Ospizio "La pace"

Stampa questo copione

OSPIZIO “LA PACE”

Un atto

di VITO MAR NICOLOSI

PERSONAGGI

GIOVANNI FAMA’

SUOR CONCETTA

VECCHIO PORTIERE

SECONDO VECCHIO

MONELLA

SUOR SITIBONDA

Commedia formattata da

Un giardino di un ospizio di be­neficenza. Il fondo è limitato dal munì esterno dell'edificio, al cui mitri) è l'androne che avvia al tortone principale, massiccio e pipo. A un lato, l'icona con la Vergine, dinanzi alla cui immagine arde una piccola lampada. A destra e a sinistra, portici. Dinanzi al portone è seduto un vec­chio dell'ospizio. Altri vecchini sono sparsi intorno nel giardino: qualcuno biascica monotonamente preghiere; due, in un angolo giuocano a dama una partita iniziata chissà da quanto tempo; un terzo gruppo sta appartato e i suoi com­pimenti si raccontano una lunga storia che diverte alcuni e provoca altri. A un richiamo interno, tutti scompaiono sotto le arcate. Resta solo il portiere. Silenzio in princi­pio; poi squilla timidamente il campanello,

Secchio portiere            - (si alza congrande lentezza e apre faticosa­mente il portone, dopo di aver lutto scivolare un rumoroso cate­naccio interno. Di fuori si scorge In strada invasa dal sole, che con­trasta con le grandi ombre dell'in­terno).

Giovanni                       - (è un vecchino dall'a­spetto assai timido e dimesso. Ha nelle mani un biglietto che, appe­na entra, presenta al Vecchio por­tiere).

Vecchio portiere           - (molto burbero) Cosa volete?

Giovanni                       - (impacciato) Io... Gio­vanni Fama...

Ucciiio portiere             - (c. s.) Dico, cosa volete?

Giovanni                       - Non mi aspettavate?  Sono Giovanni Fama... Ho il bi­glietto del municipio... Sono stato ieri al municipio di qui, poi sono tornato in paese, lassù., no, non per salutare, che io non avevo nes­suno, e tutti i miei parenti son morti... ho preso quel po' di roba che mi rimaneva...

Vecchio portiere           - (ancora più bur­bero) Noioso, siete noioso! Mi avete stordito abbastanza. Assai, assai! Siete Giovanni Fama, ho ca­pito, ma chi cercate?

Giovanni                       - (dimesso) Abbiate pa­zienza... mi avete chiesto, veden­domi, e io ho risposto. Non ho nulla da nascondere, io... e ora che entro qui, ancora meno!

Vecchio portiere           - Entrate qui? Vi hanno chiuso in ospizio? (Ri­dendo beffardamente) Ho capi­to: date il biglietto.

Giovanni                       - (ritraendosi preoccupato) Il biglietto? Per che farne? Se lo perdo, non mi ammettono più; me lo ha detto al paese il Segre­tario, stamattina, prima di metter­mi in cammino per venire fin quaggiù, che quasi non mi bastava la forza di muovermi.

Vecchio portiere           - Ah! sì: qua dentro avrete agio di riposarvi   (ri­dendo) avrete agio di fare il si­gnore, se lo credete!

Giovanni                       - Un po' di pace io vo­glio! Ho lavorato tanto, tanto nel­la mia vita, per chi? E tutti i miei soldi sono andati via in una volta, sotto la lava... Oh! terribile, sapete? E' sceso giù un torrente di fuoco, una cosa che pareva l'in­ferno. Dicevo: non arriverà fino alla « Chiusa », e attendevo. Mac­ché. Una mattina, quella fa una svolta e precipita sul mio podere, ed io dovevo guardare senza poter portare aiuto...

Vecchio portiere           - (quasi rabbo­nendosi) E non v'è rimasto nulla?

Giovanni                       - Nulla, nulla: così come mi ve­dete son rimasto. Ora la furia s'è arrestata, proprio più in là della « Chiusa », quasi che l'aveva con me. Don Carmelo Boterà, che ebbe risparmiata la vigna, ha fatto celebrare una messa solenne. Io non ci volevo andare. Ma poi mi son detto: forse il Signore ha visto giusto. Che ne facevo io della « Chiusa » se non avevo nessuno a cui darla quando fossi morto ?

Vecchio portiere           - Eh, caro mio! Quando si hanno questi (fa con le dita il segno del de­naro) non si è mai soli...

Giovanni                       - Solo, solo, io sono stato, sem­pre... Non volevo nessuno... mi chiamavano l'Orso perché stavo sempre rintanato in casa o nella vigna a lavorare... Come se tutti mi spaventassero e avessi paura di tutti... (Una pausa) Un tempo no, però, ohe! Un tempo! Bah! acqua passata.

Vecchio portiere           - (riprendendo l'atteggia­mento beffardo) Tutti così, noi, qua dentro! (Ridendo) Se sapeste! A parlare con codesti vecchi son tutti stati ricchi possidenti, danaro­si, discendenti da...

Giovanni                       - (interrompendo) No, no, io non dico questo per me, per carità! (Dopo una pausa; deviando il discorso) E ce ne sono molti ricoverati?

Vecchio portiere           - (e. s.) E chi li ha mai contati! Mi dispiace solamente a vederli, cer­tuni. La notte, in camerata: chi tossisce, chi grida, chi vuole qualche cosa; e quand'è l'ora del pranzo tutti mangiano come affamati e i loro tormenti sono passati! (Maligno) E' per non lavorare che sbraitano in quel modo, e per farsi servire dalle suore...

Giovanni                       - Sono quelle, che alla fine, ne vanno di mezzo, poverette...

Vecchio portiere           - (maligno) Oh! lo credo anch'io!  (Poi, vedendo un altro ricoverato che attraversa il portico, rivolto a lui) Ditelo voi, nevvero come faticano (con galanteria smar­giassa) le nostre povere suore!

Secondo vecchio          - E come ci sfruttano, fa­cendoci lavorare tutto il giorno, quasi, fossimo delle bestie da soma!

Vecchio portiere           - Chissà cosa pensava  (indica Giovanni) di trovare fra queste mura!

Secondo vecchio          - Entra qui anche lui?

Vecchio portiere           - Non vedete? Ha il bi­glietto.

Secondo vecchio          - (beffardo e maligno) Ne vedrà delle belle!

Vecchio portiere           - Avrà agio di divertirai (Ridono entrambi).

Giovanni                       - (timidissimo e impacciato) che ne sapevo, io!

Secondo vecchio          - (ridendo c. s.) Che ne sapeva!

Vecchio portiere           - Se ne accorgerà quando avrà da fare con Suor Sitibonda.

Secondo vecchio          - ... e con Suor Felicita!

Vecchio portiere           - ... e con la Pupa!

Secondo vecchio          - Quella che cammina diritta, impalata (imitandola) come se avesse in­ghiottito l'asta della bandiera! (Ridono c.i.)

                                      - (Frattanto sul portone s'è affacciata Monelli, una povera scema, dall' aspetto selvaggio e dm forme provocantissime, la quale, vedendo A Secondo Vecchio fare quei versi, si associa con lui nella risata e si avanza dentro l'androne

Monella                         - Oh!  oh!  oh!  la Pupa!  Tocca la morra! Ah! ah! ah!

Vecchio portiere           - Vieni, vieni, Monella. diglielo tu - (indicando Giovanni) come fa!

Monella                         - Ah! ah! ah! Tocca la morra! Guarda la Pupa (e imita il suo modo di camminare. I tre meno Giovanni  ridono adesso rumorosamente).

Giovanni                       - (a Monella) E tu chi sei che la conosci così bene, codesta suora?

Monella                         - Io ? ah!  ah!  ah!  Tocca la morra! La conosco bene, io, la Pupa, quando cammi­na... (Con aria di grande mistero) La Puh giuoca a rimpiattino coi diavoli del convento, esce di notte sola. (Ridendo) Tocca la morra! E si aggira per le strade, sollevata un palmo da terra come se avesse le ali ai piedi!

Vecchio portiere           - (stuzzicandola per farla parlare) L'hai vista tu, per le strade?

Secondo vecchio          - (al Vecchio Portiere) Porta anche fuori le bende e la tunica?

Monella                         - Oh! oh! Voi mi volete far dire troppo, tocca la morra!

Vecchio portiere           - Via, Monella, con noi puoi1 parlare!

Giovanni                       - Ma lasciatela!... Non vedete ch'è scema?

Monella                         - (adirata) Io, scema? Tocca la morra! Sei tu scemo, che non l'hai vista! (Furba) La Pupa ha l'innamorato.

Secondo vecchio          - (c. s.) L'innamorato?

Monella                         - L'ho vista io... lei si acquatta all'angolo della strada e lui, (ridendo) dovreste vederlo col pennacchio nel cappello, vieti fuori dal viottolo e poi si toglie la carabina dal collo e la dà alla Pupa. (Ride rumorosamente).

Vecchio portiere           - E la Pupa?

Giovanni                       - (impazientito) Ma lasciatela! Ma perché la fate parlare in quel modo!

Vecchio portiere           - Oh! oh! ne ha sciupolo, il novizio!

Monella                         - Sembra che gli abbiano dato una mazzata in testa, tocca la morra! (E ride come a! solito).

Secondo vecchio          - (insinuante) Che non sia lui il cacciatore col pennacchio nel cappello? Ride).

Vecchio portiere           - Ah! ah! ah! Lui? L'in­namorato della Suora Pupa?

Monella                         - (e. s.) Vedi, vedi che sei tu, lo Memo, tocca la morra!

Secondo vecchio          - Sta' zitta, che fa pura mi fucile!

Vecchio portiere           - (al secondo vecchio) Sai? anche lui era ricco! Ed ora la lava, brrrr! gli ha divorate il podere! (Ride).

Secondo vecchio          - Lo adibiremo pei servi­zi particolari di Suor Sitibonda!

Giovanni                       - (superato dalle grida degli altri e intristito del nuovo ambiente che evidentemente aveva immaginato diverso) No... no... Io me ne vado... (Fa l'atto di ritornare indietro).

Vecchio portiere           - Oh! vi siete così presto scoraggiato?!

Secondo vecchio          - (quasi ad un tempo) Ave­te lauta paura?

Monella                         - (ad una voce anche lei) Tocca la morra! Ah ah! ah! (Ride).

Vecchio portiere           - Vedrete che ve la pas­serete bene!

Giovanni                       - (c. s.) No... no... Vado, io!

Secondo vecchio          - Andare via! No! no! qui se la spassiamo tutti!

Vecchio portiere           - Si ride, qui, si giuoca!

Secondo vecchio          - Non avete giocato .al giro­tondo, voi?

Vecchio portiere           - Ve lo insegneremo noi!

Monella                         - (accenna a cantare) « Se gira, se gira la ruota! ».

Secondo vecchio          - (al vecchio portiere) Fac­ciamo vedere come si fa?

Vecchio portiere           - (porgendogli la mano) Su, su. (Cantando) « ... la ruotaaa!) ».

Monella                         - (divertendosi esageratamente) Tocca la morra!

                                      - (/ tre si dispongono a ruota, dandosi la mano emettendosi Giovanni nel mezzo. Cantano: ce Se gira, se gira la ruota        - Ritorna la nuova sta­gione! Se aspetti cantando la sera       - Avrai primavera al mattino! »).

Giovanni                       - (quando i tre gli girano attorno, cerca di uscire dalla ruota, con gesti esageratamente nervosi) No, no, vado... vado via. (Ma la voce gli manca e si accascia, quasi pian-gendo).

Suor Concetta               - (è una suora abbastanza avan-zata in età, ma che conserva ancora la finezza dei lineamenti che dovettero essere bellissimi, e una voce ancora fresca e dolce. Reca nelle mani un piccolo fascio di rose per la Vergine dell'ico­na. Al suo sopraggiungere, i tre si sciolgono fret­tolosamente, come se fossero degli scolari sor­presi in flagrante. Il secondo vecchio scompare pei portici; Monella, che è impaurita più degli altri, scappa dal portone; il Vecchio Portiere si rimette, all'impiedi, nel posto che occupava in principio. La suora finge di non essersi oc. corta) del giuoco).

Giovanni                       - (che al sopraggiungere di Suor Con­cetta s'era tolto il berretto, adesso tenta anche lui di imboccare il portone).

Vecchio portiere           - (trattenendolo; a Suor Con­cetta) Ha il biglietto d'ingresso... ma pare che si sia pentito e vuole andare via... (a Gio­vanni) Potete dare la vostra carta. (Mentre Gio­vanni eseguisce, il Vecchio Portiere rinchiu­de il portone pesantissimo e rimette il rumoroso catenaccio. Un attimo dì silenzio mentre la suo­ra, legge. Si ha l'impressione adesso - tolta la vista di quel poco di sole che si scorgeva nella strada - di essere tagliati dal mondo. Al ru­more infatti dei cardini, Giovanni ha un fre­mito. Il Vecchio Portiere si rimette a sedere e a sonnecchiare).

Suor Concetta               - (leggendo con grande turba­mento) ^ Giovanni Fama... Voi Giovanni Fa­ma... (E lo fissa negli occhi).

Giovanni                       - Suor Concetta!

Suor Concetta               - (ha uno scatto come per riab­bracciarlo, per farglisi troppo da presso; poi, contenendosi) Fratello! (Si vede che si do­mina per scacciare il tumulto dei pensieri che le avevano attraversato il cuore; quindi, dolcis­sima e convincente) Volevate andar via?

Giovanni                       - (anche lui sforzandosi di contener­si; balbettando) No... no...

Suor Concetta               - (estremamente buona) E' la pace, qui, fratello! (E come Giovanni, invo­lontariamente, con uno sguardo, le fa ricorda­re la scena ch'ella ha finto di non aver visto) Momenti... sono momenti che passano... E ci si abitua, poi... Sono come i bambini, tutti quelli che son qua  (e fa cenno verso le finestre dell'ospizio). Un'altra fanciullezza, che torna aun tratto e nessuno di noi  se ne accorge…. Che durerà quanto il resto della nostra vita: per questo ci deve essere più cara...

Giovanni                       - (c. s.) Gli ultimi istanti della no­stra vita!

Suor Concetta               - (c. s.) Dite meglio, fratel­lo... Un'altra vita che si trascorre nella pace e nella quale si dimentica tutto ciò che è passa­to... Per questo ognuno di noi trova la forza di andare avanti, di ridere anche e di scherzare... Dinanzi a quel portone chiuso si lascia tutto il peso dei nostri affanni, dei nostri pensieri, del­le nostre fatiche... si dimenticano anche i figli, sì, se se ne sono avuti, le amicizie... Guai se non fosse così... E allora, sicuri di, non es­sere visti, di non appartenere a quel mondo ch'è di là, si può anche fare il giro tondo, come han fatto con voi, fratello...

Giovanni                       - (che ha compreso il significato del­le parole di Suor Concetta, come per scusarsi del suo stato d'animo, ancora diverso di quello che vorrebbe la suora) Ho lasciato stamane la « Chiusa », (poi, correggendosi, al pensiero), la sciara, ormai,... sembra che arda tutta, an­cora...

Suor Concetta               - (socchiude gli occhi, richia­mata al pensiero di quel nome che il vecchio ha inconsciamente pronunziato) Ho saputo, purtroppo... Troppo è destinato a passane, quaggiù... anche ciò che ci sembrava non do­vesse mai finire!

Giovanni                       - E' stato troppo, quello lì, Suor Concetta... troppo... Me l'ero curato troppo, con gli occhi, quel pezzo di terra, dove c'era tutta la mia vita... Conoscevo tutto, d'essa; tut­ti gli angoli... E quando ci andavo, 1a mattina, mi sembrava che quella mi guardasse e che mi avesse atteso: anche la notte io la pensavo, a letto... Dicevo: domani darò l'acqua ai limoni, riunirò i tralci delle viti vicino al cancello per formarne un pergolato... Quando avevo di questi pensieri, mi alzavo un po' più presto, ed ero alla « Chiusa » qualche ora prima del solito...

Suor Concetta               - (tristissima) Dovette esse­re penoso...

Giovanni                       - Penoso, sì... Una mattina, quan­do ci andai, (si copre gli occhi con le mani al­lo spettacolo che gli si presenta nel pensiero), era l'inferno scatenato... Vedevo il fuoco che si precipitava come se fosse buttato giù a palate... prevedevo già la fine... Ora invade il ce Celso », pensavo, ora se ne va nel « Castagno »... Mi ricordai a un tratto che avevo lasciato là, la sera prima, la sciarpa di lama che mettevo alcollo... (guardando fissamente Suor Concetta) una povera cosa, un cencio quasi, com'era ridotta... Almeno avessi potuto salvare quella. Macché!... Tutto, tutto...

Suor Concetta               - (con un lampo negli occhi)La sciarpa, la vostra sciarpa rossa e blu! Quella?...

Giovanni                       - (interrompendola. Con rassegna» ne) Quella che... La mia sciarpa rossa e blu... La ricordate, Suor Concetta... (Una pausa) Un sogno... sembra un sogno...

Suor Concetta               - (accenna col capo di « sì » e di « sì »).

Giovanni                       - (trasognato) La lasciavo là, perché quello mi pareva il suo posto... Era la sciar­pa che doveva mettere il a bambino », perché alla « Chiusa » c'era molto freddo...

Suor Concetta               - (trasportata anche lei dai ri­cordi) Ma il « bimbo » non ubbidiva sempre,

Giovanni                       - ... e la « mammina » veniva, più assennata di lui, e lo ricopriva per bene... « Olà, Giovanni, al solito, nevvero? Sembra che non abbia accettato il mio regalo! Ti picchio, sai?», Ed io: « Provati se sei buona! », e ridevo di cuore... Anche lei rideva... (Si vede che è tra­sportato nella scena che racconta e ride, come allora).

Suor Concetta               - (c s.) E ci rincorrevamo giù per la spianata...

Giovanni                       - (il tono è cambiato. Si rivive com­pletamente il tempo passato) Io avanti, tu dietro, ah! ah! ah! Olà, prendimi, se sei buona, ti dicevo...

Suor Concetta               - Fermati, fermati, Gio­vanni!

Giovanni                       - Io non ascoltavo, ah! ah! ah! Uscivamo fuori della « Chiusa »... Tu avevi i capelli al vento e sembravi una selvaggia e gri­davi di fermarmi... (Ride; poi, cambiando to­no, dopo una pausa) Una volta sei caduta.,.

Suor Concetta               - Fu nel saltare il muriccio­lo del « piantato ».

Giovanni                       - Ti portai in braccio fin nella grotta... Mi pareva di portare un tesoro, frale mie braccia, e quando fummo sotto alla colli­na, ti deposi in mezzo alla paglia come se aves­si preparato un letto di, regina, per te... (Pausa) Allora, ricordi?

Suor Concetta               - (c. s.) Ricordo... sì.,,

Giovanni                       - Non credevo io stesso di saperlo fare...

Suor Concetta               - Tanto tempo!

Giovanni -                     - Fu come se ti avessi sfiorato ap­pena...

Suor Concetta               - (facendo eco alle sue parole) Appena...

Giovanni                       - Involontariamente quasi... (Al ricordo, trasportati nel passato, i due stanno per ripetere la scena e le loro labbra si sono quasi unite).

Suor Concetta               - (ritraendosi subito e tornan­do improvvisamente alla realtà) Fratello!...

Giovanni                       - (abbassa il capo umiliato) Suor Concetta!... (Segue un momento imbarazzante. Si sente, dall'interno, suonare la campana del refettorio. Il vecchio Portiere, che s'era quasi assopito nel suo angolo, si scuote).

Suor Concetta               - (al Vecchio Portiere) Potete, potete andare!

Vecchio portiere           - (guarda i due) Deo gra­tias (E si allontana sotto i portici dove sfilano l li altri ricoverati, richiamati anch'essi dalla campana).

Suor Concetta               - (rivolta a Giovanni, additan­do i vecchini, come per dire; « Vedete? ades­so è un'altra cosa!).

Giovanni                       - (che ha compreso) E fu così che la « mammina » lasciò per sempre il suo a bam­bino »!...

Suor Concetta               - (un po' amara) Non ne do-rette avere gran pena però, il bambino!

Giovanni                       - Tanta, tanta ne ebbe...

Suor Concetta               - (ricordando) La « mam­mina » attese lungamente... Lunghi giorni pas­sarono, grigi, su quel telaio che non andava mai avanti, e quella rosa, disegnata ancora a matita sulla tela, non sbocciò mai e le vennero a mancare i gai colori della primavera.

Giovanni                       - Siete rimasta chiusa nella vostra casa, come se foste pentita anche di avermi co­nosciuto!

Suor Concetta               - (c. s.) Passarono anche i mesi... uno dopo l'altro... (Contando) Gen­naio... febbraio... Dicevo: in maggio... Per la festa della Madonna... Vidi passare sotto le mie finestre la processione della Madonna... e io la pregai, in ginocchio, con tutta la mia fede, e quando la vidi scomparire, allo svolto, guardai anche la folla che le andava dietro... od ero stordita, per la prima volta forse, da tutto quel baccano... gli spari, le musiche...

Giovanni                       - Tra la folla c'ero io, nascosto..

Suor Concetta               - (con meraviglia) Voi?.. No... non vi vidi... vi cercavo e non vi vidi.. Impossibile... non potevate esserci voi, vi avrei sentito, .avrei compreso la vostra presenza Voi mi lasciavate sfiorire, nell'attesa, nel desiderio di voi...

Giovanni                       - Ero io che mi struggevo, deside­randovi, cercando di ritrovarvi... di ritrovare la « mammina » d'allora, quella buona, quel­la che... (titubante) sì, quella che mi voleva bene...

Suor Concetta               - (appassionatamente) Quel­la che vi voleva ancora tanto, tanto bene...

Giovanni                       - (con meraviglia) Voi?... Voi, ancora? E mi sfuggivate? E non comprendevo, io? (Pausa) Ve ne stavate sempre rinchiusa, a pregare, a lavorare nel vostro telaio... Dopo quel giorno, alla « Chiusa »...

Suor Concetta               - Dopo quel giorno, io mi accorsi di un bene nuovo...

Giovanni                       - E ve ne siete andata, così, senza dirmi niente ?! ...

Suor Concetta               - Andai per ritornare, per attendervi...

Giovanni                       - Ed io... io non comprendevo? Io credevo che mi aveste scacciato, che non mi vo­leste più!... Io mi sono torturato, ho pianto, vi ho invocato... coi nomi più dolci... sempre, sempre... e non comprendevo, e non compren­devo! ...

Suor Concetta               - Non vedendovi tornare, ho compreso che mi sfuggivate... che il vostro fosse il capriccio di un momento... E il sogno di sposa che avevo nutrito per voi, a ogni ora cullato nel mio cuore... quel sogno sbiadiva ogni giorno più...

Giovanni                       - (dopo una pausa) Dio!  Dio mio!  (Poi, guardandola fissamente) Seppi che un al­tro velo indossavate... (Fa cenno delle bende monacali) Seppi che vi rinchiudevate nel mo­nastero...

Suor Concetta               - Passò del tempo... mi si insidiava... mi si voleva dare ad un altro... non potevo... la vostra immagine...

Giovanni                       - Perché, perché non parlare? (Fa un gesto disperato come se volesse strap­parsi la bocca; poi, riprendendosi) Quando sep­pi la vostra decisione, tutto svanì nella mia anima...

Suor Concetta               - Quando le mie trecce fu­rono tagliate... pensai a voi...

Giovanni                       - (c. s.) Dio! Dio mio!... Un'al­tra vita, tutta un'altra vita sarebbe stata... E voi... ed io... (ricordando) non più l'Orso... non più solitario fra le miei quattro mura... (Come in sogno) Voi... i nostri bambini, la no­stra casa... accanto... (Ritornando alla realtà) Ora...

Suor Concetta               - (ritornando anche lei alla realtà) Fratello, ora... c'è sempre un bene...

 

Giovanni                       - E' terribile... è terribile!

Suor Concetta               - Una vita che bisogna tifai. si... un'altra vita... E' come se si ritornasse bambini... ma con un altro spirito, con un altro modo di volersi bene...

Giovanni                       - No, no! (E piange sommessamente).

                                      - (Durante le battute precedenti, e entrata Suor Sitibonda che appressandosi cautamente a Suor Concetta, le mormora, vicinissima, qualche co­sa: l'annunzio della morte di uno dei ricoverati).

Suor Concetta               - (a Suor Sitibonda, pianissi­mo, in modo da non farsi udire da Giovanni) Il numero dieci? Povero vecchio! Requiescat in pace!... Vengo, vengo subito (Suor Sitibon­da esce).

Concetta                       - (a Giovanni) E se il Signore ha voluto che ci incontrassimo ancora una volta, segno è che la nostra vita doveva avere sempre un destino in comune...

Giovanni                       - (rianimato) In comune?...  Sì, sì...

Suor Concetta               - Che dovevamo sorreggerci a vicenda...

Giovanni                       - (c. s.) E' come... dicevate, suor Concetta?... Come se si ritornasse bambini, ve­ro?... (Sorridendo) Gli stessi scherzi, gli stessi giuochi... Il girotondo...

Suor Concetta               - Con la purezza dei bam­bini... (Mettendogli una mano sulla spalla, lo avvia verso l'icona della Vergine).

Giovanni                       - (prende i fiori dalle mani di Suor Concetta e li deposita bell'icona, trattenendone uno che offre alla suora) E' il fiore che vi volevo offrire una volta, Suor Concetta... quello che non si potè mai cogliere!...

                                      - (Nell'ultima battuta è comparsa, dietro lo spioncino del portone, il viso di Monella che as­siste alla scena dei due).

Monella                         - (ridendo con il suo riso di scema) Ah! ah! ah! La Pupa! Tocca la morra!

                                      - (Contemporaneamente alla battuta dì Monel­la, riattraversano la scena i vecchini dell'ospi­zio. Qualcuno si segna dinanzi all'icona, qual­che altro litiga, spingendosi e urtandosi col com­pagno. Suor Concetta è già andata via. Giovan­ni ha un momento d'incertezza: erra, smarrito, come inseguendo le grandi ombre del giardino; poi, risoluto ma accasciato, si accoda alla fila dei ricoverati e scompare anch'egli sotto i por­tici massicci: un'altra vita si è conclusa).

FINE

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 0 volte nell' ultima settimana
  • 0 volte nell' ultimo mese
  • 4 volte nell' arco di un'anno