Paperopap

Paperopap

commedia
di

Gino Nardella
Giorgio Serafini Prosperi


personaggi:

EDOARDO, 50 anni
ALBA, 40 anni
FRANCESCA, 25 anni
DONATO, 50 anni
VINCENZO, 30 anni
WANNA, 40 anni



ATTO PRIMO



PROLOGO

In proscenio, a destra, tavolino di un bar allaperto nella zona bene di una grande citt. La scena mostra degli addobbi natalizi. Al tavolino seduta Alba, con una vistosa pelliccia, un fazzoletto in testa, ed occhiali scuri alla moda hollywoodiana. Davanti a lei un bicchiere ed i resti di una consumazione. Accanto, per garantirle il tepore, in una pungente giornata invernale, un bruciatore a forma di fungo. In disparte, sul lato opposto della scena, un barbone alle prese con alcune attivit assolutamente secondarie rispetto allazione principale. Deve per essere evidente il contrasto tra il lusso del bar e lo squallore della vita in strada. In sottofondo rumore di traffico, nenie natalizie, vocio indistinto. Alba beve, guarda lorologio, appare in attesa. Dopo qualche attimo una seconda donna la raggiunge affannata e si siede al tavolino. Labbigliamento dello stesso genere, ma con qualche tocco deccentricit.

WANNA. Ciao.

ALBA. (un po acida) Ah, sei arrivata.

WANNA. Scusa. Ho avuto una trance molto profonda. Un risveglio tormentato. 

ALBA. Lascia perdere. Vai a letto prima, cos non arrivi in ritardo.

WANNA. (preoccupata) Poi per mi sono messa a leggere le carte ed successa una cosa strana

ALBA. Cio?

WANNA. (c.s.) Il mendicante uscito per tre volte di seguito. Sempre tra la torre e limpiccato. Lo sai che significa?

ALBA. S, che devi mescolare meglio.

WANNA. Non ci scherzare. E una combinazione molto brutta. Indica rovina, imprevisto, un pericolo nascosto

ALBA. Ma fammi il piacere!

WANNA. E c di pi: ho sentito distintamente spandersi per la casa un odore terribile. Un odore di chiuso, di sporco, di cantinacome quello che si sente nelle catacombe. Ecco, s, proprio di catacomba. Una puzza di catacomba.

ALBA. Ma sarai cretina? Stai entrando nel personaggio al punto di suggestionarti da sola. Sveglia! Vendevi pentole, non te lo dimenticare, mica sei una maga vera. Il mendicante un buon segno: stiamo lavorando per loro, no? (ride; poi, con un netto cambio di registro) E tutto a posto?

WANNA. Il pacchetto sar blu con il fiocco giallo. Domani.

ALBA. Blu con fiocco giallo? Come la settimana scorsa?

WANNA. No. Come due settimane fa. Laltra volta era giallo col fiocco blu.

ALBA. E vero. E quanti sono?

WANNA. Centocinquantamila.

ALBA. Di bene in meglio. Perch non oggi?

WANNA. Ieri c stato un controllo della polizia postale. Una verifica sui pagamenti in rete. Meglio far calmare le acque.

ALBA. Non sospettano niente?

WANNA. No. A cose fatte emettiamo fatture regolari per spese organizzative. Come al solito.

ALBA. Benissimo. Evviva la povert. Bevi qualcosa?

WANNA. No. Mi sento ancora scossa. E poi non riesco a togliermi dal naso quellodore di catacomba.

ALBA. Ma piantala. Ndiamo, va, ch tra unora si registra.

Si alzano entrambe. Alba lascia sul tavolo i soldi per pagare. Poi escono. Per qualche secondo tutto resta immobile, poi, lentamente, il barbone si alza, si guarda intorno e si dirige al tavolino. Unaltra rapida occhiata in giro, poi il barbone finisce il drink di Alba e recupera da sotto il tavolino un miniregistratore. Quindi riavvolge il nastro e riascolta la parte saliente della conversazione tra Alba e Wanna, quella in cui si allude al pacchetto. Poi, con aria soddisfatta, il barbone esce. Buio.



PRIMO QUADRO

Studio TV, trasmissione CUORI A MILLE. Alcuni monitor sono disposti spalle al pubblico, a favore della conduttrice. Larredamento natalizio: in un angolo stato montato un abete decorato, con alcuni pacchetti-regalo alla base. Di fianco all'albero la foto di alcuni senza-dimora con la scritta UN MATTONE PER SETTE CASE. In studio sono presenti Alba, conduttrice, e Vincenzo, assistente personale di Alba, in tenuta paramilitare. Francesca seduta: Alba la sta intervistando.

FRANCESCA. e in pi c il fatto che io di lui non ho mai visto neanche una foto.

ALBA. Neppure una foto?

FRANCESCA. No, niente:

ALBA. Allora, riepilogando: tu tuo padre non lo vedi da ventidue anni, ne avevi tre quando vi siete separati

FRANCESCA. Quando siamo stati separati.

ALBA. Quando siete stati separati dal fatto che tua madre andata via di casa portandoti con s: giusto?

FRANCESCA. Mica tanto.

ALBA. No, dico giusto? nel senso di sto raccontando giusto?

FRANCESCA. S.

ALBA. Dopo di che tua madre ha fatto perdere le tracce.

FRANCESCA. S, praticamente ha rotto tutti i ponti con la famiglia, ed andata a vivere a Terracina

ALBA. con un pescatore.

FRANCESCA. S, cera questo pescatore che la corteggiava, ma lei

ALBA. Che fece tua madre?

FRANCESCA. Non sapeva che pesci prendere, era indecisa. Poi, immagino per un fatto di necessit, perch si sentiva sola, alla fine si messa con questo pescatore

ALBA. Come si chiama?

FRANCESCA. Si chiamava, perch morto: Tullio.

ALBA. Che poi morto in mare, pescando.

FRANCESCA. No, morto in montagna mentre andava a caccia. Ma comunque, questo successo dopo che mamma si era separata anche da lui, perch era un uomo violento che parlava solo con le mani.

ALBA. Ma scusami, Francesca: non hai mai pensato che tuo padre potrebbe anche non esserci pi?

FRANCESCA. No, sono sicura che vivo.

ALBA. Perch?

FRANCESCA. Listinto, lo sento che vivo. E ci ho pure la sensazione che mi stia vicino, difficile spiegarlo. Sento come se mi sorvegliasse, se mi facesse la guardia, come

ALBA. Un angelo custode.

FRANCESCA. Un angelo custode s. (Francesca a questo punto sta per cedere allemozione)

ALBA. Guardate amici, lamore di una figlia: dopo ventidue anni ancora si commuove a nominare un padre che non ha mai visto. Solo a nominarlo. Francesca, te la senti di continuare, hai bisogno di un bicchier dacqua?

FRANCESCA. (facendosi forza) S, grazie.

Vincenzo si precipita in scena con un bicchiere ed una bottiglia di acqua la cui etichetta visibilissima, tutto a favore dellipotetica telecamera, quindi la versa a Francesca, che beve.

ALBA. Com?

FRANCESCA. Ottima, grazie.

ALBA. Certo che ottima. E acqua CLORA, lacqua che fa bene al cuore, uno dei nostri cari sponsor. Bevi CLORA, e ne vorrai

FRANCESCA. (con qualche imbarazzo) Ancora?

ALBA. Brava! (applausi registrati, poi Alba riprende in mano la situazione) Dove eravamo rimaste? Allora, sei arrivata alladolescenza successo quando avevi dodici anni?

FRANCESCA. Undici.

ALBA. (tornando a rivolgersi direttamente al pubblico televisivo) Quando Francesca aveva undici anni, purtroppo, stata vittima di unaltra terribile tragedia: sua madre venuta a mancare in un incidente stradale, o meglio, ricoverata in ospedale dopo un incidente stradale, aveva bisogno di sangue, ma lospedale non aveva a disposizione il gruppo di sangue necessario per la mamma di Francesca (a Francesca) Dico bene?

FRANCESCA. S.

ALBA. (al pubblico televisivo) Donate il sangue, ch un atto di vita, e ce n sempre bisogno, come vedete. Dopo di che, dicevo, Francesca fu affidata ad una coppia di Arezzo, ma anche l, purtroppo la storia dur poco perch anche questi genitori adottivi morirono in un incidente stradale(a Francesca) Giusto?

FRANCESCA. No, morirono anche loro in ospedale dopo un incidente stradale, per una mancata trasfusione di sangue.

ALBA. Anche per loro non cera sangue disponibile?

FRANCESCA. No, il sangue cera, solo che erano testimoni di Geova e non accettarono la trasfusione.

ALBA. (al pubblico) Come vedete, un tragico destino che si accanisce contro Francesca, la quale, arrivata a questo punto, viene presa in un istituto in attesa di adozione e (a Francesca) che succede?

FRANCESCA. Succede che nessuno ha voluto adottarmi perch sera sparsa la voce che portassi iella.

ALBA. Dolore su dolore?

FRANCESCA. Dolore su dolore.

ALBA. (al pubblico) Fin dove pu arrivare la nostra perfidia, la perfidia di noi fortunati nei confronti di una ragazzina di undici anni che subisce due immani tragedie, e alla quale viene pure affibbiata la calunnia di iettatrice, pensate. (a Francesca) Quindi sei cresciuta in istituto

FRANCESCA. S.

ALBA. Hai studiato, ti sei diplomata al liceo artistico, poi hai fatto un corso di (leggendo dai suoi appunti) ristrutturatrice

FRANCESCA. Restauratrice, corso di restauro.

ALBA. Restauratrice, scusa. Ora lavori e te la cavi da sola, vero?

FRANCESCA. S. Lunico grande desiderio, a parte rivedere mio padre, sarebbe quello di una casetta tutta mia, cosa che ancora non mi posso permettere , ma piano piano

ALBA. Sei disposta a perdonarlo?

FRANCESCA. Mio padre? S, anche perch non credo che le colpe siano state tutte sue, e comunque anche incontrarlo per parlarne, pu servire a chiarire tante cose che

ALBA. (al pubblico) Voi sapete che cercare persone di cui non si hanno notizie da anni molto difficile e costoso. Francesca, come tanti altri, non aveva n il tempo n i mezzi per farlo. Ma noi di CUORI A MILLE s, e abbiamo deciso di dare una mano a Francesca. (a Francesca) Sei in ansia, vero?

FRANCESCA. Be, s, un po

ALBA. Vincenzo!

VINCENZO. Comandi!

ALBA. Ti ho visto assorto, prima, mentre Francesca raccontava la sua storia. Ti ha turbato, vero?

VINCENZO. Be, effettivamente, mi pare che

ALBA. Non resta che farti la domanda di rito: abbiamo rintracciato il pap di Francesca?

VINCENZO. S, Alba, il pap di Francesca stato rintracciato.

ALBA. (al pubblico) Il pap di Francesca stato rintracciato. Resta da vedere se ha accettato di incontrare dopo ventidue anni sua figlia, qui da noi a CUORI A MILLE. E questo lo sapremo dopo la pubblicit: restate con noi.

Applausi finti, stacco musicale, sui monitor parte il blocco di pubblicit, di cui ci arriva laudio a basso volume.

ALBA. (rivolta alla regia) Restauratrice, non ristrutturatrice : ma chi che batte i copioni? Non lha battuto Marco, Marco non mica tanto pirla!

VOCE REGIA. Marco a letto con linfluenza.

ALBA. Allora spiegate a chi ha scritto sta roba che le cose poi le dico io in video, e la figura la faccio mi, okay? Ristrutturatrice, ristrutturatrice delle mie tasche! (a Vincenzo) Il pap pronto?

VINCENZO. S, s.

ALBA. Non che mi fa il vuoto di scena come quel deficiente della puntata scorsa?

VINCENZO. No, pronto.

ALBA. (alla regia, indicando Francesca) Ma questa qui truccata troppo carina per una che cerca il padre da ventanni: non potevate farla pi pi smunta?

VOCE REGIA. Non truccata per niente, labbiamo lasciata naturale apposta.

ALBA. Ah. (a Vincenzo) Acqua! 

VINCENZO. Subito (esce).

ALBA. Portami la mia, quella buona. (rivolta alla regia) Oh, ristrutturatori, come sto oggi?

VOCE REGIA. Splendida, come sempre.

ALBA. Ma se ho due borse di Fendi sotto gli occhi

VOCE REGIA. Non ti preoccupare, ti ho dato i frontali al massimo, hai un cerone di sette centimetri di spessore, sembri tua nipote.

Rientra Vincenzo con un bicchiere dacqua, e lo porge ad Alba.

ALBA. (alla regia) Tenetemi larga, comunque, massimo tette-testa, testa-tette, non di pi. Capito, ristrutturatori? (beve)

VOCE REGIA. Forte e chiaro. 

ALBA. (disgustata dallacqua) Ma CLORA: (a Vincenzo, restituendogli il bicchiere) voglio la mia, tho detto, quella buona! Possibile che qua non funziona niente? Dai, facciamo un break, ch questo trucco nemmeno mi convince. 

VOCE REGIA. No, Alba, non abbiamo tempo: dobbiamo lasciare lo studio tra mezzora, non c tempo. Attenzione: tra trenta secondi in studio!

ALBA. Non siamo mica in diretta!

VOCE REGIA. Ma dobbiamo lasciare lo studio tra mezzora, non c tempo. Dopo di noi registrano Di che sesso sei?, il quiz sugli ermafroditi. 

ALBA. (fra s) Non c tempo, non c tempo, non siamo mica in diretta, fossimo in diretta (ricomponendosi) Ecco qua: sono abbastanza ristrutturata? 

VOCE REGIA. Attenzione: meno cinque, quattro, tre

Stacco musicale, applausi finti.

ALBA. Ed eccoci di nuovo in onda con CUORI A MILLE. Allora, eravamo rimasti al pap di Francesca che era stato rintracciato vero, Vincenzo?

VINCENZO. Signors.

ALBA. Ma non sappiamo ancora se ha accettato di rivedere sua figlia. Allora, Vincenzo, non lasciarci sulle spine: il pap di Francesca qui?

VINCENZO. Si, Alba, il pap di Francesca qui.

ALBA. (allemozionatissima Francesca) Sei pronta, Francesca?

FRANCESCA. S.

ALBA. E allora, Vincenzo, facciamo entrare il pap di Francesca!

Vincenzo introduce Edoardo. Scena commovente di padre e figlia che si riabbracciano dopo tanti anni: luci roteanti, violini a manetta. Padre e figlia si scrutano, si accarezzano, si abbracciano, farfugliano sconnesse espressioni daffetto.

ALBA. Allora, signor?

EDOARDO. Edoardo. Edoardo Scala.

ALBA. Allora, signor Edoardo?

EDOARDO. Eh, beh, sa non ci sono parole il momento pi bello della mia vita sono troppo emozionato non so se

ALBA. Avrete molto da dirvi.

EDOARDO. Credo proprio di s.

ALBA. Sua figlia ha detto che avrebbe bisogno di una casa tutta sua: lei lavora?

EDOARDO. S.

ALBA. Che lavoro fa?

EDOARDO. Imprenditore, sono un piccolo imprenditore. Anche se, sa, sono tempi duri, leconomia non gira, il paese in difficolt 

ALBA. (Interrompendolo) Allora, questa casa gliela compriamo a sua figlia, o no?

EDOARDO. Certamente, certamente, ci mancherebbe. Non navigo nelloro, ma una casetta la troviamo di sicuro. Con qualche sacrificio... 

ALBA. (al pubblico) Una casa per Francesca gliela far il pap, amici da casa. Ma una casa quello che anche noi vogliamo donare a tante, tante, tante persone senza fissa dimora, grazie alla campagna UN MATTONE PER SETTE CASE (avvicinandosi con Edoardo e Francesca allalbero natalizio), la raccolta di fondi che, grazie alle vostre offerte, ci permetter di costruire sette case-accoglienza in sette grandi citt: Roma, Milano, Torino, Napoli, Genova, Palermo, Bari e Cagliari. (prendendo un pacchetto sotto lalbero) Vedete questo? un mattone: ogni pacchetto UN MATTONE PER SETTE CASE. Le offerte arrivate sono tante, ma abbiamo ancora bisogno della vostra generosit. Su ogni mattone, il nome di ciascuno di voi! Su ogni mattone la firma della vostra generosit! Dieci euro, solo dieci euro per un mattone: ecco in sovrimpressione il numero del conto, e lindirizzo per i versamenti on-line. Mi raccomando! Glielo dica anche lei, signor Edoardo.

EDOARDO. S: (al pubblico) mi raccomando!

ALBA. Donate, donate, donate! 

EDOARDO. (Lasciandosi trasportare dallentusiasmo) Donate!

ALBA. Dieci euro, solo dieci euro per un mattone, il vostro mattone, UN MATTONE PER SETTE CASE. Bene. Salutiamo Francesca e il suo pap, e vediamo il servizio su questa straordinaria iniziativa di beneficenza: via col servizio.

Parte il servizio registrato che scorre sui monitor. Edoardo e Francesca vengono accompagnati fuori da Vincenzo. Alba rimane sola.

ALBA. (alla regia) Lavete fatto il primo piano al cartello? (nessuna risposta) Regia, lavete fatto il primo piano al cartello?

VOCE REGIA. S.

ALBA. E a me?

VOCE REGIA. A te no.

ALBA. Sicuro?

VOCE REGIA. S.

ALBA. (chiamando) Wanna!

Rientra Vincenzo, che consegna ad Alba alcuni fogli.

ALBA. (c.s.) Wanna! (a Vincenzo) Gli ascolti?

VINCENZO. Quelli di ieri e dellaltro ieri.

Appare Wanna. 

WANNA. Eccomi, che c?

ALBA. (a Vincenzo, commentando i dati) Un punto percentuale pi della scorsa settimana, media cinque milioni e due o cinque e sei?

VINCENZO. (andandole alle spalle) Cinque e sei.

WANNA. Mi hai chiamata?

ALBA. A quanto siamo di share? ventidue?!

VINCENZO. (cingendola da dietro) Quasi ventitr.

ALBA. (scaldandosi) Va su.

VINCENZO. Eccome se va su.

Poich nessuno se la fila, Wanna rientra in quinta.

ALBA. Si alza ogni settimana.

VINCENZO. (pomiciandola) Si alza ogni volta che vuoi, la curva degli ascolti

ALBA. (eccitata) La soddisfazione professionale, lo diceva sempre mia madre: tieni duro, ventitr di share, ventitr di share di qualcosa!

VINCENZO. Il picco

ALBA. Cosa?

VINCENZO. (in un crescendo erotico) Guarda il picco

ALBA. (controllando sui fogli) Dove?

VINCENZO. Alle 19.45, c il picco

ALBA. (verificando) Oh s s

VINCENZO. Alle 19.45 arrivi a sei milioni.

ALBA. Sei milioni di guardoni

VINCENZO. S!

ALBA. Dodici milioni di occhi addosso, s!

VOCE REGIA. Attenzione: tra trenta secondi in studio!

ALBA. Wannaaa!

WANNA. (da dietro le quinta) Pronta, son qui!

ALBA. (svincolandosi bruscamente da Vincenzo, che continuava a pomiciarla) E mchela, n, ch mi guasti i capelli! (ricomponendosi, rivolta alla regia) Sono a posto i capelli?

VOCE REGIA. S, a posto.

ALBA. Che camera?

VOCE REGIA. La tre. Attenzione: meno cinque, quattro, tre

Stacco musicale, applausi finti.

ALBA. (al pubblico) Fatecela sentire, la vostra generosit: donate, donate, donate a chi ne ha davvero bisogno. Ecco ancora in sovrimpressione il conto corrente per le offerte e lindirizzo internet per i versamenti on-line. Bene. Ed ora siamo arrivati alloroscopo della nostra cara, simpatica, strepitosa Wanna!

Applausi finti, stacco musicale. Entra Wanna che, aiutata da Vincenzo, spinge un pittoresco lettino su rotelle: una specie di barella mobile, decorata con simboli esoterici, e provvista di un piccolo paravento scorrevole dal basso verso lalto, che serve a coprire alla vista del pubblico solo la parte del bacino di chi vi si stende, lasciando bene in vista testa, torace e gambe.

WANNA. Grazie, buonasera, pace e benevolenza a tutti! Vigili su di voi il grande Talismano Egizio!

ALBA. (al pubblico) Amici, la nostra Wanna sta avendo un successo strepitoso coi suoi oroscopi, e soprattutto con la sua lettura delle natiche: sono solo due settimane che Wanna legge le natiche, ma ci sono arrivate gi centinaia di e-mail di persone che vorrebbero farsi leggere le natiche da Wanna (a Wanna) Non come leggere la mano, giusto?

WANNA. Assolutamente no. Soprattutto, l'unica lettura di una parte del corpo umano che non si pu fare da soli.

ALBA. Ah no? Questo non ce lavevi ancora spiegato. 

WANNA. Sai, Alba, ci sono molte persone che si leggono la mano ma, a meno che uno non sia un contorsionista, non arriva a vedersi le natiche.

ALBA. Potrebbe farlo con uno specchio, per.

WANNA. S, ma nello specchio le vedi al contrario, e quindi devi leggerle al contrario, e diventa tutto complicato, facile sbagliare e predire il contrario, e

ALBA. (al pubblico) E insomma, non si finisce mai di imparare dai misteri di Wanna. Bene, allora: amici da casa, nei giorni scorsi, come ricorderete, Wanna ha letto le natiche ad alcune delle nostre belle modelle. Nel frattempo, per, ci sono arrivate altre centinaia di richieste, tutte da parte del pubblico femminile, guarda caso, che vorrebbero che a sottoporsi alla seduta di lettura delle natiche sia, niente pop di meno che Vincenzo!

Vincenzo trasale.

ALBA. Non cos, Wanna?

WANNA. Oh s, tante e tante amiche telespettatrici che scrivono Ma perch non le leggi a Vincenzo e ci fai sapere?

ALBA. Vincenzo, ti tocca.

VINCENZO. (falsamente imbarazzato) Io?!

ALBA. Eh s.

WANNA. Le nostre telespettatrici vogliono cos, e il pubblico padrone.

ALBA. Su, Vincenzo, nessun imbarazzo: distenditi sul lettino e vuoi deludere le tue fan?

VINCENZO. (stendendosi) No, ci mancherebbe, ma insomma non proprio una cosa...

WANNA. (a Vincenzo) Slacciati i pantaloni, e pancia in gi sul lettino (tira su il paravento mentre Vincenzo esegue gli ordini)

ALBA. Cara Wanna, chiss quante telespettatrici vorrebbero essere al tuo posto!

WANNA. (ponendosi dietro il lettino e ammirando le chiappe ormai scoperte di Vincenzo, che per il pubblico non vede) Eh, s, qui si cela un intero universo da decifrare (comincia a fare gesti magici sulle chiappe di Vincenzo e a farfugliare frasi esoteriche)

ALBA. (al pubblico) Invidiose, vi vedo: siete invidiose di Wanna! Ma se volete sapere loroscopo di Vincenzo, dovete avere un minuto di pazienza: ve lo diremo subito dopo la pubblicit!

Buio. La scena volge al prossimo quadro.



SECONDO QUADRO

Due camere d'albergo contigue, separate da una parete. Sono camere doppie, ciascuna con due letti singoli. Arredamento modesto, da albergo a due stelle. In ciascuna camera, per, c un piccolo televisore. Le porte sono ai lati estremi della scena, cos che per andare da una camera allaltra, i personaggi devono attraversare lintera larghezza del palcoscenico, detta in seguito corridoio. Ciascuna camera ha una finestra e un bagno; le porte dei bagni sono entrambe sul fondo, fronte al pubblico. E tarda sera. 
Vediamo Francesca, nella prima camera, che si prepara per dormire: esce ed entra dal bagno spazzolandosi i denti, tira lo sciacquone, infila il pigiama, spegne la luce centrale e accende quella del comodino. Prima di infilarsi nel letto, come fosse un rituale, trae dalla valigia due pupazzetti raffiguranti Qui e Qua, i nipoti di Paperino, li mette in bella vista sul comodino. Quindi si corica e spegne la luce. La camera va in penombra 
Nel corridoio illuminato appare poi Edoardo, che si dirige nella seconda camera, dove entra senza usare la chiave. 

EDOARDO. (entrando sicuro di trovare qualcuno) Ehi, c nessuno? C nessuno? 

DONATO. (sbucando da dietro ad uno dei letti) Io. Ci sono io. Ma mica c bisogno di fare questo casino, stavo dormendo.

Donato si rivela essere lo stesso barbone del prologo.

EDOARDO. (allarmato dalla vista del barbone) Chi lei?

DONATO. Nardecchia. Donato Nardecchia. 

EDOARDO. Mi dispiace, io capisco la sua condizione, ma se ne deve andare, non pu stare qui. Questa camera riservata agli ospiti di

DONATO. (interrompendolo, ma con calma) di CUORI A MILLE, lo so. Sono ospite pure io. Domani registro. 

EDOARDO. C un odore terribile, qui dentro, come di chiuso, come di di...

DONATO. Catacomba? 

EDOARDO. Catacomba, s, catacomba.

DONATO. Sono io.

EDOARDO. Apro un attimo la finestra

Edoardo va alla finestra, la apre, ma costretto a richiuderla immediatamente, perch ne proviene un frastuono indicibile.

EDOARDO. Che casino. La tangenziale. Albergo di merda! (andando al telefono sul comodino) Voglio protestare con la direzione. Niente di personale, mi scusi, sa, ma...(sorpreso) Non ci credo! Il telefono finto! (prende un cartellino sul telefono e lo legge) C pure scritto: Il telefono finto, per bellezza. Per comunicazioni con la portineria si prega di gridare nella tromba delle scale. Astenersi cortesemente dalle 22.00 alle 8.00. Che ora ? (controllando allorologio da polso) Le undici e mezzaAstenersi cortesemente?! Ma io li prendo a calci in culo, questi qua. (esaurendo il suo sfogo tra rabbia e sconforto) Altroch. Stiamo scherzando? Ma con chi credono di avere a che fare? Domani mi far sentire con la produzione

DONATO. Vuoi un goccio di vino? (gli offre il suo vino in cartone)

EDOARDO. (valutando la situazione) Ma s. Tanto ormai, chi se ne fregaAstenersi cortesemente (beve) Buono, per.

DONATO. Ti ho visto, oggi, in studio, alla registrazione. Sei telegenico, ci hai la faccia giusta.

EDOARDO. Perch, ceri anche tu? Io non tho visto.

DONATO. Ero in amministrazione. A discutere del gettone di presenza. 

EDOARDO. (dopo una pausa di riflessione e un altro sorso di vino) Certo, guardando noi due, la televisione sta messa proprio male. Non sanno proprio pi chi prendere. Un padre fallito

DONATO. (quasi piccato) Come sarebbe?!

EDOARDO. (indicandosi) Io (Donato sembra rassicurato) E un barbone. Senza offesa, eh. (beve ancora un sorso) Ma tu che ci vai a fare in trasmissione?

DONATO. Sorpresa.

EDOARDO. Ah. (notando il televisore) Ehi, ma quello funziona? (accendendolo con uno dei due telecomandi) Orca, ci ha anche i satellitari e la pay-per-view! E pazzesco. (spegnendolo) In questo posto non funziona niente, mancano le cose primarie ma c la tv satellitare! Da non crederci(aprendo la sua borsa, tirandone fuori un pigiamone a righe, e osservando meglio il barbone) Ma lo sai che la tua mi pare una faccia conosciuta?

DONATO. (duro) No. Io non sono nessuno.

EDOARDO. Scusa. Era solo unimpressione. (gli restituisce il bricco di vino) Vado a cambiarmi, va. (entra nel bagno, e ne sentiamo la voce) Ma non c acqua! (come leggendo) Si avvisano i gentili ospiti che la fornitura dacqua sospesa dalle ore 23.30 alle 6.30. Non possibile! Manca anche lacqua, non ci si pu neanche lavare! Albergo di merda! Albergo di merda!

DONATO. Ci laviamo domani mattina. Mi sono fatto ospitare un giorno prima apposta.

EDOARDO. (uscendo dal bagno con indosso il pigiama) Hai intenzione di lavarti?

DONATO. Un po, per la trasmissione. Ma non troppo, se no mica ci credono che sono un barbone vero. 

EDOARDO. Ma perch ti sei fatto ospitare in albergo, se sei un barbone vero?

DONATO. Perch sono un barbone, mica un fesso.

EDOARDO. E perch dormi per terra?

DONATO. Mi sento pi al sicuro.

EDOARDO. Beh, io, domattina parto. Vado a ritirare lassegno e torno a casa.

Edoardo fa per mettersi a letto, ma come ci si poggia, questo cede di schianto.

EDOARDO. Non ci posso credere, no (prende a ridere istericamente)

DONATO. (sghignazzando anche lui) Hai visto che pi sicuro per terra?. 

EDOARDO. (dopo aver esaurito la ridarella) Ouh?

DONATO. Eh.

EDOARDO. Hai visto quella cosa in tv, UN MATTONE PER SETTE CASE?

DONATO. (mostrando un improvviso interesse) S.

EDOARDO. Secondo me, quelle case-accoglienza l sono meglio di questo albergo. Per lo meno i letti. Ch per, a me, ste robe della beneficenza in tivmah. Lo sai cosa diceva un mio amico di Lignano Sabbiadoro?

DONATO. No.

EDOARDO. Diceva Il rumore non fa bene, e il bene non fa rumore. Vuoi dare i soldi ai poveri? Va dai poveri e dagli i soldi, non me la sbandierare in televisione. Vattene in giro in incognito, con un rotolo di banconote da cinquecento, vedi chi se la passa male, ci vai vicino e gli fai: Scusi, lei se la passa male? S. E proprio nella merda? S, perch? Si vede? Un po. Senta, farebbe il favore di accettare questi mille euro qui che mi avanzano? Guardi, se insiste La ringrazio, molto gentile. Vai via, ne becchi un altro che nei guai, ma senza andare in Angola o chiss dove: lo becchi sotto casa tua, a Cinisello, ch ce n tanti nei guai a Cinisello, e ci fai Scusi, lei nei guai? S. Ci faccio un indovinello ch se risponde vince mille euro: pronto? Quanto tempo ho per rispondere? Sei ore. Allora, pronto? S. Chi sepolto nella tomba di Garibaldi? Comincia per G. Garibaldi? Bravo, ecco i mille euro, e ci vediamo dopo la pubblicit

Edoardo si accinge a cambiare letto. Questa volta, prima di sdraiarsi, ne verifica la solidit. Poi ci si corica.

DONATO. (offrendogli ancora il vino in cartone) Ancora un goccio?

EDOARDO. No, grazie.

Pausa.

DONATO. Un bravo pap

EDOARDO. Eh?

DONATO. Sei bravo, come pap. Lincontro, l, venuto bene in televisione.

EDOARDO. Con mia figlia?

DONATO. Eh. In genere, padre si diventa. Tu sembri uno che ci nato, per fare il padre.

EDOARDO. E tu che ne sai?

DONATO. Cos

EDOARDO. Tu ci hai figli?

DONATO. Una, femmina.

EDOARDO. Pure tu? E come ti va?

DONATO. Va che sto cercando di sistemarla.

EDOARDO. In che senso?

DONATO. Nel senso buono. Buonanotte. 

EDOARDO. Speriamo.

Donato comincia a russare quasi istantaneamente. Edoardo sconsolato. Spegne la luce e si dispone a dormire. Cala la penombra sulla camera dei due. 
Dal corridoio vediamo sopraggiungere Vincenzo, che va alla porta della camera di Francesca e bussa. Francesca accende la luce .

FRANCESCA. Chi ?

VINCENZO. Sono io, Vincenzo.

FRANCESCA. Che vuoi?

VINCENZO. Apri.

FRANCESCA. E tardi, che vuoi?

VINCENZO. Apri.

Francesca si alza dal letto e va ad aprire.

FRANCESCA. Che c?

VINCENZO. Gi dormivi? Te lho detto che passavo (tenta di baciarla),

FRANCESCA. (scansandosi) Sono stanca, ho sonno.

VINCENZO. Ci ho avuto la cena di produzione, abbiamo finito dieci minuti fa. Come stai?

FRANCESCA. Senti, dacci un taglio, vorrei tornare a dormire.

VINCENZO. Tutto qui? Eppure, se non era per me, mica la facevi, la marchetta. Guarda che ce n tante in fila per partecipare alla trasmissione. Mavessi almeno detto grazie

FRANCESCA. Te lho detto, ti ho ringraziato stamattina. In ogni caso, grazie, e buonanotte.

VINCENZO. Non mi trattavi cos, un mese fa.

FRANCESCA. Non stiamo pi insieme, Vincenzo. Per favore

VINCENZO. (cingendola con forza) Eh no, bella, non mi puoi trattare cos. Che c, non ti piace pi?

FRANCESCA. (gridando) Lasciami in pace, piantala, o mi metto a urlare. (divincolandosi) Lasciami

Durante la colluttazione Francesca, spinta da Vincenzo, urta il comodino, facendo cadere i pupazzi di Qui e Qua.

VINCENZO. (Calciando uno dei due pupazzi) Ci mancavano sti due pupazzi di merda, sempre tra le scatole!

FRANCESCA. (Francesca ha uno scatto. Recupera i pupazzi, li stringe a s e li ripone religiosamente nella borsa) Non ti permettere. Non ti devi permettere, hai capito? Qui e Qua non li devi toccare. Me li regal

VINCENZO. tuo padre quanderi piccola, lo so, me lhai gi detto. Scusa, ma i nipotini di Paperino sono tre.

FRANCESCA. Mi manca Quo, mi sempre mancato. E adesso tornatene dalla tua padrona, se ci hai i calori fatteli spegnere da lei!

VINCENZO. Alba non la mia padrona. E una donna vera, lei. Non gioca coi pupazzi. 

FRANCESCA. (squadrandolo) Ah, no? Ci gioca, solo che sono come te. Vattene, ch vorrei dormire.

Intanto vediamo, nella camera attigua, Edoardo che, non essendosi mai addormentato, dopo il grido di Francesca si alzato dal letto, ed ha preso a seguire il dialogo dei due accostando lorecchio alla parete comune.

VINCENZO. (canticchiando, con fare da conquistatore) Vattene amore

FRANCESCA. Non attacca.

VINCENZO. Credi di no, sorridente truffatore

FRANCESCA. Risparmia la fatica.

VINCENZO. Il nostro amore sar l, tremante e brillante cos셔

FRANCESCA. E finita.

VINCENZO. Ancora ti chiamer trottolino amoroso dudu dadada e il tuo nome sar il freddo e loscurit, un gattone amoroso che mi graffier. (deluso) La nostra canzoneIo ero il gattone amoroso. Tu il trottolino Non hai voglia, non ti piace pi?

FRANCESCA. Non ho nessunissima voglia. E chiusa, la storia, Vincenzo. Se grazie a te ho fatto la trasmissione, questo non ti autorizza a pretendere niente in cambio.

VINCENZO. Era bello, stavamo bene insieme.

FRANCESCA. S, ma finita. 

VINCENZO. Te lo sei scordato il weekend a Macerata, che per la prima volta in vita tua hai mangiato la carne di struzzo?

FRANCESCA. Mi ricordo, non mi scordo niente, io.

VINCENZO. Se non era per me, quando la mangiavi la carne di struzzo?

FRANCESCA. Ma mi ricordo pure quella domenica che mhai fatto un occhio nero, appena tornato dal Friuli.

Vincenzo trasale, Francesca porta la mano alla bocca come una che si pente di ci che ha appena detto. Colpito da raptus, Vincenzo si avventa su Francesca, stavolta con intenzioni molto pi pericolose.

FRANCESCA. (gridando) No, no! fermo, fermo!

Vincenzo, con sguardo allucinato ma senza proferir parola, cerca di braccare Francesca inseguendola per tutta la camera.

FRANCESCA. (c.s.) Aiuto! No! Aiuto!...

Nella camera attigua, Edoardo cerca un mezzo contundente, trovandolo in uno degli scarponi di Donato. Quindi si precipita fuori per soccorrere Francesca. Apre la porta della camera di Francesca proprio mentre lei riesce a sfuggire a Vincenzo chiudendosi nel bagno. Per il persistente trambusto vediamo destarsi anche Donato. Edoardo si avventa su Vincenzo che cerca di forzare la porta del bagno, e lo tramortisce con un potente colpo di scarpone in testa, mentre Francesca continua a chiedere aiuto. Anche Donato irrompe nella camera di lei.

DONATO. (osserva il tramortito Vincenzo steso al suolo) Faccia da pirla. (recupera lo scarpone dalla mano dellagitato Edoardo, e gli d una pacca sulle spalle) Bravo, pap, bravo.

Donato torna nella sua camera, scola un po di vino, e si mette ad origliare i due nella stanza attigua.

FRANCESCA. Aiuto!

EDOARDO. E... tutto finito, puoi uscire, vieni fuori.

FRANCESCA. Chi ?

EDOARDO. Sono io. Il tuo amico svenuto, puoi uscire.

FRANCESCA. (apre la porta del bagno e fa capolino) Ah, sei tu: dov?

EDOARDO. (le indica Vincenzo) Dorme.

FRANCESCA. (spaventandosi alla vista del tramortito) Ah! (si avvinghia a Edoardo)

EDOARDO. (rincuorandola) Buona, su, non niente, finita... Ma questo non lassistente di Alba?

FRANCESCA. E lui, s. (Scossa) Non so che direluiio e lui

EDOARDO. Avete litigato? 

FRANCESCA. (sedendosi sul letto) S... no... s... lui...

EDOARDO. Cos successo? faccio chiamare la polizia?

FRANCESCA. No, che polizia, lascia stare la polizia, gli ci vorrebbe unambulanza, altro che polizia...

EDOARDO. Vuoi un bicchiere dacqua?

FRANCESCA. E la seconda volta che lo fa, me lha gi fatto unaltra volta...IoIo non ce la faccio pi. Mi ficco sempre nella storia sbagliata... (sta per arrivare alle lacrime)

Edoardo, non senza un imbarazzo iniziale, dimpulso, labbraccia.

EDOARDO. Coraggio, coraggio. E finita. La vuoi un po dacqua?

FRANCESCA. S, grazie. 

EDOARDO. (andando in bagno) Insomma, si pu sapere che successo?

FRANCESCA. (alludendo a Vincenzo) Non che si sveglia?

EDOARDO. (dal bagno) Boh, che ne so? Nei film di solito non succede.

FRANCESCA. Speriamo bene. Grazie ancora.

EDOARDO. (c.s.) Dovere. Mi ero dimenticato: niente acqua. La riaprono domattina alle sei e mezzo. (uscendo dal bagno) . Come va?

FRANCESCA. Meglio. Ho un po di paura, per. 

EDOARDO. Ho paura anchioNon che tutte le notti vado in giro a colpire la gente sulla testa.

FRANCESCA. Dovrei avere qualcosa da sgranocchiare e forse pure qualcosa da bere. (si avvicina alla propria borsa, vi rovista dentro) Ecco qua: patatine due merendine al cioccolato salamino e arachidi. Da bere coca sgasata. Facciamo un picnic?

EDOARDO. (assecondandola) Facciamo un pic-nic.

Edoardo e Francesca siedono sul letto, lamosfera si fa pi rilassata. 

EDOARDO. (alludendo a Vincenzo, con ironia) Di lui che ne facciamo? Lo gettiamo in una discarica? O lo seppelliamo in giardino? Oppure lo facciamo a pezzetti monoporzione e lo surgeliamo?

FRANCESCA. No, dai, poverino

EDOARDO. Ho letto di un tedesco che ha messo un annuncio su internet: ti vorrei mangiare. Uno gli ha risposto: daccordo, che bello!. E andato a casa sua, s fatto ammazzare e laltro se l mangiato. Solo che siccome non aveva abbastanza fame per mangiarselo tutto, ne ha surgelato un po, per finirselo con calma. 

FRANCESCA. Ma che schifo! (scrutando Vincenzo svenuto) Si risveglier?

EDOARDO. S, con un po di mal di testa, per. Ma, mi spieghi cosa stavate...?

FRANCESCA. Sta male, malato, non pu sentire la parola Friuli, se sente Friuli gli viene un raptus, una specie di malattia rara, il medico gli ha detto che non c niente da fare, io lo sapevo ma me nero dimenticata, m scappata la parola...

EDOARDO. Un momento, un momento, ch non ci sto capendo un tubo. Cos che ci ha questo qui?

FRANCESCA. Ha una malattia rara: se senti pronunciare determinate parole, ti prende il raptus e aggredisci il primo che capita. Lui non pu sentire la parola Friuli: se sente Friuli, ti ammazza.

EDOARDO. Cio: io vado da lui, gli dico Friuli, lui d di testa e mi ammazza? 

FRANCESCA. Esatto 

EDOARDO. Ce n di malattie del cavolo, ma questa... E perch Friuli?

FRANCESCA. Che ne so? ci ha fatto il militare, in Friuli.

EDOARDO. Ho capito: avr subito abusi in caserma. Ce lo vedo a fare il cuc nellarmadietto. Deve avere la fissa del militare, anche in trasmissione sempre in divisa.

FRANCESCA. E un ex par. Ouh, scusa per il casino e grazie per essere arrivato in tempo.

EDOARDO. Stai scherzando? che pap sarei? Ci mancherebbe. Quando riesci a dare una mano a qualcuno, in realt lo fai per egoismo: ti pulisci la coscienza e dici Per, che bravo che sono. Il bene migliore quello che fai senza lasciare le generalit, tipo lUomo mascherato, Zorro, Spiderman...

FRANCESCA. Tipo angelo custode.

EDOARDO. S, tipo angelo custode, che c anche quando manca.

FRANCESCA. Un bravo pap dovrebbe esser cos, una specie di angelo custode.

EDOARDO. Eh gi.

Pausa.

EDOARDO. Beh, sar ora di fare la nanna. Adesso sono veramente molto stanco. Te la senti di dormire?

FRANCESCA. Dove vai? mi lasci sola con questo? 

EDOARDO. Ah gi, vero. (grattandosi in testa) Che si fa? Lo lasciamo in corridoio?

FRANCESCA. S, cos poi si sveglia e torna qui e ti tocca tramortirlo unaltra volta.

EDOARDO. E sempre un piacere. Ma, non te lo potevi cercare un po pi carino, il fidanzato?

FRANCESCA. Non stiamo pi insieme da un mese.

EDOARDO. A voi, pi uno bastardo e pi vi piace: siete nate per soffrire, e ci riuscite benissimo. Okay, trasciniamolo in camera mia, tanto ci sono due letti, e quello che divide la camera con me dorme per terra.

FRANCESCA. Non voglio dormire sola, ho paura.

EDOARDO. E allora come si fa?

FRANCESCA. Posso venire io da voi, e lui lo lasciamo qui? Cos quando si risveglia non potr cercarmi, non gli verr mai in mente che sono nella camera di fianco.

EDOARDO. Per me va bene, devo avvisare il mio compare, per.

FRANCESCA. Perch dorme per terra?

EDOARDO. (uscendo dalla camera) Perch un barbone professionista, non si trova pi bene a dormire in un letto vero.

Mentre Edoardo torna in camera sua, Francesca raccatta il necessario per trasferirsi. Donato, frattanto, ha smesso di origliare ed ha raggiunto in fretta il suo giaciglio. Giunto in camera, Edoardo si rivolge a Donato.

EDOARDO. Ehi, sveglia, sveglia...

DONATO. Uh, che c?

EDOARDO. C che abbiamo unospite. Lei viene a dormire qui, non vuole rimanere in camera con quello stronzo che lha aggredita. 

DONATO. Lei vuole dormire con te?

EDOARDO. Non vuole rimanere sola. Ti dispiace?

DONATO. (dopo una pausa) No. (alzandosi) Mi sposto io di l.

EDOARDO. No, dove vai? resta qui, tanto ci abbiamo i letti liberi.

DONATO. No, no, siete padre e figlia e avete diritto alla vostra privacy, ci faccio compagnia io allo stronzo.

EDOARDO. Sicuro?

DONATO. Tranquillo. (raccattando le sue povere cose) Dormo meglio con uno stronzo vicino, mi rilassa. Tu sei troppo bravo, con te avrei passato la notte in bianco. 

EDOARDO. Occhio, perch quello se sente la parola Friuli diventa una belva, uno psicopatico pericoloso, ci ha una malattia rara: quando sente pronunciare la parola Friuli ammazza il primo che gli capita a tiro.

DONATO. Friuli?

EDOARDO. S, Friuli?

DONATO. E Venezia Giulia?

EDOARDO. No, solo Friuli.

DONATO. Okay, ricevuto.

EDOARDO. Scusa, ti sto facendo passare una notte di merda.

DONATO. Stai scherzando: questa pace pura rispetto a una notte sui marciapiedi. Lei si sente pi sicura a dormire con te?

EDOARDO. Eh. Ma non insieme

DONATO. S, lho capito. Comunque buon segno.

EDOARDO. Perch?

DONATO. Vuol dire che le piaci, come pap.

Francesca si affaccia alla porta della camera con fare circospetto. 

FRANCESCA. Salve!

DONATO. Salve!

FRANCESCA. (a Donato) Scusi il disturbo.

DONATO. (piazzando le sue cose) Niente, si figuri.

FRANCESCA. (facendo dello spirito) Tanto non russo

DONATO. Non si preoccupi, signorina, io vado di l.

FRANCESCA. Come?

DONATO. Cos tengo docchio quello l. Buonanotte. Dorma bene, mi raccomando.

FRANCESCA. Mi scusi, ma lei ha una faccia conosciuta, non che ci siamo gi visti?

DONATO. Non mi pare

Donato esce senza voltarsi e chiude la porta alle sue spalle.

FRANCESCA. (commentando lincontro con Donato) Ma un barbone vero!

EDOARDO. Te lho detto, un professionista.

FRANCESCA. (sniffando laria, schifata) Eh s, un professionista. 

EDOARDO. S. E domani ci d il cambio in trasmissione: un altro caso umano. 

FRANCESCA. Ti dispiace se prendo questo letto qui? Io di solito dormo da questo lato. (si accomoda nellunico letto sano)

EDOARDO. Per niente. Io dormo sullaltro lato.

Edoardo spegne le luci rimaste accese e si corica con fatica nello scomodo letto rotto.

EDOARDO. Come va?

FRANCESCA. Una serata movimentata. 

EDOARDO. Cerca di dormire. (spegnendo lultima luce accesa sul comodino) Cessato pericolo. Buonanotte.

Pausa.

FRANCESCA. Ehi

EDOARDO. Cosa c?

FRANCESCA. Sei la prima persona da cui mi sento veramente protetta, pap, da un sacco di tempo.

EDOARDO. Grazie.

Pausa.

FRANCESCA. Ehi.

EDOARDO. Uh?

FRANCESCA. Mi canti qualcosa?

EDOARDO. Che devo fare?!

FRANCESCA. Senza musica non riesco ad addormentarmi. Di solito uso il walkman, ma mi sono finite le pile. 

EDOARDO. Io so solo Il Piave. 

FRANCESCA. Che?

FRANCESCA. Lunica canzone che so Il Piave, me la facevano cantare a scuola.

FRANCESCA. Va benissimo.

Tanto per sancire definitivamente la paradossale situazione Edoardo si mette a cantare il Piave. Nellaltra camera, Donato si coricato sui cartoni, dopo un altro lungo sorso di vino. A terra vicino a lui, per, Vincenzo sembra riprendere i sensi, dolorante. Donato si solleva, afferra uno dei suoi scarponi, guarda Vincenzo e gli bisbiglia:

DONATO. Friuli!

Vincenzo ha un sobbalzo rabbioso, ma Donato lo tramortisce di nuovo con un forte colpo di scarpone in testa. In sottofondo, Edoardo che canta la canzone del Piave. Buio.



ATTO SECONDO


PRIMO QUADRO

Studio TV, trasmissione CUORI A MILLE, come nel primo quadro. In studio, Alba, Francesca, e Vincenzo che, oltre alla solita tenuta paramilitare, monta una vistosa fasciatura in testa. Alla base dellalbero natalizio notiamo, fra i vari pacchetti regalo, uno blu con fiocco giallo.

FRANCESCA. S. Lunico grande desiderio, a parte rivedere mio padre, sarebbe quello di una casetta tutta mia, cosa che ancora non mi posso permettere , ma piano piano

ALBA. Sei disposta a perdonarlo?

FRANCESCA. Mio padre? S, anche perch non credo che le colpe siano state tutte sue, e comunque anche incontrarlo per parlarne, pu servire a chiarire tante cose che

ALBA. (al pubblico) Voi sapete che cercare persone di cui non si hanno notizie da anni molto difficile e costoso. Francesca, come tanti altri, non aveva n il tempo n i mezzi per farlo. Ma noi di CUORI A MILLE s, e abbiamo deciso di dare una mano a Francesca. (a Francesca) Sei in ansia, vero?

FRANCESCA. Be, s, un po

ALBA. Vincenzo!

VINCENZO. Comandi!

ALBA. Povero Vincenzo, col turbante: che cosa ti successo?

VINCENZO. Niente, sono scivolato mentre facevo la doccia, ieri sera.

ALBA. Una brutta botta?

VINCENZO. Eh, abbastanza.

ALBA. Chiss quante delle nostre telespettatrici avrebbero voluto essere le prime a soccorrerti! Bene, non mi rimane che farti la domanda di rito: abbiamo rintracciato il pap di Francesca?

VINCENZO. S, Alba, il pap di Francesca stato rintracciato.

ALBA. (al pubblico) Il pap di Francesca stato rintracciato. Resta da vedere se ha accettato di incontrare dopo ventidue anni sua figlia, qui da noi a CUORI A MILLE. E questo lo sapremo durante la seconda parte della trasmissione. Prima, per, avremo un incontro speciale con un personaggio veramente speciale: pensate, un signore che tiene corsi di sopravvivenza metropolitana per aspiranti barboni. E questo dopo la pubblicit: restate con noi.

Applausi finti, stacchetto musicale, sui monitor parte il blocco di pubblicit, di cui ci arriva laudio a basso volume. Francesca torna in quinta.

ALBA. (alla regia, alludendo a Vincenzo) E mai possibile che questo venga in studio cos?

VOCE REGIA. Non ci ha avvisati che sera fatto male. Alba, per favore

ALBA. Per favore voi, che fate solo casini! Mica per colpa mia che rifacciamo la registrazione! 

VINCENZO. Faccio tanto schifo?

VOCE REGIA. Se la produzione mollasse pi soldi per i nastri, non succederebbe.

ALBA. (a Vincenzo) Sembri un arabo venuto male, fatti vedere il meno possibile, che mi dai sui nervi. (alla regia) Te lo ricordi che anche a settembre abbiamo registrato col nastro smagnetizzato? Eh? 

VOCE REGIA. Non cero io, a settembre.

ALBA. E la seconda volta che tocca rifare tutta la puntata daccapo.

VOCE REGIA. Cosa ti frega?

ALBA. Mi frega che poi, domani, ne dobbiamo registrare due, di puntate, e voglio vedere come, se ci tolgono lo studio alle tre. Mica vendo polli, sono una professionista, io. Dov il barbone?

VINCENZO. E qui, pronto. (chiamando verso la quinta) Nardecchia?

DONATO. (facendo capolino, chiuso in un cappotto sotto il quale, per, sbucano due gambe nude i cui piedi finiscono nei famigerati scarponi) Eccolo!

VINCENZO. Ha tutto?

DONATO. (mostrando i suoi attrezzi: cartoni, giornali, una cetra finta e una rudimentale corona di alloro) Si, tutto.

ALBA. (schifata da Donato) Ma come vi vengono certe idee, dove lavete pescato, questo qui? In un cassonetto?

VOCE REGIA. E in tema con la beneficenza, vedrai che funziona.

VINCENZO. (indicando a Donato la zona natalizia) Si appoggi sotto lalbero, con le sue cose: va bene?

DONATO. Signors.

VOCE REGIA. Attenzione: fra trenta secondi in studio!

VINCENZO. Aspetti l dietro, entri quando Alba la chiama (Donato torna dietro la quinta).

ALBA. Non la faccio pi, questa trasmissione di merda, lultimo anno, non la faccio piVi mando tutti a spasso, voglio vedere

VOCE REGIA. Attenzione: meno cinque, quattro, tre

Applausi finti e stacco musicale.

ALBA. (al pubblico) Ed eccoci ancora insieme a CUORI A MILLE. Dicevo, un ospite speciale, un personaggio davvero originale, oggi qui con noi: lui insegna tecniche di sopravvivenza metropolitana per aspiranti barboni, il signor Donato Nardecchia!

Applausi finti, stacco musicale: entra Donato, con tutte le sue cianfrusaglie.

ALBA. Buonasera.

DONATO. Buonasera.

ALBA. (avvicinandosi alla zona natalizia) Poggi pure qui, prego. (Donato appoggia le cianfrusaglie) Allora, immagino che questi oggetti le servano per una dimostrazione.

DONATO. S.

ALBA. Dicevo, lei ha questa sua scuola, (leggendo dai suoi appunti) la libera facolt di barbonologia.

DONATO. La prima libera Facolt di Barbonologia, io sono il rettore, s.

ALBA. Lei il rettore, dunque. E quanti insegnanti avete?

DONATO. Due: io e Cico, che per non parla, assiste. E il mio assistente.

ALBA. Come mai lidea di aprire questa scuola cos particolare, una scuola di barbonologia?

DONATO. Perch con laria che tira, in futuro ci saranno sempre pi barboni, e quindi se te fai una scuola, poi sei pi pronto per quando arriva il momento. Puoi sfruttare il trend, come si dice.

ALBA. Mi sembra un po pessimista: lei dice che in futuro ci saranno sempre pi emarginati?

DONATO. S, purtroppo, anche pi emarginati, che diverso da barboni: io ho parlato di barboni, che sono quelli che questa vita la fanno per scelta.

ALBA. E lei perch ha fatto questa scelta?

DONATO. Sa, sono un fan di San Francesco, che aveva scelto di non avere niente, e aveva ragione: non avere niente aiuta a tenere mente libera e memoria pronta.

ALBA. Ho capito. Ma adesso veniamo a qualche dimostrazione. Qui ci sono dei cartoni e dei giornali: a che servono?

DONATO. Servono a difendersi dal freddo e a dormire. (maneggiando i materiali) Il cartone va preso ondulato, mi raccomando, ondulato. Si trova dappertutto, il migliore lo trovi negli autoricambi, oppure nei magazzini di elettrodomestici, dove ce n anche di matrimoniali, tipo i cartoni dei frigoriferi, che sono i pi spessi e ci dormi da Dio. I giornali vanno bene per coprirsi sotto i vestiti, ti ci copri pancia, reni e fegato. Per non vanno messi a contatto con la pelle, perch i giornali sono pieni di piombo, c' il piombo della stampa, e il piombo veleno, mi raccomando

ALBA. Molto interessante, anche se fa un certo effetto come lezione.

DONATO. Mi dia retta: impari anche lei, non si sa mai nella vita

ALBA. (Farebbe volentieri degli scongiuri) Invece, per quel che riguarda il cibo? Come procurarsi da mangiare, un pasto caldo? Ci sono le mense per i poveri, no?

DONATO. Guardi, la regola semplice: pi le mense sono famose, pi il mangiare fa schifo. Se siete stufi delle mense, e avete i soldi, vanno benissimo le rosticcerie. Se non avete i soldi, allora dovete procurarveli.

ALBA. Ecco, appunto: come? Chiedendo lelemosina o?

DONATO. Eh s, chiedendo lelemosina, ma qui si vede larte, perch ci vuole fantasia, bisogna che ognuno si inventi il suo sistema

ALBA. Infatti, mi dicono che lei ultimamente ne ha inventato uno tutto speciale, di sistema: ce lo vuole far vedere?

DONATO. S. (togliendosi il cappotto e rivelando una rudimentale tenuta da antico romano: tunica bianca corta senza maniche, e gonnellino bianco) Perch, sa, quelli normali ne han piene le balle di quelli che gli vanno incontro chiedendo soldi; meglio sedersi a terra col cartello con su scritto HO FAME. Oppure ti inventi un bel sistema tuo originale come questo qui (mettendo in testa la corona di alloro, e impugnando la cetra finta) 

ALBA. Che sarebbe?

DONATO. Sarebbe vestito da antico romano: io giro conciato cos e dico (fingendo di suonare la cetra e allungando il palmo della mano) Date a Cesare quel che di Cesare, date a Cesare quel che di Cesare!

ALBA. E funziona?

DONATO. Abbastanza: ci resti anche simpatico, alla gente, non gli rompi le balle.

ALBA. La cetra, per, la suonava Nerone, non Cesare.

DONATO. Sempre romano era. 

ALBA. Bene, signor Donato, grazie della lezione. (al pubblico) Ma sappiate, cari amici ed amiche, che la lezione del nostro signor Donato non servir a tutti i senza-dimora, barboni o emarginati. Non certo a quelli che verranno ospitati nei sette centri accoglienza che saranno realizzati grazie alle vostre offerte alla campagna UN MATTONE PER SETTE CASE. UN MATTONE PER SETTE CASE ci permetter di costruire sette case-accoglienza in sette grandi citt: Roma, Milano, Torino, Napoli, Genova, Palermo, Bari e Cagliari. (prendendo il pacchetto blu col fiocco giallo sotto lalbero) Vedete questo? un mattone: ogni pacchetto UN MATTONE PER SETTE CASE. Su ogni mattone, il nome di ciascuno di voi! Su ogni mattone la firma della vostra generosit! Dieci euro, solo dieci euro per un mattone: ecco in sovrimpressione il numero del conto, e lindirizzo per i versamenti on-line. Mi raccomando! Glielo dica anche lei, signor Donato.

DONATO. S: (al pubblico) mi raccomando!

ALBA. Bene, grazie. Ma una casa, come ben sapete, anche il desiderio della nostra Francesca dov Francesca?

Entra Francesca che raggiunge Alba.

ALBA. Anche la nostra Francesca ha espresso il desiderio di una casetta tutta sua: e chi, se non il suo pap, pu per primo esaudire questo desiderio? Il pap che Francesca non vede da ventidue anni e che stasera qui!

Vincenzo introduce Edoardo. Scena commovente di padre e figlia che si riabbracciano dopo tanti anni: luci roteanti, violini a manetta. Padre e figlia si scrutano, si accarezzano, si abbracciano, farfugliano sconnesse espressioni daffetto.

ALBA. Allora, signor?

EDOARDO. Edoardo. Edoardo Scala.

ALBA. Allora, signor Edoardo?

EDOARDO. Eh be sa non ci sono parole il momento pi bello della mia vita sono troppo emozionato non so se

ALBA. Avrete molto da dirvi.

EDOARDO. Credo proprio di s.

ALBA. Sua figlia ha detto che avrebbe bisogno di una casa tutta sua: lei lavora?

EDOARDO. S.

ALBA. Che lavoro fa?

EDOARDO. Imprenditore, sono un piccolo imprenditore. Anche se, sa, sono tempi duri, leconomia non gira, il paese in difficolt 

ALBA. (interrompendolo) Allora, questa casa gliela compriamo a sua figlia, o no?

EDOARDO. Certamente, certamente, ci mancherebbe. Non navigo nelloro, ma una casetta la troviamo di sicuro. Con qualche sacrificio... 

ALBA. (al pubblico) Chiss quale futuro aspetta padre e figlia ritrovati. Be forse qualche anticipazione del loro futuro c una persona che pu darcela: la nostra Wanna!

Stacco musicale, applausi finti. Entra Wanna, con Vincenzo che la aiuta a spingere la lettiga per la lettura delle natiche.

WANNA. Buonasera, buonasera a tutti: pace, prosperit, fortuna e benessere a figlia e pap!

ALBA. Ciao, Wanna.

WANNA. Ciao, Alba.

ALBA. Signori, non avete idea delle richieste che Wanna riceve per la sua lettura delle natiche? (a Wanna) Quante persone si sono sottoposte alla lettura, solo nellultima settimana?

WANNA. Tra il mio studio e le letture a domicilio, novantuno.

ALBA. Quindi, in tutto?

WANNA. Centottantadue natiche.

ALBA. (al pubblico) Un applauso per le natiche lette da Wanna! (applausi registrati, entusiasmo) Ebbene, oggi, per noi di CUORI A MILLE, solo per noi, Wanna legger le natiche di Francesca e del suo pap, per predirne, ma soprattutto, propiziarne il futuro. Allora, signor Edoardo, si accomodi pure

EDOARDO. No, un momento, piano. Io questa cosa non la faccio mica. Non era negli accordi.

FRANCESCA. E nemmeno io, scusate.

ALBA. (alla regia, urlando) Stop! Ma porca vacca, non la gireremo mai, sta puntata! (a Edoardo) Cosa cavolo mi combini, scemo?!

EDOARDO. No, guarda, scema sarai te, perch, se proprio ci tieni, la lettura delle chiappe te la fai fare te. Ieri mica labbiamo fatta. Cos sta novit? Da dove viene fuori?

ALBA. Sono gli autori, ce lhan messa gli autori, sta cosa, gli venuta fuori oggi, lidea!

EDOARDO. Possono mettere quello che vogliono, gli autori, nel mio contratto si parla di padre che ritrova la figlia, e stop: niente camminate sui carboni ardenti, niente dire quanti fagioli ci sono nel vaso, niente gara di barzellette, niente calarsi appesi a una fune, niente bendati ad infilare la mano in una pentola per indovinare se pur di patate o mousse al cioccolato, e niente lettura delle chiappe. Solo pap incontra figlia, e basta.

FRANCESCA. Nel mio contratto, uguale.

ALBA. (a Vincenzo, indicando Francesca) Non me lhai fatta prendere te, questa deficiente? 

VINCENZO. (imbarazzato, a Francesca) Dai, che ti frega, fallo, no? 

FRANCESCA. Ve lo scordate. 

EDOARDO. (a Vincenzo) Te stai muto, maraja, o ti si denuncio per ieri sera: muto, capito?

ALBA. Ma di che cosa state parlando?

VOCE REGIA. Okay, gente, pausa per tutti. Riprendiamo tra un quarto dora.

ALBA. Riprendiamo da dove?

VOCE REGIA. Dallingresso di Wanna. Se vi mettete daccordo, le legge a padre e figlia, se no le chiappe le legge a Vincenzo, come da scaletta di ieri. A dopo.

ALBA. (a Edoardo e Francesca) Se ne pu parlare?

EDOARDO. Di cosa?

ALBA. Di farvi leggere le chiappe. E una bella idea, mi tira su la trasmissione. Vero, Wanna?

WANNA. Eccome!

In studio calano le luci di scena e salgono quelle di servizio.

EDOARDO. No, a me non va. (a Francesca) A te va?

FRANCESCA. Neanche per idea.

ALBA. (a Francesca) Sei entrata troppo nella parte, bella: (indicandole Edoardo) guarda che non il tuo pap vero, puoi decidere da sola.

FRANCESCA. Niente da fare.

ALBA. E va bene, non mi aspetto che le diate via gratis, le vostre preziose chiappe: quanto?

VINCENZO. (ad Alba, cercando di rabbonirla) Alba, se non le va, non le va, e

ALBA. Zitto, idiota: (chiamando) regia!

VINCENZO. Non c nessuno, sono in pausa.

ALBA. Allora va a parlare in produzione, chiedigli di quanto possono sforare.

Vincenzo va via umiliato. Intanto Donato se ne sta in disparte, nei pressi dellalbero di Natale.

ALBA. Adesso sentiamo la produzione e vediamo quanto

EDOARDO. Non se ne parla, Alba, non per soldi. Lo vedi che siamo qui anche oggi, a ripetere la registrazione di ieri che venuta male perch il nastro era smagnetizzato. E per oggi, non so se te lhanno detto, io e lei che fa la parte di mia figlia (indica Francesca) non prendiamo il gettone, ma solo il rimborso pasti: quindi non per soldi che non voglio farmi leggere le chiappe, ma perch le mie chiappe sono lunica cosa dignitosa che mi rimasta, sono pi decorose le mie chiappe della mia faccia: se a me mi dicono faccia di culo, per me non un insulto ma un complimento. Quindi io, le mie chiappe, non le faccio vedere.

ALBA. Ma sono coperte, a casa non le vede nessuno.

EDOARDO. Le vedono, le vedono con limmaginazione: (infervorandosi) guardano la faccia di quella l che me le sta leggendo (indica Wanna), e VEDONO le mie chiappe, le vedono riflesse nella faccia di quella l! Mostrare le chiappe a quella l significa mostrarle anche al pubblico: la magia della televisione. Tu lo sai, come funziona. Labbiamo fatta anche insieme per tanto tempo, la televisione, e allora facevamo le televendite, dove sei l con un trapano da due soldi che devi vendere a centosettanta volte il suo valore. E alla gente, dentro quel trapano, devi far VEDERE la soluzione di tutti i suoi problemi; deve VEDERE il messia, dentro il set di pentole che si sciolgono la prima volta che le metti sul fuoco; nel frullatore milleusi devi fargli VEDERE la forza di Excalibur; nellaspirapolvere a vapore loro VEDONO linenarrabile potenza di uno tzunami. E per lo stesso principio, nella faccia di quella l (c.s.) VEDONO le mie chiappe depresse s, ma immacolate. Fagli vedere le chiappe del tuo amichetto, ch tiri su il morale alle casalinghe insoddisfatte. 

WANNA. No, Vincenzo no, con quellorrendo turbante in testa

ALBA. Ci servi tu, e questa scema qui (a Francesca)!

FRANCESCA. Senti, hai rotto con gli insulti. Hai capito, vecchia rifatta? Che credi? Che Vincenzo ti sta dietro perch le piaci?

ALBA. Zitta, deficiente.

FRANCESCA. Sei un mostro, dentro e fuori. Non ti frega niente degli altri, delle cose conosci il prezzo ma non il valore, dentro sei arida come le TUE chiappe, quelle che dovresti farti leggere. 

ALBA. Ehil, ha le fregole anche la signorina: (a Edoardo) lo sai che fate proprio una bella coppia, voi due?

Durante le schermaglie, Donato, non visto si impadronisce del pacchetto blu col fiocco giallo, sostituendolo sotto lalbero di Natale con un altro identico.

FRANCESCA. Per te gli ospiti in trasmissione sono solo dei monouso, usa e getta, usa e getta, avanti un altro! Non te lho fatta male, la parte della figlia abbandonata, no? Rispondi, se hai le palle.

ALBA. No, non era male.

FRANCESCA. E sai perch? Perch la storia che ti ho raccontato, a parte le balle che hanno scritto i tuoi autori, veramente assurde, la mia storia VERA. Ma a te non t venuto manco in mente perch non te ne frega niente, a te non frega niente che una storia sia vera o no: basta che FUNZIONI, che faccia ascolto. 

ALBA. E qui che sbagli, cocca: lo sapevo benissimo, e tho fatta accoppiare con luomo giusto, perch anche lui (indicando Edoardo) un padre mancato: la figlia glielha portata via sua moglie quando scappata con lamante. (a Edoardo) Quando stato? Ventanni fa, giusto? E per forza: come poteva rimanere con un fallito come te? La fai bene la parte del padre mancato, sembri un attore vero. E tua figlia dov? Perch non lo dici a tutti che ha cambiato cognome, citt, non vuole averci niente a che fare con te, fallito. Fallito anche in questo.

EDOARDO. Sei una merda. Che ne sai del dolore che ci ho dentro? Che ne sai quanto lho cercata, quanto avrei voluto parlarci? Si fatta una vita, lei. Ma forse giusto cos, forse meglio non avercelo, un padre, che averne uno come me.

FRANCESCA. (abbracciandolo) Non vero. 

ALBA. Invece la pura verit, carina: questo qua non mai stato capace di niente, nemmeno di avere una figlia.

DONATO. Non ci vuole niente ad avere una figlia, a tirarla su che ci vogliono le palle. Pure per diventare genitore io ci farei dei corsi, come per diventare barbone, ch se non fai il genitore come si deve, ti meriti di finire barbone!

ALBA. Ecco, ci mancava anche il barbone! Per favore, lei, quello che doveva fare lha fatto.

DONATO. Ha ragione: quello che dovevo fare lho fatto.

ALBA. E allora le spiacerebbe non rompere i coglioni?

DONATO. Sta scherzando? lo scopo della mia vita! Vi lascio soli.

Donato esce.

WANNA. Allora, che si fa? queste natiche le leggiamo o no?

ALBA. (a Edoardo) Guarda che te le scordi, le marchette in tiv, se ti rifiuti.

FRANCESCA. (tenendosi abbracciata a Edoardo) Non se ne parla proprio.

ALBA. Ah no?

EDOARDO. No.

FRANCESCA. No: (staccandosi e avviandosi) puoi fare quello che ti pare, pazza furiosa. Puoi tenerti anche Vincenzo, e puoi tenerti anche il mio gettone, che vale pi di Vincenzo.

Francesca esce.

EDOARDO. Prima o poi faranno fuori anche voi, qui. Cosa credete, di essere insostituibili? Siete solo due clown del circo Mangiafuoco, due marionette da niente, nel giro di un mese nessuno si ricorder pi di voi. 

WANNA. Parla per te, cretino.

EDOARDO. Eh gi, te ne intendi di cretini, tu, perch solo i cretini possono dar retta a una cos. Ma infatti il problema non sei tu, sono i cretini che credono alle tue truffe e che ti pagano per un consulto. Meglio farsi truffare che sentirsi soli, a questo serve la tv.

ALBA. Non hai ancora capito niente della vita, a quanto vedo.

EDOARDO. Oh, no no, da voi ho imparato tantissimo, care socie mie che mi avete ridotto sul lastrico.

ALBA. Ancora con questa storia?! Lhai voluto fare te il legale rappresentante, caro.

EDOARDO. Potevo farlo solo io, ero lunico con la fedina penale pulita; lo dovevo capire gi dai primi ammanchi che mi stavate truffando. 

ALBA. Uffa, piantala! Sono passati quindici anni!

EDOARDO. Ce lho ancora legata al dito, io. Fossi in te non mi rilasserei ancora: te lho promesso che ti rovino, aspetto solo loccasione.

ALBA. Bum!

EDOARDO. Come se non lo sapessi che fate la cresta su tutto: quanto mettete in tasca con UN MATTONE PER SETTE CASE? il venti per cento? il trenta?

ALBA. Ma sei proprio in salamoia! Ci vogliono le prove, nei tribunali, le prove. Davvero: pirla eri, e pirla rimani.

EDOARDO. Non vi baster farmi avere una marchetta ogni tanto per pulirvi la coscienza.

ALBA. (canzonatoria) Allora te lo spiego, cos forse capisci: in ogni iniziativa di beneficenza ci sono dei "rimborsi spese per chi la organizza, e noi di spese ne abbiamo tante.

EDOARDO. Attenta che li becco, quelli che vi fatturano queste spese: una sola fattura gonfiata, una sola mi basta.

ALBA. Te non beccherai un bel niente! Te, e quelli della Finanza. Non siam mica sceme, noi, le mani nella marmellata le mettiamo quando mamma non c. Te capi? Dovresti solo ringraziarmi. Tho trovato lavoro come autista, poi come magazziniere, ci hai la marchetta in tiv ogni tanto, sei stato due anni in redazione: se non era per me, non ti salvavi.

EDOARDO. La tua elemosina non laccetter pi, questa volta lultima, me lo son trovato da me un lavoro pulito, comincio dopodomani, lontano da qui.

ALBA. E che fai?

EDOARDO. Impresa di pulizie.

ALBA. E pi sporco che pulito, come lavoro, ah ah ah. Auguri.

EDOARDO. Qui di sporco ci sei solo tu, gli hai pure rubato luomo, a quella povera ragazza. Ma non ti fai schifo? Guarda che quello come si chiama?

ALBA. Vincenzo?

Entra Vincenzo, non visto dalle due donne.

EDOARDO. Eh, anche lui ti mander a cagare presto.

ALBA. Vincenzo solo uno stallone babbeo: ne ho altri dieci pronti a prendere il suo posto. Si pesterebbero fra loro pur di farsi gingillare dalla sottoscritta.

Vincenzo si nasconde per ascoltare non visto.

EDOARDO. (che ha visto Vincenzo) Strano, sembravi innamorata.

ALBA. (a Wanna) Hai sentito? Io innamorata? Ah ah ah.

WANNA. Di quel cretino? Ah ah ah! Il cervello ce lha per zavorra, per non fargli volar via la testa!

EDOARDO. Mi fate pena. (avviandosi) Mi fate pena: ogni uomo sano di mente ha da andarsene il pi lontano possibile da due come voi.

ALBA. Ah s? E tu dove andrai, cocco?

EDOARDO. (sulluscita, dalla parte opposta rispetto a dove si trova Vincenzo) Lontanissimo, aa Pordenone. Ignoranti come siete, scommetto che nemmeno sapete dov Pordenone. 

Le due si guardano interrogativamente, poi urlano in direzione di Edoardo che esce: 

WANNA. Lo sappiamo benissimo 

ALBA. E in Friuli, scemo! 

Quindi si precipitano allalbero di Natale, ansiose di recuperare il pacchetto blu. Colto da raptus omicida, Vincenzo emerge dal suo nascondiglio e si avvicina minaccioso alle loro spalle. Le donne scartano il pacchetto, che per contiene un mattone, non le banconote. Neanche il tempo di restarci male, che si accorgono dell'incombente Vincenzo il quale, raggiuntele, con sguardo furente domanda loro: 

VINCENZO. Dove avete detto che sta Pordenone?

WANNA. In Friuli.

ALBA. S, in Friuli: perch?

Buio.



SECONDO QUADRO

La scena mostra nuovamente il corridoio dellinfimo albergo. Entrambe le stanze, quella di Francesca e quella di Edoardo, sono illuminate.
Francesca, che indossa un accappatoio, sta mettendo a posto la sua roba nella borsa. Lo stesso sta facendo Edoardo, nella camera attigua. I movimenti dei due, guidati da una tenera musica di sottofondo, sono come magicamente sincronizzati. Edoardo accosta delicatamente lorecchio alla parete della stanza vicina, come a voler sentire cosa sta accadendo di l. Anche Francesca accosta lorecchio per il medesimo motivo nello stesso momento. Un attimo di intenso silenzio, poi entrambi si staccano dalla parete e vanno in bagno, chiudono la porta, tirano lo sciacquone tutto insieme - poi riaprono la porta; Francesca sistema sul letto i vestiti che indosser e siede accanto ad essi a contemplare i pupazzi di Qui e Qua, prima di riporli in valigia.
Lingresso di Donato nella stanza di Edoardo rompe la magia dellunisono. La stanza di Francesca va in penombra.

DONATO. U, compa, stai levando le tende?

EDOARDO. Come vedi

DONATO. Andate via insieme?

EDOARDO. Insieme chi?

DONATO. Tu e Francesca: non lhai adottata?

EDOARDO. (facendo spallucce) Ma dai

DONATO. Siete una bella coppia, guarda che quella ti prende, come pap.

EDOARDO. (come a volersi far convincere) Ma che stai dicendo

DONATO. A te ti piace, di la verit. 

EDOARDO. Come figlia? (pausa) S. (pausa) Avrei uno scopo, almeno.

DONATO. Quella ci ha bisogno di un guardaspalle bacchettone, e tu vai benissimo.

EDOARDO. Ma che benissimo! Io non valgo niente, non riesco a combinare mai niente di buono.

DONATO. Non vero, a fine registrazione sei stato bravissimo.

EDOARDO. A fare che?

DONATO. Le hai mandate allospedale a quelle due.

EDOARDO. Ma chi?

DONATO. Non fare lo gnorri. Alba e Wanna. Fratture multiple, lamico nostro lha pestate di botte.

EDOARDO. Friuli?

DONATO. Hanno detto in che regione sta Pordenone, e Vincenzo gli piombato addosso come una belva. Cos ci siamo levati di mezzo pure a lui: lhanno internato, si prevede almeno un annetto di cure coatte.

EDOARDO. Non ci credo.

DONATO. Allora controlla: policlinico SantAndrea, traumatologia donne e psichiatria uomini. 

EDOARDO. (esultando, delirando e facendo salti di gioia) Yuuuh! Erano secoli che non mi toglievo una soddisfazione! Dio esiste! Esiste? Certo che esiste, boia dun mondo ladro! Godo come un pazzo! Scusi, come gode lei? Come un pazzo, ch non si vede? Dica un po lei se c uomo pi felice di me! No che non c! Ah che soddisfazione, voglio morire adesso che sono felice, uccidetemi, ora, voglio morire felice! Finalmente! Finalmente! Pestate di botte! Meraviglioso, s, s, s!!!

DONATO. (placandolo) E dopo che tu le hai mandate allospedale, adesso noi le mandiamo pure in galera.

EDOARDO. (ricomponendosi) Noi chi?

DONATO. Io e te. Allora: gi la maschera. Guardami attentamente, io non sono quello che sembro, guardami bene: io sono uno che faceva la televisione, tanti anni fanon ti ricordi? Non te la ricordi, sta faccia?

EDOARDO. (dopo averlo fissato attentamente) Ecco! Ecco perch mi sembrava di averti gi visto! Tu seitu eri sei tu quello che ha inventato la nuova televisione, la televisione di oggi, tu erieri

DONATO. Uno stronzo, lo stronzo numero uno, uno stronzo grosso, che tu manco ti immagini. Facevo una vita da stronzo integrale. Poi sono diventato un fan di San Francesco, e oggi sono un fan del santo patrono della giustizia: San Vittore. (mostrando una videocassetta) Su questo nastro ci sta registrato tutto il fuori onda della trasmissione, dove Wanna e Alba praticamente si autodenunciano. 

EDOARDO. E come hai fatto a?

DONATO. Ci ho ancora alcuni amici nellambiente: bastato dire al cameraman di continuare a registrare. Adesso ci mettiamo un bel fiocco e sar il nostro regalo di Natale per la Procura della Repubblica. Ce n a sufficienza per farle incriminare di appropriazione indebita, furto e truffa. 

EDOARDO. Tombola. Ma tu che centri? 

DONATO. Un favore alla Finanza. Un maresciallo svelto mi ha riconosciuto e ho pagato il suo silenzio collaborando. Se si sapesse chi sono, sai che palle coi giornalisti? La Finanza sospettava e gli stava addosso da parecchio, alle due comari. Ma non avevano le prove.

EDOARDO. Adesso ce le hanno.

DONATO. Esattamente. (dando ad Edoardo il pacchetto blu col fiocco giallo) E questo lho preso sotto lalbero di Natale in studio.

EDOARDO. Un mattone della solidariet?

DONATO. Non un mattone. (aiutando Edoardo a piegarlo) Tu hai mai visto un mattone che si piega? Apri.

EDOARDO. (scartando il pacchetto) Che cos? (il pacchetto contiene un mazzo di banconote da 500 euro) Ma sono un sacco di soldi!

DONATO. Centocinquantamila euro in tagli da cinquecento. Inguattavano i soldi della cresta in un pacchetto riconoscibile. Pigliateli tu.

EDOARDO. Ma sei scemo?!

DONATO. No.

EDOARDO. Sono soldi della beneficenza. Io che ci che centro?

DONATO. Questi soldi non risultano da nessuna parte. E la raccolta per i poveri va a gonfie vele comunque. Centocinquantamila in pi o in meno non fanno la differenza.

EDOARDO. Ma scusa, perch non li prendi tu, allora? Perch li dai a me?

DONATO. Perch a me non mi servono. 

EDOARDO. Ma come non ti servono, dai!

DONATO. Risarcimento danni da quelle due. Okay?

EDOARDO. (disorientato) Ma sei sicuro?

DONATO. Ti fanno comodo, no?

EDOARDO. Be s, insomma, come no?

DONATO. E allora pigliateli. Fanne buon uso, per.

EDOARDO. Tipo?

DONATO. Mi fido di te. (costringendo Edoardo a tenersi i soldi) Io mi avvio, ti aspetto al bar, ci facciamo lultimo goccio insieme. Offri te. Mo sei ricco. Ci vediamo a quel bar da signori che sta in fondo alla via?

EDOARDO. Quello coi tavoli fuori dove vanno quelli della tv?

DONATO. Esatto.

EDOARDO. Va bene, passo a salutare Francesca, ed arrivo.

DONATO. (con intenzione) Bravo, passala a salutare.

Donato esce dalla stanza, ma invece di dileguarsi si nasconde nel corridoio come per controllare le prossime mosse di Edoardo.
Edoardo, ancora in confusione, mette i soldi in tasca, poi chiude il suo bagaglio ed esce dalla camera per andare a bussare alla porta di Francesca. Bussa, ma non ottiene nessuna risposta. Si appresta ad andarsene. Donato, nellombra, in ambasce. Francesca, con laccappatoio indosso, esce dal bagno e arriva alla porta un attimo prima che Edoardo sparisca dal corridoio. Donato si rilassa. 

FRANCESCA. Edoardo!

EDOARDO. Sto andando. Ero passato a salutarti.

FRANCESCA. Io... stavo per fare la doccia. Oggi ho anche un colloquio di lavoro.

EDOARDO. Incrociamo le dita. Be, allora arrivederci.

FRANCESCA. No, dai. Se mi aspetti un po ci avviamo insieme. Magari prendiamo una cosa al bar. Siediti sul letto. Ci metto un minuto, non mi dire di no.

EDOARDO. (entrando nella camera) Va bene.

FRANCESCA. Bravo. Mi fa piacere.

EDOARDO. Fa piacere anche a me.

FRANCESCA. Gliele hai cantate, a quella.

EDOARDO. Pure tu.

FRANCESCA. Siamo stati una buona squadra, non c che dire. (Francesca si avvicina ad Edoardo, gli d un piccolo bacio sulla fronte) Vado. Faccio presto.

Francesca entra in bagno. Edoardo si siede. Si avverte il rumore dellacqua della doccia. Qualche attimo di silenzio, poi Francesca attacca a parlare portando la voce, imitata da Edoardo.

FRANCESCA. Scusa, ti posso chiedere una cosa?

EDOARDO. Si, dimmi.

FRANCESCA. Ma di tua figlia, nessuna notizia? Non sai dov, che fa?

EDOARDO. No. Buio assoluto.

FRANCESCA. Non ti venuto in mente che ne so di farla cercare?

EDOARDO. E perch? Non mi vuole, cos chiaro

FRANCESCA. Chiss che idea si sar fattaChiss che cosa le avranno raccontato

EDOARDO. Preferisco starmene in disparte, non mi va di complicarle ulteriormente la vita.

FRANCESCA. Forse hai ragione. Io, pur senza i genitori, me la sto cavando, sai? 

EDOARDO. (a voce bassa) Fai bene.

FRANCESCA. Che hai detto? 

EDOARDO. Fai bene. Sei una ragazza in gamba. Per, se vuoi un consiglio, occhio a quelli come quel fuori di testa, Vincenzo.

FRANCESCA. Il fatto che dei vuoti restano. E a volte, per riempirliInsomma, hai visto

EDOARDO. S. 

FRANCESCA. Comunque, per il futuro ho altri programmi. A me lunica cosa che davvero mi manca una casetta mia. Ne ho anche trovata una carina davvero. Ma chi me li d centotrentamila euro? E un monolocale pi servizi, pieno di luce. Penso che potrei viverci proprio bene. 

EDOARDO. Centotrentamila?

FRANCESCA. Centotrentamila.

EDOARDO. (trae di tasca i soldi, ne conta centotrentamila e, con evidente orgoglio, li pone sulla valigia di Francesca) Mica pochi, sono una bella cifretta

FRANCESCA. Magari bastassero! Ce ne vogliono minimo altri seimila per il notaio.

EDOARDO. (Mentre aggiunge gli altri seimila con meno entusiasmo, realizzando che per s comincia a restare ben poco) Quelli poi sono una razza di ladri!

FRANCESCA. Per non parlare della percentuale per lagenzia

EDOARDO. (integra la cifra) Iene! Avvoltoi!

FRANCESCA. E poi dovr arredarla, chiss quanto mi ci vorr ancora.

EDOARDO. (lasciandole tutti i soldi) Tutto costa. Anche respirare. (si alza in piedi, si pone in attesa delluscita dalla doccia di Francesca, pieno di soddisfazione per il gesto appena compiuto)

FRANCESCA. Ma io ce la far. Non mi piego. Io mio destino conquistarmi tutto da sola, da quando sono piccola? Benissimo, ormai ho imparato. Anzi, lo sai che ti dico? Che non voglio nessuno fra i piedi

EDOARDO. Brava.

FRANCESCA. Nessuno che mi dica cosa devo o non devo fare.

EDOARDO. S.

FRANCESCA. Io, se mio padre si facesse vivo, lo sai che farei? Gli sbatterei la porta in faccia, a quel bastardo che mi ha rovinato la vita! Gli direi: ora ti fai vivo? E doveri quando avevo bisogno di te? Doveri quando picchiavo la faccia in terra? Tempo scaduto, caro!

Durante il discorso di Francesca, Edoardo esaurisce tutto il suo residuo entusiasmo. 

FRANCESCA. E facile farsi vivi adesso, facile farti vivo adesso che non mi servi! Ti presenti da me per cercare di pulirti la coscienza, vuoi che ti perdono, eh? E va bene, ti perdono, okay. Dopo di che, per, giri i tacchi i te ne vai, caro pap, ognuno per la sua strada

Col capo chino, senza guardarsi indietro, e facendo meno rumore possibile, Edoardo si risolve ad abbandonare malinconicamente la camera della ragazza. Si richiude la porta alle spalle e si avvia in corridoio.
Donato, dal suo nascondiglio segue le mosse di Edoardo e, quando questi scompare nel corridoio, entra furtivamente in camera di Francesca, notando con evidente soddisfazione il denaro lasciato da Edoardo.

FRANCESCA. (sempre dal bagno) Ognuno se ne va per i fatti suoi e si fa la sua vita Ohu, mica parlo di te, eh. Sono sicura che tu non sei come mio padre. Quello sar uno stronzo patentato. Garantito. 

Donato, frattanto, scrive velocemente un bigliettino, che lascia sulla borsa di Francesca, accanto ai soldi. Quindi esce dalla camera, appena in tempo per non essere scoperto da Francesca che, finita la doccia, esce a sua volta dal bagno. 
Buio.



EPILOGO

In proscenio, lo stesso bar allaperto del prologo, dove si erano incontrate Alba e Wanna. A destra, un tavolino con due sedie e la stufa a fungo. Rumori di traffico, di gente in piena attivit, vocii confusi, che si fondono a nenie natalizie.
Donato raggiunge Edoardo, che lo aspetta seduto al tavolino. Accanto ad Edoardo, il suo bagaglio.

EDOARDO. Eccoci. Che prendi?

DONATO. Niente, grazie. Devo scappare, mi ero scordato di un appuntamento. Non cho tempo. Senti, ti devo dire una cosa: Francesca sta arrivando qui.

EDOARDO. Ma veramente io

DONATO. Mi ha detto di aspettarla, ch ti deve dire una cosa importante. Ti saluto, in bocca al lupo.

EDOARDO. Pure a te, e a tua figlia, sistemala bene.

DONATO. (avviandosi) Ci sto lavorando. (fermandosi) Ah, dimenticavo: (consegnandogli un pacchetto regalo dalla forma incerta, con un biglietto allegato) dalle questo, a Francesca.

EDOARDO. E da parte tua?

DONATO. No, c scritto sul biglietto da parte di chi. (riavviandosi) Ti saluto, stammi bene.

EDOARDO. Ehi! (Donato si ferma) Ci vediamo?

DONATO. (scuotendo la testa) Negativo. (esce)

Appena Donato uscito, Francesca, col suo bagaglio, entra e raggiunge Edoardo al tavolino.

FRANCESCA. Ma tutti quei soldi, ce li hai lasciati tu?

EDOARDO. Eh, beh s.

FRANCESCA. Per me?

EDOARDO. S.

FRANCESCA. Stai male?

EDOARDO. Mai stato cos bene.

FRANCESCA. Grazie. 

EDOARDO. Prego.

FRANCESCA. Ma perch?

EDOARDO. Perch? Che domanda! Perch i treni passano, e se non li prendi al volo, non tornano mica. Perch qualche volta tocca chiamarsi fuori da questincubo, dove ti spacciano per bello quello che bello non , per indispensabile una cosa che non serve a un tubo, e fanno un sacco di rumore, rumore, rumore Un diamante per sempre! Ci credo: per comprartelo, ti indebiti finch campi! E tu che paghi rate e rate e rate per delle robe che non ti daranno mai nessuna soddisfazione, nessuna. Ma loro l, gi pronti a spacciarti come affare unaltra fregatura, e a fare rumore, rumore, rumore Il rumore non fa bene. E il bene non fa rumore. Questa la soddisfazione: fare bene senza fare rumore. Sono soldi puliti, quelli l, sia ben chiaro, tutto regolare.

FRANCESCA. Certo, certo

EDOARDO. Te li ho dati, e cos mi sono tolto unaltra soddisfazione.

FRANCESCA. Quale?

EDOARDO. Abbiamo giocato a figlia e pap, noi due, per solo quando ho messo l i soldi io io mi sono sentito

FRANCESCA. Cosa?

EDOARDO. Solo allora mi sono sentito veramente pap. E stato un flash mica da poco, mi si sono addrizzate le spalle, sai, petto in fuori e pancia in dentro difficile spiegare. Ho sentito come il cuore che diventava unanguria! Poi sono passato davanti a una vetrina, mi sono visto riflesso e capperi, ero proprio bello, cogli occhi belli, senza pappagorgia, proprio un bel pap! Centocinquantamila euro per vedermi bello, non caro! (consegnandole il pacchetto) Toh, buon Natale.

Francesca scarta il pacchetto. E il pupazzo Quo che le mancava.

FRANCESCA. Ma questo Quo! 

EDOARDO. Chi?

FRANCESCA. Il terzo paperotto, quello che mi mancava Quo

Francesca non gli lascia il tempo di dire altro. Gli salta al collo. Lo soffoca di baci e di abbracci, farfugliando, vinta dallemozione, frasi sconnesse di gioia.

FRANCESCA. Pap! Pap! Pap mio! Ti perdono, ti perdono, pap. Ti voglio bene. Ti voglio bene. Non lasciamoci pi. Mai pi

EDOARDO. (tramortito dallaffetto di Francesca e dalla situazione, quasi come se la voce non volesse uscire) Ti voglio bene, ti voglio bene anchio

Appena finito il tempo della festa, i due si ricompongono un po, mentre Edoardo cerca dintorno, con lo sguardo, Donato.

FRANCESCA. (inarrestabile e commossa) Ti perdono, ti perdono, pap. Ti voglio bene! Pap! Pap mio! Non lasciamoci pi

EDOARDO. (Dopo unesitazione che significa: ora finalmente so che devo fare) Va bene, andiamo.

FRANCESCA. (ricomponendosi) Okay. 

Dopo aver recuperato i rispettivi bagagli, i due escono assieme, sottobraccio.
La scena resta vuota per pochi secondi. Poi rientra Donato, che si avvicina al tavolino. Da sotto ad esso estrae e recupera il registratore portatile. Riavvolge il nastro di poco. Il registratore va in play:

VOCE DI FRANCESCA. Pap. Pap. Pap mio. Ti perdono, ti perdono, pap. Ti voglio bene. Ti voglio bene. Non lasciamoci pi. Mai pi

Sale il rumore del traffico urbano a coprire la voce di Francesca, mentre Donato continua ad ascoltarla. Buio

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