Olaf Liljekrans

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Olaf Liljekrans

Dramma in tre atti

di HENRIK IBSEN

Traduzione di Marisa Minelli

PERSONAGGI

Donna Kirsten Liljekrans

Olaf, suo figlio

Arne da Guldvik

Ingeborg, sua figlia

Hemming, scudiero

Thorgjerd, menestrello

Alfhild

Un uomo del corteo

Secondo uomo

Terzo uomo

Un famiglio

Secondo famiglio

Invitati alle nozze, parenti di Arne da Guldvik,

servi e famigli di Donna Kirsten Liljekrans, due fantesche.

L'azione si svolge in epoca medioevale, in una regione di montagna.

Commedia formattata da

ATTO PRIMO

 Un pianoro con alberi, sotto la montagna. Un torrente viene dal fondo verso destra, scomparendo in un profondo crepaccio. Sul letto del torrente tronchi abbattuti di alberi annosi e ciò che resta d'un ponticello in rovina. Verso il proscenio alcune rocce squadrate in grandi blocchi. Nel fondo si intravedono le cime delle montagne coperte di neve. Un caldo crepuscolo. A metà dell'atto sorge la luna.

Thorgjerd è ritto su una roccia vicino al torrente. Sta ascol­tando un canto corale che viene di lontano.

I SERVI DI DONNA KIRSTEN      - ( (dagli alberi):

Giù nella valle, amici!

Cantiamo in coro

e con devozione

al dindon delle campane.

Ascolta tu, ridesta

la tua fede addormentata!

liberati dalle magie,

che t'han stregato!

 I PARENTI DI ARNE         - ( (dalla parte opposta):

La strada va

dove lo sposo attende.

Lento il cavallo

va lungo la costa

e il bosco echeggia

del suo scalpitare,

tra allegre grida

di gente spensierata!

I SERVI DI DONNA KIRSTEN      - ( (più vicini):

Destati, su,

al nostro richiamo,

ovunque sei nascosto

in queste valli.

Fuggano dal bosco

quei maligni elfi!

torni libera

l'anima non più stregata!

UN UOMO DEL CORTEO - (più da vicino): Canti e risa fan più breve la strada. La vogliamo intonare la canzone delle nozze?

I SERVI DI DONNA KIRSTEN:

Ben triste è l'errare tra rocce e sarmenti.

SECONDO UOMO     - ( (ancora più da vicino, ma sempre fuori scena): Famigli e fantesche, tutti con me al pranzo di nozze! E poi si giocherà e si ballerà!

I SERVI DI DONNA KIRSTEN ( (vicinissimi): È lungo, profondo il sonno di Olaf! Ridestati presto, Olaf Liljekrans!

(Mentre Tborgjerd sparisce nel crepaccio del torrente, dal fon­do compare Arne, accompagnato dai parenti, dagli amici e da alcuni suonatori. Subito dopo, dalla stessa parte, entra Hemming.)

Un uomo del corteo      -  È questa la strada!

Secondo uomo              - No, no; è questa!

Terzo uomo                   -  Vi sbagliate tutti e due! Deve essere quella!

Arne                              -  Suvvia, andiamo! Non fermiamoci di nuovo! (Chiama:) Hemming! Dove è andato Hemming?

Hemming                      - (entrando): Sono qui.

Arne                              -  Ti avevo detto di rimanere sempre vicino a me, a mia disposizione.

Hemming                      -  Ero andato da madamigella Ingeborg. Mi ha chiamato e allora...

Arne                              - (di cattivo umore): Madamigella Ingeborg! Sei al mio servi­zio o al suo? Sei il mio scudiero! Devi servire me solo! Ti sfamo e ti pago per questo. Avanti, facci vedere la strada giu­sta. Ci siamo dovuti fermare per colpa tua!

Hemming                      - (incerto): La strada... non ne sono sicuro, tuttavia credo...

Arne                              -  Bene! Come pensavo! Bel vantaggio averti al mio servizio! Mi farai restare tutta la notte in questo deserto? Per quanto è vero che sono Arne da Guldvik...

Hemming                      - (che nel frattempo ha notato i ruderi del ponte): Pos­siamo fare a meno di passare la notte qui. Il torrente può es­sere guadato in questo punto.

Arne                              -  Potevi dirlo prima. (tutti i presenti attraversano il torrente e avanzano verso il proscenio. Arne, dopo essersi guardato attorno:) Adesso riconosco questi luoghi. Proprio qui il torrente segna il confine tra i miei possedimenti e quelli di donna Kirsten. (Indicando a sinistra:) La loro casa deve essere da quella parte, nella pianura; tra poco più d'un'ora staremo al caldo nella casa delle nozze. Adesso dobbiamo sbrigarci. (Chiamando:) Ingeborg! E adesso dove è andata a finire mia figlia?

 

Hemming                      -  È rimasta indietro in cima alla collina. (indica a destra:) Si diverte con le sue amiche. Staccano rami fioriti dai ciliegi e con essi giocano e scherzano.

Arne                              - (scontento, quasi brontolando): Questo matrimonio sarà la mia dannazione. (Guarda lontano verso destra.) Ecco: adesso si mettono a correre. Le vedi, no? Ma guardala! Eppure è stata lei che ha avuto l'idea di attraversare la montagna, anziché seguire la via maestra. Arriveremo prima, diceva, e invece... Uffa! Queste nozze mi faranno diventare matto! Domani avrem­mo dovuto essere già al palazzo. Che cosa dirà donna Kirsten quando si renderà conto che mia figlia è rozza e male educata? (Hemming fa per parlare. Arne lo interrompe subito:) È male­ducata, te lo dico io!

Hemming                      -  Forse, padrone, non avreste dovuto darla in moglie a uno della famiglia di donna Kirsten; sono nobili, loro, e...

Arne                              -  Asino che non sei altro! Nobili, nobili...! Non fa man­giare nessuno la nobiltà! E poi se lei è nobile, io sono ricco; le mie casse rigurgitano d'oro e i miei stipi d'argento.

Hemming                      -  Ma i vicini si burlano dell'accordo che avete stipu­lato con lei.

Arne                              -  Lascia che facciano quel che gli pare: lo so, che sono gelosi di me!

Hemming                      -  Dicono tutti che avete rinunciato a una parte dei vo­stri diritti pur di maritare madamigella Ingeborg con Olaf Liljekrans. Non dovrei dirvelo: ma siete la favola del di­stretto!

Arne                              -  Tu menti per la gola, Hemming! Nessuno può osare pren­dere a gabbo Arne da Guldvik! Io sono un uomo potente. Potrei scacciarli tutti da case e terre, capito? Sono la favola del distretto? Certo che tu devi intendertene di favole. Le avranno fatte in onore della sposa e di suo padre. (Sempre più incollerito:) E poi so tutto, hanno fatto una sola miserabile saga. Roba da far pietà! L'avrà scritta qualcuno che non è del mestiere. Ma se un giorno gli metto le mani addosso, io...

Hemming                      -  Allora la conoscete? E c'è stato qualcuno che ha avu­to il fegato di cantarvela?

Arne                              -  Su, avanti... non mi distrarre con queste ciance! (Agli al­tri:) Avanti, amici, se vogliamo arrivare all'appuntamento prima di mezzanotte. Avreste dovuto sentire quante ne inventa Hem­ming. Corre voce -  anzi è certo, secondo lui -  che donna Kirsten ha passato cinque giorni interi a cucinare e fabbricare birra per accoglierci con onore. Metterà in tavola, vero Hem­ming?, tutto il suo vasellame prezioso, ben lustro e splendente. E non ha mai preparato un banchetto simile dal giorno in cui vent'anni fa il re fu ospite del suo defunto marito! Non è vero Hemming?

Hemming                      -  Si, padrone. Ma non è prudente parlare in questa maniera. Donna Kirsten è orgogliosa delle sue origini. E crede che questo matrimonio sia un grande onore che fa a voi. Dun­que non potete sapere come si comporterà con i suoi ospiti.

Arne                              - (a bassa voce): Stupidaggini! (Agli altri:) Hemming mi sta­va dicendo che donna Kirsten non si ferma un solo minuto, e corre, e corre notte e giorno, dalla cantina alla dispensa. Non è vero, Hemming? (Si interrompe e guarda verso sinistra.) Ma chi sta venendo da quella parte?

Hemming                      - (quasi gridando): Donna Kirsten Liljekrans! (Da sinistra entra donna Kirsten con il suo seguito.)

Tutti                              - (stupefatti): Donna Kirsten!

Donna Kirsten              - (che non s'è ancora avveduta della presenza dell'altro gruppo di persone): Cerchiamo ancora, sento che lo ri­troveremo. (Vede il gruppo, resta impietrita e mormora:) Arne da Guldvik! Che il Cielo m'assista in questo momento!

Arne                              - (avanzando verso di lei): Dio sia con voi, madonna Li­ljekrans!

Donna Kirsten              - (dopo essersi ripresa, gli tende la mano): E con voi, messere! (A parte:) Forse non sa nulla.

Arne                              - (quasi allegro): Un felice incontro proprio sul confine! L'onore che mi fate è quasi eccessivo!

Donna Kirsten              -  Che cosa intendete dire?

Arne                              -  Mi accordate un onore troppo grande, compiendo tanta stra­da nel bosco e nella landa per darmi il benvenuto nelle vo­stre terre.

Donna Kirsten              -  Ma no, Messer Arne... (A parte:) Ancora non sa nulla!

Arne                              -  E questo in un giorno tanto impegnativo per noi! La mia casa è troppo lontana dalla chiesa, e quindi il matrimonio dei nostri figlioli si celebrerà nella vostra casa. Nonostante ciò, mi siete venuta incontro con tutta la vostra servitù.

Donna Kirsten              - (confusa): Vi prego, non vale la pena di par­larne ancora.

Arne                              -  Voglio parlarne ed a voce alta, per giunta! La gente del luogo mormora che siete superba, che parlate con disprezzo di me e dei miei, e che avete stipulato un accordo soltanto per porre fine ai lunghi contrasti dei quali sareste stanca da quando siete vedova e vi sentite invecchiare. Se non fosse stato per tutto questo, non avreste...

Donna Kirsten              -  Ma perché state a sentire tutto quello che le malelingue possono inventare! Non pensiamo più ai dissensi che ci sono stati fra le nostre famiglie sin dai tempi più lontani. I miei figli e i vostri ne hanno sofferto abbastanza. Guar­datevi intorno, messer Arne: quelle coste non si possono para­gonare ai pascoli più selvaggi? Al tempo dei nostri avi, erano luoghi fertili e popolosi. Un ponte attraversava il torrente e una strada collegava Guldvik alla casa di mio padre. Ma, da entrambe le parti, s'è combattuto e col pretesto che eravamo troppo vicini, abbiamo distrutto ogni cosa. Oggi sull'antica via crescono erbacce, il ponte è demolito, e in questa località si trovano soltanto animali selvaggi.

Arne                              -  E la strada, dovendo fare il giro della montagna, si è al­lungata, mentre prima ci potevamo sorvegliare reciprocamente. Ora però non abbiamo bisogno di questo, ed è molto meglio per

Tutti                              -

Donna Kirsten              -  Ma certo! E Ingeborg, la sposa, dov'è? Non la vedo... e nemmeno le damigelle d'onore; non sarebbe per caso...

Arne                              -  Ci segue: arriverà subito. Ma... ascoltate, madonna Kir­sten. Desidero dirvi una cosa, è meglio ora che poi... e, del resto credo che lo sappiate già. Ingeborg, talvolta, ha dei ca­pricci, delle fantasie, ma vi giuro che nonostante ciò, è molto ben educata.

Donna Kirsten              - (attenta): Sì, e allora? (Tra sé:) Che anch'essa, forse...

Arne                              -  È necessario che voi le poniate un freno; io, essendo il padre, non vi riuscirei, mentre voi saprete certamente trovare il modo migliore per farla ragionare a dovere.

Donna Kirsten              -  Potete esserne sicuro. (A parte:) E Olaf non si vede!

Hemming                      - (che guardava lontano, a destra): Oh, ecco madami­gella Ingeborg. (A parte:) Quanto è bella alla testa del suo gruppo!

Donna Kirsten              - (sottovoce ai suoi servitori): Non una parola di quello che siamo venuti a fare qui!

Un famiglio                  - Potete contarci.

Hemming                      - (sospirando e guardando sempre a destra, dice tra sé): Beato quell'Olaf che la possederà! (Ingeborg, con le sue damigelle d'onore, attraversa il ponte.)

Ingeborg                       - (ancora nel fondo): Ma perché correte, allontanandovi da me? È inutile; non si può far nulla prima che arrivi io. (Scorgendo donna Kirsten e il suo seguito:) Oh, madonna Kir­sten, siete qui? Bene, questo mi fa piacere. (Passando spedita­mente dinanzi al seguito:) Vi saluto

Tutti                              -! (A donna Kirsten, guardandosi intorno:) Ma Olaf dov'è?

Donna Kirsten              - Olaf... (A parte:) Che disgrazia! scoppierà uno scandalo, adesso!

Arne                              -  Già, è vero. Olaf! Ero cieco! Per fortuna che la sposa ha buona vista; proprio non avevo notato la mancanza dello sposo; ma ora capisco perché ci siamo incontrati qui... è lui la ragione di...

Donna Kirsten              -  Lui... credete... sapete che...

Arne                              -  Penso che il tempo gli sia parso lungo ad attendere lag­giù nel salone delle feste. Ha avuto certamente un incontenibile desiderio di vedere la sposa quanto prima possibile, e vi ha pregato di accompagnarlo.

Donna Kirsten              -  Certo, aveva un grande desiderio di vedere la sposa, ma...

Ingeborg                       -  Ebbene?

Donna Kirsten              -  Olaf non è qui con noi.

Hemming                      - (avvicinandosi): Non è qui!

Arne                              -  E perché non c'è?

Ingeborg                       -  Parlate, vi prego!

Donna Kirsten              - (contrariata, cercando di scherzare): Per la verità penso che anche la sposa sia impaziente! Seguitemi, alla casa nuziale, credo'che lo troveremo!

Hemming                      - (sottovoce ad Arne): Ricordatevene, padrone, vi avevo avvertito!

Arne                              - (diffidente a donna Kirsten): Prima rispondete, e quindi vi seguiremo.

Donna Kirsten              -  Ebbene... è uscito a cavallo per andare a caccia. (Avviandosi:) Venite, ora; sta annottando.

Ingeborg                       -  A caccia?

Donna Kirsten              -  Come può sorprendervi? Non conoscete la canzone: « Cavaliere cavalca nel bosco, per saggiare i cavalli ed i cani! »

Ingeborg                       -  E quel signore ci tiene così poco alla sua giovane fi­danzata che preferisce passare il giorno prima delle nozze sulla pista della selvaggina?

Donna Kirsten              -  Ma voi volete scherzare, ora! Venite, venite!

Arne                              - (che è andato osservando donna Kirsten e il suo seguito): No, aspettate, madonna Kirsten! Non oserei certamente com­petere con voi per la vostra presenza di spirito, tuttavia vedo chiaramente che cercate di occultare il vero motivo della vostra venuta qui.

Donna Kirsten              - (profondamente colpita): Come potete credere?...

Arne                              -  Dal vostro contegno, vedo che cercate di nascondere qual­cosa. Siete preoccupata ma allo stesso tempo cercate di fingere.

Donna Kirsten              -  Non è una novità che voi siate diffidente verso me e i miei!

Arne                              -  Può darsi, ma non è stato mai senza un giusto motivo. (Scattando:) Com'è vero che son vivo, voi mi nascondete qual­che cosa!

Donna Kirsten              - (tra sé): Che cosa succederà?

Arne                              -  Ora vedo chiaro, mi avete ingannato. Dicevate di esser venuta a salutarmi al confine delle nostre terre; e come sape­vate che saremmo passati per la montagna? È Ingeborg che ha desiderato così, quando siamo partiti da Guldvik, e nessuno avrebbe' potuto informarvi. (Donna Kirsten tace.) Tacete? Dovevo immaginarmelo!

Hemming                      - (sottovoce): Lo vedete, padrone? Ora crederete a quanto vi dicevo?

Arne                              - (sottovoce): Silenzio!

Donna Kirsten              - (riprendendosi): Ebbene, messer Arne, vi parlerò francamente; e che la fortuna ci assista.

Arne                              -  Allora dite...

Ingeborg                       -  A che cosa volete alludere?

Donna Kirsten              -  L'accordo fra di noi era stato stipulato con la parola data e una stretta di mano; io vedo qui molte persone d'onore che possono testimoniare: Olaf, mio figlio, doveva spo­sare vostra figlia, e le nozze dovevano essere celebrate in casa mia, domani...

Arne                              - (impaziente): Ebbene?

Donna Kirsten              -  Disonore a colui che non mantiene la sua pa­rola, ma...

Arne                              - e gli invitati: Che cosa? Parlate!

Donna Kirsten              -  Il matrimonio non potrà esser celebrato domani come s'era convenuto.

Arne                              -  Non potrà esserlo?

Donna Kirsten              -  Bisogna aspettare.

Hemming                      -  Quale offesa!

Ingeborg                       -  Niente nozze!

Arne                              -  Che siate maledetta per questo tradimento!

invitati (avanzando minacciosi con i pugnali sguainati, pronti a scagliarsi sui servi dì donna Kirsten): Vendetta! Vendetta su tutta la famiglia Liljekrans!

servitori di

Donna Kirsten              - (brandendo le scuri e disponendosi alla difesa): Colpite, colpite: abbasso quelli di Guldvik!

Donna Kirsten              - (lanciandosi fra i contendenti): Fermatevi, fer­matevi! E voi, messer Arne, ascoltatemi fino in fondo, prima di giudicare la mia condotta.

(Arne, dopo aver cercato di calmare il gruppo dei parenti, si avvicina a donna Kirsten e le parla abbassando il tono della voce e sforzandosi di contenere la commozione da cui è visibilmente invaso.)

Arne                              -  Scusatemi, madonna Kirsten, sono troppo impulsivo. Se avessi riflettuto, avrei dovuto capire che si trattava di uno scherzo, ve ne prego, non mi contraddite, bisogna porre le cose in questi termini! Niente nozze domani... ma come potrebbe essere? Se vi occorresse birra o idromele, o se vi mancasse il denaro, o la tovaglia ricamata, mandate pure a prendere tutto da me.

Donna Kirsten              -  Non date vostra figlia ad una famiglia di mise­rabili, messer Arne! Presentatevi allo sposalizio con

Tutti                              - i vostri parenti ed amici, venite pure in numero maggiore, da me troverete ospitalità quanta ne vorrete. Come potete pensare che un motivo simile potrebbe impedirmi...

Arne                              -  Allora avete cambiato idea?

 

Donna Kirsten              -  Niente affatto. Quando ho dato la mia parola sono sempre pronta a mantenerla; oggi come domani, è sempre stata la consuetudine della mia famiglia. Ma, in questo caso, la cosa non dipende da me; manca qualcuno...

Ingeborg                       -  Qualcuno? E chi? Quando la fidanzata è pronta mi pare che...

Donna Kirsten              -  Per un matrimonio occorre essere in due: il fi­danzato oltre la fidanzata...

Arne                              - e gli invitati: Olaf!

Ingeborg                       -  Il mio fidanzato!

Donna Kirsten              -  Sì, lui, mio figlio... È fuggito questa notte, ab­bandonando casa e fidanzata.

Invitati                          -  Fuggito!

Arne                              -  Fuggito! lui!

Donna Kirsten              -  Vero! com'è vero che spero che il Cielo mi assista!

Arne                              - (con sorda collera): E pensare che il matrimonio doveva essere celebrato domani! Mia figlia indossa gli abiti più belli, partecipa la notizia a

Tutti                              - i parenti ed amici che giungono da lontano per prender parte alla festa... (Sempre più alterato:) Ma, badate bene! Se Arne da Guldvik diventa lo zimbello dei suoi vicini, non ci guadagnerete molto, ve lo giuro!

Donna Kirsten              -  Questo vostro giudizio sarebbe del tutto infondato.

Arne                              -  Non dite questo, madonna Kirsten. Abbiamo un vecchio conto da regolare fra noi: non è la prima volta che ordite delle trame contro me e i miei. La gente di Guldvik ha dovuto sop­portare a lungo le vostre perfidie. Noi avevamo il potere, la ricchezza, ma voi eravate sempre troppo astuti per noi! Avevate l'abilità di esprimervi con belle parole e bei modi... tutte cose che io non sono capace di apprezzare come si conviene.

Donna Kirsten              -  Ascoltatemi, messer Arne!

Arne                              - (continuando): Vedo, chiaramente, oggi, che mi sono com­portato come quell'uomo che costruiva la sua casa sul ghiaccio: è venuto il tempo del disgelo e la casa è sprofondata. Ma non avrete soddisfazione! Vi riterrò responsabile per vostro figlio, poiché siete stata voi a presentarmi la sua richiesta. Sono stato un ingenuo a credere alle vostre parole ed alle vostre promesse. Le persone che mi volevano bene m'avevano messo in guardia, ma io non le ho ascoltate. Ho indossato gli abiti migliori, ho raccolto parenti ed amici e, ridendo e cantando, ci siamo

Tutti                              - avviati verso l'appuntamento nuziale. Ed ecco... lo sposo è fuggito!

Ingeborg                       -  Non m'inginocchierò davanti all'altare con uno che mi stima così'poco.

Hemming                      - (sottovoce ad Arne): Madamigella Ingeborg ha ragione, la cosa migliore è che rompiate l'accordo.

Arne                              -  Silenzio, dico!

Donna Kirsten              - (ad Arne): Certo, voi avete tutte le ragioni per andare in collera. Voi credete che io giochi d'astuzia, ma cosa ci guadagnerei? Mio figlio ama Ingeborg, dove potrebbe scegliere una fidanzata migliore?

Arne                              -  Ma allora perché è fuggito?

Donna Kirsten              -  Quello che mi è capitato è peggiore di ciò che potete pensare. E quando saprete tutto, sarete più commosso che arrabbiato! È da questa mattina, che sto percorrendo la montagna per rintracciarlo.

Arne                              - Qui?

Donna Kirsten              -  Sì, qui, perché per quanto strano vi possa sem­brare, Olaf è caduto in potere degli spiriti della montagna!

Invitati                          -  Stregato!

Ingeborg                       - (nel contempo): No! Dio ci guardi!

Arne                              -  Ma cosa dite, donna Kirsten!

Donna Kirsten              -  È stregato! Non può trattarsi d'altro... Tre set­timane fa, quando bevemmo a Guldvik la birra per il fidanza­mento, egli non rientrò in casa che l'indomani, e molto tardi. Era pallido, cupo e silenzioso, come non l'avevo mai visto. Tra­scorreva le giornate a letto, con la testa voltata verso il muro, senza parlare. Soltanto alla sera, sembrava preso da una strana irrequietezza; sellava il cavallo e se ne andava lontano verso le col­line. Nessuno ha mai saputo dove se ne andasse. Credetemi esistono spiriti maligni tra queste montagne, dai tempi più lon­tani, e quasi ogni giorno qui si vedono fenomeni strani e si sente della musica, anche se non s'incontra alcun essere umano.

Arne                              -  Stregato... no, è inconcepibile una cosa simile.

Donna Kirsten              -  Magari non fosse vero, ma come dubitarne? Sono ormai tre giorni che non torna a casa.

Arne                              -  E non avete potuto sapere dove sia.

Donna Kirsten              -  Non è una cosa facile. Ieri un cacciatore l'ha in­contrato; ma era cupo e selvaggio come un'animale: aveva rac­colto delle erbe e le sparpagliava mormorando parole senza senso. Non appena seppi questo, sono partita con i miei servi, ma fino a questo momento non l'abbiamo rintracciato.

Ingeborg                       -  E non avete incontrato nessuno che abbia potuto darvi qualche informazione...

Donna Kirsten              -  Sapete bene che questo versante è deserto.

Arne                              - (che ha scorto Thorgjerd che risale il torrente): Però vedo qualcuno, vado a interrogarlo.

Hemming                      - (inquieto): Padrone, padrone!

Arne                              - Che cosa c'è?

Hemming                      -  Lasciate andare: non vedete chi è?

invitati e servi di

Donna Kirsten              - (bisbigliando fra di loro): Oh, Thorgjerd il folle! Thorgjerd il menestrello!

Ingeborg                       -  Le sue canzoni le ha imparate dall'orco.

Hemming                      -  Lasciatelo, lasciatelo!

Arne                              -  No, quand'anche fosse l'orco in persona...

(Thorgjerd, che ha raggiunto quasi l'entrata a sinistra, si volta improvvisamente alle ultime parole di Arne, come se fosse stato chiamato.)

Thorgjerd                      -  (avvicinandosi): Che cosa vuoi?

Arne                              - (interdetto): Che c'è?

Hemming                      -  Lo vedete bene...

Arne                              -  Lasciami fare. (A Thorgjerd:) Siamo alla ricerca di Olaf Liljekrans; l'hai incontrato da queste parti, oggi?

Thorgjerd                      - Olaf Liljekrans?

Donna Kirsten              -  Tu lo conosci certamente,

Thorgjerd                      - Non è uno di quei cattivi abitanti di laggiù?

Donna Kirsten              -  Cattivi?

Thorgjerd                      - Tutti sono cattivi da quelle parti! Olaf Liljekrans ma­ledice gli uccelli che cantano sul tetto della casa di sua madre.

Donna Kirsten              -  Menestrello, tu menti!

Thorgjerd                      -  (con un sorriso maligno): E allora tanto meglio per lui.

Arne                              -  Ma come?

Thorgjerd                      - Mi chiedete di Olaf Liljekrans? Si è smarrito qui? Lo andate cercando senza riuscire a trovarlo?

Donna Kirsten              -  Ma sì, ma sì...

Thorgjerd                      - Allora tanto meglio per lui... se veramente non è cat­tivo, non gli manca nulla.

Ingeborg                       -  Dicci quello che sai.

Thorgjerd                      - Non la finirei più. (Con malizia:) Questo è il regno degli spiriti e degli elfi; chi ama gli uccellini è a loro gradito, e voi avete detto che Olaf... Tornate, tornate a casa. Olaf è in montagna, e non ha bisogno di nulla.

Donna Kirsten              -  Maledetto! Osi dir questo!

Thorgjerd                      -  (stravolto, quasi parlando tra sé): Ero fanciullo, e in sogno sul colle, nel bosco a mezzanotte, vennero là, le figlie degli elfi: erano nove. Come risplende la luna in una notte scintillante come sfavillano le acque di magiche fosforescenze, così risplendean le vergini danzando lungo il torrente. Mi offrirono la magica bevanda dell'oblio; tre volte l'ho bevuta, sì, e da allora nella valle m'abbandono ai sogni miei, pieni d'incanto. (Di colpo sembra ridestarsi e dice): È una canzone che Olaf potrà cantare un giorno. Addio! (si allontana.)

Arne                              - (a Donna Kirsten:) Non badate a ciò che dice!

 

Thorgjerd                      -  (avvicinandosi di nuovo): Ora me ne vado a suonare e a danzare. Olaf Liljekrans è in montagna, ed è là che verranno celebrate le sue nozze... Occorre che Thorgjerd il folle, sia pre­sente anche lui, perché appena sfiora le corde del suo liuto, sa far ballare le tavole e le panche. Ma voi state in guardia! Tor-natevene a casa: da queste parti non spira buon vento per voi; non avete udito ciò che si dice:

Ben la conosco quella verde valle

dove gli elfi intrecciano carole;

ma non fidarti di parvenze vane,

tendono solo ad ingannarti.

Se tu, avvinto da tanta bellezza,

restassi impigliato in quelle reti,

mai più potresti liberare

l'anima tua dagli elfi infami. (Con un improvviso accesso di gioia selvaggia:) Ah, ah, ah, ...vedo qui alcune persone della festa nuziale!... Ogni donna ha indos­sato la gonna più bella; ogni uomo l'abito migliore... Adesso capisco! Anche Olaf Liljekrans celebra le sue nozze nel distretto, la sua fidanzata è qui! Bene! è una storia che già conoscete! So che una volta... molti anni or sono... Ma sì, me ne ricordo bene.

(Dopo aver taciuto un poco, continua sempre più esaltato: )

S'era Hallvard fidanzato

con la sua bella Ingrid

e alla gran festa nuziale,

ognun bevve a garganella.

Con che trasporto, la sposina,

turbinava nella danza!

eh, c'era lo stregone

a pizzicare il liuto!

Suonava proprio come un dio,

che menestrello!

Pure gli scanni ballavano

alle seggiole abbracciati!

E mica erano pesanti!

Sembravano leggeri

come ragazzette,

aitanti spasimanti.

Che ti fa ora lo stregone?

No, non smette di suonare

ma prende la sposa

sotto braccio e se la batte.

Non ti dico le fanciulle!

Con tanto d'occhi restano,

e poi si mettono a strillare,

sì ma restano ammaliate! (con slancio crescente: )

E così quello stregone,

con Ingrid fra le sue braccia,

giù nel letto del torrente

fece il suo letto nuziali (Ad un tratto si calma e dice sottovoce come fra sé:) Non dimen­ticherò mai questa canzone... ma voi farete bene a rientrare: viene la notte, il sole sparisce, ed allora la foresta appartiene ad altri. Addio. Porterò i vostri saluti ad Olaf, là dove si trova... sulla montagna! (Sparisce nel bosco a destra.)

Arne                              - (a donna Kirsten): Mente! Non gli credete!

Hemming                      -  Ma la storia della sposa che partì la sera delle nozze è vera.

Arne                              -  Sono cose di tanto tempo fa ed ora non accadono più. Sa­rebbe meglio aiutarci reciprocamente nelle ricerche.

Ingeborg                       -  Ma... quand'ero nella culla, non mi si cantò che avrei dovuto correre attraverso campi e boschi per ritrovare il mio fidanzato.

Arne                              -  Sta' zitta!

Ingeborg                       -  Se è stato trattenuto sulla montagna con arti magiche, io non intendo dividere con altre l'anima e il cuore del mio fidanzato.

Hemming                      - (sottovoce, ma con passione): Che Iddio ti benedica per simili parole!

Ingeborg                       - (con un'occhiata fiera e sdegnosa): Che cosa c'è?

Arne                              -  Vuoi stare zitta, ti dico. (Agli Invitati) Facciamo presto, adesso, amici miei! andate, cercatelo su tutte le colline, in

Tutti                              - i boschi! Andiamo! Domani berremo alle nozze! (Gli invitati e il seguito di donna Kirsten escono dalle due parti in gruppi. Arne sussurra sottovoce a donna Kirsten:) Bisogna trovarlo! Sarebbe per me un'eterna vergogna se il ma­trimonio...

Donna Kirsten              -  Venite con me!

Ingeborg                       - (sottovoce a Hemming, che è scoraggiato): Perché non vai con gli altri? Faresti meglio a ritrovare il mio fidanzato, anziché restartene qui, e benedirmi con espressioni che non rispecchiano affatto ciò che io penso.

Arne                              - (avviandosi): Venite, venite!

Ingeborg                       - (a Hemming che si avvia): Aspetta, Hemming, appuntami le fibbie delle scarpe. (Donna Kirsten e Arne escono a sinistra. Ingeborg tende un piede: )Guarda di appuntarla per bene!

(Hemming s'inginocchia ed esegue; mentre è così intento ad eseguire ciò che gli è stato richiesto, Ingeborg canta:)

Sire Hjalmar partì per Sjellandia

e vi perse la giovane vita.

In casa lo stava aspettando

la bella sua sposa Ingeborg.

E quando arrivò la notizia come fu triste e addolorata! Le si ruppe la cintura con la fibbia allo stivaletto! È proprio quel che m'è accaduto quando ho saputo che il mio promesso sposo era stato stregato dagli spiriti. (Spia l'impres­sione che ciò fa su Hemming.) È per questo che le mie fibbie si sono staccate! (Impaziente, vedendolo indifferente.) Tu ca­pisci, Hemming, è per questo...

Hemming                      - (sempre occupato come sopra): Sì, sì, capisco!

Ingeborg                       -  Ah, tu capisci! Non si direbbe! Ma perché abbassi la testa? (Tendendo l'altro piede:) Appuntami anche quest'altra. E adesso perché chini la testa? C'è qualche cosa che non va?

Hemming                      -  Volete che vi parli francamente?

Ingeborg                       -  Ma certo!

Hemming                      -  Dovete sapere...

Ingeborg                       - (in fretta): Oh, no: non è necessario. (Fredda:) Va bene! Le scarpette sono a posto. (Si allontana di qualche passo. Cantic­chia, guardando Hemming con aria provocante:) E quando arrivò la notizia, come fu triste e addolorata. Un fiume di lacrime sgorgò dai suoi occhi e il sangue a fiotti dal suo cuore. (Noncurante:) Be'! per me non è proprio così. Ma forse avverrà. (Volgendosi all'improvviso verso di lui, con forza:) Ed ecco che lui dice: Che Iddio vi benedica per codeste parole!

Hemming                      -  Oh, madamigella Ingeborg, eravate così gentile con me, una volta; ma adesso, da quando siete diventata una dama... e specialmente, mi sembra, da quando avete impegnato la vostra parola e vi siete fidanzata...

Ingeborg                       -  E dunque?...

Hemming                      -  Oh, no, nulla!... (Pausa.) Vi ricordate che siamo stati qui un'altra volta?

Ingeborg                       - (seccamente): Non me ne rammento affatto!

Hemming                      -  Eravate corsa dietro la vostra capretta pezzata, ed io dovevo accompagnarvi, come facevo sempre, del resto... Molto tempo fa beninteso, ma io me ne ricordo come se fosse oggi. Proprio qui sotto si trova la torbiera che...

Ingeborg                       - (avvicinandosi): Fu quella la volta che sentimmo l'orso?

Hemming                      -  Sì, appunto.

Ingeborg                       - (animandosi sempre più): E ritrovai la capretta.

Hemming                      -  No, fui io a ritrovarla!

Ingeborg                       -  Già: là in alto al disotto della pietraia.

Hemming                      -  Allora vi toglieste la giarrettiera...

Ingeborg                       -  E con quella legai la capretta.

Hemming                      -  Sì, perché volevamo cogliere delle fragole.

Ingeborg                       -  Laggiù per la collina... E tu mi avevi fabbricato un paniere con la corteccia di betulla.

Hemming                      -  E fu allora che sentimmo...

Ingeborg                       -  L'orso! Ah, ah, ah! Dovevamo attraversare la torbiera, proprio nel punto più pericoloso...

Hemming                      -  E allora vi ho presa in braccio.

Ingeborg                       -  E ti sei messo a saltare, portandomi, da un macigno all'altro. (Ridendo:) Che paura avevamo,

Tutti                              - e due!

Hemming                      -  Era soprattutto per voi che avevo paura.

Ingeborg                       -  Ed io per... (s'interrompe bruscamente, continuando a guardarlo, mentre assume un aspetto imperioso e offeso:) ...ma che cosa mi vai raccontando? Perché non te ne vai? Non ti sem­bra sconveniente parlar così alla figlia del tuo padrone? Vattene; o non dovevi andare in cerca del mio fidanzato!

Hemming                      -  Ahimè, lo dimenticavo! come dimenticavo che siete la figlia del mio padrone.

Ingeborg                       -  Se tu lo trovassi, ne sarei così contenta che, per Natale, ti farei dono d'un giustacuore ricamato.

Hemming                      -  Non voglio nessun giustacuore; io non sono al vostro servizio né per oro, né per argento, né per la mensa o per il costume da cavaliere. Ma ora me ne vado, cercherò di far del mio meglio, poiché so che vi farà piacere.

Ingeborg                       - (che è montata sopra un grosso masso, da dove coglie dei rami fioriti di ciliegio): Dimmi, Hemming, qual'è il patrimonio del mio fidanzato?

Hemming                      -  Non saprei dirvelo, ma la canzone che parlava di suo padre dice: Cento serventi per l'innamorata li può vestire con oro e broccato. Olaf Liljekrans non è ricco fino a questo punto, tuttavia pos­siede terreni e una casa.

Ingeborg                       - (sempre occupata): E tu, cosa possiedi?

Hemming                      - (sospirando): La mia povertà, questo è tutto.

Ingeborg                       -  Non è troppo, Hemming.

Hemming                      -  No madamigella Ingeborg, non è troppo.

Ingeborg                       - (sempre occupata col ciliegio, guarda da tutt'altra parte e canticchia): Il mio cuore non va verso colui che ha case e terre! Io preferisco chi non ha niente! Soltanto tu sei nei miei pensieri, amore mio!

Hemming                      - (al colmo della gioia): Ingeborg! Se è vero ciò che dici, mille volte debbo compiacermi della mia povertà.

 

Ingeborg                       - (gira la testa e dice freddamente): Proprio non ti com­prendo: io canticchiavo una vecchia canzone. (Scende dal pie-trone, tenendo nelle mani i rami del ciliegio. Si avvicina ad Hemming e lo guarda fissamente.) E conosco anche un'altra canzone. Voglio cantartela:

Alla corte di un re

viveva un cavaliere

che era molto incerto

tra un cavallo bruno

ed un cavallo bianco.

Ma a che serve il colore

se poi balza al volo

in groppa al più veloce?

Sul nobile cavallo

fa posto anche all'amica

che, senza alcun timore,

vuole fuggir con lui.

E via che partono

per l'isola deserta

dove hanno deciso

di vivere e morir.

Hemming                      - (quasi fuori di sé): Ingeborg, Ingeborg! nulla più mi spaventa! Né che tu abbia un fidanzato, né che tu sia la figlia del mio padrone!... Quant'è vero che son vivo, questa notte ti rapirò!

Ingeborg                       - (con trasporto pur lottando contro la voglia di sorridere): Che Dio mi protegga! Ma che cosa ti succede? Che cosa ti passa per la testa? Vorresti rapire la figlia del tuo padrone? Bisogna che tu sia pazzo o scemo per dire delle cose simili! Di­mentichiamo tutto... per questa volta. Vattene e ringrazia il cielo per aver evitato un giusto castigo... (Leva in alto i rami per colpire, ma poi li abbassa e, cambiando tono, aggiunge:) ...e avere ottenuto la mia armilla d'oro... Eccotela: prendila. (Gli getta l'armilla che si è tolta dal braccio e si affretta ad uscire a destra.)

(Si alza in cielo la luna. Hemming avanza lentamente verso il proscenio.)

Hemming                      - (fra sé): Mi ha regalato un'armilla d'oro! Allora prova ancora qualcosa per me... Quando faceva credere di essere pro­fondamente offesa, fingeva. Allora tenterò il tutto per tutto... (Scoraggiato:) Ma io sono solamente uno scudiero, e lei domani andrà a nozze degne della sua ricchezza. (Improvvisamente:) E se lo sposo non tornasse? (Vede Olaf, che avanza lentamente dal fondo e grida:) Olaf! olaf (cammina imbambolato a testa scoperta, con le mani piene di fiori che sfoglia e sparge davanti a sé. Da tutto il suo atteg­giamento traspare che la sua anima è altrove): Se potessi capire quelle parole, quelle parole strane... questo mistero mi tormenta. (Sta per andare via a destra.)

Hemming                      -  Messer Olaf! Messer Olaf, dove state andando? Ascol­tatemi.

Olaf                              -  Non trattenermi!

Hemming                      -  Che cosa v'ha spinto a girare per questi boschi senza far ritorno a casa vostra? Sono tre giorni, oramai. Cosa vi ha trattenuto qui? (Lo osserva con maggiore attenzione:) Come siete pallido! Le vostre guance hanno perduto ogni colore...

Olaf                              -  Da tre notti sostengo una dura lotta, non ti sorprendere! Da tre notti le elfidi m'han fatto l'incantesimo...

Hemming                      -  Dio!

Olaf                              -  Non mi ricordo più né del cielo, né della terra!

Hemming                      - (con premura): Adesso vi ricondurrò in casa di vostra madre.

Olaf                              -  Da mia madre... E dove sta, mia madre? La mia casa è qui. I boschi sono la mia casa; capisco il canto degli abeti e del tor­rente, non le parole di mia madre. Guarda, è meraviglioso que­sto luogo... (Con entusiasmo crescente:) Guarda il salone è pronto per la festa in mio onore. Ecco, ovunque perle scintil­lanti. (Afferra Hemming per un braccio.) Non calpestarle!

Hemming                      -  Ma è la luce che fa brillare la rugiada!

Olaf                              -  Sono perle, ti dico! (Resta come in ascolto.) Senti? I miei suonatori hanno attaccato la mia canzone preferita.

Hemming                      -  Vi sbagliate! È il torrente che mormora.

Olaf                              -  Ti dico che sono i miei suonatori. Ecco, adesso laggiù le fanciulle vestite di bianco hanno iniziato la danza.

Hemming                      -  È il vapore che s'alza dal greto...

Olaf                              -  Sono le ancelle per le nozze... Presto verrà la mia sposa.

Hemming                      -  Allora sapete che...

Olaf                              -  Verso sera, quando il cielo si fa scuro, quando gli uccelli tornano al nido, lei verrà qui, stupenda e misteriosa... Sai quan­do l'ho incontrata per la prima volta? Fu quella sera che ero di pessimo umore, mi sentivo oppresso da cupi presagi. Cavalcavo da solo per la montagna. Verso mezzzanotte ero in questi pa­raggi, vicino al torrente. Sentii allora un suono misterioso, simile a quello dell'arpa, che si diffondeva per i prati. Era un canto malinconico e lamentoso. Tentai di pregare, ma tanto il pensiero che la lingua mi vennero meno. Ripresi la strada. Quel suono continuava a seguirmi: a volte pareva un pianto, a volte una risata. Dopo aver espresso la gioia, riprendeva a lamentarsi, come se un cuore fosse sul punto di spezzarsi. Ansimavo, avevo smarrito sensi e spirito, una forza irresistibile mi attirava verso il bosco. Fui costretto a risalire la costa montana, quasi contro­voglia. Nemmeno ricordo sin dove cavalcai. Mi destai quando il cavallo si fermò di colpo. Mi guardai attorno: era un luogo meraviglioso che non avevo mai veduto, una vallata dove ombra e pace si diffondevano in miriadi di rifrazioni luminose come rugiada. La luna occhieggiava sulla riva del lago: sembrava che ridesse anche lei. Mi sentivo la testa pesante, avevo una gran voglia di dormire. Cosi mi sdraiai ai piedi d'in tiglio in quel bosco sonoro e affascinante.

Hemming                      -  Come avete potuto osare?, messer Olaf?

Olaf                              -  Ricordo che poi mi vidi improvvisamente preso nel gorgo d'una danza folle, la danza delle elfidi. La più bella di loro mi stava offrendo una corona di ninfee bianche orlate di az­zurro. Mi guardò a lungo, sin nell'anima coi suoi occhi dolcis­simi. Mormorò con un accento affascinante che non scorderò mai: « Sai dove cresce la pianta della felicità, Olaf? Sai quando potrai avere pace? Trova la rosa più bella, sfogliala pe­talo a petalo e disperdila al vento... Allora finalmente avrai tro­vato la felicità! ».

Hemming                      -  Voi avete'dormito e sognato, messere!

Olaf                              -  Da allora la casa di mia madre sembrava mi opprimesse. Tornai a cercare nel bosco, armato di arco e di frecce. E la rividi ancora.

Hemming                      -  L'avete incontrata da sveglio?

Olaf                              -  Allora fui spinto a togliermi dal dito l'anello di fidanza­mento e a gettarlo in aria, proprio sul capo dell'elfide. Così la legai a me per l'eternità.

Hemming                      -  Sarebbe lei, dunque, la fidanzata che attendete qui?

Olaf                              -  Si. Presto sarà qui.

Hemming                      -  E non avete paura di aggirarvi in questi luoghi fatati?

Olaf                              -  Si fanno sogni tanto belli in questi luoghi! (Avanza sino alle rocce che si trovano a destra, in proscenio.)

Hemming                      -  Domani deve sposarsi e sembra averlo scordato. Non sospetta neanche che la sua fidanzata è così vicina e ancor meno che ella ama un altro. Farò sapere a sua madre ciò che,ho viste e solo i santi possono sapere quale sarà la fine di questa storia. (Esce a sinistra.)

Olaf                              -   (continuando a sfogliare ì fiori): « Sfogliala petalo a petalo... disperdila al vento... » La rosa più bella? Ma dove cresce? E come riconoscerla? Dal profumo? Dal colore? O per qualche se­greto potere magico? Allo stesso modo mille spade dalla lama arrugginita posseggono un valore nascosto... e anche certe vecchie arpe dalle corde polverose dimenticate nelle soffitte... (Dal fondo avanza Alfbild, vestita in modo fantasioso e adorna di serti di foglie e di fiori. Quando si accorge della presenza di Olaf corre verso di lui piena di gioia.)

Alfhild                          - Rimani! Non andar via da me!

Olaf                              -  (improvvisamente rianimato): Alfhild, mia dolce sposa pro­messa!

Alfhild                          - Non ho saputo aspettare. Ho dovuto venirti incontro!

Olaf                              -  Dimmi: perché hai paura a venire in questo luogo?

Alfhild                          - Prima del nostro incontro non avevo mai lasciato la mia verde vallata. Mio padre mi ha avvertita che in questo luogo ci sono anche genii maligni: posso esser sicura soltanto tra le montagne. Ma io sfido

Tutti                              - i cattivi geni del mondo, pur di esserti vicina. A me basta che tu sia qui. Vieni, vieni: fatti guardare negli occhi. Ecco ora sei mio, sei mio nuovamente.

Olaf                              -  Si, Alfhild. Appartengo a te, donna d'incanti e malìe. Tut­ta la mia anima, e il mio corpo ti appartengono. Portami dove vuoi tu, tra le tue montagne, nelle caverne, tra l'erba verde, dove la sera musica e canto risuonano per la nostra delizia. Portami nel letto del torrente sotto la cascata, dove piangono le arpe delle elfidi o in casa tua. Ovunque ti seguirò.

Alfhild                          -  Non dire queste cose. Il nostro regno è la montagna, men­tre nel letto del torrente riposa lo stregone, l'ha detto mio padre. O forse non credi ch'io sono un'elfide?

Olaf                              -  Sei la più bella creatura del mondo. Sii ciò che vuoi, pur­ché tu sia mia!

Alfhild                          -  Se fossi un'elfide, saresti perduto. Quando eri a cavallo avrei potuto porgerti un filtro d'oblìo nella cornucopia dorata e fatata. Allora avresti dimenticato cielo e terra; persino dove sei nato e da chi. Una cosa sola occuperebbe la tua memoria e il tuo desiderio.

Olaf                              -  Ma allora sei un'elfide! E dal primo istante m'hai stregato con un incantesimo! Dopo essere tornato a casa mia, dopo il no­stro primo incontro, non potevo più vedermi laggiù. Avevo l'impressione di aver smarrito la cosa più bella e più preziosa della vita. Mi sembrava che mi fosse stato rubato un tesoro di inestimabile valore, che dovevo tentare ad ogni costo di ritro­vare... Dovetti tornare nella tua vallata, dove tu mi venisti in­contro, splendida e ardente come ora. Ti presi la mano e nei tuoi occhi vidi ancora il cielo e la terra e tutte le bellezze del mondo. Amici, famiglia, dimenticai tutto per te. Questo fu il pri­mo incantesimo. Tornai la notte seguente, ti presi alla vita e ti strinsi contro il mio corpo: in quell'amplesso vi fu tutto lo splendore d'una vita ultraterrena. Dimenticai allora persino il mio nome e quello fu il secondo incantesimo. Dovetti tornare una terza volta, dovevo bacare ancora le tue labbra vermiglie, do­vevo ancora comprendere il mistero della tua anima. Fu allora che dimenticai Dio e fu il terzo incantesimo. E dimenticai qual­cosa di più che non la casa, il nome o Iddio stesso: dimenticai il mio io. (Cadendo ai pi:di di lei:) Prendimi, Alfhild.

Alfhild                          -  Anch'io sono sotto l'azione d'una magia. M'è accaduto come al menestrello che aveva voluto apprendere le canzoni del­lo stregone per sedurre la donna amata. Dopo aver compiuto tanti atti magici, una malìa s'impossessò anche del suo spirito ed egli non riuscì più a liberarsene... (Si interrompe, come se stesse sognando.)

 

Olaf                              -  A che cosa pensi?

Alfhild                          -  In cima alla montagna c'è un dirupo talmente scosceso che le stesse unghie dell'aquila non riescono a farvi presa. In quel punto è nata una betulla che vive stentatamente in quella poca terra. Ha poche foglie gialle e rade, ma si inclina verso la valle lontana, sembra che ne sia attratta come per raggiungere le piante sorelle in un fresco boschetto o lungo la strada solatìa. Tutta la mia vita è stata come quella betulla di montagna. I miei desideri guardavano assai lontano ancor prima che la tua esistenza mi fosse nota. La vallata mi sembrava troppo angusta; non sapevo che oltre le montagne altre vallate s'aprivano simili in tutto alla mia. Le dame e i cavalieri che ogni notte venivano a chiedere i miei favori non mi appagavano e nulla mi raccon­tavano della loro vita di laggiù.

Olaf                              -  Dame e cavalieri? Ma se mi avevi detto che non avevi mai incontrato nessuno?!

Alfhild                          -  Nessuno come te. Ma ogni sera mio padre mi cantava le sue canzoni. Quando scendeva la notte e i miei occhi si chiude­vano,

Tutti                              - i personaggi di quei canti venivano a trovarmi. Prodi cavalieri col falchetto sul pugno o bellissime dame che mon­tavano fieri corsieri. Si mettevano a ballare sul prato, giocavano con me. Le elfidi, nascoste nei fiori, ascoltavano silenziose. Anche gli uccelli sparivano dai rami. Mi destavo: ero sola. Mi coprivo di foglie e di fiori perché sapevo che quei personaggi sarebbero tornati la notte seguente. Ma quella vita non mi soddisfaceva; violenti desiderii mi empivano il cuore: sarebbero rimasti insod­disfatti se non ti avessi incontrato.

Olaf                              -  Mi parli spesso di tuo padre. Dimmi chi è: io non l'ho mai veduto nella vallata.

Alfhild                          -  Quei canti misteriosi che hai ascoltato la notte in cui sei giunto per la prima volta in questi luoghi erano le canzoni di mio padre. Sono cresciuta ascoltandole. Nemmeno io le ho capite perfettamente; ma esse erano per me il tesoro più prezioso e l'annuncio di

Tutti                              - gli splendori che speravo sarebbero venuti per me. In ogni canzone si parlava d'un bel cavaliere che mi raffiguravo con la fantasia, lontano quanto può volare un uc­cello, lieve come una nuvola... Eri tu, Olaf, eri tu quello che aspettavo. (Pausa.) Ma ora devi raccontarmi della tua casa e della vallata in cui abiti. Deve essere là che gli uccelli trovano riparo al cadere delle prime foglie. E quando tornano da me hanno sempre tante cose da raccontarmi, tante meraviglie da cantare. Ascoltandoli, le piante fioriscono, gli alberi si fanno più verdi e fronzuti. Il meraviglioso sole si alza presto e si corica tardi per ascoltare con attenzione i loro racconti. Ma io non arrivo a capirli pienamente; sei tu che dovrai spiegarmi tutto quel ch'è nascosto in me e chiede una risposta.

Olaf                              - Ma io non so dare risposta nemmeno per quel che mi chiedi sulla mia casa. Non mi ricordo neppure d'esser mai stato in un luogo diverso da questo. La mia casa? Per me è come uno di quei sogni nebulosi che si dimenticano subito appena ci si sveglia. Ma vieni con me: più in basso c'è un luogo dove mi sembra essere stato prima del nostro incontro. Forse là abita la mia famiglia. Senti come ci chiama il vecchio torrente? Se­guiamolo sino in fondo: quando arriveremo alla cascata saremo nei posti... dove io fui in altri tempi allevato. Vieni, Alfhild. Sta tranquilla: ti proteggerò io.

Alfhild                          -  Sono pronta. E so che ti seguirò dovunque, anche quando tu non lo vorrai. (Escono a destra.) (In lontananza si ode ancora il canto degli invitati alle nozze e del seguito di donna Kirsten: « Diffida, o caro / salva la vita / dalla crudele / fata del bosco! ». Poi, da sinistra, entrano donna Kirsten e Hemming.)

Hemming                      -  Eccolo, era qui. Se n'è andato!

Donna Kirsten              -  E diceva che stava aspettando la fidanzata?

Hemming                      -  Ma non ho potuto capire bene a chi alludesse. Le sue parole erano confuse; non m'è parso che volesse parlare di Ingeborg.

Donna Kirsten              -  Ti prego di non riferire ad anima viva quanto ha detto. Hai fatto molto bene a informare me sola della sua presenza qui. Appena l'avrò ritrovato, ti ricompenserò come meriti...

Hemming                      - (guardando a destra): Là, guardate! Sulla china vicino al torrente. Mi sembra...

Donna Kirsten              -  Taci. È Olaf.

Hemming                      -  Però sono in due. C'è una donna con lui.

Donna Kirsten              -  Oh, Dio!

Hemming                      -  Si dirigono da questa parte.

Donna Kirsten              -  Va a cercare Messer Arne e il suo seguito. Ci ritroveremo qui. Farò venire anche Olaf.

Hemming                      -  E voi osereste...

Donna Kirsten              -  Fa come ti dico!

Hemming                      -  Potete contare su di me. (Esce a sinistra.)

Donna Kirsten              -  Sarebbe dunque vero? Uno spirito maligno me l'ha portato via! No, questo lo si può dare a intendere a Messer Arne da Guldvik, non a me. Non posso crederci, anche se in altri tempi... dicono che sia accaduto. (Esce a sinistra.) (In lontananza si sente di nuovo cantare come prima. Poco dopo Alfhild e Olaf entrano da destra.)

Alfhild                          -  Parla, parla ancora. L'anima mia riceve le tue parole come fresca rugiada. T'è mai accaduto di trovarti di notte di fronte a un cupo lago insondabile? Non vi hai visto riflesse nel fondo le luci del cielo, quegli sguardi penetranti che sanno osservare con indicibile penetrazione? Spesso mi sono seduta in un luogo simile, spesso avrei voluto afferrare quelle luci lontane per esaminarle più da vicino... d'improvviso si vela vano come amare stille di pianto... e diventava inutile cercare, spiare... Un tempo succedeva la stessa cosa nella mia anima. Enigmi senza risposta mi attiravano come stelle in un lago pro­fondo; e più cercavo di chiarirli, più il loro senso mi sfuggiva.

Olaf                              -  Non sono anch'io, adesso, uno di quegli enigmi? Sono an­cora Olaf Liljekrans, il cavaliere senza paura? Quel nobile orgoglioso che si vantava della sua alta stirpe, che disprezzava l'amore e la natura? Non importa: scaccio dalla memoria quello che sono stato. Comprendo solo d'essere tanto felice in questi momenti. Il tuo vaticinio è menzognero: mi annunciava la felicità solo quando avessi trovato la rosa più bella di tutte. Ma io l'ho già trovata, la mia felicità.

Alfhild                          -  Nulla ho vaticinato. Ma riprendi il tuo racconto, ti prego. Parlami ancora di quel paese laggiù.

Olaf                              -  Oh, io dico addio a quella terra. È qui, nel bosco, che voglio costruire il mio talamo; al mondo intero voglio dire addio... per restare sempre accanto alla mia bella fidanzata... (Si ferma, come assalito da un pensiero tormentoso.)

Alfhild                          -  (inquieta): Olaf!

Olaf                              -  Che parola ho pronunciato? La mia fidanzata... Quando venni qui la prima volta, io... Ti ricordi tu, quella prima sera? Che cosa stavo cercando? Chi ero venuto ad aspettare? Non ero salito sin qui per invitarti alle nozze? Da Arne avevamo bevuto la birra del fidanzamento... E tre settimane dopo... mi sembra che... Oh, mi brucia la fronte! Non voglio, non voglio pensare più a queste cose!

Alfhild                          -  Taci. Non senti?

(Dal fondo arriva il flebile canto degli invitati.)

Olaf                              -  Anche tu lo senti?

Alfhild                          -  Ma che cos'è?

Olaf                              -  Antichi ricordi quasi dimenticati... Talvolta fanno sentire la loro voce quando passo di qui. Vorrebbero richiamarmi laggiù.

Donna Kirsten              - (appare nel fondo, senza esser veduta dagli altri): Se potessi sentire cosa le dice... (Si avvicina con molta cautela e si mette ad ascoltare.)

Olaf                              -  No, non andrò solo, Convocherò

Tutti                              - qui, dame e cava-lievi. Il mio cavallo preferito avrà una gualdrappa d'oro; can­tori e suonatori apriranno il corteo. E poi ci saranno il prete e il maggiordomo. E

Tutti                              - gli abitanti del paese saranno invi­tati alle nozze. Paggi gentili porteranno alla mano il tuo de­striero. Tutta la strada sino a casa sarà un tappeto di fiori, ai bordi del quale la gente si inchinerà. Le donne verranno a rive­rirti al cancello. Tutte le campane di Norvegia suoneranno a distesa per annunciare che Olaf Liljekrans si porta a casa la sua sposa promessa.

(Riprende in lontananza il canto degli invitati alle nozze.)

Donna Kirsten              -  Dio sia lodato! Hemming ha mantenuto la parola!

Alfhild                          -  Arrivano! Sento già le loro voci! Guarda, Olaf!

Donna Kirsten              - (mostrandosi): Olaf, figlia mio!

Olaf                              -  Dio, aiutami! Mia madre!

Donna Kirsten              -  Povero figliolo smarrito. Ti salvo dalla frode del Maligno. Anche Arne è qui. E Ingeborg, la tua sposa!

Olaf                              -  (gridando, come se uscisse da un incubo): Ingeborg! Ah, con questo nome spezzi la mia vita! Era dunque un'illusoria chimera la mia felicità? Avevo fatto un sogno tanto bello, cara mamma! E adesso tutto è finito! (Entrano Arne, Ingeborg, Hemming, gli invitati alle nozze e il seguito di donna Kirsten, tutti da sinistra.)

Arne                              -  Ecco, l'avete ritrovato, madonna Kirsten!

Donna Kirsten              -  Si, l'ho trovato. Rientriamo, adesso.

Arne                              - (a Olaf): Vi sentite meglio?

Olaf                              -  Io? Perché?

Donna Kirsten              -  S'era smarrito andando a caccia e...

Ingeborg                       - (indicando Alfhild): E questa damigella?

Donna Kirsten              -  È una povera ragazza che gli ha offerto ricovero!

Arne                              -  Ma da queste parti non abita più nessuno!

Donna Kirsten              -  Dopo la pestilenza, qualche famiglia si è rifu­giata sulla montagna.

Arne                              -  Adesso andiamo. I cavalli sono pronti, ai piedi del pia­noro.

Olaf                              -  (guardando Alfhild, piano alla madre): Non posso, mamma!

Donna Kirsten              - (con fermezza): Lo devi. Sarebbe per te una eterna vergogna...

Arne                              -  Cosa dice vostro figlio?

Donna Kirsten              -  È un po' stanco, ma passerà. (Guardando Olaf con intenzione:) Questa brava ragazza viene con noi.

Ingeborg                       -  Volete farla intervenire alla festa?

Donna Kirsten              -  L'ha curato con tanto affetto; bisogna pur ri­compensarla.

Arne                              -  E domani sarà celebrata la festa nuziale!

Donna Kirsten              -  Domani! Lo giuro!

Arne                              -  Ho la vostra parola.

Ingeborg                       - (togliendo l'armilla a Hemming): La mia armilla! Oh, l'avevi tu, Hemming? Grazie tante. Adesso posso tenerla io. (Hemming resta interdetto per un attimo, poi segue tutti gli altri a sinistra. Alfhild rimane sola.)

Alfhild                          -  (che ha osservato tutto quanto è avvenuto con muta sorpresa e una gioia quasi infantile; quando Tutti sono partiti, trasale come uscendo da un sogno): Se ne sono andati

Tutti                              -  È davvero avvenuto quest'incontro? Ma sì, erano là, dame e cava­lieri. La luna li illuminava e io potevo vederli

Tutti                              -  Adesso discendono la montagna. E io che sono la fidanzata rimango qui. Devo seguirli. (Si avvia verso sinistra.)

Thorgjerd                      -  (apparendo nel fondo): Alfhild, figlia mia... perché vieni in questo luogo? Te lo avevo proibito.

Alfhild                          - Padre caro, ero in procinto di volar via come il vento. Non posso più rimanere chiusa nella montagna!

Thorgjerd                      -  (avvicinandosi): Che cosa è accaduto?

Alfhild                          - Lui è venuto!

Thorgjerd                      -  Ma chi?

Alfhild                          -  Il bel cavaliere! Vuole portarmi con lui! Nelle sere in cui restavamo accanto al torrente, tu mi narravi della figlia del re ammaliata sulla montagna. Sono io quella fanciulla pa­dre mio e il cavaliere ha ancora sconfitto gli spiriti... Eccomi libera, finalmente. Ora so cosa voglio: entrare nel giuoco va­riopinto della vita. Nessun potere può ormai costringermi a rimanere.

Thorgjerd                      - Povera figlia mia! Vorresti andare verso quel paese laggiù... Rimani: là perderesti la pace del cuore.

Alfhild                          -  Sento che debbo andare, padre. Là si decide il mio destino.

Thorgjerd                      - Che tu possa essere felice nel tuo sogno, piccola mia. Io veglierà su di te.

Alfhild                          -  Debbo raggiungere Olaf nella sua valle luminosa. Là sorge il castello dorato che c'era anche nelle tue canzoni, padre. E un cavaliere, figlio di re, prode e audace, e io sono la sua sposa promessa. Non sono più povera, io: sono una principessa, sono anche di più, sono la donna che egli ama! (Ascolta un coro che giunge di lontano.) Senti? Mi sta chiamando. Il corno suo­na per me. E allora addio fiori e boschi! Addio, vallata mia! Domani cavalcherò al suo fianco, come sua fidanzata... e final­mente comincerà la mia vita! (Esce di corsa.)

Sipario

ATTO SECONDO

Nella corte di Donna Kirsten Liljekrans. Dalla parte destra della scena, si vede la costruzione più grande, con una mansarda sul tetto. Sempre da questa parte, più lontano, una chiesetta fatta con le pareti di tronco d'albero, e, più lontano ancora un cimitero. Dalla parte sinistra, si vedono la casetta magazzino, e altre dipen­denze minori.

In proscenio, da tutte le parti, alcune semplici panche di marmo. Donna Kirsten Liljekrans e alcuni servi e fantesche sono occu­pati nei preparativi per il banchetto.

Donna Kirsten              -  E non dimenticate i boccali: grandi e piccini. (A se stessa:) Prima di arrivare a questo, ho dovuto lottare aspramente, e molto... Voglio dare un banchetto del quale si dovranno ricordare a lungo! (Poi, rivolta a una fantesca:) Fai bene attenzione alla tavola degli sposi... No, no. Di quella mi occuperò io stessa. Dunque: il vino sarà servito, come vi dissi, nelle caraffe d'argento; mentre per il sidro ci sono i boccali grandi. La birra, e l'idromele che abbiamo fabbricato in casa, è, invece, tutto per la servitù... Ah, proposito... Andate a ve­dere se in chiesa ci sono abbastanza candele, di quelle di cera vergine... Soltanto a sera inoltrata, i fidanzati si avvici­neranno all'altare, e si dovrà accompagnarli con fiaccole rosse direttamente dal salone del banchetto. Adesso potete pure an­dare

Tutti                              - quanti... Abbiate cura del servizio che è stato affi­dato a ognuno di voi! Mi raccomando! (La servitù esce lentamente.) Soltanto Dio sa cosa mi costa questo matrimonio! Assai più di quanto non potrebbero consentirmi i miei mezzi... Ma, dopo tutto, Ingeborg porta con sé una dote vistosa... e, poi, Arne si farà guidare da me quando... (Guardando fuori a destra:) Oh, ecco Olaf... Potessi sapere che lui almeno... (Olaf entra, tutto vestito a festa, dalla casa. Egli è pallido e come assente.)

Olaf                              -  (tra sé e sé): Già... Da ieri ad oggi... Fra le due giornate non vi è che la breve notte del solstizio d'estate: eppure ho la netta impressione che l'autunno e l'inverno, mi abbiano co­me confuso lo spirito, dal tempo in cui andavo errante per le colline, lassù da Alfhild! (Vedendo la madre:) Oh, mamma, cara. Sei qui?

Donna Kirsten              -  Figlio mio! Tutto coperto di seta e d'oro! Bene, bene... E vedo che sei riuscito a riposare bene.

Olaf                              -  Si, ho dormito. Ma non sono riuscito a riposare, poiché ho sognato.

Donna Kirsten              -  Un fidanzato deve sognare: è tradizione!

Olaf                              -  Il mio sogno più bello è finito! Non pensiamoci più!

Donna Kirsten              -  Penso proprio che avremo una gran bella gior­nata...

Olaf                              -  Sembra che la mia giornata di festa, non sia troppo gradita dal Cielo!

Donna Kirsten              -  Perché dici questo, Olaf?!

Olaf                              -  Si sta rannuvolando. Non vedi, ad occidente, come tutto il cielo vada coprendosi di nuvole?

Donna Kirsten              -  Vorrà dire che questa sera, quando tu ti reche­rai in chiesa, le fiaccole risplenderanno di più.

Olaf                              -  (passeggiando nervosamente, avanti e indietro, e poi fer­mandosi di fronte a sua madre): Se mi fossi fidanzato con la figlia di un pover'uomo, senza dote, né titoli,... dimmi, mam­ma, cosa avresti fatto?! Eh?!

Donna Kirsten              - (guardandolo intensamente): Perché mi poni una simile domanda?

Olaf                              -  No, prima rispondi. Cosa avresti fatto?!

Donna Kirsten              -  Sarei morta dal dolore, ma prima ti avrei male­detto! Ma perché me lo chiedi?

Olaf                              -  Oh, nulla... È soltanto un pensiero... Non so nemmeno io perché.

Donna Kirsten              -  Voglio crederlo, figliolo. Tu hai sempre portato rispetto alla nostra condizione sociale, e adesso dovresti essere felice ed esultante. Vedrai, domani che Ingeborg verrà a vivere qui come tua moglie, allora ritroverai la calma, e anche la felicità.

Olaf                              -  La calma e la felicità. Per questo, manca soltanto una cosa...

Donna Kirsten              -  Che cosa?!

Olaf                              -  La rosa più bella... che io avrei dovuto sfogliare petalo per petalo, per poi disperderla al vento.

Donna Kirsten              -  Non pensare più a quell'assurdo sogno!

Olaf                              -  Si, sarebbe molto meglio... Solo che lo potessi!

Donna Kirsten              - (cambiando rapidamente discorso): La tua fidan­zata sta nell'appartamento d'onore, circondata dalle sue da­migelle... E oggi ancora non le hai rivolto la parola. Non vuoi raggiungerla?

Olaf                              -  (trasognato): Si, si... Dove hai detto che si trova?

Donna Kirsten              -  Nell'appartamento d'onore. Te l'ho già detto.

Olaf                              -  (infervorato): Bisogna che non le manchi nulla: le regalerò un paio di scarpine con le fibbie d'argento, e anelli, monili... Le farò deporre le sue piccole ghirlande fatte di fiori appas­siti e io stesso le metterò al collo una collana tutta d'oro!

Donna Kirsten              -  Ma di chi stai parlando?

Olaf                              -  (involontariamente): Di Alfhild!

Donna Kirsten              -  Io stavo parlando della tua fidanzata: di Ingeborg. Olaf, mi fai paura. Sei così strano, che mi fai paura! Sarei tentata di credere che qualcuno ti ha fatto un incantesimo.

Olaf                              -  Incantato! È vero! Proprio così, mamma. Ho partecipato a tutte le danze delle giovani elfidi, e sono stato felice, e come rapito per tutto il tempo che sono durate le danze. Ma oramai... Per molto tempo, per molti anni sarò tormentato dal rimpianto e dal dolore, sempre, sempre... Ogni volta che mi ricorderò...

Donna Kirsten              -  Se si trattasse di una strega, le sarebbe suf­ficiente un bel rogo con le sue belle fiamme e... Ma si tratta soltanto di una donna volgare e cattiva che ti ha sedotto con parole e con oscene promesse.

Olaf                              -  Mamma, essa è innocente e pura come la Madre di Dio!

Donna Kirsten              -  Si, se uno ci vuol credere!... Comunque, ricor­dati bene che da domani sarai un uomo sposato, e che è un peccato, un grave peccato, pensare ancora a lei!

Olaf                              -  Si, lo comprendo, mamma.

Donna Kirsten              -  Devi renderti conto che Ingeborg ti ama, ed è

lei che ti ha sposato... Ti colpirebbe il castigo di Dio, se...

Olaf                              -  Si, certamente! È vero!

Donna Kirsten              -  E non è adesso il caso di parlare della nostra situazione. Ma devi pure renderti conto e considerare che la figlia di Arne può aiutarci seriamente a consolidare la nostra casata. La nostra famiglia è decaduta: se quest'anno la mietitura non dovesse dare un buon raccolto, saremmo costretti ad an­dare in giro a mendicare!

Olaf                              -  Si, lo so bene.

Donna Kirsten              -  Invece, col danaro di Arne si potrà rimediare a tutto. Tu potrai avere un posto d'onore fra i cortigiani del re. Pensaci bene, Olaf. Se tu avessi promesso ad Alfhild più di quanto non avresti dovuto prometterle, più di quanto tu non potrai mantenere... Anche se ella non parla di questo, a me dà l'impressione che ella pensi a qualche cosa del genere. Tu par­lale chiaramente... Dille tutto ciò che vuoi... Falle capire anche che non la manderemmo via a mani vuote! Promettile... Beh, fai tu... Eccola che viene! Olaf, pensa alla tua fidanzata, e ri­cordati della tua condizione, della tua famiglia... Pensa a tua madre, che morrebbe di vergogna se... Insomma, sii un uomo, Olaf! Io rientro un momento per vedere se hanno disposto ogni cosa per il banchetto nuziale. (Entra in casa. Olaf rima­ne solo.)

Olaf                              -  (guardando ansiosamente verso destra): Ora è lieta come un giovine capriolo che giuochi accanto ad una cerbiatta, e fra non molto si graffierà le mani da sola, lacerata dal dolore e dai tormenti più atroci. Dovrò risvegliarla da

Tutti                              - i suoi sogni, farle cadere ogni fede, toglierle la serenità... Povera Alfhild! Dovremmo separarci, per sempre... È un calice troppo amaro! (Pensando a voce alta, dopo una breve pausa:) Cosa significa­vano per me, accanto a lei, l'onore, la gloria, il danaro, la po­tenza? Lassù, lassù, accanto a lei?! Mi pareva che il più gran tesoro del mondo fosse nascosto nei suoi occhi! Mi ero dimen­ticato di miserie e di lotte! Ma poi, da questa sera, rientrato in casa, seduto a capotavola, quando sono dovuto andare incontro a mia madre allora... (si interrompe)... sono nato da una donna nobilissima, io! E la povera Alfhild, senza una casa, senza famiglia, con il focolare domestico in montagna, non è conveniente, né decorosa, per un Olaf Liljekrans! Già... E ora dovrò dirglielo... Ma come farò? Non mi è assolutamente pos­sibile! Eppure questa sera... È necessario! Quale tormento, mio Dio! (Alfhild rientra dalla chiesa e corre festosamente verso Olaf.)

Alfhild                          -  Olaf! Olaf! Tu mi hai condotto in questo paese e io ora vado calpestando fiori così come prima calpestavo sabbia! Qui, presso di te, si vive come in un'isola incantata dove si può vivere e morire senza peccare! Ma comprendo poco... Devi spie­garmi certi misteri... Qui è eternamente primavera, oppure estate?

Olaf                              -  Alfhild! Oh, mio Dio!

Alfhild                          -  No, no, non rispondermi ora. Vedi quella casa con la guglia, e con la banderuola in alto? Ci sono entrata come per gioco, stamane. Qui fuori chiasso, allegria... Là dentro una pa­ce: appena entrata ho visto una grande sala, dove aleggiava una pace dolcissima. Uomini e donne, in quel pallido chiarore, erano

Tutti                              - in ginocchio e in alto, molto, molto in alto, una vergine stava in piedi, come adagiata su un fitto alone di nu­vole bianche! Sulle sue guance era lo splendore delle rose, men­tre nei suoi occhi risplendeva l'azzurro del cielo nell'aurora. Un manto azzurro la copriva, e solo il viso poteva risplendere mentre fra le braccia ella portava un'elfide d'una bellezza sedu­cente. Intorno a lei volavano mille angioletti, i quali a me rivolti, mi sorridevano!

Olaf                              -  (a parte, pensieroso): Povero me! Mi sono votato a un rito funebre! Dovrò porre fine a tutta la sua immensa felicità!

Alfhild                          -  Dimmi, dimmi Olaf, chi è il padrone di quella casa? E chi abita in casa sua?

Olaf                              -  Tutti: chiunque possieda un cuore puro come il tuo; chiunque sia fanciullo nel cuore come nello spirito. Quella è una Chiesa e appartiene a Dio!

Alfhild                          -  Il creatore del mondo?! Tu vuoi scherzare! La sua casa non è qui: essa è molto più in alto, sulle stelle, nel Cielo, fra le nuvole: molto, molto più in alto! Nessun occhio umano può vedere la casa di Dio! Soltanto il fanciullo, mentre dorme, sognando... Ma tu... hai detto... La chiesa?! È là, che noi an­dremo in festoso corteo, da fidanzati?!

Olaf                              -  (a se stesso): Questo è il momento propizio. Non ho corag­gio di continuare in questa finzione.

Alfhild                          -  Nella mia anima, ogni parola che tu mi hai detto, re­sta impressa profondamente... Il mio cuore è gonfio di canti e di gioia! Non importa più dove io sia, dove vada... Dovunque io mi trovi esse illumineranno il mio cammino, come i pic­coli chiodi d'oro fanno luce dal cielo nella notte profonda! Mi hai detto che saranno invitati

Tutti                              - quanti? Che il corteo sarà aperto da preti e da cantori e che nobili cavalieri guide­ranno per mano il mio cavallo, e che le rose fioriranno sul mio cammino, e che ogni giglio s'inchinerà e ogni fiore salu­terà la sposa!

Olaf                              -  Ho detto che...

Alfhild                          -  Tu ti ricordi bene ogni cosa! Sei tu che hai ordinato tutto questo! Guarda! Guarda quei tigli, dritti e verdeggianti accanto alla chiesa! E le rose appena sbocciate che si muovo­no leggermente al vento, come elfidi nei loro vestiti nuovi! Mai prima d'ora gli uccelli hanno avuto un simile canto! E mai il cielo è stato così splendente di luci! Tutto questo è per gli sposi. Tu mi hai dato una tale gioia, che io potrei strin­gere al mio seno il Cielo e la Terra! Non esiste pianta, per quanto piccola, che io non possa calpestare né insetto di cui io non conosca le pene e le gioie! In ogni mia fibra è entrata la primavera coi suoi mille splendori: tutto vi ondeggia e danza come un piccolo bosco sotto la pioggia d'aprile!

Olaf                              -  (a parte): E pensare che fra non molto il serpente viscido del dolore dovrà morderti e finirti, fanciulla dolcissima.

Alfhild                          -  Quanto è bella la vita! (Inginocchiandosi e tendendo le mani verso il cielo:) Oh, padre santo che sei lassù nel Cielo, se io avessi le parole, la lingua degli angeli, il mio canto si leverebbe altissimo per lodare te! Ma io non posso: tu sei così grande, e io non posso fare altro che inchinarmi fino a terra dinan­zi a te, per dirti: Grazie! Ti ringrazio, ringrazio te, il cui nome non va mai pronunciato invano! Che tu sia lodato per tutto ciò che vedo e che so! (Si alza.) Certo che la vita è bella, e ac­canto a te, anche andare a morte deve essere altrettanto pia­cevole!

Olaf                              -  Come puoi pensare che possa essere piacevole essere sepolto in una bara?!

Alfhild                          -  Non so, non capisco cosa vuoi dire. Ma ho riflettuto. Ho chiesto a mio padre cosa è la morte. Ed egli mi ha can­tato una canzone. Ascoltala:

« Quando il figlio dell'uomo

per un forte dolore,

vorrebbe annientarsi

in un sonno infinito,

subito una dolce elfide

accorrendo premurosa,

ogni pena e dolore

toglie dal suo cuore.

Poi la dolcissima silfide

dalle bianche ali aperte

gli prepara un letto

tra gigli, viole e rose.

S'addormenta il bambino

su quel dolce guanciale

e tra nuvole bianche

è portato nel Cielo.

Ed è vero: è così.

Moltissimi bambini

tra le braccia delle elfidi!

Là, poi si risvegliano

fra rose, viole e gigli:

ma queste dolcezze

Tutti                              - quaggiù ignoriamo! »

Olaf                              -  Alfhild, ascoltami! Sarebbe stato assai meglio -  ora me ne avvedo -  che la tua vita fosse trascorsa tutta lassù, sulle montagne! La tua gioia finirà; tu appassirai come un fiore ap­pena colto; la stessa tua fede svanirà per sempre...

Alfhild                          - Quando io sarò la tua sposa, Olaf, sarò buona, e mi sentirò forte come la cascata! Purché tu sia accanto a me, ac­ cada pure ciò che deve accadere! Con te: con te nella gioia e nel dolore! (Ascoltando:) Olaf, non senti questi lamenti? Sembra che si stia piangendo per un immenso dolore! (Si sente, di lontano, un coro che accompagna un feretro.)

coro:« Accompagnamo il morticino

nella sua calma tomba

dove, sotto la terra nera,

diverrà cibo per i vermi!

Triste è la missione

d'accompagnare un morto

rinchiuso nella bara

sua ultima dimora. »

Alfhild                          -  (dubbiosa, e piena di ansietà): Ma cosa succede? Cos'è?! Olaf! Dimmi cosa è?

Olaf                              -  Stanno portando al cimitero un bimbo... E lo accompagna la mamma con i suoi cinque fratellini...

Alfhild                          - Ma... e dove sono i gigli, le rose, le viole? E il bim­bo morto... Dov'è?!

Olaf                              -  No, è vero: non si vedono guanciali rossi, né azzurri, né bianchi... Ma soltanto legno nero, e il bimbo che giace su cru­da paglia...

Alfhild                          -  Su cruda paglia?!

Olaf                              -  Si, così... Questo è tutto.

Alfhild                          -  E dov'è l'elfide che lo porta sulle braccia per condurlo con sé in Cielo?

Olaf                              -  No, non c'è. Si vede soltanto la madre che accompagna il triste feretro assieme agli altri cinque figlioletti. Ella ha il cuore a pezzi!

Alfhild                          -  E dove sono le perle? Le perle bianche e azzurre, che gli angeli devono seminare al suo passaggio, e poi fino al giar­dino celeste?

Olaf                              -  No, non ci sono. Si vedono soltanto le lacrime che pian­gono i fratellini e le sorelline, dinanzi alla fredda tomba.

Alfhild                          -  E il luogo sublime? Il luogo sublime dove il bimbo ri­posa e sogna?

Olaf                              -  Guarda! Tu puoi vederlo ora... È la fossa dove lo stanno calando i becchini, e dove ora lo copriranno di terra!

Alfhild                          -  (calma, pensierosa, dopo una lunga pausa): No, non era questa la morte di cui si parlava nei canti di mio padre!

Olaf                              -  Si, si... Hai ragione, Alfhild, ma in questo mondo, nes­suno sa niente delle grandi gioie e delle grandi sciagure. Ti è stato raccontato del re dei monti il cui tesoro ogni notte risplen­derebbe, come oro purissimo... Ma se poi tu provi a prenderlo non ti ritroverai in mano che pagliai e pezzi di creta. Alfhild, devi ascoltarmi. Anche nella vita accade allo stesso modo: non bisogna avvicinarsi troppo, altrimenti si resta bruciati alle mani. Si, tutto riluce di lontano, nel Cielo, ma è assai meglio contemplare di lontano: solo a questa condizione tutto sarà bello. (Scorgendo da destra Donna Kirsten:) Ecco mia madre... Ti spiegherà meglio lei stessa... Io devo rientrare! E che gli angeli portino la pace nella tua giovine anima! (Mentre si sta avviando verso la casa, Olaf è trattenuto da sua madre. Il cielo è interamente coperto da nuvolacce nere, mentre il vento comincia a soffiare tra le cime degli alberi. Alfhild è rimasta assorta in una sua profonda riflessione.)

Donna Kirsten              - (sottovoce, trattenendo il figliolo): Ebbene...? Fi­glio mio, le avrai spiegato tutto, non è vero?!

Olaf                              -  Ho detto tutto quanto potevo dire, il resto devi dirglielo tu... E poi, mamma, devi farmi un favore: fa che io non la veda mai più! (Dà un ultimo sguardo ad Alfhild e esce verso la casa.)

Donna Kirsten              -  Questa pazziasarà guarita, cancellata, assai pre­sto se... (Poi, fermandosi, come assalita da un improvviso pen­siero.) E se io... Ah, se mi riuscisse di far questo, egli guari­rebbe immediatamente. Ne sono certa. Ma... e lei? E Alfhild?!  Comunque, bisogna provare.

Alfhild                          -  (a se stessa): Esistono, dunque, pene e dolori anche qui? Ma non rinuncerò per questo. Il mondo non dovrà volermene. Olaf mi ama, e mi è fedele: questo è ciò che conta.

Donna Kirsten              - (avvicinandosi a lei): Si direbbe che tu sia op­pressa da gravi pensieri, Alfhild.

Alfhild                          - Si. E ciò dipende da quello che ho appreso stasera.

Donna Kirsten              -  Da Olaf?

Alfhild                          - Si, si... Olaf mi ha detto...

Donna Kirsten              -  So, so, quello che ti ha detto Olaf, Alfhild... (A parte:) Deve averle parlato proprio del matrimonio a quel che pare. (A voce alta:) Già, si celebrerà questa sera...

Alfhild                          - Cosa?

Donna Kirsten              -  Il matrimonio!

Alfhild                          - Si, si: lo so bene.

Donna Kirsten              - (colpita): Lo sai e non ne sei addolorata... che tanto...?

Alfhild                          - E perché dovrei esserne addolorata?

Donna Kirsten              - (a sé): Deve avere di certo qualche idea: è evi­dente! (A voce alta:) Bene: tanto meglio così. Per

Tutti                              - quanti. E dimmi: quando la cerimonia sarà finita, cosa pensi di fare?

Alfhild                          - Non ci ho pensato ancora.

Donna Kirsten              -  Voglio dire: è tua intenzione restare qui, oppure ritornartene a casa tua?

Alfhild                          -  (guardandola senza capire): Beh, credo che dovrò re­stare qui.

Donna Kirsten              - (a sé): Ah, ora comprendo di che si tratta! Vuo­le continuare a tenerlo per sé anche dopo sposato... Ma su que­sto non mi troverà d'accordo. (A voce alta:) Alfhild, ascolta­mi: io ti voglio molto bene, lo sai; e tu devi avere fiducia in me...

Alfhild                          - Ma certo, che voglio avere fiducia in lei!

Donna Kirsten              -  Allora lascerai che io pensi alla tua felicità. Avrò cura di te e, se lo vorrai, questa sera stessa potrai andare in chiesa per sposarti...

Alfhild                          - Si, si: lo so già.

Donna Kirsten              - (vivamente colpita): Lo sai? E chi te lo ha detto?

Alfhild                          - Olaf! Egli stesso!

Donna Kirsten              -  Olaf! (A se stessa:) Strano! Olaf, avrebbe... Avrebbe avuto la mia stessa idea: farla sposare da un altro, per dividersi definitivamente da lei. Oppure avrà pensato che... Mah! E a me cosa importa? Quando Olaf sarà sposato, e lei anche sposata con un altro, per il resto ci penseranno da loro. (A voce alta:) Alfhild, allora, visto che Olaf ti ha già detto le sue intenzioni nei tuoi riguardi, è assolutamente inutile che io... Però adesso devi sbrigarti... Ecco, puoi andare là, nella stanza del guardaroba: là dentro troverai appesa, da una parte, la mia stessa veste nuziale. Puoi indossarla, se vuoi!

Alfhild                          -  (felice come una bambina): Davvero? Davvero posso in­dossare la sua veste nuziale?!

Donna Kirsten              -  Fa come ti ho detto... Entra e vestiti come più ti piacerà... Con tutto lo sfarzo che vorrai.

Alfhild                          -  E, da sposata, potrò avere anche un diadema?

Donna Kirsten              -  Certamente! Un diadema e un'armilla d'ar­gento. E nastri, intarsiati con fili di oro zecchino. Ne troverai nelle cassapanche o negli armadi.

Alfhild                          -  Oh, mio Dio! Armilla d'argento! E fili d'oro zecchino!

Donna Kirsten              -  Va, va e fa presto!

Alfhild                          -  (battendo le manine): Oh, non ci vorrà molto tempo. Avrò un diadema e dei nastri intessuti di filo d'oro! (Esce cor­rendo a sinistra; Donna Kirsten rimane sola.)

Donna Kirsten              -  Maledetta e perfida ragazza! È felice e con­tenta, o almeno così sembrerebbe, benché sappia che Olaf con­durrà all'altare un'altra donna. Questo comunque va bene con i miei progetti: anzi va tutto meglio di come avrei imma­ginato. Si direbbe una bambina... Con quell'aria innocente. Ep­pure ha accettato il primo marito che uno possa trovare per lei... E pensare che io credevo che ella amasse davvero Olaf... Se egli non aveva mai avuto prima d'ora la prova dei suoi sentimenti, adesso l'avrà; la conoscerà a fondo... Potrà capire per qual motivo ha voluto ammaliarlo! E finalmente ella non rappresenterà per lui più niente! Più nessun pericolo! (Sor­ridendo:) Strano, poi, che Olaf, per liberarsi di lei, sia andato a pensare lo stesso stratagemma pensato da me! Non avrei mai sospettato in lui tanta malizia! Dove trovare, adesso, su due piedi, uno sposo per... Ma è molto bella, e con un po' di danaro e un pezzetto di terra... Chissà se Olaf ne ha già par­lato con qualcuno? Ci penserò io... Non mi mancano servi nel feudo... (guardando fuori, verso destra:) Hemming! Se pro­vassi con lui? Già, ma ieri li ha veduti insieme in montagna, e deve aver pensato che fra loro ci deve essere... Eppure Hem­ming è un bravo ragazzo povero, di modestissime condizioni... Debole di carattere... Chissà? Vedremo. (Hemming sopraggiunge da destra.) Vedremo!

Hemming                      - (tra sé e sé): Ingeborg non si vede. Mi farà certamente morire... Ieri tutta buona e dolce, oggi non mi vede nemmeno. Mi aveva regalato un'armilla, e se l'è ripresa.

Donna Kirsten              - (piano, avvicinandosi a luì): Ci vuole prudenza. (A voce alta:) Sei tu, Hemming? Te ne vai sempre solo, evi-tardo le compagnie giovani, e le fantesche... Mah! Quando vedo una cosa simile, comprendo bene che deve esserci die­tro qualche motivo serio!

Hemming                      -  No, no, mia nobile signora... Che motivo volete che...?

 

Donna Kirsten              -  Sì, sì, mio caro Hemming, tu devi avere qualche affanno segreto. Non sei più del tuo solito umore.

Hemming                      - (sorpreso): Non sono forse di buon umore?

Donna Kirsten              -  Oggi c'è una ragazza molto graziosa, qui, e che ti converrebbe.

Hemming                      - Cosa ? !

Donna Kirsten              -  Sì: e lei ti vede con piacere.

Hemming                      -  A me? Chi? Non capisco, cosa intendete dire, Ma­donna? !

Donna Kirsten              -  Hemming: no, non devi arrossire, davanti a me! Non devi negare. Io vedo chiaro in queste faccende.

Hemming                      - (impensierito, fra sé e sé): Dio mio! Avrà visto... Si sarà accorta dell'atteggiamento di Ingeborg.

Donna Kirsten              -  Ho capito che queste nozze non ti piacciono molto. E quel corteo che va fino in chiesa ti piace ancora di meno, poiché tu vorresti prendervi parte, ma in veste di sposo...

Hemming                      - (impressionato): Oh, mia nobile signora! Madonna Kir­sten, non vogliate andare in collera con me...

Donna Kirsten              - (sorpresa): Io? E perché mai dovrei andare in collera?

Hemming                      -  Con tutte le mie forze ho cercato di lottare contro questo tragico amore, ed anche lei credo che l'abbia fatto...

Donna Kirsten              -  Ha detto forse che tu gli piaci?

Hemming                      -  Si...

Donna Kirsten              -  Bene: ne avete parlato insieme?

Hemming                      -  Si, ma una sola volta. Lo giuro!

Donna Kirsten              -  Una volta, o dieci volte, per me è lo stesso! (A se stessa:) Dunque, sono già d'accordo! Bene. È stata una vera fortuna incontrare costui, e non mi meraviglio più che Alfhild sia stata così facilmente disposta ad andare davanti all'altare! (A voce alta:) Ti sono molto grata, Hemming, poi­ché mi hai fatto ritrovare mio figlio... Del resto tu sei sempre stato molto servizievole... Sul momento mi è possibile dimo­strarti la mia riconoscenza: e ti dico che in me avrai una soste­nitrice in tutta la faccenda di cui abbiamo parlato.

Hemming                      - (sconvolto per la felicità): Voi? Voi, Madonna Kirsten... Voi farete questo?! Oso appena credere alle mie orecchie! (In­terrompendosi:) Ma... e vostro figlio? Messer Olaf? Cosa ne penserà?!

Donna Kirsten              -  Penserò io stessa... lui non potrà fare difficoltà.

Hemming                      - (ingenuamente): Già: è meglio anche per lui... ella non lo ama molto...

Donna Kirsten              -  È ciò che ho notato, Hemming.

Hemming                      -  È vero. Eh, voi conoscete le chiavi del cuore umano, Madonna Kirsten. Pensare che credevo d'essere il solo ad essermene accorto. (Nervosamente:) Ma voi pensate che Messer Arne, potrà acconsentire a questo mio matrimonio?

Donna Kirsten              -  Il tuo padrone? Oh, penserò io a fargli capire le ragioni... Puoi contarci, Hemming.

Hemming                      -  Voi credete? Sono tanto povero!

donna KiRSiEN: Non ci pensare. Nel caso che Messer Arne non fosse disposto, rimedierò io stessa. Personalmente.

Hemming                      -  Grazie, Madonna Kirsten. Grazie! Il cielo vi ricom­penserà per un tale gesto!

Donna Kirsten              -  Tu devi giurarmi che non farai parola con chic­chessia di questa nostra conversazione.

Hemming                      -  Promesso.

.

Donna Kirsten              -  Dunque, preparati: fra poco saranno qui gli ospi­ti. Non allontanarti da qui.

(Donna Kirsten si dirige verso la casa-magazzino per spiare cosa sta facendo Alfhild.)

Hemming                      - (tra sé e sé): No, non è vero... È soltanto un sogno, una vana chimera! Ingeborg ed io: sposi! Come può essere vero?! La mia fantasia non era mai arrivata a tanto... Tutte le mattine, svegliandomi, mi pareva già d'aver commesso uno stra­no e rischioso atto, avendo soltanto sognato, nella nottata, una simile cosa... So bene, del resto, che Donna Kirsten non per me si dà tanto da fare... Ha qualche piano nella mente! Vuole rompere il patto con Messer Arne, e avendo scoperto che Ingeborg mi vuole un po' di bene, approfitta di questo pretesto per... Avevo avvisato il mio padrone di questo, ma egli non ha mai voluto credermi!

Arne                              - (chiamando a gran voce da fuori, a sinistra): Hemming!

Hemming!

Donna Kirsten              - (arrivando fino al proscenio da Hemming): Hem­ming! Il padrone ti sta chiamando! Vai! Io parlerò con lui più tardi... Vedrai che andrà tutto bene... Vedrai, che sarà come ti dico io: accompagnerà all'altare nella stessa sera, sua figlia e il servo.

Hemming                      -  Grazie, grazie infinite, Madonna Kirsten... Farete dav­vero una buona azione per noi

Tutti                              -, qui. (Esce verso sinistra.)

Donna Kirsten              - (parlando a se stessa e meditando parola per pa­rola): Tanto giovane e tanto furba! Conosceva Hemming e faceva credere a mio figlio, Olaf, di... bene, bene! Ma Olaf non tarderà molto a conoscere il suo giuoco. Prima di tutto però è necessario che io mi incontri con il signor Arne, il quale vuole molto bene ad Hemming e non intende separarsene. D'altra parte sembra che Hemming, tema che tutto ciò possa diventare un ostacolo... Del resto possono restare insieme anche dopo che Hemming avrà preso moglie... Hemming stesso vede più chiaro di

Tutti                              - in questa faccenda. Desiderava sapere il pa­rere di Olaf: dunque è al corrente che Alfhild è sempre nel cuore di mio figlio. Bene! Ha visto giusto. Poi, quando avrà ottenuto Alfhild starà zitto e buono. Olaf tiene molto alla considerazione della gente del distretto e, quindi, anche lui... Si, si, la faccenda deve andare per questo verso e deve asso­lutamente riuscire. (Esce verso destra.)

(Da destra, subito dopo, entra in scena Hemming con una pic­cola giara di birra nascosta sotto il camiciotto. Lo segue Messer Arne senza farsi scorgere.)

Arne                              -  C'è nessuno?

Hemming                      -  No, potete pure venire avanti, padrone.

Arne                              -  Eppure mi sembrava di aver sentito la voce di Donna Kirsten.

Hemming                      -  No, è andata via. Potete venire avanti.

Arne                              - (sedendosi sopra una panca a sinistra): Dammi qua la giara... Dimmi un poco, Hemming, non è una vera fortuna che le nozze si celebrino proprio questa sera? Domani tornerò a casa mia. Si, si, proprio così... Non rimarrò un solo giorno di più in casa di Donna Kirsten!

Hemming                      -  Ma come mai, padrone, non siete più d'accordo?!

Arne                              -  Non basta, secondo te, che lei e tutto il suo nobilissimo parentado si stiano burlando di me? Durante tutto il banchetto non hanno fatto altro che ridere alle mie spalle e scherzare fra di loro, solo perché io non so risolvermi a mangiare tutte quelle maledette pietanze straniere! E cosa ci ha dato da bere? Vino dolce e sidro: tutta roba che mi rimarrà sullo stomaco almeno per una settimana! No, no, per Bacco! Vale molto di più la buona birra fabbricata in casa! (Beve aggiungendo sottovoce, con molta amarezza:) Le avevo inviato tre botticelle di buona birra, e questa dannata donna cosa ne ha fatto? L'ha passata ai suoi servi. Ed io sono costretto a nascondermi qui per berne un goccio in santa pace! Hemming, è la pura verità: devo nascon­dermi come un ladro per bermi in santa pace la mia birra! E tutto questo perché?! Perché quella gente mi considera un volgare contadino che non conosce e non sa apprezzare le be­vande dei Signori!

Hemming                      -  Eh, padrone, ve lo avevo detto, io! Vi avevo avver­tito!

Arne                              -  Avvertito! Sei un vero somaro, Hemming... Cosa credi che non me ne sarei accorto anche da solo? Aspetta un po'... aspetta un po'!... (Con nuova, violenta, ira:) La mia buona birra rinfrescante, alla servitù... Come se non fosse degna di com­parire sulla tavola dei signori nobili...!

Hemming                      -  Donna Kirsten non si è comportata molto bene con voi.

Arne                              - (porgendogli la giara): Tieni, siedi qui accanto a me e bevi! Ascoltami, Hemming: vorrei già essere a casa mia.

Hemming                      - (sedendogli vicino): Lo capisco bene, padrone... Nean che io mi trovo bene qui al castello delle nozze.

Arne                              - È verissimo. Preferisco mille volte il mio salone a Guldvik, dove, la sera, ci ritroviamo noi due per giuocare a scacchi, vi cino ai boccali della birra.

Hemming                      -  Già... E mentre madamigella Ingeborg, seduta al suo telaio, ricamava sulla tela bianca tante, tante rose rosse, e ogni specie di fiori...

Arne                              -  E intanto cantava con una voce dolcissima, tanto che io mi sentivo come ringiovanito e allegro... Si, Hemming, appena concluso il matrimonio, riprenderemo la nostra vita di ogni giorno.

Hemming                      -  Non avremo più nessuno che canterà e che ricamerà, mentre noi...

Arne                              -  Questo è vero... Ingeborg non ci sarà più! E questo mi sarà molto penoso... Anche se è violenta e autoritaria, Ingeborg mi mancherà moltissimo. (Ripensandoci.) Però, di tanto in tanto, forse... potrei venire io qui a trovarla... No, no, non ci verrò più! Qui mi si prende in giro, si parla alle mie spalle... Vedo tutto, cosa credi?!

Hemming                      -  Beh, se voi vorreste... Si potrebbe anche ritornare sul­la questione.

Arne                              -  Ritornare sulla questione, dici? Sei un vero somaro, Hem­ming. Non fai che parlare di ritornare sulla questione! (Offren­dogli da bere.) Toh, bevi... Tieni, che ti farà bene... Ritornare sulla questione! No, no: questo, poi, mai! Sono stati degli uomini malefici a consigliarmi di unirmi a Donna Kifsten: ma oramai è affare concluso! I suoi nobili parenti possono pure comportarsi come credono, ma i miei non fanno canagliate! Ho dato la mia parola e devo mantenerla! (Sconfortato:) Vorrei soltanto essere sicuro che Olaf sarà buono con lei... Devo rac­comandarglielo! Deve essere buono con lei, per Dio! Altrimenti gli gonfio la faccia a forza di calci e di pugni con le mie vecchie mani e i miei stanchi piedi!

Hemming                      -  Credo proprio che fareste bene a badarci voi, poiché sono convinto che Olaf non la tenga in gran conto...

Arne                              -  Tu credi, eh?

Hemming                      -  Vi ricordate di quella povera ragazza, di nome Alfhild, che ieri è venuta giù insieme a noi dalla montagna?

Arne                              -  Si, certamente: è molto bellina.

Hemming                      - (alzandosi di scatto): Anche Olaf è della vostra idea.

Arne                              -  Cosa vuoi dire?

Hemming                      -  Che Olaf l'ama! E che è andato molto spesso a tro­varla lassù: non dovete stare a credere a quanto vi racconta Donna Kirsten.

Arne                              -  Ma neanche starò a credere a ciò che mi dici tu! Anzi a te credo ancora di meno! Tu non sei giusto con Ingeborg, perché lei nemmeno ti nota... E poi tu non vedi con- piacere questo matrimonio... Ti conosco bene io!

Hemming                      -  Non potete credere, padrone, che io...

 

Arne                              -  Venirmi a dire che Olaf potrebbe essere innamorato di quella povera ragazza! Un signore come lui di così nobile fa­miglia! Incredibile! Come se uno venisse a dirmi che Ingeborg ha simpatia per te!

Hemming                      - (confuso): No, per me... Cosa andate pensando? Cosa vi viene in mente?

Arne                              -  E infatti non mi viene nemmeno in mente! Eppure una cosa non è meno pazzesca dell'altra! Bevi, via! E non parlarmi mai più di cose simili! (Si alza nervosamente.) Oh, ecco Donna Kirsten con i suoi invitati... E adesso, cosa succederà?!

Hemming                      -  Prima si raccolgono

Tutti                              - quanti qui, e poi... subito dopo accompagneranno gli sposi verso il banchetto delle nozze... e infine, andremo

Tutti                              - quanti in chiesa!

Arne                              -  Maledettissime nuove usanze! In chiesa alla sera! Al gior­no d'oggi diventa misterioso anche il matrimonio! In chiesa al­la sera! Mah! (Rumore di gente che si avvicina: invitati ed invitate, servi, fantesche, che entrano, alla spicciolata, dalle varie parti della scena.)

Donna Kirsten              - (a sé): Non sono riuscita a trovarlo solo! Ma a ben riflettere, è assai meglio che Olaf non sappia niente prima dell'avvenimento. (Voi, rivolta a Hemming, sottovoce, dopo che questi ha scambiato piano alcune parole con Ingeborg:) E, dunque, Hemming, come credi che sia disposto il tuo padrone?

Hemming                      - (sempre sottovoce): Ho paura, Madonna Kirsten, che non se ne farà niente, se non intervenite voi stessa!

Donna Kirsten              -  Ma no! Sta tranquillo! Vedrai che andrà tutto bene. (Va verso gli invitati.)

Ingeborg                       - (sottovoce a Hemming): Cosa mi stavi dicendo, Hem­ming? Qual è la bella speranza di cui mi volevi parlare?

Hemming                      -  Non oso sperarci, né crederci io stesso... Ma sta di fatto che Donna Kirsten è favorevole a noi... Presto ci mo­strerà che...

Ingeborg                       -  Zitto! Si stanno avvicinando!

Olaf                              -  (sottovoce a sua madre): Dimmi, mamma, come è andato il colloquio con la ragazza?

Donna Kirsten              -  Come io avevo previsto.

Olaf                              -  Potrà dunque consolarsi?

Donna Kirsten              -  Pare proprio di sì. (Sorridendo:) Del resto potrai sincerartene tu stesso, fin da questa sera.

Olaf                              -  Cosa vuoi dire?

Donna Kirsten              -  Voglio dire che la tua Alfhild è una scaltra bric-concella. Tutto quanto ti ha detto non era altro che menzogna!

Olaf                              -  No, non è possibile, mamma!

Donna Kirsten              -  Vedrai! Delle tue nozze, ella gioisce: eccoti un esempio di come ha preso la questione.

Olaf                              -   Se è veramente così, meglio per lei... e per me!

Donna Kirsten              -  Messer Arne: eccoci arrivati, finalmente, al mo­mento aspettato da

Tutti                              - noi...

Hemming                      - (piano, a parte): Eccoci al momento cruciale della vicenda.

Donna Kirsten              -  La mano celeste della Chiesa si poserà fra poco sui nostri figli, e allora e per tutta la loro lunga esistenza terrena essi saranno legati da un forte, reciproco, amore.

Hemming                      -  Ma cosa va dicendo! (A se stesso:) Cosa dice?

Donna Kirsten              -  Ci siamo già a suo tempo pienamente accor­dati sulla dote, ma ritengo che sia meglio confermare verbalmente e sotto il sacro vincolo del giuramento.

Hemming                      - (sempre tra sé e sé): Cielo! Vuole tradirmi?!

Arne                              -  Non vedo la necessità di una tal cosa: manterrò la mia parola. Da uomo d'onore.

Donna Kirsten              -  Si, certamente... Lo so, Messer Arne... Pure... Vedrete è una faccenda di pochi minuti. Oh, e adesso, innan­zitutto ogni litigio fra le nostre famiglie deve scomparire per sempre! E per quanto riguarda le perdite, e i relativi danni, da una parte come dall'altra, ciascuno riparerà come potrà... Nessuno di noi pretenderà più compensi... Lo promettiamo. Tutti quanti, non è vero?

Tutti                              - (a gran voce): Si, si, lo promettiamo! Lo promettiamo! (Scambio di strette di mano fra i parenti dei due fidanzati.)

Hemming                      - (sempre sottovoce): Oh, che la maledizione e la vergo­gna cadano su te che mi hai tradito così spudoratamente!

Donna Kirsten              -  Poi... dovrà essere messo in pratica quanto già convenuto fra noi, e cioè che i confini che dividono le terre mie da quelle di Messer Arne, dovranno essere spostati, sulle terre di Messer Arne, tanto più lontano quanto verrà giudicato giusto da uomini giusti e imparziali.

Arne                              -  Sarà fatto come desiderate.

Donna Kirsten              -  Lo promettiamo, dunque?!

Gli Invitati                    -  Si, si lo promettiamo.

(Nuovo scambio di strette di mano fra i parenti dei fidanzati.)

Donna Kirsten              -  Oh, e per ultimo, Messer Arne dona in dote alla propria figliuola tutto ciò che ha in denaro liquido, tutta la biancheria e

Tutti                              - gli altri beni mobili già segnati e regolar­mente trascritti durante la festa per il fidanzamento. Detti beni dovranno essere trasferiti

Tutti                              - quanti nella mia casa, a comin­ciare dal giorno in cui madamigella Ingeborg verrà a stabilir-visi in qualità di moglie del mio figliolo Olaf. E questo fatto accadrà questa sera stessa. Tutti d'accordo anche su questo?!

Gli Invitati                    -  Si, si,

Tutti                              - quanti d'accordo! D'accordo! Ne siamo

Tutti                              - testimoni. (Ancora una stretta di mano, come sopra.)

Donna Kirsten              -  E adesso il fidanzato e la fidanzata si diano pure la mano per recarsi al banchetto nuziale, e poi in chiesa.

 

Arne                              - (a parte): Povero Hemming: ora può constatare con i suoi occhi se Donna Kirsten voleva ingannarmi!

Hemming                      - (sottovoce): Sono finito! Sono finito! Sono stato dav­vero un pazzo a fidarmi di lei!

Donna Kirsten              -  Ora, in questo giorno di giubilo, è anche nostro dovere rendere felici quante più persone possibile, per cui avrei una cortese preghiera da rivolgere a Messer Arne.

Arne                              -  Parlate. Parlate pure, Madonna... Se potrò favorirvi, lo farò con grande gioia.

Hemming                      - (a parte): Cos'altro tirerà fuori adesso?

Donna Kirsten              -  Questa sera, vi sono ancora due giovani, qui pre­senti, che desidererebbero presentarsi davanti all'altare... Sono già pienamente d'accordo fra loro, per quel che ne posso sapere io. La dote della sposa la prenderò volentieri a mio carico, ma lo sposo dovrebbe essere aiutato da voi, Messer Arne... Si tratta di Alfhild e del vostro fedele servitore Hemming.

Ingeborg                       - (con un grido): Hemming!

Olaf                              -  (con un altro grido): Alfhild!

Gli invitati                    - (impressionati): Come?! Hemming con Alfhild, la figlia della montagna? (Seguono risate impertinenti e mormorii vivacissimi.)

Olaf                              -  E voi vorreste maritare Alfhild con... No, no: questo non accadrà mai! Mai!

Donna Kirsten              -  Silenzio! Olaf, figlio mio... Ti prego, fa silenzio!

Arne                              - (fra sé e sé): Ma cosa sta succedendo? Ah, si: Hemming aveva proprio ragione: tra Olaf e Alfhild deve esserci qualcosa... (Sottovoce a Donna Kirsten:) Madonna Kirsten, ora capisco tut­to! Siccome Olaf per ben tre giorni se l'è spassata sulla mon­tagna con quella ragazza, ora voi volete sbarazzarvi di lei affib­biandola a Hemming... Bene. Ah! Ah; Ah!

Donna Kirsten              - (mantenendo a stento il proprio controllo): Come potete credere una cosa simile? Mi meraviglio di voi, Messer Arne!

Arne                              -  Ora ci vedo proprio chiaramente in questa faccenda... (Sottovoce a Donna Kirsten:) Mi sembra adesso di avere motivi più che sufficienti per rompere il nostro accordo.

Donna Kirsten              - (spaventata, sempre sottovoce a Arne): Rompere l'accordo? Ma volete trascinarci

Tutti                              - nella polvere? Ve ne scongiuro! (Si mettono a parlare intensamente sottovoce, da una parte.)

Hemming                      - (rivolto a Ingeborg, con la quale è andato fino ad ora parlottando): Si, ecco come vanno esattamente le cose: posso giurartelo. Già, Donna Kirsten ed io non ci siamo mai capiti.

Ingeborg                       -  Ma dillo, allora! Cosa aspetti? Dillo! Te lo ordino!

Hemming                      -  No, non oserò mai: perché in tal caso ella compren­derà immediatamente che io pensavo a te!

Ingeborg                       -  E va bene! Allora, vorrà dire che sarò io a farlo! (Ad altissima voce, esplodendo:) Hemming non deve sposare Alfhild! Egli è troppo onesto per poter sposare l'amante di un altro uomo!

Olaf                              -  (gridando): Disonorata!

Gli Invitati                    -  Come ha detto? L'amante di un altro?!

Arne                              - (ad Ingeborg): Ma cosa vai dicendo?!

Donna Kirsten              -  Oh, che Dio mi assista!

Olaf                              -  Ora la maledizione è sopra di me! Quella poveretta è di­sonorata!

Ingeborg                       -  Sì, sì, io lo dichiaro a gran voce davanti a

Tutti                              -  quella ragazza è l'amante di un altro! E ora mi contraddica chi ne ha il coraggio!

Arne                              -  Ingeborg? Ingeborg! (A parte:) Ma cosa le sta accadendo?!

Donna Kirsten              - (a se stessa): Ecco, dunque, come stanno le cose! È lei, è Ingeborg, che ama Hemming! (Decisamente a Messer Arne, ma sottovoce:) Voi avete sempre l'intenzione di rompere l'accordo? Vedete voi stesso, adesso, dal comportamento inqua­lificabile di vostra figlia, qual è il vero motivo per cui io mi ero decisa a dare una moglie ad Hemming.

Arne                              - (meravigliato): Mia figlia?! Ma come potete supporre che mia figlia?!...

Donna Kirsten              -  Finitela di darvi tutte queste arie d'importan­za e di innocenza, Messer Arne! Ingeborg ha una passione per quel vostro servo. Ed io per questa ragione, ho pieno di­ritto a rompere il nostro accordo!

Arne                              -  Rompere... Rompere l'accordo? Ma come potete pensare una cosa simile? Osereste farmi un simile affronto?

Donna Kirsten              - (a se stessa): Altrimenti sareste voi a farlo a me. Dente per dente, Messere.

Arne                              - (vivamente): No, Madonna Kirsten, io da parte mia ho riflet­tuto. La cosa migliore per noi due è far finta di niente.

Donna Kirsten              - (a parte): Benissimo! Finalmente sono riuscita nel mio intento. Conosco bene il mio Olaf: una donna offesa pubblicamente, non potrà più interessarlo! (Alfhild, di soppiatto, esce dalla casa-magazzino. Indossa un fastoso costume da sposa, con un diadema sui biondi capelli sciolti sulle spalle. Alfhild e detti.)

Arne                              - (a se stesso): Ma che diavolo di giornata per me, questa! È furbo Hemming... Ah, cane! Sapeva che Ingeborg nutriva una passioncella per lui e per ciò non vedeva di buon occhio che ella sposasse Olaf.

Donna Kirsten              - (che è riuscita a dominarsi e a riprendere il suo sangue freddo): Oh, e adesso possiamo andare

Tutti                              - quanti nel grande salone del banchetto! Penseremo più tardi ad Hemming! Olaf, prendi per mano la tua sposa!

Arne                              - (istintivamente, vedendo che Hemming parla ancora con  Ingeborg): Ma dov'è la sua sposa? Fatti avanti! Fatti avanti!

 

Alfhild                          -  (nel contempo di Ingeborg): Eccomi!

Ingeborg                       - (insieme a Alfhild): Eccomi! (E ognuna prende per mano Olaf.)

Gli invitati (fra la sorpresa generale): Ma come? Anche lei prende Olaf?!

Donna Kirsten              - (a parte): Ah, ma allora è segno che Olaf si è spinto molto avanti con lei! (Risolutamente, a voce alta, ad Alfhild:) Ti stai sbagliando, cara, Olaf non è il tuo fidanzato!

Alfhild                          -  Oh, si: è Olaf il mio fidanzato!

Ingeborg                       - (ritirando la sua mano): Dunque egli ha osato promet­tere?!...

Donna Kirsten              - (autoritaria): Ti ho detto che il tuo fidanzato non è Olaf! Puoi dirglielo tu stesso, figlio mio! (Olaf tace, torcendosi le mani. I parenti di Donna Kirsten si guardano imbarazzatissimi fra loro. Quelli di Messer Arne, si av­vicinano, minacciosamente, mentre Donna Kirsten prende in mano la situazione alzando la voce.) Olaf! Olaf Liljekrans! Devi rispondere tu stesso, adesso, a voce alta e chiara! Noi

Tutti                              - abbiamo il pieno diritto di preten­dere questo da te!

Olaf                              -  (in preda alla disperazione, lottando con se stesso): E va bene... Sia come vuoi tu, mamma... Va bene. In nome di

Tutti                              - i Santi risponderò: Alfhild ti sei ingannata. Non sono il tuo fidanzato! (Poi, indicando Ingeborg:) Vedi? È questa la mia fidanzata!

Alfhild                          -  (come gelata, fa un passo indietro, barcolla, e poi lo guarda insistentemente negli occhi): Lei? Ma... Lei la tua...?

Olaf                              -  (con eccitazione crescente): Vai via di qua, Alfhild! Via! Torna alla tua montagna: è meglio per te! Ero stato ammaliato, ed il mio spirito è rimasto sconvolto, quando venni lassù. Mi ricordo male tutto quanto ho potuto dirti! Non lo ricordo e non voglio ricordarlo. Hai capito? Non voglio! Puoi pure tenere per te il diadema d'oro, si tutto l'oro e l'argento di cui sei vestita. Ne avrai ancora, se vorrai. Dieci, cento volte di più! Ma perché mi fissi a quel modo? (Alfhild continua a fissarlo e depone, uno ad uno, il diadema e  Tutti gli altri monili ai suoi piedi.) Si, può anche darsi che tu abbia potuto credere che saresti stata la mia fidanzata... questa sera, e io potrò avertelo detto... e tu puoi averlo creduto...! Sì, può anche darsi che tu abbia potuto supporre che uno come me, Olaf Liljekrans, avrebbe spo­sato una... una... Com'è che t'hanno chiamato prima? (Esaspe­ro.) Ma non guardarmi a quel modo? Ti conosco, sai: tu m'hai stregato... Per te ho dimenticato a quale famiglia appar­tenevo... Per te stavo per dimenticarmi della mia fidanzata, della promessa che avevo fatto... Di lei, la vedi? Di Ingeborg! (Improvvisamente Olaf prende Alfhild per un braccio e la porta davanti a Ingeborg.) Guardala, Alfhild! Guardala! È lei quella che amo! (Alfhild sempre silenziosamente, cade in ginocchio, coprendosi il volto con le mani.) Alzati, Alfhild! Alzati, ti ho detto! Se osi cadere in un simile sconforto io sarò costretto ad ucciderti! Ma perché non gioisci? Devi essere follemente, forsennatamente felice, come me... (Poi, repentinamente, rivolto ai presenti:) E voialtri? Cosa fate?! Perché ve ne restate muti a guardarvi l'un l'altro negli occhi? Ridete! Dovete ridere e che le vostre sonore risate risuo­nino forti e chiare... Alfhild? Alfhild, parla! Rispondi! Dì qual­cosa! Non ti ho spiegato tutto? Ma voi pure qui ditele qualche cosa!!! Dite che anche voi avete deciso così! Che è stata Donna Kirsten a volere così! E poi burlatevi pure di lei! Calpestatela! Insultatela! (Con una risata isterica:) Ah! Ah! Ah! Già, ridete: costei è stata l'amante di Olaf!

(A questo punto Alfhild cade a terra, restando stesa vicino alla grande panca di marmo, a sinistra. Improvvisamente, subito dopo, un lampo illumina la scena, e si sente tuonare. Durante tutte le scene seguenti, e fino alla fine dell'atto la tempesta, una vera bufera fra le tenebre, va crescendo.)

Guardate, l'effetto straordinario! Oh, questo si che è giusto! Si vede che quelli di lassù sono d'accordo con noi! Ecco, questo è il momento giusto per andare in chiesa con la mia fidanzata! Venite avanti madamigella Ingeborg! Avanti! Ah, ma prima bisognerà brindare! Portate qui i boccali e tanti bic­chieri! Fate luce nella chiesa e fate suonare il grande organo! Entriamo, e che l'organo suoni arie di danza, mi raccomando, non i soliti noiosissimi salmi! Ah! Ah! Ah! Balliamo! Balliamo! (Nuovo, improvviso scoppio di tuono.) Ah, sentite? Il messaggio che Olaf sta celebrando le sue nozze è arrivato fino al Cielo! (Esce precipitosamente verso destra.)

Arne                              - (impressionato): È impazzito?! Oh, che Dio ci protegga!

Donna Kirsten              -  State tranquillo, Messer Arne, gli passerà subito... Io lo conosco. (Prende per un braccio Messer Arne, per uscire dietro Olaf.)

Arne                              - (uscendo, mentre passa davanti a Hemming): Oh, Hemming, sei un cane! Un cane furbissimo! (Donna Kirsten e Arne escono. Anche gli invitati escono muti e contrariati, mentre i servitori si ritirano verso sinistra.)

Ingeborg                       - (trattenendo Hemming per un braccio): Hemming, ascoltami. Non voglio più andare in chiesa con Olaf Liljekrans.

Hemming                      -  E come farai?

Ingeborg                       -  Nel peggiore dei casi dirò: « no » davanti a Tutti al sacerdote sull'altare!

Hemming                      -  Ingeborg!

Ingeborg                       -  Fa sellare il mio cavallo! E che sia pronto!

 

Hemming                      -  Ma... Come? Tu vuoi?!

Ingeborg                       -  Voglio! Si, voglio! Solo ora mi rendo conto di che cosa tu rappresenti per me. Adesso che rischio di perderti per sem­pre! Va, dunque! Fa come ti dico e avvertimi al momento giusto! (Esce precipitosamente a destra.)

Hemming                      -  Adesso mi sento tanto forte, che potrei fare qualunque cosa! (Esce di corsa a sinistra. Rientrano poco a poco gli invitati, invitati, poi Hemming, Ingeborg e altri. Alfhild rinviene.)

Alfhild                          -  (resta a lungo stesa in terra, immobile, silenziosa, con il volto fra le mani. Poi, improvvisamente si mette a sedere, si guarda intorno smarrita. Infine si alza in piedi e parla avendo sulle labbra un sorriso fermo, da ebete): Un bel falchetto può riposarsi comodamente sul braccio della regina, mentre un altro è sempre in preda a un terribile dolore. Un uccellino si riveste tutto quanto di piume rosse e azzurre, mentre un altro uccel­lino non ha che il proprio manto grigio! Sapevo che in questo mondo nemico, le lacrime sono di grande sollievo: ma qui il male che si deve subire è così abominevole che se ne può ridere fino a morirne! (È scesa la notte: le finestre della chiesa sono tutte illuminate. Alfhild va fino alla casa e si pone ad ascoltare, mentre, come in sordina, si sente il coro da dentro la chiesa.)

coro degli

Invitati                          -

« Gioia e salute ai fidanzati che lieti e gai verranno qui. La bella Ingeborg con Messer Olaf saranno sposi ben presto qui! »

Hemming                      - (arrivando dalla parte sinistra, e subito mischiandosi agli altri): Il cavallo è già sellato: basterà un cenno di Inge­borg... e via! (Esce rapidamente a destra, dietro alla casa.)

Alfhild                          -  Stanno bevendo in coppe d'argento in loro onore! Accanto a lui, su due alti scranni, è seduta Ingeborg. Intanto sull'altare si stanno accendendo le candele di cera vergine. Fra poco andranno in chiesa a cavallo! Ed eccoli lì: lieti, davanti al banchetto nuziale... ed io; qui sola, in questa notte di tem­pesta! Sono stata abbandonata da Tutti quanti! Olaf! Guar­dami, la tempesta mi sta strappando i capelli! Olaf! La pioggia mi sta sferzando il viso, Olaf! Olaf! Olaf! Olaf! Come puoi permettere che io soffra così. Questo dolore impossibile! (Ride istericamente.) La pioggia e la stessa tempesta, non sono niente in confronto dell'acuto dolore che mi trafigge qui, dalla parte del cuore! Ho rinunciato a tutti       -  a mio padre, alla mia casa, per seguire te! Olaf! Olaf eri il mio unico amore! Ah, quella tua risata mi risuona ancora qui nelle orecchie! Ed io sono qui, sola come un cane, in questa notte di tempesta, durante i tuoi festeggiamenti! No, voglio andar via di qui! Lontano, lontano, lontano... (Fa per uscire, poi, improvvisamente si fer­ma.) Non riesco ad andarmene di qui! Debbo restare qui! Qui! Qui! Nemmeno i fiori nei campi riescono a sradicarsi da loro stessi! È impossibile! Qui! Qui! Ho messo qui le mie radici. Qui, presso Qlaf. Non posso più andarmene da qui, da vicino a lui: sia che egli sia onesto e leale, sia che mi si mostri diabolico e falso.

(Dopo un breve silenzio, entrano da destra i famigli con le torce in mano. Alfhild, come presa da una irrefrenabile smania: ) Dove andate. Dove? Cosa succederà adesso?

Un famiglio                   - Oh, guardate: è Alfhild. È ancora qui!

Alfhild                          -   Su via! Ditemi: cosa accadrà, adesso?

Un famiglio                   - Si darà la benedizione. Non hai desiderio di assistervi?

Alfhild                          -  (con angoscia, presa da febbre): La benedizione?! Oh, no! Cercate di ritardarla, almeno fino a domani! Una volta impartita la benedizione, io sarò perduta! Perduta!

Un famiglio                  - Ritardarla?! Eh, no! Questo non farebbe pia­cere né al fidanzato, né alla fidanzata! secondo famiglio: Rifletti: se fossi tu la fidanzata, non vor­resti certamente aspettare, no?

Un famiglio                  - Adesso, andiamo! Dobbiamo metterci davanti alla porta della chiesa con le torce nuziali per far luce al corteo nuziale quando lascerà a cavallo la chiesa! secondo famiglio: Vieni! Vieni con noi, Alfhild! Daremo anche a te una torcia da portare! gli altri famigli: Vieni! Fai così! È un giorno di festa que­sto per il signor Olaf!

Alfhild                          -  (prendendo una torcia rossa): Si, si vi andrò anche io! Starò fra voi... umilmente... E quando lui mi vedrà, quando io lo supplicherò, quando gli ricorderò ciò che egli mi aveva giu­rato, non credete che tornerà ad amarmi come allora? Dite­melo voi? Rispondetemi? Non credete che tornerà ad amarmi?

Un famiglio                  - Ma certamente che lo farà! Vieni, vieni con noi! (I famigli escono a sinistra, dietro alla casa. Alfhild ha un dirotto scoppio di pianto.)

Alfhild                          -  (piangendo): Si sono burlati di me! Tutti quanti! La roccia della montagna non è altrettanto dura e inaccessibile! Al­meno consente al muschio di vivervi... Mentre qui nessuno mi tollera. È come se mi avessero condannata a morte! (Un nuovo fortissimo tuono.) Anche il Cielo mi è nemico. Sta rovesciando tutta la sua ira, sulla mia povera testa. Non c'è un fulmine invece che colpisca colui che mi ha tradito con promesse false e bugiarde. (Dalla chiesa proviene il suono dell'organo.) Ecco il canto degli angeli che sta richiamando Olaf all'altare, mentre io, qui, in questi stracci dorati, starò a lamentarmi da­vanti alla porta della chiesa! (Prende la sua torcia e la agita nell'aria.) No, no! Tu che sei lassù, in Cielo! Non tentarmi più! Altrimenti sarò costretta a rinnegarti! (Improvvisamente ella s'interrompe e si mette ad ascoltare il suono dell'organo.) Gli angeli di Dio cantano! E come cantano! Il loro canto potrebbe far risorgere un morto nella tomba! Non ne posso più! Il mio pet­to è gonfio di lacrime, fino a scoppiarne! (Si volta verso la chiesa e si inginocchia.) Sospendete quei dolci accordi! Interrompete quelle musiche così belle e celestiali! Altrimenti Olaf si inginoc­chierà davanti all'altare! (In preda alla più viva angoscia, mor­mora sottovoce:) Tacete! Fate silenzio per un solo istante! Egli si è addormentato! Non lo destate! Non lo destate! Altrimenti egli si recherà in chiesa, ed io ne morrò! (L'organo sembra che attraverso la tempesta crescente, aumenti la potenza del suo suono. Alfhild, fuori di sé, si alza in preda ad un sacro furore.) Tutti gli angeli del Cielo mi hanno dimenticata! Deridono il mio dolore! Ecco egli esce... Ah, se io avrò tenebre in questa mia notte di dolore, egli avrà tutto il fuoco che merita nella sua stanza nuziale! (Improvvisamente ella scaglia la torcia nell'ab­baino aperto e cade a terra. Nel contempo, escono dalla casa in gran fretta Ingeborg e Hemming.)

Hemming                      -  Coraggio! È questo il momento! Il cavallo è già stato sellato ed è pronto dietro la casa.

Ingeborg                       -  Ma la servitù...? Si trova tutta davanti alla chiesa, non è così?

Hemming                      -  Sta tranquilla: in tutta la casa del banchetto nu­ziale, ho chiuso le porte e le finestre... Sono state serrate con robusti catenacci di ferro: nessuno, dico nessuno potrà più uscire!

Ingeborg                       -  Allora, partiamo! Andiamo nella vallata di cui ci ha parlato Alfhild!

Hemming                      -  Si, è vero. Lassù non verrà certamente a cercarci nes­suno!

(Si dirigono precipitosamente verso sinistra. Alfhild, resta an­cora per un poco di tempo distesa in terra. Poi, improvvisamente si ode un gran chiasso e grida all'interno della casa. Le fiamme s'innalzano dal tetto, gigantesche.)

Alfhild                          -  (balzando in piedi, disperatamente): Al fuoco! Al fuoco! Già... mi ricordo. Si, si... era troppo buio e ciò mi dava fastidio! Troppo buio! Troppo buio! (Ride isterica­mente.) Olaf, poco fa eri tu a ridere. Ah! Ah! Ah! Ma adesso è Alfhild che ride! Adesso Alfhild è felice! Ah! Ah! Ah! Ah! La disperazione è entrata nel focolare domestico! Il pericolo durante il rito nuziale! E la fidanzata si stringe tra le fiamme al suo fidanzato! Ah! Ah! Ah! Ah! (Da fuori, privi delle loro torce, arrivano correndo i servi i quali rimangono come impietriti a guardare l'incendio che divam­pa furiosamente. Da una stretta finestrella dell'abbaino si affac­cia disperatamente Olaf, mentre cerca di allargare in uno sforzo impossibile e sovrumano la finestra.)

Olaf                              -  (gridando dalla finestra): Alfhild! Alfhild sei stata tu! Avrei dovuto immaginarlo! Salvami! Salvami! Potrai essere vestita tutta quanta d'oro, se riuscirai a salvarmi da questo inferno!

Alfhild                          -  (con una sfrenata risata, terribile): Si, lo so bene come manterresti la tua promessa, Olaf! Lo so bene! Va dunque in chiesa! La musica ed i preti sono pronti! Celebra così le tue nozze! Dimentica la tua amante! Alfhild ha fatto del suo meglio per rendere onore a te e alla tua sposa: ha fatto fiammeggiare la torcia nuziale! Ah! Ah! Ah!

(Esce di corsa dal fondo della scena. I servi si affannano a prestare soccorso, mentre una parte del tetto sprofonda. Dall'alto della casa, tra le fiamme si vede Olaf che si agita.)

Sipario

ATTO TERZO

Una vallata fiorita, con una vegetazione lussureggiante, lumino­sissima e tutta circondata da montagne altissime e letteralmente coperte dalla neve. In lontananza si scorge un laghetto montano, tranquillissimo, e, a sinistra un precipizio che va a cadere a picco sulla riva del lago stesso. In primo piano, dalla stessa parte, una vecchia casa costruita tutta con tronchi d'albero, nascosta quasi del tutto da antiche piante che la circondano tutta e la sostengono. È l'alba, e una luce che ha da poco raggiunto il fondo della valle, illumina le montagne circostanti. Il sole apparirà poco dopo all'orizzonte. Alfhild dorme e sogna - e una musica tenue sta come a sotto­lineare il cambiare dei suoi sogni - : ella è distesa in terra, nasco­sta fra i cespugli che circondano la vecchia casa. Poco dopo, scende dalla collina a destra, Olaf, il quale indossa il suo abito nuziale: sull'abito, però, egli indossa un camiciotto casalingo.

Olaf                              -  Ecco: riconosco il posto tutto così verdeggiante sulla riva del lago. Ecco: era qui! Ecco il tiglio sotto il quale feci quello strano sogno! Ed ecco: mi trovavo poco più in là, quando per la prima volta Alfhild giunse a me, dalle pendici della mon­tagna. Si, tirai al bersaglio, ponendo sulle corde del mio arco l'anello nuziale. Fu davvero un tiro ammonitore: fu il tiratore a restarne       ferito! Strano! Quando andavo in giro in questo splendido luogo, così lontano dal mio distretto, mi sembrava, allora, di respirare un'aria diversa... Ed è così! Mi sembra come se un sangue più vivo serpeggi per le mie vene... Mi pare quasi di cambiare il mio stato d'animo! Le idee cambiano del tutto, qui! Dove starà adesso? Voglio trovarla, ad ogni costo! Dovrà tornare qui. Per forza! In quel freddo mondo laggiù non ha un focolare... E io, allora? Non sono nelle sue stesse condizioni io?... Anch'io, non sono, forse, come in esilio? Non sono come uno straniero in casa mia? Presso mia madre? Tutto questo, dal primo momento che la vidi. Che sia, dunque, una maga? Che possegga doni sovrannaturali? E mia madre? Non devo più lasciarla disporre di me: mi porta sempre a fare cose di cui, poi, non sono contento. Voglio ritrovare Alfhild! Vo­glio chiederle perdono! (Si ferma un istante e si mette a guardare verso sinistra. Alfhild continua a dormire, poi Thorgjerd, arriva dalla parte posteriore della casa.)

Olaf                              -  Straniero... Buon giorno!

Thorgjerd                      - Buon giorno... Tu vai in giro di buon'ora la mat­tina, eh?

Olaf                              -  Come credi: di buon'ora, come giorno; ma tardi, se con­sideri la nottata!

Thorgjerd                      - Penso che tu venga dalle terre di laggiù!

Olaf                              -  Si, là si trova la mia famiglia... E tu?

Thorgjerd                      - Si resta sempre attaccati al luogo dove si nasce. Per questa ragione, io vivo sempre qui. Dove i vicini non mi faran­no mai uno sgarbo...

Olaf                              -  Già...

Thorgjerd                      - Sei stato qui qualche altra volta?!

Olaf                              -  Si, la scorsa estate: davo la caccia a una cerva: poi mi ac­corsi che si trattava di una giovane principessa stregata!

Thorgjerd                      -  (fissandolo): Questo è un genere di caccia pericolosis­simo!

Olaf                              -  Dici, per il cacciatore?!

Thorgjerd                      - Già!

Olaf                              -  È quello che ripeto sempre a me stesso: mi sembra di essere stato toccato da una bacchetta magica, durante quella par­tita di caccia!

Thorgjerd                      - Allora, addio... E buona fortuna!

Olaf                              -  No, non si augura mai la buona fortuna ad un cacciatore: la selvaggina scapperà!

Thorgjerd                      - Quando il colpo potrebbe ferire lo stesso cacciatore, è meglio non avere di simili fortune!

Olaf                              -  In fondo hai ragione...

Thorgjerd                      - C'è molto da imparare in luoghi come questi...

Olaf                              -  È vero: è qui che ho imparato a mie spese, ciò che so meglio!

Thorgjerd                      - Adesso, addio! Se vuoi porterò il tuo saluto ai tuoi cari...

Olaf                              -  Scendi giù fino al paese?

Thorgjerd                      - Sì, la mia intenzione era questa, ma... Mi hanno detto che in questi giorni vi si fa una bella vita, laggiù?! Che un cavaliere celebra con sfarzo le proprie nozze!

Olaf                              -  Se è per questo sei in ritardo, straniero. Avresti dovuto es­sere là questa notte: adesso tutta la festa è finita!

Thorgjerd                      - No, io credo di arrivare ancora per tempo...

Olaf                              -  Avresti dovuto essere là questa notte, ti dico: non avrai più occasione di vedere una sala da ballo tanto illuminata e... surriscaldata!

Thorgjerd                      - Buona cosa per chi si trovava là dentro, allora!

Olaf                              -  Si, soltanto una ragazza dovette restarsene fuori!

Thorgjerd                      - Già: al posto dei poveretti.

 

Olaf                              -  Una ragazza che si trovava fuori, ma poi forse fu meglio così anche per lei.

Thorgjerd                      - Devo andare laggiù: la farò ballare io quella gente. Aspetta, prendo il mio strumento e...

Olaf                              -  Cosa sei, un menestrello?!

Thorgjerd                      - Sì: e non uno qualunque! Aspetta: vado a prendere il mio strumento, nel mio nascondiglio, dietro alla cascata... Vo­glio farti sentire il suono delle sue corde! Sappi che una volta, mi sedetti a suonare ai piedi d'un letto nuziale, e tanto feci che la fidanzata fuggì dalla stanza nuziale... Fuggì lontano, lontano, attraverso valli e monti... Tu hai mai sentito la canzone della piccola Ingrid? Sai? Chi ha saputo allontanare, con il proprio suono, la fidanzata dal letto nuziale, è anche ca­pace di richiamare la figlia smarrita in casa di suo padre! Se tu resti qui, al mio ritorno ci vedremo ancora. Addio! (Esce a destra, dalla parte della cascata, vicino al lago.)

Olaf                              -  E se fosse... Certamente! Non posso più dubitare... Alfhild stessa mi ha raccontato che suo padre suonava tanto squisita­mente il liuto da far sì, che dopo averlo udito una sola volta, non si poteva dimenticare più... Egli ha anche parlato di Ingrid, la ragazza che scomparve il giorno delle nozze... tanto, tanto tem­po fa... E con lei si trovava, allora, un menestrello, un certo Thorgjerd, mi pare di ricordare. E si diceva che egli l'amasse! Si sono raccontate tante storie fantastiche su di lui! I suoi con­certi nel paese erano tanto affascinanti, che

Tutti                              - ne piangevano! E nessuno sapeva dove egli abitasse! Alfhild, potrebbe essere... Sì, ella è sua figlia! Ella è nata e cresciuta qui, in mezzo a que­sta valle, e nessuno ne ha mai saputo nulla, per diversi anni... Quell'Ingrid che sparì ha detto che... (Scopre Alfhild.) Alfhild! Alfhild! Eccola, finalmente: è scappata con indosso l'abito da spo­sa! Ed è questo il luogo ove ti sveglierai dopo la notte di nozze! Come devi aver sofferto per il mio giorno di festa! Desideravi conoscere la vita, conoscere il mondo, viaggiare: ed è stato penoso il tuo viaggio! Ma adesso tutto tornerà sereno, a posto... Ella si sta muovendo nel sonno... Emette gemiti di dolore, lamenti angosciosi! Ma appena si sveglierà sarà la gioia e la felicità!

Alfhild                          -  (ancora in sogno): Brucia! Brucia! Egli è là! Tra le fiam­me! Salvatelo! Non può morire! (Si alza spaventata dalle sue stesse parole. La musica cessa.) Ma dove sono? Mi pareva... Oh, sì! Eccolo! Eccolo qui! (Correndo verso Olaf:) Olaf! Olaf, sal­vami dall'incubo dei miei sogni!

Olaf                              -  Ora devi essere serena... Devi aver fiducia, Alfhild!

Alfhild                          -  (indietreggiando, impaurita): Tu vuoi ancora illudermi e ingannarmi con le tue dolci frasi? Sei cattivo, Olaf! La tua bocca, il tuo sorriso sulle labbra... no, non possono più attirarmi verso un sonno incantato!

Olaf                              -  Su, Alfhild, ritorna in te! Coraggio, Alfhild... Sono io, Olaf! Sono il tuo unico amore... Sì, lo so, ti ho fatto un gravissimo torto, mi sono comportato indegnamente con te... Ma, ti giuro, che anche allora nel mio cuore io ti amavo, amavo soltanto te, Alfhild! Sono stato troppo debole: e ti ho fatto del male! Ha ora devi perdonarmi: io qui ti giuro solennemente di essere ancora degno di te! Vedrai che baciando le tue pure guance, io saprò asciugare le lacrime che vi scorrono... E poi ti aiuterò, ti sorreg­gerò. Vedrai... Saprò calmarti e far svanire dal tuo animo ogni tormento che ancora hai dentro al cuore!

Alfhild                          - (lamentandosi ancora, ma con accenti sempre pia dolci): Eh, ti conosco, comprendo, ora, le tue insidie: vedo tutto, ades­so. Vuoi ancora ingannarmi: vorresti farmi credere che sei tu ad angosciarmi nel profondo dell'anima mia... Vuoi che il dolore più atroce, come la gioia più esaltante io li abbia appresi per merito tuo! Ma non riuscirai più a ingannarmi: ti conosco bene, ormai. Ti conosco tanto da poter leggere sulla tua fronte e vedere il marchio del tradimento. No, l'altro non era così!

Olaf                              -   L'altro?! Cosa intendi dire?!

Alfhild                          -  L'altro. Quello morto: quello per cui sono tanto addo­lorata. Non mi comprendi? Non sai che erano in due? È morto! Ed ecco perché non riesco più ad avere pace: erano due! Il primo era stato preso da un dolcissimo amore per me, mentre l'altro era perfido, falso... come te! Il primo era venuto da me sul finire dell'estate, e aprì le segrete vie del mio cuore; e l'al­tro mi attirava, intanto, negli antri segreti delle montagne, dove non arriva né il tepore estivo, né la luce del sole, mai! Mai! E proprio quel primo io stessa lo feci morire tra le fiamme! Capisci? (Cade su una pietra e scoppia in lacrime.) OLAF: Ma se lui ti ha tolto la pace, se t'ha tolto la calma, non devi mai più consentirgli di albergare nel tuo cuore!

Alfhild                          - Oh, sento oramai che il mio dolore non mi abbandonerà mai più, neanche quando dovrò discendere nella tomba! Non lo avrei mai creduto: oggi, invece mi accorgo che è una sofferenza atroce, questa, e che non riuscirò mai a dimenticare. (Dopo una breve pausa:) Ma ora rispondimi: hai nascosto delle corde, nel tuo petto? La tua voce è ricca di suggestione, una suggestione misteriosa che si rafforza con le insidie che essa nasconde. Met­titi a correre per le strade, cantando questa triste canzone su Alfhild, se puoi farlo! Senti:

« Quando ero una piccola cerva

correvo pel bosco profumato,

fui inseguita da cani levrieri

e dal mio bosco dovetti fuggire!

Quando ero un innocente uccellino

dentro il nido sui rami del tiglio,

con le frecce, le fionde, le pietre

dal mio nido mi fecero fuggire!

 Quando fui una bianca colomba

non conobbi né pace, né riposo

perché i maligni di questo mondo

mi ferirono forte nel cuor! »

Olaf                              -  (penosamente): Ora vorrei anch'io poter avere veramente l'eterno riposo, sotto la terra verdeggiante. Ogni tua parola, Alfhild, è per me come una freccia velenosa che venga a ferirmi nel cuore!

Alfhild                          -  (alzandosi di scatto, con impulso infantilmente gioioso): Ora ho capito! È questo, è questo che dobbiamo fare! Tu hai davvero delle corde nascoste nel petto! Delle corde armoniose: e allora dobbiamo cantare! Allora farai comprendere a

Tutti                              - che il mio dolore è condiviso anche da te. Si comprenderà che il tuo male è quello che invano cercavi di far comprendere con le pa­role lamentose di prima! (Di scatto si interrompe, guardandolo con tristezza:) No, no: la tua canzone non ne dovrà parlare affatto. La storia di Alfhild e del suo dolore non potrà com­muovere nessuno: e poi da dove venni e dove finii non lo saprà mai nessuno, al di fuori di qui! Narrerai, piuttosto, del giovane Olaf, Olaf Liljekrans e di quando fu trascinato alla danza dalle elfidi! E potrai cantare anche di quella perfida Alfhild, il cui incanto malioso gli fece scordare la propria fidanzata! Canta, canta, canta! Canta il dolore di Alfhild e le sue lacrime sulla bara del suo Olaf... Quando portarono nella sala i tre cadaveri: quello di Olaf, quello della sua fidanzata e quello di sua madre che dovette, credo, morirne di dolore!

Olaf                              -  Sì, forse, è come tu dici: Olaf è morto. Ma io ti rimarrò fe­dele amico, sempre accanto, dovunque tu vada, sempre, sempre accanto! Qualunque pena mi verrà inflitta per i miei torti, per me sarà dolce poiché io potrò restarmene qui, in queste dolci valli, al tuo fianco! Mi sentirò sollevato e ciò mi sarà di grande consolazione! Seguirò i tuoi passi, da mattina a sera: fedele come un cane! Ti griderò con parole tanto dolorose il mio rimorso, che tu alla fine, dovrai credervi! Rievocheremo insieme

Tutti                              - gli istanti della nostra felicità! Ogni pianta fiorita, il canto degli uccelli, ti ricorderanno una cosa, o risveglieranno in te un ri­cordo assopito! E gli alberi,

Tutti                              - i mille e mille alberi che ver­deggiano qui per i boschi, celebreranno, con i loro sussurri, la no­stra storia d'amore.

Alfhild                          - Fermati per tempo! Tu potresti sedurmi nuovamente con l'inganno, e per ciò è assai meglio per te fuggire lontano! Le tue parole suonano tanto dolcemente, mentre nel tuo cuore sono na­scoste tutte le insidie del mondo! Fermati per tempo! Cosa cerchi in questi luoghi? Cosa sei venuto a fare, tu, in questi luoghi? Un tempo erano ameni e fioriti, ma ora la maledizione è sopra di loro! Un tempo, mentre vi passeggiavo, tutta sola, venivano dalla terra e dai fiori tali e tanti profumi...! Gli uccellini cantavano in coro... E, quando tu mi stringevi fra le tue braccia, sbocciavano fiori selvaggi. E tu allora mi chiamavi tua sposa! Ahi­mé! adesso, invece... Tutto è andato in fumo, bruciato, questa notte... E le piante sono morte, i fiori sono diventati polverosi, dispersi dal vento! Il sole non brilla più! Il cielo non è più az­zurro! Gli uccellini non cantano più! In una sola notte il mondo, l'antico mondo, è invecchiato di colpo!

Olaf                              -  (penosamente): Oh, mio Dio!

Alfhild                          -  Quando tornai da quel luogo, laggiù, sola, morente di dolore, piena di pena e di vergogna, allora la bellezza della vita ne è rimasta come deturpata per sempre! Nella vita oramai non sopravvive che il tradimento e l'inganno.. Questo è quanto ho imparato da Olaf nel giorno delle nostre nozze! E per giunta, anche mio padre, mi ha mentito! Egli mi aveva detto un giorno, che un morto viene trascinato nella celeste dimora degli an­geli! In questo era più sincero Olaf: egli mi aveva detto che i morti sono seppelliti nella dura terra! (Esplodendo in un grido di dolore angoscioso:) Eh, sì tu avevi ben ragione: lo sapevi bene! Il mio cuore è morto e allora... Io stessa sono seppellita nella nera terra!

Olaf                              -  Alfhild, non dire così... Le tue parole sono come pietre, e mi cadono addosso con grande dolore, e mi schiacciano sotto il loro terribile peso! Oh, mio Dio! Cosa è accaduto?! Era tanto soave e spensierato il tuo spirito! Perdona il mio delitto, e dimentica la tua tragedia!

Alfhild                          -  (con smarrimento sempre crescente): No, silenzio! Fai si­lenzio! Non dire più nulla, Olaf! Guarda! Guarda, Olaf: ecco, vedi? Ecco che portano un cadavere nella fossa... Ma io non vedo né la madre, né i cinque fratellini, in quel lugubre corteo! Non vedo i guanciali di fiori rossi e azzurri! Alfhild giace sulla paglia e sul legno scomodo! No, io non salirò nel cielo azzurro, non andrò nelle braccia di Dio padre! Né ho una madre che pianga sulla mia bara, con gli occhi pieni di lacrime, e il cuore che sta per infrangersi! Vicino a me non ci sono persone che indossano le gramaglie! Nessuno piange per me! Nessuno in tutto il mon­do sconfinato! Nessuno! Nessuno sulla mia tomba! Nessun an­gelo cosparge i giardini del Cielo di perle azzurre per me, e non potrò mai essere accolta in quel luogo sublime dove si dorme e si sogna! Mai!

Olaf                              -  Oh. mio Dio! Alfhild!

Alfhild                          -  Ecco, guarda! Silenzio! Mi si butta dentro la nera fossa, e mi si getta addosso la nera terra... Ed intanto io, anche dopo essere morta, continuo a soffrire tutte le mie pene, qui! Tutto e finito per me, ma io non posso più liberarmi dal peso del mio dolore; né più dimenticare! Sentirò passare sulla mia tomba l'uomo che tanto ho amato... Lo sentirò gridare preda delle fiamme, restando impotente... Oh, la mia immensa pena! Gli angeli di Dio mi hanno dimenticata... Nessuno più ascolta le mie grida, i miei lamenti... Nessuno vuole ascoltare le mie preghiere! Oramai sono fuori da questa vita: e le porte della vita mi sono sbarrate! Dissotterratemi! Non mi lasciate per sempre qui! (Fug­ge di corsa verso sinistra.)

Olaf                              -  Alfhild! Alfhild! Oh, mio Dio, cosa ho mai fatto!

(La segue di corsa. Ingeborg entra da destra, seguita dopo poco da Hemming che viene dalla stessa parte.)

Ingeborg                       -  Ecco: siamo arrivati! Come tutto è luminoso quassù e calmo e rasserenante!

Hemming                      -  Sì, sì... qui potremo vivere a lungo felici insieme.

Ingeborg                       -  Rammentati però che fino a che mio padre non avrà dato il suo consenso, tu non sarai altro che il mio servitore.

Hemming                      -  Il suo consenso! Non lo darà mai!

Ingeborg                       -  Troveremo pure il modo! Stai tranquillo! Ora, intanto, dovremo scegliere una casa dove potremo vivere!

Hemming                      -  Case non ne mancano davvero, qui: per tutta la valle si trovano case abbandonate: tutto è restato come molti anni fa, quando

Tutti                              - morirono per quella terribile pestilenza!

Ingeborg                       -  Oh, mi trovo proprio bene, qui! Oh, ecco una di quelle vecchie case! C'è l'acqua del torrente... E nel bosco ci sarà molta buona selvaggina... Tu sai pescare, e sai anche cacciare... Vivre­mo una nostra vita tranquilla e spensierata, qui.

Hemming                      -  Sì, sì... Una vita tranquilla... Io caccerò e andrò a pe­scare... e tu intanto raccoglierai bacche e lavorerai per la casa.

Ingeborg                       -  Io, dovrei... Cosa? Raccoglierai tu le bacche!

Hemming                      -  Bene: farò come tu vorrai... Oh, che vita piacevole e sana, potremo fare... (Interrompendosi, come preso da un pen­siero che lo rende triste.) Riflettendo bene, però... Mi manca l'ar­co per poter cacciare... e anche la lenza per poter pescare.

Ingeborg                       - (scoraggiata): Ora che ci penso: qui non ho le mie an­celle che possano aiutarmi!

Hemming                      -  Lo farò io molto volentieri, Ingeborg!

Ingeborg                       -  No, grazie tante, caro... E Tutti i miei bei vestiti? Non ho portato con me che il vestito nuziale... questo che indosso ancora...

Hemming                      -  Per dire la verità, sei stata assai poco riflessiva!

Ingeborg                       -  Bisogna proprio che tu trovi la maniera, Hemming, di andare furtivamente di notte giù a Guldvik, e di portarmi i miei vestiti e tutte quelle cose che potranno servirmi qui...

Hemming                      -  Ma mi impiccherebbero come un ladro!

Ingeborg                       -  Sarai prudente, farai come vorrai.., Ma io lo pretendo da te! (Nervosamente:) Cosa faremo quando verranno quelle lunghe notti d'inverno? Con chi balleremo, e a chi canteremo -  dimmi, dimmi Hemming - se qui non c'è nessuno... Dob­biamo proprio restare in questo luogo deserto?

Hemming                      -  Non esiste un posto migliore per nasconderci!

Ingeborg                       - (sempre più innervosita): Ma questo non è luogo dove possano vivere degli esseri civili!

Hemming                      -  Ci vivremo benissimo!

Ingeborg                       -  No, non credo. Tu stesso puoi constatarlo con i tuoi occhi: non sono forse morti Tutti quanti qui? Ascoltami Hem­ming, riflettendo bene, la cosa migliore che io possa fare è di tornare presso mio padre!

Hemming                      -  E a me non hai pensato? Cosa ne sarà di me?

Ingeborg                       -  Tu... potresti partire per la guerra.

Hemming                      -  In guerra? E non ti dispiacerebbe se io venissi ucciso?

Ingeborg                       -  Ma no! Tu, ne sono certa, compirai azioni famose, glo­riose, da vero Cavaliere, e allora anche mio padre non avrà più nessuna difficoltà nei tuoi riguardi!

Hemming                      -  Rispondimi: e se mi uccideranno?

Ingeborg                       -  Beh, ci penseremo... Tanto più che oramai per oggi e per domani dovremo ancora restare qui... È certo che gli invi­tati fintanto che saranno occupati a mangiare tutte le provviste, non si daranno la pena di cercarci... Ma dopo faranno certa­mente una battuta di caccia per tutto ir distretto! Per il mo­mento, intanto, potremo restarcene tranquilli. (Si pone in ascol­to di un canto che viene di lontano.)

Coro                              - (da fuori scena, ad una discreta lontananza): « Andiamo ricercando la maledetta Alfhild che scontar dee le nostre pene, e poi morir! »

Hemming                      -  Ingeborg! Stanno cercando noi...

Ingeborg                       -  E dove possiamo nasconderci?

Hemming                      -  Non lo so...

Ingeborg                       -  Ecco: entra in quella vecchia casa, e accomoda la porta in modo che si possa chiudere dal di dentro.

Hemming                      -  Ma...

Ingeborg                       -  Fa come ti ho detto! Intanto vado a vedere se sono ancora abbastanza lontano! (Esce a destra.)

Hemming                      -  Vediamo un poco... Purché non ci trovino...

(Entra nella vecchia casa. Da sinistra entra in scena Olaf, prove­niente dalla foresta. Poco dopo sopraggiunge da destra Ingeborg.)

Olaf                              -  (cercando intorno a sé, e chiamando con un filo di voce): Al­fhild! Alfhild! Non si trova più da nessuna parte! È volata via dalla mia vita come un- uccello nella foresta!

Ingeborg                       -  Sono molto vicini oramai. (Fermandosi all'improvviso spaventata.) Olaf! Olaf Liljekrans!

Olaf                              -  Tu?! Ingeborg?

Hemming                      - (aprendo lo sportello di una finestra e vedendo da­vanti alla casa Olaf): Mio Dio! Messer Olaf! Sono perduto! (Richiude la finestra precipitosamente.)

Ingeborg                       - (piano a se stessa): Li avrà preceduti  Tutti a cavallo.

 

Olaf                              -  (fra sé): Deve esser venuta a cercarmi in compagnia di suo padre!

Ingeborg                       - (piano a se stessa): Io non andrò più con loro.

Olaf                              -  (fra sé): Non mi muoverò più di qui!

Ingeborg                       - (avvicinandosi a lui, e alzando il tono della voce): Olaf

Liljekrans! Ora mi tieni: ma ti sbagli se credi di potermi co­stringere...

Olaf                              -  Non è affatto questa la mia intenzione...

Ingeborg                       -  E allora perché sei venuto qui seguito da Tutti i nostri parenti?!

Olaf                              -  Ah, io sarei venuto qui...? Sei tu, invece, che sei venuta...

Ingeborg                       -  Questa si che è una bella scusa! Ma non la bevo, caro mio! Ho visto tutto il gruppo dei parenti.

Olaf                              -  Chi?!

Ingeborg                       -  Mio padre e Tutti  i parenti.

Olaf                              -  Qui?

Ingeborg                       -  Comunque... vicinissimi!

Olaf                              -  E mia madre è con loro?

Ingeborg                       -  Sì, naturalmente... Ci sarà... Ma come, ti spaventa questo?

Olaf                              -  Sono io quello che stanno cercando...

Ingeborg                       -  No, ti sbagli. Sono sulle mie tracce.

Olaf                              -  (sorpreso): Davvero? Di te?

Ingeborg                       - (cercando di comprendere la situazione) Oppure... Aspetta! A cosa vado a pensare! Vuoi che siamo sinceri fra noi due?

Olaf                              -  Questa sarebbe la mia intenzione.

Ingeborg                       -  Bene: dimmi allora da quanto tempo sei venuto in questo luogo.

Olaf                              -  Questa notte.

Ingeborg                       -  Anche io!

Olaf                              -  Anche tu?!

Ingeborg                       -  Ma sì! Deve essere così! Sei venuto via senza dir nulla...?

Olaf                              -  Già. Precisamente.

Ingeborg                       -  Anche io.

Olaf                              -  Dimmi allora come mai...

Ingeborg                       -  Zitto! Il nostro tempo è contato... Sei fuggito per non condurmi all'altare?

Olaf                              -  Oh, no... Come puoi pensare una cosa simile?

Ingeborg                       -  Non s'era detto di essere sinceri fra noi due?

Olaf                              -  Sì, appunto... È per questo che...

Ingeborg                       -   Bene: e io ho fatto la stessa cosa.

Olaf                              -  Tu? Ingeborg?!

Ingeborg                       -  E non vorresti certo, che adesso fossero sulle nostre tracce? !

Olaf                              -  Non posso negarlo.

Ingeborg                       -  Proprio come me! Come è strana la vita! Mentre io cercavo di fuggire te, tu stavi fuggendo me! Siamo fuggiti

Tutti                              - e due per ritrovarci entrambi in questo luogo, e ci ritro­viamo proprio nel momento in cui

Tutti                              - ci stanno cercando. Olaf, ora posso essere certa dalla tua promessa che non ci tradiremo?

Olaf                              -  È inteso!

Ingeborg                       -  Bene: e adesso separiamoci!

Olaf                              -  Capisco.

Ingeborg                       -  Se ci trovassero insieme, poi...

Olaf                              -  Sarebbe per te sempre più complicato liberarti di me!

Ingeborg                       -  Addio: se mi sposerò un giorno, ti sceglierò... quale paggio d'onore!

Olaf                              -  E tu sarai damigella d'onore della mia futura moglie, qualora dovessi io sposarmi!

Ingeborg                       - (sorridendo): Naturalmente... E ora addio... Ma non volermene!

Olaf                              -  Sta tranquilla! Ovunque ti incontrerò ti bacerò la mano.

Ingeborg                       -  Dovunque... Tranne davanti all'altare! Addio! (Escono.)

 (Entrano dalla destra, Donna Kirsten, Arne da Guldvik, seguiti da invitati alle nozze, da servi e da contadini.)

Donna Kirsten              -  Inizieremo la caccia da questo luogo: i nostri servi andranno fino alle rive del lago, e cercheranno in giro. Ella dovrà tornare per forza in questo luogo, e allora... guai a lei! Non sono disposta né alla pietà, né al perdono.

Arne                              -  Cosa avreste intenzione di fare?

Donna Kirsten              -  La mia sentenza sarà emessa nello stesso luogo ove la ritroveremo. Un delitto è avvenuto nella mia proprietà, ho il pieno diritto di punirlo come meglio mi piace.

Arne                              -  Va bene: ma a cosa servirà! Ciò che è perduto, è perduto!...

Donna Kirsten              -  Sarò vendicata: e questo per me non è cosa da nulla! Devo assolutamente vendicarmi, per poter sopportare meglio tutta la vergogna che ha arrecato a me ed alla mia famiglia, e poter resistere a questa mia sconfitta! La tempesta questa notte ha distrutto tutto il raccolto... Nei campi di grano non è rimasta neanche una spiga... e qui, qui dove ella abita la vegetazione è in fiore! Non si è mai vista una cosa simile! E volete dire che non è effetto delle sue arti magiche? È lei, è lei con tutte le sue arti magiche che ha stregato Olaf! Lei che ha scatenato la tempesta! Ed Olaf è fuggito per correre dietro a lei! È stata sempre lei a incendiare la mia casa, dalle fondamenta fino al tetto, dopo averne serrato in precedenza tutte le porte! È soltanto un miracolo di Dio se i nostri servi hanno potuto metterci in salvo!

Arne                              -  Dio mio abbi pietà di noi tutti! Ho paura che tutto ciò sia costata la vita alle due persone alle quali più tenevo al mondo: Ingeborg, ed il mio fedele servo Hemming!

Donna Kirsten              -  Non dobbiamo perdere le nostre speranze! Può darsi che Ingeborg sia stata salvata: pensate che noi stessi sia­mo riusciti a salvarci, nonostante la perfidia di quella maledetta strega! Ingeborg sarà fuggita in un luogo qualunque... sarà sconvolta!

Arne                              -  Speriamo pure per Ingeborg... Ma di Hemming non po­tremo avere mai più notizia!

Donna Kirsten              -  Ma perché mai?

Arne                              -  Negli ultimi tempi, non sapeva più cosa inventare! Era diventato il più malizioso dei giovani! E sarà andato a morire bruciato tra le fiamme, se non altro per farmi rabbia! Sapeva bene che io non potrò mai fare a meno di lui! Lo conosco!

Donna Kirsten              -  Va bene... Ora però è Alfhild che dobbiamo cer­care e prendere viva o morta... Sarà giudicata, giustiziata, qui immediatamente davanti a noi Tutti        -! È accusata da tanti di quei delitti orribili!

Arne                              -  Sì, se è per questo, anche io posso aggiungervene altri: questa notte ha rubato nella mia scuderia il mio bel cavallo bianco! Non è stato più ritrovato... è sparito con tutta la sella e con le sue belle briglie nuove!

Donna Kirsten              - (a parte, fra sé): Ingeborg e Hemming scom­parsi da una parte; e con loro il suo bel cavallo! Al suo posto saprei benissimo cosa pensare di loro! (Alzando il tono della voce, rivolta a Tutti i presenti:) Adesso dividiamoci in tanti piccoli gruppi e muoviamoci. Il primo di noi che troverà Alfhild suonerà il corno o la tromba... e allora  Tutti            - quanti accorre­remo sul posto del richiamo e ci troveremo nuovamente  Tutti           - insieme! Andiamo!

(Escono a piccoli gruppi, da diverse parti.)

Arne                              - (rimasto un poco indietro al gruppo): Come farò a non smarrirmi io che non conosco questo luogo? (Chiamando a gran voce:) Hemming! Hemming! Hemming! Ma non può rispon­dermi...! Ah, ma è stata una crudeltà da parte sua farsi ucci­dere e lasciarmi solo! (Esce a destra.)

(Da sinistra, entra in scena -  ma prima la si intravede costeg­giare il lago - Alfhild, la quale porta in mano un piccolo pacco.)

Alfhild                           - Ho davvero troppo sospirato, troppo pianto: mi sono prosciugata tutta. Devo smetterla: sono stanca morta! (Si siede sfinita su una pietra che è in proscenio.) Innanzitutto darò l'ad­dio a mio padre, e poi mi ritirerò nella solitudine delle mon­tagne. Ma sarà inutile... ovunque vada, su, giù, dovunque vedo Olaf... Devo riprendermi, devo dimenticare... Cancellare i tristi ricordi, assopire anche quelli buoni... Ahimé! Sognavo una vita piena di soddisfazioni! Non esiste niente di buono, di vero: tut­to è malvagità e menzogna! Non ci si deve fidare di nessuno, non si può guardare niente da vicino, alla luce del giorno, poi­ché nulla rimane bello quando lo si conosce troppo bene. (Suoni di corni e di trombe, giungono dall'interno della foresta.) Anche mia madre portava un diadema d'argento: anche lei fu, dunque, sedotta e disillusa dalla potenza dell'amore! Avrà avuto anche lei un risveglio tanto brutale? E allora le canzoni di mio padre, sull'amore puro e festoso, non sono altro che canzoni ironiche e bugiarde?! Allora, avrebbe fatto assai meglio a tacere! Sono stati i suoi canti a togliermi ogni tranquillità! Sono stati i suoi capti a farmi credere in una specie di tempio dell'amore e della felicità, che, oggi almeno, non esiste più! (Ancora più vicini i suoni di trombe e corni.) Il nobile argento non marcisce come la paglia d'autunno: la sua lucentezza e il suo splendore non vengono cancellati mai, neanche dopo una lunga sepoltura sottoterra! Ecco: la gioia di vivere è come la paglia d'autunno, mentre l'argento è come il dolore che resiste sempre a tutto. (Dispone i gioielli nel piccolo pacco che ha in mano.) Mio padre mi aveva raccontato la storia di un grande tesoro che malgrado perdesse ogni notte nove perle, re­stava sempre ricco e splendente! Anche il mio dolore è come quel tesoro: le perle che cadono dai miei occhi, giorno e notte, sono molte più di nove, sono mille, eppure il tesoro non s'estingue! (Dopo una breve pausa, pensierosa, coglie un fiore e si mette a studiarlo attentamente.) Ho imparato anche que­sto dal mondo: tu non senti niente neanche quando io mi ti metto sotto i piedi. Ti posso cogliere senza rimorsi, adesso: so che tu non ti sei mai reso conto d'essere vivo! Ho impa­rato molte cose dal mondo! Un tempo seguivo il cammino delle nuvole nel cielo: erano per me i grandi, giganteschi cigni del cielo... Un tempo ero convinta che i rami degli alberi s'allun­gassero fino a me per proteggermi e ripararmi dai raggi del sole! Anche le rocce delle montagne mi parevano vive! Quale cambiamento ho subito... Oggi so la verità: soltanto l'uomo può tormentarsi dal dolore, o esaltarsi nella gioia! Non ho più amici, neanche nei fiori, nei rami o nelle nuvole: il peso del mio dolore devo portarlo tutto da sola! (Alzandosi.) Ebbene! Ora andiamo verso la neve e verso i ghiacciai: tanto, qua o là, l'unico mio rifugio è ormai la tomba! (Alfhild fa per uscire.) (Donna Kirsten, Arne, quindi Olaf Liljekrans seguito dagli in­vitati alle nozze, dai parenti, dai contadini e dai servi, che entrano da tutte le parti della scena.)

Donna Kirsten              -  Eccola! Eccola! Alfhild, non ti muovere! E non tentare la fuga, altrimenti saremmo costretti a sparare su di te!

Alfhild                          -  Cosa VUOÌ?

Donna Kirsten              -  Presto lo vedrai! (Indicando il pacchetto che Alfhild ha in mano.) Cosa tieni là dentro?

Alfhild                          -  È l'eredità di mia madre!

Donna Kirsten              -  Fammela vedere! (Rivolta agli altri:) non vedete? Un bel diadema d'argento! Se tu sei l'unica figlia di tua madre, temo proprio, Alfhild, che questo diadema di sposa non servirà più alla tua famiglia! (Ai servitori:) Legatela! Anche se questa strega se ne sta con aria apparentemente indifferente, nessuno di noi può sapere cosa stia architettando! (Alfhild viene legata dai servitori. Donna Kirsten grida, non riuscendo più a contenere il proprio furore:) Adesso il processo è aperto! Per legge, come

Tutti                              - voi sapete, mi compete di pro­teggere il mio feudo e di emettere sentenze contro chi mi dan­neggi in qualsiasi modo entro i confini delle mie terre. E pre­cisamente questo è quanto ha osato fare Alfhild e per questo ora ella si trova qui davanti a me, suo giudice. Prova a difen­derti, se puoi... ne va della tua stessa vita!

Arne                              -  Ma sentite, Madonna Kirsten...

Donna Kirsten              -  No, scusatemi, Messer Arne... Ho Tuttii  miei diritti e intendo farli valere! (Rivolta nuovamente a Alfhild:) Vieni qui, e rispondi!

Alfhild                          -  Interrogami pure, tanto io non risponderò!

Donna Kirsten              -  Sei accusata solennemente di numerosissimi reati! Innanzi tutto io ti accuso di aver ammaliato il mio figliolo. Olaf è stato sedotto con arti magiche e malefiche, tanto da dimen­ticarsi della propria fidanzata con la quale aveva un preciso impegno d'onore. Non trovando pace e avendo il cuore malato, egli veniva attratto in questa valle dove tu vivevi! Questo non poteva accadere con mezzi normali: dunque è chiaro che furono adoperate arti magiche! E di questo delitto tu sei incolpata! Prova a difenderti, ora, se puoi!

Alfhild                          -  Non ho nulla da rispondere a queste cose che tu dici... Tu definisci « magica » la forza che avrebbe attratto Olaf in questi luoghi, e può darsi anche che tu abbia ragione! Ma non si trattava di una magia diabolica: ogni istante che Olaf ha trascorso qui con me, è trascorso sotto lo sguardo di Dio! Ogni istante, ogni pensiero che io dedicai a Olaf, lo confidai agli angeli, i quali non hanno avuto ragione di arrossirne!

Donna Kirsten              -  Basta! Silenzio! Non aggiungere menzogne e be­stemmie al tuo delitto: guai a te, Alfhild! Bada: ogni tua pa­rola avrà il suo peso nel giudizio! (Rivolta agli altri:) Siamo

Tutti                              - testimoni della sua risposta! (Nuovamente rivolta ad Al­fhild:) Ti accuso di avere nuovamente attirato, anche questa notte, Olaf in questo luogo, e di tenerlo qui nascosto!

Alfhild                          -  Sì, hai ragione: egli è infatti nascosto qui!

Donna Kirsten              -  Lo confessi, dunque?

Alfhild                          -  (posando una mano sul suo petto, a mo' di giuramento): Sì, lo giuro... Ma per potente che tu possa essere, non potrai liberarlo, anche se sarebbe meglio per me che tu potessi farlo! Ma non ne hai il potere né tu, né il mondo intero!

Donna Kirsten              -  Ora sì: la tua morte è certa. Ma parla, dì, dove lo hai nascosto?!

Alfhild                          -  (tornando a passarsi la mano sul petto): Qui... è qui nel mio cuore! Se riuscirai a strapparvelo, vuol dire che tu sei assai più esperta di me in arti magiche!

Donna Kirsten              -  Con simili risposte non credere di avvantaggiarti! Parla, dunque! Dov'è mio figlio?

Alfhild                          - Ho già dato la mia risposta.

Donna Kirsten              - (esasperata): Ah, sì? Bene, bene!

Arne                              - (rivolto a Tutti coloro che sono intorno): Se Hemming fosse stato in vita, avrebbe saputo lui come strapparle la verità! Era diventato così scaltro, in questi ultimi tempi!

Donna Kirsten              - (contenendosi a stento): E ora veniamo al terzo capo d'imputazione contro te! Tu, questa notte, hai dato fuoco alla mia casa, bruciandola tutta quanta dal tetto alle fonda­menta! Anche qualora non ci siano state vittime - questo punto ancora non è stato accertato -  non per questo la tua colpa è attenuata! Tua intenzione era di farci diventare

Tutti                              - cadaveri! Morti tra le fiamme! Non potrai negare di aver dato fuoco alla mia casa?

Alfhild                          -  No, non lo nego: ho dato fuoco alla tua casa!

Donna Kirsten              -  E come pensi di poter attenuare la tua colpa? (Con ironia crudele:) Non puoi, certamente, dire di aver agito, così, senza volere: hai avuto tutto il tempo di pensarci sopra, prima di compiere una simile azione! Tu sei rimasta fuori dalla casa per tutta la serata Tutti ti hanno vista, e non puoi dire neanche di aver bevuto, di essere in uno stato di eccitazione... anzi eri fuori al vento, e il vento, semmai, avrebbe dovuto schiarirti la mente!

Alfhild                          -  È vero, hai ragione: ho bruciato la tua casa! Ma tu, e Olaf, e voi  Tutti    - vi eravate comportati nei miei riguardi, anche peggio... Credevo in un mondo governato da Dio onni­potente, come una grande sala il cui tetto era il cielo, e le cui lampade erano le stelle... ma voi stessi mi avete indotto a get­tarvi dentro una fiaccola e a bruciare tutto! Ora tutto è cenere!

Donna Kirsten              -  Questi discorsi non servono a niente! Ti chiedo per l'ultima volta: dove è mio figlio, Olaf?

Alfhild                          -  Te l'ho già detto!

Donna Kirsten              -  La tua sentenza è stata pronunciata: tu stessa l'hai voluta! (A questo punto si fa avanti Olaf, che prima senza essere notato dai presenti, si era affacciato da una roccia, fra gli alberi, in fondo alla scena.)

Olaf                              -  (tra sé): Alfhild, qui? Oh, mio Dio! Cosa succede? (Si ritira immediatamente.)

Donna Kirsten              -  Avendo dato fuoco, volontariamente, alla mia casa, ed essendo colpevole di magìa, in base alle nostre leggi, tu sei meritevole della pena di morte. Questo è il verdetto: esso sarà messo in pratica qui e immediatamente.

Arne                              -  Ma ascoltatemi, Madonoa Kirsten...

 

Donna Kirsten              -  No, la sentenza oramai è stata emessa... Alfhild è stata condannata a morte!

Alfhild                          -  Fai pure come credi... Non sarò io a impedirtelo! Da quando Olaf mi ha abbandonata, io sono già morta.

Donna Kirsten              -  Ebbene: conducetela là, sull'orlo del precipizio! (Due servitori prendono Alfhild e la trascinano via.) Per l'ultima volta: Alfhild, ti chiedo: rendimi il mio figliolo!

Alfhild                          -  No, non ti risponderò più!

Donna Kirsten              -  E allora che sia fatto come vuoi tu! (Agli uomi­ni:) Gettatela giù nel precipizio! (Poi, di scatto:) No, no! Aspet­tate! Ho un'idea migliore. (Rivolta nuovamente ad Alfhild): Mi ricordo proprio adesso, che ieri, quando ti facesti avanti con il diadema d'oro sul capo, eri arrivata al punto di considerarti degna di andare sposa a Olaf! Bene: ora vedremo in quale alta considerazione tu sei tenuta! Qui vi sono contadini, colti­vatori, servi ed altra gente di bassa estrazione... Sì, Alfhild, desidero essere generosa verso di te! Può essere ancora che qualcuno voglia salvarti, sposandoti! (Rivolgendosi agli uomini presenti:) Voi tutti conoscete l'antica tradizione per cui quando una donna è condannata a morte, può essere salvata soltanto qualora si faccia avanti un uomo di buona reputazione che la dichiari innocente, e che si dichiari pronto a sposarla! Voi la conoscete questa usanza, non è così?!

Tutti i presenti              - Sì, SÌ! Sì!

Alfhild                          -  (piangendo disperatamente): Essere così tremendamente insultata nell'ultima ora della mia vita terrena! Oh, mio Dio!

Donna Kirsten              -  Di tale tradizione tu potrai ancora avvantaggiar­ti, Alfhild! Prometto che se anche l'uomo di più modesta con­dizione del mio seguito si farà avanti chiedendoti di essere sua moglie tu sarai libera per sempre! Non c'è nessuno dunque che si offra per la salvezza di questa ragazza? (Tutti restano in silenzio.)Suvvia: ponetele sul capo il diadema d'argento... Con questa aggiunta, forse, aumenterà il suo valore! (Un giovane va a deporle sul capo il diadema.) Allora? Per la seconda volta vi domando: uomini del castello e del contado, c'è nessuno che voglia salvare Alfhild? (Dà un'oc­chiata in giro, ma

Tutti                              - ancora fanno silenzio.) È venuto il mo­mento, i tuoi ultimi minuti sono arrivati. Ascoltatemi bene, voialtri: se al terzo invito, non risponderà nessuno: al mio cenno dovrete spingerla giù nel precipizio! Questo è il momento per farci vedere le tue magie! Alfhild, vediamo, se con le tue arti magiche, potrai sfuggire alla morte! (Alzando imperiosa­mente la voce:) Per l'ultima volta: ecco qui la strega incen­diaria! Non c'è nessuno che voglia sposarla?

 (Donna Kirsten dà un'ultimo sguardo tutt'intorno a sé: Tutti fanno silenzio. Mentre Donna Kirsten sta alzando la mano per dare il segnale e due uomini stanno per prenderla e spingerla nel precipizio, entra in scena Olaf, ancora in abito nuziale, precipitan­dosi sull'orlo della roccia ove sì trova Alfhild.)

Olaf                              -  Io stesso la salvo e la sposo!

(Egli allontana gli uomini e salva Alfhild, sciogliendola. Ella con un grido, cade fra le sue braccia, mentre Olaf la sostiene con un braccio, e con l'altro alza la mano minacciosamente.)

Tutti                              - (restano come di sasso): Olaf Liljekrans?!

Donna Kirsten              -  Olaf, figlio mio, cosa hai fatto?! Ti sei diso­norato per l'eternità!

Olaf                              -  No, è il contrario: con questo gesto ho lavato dalla mia coscienza la vergogna e il disonore di cui mi ero macchiato agendo così come avevo agito verso di lei; mentre ora intendo pagare il mio errore, e nello stesso tempo pensare seriamente alla mia felicità! (Prende per mano Alfhild, e la fa venire avan­ti.) Si, adesso, davanti a tutti voi, dichiaro questa ragazza come la mia fidanzata: ella è innocente di tutte le colpe di cui voi l'avete accusata poiché il vero e unico colpevole sono io! (Olaf si inginocchia davanti a lei.) Ti prego di perdonarmi e di scor­dare tutte le offese; ecco sono ai tuoi piedi...

Alfhild                          -  (estasiata, rialzandolo): Oh, Olaf tu mi hai reso tutto lo splendore del mondo!

Donna Kirsten              -  Tu vuoi sposarla?! Molto bene: e io non desi­dero più essere tua madre!

Olaf                              -  Ciò è molto triste, anche se devo dire che da molto tem­po ormai voi non siete più una vera madre per me! Il vostro orgoglio si è servito di me, ed io sono diventato tanto debole, nelle vostre mani, da lasciarvi fare... Finalmente solo oggi ho ritrovato forza e volontà: e ho deciso di costruirmi da solo la mia felicità!

Donna Kirsten              -  Tu, dunque, non ragioni più...

Olaf                              -  Non devo più ragionare: ho deciso, so ciò che devo e non devo fare! Ora ho compreso il significato dei miei sogni! Avevo sognato di cogliere il più bel fiore del mondo, e che lo avrei sfogliato e disperso per la terra! Ed è questo che è accaduto! Il più bel fiore del mondo è il cuore di una ragazza! Ed io ho strappato Tutti i petali, Tutti i suoi sogni, e li ho gettati al vento. Ma sii sicura, Alfhild: il dolore ha rafforzato il nostro amore e ora proprio da questo nascerà la nostra casa, qui, in questa valle, e rimarremo qui per sempre!

Alfhild                          -  Sono tornata felice come al tempo del nostro primo incontro!

Donna Kirsten              - (a se stessa, facendo i suoi calcoli): Ingeborg è sparita... e, del resto, questa bella vallata lussureggiante, ap­partiene ad Alfhild e a lei sola. (Alzando la voce:) Ebbene, Olaf, non voglio più oppormi alla tua felicità... Se tu sei sicuro di averla trovata così... Insomma, io do il mio consenso.

 

Olaf                              -  Oh, grazie, grazie, mamma: ora davvero non mi manca più nulla!

Alfhild                          -  (a Donna Kirsten): E tu perdoni il mio delitto?!

Donna Kirsten              -  Non parliamone più: può darsi che anche io ab­bia commesso degli errori...

Arne                              -  E a me non pensate? E mia figlia che era promessa a Messer Olaf? Ma... forse ella non c'è più! Non c'è più!

Olaf                              -  Ma si! Ingeborg è viva!

Arne                              -  È viva? E dove si trova? Dove sta?

Olaf                              -  Questo non posso assolutamente dirvelo: ma devo dirvi che noi due avevamo già rotto il nostro fidanzamento di co­mune accordo.

Donna Kirsten              -  Vedete, Messer Arne, io...

Arne                              -  Bene, bene! Io non desidero dare mia figlia con la forza a chi non la vuole! Il destino della giovane Alfhild era quello di sposare un cavaliere: può darsi che anche ad Ingeborg ac­cada lo stesso! (Dignitosamente.) Messeri, nobili qui presenti: prestatemi ascolto! Mi è stato detto che voi mi considerate un uomo di scarse maniere, di poche cortesie... Voglio dimostrarvi che questa è una bugia! Si dice che un re, quando perda la sua adorata figliola, la prometta in matrimonio a colui che la ri­trova, e per di più con la metà del proprio regno! E anch'io voglio agire così, come i buoni e saggi re d'altri tempi. Chi ritroverà Ingeborg, l'avrà in matrimonio e otterrà anche la metà delle mie sostanze, che non son poche e sono tra le più ricche del distretto. Va bene, così!?

Tutti i giovani               - Benissimo!

(Ingeborg esce dalla casa tirandosi dietro Hemming.)

Ingeborg                       -  Eccomi qui, ritrovata da Hemming!

Tutti i presenti              - (meravigliati): Ingeborg ed Hemming, qui?!

Arne                              -  Ma veramente, volevo dire...

Ingeborg                       - (gettandosi al collo di suo padre): Padre! Padre mio! Oramai hai dato la tua parola!

Arne                              -  Ma non era stata data per lui! Ora capisco: t'ha rapita Hemming!

Ingeborg                       -  No, papà mio: semmai è il contrario! Sono io che ho rapito lui!

Arne                              - (spaventato): Non dire cose simili?! Sta zitta! Sei diven­tata pazza?

Ingeborg                       - (piano, ricattandolo): Dimmi immediatamente di sì, o racconterò a Tutti che sono stata io a...

Arne                              -  Zitta! Va bene: acconsento! (Si pone in mezzo ai due gio­vani promessi guardando con risentimento Hemming.) Sei stato tu a rubarmi il cavallo bianco, e la sella, e le briglie?!

Hemming                      -  Padrone mio...

Arne                              -  Hemming, Hemming... Tu sei un vero... (riprendendosi,   facendo buon viso a cattivo giuoco sotto lo sguardo curioso di  Tutti       - i presenti:) tu sei, ora, il fidanzato di mia figlia. E pas­siamo sopra a tutto!

Ingeborg                       -  Grazie!

Hemming                      -  Grazie!

(Thorgjerd si è mescolato alla folla durante le ultime battute, viene avanti con il suo liuto fra le mani.)

Thorgjerd                      - Questa valle, oggi, è piena di gente!

I contadini                    - Thorgjerd! Il nostro menestrello!

Alfhild                          -  Oh, padre mio!

Tutti                              -  Suo padre?!

Olaf                              -  Si, vecchio: oggi c'è molta gente qui! E anche molta feli­cità! E resteremo qui poiché si celebreranno le nozze della tua figliola. Le tue canzoni le hanno sempre parlato d'amore: e lei, ora, si è scelta un fidanzato, per amore! Non vorrai metterti contro di noi.3!

Thorgjerd                      - Che siate protetti da Tutti gli spiriti del bene!

Alfhild                          -  Tu, padre, resterai con noi!

Thorgjerd                      - Alfhild, no! Grazie! Ma un vero menestrello non può avere né un focolare, né una casa... Egli va in giro senza mai riposarsi. Chiunque abbia la magia del canto nella sua ani­ma, si trova in questa specie di stato di grazia in questa valle, fra questi monti... Nei prati verdi e fioriti, sotto l'ombra di queste piante annose, sente il bisogno di cantare! Quasi inav­vertitamente egli accorda il suo strumento perché vibri in per­fetto accordo con la propria anima! E nel suo canto si sente pulsare la segreta anima del fiordo con i flutti delle cascate, il volo degli uccelli... Egli deve rivestire di suoni le parole del popolo, e i suoi sentimenti e deve interpretare questi sen­timenti inespressi!

Olaf                              -  Spero che qualche volta vorrai tornare qui! Costruiremo un grande salone sotto le betulle! E la vita di Alfhild sarà al sicuro qui. (Rivolto ad Alfhild:) Sì, il mio amore sarà sempre con te, e le lacrime non appariranno mai più nei tuoi begli occhi!

Alfhild                          -  Adesso comprendo quanto è ricca di bellezza questa vi­ta! Essa è come il più bel poema del mio cuore: anche la notte più buia del dolore, è alla fine seguita dall'aurora più radiosa! (S'inginocchia.) Angeli di Dio, voi siete stati a guidarmi, e voi a restituirmi fiducia e serenità! Fino sull'orlo dell'abisso, voi mi siete stati vicini e avete sempre guidato i miei passi incerti! Se non potessi credere con la ragione, crederei, sì, crederò col cuore! Sino al mio ultimo giorno! Potenze del Cielo, vegliate sempre su me! Ora il sole splende più alto, dopo la tempesta: e il fuoco della vita ha salvato per sempre il mio amore! Ora accada tutto ciò che deve accadere: io ho fede e sono pronta ad affrontare la vita! (Guardando affettuosamente Olaf:) Olaf, mio sposo, un giorno... (Leva le braccia in alto.) ...gli angeli ci guideranno sul carro celeste, e allora, ci condur­ranno nella nostra casa eterna: insieme! Sempre insieme! (Tutti i presenti hanno fatto corona ad Alfhild.)

FINE

 

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