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ORO

ORO

Dramma in quattro atti

di EUGENIO GLADSTONE O’NEILL

Traduzione di Maria Bianca Gallinaro

PERSONAGGI

IL CAPITANO TOM BARTLETT, del veliero Trilone

SILAS HORME, nostromo del Trilone

BEN CATES, della ciurma del Tritone

JIMMY KANAKA, un isolano

BUTLER, cuoco del Tritone

CATES, mozzo

MARY ALLEN BARTLETT, moglie del capitano

SUE, loro figlia

NAT, loro figlio

DANY DREW, ufficiale di un vapore da carico

IL DOTT. BERRY

Commedia formattata da

ATTO PRIMO

Un'isola di corallo piccola e arida, nella frangia meridionale dell'Arcipelago Malese, La sabbia di corallo risplende bianca sotto la sferza del sole, si solleva in pruno piano, a destra, in un lungo rialzo di pochi passi sopra il livello del mare. Una palma sì leva al centro di que­sto rialzo, con un ciuf/o di foglie sottili e ru­vide che pendono immobili proiettando a terra un breve cerchio d'ombra proprio sotto sullo spazio intorno al tronco. Per circa un centi­naio di metri si vede la laguna; il suo azzurro vivo contrasta con la bianca spiaggia di co­rallo che orla il suo contorno circolare. L'oriz­zonte, lontano, sul mare, è segnato da una lunga striscia di nebbia purpurea che separa l'azzurro lucente dell'acqua dal grigio-azzurro metallico del cielo. L'isola riarde. L'intensità dei raggi del sole si riflette di nuovo verso il cielo in un velo tremolante di onde di caldo che altera i contorni delle cose, dando al mon­do visibile un aspetto fantastico, impalmabile, come se fluttuasse sommerso in qualche fluido incolore di metallo fuso. Quando si alza ti sipario, si vede Cates che giace- addormentato, rannicchiato nel cerchio d'ombra sotto la palma. È un ragazzo di quindici anni, mingher­lino, al disotto della statura, normale, con una faccia vecchia raggrinzita incartapecorita per l'abbronzatura del sole. Indossa un vestito su­dicio di grossa canapa, di una misura da uomo, troppo largo per lui, che pende in larghe pie­ghe dalla sua figura meschina. Un ciuffo di capelli castani spunta fuori in ciocche sfug­genti sotto il suo berretto a punta, di grossa canapa. Appare terribilmente stanco. 1 suoi sogni evidentemente sono terrificanti, poiché ha delle contrazioni convulse e si lamenta per lo spavento. Butler entra precipitosamente, affannato, dalla destra, sul fondo. È un uomo alto, più che di mezza età, vestito con j resti sbiaditi di quello che fu una volta un abito marrone. La giacca, i cui bottoni sono stati strappati, pende aperta, rivelando la sua nu­dità. Un berretto dì panno gli copre la testa dalla corona di capelli grigi, sudici e radi. Il suo corpo è emaciato. Il volto dagli occhi ro­tondi, azzurri, è segnato dalle intemperie e screpolato per i raggi del sole. Gli avanzi di un paio di grosse scarpe ciondolano ai suoi piedi nudi. Egli guarda dietro di sé cauta­mente, come se avesse paura di essere seguito; poi soddisfatto di non esserlo, si avvicina al ragazzo addormentato e, chinandosi mette una mono sulla fronte di Cates. Cates geme e apre gli occhi. Sì guarda intorno furtivamente co­me cercando qualcuno la cui presenza gli in­cuta timore.

Abel                               - (con voce aspra) Dove sono il capitano e gli altri, Butts?

Butler                            - (con un bisbiglio rauco, rotto sulla spiaggia) Laggiù. (Fa un gesto esausto ri­gido, e poi si lascia cadere mugolando ai piedi dell'alberi, appoggiando il dorso con­tro il tronco, cercando vanamente di tirare a sé le sue gambe per essere completamente all'ombra)

Abel                               - (con occhi avidi) Non hanno trovato acqua ancora?

Butler                            - (scuotendo la testa, con gli occhi chiu­si, stancamente) No. Cosa vuoi che tro­vino... se non c'è nulla... nulla in questa isola del diavolo... secca come un osso, ra­gazzo mio - sabbia e sole - ecco tutto.

Abel                               - (con angoscia improvvisa, mentre le sue labbra si contraggono) Ho bisogno di bere, ho sete, muoio di sete... non ne posso più! Di', non ti è rimasto qualcosa da bere? Sul serio non ne hai?

Butler                            - (guardandosi intorno con circospezione) Silenzio di tomba, Rammentatelo. Mi giuri che non andrai a chiacchierare, a dirlo a lui?

Abel                               - Certo, Butts, certo! Che Dio mi ful­mini!

Butler                            - (tira fuori una bottiglia di mezzo litro dalla tasca di dietro dei calzoni  - È quasi a metà piena d'acqua: Lui... e gli altri mi ammazzerebbero come un cane... e anche te, ricordatelo!

Abel                               - Certo! Non vado a dirglielo. (Tenden­do le mani freneticamente) Su, dammi, dammi.

Buttler                           - No, non devi! Solo poche gocce. Deve bastare fino a che non passerà un ba­stimento a raccoglierci. È l'unica speranza. (Tenendo la bottiglia alla distanza di un braccio dal ragazzo) Giù le mani, ora... se no, non avrai neanche una goccia! (il ragaz­zo lascia ricadere le mani sui fianchi. Bu­tler accosta con cura la bottiglia alle sue labbra, e concede al ragazzo due sorsi; poi la stacca) Per ora basta. Ne avrai altra più tardi. (Beve anche lui un sorso, poi con un tremendo sforzo di volontà si strappa- la bottiglia dalle labbra, e tappandola in fret­ta, l'infila di nuovo nella tasca ed emette un sospiro),

Abel                               - Ancora. Appena un altro sorso...

Butler                            - No! (Il ragazzo si lascia cadere in­dietro esausto e chiude gli occhi. Butler comincia a parlare con una voce più sicura come se il sorso d'acqua gli avesse rinno­vato il coraggio) Servirà ancora a salvarci questa po' d'acqua. L'avevo nella tasca, piena di wisky, quella notte a Oakland quando fui ingaggiato. L'ho riempita a una secchia prima di correre nella barca. For­tuna che ho fatto così, ragazzo mio - pei te e per me - non per loro. Perché dovrei darla a loro, eh? Me la darebbero se l'aves­sero? Preferirebbero vedermi all'inferno piuttosto! Sono pazzi da legare, ora, tutti e quattro. Non hanno bevuto goccia da tre notti, da quando l'acqua della botte .si ver­sò e noi remammo al buio verso l'isola. Non li hai uditi gridare e strillare come matti?

Abel                               - Mi è sembrato di udire qualcosa - soltanto che... forse sognavo.

Butler                            - II sogno lo stanno facendo loro (illuminandosi, continua a raccontare la sua sto­ria con eccitazione) Siamo andati a cercare l'acqua. Jimmy Kanaka ha vista una barca mezza affondata sotto la scogliera.,. una canoa malese. Quando ho guardato, ho vi­sto che era una cassa piena di pezzi di metallo, braccialetti, collari e collane come ne portano i malesi. Nient'altro che ottone e rame. E gliel'ho detto. Ho dovuto scap­par via, altrimenti mi avrebbe preso a col­tellate! Gli sta bene, a tutti, quello che è successo e quel che sta per succedere. Oh, me lo ripagherò io come Si deve! Il suo ba­stimento dannato è naufragato, è perduto per lui. Ma noi due saremo salvi! Lo sai perché ti ho dato metà dell'acqua? Perché sei stato preso a calci da loro anche tu. (Si lascia cadere indietro, esausto, per il suo sfogo. Stanno tutt'e due in silenzio, con gli occhi chiusi, appoggiati contro il tronco dell'albero. Un brusìo di voci viene da destra, in fondo, e si avvicina gradualmente)

Abel                               - (aprendo gli occhi con un sobbalzo) Li sento che vengono!

Butler                            - (ascolta, con gli occhi spalancati, per un momento) Sì, sono loro. (Si alza a fatica. Abel barcolla sulle gambe. Ambedue vanno verso sinistra. Butler si ripara gii occhi con le mani e guarda verso la riva) Guarda! Stanno trascinando con sé quella cassa di ferraglia, quei maledetti cretini. Sono pazzi da legare. Non dar loro un pretesto per rifarsela con te, hai capito? (Si sente uno scalpiccio di passi pesanti sulla sabbia e appare il capitano Baktlett seguito da Horne, il quale a sua volta è seguito da Abel e da Jimmy Kanaka. Bartlett è un uomo alto, dall'ossatura enorme, vestito di una giacca azzurra a doppio petto, con i pantaloni della stessa stoffa e gli stivaloni di gomma rivoltati sotto il ginocchio. No­nostante la devastazione della fame e della sete il suo corpo dai muscoli potenti mostra la suggestione di una forza immensa. Ha la testa massiccia, coperta da una fitta chioma grigio-ferro, arruffata. Il volto è grande, os­suto, con la pelle abbronzata, con un naso aquilino e il taglio della bocca ombreggiato da ispidi baffi grigi, irti. La sua larga ma­scella sporge con un angolo che denota una ostinazione implacabile. Folte sopracciglia grigie sporgono sopra lo sguardo ossessiona­to dei suoi fieri occhi scuri. Silas Horne è un vecchio uomo sottile, angoloso, dal naso di pappagallo, dalla faccia magra che reca i segni di una vita di rozza incontinenza e di crudeltà -malvagia. Indossa dei calzoni gri­gi di cotone e una canottiera lacera sul petto peloso. La pelle scoperta delle braccia, delle spalle e del torace è stata bruciata e dissec­cala dal sole. Ha in testa un berretto. Cates è tarchiato, ha il petto robusto, le braccia e le gambe grosse e tozze. Ha una faccia quadra, stupida, dagli occhi avidi, porcini, terribilmente butterata; è pesante e bestiale, un bruto senza intelligenza. Veste pantaloni dì grossa canapa, una blusa bianca da ma­rinaio, sporca, e ha in testa un berretto mar­rone. Jimmy Kanaka è un giovane isolano, alto, muscoloso, abbronzato. Ha indosso sol­tanto un panno ai fianchi e una cintura di cuoio con un coltello nella guaina. Gii ulti­mi due vacillano sotto il peso di un pesante scrigno intarsialo. Gli occhi dei tre uomini bianchi sono selvaggi. I pantaloni svuotati, le gambe vi tremano dentro per la debolezza. Le labbra sono affannate e screpolate, le vo­ci attutite dalle lingue gonfie. Ma hanno un'aria dì gioia esaltata, dì eccitamento, sulle facce riarse)

Ìartlett                           - (con voce lamentosa, monotona) È pesante, lo so, è pesante lo scrigno. Su, da bravi... (Si lascia cadere all'ombra, ap­poggiando il dorso contro l'albero, e in­dica la sabbia ai suoi piedi) Mettetelo, lì; li dove posso vederlo!

Iorne                              - (facendo eco meccanicamente alle sue parole) Mettetelo lì!

Cates                             - Si, sì, signore! Lascialo andare, Jimmy.

Sartlett                           - Mettetevi giù, ragazzi, mettetevi giù. Vi siete guadagnati il vostro riposo. (i tre uomini si buttano sulla sabbia in at­teggiamento di estrema stanchezza. Gli oc­chi di Bartlett sono fissi avidamente sullo scrigno. Il silenzio viene improvvisamente interrotto da Cates, che balza sulle ginocchia con un grido soffocato)

Cates                             - (i suoi occhi guardano il capitano con feroce insistenza) Voglio bere! acqua! (Gli altri sono atterriti, sospesi in una attenzione rigida. Le labbra di Horne sì muovono pe­nosamente ripetendo la parola, senza emet­tere alcun suono. Una pausa. Poi Baktlett si percuote le tempie col pugno, come per cacciare dalla mente quell'ossessione. Butler e Cates stanno a guardarlo con occhi spaventati)

artlett                             - (avendo ripreso controllo dì sé, con voce decisa, in tono profondo e minaccioso) Se dici ancora quella parola, Ben Cates, se la dici ancora una sola volta, diventerai pasto per i pescicani! Hai capito?

Cates                             - Sì, signore. Ricade di nuovo rattrap­pito sulla sabbia. (Horne e Kanaka si ri­lasciano senza speranza)

Iartlett                           - (con profondo disprezzo) Che sei, un bambino, per agitarti così come una don­na malata, piangendo e chiedendo quello che sai bene che non abbiamo? Non puoi sop­portare un po' di sete, da uomo? Avrai ac­qua quanta ne vuoi se aspetti e tieni chiuse le tue labbra. Verranno a raccoglierci oggi stesso. Ci giuocherei la mia testa. Questo stato di cose non può durare. Dovresti can­tare, invece di piangere, dopo la scoperta che abbiamo fatto. Cos'è la mancanza d'ac­qua quando avete davanti a voi l'oro? L'oro! La vostra parte è sufficiente per comprarvi, rum, e donne, anche, per tutto il resto della vostra vita!

Cates                             - (sforzandosi, si rizza a sedere; i suoi piccoli occhi guardano lo scrigno come affa­scinati. Balbetta ancora; Oh sì, sì rum e donne.

 Bartlett                         - (socchiudendo gli occhi come per godere meglio della sua visione) Sì, rum, e donne per te, per Horne e per Jimmy. Niente più lavori pesanti su questo sudicio mare, per voi, ragazzi miei; in tasca l'intera paga di una giornata da spendere ogni gior­no dell'anno. (i tre tendono gli orecchi ascol­tando avidamente. Perfino Butleb e Cates fanno un passo o due verso di lui come semi-ipnotizzati, anche loro) E Cates brontola perché ha sete! Io sarei piuttosto da com­piangere, se pure io fossi da compiangere! Non ho perduto la mia nave e con lei il la­voro di due anni? E voi che cosa avete perso, tutti e tre, se non pochi stracci di vestiti? Io vi dico, son contento che il Tri­tone sia andato a fondo! Qui dentro c'è più di quanto abbiano mai guadagnato tutte le baleniere che stanno a galla sul mare. Qui dentro c'è l'oro, pesante e solido, e ci sono diamanti e smeraldi e rubini! Rossi e ver­di sono...

Cates                             - (leccandosi le labbra) Oh, sì, li ho visti lì dentro, e gli smeraldi sono verdi, lo so, e per comprarli ci vuole una tonnel­lata d'oro.

Baktlett                         - (come se non avesse udito e se stesse sognando ad alta voce, fra sé) Rum e donne per voi tre, e per me il riposo. Oh si, mi riposerò, a casa, fino al giorno della mia morte. Sì, donna, ora vengo a casa. Sì, Nat e Sue, vostro padre torna a casa per tutto il resto della sua vita! Smetterò di andare a caccia di balene, come mi hai sempre chiesto, Mary. Si, verrò alle riunioni con te. la domenica, come mi hai sempre pregato di fare. Faremo spalancare gli oc­chi a quei dannati vicini, accidenti a loro! Carrozze e sete per te... non ci sarà niente di troppo buono... e anche per Sue e per il ragazzo. Ho sognato tutto questo per degli anni. Non mi è mai importato nulla dell'olio - è del commercio - ma ho sem­pre sperato che in qualche viaggio avrei potuto trovare dall'ambra grigia... molta ambra grigia... e quella vale oro.

Horne                            - (la testa gli dondola sul collo indolen­temente) Si, l'ambra grigia. È roba che costa molto!

Baetlett                          - (la sua voce diventa sempre più simile a quella d'un sonnambulo) Anni fa, quando andavo a caccia di balene, al largo di New Belford, venne da me un uomo - spagnolo, sembrava - e voleva noleggiare la mia nave e poi darmi 1& mia parte. Mi fece vedere la carta di una certa isola in qualche punto lontano dalle coste del Sud America. C'era segnata una croce dove dei vecchi pirati avevano sotterrato un tesoro. Ma era un pazzo. Non gli credetti. Alla fine trovò un vecchio veliero scozzese. Partì e poi non se ne seppe più nulla. Ma non ho mai dimenticato lui e la sua carta. E spesso ho pensato che se fossi andato con lui... Ma eccolo qui! Siamo andati a sbatterci con­tro senza carta, senza niente! Oro e dia­manti, tutto... qui davanti ai nostri occhi Aprilo, Jimmy!

Jimmi                             - (alzandosi, con la sua voce molle) Si, capitano. (Si abbassa per sollevare il co­perchio)

Bartlett                          - (un improvviso cambiamento di umo­re avviene in lui, ed egli sbatte da parte il braccio di Jimmy selvaggiamente) Giù le mani, cane maledetto! Ci penso io alla cassa e nessuna mano di uomo deve toccarla.

Jimmy                            - (indietreggiando docilmente, con lo stes­so tono molle, immutato) Sì, capitano. (Si accomoda alla sinistra dello scrigno)

Bartlett                          - (a un tratto sembra accorgersi per la prima volta del cuoco) E così, sei tu? (La voce gli .diventa rauca per la rab­bia) Non. ho dimenticato quello che hai det­to laggiù sulla riva! Buon per te che non ti ho acchiappato allora! Dicevi che non vale un accidente. Maledetto figlio d'un bu­giardo! E sei andato a raccontare le tue bu­gie anche al ragazzo, lo leggo nei suoi occhi. Vieni qui, ragazzo!

Abel                               - (viene avanti con passi malsicuri)Ec­comi, signore.

Bartlett                          - Apri lo scrigno! Aprilo, moccioso (Con un disperato gesto di paura Cates si abbassa e solleva il coperchio dello scrigno. Mentre lo apre, la mano enorme di Bartlett si è attaccata al colletto della sua giacca e lo tiene con la faccia china sulla cassa. Horne, Cates e Jimmy Kanaka si avvici­nano, con il collo teso per guardare dentro)

Bartlett                          - (scuotendo il ragazzo colpito da terrore) Che cosa vedi li, piccola canaglia? Che cosa vedi, lì?

Abel                               - Ahi, lasciami, soffoco!

Bartlett                          - Soffocherai davvero se non mi ri­spondi. Che cosa vedi? È oro? Rispondimi, è oro?

Abel                               - Sì, certo, è oro, lo vedo!

Bartlett                          - (gli da una spinta. Il ragazzo bar­colla e cade sulla sabbia. Bartlett sì volge trionfante a Butler) Vedi, bugiardo che sei?... E’ oro. Oro! Perfino un ragazzo sa dir­telo, alla prima occhiata. (Con un'oscura minaccia nella voce) Ma tu, tu non credi, vero?

Blttler                            - Forse avevo torto, signore. Io non avevo guardato bene….

Bartlett                          - Vieni qui! (si rizza col dorso con­tro l'albero) Vieni qui!

Butler                            - (si avvicina a lui col coraggio della di­sperazione) Sì, signore.

Bartlett                          - È oro, o no?

Butler                            - Se potessi toccarne un pezzo...

Bartlett                          - Prendi.

Butler                            - (prende un pesante anello da caviglia incastonato di vetro colorato, lo guarda per un momento, poi fingendo una grande sicu­rezza) Avevo torto, capitano. E oro cer­tamente, vale qualunque somma di denaro, scommetto.

Bartlett                          - Sei tornato in te, non è vero? Troppo tardi, carogna! Non avrai nulla! E questo è per insegnarti a dire delle bugie a me! (il pugno scatta dal suo fianco, e Butler è gettato boccheggiante sulla sab­bia dove rimane gemendo per un momento, con il braccialetto ancora stretto in mano. Il ragazzo ha un tremito di paura e fugge a sinistra)

Bartlett                          - Così imparerai! (Si siede accanto allo scrigno. Gli altri si accoccolano vicino a lui. Bartlett vi immerge ambedue le mani, in tono dj, folle desiderio) Oro! è me­glio che andare alla caccia di balene, non è vero, ragazzi? Meglio dell'ambra grigia, se anche fossi stato tanto fortunato da trovarla! (Butler si alza vacillando. Esa­mina il braccialetto con grande disprezzo e lo morde perfino, per esserne sicuro. Poi si allontana con precauzione verso sinistra. La sua faccia subisce una trasformazione im­provvisa ed egli guarda il capitano con odio, i lineamenti alterati dall'ira)

Jimmy Kanaka               - (indicando Butler) L'ha preso, capitano!

Bartlett                          - (guardando il cuoco con grande di­sprezzo) Stai cercando dì svignartela con quel pezzo d'oro, eh? Maiale ladro! Ora Io sa: bene che è oro, eh? Ebbene, puoi tener­telo, è la tua parte per avere detto la ve­rità questa volta.

Horne                            - Non dateglielo, signor Bartlett. È tanto di meno per noi che abbiamo lavo­rato per averlo, mentre lui non ha fatto nulla!

Butler                            - (sopraffatto da una rabbia isterica, balbettando) Chi vi ha chiesto nulla, eh! Chi la vuole questa roba maledetta? Io no! Oro? Ah! Ah! Oro? Ottone, ecco quel che è, e pezzi di vetro! Non vale un accidente. Ecco, prendetevelo! (Getta il braccialetto sulla sabbia davanti a loro. Bartlett lo af­ferra come per difenderlo)

Bartlett                          - (dopo una pausa, accigliato) è stra­no! L'ha gettato via come se fosse un pu­gno di fango! Eppure sa che è oro! Ha detto egli stesso che era oro, un momento fa.

Horne                            - Era impazzito di rabbia perché lo avete buttato a terra.

Bartlett                          - Non è la prima volta che l'ho buttato a terra, ma non mi ha mai parlato così; prima no. Deve esserci qualche altra cosa che non gli va, qualche altra cosa.

Hoene                            - Gli avete detto che non gli sarebbe toccato nulla. È questo che non gli va.

Bartlett                          - (scuotendo u capo di nuovo) No! Forse pensa di avere comunque la sua parte, a nostro dispetto! Forse la sua parte non è tutto quello che lui desidera! Forse pensa che noi morremo di fame e di sete prima di essere raccolti, e che lui vivrà e allora, avrà tutto lo scrigno! Fuoco d'inferno! È così, ragazzi! È questo il suo piano segreto! Vederci morire e derubarci!

Cates                             - (rizzandosi sulle ginocchia e alzando mi­nacciosamente la mano sopra la testa) Dite a Jimmy di pugnalarlo, signore! Ditelo a Jimmy. Non ho un coltello, altrimenti lo farei io stesso. (Si alza in piedi vacillando per la debolezza),

Jimmy                            - (con impeto) Dite una parola, e lo infilo, capitano. E infilo anche il ragazzo.

CCates                           - Sono debole, ma posso ancora far­cela non lui. Sono debole... (Le ginocchia gli si piegano. Dichiara pietosamente) Se soltanto avessi un sorso d'acqua, gliela farei vedere io! Laggiù deve esserci l'acqua. Guar­diamo ancora. Io vado a vedere...

Bartlett                          - (chiamando a raccolta tutta la sua volontà, severamente) Tappati la bocca, Cates, altrimenti te la tappo io!

Cates                             - Se non troviamo acqua, lui ci vedrà morire.

Bartlett                          - (a un tratto in tono fiero di coman­do) Basta con questa storia. Non stiamo abbastanza attenti per vedere se passa qual­che nave. Sali sull'albero, Jimmy, e fai pre­sto! (Kanaka si arrampica rapidamente sul tronco della palma fino in cima e guarda da tutte le partì. Gli altri si rizzano penosa­mente in piedi e lo guardano con rinnovata speranza)

Jimmy                            - (a un tratto con voce esultante) La vedo... vedo una vela, capitano!

Horne                            - (agitando freneticamente le braccia) Vela di che cosa?

Jimmy                            - Sembra proprio un veliero mercan­tile, capitano. Horne, se non cambia rotta, arriva proprio qua vicino. Cammina a vele spiegate.

Bartlett                          - Scendete giù. (L'isolano scivola giù, Bartlett esclama con esultanza) La for­tuna è con noi, oggi! (Il suo sguardo cade sul tesoro ed egli fa un balzo) E ora, che fare di questo scrigno con l'oro?

Horne                            - (rapidamente) Non vorrete andare a raccontare a quelli sul veliero...?

Cates                             - Pretenderebbero di dividerlo con noi.

Bartlett                          - Mi credete pazzo? Lo seppelliremo qui.

Cates                             - Lasciarlo qui perché qualcun altro lo trovi?

Bartlett                          - Lo seppelliremo profondamente dove neppure il diavolo lo troverebbe, e faremo una carta dell'isola. (Prende dalla tasca un pezzo di carta e un mozzicone di lapis, indicando i piedi dell'albero) Scavate una fossa lì dietro, voi, Horne e Jimmy. (7 due si chinano e cominciano a scavare la sabbia con le mani. Bartlett disegna sulla carta) Questa è la laguna, e questa la scogliera... E qui, sotto l'albero, vedi, Ca­tes, faccio una croce dove è sepolto l'oro. Neanche l'inferno m'impedirebbe di ritro­vare questo posto. Lasciaci tornare a casa e io allestirò un piccolo veliero e torneremo qui a tirarlo fuori. Non dovremo aspettare molto, te lo giuro!

Cates                             - (che si è drizzato e guarda a sinistra, eccitalo, indica col dito) guarda, capita­no! Quella carogna d'un cuoco guarda da questa parte. E il ragazzo, guarda anche lui. (Tutti e quattro stanno in piedi, guardano Butler e il ragazzo, dei quali, nel loro folle eccitamento, avevano dimenticato la pre­senza nell'isola),

Cates                             - (con stupido sgomento) Sapranno dove è nascosto.

Horxe                            - Lo diranno a quelli del veliero.

Cates                             - Dobbiamo fargliela, capitano; dammi il coltello, Jimmy... il coltello... (Inciampa nell'isolano che lo spinge bruscamente da parte, guardando interrogativamente il ca­pitano)

Bartlett                          - (che è rimasto immobile, come sba­lordito per quella complicazione che aveva dimenticata, lentamente) E cosi stanno a spiarci, quelle carogne!

Jimmy                            - Ditela quella parola, capitano, e io li ammazzo.

Bartlett                          - (guardando con furbizia l'isolano, ma rispondendo solo a Horne) Quella caro­gna del cuoco si è fatto beffa di noi.

Horne                            - E quella canaglia del ragazzo, non è da meglio. È con lui, anima e corpo.

Cates                             - (con voce rauca) Facciamola finita, capitano.

Horxe                            - Loro, a noi, l'avrebbero fatta subito se avessero potuto.

Bartlett                          - Sì, l'assassinio gli si leggeva negli occhi quando mi guardava.

Horne                            - (abbassando la voce in un bisbiglio) Dite a Jimmy... capitano.

Bartlett                          - È contro la legge, Silas Horne!

Horne                            - La legge non arriva fino a questa isola.

Bartlett                          - È contro quella legge che un ca­pitano giura di mantenere dovunque egli navighi. Non hanno rifiutato obbedienza, non si sono ammutinati.

Horne                            - E chi lo sa? Hanno tentato di ru­bare ciò che è vostro e questo è peggio che ammutinarsi. (Come ultimo argomento di persuasione) E poi Jimmy è un selvaggio e non è sottoposto ad alcuna legge.

Jimmy                            - Li sistemo io, capitano, non parle­ranno! (Bartlett non risponde, ma guar­da il tesoro, Horne fa un cenno violento a Jimmy di andare. L'isolano guarda la fac­cia del suo padrone. Poi, sembrandogli di leggervi un esplicito comando, mugola sod­disfatto, e, tirando fuori il coltello dalla guaina, muove cautamente verso sinistra. Cates si alza in ginocchio per vedere i mo­vimenti dell'isolano. Horne e Bartlett stanno sempre seduti, in una immobilità forzata, fissando gli occhi sullo scrigno)

Cates                             - (in un bisbiglio eccitato) Li vedo! stanno seduti voltando le spalle da questa parte. Ecco, Jimmy sta strisciando sulle mani, dietro a loro. Ma quelli non se ne accorgono, e proprio dietro, quasi sopra di loro. (Un grido soffocato di Butler viene da sinistra) Proprio in mezzo alla schiena! Il cuoco è andato! Il ragazzo sta scappando! (Si ode una serie di rapidi strilli del ragaz­zo, poi il rumore di piedi che corrono verso di loro, la caduta di un corpo, e il rantolo del ragazzo morente)

Horne                            - (con soddisfazione) È fatto, coman­dante!

Bartlett                          - Io non ho detto una parola, ram­mentatelo, Silas Horne.

Horne                            - (furbescamente) Neppure io. Jimmy ha fatto da sé. Se c'è una colpa, ricade tut­ta su di lui.

Bartlett                          - Li ha lasciati in piena vista, sulla spiaggia aperta.

Jimmi                             - Sì, capitano.

Bartlett                          - Vai, sotterrali, coprili con la sabbia.

Jimmy                            - Vado capitano. (Sparisce in fretta a sinistra)

Bartlett                          - Via, giù alla scogliera, tu, Horne! Alzati, Cates! Vai giù con Horne e quando vedete il veliero che arriva, fate dei segnali e gridate come pazzi, capito?

Horne                            - Sì, sì, signore!

Bartlett                          - Io starò qui a sotterrare l'oro. £ meglio far presto qui! Possono puntare un cannocchiale quando vedranno l'isola dal ponte. Su, vattene! (Da un altro 'calcio a Cates)

Cates                             - (mugolando) Sono malato! Non posso prestare servizio a questo turno di guardia! Acqua!

Bartlett                          - (con disprezzo) Dagli una mano, Horne.

Horne                            - (prendendolo con una mano sotto la spalla) Su, uomo! Dobbiamo fare i se­gnali al veliero. Ci sarà acqua a bordo, ba­rili di acqua!

Cates                             - (eccitato, balza i?i piedi, scuotendo con violenza la mano di Horne) C'è l'acqua a bordo! (7 suoi occhi spalancati vedono le vele del veliero all'orizzonte. Si butta in una corsa disperata e sparisce verso la riva, sul fondo, a destra, agitando selvaggiamente le braccia e gridando) Ohe, ohe! L'acqua! (Horne va in fretta dietro dì lui)

Bahtlett                         - (dopo un rapido sguardo intorno, si inginocchia accanto allo scrigno e vi im­merge dentro tutte e due le mani. Dallo scrigno viene un tintinnìo metallico, mentre egli palpa avidamente i pezzi con le mani) Siete salvi ora! (Abbassa il coperchio e pone lo scrigno nella fossa. Vi spinge sopra la sabbia, mormorando rauco) Stai al sicuro. Sai, io tornerò a prenderti! Si, a dispetto dell'inferno, ti caverò fuori! (Si odono in distanza le voci di Horne e Jimmy che gri­dano)

 

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

SCENA

L'interno di una vecchia rimessa di barche sull'approdo dell'abitazione di Bartlett sulla costa della California. In fondo una porta dop­pia che guarda oltre l'estremità dell'approdo, verso il golfo, con il mare aperto, dietro. A sinistra, due finestre e un'altra porta che si apre sulla darsena. Vicino a questa porta, un lettuccio con coperte di lana e un cuscino sen­za fodera. Al centro, disposta dì fronte, una tavola sulla quale sono bottiglie e bicchieri, e tre sedie di canna intrecciata. A destra un canestro da pesca_ Qua e là per la rimessa ogni specie di aggeggi appartenenti a una nave, vecchie ancore, funi, sartiame, barattoli di vernice, vecchi cunei, ecc- Un tardo Pome­riggio, sei mesi dopo. 1 raggi del sole filtrano debolmente attraverso i vetri delle finestre, macchiati, coperti di ragnatele. Quando si alza il sipario si vedono Bartlett e Silas Horne. Horne è in abito da lavoro di grossa canapa, macchiato di colore. Se le sofferenze nell'isola hanno lasciato dei segni sulla sua faccia secca e raggrinzita, essi sono invisibili. In Bartlett invece sono evidenti. 1 capelli s°n° divenuti bianchi Profonde incavature appaiono sotto-gli zigomi. La mascella e la bocca dalle lab­bra sottili esprimono sfida e risolutezza, come se egli combattesse qualche debolezza dentro dì sé; una debolezza si annida nei suoi occhi, che hanno in sé come una paura, un desiderio di evitare altri occhi. £ vestito proprio come quando era nell'isola; siede accanto alla ta­vola, al centro, con lo sguardo assorto chinato sul pavimento davanti a sé.

Horne                            - (che evidentemente sta aspettando che il capitano dica qualcosa, dopo una pausa, guardando con inquietudine) Sarà meglio che tornì a bordo del veliero. (Non rice­vendo risposta, si muove verso lai porta dì sinistra)

Bartlett                          - (riscuotendosi con uno sforzo) Aspetta. La piena della marea è domani all'alba. Lo sanno che partiamo a quell'ora, non è vero, Cates e Jimmy?

Horne                            - Si, signore. Oh, saranno contenti di quest'ordine, e io anche. Non abbiamo par­lato d'altro da quando ci avete portato qui, se non di riscavare quell'oro!

Bartlett                          - (con passione) Lo avremo tra non molto, credo. Quel veliero così come l'avete allestito voi porterebbe un uomo al sicuro fino al Polo, andata e ritorno. Caleremo l'an­cora qui, con lo scrigno a bordo, tra sei mesi.

Horne                            - II veliero non è stato ancora battez­zato.

Bartlett                          - (rivelando una improvvisa risolu­zione furiosa) Lo sarà.

Horne                            - Non può aver fortuna un veliero che salpa senza un nome.

Bartlett                          - Avrà un nome. Si chiamerà la Mery Allen, e Mery stessa lo battezzerà.

Horne                            - Secondo le regole avremmo dovuto farlo, un mese fa, quando l'abbiamo varato.

Bartlett                          - Lo so quanto te. Non voleva far­lo, allora. Le donne hanno delle strane idee, specialmente quando sono malate. (Con sfida, come se si rivolgesse a qualcuno fuori della -stanza) Ma Mery vorrà, ora!

Horne                            - Sì, signore. (Si volta di nuovo per andar via, come se fosse ansioso di allon­tanarsi) .

Bartlett                          - Aspetta! C'è ancora qualcosa che voglio chiederti. Nat ultimamente è stato a ronzare intorno al brigantino durante tut­to il suo tempo libero. Spero che vi siate ricordati tutti e tre, che cosa vi ho ordi­nato. Non una parola dì tutto questo, con lui!

Horne                            - (ritirandosi di un passot in fretta) Non temete.

 Baetlett                         - Non è che abbia paura di rac­contargli dell'oro, Silas Horne. Ci sono al­tre cose da cui voglio tenerlo fuori.

Horne                            - (indovinando subito che cosa intende, rassicurante) Eravamo tutti fuori dì cer­vello quando accaddero quelle cose.

Bartlett                          - Pazzi, si... Ma non ho dimenti­cato, quei due. (Trattiene un brivido, poi continua, lentamente) Non sono mai tornati da te, quando sei addormentato.

Horxe                            - Cosa significa questo?

Bartlett                          - Quel cuoco e quel ragazzo... Da me vengono. Comincio ad aver paura dì andare a dormire, non ad aver paura di loro. (A un tratto con aria spavalda, dì sfida) Ma nemmeno tutti i fantasmi fuori dell'inferno possono impedirmi di fare quello che ho sta­bilito nel mio cervello.

Horne                            - Non vi siete ancora rimesso dal sole e dalla sete che abbiamo patito nell'isola, capitano.

Bartlett                          - (evidentemente rassicuralo, tentan­do di essere cordiale) Siediti qui un poco, Horne, e prendi un grog. (Horne si siede. Bartlett versa un bichiere colmo di rum per sé, e spinge la bottiglia verso Horne)

Horxe                            - Alla fortuna del nostro viaggio.

Bartlett                          - Io non dissi una parola, Silas Hor­ne, ricordi?

Horxe                            - Neppure io. Fece tutto Jimmy. Noi possiamo giurarlo tutti e tre, in qualsiasi tribunale. E se anche aveste dato l'ordine, non è bene pensarci ancora. Non si meri­tavano quel che hanno avuto? Non stavano forse complottando di rubare l'oro?

Bartlett                          - (con gli occhi scintillanti) Sì!

Horxe                            - E quando gli diceste che non gli sa­rebbe tocato nulla, non menti dicendo che non era oro?

Bartlett                          - Sì, disse ottone e ferraglia, quella carogna bugiarda! Ed è quello che continua a dire quando Io vedo in sogno! (Alzandosi in piedi, con sfida, sicuro di sé) Non me­ritavano altro che quel che hanno avuto. Che stiano a marcire! (Versa un altro bic­chiere per sé e per Horne)

Horxe                            - Alla salute, capitano. (Bevono. Si sente bussare alla porta di sinistra e poi la voce della signora Bartlett che chiama de­bolmente: a Torri! Tom! ». Bartlett trasa­lisce, ma non risponde. Horne si rivolge a lui interrogativamente) E; la signora Bartlett. Devo aprire?

Bartlett                          - No. Non ho voglia di vederla, al­meno per un poco. (Poi con una furia im­provvisa senza ragione) Lasciala entrare, ac­cidenti a te! (Horne va ad aprire la porta. La signora Bartlett entra. È una piccola donna di cinquant'anni, esile e debole. La malattia, oppure gli assalti di una vecchiaia precoce, hanno curvato le sue spalle, imbian­cato i suoi capelli e l'hanno obbligata a camminare lentamente con l'aiuto di un ba­stone. Tuttavia una forza risoluta brilla an­cora nei suoi occhi, e il viso esprime una decisione inalterabile. Sta ferma a guardare il marito. Nel suo sguardo fisso c'è qual­cosa che assomiglia ad un'accusa)

Bartlett                          - (evitando i suoi occhi, brevemente) Ebbene? Che cosa vuoi da me, Mery?

Signora Bartlett             - Voglio parlarti da solo, Tom!

Horne                            - Torno a bordo. (Fa per andare)

Bartlett                          - (con un tono quasi impaurilo) Aspetta. Vengo anch'io con te. (Volgendosi alla moglie, con una c'erta tenerezza rude) Non dovresti scendere giù dalla collina. II dottore ti ha detto di restare a casa e di risparmiare le tue forze.

Signora Bartlett             - Voglio parlarti da solo.

Bartlett                          - Ho da fare su] veliero.

Signora Bartlett             - Salperà presto?

Bartlett                          - (volgendosi all'improvviso verso di lei, con sfida) Domani all'alba!

 Signora Bartlett            - (con gli occhi fissi nei suoi, accusatrice) E parti anche tu?

Bartlett                          - (nello stesso tono di sfida) Sì, par­to! Chi altro potrebbe guidare la nave?

Signora Bartlett             - Una nave senza nome.

Bartlett                          - Avrà quel nome.

Signora Bartlett             - No.

Bartlett                          - (completamente risvegliato, la sua volontà cerca di spezzare quella di lei, ma la trova inflessibile. Brontola minacciosa­mente) Ma parleremo di questo più tardi, tu ed io. (Senza più uno sguardo alla mo­glie, passa dietro di lei e sparisce al di là della porta, seguito da Hosne. La signora Bartlett si lascia cadere su una sedia ac­canto alla tavola. Appare improvvisamente debole e disfatta. In quel momento dal di fuori viene la voce ridente dì una fanciulla. La signora Bartlett sembra non udirla, e non accorgersi dì Sue e Drew quando entrano. Sue è una fanciulla dì circa vent'an­ni, esile, graziosa, dai grandi occhi azzurri, dai capelli rosso-castani e una carnagione sana, abbronzata dal sole, fuori del co­mune. Malgrado l'esilità della sua figura c'è in lei la suggestione di una grande vitalità e forza nervosa, Drew è un giovane dì tren­ta anni, alto, robusto. Per niente bello, il suo viso da fanciullo dalla tinta bruna, ha un aspetto attraente di salute, di gaia im­petuosità che è la sua attrattiva maggiore. Non sarebbe possibile scambiarlo per nes­suna altra cosa, se non per quello che è: un ufficiale dì marina. Gli si legge nel viso, nel modo dì camminare, nella voce, in tutto il portamento)

Sue                                - (mentre entrano) Deve essere qui o sul veliero, Daily. (Poi vede la madre, con me­raviglia e spavento) Mamma! Per amor del cielo, cosa fai qui? Lo sai che non devi...

Signora Bartlett             - (trasalendo, volgendosi alla figlia con un sorriso forzato) Ecco, non mi sgridare. (Poi, vedendo Drew, in un tono di allegria forzata) Sue, questo non è Dany Drew?... finalmente a casa di nuovo, in por­to! Puoi baciare una vecchia donna, Dany, senza che lei diventi gelosa, credo.

Drew                             - (baciandola con un sorriso) Certo, è piacevole rivedervi, e ritrovare di nuovo me stesso.

Signora Bartlett             - Abbiamo letto nel gior­nale quando la vostra nave è arrivata a San Francisco. Da allora Sue è stata sulle spine.

Drew                             - (con un sorriso) È lungo, star lon­tano da Sue quattro mesi.

Sue                                - Ti accompagneremo fino a casa.

Signora Bartlett             - Sono seccata di stare den­tro casa. Ho bisogno di sole e di aria fresca, e oggi e così bello che non potevo stare dentro. Voglio mettermi seduta sul molo a guardare il babbo che lavora sul veliero. Non ci rimane molto tempo per vederlo. Partono domani all'alba, dice il babbo.

Sue                                - Domani? Allora tu Io battezzi?

Signora Bartlett             - (cupamente risoluta) No, non Io farò. Bartlett si è messo in mente una pazza idea. Ha allestito il veliero per fare il commercio nelle isole. C'è più gua­dagno, dice lui. Ma io non darò la mia ap­provazione battezzando la nave col mio no­me, come vuole lui. Dovrebbe continuare a pescare balene, come ha fatto per tutta la vita. Non la pensi così, Dany?

Drew                             - Sì, certo, è stimato uno dei migliori comandanti di baleniere della costa, e io penserei... (Drew l'aiuta ad andare fino alla porta a sinistra, l'apre, e i due escono fuori seguiti da Sue che porta una sedia. Dopo una pausa Sue e Drew ritornano. Sue chiu­de la porta con cura. È turbata in viso. Drew la guarda per un secondo, poi l'ab­braccia e la bacia) Cos'è che non va, Sue?

Sue                                - (cercando di sorridere) Niente, Dany.

Drew                             - Oli, sì che c'è qualcosa. L'ho sentito subito nell'aria, fin dal momento che ho visto tua madre.

Sue                                - Sì, è molto deperita da quando l'hai vista l'ultima volta.

Drew                             - Oh, non intendo la malattia. Cosa c'è, Sue? Forse potrei aiutarti in qualche modo. Sembri turbata anche tu. Dunque, puoi dirmelo?

Sue                                - Certo, Dany, naturalmente. Soltanto, ne so quanto te. C'è qualcosa tra il babbo e la mamma, qualcosa che soltanto loro due sanno. Tutto questo sembra risalire alla mattina dopo che ci lasciasti. Durante la prima settimana il babbo cominciò a dire delle cose stravaganti, come, per esempio, che era contento che il Tritone fosse per­duto. La mamma non sembrò far caso al­lora alla sua intenzione di commerciare. Poi, la notte dopo che ebbe comprato il veliero, deve essere successo. Nessuno dei due ven­ne giù por colazione. Io salii dalla mamma e la trovai così male che mandammo per il dottore. Il babbo lo trovai in questa ri­messa. Aveva portato giù quel lettuccio e disse che d'allora in poi voleva essere vi­cino al veliero. Da allora è stato sempre così. Il babbo ha dormito qui e non è mai salito in casa, salvo che per i pasti. Ha sempre evitato di rimanere solo con la mamma. E lei, lei ha cercato di sorprenderlo, di trovarlo da solo. L'ho notato, nonostante che facesse il possibile per celarlo a Nat e a me. E così è deperita; più malata di giorno in giorno.

Drew                             - (accigliato) Mi sembra che la colpa debba essere tutta di tuo padre, Sue, di qua­lunque cosa si tratti. Hai cercato di par­largli?

Sue                                - Sì, e parecchie volte anche; ma tutto quel che diceva era: « Sono cose che non ti riguardano. Sue. Lo saprai quando sarà venuto il momento ». E poi una volta sem­brò avere una terribile paura di qualche cosa e mi disse: ((Deciditi a sposare Da­ny. Sposalo e esci fuori da tutta questa fac­cenda ».

Drew                             - (con un sorriso affettuoso) Davvero vorrei che tu accettassi il suo consiglio. Sue. (La bacia)

Sue                                - (con intenso desiderio) Oh, vorrei Po­terlo fare, Dany.

Drew                             - Ho parecchi risparmi, ora, e non ci vorrà molto perché abbia una nave mia, ora che ha preso il brevetto di capitano. Speravo che alla fine di questo viaggio...

Sue                                - Lo speravo anch'io Dany. Ma questa volta non si può. Con la mamma così de­bole, e nessuno all'infuori di me per cu­rarla... (Scuotendo la testa, in tono ener­gico) Non posso lasciare la casa, ora, Da­ny, non sarebbe giusto. Non potrei essere veramente felice finché questa cosa tra mio padre e mia madre non sia messa a posto, fino a che essi non siano tornati come erano prima. Mi capisci, vero, Dany?

Drew                             - Oh, certo che ti capisco. E Nat? Mi sembra che dovrebbe essere capace di farsi avanti e parlare chiaramente a tuo padre.

Sue                                - (lentamente) Troverai Nat molto cam­pato, anche luì. Ricordi come si interes­sava al suo lavoro fin da quando lo misero lei reparto di disegno al cantiere?

Drew                             - Si.

Sue                                - (con enfasi) Ebbene, tutto è cambiato. m odia ora, o almeno dice di odiarlo. E quando viene a casa passa tutto il suo tempo a ronzare qui intorno alla darsena, e a parlare con quei tre orribili uomini. Ma non ai cosa mi ha detto l'altro giorno? Che avrebbe abbandonato il lavoro e avrebbe fat-o questo viaggio sul veliero. Mi ha perfino comandato di chiedere al babbo di lasciarlo andare con luì.

Drew                             - Tuo padre non lo vuole, eh?

Sue                                - No certo! Lasciare una bella posizione dopo che ha lavorato tanto per procurar­cela, e tutto soltanto per una così pazza idea.

Drew                             - Posso parlare a Nat?

Sue                                - Nat non è più lo stesso.

Drew                             - Via, via. Credo che tu esageri le cose. (Mentre finisce di parlare, la porta di fondo si apre ed entra Nat. È un ragazzo di diciotto anni, alto, dalla figura agile, che ras­somiglia al padre in modo impressionante, II volto, come quello del padre, è grande e ossuto, occhi incavati, naso aquilino e una bocca larga, dalle labbra sottili. Tuttavia manca in Nat la suggestione detta salute fisica e della grande forza dell'uomo più an­ziano. Egli è sviluppato nei muscoli, ha il colorito pallido e le spalle curve. Ha i ca­pelli folti e molto neri. La voce ricorda quel­la del padre, profonda e penetrante. Indos­sa una camicia grigia di flanella e calzoni di fustagno. Drew lo chiama cordialmente) Salve, Nat! Parlate del diavolo... Sue ed io stavamo proprio parlando di te. (Va verso Nat con la mano tesa)

Nat                                - (viene verso di loro, incontra Deew e gli stringe la mano con evidente piacere; le sue maniere subiscono un mutamento im­provviso. Lancia un rapido sguardo sospet­toso a Drew e alla sorella) Stavate par­lando di me? A che proposito?

Sue                                - (rapidamente, da uno sguardo d'intesa a Drew) Del tuo lavoro giù al cantiere. Nat . Oh, di questo. (Con tono di irritazione senza motivo) Senti, Sue, lascia che ci pensi io al mio lavoro. Devo vivere tutto il gior­no fra quelle cose maledette, anche senza bisogno che tu me le butti in faccia quando sono a casa, no? Voglio dimenticare, an­darmene!

Drew                             - Sul mare, eh?

Nat                                - (sospettoso) Forse. (Volgendosi alla so­rella, irato) Cosa sei andata a raccontare, tu, a Dany?

Sue                                - Gli parlavo del veliero, gii dicevo che parte domani.

Nat                                - Domani? (Sopraffatto da un improvviso eccitamento nervoso) Non può essere. Come lo sai? Chi te l'ha detto?

Sue                                - La mamma. E a lei l'ha detto il babbo.

Nat                                - Allora gli ha parlato, gli ha detto di non prendermi con sé, scommetto. Vorrei che la mamma si occupasse degli affari suoi!

Sue                                - Nat!

Nat                                - Ebbene, a te piacerebbe forse. Non sono più un ragazzo. So quello che voglio fare. Voglio andare con loro. Desidero andar via più di quanto abbia mai desiderato qualsiasi altra cosa in vita mia.

Drew                             - Mi sembra strano, sentirti dire che vuoi andare in mare. Hai voglia di vedere le isole, forse?

Nat                                - Forse. Perché no?

Drew                             - Da quale gruppo comincia tuo padre?

Nat                                - (ancor più sospettoso) Vai a chiederlo a lui. Cosa vuoi che ne sappia! Sarebbe me­glio che te ne andassi a casa, Sue, a vedere se abbiamo qualcosa per cena. Dany deve aver fame. (Volta loro le spalle. Essi si scambiano degli sguardi significativi)

Sue                                - (con un sospiro) Deve esser tardi. Vieni, Dany. Potrai vedere dopo il babbo. (Van­no verso la porta di fondo) Non vieni, Nat?

Nat                                - No. Aspetto. Andate avanti. Verrò tra poco.

Deew                             - Allora, a più tardi, Nat.

Nat                                - Sì. (Escono, in fondo, Nat va su e giù in uno stato di grande eccitamento. La porta a sinistra si apre ed entra Bartlett. Padre e figlio stanno a guardarsi l'uno con l'altro per un momento. Nat fa un passo indietro come Impaurito, poi si raddrizza con sfida)

Bartlett                          - (lentamente) È questa la maniera di obbedire ai miei ordini, ragazzo? Ti ho detto varie volte di non venire a ronzare e a spiare qui intorno al molo.

Nat                                - Io non -ronzo qui intorno e non spio. Voglio parlarti babbo.

Bartlett                          - (si siede accanto alla tavola) Bene, sono qua.

Nat                                - Sue ha detto che il veliero parte domani.

Baeixett                         - Sì.

Nat                                - (risolutamente) Voglio venire con te, babbo.

Bartlett                          - (brevemente, come lasciando cadere la cosa) Non puoi. Te l'ho già detto.

Nat                                - Ma perché? Perché non posso venire?

Bartlett                          - Tu hai il tuo lavoro da fare, un buon lavoro. Occupati di quello e lascia a me il mio.

Nat                                - Ma tu volevi sempre che venissi a viag­giare, che imparassi a cacciare le balene con te.

Bartlett                          - Questa volta è differente.

Nat                                - (con indignazione eccitata) Sì, questa volta è differente! Credi che non lo sap­pia? Credi di potermelo nascondere? È dif­ferente, ed è proprio per questo che voglio venire.

Barixett                         - Non puoi, ti dico.

Nat                                - (supplichevole) Ma, perché no? Babbo? Posso lavorare come chiunque altro uomo, su una nave e in qualsiasi altro posto.

Baetlett                          - II tuo posto è qui, con Sue e con tua madre, e tu starai qui.

Nat                                - Questa non è una ragione. Ma io so la tua ragione vera. Hai paura...

Bartlett                          - (coti una punta d'inquietudine, sfor­zandosi in una risaia sprezzante) Paura! Paura di che? Hai mai saputo che io avessi paura?

Nat                                - Paura che io possa scoprire qualcosa, se vengo con voi.

Bartx.ett                        - (con lo stesso disprezzo forzato, in­quieto) E che cosa credi di scoprire?

Nat                                - Prima di tutto che il tuo non è un viaggio di commercio. Oh, non sono mica uno stupido! Quella storia va bene per im­brogliare i vicini e le ragazze come Sue. Ma io ne so di più.

Bartlett                          - Che cosa sai?

Nat                                - Tu vai per un'altra faccenda.

Bartlett                          - E che cosa sarebbe?

Nat                                - Non lo so esattamente. Qualcosa, in quell'isola.

Bartlett                          - (si alza in piedi scoppiando a ridere forzatamente) Che stupido ragazzo! Ti è venuta quest'idea da qualche romanzacelo che stai leggendo, non è vero? E io pensavo che tu fossi divenuto un uomo! (Sempre più violento nel suo disprezzo forzalo) La pros­sima volta, mi dirai che parto per cercare un tesoro sotterrato... oro di pirati veri, se­polto in quell'isola di pappagalli in uno scri­gno borchiato e fangoso e per guidarmi, una carta con una croce che segna dove è sotterrato l'oro! Gli spiriti degli uomini uc­cisi? Ci sono sempre nei libri.

Nat                                - (guardandolo con occhi affascinati) No, quest'ultima cosa no. È stupida, ma io credo che voi abbiate trovato.

Bartlett                          - Un tesoro? Sei piccolo come un bambino in pantaloni corti, che sogna l'oro dei pirati, che non è mai esistito salvo che nei libri?

Nat                                - Ma sei tu, la colpa e tua. Appena ar­rivato a casa non hai fatto altro che par­lare misteriosamente di come saremmo di­venuti ricchi quando il veliero fosse tornato indietro.

Bartlett                          - Ma cosa c'entra questo, con le tue stupide fantasie? Era nei limiti del com­mercio che intendevo.

Nat                                - Perche tanti misteri sul tuo commer­cio? Tu nascondi qualche cosa. Non puoi negare, perché lo sento.

Bartlett                          - (insinuante, con uno sguardo astuto al figlio) Supponi che in uno. dì. quei porti dell'Est abbia inciampato in qualche affare che offra la possibilità d( guadagnare una fortuna se un uomo non ha paura della leg­ge e sa tenere la bocca chiusa.

Nat                                - Vuoi dire commercio illecito?

Bartlett                          - Voglio dire quello che voglio dire, Nat, e sarei un imbecille se dicessi a un bambino come te, e a due donne, a qual­siasi uomo al mondo, d] che si tratta.

Nat                                - (voltandosi verso la porta sul fondo, con disgusto) Se è soltanto questo, non voglio sentire niente. (Va verso la porta, si ferma e sj. volge di nuovo al padre) No, non ci credo. No, non è da te. Non dici la verità, babbo

Bartlett                          - (alzandosi in piedi, con una severità rude nella quale si sente una strana nota supplichevole) Ho ascoltato abba­stanza i tuoi sciocchi discorsi. Sono stato paziente con te, ma anche in questo c'è un limite. Fai attenzione a quel che ti dico: con­tinuerò da solo in questo affare e lo con­durrò in porto da solo, dovessi anche anda­re all'inferno. Hai capito?

Nat                                - (allarmato da questo scatto, sottomesso) Si, babbo.

Bartlett                          - Allora guarda di fare attenzione. (Dopo una pausa, mentre Nat indugia) Ti aspetteranno, a casa,

Nat                                - Va bene. Vado. (Si volta verso la porta di sinistra; ma prima che la tocchi, la porta sì apre ed entra la signora Bartlett. Nat si ferma, spaventato) Mamma!

Signora Bartlett             - Vai, Nat, Voglio parlare con tuo padre.

Bartlett                          - È meglio che tu vada con Nat,

Mery                              - Devo lavorare.

Signora Bartlett             - (fissando gli occhi sul ma­rito) Voglio parlarti da solo.

Bartlett                          - (torvo, come se accettasse una sfi­da) Come vuoi, allora.

Signora Bartlett             - (congedando Nat col de­bole tentativo di un sorriso) Di' a Sue che vengo subito.

Nat                                - (esita un momento, guardando inquieto ora l'uno ora l'altra) Va bene, mamma.

Bartlett                          - (aspetta che Nat si sia allontanato) Non vuoi sederti? (Essa viene avanti e si siede accanto alla tavola. Egli si siede dall'altro lato)

Signora Baktlett            - (rabbrividisce vedendo la bottiglia sulla tavola) Questo veleno ti fa dimenticare ?

Bartlett                          - Non ho niente da dimenticare, al­meno niente di quello che tu credi. (Si guar­dano attraverso la tavola. Una pausa. Alla fine egli non può sopportare il suo sguardo accusatore. Guarda da un'altra parte, si alza in piedi, cammina su e giù, poi si siede di nuovo; il suo viso diventa risoluto, con un sorriso acido) Ebbene, Mery, soli l'uno con l'altra per la prima volta da quando... ,

Signora Bartlett             - Dalla notte che sei ar­rivato.

Bartlett                          - (come se non avesse udito) Non avrei mai immaginato che sarebbe venuto un giorno in cui mi avresti costretto a dormire lontano da te, solo, in una rimessa, come un cane rognoso!

Signora Bartlett             - Non ti ho mandato via. Sei venuto qui di tua spontanea volontà.

Bartlett                          - A causa della tua lingua brontolona, e del male che pensavi di me.

Signora Bartlett             - (scuotendo il capo, con len­tezza) Non fuggivi da me. Fuggivi da te stesso, dalla coscienza che Dio ha posto in te e che tu pensavi di poter ingannare con le bugie.

Bartlett                          - (balzando in piedi, con ira) Bugie?

Signora Bartlett             - E’ la verità, soltanto tu sei troppo debole per affrontarla.

Bartlett                          - (con aria di sfida spavalda) È una pazzia la tua di volermi costringere a ren­derti conto di quello che ho detto in sogno, in quei maledetti incubi che mi hanno fatto dire delle sciocchezze quando ero appena tornato a casa e il mio cervello era ancora pazzo per la sete e il sole che avevo dovuto sopportare nell'isola. È giusto rimprove­rarmi per degli stupidi sogni?

Signora Bartlett             - Hai confessato che il re­sto di quel che hai detto era vero; l'oro che hai trovato e sotterrato laggiù.

Bartlett                          - (con improvvisa esultanza selvaggia) Sì, è vero come la Bibbia. Mery, quando sarò tornato col mio veliero, Io vedrai con i tuoi occhi. Saremo ricchi, come ho sem­pre sognato! Ci saranno carrozze e sete per te, e anche tutto quello che desiderano Nat e Sue.

Signora Bartlett             - (con un brivido) Stai cer­cando di corrompermi; con un tesoro ma­ledetto da Dio?

Bartlett                          - (come se non avesse udito) Ram­menti tanto tempo la, quando ti dissi che, sé avessi trovato dell'ambra grigia, molta ambra grigia, in un viaggio saremmo diven­tati ricchi? Questo ti sorrideva, allora, e ad ogni mio nuovo viaggio anche tu speravi che la trovassi.

Signora Bartlett             - Era un mio peccato di avidità, quello, ed ora ne sono punita!

Bartlett                          - (di nuovo come se non avesse udito) E ora che infine l'oro è venuto e più di quanto io avessi mai sognato, tu mi allon­tani da te e dici che è maledetto.

Signora Bartlett             - Maledetto per il sangue dell'uomo e del ragazzo che hai ucciso.

Bartlett                          - (folle di rabbia) Menti. Io non dissi una parola.

Signora Bartlett             - È questo che hai conti­nuato a ripetere in sonno, ogni notte. « Non ho detto una parola! » Così hai continuato a dire, come se fosse stata la tua anima che ti chiamasse in giudizio. « E quel cuoco, non credeva che fosse oro » dicevi, e lo maledivi.

Bartlett                          - (selvaggiamente) Mentiva, quel la­dro! Mentiva per poter Tubare l'oro lui e il ragazzo. E poi anche se fosse vero, quello che hai udito? Non avevamo il diritto di liberarci di quei due ladri? Eravamo tutti pazzi per la sete e il sole. Puoi costringere dei pazzi a rendere conto delle loro azioni?

Signora Bartlext            - Non eri così pazzo se ri­cordi tutto.

Bartlett                          - Ricordo di non aver detto una pa­rola, Mery, e che Iddio mi giudichi!

Signora Bartlett             - Ma potevi impedirlo con una parola, e non lo hai fatto! Quel selvag­gio vive nel terrore di te. Non l'avrebbe fatto se...

Bartlett                          - Chiacchiere da donna. Ci sono tre di noi che possono giurare in tribunale che non ho detto una parola.

Signora Bartlett             - Che cosa sono i tribunali? Puoi giurarlo a te stesso? Non puoi, ed è questo che ti fa diventar pazzo, non avrei mai creduto questo di te anche con tutto quello che hai detto nel sonno, se non fosse stato per la tua maniera di guardare e di agire, fuori del sonno. Ti ho osservato, quel­la prima settimana: eri cosi strano e terri­bile per me. Dapprima pensai che eri così sol­tanto perché non t'eri riavuto ancora dalla sete e dal sole. Ma poi, a un tratto. Dio mi illuminò, e io vidi che la colpa era scritta nel tuo viso, nel tuo strano modo dì agire spaurito, che la colpa era nei tuoi occhi. La vedo, ora, come sempre la vedo, quando mi guardi. (Si copre la faccia con le mani, con un singhiozzo)

Bartlett                          - (con un viso sofferente e indeciso, come se fosse troppo colpito per opporsi an­cora a leit %n un bisbiglio rauco) Cosa vor­resti che facessi?

Signora Bartlett             - (togliendosi le mani dal viso, gli occhi lucenti per il fervore religio­so) Confessa il tuo peccato. Confessa a Dio e agli uomini. E accetta la tua puni­zione. Dimentica quell'oro maledetto e il viaggio che stai per fare, e acquista la tua pace. Ti chiedo di farlo per il bene mio e dei ragazzi, e per il tuo soprattutto! Mi met­terò in ginocchio, e ti pregherò di farlo, così come ho pregato Dio di mandarti la sua grazia! Confessa e lava la tua anima dalla macchia di sangue che è su di te. Te lo chiedo io, Tom, e Iddio ti chiede di far pace con Lui.

Baktlett                         - (col viso tormentato dalla lotta in­feriore) Confessare, e lasciare che qualcuno rubi l'oro! (Questo pensiero in un attimo distrugge la sua influenza su di lui. L'osses­sione riprende istantaneamente possesso di lui, colmandolo di una forza ribelle. Ride aspramente) Vuoi fare di me una vecchia segheria, vero? Una vecchia donna che va alle riunioni della domenica, piagnucolando e pregando Dio che le dia il perdono. Per­dono di che cosa? Perché due ladri vigliac­chi; sono morti e seppelliti. Quello che ho fatto ho fatto, e non ho mai chiesto per­dono né a Dio, né agli uomini per quello che ho fatto, e neppure lo chiederò ora.

Signora Bartlett             - (sembra rattrappirsi sulla sedia quando capisce che ha perduto, debol­mente) Sci perduto, Tom, e nessuno può fermarti.

Bartlett                          - (trionfante) No, nessuno mi fer­merà. Sono contento che tu lo capisci.

Signora Bartlett             - (cercando faticosamente di alzarsi in piedi) Vado a casa.

Bartlett                          - Rimani, Mery. (La signora Bar­tlett sì lascia cadere di nuovo sulla sedia, esausta. Bartlett continua lentamente) II ve­liero salperà all'alba in piena marea. Ti chiedo di nuovo e per l'ultima volta, lo bat­tezzerai col tuo nome prima che parta?

Signora Bartlett             - (ferinamente) . No.

Bartlett                          - (minaccioso) Stai attenta a quello che dici, Mery. Sono tuo marito. Secondo le leggi io posso ordinare, non chiedere.

Signora Bartlett             - Non ho mai rifiutato qual­cosa che fosse giusto, ma questo è empio e colpevole.

Bartlett                          - Hai battezzato tutte le navi che ho comandato e ciò mi ha portato fortuna. E battezzerai anche questa, coi tuo1 nome, per portarmi quella fortuna che ho tanto cercata.

Signora Bartlett             - Non voglio, Tom.

Bartlett                          - (in tono di comando) Se non lo battezzi prima che parta, porterò via Nat con me. (La signora Bartlett si lascia ca­dere di nuovo sulla sedia, stupita) Lui vuoi venire, lo sai. Me lo ha chiesto cento volte. Sospetta dell'oro.

Signora Bartlett             - (guardandolo con occhi me­ravigliati e atterrili, implorando) Vuoi far questo, Tom? Vuoi portare Nat lontano da me e trascinarlo nel peccato? Non puoi es­sere cosi crudele.

Bartlett                          - Lo farò, te Io giuro, a meno che...

Signora Bartlett             - Allora gli dirò, io stessa, dei tuoi delitti.

Bartlett                          - E io dirò che la tua è un'idea da donna, e lui crederà a me, non a te. £ fi­glio di suo padre, ed è deciso a partire: lo sai. (Essa ricade sulla sedia senza spe­ranza, guardandolo con l'orrore negli occhi. Egli si volta da un'altra parte e aggiunge dopo una pausa) E cosi, battezzerai la nave, domani mattina, prima che parte, non è vero, Mery?

Signora Bartlett             - Sì, se è necessario per salvare Nat. E Dio mi perdonerà quando vedrà le mie ragioni. Ma tu... (Ha un brivido e poi si abbatte, singhiozzando)

Bartlett                          - (sì rivolge a lei umilmente come chiedendo perdono) Non devi pensare male di me perché voglio il tuo nome. Lo voglio perché è il nome di una donna buona, e so che porterà fortuna al nostro viaggio. Non mi sarebbe riuscito partire senza di esso.

Signora Bartlett             - (alzandosi in piedi, in uno stato di spavento febbrile) Vado a casa.

Bartlett                          - (avvicinandosi a lei) Ti accompa­gnerò fino in cima della collina, Mery.

Signora Bartlett             - (allontanandosi da luì con terrore) No. Non mi toccare! Non mi toc­care! (Esce in fretta dalla porta di fondo, zoppicando, guardandosi spaventata dietro le spalle per vedere se egli la segue)

 

Fine del secondo tempo

ATTO TERZO

 SCENA

L'alba della mattina seguente; l'esterno della casa di Bartlett che mostra l'entrata princi­pale, con la facciata a sinistra, verso il porto. Ai due lati della porta, due grandi finestre, con le pesanti imposte ermeticamente chiuse. Di fronte alla porta, un piccolo portico, con la volta sorretta da quattro colonne bianche. Una gradinata di tre scalini sale al portico da terra. Due sentieri conducono agli scalini at­traverso due praticelli d'erba abbandonati, l'uno all'angolo della casa versa il fondo, l'al­tro invece a sinistra verso l'estremità della roccia, dove c'è una piccola piattaforma di ferro che sporge, protetta da una cancellata. S( vede la sommità di una scala di acciaio. La scala porta lungo il lato della roccia, dal­la spiaggia sottostante alla piattaforma. Il bordo della roccia va dall'angolo sinistro da­vanti, quasi in diagonale verso destra, in die­tro al centro. Nella mezza luce grigia dell'al­ba si vedono Horne, Cates e Jimmy Kanaka, Horne sta sulla piattaforma di acciaio e guar­da in basso. Cates è sdraiato per terra vi­cino a lui, Jimmy è accosciato in basso, con gli occhi che guardano il mare, come se ten­tasse di attraversare la distanza che lo separa dalle calde isole dove è nato. Cates veste un abito dì grossa canapa, Jimmy pantaloni di canapa e una maglia nera, Horne come nel secondo alto.

Cates                             - (con pigra indifferenza) Non l'ha fatta finita ancora?

Horne                            - No, accidenti a lei! Posso vederli tutti quanti sul ponte a poppa del brigantino.

Cates                             - % buffo, che ci abbia ordinato di ve­nir quassù, per aspettare, fino a che non sia finita la cerimonia del battesimo.

Horne                            - Per me non c'è più nulla di buffo in quello che fa. È. sempre fuori di cervello, non Io sai?

Cates                             - Non ho notato nessun cambiamento in lui.

Horne                            - Mi ha chiesto se abbia mai veduto quei due in sogno, il cuoco e il mozzo del Tritone. Mi ha detto che lui li ha veduti spesso.

Cates                             - (protestando immediatamente, inquieto, come ss fosse stato accusato) Erano con noi sulla nave prima che raggiungessimo l'isola: quello è tutto quello che mi ricordo di loro. Dopo, impazzii.

Horne                            - (guardandolo con disprezzo) Non dirò che sei un bugiardo, Cates, però, che dia­volo d'uomo sei! Per ricordarti dell'oro non eri fuori di te.

Cates                             - (gli brillano gli occhi) Chiunque se ne ricorderebbe, anche se fosse pazzo.

Horne                            - (dopo aver dato uno sguardo calcola­tore agli occhi avidi del compagno, in modo significativo) Noi siamo due uomini col cervello a posto, e gli altri due si dividono le parti come un selvaggio e uno squilibrato, capisci? Il comandante mi ha fatto vedere dov'è una copia della sua carta dell'isola, su in cabina, perché nel caso che gli succeda qualcosa, io devo riportare l'oro a sua mo­glie, dice lui. Che imbecille! Sarò sincero con te. Se potessi mettermi in mare e tro­vare l'isola, da me, non aspetterei davvero che mi ci portasse un pazzo. Io e te si tro­verebbe da soli, in un modo o nell'altro.

Cates                             - Noi due, due parti uguali! (Poi scuo­tendo la testa, ammonitore) Ma è un uomo in gamba; è difficile fargliela.

Horne                            - Sono anch'io un uomo in gamba.

Jimmy                            - (volgendosi verso di loro) Capitano. (Cates e Horne si separano in fretta. Bartlett sale la scala della piattaforma. Ansa pesantemente, ma ha un'espressione di esul­tanza trionfante)

Bartlett                          - (facendo cenni con le braccia) Scendete giù e andate a bordo. H veliero ha un nome ora, un nome che ci porterà for­tuna. Salperemo con questa marea.

Horne                            - Si.

Bartlett                          - Sarò a bordo tra poco. Guardate che per allora sia pronto a lasciare gli or­meggi.

Horne                            - Sì, signore. (Sparisce giù per la scala insieme a Cates. Jimmy indugia, guardando il suo capitano con la coda, dell'occhio),

Jimmy                            - (volubile) Quella vostra moglie ha fatto davvero un buon incantesimo perché soffi, il vento?

Bartlett                          - Sì, un buon incantesimo per por­tarci fortuna. Vai a bordo, non farti tro­vare qui con me, da lei. (Jimmy sparisce in fretta giù per la scala. Bartlett resta m cima, guardando dietro di lui. Si sente un suono di voci da destra e subito entrano la signora Bartlett, Sue, Drew e Nat, gi­rando intorno alla casa dal di dietro. Nat e Drew camminano ai fianchi della signora Bartlett, che è in uno stato di prostrazione completa, tanto che i due, praticamente, la portano. Segue Sue col fazzoletto agli oc­chi, Nat tiene gli occhi a terra, con una espressione di tetra fissità. Drew lancia uno sguardo di indignazione irata al capitano il quale, dopo aver loro rivolto uno sguardo indifferente, ha voltato le spalle per osser­vare il movimento sul veliero, in basso)

Baktlett                         - (mentre essi arrivano agli scalini di. casa, intento al lavoro *« basso, si fa porta­voce delle mani e grida con voce stentorea) Fai presto, là, Horne!

Sue                                - (protestando) Babbo! (Indicando la ma­dre che è stata accompagnata dentro casa con voce tremante) Non devi gridare: sta molto male.

Bartlett                          - (trasognato come se non capisse) Male?

Sue                                - (voltandosi verso la porta) Aspettami. Torno subito. (Entra in casa. Appena è an­data via tutto l'eccitamento di Bartlett ritorna. Egli passeggia su e giù con impa­zienza nervosa. Nat esce dalla casa)

Nat                                - (con ansia) Mamma sta molto male. Vado per il dottore

Bartlett                          - (come se non avesse udito, richiama l'attenzione di Nat sul veliero) Ha una bella linea quel veliero, ragazzo. Andrà co­me un diavolo, piegato dalla marea. Sapevo quel che facevo quando l'ho comprato.

Nat                                - (guardando in basso, affascinato) Quan­to durerà il viaggio, per arrivare all'isola?

Baktlett                         - Almeno tre mesi, se abbiamo for­tuna. E io avrò fortuna, ora!

Nat                                - Quindi tra sei mesi puoi esser di ritor­no, con quel...?

Bartlett                          - (arrestandosi bruscamente, si volta a guardare il figlio negli occhi, infuriato) Con che cosa? Che razza di stupide bambi­nate stai dicendo?

Nat                                - (supplicando con forza) Voglio venire anch'io, babbo! Non posso pensare a niente altro, se non ...

Bartlett                          - (severamente per celare la sua in­quietudine) '- Non occuparti di questa fac­cenda, ragazzo, ti ho avvisato!

Sue                                - (apparendo sull'uscio indignata) Nat! Non sei ancora andato, per il dottore?

Nat                                - (andandosene) Vado, Sue. Non partire prima che io sia tornato, babbo. (Bartlett non risponde. Nat si ferma miserabilmente esitante)

Bartlett                          - Ebbene, Sue.

Sue                                - (con voce tremante) Eh, babbo, come hai potuto trascinare la mamma fuori dal letto per battezzare quella tua vecchia carcassa, sapendo quant'era malata!

Bartlett                          - È solo un po' di debolezza, tra poco si rimetterà benissimo.

Sue                                - Come puoi dire delle cose simili, quasi che non ti importasse! Dal tuo modo di fare, da quando sei tornato a casa, chiunque avrebbe pensato che la odiassi!

 Bartlett                         - No!

Sue                                - Che cosa è accaduto fra voi? Non puoi dirmelo? Non posso aiutarti a mettere di nuovo a posto le cose?

Bartlett                          - Nulla, non puoi far nulla, né mi puoi aiutare.

Sue                                - Ma le cose non possono continuare così. Non vedi che tutto questo sta uccidendo la mamma?

Bartlett                          - Dimenticherà le sue idee ostinate, ora che me ne vado.

Sue                                - Ma tu non partì per ora, non è vero?

Bartlett                          - Non ho detto che partivo oggi all'alba?

Sue                                - (guardandolo per un momento meravi­gliata e colpita) Ma... non intendi mica... proprio ora!

Bartlett                          - (continuando a tenere il viso vol­tato da una parte) Sì, altrimenti perdiamo questa marea.

Sue                                - (mettendogli le mani sulle spalle e cercando di guardarlo in faccia) Non puoi far que­sto! (Sul viso di luì appare scolpita, la sua decisione ossessionata. Essa lascia cadere le mani con un brivido) Come, lasci la mam­ma così?! Io pensavo, che tu avessi rinun-ziato... Tu hai rinunziato, non è vero? Hai detto a quegli uomini che non puoi partire, dopo aver visto come sta male la mam­ma, non è vero?

Bartlett                          - Ho detto che sarei partito con questa marea!

Sue                                - Babbo! Quando verrà il dottore e sen­tirai cosa dice...

Bartlett                          - Non mi fermerò né per le sue pa­role né per quelle di chiunque altro. Que­sto veliero è stato allestito per partire due settimane fa. Ho dovuto aspettare per la sua testardaggine mangiandomi il cuore gior­no e notte. Poi ho giurato che sarei partito oggi. Ho addosso il presentimento che se non parto oggi, non partirò mai più. Sì, lo sento nel mio profondo... (In tono di ter­rore superstizioso) E quando ha battezzato il veliero, proprio in quel momento, pensa! una bella brezza si è levata ed è venuta giù da terra per spingerlo in mare come un segno di buon augurio.

Sue                                - (scossa da una furiosa indignazione) Oh, non posso credere che tu sia quello stesso che era mio padre!

Bartlett                          - Sue!

Sue                                - Parlare di partire per un lungo viag­gio quando la mamma qui in casa muore per tutto quello che sai! Non sei il padre a cui voglio bene io! Sei diventato qualcun altro, odioso, crudele e che io odio! (Si ab­batte, singhiozzando istericamente)

Bartlett                          - (che l'ha ascoltata con un viso im­provvisamente sofferente per la paura e il rimorso che lo tormenta) Non sai quello che dici!

Sue                                - Lo so! E odio quei tre orribili uomini che ti fanno agire così. Odio il veliero! E voglio che loro e il veliero vadano in fondo al mare!

Bartlett                          - (freneticamente, mettendole una mo­no sulla bocca per fermare le sue parole) Basta, ragazza! Non mi provocare...

Sue                                - (allontanandosi da lui, spaventata) Babbo!

Bartlett                          - (confuso, chiedendo perdono) Ma non parlare a torto delle cose che non puoi sapere.

Sue                                - Quali cose possono essere, dal momento che tu stesso ti vergogni di dirle!

Bartlett                          - Saprai tutto quello che c'è da sa­pere, e tua madre e Nat anche, quando tornerò da questo viaggio.

Sue                                - (con angoscia) Ma proprio non hai cuo­re? Non vedi come sta male, la mamma?

Bartlett                          - Essa non vuole più vedermi.

Sue                                - No. Ti chiamava per nome proprio un momento fa: è l'unica parola che ha detto da quando ha battezzato la nave.

Bartlett                          - Dovevo allontanarmi da lei, ti dico. Da quando sono tornato mi ha tormentato con la sua lingua implacabile, fino a farmi diventare matto, quasi! Tu hai pensato solo a lei e non a me. È tanto per il suo bene quanto per il mio che me ne vado. (Viene affievolito un richiamo di nome. Baktlett trasalisce gli occhi gli brillano) Hai udito? È Horne che mi dice di andare. Sono pronti a partire. Vado a bordo.

Sue                                - Babbo, dopo quello che ho detto, senza una parola di salato per la mamma! Cosa posso fare, cosa posso dire per fermarti? Se tu parti, morrà, babbo!

Bartlett                          - (scosso, alzando le mani come per metterle sugli orecchi Per non sentire quelle parole, con voce rauca) Non dire questo.

Drew                             - (apparendo sull'uscio, con il viso stra­volto per il dolore e per l'ira, duramente) Capitano Bariletti (Poi, abbassando la voce, quando vede Sue) La signora Bartlett chie­de dj vedervi, prima della partenza.

Sue                                - Te l'avevo detto.

Bartlett                          - (lottando con se stesso, trasognato)Vuole tormentarmi ancora, ecco tutto.

Sue                                - (vedendolo incerto, afferra la sua mano, persuasiva) Vieni con me. Non vuole tor­mentarti. Vieni. (Esitante, a testa bassa, la segue verso la porta),

Bartlett                          - (arrivando vicino a Drew si ferma e guarda la faccia irata, accusatrice, del gio­vane) E cosi, anche tu contro dì me, Dany?

Drew                             - (incapace di frenare la sua indignazione) Quale uomo che fosse un vero uomo po­trebbe non essere contro di voi, signore?

Bartlett                          - (con furia improvvisa tira indietro il pugno minacciosamente. Drew lo guarda negli occhi senza indietreggiare, Bartlett si domina con uno sforzo e lascia ricadere il braccio sul fianco,, sprezzatamele) Pa­role grosse per un giovane, Dany. Le di­menticherò per questa volta, per 'riguardo a Sue. Vado da lei per farti piacere, Sue, ma se credi che le parole che può dire mi facciano cambiare idea, sbagli, perche io parto come ho stabilito, a dispetto di tutto l'inferno! (Entra risolutamente in casa. Sue lo segue dopo aver scambiato con Dany uno sguardo senza speranza),

Drew                             - (fra sé con un brivido) È pazzo, che Dio lo maledica! (Passeggia su e giù. Hor­ne appare sulla scala dal basso, seguito da Cates)

Horne                            - (venendo avanti e rivolgendosi a Drew) È qui il comandante?

Drew                             - È in casa. Non potete parlargli, ora.

Horne                            - II veliero è pronto per lasciare gli ormeggi. L'ho chiamato di giù, ma forse non ha udito. (Poiché Drew non fa nessun commento, con impazienza) Se non fa pre­sto, perdiamo la marca. C'è anche una bella brezza.

Drew                             - (guardandolo con risentimento) Non crediate che parta oggi. Ha cambiato idea proprio ora.

Horne                            - Ha cambiato idea di nuovo? Dopo che abbiamo aspettato e pregato il tempo per settimane intere! (A Cates, a voce alta, perché Drew senta) Che ti dicevo, Cates? È matto come un diavolo.

Drew                             - Che volete dire?

Horne                            - Dicevo a Cates che il comandante non ha la testa a posto. Quale uomo ragio­nevole agirebbe come fa lui?

Drew                             - Purtroppo!...

Horne                            - (sorpreso) Oh, lo riconoscete anche voi!

Drew                             - Tutto il viaggio mi sembra una paz­zia. (Con interesse improvviso, come se gli fosse venuta una nuova idea) Ma voi sapete tutto, non è vero? Tutto quello che il ca­pitano intende fare in questo viaggio?

Horne                            - Si, ne so quanto lui, ma non lo dirò a nessuno.

Drew                             - Né ve lo domando. Quello che volevo sapere è questo: ne sapete abbastanza di questa faccenda, per poter fare il viaggio da soli e provvedere a tutto, nel caso che il capitano non possa venire?

Horne                            - (scambiando un rapido sguardo con Cates, cercando di nascondere il suo desi­derio ardente) Sì, potrei farlo come chiun­que. Potrebbe fidarsi di me in quanto a questo, e io guadagnerei più di quanto fa­rebbe lui con il suo cervello fuor di posto. Soltanto c'è un guaio: chi guiderà la nave se lui non viene?

Drew                             - Allora tu non conosci la navigazione abbastanza per poterlo fare?

Horne                            - Non sono mai andato più in su del grado di nostromo. (Poi, dopo una pausa durante la quale sembra aver calcolato qual­cosa, con curiosità) Perché mi fate questa domanda? Non si può fare questo a meno di avere a bordo un bravo ufficiale come voi!

Drew                             - (con ira) Eh? Cosa vuoi dire?

Sue                                - (che ha ascoltato con interesse crescente) Dany! (Horne e Cates chinano rispettosa­mente la testa e indietreggiano fino alla piat­taforma. Horne guarda Sue e Drew con la coda dell'occhio) Cosa stai pensando?

Drew                             - (eccitato) Ascoltami, Sue! Mi sembra che tuo padre sia fuori di sé; Io vedi anche tu in che stato è ridotto; egli non è in grado di comandare una nave: e io stavo pen­sando se fosse in grado di guidarla in que­sto viaggio...

Sue                                - Ma, Dany, babbo non cederà mai su questo punto!

Drew                             - Tu dovresti dare l'ordine al veliero di partire, e intanto trattenerlo in casa in qual­che modo.

Sue                                - (inquieta, ma mostrando che questo piano ha colpito la sua attenzione) Ma non mi perdonerebbe mai...

Drew                             - Quando sarà di nuovo in sé, perdo­nerà. Non puoi lasciarlo partire e mandare a fondo la nave e lui stesso, in questo modo. E poi c'è tua madre...

Sue                                - No, no, non possiamo lasciarlo partire. (Con uno sguardo a Horne e Cates) Ma non mi fido di quegli uomini.

Drew                             - Neppure io; ma sarebbe meglio ri­schiare con loro che... (A un tratto s'interrompe, scrollando le spalle) Ma nessuno di loro può prendere il comando.

Sue                                - Ma, ho udito che ti diceva che se aves­sero avuto un ufficiale a bordo...

Drew                             - Sì, ma dove trovarne uno, così da un momento all'altro?

Sue                                - (in tono significativo) Tu hai preso il brevetto di capitano. (Il viso le si illumina) Lui si fida di te. E quando sarà calmato non starà a pensarci molto. Mi si spezza il cuore a farti partire, a mandarti via pro­prio ora che sei appena tornato. Non te lo chiederei se la mamma non fosse in quelle condizioni; ma sei tu disposto a farlo, per amor mio?

Drew                             - (confuso) Ma certo, lo farò, se vuoi. Se sarà possibile lo farò. Vediamo, dov'è tuo padre? (Sue va verso la porta. Drew va verso Horne e Cates)

Sue                                - (dopo aver ascoltato) E’ sempre con la mamma.

Drew                             - Aspetta allora. Dunque mi volevate come capitano in questo viaggio? Beh, sen­tite. La signorina Sue ha deciso che suo padre non è in grado di guidare questa bor­data.

Horne                            - Non è una bugia.

Cates                             - (a Horne protestando) Ma se ci ac­chiappa il vecchio se la rifarà con la nostra pelle, non con la sua.

Horne                            - (ferocemente, con una occhiata espres­siva a Cates) Chiudi il becco, stupido!

Drew                             - Mi prendo la responsabilità.

Sue                                - (con fervore) Non verrà fatto alcun torto a nessuno di voi, ve lo prometto.

Horne                            - (nel tono di chi conclude un affare) Allora proviamo, però dobbiamo far presto.

Drew                             - Vado a prendere il mio bagaglio e torno subito. (Entra in casa. Sue lo segue déntro)

Cates                             - (stupidamente irato) È un pasticcio del diavolo che stiamo combinando, secon­do me.

Horne                            - E io ti dico che è un gran colpo di fortuna.

Cates                             - Drew starà a bordo a spiare.

Horne                            - Lascia fare, ci penso io a imbrogliarlo. E quando verrà il momento di liberarci dì lui, troverò la maniera, in un modo o nell'altro.

Cates                             - Purché non si prenda una parte dell'oro...

Horne                            - (con disprezzo) Una parte! Testa dura che sei! Lo vedrò all'inferno, prima, o ce lo manderò io stesso. (Drew esce di casa portando la sua valigia che affida a Cates. Sue lo segue)

Drew                             - Fate presto ora!

Horne                            - Sì, sì, signore. (Cates e lui scendono in fretta lai scala)

Sue                                - (gettandogli le braccia al collo e bacian­dolo) Addio, Dany. È così bello da parte tua fare questo per noi! Non lo dimenti­cherò mai...

Drew                             - Sss! Non è niente.

Sue                                - Spero di far bene. Sentirò tanto la tua mancanza. Ma tu tornerai appena potrai...

Drew                             - Certamente!

Sue                                - Dany! Dany! Ti voglio tanto bene!

Drew                             - E spero tu lo sappia che ti amo, non è vero? Ci sposeremo quando tornerò, que­sta volta, sicuramente...

Sue                                - Sì, sì, Dany, sicuramente.

Drew                             - Devo scappare. Addio.

Sue                                - Addio, caro. (Si baciano per l'ultima volta ed egli sparisce giù per la scala. Essa sta ferma in cima singhiozzando, seguen­dolo con gli occhi. Nat gira intorno alla casa del fondo e va alla porta d'ingresso)

Nat                                - (vedendo la sorella) Sue, non è partito ancora, vero? (Essa non lo sente. Egli esita sull'uscio per un momento, ascoltando il suono della voce del padre dall'interno. Poi, prendendo molta, cura di non far rumore, entra cautamente in casa in punto, di piedi-Sue agita la mano verso Drew, che eviden­temente ora è a bordo della nave, poi si copre il viso con le mani, singhiozzando. Nat esce nuovamente di casa e va verso la sorella. Quando essa lo vede avvicinare, si asciuga gli occhi in fretta, cercando di sorridere.

Sue                                - Hai trovato il dottore, Nat?

Nat                                - Si: verrà subito, ha promesso. Perché... hai pianto?

Sue                                - No. (Si allontana dall'orlo della roccia tirandolo a sé),

Nat                                - Sì, hai pianto. Guarda che occhi!

Sue                                - Quello che avviene è così tremendo!

Nat                                - (cercando di confortarla, in una maniera distratta) Via non ti agitare. Mamma starà bene appena verrà il dottore. Babbo è den­tro con lei. Stavano discutendo, avranno risolto le cose.

Sue                                - Non lo so.

Nat                                - E’ stato uno sforzo troppo forte per lui, celare il suo segreto a noi tutti. Cosa credi che sia, Sue?

Sue                                - Non Io so e non me ne importa!

Nat                                - Sono tutti pronti sul veliero? Dovrebbe sbrigarsi, se la nave deve salpare con que­sta marea. Devo andare. Non posso rima­nere qua. Non pensi che se tu lo chiedessi per me, luì... Sei la sola persona ormai con cui sembra agire assennatamente e che gli sta a onore.

Sue                                - No, non voglio. Non debbo!

Nat                                - Non capisci niente! Non sarebbe meglio per tutti se io andassi al suo posto?

Sue                                - Non è vero. Mamma perderebbe la ra­gione se tu partissi

Nat                                - La perderò io, se rimango! (Cominciando ad accorgersi dell'intenzione di Sue dì im­pedirgli di guardare in basso verso il veliero) Voglio vedere cosa stanno facendo. (La. spin­ge da parte e va alla piattaforma, eccitato) Che, hanno issato la vela maestra e la vela di straglio! Lasciano gli ormeggi! Si allon­tanano dal molo. Vedo quattro persone a bordo! Chi è quello là, Sue?

Sue                                - È Dany.

Nat                                - (infuriato) Dany! Che diritto ha... men­tre io non posso? Chiamo il babbo! Stanno partendo, ti dico!

Sue                                - (cercando di calmarlo, con voce treman­te) Nat, non essere cosi stupido! Dany sta facendo soltanto un piccolo giro, sol­tanto per provare come va la nave mentre aspettano il babbo...

Nat                                - Guarda, è certo Dany a poppa, e fa dei cenni di saluto.

Sue                                - (con voce rotta) Sì. (Agita il fazzoletto sopra la testa, poi si abbatte, singhiozzando di nuovo. Dal di dentro sì sente il rumore della voce di Bartlett e, dopo un momen­to, questi appare all'uscio. Sembra terribilmente abbattuto, privo di forza. Esita in­certo, guardando stranamente intorno a sé come se non sapesse cosa fare e dove an­dare) .

Sue                                - (dopo uno sguardo al suo viso. Si preci­pita verso di lui e gli mette le braccia in­torno al collo) Babbo! (Piange sulla sua spalla)

Bartlett                          - Hai fatto male a chiedermi di vedere tua madre. Mi avevi promesso che non mi avrebbe tormentato... «Non fare questo viaggio », dice, « su di esso c'è la ma­ledizione di Dio »: è capace di dire queste dopo aver dato il suo nome alla nave!

Sue                                - (spaventata) Babbo! Rientra in casa. Non vuoi?

Bartlett                          - Mi dispiace di andare contro la tua volontà ma deve essere così. Un giorno saprai la ragione, e sarai contenta. E ora, addio. (Con una strana tenerezza improv­visa si china e bacia la figlia. Poi, siccome essa sembra sul punto di protestare ancora, assume un'espressione severa e inflessibile) Basta con le chiacchiere, me ne vado. (To­glie la sua mano dal proprio braccio e si dirige verso la piattaforma. Uno sguardo al porto e si ferma impietrito. Con voce rau­ca) Ma cos'è? (Indica il veliero e si volge a Nat, stralunato) Non è il mio veliero, ra­gazzo, la Mery Allen, che doppia la punta?

Nat                                - Certamente. Non lo sapevi? Dany sta provando come va, aspettandoti.

Bartlett                          - (con un gran sospiro di sollievo) Provando?! Si prende troppa libertà senza chiedere il permesso. Non sa che non ho tempo da perdere in sciocchezze da ragazzi? Va come un diavolo piegato dalla brezza. Lo sapevo che avrebbe alzato le calcagna!

Nat                                - Si, è una meraviglia! Dany lo guida bene, vero?

Bartlett                          - Dovrebbe tornare, ora, se vuole bordeggiare al di qua della punta. Toma, che Dio ti maledica! Mascalzone! Mi fiderei piut­tosto di Sue che di lui...

Nat                                - Sembra dirigersi verso il mare aperto. Sta prendendo vento, mi pare.

Bartlett                          - (come se non potesse credere ai pro-pri occhi) Ha passato la punta, e ora lo manda in mare aperto. Che cos'è. Sue? Cosa accade Nat? (Comincia a tremargli la voce per la passione) Quel veliero sta navigando senza di me... (Improvvisamente balza su Nat e lo afferra per la gola, rantolando per la rabbia, scuotendolo) Cosa vuoi dire que­sto, ragazzo? È opera tua, perché non vo­levo lasciarti partire? Rispondimi.

Sue                                - (precipitandosi verso di loro con un grido) Babbo! (Si afferra freneticamente alle sue mani: Bartlett le lascia ricadere sui fian­chi, allontanandosi da Nat che si abbandona debolmente a terra, boccheggiando. Bar­tlett sta fermo a guardarlo ferocemente) Nat non sapeva, babbo, È tutta colpa mia. Ma dovevo farlo. Non c'era altro mezzo...

Bartlett                          - Che vuoi dire, figliola? Che cosa hai fatto?

Sue                                - Dovevamo impedirti di partire, in qual­che maniera. Perciò ho chiesto io a Dany di fare il viaggio al tuo posto. Ha preso il brevetto di capitano proprio ora, e puoi fidarti di lui, lo sai. Horne, ha detto di sa­pere tutto quello che tu vuoi che sia fatto, e ha promesso di dirlo a Dany, e Dany tornerà...

Bartlett                          - Allora così... (Scuotendo H suo pugno verso il cielo come se vedesse il fato che sente in tutto questo) Maledetto! (Si calma debolmente, la sua violenza è finita, le mani ricadono' rattrappite sui fianchi)

Signora Bartlett             - (appare sull'uscio. Ha il volto pallido e angosciato. Vedendo il figlio da un grido di gioia) Nat! (Poi trasalisce per l'errore quando i suoi occhi cadono sul marito) Tom, allora non sei ancora partito?

Sue                                - (avvicinandosi a lei, dolcemente) No, mamma, non parte. Rimane a casa con te. Ma il veliero è partito. Guarda. (Fa un ge­sto e gli occhi dì sua madre si volgono verso il mare)

Bartlett                          - (ad alta voce, tra sèt in tono di cieco terrore superstizioso e di paura sbigottita) C'è qualcosa di strano, qualcosa che non va, c'è una maledizione in tutta questa fac­cenda...

Signora Bartlett             - (volgendo gli occhi accu­satori su di lui, con una sorta di trionfo fa­natico) Sono contenta di sentire che con­fessi. Toni, Sì, c'è una maledizione, una ma­ledizione divina sulla empietà degli uomini, e io ringrazio Dio che ti ha salvato dal pec­cato di questo viaggio e lo pregherò di far ricadere la sua punizione e la sua maledi­zione su quei tre uomini sul bastimento al quale mi hai costretto ha dare il mio nome... (Ha alzato il capo come se invocasse dall'alto la punizione per il veliero che essa può intravvedere confusamente)

Bartlett                          - (balzando verso la moglie con folle grido di rabbia) Basta, ti dico! (Si alza sopra dì lei col pugno levato come per schiene-ciarla) .

Sue                                - Babbo!

Nat                                - (saltando in piedi da terra dove era ri­masto, con voce rauca) Babbo! Per amor del cielo.

Signora Bartlett             - (con un debole sospiro spa­ventato) Vuoi uccidere anche me? (Chiude gli occhi e cade nelle braccia di Sue)

Sue                                - (tremante) Nat! Aiutami! Presto! Por­tiamola a letto. (Prendono la madre tra le braccia, portandola dentro casa)

Bartlett                          - (mentre fanno ciò si precipita con folle frenesia sulla piattaforma all'orlo della roccia. Mette le mani alla bocca facendosi un portavoce, e grida con rabbia disperata) Ohe! Ohe! Mery Allen. Tornate indietro! Tor­nate!

 

Fine del terzo atto

ATTO QUARTO

 SCENA

Sono circa le nove di una notte di luna, un anno più tardi. La cabina del capitano Bar-tlett, stanza eretta sulla cima della sua casa con una torretta dì osservazione. L'interno è disposto come la cabina di un veliero. A sini­stra, sul davanti, un oblò. Più indietro, i gra­dini del capo scala. . Più indietro ancora, di nuovo due oblò. Sul fondo, a sinistra, una credenza col piano di marmo. Sul fondo, nel centro, una porta da sugli scalini che condu­cono al piano inferiore della casa. Un lettuccio con una coperta sta contro il muro a destra della porta. Nella parete di destra, cinque oblò. Proprio sotto di loro una panca di legno. Da­vanti alla panca, una lunga tavola con due sedie disposte una di fronte, una a sinistra di essa. Sul pavimento, un tappeto scuro, da poco prezzo. Al soffitto, a metà dal davanti verso il fondo, dietro, un lucernario che sì estende dalla porta di faccia fino all'angolo si­nistro della tavola. All'estremità destra del lucernario, una bussola marittima oscillante. La luce dalla cassa della bussola si proietta e filtra nella stanza, gettando sul pavimento una vaga ombra circolare della bussola. Il chiaro di luna si insinua attraverso gli oblò di destra. Sulla tavola una lanterna accesa. Quando si alza il sipario si vedono Sue e il dottor Berry seduti vicino alla tavola. Il dottore è un uomo d( circa sessanta anni ro­busto e di aspetto sano, con i capelli bianchi e i baffi che fanno risaltare il suo colorito rubicondo. Gli occhi azzurri hanno una espres­sione dolce, il sorriso è gentile e simpatico. Tutto il suo atteggiamento verso Sue è quello del vecchio dottore e amico di famiglia, abi­tuato a considerare tra le sue funzioni anche quella di padre confessore dei propri pazienti. Sue è vestita a lutto. Sembra molto più vec­chia. Ma ora nel suo viso si vede una viva esaltazione e i suoi occhi risplendono di una gioia inattesa.

Sue                                - (con eccitazione) Ed ecco la lettera di Dany, dottore, a provare che è tutto vero (Trae dal seno una lettera e gliela porge)

Dottore                          - (la prende con un sorriso, accarez­zandole la mano) Non posso dirvi come ne sono felice, Sue. Dopo che noi tutti l'ab­biamo dato per perso...

Sue                                - Leggete quello che dice.

Dottore                          - (con esitazione, scherzando) Non so se sia il caso: lettere d'amore alla mia età...

Sue                                - Voglio che la leggiate. (Egli cerca in tasca gli occhiali. Sue continua con grati­tudine) Come se potessi avere qualche se­greto per voi, dopo tutto quello che avete fatto per noi da quando la mamma è morta. Siete stato l'unico amico... (Si ferma e le tremano le labbra)

Dottore                          - Zitta, zitta! (Inforca gli occhiali e la guarda attraverso le lenti) Chi non avreb­be fatto... non molti avrebbero potuto vi­vere in questa casa con vostra madre in quelle condizioni. Quel maledetto sogno è diventato la sua vita. II mio consiglio è sempre lo stesso: « Mandatelo in un ma­nicomio ».

Sue                                - (con un brivido) No, dottore.

Dottore                          - (scuotendo la testa) Sta peggiorando.

Sue                                - Come potete dir questo? Sapete come è dolce e equilibrato con me.

Dottore                          - Bisogna che vostro padre e Nat siano separati. Dov'è ora Nat?

Sue                                - È a San Francisco. Ha visto sui gior­nali che il bastimento da carico che ha tro­vato il relitto della ottery Allen era laggiù ed è andato a parlare con gli uomini dell'equipaggio. Spero che tornerà pienamente convinto e col cervello libero da tutta que­sta faccenda.

Dottore                          - (scuotendo la testa, con gravita) Dovreste persuadere Nat ad andarsene.

Sue                                - (senza speranza) Non so... A me per ora mi basta sapere che Dany è salvo e che ritorna. Leggete la lettera, dottore.

Dottore                          - Sì, sì, fatemi vedere. (Estrae la lettera dalla busta)

Sue                                - Povero Dany, ha passato momenti tre­mendi. (Rabbrividendo) È orribile: quegli uomini terribili che lo accoltellano e poi lo lasciano per morto in quel modo, perfino fuori dalla strada degli indigeni. E poi ha dovuto restare là quattro mesi ad aspettare una nave che approdasse e lo riportasse nel mondo civile. E poi, pensate, dopo tutto questo, prendere la febbre ed essere quasi in fin di vita all'ospedale di Rangoon!

Dottore                          - Può dirsi fortunato di essere ancora vivo. A quanto leggo, aveva previsto il nau­fragio del veliero, Horne glielo ha nascosto fino all'ultimo.

Sue                                - Ho sempre avuto paura dì loro. Avevano certe facce! (Ad un rumore dal basso am­bedue sobbalzano. Si odono dei passi che sal­gono gli scalini. Sue balza in piedi spa­ventata) Che cosa... udite... chi può essere? (Un colpo sommesso alla porta. Il dottore balza in piedi. Sue si rivolge a lui con una risata quasi isterica) Devo aprire? Non so perché, ma ho paura.

Dottore                          - Zitta, zitta! Vado a vedere chi è. (Apre la porta e Nat appare sugli scalini di fuori) Oh, è Nat. Ci hai fatto paura. Sue pensava che fosse un fantasma che bussava.

Nat                                - (entra nella stanza, È invecchiato, dive­nuto magro, il volto affilato e segnato da un continuo tormento spirituale gli occhi tristi e preoccupati. Guarda con apprensione verso il lucernario, poi sì rivolge a Sue) Non ti ho trovata giù e cosi... Dunque, avete preso l'abitudine di venire a cercare fan­tasmi in questa casa, non è vero? E quassù, come al solito, suppongo, a cercare una nave che non tornerà mai!

Dottore                          - (con un mugolio di approvazione) Sono contento di sentirti dire questo.

Sue                                - (che sta appena riprendendosi dallo spa­vento) Hai saputo... qualche cosa?

Nat                                - Sì, ho parlato con diversi uomini che erano a bordo allora. Hanno detto di essere passati così vicini al veliero da poterlo rico­noscere. Si ricordano perfino come era di­pinta la poppa. Per loro è certo che la Mery Allen è affondata. E io son contento, male­dettamente contento! Mi sento libero di nuo­vo, posso ritornare al mondo, ma non qui, devo andar via, cominciare una nuova vita, assolutamente nuova.

Sue                                - (con gioia, andando ad abbracciarlo) Mi fa così bene sentirti parlare ancora come il mio Nat di una volta...

Nat                                - A quel che sembra, avete pensato che fosse condannato come lui. (Fa un gesto ver­so l'alto, poi con una risata incerta) Un dot­tore cerca sempre dei mali dove non ce ne sono. Bene, in ogni modo tutto è finito.

Sue                                - (afferrando la lettera dalla tavola) L'ho ricevuta ieri.

Nat                                - (rigirandola tra le mani, sospettosamen­te) Di chi è?

Sue                                - Leggi e vedrai.

Nat                                - (apre e volta le pagine per vedere la fir­ma, sobbalza, con voce rauca) Dany! Non è possibile. Allora quelli mi hanno mentito!

Sue                                - No, la Mery Allen ha naufragato dav­vero; ma è stato dopo. Leggi. Vedrai. (Nat si lascia cadere su una sedia evidentemente abbattuto da questa notizia. Comincia a leggere la lettera senza celare la sua indifferenza, poi diviene attento, nervoso, il fo­glio gli trema fra le mani. Il dottore scuote la testa esprimendo a Sue la sua disappro­vazione per avergli dato la lettera. Nat fi­nisce e balza in piedi, con ira)

 

Nat                                - Che razza d'imbecille! Si è lasciato prendere in giro. (Senza darle retta) Oh, se soltanto avessi potuto essere al suo posto! Sapevo che tipo era Horne. Non mi avreb­be giuocato quel tiro. Gli avrei strappato il segreto anche se avessi dovuto... (Alza il pugno chiuso in un gesto di minaccia come quello del padre, poi lo lascia ricadere e si siede di nuovo, con disgusto) Ma a che serve? A che serve questa? Avrebbe potuto anche non scrivere.

Sue                                - (afferrando la lettera, profondamente fe­rita) Non sei neppure contento di sapere che Dany è vivo?

Nat                                - (volgendosi subito verso di lei, confuso e vergognoso) Sì, si, certamente, Sue. Non ho detto questo, non è vero?

Dottore                          - (vivacemente, con uno sguardo signi­ficativo a Sue) Bene, Sue, devo scappar via... Tornerò domani.

Sue                                - Sì, tornate. Vedete la strada?

Dottore                          - Sì. Buona notte.

Sue                                - Buona notte. (Chiude la porta e ritor­na da Nat. I passi del dottore svaniscono fuori)

Nat                                - (selvaggiamente) Quel vecchio maledetto! Che cosa sta a fare, a ronzare tutto il tem­po qui intorno? Sono arrivato al punto di odiarlo.

Sue                                - Non puoi dir questo. Pensa come è stato gentile con noi.

Nat                                - Sì, gentile, ma con uno scopo.

Sue                                - Non essere stupido. Che scopo potrebbe avere, salvo quello di volerci aiutare?

Nat                                - Ma quello di scoprire come stanno le cose. Di manovrarsi il babbo quando non è responsabile di quel che dice.

Sue                                - Nat!

Nat                                - Peggio per lui! Conosco il babbo. Pazzo o non pazzo, non Io dirà a nessuno, neppure a te e a me. Me ne andrò via, ma prima lo costringerò a dirmelo! Ha avuto tanta pau­ra che io potessi scoprire qualcosa, ha avuto tanto terrore perfino di parlarmi, da venire a rinchiudersi quassù. Ma lo farò parlare!

Sue                                - Stai zitto. Non gridare. Può udirti.

Nat                                - Ma noi abbiamo diritto di sapere, noi, suoi figli. E se morisse senza aver mai par­lato?

Sue                                - (con inquietudine) Sii saggio, Nat. Non c'è niente da dire salvo che nella tua fan­tasia. (Prendendolo per un braccio)

Nat                                - (sj aha in piedi e si guarda intorno con un brivido) Che razza di pazzia è quella dì costruirsi una nave sul tetto. È chiaro, è pazzo. Sentilo. Avanti e indietro, sempre a guardare sul mare, in cerca della Mery Allen. Dio! Sarebbe ridicolo, se non ti fa­cesse accapponare la pelle.

Sue                                - Vieni giù, ti darò qualche cosa da man­giare. Devi avere una fame da morire, non è vero? (Una folata di vento entra con im­peto nella stanza. Bartlett passeggia sopra al tetto. La pazzia che, nell'ultimo anno ha preso quasi possesso dì lui, è chiaramente impressa sul suo volto, particolarmente negli occhi, che sembrano guardare attraverso e al dì là delle cose con un'espressione spau­rita e spiritata. I suoi movimenti fanno pen­sare ad un automa che obbedisca a fili invi­sibili. Sono rapidi scatti, spasmodici. Egli sembra essere in uno stato di eccitamento straordinario)

Bartlett                          - (prende dalla tasca un foglio di car­ta ripiegata e lo distende sul tavolo alla luce della lanterna, indicando col dito, -mormo­rando) Dove è segnata la croce. Non di­menticarlo, Silas Horne. Hai una copia an­che tu, non c'è possibilità di sbaglio, ra­gazzi miei; l'oro è laggiù, al sicuro, porta­telo a me e Io divideremo per bene. Un anno fa, proprio oggi, ricordi gli ordini che ti scrissi, Horne. Non devi star via più di un anno. E se tu approdi qui, a casa, dì notte, alza un lume rosso e uno verde all'al­bero maestro, perché io veda che state ar­rivando. Uno rosso e uno verde... (Balza su improvvisamente e guarda dall'oblò il ma­re; deluso) Non ci sono lumi, ma verranno. (Scende) L'anno sì compie oggi e tu devi tornare. (Si lascia cadere di nuovo con la testa fra le mani A un tratto sobbalza e guarda fisso davanti a sé come se vedesse qualcosa nell'aria; con sfida, irato) Eccovi ancor qui, tutti e due! A farvi beffe di me! Ottone e ferraglia, dici, non vale un acci­dente! Non ci credete, eh? Vi farò vedere io! (Salta in piedi e fa un movimento come se afferrasse qualcuno per la gola e lo scuo­tesse, selvaggiamente) Mentite! È oro o no? Rispondete! Ah si, lo riconoscete ora. Trop­po tardi, canaglie che siete! Non c'è niente per voi! (Si lascia cadere di nuovo sulla se­dia; dopo una pausa, come in un torpore) Jimmy è andato. E lasciali marcire! Ma io non dissi una parola. Silas Home, rammen­ti? Tu stai per morire, Mery? No, devi vi­vere, vivere per vedere il tuo bastimento tornare a casa con l'oro; e io ti comprerò tutto quello che desideri al mondo. No, non è ambra grigia, Mery; è oro, diamanti. Siamo ricchi, finalmente! Confessare, dici? Ma io non feci una parola, te lo giuro! Basta coi discorsi, Mery. Partirò tuo malgrado. (Si alza in piedi e va su e giù per la stanza. La porta sul fondo si apre ed entra Nat. Egli da un'occhiata al padre, poi guarda la scala dietro dì sé, cautamente, per vedere se qual­cuno lo segue. Entra e chiude accuratamen­te la porta dietro di sé)

Nat                                - (a voce bassa) Babbo! (Poi, siccome il padre sembra non accorgersi della sua pre­senza, più forte) Babbo!

Bartlett                          - (sì ferma e lo guarda come se si stesse svegliando a poco a poco da un so­gno, lentamente) Sei tu, Nat?

Nat                                - Sì. Voglio parlarti.

Bartlett                          - (lottando per ricuperare il controllo dei suoi pensieri) Parlare? Vuoi parlare, a me? Sono affari di uomini. Non c'è posto per un ragazzo qui, mettitelo bene in mente.

Nat                                - ~& quel che mi hai detto sempre. Ma non voglio più esser messo da parte. Non voglio, hai capito?

Bartlett                          - T'ho dato l'ordine dì non im­mischiarti nei fatti mici. Vattene giù a la­vorare. Dove è Sue? Le ho detto di tenerti lontano di qui.

Nat                                - Non ha potuto impedirmelo questa vol­ta. Ho fatto di testa mia. Ascoltami, babbo! Domani me ne vado.

Bartlett                          - Te ne vai?

Nat                                - Sì, e non tornerò mai più. Per questo volevo avere un ultimo colloquio con te, prima di partire.

Bartlett                          - (trasognato) Non ho niente da dirti.

Nat                                - Hai qualcosa da dirmi. Ascolta. Hai mai pensato che la Mery Allen si possa essere perduta?

Bartlett                          - Non è possibile!

Nat                                - Ma perché dici questo? Perché non vuoi credere?

Bartlett                          - (divagando, la parola conduce la sua mente in una direzione) Credere? Oh sì, non avrebbe creduto. Ottone e ferraglia, ha detto: non vale un accidente; ma alla fine gli feci ammettere che era oro.

Nat                                - (affascinato, ripetendo la parola) Oro?

Bartlett                          - È salpata un anno fa. Non credi neppur tu, vero? come lui. Ma ti farò ve­dere io! La nave torna a casa stanotte, se­condo gli ordini che ho dato a Horne! Sento che sta facendo vela verso casa, ti dico. Un lume rosso e uno verde all'albero maestro, se entrate in porto di notte, ho ordinato a Horne. Vieni e vedrai! (Va a guardare fuori da un oblò. Nat come incantato va ad un altro oblò.

Nat                                - (volgendosi deluso, facendo uno sforzo per liberarsi dei SM0' pensieri, senza convin­zione) £ assurdo. Non c'è niente laggiù, nessun lume, e credo che neppure fra cento anni li rivedremo.

Bartlett                          - (fissa ì suoi occhi selvaggi in quelli dei figlio, con un intenso sforzo di volontà come se cercasse di spezzarne la resistenza) Vedrai, ti dico, uno rosso e uno verde! Ancora non è venuto il momento, ragazzo, ma quando verrà, i lumi splenderanno nella notte davanti ai tuoi occhi. (Va a sedersi accanto alla tavola. Nat lo segue e sì siede sull'altra sedia. Vede la carta e la guarda affascinato)

Nat                                - Cos'è questa, la carta dell'isola? (Ten­de la mano per prenderla)

Bartlett                          - (afferrandola in fretta, con un mo­mentaneo ritorno alla ragione, spaventato) Non è per te, ragazzo. Ah! T'interessa, vuoi sapere, ci credi, non è vero?

Nat                                - Ho sempre creduto che ci fosse qual­cosa e un momento fa hai parlato dell'oro. Ormai so tutto e capisco perché ti sei fab­bricato la nave sul tetto, come per conso­lazione... una fantasia... la tua Mery Allen. È il tesoro che hai sotterrato dove quella croce è segnata sulla carta. Pensavi che non avrei creduto? Ho sempre creduto, ti dico. E ora che so tante cose perché non. vuoi dirmi il resto? Devo sapere! Ho diritto dì ereditare il segreto. Perché non confessi...

Bartlett                          - (interrompendolo, la sua mente si attacca a questa parola) Confessare? Hai detto confessare, Mery. A Nat, intendevi? O sì, Mery, gli dirò tutto. E lascierò giu­dicare a lui se ho fatto male o no. (Con gli occhi scintillanti fissi in quelli del figlio) Te lo dirò, ragazzo. Sono stato a mangiarmi il cuore per il desiderio dì dirlo a qualcuno, a qualcuno che mi credesse, a qualcuna che mi dicesse che non mi sbagliavo... Ascol­ta: tu sai dei quattro giorni passati in una scialuppa dopo il naufragio. Ma quel che non ti ho detto mai è che eravamo sei in quella barca, e non quattro.

Nat                                - Sei? Eravate tu, Horne, Cates, Jimmy...

Bartlett                          - E il cuoco del Tritone e il mozzo. Quando sbarcammo Jimmy ci portò la cas­sa. (Si ferma impressionato)

Nat                                - (affascinato) Diamanti...

Bartlett                          - Un tesoro predato da qualche giunca cinese. Era davanti ì nostri occhi! Quel ladro di un cuoco venne a guardare che cosa avevamo trovato. Canaglia, gli gri­dai. Lui corre dal ragazzo per rubare l'oro.

Nat                                - Ma perché non lo fermasti? Perché non...

Bartlett                          - Giudicherai. Portiamo lo scrigno all'ombra di una palma. (Con soddisfazione fanatica) Proprio allora avvistammo il ba­stimento che dopo ci raccolse. Facemmo una carta e sotterrammo l'oro, quando ci accor­gemmo che quei ladri stavano nascosti a guardare. Le vidi bene, le canaglie. Dove­vamo fare qualche cosa al più presto, prima che arrivasse il veliero. Jimmy li pugnalò tutti e due e li ricoprì con la sabbia. Ma io non dissi una parola. La loro morte ricade solo su Jimmy.

Nat                                - (con passione) E se anche tu l'avessi detta? Hanno avuto quel che si meritavano.

Bertlett                          - Allora non pensi che io sia col­pevole?

Nat                                - No! Nessuno lo penserebbe; io avrei fatto lo stesso.

Bartlett                          - (afferrando la mano del figlio con forza) Mery, hai udito? Nat dice che non sono colpevole.

Nat                                - La carta? Posso vederla?

Bartlett                          - (la porge a Nat che la spiega sul tavolo e la studia)

 Nat                               - (con eccitastone) rercne, con questo io, noi possiamo tornare laggiù anche se la Mery Allen è persa.

Bartlett                          - Non è persa, ragazzo... Non ba­dare al!c bugie che hai sentito dire. Deve arrivare ora. Andiamo su a vedere. (Sale sui gradini del caposcala. Nat sembra non ac­corgersi che è uscito, assorto nella contem­plazione della carta. Poi si sente un alto richiamo, attutito, della voce di Bartlett) Mery Allen! ... (Nat so b balza trasfigurato, poi si precipita a un oblò a guardare. Sì volta passandosi una mano davanti agli oc-chi, accigliato, stupito. La porta in alto si apre violentemente e si richiude con ru­more, mentre Bartlett si trascina giù per gli scalini. Fissando Nat e come ipnotizzan­dolo con i suoi occhi, trionfante) Cosa ti di­cevo? Ora ci credi che ritorna? Ti fidi dei tuoi occhi?

Nat                                - (debolmente, con la volontà che vacilla) Ma potrà essere un altro veliero...

Bartlett                          - Vuoi che non riconosca la mia na­ve e il segnale che ho ordinato a Horne?

Nat                                - (meccanicamente) Lo so, rosso e verde all'albero maestro.

Bartlett                          - Vai giù al porto, se non ci credi. Vedrai chiaramente...

Nat                                - (lentamente) Un lume rosso e ano verde, chiaro come il giorno!

Bartlett                          - (ha il volto trasfigurato per l'estasi di un sogno divenuto realtà) Hanno ca­lato una barca; sono Horne, Cates e Jimmy. Vengono a riva... Odo il rumore dei remi...

Nat                                - (guardando negli occhi del padre, dopo una pausa, durante la quale si vede che ten­de l'udito quasi fino a spezzarsi i timpani, eccitato) Sì, sento!

Bartlett                          - Ascolta! Sono approdati. Vengono per il sentiero... ora andiamo loro incontro. (Scendono) Eccoli; si muovono così adagio. È pesante, lo so, quello scrigno. Senti! Sono giù alla porta d'ingresso.

Nat                                - Li sento!

Bartlett                          - Tra poco lo vedrai, ragazzo, l'oro. Su, da bravi! Su, su, da bravi! È peso, peso!

Nat                                - Ben tornati a casa, ragazzi! (Di fuori appare Sue che sta salendo la scala. Entra dentro, poi si ferma, guardando con mera­viglia e orrore il padre e il fratello. Nat la spinge rudemente da parte per guardare dietro di lei, sulla scala)

Sue                                - Ma cosa credevi dì vedere, Nat.

Nat                                - (rivolgendosi al padre) Sono tornati. È tornata la Mery Allen. (Il resto delle sue parole si perde nella fretta con cui si pre­cipita per la scala. Bartlett fa un passo indietro allontanandosi dalla figlia e si la­scia cadere su una sedia accanto alla tavola con un gemito; le mani sugli occhi)

Sue                                - (va da lui e lo scuote per la spalla, allar­mata) Babbo! Cosa è successo? Cosa ac­cade a Nat? Che cosa gli hai detto? Non vedi che fai diventare pazzo anche lui?

Bartlett                          - (lasciando cadere le mani e guar­dandola con sofferenza esistante, come se la ragione filtrasse nuovamente nella sua men­te) Anche, hai detto; diventar pazzo anche lui. Allora tu pensi che io...? (Si alza bar­collando)

Sue                                - Babbo, non c'è niente. Lo sai. Sì è per­duta tanti mesi fa la nave, naufragata, ca­pisci?!

Bartlett                          - Perduta? (Guarda fuori. Il suo corpo si piega come su se stesso per cadere. St volta indietro e grida disperatamente in un tono di dolore straziane) Perduta! Sì, non c'è nessuna Mery Allen, né lumi, nulla... Li ho fatti ammazzare per niente. (Cade e muore)

Sue                                - Babbo! (Si inginocchia accanto a lui e lo guarda in faccia) Babbo! Babbo! (Poi vol­tandosi verso il fratello, atterrita) Nat, corri a chiamare il dottore...

FINE

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