(1937)
Un atto di Sabatino LOPEZ
da 7 COMMEDIE IN UN ATTO
Rizzoli Editore Milano - 1967
PERSONAGGI
BORTOLO DVALI
PAOLA DVALI
CARLO BRANCATI
NATALINA
BATTISTA
In Lombardia. Oggi.
In casa Dvali, nello studio-salotto del padrone, grosso cotoniere lombardo. Mobili pesanti, porte massicce, libreria ben fornita, apparecchio telefonico sulla scrivania. un pomeriggio domenicale di primavera.
BATTISTA (un ometto anziano, che il fattorino di studio, spolvera i libri, li rimette al loro posto, soddisfatto) L. L. L.
NATALINA (entra furiosa, sbatte la porta dietro di s, dicendo) Che crepi!
BATTISTA (senza punto scaldarsi) O, dite a me? No, vero?
NATALINA No, Battista: voi non mi avete fatto nulla di male. Quell'altra, la signorina, ch' diventata un diavolo.
BATTISTA Se dicevate ch'era tanto una buona ragazza!...
NATALINA S, ma da qualche mese si mutata: da cos a cos.
BATTISTA Eh, sar l'amore. (E ride dicendolo.) All'et della signorina tutto si spiega con quello: "M'ama, non m'ama...", come dice la canzone di quella ragazza che sfoglia la margherita. O a voi, quand'eravate innamorata, non vi faceva quell'effetto? C' chi diventa tutto zucchero e chi tutto arsenico.
NATALINA Io non so che ce l'abbia lo spasimante, ma se c', poveretto lui: io non ci faccio pi vita. - Voi non avreste sentito di qualche casa dove occorra una brava donna, di mezza et, senza strascichi di marito o di figlioli?
BATTISTA (ride) Perch, la brava donna sareste voi?
NATALINA (offesa) Io, io... Non credete? Pane e buone maniere mi bastano, ma esser trattata come uno si merita.
BATTISTA E non vi dispiace lasciare il padrone? Tanto tempo che ci state...
NATALINA Eh s... quando venga il primo di giugno son cinque anni, e mi dispiace, perch buono, non posso dire diversamente. Ma anche lui! da un po' di tempo in qua non si sa che cosa gli pigli a un tratto. A tavola con la figliola si scambiano s e no venti parole.
BATTISTA (filosofo) I signori: stravaganze dei signori. Sono tutti cos. Voi ci vivete e vi stupisce?
NATALINA Sar come dite voi, ma io ne ho abbastanza e vorrei cambiare. Davvero, sapete: se a volte venite a conoscere che qualche buona famiglia cerca una cameriera...
(Il telefono squilla sulla scrivania.)
BATTISTA (che ha finito il suo lavoro, saluta Natalina agitando la mano e se ne va).
NATALINA (solleva il ricevitore e discorre al telefono) Chi parla?... - S, casa Dvali... - Vuole la signorina? gliela chiamo.
PAOLA (entra di furia, le toglie di mano il ricevitore) Che premura quando si tratta di curiosare al telefono! Vada pure.
NATALINA (avrebbe voglia di dirle il fatto suo, ma borbotta) Meglio che non risponda. (Esce.)
PAOLA (curva al telefono, pronta. Voce piuttosto bassa, tono risoluto) S, sono io. - S, ma presto. - No, non ho paura di nessuno, ma presto. - S, ho capito - Ho capito, ho capito - Oh! per quel che hai da fare... Non ti credo ma non vuol dire. (Concede ma senza convinzione.) Vabbene, vabbene, ti creder. - Rimandato di un'ora: d'accordo. (Beffarda) Se il signore non comanda altro, sar servito. Bada per che...
(Ha sentito aprire la porta donde era uscita Natalina sbattendo, si volge, vede Dvali - il padre - rompe la comunicazione.)
Oh, buongiorno, pap.
DVALI Buongiorno, Paola.
PAOLA Da dove vieni?
DVALI Dalla Falce d'oro, dove ho fatto colazione con Brancati e con un cliente di riguardo, un grosso cotoniere di Bergamo, che tu non conosci... Ma l'avevo detto a Natalina che non sarei venuto a colazione.
PAOLA S s, difatti. - Chi ha pagato, tu o il cliente?
DVALI (che si seduto presso il telefono) Io, io. Ma da dividersi con Brancati perch spesa di rappresentanza - paga la Casa. Ma tu hai interrotto la tua conversazione...
PAOLA Perch avevo finito.
DVALI Se vuoi richiamare e riprendere, io aspetto di l.
PAOLA No, quello che importava ce lo siamo detto. E non saprei nemmeno quale numero chiamare...
DVALI (che non ci crede) Ah! ecco.
PAOLA ... Perch la persona non chiamava da casa. (Accenna ad avviarsi.)
DVALI Ma guarda! - Dove vai?
PAOLA Di l: penso che tu abbia da scrivere. (E fa un passo.)
DVALI No, niente da fare, frmati. (E la trattiene col braccio. Uno sguardo sintetico.) Questo l'abito nuovo eh? - bello - e ti sta bene. - Che te ne hanno detto gli altri?
PAOLA Quali altri?
DVALI Non so, gli altri. Io non m'intendo di vestiti.
PAOLA Questo? gi la terza volta che lo metto. - Ma tu mi guardi cos poco...
DVALI Mi piace. Intonato e originale. Vuoi proprio far colpo. (E la fissa.)
PAOLA (sguardo cattivo) Su chi?
DVALI Ahhh! Fino a dire chi, non mi arrischio, tanto pi che se butto fuori il nome e d nel segno, mi puoi sempre rispondere che ho sbagliato.
PAOLA Prova: non ti costa nulla.
DVALI Non. Nessuna indiscrezione: io non sono ammesso alle tue confidenze. Oh, non me ne offendo n me ne stupisco, perch sono soggetto alla legge comune.
PAOLA La quale sarebbe?...
DVALI "Il padre sempre l'ultimo a sapere". Pensa poi noi due... (S'interrompe, svia.) Fammi il piacere, non mi girare attorno e siedi. L... o l... dove vuoi, purch tu ti sieda.
PAOLA Bada per che in tribunale... (Sospende.)
DVALI (non capisce) Be'?
PAOLA ... In tribunale il giudice, il presidente s quello che interroga, dice all'imputato: "Alzatevi". Tu invece... Ero in piedi e mi ordini di mettermi a sedere. Ma non vuol dire, comincia una buona volta questo benedetto interrogatorio. Tu lo rimandi, di giorno in giorno, d'ora in ora, ma oggi la voglia di chiedere, di sapere, di farmi dire non la reggi. Ti si vede a fior di pelle. Dal momento che hai dett che non hai nulla da fare... (E siede.)
DVALI Ma s, domenica, ho tutta la giornata a tua disposizione. (E accende una sigaretta.)
PAOLA Io tutta la giornata no, perch poi devo uscire... ma un'ora e anche due... Cos se n'esce fuori una buona volta e non si gioca pi a nascondiglio.
DVALI (rabbioso, getta via la sigaretta).
PAOLA No, perch non fumi? Fuma, fuma pure.
DVALI (un po' acre) Ti ringrazio del permesso, ma... la gola mi brucia. Comincia tu: sto qui a sentire.
PAOLA Ah, non domandi?
DVALI No, tu dici quel che credi di dire - preferisco - e poi parlo io.
PAOLA "L'accusa ha la parola". - Dunque - come hai detto prima: "Tu vuoi far colpo" - giochiamo a carte scoperte: tu ti sei accorto... o ti hanno avvisato, o quantomeno sospetti, che quello che tu chiami il colpo, sia gi fatto. - Eh! s il colpo fatto perch, da parte mia, oggi si tratta di seguitare a piacere a uno che piace a me e non piace a te. - Mi sono spiegata.
DVALI ( una sfinge) Va' pure avanti.
PAOLA Invece a te piacerebbe un altro. Perch anche tu avevi fatto la tua scelta; che ha il gran difetto di essere la tua, e d'ordinario quello che piace al padre... o alla madre, non piace al figlio... o alla figlia. E viceversa. Il tuo candidato...
DVALI Se non sai chi ! (Alza le spalle.)
PAOLA Lo so e non sbaglio. Tu manovravi come quelli delle sartorie: gi stoffe, gi stoffe - te ne fanno vedere cento di cento tinte - ma battono sempre su di una e ti mettono e rimettono sotto gli occhi sempre quella: "Solida; colore che non smonta; resiste alla polvere; scelga lei, ma io prenderei questa"; e se non te lo dicono, te lo fanno capire. Ma io, nei negozi, ho il brutto vizio di prendere sempre quell'altra. Per fare di mia testa. Perch diffido del gusto degli altri. - Vuoi ora che ti dica il nome di quello che piace a te? Effe-a fa. esse-ci...
DVALI Basta.
PAOLA Vedi che sapevo? - Bene educato, laureato, figlio unico, resiste alla polvere, ma non mi va.
DVALI (sempre freddo) Perch ti va quell'altro che si chiama... Forza: questo il momento di metter fuori il nome di quell'altro...
PAOLA Se lo sai!
DVALI Ufficialmente no, ma ho paura di saperlo.
PAOLA S s, proprio lui.
DVALI Ah! - Mi oppongo. - In modo assoluto. E irrevocabile.
PAOLA Eppure ha le sue qualit. intelligente... bello, o per lo meno interessante. Famiglia rispettabile...
DVALI Ah! la famiglia s, ma lui no. (Ora d fuori.) Lui un dissipatore, un giocatore, un libertino, che ti vuol mangiare i soldi.
PAOLA (tranquilla) Non direi. - E mi ama.
DVALI (torna freddo) S s: per i soldi.
PAOLA Certo i soldi non guastano; anzi fanno gola a molti - e anche a lui - ma, secondo te, se non fossi ricca, io non potrei piacere per quello che sono?
DVALI Come no! Ma quello l, tira ai soldi... Ama te - se ti ama - coi tuoi soldi, per i tuoi soldi. I suoi li ha finiti e ha dato sotto anche a quelli della sorella... (Paola vorrebbe ribattere) ... una parte almeno, una grossa parte - lsciati servire, notizie precise. - E suo padre ha stampato sui giornali una diffida. - Il tuo... s, lui... Filippo il bello... s ridotto a questo: che il padre ha dovuto dichiarare pubblicamente che non riconosce i debiti del figliolo. Bollato: lo ha dovuto bollare. Peggio assai che un fallito, molto peggio. Se vuoi leggere qui... (Apre il cassetto e ne trae un giornale.)
PAOLA (gli fa cenno che non occorre) Visto: gi visto da un pezzo.
DVALI (sbalordito) Ah! - E non ti ha fatto impressione?
PAOLA Come no! ma Filippo mi piace. E quegli altri non mi piacciono.
DVALI Che bel carattere il tuo! Sei irremovibile. Vi siete combinati bene. Allegria, allegria: c' la dote della tua povera mamma; sotto, dtele sotto. Dacch lei morta, raddoppiata, triplicata, per interessi non toccati e per il cresciuto valore degli immobili; e tu sei padrona di tutto - figrati se non si informato; fino al centesimo! - dunque sotto. In un anno o due ti divora la dote.
PAOLA (sempre leggera di tono e decisa) Non acceleriamo i tempi. S, credo anch'io che da principio ci dar qualche morsino; ma poi si adatter a lavorare anche lui.
DVALI (con un ghigno) Cosa? Va', non mi far ridere!
PAOLA O non lavorer: staremo a vedere.
DVALI Tu sei gi sotto il suo malefico influsso... Tu non migliori lui: lui rovina te. Sei diventata arida e spavalda fino a un punto che non credevo.
PAOLA (man mano si accalora) Ecco: non credevi; e quello il guaio. Se in questo mondo ci si conoscesse meglio, tutto andrebbe meglio, ma tu non hai fatto nulla o non abbastanza per conoscermi e per sapere. Ecco: almeno "tentar di sapere", perch questo amore: il resto niente. Buona tavola, buona maestra di piano e canto, buona Miss, il medico al primo sospetto di febbre... ma sapere, tentare di sapere, di arrivare a capire quel che c' qui dentro (si batte la fronte) no, quello mai niente.
DVALI O, o, qui si cambian le parti. La requisitoria la fai tu a me. un vecchio sistema che conosco perch ho pi anni di te - questo almeno lo ammetti? o brava! - inventare, catalogare, aggravare le presunte colpe dell'avversario - sarei poi io l'avversario - per tentare di metterlo dalla parte del torto. (Si solleva di scatto.) Ma quello l, finch comando io, tu non lo sposi!
PAOLA (tranquilla) Ma comandare, non puoi comandare pi perch sono maggiorenne. Io lo voglio e non c' niente da fare.
DVALI (gelido) E se gli sparo addosso?
PAOLA (altrettanto gelida) Prova. - Forse gli rendi un servizio. E forse uno anche a me. - No, non diciamo parole grosse e inutili. Sono sbagliati toni e vocaboli, da parte mia e da parte tua. Tolleriamoci, visto che non c' altro da fare. Cambiare, tu o io, non mi par pi possibile. Tu sei convinto che mi romper il collo: pu darsi, ma ormai non mi fermo: potessi, non mi fermo: potessi, non mi vorrei fermare. - Mah! chiss, in fondo alla via forse ci arriver senza rovina.
DVALI Tu insomma ti vuoi sottoporre ad una esperienza in carne viva... e io dovrei stare immobile a guardare. Eh no, cara, sbagli. Fino a tanto che io sono qui, ti considero una malata e ti curo. Cominciamo: oggi tu non esci di casa.
PAOLA In castigo! "I bambini cattivi, senza frutta." Be', se non che questo, non ci guastiamo per cos poco. (Si accosta all'apparecchio.) Permetti, telefono? Disdico l'appuntamento che avevo preso con l'innominato... Appuntamento per istrada: perch finora almeno - domarti non garantisco - sono una ragazza di quelle che si chiamano perbene e non dnno anticipi. (Solleva il ricevitore per parlare, poi lo depone.) Ma no, che aspetti. C' sempre tempo a disdire.
DVALI E quando vi vorreste sposare?
PAOLA Ah, presto, prestissimo. Abbiamo gi fatto le carte. Lui risulta effettivamente scapolo... -No, sai la gente... alle volte ti potevano aver detto che anche ammogliato, e ti rassicuro.
DVALI Siamo a questo! Alle pubblicazioni? Di nascosto, in silenzio...
PAOLA No, oggi o domani al pi tardi te lo avrei detto. Le pubblicazioni, del resto, non sono un fatto definitivo, sono un passo; e se ti diverte avremo ancora tempo a discutere tra noi.
DVALI Vedrai che per quel che mi riguarda, io stringo i tempi e risolvo. Entro ventiquattr'ore. Anche prima.
PAOLA Tanto meglio. (E si avvia.)
DVALI Dove vai?
PAOLA In camera mia. Obbedisco. Eh! ti ho promesso di non uscire, non esco. (Va via e richiude la porta dietro di s.)
DVALI (le dice minaccioso ma senza grida) Ah s? Ti servo subito, cara..
(Torna all'apparecchio, forma un numero, aspetta, poi domanda)
Sei tu, Brancati? - S, sono io: puoi venire qui da me? - S, in casa: c' premura. Bravo. Non occorre che tu dica, a chi ti apre, che ti ho mandato a chiamare. No, ci vieni come di tua iniziativa. - Non indispensabile, ma, se prendi una macchina, naturalmente fai pi presto. - S, ho proprio bisogno di te. . Bravo. (Depone il ricevitore.) "Fine della prima parte. Pochi minuti d'intervallo e - comincia la parte seconda". (Suona.)
NATALINA (batte con le nocche alla porta) permesso?
DVALI Avanti, Natalina.
(Natalina entra, Dvali non sa cominciare.)
Stamani... non venuto nessuno?
NATALINA Nossignore.
DVALI N per me n per la signorina?
NATALINA No, nessuno.
DVALI Telegrammi, lettere a mano, niente?
NATALINA Niente. C' stato Battista, come tutte le domeniche, ha levato la polvere come fa di solito per aiutarmi, e se n' andato. Era passato prima dallo studio, ma dice che di posta non c'era nulla.
DVALI (a mezza voce, come tra s, tamburellando sulla scrivania) Tutto bene - tutto bene - tutto bene.
(Alza gli occhi e fissa Natalina che ancora immobile in attesa di ordini.)
Dovete fare una cosa, voi: tirarmi gi la valigia, quella pi grande a soffietto.
NATALINA Sissignore.
DVALI (tamburella ancora. Torna a fissarla) Ci mettete dentro un vestito, un paio di scarpe, due o tre camicie, calze, fazzoletti... svelta eh! Poi vengo di l e chiudo.
NATALINA Ma il signore pranza in casa o parte prima di pranzo? Dico per la cuoca e per l'apparecchio di tavola.
DVALI Non ancora deciso, ma credo prima.
NATALINA Anche la signorina parte con lei?
DVALI Perch?
NATALINA Ho visto che tirava fuori i vestiti.
(Suonano alla porta.)
Oh, mi scusi, devo andare ad aprire perch sono sola della servit.
DVALI (si alza in piedi, si stira e si raddrizza) Ci siamo!
NATALINA (rientra) C' il signor Brancati. Dice se pu.
DVALI (senza muoversi) Avanti, Brancati, entra pure.
(Natalina esce.)
BRANCATI (elegante, snello, grigio alle tempie, cinquantenne) Che c' di nuovo? Che cosa accade?
DVALI Niente. Accmodati.
BRANCATI Come niente? Ci siamo lasciati che non un'ora, mi chiami di premura e mi vuoi far credere...? E basta guardarti. Hai una faccia...
DVALI Che faccia ho? Livida?
BRANCATI Non hai la tua solita faccia. Che ti successo?... (Ma Dvali non parla ancora, e Brancati incalza.) Ci credi? per istrada ho fatto un mondo di supposizioni...
DVALI Frmati su di una e vediamo se indovini.
BRANCATI Tarlini. - Eh? Tarlini ti ha scritto che non ci paga. (Dvali tace.) cos?... Vero?... "Chi tace..." Io te l'avevo detto: "Quello un lestofante, non ce ne fidiamo..." e invece tu...
DVALI E invece io mi son sempre fidato: di tutti, tutta la vita. Si nasce! - Ma non Tarlini... e non si tratta d'affari. Altra cosa, altro genere di roba. - Paola non ti ha detto nulla?
BRANCATI Quando?
DVALI Quando l'hai vista l'ultima volta. Ieri, ier l'altro... Non ti ha messo a parte di cose sue, non ti sei accorto...
BRANCATI Di nulla. Sono al buio.
DVALI Be': t'illumino con quattro parole: Paola innamorata di quel mascalzone di Cartavegl.
BRANCATI (dolorosamente colpito) Che?! Ma no, non possibile.
DVALI (conferma) Di Filippo Cartavegli; lo vuole sposare e lo sposa. Che ne dici? Sei sbalordito anche tu. Senza parole. Io, vedi... Se fossi io... (Svia.) Ecco, mi spiego. Se si trattasse di affari, come tu credevi, allora - tu e io siamo soci - preoccupazioni, responsabilit, provvedimenti anche estremi sarebbero da dividersi met per uno, come abbiamo sempre fatto. Tra soci chi si tira indietro un pagliaccio o un poco di buono. Ma una figliola non merce comune. E dunque uno solo decide. (Tranquillo, lento) E sei tu, perch la figliola... non mia: tua.
BRANCATI (si sbianca, sussulta) Che dici, che di...?
DVALI (freddo, inesorabile) Che la figliola tua - e che da cinque anni io lo so.
BRANCATI (cerca di prendere il di sopra) Ma questo pazzesco, fantastico. Tu sospetti da cinque anni e soltanto ora...?
DVALI Nooo, non sospetto: lo so. Dalla persona meglio informata: da mia moglie, dalla "povera Giulia", come dici tu e come ho detto sempre io fino ad oggi. Perch io, con voi, sono stato perfetto. Eh? S o no? E anche con Paola, perfetto. Grande, magnanimo no, non pretendo, ma perfetto, corretto s... per necessit, perch fino all'ultimo giorno che visse la "povera Giulia" (sorride sarcasticamente) io non avevo saputo, n sospettavo. Mi fidavo... Com'hai detto tu ora?... "Ti sei sempre fidato"... Avevo torto, ma mi fidavo. C' voluta la setticemia... Sicuro. Venne la setticemia, e la "povera Giulia" mor. E tu eri lontano... molto lontano, per quel grosso affare nostro a comune... (Ride ancora.) Avevamo tutto a comune, l'ufficio, gli affari, la moglie... E non tornasti che dopo otto mesi. Fu la setticemia: sicuro! si sent morire e fu presa da una smania infrenabile di parlare di di di... - C' chi tutta la vita sincero e chi per un solo minuto, tanto quanto basta per darti una coltellata. - Tu che dici, che delirava? No, era in s. - Che mentiva? No. Perch sarebbe stata cos perfida se non fosse stato vero, in punto di morte? No; che le avevo fatto di male, io, che giustificasse una vendetta? Avevamo vissuto quasi vent'anni assieme: rispetto, devozione, fedelt da parte mia, tenuta alta in palma di mano... non le piacevo, pare, o per lo meno le eri piaciuto pi tu, ma questo non sarebbe bastato a farla mentire. - Sta' tranquillo: Paola figlia tua. (Ora gli va di contro e quasi gli mette le mani sul viso.) E tu l'hai sempre saputo!
BRANCATI (perso) Ma io ti d parola...
DVALI Di che? No, non dar parole quando non servono... Quando servono... Gi, tu quel giorno non c'eri: e non ci fosti, per un pezzo. Ah, se tu fossi stato qui non ti salvavi! Ma che cosa potevo fare io contro lei e contro te, che cosa potevo? Strappare dal letto un cadavere e precipitarlo gi dalle scale? Urlare alla gente: "Voi non sapete che questa donna..." e alla ragazza in lacrime: "Vedi, tua madre..." No, eh, non c'era niente da fare. - E con te? Piantare la casa e venirti ad agguantare in America? Niente, nemmeno questo: bisognava ingozzare e mettere il lutto. - E dopo cinque anni, a lei, avevo quasi perdonato. A te no, mai... Sapessi quel che ho pensato per te, contro di te -ridurti alla miseria, ecco... me con te, perch eri e sei il mio socio. Io non so chi mi abbia trattenuto... O lo so: l'immagine di mia madre che mi appariva, immagine d'una bont senza limiti. - E poi, quel lasciarti il dubbio che io sapessi o potessi venire a sapere un giorno, mi pareva gi una vendetta; e quel tenermi io la tua figliola, seguitare a tenermela io - che mi voleva bene e le volevo bene - un castigo per te. - Ma oggi no - caro il mio bell'ometto - perch un'altra cosa. C' un fatto nuovo. E in quel fatto io non c'entro per nulla. E dunque io faccio le valigie e vi pianto, te, la tua Paola e il suo... quel che , quel che sar. Voi vi siete rivelati uno degno dell'altra, e dunque stringetevi insieme, che formerete una famiglia modello. Io ho di che vivere e me ne vado. I conti, le somme, il dare e l'avere lo vedremo un altr'anno... o non lo vedremo mai pi, non me ne importa. Tutto al diavolo. Quanto a dire a tua figlia ch'io non sono nulla per lei, pensi tu, le dici quello che vuoi tu - che tu sei suo padre, che la povera Giulia era... o non era... quello che vuoi tu, quello che ti conviene. Ma ora basta: finito di tormentarmi, di simulare, di soffrire. A suo tempo ti sei divertito: ora cercher di divertirmi io.
BRANCATI No, no, Dvali, non dire cos, non nego pi, mi arrendo. Non cerco attenuanti, e ce ne sarebbero tante... La vicinanza di ogni ora, la giovent, non si sa come accade... non si sa... Vuoi portarmi alla rovina? rovinami. Mi vuoi uccidere? non mi difendo.
DVALI (sogghigna) Dopo cinque anni? Non fare lo scemo! No, soltanto questo voglio e pretendo, che tu mi liberi di Paola, la quale si rivela degna di te, e di sua madre, che vi somiglia nel corpo e nell'anima: l'eredit, il sangue, c', c', sono veri, sono veri. Io vi metto tutti fuor dalla mia casa e dalla mia vita... Tu, che prima... e dopo sei tornato e sei rimasto con me, e mi hai parlato tranquillo ogni giorno e hai continuato a dividere il mio guadagno e qualche volta i miei pasti. Vergogna, vergogna!
BRANCATI Che ne sai tu? Come fai a giudicare? Anni, anni di spasimo per poche ore di tormentata passione, ecco quello che mi toccato. Perch tutto era finito da tanto tempo. Non c'era rimasto che il rimorso. - Lasciarti - prima - senza che tu ne potessi vedere un motivo giustificabile, era difficile; eppure avevo tentato - se ti ricordi, ho tentato. Dopo, restare con te era il solo modo di poter vedere Paola. - Ma ora che posso fare? Come potrei spiegare un tuo abbandono, una fuga? Che cosa posso dire io e con quale autorit, a Paola, per strapparla via da quella canaglia? Io, per lei che non sa, sono uno qualunque.
DVALI (freddo) Ma tu le dici chi sei... Dammi retta: il minor male. Oggi giorno di bucato, si mette tutto in chiaro.
BRANCATI Ma come? Io dovrei esser feroce, inumano contro la viva e contro la morta.
DVALI Ah s? E lei, la tua morta non stata inumana contro me, contro Paola e anche contro te? Egoista. Non ha pensato che a s, all'anima sua. Quando ha sentito che se ne doveva andare, allora si liberata del suo peso. Gi la zavorra, per veder di volare: non si bada a schiacciare chi . sotto. Figurarsi, c'ero io! Gi la confessione, il pentimento per la speranza di un perdono in terra e di una grazia in cielo. Anche con la figliola - mia no, sua - anche con lei egoista, spietata, perch io che ero venuto a sapere avrei potuto dirle tutto, e poi buttarla in mezzo alla strada. Ma no: mi sapeva buono... (sarcastico) tanto buono, ed andata via tranquilla, poverina. "Addio, addio: se ci si rivede, ci si rivede. Speriamo, sai, Dio misericordioso e alla Paola ci pensi tu." E io ho combattuto, ho sofferto, ma ci ho pensato. (Si frega le mani.) Ma ora basta. Il giochetto finito. Di mio, Paola non ha nulla: nemmeno il colore dei capelli. Si vuol rovinare? faccia quello che crede. Io ti scarico la partita. Guarda, se te la vuoi portar via subito, di l. E se no, te la mando. (Una smorfia di disgusto.) Biancheria sporca, non la tocco nemmeno col piede.
PAOLA Posso entrare, pap? (Schiude la porta, entra, fa un passo e vede Brancati.) Oh, c' anche lei qui! L'hai chiamato o venuto da s?
DVALI L'ho proprio chiamato io. Avresti qualche cosa in contrario?
PAOLA Oh, niente: chiedevo. (Leggerissima) naturale che tu abbia ricorso a lui per consulto e per rinforzo. Se non dici a lui i tuoi crucci, a lui socio, amico, commensale... a chi? - Mi siedo? mi siedo. (E siede.) Naturalmente tu gli avrai detto... O non c' stato il tempo e gli hai ancora da dire?...
BRANCATI Oh Paola, Paola... ho saputo adesso... Come fai male!... Non c' logica, non c' sentimento, non c' dignit... Tu bella, ricca, giovanissima, tu che potresti...
PAOLA (interrompe tranquilla, volgendo sempre la parola a Dvali) Ecco, vedi, d'accordo con te. Ma non c'era da dubitarne un minuto: perdere la testa per uno sregolato, tra lo smargiasso e il dongiovanni, uno che non sa misurarsi nelle spese, che non n laureato in scienze commerciali, n notaio... Ecco: questa del notaio era la professione ideale di un marito per una ragazza come me. Se fossi normale... Ma io sono pazza frenetica e perci illogica e insanabile. (A Brancati) Lei non ha mica consigliato a pap di farmi vedere da un qualche luminare del manicomio? No? Bravo, Perch sarebbero denari gettati. Nessuno mi giudica e mi condanna pi severamente di quello che mi condanno io. Ma non c' che fare. Come uno che zoppica perch ha un piede che non funziona. In me non funziona qualche rotella. Va bene cos? Oooh! Allora, quando l'ammalata ammette di essere ammalata, basta: no? Piuttosto approfittiamo di un lucido intervallo - mio, si capisce - di un momento di calma, e ragioniamo, e prendiamo una buona decisione.
(Dvali la fissa con tanta insistenza che pare non possa avvertire nemmeno le parole: lo interessano, specialmente, il tono e la faccia.)
Ho veduto di l Natalina ch'era tutta affannata a stirarti un abito, a mettere in ordine una valigia, due valigettine. - Dice che tu vai via. (Aspetta invano la conferma.) Per affari? - No, vero? Il viaggiatore per la casa Dvali e Brancati... stato sempre lui (lo indica col viso), che ha maggior prestigio... (corregge) ... prestanza... s, la figura, pi snello... e pi fanfarone - (A Brancati) Scusi, sa - Per affari no.
(Breve attesa per conferma o per smentita.)
Tu dunque andresti via per non avere ancora a combattere con me: per chiudere. Bene o male, ma finire: "Ah, ti vuoi proprio affogare, affogati".
(Dvali seguita a fissarla muto e immoto.)
questo? - Il pensiero che determina il tuo atteggiamento e la tua risoluzione questo, no? - Parla: non mi fissare a quel modo.
DVALI Avanti, va' in fondo.
PAOLA Se cos, come credo io, sono qui a proporti la soluzione pi comoda per te, nella forma pi semplice e immediata. Vado via. E tu resti. Mi carico sulle spalle tutta la responsabilit perch l'iniziativa risulti mia. Io lascio casa tua - casa nostra - e vado a un albergo, a una pensione, o vado addirittura... tanto questione di giorni, che ci sposiamo. Ci penser su. - A questo modo si provvede anche al poi. Se non vorrai pi saperne di me, - non muterai? - tutti diranno che l'avr meritato. E se invece tu dovessi mutare pi tardi e riconciliarti con me, rassegnarti almeno, tu piegheresti soltanto accettando il fatto compiuto. meglio, molto meglio... - Brancati, dal momento che l'hanno chiamato per consiglio, dia anche lei il suo parere: altrimenti che ci sta a fare?
DVALI (violento) Lascialo stare, lui, e senti qua me. (Pi calmo) Siamo arrivati presto alle ultime spiegazioni: stringi i tempi anche tu. Bene. Spogliamoci di tutti i rispetti umani, di tutte le ipocrisie; tanto non c' pi altro a fare. L'uno o l'altra che parta, la cosa non ha importanza. Importa, anzi occorre, che ci dividiamo. Tanto, anche se restassimo uno accanto all'altra, siamo gi divisi e come!... fra te e me, c' l'abisso. E non da oggi, da settimane, da mesi.
PAOLA (per interrompere) Ma perch...?
DVALI Io non ti ho interrotto, non m'interrompere tu. - Siamo potrei dire nemici, dir divisi, forse irreparabilmente, per sempre. E allora, o tu o io... come preferisci. Conviventi, nemmeno un'ora di pi. - Per...
(Si leva, le va faccia a faccia, la fa alzare dalla sedia, le solleva il viso, le fissa gli occhi negli occhi.)
Per io ho il diritto - diritto pieno, assoluto - di sapere dalla tua bocca... dalla tua bocca per quale oscuro rancore, oltre il fatto che io contrasto il tuo matrimonio pazzesco, ti sei messa contro di me.
PAOLA (balbetta) Per niente, pap.
DVALI (non la lascia e quasi le soffia sillabando sulla bocca) Non vero.
PAOLA Quando ti dico niente...
DVALI (pi semplice, tirato via) Non c' altro, assolutamente?
PAOLA No, non c' altro.
DVALI (la distacca da s, la respinge, quasi la butta via). E allora vattene. Tu. Che non ti abbia mai pi a vedere. Sei perfida, ingrata, corrotta fino alle midolla.
PAOLA (si vuota, si libera) Ah s? Io, io corrotta; e voi?
DVALI (senza rompere la foga della figliola, tra lo stupore e lo sdegno, dice e ripete) Che dici? Che dici?
PAOLA ... avete proprio diritto di alzare la voce, - voi...
DVALI Che dici?
PAOLA ... voi, tutti quanti, vivi e morti... s, s anche i morti... ( fuori di s.) Tutti campioni perfetti, tu e... non voglio dire, non mi far dire... tu... e quell'altro l.. Lo sapevi e tacevi per tenerti accanto il socio e i guadagni..
DVALI Che dici?
PAOLA S, il socio e i guadagni... Lo sapevi... e avete finto di no, soltanto per voi, per salvare la faccia, la vetrina... E mi avete ridotta cos... Quando ho capito... Che potevo fare?... Avete bruciato in me ogni buon istinto, frantumato ogni fede, ogni piet... Mi son buttata tra le braccia di uno qualunque, del peggiore, di uno senza scrupoli, pur di andare via. Via di qui... a qualunque costo... via da te, via da voi...
DVALI (la riafferra ai polsi) Che?... che...? Hai sospettato... Ti hanno fatto credere... E tu hai creduto! Vili infami... Sei avvelenata... Ecco, ti hanno avvelenata... No, falso, falso! Tua madre stata sempre una santa donna, e io... (ormai senza fiato) e io...
PAOLA Tu no...? No? Non vero?
DVALI Ti giuro... ti giuro... (L'ha lasciata, barcolla.)
PAOLA (tra lo spasimo e la gioia) Ah, pap! e io ho potuto... io ti ho detto...! Pap mio!... Perdonami! S, avvelenata, ero avvelenata... Tu ora mi hai salvata... Andiamo via... (Piange, ride.) Non eravero, non era vero... Via, via, guarita: mi hai guarita. Dove vuoi tu... Col mio pap caro che mi ha guarita. Col mio pap.
(Gli si buttata ai piedi, gli abbraccia le ginocchia, gli bacia furiosamente le mani. Brancati, solo, immobile, nel fondo, piange silenzioso.)
F I N E
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