Palummella zompa e vola


PALUMMELLA ZOMPA E VOLA

Commedia in tre atti

di ANTONIO PETITO

PERSONAGGI

Palummella, orfana, suonatrice di chitarra.

Rivelli, di lei fratello, suonatore di violino.

Si Peppe Scarnecchia, fratello di Menella, e di

D. Gigia, ricca vedova, madre di

Felice, amante di Palummella; e di

Lisa, promessa sposa al

Barone Arronza, padre del

Baroncino Arronza, fidanzato di D. Gigia.

D. Luigino, fnto servo, fidanzato di Lisa.

D. Alessio Contrapunto, maestro di canto.

D. Anselmo, padre di

Giulietta, merciaia, fidanzata di

D. Baldassarre Ricevimento, barbitonsore.

Trummonciello, garzone d D. Baldassarre.

Madama Ardichella.

Madama Rosmunda.

D. Gigia

D. Amelia. Amici di D.Gigia

D. Adele.

D. Languidezza.

D. Antonino.

I Facchino.

II facchino.

Un Ragazzo.

Annetta, amante di Pulcinella.

Servi, suonatori, popolani monelli e soldati. Servi di D.Gigia

Commedia formattata da

L'azione si svolge, al I" atto in casa dD. Gigia; al 2 atto in una piazza del rione della Sanit, in Napoli, al 3 atto nella villa d D. Luigino, a Posilipo.

(Epoca 1873).

Danza analoga di moretti e di marinai e marinaresse.

ATTO PRIMO

Salotto riccamente mobigliato in casa di D. Gigia. Nel mezzo della parete di fondo porta comune; a destra e a sinistra della stessa due consolle, su ciascuna delle quali una specchiera e candelabri con candele accese. A sinistra dello spettatore due bussole che menano in altre camere in comunicazione fra loro. Sul davanti a destra finestra aperta che guarda sulla via, e, poco discosto, un pianoforte verticale con sediolino davanti e con carte di musica sul leggo.

Varie sedie tappezzate disposte in ordine per la scena.

D. Gigia, Lisa, Madama Ardichella, Madama Rosmunda, D. Amelia, D. Adele, Baroni- Arronza, Baroncino Arronza, D. Languidezza e D. Antonino tutti in piedi, con carta di musica nelle mani. D. Alessio seduto davanti al pianoforte, e, accosto a lui, Felice, anch'esso in piedi e con carta di musica nelle mani. Pulcinella, Annetta, D. Luigino e quattro servi da comparsa vestiti in livrea di gala disposti davanti la porta

Nel mentre l'orchestra intona le prime battute del Coro nell'atto I scena VI del melodramma La Sonnambula si leva la tela.

Tutti - (meno i serv, accompagnati da D. Alessio che suona a pianoforte, cantano a coro).

A fosco cielo, a notte bruna

A fioco raggio d'incerta luna,

Col cupo suon di tuon lontano

Dal colle al piano, in ombra appar,

In bianco avvolta, lenzuol cadente,

Col crin disciolto, con occhio ardente,

Qual densa nebbia dal vento mossa

Avanza, ingrossa - immensa par.

Felice (a solo, sbagliando di tono e subito rimettendosi).

Ve la dipinge, ve la figura

La vostra cieca credulit.

Tutti - (a coro) Ah! non fola, non paura: ciascim la vide: verit. (Terminato il canto, tutti con elogio a D. Alessio) Bravo. Evviva il maestro.

Alessio - (a Tutti) Grazie, grazie. Troppo buoni!

D. Gigia - (con goffa galanteria) Bravi, bravi. Tutti questi signori che ogni venerd onorano la mia casa. Che volete? ... io vorrei che la settimana fosse composta tutta di venerd.

Annetta - (con allusione a D. Gigia, ridendo sottovoce) Ah, ah, quant' fanateca 'sta cafona pittata a festa!

D. Gigia - (pavoneggiandosi; al barone) Non dico bene, barone?

Barone - (con boria) Voi dite benissimo, dite! Ed il merito di questa elegante periodica tutto mio. Io ho avuto l'onore di riunire Tutti questi distinti ed autorevoli signori che passano la sera di ogni venerd in trattenimento con noi.

Pulcinella - (fra s) Hanno 'nguaiato 'o venerd! baroncino (con boria) Io poi ho il merito di avervi condotto il primo maestro di pianoforte, Don Alessio Contrappunto, qui presente.

Pulcinella - (fra s) Meno male che non un contravvirgole!

Alessio - (al baroncino) Troppo buono. Io non merito tante lodi.

D. Gigia - Ed io vedenno ch'era tanto bravo, l'aggio pigliato pe maestro ai duie figlie micie per farle istruire nella musica.

Luigino - (alludendo a D. Gigia, fra s) Dlle, dlle a dd asinerie.

Alessio - (inchinandosi a D. Gigia) Troppa bont. Io davvero non merito tanto. Per, giacch se parla de' figlie vuoste, so' costretto ad accusare Don Felicetto; a signurina Donna

Lisetta - se porta bene ma isso nun ne vuole proprio sapere!

D. Gigia - (con minaccia a Felice) Chisto cc allora sar cuntento quanno 'o metto 'o collegio.

Felice - (piagnucolando) Mamm!

Madama Ardichella - (a D. Gigia) Donna Gigia, non fa niente; e cosa momentanea. Don Felicetto metter giudizio e cercher di non darvi pi dispiaceri per lavvenire.

Barone - (con boria) Si emender.

Pulcinella - (al Barone) Che far?

Barone - Emendare, ravvedere! Che avete capito?

Pulcinella - E se ve dico c'aggio capito cala 'o sipario!

Barone - Non bisogna dar retta a simili corbellerie in pubblico. Ne soffre la mia nobilt!

Baroncino - Ed anche la mia. Quasi quasi mi fareste pentire di avervi data la parola di essere il vostro sposo.

D. Gigia - (con tenerezza) No, no, nun mme d chesti pparole ca mme faie 'ncapricci!

Pulcinella - (con allusione ironica a D. Gigia) Povera criatura; l'afferreno 'e convulsioni!

Barone - (a D. Gigia) Ed essendo io contento di sposare, non vorrei pentirmene.

Luigino - (sospirando, fra s) Ah! Io ora mi uccido!

Pulcinella - (sottovoce a D. Luigino) Tu che cancre haie? Da stasera mi suspre sempe da dietro!

Annetta - (sottovoce) 'O saccio io che d'!

D. Gigia - (al Barone) Scusami, caro Barone . Che vuoi? io lo confesso in pubblico: non conosco troppo bene le convenienze della sogit! La buon'anema de maritemo, di mio marito, quanne me spusaie, mme purtaie ncoppa a na muntagna d'Avezzano, dove tiene tante propriet, e lla me faceva vivere mmiezze 'e puorce e 'e galline.

Felice - (a D. Gigia) Mamm, vuoi dire ca io so nato da nu puorco?!

Lisa - (c.s.) E io da na gallina?

Pulcinella - (fra s) E mammeta da na balena.

D. Gigia - (indicando Felice e Lisa, a Tutti) Vedete come sono semplici che non sanno nemmeno comme sono nati.

Barone - (a D. Gigia) Ed ecco il motivo per cui dopo di di aver fatto la vostra conoscenza, nel vapore, quando venivate in Napoli, dopo la morte di vostro marito, io e mio figlio vi abbiamo affiancata. Io vi ho fatto comprare questo appartamento, io vi ho procurato i maestri per vostro figlio, e io far il sacrificio di sposare vostra figlia per darle il titolo di Baronessa Arronza.

Pulcinella - (alludendo al Barone, fra s) Co l'intenzione de s'arronza ogne ccosa.

Barone - (a D. Gigia) Io vi faccio sposare mio figlio sempre per maggiormente nobilizzarvi, perch cos al titolo di Baronessa aggiungerete anche quello di contessa non appena vincer la lite che sta in pendenza con un altro nobile che si voleva appropriare di questa contea.

Annetta - (con allusione al Barone, fra s) Si mine riesce, nun nne farraie niente.

Luigino - (fremente, sottovoce) Ah!... ca io m moro!

Pulcinella - (sottovoce a D. Luigino) E n'auta vota mo? Pozz'appur che cantaro avite?

Languidezza - (di Barone) Signor Barone, scusate se m'intrometto nei vostri affari; queste sono faccende di famiglia, ne discorrerete meglio quando sarete soli. Via, seguitiamo il divertimento; anzi proporrei di rinfrescarci prima un tantino la gola, poi riprenderemo il concerto e quindi il buffet.

Tutti - Bravissimo. Approviamo.

Antonino - S, dice bene il signor Languidezza.

Baroncino - Approvo anch'io quello che dice il signor Languidezza, (con simulata espansione a D. Gigia) Che ti pare, cara sposina?

D. Gigia - (con effusione) Dici benissimo, diletto del mio cuore.

Baroncino - (con intenzione, fra s) Lassarne ave 'e denaro mmano, ca p parlammo.

D. Gigia - Dunque, signori, sediamo. (tutti seggono, intanto D. Gigia ai servi) A voi, portate delle acquette.

Pulcinella - (agli altri servi) Andiamo per le acquette (Con allusione a D. Gigia, fra s) Puozz'av nu caro caro dinto alla nuca. (I servi via per la comune; ritornano subito in scena portando ciascuno un vassoio nei quali diversi bicchieri con sorbetti).

Luigino - Hai sentito mammeta c'ha ditto? Val'a ddicaca taggio da perdere per sempre! (Nel contempo tutti si servono).

Lisetta - (sottovoce a D. Luigino) No, no simpatico mio, piuttosto mi uccider, (jospi valido) Ah!

Tutti - (a Lisa) Che' stato?

Lisetta - (simulando) Niente, niente. Ho trovato mosca dint' 'a limunata,

Barone - (a Lisa) Buttatela via e fatevene dare un'altra (a D. Gigia) Con queste sguaiataggini ne soffre la nostra nobilt.

D. Gigia - (al Barone) piccerella.

Pulcinella - (porgendo un sorbetto a Felice) Favorisca.

Felice - (osservando, a Pulcinella) E questa mezza.

Pulcinella - E che bu da me? S' squagliata p' 'a vide

Felice - (sorbendo il rinfresco, con premura, sottovoce a Pulcinella) Pulecen, hai visto a Palummella mia?

Pulcinella - (sottovoce a Felice) L'ho vista, e m'ha dittoch'essa nun tene nessuna speranza per combinare sto matrimonio. Te pare ca mammeta, faneteca per nobilt, te fa spus a una ca va cantanno ncoppachitarra pe dint' 'e ccantine?

Felice - (sconfortato, esclamando) Ah! ...ca io ora mi uccido!

Tutti - (a Felice) Che c'?

Felice - Niente. Ho trovato nu ciuccio muorto dinto all'acquetta.

Tutti - Booh! scoppiata 'na bomba!

Alessio - 'O scularo mio 'e ddice grosse.

Barone - Ma si possono soffrire simili bestialit? Ne soffre la mia nobilt.

Annetta - (alludendo al Barone, fra s) Vi quantr' purpetta. (Nel contempo i servi ritirano i bicchieri vuotiriponendoli nei rispettivi vassoi e via per la comune).

Languidezza - (a Tutti) Via, canto, canto. A chi tocca?Chi ci regala qualche cosa?

Alessio - Se me io permettete voglio farve senti 'o scularo mio; l'ho imparato la cavatina dei Due Foscari, e la canta molto bene.

Antonino - S, dice bene il maestro.

Tutti - Sentiamo, sentiamo.

Alessio - (a Felice) Viene cc, teti; miettete vicino a me,e statt'attiento.

D. Gigia - (c.s.) Si te puorte bbuono, mamm, dimane, t'accatte 'e surdatiele.

Pulcinella - (fra s) Si sapisse che piano 'e guerra sta facenno p'assalt 'a fortezza.

Felice - (a D. Alessio) Eccome cc. (A Tutti) Ma nunmme guardate, ca mme fate mettere scuorno.

Tutti - (a Felice, incoraggiandolo) Non dubitate; nonguardiamo.

Languidezza - (alludendo a Felice, fra s) Quant' ridicolo.Se non fosse pel buffet che sta preparato andrei subito via.

Felice - (si avvicina al pianoforte e, leggendo su di una carta di musica che ha nelle mani, accompagnato da D. Alessio, canta, sbagliando di tono, l'aria finale del baritono nel melodramma I due Foscari:)Questa dunque l'iniqua mercede...

Alessio - (interrompendolo) Tet, tu non sei entrato in tuono.

Pulcinella - Aspetta primma 'o lampo.

Baroncino - (a Pulcinella, rimproverandolo) Zitto tu,bestia.

Barone - (similmente) Lascia parlare a noi che siamo nobili.

Annetta - (fra s) Mo nce vorra nu pernacchio.

Felice - (confuso, a D. Alessio) Maesto, aggia sagl oscennere?

Alessio - (a Felice) Dovete calare.

Pulcinella - Deve andare a fa 'a spesa.

Alessio - (a Felice) Figlio mio, non me fa fa una bruttafigura. Chesto che cos'? Tu 'a carta nnanze perch ab tiene?

Felice - Scusate, maestro, nun aveva badato quanta bemolle in chiave nce stevano. A noi. (Accompagnato da D. Alessio che suona comincia a cantare daccapo)

Questa dunque l'iniqua mercede

Che serbasti al canuto guerriero,

Questo han premio il valore e la fede..

(Nel contempo odesi una voce dalla via cantare a ffigliola in dileggio a Felice d amile sorpreso s'interrompe)

D. Gigia - (indignata) Cacciale a quel lazzarone da sotto 'a fenesta,

Felice - (incollerito) Mme burlano, mme burlano. (Piagnucolando) Ih! ih! ih!

Alessio - (rincorandola) Tetillo mio, nun l'hanno cu te.

(La voce seguita a cantare). .

Barone - (indignato a Pulcinella) Bestia, ti muovi a cacciarequel lazzarone? .

Pulcinella - So lesto. (Avviandosi alla finestra).

Baroncino - E digli che, se non va via, il

Baroncino - Arronza lo far stare a dovere. (La voce dalla via seguita a cantare).

Pulcinella - (affacciandosi alla finestra) Neh, grannissema bestia, levete da canta 'a cc sotto.

Voce - (con arroganza) Pecche?... c'aggia da cuntu a te?

Pulcinella - Sicuro. Ccase sranno cantanno i fosfori. E si nun te ne vaie cala 'o

Baroncino - Arronza e te fa stare a dovere. (Odesi un sonoro fischio di dileggio dalla via)

Barone - (sorpreso) Cos' stato?

Pulcinella - (al Barone e al Baroncino) Hanno fatto onore al vostro feudo.

Barone - (s'alza indignato) Per bacco! A noi questo oltraggio?!

Baroncino - (c.s.) Adesso calo abbasso e lo sfido a duello.

D. Gigia - (trattenendolo) No, no, ninno mio, sino mme faie ven na convulzione.

Lisetta - (a D. Gigia, sottovoce) Mamm, io me metto paura, (fra s) Quanto m' antipatico questo Baroncino col padre.

Felice - (a D. Alessio) Maestro, vogliamo seguitare?

Alessio - M, tu vide che mbruglio he' fatto succedere?

Luigino - (con allusione di sdegno al Barone e al Baroncino, sottovoce a Annetta) Ah, l'accedessero.

Annetta - (sottovoce a D. Luigino) Sartia proprio buono.

Languidezza - (dissuadendo il Baroncino che tenta di svincolarsi per scendere in via) Ma fermatevi. Non c'del vostro decoro. Cimentarvi con un facchino? Gi, a quest'ora, chi sa da quando tempo sar fuggito

Pulcinella - (alludendo al Baroncino) Ca chillo percifa 'o guappo.

MAD. ardichella - (a Tutti) Seguitiamo il nostro divertimento, indi al buffet.

Pulcinella - Ecco la cosa essenziale.

Tutti - SI, si seguitiamo.

Felice - (accompagnato da D. Alessio che suona, leggendo sulla carta di musica che ha nelle mani, ripiglia a cantare).

Chi ha protetto e cresciuto l'impero

A me padre, quel figlio innocente,

A me doge per gli anni cadente

Or del serto si toglie l'onor.

Pace appieno godrai fra i tuoi cari

Cedi alfine, ritorna ai tuoi lari.

Felice - (continuando, entusiasmandosi). Ah! Rendetemi il figlio, Il figlio... (S'interrompe udendo il raglio di un asino dalla via).

Alessio - Che cos'?

Pulcinella - La voce del figlio che risponde a quella del padre.

Tutti - (prorompendo in risa) Ah, ah, ah, ah.

Felice - (incollerito, a D. Alessio) Maestro, qua tuttemme cuffeano; nun boglio canta cchi. (Ripone la carta di musica sul pianoforte e torna a sedere al suo posto).

D. Gigia - (a Pulcinella, rimproverandolo) Tu nun 'o ccride ca io te ne manno ci o servizio mio?

Baroncino - (similmente) Sei molto arrogante.

Barone - (similmente) Comprometti la nostra nobilt.

Languidezza - Via, quello ha scherzato. Seguitiamo il divertimento, indi al buffet.

Annetta - (fra s) Vi che famme ca tene!

Languidezza - (a Lisa) Signorina, volete voi regalare qualche pezzo?

Lisa - (con ritrosia) Io nun 'o ssaccio fa, nun 'o ppozzo fa e nun 'o bboglio fa.

D. Gigia - (esortandola) Via. Core 'e mamm, canta ca dimane...

Pulcinella - (interrompendola) Mamm t'accatta 'e surdatielle cu tutte 'e capotammurre.

D. Gigia - (a Pulcinella, rimproverandolo) E m principiammo da capo?

Barone - (similmente) Tu capisci che ne soffre...

Pulcinella - (interrompendolo, contraffacendolo) La nostra nobilt.

Alessio - (a Lisa) Mena m, signur, cantate voi.

Lisa - (con ritrosia)Io nun o ssaccio fa nun o pozzo f e min 'o bboglio f.

D. Gigia - (a Lisa) Mamm, dimane, t'accatta na bella veste.

Barone - (c.s.) Ve ne prega il vostro futuro sposo.

Annetta - (alludendo al Barone, fra s) Nun se ne mettemanco scuorno d' 'o ddicere.

Luigino - (fremente, esclamando) Ah!

Pulcinella - (alludendo a D. Luigino, fra s) E chistoda stasera mme sta suspiranno ncoppa 'a noce d' 'ocuollo.

Lisa - (persistente) I nun o ssaccio f, nun 'o pozzo f...

Pulcinella - (contraffacendola) E nun o bboglio fa.

Lisa - (continuando) E nun o bboglio fa.

Alessio - (a Lisa) Nenn, cantate 'O Pugnaletto (a tutti) Non potete credere come lo canta bene.

Felice - (a D. Alessio) Maestro, che d', io ho cantato malamente?

Alessio - No, anche voi avete cantato bene.

Pulcinella - Si commosso o ciuccio.

Alessio - (a Lisa, esortandola) A voi non vi fate pi pregare: andiamo.

Lisa - (ritrosa) I nun o ssaccio fa.

Pulcinella - (contraffacendola) Nun o bboglio fa.

Lisa - (continuando) E nun o bboglio fa.

Alessio - (esortandola) Via, cantate.

Lisa - (s'alza, si avvicina al pianoforte e, accompagnata da D.Alessioche suona, canta la canzone Il Pugnaletto)

S'egli ver che in me ti piace

questo sguardo mio loquace

(Sbaglia di tono, sinterrompe e incollerita, scoraggiata) Io nun 'o saccio fa..

Pulcinella - (contraffacendola) Nun o bboglio fa.

Lisa - (continuando) E nun o bboglio fa.

Alessio - (incoraggiandola) Via, coraggio, seguitate.

Lisa - (rincorata, ricomincia a cantare)

S'egli ver che in me ti piace

Questo sguardo mio loquace

Questo lungo e nero crine

Le mie guance porporine,

Sappi pur che un pugnaletto

Tengo sempre ascoso in petto

Per piantarlo in mezzo al core

D'un amante traditore.

Se il mio dolce e vago aspetto

Fa sembrarmi un angioletto,

Se spiegando il mio sorriso

Ti trasporto in paradiso,

Pensa pur che son spagnuola,

E se manchi alla parola

Cento furie ascondo in core

Per punir un traditor.

N conosco gelosia;

Ma l'idea d'una rivale

Va congiunta almia pugnale.

Bada dunque ai giuri tuoi.

Come merla un traditore il mio ferro in mezzo al cor.

Tutti - (applaudendola) Brava. Evviva.

Barone - (c.s.) Avete cantato come la Stolz.

Felice - S! come la Stolz.

Barone - (a Felice) E tu la sai la Stolz?

Felice - Sicuro. Era una primaria ballerina.

Pulcinella - Era il primo generale dei Croati.

Languidezza - (c.s.) S, brava, evviva. (Con premura) Andiamo al buffet.

Pulcinella - (alludendo a Languidezza, fra s) Lle parevano mill'anne.

Tutti - S, si, al buffet. (Si alzano; il Barone a braccetto con Lisa, il Baroncino con D. Gigia, Languidezza con Madama Ardichella, D. Antonino con Madama Rosmunda, D. Alessio con D, Amelia, in ultimo D. Adele, Tutti come sopra, via nella 2" camera di sinistra).

Felice - E io m cu chi mme ne vaco?

Pulcinella - Se volete, vi servo io.

Felice - (risentito) Neh, non te piglia tanta confidenza. (Via anche esso per la 2" bussola a sinistra, e Pulcinella via per la comune).

Luigino - (costernato) Annetta mia, io son perduto! Annetta (esortandolo) Calmateve, p'ammore 'o cielo, sino mine facite ammarrun pur'a me. Vuie sapite quanta papocchie aggio avuto d'atunent pe farve tras pe servitore dint' a sta casa, onde farve parla cu tutte e commode vuoste c"a signurina, la quale, smocca e bbona, sta mantenenno 'o segreto. E m vurisseve arruin ogne ccosa?!

Luigino - Ma che mi giova il segreto quando colle proprie mie orecchie aggio da sent che ha da essere mugliera a 'o Barone? Sto facenno sti sorte 'e sacrifizi, e aggio appaura che non nne caccio niente. Io, ricco ereditiera, senza patre e senza mamma, patrone de me stesso, cu nu palazzo a Pusilleco che m'ha rimasto ziemo, eh na vera rarit tanto de' bbelle cose ca nce stanno... Che padiglioni! Che giardini! Che fontane! Che mobilia sul gusto asiatico!.. Che argenteria!.. So arredutto, pe sta guagliona, a fa 'o servitore, pe starle sempe vicino, e aggio da sufTrl che nu vecchio mine leva 'a purpetta 'a dinto o piatto!

Annetta - Ma comme? Cu tanta ricchezze ca tenite v'ha da manca iusto nu titolo, sino s'avarria potuto ag-ghiust 'a facenna. Ntanto 'a padrona ch' fanateca p' 'a nubilt ha truvato 'o Baroncino che s' 'a sposa; chillo accocchia titole e giovent. 'A vecchia s' alluminata, e perci poco He mporta de sacrifica 'a figlia c"o Barone patre.

Luigino - Ma comme, a sta cancara 'e vecchia nun c' nisciuno che 'a p fa sta a dduvere? Annetta Chi vulite che a fa sta a dduvere? Avite da sap che chesta, in origine, era na spicaiola, e nun teneva ati pariente che nu frato chiamato 'o si Peppe e na sora chiammata Menella ca venne ancora 'e spighe.

Luigino - (meravigliato) Comme! Essa accuss ricca, e a sora...

Annetta - (proseguendo) Nun l'ha potuto mai vede. Nu iuorno prinima de mmaretarse, si bisticci essa e 'a sora, e sta superbiosa d"a mmalora primma 'a vattette e p 'a scacciaie a chella puverella. 'O frate stesso nun 'a puteva suffri, tanto che nu iuorno lle steva danne na botta 'e curtiello. 'O fatto si , arrivale 'a guardia ntiempo, e, si nun se ne fuieva, era carcerato di certo. D'allora nun se vedette cchi. Dicene ca sia partito p'America, pe fa fortuna, comme credono tutte quante; ma ntanto nun se ne so avute cchi nuove. Povero pazzo! Rinunzi 'a patria soia, rinuncia a odo nato. Primma, quanno se vuleva castig a uno se diceva: sia esiliato. E m, de vulunt propria, se vanno a dd dint"e bracce de na terra straniera, e quanno nun nce stanno mezze se mettono a pericolo de i a fa 'e zappature pe fa ngrass e' tterre de ll'aute e rinunzi 'e tterre d"a patria lloro. Pazze, pazze, dente vote pazze. (Alludendo a D. Gigia) Rimasta sola, nu signore d'Avezzano che se truvaie a Napole de passaggio n'avette cumpassione; e siccomme diciott'anne fa 'a patrona mia era nu piezzo rispettabbele, 'o signore se nne iette 'e capa e s"a spusaie, facennole 'a dunazione d"a mmit d"a rrobba soia senza bada ca era spicaiola. N' anno fa, 'o puveriello murette e, da fora 'a dunazione ca Ile facette quanno spusaie, l'ha rummaso 'o lietto vidovile e na grossa somma 'e denaro, e l'ha dichiarata matre e tutrice de sti ccriature ca so' nnate a Avezzano. Intanto essa, fanateca p"a nobbirt, si venduta tutta 'a rrobba soia e se n' bbenuta a Napole pe se civilezz essa e 'e figlie, senza vul cchi vede sta sora, la quale, ai tutto ca se trova dint1 'a miseria, cchi superba d'essa. Io nun saedo comme canuscette stu mmalora 'e Barone, 'o quale mo' sta cummannanno, dinto a sta casa, de sta sciorta 'e mancra; fgurateve che farr quanno sarranno succiese 'e matrimmonie.

Luigino - Non ddi sta parola che m'accide. Io mme vurria fa conoscere 'amamma, dirle che so ricco...

Annetta - (interrompendolo) Ma che ne ricavate quanno chella fanateca p"a nobbirt? E p chella ricca comme a bbuie, va travanno de se spus 'o Baroncino ca e figliulo, e poco Ile rattorta d"o riesto.

Pulcinella - (ritornando dalla comune, senza accorgersi di D. Luigino e Annetta) Se so' sperdute Annetta e Don Luigino; nun l'aggio visto cchi. (Nel vedere Annetta e D. Luigino, soffermandosi, inosservato, fra s) Ah... e bbi lloco. Che d',parleno a core a core! (Resta in fondo a spiare).

Luigino - Annetta mia, tu sola pu truv 'o mezzo di spegnere sta fiamma ca tengo dinto 'o pietto.

Pulcinella - (in disparte fra s) Mall'arma d' 'a mamma. Perci mme suspirava 'a dereto, ncoppa 'a noce d"o cuollo?

Annetta - (a D. Luigino) Parlate chiano; chest' cammera de passaggio.

Pulcinella - (con allusione a Annetta, fra s) E tu portatillo dint"a na cammera cchi remota. Nfama, traditora. E comme!... fa ammorc cu unnico 'a tre anne.

Luigino - (a Annetta) Nun mme rispunne? Mme vu vede muorto!

Pulcinella - (alludendo a D. Luigino, fra s) Vi comme sta nfucato. E io che, ciuccio ciuccio, a chella mpesa la regalai nu fazzoletto 'e seta ca m'arrubbaie 'a diiif'a sacca d"o rnasto 'e musica.

Annetta - (a D. Luigino) Vuie alluccate troppo; mme facile cumpromettere a me e ve cumpromettite vuie.

Luigino - Che cumpromettere? Io nun nce veco cchi.

Pulcinella - (sempre in disparte, fra s) Accattete acchiara. (Con proponimento fra s) Mo mme mengo nnartze e l'accido. (Va per avanzarsi ma preoccupato si arresta)

Luigino - (concitato, ad Annetta) Io so addeventato nu pazzo.

Pulcinella - (fra s) M 'o scanno.

Luigino - Mar, chi mme capita pe nnante l'accido.

Pulcinella - (c.s.) 'O bbi... chillo ha preveduto 'o caso. Nun cosa.

Annetta - (infastidita a D. Luigino) M ve lasso e mme ne vaco.

Luigino - (a Annetta) Haie ragione. Agge pacienza. (cavando di tasca una lettera e mostrandola a Annetta) Ti... chest' na lettera. E giacch nun se p parla in pubblico n mprivato, Iloco ddinto stanne espresse lurdeme sentimiente mieie.

Pulcinella - (fra s) Anche una corrispondenza letteraria! M nun nne pozzo cchi. M l'accido. (Riflettendo) E si chillo accide a mme?

Annetta - (prendendo la lettera dalle mani di D. Luigino) Daterne cc; m m"a stipo, e stanotte se nne parla p"a leggere. (Conserva la lettera nel corpetto).

Luigino - Si, s, dice buono; stanotte, quanno se so addormute tutte quante. (Sospirando) Ah, si putesse essere presente!

Pulcinella - (indignato fra s) Chesto m troppo. M l'accido... Mannaggia ca mme metto appaura.

Annetta - (a D. Luigino, rincorandolo) Sperate. Chi sa. Lassateme primma cunzigli c"a signurina.

Pulcinella - (ancora in disparte, fra s) C 'a signurina?! E chella smocca lle tene mano? Ah!... e a che epoca siamo ridotti! Li ppatrone se mettono in mezzo agli affari amorosi!

Luigino - (allegro, a Annetta) Dici addovero? Stanotte?!... Ah, ca tu mme tuorne da morte nvita. (Abbracciandola) Teh, n'abbraccio; t"o mmierete.

Pulcinella - (fremente, fra s) Adesso siamo arrivati al non puls ultra. (Avanzandosi a D. Luigino e a Annetta) Alto l... scarfasegge arrozzii te.

Annetta - (confusa, fra s) Pulecenella!

Luigino - (c.s.) Ah! ca so' perduto.

Pulcinella - (con rimprovero a D. Luigino) Ed bai l'ardire, in pubblica sala da ballo, d'agguantare e spuzzoliare 'e ebesta maniera! M vaco a ddicere tuttocosa a 'o Barone, a 'o baruncino e a la signora. (Ad Atw.iiHa) E tu, sgrata briccona, doppo che faie ammore cu nimico da tre anne, te miette a vommecchiarte cu stu franfellicco senza pietto e senza personale mari tesco.

Annetta - (sottovoce a D. Luigino) Zitto... c'ha pigliato nu sbaglio. Attaccateve a 'o partito mio. (Con simulata determinazione, a Pulcinella) S. E che bu? Mine ne so 'nnammurata. 'O voglio bene e m"o voglio spus. Aggia da cunto a te?

Luigino - (a Pulcinella) Ma io...

Pulcinella - (interrompendolo, con rimprovero) Tacete voi. Nne parlamme appriesso. (Ad Annetta) A voi, dateme 'o fazzoletto e seta e l'otto pasticciotte ca ve rialaie.

Annetta - 'O fazzoletto l'avrete poi.

Pulcinella - Lo voglio m, m.

Annetta - 'E pasticciotte mm' 'e mmagnaie.

Pulcinella - Va bene. I pasticcioni sono oggetti giliquidati. Dateme 'o fazzoletto, (a D, Luigino) A te p, settepanella arruzzuto, domani t'insegner i doveri criatorii. Uno di noi soverchio; di troppo.

Luigino - Tu m te piglie tanta collera pe na cosa 'e niente. Nce vu fa ammore tu pure?... fancella. le nun nci'attacco idea.

Annetta - (secondandolo) Iust'accuss.

Luigino - (a Pulcinella) Lle vu vas 'a mano?.,. vasancella; io faccio finta ca nun te veco. Lle vu di' quacche paralella amorosa?... dincella; io faccio cunto 'e nun senti.

Annetta - (secondandolo) Proprio accuss.

Pulcinella - Mamma mia! E io ma perdo 'a capa. (A D. Luigino) Comme! E tu si cuntento?

Luigino - De tutto chello che faie. Nfra servitine e serviture gl'incerti sono comuni. Tu arruobbe ncoppa a spesa?... io pure; tu faie 'o raccorucco a 'o patrone?... io pure; ru faie ammore c"a vaiassa?... io pure; tu t a spuse?... io...

Pulcinella - (interrompendolo)Ca cc sta o mbruoglio.

Luigino - Eppure non overo. Chesta cc, per esempio, v bene a te; intanto, pe cumbinazione, se sposa a me; siccome chella tene 'o core mpignato cu te, nun p vol bene a me. Capita che tu 'a ncuntre; te veneno a mmente li belli pparole ca chesta te diceva, li ppro-messe ca t'aveva fatte; tu la rimpruovere, lle dice: E comme, haie avuto 'o miraggio 'e spusarte a n'ato; comme he' potuto scurdarte 'o bbene ca t'aggio voluto sempre bene; si m'aggio spusato a n'ato stato pe nteresse, ma tu, tu si sempe 'o core mio, tu si chillo ca m'he' levata 'a pace e il riposo. V'abbracciate, ve vasate; io vengo, mine n'addono e nun dico niente, nun nei' attacco idea, nun rnm"o traccio passa manco pe suonno. Io so 'o marito; saccio sr'ammore nfra vuie duie; m'avarria da piglia collera? Ma che!... secondo te, ma secondo me, no. Io so' fTurmato accuss, io nun nci'attacco idea.

Pulcinella - Figlio mio, e quanno tiene sti senilmente va te miette nnante 'o caf d'Europa. Tu ai st chiacchiere nun m'adduorme.

Annetta - (a Pulcinella) Neh? E quanno nun si' ccuntento fatte l'affare tuoie.

Pulcinella - Che' ditto?.,, rame faccio l'affare mieie? A me?! E doppo tanto riempo d'ammore rame ne cacce?! E tutte chelli bbelh pparole doce e azzeccose ca moie dicive?... e tutte li iuramiente ca ro'he' fatto? tutte iettate 'oviento? Pe te spus a stu coso he1 avuto 'o spinto de cacciarmene. Sissignore, io accetto sta parola, ma ior mo proprio, mann'a chiamm 'o s chi a ttamuorto, mme taccio scava nu tu osso e m infosso pecche sta vita mia fenuta, sta vita ca viveva pe bbuie, st'uocchie ca nun vedono che a bbuie, sta vocca ca nun parlava ca de vuie. E bbuie avite avuto 'o coraggio 'e licenziarme! Chillo, 'o cielo... no, la terra... Che un fulmine possa... Damme 'o fazzoletto.

Lisa - (ritornando dalla 2 bussola d sinistra, portando un pollo cucinato in uri piatto) Annetta mia, aggio potuto pe nu mumento liberami e da chillo mportuno d"o Barone; aggio pigliato stu pullo da 'o buffe e te ll'aggio purtato.

Annetta - (prendendo il piatto dalle mani di Lisa) Grazie signur.

Lisa - (vedendo D. Luigino, fra s) Uh! Luigino mio sta cc.

Luigino - (con allusione a Lisa, fra s) Quant' bbona, quant' bbona. (sospirando) Ah.!

Pulcinella - (sottovoce a D. Luigino) E m suspire n'ata vota?

Lisa - (c.s. ad Annetta) Anne, 'o saluto, Ile dico quacche parola?

Annetta - (c.s. a Lisa) N, pe carit! Lla nce sta Pulecenella.

Lisa - (c.s. ad Annetta) Cbist'era nu bello mumento. E mo comme faccio?

Pulcinella - (a D. Luigino) Domani ti ammazzo.

Luigino - (a Pulcinella) Dimane saremme cchi amice de prirnma.

Annetta - (con significato, a Lisa) Signur, puzzate sta bona, levate vuie sta quistione nfra sti dduie, Chsto more e spanteca pe mme; cu Pulecenella nce faccio amrnote da tre anne;. Corame m'aggio regul?

Lisa - (secondando Annetta, simulando) Io che saccio m; rame veco mbrugliata a risponnere. Io mme metto se uomo.

Luigino - (a Lisa, esortandola) No, signurina bella; parlate senza vergogna, consolate a stu povero core afflitto e disperato. Si pe me nun nc' cchi speranza io mme tiro nu colpo 'e pistola din"a na reccha.

Pulcinella - (perdurando nell'equivoco) Vuie vedile comme cotto!

Annetta - (simulando, a Pulcinella) Chist' vero ammore.

Pulcinella - (adirato, ad Annetta) Ah, chist' vero ammore?... Damme 'o fazzoletto!...

Lisa - (con significato, a D. Luigino, per rassicurarlo) Beilo mio, si vedr. Io non so pratteca 'e sti ccose; nun saccio comme m'aggia risolvere.

Pulcinella - (a Lisa) Che v'avite da risolvere? Non ci sarebbe della vostra dignit. Cc 'e ccose songhe inoltrate; ci sono anche le corrispondenze letterarie, e, poco primmacavami a me, n avuta una, e a tene mpietto.

Annetta - S, non lo nego. (Trae dal corpetto la lettera consegnatale da D. Luigino, diretta a Lisa, e, porgendola a costei) Eccola cc. Signur, leggile.

Luigino - (allegro a Pulcinella) Scrivancella pure tu, e bid si te dico niente.

Pulcinella - (a D. Luigino) Voi andate nel numero dei professori giubilati.

Lisa - (leggendo la lettera) Angelo dei miei pensieri... (S'interrompe e, sospirando) Ah!

Pulcinella - VI chest'ata comme saglie 'e pressione!...

Lisa - (continuando a leggere) Se ti perdo, perdo anche la mia vita; non sposare quell'orrido ceffo...

Pulcinella - (perdurando ancora nell'equivoco, interrompendola risentito, a D. Luigino) Io so orrido cefalo? Tu mme pare n'anguiUa 'e fiume.

Annetta - (a Pulcinella) Statte zitto; lasciami sentire.

Pulcinella - Vu sentere? Ah... briccona, indegna. Damme 'o fazzoletto.

Lisa - (proseguendo nella lettura) A costo di qualunque sacrificio, a costo anche di acquistarti l'odio di rutti, non acconsentire mai a questo matrimonio, poich quando io vedr perduta ogni speranza allora tutto sar finito per me sulla terra; ammazzer il mio rivale, e cosi finir la vita sopra un patibolo .

Pulcinella - (a Luigino) Ah, chest' 'a risoluzione tua? Pigliateli. Fuss'acciso tu e essa. (Ad Annetta) Tienete pure 'o fazzoletto.

Lisa - (con espansione, a D. Luigino) No, no. Io a chillo brutto viecchio nun 'ovoglio. (Animandosi) Tu si 'o core mio, 'a sola ancora di speranza ca mme resta. O tua o d"a morte. A costo d'essere cacciata di casa,a vesta nova... nun mme mpotea. Tua, e pe sempe. (Abbraccia con effusione D. Luigino)

Luigino - (baciando ripetutamele la mano di Lisa) Ah... ca io mo moro p"a cuntentezza.

Pulcinella - Chesto che cos'?! Siamo arrivi

Lisa - (ricomponendosi) Uh! bene mio... rame so scurdatt ca nce steva Pulecenella.

Pulcinella - Fate; mo ve truvate. (alludendo a D, Luigino) Adotter pur'io il sistema dell'amico.

Annetta - (chiarendo l'equivoco, a Pulcinella) 'O qualemore c"a signurina, e min s' 'a p spus pecche nui nobile comme v 'a mamma. Te si persuaso m e te so stata sempe fedele?

Pulcinella - Ah, ca io mo moro p"a contentezza. Tienete 'o fazzoletto. (Nel contempo D. Luigino abbraccia di nuovo Lisa).

Felice - (appare dalla 2" bussola di sinistra, sorpreso nel vedere abbracciati Lisa con D. Luigino; risentito a costui) Neh, neh?!... che confidenza questa?! Un vii servitore ardisce di abbracciare mia sorella?! M nci"o ddico a mamm. (Con rimprovero a Pulcinella) E tu n'ato permetti questo scandalo?! M nci"o ddico a mamm. (A Lisa) E a te comme te vene ncapo de fa n'azione simile? Mo nei o ddico a mamma. Faccia tosta, te fadve vas 'a mano da nu criato?! M nc"o dolco a mamma.

Pulcinella - E ave ragione 'o signurino. Come, un vii servitore abbracciare... (Interrompendosi, contraffacendo Felice) M nci"o ddico a mamm. (Proseguendo c.s.) Che scandalo! M nci"o ddico a mamm. E tu te faie vas a mano da nu cristo! Che vergogna, che vergogna per la nostra futura nobilt! M nci"o ddico a mamm. (A Lisa) E facite comme fa isso che, 'a matioa, invece d'andare a l'universit, a studia, se ime va a fa ammore dint"a cantina d"o Pacchiotto abbascio Puorto, e io pover'ommo ca I'accumpagno tengo 'a cannela. (Contraffacendo Felice) M nd"o ddico a mamm. (Proseguendo) E fosse almeno na signora... ma mmece una che, nzieme c"o frato, vacantanno mmiezo 'a via e pe dint"e ccantne, essa ncoppa 'a chitarra e 'o frato c"o viulno. (Contraffacendo Felice) M nci"o ddico a mamm. (Continuando) Isso se n nnammurato comme a na gattad' 'o mese 'e mareo, sentennola canta 'a Palummella zompa e vola dint"e braccia 'e nenna mia . (Contraffacendo Felice) M nci"o ddico a mamm. (Proseguendo) A sera, nvece d'andare a d"o inasto d'astronomia a studia 'o sistema planetario, isso s'ha vennuto e libbri; nd avimmo accattate dduie suprabbete e due cappielle viecchie; nce travestimme pe nun ce fa cano-scere e ghiamme dint"a cantina add chella vene a canta; e 'o barbiere vicino nce tene 'e panne (Contrafacendo Felice) M nci"o ddico a mamm.

Tutti - (meno Felice, ridendo) Ah, ah, ah, ah.

Felice - (risentito) Ma chesta una prepotenza, mo! (A Pulcinella, esortandolo) Zitto, pe carit; nun nci"o ddicere a mamm. Ma io posso permettere che mia sorella...

Annetta - (interrompendolo) O vulite o nun vulite aviic da essere d"o partito nuosto. (Alludendo a D. Luigino) Sappiate ca chistocc nun nu servitore ma nu ricco signore, ca s' finto tale pecche fa ammore c''a sorella

Felice - (sorpreso) Nucchi!... Pulicen, che te ne pare?... nci"o ddico a mamm?

Pulcinella - Tu ncr"o ddice, e io Ile dico Tate affare.

Lisa - (a Felice, esortandolo) Frate mio!

Luigino - (c.s.) Cugnato mio!

Felice - (meravigliato) Cugnato mio?!... Insomma, ve site spusate?! Ora nci"o ddico...

Pulcinella - (contraffacendolo) a mamm.

Felice - (seguitando) a mamm.

Luigino - (protestando, a Felice) Vuie che spusato? Stimo troppo l'onore d"a famiglia per commettere na cosa simile. Ve chiamino cugnato pecche se voi volete ci potete aiutare, e accusai lo diventereste overamente,

Felice - E che posso fare? Contraria a mamm? 'O cielo me ne libera. E po' come farei? Io pe qualche regaluccio a Palummella m'alio venmito 'e libre 'e fisica, chimica, e astronoma,

Pulcinella - E si dedicato interamente alle ruberie!

Felice - E se lo viene a sapere mamm?

Annetta - Per ora ci basta ca voi nce date braccio forte e mantenite 'o segreto.

Lisa - (a Felice) Aiutace, frate mio.

Luigino - (c.s.) Cugn, mi raccomando a te!

Felice - Chisto nun m' niente e mme chiamma a fforza cugnato!

Pulcinella - E va buono. Nuie simrne tanto sicure de stu matrimonio che m diamo appuntamento pure 'a vammana; a levatrice!

Baroncino - (da dentro) Ma che diavolo... non ci vedete? Gente senza nobilt.

Felice - (preoccupato) 'O barunrino! Zitto, (a Usa) Mettiti al pianoforte; sona 'a Palummella (A Pulcinella, a D. Luigno e ad Annetta) A voi, mettiteve sott' 'a porta. (Pulcinella, D. Luigno ed Annetta si dispongono; Felice accompagnato da Lisa canta)

Pallummella zompa e vola

dint'e bbracca 'e nenna mia...

Baroncino - (ricomparendo con una manica del soprabito strappata, nel sentire Felice che canta lo rimprovera) Che cos' questo canto da trivio?

Felice - Barund, nu mumento. (Seguitando a cantare)

. Vancelte a ddicere ca io m moro

Palomma mia, palomma mia pensace tu

Baroncino - (adirato a Felice) Vi ho detto tante volte che non voglio sentire cantare queste canzoni lazza-resche, perch mi si attaccano i nervi e ne soffre la mia nobilt.

Pulcinella - (fra s) A chisto m nce vurria nu cauce nella nobilt del buco!

Lisa - (al Baroncino) Ma se si canta in tutte le societ.

Felice - (ex) Perch bella, bella assai. E io...

Baroncino - (interrompendolo) Voi siete una bestia che vi occupate di queste frivolezze che fanno vergognare alla nostra nobilt.

Pulcinella - (accorgendosi che il Baroncino ha l'abito strappato) Scusi; la vostra nobilt tiene la giamberga rotta.

Baroncino - Lo so. Per la fretta di avvicinarmi al buffet una signora, col braccialetto, mi ha rovinato la giamberga in questo barbaro modo.

Luigino - (fra s) Ben fatto.

Annetta - (c.s.) Troppo poco!

Baroncino - Intanto, come faccio? posso resta in societ di questa maniera? (A Felice) Felicetto, hai un'altra giamberga da prestarmi?

Felice - Nossignore. Mamm m'ha fatto sulamente chesta, ca mme serve pe quanno vaco 'a congregazione pe l'esequie, pe l'esame, p"a festa 'e ballo...

Pulcinella - (interrompendolo) E p"o battesimo!

Annetta - (al Baroncino) Sign, mettite cc; m ve la cucio provvisoriamente.

Pulcinella - (c,s.) Io 'a faciarria sta accuss; direi che un nuovo titolo che avete acquistato; Cavaliere d o quadretto bianco.

Baroncino - (rimproverandolo) Zitto, imbecille; quando parli fai soffrire la mia nobilt!. (Ad Anneit) Si, accomodala, ragazza mia; quando poi torner a casa mi sceglier un'altra giamberga tra le mille che tengo (Si toglie l'abito e lo consegna ad Annetta).

Pulcinella - (fra s) Chisto tenerr l'appalto cu S. Genraro 'e povere.

Baroncino - (ad Annetta) Fa presto, poich senza giamberga ne soffre la mia...

Pulcinella - (interrompendolo, contraffacendolo) Nobilt

Annetta - (al Baroncino) Nu mumento, quanto piglie l'astuccio. (Trae dalla saccoccia un astuccio, ne toglieun ago con filo e rattoppa l'abito del Baroncino).

Luigino - (sottovoce, a Usa) Va te trova quando finiranno stt ppene!

Lisa - (c.s. a D. Luigino, rincorandolo) Lassate fa 'o cielo.

Annetta - (eseguendo il rattoppo, si accorge di una lettera nella saccoccia interna della giamberga; fra s) Mmalora dint"a sacca nce sta na lettera. Si fosse amorosa. Sarria bbona pe da gelusia a chella vecchia fanateca. Pigliamoncella. (Furtivamente toglie la lettera dalla saccoccia dell'abito e la intasca, indi riconsegnando l'abito al Baroncino) Sign, servito. (Mostrando il rattoppo eseguito) Tenite mente; nun nce pare.

Baroncino - (guardando il rattoppo, soddisfatto, ad Annetta) Brava. Non ti regalo perch tengo quattro cuponi.

Pulcinella - (al Baroncino) Quattro caponi? E 'e gallinenun 'e tenite?

Baroncino - Bestia. Quattro cuponi, non caponi. Non parlare, altrimenti ne fai soffrire...

Felice - (interrompendolo, con boria) La nostra nobilt. Non dico bene?

Baroncino - Benone. Ritorno al buffet. (Via).

Pulcinella - (allindirizzo del Baroncino) Onde finirvi disfamare.

Felice - (sottovoce a Pulcinella) Pulecen, intanto stasera nun putimmo 1 'o vico Sergente maggiore. Chelia nce sta aspettanno.

Annetta - (a Tutti) Neh, vuie nun sapite niente? Aggio truvato, dint"a sacca d"o... (S'interrompe nel vedere il Barone che compare)

Barone - (venendo, a Lisa e a Felice) Sposina, cognato, ci avete lasciati soli al buffet. E perch? In questi casi ne soffre la mia nobilt.

Pulcinella - (fra s) Vi che s'nanno fatto afferra lloro 'e 'a nobbirt.

Barone - (a Lisa) Tu specialmente che devi essere la mia sposina hai fatto male ad abbandonarmi; tu che devi essere il pi bell'ornamento della mia nobilt non devi lasciarmi neanche un minuto. Non puoi credere come anelo il momento di farti mia per tutta la vita. (Le bacia con effusione la mano)

Felice - Neh!... badate ca sto io cc.

Barone - (a Felice) La nobilt lo permette.

Luigino - (fremente, sottovoce ad Annetta) Io m l'uccido.

Annetta - (sottovoce a D. Luigino) Frenateve. (Similmente, a Pulcinella) Pulicen, scumbina tu.

Pulcinella - (secondando Annetta; al Barone) Sapete... se non si continua la festa io spengo 'e ccannele.

Barone - Non smorzare, che continua. (Con espansione, a Lisa) Tu sei un gelsomino.

Felice - E voi un girasole che le girate attorno.

Barone - (con presunzione) Sicuro. E che girasole!

Pulcinella - (al Barone) Sapite si 'a festa continua sino

Barone - (importunato) Sino a giorno. (Con espansione a Lisa) Dimmi una cara e dolce parolina; cos potr...

Pulcinella - (interrompendolo) E domani anche ci sar festa?

Barone - Non lo so (A Lisa) Cos potr essere felice...

Pulcinella - Sapete perch ve lo dimando?... perch se domani c' festa aggia prepara tutto chello ca nce v.

Barone - Domandalo alla tua padrona. (A Lisa) Quando ti avr sposata...

Pulcinella - (interrompendolo) Sapete se...

Barone - (indignato, scattando) II diavolo che ti porti. Adesso metto da parte la mia nobilt e ti prendo a schiaffi. (Contraffacendo) Sapete, sapete, sapete. Non mi hai fatto dire una mezza parola amorosa alla mia futura sposina.

D. Gigia - (seguita da D. Alessio, il Baroncino, Madama Ardichella, Madama Rosmunda, D. Amelia, D. Adele, D. Languidezza e D. Antonino, comparendo; al barone) Che cosa stato? Mio caro genero, che succede?

Alessio - (ubriaco, al Barone) Dite voi; vi dar io soddisfazione.

Pulcinella - (alludendo a D. Alessio) Vi cornine s' arracchiato 'o rnasto. (Conducendolo davanti al pianoforte e aiutandolo a sedere) Asaettete, assettete cc. (D. Alessio siede e, puntando i gomiti sulla tastiera del pianoforte, sorreggendosi fra le mani il capo, poco dopo si addormenta).

Barone - (indicando Pulcinella, a D. Gigia) L'ho conquesta bestia d servitore che un seccante senza eguali.

Lisa - (giustificando Pulcinella, al Barone) Ma caro sposo, abbi pazienza; quegli ti faceva delle giuste dimande.

Annetta - (c.s.) Faceva il dovere suo,

Felice - (c.s.) Domande necessarie. Voi vi siete infocato.

Lisa - (c.s.) Ingiustamente.

Languidezza - cosa da niente. Barone non ne vale la pena. Seguitiamo a divertirci, e poi, fra le confetture, gelati, rosolii, ecc., ecc., si dimenticher tutto.

Pulcinella - E chisto penza sempe a mmagn.

Baroncino - (al Barone) Perdoni, signor padre, ma ella troppo epatico. Quando d il bel sesso bisogna transingere, fare come faccio io con la prossima sposina; sono sempre dolce, la guardo in bocca per la troppa passione.

D. Gigia - (vezzosa) Vattene, maleziuso, briccundello, briccundello.

Pulcinella - (fra s) M se parea 'o buffe cehM in fretta.

Languidezza - Signori: ballo, ballo. Facdamo una controdanza. (A D. Alessio) Maestro, a voi, suonate.

Pulcinella - (chiamando D. Alessio) Maestro, maestro. (Accorgendosi che D. Alessio si addormentato) 'O masto s' addormuto. (Scuotendolo) Maestro, maestro.

Alessio - (svegliandosi ancora ubriaco, alzandosi per andar via) Signori, felicissima notte a Tutti.

Pulcinella - (trattenendolo) Add vuo i? Tu he 'a sun. Sona.

Alessio - Son pronto. (Va per sedere nuovamente davanti al pianoforte e urta le carte di musica che vi sono sopra facendole cadere; nel raccoglierle barcolla e cade per terra).

Tutti - (a D. Alessio) Ch' stato? Maestro?

Pulcinella - Niente. 'O inasto vo sun coi piedi.

Alessio - (dissimulando il suo stato di ubriachezza). Perdonate. Un giramento di testa. (Aiutato da Pulcinella, s'alza da terra, siede di nuovo davanti a' comincia a suonare la marcia funebre).

Pulcinella - C' esequie, (a D. Alessio) Tu che stai facenno?

Alessio - (interrompendosi) Ah, si... avete ragione. (Ricomincia a suonare intonando Tu scendi dalle stelle

Pulcinella - Oh, m ha fatto veni Natale primme d' o tiempo. (A D. Alessio, scuotendolo) Masto, tu che staie facenno a novena?

Languidezza - Maestro... controdanza.

Alessio - Va bene. (Esegue una controdanza, con tempo molto largo).

Languidezza - (richiamandolo) Maestro, non questo tempo.

Alessio - E che tempo volete?

Pulcinella - Tempo scirocco.

Languidezza - (a Pulcinella) Zitto tu. (Al Baroncino, indicandogli D. Gigia) Voi ballate con la vostra sposa (al Barone, indicandogli Lisa) e voi con la vostra.

Luigino - (sottovoce, a Pulcinella) Pulecen, chille alballano.

Pulcinella - (c.s., a D. Luigino) controdanza. Si fosse polka a la piemontese ci sarebbe pericolo. (Nel contempo D. Alessio si riaddormenta).

Languidezza - (a madama Rosmunda) Voi con me. Madama Ardichella, voi con D. Antonino. D. Amelia D. Adele restano impegnate per la seconda quadriglia.(A D. Alessio) Maestro, a voi.

Alessio - (svegliandosi sonnacchioso, alzandosi nuovamente per andar via). Signori, Felice notte.

Languidezza - (a D. Alessio) E non volete suonare?

Alessio - (stordito) Ah, non finita la controdanza?

Languidezza - Voi non avete ancora incominciato.

Alessio - Perdonate. Avevo preso uno sbaglio. (Torna a sedere e comincia a suonare una controdanza ballata da D. Gigia col Baroncino, da Lisa col Barone, a Madama Ardichella con D. Antonino e da D. Languidetta che, chiamando la controdanza, balla con Madama Rosmunda).

Si Peppe - (da dentro) Lassatemi passa; io songo 'frate. (Comparendo dalla porta comune, in abito licero, con cappello logoro in sul capo e con bastone in mano; alludendo a D. Cgia) Add sta? (Vedendo D. Gigia che balla fra gli altri, avanzandosi per abbracciarla) Sora ma, sora mia. (Nel contempo Tutti cessano di ballare).

Barone - (indicando Si Peppe, a D. Gigia) Chi questo straccione?

Tutti - (sorpresi) Chi ?! (D. Alessio cessa di suonare e, poco dopo, si addormenta seduto davanti al pianoforte).

D. Gigia - (con disprezzo a Si Peppe, fingendo di non conoscerlo) Chi sei, straccione?

Baroncino - (con boria) Che vuoi, miserabile accattone?

Barone - Un pezzente in pubblica galleria? Ne soffre la mia nobilt.

Si Peppe - (stupito, a D. Gigia) Corame! Nun mme canusce? Io so frateto...

Tutti - (interrompendolo, con stupore) 'O frate?!

Si Peppe - (proseguendo) ...Che, diciott'anne fa mme mbarcaie e gbietie in America pe fa' fortuna.

Pulcinella - E bbi comme tornato ricco!

Si Peppe - (a D. Gigia) So frateto che, nzi a m nun ha potuto ave nutizie n de te n de Tata sora toia Menella.

D. Gigia - (simulando, con alterigia a Si Peppe) Tu qua Menella, ua frate mme vaie cuntanno? Chi te canosce? pazzo, pazzo. Cacciatelo fuori.

Barone - Se fosse vero ne soffrirebbe la mia nobilt.

Baroncino - (con ingiunzione a Si Peppe) Fuori, straccione, fuori. Che puzzo di sudiciume.

D. Gigia - Cacciatelo fuori. pazzo, pazzo.

Si Peppe - (stupefatto) So' pazzo?!

Annetta - (sottovoce) Ato che pazzo. Chist' 'o frate addavero.

Tutti - (a Si Peppe) Fuori, fuori.

Felice - (a Tutti) Un momento. Vedete bene.

Lisa - (a Felice) Comme Ile p essere frate si mamm nun se lo ricorda.

Si Peppe - (a Lisa) Nun se n'arricorda?!... nun se n'arricorda?!.. nun mme canosce?!

Pulcinella - E p essere. Sa quanta figli non conoscono i loro veri padri.

Barone - Ma questo straccione venuto a disturbarci nel meglio della festa. Cacciatelo via.

Tutti - Cacciatelo.

Si Peppe - A me?! (adirato) Gu, massa de straccioni, m aizo 'a mazza; accussi m'arricordo 'e tiempi antiche.

Barone - Sia messo alla porta, e subilo. Ne soffre la mia nobilt .

Tutti - (a Si Peppe) Fuori, fuori.

Menella - (comparendo dalla porta comune, vestita in abito lacero, con scialletto sulle spalle e con fazzoletto legato in sul capo) Cc m'hanno ditto; cc ha da sta. (Nel vedere si Peppe, avvicinandosigli e abbracciandolo con tenerezza) Frate mio, frate mio!

Pulcinella - S' compiuta 'a nobilt.

Baroncino - (nel vedere Menella, sorpreso) Pi straccioni?!

Barone - (c.s.) Che orrore, che orrore! fuori.

Luigino - (sottovoce ad Annetta) Buono.

Annetta - (c.s. a D. Luigino) Nei aggio sfizio.

Si Peppe - (a Menella) Sora mia, tu sola mme si sota; tu subbeto m'ne' cunuscuto. (Alludendo a D. Gigia) E chtsto casciabbanco m'ha ditto ca nun mme sapeva.

Menella - E gi, pecche m signora e s' scurdata quanno vennevemo spiche cotte mmiezzo Puorto.

Felice - Mamm era spigatola?!

Pulcinella - Cio, nobbile d' 'o tutero e d' 'a caudara.

Menella - (a D. Gigia) Signora nobbile, te voglio svergognare nnante a tuttuquante.

D. Gigia - (fngendo sempre di non conoscerli) Che vergogna. Cacciateli fuori.

Barone - (a D. Gigia) Madama, mi pento di avervi affiancata.

Baroncino - (c.s.) Ed io pure. Ne ha sofferto troppo la mia nobilt.

Lisa - (indicando Menella, a D. Gigia) Chesta pure m' zia.

D. Gigia - Vi ripeto che sono pazzi. Cacciateli fuori, questi straccioni.

Si Peppe - (offeso, a D. Gigia) A nnuie, stracchine?!

Menella - (cs.) Ah! ca te voglio... (Tenta scagliarsi assieme a si Peppe contro D. Gigia, tua ne vengano trattenuti dagli altri).

Pulcinella - (trattenendo si Peppe) Si P, statte calmo.

Annetta - (trattenendo Menella) Via m.,. prudenza.

D. Gigia - (agitata) Oh Dio! Mi sento venire un simpico! (Finge di svenire abbandonandosi su di una sedia). usa (costernata) Oh Dio! Povera madre mia!

Baroncino - Presto, adagiamola sul letto. (Le donne sollevano a braccia D. Gigid, conducendola nella 2" camera di sinistra).

Barone - (a Lisa e a Felice) Entrate, entrate dentro.

Lisa - (costernata) Mamm mia, mamm mia! (Via seguita dal Barone, dal Baroncino e D. Antonino).

Felice - bbenuta na convulzione a mamm! E comme se fa, e comme se fa?! (Via).

Languidezza - (a Si Peppe e Menella) Bricconi, bricconi, avete fatto succedere questa mina, (a D. Luigino, ad Annetta ed a Pulcinella) cacciateli, cacciateli. E poi portate i gelati fuori la loggia. (Via anch'esso).

Pulcinella - (a Si Peppe) Via, via, non s'affligga vostra eccellenza. Sedete. Da noi sarete bene accolti. Annetta (a Menella) Lo stesso dico io alla signora principessa. Segga, segga.

Si Peppe - (risentilo) Comme! Nce sfottete pure appriesso?!

Pulcinella - Nient 'affatto. Assettateve e faciteve passa 'a collera, (l fa sedere nel mezzo della scena, indi chiatna l'uno dopo l'altro i servi e, a misura che questi vengono in scena, obbligandoli a sedere) Signor conte Pastenaca, segga. Cavaliere Rapesta, segga. Signor principe Cofenaturo, segga. (Indicando a costoro Si Peppe e Menella) Vi presento il conte Lampione e la contessa Pignacotta. (Nel contempo compare dalla comune dirigendosi verso la 2" bussola di sinistra un altro servo da comparsa con alcuni gelati in un vassoio; Pulcinella lo ferma e, conducendolo davanti a Si Peppe, a Menella e ai tre servi, prende dal vassoio un gelato e porgendolo a Si Peppe) A voi, conte (Offrendo un altro gelato a Menella) A voi, principessina.

Annetta - (sollecitamente togliendo il gelato dalle mani di Pulcinella) No, no; servo io la principessa. (Offre il gelato a Menella).

Pulcinella - (servendo i gelati ai tre servi) Conte, barone, marchese... servitevi. (Prende dal vassoio un altro gelato e lo scaglia sul viso di D. Alessioche seguita a dormire poggiato col gomito sulla tastiera del pianoforte, indi togliendo a Si Peppe, a Menella e a tre servi il gelato dai rispettivi piattini che hanno nelle mani e scagliandoglieli l'uno dopo l'altro rispettivamente sul viso) Questo schiumone, questa sciarlotta, questa cassata... Sanfason, sanfason.

Musica, gran cotillon, si gira. Gran confusione mentre cala la tela.

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

Piazza nel rione della Sanit.

In fondo due vie laterali. Sul davanti, bottega da merciaio e camera superiore con finestra sulla detta bottega esercitata da D. Anselmo e da Giulietta; a destra camera terranea abitata da Menella, e davanti all'uscio un carroccio su cui una caldaia con spighe e con un grosso cucchiaio in legno. Verso il fondo a sinistra bettola, davanti alla quale un tavolo con sgabelli; a destra bottega da barbitonsore v esercitata da D. Baldassarre. Due sedie, una presso la bottega di D. Anselmo, l'altra davanti l'abitazione di Menella,

Giulietta - (dall'interno della bottega canta la popolare canzone napolitanaLa Palummella ):

Palumella zompa e vcola

Dint e bbraccia e nenna mia

Vancello a ddicere ca io mo moro

Palomma mia, palomma mia dincello tu

Anselmo - (compare dalla bottega, seguito da Giulietta) Mannaggia chi ha scritta, sta cancara "e Palummella . Nun ssient'ato pe tutta Napole che canta 'a Palummella . E ncopp"e chitarre, e ncopp'all'organette, e ncopp"e manduline. Tutte 'e signure che danno societ nun sonano altro e' 'a Palummella. Palummella sotto, Palummella ncoppa. Mannaggia chi v'ha allattato.

Giulietta - (risentita) E comme, tuttecose ve da fastidio pure si canto vi da fastidio? Mme pareno millannc ca D. Batassarre ave e' denare 'a fora e rome sposa, pe mme leva da nante all'uocchie vuoste.

Anselmo - Pe D. Batassare t' 'o pu leva 'a capo. Io so patre, e cumanno io. A chillo tagliacape t' 'o pu leva de' cchiocche ca nun fa p"a a casa mia. Nu redicolo ca si bisticcia cu tutte quante e p abbusca sempe.

Giulietta - (protestando) St'abbusc levatennello 'a miez-zo. Chillo vatte.

Anselmo - Abbusca, abbusca; e io stesso l'aggio visto abbusc. A proposito, aggio ntiso ch' tornato d'Amereca chillo galantomo d"o si Peppe, 'o frate d' 'a spicaiola. Vide si sta dinto 'a puteca.

Giulietta - Nun credo. 'A caldaia sta cc. (Avvicinandosi all'uscio dell'abitazione di Menella e guardando all'interno) Dinto nun nce sta niscuno.

Anselmo - Sarr ascmto, 'o galantuomo. Ma subbeto e' 'o veco, si nun me da 'e trenta ducate ca se pigliale, siente 'a risa. Io, 'o cielo 'o ssape, tiro nnante cu sta putechella 'e merceria, e vaco ncopp"o tribunale, ogne gghiurno, pe bed d'abbuscarme quacche cosa, e chillo mine v truffa trenta ducate.

Giulietta - Spera mine che m ch' turnato 'a fora avesse accucchtato quacche cusarella, e accussl ve pava.

Anselmo - Basta... appena e' o ncoccio parlamme. Pe m statt'attienta 'a puteca, ca io m vaco ntribunale a bed si nc' dabbusc niente, si nc' quacche causa da fa, il che mme pare difficile pecche da che avanzata 'a carta bulkta nisciuno fa cchi cause. Io mo torno. Mme raccumanno; famine sta' senza penziere. (Via per la strada di sinistra).

Giulietta - (sedendo a malincuore davanti la bottega) Statt'attienta 'a puteca. E mme nghianta cc d"a matina 'a sera! Isso se crede 'e sacrifica 'a giuventu mia?... ma si sbaglia!...

Trummonciello - (comparendo con un paniere nelle mani; avvicinandosi a Giulietta) D. Giulie, 'a grazia vosta. D. Batassarre, 'o patrone mio, ve manna sti palumme cu dduie picciune. Ha ditto ca v"e ccriscite pecche songne d' 'a razza turca. (Alzando il coperchio del paniere) Tenite mente... hanno 'o tuppo ncapo,so na rarit che sul'isso l'ha avuto. Vedite cumme bella 'a mamma; gghianga e cannella. Chest' 'a primma figliata e'ha fatta. Si fosse stato io 'o pueta d"a Palummella ncoppa a chesta avartia fatto 'a canzone.

Giulietta - (guardando nel paniere) 'O mascolo pure bello, ma essa na cosa rara. Comm' bello stu tup-pillo ca tene ncapo. Comme so bbelle 'e figle. Veramente ca mme piacene. Sa che bbu fa? va ncoppa e miettele dint"a cucina, sotto 'o fuculare; ca si 'e wede paterno accummenza a fa fracasso pecche l'ha d'accatta 'o granoturco.

Trummonciello - So lesto. D. Giulie, v'arraccumanno o regalo mio.

Giulietta - T"o dongo. Ma m'he"a fa' n'ato piacere: m'he"a scup !a cammarella ncoppa, m'he"a luv 'a porvere d"e mobbele e m'he"a lava 'e piatte dint' 'a cucina.

Trummonciello - Pe voi che nun fama. Site bbona dinto all'arma d"a mamma vosta, e beato 'o princepsle ca se piglia stu bello piezzo 'e butirro. Site bbona dinto all'arma d"a mamma vosta (Via nella bottega di Giulietta).

Giulietta - (sola) Si D. Batassarre mme v bene overamente ha da spiccia st'affare lesto lesto; pare c'accussi mme levo 'a nant' a paterno ca mme brontola d'a matina a sera.

Pulummella - (venendo vestita in abito bianco con grembiule e in sulle spalle uno scialletto in nero; con chitarra nella mani, seguita da Rivelli meschinamente vestito con berretto con grossa visiera e con violimi nelle mani) Io faggio ditto nun cantamrae ncoppa a chella tratturia, e tu nun m'he' voluto senti. Ll nce vanne tutte piemontise, milanise, veneziane ca min capiscane 'e ccanzone noste; e tu, niente, afforza U vu i. Aggio girato c"o piattino attuorno e, mmiezo a cchi de trenta perzune, aggio fatto otto centeseme.

Rivelli - Tu o schiatte o criepe io ll aggia . 'O ccapisce o nun 'o ccapisce ca ogge l'Italia s' fusa? Nei avimmo da fusa nuie pure.

Palummella - E tu rome pare nu vero fuso. Comme! pretienne...

Rivelli - (interrompendola) Che, afforza de canta, nu jorno o n'ato nei avarranno da capi.

Palummella - E fintantucch nun ci arrivano a capi nei avimmo da muri 'e famme? Averte da muri mam-mema e paterno p'essere costretta a gghi appriesso a stti maliuorno!

Rivelli - Maliuorno?! maliuorno?! Vurria sap si nun tenive a frateto che nne sartia stato d' 'a vita toia. Nun aie obbricazione a me che t'aggio mparata a sun a chitarra?... nun so stat'io ca t'aggio mparato 'a Palummella ? e cos i nostri introiti si sono fatti pi forti e, a' sera e 'a matina, nei arrivamme a magnarce nu piatto cucenato.

Palummella - Ma nuie nei abbuscamme cchi assaie pe dint' 'e cestitine che ncoppa 'a tratturia; e perci...

Rivelli - (interrompendo) Puorte premura d'i pe' dint' 'e ccantine, pecche iuorne e notte te vene appriesso chillo cancaro 'e signurino e' 'o servitore suio. (Minaccioso) Ma gu, fila deritta, pecche sino nce guastamme. Penza ca io magno pane e annore.

Giulietta - (fra s) Vi comme so curiose tutte e dduie.

Palummella - (risolutamente) Si. 'O voglio bene e nce faccio ammore. Aggia da cunto a te? Chili' ' signore, ricco assaie e chi sa che, nu iuorno o n'ato, nun mme vedarranno e' 'a carrozza, cu na bella veste e' 'a coda e 'o panato arreto, cu nu bello cappiello fatto a tranne : a cassetta e dduie dietro. ; d'o cuollo!

Giulietta - (importunata, interrompendo) Neh, neh? tutte sti trascurze l'avite da fa nnant' 'a puteca mia? Arrassateve; arrassateve; lassate passa l'aria.

Rivelli - (a Giulietta) Questa la strada pubblica, e perci vulimmo sta add nce pare e piace.

Palummella - Avimmo dato fastidio 'a signora.

Giulietta - (altandosi, risentita) 'A signora si tu ca he' 'a i cu nu servitore nnante e dduie arreto. (Deridendola)Ah; ah, ah, ah.

Palummella - Gu, nun ridere, ca te scasso 'a chitano ncapo.

Giulietta - (inveendo) Gu, ciantella ciant, a chi scassa 'a chitarra ncapo? Provete, provete, ca te scippo su quatte zirole ca tiene nfronte. Funnachera, sartimbanca.

Palummella - (adirata) A me, funnachera, sartibanca! Ah! ca te voglio... (si scaglia contro Giulietta azzuffandosi con essa).

Baldassarre - (comparendo con bastone in mano, nel vedere Palummella e Giulietta che s azzuffano fra di loro, interponendosi, con spavalderia) Alto l. Abbassate le armi.

Rivelli - (ironico) bbenuto 'o capitati generale.

Baldassarre - Che d' ' st'affare? che so sti chiacchiere? De che se tratta? (Le separa, poi con goffa espansione a Giulietta) Parla, angiletto del mio cuore. Che d' ', eh' ' stato?

Giulietta - stato ca sta pettegola...

Palummella - (interrompendola) Gue, chi pettegola

Rivelli - A sorema, ciantella?!

Baldassarre - (minaccioso a Palummella e a Rivelli) Silenzio. Site muorte tutte e dduie.

Rivelli - (ironico) Sapite si amme e' 'o carrettone o e l'esequie?

Palummella - St'ato imbecille nce mancava e p eremo tutte.

Baldassarre - (minaccia Palummella) Ali, tu mme sfotti (A Giulietta facendosi scudo di lei) Levete 'a nnante quanto Ile levo 'a capa e mme ne faccio nu pomp o bastone.

Rivelli - Buh, buh, buh... arrivata 'a grand'ammiraglia.

Giulietta - (a Rivelli) Seh, seh, sfotti, sfotti. Tu nu saie quant' terribbele.

Palummella - Sarr 'o gigante Aulivo.

Rivelli - E chiappariello.

Palummella - (a Giulietta) Vattenne, vatt tu e isso. Aggio capito. A te nisciuno cane t'ha ausuraata, perci te si mbarcata cu stu pallone a viento.

Baldassarre - (sempre distante, nell'atto d minacciarla) A me?! Mo si' morta, sutterrata e ridotta in cenere. A D. Batassarre Ricevimento, primmo guappo d' 'a Sanit, ai l'ardire 'e dicere sri parole; a D. Batassarre Ricevimento? !

Rivelli - (a Baldassarre) Va trova quanta cauee he' ricevuto nel mappamondo tino a mo.

Baldassarre - A me calci?! (a Giulietta, di cui si fa scudo) Nun mme tenere. Lle voglio leva 'e ppalle 'e Jl'uocchie e une voglio fa nu paro d' orecchini pe quanno facimmo 'a primma asciuta.

Palummella - (affrontandolo) E provete, ca cu nu pugno te voglio fa nu bozzolo nfronte ca t'ha da servf p' 'o ' iuorno ' 'o spusarizio.

Giulietta - (adirata) Ah! chesto m troppo. (Si scaglia . contro Palummella azzuffandosi con essa).

Baldassarre - (in distanza, minacciando col bastone Rivelli) A te, piglia, briccone.

Rivelli - (spazientito) Mo nun ne pozzo cchiii. (Alza il violino e percuote rpetutamente Baldassarre) Teh, tiene, acchiappa pe' mo tu.

Baldassarre - (indietreggia mentre Rivelli seguita a percuoterlo col violino e Palummella continua ad azzuffarsi con Giulietta) Aie ragione. 'A ntrasatta mme Thpotuto fa.

Felice - (compare seguito da Pulcinella, nel vedere Rivelli che col violino percuote Baldassarre, e Palummella e Giulietta che si azzuffano, sorpreso) Che vedo! Palummella mia s'appiceca! (Avanzandosi, a Palummella ed esortandola) Statte. Nun mme fa mettere paura.

Pulcinella - (interponendosi, percuotendo alle spalle D. Baldassarre) Stateve sodo. Finitela.

Baldassarre - (a Pulcinella) Gu?... tu sparte o mine mazzate?

Pulcinella - Io divido.

Baldassarre - (c.s.) Ah, ca si nc'era parte offesa m te faceva riesto pure a te.

Pulcinella - (a D. Baldassarre) Si nun sbaglio, voi avete fatto 'o ricevitore.

Baldassarre - A me? Io aggio vattuto.

Giulietta - Batassarre mo, levete 'a miezo a sta ciu maglia, sino te cumprumiette, (Lo porta nella bottega

Rivelli - (a Baldassarre) Pe m tienile sta lezione, ca ppariamole.

Felice - (offeso, a Giulietta) Badate che io non sonciurmaglia. Mo nci o ddico a mamm.

Baldassarre - (a Rivelli) Tu ai ragione ca nun bbogli a mettere paura a langelo de miei precordii, sin a te e st'auti ddoie marmotte ca so bbenute, a piezzo a piezzo dint' 'e sacche d'a giacca mme l'avarria mettuto.

Pulcinella - (a Baldassarre) Avete delle sacche profonde.

Felice - Noi andiamo nel numero delle marmotte? M nci' o ddico a mamm.

Rivelli - Fa chiacchiere tu.

Palummella - Cappriesso parlamme.

Giulietta - Batass, mme pare c am a pu fen.

Baldassarre - (a Giulietta) Lo vuoi tu? . maccocciolecoZittisco.

Pulcinella - Sarr cane barbone.

Felice - (con espansione) Palummella mia, core 'e Feliciello tuio, comme staie? Io, ieri sera, nun putetto ven'a cantina; era venerd, e mamm teneva 'a periodica.

Palummella - (fraintendendo, premurosa a Felice) Il'avite fatta vede a qualche miedico? Comme sta?

Pulcinella - Chesta 'a periodica l'ha pigliata pe' freve intermittente.

Baldassarre - (con espansione a Giulietta) Guliquando faremo il congiugnabimini,

Giulietta - Da te dipende.

Rivelli - Vi' quanta pazienza sto tenenno.

Pulcinella - (a Rivelli) Voi siete professore 'e viulino. E fateve na variazione.

Rivelli - (a Pulcinella) Aggio appaura ca t o scasso ncapo a te e a o patrone tuio.

Felice - (meravigliato, a Rivell) Me ncapo? Mo nci'o dico...

Pulcinella - (contraffacendolo) a mamm.

Felice - (proseguendo) a mamm.

Pulcinella - E che puteva manca?

Palummella - (a Rivelli) Neh? tu a chi scasse 'o viulino ncapo? Si te muove, si daie sulo na zingarda a Feliciello mio, te scippo tutta 'a faccia.

Felice - (allegro, a Pulcinella) Pillicene, ha ditto: Felicicllo mio.

Pulcinella - Mo nci' 'o ddico a mamm.

Felice - No. Si chella l'appura me vatte.

Giulietta - (alludendo a Felice, in disparte a Baldassarre) Quanto smocco.

Baldassarre - (similmente a Giulietta) Gente 'e nu soldo 'o muntone.

Rivelli - (a Palummella) Seh... m'he fatto 'a parte 'e brutto? Emb, gi ch' chesto, cu l'autorit de frate primogenito della famiglia ca t'ha crisciuto senza mamma e senza patre, te dico ca sta storia ha da ferii.

Felice - Ha da ferii, ha da fen.

Palummella - (a Rivelli) E comme femesce?

Pulcinella - Cu na bona mazziata.

Giulietta - (in disparte a Bddassane) Nci aggio sfizio.

Baldassarre - (c.s. a Giulietta) Chello ca nun l'aggio fatto io nei' 'o sta facenno 'o frate.

Rivelli - (a Felice) Alle corte. Don franfellicco mio, io nun saccio chi cancaro site; 'o iuomo tate vestuto 'a galantomo e 'a sera purtate nu soprabbete ca nun va manco nove calle. Vuie e st'ata bestia nce venite se-cutanne pe tutte 'e ccantine ad iamme cantanno, e avite fatt'anrtammur a sta ciuccia comme a na gatta d o mese e marzo.

Pulcinella - (a Rivelli) Essendo voi nu gatto maimone.

Palummella - (costernata) Ah! Ca so disperata.

Rivelli - (a Felice) V'avviso che, si nun ve facite a cunoscere e nun purtate a mamm a parla cu mroico, nunce venite cchi appriesso, ca passo nu guaio.

Felice - E come facciamo? Quella, mamm, non permetterebbe.

Rivelli - He 'ntiso, Palumm?... tutto ha da fen.

Felice - Non posso. Io mme ne moro. Vostra sorella ne necessita.

Pulcinella - L'ha pigliata pe purga gassosa.

Giulietta - (in disparie a Baldassarre) Chest' bella.

Rivelli - (a Felice) E sta necessit ve l'avite fa' passa

Felice - (piagnucolando) Ah, ah, ah! M nei1 'o ddico mamm.

Palummella - (rincorandolo) D. Felice mio, nun chiagnere. Giacch 'a scorta mme perseguita meglio finirla na vota pe sempe sta vita mmalorata. (Fugge per la via di destra).

Felice - (seguendola) Palummella mia! Palummella mia

Rivelli - (trattenendolo) Add vaie? Don Ziz, tu pe fforza me vu fa passa nu guaio?

Pulcinella - Cancaro! Chistu nu frate molto rigorosa.

Felice - (preoccupato) Chella se nne more.

Rivelli - Non avere paura. Chella fa accussl e p lle passa. Io credo di nun ave parlato turco. Ci siamo intesi? (Via)

Felice - Pulicen, jamme appriesso; truvamme a Palummella.

Pulcinella - Guarda ca 'o frate nce rompe 'a capuazella!

Felice - Non sento. A costo d'abbusc io...

Baldassarre - (avvicinandosi a Felice) Siete molto imprudente. Questo non sta bene. E io..,

Felice - (risentito, assestandogli uno schiaffo) Teh, piglia acchiappa, (esce)

Giulietta - Ch' stato?

Baldassarre - Cu nu schiaffo l'ho fatto fui!

Pulcinella - (a Baldassarre) Seh? (assestandogli a sua volta una schiaffo) E teh, acchiappa. (Esce)

Giulietta - Che d' '?

Baldassarre - Ah, niente, niente. So' tante marmotte. Basta na parola mia per fare 'o fuggi fugg!

Giulietta - (orgogliosa) Evviva! Male per chi mme dice qualche parola quando addivento 'a mugliera tua!

Baldassarre - E si capisce! Diventerai 'a reginella d' 'a Sanit. A proposeto, hai ricevuto chella paregla 'e palumme cu tutte 'e figlie?

Giulietta - Sicuro.

Baldassarre - Chill' nu regalo che ho avuto 'a Custantinopole; mme l'ha mandato 'o Rre 'e ll, ca simmo quasi parente; perch devi sapere ca noi discennimme d' 'a razza d'Orlando il palatino, il palatino 'e Francia cchiu potente!.,. Ed io perci sono accuss forte! Guarda, guarda! (Gonfia il petto).

Giulietta - (compiaciuta) Che bella cosa! quasi nu miracolo!

Baldassarre - Mi raccontava mammema, mia madre, che quann'io ero piccerillo spesso giuocavo ncoppa 'o solaio; a fianco a noi c'era 'o campanaro, emb, non ci crederai, ma io cu na vuttata 'o facettc piegare ed uccise, accerette, 'a coppa 'a trecente perzune. Non andai 'ngalera pecche ero troppo piccolo, sino starei ancora Ila.

Giulietta - Ma voi vedete che forza!

Baldassarre - Addio bellezza mia: devo andare a Padula a fa na decisione cu trenta perzune. Prega 'o cielo ca nun me ne facesse accidere a quarantina!E statte attenta hai palummi. (Esce)

Giulietta - Statte buono, core mio. (Da sola) Quant' 'aggraziato e che aria 'e smargiasso ca tene!...

Trummonciello - (appare dalla finestra) Princep, avisseve visto vul 'a Palummella? Io l'aggio misa sotto 'o fuculare: so gghiuto a scup, p so rumato pe darle 'o granoturco e essa non c'. Ce sortgo 'o padre e 'e figli!

Giulietta - (meravigliata) Tu che ddice?! He' visto p' 'a casa? sotto 'o lietto!

Trummonciello - Aggio visto a tutte parte; non nce sta.

Giulietta - (costernata) E comme faccio?! Chillo nun m'arraccumannato ato. Fosse vulata 'a dinto 'o vico? Scinne; guarda tu 'a puteca, ca vaco a vede io.

Trummonciello - So lesto. (Rientra).

Giulietta - Chi v sentere a Batassarre!

Trummonciello - (uscendo dalla bottega di Giulietta) Princep, eccome cc.

Giulietta - (a Trummonciello) Ma comme l'he' fatta fui? Chella appartene a 'o Rre 'e Custantinopole. M siente! Statt'attiento 'a puteca. Mo vado a vede io. (Via)

Trummonciello - (con panico) Mo vide che madiata aggio da 'o princepale! (Siede davanti la bottega di Giulietta ).

Felice - (tornando, sconfortato) Niente, nun l'aggio potuta truv! (Esclamando) Palummella mia, Palummella mia! (Nel vedere Trummonciello, premuroso a costui) He' visto passa Palummella?

Trummonciello - (fraintendendo, alzandosi, a Felice) Iostesso l'aggio purtata ncoppa. Se nn' ' fuiuta da sotto'o foculare.

Felice - (fraintendendo a sua volta) S'era nascosta pe nun se fa vede a 'o frate. (Premuroso) E add gghiuta?

Trummonciello - (perdurando nell'equivoco) E chi 'o ssape? 'A prencepale gghiuta a bed dinto 'o vicolo.

Felice - (similmente) Ma comme se n' fuiuta?

Trummonciello - P' 'a fenesta d' 'a cucina.

Felice - (costernato) Palummella mia, Palummella mia!

Trummonciello - Chella na cosa prelibata; discenne d'a razza d' 'o Rre 'e Custantinopole!

Felice - (perdurando nell'equivoco) Discenne d' a razza d'o Rre 'e Custantinopole?! (allegro) M nei' o ddico a mamm e m' 'a sposo. teummonciello Intanto ha lassato, ncoppa, 'o marito e dduie figlie! Chille, senza mamma, se nne morene.

Felice - (stupito) Comme! Era mmaretata?!

Trummonciello - Gi. E ha fatto pure dduie figlie. Si vedile comme chiagnene 'o marito e 'e figlie!

Felice - (ancora nell'equivoco; accorato) Ah! Palummelln nfama! E io credeva... M moro..., m moro.

Trummonciello - Che d'? Vuie ve pigliate tanta collera? Che s'ha da fa? Cheste so ccose che succedene spisso.

Felice - Hai ragione. E io ciuccio ciuccio nei' avevo mettuto 'a passione. Ah! cornine faccio senza Palum-mella mia! M moro... m moro. (Emozionato, per svenire).

Pulcinella - (ritornando, nel vedere Felice, soccorrendolo) Ch, chi... ca tu vaie nterra.

Felice - (prostato) Sto murenno.

Pulcinella - Nun muri, sino mme faie passa nu guaie cu mammeta; chella sape ca si gghiuto a l'Universit, a studia, e tu invece vaie truvanne a Palummella tua.

Felice - Taci. Non mme nommen cchiii quell'ingrata.

Pulcinella - Comme! Chella te vo Canto bene.

Felice - Taci, taci. Quella una briccona; mtnaretata e Cene dduie fglie.

Pulcinella - Orrore, orrore! E comme 'o ssaie?

Felice - (indicando Trummonciello) L'aggio appurato da chsto guaglione. Quanno se n' fuiuta da 'o frate, s' annascosta dint' 'a casa d' 'a zarellara, e' 'o marito e t duie figlie; p, p' 'a disperazione, pe nun essere surpresa da 'o frate, se n' ffuiuta p"a fenesta d"a cucina.

Pulcinella - Donne, donne, quanto siete pericolose!...

Felice - He' 'a di ca discende da una famiglia nobbile; nientemeno da 'o Rre 'e Custantinopole. E mammsapenno questa discendenza mme l'avrebbe fatta spus si nun era mmaretata. (Esclamando) Neh, pecche mme l'ha facto?... neh, pecche mme l'ha fatto?

Trummonciello - Manco male ca 'a princepae nun vene ancora. Cielo mio, falla truv. (Siede nuovamente davanti alla bottega di Giulietta).

Felice - (alludendo a Palummella, con rimpianto) Io ca tu vulevo tanto bene, io ca t'amavo tanto... Ah! pecche mme l'ha fatto? pecche...

Pulcinella - (contraffacendolo). Mme lha fatto?

Felice - (proseguendo) Mme lha fatto?

Pulcinella - Ah, e quanto si afflettivo. Te l'ha fatto pecche te l'ha voluta fa. Io credo ca 'o frate nun nno sape niente.

Felice - E pe chesto vedennose astretta 'e sacche so nn' fuiuta. Ah, pecch mme I'he' fatto?... pecch mme lh fatto?

Pulcinella - Puozz'essere acciso. Vuie vedite c'afflizione m aggio miso ncuollo.

Palummella - (ritornando e vedendo Felice, avvicinandosigli) D. Feli, state cc?

Felice - (fra s) Essa?! (Con sdegno a Palummella) Scostati. Donna perversa. Pecche mme I'he' fatto? Pecch mme I'he' fatto?

Pulcinella - (a Palummella) Allontanati, perchipetola (contraffacendo) Pecch nce I'he' fatto?... pecche no l'he' fatto?

Palummella - (meravigliata) Neh, che l'aggio fatto?

Pulcinella - (a Palummella) Fuggire?!.., (contraffacendo)Pecch nce l'he' fatto?... pecch nce I'he' fatto?

Palummella - (giustificandosi) Si mme ne so ffiuta l'aggio fatto pe nun vul sta cchi suggetta a fraterno. Aggio cumbnato cu chillo pat e cu 'e duie figlie; chille se pure prufessure bbuone... Putimmo tira 'a campata, e tu staie senza suggezione.

Felice - Taci donna orrorosa e traditoria.

Pulcinella - Siamo arrivati al comunismo. E 'o pato sarebbe cuntento?

Palummella - Avimmo cumbnato ogne cosa circa nteresse.

Felice - Tacete. Oh orrore, orrore! Neh, pecche mme l'he' fatto?... pecch mme l'he' fatto?

Pulcinella - 'O vi lloco e' 'a soleta canzone.

Felice - (a Palummella) Io che te voglio tanto bene, io che te puteva spus, tanto pi ca mo saccio che discendi da 'o Rre 'e Custantinopole.

Palummella - (sorpresa, interrompendolo) Chi?

Pulcinella - Tu, turca annegafede. Comme! Te vaie mmaret annascuso e frateto, faie duie figlie, inganna stu povero fesso dicennole ca t' 'o vulivo spus, e po vedennota astretta 'e sacche te nne fuie tu, mariteta e i duie figlie tuoi, t'annascunne sotto 'o fuciliate d' 'a zardlara, pe nun essere surpresa da frateto; te une si ffuiuta p' 'a fenesta d' 'a cucina, e mo viene a farce 'a semprice. Cca s' revutato nu quartiere.

Palummella - (adirata) Tu che stai dicenno? Chi ha inventato sti nfamit?

Felice - Non negate. (Indica Trummonciello) St'anetna nnucente nun puteva i bude, (a Trummonciello) Parla tu: Sta ncoppa, 'o pato cu 'e duie figlie?... 'a principale toia gghiuta truvanno a Palummella ca se n' ffiuta dinto 'o vico?

Trummonciello - (volendo chiarire l'equivoco) Gnorsf. Ma vuie...

Felice - (interrompendolo) Taci, Mi basta questo.

Pulcinella - (a Palummella) Sei convinta?

Palummella - (con sdegno a Trummonciello) Ah! nfame briccone, si tu ca mme iieve 'a stima?

Trummonciello - (giustificandosi) Gnern, chella, 'a princepale... (S'interrompe nel vedere Giulietta che ritorna).

Giulietta - (ritornando dalla sinistra; costernata, a Trummonciello). Niente, nun l'aggio potuta truv.

Palummella - (con sdegno a Giulietta) Neh, levastima, cornine t' bbenuto ncapo 'e ddicere ca io so mmaretata e tengo a maritemo cu dduie figlie nascoste ncoppa

Anselmo - (comparendo, nell'udire le parole test proferite da Palummella all'indirizzo di Giulietta; con rimprovero a costei) Perch hai nascosto 'o marito e i figli de chesta ncoppa 'a casa? Parla.

Felice - (vieppi insospettito dalle parole di D. Anselmo; a Palummella). 'O bbi ca 'o ssanno tutte?... Pecch...

Pulcinella - (contraffacendolo) mme l'he' fatto, pecch.

Felice - (proseguendo)mme l'he' fatto?

Giulietta - (a Palummella) Tu c'arma de mammeta dice? Pe chi he' pigliato 'a casa mia?

Pulcinella - a Giulietta ) Non negate. Sopra 'a casa nei avete !o contrabanno: duie figlie e 'o marito 'e chesta. (Indica Palummella).

Giulietta - (a Pulcinella) 'A mala pasca ca te vatia.

Trummonciello - Ma lassatone parl.

Felice - Taci.

Baldassarre - (comparendo, udendo le parole profferita da Pulcinella all'indirizzo di Giulietta; avanzandosi adirato, a costei) Cornme! Hai l'ardire d'annasconnere 'o marito e i duie figlie 'e chesta? (Minaccioso) Site muorte tutte quante.

Anselmo - (a Giulietta, minacciandola) Parla, o passo nu guaio.

Palummella - (fremente) Io mo crepo.

Trummonciello - Ma lassateme parla.

Felice - Che he' 'a parla? Chesta mmaretata e tengo annascuse, ncoppa a d' 'a zarellara, 'o marito e i dui figlie.

Rivelli - (ritornando, udendo le parole test profferite di Felice all'indirizzo di Palummella avanzandosi con stupore) Screma, mmaretata, cu dduie figlie?! (Minaccioso, a Palummella) Ah nfama! Te voglio accidere (Si scaglia contro Palummella).

Pulcinella - (trattenendolo) Statte! Che faie?!

Palummella - (a Rivelli) Frate mio, fermate! P'ammore 'o cielo!

Anselmo - (a Giulietta) Te voglio rompere l'ossa.

Giulietta - (giustificandosi) Io nun nne saccio niente.

Trummonciello - (insistendo) Lassateme parla.

Felice - (sconfortato) Io m moro. (Si abbandona su Pulcinella).

Pulcinella - (sorreggendolo) Chiano!... ca iammo nterra.

Palummella - (costernata) Che nfierno, che nfierno hanno apierto!

Luigino - (comparendo; frapponendosi e trattenendo Rivelli) Chiano! Ch' stato?

Rivelli - (a D. Lugino) Lassateme, sgnur. (Tenta di scagliarsi nuovamente contro Palummella).

Pulcinella - (trattenendolo) Statte. T'ho pregato.

Annetta - (comparendo; avanzandosi, a Felice) Signurino bello. Ch' stato?

Pulcinella - Niente. Tene 'a machina in rivoluzione

Anselmo - (a Giulietta) Parla, o te struppeio; ti facciomale. baldas sarre Parla, sino metto l'ammore da parte et'appenno comma 'a carnevale sotto 'e ffeneste meie.

Palummella - Parla, fatt'asci 'o spireto, sino t' 'o faccio asc io cu na fune ncanna.

Rivelli - Parla; fa ambressa. Spicciati.

Tutti - Parla.

Giulietta - C'aggia parla? Io nun saccio che cancaro v' afferrato.

Trummonciello - (impaziente) Aggia parla io, mmalora; aggia parl io, cancaro. Chist' nu sbaglio.

Tutti - (sorpresi) Nu sbaglio?!

Trummonciello - Si, nu sbaglio. D. Batassarre, 'o patrone mio, m'ha dato na pareglia 'e palumme cu duie figlc e, siccome veneno d' 'a razza d' 'o Rie 'e Custantinopole, l'ha mannate pe regalo a D. Giulietta. Io nce l'agge purtate. So sagliuto ncoppa 'a casa e nce l'aggio mettute sotto o fiiculare. Nun saccio comme 'a Palummella se n' ffuiuta, credo p' 'a fenesta d" 'a cucina. Nce l'aggio ditto a D. Giulietta ...

Giulietta - (interrompendolo, proseguendo) ...E so gghiuta a vede si era iuta 'a dinto 'o vico, rimanendo a isso a guarda 'a puteca.

Trummonciello - (proseguendo, indicando Felice) S' acstato sta turzo 'e carcioffola...

Felice - (interrompendolo, risentito) Gu, nun mme chiamm turzo 'e carcioffola. sino nei 'o ddico a mamm.

Tutti - (a Felice) Zitto.

Trummonciello - ...e isso m'ha addimannato si avevo visto 'a Palummella la l'aggio rispuosto ca se n'era fuiuta e nun se truvava, e che 'o marito e 'e figlie stevano chiagnenno ncoppa. Che saccio... (indicando Felice) Chisto, a sti parole, s' sturzellato tuttoquanto. bbenuto 'o compagno suio e ha fatto 'o stesso. (Sospirando) Ah! M'aggio levato nu peso 'a copp' 'a vocca 'o stommaco.

Felice - (a Trummonciello) Nzomma tu parlave d' 'a Palummella c'ha fatta 'a cova non gi 'e Palummella ia? (Rassicurato) Pulicen, nun mme l'ha fatto, nun me ll'ha fatto.

Rivelli - Rifiato. Lonore mio salvo.

Annetta - Vi che mbruoglio.

Palumella - D. Feli, avite visto?... so nnucenta?

Luigino - Cc nc' da ridere.

Anselmo - No, nc' da chiagnere. Intanto, pe nu sbaglio, Io m vatteva a figliema.

Giulietta - (alludendo a Palummella) E tutto pe sta faccia ..tosta.

Palummella - (a Giulietta) E mo tuorne n'ata vota da capo.

Baldassarre - (spavaldo) Ol! Site muorte.

Pulcinella - 'O vi lloco.

Baldassarre - Domani non esiste nisduno echio.

Pulcinella - Chisto tene l'appalto cu 'e schiattamuorte.

Baldassarre - A te, Trummonci, va danno 'o hanno pe tutte 'e quartiere, che, chiunque ha truvato 'a Palummella e nun m' 'a cunzegna Ile donco a ffuoco i, 'a puteca e quanto lene, e si attocca pure 'o quartiere add sta.

Pulcinella - Volete che chiamo i pompieri? (Aldassarhe (ammonendolo) Gu, grannissema carogna. iNselmo D. Batass, siente a me; chesta e na storia , c'ha da feni. Vienetene ncoppa, e vedimmo s se p finalizza stu matrimmonio, pecche a me nun mme piace 'e fa parla 'o quartiere. (Entra nella propria bottega).

Baldassarre - (a D. Anselmo) Smmo lesto. (A Trumoncello) Trummonci, va fa chello ca t'aggio ditto.

Trummonciello - Non dubbiiate. (Via per la strada di destra).

Giulietta - (fra s) Menomale. Nc' quacchc speranza . pure pe me. (Entra anch'essa nella propria bottega). ialdassahre (a Pulcinella) Aspettarne cc, Quanno vaco nu mumento ncoppa; p scengo e t'accido.

Pulcinella - Permettete quanto mme vaco a piglia primma nu soldo e caf?

Baldassarre - Mez'ora t'accordo. (S avvili per entrare nella bottega di D. Anselmoe di Giulietta).

Pulcinella - (chiamando) Sapite... vuie site na marmotta conosciuta, vuie site nu pigliaseli affi e primin'ordine.

Baldassarre - A me! (Fa atto di minacciarlo col bastone).

Pulcinella - (fngendo di metter fuori un'arma) Ah, ca te vogio abbrucia...

Tutti - (con panico a Pulcinella) Chiano! Che faie?!

Baldassarre - (c.s.) Chiano! Nun spara!

Pulcinella - Niente. T'aggia abbrucia.

Tutti - (trattenendolo) Sratre!

Baldassarre - (con panico) Nun spara! (Fugge nella bottega di D. Anselmo) e di Giulietta).

Tutti - (a Pulcinella) Posa 'o revolvera.

Pulcinella - (cavando di tasca una pipa, mostrandola) Chest' na pippa,

Tutti - (ridendo) Ah, ah, ah, ah!

Luigino - (c.s.) Chest' bbona assaie,

Felice - (a D. Luigino) D. Luigi, aiutateme. Chella, Palummella, m'ha messo 'o broncio.

Annetta - (a Felice) E n'ave raggione.

Pulcinella - (c.s.) Tu l'hai intaccata nel suo scandalo.

Rivelli - (minaccioso, a Felice) Io m che t'avarria fa?

Luigino - (dissuadendolo) Statte sodo. Chist' 'o figlio d' 'a

Palummella - (sorpresa) 'O figlio d' 'a patrona vosta?!

Annetta - (a Palummella) Sicuro.

Rivelli - (sorpreso) E chist' n'aoto mbruoglio. (A D. Luigino) Cornine! Vuie accussi ricco, e m, servitore?! Ah, nne so venuto a fa sunate sotto 'o palazzo vuosto.

Luigino - (a Rivelli) Zitto. Chisto nu mistero che p te spiego. E, fuorze, tu avarraie da contribu a la felicit mia.

Pulcinella - (ad Annetta) Neh, che nc' sotto?

Felice - D. Luigi, fatetne fa pace cu Palummella.

Rivelli - (adirato, a Felice) Faie pace e' 'o cancaro ca te reseca.

Luigino - (sottovoce, a Felice) Arrassete. M nce parl'io. (A Rivelli e a Palummella, dopo che Felice si allontanato), Riv, siente a me: tu he' fatto 'a fortunatoia e nun te ne si addunato. Chillo mammalucco l tene 'a mamma ca na pazza. Abbasta ca tu faie a modo mio, stu matrimmonio succedarr e te lieve d' ' a miseria.

Palummella - (allegra a D. Luigino) Signur, dicite davvero?!

Annetta - Ha da d pe fforza davvero si se tratta do lutele suo.

Luigino - (a Rivelli) Perci dalle l'opportunit che cchi se n'annammora e dimane viene tu e soreta a 'o palazzo mio a Pusilleco. (a Felice invitandolo ad avvicinarsi a Palummella) Va... e quanno nce faie pace?

Felice - (esitante) Ma chillo, 'o frate...

Luigino - (rassicurandolo) Va bene. cuntento.

Pulcinella - Come cambiano a momenti questi fratelli

Felice - (avvicinandosi a Palummella) Palumm, ove i?... avimmo fatto pace?

Palummella - (rassicurandolo, con espansione) Overo Palummiello de stu core!

Pulcinella - Speramme che farete subbeto 'a cova come la faremo anche noi. Non vero, Annetta mia?

Annetta - Si. Cetrulillo mio aggraziato.

Rivelli - Belli figlili, 'e chiacchiere so bbelle e bbone; ma nuie, da stammatina, pe causa de tutte sti mbruoglie, nun ci avimme abbuscate manco nu soldo.

Palummella - (a Rivetti) Sa che bulimmo fa? Jamme a sun 'a tratturia de Giovanne Sola; ll nce stanno sempre ggente.

Rivelli - Si, ddice buono. (A D. Luigino) Signuri, dimane, immancabilmente, sarraggio da vuie. Sta te ve buono. (Via).

Palummella - (a Felice) P da ll turnamme cc. (Con espansione) Statte buono. Core mio. (Via anch'essa).

Felice - (allegro) Pulicin, he' ntiso?... vanno a du Sola.

Pulcinella - O a du miezotacco.

Felice - (premuroso) lammc nuie pure.

Annetta - (a Felice) Vue avite da i a studi. Si l'appura mamm?

Luigino - (ad Annetta) Lass' 'o fa. 'A passione nu brutta bestia; e sulio 'o pozzo cumpat.

Felice - Pulicin, 'a passione na bestia.

Pulcinella - E tu si mi ciuccio, e avite fatta 'a pareglia. (Dissuadendolo) Iamm'a studi.

Felice - Niente. Aggia i appriesso a essa. (Via per la strada di destra).

Pulcinella - E gghiamme. A nomme d' 'e ramazzate. (Via anch'esso).

Annetta - (a D. Luigino) Vuie pecche l'avite cunzigliatod' i appriesso a Palummella?

Luigino - Pecch 'o mbruoglio fa pe me. Aggio marmato | I'ordcne, a 'o casino mio, da mettere sotto 'e cavalle e 'a meglia carrozza 'e gala che tengo e che serveva 'a buonanima de ziemo quann'era gala e aveva i a Palazzo Reale; aggio ordinato a 'e serviture de vestiise cu 'e livree antiche e cu 'e pperrucche; aggio mannato a piglia diversi vestite da omino e da femmena pure antiche. 'O masto *e casa mia n'ommo attivo, e so certo ca tutto riuscir bene. (Indicando la via di sinistra) Mme dispiace ca dinto a stu vicolo min c'entra 'a carrozza. Basta... far gran pubblicit e spero d'arrivare a li ntiente mieie.

Annetta - Sgnuri, vuie fusseve asciuto pazzo? Io nun ve capisco.

Luigino - Io pazzo? 'O vedarrai si so pazzo. Lisa mia sape tutto. 'A mamma ha d'ave na lezione comme se mmereta, e o Barone e 'o Baroncino hanno da rum mane cu na vranca e mosche mmano.

Annetta - A proposito d' 'o baruncino: (cavando di tasca una lettera) Aieresera, quanno l'accunriaie ' giacca, Ile truvaie sta lettera dint' 'a sacca. (Porgendogli la lettera) Leggite. Fosse quacche lettera amorosa? Andrebbe a puntino pe fa succedere nu mbruoglio.

Luigino - (leggendo sulla busta) Al Signor Baroncino- Arronza . (Spiega la lettera e legge) Caro Mineco... (interrompendo, meravigliata) C'aggia fa! Meneco?!

Luigino - (seguitando a leggere) Finalmente aggio apparato che te truove dnto 'a casa de D. Gigia Sciosciai mocca, sotto 'o ttolo de Baruncino Arronza; accu: posso darte nutizia che 'o duca add stiveve tu pateto a fa 'e cuoche...

Annetta - (interrompendo, sorpresa) Nucchi?!

Luigino - (continuando a leggere) ...appena s' addunaca 'o servizio d'argenteria era stato cagnato e nce n'a'vveve puosto n'ato fauzo, n'ha dato subbeto parte a giustizia, la quale ha gi cacciato lordene darrespe te e pateto; perci statt'attiento a nun farvi se pare; e sarria meglio ca cagnasseve cieb, accuss sta risseve 'o ssicuro. Te saluto caramente, l'amico tui Antonio Ra .

Annetta - All'anima d' 'a nobirt!

Luigino - Buono, buono. Oh! che consolazione, che piacere! (Abbracciando Annetta) Annetta mia cara, tu mi hai data la vita cu sta lettera.

Annetta - Sign vuie che facite?! Stamme mezo 'a voi. Vuie pe chi mme facite piglia?

Luigino Scusami. Chi ttarde D. Gigia col Barone col Baroncino veneno dnto a sta cantina.

Annetta - Dinto a sta cantina?! E comme?

Luigino - (narrandole) Devi sapere che l'aggio mann; na lettera anonima nella quale aggio scrino che D. Felice, 'o figlio, invece d'andare a studia vene dinto a so cantina a fa l'ammore cu Palummella.

Annetta - E comme v' bbenuto ncapo? Mo nne nas nu mbruoglio; D. Felice abbusca e nne sarr caccia chillo povero Pulicenella.

Luigino - (rassicurandola) Non t'affliggere pe' chesto sorde mieie acconciano tutto.

Annetta - Ma pecch tutto chesto?

Luigino - Quanno tiempo 'o saparraie. (Scorgendo: Peppe che viene con Menella) Zitto. Veneno da chesta parte 'o si Peppe nzieme e' 'a sora, Menella. Vie cc; siente. (La trae in disparte verso il fondo a sinistra dove restano a spiare e a parlare sottovoce fra di essi).

Si Peppe - (compare seguito da Menella; adirato) Lassarne sta. Ca comme stongo arraggiato mme te magno viva cu tutta 'a caudara de' spighe. Quanno penzo a stanotte, a l'azione ca m'ha fatto cheila nfama 'e so-rema, tutte 'e nierve miele oscillano da sotto e da coppa.

Menella - Te nne faie maraviglia? Cheila da piccerella stata sempe na birbante, e s'ha purtata 'a malignit e 'a ngratitudine nfno 'a vicchiaia; peazenta, era superbiosa; figurete m ch' ricca. Io so mmorta de famme ma nun Ile so gghiuta maie suggetta pe nu centesimo; e mme dispiace ca nun te ncuntraic prmima

Si Peppe - Chi puteva mmagenarse che na sora, dopo diciottenne ca nun mme vedeva, m'accuglieva 'e cheila manera!

Menella - Nun t'affliggere, frate mio. 'A caudara d' 'e spiche darr a mmagn a me e a te.

Si Peppe - Sora mia, 'a caudara toia nun p avast pe tutte 'e dduie.

Menella - Ma comme si tturnato accusai miserabbele? Dicene ca chi va in America fa fortuna.

Si Peppe - Io so rumato negoziante de panne estere e nnustrale. (Indica il suo abito rattoppato) Vide che ricamo a chipp. (Narrando) Diriott'anne fa io vennette 'o stiglio d' 'a puteca ca teneva, e e' 'a paura ncuorpo d'essere arrestato pe l'appiceco ca nc'era stato ai cheila bona pezza 'e sorema rome mbarcaie e gghiette in America. Arrivato (l, 'o console nun mme vuleva fa ruminane pecche diceva ca io era troppo curro, e lloro avevano esiliata 'a razza dei nani per avere nella nuova generazione uomini alti e robusti. Nce vulette 'o bbello e 'o bbuono pe rumman; e non putennome occupa 'e nisciuna maneia pecche tutte mme fuievano e nun mme vulevano ammettere nelle loro fila, penzaie de metterme a fa 'o negoziante 'e puorce, onde nun farce na cattiva figura. 'E nteresse ievene bbuone, e pareva che quella razza avesse fatta la mia fortuna. Facette omuscenza cu na negoziante de purchesse; e siccomme era vedova mme ne nnamnuraie pazzamente di quell'angelo di bellezza. Era prossema l'unione de li ddoie razze. Quando tutto nzieme sopraggiunge 'a malattia d' 'a mbolla sotto 'a coda de puorce e nne murettene sette otto 'o iuorno. Dint'a nu mese, de tutte e ddoie 'e razze nun nne rumtnanette che io e essa; e si nun fuievo a riempo sarria muorto e' 'a stessa malattia. Vengo a Napole... Che d'... (Commosso, s'interrompe).

Menella - (rincorandolo) Che d'? Se tirarr nnante 'o meglio ca se p. Nun t'abbeli.

Luigino - (in disparte ascoltando con Annetta, sottovoce costei) Hai capito m?

Annetta - (c.s. a D. Luigino) Aggio capito. Facimmece nnante.

Luigino - (avanzandosi a si Peppe) Schiavo di vostra eccellenza.

Annetta - (c.s.) Strissemo. Lassate ca ve vaso 'e mmane. (a Menella) E a bbuie pure, princepessina. (Bacia la matto di si Peppe e a Menella).

Si Peppe - (sorpreso) Vuie che ddicite?!

Menella - (c.s.) Cu chi l'avite?

Luigino - (simulando a si Peppe) Con voi, grand'ammiraglio d'America.

Annetta - (c.s. a Menella) Cu bbuie c'avite da fa stu gran matrimonio e' 'o primrepe americano amico vuosto.

Anselmo - (ricomparendo dalla propria bottega, seguito da Baldassarre; a costui) M va bene; m se p cumbin. (Nel vedere si Peppe, saffermandosi in disparte con Baldassarre) 'O vi lloco stu mbmglione.

Baldassarre - (a D. Anselmo) Ah... turnato 'a fora.

(Resta a parlare in disparte con D. Anselmo rimanendo entrambi inosservati agli altri).

Si Peppe - (a D. Luigino) Iatevenne. Io so nu povero straccione.

Menella - (c.s.) Nuie m nce ne murimme allerta allerta

baldassarre - (a D. Anselma) Insomma aggia perdere pur'io 'a speranza d'ave 'e dente ducale ca mprestaie

Luigino - (simulando a Menella) Vuie cche ddicite? Ah, pecche 'o vedite accussi vestuio, ve credte ca nun tene cornine fa? Chist' nu sbaglio. Cc si saputo tutto. Stu signore cc s' finto puveriello pe scanaglia 'o core d' 'a sora vosta, ma ricco, ricco sfunnato.

Annetta - (c.s. a s Peppe) inutele; nun ve putite annasconnere. Cc sapimme tutto. Ma ve pare, nun se sapeva che bbue e 'o cumpagno vuosto avite truvato na miniera d'oro in America; che ve site fatto riccone; che 'o bastimento che sta dinto 'o puorto robba vosta; che 'o socio vuosto s'ha accattato nu prencepato in Amereca e m e prenccpe; che stu prencepe cumpagno vuosto tene na bella figlia, e sta principessina...

Luigino - (interrompendola, proseguendo) Che site venute apposta a Napole pe farla spus e' 'o figlio d' 'a sora vosta signora, e pe stregnere cchi 'a parentela cu stu cumpagno vuosto prencepe ch' vdovo Ile farte spus Il'ata sora vosta qui presente e accettante.

Menella - (esultante per la gioia) Neh, neh? Vuie che dicite?!

Si Peppe - M se nne va 'e capa sorema. Io nun arrivo a cap si so pazzo o sto mbriaco.

Anselmo - (ascoltando in disparte con D. Baldassarre) Vi trumato ricco!

Baldassarre - (a D. Anselmo) Chisto ha da essere milionario.

Annetta - (continua a simulare, a si Peppe) Ve credite ca min sapimme ca mannasteve l'incaricato vuosto a Napole p'accattarve chillo gran palazzo a Pusilleco che sta appriesso a chillo de Roccaromana?

Luigino - (c.s.) Che l'avite fatto monta sul gusto asiatico, con tende, mobilia, giardini, fontane ecc. ecc. Veramente sorprendente! E v'avite purtato 'e schiavotu ca ve serveno nel vostro appartamento.

Anselmo - (sempre in disparte con D. Baldassarre) Che ricchezze!

Baldassarre - (similmente a D. Anselmo) Che tesoro!

Menella - (esultante, a si Peppe) Frate mio riccone. E cumme, nun me dicive niente?

Si Peppe - E vide st'ata bestia cornine s' 'o ccrede

Luigino - Vostra eccellenza aspetta 'a carrozza 'e gala, abiti e i servitori, per far l'entrata nel suo nuovo palazzo?

Si Peppe - No... dint"a 'a purtella.

Annetta - E chesto 'o ffacite pe da na risposta a chella

Menella - (c.s.) Frate mio riccone, frate mio riccone! s peppe Vi chesta nce sta tutta. So pazzo o sto mbriaco? !

Anselmo - (sa disparte a Baldassarre) M vene pure 'a arrazza!

Baldassarre - (similmente a D. Anselmo) Stammece. Vedimme.

Luigino - (a si Peppe) Eccellenza, state senza penziere; mo vaco io a sollecita 'a carrozza.

Annetta - (a Menella) Eccellenza, trasite dinto. Entrate, Favorite. Ve voglio fa 'a capa, ve voglio lava 'a faccia, primma ca veneno 'e vestite.

Menella - (allegra) Bene mio. Io nun nce capo dint' e' panne p'allegria. (Entra seguita da Annetta nella sua abitazione).

Luigino - (a si Peppe) Eccellenza, nun ve muvite, ca io mo vengo. (Via)

Si Peppe - (stupefatto) Bene mio! Fosse capitato dinto a spitale de' pazze senza addunarmene?

Anselmo - (avanzandosi) Si Peppe de stu core.

Baldassarre - (c.s.) Si Peppe bello. Commc staie?

Si Peppe - (preoccupato, fra s) D. Anselmo ! M vide ca mine cerca 'e trenta, ducate ca mme prestale, eD. Baldassarre 'e dente ca lle truffate!...

Anselmo - (sottovoce a D. Baldassarre) Facimmo abbed ca nun sapimmo niente. Si, dice buono. (A si Peppe) Si P, finalmente si turnato? Si stato diciott'anne in America.

Baldassarre - E si tturnato...

Si Peppe - (interrompendolo) Cchi mserabbele 'e primma.

Anselmo - (sottovoce a D. Baldassarre) Nce v scanaglia.

Baldassarre - (c. s., a D. Anselmo) Comme ha fatto e' 'asora.

Anselmo - (c.s. a D. Baldassarre) Assecunnammelo. Assecunnammelo.

Si Peppe - Perci, pe chilli trenta ducate c'aggia da a bbule e pe chilli dente c'aggia restitu a D. Baldassarre, avite d'aspetta nu poco; subbeto ca mme metto a fatia...

Anselmo - (interrompendolo) Tu che bbaie dicenne. Fra amice se badano a sti ccose? Tu saie corame faggio stimato. Anze, se t'abbesognasse quacch'ata cosa... parla. Dici. Avanza.

Baldassarre - Cc sta D. Batassarre pe te; 'a sacca mia sta a disposizione toia; e nun sulo 'a sacca ma pure 'a mazza si quaccuno te facesse quscche ngiuria. si Peppe E io te ne ringrazio. Che buone amice, che brave amice!

Anselmo - (sottovoce a D. Baldassarre) S' commosso.

Baldassarre - (similmente a D. Anselmo ) S' nteneruto.

Anselmo - (offre del danaro a si Peppe) Tiene cc... chiste so ri'ati cciente ducate.

Baldassarre - (c.s.) Teh... chiste so n'ati bbinte. T'avastano?

Si Peppe - (prendendo la moneta e intascandola) Bravo. M aggio visto 'o core vuosto; tutto 'o ccuntrario de chella nfama 'e sorcina. E m ca v'aggio scanagliate...

Anselmo - (interrompendo, ansioso) Nce faie addevent ricche pure a nnuie?

Baldassarre - (similmente) Mme dai nu mpiego dinto 'o palazzo tuoio a Pusilleco?

Anselmo - A me famme segretario tuo. Io so bbuono

Baldassarre - (abbracciando si Peppe) Cumpagnonc de sru core.

Anselmo - (c.s.) Te mmeritave sti ricchezze ca hai acquistate.

Baldassarre - Crepa la mmidia. Crepa!...

Anselmo - E 'a superbia.

Baldassarre - (mostrando il bastone) E 'a mazza pe te.

Si Peppe - (fra s) E cc accussi finisce a mazzi f si nun vaco Averza oggi nun nce vaco cchi. Me capito. Assecunnamme.

Luigino - (ritornando seguito da quattro servi vei livrea di gala che portano due ricchi abiti, uno perPeppe e uno per Menella, premuroso a siEccellenza, la carrozza all'ordine, gli abiti sono Presto, presto; andatevi a vestire.

Si Peppe - (confuso) Ma io...

Luigino - (interrompendolo, premurandolo) Non ta non tardate, eccellenza. (Entra con si Peppe, dai servi nell'abitazione di Menella).

Anselmo - (indicando, a D. Baldassarre) Viche livrea.

Baldassarre - (similmente a D. Anselmo) Vi che ca sfarzosa!

D. Gigia - (comparendo col Barone e col Baroncino; dando e indicando ad essi) Che cos' st'ammoina

Baroncino - (guardando anch'esso verso le quinte) Che significa quella carrozza d gala?

Barone - (c.s.) Con quei magnifici bai dorati.

Anselmo - (a D. Gigia) Che cos'?... che 'o frate ve nun e overo ca e tturnato miserabble...

Baldassarre - Ma si fnto tale pe scanaglia 'o vuosto.

Anselmo - tturnato milionario.

Baldassarre - Chillo vasciello americano ca sta din puorto robba soia.

Anselmo - E mo... iesce e va a piglia pussesso do gran palazzo ca se mannaie accatta a Pusilleco.

Baldassarre - E c'ha muntato tutto sul gusto asia

Anselmo - S'ha pumto persino 'e schiavi 'a fora.

Luigino - (ricomparendo dall'abitazione di Menella) La.. largo, fate largo al grande ammiraglio. (D. Gigi, Baronee il baroncino si ritirano in fondo verso sinistra. D, Anselmo e D. Baldassarre si dispongono poco nascosto; D. Luigino invitando si Peppe e Menella ad uscire) Favorite, favorite, eccellenze. (Compariscono dall'abitazione di Menella: si Peppe vestito elegantemente in lungo abito guarnito di pelle bianca con lacci d'oro e cappello a staio in sul capo; Menella pestila in caricatura in abito da amazzone, seguiti da Annetta che le regge il lungo strascico e dai quattro servi che portano ciascuno un cero acceso in mano).

Anselmo - (inchinandosi a si Peppe) Eccellenza, arricurdateve de me.

Si Peppe - (dirigendosi seguito da Menella, da Annetta e servi verso sinistra; con boria a D. Anselmo) Vieni stasera a 'o palazzo.

Baldassarre - (a si Peppe) Eccellenza, e io?

Si peppe - Vieni al palazzo.

Menella - Venite al palazzo.

Anselmo - (allegro, fra s) Oh, che fortuna, che fortuna!

Baldassarre - (c.s.) M moie sposo cchiii ambressa.

Luigino - (a Tutti) Largo, largo, (avviandosi)

D. Gigia - (con premura, a D. Luigino) Neh, Lu?

Luigino - (a D. Gigia) Sign, vaco 'e fretta. Nu mumento, (Via seguito da si Peppe, da Menella, da Annetta e dai servi).

Barone - (a Annetta) Annetta?

Annetta - (al Barone) Sign, nu mumento; nun pozzo lassa. (Via appresso ai precedenti).

Baroncino - (unito al Barone e a D. Gigia meravigliati, indicando si Peppe e Menella) Si mettono in carrozza. Quante riverenze, quanti inchini!

Barone - (c.s.) Partono. (A D. Gigia) Ma come tante ricchezze?

D. Gigia - (con stupore) E chi 'o ssape?

Luigino - (ritornando con Annetta, avvicinandosi a D. Gigia) Sign, scusateme si nun v'aggio potuto da retta; ma se tratta d' 'a felicit d' 'a famiglia vosta.

Annetta - E nnuie, serviture affeziunate, nce simme prestate cu tutto o core.

D. Gigia - (ansiosa a D. Luigino e ad Annetta) Ma de che se tratta? Chill'era fraterno.

Barone - (c.s.) Parlate, Ne soffre...

Baroncino - (c.s.) La nostra nobilt.

Annetta - (a D. Gigia) Sicuro che 'o frate vuosto. (Simulando) E, aiere ssera, venette a du vuie accussi vestuto, pe scanaglia 'o core vuosto e chillo d' 'e partente e chillo de l'amice.

Luigino - (similmente) 'O bastimento che sta dinto 'o puorto suo e isso n' 'o grand'ammiraglio. S'accattato nu gran palazzo a Pusilleco, appriesso a chillo de Roccaromana, e l'ha arredato tutto sul gusto asiatico.

Annetta - (c.s.) bbenuto a Napole pe fa sposa 'a figlia d' 'o principe cumpagno suo a D. Felice, e 'a sora e' 'o princepe stesso che viduvo. Pare e' 'accussi fa una famiglia.

Barone - (a D. Luigino) Ma la sorella pi vecchia di madama.

Annetta - Ll, in Amereca, teneno l'uso de se piglia e mugliere quanno so stantive.

Luigino - E da l'Amereca ca venette 'o mutto: Gallina vecchia fa buon brodo. (A D. Gigia) 'O frate vuosto nei ha raccuntato ogne ccosa. 'A sora vosta, s'ha da di 'a verit, ha pigliate 'e pparte voste e l'ha ditto ca nun era chella 'a maniera de presentarse mmiezo a tanta signure.

Baroncino - (con boria) Nobili come noi.

Barone - (c.s.) Ne soffriva la nostra nobilt.

D. Gigia - (al Barone e al Baroncino) Non parliamo adesso della vostra nobilt che mi avete rinfacciata pi d'una volta; adesso anch'io sono nobile; mio fratello grand 'ammiraglio. .

Annetta - (fra s) De lupine sicche.

D. Gigia - Mia sorella sposer nu principe americano, e, s 'a sorte m'aiuta, anche figliemo, Feliciello, si nobiliter spusannose na principessina.

Barone - Troppo giusto, madama.

Baroncino - Cos si rinforzer la nostra nobilt.

Annetta - (fra s) Mettennoa dim'acito.

Luigino - (simulando, a D. Gigia) Avite ditto si se fa 'o matrimonio? Chesto dipende da vuie. Io, poco primma, aggio fatto abbraccia e vas D. Felice e' 'o zio 'o quale, chiagnenno p' 'a cuntentezza, diceva: Doppo didoti'anne rivedo la mia famiglia e sorcina mme tratta 'e chella manera! Nepote mio, persuade a mammeta; io so venuto apposta per fare la tua fortuna; io la perdono; dille ca venesse dint' 'e bbracria meie.

D. Gigia - O veramente?

Barone - Benissimo, Questo un colpo di fortuna. E, sposando io sua nipote, voglio credere che l'adotter.

Baroncino - E, a morte sua, non avendo altri figli, lascer tutte le sue ricchezze ai parenti.

Annetta - (fra s) Vi quanta castielle in aria.

Barone - (a D. Gigia) Madama, qui non bisogna perdere tempo; bisogna riunire tutta la nostra societ e partire per Posillipo.

Baroncino - (c.s.) Far pace con vostro fratello e stabilire subito i contratti di matrimonii.

Barone - (c.s.) Anzi porteremo con noi il notaio e gl'incartamenti.

Luigino - P' 'o nutaro non c' bisogno pecche 'o tene ; dinto 'o palazzo suo stesso; pe l'incartamento va bene. Ma o mbruoglio nun sta cc. Comme facite cu D. Felice ca tene n'ata passione p' 'a capa?

Annetta - Fa ammore cu na stracciona ca va sunanno'a chitarra nzieme e' 'o frate pe dint' 'e ccantine, e Pulicenella He da mano, e, mmece d' 'o purt a studia...

Luigino - (interrompendola, proseguendo) 'O porta facenno ammore pe dint' 'e ccantine.

Baroncino - Orrore, orrore!

Barone - Ne soffre la nostra nobilt.

D. Gigia - (meravigliala) Che sento! (Cavando di tasca una lettera) Allora perci m'hanno mannaia sta lettera anonima la quale m'avvisa che figliemo fa ammore dint'a sta cantina cu na certa Palumella, e che si mme ne vuleva assicura cu ll'uocchie mieie nce fosse venuta subbeto ca l'avarria ncastagnato nzieme cu Pulicenella.

Annetta - Chillo, e' 'a passione ca tene cu chella, ve pare abbuie che cundiscenne a spusare 'a figlia d' 'o princepe, a principessina d' 'o caracallo?

Luigino - Mme pare na cosa difficile. Intanto 'o zio ha parlato di vulerlo fa spus 'a principessina; isso steva respunnenno, e 'o zo l'ha ditto: silenzio; se non obbedisci ti faccio fucilare a bordo d' 'a legno che tengo dint' 'o puorto.

Barone - Qui bisogna riparare.

D. Gigia - Ci vuole il riparo.

Baroncino - Altrimenti ne soffre la mia nobilt.

Luigino - (a D. Gigia) Sign, si credile, m corro a d' 'o frate vuosto; He dico ca vuie ve site persuasa, e che stasera iate a 'o palazzo pe cumbin 'o ttutto.

D. Gigia - S, s; corri. A figliemo nun nce penz ca nce penz'io.

Luigino - So lesto. (Fra s) L'affare cammina buono. Sorte nun m'abbandun che sto mpuorto. (Via)

D. Gigia - Intanto nun saccio camme avarria fa p'av. chillo meuzillo dint' 'e ramane.

Baroncino - Per bacco. Con l'autorit di suo secondo padre, se mi capita, lo faccio stare a dovere.

Barone - Assolutamente bisogna metterci un riparo.

Annetta - 'O riparo chisto: pe m Ievammoce da stu pizzo e annascunnimmece addereto a stu vico; quanno veneno li ncuedammo dint' 'a cantina.

Baroncino - Dice bene Annetta.

Barone - Approvo.

D. Gigia - Mme stanne frienne 'e mmane. (Alludendo a Felice e a Pulcinella) Lle voglio fa na mazziata all'uso

Annetta - (fra s) Povero Pulicenella!... ha d'abbusca nnucentemente. Pacienza. Appriesso avarr 'a ricom-penza soia. (A D, Gigia, al Barone e al btifoftciio) Iamme; nun perdirorae celiili riempo. (Via, seguita da D. Gigia, dal Barone e dal Baroncino).

I Facchino - (comparendo, avvicinandosi all'uscio della bettola, chiamando.) Giuvann, nu litro d'otto. (Siede sullo sgabello presso il tavolo davanti alla bettola).

2 Facchino - (c.s.) Si Giuvanni, nu quintino 'e seie. (c.s.)

Ragazzo - (comparendo con un bottiglione per vino nelle mani, dirigendosi presso la bettola, chiamando) SiGiuvanni, fia ditto mamm damme duie litre de sette dint' a stu peretto (Entra nella bettola).

Palummella - (ritorna seguita da Rivelli, con rispettivi strumenti musicali nelle mani) Hai visto? A du Giuvanne Sola nei avimmo abbuscate quatte lire.

Rivelli - E tu min hai vista 'a cannela ca m'he' fat tene cu chillo cancaro de D. Felice che maie te lassa?

Palummella - Freddure, fratello, freddure. Accorda va; nce puiesseme abbusc quacch'ata cosa. (Accordano i loro strumenti ed avvicinandosi davanti la bettola suonano un preludio. Nel contempo compariscono alcuni popolani che formano gruppo attorno a Palummella e a Rivelli).

Giulietta - (affacciandosi dalla finestra della sua abitazione; all'indirizzo di Palummella) 'A vi lloco sta faccia tosta; tturnata a bbeni,

Palummella - (interrompendosi dal suonare; a Giulietta) E c'aggia da cunto a te? 'A strada pubblica. Schiatta, (Seguita ad accompagnare Rivetti che suona).

Giulietta - (risentita) A me, schiatta? Va bene, va bene.!

Baldassarre - (ricomparendo dalla sinistra, a Giulietta) Nenna mia, na bona nutizia: nce spusamme cchiu ambressa.

Giulietta - (adirata) 'O cancaro. Gu, si nun faie levi da cc bbicino a chella pettegola, nun te sposo.

Baldassarre - Nun nce vurria niente pe levarte stt sfizio; una mazzata e, essa, 'o frate, o viulino, ' chitarra, 'a cantina e 'e sciacquante iarriano pe l'aria. Ma nun 'o ppozzo pecche 'a cantina sussistenza prubbeca.

Giulietta - Vi comme he' 'a fa. Nun sento raggioce.

Baldassarre - Nun nce penz ca te contento io (Via)

Palummella - (canta assieme a Rivelli:, accompagnandosi sui rispettivi strumenti, la I' strofa della popolare canzone napoletana La Palummella ), Palummella zompa e vvola

Dint' 'e bbraccia 'e nenna mia

Vancello a ddicere ca io mo moro

Palomma mia, palomma mia penzace tu

Baldassarre - (mentre Palummella, terminata la I strofa i Rivelli il ritornello, ricompare seguito da due suonatori, un cieco con violino e l'altro con il mandolino; alludendo a Palummella) M t'acconcio io. (ai suonatori) Venite cc. (Li fa collocare sotto la finestra di Giulietta, indi a costoro) Sunate e ccantate 'a Palumella a dispietto cc sotto. (Via. I sonatori eseguono insieme a Palummella e a Rivelli il ritomello richiesto).

Felice - (comparendo assieme a Pulcinella, soffermandosi in disparte e, indicando Palummella, sottovoce a Pulcinella) Pulicen, 'a vi ll; sta cantanno.

Pulcinella - (sottovoce a Felice) Tu non 'o ccride ca mine faie passa nu guaio a me puveriello?

Baldassarre - (torna seguito da un suonatore di organetto d'altri suonatori da comparsa; nel mentre Palummella, Ripelli e i due suonatori eseguono il ritornello) Sunate e ccantate tuttequante 'a Palummella. Scumbinate.

Felice - (in disparte con Pulcinella) Pulicen, chillo ha ditto scumbinate.

Pulcinella - (a Felice) Oh mmalora, cc s'agisce a dispietto! Viene cu mmico. (Via, seguito da Felice),

palummella - (canta assieme a Rivelli e ai suonatori accompagnandosi sui rispettivi strumenti la 2' strofa della detta canzone);

So bbenuto da Palermo

Pe vede a nenna mia

Stuocchie moie so mmalandriae

Hann'arrubbato, hann'arrubbato 'o core a me.

Pulcinella - (ritornando assieme a Felice, travestiti con lunghi soprabiti e con cappelli logori, l'uno con chitarra e l'altro con mandolino, seguiti da alcuni monelli) Guagli, cantate tutruquante cu nimico. (Tutti accompagnandosi sui rispettivi strumenti assieme ai monelli cantano la 3 strofa della detta canzone):

Cacciatore che bbaie a caccia

A sta quaglia impertinente

Essa ha ngannate a tanta ggente

E m te nganna, m te nganna pure a te.

Annetta - (ricomparendo assieme a D. Gigia, al Barone e al Baroncino, indicando ad essi Felice che canta e suona assieme a Tutti) 'O vedite ll.

D. Gigia - (adirata prende il cucchiaio di legno dalla caldaia davanti all'abitazione di Menella e percuote Felice ) Assassino, disonore d' 'a casa mia... teh, afferra.

Felice - (gridando) Misericordia!... Mamm! mamm!

Baroncino - (percotendo Pulcinella) E tu, mascalzone prendi.

Pulcinella - (gridando) Mannaggia chi t'ha allattato. Misericordia!

Annetta - (trattenendo il Barone) Chiano! chiano! Vuie che facite?! Povero Pulcinella mio!

Giulietta - (dalla finestra, all'indirizzo di Palummella)Tutto pe chella vrenzulosa. (Scaglia alcune pignatte su Palummella).

Barone - (colpito e ferito al capo da una pignatta lanciata da Giulietta a Palummella; gridando) Ah! Misericordia!

Pulcinella - (al Barone) Mo ne soffre la tua nobilt.

Baldassarre - (alza il bastone; minaccia Tutti) Arreto lloco. Nun ve inuvite ca ve subisso.

Pulcinella - E teh, acchiappa, (Alza la chitarra e con questa percuote ripetutamente in sul capo D. Baldassarre fintantoch la cassa della chitarra si sfonda e D. Baldassarre vi rimane col capo conficcato dentro).

Quadro generale animatissimo e concerto mentre cala la tela.

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

Salone nobilmente decorato e mobigliato nel palazzo d D. Luigino a Posillipo.

In fondo, nel mezzo, alcova con cortina in velluto con lacci e fiocchi in oro che a suo tempo aprir mettendo in comunicazione con una terrazzina parapettata dalla quale si scorge parte del litorale , Posillipo illuminato.

A destra e a sinistra della parete di fondo due consolle dorate su ciascuna delle quali uno specchio e due candelabri con candele accese.

Nel centro della soffitta un grosso lampadario dorate con candele accese.

Nel mezzo della scena una poltrona dorata e tredici sedie tappezzate, pure dorate, delle quali otto a sinistra e cinque a destra. Quattro porte, due a sinistra e due a destra.

Luigino - (uscendo dalla 2 bussola di destra, vestito da servo in livrea di gala, seguito da Pulcinella) Trastrase c'accuss vestuto vaie a ciammiello.

Pulcinella - (comparendo vestito in caricatura da militante inglese, con tunica rossa in oro e con pettglia di velluto in nero con lacci d argento sulla parte sinististra della pettiglia, in sul capo grosso keppi con pennacchio guardando attorno nel salone) Che bella casa! Quante ricchezze! (A D. Luigino) E cchesto tutta robba toia?

Luigino - E cchesto niente. Avisse da vede che tengo fora; tutta robba ca m'hanno lassate l'antenate mieie.

Pulcinella - Che bella villa!... che palazzo!... che mobili! E buie, p"ammore, ve ireve iuto a fa servitori nzieme mmico?! Oh ammaore ammore e quanto sei perchipetoloso! Nzomma venimme a nnuie: quanno succedette 'o fracasso, 'a patrona se portale 'o figlio ncoppa, e a me puverielo mme ne cacciale da 'o servizio suio. Annetta m'ha mparato 'o palazzo vuosto, e io nce so bbenuto. M'avite voluto fa vesti 'e chesta manera, e io rome so bbestuto. Diriteme m c'aggio fa?

Luigino - Tu devi ricevere tutte chille ca venene e l'he' 'a da a intendere ca tutta sta robba appartiene a 'o si Peppe, e che, tu cssenno stato cacciato da 'o servizio ci "a sora, isso pe cumpassione t ha fatto cerimoniere d'o palazzo suio e aiutante 'e crampo quanno va in battaglia.

Pulcinella - Io m rappresento l'aiutante 'e campo d"o si Peppe? Che brutta condizione! (Siede in fondo).

Luigino - Aiere ssera venettene cc D. Batassarre D. Anselmo a raccuinmannarse p'av n'impego; e ii mezziaie 'o si Peppe e l'aggio fatte ruminane cc i come cavalieri e ufficiali d"o grand'ammiraglio. L'aggio vestute tale e quale comme a te. Nce ne vulimme fa rise.

Annetta - (venendo dalla 2' bussola di destra e non accorgendosi di Pulcinella) D. Luigi, eccome cc a me?

Luigino - (premuroso ad Annetta) E Lisa ma?

Annetta - Sta dint' 'a stanza d' 'a zia. Nun putite credere quant'abbracce lle anno a dato 'o si Peppe Menella. 'A guagliona rimasta storduta. Gi... nun se ne vuleva fui d' 'a casa. Nc' bbuluto 'o bbello e 'o bbuono p' 'a persuad. 'A signora, 'o Barone, Baroncino e D. Felice se sobbestute 'e gala, se so mettute ncarrozza e so gghiute a pigli l'ati cummutate. 'A signora se vuleva purt afforza 'a figlia ma 'o baruncino nun ha voluto dicenne ca trattannese 'e na figliola zetella nun cummeneva 'e farla a 'e spusarizie che dovevano succedere, e nei hanno nchiuse 'a dinto. Io aggio fatta 'a spia e, quanno se nne so gghiute, aggio aperta 'a porta cu oa chiava fauza, aggio pigliata na carrozza nchiusa, e simme venute cc. Aggio cunzignata 'a signurina 'a zia. Pare c'accusi sarva la mia reputazione.

Luigino - Brava Annetta. Quanne te mmarite te darragge per ricumpenza na bbona dota.

Annetta - (accorgendosi di Pulcinella) Gu, Pillicene!... io nun t'aveva canusciuto accussi bbestuto. Tu quanto si ccuriuoso!

Pulcinella - (alzandosi) So ccuriuso? Io so aiutante d' 'o si Peppe.

Annetta - (ridendo) Ah, ah, ah!... io m crepo d' 'a risa. Che te pare d' 'o talento mio?

Pulcinella - Troppo talento. Nun vurria per che spusannote acquistassi qualche altro grado onorifico e da maestro di cerimonie del grand 'ammiraglio nun avesse da passa maestro de cerimonie d' 'a congregazione 'e San Martino.

Luigino - (ridendo, a Pulcinella) Ah, ah, ah! Tu quanto si gustoso! (Ad Annetta) Dimme na cosa: tu he' ditto niente d' 'o mbruoglio a D. Felice? Saie ca chillo nu scemone, vocca apierto e, parlanno, scumbinarriaogne ccosa.

Annetta - Vuie che ddicite? Chillo addavero se l'ha creduto. E quanno 'a mamma l'ha ditto: gue, t'he' a dev chella vrenzulosa pettegola 'a capo e p'ordene e zieto t'he' 'a spus 'a principessina d' 'o caracallo e capille, dicenno: voglio a Palummella mia. E quanno po ha ntiso 'o Barone ca l'ha ditto: se non obbedite vostro zio ha detto che vi fa fucilare sopra lento... s' ramuorto d' 'a paura e nun ha parlato cchi.

Pulcinella - L'affare cammina bbuono.

Luigino - Voglio i dinto a d' 'o nutaro pe' ddirle 'o 'modo comme ha da fa firm a D. Gigia 'o cunsenzo e chillo 'e D. Felice.

Pulcinella - (a D. Luigino) Ma a D. Felice chi Ile date?... idd st sta principessina d' 'o caracallo?

Annetta - 'A principessina bbenuta e' 'o pato, e io sso l'aggio vista dint' 'a cammera d' 'o si Peppe.

Pulcinella - (meravigliato) Dint' 'a cammera d' 'o si Peppe?! Ma comme? grand'ammiraglio e nun s'ha cagliato 'o nomme?

Luigino - Avsse avuto da sta cc aiere ssera; pareva nu stunato. E Menella, 'a sora, se l'aveva creduto overamente e se vuleva mmaret pe fforza. (Ridendo) Ah, ah, ah!

Pulcinella - Vedete che casciabanco vizioso!

Annetta - (con curiosit a Pulcinella ) E p, e p?

Luigino - Quanno p ll dicette 'o tutto, 'o si Peppe, pigliato sciato, dicette: bello currivo; bravo, nce v a chella pazza 'e sorema.

Annetta - (c.s.) E 'a si Menella?

Luigino - Rummanette cu nu nuozzolo ncanne.

Pulcinella - Povera piccerella 'e diece anne. Ll' rum maso ncanne.

Luigino - Io vaco dinto a prepara 'o riesto e 'a vede si so wenute tutte 'e ggente c'aggio nvitate. 'O siPeppe nfurmato de tutto chello c'ha da fa. Coraggio, e niente paura. (Via per la 2' bussola),

Annetta - (a Pulcinella) Io vaco a d' 'a signurina. (Con espansione) Statte buono, surdatiello mio. (Via per la. 2' bussola di sinistra).

Pulcinella - Statte bona. Basta ca nun mme faie mi 'e fazione.

Anselmo - (uscendo dalla 2' porta a destra seguito dal D. Baldassarre, entrambi vestiti in uniforme, pressocch simili a quella di Pulcinella, con mazzette invece dei lacci d'argento) Pulicen, 'o grand'ammiraglio m'ha mannato a du te per ricevere le istruzioni necessarie.

Baldassarre - E a mme pure m'ha ditto 'o stesso. Iol l'aggio ditto che p' 'a tranquillit prubbeca nun ncel penzasse; che si primroa senza uniforme ero terribbele, mo...

Pulcinella - (interrompendolo) Cu st'uniforme abbusche cchi ambressa.

Baldassarre - Gu, marmotta, carogna, nun mme mettere in ridicolo, ca cu nu sciuscio, mi sciato votto a te e 'a casa pe ll'aria.

Pulcinella - Hol!... a posto vostro; la subordinazione Subordinatevi!...

Anselmo - Zitto... ca si vene 'o grand'ammiraglio ncuietamme. Nuie dimane avimme da piglia posse della carica sul bastimento. Che ommo 'e core che Si Peppc!... nci dato a tutte dduie 'o grado capitane d"a grand'ammiraglia cu mille ducate 'o me vestiario e rrazione.

Pulcinella - (fraintendendo) Badate ca 'a razione l'ada cant ogne sera; e 'o pagamento v"o faccio io onese in polizza di carta straccia pagabile a d' mne banchiere ca truvate appena sbarcate.

Baldassarre - Tu che nne dice? Nuie cantamme rrazione?!

Anselmo - (a Pulcinella) 'A razione se ntenne 'o mrnag (Proseguendo) E m'ha ditto ca l'ufficiale magna bbuono.

Pulcinella - Sicuro. Hanno sei piatti, a pusata e sarvietta, o bicchiere, a salera e nu mazzo e fiammifere a fora.

Baldassarre - Aggio avuto a stanza sola pe qual viaggio, per portarci la mia prossima sposa.

Pulcinella - E fate bene. sempre un aiuto per lequipaggio.

Baldassarre - Io l'aggio ditto famme cumannante e faccio sparagna 'a porvere de' cannune. Io nun agge aabbesuogno de fa carrec 'e ppalle dint' 'e carmu i 'e mmengo cu 'e minane. Na vota, pe pazzia, tu menaie una 'a copp'arena nfaccia a 'o castiello 'o Comene e accedette a trenta muonece ca stevene a reforio. Va vide. A palla, pe rarit, l'hanno ncatene e l'hanno appesa dinto 'o chiostro.

Anselmo - Buh! D. Batass, grossa. Grossa assaie

Pulcinella - 'A palla ncatenata nce sta; avimme voi l'ha menata isso. Venimme a nnuie: (A D. Baldassarre) Per ordine dell'ammiraglio, capita Baldass, dovete mettervi in faccia ai vasi

Baldassarre - Qua vase?

Pulcinella - Quelli con l'emblema d' 'o si Peppe gelati da dentro; e li farete distribuire a suo tempo.

Baldassarre - Che m'ha pigliato pe surbettiere? Oh cancaro. Villano!

Pulcinella - Gu, non mancate di subordinazione; ca cc nc' 'a pena d' 'a fucilazione Subordinatevi ho detto!...

Baldassarre - (spavaldo) 'A fucilazione, a me? E che mme fanno? Lloro spararriano e io acchiapparria 'e ppalle e m' 'e mmettarria dint' 'e sacche. Manco n'esercito nce po.

Pulcinella - A voi, capitano Anselmo, vi ha destinato pe ricevere 'e mbridle e 'e bastane 'a porta. Daretedenaro perch forma i proventi del proprietario.

Anselmo - (protestando) Ma chesto rame pare che...

Pulcinella - (interrompendolo) Zitto. Nei 'o ddico 'o si Peppe.

Anselmo - (a Pulcinella) Mo mine faie furila pure a me.

b Baldassarre - (spavaldo) E si te fucilano...

Pulcinella - (interrompendolo) Chisto arrepara 'e ppalle. (Odesi rumore di carrozza) Nu nimmore 'e carrozza! (Frettolosamente entra nella 2' camera di destra),

Anselmo - Pe st'affare de sti mpieghe nei avimme d'accunc.

Baldassarre - Chesto pe stasera surtanto; domani incominceremo le nostre funzioni sul bastimento.

Pulcinella - (ricomparendo dalla 2' camera di destra) Largo, largo. A voi, fate cerimonie assaie. Amvene 'a sora 'e l'ammiraglio e' 'o figlio e 'o riesto a" 'a nubrt.

Anselmo - (avvicinandosi alla 2 bussola di destra) Favorite, favorite.

D. Gigia - (uscendo dalla 2' camera di destra, vestita goffa-mente in ricco abito in seta, con pettinatura a fronzoli sulle (empie, con grosso cappello, con guanti e ventaglio nelle mani, seguita da Madama Ardichella e da madama Rosmunda vestite elegantemente, dal Barone, dal Baroncino, da Felice e da D. Languidezza vestiti in marsina con guanti e cappello e gibus) Grazie signori. E vi ringrazio con la bocca.

Pulcinella - Era meglio c 'o naso. .

Barone - (guardando attorno nella sala) Che lusso! Che ricchezze!

Baroncino - (c.s.) Per bacco! Costui diventato un secondo Montecristo.

D. Gigia - Sicuro: un secondo cammorrista.

Baroncino - (riprendendola) D. Gigia! Montecristo, camorrista.

Madama Ardichella - (guardando attorno nella sala) Magnifica.

Madama Rosmunda - (c.s.) Stupenda.

Languidezza - (avvicinandosi alla Ibussola di destra dopo di aver guardato all'interno; agli altri) E aveva visto quel buffet?

Pulcinella - 'O ssoleto 'e chisto; penza sempe 'o buffet.

MadamaArdichella - (accostandosi anch'essa alla 1 isola di destra; guardando all'interno) Tutta roba magnifica.

Madama rosmunda - (c.s.) E in grande abbondanza.

D. Gigia - (c.s.) Sicuro. Tutta roba magnafica.

Baroncino - (riprendendola) Donna Gigia!

D. Gigia - (al Baroncino) N'avarraggio ditto n'ata?

Pulcinella - (a Tutti) L'ammiraglio m'ha dato 'e biglietto pe distribuirle p' 'o buff.

D. Gigia - (a Pulcinella) Mascalzone, stae cc?

Felice - (fra s, allegro) Pulcinella cc?! Rifiato.

Barone - (a Pulcinella) Come ti trovi qua?

Baroncino - (c.s.) E con quale ardire?

Pulcinella - 'A signora mme ne cacciaie, e io me presentaie a o frate; isso mha messo al suo servizio e mo so cerimoniere eaiutante d' 'o si Peppe.

D. Gigia - Quanto generoso mio fratello.

Baroncino - Ha un cuore da Carlomagno.

D.Gigia - S, vero; da Carlomangio.

Baroncino - (riprendendola) D. Gigia! Magno, Magno. In italiano si dice mangio.

Barone - (ammirando l'addobbo nel salone) Da Tito Vespasiano!

Baldassarre - E a nue, corame antiche cumpagne suoie, nei fatte capitane d' 'a gran d'ammiraglia.

Pulcinella - direttore dei vasi. A vostra disposizione.

D. Gigia - A la faccia vosta.

Anselmo - Io pure sono capitano.

Barone - (alludendo a si Peppe) Ma un uomo eccentrico.

Baroncino - (c.s.) Numero uno.

Languidezza - (c.s.) Ha preparato quel buffer!

Pulcinella - E b si chisto min penza sempe 'o mmagn.

Felice - (avvicinandosi a Pulcinella ) Pulicen.

Pulcinella - Che bbu?

Felice - Hai visto che tradimento m'hanno fatto?

Pulcinella - E c'aggia fa?

Felice - Io 'a principessina d' 'o casecavallo nun 'a voglio,

Pulcinella - E tu pigliate 'a duchessa d' 'e pprovole. (Odesi suonare una marcia militare. Pulcinella, premuroso, a Tutti) Largo, largo; arriva il grande ammiraglio col seguito.

Anselmo - Signori, ammuntunateve tutte da chella parte.

Pulcinella - L'ha pigliate pe pportualle, 'e Palermo, (Tutti si traggono a sinistra; Pulcinella, D. Anselmo e D. Baldassarre si collocano davanti la 2" bussola di destra).

Compariscono dalla 2 camera di destra otto moretti eseguendo giucchi ginnastici al suono di una marcia militare eseguita dall'interno; indi quattro soldati da comparsa vestiti in caricatura ciascuno con moccolo di cera acceso in una lanternina attaccata al keppy e seguiti da si Peppe vestito in caricatura da grande ammiraglio inglese con tunica rossa gallonata in oro, periglia e montatura in velluto nero, spalline di can-nottiglie in oro e decorazioni in sul petto, calzoni corti bianchi, calze in seta e cappello con fiocchi in oro e con piuma bianca; Menella vestita goffamente in ricco abito di seta; Rivelli truccato con parrucca e folti Baffi, vestito in caricatura in uniforme da colonnello di marina inglese a braccetto di Palummella vestita da sposa in abito di velo bianco con ricami in argento, diadema in brillanti e velo che la ricoprono tutta.

Si Peppe invitando gli altri a sedere prende posto sulla poltrona nel mezzo avendo alla sua destra D. Gigia, il Barone, Madama Ardichella, Madama Rosmunda, D. Languidezza, e a sinistra Menella, Paummella, Rivelli, il Baroncino e D. Felice, Dopo che Tutti si sono seduti, i moretti eseguono una danza americana con accompagnamento di orchestra, fin la quale i moretti e i soldati vanno via per la bussola di destra.

Si Peppe - (alzandosi, con boria a D. Gigia) Sorella finalmente posso stringerti la zampa.

Pulcinella - (fra s) L'ha pigliata pe gatta.

Menella - (alzandosi anch'essa, indirizzandosi a D. Gigia)E io pure ti d un osculo.

Pulcinella - Bella parola americana.

D.Gigia - (confusa, a Si Peppe e a Menella) Fratello... sorella...

Pulcinella - (interrompendola) Dimane nc' cungregazione.

D.Gigia - (proseguendo) Perdonate. Ma io credeva... !

Si Peppe - (interrompendola) Via, sorella, non tinfonnere. Non bagnarti.

Pulcinella - Pigliate 'o mbrello.

Menella - Non essere pi fuso con noi.

Pulcinella - Ma conocchia.

Si Peppe - (a D. Gigia, indicando Rivelli) Ti presento il mio socio e cognato che, sposer, stasera, nostra sorella.

Pulcinella - (con allusione a Rivelli, fra s) He' 'a vesesi chillo campa nfino a dimane.

Si Peppe - (proseguendo) Il quale padre della principessina del Caracallo, (indica Palummella) che io ho destinata in sposa a nostro nipote onde formare una sola famiglia.

Pulcinella - Di porci.

Felice - (sottovoce a Pulcinella) Pulicen, io nun 'o voglio 'o casecavallo.

Pulcinella - E tu pigliete 'a muzzarella.

D. Gigia - (confusa, a si Peppe) Frate mio, quante obbligazioni. Mi pento d'averti ricevuto in quel modo, e te ne cerco scusa. Ti presento il Baroncino Arronza...

Pulcinella - (interrompendola, vociando) Arronza, arronza, nu soldo 'o piattiello.

D. Gigia - (continuando) Mio prossimo sposo, e il suo rispettabile padre, il Barone Arronza, futuro sposo di mia figlia, che per riguardi del mondo, trattandosi di matrimonii, non l'ho portata. (Indicando gli altri amici suoi) Questi sono Tutti nobili amici miei. Vedi bene che anch'io sono nobile, e non faccio disonore ai titoli.

Menella - (con boria a D. Gigia) Oh... anzo.

Si Peppe - (indirizzandosi al Barone, al Baroncino e a Tutti) Signori, 'a faccia vosta....

Pulcinella - (interrompendolo) 'A faccia 'e mammeta.

Si Peppe - (proseguendo) 'A faccia vostra indica molta nobilt, e specialmente, (marcato) Barone, la vostra e quella di vostro figlio.

Barone - Troppo buono.

Baroncino - Troppo gentile.

Si Peppe - (a Felice) A te, nepote mio, fatte sotto. Cc sta 'o si Peppe tuo zio che vuoi formare la tua felicit.

Felice - (esitante) Ziz, io.,, voi...

D. Gigia - (rimproverandolo) Parla buono. Coraggio.

Baroncino - (sottovoce a Felice, minacciandolo) Ricordati della fucilazione.

Felice - (fra s, esclamando) Palummella mia, Palummella mia!

Si Peppe - (additando Palummella, a Felice) Ti presentola tua nobile sposa. (Palummella fa un inchino colcapo a Felice).

Felice - (malvolentieri inchinandosi anch'esso a Palummella) Signora... (Interrompendosi, esclamando fra s) Palummella mia, Palummella mia!

Si Peppe - (a D. Gigia) Sorella, andate a sottoscrivere frattanto il consenso di vostro figlio. (Con ingiunzione a D. Anselmo e a D. Baldassarre) Ehi... a voi.

Anselmo - (a Si Peppe) Ammiraglio.

Baldassarre - (c.s.) Eccellenza.

Si Peppe - Accompagnate mia sorella dentro dal notaio.

Baldassarre - Subito, ammiraglio.

Anselmo - Lesto, Eccellenza. ( Via con D. Baldassarre, seguendo entrambi D, Gigia nella 2" camera di sinistra). A (a Felice) Nipote, non saccio come ti veggiolo.

Pulcinella - (fra s) 'O saccio io.

Felice - (simulando, a Menella) Niente, zizia. (Fra s, esclamando) Palummella mia, Palummella mia!

Rivelli - (contraffacendo la propria voce, a Felice) Che!Forse non siete contento di sposare mia figlia?

Barone - (sollecito, a Rivelli) Al contrario. la soverchiata gioia.

Baroncino - (c.s.) il troppo onore. (Sottovoce a Felice, minacciandolo) Ammazzato. Di, di si, altrimenti ne soffre la mia nobilt.

Felice - (malvolentieri, a Rivelli) la troppa gioia.

Pulcinella - E se vede d' 'a faccia.

Languidezza - Signori miei, io direi andiamo al buffet.

Madama Ardichella - Approvo.

Madama Rosmunda - E io pure.

Si Peppe - Pulcinella, accompagna questi signori al buffet. Servili bene. (Con significato marcato) E specialmente 'o Baronee o baruncino. T

Pulcinella - (c.s.) So lesto. Saranno serviti.

Si Peppe - (c.s.) Dagli le cose le pi squisite.

Pulcinella - (c.s.) Stanno ben raccomandali.

Barone - (a si Peppe) Permesso.

Baroncino - (c.s.) Con licenza.

Languidezza - Licet. (Pulcinella precede; con Madama Ardichella, Madama Rosmunda, il Barone e il Baroncino, via, Tutti insieme, nella I camera di destra).

Rivelli - (a Felice) Io vi vedo con una faccia piagliucolosa. Parlate chiaro. Se amate qualche altra, ditelo; io non voglio sacrificarla.

Felice - (risoluto) Vulite sap 'a verit? Nun mporta ca zizio mme fa fucil; io non posso sposare vostra figlia. (Animandosi) Aggia fa stu matrimonio afforza? Quando il cuore non vuole... non si pu. non si pu.

D. Gigia - (ritornando seguita da D. Anselmo e da D. Baldassarre dalla 2" camera di sinistra; udendo le parole test profferite da Felice, rimproverandolo) Che cosa, non si pu? (agli altri) Che dice sta bestia?

Si Peppe - (con simulata minaccia a Felice) Ti faccio fucilare.

Menella - (c.s.) Ti diseredo.

D. Gigia - Io ho gi firmato il consenso.

Anselmo - E noi abbiamo fatto da testimoni.

Baldassarre - Io pe nfonnere 'a penna cu fforza aggio sfunnato o calamaio.

Si Peppe - (a D. Baldassarre) Da sopra 'o prestito pagherete 'a sfonnatura d' 'o calamaro. (A D. Gigia) Ma qual la ragione per la quale non vuole sposare la principessina del caracallo?

D. Gigia - Pecche s' ncapunuto cu na zantraglia ca va sunanne pe dint' 'e ccantine. (A Felice) Vergogni Ne soffrirebbe la nostra nobilt. Questi pezzenti miserabili debbono stare lungi da noi.

Felice - Sarr pezzenta, ma io voglio a Palummella mia.

Si Peppe - (a Felice) Presto. Da la mano alla principessina.

D. Gigia - (c.s.) Presto. Ubbidisci.

Felice - (esitando, esclamando) Palummella mia, Palummella mia!

Palummella - (togliendosi il velo dal volto, prende la sua chitarra nascosta dietro la I bussola di destra mentre Rivelli, togliendosi la parrucca e i baffi, prende a sua volta il violino nascosto dietro la detta bussola e accompagna Palummella che, arpeggiando sulla chitarra canta).

Palummella zompa e vola, ecc.

Felice - (esultante di gioia, abbracciando Palummella) Palummella mia, Palummella mia!

Anselmo - (stupefatto) C'aggia fa?!

Baldassarre - (c.s.) E 'a nubbirt?!

D. Gigia - (c.s.) Che tradimento questo?!

Barone - (comparendo dalla 1" camera di destra, vestito in abito da cuoco con una padella in mano, trascinato pel colletto da Annetta; facendo sforzi per svincolarsi. Chiano. Lasciateme.

Baroncino - (comparendo dalla detta camera, vestito anch'esso da cuoco con una casseruola in mano, trascinato da Pulcinella che lo tiene fermo pel colletto) Non m'affuc. Mallarma de mammeta.

Pulcinella - (tenendolo fermo) Nun te movere.

Nannetta - (al Barone) Cammina. Farabutto, mbruglon

D. Gigia - (sorpresa) Che? 'O Barone e 'o baruncino!

Pulcinella - (a Tutti) Eccoli nel loro vero aspetto.

Luigino - (uscendo dalla I" bussola di destra, vestito in marsina e seguito da Lisa vestita elegantemente; indicando il Barone e il Baroncino, a D. Gigia) Songhe duie cuoche che arrubbajene l'argenteria a nu due patrone lloro, e se ne fuiettere. E la lettera che attesta sta cc. (Cava di tasca una lettera e la consegna a D. Gigia).

D. Gigia - (dopo aver letto la lettera; stupita) E fraterno nun ammiraglio?!

Si Peppe - Ma mmece na capa d'aglio.

Menella - Che cu na bella cepolla e quatte pummaronce facimme na bella nzalata all'uso americano.

Baroncino - (facendo sforzi per liberarsi dalla stretta di Pulcinella ) Lasseme fu.

Pulcinella - (tenendolo fermo) Statte.

Barone - (facendo atto per svincolarsi da Annetta che lo trattiene) Lasseme.

Annetta - (tenendolo fermo) Nun te movere.

Baldassarre - (stupefatto, a si Peppe e a Menella) Va a ddi ca nci avite burlate pure a nnuie?

Anselmo - (c.s.) E comme!... nce fate fa chesta figura!

Baldassarre - (minaccioso) Arreto lloco. Site tutti muorte.

Pulcinella - (a D. Baldassarre) Si te muove dong'ordene a 'e surdate e te faccio mena a mare.

Baldassarre - Non vi incomodate. Mi dimetto.

D. Gigia - E fgliema e Annetta, corame cc?!

Si Peppe - P'ordene mio.

Annetta - Cu na chiava fauza avimme aperta e ncc ne simme fuiute.

Lisa - (supplichevole a D. Gigia) Mamma!... perdonatemc.

D. Gigia - E o cunsenzo ca aggio firmato?

Luigino - (a D. Gigia) Sono stati due, uno per lo sposalizio di Felice con Palummella che una giovane onoratissima e che lo pu far Felice, l'altro per me che ho sposato vostra figlia. Insotnma a monte le finzioni. Io non sono un servitore, sono un ricchissimo proprietario. Stu palazzo mio, e tengo tanta denare da non sap io stesso che farne. Aggio fatto tutto chesco per farve arapi ll'uocchie e costringervi a darmi vostra figlia che, prima, con tutte le ricchezze mie, non m'avarrisseve accurdate maie, pe chille cancare 'e fummo 'e nubilt che ve passavene pe capo.

D. Gigia - Mamma mia! E che colpo m'hanno sparato!.

Pulcinella - (indicando il Barone e il Baroncino a D. Luigino) De chisti ddoie che n'avimma fa?

Luigino - Cacciateli fuori. E, se vogliono cambiar vita, meglio per loro.

Pulcinella - (lasciando in libert il Baroncino mentre a sua volta Annetta lascia libera il Barone) Baroni, v'hanno sfondato i feudi.

Baroncino - Gamme meie aiutatane. (fugge precipitoso)

Barone - (c.s.) Scappa, scappa.

D. Gigia - Ah! ca so disperata. Bene mio! Ah! ca io mo crepo.

Felice - (supplichevole a D. Gigia) Mamm, m fatto.

Palummella - (c.s.) Sign, perdunatece.

Lisa - (cs.) Mamm!

Annetta - (c.s.) Sign!

Luigino - (c.s.) D. Gigia, ve ne prego.

Si Peppe - (c.s.) Sorella, te ne prega l'ammiraglio.

Menella - (c.s.) E lammiragliessa.

pulcinella - Mena m. Facite pace, e facimme u sola famiglia.

D. Gigia - E 'a nobbirt?

Pulcinella - Tu qua nobbirt mme vaie cuntanno. Arricordate ca si nnata spicajola.

D.Gigia - Si, haie raggione. Mme n'arricordo, e ve perdono. Allegramente. Cantate e abballate, e faciteme pass sta ipucundria ca m bbenuta.

Tutti -Brava, evviva. (Nel contempo si apre la cortina dellalcova e vedes la terrazzina parapettata dalla quale scorge parte del litorale di Posillipo illuminato. Compariscono quattro coppie di marinai e marinaresse da comparsa ed eseguono un grazioso balletto mentre Palummellaarpeggiando sulla sua chitarra e accompagnata col violino da Ravelli, canta La Palummella 'assieme a Tutti che, ballando, cantano anch'essi).

Tra la generale allegria, cala la tela.

FINE

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