Parentesi chiusa

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PARENTESI CHIUSA

Commedia in un atto

di ALBERTO CASELLA

PERSONAGGI

MADDALENA FARUGLIA

LAURA FARUGLIA

ASSUNTA

STEFANO FARUGLIA

GIACOMO FARUGLIA

VIRGILIO BASSARI

DOTTOR CAVIORNA

Commedia formattata da

Un salotto, in casa di Stefano Faruglia. In fondo, una porta a due battenti, chiusa. A de­stra, due porte: la seconda comunica con la anticamera. A sinistra, in centro, una porta.

Laura                             - Ha fatto il bagno?

Giovanni                       - Sì.

Laura                             - E torna a letto?

Giovanni                       - No. Dice che si sente in forze. Si veste. Vuol fare il giro della casa, dice.

Laura                             - Esagera. Si vuol riammalare, quel fi­gliuolo. Se desse retta a me!...

Giovanni                       - Il dottore è d'accordo.

Laura                             - Troppo debole! Coi malati bisogna essere molto severi. Bravo, ma debole!

Giovanni                       - Vuoi insegnare il mestiere a Caviorna? Ci ha salvato il figlio in punto di morte!... .

Laura                             - (si segna) Dio, ce l'ha salvato!

Giovanni                       - Tutti e due. Dio e Cavi orna.

Laura                             - Non bestemmiare!

Giovanni                       - Io bestemmio ?

Laura                             - Confondi il Signore col medico!

Giovanni                       - Ma no, cara! Non li confondo! Il Signore, lassù, Caviorna quaggiù!

Laura                             - Basta, guarda! Su certi argomenti, non ammetto scherzi!

Giovanni                       - Potresti dire: su nessun argomen­to! E poi, io non scherzo!

Laura                             - Da quando siamo qui, hai omesso delle arie!... A casa nostra sei diverso!

Giovanni                       - A casa nostra, sono più timido. Qui c'è gente, e mi rinfranco.

Laura                             - Spiritosissimo!

Giovanni                       - Non c'è male, per la mia età!

Laura                             - Ridi, ridi! Io mi consumo, e tu ridi!

 Giovanni                      - Perché tu consumi?

Laura                             - Perché ho viscere materne, io! Men­tre tu...

Giovanni                       - Ah, io, paterne, s'intende!

Laura                             - Quando si è visto il proprio figliuo­lo agonizzare, spacciato dal medico, bene­detto dal sacerdote... e si pensa che ora è là, risanato, vivo... C'è da piangere, non da ridere!

Giovanni                       - Io trovo che c'è da essere allegri!

Laura                             - Non fumare tanto! Può dar noia a Stefano!

Giovanni                       - Ci sono tre stanze, di mezzo!

Laura                             - Allora, fuma!

Giovanni                       - Grazie.

Laura                             - E poi, come se non bastasse, quest'altra bella situazione, ora!

Giovanni                       - Ma perché la fai così nera?

Laura                             - Io la faccio nera? Più nera di così!

Giovanni                       - A me pare semplicissima.

Laura                             - A me, no.

Giovanni                       - Ti ripeto che se ne vuole andare.

Laura                             - Magari!

Giovanni                       - Magari o no, se ne va. Dunque!

Laura                             - Non ci credo.

Giovanni                       - Padronissima.

Laura -                          - Quella donna è furba, credimi! Ca­pace di darla ad intendere a uomini meno semplicioni di te!

Giovanni                       - Io, semplicione?

Laura                             - Sicuro. Due lacrimucce...

Giovanni                       - Scusa, Laura: quando mai ha versato «due lacrimucce», Maddalena?

Laura                             - Con me, no, certo! Non mi presto.

Giovanni                       - E io, mi presto?

Laura                             - Ti lasci prendere.

Giovanni                       - Ho sessantadue anni, sai?

Laura                             - Con le donne, un uomo è sempre o crede di essere sempre in buona età.

Giovanni                       - Ora divaghi.

Laura                             - Anche l'altra volta...

Giovanni                       - Cosa?

Laura                             - Ti eri impietosito.

Giovanni                       - Quando?

Laura                             - Quando Stefano si separò da lei.

Giovanni                       - Questione di umanità.

Laura                             - Ti mettevi contro tuo figlio, per umanità ?

Giovanni                       - No, contro mio figlio! Compativo un essere che si disperava. Ecco tutto!

Laura                             - E non compativi tuo figlio?

Giovanni                       - Anche lui. Due disgraziati.

Laura                             - Disgraziato, lui solo. Colpevole, lei.

Giovanni                       - Che parolona!

Laura                             - Si capisce. Per voi uomini, che ne fate d'ogni colore, son parolone! Quando, poi, siete punti sul vivo...

Giovanni                       - Ma non divagare. Ce l'hai sempre con gli uomini! Come se tuo padre, buon'ani­ma, tuo figlio, tuo marito, non fossero uo­mini!

Laura                             - Mio padre... era un sant'uomo. E mio figlio... Un figlio, non è mai un uomo, per sua madre...

Giovanni                       - Ecco. Di me, è meglio non parlare. Figura di secondaria importanza! Cosa vuoi concludere?

(mentre Laura sta per rispondere, si apre la porta di sinistra, ed entra Maddalena Feruglia. Figurina esile, flessuosa, slanciata. Il volto pallido, un po' emaciato e stanco; grandi occhi, capelli oro-rame, bellissimi. Veste di scuro, molto semplice ma con grazia ed eleganza. Seducente femminilità. Ha un contegno astratto, come se la sua presenza, lì, fosse staccata dalla sua vita interiore. Vien al tavolo direttamente e vi cerca qualcosa che subito non trova. Laura segue con gli occhi ogni sua mossa. Giovanni è come intimidito; vorrebbe parlare, ma la presenza della moglie lo imbarazza).

Giovanni                       - Fa una visita lunga, oggi, il dot­tore...

Maddalena                    - (che ha trovato l'orario ferroviario) Lunga, sì. Dice che è l'ultima...

Giovanni                       - (lieto) Ha detto?

Maddalena                    - Sì. Convalescenza sicura, ormai.

Giovanni                       - (a Laura) Hai sentito? Puoi stare tranquilla.

Laura                             - (secca) Lo dirà anche a noi, spero!...

 Giovanni                      - (a Maddalena) Ha parlato con... lei?

Maddalena                    - Un momento, sì. Mi ha chiamata per certe prescrizioni... Le ho scritte tutte.

Giovanni                       - Le ha scritte?

Maddalena                    - Sì. (toglie dalla camicetta un fo­glio piegato in quattro e lo depone sul tavolo) Lo lascio qui.

Giovanni                       - Lo tenga lei, Maddalena: è più sicuro. Tanto... pensa sempre lei a tutto...

Maddalena                    - Ormai... (un momento di silen­zio, che ondeggia opaco come fumo. Madda­lena, dopo un'esitazione, si dirige a sinistra, con l'orario in mano; quando è alla porta, si volge) Permesso... (esce).

Laura                             - Sei sempre lo stesso!

Giovanni                       - Come?

Laura                             - (si alza: imitandolo:) « Lo tenga lei, Maddalena! » Come dire: «tanto, lei resta qua, ormai! ».

Giovanni                       - Interpretazione arbitraria, mia ca­ra! E poi, sono stufo, capisci?... stufo e ar­cistufo!... Io la penso come credo e non tol­lero più questo esame elementare! Oh!

Laura                             - (offesa) Elementare?!

Giovanni                       - Infantile, anzi! E finiamola!

Laura                             - (meno sicura) Finiamola pure!

Giovanni                       - D'ora in poi, vita nuova! Ecco! (un silenzio: Laura lo guarda esterrefatta) Io trovo che si esagera. Che si pecca d'ingiu­stizia e si manca di generosità! Questi tuoi silenzi ostili...

Laura                             - Ostili?

Giovanni                       - Precisamente. Questo tuo sdegno feroce...

Laura                             - Feroce?

Giovanni                       - Feroce! Proprio! Contro una don­na che   - sarà quel che sarà     - ...

Laura                             - Una donna che ha mancato ai suoi doveri...

Giovanni                       - Non lo so. Non lo sappiamo. Non ne sai nulla. Nessuno lo sa.

Laura                             - Ma Giovanni!...

Giovanni                       - Macché Giovanni d'Egitto! E - comunque - non voglio sapere!... So e vedo soltanto che...

Virgilio Bassari             - (cinquant’anni: beli'uomo, elegante, sorridente. Entra da destra con at­titudine di confidenza e di familiarità). Che c'è?

Laura                             - Buon giorno. C'è che Giovanni... ha persa la testa...

Bassari                          - Tu?... Cerchiamola subito!

Giovanni                       - Ciao. Non cerchiamo niente. E' pericoloso. C'è caso di trovare troppe cose... «piacevoli!

Bassari                          - Bravo. Cosa avete?

Giovanni                       - Ho questo. Ho che...

Laura                             - Scusa, (a Bassari) Senta me!

Giovanni                       - Non interrompere!

Laura                             - Sei tu che m'interrompi!

Bassari                          - Scusate: parliamo con calma!

Giovanni                       - Ecco! (e va a sedersi a sinistra).

Laura                             - Ho piacere che Bassari sia venuto, anzi!

Bassari                          - Ma che c'è?

Laura                             - La situazione, per me, è gravissima!

Bassari                          - Quale? Quella?... (e col pollice in­dica l'interno della casa per alludere a Mad­dalena).

Laura                             - Quella, sì.

Bassari                          - Ma che c'è di nuovo?

Laura                             - Non so. Stefano ha voluto restar solo con Caviorna... credo che voglia parlarne con lui... a noi non ha ancora accennato nulla...

Giovanni                       - E questo ti dispiace più di tutto!

Laura                             - No, caro! Certo, trovo strano...

Bassari                          - Beh, Caviorna è intimo amico di Stefano...

Laura                             - Va bene. Ma...

Bassari                          - E certi argomenti... tante volte... coi genitori... in un primo momento...

Giovanni                       - Quello che ho detto io!

Laura                             - Ma lasciamo stare! Io sono inquie­tissima, perché temo che quella donna...

Giovanni                       - (si alza) Ci siamo! (a Bassari) Vuol pretendere a tutti i costi che Maddalena approfitti dell'occasione per rimanersene qui.

Laura                             - Ne sono sicura!

Giovanni                       - Padronissima! E io - che son giusto - nego che in Maddalena, e in tutte le sue azioni, sia mai apparsa l'intenzione che lei ci vuol vedere...

Laura                             - Ma c'è!

Giovanni                       - E affermo che, se anche ci fosse, sarebbe umano! Umano, conseguente, legit­timo e... e anche giusto! Giusto, ecco, giusto! Sacrosantemente giusto!

Bassari                          - Certo... dopo quindici giorni che si ritrova nella casa...

Laura                             - Da cui scappò!...

Bassari                          - Capisco!

Laura                             - ... dopo sei anni di matrimonio!

Sassari                           - Già. Appunto... C'è vissuta sei sei anni...

Giovanni                       - Ci manca da cinque...

•Bassari                         - Tornata qui per una contingenza...

 Giovanni                      - Tornata? Chiamata - prima di tutto - chiamata! Chiamata al capezzale del marito, moribondo, che nel delirio gridava... (alla moglie) te ne ricorderai!... gridava di volerla rivedere, prima di morire...

Laura                             - Per darle il suo perdono...

Giovanni                       - D'accordo. Lo dici tu. Sarà!

Laura                             - E' naturale.

Giovanni                       - Nell'anima d'un moribondo non c'è nessuno, a vedere.

Laura                             - Oh, sua madre!...

Giovanni                       - Sua madre è viva e sana. E il moribondo è un uomo che s'affaccia all'igno­to. Chi lo sa, come pensa, come giudica, come esamina, la mente d'un moribondo!? Dunque!

Laura                             - Dunque, la desiderò. Fin lì...

Bassari                          - E lei, per la verità, corse subito.

Laura                             - Sfido!

Giovanni                       - Ecco il punto! Tu non vuoi am­mettere... (a Bassari) Non vuol ammettere che Maddalena sia accorsa con un sincero trasporto...

Bassari                          - Questo sì, non c'è dubbio!

Laura                             - Lo sapeva agonizzante, però!

Giovanni                       - E con questo? Vorresti insi­nuare?...

Bassari                          - Il miracolo fu che migliorò.

Giovanni                       - Subito! Miracolo, proprio!

Laura                             - Lo fece lei, il miracolo?

Giovanni                       - Non lo so. Potrebbe anche darsi.

Laura                             - Ma tu vaneggi!

Giovanni                       - Aiutò a farlo.

Bassari                          - Beh, quanto a questo, signora Laura, bisogna convenire...

Laura                             - Sentite, non discutiamo! Io resto al punto vivo della questione!

Bassari                          - Che sarebbe?

Laura                             - Appunto perché- fortunatamente- le cose sono andate bene, e Stefano è salvo...

Giovanni                       - E c'è un dovere per tutti, lì, for­midabile, preciso...

Bassari                          - (si alza: con forza) Questo!

Laura                             - Che dovere?

Giovanni                       - Che dovere? Ma quello di consi­derare l'abnegazione, la tenacia, la resisten­za, il patimento fisico e morale di una donna che per dieci giorni e dieci notti si è data, tutta, completamente, a la sua missione di infermiera...

Bassari                          - Stupenda, veramente, stupenda!

Giovanni                       - ... meglio e più che se fosse stata ancora la sposa di Stefano... O che siamo? Ciechi? Sordi? Muri, come questo?... (batte con le nocche la parete) Ma c'è da chiedersi cosa sarebbe successo, qui, se la provvidenza non avesse lasciato Maddalena al letto di Ste­fano! Io, inetto a qualunque mestiere di as­sistenza; tu, che avevi persa la testa e una sera volevi fargli trangugiare tintura di io­dio, invece di valeriana...

Laura                             - Ero pazza di dolore!

Giovanni                       - Giust'appunto! Non è rimpro­vero: è constatazione di fatti. Arriva lei. Subito, sarà caso, il miracolo si pronunzia. Da quel momento, Maddalena non s'è più mossa, si può dire, da quell'agonizzante...

Laura                             - Suo marito!

Giovanni                       - D'accordo. Ma, in fondo, scusa, che non lo era più, se tu, per prima, non consideri più lei come moglie di tuo figlio...

Laura                             - Il pentimento, davanti...

Giovanni                       - Ammettiamolo. Se si è pentita, e così bene, così utilmente per lui, per noi tut­ti, è pari con se stessa e con noi. Ricono­scilo, questo!

Bassari                          - Eh, sì!

Giovanni                       - E ora, dicevo, c'è questo dovere: dovere nostro, di tener conto, un gran conto, delle benemerenze che si è acquistate quella povera diavola... Questione che riconoscerli i propri doveri - nella vita - è sempre noioso!

Laura                             - Allora, io, secondo te?...

Giovanni                       - Tu, tu... Tu, per amor del figliuo­lo, magari, sei... sei...

Assunta                         - (entra dal fondo) Permesso? (a Laura) Il signor Stefano la desidera...

Laura                             - (subito) Me? Vengo! (Assunta esce. Giovanni) Sarà come dite voi. (a Bassari) Non creda che io voglia diminuire...

Bassari                          - Ma nemmeno per idea! Si capisce! Lei è mamma, e...

Laura                             - Ecco. Tutto è lì. Altrimenti... (si av­via al fondo, esce, premendosi il fazzoletto sugli occhi).

Giovanni                       - Nota che - invece - lei vuol partire.

Bassari                          - Ah, sì? Te l'ha detto?

Giovanni                       - Sicuro. E un momento prima che tu entrassi, è venuta qui, a prendersi l'ora­rio delle ferrovie...

Bassari                          - (pensoso) Certo che... può darsi che lei speri... che aspetti una parola...

Giovanni                       - Può darsi! Ma che questa decisione di partire debba essere una finta furbesca...

Bassari                          - No, no, non crederei, via! S'erano più visti, da allora?

 Giovanni                      - Mai.

Bassari                          - E... Stefano?

Giovanni                       - Caro mio, Stefano, durante la ma­lattia, si è abbarbicato alla sua infermiera, direi quasi con superstizione... E' sempre stato pauroso, nelle malattie: tanto più in questa che l'ha condotto lì lì...

Bassari                          - Già. Affettuoso?

Giovanni                       - Mah! So che - appena lei si al­lontanava - subito: Maddalena! Maddale­na!        - E poi, dolce, sempre, quasi suppli­chevole... Sai che, di carattere, è piuttosto... Ha preso da sua madre.

Dottor Caviorna            - (entra lai fondo, tranquillo) Tutto bene, dunque, (a Bassari) Buon giorno, (a Giovanni) Siamo a cavallo. Or­mai, il mio compito è finito.

Giovanni                       - Mi sembra di sognare, dottore!

Caviorna                       - Un po' di montagna; riposo, sole, buon cibo. Quelle poche prescrizioni che la signora ha già scritte... Ah, è qui.

Maddalena                    - (è entrata da sinistra: Bassari la saluta).

Caviorna                       - Anche lei, Signora, dovrà curar­si... E' pallida, stanca... Pensi a sé, ora! Qualche iniezione...

Giovanni                       - Così brava, eh?

Caviorna                       - Oh, per questo!... Un vero assi­stente!

Maddalena                    - (seria) Dottore...

Caviorna                       - Intelligente, piena d'intuito, di memoria, di opportunità... Bravissima, pro­prio! Stefano le deve molto. Qualche volta, si deve più all'infermiere, se è capace, che al medico! Ma... (e ha una pausa) Stefano lo sa... E... (s'interrompe, esita: muta) Al­lora...

Assunta                         - (dal fondo, senza entrare) Signor Giovanni!

Giovanni                       - Vengo! (Assunta via) Caro dot­tore, ogni parola sarebbe...

Caviorna                       - Grazie. Ho capito. Loro ripartono?

Giovanni                       - A giorni, sì. Appena Stefano... Torniamo a casa. Anche noi...

Caviorna                       - Certo. Auguri, (stretta di mano. Giovanni esce dal fondo. A Maddalena) Si­gnora...

Maddalena                    - Grazie. Lei è stato molto buono

Caviorna                       - Grazie a lei. E... (con intenzione) A rivederci. Io verrò... prima che Stefano parta per la montagna. Ci rivedremo.

Maddalena                    - Non credo, dottore.

Caviorna                       - (resta un attimo come sospeso, poi) E io credo di sì. (dà la mano a Bassari) A rivederci. Scappo. Ho tre visite, (esce).

Maddalena                    - (per avviarsi) Scusi.

Bassari                          - Prego... Ma, permetta... è vero?

Maddalena                    - E' vero?...

Bassari                          - Che lei... vuol andar via?

Maddalena                    - Che vado via? Sì. Perché ?

Bassari                          - Ma... perché... mi pare... che non sia il caso... di aver premura...

Maddalena                    - Secondo i punti di vista. No? (ma le voci di Stefano e dei suoi genitori in­terrompono). Le chiedo scusa. Vado a cam­biarmi... (e senza attendere risposta, esce a sinistra).

Stefano Faruglia           - (appare dalla porta del fon­do, precedendo Laura e Giovanni. I quali, da dietro, cercano, affannandosi, di sostener­lo, di aiutarlo, commossi e trèpidi, mentre lui vuol camminare dà se e quasi si ribella all'aiuto. Stefano è un tipo robusto, che la malattia ha depresso senza stremirlo. Capelli grigi, qualche ruga, un po' di pallore e di ma­cilenza. Gli occhi brillano, e, nel guardare at­torno, sembra si commuovano di rivedere ciò che parve perduto per sempre. Appena en­tra, Bassari gli va incontro, festoso, e lo aiuta a raggiungere una poltrona, a destra, ove Stefano siede).

Bassari                          - Eccoti in piedi, dunque! E cam­mini!

Stefano                         - E cammino, Bassari! Caro Bassari! Mi sembri tutto il mondo, tu! Mi sembri nuo­vo... fresco... giovane!

Bassari                          - E' un'illusione, ma fa sempre pia­cere! Tu, sei nuovo! Devi proprio sentirti rinato!

Stefano                         - Oh! una sensazione così complessa! (subito) Dov'è?

Bassari                          - La signora? Era qui. E' andata via adesso...

Stefano                         - Dove?

Bassari                          - Ma... di là... nella sua stanza, cre­do. A cambiarsi, m'ha detto.

Stefano                         - (illuminandosi, ma con un debole sogghigno, che gli era abituale, prima, di uo­mo energico a cui piace constatare l'esten­sione del proprio potere e della propria ge­nerosità) Non se lo crede! Non pensa nemmeno che... (ai genitori) E infatti, a ri­fletterci bene, è... è ben grave. Noh?

Giovanni                       - Sai...

Laura                             - Sfido io! Ci vuole la tua anima, per tollerare... Mah!

Stefano                         - (a Bassari) Ti spiego. Ho parlato già con Caviorna, anche per sentire il suo parere dal punto di vista... come dire? Sani­tario, sì! Io ho bisogno di rimettermi, di guarire, di tornare, a suo tempo, si capisce, al lavoro. Perdo già del bel denaro, con questa malattia! E quello che seguirà! Ma non importa! Prima di tutto, la vita! Eh? Quando si è arrivati, come son arrivato io... (alla madre) Ma no, non piangere, mamma! Ora è passata! Son qui, sto bene, e... Alle­gri, allegri, che possiamo esserlo, se Dio vuole! (a Bassari) Dunque: Caviorna m'ha completamente approvato. Io avrò dei di­sturbi, nell'avvenire. Conseguenza inevitabile della malattia. Anche dal punto di vista me­dico, quindi, una persona... molto adatta a farmi da infermiera, come si è rivelata lei, è proprio quel che mi occorre. Poi... Poi, come spiegavo ai miei genitori, vero?... c'è anche il lato, dirò così... umanitario! Eh?

Giovanni                       - Umanitario, proprio!

Stefano                         - Maddalena, in poche parole, si me­rita... il mio... il nostro perdono... Oh, un perdono... molto restrittivo, certo! Un per­dono... generico, più che specifico! Riammet­terla qui, nella mia casa, dopo quello che... Ma, rinato a vita nuova, accetto la vita nuo­va! Questo, in sintesi. I particolari, potremo studiarli dopo... Che ne pensi?

Bassari                          - (gli va incontro, con la braccia aper­te) Penso che... che ti abbraccio, ecco! (agisce) Da te mi aspettavo...

Maddalena                    - (entra da sinistra, in tailleur. Il suo volto ermètico ha un fascino profondo. Come vede Stefano seduto, si arresta: poi si avanza un poco, adagio).

Stefano                         - (che, in presenza di lei, riprende U tono di superiorità leggermente ironico) Sì. Sono qua, come vedi. Un po' debole, ma... ci sono! E tutto da me!

Laura                             - (si china su lui, lo accarezza) Caro!

Giovanni                       - (molto imbarazzato) Miracoli! Mi­racoli!

Bassari                          - (un po' turbato) Proprio! Quando si pensa... (silenzio).

Maddalena                    - (resta in piedi, un po' distante dal tavolo).

Stefano                         - (un po' sorpreso di quell'attitudine, continua col suo tono: somiglia al gatto che gioca col topo) Eh, sì! Quando si pensa... Quindici giorni stasera, eh? Morto, ero! E lo capivo, questo è il peggio! Capivo, sentivo, intuivo! Tutto! (alla madre) Fu in quel mo­mento... verso le otto di sera, eh?... che la pensai... (guarda Maddalena) con un gran senso di... spirituale astrazione, come può farlo soltanto chi sa di abbandonare le cose... e le tristezze terrene... a te!... (pausa) Evi­dentemente, non si può cancellare una vita, come si cancella una frase, sulla lavagna...

Giovanni                       - (per aiutarlo) Maddalena è stata...

Stefano                         - Esemplare. Bisogna dirlo, fa pia­cere dirlo, (entrando nella « gaffe » con una atroce disinvoltura) Capisco che... lo so! Ma, insomma, tutto considerato... Io ho sempre riconosciuto, nella vita, i meriti altrui... (ap­profondendo, inconscio) anche se, come in questa triste occasione, fosse un po' difficile... non dico dimenticare, ma... superare, eh? certe profonde e insormontabili sensibilità che, al moribondo, potevano sembrare ve­late, opache, confuse... ma che, poi, quando si riprende contatto con la realtà, riassumo­no tutto il loro valore... (si arresta. Giovanni, sulle spine, è in fondo alla stanza le mani nelle tasche, la testa un po' curva; alza e riabbassa, ritmicamente, le punte dei piedi, come volesse aiutare per giungere al termine di quel discorso scabroso che gli sembra eterno. Bassari fuma una sigaretta, in atti­tudine di chi ascolta una commemorazione. Laura, col capo, approva e sottolinea le pa­role principali dell'allocuzione filiale). (Un silenzio).

Maddalena                    - (quieta) Volevo parlarti.

Stefano                         - (mentre tutti alzano il capo) Ah. L'ho immaginato. Anch'io. Credo di capire... cosa vorresti dirmi. Umh... (pausa).

Maddalena                    - Prima di tutto, desideravo in­formarti che parto... in serata...

Stefano                         - Eh? Perché in serata?

Maddalena                    - Avrei deciso così. Ormai...

Stefano                         - Capisco. Oh, capisco! E non ti na­scondo che, sotto certi aspetti... (volgendosi a destra e a sinistra, a interrogare il volto degli astanti) vero? Sotto certi aspetti... que­sto tuo scrupolo... se anche possa sembrare eccessivo... anzi, perfino inopportuno nella sua immediatezza, è però... lodevole! Mi conferma molte cose, che durante la malattia ho osservate... molti... mutamenti, in te... e, soprattutto, una coscienza interiore... che... prima, allora!... non c'era! (silenzio) Si­curo! Intanto, dal momento che sei qui, in casa mia, mi pare che spetti a me giudicare se sia venuto o no il momento... Ma lascia­mo stare. C'è quello scrupolo di mezzo... Che altro desideravi dirmi?

 Maddalena                   - (esita: non osa più: si guarda at­torno: china il capo).

Stefano                         - (assaporando il momento) Ebbene, ebbene? Coraggio!

Maddalena                    - (si raddrizza, s'intenerisce) No. No. Non importa.

Stefano                         - Cos'è? Avanti! Son qua... siamo qua, tutti, ben disposti... molto ben disposti! Dunque?

Maddalena                    - No, no. Niente.

Stefano                         - Comunque... Credo di aver intuito. E siccome... ho anch'io qualcosa da dirti... così, non insisto. Può darsi... (gongolante) che anche questa volta io ti venga incontro, ti aiuti... Ho già conferito, in proposito, coi miei venerati genitori, vero, Papà? vero, mamma?... E anche loro, anime di sublime devozione e di grande generosità, approva­no, consentono... mi incoraggiano... a una de­liberazione... (si ferma, cercando sul volto pallido ma chiuso e fermo di Maddalena lo spiraglio in cui gettare la buona novella, dopo un attimo, chiede:) Che hai?

Maddalena                    - (alza gli occhi, lo guarda: calmis­sima) Niente.

Stefano                         - (un po' severo) Sembra che tu non ascolti! (un silenzio) Si direbbe che le mie parole non ti giungano... non ti scendano al cuore...

Maddalena                    - (lo guarda: un'irrisione le appare in volto).

Stefano                         - Non... non hai afferrato?

Maddalena                    - Credo, sì.

Stefano                         - (meno padrone di se) E allora?... (improvvisamente, il terrore dell'ammalato che teme di restar solo, senza colei a cui sa di dovere la vita, lo afferra alla gola: cerca tuttavia di superarlo, abbrancandosi all'in­consulto orgoglio del maschio a cui la au­torità maritale non fa difetto) Maddalena, o non mi capisci, o ti sforzi di non capirmi!

Maddalena                    - Può darsi. Certo, ti spieghi... male, ecco!

Stefano                         - Mi spiego male? Che vuol dire? Che tono prendi?

Maddalena                    - (con una dolcezza di voce che la­scia trapelare la forza interiore) Il tono adatto alla tua maniera, Stefano!

Stefano                         - Maniera? Trovi anche da giudicare la mia maniera?

Maddalena                    - L'elemosina dev'essere semplice, perché il mendicante la gradisca.

Stefano                         - (colpito) Vedo che...

 Maddalena                   - Tanto più che io non sono qui per mendicare.

Stefano                         - (dopo un silenzio) Beh... forse... Non so. Mi appello ai miei genitori... a Bassari... (come Bassari gli fa un cenno, di moderazione) Comunque... (pausa) Non rie­sco a spiegarmi il tuo mutamento, ad un tratto... Fino a ieri, la dolcezza pietosa, buona, china sul mio capezzale come una suora di carità. Oggi, un viso chiuso, tene­broso... Perché ?

Maddalena                    - Eri malato.

Stefano                         - Son guarito. Devi essere contenta. Hai fatto tanto per guarirmi!

Maddalena                    - Non l'ho fatto per te.

Stefano                         - Non l'hai fatto per me?!

Maddalena                    - No.

Stefano                         - Scusa, e per chi?

Maddalena                    - Per il malato, per l'uomo... la creatura umana che agonizza. Tutta la mia vitalità, sana e forte, si è accesa di fervore per strappare alla morte una vitalità quasi spenta. Una cosa molto semplice... sponta­nea... istintiva. Un dovere che sorge improv­viso, come sempre quando c'è un essere più povero, più solo, più debole, più sconfortato di noi, da soccorrere... Un diritto, più che un dovere.

Bassari                          - (ritenendo utile e sperando opportuno partecipare) Scusi, signora... Ma, lei, quando è venuta, sapeva che l'agonizzante era Stefano, suo marito...

Maddalena                    - Sì. Che mi chiamava per un estremo saluto.

Bassari                          - Ecco.

Maddalena                    - - E io accorsi dal moribondo.

Bassari                          - Che era suo marito.

Maddalena                    - Che era stato, mio marito! Non lo era più. Non lo è più.

Giovanni                       - Sottigliezze!

Maddalena                    - Ah, lei trova che sono sottigliez­ze? Peccato che cinque anni fa nessuno di loro, né lei, né la signora, ne Bassari, abbiano pensato così!

Stefano                         - Cosicché, tu sei venuta qua?...

Maddalena                    - Chiamata da voi.

Stefano                         - Chiamata da noi, soltanto perché io ero moribondo!

Maddalena                    - Come tu avevi fatta chiamare me, soltanto perché eri moribondo!

Stefano                         - E vuoi andartene, ora, non già perché riconosci che questa non è casa tua, ma...

Maddalena                    - ... perché non ho più nulla da fare, qui! Tu guarito, il mio compito umano assolto. Come il dottore. Come Bassari.

Stefano                         - Questo significa volersi escludere dalla mia esistenza di vivo!

Maddalena                    - E chi me ne ha esclusa? Tu!

Stefano                         - Tu stessa! Per tua volontà!

Maddalena                    - Tua, non mia!

Stefano                         - Per tua colpa!

Maddalena                    - La mia colpa non esiste. Non è mai esistita. E tu lo sai! E loro lo sanno! E da cinque anni, se non me la fossi tolta dalle spalle con un bel gesto d'insofferenza, io sarei inchiodata a questa croce, d'essere per tutti o una disonesta di fatto o una ba­cata dello spirito, certamente un'irregolare della vita, un poco di buono, una donna di occasione a cui chiunque può chiedere l'in­dirizzo senza paura che qualcuna la protegga! Però, credimi! la mia situazione è questa: me l'hai fatta e me la tengo. Ma soffrire, come speravi, come volevi, non soffro più. caro! Ah, no! Sarebbe troppo ingiusto, alla fine!

Stefano                         - (dopo un silenzio, in cui sembra rie vochi e pesi avvenimenti lontani) Eri fug­gita di casa!

Maddalena                    - Non ce per lui »! E non con lui! Lo sapevi. Al mio colpo di testa, che tu non potevi valutare perché in sei anni di matrimonio non t'eri mai degnato di occu­parti se avessi un'anima, un cervello e dei sogni anch'io, oltre a... quel che ti piaceva in me come donna... quel che ti era piaciuto, anzi!, e ne eri già stufo, lo lasciavi capire, da scapolo impenitente che si vergogna di essere rimasto al laccio matrimoniale... al mio famoso colpo di testa, una ragazzata ro­mantica, una corsa in treno da Roma a Pisa, dalla prigione dove soffocavo a... un punto qualunque della terra che non fosse la mia prigione... tu aggiungesti freddamente, fero­cemente, la calunnia!

Stefano                         - (facendo tacere col gesto certe piccole esclamazioni dei genitori) Tutti ne par­lavano!

Maddalena                    - Non per colpa mia! Lo scanda­lo lo volesti tu!

Stefano                         - E lui ti aveva seguita col treno dopo!

Maddalena                    - Perché mi spiava! Ma tu, da quel buon egoista che sei, hai fatto come tan­ti altri: hai sempre evitato di assumerti una responsabilità che ti spettava: e l'hai gra­ziosamente lasciata sulle mie spalle, tu che avevi dodici anni più di me e ben altra espe­rienza!

Stefano                         - Ti avevo avvertita?

Maddalena                    - Sì, con la tua cara ironia! Ma un uomo, se ama la sua donna, e se ci tiene, non si accontenta. E se teme il male, non lo aspetta, lo provoca!

Stefano                         - Brava! U male e il malanno, eh?

Maddalena                    - Naturalmente! Ti riconosco! Quando ti sfidò, rifiutasti di batterti!

Stefano                         - Certo! Non mi batto coi seduttori!

Maddalena                    - Non lo era! E lo sapevi benis­simo, tu!

Stefano                         - Tutti lo credevano!

Maddalena                    - Me ne infischio, dei tutti! E' l'uomo che mi ha scelta, quello che deve credere o non credere, a me! E, se mai, far­mela, la riputazione, non togliermela!

Stefano                         - Tu non amavi. Altrimenti!...

Maddalena                    - E tu ne amavi un'altra!

Stefano                         - Bugia! Falso! Calunnia!

Maddalena                    - Un'altra!

Giovanni                       - Stefano!

Bassari                          - Stefano!

Laura                             - Figliuolo mio, ti fai del male!

Stefano                         - Lascia! Lascia! E' una calunnia!

Maddalena                    - Tutti lo sanno, tutti lo dicono, tutti lo credono! Come per me!

Stefano                         - Io sono un uomo, innanzi tutto!

Maddalena                    - Ecco! Ci siamo! Oh, lo so! Alle scuole normali non insegnano il Codice, que­sto è il male! E i genitori nemmeno! E tutte le scempiaggini esterioriste dei fidanzamenti frettolosi servono a dar polvere negli occhi, sì! Ma non c'è mai nessuno che si prenda la briga di dire: - Stai attenta! Il giorno in cui tuo marito volesse separarsi da te, che tu voglia o no, anche se non hai colpe provate, anche se i giudici ti assolvano dalle imputazioni che ti son fatte, la separazione la ottiene: e tu potrai chiedere quello che vuoi, ma il tuo stato civile, la tua posizione sociale, liquidati, perduti per sempre! - Oh, se alle donne spiegassero bene il Codice Civile, invece di ammetterle al voto ammi­nistrativo!

Stefano                         - Il Codice non l'ho fatto io!

Maddalena                    - Ma la moglie te l'eri presa tu! Una bambina! Una scioccherei!a, che si il­ludeva d'essere adorata, e non s'era accorta d'essere sopportata! Che spendeva troppo, forse, era anche un po' leggera, magari! Ma te l'eri presa la responsabilità di guidarla tu, nella vita di correggerla, di farle un'anima, una coscienza, a forza d'amore, sì o no? Perché sei inalato, vedi!.. Altrimenti, se penso al martirio che ho patito, alla vergo­gna degli avvocati, dei giudici, della gente che ti guarda come volesse spogliarti, dei pa­renti che ti sfuggono per paura di doverti mantenere, (è sempre una questione di soldi la carità!), se ripenso che lì, su quella pol­trona, dopo tre ore di lacrime amare, di singhiozzi, di invocazioni, di suppliche, tu, sordo a qualunque promessa, hai decratata la separazione: se ti rivedo, livido, cattivo, additarmi la porta, le scale, la strada, a mez­zanotte, malvestita, senza un soldo, ludibrio dei domestici e degli inquilini; se rammento che m'hai negato per otto mesi il mio vestia­rio, la biancheria, i ricordi di mio padre, il ritratto di mia madre, tutto, perché tutto era tuo, la mia dote, perfino i regali delle ami­che e dei parenti miei, ah! mi sento anch'io un po' feroce, vedi! E... (un singhiozzo) e... (si riprende)... e, niente! Basta! Sei gua­rito. Dio è stato buono con te! (agli altri)

Scusino, loro!                - (a lui) La tua elemosina puoi tenertela! Io, povera, son più ricca di te! (per andarsene).

Stefano                         - (molto turbato) Maddalena!

Maddalena                    - Non abbiamo altro da dirci.

Stefano                         - (con un moto sincero di paura) Aspetta! Maddalena! Aspetta!

Bassari                          - Signora! Lasci che anche lui... Guar­di, io sono sinceramente commosso... Certe cose... E poi, dopo tanto tempo... le ferite si chiudono... Questa spiegazione... Lasci che...

Giovanni                       - (che cerca di non piangere) Mad­dalena, l'hai guarito... è un uomo rinato... Il cuore non si rifiuta di riconoscere...

Stefano                         - (interrompe) Maddalena, devo par­larti, io! (agli altri) Fatemi il piacere, scu­sate... Lasciateci soli.

Maddalena                    - Ma non c'è ragione! Non...

Stefano                         - (con forza) Vuoi negarmi cinque minuti? M'hai curato per avvelenarmi la vita, allora? Non hai pietà?

Maddalena                    - (vibrata) No. Non ne ho. Sei vivo, sei sano, sei l'uomo di prima, ormai. Ti rivedo come eri. Non fai più pietà. Non hai più bisogno di nessuno, per essere...

Stefano                         - (con un grido d'egoismo pauroso) Sì, invece, sì (agli altri) Lasciateci! Lascia­teci soli!

(tutti escono. Laura e Giovanni fanno cenno a Stefano di non eccitarsi)

Maddalena                    - Ebbene?

Stefano                         - (si alza, un po' faticosamente, si av­vicina al tavolo, vi si appoggia. Voce roca, sorda, bassa) Maddalena! Prima... ho sba­gliato. Ti ho detto... quel che ti ho detto. Ti ho offerto... male! Male, sì, lo riconosco. Dimentica! Dimentichiamo! Vita nuova. Le parole erano forse... lo sai, il mio tempera­mento! Un po'... acri. Eh? Ma l'animo, no! Resta, Maddalena! Il passato è morto. Vedi bene, ti ho richiamata io! E sei venuta. L'agonizzante voleva... rivederti. E tu hai acconsentito a rivederlo. Poi, il malato, con il suo delirio, ti tratteneva al capezzale. E tu sei rimasta. M'hai ridata la vita, Madda­lena! Son vivo per te! Hai vegliato dodici notti... sei pallida, smagrita, esaurita! Lo so. Lo vedo. E questa sofferenza, questo pati­mento di due corpi, l'uno per l'altro, meri­tano, sì, meritano che le due anime si ritro­vino... si riuniscano... Bisogna! Camminia­mo insieme, Maddalena! Non si è più... non sono più giovane, io! E la malattia mi lascerà delle conseguenze, lo so, che... potrebbero esser gravi, capisci?

Maddalena                    - L'infermiera, vero?

Stefano                         - No, no, no! Non... E poi, sì! Sì, Maddalena! Perché , vedi, io son stato troppo vicino alla morte! L'ho vista lì, ai piedi del letto, l'ho sentita, tirarmi, attirarmi... E ho paura! Ho una atroce paura, Maddalena, di soffrire, di morire, di soffrire solo, di mo­rire solo, Maddalena! Che dici? Non rispon­di? Resti? Vuoi restare?

Maddalena                    - (meno dura, ma ferma) No, Ste­fano. No.

Stefano                         - No? Mi rispondi no? Ma, allora, che vuoi? Non ti basta che io, tuo marito, ti preghi? Eh? Non ti basta? Pensaci! Que­sta casa torna tua! Tutto tuo! E' come prima, guarda! La tua sala da pranzo, che ti pia­ceva tanto, e io non volevo acquistarla, perché costava... Tua! E la tua bella camera nuziale! Non ci sei rientrata? No? (lenta­mente le si avvicina) Tornaci! Vai a vederla! E resterai! Vero? Vero che resti? (di fronte alla muta negativa di lei) No? (con uno scop­pio di voce) No! Eppure, Maddalena!... perché... c'è di più! Maddalena! In questi gior­ni... in questi ultimi giorni, a letto... mentre ti chinavi su me... quando orni cambiavi... e poi, sempre, ormai, sempre... (esita) Mad­dalena, sei bella! Sei molto bella... più bella d'allora! E io... io, io ti voglio per me, Maddalena! Ti voglio, come un'amante, come se non ti conoscessi più, non ti conoscessi an­cora, nuova! Nuova, ecco! Sei nuova, per me! Maddalena, vero? vero che, ora, ora che sai, ora che senti come ti amo, e te l'ho detto, me lo son lasciato sfuggire, perché ho paura, ho paura, ho paura! vero che resti? Maddalena? Eh?

Maddalena                    - No, Stefano. No.

Stefano                         - (terribile) Perché , no?

Maddalena                    - Non posso. Non voglio.

Stefano                         - Ma tu mi odi, allora! Confessalo! Questo è odio!

Maddalena                    - (lo guarda un po': china gli occhi)

Stefano                         - Oh!... Odio!

Maddalena                    - No. Hai... lo stesso viso di quel giorno... Lì... (addita la poltrona).

Stefano                         - (si chiude il volto fra le mani).

Maddalena                    - E poi...

Stefano                         - (subito attento, ansioso).

Maddalena                    - Anche se... non potrei.

Stefano                         - Non potresti? Perché ?

Maddalena                    - Lascia.

Stefano                         - No. Dimmelo.

Maddalena                    - Niente.

Stefano                         - Devi dirlo!

Maddalena                    - Devo? Non ho più doveri, per te. Sono un'infermiera, qui.

Stefano                         - Ma sei qui. Voglio sapere. Non ti lascio. Non esci. Dovessi morire, non esci. Dimmelo.

Maddalena                    - No. Se minacci, mille volte no!

Stefano                         - (la guarda :. riflette: poi, più calmo) Resta, almeno, qualche giorno. Puoi riflet­tere sulla mia proposta.

Maddalena                    - Ho deciso.

Stefano                         - Puoi cambiare.

Maddalena                    - Impossibile.

Stefano                         - Tutto è possibile.

Maddalena                    - Questo no.

Stefano                         - Basta, comunque. Vedremo.

Maddalena                    - Parto stasera. Subito.

Stefano                         - Subito?

Maddalena                    - Sì. Non posso restare di più.

Stefano                         - (le è vicinissimo: d'improvviso, le prende le mani, le alita il fiato in viso) Maddalena, io... io... ti voglio!

Maddalena                    - (con un impeto di ribrezzo, cerca sciogliersi: breve lotta. Riesce a liberarsi).

Stefano                         - Non andrai.

Maddalena                    - Ora più che mai!

Stefano                         - Chi t'aspetta, dunque, laggiù?

Maddalena                    - (si illumina. Vuol rispondere. Tace).

Stefano                         - (esaurito dallo sforzo, si appoggia alla tavola. Medita). Pure... volevi chiedermi qualcosa... Sciocco! Credevo che fosse... Sciocco! (ci ripensa). Cosa volevi chiedermi?

Maddalena                    - Inutile.

Stefano                         - Che ne sai?

Maddalena                    - Già preveduto.

Stefano                         - Io ti riconosco... molti meriti. Ad onta di tutto... (falso)... la mia gratitudine... per quello che hai fatto...

Maddalena                    - Fosse vero!

Stefano                         - Chiedi. Quello che vuoi!

Maddalena                    - Impossibile.

Stefano                         - Chiedi.

Maddalena                    - Non oso.

Stefano                         - Non osi?

Maddalena                    - No.

Stefano                         - E' tanto grave?

Maddalena                    - Sì. Perché è una cosa logica.

Stefano                         - Prova.

Maddalena                    - Ho paura.

Stefano                         - Di che?

Maddalena                    - Di togliermi la speranza, quando avrò la risposta.

Stefano                         - Chiedi.

Maddalena                    - Vuoi?

Stefano                         - Avanti!

Maddalena                    - Noi siamo separati...

Stefano                         - Ebbene?

Maddalena                    - Una condizione... irregolare.

Stefano                         - Ammessa dalla legge.

Maddalena                    - Mostruosa.

Stefano                         - Ti ho offerto di tornare.

Maddalena                    - C'è un altro modo.

Stefano                         - Non m'interessa, se non è il tuo ritorno.

Maddalena                    - Dal momento che non posso tornare, perché sacrificarci ambedue?

Stefano                         - Che vuoi dire?

Maddalena                    - Ci siamo liberati e restiamo schiavi di convenzioni e di nomi. Liberia­moci del tutto.

Stefano                         - Cioè?

Maddalena                    - Stefano, se è vero che hai della gratitudine per me, per quel poco che ho fatto... Io ti prometterei di restare con te, come infermiera, fino alla tua completa gua­rigione... Capisci?

Stefano                         - Va' avanti.

Maddalena                    - Fammi una grazia.

Stefano                         - Che grazia?

Maddalena                    - Il divorzio.

Stefano                         - (un urlo, rabbioso) Mai!

Maddalena                    - E perché?

 Stefano                        - Mai!

Maddalena                    - Dì il motivo?

Stefano                         - Mai!

Maddalena                    - Ma la ragione??

Stefano                         - Mille. La Chiesa, innanzi tutto!

Maddalena                    - La Chiesa non ammette nem­meno la separazione legale!

Stefano                         - E poi, no! Mai, mai!

Maddalena                    - E' un'ingiustizia!

Stefano                         - Pensa quello che vuoi.

Maddalena                    - Un'atroce ingiustizia!

Stefano                         - Mai! Il divorzio? Bella roba!

Maddalena                    - Meglio prendersi degli amanti, vero?

Stefano                         - (un urlo) Nemmeno! Nulla! Con­trizione! Mortificazione! Ecco quello che...

Maddalena                    - Ancora una volta: vuoi, sì o no?

Stefano                         - Mai! Resta, se vuoi!

Maddalena                    - Addio! (muove verso destra).

Stefano                         - (un grido) Maddalena! Senti! Ma­ledetta! Chi c'è, laggiù che t'aspetta? Eh?...

Maddalena                    - (si volge, radiosa) Lui, se Dio me lo lascia, lui!

Stefano                         - Un amante, eh? un amante!?

Maddalena                    - Sì. Te lo grido! Te lo grido! E lo grido a me stesa, per la prima volta! Stanotte, al mio arrivo! Sua! Sua! Ho aspet­tato, sai? Ho aspettato. E l'ho fatto aspettare tanto, povero amore mio! Speravo... speravo!

Stefano                         - (ghignando) Che io morissi, eh?

Maddalena                    - (colpita) No! No! No! Non è vero! (e indietreggia).

Stefano                         - Morto io, eh?... Libertà!

Maddalena                    - Non è vero! Mostro! Ridi come quel giorno!

Stefano                         - Ma non l'avrai, il tuo divorzio!

Maddalena                    - Che importa? (indietreggiando, è giunta alla porta di sinistra; spalanca la porta, esce, rientra subito, avendo in mano cappello, guanti, nécéssaire da viaggio) Che importa! (va a destra, si ferma sulla soglia: di lì) Era soltanto per gli uomini! Di fronte a Dio, è perfettamente lo stesso! ( e scom­pare).

FINE

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