Parigi val bene una vasca

Stampa questo copione

di Andrea Oldani

codice SIAE 910056A

PERSONAGGI

Franco Astolfi: imprenditore Edile e padrone di casa

Alice: moglie di Franco

Silvia: sorella di Alice

Marco: marito di Silvia

Luca: amico fraterno di Franco

La commedia ha debuttato il 30 Gennaio 2010 a Santa Croce del Sannio (BN).

Prima scena

Scena: soggiorno di una casa signorile italiana, una porta sulla sinistra, che porta agli altri locali “giorno” e una porta sulla destra cha porta ai locali “notte”, tra cui il bagno. Un telefono sta squillando già a sipario chiuso. Il sipario si apre.

Franco:     (fuori scena) Telefono!!! Alice, Telefono!!! Nessuno risponde al telefono? Telefono!!! (entra dalla porta di destra, è in accappatoio e ciabatte, pronto per entrare in doccia) Ma non c’è nessuno? (risponde al telefono) Pronto. Ah Luca, sei tu? Sì, è tutto ok. Venerdì partiamo… Sì, sì , d’accordo. Ma non dire niente a mia moglie, lo sai come la pensa. Va bene, ti aspetto. A dopo. Ciao.

Alice:        (compare dalla porta di sinistra) Chi era?

Franco:     Ah, ma allora ci sei? Non potevi rispondere?

Alice:        Tanto è sempre per te. Chi era?

Franco:     Era Luca.

Alice:        Visto che era per te. E cosa voleva?

Franco:     Mi ha detto che passa tra poco a ritirare le chiavi di casa.

Alice:        Le chiavi di casa?

Franco:     Sì, ti avevo detto che avrebbe fatto i rilievi per il nuovo bagno degli ospiti… Li farà nel weekend.

Alice:        Ma noi non ci saremo. Noi saremo a Parigi questo weekend.

Franco:     Appunto. Lui sarà più libero di lavorare e noi non saremo disturbati.

Alice:        Ma lo sai che non mi piace che degli estranei entrino in casa quando non ci siamo. Non si può rimandare?

Franco:     Ma Alice, Luca lo conosciamo da una vita. È  il mio migliore amico. Siamo cresciuti assieme.

Alice:        Sì, ma…

Franco:     Non devi preoccuparti. Adesso lasciami fare la doccia, altrimenti faccio tardi. (esce a destra)

Alice:        Sì, sbrigati che questa sera ci sono Silvia e Marco a cena… (esce a sinistra)

 (suona il telefono)

Franco:     (fuori scena) Telefono!!! Alice, Telefono!!! Telefono!!! (entra) Riuscirò a fare questa stramaledetta doccia. Pronto! Ah, ciao Silvia, si è in casa

Alice:        (entra) Chi è?

Franco:     È tua sorella. Ma non potevi… Lascia stare…

Alice:        Pronto Silvia…

Franco:     Io vado a farmi questa famosa doccia… (esce a destra)

Alice:        Sì, sì… Certo che siete a cena da noi. Per le otto va benissimo. Siamo pronti, siamo pronti. Non vedo l’ora di vedere la Tour Eiffel e di fare shopping sugli Champs Elysées. Mi sembra un sogno. Non ci credevo più. Hai ragione, trovo anch’io che sia un bellissimo regalo per il nostro anniversario. E per Franco è davvero un sacrificio. Sai quanto odia volare lui. È terrorizzato. D’accordo. Vi aspetto. A dopo.

(urlando, rivolto al marito in doccia) Sai caro, non riesco ancora a crederci che andremo a Parigi per il weekend. In cinque anni di matrimonio non mi hai portato mai da nessuna parte… Lo so che soffri l’aereo… però…

Franco:     (uscendo dal bagno) Però venerdì ti porto a Parigi, quindi non ti puoi lamentare.

Alice:        Non mi lamento, non mi lamento. Era solo una considerazione.

Franco:     Sei felice?

Alice:        Oh, non sai quanto. (si abbracciano)

(momento di tenero silenzio)

Franco:     A che ora?

Alice:        Cosa?

Franco:     A che ora arrivano?

Alice:        Chi?

Franco:     Tua sorella e suo marito.

Alice:        Alle otto.

Franco:     Allora dobbiamo sbrigarci, non abbiamo molto tempo.

Alice:        (maliziosa) Per cosa?

Franco:       (seccato) Per farci questa stramaledetta doccia!

Alice:        (stizzita) Vai, vai. Non sono certo io a trattenerti.

Franco:     Vado.

Alice:        Vai, vai. (pausa) Ma senti, e se il mese prossimo andassimo a Praga? Oh, Praga deve avere proprio un gran fascino.

Franco:     Incominciamo ad andare a Parigi. Anzi incominciamo ad andare in doccia.

Alice:        Oh anche Londra. Che bella deve essere Londra.

Franco:     Che bella deve essere una doccia calda.

Alice:        E Madrid. Non possiamo non andare a Madrid.

Franco:     Non posso non andare in doccia. Puzzerei troppo questa sera.

Alice:        Tanto lo so che non mi porterai da nessuna parte.

Franco:     Non ti porto già a Parigi? E accontentati. Poi si vedrà.

Alice:        Ma…

Franco:     Doccia!

Alice:        Però…

Franco:     Doccia! (esce)

Alice:        Vai, vai. Non si può mai parlare con te. (esce a sinistra)

(campanello)

Franco:     (fuori scena) La porta!!! Alice, la porta!!! La porta!!! (entra) Non si può continuare in questo modo. (esce a sinistra)

Franco:     (fuori scena) Ah, ciao Luca. (entrano)

Luca:         Disturbo?

Franco:     No, guarda, non sapevo proprio cosa fare.

Luca:         (dubbioso) Mah…

Franco:     Scusami, stavo per entrare in doccia e non ho molto tempo. Stasera verranno a cena la sorella di Alice con suo marito.

Luca:         Capisco. Non ti ruberò molto tempo. Sono venuto per le chiavi.

Franco:     Sono qui. (prende le chiavi dal tavolo) Ma, mi raccomando, non dire nulla a mia moglie.

Luca:         Non ti preoccupare, sarò una tomba.

Franco:     Ecco, bravo. Non sai cosa potrebbe succedere se Alice venisse a sapere che…

Alice:        (entrando) Cosa non dovrei sapere? Ciao Luca.

Luca:         Oh, ciao Alice. Come stai?

Alice:        Allora? Cosa non dovrei sapere?

Franco:     Eh?

Alice:        Ho sentito che parlavate di qualcosa che non dovrei sapere…

Franco:     Noi? Non mi pare…

Luca:         Già, non pare nemmeno a me…

Alice:        Non sono sorda e non prendetemi per una stupida. Ho sentito benissimo.

Luca:         Ma no, vedi…

Franco:     (prendendo tempo) Vedi cara, si tratta di una sorpresa…

Alice:        Una sorpresa?

Luca:         Una sorpresa, certo.

Alice:        Una sorpresa? E Luca cosa c’entra?

Franco:     Ecco. È una sorpresa, che riguarda anche Luca.

Luca:         Già.

Alice:        Luca? Ma…

Luca:         Sì, sì Alice. È per questo che sono venuto.

Alice:        Ma tu sei venuto per le chiavi. Per i rilievi in bagno…

Luca:         In bagno?

Franco:     Già, il bagno…

Alice:        Riguarda il bagno?

Franco:     Cosa?

Alice:        La sorpresa. Riguarda il bagno?

Franco:     Esatto. La sorpresa riguarda il bagno.

Alice:        Ho capito tutto. Ho capito tutto. Non dirmi niente.

Franco:     Cosa?

Alice:        È un’idea meravigliosa.

Franco:     Cosa?

Luca:         Ma quale idea?

Alice:        Sei davvero un tesoro.

Franco:     (spazientendosi) Ma cosa!?!?

Alice:        Vuoi regalarmi la vasca idromassaggio che desideravo tanto.

Franco:     Eh?

Luca:         Quella da 5000 euro?

Franco:     La vasca, ma sei…?

Alice:        No?

Franco:     La vasca, ma certo. La vasca.

Alice:        O tesoro, non sai come sono felice.

Franco:     Non sai io.

Alice:        La desideravo tanto.

Franco:     Eh…

Alice:        Non ci posso credere. Il viaggio a Parigi e la vasca idromassaggio. Mi sembra un sogno.

Franco:     Un sogno.

Alice:        Sei il miglior marito che una donna potrebbe desiderare.

Franco:     Già, già. Adesso però vai di là e lasciaci parlare. Altrimenti la sorpresa non possiamo più fartela.

Alice:        Vado, vado. Grazie tesoro. Ti amo tanto.

Franco:     Eh, ti amo anch’io.

Alice:        (uscendo) A dopo.

Franco:     A dopo. (a Luca) Adesso mi devi una vasca.

Luca:         Eh?

Franco:     Certo, colpa tua e della tua amichetta.

Luca:         Non capisco.

Franco:     Ho detto ad Alice che saresti venuto a fare dei rilievi in bagno nel weekend. E adesso pensa che voglio regalarle la vasca.

Luca:         E io cosa c’entro? Sei tu che hai mentito a tua moglie.

Franco:     E cosa avrei dovuto dirle? Che mentre noi saremo in viaggio a Parigi per il nostro anniversario il mio migliore amico girerà per casa nel tentativo di abbordare la sua nuova fiamma?

Luca:         Perché no?

Franco:     Perché ci avrebbe fatto correre entrambi. Sai com’è gelosa delle sue cose.

Luca:         E comunque non sarà un tentativo di abbordaggio.

Franco:     Ah no?

Luca:         No.

Franco:     Non mi dire che è già saltato tutto.

Luca:         No, no. Ti dico solo che la preda è già caduta nella rete.

Franco:     Ah, benissimo. Allora non avrai più bisogno di queste. (si riprende le chiavi)

Luca:         Ne ho bisogno, eccome. (le riprende)

Franco:     Tanto hai già fatto colpo, non ti serve una super casa per conquistarla. (riprende le chiavi)

Luca:         Mi serve, ti assicuro che mi serve. (le riprende)

Franco:     Ti ha già visto, sa come sei e le piaci. (riprende le chiavi)

Luca:         Non mi ha visto, e non sono io che le piaccio. (le riprende)

Franco:     Ma se hai detto che è già bella e cotta… (prende le chiavi ma Luca rimane attaccato e tirano entrambi)

Luca:         Sì, ma non di me. È cotta di te… (tirano entrambi ma Franco molla rimanendo basito e Luca ruzzola terra)

(attimo di silenzio)

Franco:     Cos’hai detto?

Luca:         Che è cotta di te. Cioè, non di te, te. Ma di quello che rappresenti.

Franco:     Non capisco.

Luca:         Ma sì, non è forse tua questa casa?

Franco:     Certo. Mia e di mia moglie.

Luca:         E non sei forse tu Franco Astolfi, il famoso imprenditore edile?

Franco:     Vuoi che non sappia chi io sia?

Luca:         E non passerò, forse, il più bel weekend della mia vita nella tua casa?

Franco:     Questo è ancora da vedere, comunque non ti seguo…

Luca:         Insomma, ho detto a Deborah di essere te.

Franco:     Eh?

Luca:         Ho detto a Deborah di essere Franco Astolfi. (parlando adagio e scandendo)

Franco:     Non sono sordo. Ho sentito quello che hai detto.

Luca:         È un piano geniale.

Franco:     Tu sei completamente pazzo.

Luca:         Ma sì, è geniale, ti dico.

Franco:     Tu sei pazzo.

Luca:         Studiato fino al più piccolo dettaglio.

Franco:     Vediamo se hai studiato anche il fatto che io non ti presterò la casa.

Luca:         Non puoi farlo…

Franco:     E che, a quanto mi risulta, tu non sei me!

Luca:         Non ti preoccupare:

Franco:     Non ti preoccupare? Mi preoccupo eccome.

Luca:         È tutto sotto controllo.

Franco:     Sotto controllo cosa? Vorrai mentire tutta la vita sostenendo di essere me? Tu sei folle!

Luca:         Ma no, è solo per un weekend. Poi domenica sera le spiegherò tutto.

Franco:     E lei ti mollerà all’istante.

Luca:         E chi se ne frega. L’importante è aver passato un bel weekend.

Franco:     No, no. È troppo rischioso.

Luca:         Nessun rischio. Te l’assicuro. E poi tu sarai a Parigi.

Franco:     Non mi fido.

Luca:         Tranquillo. Ha pensato a tutto il tuo Luca.

Franco:     È per questo che non mi fido.

Luca.         Grazie. Bell’amico che sei.

Franco:     Mi sembra una cosa così assurda. Non funzionerà, lo sento.

Luca:         Vedrai che andrà tutto bene. Si tratta di una piccola bugia dopo tutto.

Franco:     Certo, spacciarsi per un’altra persona la chiamiamo “piccola bugia” adesso.

Luca:         Ascoltami. Deborah non è di questa città. Non ti conosce e non conosce nessuno dei tuoi amici. Il rischio che possa scoprire qualcosa è davvero minimo.

Franco:     Sarà anche minimo, ma solo l’idea che ci sia anche la più piccola possibilità mi mette in agitazione.

Luca:         Andrà tutto bene! Garantito! O non mi chiamo Luca Onofri.

Franco:     Non sono più molto certo del tuo vero nome.

Luca:         Ci conosciamo da una vita. Ti ho mai ingannato.

Franco:     No, credo di no.

Luca:         Ho mai combinato qualche disastro?

Franco:     Sì, e di questo ne ho la certezza.

Luca:         Cosa?

Franco:     Se vuoi posso farti un elenco lungo un chilometro.

Luca:         Ma sono piccoli imprevisti giovanili. Adesso siamo adulti. E il piano è studiato. Garantito!

Franco:     Devo fidarmi?

Luca:         Garantito!

Franco:     E va beh. Ecco le chiavi. Ma, mi raccomando.

Luca:         Garantito!

Franco:     Speriamo. Ora lasciami fare la doccia. Sono in un ritardo mostruoso.

Luca:         Vado. Fate buon viaggio e divertitevi nella Ville Lumière… (esce)

Franco:     Ci proveremo.  Finalmente solo. Adesso una bella doccia bollente non me la leva nessuno. (esce a sinistra)

(2 secondi di silenzio)

(campanello)

Franco:     La porta!!!

(buio)

Fine prima scena

Seconda scena

Stessa scena. Si sente un vociare da fuori scena, poi da sinistra entrano Marco e Silvia.

Marco:      (ad alta voce, cercando di parlare con Alice che è fuori scena) Tutto ottimo Alice, davvero ottimo. (a Silvia) Tua sorella è un’ottima cuoca. Una cena con i fiocchi.

Silvia:       A differenza di me, vero?

Marco:      Ma no, cosa c’entra. Dicevo solo che è stata una cena eccezionale.

Silvia:       Delle mie cene non l’hai mai detto.

Marco:      D’accordo. Non parlo più.

Silvia:       Solo per non dare apprezzamenti alle mie cene.

Marco:      Ho detto che non parlo più.

Silvia:       E intanto lui porta mia sorella a Parigi.

Marco:      Non lamentarti, perché ti porto sempre in giro anch’io.

Silvia:       Sì, sì. A Varazze, Andora. Ah, dimenticavo la vacanza di due anni fa a Gatteo mare.

Marco:      Ma almeno ti porto. A quanto mi risulta questa è la prima vacanza che fanno da quando sono sposati.

Silvia:       E l’idea della vasca idromassaggio? Geniale. Che uomo, che generosità.

Alice:        (entra dalla sinistra) Caffè? (esce)

Marco:      (ad Alice) Volentieri. Amaro, amarissimo per me. (a Silvia) Che tutta questa generosità mi ha fatto venire la nausea. (esce a sinistra)

(telefono)

Franco:     (da fuori)  Telefono!!!

Alice:        (da fuori) Silvia, rispondi tu?

Silvia:       Certo. Rispondo io. Pronto. Sì è qui. Chi lo desidera? (sbigottita) Come? La sua fidanzata? Ma… Cosa?...

Alice:        (entra da sinistra) Chi è?

Silvia:       (riattacca precipitosamente) Nessuno…

Franco:     (esce da destra ancora in accappatoio) Chi è?

Silvia:       Nessuno…

Alice:        Nessuno?

Franco:     Nessuno?

Silvia:       Avranno sbagliato numero.

Alice:        Capita. (a Franco) Ma sei ancora in accappatoio?

Franco:     Dovrò pur farmela questa doccia o no? Non ci sono riuscito prima di cena ci provo adesso. Anche se, a quanto vedo, i risultati non sono promettenti.

Alice:        In attesa che arrivi la vasca.

Franco:     Quale vasca?

Alice:        Ma come quale vasca? La vasca idromassaggio.

Franco:     Ah, già. Quella vasca. (esce a destra)

Alice:        Silvia, ti ho già detto della sorpresa che mi farà Franco?

Silvia:       Sì, sì.

Alice:        Una grande sorpresa.

Silvia:       Sì, grande, grande…

Alice:        Che tesoro il mio maritino. (esce a sinistra)

Silvia:       Sì, proprio un tesoro.

Marco:      (entra da sinistra) Lo vuoi anche tu il caffè?

Silvia:       Presto, preparati. Dobbiamo andarcene.

Marco:      Ma cosa dici? E il caffè? E il dolce?

Silvia:       Ho detto di preparati, non voglio stare un secondo di più nella casa di quell’individuo.

Marco:      Ma cosa ti è preso?

Silvia:       Vuoi farmi contenta senza discutere per una volta?

Marco:      Adesso cerca di calmarti e spiegami cosa è successo.

Silvia:       Il telefono.

Marco:      Cosa?

Silvia:       (indicandolo) Il telefono!

Marco:      Il telefono, cosa?

Silvia:       La telefonata di prima. Era una donna.

Marco:      (ironico) Eh, spesso capita.

Silvia:       Ma no, era una donna per Franco.

Marco:      (ironico) Capita anche questo a volte.

Silvia:       Ha detto di essere la sua fidanzata.

Marco:      (urlando) Cosa? (contenendosi) Avrai capito male.

Silvia:       Ho capito benissimo. Quando le ho chiesto chi lo cercava mi ha risposto “Sono la sua fidanzata”.

Marco:      Sarà stato uno scherzo. O forse avrà sbagliato numero.

Silvia:       Bravo, difendilo pure. Ormai è chiaro, ha sicuramente un’amante.

Marco:      Aspetta, non tirare conclusioni affrettate.

Silvia:       È uno schifoso, un uomo orribile.

Marco:      Ma dieci minuti fa non era il miglior marito del mondo?

Silvia:       Dieci minuti fa non avevo ancora risposto a quella telefonata.

Alice:        (entra da sinistra) Ragazzi, il caffè si fredda.

Marco:      Il caffè.

Silvia:       Arriviamo subito.

Alice:        Ma Franco è ancora in bagno? (urlando) Franco sbrigati!!! (a Silvia e Marco, scherzando) Mi preoccupa tutto questo tempo che passa in bagno a farsi bello, non avrà mica un’amante. Eheheheheh!

Marco:      (imbarazzato) Già, un amante.

Silvia:       (imbarazzata, interrompendo marco con una gomitata) Ma, no. Cosa ti salta in mente?

Alice:        Scherzavo, scherzavo. Non dubiterei mai di mio marito. (esce a sinistra)

Silvia:       (scoppiando a piangere) Povera Silvia, povera Silvia. Le si spezzerà il cuore.

Marco:      No. Se non verrà a saperlo.

Silvia:       Non posso tenerglielo nascosto, è mia sorella.

Marco:      Non giungiamo a conclusioni affrettate. Non sappiamo ancora nulla.

Silvia:       Cos’altro c’è da sapere? Lui ha un’altra. E lei… oh… povera la mia sorellona…

Marco:      Cerca di calmarti. Cerca di calmarti.

Silvia:       Calmarmi? È una parola. Come farà, povera cara?

Marco:      Ci deve essere una spiegazione.

Franco:     (entra da destra mezzo svestito con camicie appariscenti in mano) Non ho una camicia decente. Vi pare possibile? Quella donna, quella donna. Chissà dove le avrà cacciate? Eh, se si potesse cambiare moglie. Vero Marco? Eheheheh! (esce a sinistra)

Marco:      Eh sì.

Silvia:       Hai visto? È palese, è palese. Oh, povera cara.

Marco:      Basta, finiscila. Era solo una battuta dopotutto.

Silvia:       Oh, che disgrazia. Come farà, come farà. Certo che gli uomini sono tutti dei maiali.

Marco:      Adesso, andiamo calmi con le offese. Mi sembra che tu stia ingrandendo la situazione.

Silvia:       Non capisco perché tu ti ostini a difenderlo. Non avrai anche tu un’amante? Mi tradisci con qualcuna? Oh, povera me!

Marco:      Basta!!! Stai dicendo un mare di idiozie. Calmati. Mettiti seduta un attimo. Mi sembra che tu abbia perso la ragione. (la costringe a sedersi)

Alice:        (entra da sinistra parlando con Franco che è fuori scena) Adesso te le trovo io le camice, ah se non ci fossi io. (a Marco e Silvia) Ragazzi, il caffè si fredda. (notando il trambusto) Ma, che succede? Tutto bene?

Marco:      Tutto bene, non ti preoccupare.

Alice:        Ma siete sicuri? Mi fate preoccupare.

Silvia:       Si preoccupa per noi lei. (e scoppia a piangere)

Alice:        Cosa succede?

Marco:      Nulla, nulla. Adesso passa.

Alice:        Ragazzi, mi fate preoccupare.

Silvia:       (scoppia in un pianto fragoroso) Si preoccupa. Si preoccupa.

Marco:      (ad Alice) La porto un attimo in bagno a rinfrescarsi. (a Silvia) Vieni, tesoro. (escono a destra)

Franco:     (entra da sinistra, vede la moglie immobile nella stanza con lo sguardo fisso nel vuoto) E le mie camicie?

Alice:        (immobile con lo sguardo fisso nel vuoto) Hanno dei problemi…

Franco:     Le mie camicie?

Alice:        (sempre immobile e fissa) Mia sorella e suo marito hanno dei problemi…

Franco:     Con le mie camicie?

Alice:        (si desta dalla trance) Ma cosa c’entrano le tue camicie?

Franco:     L’hai detto tu.

Alice:        Cosa?

Franco:     Che hanno problemi.

Alice:        Le tue camicie?

Franco:     Tua sorella e suo marito.

Alice:          Sì, hanno problemi.

Franco:     Vedi?

Alice:        Hanno problemi. E molto seri.

Franco:     Non capisco.

Alice:        Cosa?

Franco:     Come facciano ad avere questi problemi.

Alice:        Molte coppie hanno problemi.

Franco:     Con le mie camice?

Alice:        Ma cosa c’entrano adesso le tue camice?

Franco:     L’hai detto tu.

Alice:        Ho detto che hanno problemi tra di loro. Non con le tue camice.

Franco:     Ah. Mi pareva strano. Nemmeno si conoscono.

Alice:        Silvia e Marco?

Franco:     Sì.

Alice:        Silvia e Marco non si conoscono?

Franco:     Con le mie camice no.

Alice:        Ma basta con queste camice. Hanno problemi di coppia. Sono uscita dalla cucina per andare a prenderti le camice e Silvia era sulla poltrona che piangeva.

Franco:     E adesso dove sono?

Alice:        In bagno. Marco l’ha portata di là a rinfrescarsi.

Franco:     Magari è solo una piccola incomprensione. Non trarre delle conclusioni affrettate.

Alice:        Oh, povera la mia sorellina. Come farà, come farà?

Franco:     Calmati.

Alice:        Calmarmi? È una parola. Come farà, povera cara?

Franco:     Non abbiamo elementi per valutare. Mi sembra che tu stia correndo troppo.

Alice:        Non abbiamo elementi? E una donna in lacrime come la chiami? Povera la mia sorellina.

Franco:     Calmati. Ci deve essere una spiegazione.

Alice:        Come farà a sopportare una separazione. E per fortuna che non hanno ancora figli.

Franco:     Mi sembra che tu stia correndo davvero troppo. Addirittura una separazione.

Alice:        Ho trovato.

Franco:     Cosa?

Alice:        Ho trovato la soluzione.

Franco:     Mmm.

Alice:        Li mandiamo a Parigi.

Franco:     Vuoi regalargli un viaggio a Parigi?

Alice:        No, non un viaggio a Parigi. Il nostro viaggio a Parigi.

Franco:     Eh?

Alice:        Ma sì, cambieremo i nominativi tramite l’agenzia. Ci sarà una piccola penale ma nulla in confronto a comprare una nuova vacanza.

Franco:     E noi?

Alice:        Mi hai già regalato la vasca, ci godremo quella appena pronta.

Franco:     La vasca?

Alice:        La vasca idromassaggio.

Franco:     Ah, la vasca.

Alice:        Sì, non è per quello che Luca verrà a fare i rilievi nel weekend.

Franco:     (terrorizzato) Ah già, Luca.

Alice:        Vado subito a dirlo a Marco e Silvia. Vedrai come saranno sorpresi! (esce verso destra)

Franco:     (cerca di rincorrerla) Alice, Alice aspetta un attimo. (Rendendosi conto che è tutto inutile desiste e corre al telefono) Luca, Luca… No, non è raggiungibile.

(buio)

Fine seconda scena

Terza scena

Stessa scena come la precedente. Alice e Silvia sono da sole e stanno parlando. Su una sedia sono rimaste le camice sgargianti di Franco.

Silvia:       È molto generoso da parte tua, ma non mi sembra il caso. Non possiamo accettare.

Alice:        Lo facciamo con piacere, credimi. (cercando una scusa) Abbiamo… Abbiamo avuto un contrattempo e non possiamo più partire quindi, piuttosto che non andare e perderci il viaggio, abbiamo pensato che potreste andare voi al nostro posto.

Silvia:       Un imprevisto. Capisco.

Alice:        Sì, sì. Un contrattempo improvviso. Capisci, saremmo felici se andaste voi al posto nostro.

Silvia:       Ma…

Alice:        Davvero, credimi…

Silvia:       Ne parlerò con Marco. Grazie.

Alice:        Finisco di preparare la lavastoviglie in cucina. Così dopo ci rilassiamo tutti insieme in soggiorno. (esce a sinistra)

Silvia:       Povera la mia sorellona.

Marco:      (entra da destra) Allora, andiamo a casa?

Silvia:       Sa tutto.

Marco:      Chi?

Silvia:       Mia sorella sa che Franco la tradisce.

Marco:      Sei sicura?

Silvia:       Ci hanno chiesto di andare a Parigi al posto loro perché hanno avuto un imprevisto.

Marco:      Che tipo di imprevisto?

Silvia:       Secondo te? Avrà scoperto qualcosa.

Marco:      Magari hanno avuto un contrattempo dovuto al lavoro. O alla vasca che devono istallare.

Silvia:       Povera la mia sorellona. Il viso sorridente, ma nel cuore avrà un’amarezza tale…

Marco:      Non mi sembra possibile tutto questo.

Silvia:       Povera Alice. Non se lo merita davvero.

Marco:      Ho un’idea.

Silvia:       Che idea?

Marco:      Proverò a parlare con Franco, almeno per cercare di capire come stanno le cose.

Silvia:       Che ideona. Morirà dalla voglia di raccontarti le sue malefatte. (ironica)

Marco:      La prenderò alla larga e vedrai che confesserà tutto.

Silvia:       Non so se sia una buona idea.

Marco:      Lascia fare a me. (esce da destra)

Alice:        (entra da sinistra) Hai parlato a Marco del viaggio?

Silvia:       Non ancora, non ho avuto tempo.

Alice:        Eh, immagino. Quando manca il dialogo si è proprio alla frutta.

Silvia:       Come?

Alice:        Nulla, nulla. Riflettevo tra me e me.

Silvia:       Sai, è una questione un po’ delicata.

Alice:        Immagino. Immagino.

Silvia:       Non vorremmo che si prendessero delle decisioni affrettate.

Alice:        Avete ragione. È meglio essere sicuri. Bisogna valutare tutti i segnali.

Silvia:       Già. Bisogna approfondire.

Alice:        E se dovesse andare male. L’importante è essere forti.

Silvia:       Questo è sicuro.

Alice:        Reagire.

Silvia:       Hai assolutamente ragione.

Alice:        A volte si chiude una porta e si spalanca un portone.

Silvia:       Mi tranquillizza questo tuo modo di vedere la faccenda.

Alice:        Anche se sono certa che tutto si risolverà per il meglio.

Silvia:       Speriamo.

Alice:        Vieni con me in cucina che ti mostro i dettagli del viaggio.

Silvia:       Sei sicura di non volerci ripensare.

Alice:        No, ti assicuro ci sarà meglio per tutti se ci andrete voi al posto nostro.

Silvia:       Allora andiamo, mostrami i dettagli. (escono a sinistra)

Franco:     (entra da destra con Marco continuando un discorso che è incominciato fuori scena) …e questo mi fa davvero arrabbiare.

Marco:      Capisco, capisco. E ti dirò che dopo anni di matrimonio sono cose che succedono.

Franco:     Credo che mettendoci un poco più di attenzione, da entrambe le parti, intendo, potrebbero anche non succedere.

Marco:      Su questo punto sono d’accordo.

Franco:     In una coppia ci devono essere delle certezze. Delle sicurezze. Uno deve sapere dove trovare quello che cerca quando è in difficoltà. E questo è importante. (prendendo in mano una delle camice sgargianti rimasta sulla sedia)

Marco:      Hai ragione. Hai pienamente ragione. (indagatore) Ma a volte lo si va a cercare altrove.

Franco:     (fissando la camicia sconcertato) Altrove?

Marco:      Certo. A volte, quando vengono a mancare le certezze, si cerca altrove. In altri lidi.

Franco:     (titubante) Altri lidi?

Marco:      Sì, un porto sicuro. Dove trovare qualcuno che possa capire i nostri problemi.

Franco:     (pensieroso, guardando la camicia) I problemi…

Marco:      (indagatore e ammiccante) Ma sì, come dire. Un’amante.

Franco:     (come se si destasse all’improvviso) Un’amante?

Marco:      Non c’è nulla di male, siamo tra uomini dopotutto. Queste cose possiamo dircele.

Franco:     Dirci cosa?

Marco:      Ma questi piccoli segreti. Cose da uomini.

Franco:     Ma sei sicuro?

Marco:      Ma sì, ci si può fidare, no? Se non ci si fida tra noi uomini, è la fine.

(entrano Alice e Silvia, si crea imbarazzo)

Alice:        Ehm, stavo mostrando a Silvia il programma per Parigi.

Franco:     Già, Parigi. (cercando di far capire ad Alice di avere qualcosa da dirle)

Alice:        Silvia, perché non mostri a Franco i dettagli. (spingendoli) In cucina (Marco e Silvia escono a sinistra) (A Franco) Allora, cos’hai scoperto?

Franco:     Alice, se te lo dico mi prometti di restare calma.

Alice:        Sono calmissima. Cosa hai scoperto?

Franco:     Non è una cosa che ti farà piacere.

Alice:        (seccata) Cosa hai scoperto?!?!?

Franco:     Marco ha un’amante?

Alice:        Cosa?

Franco:     Ha un’amante, me l’ha detto lui stesso.

Alice:        (urlando) Lurido verme schifoso!!!

Franco:     Alice, calmati.

Alice:        (urlando) Maiale, Porco disgustoso!!!

Franco:     Alice.

Alice:        (urlando) Mascalzone, Bastardo, Cane rognoso!!!

Franco:     Ti prego.

Alice:        Siete tutti uguali voi uomini!!!

Franco:     Calmati, o ti sentirà tutto il quartiere.

Alice:        (urlando) Che mi senta pure il quartiere. Così sapranno con chi hanno a che fare.

Franco:     Vieni, ti racconterò tutto in camera. (escono a destra)

(Silvia e Marco entrano alla chetichella da sinistra)

Marco:      L’hai sentita?

Silvia:       Eh sì, mia sorella è davvero una donna con le palle. Gliele ha cantate in faccia. E se lo merita. Se lo merita davvero quel porco.

Marco:      Accidenti. E comunque anche a me lui ha parlato di problemi. Di mancanza di certezze. Ormai è una coppia a pezzi. Non hanno speranza.

Silvia:       Ah, no di certo. E spero che lo butti in mezzo alla strada quel maiale. (l’ultima parola la pronuncia urlando)

Marco:      Shh.. o ci sentiranno.

Silvia:       Che ci sentano pure! (urlando sempre più forte) Maiale, maiale, maiale.

Alice:        (entra da destra seguita da Franco) Ha ragione Silvia. (urlando) Maiale, maiale, maiale…

Marco:      Ma…

Franco:     Calma.

Alice:        (a Marco) Sei un porco schifoso. Trattare così la mia sorellina, vergognati.

Marco:      Ma...

Silvia:       Mio marito? Pensa al tuo di marito. Lui sì che è uno schifoso, porco, depravato.

Franco:     Io?

Marco:      C’è qualcosa che non quadra.

Alice:        Il mio Franco? È il tuo che si presenta come un santarellino ma sotto sotto è un maiale depravato.

Silvia:       Ma come ti permetti di giudicare il mio quando hai accanto il peggior mascalzone esistente.

Franco:     Credo che ci sia stato qualche equivoco.

Marco:      Mi sento un po’ confuso.

Alice:        (a Silvia) Il mio Franco non mi tradisce con le altre mentre, a quanto pare, a te sta bene che Marco abbia il suo harem privato.

Marco:      (non capendo) Harem?

Franco:     Adesso non esageriamo, cerchiamo di calmarci.

Silvia:       Il mio Marco mi è sempre stato fedele. Mentre non posso dire la stessa cosa di Franco che ti tradisce con la prima che passa.

Franco:     Cosa faccio io?

Marco:      Mi sembra che stiamo degenerando.

Alice:        Non ti permettere di venire in casa mia a dire queste infamanti falsità. Soprattutto nella condizione in cui ti trovi.

Silvia:       Falsità? Falsità? Io ne ho le prove, mia cara.

Franco:     Calma, calma! (cercando di fare da paciere  e intromettendosi tra le due) Quali prove?

Silvia:       Ah, porco. Ho sentito io la telefonata.

Franco:     Telefonata? Quale telefonata

Alice:        Di cosa stai parlando?

Silvia:       La telefonata che ho preso prima.

Franco:     Avevano sbagliato numero.

Silvia:       Ma quale sbagliato numero. Era la tua amante.

Alice:        Cosa?

Franco:     La mia cosa?

Alice:        Ma che significa? Franco, cos’è questa storia?

Franco:     Non so proprio di cosa stiate parlando.

Silvia:       Ah, guardatelo l’attore. Fa il finto tonto.

Franco:     Non finto.

Alice:        Mi vuoi spiegare cosa succede?

Franco:     Volentieri, se qualcuno prima lo spiegasse a me.

Silvia:       Falso! Giuda!

Marco:      Abbiamo sentito noi. Anzi, ha sentito lei. (indicando Silvia)

Silvia:       Confessa. Hai le spalle al muro.

Alice:        (a Franco) Come hai potuto?

Franco:     Non capisco.

Silvia:       Ah, non capisce. Ma la tua Debora deve aver capito bene, invece.

Franco:     Come?

Silvia:       Deve aver capito bene com’eri fatto.

Franco:     Aspetta, aspetta. Hai detto Debora?

Silvia:       Sì, Debora. La tua fidanzata.

Franco:     Debora, ma…

Silvia:       Ecco. Ora confessa.

Alice:        Chi è questa Debora?

Franco:     Debora?! (realizzando) Debora!!! (urlando verso il telefono) Luca!!!

(buio)

Fine terza scena

Quarta scena

Stesso ambiente di prima con, in aggiunta, soprammobili parigini in evidenza. Franco è seduto e legge il giornale. Alice entra da sinistra.

Alice:        È stata davvero un weekend magnifico.

Franco:     Già.

Alice:        Parigi è davvero una città stupenda. Meravigliosa.

Franco:     Già.

Alice:        Spero di tornarci presto. Ma vorrei tanto visitare anche altre città.

Franco:     Per un po’ sarà meglio non andare da nessuna parte.

Alice:        Ma come? Perché? Non ti è piaciuto il weekend a Parigi?

Franco:     Mi è piaciuto. È stato bellissimo il weekend.

Alice:        E allora? Qual è il problema?

Franco:     Hai visto che confusione è scoppiata a causa di questo viaggio?

Alice:        Una bella confusione. Ma è successo solo per colpa tua.

Franco:     Colpa mia?

Alice:        Se tu non avessi voluto lasciare la casa a Luca, e soprattutto, se tu non mi avessi mentito, tutto questo non sarebbe successo.

Franco:     Se non ti avessi mentito non avresti mai acconsentito a lasciare la casa a Luca.

Alice:        Ovvio.

Franco:     Vedi?

Alice:        Ma lo sai quanto sono gelosa della mia casa… (maliziosa) E di te.

Franco:     Bèh. Ormai è passato. Tutto è bene quel che finisce bene. (si alza e si dirige verso l’uscita di destra)

Alice:        Dove vai?

Franco:     A farmi un bel bagno. Potrò avere il privilegio di godermi la nuova vasca idromassaggio? (esce a destra)

Alice:        Certo caro. Te lo sei meritato. Anzi, ce lo siamo meritato. (esce a sinistra)

(2 secondi di silenzio)

(telefono)

Franco:     (fuori scena) Telefono!!! Alice, Telefono!!! Nessuno risponde al telefono? Telefono!!!

Alice:        (entra da sinistra) Vado io caro, tu goditi il bagno. (al telefono) Pronto. Sì, è qui. Chi lo desidera? Ah, capisco. Un attimo solo. (a Franco) Caro vieni, è per te. È Cinzia. La tua nuova fidanzata.

Franco:     (entra da destra in accappatoio come nella prima scena) No!!! Luca!!!

(buio)

F i n e

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 0 volte nell' ultima settimana
  • 4 volte nell' ultimo mese
  • 63 volte nell' arco di un'anno