Orlando

Stampa questo copione

Orlando

di

Roberto Cavosi

Personaggi e interpreti:

Mino

Nina

Tina

Bruno

Luisa

SCENA 1

Teatro delle marionette.

Mino: (Con voce nasale da marionetta)

Le donne, i cavalier, l'arme, gli amori,

le cortesie, l'audaci imprese io canto,

che furo al tempo che passaro i Mori,

d'Africa il mare, e in Francia nocquer tanto,

seguendo l'ire e i giovenil furori

d'Agramante lor re, che si diè vanto

di vendicar la morte di Troiano

sopra re Carlo imperator romano.

Nina: (Con voce nasale da marionetta)

Dirò d'Orlando in un medesimo tratto

cosa non detta in prosa mai né in rima:

che per amor venne in furore e matto,

d'uom che si saggio era stimato prima;

se da colei che tal quasi m'ha fatto,

che 'l poco ingegno ad or ad or mi lima,

me ne sarà però tanto concesso,

che mi basti finir quanto ho promesso.

Mino: (C.s.)

Piacciavi, generosa Erculea, prole...

ornamento e splendor del secol nostro,

Ippolito, aggradir questo che vuole

e darvi sol può l'umil servo vostro.

Quel che io debbo, posso di parole...

SCENA 2

Camerini del Teatro.

Tina: Basta sbattere quegli scudi papà.

Mino: Sono scudi mica si rovinano.

Tina: Non è vero a quella marionetta l'hai già cambiato il mese scorso.

Mino: Orlando è la marionetta che combatte di più, per froza gli si rompe lo scudo.

Tina: No... sono giorni e giorni che le sbatacchi dappertutto queste poverette.

Mino: (Ha uno scatto d'ira) Guarda, sai!

Nina: Tina, lascia perdere tuo padre... non è un momento facile.

Tina: Appunto se poi lui si mette anche a rompere le marionette.

Mino: (Accalorato) Io non rompo niente.

Nina: (Seccata) Adesso basta voi due! Non serve a nessuno litigare. E te Tina porta pazienza, un uomo che ha lavorato tutta la vita avrà diritto di tirare quattro calci a qualcuno (prevenendo la figlia) fossero anche le sue marionette.

Tina: Si, mamma.

Mino: Quanto abbiamo incassato oggi?

Tina: (Evasiva) Come?

Mino: Quanto abbiamo incassato? Tu non stai alla cassa? Saprai quanto abbiamo incassato.

Tina: Non è venuta molta gente.

Mino: Questo lo sò da me, lo vedo anch'io dal palcoscenico. Lo sento! Quando invece degli applausi senti quattro bietole sbattere fra di loro...

Tina: Trentacinque.

Mino: C'erano trentacinque persone o abbiamo fatto trentacinquemila.

Nina: Abbiamo fatto trentacinquemilalire Mino.

Mino: Ma come? Io gli ho contati erano otto, c'erano otto persone in platea, so anche che faccia hanno te li potrei descivere uno per uno...

Nina: E allora?

Mino: E allora?! Otto persone, diecimila l'una fanno ottantamila!

Tina: Ecco papà...

Nina: Tina gli ha fatto la riduzione.

Mino: A tutti!?

Nina: Era l'unico modo per farli entrare.

Mino: Tu non ci sai fare alla cassa, non hai polso, ti fai impietosire.

Tina: Papà se ne stavano andando, ha cominciato uno: "No è troppo, per dei burattini 10.000 è un furto." Stava uscendo e gli altri con lui per non essere da meno!

Mino: E va bene. Cinquemila per otto fa quarantamila. Perchè hai solo trentacinquemila?

Tina: L'ottavo era stato mandato dai centri sociali, aveva un foglio medico del comune... c'era scritto che era in terapia. Non me la sono sentita di fargli pagare il biglietto. Papà non fare quella faccia. Papà!

SCENA 3

Camera matrimoniale di Mino e Nina.

Mino: (Tormentato nel sonno, ha un incubo. Con voce nasale)

Rispose Sacripante: -Come vedi,

m'hai qui abbattuto, e se ne parte or ora;

E perch'io sappia chi m'hai messo ai piedi...

Nina: (Cercando di svegliarlo) Mino... Mino!

Mino: (C.s. con più veemenza)

E così Orlando arrivò quivi a punto:

ma tosto si pentì d'esservi giunto...

Nina: Mino basta! Falla finita! Svegliati!

Mino: (Di soprassalto) Che c'è? Che succede?

Nina: Hai avuto un incubo. (Dolce) Mino... Mino mio.

Mino: E cosa sognavo?

Nina: Indovina? I paladini di Francia... Orlando, Rolando... Sacripante...

Mino: Sempre loro.

Nina: Quant'è che non ti fai più una notte come si deve?

Mino: Stiamo andando a rotoli Nina mia... a rotoli.

Nina: E' un momento, passerà.

Mino: Ma quale momento... il teatro era sempre pieno fino a qualche anno fa, ma adesso... quattro, cinque dieci persone quando va bene... e non è nemmeno colpa di Tina... io sono nervoso io me la prendo con lei povera figliola, ma lei non c'entra nulla...

Nina: Nessuno c'entra nulla.

Mino: Forse è colpa nostra, forse dovremmo cambiare repertorio... rinnovarci.

Nina: Ma le marionette, i pupi, questo sono. Orlando, il feroce Saladino, i nostri nonni li facevano così.

Mino: Evidentemente non basta più. Abbiamo campato per un pò con i turisti, ma ora, con quello che è successo non vengono più nemmeno quelli... No, Nina o si cambia o è meglio chiudere.

Nina: Si... chiudere. Per finire in mezzo a una strada.

Mino: Vendiamo il teatro, grazie al cielo i muri sono nostri, o lo affittiamo ci possono fare un supermercato, una banca...

Nina: Mino io non mi lamento, non ci manca nulla...

Mino: E Tina, che futuro le diamo.

Nina: Tina è capace di badare a sè stessa, è una ragioniera diplomata, prima o poi il lavoro lo trova...

Mino: A te piace il teatro vero? A te piace fare la "pupara".

Nina: Mi piace? E' la sola cosa che so fare, Mino.

SCENA 4

Salotto di Bruno e Luisa.

Bruno: Noi non ascoltiamo più nè radio nè televisone

Nina: Fate benissimo, Bruno.

Bruno: Ti piacciono le lasagne? Le ho fatte io.

Nina: Buonissima.

Bruno: Giorni e giorni con questo sottofondo della guerra... un pò di tregua, non si riusciva più nemmeno a mangiare in pace.

Luisa: A me era venuta la testa come un pallone.

Bruno: E poi per una volta che siete qui, è meglio tenere la tv spenta, non trovate?

Nina: Ma certo.

Bruno: Almeno si chiacchiera...

Luisa: Mino mi ha sempre trattata da sorella minore rompiscatole, meno le stavo fra i piedi meglio era, fin da piccoli...

Mino: Ma non è vero Luisa... è che lo sai il teatro mi porta via tanto tempo, non ho proprio la testa per pensare di venirti a trovare...

Luisa: Ci voleva una guerra per farti muovere.

Mino: Sei ingiusta, sono venuto anche al compleanno della bambina.

Luisa: Si, e quanti anni compiva Matilde?

Mino: Quattro. Credo...

Luisa: Adesso ne ha sei.

Nina: (Intervendo) Mi passi un pò d'insalata?

Luisa: Eccola.

Nina: (Cambiando discorso) Mi dispiace che Matilde sia già a letto, è così carina quella bambina.

Bruno: E' un nostro principio, a letto alle nove e non si discute... un pò come noi che si andava a letto dopo Carosello.

Nina: Fate bene ad essere severi.

Luisa: Poi quest'anno va a scuola... deve riposarsi, le giornate sono faticose per lei.

Nina: Era emozionata il primo giorno di scuola?

Bruno: Più che Matilde era emozionata la mamma.

Luisa: Scemo.

Bruno: Dì che non è vero? Le hai controllato la cartelle con la merenda almeno dieci volte.

Luisa: Non volevo sbagliare... ma che bella che era, tutta impettita, me la sarei mangiata a morsi... con quegli occhi che guardavano avanti, desiderosi di capire, aspettandosi chissà quali gioie dalla vita... (piange)

Bruno: Che fai Luisa... piangi?

Luisa: No è che tutta quella ingenuità... quelle aspettative nei suoi occhi... capite? Il mondo t'inganna...

Nina: Si... ma non devi prendertela così...

Luisa: Scusate. Non sò cosa mi sia successo...

Nina: Non ti preoccupare.

Luisa: Sapete a cosa stava giocando Matilde l'altra settimana...

Bruno: Ma dai non è il caso...

Luisa: No, lo è, lo è.

Bruno: Ma era un gioco, nulla d'importante...

Luisa: Ha fatto con le costruzioni tanti grattacieli, insomma dei cubetti uno sopra l'altro che lei chiamava grattacieli...

Nina: E poi?

Bruno: E poi niente.

Luisa: E poi ha preso un areoplanino e lo buttava contro i grattacieli e diceva che stava giocando a New York...

Bruno: E va bè e allora? Anche noi si giocava ai soldatini, americani contro tedesci... io ne avevo centinaia: quelli piccoli...

Mino: Anch'io e gli americani vincevano sempre. Era una certezza nella vita.

Bruno: Lo vedi Luisa, è una settimana che non ci dormi la notte. E' un gioco, solo un gioco al quale più peso dai peggio è...

Mino: Anche tu non dormi la notte?

Luisa: No. E' più forte di me, penso a Matilde e non dormo.

Mino: Hai detto bene prima: il mondo t'inganna, soprattutto quando non c'è più differenza tra il giorno e la notte.

SCENA 5

Teatro dei Pupi.

Nina: Mino... Mino cosa fai qui da solo. Il teatro è chiuso.

Mino: No, niente... pulivo i pupi.

Nina: Ti ho cercato ovunque, mi ero spaventata...

Mino: Potevi pensarlo che ero a teatro.

Nina: Mi hai detto che andavi a fare un giro... oggi il teatro è chiuso.

Mino: E se cambiassimo davvero lo spettacolo, se facessimo come Matilde...

Nina: Non capisco.

Mino: Forse dovremmo raccontare l'ultima notte di uno di quei Kamikaze. Ci pensi? Con i pupi. Un kamikaze che si appresta a salire sull'aereo...

Nina: Si e tu con quel barbone chi saresti Bin Laden?

Mino: Perchè no, per una volta starei in scena anch'io col mio burattino. Potrebbe essere la nostra fortuna.

Nina: Mino... ognuno deve essere quello che è... io te l'ho detto, la nostra vita è dura, ma non mi lamento. Noi siamo di passaggio su questa terra solo per raccontare le gesta d'Orlando... (Con voce nasale da marionetta)

Dirò d'Orlando in un medesimo tratto

cosa non detta in prosa mai né in rima:

che per amor venne in furore e matto,

d'uom che si saggio era stimato prima...

Mino: Torniamo a casa Nina.

Nina: Mi ha detto Tina che domani una maestra porta a teatro tutta la sua classe...

Mino: Davvero?

Nina: Venivo a cercarti per dirtelo.

Mino: Bellissimo: il teatro sarà pieno!

Nina: Non proprio, ha detto una classe, non una scuola.

Mino: Certo, certo e... la riduzioni studenti quant'è? Settemila?

Nina: No... è normale: cinquemila.

Mino: (Un pò deluso) Cinquemila...

Nina: Si.

Mino: E va beh... vada per le cinquemila.

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 0 volte nell' ultima settimana
  • 0 volte nell' ultimo mese
  • 7 volte nell' arco di un'anno