Ombre nella casa di vetro

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OMBRE NELLA CASA DI VETRO

                              DRAMMA IN 3 ATTI

di Franco Roberto

Personaggi:

             GREGORIO, magistrato

             VALENTINA, sua moglie

             FLAVIO, loro figlio

             PAOLA, loro figlia

             VITTORIO, loro figlio

             MAURILIO, il domestico

                                                           Oggi, in casa Borelli

Scena fissa per tutti gli atti. Stanza di soggiorno in una villa di montagna. In fondo una veranda dà nel giardino. Una porta a destra e una a sinistra. L’arredamento denota una solida agiatezza.

                                                           ATTO PRIMO

Pomeriggio avanzato di una giornata d’agosto. Quando l’azione ha inizio la scena è vuota.

MAURILIO - (domestico molto distinto, entra da sinistra e fa per attraversare la scena, dirigendosi verso il fondo, quando)

FLAVIO - (entra carico di pacchetti. E’ un simpatico giovane venticinquenne). Sono tutti in giro?

MAURILIO - No. C’è la signora e il signore.

FLAVIO - Stasera a cena ci sono anch’io.

MAURILIO - Va bene (esce a sinistra)

FLAVIO - (apre la porta di destra e chiama verso l’esterno) Mamma!

VALENTINA - (dall’esterno) Vengo subito, Flavio!

FLAVIO - (depone sulla tavola i pacchetti, si rassetta l’abito e si ravvia i capelli con un pettine che cava di tasca. Guarda l’orologio, impaziente).

VALENTINA - (entra da destra. E’ una donna sui 50 anni, ancora fresca e giovanile.  Abbraccia Flavio) Caro Flavio!...

FLAVIO - Auguri, mamma.

VALENTINA - Caro! Ma che? Sarebbe la mia festa?

FLAVIO - Tutti i giorni. Oggi è il 4 agosto. Cosa compi oggi? Venticinque anni e qualche mese. Quindi è la tua festa e io ti ho portato... (sceglie uno dei pacchetti e glielo porge).

VALENTINA - (lo prende e lo apre sorridendo) Un’altra trousse?

FLAVIO - Questa è da montagna. Ultima moda. Non ti piace?

VALENTINA - Bellissima. Andrò anch’io in gita, almeno per farle vedere

FLAVIO - E le signore avranno una rabbia terribile, perché tu sei più giovane di loro.

VALENTINA - Sei un angelo! Cosa hai fatto in questi quattro giorni? Lo sai che sono quattro giorni che non ci vediamo?

FLAVIO - Ma ho telefonato sempre. Sai già tutto.

VALENTINA - Allora è proprio vero?... Il concerto...

FLAVIO - ...ai primi di settembre. Ma quel che non ti ho detto è che nel programma che dirigerò ci sarà anche qualcosa di mio.

VALENTINA - Davvero?

FLAVIO - Sicuro.

VALENTINA - Allora sei soddisfatto?

FLAVIO - Che potevo desiderare di più?

VALENTINA - Ti fermi con noi?

FLAVIO - Fino a domani.

VALENTINA - Soltanto?

FLAVIO - Quando si ha un figlio artista in procinto di diventare famoso bisogna fare dei sacrifici. Paola? Vittorio?

VALENTINA - In giro per queste stupende montagne.

FLAVIO - Paola non ha fatto nessuna nuova conquista, oltre il vecchio generale?

VALENTINA - (sorride) Non credo. Non vuole che la vallata diventi un cimitero di cuori trafitti (sorridono). E per papà cos’hai portato? (indica i pacchetti).

FLAVIO - Una pipa, inglese autentica. Eccola (la toglie dall’astuccio e la fa vedere a Valentina).

VALENTINA - Sarà la sua ventesima, credo.

FLAVIO - Dice che non gli bastano mai.

GREGORIO - (tipo di magistrato austero, sui cinquantacinque anni, molto affettuoso con i familiari, entra da destra).

FLAVIO - Papà!

GREGORIO - Caro Flavio (si abbracciano).

VALENTINA - (prende la pipa dalle mani di Flavio e la porge a Gregorio) Regalo del tuo figliolo.

GREGORIO - Grazie (la guarda e la intasca).

FLAVIO - Fatti vedere bene, papà... Cera ottima, sguardo limpido... Ogni giorno che passa, un giorno in meno... per te!

GREGORIO - Si, grazie al cielo sto bene.

VALENTINA - (a Gregorio) Cosa fatta il suo (indica Flavio) concerto, sai? E suona anche musica sua.

GREGORIO - Sentiremo. E se sarà necessario fischieremo.

FLAVIO - (sorride) Nel caso spero che siate i soli. Poi non vi guarderò più in faccia! (Sorridono. Flavio stringe a sé la madre. Gregorio sfoglia distrattamente una rivista che stava, fra le altre, sul tavolo).

VALENTINA - (felice, sciogliendosi dall’abbraccio di Flavio) Ah, ragazzaccio!... Hai quasi ventisei anni, e...

FLAVIO - (interrompe) Non mi invecchiare. Venticinque soltanto. E poi li nascondo per fare ringiovanire te. Nessuno crederebbe che sei mia madre.

VALENTINA - (affettuosa) Hai ragione, Flavio. Alle volte non mi so persuadere che io abbia un figlio come te. Un uomo!

GREGORIO - (indignato, indicando un articolo della rivista che stava sfogliando) E’ una vergogna! Dovrebbero proibire che si stampasse certa roba.

FLAVIO - (ironico) Papà.. E la libertà di stampa?

GREGORIO - E’ un attentato alla morale e al buonsenso.

VALENTINA - Che cosa sarebbe?

GREGORIO - Un articolo che critica il mio giudizio, cioè la mia condanna, nel recente processo a carico di quei ragazzi che avevano stampato un giornaletto scolastico che offendeva innanzi tutto la scuola, e poi gli insegnanti, quindi i genitori e mezza città.

FLAVIO - Di chi è?

GREGORIO - (guarda la firma) Adriano Lazzeri. Lo conosci?

FLAVIO - Mai sentito nominare.

GREGORIO - (dando la rivista alla moglie) Butta via. Distruggi. Non vorrei che Paola leggesse questa roba.

FLAVIO - Non esagerare, papà.

GREGORIO – Io non esagero mai. A proposito: (indica la rivista) com’è capitata qui? (indica il tavolo).

VALENTINA - Per tanto che mi senta giovane, io non l’ho comprata (la guarda). Eh sì, è proprio dedicata ai giovani (sorride).

GREGORIO - (seccato) C’è poco da ridere.

FLAVIO - Suvvia, papà... Magari l’autore di quell’articolo è un bravissimo giovane, onesto e in buona fede.

GREGORIO - Non credo!

FLAVIO - Per fortuna che io compongo musica.

GREGORIO - Oh, c’è anche la musica morale.

FLAVIO - Ma a forza di morale, papà, si finirebbe in una noia generale. Tutto uno sbadiglio.

GREGORIO - Io non mi annoio nemmeno leggendo per l’ennesima volta Pinocchio.

FLAVIO - Ma tu sei un uomo eccezionale. Non tutti possono essere come te.      .

VALENTINA - Comunque (sventola la rivista) la distruggerò. Ma prima voglio dare anch’io un’occhiata all’articolo terribile.

PAOLA e VITTORIO - (entrano dal fondo, molto allegri. Paola è una ragazza moderna, intelligente, elegante, sui ventidue anni. Vittorio è un giovane sui ventiquattro anni, molto cordiale e affettuoso con tutti, anche se qualche volta sembra preoccupato di nascondere un segreto. Sono entrambi vestiti da gita in montagna. Lieti di rivedere il fratello Flavio) Flavio!...Fratellone! (saluti affettuosi).

GREGORIO -  (siede in disparte a leggere un libro).

VITTORIO - Finalmente ti si vede.

VALENTINA - (che ha posato in fretta la rivista) E’ arrivato carico di pacchetti.

PAOLA - Anche per me?

FLAVIO - (divertito) Sì.

PAOLA - Fa vedere!

FLAVIO - Ecco la colonia francese, trovata dopo penosissime ricerche (gliela consegna).

PAOLA - Sei un portento.

FLAVIO - (dà un CD a Vittorio) Eccoti la grande enciclopedia, pozzo di scienza (sorride). Tutta in unico CD. “Omnia mea  mecum porto”.

VITTORIO - Grazie. Quando riparti?

FLAVIO - Domani.

VITTORIO - Mi porti con te?

VALENTINA - Che hai da fare in città?

VITTORIO - Bisogna che ci vada. Debbo portare a far riparare il telefonino.

VALENTINA - Ed è necessario che tu ci vada personalmente?

VITTORIO - Sì, mamma Per un giorno o due vivrete senza di me (ironico). Pensi di morire dal dolore?

GREGORIO - (severo) Non permetterti...

VITTORIO - (interrompe) Oh, papà!... Tu e mamma ci trattate come se fossimo ancora bambini. Bisogna che vi abituiate a vederci con i nostri veri anni. Che ci lasciate camminare con le nostre gambe.

GREGORIO - Ma tenendovi d’occhio. Non che io abbia paura di voi. Per fortuna vi abbiamo allevati in modo che ora possiamo essere tranquilli.

PAOLA - Non si direbbe.

VITTORIO - Comunque state tranquilli (sarcastico). Non mi darò ai bagordi in città. Non mi ubriacherò.

FLAVIO - (ironico) E prima di attraversare la strada guarderai se il semaforo dà via libera.

VALENTINA - Siete dei ragazzacci!... Meno male che vi conosco bene.

VITTORIO - Se non ci conosciamo noi cinque, che siamo vissuti insieme... chi si conosce?

PAOLA - Io credo che non esista un angolino della nostra vita che sia rimasto nascosto agli altri.

FLAVIO - Già... la nostra casa la chiamano “la casa di vetro”.

VITTORIO - Tutti possono vedere dentro.

PAOLA - E credete che sia bello questo?

GREGORIO - Bellissimo.

PAOLA - Manca un pochino di discrezione, no? E anche di interesse. Io, per esempio, non avrei nessuna curiosità per una casa di vetro. Ma per una invece tutta sprangata, misteriosa, dove non si sa se ci sono malandrini o streghe... per quella sarei piena di curiosità.

GREGORIO - Fantasie.

PAOLA - Almeno quelle saranno permesse, papà! Tu non hai proprio nessuna fantasia?

GREGORIO - Le tengo a distanza. Magari le guardo, ma come vado alle volte al giardino zoologico a vedere le belve.

PAOLA - Se credi che i pericoli siano soltanto quelli delle belve! . . .

VALENTINA - Che vuoi sapere, tu?

PAOLA - Più di quanto tu non creda.

GREGORIO - (ironico) La gran donna!

PAOLA - Sicuro! “Gran donna”.  E pure “bella”! (sorridono).

GREGORIO - La senti, tua figlia? Si crede persino bella.

PAOLA - Sfido! . . Me lo ripetono. Dovrei forse credere che tutti lo facciano soltanto per cortesia? (Vede la rivista posata dalla madre) Che rivista è?

VALENTINA - Niente. Cose noiose (e la riprende).

GREGORIO - E peggio.

PAOLA - Ho capito. Vietata ai minorenni. E siccome io ho dieci anni e gioco con la bambola, pericolo di morte a sfogliarne le pagine. Cos’è? Illustrata? Scandali?

VALENTINA - Non è illustrata.

GREGORIO - E’ pseudo-letteraria.

PAOLA - Preferisco i figurini di moda.

FLAVIO - (sarcastico) Ciascuno ha le sue idee, ma... evviva noi!

TUTTI - (sorridono, e rimangono immobili, col sorriso sulle labbra, mentre si sente)

LA VOCE -  (registrata su nastro magnetico, oppure “viva” dall’esterno e diffusa in sala. Meglio registrata, magari con voce maschile e femminile alternata, secondo l’impostazione registica, su fondo musicale adatto) Signore e signori... Voi avete visto come queste persone formano una famiglia perfetta. Si può dire che vivono in una casa di vetro, dove ciascuno può gettare dentro un’occhiata e constatare: “Gente felice. Hanno tutto. Ricchi, sani, si vogliono bene. Nessuna inquietudine. Nessuna preoccupazione. Nemmeno l’ombra di un dramma n‚ passato, n‚ avvenire. Ma è possibile, questo? D’altronde, malgrado tutto, essi non si conoscono fra loro. Sono degli ignoti che recitano ogni giorno, per essi e per gli altri, da decine d’anni, la commedia della felicità. La recitano tanto bene che non si scorge che non può essere la verità. Ma qual’ è la verità? Che sappiamo, noi, dei loro sogni di notte? Di quei sogni che li sorprendono nel sonno dei quali non serbano traccia nemmeno nella memoria dell’indomani? Che sappiamo delle speranze che nascondono? Dei loro rimpianti avvolti dentro le nebbie di un passato che non confessano?....Dov’è il sangue di costoro? Sì, perché queste sono le maschere, le apparenze. Dove sono i loro segreti? Sembrano acque tranquille di un laghetto di montagna. Acque trasparenti che lasciano contare i sassi del fondo. Ma se un sasso, un solo sasso, vi cadesse invece da fuori, quanti cerchi si allargherebbero? Quali misteri sarebbero scoperti? O forse nulla? Signori e signore, vogliamo gettare insieme un sassolino da niente sul velo immobile di questo laghetto? Forse ci rivelerà le ombre di questa casa di vetro. E siccome nulla, più del sospetto, fa ombra... proviamo?... Maurilio, il fedele Maurilio, ci aiuterà.

MAURILIO - (entra e posa una lettera sopra un mobile).

TUTTI - (continuano a sorridere, e si muovono, come se non ci fosse stata l’interruzione).

VITTORIO - (a Maurilio) Qualcuno mi ha cercato al telefono?

MAURILIO - No, signore (esce).

VALENTINA - Sentiamo un pò... Cosa fate stasera?

PAOLA - Più tardi verranno le mie amiche. Se avessero saputo che Flavio è tornato, oggi avrei il doppio di amiche del solito (sorride).

FLAVIO - (sorride) Sono dunque talmente conteso?

PAOLA - Per forza!... Le tratti tutte malissimo, e allora... che ci vuoi fare? Sono tutte ansiose di soffrire.

VALENTINA - (sorride. Con tono di affettuoso rimprovero) Ma Paola!... E tu, Flavio, trattale meglio. Se no chissà cosa diranno di noi.

PAOLA - (sarcastica, indicando Gregorio) Penserà lui a difenderci! Lui che difende la morale pubblica e privata, dovrebbe. . .

GREGORIO - (interrompe) Ah no... Mi basta occuparmi dei reati positivi. Quelli ipotetici, fabbricati sui “si dice”, non mi toccano.

PAOLA - Vorrei vedere se cominciassero a mormorare di tua figlia o di tua moglie...

GREGORIO - Lascerei mormorare la gente e conserverei tutta la mia fiducia a chi so che se la merita.

VITTORIO - Permettimi di dubitare: Ognuno, quand’è toccato sul vivo, reagisce un po’ diversamente da come vorrebbe.

FLAVIO - Con papà non c’è pericolo che la gente chiacchieri di noi  .

VALENTINA - Facciamo gli affari nostri, senza dare fastidio ad alcuno

GREGORIO - E nessuno ci invidia.

PAOLA - T’illudi, papà, che nessuno ci invidi. Proprio perché non sanno da che parte colpirci, sarebbero felici di potersi buttare sulla prima calunnia che sbucasse, per addentarci.

GREGORIO - Credo che ti sbagli. (Ad un tratto vede la lettera che Maurilio aveva posato sopra un mobile. La prende, e osserva stupito la busta chiusa. In questo istante)

MAURILIO - (entra e passa con l’aria di sbrigare alcune faccende).

GREGORIO - Maurilio.

MAURILIO - (si ferma) Comandi, signore.

GREGORIO - Chi ha portato questa lettera?

MAURILIO - Non saprei, signore.

GREGORIO - Non l’hai messa tu?

MAURILIO - No, signore.

GREGORIO - Eppure giurerei che prima non c’era. (La rigira fra le mani) E’ scritta a macchina.

MAURILIO - (esce).

PAOLA - Ma scusa, papà... A chi è indirizzata?

GREGORIO - A me.

PAOLA - E allora leggila! (A Flavio e Vittorio) Voi due venite con me a darmi una mano a spostare il pianoforte.

FLAVIO - (ironico) Non hai parenti più prossimi?

PAOLA – No. . fratelli (sorride, prende sottobraccio Flavio e Vittorio, e li trascina fuori a sinistra).

VALENTINA -  (nota che Gregorio è ancora incantato a guardare la busta della lettera che tiene in mano. Sarcastica) Se hai paura che sia una tua...”ammiratrice”, la leggo io.

GREGORIO - (soprappensiero) No, no. . . (la apre, estrae il foglio, lo distende e legge).

LA VOCE -  (come prima, mentre Gregorio e Valentina rimangono immobili, nell’atteggiamento e nell’espressione) Visto?...Con l’aiuto di Maurilio il gioco è fatto! (Sorride) Ci sono poche righe, sopra quel foglio. Poche righe. . . senza firma. Sì, è una lettera anonima. Dice: “Nella vostra casa, nella vostra intimità, c’è una macchia, una grave macchia. Voi che siete tanto acuto nello scoprire e condannare le macchie altrui, perché non fate lo stesso nel cerchio della vostra famiglia? Aprite gli occhi e vedrete. Un uomo come il giudice Gregorio Borelli, appena si accorge che si tratta di una lettera anonima dovrebbe rifiutare di leggerla. Strapparla. Invece l’ha letta. Attentamente. Non la strappa. Anzi la rilegge. Prima delusione. E non dirà ad alcuno il contenuto. Ma... la cancellerà dalla memoria? In fondo è un’accusa. E’ un sassolino gettato a caso nelle acque tranquille di questo

lago. Niente di preciso. Tutti e nessuno. Cosi, a caso. Eppure la sua fronte si è corrugata. Un pensiero molesto si è infiltrato nella mente. Qualcosa, insomma, non funziona più come prima. (Brevissima pausa. Valentina e Gregorio riprendono a parlare, ma il loro tono è leggermente mutato. Sono entrambi come presi da una specie di oscura frenesia che deforma le loro parole ed i loro gesti).

VALENTINA - Chi è che scrive?

GREGORIO - (intasca la lettera con un gesto nervoso) Perfettamente inutile domandarlo. Se te lo volevo dire, te lo avrei già detto.

VALENTINA - (lievemente ironica) Allora è un... mistero?

GREGORIO - Potrebbe darsi. Nella vita di un magistrato ci sono tante cose che devono rimanere nascoste anche alla moglie.

VALENTINA - La posta professionale non ti arriva in villa e soprattutto non piove miracolosamente dal cielo, come quella  lettera.

GREGORIO - Qualcuno deve averla portata, è evidente. (estrae la busta e la osserva) Non ha francobollo. Quindi è stata recapitata a mano. (La intasca di nuovo, e comincia a passeggiare su e giù sempre più nervoso) Valentina...

VALENTINA - Sì?...

GREGORIO - Non sono tranquillo.

VALENTINA - Su che?

GREGORIO - Se all’improvviso ti dicessero che io non sono l’uomo che avevi sempre creduto: il magistrato infallibile, il marito esemplare, il padre modello... Tu che diresti?

VALENTINA - Che chi lo dice, o non ti conosce, o è un impostore.

GREGORIO - Ti sei mai domandata, Valentina, quale sarebbe la mia reazione davanti a un’eventuale colpa dei nostri figli?

VALENTINA - Che idee ti vengono in mente, oggi?

GREGORI0 - Io ci ho pensato. Si pensa alle cose più assurde, per occupare la fantasia, come dice Paola. Ebbene, ecco. Le reazioni potrebbero essere differenti. Se la colpa mi fosse stata nascosta e venissi a scoprirla io, avrei il dolore della delusione e l’indignazione del tradimento. Due cose. Non credo che saprei dominarmi. Se invece la colpa, la debolezza, la mancanza, mi fossero confessate spontaneamente, sarebbe un’altra cosa. Mi sentirei più propenso all’indulgenza.

VALENTINA - (accenna un sorriso forzato) Tu non ti accorgi che parli come parleresti a un imputato che non ha ancora confessato il suo delitto. E come mai ti tormenti oggi, all’improvviso, per questa che è la normalità della vita quotidiana?

GREGORIO - Perché debbo scoprire...

VALENTINA - Che cosa?

GREGORIO - Se in questa casa, ad un tratto, mancasse un oggetto qualsiasi... Un orologio d’oro, mettiamo, non cercheresti di scoprire chi lo ha preso?

VALENTINA - E’ scomparso qualcosa?

GREGORIO - (la fissa un momento negli occhi, poi sussurra)   Forse.

VALENTINA - (allarmata) Parla! Cosa?

GREGORIO - (c. s.) Non lo so. Un briciolo... Soltanto un briciolo di fiducia.

VALENTINA - (un po’ rassicurata) Mi avevi spaventata.

GREGORIO - Ti pare poco? Ma è molto più di un orologio d’oro. Molto peggio. Guardami in viso. (Valentina lo guarda.   Breve pausa) Tu sai che io so.

VALENTINA - (indecisa) Non... Non ti capisco.

GREGORIO - Ma tremi. Di che hai paura?

VALENTINA - (si allontana) Non sei più mio marito. Sei un giudice.

GREGORIO - (incalzante) Il giudice ti fa paura più del marito?

VALENTINA - (sconvolta e sarcastica) Non mi dire che tu sei geloso, oggi. Dovrei ridere. Alla tua e alla mia età.

GREGORIO - Chissà... Più si invecchia e più il peccato diventa una vergogna.

VALENTINA - Mi sembri impazzito.

GREGORIO - Non so chi ha scritto che in tutti gli individui viene il momento della crisi. Io finora non l’avevo mai avuta. Forse è venuta ora.

VALENTINA - (quasi arrogante) E allora parla! Che vuoi sapere?

GREGORIO - Tutto.

VALENTINA - Non hai detto che sapevi tutto?

GREGORIO - Non è una ragione. Voglio ascoltare la confessione.

VALENTINA - Dalle mie labbra?

GREGORIO - Non so se saranno le tue labbra che dovranno parlare.

VALENTINA - (atterrita) No! I figli, no!

GREGORIO - Ecco! . . . Comincio a intravedere la verità. Dunque la casa di vetro non era tutta trasparente come pareva.

VALENTINA - (isterica si porta le mani fra i capelli, urlando) Pietà! . . . Pietà! . . . (si avvia per uscire a sinistra) Non ti posso ascoltare più. (Esce. Sulla porta, si scontra con Paola, Flavio e Vittorio, che stavano entrando. I tre la guardano scomparire con evidente stupore, poi avanzano di qualche passo e si fermano a fissare Gregorio, il quale li guarda con fermezza).

PAOLA - (dopo una pausa) Che c’è, papa?

GREGORIO - Vi debbo parlare molto seriamente.

FLAVIO - (molto preoccupato) Cos’è accaduto?

GREGORIO - Per ora non lo so. Vi rivedrò più tardi, dopo cena, uno per volta (si avvia verso destra).

VITTORIO - (sarcastico) Sì, signor giudice.

GREGORIO - (si ferma e si volta di scatto a fissare Vittorio) Vittorio, ti proibisco!... (Pausa) Ho scoperto che in questa casa accadono fatti che io ignoravo. Che forse neppure immaginavo. Quindi, per la stima che ho per voi, e che voi dovete avere di voi stessi, desidero ed esigo sapere. (Si volta, fa un passo per uscire, poi si ferma, si rivolge ai tre. Sottovoce) Tutto (e mentre egli esce a destra, e i tre figli si guardano fra loro, smarriti, si chiude il sipario).

ATTO SECONDO

Stessa scena del primo atto. E’ sera, verso le undici. All’apertura del sipario c’è solo Gregorio, il quale cammina nervoso, avanti e indietro. Dopo un pò di tempo si sente

VITTORIO - (dall’esterno al fondo, sottovoce) E’ permesso?

GREGORIO - Vieni.

VITTORIO - (entra) Ti voglio parlare.

GREGORIO - Siedi.

VITTORIO - No. Non ne ho voglia. (Una pausa) Io non so, papà, se sia vero quello che ci hai detto prima di cena.

GREGORIO - Come “se sia vero”?

VITTORIO - Voglio dire se tu sai in realtà qualcosa, o no. Comunque non ha nessuna importanza. Da quel momento ho riflettuto. Ho fatto un esame di coscienza, e sono venuto a parlarti per primo perché non posso più tacere, n‚ continuare una finzione di serenità che mi pesa. Mi pare di truffare la tua fiducia e quella della mamma. Sono stanco di ingannarvi tutti.

GREGORIO - Tu ci inganni?

VITTORIO - Ho dovuto farlo.

GREGORIO - Ma. . . Ti sembra che noi siamo genitori con i quali è necessario l’inganno?

VITTORIO - Naturalmente voi due vi credete perfetti. Ma siete perfetti per voi, per le vostre convinzioni, i vostri principi. Se per qualcuno la pensa diversamente, a modo suo, se ha aspirazioni, necessità, desideri che contrastano i vostri, diventate ostinati, sordi, irriducibili. E allora che resta da fare? O cedere o ingannarvi. Quando uno non può rinunciare e non può cedere, inganna. Bada che non parlo soltanto per me. Parlo per tutti. Anche per Flavio e Paola.

GREGORIO - Allora sei tu che vuoi fare il processo a me, a tua madre?

VITTORIO - Non ci penso nemmeno. Voi siete fatti cosi. Avete le vostre idee. Pazienza. Ma ora bisogna che un momento o l’altro apriate gli occhi e vi accorgiate che anche noi abbiamo le nostre. Dato che questo momento è venuto, coraggio.

GREGORIO - lo non desidero di meglio che una spiegazione. Non riesco a capire ancora di che si tratti, ma vedrai che non mancherò di comprensione, malgrado quel che ne pensi tu.

VITTORIO - Papà. . . Lo so che sei intelligente, che sei uomo, che hai le più belle qualità, ma... (e tace).

GREGORIO - Ma?...

VITTORIO - Anche tu pensi che chi non è del tuo parere debba aver sempre torto per forza.

GREGORIO - Anche questo è falso.

VITTORIO - Allora parliamoci chiaro. Tu e la mamma mi avete allevato come si alleva una marionetta.

GREGORIO - Come sarebbe a dire?

VITTORIO - Insegnandomi i vostri modi di agire e illudendovi che fossero diventati i miei. Ebbene, vi siete sbagliati tutt’e due.

GREGORIO - Non ti capisco ancora. Spiegati.

VITTORIO - Ginnasio, liceo... Va bene. Studi. Ho fatto del mio meglio, voi la sapete.

GREGORIO - Ti abbiamo dato un premio per ogni esame superato. Una volta persino un viaggio all’estero.

VITTORIO - E dopo è venuta la questione dell’università. Di quello che avrei dovuto fare “dopo”. Vi siete consultati fra di voi, avete interrogato qualche professore perché vi dicesse che ne pensava delle mie attitudini, per poco non m’avete sottoposto all’esame psicotecnico, e poi mi avete offerto: o ingegneria o medicina. Vero?

GREGORIO - Vero. Lasciando a te la scelta.

VITTORIO - E io vi ho detto “né ingegneria né medicina”.

GREGORIO - Sciocchezze! Chi poteva prendere sul serio le parole di un ragazzo?

VITTORIO - Non ero più un ragazzo. Dentro di me avevo deciso.

GREGORIO - Ma andiamo! ... Ricordo benissimo. Esploratore. (Sorride sarcastico) Ma ti pareva possibile? Avevi letto qualche libro d’avventure, e allora... Esploratore non è una carriera. E poi che avresti voluto esplorare, scoprire? Il mondo è tutto scoperto. (Sorride, poi diventa serio) Perché? Avresti delle nostalgie del genere?

VITTORIO - Più che mai.

GREGORIO - Ti passeranno.

VITTORIO - No.

GREGORIO - Ma si. E poi non hai nemmeno il fisico per simili imprese.

VITTORIO - Credi che tutti gli esploratori siano stati dei giganti?... Bottego era piccolo e grasso... Walpole anche...

GREGORIO - Tuttavia sono fantasie che con gli anni passano.

VITTORIO - Ecco dove sbagli, papà. Ed ecco perché ho dovuto ingannarti.

GREGORIO - Ingannarmi, come?

VITTORIO - Se tu andassi a vedere i libri che sono in camera mia vedresti che quelli di ingegneria... denaro sciupato... non hanno neppure una pagina sottolineata.

GREGORIO - (disorientato) E i tuoi esami al politecnico?

VITTORIO - (dopo una pausa, deciso) Non li ho fatti. Nemmeno uno.

GREGORIO - (allarmato) Vittorio!

VITTORIO - (incalzante) Sarebbe stato tempo sciupato. Fra i miei libri ve ne sono molti intitolati “trigonometria”, “calcolo infinitesimale”, eccetera... Sono copertine che ho messo io, per nascondere la verità. Tanto tu, con i tuoi figli, ti sei sempre fermato alla... copertina. Aprili quei libri, e vedrai. “Viaggio nel Tibet”, “Alle sorgenti del Nilo”, “La Polinesia sconosciuta”, “ La verità su Andrè e le regioni artiche”. . .

Questi sono i miei veri studi! Il resto era schiavitù!

GREGORIO - Quindi non avresti fatto neanche un esame?

VITTORIO - Neanche uno.

GREGORIO - E io che, cieco, non ero stato ad informarmi. Mi bastava la tua parola.

VITTORIO - Ti ho ingannato. Te l’ho detto. Ma qualcosa ho fatto.

GREGORIO - Ah sì?

VITTORIO - Mi sono messo in comunicazione con alcuni stranieri, con gruppi animosi che hanno dei progetti, che preparano delle imprese. E credo che un giorno, forse, partirò.

GREGORIO - Tu partirai?

VITTORIO - Sì, papà.

GREGORIO - Te lo proibisco.

VITTORIO - Dov’è allora la tua comprensione? E la tua bontà? E’ egoismo, niente altro. Io dovrei continuare a vivere solo per accontentare il vostro bisogno di vedermi vicino, di saziare la vostra sete d’affetto. E’ egoismo!

GREGORIO - Noi ci preoccupiamo di te, del tuo avvenire, della tua sicurezza. Alla mamma non pensi? Come vivrebbe sapendoti via, in pericolo? Senza ricevere magari per mesi tue notizie? Lei che è sempre stata abituata a vederti accanto a sé tutti i giorni?

VITTORIO - Ma non ti vuoi proprio rendere conto che se tu sei rimasto incollato tutta la vita alla tua poltrona, ci può essere qualcuno che non può stare fermo? Che deve vivere all’aria aperta? Entrare in foreste sconosciute? Dormire sulla terra, vicino a un fuoco? Ritornare alle origini, insomma!

GREGORIO - Parola d’onore, mi sembri pazzo.

VITTORIO - Naturalmente! Chi non ti somiglia ti sembra pazzo. A me sembrate pazzi voi, con la vostra rassegnazione a un benessere uguale, pigro, banale.

GREGORIO - E hai potuto per anni fingere, illuderci, mentire?

VITTORIO - Sì, perché era necessario. Ne ho sofferto, ma pensavo che più tardi mi sarei rifatto.

GREGORIO - (abbattuto) Uno sconosciuto, eri. Uno sconosciuto.

VITTORIO - Purtroppo ho fatto di peggio. Per partire avevo bisogno di denaro. Sapevo che tu non me ne avresti dato. Almeno per questo scopo, no di certo.

GREGORIO - (rabbioso) E non te ne daremo!

VITTORIO - Allora ho cercato di procurarmelo in altro modo.

GREGORIO - Che hai fatto?

VITTORIO - Ho giocato. Quando andavo in città, e rimanevo fuori la sera, con la scusa d’incontrarmi con un mio compagno di politecnico.

GREGORIO - Disgraziato.

VITTORIO - Naturalmente, invece di vincere, ho perduto quello che avevo e... quello che non avevo. Flavio e Paola mi hanno soccorso.

GREGORIO - (sorpreso) Ah, perché loro... sapevano?

VITTORIO - Paola, sì, tutto. Flavio qualcosa.

GREGORIO - Tutta una congiura.

VITTORIO - (ironico) Papà... E’ l’eterna lotta fra le generazioni.

GREGORIO - Perché sei venuto a parlarmi delle tue perdite al gioco?

VITTORIO - Perché ho dei debiti.

GREGORIO - E tu credi che io li paghi?

VITTORIO - Sì.

GREGORIO - (trionfante) Ah, ti tengo in pugno, finalmente! Ho quest’arma.

VITTORIO - Non credere di legarmi cosi.

GREGORIO - Vedremo! Pertanto non pagherò un centesimo, se non avrò la tua sottomissione, la tua rinuncia definitiva a queste pazzie. Voglio vedere le lettere degli esaltati con i quali sei in contatto, sapere dei tuoi impegni presi. Risponder io. Scioglier le promesse. Provveder alla tua vita. Solo a questo patto, intendiamoci bene; solo cosi interverrò col mio denaro.

VITTORIO - E dici di amarmi?

GREGORIO - Agisco per il tuo bene.

VITTORIO - Tutti i genitori, agendo per il bene dei loro figli, sovente li rovinano senza accorgersene. Bada, papà, che stai commettendo un errore.

GREGORIO - Vuoi insegnarmi tu quello che devo fare? Tu che sei la macchia della mia casa?

VITTORIO - Per la mie aspirazioni?

GREGORIO - Per i tuoi inganni!

VITTORIO - Ti illudevi che fossimo tutti uniti, papà! Tutta una famiglia! C’è un abisso fra di noi.

GREGORIO - A quanto ammontano i tuoi debiti?

VITTORIO - Non te lo dirò. A queste condizioni non voglio che tu intervenga.

GREGORIO - Vittorio, ascolta...

VITTORIO - (interrompe) No! Non sono un ragazzo. Non ti sei accorto che sono cresciuto, che ho il mio cervello, la mia volontà?

GREGORIO - Un cervello che ti serve solo a commettere sciocchezze.

VALENTINA - (appare dalla porta di destra, in vestaglia) Che succede?

GREGORIO -  Tuo figlio. . . Avanti! Parla, se hai il coraggio, a tua madre.

VITTORIO - (sarcastico) Vuoi prendermi dalla parte del cuore, eh? Non ci riuscirai.

VALENTINA - Vittorio, si può sapere?

GREGORIO - (interviene) Vuole andarsene al polo, all’equatore, o che so io!

VALENTINA - (atterrita) Vittorio!

VITTORIO - Basta, mamma. (Indica Gregorio) Ti spiegherà lui. A modo suo, ma ti spiegherà. So di darti un dolore, ma...non posso fare diversamente (esce bruscamente a sinistra).

VALENTINA - Gregorio, è vero?

GREGORIO - Ci ingannava. Ci ingannava tutti. Egoista. Testardo. Ipocrita. Ecco quello che è.

VALENTINA - Il mio Vittorio!...

GREGORIO - Non ha fatto un esame. Ha fatto dei debiti. Ecco la verità. Ha giocato per poter andare a fare l’esploratore. Cose che non stanno né in cielo né in terra. Ma anche Flavio e Paola erano d’accordo con lui. Questa era la nostra casa di vetro, esempio di armonia e felicità.

VALENTINA - Vuole partire?

GREGORIO - Sì, per andarsene chissà dove.

VALENTINA - Non bisogna prenderlo di punta. E’ peggio. E’ capace di commettere qualche sciocchezza.

GREGORIO - Finirà col riflettere.

VALENTINA - Sei sicuro, Gregorio, che siamo nel giusto noi, e non lui?

GREGORIO - Io sono sicuro che agendo come agisco, e come agirò, faccio quello che devo fare, nel suo stesso interesse. Andava a giocare, capisci. E ha fatto dei debiti.

VALENTINA - Quanto?

GREGORIO - Non so. Non l’ha voluto dire. Dovrà pagarli. Cioè dovrò pagarli io. Poi, un giorno, mi benedirà per averlo salvato sull’orlo dell’abisso.

VALENTINA - Ci benedirà, o ci maledirà?

GREGORIO - Valentina, tu sai che con te non ho mai usato parole forti. Ho sempre preferito la dolcezza e la persuasione.  Ma adesso basta. Farò quello che voglio, che devo fare.

VALENTINA - Anch’io.

GREGORIO - (sorpreso) Vittorio sarebbe riuscito anche a fare questo? A seminare la discordia fra noi due?

VALENTINA - Sarai tu che l’avrai voluto.

PAOLA - (appare alla porta di sinistra, seguita da Flavio).

GREGORIO - (ai due) Che volete?

PAOLA - Papà... Abbiamo saputo, io e Flavio, che tu non vuoi dare a Vittorio il denaro che gli occorre: Che gli occorre urgentemente.

GREGORIO - No. E con questo?

PAOLA - Noi non vogliamo discutere le tue decisioni.

GREGORIO - Meno male!

PAOLA - Ma non le approviamo. Vero, Flavio?

FLAVIO - No, papà.

GREGORIO - Non ho bisogno della vostra approvazione.

PAOLA - E allora, se permetti, siamo venuti... Anzi, sono venuta principalmente io, per dirti che su quanto è mio, per disposizione della nonna, e che amministri tu, ti prego di dare a Vittorio quello che gli serve.

GREGORIO - (stupito) Che sarebbe, questo?

PAOLA - (decisa) Mi pare di aver parlato chiaramente.

GREGORIO - Ah! . . . Vittorio è venuto a commuovere te, non riuscendo a commuovere me?

PAOLA - Non c’è stato bisogno. Io e Flavio sapevamo già tutto.

GREGORIO - E tacevate?

PAOLA - Per forza (Lieve sorriso). Intanto noi siamo fratelli che non si tradiscono fra di loro. E poi io approvo Vittorio. Flavio forse un po’ meno, ma io sì.

GREGORIO - (accennando a Flavio) Meno male che ce n’è uno, in famiglia che ha conservato la testa a posto. (A Flavio) Se mi vuoi aiutare, vuol dire che ti stimerò un po’ di più di quanto abbia a stimare gli altri.

FLAVIO - Un momento, papà. Io non condivido tutte le idee di Vittorio, ma sul fatto che ora sia necessario pagare i debiti che ha fatto mi pare che non ci possano essere discussioni. In un modo o nell’altro si pagano, poi si vedrà.

GREGORIO - Pagheremo quando avrà rinunciato alle sue pazzie.

PAOLA - Un ricatto?... Papà... quando Vittorio me lo ha detto, non volevo credergli. Mi pareva impossibile che tu, proprio tu, avresti fatto una cosa simile.

GREGORIO - Ma che ricatto! Uso della mia autorità paterna.

PAOLA - Ne abusi, papà!

GREGORIO - Smettila, Paola!

PAOLA - I diritti di mio fratello sono anche i miei. Quindi li difendo! Ho detto che gli dar io quel denaro, e manterrò.

GREGORIO - Tu non hai un soldo. Non puoi disporre di niente.

PAOLA - (disorientata, si rivolge a Valentina, la quale è rimasta in un angolo, ascoltando a testa bassa, quasi assente) Mamma... Mamma, tu non dici niente?

GREGORIO - (maligno, cattivo) No! Non dice niente. E se parlasse direbbe delle sciocchezze, come te. Come voi tutti.

PAOLA - (ironica) Davvero?... Allora vuol dire che ha già parlato e che è d’accordo con noi. (La abbraccia) Grazie, mamma!

GREGORIO - Ma che v’ha preso, tutti quanti, così a un tratto? Che v’ha morso?

FLAVIO - Saranno state le tue parole, papà. Hai fatto appello a una maggiore sincerità. Ebbene, eccola. Qui siamo in piena sincerità.

PAOLA - (sarcastica) Piena?!?... Non ancora.

FLAVIO - (preoccupato) Paola, ti prego...

PAOLA - No, no. Vittorio ha vuotato il sacco. Perché dovrei tacere io? Se andrà via lui, me ne andrò via anch’io.

VALENTINA - (sorpresa, addolorata) Paola!... Dove?

PAOLA - Il dove non importa. No, non abbiate paura. Non sarà per seguirlo in Polinesia. Me ne andrò anch’io, per non sentirmi domandare tutti i momenti: dove vai? a chi telefoni? a chi scrivi? che cosa pensi? Me ne andrò per essere padrona di me, delle mie azioni, dei miei sentimenti.

VALENTINA - Paola... Ma il nostro è soltanto amore.

PAOLA - Troppo!... Un amore asfissiante che mi impedisce di vivere; che mi obbliga a tutti i sotterfugi; che mi impone, per necessità di cose, la menzogna quotidiana.

GREGORIO - (inquisitore) Che cosa hai da nascondere, tu?

PAOLA - (ironica) Vuoi sapere a chi scrivo?

FLAVIO - (interviene con preoccupazione) Paola, torna in te. Ragiona.

PAOLA - (con aria di sfida) No!

FLAVIO - Stai zitta, ti prego.

GREGORIO - Insomma, che c’è che io non debba sapere?

PAOLA - Oh, non c’è un segreto vergognoso. E’ un segreto di cui sono orgogliosa. E che se non foste i genitori che siete, da tanto vi avrei rivelato.

VALENTINA - Paola... Un uomo... non libero?

PAOLA - (sorride) No, mamma. Nessun uomo.

VALENTINA - Cielo, ti ringrazio.

PAOLA - Scrivo, perché... (si diverte a notare l’effetto della sua sospensione) Perché... Perché sono una scrittrice.

VALENTINA - (tranquilla) Oh, Paola...

GREGORIO - Se non è che questo...

PAOLA - Non è che questo, infatti. Voi non lo sapevate, non vi pare possibile, ma sono una vera scrittrice.

GREGORIO - (scettico) Va bene. Ci farai vedere i tuoi saggi.

PAOLA - Li hai già visti.

GREGORIO - Io?!? . . .

PAOLA - Sì. Del resto, Vittorio ha le sue ambizioni di esploratore, io le mie.

GREGORIO - Speriamo che ti costino meno, e non ti portino lontano.

PAOLA - No, non mi costano. Mi rendono.

GREGORIO - (aggrotta la fronte) Ti rendono?

PAOLA - Sì. Quello che scrivo si stampa. Mi viene pagato. Non ci potrei vivere ancora, ma è abbastanza per il mio orgoglio.

GREGORIO - E si può sapere?...

PAOLA - Cosa scrivo?... Sì. Pubblico con uno pseudonimo. (Una pausa) “Adriano Lazzeri”.

GREGORIO - Adriano Lazzeri. . . Lazzeri. . . Ma allora?. . . Quella rivista... Quell’articolo che ho notato...

PAOLA - Proprio. L’articolo di critica al tuo giudizio, alla tua condanna di quei ragazzi, l’ho scritto io.

GREGORIO - Vergognati!

PAOLA - Non mi vergogno affatto. Ho cominciato un anno e mezzo fa. Ho mandato la mia prima novella a un settimanale, così un po’ a caso. L’ha stampata. Da allora ho continuato a scrivere di nascosto novelle e articoli. Ora sono a metà di un romanzo. C’è un editore che lo aspetta.

VALENTINA -  Ma se non ci siamo mai accorti di niente...

PAOLA - Scrivevo di notte. La mia posta la riceve Flavio. Quindi, se voglio, ho anche la mia indipendenza assicurata. Denaro guadagnato da me, da sola, col mio ingegno. Sapeste quanto maggior valore ha... E potrei vivere la mia vita, senza legami, senza imposizioni...                                

GREGORIO - Mia figlia!... La figlia che credevo immacolata...

PAOLA - Ah, perché adesso mi credi disonorata?

GREGORIO - Certo, perché se hai potuto scrivere quelle cose...

PAOLA - Sono opinioni mie! Mie, capisci? E di molti altri. E se tu non fossi l’uomo che sei, perduto in mezzo alle nuvole mi apriresti le braccia come le apriresti a Vittorio.

GREGORIO - Ti dico solo una cosa, Paola. Se invece di essere   tuo padre io fossi un uomo qualsiasi e sapessi che tu hai scritto quella roba... Ebbene, anche se ti amassi, non ti sposerei.

PAOLA - (con un sorriso, ironica) Non mi ucciderei di dolore

GREGORIO - (provocante) No?...

PAOLA - (calma) No. Perché neanch’io vorrei sposare un tipo come te. Hai tante qualità, d’accordo; sei un uomo d’oro, ma sei una stella: lassù. E non si possono sposare le stelle.

GREGORIO - (sarcastico) Mi permetterai di leggere il tuo romanzo?... Mi darai il manoscritto?

PAOLA - Non ci penso nemmeno. Dentro la mia vita artistica non permetto che mettano piede gli estranei. E’ un mondo che riguarda solo me, di cui sono responsabile io sola.

GREGORIO - E noi saremmo gli estranei.

PAOLA - In questo sì.

GREGORIO - Valentina, parlale tu. Fa’ intendere ragione a questa invasata. Per quattro insulti alla magistratura che le hanno stampato... E che le hanno stampato solo perché erano tali... La donzella si è montata la testa.

PAOLA - (sicura) No, papà. Non mi sono montata la testa. (sospira) Be’. .. Ora sapete che io sono una scrittrice, come Flavio un musicista. A lui (indica Flavio) non glielo avete rimproverato.

GREGORIO - Tuo fratello è un uomo.

PAOLA - Non l’ho chiesto io di essere una donna.

VALENTINA - Paola... Perché proprio questa sera hai voluto dirci?... Non potevi tacere ancora?

PAOLA - Avreste preferito?

VALENTINA - Forse sarebbe stato meglio che tu avessi rivelato la verità soltanto a tuo marito, quando ti fossi sposata.

GREGORIO - Ah .. E’ questo tutto quanto hai da dire? Da consigliare a tua figlia?

VALENTINA - In fondo non ha commesso nulla di male.

GREGORIO - Per ora, Ma se lei non si vergogna, mi vergogno io. E se un mio collega venisse a sapere chi è quell’Adriano Lazzeri, e un giorno me ne parlasse, non saprei dove nascondermi.

PAOLA - Che ti avevo detto, Flavio? La solita meschinità borghese. Il giudizio del mondo. I colleghi. La gente. (a Gregorio, accalorandosi) Non ti occupi di me, della mia anima del mio cervello. Non ti senti nessuna fierezza perché tua figlia sa fare quello che certe altre pupattole sciocche della mia età non sanno fare. Non badi se la psicologia dei miei personaggi sia osservata, ritratta con vigore, con sintesi. Se la prosa  con cui manifesto i miei pensieri, le mie opinioni sul mondo che mi circonda e in cui vivo, sia solida, fluida e personale. No! Ti preoccupi di quello che potrà dirti un collega! Del probabile sorriso canzonatorio della sua bocca. Egoismo! Mi  fai pena, papà.

VALENTINA - E se l’uomo che tu amassi, domani, non ti volesse perché scrivi o hai scritto quella roba?

PAOLA - Vorrebbe dire che mi ero sbagliata! Che non valeva la pena che lo amassi. E sarei riconoscente a questo pretesto che mi avrebbe aperto gli occhi. Comunque, non c’è questo  pericolo.

GREGORIO - (la fissa negli occhi) Del resto tu. . . tu non scriverai più.

PAOLA - (scoppia in una risata nervosa) Papà!... Non ti accorgi nemmeno di dire delle assurdità?

GREGORIO - O se scriverai, farai vedere a me tutto quello che scrivi.

PAOLA - (c. s.) Censura preventiva?!?... Non ci penso nemmeno.

FLAVIO - (a Paola) Per questo ti dicevo che avresti fatto meglio a tacere.

VALENTINA - Certo!

GREGORIO - Bravi! . . . Ora condannate perfino la verità. Avreste preferito la menzogna. No. Sono contento che tutto sia venuto in chiaro.

PAOLA - Anch’io su questo sono d’accordo. Posizioni nette. Per me, come per Vittorio. E insisto su quanto vi ho detto. I miei quattrini per pagare i suoi debiti.

PAOLA - Sei un magistrato, e dovresti sapere che il diritto è dalla mia parte.

GREGORIO - Hai coraggio di parlare anche di diritto?

PAOLA - Sei tu che non permetti che si parli d’amore!. . . E allora come vuoi che faccia? Io sì, parlo per amore. Amore per mio fratello, comprensione per i suoi debiti, per le sue necessità spirituali...

GREGORIO - (interrompe) Basta! Sono stufo di questa retorica e di questa letteratura da quattro soldi!

PAOLA - Perché vuoi chiudere gli occhi e non vedere? Permettimi di dirti, papà, che tutto questo, in te, e mancanza di coraggio. Sai benissimo che dovrai cedere. Perché non farlo subito con generosità, facendo tacere il tuo risentimento e la tua autorità che non conta più?

GREGORIO - Non conta più? La vedremo.

FLAVIO - Papà... Permetti che dica una parola anch’io?

GREGORIO - Non c’è più niente da dire.

VALENTINA - Ma no. Lascialo dire. Non è un bambino, Flavio.

FLAVIO - Scusami, papà, ma trovo che ora si deformano le cose e si fanno tragedie senza ragione. In fondo, se tu volessi guardare con minore animosità la situazione, vedresti che non c’è nulla di catastrofico. Vittorio non ha commesso una colpa irreparabile. Paola nemmeno.

GREGORIO - (sarcastico) Sei di vedute molto larghe, tu.

FLAVIO - lo ti capirei, se avessi scoperto ben altre macchie. Ma i tuoi figli non hanno niente di cui debbano arrossire. Perché vuoi arrossire tu? Ti vergogneresti davvero di essere il padre di Peary, che ha scoperto il Polo? O di Grazia Deledda? Non lo credo.

GREGORIO - Non si tratta di Peary né di Grazia Deledda.

FLAVIO - Per si tratta di aspirazioni, di ideali. E non hai il diritto di soffocarli.

GREGORIO - Si vede che non sai cosa vuol dire avere figli, tu.

FLAVIO - Ma so cosa vuol dire avere desideri e sogni. Li ho anch’io, e siccome inquadrano nelle vostre idee, per fortuna mia e vostra, me li avete autorizzati. Ma se non fosse stato così, avrei dovuto ribellarmi anch’io, per forza. Per poter seguire la mia strada.

GREGORIO - Non riuscirai a persuadermi.

FLAVIO - Ti do un consiglio, papà. Prova a rileggere quello che Paola ha scritto. Leggi sapendo che è tua figlia: vedrai che  tutto ti apparirà sotto un’altra luce. Il tuo affetto anche se non vuoi, ti spingerà verso l’indulgenza. Paola ti darà altri suoi scritti. Dovrai finire con l’apprezzarli.

GREGORIO - Quello che voglio vedere è quel romanzo che dice sta scrivendo.

FLAVIO - Te lo darà.

PAOLA - No.

FLAVIO - Ma sì che glielo darai. Tutto si aggiusterà. Si deve aggiustare. Ma pensa, se invece di questa sua attività, in fondo nobile, tu avessi scoperto che fosse ammalata... Se i medici l’avessero condannata

VALENTINA - (impressionata) Flavio, ti prego

FLAVIO - Quello sarebbe stato il dolore!....Lo stesso che avresti provato, scoprendo magari che conduceva una condotta vergognosa, viziosa... E allora, dimmi un po’, non avresti permesso che scrivesse tutto quello che poteva desiderare per consolare il suo male? Non saresti stato buono fino a qualsiasi perdono... Bada che dico “qualsiasi”!... Per vederla tornare sulla retta strada?

GREGORIO - Tua sorella è forte, sia di fisico che di morale!

FLAVIO - E tu vuoi essere meno buono con lei perché ha questa fortuna? Perché tu hai la fortuna di vederla sana, anziché malata. Ti pare giusto?

GREGORIO - (tormentato) Ma quel denaro che pretende... no. Mai.

FLAVIO - Non ce ne sarà bisogno, perché i debiti di Vittorio li pagherai tu.

GREGORIO - Io?!?...

FLAVIO - Sì, papà. Non sarebbe generoso che tu permettessi a Paola di fare questo sacrificio. Essa ti ha mostrato quello che tocca fare a te. Ma andiamo, papà... Davvero vuoi condannare Vittorio perché ha in cuore questa aspirazione che lo divora? Bisogna che tu gli permetta di seguire la sua strada.

GREGORIO - (sarcastico) Sì... nelle foreste!

FLAVIO - Se lo porta nelle foreste, lascia che vada. Tu sei tanto intelligente. Possibile che soltanto perché sei padre voglia negare l’evidenza? Si tratta di superare l’ostacolo della propria testardaggine. Lo so...Ti eri abituato a un quieto vivere al quale tenevi. Ora ti disturba scombussolare questo sistema ordinato e pacifico. Ma che ci vuoi fare? Bisogna che tu permetta anche a noi di vivere la nostra vita. La nostra personalità

VALENTINA - (acconsente con cenni del capo) Gregorio... Mi pare che Flavio abbia ragione.

FLAVIO - (trionfante, indicando Valentina) Vedi? Saresti da solo contro tutti. Questo deve persuaderti che non sei dalla parte della giustizia. Questo dovrebbe essere decisivo soprattutto per un magistrato come sei tu.

GREGORIO - Qui il magistrato non c’entra. Si tratta solo del padre. E tu, voi tutti, vorreste che io abdicassi alla mia autorità.

FLAVIO - Ma no. Nessuno ti chiede questo. Ma che tu comprenda non soltanto la tua autorità ma anche i nostri sogni, desideri, sentimenti.

GREGORIO - (spiacevolmente sorpreso) Hai una vita nascosta anche tu?

FLAVIO - (lo fissa un momento, abbozza un sorriso, accenna di sì col capo) Fra pochi giorni saresti venuto a conoscerla.

VALENTINA - (preoccupata) Che cosa?

PAOLA - (ironica) Anche lui, il figlio esemplare, si! Il figlio perfetto, avrà secondo voi una macchia.

GREGORIO - (preoccupato) Che altro c’è?

FLAVIO - Non vorrei proprio stasera aggravare la tua situazione, papà.

PAOLA - (quasi cattiva) Devi, Flavio! Devi anche tu.

FLAVIO - Dice bene Paola. Tra pochi giorni lo verresti a sapere, e da altri. Mi accuseresti di doppiezza. E in questo avresti ragione. Preferisco quindi approfittare di questo momento.

VALENTINA - (ansiosa) Ma che c’è, Flavio?

PAOLA - (notando che Flavio esita, e forse rinuncia, interviene decisa, arrogante) Sulla porta di una chiesa sono esposte...(si interrompe per notare meglio la tensione di Gregorio. Quindi indica Flavio)... le sue pubblicazioni di matrimonio.

VALENTINA - (sussurrando) Matrimonio?!?. .. (Si abbandona sopra una poltrona, con la testa fra le mani).

GREGORIO - (contemporaneamente esclama) Matrimonio?!?

FLAVIO - (dopo un attimo di esitazione) Sì, papà. E’ un matrimonio che tu non approveresti. Anzi, che non approverai. Ecco la ragione per cui non ne ho parlato prima.

GREGORIO - (ansioso) Di chi si tratta?

PAOLA - (dopo aver atteso un po’ la risposta di Flavio) Be’...Non hai nemmeno il coraggio di dirlo? Flavio, non me l’aspettavo.

FLAVIO - E’... E’ una cantante.

GREGORIO - Una cantante? ! ?

FLAVIO - Sì. Monica Lulli.

GREGORIO - Non la conosco.

FLAVIO - La conoscerai.

VALENTINA - (si alza in piedi e si avvicina a Flavio) Ma perché non dirci prima?... Non consultarci?

FLAVIO - Per evitare discussioni. Contrasti.

PAOLA - (ironica) Comunque, state tranquilli... Della famiglia...La conosco io.

GREGORIO - Tu?

PAOLA - Sì. Flavio me l’ha presentata. E’ una donna di grandissimo valore.

GREGORIO - Tu non c’entri! Sei un’esaltata.

FLAVIO - No, papà. Paola ha ragione. E poi ci vogliamo bene. Questo basta, no?

GREGORIO - (facendo il possibile per controllarsi) Di che famiglia è? Che passato ha? Avanti. Racconta. Se temevi tanto la nostra opposizione ci sarà un motivo. Meglio che tu lo dica subito.

VALENTINA - Se lo merita, l’apprezzeremo anche noi, come Paola.

FLAVIO - Lo spero.

GREGORIO - D’accordo, ma è assurdo che tu giunga alle pubblicazioni senza dirci una parola. Tuttavia, visto che oggi, sembra, bisogna lasciarvi fare tutto quel che volete, poiché sono i figli che   comandano... Sentiamo. Chi è questa Monica Lulli?

FLAVIO - E’ un’artista. Vive del suo lavoro. Ha già un discreto nome. Io scriver per lei la mia musica. Essa la interpreterà.

GREGORIO - Non è quello che ti domandavo. I suoi genitori?...

FLAVIO - Ha soltanto la madre.

GREGORIO - E il padre chi era?

FLAVIO - Capostazione di una piccolo paese.

GREGORIO - (ironico) Grande aristocrazia, insomma.

FLAVIO - Non ho bisogno dell’aristocrazia, per essere felice. Quando la conoscerete, vedrete che...

GREGORIO - (interrompe) Non la conosceremo mai!

FLAVIO - Farete come vorrete. Io la sposo.

VALENTINA - (disperata) Flavio, ti scongiuro!... Dopo ti pentirai.

FLAVIO - (affettuoso) No, mamma. Ne sono sicuro.

PAOLA - Flavio ha ragione.

GREGORIO - (coprendosi il viso con le mani) Che rovina, stasera!... Tutti i miei figliuoli... Tutti!

PAOLA - Ma no... Niente. Tutti fieri di se stessi.

FLAVIO - Papà...

GREGORIO - Basta!

FLAVIO - Adesso Vittorio ti pare quasi innocente. Paola ti sembra una monella che ha commesso una birichinata. Invece il grande colpevole sono io, vero?

VALENTINA - Non colpevole. Disgraziato.

PAOLA - Sbagli, mamma. Anche tu, papà. Domani, forse, vi accorgerete che questa... Questa sola è la felicita di   Flavio.

GREGORIO - Non è possibile.

PAOLA - Papà, che sai tu? Credi che l’amore sia più facile da giudicare che un articolo giornalistico, o di una novella?

GREGORIO - Andrò io a trovare quella donna.

FLAVIO - Anche se la persuadessi, non potrebbe perché non vorrà mai sacrificare me.

GREGORIO - Andate via tutt’e due... Via, vi dico.

FLAVIO - Non lasciarti corrompere dai pregiudizi, da quel che può dire il mondo, la gente. E soprattutto dal tuo egoismo.

GREGORIO - Egoismo?!?...

FLAVIO - Sì. Tutti, per forza, siamo egoisti.

GREGORIO - Via!

PAOLA e FLAVIO - (si consultano con uno sguardo, poi escono insieme a sinistra).

GREGORIO - (si abbandona sopra una poltrona) Che sfacelo! Che fallimento!...

VALENTINA - (gli si avvicina, gli passa una mano fra i capelli e gli dice con dolcezza commossa) Gregorio... Quando stai per condannare qualcuno... Me l’hai detto tu diverse  volte... Ti fai sempre un ultima domanda:”E se fosse innocente?”. Ebbene, io ti domando: “E se avessero ragione loro?”.

GREGORIO - (solleva il capo, fissa nel vuoto, e sussurra quasi a se stesso) E se avessero ragione loro? (mentre il sipario si chiude).

ATTO TERZO

La stessa scena degli atti precedenti. E’ l’indomani mattina degli avvenimenti del secondo atto. Una mattinata di sole.

MAURILIO - (solo in scena all’apertura del sipario, sta finendo di spolverare. A un certo momento tende l’orecchio come se sentisse passi avvicinarsi alla porta di sinistra, poi si china dietro allo schienale di una poltrona, con l’atteggiamento di chi distende un tappeto).

VITTORIO - (entra da sinistra in abito da passeggio, e si dirige verso il fondo, per uscire).

MAURILIO - (insorgente da dietro la poltrona, quasi magicamente) Il signorino esce?

VITTORIO - (sussulta e si ferma. Imbarazzato, confuso e disorientato, si rivolge verso Maurilio, accennando di sì col capo) ...sì. Ho bisogno di camminare. Sono molto nervoso. Stanotte non ho chiuso occhio.

MAURILIO - Non si sentiva bene?

VITTORIO - Ho avuto una discussione con mio padre.

MAURILIO - Fa colazione?

VITTORIO - No. Aria pura e sole mi faranno bene. Seguir qualche sentiero, e su... su... sempre più su. Se chiedono di me...(s’interrompe ed esita).

MAURILIO - Che devo dire?

VITTORIO - Niente. La verità. Che sono uscito (esce in fretta dal fondo per evitare altre domande).

MAURILIO - (lo guarda uscire, accenna un sorriso maligno e borbotta) Lui sarebbe uscito per andare (gli rifà il verso) “su...su...sempre più su”. Visto che c’era, per andare in alta montagna, poteva mettersi in smoking. (Scrolla le spalle, riprendendo il lavoro) Mah!...

GREGORIO e VALENTINA - (entrano da destra)

MAURILIO - Buongiorno, signori. Bella giornata. Fanno colazione qui?

VALENTINA - Per ora no. (Gli fa cenno di andarsene) Richiameremo noi.

MAURILIO - (fa un lieve inchino) Grazie (ed esce al fondo).

GREGORIO - (fa qualche passo. Valentina siede. Gregorio si ferma dinanzi a lei) Tu credi proprio che Flavio, Paola e Vittorio... soprattutto Vittorio... I nostri figliuoli insomma, possano fare da soli come pretendono?

VALENTINA - Io ho molta fiducia in loro, malgrado tutto.

GREGORIO - Stanotte ho riletto l’articolo di... di quell’Adriano Lazzeri, come mi aveva consigliato Flavio.

VALENTINA - E allora?

GREGORIO - (scrolla negativamente il capo) ...no. Non ho cambiato opinione. L’argomento rimane quello che è. Non posso tuttavia negare che è scritto bene. Come vedi, sono obiettivo. Se l’autore adoperasse queste sue qualità stilistiche per scopi più nobili...

VALENTINA - Per quanto riguarda Flavio. . . Credo che nel concerto che dirigerà sarà compresa qualche musica sua, probabilmente cantata da Monica Lulli.

GREGORIO - Per quando è fissato il concerto?

VALENTINA - Per i primi di settembre.

GREGORIO - Cioè dopo... dopo le nozze.

VALENTINA - Dopo.

GREGORIO - Naturalmente io non verrò al concerto.

VALENTINA - (si alza in piedi) Ci andrò io.

GREGORIO - Non ci andrai neanche tu.

VALENTINA - Perché?

GREGORIO - Credo che in quel periodo saremo partiti. Vorrei fare un viaggetto nel nord Europa.

VALENTINA - Con Paola?

GREGORIO - Certamente.

VALENTINA - Non verrebbe. Essa tiene ad essere presente..

GREGORIO - Al concerto?

VALENTINA - Anche.

GREGORIO - Paola farà quello che vogl...

VALENTINA - (lo interrompe, con tono di rimprovero) Gregorio! . . .

GREGORIO - (si frena a fatica) Bisognerà provvedere alla faccenda di Vittorio. Se è urgente...

VALENTINA - Ti sei deciso?

GREGORIO - Bisogna sapere la cifra. Tu stanotte sei tornata da lui?

VALENTINA - No.

GREGORIO - Credevo che...

VALENTINA - Ho tentato, sì. Ma si era chiuso a chiave, e non mi ha voluto aprire.

GREGORIO - (sorride soddisfatto) Ah... (a bassa voce) Rimorso.

VALENTINA - Direi... orgoglio.

GREGORIO - Comunque, adesso dovrà decidersi a dirmi quanto gli occorre.

VALENTINA - Senza più condizioni?

GREGORIO - Questo lo deciderò io. (Guarda l’orologio, va al fondo e chiama verso l’esterno) Maurilio! (Ritorna al centro).

MAURILIO - (appare al fondo) Comandi, signore.

GREGORIO - Vai di sopra dal signorino Vittorio, e digli che scenda.

MAURILIO - Il signorino Vittorio non c’è.

GREGORIO - (stupito) Come non c’è?

MAURILIO - (con evidente piacere) E’ uscito di casa.

GREGORIO - Quando?

MAURILIO - Cinque... Dieci minuti fa.

GREGORIO - E dove è andato?

MAURILIO - Non l’ha detto, signore.

VALENTINA - Come era vestito?

MAURILIO - Come al solito, signora... Con l’abito da mattino che preferisce. (Breve pausa) Mi ha salutato.

GREGORIO - Che vuol dire “mi ha salutato”?

MAURILIO - (esitando) Non so se devo dirlo, signori... Ma mi pareva un po’ preoccupato.

VALENTINA - (allarmata) Preoccupato? Che aveva?

MAURILIO - Ha accennato di avere avuto delle discussioni con... (sta per indicare)

GREGORIO - (il quale tronca con un gesto) Va bene. Questo non c’entra.

VALENTINA - (preoccupata) Come non c’entra? (A Maurilio) Dove può essere andato?

MAURILIO - Non ho idea, signora.

VALENTINA - Ma ti pareva che volesse andare in città?

MAURILIO - Non saprei. Non mi ha detto niente.

GREGORIO - Ha parlato con Flavio, con Paola?

MAURILIO - Non credo, signore. Anzi...

VALENTINA - (sempre più inquieta) Che cosa? Parla.

MAURILIO - Non vorrei allarmare i signori, ma ho avuto l’impressione che uscisse furtivamente, e non volesse farsi scorgere da nessuno. Quando io l’ho visto è rimasto un po’ confuso. Ed è stato allora che mi ha salutato.

VALENTINA - (nervosa) Salutato... come?

MAURILIO - Forse sbaglio, ma ho avuto come la sensazione che mi salutasse come... come se non dovesse più tornare per molto tempo.

VALENTINA - (in ansia) Lo senti, Gregorio?

GREGORIO - (tentando di dominarsi) Ma nooo... Idee. Dove vuoi che sia andato? Al massimo in città a chiedere un rinvio, per guadagnare tempo....

VALENTINA - (che a poco a poco perde il controllo e non bada più alla presenza di Maurilio) Tu vedi sempre le cose come ti fanno comodo.

GREGORIO - Andiamo, Valentina. Non vorrai fare un romanzo perché Vittorio stamane è uscito di casa? Non mi pare ragionevole.

VALENTINA - Dopo quello che è accaduto stanotte. . . Dopo le tue parole. . .

GREGORIO - Vittorio ha la testa sulle spalle.

VALENTINA - Quando non è esasperato (Va alla porta di sinistra e chiama verso l’esterno) Flavio.

FLAVIO - (dall’esterno) Sì, mamma.

VALENTINA - Sei alzato?

FLAVIO - (c.s.) Sì, sto scendendo.

GREGORIO - (a Maurilio) Guarda se in camera Vittorio ha lasciato qualcosa. Una lettera, un biglietto... Non so. Una spiegazione.

MAURILIO - Subito, signore (esce a sinistra).

VALENTINA - Lo vedi? Anche tu ora sei preoccupato.

GREGORIO - Neanche per sogno! Non sarà partito per il Polo così, immagino (sorride).

VALENTINA - Il tuo sorriso sembra una smorfia. Del resto, non è il Polo che mi allarma.

GREGORIO - E cosa, allora?

VALENTINA - Quel suo debito di gioco. Quello sì.

FLAVIO - (Compare alla porta di destra) Buongiorno. Che c’è?

VALENTINA - Vittorio se n’è andato.

FLAVIO - (sinceramente sorpreso) Dove?

VALENTINA - Non lo sappiamo. Se ne è andato stamattina   senza vedere nessuno, senza dire una parola.

FLAVIO - Andato via?...

GREGORIO - Che via!... E’ uscito. Magari è nella pineta che passeggia.

VALENTINA - Non dire sciocchezze. Hai sentito Maurilio?

FLAVIO - Che ha detto Maurilio?

VALENTINA - Che era stravolto, che ha accennato alla lite di ieri sera.

GREGORIO - Ma no, non esagerare. Ha detto solo che era preoccupato.

VALENTINA - (sempre più confusa) E che lo ha salutato in modo strano. Come se non dovesse più tornare.

GREGORIO - Fantasie del domestico.

FLAVIO - Vittorio non può aver fatto niente che... (e tace).

GREGORIO - (afferrandosi ad ogni scampo) Appunto. Quel che dico io. Ma tutti, qui, ora mi sembra che deformino le cose.

VALENTINA - (a Flavio) Quando doveva pagare il debito?

FLAVIO - (esitando) Stamane, credo.

VALENTINA - (allarmata) Stamane?

FLAVIO - Mi pare che Paola abbia accennato questo.

VALENTINA - (disperata) Stamane!... E noi, ciechi, non ce ne siamo preoccupati. Lui era con l’acqua alla gola, e noi abbiamo perso tempo in sciocchezze.

GREGORIO - (colpito dall’accusa) Ti parevano sciocchezze?

MAURILIO - (ricomparendo da sinistra) In camera del signorino non c’è nulla.

GREGORIO - (colpito) Capisco.

MAURILIO - Ma il signorino non è andato a letto. E’ intatto.

VALENTINA - (con un gemito) Vittorio... Vittorio mio...

GREGORIO - Calma, calma. Non c’è ragione...

PAOLA - (comparendo alla porta di sinistra) Mamma mi è sembrato di udire..

VALENTINA - (abbracciandola commossa) Paola, Paola...

PAOLA - (sorpresa) Mamma, che hai?

GREGORIO - Paure assurde.

VALENTINA - (a Paola) Era stamane che Vittorio doveva pagare il debito?

PAOLA - Sì, perché?

VALENTINA - Se n’è andato. E non sappiamo dove.

PAOLA - Sarà andato a telefonare a quella gente che pazientino.

GREGORIO - (lieto della soluzione) Ecco!

VALENTINA - E non c’è il telefono anche qui?

PAOLA - Non avrà voluto che gli altri sentissero. Non angustiarti, mamma.

VALENTINA - (a Paola) Ma a te non ha detto niente? Ieri sera, quando è venuto da te, com’era?

PAOLA - Inquieto, si capisce. Per quel che gli aveva detto papà. Ma l’ho rassicurato che avrei provveduto io. “Quando?”, mi ha domandato. “Non faremo in tempo”, ha concluso.

VALENTINA - (torcendosi) Lo vedi? Lo vedi?

PAOLA - Poi gli ho detto: “Vado subito da papà e lo persuaderò. Del resto qualche ora, magari mezza giornata, aspetteranno”.

VALENTINA - E lui?

PAOLA - Mi ha detto: “Forse”, mi ha abbracciata ringraziandomi, e se n’è andato.

VALENTINA - Gregorio, la senti? L’ha abbracciata. Un addio. Quel ragazzo meditava qualcosa.

GREGORIO - Che vuoi che meditasse?

VALENTINA - Non mi ci far pensare. Flavio, corri! Cercalo. Prendi la macchina. Va’ al posto di telefono pubblico. Domanda se l’hanno visto. Chiedi alla stazione dei pullman. Vai!

FLAVIO - Sì, mamma. Per stai calma, ti prego.

VALENTINA - Vai, vai...

FLAVIO - (esce al fondo).

GREGORIO - (a Paola) Sai dirmi di che somma si trattasse esattamente?

PAOLA - Quasi cinquanta milioni.

GREGORIO - (sorpreso dall’entità della cifra) Ah!...

VALENTINA - E puoi discutere questo, ora?

GREGORIO - Dovrò pur sapere. (A Paola) Chi erano i creditori?

PAOLA - Non lo so. Non gliel’ho chiesto. (Gregorio passeggia in su e in giù).

VALENTINA - (a Maurilio, che è rimasto in un angolo a osservare attentamente) Maurilio, dimmi...

MAURILIO - Ho detto tutto quanto sapevo, signora. Forse mi sono fatto delle idee sbagliate... Ho creduto di vedere...

GREGORIO - (trionfante) Ecco! Hai creduto di vedere quello che non esiste.

VALENTINA - Gregorio, sei di una incoscienza unica nella tua ostinazione a sviare la realtà.

GREGORIO - Ma non c’è nessuna realtà. Considera i fatti. Ieri sera c’è stata una discussione nella quale io e Vittorio non eravamo d’accordo. Stamane lui, contrariamente al solito, è uscito di casa presto. Non c’è altro.

VALENTINA - (insorgendo) Come, non c’è altro? Tu gli hai proibito di seguire le sue aspirazioni. Egli aveva un impegno imprescindibile. E’ andato da sua sorella, l’ha abbracciata. E’ tornato in camera sua. Si è chiuso a chiave. Non ha voluto aprire neppure a me. Non è andato a dormire. Quindi era disperato. Stamattina se ne va, furtivamente. Maurilio lo sorprende, si accorge che è in uno stato inquieto, e tu dici che tutto è normale?

GREGORIO - Non sarà normale, ma non vedo...

MAURILIO - (che nel frattempo ha aperto il cassetto di un mobile, interrompe Gregorio con tono allarmato) Signore!...Ha preso lei la rivoltella?

VALENTINA - (allarmata) La rivoltella?

MAURILIO - (indica il cassetto) Sì, quella che è sempre stata qui.

GREGORIO - (colpito) Non c’è più? (Va a constatarlo, frugando nel cassetto)

MAURILIO - No. Eppure ieri sera c’era. L’ho vista io.

VALENTINA - (ansante) Maurilio...

GREGORIO - (a Maurilio, turbatissimo) Sei sicuro che ieri sera?

MAURILIO - Sissignore. Sicurissimo.

PAOLA - E perché tenevate una rivoltella in casa?

GREGORIO - Per sicurezza. Non si sa mai. Qui tutto è aperto

VALENTINA - (con orrore, fissando nel vuoto) La rivoltella...l’ha certo presa lui, Vittorio.

GREGORIO - (in cui istintivamente fa capolino l’abitudine professionale) Maurilio, quando hai visto il signorino che usciva dove si trovava esattamente?

MAURILIO - (indicando un luogo presso il mobile dove c’era la rivoltella) Qui.

VALENTINA - Quindi può averla presa lui.

GREGORIO - (a Maurilio) Vai anche tu a cercare il signorino.

VALENTINA - Corri!

MAURILIO - Sì, signora! (esce dal fondo).

VALENTINA - (in una crisi di disperazione, col pianto in gola) Vittorio... Vittorio...

GREGORIO - (sconvolto) Non perdiamo la testa.

PAOLA - Non posso crederlo. Vittorio è un forte. E non può...

VALENTINA - (piangendo) Che possiamo sapere, noi, di quello può essere passato per la sua testa stanotte?

GREGORIO - Io sono sicuro che...

PAOLA - (interrompe) No, papà! Tu non sei sicuro di niente.

VALENTINA - (a Gregorio) E la colpa è tua! Soltanto tua.

GREGORIO - (schiacciato dalla propria responsabilità) Io ho fatto...

VALENTINA - (interrompe, e prosegue a valanga) Tu sei stato cieco, ostinato, irragionevole. Non sei un padre. Ma guai se...Non te lo perdonerei mai. Dovevi aprirgli le braccia, aiutarlo, essergli amico, e invece...

GREGORIO - (annaspando) Non può aver preso lui la rivoltella. E poi... Se non sapesse resistere a questa piccola disavventura, come potrebbe pensare ai pericoli di una vita di esploratore? Se ha quella vocazione, vuol dire che è forte di carattere.

VALENTINA - Adesso ti appigli a questo, eh?

GREGORIO - E se è forte non può lasciarsi abbattere da queste piccole cose.

VALENTINA - Sei stato tu che stanotte hai fatto diventare enormi queste piccole cose.

GREGORIO - Forse avrò avuto torto...

VALENTINA - Adesso che hai paura. . . Paura per lui e per te, per la tua responsabilità... Adesso riconosci quanto ingiusto sei stato ieri sera... Che insensate erano le tue pretese ragioni paterne. Si tratta della sua vita, adesso.

PAOLA - Mamma, non metterti in questo stato. Ancora non sappiamo niente.

VALENTINA - Che vuoi? Che aspetti calma che ce lo portino qui... (inorridita, si copre gli occhi con le mani).

GREGORIO - Ti prego, taci.

VALENTINA - (fuori di sé) Silenzio!... Zitti!... Non bisogna che la gente sappia... Che dubiti... Ma che faresti, se..

GREGORIO - (la interrompe) Finiscila.

VALENTINA - (con risate nervose) Che diventa la letteratura di Paola? Il matrimonio di Flavio? Cosa diventano i pericoli eventuali di Vittorio, davanti al suo cadavere?

GREGORIO - (urla) Basta! (A Paola, dopo una lunga pausa, per alleggerire la tensione) Ah, Paola....Ho riletto il tuo articolo. (Paola lo guarda sorpresa. Egli dice con evidente sforzo) Sì...E’ scritto bene.

PAOLA - (sorride, ironica) Davvero, papà?

VALENTINA - (piangendo) Troppo tardi, Gregorio... Troppo tardi.

GREGORIO - (senza darle ascolto, a Paola) Tu hai detto che conosci quella Monica.

PAOLA - Sì.

GREGORIO - (ormai rassegnato ad abdicare a tutto) E ti pare che sia una moglie degna di Flavio?

PAOLA - Non poteva trovare una moglie migliore.

GREGORIO - Quando è cosi... (è in cerca di assicurazione per se stesso) Andrò al suo concerto... Andremo in chiesa

VALENTINA - (c.s.) Troppo tardi, Gregorio... Troppo tardi

GREGORIO - (sbotta) Che posso fare, di più, che riconoscere di avere avuto torto?

VALENTINA - (quasi isterica) Riconosci che hai condannato un innocente!... E chiedi perdono ai parenti dopo che è stata eseguita la condanna capitale.

GREGORIO - Ma non è accaduto niente

VALENTINA - Solo perché non lo sappiamo ancora. (Con le mani giunte, guarda verso l’alto e implora) Mio Dio... Fa’ che giungano in tempo (Abbassa la testa, fa qualche passo avanti e indietro) A ventiquattro anni... Voleva fare l’esploratore e io, stupida e debole, non sono insorta stanotte a dirgli che aveva ragione, mille ragioni! E che lo avrei aiutato io, io! contro tutti. Anche contro te, che non l’hai mai amato.

GREGORIO - (disorientato) Come puoi dire?...

VALENTINA - (interrompe) No! Se lo avessi amato non saresti giunto a questo.

FLAVIO - (entra dal fondo).

PAOLA - Ebbene?

FLAVIO - Nessuno l’ha visto. Non è stato al telefono. Non ha preso il pullman.

VALENTINA - E’ in pineta!. . . Sono sicura che è andato in pineta!

GREGORIO - Andrò io a cercarlo.

VALENTINA - (disperata, a Flavio) Ha preso la rivoltella, capisci?

FLAVIO  - La rivoltella?

GREGORIO - Ma nooo... Non sappiamo con sicurezza se l’ha presa lui.

VALENTINA - (sarcastica) Comunque, “signor giudice”, non c’è dubbio che è scomparsa stamattina. C’è pure un testimone.

FLAVIO - Ma è impossibile che...

VALENTINA - Siamo qui, col cuore in gola, sospesi a un filo.

FLAVIO - Papà, andiamo? Vuoi venire con me? (Gregorio esita).

VALENTINA - Non ha coraggio. Lo vedi? Non ha coraggio (si nasconde il volto fra le mani).

GREGORIO - Andiamo (si avvia con Flavio e Paola verso il fondo. A Paola) Rimani tu vicino a lei... (quando sono presso il fondo, appare sulla soglia della veranda)

VITTORIO - (il quale si ferma a guardare tutti con espressione indifferente)

FLAVIO - (con un grido) Vittorio!

VALENTINA - (rialza il volto, e come pazza corre ad abbracciarlo) Vittorio mio!

VITTORIO - (sorpreso) Ma che avete?

GREGORIO - (commosso, abbracciandolo) Vittorio...

VALENTINA - Dov’eri?

VITTORIO - Qua e là... Perché?

VALENTINA - Oh, figlio... Figlio mio... Siamo stati in pena.

VITTORIO - Non c’era ragione.

GREGORIO - (a Valentina, sottolinea) Nessuna ragione.

VALENTINA - (a Gregorio, con tono di rimprovero) Gregorio...

PAOLA - (a Vittorio) Hai preso tu la rivoltella?

VITTORIO - Io? No! (Rimangono tutti immobili).

LA VOCE - (come le volte precedenti) Visto, signore e signori? E’ bastato un dolore vero... Anzi, meno. La paura soltanto di un dolore per ristabilire la prospettiva, per cancellare le deformazioni preconcette. La verità l’ha alterata Maurilio appena appena. L’aveva presa lui la rivoltella. Bisognava mettere questo padre, che vedeva tragedie nelle sue piccole delusioni egoistiche, di fronte al dolore vero, per fargli aprire gli occhi. Dinanzi al dolore i piccoli dispetti riprendono le loro proporzioni. Il laghetto di montagna, che il nostro sassolino aveva sconvolto, ora si placa, riprende la trasparenza di prima. Tutto limpido. Il padre e la madre saranno orgogliosi sia della figlia scrittrice e giornalista, sia del figlio musicista, sia del figlio esploratore. I genitori andranno al matrimonio di Flavio, e abbracceranno sinceramente commossi la compagna che si è scelta. E quel giudice inflessibile, forse comincia soltanto adesso a comprendere dove fosse l’unica macchia di questo suo paradiso. La macchia che egli cercava negli altri, intorno a s‚, era dentro di lui. Era nella sua incapacità di capire il prossimo, era nella sua rigida intolleranza che li avrebbe voluti tutti simili a sé. (Una pausa) Giudice, ora che sai, giudica te stesso! Ah, dimenticavamo... (un sorriso) La lettera anonima l’abbiamo scritta noi... Sì, io e voi (indica il pubblico) per fare insieme quel gioco affascinante meraviglioso e misterioso che si chiama... Teatro. (Tutti riprendono vita).

GREGORIO - (a Vittorio) Dimmi quanto devi pagare. Ti firmerò un assegno.

VALENTINA - E partirai quando vorrai.

VITTORIO - (sorpreso) Scusate, ma...

VALENTINA - (interrompe) Taci. Tuo padre si è convinto.

VITTORIO - Grazie, papà. Perdonami se...

GREGORIO - (interrompe) Non dire nulla. (Rimangono tutti immobili, in reciproci atteggiamenti affettuosi, mentre il sipario si chiude lentamente).

                       

                                                         FINE DEL DRAMMA

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