molto col tuo impiego. E poi, ascolta. (Andandogli vicino e inginocchiandosi accanto) Vorrei tanto che tu mettessi da parte questi noiosi pregiudizi e provassi ad essere un po' gentile con lui. Credimi, per me molto importante che tu gli voglia un po' di bene.
Michele - Perch?
Olivia - E' un vecchio amico...
Michele - Di questo ne parleremo un'altra volta.
Olivia - Caro, c' qualche cosa che ti debbo dire.
Michele - S, mammina, che cosa?
Olivia - (si alza, viene avanti, poi si volta e torna oltre la sedia del centro) Oh, caro, tanto difficile! (Chinandosi a baciarlo) E' cos bello che tu sia tornato.
Michele - Sono contento di essere tornato.
Olivia - Michele, mi trovi proprio vecchia?
Michele - Oh, no, mammina, per niente vecchia. Appena una bella signora di mezza et.
Olivia - Capisco. Tu sai, vero, quanto volessi bene a tuo padre...
Michele - S, mammina, certo che lo so.
Olivia - Per, dopo tutto, questa non una ragione perch io debba passare il resto della mia vita completamente sola...
Michele - Ma certo che non sarai sola. D'ora in poi avrai sempre me.
Olivia - Lo so, caro, e non so come esprimere questa mia gioia. Ma un giorno anche tu, caro, ti sposerai ed allora non avr nessuno.
Michele - Non ti preoccupare di questo. Se mai, vivrai con noi. Ma non credo che mi sposer.
Olivia - E perch?
Michele - Perch il matrimonio d delle grandi delusioni, dicono.
Olivia - Ah, s?
Michele - S. Va' avanti, mammina. Che cosa mi volevi dire?
Olivia - Michele caro, che cosa ne diresti se mi sposassi di nuovo?
Michele - Che cosa? (Ride) Oh, mammina, povera vecchia mammina!
Olivia - Perch povera vecchia mammina?
Michele - (alzandosi) Sono stato un villano. Sono desolato, scusami... Soltanto...
Olivia - ... Soltanto che cosa?
Michele - Niente. S, perch non sposarti? Do-( vremo trovare l'uomo adatto per te, ecco tutto. Povera vecchia mammina.
Olivia - Non mi chiamare povera vecchia mammina. (Polton entra con le carte per John) Oh, Polton.
Polton - Scusate signora, ma credevo che sir John fosse qui. Miss Dell ha lasciato queste carte' da parte del Ministro delle informazioni. (Porge lei carte ad Olivia ed esce).
Olivia - S, grazie, Polton. (Va verso lo studio e. chiama) John, le tue carte sono arrivate.
John - (dallo studio) Grazie. Vengo subito.
Michele - (andando al tavolo a destra del divano) E' tutto qui quello che avevi da dirmi?
Olivia - S. Tutto qui.
Michele - (prendendo una sigaretta dalla scatola sul tavolo) Posso prendere una sigaretta?
Olivia - (andando al centro e mettendo la scatola per terra davanti alla poltrona) Michele! Fumi?
Michele - Eh, s. Quattro o cinque al giorno.
Olivia - Oh, Michele! Quattro o cinque; ma sono molte, tesoro! (Siede nella sedia di centro).
Michele - Che cos'hai?
Olivia - Niente. Soltanto non posso sopportare di vederti fumare. Mi fa male qui. (John arriva dallo studio).
John - Cosa ti fa male? Fumare? (A Michele) Whisky e soda? (Va al bar).
Michele - Un whisky, s, grazie. (Volgendosi a John) Ne vado matto.
Olivia - No, proprio no. Non farai una cosa simile. Se proprio vuoi bere qualche cosa prendi un Porto. (John versa del Porto).
Michele - Va benissimo. Credevo che il Porto fosse molto difficile da trovare in Inghilterra.
John - (offrendo) Difficile, ma non impossibile.
Michele - Grazie.
John - Ne berr un po' anch'io, se non vi dispiace.
Olivia e Michele - (assieme) Ma prego! (Michele andato alla finestra. Per un istante volta la schiena agli altri due. John con molti cenni domanda ad Olivia se ha detto a Michele... Olivia scuote la testa. John sempre senza parole chiede ad Olivia perch non lo ha ancora fatto. Olivia si stringe nelle spalle, semi-disperata. John sempre a gesti dice di farlo subito, altrimenti si arrab-bier molto. Olivia scuote il capo. John continua a gesticolare smettendo di colpo quando Michele si volta).
Michele - Che cosa buffa, mamma... Londra sembra cos piccola dopo aver vissuto a Montreal. Dovresti vedere il Royal Hotel, mammina. (A John) Certo voi ci sarete stato, a Montreal.
John - (va al centro per prendere la busta delle carte) S, ma molti anni fa. E' meglio che io sbrighi questa pratica.
Olivia - (alzandosi di scatto) No. Resta qui a chiacchierare con Michele. Io intanto mi vado a cambiare per il pranzo. (Michele attraversa la scena come per seguire Olivia).
John - Ma non avevate da dirvi molte cose ancora?
Olivia - S, dopo pranzo. Ma intanto sono certa che vi intenderete voi due a meraviglia. (Esce. John prende il bicchiere di Michele e lo posa. Gli offre una sigaretta).
Michele - No, grazie. Scusate, sir John, ma sono curioso di voi; m'interessa molto conoscervi.
John - Siete gentile. Anche a me fa piacere di conoscervi.
Michele - Ad una nostra riunione in Canada si discusso molto su voi.
John - Davvero? E siete giunti a delle conclusioni?
Michele - S, ma non posso riferirvele.
John - Non mi offendo.
Michele - Ma dovreste capirle da voi.
John - E allora sono a posto. Vostra madre vi ha accennato alla possibilit di lavorare con me?
Michele - S, grazie.
John - Prego.
Michele - Di che lavoro si tratta?
John - Lavorare con Symons, uno dei miei sottosegretari. Non credo che vi far sgobbare molto da principio. Non potete aspettarvi un lavoro di responsabilit... subito. Tutti abbiamo incominciato cos.
Michele - Naturalmente.
John - Ad ogni modo sarete pagato bene per un giovane della vostra et. Sapete quanto prendevo io, quando cominciai a lavorare? Meno di una sterlina la settimana. Cominciai come fattorino.
Michele - Davvero? Secondo le informazioni avute dalla mia organizzazione voi ereditaste la ditta Fletcher da vostro padre, nemico acerrimo della Camera del Lavoro canadese.
John - Non sapevo che mio padre fosse considerato cos. Ad ogni modo vero che mio padre, James Fletcher, era allora il presidente del consiglio d'amministrazione del ramo canadese. Ma anch'io ho dovuto farmi la strada da solo...
Michele - Cominciando, per, un po' pi dall'alto che non i semplici mortali.
John - Come i semplici mortali: vuol dire che simpatizzate per le sinistre?
Michele - Non pi di quanto simpatizzi ogni semplice mortale.
John - Sono un po' fuori esercizio per questo genere di discussione. Vedete... in questi ultimi tre anni ho lavorato una media di quattordici ore al giorno, cercando di far produrre certe macchine da guerra destinate ad ammazzare col massimo rendimento...
Michele - Massimo rendimento!
John - ...col massimo rendimento il maggior numero possibile di nemici del mio paese. Quindi, come ben potete capire, sono un po' stanco.
Michele - Lo credo bene e non mi meraviglia affatto. Dicono che il nuovo tipo di carro armato...
John - No. Michele, per piacere... Non parliamo di questo. Non il momento. Ditemi, avete fatto molto pattinaggio nel Canada?
Michele - Abbastanza.
Olivia - (entra e guarda John allarmata) Eccomi pronta. John, caro, che cosa hai?
John - (alzando il capo) Niente Olivia, proprio niente.
Michele - (disinvolto) Avevo fatto cenno ad un nuovo tipo di carro armato.
Olivia - Sono faccende che non ti riguardano, e comunque si sia svolta la vostra conversazione, domanda scusa a sir John.
Michele - (facendo un passo verso John) Scusate, sir John.
John - Va bene. Grazie.
Olivia - Ora mi piacete di pi. (Portando Michele verso la porta dello studio) Adesso vai a prepararti per il pranzo. Polton ti mostrer la tua camera.
Michele - Polton?
Olivia - S, la cameriera.
Michele - Ah, la cameriera. (Esce).
Olivia - Ebbene, John? Vi siete intesi poco?
John - Poco? Niente.
Olivia - Michele un vro problema, vero?
John - Un vero problema.
Olivia - Ti rendi conto adesso di come sia difficile... parlargli?
John - Cara, ti capisco perfettamente.
Olivia - Vedi, tu lo credevi un giovanotto, ed io lo credevo un bambino... invece non ne l'uno n l'altro.
John - La difficolt di comportarsi tutta qui.
Olivia - E' vissuto troppo tempo lontano dall'Inghilterra.
John - Anch'io ho vissuto lontano dall'Inghilterra per anni ed anni.
Olivia - (prendendogli la mano e sedendo sul divano) S, ma tu sei diverso. No, voglio dire che Michele vissuto lontano dalla sua casa e dal suo ambiente. Ha la testa un po' montata con una infarinatura di idee che dovr togliergli, al pi presto.
John - E se sarai a corto di mezzi per togliergliele, ricorda che sar ben beato di poter cooperare con te...
Olivia - Oh, no, John, non devi immischiarti.
John - Volevo soltanto dire...
Olivia - Aspetta, John... sto cercando la maniera adatta per cominciare. Io so come prenderlo. Quando sar a letto mi sieder accanto a lui e gli parler come se avesse quarant'anni, come se fosse gi un uomo vissuto. Questo gli piacer. Anzi, gli chieder anche il suo parere, come ad un fratello maggiore. Ed in pochi minuti l'intero problema sar risolto, una volta per tutte. Che cosa ne pensi?
John - Sar una scena bellissima.
Olivia - (baciandolo) Sei un grande tesoro.
John - Non mi sento affatto un grande tesoro.
Olivia - John, tu hai sempre desiderato un figlio...
John - Ma non come questo, grazie.
Olivia - Michele un amore. Lo sempre stato.
John - Vuoi dire che nato cos?
Olivia - Non ti preoccupare; tra poche settimane sar gelosa di come voi due ve la intenderete... lo so. (Va a guardarsi nello specchio) Ho l'aria proprio giovane, non trovi?... Giovanna sar al Savoy questa sera.
John - (assorto nelle sue carte) Non capisco, che c'entra? (Ad un tratto) Oh, Dio! Proprio non mi si vuole risparmiare nulla?
Olivia - Che cosa successo?
John - Non mi hanno mandato la relazione giusta.
Olivia - Caro, questo mi dispiace.
John - (alzandosi ed andando al telefono) Questa la goccia che fa traboccare il bicchiere. Non ne posso pi. (Mentre forma il numero) Idioti! Cretini! Incompetenti! Qualunque societ che si rispetta li avrebbe gi messi tutti fuori. Io me ne infischio se sono tutti marescialli. Ora glielo dico io quello che si meritano.
Olivia - S, caro. Diglielo.
John - (al telefono) Pronto. R.M.B. tre? Chi parla? Oh, generale Parker... Parla Fletcher... Rammentate quella relazione che chiesi al vostro ufficio? S, puntualmente, grazie. Soltanto, stata scambiata con un'altra busta ed ho ricevuto quella che non mi occorre. Oh, hanno sbagliato busta? S, certo. Adesso capisco. Ma ve ne prego... Fatemi mandare l'altra busta al Savoy, tra mezz'ora. Benissimo. Grazie. Buona sera. (Posa il ricevitore).
Olivia - Glie ne hai proprio dette quattro!
John - Hanno capito dal tono della voce che sono molto seccato.
Michele - (entrando) Mamma, ti dispiacerebbe lasciarmi solo un momento con sir John?
John - (allarmato) Oh, Dio!
Olivia - (alzandosi) Ma perch, caro? Non ti: sar venuto in mente qualche altra cosa sul carro armato?
Michele - Non si tratta di carro armato. In questa casa vedo cose che non vanno... cose strane. Voglio da lui una spiegazione.
Olivia - Suppongo che non vi sia nulla che tu non possa dire in mia presenza.
Michele - E va bene. Ho saputo ora da Polton che questa casa vi appartiene, e cos pure ogni maledetta cosa qui dentro. E' vero?
John - E' vero.
Michele - Allora sono andato in camera della mamma e, caspita, dentro l'armadio ho trovato una cinquantina di vestiti, mai visti prima. Li avete pagati voi?
John - Li ho pagati io.
Michele - E i gioielli, e le cose di l, sulla toletta?
John - Ho pagato anche quello.
Michele - E la bilancia in camera da bagno?
Olivia - Oh, no! quella l'ho pagata io!
Michele - Con denaro tuo o con denaro che ti ha dato lui?
Olivia - Ecco... (Guarda John incerta).
John - Con denaro che le ho dato io.
Michele - Non voglio sapere altro. Capisco perfettamente la situazione. (Esce in fretta attraversando la stanza).
Olivia - (correndogli dietro) No, caro, non hai capito, e ti supplico... prima di dare il tuo giudizio aspetta di sapere tutta la storia. (Esce).
Michele - (fuori scena) Non ho bisogno di saperla. Tu sei stata una debole e lui stato un vigliacco. (John siede).
Olivia - (fuori scena) Michele. Ti prego di cambiare tono. Non posso ammettere che tu ci parli cos. Mi ascolti?
Michele - (fuori scena) Va bene. Non dir pi una parola finch non avr deciso sul da farsi. (Olivia rientra in scena e va dietro il divano. Guarda John con aria sgomenta poi gli fa capire che ha deciso lei che cosa fare).
Olivia - (chiamando Michele. Secca) Michele. (Ambedue attendono ansiosi temendo che Michele non risponda. Pausa. Allora Olivia chiama di nuovo, ma questa volta con voce affettuosa e dolce) Michele, Michelino. (Michele rientra) Vieni qua, tesoro... siedi... Ti dir ci che dobbiamo fare. (Siede) Andare tutti e tre a pranzo, subito, e durante il pranzo John ed io ti racconteremo tutta la nostra storia dall'A alla Z. Che te ne pare?
Michele - (sedendo nella sedia) Accetto. Ma ad una condizione. Che il pranzo lo paghi io.
Olivia - Ma caro... non sarebbe pi giusto che... Non ce la farai a pagare un pranzo per tre al Savoy.
Michele - Lo so. Dovremo andare altrove: alla trattoria Tuck.
Olivia e John - (insieme) Alla trattoria Tuck?
Michele - Ti ricordi... ma s... all'angolo di Puffn, dopo la via del Belvedere...
Olivia - Oh, s, ricordo. Ma credi che sia proprio il posto pi adatto?
Michele - Il pi adatto. (John va al telefono) Ricordi? Ci davano sempre un ottimo pranzo di tre portate, a prezzo fisso. Si spendevano due scellini a testa. Ricordi, mamma? Mi portavi sempre l a pranzo il giorno di uscita di Annie! Ci riconosceranno e ci serviranno bene.
Olivia - S, caro... ma non sarebbe meglio andare in qualche posto pi... vicino?
John - (al telefono) R.M.B. tre? Pronto. Generale Parker... Sono John Fletcher. Circa la relazione... Invece del Savoy abbiate la cortesia di mandarmela alla trattoria Tuck, all'angolo di Puffin, dopo la via del Belvedere... No, no... passata la via del Belvedere. Ecco. Grazie. (Posa il ricevitore).
Olivia - E' cos lontano...
Michele - Col metr ci vuole meno di mezz'ora.
Olivia - La macchina di John qui alla porta.
Michele - Mi dispace ma non possiamo andare in automobile. (Con fermezza) Andremo col metr.
John - Oh, no. Almeno in autobus.
Michele - In autobus io non conosco la strada.
John - La conosco io. Cercheremo di prendere il numero ventiquattro fino a piazza Trafalgar; l bisogna cambiare e fare la fila per prendere il novantasei. A South Kensington... si scende e l faremo un'altra fila, per prendere il quarantanove che porta sino in fondo alla via del Belvedere. Il resto a piedi.
Olivia - (andando verso la porta) Se dobbiamo camminare meglio che mi metta un altro paio di scarpe.
John - Prendi anche l'impermeabile. Piover certamente.
Fine del primo atto
ATTO SECONDO
Stessa scena, qualche giorno dopo. (Olivia seduta alla scrivania. Sta facendo, i conti di casa. John cammina avanti e indietro, dettando un discorso a miss Dell che seduta all'estremit del divano. Sono circa le sette di sera).
John - (dettando) Ed ora, per concludere, lasciate che vi parli di un argomento che a tutti noi sta tanto a cuore. Argomento scabroso, difficile, sul quale non sono del tutto qualificato a parlare, ma nondimeno un argomento... (Interrompendosi e rivolgendosi a miss Dell) Forse stiamo ripetendo troppo la parola argomento, miss Dell?
Miss Dell - Non mi pare, sir John. A volte abbiamo ripetuto anche di pi.
John - Bene. (Dettando) ... ma nondimeno un argomento sul quale ho tanto diritto ad esprimere la mia opinione quanto qualsiasi altro suddito... .
Miss Dell - (scrivendo) ... suddito.
John - No... quanto qualsiasi altro cittadino di questo nostro impero . (Suona il telefono) Ed ora, prima d'incominciare, vorrei rendere ben chiaro... . (Il telefono suona di nuovo. Olivia si alza per rispondere) Se questo maledetto telefono torna a suonare non garantisco dei miei nervi.
Olivia - Scusa, caro.
John - Perch non fai rispondere a Polton dall'anticamera?
Olivia - Il telefono suona qui lo stesso, lo sai. (Parlando) Pronto?... Oh, Giovanna cara, sei tu?
John - (con un gesto di disperazione. Sedendo) Ne avremo per mezz'ora, miss Dell.
Olivia - (al telefono) Tesoro, non posso parlare a lungo perch John qui... sta lavorando... s, nel suo studio sto facendo cambiare la tappezzeria e per il momento lui non ha altro posto dove stare... No, verde pisello... Per uno studio molto pi riposante, non ti pare? Sibilla dice che in... (incontra lo sguardo di John) ...dovinatissimo! Ah, l'ha detto anche a te? Cara, devo proprio lasciarti, John aspetta per lavorare. Avevi qualche cosa da dirmi? Michele? E' proprio un amore, vero? Ecco, poco pi di sedici. No! Adesso vanno benissimo Oh, s ti dir che si sta ambientando... Naturalmente gli ho dovuto parlare per ore ed ore. E' cos ingenuo... (John tossisce per avvertire che miss Dell presente. Miss Dell, immersa nelle sue carte, mostra di non accorgersi della conversazione. Olivia molto sottovoce) Gara, non ti posso dire altro in questo momento... Il y a une personne ici... Oui, c'est... S, allora arrivederci. (Stacca meccanicamente) Scusa, John caro, ma tu sai quanto quella donna ami chiacchierare.
John - (con intenzione) Se lo so!
Olivia - (andando verso di lui) Che cosa dovevo fare? Trova Michele adorabile.
John - Davvero?
Olivia - (tornando alla scrivania) Dice che erano secoli che non le capitava di conoscere un essere cos pieno di charme .
John - Ma no?!
Olivia - Bene, caro, continua pure il tuo discorso. A me pare semplicemente bellissimo. Dove lo farai?
John - (alzandosi) A Dumfries.
Olivia - (di nuovo immersa nei suoi conti) Ah, che bellezza!
John - Chiss perch ti pare poi tanto bello che io faccia un discorso a Dumfries?! (Pausa).
Olivia - (alzando il capo) Che cosa? Ah, non lo so. Non interrompermi, ti prego; sto facendo i conti di casa.
John - (sedendo avanti a destra) Scusatemi, miss Dell.
Miss Dell - Prego, sir John.
John - A che punto eravamo? (Entra Michele).
Miss Dell - (leggendo) ... Prima d'incominciare vorrei rendere ben chiaro... .
John - (alzandosi) Ah, s... Prima d'incominciare vorrei rendere ben chiaro....
Michele - (andando verso Olivia e baciandola) Salve, mamma, come va?
Olivia - Ciao, Michele. Com' andata in ufficio oggi?
Michele - Non c' male.
John - Buona sera, Michele.
Michele - (fa un piccolo inchino, molto sostenuto e passa accanto alla sedia dove prima era seduto John) Buona sera. (Dice buona sera a miss Dell quando le passa accanto).
Olivia - (dalla scrivania) Spero che non ti faranno sgobbare troppo. Dalle nove del mattino alle sette di sera mi pare un po' troppo lungo per un ragazzo della sua et.
Michele - (sedendo a destra) Naturalmente una solenne cretineria quella di tenerci l fino alle sette di sera. Dopo le sei non c' assolutamente pi niente da fare.
Olivia - John, tesoro, non ci potresti mettere rimedio?
John - (controllandosi con difficolt) Olivia, mia cara... nel mio Ministero lavorano circa cinquemila persone. Non vedo perch si dovrebbe rinunciare a circa trentamila ore lavorative alla settimana affinch Michele possa venire a casa un p prima.
Olivia - Certo, se imposti la cosa cosi....
John - Devo impostare la cosa cos.
Michele - E notate bene che non tutti debbono star l fino alle sette. Non tutti. Qualcuno pu tornare a casa pi presto. (Da un occhiata significativa a John dicendo ci. La pazienza di John sta per esaurirsi).
John - Se alludete a me, Michele, forse vi far piacere di sapere che sono impiegato in un lavoro molto difficile e di grande responsabilit, e che pagherei chiss che cosa per un po' di pace e di tranquillit. (Siede al lato destro del divano) Dunque, dov'eravamo rimasti, miss Dell?
Miss Dell - Prima d'incominciare vorrei rendere ben chiaro... .
John - Ah, s. Siamo ancora a questo punto? (Michele in punta di piedi va a destra del divano verso la scrivania. John se ne accorge) Ma si pu sapere che diavolo sta succedendo in questa casa? (Si alza rivolto alla platea).
Olivia - Niente, caro. Voleva soltanto il suo libro. L'aveva messo in questo cassetto. Eccolo, tesoro. (Gli porge il libro che aveva nel cassetto e senza volere fa rumore nel chiudere il cassetto), Sstt... (Michele in punta di piedi torna alla sua sedia e siede. John guarda miss Dell).
Miss Dell - (sottovoce) Prima d'incominciare vorrei rendere ben chiaro... . (Si accorge di avere parlato troppo sottovoce e ripete la frase con tono normale).
John - Vorrei rendere ben chiaro che io non sono un uomo politico. Fui chiamato a far parte di questo governo quale uomo di affari soltanto, ed l'uomo d'affari, puro e semplice, che qui ora vi parla . (In piedi presso al camino) Cancellate puro e semplice . (Scambia un'occhiata con Michele che ha interrotto la sua lettura) Ed l'uomo d'affari che qui ora vi parla . (Michele approva col capo. John fa finta di non accorgersene e cammina per la stanza) Come saprete, io sono canadese di nascita. Durante tutta la mia carriera io ho lottato per una pi stretta unione e collaborazione industriale fra tutti gli stati facenti parte di questo impero . (Voltandosi e guardando Michele) I nostri amici di sinistra hanno chiamata questa mia politica reazionaria e imperialistica. Benissimo! Se questa reazione, se questo imperialismo, allora io sono un reazionario, un imperialista. Devo vergognarmene forse? Al contrario! Pentirmene? No, davvero! Anzi, me ne glorio e me ne vanto. Che mi disprezzino e mi deridano i nostri giovani intellettuali. Scaglino pure il loro odio contro di me. Ed ora un breve cenno a questo sistema economico che io sostengo ed appoggio. Questo impero una famiglia... una famiglia che... una famiglia della quale... dalla quale... . (A Michele con scatto) Volete farmi il piacere di non fissarmi a quel modo?
Michele - Ero soprapensieri.
John - Se vi giraste dall'altra parte avreste una luce molto migliore.
Michele - Ma io ci vedo benissimo, grazie. (Olivia dalla scrivania fa cenno a Michele di accontentare John, cambiando posizione. Michele con una scrollata di spalle acconsente e si contorce per voltare le spalle a John. Ci fa trasalire John che si alza e voltandosi vede queste manovre).
John - (andando a sinistra) L'impero una grande famiglia i cui rami si estendono sopra un'area equivalente a un quarto della superficie terrestre. Come un bambino legato alla madre da eterni, se pur invisibili, legami di sangue e di affetto, cos anche nella sfera pi. vasta dell'economia mondiale la santit della vita familiare... . (Michele ride con ironia. John si volta verso Olivia) Possiamo lavorare in sala da pranzo, Olivia?
Olivia - (andando verso John) Tesoro, stanno apparecchiando la tavola per il pranzo di stasera...
John - Allora, miss Dell, basta.
Miss Dell - Va bene, sir John.
John - Domattina dovremo ricominciare tutto da capo.
Michele - (andando verso la porta) Forse sono io che disturbo? Continuate pure. In tutti i modi, io vado di sopra. (Esce. Miss Dell guarda John in modo interrogativo).
Miss Dell - Allora possiamo continuare?
John - No, grazie. Non sono pi in vena. Del resto (accennando al suo discorso) non era un gran che.
Miss Dell - (alzandosi) Va bene, sir John. Buona notte, signora Brown. Buona notte. (Raccoglie le sue cose).
John - Buona notte, miss Dell. (Miss Dell esce e John va verso destra seguito da Olivia).
Olivia - Povero John... abbi ancora un giorno di pazienza. Il tuo studio sar pronto domani.
John - (vicino al camino) Non importa. Quando sono troppo stanco non dovrei impegnarmi in cose importanti.
Olivia - Povero caro!
John - (col naso sul collo di lei sentendo un buon profumo) Nuovo profumo?
Olivia - S, ti piace?
John - Molto. Si sente l'ambra. (Michele entra. Va verso la scrivania. John ed Olivia non se ne accorgono subito).
Olivia - L'ho potuto avere sottomano... da... (Si volta. Vede Michele) Oh, Michele!
Olivia - Michele Olivia
Michele - Posso prendere? (Ha in mano blocco e lapis presi dalla scrivania).
Olivia - Ma certo, caro. Devi scrivere una lettera?
Michele - No, devo prendere degli appunti.
Olivia - Su che cosa?
Michele - Sul libro che sto leggendo.
Olivia - Quale libro? (Glielo prende di sotto al braccio e legge il titolo). Avvelenamenti. Diagnosi e cura . Michele, che ti salta in mente di leggere questa roba?
Michele - E' un argomento che mi interessa. (Esce).
Olivia - Credi che ti vorr avvelenare?
John - Non mi sorprenderebbe affatto. Basta che non sia io a farlo per primo! (Si siede).
Olivia - Credi che egli soffra ancora molto per tutto questo?
John - Direi proprio il contrario.
Olivia - Speravo proprio che avrebbe preso le cose bene. Credevo superata la crisi, ormai, invece in questi ultimi giorni cos cupo e pensieroso...
John - Recita l' Amleto .
Olivia - L'Amleto? Che cosa vuol dire?
John - Non te ne sei accorta? Osservalo bene.
Olivia - Mi sono accorta che in certi momenti ha un'espressione proprio strana!
John - Sicuro! Atteggiamento ermetico, come nell' Amleto ; espressione che assume anche in ufficio, cos mi dice Symons. Dice che fa delle entrate sensazionali, fissando le dattilografe con occhio cupo e demoniaco... e le fa morir di paura. E che ne dici della cravatta nera che porta?
Olivia - Credevo fosse obbligatoria in ufficio.
John - Obbligatoria un corno. Vuole ostentare il lutto per suo padre.
Olivia - John, allora vuol dire che egli soffre...
John - Macch! Tutta commedia per deliziarci un po'. Sono tre anni che morto suo padre.
Olivia - Ora che ci penso, mi par di ricordare che una volta, a scuola, ha recitato l' Amleto .
John - (trionfante) Vedi? Avevo capito che conosce la tragedia o la sta studiando. La scena dell'alcova me la sento arrivare...
Olivia - Che scena ?
John - Quando Amleto dice alla madre: Gettate via la parte peggiore del vostro cuore e vivrete pi pura con l'altra met .
Olivia - Perbacco, come sei informato!
John - E tu credi che io sappia solo di carri armati? Aggiungi il libro sugli avvelenamenti che sta studiando, con note accanto...
Olivia - Ma, andiamo, John, che sciocchezze sono queste?
John - Allora non conosci tuo figlio.
Olivia - Debbo parlargli seriamente; ecco quello che debbo fare.
John - Comunque, in attesa del veleno, se ci fosse un sorsetto di whisky, andrebbe bene...
Olivia - Certo, tesoro (Si alza, prende il bicchiere dalla tavola, eccetera. Eseguendo continua) Convieni che sono sempre pronta ai tuoi ordini; anche tua moglie lo era?
John - Al contrario, dovevo sempre io servire lei.
Olivia - L'hai lasciata per questo?
John - Non precisamente per questo. L'ho lasciata per un ufficiale.
Olivia - Quanto tempo sei stato innamorato di lei?
John - Dieci giorni, circa.
Olivia - E lei di te?
John - Mi sembri curiosa, stasera.
Olivia - Non pi del solito. Te l'avevo gi fatta questa domanda?
John - S.
Olivia - Allora vuol dire che avr dimenticato la risposta.
John - Ti piace sentirmela ripetere. Mia moglie non mai stata innamorata di me. Mi spos perch sono ricco.
Olivia - A proposito... Hai pagato quel suo debito delle corse?
John - No.
Olivia - Ed allora che cosa succeder?
John - O i suoi bookmakers faranno una croce sopra ottocento sterline, oppure non le permetteranno pi di giocare.
Olivia - Per... sei un uomo senza cuore, John. Non ti mai venuto il sospetto che io voglia stare con te per i tuoi soldi?
John - E' un sospetto che non mi abbandona mai. (Ride).
Olivia - Parlo sul serio, John. Non ti mai venuto questo sospetto?
John - Mi rifiuto di rispondere ad una domanda cos fuori posto.
Olivia - Fuori posto fino ad un certo punto. Michele la pensa cos.
John - Ha poi tanta importanza quello che pensa Michele?
Olivia - Michele mio figlio. (Michele rientra e va verso la scrivania).
John - Avete preso degli appunti interessanti?
Michele - S, grazie.
Olivia - Michele, vuoi un bicchierino di Porto?
Michele - (andando lentamente dalla scrivania verso la comune) No, grazie, mamma, non adesso
Olivia - Dove vai, caro?
Michele - Di sopra.
Olivia - Ma sei appena sceso.
Michele - Lo so.
Olivia - Michele, prima che mi dimentichi.., dovrai metterti un vestito scuro per il pranzo.
Michele - Pranzo? Quale pranzo?
Olivia - Non fare il distratto e lo scontroso. Ti ho gi detto che abbiamo degli invitati stasera.
Michele - Ti dispiacerebbe molto se non scendessi per il pranzo?
Olivia - S, mi dispiacerebbe! Doveva essere tutto in tuo onore...
Michele - Preferirei restare solo.
Olivia - Come vuoi. (Egli giunto alla porta quando John si alza).
John - Michele, non occorre che ritorniate di sopra. Sto per uscire.
Olivia - Devi proprio uscire, John?
John - S, devo sbrigare due o tre cosette in ufficio.
Olivia - Tesoro, non arrivare in ritardo, te ne; supplico.
John - No.
Olivia - (si alza) Ma anch'io... a proposito, non ho tempo da perdere.
Michele - (bruscamente) Esci?
Olivia - No, caro; vado a vestirmi per pranzo. Perch?
Michele - Chiedevo cos. A proposito... domani sera siete liberi?
Olivia - Io s, e tu, John?
John - S, mi pare. Perch?
Michele - Vorreste venire a teatro con me? (Olivia e John si guardano).
Olivia - Ma che pensiero carino! Con grande! entusiasmo! Non pretenderai per che John faccia la fila per il loggione...
Michele - Oh, no, i posti li ho gi. Ottimi posti. Poltrone. Prima fila.
John - E... se lecito chiederlo... Che cosa sii andrebbe a vedere?
Michele - Un giallo, credo. Il titolo : Un delitto in famiglia . (John soddisfatto, esce).
Olivia - Michele, devi smetterla e subito con questi tuoi ridicoli, stupidi atteggiamenti. Hai capito?
Michele - Quali atteggiamenti?
Olivia - Queste pose alla Amleto .
Michele - Non capisco.
Olivia - Capisci benissimo. Ma ti avverto, Michele, che stai oltrepassando i limiti dello scherzo. E togliti quella ridicola cosa.
Michele - Che cosa?
Olivia - Quella ridicola cravatta nera. (Come se parlasse ad un bambino) Sii bravo. Levatela. (Egli se la toglie in fretta e la porge a Olivia) Oh, cos mi piace. E d'ora in poi voglio che tu ti conduca come un essere ragionevole e non come un picchiatello. Siamo intesi?
Michele - S, mamma.
Olivia - Cos va bene. (Raggiunge la porta con aria severa e dignitosa poi improvvisamente si intenerisce e torna verso Michele) Michele, tesoro, mio caro... non avevo intenzione di trattarti male. Eccola; te la puoi rimettere. (Porge a Michele la cravatta ma Michele non fa alcun gesto per riprenderla).
Michele - Non la voglio, grazie.
Olivia - Avanti, rimettila.
Michele - Non la voglio pi, tienila tu.
Olivia - Andiamo, Michele, sorridi alla tua mammina. Avanti, sorridi. (Michele abbozza un sorriso forzato) Ora ci siamo. Rimettitela. (Posa la cravatta sulle sue ginocchia) Per quel che importa a me! Per me puoi vestirti di nero anche dalla testa ai piedi... Ma forse... (quasi sussurrandoglielo) meglio di no. John si potrebbe seccare. (Olivia esce. Michele va alla finestra. Polton entra con un vassoio sul quale vi uno shaker da cocktails, un secchiello con ghiaccio coperto con una tovaglietta bianca che mette sulla consolle. Michele si avvicina a Polton).
Michele - Polton, posso farvi una domanda?
Polton - Naturalmente, signorino. Purch non sia una domanda troppo imbarazzante od oscena.
Michele - (giocando con la cravatta, avvolgendosela intorno al braccio) Forse un po' imbarazzante: volevo conoscere la vostra opinione su quello che sta succedendo in questa casa.
Polton - Volete dire... Sir John e la signora?
Michele - S.
Polton - Ecco, signorino; io vedo la cosa cos, e badate bene che, in linea di massima, non vorrei avere nulla a che fare con due persone che vivessero insieme senza, essere sposati... che vivessero, diciamo la parola, in peccato. Scusate, signorino, se mi sono permessa...
Michele - Affatto. Dopo tutto si tratta proprio di questo... vivere in peccato.
Polton - Oh, no, signorino, non la stessa cosa. La situazione qui molto diversa. La signora Brown e sir John sono proprio come una vecchia coppia, come due persone regolarmente sposate da anni ed anni... Ed a vederli chi potrebbe pensare diversamente? Cari, che Dio li benedica.
Michele - Allora non trovate nulla di immorale?
Polton - Immorale? Credete che sarei rimasta in questa casa, io? No. Ve lo dico chiaro e tondo: non mi vanno le cose immorali, e nemmeno le persone che fanno cose immorali. (Raccogliendo il vassoio e preparandosi ad uscire) Volevate sapere altro, signorino?
Michele - Niente altro, Polton, grazie.
Polton - Grazie a voi, signorino. (Esce. Suona il campanello della porta d'entrata).
Michele - (in orgasmo) Dio mio, ci siamo! (Va rapidamente alla finestra al centro e guarda fuori. Poi si volta e grida alla porta) Non vi disturbate, Polton! (E' alla comune, butta via la cravatta che va a finire sul secchiello del ghiaccio) E' per me! (E' gi fuori scena) No, Polton, un amico mio. Vado io ad aprire. (Dopo un istante lo si sente parlare con Diana Fletcher. Mentre la scena vuota si sentono suonare i tre quarti) Da questa parte, vi prego.
Diana - Grazie.
Michele - Scusate, vi faccio strada.
Diana - Strano! Questo quadro mi pare di averlo gi visto... Dove?
Michele - Fate presto, ve ne prego. Non voglio che nessuno ci veda. (Entrano dalla comune. Diana ha circa venticinque anni ed molto bellina).
Diana - Siete voi il misterioso signor Brown?
Michele - S, sono io.
Diana - Per telefono vi avevo giudicato pi vecchio.
Michele - Davvero? Sono pi vecchio di quanto non sembri. Dunque, siete proprio voi lady Fletcher, vero?
Diana - S.
Michele - La moglie di sir John Fletcher?
Diana - (si stropiccia un occhio per qualche cosa che le d noia) Ecco... s. Ecco... moglie per modo di dire.
Michele - Non volete sedervi?
Diana - (rocchio le lacrima) Grazie. Mi andato del rimmel in un occhio. (Siede sul divano. Lui gira attorno e le offre una sigaretta).
Michele - Una sigaretta?
Diana - No, grazie. Vorrei sapere subito di che cosa si tratta. Ho molto fretta.
Michele - Ecco, s... ve lo dico subito... A proposito... siete stata molto buona a venire.
Diana - Mi avete detto che era questione di vita o di morte, e che dovevate rivelarmi delle cose che mi riguardavano molto da vicino!
Michele - Ed proprio cos! Ecco... dovete sapere... (Si accorge di essere senza cravatta) Scusate un momento... (Va a prendere la cravatta) Oh, dovete perdonarmi... Chiss che cosa avrete pensato di me... senza cravatta!
Diana - Avete l'abitudine di tenere le cravatte sul ghiaccio?
Michele - Mia madre mi aveva detto di togliermela, ed io l'avevo buttata l! (Se la rimette) E' una bella fortuna che non ci sia nessuno in questo momento. Temevo che avremmo dovuto nasconderci in camera mia!
Diana - Sentite, signor Brown. Sono felice di aver fatta la vostra conoscenza, ma ora devo andarmene.
Michele - Ve ne scongiuro, lady Fletcher, restate. Non c' nessun pericolo. Se ve ne andate ora, lo rimpiangerete per sempre.
Diana - Allora ditemi quello che avete da dirmi.
Michele - Ve lo dir subito. Lady Fletcher, sapete a chi appartiene questa casa?
Diana - No.
Michele - Appartiene a vostro marito.
Diana - A John! (Si alza rapidamente) Allora devo proprio andarmene. Non lo voglio incontrare.
Michele - State tranquilla, in ufficio e vi rester per parecchie ore. (Raccoglie qualche cosa che Diana ha lasciato cadere) Comprendo ci che dovete provare al solo pensiero di doverlo incontrare. Dopo il modo in cui vi ha trattata!
Diana - Come? (Lascia cadere qualche cos'altro dalla borsa che Michele raccoglie) Ah s, quanto sono stupida. Grazie. (Guardando la stanza) Non riconosco il suo gusto.
Michele - Perch il gusto della sua amante.
Diana - Della sua amante?
Michele - S.
Diana - Ah, capisco. Volete dire che egli vive qui con... aspettate... ho sentito parlare di lei... Olivia Brown.
Michele - Esattamente.
Diana - Siete suo fratello?
Michele - No.
Diana - Suo figlio?
Michele - Capite ora perch vi ho chiesto di venire qui?
Diana - Mi dispiace, ma proprio non capisco.
Michele - Voglio che la incontriate, voglio che le parliate.
Diana - Oh, no, per carit! No, davvero!
Michele - Ve ne scongiuro, lady Fletcher. Soffocate il vostro orgoglio e... affrontatela!
Diana - Affrontarla?
Michele - S. Per farla ragionare. Sono certo che voi riuscireste a farle vedere tutto il male...
Diana - Quale male?
Michele - Il male che sta facendo.
Diana - Spiegatevi meglio. Che cosa sta facendo di male?
Michele - Convive con vostro marito! (Diana comincia a capire. Ride appena).
Diana - Ah, come siete caro!
Michele - Caro? Che c'entra caro?
Diana - Voi volete che io affronti vostra madre e che la faccia ragionare?
Michele - S.
Diana - Che le mostri l'orrore della sua condotta?
Michele - Ecco, s.
Diana - Che la induca a tornare sulla diritta via?
Michele - Vi prego di non scherzare.
Diana - Io non me la sento di affrontare la signora Brown. Questi sono affari suoi. Affari che non mi riguardano. (Si toglie l'orecchino).
Michele - Altro se vi riguardano! Ma non avete ancora capito che il suo amante vostro marito? (Diana ride) Perch ridete?
Diana - John amante, questo mi fa ridere.
Michele - Ma la verit, s o no?
Diana - (rimettendosi l'orecchino) Altroch! E pare, per lui anche una piacevolissima verit. Non vi ho mica scandalizzato, signor Brown?
Michele - (alzandosi, tirando fuori la pipa) Scandalizzato, io? Ci vuol altro a scandalizzare me. Io, la vita, la conosco bene. Soltanto che lei non pu essere innamorata di lui. E' troppo vecchia.
Diana - Troppo vecchia? Ma che et ha? L'et di John?
Michele - Per carit! Vecchia fino a quel punto, no. Ma non riesco a capire che cosa una donna possa vedere, in quell'uomo, al di fuori dei suoi soldi.
Diana - Certo... i soldi sono una delle qualit di John!
Michele - Non voglio che mia madre sia la parassita di quel vecchio libertino. (Diana ride) Perdonatemi. Dimenticavo che si tratta di vostro marito.
Diana - Non importa.
Michele - Lo amate ancora? Siete certa di non voler ritornare con lui?
Diana - Io? Ma siete pazzo?
Michele - Speravo tanto che lo rivoleste indietro! Sono sicuro che mia madre ve lo avrebbe restituito. (Entra Olivia).
Olivia - Scusami, caro, non sapevo che avevi visite.
Michele - Mia madre... Lady Fletcher.
Olivia - (andando a destra, le porge la mano quasi senza dimostrare sorpresa) Piacere!
Diana - (sollevata dalla buona accoglienza) Tanto piacere.
Michele - (seccato dalla disinvoltura di Olivia) Mamma, lady Fletcher la moglie di sir John.
Olivia - (sorridendo con grazia) Ma certo, caro, Lo so. Siete stata molto gentile di farci questa sorpresa, di capitare cos all'improvviso per farci un salutino.
Diana - Ecco, per dire la verit, signora Brown, non sono proprio capitata... vostro figlio che mi ha invitata.
Olivia - Sul serio? E dove vi siete conosciuti?
Michele - Noi non ci siamo...
Diana - (interrompendolo) Ci siamo incontrati a Hyde Park. Buffo, vero?
Olivia - Proprio buffo. Molto buffo. Ma sedete, vi prego. Che cosa posso offrirvi?
Diana - Siete molto gentile. Nulla, grazie.
Olivia - (andando verso la consolle) Un cocktail, almeno. Anch'io ne desidero uno. Stasera abbiamo gente a pranzo. Ma John adora veder gente, adora ricevere i suoi amici, quindi io, naturalmente, sono costretta...
Diana - Eh... come vi capisco. Ma debbo scappare. Anch'io aspetto gente questa sera.
Olivia - In questo caso non vi voglio trattenere. (Andando verso Diana) Sono lieta di aver fatto la vostra conoscenza...
Diana - E' stato piacevolissimo. Verrete a trovarmi? Lo spero, e presto.
Olivia - Volentieri. Dove abitate, ora?
Diana - Park Lane. Il numero del telefono sull'elenco; ma ad ogni modo vostro figlio lo sa.
Olivia - Ah s? Benissimo. Cara... posso dirvi una cosa, ora? Avete un cappello semplicemente magnifico.
Diana - (pi che soddisfatta) Ah, vi piace? (Andando allo specchio) Haage l'ha creato per me. E' un uomo veramente geniale, non vi sembra?
Olivia - (seguendola) Geniale, semplicemente geniale. Bisogna che torni a servirmi da lui.
Diana - (voltandosi e stringendole ancora la mano) Arrivederci.
Olivia - Arrivederci. (Si stanno facendo grandi sorrisi quando entra John).
John - Diana!
Diana - John!
John - Che cosa significa tutto questo?
Olivia - (in fretta) Una coincidenza incredibile, caro! Lady Fletcher e Michele si sono incontrati a Hyde Park! E Michele l'ha invitata qui senza avere la minima idea che...
Michele - (andando a destra di Olivia) Non vero. Lady Fletcher ha detto cos per scusarmi. La verit che io le ho telefonato e l'ho pregata di venire qui.
Olivia - Ma tesoro mio... che importanza ha che tu le abbia o non le abbia telefonato? (A Diana) Lady Fletcher, mio figlio un po' stravagante... Bisogna essere molto indulgenti con lui. (Mette il suo braccio intorno alla spalla di Michele).
Diana - Indulgente, signor Brown? Riconoscente gli sono per avermi dato la possibilit di fare la vostra conoscenza.
Olivia - Siete molto gentile.
Diana - E adesso devo proprio scappare.
Olivia - Anche lady Fletcher aspetta gente stasera, John.
John - Ah, rallegramenti...
Diana - Come va, John?
John - Benissimo. E tu?
Diana - Si tira avanti.
John - Ti devo chiedere scusa per questo incidente che ti ha messo in una situazione un po' imbarazzante.
Diana - Oh, affatto.
Olivia - Vuoi accompagnare lady Fletcher, Michele? (Michele esce passando tra John e Diana).
Diana - Arrivederci, John; stato un vero piacere rivederti. Di nuovo, signora Brown e non siate troppo in collera con vostro figlio, ve ne prego. Potr anche sbagliare, ma sempre animato dalle migliori intenzioni. (Diana esce).
Olivia - Dio mio! Questi sono stati i cinque peggiori minuti della mia vita.
John - (prendendole la mano) Lo credo. Hanno sconvolto anche me.
Olivia - Ma che cosa gli ha preso a quel ragazzo per fare una cosa di questo genere?
John - Commedia, sempre commedia.
Olivia - Non ti potresti anche sbagliare, John?
John - Ad ogni modo non ti devi preoccupare, Olivia.
Olivia - Ma devo preoccuparmi. (Michele rientra).
Michele - Non andata bene, mi pare.
John - No, Michele, no, proprio no. Ed ora, ragazzo mio, voi ed io ce ne andiamo di sopra perch abbiamo da parlarci un po'.
Michele - Davvero? Interessante. (Si volta e si mette le mani in tasca).
John - E quando vi parlo, Michele, dovete avere la cortesia di non voltarmi le spalle... e di non tener le mani in tasca. (Olivia si alza e va verso John).
Olivia - Caro, ora che tu vada a cambiarti. Michele, vieni qui: siedi. (John esce dalla comune. Olivia va al divano e siede al centro) Ed ora dimmi che cosa mai ti passato per il cervello.
Michele - Il saperlo non ti farebbe certo molto piacere.
Olivia - Piacere o dispiacere, la verit che qualche volta dai l'impressione di voler prenderti gioco di John e di me, ed allora che sono in collera con te. Altre volte non ho questa impressione ed allora... non sono in collera con te. Non voglio , che tu soffra Michele.
Michele - Non soffro, non ti preoccupare.
Olivia - Anche John dice che non soffri. Dice che anzi tu te la godi un mondo a tormentarci.
Michele - Dice questo John?
Olivia - S. E dice anche che tu reciti, che fai la commedia.
Michele - Se ho recitato stato perch dovevo recitare. Lottando ad armi uguali che probabilit di riuscita avrei potuto avere contro un uomo simile?
Olivia - E perch dovevi lottare contro di lui?
Michele - Perch lo odio.
Olivia - Oh, no, Michele! Tu non lo odii. Ti sei soltanto montato la testa fino a pensare di lui le cose pi orrende... Ma tu non lo odii. Nessuno potrebbe odiare John.
Michele - Lo odio con tutta la forza dell'anima mia, per quello che ha fatto di te.
Olivia - Che cosa intendi dire?
Michele - (con passione) Nemmeno tu sai che cosa egli abbia fatto di te. Ti ha cambiata. Ti ha tanto cambiata che ora tu somigli a mia madre come pu somigliarle una di quelle tante donne di societ che affollano giorno e notte qualsiasi ritrovo di lusso. Tu non sei pi la stessa. Ecco perch lo odio.
Olivia - Stai dicendo delle cose crudeli. Sei convinto che sia proprio lui?
Michele - Ma se tu ne sei pi convinta di me! Ricordi quando il babbo era vivo, e si era noi tre soltanto nella vecchia casa? Non eri felice allora?
Olivia - Infelice non ero, Michele.
Michele - Ma tu eri innamorata del babbo?
Olivia - Michele, tesoro, sono passati tanti anni! Non facile ricordare quello che s' provato appena sposati.
Michele - Vuoi dire che pi tardi l'amore finito?
Olivia - Era passato, insomma.
Michele - Oh, mamma, perch?
Olivia - Queste cose non hanno un perch, Michele. Succedono. Ecco tutto. Forse ci sposammo troppo giovani, ma forse le lotte e le difficolt hanno contribuito a distruggere il nostro amore. Chiss!
Michele - Ma il babbo guadagnava certamente molto con la sua professione.
Olivia - Non molto, Michele. E man mano che gli anni passavano guadagnava sempre meno.
Michele - Allora non fu un bravo dottore?
Olivia - Non ebbe molta fortuna.
Michele - Mamma, io avevo sempre creduto che lui...
Olivia - Ma certo che lo hai sempre creduto. Allora tu eri un bambino e noi facemmo di tutto per nasconderti i nostri crucci, le nostre delusioni . I bambini non devono saperle certe cose. Del resto io non avevo molte ambizioni. Credo che non sarei contentata di quel genere di vita con te e con lui, se non fosse stato per te. (Lo bacia) Credo anzi che sarei stata abbastanza soddisfatta di vivere modestamente il resto dei miei anni, moglie di un mediocre medico, nei sobborghi di Londra.
Michele - Non bello parlare cos ora chi lui morto.
Olivia - Non credi di recitare un po' anche adesso, Michele?
Michele - (compunto) Forse. Non so. Forse sii Ma perch io so quello che stai per dirmi...
Olivia - Allora dillo, se lo sai.
Michele - Stai per dirmi che quando hai conosciuto sir John ti sei innamorata per la prima volta in vita tua.
Olivia - S, te lo stavo proprio per dire, perch la verit.
Michele - Non mi dirai per che tutto questo lusso, questa... abbondanza non abbiano alcun valore per te e che vivresti altrettanto felice anche nel quartiere pi povero della citt...
Olivia - (pacatamente) No, non ti volevo dire questo. Tutto questo lusso, questa abbondanza, come tu li chiami, hanno per me una enorme importanza. A volte mi sembra di avere cominciato a vivere soltanto da quando sono entrata in questa casa. E' difficile separare tutte queste sensazioni. Io amo John e se innamorandomi di John sono diventata una delle donne di societ che ti disprezzi, io non ci posso fare niente.
Michele - Proprio niente?
Olivia - Niente.
Michele - Capisco. (Si alza. Va verso la consolle) Posso?
Olivia - Ma certo.
Michele - Allora non abbiamo altro da dirci!
(Si sta per versare da bere).
Olivia - (con risolutezza) Nient'altro, Michele!
Michele - (voltandosi. Non si ancora servito da bere) Ed in questo frangente che cosa far io?
Olivia - Tu continuerai a vivere qui con noi, ed a poco a poco ti andrai affezionando a lui.
Michele - No, non voglio.
Olivia - Michele, stai forse tentando un piccolo ricatto?
Michele - Oh, no, mamma! Non crederai mica che io stia recitando anche adesso?
Olivia - Ma non hai pensato mai a ci che sarebbe di me se tu te ne andassi?
Michele - Ma non hai mai pensato a ci che sarebbe di me se non me ne andassi?
Olivia - E dove andrai?
Michele - Cercher una camera ammobiliata in questi paraggi. Naturalmente ci continueremo a vedere...
Olivia - E credi che saremo felici cos, tu ed io?
Michele - Mamma, non vedo altra soluzione.
Olivia - Del resto tu hai quasi diciotto anni. In fondo non vedo la ragione perch tu non possa vivere per conto tuo, se cos ti piace.
Michele - Anch'io non vedo perch. (E' in piedi vicino alla consolle ma non ha bevuto. Volto verso Olivia. Tira fuori la pipa).
Olivia - Allora domani ci dovremo mettere in cerca di un alloggio?
Michele - S, domani andrebbe benissimo. E' la mia giornata di libert. (Pausa).
Olivia - Smetti di fumare quella stupida pipa. E se non vuoi restare a pranzo qui ti conviene andare adesso, subito. Gli invitati stanno per arrivare.
Michele - Va bene, mamma. (Si avvia verso la comune ma questo lo porta pi vicino ad Olivia).
Olivia - Michele, non credi che potresti arrivare a... detestarlo un po' meno?
Michele - Scusa, mamma, ma... al cuore non si comanda.
Olivia - Come vuoi. Ma noi due... saremo sempre amici, vero?
Michele - (andando verso di lei rapidamente e mettendo la testa sul grembo della madre) Vieni via, mamma, vieni via con me! Lascialo, io non resisto pi.
John - (nell'ingresso) No, in camera sua non c', Polton.
Polton - (da fuori) Allora sar in salotto, sir John. (Michele si alza rapidamente e va al camino mentre entra John).
John - Sono quasi le otto e mezzo, sapete. (Pausa) Michele, se stasera non sapete che cosa fare forse Syrnons...
Michele - Vi preoccupate per me, forse?
John - No, Michele. Volevo soltanto risparmiarvi una serata noiosa. Ma... fate come vi piace.
Michele - Grazie. (Esce).
John - I cocktails li prepari tu o li preparo io?
Olivia - (andando alla consolle) Li preparer io. (Sopra pensiero comincia a mischiare distrattamente gli ingredienti. John va verso il camino. Si volta. La osserva preoccupato e senza capire).
John - Sono abbastanza elegante?
Olivia - Che cos'hai detto, caro?
John - (accendendo una sigaretta) Sono abbastanza elegante per il tuo pranzo?
Olivia - (facendo uno sforzo per riprendersi) E' un vestito nuovo, vero?
John - Ma no! Sono anni che l'ho! Anzi, mi pare che lo indossavo proprio la sera in cui ti conobbi, da tua sorella Ethel.
Olivia - (calma) No, avevi un vestito grigio.
John - Che stupido! Dovevo ricordarlo! (Altra pausa mentre Olivia continua a mischiare).
Olivia - John... caro...
John - Si?
Olivia - Sai? Ha vinto lui.
John - Michele?
Olivia - S. Ho dovuto scegliere tra lui e te.
John - Tu hai scelto lui?
Olivia - S. (Altra pausa).
John - Me l'aspettavo.
Olivia - Lo so.
John - Vuol dire che mi lasci?
Olivia - S.
John - Non so che cosa dire, Olivia. Se ti dicessi che il tuo amore stata la sola cosa bella, la sola cosa buona della mia vita... se ti dicessi che la tua partenza sarebbe un colpo cos duro che... difficilmente lo potrei sopportare... credi che ci sarebbe per me una speranza, che le cose potrebbero mutare?
Olivia - No, caro; non muterebbe nulla.
John - Potrei dare le mie dimissioni domani, divorziare e sposarti.
Olivia - Dovrei sempre scegliere tra te e Michele.
John - E' che io non posso immaginare la vita senza di te. Non minaccio suicidi, n chiedo la tua piet. Ma la verit che senza di te la vita non mi interessa.
Olivia - Non seguitare, caro. Anche le mie lacrime non cambierebbero nulla. (Polton entra).
Polton - (annunziando) Miss Wentworth
Olivia - (andandole incontro) Oh, miss Wentworth, come siete stata cara a venire!
Miss Wentworth - Sono felice di essere qui.
Olivia - Conoscete sir John Fletcher? (Il telefono suona e John va a rispondere).
Miss Wentworth - Ma s, naturalmente.
Olivia - Vi siete certamente incontrati al ricevimento da Bobbie.
Miss Wentworth - Quanto tempo che non ci vediamo?
John - (rispondendo al telefono) S, benissimo, vi vedremo con immenso piacere.
Olivia - E prima che gli altri invitati arrivino permettetemi di dirvi quanto mi sia piaciuto il vostro ultimo libro.
Miss Wentworth - Mi fa proprio piacere.
Olivia - Commovente, semplicemente commovente. Ancora piango, quando ci ripenso.
John - (posando il ricevitore) I Randall saranno un po' in ritardo. Lasciano ora il teatro.
Miss Wentworth - Ah, vengono i Randall? Che attori deliziosi. Sar una serata molto interessante.
Olivia - Stanno provando una nuova commedia comica.
Polton - (entra ed annuncia) Sir Thomas e lady Markham.
Olivia - In tempi come questi credo sia meglio far ridere che far piangere. (Il sipario comincia a calare mentre Olivia si avanza per salutare sir Thomas e lady Markham che si scorgono appena mentre entrano) Cara, che piacere, sono secoli che non ci vediamo...
Fine del secondo atto
ATTO TERZO
La stanza di soggiorno in un appartamento in Baron's Court. Circa tre mesi dopo. Lappartamento arredalo pi secondo il gusto del defunto signor Brown che secondo il gusto di Olivia e si compone di una grande stanza di soggiorno, una cucina, di cui si intravvede una parte quando si apre la porta di fondo dello studio del dottor Brown; delle camere di Olivia e di Michele, le cui due porte sono ai lati del camino. La porta che conduce all'ingresso in fondo a destra. Una finestra di stile gotico scopre una linea di letti del medesimo stile, al d l della strada. (Quando si alza il sipario la scena vuota. La radio, in fondo a sinistra, sta suonando. Michele entra dalla comune, getta sul divano il cappello, i guanti, la copia di un settimanale laburista e la rivista Tatler , arrotolala, come arriva per posta. Michele chiude la radio e siede per leggere il suo giornale).
Olivia - (entrando dalla cucina e baciandolo) Caro! Com' andata oggi?
Michele - Ciao, mamma. E' andata benissimo, grazie. Stanca?
Olivia - Non tanto. Vuoi mangiare subito, vero?
Michele - Se non ti dispiace. Ai tre quarti ho un appuntamento.
Olivia - (andando in cucina) Va bene, caro. E' questione di pochi minuti. (Michele si alza e si va a sedere oltre la tavola, sempre leggendo il giornale socialista. Olivia rientra con una frittata e della verdura. Osservandola si noter che essa trasformala. Indossa una semplice sottana grigia e un grembiule dello stesso colore) Mi dispiace... Sempre frittata di uova in polvere...
Michele - Ha l'aria di essere buonissima. E tu non mangi?
Olivia - E' troppo presto per me, caro. Mi far qualcosa un po' pi tardi.
Michele - Lo so che cosa. Un po' di pane e formaggio ed una tazza di t.
Olivia - Ho poca fame la sera.
Michele - Dovresti mangiare di pi. Comincio ad essere preoccupato.
Olivia - (andando verso la cucina) Ma se mangio come un lupo! Pur detestando le orrende cose cucinate da me, da che siamo qui sono gi aumentata di tre chili.
Michele - Non certo per colpa del troppo mangiare.
Olivia - E per colpa di che cosa? Della coscienza tranquilla? (Sedendo a destra del tavolo) Forse hai ragione, caro. Ma mangia, mangia. Che appuntamento hai?
Michele - Vado al Forum a vedere un film.
Olivia - Da solo?
Michele - Con Silvia.
Olivia - Silvia Hart? Credevo che fosse tutto! finito.
Michele - Lo credevo anch'io, ma poi mi ha telefonato, mi ha chiesto scusa e cos ora tutto ricominciato! (Sospira).
Olivia - Tesoro, non mi sembri eccessivamente soddisfatto.
Michele - Ecco... il fatto che... che mi ha telefonato soltanto perch Stephens, l'irresistibile Stephens, partito, ed anche Bill via, e cos non ha nessuno che la porti in giro.
Olivia - Ah! (Alzandosi e tornando in cucina con la tovaglia) Non capisco perch tu, invece di! uscire con Silvia, non esca un po' con qualcuno di quelle simpatiche ragazze del tuo ufficio...
Michele - Per carit, mamma; sono tutte decrepite! La pi giovane ha ventotto anni!
Olivia - (tornando in cucina) Povere vecchiette! E' incredibile che ce la facciano ancora a lavorare!
Michele - (che sta ancora leggendo il giornale) Formidabile! Formidabile! C' un altro articolo di Lasky. Io lo adoro. E tu?
Olivia - (passando dietro la tavola e andando al divano) Non credo di conoscerlo, caro. (Cerca il fazzoletto sul divano).
Michele - Ma s che lo conosci, mammina. Non ti ricordi? Ti ho dato da leggere un suo articolo uscito nel numero del mese scorso. Un articolo sulla perequazione degli scambi e sul problema dell'esportazione.
Olivia - Ah s, ricordo. Bellissimo articolo.
Michele - Questo invece sull'inflazione e la standardizzazione degli stipendi.
Olivia - (trovando finalmente il fazzoletto sulla scrivania) Ah, ecco.
Michele - Dopo te lo passo. A proposito, arrivato il tuo Tatler .
Olivia - Quella cara Giovanna! Non dimentica! mai di mandarmelo! (Le cade il fazzoletto sulla sedia a destra del tavolo).
Michele - (dopo una pausa durante la quale Olivia sfoglia la rivista e va alla sedia della scrivania) Perbacco! Lo sapevi che nel 1926 in Inghilterra un operaio non specializzato prendeva, in media, soltanto ventotto scellini alla settimana?
Olivia - Santo cielo! Che cosa ha fatto ai suoi capelli Laura Ryde?
Michele - Bravo, Lasky. Questa volta ha dato una bella lavata di capo al Governo.
Olivia - Non sapevo che Giro avesse riaperto. Tu lo sapevi?
Michele - Che cosa? No, non lo sapevo.
Olivia - Tesoro, mangia la tua frittata; se no diventa fredda.
Michele - Non pi, grazie.
Olivia - Era proprio immangiabile?
Michele - No, era squisita. Ma non ho pi fame. Ecco tutto.
Olivia - (andando verso la tavola per prendere il piatto) La faccio esattamente come la spiegano alla radio, ma non mi viene mai bene. (Va in cucina) Ho provato a farti un dolce autarchico, ma rimasto alto cos! (Fa segno con pollice ed indice che rimasto basso basso. Torna con la frutta).
Michele - Grazie, mammina. (Ricomincia a mangiare sempre leggendo) Questo proprio interessante. (Olivia ritorna alla scrivania) Il deficit del bilancio che port alla crisi del 1931 avrebbe potuto essere totalmente pareggiato, e in meno di un mese usando un sistema anti-inflazionistico, come in regime di guerra.
Olivia - (sedendo, ma alzandosi di scatto) Dio mio!
Michele - Che cosa succede?
Olivia - (sedendo di nuovo) Niente caro; guardavo una cosa qui sul Tatler .
Michele - Che cosa?
Olivia - Niente di speciale.
Michele - Fammi vedere. (Va vicino ad Olivia e legge) Sir John Fletcher e la sua bella moglie sorridono all'obiettivo, mentre cenano gaiamente da Ciro . Perbacco. E' proprio lei.
Olivia - Ebbene, che c' di strano? Erano rimasti buoni amici. Spero che si siano riuniti. E cos tutto sarebbe per il meglio. Finisci di mangiare, se no arriverai in ritardo. (Michele torna al tavolo. Olivia studia la fotografia) Oh Dio, ha ancora quell'orrendo cappello che aveva il giorno che tu la invitasti a casa.
Michele - Era un bellissimo cappello. Lo ammirasti tanto! E lo elogiasti anche!
Olivia - Lo elogiai perch quando una donna osa mettersi in capo un obbrobrio simile bisogna parlarne per forza. Poverina, guardala. Sa proprio di poco. (Esaminando meglio la foto) John non mai stato fotogenico.
Michele - A me sembra che qui sia venuto piuttosto bene.
Olivia - Che cosa dici mai? E orribile. Lui mille volte meglio. Che cosa c' scritto?... Sorridono all'obiettivo, mentre cenano gaiamente da Ciro... Firn! Secondo me lui sta ridendo di quel cappello...
Michele - Mamma, non te la prendere.
Olivia - Non me la prendo. Ad ogni modo tutto ci non mi riguarda... se lei si vuole coprire di ridicolo faccia pure.
Michele - Sei molto infelice, mamma?
Olivia - (raccogliendo i piatti e riportandoli in cucina) Infelice? Ho ben altro a cui pensare, caro! Dar da mangiare a te... tenere la casa ben pulita e in ordine... (Con tono di sfida) Durante questi tre mesi sono stata completamente felice.
Michele - (che non osa credere sia vero) Oh mamma, proprio vero?
Olivia - (rientrando dalla cucina) Ma certo che vero. Ed perch la mia coscienza tranquilla. Non ho niente da rimproverarmi. So che le mie frittate sono immangiabili e che i miei suffl non vengono su, ma almeno tento e mi sforzo; e, forse, molti altri non fanno nemmeno questo... Sorridono all'obiettivo, mentre cenano gaiamente... . Chiss se tutta questa gente si rende conto della propria ridicolaggine! E il tuo giornale che cosa ne pensa di loro? (Riporta pane e burro in cucina).
Michele - Lasky dice che nel mondo nuovo tutti dovranno guadagnarsi il loro pane, o... soccombere.
Olivia - Lasky ha ragione.
Michele - E dice che quel mondo cui accennavi ora un mondo completamente finito, pur non sapendolo.
Olivia - (con veemenza, rientrando dalla cucina) Ed ha assolutamente ragione. Soccombere, soccombere. Tutti, senza distinzione. Devo leggere quell'articolo. Dov'?
Michele - (con ardore) Ne parla in quell'articolo sull'inflazione e sulla standardizzazione degli stipendi. Eccolo qui.
Olivia - (con meno ardore) Lo legger a letto. (Raccoglie il fazzoletto dalla sedia a destra della tavola torna in cucina).
Michele - Mammina? Non ti annoi mai qui, sempre sola?
Olivia - (dalla cucina) No, perch?
Michele - Cos, me lo chiedevo. Dimmi, mammina... quel signore che abita qui sotto mai venuto a trovarti in questi ultimi tempi? (Portandosi il piatto sporco in cucina).
Olivia - Il signor Dagerfield? Oh, viene molto spesso a trovarmi, specialmente quando lasci la porta di casa aperta, cosa che fai quasi sempre, caro.
Michele - Non ti piace il signor Dagerfield, mamma?
Olivia - (rientrando di nuovo dalla cucina) Lo detesto.
Michele - Peccato.
Olivia - Perch peccato?
Michele - Cosi... perch pensavo: Ecco una persona veramente per bene... una persona a posto... ed ora a riposo ed ha anche una discreta pensione....
Olivia - (mentre piega la tovaglia e la ripone nel cassetto a destra) Michele, mi sono accorta benissimo che stai facendo di tutto per combinare un matrimonio tra me ed il signor Dagerfield; ma ti devo avvertire che i tuoi lodevoli sforzi sono senz'altro condannati al pi crudele fiasco. Trovo il signor Dagerfield un vecchio noioso e seccante. (Sbatte il cassetto, viene avanti e bacia Michele che rientra dalla cucina) Non sarai in ritardo al tuo appuntamento con Silvia?
Michele - Sar in ritardo, infatti; meglio che mi vada a mettere in ordine.
Olivia - Ti piace molto quella ragazza?
Michele - Piacere non la parola.
Olivia - Sei innamorato?
Michele - In certi momenti s, in certi momenti no.
Olivia - Ed in questo momento come sei?
Michele - In questo momento lo sono.
Olivia - Oh, povero topo mio! (Prendendogli il viso tra le mani) E lei innamorata di te?
Michele - Per carit! Silvia non si innamora mai di nessuno. Io, nella sua lista, sono soltanto il quinto o il sesto. Io non posso permettermi il lusso di portarla al Savoy.
Olivia - Da quello che mi dici non mi pare che abbia un modo di fare molto simpatico. Perch le vuoi tanto bene?
Michele - Noi uomini non possiamo comandare ai nostri sentimenti. (Esce a sinistra).
Olivia - Gi, naturalmente...
Michele - (da fuori) Ti vorrei dire di uscire con me, mammina, ma capisci com'...
Olivia - S, caro, capisco.
Michele - Mi secca lasciarti sola.
Olivia - Non te ne preoccupare. E poi ho trovato un passatempo divertentissimo. Sto imparando da sola a scrivere a macchina. (Siede alla scrivania).
Michele - Oh, mammina, non ci posso credere. Ma sei straordinaria lo stesso.
Olivia - Credi che il signor Lasky mi approverebbe?
Michele - Ti approverebbe s, e ti approvo, anch'io.
Olivia - Il tempo giunto in cui tutti gli uomini per bene... . Sto scrivendo benino, sai; vedrai, ne resterai meravigliato. Ma non riesco mai; a trovare l'ipsilon. Mi diverte molto sentire il campanello alla fine di ogni riga. Quanto guadagna una dattilografa, Michele?
Michele - (rientrando) Poco, pochino, mamma.;
Olivia - Pazienza! Sempre abbastanza per mani tenermi nella vecchiaia, spero. (Si alza) Michele,' perch ti sei impomatato i capelli in quel modo?;
Michele - Non ti piacciono cos?
Olivia - No. Piacciono a Silvia?
Michele - Non lo so.
Olivia - Io li trovo semplicemente rivoltanti (Lo bacia e si ritrae con disgusto) E poi, puzza.
Michele - Mah, dovrebbe profumare come l'acqua di Colonia.
Olivia - Allora conserva questa illusione, tesoro! Vuoi proprio far colpo stasera, vero? Spero che lo farai.
Michele - Lo spero anch'io. Il momento giunto in cui devo prendere con Silvia un atteggiamento fermo e deciso.
Olivia - Hai ragione.
Michele - Incomincer da stasera! (Prende capi petto e guanti, il giornaletto sul divano e va verso la porta d'ingresso).
Olivia - Cos mi piace. Prima asfissiala col tuoi profumo all'acqua di Colonia, poi falle un bel di scorsine
Michele - Proprio puzza?
Olivia - No, scherzavo. Ora corri. Va' e divertiti.
Michele - (baciandola) Grazie, buona notte,; mammina. (Michele esce. Breve pausa).
Olivia - (va alla scrivania, prende il Tatler e lo guarda. Fa una smorfia come per imitare Diami Fletcher e butta la rivista nel cestino. Va in cucinai e mette una o due cose nell'armadio e dopo avere guardato i piatti da lavare decide di lasciarli stare. Poi entra come se fosse una dattilografa che arriva in ufficio. Sulla porta, rivolgendosi a un immaginario signore, a sinistra) Buon giorno, signor Jones. (A un altro immaginario signore anche a sinistra, pi verso il proscenio) Buon giorno, signor Peters. (Poi risponde ad una immaginaria domandai rivoltale dal centro) Sono in ritardo? No? S. Oh. (Poi siede alla scrivania e con attenzione e raccoglie mento incomincia a dattilografare quasi sempre coni un dito solo e in momenti di maggiore coraggio coni due. John, silenziosamente, compare nel vano della comune senza far rumore e si appoggia per un istante al muro per riprendere fiato, guardando frattanto Olivia che gli volta le spalle. Finalmente tira fuori gli occhiali, cammina in punta di piedi fino ad essere dietro ad Olivia e guarda da sopra la di lei spalla).
John - (leggendo) Il tempo giunto in cui tutti gli uomini per bene... .
Olivia - John!
John - ... dovranno dire che Diana Fletcher non altro che una grande civetta... .
Olivia - John! Vattene, vattene subito!
John - Prima fammi riprender fiato. Dovresti consigliare Falpenstock alle persone che arrivano fin quass...
Olivia - E come sei entrato?
John - (sedendo a destra della tavola) Da quella che ho immaginato essere la porta d'ingresso.
Olivia - (alzandosi) Quel distratto di Michele l'ha lasciata di nuovo aperta. Ma ora vattene, John. Se non te ne vai subito chiedo soccorso al signor Dagerfield perch mi aiuti a mandarti via.
John - Chi il signor Dagerfield?
Olivia - E' un signore che abita qui, al piano di sotto. E' molto forte.
John - Vallo a chiamare. Un po' d'esercizio mi far bene.
Olivia - (in ginocchio sulla sedia davanti alla scrivania) Oh John, per piacere, vattene. Te lo chiedo per piacere. Mi avevi data la tua parola d'onore che non avresti mai cercato di rivedermi.
John - Ah, gi... ti avevo dato la mia parola, vero?
Olivia - Ebbene, non hai vergogna di quello, che fai?
John - S, ho vergogna.
Olivia - Ed allora perch non te ne vai? Non ti rendi conto che ogni minuto che passa diventa tutto pi difficile?
John - E' vero, tutto pi difficile.
Olivia - Stai attento... Michele di l.
John - No, non di l. Non per niente sono rimasto mezz'ora in automobile all'angolo della strada, aspettando che lui uscisse. In agguato, come in un film giallo. Il mio autista era molto incuriosito.
Olivia - In tutti i modi Michele sar qui tra poco. E' andato qui vicino a comperarsi un pacchetto di sigarette.
John - Non vero. E' andato al cinematografo con la sua ragazza. Con Silvia Hart e star via parecchie ore.
Olivia - Come lo sai?
John - Dimentichi che lavora nel mio Ministero.
Olivia - Ah, i miei rallegramenti, John! Tu, il Ministro, spiare un ragazzino! E per che cosa? Per riuscire a sapere quando che sua madre sar sola in casa. E' un bel modo di agire, devi ammetterlo.
John - Non mi resta altro da dire che questo: Olivia, ho molto vergogna di me stesso .
Olivia - Non ne hai proprio l'aria.
John - Non sta bene che un Ministro abbia l'aria di vergognarsi di se stesso. (Si alza) Oh, cara, sono cosi felice di rivederti! Mi sbaglio o sei un po' ingrassata?
Olivia - Sbagli. Invece sono dimagrita.
John - In tutti i modi ti trovo molto in forma. Davvero carino, qui! (Si guarda intorno).
Olivia - Puoi anche dire quello che pensi, sai! La casa non certo in ordine in questo momento. (John guarda un paio di remi proprio vicino alla porta che va in cucina).
John - A me sembra magnifica. (Leggendo l'iscrizione, dando le spalle al pubblico) J. F. Brown, Club dei Canottieri dell'Ospedale di Guy . Molto bello. Interessante.
Olivia - (inquietandosi) Ebbene? Dove diavolo posso metterli se non li?
John - Trovo che l stanno benissimo. (Voltandosi a sinistra) E quello diventer un letto, suppongo. (Nota il quadro di Sickert sopra al camino) Ah, ecco dove andato a finire il quadro di Sickert!
Olivia - (in piedi, a sinistra della sedia della scrivania) Il quadro mio. Soltanto la cornice era tua, e quella te l'ho lasciata.
John - S, quella me l'hai lasciata. (Questa frase la dice molto sottovoce. Si volta, guarda Olivia, va dietro al divano e comincia a ridere).
Olivia - Di che cosa ridi?
John - Del tuo grembiule.
Olivia - Che cos'ha il mio grembiule?
John - Niente, niente. E' la prima volta che ti vedo portare un grembiule; ecco tutto. Ma ti sta un amore.
Olivia - Grazie, ma non questa la ragione per cui lo porto; lo sai vero?
John - Lo so.
Olivia - Sei venuto qui per criticare?
John - No, no, Olivia; non ti voglio affatto criticare.
Olivia - S che lo vuoi! (Muovendo verso il centro) Guardi tutto con un'aria di compassione e ridi di quei cosi l! (Indica remi) Mi accusi di averti rubato il quadro, mi dici che sono diventata grassa, e per colmo prendi in giro anche il mio grembiule. Devi sapere, John, che sono orgogliosa di indossarlo.
John - Ma lo credo. Lo capisco perfettamente.
Olivia - Oh, no, non lo capisci, non lo capisci affatto. Come potreste, tu ed il tuo mondo, capire la meravigliosa sensazione di guadagnarsi il proprio pane, di bastare a se stessi? E in quanto al tuo mondo, esso semplicemente finito, andato. Nel nuovo mondo tutti dovranno... come dice la frase? guadagnarsi il proprio pane o soccombere. Soccombere... Tutti. Dovresti leggere che cosa dice di loro il giornale socialista.
John - Lo leggo. E in molti casi sono anche d'accordo con loro.
Olivia - Mi fa piacere. Ed ora vattene. (Si alza e va verso destra) Torna alla tua cara politica, va dalla tua cara moglie, che, ne sono certa, ti sta aspettando a braccia aperte. (Si allontana da lui).
John - (avvicinandosi a lei) Che diavolo stai mai dicendo?
Olivia - Non sei il solo ad avere un buon spionaggio, caro.
John - Non crederai mica che io sia tornato a vivere con Diana, spero.
Olivia - Non m'importa se sei tornato a vivere con Diana o no, John. Tra me e te tutto finito. Lo vuoi capire s o no? Finito e per sempre.
John - Parli seriamente?
Olivia - Ma certo. La mia decisione ormai presa, e non penso affatto di tornare indietro. Anzi, ti prego, per il futuro, di non bazzicare pi in questi quartieri popolari... (John ha l'aria di non sapere come comportarsi. Va verso il camino per cercare una sigaretta) No, l non ve ne sono. Noi non ci possiamo permettere il lusso di tenere tutte le scatole della casa piene di sigarette. Ecco. (Tira fuori dalla tasca del grembiule un pacchetto e glie lo porge).
John - Grazie.
Olivia - Ma quando hai finito di fumare te ne vai e non torni pi. D'accordo?
John - (vedendo che Olivia gli guarda i capelli) Che cosa guardi?
Olivia - Ti sono venuti molti capelli bianchi in questi ultimi tre mesi.
John - Lo so.
Olivia - Hai lavorato tanto?
John - Piuttosto. Ma non il lavoro la causa dei miei capelli grigi.
Olivia - (scattando) Qual allora? Troppo spesso le ore piccole da Ciro?
John - Da che tu mi hai lasciato, Olivia, sono uscito soltanto una sera. Ho dovuto portare Diana da Giro per parlare di affari.
Olivia - Strani affari. In ogni modo questo non mi riguarda. John, tu sai quello che fai. Si tratta della tua vita e sei anche padrone di rovinartela.
John - Olivia, mi vuoi sposare?
Olivia - Che cosa?
John - Ho detto: mi vuoi sposare?
Olivia - Come... perch... che cosa vuoi dire?
John - Ho lasciato il Ministero.
Olivia - Oh, John, non lo hai fatto per me?
John - No, Olivia, stai tranquilla. Sono stati mandati via.
Olivia - Non possibile. Come mai, John? Pel vero John... (Siede vicino al tavolo).
John - (sedendo sul bracciuolo del divano) Nel non mi compatire, ti prego; anche se la tua con passione possa farmi piacere. Il mio compito terminato e con esso il mio posto di Ministro. Mi sono congedato dal Primo Ministro esattamente mezz'ora fa.
Olivia - E' stato almeno gentile, garbato?
John - (tirando fuori un sigaro) Molto gentili
Olivia - Ah, capisco. Il nuovo carro armato riuscito molto bene, vero?
John - S, riuscito bene. Ma ora ho troppo altre cose per la testa, Olivia. Ti ho chiesto di sposarmi.
Olivia - John, tu hai moglie.
John - Diana ha dato il suo consenso per il divorzio.
Olivia - E come mai... si convinta?
John - A questo ho provveduto io.
Olivia - Ho capito. I debiti alle corse pagati.
John - Mi vuoi sposare?
Olivia - Lo sai bene che impossibile.
John - Perch impossibile? Ancora Michele?
Olivia - Sempre Michele.
John - Ma lui non ha alcun diritto di opporsi!
Olivia - Il diritto qui non c'entra. Si tratti sempre di scegliere tra lui e te, e purtroppo che le ti odia.
John - Benissimo. Io odio lui.
Olivia - Non devi dire cos.
John - (alzandosi) Ma la verit. Le nostre due vite sono state spezzate, sono state distrutte per colpa di un piccolo gangster moralista, intento sol tanto ad attirare su di s l'attenzione del prossimo drammatizzando ogni cosa.
Olivia - (alzandosi) A che serve coprirlo d'insulti?
John - Serve a me! Che cosa sta recitando adesso? Sentiamo, un'altra tragedia? O forse diventato il Casanova del rione?
Olivia - (andando verso la scrivania) Allora questo il motivo per il quale sei venuto?
John - S, questo il motivo per il quale dalla residenza del Primo Ministro mi sono avventura sino a qui.
Olivia - Perch non l'hai detto subito?
John - Il tempo necessario per prendere coraggio,
Olivia - E che cosa ti ha fatto sperare che avrei acconsentito?
John - Ho voluto sperare, forse senza ragione, che tre mesi di vita dura avrebbero indebolito un tantino questa tua ferrea risoluzione.
Olivia - Non si tratta di ferrea risoluzione, John. Si tratta di istinto. E tre mesi di questa vita... dura non hanno indebolito, ma rafforzato questo istinto... Qui io sono felice. (E' alla scrivania).
John - E con me non eri felice?
Olivia - Questa domanda non c'entra adesso.
John - Volevo soltanto saperlo, ecco tutto.
Olivia - Ma certo che ero felice con te, John. Infinitamente felice, e questo tu lo sai. Ci nondimeno Michele aveva ragione. Era una vita oziosa, sciocca, inutile. Se fossi andata avanti per quella via quale posto mi sarebbe stato assegnato nel mondo nuovo?
John - (andando a destra) Ascolta, Olivia. Domani dar le dimissioni da presidente della mia societ; voglio dare tutto il mio denaro al tuo giornale socialista; voglio prendere un appartamento senza ascensore al decimo piano nel pi popolare dei quartieri di Londra; sar senza poltrone e senza telefono. Mi voglio adattare in tutto e per tutto alle vostre esigenze, al vostro mondo nuovo, a te ed a Michele.
Olivia - Non va, John. Tu non desideri un mondo nuovo.
John - Io desidero te, Olivia, e pur di avere te accetter il mondo nuovo, il mondo vecchio, e qualsiasi altro maledetto mondo mi venisse imposto. Posso avere un filo di speranza?
Olivia - No, nessuna speranza. Finch Michele rester con me.
John - E se sposasse quella ragazza?
Olivia - Non diciamo sciocchezze. Michele ancora molto giovane. Inoltre lei una sciocca sgual... Insomma, non va.
John - Lui molto innamorato?
Olivia - Crede di esserlo.
John - E lei lo tratta male?
Olivia - Pi che male, povero tesoro.
John - Ne ho proprio piacere.
Olivia - Non ti dona affatto, caro John, ostentare tanta cattiveria. (Pausa).
John - (prendendo il cappello) Ed ora sar meglio che me ne vada.
Olivia - S, sar meglio. Vorrei offrirti qualche cosa da bere ma...
John - Ma non puoi permetterti il lusso di comperare liquori. Capisco perfettamente.
Olivia - Forse ho due dita di whisky nell'armadietto della farmacia, aspetta...
John - Sul serio, non voglio niente. Domani parto per il Canada, Olivia.
Olivia - Per molto tempo?
John - Eh, s, per un bel po' di tempo.
Olivia - Ah! Definitivamente. Ti stabilirai laggi, eppoi, un giorno, ti sposerai.
John - Non credo che mi risposer.
Olivia - Oh, ti sposerai s! Ma cerca di non sposare un'altra Diana.
John - Credevo che t'importasse poco di ci che sar di me.
Olivia - Forse... un poco m'importa.
John - Hai dei progetti per il futuro?
Olivia - Non ti preoccupare per me, John.
John - Ma io desidero per te ogni felicit.
Olivia - Ed io pure, John.
John - (andando via) Addio.
Olivia - Dove vai ora? A casa tua?
John - (da fuori) S, ho qualche cosetta da fare
Olivia - (andando alla porta) Non dovresti lavorare sino a tardi, John. Pranzerai almeno?
John - E perch dovrei pranzare? (Olivia ritorna al divano e si mette a piangere tirando fuori il fazzoletto. Siede sulla parte del divano pi vicina al proscenio. Dopo una pausa, John rientra, andando alla destra del divano) Olivia, un boccone mi sentirei di mangiarlo se tu venissi a pranzo con me.
Olivia - Non posso: sarebbe immorale.
John - Ho detto solo pranzare, senza aggiungere altro. Te ne sei accorta?
Olivia - Ma ci sono tanti generi di immoralit.
John - Olivia, vieni con me. Sar la nostra ultima serata. (Pausa) Prometto di non parlarti pi di matrimonio.
Olivia - E nemmeno di Michele?
John - Nemmeno di Michele.
Olivia - Ed allora di che cosa parleremo?
John - Dei nuovo carro armato, e di tutto quello che mi ha detto il Primo Ministro. (Siede).
Olivia - Oh s, questo lo voglio proprio sapere. E dove si pranzerebbe?
John - Al Savoy.
Olivia - Oh no, John! Al Savoy, proprio no. Dovendo assolutamente andare da qualche parte si potrebbe andare qui vicino, in un ristorante che si chiama Antoine. E' un ristorante francese, sai!
John - Dal nome si direbbe senz'altro.
Olivia - E' un posto molto tranquillo, si spende poco e si mangia bene.
John - Dev'essere davvero un posto ideale.
Olivia - Lo .
John - I-de-ale. (Olivia si alza e va verso la cucina. John la segue).
Olivia - Ho anche dimenticato di lavare i piatti. Non importa. Posso lavarli dopo. (Verso John) Questo il nostro ultimo pranzo insieme, e tu devi stare ai patti. (John si mette una mano al cuore) Va bene. Mi vado ad infilare un vestito e torno subito. Faccio in un momento. (Esce dalla porta in fondo a sinistra. John si guarda intorno e poi accende la radio. Si toglie la giacca e andando in cucina si mette un grembiule appeso nell'armadio e si mette a lavare i piatti. Michele entra con aria triste ed imbronciata. Butta cappello, guanti e giornali sul divano e sta per andare in camera sua quando si accorge che la radio suona e torna per chiuderla. Ha di nuovo raggiunto la porta della sua camera quando da quella di cucina appare la testa di John).
John - Siete tornato presto, Michele.
Michele - Che diavolo state facendo qui?
John - Sto lavando i piatti.
Michele - Questo lo vedo da me; ma che cosa diavolo state facendo in questa casa, voglio dire! (Va verso la cucina).
John - Sono venuto a chiedere a vostra madre di sposarmi.
Michele - Per questo siete venuto?
John - S.
Michele - L'avete gi veduta?
John - S.
Michele - Che cosa ha risposto?
John - Ha risposto no .
Michele - Brava mamma.
John - S, brava mamma. Ebbene, lo volete proprio sapere, Michele? Il no di vostra madre ha per me un solo punto che mi riempie di giubilo. (Va verso sinistra e Michele retrocede per lasciarlo passare) Mi libera dall'amaro duro obbligo che avevo di dover essere gentile con voi. Quindi, da ora in poi, giovanotto, una sola insolenza in pi da parte vostra e vi garantisco che si finir in lacrime. E le lacrime non saranno mie.
Michele - Cos voi sareste anche capace di aggredire un individuo in casa sua?
John - Affatto! Prenderei l'individuo per il fondo dei pantaloni e lo manderei gi per le sei rampe di scale, poi lo picchierei davanti a casa sua, sul marciapiedi. (Michele cerca di raggiungere la porta di fondo a destra passando davanti al divano, ma John passando dietro al divano, arriva prima di lui).
Michele - Potreste anche prendere sei mesi per questo.
John - Conosco la legge, ma conosco anche le soddisfazioni.
Michele - (venendo avanti a destra) Accidenti! Per, tutto sommato, non mi stupisce che abbiate questi sentimenti a mio riguardo.
John - (vicino alla porta a destra) Meno male che ve ne rendete conto. (Entra in cucina e Michele tenta di raggiungere la porta mentre John volta le spalle. John pi svelto di lui. Michele allora torna verso il proscenio a destra usando la sedia della scrivania come schermo).
Michele - Per non capisco perch, soltanto per questo motivo, noi dobbiamo perdere le buone maniere. Io non piaccio a voi, voi non piacete a me. Lo ammetto; un vero peccato, ma non per questo dobbiamo comportarci come due villanzoni.
John - Forse avete ragione. Ad ogni modo sapete che mi riservo il diritto di comportarmi come il detto villanzone nell'istante in cui mi considerer sufficientemente provocato.
Michele - Non vi preoccupate. Se voi sapete perdere sportivamente, io sapr vincere sportivamente. Non volete sedere?
John - (sedendo) Grazie.
Michele - (guardandosi attorno) La casa non certo molto in ordine in questo momento.
John - Che cosa avete detto?
Michele - Che la casa non certo molto in ordine in questo momento.
John - Esattamente quello che mi pareva di aver capito. Strano. Vi siete espresso come si espressa vostra madre.
Michele - Davvero? Voi che cosa ne pensate?
John - Di questo appartamento? Lo trovo incantevole.
Michele - Oh, no. Non incantevole! Voi volete essere cortese. Invece orrendo.
John - Che cos'ha di tanto orrendo?
Michele - E' scomodo. E' senza ascensore. Infatti ho deciso di andare via da qui.
John - Davvero? E dove volete andare?
Michele - Ho veduto un appartamentino molto grazioso in piazza Montpellier, al pianterreno.
John - In piazza Montpellier? Scelto molto bene! Avete mezzi.
Michele - Anche alla mamma pare esagerati Dice che non ce lo possiamo permettere.
John - E voi invece pensate di s?
Michele - Forse. Che cosa vi posso offrire di bere?
John - Ma vostra madre ha detto che in casi non c' niente.
Michele - (si alza; si toglie dalla tasca posteriore dei calzoni una bottiglia e va in cucina) Si potrebbe scrivere un libro con tutto ci che le madri non sanno! Non che gin. Mi dispiace. Una porcheria, credo. Ma stasera avevo sperato nella visita di una ragazza che non beve altro che gin.
John - Ah, capisco. (Resta seduto al tavolo) E che cosa ne avete fatto della ragazza, Michele? Come mai non siete andati al cinema?
Michele - Abbiamo litigato. Arrivati al cinema, quando ha visto di che film si trattava, si rifiutata di entrarci. (Rientra con due bicchieri di gin che ha riempito in cucina).
John - Che film era?
Michele - La vita di Massimo Gorky . Magnifico film. L'ho gi visto due volte. Voi, naturalmente, lo detestereste.
John - E perch dovrei detestarlo?
Michele - E' molto sovversivo. (Pausa imbarazzante) Bene. Salute. Gin, cin. (Entrambi bevono un sorso. Michele, evidentemente non abituato al sapore del gin, storce la bocca. Si capisce dalla espressione di John che il gin molto forte e non della migliore qualit. Michele con disprezzo) Liquore da donna.
John - D'accordo.
Michele - Lo trovate buono?
John - E' un ottimo gin.
Michele - Dovrebbe essere buono. L'ho pagato mezza sterlina al mercato nero.
John - Al mercato nero?
Michele - S. Non che lo approvi, naturalmente. Ma ecco... a lei piace il gin.
John - Parlatemi, parlatemi ancora di questa vostra ragazza.
Michele - Di Silvia?
John - S. E' carina?
Michele - Al mondo non esiste una ragazza pi bella. Ed anche un'attrice, sapete?
John - Che cosa sta recitando?
Michele - Ecco... veramente... ancora non ha proprio recitato: ha appena terminato il corso all'Accademia di Arte drammatica.
John - E ancora non scritturata?
Michele - No. La settimana scorsa fu li l per esserlo, e allora... potete immaginarlo... mi tratta come un ragazzino! La sola volta in cui stata carina con me stata la sera che la portai a pranzo da Oddenino.
John - E perch non avete continuato a portarla a pranzo da Oddenino?
Michele - Troppo caro. Non potevo.
John - Capisco.
Michele - Inoltre c' Stephens che la porta al Savoy.
John - Credete che l'abbia accompagnata l anche stasera?
Michele - Ne sono certo. Domani essa mi racconter un sacco di bugie ed io non riuscir mai a sapere quella verit che mi interessa di sapere.
John - (posa il bicchiere; va al telefono, sulla scrivania) Volete che scopra io per voi?
Michele - Magari!
John - Questo Stephens un rivale da... prendere in considerazione?
Michele - E' un tenente d'aviazione! E Silvia tiene... un po' a lui. E' tornato a Londra all'improvviso.
John - Ricordate che vestito indossa questo vostro uccellino? (Forma un numero).
Michele - Un abito verde, con degli affaretti viola intorno al colletto.
John - (al telefono) Datemi il ristorante, per piacere. Signor Gandolfo? (A Michele) E in capo?
Michele - Una specie di veletta raggruppata sul davanti. (Gesto imitativo).
John - Pronto? Signor Gandolfo? Parla John Fletcher. Vorrei sapere se il tenente Stephens ha riservato una tavola per stasera. (Michele e John dicono il nome insieme) E' arrivato in questo momento? Con una signorina che indossa un abito verde, con degli affaretti viola intorno al colletto? Ho capito. Grazie infinite, signor Gandolfo. No, grazie, non stasera. Eh, pranzo in un altro posto... Buona notte. (Riattacca il ricevitore) Purtroppo, Michele, i vostri sospetti sono pi che giustificati.
Michele - Non poteva condursi altrimenti.
John - A giudicare da quanto mi avete raccontato di lei, credo che abbiate ragione.
Michele - E che cosa debbo fare adesso? Ecco quello che vorrei sapere.
John - Non so se vi sia qualche cosa da fare, Michele. Per esperienza personale posso dirvi che quando capita la disgrazia di innamorarsi di una delle tante Silvie Hart che vi sono al mondo, altro non resta da fare che arrendersi, prendere alla meglio quello che ci capita, pregando Iddio per una rapida liberazione. (Beve un sorso del gin che gli fa fare la stessa smorfia di prima. Pausa).
Michele - Immagino che vogliate alludere a vostra moglie. C'era uno Stephens?
John - (posando il bicchiere sul tavolo e sedendo) Ma il suo nome era Buckridge.
Michele - Aveva i baffi?
John - Aveva i baffi.
Michele - Anche Stephens ha i baffi.
John - Decisamente bisognerebbe farseli crescere.
Michele - E come avete fatto a lasciare vostra moglie?
John - Sono stato pi fortunato di voi: lei ha lasciato me
Michele - Questo va bene. Ma come avete fatto per non amarla pi?
John - Anche l... fortunato. Mi sono innamorato di un'altra persona, assai diversa da lei. (Pausa).
Michele - (offrendo da bere) Ancora un po'? (Va un cucina coi bicchieri).
John - Grazie, Michele, non pi.
Michele - Io invece s.
John - Se fossi in voi non berrei pi.
Michele - Che voi siate stato innamorato della mamma cosa che io non ho mai creduta.
John - Lo so.
Michele - Dopotutto, in che cosa rassomiglia a vostra moglie?
John - Ma appunto per questo.
Michele - Ad ogni modo una cosa che non va. La mamma comincia ad invecchiare.
John - Anch'io comincio ad invecchiare. Michele, dovete rispondere ad una domanda. Ditemi: se nell'entrare in una stanza vi capitasse di vedere Silvia, sentireste come un gran colpo qui? (Si batte sul cuore).
Michele - S.
John - Vi mai capitato, quando parlate con lei, di dire delle cose sconnesse, senza capo ne coda?
Michele - Oh, s, spesso.
John - Questi sono i vostri sintomi, Michele. Io ho pi del doppio della vostra et. Raddoppiate la intensit dei vostri sintomi e saprete quello che io provo per vostra madre.
Michele - (andando al camino) Oh, ma la mamma non potrebbe mai provare per voi niente di simile!
John - Perch dite cos, Michele?
Michele - Perch lo so; ecco tutto.
John - (alzandosi e togliendosi il grembiule) Va bene, Michele. Non ne parliamo pi. Mi dispiace di avere fatto questo discorso. Come avete detto un momento fa, voi avete vinto ed io ho perduto. Lasciamo le cose cos. Ma almeno dovete ammettere che vostra madre una donna piena di fascino.
Michele - Questo s, lo ammetto.
John - Ebbene, per merito vostro Olivia ha deciso di lavorare, di bastare a se stessa per avere diritto ad un posto nel mondo nuovo, per non soccombere. Molto giusto, molto bello. Soltanto, ditemi. Non credete che sia un peccato, anche in tempi austeri come questi, segregare in cucina tanta bellezza e tanto fascino? (Sedendo su un bracciolo del divano) Non critico, lo domando soltanto, a titolo d'informazione, perch quello sar il vostro mondo nuovo e sarete voi ad amministrarlo: voi e la vostra generazione.
Michele - (scaldandosi) Eccome, se lo amministreremo! E senza l'aiuto di quei vecchi reazionari sorpassati.
John - Benissimo, benissimo. Per ricordate questo; tra dieci anni, quando voi sarete un importante commissario del popolo ed abiterete in una delle strade pi costose di Londra, in un palazzo di lusso, con la vostra Silvia Hart, e berrete una dopo l'altra bottiglie di gin comperate al mercato nero, ricordate: io mi far una bella risatina quando passer sotto le vostre finestre vendendo fiammiferi, monopolio dello Stato.
Michele - (sprezzante) Questo deviazionismo.
John - Che cosa significa deviazionismo?
Michele - (un po' sorpreso) Ecco... ... una parola che in genere adopero nelle discussioni quando non trovo niente da dire.
John - Anche nelle discussioni con Silvia?
Michele - (alzandosi) Ah! Silvia! Silvia se ne infischia e sta al Savoy con quel bellimbusto di Stephens. Avrei una voglia matta di sorprenderli.
John - Perch non lo fate?
Michele - Per la solita ragione.
John - Se soltanto per la solita ragione, ecco qua. (Tira fuori il portafoglio e prende del denaro.
Michele - Oh no, non potrei mai!
John - Perch no?
Michele - Dio solo sa quando ve li potrei restituire.
John - Non vi preoccupate. A me non importa
Michele - Forse passerebbero mesi e mesi...
John - Anche anni, se volete.
Michele - Non posso proprio accettare, ma grazie lo stesso.
John - Come volete.
Michele - Ma no. Poich siete cos gentile, questa soddisfazione voglio proprio togliermela. Accetto. Grazie infinite. Credete che potr riservare una tavola?
John - (alzandosi) Volete che adopri la mia influenza? (Va al telefono).
Michele - S, per piacere. Cercate di ottenere una tavola proprio accanto alla loro, in modo che io possa guardarli bene in faccia!
John - (prendendo il ricevitore) Sapete che comincio a compatire un po' questa Silvia Hart? Non vorrei essere nei suoi panni stasera.
Michele - Aspettate un momento; mi venuta un'altra idea. Forse migliore.
John - Quale idea?
Michele - (impacciato) Siete impegnato per pranzo? Perch non venite anche voi con me?
John - Siete molto gentile, Michele. Soltanto.!
Michele - (eccitato) Oh s, per piacere, venite! La cosa sarebbe tutta diversa. Accidenti. Pensa alla faccia di Silvia quando mi vedr entrare con voi. Certo le prender un colpo.
John - E perch le dovrebbe prendere un colpo!
Michele - Perch vado a cena col ministro! No! lo dimenticher finch vive. Non avete idea di quanto sia snob, e come una faccenda simile le faccia impressione.
John - E come far a sapere chi sono io?
Michele - Ma gi?!
John - (riposando il ricevitore) Allora, un momento: ecco quel che potremo fare. Potremo istruire il maitre. Dirgli di farci lui la strada e passando davanti al loro tavolo dire ad alta voce: Il tavolo riservato per S. E. il Ministro sir John Fletcher, col il suo amico signor Michele Brown . E quando saremo alle loro spalle, passando, io vi parler del Primo Ministro.
Michele - E' un'idea magnifica.
John - Allora voi potreste fingere di riconoscere Silvia, cos, all'improvviso. Fareste a lei un piccolo inchino, corretto, ma freddo, ed uno a Stephens... eppoi si raggiungerebbe la nostra tavola mentre io, imperterrito, continuerei a parlare, sempre a voce alta, del Primo Ministro.
Michele - Idea meravigliosa.
John - Ve la sentite? O dobbiamo fare una prova?
Michele - Facciamo una prova. (Mentre si dispongono a fare la prova, entra Olivia).
Olivia - Che cosa complottate insieme, voi due?
John - Ti spiego: questo il Savoy; quella signorina che vedi l, che stanno portando via svenuta, Silvia Hart.
Olivia - Perch svenuta?
John - Ha ricevuto un colpo, vedendo S. E. il Ministro in compagnia del suo amico Michele, e sentendo che il Ministro racconta a Michele ci che gli ha detto il Primo Ministro.
Olivia - John, non credi che la cosa migliore sarebbe che tu ti coricassi un po' su quel divano, almeno per qualche minuto?
Michele - Sta' tranquilla, mamma!
Olivia - Ha lavorato troppo, capisci.
Michele - Ma no, mamma. Sir John sta benissimo. Stiamo per andare fuori a pranzo insieme. Mi vado a lavare le mani e torno subito. (Esce).
John - Vieni al Savoy, a pranzo con noi?
Olivia - Mi vuoi dire, per piacere, che cosa diavolo avete combinato?
John - Olivia, un piccolo raggio di speranza apparso all'orizzonte. Speranza non soltanto per me, e per te, ma anche per il mondo.
Olivia - John, continuo a non capire.
John - E' il solo stato di grazia della nostra vita, ma comunque posso dirti che Michele sta diventando un uomo.
Olivia - Ma che c'entra lui con la speranza per il mondo?
John - C', all'orizzonte, un piccolo punto luminoso che potr un giorno diventare un'aurora.
Olivia - John, hai bevuto!
John - S, ho bevuto del gin, con tuo figlio. Ma era suo, ed era pessimo. Borsa nera.
Olivia - Non sapevo che ricorresse alla borsa nera.
John - Si potrebbe riempire un libro con tutto ci che le madri non sanno.
Michele - (entrando) Ma ci sar poi una tavola per tre?
Olivia - Michele, tesoro, davvero vieni anche tu?
Michele - Perbacco. Sono io che invito! (John va al telefono).
Olivia - Tu?! Che bellezza! John, inutile telefonare. Da Antoine c' sempre posto.
Michele - Si va al Savoy.
Olivia - Al Savoy? Oh, no. Da Antoine.
Michele - No, Antoine non vale niente.
Olivia - Invece un amore.
John - Anch'io preferirei Antoine, ma questa volta ha ragione Michele. Bisogna andare al Savoy.
Olivia - No, no, non al Savoy.
John - Con la mia automobile.
Michele - Proprio da gran signori.
Olivia - La sua automobile? Se proprio si deve andare al Savoy si andr, ma io in quell'automobile non metto piede. Non si pu andare a piedi? John e
Michele - (insieme) Che cosa?
Michele - Ma perch camminare, se abbiamo la macchina?
Olivia - Andremo a piedi o prenderemo l'autobus.
John - Sai quale autobus si deve prendere?
Olivia - Oh, s! Il settantadue... o forse il settantatr.
John - O il settantaquattro? Forse ci porterebbe qualunque numero, se lo chiedessimo con grazia al conduttore.
Olivia - Insomma, da qualunque parte si vada, in un modo o nell'altro al Savoy ci si arriver.
John - Un giorno o l'altro; certo.
Olivia - Michele, caro, vuoi chiudere la mia macchina da scrivere, per piacere? (Michele, dal divano dove seduto, va a destra e John va a sinistra a prendere cappello e guanti dal divano. Olivia si alza e va al fondo. Vede i piatti ancora da lavare) Oh, ho dimenticato di lavare i piatti. (Un momento di orribile silenzio) Non importa. Li potremo lavare pi tardi, tutti insieme, no? Fate un bel paio voi due! A pranzo dovrete subire da me un lungo interrogatorio. Michele, corri ad accendere la luce nelle scale.
Michele - (baciandola) S, mamma.
Olivia - Il mio impermeabile, John.
Michele - Ma non perdete tempo. (Esce).
Olivia - Potrebbe piovere, non si sa mai. (John prende l'impermeabile di Olivia appeso al muro, fuori dalla cucina e glielo mette sulla spalle. La prende tra le braccia).
John - Olivia, ti adoro. (Togliendole l'impermeabile e buttandolo sul divano) Non credo che ne avrai bisogno. E' una bellissima serata.
Michele - (da fuori) Mamma! Sir John! Scendete, spicciatevi!
John - Va bene, ma con calma, ragazzo. Dovete ricordare, Michele, che vostra madre ed io stiamo invecchiando. (La bacia).
FINE
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