OSPIZIO LA PACE
Un atto
di VITO MAR NICOLOSI
PERSONAGGI
GIOVANNI FAMA
SUOR CONCETTA
VECCHIO PORTIERE
SECONDO VECCHIO
MONELLA
SUOR SITIBONDA
Commedia formattata da
Un giardino di un ospizio di beneficenza. Il fondo limitato dal mun esterno dell'edificio, al cui mitri) l'androne che avvia al tortone principale, massiccio e pipo. A un lato, l'icona con la Vergine, dinanzi alla cui immagine arde una piccola lampada. A destra e a sinistra, portici. Dinanzi al portone seduto un vecchio dell'ospizio. Altri vecchini sono sparsi intorno nel giardino: qualcuno biascica monotonamente preghiere; due, in un angolo giuocano a dama una partita iniziata chiss da quanto tempo; un terzo gruppo sta appartato e i suoi compimenti si raccontano una lunga storia che diverte alcuni e provoca altri. A un richiamo interno, tutti scompaiono sotto le arcate. Resta solo il portiere. Silenzio in principio; poi squilla timidamente il campanello,
Secchio portiere - (si alza congrande lentezza e apre faticosamente il portone, dopo di aver lutto scivolare un rumoroso catenaccio interno. Di fuori si scorge In strada invasa dal sole, che contrasta con le grandi ombre dell'interno).
Giovanni - ( un vecchino dall'aspetto assai timido e dimesso. Ha nelle mani un biglietto che, appena entra, presenta al Vecchio portiere).
Vecchio portiere - (molto burbero) Cosa volete?
Giovanni - (impacciato) Io... Giovanni Fama...
Ucciiio portiere - (c. s.) Dico, cosa volete?
Giovanni - Non mi aspettavate?Sono Giovanni Fama... Ho il biglietto del municipio... Sono stato ieri al municipio di qui, poi sono tornato in paese, lass., no, non per salutare, che io non avevo nessuno, e tutti i miei parenti son morti... ho preso quel po' di roba che mi rimaneva...
Vecchio portiere - (ancora pi burbero) Noioso, siete noioso! Mi avete stordito abbastanza. Assai, assai! Siete Giovanni Fama, ho capito, ma chi cercate?
Giovanni - (dimesso) Abbiate pazienza... mi avete chiesto, vedendomi, e io ho risposto. Non ho nulla da nascondere, io... e ora che entro qui, ancora meno!
Vecchio portiere - Entrate qui? Vi hanno chiuso in ospizio? (Ridendo beffardamente) Ho capito: date il biglietto.
Giovanni - (ritraendosi preoccupato) Il biglietto? Per che farne? Se lo perdo, non mi ammettono pi; me lo ha detto al paese il Segretario, stamattina, prima di mettermi in cammino per venire fin quaggi, che quasi non mi bastava la forza di muovermi.
Vecchio portiere - Ah! s: qua dentro avrete agio di riposarvi (ridendo) avrete agio di fare il signore, se lo credete!
Giovanni - Un po' di pace io voglio! Ho lavorato tanto, tanto nella mia vita, per chi? E tutti i miei soldi sono andati via in una volta, sotto la lava... Oh! terribile, sapete? E' sceso gi un torrente di fuoco, una cosa che pareva l'inferno. Dicevo: non arriver fino alla Chiusa , e attendevo. Macch. Una mattina, quella fa una svolta e precipita sul mio podere, ed io dovevo guardare senza poter portare aiuto...
Vecchio portiere - (quasi rabbonendosi) E non v' rimasto nulla?
Giovanni - Nulla, nulla: cos come mi vedete son rimasto. Ora la furia s' arrestata, proprio pi in l della Chiusa , quasi che l'aveva con me. Don Carmelo Boter, che ebbe risparmiata la vigna, ha fatto celebrare una messa solenne. Io non ci volevo andare. Ma poi mi son detto: forse il Signore ha visto giusto. Che ne facevo io della Chiusa se non avevo nessuno a cui darla quando fossi morto ?
Vecchio portiere - Eh, caro mio! Quando si hanno questi (fa con le dita il segno del denaro) non si mai soli...
Giovanni - Solo, solo, io sono stato, sempre... Non volevo nessuno... mi chiamavano l'Orso perch stavo sempre rintanato in casa o nella vigna a lavorare... Come se tutti mi spaventassero e avessi paura di tutti... (Una pausa) Un tempo no, per, ohe! Un tempo! Bah! acqua passata.
Vecchio portiere - (riprendendo l'atteggiamento beffardo) Tutti cos, noi, qua dentro! (Ridendo) Se sapeste! A parlare con codesti vecchi son tutti stati ricchi possidenti, danarosi, discendenti da...
Giovanni - (interrompendo) No, no, io non dico questo per me, per carit! (Dopo una pausa; deviando il discorso) E ce ne sono molti ricoverati?
Vecchio portiere - (e. s.) E chi li ha mai contati! Mi dispiace solamente a vederli, certuni. La notte, in camerata: chi tossisce, chi grida, chi vuole qualche cosa; e quand' l'ora del pranzo tutti mangiano come affamati e i loro tormenti sono passati! (Maligno) E' per non lavorare che sbraitano in quel modo, e per farsi servire dalle suore...
Giovanni - Sono quelle, che alla fine, ne vanno di mezzo, poverette...
Vecchio portiere - (maligno) Oh! lo credo anch'io! (Poi, vedendo un altro ricoverato che attraversa il portico, rivolto a lui) Ditelo voi, nevvero come faticano (con galanteria smargiassa) le nostre povere suore!
Secondo vecchio - E come ci sfruttano, facendoci lavorare tutto il giorno, quasi, fossimo delle bestie da soma!
Vecchio portiere - Chiss cosa pensava (indica Giovanni) di trovare fra queste mura!
Secondo vecchio - Entra qui anche lui?
Vecchio portiere - Non vedete? Ha il biglietto.
Secondo vecchio - (beffardo e maligno) Ne vedr delle belle!
Vecchio portiere - Avr agio di divertirai (Ridono entrambi).
Giovanni - (timidissimo e impacciato) che ne sapevo, io!
Secondo vecchio - (ridendo c. s.) Che ne sapeva!
Vecchio portiere - Se ne accorger quando avr da fare con Suor Sitibonda.
Secondo vecchio - ... e con Suor Felicita!
Vecchio portiere - ... e con la Pupa!
Secondo vecchio - Quella che cammina diritta, impalata (imitandola) come se avesse inghiottito l'asta della bandiera! (Ridono c.i.)
- (Frattanto sul portone s' affacciata Monelli, una povera scema, dall' aspetto selvaggio e dm forme provocantissime, la quale, vedendo A Secondo Vecchio fare quei versi, si associa con lui nella risata e si avanza dentro l'androne
Monella - Oh! oh! oh! la Pupa! Tocca la morra! Ah! ah! ah!
Vecchio portiere - Vieni, vieni, Monella. diglielo tu - (indicando Giovanni) come fa!
Monella - Ah! ah! ah! Tocca la morra! Guarda la Pupa (e imita il suo modo di camminare. I tre meno Giovanni ridono adesso rumorosamente).
Giovanni - (a Monella) E tu chi sei che la conosci cos bene, codesta suora?
Monella - Io ? ah! ah! ah! Tocca la morra! La conosco bene, io, la Pupa, quando cammina... (Con aria di grande mistero) La Puh giuoca a rimpiattino coi diavoli del convento, esce di notte sola. (Ridendo) Tocca la morra! E si aggira per le strade, sollevata un palmo da terra come se avesse le ali ai piedi!
Vecchio portiere - (stuzzicandola per farla parlare) L'hai vista tu, per le strade?
Secondo vecchio - (al Vecchio Portiere) Porta anche fuori le bende e la tunica?
Monella - Oh! oh! Voi mi volete far dire troppo, tocca la morra!
Vecchio portiere - Via, Monella, con noi puoi1 parlare!
Giovanni - Ma lasciatela!... Non vedete ch' scema?
Monella - (adirata) Io, scema? Tocca la morra! Sei tu scemo, che non l'hai vista! (Furba) La Pupa ha l'innamorato.
Secondo vecchio - (c. s.) L'innamorato?
Monella - L'ho vista io... lei si acquatta all'angolo della strada e lui, (ridendo) dovreste vederlo col pennacchio nel cappello, vieti fuori dal viottolo e poi si toglie la carabina dal collo e la d alla Pupa. (Ride rumorosamente).
Vecchio portiere - E la Pupa?
Giovanni - (impazientito) Ma lasciatela! Ma perch la fate parlare in quel modo!
Vecchio portiere - Oh! oh! ne ha sciupolo, il novizio!
Monella - Sembra che gli abbiano dato una mazzata in testa, tocca la morra! (E ride come a! solito).
Secondo vecchio - (insinuante) Che non sia lui il cacciatore col pennacchio nel cappello? Ride).
Vecchio portiere - Ah! ah! ah! Lui? L'innamorato della Suora Pupa?
Monella - (e. s.) Vedi, vedi che sei tu, lo Memo, tocca la morra!
Secondo vecchio - Sta' zitta, che fa pura mi fucile!
Vecchio portiere - (al secondo vecchio) Sai? anche lui era ricco! Ed ora la lava, brrrr! gli ha divorate il podere! (Ride).
Secondo vecchio - Lo adibiremo pei servizi particolari di Suor Sitibonda!
Giovanni - (superato dalle grida degli altri e intristito del nuovo ambiente che evidentemente aveva immaginato diverso) No... no... Io me ne vado... (Fa l'atto di ritornare indietro).
Vecchio portiere - Oh! vi siete cos presto scoraggiato?!
Secondo vecchio - (quasi ad un tempo) Avete lauta paura?
Monella - (ad una voce anche lei) Tocca la morra! Ah ah! ah! (Ride).
Vecchio portiere - Vedrete che ve la passerete bene!
Giovanni - (c. s.) No... no... Vado, io!
Secondo vecchio - Andare via! No! no! qui se la spassiamo tutti!
Vecchio portiere - Si ride, qui, si giuoca!
Secondo vecchio - Non avete giocato .al girotondo, voi?
Vecchio portiere - Ve lo insegneremo noi!
Monella - (accenna a cantare) Se gira, se gira la ruota! .
Secondo vecchio - (al vecchio portiere) Facciamo vedere come si fa?
Vecchio portiere - (porgendogli la mano) Su, su. (Cantando) ... la ruotaaa!) .
Monella - (divertendosi esageratamente) Tocca la morra!
- (/ tre si dispongono a ruota, dandosi la mano emettendosi Giovanni nel mezzo. Cantano: ce Se gira, se gira la ruota - Ritorna la nuova stagione! Se aspetti cantando la sera - Avrai primavera al mattino! ).
Giovanni - (quando i tre gli girano attorno, cerca di uscire dalla ruota, con gesti esageratamente nervosi) No, no, vado... vado via. (Ma la voce gli manca e si accascia, quasi pian-gendo).
Suor Concetta - ( una suora abbastanza avan-zata in et, ma che conserva ancora la finezza dei lineamenti che dovettero essere bellissimi, e una voce ancora fresca e dolce. Reca nelle mani un piccolo fascio di rose per la Vergine dell'icona. Al suo sopraggiungere, i tre si sciolgono frettolosamente, come se fossero degli scolari sorpresi in flagrante. Il secondo vecchio scompare pei portici; Monella, che impaurita pi degli altri, scappa dal portone; il Vecchio Portiere si rimette, all'impiedi, nel posto che occupava in principio. La suora finge di non essersi oc. corta) del giuoco).
Giovanni - (che al sopraggiungere di Suor Concetta s'era tolto il berretto, adesso tenta anche lui di imboccare il portone).
Vecchio portiere - (trattenendolo; a Suor Concetta) Ha il biglietto d'ingresso... ma pare che si sia pentito e vuole andare via... (a Giovanni) Potete dare la vostra carta. (Mentre Giovanni eseguisce, il Vecchio Portiere rinchiude il portone pesantissimo e rimette il rumoroso catenaccio. Un attimo d silenzio mentre la suora, legge. Si ha l'impressione adesso - tolta la vista di quel poco di sole che si scorgeva nella strada - di essere tagliati dal mondo. Al rumore infatti dei cardini, Giovanni ha un fremito. Il Vecchio Portiere si rimette a sedere e a sonnecchiare).
Suor Concetta - (leggendo con grande turbamento) ^ Giovanni Fama... Voi Giovanni Fama... (E lo fissa negli occhi).
Giovanni - Suor Concetta!
Suor Concetta - (ha uno scatto come per riabbracciarlo, per farglisi troppo da presso; poi, contenendosi) Fratello! (Si vede che si domina per scacciare il tumulto dei pensieri che le avevano attraversato il cuore; quindi, dolcissima e convincente) Volevate andar via?
Giovanni - (anche lui sforzandosi di contenersi; balbettando) No... no...
Suor Concetta - (estremamente buona) E' la pace, qui, fratello! (E come Giovanni, involontariamente, con uno sguardo, le fa ricordare la scena ch'ella ha finto di non aver visto) Momenti... sono momenti che passano... E ci si abitua, poi... Sono come i bambini, tutti quelli che son qua (e fa cenno verso le finestre dell'ospizio). Un'altra fanciullezza, che torna aun tratto e nessuno di noi se ne accorge. Che durer quanto il resto della nostra vita: per questo ci deve essere pi cara...
Giovanni - (c. s.) Gli ultimi istanti della nostra vita!
Suor Concetta - (c. s.) Dite meglio, fratello... Un'altra vita che si trascorre nella pace e nella quale si dimentica tutto ci che passato... Per questo ognuno di noi trova la forza di andare avanti, di ridere anche e di scherzare... Dinanzi a quel portone chiuso si lascia tutto il peso dei nostri affanni, dei nostri pensieri, delle nostre fatiche... si dimenticano anche i figli, s, se se ne sono avuti, le amicizie... Guai se non fosse cos... E allora, sicuri di, non essere visti, di non appartenere a quel mondo ch' di l, si pu anche fare il giro tondo, come han fatto con voi, fratello...
Giovanni - (che ha compreso il significato delle parole di Suor Concetta, come per scusarsi del suo stato d'animo, ancora diverso di quello che vorrebbe la suora) Ho lasciato stamane la Chiusa , (poi, correggendosi, al pensiero), la sciara, ormai,... sembra che arda tutta, ancora...
Suor Concetta - (socchiude gli occhi, richiamata al pensiero di quel nome che il vecchio ha inconsciamente pronunziato) Ho saputo, purtroppo... Troppo destinato a passane, quaggi... anche ci che ci sembrava non dovesse mai finire!
Giovanni - E' stato troppo, quello l, Suor Concetta... troppo... Me l'ero curato troppo, con gli occhi, quel pezzo di terra, dove c'era tutta la mia vita... Conoscevo tutto, d'essa; tutti gli angoli... E quando ci andavo, 1a mattina, mi sembrava che quella mi guardasse e che mi avesse atteso: anche la notte io la pensavo, a letto... Dicevo: domani dar l'acqua ai limoni, riunir i tralci delle viti vicino al cancello per formarne un pergolato... Quando avevo di questi pensieri, mi alzavo un po' pi presto, ed ero alla Chiusa qualche ora prima del solito...
Suor Concetta - (tristissima) Dovette essere penoso...
Giovanni - Penoso, s... Una mattina, quando ci andai, (si copre gli occhi con le mani allo spettacolo che gli si presenta nel pensiero), era l'inferno scatenato... Vedevo il fuoco che si precipitava come se fosse buttato gi a palate... prevedevo gi la fine... Ora invade il ce Celso , pensavo, ora se ne va nel Castagno ... Mi ricordai a un tratto che avevo lasciato l, la sera prima, la sciarpa di lama che mettevo alcollo... (guardando fissamente Suor Concetta) una povera cosa, un cencio quasi, com'era ridotta... Almeno avessi potuto salvare quella. Macch!... Tutto, tutto...
Suor Concetta - (con un lampo negli occhi)La sciarpa, la vostra sciarpa rossa e blu! Quella?...
Giovanni - (interrompendola. Con rassegna ne) Quella che... La mia sciarpa rossa e blu... La ricordate, Suor Concetta... (Una pausa) Un sogno... sembra un sogno...
Suor Concetta - (accenna col capo di s e di s ).
Giovanni - (trasognato) La lasciavo l, perch quello mi pareva il suo posto... Era la sciarpa che doveva mettere il a bambino , perch alla Chiusa c'era molto freddo...
Suor Concetta - (trasportata anche lei dai ricordi) Ma il bimbo non ubbidiva sempre,
Giovanni - ... e la mammina veniva, pi assennata di lui, e lo ricopriva per bene... Ol, Giovanni, al solito, nevvero? Sembra che non abbia accettato il mio regalo! Ti picchio, sai?, Ed io: Provati se sei buona! , e ridevo di cuore... Anche lei rideva... (Si vede che trasportato nella scena che racconta e ride, come allora).
Suor Concetta - (c s.) E ci rincorrevamo gi per la spianata...
Giovanni - (il tono cambiato. Si rivive completamente il tempo passato) Io avanti, tu dietro, ah! ah! ah! Ol, prendimi, se sei buona, ti dicevo...
Suor Concetta - Fermati, fermati, Giovanni!
Giovanni - Io non ascoltavo, ah! ah! ah! Uscivamo fuori della Chiusa ... Tu avevi i capelli al vento e sembravi una selvaggia e gridavi di fermarmi... (Ride; poi, cambiando tono, dopo una pausa) Una volta sei caduta.,.
Suor Concetta - Fu nel saltare il muricciolo del piantato .
Giovanni - Ti portai in braccio fin nella grotta... Mi pareva di portare un tesoro, frale mie braccia, e quando fummo sotto alla collina, ti deposi in mezzo alla paglia come se avessi preparato un letto di, regina, per te... (Pausa) Allora, ricordi?
Suor Concetta - (c. s.) Ricordo... s.,,
Giovanni - Non credevo io stesso di saperlo fare...
Suor Concetta - Tanto tempo!
Giovanni - - Fu come se ti avessi sfiorato appena...
Suor Concetta - (facendo eco alle sue parole) Appena...
Giovanni - Involontariamente quasi... (Al ricordo, trasportati nel passato, i due stanno per ripetere la scena e le loro labbra si sono quasi unite).
Suor Concetta - (ritraendosi subito e tornando improvvisamente alla realt) Fratello!...
Giovanni - (abbassa il capo umiliato) Suor Concetta!... (Segue un momento imbarazzante. Si sente, dall'interno, suonare la campana del refettorio. Il vecchio Portiere, che s'era quasi assopito nel suo angolo, si scuote).
Suor Concetta - (al Vecchio Portiere) Potete, potete andare!
Vecchio portiere - (guarda i due) Deo gratias (E si allontana sotto i portici dove sfilano l li altri ricoverati, richiamati anch'essi dalla campana).
Suor Concetta - (rivolta a Giovanni, additando i vecchini, come per dire; Vedete? adesso un'altra cosa!).
Giovanni - (che ha compreso) E fu cos che la mammina lasci per sempre il suo a bambino !...
Suor Concetta - (un po' amara) Non ne do-rette avere gran pena per, il bambino!
Giovanni - Tanta, tanta ne ebbe...
Suor Concetta - (ricordando) La mammina attese lungamente... Lunghi giorni passarono, grigi, su quel telaio che non andava mai avanti, e quella rosa, disegnata ancora a matita sulla tela, non sbocci mai e le vennero a mancare i gai colori della primavera.
Giovanni - Siete rimasta chiusa nella vostra casa, come se foste pentita anche di avermi conosciuto!
Suor Concetta - (c. s.) Passarono anche i mesi... uno dopo l'altro... (Contando) Gennaio... febbraio... Dicevo: in maggio... Per la festa della Madonna... Vidi passare sotto le mie finestre la processione della Madonna... e io la pregai, in ginocchio, con tutta la mia fede, e quando la vidi scomparire, allo svolto, guardai anche la folla che le andava dietro... od ero stordita, per la prima volta forse, da tutto quel baccano... gli spari, le musiche...
Giovanni - Tra la folla c'ero io, nascosto..
Suor Concetta - (con meraviglia) Voi?.. No... non vi vidi... vi cercavo e non vi vidi.. Impossibile... non potevate esserci voi, vi avrei sentito, .avrei compreso la vostra presenza Voi mi lasciavate sfiorire, nell'attesa, nel desiderio di voi...
Giovanni - Ero io che mi struggevo, desiderandovi, cercando di ritrovarvi... di ritrovare la mammina d'allora, quella buona, quella che... (titubante) s, quella che mi voleva bene...
Suor Concetta - (appassionatamente) Quella che vi voleva ancora tanto, tanto bene...
Giovanni - (con meraviglia) Voi?... Voi, ancora? E mi sfuggivate? E non comprendevo, io? (Pausa) Ve ne stavate sempre rinchiusa, a pregare, a lavorare nel vostro telaio... Dopo quel giorno, alla Chiusa ...
Suor Concetta - Dopo quel giorno, io mi accorsi di un bene nuovo...
Giovanni - E ve ne siete andata, cos, senza dirmi niente ?! ...
Suor Concetta - Andai per ritornare, per attendervi...
Giovanni - Ed io... io non comprendevo? Io credevo che mi aveste scacciato, che non mi voleste pi!... Io mi sono torturato, ho pianto, vi ho invocato... coi nomi pi dolci... sempre, sempre... e non comprendevo, e non comprendevo! ...
Suor Concetta - Non vedendovi tornare, ho compreso che mi sfuggivate... che il vostro fosse il capriccio di un momento... E il sogno di sposa che avevo nutrito per voi, a ogni ora cullato nel mio cuore... quel sogno sbiadiva ogni giorno pi...
Giovanni - (dopo una pausa) Dio! Dio mio! (Poi, guardandola fissamente) Seppi che un altro velo indossavate... (Fa cenno delle bende monacali) Seppi che vi rinchiudevate nel monastero...
Suor Concetta - Pass del tempo... mi si insidiava... mi si voleva dare ad un altro... non potevo... la vostra immagine...
Giovanni - Perch, perch non parlare? (Fa un gesto disperato come se volesse strapparsi la bocca; poi, riprendendosi) Quando seppi la vostra decisione, tutto svan nella mia anima...
Suor Concetta - Quando le mie trecce furono tagliate... pensai a voi...
Giovanni - (c. s.) Dio! Dio mio!... Un'altra vita, tutta un'altra vita sarebbe stata... E voi... ed io... (ricordando) non pi l'Orso... non pi solitario fra le miei quattro mura... (Come in sogno) Voi... i nostri bambini, la nostra casa... accanto... (Ritornando alla realt) Ora...
Suor Concetta - (ritornando anche lei alla realt) Fratello, ora... c' sempre un bene...
Giovanni - E' terribile... terribile!
Suor Concetta - Una vita che bisogna tifai. si... un'altra vita... E' come se si ritornasse bambini... ma con un altro spirito, con un altro modo di volersi bene...
Giovanni - No, no! (E piange sommessamente).
- (Durante le battute precedenti, e entrata Suor Sitibonda che appressandosi cautamente a Suor Concetta, le mormora, vicinissima, qualche cosa: l'annunzio della morte di uno dei ricoverati).
Suor Concetta - (a Suor Sitibonda, pianissimo, in modo da non farsi udire da Giovanni) Il numero dieci? Povero vecchio! Requiescat in pace!... Vengo, vengo subito (Suor Sitibonda esce).
Concetta - (a Giovanni) E se il Signore ha voluto che ci incontrassimo ancora una volta, segno che la nostra vita doveva avere sempre un destino in comune...
Giovanni - (rianimato) In comune?... S, s...
Suor Concetta - Che dovevamo sorreggerci a vicenda...
Giovanni - (c. s.) E' come... dicevate, suor Concetta?... Come se si ritornasse bambini, vero?... (Sorridendo) Gli stessi scherzi, gli stessi giuochi... Il girotondo...
Suor Concetta - Con la purezza dei bambini... (Mettendogli una mano sulla spalla, lo avvia verso l'icona della Vergine).
Giovanni - (prende i fiori dalle mani di Suor Concetta e li deposita bell'icona, trattenendone uno che offre alla suora) E' il fiore che vi volevo offrire una volta, Suor Concetta... quello che non si pot mai cogliere!...
- (Nell'ultima battuta comparsa, dietro lo spioncino del portone, il viso di Monella che assiste alla scena dei due).
Monella - (ridendo con il suo riso di scema) Ah! ah! ah! La Pupa! Tocca la morra!
- (Contemporaneamente alla battuta d Monella, riattraversano la scena i vecchini dell'ospizio. Qualcuno si segna dinanzi all'icona, qualche altro litiga, spingendosi e urtandosi col compagno. Suor Concetta gi andata via. Giovanni ha un momento d'incertezza: erra, smarrito, come inseguendo le grandi ombre del giardino; poi, risoluto ma accasciato, si accoda alla fila dei ricoverati e scompare anch'egli sotto i portici massicci: un'altra vita si conclusa).
FINE
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